AMBITO TERRITORIALE INTEGRATO N.1 Servizio di Gestione Integrata dei Rifiuti Procedura di formazione del Piano di Ambito e della congiunta Valutazione Ambientale Strategica RAPPORTO AMBIENTALE ESTENSORE DELLA RELAZIONE : Dott. Ing. Marta Davanzati ……............................................ …….............................................. ………………………......... GIUGNO 2010 SOMMARIO SOMMARIO................................................................................................................................................ 1 1. INQUADRAMENTO NORMATIVO IN MATERIA DI VAS............................................................... 2 1.1 Premessa................................................................................................................................................. 2 1.2 Normativa comunitaria........................................................................................................................... 2 1.3 Normativa nazionale .............................................................................................................................. 4 1.4 Normativa regionale............................................................................................................................... 6 2. INDICAZIONE DEGLI OBIETTIVI DEL PRGR CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PREVISIONI RIFERITE AL CONTESTO TERRITORIALE IN ESAME. ............................................. 10 2.1 Gli obiettivi del PRGR (generali)........................................................................................................ 10 2.2 Gli scenari evolutivi ............................................................................................................................. 11 2.3 Gli scenari evolutivi ............................................................................................................................. 17 2.4 Obiettivi del piano d’ambito in riferimento alle scelte del PRGR (specifici) ...................................... 21 2.5 Sintesi degli obiettivi del Piano............................................................................................................ 22 3. SINTETICA RICOGNIZIONE DELLO STATO DI FATTO DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI A LIVELLO DI ATI ...................................................................................................................................... 24 3.1 Livelli di produzione di rifiuti urbani ed assimilati.............................................................................. 24 3.2 Livelli di erogazione dei servizi e risultati conseguiti in termini di recupero ...................................... 29 3.3 Articolazione del sistema impiantistico: capacità recettive e potenzialità residue degli impianti ........ 32 4. VALUTAZIONE PRELIMINARE DELLE POSSIBILITA’ DI OTTIMIZZAZIONE TECNICO GESTIONALI DEGLI IMPIANTI ESISTENTI........................................................................................ 37 5. SINTESI DELLA PROPOSTA DI PIANO D’AMBITO ...................................................................... 39 5.1 Livelli attesi di produzione di rifiuti urbani ed assimilati..................................................................... 39 5.2 Obiettivi di recupero e individuazione delle prioritarie azioni............................................................. 42 5.3 Individuazione interventi necessari al conseguimento dell’autonomia gestionale del trattamento e smaltimento nella fase a regime e transitoria ............................................................................................. 45 6. CARATTERISTICHE DEL SISTEMA TERRITORIALE-AMBIENTALE INTERESSATO DAL PIANO D’AMBITO................................................................................................................................... 54 6.1 Diagnosi del contesto ambientale......................................................................................................... 54 6.2 Sintesi dei fattori ambientali positivi e negativi (Analisi SWOT)........................................................ 61 7. ANALISI E VERIFICA COERENZA................................................................................................... 66 7.1 Coerenza ambientale interna ................................................................................................................ 66 7.2 Coerenza ambientale esterna ................................................................................................................ 75 8. VALUTAZIONI DELLE RICADUTE AMBIENTALI DELLE SCELTE PIANIFICATORIE........... 82 8.1 Questione ambientale: ARIA, stima delle emissioni del ciclo gestione rifiuti urbani ......................... 83 8.2 RACCOLTA ........................................................................................................................................ 87 8.3 TRASPORTO .................................................................................................................................... 106 8.4 FASE DI TRATTAMENTO/SMALTIMENTO................................................................................ 115 8.5 Componente ambientale: PAESAGGIO ........................................................................................... 128 8.6 Componente ambientale: SUOLO..................................................................................................... 130 REV1 del 03/06/2010 1/ 140 8.7 Componente ambientale: ACQUA........................................................................................................................... 130 8.8 Componente ambientale: BIODIVERSITA’, FLORA E FAUNA ........................................................................ 130 8.9 Componente ambientale: SALUTE UMANA................................................................................... 130 9. SINTESI DELLA VALUTAZIONE INCIDENZA SUI SITI DELLA RETE NATURA 2000 .......... 133 10. SISTEMA DI CONTROLLO E MONITORAGGIO......................................................................... 133 10.1 Organizzare il controllo ambientale ................................................................................................. 133 10.2 Indicatori di monitoraggio PRGR .................................................................................................... 134 11. PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE..................................................................................... 140 1. INQUADRAMENTO NORMATIVO IN MATERIA DI VAS 1.1 Premessa Negli ultimi anni l’attenzione generale verso uno sviluppo sostenibile dell’ambiente ha assunto un ruolo sempre più importante nel panorama europeo, imponendo un’evoluzione in questa direzione anche della normativa comunitaria, nazionale e locale. L’introduzione di valutazioni ambientali, obbligatorie nei diversi livelli di pianificazione e programmazione, rappresenta una svolta significativa nell’attenzione all’ambiente: non solo vengono valutati gli effetti a seguito di interventi antropici, ma vengono valutati i potenziali effetti anche a monte degli stessi, a livello pianificatorio e programmatico, generando una più organica ed ordinata disciplina del governo dell’ambiente, per la promozione di uno sviluppo sostenibile. La normativa statale e locale si sta rapidamente evolvendo per recepire un orientamento comunitario ormai definito in tal senso, e gli organi di governo del territorio si avviano verso un pieno regime di correlazione tra le problematiche ambientali e le necessità pianificatorie, siano esse relative ad un ambito territoriale ampio oppure circoscritto. Nei paragrafi seguenti verrà presentata la normativa vigente, dall’ampia scala comunitaria fino al livello locale, relativa alla Valutazione Ambientale Strategica, in generale ed in particolare nella tematica dei rifiuti, oggetto del presente documento. 1.2 Normativa comunitaria La Direttiva Europea 2001/42/CE concerne la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente naturale, e pone l’obbligo di effettuare valutazioni REV1 del 03/06/2010 2/ 140 ambientali di un piano o programma che abbia effetti significativi sull’ambiente, sia esso a livello nazionale, regionale o locale. Tale valutazione, definita Valutazione Ambientale Strategica, ha dunque l’obiettivo di garantire un’elevata protezione dell’ambiente attraverso considerazioni ambientali durante l’elaborazione dei piani stessi; si esprime attraverso la produzione di un Rapporto Ambientale, in cui vengono “individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull’ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale del piano o del programma”, ed una serie di cartografie tematiche. Il Rapporto Ambientale, dopo una valutazione da parte dei soggetti che ne possono essere interessati, viene esaminato dall’autorità competente ambientale, designata dallo stato, prima dell’adozione del piano o dell’avvio della procedura amministrativa d’approvazione. Il rispetto dell’accessibilità dei documenti viene garantito dalla Direttiva 2003/4/CE, che regolamenta l’accesso del pubblico all’informazione ambientale, e dalla direttiva 2003/35/CE, che prevede la possibilità del pubblico di partecipare alla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente. Nel Rapporto Ambientale, i cui contenuti sono elencati nell’allegato I della Direttiva 2001/42/CE, deve inoltre essere incluso un programma di monitoraggio, in modo da permettere di intervenire in modo tempestivo, con misure correttive, qualora si manifestino, durante l’attuazione del piano, effetti negativi imprevisti. Successivamente alla direttiva 2001/42/CE sono state emanate le linee guida della Commissione Europea, in attuazione della suddetta Direttiva, per aiutare gli Stati membri dell’Unione a renderla pienamente operativa, rispettandone le disposizioni e ricavandone i benefici previsti. Tra i piani ed i programmi per cui è prevista, all’interno della direttiva 2001/42/CE, la valutazione ambientale, vi è la pianificazione nel settore della gestione dei rifiuti. Di seguito verrà fornito un elenco di tale normativa: Direttiva 91/156 sui rifiuti, che prevede una politica di gestione che privilegia la prevenzione ed il recupero piuttosto che lo smaltimento, andando a modificare la precedente direttiva 75/442 relativa ai rifiuti; Direttiva 91/689 sui rifiuti pericolosi, seguita dalla decisione 94/904/CE di istituzione del Codice Europeo dei Rifiuti Pericolosi, successivamente sostituita dalla Decisione 2000/532/CE; REV1 del 03/06/2010 3/ 140 Direttiva 94/62 sugli imballaggi e relativi rifiuti, dalla quale gli stati membri hanno definito i relativi obiettivi di recupero e riciclaggio; Direttiva 96/61/CE che prevede un approccio integrato per la riduzione e prevenzione dell’inquinamento industriale; Direttiva 99/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, successivamente aggiornata dalla Decisione 2003/33/CE; Direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, come modificata dalla Decisione del 24 gennaio 2005; Direttiva 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio sull’incenerimento dei rifiuti. 1.3 Normativa nazionale Il regime legislativo italiano sta recentemente evolvendo secondo un orientamento in cui la dimensione ambientale è effettivamente integrata all’interno dei piani e dei programmi, si è infatti recepita di recente la Direttiva Europea 2001/42/CE, esplicando le procedure da adottarsi per la VAS attraverso il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/’06) e le sue successive modifiche. Già nella Legge n.308 del 15 dicembre 2004, che delegava al governo la legiferazione in materia ambientale, si prevedeva l’adozione di misure di diretta applicazione per promuovere l'utilizzo della VAS nella stesura dei piani e dei programmi statali, regionali e sovracomunali, in ottemperanza alla direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, in materia di VAS. Il recente Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 e la sua versione corretta dal D.Lgs. n.4 del 16 gennaio 2008, attuazioni della suddetta legge n. 308/04, affermano che la VAS costituisce parte integrante del procedimento di adozione dei piani e dei programmi per cui è prevista, in quanto preordinata a garantire che gli effetti, derivanti dall’attuazione dei piani stessi, siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione. In particolare, in tali Decreti si trova l’elenco dei piani e dei programmi sottoposti a VAS, tra essi appunto, il piano concernente la gestione dei rifiuti. La VAS deve essere effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma, comunque prima della sua approvazione, ed integrata alle procedure ordinarie previste per l’adozione dei piani e dei programmi. REV1 del 03/06/2010 4/ 140 La realizzazione della VAS è concretizzata nel Rapporto Ambientale, che costituisce parte integrante della documentazione del piano o programma da approvare. Per la stesura dello stesso si può fare riferimento all’allegato I al D.Lgs. 152/’06, che rappresenta una guida delle informazioni da inserire nel rapporto. Tali informazioni devono comunque essere valutate con l’autorità competente e le altre autorità che, per specifiche competenze ambientali, possono essere interessate agli effetti legati all’attuazione del piano stesso, sia per la portata delle informazioni da inserire che per il loro livello di dettaglio. Aspetti importanti da non tralasciare nel rapporto ambientale sono quindi: I contenuti ed i principali obiettivi del piano o del programma, ed il rapporto con altri piani o programmi pertinenti; lo stato attuale dell’ambiente e la sua possibile evoluzione senza l’attuazione del piano o programma; le caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere interessate in modo significativo all’attuazione del piano o programma; i problemi ambientali esistenti e pertinenti al piano o programma, compresi quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, a zone di protezione speciale e di interesse per la flora e la fauna; gli obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello comunitario o nazionale pertinenti al piano o programma; i possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi quelli secondari o cumulativi, siano essi a breve o lungo termine, permanenti o temporanei, positivi o negativi; le misure previste per ridurre o compensare gli effetti negativi indotti dall’attuazione del piano o programma; la sintesi delle ragioni che motivano la scelta delle alternative e la descrizione dei criteri di valutazione, delle difficoltà incontrate nella raccolta dei dati; le misure previste per il monitoraggio ed il controllo degli effetti ambientali significativi, derivanti dall’attuazione del piano o programma; una sintesi non tecnica del documento. Il rapporto ambientale, prima della sua adozione o approvazione, deve essere messo a disposizione delle autorità, che esercitano funzioni amministrative correlate agli REV1 del 03/06/2010 5/ 140 effetti sull’ambiente dovuti all’attuazione del piano o del programma stesso, e del pubblico, con le forme di pubblicità previste dalla normativa vigente, per la presentazione di eventuali osservazioni. Una volta scaduti i termini per la presentazione delle osservazioni, è previsto che l’autorità competente si pronunci con un giudizio di compatibilità ambientale: il parere positivo, anche se subordinato alla presentazione di modifiche o integrazioni da valutarsi, è necessario per il proseguo del procedimento di approvazione del piano o programma. L’approvazione del piano o programma tiene conto del parere dell’autorità competente, ed è accompagnata da una sintesi che illustra come sono state integrate le considerazioni ambientali nel piano o programma stesso e come è stato tenuto in considerazione il rapporto ambientale nel processo autorizzativo, i risultati delle consultazioni e le motivazioni della scelta di quella adottata tra le alternative possibili, infine, le misure di monitoraggio. Il controllo sugli effetti ambientali significativi, derivanti dall’attuazione del piano o programma, viene effettuato dall’autorità competente per l’approvazione del piano, che si avvale del sistema della Agenzie ambientali. Sempre nel D. Lgs. 152/’06 e s.m.ed i., al capo III si leggono le “disposizioni specifiche per la VAS in sede regionale o provinciale”. In questa sezione si specifica che sono le regioni e le province a stabilire, con proprie leggi e regolamenti, le procedure per la valutazione ambientale strategica dei piani e dei programmi; qualora non vengano specificate altrimenti, le procedure da seguire sono quelle statali. Una volta esaminata la normativa statale in tema di VAS, bisogna correlarla alla normativa statale di settore per quanto concerne la gestione dei rifiuti, anch’essa rappresentata dal Decreto Legislativo 152/’06, che abroga di fatto il Decreto Legislativo 22 del 1997, cosiddetto Decreto Ronchi, e le sue modifiche ed integrazioni, in materia di rifiuti. 1.4 Normativa regionale Con l'entrata in vigore della Parte II del D.Lgs. (Decreto Legislativo) 3 aprile 2006, n. 152 la Regione Umbria aveva fornito prime indicazioni tecniche per le procedure di REV1 del 03/06/2010 6/ 140 Valutazione Ambientale nella Deliberazione di Giunta Regionale (DGR) 1 ottobre 2007, n. 1566. Il 13 febbraio 2008 è entrato in vigore il D.Lgs. 4/2008, correttivo unificato al D.Lgs. 152/2006 parte II: in attesa della normativa regionale La Regione Umbria ha ritenuto opportuna la predisposizione di un atto di indirizzo per assicurare le prime disposizioni applicative del decreto in ambito regionale. Parte sostanziale della Deliberazione di Giunta Regionale (DGR) n. 383 del 16 aprile 2008 "Procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) in ambito regionale. Prime disposioni applicative delineate in conformità al contenuto della Parte seconda del D.Lgs. 152/2006 come sostituite dal D.Lgs. 4/2008" è l’Allegato appositamente elaborato per l’applicazione delle norme del decreto correttivo D.Lgs 4/2008 in base alle prime disposizioni applicative; in esso vengono esposti i criteri generali in base ai quali sono precisati i soggetti per l’applicazione della VAS in ambito regionale, gli ambiti di applicazione - con le specifiche per la pianificazione urbanistica comunale e provinciale come definite e disciplinate dalla normativa regionale - l’integrazione e il coordinamento delle procedure. Le fasi e le modalità della VAS in ambito regionale fanno riferimento alle disposizioni del D.Lgs 4/2008: a) svolgimento di una verifica di assoggettabilità; b) elaborazione del rapporto ambientale; c)svolgimento delle consultazioni; d)decisione; e)informazione sulla decisione; f)monitoraggio. Di seguito viene esplicitato il riferimento alla presenza, per le procedure in ambito regionale, dei momenti di comunicazione dell'informazione, come previsti nelle prime disposizioni applicative deliberate per la Regione Umbria (Deliberazione di Giunta Regionale n. 383 del 16.4.08), basate sul quadro normativo relativo alla Valutazione Ambientale Strategica - VAS (Decreto Legislativo 4/08). Poiché in ogni caso l'autorità competente ad esprimere la VAS è diversa da quella che procede alla formazione e approvazione del piano o programma, nei punti elencati di seguito ne viene sempre esplicitata la funzione nei riguardi della comunicazione. REV1 del 03/06/2010 7/ 140 1. Il piano o programma nasce - ai fini del processo di VAS - con l'atto che definisce l'impegno, da parte dell'autorità procedente, alla sua formazione. Tale atto comprende il rapporto preliminare sui possibili impatti significativi sull'ambiente del piano o programma (indice del rapporto ambientale) e il documento preliminare sulla proposta di piano. L'atto iniziale e la documentazione relativa vengono resi pubblici a cura dell'autorità procedente secondo le modalità proprie del procedimento amministrativo del piano o programma, l'autorità procedente comunque rende pubblico l'avvio della VAS attraverso avviso sul proprio portale web istituzionale e con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale - BUR (All. alla DGR 383/08, punto 4, Fase A e B). 2. Nei casi previsti il processo di VAS è anticipato da una verifica di assoggettabilità, attivata per valutare se il piano o programma debba essere sottoposto alla procedura di valutazione completa. Per tale verifica si procede ad una prima consultazione tra amministrazioni - intese come Autorità Competente, Autorità Procedente e Soggetti competenti in materia ambientale, sulla base del rapporto preliminare. parere conduce all'emanazione di un L'acquisizione del provvedimento di verifica. Il provvedimento viene reso pubblico (art. 12 punto 5. D.L.gsl. 4/08) a cura dell'autorità competente attraverso il BUR e il sito web della Regione Umbria, e deve riportare espressamente le motivazioni ((All. alla DGR 383/08, punto 4, Fase B). In caso di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), le modalità d'informazione del pubblico danno specifica evidenza dell'integrazione procedurale con la VAS. 3. Il rapporto preliminare costituisce altresì la base per la redazione del rapporto ambientale che accompagnerà l'intero processo di elaborazione e approvazione del piano o programma e parte integrante di questi, sin dalla sua proposta. La presentazione del rapporto ambientale e della proposta di piano o programma da' avvio alla fase di consultazione con il pubblico e pubblico interessato. L'autorità procedente mette a disposizione dell'autorità competente e dei soggetti competenti in materia ambientale nonché del pubblico interessato la documentazione relativa alla proposta di piano o programma, al rapporto ambientale e alla sintesi non tecnica di quest'ultimo (art. 13 punto 5. D.L.gsl. 4/08), depositandone copia cartacea presso la REV1 del 03/06/2010 8/ 140 propria sede e le sedi dell'autorità competente e delle province (anche parzialmente interessate), con la sola sintesi non tecnica del rapporto ambientale presso i comuni. Per la consultazione da parte del pubblico vengono indicate in un apposito avviso pubblicato sul BUR, le sedi per la consultazione diretta (art. 14 punto 1. D.L.gsl. 4/08), mentre i file relativi sono caricati anche sul sito web sempre dell'autorità procedente e/o del soggetto proponente, nonché dell'Autorità competente.(art. 14 punto 2. D.L.gsl. 4/08). L'Allegato alla DGR 383/08, al punto 4, Fase C inoltre precisa che l'avviso deve contenere: il titolo della proposta di piano o programma, l'indicazione del proponente e dell'autorità procedente, l'indicazione delle sedi ove possano essere consultati proposta e rapporto ambientale, quelle per consultare la sintesi non tecnica, denominazione ed indirizzo dell'autorità procedente per l'invio di osservazioni e contributi. 4. Il rapporto ambientale passa quindi attraverso l'esame istruttorio - che inizia contestualmente all'avvio della consultazione - delle osservazioni e la valutazione, sfociando nel parere motivato e nella successiva eventuale revisione della proposta del piano o programma, esplicitata in una dichiarazione sintetica del come i vari momenti siano stati integrati. 5. L'iter a questo punto va alla sua naturale conclusione di adozione o approvazione del piano o programma da parte dell'organo competente, per la decisione finale. L'atto di adozione o approvazione del piano o programma, cioé la decisione finale, in base all'Allegato alla DGR 383/08, punto 4, Fase E, è reso pubblico dall'autorità procedente sulle pagine del BUR e tutta la documentazione relativa al piano o programma e alla sua istruttoria è depositata per la visura presso le sedi indicate. Inoltre attraverso il sito pubblicati il parere web motivato istituzionale dell'autorità e una dichiarazione competente di sono sintesi curata dall'autorità procedente (art. 17 D.Lgsl. 4/08). 6. Segue la fase di monitoraggio degli impatti significativi sull'ambiente dopo che il piano o programma è stato approvato (decisione finale) e durante tutto il suo ciclo di vita. Circa le misure adottate per il monitoraggio (art. 17 D.Lgsl. 4/08), le modalità di svolgimento ed i suoi risultati, nonché delle misure correttive ne viene data informazione attraverso i siti web dell'autorità REV1 del 03/06/2010 9/ 140 competente e procedente e delle Agenzie interessate.(art. 18 punto 3. D.Lgsl. 4/08). 2. INDICAZIONE DEGLI OBIETTIVI DEL PRGR CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PREVISIONI RIFERITE AL CONTESTO TERRITORIALE IN ESAME. 2.1 Gli obiettivi del PRGR (generali) Dall’analisi dello stato di fatto del sistema gestionale dei rifiuti e dalla necessità di adempiere alle indicazioni normative il Piano definisce i seguenti obiettivi: Contenimento della produzione di rifiuti: con l’attuazione di interventi di sensibilizzazione volti sia agli utenti che al mondo della produzione. In fase attuativa si promuoveranno iniziative rivolte agli Enti Pubblici (es: Green Public Procurement) e al mondo produttivo (es. intese con CONAI). Recupero materia: maggiore e allineato alla normativa vigente, tramite la promozione di modalità organizzative per il miglioramento dei servizi differenziando in funzione delle caratteristiche territoriali e stimolando i Comuni ed i Gestori ad una rapida attivazione di strumenti di sostegno per lo sviluppo dei servizi di raccolta (es: con tariffe di accesso agli impianti di trattamento modulate per livelli di recupero). Potenziamento del sistema impiantistico: minimizzazione del ricorso a discarica, recupero di materia e di energia. Il Piano contempla la presenza di impianti che consentano la “chiusura del ciclo di gestione” dei rifiuti promuovendo la realizzazione di impianti che garantiscano il recupero di materia e di energia. Le soluzioni impiantistiche da individuare dovranno garantire: tutela ambientale e della salute; affidabilità e continuità di esercizio; economicità. Armonia con politiche ambientali locali e globali: con la definizione di criteri e procedure per l’individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, si definisce un quadro che orienterà le future strategie di sviluppo nel settore coerentemente con le previsioni di tutela delle specificità territoriali. Conseguimento di migliori prestazioni energetico-ambientali rispetto all’attuale sistema: con la configurazione di un nuovo sistema di gestione REV1 del 03/06/2010 10/ 140 fortemente orientato al recupero di materia si determineranno benefici importanti in termini ambientali. Contenimento dei costi del sistema di gestione, anche attraverso azioni della Regione: per mezzo di politiche di regolazione delle tariffe dei servizi agli utenti o delle tariffe di conferimento dei rifiuti agli impianti, attraverso l’ottimizzazione del sistema di gestione dei rifiuti. Rilancio del processo di presa di coscienza da parte dei cittadini della necessità di una gestione sostenibile dei rifiuti: con lo sviluppo di azioni tese a sostenere le raccolte differenziate e la collocazione dei materiali di recupero e sviluppando uno specifico piano comunicativo. Gestione dei rifiuti speciali: con lo scopo di minimizzare la produzione e la pericolosità dei rifiuti prodotti attraverso il coinvolgimento delle imprese in percorsi formativi e di riqualificazione produttiva e spingendo alla massimizzazione del recupero di materia ed energia sulla base delle priorità normative. Altri obiettivi inerenti gli aspetti gestionali e la struttura amministrativa del sistema di gestione: favorire lo smaltimento dei rifiuti in luoghi prossimi a quelli di produzione; garantire un’equa distribuzione territoriale dei carichi ambientali; garantire sostanziale autosufficienza degli ATI per il pretrattamento dei rifiuti residui da RD e per il compostaggio; realizzare un sistema impiantistico di trattamento e smaltimento finale a livello regionale; sostenere il principio di corresponsabilità sull’intero ciclo di vita dei rifiuti coinvolgendo i diversi attori; favorire la riqualificazione e l’adeguamento degli impianti esistenti limitando l’ampliamento e la realizzazione di nuovi impianti; favorire l’integrazione del sistema impiantistico di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e di specifici flussi di rifiuti speciali. 2.2 Gli scenari evolutivi 2.2.1 scenari del PRGR La valutazione dei fabbisogni impiantistici di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti per il periodo di validità del Piano è stata basata sulla stima dell’evoluzione dei livelli di produzione di rifiuti urbani e su di una previsione di sviluppo dei servizi di raccolta differenziata ed indifferenziata. REV1 del 03/06/2010 11/ 140 Il Piano ha quindi sviluppato quattro scenari impiantistici alternativi per quanto riguarda il destino dei rifiuti indifferenziati, partendo dalle seguenti ipotesi di: stabilizzazione della produzione di rifiuti sui livelli pro-capite del 2006; sviluppo delle raccolte differenziate sino al conseguimento del 65 %. Tali “Scenari obiettivo”, che prevedono orientamenti più o meno spinti verso il recupero energetico dei rifiuti, nelle sue varie forme, o verso il mantenimento di un più o meno rilevante ricorso alla discarica, sono stati così configurati: scenario A: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di selezione/stabilizzazione; la frazione organica stabilizzata è quindi destinata a discarica, mentre la frazione secca è destinata a trattamento termico in impiantistica dedicata; scenario B: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di selezione/stabilizzazione; sia la frazione organica stabilizzata sia la frazione secca sono quindi destinati a discarica; scenario C: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di selezione/stabilizzazione, che provvedono anche alla raffinazione del sovvallo secco a CDR (Combustibile Da Rifiuto); la frazione organica stabilizzata e gli scarti dalla raffinazione del CDR sono destinati a discarica, mentre il CDR è avviato in cocombustione a cementifici; scenario D: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va a trattamento termico in impiantistica dedicata, non essendo previsto alcun pre-trattamento. Gli “scenari obiettivo” sono stati affiancati al cosiddetto “Scenario 0” (Scenario inerziale), che descrive la situazione inerziale che si genererebbe in assenza delle azioni di Piano. La valutazione dei diversi scenari e le motivazioni che hanno portato alla scelta dello scenario di riferimento sono illustrate nella seguente tabella: REV1 del 03/06/2010 12/ 140 Scenario E’ lo scenario di Valutazioni riferimento? quadro normativo vigente e in quanto caratterizzato B Scenario Scartato in quanto difficilmente compatibile con il NO da prestazioni ambientali chiaramente peggiori rispetto agli altri scenari. sistema e alla garanzia dell’effettivo soddisfacimento C Scenario Presenta sostanziali criticità legate alla “solidità” del NO dei fabbisogni di smaltimento nel tempo. Si caratterizza per la massimizzazione del recupero energetico da rifiuti in impianti dedicati, con associati opportunità teoriche di benefici ambientali ed economici, che non trovano tuttavia D Scenario interessanti NO pieno riscontro nell’obiettivo assunto dalla Regione Umbria con la D.C.R. n. 256 del 29/7/08, laddove in particolare al punto c) “Chiusura del ciclo integrato dei rifiuti” si prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti tramite la valorizzazione energetica e dei materiali della componente residua. REV1 del 03/06/2010 13/ 140 A fronte di prestazioni ambientali sostanzialmente allineate a maggiormente quelle dello rispondente scenario alle D, risulta opportunità di coniugare le potenzialità, richiamate dalla D.C.R. n. 256 del 29/7/08, sia di recupero energetico sia di recupero di materia dai rifiuti residui a valle delle raccolte differenziate. L’effettuazione del pre- trattamento, con separazione della componente secca dalla componente umida del rifiuto, consente A da un lato la ricerca della successiva massima SI valorizzazione energetica dei rifiuti con potere calorifico significativo e dall’altro il perseguimento delle opportunità di recupero della componente inerte o umida. L’invio a trattamento termico in impianti dedicati di un flusso di rifiuti quantitativamente inferiore rispetto a quello altrimenti caratterizzante lo scenario D e maggiormente qualificato in termini di qualità di combustione si presenta inoltre come condizione di maggior garanzia rispetto anche alla accettabilità sociale da parte della comunità locale presente nell’area interessata dall’impianto Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani definito dal Piano Regionale si basa sull’integrazione di processi impiantistici specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi. Le previsioni di sviluppo del sistema impiantistico sono state delineate a partire dai seguenti indirizzi: massimizzare le opportunità di recupero e riuso di materia dai rifiuti, attraverso lo sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati (ad es. recupero di inerti da rifiuti da spazzamento stradale o da scorie da trattamento termico); garantire il pretrattamento dei rifiuti (separazione secco – umido) non intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli impatti ambientali ad esse associati; REV1 del 03/06/2010 14/ 140 considerare le opportunità di recupero energetico dei rifiuti soltanto per quelli che non possono essere né riciclati né riusati, attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; minimizzare le necessità di smaltimento in discarica, puntando sul lungo periodo al tendenziale annullamento del flusso di rifiuti così destinati; sviluppare un’impiantistica di trattamento rifiuti aggiuntiva sul territorio in grado di assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti di cui ai punti precedenti; razionalizzare il sistema delle discariche esistenti sul territorio e valutare eventuali ampliamenti al fine di garantire il soddisfacimento dei fabbisogni regionali; indicare, in relazione al complesso dell’impiantistica esistente, l’opportunità di riferirsi a quanto previsto dalle Migliori Tecniche Disponibili di settore. Si prevede il conseguimento dell’autosufficienza all’interno di ogni ATI, in relazione al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e di trattamento delle frazioni organiche da RD. E’ prevista una gestione sovra ATI sia del trattamento termico che dello smaltimento in discarica dei flussi residui. Ne consegue che per il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta differenziata gli indirizzi di pianificazione sono: potenziamento del sistema dei centri di raccolta e piattaforme sul territorio regionale a servizio dei cittadini e delle utenze professionali ammissibili; conferma della funzione delle piattaforme private di lavorazione e valorizzazione dei flussi da RD sulla base delle attuali modalità operative e delle convenzioni in essere. Per il recupero della frazione organica e del verde da raccolta differenziata gli indirizzi di pianificazione prevedono che all’interno di ogni singolo ATI possa essere a tal fine previsto il consolidamento o adeguamento dell’impiantistica di trattamento già esistente o la realizzazione di nuova impiantistica anche con riferimento ad impianti di trattamento di tipo anaerobico mediante: REV1 del 03/06/2010 15/ 140 la necessità di sviluppo di servizi di raccolta differenziata della frazione organica e del verde, da destinarsi a impianti di trattamento per la loro valorizzazione; la necessità di valorizzare adeguatamente l’impiantistica di trattamento già esistente sul territorio regionale, valutando, nell’ottica della pianificazione, la modifica o l’integrabilità delle funzioni di stabilizzazione e compostaggio; la necessità di sviluppare un’impiantistica aggiuntiva sul territorio in grado di assicurare il fabbisogno di recupero della frazione organica differenziata e del verde, per quanto non soddisfatto dagli impianti di cui al punto precedente; l’indicazione in relazione alla nuova impiantistica della possibilità di riferirsi sia a processi di tipo aerobico (compostaggio), che di tipo anaerobico (digestione naerobica) o anche integrati, purché tali realizzazioni siano previste in linea con le igliori Tecniche Disponibili di settore; la possibilità di prevedere anche in relazione all’impiantistica esistente eventuali ristrutturazioni funzionali alla realizzazione di sistemi integrati di digestione anaerobica/compostaggio; l’opportunità di prevedere processi di trattamento integrati della frazione organica e del verde da raccolta differenziata con altri flussi di rifiuti speciali di “qualità”, quali rifiuti da agroindustria e fanghi di depurazione di reflui civili (purché caratterizzati da idonei standard qualitativi); la necessità di valutare adeguatamente, in relazione alle diverse opzioni, le effettive ricadute economiche, in termini di costi di investimento e gestionali. Per il pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo gli indirizzi di pianificazione prevedono: un pretrattamento, con separazione della componente secca dalla componente umida del rifiuto, per consentire la successiva massima valorizzazione energetica dei rifiuti con potere calorifico significativo e il perseguimento delle opportunità di recupero della componente umida (previo adeguato trattamento di stabilizzazione), con la ricerca per quest’ultima di possibili destini alternativi allo smaltimento in discarica (ad es. impiego di Frazione Organica Stabilizzata, previa eventuale raffinazione, in interventi di ripristino ambientale). Le esigenze di pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo potranno trovare riscontro innanzitutto nell’impiantistica di trattamento meccanico/biologico esistente REV1 del 03/06/2010 16/ 140 (impianti di Perugia, Foligno e Terni - Orvieto), con l’eventuale effettuazione di interventi di loro potenziamento o adeguamento o con la realizzazione di nuova impiantistica in particolare nelle aree del territorio regionale oggi carenti (in particolare, ATI 1). 2.3 Gli scenari evolutivi 2.3.1 scenari del PRGR La valutazione dei fabbisogni impiantistici di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti per il periodo di validità del Piano è stata basata sulla stima dell’evoluzione dei livelli di produzione di rifiuti urbani e su di una previsione di sviluppo dei servizi di raccolta differenziata ed indifferenziata. Il Piano ha quindi sviluppato quattro scenari impiantistici alternativi per quanto riguarda il destino dei rifiuti indifferenziati, partendo dalle seguenti ipotesi di: stabilizzazione della produzione di rifiuti sui livelli pro-capite del 2006; sviluppo delle raccolte differenziate sino al conseguimento del 65 %. Tali “Scenari obiettivo”, che prevedono orientamenti più o meno spinti verso il recupero energetico dei rifiuti, nelle sue varie forme, o verso il mantenimento di un più o meno rilevante ricorso alla discarica, sono stati così configurati: scenario A: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di selezione/stabilizzazione; la frazione organica stabilizzata è quindi destinata a discarica, mentre la frazione secca è destinata a trattamento termico in impiantistica dedicata; scenario B: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di selezione/stabilizzazione; sia la frazione organica stabilizzata sia la frazione secca sono quindi destinati a discarica; scenario C: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di selezione/stabilizzazione, che provvedono anche alla raffinazione del sovvallo secco a CDR (Combustibile Da Rifiuto); la frazione organica stabilizzata e gli scarti dalla raffinazione del CDR sono destinati a discarica, mentre il CDR è avviato in cocombustione a cementifici; REV1 del 03/06/2010 17/ 140 scenario D: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va a trattamento termico in impiantistica dedicata, non essendo previsto alcun pretrattamento. Gli “scenari obiettivo” sono stati affiancati al cosiddetto “Scenario 0” (Scenario inerziale), che descrive la situazione inerziale che si genererebbe in assenza delle azioni di Piano. La valutazione dei diversi scenari e le motivazioni che hanno portato alla scelta dello scenario di riferimento sono illustrate nella seguente tabella: Scenario E’ lo scenario di Valutazioni riferimento? quadro normativo vigente e in quanto caratterizzato B Scenario Scartato in quanto difficilmente compatibile con il NO da prestazioni ambientali chiaramente peggiori rispetto agli altri scenari. sistema e alla garanzia dell’effettivo soddisfacimento C Scenario Presenta sostanziali criticità legate alla “solidità” del NO dei fabbisogni di smaltimento nel tempo. Si caratterizza per la massimizzazione del recupero energetico da rifiuti in impianti dedicati, con associati opportunità teoriche di benefici ambientali ed economici, che non trovano tuttavia D Scenario interessanti NO pieno riscontro nell’obiettivo assunto dalla Regione Umbria con la D.C.R. n. 256 del 29/7/08, laddove in particolare al punto c) “Chiusura del ciclo integrato dei rifiuti” si prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti tramite la valorizzazione energetica e dei materiali della componente residua. REV1 del 03/06/2010 18/ 140 A fronte di prestazioni ambientali sostanzialmente allineate a maggiormente quelle dello rispondente scenario alle D, risulta opportunità di coniugare le potenzialità, richiamate dalla D.C.R. n. 256 del 29/7/08, sia di recupero energetico sia di recupero di materia dai rifiuti residui a valle delle raccolte differenziate. L’effettuazione del pre- trattamento, con separazione della componente secca dalla componente umida del rifiuto, consente A da un lato la ricerca della successiva massima valorizzazione energetica dei rifiuti con potere SI calorifico significativo e dall’altro il perseguimento delle opportunità di recupero della componente inerte o umida. L’invio a trattamento termico in impianti dedicati di un flusso di rifiuti quantitativamente inferiore rispetto a quello altrimenti caratterizzante lo scenario D e maggiormente qualificato in termini di qualità di combustione si presenta inoltre come condizione di maggior garanzia rispetto anche alla accettabilità sociale da parte della comunità locale presente nell’area interessata dall’impianto Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani definito dal Piano Regionale si basa sull’integrazione di processi impiantistici specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi. Si prevede il conseguimento dell’autosufficienza all’interno di ogni ATI, in relazione al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e di trattamento delle frazioni organiche da RD. E’ prevista una gestione sovra ATI sia del trattamento termico che dello smaltimento in discarica dei flussi residui. Ne consegue che per il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta differenziata gli indirizzi di pianificazione sono: potenziamento del sistema dei centri di raccolta e piattaforme sul territorio regionale a servizio dei cittadini e delle utenze professionali ammissibili; REV1 del 03/06/2010 19/ 140 conferma della funzione delle piattaforme private di lavorazione e valorizzazione dei flussi da RD sulla base delle attuali modalità operative e delle convenzioni in essere. Per il recupero della frazione organica e del verde da raccolta differenziata gli indirizzi di pianificazione prevedono che all’interno di ogni singolo ATI possa essere a tal fine previsto il consolidamento o adeguamento dell’impiantistica di trattamento già esistente o la realizzazione di nuova impiantistica anche con riferimento ad impianti di trattamento di tipo anaerobico mediante: la necessità di sviluppo di servizi di raccolta differenziata della frazione organica e del verde, da destinarsi a impianti di trattamento per la loro valorizzazione; la necessità di valorizzare adeguatamente l’impiantistica di trattamento già esistente sul territorio regionale, valutando, nell’ottica della pianificazione, la modifica o l’integrabilità delle funzioni di stabilizzazione e compostaggio; la necessità di sviluppare un’impiantistica aggiuntiva sul territorio in grado di assicurare il fabbisogno di recupero della frazione organica differenziata e del verde, per quanto non soddisfatto dagli impianti di cui al punto precedente; l’indicazione in relazione alla nuova impiantistica della possibilità di riferirsi sia a processi di tipo aerobico (compostaggio), che di tipo anaerobico (digestione naerobica) o anche integrati, purché tali realizzazioni siano previste in linea con le igliori Tecniche Disponibili di settore; la possibilità di prevedere anche in relazione all’impiantistica esistente eventuali ristrutturazioni funzionali alla realizzazione di sistemi integrati di digestione anaerobica/compostaggio; l’opportunità di prevedere processi di trattamento integrati della frazione organica e del verde da raccolta differenziata con altri flussi di rifiuti speciali di “qualità”, quali rifiuti da agroindustria e fanghi di depurazione di reflui civili (purché caratterizzati da idonei standard qualitativi); la necessità di valutare adeguatamente, in relazione alle diverse opzioni, le effettive ricadute economiche, in termini di costi di investimento e gestionali. Per il pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo gli indirizzi di pianificazione prevedono: un pretrattamento, con separazione della componente secca REV1 del 03/06/2010 20/ 140 dalla componente umida del rifiuto, per consentire la successiva massima valorizzazione energetica dei rifiuti con potere calorifico significativo e il perseguimento delle opportunità di recupero della componente umida (previo adeguato trattamento di stabilizzazione), con la ricerca per quest’ultima di possibili destini alternativi allo smaltimento in discarica (ad es. impiego di Frazione Organica Stabilizzata, previa eventuale raffinazione, in interventi di ripristino ambientale). Le esigenze di pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo potranno trovare riscontro innanzitutto nell’impiantistica di trattamento meccanico/biologico esistente (impianti di Perugia, Foligno e Terni - Orvieto), con l’eventuale effettuazione di interventi di loro potenziamento o adeguamento o con la realizzazione di nuova impiantistica in particolare nelle aree del territorio regionale oggi carenti (in particolare, ATI 1). 2.4 Obiettivi del piano d’ambito in riferimento alle scelte del PRGR (specifici) Per consentire il conseguimento degli obiettivi introdotti dal Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti si intendono intraprendere nel contesto di ambito le seguenti iniziative: A. Potenziamento e integrazione dei sistemi di raccolta differenziata Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta differenziata sul territorio e valorizzare le diverse componenti merceologiche dei rifiuti fin dalla fase di raccolta, sviluppare sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale” promuovendo comportamenti virtuosi da parte dei cittadini; Favorire la partecipazione dei cittadini attraverso azioni mirate di comunicazione ambientale in modo da ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti da avviare a smaltimento; Recuperare materiali e risorse nella fase di trattamento finale; Per conseguire tali obiettivi è indispensabile che la raccolta differenziata venga realizzata integrandola rispetto all’intero ciclo dei rifiuti e che ad essa corrispondano la dotazione di efficienti impianti di recupero ed una sempre maggiore diffusione dell’utilizzo dei rifiuti recuperati. L’obiettivo prioritario è quello di consolidare il trend in crescita costante degli ultimi anni per arrivare al traguardo del 65% nel lungo periodo. REV1 del 03/06/2010 21/ 140 B. Avvio in discarica solo degli scarti di attività di recupero ovvero di rifiuti pretrattati Minimizzare le necessità di smaltimento in discarica Potenziamento del sistema impiantistico di gestione e trattamento dei rifiuti; Garantire il pretrattamento dei rifiuti; Ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti da inviare a trattamento; Recuperare materiali e risorse nella fase di trattamento finale; Promuovere comportamenti virtuosi da parte dei cittadini. Per conseguire tali obiettivi è indispensabile che la raccolta differenziata venga realizzata integrandola rispetto all’intero ciclo dei rifiuti e che ad essa corrispondano le dotazioni di efficienti impianti di recupero ed una sempre maggiore diffusione dell’utilizzo dei rifiuti recuperati. C. Autosufficienza a livello provinciale Riorganizzazione dei flussi di rifiuti nel contesto di ambito. Si prevede il conseguimento dell’autosufficienza all’interno di ogni ATI, in relazione al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e di trattamento delle frazioni organiche da RD. E’ prevista una gestione sovra ATI sia del trattamento termico che dello smaltimento in discarica dei flussi residui. 2.5 Sintesi degli obiettivi del Piano OBIETTIVI GENERALI OBIETTIVI SPECIFICI E MACROAZIONI 1. Contenimento della produzione di 1.1 promozione ed incentivazione (anche economica) di attività per il recupero rifiuti di alcune tipologie di rifiuti di ordine domestica come ad esempio il compostaggio domestico 1.2 promozione (anche ed incentivazione economica) di azioni finalizzate alla riduzione dei rifiuti di alcune REV1 del 03/06/2010 22/ 140 strutture della pubblica amministrazione che erogano servizi collettivi (scuole, centri di assistenza socio sanitaria…) 1.3 Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta differenziata sul territorio 2 Potenziamento ed integrazione dei 2.1 valorizzazione delle diverse componenti merceologiche dei rifiuti sistemi di raccolta differenziata fin dalla fase di raccolta. 2.2 riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti 2.3 promozione a campagne informative e di orientamento al consumo, volte a privilegiare la scelta dei prodotti di lunga durata ed a basso “contenuto di rifiuti” 2.4 massimizzare recupero di le opportunità materia dai di rifiuti, attraverso lo sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare provenienti dalle i flussi raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati; 2.5 Sviluppo di sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, che costituiscono un importante stimolo e riconoscimento per gli utenti verso l’adozione di comportamenti REV1 del 03/06/2010 23/ 140 virtuosi, a fronte dei servizi ad essi proposti. 3. Diminuzione della quantità di rifiuti avviati a discarica 3.1 garantire il pretrattamento dei rifiuti non e, intercettati dalle raccolte comunque, avvio in discarica differenziate, al fine di assicurare un solo di rifiuti pretrattati miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli impatti ambientali ad esse associati; 3.2 minimizzare le necessità di smaltimento in discarica; 3.3 sviluppare un’impiantistica trattamento rifiuti di aggiuntiva sul territorio in grado di assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti esistenti; 3.4 favorire la valorizzazione del rifiuto, privilegiando consentono energetico tecnologie di ottenere attraverso che recupero processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; 4 Autosufficienza del sistema degli 4.1 realizzare un sistema impiantistico impianti di smsltimento a livello di finalizzato al futuro conseguimento ATI dell’autosufficienza di trattamento 3. SINTETICA RICOGNIZIONE DELLO STATO DI FATTO DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI A LIVELLO DI ATI 3.1 Livelli di produzione di rifiuti urbani ed assimilati REV1 del 03/06/2010 24/ 140 Nel presente paragrafo si riportano i dati relativi alla produzione dei rifiuti urbani e alla raccolta differenziata relativamente all’anno 2008, rendicontati dalla Regione Umbria che, con l’ausilio di ARPA Umbria, ha provveduto alla raccolta delle informazioni inerenti la gestione dei rifiuti in Umbria presso le amministrazioni comunali mediante l’applicativo OR.S.O. . In primo luogo si riportano, nella seguente tabella, i dati inerenti la popolazione totale nei Comuni dell’Ambito Territoriale Integrato n.1 della Regione Umbria, utile per ricavare un dato particolarmente indicativo quale la produzione pro-capite di rifiuto. Popolazione ATI n.1: Alta valle del Tevere, Eugubino, Gualdese Popolazione N.° Comune residente Occasionali Turisti Turisti Studenti non Popolazione "stabili" occasionali 1 Città di Castello 40103 602 442 2 Citerna 3399 34 3 Costacciaro 1333 4 Fossato di Vico 5 residenti Totale 332 150 41629 9 5 0 3447 13 22 17 0 1385 2791 28 49 37 0 2905 Gualdo Tadino 15644 235 74 37 0 15990 6 Gubbio 32804 492 603 452 0 34351 7 Lisciano Niccone 653 7 24 12 0 696 8 M. S. M. Tiberina 1241 12 36 18 0 1307 9 Montone 1678 17 45 23 0 1763 10 Pietralunga 2326 23 51 26 0 2426 11 San Giustino 11119 167 17 9 0 11312 1509 15 2 2 0 1528 12 Scheggia e Pascelupo 13 Sigillo 2514 25 27 14 0 2580 14 Umbertide 16332 245 138 69 0 16784 133.446 1.915 1.539 1.053 150 138.102 884.450 13.851 15.763 12.744 16.668 943.476 Totale A.T.I. n. 1 TOTALE UMBRIA REV1 del 03/06/2010 25/ 140 La produzione complessiva di rifiuti urbani nell’anno 2008 è riportata nella seguente tabella. Si specifica che la produzione totale è riferita esclusivamente ai Rifiuti Urbani così come definiti dall’art. 184, comma 2, del D.Lgs. 152/2006: Urbani Domestici e Speciali Assimilati. Il totale indicato non comprende la quantità di Rifiuti Speciali, che vengono smaltiti negli impianti finali dei Rifiuti Urbani: la consistenza di tale quota è stimata attorno al 15% della produzione totale di Rifiuti Urbani. Produzione di rifiuti ATI n.1: Alta valle del Tevere, Eugubino, Gualdese N.° Comune Popolazione Produzione Produzione Diff. Kg/ Totale 2007 (t) 2008 (t) (%) 2007 ab.*anno Kg/ ab.*anno 2008 1 Città di Castello 41.629 24.338 24.426 0,36 592 587 2 Citerna 3.447 1.774 1.720 -3,04 529 499 3 Costacciaro 1.385 598 622 4,05 432 449 4 Fossato di Vico 2.905 1.494 1.340 -10,35 528 461 5 Gualdo Tadino 15.990 7.899 7.256 -8,14 497 454 6 Gubbio 34.351 17.274 17.392 0,68 506 506 7 Lisciano Niccone 696 323 311 462 446 -3,75 - 8 M. S. M. Tiberina 1.307 607 543 10,50 466 415 9 Montone 1.763 825 794 -3,77 485 451 10 Pietralunga 2.426 1.031 1.005 -2,52 425 414 11 San Giustino 11.312 6.289 6.503 3,40 566 575 1.528 663 678 2,23 430 444 13 Sigillo 2.580 1.204 1.165 -3,27 470 452 14 Umbertide 16.784 11.171 11.968 7,13 677 713 Totale A.T.I. n. 1 138.102 75.490 75.723 0,31 553 548 TOTALE UMBRIA 943.476 547.007 555.092 1,48 587 588 12 Scheggia Pascelupo REV1 del 03/06/2010 e 26/ 140 Come si evince dai dati riportati nella seguente tabella, la produzione complessiva di rifiuti urbani a livello di Ambito è stata pari a 75.723 tonnellate, con un aumento dello 0,31% rispetto al 2007. Tale risultato risulta essere in linea con la crescita demografica; infatti la produzione annuale media pro-capite è risultata pari a 548 kg/abitante, dato di poco difforme da quello relativo all’anno precedente (553 kg/abitante). A livello di Ambito i forti scostamenti percentuali riscontrati nei Comuni di rispetto a quanto rilevato nel 2007 sono con tutta probabilità da imputarsi, almeno in parte, alla contabilizzazione, tra i rifiuti urbani, di quote di rifiuti speciali assimilabili superiori o inferiori a quelle del 2007. Non occorre inoltre sottovalutare gli effetti che a carattere locale possono essere stati generati dalla crisi economica, che nel 2008 può aver sicuramente iniziato ad influenzare le scelte dei consumatori e di conseguenza la produzione di rifiuti. Si evidenzia inoltre che, analogamente a quanto riscontrato in passato, la produzione pro-capite di rifiuto nei Comuni dell’A.T.I. n.1 risulta essere sensibilmente inferiore alla media Regionale. La produzione di rifiuti raccolti nei comuni che effettuano con il sistema meccanizzato la pulizia e lo spazzamento di strade, aree pubbliche e private comunque soggette ad uso pubblico relativa al 2008 è riportata nella seguente tabella. Si può notare che a livello di ambito è stato riscontrato un incremento medio di circa il 10%, mentre il dato regionale si attesta su valori prossimi a quelli registrati nell’anno precedente. REV1 del 03/06/2010 27/ 140 Spazzamento stradale ATI n.1 Quantitativo Quantitativo Diff. N.° Comune anno 2008 anno (t) 2007 2007-2008 (t) (%) 1 Città di Castello 1.224 1.073 14,07 2 Citerna 59 55 7,27 3 Costacciaro 0 0 0,00 4 Fossato di Vico 23 46 -50,00 5 Gualdo Tadino 90 141 -36,17 6 Gubbio 0 0 0,00 7 Lisciano Niccone 0 0 0,00 8 M. S. M. Tiberina 0 0 0,00 9 Montone 0 0 0,00 10 Pietralunga 0 0 0,00 11 San Giustino 116 141 -17,73 0 0 0,00 13 Sigillo 13 0 0,00 14 Umbertide 402 302 33,11 Totale A.T.I. n. 1 1.926 1.758 9,56 TOTALE UMBRIA 16.696 16.926-1,36 12 Scheggia Pascelupo e La produzione di rifiuti da raccolta differenziata relativa all’anno 2008 è riportata nelle seguenti tabelle. Si specifica che per l’annualità 2008 il calcolo della raccolta differenziata (a livello regionale, di ATI e comunale) è stato effettuato sulla base del criterio indicato al paragrafo REV1 del 03/06/2010 28/ 140 12.3.2 del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, che si basa sulla metodologia utilizzata a livello nazionale dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale); è stato pertanto superato il criterio di calcolo ai sensi della D.G.R. n. 1541/2001 che era stato utilizzato per le annualità precedenti. Il sistema di calcolo introdotto dal nuovo Piano, e utilizzato per la determinazione dei dati riportati nella presente relazione, assume quali rifiuti prodotti il totale dei rifiuti urbani (rifiuto urbano residuo, materiali da RD, rifiuti ingombranti, rifiuti cimiteriali, rifiuti da spazzamento stradale) e computa tra i rifiuti avviati a recupero i materiali provenienti da raccolta differenziata oltre che la quota di rifiuti ingombranti non destinata allo smaltimento. In presenza di servizi di raccolta differenziata multi materiale lo scarto, da non conteggiare nella raccolta differenziata, è valutato pari al 15%, se non diversamente documentato. 3.2 Livelli di erogazione dei servizi e risultati conseguiti in termini di recupero Nel presente paragrafo viene sinteticamente descritto l’attuale stato dell’organizzazione dei servizi d’igiene urbana per i tre principali aspetti riguardanti la gestione: raccolta del rifiuto indifferenziato, raccolta differenziata e spazzamento stradale. Verranno altresì descritte le infrastrutture deputate ai servizi complementari. I dati utilizzati nella descrizione di questi servizi, raccolti presso i Comuni appartenenti all’ATO 1 e presso le Aziende che sul territorio si occupano di Igiene Urbana, sono aggiornati al 31-12-2008. Dall’analisi dei dati rilevati e relativi allo stato del servizio si evince una situazione estremamente variabile nel territorio. Nei 13 Comuni che compongono l’Ambito Territoriale Ottimale, il servizio di raccolta, nelle sue componenti essenziali, appare frammentato in una realtà composita, in cui a servizi di igiene urbana completamente affidati ad un’unica Azienda che opera anche a livello extra-comunale, si affiancano servizi operati in totale autonomia dal Comune medesimo. Tale situazione è sinteticamente descritta in figura. Le aziende ad oggi operanti nel settore sono SO.GE.PU., ESA e GE.SE.NU. cui sono affidati servizi di raccolta ed igiene urbana ed attività di gestione di impianti di proprietà di terzi. REV1 del 03/06/2010 29/ 140 I dati del 2008 relativi al servizio di raccolta dei RSU, mostrano una situazione non unifirme a livello di Ambito, sia in termini di mezzi ed attrezzature impiegate che in termini di frequenza di espletazione del servizio. A grandi linee è possibile suddividere il territorio in quattro “zone omogenee” per servizio, riflettenti il polimorfismo del tessuto urbano ed ambientale dei Comuni considerati, così come di seguito elencate: Comunità di pianura con servizio affidato a terzi. Ne fanno parte i Comuni il cui territorio è fondamentalmente pianeggiante o il cui la maggior parte della popolazione risiede in zone di pianura ed il cui servizio di igiene è affidato ad Aziende esterne al Comune. Il servizio è regolato tramite convenzioni stipulate fra Comuni ed Aziende. Le tipologie di attrezzature sono multiple: cassonetti stradali tradizionali, cassonetti stradali monoperatore, campane, bidoni a carico posteriore, biopattumerie di volumetria variabile, sacchi in MaterBi. Il parco mezzi utilizzato è specifico e conseguentemente più moderno ed efficiente. La frequenza del servizio è variabile, in conformità con la maggiore articolazione del servizio offerto. Data l’elevata densità di popolazione mediamente rilevata nei territori serviti, il personale addetto è numeroso, anche in virtù dell’utilizzo simultaneo di più mezzi giornalmente, specializzato e con contratti di lavoro a medio-lungo termine. Comunità della dorsale appenninica con servizio affidato a terzi. Comprendono i territori comunali di quei paesi montani il cui nucleo abitato è in alta collina, con popolazione sparsa in diverse località abitate. Il servizio di raccolta degli RSU è affidato ad aziende esterne (municipalizzate o private). Come nel caso precedente, il servizio è multiforme, utilizzando differenti combinazioni di attrezzature e frequenze di raccolta variabili. E’ effettuato tramite cassonetti e campane sparse per il territorio comunale, con casi di raccolta più mirata in funzione delle disponibilità economiche del Comune. Spesso lo stesso Gestore si occupa di più di un Comune, permettendo dunque la condivisione di mezzi ed attrezzature fra più realtà distinte per massimizzare l’efficienza del singolo intervento. Il servizio è regolato tramite convenzioni stipulate fra Comuni ed Aziende che specificano il tipo di servizio da effettuarsi. Comunità della dorsale appenninica con servizio gestito in economia. Il servizio è espletato in modalità analoga a quanto riportato nel punto B, ma è gestito direttamente dal Comune. Si tratta di un servizio gestito prevalentemente tramite cassonetti stradali di tipo tradizionale e campane sparsi nei centri storici e nelle località REV1 del 03/06/2010 30/ 140 abitate. Il parco automezzi è limitato e tendenzialmente tendente all’obsolescenza. Il personale impiegato non è specializzato, svolgendo differenti mansioni supplementari per la Pubblica Amministrazione. Frequente il ricorso a forme contrattuali a breve termine o anomale (mobilità, personale di cooperative, contratti a progetto,ecc.). Comunità di pianura con servizio gestito in economia. Ne fanno parte i Comuni il cui territorio è fondamentalmente pianeggiante o il cui la maggior parte della popolazione risiede in zone di pianura ed il cui servizio di igiene è gestito direttamente dal Comune. Nella realtà dell’ATO 1, l’unico Comune che può essere incluso in questa categorie è Gubbio. Il territorio comunale permette una esecuzione del servizio in maniera efficiente attraverso cassonetti stradali, campane e bidoni posteriori sull’intero territorio, seppure con frequenze differenti in funzione della zona considerata. Date le elevate disponibilità economiche del Comune, il parco automezzi ed attrezzature è ammodernato piuttosto frequentemente per il mantenimento degli standard di efficienza di raccolta. Raccolta coadiuvata dall’ausilio, oltre dei mezzi meccanici, di operatori che integrano l’azione dei mezzi di caricamento adottando il sistema del porta a porta anche per l’indifferenziato. Come nel caso precedente, il personale impiegato vede una limitata presenza di specializzati, il cui ruolo è esclusivamente mirato ai servizi di superficie, affiancato da un numero significativamente alto di personale avventizio con contratti a breve termine o comunque dedicati anche ad altre mansioni nell’ambito dell’Amministrazione. La tabella che segue riporta, per ciascun comune dell’ATO 1, la categoria di appartenenza: REV1 del 03/06/2010 31/ 140 Comune Zona Città di Castello A Citerna B Costacciaro C Fossato di Vico B Gualdo Tadino A Gubbio D Lisciano Niccone A M. S. M. Tiberina B Montone C Pietralunga B San Giustino A Scheggia C Sigillo B Umbertide A Nelle seguenti tabelle si riporta una descrizione sintetica delle modalità di espletamento del servizio di raccolta delle varie tipologie di rifiuti prodotti nei Comuni facenti parte dell’Ambito Territoriale Integrato n.1 della Regione Umbria. 3.3 Articolazione del sistema impiantistico: capacità recettive e potenzialità residue degli impianti L’Ambito Territoriale Integrato, dal punto di vista impiantistico, si rivela piuttosto carente. Nell’area infatti non esistono impianti specifici per il trattamento e/o il recupero dei rifiuti da raccolta differenziata ed indifferenziata. In questa sezione verranno trattati i sistemi di recupero e smaltimento delle due principali frazioni sopra citate. REV1 del 03/06/2010 32/ 140 Lo smaltimento della frazione indifferenziata Come ricordato precedentemente, sul territorio dell’A.T.I. non esistono strutture per il trattamento del rifiuto indifferenziato, ma solo stazioni di trasferenza per lo stoccaggio ed il successivo trasporto verso impianti di trattamento e discariche adibite allo stoccaggio definitivo. L’A.T.I. dispone infatti di due discariche (una a Belladanza, località nel Comune di Città di Castello, e l’altra a Colognola, nel Comune di Gubbio) e di tre stazioni di trasferenza per la raccolta del RU indifferenziato (site in loc. Belladanza, Gubbio e Gualdo Tadino). La gestione del rifiuto indifferenziato viene effettuata in base a quanto previsto con l’accordo di “rimodulazione dei flussi di rifiuti solidi urbani dell’A.T.O. n°1 agli impianti del Comune di Perugia” per il triennio 2005/2008. La discarica di Gubbio, sita in località Colognola ed ormai prossima al completamento della volumetria disponibile, accoglie esclusivamente i rifiuti provenienti dal Comune di Gubbio, compatibili con l’autorizzazione Regionale, e rifiuti speciali. All’interno del sito è presenta anche la stazione di trasferenza di Gubbio. L’impianto è dotato di una pesa per la misurazione dei carichi in entrata ed in uscita dall’impianto. L’altra discarica, volumetricamente più importante, è quella di Belladanza. La discarica per rifiuti non pericolosi, gestita da Sogepu spa, accoglie i sovvalli provenienti dall’impianto di selezione del rifiuto urbano di Ponte Rio (in base a quanto previsto dall’accordo di rimodulazione dei flussi), ingombranti non recuperabili, rifiuto da spezzamento stradale, fanghi prodotti da impianti di depurazione delle acque reflue urbane operanti nel contesto dell’Ambito e quantitativi definiti di rifiuti speciali non pericolosi. Anche tale impianto è però ormai molto vicino alla saturazione delle volumetrie disponibili. All’interno della struttura è presente un impianto per la captazione e la produzione di energia elettrica sfruttando il biogas prodotto dai rifiuti, una stazione di trasferenza che raccoglie i rifiuti provenienti dai comuni serviti dall’Azienda e li invia al selettore di Ponterio (PG), in base a quanto previsto dall’accordo di rimodulazione dei flussi, ed un’isola ecologica. REV1 del 03/06/2010 33/ 140 Come introdotto in precedenza, entrambe le discariche sono prossime all’esaurimento delle volumetrie autorizzate ed al 31/12/2009 si prevede che resteranno ancora disponibili 60000 mc per la discarica di Belladanza e 65000 mc per quella di Colognola. Il recupero delle frazioni differenziate Per quanto riguarda il recupero e lo smaltimento della frazione differenziata dei rifiuti la situazione dell’ATI 1 è piuttosto articolata. Si evidenzia infatti una certa polverizzazione del servizio, che per alcune frazioni è affidata a ditte autorizzate diverse che lo conferiscono poi ai Consorzi di recupero o allo smaltimento finale. Generalmente, tutti i Comuni sono convenzionati con i consorzi appartenenti al CONAI per le frazioni differenziate, sebbene la forma più diffusa di convenzionamento avvenga attraverso le ditte che gestiscono il servizio di igiene. Spesso appunto il Comune delega l’azienda alla stipula, e questa ottiene il corrispettivo CONAI che viene dedotto dal costo dei servizi. Per i Comuni che gestiscono la raccolta in economia la situazione è analoga, con la differenza che il corrispettivo viene dedotto dal gestore/soggetto trasportatore del costo del proprio servizio. Questo puo’ comprendere il solo trasporto del materiale fino alle operazioni necessarie alle preselezione del rifiuto stesso. Ne consegue che i costi per questo tipo di servizio varino fortemente in funzione del Comune, e non sia pertanto possibile generalizzarli, così come le modalità di consegna e ritiro del materiale. Nella tabella che segue è riportato, per ciascuna frazione, e per ciascun Comune dell’ATI 1, le aziende coinvolte nel ritiro e gli smaltitori finali della frazione. Frazione Comune Trasportatore Smaltitore finale Città di Castello, Citerna, San Giustino, COREVE (vetro) Ecoglass (RN) Monte S.M.Tiberina, Montone, CIAL (alluminio) Pietralunga. VETRO/ALLUMINIO Gubbio Rad Service (PG) Costacciaro, Gualdo T., Sigillo, Scheggia-Pascelupo, Piegaro, vetro); Fossato GESECO S.r.l. (PG) di Vico. Umbertide REV1 del 03/06/2010 COREVE Ecocave 34/ 140 CIAL (alluminio) (Vetrerie Città di Castello, Citerna, San Giustino, Cerroni Dino e Figli Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR) CARTA/CARTONE Pietralunga. COMIECO Fossato Costacciaro, di Sigillo, Vico, Gubbio, GESECO Scheggia-Pascelupo. Città di Castello, Citerna, San Giustino, Cerroni Dino e Figli Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR) PLASTICA Pietralunga. Fossato di COREPLA Vico, Sigillo, Costacciaro, Scheggia, Gubbio. ORGANICO GESECO Umbertide GESENU Città di Castello SOGEPU Umbertide GESENU Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro, Scheggia, Gubbio. Scheggia-Pascelupo GESENU GESECO Ecocentro (PU) Ecocentro (PU) Città di Castello, Citerna, San Giustino, Cerroni Dino e Figli Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR) Pietralunga. LEGNO RILEGNO Umbertide GESENU Gubbio Biondi Recuperi Srl Fossato di Vico, Costacciaro, Sigillo. GESECO Città di Castello, Citerna, San Giustino, Cerroni Dino e Figli Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR) Pietralunga. FERRO Umbertide GESENU Gubbio Biondi Recuperi Srl Fossato di Vico, Costacciaro, Sigillo. REV1 del 03/06/2010 GESECO 35/ 140 CNA VALLONE (FR) RAEE Tutti VALLONE (FR) INTERPARK (TR) Città di Castello, Citerna, San Giustino, SEAM FARMACI, Monte S.M.Tiberina, Montone, VERNICI, Pietralunga, Gubbio. SOLVENTI Scheggia-Pascelupo, Fossato di Vico, Costacciaro, Sigillo. Umbertide Sirio Ecologica Ecocave Città di Castello, Citerna, San Giustino, MARINELLI Monte S.M.Tiberina, Montone, BATTERIE, PILE Pietralunga, Gubbio. COBAT Umbertide Scheggia-Pascelupo, Ecocave Fossato di Vico, Costacciaro, Sigillo. Costacciaro, Scheggia- Pascelupo, Sigillo, Fossato di TESSILI Sirio Ecologica Vico, Gualdo Tadino, Gubbio, Umbertine, Città di castello, “Il Diamante” di Viola Diamante Citerna. REV1 del 03/06/2010 36/ 140 Aziende varie 4. VALUTAZIONE PRELIMINARE DELLE POSSIBILITA’ DI OTTIMIZZAZIONE TECNICO GESTIONALI DEGLI IMPIANTI ESISTENTI Nell’A.T.I. n.1 vi è una palese carenza di impianti per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Ad oggi infatti non sono stati realizzati impianti per il trattamento ed il recupero e sono presenti soltanto due discariche per rifiuti non pericolosi, Belladanza e Colognola, ormai prossime al raggiungimento delle volumetrie autorizzate. Per la discarica di Colognola, il Piano Regionale per la gestione dei rifiuti ne prevede il completamento sulla base delle vigenti autorizzazioni, senza ulteriori ampliamenti in superficie e volume pertanto risulta pleonastica la valutazione su eventuali possibilità di potenziamento del sito. Viceversa, lo stesso Piano prevede che l’articolazione del sistema impiantistico regionale a regime porta a definire la necessità di tre discariche strategiche sul territorio regionale; tali impianti sono individuati nella discarica di Belladanza nel Comune di Città di Castello, nella discarica di Borgogiglione nel Comune di Magione e nella discarica delle Crete nel Comune di Orvieto, individuando la discarica di Belladanza come sito importante da un punto di vista strategico funzionale. In tale ottica il sito della discarica di Belladanza presenta la possibilità di un incremento di potenzialità pari a circa 410.000 metri cubi senza necessità di ulteriore consumo di suolo in quanto tale volumetria può essere ricavata rimanendo all’interno della recinzione dell’attuale impianto. La discarica di Belladanza essendo già attiva risulta inserita in un contesto urbanizzato e dotato di infrastrutture tecnologiche ( acquedotto, fognatura,…). È dotata di una pesa, di un impianto di captazione del biogas e un motore di combustione per il recupero di energia, l’ampliamento della discarica e l’installazione di impianti, limitatamente alla zona già recintata e quindi individuata come ambito territoriale specifico, consente di soddisfare le esigenze dell’ATI n°1 con economie e rappresenta l’occasione per adeguare tecnologicamente la struttura esistente riducendo gli impatti negativi e un modo per potenziare la fase di monitoraggio. REV1 del 03/06/2010 37/ 140 Città di Castello è collegata alla località mediante la statale SS257, il resto del territorio dell’ATI n°1 è facilmente raggiungibile in quanto detta localitè è distante circa 3 KM dalla E45. Tale possibilità di intervento , trattandosi di un potenziamento di un impianto esistente che non supererà il 50% dell’attuale dimensione, sia in termini di occupazione di suolo che di gestione dei flussi, non è vincolato al rispetto dei criteri localizzativi descritti nel Piano. REV1 del 03/06/2010 38/ 140 5. SINTESI DELLA PROPOSTA DI PIANO D’AMBITO 5.1 Livelli attesi di produzione di rifiuti urbani ed assimilati Per la stima dei livelli di produzione di rifiuti attesi nel periodo 2010-2013 si è preso a riferimento lo scenario previsto dal di Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, che prevede: il contenimento della produzione di rifiuti (stabilizzazione sui livelli di produzione pro-capite del 2006) con un incremento in termini complessivi legato al solo sviluppo demografico; Il conseguimento dell’obiettivo di raccolta differenziata del 65% al 2012 a livello regionale, secondo una progressiva crescita degli attuali livelli di raccolta differenziata. In esso si assume in particolare che a partire dalla situazione attuale si giunga al conseguimento del 45% e del 50% di RD rispettivamente nel 2009 e 2010, ovvero con 1 anno di ritardo rispetto alle scadenze di legge, per arrivare quindi al 60% e 65% di RD nel 2011 e 2012, nel pieno rispetto delle tempistiche di legge. Lo scenario evolutivo è descritto nella seguente tabella. Produzione di rifiuti e raccolta differenziata Fonte: Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, pag. 289. DATO ANNO 2010 ANNO 2011 ANNO 2012 ANNO 2013 77.434 77.917 78.403 78.891 50% 60% 64,6% 64,6% PRODUZIONE TOTALE RIFIUTI (Ton/anno) RACCOLTA DIFFERENZIATA Considerato che lo spazzamento stradale rappresenta una aliquota pari al 2,5 % della produzione totale del rifiuto (Fonte: Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, pag. 205), dai dati riportati in precedenza sono stati ricavati i flussi di rifiuti attesi a livello di A.T.I. n.1, schematizzati nella seguente tabella. REV1 del 03/06/2010 39/ 140 Produzione di rifiuti a livello di A.T.I. n.1 Fonte: Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, pag. 205. DATO ANNO 2010 ANNO 2011 ANNO 2012 ANNO 2013 77.434 77.917 78.403 78.891 37.749 45.581 49.382 49.689 37.749 30.388 27.061 27.229 1.936 1.948 1.960 1.972 ANNO 2012 ANNO 2013 PRODUZIONE TOTALE RIFIUTI (Ton/anno) RACCOLTA DIFFERENZIATA (Ton/anno) RIFIUTO INDIFFERENZIATO (Ton/anno) SPAZZAMENTO STRADALE (Ton/anno) Produzione di rifiuti per bacino di utenza AREA EUGUBINO- GUALDESE PRODUZIONE TOTALE ANNO 2010 ANNO 2011 29.986 30.173 30.361 30.550 14.618 17.651 19.123 19.242 organico 2.704 3.265 3.538 3.560 verde 1.301 1.571 1.702 1.713 carta 5.029 6.072 6.578 6.619 plastica 979 1.183 1.281 1.289 vetro 1.257 1.518 1.645 1.655 metalli 1.476 1.783 1.931 1.943 tessili 102 124 134 135 RIFIUTI(Ton/anno) RACCOLTA DIFFERENZIATA (Ton/anno) di cui: REV1 del 03/06/2010 40/ 140 legno altro 746 900 975 981 1.023 1.236 1.339 1.347 14.618 11.767 10.479 10.544 750 754 759 764 ANNO 2010 ANNO 2011 ANNO 2012 ANNO 2013 RIFIUTO INDIFFERENZIATO (Ton/anno) SPAZZAMENTO STRADALE (Ton/anno) AREA ALTO TEVERE PRODUZIONE TOTALE 47.448 47.744 48.042 48.341 23.131 27.930 30.259 30.447 organico 4.279 5.167 5.598 5.633 verde 2.059 2.486 2.693 2.710 carta 7.957 9.608 10.409 10.474 plastica 1.550 1.871 2.027 2.040 vetro 1.989 2.402 2.602 2.618 metalli 2.336 2.821 3.056 3.075 tessili 162 196 212 213 legno 1.180 1.424 1.543 1.553 altro 1.619 1.955 2.118 2.131 23.131 18.620 16.582 16.685 1.186 1.194 1.201 1.209 RIFIUTI(Ton/anno) RACCOLTA DIFFERENZIATA (Ton/anno) di cui: RIFIUTO INDIFFERENZIATO (Ton/anno) SPAZZAMENTO STRADALE (Ton/anno) REV1 del 03/06/2010 41/ 140 5.2 Obiettivi di recupero e individuazione delle prioritarie azioni Per consentire il conseguimento degli obiettivi introdotti dal Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti si intendono intraprendere nel contesto di ambito le seguenti iniziative: Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta differenziata sul territorio; Favorire la partecipazione dei cittadini attraverso azioni mirate di comunicazione ambientale; Sviluppo di sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, che costituiscono un importante stimolo e riconoscimento per gli utenti verso l’adozione di comportamenti virtuosi, a fronte dei servizi ad essi proposti. Potenziamento del sistema impiantistico di gestione e trattamento dei rifiuti. Riorganizzazione dei flussi di rifiuti nel contesto di ambito. Nell’ambito degli indirizzi della pianificazione regionale, particolare rilevanza è assegnata al potenziamento del recupero di materia finalizzato a: Miglioramento delle prestazioni ambientali del sistema di gestione dei rifiuti in ambito regionale (attraverso il saldo ambientale positivo che caratterizza le azioni di recupero di materia rispetto alle forme di smaltimento); Conseguente riduzione dei fabbisogni di trattamento e di smaltimento; Tali risultatati potranno essere conseguiti attraverso una progressiva riorganizzazione dei servizi atti a garantire la maggiore intercettazione possibile delle frazioni recuperabili dei rifiuti presenti nei diversi flussi (produzione domestica, produzione commerciale e del terziario) e nel progressivo sviluppo di una impiantistica adeguatamente dimensionata a supporto della fase di raccolta ed atta al trattamento, al recupero ed allo smaltimento dei flussi di rifiuti prodotti a livello di ambito. L’attuale sistema di organizzazione dei servizi, sviluppato su livelli di intercettazione nell’ordine del 30% circa, sarà quindi potenziato sino a consentire il conseguimento dei più elevati obiettivi di recupero previsti dalla vigente normativa (allo stato attuale pari al 60% di raccolta differenziata entro il 2011 ed al 65% entro il 2012, secondo quanto previsto dalla Legge Finanziaria 2007 e dal D.lgs. 152/06 rispettivamente). Nella Proposta di Piano è in REV1 del 03/06/2010 42/ 140 particolare definito il raggiungimento di livelli di raccolta differenziata superiori al 60% entro il 2010. In coerenza con quanto sopra esposto, il Piano Regionale individua specifiche linee di indirizzo per la riorganizzazione dei servizi, basati anche su valutazioni attinenti le caratteristiche delle diverse aree del territorio regionale, e, per far fronte agli investimenti aggiuntivi richiesti, prevede un impegno da parte della Regione a sostenere con “importanti risorse economiche” la riorganizzazione dei servizi. Come introdotto in precedenza, il modello domiciliare di raccolta verrà assunto come riferimento per aumentare le percentuali di raccolta differenziata a livello d’Ambito. In particolare verranno applicati due modelli di raccolta che hanno consentito di ottenere buoni risultati nelle realtà nazionali e regionali cui sono stati applicati: modello d’area vasta, caratterizzato da frequenze di raccolta medio-basse e da contenitori per la raccolta grandi, con la raccolta dell’umido di prossimità; modello d’intensità, in cui si applica una raccolta porta a porta integrata seccoumido con frequenze necessariamente elevate e contenitori più piccoli come volume. In linea di principio tali risultati sono conseguibili attraverso sistemi fortemente orientati a forme di raccolta che contemplino una elevata estensione possibile di servizi caratterizzati da forte vicinanza all’utenza, ovvero raccolte essenzialmente a carattere domiciliare. Sulla base di queste preliminari considerazioni la popolazione complessivamente interessata da servizi di tipo intensivo risulta pari al 70% della popolazione residente nell’ATI n.1. In particolare, per l’organizzazione dei servizi di gestione dei rifiuti nell’ambito n.1, sono state individuate due tipologie di zone, pianura ed appennino, all’interno delle quali si prevede di far sviluppare due sistemi omogenei di raccolta del rifiuto. Nella seguente tabella sono riportate le classificazione territoriali introdotte per i diversi Comuni dell’A.T.I. n.1 della Regione Umbria. REV1 del 03/06/2010 43/ 140 Raccolta del rifiuto – Classificazioni territoriali ZONA COMUNI AREA INTENSIVA AREA VASTA (%) (%) 81,6% 18,4% 70,9% 29,1% Città di Castello, Gualdo Tadino, Gubbio PIANURA San Giustino, Umbertide Citerna, APPENNINO Costacciaro, Fossato di Vico, Montone, Monte S.M. Tiberina, Pietralunga, Scheggia e Pascelupo, Sigillo, Lisciano Niccone Nel contesto dell’impiantistica a supporto del sistema di raccolta e del potenziamento della differenziazione alla fonte del rifiuto, un ruolo di fondamentale importanza è rivestito dalla rete dei centri di raccolta (nel seguito, per semplicità si userà la sola terminologia di stazione ecologica), per la raccolta differenziata; si tratta di strutture già esistenti sul territorio, e per le quali verranno valutate le esigenze di nuove realizzazioni o di adeguamento e potenziamento delle esistenti. La presenza di una stazione ecologica sul territorio di un Comune può essere ritenuta non indispensabile, purchè siano presenti e ben accessibili strutture di questo tipo in Comuni vicini. L’intera popolazione dovrà pertanto risultare adeguatamente servita dalla rete territoriale di queste strutture. I centri di raccolta attualmente operanti nei Comuni dell’ATI n.1 sono 12. Per tali centri di raccolta viene riconfermato l’attuale modello di gestione che prevede la presenza di operatori che affiancano il cittadino nelle operazioni di conferimento, integrato con la completa automazione, così come previsto dal Piano Regionale per tutte le operazioni di acquisizione dati, relativi all’individuazione dell’utente e del rifiuto conferito, nonché per tutte le altre attività di tipo amministrativo previste dalla normativa vigente. In base alle esigenza del contesto territoriale di riferimento e del sistema di raccolta in esso adottato, verrà inoltre valutata la possibilità realizzare nuovi centri di raccolta, potenziando così il sistema già esistente. REV1 del 03/06/2010 44/ 140 5.3 Individuazione interventi necessari al conseguimento dell’autonomia gestionale del trattamento e smaltimento nella fase a regime e transitoria Le previsioni di sviluppo del sistema impiantistico sono state delineate a partire dai seguenti indirizzi previsti dal Piano Regionale di Gestione dei rifuti: massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso lo sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati; garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli impatti ambientali ad esse associati; favorire la valorizzazione del rifiuto, privilegiando tecnologie che consentono di ottenere recupero energetico attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; minimizzare le necessità di smaltimento in discarica; sviluppare un’impiantistica di trattamento rifiuti aggiuntiva sul territorio in grado di assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti esistenti; realizzare un sistema impiantistico finalizzato al futuro conseguimento dell’autosufficienza di trattamento all’interno di ogni ATI, in relazione in particolare al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e della frazione organica del rifiuto da raccolta differenziata. Per consentire il conseguimento degli obiettivi introdotti dal Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti si intendono intraprendere nel contesto di ambito le seguenti iniziative: Realizzazione di tre piattaforme per il trattamento dei rifiuti da raccolta differenziata, una delle quali dotata di impianto di selezione e trattamento delle frazioni secche a servizio dell’intero ambito; Riorganizzazione ed eventuale potenziamento dei centri di raccolta; Riorganizzazione delle strutture logistiche a supporto dei servizi di raccolta dei rifiuti indifferenziati; Realizzazione di un centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1 costituito da un impianto di pretrattamento dei rifiuti REV1 del 03/06/2010 45/ 140 urbani indifferenziati ed un impianto per il trattamento separato delle frazioni organiche da raccolta differenziata; Potenziamento della discarica per rifiuti non pericolosi sita in località Belladanza; Riorganizzazione dei flussi di rifiuto nel contesto di ambito. Nell’ambito della gestione dei servizi di raccolta, elemento non trascurabile è rappresentato dalle percorrenze che gli automezzi di raccolta devono effettuare per arrivare a conferire all’impianto di riferimento. Per poter gestire al meglio un flusso sempre più crescente di rifiuto da raccolta differenziata, si intende provvedere, all’interno di ciascun bacino di utenza in cui è possibile suddividere l’ATI n.1, alla realizzazione di una piattaforma per rifiuti da raccolta differenziata in cui depositare in maniera separata le varie tipologie di rifiuto intercettate nei Comuni del bacino stesso, compresi quelli derivanti dai centri di raccolta. All’interno della piattaforma verranno principalmente effettuate le seguenti attività: stoccaggio per frazioni omogenee dei rifiuti da raccolta differenziata in ingresso; triturazione e stoccaggio per frazioni omogenee delle frazioni organiche del rifiuto da raccolta differenziata; stoccaggio ed eventuale pressatura per frazioni omogenee delle frazioni secche del rifiuto da raccolta differenziata; operazioni di trasbordo del rifiuto. I rifiuti così raggruppati verranno trasportati agli impianti di trattamento e recupero e, per le frazioni non recuperabili, di smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati. A livello di Ambito si provvederà quindi alla realizzazione di due piattaforme di trattamento, una nell’area dell’alto Tevere e l’altra nell’Eugubino-Gualdese. Una delle due piattaforme verrà integrata con un impianto specifico per la selezione di alcune frazioni merceologiche del rifiuto da raccolta differenziata prodotto e livello di ambito, in particolare carta e plastica, e pertanto sarà dotata di idonee linee di trattamento per tali materiali. REV1 del 03/06/2010 46/ 140 Le frazioni organiche da raccolta differenziata stoccate nelle piattaforme saranno inviate centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1. In modo analogo a quanto previsto per i rifiuti provenienti da raccolta differenziata, a supporto innanzitutto dei servizi dedicati al rifiuto indifferenziato residuo, vista l’esigenza di accentrare in un numero limitato di siti le fasi di trattamento e smaltimento, viene prevista la presenza di stazioni di trasferenza, che consentano di ottimizzare la movimentazione dei rifiuti dai luoghi di produzione a quelli di trattamento. Attualmente nei comuni dell’ATI n.1 sono operative tre stazioni di trasferenza: localizzate a Città di Castello, Gubbio e a Gualdo Tadino. Tali strutture logistiche di supporto, già realizzate e funzionanti, rispondono ai requisiti indicati dal Piano Regionale e risultano essere inoltre compatibili con i flussi di materiali attesi negli scenari di riferimento, vista la riduzione in termine di produzione di rifiuti indifferenziati prevista a livello di ambito. Esse svolgeranno un ruolo di fondamentale importanza nella gestione dei flussi di rifiuti indifferenziati che saranno successivamente conferite centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1. Si specifica che, in base alla localizzazione scelta per tale impianto, sarà valutata la necessità o meno di mantenere operative tutte le stazioni di trasferenza già realizzate. Il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati e delle frazioni organiche da raccolta differenziata sarà effettuato presso un unico centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto. Tale impianto sarà costituito da un impianto di trattamento meccanico-biologico per il rifiuto indifferenziato ed un impianto per il trattamento della frazione organica e del verde da raccolta differenziata. Il processo di selezione/stabilizzazione dei rifiuti urbani indifferenziati consta di due fasi ben differenziate: 1. il trattamento meccanico (pre e eventuale post trattamento del rifiuto): il rifiuto viene vagliato, in un primo stadio del trattamento, per separare le diverse frazioni merceologiche e eventualmente raffinato, in coda al processo di trattamento, per raggiungere gli obiettivi processistici o le performances di prodotto; REV1 del 03/06/2010 47/ 140 2. il trattamento biologico: il rifiuto è sottoposto a un processo biologico volto a conseguire la mineralizzazione delle componenti organiche maggiormente degradabili (stabilizzazione) e la igienizzazione per pastorizzazione del prodotto. L’impianto di selezione consentirà il pretrattamento del rifiuto indifferenziato con la produzione di sovvallo, da inviare, previa pressatura, all’impianto di trattamento termico che verrà realizzato nell’A.T.I. n.2, di metalli da inviare a recupero e di sottovaglio da inviare a trattamento biologico. Il trattamento biologico consisterà in una fase di digestione anaerobica seguita da una fase di stabilizzazione aerobica per la produzione di FOS. Per il trattamento della frazione organica e del verde da raccolta differenziata sarà realizzata una impiantistica basata sull’integrazione di processi di digestione anaerobica e compostaggio di qualità. Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani che si intende sviluppare a livello di ambito si baserà sull’integrazione di processi impiantistici specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi. Nella fase transitoria la gestione dei rifiuti avverrà senza la realizzazione di nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti in aggiunta a quelli esistenti. In tale fase, schematizzata nei seguenti allegati grafici, i rifiuti da raccolta differenziata e quelli indifferenziati prodotti a livello di Ambito (circa 75.000 Ton/anno complessive) dovranno essere sottoposti ad operazioni di trattamento, recupero e smaltimento in impianti autorizzati localizzati al di fuori dell’Ambito stesso. Per minimizzare i trasporti in direzione degli impianti di trattamento, si continueranno ad utilizzare le stazioni di trasferenza per rifiuti solidi urbani indifferenziati già realizzate in località Belladanza, Gubbio e Guado Tadino. I soli rifiuti prodotti dallo spazzamento meccanico, i fanghi di depurazione ed i rifiuti speciali prodotti all’interno dell’Ambito potranno essere conferiti nelle discariche per rifiuti non pericolosi di Belladanza e Colognola, le cui capacità residue risultano appena sufficienti a garantirne il deposito durante la fase transitoria che, come introdotto in precedenza, durerà presumibilmente sino a tutto il 2012. REV1 del 03/06/2010 48/ 140 In tale fase si provvederà alla progettazione, all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni ed alla realizzazione degli impianti precedentemente elencati. La realizzazione del sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti comporterà a livello di Ambito una sostanziale variazione dei flussi dei rifiuti rispetto a quanto previsto per fase di transizione, come sinteticamente descritto nell’elaborato grafico allegato. I rifiuti indifferenziati prodotti nel bacino di utenza dell’area Eugubino-Gualdese e dell’Altotevere, che a valle della raccolta continueranno ad essere conferiti presso le stazioni di trasferenza esistenti per ottimizzare i trasporti, saranno conferiti presso il centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto. I flussi di rifiuti da raccolta differenziata, sia quelli intercettati dal servizio di raccolta che quelli raccolti presso i centri di raccolta, conferiti presso le due piattaforme realizzate nell’ambito, saranno così ripartiti: le frazioni organiche saranno conferite presso il centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1; alcune delle frazioni secche, in particolare carta e plastica, saranno conferite presso la piattaforma dotata di specifico impianto per la selezione. Dalla selezione si otterranno scarti destinati a trattamento termico e materiali destinati a recupero presso impianti autorizzati; la restanti frazioni saranno conferite presso impianti di trattamento e recupero autorizzati. I rifiuti ottenuti dallo spazzamento stradale saranno inviati ad impianti di trattamento e recupero autorizzati o, qualora non vi sia convenienza tecnico-economica, direttamente in discarica. I rifiuti indifferenziati e le frazioni organiche del rifiuto da raccolta differenziata prodotte a livello di ambito saranno conferiti presso il centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto. REV1 del 03/06/2010 49/ 140 Dai processi di trattamento meccanico biologico del rifiuto indifferenziato si otterranno sovvalli da inviare all’impianto di trattamento termico dell’A.T.I. n.2, metalli da conferire presso impianti di trattamento e recupero autorizzati e FOS da reimpiegare per le operazioni di copertura della discarica. Dal trattamento della frazione organica e del verde da raccolta differenziata si otterranno ammendante compostato misto avviabile ad utilizzo in pratiche agriconomiche, florovivaistiche o simili e scarti del processo di post-raffinazione del compost da destinare a trattamento termico nell’A.T.I. n.2. Le caratteristiche degli impianti tali da soddisfare i requisiti sopra enunciati sono sinteticamente riportate nelle seguenti tabelle. RECUPERO E TRATTAMENTO DELLA FRAZIONE SECCA DA RD (carta/cartone, plastica) SCENARIO POTENZIALITA’ PRGR potenziamento sistema dei centri di raccolta e piattaforme Realizzazione piattaforme AMBITO del di Fase d’impianto (t/anno) (t/anno) tre ASSENTE Selezione per il raccolta e plastica differenziata, 20422 spinta carta/carton una delle quali dotata di impianto di selezione e trattamento servizio delle secche Previsione transitoria trattamento dei rifiuti da frazioni a dell’intero ambito REV1 del 03/06/2010 A regime (t/anno) 50/ 140 Flusso totale 49689 20500 RECUPERO DELLA FRAZIONE ORGANICA E DEL VERDE DA RACCOLTA DIFFERENZIATA SCENARIO POTENZIALITA’ Realizzazione di anche impiantistica riferimento nuova ad trattamento con impianti di di Fase A regime Previsione transitoria (t/anno) d’impianto (t/anno) (t/anno) tipo anaerobico mediante: la sviluppare necessità di un’impiantistica aggiuntiva sul territorio in PRGR grado di assicurare il fabbisogno di recupero della frazione organica differenziata e del verde, l’opportunità prevedere di processi trattamento integrati di della frazione organica e del verde da raccolta differenziata con altri flussi di rifiuti speciali di “qualità” Per il trattamento della ASSENTE organico frazione organica e del verde AMBITO da raccolta differenziata sarà realizzata una impiantistica basata sull’integrazione processi di di digestione anaerobica e compostaggio di qualità. REV1 del 03/06/2010 51/ 140 e 13600 verde da RD: 13616 FOS 7542 PRETRATTAMENTO DEL RIFIUTO INDIFFERENZIATO SCENARIO POTENZIALITA’ Realizzazione di nuova PRGR impiantistica in particolare nelle aree del Fase A regime Previsione transitoria (t/anno) d’impianto (t/anno) (t/anno) territorio regionale oggi carenti (in particolare, ATI 1). Realizzazione centro di integrato trattamento un ASSENTE rifiuto di e valorizzazione del rifiuto AMBITO prodotto nell’A.T.I. n.1 costituito da un impianto di pretrattamento dei rifiuti urbani indifferenziati ed un impianto per il trattamento separato delle frazioni organiche da raccolta differenziata; REV1 del 03/06/2010 52/ 140 Trattamento indifferenziato: meccanico: 27229 27500 SMALTIMENTO FINALE SCENARIO PRGR Lo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani o di derivazione urbana è limitato nello scenario di piano, a rifiuti residuali da altri processi di trattamento, non più opportunamente valorizzati come materia o energia smaltimento in discarica deve rappresentare solo il terminale residuale di AMBITO un sistema impiantistico costituito dall’integrazione delle diverse tipologie di trattamento. (fanghi di depurazione, rifiuti speciali ed eventualmente rifiuti da spazzamento stradale prodotti a livello di Ambito ed eventuali altri esigui flussi di rifiuti prodotti a livello Regionale) FASE TRANSITORIA A REGIME ANNO 2010/2013 ANNO 2014/2025 (4anni) (12 anni) 12000x4= 35170x12= (mc) 48000 422040 POTENZIALITA’ 60000 422000 RIMANENTE 12000 40 AMPLIAMENTO 410000 FABBISOGNO Belladanza(mc) (mc) REV1 del 03/06/2010 53/ 140 6. CARATTERISTICHE DEL SISTEMA TERRITORIALE-AMBIENTALE INTERESSATO DAL PIANO D’AMBITO Questo capitolo valuta le condizioni ambientali di riferimento per il Piano. Nella valutazione si fa esplicito riferimento anche alle condizioni della Rete Natura 2000. 6.1 Diagnosi del contesto ambientale L’analisi del contesto ambientale è stata effettuata per definire le condizioni dello stato ambientale di riferimento. 6.1.1 Sistema territoriale Il territorio dell’ATI n°1 è incluso nel bacino idrografico del fiume Tevere. Nella posizione centrale è collocata la pianura della “Valle del Tevere”, densamente popolata e intensivamente coltivata, con una forte presenza di insediamenti industriali e artigianali e attraversata dalle principali vie di comunicazione. In posizione simmetrica, ai lati, si sviluppano le aree collinari, con piccole vallate, e le zone montane. Il 14,60% del comprensorio si colloca al disotto dei 300 metri s.l.m., e coincide con la fascia di pianura alluvionale; il 25,80% è compreso tra i 300 e i 400 metri s.l.m. e raccoglie gran parte dell’insediamento sparso, storicamente consolidatosi; la restante parte del territorio (circa il 59,60%) giace al di sopra dei 400 metri s.l.m., ospitando i caratteristici “paesi medioevali” e gran parte delle aree boscate (compresa quella demaniale). La superficie boscata è di circa 31.900 ettari. La collina e la montagna rappresentano la parte più caratteristica sotto il profilo storico, naturalistico e ambientale. Gli ambienti più sensibili sono rappresentati da: 1. i corsi d’acqua 2. il complesso degli ambienti naturali appenninici. Le pressioni esercitate sul suolo derivano da una molteplicità di fattori e attività: industria, agricoltura, ambiente urbano, ecc. Ciascuno di questi fattori comporta pressioni trasversali sull’ambiente. Di seguito ci si limiterà, quindi, a descrivere la componente ambientale elementare “suolo” ai tematismi attinenti a: rischio sismico; rischio idrogeologico; REV1 del 03/06/2010 54/ 140 In generale il “rischio” deriva dalla combinazione della pericolosità e della potenziale vulnerabilità antropica di un dato territorio. Esso esprime la possibilità di perdite di vite umane, beni, attività produttive e funzionalità. I concetti di “previsione” e “prevenzione”, sono intesi come: previsione: le attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei fenomeni calamitosi, all’identificazione dei rischi ed all’individuazione delle zone del territorio soggette ai rischi stessi prevenzione: le attività volte ad evitare o ridurre al minimo le possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione (L225/92) Le scelte pianificatorie che coinvolgono più direttamente la componente ambientale suolo sono connesse con l’ampliamento della discarica di Belladanza. L’area in oggetto ricade nel complesso collinare che borda ad est la pianura alluvionale del fiume Tevere. In questa zona il rilievo forma una dorsale allungata in direzione nord-sud, da Casa Pagani a San Savino, delimitata ad ovest dalla pianura tiberina e ad est da una valle più stretta al cui fondo scorre il Rio Gracciata. Il complesso collinare è caratterizzato da quote modeste che non superano i 450 m e da pendenze medie dei versanti attorno al 25% che diminuiscono gradualmente scendendo di quota verso ovest. Sono inoltre presenti zone localizzate in cui i conglomerati villafranchiani affioranti danno origine a scarpate subverticali. Il drenaggio superficiale varia passando dal versante ovest a quello est del crinale Casa Pagani-S.Savino. Nel primo ci sono numerosi fossi, piuttosto incassati, che raggiungono la valle del Tevere seguendo per lo più la linea di massima pendenza. Nel secondo, anche a causa della maggiore diffusione delle pratiche agricole, il deflusso superficiale risulta diffuso arealmente e non si osservano fossi profondi. I terreni affioranti nell’area sono prevalentemente rappresentati dai depositi di facies fluvio-lacustri plio-pleistocenici (Villafranchiano) che sono distinguibili in un membro basale a prevalenza limoso-argillosa di colore grigio (Argille di Fighille -FIG) e da un membro superiore a prevalenza sabbioso-conglomeratica nocciola (Conglomerati di Monte Rotondo – CTN). I depositi alluvionali affiorano in corrispondenza della valle del Tevere e della vallecola incisa dal Rio della Gracciata. REV1 del 03/06/2010 55/ 140 I depositi argillosi di Fighille affiorano ad est del rilievo collinare di San Savino, mentre i conglomerati di Monte Rotondo costituiscono il rilievo collinare ove insiste l’area di Belladanza. Tali conglomerati sono costituiti da ciottoli poligenici, arrotondati con intercalate lenti di sabbia a granulometria medio-grossalana. La giacitura di tale complesso sedimentario è circa NE-SW, immersione verso SE ed inclinazione di circa 10°, quindi a traverpoggio rispetto al versante sovrastante il sito della discarica in esercizio. Scendendo verso la pianura del Tevere si passa ai più recenti depositi alluvionali terrazzati di età Wurmiana. Si tratta di tipici depositi di piana alluvionale e sono costituiti da argille, limi, sabbie e ghiaie disposte in lenti e/o strati di dimensioni variabili a seconda dell’energia deposizionale del corso d’acqua. La discarica presenta un movimento del terreno di origine franosa. È stato già condotto uno studio dal dott. R. Rotili sul terreno e sul movimento franoso, le conclusioni sono state: “il dissesto ha interessato la parte basale del versante sud del crinale sovrastante l’area della discarica …. I terreni interessati sono di natura limo-argillosa e limo-sabbiosa con inclusi ciottoli derivanti dal disfacimento dei sedimenti conglomeratici che costituiscono il colle e che affiorano poco a monte del dissesto. La causa di tale fenomeno è da attribuire ad infiltrazioni idriche provenienti da monte che hanno provocato il deterioramento dei parametri geotecnici dei terreni detritici. Il volume di terreno interessato dal movimento franoso è modesto pari a circa 5mc. Il geologo Rotili ha effettuato una verifica di stabilità del versante rilevando quanto segue: “In base alle condizioni litologiche, giaciturali dei terreni, morfologiche ed idrogeologiche si può affermare che: L’area di Belladanza ospitante i siti della discarica dismessa e quella in esercizio non è interessata da fenomeni di instabilità gravitativa. Per le verifiche di stabilità svolte si sono sempre avuti fattori di sicurezza maggiori di 1.3 anche in presenza di sisma. La morfologia di deposito dei rifiuti a colmamento ultimato è tale da non essere interessata da fenomeni di instabilità. La falda acquifera sia nella zona della discarica in esercizio che in quella dismessa è posta, rispetto al fondo della scavo, ad una profondità minima di circa 15 m. Essa è contenuta in strati e/o lenti ghiaino-sabbiose compresi tra strati argillosi. REV1 del 03/06/2010 56/ 140 La direzione di flusso della falda idrica è sud e sud-est nella zona del versante della discarica in esercizio inciso alla base dal Rio di Gracciata. Mentre a valle della discarica dismessa si ha una direzione di flusso verso ovest.” Ulteriori sondaggi (prove penetrometriche) sono in corso per valutare comunque gli interventi strutturali sulla discarica per garantire la completa stabilità dei terreni. Sistemi insediativi e mobilità Sistemi insediativi Il sistema territoriale dell’ATI n°1 è caratterizzato da notevole dispersione insediativi e da forti dinamiche legate alla mobilità. La mobilità delle merci e delle persone è considerata una componente essenziale della competitività locale, ma pone diversi problemi ambientali. Nel settore trasporti a livello europeo si sta consolidando un regime di concorrenza sempre maggiore, soprattutto per il trasporto internazionali. Si sviluppano grandi imprese logistiche che operano su vasti bacini territoriali con sistemi ad alta tecnologia; lo sviluppo futuro del settore dipenderà molto dalla dall’innovazione per migliorare nonsolo la competitività del settore, ma anche la compatibilità dell’ambiente. A livello nazionale permane un’offerta di trasporti sbilanciata sui vettori stradali. Le problematiche d’impatto ambientale, d’inquinamento, di consumo energetico, dei modelli insediativi a bassa densità richiederanno notevoli cambi di prospettiva sugli stili di mobilità, sia a scala nazionale sia a livello locale, in particolare non più centrate sulla crescita dell’offerta di trasporto, ma anche sul riequilibrio della domanda di mobilità. Per il futuro il trend è di crescita ulteriore della domanda di suoli e di mobilità in generale. Lo sviluppo della zona a bassa densità e gli stili di mobilità sempre più dipendenti dall’automobile, rischiano di fare aumentare in modo eccessivo gli impatti ambientali, il rumore, l’inquinamento, il degrado paesaggistico, la frammentazione dell’ecomosaico naturale. mobilità Rete viaria La rete viaria nell’ATI n°1è costituita, in termini di patrimonio infrastrutturale, da strade così suddivise REV1 del 03/06/2010 57/ 140 autostrade E45 strade statali strade regionali; strade provinciali; strade comunali extraurbane (dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). Dal punto di vista degli standard funzionali si distinguono due livelli: • la rete stradale principale, il cui elemento portante è rappresentato dall’itinerario E45, che assolve funzioni di collegamento sulle relazioni nazionali e regionali di media percorrenza; • la rete stradale secondaria costituita dall’insieme della viabilità di interesse provinciale e bacinale, cui è affidata prevalentemente la funzione di distribuzione capillare sul territorio. La viabilità all’interno dell’ATI n° 1 si sviluppa principalmente sfruttando la rete stradale secondaria. Rete ferroviaria La capillarità della rete ferroviaria nel territorio dell’ATI n°1 è molto bassa e ridotta al mero collegamento tra Città di Castello e Umbertide, la presenza di molti comuni di montagna impedisce la percirrenza di persone e merci che utilizzino la rete ferroviaria. 6.1.2 Biodiversità e Reti Ecologiche Il territorio dell’ATI n°1 presenta una vasta varietà di habitat naturali. La posizione geografica e l’orografia del terreno favorisce la presenza di specie sia continentali, sia mediterranee, distribuite in una vasta varietà di ambienti. . Queste aree naturali presentano gradi di conservazione molto differenziati in quanto, soprattutto in pianura, la presenza dell'uomo ha determinato radicali cambiamenti agli habitat. I “siti Natura 2000” in Umbria complessivamente coprono una superficie di 156.419,09 ettari, tenendo conto che in alcuni ambiti c’è una sovrapposizione areale, pari a 7.43% della superficie areale. Il patrimonio naturale della regione è rappresentato da: REV1 del 03/06/2010 58/ 140 - 98 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per la tutela degli ambienti naturali - 7 Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la tutela dell'avifauna rara Nelle aree designate sono stati individuati finora come elementi di interesse comunitario sei habitat principali diversi, con proprie specie vegetali e animali. Tale patrimonio necessita di essere tutelato in quanto rete e non come mera sommatoria di aree naturali. La rete ecologica regionale è molto frammentata e, contemporaneamente, presenta caratteri di estremavariabilità che la rendono particolarmente sensibile. I principali usi del suolo che incidono sui territori tutelati e sulla biodiversità riguardano nell’ordine l’agricoltura intensiva, le aree residenziali, le aree produttive e commerciali. I siti in cui si registra il grado di pressione antropica maggiore sono quelli che si collocano nelle zone di basso Appennino e di pianura DATI DA VALUTAZIONE D’INCIDENZA 6.1.3 Paesaggio e sistema agricolo Il paesaggio percepito è una risorsa preziosa per lo sviluppo. I paesaggi dell’Umbria sono profondamente alterati nelle loro caratteristiche morfologiche, nelle loro qualità e identità, a causa delle rilevanti trasformazioni antropiche. Questo è particolarmente evidente in tutta la pianura, dove risaltano i fenomeni diffusivi degli insediamenti residenziali e produttivi. Qui lo sviluppo procede ad un ritmo accelerato, gli edifici e le infrastrutture tendono a confondere gli stili architettonici; i paesaggi così trasformati perdono le loro caratteristiche distintive e danno sempre più la sensazione di disordine percettivo. I sistemi lineari (vie di trasporto, elettrodotti) tagliano fittamente e interrompono in modo molto significativo le unità del paesaggio regionale. Il paesaggio vede la propria ricchezza nella diversità delle sue aree ( valle, pianura, collina) e nella conseguente varietà dei suoi prodotti. 6.1.4 Cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico REV1 del 03/06/2010 59/ 140 L'atmosfera terrestre, comunemente chiamata aria, è una miscela di gas che avvolge tutta la terra ed è composta prevalentemente da azoto (circa il 78%) e ossigeno (circa il 21%). Altri gas, quali l'argon, l'anidride carbonica, il neon, l'elio e il metano, sono presenti in minore quantità insieme a tracce di sostanze annoverate tra i principali inquinanti presenti nelle aree urbane (ossidi di azoto, di zolfo, etc...). L'inquinamento atmosferico consiste nella modificazione della composizione dell'atmosfera per la presenza di una o più sostanze in quantità e caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e costituire un pericolo diretto o indiretto per la salute dell'uomo, per gli ecosistemi e i beni materiali. Le sostanze inquinanti liberate nell'atmosfera possono essere di origine naturale (erosioni, esalazioni vulcaniche, decomposizione di materiale organico, ecc.) o di origine antropica, cioè prodotte dall'uomo (attività industriali, centrali termoelettriche, riscaldamento domestico, trasporti). Le problematiche che riguardano l'atmosfera coinvolgono diverse scale spaziali e temporali: da un lato, l'inquinamento in ambiente urbano ha una valenza strettamente locale ed è caratterizzato da processi di diffusione che si esplicano nell'ambito di pochi minuti fino a qualche ora, dall'altro gli effetti delle emissioni, principalmente di gas serra o di sostanze acidificanti, hanno un carattere transfrontaliero e quindi con un'estensione da sovranazionale a globale. Di conseguenza, gli inquinanti emessi in atmosfera possono essere classificati in varie categorie a seconda del tipo di problema che comportano, della scala spaziale su cui insistono e, quindi, anche del tipo di azioni che sono richieste per ridurne le emissioni e, quindi, gli impatti. Quando si parla di "qualità dell'aria" si fa riferimento a quella parte di atmosfera, che è la "troposfera", nella quale viviamo e respiriamo e nella quale si possono trovare sostanze che, in concentrazioni superiori a certi valori, possono provocare un danno diretto alla popolazione e agli ecosistemi. Un discorso a parte va fatto per quelle sostanze come l'anidride carbonica (CO2) e il vapore acqueo, la cui presenza nell'atmosfera - formando una cappa in grado di provocare l'aumento della temperatura a livello del suolo - contribuisce al cosiddetto "effetto serra". Tale effetto, sempre esistito in natura, oggi è accentuato dall'aumento delle emissioni prodotte dalle attività umane. Questi "gas-serra", a prescindere dal luogo dal quale vengono originati, si diffondono in tutto il globo e vi possono permanere per molti anni prima di essere riassorbiti. Ecco perché il problema della loro riduzione è affrontato a livello planetario ed ecco perché alcuni meccanismi di riduzione delle emissioni di CO2, REV1 del 03/06/2010 60/ 140 come il mercato delle quote d'emissione per i grandi impianti industriali, sono efficaci indipendentemente dal luogo del pianeta nel quale sono realizzati. 6.1.5 Energia e ambiente La Regione produce 1070 GW all’anno principalmente prodotta mediante impianti idroelettrici (circa il 60%). Risulta che dopo un momento di sostanziale pareggio tra richiesta e produzione nel 2004, negli ultimi anni il deficit elettrico è andato progressivamente crescendo. Tale trend è sostanzialmente in linea con le previsioni del Piano Energetico Regionale che ha previsto, sino al 2012 una crescita continua della forbice fra offerta e domanda di energia all’interno del territorio regionale. Le linee di indirizzo prevedono di privilegiare l’energia che non produce emissioni di carbonio: il solare, il fotovoltaico e l’idroelettrico. 6.1.6 Benessere e salute delle persone Lo smaltimento dei materiali post-consumo, quale che siano le scelte metodologiche adottate, è collegato alla salute pubblica. E’ da rilevare come le tecnologie attualmente in uso abbiano certamente ridotto gli impatti prodotti dagli impianti di gestione dei rifiuti. Le possibili cause di impatto per la salute, derivanti dalla presenza di impianti di trattamento e gestione rifiuti sono diverse: emissioni gassose (da incenerimento, discarica, ecc.); inquinamento delle falde acquifere (il percolato prodotto dalle discariche, ecc.); contaminazione da residui di trattamento (polverino, filtri, ecc.); inquinamento da autoveicoli di trasporto rifiuti (camion, autocompattatori, ecc.; inquinamento acustico, polvere, gas di scarico, ecc.); richiamo di vettori di malattia (batteri, parassiti, ratti, gabbiani, insetti). Per minimizzare l’impatto degli impianti sull'ambiente (aria, acqua, suolo e sottosuolo) e i rischi per la salute, durante l’intero “ciclo vita” degli stessi sono fondamentali programmi adeguati di gestione e di controllo. 6.2 Sintesi dei fattori ambientali positivi e negativi (Analisi SWOT) REV1 del 03/06/2010 61/ 140 In questo capitolo si intende descrivere in modo schematico quali sono gli effetti ambientali positivi e negativi attualmente prodotti dal sistema di gestione dei rifiuti. Questa valutazione del contesto ambientale intende soprattutto evidenziare i problemi ambientali e gli aspetti favorevoli del sistema ambientale influenzati dal Piano. Le informazioni del capitolo precedente sono state organizzate in modo schematico attraverso l'analisi SWOT (Strenghts, Weaknesses, Opportunities e Threats), cioè un procedimento mutuato dall'analisi economica, capace di mettere il relazione politiche, linee di intervento ed azioni di Piano rifiuti con l’ambiente di riferimento. La bontà dell'analisi SWOT è funzione della completezza della analisi di contesto; cioè l'efficacia di questa metodologia SWOT dipende dalla capacità di effettuare una lettura incrociata dei fattori ambientali. In pratica con l'analisi SWOT si distinguono fattori endogeni (su cui il pianificatore può intervenire) ed esogeni (che non è possibile modificare attraverso il Piano, ma per cui è possibile individuare una qualche forma di adattamento). Nella terminologia consueta si indicano i fattori endogeni come fattori ambientali positivi della situazione esistente a cui il Piano si riferisce (fattori di forza, S) o fattori ambientali negativi (fattori di debolezza, W). I fattori esogeni si indicano come opportunità esterne che il Piano deve considerare (opportunità, O) o come rischi esterni (rischi, T). Questo tipo di valutazione in sostanza serve ad inquadrare gli aspetti ambientali strategici per il Piano. Attraverso le scelte di Piano sarebbe opportuno puntare sui fattori di forza e le opportunità, oppure cercare di limitare e porre rimedio ai rischi ed ai fattori di debolezza. Inoltre sulle opportunità ed i rischi non è possibile intervenire direttamente ma individuare modalità di controllo e di adattamento. E' necessario fare assegnamento sui fattori di forza, attenuare i fattori di debolezza, cogliere le opportunità e prevenire i rischi. La tabella contiene, per ciascuna tematica analizzata in precedenza, una sintesi dei fattori di forza, di debolezza, delle opportunità e dei rischi. Particolare attenzione è posta nella rilevazione delle problematiche ambientali relative ad aree di rilevanza ambientale, quali le zone designate ai sensi delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE (Rete Natura 2000). La valutazione del contesto ambientale evidenzia sia i problemi sia gli aspetti favorevoli dell'ambiente regionale; gli indicatori ambientali informano sulle dinamiche a rischio o sulle possibilità di miglioramento. REV1 del 03/06/2010 62/ 140 Fattori di Forza (S) Fattori di debolezza (W) Opportunità (O) Rischi (T) Sistema territoriale Territorio Frammentazione caratterizzato un’articolata da rete di strade sistemi insediativi dei Il e produttivi Propensione ad uso di veicoli privati e individuali territorio dell’ATI n°1 Notevoli dinamiche rappresenta un punto cerniera insediative diffusive con , forti di collegamento tra la pressioni Toscana, le Marche, l’Emilia ambientali e squilibrio Romagna e l’Umbria. della domanda di mobilità anche per tragitti di breve Presenza di strade ad raggio elevata incidentalità (velocità) Elevati costi unitari della mobilità Biodiversità e paesaggio Ricchezza di Espansione insediativa Potenzialità di miglioramento Frammentazione biodiversità regionale disordinata minaccia in della biodiversità sviluppando ecosistemi per presenza di molte modo corridoi pianura varietà habitat paesaggio e la continuità mantenendo diversi, appartenenti a degli habitat naturali, con conduzione molte elevata smaltimento rifiuti. protette REV1 del 03/06/2010 di categorie da di significativo il frammentazione reti ecologiche 63/ 140 ecologici una dei e corretta sistemi di naturali ha di in raggiunto livelli molto significativi, con giustapposizione di tipologie di habitat fra loro incongrui protette da di reti Commissione Europea regionali e di numerose specie Natura 2000. vegetali –animali Presenza di e Ubicazione valori impianti ecologiche loro della strutturalmente rete incongrui, e funzionalmente. di Modifiche alcuni possono preesistenti paesaggistici, adiacenti ad aree naturali testimoniali, individuate di interesse economici, ambientali comunitario climatiche indurre rischi per la biodiversità. differenziati e di valore Presenza di rete di rilevamento estesa ed efficiente sistema di controlli ambientali Clima e atmosfera diminuzione delle Nell’aria permane stato L'ammodernamento Aumento progressivo emissioni inquinanti ( NOx, di criticità diffuso per alcuni continuo del parco veicolare, dei delle emissioni in atmosfera PM10, CO2eq) grazie ad una inquinanti (PM10, Ozono, NOx, sistemi miglior qualità di combustibile ecc.) e ai processi di monitoraggio e di causate dai vari settori tecnologie di scambio informazioni economici Il parco trasformazione energetica REV1 del 03/06/2010 di 64/ 140 veicolare favoriscono limitazione d’impatti ambientali da mobilità di persone o Il cambiamento trasformazione energetica privato ed il traffico sono in ambientali da mobilità di persone o climatico in atto minaccia gli continuo aumento (è difficile da contrastare solo a scala locale) Le nuove politiche europee, nazionali e regionali per la riduzione Le emissioni sono in dei costante aumento equilibri fattore merci gas serra opportunità sia di ecoefficienti sia in ecoincentivi. REV1 del 03/06/2010 65/ 140 offrono diverse tecnologie termini di sia ecologici economici (p.e. turismo), sia 7. ANALISI E VERIFICA COERENZA 7.1 Coerenza ambientale interna La coerenza ambientale interna mira a confrontare tra loro gli obiettivi compresi all’interno degli elaborati di Piano. Essendo il presente rapporto ambientale di Vas uno degli elaborati di Piano ed in particolare quello specificamente focalizzato alle valutazioni ambientali, nel seguito si analizza la coerenza tra i risultati dei precedenti capitoli e gli obiettivi di Piano. Infine si confrontano gli obiettivi di Piano tra loro. 7.1.1 Coerenza del Piano rispetto alla diagnosi ambientale La valutazione della coerenza è realizzata utilizzando una matrice qualitativa, in cui sulle colonne sono riportati i temi della diagnosi ambientale, sulle righe sono riportati i gruppi di obiettivi del Piano e nelle celle di matrice sono riportati dei giudizi sul livello di coerenza reciproca. Dall’analisi svolta si deduce, in sintesi, un ottimo livello di copertura da parte del Piano delle questioni ambientali diagnosticate precedentemente. Aspetti di particolare interesse da indagare più nel dettaglio relativamente agli obiettivi per la loro rilevanza ambientale sono: la valorizzazione delle diverse componenti merceologiche dei rifiuti fin dalla fase di raccolta, la riduzione della quantità e la pericolosità dei rifiuti da avviare a raccolta indifferenziata, il recupero di materiali e risorse nella fase di trattamento finale. REV1 del 03/06/2010 66/ 140 1.1 promozione ed incentivazione (anche economica) di attività per il recupero di alcune tipologie di rifiuti di ordine domestica come ad esempio il compostaggio domestico 1.2 promozione ed incentivazione (anche economica) di azioni finalizzate alla riduzione dei rifiuti di alcune strutture della pubblica amministrazione che erogano servizi collettivi SALUTE UMANA ATMOSFERA BENESSERE E AMBIENTE CLIMA E SISTEMA AGRICOLO ENERGIA E RETI ECOLOGICHE PAESAGGIO E TERRITORIALI BIODIVERSITA’ E SISTEMI TEMI OBIETTIVI SPECIFICI E MACROAZIONI A B B A A A A B B A A A (scuole, centri di assistenza socio sanitaria…) 1.3 Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta differenziata sul A B B A A A territorio 2.1 valorizzazione delle diverse componenti merceologiche dei rifiuti fin dalla fase di raccolta. A B B A A A 2.2 riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti A A A A A A REV1 del 03/06/2010 67/ 140 2.3 promozione a campagne informative e di orientamento al consumo, volte a privilegiare la scelta dei prodotti di lunga durata ed a basso “contenuto di rifiuti” 2.4 massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso lo sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle raccolte differenziate o altri A A A A A A A B B A A B flussi avviabili ad impianti dedicati; 2.5 Sviluppo di sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, che costituiscono un importante stimolo e riconoscimento per gli utenti verso l’adozione di A A A A A A comportamenti virtuosi, a fronte dei servizi ad essi proposti. 3.1 garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli A B C A A B impatti ambientali ad esse associati; 3.2 minimizzare le necessità di smaltimento in discarica; A A A A A A 3.3 sviluppare un’impiantistica di trattamento rifiuti aggiuntiva sul territorio in grado di assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti esistenti; 3.4 favorire la valorizzazione del rifiuto, privilegiando tecnologie che consentono di ottenere recupero energetico attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; REV1 del 03/06/2010 68/ 140 A B C A A A A B C A A A 4.1realizzare un sistema impiantistico finalizzato al futuro conseguimento dell’autosufficienza di trattamento LEGENDA A Misure fortemente coerenti B Misure coerenti C Misure con coerenza incerta D Misure senza correlazione REV1 del 03/06/2010 69/ 140 D D D D D D 7.1.2 Coerenza ambientale fra gli obiettivi di Piano È necessario che il Piano nelle sue scelte e nei suoi contenuti sia coerente per logica d’impostazione per cui in questa parte del rapporto gli obiettivi del Piano vengono confrontati per valutare se sono reciprocamente coerenti e se sono in grado di produrre sinergie positive per l’ambiente. Dall’analisi svolta si rileva il buon livello di coerenza e di sinergia tra gli interventi e le azioni del Piano. Si rileva in particolare come per alcune attività siano particolarmente elevate le sinergie positive ed i livelli di complementarietà. Ad esempio sono particolarmente sinergici gli obiettivi volti a ridurre la produzione di rifiuti e ad aumentare la raccolta differenziata con quello di diminuire lo smaltimento di materiali attraverso la raccolta indifferenziata. Per un dettaglio su questi giudizi di coerenza interna tra gli interventi del nuovo Piano si può fare riferimento alla matrice di coerenza interna, riportata nel seguito , che relaziona reciprocamente gli obiettivi e le attività del Piano. Questo serve soprattutto a rintracciare i gradi di contrasto potenziale tra gli obiettivi previsti ex-ante ed i risultati del processo di pianificazione, la calibrazione delle misure di Piano e la eventuale gestione dei conflitti interni REV1 del 03/06/2010 70/ 140 2.2 2.3 2.4 2.5 3.1 3.2 3.3 3.4 4.1 1.1 2.1 ed 1.3 1.1promozione 1.2 E MACROAZIONI E MACROAZIONI OBIETTIVI SPECIFICI OBIETTIVI SPECIFICI D D A A A A A B B B B D D A A A A A B B B B D incentivazione (anche economica) di attività per il recupero di alcune tipologie di rifiuti di ordine domestica come ad esempio il compostaggio domestico 1.2promozione (anche ed incentivazione economica) di azioni finalizzate alla riduzione dei rifiuti di alcune strutture della pubblica D amministrazione che erogano servizi collettivi (scuole, centri di assistenza socio sanitaria…) REV1 del 03/06/2010 71/ 140 1.3Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le D D A A A A A A A B A A A A A A B A D A D D D B A A A D A D A D A A B C A B B D A A C A C B D percentuali di raccolta differenziata sul territorio 2.1valorizzazione delle diverse componenti merceologiche dei rifiuti fin dalla fase di raccolta. 2.2riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti 2.3promozione a campagne informative e di orientamento al consumo, volte a privilegiare la scelta dei prodotti di lunga durata ed a basso “contenuto di rifiuti” REV1 del 03/06/2010 72/ 140 A 2.4massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso lo sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare provenienti dalle i flussi A A B A A A B A A A A B A B B B D D C C A A A A A A D A D B D A A A D raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati; 2.5Sviluppo di sistemi di tariffazione dei servizi “puntuale”, alle che utenze di costituiscono tipo un importante stimolo e riconoscimento per gli utenti verso l’adozione di comportamenti virtuosi, a fronte dei servizi ad essi proposti. 3.1garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli impatti ambientali ad esse associati; REV1 del 03/06/2010 73/ 140 D 3.2minimizzare le necessità di smaltimento in discarica; 3.3sviluppare trattamento un’impiantistica rifiuti aggiuntiva non soddisfatti B A A A A A A A A B B D D B C A D A A B B D A B B A B A A A D D D D D D A D D A A A A A A di sul territorio in grado di assicurare i fabbisogni B dagli impianti esistenti; 3.4favorire la valorizzazione del rifiuto, privilegiando tecnologie che consentono di ottenere recupero energetico attraverso processi di A assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; 4.1realizzare impiantistico un finalizzato sistema al futuro conseguimento dell’autosufficienza di trattamento REV1 del 03/06/2010 74/ 140 A 7.2 Coerenza ambientale esterna 7.2.1 Coerenza rispetto ai criteri localizzativi del PRGR criteri del PRGR Il D. Lgs n. 152/2006 stabilisce, in tema di localizzazione, le rispettive competenze dello Stato (art. 195), delle Regioni (art. 196), delle Province (art. 197). Nel quadro delle competenze dei diversi livelli istituzionali la Regione Umbria, di concerto con le Province di Perugia e Terni, ha elaborato i criteri per l’individuazione delle aree idonee e non idonee alla localizzazione di impianti. La procedura di localizzazione si articola in due fasi distinte ed è rappresentata nello schema seguente: Definizione dei criteri di FASE 1 localizzazione e individuazione delle aree non idonee “macrolocalizzazione” FASE 2 Regione di concerto con le Province:Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Individuazione dei siti Soggetti attuatori: Autorità di interessati, ”progettazione Ambito tramite previsioni del preliminare” e, ove previsto, Piano d’Ambito e operatori studio di impatto ambientale. privati e pubblici Per ciascuna tipologia impiantistica di trattamento e di smaltimento, il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti ha elaborato i criteri per la localizzazione dei nuovi impianti. Per ampliamenti di impianti esistenti non superiori al 50% dell’attuale dimensione sia in termini di occupazione di suolo che di gestione dei flussi, non si applicano i criteri localizzativi nel seguito descritti; queste ipotesi di ampliamento dovranno, tuttavia, aver luogo sulla base di verifiche preliminari condotte dal proponente con riferimento alle norme tecniche sulle costruzioni, verifiche che dovranno essere allegate ai documenti per le valutazioni ambientali (VIA-VInCA) e alla autorizzazione integrata ambientale, quando necessarie. Gli impianti considerati sono: REV1 del 03/06/2010 75/ 140 Gruppo A Impianti di supporto alle raccolte differenziate, alla logistica dei servizi di raccolta, di compost verde e impianti di recupero: A1: Centri di raccolta: A2: Centri di trasferenza e piattaforme; A3: Impianti di compost verde A4: Centri di rottamazione (fatto salvo i vincoli di cui al D.lgs 209/03) A5: depositi preliminari di rifiuti non pericolosi e ricondizionamento rifiuti Gruppo B : B1: Impianti o termovalorizzazione rifiuti (incenerimento e coincenerimento); B2: raggruppamento e depositi preliminari di rifiuti pericolosi Gruppo C Impianti di discarica : C1: Discariche di rifiuti non pericolosi; C2: Discariche di rifiuti pericolosi; C3: Discariche di inerti Gruppo D Impianti di trattamento: D1: Impianti di trattamento chimico fisico e/o fisico; D2: Impianti di selezione e produzione cdr; D3: Impianti di trattamento inerti Gruppo E Impianti di trattamento biologico: E1: compostaggio e digestione anaerobica; E2: impianti di trattamento reflui e/o fanghi. I criteri formulati e i fattori considerati hanno il carattere di indicazione generale a livello regionale; sono stati infatti assunti come riferimento quegli elementi derivanti dalla normativa vigente (nazionale e regionale) e dagli atti di pianificazione di competenza regionale e provinciale. Il valore dei criteri da applicare può essere: REV1 del 03/06/2010 76/ 140 ESCLUDENTE – ha valore prescrittivo e preclude la possibilità di localizzazione di un impianto; PENALIZZANTE – ha valore di indirizzo e determina l’ubicazione di un impianto condizionata a successive verifiche per cercare di risolvere le problematiche relative al sito; in caso contrario si potrebbe determinare l’esclusione dell’area; PREFERENZIALE - ha valore di indirizzo e definisce condizioni di preferenziabilità di un sito ad accogliere un impianto. I criteri localizzativi individuati sono stati suddivisi nelle seguenti categorie: 1. Caratteri fisici del territorio 2. Usi del suolo 3. Protezione della popolazione dalle molestie 4. Protezione delle risorse idriche 5. Tutela da dissesti e calamità 6. Protezione di beni e risorse naturali 7. Aspetti urbanistici - Nell'ambito della valutazione di impatto ambientale degli impianti si terrà in debito conto l'evolvere dei piani urbanistici territoriali 8. Aspetti strategico-funzionali Si ririmanda alla TAVOLA 1 E 2 DELLE AREE NON IDONEE ALLE LOCALIZZAZIONI DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI TIPO A1,A2,A3,A5 e la TAVOLA 2 AREE NON IDONEE E POTENZIALMENTE IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE DEI RIFIUTI TIPO A4, B,C,D,E. Gli impianti di previsione relativamente all’ATI n.1 sono i seguenti: Gruppo A Impianti di supporto alle raccolte differenziate, alla logistica dei servizi di raccolta, di compost verde e impianti di recupero: A2: Centri di trasferenza e piattaforme; 1. Città di Castello 2. Zona Eugubina-gualdese (piattaforma di smistamento e piattaforma di valorizzazione di carta/cartone e plastica) da localizzare REV1 del 03/06/2010 77/ 140 Gruppo C Impianti di discarica : C1: Discariche di rifiuti non pericolosi 1. Città di Castello – Loc. Belladanza Gruppo D Impianti di trattamento: D1: Impianti di trattamento chimico fisico e/o fisico; 1. Città di Castello – Loc. Belladanza Gruppo E Impianti di trattamento biologico: E1: compostaggio e digestione anaerobica; 1. Città di Castello – Loc. Belladanza Di seguito è riportata la sovrapposizione della zona di Belladanza con la TAV. 2. Dalla sovrapposizione si evince che gli impianti: C1 Discariche di rifiuti non pericolosi, D1: Impianti di trattamento chimico fisico e/o fisico e E1: compostaggio e digestione anaerobica;non ricadono nelle zone di carattere escludente della TAVOLA 2. Nei pressi della discarica scorre il torrente Gracciata che però si trova ad una distanza superiore a 100 m, quindi in base alla L.R. n°27 del 24/3/2000 art. 48 e in base al PTCP art. 39 comma 4°-punto 3), la localizzazione della discarica e dei nuovi impianti non sono vincolati dalla presenza del torrente. REV1 del 03/06/2010 78/ 140 I criteri PREFERENZIALI da applicare in fase di attuazione del piano regionale (FASE 2) sono i seguenti: Tipologia di impianto-Gruppo B A Dotazione di infrastrutture C D E A1 A2 A3 A4 A5 B1 B2 C1 C2 C3 D1 D2 D3 E1 E2 SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI SI Vicinanza alle aree di maggiore produzione dei rifiuti Impianti di smaltimento e trattamento rifiuti SI già esistenti Aree produttive e servizi SI SI SI tecnologici Aree agricole REV1 del 03/06/2010 SI SI 79/ 140 SI SI Aree industriali dismesse e degradate da SI SI SI SI SI SI SI SI SI bonificare Siti occupati da centrali SI termoelettriche Gli impianti che sono previsti nell’ambito del territorio dell’ATI n°1 rispondono alle caratteristiche indicate dalla regione per quanto riguarda i criteri preferenziali per la localizzazione dei nuovi impianti come di seguito riportato Città di Castello – Loc. Belladanza (C1-D1-E1) Dotazione di infrastrutture La discarica di Belladanza essendo già attiva risulta inserita in un contesto urbanizzato e dotato di infrastrutture tecnologiche ( acquedotto, fognatura,…). L’accessibilità al sito è garantita da una strada di idonee caratteristiche. Città di Castello è collegata alla località mediante la statale SS3bis, il resto del territorio dell’ATI n°1 è facilmente raggiungibile in quanto detta localita è distante circa 3 KM dallo svincolo Città di Castello sud della E45. Le interferenze con i centri abitati sono limitate al passaggio all’interno del nucleo di S. Lucia e tali da non dover ricercare percorsi alternativi di viabilità. Vicinanza alle aree di maggior produzione dei rifiuti La valutazione dei quatitativi trasportati in riferimento alle distanze da percorrere è fatta basandosi su una fase di gestione dei rifiuti a regime, pertanto dopo il 2013. Il primo impianto che si valuta è l’impianto tipo A2: Centri di trasferenza e piattaforme. Le piattaforme previste sono situate nella zona eugubina-gualdese e l’altra a Città di Castello. Impianti di trattamento rifiuti già esistenti La discarica di Belladanza è una area esistente e dotata di infrastrutture necessarie al ciclo di trattamento dei rifiuti. E’ dotata di una pesa, di un impianto di captazione del biogas e un motore di combustione per il recupero di energia, l’ampliamento della discarica e l’installazione di impianti, limitatamente alla zona già recintata e REV1 del 03/06/2010 80/ 140 quindi individuata come ambito territoriale specifico, consente di soddisfare le esigenze dell’ATI n°1 con economie e rappresenta l’occasione per adeguare tecnologicamente la struttura esistente riducendo gli impatti negativi e un modo per potenziare la fase di monitoraggio. Aree produttive e servizi tecnologici Per quanto riguarda gli impianti che andranno ad essere installati a Belladanza si è già detto che rientrantrano nelle classi preferenziali per i motivi sopra specificati. La piattaforma di Eugubino-gualdese sarà realizzata in corrispondenza della zona industriale della città in modo tale che l’area di installazione sarà già prevista di servizi tecnologici e determinati requisiti di carattere territoriale e comunque sarà oggetto di verifica dei criteri localizzativi imposti dal PRGR. REV1 del 03/06/2010 81/ 140 8. VALUTAZIONI DELLE RICADUTE AMBIENTALI DELLE SCELTE PIANIFICATORIE In riferimento alle caratteristiche dei servizi da svolgere e delle opere da realizzare, quali emergono dalle scelte pianificatorie, sulla base delle criticità emerse dall’analisi delle componenti e dei fattori ambientali individuati dall’allegato 1 del DPCM 27.12.88 e delle linee di impatto individuate, si è proceduto ad una valutazione quali-quantitattiva delle interazione attese con le varie matrici ambientali (impatti). Nel proseguo viene effettuata un’analisi delle eventuali variazioni apportate dalle scelte pianificatorie sulle componenti ambientali, mediante l’assegnazione di un valore di magnitudo agli impatti potenziali. Si distingue in particolare tra effetti negativi, ai quali è attribuito un valore positivo di magnitudo variabile tra: - molto basso (valore 1) - basso (valore 2) - medio (valore 3) - alto (valore 4) e effetti positivi, ai quali è attribuito un valore negativo di magnitudo variabile tra: - molto basso (valore -1) - basso (valore -2) - medio (valore -3) - alto (valore -4) Per ogni fattore o componente ambientale si definisce un indicatore denominato INDICE DI CRITICITA’ AMBIENTALE/BENEFICIO che è dato dalla somma algebrica dei valori attribuiti alla magnitudo per ogni singola linea di impatto individuata. Tale indice fornisce quindi una stima delle criticità ambientali/benefici apportati dalle scelte pianificatorie al singolo fattore o componente ambientale ed è un agevole strumento per valutare i sistemi ambientali più vulnerabili rispetto alle modificazioni apportate dal piano o, al contrario, quelli che ne traggono maggiori benefici. REV1 del 03/06/2010 82/ 140 8.1 Componente ambientale: ARIA, stima delle emissioni del ciclo gestione rifiuti urbani Uno degli obiettivi strategici del Piano è quello della definizione di uno scenario gestionale tale da determinare una riduzione complessiva delle emissioni atmosferiche, in particolar modo di quelle climalteranti, rispetto allo scenario tendenziale. Nel seguito si effettuerà un stima quantitativa dell’effetto delle scelte pianificatorie sulla componente ambientale in esame. Si riporta di seguito una breve descrizione delle emissioni prese in considerazione. EMISSIONI CLIMALTERANTI L’effetto serra è determinato dal rilascio di CO2 e da altri gas come il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), i CFCs (Cloro-Fluoro-Carburi) ed i gas correlati (HCFCs). I quantitativi di gas serra vengono generalmente espressi in kg di CO2-equivalente, attraverso un’operazione di standardizzazione basata sui potenziali di riscaldamento globale (GW, Global Worming Potential). Questi potenziali sono calcolati per ciascun gas serra tenendo conto della sua capacità di assorbimento delle radiazionei e del tempo della sua permanenza nell’atmosfera. Il GWP di una sostanza che abbia le caratteristiche di gas serra è in pratica misurato dal rapporto tra il contributo che all’assorbimento della radiazione calda fornisce il rilascio istantaneo di 1 kg di tale sostanza e quello fornito dall’emissione di 1 kg di CO2, essendo entrambi i contributi valutati per un periodo di tempo di T anni di permanenza dei gas nell’atmosfera. In altre parole, il GWP è la misura, basata sulla concentrazione e sul periodo di esposizione, del potenziale contributo che una sostanza arreca all’effetto serra, rispetto a quello provocato dallo stesso peso di anidride carbonica. I GWP vengono valutati per diversi periodi di esposizione, chiamati “tempiorizzonte”: questi sono di solito uguali a 100, 200 o 500 anni. E’ consuetudine far riferimento ai GWP a 100 anni, anche perché al crescere del tempo di integrazione crescono le incertezze della stima. I valori di GWP a 100 anni presi a riferimento nella presente analisi sono pari a 21 per il metano (CH4) e pari a 310 per il protossido d’azoto (N2O). REV1 del 03/06/2010 83/ 140 OSSIDI DI AZOTO Con il termine NOx vengono indicati genericamente l’insieme dei due più importanti ossidi di azoto a livello di inquinamento atmosferico ossia l’ossido di azoto, NO, e il biossido di azoto, NO2 , gas bruno di odore acre e pungente. L’ossido di azoto, NO, è formato principalmente per reazione dell’azoto contenuto nell’aria (c.a. 78% N2 ) con l’ossigeno atmosferico in processi che avvengono ad elevata temperatura e in special modo durante le combustioni per la produzione di calore, vapore, energia elettrica, energia meccanica (autotrazione, esplosioni), incenerimento, ecc.. . Una volta formatosi, l’ossido di azoto, interagendo con l’ossigeno durante il processo di raffreddamento dei fumi, sempre in eccesso in un processo di combustione, si trasforma parzialmente in biossido di azoto con formazione di un miscuglio dei due ossidi chiamato NOx. Entrambe le suddette reazioni sono strettamente correlate con la temperatura, con il residuo di ossigeno presente ed, in particolare per il biossido di azoto, con il quadrato della concentrazione del monossido. Monossido e biossido di azoto si combinano continuamente in atmosfera modificando le rispettive concentrazioni istantanee. Il Biossido d’azoto, che presenta una tossicità decisamente superiore al monossido, è un gas fortemente reattivo, ritenuto tra gli inquinanti atmosferici più pericolosi in quanto irritante per propria natura. Esplica questa azione a livello delle mucose delle vie respiratorie, sia a livello nasale che bronchiale. Gli ossidi di azoto sono fortemente reattivi in atmosfera e contribuiscono alla formazione e trasformazione di molti altri inquinanti tra cui l’ozono e il particolato secondario. Per questo motivo, oltre che per la sua tossicità diretta, è oggi considerato uno degli inquinanti più critici rispetto al quale indirizzare le azioni di risanamento. Infine gli ossidi di azoto intervengono nella formazione di piogge acide con conseguenti danni alla vegetazione a seguito di un impoverimento dei terreni di ioni calcio, magnesio, sodio e potassio e contemporanea liberazione di ioni metallici tossici per le piante, mentre per quanto riguarda le problematiche igienico-sanitarie, le conseguenze più frequenti sono riconducibili ad irritazioni e patologie a carico dell’apparato respiratorio, in REV1 del 03/06/2010 84/ 140 particolare nei soggetti asmatici, con diminuzioni delle difese polmonari e conseguente insorgenza di bronchiti, allergie ecc.. POLVERI SOTTILI (PM10) Fino a qualche anno addietro le polveri atmosferiche venivano comunemente definite con la sigla PTS(Particolato Totale Sospeso). Tale sigla comprendeva un insieme eterogeneo di particelle solide volatili (organiche ed inorganiche) e di goccioline liquide sospese nell’aria con dimensioni comprese tra 0,005 e 100 μm e che possono presentare impatti sanitari e caratteristiche chimico/fisiche variabili e correlate alla fonte di provenienza. La presenza del particolato nell’ambiente è legata a fonti naturali (eruzioni vulcaniche, polverosità terrestre, pollini ecc.) o puà derivare da diverse attività antropiche quali emissioni da centrali termiche, da inceneritori, da processi industriali in genere, da traffico e svariate altre. Più recentemente si è compreso che solo una frazione del particolato totale ha impatti sanitari, in quanto solo particelle sufficientemente piccole sono in grado di entrare nell’apparato respiratorio umano. E’ stata così individuata la frazione PM10, costituita dalle particelle di diametro dinamico inferiore a 10 μm, che possono essere respirate dall’uomo. Il possibile danno per l’organismo umano può derivare sia dalla tipologia propria della particella di per sé tossica oppure, più frequentemente, a seguito di sostanze su di esse depositatesi: in altre parole il articolato sospeso risulta, di fatto, il tramite che consente la penetrazione, nell’apparato respiratorio dell’uomo, di sostanze potenzialmente nocive. Le particelle più piccole penetrano all’interno dell’apparato respiratorio sempre più profondamente al decrescere della loro dimensione, così sono state individuate altre fasce dimensionali: PM2.5 e Pm1, con diametri dinamici equivalenti di 2.5 e 1 μm, che possono giungere agli alveoli polmonari e quindi al sangue dove depositano le sostanze trasportate (IPA, metalli). La quota di PM2.5 sul PM10 varia mediamente, in Italia, tra il 40 e il 90% in funzione del periodo dell’anno, del clima, del tipo di circolazione atmosferica, delle sorgenti inquinanti. Le fonti urbane di emissione di polveri PM10 sono principalmente i trasporti su gomma e, in misura molto minore, gli impianti civili di riscaldamento. Relativamente agli REV1 del 03/06/2010 85/ 140 impianti di riscaldamento, possono emettere polveri in particolare quelli alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o legno mentre sono da ritenersi trascurabili le emissioni di impianti alimentati a metano. Tutti i mezzi di trasporto emettono polveri fini: in ogni caso i veicoli diesel, sia leggeri che pesanti, emettono quantitativi di polveri, per chilometro percorso, maggiori rispetto ai veicoli a benzina, riconosciuti comunque responsabili della produzione di piccole quantità di questo inquinante. Altre emissioni sono attribuibili alla erosione del manto stradale, all’usura di freni e pneumatici ed al risollevamento di polvere presente sulla carreggiata. Un importante contributo alle concentrazioni misurate deriva poi dalla formazione secondaria che avviene in atmosfera, alla quale contribuiscono anche altri inquinanti tra cui IPA, ossidi di azoto, composti organici in genere. Il presente capitolo riporta le stime effettuate sulla base dei flussi di Rifiuti Urbani che caratterizzano lo scenario di piano e lo scenario inerziale così come definiti nei capitoli precedenti. Al fine di determinare il livello di emissioni in relazioni agli scenari considerati sono stati presi a riferimento una serie di modelli di calcolo e di valori unitari di emissioni derivanti da analisi diretta di fonti bibliografiche o da elaborazioni specifiche. L’analisi delle emissioni è stata condotta seguendo le diverse fasi di gestione dei Rifiuti Urbani e nello specifico: - Raccolta. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito dei veicoli sul territorio per la raccolta dei rifiuti, separandola dalla successiva fase di trasporto dei rifiuti raccolti agli impianti di trattamento. La scelta di suddividere questa fase da quella successiva deriva dalle direttive del PRGR in merito alle modalità di raccolta, che determinano un impatto importante in termini di organizzazione del servizio inteso come numero e tipologia di mezzi circolanti; - Trasporto. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito dei veicoli per il trasporto dei rifiuti successivamente alla loro raccolta verso gli impianti di trattamento; - Trattamento. in questa fase sono state prese in considerazione le emissioni specifiche delle diverse tipologie di impianti di trattamento. REV1 del 03/06/2010 86/ 140 Per quanto riguarda le emissioni climalteranti la fase di trattamento ha preso in considerazione sia gli effetti diretti di emissione delle diverse tipologie impiantistiche che gli effetti indiretti, tenendo conto quindi dei potenziali benefici o incrementi nelle emissioni derivanti ad esempio dalla produzione di energia e/o calore (da incenerimento, da combustione del biogas in discarica, da combustione di biogas derivante da digestione anaerobica della FORSU) e dai risparmi energetici derivanti dalla fase di riciclaggio rispetto alla produzione diretta da materie prime. In relazione alle emissioni di NOx e PM10 sono state invece valutate esclusivamente le emissioni dirette sia per la fase legata al traffico veicolare (raccolta e trasporto) che per quella di trattamento. Tale diverso approccio deriva dalla diversa natura delle emissioni considerate: con la valutazione della CO2 si intende dare conto di un fattore di pressione globale che esercita i propri effetti su scala planetaria come contributo all’effetto serra e al cambiamento climatico, con la stima delle emissioni di NOx e PM10 si vuole invece fornire una misura dell’impatto atteso sulla scala locale/nazionale direttamente imputabile alle scelte di Piano. 8.2 RACCOLTA La stima delle emissioni dalla fase di raccolta si è resa necessaria considerando le direttive di piano in merito alle modalità di gestione di questa fase, tali da orientare la trasformazione del sistema da un modello preminentemente stradale ad uno basato sulla raccolta domiciliare o “porta a porta”. Stante la difficoltà di reperire dati di bibliografia su questa tematica, la scelta è stata quella di individuare un caso di studio per il quale fossero disponibili informazioni sufficientemente approfondite e dal quale poter ricavare uno o più valori unitari di emissione da applicare all’intero ATI1 per stimare l’impatto di questa fase di gestione. Il Comune di Città di Castello ha recentemente modificato il proprio sistema di raccolta passando da stradale a domiciliare per una consistente porzione della popolazione (22000 ab. circa). I dati analizzati, forniti dal gestore del servizio SO.GE.PU. SpA, hanno riguardato alcuni parametri organizzativi del sistema di raccolta con il modello stradale (riferiti all’anno 2008) e con il modello domiciliare (riferiti al periodo aprile-dicembre 2009), quali: REV1 del 03/06/2010 87/ 140 - Le modalità di raccolta, in termini di contenitori utilizzati e frequenza di raccolta/svuotamento degli stessi; - Il tipo di mezzi utilizzati per la raccolta e la percorrenza chilometrica di ciascun tipo di mezzo; - Quantitativi raccolti. I dati relativi all’anno 2009 sono stati utilizzati per stimare l’impatto del sistema di raccolta domiciliare a livello di ATI estendendo le risultanze a tutti i comuni che andranno ad implementare il modello di “pianura” (Città di Castello, San Giustino, Umbertine, Gubbio e Gualdo Tadino). Per i comuni minori in termini demografici per i quali è previsto il modello di raccolta denominato di “appennino” si è considerato quale riferimento i dati relativi al Comune di Citerna che dal mese di giugno 2010 implementerà il modello domiciliare in una porzione rilevante di territorio così come sono stati stimati nel progetto esecutivo redatto dal gestore del servizio SO.GE.PU. Spa. REV1 del 03/06/2010 88/ 140 Comune di Città di Castello - anno 2008 raccolta stradale Frazione contenitori frequenza di raccolta indifferenziato 1243 2/3 su 7 organico 190 2/3 su 7 carta/cartone 100 1 su 7 carta/cartone cassonetto 79 1 su 15 carta/cartone campane 41 su chiamata vetro e lattine 188 1 su 30 vetro e lattine 100 2 su 7 plastica 183 1 su 7 Comune di Città di Castello - anno 2009 raccolta domiciliare Frazione contenitori frequenza di raccolta indifferenziato 4897 2 su 7 Organico 4524 2 su 7 carta/cartone 4796 1 su 7 (biopattumiere) 1353 1 su 7 plastica (biopattumiere) 1470 1 su 7 (campane) 249 1 su 7 Plastica (cassonetti) 274 1 su 7 vetro/lattine vetro e REV1 del 03/06/2010 lattine 89/ 140 Comune di Citerna - anno 2008 raccolta stradale Frazione contenitori frequenza di raccolta indifferenziato 144 2/3 su 7 organico 0 non effettuato carta/cartone 40 su chiamata vetro e lattine 30 1 su 30 plastica 36 1 su 7 Comune di Citerna - anno 2009 raccolta domiciliare Frazione contenitori frequenza di raccolta indifferenziato 594 2 su 7 organico 595 2 su 7 carta/cartone 595 1 su 7 vetro e lattine 70 1 su 7 plastica 80 1 su 7 REV1 del 03/06/2010 90/ 140 Comune di Città di Castello - anno 2008 raccolta stradale - percorrenze km/anno Frazione compattatore monoperatore indifferenziato 65520 compattatore posteriore Motocarro 15600 23920 6240 vetro e lattine plastica minicompattatore 14560 organico carta/cartone automezzo 3 assi con gru 2520 960 2000 2080 10920 Comune di Città di Castello - anno 2009 raccolta domiciliare - percorrenze km/anno Frazione compattatore monoperatore compattatore posteriore indifferenziato 49920 17000 minicompattatore Motocarro 55000 15000 organico 60000 17000 carta/cartone 17000 7000 vetro e lattine plastica REV1 del 03/06/2010 automezzo 3 assi con gru 8320 18.720 7300 6900 91/ 140 Comune di Citerna - anno 2008 raccolta stradale - percorrenze km/anno (compreso trasporto ad esclusione del vetro) Frazione indifferenziato compattatore monoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru 12480 minicompattatore Motocarro 3120 organico carta/cartone 2600 vetro e lattine plastica 480 2600 Comune di Citerna - anno 2009 raccolta domiciliare - percorrenze km/anno (dato stimato) Frazione indifferenziato compattatore monoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru 3120 minicompattatore 16640 organico 14560 carta/cartone 16640 vetro e lattine plastica REV1 del 03/06/2010 Motocarro 2080 5.200 92/ 140 1560 Comune di Città di Castello - quantitativi raccolti in ton/anno Frazione modello stradale modello domiciliare indifferenziato 17042 8622 organico 170 2910 carta/cartone 1017 4853 vetro e lattine 652 1873 plastica 299 1054 totale 19179 19312 Comune di Citerna - quantitativi raccolti in ton/anno Frazione modello stradale modello domiciliare indifferenziato 1289 649 organico 0 224 carta/cartone 94 355 vetro e lattine 48 144 plastica 38 81 totale 1469 1453 Nelle valutazioni descritte si tiene conto esclusivamente delle emissioni derivanti dalle principali frazioni raccolte dal gestore del servizio sul territorio, senza considerare altre emissioni quali in particolare quelle determinate dal conferimento da parte degli utenti presso i Centri di Raccolta (ex stazioni ecologiche) o da raccolte a chiamata. Questo aspetto non è stato affrontato in un’ottica di confronto tra due diversi modelli di raccolta per entrambi i quali il ricorso ai Centri di Raccolta rappresenta un aspetto importante della gestione e con un utilizzo già ampiamente consolidato anche con modalità di raccolta stradale e per questo considerato elemento neutro. REV1 del 03/06/2010 93/ 140 Per il calcolo delle emissioni sono stati ricavati valori unitari (espressi in g/km) per gli inquinanti considerati utilizzando dati di letteratura tra i quali le schede di analisi LCA del PRGR della Regione Umbria e il Piano Provinciale di Gestione Rifiuti della Provincia di Bologna. Come ipotesi generale è stata considerata una pendenza dei percorsi uguale a zero e viaggi sempre a pieno carico su strade extraurbane. Per tutti i mezzi si è ipotizzata una motorizzazione diesel EURO III. La Tabella seguente riporta i fattori di emissione considerati per tipologia di mezzo. Emissioni unitarie g/km tipologia massa Nox PM10 CO2 N2O CH4 CO2eq motocarro <3,5 t 1,13E+00 1,25E-01 2,33E+02 3,00E-03 7,58E-03 2,34E+02 Isuzo 35 3,5-7 t 2,73E+00 1,52E-01 3,41E+02 3,00E-03 6,90E-03 3,42E+02 compattatore piccolo 7-12 t 4,49E+00 1,81E-01 5,46E+02 3,00E-03 6,90E-03 5,47E+02 compattatore medio 14-20 t 6,87E+00 2,11E-01 7,54E+02 5,00E-03 2,40E-02 7,56E+02 monoperatore / automezzo 20-26 t 8,62E+00 2,40E-01 9,63E+02 5,00E-03 2,40E-02 9,65E+02 compattatore 3 assi con gru Applicando i parametri descritti alle percorrenze si è ottenuta una stima delle emissioni complessive per il Comune di Città di Castello e per il Comune di Citerna nel modello si gestione basato sulla raccolta domiciliare e in quello basato sulla raccolta stradale. REV1 del 03/06/2010 94/ 140 Tali dati sono riportati nelle tabelle che seguono. Comune di Città di Castello – modello raccolta stradale RACCOLTA STRADALE Nox (t) Frazione compattatoremonoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,564782 0,100027 0,000000 0,042588 0,000000 organico 0,000000 0,164330 0,000000 0,000000 0,000000 carta/cartone 0,053789 0,000000 0,021722 0,002621 0,000000 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,017240 0,005678 0,000000 plastica 0,094130 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t/anno) 0,712702 0,264358 0,038962 0,050887 0,000000 TOTALE (t/anno) 1,067 TOTALE (t per t raccolta) 5,56E-05 RACCOLTA STRADALE PM10 (t) Frazione compattatore monoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,015725 0,003072 0,000000 0,002371 0,000000 organico 0,000000 0,005047 0,000000 0,000000 0,000000 carta/cartone 0,001498 0,000000 0,000605 0,000146 0,000000 REV1 del 03/06/2010 95/ 140 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,000480 0,000316 0,000000 plastica 0,002621 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t/anno) 0,019843 0,008119 0,001085 0,002833 0,000000 TOTALE (t/anno) 0,032 TOTALE (t per t raccolta) 1,66E-06 RACCOLTA STRADALE CO2eq (t) Frazione compattatore monoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 63,226800 11,007360 0,000000 5,335200 0,000000 organico 0,000000 18,083520 0,000000 0,000000 0,000000 carta/cartone 6,021600 0,000000 2,431800 0,328320 0,000000 vetro e lattine 0,000000 0,000000 1,930000 0,711360 0,000000 plastica 10,537800 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t/anno) 79,786200 29,090880 4,361800 6,374880 0,000000 TOTALE (t/anno) 119,614 TOTALE (t per t raccolta) 6,24E-03 REV1 del 03/06/2010 96/ 140 Comune di Città di Castello – modello raccolta domiciliare RACCOLTA Nox (t) DOMICILIARE compattatore compattatore automezzo monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,070710 0,116790 0,000000 0,247611 0,016950 organico 0,000000 0,000000 0,000000 0,271007 0,019210 carta/cartone 0,000000 0,000000 0,000000 0,079825 0,007910 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,108295 0,000000 0,008249 plastica 0,243663 0,000000 0,000000 0,000000 0,007797 subTOTALE (t) 0,314373 0,116790 0,108295 0,598443 0,060116 TOTALE (t) 1,198 compattatore compattatore automezzo monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro 0,001969 0,003587 0,000000 0,013786 Frazione TOTALE (t per t raccolta) 6,20E-05 RACCOLTA STRADALE PM10 (t) Frazione indifferenziato REV1 del 03/06/2010 3 97/ 140 3 0,001875 organic 0,00000 0,000000 0,000000 0,015089 0,002125 carta/cartone 0,000000 0,000000 0,000000 0,004444 0,000875 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,003015 0,000000 0,000913 plastica 0,006784 0,000000 0,000000 0,000000 0,000863 subTOTALE (t) 0,008753 0,003587 0,003015 0,033320 0,006650 TOTALE (t) 0,055 compattatore compattatore automezzo monoperatore posteriore assicon gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 7,915895 12,852000 0,000000 31,019400 3,511338 organico 0,000000 0,000000 0,000000 33,950340 3,979516 carta/cartone 0,000000 0,000000 0,000000 10,000080 1,638624 vetro e lattine 0,000000 0,000000 12,123488 0,000000 1,708851 plastica 27,277848 0,000000 0,000000 0,000000 1,615215 subTOTALE (t) 35,193743 12,852000 12,123488 74,969820 12,453544 TOTALE (t) 147,593 TOTALE (t per traccolta) 2,86E-06 RACCOLTA STRADALE CO2eq (t) Frazione TOTALE raccolta) REV1 del 03/06/2010 (t per t 7,64E-03 98/ 140 3 Comune di Citerna – modello raccolta stradale RACCOLTA STRADALE Nox (t) compattatore Frazione compattatore automezzo 3 monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,107578 0,000000 0,000000 0,008518 0,000000 organico 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 carta/cartone 0,022412 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,004138 0,000000 0,000000 plastica 0,022412 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t) 0,152402 0,000000 0,004138 0,008518 0,000000 TOTALE (t) 0,165 compattatore automezzo 3 TOTALE raccolta) (t per t 1,12E-04 RACCOLTA STRADALE PM10 (t) Frazione compattatore monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,002995 0,000000 0,000000 0,000474 0,000000 organico 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 REV1 del 03/06/2010 99/ 140 carta/cartone 0,000624 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,000115 0,000000 0,000000 plastica 0,000624 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t) 0,004243 0,000000 0,000115 0,000474 0,000000 TOTALE (t) 0,005 compattatore automezzo 3 TOTALE (t per t raccolta) 3,29E-06 RACCOLTA STRADALE CO2eq (t) compattatore Frazione monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 12,043200 0,000000 0,000000 1,067040 0,000000 organico 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 carta/cartone 2,509000 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,463200 0,000000 0,000000 plastica 2,509000 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t) 17,061200 0,000000 0,463200 1,067040 0,000000 TOTALE (t) 18,591 TOTALE raccolta) REV1 del 03/06/2010 (t per t 1,27E-02 100/ 140 Comune di Citerna – modello raccolta domiciliare RACCOLTA Nox (t) DOMICILIARE compattatore Frazione compattatore automezzo 3 monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,026894 0,000000 0,000000 0,045427 0,000000 organico 0,000000 0,000000 0,000000 0,039749 0,000000 carta/cartone 0,000000 0,000000 0,000000 0,045427 0,001763 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,017930 0,000000 0,000000 plastica 0,044824 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t) 0,071718 0,000000 0,017930 0,130603 0,001763 TOTALE (t) 0,222 TOTALE raccolta) (t per t 1,53E-04 RACCOLTA STRADALE PM10 (t) Frazione compattatore compattatore automezzo 3 monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 0,000749 0,000000 0,000000 0,002529 0,000000 organico 0,000000 0,000000 0,000000 0,002213 0,000000 REV1 del 03/06/2010 101/ 140 carta/cartone 0,000000 0,000000 0,000000 0,002529 0,000195 vetro e lattine 0,000000 0,000000 0,000499 0,000000 0,000000 plastica 0,001248 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t) 0,001997 0,000000 0,000499 0,007272 0,000195 TOTALE (t) 0,010 TOTALE (t per t raccolta) 6,86E-06 RACCOLTA STRADALE CO2eq (t) compattatore Frazione compattatore automezzo 3 monoperatore posteriore assi con gru minicompattatore Motocarro indifferenziato 3,010800 0,000000 0,000000 5,690880 0,000000 organico 0,000000 0,000000 0,000000 4,979520 0,000000 carta/cartone 0,000000 0,000000 0,000000 5,690880 0,365179 vetro e lattine 0,000000 0,000000 2,007200 0,000000 0,000000 plastica 5,018000 0,000000 0,000000 0,000000 0,000000 subTOTALE (t) 8,028800 0,000000 2,007200 16,361280 0,365179 TOTALE (t) 26,762 TOTALE raccolta) REV1 del 03/06/2010 (t per t 1,84E-02 102/ 140 I risultati ottenuti, riportati nell’ultima riga di ciascuna delle tabelle precedenti, rappresentano i fattori unitari di emissione (tonnellate emesse per tonnellata trasportata) che sono stati applicati ai valori stimati relativi ai quantitativi raccolti a livello di ATI (suddivisi in comuni caratterizzati dal modello di “pianura” e quelli con il modello di “appennino”) per stimare le emissioni derivanti dalla fase di raccolta nei due scenari di piano ipotizzati: lo scenario di piano (A) e quello inerziale (0), in cui si è ipotizzato di mantenere una modalità di raccolta analoga a quella attuale. Il calcolo è stato effettuato all’anno 2013, anno in cui si prevede sia a regime il sistema di gestione ipotizzato nel Piano di Ambito dell’ATI 1 (compresa la dotazione impiantistica). I quantitativi considerati nei due scenari sono i seguenti: ANNO 2013 PRODUZIONE RIFIUTI (t) Pianura (t) Appennino (t) scenario 0 94623 82254 12369 scenario A 78891 68578 10313 La tabella e il grafico che seguono evidenziano il raffronto delle emissioni in atmosfera dei principali inquinanti, limitatamente alla fase di raccolta, nei due scenari considerati. Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013) Var. Inquinante scenario inerziale (0) scenario di piano (A) CO2 eq. [t] 669,5 713,7 44,2 6,60 PM10 [t] 0,2 0,3 0,1 50,43 Nox [t] 6,0 5,8 -0,1 -2,27 REV1 del 03/06/2010 103/ 140 assoluta % EMISSIONI CO2 eq. - FASE DI RACCOLTA raffronto scenario inerziale (0) vs. scenario di piano (A) - stim a anno 2013 720,0 713,7 710,0 700,0 [ton] 690,0 680,0 670,0 669,5 660,0 650,0 640,0 scenario inerziale (0) scenario di piano (A) Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013) EMISSIONI PM10 - FASE DI RACCOLTA raffronto scenario inerziale (0) vs. scenario di piano (A) - stim a anno 2013 0,3 0,3 0,3 [ton] 0,2 0,2 0,2 0,1 0,1 0,0 scenario inerziale (0) scenario di piano (A) Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013) REV1 del 03/06/2010 104/ 140 EMISSIONI NOx - FASE DI RACCOLTA raffronto scenario inerziale (0) vs. scenario di piano (A) - stim a anno 2013 6,0 6,0 6,0 [ton] 5,9 5,9 5,8 5,8 5,8 scenario inerziale (0) scenario di piano (A) Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013) Dalla stima effettuata emerge chiaramente un aumento delle emissioni considerate in funzione della tipologia di raccolta, fatta eccezione per gli NOx che registrano una lieve flessione. Il comportamento dei singoli fattori inquinanti non è analogo e le variazioni tra uno scenario e l’altro sono decisamente più marcate per quanto riguarda l’emissione di PM10 (+ 50,43%), meno importanti relativamente a CO2 (+ 6,60%). La stima effettuata risente dell’incertezza derivante dall’essere stata definita sulla base di solo due casi reali e non tiene quindi conto di una serie di parametri in grado di determinare importanti variazioni nelle modalità di erogazione del servizio e quindi delle tipologie di mezzi impiegati e delle rispettive percorrenze, quali ad esempio: Densità di popolazione. E’ intuitivo che quanto più disperso è un territorio tanto maggiore sarà la percorrenza dei mezzi per unità di rifiuto raccolto. Parimenti in realtà a maggiore densità abitativa ci si aspetterà una maggiore resa dei mezzi in termini di rifiuti raccolti per km percorso; Tipologia di percorso. I fattori di emissione variano in funzione della tipologia di strada percorsa, con valori generalmente più elevati per percorsi urbani. Questo aspetto tende in qualche modo, ad un’analisi meramente qualitativa, a controbilanciare in termini REV1 del 03/06/2010 105/ 140 di emissioni complessive, quello descritto al punto precedente: un percorso di raccolta in ambito urbano ha una maggiore emissione in g/km percorso, ma per contro anche una maggiore resa in termini di kg raccolti per km percorso e quindi una minore percorrenza complessiva per kg raccolto. Un ulteriore elemento di riflessione è legato all’evoluzione dei sistemi di raccolta domiciliare e alle diverse possibilità di implementazione degli stessi: Il modello di Città di Castello e Citerna rappresenta solo una delle possibili configurazioni del servizio che possono venire strutturate a partire dalle direttive di Piano. Fermo restando il ruolo centrale della separazione domiciliare secco-umido, il mantenimento o meno di alcune raccolte con modalità stradale per alcune frazioni secche riciclabili potrebbe determinare degli scostamenti nel carico di emissioni inquinanti. Gli standard di servizio previsti nel modello valutato sono quelli tipici di un sistema domiciliare in fase di prima attivazione; è un fatto ormai consolidato che tali sistemi possano evolvere nella direzione di una riduzione delle frequenze di raccolta, in particolare per il residuo secco non recuperabile la cui frequenza può venire ridotta a settimanale o addirittura quindicinale. Occorre inoltre sottolineare come il confronto sia stato fatto ipotizzando l’utilizzo di mezzi della stessa categoria (diesel EURO III). Concentrando l’analisi sullo scenario di piano andrebbe invece valutata un’evoluzione delle caratteristiche emissive dei mezzi di raccolta verso soluzioni a minore impatto ambientale che è lecito attendersi anche solo per una naturale evoluzione tecnologica e normativa del parco mezzi circolante che inevitabilmente condizionerebbe il gestore del servizio e che in tale fase si trascura in quanto trattasi di ipotesi conservativa. 8.3 TRASPORTO I dati di input per il calcolo sono stati ricavati sulla base dei flussi di rifiuti previsti nello scenario di piano (A) e dello scenario di riferimento (0) così come stimati dal PRGR. Le frazioni di rifiuto considerate in questa fase sono: RUR, FORSU, Verde, Carta e Cartone, Plastica, Vetro e Metalli che sommate costituiscono la quasi-totalità dei rifiuti raccolti nei due scenari considerati. Per il RUR sono state inoltre stimate le emissioni derivante dal trasporto degli scarti di trattamento (sovvalli) nei due diversi scenari. REV1 del 03/06/2010 106/ 140 Il primo passo della valutazione è consistito nell’analisi dell’attuale sistema impiantistico di riferimento e di quello previsto dal piano e nella analisi dello schema dei flussi dei rifiuti nelle due ipotesi. Nelle tabelle successive sono indicate le destinazioni impiantistiche ipotizzate nella situazione attuale e nell’anno di andata a regime del piano d’ambito (2013). Naturalmente per le valutazioni relative allo scenario tendenziale (0) è stato fatto sempre riferimento alla situazione attuale fatta eccezione per lo smaltimento finale dei sovvalli in quanto al 2013, in assenza di azioni pianificatorie, non sarà possibile smaltire a Belladanza i sovvalli, pertanto si è ipotizzato di smaltire in una discarica da individuare posta nel raggio di 75km dall’impianto di selezione di Ponterio. Sulla base dei flussi quantitativi previsti negli scenari considerati e delle caratteristiche dei mezzi ipotizzati per il trasporto di ciascuna frazione è stato definito il numero complessivo di viaggi necessari per il trasporto di ciascuna frazione agli impianti di riferimento Il numero di viaggi necessario per il trasporto della singola merceologia presso gli impianti di trattamento è stata poi combinata con quello relativo alle distanze chilometriche al fine di ottenere, per ogni frazione e tipologia di mezzo, le percorrenze complessive. Le tabelle che seguono illustrano le destinazioni impiantistiche considerate nei due diversi scenari di riferimento. SCENARIO A – scenario di piano MERCEOLOGIA Rifiuti urbano non recuperabile (RUR) IMPIANTO DI DESTINAZIONE Impianto di selezione in Loc. Belladanza (Città di Castello) Organico Impianto di trattamento in Loc. Belladanza (Città di Castello) Carta, Plastica, Vetro e metalli Impianto di valorizzazione delle frazioni secche da raccolta differenziata in Comune di Gubbio Residuo di selezione (sovvallo) Impianto di termovalorizzazione provinciale assunto nel Comune di Perugia REV1 del 03/06/2010 107/ 140 SCENARIO 0 – scenario inerziale MERCEOLOGIA IMPIANTO DI DESTINAZIONE Rifiuti urbano non recuperabile (RUR) Impianto di selezione in Loc. Ponterio (Perugia) Organico Impianto di compostaggio di Pietramelina (Perugia) Carta, Plastica Comuni dell’Altotevere: piattaforma della ditta Cerroni Dino e Figli in loc. Monterchi (AR) Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG) Vetro e metalli Comuni dell’Altotevere: piattaforma localizzata a distanza di km 65 Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG) Residuo di selezione (sovvallo) REV1 del 03/06/2010 Discarica da individuare (ipotesi 75 km da Ponterio) 108/ 140 Le tabelle che seguono descrivono la stima delle emissioni effettuata. frazione RUR modello semirimorchio peso a vuoto (t) 20 portata utile (t) 24 scenario A scenario 0 num. viaggi Area Gualdese 195 400 num. viaggi Eugubino 269 552 num. viaggi Altotevere 0 1292 num. viaggi sovvalli 785 1683 distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest. 73,8 41,7 distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest. 51,2 32,3 distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest. 0 42,7 distanza Belladanza - termovalorizzatore ATI2 60 n.a. n.a. 75,0 150640 431836 distanza impianto selezione Ponterio – discarica regionale totale km annui frazione ORGANICO+VERDE modello semirimorchio peso a vuoto (t) 20 portata utile (t) 24 scenario A scenario 0 num. viaggi Area Gualdese 101 50 num. viaggi Eugubino 140 69 num. viaggi Altotevere 0 161 distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest. 73,8 61,0 distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest. 51,2 43,7 distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest. 0 31,8 29286 22292 totale km annui REV1 del 03/06/2010 109/ 140 frazione CARTA modello semirimorchio compattatore 3 assi peso a vuoto (t) 20 15 portata utile (t) 20 7 scenario A scenario 0 num. viaggi Area Gualdese 438 424 num. viaggi Eugubino 0 585 num. viaggi Altotevere 495 551 distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest. 27 7,8 distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest. 0 24,0 47 13,2 totale km compattatore 3 assi 23639 49239 totale km semirimorchio 46523 0 frazione PLASTICA modello semirimorchio compattatore 3 assi peso a vuoto (t) 20 15 portata utile (t) 13 2,5 scenario A scenario 0 num. viaggi Area Gualdese 238 161 num. viaggi Eugubino 0 222 num. viaggi Altotevere 148 520 distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest. 27 7,8 distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest. 0 24,0 47 13,2 totale km compattatore 3 assi 12847 26868 totale km semirimorchio 13892 0 distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest. distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest. REV1 del 03/06/2010 110/ 140 frazione VETRO container container scarrabile 3 assi scarrabile 3 assi peso a vuoto (t) 15 15 portata utile (t) 10 10 scenario A scenario 0 num. viaggi Area Gualdese 167 133 num. viaggi Eugubino 0 183 num. viaggi Altotevere 539 430 distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest. 27 7,8 distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest. 0 24,0 47 65,0 59731 66724 modello distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest. totale km Moltiplicando le percorrenze chilometriche annue dei mezzi per i valori unitari di emissione espressi in g/km della tabella seguente si ottiene una stima dei valori globali di emissione per la fase di trasporto. Emissioni unitarie g/km tipologia massa Nox PM10 CO2 N2O CH4 CO2eq semirimorchio 40-50 t 1,17E+01 2,95E-01 1,35E+03 9,00E-03 2,40E-02 1,35E+03 compattatore 3 assi 20-26 t 8,62E+00 2,40E-01 9,63E+02 5,00E-03 2,40E-02 9,65E+02 REV1 del 03/06/2010 111/ 140 CO2 eq [t] var FRAZIONE SCENARIO A SCENARIO 0 % RUR (compreso sovvalli) 203,365 582,978 -65% ORGANICO+VERDE 39,536 30,094 31% CARTA 85,617 47,516 80% PLASTICA 31,152 25,928 20% VETRO E METALLI 57,641 64,389 -10% TOTALE 417,311 750,904 -44% PM10 [t] var FRAZIONE SCENARIO A SCENARIO 0 % RUR 0,044 0,127 -65% ORGANICO+VERDE 0,009 0,007 31% CARTA 0,019 0,012 64% PLASTICA 0,007 0,006 11% VETRO E METALLI 0,014 0,016 -10% TOTALE 0,094 0,168 -44% NOx [t] var FRAZIONE SCENARIO A SCENARIO 0 % RUR 1,762 5,052 -65% ORGANICO+VERDE 0,343 0,261 31% CARTA 0,748 0,424 76% PLASTICA 0,273 0,232 18% VETRO E METALLI 0,515 0,575 -10% TOTALE 3,641 6,544 -44% REV1 del 03/06/2010 112/ 140 Dalla stima effettuata si evince chiaramente una netta diminuzione (-44%) delle emissioni di inquinanti dovuta alla fase di trasporto per lo scenario di piano (A) rispetto a quello inerziale (O). L’aumento delle emissioni per il trasporto dell’organico, della carta e della plastica è dovuto principalmente all’incremento dei quantitativi stimati nello scenario di piano rispetto a quello inerziale( 65% contro 40% di RD). EMISSIONI CO2eq - FASE DI TRASPORTO 800,000 CO2 eq [t] SCENARIO A CO2 eq [t] SCENARIO 0 700,000 600,000 500,000 [t] 400,000 300,000 200,000 100,000 REV1 del 03/06/2010 M E O TR VE 113/ 140 TO TA LE ET AL LI A PL A C AR ST IC TA D ER +V O IC G AN R O R U R (c om pr es o so vv al l i) E 0,000 EMISSIONI PM10 - FASE DI TRASPORTO 0,180 0,160 PM10 [t] SCENARIO A PM10 [t] SCENARIO 0 0,140 0,120 [t] 0,100 0,080 0,060 0,040 0,020 M O R VE TR G AN O E PL A TO TA LE ET AL LI A ST IC TA AR IC O C +V R ER U D R E 0,000 EMISSIONI NOx - FASE DI TRASPORTO 7,000 NOx [t] SCENARIO A 6,000 NOx [t] SCENARIO 0 5,000 [t] 4,000 3,000 2,000 1,000 M E O VE 114/ 140 TO TA LE ET AL LI A ST IC TR G AN R O REV1 del 03/06/2010 PL A TA AR C IC O +V R ER U R D E 0,000 8.4 FASE DI TRATTAMENTO/SMALTIMENTO Le tabelle che seguono descrivono nei due scenari considerati la collocazione e la tipologia di impianti assunti alla base delle stime di emissione SCENARIO A – scenario di piano MERCEOLOGIA Rifiuti urbano non recuperabile (RUR) IMPIANTO DI DESTINAZIONE Impianto di trattamento in Loc. Belladanza (Città di Castello) Organico Impianto di trattamento (digestione anaerobica) in Loc. Belladanza (Città di Castello) Carta, Plastica, Vetro e metalli Impianto di valorizzazione delle frazioni secche da raccolta differenziata in Comune di Gubbio Residuo di selezione (sovvallo) Impianto di termovalorizzazione provinciale assunto nel Comune di Perugia SCENARIO 0 – scenario inerziale MERCEOLOGIA IMPIANTO DI DESTINAZIONE Rifiuti urbano non recuperabile (RUR) Impianto di selezione in Loc. Ponterio (Perugia) Organico Impianto di compostaggio di Pietramelina (Perugia) Carta, Plastica Comuni dell’Altotevere: piattaforma della ditta Cerroni Dino e Figli in loc. Monterchi (AR) Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG) Vetro e metalli Comuni dell’Altotevere: piattaforma localizzata a distanza di km 65 Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG) Residuo di selezione (sovvallo) REV1 del 03/06/2010 Discarica da individuare (ipotesi 75 km da Ponterio) 115/ 140 8.4.1 SMALTIMENTO IN DISCARICA Il conferimento di rifiuti in discarica produce significative quantità di metano (CH4). Oltre al metano vengono prodotte anche emissioni di anidride carbonica di origine biogenica (CO2) e altri composti organici volatili così come piccoli quantitativi di protossido di azoto (NO2) e monossido di carbonio (CO). Nella determinazione delle emissioni derivanti dallo smaltimento dei rifiuti in discarica ci si è avvalsi di fattori di emissione unitari disponibili in letteratura e che derivano da stime effettuate applicando il modello di calcolo predisposto dall’Intergovernmental Panel on Climate Ch’ange (IPCC). Va rilevato che il modello IPCC non include le emissioni di CO2 derivanti dalla decomposizione di biomasse in quanto di origine biogenica e per il quale viene ipotizzato un sostanziale pareggio nelle emissioni considerando che in tempi sufficientemente lunghi questa CO2 venga nuovamente incorporata in biomasse e quindi sottratta dall’atmosfera. I flussi di rifiuti che sono stati valutati in questa fase riguardano: Rifiuti avviati a discarica come scarti del processo di Trattamento Meccanico Biologico; Rifiuti avviati a discarica come FOS (Frazione Organica Stabilizzata) generata dal processo di biostabilizzazione successivo al trattamento meccanico. Per il calcolo delle emissioni indirette (evitate con la produzione di energia elettrica dalla combustione del biogas prodotto) sono stati ricavati i quantitativi di metano recuperato come output del modello di calcolo utilizzato. Sono stati inoltre ipotizzati i seguenti parametri per definire il risparmi di emissioni espresse in termini di tonnellate di CO2 equivalente: Potere calorifico del metano: 55 MJ/kg CH4; Efficienza elettrica di trasformazione del biogas: 33%. La tabella che segue riporta i valori unitari di CO2 equivalente che sono stati assunti per la stima. REV1 del 03/06/2010 116/ 140 Tabella - Fattori unitari di emissione (g/t trattata) derivanti dal conferimento di rifiuti in discarica (dirette + indirette) Tipologia di rifiuto conferito emissioni CO2, g/t rifiuto post-TMB FOS 758,60 170,16 Per la stima delle emissioni di NOX e PM10 da smaltimento in discarica è stato fatto riferimento ai moduli presenti nella banca dati ANPA I-LCA (2000) suddivisi in funzione delle frazione merceologiche di rifiuto conferito, e riportate nella Tabella sottostante. Tabella - Fattori unitari di emissione per smaltimento in discarica (kg/t conferita) emissioni (kg/t) Post-TMB NOx PM10 8,07E-04 4,36E-06 FOS 8,61E-02 3,96E-04 L’utilizzo dei fattori unitari di emissione così calcolati permette quindi una stima della distribuzione annua delle emissioni derivanti dallo smaltimento in discarica riportata in Tabella per lo scenario di piano e per lo scenario inerziale. Tabella – Emissioni da conferimento in discarica (ton) SCENARIO PIANO DI SCENARIO INERZIALE Post-TMB CO2 2,13E+04 NOX 2,26E+01 PM10 1,22E-01 FOS NOX 4,16E-01 6,16E-01 PM10 1,91E-03 2,84E-03 CO2 8,26E+02 1,23E+03 REV1 del 03/06/2010 117/ 140 2.3.2 SMALTIMENTO TRAMITE INCENERIMENTO CON RECUPERO ENERGETICO Emissioni climateranti: CO2 equivalente Per il calcolo delle emissioni climateranti dal trattamento termico dei rifiuti presso l’impianto dell’ATI n° 2, si è utilizzato il modello presente nella banca dati ANPA I-LCA (2000) denominato “Incenerimento (a secco + CA + SNCR) CDR da selezione” come impianto rappresentativo del sovvallo secco che deriva dalla preselezione destinato a trattamento termico. I flussi di input/output presi in considerazione per l’impianto di trattamento termico del sovvallo secco sono riportati nella tabella seguente: Tabella – Emissioni impianti di trattamento termico (riferite a 1 Kg di rifiuto) Composto Unità misura di Emissioni trattamento termico sovvallo secco CO2 g 7,10E-01 NOX g 1,05E-03 PM10 g 9,99E-06 Si precisa che il valore delle emissioni di PM10 risulta sovrastimato in quanto in realtà è riferito al particolato che comprende tutte le particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron e oltre. Per quanto riguarda la valutazione delle emissioni evitate per effetto dell’utilizzo dell’energia termica prodotta dall’incenerimento è stato fatto riferimento a valori di letteratura che si riferiscono ad una stima effettuata sulla base di uno studio condotto dalla società Eunomia (Greenhouse Gas Balances of Waste Management Scenarios, Eunomia & EnviroCentre, 2008) attraverso le seguenti ipotesi: a. Fonti di produzione di calore sostituite dalla produzione di calore da incenerimento; b. Emissioni unitarie legate a ciascuna fonte; Grado di utilizzo di ciascuna fonte, dal momento che il calore da incenerimento è generato con continuità e non sempre può venire utilizzato (ad esempio per caduta della domanda durante la notte o in stagioni non invernali). Il valore assunto per il calcolo è il seguente: REV1 del 03/06/2010 118/ 140 Tabella - valore unitario di emissioni evitate per effetto dell’incenerimento emissioni unitarie e v i t a t e (tCO2/t trattate) 0,31 I valori di emissione (espressi come tonnellate di CO2) risultanti dall’applicazione, nelle ipotesi descritte, dei valori unitari precedentemente riportati sono sintetizzati nella Tabella che segue. TRATTAMENTO TERMICO SOVVALLO INQUINANTE SCENARIO DI PIANO CO2 1,34E+04 NOX 1,98E+01 PM10 1,88E-01 emissioni CO2 evitate -5,84E+03 8.4.2 TRATTAMENTO DELLE FRAZIONI SECCHE RICICLABILI Per la stima delle emissioni dirette ed indirette derivanti dal trattamento delle principali frazioni riciclabili (sono state prese in considerazione le seguenti: CARTA E CARTONE, PLASTICA, VETRO E METALLI) ci si è avvalsi dei valori unitari riportati nello studio dell’European Topic Center on Resourses and Waste Management “Municipal waste management and greenhouse gases”, sia per le emissioni dirette dei processi di riciclaggio che per quelle indirette derivanti dai processi produttivi che impiegano rifiuti come imput in sostituzione di materie prime vergini. La Tabella riporta i valori unitari di emissione per i diversi processi di riciclaggio, calcolati considerando un fattore di conversione CH4 > CO2 pari a 21 e un fattore di conversione N2O > CO2 pari a 310. La successiva Tabella riporta invece le corrispondenti emissioni indirette, cioè evitate, per gli analoghi processi. REV1 del 03/06/2010 119/ 140 Tabella - Emissioni climalteranti DIRETTE derivanti dai processi di riciclaggio – valori unitari (kg CO2e/t) Frazione di rifiuto CARTA PLASTICA VETRO gCO2/g materiale E gNOX/g materiale 1,10E-01 1,30E+00 2,10E-02 E kgCO2e/t materiale 3,06E-06 7,04E-07 1,92E-08 115,51 1.312,86 21,22 Tabella - Emissioni climalteranti INDIRETTE (evitate) derivanti dai processi di riciclaggio – valori unitari (kg CO2e/t) Frazione di rifiuto KgCO2e/t t r a t t a t a CARTA E CARTONE PLASTICA VETRO E METALLI -680 -1.710 -180 Tabella – Emissioni climalteranti derivanti dal processo di riciclaggio dei rifiuti CARTA E CARTONE (valori in t) INQUINANTE SCENARIO DI PIANO SCENARIO INERZIALE CO2 1,89E+03 1,83E+03 NOX 5,26E-02 5,10E-02 CO2e 1,99E+03 1,92E+03 -1,17E+04 -1,13E+04 CO2e INDIRETTA PLASTICA (valori in t) INQUINANTE SCENARIO DI PIANO SCENARIO INERZIALE CO2 4,34E+03 2,93E+03 NOX 2,35E-03 1,59E-03 CO2e 4,38E+03 2,96E+03 -5,70E+03 -3,86E+03 CO2e INDIRETTA REV1 del 03/06/2010 120/ 140 VETRO E METALLI (valori in t) INQUINANTE SCENARIO DI PIANO SCENARIO INERZIALE CO2 1,97E+02 1,57E+02 NOX 1,80E-04 1,43E-04 CO2e 1,99E+02 1,58E+02 -1,69E+03 -1,34E+03 CO2e INDIRETTA 8.4.3 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO Per il calcolo delle emissioni derivanti dai processi di TMB è stato fatto riferimento ad alcune valutazioni di carattere energetico dei processi di trattamento, in particolare uno studio condotto dal Dipartimento di Energetica del Politecnico di Milano (Prof. S. Consonni, Bilanci Energetici ed Economici dei Sistemi Integrati-2005). Sulla scorta di tali valutazioni si è ipotizzato un consumo unitario di energia per il TMB del RUR pari a 30kwh/t trattata. Quindi si è calcolato il valore delle emissioni generate applicando lo stesso valore di emissione di CO2 utilizzata per la stima delle emissioni evitate a seguito dell’incenerimento (540,6 kgCO2/MWh). Pertanto con le assunzioni anzi dette si ottiene un valore unitario di CO2eq pari a 1,6218E-2. I fattori unitari di riferimento per il calcolo delle emissioni di NOx e PM10 sono stati presi da uno studio condotto da EUNOMIA-TBU (Cool waste management a state of the art alternative to incinerator for residual municipal waste). Si sono assunti i seguenti valori: INQUINANTE g/t trattata Nox 4,27 PM10 1,76E-4 REV1 del 03/06/2010 121/ 140 Tabella – Emissioni climalteranti derivanti dal trattamento meccanico biologico TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO (valori in t) SCENARIO DI PIANO SCENARIO INERZIALE CO2 4,27E+02 8,73E+02 NOX 1,12E-01 2,3E-01 PM10 4,63E-06 9,48E-06 8.4.4 TRATTAMENTO FRAZIONE ORGANICO Per la stima delle emissioni dirette ed indirette derivanti dal trattamento dei rifiuti organici (FORSU e verde) sono stati presi in considerazione i valori unitari riportati in uno studio di tipo LCA condotto da Vogt et al dell’IFEU Institut di Heidelberg (2002) che prende in considerazione gli impatti ambientali derivanti da diversi approcci di gestione del biorifiuto, attraverso compostaggio e/o trattamento anaerobico. Lo studio in questione affronta le casistiche afferenti a quattro diverse tipologie di impianto di compostaggio (aperti/chiusi, a basso/alto grado di maturità del prodotto) e quattro tipologie di impianto di digestione anaerobica (wet/dry con/senza compostaggio del digestato). Per quanto riguarda i gas climalteranti sono evidenziate le emissioni dirette derivanti dai processi di trattamento (compostaggio/digestione), gli effetti positivi della sostituzione di fertilizzanti di sintesi (dal compostaggio) o di energia (da digestione anaerobica). Ai fini della presente analisi sono stati presi in considerazione i valori netti minimi di emissione riportati dallo studio citato, riferiti a digestione anaerobica con produzione di compost e i valori netti medi per il processo di compostaggio senza digestione anaerobica. Tabella - Emissioni nette (dirette + indirette) dal trattamento della frazione organica valori unitari (kg CO2 equivalente per tonnellata trattata) MODALITA’ DI MIN. MAX. DIGESTIONE ANAEROBICA -6 45 COMPOSTAGGIO 40 145 TRATTAMENTO REV1 del 03/06/2010 122/ 140 La successiva Tabella riporta le emissioni derivanti dal trattamento della frazione organica nello scenario di piano e nello scenario inerziale calcolate sulla base delle assunzioni precedentemente descritte. Tabella - Emissioni derivanti dal trattamento delle frazioni organiche nello scenario di piano e nello scenario inerziale – t CO2 equivalente ORGANICO + VERDE MODALITA’ DI TRATTAMENTO SCENARIO DI PIANO SCENARIO INERZIALE DIGESTIONE ANAEROBICA -81,912 COMPOSTAGGIO 619,6575 SINTESI E CALCOLO DELL’INTENSITA’ DI EMISSIONE Si riportano di seguito le valutazioni complessive relative all’intero sistema di gestione per le emissioni considerate nello scenario di piano e nello scenario inerziale. REV1 del 03/06/2010 123/ 140 SINTESI DELLE EMISSIONI FASE INQUINANTE SCENARIO DI PIANO SCENARIO INERZIALE % VAR. raccolta CO2 713,7 669,5 7% PM10 0,3 0,2 50% NOX 5,8 6 -3% CO2 417,311 750,904 -44% PM10 0,094 0,168 -44% NOX 3,641 6,544 -44% CO2 2620,1 17509,4 -85% PM10 20,245 23,223 -13% NOX 0,304 0,353 -14% CO2 3751,111 18929,804 -80% PM10 20,639 23,591 -13% NOX 9,745 12,897 -24% trasporto trattamento TOT. REV1 del 03/06/2010 124/ 140 SINTESI EMISSIONI CO2 tonnellate 18929,804 20000 18000 16000 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 3751,111 scenario di piano scenario inerziale emissioni totali : raccolta+trasporto+trattamento SINTESI EMISSIONI NOX 12,897 14 12 tonnellate 10 9,745 8 6 4 2 0 scenario di piano scenario inerziale emissioni totali: raccolta+trasporto+trattamento REV1 del 03/06/2010 125/ 140 tonnellate SINTESI EMISSIONI PM10 24 23,5 23 22,5 22 21,5 21 20,5 20 19,5 19 23,591 20,639 scenario di piano scenario inerziale emissioni totali: raccolta+trasporto+trattamento I risultati evidenziano una riduzione consistente delle emissioni, in particolare si può notare una riduzione di CO2 dell’80,1 %, di PM10 del 12,5 % e di NOX del 24,4%. Si può dunque concludere che, per quanto concerne i gas climalteranti: lo scenario di piano permette un consistente abbattimento del livello di emissioni climalteranti, con un importante contributo agli obbiettivi internazionali e ai valori guida comunitari in merito; I risultati in termini di riduzione delle emissioni climalteranti sono raggiunti grazie ad obiettivi di raccolta differenziata (e di riduzione dei rifiuti) che consentono modalità di trattamento e gestione a minore impatto emissivo, sostanzialmente riducendo in misura importante il flusso di rifiuti urbani destinati a discarica (e segnatamente di quelli biodegradabili, in ossequio al principio-guida delle strategie europee ed internazionali di riduzione dell’impatto connesso alle discariche ed alla produzione di gas fuggitivi dalle stesse), avviando a recupero di materia consistenti flussi di materiali e producendo energia rinnovabile ed ammendanti dalla frazione organica del RU. In sintesi, si ritiene che lo scenario di piano presenti notevoli benefici in termini di emissioni climalteranti. Possibili ulteriori miglioramenti relativamente alle fasi di raccolta e trasporto si potrebbero perseguire attraverso due ulteriori azioni: REV1 del 03/06/2010 126/ 140 orientare l’attuazione del Piano alla riduzione delle percorrenze complessive dei mezzi, sia attraverso metodi di gestione (sinergie sulle raccolte per alcune frazioni, riduzione delle frequenze di asporto); incentivare la scelta di mezzi a minore impatto ambientale (elettrici/metano). 8.4.5 Linee di impatto Le linee di impatto individuate sono le seguenti: Produzioni significative di inquinamento atmosferico (polveri, CO2, PM10, Nox) durante la fase di costruzione degli impianti Contributi all'inquinamento atmosferico locale da parte del traffico indotto dal piano MAGNITUDO (valore positivo effetti negativi, valore negativo effetti positivi) LINEE DI IMPATTO ATMOSFERA Fase post operam / Fase di cantiere a regime delle scelte pianificatoire Produzioni significative di inquinamento atmosferico (polvere ecc.) durante la fase di medio (3) nullo (0) molto basso (1) alto (-4) costruzione degli impianti Contributi all'inquinamento atmosferico locale da parte del traffico indotto dal piano INDICATORE DI CRITICITA’/BENEFICIO (somma algebrica dei valori 4 di -4 magnitudo di ogni singolo impatto LINEE DI IMPATTO ATMOSFERA REV1 del 03/06/2010 MITIGAZIONE / COMPENSAZIONE 127/ 140 Produzioni significative di inquinamento atmosferico (polvere ecc.) durante la fase di cantiere opportuni programmi di umidificazione della viabilità di cantiere e dei depositi di terre, inerti o materie prime svolti in periodi particolarmente secchi Contributi all'inquinamento atmosferico locale l’utilizzo di mezzi meccanicamente in da parte del traffico indotto dal progetto buono stato e di concezione moderna 8.5 Componente ambientale: PAESAGGIO Le linee di impatto individuate sono le seguenti: Alterazione di paesaggi riconosciuti come pregiati sotto il profilo estetico o culturale Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi potenzialmente negativi sul piano estetico-percettivo Alterazione di paesaggi riconosciuti come pregiati sotto il profilo estetico o culturale Le opere che saranno realizzate sul territorio dell’ATI n°1 saranno, come già detto, una impiantistica dedicata al trattamento della frazione secca proveniente dalla RD che andrà localizzata presso una zona industriale, una impiantistica dedicata al pretrattamento del rifiuto indifferenziato e alla stabilizzazione della frazione organica che sarà collocata presso la discarica di Belladanza e l’ampliamento della discarica stessa. I maggiori impatti a livello paesaggistico riguardano proprio gli interventi che andranno a farsi presso la discarica di Belladanza. Dei due interventi, quello relativo alla realizzazione della nuova impiantistica presenta più criticità. La zona della discarica di Belladanza è infatti scarsamente visibile dalla vallata, riservando una visuale critica solo per le poche abitazioni limitrofe realizzate lungo Rio Bracciata. Il nuovo impianto assumerà i un aspetto più visibile e quindi più critico, in particolare dalla strada provinciale di Trestina SP 105, in particolare dalla Basilica di Canoscio. Una efficace misura di mitigazione visiva è costituita dalla messa a dimora di piante arbustive autoctone a formare una schermatura verde. REV1 del 03/06/2010 128/ 140 Le schermature saranno dimensionate in modo da occultare l’impiantistica che sarà realizzata presso la discarica di Belladanza, il posizionamento e il dimensionamento saranno fatti utilizzando il rendering fatto per il fotoinserimento presentato all’interno dello studio di fattibilità allegato al piano d’ambito. Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi potenzialmente negativi sul piano estetico-percettivo Sul paesaggio potrebbero esservi effetti a causa dell’ampliamento della discarica e della realizzazione dei nuovi impianti,. Valutando però eventuali localizzazioni alternative queste determinerebbero sicuramente impatti maggiori in termini di consumi di suolo e aumento del trasporto di rifiuti, poichè la discarica di Belladanza è già dotata di impiantistica e locali tecnologici, dislocare diversamente sia la discarica che tutta l’impiantistica esistente porterebbe ad una ulteriore alterazione del suolo La loro localizzazione è iinoltre funzionale alla minimizzazione dei trasporti all’interno dei rispettivi bacini di utenza in quanto la discarica di Belladanza si trova in una posizione facilmente accessibile da tutto il territorio dell’ATI n°1 poiche proccima alla superstrada E45. Per quanto riguarda il sistema territoriale la riduzione della produzione di rifiuti invece indurrà un beneficio complessivo così come l’aumento di raccolta differenziata. Andranno valutate nel merito le singole azioni necessarie al raggiungimento di questi obiettivi al fine di ottimizzarne l’efficacia anche in termini ambientali. Si stima un valore di magnitudo medio (3). MAGNITUDO (valore positivo effetti negativi, valore negativo LINEE DI IMPATTO PAESAGGIO effetti positivi) Fase di cantiere Alterazione di paesaggi riconosciuti come pregiati sotto il profilo estetico o culturale Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi potenzialmente negativi sul piano REV1 del 03/06/2010 129/ 140 Fase post operam basso (2) medio (3) basso (2) medio (3) estetico-percettivo INDICATORE DI CRITICITA’/BENEFICIO 4 (somma algebrica dei valori di magnitudo di 6 ogni singolo impatto) LINEE DI IMPATTO PAESAGGIO MITIGAZIONE / COMPENSAZIONE Alterazione di paesaggi riconosciuti come pregiati sotto il profilo estetico o culturale schermatura verde mediante messa a dimora di arbusti autoctoni lungo il perimetro. Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi potenzialmente negativi sul piano nessuna estetico-percettivo 8.6 Componente ambientale: SUOLO 8.7 Componente ambientale: ACQUA 8.8 Componente ambientale: BIODIVERSITA’, FLORA E FAUNA 8.9 Componente ambientale: SALUTE UMANA La discarica di Belladanza è collegata al territorio dell’ATI n° 1 e n° 2 principalmente mediante la superstrada E45, i mezzi per poter accedere alla discarica devono percorrere un tratto di strada SS 3bis.andando ad attraversare il piccolo centro abitato S.Lucia. È stato quindi incaricato l’ing. Luciano Mercati di effettuare una prova fonometrica relativamente al punto più critico, quindi il centro abitato di S. Lucia. Il rilievo è stato effettuato su due giorni vista la stabilità del rumore da transito veicolare. REV1 del 03/06/2010 130/ 140 I risultati dei rilievi fonometrici sono riportati nell’allegata relazione e comunque evidenziano una criticità della zona principalmente nelle ore notturne, ore in cui non è previsto il transito dei mezzi legati alla raccolta e trasporto del rifiuto. Cautelativamente si sitiene che i mezzi pesanti non debbano circolare tra le 6 e le 10 di mattina per non andare ad aggravare una situazione già critica . La situazione diurna invece è risultata al di sotto dei valori normativi e anche ipotizzando nuovi flussi conseguenti al situazione modificata per la variazione di gestione del rifiuto, non si arriva a detti limiti. Rimane comunque tassativo il limite dei 50Km/h dei mezzi in modo da non alterare i risultati delle prove fatte. Il fonometro è stato disposto su un’abitazione posta a 15 m dal fronte stradale, lungo il percorso che porta alla discarica ci sono poche abitazioni distanti 10 m, per poter trasportare il risultato rilevato nelle abitazioni più distanti si prescrive di andare a 40Km/h in corrispondenza dei fabbricati più prossimi al fronte stradale. Una misura cautelativa comunque da adottare è quella di utilizzare percorsi alternativi per raggiungere la discarica di Belladanza, per esempio prevedere i flussi in entrata transitare per il nucleo Promano e quelli in Uscita per S. Lucia, in modo da distribuire su più fronti il traffico veicolare. Le linee di impatto individuate sono le seguenti: Impatti da rumore durante la fase di cantiere Impatti da rumore durante la fase di cantiere L’esistenza più o meno prolungata di un cantiere con presenza consistente di macchine operatrici o di mezzi pesanti comporta significativi disturbi da rumore su ricettori sensibili posti nelle vicinanze (abitazioni, zone con presenza di fauna sensibile). Una REV1 del 03/06/2010 131/ 140 sicura misura di mitigazione è l’utilizzo di mezzi di moderna concezione con ridotte emissioni in atmosfera. La perturbazione sarà comunque transitoria e si stima un valore di magnitudo basso (2). MAGNITUDO (valore positivo effetti negativi, valore LINEE DI IMPATTO RUMORE E VIBRAZIONI negativo effetti positivi) Fase di cantiere Fase post operam Impatti da rumore durante la fase di cantiere basso (2) nullo (0) Impatti da rumore durante la fase operativa nullo (0) Molto basso (1) INDICATORE DI CRITICITA’/BENEFICIO 2 (somma algebrica dei valori di magnitudo di 1 ogni singolo impatto LINEE DI IMPATTO RUMORE MITIGAZIONE / COMPENSAZIONE Impatti da rumore durante la fase di cantiere l’utilizzo di mezzi di moderna concezione Impatti da rumore durante la fase operativa REV1 del 03/06/2010 Limitare la velocita a 40/50Km/h e seguire una viabilità alternativa 132/ 140 9. SINTESI DELLA VALUTAZIONE INCIDENZA SUI SITI DELLA RETE NATURA 2000 10. SISTEMA DI CONTROLLO E MONITORAGGIO Questa parte del rapporto ambientale comprende indicazioni per il monitoraggio ambientale del Piano. l processo di attuazione del piano, quindi anche quello del suo monitoraggio ambientale, proseguono per tutto il periodo di validità del Piano. Il controllo degli effetti ambientali significativi derivanti dall'attuazione del Piano è finalizzato ad intercettare tempestivamente eventuali effetti negativi e ad adottare le opportune misure correttive. Il controllo non si riduce quindi nella raccolta dati e nel monitoraggio, ma comprende decisioni sugli eventuali meccanismi di riorientamento del Piano nel caso di effetti negativi imprevisti, attività di supporto alle decisioni, valutazioni di impatto ambientale dei progetti. Queste azioni vanno impostate già in fase di redazione del piano. Nel presente rapporto ambientale è soprattutto necessario definire i contenuti del monitoraggio, gli indicatori e i relativi strumenti di supporto. Nelle fasi di realizzazione i soggetti competenti in materia ambientale dovranno fornire supporto e cooperazione per realizzare approfondimenti valutativi, per realizzare il monitoraggio ambientale, definire le modalità operative dettagliate, verificare i requisiti di compatibilità ambientale delle azioni pianificate. 10.1 Organizzare il controllo ambientale Il monitoraggio ambientale ha contenuti ed utilizza informazioni che devono essere via via precisate ed adattate alle scale e ai tipi di misure considerate. È soprattutto finalizzato a verificare gli effetti negativi delle azioni finanziate e ad adottare le mitigazioni correttive più opportune. I responsabili del monitoraggio ambientale saranno impegnati su diversi fronti, tra cui: verifica delle realizzazioni pianificate e analisi dei reali effetti ambientali; aggiornamento dei sistemi informativi; REV1 del 03/06/2010 133/ 140 elaborazione e presentazione di indicatori di monitoraggio; coordinamento di soggetti responsabili del monitoraggio ambientale e del piano. Per consentire un monitoraggio funzionale, un aspetto fondamentale è considerare sistemi standardizzati per la valutazione delle interazioni tra sistema ambiente ed economia. I principali indicatori a sostegno del monitoraggio dovrebbero informare sia sui determinanti socioeconomici della gestione dei rifiuti sia su emissioni inquinanti, produzione di rumore, consumi energetici o utilizzo di risorse naturali. Le informazioni sugli indicatori di monitoraggio ambientale del Piano verranno successivamente elaborate dai soggetti con competenza ambientale, per predisporre periodici rapporti di monitoraggio ambientale, con responsabilità e modalità di attuazione definite dagli Organi Competenti Il processo di monitoraggio ambientale è ciclico ed i rapporti di monitoraggio hanno la funzione di informare la gente, i soggetti interessati, il pubblico in generale, sulle ricadute ambientali che il Piano genera, oltre a fornire al decisore strumenti in grado di individuare tempestivamente gli effetti imprevisti da correggere. Gli Organi competenti sono tenuti a finanziare il monitoraggio ed a prevedere eventuali misure correttive del Piano, per garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali e per mitigare eventuali effetti negativi derivati dalla realizzazione degli interventi finanziati. All’interno delle procedure di attuazione-gestione del Piano devono quindi essere previsti periodici momenti di verifica ambientale in funzione del monitoraggio ambientale e della mitigazione degli impatti ambientali imprevisti nelle fasi iniziali. Per il monitoraggio ambientale del Piano è pertanto necessario: individuare indicatori ambientali, legati ai singoli obiettivi e azioni del Piano programmare il monitoraggio utilizzando gli indicatori. Aspetto molto importante della procedura di Vas è la scelta degli indicatori ambientali, strumenti conoscitivi capaci di mettere in luce le caratteristiche ambientali dell’area interessata, gli effetti del Piano, l’efficacia delle azioni pianificate. È utile scegliere un numero ristretto di indicatori di monitoraggio. Ciò è possibile in ragione della loro capacità informativa e grazie alla loro possibilità di rappresentare l’efficacia del piano. 10.2 Indicatori di monitoraggio PRGR REV1 del 03/06/2010 134/ 140 Nel presente rapporto si intende definire un primo insieme ristretto di indicatori che potrà poi essere sviluppato e declinato a seguito di ulteriori analisi della pianificazione di VIA. Su tali indicatori ristretto è possibile ricondurre anche i monitoraggi degli effetti generati da altre pianificazioni locali, la loro individuazione deriva dall’analisi della coerenza degli obiettivi ambientali, realizzata in precedenza, ed in sostanza si basa su politiche e strategie generali di sviluppo sostenibile, direttive e norme per le diverse tematiche ambientali (fattori climatici, energia, atmosfera, biodiversità, ecc.). Questa base di conoscenza comune potrà svolgere un ruolo conoscitivo di base per la gestione dei rifiuti e potrà essere uno strumento di conoscenza per diversi enti coinvolti nel processo di gestione territoriale. Alcuni di questi indicatori di monitoraggio sono facilmente reperibili dai sistemi informativi, oppure sono considerati in strumenti di pianificazione-programmazione provinciale. Per quanto riguarda il controllo del contesto ambientale nel suo complesso sono stati individuati alcuni indicatori che possono essere applicati nelle aree di interesse naturale che abbiano in prossimità impianti di gestione dei rifiuti. Il Piano prevede controlli relativi alle principali matrici nell’ambito dei manuali di gestione dei singoli impianti (autocontrollo) e controllo da parte degli enti preposti nell’ambito delle norme vigenti. L’individuazione degli indicatori è avvenuta tramite la verifica degli obiettivi e mediante gli indicatori forniti dalla Regione nel PRGR Per ogni indicatore è stato poi riportata l’unità di misura (U.M.), la classificazione secondo il modello Determinanti – Pressioni – Stato – Impatti – Risposta (DPSIR) e il target da perseguire (TARGET). Il modello DPSIR, sviluppato in ambito dell´Agenzia Europea per l´Ambiente, si basa su una struttura di relazioni causa/effetto che lega tra loro i seguenti elementi: Determinanti (D), che descrivono i settori produttivi dal punto di vista della loro interazione con l´ambiente e perciò come cause generatrici primarie delle pressioni ambientali; Pressioni (P), che descrivono i fattori di pressione in grado di influire sulla qualità dell´ambiente; Stato (S), che descrive la qualità attuale e tendenziale dell´ambiente e delle sue risorse; Impatto (I), che descrive le ripercussioni, sull´uomo e sulla natura e i suoi ecosistemi, dovute alla perturbazione della qualità dell´ambiente; Risposte (R), che, REV1 del 03/06/2010 135/ 140 nell´ambito di Arpa Emilia-Romagna, sono generalmente rappresentate dalle risposte agenziali alle criticità dell´ambiente in termini di attività di monitoraggio e controllo ispettivo. Indicatore – Matrice U.M. Questione ambientale: ENERGIA DPSIR TARGET Rispetto delle quote minime di legge previste R per gli acquisti verdi Numero di km percorsi da automezzi per la raccolta rifiuti a nullo o minimo impatto ambientale (trazione elettrica, metano, Biodiesel, GPL, ecc) su Diminuzione consumo km R complessive distanze Indicatore – Matrice Questione ambientale: ARIA REV1 del 03/06/2010 petrolio e utilizzo di energia da fonti rinnovabili U.M. 136/ 140 DPSIR TARGET Emissioni di NOx da tutte le discariche g regionali P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni di SO2 da tutte le discariche g regionali P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni di CO2 da tutte le discariche g regionali P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni di CH4 da tutte le discariche g regionali P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni di NOx da motori e torce in discarica G/KWh P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni di CO da motori e torce in discarica G/KWh P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni di SO2 da motori e torce in discarica G/KWh P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni ammoniaca da impianti di g compostaggio /stabilizzazione (biofiltro) P Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Riduzione della quantità di inquinanti emesse dagli impianti Emissioni ammine (metilammine) da impianti g di compostaggio /stabilizzazione emesse dagli impianti g compostaggio/ stabilizzazione P Riduzione emesse dagli impianti % impatto ambientale (metano, GPL, P Aumento di mezzi con basse emissioni inquinanti REV1 del 03/06/2010 della quantità di inquinanti (biofiltro) % di veicoli per il trasporto rifiuti a basso della quantità di inquinanti (biofiltro) Emissioni idrogeno solforato da impianti di P Riduzione 137/ 140 elettrici, biodiesel, ...) inquinanti Età media dei veicoli per il trasporto rifiuti N° P Aumento di mezzi di con basse emissioni anni inquinanti Indicatore – Matrice U.M. Questione ambientale: SUOLO DPSIR TARGET Ettari di superficie impermeabilizzata per ha effetto delle misure di piano Indicatore – Matrice Contenimento P delle superfici impermeabilizzate U.M. DPSIR TARGET Questione ambientale: PAESAGGIO Misure di mitigazione introdotte nella progettazione Riduzione R degli impianti (n. e tipologia) dell’impatto degli impianti sul paesaggio. Indicatore – Matrice Questione ambientale: BIODIVERSITA’, U.M. DPSIR TARGET FLORA E FAUNA Misure di mitigazione introdotte nella R progettazione degli impianti (n. e tipologia) Indicatore – Matrice Questione ambientale: SALUTE UMANA Popolazione residente nel/i centro/i U.M. Riduzione dell’impatto degli impianti sulla flora e la fauna proprie dei siti DPSIR TARGET abitato/i Riduzione della popolazione nell’area interessata dalla presenza dell’impianto N°abitanti I interessata dalla presenza (limitatamente ad impianti sottoposti a VIA). dell’impianto Monitoraggio acustico annuale o per variazioni Monitoraggio dei livelli di dB significative nei punti di maggior criticità dB P per mantenersi al di sotto dei valori normativi REV1 del 03/06/2010 138/ 140 In base alle recenti Norme tecniche sulle costruzioni NTC08 il capitolo 6.11 prevede un particolare monitoraggio per le discariche controllate di rifiuti e depositi di inerti. Il paragrafo 6.11.1.4 sulle verifiche di sicurezza enuncia che “la stabilità del manufatto e dei terreni di fondazione deve essere valutata mediante specifiche analisi geotecniche, riferite alle diverse fasi della vita dell’opera. In particolare deve essere verificata la stabilità e la deformabilità del fondo, per garantire nel tempo l’efficacia e la funzionalità del sistema di raccolta del percolato, e la stabilità delle pareti laterali. In particolare, nel caso di barriere composite, devono essere valutate le condizioni di stabilità lungo superfici di scorrimento che comprendano anche le interfacce tra i diversi materiali utilizzati. Nelle verifiche che interessano il corpo della discarica, si devono attribuire ai materiali di rifiuto parametri che tengano conto della composizione del rifiuto medesimo e dei metodi di pretrattamento e costipamento adottati nonché dei risultati di specifiche prove in sito o di laboratorio.” Dalle stesse Norme è previsto un monitoraggio geotecnico (6.11.1.5) del complesso discarica terreno che deve comprendere la misura di grandezze significative- quali, ad esempio assestamenti, pressioni interstiziali, caratteristiche del percolato e di eventuale biogas- L’Osservatorio Provinciale dei rifiuti è l’organo deputato a garantire il monitoraggio del Piano e la sua attuazione; esso ha anche il compito di coordinare le osservazioni al Piano ed integrarle, eventualmente, nell’ambito della sua realizzazione ove siano coerenti e migliorative. Viste le problematiche connesse agli aspetti sociali legati a paure di inquinamenti ambientali e contaminazione di falde e suolo in corrispondenza dei terreni più prossimi all’impianto si dovranno prevedere riunioni, perlomeno annuali, di quartiere a cui interverranno i gestori del servizio, l’organo competente del monitoraggio e presentare i risultati ottenuti mediante le indagini di controllo svolte. Auspicabile sarebbe un controllo di tipo epidemiologico che venisse condotto regolarmente dall’ASL per monitorare comunque la coerenza tra i risultati del monitoraggio e la salute dei residenti. REV1 del 03/06/2010 139/ 140 11. PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE La fase di scoping, come disciplinata dall'art. 13, commi 1 e 2 del D.Lgs 152/06 e s.m.i., deve prevedere un processo partecipativo che coinvolga le autorità con competenze ambientali potenzialmente interessate dall'attuazione del piano, affinché condividuino il livello di dettaglio e la portata delle informazioni da produrre e da elaborare, nonché le metodologie per la conduzione dell'analisi ambientale e della valutazione degli impatti. Gli incontri di consultazione preliminare effettuati sono stati sia pubblici con inviti rivolti alle Autorità competenti che di indirizzo e mirati con i singoli enti per calibrare la redazione del rapporto ambientale. Gli incontri pubblici sono stati tre svolti nelle seguenti date, 20 gennaio a Città di Castello, 24 maggio 2010 a Umbertine e 4 giugno 2010 a Gubbio. Sono stati svolti anche incontri specifici con alcuni enti per approfondire tematiche specifiche: a) 22 febbraio 2010 con ARPA Umbria –Servizio Valutazione e Reporting Ambientale – Dott. Stranieri (piano di monitoraggio) b) 12 marzo 2010 con Regione Umbria Servizio Aree Protette, Valorizzazione Dei Sistemi Naturalistici E Paesaggistici con il dott. Raul Segatori (Valutazione di incidenza) E’ pervenuto anche un contributo scritto dal Nuovo Comitato Belladanza. Di tutti i contributi ricevuti, e di quelli che arriveranno successivamente, sia dai funzionari degli enti nel corso degli incontri tematici, sia da quelli dei privati cittadini portatori di interesse si terrà in conto nella stesura del Rapporto Ambientale. REV1 del 03/06/2010 140/ 140