2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
COMUNE DI TERLIZZI (BA)
OGGETTO: Inquadramento geologico-idrogeologico di livello preliminare, ai fini della
disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e di prima pioggia per l’ottenimento delle
autorizzazioni per l’adozione del Piano di lottizzazione C2 B del comparto edificatorio del
PRG del Comune di Terlizzi (BA).
IL TECNICO
Geol. Fabio Elio BUZZANCA
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INDICE
1.
Premessa .................................................................................................................................................................... 3
2.
Inquadramento legislativo nazionale ...................................................................................................................... 5
3.
Inquadramento legislativo regionale ..................................................................................................................... 10
4.
Compatibilità delle ipotesi di progetto smaltimento acque reflue con le normative vigenti ............................ 21
5.
Inquadramento geografico e ubicazione topografica .......................................................................................... 28
6.
Ricostruzione preliminare del modello geologico ................................................................................................ 29
7.
Inquadramento idrogeologico generale del settore Adriatico delle Murge ....................................................... 31
8.
Inquadramento idrogeologico dell’area in esame ................................................................................................ 33
9.
Analisi geomorfologica preliminare ...................................................................................................................... 37
10.
Regime vincolistico del PAI .............................................................................................................................. 40
11.
Descrizione dell’attività svolta nell’area. ......................................................................................................... 43
12.
Individuazione della curva di possibilità pluviometrica e valutazione delle portate di massima piena .... 44
13.
Curve di possibilità pluviometrica con metodo di Gumbel ............................................................................ 45
14.
Calcolo del tempo di corrivazione .................................................................................................................... 49
15.
Calcolo dell’altezza di pioggia critica .............................................................................................................. 51
16.
Coefficiente di deflusso istantaneo ................................................................................................................... 55
17.
Calcolo della portata max, valutazione della capacità di assorbimento del sottosuolo e definizione del
franco di sicurezza .......................................................................................................................................................... 56
18.
Coordinate UTM dei punti di scarico .............................................................................................................. 65
19.
Conclusioni ......................................................................................................................................................... 66
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1.
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Premessa
Il presente elaborato tecnico è stato redatto dallo scrivente a seguito di specifico
incarico conferito dalla Società “IMMOBILIARE ELENA S.R.L.” con sede in Rimini,
via Flaminia n.171, al fine dell’ottenimento delle autorizzazioni per l’adozione del
Piano di Lottizzazione C2 B del comparto edificatorio del PRG del Comune di Terlizzi
(BA).
L’elaborato rappresenta un primo inquadramento geologico - idrogeologico di livello
preliminare, redatto per disciplinare sulle acque meteoriche di dilavamento e di prima
pioggia.
Il presente documento è idoneo ad una progettazione di livello preliminare in quanto
trattasi di uno studio tecnico di prima approssimazione.
Si procederà a descrivere in maniera qualitativa la circolazione delle risorse idriche
sotterranee, la loro formazione, i rapporti tra acque superficiali e sotterranee e il regime
pluviometrico (fonte dati reperibili in letteratura).
Nel capitolo 4 è stata ipotizzata una soluzione progettuale di riutilizzo delle acque
meteoriche di dilavamento finalizzato a usi civili per il Piano di Lottizzazione, così
come previsto dalla Legge Regionale n.13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile”, dal
Regolamento Regionale n.8 del 18 aprile del 2012 “Disciplina degli insediamenti o
delle attività ricadenti all’interno delle zone di rispetto delle opere di captazione delle
acque sotterranee destinate al consumo umano” e dal Regolamento Regionale n.26 del
9 dicembre 2013 “Disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e di prima
pioggia”.
La proposta di riutilizzo reflui per usi civili non è una soluzione progettuale da
intendersi come definitiva, ma solo indicativa, la cui fattibilità dovrà essere verificata in
sede di progettazione definitiva del Piano di lottizzazione.
Per quanto concerne, invece, le caratteristiche idrogeologiche generali dell’area in
esame e di un suo intono significativo, esse sono state desunte dal Piano di Tutela delle
Acque, adottato dalla Regione Puglia con DGR n° 883 del 19/06/2007 ed approvato con
Delibera del Consiglio Regionale n°230 del 20/10/2009.
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Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia rappresenta lo strumento “direttore”
del governo dell’acqua, è pertanto uno strumento normativo di indirizzo che si colloca,
nella gerarchia della pianificazione del territorio, come strumento sovraordinato di
carattere regionale, le cui disposizioni e misure di salvaguardia hanno carattere
immediatamente vincolante per le amministrazioni e gli enti pubblici nonché per i
soggetti privati.
Si tratta di un Piano che ha come finalità sia la “tutela integrata e sinergica degli aspetti
quali-quantitativi delle risorse idriche”, sia gli “obiettivi di qualità ambientale”, al fine
di perseguire uno sviluppo sostenibile del consumo delle acque (superficiali e
sotterranee), salvaguardando le stesse da possibili inquinanti e dando indirizzi sulla
vulnerabilità delle acque di falda e dei corsi d’acqua superficiali.
Ciò detto, in questo lavoro si analizzano i seguenti temi ai fini dell’iter autorizzativo:

Compatibilità del progetto con le normative vigenti

Inquadramento legislativo nazionale

Inquadramento legislativo regionale

Inquadramento geografico e topografico dell’area oggetto di studio

Ricostruzione preliminare del modello geologico

Analisi geomorfologica preliminare

Inquadramento idrogeologico generale

Assetto idrogeologico delle aree di interesse

Compatibilità con le Norme Tecniche di Attuazione del PAI vigente per le opere
previste

Calcolo del tempo di corrivazione

Calcolo dell’altezza di pioggia critica

Calcolo della portata massima.
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2.
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Inquadramento legislativo nazionale
La disciplina delle autorizzazioni per lo smaltimento delle acque meteoriche di
dilavamento e di prima pioggia trova riferimento, nella moderna legislazione, nel
D.Lgs. n.152/1999, modificato ed integrato dal successivo D.Lgs. n.258/2000.
Il 29 aprile del 2006 entra in vigore il D.lgs.152/2006 (successivamente aggiornato e
modificato), che abroga il precedente D.lgs 152/1999 e recepisce la normativa europea
Direttiva 2000/60/CE, ed è su questo decreto legge che si fonda la normativa cardine
della disciplina di tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee.
Nella SEZIONE II – TITOLO I parte terza del D.lgs 152/2006 “Tutela delle acque
dall’inquinamento” (art. 73) sono rappresentati gli obiettivi di salvaguardia e uso
sostenibile delle risorse idriche, nonché le modalità di raggiungimento di tali obiettivi.
Nell’art.74 sono riportate invece, alcune definizioni importanti come quelle di acque
reflue domestiche, industriali, urbane, scarico e falda acquifera che di seguito si
riportano:
I.
Acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo
residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e
da attività domestiche.
II.
Acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od
impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni diverse
dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento.
III.
Acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento
convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato.
IV.
Scarico: qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema
stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di
produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel
sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante,
anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci
di acque previsti all’art.114 (l’art. 114 riguarda le Dighe)
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V.
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Falda acquifera: uno o più strati sotterranei di roccia o altri strati geologici di
porosità e permeabilità sufficiente da consentire un flusso significativo di
acque sotterranee o l’estrazione di quantità significative di acque sotterranee.
Nella SEZIONE II - TITOLO III - CAPO I della parte terza del D.lgs 152/2006
“Tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi” l’art. 94 disciplina sulle aree di
salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano.
In particolare, si riportano i commi 3 – 4 – 5 – 6 - 8 che legiferano sulle zone di tutela
da sottoporre a vincolo e sulle zone di rispetto dalle opere di captazione.
Più in dettaglio:
1) comma 3: la zona di tutela assoluta è costituita dall’area immediatamente
circostante le captazioni o derivazioni; essa in caso di acque sotterranee e ove
possibile per le acque superficiali deve avere un estensione di almeno 10 metri
di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e deve
essere adibita esclusivamente a opere di captazione o presa e ad infrastrutture
di servizio.
2) comma 4: la zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante
la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da
tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può
essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata in
relazione alla tipologia dell’opera di presa o captazione e alla situazione locale
di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare nella zona di rispetto sono
vietati l’insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle
seguenti attività: dispersione dei fanghi e acque reflue anche se depurati,
dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade,
pozzi perdenti etc…
3) comma 5: per gli insediamenti o le attività di cui al comma 4, preesistenti, ove
possibile e comunque ad eccezione delle aree cimiteriali sono adottate le
misure per il loro allontanamento; in ogni caso deve essere garantita la loro
messa in sicurezza. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
parte terza del presente decreto le regioni e le province autonome disciplinano,
all’interno delle zone di rispetto, le seguenti strutture o attività:

fognature;
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
edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;

opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;

pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera e)
del comma 4 (aree cimiteriali)
4) comma 6: In assenza dell’individuazione da parte delle regioni o delle province
autonome della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima ha un
estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di
derivazione.
5) comma 8: Ai fini della protezione delle acque sotterranee anche di quelle non
ancora utilizzate per l’uso umano, le regioni e le province autonome
individuano e disciplinano, all’interno delle zone di protezione, le seguenti
aree:

Aree di ricarica della falda

Emergenze naturali ed artificiali della falda

Zone di riserva
Il riutilizzo dell’acqua è sancito dall’art.99 comma 2 il quale impone alle regioni di
adottare norme e misure volte a favorire il riciclo dell’acqua e il riutilizzo delle acque
reflue depurate.
Nella SEZIONE II - TITOLO III – CAPO III della parte terza del D.lgs 152/2006
“Tutela qualitativa della risorsa: disciplina degli scarichi” si definiscono i criteri
generali per la disciplina degli scarichi.
Più in dettaglio si ritiene rappresentare quanto di seguito:
 Art. 101 comma 1: Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto
degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devono rispettare i valori limite
previsti nell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.
L’autorizzazione può in ogni caso stabilire specifiche deroghe ai suddetti limite e
idonee prescrizioni per i periodi di avviamento e di arresto e per l’eventualità di guasti
nonché per gli ulteriori periodi transitori necessari per il ritorno alle condizioni di
regime.
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 Art. 101 comma 2: Ai fini di cui al comma 1, le regioni, nell’esercizio della
loro autonomia tenendo conto dei carichi massimi ammissibili e delle migliori
tecniche disponibili definiscono i valori limite di emissione, diversi da quelli di
cui all’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto, sia in concentrazione
massima ammissibile sia in quantità massima per unità di tempo in ordine ad
ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini. Le regioni
non possono stabilire valori limite meno restrittivi di quelli fissati nell’
Allegato 5 alla parte terza del presente decreto:

nella Tabella 1 relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici
superficiali;

nella Tabella 2 relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici
superficiali ricadenti in aree sensibili;

nella Tabella 3/A per i cicli produttivi ivi indicati;

nelle Tabelle 3 e 4 per quelle sostanze indicate nella Tabella 5 del medesimo
allegato.
L’art. 103 riguardante gli scarichi al suolo, vieta lo scarico sul suolo o negli strati
superficiali del sottosuolo, fatta eccezione
a) per i casi previsti dall’articolo 100 comma 3;
b) per gli scarichi di piena a servizio delle reti fognarie;
c) per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata
l’impossibilità tecnica o l’eccessiva onerosità a fronte dei benefici ambientali
conseguibili a recapitare in corpi idrici superficiali, purchè gli stessi siano
conformi ai criteri ed ai valori-limite di emissione fissati a tal fine della regioni
ai sensi dell’art.101 comma 2. Sino all’emanazione di nuove norme regionali si
applicano i valori limite di emissione della Tabella 4 dell’Allegato 5 alla parte
terza del presente decreto;
d) Per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonché
dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali purchè i relativi fanghi siano
costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino
danneggiamento delle falde acquifere o instabilità dei suoli;
e) Per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in reti fognarie separate;
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f) Per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici dalle operazioni di
manutenzione delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi per
acquedotto.
Ad ogni buon conto l’art. 103 comma 3 legifera che gli scarichi di cui alla lettera e)
devono essere conformi ai limiti della Tabella 4 dell’Allegato 5 alla parte terza del
D.lgs. 152/06. Resta comunque fermo il divieto di scarico sul suolo delle sostanze
indicate al punto 2.1 dell’Allegato 5 alla parte terza del D.lgs. 152/06.
Infine l’art. 113 legifera sulle acque meteoriche di dilavamento e acque di prima
pioggia.
In particolare al comma 1 lett a) si affida alla regioni le forme di controllo degli
scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate.
Inoltre alle regioni viene richiesto che le acque di prima pioggia e di lavaggio delle
aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione per
particolari condizioni nelle quali, in relazione alle attività svolte, vi sia il rischio di
dilavamento da superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze
che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.
Rimane comunque vietato lo scarico o l’immissione diretta di acque meteoriche nelle
acque sotterranee.
Infine Nella SEZIONE II - TITOLO IV – CAPO I della parte terza del
D.lgs
152/2006 “Piani di gestione e piani di tutela delle acque” all’art.121 si definiscono gli
obiettivi e gli interventi dei Piani di Tutela delle acque.
La Regione Puglia ha adottato il suo Piano di Tutela delle Acque con DGR n° 883 del
19/06/2007 ed lo ha approvato con Delibera del Consiglio Regionale n°230 del
20/10/2009.
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3.
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Inquadramento legislativo regionale
Come già detto, nel capitolo precedente, la Regione Puglia ha adottato il Piano di
Tutela delle Acque con DGR n° 883 del 19/06/2007 ed lo ha approvato con Delibera
del Consiglio Regionale n°230 del 20/10/2009.
Nelle Linee Guida del Piano di Tutela delle Acque al fine di garantire la tutela qualiquantitativa dei corpi idrici, le acque di lavaggio delle aree esterne e di prima pioggia
devono essere opportunamente trattate.
In riferimento al caso oggetto del presente elaborato, ai sensi del Piano di Tutela delle
Acque, poiché le acque meteoriche di dilavamento di superfici esterne, degli
insediamenti destinati alla residenza o ai servizi, strade, piste, rampe e piazzali sulle
quali si effettua il transito, la sosta e il parcheggio di mezzi di qualsiasi tipo, non
derivano da sostanze pericolose, esse devono essere sottoposte prima del loro
smaltimento ad un trattamento di grigliatura e dissabbiatura.
L’Autorità competente potrà richiedere, in funzione della pericolosità e dell’estensione
delle superfici di raccolta anche un trattamento di disoleazione.
Inoltre nelle more dell’individuazione delle aree di salvaguardia di cui all’art.94 del
D.lgs.152/06 gli scarichi e le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento negli
strati superficiali del sottosuolo, non possono avvenire a meno di 500 metri dalla
captazione ad uso potabile.
Nel Piano di Tutela delle Acque al punto 3.6 si autorizzano gli scarichi delle fognature
bianche dei centri abitati nel sottosuolo qualora sia accertata l’impossibilità tecnica di
realizzare sistemi di smaltimento in altri corpi idrici.
Tali scarichi sono ammessi come scarichi di emergenza per il superamento dei livelli
di guardia oltre il quale si avrebbero condizioni di allagamento dei centri abitati con
reale pericolo per l’incolumità delle persone. Dovranno altresì essere assunti tutti i
provvedimenti idonei ad evitare la dispersione in falda di potenziali inquinanti
pericolosi. In sede di rilascio dell’autorizzazione sarà necessario acquisire il parere
vincolante dell’Autorità di Bacino competente (nel caso in esame dell’Autorità di
Bacino della Regione Puglia).
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Infine nel punto 3.8.2 il Piano di tutela delle Acque disciplina sulla prevenzione
dall’inquinamento delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne che
smaltiscono sul suolo/sottosuolo.
A tal riguardo si fa presente che nel caso di sversamenti accidentali la pulizia delle
superfici interessate dovrà essere eseguita immediatamente a secco o con idonei
materiali inerti assorbenti.
I materiali derivanti da quanto sopra detto, devono essere smaltiti come rifiuti dello
svolgimento del ciclo produttivo e l’autorità competente, in relazione al rischio
potenziale che possano verificarsi sversamenti accidentali dell’area scolante può
prescrivere l’adozione di sistemi di intercettazione delle sostanze di facile e tempestiva
attivazione, che impediscano lo sversamento sul suolo e negli strati superficiali del
sottosuolo delle sostanze suddette.
Nel 2011 la Regione Puglia ha emanato il Regolamento Regionale n.12 “Disciplina
degli insediamenti o delle attività ricadenti all’interno delle zone di rispetto delle
opere di captazione delle acque sotterranee destinate al consumo umano” in
attuazione di quanto disposto dal D.lgs. 152/2006 art. 94 comma 5.
Il Regolamento regionale n.12 disciplina all’interno delle zone di rispetto delle opere
di captazione delle acque sotterranee destinate al consumo umano erogate a terzi
mediante impianti di acquedotto che rivestono carattere di pubblico interesse e sulle
seguenti strutture:

fognature;

edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;

opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;

pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera e)
del comma 4 art.94 del D.lgs 152/2006
In particolare in attuazione di quanto disposto dai commi 3 e 6 dell’art.94 del D.lgs.
152/06 la zona di tutela assoluta deve avere un estensione di almeno 10 metri di raggio
dal punto di captazione e la zona di rispetto che è costituita dalla porzione di territorio
circostante la zona di tutela assoluta ha un estensione di 200 metri di raggio rispetto al
punto di captazione o derivazione.
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Nelle zone di rispetto delle opere di captazione sono vietati l’insediamento dei centri
di pericolo (come la dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da
piazzali e strade) e lo svolgimento delle attività elencate all’art. 94 comma 4 del
D.lgs.152/06.
L’esistenza delle strutture oggetto di disciplina del regolamento ossia (fognature,
edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione, opere viarie, ferroviarie e in
genere infrastrutture di servizio e pratiche agronomiche e contenuti dei piani di
utilizzazione di cui alla lettera e) del comma 4 art.94 del D.lgs 152/2006) non è
ammissibile all’interno delle zone di rispetto delle opere di captazione.
In deroga a tale principio le stesse strutture e attività possono essere dichiarate
compatibili, all’interno della zona di rispetto con la presenza delle opere di captazione
a condizione che siano rispettate le seguenti indicazioni e prescrizioni:

per le opere di captazione esistenti ed in esercizio alla data di entrata in vigore
del presente regolamento si dovrà prevedere la chiusura e l’abbandono della
fonte di captazione nei termini della normativa regionale di riferimento (L.R.
n.1 del 12/01/2005 come modificata con L.R. n.3 del 22/02/05).

In alternativa alla chiusura o all’abbandono dell’opera di captazione è
consentito
il
mantenimento
in
esercizio
dell’opera
di
captazione,
subordinatamente all’adozione di misure aggiuntive di “protezione dinamica”.
All’art.3 comma 3 del Regolamento regionale n. 12 del 2011 si fa presente che
l’esistenza di impianti di trattamento individuali di acque reflue domestiche non è
compatibile nella zona di rispetto con la presenza di opere di captazione di acque
destinate al consumo umano.
L’art. 4 disciplina sulle opere di edilizia residenziale e sulle connesse opere di
urbanizzazione all’interno delle zone di rispetto stabilendo che devono essere
considerati i seguenti elementi; la tipologia delle fondazioni in relazione al pericolo di
inquinamento delle acque sotterranee e la tenuta e messa in sicurezza dei sistemi di
collettamento delle acque nere, miste e bianche.
Infine l’art. 5 disciplina sulle opere viarie all’interno delle zone di rispetto, stabilendo
che devono essere considerati i seguenti elementi: la tipologia di strada in relazione al
pericolo di inquinamento delle acque sotterranee, la regimentazione delle acque
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meteoriche e le modalità di stoccaggio ed utilizzazione di fondenti stradali in caso di
neve e ghiaccio.
In data 18 aprile 2012 la Regione Puglia emana il Regolamento Regionale n. 8
“Norme e misure per il riutilizzo delle acque reflue depurate D.lgs. 152/2006 art.99
comma 2. Legge Regione Puglia n. 27 del 21/2008 comma1 lett.b)”.
Il Regolamento detta norme e misure volte a favorire il riciclo dell’acqua e il riutilizzo
delle acque reflue depurate, contribuendo alla tutela quali-quantitativa delle risorse
idriche, alla riduzione dei prelievi delle acque superficiale e sotterranee e alla
riduzione degli impatti sui corpi idrici ricettori.
Il trattamento depurativo (affinamento) che rende le acque idonee al riutilizzo è una
misura che può contribuire agli obbiettivi sopra esposti ed inoltre qualora detta misura
sia individuata dal Piano di Tutela delle Acque come necessaria al perseguimento
degli obbiettivi, il servizio di affinamento costituisce parte integrante del Servizio
Idrico Intergrato (SII).
Gli impianti elencati e quindi già esistenti elencati nel Piano di Tutela delle Acque
uniti a quelli che saranno realizzati devono rispettare quanto previsto dal D.M.
185/2003 e successive modificazioni nonché con le disposizione del Regolamento.
Nell’art. 2 del Regolamento si danno le definizioni di recupero, impianto di recupero,
rete di distribuzione, riutilizzo e Piano di Gestione, che di seguito si riportano:
1. Recupero: riqualificazione di un acqua reflua mediante adeguato trattamento
depurativo (affinamento) finalizzato a renderla adatta alla distribuzione per
specifici usi.
2. Impianto di recupero: le stazioni (strutture) destinate al trattamento depurativo
incluse le eventuali strutture di equalizzazione e di accumulo delle acque reflue
recuperate presenti all’interno dell’impianto, prima dell’immissione nella rete
di distribuzione delle acque reflue recuperate.
3. Rete di distribuzione: le strutture destinate all’erogazione delle acque reflue
recuperate, incluse le eventuali strutture per la equalizzazione e accumulo dei
reflui recuperati diverse da quelle di cui alla lettera b) e le eventuali stazioni
per l’ulteriore trattamento site all’esterno dell’impianto di recupero.
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4. Riutilizzo: impiego di acqua reflua recuperata di determinata qualità per
specifica destinazione d’uso, per mezzo di una rete di distribuzione, in parziale
o totale sostituzione di acqua superficiale o sotterranea o derivante da rete
idrica di approvvigionamento di acqua potabile.
5. Piano di Gestione: documento di gestione del singolo sistema atto al recupero e
riutilizzo delle acque reflue e comprensivo di impianto di affinamento,
condutture vasche di raccolta delle acque affinate, sistema di collettamento e
distribuzione delle acque da riutilizzare.
All’art. 4 “Predisposizione del Piano di Gestione” si fa presente che per i singoli
impianti di depurazione o gruppi di impianti di depurazione, con carico superiore a
2000 A.E. (Abitanti Equivalenti) per i quali la Regione abbia stabilito il recupero della
risorsa idrica previa verifica della fattibilità tecnico-economica, il riutilizzo delle acque
reflue è attuato attraverso la predisposizione di un “Piano di Gestione del sistema di
riutilizzo delle acque reflue recuperate”, mentre l’art.5 definisce i contenuti del Piano
di Gestione.
L’art. 6 disciplina sulle destinazioni d’uso ammissibili delle acque reflue recuperate.
In particolare esse possono essere recuperate come segue:
I)
sia
Irriguo: l’impiego di acqua reflua recuperata per l’irrigazione di colture destinate
alla produzione di alimenti per il consumo umano ed animale si ai fini non
alimentari nonché per l’irrigazione di aree destinate al verde o ad attività ricreative o
sportive.
II)
Industriale: l’impiego di acqua reflua recuperata come acqua antincendio di
processo di lavaggio e per i cicli termici dei processi industriali con l’esclusione degli
usi che comportano un contatto tra le acque reflue recuperate e gli alimenti o i prodotti
farmaceutici e cosmetici.
III)
Ambientale: l’impiego di acque reflua recuperata come acqua di alimentazione
per il ripristino o il miglioramento degli equilibri idrici delle aree umide e per
l’incremento della biodiversità degli habitat naturali.
IV)
Civile: l’impiego di acqua reflua recuperata per il lavaggio delle strade nei centri
urbani; per l’alimentazione dei sistemi di riscaldamento o raffreddamento; per
l’alimentazione di reti duali di adduzione separate da quelle potabili, destinate al
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lavaggio ed irrigazione di aree verdi private e allo scarico dei servizi igienici negli
edifici ad usi civili.
Gli artt. 7-8-9-10 riguardano le specifiche tipologie di riutilizzo, ovvero ambientale
(art.7), irriguo (art.8), civile (art.9) e industriale (art. 10).
Per il caso oggetto di studio, come si specificherà meglio in seguito, si ipotizza
recuperare i reflui per uso civile.
All’art. 11 si disciplina circa i requisiti che devono avere le reti di distribuzione. In
particolare per la loro progettazione l’Allegato 2 al Regolamento detta disposizioni e
particolari costruttivi del sistema di distribuzione.
L’art. 12 tratta dei requisiti che devono avere i sistemi irrigui. A tal riguardo è’ vietato
l’uso di sistemi di irrigazione a pioggia quando le acque reflue recuperate vengono a
contatto con parti eduli delle colture.
Inoltre ai sensi del comma 2 l’irrigazione con acque reflue recuperate è consentita
all’interno dei centri abitati, anche in insediamenti singoli unifamiliari, unicamente,
mediante subirrigazione o sistemi di irrigazione che non determinino la diffusione
dell’aerosol. Sono da osservare le distanze le distanze tra il sito di utilizzazione e le
opere di captazione ad previste nell’allegato 5 del Regolamento.
Gli artt. 13 e 14 disciplinano sui sistemi di riutilizzo dell’acqua reflua recuperata e sui
recapiti alternativi al riutilizzo. In particolare per il corretto dimensionamento dei
sistemi di riutilizzo del refluo recuperato si deve tenere conto della produzione media
dei reflui e di eventuali fonti di acqua alternativa a quella reflua recuperata per
soddisfare i picchi di domanda.
Inoltre per ogni sistema di riutilizzo delle acque reflue deve essere previsto uno
scarico alternativo per l’allontanamento dei reflui affinati. Tra i recapiti alternativi,
previsti da legge, ai sensi del comma 2 art. 14 vi è la possibilità di rilascio sul suolo
assicurando gli obiettivi di qualità ambientale del Piano di tutela delle Acque e
conformemente alla disciplina degli scarichi di cui alla Parte III Sezione II, Titolo II,
Capo II del D.lgs 152/06.
Infine gli artt. 15-16-17-18-19-20 del Regolamento disciplinano sulle concessioni di
derivazione delle acque pubbliche e sul loro riutilizzo, sulle autorizzazioni allo scarico
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con finalità di riutilizzo e sui controlli da parte dell’autorità competente. Mentre gli
art.21-22-23-24 disciplinano sull’attuazione dei piani di gestione e sulle norme
transitorie.
In data 9 dicembre 2013 la Regione Puglia ha emesso il Regolamento Regionale n.26
“Disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e di prima pioggia” che ha come
finalità la tutela ed il miglioramento della qualità delle acque superficiali e sotterranee
in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità individuati nel Piano di Tutela delle
Acque della Regione Puglia.
In coerenza con le finalità della Legge Regionale 13/2008 è obbligatorio il riutilizzo
delle acque meteoriche di dilavamento finalizzato alle necessità irrigue, domestiche,
industriali ed altri usi consentiti dalla legge, tramite la realizzazione di appositi sistemi
di raccolta, trattamento ed erogazione, previa valutazione delle caratteristiche chimicofiche e biologiche per gli usi previsti.
L’obbligo di riutilizzo vige per i nuovi edifici ed installazioni e comunque per coloro
che alla data di entrata in vigore del Regolamento siano sprovvisti di autorizzazione
ovvero non abbiano presentato comunicazione ai sensi dell’art.15 del regolamento in
parola.
Qualora risulti l’impossibilità tecnica del riutilizzo, il titolare dello scarico allega
istanza motivata e circostanziata relazione redatta da tecnico abilitato per il rilascio
dell’autorizzazione di cui agli artt. 16-17 del regolamento.
Gli scarichi e le immissioni di acque di dilavamento non devono recare pregiudizio al
raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici ricettori e alla
sicurezza idraulica e geomorfologica delle aree interessate.
Fatte salve le definizioni di cui all’art. 74 del D.lgs. 152/2006 già riportate nel capitolo
precedente, si riportano altre definizioni, utili ai fini del presente elaborato, e stabilite
dal Regolamento Regionale n. 26 del 9 dicembre 2013 all’art 3 comma 1.
1) Acque meteoriche di dilavamento: le acque di pioggia che precipitano
sull’intera superficie impermeabilizzata scolante afferente allo scarico o
all’immissione.
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2) Acque di prima pioggia: le prime acque meteoriche di dilavamento relative ad
ogni evento meteorico preceduto da almeno 48 ore di tempo asciutto per una
altezza di precipitazione uniformemente distribuita;
 Di 5 mm per superfici scolanti aventi estensione, valutata
al netto delle aree a verde e delle coperture non carrabili
che non corrivano sulle superfici scolanti stesse inferiore o
uguale a 10.000 mq.
 Compresa tra 5 mm e 2.5 mm per le superfici scolanti di
estensione rientranti tra 10.000 mq e 50.000 mq valutate al
netto delle aree a verde e delle coperture non carrabili che
non corrivano sulle superfici scolanti stesse in funzione
dell’estensione dello stesso bacino correlata ai tempi di
corrivazione alla vasca di prima pioggia.
3) Acque di seconda pioggia: la parte delle acque meteoriche di dilavamento
eccedente le acque di prima pioggia.
4) Acque di lavaggio: acque non meteoriche utilizzate per operazioni di lavaggio
di aree esterne impermeabili o per altre operazioni diverse da quelle di
processo.
5) Suolo: corpo naturale composto da sostanze minerali ed organiche,
generalmente in orizzonti di spessore variabile differenziato dalle formazioni
geologiche sottostanti per la composizione chimico-fisica ed i caratteri
biologici.
6) Sottosuolo: l’intera zona in profondità sottostante il suolo.
7) Franco di sicurezza: lo strato di suolo e sottosuolo posto al di sopra del livello
di massima escursione delle acque sotterranee che, per sua natura e spessore
garantisce la salvaguardia qualitativa delle stesse. Il suo spessore minimo deve
essere di 1.5 metri valutato e verificato in funzione delle effettive
caratteristiche del sottosuolo.
8) Vasca di prima pioggia: manufatto a tenuta stagna adibito alla raccolta ed al
contenimento del volume delle acque di prima pioggia. La medesima vasca
può essere adibita se dimensionata e/o equipaggiata con apparecchiature
idonee al trattamento delle stesse acque.
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9) Superficie scolante: l’insieme di strade, cortili, piazzali, aree di carico e
scarico e di ogni altra superficie scoperta alle quali si applicano le disposizioni
sullo smaltimento delle acque meteoriche di cui al presente regolamento.
10) Tempo di ritorno: l’intervallo medio di tempo all’interno del quale un evento
di precipitazione sarà uguagliato e superato.
All’art. 4 comma 2 si prevede uno scarico alternativo dei reflui recuperati come
scarico di emergenza e previa ordinanza di cui all’art 54 del D.lgs.18.07.2000.
Infatti all’art. 4 comma 3 del Regolamento Regionale n. 26 del 9 dicembre 2013 si
ammette l’utilizzo di sistemi di smaltimento a gravità nel sottosuolo, come scarico di
emergenza in caso di superamento dei limiti di guardia oltre i quali si determinano
condizioni di allagamento dei centri abitati e gravi pericoli per l’incolumità pubblica.
In tali casi deve essere comunque perseguita in maniera prioritaria la possibilità di
sfruttare la capacità assorbente e filtrante del suolo e degli strati superficiali del
sottosuolo, al fine di adottare lo scarico di emergenza nel sottosuolo solo per i volumi
eccedenti rispetto alla capacità di assorbimento del suolo e degli strati superficiali del
sottosuolo.
Dovranno in ogni caso essere assunti tutti i provvedimenti idonei ad evitare la
dispersione in falda di potenziali inquinanti pericolosi.
Ai sensi dell’art.4 comma 4, nei casi in cui si utilizzino sistemi di smaltimento a
gravità nel sottosuolo, come scarico di emergenza in caso di superamento dei limiti di
guardia oltre i quali si determinano condizioni di allagamento dei centri abitati e gravi
pericoli per l’incolumità pubblica, in sede di rilascio dell’autorizzazione dello scarico
da parte dell’Autorità competente, sarà necessario acquisire il parere vincolante
sull’istanza prima della realizzazione delle opere da parte dell’Autorità di Bacino.
Le acque di prima pioggia sono avviate verso vasche di accumulo a perfetta tenuta
stagna e sottoposte prima di essere smaltite nei ricettori finali ad un trattamento di
grigliatura, dissabbiatura.
Le vasche sono dotate di un sistema di alimentazione che consenta di escludere le
stesse a riempimento avvenuto e le ulteriori acque sono avviate ai recapiti finali.
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Le vasche di prima pioggia devono essere dotate di accorgimenti tecnici che ne
consentano lo svuotamento entro 48 ore successive.
Le acque meteoriche di dilavamento ai sensi dell’art. 4 comma 6 in alternativa alla
separazione delle acque di prima pioggia, possono essere trattate in impianti con
funzionamento in continuo sulla base della portata stimata secondo le caratteristiche
pluviometriche dell’area da cui dilavano per un tempo di ritorno pari a 5 (cinque) anni.
L’art.5 del Regolamento Regionale n. 26 del 9 dicembre 2013 disciplina sulle acque
meteoriche di dilavamento effettuate tramite altre condotte separate.
Anche in questo caso le acque di prima pioggia provenienti da superfici scolanti
impermeabilizzate di insediamenti industriali, artigianali, commerciali e di servizio,
localizzate in aree sprovviste di fognatura separata e provenienti da attività non
pericolose sono avviate verso vasche di accumulo a perfetta tenuta stagna e sottoposte
prima di essere smaltite nei ricettori finali ad un trattamento di grigliatura,
dissabbiatura e nel caso specifico anche a disoleazione prima del loro scarico nei
recapiti finali.
Le vasche di prima pioggia devono essere dotate di accorgimenti tecnici che ne
consentano lo svuotamento entro 48 ore successive.
Le acque meteoriche di dilavamento ai sensi dell’art. 5 comma 2 in alternativa alla
separazione delle acque di prima pioggia, possono essere trattate in impianti in
funzionamento in continuo sulla base della portata stimata secondo le caratteristiche
pluviometriche dell’area da cui dilavano per un tempo di ritorno pari a 5 (cinque) anni.
Infine all’art.7 si disciplina sulle Zone di rispetto per gli scarichi di acque meteoriche
di dilavamento provenienti da attività non pericolose come è il caso oggetto di studio.
Per cui nelle more dell’individuazione e delimitazione delle aree di salvaguardia di cui
all’art.94 del D.lgs. 152/06 per gli scarichi di acque meteoriche di dilavamento
provenienti da attività non pericolose, nei corsi d’acqua episodici, naturali ed
artificiali, sul suolo e negli strati superficiali del sottosuolo non potranno avvenire a
meno di:
 200 metri dalle opere di captazione di acque sotterranee
destinate a consumo umano.
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 200 metri dalle opere di derivazione di acque sotterranee
destinate a consumo umano.
 In una fascia di 200 metri attorno al punto di scarico non è
ammessa la balneazione, la pesca, la piscicoltura, la
stabulazione dei mitili e la molluschicoltura.
Il Capo II disciplina sulle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne
proveniente da attività pericolose, mentre il Capo III e il Capo IV si esprimono sul
regime autorizzatorio e sanzionatorio e sulle disposizioni di vigilanza e controllo.
Si aggiunge infine che ai sensi dell’allegato 5 Regolamento Regionale n. 8 del 2012
“Norme e misure per il riutilizzo delle acque reflue depurate D.lgs. 152/2006 art.99
comma 2. Legge Regione Puglia n. 27 del 21/2008 comma1 lett.b)”, la distanza di
rispetto tra il sito di utilizzazione e le opere di captazione ad uso potabile per il
riutilizzo delle acque meteoriche ad uso civile è di 500 metri.
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4.
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Compatibilità delle ipotesi di progetto smaltimento acque reflue con le
normative vigenti
Il progetto di piano di lottizzazione prevede sia opere di edilizia residenziale, sia attività
non specificamente residenziali ma strettamente connesse con le residenze (servizi
collettivi per le abitazioni e/o uffici), sia opere infrastrutturali viarie e di urbanizzazione
da realizzarsi nel comprensorio del Comune di Terlizzi (BA) nel comparto C2 B.
Ora, per quanto concerne la disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e di prima
pioggia, come già rappresentato, ai sensi del Regolamento Regionale del 9 dicembre
2013 n°26: “[…] in coerenza con le finalità della Legge Regionale n. 13/2008 è
obbligatorio il riutilizzo delle acque meteoriche di dilavamento finalizzato alle
necessità irrigue, domestiche, industriali ed altri usi consentiti dalla legge tramite la
realizzazione di appositi sistemi di raccolta, trattamento ed erogazione, previa
valutazione delle caratteristiche chimico-fiche e biologiche per gli usi previsti ”.
Ancora, “[…] l’obbligo di riutilizzo vige per i nuovi edifici ed installazioni e comunque
per coloro che alla data di entrata in vigore del Regolamento siano sprovvisti di
autorizzazione ovvero non abbiano presentato comunicazione ai sensi del successivo
art.15 […]”.
Inoltre, il Regolamento Regionale n.8 del 18 aprile 2012, detta norme e misure volte a
favorire il riciclo dell’acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate; in particolare,
detto Regolamento, all’art.9 norma il recupero delle acque reflue per usi civili, previo
parere favorevole dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione
dell’Ambiente (di seguito Arpa) e dell’Autorità sanitaria.
Il riutilizzo dei reflui recuperati per uso civile è consentito, laddove tecnicamente
possibile, per il lavaggio delle strade nei centri urbani, per l’alimentazione dei sistemi di
riscaldamento o raffreddamento, per l’alimentazione di reti duali di adduzione separate
da quelle potabili, per l’irrigazione di aree verdi private attraverso l’utilizzo di sistemi di
subirrigazione che non determinino la diffusione dell’aerosol.
Le acque reflue recuperate e destinate per gli usi civili non possono superare, all’uscita
dell’impianto di recupero, i valori limite dei parametri riportati in Tabella 1 del
Regolamento Regionale n.8/2012, inoltre i progetti degli impianti di recupero devono
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essere realizzati in modo da evitare il riflusso delle acque di approvvigionamento, oltre
che consentire la ispezionabilità della rete.
I progetti di reti duali da prevedersi, ai sensi dell’art.9 comma 5 del Regolamento
Regionale
n.8/2012,
sono
realizzati
in
modo
tale
da
escludere
qualsiasi
interconnessione, contatto o mescolamento anche accidentale (ad esempio derivante da
perdite, infiltrazioni o fessurazioni nei sistemi di condutture), sia con sistemi di
convogliamento e distribuzione di acque destinate all’uso potabile sia con i sistemi di
adduzione delle acque reflue.
Stante quanto sopra, la eventuale soluzione progettuale prevede il riutilizzo delle
acque meteoriche di dilavamento finalizzato alle necessità civili per l’interno comparto
edilizio C2 B, in conformità a quanto fissato all’art. 5 comma 2 della Legge Regionale
n.13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile”.
Si tratterebbe di un progetto di recupero delle acque meteoriche provenienti da attività
non pericolose, ai sensi di legge, le quali dopo essere state opportunamente trattate (cfr.
Regolamento Regionale 9 dicembre 2013 n. 26) quindi grigliate, dissabbiate e disoleate
(anche se la disoleazione non è necessaria), saranno successivamente inviate agli
impianti di recupero.
Più in dettaglio, le acque di prima pioggia saranno avviate verso vasche di accumulo a
perfetta tenuta stagna, dotate di accorgimenti tecnici che ne consentano lo svuotamento
entro 48 ore successive, e sottoposte ad un trattamento di grigliatura, dissabbiatura e
disoleazione.
Successivamente tutte le acque subiranno il trattamento depurativo (affinamento) che le
renderà idonee al riutilizzo per gli usi civili, così da non superare, all’uscita
dell’impianto, i valori limite dei parametri riportati in Tabella 1 del Regolamento
Regionale n.8/2012.
Il trattamento depurativo (affinamento) che rende le acque idonee al riutilizzo è una
misura che può contribuire agli obbiettivi di tutela quali-quantitativa delle acque, ed
inoltre qualora detta misura sia individuata dal Piano di Tutela delle Acque come
necessaria al perseguimento degli obbiettivi, il servizio di affinamento costituisce parte
integrante del Servizio Idrico Intergrato (SII).
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L’impianto, qualora realizzato, sarà catalogato nel Piano di Tutela delle Acque e dovrà
rispettare sia quanto previsto dal D.M. 185/2003 e ss.mm.ii., sia le disposizioni del
Regolamento Regionale n. 8 del 18 aprile 2012.
Le reti duali del presente progetto, saranno realizzati in modo tale da escludere qualsiasi
interconnessione, contatto o mescolamento anche accidentale, sia con sistemi di
convogliamento e distribuzione di acque destinate all’uso potabile sia con i sistemi di
adduzione delle acque reflue (cfr. ai sensi dell’art.9 comma 5 del Regolamento
Regionale n.8/2012).
Le reti di distribuzione delle acque reflue recuperate saranno progettate e realizzate
secondo i requisiti generali riportati nell’Allegato 2 del Regolamento Regionale
n.8/2012, oltre che essere conformi a quanto stabilito dall’art.11 dello stesso
Regolamento.
In concreto, nella messa in opera dette reti di distribuzione saranno adeguatamente
contrassegnate, mentre i canali a cielo aperto e gli invasi di acque nella rete di
distribuzione saranno indicati con segnaletica colorata e visibile ed, infine, i punti nei
quali sarà conferita l’acqua depurata saranno segnalati in modo da essere chiaramente
distinguibili da quelli delle acque potabili.
Ancora, le tubazioni per l’alimentazione degli scarichi dei servizi igienici saranno
contrassegnati con specifica segnalazione ed il sistema di distribuzione sarà dotato di
idonei strumenti di rilevamento della pressione e della portata, nonché di punti di
prelievo per il monitoraggio della qualità dell’acqua recuperata.
Inoltre, per il dimensionamento del sistema si terrà in debita considerazione la
produzione media dei reflui recuperati e delle oscillazioni temporali di breve o lungo
periodo, ponendo attenzione sia il consumo sia la produzione del refluo affinato.
Ora, poiché al progetto di recupero delle acque reflue deve essere associato uno scarico
alternativo dei reflui affinati in caso di riutilizzo parziale di essi, può essere preso in
considerazione, come già esplicitato nella relazione sullo smaltimento reflui depurati, il
rilascio delle acque meteoriche sul suolo (cfr. l’Allegato tecnico avente ad oggetto
“Inquadramento geologico-idrogeologico di livello preliminare, ai fini dello
smaltimento reflui depurati”).
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Tra i recapiti alternativi, previsti ex art.14 comma 2 del Regolamento Regionale
n.8/2012, vi è la possibilità di rilascio sul suolo assicurando gli obiettivi di qualità
ambientale del Piano di Tutela delle Acque e conformemente alla disciplina degli
scarichi di cui alla Parte III Sezione II, Titolo II, Capo II del D.lgs 152/06.
Inoltre, ai sensi dell’art. 4 comma 2 del Regolamento Regionale n. 26/2013 si deve
prevedere uno scarico alternativo dei reflui recuperati come scarico di emergenza,
previa ordinanza di cui all’art 54 del D.lgs.18.07.2000.
Infatti, all’art. 4 comma 3 dello stesso Regolamento n. 26/2013, si ammette l’utilizzo di
sistemi di smaltimento a gravità nel sottosuolo, come scarico di emergenza in caso di
superamento dei limiti di guardia oltre i quali si determinano condizioni di allagamento
dei centri.
Alla luce di quanto sopra esposto, per il progetto che trattasi, in via del tutto preliminare
e qualora tecnicamente possibile, potrà prevedersi lo scarico di emergenza nel suolo e
nel sottosuolo per i volumi di riutilizzo parziale, previa valutazione della capacità
assorbente della matrice suolo e sottosuolo. Quindi, in fase di progettazione definitiva,
qualora fosse approvato lo smaltimento sul suolo/sottosuolo dei reflui recuperati
eccedenti, dovrà essere valutata attentamente la capacità assorbente e filtrante del suolo
e degli strati superficiali del sottosuolo, valutando anche la presenza tutti i potenziali
inquinanti in modo da assumere tutte le precauzioni per evitarne la dispersione in falda.
Ancora, qualora venga adottata la soluzione progettuale sopra descritta, in fase di
progettazione definitiva e comunque prima della realizzazione delle opere, sarà
necessario acquisire il parere vincolante dell’Autorità di Bacino della Regione Puglia
per l’autorizzazione allo scarico sul suolo e/o negli strati superficiali del sottosuolo e,
sarà inoltre condizione imprescindibile che gli scarichi siano conformi alla disciplina di
cui alla Parte III Sezione II, Titolo II, Capo II del D.lgs 152/06.
Il progetto, in coerenza con i contenuti e finalità del Piano di Tutela delle Acque e del
Regolamento Regionale n. 26/2013, anche se non richiesto, dovrà prevedere la
manutenzione e la pulizia delle superfici scolanti e, qualora ci fossero sversamenti
accidentali, la pulizia delle superfici interessate dovrà essere eseguita immediatamente a
secco o con idonei materiali inerti assorbenti.
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I materiali derivanti da quanto sopra detto, dovranno essere smaltiti come rifiuti
derivanti dallo svolgimento del ciclo produttivo, mentre l’autorità competente, in
relazione al rischio potenziale che possano verificarsi sversamenti accidentali dell’area
scolante, potrà prescrivere l’adozione di sistemi di intercettazione delle sostanze di
facile e tempestiva attivazione al fine di impedire lo sversamento sul suolo e negli strati
superficiali del sottosuolo delle sostanze suddette.
Si tratta di misure precauzionali anche se non specificatamente richieste da normativa
vigente.
Ciò detto, in fase di progettazione definitiva, si dovrà avere cura di verificare la distanza
delle opere di captazione ad uso potabile dal sito di utilizzazione. In particolare, si fa
avviso che lo scarico delle acque meteoriche di dilavamento (quelle eccedenti) sul suolo
e/o negli strati superficiali del sottosuolo non potrà avvenire a meno di:
 200 metri dalle opere di captazione di acque sotterranee destinate a consumo
umano.
 200 metri dalle opere di derivazione di acque sotterranee destinate a consumo
umano.
 In una fascia di 200 metri attorno al punto di scarico non è ammessa la balneazione,
la pesca, la piscicoltura, la stabulazione dei mitili e la molluschicoltura.
Inoltre, affinchè le acque di dilavamento possano essere recuperate per usi civili si
dovrà verificare che la distanza delle opere di captazione ad uso potabile dal sito di
utilizzazione sia non meno di 500 metri.
La scelta dell’opzione progettuale sopra descritta sarà valutata in sede di progettazione
definitiva, allorquando si disporrà dell’ubicazione precisa delle opere di captazione
come richiesto da normativa, nonché delle effettive aree a disposizione per lo
smaltimento dei reflui recuperati, oltre che delle reali condizioni di criticità geologica e
idrogeologica dei luoghi derivanti dalla modellazione geologica definitiva.
Si tratta di una soluzione progettuale che non deve essere in alcun modo interpretata
come definitiva ma solo indicativa e qualora accettata dal progettista incaricato, si dovrà
procedere con la elaborazione di un livello di approfondimento di tipo specialistico nel
pieno rispetto di un progetto definitivo.
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Infine, si fa presente che, anche se non di specifica pertinenza dei contenuti del presente
elaborato, in base al Regolamento Regionale n.12 del 16 giugno 2011, all’interno delle
zone di rispetto delle opere di captazione delle acque sotterranee destinate al consumo
umano erogate a terzi mediante impianti di acquedotto che rivestono carattere di
pubblico interesse, le opere di edilizia residenziale e relative di urbanizzazione, nonché
le opere viarie e, in generale, infrastrutture di servizio, come quelle che si intendono
realizzare, non sono ammissibili.
In altre parole, qualora le opere previste dalla realizzazione del Piano di lottizzazione
del Comparto C2 B, risultassero ricadenti all’interno della zona di rispetto delle opere di
captazione di acque sotterranee destinate al consumo umano erogate a terzi mediante
impianti di acquedotto che rivestono carattere di pubblico interesse, l’esistenza delle
opere edilizie e delle altre attività comunque oggetto del Piano di Lottizzazione non
sarebbero ammissibili.
In particolare, si fa partecipe che la zona di tutela assoluta deve avere una estensione di
raggio di almeno 10 metri dal punto di captazione e la zona di rispetto, che è costituita
dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta, una estensione di raggio
di 200 metri rispetto al punto di captazione o di derivazione.
A tal riguardo, è appena il caso di precisare che nelle zone di rispetto delle opere di
captazione è vietato l’insediamento dei centri di pericolo (come la dispersione nel
sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade) e, similmente, non è
ammissibile l’esistenza di impianti di trattamento individuali di acque reflue
domestiche.
In deroga a tale principio, qualora ci si trovasse nelle condizioni di cui all’art 2 comma
4 del Regolamento Regionale n.12 del 16 giugno 2011, le strutture e attività oggetto del
Piano di Lottizzazione potranno essere dichiarate compatibili all’interno della zona di
rispetto con la presenza delle opere di captazione a condizione che siano rispettate le
seguenti indicazioni e prescrizioni:

per le opere di captazione esistenti ed in esercizio alla data di entrata in vigore
del presente regolamento, si dovrà prevedere la chiusura e l’abbandono della
fonte di captazione nei termini della normativa regionale di riferimento (L.R.
n.1 del 12/01/2005 come modificata con L.R. n.3 del 22/02/05).
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
In alternativa alla chiusura o all’abbandono dell’opera di captazione è
consentito
il
mantenimento
in
esercizio
dell’opera
di
captazione,
subordinatamente all’adozione di misure aggiuntive di “protezione dinamica”.
Si vuole precisare però che la condizione di non ammissibilità alla realizzazione delle
opere previste dal Piano di Lottizzazione, è tutta da verificare.
Infatti solo qualora le opere previste dalla realizzazione del Piano di lottizzazione del
Comparto C2 B, risultassero ricadenti all’interno della zona di rispetto di eventuali
opere di captazione di acque sotterranee presenti e destinate al consumo umano erogate
a terzi mediante impianti di acquedotto che rivestono carattere di pubblico interesse,
l’esistenza delle opere edili e delle altre attività comunque oggetto del Piano di
Lottizzazione non sarebbero ammissibili.
Considerato che condizione appena rappresentata rimane da verificare, nondimeno lo
scrivente rappresenta che in data 30 gennaio 2014 ha presentato formale istanza,
acquisita successivamente agli atti con prot. n°4234 del 6/2/2014, presso gli uffici della
Regione Puglia – Servizio Lavori Pubblici, al fine di acquisire atti, documenti e
informazioni riguardanti l’ubicazione di pozzi ad uso umano, irriguo e domestico e che
alla data attuale di predisposizione del presente elaborato tecnico non ha ancora ricevuto
alcun riscontro in merito a quanto richiesto.
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Inquadramento geografico e ubicazione topografica
5.
Localizzata ad una quota approssimativamente compresa tra i 171 e i 174 metri s. l. m.
l’area in esame presenta le seguenti coordinate chilometriche dei vertici della sagoma
(indicati con le lettere A,B,C,D,E,F,G), calcolate nel sistema di riferimento UTM
WGS84 - ETRS89 fuso 33N (CFR Allegato-Carta dell’ubicazione su base CTR).
 A 632429.49 m E 4553069.73 m N
 B 632553.76 m E 4552997.74 m N
 C 632488.33 m E 4552893.20 m N
 D 632378.40 m E 4552962.74 m N
 E 632412.26 m E 4553010.83 m N
 F 632474.08 m E 4552973.68 m N
L’area in esame può essere individuata nelle seguenti cartografie ufficiali:

Foglio I.G.M 177 “Bari” scala 1:100.000.

Tavoletta (I.G.M) 177 III - N.O. “Ruvo di Puglia” e 177 III N.E. “Bitonto”
scala 1:25.000

Carta Tecnica Regione Puglia F° 437072 "Pezza Santa Croce" e F° 438012
“Parco Teseo”
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6.
2014
Ricostruzione preliminare del modello geologico
I riferimenti bibliografici esistenti in letteratura sulla geologia del territorio di Terlizzi
forniscono uno schema generale relativamente semplice (CFR Allegato Carta
Geologica).
Geologicamente appartenente alle Murge basse, la zona di Terlizzi è caratterizzata, per
lo più dall’affioramento della serie dei calcari cretacei appartenenti al Gruppo dei
Calcari delle Murge (Calcare di Bari) individuato in cartografia geologica ufficiale
scala 1:100.000 con il simbolo C7-4 , dalla Formazione Calcarenitica nota in letteratura
con il nome di (Tufi delle Murge o Calcarenite di Gravina) individuato nella carta
geologica con il simbolo Qcca e dalla formazione geologica dei Depositi Alluvionali del
Quaternario.
In riferimento all’area oggetto di intervento, la formazione geologica affiorante è
rappresentata per lo più da quella cretacea del “Calcare di Bari” (Turoniano Barremiano).
La formazione geologica del “Calcare di Bari” è costituita da calcari detritici di colore
bianco e grigio chiaro in strati e banchi di spessore decimetrico e metrico costituiti da
litofacies a tessitura prevalentemente fango-sostenuta (mudstone, wackestone biopedali
e bindstone stromatolitici) e subordinatamente granulo-sostenuta (packstone/grainstone
bioclastici e biopedali) a luoghi interessati da diagenesi meteorica e/o da pedogenesi
(floatston/rudstone intraclastici
in
matrice
argillosa residuale) con frequenti
intercalazioni di calcari dolomitici e di dolomie grigie.
Nella parte inferiore e superiore del Calcare di Bari, sono stati riconosciuti calcari
macrofossiliferi a molluschi (pevalentemente rudiste); si tratta di gruppi di strati
costituiti da accumuli conchigliari autoctoni o para-autoctoni con tessitura prevalente di
tipo floatstone/rudstone, corrispondenti, dal più antico al più recente, al "livello Palese",
al "livello Sannicandro" e al "livello Toritto".
Nella parte sommitale i floatstone/rudstone bioclastici sono alternati a rudstone
intrabioclastici e a mudstone/wackestone bioturbati.
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Nella parte medio alta della successione si rinvengono bancate massive di brecce
dolomitiche e di dolomie grigio scure a luoghi fittamente laminate che si chiudono
verso est.
L’ambiente di sedimentazione del “Calcare di Bari” è di tipo peritidale di piattaforma
interna mentre le nelle parti sommitali di esso si riconoscono ambienti di transizione da
margine a bacino.
Ciò detto, parte dell’area in esame, quella contermine ad un corso d’acqua episodico
superficiale, è invece interessata dall’affioramento della formazione geologica dei
“Depositi Alluvionali” del Quaternario (CFR Allegato Carta Geologica).
La formazione geologica dei “Depositi Alluvionali” del Quaternario è rappresentata da
depositi terrosi e ciottolosi calcarei che sono presenti sul fondo e sui fianchi dei solchi
erosivi del corsi d’acqua episodico superficiale.
Dal punto di vista tettonico l’area oggetto di studio non risulta essere interessata da
alcun elemento plicativo o disgiuntivo.
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7.
2014
Inquadramento idrogeologico generale del settore Adriatico delle Murge
In Puglia le unità carbonatiche mesozoiche della Piattaforma apula costituiscono un
serbatoio d’acqua di notevole estensione e capacità cui attingono numerosissimi pozzi a
servizio dei comparti civile, agricolo e industriale.
Idrogeologicamente la Puglia può essere distinta in quattro unità: il Gargano, il
Tavoliere, le Murge ed il Salento; si tratta di serbatoi di acqua dolce, idraulicamente
connessi ma aventi “comportamento idrogeologico” sostanzialmente diverso.
Infatti, la differente natura litologico-stratigrafica dei terreni affioranti, i variegati assetti
tettonici degli stessi e l’irregolare distribuzione delle permeabilità cui le falde traggono
alimentazione, fanno si che gli schemi delle circolazioni idriche sotterranee delle quattro
unità idrogeologiche siano diversi fra loro, sebbene la falda costituisca un sistema idrico
continuo.
L’unità idrogeologica della Murgia, risulta essere delimitata a sud dall’allineamento
ideale Taranto-Brindisi e a nord dal fiume Ofanto. Essa inoltre, come mostra la sezione
idrogeologica generale della figura seguente, è a contatto sul lato adriatico con acqua
marina di intrusione continentale, e con argille pliopleistoceniche sul lato bradanico.
(Maggiore e Pagliarulo 2004).
Sezione idrogeologica attraverso le Murge (da Maggiore M. & Pagliarulo P.,2004)
L’acquifero murgiano carsico è, quindi, da considerarsi di tipo “costiero” in cui l’acqua
di mare rappresenta la “base” su cui galleggiano le acque dolci a causa della minore
densità di queste ultime.
Tale Unità costituisce una idrostruttura di elevata capacità e potenzialità idrica, dove le
acque sotterranee circolano secondo livelli idrici preferenziali, irregolarmente distribuiti
nello spazio, in accordo con il forte grado di anisotropia che caratterizza l’acquifero. La
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natura carsica dei terreni che contraddistingue il territorio murgiano, solo parzialmente
ricoperto per trasgressione da sedimenti quaternari di natura sabbioso-argillosa e
calcarenitici, condiziona le modalità di alimentazione/deflusso delle acque sotterranee
ed i lineamenti dell’idrografia superficiale.
Le modalità di infiltrazione e ruscellamento delle acque meteoriche sono quindi legate
sia all’intensità e distribuzione delle discontinuità e cavità che interessano il substrato
calcareo, sia all’eventuale presenza in queste, di materiale di riempimento che
costituisce un ostacolo al libero drenaggio e deflusso delle acque in profondità.
In generale, la principale ricarica dell’acquifero murgiano avviene, ad opera di una serie
di bacini imbriferi di tipo endoreico posti nelle parti più interne e topograficamente più
elevate, che raccolgono le acque degli eventi meteorici convogliandole, mediante
inghiottitoi, verso il sistema dei reticoli carsici sotterranei (Maggiore e Pagliarulo 2004).
La falda idrica si muove, quindi, sotto un carico piezometrico elevato e tende a dirigersi
verso mare in maniera diffusa attraverso la rete carsica disarticolata da faglie e fratture.
Le quote delle zone di maggior ricarica sono all’incirca comprese tra 300 e 600 m s.l.m.
dove le altezze di pioggia raggiungono anche i 750 mm/anno.
Va comunque detto che le zone di alimentazione della falda acquifera sono strettamente
dipendenti dal grado di permeabilità delle rocce affioranti.
Infatti l’assorbimento, è maggiore nei punti interessati da un carsismo più accentuato e
con scarsa o nulla vegetazione, rispetto a zone in cui il substrato carbonatico si presenta
in affioramento compatto e omogeneo o dove sia presente vegetazione.
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Inquadramento idrogeologico dell’area in esame
8.
La circolazione idrica superficiale e sotterranea della zona in esame è condizionata,
dalle caratteristiche idrogeologiche delle rocce affioranti. Dall’analisi delle isopieze
(Fig.1) si può notare come, le quote piezometriche nell’area oggetto di intervento,
dovrebbero essere circa 23 m. s. l. m. quindi la profondità della falda profonda la si
colloca a circa 148 metri dal piano campagna attuale.
Fig. 1 Stralcio della Carta della distribuzione media dei carichi piezometrici degli
acquiferi carsici della Murgia e del SalentoTav. 6.2 del Piano di Tutela delle Acque.
Per quanto riguarda i caratteri di permeabilità, in mancanza di specifiche prove (che si
consiglia di far eseguire in fase definitiva) la formazione geologica affiorante nell’area
di indagine può classificarsi in:
i.
rocce permeabili per carsismo, fessurazione e/o fratturazione valori di
permeabilità 10-6<k< 10-4 m/s; caratterizzanti le aree di affioramento del
Calcare di Bari.
Circa il chimismo delle acque di falda freatica profonda, da dati di letteratura di settore
esso dipende essenzialmente dalle acque di alimentazione (acqua piovana, intrusioni
marine, etc.), ma anche da fattori climatici e geografici oltre che al tempo di
permanenza che le acque hanno nel terreno, prima di raggiungere la zona di saturazione.
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In tutto il territorio pugliese sono, in generale, possibili due tipi di degrado: uno relativo
alla salinizzazione delle acque, l’altro alle fonti di inquinamento chimico-batteriologico.
Dall’analisi delle Prime Misure di Salvaguardia, adottate ai sensi dell’art. 121 del D.lgs.
152/06 comma 2, (Pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n.102 del
18/07/2007) si evince che l’area oggetto di intervento è soggetta alle prescrizioni
generali di dette misure in quanto rientrante in “Area di tutela quali-quantitativa”.
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Fig.3 Tabella Area di vincolo d’uso degli acquiferi “Acquifero carsico della Murgia”
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Fig.4 Tabella Area di vincolo d’uso degli acquiferi “Acquifero carsico della Murgia” Aree interessate da contaminazione
salina.
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9.
Analisi geomorfologica preliminare
Sotto il profilo morfologico la zona comprendente l’area in esame che rientra nell’area
del foglio “177 Bari” possiede i caratteri morfologico-strutturali che si identificano con
quelli dell’area delle murge basse.
L’area murgiana è caratterizzata dalla presenza di tipici solchi di erosione, noti
localmente col nome di “lame”.
Si tratta di piccoli corsi d’acqua a regime del tutto torrentizio lungo i quali, solo in
occasione di precipitazioni di particolare intensità, si raccolgono e defluiscono le acque
di ruscellamento superficiale.
La costituzione di questi brevi e rapidi deflussi è dovuta principalmente all’intasamento
ed ostruzione delle numerose fessurazioni che interessano il calcare e che sono,
naturalmente, facili vie d’accesso dell’acqua in profondità.
Morfologicamente, i suddetti solchi si presentano in genere col fondo piatto e fianchi
mediamente (e solo a luoghi fortemente) acclivi.
Le manifestazioni carsiche superficiali più vistose, oltre le “lame” sono le doline.
Si tratta di aree morfologicamente depresse più o meno grandi, causate dall'azione
corrosiva ed erosiva dell'acqua, ma anche dal crollo del soffitto di cavità sotterranee di
forma generalmente a imbuto, a ciotola o a piatto, terminanti con un inghiottitoio, che
può essere ostruito.
Esse hanno dimensioni molto variabili che in media si aggirano sui 100-150 metri di
diametro e una profondità di 10-20 metri.
Nelle aree di affioramento delle rocce calcaree si caratterizzano, quindi gli elementi
tipici di un sistema carsico.
Per sistema carsico si intende, comunemente, “l’insieme di forme superficiali e
soprattutto sotterranee prodotte da processi carsici, o da processi da esso indotti, la cui
funzione è di drenare le acque sotterranee, da una determinata area verso una sorgente
carsica” (PICCINI, 1999).
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Oltre alle manifestazioni carsiche superficiali, nelle aree di affioramento delle rocce
calcaree, com’è quella oggetto di studio, possono essere presenti manifestazioni
carsiche profonde.
Le rocce calcaree, infatti, si formano in ambienti marini e sono il frutto di un lungo
processo di sedimentazione del carbonato di calcio (CaCO3), il quale è prodotto dal
disfacimento di alghe, gusci di molluschi, plancton, etc..
Lo strato di carbonato di calcio, intercalato da diversi depositi che si possono
amalgamare, ad esempio argillosi, subisce il processo di "diagenesi", è diventa una
roccia.
Ora, il carbonato di calcio di per sé è insolubile in acqua, dunque questa non dovrebbe
avere nessun effetto sul calcare, ma l'acqua piovana che attraversa l'atmosfera e poi il
terreno, gli strati di foglie e tutti i materiali organici in decomposizione, si carica di
anidride carbonica (CO2) e il carbonato di calcio CaCO3 si trasforma in bicarbonato di
calcio Ca(HCO3)2, un sale solubile in acqua.
La dissoluzione delle rocce calcaree, in profondità produce le manifestazioni carsiche
sotterranee, le quali rappresentano elementi di criticità geomorfologica da tenere in
debita considerazione. Le cavità, ad esempio, sono manifestazioni di carsismo profondo
e rappresentano pertanto un elemento di criticità geomorfologica da considerare sia in
fase geologica definitiva ed esecutiva che di modellazione geotecnica del sito.
Pertanto, per quanto riguarda le condizioni di stabilità morfologica, l’area in esame
presenta pendenze del tutto trascurabili, compatibili con l’opera in progetto, ma
eventuali condizioni di instabilità morfologica potrebbero essere dovute alla presenza di
cavità sotterranee, qualora le stesse interessassero i piani di fondazione delle strutture di
smaltimento dei reflui.
Quindi si raccomanda, in riferimento a quanto appena esposto, in fase di modellazione
geologica definitiva ed esecutiva, eseguire opportune indagini GPR (radar) sui piani
fondali o comunque dove poggia il sistema di smaltimento dei reflui al fine di verificare
la continuità degli ammassi rocciosi e quindi verificare eventuali presenze di cavità
sotterranee e/o sacche di terra rossa al di sotto degli stessi piani.
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Lo scrivente, qualora incaricato, in sede di progettazione definitiva ed esecutiva, si
assume di definirne nel dettaglio l’esecuzione e l’ubicazione delle indagini geognostiche
di cui sopra, in modo da fugare al di là di ogni ragionevole dubbio, la presenza di cavità
sotterranee e/o sacche di terra rossa.
Qualora fosse accertata la presenza di cavità e/o sacche di terra rossa andrà predisposto
un opportuno piano di caratterizzazione geologica e geomorfologica mezzo scavi e
perforazioni di sondaggio, in modo da definire dimensioni, profondità e presenza di
eventuale riempimento delle cavità e a cui successivamente far seguire un opportuno
piano di bonifica delle stesse.
Dall’osservazione della Bozza della carta Idrogeomorfologica agli atti della Regione
Puglia si rilevano due corsi d’acqua episodici.
Il primo corso d’acqua interseca l’area oggetto di studio e rappresenta certamente un
elemento di pericolosità idrogeologica, da tenere in debita considerazione in fase di
progettazione definitiva.
Infatti lo scrivente consiglia, di rivedere l’assetto delle opere in fase di progettazione
definitiva ed esecutiva ponendole tutte al di fuori di tutte le fasce di pericolosità
idraulica comunque perimetrate, dall’Autorità di Bacino della Regione Puglia, affinchè,
sussistano le condizioni di
sicurezza idraulica per le opere oggetto del presente
elaborato (CFR Allegato Carta Idrogeomorfologica).
Un ulteriore corso d’acqua episodico, invece, si colloca ad ovest dell’area oggetto di
studio e distante da esso circa 240 metri, ma non dovrebbe rappresentare un elemento di
pericolosità idrogeologica per le opere di progetto.
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10.
Regime vincolistico del PAI
Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, redatto ai sensi dell’articolo 65 del D.lgs.
152/06 ha valore di Piano Territoriale di Settore ed è lo strumento conoscitivo,
normativo e tecnico operativo mediante il quale “sono pianificate e programmate le
azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione
del suolo ricadente nel territorio di competenza dell’Autorità di Bacino della Puglia”.
Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino della Puglia
(P.A.I.), ha la funzione di eliminare, mitigare o prevenire le condizioni di pericolosità
geomorfologica e idraulica derivanti da possibili situazioni di dissesto, ha l’obbiettivo di
promuovere gli interventi di manutenzione del suolo, il controllo, la salvaguardia e la
regolarizzazione dei corsi d’acqua nonché la sistemazione dei versanti e delle aree
instabili a protezione degli abitati e delle infrastrutture.
Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino della Puglia
(P.A.I.), dunque, individua, salvaguarda e valorizza le aree golenali e le fasce di
pertinenza fluviale dei corsi d’acqua e indica gli interventi di protezione e difesa
idrogeologica nuovi o ad integrazione di quelli esistenti, con funzione di controllo
dell’evoluzione dei fenomeni di dissesto e di esondazione.
Le Norme Tecniche di Attuazione del P.A.I. vigente, hanno efficacia giuridica rispetto
alla pianificazione di settore, urbanistica e territoriale ed hanno carattere
immediatamente vincolante per le Amministrazioni e gli Enti Pubblici, nonché per i
soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni dichiarate di tale efficacia dal piano stesso ai
sensi dell’art.65, commi 4,5 e 6 del D.lgs. 152/06.
Si fa presente che il P.A.I. è uno strumento di pianificazione a carattere “aperto”, ciò
vuol dire che le sue previsioni sono continuamente aggiornate in relazione a nuove
condizioni che possono emergere dall’evoluzione del quadro conoscitivo e dagli effetti
degli interventi realizzati.
In riferimento alle perimetrazioni del P.A.I. pubblicate dall’Autorità di Bacino della
Puglia in data 29/01/2014 sul proprio sito web, l’area destinata ad ospitare la struttura in
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progetto è situata in parte in aree classificate ad Alta, Media e Bassa pericolosità
idraulica (CFR Allegato Carta dei vincoli del P.A.I.).
Ciò detto, per le porzioni di area oggetto di intervento perimetrate ad Alta e Media
pericolosità idraulica è fatto divieto di nuova edificazione ai sensi degli artt. 7 – 8 delle
Norme Tecniche di Attuazione del PAI vigente, ovvero è ammessa la realizzazione
delle opere (in aree MP ai sensi dell’art. 8 lettera K) a “…condizione che venga
garantita la preventiva o contestuale realizzazione delle opere di messa in sicurezza
idraulica per eventi con tempo di ritorno di 200 anni, previo parere favorevole
dell’autorità idraulica competente e dell’Autorità di Bacino…”
Pertanto, per quanto concerne le opere del Piano di lottizzazione C2 B del comparto
edificatorio del PRG del Comune di Terlizzi (BA) si raccomanda in fase di
progettazione definitiva ed esecutiva di non prevedere la loro ubicazione all’interno di
dette fasce di pericolosità idraulica, ovvero di tenere in debito conto quanto al
precedente capoverso.
Per quanto attiene invece alla fascia perimetrata a Bassa pericolosità idraulica in essa
sono consentiti tutti gli interventi progettuali, purchè sia garantita comunque la loro
sicurezza idraulica (art. 9 delle Norme Tecniche di Attuazione del PAI vigente) .
In altre parole qualora la Committenza in fase progettuale definitiva ed esecutiva ritenga
opportuno collocare parte delle opere del Piano di Lottizzazione in fascia perimetrata a
Bassa pericolosità idraulica, ciò potrà essere consentito, purchè le stesse, siano
realizzate in condizioni tali da non risultare vulnerabili alle azioni di piene con tempi di
ritorno di 500 anni (si rammenta che la fascia ascritta a Bassa Pericolosità Idraulica è
quella inondabile con tempi di ritorno compresi tra 200 e 500 anni, così come da art. 36
delle Norme Tecniche di Attuazione del PAI), verificando altresì le dovute condizioni di
sicurezza per i fruitori delle aree.
Ad ogni buon conto, e alla luce di quanto detto, lo scrivente consiglia di rivedere
l’assetto delle opere in fase di progettazione definitiva ed esecutiva ponendole tutte al di
fuori di tutte le fasce di pericolosità idraulica comunque perimetrate, quindi anche al di
fuori delle aree classificate a Bassa pericolosità idraulica.
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Si ribadisce, comunque, che qualora siano previsti interventi in aree classificate come
MP dovrà essere chiesto il parere preventivo e vincolante dell’Autorità di Bacino della
Puglia ai sensi dell’articolo 8 delle NTA del PAI, qualora invece gli stessi interventi
siano localizzati esclusivamente in aree classificate come BP l’espressione del parere di
compatibilità degli interventi al PAI è, preliminarmente, nelle competenze
dell’Amministrazione comunale, ai sensi della Legge Regionale n. 19 del 19 luglio
2013, e di cui all’art. 4 comma 1 lettera d.
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11.
Descrizione dell’attività svolta nell’area.
Il progetto in via del tutto indicativa riguarda lo smaltimento delle acque meteoriche di
dilavamento e di prima pioggia, derivanti dai piazzali di n. 10 villette singole, n. 1
villetta bifamiliare, n. 3 edifici per l’edilizia residenziale pubblica, n. 1 complesso
immobiliare adibito ad attività terziarie (uffici, esercizi commerciali etc.), oltre che
opere viarie (strade, piazzali, rampe etc.). L’area complessiva del lotto risulta essere
pari a 16.000 m2.
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12.
Individuazione della curva di possibilità pluviometrica e valutazione delle
portate di massima piena
Per l’area in esame è stata costruita la curva di possibilità pluviometrica con il metodo
GUMBEL utilizzando i dati pluviografici (pari a 33 osservazioni dal 1964 al 2009)
della stazione pluviometrica di Ruvo di Puglia (da Annali Idrologici, Ministero dei
Lavori Pubblici, Roma).
I parametri ottenuti dalla curva di possibilità pluviometrica saranno successivamente
utilizzati per il calcolo della portata massima per un tempo di ritorno pari a 5 anni.
Ad ogni buon conto in fase definitiva la curva di possibilità pluviometrica, dovrà
essere costruita e con il metodo GUMBEL e con quello VAPI.
La portata di massima piena è funzione di diversi fattori quali: litologia, pendenza,
piovosità, vegetazione, distribuzione delle piogge, entità delle piogge di massima
intensità e di breve durata.
E’ possibile quantificare la portata di massima piena, utilizzando delle formule che
fanno riferimento a tre parametri principali:

tempo di corrivazione (tc);

altezza di pioggia critica (hc);

coefficiente di deflusso istantaneo (Ki).
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13.
Curve di possibilità pluviometrica con metodo di Gumbel
Per il calcolo con il metodo Gumbel sono stati presi in considerazione i valori di
pioggia di massima intensità e breve durata per un periodo di 33 anni relativi alla
stazione pluviometrica di Ruvo di Puglia.
DATI PLUVIOGRAFICI
(Precipitazioni di massima intensità registrate al pluviografo su 1, 3, 6, 12, 24 ore consecutive)
Anno
1964
1966
1967
1968
1970
1971
1972
1973
1974
1976
1978
1979
1984
1985
1987
1989
1990
1991
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2007
2008
2009
Stazione di :
RUVO DI
PUGLIA
Quota (m s.l.m.) :
254
Numero di osservazioni :
33
N=
t = 1 ora
t = 3 ore
t = 6 ore
t = 12 ore
t = 24 ore
h (mm)
h (mm)
h (mm)
h (mm)
h (mm)
25.6
34.0
26.4
57.8
23.8
20.4
27.4
31.6
24.4
41.6
26.2
14.8
39.0
19.2
23.2
28.0
15.0
32.4
13.6
28.8
28.6
11.8
17.0
23.8
30.4
23.0
12.0
58.4
33.2
22.2
16.8
19.6
38.8
40.6
35.2
26.6
58.8
25.4
23.8
29.6
33.6
35.0
54.6
40.8
16.4
39.0
24.0
23.4
31.2
25.2
34.2
15.8
36.8
33.8
24.6
36.6
27.4
35.6
25.8
23.0
70.2
44.2
27.8
24.8
22.0
46.6
46.0
39.0
26.8
59.8
26.4
30.2
40.0
33.8
45.4
54.6
43.0
31.0
39.0
29.0
39.6
31.8
46.6
34.2
20.6
38.4
39.4
39.6
47.4
33.6
35.8
33.8
26.6
72.4
46.4
29.2
32.4
34.8
48.8
68.2
46.0
27.6
59.8
38.8
43.0
54.2
33.8
55.6
54.6
44.0
43.4
49.2
39.6
67.0
31.8
76.6
37.0
22.4
45.4
43.8
52.4
58.0
47.2
48.4
42.8
43.8
80.2
48.0
41.4
38.4
42.6
56.6
90.8
48.0
43.4
60.0
58.4
79.6
54.6
38.8
55.6
64.0
44.8
75.6
74.0
58.2
108.8
31.8
84.4
40.4
32.2
46.4
50.4
66.8
60.2
75.0
54.2
48.0
55.8
93.2
74.4
70.6
48.0
57.4
71.2
45
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
La legge di Gumbel segue la legge esponenziale del tipo
(1)
Dove P(ht) è la probabilità di non superamento dell’evento di altezza ht relativo alla
popolazione con parametri ut e αt.
In forma esplicita la relazione (1) si esprime come
(2)
Poiché il tempo di ritorno è legato alla P(ht) dalla seguente relazione
(3)
allora
(4)
In essa compaiono due parametri funzione della media e della deviazione standard dei
dati pluviografici
(5)
(6)

μt= media dei dati pluviografici

σt = deviazione standard dei dati pluviografici

il pedice t indica la dipendenza dei parametri dalla durata di precipitazione

αt e ut parametri della legge di Gumbel.
Stimati tali parametri è possibile calcolare l’altezza di pioggia massima di durata 1, 3,
6, 12, 24 ore per qualsivoglia valore di P(ht) ovvero del tempo di ritorno T = 5, 10 30
anni dato che sussiste la relazione.
46
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
Nella tabella sottostante si riportano i valori di μt, σt, αt e ut
Dati statistici
N = 33
t = 1 ora
t = 3 ore
t = 6 ore
t = 12 ore
t = 24 ore
Media
(ht) 
26.93
33.10
38.65
47.93
61.06
Deviazione standard
(ht) 
11.13
11.86
10.52
12.76
17.92
0.12
0.11
0.12
0.10
0.07
21.93
27.77
33.91
42.19
53.00
Parametri della legge di
Gumbel
Successivamente è possibile calcolare con la relazione (4) i valori di altezza massima
di pioggia regolarizzate e le relative leggi di pioggia per i tempi di ritorno pari a 5, 10 ,
30anni.
Altezza di pioggia
Tr
t = 1 ora
t = 3 ore
t = 6 ore
t = 12 ore
t = 24 ore
5 anni
hmax =
34.94
41.63
46.21
57.10
73.95
10 anni
hmax =
41.44
48.56
52.37
64.57
84.43
30 anni
hmax =
51.28
59.04
61.67
75.84
100.27
Tr
LEGGE DI PIOGGIA
5 anni
→ h=33,071xt^0,2304
10 anni
→ h=39,026xt^0,2161
30 anni
→ h=48,019xt^0,2006
h = a xt n
47
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
È stata costruita la “curva segnalatrice di possibilità pluviometrica” ponendo in scala
logaritmica in ordinata i valori di altezza di pioggia di massima intensità espressa in
mm e in ascissa la durata pari a 1, 3, 6, 12, 24 ore, (vedi grafico sottostante).
Curve di probabilità pluviometrica
y = 33,071x0,2304
y = 39,026x0,2161
y = 48,019x0,2006
h (mm)
1000
100
10
0,1
1
10 t (ore)
100
1000
Ora si passa al calcolo del tempo di corrivazione utile per il calcolo dell’altezza critica
di pioggia e successivo calcolo della portata massima al colmo.
48
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
14.
Calcolo del tempo di corrivazione
Il tempo di corrivazione (tc) è definito come il tempo necessario, espresso in ore,
affinché una particella d’acqua giunga alla sezione di chiusura di una rete di drenaggio
dal punto più distante dell’area. Esso dipende, nel caso in esame, dalla distanza dalla
vasca di raccolta delle acque piovane al punto più distante del piazzale. Nella formula
della portata di massima piena viene assunta la durata della pioggia pari al tempo di
corrivazione in modo tale che tutta l’area del bacino contribuisce al deflusso con
pioggia di durata minima e di massima intensa.
Per il calcolo è stata utilizzata la formula di GIANDOTTI:
t c h  
4 S b  1,5Lp
0,8 H m
GIANDOTTI
(7)
Sb = Superficie bacino (Km2)
Lp = Lunghezza dell’asta principale in (Km);
Hm = (Quota massima del terreno – Quota minima del terreno)/2 in (m).
I tempi di corrivazione dei rispettivi bacini di ogni singola unità abitativa e delle strade
sono riportati nella tabella sottostante
Sb (Km2)
Lp (Km)
Hm (m)
tc (ore)
Villetta a1
0,000221
0,0145
0,10
0,321
Box a1
0,000044
0,0127
1,25
0,051
Villetta a2
0,000213
0,0145
0,10
0,317
Box a2
0,000044
0,0127
1,25
0,051
Villetta a3
0,000215
0,0145
0,10
0,318
Box a3
0,000044
0,0127
1,25
0,051
Villetta a4
0,000218
0,0143
0,10
0,318
Box a4
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a5
0,000212
0,0143
0,10
0,315
Box a5
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a6
0,000219
0,0143
0,10
0,319
Box a6
0,000044
0,0130
1,25
0,051
49
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
Villetta a7
0,000212
0,0143
0,10
0,315
Box a7
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a8
0,000205
0,0140
0,10
0,309
Box a8
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a9
0,000206
0,0140
0,10
0,310
Box a9
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a10
0,000205
0.0140
0,10
0,309
Box a10
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a11
0,000181
0,0140
0,10
0,296
Box a11
0,000044
0,0130
1,25
0,051
Villetta a12
0,000195
0,0140
0,10
0,304
Box a12
0,000044
0,0125
1,25
0,051
Ed.Publica b1
0,000391
0,0150
0,10
0,401
Box b1
0,000056
0,0102
1,25
0,051
Ed.Publica b2
0,000383
0,0150
0,10
0,399
Box b2
0,000056
0,0102
1,25
0,051
Ed.Publica b3
0,000381
0,0149
0,10
0,397
Box b3
0,000056
0,0102
1,25
0,051
Terziario c1
0,000309
0,0462
0,10
0,552
Strada privata 1
0,000830
0,1212
0,90
0,391
Strada privata 2
0,000508
0,1171
1,90
0,341
50
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
15.
Calcolo dell’altezza di pioggia critica
L’altezza di pioggia critica è quella che ha una durata pari al tempo di corrivazione tc
del bacino ed è supposta uniformemente distribuita sul bacino; infatti se la durata della
pioggia t è minore di tc, non tutto il bacino contribuirà contemporaneamente alla
formazione del deflusso: alla fine della precipitazione (istante t) tutte le parti più
distanti del bacino non avranno ancora contribuito al deflusso e quando questo avverrà
(dopo un intervallo di tempo tc – t) le zone più vicine alla sezione di chiusura avranno
cessato di contribuire.
Viceversa se la pioggia ha durata t > tc tutto il bacino contribuirà contemporaneamente
al deflusso per un intervallo di tempo t – tc in cui la portata resterà costante e pari al
valore massimo.
La precipitazione si considera di intensità costante durante tutta la durata dell’evento;
Come già detto la precipitazione più pericolosa per il bacino è naturalmente quella
caratterizzata dalla durata che consente all’intero bacino di contribuire al deflusso, di
durata pari al tempo di corrivazione.
Nella tabella sottostante si riportano i valori di altezza critica di pioggia h(t,T)(mm)
relativi alle diverse superfici ottenuta con la seguente relazione:
h (t,T) = a · tn
Superficie
impermeabile
Villa a1
Rampa Box a1
Superficie
impermeabile
Villa a2
Rampa Box a2
(8)
Tr (anni)
a
n
tc (ore)
5
33,0709
0,2304
10
39,0259
0,2161
30
48,0192
0,2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
h(t,T) (mm)
25,45
0.321
30,43
38,23
tc (ore)
h(t,T) (mm)
16,65
0,051
20,51
26,42
tc (ore)
h(t,T) (mm)
25,38
0,317
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.2304
0,051
16,65
5
33.0709
51
30,45
38,13
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
Superficie
impermeabile
Villa a3
Rampa Box a3
Superficie
impermeabile
Villa a4
Rampa Box a4
Superficie
impermeabile
Villa a5
Rampa Box a5
Superficie
impermeabile
Villa a6
Rampa Box a6
Superficie
impermeabile
Villa a7
Rampa Box a7
Superficie
10
39.0259
0.2161
20,51
30
48.0192
0.2006
26,42
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
tc (ore)
h(t,T) (mm)
25.39
0.318
30.46
38.15
tc (ore)
h(t,T) (mm)
16,65
0,051
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30.47
30
48.0192
0.2006
38.17
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
20,51
26,42
tc (ore)
h(t,T) (mm)
25.40
0.318
tc (ore)
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
16.70
0.051
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
30.49
38.18
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
20.56
26.48
h(t,T) (mm)
25.35
0.315
30.41
38.10
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
20.56
26.48
tc (ore)
52
h(t,T) (mm)
25.42
0.319
tc (ore)
39.0259
20.56
26.48
tc (ore)
10
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
tc (ore)
10
30.41
38.10
tc (ore)
10
h(t,T) (mm)
25.35
0.315
tc (ore)
10
20.56
26.48
tc (ore)
10
h(t,T) (mm)
h(t,T) (mm)
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
impermeabile
Villa a8
Rampa Box a8
Superficie
impermeabile
Villa a9
Rampa Box a9
Superficie
impermeabile
Villa a10
Rampa Box a10
Superficie
impermeabile
Villa a11
Rampa Box a11
Superficie
impermeabile
Villa a12
Rampa Box a12
Superficie
impermeabile
Ed.Publica b1
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
25.24
0.309
37.95
tc (ore)
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
0.051
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
30.29
37.95
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
20.56
26.48
h(t,T) (mm)
24.98
0.296
30.00
37.61
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
20.56
26.48
h(t,T) (mm)
25.13
0.304
30.17
37.81
tc (ore)
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
20.56
26.48
tc (ore)
53
h(t,T) (mm)
25.24
0.309
tc (ore)
39.0259
20.56
26.48
tc (ore)
10
h(t,T) (mm)
16.70
0.051
tc (ore)
39.0259
30.31
37.97
tc (ore)
10
h(t,T) (mm)
25.25
0.310
tc (ore)
39.0259
20.56
26.48
tc (ore)
10
h(t,T) (mm)
16.70
tc (ore)
10
30.29
h(t,T) (mm)
26.80
0.401
32.04
39.99
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
tc (ore)
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
h(t,T) (mm)
16.64
Rampa Box b1
Superficie
impermeabile
Ed.Publica b2
0.051
20.49
26.40
tc (ore)
h(t,T) (mm)
26.75
0.399
31.99
39.93
tc (ore)
h(t,T) (mm)
16.64
Rampa Box b2
Superficie
impermeabile
Ed.Publica b3
0.051
26.40
tc (ore)
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
20.49
h(t,T) (mm)
26.73
0.397
31.96
39.89
tc (ore)
h(t,T) (mm)
16.64
Rampa Box b3
Superficie
impermeabile
Terziario c1
Superficie
impermeabile
Strada interna
privata 1
Superficie
impermeabile
Strada interna
privata 2
0.051
26.40
tc (ore)
39.0259
0.2161
48.0192
0.2006
54
34.32
42.62
h(t,T) (mm)
26.64
0.391
31.87
39.78
tc (ore)
30
h(t,T) (mm)
28.84
0.552
tc (ore)
10
20.49
h(t,T) (mm)
25.81
0.341
30.93
38.69
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
16.
Coefficiente di deflusso istantaneo
Ai fini del calcolo delle portate è importante conoscere il valore del coefficiente di
deflusso istantaneo che può essere definito come il rapporto tra il volume d’acqua
defluito e il volume di pioggia.
Nel caso specifico, poiché siamo in presenza di un’area ricoperta da una superficie
impermeabile, non essendoci assorbimenti, possiamo assumere prudenzialmente
secondo Kuichling K= 0.9 (vedi tabella).
Valori del coefficiente secondo Kuichling
Tetti impermeabili
0,70-0,95
Pavimentazione di asfalto in buono stato
0,85-0,90
Pavimenti di pietra o laterizio con connessure cementate 0,75-0,85
Pavimentazione a macadam
0,25-0,60
Strade e viali con ghiaietto
0,15-0,30
Superfici non pavimentate, piazzali ferroviari
0,10-0,30
Parchi, giardini, prati
0,05-0,25
Aree boscose e foreste
0,01-0,20
55
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
17.
Calcolo della portata max, valutazione della capacità di assorbimento del
sottosuolo e definizione del franco di sicurezza
Per una valutazione semplice e piuttosto immediata della portata massima al colmo si
può fare ricorso alla formula razionale:
(9)
dove
hc é l’altezza di pioggia critica espressa in mm;
Ki è il coefficiente di deflusso istantaneo ed è adimensionale poiché espresso dal
rapporto tra il volume dei deflussi meteorici e il volume degli afflussi;
tc è il tempo di corrivazione espresso in ore;
A è l’area in Km2.
Qmax sarà espressa in m3/sec.
Le portate massime di picco da smaltire per i diversi tempi di ritorno e per le diverse
altezze critiche di precipitazione sono riportate nella tabella sottostante
Superficie
impermeabile
Villa a1
Tr (anni)
a
n
5
33,0709
0,2304
10
39,0259
0,2161
30
48,0192
0,2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
tc (ore)
0.321
tc (ore)
h(t,T) (mm)
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25,45
0,0044
4,38
30,43
0,0053
5,25
38,23
0,0066
6,58
h(t,T) (mm)
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16,65
0,0036
3,59
20,51
0,0044
4,42
26,42
0,0057
5,69
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25,38
0,0043
4,27
30,45
0,0051
5,12
38,13
0,0064
6,42
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16,65
0,0036
3,59
20,51
0,0044
4,42
Rampa Box a1
Superficie
impermeabile
Villa a2
Rampa Box a2
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
0,051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0,317
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0,051
10
39.0259
0.2161
56
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
30
Superficie
impermeabile
Villa a3
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
26,42
tc (ore)
0,0057
5,69
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.39
0.0043
4.29
30.46
0.0051
5.15
38.15
0.0064
6.45
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16,65
0,0036
3,59
20,51
0,0044
4,42
26,42
0,0057
5,69
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.40
0.0043
4.34
h(t,T) (mm)
0.318
tc (ore)
h(t,T) (mm)
Rampa Box a3
Tr (anni)
Superficie
impermeabile
Villa a4
Rampa Box a4
5
Superficie
impermeabile
Villa a6
Rampa Box a6
Superficie
impermeabile
Villa a7
Superficie
h(t,T) (mm)
0.2304
39.0259
0.2161
30.47
0.0052
5.21
30
48.0192
0.2006
38.17
0.0065
6.52
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.35
0.0043
4.27
30.41
0.0051
5.12
38.10
0.0064
6.41
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.42
0.0044
4.36
30.49
0.0052
5.23
38.18
0.0066
6.55
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.35
0.0043
4.27
30.41
0.0051
5.12
38.10
0.0064
6.41
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
Rampa Box a7
tc (ore)
10
Tr (anni)
Rampa Box a5
33.0709
n
0.318
10
Superficie
impermeabile
Villa a5
a
0,051
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.315
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.319
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.315
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
57
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
impermeabile
Villa a8
5
Superficie
impermeabile
Villa a9
Rampa Box a9
Superficie
impermeabile
Villa a10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Superficie
impermeabile
Villa a11
Rampa Box a11
Superficie
impermeabile
Villa a12
Superficie
impermeabile
Ed.Publica b1
n
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
Rampa box a12
a
5
Tr (anni)
Rampa Box a10
0.2304
10
Tr (anni)
Rampa Box a8
33.0709
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
0.309
tc (ore)
25.24
0.0042
4.18
30.29
0.0050
5.02
37.95
0.0063
6.29
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.25
0.0042
4.20
30.31
0.0050
5.04
37.97
0.0063
6.32
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.24
0.0042
4.18
30.29
0.0050
5.02
37.95
0.0063
6.29
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
24.98
0.0038
3.83
30.00
0.0046
4.60
37.61
0.0058
5.76
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
h(t,T) (mm)
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.13
0.0040
4.03
30.17
0.0048
4.84
37.81
0.0061
6.06
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.70
0.0036
3.57
20.56
0.0044
4.39
26.48
0.0057
5.66
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
26.80
0.0065
6.52
32.04
0.0078
7.80
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.310
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.309
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.296
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
0.304
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.401
10
39.0259
0.2161
58
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
39.99
tc (ore)
0.0097
9.73
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.64
0.0046
4.62
20.49
0.0057
5.69
26.40
0.0073
7.34
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
26.75
0.0064
6.43
31.99
0.0077
7.69
39.93
0.0096
9.60
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.64
0.0046
4.62
20.49
0.0057
5.69
26.40
0.0073
7.34
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
26.73
0.0064
6.42
31.96
0.0077
7.68
39.89
0.0096
9.58
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
16.64
0.0046
4.62
20.49
0.0057
5.69
26.40
0.0073
7.34
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
28.84
0.0040
4.03
34.32
0.0048
4.80
42.62
0.0060
5.96
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
26.64
0.0141
14.12
31.87
0.0169
16.89
39.78
0.0211
21.09
Qmax
Qmax
(m3/sec)
(l/sec)
25.81
0.0096
9.61
30.93
0.0115
11.51
38.69
0.0144
14.40
h(t,T) (mm)
Rampa Box b1
Superficie
impermeabile
Ed.Publica b2
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.399
tc (ore)
h(t,T) (mm)
Rampa Box b2
Superficie
impermeabile
Ed.Publica b3
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.397
tc (ore)
h(t,T) (mm)
Rampa Box b3
Superficie
impermeabile
Terziario c1
Superficie
impermeabile
Strada 1
Superficie
impermeabile
Strada 2
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
Tr (anni)
a
n
5
33.0709
0.2304
10
39.0259
0.2161
30
48.0192
0.2006
0.051
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.552
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.391
tc (ore)
h(t,T) (mm)
0.341
a ed n sono i coefficienti della curva di possibilità pluviometrica, tc = tempo di
corrivazione in ore, h(t,T) = altezza critica di pioggia in funzione del tempo di ritorno,
Qmax = Portata massima
Per il calcolo delle portate delle acque di prima pioggia, (ossia i primi 5 mm di acqua
meteorica di dilavamento preceduta da almeno 48 ore di tempo asciutto per un altezza
59
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
di precipitazione uniformemente distribuita su tutta la superficie impermeabile) si è
assunto un tempo di precipitazione meteorica di 15 minuti.
Le acque di prima pioggia vengono definite dal REGOLAMENTO REGIONALE 9
dicembre 2013, n. 26 “Disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e di prima
pioggia” (attuazione dell’art. 113 del Dl.gs. n. 152/06 e ss.mm. ed ii.):
le prime acque meteoriche di dilavamento relative ad ogni evento meteorico preceduto
da almeno 48 (quarantotto) ore di tempo asciutto, per una altezza di precipitazione
uniformemente distribuita:
I. di 5 (cinque) mm per superfici scolanti aventi estensione, valutata al netto delle aree
a verde e delle coperture non carrabili che non corrivano sulle superfici scolanti
stesse, inferiore o uguale a 10.000 (diecimila) mq;
II. compresa tra 5 (cinque) e 2,5 (due virgola cinque) mm per le superfici scolanti di
estensione rientranti tra 10.000 (diecimila) mq e 50.000 (cinquantamila) mq, valutate
al netto delle aree a verde e delle coperture non carrabili che non corrivano sulle
superfici scolanti stesse, in funzione dell’estensione dello stesso bacino correlata ai
tempi di corrivazione alla vasca di prima pioggia;
III. di 2,5 (due virgola cinque) mm per superfici scolanti aventi estensione, valutata al
netto delle aree a verde e delle coperture non carrabili che non corrivano sulle
superfici scolanti stesse, superiori a 50.000 (cinquantamila) mq;
La quantità totale di “acque di prima pioggia”, e quindi il volume della vasca di
raccolta e stoccaggio di “prima pioggia” sarà di:
Volume di prima pioggia VPP [m3] = S · 5mm
Portata Q = VPP/15min
Volume di sedimentazione (volume dei fanghi)
VSED = Q · Cf
VPP [m3 ] = Volume utile della vasca di prima pioggia
Q [l/sec] o [m3/= Portata delle acque di prima pioggia dovuta all’evento meteorico l/s
60
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
S [m2] = Superficie scolante drenante servita dalla rete di drenaggio
Cf = Coefficiente della quantità di fango prevista
VSED = volume utile della vasca di sedimentazione dei fanghi m3
Volume di prima pioggia VPP = S · 5mm
Volume di sedimentazione VSED [m3] = Q· Cf
Per Cf = 100
Il volume totale delle vasche sarà uguale a VPP + VSED
Dove la portata delle acque di prima pioggia dovuta all’evento meteorico sarà pari a
Q = VPP( m3) : 15min = VPP (m3) /900sec
61
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
Volume di prima
pioggia (m3)
Sb
(m2)
Portata acque di prima pioggia
VPP( m3) : 15min = VPP (m3) /900sec
Volume
sedimentazio
ne [m3]
VSED= Q·Cf
Cf =100
VPP = S · 5mm
TOT
Villa+box
Villetta a1
221
1,10
Box a1
Villetta a2
Box a2
Villetta a3
Box a3
Villetta a4
Box a4
Villetta a5
Box a5
Villetta a6
Box a6
Villetta a7
Box a7
Villetta a8
Box a8
Villetta a9
Box a9
Villetta
a10
Box a10
Villetta
a11
Box a11
Villetta
a12
44
213
44
215
44
218
44
212
44
219
44
212
44
205
44
206
44
0,22
1,06
0,22
1,07
0,22
1,09
0,22
1,06
0,22
1,09
0,22
1,06
0,22
1,02
0,22
1,03
0,22
205
1,02
44
0,22
181
0,90
44
0,22
195
0,97
1,32
1,28
1,29
1,31
1,28
1,31
1,28
1,24
1,25
1,24
m3/sec
(l/sec)
Tot
Villa+Box
1,22
0,24
1,18
0,24
1,19
0,24
1,21
0,24
1,18
0,24
1,21
0,24
1,18
0,24
1,13
0,24
1,14
0,24
1,13
1,46
1,42
1,43
1,45
1,42
1,45
1,42
1,37
1,38
1,37
0,24
1,12
1,00
0,24
1,19
1,08
Tot
0,00122
0.00024
0,00118
0,00024
0,00119
0,00024
0,00121
0,00024
0,00118
0,00024
0,00121
0,00024
0,00118
0,00024
0,00113
0,00024
0,00114
0,00024
0,00113
0,00146
0,00142
0,00143
0,00145
0,00142
0,00145
0,00142
0,00137
0,00138
0,00137
0,00100
0,00124
0,00024
1,32
Villa+box
Tot
Villa+Box
0,00024
1,24
Volume totale della
vasca di prima
pioggia [m3]
VPP+VSED
0,00108
62
0,00132
0,122
1,222
0,024
0,118
0,024
0,119
0,024
0,121
0,024
0,118
0,024
0,121
0,024
0,118
0,024
0,113
0,024
0,114
0,024
0,244
1,178
0,244
1,189
0,244
1,211
0,244
1,178
0,244
1,211
0,244
1,178
0,244
1,133
0,244
1,144
0,244
0,113
1,133
0,024
0,244
0,100
1,000
0,024
0,244
0,108
1,078
1,466
1,422
1,433
1,455
1,422
1,455
1,422
1,377
1,388
1,377
1,244
1,322
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
Box a12
Ed.Public
a b1
Box b1
Ed.Public
a b2
Box b2
Ed.Public
a b3
Box b3
Terziario
c1
Strada
privata 1
Strada
privata 2
44
0,22
0,24
391
1,95
0,024
0,244
0,217
2,172
56
0,28
0,031
0,311
383
1,91
0,212
2,122
56
0,28
0,031
0,311
381
1,90
0,211
2,111
56
0,28
0,31
0,00031
0,031
0,311
309
1,54
1,71
0,00171
0,171
1,711
830
4,15
4,61
0,00461
0,461
4,611
508
2,54
2,82
0,00282
0,282
2,822
2,23
2,17
0,00024
2,48
0,31
2,19
2,12
2,11
0,00248
0,00031
2,43
0,31
2,18
0,00217
0,00212
0,00243
0,00031
2,42
0,00211
63
0,00242
2,483
2,433
2,422
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
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Le acque di seconda pioggia sono le acque meteoriche di dilavamento, derivanti dalla
superficie scolante servita dal sistema di drenaggio e avviata allo scarico nel corpo
recettore in tempi successivi a quelli definiti per il calcolo delle acque di prima pioggia
(dopo i primi 15 minuti). I volumi di acqua totale e di acqua di seconda pioggia caduta
sulle diverse superfici sono stati calcolati nella tabella sottostante S
b
= Superficie
scolante drenante servita dalla rete di drenaggio (area piazzale) h(t,T) = altezza critica
di pioggia in metri (m)
Volume totale di
pioggia (Vtot)
Sb (m2) · h(t,T)(m)
m3
Volume acqua
di seconda
pioggia
Vtot – VPP
m3
Sb
(m2)
h(t,T)
(mm)
h(t,T)
(m)
Villetta a1
221
25,45
0,02545
5,624
4,52
Box a1
Villetta a2
Box a2
Villetta a3
Box a3
Villetta a4
Box a4
Villetta a5
Box a5
Villetta a6
Box a6
Villetta a7
Box a7
Villetta a8
Box a8
Villetta a9
Box a9
Villetta a10
Box a10
Villetta a11
Box a11
Villetta a12
Box a12
Ed.Publica b1
Box b1
Ed.Publica b2
Box b2
Ed.Publica b3
Box b3
Terziario c1
Strada privata 1
Strada privata 2
44
213
44
215
44
218
44
212
44
219
44
212
44
205
44
206
44
250
44
181
44
195
44
391
56
383
56
381
56
309
830
508
16,65
25,38
16,65
25,39
16,65
25,40
16,70
25,35
16,70
25,42
16,70
25,35
16,70
25,24
16,70
25,25
16,70
25,24
16,70
24,98
16,70
25,13
16,70
26,80
16,64
26,75
16,64
26,73
16,64
28,84
26,64
25,81
0,01665
0,02538
0,01665
0,02539
0,01665
0,02540
0,01670
0,02535
0,01670
0,02542
0,01670
0,02535
0,01670
0,02524
0,01670
0,02525
0,01670
0,02524
0,01670
0,02498
0,01670
0,02513
0,01670
0,02680
0,01664
0,02675
0,01664
0,02673
0,01664
0,02884
0,02664
0,02581
0,733
5,406
0,733
5,459
0,733
5,537
0,735
5,374
0,735
5,567
0,735
5,374
0,735
5,174
0,735
5,202
0,735
6,310
0,735
4,521
0,735
4,900
0,735
10,479
0,932
10,245
0,932
10,184
0,932
8,912
22,111
13,111
0,51
4,35
0,51
4,39
0,51
4,45
0,52
4,31
0,52
4,48
0,52
4,31
0,52
4,15
0,52
4,17
0,52
5,06
0,52
3,621
0,52
3,930
0,52
8,52
0,65
8,34
0,65
8,28
0,65
7,37
17,96
10.57
Il franco di sicurezza dal livello statico della falda profonda è pari ad almeno 148 m.
64
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
18.
Coordinate UTM dei punti di scarico
La superficie interessata dallo studio ricade nei seguenti fogli IGM in scala 1:25.000:
F° 177 Tav. III N.O. “Ruvo di Puglia” e F177 III N.E. Bitonto.
Le coordinate, nel Sistema WGS 84 Proiezione UTM - Zona 33N, delle singole
cisterne di raccolta delle acque piovane sono individuate nella tabella sottostante.
Cisterna Villetta a1
Cisterna Villetta a2
Cisterna Villetta a3
Cisterna Villetta a4
Cisterna Villetta a5
Cisterna Villetta a6
Cisterna Villetta a7
Cisterna Villetta a8
Cisterna Villetta a9
Cisterna Villetta a10
Cisterna Villetta a11
Cisterna Villetta a12
Cisterna Ed.Publica b1
Cisterna Ed.Publica b2
Cisterna Ed.Publica b3
Cisterna terziario c1
Punto di scarico Strada
privata 1
Punto di scarico Strada
privata 2
Coordinata X
Coordinata Y
Quota
s.l.m.m.
(m)
632452.93
632466.34
632489.32
632435.57
632448.71
632475.54
632488.69
632440.75
632454.07
632480.51
632493.60
632503.17
4553042.11
4553033.99
4553020.45
4553000.20
4552992.17
4552975.88
4552967.78
4552982.66
4552974.50
4552958.37
4552950.40
4552944.59
171,40
171,40
170,00
172,00
172,00
171,50
171,50
171,80
171,80
171,30
170,86
170,61
632423.28
4552986.30
172,38
632516.46
4552958.04
170,05
632493.33
4552918.26
171,40
65
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
19.
Conclusioni

Possibile soluzione progettuale: si è individuata una possibile soluzione
progettuale per il riutilizzo delle acque meteoriche di dilavamento.

La soluzione progettuale prevede il riutilizzo delle acque meteoriche di
dilavamento finalizzato alle necessità civili, per l’interno comparto edilizio C2
B in conformità a quanto fissato dalla Legge Regionale n.13/2008 “Norme per
l’abitare sostenibile”. Al progetto di recupero delle acque reflue è associato,
come scarico alternativo dei reflui affinati in caso di loro riutilizzo parziale, un
progetto di rilascio delle acque meteoriche sul suolo. Tra i recapiti alternativi,
previsti da legge, vi è la possibilità di rilascio sul suolo assicurando gli obiettivi
di qualità ambientale del Piano di tutela delle Acque e conformemente alla
disciplina degli scarichi di cui alla Parte III Sezione II, Titolo II, Capo II del
D.lgs 152/06.
Infine, qualora le opere previste dalla realizzazione del Piano di lottizzazione
del Comparto C2 B, risultassero ricadenti all’interno della zona di rispetto delle
opere di captazione di acque sotterranee destinate al consumo umano erogate a
terzi mediante impianti di acquedotto che rivestono carattere di pubblico
interesse, l’esistenza delle opere edili e delle altre attività comunque oggetto
del Piano di Lottizzazione non sarebbero ammissibili. Quest’ultima condizione
però è da verificare e anche per tale fine, lo scrivente rappresenta che in data
30 gennaio 2014 ha presentato formale istanza, acquisita successivamente agli
atti con prot. n°4234 del 06/02/2014, presso gli uffici della Regione Puglia –
Servizio Lavori Pubblici, al fine di acquisire atti, documenti e informazioni
riguardanti l’ubicazione di pozzi ad uso umano, irriguo e domestico e che alla
data attuale di predisposizione del presente elaborato tecnico non ha ancora
ricevuto alcun riscontro in merito a quanto richiesto.

Modello Geologico: Dal punto di vista geologico nell’area in esame affiora per
lo più la formazione geologica del “Calcare di Bari”. Parte dell’area in esame,
quella contermine ad un corso d’acqua episodico superficiale, è invece
66
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
interessata dall’affioramento della formazione geologica dei “Depositi
Alluvionali” del Quaternario (CFR Allegato Carta Geologica).

Modello idrogeologico: Dall’analisi delle isopieze si può notare come, le
quote piezometriche nell’area oggetto di intervento, dovrebbero essere circa 23
m. s. l. m. quindi la profondità della falda profonda la si colloca a circa 148
metri dal piano campagna attuale.
Dall’analisi delle Prime Misure di Salvaguardia, adottate ai sensi dell’art. 121
del D.Lgs. 152/06 comma 2, (Pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione
Puglia n.102 del 18/07/2007) si evince che l’area oggetto di intervento è
soggetta alle prescrizioni generali di dette misure in quanto rientrante in “Area
di tutela quali-quantitativa”.

Modello geomorfologico: Per quanto riguarda le condizioni di stabilità
morfologica, l’area in esame presenta pendenze del tutto trascurabili,
compatibili con l’opera in progetto, ma eventuali condizioni di instabilità
morfologica potrebbero essere dovute alla presenza di cavità sotterranee,
qualora le stesse interessassero i piani di fondazione o comunque i piani di
posa delle strutture di smaltimento dei reflui.
Quindi, si raccomanda, in riferimento a quanto appena esposto, in fase di
modellazione geologica definitiva ed esecutiva, di eseguire opportune indagini
GPR (radar) sui piani fondali del sistema di smaltimento dei reflui al fine di
verificare la continuità degli ammassi rocciosi e quindi verificare eventuali
presenze di cavità sotterranee e/o sacche di terra rossa al di sotto degli stessi
piani.
Lo scrivente, qualora incaricato, in sede di progettazione definitiva ed
esecutiva, si assume di definirne nel dettaglio l’esecuzione e l’ubicazione delle
indagini geognostiche di cui sopra, in modo da fugare al di là di ogni
ragionevole dubbio, la presenza di cavità sotterranee e/o sacche di terra rossa.
Qualora fosse accertata la presenza di cavità e/o sacche di terra rossa andrà
predisposto
un
opportuno
piano
di
caratterizzazione
geologica
e
geomorfologica mezzo scavi e perforazioni di sondaggio, in modo da definire
dimensioni, profondità e presenza di eventuale riempimento delle cavità e a cui
67
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
successivamente far seguire un opportuno piano di bonifica delle stesse.
Dall’osservazione della Bozza della carta Idrogeomorfologica agli atti della
Regione Puglia si rilevano due corsi d’acqua episodici. Il primo corso d’acqua
interseca l’area oggetto di studio e rappresenta certamente un elemento di
pericolosità idrogeologica, da tenere in debita considerazione in fase di
progettazione definitiva.
Infatti, lo scrivente consiglia di rivedere l’assetto delle opere in fase di
progettazione definitiva ed esecutiva ponendole tutte al di fuori di tutte le fasce
di pericolosità idraulica comunque perimetrate, dall’Autorità di Bacino della
Regione Puglia, affinchè, sussistano le condizioni di sicurezza idraulica per le
opere
oggetto
del
presente
elaborato
(CFR
Allegato
Carta
Idrogeomorfologica).

Vincolistica: In riferimento alle perimetrazioni del P.A.I. pubblicate
dall’Autorità di Bacino della Puglia, l’area destinata ad ospitare la struttura in
progetto è situata in parte in aree classificate ad Alta, Media e Bassa
pericolosità idraulica (CFR Allegato cartografico). Ciò detto, per le porzioni di
area oggetto di intervento perimetrate ad Alta e Media pericolosità idraulica è
fatto divieto di nuova edificazione ai sensi degli artt. 7 – 8 delle Norme
Tecniche di Attuazione del PAI vigente, ovvero è ammessa la realizzazione
delle opere (in aree MP ai sensi dell’art. 8 lettera K) a “[…] condizione che
venga garantita la preventiva o contestuale realizzazione delle opere di messa
in sicurezza idraulica per eventi con tempo di ritorno di 200 anni, previo
parere favorevole dell’autorità idraulica competente e dell’Autorità di
Bacino[…]”
Pertanto, per quanto concerne le opere del Piano di lottizzazione C2 B del
comparto edificatorio del PRG del Comune di Terlizzi (BA), ivi compresi i
sistemi di smaltimento reflui, si raccomanda in fase di progettazione definitiva
ed esecutiva di non prevedere la loro ubicazione all’interno di dette fasce di
pericolosità idraulica, ovvero di tenere in debito conto quanto al precedente
capoverso.
Per quanto attiene invece alla fascia perimetrata a Bassa pericolosità idraulica
in essa sono consentiti tutti gli interventi progettuali, purchè sia garantita
68
2014
Inquadramento geologico - idrogeologico preliminare
Geo Exploration S.n.c. Via Ameglio 67 Angolo via Lanza 1
70019 Triggiano (Bari)
comunque la loro sicurezza idraulica (art. 9 delle Norme Tecniche di
Attuazione del PAI vigente). In altre parole, qualora la Committenza in fase
progettuale definitiva ed esecutiva ritenga opportuno collocare parte delle
opere del Piano di Lottizzazione (compresi i sistemi di smaltimento reflui) in
fascia perimetrata a Bassa pericolosità idraulica, ciò potrà essere consentito,
purchè le stesse siano realizzate in condizioni tali da non risultare vulnerabili
alle azioni di piene con tempi di ritorno di 500 anni (si rammenta che la fascia
ascritta a Bassa Pericolosità Idraulica è quella inondabile con tempi di ritorno
compresi tra 200 e 500 anni, così come da art. 36 delle Norme Tecniche di
Attuazione del PAI), verificando altresì le dovute condizioni di sicurezza per i
fruitori delle aree.
Ad ogni buon conto, e alla luce di quanto detto, lo scrivente consiglia di
rivedere l’assetto delle opere in fase di progettazione definitiva ed esecutiva
ponendole tutte al di fuori di tutte le fasce di pericolosità idraulica comunque
perimetrate, quindi anche al di fuori delle aree classificate a Bassa pericolosità
idraulica.
Si ribadisce, in ogni caso, che qualora siano previsti interventi in aree
classificate come MP dovrà essere chiesto il parere preventivo e vincolante
dell’ente competente in materia di difesa del suolo - Autorità di Bacino della
Puglia - ai sensi dell’articolo 8 delle NTA del PAI, qualora invece gli stessi
interventi siano localizzati esclusivamente in aree classificate come BP
l’espressione del parere di compatibilità degli interventi al PAI è di
competenza dell’Amministrazione comunale, ai sensi dell’art. 4 comma 1 della
Legge Regionale n. 19 del 19 luglio 2013.
Triggiano, 17.04.2014
IL TECNICO
Geol. Fabio Elio BUZZANCA
69
Carta dell'ubicazione su base C.T.R. F° 437072 "Pezza Santa Croce" e F° 438012 "Parco Teseo"
632500.000000
Molfetta
Bisceglie
Giovinazzo
Area oggetto di studio
Terlizzi
Ruvo di Puglia
Bitonto
µ
4553000.000000
4553000.000000
Palo del Colle
Legenda
632500.000000
Edilizia residenziale pubblica
Corso d'acqua episodico
Terziario
Cisterna per la raccolta dell'acqua piovana
Trattamento delle acque di prima pioggia
Ville
Fabbricato esistente
UTM WGS84 - ETRS89 fuso 33N
0
12.5
25
Scala 1:1.000
50
75
100
Metri
Carta dell'ubicazione su base ortofoto
632500.000000
Molfetta
Bisceglie
Giovinazzo
Area oggetto di studio
Terlizzi
Ruvo di Puglia
Bitonto
µ
a3
Palo del Colle
a2
a1
4553000.000000
4553000.000000
a4
a5
a6
a8
c1
a7
a9
a10
b1
a11
a12
b2
b3
Legenda
632500.000000
Edilizia residenziale pubblica
Corso d'acqua episodico
Terziario
Cisterna per la raccolta dell'acqua piovana
Trattamento delle acque di prima pioggia
Ville
Fabbricato esistente
UTM WGS84 - ETRS89 fuso 33N
0
12.5
25
Scala 1:1.000
50
75
100
Metri
Carta Idrogeomorfologica
630900.000000
631200.000000
631500.000000
631800.000000
632100.000000
632400.000000
632700.000000
633000.000000
633300.000000
633600.000000
633900.000000
Molfetta
Bisceglie
4552000.000000 4552200.000000 4552400.000000 4552600.000000 4552800.000000 4553000.000000 4553200.000000 4553400.000000 4553600.000000 4553800.000000 4554000.000000
634200.000000
Giovinazzo
Area oggetto di studio
Terlizzi
Ruvo di Puglia
Bitonto
µ
630600.000000
630900.000000
631200.000000
631500.000000
631800.000000
632100.000000
632400.000000
632700.000000
633000.000000
Legenda
Area oggetto di studio
Orli di terrazzo morfologico
Corso d'acqua episodico
Ripe di erosione fluviale
Corso d'acqua obliterato
633300.000000
633600.000000
Palo del Colle
633900.000000
634200.000000
SIT REGIONE PUGLIA UTM WGS84 - ETRS89 fuso 33N
Faglia presunta
V
Λ
V
Λ
Asse di sinclinale certo
Asse di sinclinale presunto
0 100 200
Scala 1:10.000
400
600
800
Metri
4552000.000000 4552200.000000 4552400.000000 4552600.000000 4552800.000000 4553000.000000 4553200.000000 4553400.000000 4553600.000000 4553800.000000 4554000.000000
630600.000000
Carta dei vincoli del P.A.I.
632430.000000
632500.000000
632570.000000
632640.000000
Molfetta
Bisceglie
Giovinazzo
4553080.000000
4553080.000000
Area oggetto di studio
Terlizzi
4553040.000000
Ruvo di Puglia
µ
MP
Palo del Colle
AP
4553000.000000
4553000.000000
BP
Bitonto
4552960.000000
4552960.000000
BP
Legenda
632360.000000
632430.000000
632500.000000
AP Aree ad alta pericolosità idraulica
Edilizia residenziale pubblica
Corso d'acqua episodico
MP Aree a media pericolosità idraulica
Terziario
Cisterna per la raccolta dell'acqua piovana
Trattamento delle acque di prima pioggia
BP Aree a bassa pericolosità idraulica
Ville
Fabbricato esistente
632570.000000
4552880.000000
4552920.000000
MP
4552920.000000
4552880.000000
4553040.000000
632360.000000
632640.000000
UTM WGS84 - ETRS89 fuso 33N
0
12.5
25
Scala 1:1.000
50
75
100
Metri
632700.000000
633000.000000
Molfetta
Bisceglie
Giovinazzo
µ
C
Palo del Colle
af
4553200.000000
7-4
7-4
4553400.000000
4553400.000000
A'
4553000.000000
4553200.000000
C
Bitonto
à
af
A
4552800.000000
Cc7 - 4 Calcari detritici, generalmente in strati e
talora in banchi o lastriformi ("chiancarelle");
calcari dolomitizzati e dolomie con un livello di
breccia calcareo - dolomitica a cemento
dolomitico; calcari massicci o in banchi a;
Chodrodonata
cfr.
joannae
(CHOFF.)
Apricardia laevigata (D'ORB.), Caprina sp.,
Caprinula sp., Sauvagesia sp., S. sharpei
(BAYLE) Durania arnaudi (CHOFF.), Nerinea
cfr. pseudo-nobilis (CHOFF.), Cuncolina
pavonia parva HENSON, Nezzazata simplex
OMARA, Nummoloculina heimi BONET,
Turoniano - Cenomaniano (livelli "Toritto" e
"Sannicandro");
Eoradiolites
davisdoni
(HILL), E. mugensis TORRE, Orbitolinidae
(Coskinolina sunnilandensis MAYNC, C.
adkinsi BARKER, ecc. Albiano (livello
"Palese") Toucasia cfr. carinata (MATH.), T.
Trasversa(PAQUIER), Agria sp., Orbitolina
sp., Cuneolina camposauri (SART. e
CRESC.), C. laurenti (SART. e CRESC.),
Bacinella
irregularis
(RAD.),
Salpingoporella dinarica (RAD.), Aptiano Barremiano (livello "Corato"). TURONIANO BARREMIANO CALCARE DI BARI
Ruvo di Puglia
4553000.000000
7-4
Terlizzi
4552800.000000
Depositi alluvionali terrosi e ciottolosi, sul fondo
dei solchi erosivi delle Murge ("lame") e, in
terrazze, sui fianchi di questi solchi.
OLOCENE-PLEISTOCENE.
4552600.000000
Sezione A-A'
Qcca
631800.000000
632100.000000
632400.000000
632700.000000
633000.000000
UTM WGS84 - ETRS89 fuso 33N
0
50 100
Scala 1:5.000
200
300
400
Metri
4552400.000000
Strati poco inclinati (10°-45°)
4552600.000000
Faglia presunta
à
C
632400.000000
Area oggetto di studio
4552400.000000
af
632100.000000
4553600.000000
Area oggetto di studio
631800.000000
à
Legenda
4553600.000000
Carta Geologica
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Relazione disciplina acque meteoriche