ISTITUTO COMPRENSIVO N.15
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SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO “Zappa”
A. S. 2013 /2014
Classe III C
n. alunni 25 (m 14 - f 11 )
RELAZIONE INDIVIDUALE DI INIZIO ANNO
Prof. Antonio Castriotta
Insegnante di ITALIANO e STORIA
SITUAZIONE DI PARTENZA DELLA CLASSE
La classe è composta da 25 alunni, di cui 14 maschi e 11 femmine.
I ragazzi stranieri o figli di genitori stranieri sono in tutto 11.
Dal punto di vista del comportamento si dimostra una classe rispettosa, corretta e che sa applicare
le regole del vivere civile; solo a volte un po’ vivace, ma appena ripresa, riesce subito ad articolare
atteggiamenti più consoni alle diverse situazioni.
La partecipazione risulta attiva e vivace, anche se – a volte – alcuni interventi di alcuni alunni
devono essere limitati e controllati per evitare che diventino improduttivi e infecondi. Solo
pochissimi alunni hanno bisogno di essere stimolati, mentre la grande maggioranza della classe
partecipa spontaneamente e volentieri alle diverse attività proposte.
La socializzazione risulta essere generalmente buona. Il ragazzo arrivato l’anno scorso in Italia, a
causa dei problemi di lingua, non riesce a intrattenere alcun tipo di rapporto con i compagni,
nonostante questi ultimi si sforzino di coinvolgerlo nelle loro attività.
L’interesse e l’impegno generali sono buoni, anche se, a casa, alcuni alunni non eseguono i
compiti assegnati nei tempi previsti oppure li eseguono con superficialità.
Il metodo di lavoro risulta essere autonomo per la maggior parte, disordinato per una piccola parte.
I ragazzi - con riferimento alle rilevazioni svolte nel primo periodo dell’anno e con riguardo
specifico alle competenze disciplinari - sono stati raggruppati in quattro fasce di livello:
- Fascia I (livello alto-potenziamento): ragazzi che hanno dimostrato una buona preparazione di
base ed un costante impegno, nonché interesse e partecipazione.
- Fascia II (livello medio-consolidamento): ragazzi che presentano qualche lacuna e che hanno
mostrato interesse, impegno e partecipazione generalmente costanti, ma sicuramente migliorabili,
perché a volte superficiali o ancora con qualche difficoltà nell’organizzazione del proprio lavoro.
- Fascia III (soglia di accettabilità): alunni che presentano una situazione di partenza con diverse
lacune (comprensione del testo, produzione scritta e orale, capacità di organizzare il proprio
lavoro); interesse e partecipazione discreti, impegno individuale a volte superficiale e/o poco
produttivo.
- Fascia IV (recupero): alunni che presentano un quadro di partenza molto lacunoso e che stentano
nell'organizzare il lavoro, nello studiare in modo autonomo e proficuo.
Si indicano, di seguito, le principali strategie e le linee metodologiche che si ipotizza di adottare
per ciascun gruppo:
- Fascia I: con gli alunni cha fanno parte di questo gruppo si punterà principalmente ad ampliare gli
interessi individuali, anche attraverso lavori di ricerca, e si cercherà di potenziare le capacità di
base e le competenze richieste in ciascuna disciplina, anche attraverso esercizi di rielaborazione
personale.
- Fascia II: con gli alunni di questo gruppo si cercherà di potenziare l’attenzione e la capacità di
ascolto con l’eventuale svolgimento di attività differenziate; si cercherà di migliorare il metodo di
studio attraverso l’autocorrezione guidata e la riflessione sui risultati e le difficoltà incontrate (in
modo da indurli ad un approccio metacognitivo al proprio operato); si cercherà di consolidare
conoscenze e abilità attraverso esercitazioni mirate, anche in piccoli gruppi.
- Fascia III e fascia IV: con gli alunni di questi due gruppi si lavorerà per implementarne la
proattività, stimolando l’attenzione e la capacità di ascolto attraverso il controllo sistematico del
lavoro, cercando di sviluppare nuovi interessi anche con la partecipazione ad attività laboratoriali,
cercando di migliorare il metodo di lavoro attraverso lo studio e l’operatività guidata e
supportandoli nel far acquisire loro le conoscenze ed abilità attraverso esercitazioni individualizzate
e/o in piccoli gruppi.
La presente programmazione annuale si pone in rapporto di species a genus rispetto a quella
annuale del gruppo di lettere della scuola secondaria di primo grado, alla quale si rimanda per le
competenze chiave per l’apprendimento permanente, per gli obiettivi generali, per gli obiettivi
d’apprendimento e gli obiettivi operativi delle discipline, per gli obiettivi minimi per gli alunni in
difficoltà e per gli alunni con scarsa competenza linguistica, per gli obiettivi relativi a Cittadinanza
e costituzione, per la metodologia e i criteri organizzativi, per i contenuti, per i percorsi
interdisciplinari, per le verifiche e le valutazioni conclusive.
Bologna, 14.XI.2013
L’insegnante
Antonio Castriotta
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SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO “Zappa”
A. s. 2013 /2014
Classi III C
insegnante Antonio Castriotta
Riflessioni sul ruolo della grammatica nella scuola secondaria di primo grado
Ogni volta che organizzo, per le mie classi, una lezione di riflessione grammaticale, mi tornano alla
mente le parole che Altieri Biagi scriveva in un libro del 1978, Didattica dell’Italiano:
“l’importanza della riflessione linguistica risiede (…) nella sua capacità di attivare processi di
pensiero”.
E, spesso, mi domando se i miei insegnanti, che ho avuto nel corso della scuola dell’obbligo,
avessero letto o meno questo libro (o, almeno, qualcosa di simile)…direi proprio di no, altrimenti
c’è da chiedersi come avrebbero mai potuto ipotizzare che lo studio della grammatica, così come da
questi proposto (definizioni e minute classificazioni avallate da ricchi esempi tratti da illustri
scrittori e, a seguire, il nostro addestramento pratico sulle regole introdotte attraverso esercizi di
“meccanica applicazione”), potesse generare dei processi di pensiero, quando, di fatto, lo stesso
riusciva a malapena a far ritenere nella memoria – e solo per un po’ di tempo! – le definizioni così
acquisite.
E’ da ritenere che, verosimilmente, uno studio della grammatica organizzato in tal modo non si
ponesse neanche la finalità di attivare dei processi metacognitivi.
Anche io, d’altronde, ho compreso fino in fondo la portata dell’insegnamento di Altieri Biagi
solamente quando ho frequentato i corsi di didattica della lingua italiana presso la S.S.I.S. di
Bologna.
Ho, così, conosciuto il GISCEL e le sue Dieci Tesi (un testo del 1975!…mi immalinconisce il
pensiero che durante i diciassette anni che ho passato sui banchi da studente nessuno me ne avesse
mai parlato…).
Secondo l’insegnamento dei ricercatori e degli insegnanti del GISCEL, la riflessione grammaticale
si realizza, anziché fornendo agli studenti dei pacchetti di conoscenze già strutturati, cercando
piuttosto di coinvolgerli nella costruzione delle loro conoscenze, mettendo in movimento –
attraverso la metodologia della “scoperta” – le capacità di base, quali l’osservazione, la
classificazione, il confronto, l’inclusione, la categorizzazione….
Riflessione grammaticale, quindi: più impegnativo per l’insegnante, certo, ma sicuramente più
appagante, sia perché aumenta la motivazione degli allievi, sia perché tutto quello che è il risultato
di una scoperta rimane di più e più a lungo nella memoria.
La riflessione grammaticale è un percorso di scoperta che deve partire da un problema linguistico
per arrivare alla definizione di una regola. Il punto di partenza verrà presentato, quindi, sotto forma
di un problema, magari coagulato in una domanda; si potrebbe, ad esempio, prendere lo spunto da
un errore ricorrente nelle produzioni linguistiche dei ragazzi oppure da una regola già conosciuta
ma restituita in forma dubitativa (ad esempio: “è vero che in italiano l’articolo precede sempre il
nome?”) per poi stimolare i ragazzi a produrre esempi ed indurre loro ad interpretarli e manipolarli
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finché non si perviene alla negoziazione (e, dunque, definizione) di una regola, definitiva solamente
sino a quando non si siano trovati altri esempi o ragionamenti che possano smentirla in tutto o in
parte.
Per esperienza diretta, questa volta da insegnante, posso riferire che i ragazzi si “accendono” subito
durante le lezioni così organizzate e, incredibile a dirsi, il suono della campanella che segna la fine
dell’ora arriva poi loro come un insolente segnale di disturbo.
Obiettivo finale ed ambizioso di questi percorsi di scoperta è accompagnare lo studente in quel
processo di transizione che lo porterà a ritrovare e a riportare a livello consapevole – sotto forma di
ipotesi descrittive ed esplicative della lingua italiana (piuttosto che come precetti che è imperativo
seguire) – le regole interiorizzate e già in opera nelle loro menti, conseguendo, per dirla con
Dewey, la formazione del “pensiero riflesso”.
Bologna, il 14.XI.2013
l’insegnante
Antonio Castriotta
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A. s. 2013 /2014
Classi III C
insegnante Antonio Castriotta
CONSIGLIO DI CLASSE DEI RAGAZZI
Il consiglio di classe dei ragazzi è uno spazio che consente agli studenti di discutere insieme delle
problematiche legate alla classe o, più in generale, di problematiche che possano riguardano la persona.
Il consiglio - convocato mediamente due volte al mese - ha la durata di un’ora ed è articolato
secondo quanto segue.
I ragazzi che vivono un problema, possono descriverlo summa capite su un foglietto di carta (il
biglietto deve essere firmato), il quale verrà depositato in una scatola (la scatola dei problemi) allocata
in un luogo fisso dell’aula, sopra uno scaffale.
Nell’ora dedicata al consiglio, viene, per prima cosa, nominato un presidente del consiglio - con
modalità massimamente democratiche (e, dunque, sulla scorta di criteri improntati ad un continuo
avvicendamento) - che avrà il precipuo compito di moderare le discussioni e di nominare, a sua volta,
un segretario verbalizzante e un disegnatore di “scene” estemporanee (di immagini, cioè, didascaliche
dell’argomento in corso di discussione).
Il presidente estrarrà un bigliettino per volta e darà subito la parola all’autore dello stesso perché
espliciti dettagliatamente il problema posto; se ci sono degli altri ragazzi coinvolti, anche questi
verranno diffusamente ascoltati. Una volta ben chiariti i termini del problema, tutti i membri del
consiglio (e, cioè, tutti i ragazzi della classe) vengono invitati a proporre delle soluzioni che, a tendere,
possano essere condivise dagli altri. Viene, in questo modo, attivato un processo di negoziazione
destinato a perfezionarsi con l’enucleazione di soluzioni alle quali successivamente ci si dovrà attenere.
L’insegnante, durante quest’ora, è un vigile osservatore: fisicamente siederà tra i banchi e, se vuole
intervenire, potrà farlo nel rispetto dei correnti “turni di parola”.
L’attività, come sopra descritta, è proficua non solo per gli evidenti aspetti incidenti sulla disciplina
dell’italiano ( produzione orale e ascolto, riflessione sulla lingua et cetera), ma anche perché sollecita
talune competenze che vanno al di là della singola disciplina, quali, ad esempio, le cosiddette key
competences: le competenze sociali e civiche, lo spirito di iniziativa, la consapevolezza culturale,
l’imparare ad imparare e, più in generale, tutte quelle competenze che costituiscono, per ciascun
individuo, un pre-requisito fondamentale per poter accedere alla propria realizzazione, allo sviluppo
personale, alla cittadinanza attiva, all'inclusione sociale e all'occupazione.
Bologna, il 14.XI.2013
l’insegnante
Antonio Castriotta
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Classe III C
Italiano e Storia
uscite, percorsi con esperti in aula e percorsi in aule decentrate
EMERGENCY
Venerdì 14 febbraio
1. IL GIOCO DEI DIRITTI
Divisi in due squadre, i ragazzi si affrontano per conquistare i diritti enunciati nella Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani: ogni diritto
conquistato rispondendo in modo appropriato ai quesiti proposti è automaticamente un diritto
strappato agli avversari.
In questo modo si inducono i ragazzi ad approfondire il contenuto della Dichiarazione e, alla fine, a
rendersi conto che, quando i mezzi utili
per conquistare dei diritti sono la competizione e il conflitto, non ci sono mai vincitori.
Durata: 2 ore
TEATRO TESTONI
24 gennaio
2. Spettacolo. Viaggio ad Auschwitz a/r
FAI LA COSA GIUSTA
Progetti del Comune di Bologna
3. Educazione alla corresponsabilità: i propri diritti e quelli degli altri – Associazione Libera
BIBLIOTECA CASA DI KHAOULA
4. Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Percorso per sollecitare la vita civile nella
lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Garlando “Per questo mi chiamo Giovanni”.
22 novembre, venerdì, dalle 12 alle 14.
5. Storie di viaggi, scambi di racconti. Percorso di memoria e narrazione delle migrazioni:
17 febbraio e 17 marzo.
6.
CINEMA
Schermi e lavagne. Cineteca del comune di Bologna
Da individuare il film e la data
7.
MUSEO PER LA MEMORIA DI USTICA
Data da individuare
8.
Museo della Resistenza di Bologna
ex Convento di San Mattia - Via S.Isaia 20 - 40123 Bologna
tel. 051 3397211 - fax. 051 3397272
[email protected]
La Battaglia di Porta Lame: analisi e ricostruzione di un evento storico
Durata di 2 ore.
La battaglia di Porta Lame fu un evento chiave della Resistenza bolognese e non solo: tramite
l’analisi delle fasi del suo svolgimento e delle fonti storiche giunte fino a noi (documenti, foto,
giornali, filmati, video-interviste, database multimediale) è possibile introdurre i ragazzi al concetto
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di "documento" e aiutarli a rispondere a domande quali "come posso conoscere il passato?".
Specifica attenzione verrà dedicata al complesso tema della memoria diretta, individuale, delle
fonti orali, delle storie di vita, in relazione alla costruzione ragionata di ipotesi interpretative.
Questo percorso può essere integrato con la presenza di testimoni che hanno partecipato alla
battaglia.
Bologna, il 14.XI.2013
l’insegnante
Antonio Castriotta
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