AMBITO TERRITORIALE INTEGRATO N.1
Servizio di Gestione Integrata dei Rifiuti
Procedura di formazione del Piano di Ambito e della
congiunta Valutazione Ambientale Strategica
RAPPORTO AMBIENTALE
ESTENSORE DELLA RELAZIONE :
Dott. Ing. Marta Davanzati
……............................................
……..............................................
……………………….........
GIUGNO 2010
SOMMARIO
SOMMARIO................................................................................................................................................ 1
1. INQUADRAMENTO NORMATIVO IN MATERIA DI VAS............................................................... 2
1.1 Premessa................................................................................................................................................. 2
1.2 Normativa comunitaria........................................................................................................................... 2
1.3 Normativa nazionale .............................................................................................................................. 4
1.4 Normativa regionale............................................................................................................................... 6
2. INDICAZIONE DEGLI OBIETTIVI DEL PRGR CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE
PREVISIONI RIFERITE AL CONTESTO TERRITORIALE IN ESAME. ............................................. 10
2.1 Gli obiettivi del PRGR (generali)........................................................................................................ 10
2.2 Gli scenari evolutivi ............................................................................................................................. 11
2.3 Gli scenari evolutivi ............................................................................................................................. 17
2.4 Obiettivi del piano d’ambito in riferimento alle scelte del PRGR (specifici) ...................................... 21
2.5 Sintesi degli obiettivi del Piano............................................................................................................ 22
3. SINTETICA RICOGNIZIONE DELLO STATO DI FATTO DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI A
LIVELLO DI ATI ...................................................................................................................................... 24
3.1 Livelli di produzione di rifiuti urbani ed assimilati.............................................................................. 24
3.2 Livelli di erogazione dei servizi e risultati conseguiti in termini di recupero ...................................... 29
3.3 Articolazione del sistema impiantistico: capacità recettive e potenzialità residue degli impianti ........ 32
4. VALUTAZIONE PRELIMINARE DELLE POSSIBILITA’ DI OTTIMIZZAZIONE TECNICO
GESTIONALI DEGLI IMPIANTI ESISTENTI........................................................................................ 37
5. SINTESI DELLA PROPOSTA DI PIANO D’AMBITO ...................................................................... 39
5.1 Livelli attesi di produzione di rifiuti urbani ed assimilati..................................................................... 39
5.2 Obiettivi di recupero e individuazione delle prioritarie azioni............................................................. 42
5.3 Individuazione interventi necessari al conseguimento dell’autonomia gestionale del trattamento e
smaltimento nella fase a regime e transitoria ............................................................................................. 45
6. CARATTERISTICHE DEL SISTEMA TERRITORIALE-AMBIENTALE INTERESSATO DAL
PIANO D’AMBITO................................................................................................................................... 54
6.1 Diagnosi del contesto ambientale......................................................................................................... 54
6.2 Sintesi dei fattori ambientali positivi e negativi (Analisi SWOT)........................................................ 61
7. ANALISI E VERIFICA COERENZA................................................................................................... 66
7.1 Coerenza ambientale interna ................................................................................................................ 66
7.2 Coerenza ambientale esterna ................................................................................................................ 75
8. VALUTAZIONI DELLE RICADUTE AMBIENTALI DELLE SCELTE PIANIFICATORIE........... 82
8.1 Questione ambientale: ARIA, stima delle emissioni del ciclo gestione rifiuti urbani ......................... 83
8.2 RACCOLTA ........................................................................................................................................ 87
8.3 TRASPORTO .................................................................................................................................... 106
8.4 FASE DI TRATTAMENTO/SMALTIMENTO................................................................................ 115
8.5 Componente ambientale: PAESAGGIO ........................................................................................... 128
8.6 Componente ambientale: SUOLO..................................................................................................... 130
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8.7 Componente ambientale: ACQUA........................................................................................................................... 130
8.8 Componente ambientale: BIODIVERSITA’, FLORA E FAUNA ........................................................................ 130
8.9 Componente ambientale: SALUTE UMANA................................................................................... 130
9. SINTESI DELLA VALUTAZIONE INCIDENZA SUI SITI DELLA RETE NATURA 2000 .......... 133
10. SISTEMA DI CONTROLLO E MONITORAGGIO......................................................................... 133
10.1 Organizzare il controllo ambientale ................................................................................................. 133
10.2 Indicatori di monitoraggio PRGR .................................................................................................... 134
11. PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE..................................................................................... 140
1. INQUADRAMENTO NORMATIVO IN MATERIA DI VAS
1.1 Premessa
Negli ultimi anni l’attenzione generale verso uno sviluppo sostenibile dell’ambiente
ha assunto un ruolo sempre più importante nel panorama europeo, imponendo
un’evoluzione in questa direzione anche della normativa comunitaria, nazionale e locale.
L’introduzione
di
valutazioni
ambientali,
obbligatorie
nei
diversi
livelli
di
pianificazione e programmazione, rappresenta una svolta significativa nell’attenzione
all’ambiente: non solo vengono valutati gli effetti a seguito di interventi antropici, ma
vengono valutati i potenziali effetti anche a monte degli stessi, a livello pianificatorio e
programmatico, generando una più organica ed ordinata disciplina del governo
dell’ambiente, per la promozione di uno sviluppo sostenibile.
La normativa statale e locale si sta rapidamente evolvendo per recepire un
orientamento comunitario ormai definito in tal senso, e gli organi di governo del territorio si
avviano verso un pieno regime di correlazione tra le problematiche ambientali e le
necessità pianificatorie, siano esse relative ad un ambito territoriale ampio oppure
circoscritto.
Nei paragrafi seguenti verrà presentata la normativa vigente, dall’ampia scala
comunitaria fino al livello locale, relativa alla Valutazione Ambientale Strategica, in
generale ed in particolare nella tematica dei rifiuti, oggetto del presente documento.
1.2 Normativa comunitaria
La Direttiva Europea 2001/42/CE concerne la valutazione degli effetti di determinati
piani e programmi sull’ambiente naturale, e pone l’obbligo di effettuare valutazioni
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ambientali di un piano o programma che abbia effetti significativi sull’ambiente,
sia esso a livello nazionale, regionale o locale.
Tale valutazione, definita Valutazione Ambientale Strategica, ha dunque l’obiettivo
di garantire un’elevata protezione dell’ambiente attraverso considerazioni ambientali
durante l’elaborazione dei piani stessi; si esprime attraverso la produzione di un Rapporto
Ambientale, in cui vengono “individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che
l’attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull’ambiente nonché le ragionevoli
alternative alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale del piano o del programma”, ed
una serie di cartografie tematiche.
Il Rapporto Ambientale, dopo una valutazione da parte dei soggetti che ne possono
essere interessati, viene esaminato dall’autorità competente ambientale, designata dallo
stato, prima dell’adozione del piano o dell’avvio della procedura amministrativa
d’approvazione. Il rispetto dell’accessibilità dei documenti viene garantito dalla Direttiva
2003/4/CE, che regolamenta l’accesso del pubblico all’informazione ambientale, e dalla
direttiva 2003/35/CE, che prevede la possibilità del pubblico di partecipare alla valutazione
degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente. Nel Rapporto Ambientale, i cui
contenuti sono elencati nell’allegato I della Direttiva 2001/42/CE, deve inoltre essere
incluso un programma di monitoraggio, in modo da permettere di intervenire in modo
tempestivo, con misure correttive, qualora si manifestino, durante l’attuazione del piano,
effetti negativi imprevisti.
Successivamente alla direttiva 2001/42/CE sono state emanate le linee guida della
Commissione Europea, in attuazione della suddetta Direttiva, per aiutare gli Stati membri
dell’Unione a renderla pienamente operativa, rispettandone le disposizioni e ricavandone i
benefici previsti.
Tra i piani ed i programmi per cui è prevista, all’interno della direttiva 2001/42/CE, la
valutazione ambientale, vi è la pianificazione nel settore della gestione dei rifiuti.
Di seguito verrà fornito un elenco di tale normativa:
Direttiva 91/156 sui rifiuti, che prevede una politica di gestione che privilegia la
prevenzione ed il recupero piuttosto che lo smaltimento, andando a modificare la
precedente direttiva 75/442 relativa ai rifiuti;
Direttiva 91/689 sui rifiuti pericolosi, seguita dalla decisione 94/904/CE di istituzione
del Codice Europeo dei Rifiuti Pericolosi, successivamente sostituita dalla Decisione
2000/532/CE;
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Direttiva 94/62 sugli imballaggi e relativi rifiuti, dalla quale gli stati membri
hanno definito i relativi obiettivi di recupero e riciclaggio;
Direttiva 96/61/CE che prevede un approccio integrato per la riduzione e
prevenzione dell’inquinamento industriale;
Direttiva 99/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, successivamente aggiornata
dalla Decisione 2003/33/CE;
Direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, come modificata dalla Decisione
del 24 gennaio 2005;
Direttiva 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio sull’incenerimento dei
rifiuti.
1.3 Normativa nazionale
Il regime legislativo italiano sta recentemente evolvendo secondo un orientamento
in cui la dimensione ambientale è effettivamente integrata all’interno dei piani e dei
programmi, si è infatti recepita di recente la Direttiva Europea 2001/42/CE, esplicando le
procedure da adottarsi per la VAS attraverso il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/’06) e
le sue successive modifiche.
Già nella Legge n.308 del 15 dicembre 2004, che delegava al governo la
legiferazione in materia ambientale, si prevedeva l’adozione di misure di diretta
applicazione per promuovere l'utilizzo della VAS nella stesura dei piani e dei programmi
statali, regionali e sovracomunali, in ottemperanza alla direttiva 2001/42/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, in materia di VAS.
Il recente Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 e la sua versione corretta dal
D.Lgs. n.4 del 16 gennaio 2008, attuazioni della suddetta legge n. 308/04, affermano che
la VAS costituisce parte integrante del procedimento di adozione dei piani e dei programmi
per cui è prevista, in quanto preordinata a garantire che gli effetti, derivanti dall’attuazione
dei piani stessi, siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della
loro approvazione. In particolare, in tali Decreti si trova l’elenco dei piani e dei programmi
sottoposti a VAS, tra essi appunto, il piano concernente la gestione dei rifiuti.
La VAS deve essere effettuata durante la fase preparatoria del piano o del
programma, comunque prima della sua approvazione, ed integrata alle procedure
ordinarie previste per l’adozione dei piani e dei programmi.
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La realizzazione della VAS è concretizzata nel Rapporto Ambientale, che
costituisce parte integrante della documentazione del piano o programma da
approvare. Per la stesura dello stesso si può fare riferimento all’allegato I al D.Lgs.
152/’06, che rappresenta una guida delle informazioni da inserire nel rapporto. Tali
informazioni devono comunque essere valutate con l’autorità competente e le altre autorità
che, per specifiche competenze ambientali, possono essere interessate agli effetti legati
all’attuazione del piano stesso, sia per la portata delle informazioni da inserire che per il
loro livello di dettaglio. Aspetti importanti da non tralasciare nel rapporto ambientale sono
quindi:
I contenuti ed i principali obiettivi del piano o del programma, ed il rapporto con altri
piani o programmi pertinenti;
lo stato attuale dell’ambiente e la sua possibile evoluzione senza
l’attuazione del piano o programma;
le caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere interessate in
modo significativo all’attuazione del piano o programma;
i problemi ambientali esistenti e pertinenti al piano o programma, compresi
quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, a zone di protezione
speciale e di interesse per la flora e la fauna;
gli obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello comunitario o
nazionale pertinenti al piano o programma;
i possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi quelli secondari o
cumulativi, siano essi a breve o lungo termine, permanenti o temporanei, positivi o
negativi;
le misure previste per ridurre o compensare gli effetti negativi indotti
dall’attuazione del piano o programma;
la sintesi delle ragioni che motivano la scelta delle alternative e la
descrizione dei criteri di valutazione, delle difficoltà incontrate nella raccolta dei dati;
le misure previste per il monitoraggio ed il controllo degli effetti ambientali
significativi, derivanti dall’attuazione del piano o programma;
una sintesi non tecnica del documento.
Il rapporto ambientale, prima della sua adozione o approvazione, deve essere
messo a disposizione delle autorità, che esercitano funzioni amministrative correlate agli
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effetti sull’ambiente dovuti all’attuazione del piano o del programma stesso, e del
pubblico, con le forme di pubblicità previste dalla normativa vigente, per la
presentazione di eventuali osservazioni.
Una volta scaduti i termini per la presentazione delle osservazioni, è previsto che
l’autorità competente si pronunci con un giudizio di compatibilità ambientale: il parere
positivo, anche se subordinato alla presentazione di modifiche o integrazioni da valutarsi,
è necessario per il proseguo del procedimento di approvazione del piano o programma.
L’approvazione del piano o programma tiene conto del parere dell’autorità
competente, ed è accompagnata da una sintesi che illustra come sono state integrate le
considerazioni ambientali nel piano o programma stesso e come è stato tenuto in
considerazione il rapporto ambientale nel processo autorizzativo, i risultati delle
consultazioni e le motivazioni della scelta di quella adottata tra le alternative possibili,
infine, le misure di monitoraggio.
Il controllo sugli effetti ambientali significativi, derivanti dall’attuazione del piano o
programma, viene effettuato dall’autorità competente per l’approvazione del piano, che si
avvale del sistema della Agenzie ambientali.
Sempre nel D. Lgs. 152/’06 e s.m.ed i., al capo III si leggono le “disposizioni
specifiche per la VAS in sede regionale o provinciale”. In questa sezione si specifica che
sono le regioni e le province a stabilire, con proprie leggi e regolamenti, le procedure per
la valutazione ambientale strategica dei piani e dei programmi; qualora non vengano
specificate altrimenti, le procedure da seguire sono quelle statali.
Una volta esaminata la normativa statale in tema di VAS, bisogna correlarla alla
normativa statale di settore per quanto concerne la gestione dei rifiuti, anch’essa
rappresentata dal Decreto Legislativo 152/’06, che abroga di fatto il Decreto Legislativo 22
del 1997, cosiddetto Decreto Ronchi, e le sue modifiche ed integrazioni, in materia di
rifiuti.
1.4 Normativa regionale
Con l'entrata in vigore della Parte II del D.Lgs. (Decreto Legislativo) 3 aprile 2006,
n. 152 la Regione Umbria aveva fornito prime indicazioni tecniche per le procedure di
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Valutazione Ambientale nella Deliberazione di Giunta Regionale (DGR) 1 ottobre
2007, n. 1566.
Il 13 febbraio 2008 è entrato in vigore il D.Lgs. 4/2008, correttivo unificato al D.Lgs.
152/2006 parte II: in attesa della normativa regionale La Regione Umbria ha ritenuto
opportuna la predisposizione di un atto di indirizzo per assicurare le prime disposizioni
applicative del decreto in ambito regionale.
Parte sostanziale della Deliberazione di Giunta Regionale (DGR) n. 383 del 16
aprile 2008 "Procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) in ambito regionale.
Prime disposioni applicative delineate in conformità al contenuto della Parte seconda del
D.Lgs. 152/2006 come sostituite dal D.Lgs. 4/2008" è l’Allegato appositamente elaborato
per l’applicazione delle norme del decreto correttivo D.Lgs 4/2008 in base alle prime
disposizioni applicative; in esso vengono esposti i criteri generali in base ai quali
sono precisati i soggetti per l’applicazione della VAS in ambito regionale, gli ambiti di
applicazione - con le specifiche per la pianificazione urbanistica comunale e provinciale
come definite e disciplinate dalla normativa regionale - l’integrazione e il coordinamento
delle procedure.
Le fasi e le modalità della VAS in ambito regionale fanno riferimento alle
disposizioni del D.Lgs 4/2008:
a) svolgimento di una verifica di assoggettabilità;
b) elaborazione del rapporto ambientale;
c)svolgimento delle consultazioni;
d)decisione;
e)informazione sulla decisione;
f)monitoraggio.
Di seguito viene esplicitato il riferimento alla presenza, per le procedure in ambito
regionale, dei momenti di comunicazione dell'informazione, come previsti nelle prime
disposizioni applicative deliberate per la Regione Umbria (Deliberazione di Giunta
Regionale n. 383 del 16.4.08), basate sul quadro normativo relativo alla Valutazione
Ambientale Strategica - VAS (Decreto Legislativo 4/08).
Poiché in ogni caso l'autorità competente ad esprimere la VAS è diversa da quella
che procede alla formazione e approvazione del piano o programma, nei punti elencati di
seguito ne viene sempre esplicitata la funzione nei riguardi della comunicazione.
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1. Il piano o programma nasce - ai fini del processo di VAS - con
l'atto che definisce l'impegno, da parte dell'autorità procedente,
alla sua formazione. Tale atto comprende il rapporto preliminare sui
possibili impatti significativi sull'ambiente del piano o programma (indice del
rapporto ambientale) e il documento preliminare sulla proposta
di piano. L'atto iniziale e la documentazione relativa vengono resi pubblici a
cura dell'autorità procedente secondo le modalità proprie del procedimento
amministrativo
del
piano
o
programma,
l'autorità
procedente
comunque rende pubblico l'avvio della VAS attraverso avviso sul proprio
portale web istituzionale e con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale
Regionale - BUR (All. alla DGR 383/08, punto 4, Fase A e B).
2. Nei casi previsti il processo di VAS è anticipato da una verifica di
assoggettabilità, attivata per valutare se il piano o programma debba
essere sottoposto alla procedura di valutazione completa. Per tale verifica si
procede ad una prima consultazione tra amministrazioni - intese come
Autorità Competente, Autorità Procedente e Soggetti competenti in materia
ambientale, sulla base del rapporto preliminare.
parere conduce
all'emanazione
di
un
L'acquisizione del
provvedimento
di
verifica.
Il provvedimento viene reso pubblico (art. 12 punto 5. D.L.gsl. 4/08) a cura
dell'autorità competente attraverso il BUR e il sito web della Regione Umbria,
e deve riportare espressamente le motivazioni ((All. alla DGR 383/08, punto
4, Fase B). In caso di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), le modalità
d'informazione del pubblico danno specifica evidenza dell'integrazione
procedurale con la VAS.
3. Il rapporto preliminare costituisce altresì la base per la redazione del
rapporto ambientale che accompagnerà l'intero processo di elaborazione e
approvazione del piano o programma e parte integrante di questi, sin dalla
sua proposta. La presentazione del rapporto ambientale e della proposta di
piano o programma da' avvio alla fase di consultazione con il pubblico e
pubblico interessato. L'autorità procedente mette a disposizione dell'autorità
competente e dei soggetti competenti in materia ambientale nonché del
pubblico interessato la documentazione relativa alla proposta di piano o
programma, al rapporto ambientale e alla sintesi non tecnica di quest'ultimo
(art. 13 punto 5. D.L.gsl. 4/08), depositandone copia cartacea presso la
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propria sede e le sedi dell'autorità competente e delle province
(anche parzialmente interessate), con la sola sintesi non tecnica
del rapporto ambientale presso i comuni. Per la consultazione da parte del
pubblico vengono indicate in un apposito avviso pubblicato sul BUR, le sedi
per la consultazione diretta (art. 14 punto 1. D.L.gsl. 4/08), mentre i file
relativi sono caricati anche sul sito web sempre dell'autorità procedente e/o
del soggetto proponente, nonché dell'Autorità competente.(art. 14 punto 2.
D.L.gsl. 4/08). L'Allegato alla DGR 383/08, al punto 4, Fase C inoltre precisa
che l'avviso deve contenere: il titolo della proposta di piano o programma,
l'indicazione del proponente e dell'autorità procedente, l'indicazione delle
sedi ove possano essere consultati proposta e rapporto ambientale, quelle
per consultare la sintesi non tecnica, denominazione ed indirizzo dell'autorità
procedente per l'invio di osservazioni e contributi.
4. Il rapporto ambientale passa quindi attraverso l'esame istruttorio - che
inizia contestualmente all'avvio della consultazione - delle osservazioni e la
valutazione, sfociando nel parere motivato e nella successiva eventuale
revisione della proposta del piano o programma, esplicitata in una
dichiarazione sintetica del come i vari momenti siano stati integrati.
5. L'iter a questo punto va alla sua naturale conclusione di adozione o
approvazione del piano o programma da parte dell'organo competente, per
la decisione finale.
L'atto di adozione o approvazione del piano o
programma, cioé la decisione finale, in base all'Allegato alla DGR
383/08, punto 4, Fase E, è reso pubblico dall'autorità procedente sulle
pagine del BUR e tutta la documentazione relativa al piano o programma e
alla sua istruttoria è depositata per la visura presso le sedi indicate. Inoltre
attraverso
il
sito
pubblicati il parere
web
motivato
istituzionale dell'autorità
e
una
dichiarazione
competente
di
sono
sintesi curata
dall'autorità procedente (art. 17 D.Lgsl. 4/08).
6. Segue la fase di monitoraggio degli impatti significativi sull'ambiente dopo
che il piano o programma è stato approvato (decisione finale) e durante tutto
il suo ciclo di vita. Circa le misure adottate per il monitoraggio (art. 17 D.Lgsl.
4/08), le modalità di svolgimento ed i suoi risultati, nonché delle misure
correttive ne viene data informazione attraverso i siti web dell'autorità
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competente e procedente e delle Agenzie interessate.(art. 18
punto 3. D.Lgsl. 4/08).
2. INDICAZIONE DEGLI OBIETTIVI DEL PRGR CON PARTICOLARE RIFERIMENTO
ALLE PREVISIONI RIFERITE AL CONTESTO TERRITORIALE IN ESAME.
2.1 Gli obiettivi del PRGR (generali)
Dall’analisi dello stato di fatto del sistema gestionale dei rifiuti e dalla necessità di
adempiere alle indicazioni normative il Piano definisce i seguenti obiettivi:
Contenimento della produzione di rifiuti: con l’attuazione di interventi di
sensibilizzazione volti sia agli utenti che al mondo della produzione. In fase attuativa
si promuoveranno iniziative rivolte agli Enti Pubblici (es: Green Public Procurement)
e al mondo produttivo (es. intese con CONAI).
Recupero materia: maggiore e allineato alla normativa vigente, tramite la
promozione di modalità organizzative per il miglioramento dei servizi differenziando
in funzione delle caratteristiche territoriali e stimolando i Comuni ed i Gestori ad una
rapida attivazione di strumenti di sostegno per lo sviluppo dei servizi di raccolta (es:
con tariffe di accesso agli impianti di trattamento modulate per livelli di recupero).
Potenziamento del sistema impiantistico: minimizzazione del ricorso a
discarica, recupero di materia e di energia. Il Piano contempla la presenza di
impianti che consentano la “chiusura del ciclo di gestione” dei rifiuti promuovendo la
realizzazione di impianti che garantiscano il recupero di materia e di energia. Le
soluzioni impiantistiche da individuare dovranno garantire: tutela ambientale e della
salute; affidabilità e continuità di esercizio; economicità.
Armonia con politiche ambientali locali e globali: con la definizione di
criteri e procedure per l’individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di
impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, si definisce un quadro che
orienterà le future strategie di sviluppo nel settore coerentemente con le previsioni
di tutela delle specificità territoriali.
Conseguimento di migliori prestazioni energetico-ambientali rispetto
all’attuale sistema: con la configurazione di un nuovo sistema di gestione
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fortemente orientato al recupero di materia si determineranno benefici
importanti in termini ambientali.
Contenimento dei costi del sistema di gestione, anche attraverso azioni
della Regione: per mezzo di politiche di regolazione delle tariffe dei servizi agli
utenti o delle tariffe di conferimento dei rifiuti agli impianti, attraverso l’ottimizzazione
del sistema di gestione dei rifiuti.
Rilancio del processo di presa di coscienza da parte dei cittadini della
necessità di una gestione sostenibile dei rifiuti: con lo sviluppo di azioni tese a
sostenere le raccolte differenziate e la collocazione dei materiali di recupero e
sviluppando uno specifico piano comunicativo.
Gestione dei rifiuti speciali: con lo scopo di minimizzare la produzione e
la pericolosità dei rifiuti prodotti attraverso il coinvolgimento delle imprese in
percorsi formativi e di riqualificazione produttiva e spingendo alla massimizzazione
del recupero di materia ed energia sulla base delle priorità normative.
Altri
obiettivi
inerenti
gli
aspetti
gestionali
e
la
struttura
amministrativa del sistema di gestione: favorire lo smaltimento dei rifiuti in luoghi
prossimi a quelli di produzione; garantire un’equa distribuzione territoriale dei carichi
ambientali; garantire sostanziale autosufficienza degli ATI per il pretrattamento dei
rifiuti residui da RD e per il compostaggio; realizzare un sistema impiantistico di
trattamento e smaltimento finale a livello regionale; sostenere il principio di
corresponsabilità sull’intero ciclo di vita dei rifiuti coinvolgendo i diversi attori;
favorire la riqualificazione e l’adeguamento degli impianti esistenti limitando
l’ampliamento e la realizzazione di nuovi impianti; favorire l’integrazione del sistema
impiantistico di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e di specifici flussi di rifiuti
speciali.
2.2 Gli scenari evolutivi
2.2.1 scenari del PRGR
La valutazione dei fabbisogni impiantistici di recupero, trattamento e smaltimento
dei rifiuti per il periodo di validità del Piano è stata basata sulla stima dell’evoluzione dei
livelli di produzione di rifiuti urbani e su di una previsione di sviluppo dei servizi di raccolta
differenziata ed indifferenziata.
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Il Piano ha quindi sviluppato quattro scenari impiantistici alternativi per
quanto riguarda il destino dei rifiuti indifferenziati, partendo dalle seguenti ipotesi
di:
stabilizzazione della produzione di rifiuti sui livelli pro-capite del
2006;
sviluppo delle raccolte differenziate sino al conseguimento del 65 %.
Tali “Scenari obiettivo”, che prevedono orientamenti più o meno spinti verso il
recupero energetico dei rifiuti, nelle sue varie forme, o verso il mantenimento di un più o
meno rilevante ricorso alla discarica, sono stati così configurati:
scenario A: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di
selezione/stabilizzazione; la frazione organica stabilizzata è quindi destinata a
discarica, mentre la frazione secca è destinata a trattamento termico in impiantistica
dedicata;
scenario B: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di
selezione/stabilizzazione; sia la frazione organica stabilizzata sia la frazione secca
sono quindi destinati a discarica;
scenario C: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di
selezione/stabilizzazione, che provvedono anche alla raffinazione del sovvallo
secco a CDR (Combustibile Da Rifiuto); la frazione organica stabilizzata e gli scarti
dalla raffinazione del CDR sono destinati a discarica, mentre il CDR è avviato in
cocombustione a cementifici;
scenario D: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va a trattamento termico in
impiantistica dedicata, non essendo previsto alcun pre-trattamento.
Gli “scenari obiettivo” sono stati affiancati al cosiddetto “Scenario 0” (Scenario
inerziale), che descrive la situazione inerziale che si genererebbe in assenza delle
azioni di Piano. La valutazione dei diversi scenari e le motivazioni che hanno
portato alla scelta dello scenario di riferimento sono illustrate nella seguente tabella:
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Scenario
E’
lo
scenario
di
Valutazioni
riferimento?
quadro normativo vigente e in quanto caratterizzato
B
Scenario
Scartato in quanto difficilmente compatibile con il
NO
da prestazioni ambientali chiaramente peggiori
rispetto agli altri scenari.
sistema e alla garanzia dell’effettivo soddisfacimento
C
Scenario
Presenta sostanziali criticità legate alla “solidità” del
NO
dei fabbisogni di smaltimento nel tempo.
Si caratterizza per la massimizzazione del recupero
energetico da rifiuti in impianti dedicati, con associati
opportunità
teoriche
di
benefici
ambientali ed economici, che non trovano tuttavia
D
Scenario
interessanti
NO
pieno riscontro nell’obiettivo assunto dalla Regione
Umbria con la D.C.R. n. 256 del 29/7/08, laddove in
particolare al punto c) “Chiusura del ciclo integrato
dei rifiuti” si prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti
tramite la valorizzazione energetica e dei materiali
della componente residua.
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A fronte di prestazioni ambientali sostanzialmente
allineate
a
maggiormente
quelle
dello
rispondente
scenario
alle
D,
risulta
opportunità
di
coniugare le potenzialità, richiamate dalla D.C.R. n.
256 del 29/7/08, sia di recupero energetico sia di
recupero di materia dai rifiuti residui a valle delle
raccolte
differenziate.
L’effettuazione
del
pre-
trattamento, con separazione della componente
secca dalla componente umida del rifiuto, consente
A
da un lato la ricerca della successiva massima
SI
valorizzazione energetica dei rifiuti con potere
calorifico significativo e dall’altro il perseguimento
delle opportunità di recupero della componente
inerte o umida. L’invio a trattamento termico in
impianti
dedicati
di
un
flusso
di
rifiuti
quantitativamente inferiore rispetto a quello altrimenti
caratterizzante lo scenario D e maggiormente
qualificato in termini di qualità di combustione si
presenta
inoltre
come
condizione
di
maggior
garanzia rispetto anche alla accettabilità sociale da
parte della comunità locale presente nell’area
interessata dall’impianto
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani
definito dal Piano Regionale si basa sull’integrazione di processi impiantistici
specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani
derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi.
Le previsioni di sviluppo del sistema impiantistico sono state delineate a partire dai
seguenti indirizzi:
massimizzare le opportunità di recupero e riuso di materia dai rifiuti,
attraverso lo sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle
raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati (ad es. recupero di
inerti da rifiuti da spazzamento stradale o da scorie da trattamento termico);
garantire il pretrattamento dei rifiuti (separazione secco – umido) non
intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di assicurare un miglior controllo delle
fasi di smaltimento finale e una riduzione degli impatti ambientali ad esse associati;
REV1 del 03/06/2010
14/ 140
considerare le opportunità di recupero energetico dei rifiuti
soltanto per quelli che non possono essere né riciclati né riusati,
attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni
ambientali associate;
minimizzare le necessità di smaltimento in discarica, puntando sul
lungo periodo al tendenziale annullamento del flusso di rifiuti così destinati;
sviluppare un’impiantistica di trattamento rifiuti aggiuntiva sul territorio
in grado di assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti di cui ai punti
precedenti;
razionalizzare il sistema delle discariche esistenti sul territorio e
valutare eventuali ampliamenti al fine di garantire il soddisfacimento dei
fabbisogni regionali;
indicare, in relazione al complesso dell’impiantistica esistente, l’opportunità
di riferirsi a quanto previsto dalle Migliori Tecniche Disponibili di settore.
Si prevede il conseguimento dell’autosufficienza all’interno di ogni ATI, in
relazione al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e di trattamento
delle frazioni organiche da RD. E’ prevista una gestione sovra ATI sia del
trattamento termico che dello smaltimento in discarica dei flussi residui.
Ne consegue che per il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta
differenziata gli indirizzi di pianificazione sono:
potenziamento del sistema dei centri di raccolta e piattaforme sul territorio
regionale a servizio dei cittadini e delle utenze professionali ammissibili;
conferma della funzione delle piattaforme private di lavorazione e
valorizzazione dei flussi da RD sulla base delle attuali modalità operative e delle
convenzioni in essere.
Per il recupero della frazione organica e del verde da raccolta differenziata gli
indirizzi di pianificazione prevedono che all’interno di ogni singolo ATI possa essere a tal
fine previsto il consolidamento o adeguamento dell’impiantistica di trattamento già
esistente o la realizzazione di nuova impiantistica anche con riferimento ad impianti di
trattamento di tipo anaerobico mediante:
REV1 del 03/06/2010
15/ 140
la necessità di sviluppo di servizi di raccolta differenziata della
frazione organica e del verde, da destinarsi a impianti di trattamento per
la loro valorizzazione;
la necessità di valorizzare adeguatamente l’impiantistica di trattamento già
esistente sul territorio regionale, valutando, nell’ottica della pianificazione, la
modifica o l’integrabilità delle funzioni di stabilizzazione e compostaggio;
la necessità di sviluppare un’impiantistica aggiuntiva sul territorio in grado
di assicurare il fabbisogno di recupero della frazione organica differenziata e del
verde, per quanto non soddisfatto dagli impianti di cui al punto precedente;
l’indicazione in relazione alla nuova impiantistica della possibilità di riferirsi
sia a processi di tipo aerobico (compostaggio), che di tipo anaerobico (digestione
naerobica) o anche integrati, purché tali realizzazioni siano previste in linea con le
igliori Tecniche Disponibili di settore;
la possibilità di prevedere anche in relazione all’impiantistica esistente
eventuali ristrutturazioni funzionali alla realizzazione di sistemi integrati di digestione
anaerobica/compostaggio;
l’opportunità di prevedere processi di trattamento integrati della frazione
organica e del verde da raccolta differenziata con altri flussi di rifiuti speciali di
“qualità”, quali rifiuti da agroindustria e fanghi di depurazione di reflui civili (purché
caratterizzati da idonei standard qualitativi);
la necessità di valutare adeguatamente, in relazione alle diverse opzioni, le
effettive ricadute economiche, in termini di costi di investimento e gestionali.
Per il pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo gli indirizzi di
pianificazione prevedono: un pretrattamento, con separazione della componente secca
dalla componente umida del rifiuto, per consentire la successiva massima valorizzazione
energetica dei rifiuti con potere calorifico significativo e il perseguimento delle opportunità
di recupero della componente umida (previo adeguato trattamento di stabilizzazione), con
la ricerca per quest’ultima di possibili destini alternativi allo smaltimento in discarica (ad es.
impiego di Frazione Organica Stabilizzata, previa eventuale raffinazione, in interventi di
ripristino ambientale).
Le esigenze di pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo potranno trovare
riscontro innanzitutto nell’impiantistica di trattamento meccanico/biologico esistente
REV1 del 03/06/2010
16/ 140
(impianti di Perugia, Foligno e Terni - Orvieto), con l’eventuale effettuazione di
interventi di loro potenziamento o adeguamento o con la realizzazione di
nuova impiantistica in particolare nelle aree del territorio regionale oggi carenti (in
particolare, ATI 1).
2.3 Gli scenari evolutivi
2.3.1 scenari del PRGR
La valutazione dei fabbisogni impiantistici di recupero, trattamento e smaltimento
dei rifiuti per il periodo di validità del Piano è stata basata sulla stima dell’evoluzione dei
livelli di produzione di rifiuti urbani e su di una previsione di sviluppo dei servizi di raccolta
differenziata ed indifferenziata.
Il Piano ha quindi sviluppato quattro scenari impiantistici alternativi per quanto
riguarda il destino dei rifiuti indifferenziati, partendo dalle seguenti ipotesi di:
stabilizzazione della produzione di rifiuti sui livelli pro-capite del
2006;
sviluppo delle raccolte differenziate sino al conseguimento del 65 %.
Tali “Scenari obiettivo”, che prevedono orientamenti più o meno spinti verso il
recupero energetico dei rifiuti, nelle sue varie forme, o verso il mantenimento di un più o
meno rilevante ricorso alla discarica, sono stati così configurati:
scenario A: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di
selezione/stabilizzazione; la frazione organica stabilizzata è quindi destinata a
discarica, mentre la frazione secca è destinata a trattamento termico in impiantistica
dedicata;
scenario B: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di
selezione/stabilizzazione; sia la frazione organica stabilizzata sia la frazione secca
sono quindi destinati a discarica;
scenario C: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va ad impianti di
selezione/stabilizzazione, che provvedono anche alla raffinazione del sovvallo
secco a CDR (Combustibile Da Rifiuto); la frazione organica stabilizzata e gli scarti
dalla raffinazione del CDR sono destinati a discarica, mentre il CDR è avviato in
cocombustione a cementifici;
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scenario D: tutto il rifiuto indifferenziato residuo va a trattamento
termico in impiantistica dedicata, non essendo previsto alcun pretrattamento.
Gli “scenari obiettivo” sono stati affiancati al cosiddetto “Scenario 0” (Scenario
inerziale), che descrive la situazione inerziale che si genererebbe in assenza delle
azioni di Piano. La valutazione dei diversi scenari e le motivazioni che hanno
portato alla scelta dello scenario di riferimento sono illustrate nella seguente tabella:
Scenario
E’
lo
scenario
di
Valutazioni
riferimento?
quadro normativo vigente e in quanto caratterizzato
B
Scenario
Scartato in quanto difficilmente compatibile con il
NO
da prestazioni ambientali chiaramente peggiori
rispetto agli altri scenari.
sistema e alla garanzia dell’effettivo soddisfacimento
C
Scenario
Presenta sostanziali criticità legate alla “solidità” del
NO
dei fabbisogni di smaltimento nel tempo.
Si caratterizza per la massimizzazione del recupero
energetico da rifiuti in impianti dedicati, con associati
opportunità
teoriche
di
benefici
ambientali ed economici, che non trovano tuttavia
D
Scenario
interessanti
NO
pieno riscontro nell’obiettivo assunto dalla Regione
Umbria con la D.C.R. n. 256 del 29/7/08, laddove in
particolare al punto c) “Chiusura del ciclo integrato
dei rifiuti” si prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti
tramite la valorizzazione energetica e dei materiali
della componente residua.
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A fronte di prestazioni ambientali sostanzialmente
allineate
a
maggiormente
quelle
dello
rispondente
scenario
alle
D,
risulta
opportunità
di
coniugare le potenzialità, richiamate dalla D.C.R. n.
256 del 29/7/08, sia di recupero energetico sia di
recupero di materia dai rifiuti residui a valle delle
raccolte
differenziate.
L’effettuazione
del
pre-
trattamento, con separazione della componente
secca dalla componente umida del rifiuto, consente
A
da un lato la ricerca della successiva massima
valorizzazione energetica dei rifiuti con potere
SI
calorifico significativo e dall’altro il perseguimento
delle opportunità di recupero della componente
inerte o umida. L’invio a trattamento termico in
impianti
dedicati
di
un
flusso
di
rifiuti
quantitativamente inferiore rispetto a quello altrimenti
caratterizzante lo scenario D e maggiormente
qualificato in termini di qualità di combustione si
presenta
inoltre
come
condizione
di
maggior
garanzia rispetto anche alla accettabilità sociale da
parte della comunità locale presente nell’area
interessata dall’impianto
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani
definito dal Piano Regionale si basa sull’integrazione di processi impiantistici
specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani
derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi.
Si prevede il conseguimento dell’autosufficienza all’interno di ogni ATI, in
relazione al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e di trattamento
delle frazioni organiche da RD. E’ prevista una gestione sovra ATI sia del
trattamento termico che dello smaltimento in discarica dei flussi residui.
Ne consegue che per il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta
differenziata gli indirizzi di pianificazione sono:
potenziamento del sistema dei centri di raccolta e piattaforme sul territorio
regionale a servizio dei cittadini e delle utenze professionali ammissibili;
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conferma della funzione delle piattaforme private di lavorazione e
valorizzazione dei flussi da RD sulla base delle attuali modalità operative
e delle convenzioni in essere.
Per il recupero della frazione organica e del verde da raccolta differenziata gli
indirizzi di pianificazione prevedono che all’interno di ogni singolo ATI possa essere a tal
fine previsto il consolidamento o adeguamento dell’impiantistica di trattamento già
esistente o la realizzazione di nuova impiantistica anche con riferimento ad impianti di
trattamento di tipo anaerobico mediante:
la necessità di sviluppo di servizi di raccolta differenziata della frazione
organica e del verde, da destinarsi a impianti di trattamento per la loro
valorizzazione;
la necessità di valorizzare adeguatamente l’impiantistica di trattamento già
esistente sul territorio regionale, valutando, nell’ottica della pianificazione, la
modifica o l’integrabilità delle funzioni di stabilizzazione e compostaggio;
la necessità di sviluppare un’impiantistica aggiuntiva sul territorio in grado
di assicurare il fabbisogno di recupero della frazione organica differenziata e del
verde, per quanto non soddisfatto dagli impianti di cui al punto precedente;
l’indicazione in relazione alla nuova impiantistica della possibilità di riferirsi
sia a processi di tipo aerobico (compostaggio), che di tipo anaerobico (digestione
naerobica) o anche integrati, purché tali realizzazioni siano previste in linea con le
igliori Tecniche Disponibili di settore;
la possibilità di prevedere anche in relazione all’impiantistica esistente
eventuali ristrutturazioni funzionali alla realizzazione di sistemi integrati di digestione
anaerobica/compostaggio;
l’opportunità di prevedere processi di trattamento integrati della frazione
organica e del verde da raccolta differenziata con altri flussi di rifiuti speciali di
“qualità”, quali rifiuti da agroindustria e fanghi di depurazione di reflui civili (purché
caratterizzati da idonei standard qualitativi);
la necessità di valutare adeguatamente, in relazione alle diverse opzioni, le
effettive ricadute economiche, in termini di costi di investimento e gestionali.
Per il pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo gli indirizzi di
pianificazione prevedono: un pretrattamento, con separazione della componente secca
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dalla componente umida del rifiuto, per consentire la successiva massima
valorizzazione energetica dei rifiuti con potere calorifico significativo e il
perseguimento delle opportunità di recupero della componente umida (previo adeguato
trattamento di stabilizzazione), con la ricerca per quest’ultima di possibili destini alternativi
allo smaltimento in discarica (ad es. impiego di Frazione Organica Stabilizzata, previa
eventuale raffinazione, in interventi di ripristino ambientale).
Le esigenze di pretrattamento del rifiuto indifferenziato residuo potranno trovare
riscontro innanzitutto nell’impiantistica di trattamento meccanico/biologico esistente
(impianti di Perugia, Foligno e Terni - Orvieto), con l’eventuale effettuazione di
interventi di loro potenziamento o adeguamento o con la realizzazione di nuova
impiantistica in particolare nelle aree del territorio regionale oggi carenti (in
particolare, ATI 1).
2.4 Obiettivi del piano d’ambito in riferimento alle scelte del PRGR (specifici)
Per consentire il conseguimento degli obiettivi introdotti dal Piano Regionale per la
Gestione dei Rifiuti si intendono intraprendere nel contesto di ambito le seguenti iniziative:
A. Potenziamento e integrazione dei sistemi di raccolta differenziata
Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello
domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta
differenziata sul territorio e valorizzare le diverse componenti merceologiche dei
rifiuti fin dalla fase di raccolta,
sviluppare sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”
promuovendo comportamenti virtuosi da parte dei cittadini;
Favorire la partecipazione dei cittadini attraverso azioni mirate di
comunicazione ambientale in modo da ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti
da avviare a smaltimento;
Recuperare materiali e risorse nella fase di trattamento finale;
Per conseguire tali obiettivi è indispensabile che la raccolta differenziata venga
realizzata integrandola rispetto all’intero ciclo dei rifiuti e che ad essa corrispondano la
dotazione di efficienti impianti di recupero ed una sempre maggiore diffusione dell’utilizzo
dei rifiuti recuperati.
L’obiettivo prioritario è quello di consolidare il trend in crescita costante degli
ultimi anni per arrivare al traguardo del 65% nel lungo periodo.
REV1 del 03/06/2010
21/ 140
B. Avvio in discarica solo degli scarti di attività di recupero
ovvero di rifiuti pretrattati
Minimizzare le necessità di smaltimento in discarica
Potenziamento del sistema impiantistico di gestione e trattamento dei
rifiuti;
Garantire il pretrattamento dei rifiuti;
Ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti da inviare a trattamento;
Recuperare materiali e risorse nella fase di trattamento finale;
Promuovere comportamenti virtuosi da parte dei cittadini.
Per conseguire tali obiettivi è indispensabile che la raccolta differenziata venga
realizzata integrandola rispetto all’intero ciclo dei rifiuti e che ad essa corrispondano le
dotazioni di efficienti impianti di recupero ed una sempre maggiore diffusione dell’utilizzo
dei rifiuti recuperati.
C. Autosufficienza a livello provinciale
Riorganizzazione dei flussi di rifiuti nel contesto di ambito.
Si prevede il conseguimento dell’autosufficienza all’interno di ogni ATI, in relazione
al fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e di trattamento delle frazioni
organiche da RD. E’ prevista una gestione sovra ATI sia del trattamento termico che dello
smaltimento in discarica dei flussi residui.
2.5 Sintesi degli obiettivi del Piano
OBIETTIVI GENERALI
OBIETTIVI SPECIFICI E MACROAZIONI
1. Contenimento della produzione di
1.1 promozione ed incentivazione (anche
economica) di attività per il recupero
rifiuti
di alcune tipologie di rifiuti di ordine
domestica
come
ad
esempio
il
compostaggio domestico
1.2 promozione
(anche
ed
incentivazione
economica)
di
azioni
finalizzate alla riduzione dei rifiuti di
alcune
REV1 del 03/06/2010
22/ 140
strutture
della
pubblica
amministrazione che erogano servizi
collettivi (scuole, centri di assistenza
socio sanitaria…)
1.3 Modifica
dell’attuale
sistema
di
raccolta del rifiuto, considerando il
modello domiciliare di raccolta come
riferimento,
per
aumentare
le
percentuali di raccolta differenziata
sul territorio
2 Potenziamento ed integrazione dei
2.1 valorizzazione
delle
diverse
componenti merceologiche dei rifiuti
sistemi di raccolta differenziata
fin dalla fase di raccolta.
2.2 riduzione
della
quantità
e
della
pericolosità dei rifiuti
2.3 promozione a campagne informative
e di orientamento al consumo, volte a
privilegiare la scelta dei prodotti di
lunga durata ed a basso “contenuto
di rifiuti”
2.4 massimizzare
recupero
di
le
opportunità
materia
dai
di
rifiuti,
attraverso lo sviluppo di impiantistica
in
grado
di
valorizzare
provenienti
dalle
i
flussi
raccolte
differenziate o altri flussi avviabili ad
impianti dedicati;
2.5 Sviluppo di sistemi di tariffazione dei
servizi alle utenze di tipo “puntuale”,
che
costituiscono
un
importante
stimolo e riconoscimento per gli utenti
verso l’adozione di comportamenti
REV1 del 03/06/2010
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virtuosi, a fronte dei servizi ad essi
proposti.
3.
Diminuzione della quantità di
rifiuti
avviati
a
discarica
3.1 garantire il pretrattamento dei rifiuti
non
e,
intercettati
dalle
raccolte
comunque, avvio in discarica
differenziate, al fine di assicurare un
solo di rifiuti pretrattati
miglior
controllo
delle
fasi
di
smaltimento finale e una riduzione
degli impatti ambientali ad esse
associati;
3.2 minimizzare
le
necessità
di
smaltimento in discarica;
3.3 sviluppare
un’impiantistica
trattamento
rifiuti
di
aggiuntiva
sul
territorio in grado di assicurare i
fabbisogni
non
soddisfatti
dagli
impianti esistenti;
3.4 favorire la valorizzazione del rifiuto,
privilegiando
consentono
energetico
tecnologie
di
ottenere
attraverso
che
recupero
processi
di
assoluta garanzia dal punto di vista
delle
prestazioni
ambientali
associate;
4 Autosufficienza del sistema degli
4.1 realizzare un sistema impiantistico
impianti di smsltimento a livello di
finalizzato al futuro conseguimento
ATI
dell’autosufficienza di trattamento
3. SINTETICA RICOGNIZIONE DELLO STATO DI FATTO DELLA GESTIONE DEI
RIFIUTI A LIVELLO DI ATI
3.1 Livelli di produzione di rifiuti urbani ed assimilati
REV1 del 03/06/2010
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Nel presente paragrafo si riportano i dati relativi alla produzione dei rifiuti
urbani e alla raccolta differenziata relativamente all’anno 2008, rendicontati dalla
Regione Umbria che, con l’ausilio di ARPA Umbria, ha provveduto alla raccolta delle
informazioni inerenti la gestione dei rifiuti in Umbria presso le amministrazioni comunali
mediante l’applicativo OR.S.O. .
In primo luogo si riportano, nella seguente tabella, i dati inerenti la popolazione
totale nei Comuni dell’Ambito Territoriale Integrato n.1 della Regione Umbria, utile per
ricavare un dato particolarmente indicativo quale la produzione pro-capite di rifiuto.
Popolazione ATI n.1: Alta valle del Tevere, Eugubino, Gualdese
Popolazione
N.° Comune
residente
Occasionali
Turisti
Turisti
Studenti non Popolazione
"stabili" occasionali
1
Città di Castello
40103
602
442
2
Citerna
3399
34
3
Costacciaro
1333
4
Fossato di Vico
5
residenti
Totale
332
150
41629
9
5
0
3447
13
22
17
0
1385
2791
28
49
37
0
2905
Gualdo Tadino
15644
235
74
37
0
15990
6
Gubbio
32804
492
603
452
0
34351
7
Lisciano Niccone
653
7
24
12
0
696
8
M. S. M. Tiberina
1241
12
36
18
0
1307
9
Montone
1678
17
45
23
0
1763
10
Pietralunga
2326
23
51
26
0
2426
11
San Giustino
11119
167
17
9
0
11312
1509
15
2
2
0
1528
12
Scheggia
e
Pascelupo
13
Sigillo
2514
25
27
14
0
2580
14
Umbertide
16332
245
138
69
0
16784
133.446
1.915
1.539
1.053
150
138.102
884.450
13.851
15.763
12.744
16.668
943.476
Totale A.T.I. n. 1
TOTALE
UMBRIA
REV1 del 03/06/2010
25/ 140
La produzione complessiva di rifiuti urbani nell’anno 2008 è riportata nella
seguente tabella. Si specifica che la produzione totale è riferita esclusivamente
ai Rifiuti Urbani così come definiti dall’art. 184, comma 2, del D.Lgs. 152/2006: Urbani
Domestici e Speciali Assimilati. Il totale indicato non comprende la quantità di Rifiuti
Speciali, che vengono smaltiti negli impianti finali dei Rifiuti Urbani: la consistenza di tale
quota è stimata attorno al 15% della produzione totale di Rifiuti Urbani.
Produzione di rifiuti ATI n.1: Alta valle del Tevere, Eugubino, Gualdese
N.° Comune
Popolazione
Produzione
Produzione
Diff.
Kg/
Totale
2007 (t)
2008 (t)
(%)
2007
ab.*anno Kg/ ab.*anno
2008
1 Città di Castello
41.629
24.338
24.426 0,36
592
587
2 Citerna
3.447
1.774
1.720
-3,04
529
499
3 Costacciaro
1.385
598
622
4,05
432
449
4 Fossato di Vico
2.905
1.494
1.340
-10,35
528
461
5 Gualdo Tadino
15.990
7.899
7.256
-8,14
497
454
6 Gubbio
34.351
17.274
17.392 0,68
506
506
7 Lisciano Niccone
696
323
311
462
446
-3,75
-
8 M. S. M. Tiberina
1.307
607
543
10,50
466
415
9 Montone
1.763
825
794
-3,77
485
451
10 Pietralunga
2.426
1.031
1.005
-2,52
425
414
11 San Giustino
11.312
6.289
6.503
3,40
566
575
1.528
663
678
2,23
430
444
13 Sigillo
2.580
1.204
1.165
-3,27
470
452
14 Umbertide
16.784
11.171
11.968 7,13
677
713
Totale A.T.I. n. 1
138.102
75.490
75.723 0,31
553
548
TOTALE UMBRIA
943.476
547.007
555.092 1,48
587
588
12
Scheggia
Pascelupo
REV1 del 03/06/2010
e
26/ 140
Come si evince dai dati riportati nella seguente tabella, la produzione
complessiva di rifiuti urbani a livello di Ambito è stata pari a 75.723 tonnellate,
con un aumento dello 0,31% rispetto al 2007.
Tale risultato risulta essere in linea con la crescita demografica; infatti la produzione
annuale media pro-capite è risultata pari a 548 kg/abitante, dato di poco difforme da quello
relativo all’anno precedente (553 kg/abitante).
A livello di Ambito i forti scostamenti percentuali riscontrati nei Comuni di rispetto a
quanto rilevato nel 2007 sono con tutta probabilità da imputarsi, almeno in parte, alla
contabilizzazione, tra i rifiuti urbani, di quote di rifiuti speciali assimilabili superiori o inferiori
a quelle del 2007.
Non occorre inoltre sottovalutare gli effetti che a carattere locale possono essere
stati generati dalla crisi economica, che nel 2008 può aver sicuramente iniziato ad
influenzare le scelte dei consumatori e di conseguenza la produzione di rifiuti.
Si evidenzia inoltre che, analogamente a quanto riscontrato in passato, la
produzione pro-capite di rifiuto nei Comuni dell’A.T.I. n.1 risulta essere sensibilmente
inferiore alla media Regionale.
La produzione di rifiuti raccolti nei comuni che effettuano con il sistema
meccanizzato la pulizia e lo spazzamento di strade, aree pubbliche e private comunque
soggette ad uso pubblico relativa al 2008 è riportata nella seguente tabella.
Si può notare che a livello di ambito è stato riscontrato un incremento medio di circa
il 10%, mentre il dato regionale si attesta su valori prossimi a quelli registrati nell’anno
precedente.
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Spazzamento stradale ATI n.1
Quantitativo Quantitativo Diff.
N.°
Comune
anno
2008 anno
(t)
2007 2007-2008
(t)
(%)
1 Città di Castello
1.224
1.073 14,07
2 Citerna
59
55
7,27
3 Costacciaro
0
0
0,00
4 Fossato di Vico
23
46
-50,00
5 Gualdo Tadino
90
141
-36,17
6 Gubbio
0
0
0,00
7 Lisciano Niccone
0
0
0,00
8 M. S. M. Tiberina
0
0
0,00
9 Montone
0
0
0,00
10 Pietralunga
0
0
0,00
11 San Giustino
116
141
-17,73
0
0
0,00
13 Sigillo
13
0
0,00
14 Umbertide
402
302
33,11
Totale A.T.I. n. 1
1.926
1.758 9,56
TOTALE UMBRIA
16.696
16.926-1,36
12
Scheggia
Pascelupo
e
La produzione di rifiuti da raccolta differenziata relativa all’anno 2008 è riportata
nelle seguenti tabelle.
Si specifica che per l’annualità 2008 il calcolo della raccolta differenziata (a livello
regionale, di ATI e comunale) è stato effettuato sulla base del criterio indicato al paragrafo
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12.3.2 del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, che si basa sulla metodologia
utilizzata a livello nazionale dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca
Ambientale); è stato pertanto superato il criterio di calcolo ai sensi della D.G.R. n.
1541/2001 che era stato utilizzato per le annualità precedenti.
Il sistema di calcolo introdotto dal nuovo Piano, e utilizzato per la determinazione
dei dati riportati nella presente relazione, assume quali rifiuti prodotti il totale dei rifiuti
urbani (rifiuto urbano residuo, materiali da RD, rifiuti ingombranti, rifiuti cimiteriali, rifiuti da
spazzamento stradale) e computa tra i rifiuti avviati a recupero i materiali provenienti da
raccolta differenziata oltre che la quota di rifiuti ingombranti non destinata allo
smaltimento. In presenza di servizi di raccolta differenziata multi materiale lo scarto, da
non conteggiare nella raccolta differenziata, è valutato pari al 15%, se non diversamente
documentato.
3.2 Livelli di erogazione dei servizi e risultati conseguiti in termini di recupero
Nel
presente
paragrafo
viene
sinteticamente
descritto
l’attuale
stato
dell’organizzazione dei servizi d’igiene urbana per i tre principali aspetti riguardanti la
gestione: raccolta del rifiuto indifferenziato, raccolta differenziata e spazzamento stradale.
Verranno altresì descritte le infrastrutture deputate ai servizi complementari.
I dati utilizzati nella descrizione di questi servizi, raccolti presso i Comuni
appartenenti all’ATO 1 e presso le Aziende che sul territorio si occupano di Igiene Urbana,
sono aggiornati al 31-12-2008.
Dall’analisi dei dati rilevati e relativi allo stato del servizio si evince una situazione
estremamente variabile nel territorio. Nei 13 Comuni che compongono l’Ambito Territoriale
Ottimale, il servizio di raccolta, nelle sue
componenti essenziali, appare frammentato
in una realtà composita, in cui a servizi di
igiene urbana completamente affidati ad
un’unica Azienda che opera anche a livello
extra-comunale, si affiancano servizi operati
in totale autonomia dal Comune medesimo.
Tale situazione è sinteticamente descritta in figura.
Le aziende ad oggi operanti nel settore sono SO.GE.PU., ESA e GE.SE.NU. cui
sono affidati servizi di raccolta ed igiene urbana ed attività di gestione di impianti di
proprietà di terzi.
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I dati del 2008 relativi al servizio di raccolta dei RSU, mostrano una
situazione non unifirme a livello di Ambito, sia in termini di mezzi ed attrezzature
impiegate che in termini di frequenza di espletazione del servizio.
A grandi linee è possibile suddividere il territorio in quattro “zone omogenee” per
servizio, riflettenti il polimorfismo del tessuto urbano ed ambientale dei Comuni
considerati, così come di seguito elencate:
Comunità di pianura con servizio affidato a terzi.
Ne fanno parte i Comuni il cui territorio è fondamentalmente pianeggiante o il cui la
maggior parte della popolazione risiede in zone di pianura ed il cui servizio di igiene è
affidato ad Aziende esterne al Comune. Il servizio è regolato tramite convenzioni stipulate
fra Comuni ed Aziende. Le tipologie di attrezzature sono multiple: cassonetti stradali
tradizionali, cassonetti stradali monoperatore, campane, bidoni a carico posteriore,
biopattumerie di volumetria variabile, sacchi in MaterBi. Il parco mezzi utilizzato è specifico
e conseguentemente più moderno ed efficiente. La frequenza del servizio è variabile, in
conformità con la maggiore articolazione del servizio offerto. Data l’elevata densità di
popolazione mediamente rilevata nei territori serviti, il personale addetto è numeroso,
anche in virtù dell’utilizzo simultaneo di più mezzi giornalmente, specializzato e con
contratti di lavoro a medio-lungo termine.
Comunità della dorsale appenninica con servizio affidato a terzi.
Comprendono i territori comunali di quei paesi montani il cui nucleo abitato è in alta
collina, con popolazione sparsa in diverse località abitate. Il servizio di raccolta degli RSU
è affidato ad aziende esterne (municipalizzate o private). Come nel caso precedente, il
servizio è multiforme, utilizzando differenti combinazioni di attrezzature e frequenze di
raccolta variabili. E’ effettuato tramite cassonetti e campane sparse per il territorio
comunale, con casi di raccolta più mirata in funzione delle disponibilità economiche del
Comune. Spesso lo stesso Gestore si occupa di più di un Comune, permettendo dunque
la condivisione di mezzi ed attrezzature fra più realtà distinte per massimizzare l’efficienza
del singolo intervento. Il servizio è regolato tramite convenzioni stipulate fra Comuni ed
Aziende che specificano il tipo di servizio da effettuarsi.
Comunità della dorsale appenninica con servizio gestito in economia.
Il servizio è espletato in modalità analoga a quanto riportato nel punto B, ma è
gestito direttamente dal Comune. Si tratta di un servizio gestito prevalentemente tramite
cassonetti stradali di tipo tradizionale e campane sparsi nei centri storici e nelle località
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abitate.
Il
parco
automezzi
è
limitato
e
tendenzialmente
tendente
all’obsolescenza. Il personale impiegato non è specializzato, svolgendo differenti
mansioni supplementari per la Pubblica Amministrazione. Frequente il ricorso a forme
contrattuali a breve termine o anomale (mobilità, personale di cooperative, contratti a
progetto,ecc.).
Comunità di pianura con servizio gestito in economia.
Ne fanno parte i Comuni il cui territorio è fondamentalmente pianeggiante o il cui la
maggior parte della popolazione risiede in zone di pianura ed il cui servizio di igiene è
gestito direttamente dal Comune. Nella realtà dell’ATO 1, l’unico Comune che può essere
incluso in questa categorie è Gubbio. Il territorio comunale permette una esecuzione del
servizio in maniera efficiente attraverso cassonetti stradali, campane e bidoni posteriori
sull’intero territorio, seppure con frequenze differenti in funzione della zona considerata.
Date le elevate disponibilità economiche del Comune, il parco automezzi ed attrezzature è
ammodernato piuttosto frequentemente per il mantenimento degli standard di efficienza di
raccolta. Raccolta coadiuvata dall’ausilio, oltre dei mezzi meccanici, di operatori che
integrano l’azione dei mezzi di caricamento adottando il sistema del porta a porta anche
per l’indifferenziato. Come nel caso precedente, il personale impiegato vede una limitata
presenza di specializzati, il cui ruolo è esclusivamente mirato ai servizi di superficie,
affiancato da un numero significativamente alto di personale avventizio con contratti a
breve
termine
o
comunque
dedicati
anche
ad
altre
mansioni
nell’ambito
dell’Amministrazione.
La tabella che segue riporta, per ciascun comune dell’ATO 1, la categoria di
appartenenza:
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Comune
Zona
Città di Castello
A
Citerna
B
Costacciaro
C
Fossato di Vico
B
Gualdo Tadino
A
Gubbio
D
Lisciano Niccone
A
M. S. M. Tiberina
B
Montone
C
Pietralunga
B
San Giustino
A
Scheggia
C
Sigillo
B
Umbertide
A
Nelle seguenti tabelle si riporta una descrizione sintetica delle modalità di
espletamento del servizio di raccolta delle varie tipologie di rifiuti prodotti nei Comuni
facenti parte dell’Ambito Territoriale Integrato n.1 della Regione Umbria.
3.3 Articolazione del sistema impiantistico: capacità recettive e potenzialità residue
degli impianti
L’Ambito Territoriale Integrato, dal punto di vista impiantistico, si rivela piuttosto
carente. Nell’area infatti non esistono impianti specifici per il trattamento e/o il recupero dei
rifiuti da raccolta differenziata ed indifferenziata.
In questa sezione verranno trattati i sistemi di recupero e smaltimento delle due
principali frazioni sopra citate.
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Lo smaltimento della frazione indifferenziata
Come ricordato precedentemente, sul territorio dell’A.T.I. non esistono strutture per
il trattamento del rifiuto indifferenziato, ma solo stazioni di trasferenza per lo stoccaggio ed
il successivo trasporto verso impianti di trattamento e discariche adibite allo stoccaggio
definitivo.
L’A.T.I. dispone infatti di due discariche (una a Belladanza, località nel Comune di
Città di Castello, e l’altra a Colognola, nel Comune di Gubbio) e di tre stazioni di
trasferenza per la raccolta del RU indifferenziato (site in loc. Belladanza, Gubbio e Gualdo
Tadino).
La gestione del rifiuto indifferenziato viene effettuata in base a quanto previsto con
l’accordo di “rimodulazione dei flussi di rifiuti solidi urbani dell’A.T.O. n°1 agli impianti del
Comune di Perugia” per il triennio 2005/2008.
La discarica di Gubbio, sita in località Colognola ed ormai prossima al
completamento della volumetria disponibile, accoglie esclusivamente i rifiuti provenienti
dal Comune di Gubbio, compatibili con l’autorizzazione Regionale, e rifiuti speciali.
All’interno del sito è presenta anche la stazione di trasferenza di Gubbio. L’impianto è
dotato di una pesa per la misurazione dei carichi in entrata ed in uscita dall’impianto.
L’altra discarica, volumetricamente più importante, è quella di Belladanza. La
discarica per rifiuti non pericolosi, gestita da Sogepu spa, accoglie i sovvalli provenienti
dall’impianto di selezione del rifiuto urbano di Ponte Rio (in base a quanto previsto
dall’accordo di rimodulazione dei flussi), ingombranti non recuperabili, rifiuto da
spezzamento stradale, fanghi prodotti da impianti di depurazione delle acque reflue
urbane operanti nel contesto dell’Ambito e quantitativi definiti di rifiuti speciali non
pericolosi.
Anche tale impianto è però ormai molto vicino alla saturazione delle volumetrie
disponibili. All’interno della struttura è presente un impianto per la captazione e la
produzione di energia elettrica sfruttando il biogas prodotto dai rifiuti, una stazione di
trasferenza che raccoglie i rifiuti provenienti dai comuni serviti dall’Azienda e li invia al
selettore di Ponterio (PG), in base a quanto previsto dall’accordo di rimodulazione dei
flussi, ed un’isola ecologica.
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Come introdotto in precedenza, entrambe le discariche sono prossime
all’esaurimento delle volumetrie autorizzate ed al 31/12/2009 si prevede che
resteranno ancora disponibili 60000 mc per la discarica di Belladanza e 65000 mc per
quella di Colognola.
Il recupero delle frazioni differenziate
Per quanto riguarda il recupero e lo smaltimento della frazione differenziata dei
rifiuti la situazione dell’ATI 1 è piuttosto articolata. Si evidenzia infatti una certa
polverizzazione del servizio, che per alcune frazioni è affidata a ditte autorizzate diverse
che lo conferiscono poi ai Consorzi di recupero o allo smaltimento finale.
Generalmente, tutti i Comuni sono convenzionati con i consorzi appartenenti al
CONAI per le frazioni differenziate, sebbene la forma più diffusa di convenzionamento
avvenga attraverso le ditte che gestiscono il servizio di igiene. Spesso appunto il Comune
delega l’azienda alla stipula, e questa ottiene il corrispettivo CONAI che viene dedotto dal
costo dei servizi. Per i Comuni che gestiscono la raccolta in economia la situazione è
analoga, con la differenza che il corrispettivo viene dedotto dal gestore/soggetto
trasportatore del costo del proprio servizio. Questo puo’ comprendere il solo trasporto del
materiale fino alle operazioni necessarie alle preselezione del rifiuto stesso.
Ne consegue che i costi per questo tipo di servizio varino fortemente in funzione del
Comune, e non sia pertanto possibile generalizzarli, così come le modalità di consegna e
ritiro del materiale. Nella tabella che segue è riportato, per ciascuna frazione, e per
ciascun Comune dell’ATI 1, le aziende coinvolte nel ritiro e
gli smaltitori finali della
frazione.
Frazione
Comune
Trasportatore
Smaltitore finale
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
COREVE (vetro)
Ecoglass (RN)
Monte S.M.Tiberina, Montone,
CIAL (alluminio)
Pietralunga.
VETRO/ALLUMINIO
Gubbio
Rad Service (PG)
Costacciaro, Gualdo T., Sigillo,
Scheggia-Pascelupo,
Piegaro, vetro);
Fossato GESECO S.r.l. (PG)
di Vico.
Umbertide
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COREVE
Ecocave
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CIAL (alluminio)
(Vetrerie
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
Cerroni
Dino
e
Figli
Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR)
CARTA/CARTONE
Pietralunga.
COMIECO
Fossato
Costacciaro,
di
Sigillo,
Vico,
Gubbio, GESECO
Scheggia-Pascelupo.
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
Cerroni
Dino
e
Figli
Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR)
PLASTICA
Pietralunga.
Fossato
di
COREPLA
Vico,
Sigillo,
Costacciaro, Scheggia, Gubbio.
ORGANICO
GESECO
Umbertide
GESENU
Città di Castello
SOGEPU
Umbertide
GESENU
Fossato
di
Vico,
Sigillo,
Costacciaro, Scheggia, Gubbio.
Scheggia-Pascelupo
GESENU
GESECO
Ecocentro (PU)
Ecocentro (PU)
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
Cerroni
Dino
e
Figli
Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR)
Pietralunga.
LEGNO
RILEGNO
Umbertide
GESENU
Gubbio
Biondi Recuperi Srl
Fossato di Vico, Costacciaro,
Sigillo.
GESECO
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
Cerroni
Dino
e
Figli
Monte S.M.Tiberina, Montone, S.n.c. (AR)
Pietralunga.
FERRO
Umbertide
GESENU
Gubbio
Biondi Recuperi Srl
Fossato di Vico, Costacciaro,
Sigillo.
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GESECO
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CNA
VALLONE (FR)
RAEE
Tutti
VALLONE (FR)
INTERPARK (TR)
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
SEAM
FARMACI,
Monte S.M.Tiberina, Montone,
VERNICI,
Pietralunga, Gubbio.
SOLVENTI
Scheggia-Pascelupo,
Fossato
di Vico, Costacciaro, Sigillo.
Umbertide
Sirio Ecologica
Ecocave
Città di Castello, Citerna, San
Giustino,
MARINELLI
Monte S.M.Tiberina, Montone,
BATTERIE, PILE
Pietralunga, Gubbio.
COBAT
Umbertide
Scheggia-Pascelupo,
Ecocave
Fossato
di Vico, Costacciaro, Sigillo.
Costacciaro,
Scheggia-
Pascelupo, Sigillo, Fossato di
TESSILI
Sirio Ecologica
Vico, Gualdo Tadino, Gubbio,
Umbertine, Città di castello,
“Il Diamante” di Viola
Diamante
Citerna.
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Aziende varie
4. VALUTAZIONE
PRELIMINARE
DELLE
POSSIBILITA’
DI
OTTIMIZZAZIONE
TECNICO GESTIONALI DEGLI IMPIANTI ESISTENTI
Nell’A.T.I. n.1 vi è una palese carenza di impianti per il trattamento, il recupero e lo
smaltimento dei rifiuti prodotti.
Ad oggi infatti non sono stati realizzati impianti per il trattamento ed il recupero e
sono presenti soltanto due discariche per rifiuti non pericolosi, Belladanza e Colognola,
ormai prossime al raggiungimento delle volumetrie autorizzate.
Per la discarica di Colognola, il Piano Regionale per la gestione dei rifiuti ne
prevede il completamento sulla base delle vigenti autorizzazioni, senza ulteriori
ampliamenti in superficie e volume pertanto risulta pleonastica la valutazione su eventuali
possibilità di potenziamento del sito.
Viceversa, lo stesso Piano prevede che l’articolazione del sistema impiantistico
regionale a regime porta a definire la necessità di tre discariche strategiche sul territorio
regionale; tali impianti sono individuati nella discarica di Belladanza nel Comune di Città di
Castello, nella discarica di Borgogiglione nel Comune di Magione e nella discarica delle
Crete nel Comune di Orvieto, individuando la discarica di Belladanza come sito importante
da un punto di vista strategico funzionale.
In tale ottica il sito della discarica di Belladanza presenta la possibilità di un
incremento di potenzialità pari a circa 410.000 metri cubi senza necessità di ulteriore
consumo di suolo in quanto tale volumetria può essere ricavata rimanendo all’interno della
recinzione dell’attuale impianto.
La discarica di Belladanza essendo già attiva risulta inserita in un contesto
urbanizzato e dotato di infrastrutture tecnologiche ( acquedotto, fognatura,…). È dotata di
una pesa, di un impianto di captazione del biogas e un motore di combustione per il
recupero di energia, l’ampliamento della discarica e l’installazione di impianti,
limitatamente alla zona già recintata e quindi individuata come ambito territoriale specifico,
consente di soddisfare le esigenze dell’ATI n°1 con economie e rappresenta l’occasione
per adeguare tecnologicamente la struttura esistente riducendo gli impatti negativi e un
modo per potenziare la fase di monitoraggio.
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Città di Castello è collegata alla località mediante la statale SS257, il resto del
territorio dell’ATI n°1 è facilmente raggiungibile in quanto detta localitè è distante
circa 3 KM dalla E45.
Tale possibilità di intervento , trattandosi di un potenziamento di un impianto
esistente che non supererà il 50% dell’attuale dimensione, sia in termini di occupazione di
suolo che di gestione dei flussi, non è vincolato al rispetto dei criteri localizzativi descritti
nel Piano.
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5. SINTESI DELLA PROPOSTA DI PIANO D’AMBITO
5.1 Livelli attesi di produzione di rifiuti urbani ed assimilati
Per la stima dei livelli di produzione di rifiuti attesi nel periodo 2010-2013 si è preso
a riferimento lo scenario previsto dal di Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, che
prevede:
il contenimento della produzione di rifiuti (stabilizzazione sui livelli di produzione
pro-capite del 2006) con un incremento in termini complessivi legato al solo sviluppo
demografico;
Il conseguimento dell’obiettivo di raccolta differenziata del 65% al 2012 a livello
regionale, secondo una progressiva crescita degli attuali livelli di raccolta differenziata. In
esso si assume in particolare che a partire dalla situazione attuale si giunga al
conseguimento del 45% e del 50% di RD rispettivamente nel 2009 e 2010, ovvero con 1
anno di ritardo rispetto alle scadenze di legge, per arrivare quindi al 60% e 65% di RD nel
2011 e 2012, nel pieno rispetto delle tempistiche di legge.
Lo scenario evolutivo è descritto nella seguente tabella.
Produzione di rifiuti e raccolta differenziata
Fonte: Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, pag. 289.
DATO
ANNO 2010
ANNO 2011
ANNO 2012
ANNO 2013
77.434
77.917
78.403
78.891
50%
60%
64,6%
64,6%
PRODUZIONE
TOTALE RIFIUTI
(Ton/anno)
RACCOLTA
DIFFERENZIATA
Considerato che lo spazzamento stradale rappresenta una aliquota pari al 2,5 %
della produzione totale del rifiuto (Fonte: Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, pag.
205), dai dati riportati in precedenza sono stati ricavati i flussi di rifiuti attesi a livello di
A.T.I. n.1, schematizzati nella seguente tabella.
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39/ 140
Produzione di rifiuti a livello di A.T.I. n.1
Fonte: Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, pag. 205.
DATO
ANNO 2010
ANNO 2011
ANNO 2012
ANNO 2013
77.434
77.917
78.403
78.891
37.749
45.581
49.382
49.689
37.749
30.388
27.061
27.229
1.936
1.948
1.960
1.972
ANNO 2012
ANNO 2013
PRODUZIONE TOTALE
RIFIUTI
(Ton/anno)
RACCOLTA
DIFFERENZIATA
(Ton/anno)
RIFIUTO
INDIFFERENZIATO
(Ton/anno)
SPAZZAMENTO
STRADALE (Ton/anno)
Produzione di rifiuti per bacino di utenza
AREA
EUGUBINO-
GUALDESE
PRODUZIONE TOTALE
ANNO 2010
ANNO 2011
29.986
30.173
30.361
30.550
14.618
17.651
19.123
19.242
organico
2.704
3.265
3.538
3.560
verde
1.301
1.571
1.702
1.713
carta
5.029
6.072
6.578
6.619
plastica
979
1.183
1.281
1.289
vetro
1.257
1.518
1.645
1.655
metalli
1.476
1.783
1.931
1.943
tessili
102
124
134
135
RIFIUTI(Ton/anno)
RACCOLTA
DIFFERENZIATA
(Ton/anno) di cui:
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40/ 140
legno
altro
746
900
975
981
1.023
1.236
1.339
1.347
14.618
11.767
10.479
10.544
750
754
759
764
ANNO 2010
ANNO 2011
ANNO 2012
ANNO 2013
RIFIUTO
INDIFFERENZIATO
(Ton/anno)
SPAZZAMENTO
STRADALE (Ton/anno)
AREA ALTO TEVERE
PRODUZIONE TOTALE
47.448
47.744
48.042
48.341
23.131
27.930
30.259
30.447
organico
4.279
5.167
5.598
5.633
verde
2.059
2.486
2.693
2.710
carta
7.957
9.608
10.409
10.474
plastica
1.550
1.871
2.027
2.040
vetro
1.989
2.402
2.602
2.618
metalli
2.336
2.821
3.056
3.075
tessili
162
196
212
213
legno
1.180
1.424
1.543
1.553
altro
1.619
1.955
2.118
2.131
23.131
18.620
16.582
16.685
1.186
1.194
1.201
1.209
RIFIUTI(Ton/anno)
RACCOLTA
DIFFERENZIATA
(Ton/anno) di cui:
RIFIUTO
INDIFFERENZIATO
(Ton/anno)
SPAZZAMENTO
STRADALE (Ton/anno)
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41/ 140
5.2 Obiettivi di recupero e individuazione delle prioritarie azioni
Per consentire il conseguimento degli obiettivi introdotti dal Piano Regionale per la
Gestione dei Rifiuti si intendono intraprendere nel contesto di ambito le seguenti iniziative:
Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello
domiciliare di raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta
differenziata sul territorio;
Favorire la partecipazione dei cittadini attraverso azioni mirate di comunicazione
ambientale;
Sviluppo di sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, che
costituiscono un importante stimolo e riconoscimento per gli utenti verso l’adozione di
comportamenti virtuosi, a fronte dei servizi ad essi proposti.
Potenziamento del sistema impiantistico di gestione e trattamento dei rifiuti.
Riorganizzazione dei flussi di rifiuti nel contesto di ambito.
Nell’ambito degli indirizzi della pianificazione regionale, particolare rilevanza è
assegnata al potenziamento del recupero di materia finalizzato a:
Miglioramento delle prestazioni ambientali del sistema di gestione dei rifiuti in
ambito regionale (attraverso il saldo ambientale positivo che caratterizza le azioni di
recupero di materia rispetto alle forme di smaltimento);
Conseguente riduzione dei fabbisogni di trattamento e di smaltimento;
Tali
risultatati
potranno
essere
conseguiti
attraverso
una
progressiva
riorganizzazione dei servizi atti a garantire la maggiore intercettazione possibile delle
frazioni recuperabili dei rifiuti presenti nei diversi flussi (produzione domestica, produzione
commerciale e del terziario) e nel progressivo sviluppo di una impiantistica adeguatamente
dimensionata a supporto della fase di raccolta ed atta al trattamento, al recupero ed allo
smaltimento dei flussi di rifiuti prodotti a livello di ambito.
L’attuale sistema di organizzazione dei servizi, sviluppato su livelli di intercettazione
nell’ordine del 30% circa, sarà quindi potenziato sino a consentire il conseguimento dei più
elevati obiettivi di recupero previsti dalla vigente normativa (allo stato attuale pari al 60% di
raccolta differenziata entro il 2011 ed al 65% entro il 2012, secondo quanto previsto dalla
Legge Finanziaria 2007 e dal D.lgs. 152/06 rispettivamente). Nella Proposta di Piano è in
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particolare definito il raggiungimento di livelli di raccolta differenziata superiori al
60% entro il 2010.
In coerenza con quanto sopra esposto, il Piano Regionale individua specifiche linee
di indirizzo per la riorganizzazione dei servizi, basati anche su valutazioni attinenti le
caratteristiche delle diverse aree del territorio regionale, e, per far fronte agli investimenti
aggiuntivi richiesti, prevede un impegno da parte della Regione a sostenere con
“importanti risorse economiche” la riorganizzazione dei servizi.
Come introdotto in precedenza, il modello domiciliare di raccolta verrà assunto
come riferimento per aumentare le percentuali di raccolta differenziata a livello d’Ambito.
In particolare verranno applicati due modelli di raccolta che hanno consentito di ottenere
buoni risultati nelle realtà nazionali e regionali cui sono stati applicati:
modello d’area vasta, caratterizzato da frequenze di raccolta medio-basse e da
contenitori per la raccolta grandi, con la raccolta dell’umido di prossimità;
modello d’intensità, in cui si applica una raccolta porta a porta integrata seccoumido con frequenze necessariamente elevate e contenitori più piccoli come volume.
In linea di principio tali risultati sono conseguibili attraverso sistemi fortemente
orientati a forme di raccolta che contemplino una elevata estensione possibile di servizi
caratterizzati da forte vicinanza all’utenza, ovvero raccolte essenzialmente a carattere
domiciliare.
Sulla base di queste preliminari considerazioni la popolazione complessivamente
interessata da servizi di tipo intensivo risulta pari al 70% della popolazione residente
nell’ATI n.1.
In particolare, per l’organizzazione dei servizi di gestione dei rifiuti nell’ambito n.1,
sono state individuate due tipologie di zone, pianura ed appennino, all’interno delle quali si
prevede di far sviluppare due sistemi omogenei di raccolta del rifiuto.
Nella seguente tabella sono riportate le classificazione territoriali introdotte per i
diversi Comuni dell’A.T.I. n.1 della Regione Umbria.
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Raccolta del rifiuto – Classificazioni territoriali
ZONA
COMUNI
AREA INTENSIVA
AREA VASTA
(%)
(%)
81,6%
18,4%
70,9%
29,1%
Città di Castello, Gualdo Tadino, Gubbio
PIANURA
San Giustino, Umbertide
Citerna,
APPENNINO
Costacciaro,
Fossato
di
Vico,
Montone, Monte S.M. Tiberina, Pietralunga,
Scheggia e Pascelupo, Sigillo, Lisciano
Niccone
Nel contesto dell’impiantistica a supporto del sistema di raccolta e del
potenziamento della differenziazione alla fonte del rifiuto, un ruolo di fondamentale
importanza è rivestito dalla rete dei centri di raccolta (nel seguito, per semplicità si userà la
sola terminologia di stazione ecologica), per la raccolta differenziata; si tratta di strutture
già esistenti sul territorio, e per le quali verranno valutate le esigenze di nuove
realizzazioni o di adeguamento e potenziamento delle esistenti.
La presenza di una stazione ecologica sul territorio di un Comune può essere
ritenuta non indispensabile, purchè siano presenti e ben accessibili strutture di questo tipo
in Comuni vicini. L’intera popolazione dovrà pertanto risultare adeguatamente servita dalla
rete territoriale di queste strutture.
I centri di raccolta attualmente operanti nei Comuni dell’ATI n.1 sono 12.
Per tali centri di raccolta viene riconfermato l’attuale modello di gestione che
prevede la presenza di operatori che affiancano il cittadino nelle operazioni di
conferimento, integrato con la completa automazione, così come previsto dal Piano
Regionale per tutte le operazioni di acquisizione dati, relativi all’individuazione dell’utente e
del rifiuto conferito, nonché per tutte le altre attività di tipo amministrativo previste dalla
normativa vigente.
In base alle esigenza del contesto territoriale di riferimento e del sistema di raccolta
in esso adottato, verrà inoltre valutata la possibilità realizzare nuovi centri di raccolta,
potenziando così il sistema già esistente.
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5.3 Individuazione interventi necessari al conseguimento dell’autonomia
gestionale del trattamento e smaltimento nella fase a regime e transitoria
Le previsioni di sviluppo del sistema impiantistico sono state delineate a partire dai
seguenti indirizzi previsti dal Piano Regionale di Gestione dei rifuti:
massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso lo
sviluppo di impiantistica in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle raccolte
differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati;
garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle raccolte differenziate, al
fine di assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli
impatti ambientali ad esse associati;
favorire la valorizzazione del rifiuto, privilegiando tecnologie che consentono di
ottenere recupero energetico attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista
delle prestazioni ambientali associate;
minimizzare le necessità di smaltimento in discarica;
sviluppare un’impiantistica di trattamento rifiuti aggiuntiva sul territorio in grado di
assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti esistenti;
realizzare
un
sistema
impiantistico
finalizzato
al
futuro
conseguimento
dell’autosufficienza di trattamento all’interno di ogni ATI, in relazione in particolare al
fabbisogno di pretrattamento del rifiuto indifferenziato e della frazione organica del rifiuto
da raccolta differenziata.
Per consentire il conseguimento degli obiettivi introdotti dal Piano Regionale per la
Gestione dei Rifiuti si intendono intraprendere nel contesto di ambito le seguenti iniziative:
Realizzazione di tre piattaforme per il trattamento dei rifiuti da raccolta
differenziata, una delle quali dotata di impianto di selezione e trattamento delle
frazioni secche a servizio dell’intero ambito;
Riorganizzazione ed eventuale potenziamento dei centri di raccolta;
Riorganizzazione delle strutture logistiche a supporto dei servizi di raccolta
dei rifiuti indifferenziati;
Realizzazione di un centro integrato di trattamento e valorizzazione del
rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1 costituito da un impianto di pretrattamento dei rifiuti
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urbani indifferenziati ed un impianto per il trattamento separato delle
frazioni organiche da raccolta differenziata;
Potenziamento della discarica per rifiuti non pericolosi sita in località
Belladanza;
Riorganizzazione dei flussi di rifiuto nel contesto di ambito.
Nell’ambito della gestione dei servizi di raccolta, elemento non trascurabile è
rappresentato dalle percorrenze che gli automezzi di raccolta devono effettuare per
arrivare a conferire all’impianto di riferimento. Per poter gestire al meglio un flusso sempre
più crescente di rifiuto da raccolta differenziata, si intende provvedere, all’interno di
ciascun bacino di utenza in cui è possibile suddividere l’ATI n.1, alla realizzazione di una
piattaforma per rifiuti da raccolta differenziata in cui depositare in maniera separata le
varie tipologie di rifiuto intercettate nei Comuni del bacino stesso, compresi quelli derivanti
dai centri di raccolta.
All’interno della piattaforma verranno principalmente effettuate le seguenti attività:
stoccaggio per frazioni omogenee dei rifiuti da raccolta differenziata in
ingresso;
triturazione e stoccaggio per frazioni omogenee delle frazioni organiche del
rifiuto da raccolta differenziata;
stoccaggio ed eventuale pressatura per frazioni omogenee delle frazioni
secche del rifiuto da raccolta differenziata;
operazioni di trasbordo del rifiuto.
I rifiuti così raggruppati verranno trasportati agli impianti di trattamento e recupero e,
per le frazioni non recuperabili, di smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati.
A livello di Ambito si provvederà quindi alla realizzazione di due piattaforme
di trattamento, una nell’area dell’alto Tevere e l’altra nell’Eugubino-Gualdese.
Una delle due piattaforme verrà integrata con un impianto specifico per la selezione
di alcune frazioni merceologiche del rifiuto da raccolta differenziata prodotto e livello di
ambito, in particolare carta e plastica, e pertanto sarà dotata di idonee linee di trattamento
per tali materiali.
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Le frazioni organiche da raccolta differenziata stoccate nelle piattaforme
saranno inviate centro integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto
prodotto nell’A.T.I. n.1.
In modo analogo a quanto previsto per i rifiuti provenienti da raccolta differenziata, a
supporto innanzitutto dei servizi dedicati al rifiuto indifferenziato residuo, vista l’esigenza di
accentrare in un numero limitato di siti le fasi di trattamento e smaltimento, viene prevista
la presenza di stazioni di trasferenza, che consentano di ottimizzare la movimentazione
dei rifiuti dai luoghi di produzione a quelli di trattamento.
Attualmente nei comuni dell’ATI n.1 sono operative tre stazioni di trasferenza:
localizzate a Città di Castello, Gubbio e a Gualdo Tadino. Tali strutture logistiche di
supporto, già realizzate e funzionanti, rispondono ai requisiti indicati dal Piano
Regionale e risultano essere inoltre compatibili con i flussi di materiali attesi negli scenari
di riferimento, vista la riduzione in termine di produzione di rifiuti indifferenziati prevista a
livello di ambito.
Esse svolgeranno un ruolo di fondamentale importanza nella gestione dei flussi di
rifiuti indifferenziati che saranno successivamente conferite centro integrato di trattamento
e valorizzazione del rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1. Si specifica che, in base alla
localizzazione scelta per tale impianto, sarà valutata la necessità o meno di mantenere
operative tutte le stazioni di trasferenza già realizzate.
Il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati e delle frazioni organiche da
raccolta differenziata sarà effettuato presso un unico centro integrato di trattamento e
valorizzazione del rifiuto.
Tale impianto sarà costituito da un impianto di trattamento meccanico-biologico
per il rifiuto indifferenziato ed un impianto per il trattamento della frazione organica e del
verde da raccolta differenziata.
Il processo di selezione/stabilizzazione dei rifiuti urbani indifferenziati consta di due
fasi ben differenziate:
1. il trattamento meccanico (pre e eventuale post trattamento del rifiuto): il
rifiuto viene vagliato, in un primo stadio del trattamento, per separare le
diverse frazioni merceologiche e eventualmente raffinato, in coda al
processo di trattamento, per raggiungere gli obiettivi processistici o le
performances di prodotto;
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2. il trattamento biologico: il rifiuto è sottoposto a un processo
biologico volto a conseguire la mineralizzazione delle componenti
organiche maggiormente degradabili (stabilizzazione) e la igienizzazione per
pastorizzazione del prodotto.
L’impianto di selezione consentirà il pretrattamento del rifiuto indifferenziato con la
produzione di sovvallo, da inviare, previa pressatura, all’impianto di trattamento termico
che verrà realizzato nell’A.T.I. n.2, di metalli da inviare a recupero e di sottovaglio da
inviare a trattamento biologico.
Il trattamento biologico consisterà in una fase di digestione anaerobica seguita da
una fase di stabilizzazione aerobica per la produzione di FOS.
Per il trattamento della frazione organica e del verde da raccolta differenziata
sarà realizzata una impiantistica basata sull’integrazione di processi di digestione
anaerobica e compostaggio di qualità.
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani che
si intende sviluppare a livello di ambito si baserà sull’integrazione di processi impiantistici
specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani
derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi.
Nella fase transitoria la gestione dei rifiuti avverrà senza la realizzazione di nuovi
impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti in aggiunta a quelli esistenti.
In tale fase, schematizzata nei seguenti allegati grafici, i rifiuti da raccolta
differenziata e quelli indifferenziati prodotti a livello di Ambito (circa 75.000 Ton/anno
complessive) dovranno essere sottoposti ad operazioni di trattamento, recupero e
smaltimento in impianti autorizzati localizzati al di fuori dell’Ambito stesso.
Per minimizzare i trasporti in direzione degli impianti di trattamento, si
continueranno ad utilizzare le stazioni di trasferenza per rifiuti solidi urbani indifferenziati
già realizzate in località Belladanza, Gubbio e Guado Tadino.
I soli rifiuti prodotti dallo spazzamento meccanico, i fanghi di depurazione ed i rifiuti
speciali prodotti all’interno dell’Ambito potranno essere conferiti nelle discariche per rifiuti
non pericolosi di Belladanza e Colognola, le cui capacità residue risultano appena
sufficienti a garantirne il deposito durante la fase transitoria che, come introdotto in
precedenza, durerà presumibilmente sino a tutto il 2012.
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In tale fase si provvederà alla progettazione, all’ottenimento delle
necessarie autorizzazioni ed alla realizzazione degli impianti precedentemente
elencati.
La realizzazione del sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento
dei rifiuti comporterà a livello di Ambito una sostanziale variazione dei flussi dei rifiuti
rispetto a quanto previsto per fase di transizione, come sinteticamente descritto
nell’elaborato grafico allegato.
I rifiuti indifferenziati prodotti nel bacino di utenza dell’area Eugubino-Gualdese e
dell’Altotevere, che a valle della raccolta continueranno ad essere conferiti presso le
stazioni di trasferenza esistenti per ottimizzare i trasporti, saranno conferiti presso il centro
integrato di trattamento e valorizzazione del rifiuto.
I flussi di rifiuti da raccolta differenziata, sia quelli intercettati dal servizio di raccolta
che quelli raccolti presso i centri di raccolta, conferiti presso le due piattaforme realizzate
nell’ambito, saranno così ripartiti:
le frazioni organiche saranno conferite presso il centro integrato di trattamento e
valorizzazione del rifiuto prodotto nell’A.T.I. n.1;
alcune delle frazioni secche, in particolare carta e plastica, saranno conferite
presso la piattaforma dotata di specifico impianto per la selezione. Dalla selezione si
otterranno scarti destinati a trattamento termico e materiali destinati a recupero presso
impianti autorizzati;
la restanti frazioni saranno conferite presso impianti di trattamento e recupero
autorizzati.
I rifiuti ottenuti dallo spazzamento stradale saranno inviati ad impianti di trattamento
e recupero autorizzati o, qualora non vi sia convenienza tecnico-economica, direttamente
in discarica.
I rifiuti indifferenziati e le frazioni organiche del rifiuto da raccolta differenziata
prodotte a livello di ambito saranno conferiti presso il centro integrato di trattamento e
valorizzazione del rifiuto.
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Dai processi di trattamento meccanico biologico del rifiuto indifferenziato
si otterranno sovvalli da inviare all’impianto di trattamento termico dell’A.T.I. n.2,
metalli da conferire presso impianti di trattamento e recupero autorizzati e FOS da
reimpiegare per le operazioni di copertura della discarica.
Dal trattamento della frazione organica e del verde da raccolta differenziata si
otterranno ammendante compostato misto avviabile ad utilizzo in pratiche agriconomiche,
florovivaistiche o simili e scarti del processo di post-raffinazione del compost da destinare
a trattamento termico nell’A.T.I. n.2.
Le caratteristiche degli impianti tali da soddisfare i requisiti sopra enunciati sono
sinteticamente riportate nelle seguenti tabelle.
RECUPERO E TRATTAMENTO DELLA FRAZIONE SECCA DA RD (carta/cartone,
plastica)
SCENARIO
POTENZIALITA’
PRGR
potenziamento
sistema dei centri di
raccolta e piattaforme
Realizzazione
piattaforme
AMBITO
del
di
Fase
d’impianto
(t/anno)
(t/anno)
tre ASSENTE Selezione
per
il
raccolta
e plastica
differenziata,
20422
spinta
carta/carton
una delle quali dotata di
impianto di selezione e
trattamento
servizio
delle
secche
Previsione
transitoria
trattamento dei rifiuti da
frazioni
a
dell’intero
ambito
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A regime (t/anno)
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Flusso totale 49689
20500
RECUPERO DELLA FRAZIONE ORGANICA E DEL VERDE DA RACCOLTA
DIFFERENZIATA
SCENARIO
POTENZIALITA’
Realizzazione
di
anche
impiantistica
riferimento
nuova
ad
trattamento
con
impianti
di
di
Fase
A regime
Previsione
transitoria
(t/anno)
d’impianto
(t/anno)
(t/anno)
tipo
anaerobico mediante:
la
sviluppare
necessità
di
un’impiantistica
aggiuntiva sul territorio in
PRGR
grado
di
assicurare
il
fabbisogno di recupero della
frazione
organica
differenziata e del verde,
l’opportunità
prevedere
di
processi
trattamento
integrati
di
della
frazione organica e del verde
da raccolta differenziata con
altri flussi di rifiuti speciali di
“qualità”
Per
il
trattamento
della ASSENTE organico
frazione organica e del verde
AMBITO
da raccolta differenziata sarà
realizzata una impiantistica
basata
sull’integrazione
processi
di
di
digestione
anaerobica e compostaggio
di qualità.
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e 13600
verde da RD:
13616
FOS 7542
PRETRATTAMENTO DEL RIFIUTO INDIFFERENZIATO
SCENARIO
POTENZIALITA’
Realizzazione di nuova
PRGR
impiantistica
in
particolare nelle aree del
Fase
A regime
Previsione
transitoria
(t/anno)
d’impianto
(t/anno)
(t/anno)
territorio regionale oggi
carenti
(in
particolare,
ATI 1).
Realizzazione
centro
di
integrato
trattamento
un ASSENTE rifiuto
di
e
valorizzazione del rifiuto
AMBITO
prodotto
nell’A.T.I.
n.1
costituito da un impianto di
pretrattamento
dei
rifiuti
urbani indifferenziati ed un
impianto per il trattamento
separato
delle
frazioni
organiche
da
raccolta
differenziata;
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Trattamento
indifferenziato: meccanico:
27229
27500
SMALTIMENTO FINALE
SCENARIO
PRGR
Lo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani o di derivazione urbana è
limitato nello scenario di piano, a rifiuti residuali da altri processi di
trattamento, non più opportunamente valorizzati come materia o energia
smaltimento in discarica deve rappresentare solo il terminale residuale di
AMBITO
un sistema impiantistico costituito dall’integrazione delle diverse tipologie
di trattamento. (fanghi di depurazione, rifiuti speciali ed eventualmente
rifiuti da spazzamento stradale prodotti a livello di Ambito ed eventuali
altri esigui flussi di rifiuti prodotti a livello Regionale)
FASE TRANSITORIA
A REGIME
ANNO 2010/2013
ANNO 2014/2025
(4anni)
(12 anni)
12000x4=
35170x12=
(mc)
48000
422040
POTENZIALITA’
60000
422000
RIMANENTE
12000
40
AMPLIAMENTO
410000
FABBISOGNO
Belladanza(mc)
(mc)
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6. CARATTERISTICHE
DEL
SISTEMA
TERRITORIALE-AMBIENTALE
INTERESSATO DAL PIANO D’AMBITO
Questo capitolo valuta le condizioni ambientali di riferimento per il Piano. Nella
valutazione si fa esplicito riferimento anche alle condizioni della Rete Natura 2000.
6.1 Diagnosi del contesto ambientale
L’analisi del contesto ambientale è stata effettuata per definire le condizioni dello
stato ambientale di riferimento.
6.1.1 Sistema territoriale
Il territorio dell’ATI n°1 è incluso nel bacino idrografico del fiume Tevere. Nella
posizione centrale è collocata la pianura della “Valle del Tevere”, densamente popolata e
intensivamente coltivata, con una forte presenza di insediamenti industriali e artigianali e
attraversata dalle principali vie di comunicazione. In posizione simmetrica, ai lati, si
sviluppano le aree collinari, con piccole vallate, e le zone montane. Il 14,60% del
comprensorio si colloca al disotto dei 300 metri s.l.m., e coincide con la fascia di pianura
alluvionale; il 25,80% è compreso tra i 300 e i 400 metri s.l.m. e raccoglie gran parte
dell’insediamento sparso, storicamente consolidatosi; la restante parte del territorio (circa il
59,60%) giace al di sopra dei 400 metri s.l.m., ospitando i caratteristici “paesi medioevali”
e
gran
parte
delle
aree
boscate
(compresa
quella
demaniale).
La superficie boscata è di circa 31.900 ettari. La collina e la montagna rappresentano la
parte più caratteristica sotto il profilo storico, naturalistico e ambientale.
Gli ambienti più sensibili sono rappresentati da:
1. i corsi d’acqua
2. il complesso degli ambienti naturali appenninici.
Le pressioni esercitate sul suolo derivano da una molteplicità di fattori e attività:
industria, agricoltura, ambiente urbano, ecc. Ciascuno di questi fattori comporta pressioni
trasversali sull’ambiente. Di seguito ci si limiterà, quindi, a descrivere la componente
ambientale elementare “suolo” ai tematismi attinenti a:
rischio sismico;
rischio idrogeologico;
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In generale il “rischio” deriva dalla combinazione della pericolosità e della
potenziale vulnerabilità antropica di un dato territorio. Esso esprime la possibilità
di perdite di vite umane, beni, attività produttive e funzionalità.
I concetti di “previsione” e “prevenzione”, sono intesi come:
previsione: le attività dirette allo studio ed alla determinazione delle cause dei
fenomeni calamitosi, all’identificazione dei rischi ed all’individuazione delle zone del
territorio soggette ai rischi stessi
prevenzione: le attività volte ad evitare o ridurre al minimo le possibilità che si
verifichino danni conseguenti agli eventi sulla base delle conoscenze acquisite per effetto
delle attività di previsione (L225/92)
Le scelte pianificatorie che coinvolgono più direttamente la componente
ambientale suolo sono connesse con l’ampliamento della discarica di Belladanza.
L’area in oggetto ricade nel complesso collinare che borda ad est la pianura
alluvionale del fiume Tevere. In questa zona il rilievo forma una dorsale allungata in
direzione nord-sud, da Casa Pagani a San Savino, delimitata ad ovest dalla pianura
tiberina e ad est da una valle più stretta al cui fondo scorre il Rio Gracciata. Il complesso
collinare è caratterizzato da quote modeste che non superano i 450 m e da pendenze
medie dei versanti attorno al 25% che diminuiscono gradualmente scendendo di quota
verso ovest. Sono inoltre presenti zone localizzate in cui i conglomerati villafranchiani
affioranti danno origine a scarpate subverticali.
Il drenaggio superficiale varia passando dal versante ovest a quello est del crinale
Casa Pagani-S.Savino. Nel primo ci sono numerosi fossi, piuttosto incassati, che
raggiungono la valle del Tevere seguendo per lo più la linea di massima pendenza. Nel
secondo, anche a causa della maggiore diffusione delle pratiche agricole, il deflusso
superficiale risulta diffuso arealmente e non si osservano fossi profondi.
I terreni affioranti nell’area sono prevalentemente rappresentati dai depositi di facies
fluvio-lacustri plio-pleistocenici (Villafranchiano) che sono distinguibili in un membro basale
a prevalenza limoso-argillosa di colore grigio (Argille di Fighille -FIG) e da un membro
superiore a prevalenza sabbioso-conglomeratica nocciola (Conglomerati di Monte
Rotondo – CTN).
I depositi alluvionali affiorano in corrispondenza della valle del Tevere e della
vallecola incisa dal Rio della Gracciata.
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I depositi argillosi di Fighille affiorano ad est del rilievo collinare di San
Savino, mentre i conglomerati di Monte Rotondo costituiscono il rilievo collinare
ove insiste l’area di Belladanza. Tali conglomerati sono costituiti da ciottoli poligenici,
arrotondati con intercalate lenti di sabbia a granulometria medio-grossalana. La giacitura
di tale complesso sedimentario è circa NE-SW, immersione verso SE ed inclinazione di
circa 10°, quindi a traverpoggio rispetto al versante sovrastante il sito della discarica in
esercizio. Scendendo verso la pianura del Tevere si passa ai più recenti depositi
alluvionali terrazzati di età Wurmiana. Si tratta di tipici depositi di piana alluvionale e sono
costituiti da argille, limi, sabbie e ghiaie disposte in lenti e/o strati di dimensioni variabili a
seconda dell’energia deposizionale del corso d’acqua.
La discarica presenta un movimento del terreno di origine franosa.
È stato già condotto uno studio dal dott. R. Rotili sul terreno e sul movimento
franoso, le conclusioni sono state: “il dissesto ha interessato la parte basale del versante
sud del crinale sovrastante l’area della discarica …. I terreni interessati sono di natura
limo-argillosa e limo-sabbiosa con inclusi ciottoli derivanti dal disfacimento dei sedimenti
conglomeratici che costituiscono il colle e che affiorano poco a monte del dissesto. La
causa di tale fenomeno è da attribuire ad infiltrazioni idriche provenienti da monte che
hanno provocato il deterioramento dei parametri geotecnici dei terreni detritici.
Il volume di terreno interessato dal movimento franoso è modesto pari a circa 5mc.
Il geologo Rotili ha effettuato una verifica di stabilità del versante rilevando quanto segue:
“In base alle condizioni litologiche, giaciturali dei terreni, morfologiche ed
idrogeologiche si può affermare che:
L’area di Belladanza ospitante i siti della discarica dismessa e quella in
esercizio non è interessata da fenomeni di instabilità gravitativa.
Per le verifiche di stabilità svolte si sono sempre avuti fattori di sicurezza
maggiori di 1.3 anche in presenza di sisma.
La morfologia di deposito dei rifiuti a colmamento ultimato è tale da non
essere interessata da fenomeni di instabilità.
La falda acquifera sia nella zona della discarica in esercizio che in quella
dismessa è posta, rispetto al fondo della scavo, ad una profondità minima di circa
15 m. Essa è contenuta in strati e/o lenti ghiaino-sabbiose compresi tra strati
argillosi.
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La direzione di flusso della falda idrica è sud e sud-est nella zona
del versante della discarica in esercizio inciso alla base dal
Rio di
Gracciata. Mentre a valle della discarica dismessa si ha una direzione di flusso
verso ovest.”
Ulteriori sondaggi (prove penetrometriche) sono in corso per valutare
comunque gli interventi strutturali sulla discarica per garantire la completa
stabilità dei terreni.
Sistemi insediativi e mobilità
Sistemi insediativi
Il sistema territoriale dell’ATI n°1 è caratterizzato da notevole dispersione insediativi
e da forti dinamiche legate alla mobilità. La mobilità delle merci e delle persone è
considerata una componente essenziale della competitività locale, ma pone diversi
problemi ambientali.
Nel settore trasporti a livello europeo si sta consolidando un regime di concorrenza
sempre maggiore, soprattutto per il trasporto internazionali. Si sviluppano grandi imprese
logistiche che operano su vasti bacini territoriali con sistemi ad alta tecnologia; lo sviluppo
futuro del settore dipenderà molto dalla dall’innovazione per migliorare nonsolo la
competitività del settore, ma anche la compatibilità dell’ambiente.
A livello nazionale permane un’offerta di trasporti sbilanciata sui vettori stradali. Le
problematiche d’impatto ambientale, d’inquinamento, di consumo energetico, dei modelli
insediativi a bassa densità richiederanno notevoli cambi di prospettiva sugli stili di mobilità,
sia a scala nazionale sia a livello locale, in particolare non più centrate sulla crescita
dell’offerta di trasporto, ma anche sul riequilibrio della domanda di mobilità.
Per il futuro il trend è di crescita ulteriore della domanda di suoli e di mobilità in
generale. Lo sviluppo della zona a bassa densità e gli stili di mobilità sempre più
dipendenti dall’automobile, rischiano di fare aumentare in modo eccessivo gli impatti
ambientali, il rumore, l’inquinamento, il degrado paesaggistico, la frammentazione
dell’ecomosaico naturale.
mobilità
Rete viaria
La rete viaria nell’ATI n°1è costituita, in termini di patrimonio infrastrutturale, da
strade così suddivise
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autostrade E45
strade statali
strade regionali;
strade provinciali;
strade comunali extraurbane (dati del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti).
Dal punto di vista degli standard funzionali si distinguono due livelli:
• la rete stradale principale, il cui elemento portante è rappresentato dall’itinerario
E45, che assolve funzioni di collegamento sulle relazioni nazionali e regionali di media
percorrenza;
• la rete stradale secondaria costituita dall’insieme della viabilità di interesse
provinciale e bacinale, cui è affidata prevalentemente la funzione di distribuzione capillare
sul territorio.
La viabilità all’interno dell’ATI n° 1 si sviluppa principalmente sfruttando la rete
stradale secondaria.
Rete ferroviaria
La capillarità della rete ferroviaria nel territorio dell’ATI n°1 è molto bassa e ridotta al
mero collegamento tra Città di Castello e Umbertide, la presenza di molti comuni di
montagna impedisce la percirrenza di persone e merci che utilizzino la rete ferroviaria.
6.1.2 Biodiversità e Reti Ecologiche
Il territorio dell’ATI n°1 presenta una vasta varietà di habitat naturali. La posizione
geografica e l’orografia del terreno favorisce la presenza di specie sia continentali, sia
mediterranee, distribuite in una vasta varietà di ambienti.
. Queste aree naturali presentano gradi di conservazione molto differenziati in
quanto, soprattutto in pianura, la presenza dell'uomo ha determinato radicali cambiamenti
agli habitat.
I “siti Natura 2000” in Umbria complessivamente coprono una superficie di
156.419,09 ettari, tenendo conto che in alcuni ambiti c’è una sovrapposizione areale, pari
a 7.43% della superficie areale.
Il patrimonio naturale della regione è rappresentato da:
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- 98 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per la tutela degli ambienti
naturali
- 7 Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la tutela dell'avifauna rara
Nelle aree designate sono stati individuati finora come elementi di interesse
comunitario sei habitat principali diversi, con proprie specie vegetali e animali.
Tale patrimonio necessita di essere tutelato in quanto rete e non come mera
sommatoria di aree naturali.
La rete ecologica regionale è molto frammentata e, contemporaneamente, presenta
caratteri di estremavariabilità che la rendono particolarmente sensibile.
I principali usi del suolo che incidono sui territori tutelati e sulla biodiversità
riguardano nell’ordine
l’agricoltura intensiva, le aree residenziali, le aree produttive e commerciali.
I siti in cui si registra il grado di pressione antropica maggiore sono quelli che si
collocano nelle zone di basso Appennino e di pianura
DATI DA VALUTAZIONE D’INCIDENZA
6.1.3 Paesaggio e sistema agricolo
Il paesaggio percepito è una risorsa preziosa per lo sviluppo.
I paesaggi dell’Umbria sono profondamente alterati nelle loro caratteristiche
morfologiche, nelle loro qualità e identità, a causa delle rilevanti trasformazioni antropiche.
Questo è particolarmente evidente in tutta la pianura, dove risaltano i fenomeni
diffusivi degli insediamenti residenziali e produttivi. Qui lo sviluppo procede ad un ritmo
accelerato, gli edifici e le infrastrutture tendono a confondere gli stili architettonici; i
paesaggi così trasformati perdono le loro caratteristiche distintive e danno sempre più la
sensazione di disordine percettivo.
I sistemi lineari (vie di trasporto, elettrodotti) tagliano fittamente e interrompono in
modo molto significativo le unità del paesaggio regionale.
Il paesaggio vede la propria ricchezza nella diversità delle sue aree ( valle, pianura,
collina) e nella conseguente varietà dei suoi prodotti.
6.1.4 Cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico
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L'atmosfera terrestre, comunemente chiamata aria, è una miscela di gas
che avvolge tutta la terra ed è composta prevalentemente da azoto (circa il 78%)
e ossigeno (circa il 21%). Altri gas, quali l'argon, l'anidride carbonica, il neon, l'elio e il
metano, sono presenti in minore quantità insieme a tracce di sostanze annoverate tra i
principali inquinanti presenti nelle aree urbane (ossidi di azoto, di zolfo, etc...).
L'inquinamento
atmosferico
consiste
nella
modificazione
della
composizione
dell'atmosfera per la presenza di una o più sostanze in quantità e caratteristiche tali da
alterare le normali condizioni ambientali e costituire un pericolo diretto o indiretto per la
salute dell'uomo, per gli ecosistemi e i beni materiali. Le sostanze inquinanti liberate
nell'atmosfera possono essere di origine naturale (erosioni, esalazioni vulcaniche,
decomposizione di materiale organico, ecc.) o di origine antropica, cioè prodotte dall'uomo
(attività industriali, centrali termoelettriche, riscaldamento domestico, trasporti).
Le problematiche che riguardano l'atmosfera coinvolgono diverse scale spaziali e
temporali: da un lato, l'inquinamento in ambiente urbano ha una valenza strettamente
locale ed è caratterizzato da processi di diffusione che si esplicano nell'ambito di pochi
minuti fino a qualche ora, dall'altro gli effetti delle emissioni, principalmente di gas serra o
di sostanze acidificanti, hanno un carattere transfrontaliero e quindi con un'estensione da
sovranazionale a globale. Di conseguenza, gli inquinanti emessi in atmosfera possono
essere classificati in varie categorie a seconda del tipo di problema che comportano, della
scala spaziale su cui insistono e, quindi, anche del tipo di azioni che sono richieste per
ridurne le emissioni e, quindi, gli impatti.
Quando si parla di "qualità dell'aria" si fa riferimento a quella parte di atmosfera, che
è la "troposfera", nella quale viviamo e respiriamo e nella quale si possono trovare
sostanze che, in concentrazioni superiori a certi valori, possono provocare un danno
diretto alla popolazione e agli ecosistemi.
Un discorso a parte va fatto per quelle sostanze come l'anidride carbonica (CO2) e il
vapore acqueo, la cui presenza nell'atmosfera - formando una cappa in grado di provocare
l'aumento della temperatura a livello del suolo - contribuisce al cosiddetto "effetto serra".
Tale effetto, sempre esistito in natura, oggi è accentuato dall'aumento delle emissioni
prodotte dalle attività umane. Questi "gas-serra", a prescindere dal luogo dal quale
vengono originati, si diffondono in tutto il globo e vi possono permanere per molti anni
prima di essere riassorbiti. Ecco perché il problema della loro riduzione è affrontato a
livello planetario ed ecco perché alcuni meccanismi di riduzione delle emissioni di CO2,
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60/ 140
come il mercato delle quote d'emissione per i grandi impianti industriali, sono
efficaci indipendentemente dal luogo del pianeta nel quale sono realizzati.
6.1.5 Energia e ambiente
La Regione produce 1070 GW all’anno principalmente prodotta mediante impianti
idroelettrici (circa il 60%).
Risulta che dopo un momento di sostanziale pareggio tra richiesta e produzione nel
2004, negli ultimi anni il deficit elettrico è andato progressivamente crescendo.
Tale trend è sostanzialmente in linea con le previsioni del Piano Energetico
Regionale che ha previsto, sino al 2012 una crescita continua della forbice fra offerta e
domanda di energia all’interno del territorio regionale.
Le linee di indirizzo prevedono di privilegiare l’energia che non produce emissioni di
carbonio: il solare, il fotovoltaico e l’idroelettrico.
6.1.6 Benessere e salute delle persone
Lo
smaltimento
dei
materiali
post-consumo,
quale
che
siano
le
scelte
metodologiche adottate, è collegato alla salute pubblica. E’ da rilevare come le tecnologie
attualmente in uso abbiano certamente ridotto gli impatti prodotti dagli impianti di gestione
dei rifiuti.
Le possibili cause di impatto per la salute, derivanti dalla presenza di impianti di
trattamento e gestione rifiuti sono diverse:
emissioni gassose (da incenerimento, discarica, ecc.);
inquinamento delle falde acquifere (il percolato prodotto dalle discariche, ecc.);
contaminazione da residui di trattamento (polverino, filtri, ecc.);
inquinamento da autoveicoli di trasporto rifiuti (camion, autocompattatori, ecc.;
inquinamento acustico, polvere, gas di scarico, ecc.);
richiamo di vettori di malattia (batteri, parassiti, ratti, gabbiani, insetti).
Per minimizzare l’impatto degli impianti sull'ambiente (aria, acqua, suolo e
sottosuolo) e i rischi per la salute, durante l’intero “ciclo vita” degli stessi sono
fondamentali programmi adeguati di gestione e di controllo.
6.2 Sintesi dei fattori ambientali positivi e negativi (Analisi SWOT)
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61/ 140
In questo capitolo si intende descrivere in modo schematico quali sono gli
effetti ambientali positivi e negativi attualmente prodotti dal sistema di gestione
dei rifiuti. Questa valutazione del contesto ambientale intende soprattutto evidenziare i
problemi ambientali e gli aspetti favorevoli del sistema ambientale influenzati dal Piano.
Le informazioni del capitolo precedente sono state organizzate in modo schematico
attraverso l'analisi SWOT (Strenghts, Weaknesses, Opportunities e Threats), cioè un
procedimento mutuato dall'analisi economica, capace di mettere il relazione politiche, linee
di intervento ed azioni di Piano rifiuti con l’ambiente di riferimento. La bontà dell'analisi
SWOT è funzione della completezza della analisi di contesto; cioè l'efficacia di questa
metodologia SWOT dipende dalla capacità di effettuare una lettura incrociata dei fattori
ambientali. In pratica con l'analisi SWOT si distinguono fattori endogeni (su cui il
pianificatore può intervenire) ed esogeni (che non è possibile modificare attraverso il
Piano, ma per cui è possibile individuare una qualche forma di adattamento). Nella
terminologia consueta si indicano i fattori endogeni come fattori ambientali positivi della
situazione esistente a cui il Piano si riferisce (fattori di forza, S) o fattori ambientali negativi
(fattori di debolezza, W). I fattori esogeni si indicano come opportunità esterne che il Piano
deve considerare (opportunità, O) o come rischi esterni (rischi, T). Questo tipo di
valutazione in sostanza serve ad inquadrare gli aspetti ambientali strategici per il Piano.
Attraverso le scelte di Piano sarebbe opportuno puntare sui fattori di forza e le opportunità,
oppure cercare di limitare e porre rimedio ai rischi ed ai fattori di debolezza.
Inoltre sulle opportunità ed i rischi non è possibile intervenire direttamente ma
individuare modalità di controllo e di adattamento. E' necessario fare assegnamento sui
fattori di forza, attenuare i fattori di debolezza, cogliere le opportunità e prevenire i rischi.
La tabella contiene, per ciascuna tematica analizzata in precedenza, una sintesi dei
fattori di forza, di debolezza, delle opportunità e dei rischi. Particolare attenzione è posta
nella rilevazione delle problematiche ambientali relative ad aree di rilevanza ambientale,
quali le zone designate ai sensi delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE (Rete Natura
2000). La valutazione del contesto ambientale evidenzia sia i problemi sia gli aspetti
favorevoli dell'ambiente regionale; gli indicatori ambientali informano sulle dinamiche a
rischio o sulle possibilità di miglioramento.
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62/ 140
Fattori di Forza (S)
Fattori di debolezza (W)
Opportunità (O)
Rischi (T)
Sistema territoriale
Territorio
Frammentazione
caratterizzato
un’articolata
da
rete
di
strade
sistemi
insediativi
dei
Il
e
produttivi
Propensione ad uso di
veicoli privati e individuali
territorio
dell’ATI
n°1
Notevoli
dinamiche
rappresenta un punto cerniera
insediative diffusive con
,
forti
di
collegamento
tra
la
pressioni
Toscana, le Marche, l’Emilia
ambientali e squilibrio
Romagna e l’Umbria.
della domanda di mobilità
anche per tragitti di breve
Presenza di strade ad
raggio
elevata
incidentalità
(velocità)
Elevati costi unitari della
mobilità
Biodiversità e paesaggio
Ricchezza
di
Espansione
insediativa 
Potenzialità di miglioramento
 Frammentazione
biodiversità regionale
disordinata minaccia in
della biodiversità sviluppando
ecosistemi
per presenza di molte
modo
corridoi
pianura
varietà
habitat
paesaggio e la continuità
mantenendo
diversi, appartenenti a
degli habitat naturali, con
conduzione
molte
elevata
smaltimento rifiuti.
protette
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di
categorie
da
di
significativo
il
frammentazione
reti
ecologiche
63/ 140
ecologici
una
dei
e
corretta
sistemi
di
naturali
ha
di
in
raggiunto
livelli molto significativi,
con giustapposizione di
tipologie di habitat fra
loro
incongrui
protette
da
di
reti
Commissione Europea
regionali
e di numerose specie
Natura 2000.
vegetali –animali
Presenza
di
e
Ubicazione
valori
impianti
ecologiche
loro
della
strutturalmente
rete
incongrui,
e
funzionalmente.
di
 Modifiche
alcuni
possono
preesistenti
paesaggistici,
adiacenti ad aree naturali
testimoniali,
individuate di interesse
economici, ambientali
comunitario
climatiche
indurre
rischi
per la biodiversità.
differenziati e di valore
Presenza di rete di
rilevamento estesa ed
efficiente sistema di
controlli ambientali
Clima e atmosfera
diminuzione
delle
Nell’aria permane stato
L'ammodernamento
Aumento
progressivo
emissioni inquinanti ( NOx, di criticità diffuso per alcuni continuo del parco veicolare, dei delle emissioni in atmosfera
PM10, CO2eq) grazie ad una inquinanti (PM10, Ozono, NOx, sistemi
miglior qualità di combustibile ecc.)
e
ai
processi
di
monitoraggio
e
di causate
dai
vari
settori
tecnologie di scambio informazioni economici
Il
parco
trasformazione energetica
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di
64/ 140
veicolare favoriscono limitazione d’impatti
ambientali da mobilità di persone o
Il
cambiamento
trasformazione energetica
privato ed il traffico sono in ambientali da mobilità di persone o climatico in atto minaccia gli
continuo
aumento
(è
difficile da contrastare solo a
scala locale)
Le nuove politiche europee,
nazionali e regionali per la riduzione
Le emissioni sono in dei
costante aumento
equilibri
fattore merci
gas
serra
opportunità
sia
di
ecoefficienti
sia
in
ecoincentivi.
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65/ 140
offrono
diverse
tecnologie
termini
di
sia
ecologici
economici (p.e. turismo),
sia
7. ANALISI E VERIFICA COERENZA
7.1 Coerenza ambientale interna
La coerenza ambientale interna mira a confrontare tra loro gli obiettivi compresi
all’interno degli elaborati di Piano.
Essendo il presente rapporto ambientale di Vas uno degli elaborati di Piano ed in
particolare quello specificamente focalizzato alle valutazioni ambientali, nel seguito si
analizza la coerenza tra i risultati dei precedenti capitoli e gli obiettivi di Piano. Infine si
confrontano gli obiettivi di Piano tra loro.
7.1.1 Coerenza del Piano rispetto alla diagnosi ambientale
La valutazione della coerenza è realizzata utilizzando una matrice qualitativa, in cui
sulle colonne sono riportati i temi della diagnosi ambientale, sulle righe sono riportati i
gruppi di obiettivi del Piano e nelle celle di matrice sono riportati dei giudizi sul livello di
coerenza reciproca. Dall’analisi svolta si deduce, in sintesi, un ottimo livello di copertura da
parte del Piano delle questioni ambientali diagnosticate precedentemente. Aspetti di
particolare interesse da indagare più nel dettaglio relativamente agli obiettivi per la loro
rilevanza
ambientale
sono:
la
valorizzazione
delle
diverse
componenti
merceologiche dei rifiuti fin dalla fase di raccolta, la riduzione della quantità e la
pericolosità dei rifiuti da avviare a raccolta indifferenziata, il recupero di materiali e risorse
nella fase di trattamento finale.
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1.1 promozione ed incentivazione (anche economica) di attività per il recupero di alcune
tipologie di rifiuti di ordine domestica come ad esempio il compostaggio domestico
1.2 promozione ed incentivazione (anche economica) di azioni finalizzate alla riduzione dei
rifiuti di alcune strutture della pubblica amministrazione che erogano servizi collettivi
SALUTE UMANA
ATMOSFERA
BENESSERE E
AMBIENTE
CLIMA E
SISTEMA AGRICOLO
ENERGIA E
RETI ECOLOGICHE
PAESAGGIO E
TERRITORIALI
BIODIVERSITA’ E
SISTEMI
TEMI
OBIETTIVI SPECIFICI E MACROAZIONI
A B B A A A
A B B A A A
(scuole, centri di assistenza socio sanitaria…)
1.3 Modifica dell’attuale sistema di raccolta del rifiuto, considerando il modello domiciliare di
raccolta come riferimento, per aumentare le percentuali di raccolta differenziata sul
A B B A A A
territorio
2.1 valorizzazione delle diverse componenti merceologiche dei rifiuti fin dalla fase di raccolta.
A B B A A A
2.2 riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti
A A A A A A
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67/ 140
2.3 promozione a campagne informative e di orientamento al consumo, volte a privilegiare la
scelta dei prodotti di lunga durata ed a basso “contenuto di rifiuti”
2.4 massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso lo sviluppo di
impiantistica in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle raccolte differenziate o altri
A A A A A A
A B B A A B
flussi avviabili ad impianti dedicati;
2.5 Sviluppo di sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, che
costituiscono un importante stimolo e riconoscimento per gli utenti verso l’adozione di
A A A A A A
comportamenti virtuosi, a fronte dei servizi ad essi proposti.
3.1 garantire il pretrattamento dei rifiuti non intercettati dalle raccolte differenziate, al fine di
assicurare un miglior controllo delle fasi di smaltimento finale e una riduzione degli
A B C A A B
impatti ambientali ad esse associati;
3.2 minimizzare le necessità di smaltimento in discarica;
A A A A A A
3.3 sviluppare un’impiantistica di trattamento rifiuti aggiuntiva sul territorio in grado di
assicurare i fabbisogni non soddisfatti dagli impianti esistenti;
3.4 favorire la valorizzazione del rifiuto, privilegiando tecnologie che consentono di ottenere
recupero energetico attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle
prestazioni ambientali associate;
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68/ 140
A B C A A A
A B C A A A
4.1realizzare un sistema impiantistico finalizzato al futuro conseguimento dell’autosufficienza
di trattamento
LEGENDA
A
Misure fortemente coerenti
B
Misure coerenti
C
Misure con coerenza incerta
D
Misure senza correlazione
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69/ 140
D D D D D D
7.1.2 Coerenza ambientale fra gli obiettivi di Piano
È necessario che il Piano nelle sue scelte e nei suoi contenuti sia coerente per
logica d’impostazione per cui in questa parte del rapporto gli obiettivi del Piano vengono
confrontati per valutare se sono reciprocamente coerenti e se sono in grado di produrre
sinergie positive per l’ambiente.
Dall’analisi svolta si rileva il buon livello di coerenza e di sinergia tra gli interventi e
le azioni del Piano.
Si rileva in particolare come per alcune attività siano particolarmente elevate le
sinergie positive ed i livelli di complementarietà. Ad esempio sono particolarmente
sinergici gli obiettivi volti a ridurre la produzione di rifiuti e ad aumentare la raccolta
differenziata con quello di diminuire lo smaltimento di materiali attraverso la raccolta
indifferenziata.
Per un dettaglio su questi giudizi di coerenza interna tra gli interventi del nuovo
Piano si può fare riferimento alla matrice di coerenza interna, riportata nel seguito , che
relaziona reciprocamente gli obiettivi e le attività del Piano.
Questo serve soprattutto a rintracciare i gradi di contrasto potenziale tra gli obiettivi
previsti ex-ante ed i risultati del processo di pianificazione, la calibrazione delle misure di
Piano e la eventuale gestione dei conflitti interni
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2.2
2.3
2.4
2.5
3.1
3.2
3.3
3.4
4.1
1.1
2.1
ed
1.3
1.1promozione
1.2
E MACROAZIONI
E MACROAZIONI
OBIETTIVI SPECIFICI
OBIETTIVI SPECIFICI
D
D
A
A
A
A
A
B
B
B
B
D
D
A
A
A
A
A
B
B
B
B
D
incentivazione
(anche economica) di attività per il
recupero di alcune tipologie di rifiuti
di
ordine
domestica
come
ad
esempio il compostaggio domestico
1.2promozione
(anche
ed
incentivazione
economica)
di
azioni
finalizzate alla riduzione dei rifiuti di
alcune
strutture
della
pubblica
D
amministrazione che erogano servizi
collettivi (scuole, centri di assistenza
socio sanitaria…)
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1.3Modifica dell’attuale sistema di
raccolta del rifiuto, considerando il
modello domiciliare di raccolta come
riferimento,
per
aumentare
le
D
D
A
A
A
A
A
A
A
B
A
A
A
A
A
A
B
A
D
A
D
D
D
B
A
A
A
D
A
D
A
D
A
A
B
C
A
B
B
D
A
A
C
A
C
B
D
percentuali di raccolta differenziata
sul territorio
2.1valorizzazione
delle
diverse
componenti merceologiche dei rifiuti
fin dalla fase di raccolta.
2.2riduzione della quantità e della
pericolosità dei rifiuti
2.3promozione
a
campagne
informative e di orientamento al
consumo, volte a privilegiare la
scelta dei prodotti di lunga durata ed
a basso “contenuto di rifiuti”
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A
2.4massimizzare le opportunità di
recupero
di
materia
dai
rifiuti,
attraverso lo sviluppo di impiantistica
in
grado
di
valorizzare
provenienti
dalle
i
flussi
A
A
B
A
A
A
B
A
A
A
A
B
A
B
B
B
D
D
C
C
A
A
A
A
A
A
D
A
D
B
D
A
A
A
D
raccolte
differenziate o altri flussi avviabili ad
impianti dedicati;
2.5Sviluppo di sistemi di tariffazione
dei
servizi
“puntuale”,
alle
che
utenze
di
costituiscono
tipo
un
importante stimolo e riconoscimento
per gli utenti verso l’adozione di
comportamenti virtuosi, a fronte dei
servizi ad essi proposti.
3.1garantire il pretrattamento dei
rifiuti non intercettati dalle raccolte
differenziate, al fine di assicurare un
miglior
controllo
delle
fasi
di
smaltimento finale e una riduzione
degli impatti ambientali ad esse
associati;
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73/ 140
D
3.2minimizzare
le
necessità
di
smaltimento in discarica;
3.3sviluppare
trattamento
un’impiantistica
rifiuti
aggiuntiva
non
soddisfatti
B
A
A
A
A
A
A
A
A
B
B
D
D
B
C
A
D
A
A
B
B
D
A
B
B
A
B
A
A
A
D
D
D
D
D
D
A
D
D
A
A
A
A
A
A
di
sul
territorio in grado di assicurare i
fabbisogni
B
dagli
impianti esistenti;
3.4favorire
la
valorizzazione
del
rifiuto, privilegiando tecnologie che
consentono
di
ottenere
recupero
energetico attraverso processi di
A
assoluta garanzia dal punto di vista
delle
prestazioni
ambientali
associate;
4.1realizzare
impiantistico
un
finalizzato
sistema
al
futuro
conseguimento dell’autosufficienza di
trattamento
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74/ 140
A
7.2 Coerenza ambientale esterna
7.2.1 Coerenza rispetto ai criteri localizzativi del PRGR
criteri del PRGR
Il D. Lgs n. 152/2006 stabilisce, in tema di localizzazione, le rispettive competenze
dello Stato (art. 195), delle Regioni (art. 196), delle Province (art. 197).
Nel quadro delle competenze dei diversi livelli istituzionali la Regione Umbria,
di concerto con le Province di Perugia e Terni, ha elaborato i criteri per
l’individuazione delle aree idonee e non idonee alla localizzazione di impianti.
La procedura di localizzazione si articola in due fasi distinte ed è rappresentata
nello schema seguente:
Definizione dei criteri di
FASE 1
localizzazione e
individuazione delle aree non
idonee “macrolocalizzazione”
FASE 2
Regione di concerto con le
Province:Piano Regionale di
Gestione dei Rifiuti.
Individuazione dei siti
Soggetti attuatori: Autorità di
interessati, ”progettazione
Ambito tramite previsioni del
preliminare” e, ove previsto,
Piano d’Ambito e operatori
studio di impatto ambientale.
privati e pubblici
Per ciascuna tipologia impiantistica di trattamento e di smaltimento, il Piano
Regionale di Gestione dei Rifiuti ha elaborato i criteri per la localizzazione dei nuovi
impianti. Per ampliamenti di impianti esistenti non superiori al 50% dell’attuale dimensione
sia in termini di occupazione di suolo che di gestione dei flussi, non si applicano i criteri
localizzativi nel seguito descritti; queste ipotesi di ampliamento dovranno, tuttavia, aver
luogo sulla base di verifiche preliminari condotte dal proponente con riferimento alle norme
tecniche sulle costruzioni, verifiche che dovranno essere allegate ai documenti per le
valutazioni ambientali (VIA-VInCA) e alla autorizzazione integrata ambientale, quando
necessarie.
Gli impianti considerati sono:
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75/ 140
Gruppo A Impianti di supporto alle raccolte differenziate, alla
logistica dei servizi di raccolta, di compost verde e impianti di recupero:
A1: Centri di raccolta:
A2: Centri di trasferenza e piattaforme;
A3: Impianti di compost verde
A4: Centri di rottamazione (fatto salvo i vincoli di cui al D.lgs 209/03)
A5: depositi preliminari di rifiuti non pericolosi e ricondizionamento
rifiuti
Gruppo B :
B1: Impianti o termovalorizzazione rifiuti (incenerimento e coincenerimento);
B2: raggruppamento e depositi preliminari di rifiuti pericolosi
Gruppo C Impianti di discarica :
C1: Discariche di rifiuti non pericolosi;
C2: Discariche di rifiuti pericolosi;
C3: Discariche di inerti
Gruppo D Impianti di trattamento:
D1: Impianti di trattamento chimico fisico e/o fisico;
D2: Impianti di selezione e produzione cdr;
D3: Impianti di trattamento inerti
Gruppo E Impianti di trattamento biologico:
E1: compostaggio e digestione anaerobica;
E2: impianti di trattamento reflui e/o fanghi.
I criteri formulati e i fattori considerati hanno il carattere di indicazione generale a
livello regionale; sono stati infatti assunti come riferimento quegli elementi derivanti dalla
normativa vigente (nazionale e regionale) e dagli atti di pianificazione di competenza
regionale e provinciale.
Il valore dei criteri da applicare può essere:
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ESCLUDENTE – ha valore prescrittivo e preclude la possibilità di
localizzazione di un impianto;
PENALIZZANTE – ha valore di indirizzo e determina l’ubicazione di un
impianto condizionata a successive verifiche per cercare di risolvere le
problematiche relative al sito; in caso contrario si potrebbe determinare l’esclusione
dell’area;
PREFERENZIALE - ha valore di indirizzo e definisce condizioni di
preferenziabilità di un sito ad accogliere un impianto.
I criteri localizzativi individuati sono stati suddivisi nelle seguenti categorie:
1. Caratteri fisici del territorio
2. Usi del suolo
3. Protezione della popolazione dalle molestie
4. Protezione delle risorse idriche
5. Tutela da dissesti e calamità
6. Protezione di beni e risorse naturali
7. Aspetti urbanistici - Nell'ambito della valutazione di impatto ambientale degli
impianti si terrà in debito conto l'evolvere dei piani urbanistici territoriali
8. Aspetti strategico-funzionali
Si ririmanda alla TAVOLA 1 E 2 DELLE AREE NON IDONEE ALLE
LOCALIZZAZIONI DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI TIPO A1,A2,A3,A5 e la TAVOLA 2
AREE NON IDONEE E POTENZIALMENTE IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DI
IMPIANTI DI GESTIONE DEI RIFIUTI TIPO A4, B,C,D,E.
Gli impianti di previsione relativamente all’ATI n.1 sono i seguenti:
Gruppo A Impianti di supporto alle raccolte differenziate, alla logistica dei
servizi di raccolta, di compost verde e impianti di recupero:
A2: Centri di trasferenza e piattaforme;
1.
Città di Castello
2.
Zona Eugubina-gualdese (piattaforma di smistamento e piattaforma di
valorizzazione di carta/cartone e plastica) da localizzare
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Gruppo C Impianti di discarica :
C1: Discariche di rifiuti non pericolosi
1.
Città di Castello – Loc. Belladanza
Gruppo D Impianti di trattamento:
D1: Impianti di trattamento chimico fisico e/o fisico;
1.
Città di Castello – Loc. Belladanza
Gruppo E Impianti di trattamento biologico:
E1: compostaggio e digestione anaerobica;
1.
Città di Castello – Loc. Belladanza
Di seguito è riportata la sovrapposizione della zona di Belladanza con la TAV. 2.
Dalla sovrapposizione si evince che gli impianti: C1 Discariche di rifiuti non
pericolosi, D1: Impianti di trattamento chimico fisico e/o fisico e E1: compostaggio e
digestione anaerobica;non ricadono nelle zone di carattere escludente della
TAVOLA 2.
Nei pressi della discarica scorre il torrente Gracciata che però si trova ad una
distanza superiore a 100 m, quindi in base alla L.R. n°27 del 24/3/2000 art. 48 e in base al
PTCP art. 39 comma 4°-punto 3), la localizzazione della discarica e dei nuovi impianti non
sono vincolati dalla presenza del torrente.
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I criteri PREFERENZIALI da applicare in fase di attuazione del piano regionale
(FASE 2) sono i seguenti:
Tipologia di impianto-Gruppo
B
A
Dotazione
di
infrastrutture
C
D
E
A1
A2
A3
A4
A5
B1
B2
C1
C2
C3
D1
D2
D3
E1
E2
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
Vicinanza alle
aree
di
maggiore
produzione dei
rifiuti
Impianti
di
smaltimento e
trattamento
rifiuti
SI
già
esistenti
Aree
produttive
e
servizi
SI
SI
SI
tecnologici
Aree agricole
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SI
SI
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SI
SI
Aree
industriali
dismesse
e
degradate
da
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
SI
bonificare
Siti
occupati
da
centrali
SI
termoelettriche
Gli impianti che sono previsti nell’ambito del territorio dell’ATI n°1 rispondono alle
caratteristiche indicate dalla regione per quanto riguarda i criteri preferenziali per la
localizzazione dei nuovi impianti come di seguito riportato
Città di Castello – Loc. Belladanza (C1-D1-E1)
Dotazione di infrastrutture
La discarica di Belladanza essendo già attiva risulta inserita in un contesto
urbanizzato e dotato di infrastrutture tecnologiche ( acquedotto, fognatura,…).
L’accessibilità al sito è garantita da una strada di idonee caratteristiche.
Città di Castello è collegata alla località mediante la statale SS3bis, il resto del
territorio dell’ATI n°1 è facilmente raggiungibile in quanto detta localita è distante
circa 3 KM dallo svincolo Città di Castello sud della E45.
Le interferenze con i centri abitati sono limitate al passaggio all’interno del nucleo di
S. Lucia e tali da non dover ricercare percorsi alternativi di viabilità.
Vicinanza alle aree di maggior produzione dei rifiuti
La valutazione dei quatitativi trasportati in riferimento alle distanze da percorrere è
fatta basandosi su una fase di gestione dei rifiuti a regime, pertanto dopo il 2013.
Il primo impianto che si valuta è l’impianto tipo A2: Centri di trasferenza e
piattaforme. Le piattaforme previste sono situate nella zona eugubina-gualdese e
l’altra a Città di Castello.
Impianti di trattamento rifiuti già esistenti
La discarica di Belladanza è una area esistente e dotata di infrastrutture necessarie
al ciclo di trattamento dei rifiuti. E’ dotata di una pesa, di un impianto di captazione
del biogas e un motore di combustione per il recupero di energia, l’ampliamento
della discarica e l’installazione di impianti, limitatamente alla zona già recintata e
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quindi individuata come ambito territoriale specifico, consente di soddisfare le
esigenze dell’ATI n°1 con economie e rappresenta l’occasione per adeguare
tecnologicamente la struttura esistente riducendo gli impatti negativi e un modo per
potenziare la fase di monitoraggio.
Aree produttive e servizi tecnologici
Per quanto riguarda gli impianti che andranno ad essere installati a Belladanza si è
già detto che rientrantrano nelle classi preferenziali per i motivi sopra specificati.
La piattaforma di Eugubino-gualdese sarà realizzata in corrispondenza della zona
industriale della città in modo tale che l’area di installazione sarà già prevista di
servizi tecnologici e determinati requisiti di carattere territoriale e comunque sarà
oggetto di verifica dei criteri localizzativi imposti dal PRGR.
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8. VALUTAZIONI DELLE RICADUTE AMBIENTALI DELLE SCELTE
PIANIFICATORIE
In riferimento alle caratteristiche dei servizi da svolgere e delle opere da realizzare,
quali emergono dalle scelte pianificatorie, sulla base delle criticità emerse dall’analisi delle
componenti e dei fattori ambientali individuati dall’allegato 1 del DPCM 27.12.88 e delle
linee di impatto individuate, si è proceduto ad una valutazione quali-quantitattiva delle
interazione attese con le varie matrici ambientali (impatti).
Nel proseguo viene effettuata un’analisi delle eventuali variazioni apportate dalle
scelte pianificatorie sulle componenti ambientali, mediante l’assegnazione di un valore di
magnitudo agli impatti potenziali.
Si distingue in particolare tra effetti negativi, ai quali è attribuito un valore positivo di
magnitudo variabile tra:
- molto basso (valore 1)
- basso (valore 2)
- medio (valore 3)
- alto (valore 4)
e effetti positivi, ai quali è attribuito un valore negativo di magnitudo variabile tra:
- molto basso (valore -1)
- basso (valore -2)
- medio (valore -3)
- alto (valore -4)
Per ogni fattore o componente ambientale si definisce un indicatore denominato
INDICE DI CRITICITA’ AMBIENTALE/BENEFICIO che è dato dalla somma algebrica dei
valori attribuiti alla magnitudo per ogni singola linea di impatto individuata. Tale indice
fornisce quindi una stima delle criticità ambientali/benefici apportati dalle scelte
pianificatorie al singolo fattore o componente ambientale ed è un agevole strumento per
valutare i sistemi ambientali più vulnerabili rispetto alle modificazioni apportate dal piano o,
al contrario, quelli che ne traggono maggiori benefici.
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8.1 Componente ambientale: ARIA, stima delle emissioni del ciclo gestione
rifiuti urbani
Uno degli obiettivi strategici del Piano è quello della definizione di uno scenario
gestionale tale da determinare una riduzione complessiva delle emissioni atmosferiche, in
particolar modo di quelle climalteranti, rispetto allo scenario tendenziale.
Nel seguito si effettuerà un stima quantitativa dell’effetto delle scelte pianificatorie
sulla componente ambientale in esame.
Si riporta di seguito una breve descrizione delle emissioni prese in considerazione.
EMISSIONI CLIMALTERANTI
L’effetto serra è determinato dal rilascio di CO2 e da altri gas come il metano
(CH4), il protossido di azoto (N2O), i CFCs (Cloro-Fluoro-Carburi) ed i gas correlati
(HCFCs).
I quantitativi di gas serra vengono generalmente espressi in kg di CO2-equivalente,
attraverso un’operazione di standardizzazione basata sui potenziali di riscaldamento
globale (GW, Global Worming Potential). Questi potenziali sono calcolati per ciascun gas
serra tenendo conto della sua capacità di assorbimento delle radiazionei e del tempo della
sua permanenza nell’atmosfera.
Il GWP di una sostanza che abbia le caratteristiche di gas serra è in pratica
misurato dal rapporto tra il contributo che all’assorbimento della radiazione calda fornisce il
rilascio istantaneo di 1 kg di tale sostanza e quello fornito dall’emissione di 1 kg di CO2,
essendo entrambi i contributi valutati per un periodo di tempo di T anni di permanenza dei
gas nell’atmosfera.
In altre parole, il GWP è la misura, basata sulla concentrazione e sul periodo di
esposizione, del potenziale contributo che una sostanza arreca all’effetto serra, rispetto a
quello provocato dallo stesso peso di anidride carbonica.
I GWP vengono valutati per diversi periodi di esposizione, chiamati “tempiorizzonte”: questi sono di solito uguali a 100, 200 o 500 anni. E’ consuetudine far
riferimento ai GWP a 100 anni, anche perché al crescere del tempo di integrazione
crescono le incertezze della stima.
I valori di GWP a 100 anni presi a riferimento nella presente analisi sono pari a 21
per il metano (CH4) e pari a 310 per il protossido d’azoto (N2O).
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OSSIDI DI AZOTO
Con il termine NOx vengono indicati genericamente l’insieme dei due più importanti
ossidi di azoto a livello di inquinamento atmosferico ossia l’ossido di azoto, NO, e il
biossido di azoto, NO2 , gas bruno di odore acre e pungente.
L’ossido di azoto, NO, è formato principalmente per reazione dell’azoto contenuto
nell’aria (c.a. 78% N2 ) con l’ossigeno atmosferico in processi che avvengono ad elevata
temperatura e in special modo durante le combustioni per la produzione di calore, vapore,
energia elettrica, energia meccanica (autotrazione, esplosioni), incenerimento, ecc.. .
Una volta formatosi, l’ossido di azoto, interagendo con l’ossigeno durante il
processo di raffreddamento dei fumi, sempre in eccesso in un processo di combustione, si
trasforma parzialmente in biossido di azoto con formazione di un miscuglio dei due ossidi
chiamato NOx.
Entrambe le suddette reazioni sono strettamente correlate con la temperatura, con
il residuo di ossigeno presente ed, in particolare per il biossido di azoto, con il quadrato
della concentrazione del monossido.
Monossido e biossido di azoto si combinano continuamente in atmosfera
modificando le rispettive
concentrazioni istantanee.
Il Biossido d’azoto, che presenta una tossicità decisamente superiore al monossido,
è un gas fortemente reattivo, ritenuto tra gli inquinanti atmosferici più pericolosi in quanto
irritante per propria natura. Esplica questa azione a livello delle mucose delle vie
respiratorie, sia a livello nasale che bronchiale.
Gli ossidi di azoto sono fortemente reattivi in atmosfera e contribuiscono alla
formazione e trasformazione di molti altri inquinanti tra cui l’ozono e il particolato
secondario. Per questo motivo, oltre che per la sua tossicità diretta, è oggi considerato
uno degli inquinanti più critici rispetto al quale indirizzare le azioni di risanamento.
Infine gli ossidi di azoto intervengono nella formazione di piogge acide con
conseguenti danni alla vegetazione a seguito di un impoverimento dei terreni di ioni calcio,
magnesio, sodio e potassio e contemporanea liberazione di ioni metallici tossici per le
piante, mentre per quanto riguarda le problematiche igienico-sanitarie, le conseguenze più
frequenti sono riconducibili ad irritazioni e patologie a carico dell’apparato respiratorio, in
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particolare nei soggetti asmatici, con diminuzioni delle difese polmonari e
conseguente insorgenza di bronchiti, allergie ecc..
POLVERI SOTTILI (PM10)
Fino a qualche anno addietro le polveri atmosferiche venivano comunemente
definite con la sigla PTS(Particolato Totale Sospeso). Tale sigla comprendeva un insieme
eterogeneo di particelle solide volatili (organiche ed inorganiche) e di goccioline liquide
sospese nell’aria con dimensioni comprese tra 0,005 e 100 μm e che possono presentare
impatti sanitari e caratteristiche chimico/fisiche variabili e correlate alla fonte di
provenienza.
La presenza del particolato nell’ambiente è legata a fonti naturali (eruzioni
vulcaniche, polverosità terrestre, pollini ecc.) o puà derivare da diverse attività antropiche
quali emissioni da centrali termiche, da inceneritori, da processi industriali in genere, da
traffico e svariate altre.
Più recentemente si è compreso che solo una frazione del particolato totale ha
impatti sanitari, in quanto solo particelle sufficientemente piccole sono in grado di entrare
nell’apparato respiratorio umano.
E’ stata così individuata la frazione PM10, costituita dalle particelle di diametro
dinamico inferiore a 10 μm, che possono essere respirate dall’uomo.
Il possibile danno per l’organismo umano può derivare sia dalla tipologia propria
della particella di per sé tossica oppure, più frequentemente, a seguito di sostanze su di
esse depositatesi: in altre parole il articolato sospeso risulta, di fatto, il tramite che
consente la penetrazione, nell’apparato respiratorio dell’uomo, di sostanze potenzialmente
nocive.
Le particelle più piccole penetrano all’interno dell’apparato respiratorio sempre più
profondamente al decrescere della loro dimensione, così sono state individuate altre fasce
dimensionali: PM2.5 e Pm1, con diametri dinamici equivalenti di 2.5 e 1 μm, che possono
giungere agli alveoli polmonari e quindi al sangue dove depositano le sostanze trasportate
(IPA, metalli). La quota di PM2.5 sul PM10 varia mediamente, in Italia, tra il 40 e il 90% in
funzione del periodo dell’anno, del clima, del tipo di circolazione atmosferica, delle sorgenti
inquinanti.
Le fonti urbane di emissione di polveri PM10 sono principalmente i trasporti su
gomma e, in misura molto minore, gli impianti civili di riscaldamento. Relativamente agli
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impianti di riscaldamento, possono emettere polveri in particolare quelli
alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o legno mentre sono da ritenersi
trascurabili le emissioni di impianti alimentati a metano.
Tutti i mezzi di trasporto emettono polveri fini: in ogni caso i veicoli diesel, sia
leggeri che pesanti, emettono quantitativi di polveri, per chilometro percorso, maggiori
rispetto ai veicoli a benzina, riconosciuti comunque responsabili della produzione di
piccole quantità di questo inquinante. Altre emissioni sono attribuibili alla erosione del
manto stradale, all’usura di freni e pneumatici ed al risollevamento di polvere presente
sulla carreggiata. Un importante contributo alle concentrazioni misurate deriva poi dalla
formazione secondaria che avviene in atmosfera, alla quale contribuiscono anche altri
inquinanti tra cui IPA, ossidi di azoto, composti organici in genere.
Il presente capitolo riporta le stime effettuate sulla base dei flussi di Rifiuti Urbani
che caratterizzano lo scenario di piano e lo scenario inerziale così come definiti nei capitoli
precedenti.
Al fine di determinare il livello di emissioni in relazioni agli scenari considerati sono
stati presi a riferimento una serie di modelli di calcolo e di valori unitari di emissioni
derivanti da analisi diretta di fonti bibliografiche o da elaborazioni specifiche.
L’analisi delle emissioni è stata condotta seguendo le diverse fasi di gestione dei
Rifiuti Urbani e nello specifico:
- Raccolta.
In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito
dei veicoli sul territorio per la raccolta dei rifiuti, separandola dalla successiva fase di
trasporto dei rifiuti raccolti agli impianti di trattamento. La scelta di suddividere questa fase
da quella successiva deriva dalle direttive del PRGR in merito alle modalità di raccolta,
che determinano un impatto importante in termini di organizzazione del servizio inteso
come numero e tipologia di mezzi circolanti;
- Trasporto.
In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito
dei veicoli per il trasporto dei rifiuti successivamente alla loro raccolta verso gli impianti di
trattamento;
- Trattamento. in questa fase sono state prese in considerazione le emissioni
specifiche delle diverse tipologie di impianti di trattamento.
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Per quanto riguarda le emissioni climalteranti la fase di trattamento ha
preso in considerazione sia gli effetti diretti di emissione delle diverse tipologie
impiantistiche che gli effetti indiretti, tenendo conto quindi dei potenziali benefici o
incrementi nelle emissioni derivanti ad esempio dalla produzione di energia e/o calore (da
incenerimento, da combustione del biogas in discarica, da combustione di biogas
derivante da digestione anaerobica della FORSU) e dai risparmi energetici derivanti dalla
fase di riciclaggio rispetto alla produzione diretta da materie prime.
In relazione alle emissioni di NOx e PM10 sono state invece valutate
esclusivamente le emissioni dirette sia per la fase legata al traffico veicolare (raccolta e
trasporto) che per quella di trattamento.
Tale diverso approccio deriva dalla diversa natura delle emissioni considerate: con
la valutazione della CO2 si intende dare conto di un fattore di pressione globale che
esercita i propri effetti su scala planetaria come contributo all’effetto serra e al
cambiamento climatico, con la stima delle emissioni di NOx e PM10 si vuole invece fornire
una misura dell’impatto atteso sulla scala locale/nazionale direttamente imputabile alle
scelte di Piano.
8.2 RACCOLTA
La stima delle emissioni dalla fase di raccolta si è resa necessaria considerando le
direttive di piano in merito alle modalità di gestione di questa fase, tali da orientare la
trasformazione del sistema da un modello preminentemente stradale ad uno basato sulla
raccolta domiciliare o “porta a porta”.
Stante la difficoltà di reperire dati di bibliografia su questa tematica, la scelta è stata
quella di individuare un caso di studio per il quale fossero disponibili informazioni
sufficientemente approfondite e dal quale poter ricavare uno o più valori unitari di
emissione da applicare all’intero ATI1 per stimare l’impatto di questa fase di gestione.
Il Comune di Città di Castello ha recentemente modificato il proprio sistema di
raccolta passando da stradale a domiciliare per una consistente porzione della
popolazione (22000 ab. circa).
I dati analizzati, forniti dal gestore del servizio SO.GE.PU. SpA, hanno riguardato
alcuni parametri organizzativi del sistema di raccolta con il modello stradale (riferiti all’anno
2008) e con il modello domiciliare (riferiti al periodo aprile-dicembre 2009), quali:
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- Le modalità di raccolta, in termini di contenitori utilizzati e frequenza di
raccolta/svuotamento degli
stessi;
- Il tipo di mezzi utilizzati per la raccolta e la percorrenza chilometrica di ciascun tipo
di mezzo;
- Quantitativi raccolti.
I dati relativi all’anno 2009 sono stati utilizzati per stimare l’impatto del sistema di
raccolta domiciliare a livello di ATI estendendo le risultanze a tutti i comuni che andranno
ad implementare il modello di “pianura” (Città di Castello, San Giustino, Umbertine, Gubbio
e Gualdo Tadino).
Per i comuni minori in termini demografici per i quali è previsto il modello di raccolta
denominato di “appennino” si è considerato quale riferimento i dati relativi al Comune di
Citerna che dal mese di giugno 2010 implementerà il modello domiciliare in una porzione
rilevante di territorio così come sono stati stimati nel progetto esecutivo redatto dal gestore
del servizio SO.GE.PU. Spa.
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Comune di Città di Castello - anno 2008 raccolta stradale
Frazione
contenitori
frequenza di raccolta
indifferenziato
1243
2/3 su 7
organico
190
2/3 su 7
carta/cartone
100
1 su 7
carta/cartone cassonetto
79
1 su 15
carta/cartone campane
41
su chiamata
vetro e lattine
188
1 su 30
vetro e lattine
100
2 su 7
plastica
183
1 su 7
Comune di Città di Castello - anno 2009 raccolta domiciliare
Frazione
contenitori
frequenza di raccolta
indifferenziato
4897
2 su 7
Organico
4524
2 su 7
carta/cartone
4796
1 su 7
(biopattumiere)
1353
1 su 7
plastica (biopattumiere)
1470
1 su 7
(campane)
249
1 su 7
Plastica (cassonetti)
274
1 su 7
vetro/lattine
vetro
e
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lattine
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Comune di Citerna - anno 2008 raccolta stradale
Frazione
contenitori
frequenza di raccolta
indifferenziato
144
2/3 su 7
organico
0
non effettuato
carta/cartone
40
su chiamata
vetro e lattine
30
1 su 30
plastica
36
1 su 7
Comune di Citerna - anno 2009 raccolta domiciliare
Frazione
contenitori
frequenza di raccolta
indifferenziato
594
2 su 7
organico
595
2 su 7
carta/cartone
595
1 su 7
vetro e lattine
70
1 su 7
plastica
80
1 su 7
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90/ 140
Comune di Città di Castello - anno 2008 raccolta stradale - percorrenze km/anno
Frazione
compattatore monoperatore
indifferenziato
65520
compattatore posteriore
Motocarro
15600
23920
6240
vetro e lattine
plastica
minicompattatore
14560
organico
carta/cartone
automezzo 3 assi con gru
2520
960
2000
2080
10920
Comune di Città di Castello - anno 2009 raccolta domiciliare - percorrenze km/anno
Frazione
compattatore monoperatore
compattatore posteriore
indifferenziato
49920
17000
minicompattatore
Motocarro
55000
15000
organico
60000
17000
carta/cartone
17000
7000
vetro e lattine
plastica
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automezzo 3 assi con gru
8320
18.720
7300
6900
91/ 140
Comune di Citerna - anno 2008 raccolta stradale - percorrenze km/anno (compreso trasporto ad esclusione del vetro)
Frazione
indifferenziato
compattatore monoperatore
compattatore posteriore
automezzo 3 assi con gru
12480
minicompattatore
Motocarro
3120
organico
carta/cartone
2600
vetro e lattine
plastica
480
2600
Comune di Citerna - anno 2009 raccolta domiciliare - percorrenze km/anno (dato stimato)
Frazione
indifferenziato
compattatore monoperatore
compattatore posteriore
automezzo 3 assi con gru
3120
minicompattatore
16640
organico
14560
carta/cartone
16640
vetro e lattine
plastica
REV1 del 03/06/2010
Motocarro
2080
5.200
92/ 140
1560
Comune di Città di Castello - quantitativi raccolti in ton/anno
Frazione
modello stradale
modello domiciliare
indifferenziato
17042
8622
organico
170
2910
carta/cartone
1017
4853
vetro e lattine
652
1873
plastica
299
1054
totale
19179
19312
Comune di Citerna - quantitativi raccolti in ton/anno
Frazione
modello stradale
modello domiciliare
indifferenziato
1289
649
organico
0
224
carta/cartone
94
355
vetro e lattine
48
144
plastica
38
81
totale
1469
1453
Nelle valutazioni descritte si tiene conto esclusivamente delle emissioni derivanti
dalle principali frazioni raccolte dal gestore del servizio sul territorio, senza considerare
altre emissioni quali in particolare quelle determinate dal conferimento da parte degli utenti
presso i Centri di Raccolta (ex stazioni ecologiche) o da raccolte a chiamata. Questo
aspetto non è stato affrontato in un’ottica di confronto tra due diversi modelli di raccolta per
entrambi i quali il ricorso ai Centri di Raccolta rappresenta un aspetto importante della
gestione e con un utilizzo già ampiamente consolidato anche con modalità di raccolta
stradale e per questo considerato elemento neutro.
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Per il calcolo delle emissioni sono stati ricavati valori unitari (espressi in
g/km) per gli inquinanti considerati utilizzando dati di letteratura tra i quali le
schede di analisi LCA del PRGR della Regione Umbria e il Piano Provinciale di Gestione
Rifiuti della Provincia di Bologna.
Come ipotesi generale è stata considerata una pendenza dei percorsi uguale a zero
e viaggi sempre a pieno carico su strade extraurbane.
Per tutti i mezzi si è ipotizzata una motorizzazione diesel EURO III.
La Tabella seguente riporta i fattori di emissione considerati per tipologia di mezzo.
Emissioni unitarie g/km
tipologia
massa
Nox
PM10
CO2
N2O
CH4
CO2eq
motocarro
<3,5 t
1,13E+00
1,25E-01
2,33E+02
3,00E-03
7,58E-03
2,34E+02
Isuzo 35
3,5-7 t
2,73E+00
1,52E-01
3,41E+02
3,00E-03
6,90E-03
3,42E+02
compattatore piccolo
7-12 t
4,49E+00
1,81E-01
5,46E+02
3,00E-03
6,90E-03
5,47E+02
compattatore medio
14-20 t
6,87E+00
2,11E-01
7,54E+02
5,00E-03
2,40E-02
7,56E+02
monoperatore / automezzo 20-26 t
8,62E+00
2,40E-01
9,63E+02
5,00E-03
2,40E-02
9,65E+02
compattatore
3 assi con gru
Applicando i parametri descritti alle percorrenze si è ottenuta una stima delle
emissioni complessive per il Comune di Città di Castello e per il Comune di Citerna nel
modello si gestione basato sulla raccolta domiciliare e in quello basato sulla raccolta
stradale.
REV1 del 03/06/2010
94/ 140
Tali dati sono riportati nelle tabelle che seguono.
Comune di Città di Castello – modello raccolta stradale
RACCOLTA STRADALE
Nox (t)
Frazione
compattatoremonoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,564782
0,100027
0,000000
0,042588
0,000000
organico
0,000000
0,164330
0,000000
0,000000
0,000000
carta/cartone
0,053789
0,000000
0,021722
0,002621
0,000000
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,017240
0,005678
0,000000
plastica
0,094130
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t/anno)
0,712702
0,264358
0,038962
0,050887
0,000000
TOTALE (t/anno)
1,067
TOTALE (t per t raccolta) 5,56E-05
RACCOLTA STRADALE
PM10 (t)
Frazione
compattatore monoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,015725
0,003072
0,000000
0,002371
0,000000
organico
0,000000
0,005047
0,000000
0,000000
0,000000
carta/cartone
0,001498
0,000000
0,000605
0,000146
0,000000
REV1 del 03/06/2010
95/ 140
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,000480
0,000316
0,000000
plastica
0,002621
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t/anno)
0,019843
0,008119
0,001085
0,002833
0,000000
TOTALE (t/anno)
0,032
TOTALE (t per t raccolta) 1,66E-06
RACCOLTA STRADALE
CO2eq (t)
Frazione
compattatore monoperatore compattatore posteriore automezzo 3 assi con gru minicompattatore Motocarro
indifferenziato
63,226800
11,007360
0,000000
5,335200
0,000000
organico
0,000000
18,083520
0,000000
0,000000
0,000000
carta/cartone
6,021600
0,000000
2,431800
0,328320
0,000000
vetro e lattine
0,000000
0,000000
1,930000
0,711360
0,000000
plastica
10,537800
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t/anno)
79,786200
29,090880
4,361800
6,374880
0,000000
TOTALE (t/anno)
119,614
TOTALE (t per t raccolta) 6,24E-03
REV1 del 03/06/2010
96/ 140
Comune di Città di Castello – modello raccolta domiciliare
RACCOLTA
Nox (t)
DOMICILIARE
compattatore
compattatore
automezzo
monoperatore
posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,070710
0,116790
0,000000
0,247611
0,016950
organico
0,000000
0,000000
0,000000
0,271007
0,019210
carta/cartone
0,000000
0,000000
0,000000
0,079825
0,007910
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,108295
0,000000
0,008249
plastica
0,243663
0,000000
0,000000
0,000000
0,007797
subTOTALE (t)
0,314373
0,116790
0,108295
0,598443
0,060116
TOTALE (t)
1,198
compattatore
compattatore
automezzo
monoperatore
posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
0,001969
0,003587
0,000000
0,013786
Frazione
TOTALE
(t
per
t
raccolta)
6,20E-05
RACCOLTA STRADALE
PM10 (t)
Frazione
indifferenziato
REV1 del 03/06/2010
3
97/ 140
3
0,001875
organic
0,00000
0,000000
0,000000
0,015089
0,002125
carta/cartone
0,000000
0,000000
0,000000
0,004444
0,000875
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,003015
0,000000
0,000913
plastica
0,006784
0,000000
0,000000
0,000000
0,000863
subTOTALE (t)
0,008753
0,003587
0,003015
0,033320
0,006650
TOTALE (t)
0,055
compattatore
compattatore
automezzo
monoperatore
posteriore
assicon gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
7,915895
12,852000
0,000000
31,019400
3,511338
organico
0,000000
0,000000
0,000000
33,950340
3,979516
carta/cartone
0,000000
0,000000
0,000000
10,000080
1,638624
vetro e lattine
0,000000
0,000000
12,123488
0,000000
1,708851
plastica
27,277848
0,000000
0,000000
0,000000
1,615215
subTOTALE (t)
35,193743
12,852000
12,123488
74,969820
12,453544
TOTALE (t)
147,593
TOTALE (t per traccolta) 2,86E-06
RACCOLTA STRADALE
CO2eq (t)
Frazione
TOTALE
raccolta)
REV1 del 03/06/2010
(t
per
t
7,64E-03
98/ 140
3
Comune di Citerna – modello raccolta stradale
RACCOLTA STRADALE Nox (t)
compattatore
Frazione
compattatore
automezzo 3
monoperatore posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,107578
0,000000
0,000000
0,008518
0,000000
organico
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
carta/cartone
0,022412
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,004138
0,000000
0,000000
plastica
0,022412
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t)
0,152402
0,000000
0,004138
0,008518
0,000000
TOTALE (t)
0,165
compattatore
automezzo 3
TOTALE
raccolta)
(t
per
t
1,12E-04
RACCOLTA STRADALE PM10 (t)
Frazione
compattatore
monoperatore posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,002995
0,000000
0,000000
0,000474
0,000000
organico
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
REV1 del 03/06/2010
99/ 140
carta/cartone
0,000624
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,000115
0,000000
0,000000
plastica
0,000624
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t)
0,004243
0,000000
0,000115
0,000474
0,000000
TOTALE (t)
0,005
compattatore
automezzo 3
TOTALE
(t
per
t
raccolta)
3,29E-06
RACCOLTA STRADALE CO2eq (t)
compattatore
Frazione
monoperatore posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
12,043200
0,000000
0,000000
1,067040
0,000000
organico
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
carta/cartone
2,509000
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,463200
0,000000
0,000000
plastica
2,509000
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t)
17,061200
0,000000
0,463200
1,067040
0,000000
TOTALE (t)
18,591
TOTALE
raccolta)
REV1 del 03/06/2010
(t
per
t
1,27E-02
100/ 140
Comune di Citerna – modello raccolta domiciliare
RACCOLTA
Nox (t)
DOMICILIARE
compattatore
Frazione
compattatore automezzo 3
monoperatore posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,026894
0,000000
0,000000
0,045427
0,000000
organico
0,000000
0,000000
0,000000
0,039749
0,000000
carta/cartone
0,000000
0,000000
0,000000
0,045427
0,001763
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,017930
0,000000
0,000000
plastica
0,044824
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t)
0,071718
0,000000
0,017930
0,130603
0,001763
TOTALE (t)
0,222
TOTALE
raccolta)
(t
per
t
1,53E-04
RACCOLTA STRADALE PM10 (t)
Frazione
compattatore
compattatore automezzo 3
monoperatore posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
0,000749
0,000000
0,000000
0,002529
0,000000
organico
0,000000
0,000000
0,000000
0,002213
0,000000
REV1 del 03/06/2010
101/ 140
carta/cartone
0,000000
0,000000
0,000000
0,002529
0,000195
vetro e lattine
0,000000
0,000000
0,000499
0,000000
0,000000
plastica
0,001248
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t)
0,001997
0,000000
0,000499
0,007272
0,000195
TOTALE (t)
0,010
TOTALE
(t
per
t
raccolta)
6,86E-06
RACCOLTA STRADALE CO2eq (t)
compattatore
Frazione
compattatore automezzo 3
monoperatore posteriore
assi con gru
minicompattatore Motocarro
indifferenziato
3,010800
0,000000
0,000000
5,690880
0,000000
organico
0,000000
0,000000
0,000000
4,979520
0,000000
carta/cartone
0,000000
0,000000
0,000000
5,690880
0,365179
vetro e lattine
0,000000
0,000000
2,007200
0,000000
0,000000
plastica
5,018000
0,000000
0,000000
0,000000
0,000000
subTOTALE (t)
8,028800
0,000000
2,007200
16,361280
0,365179
TOTALE (t)
26,762
TOTALE
raccolta)
REV1 del 03/06/2010
(t
per
t
1,84E-02
102/ 140
I risultati ottenuti, riportati nell’ultima riga di ciascuna delle tabelle precedenti,
rappresentano i fattori unitari di emissione (tonnellate emesse per tonnellata trasportata)
che sono stati applicati ai valori stimati relativi ai quantitativi raccolti a livello di ATI
(suddivisi in comuni caratterizzati dal modello di “pianura” e quelli con il modello di
“appennino”) per stimare le emissioni derivanti dalla fase di raccolta nei due scenari di
piano ipotizzati: lo scenario di piano (A) e quello inerziale (0), in cui si è ipotizzato di
mantenere una modalità di raccolta analoga a quella attuale.
Il calcolo è stato effettuato all’anno 2013, anno in cui si prevede sia a regime il
sistema di gestione ipotizzato nel Piano di Ambito dell’ATI 1 (compresa la dotazione
impiantistica).
I quantitativi considerati nei due scenari sono i seguenti:
ANNO 2013
PRODUZIONE RIFIUTI (t)
Pianura (t)
Appennino (t)
scenario 0
94623
82254
12369
scenario A
78891
68578
10313
La tabella e il grafico che seguono evidenziano il raffronto delle emissioni in
atmosfera dei principali inquinanti, limitatamente alla fase di raccolta, nei due scenari
considerati.
Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013)
Var.
Inquinante
scenario inerziale (0)
scenario di piano (A)
CO2 eq. [t]
669,5
713,7
44,2
6,60
PM10 [t]
0,2
0,3
0,1
50,43
Nox [t]
6,0
5,8
-0,1
-2,27
REV1 del 03/06/2010
103/ 140
assoluta
%
EMISSIONI CO2 eq. - FASE DI RACCOLTA
raffronto scenario inerziale (0) vs. scenario di piano (A) - stim a anno 2013
720,0
713,7
710,0
700,0
[ton]
690,0
680,0
670,0
669,5
660,0
650,0
640,0
scenario inerziale (0)
scenario di piano (A)
Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013)
EMISSIONI PM10 - FASE DI RACCOLTA
raffronto scenario inerziale (0) vs. scenario di piano (A) - stim a anno 2013
0,3
0,3
0,3
[ton]
0,2
0,2
0,2
0,1
0,1
0,0
scenario inerziale (0)
scenario di piano (A)
Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013)
REV1 del 03/06/2010
104/ 140
EMISSIONI NOx - FASE DI RACCOLTA
raffronto scenario inerziale (0) vs. scenario di piano (A) - stim a anno 2013
6,0
6,0
6,0
[ton]
5,9
5,9
5,8
5,8
5,8
scenario inerziale (0)
scenario di piano (A)
Emissioni totali della fase di raccolta (anno 2013)
Dalla stima effettuata emerge chiaramente un aumento delle emissioni considerate
in funzione della tipologia di raccolta, fatta eccezione per gli NOx che registrano una lieve
flessione.
Il comportamento dei singoli fattori inquinanti non è analogo e le variazioni tra uno
scenario e l’altro sono decisamente più marcate per quanto riguarda l’emissione di PM10
(+ 50,43%), meno importanti relativamente a CO2 (+ 6,60%).
La stima effettuata risente dell’incertezza derivante dall’essere stata definita sulla
base di solo due casi reali e non tiene quindi conto di una serie di parametri in grado di
determinare importanti variazioni nelle modalità di erogazione del servizio e quindi delle
tipologie di mezzi impiegati e delle rispettive percorrenze, quali ad esempio:
Densità di popolazione. E’ intuitivo che quanto più disperso è un territorio tanto
maggiore sarà la percorrenza dei mezzi per unità di rifiuto raccolto. Parimenti in realtà a
maggiore densità abitativa ci si aspetterà una maggiore resa dei mezzi in termini di rifiuti
raccolti per km percorso;
Tipologia di percorso. I fattori di emissione variano in funzione della tipologia di
strada percorsa, con valori generalmente più elevati per percorsi urbani. Questo aspetto
tende in qualche modo, ad un’analisi meramente qualitativa, a controbilanciare in termini
REV1 del 03/06/2010
105/ 140
di emissioni complessive, quello descritto al punto precedente: un percorso di
raccolta in ambito urbano ha una maggiore emissione in g/km percorso, ma per
contro anche una maggiore resa in termini di kg raccolti per km percorso e quindi una
minore percorrenza complessiva per kg raccolto.
Un ulteriore elemento di riflessione è legato all’evoluzione dei sistemi di raccolta
domiciliare e alle diverse possibilità di implementazione degli stessi:
Il modello di Città di Castello
e Citerna rappresenta solo una delle possibili
configurazioni del servizio che possono venire strutturate a partire dalle direttive di Piano.
Fermo restando il ruolo centrale della separazione domiciliare secco-umido, il
mantenimento o meno di alcune raccolte con modalità stradale per alcune frazioni secche
riciclabili potrebbe determinare degli scostamenti nel carico di emissioni inquinanti.
Gli standard di servizio previsti nel modello valutato sono quelli tipici di un sistema
domiciliare in fase di prima attivazione; è un
fatto ormai consolidato che tali sistemi
possano evolvere nella direzione di una riduzione delle frequenze di raccolta, in particolare
per il residuo secco non recuperabile la cui frequenza può venire ridotta a settimanale o
addirittura quindicinale.
Occorre inoltre sottolineare come il confronto sia stato fatto ipotizzando l’utilizzo di
mezzi della stessa categoria (diesel EURO III). Concentrando l’analisi sullo scenario di
piano andrebbe invece valutata un’evoluzione delle caratteristiche emissive dei mezzi di
raccolta verso soluzioni a minore impatto ambientale che è lecito attendersi anche solo per
una naturale evoluzione tecnologica e normativa del parco mezzi circolante che
inevitabilmente condizionerebbe il gestore del servizio e che in tale fase si trascura in
quanto trattasi di ipotesi conservativa.
8.3 TRASPORTO
I dati di input per il calcolo sono stati ricavati sulla base dei flussi di rifiuti previsti
nello scenario di piano (A) e dello scenario di riferimento (0) così come stimati dal PRGR.
Le frazioni di rifiuto considerate in questa fase sono: RUR, FORSU, Verde, Carta e
Cartone, Plastica, Vetro e Metalli che sommate costituiscono la quasi-totalità dei rifiuti
raccolti nei due scenari considerati.
Per il RUR sono state inoltre stimate le emissioni derivante dal trasporto degli scarti
di trattamento (sovvalli) nei due diversi scenari.
REV1 del 03/06/2010
106/ 140
Il primo passo della valutazione è consistito nell’analisi dell’attuale
sistema impiantistico di riferimento e di quello previsto dal piano e nella analisi
dello schema dei flussi dei rifiuti nelle due ipotesi.
Nelle tabelle successive sono indicate le destinazioni impiantistiche ipotizzate nella
situazione attuale e nell’anno di andata a regime del piano d’ambito (2013).
Naturalmente per le valutazioni relative allo scenario tendenziale (0) è stato fatto
sempre riferimento alla situazione attuale fatta eccezione per lo smaltimento finale dei
sovvalli in quanto al 2013, in assenza di azioni pianificatorie, non sarà possibile smaltire a
Belladanza i sovvalli, pertanto si è ipotizzato di smaltire in una discarica da individuare
posta nel raggio di 75km dall’impianto di selezione di Ponterio.
Sulla base dei flussi quantitativi previsti negli scenari considerati e delle
caratteristiche dei mezzi ipotizzati per il trasporto di ciascuna frazione è stato definito il
numero complessivo di viaggi necessari per il trasporto di ciascuna frazione agli impianti di
riferimento
Il numero di viaggi necessario per il trasporto della singola merceologia presso gli
impianti di trattamento è stata poi combinata con quello relativo alle distanze chilometriche
al fine di ottenere, per ogni frazione e tipologia di mezzo, le percorrenze complessive.
Le tabelle che seguono illustrano le destinazioni impiantistiche considerate nei due
diversi scenari di riferimento.
SCENARIO A – scenario di piano
MERCEOLOGIA
Rifiuti urbano non recuperabile (RUR)
IMPIANTO DI DESTINAZIONE
Impianto di selezione in Loc. Belladanza (Città di
Castello)
Organico
Impianto di trattamento in Loc. Belladanza (Città di
Castello)
Carta, Plastica, Vetro e metalli
Impianto di valorizzazione delle frazioni secche da
raccolta differenziata in Comune di Gubbio
Residuo di selezione (sovvallo)
Impianto di termovalorizzazione provinciale assunto
nel Comune di Perugia
REV1 del 03/06/2010
107/ 140
SCENARIO 0 – scenario inerziale
MERCEOLOGIA
IMPIANTO DI DESTINAZIONE
Rifiuti urbano non recuperabile (RUR)
Impianto di selezione in Loc. Ponterio (Perugia)
Organico
Impianto di compostaggio di Pietramelina (Perugia)
Carta, Plastica
Comuni
dell’Altotevere:
piattaforma
della
ditta
Cerroni Dino e Figli in loc. Monterchi (AR)
Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della
ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG)
Vetro e metalli
Comuni dell’Altotevere: piattaforma localizzata a
distanza di km 65
Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della
ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG)
Residuo di selezione (sovvallo)
REV1 del 03/06/2010
Discarica da individuare (ipotesi 75 km da Ponterio)
108/ 140
Le tabelle che seguono descrivono la stima delle emissioni effettuata.
frazione
RUR
modello
semirimorchio
peso a vuoto (t)
20
portata utile (t)
24
scenario A
scenario 0
num. viaggi Area Gualdese
195
400
num. viaggi Eugubino
269
552
num. viaggi Altotevere
0
1292
num. viaggi sovvalli
785
1683
distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest.
73,8
41,7
distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest.
51,2
32,3
distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest.
0
42,7
distanza Belladanza - termovalorizzatore ATI2
60
n.a.
n.a.
75,0
150640
431836
distanza
impianto
selezione
Ponterio
–
discarica
regionale
totale km annui
frazione
ORGANICO+VERDE
modello
semirimorchio
peso a vuoto (t)
20
portata utile (t)
24
scenario A
scenario 0
num. viaggi Area Gualdese
101
50
num. viaggi Eugubino
140
69
num. viaggi Altotevere
0
161
distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest.
73,8
61,0
distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest.
51,2
43,7
distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp. di dest.
0
31,8
29286
22292
totale km annui
REV1 del 03/06/2010
109/ 140
frazione
CARTA
modello
semirimorchio
compattatore 3 assi
peso a vuoto (t)
20
15
portata utile (t)
20
7
scenario A
scenario 0
num. viaggi Area Gualdese
438
424
num. viaggi Eugubino
0
585
num. viaggi Altotevere
495
551
distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest.
27
7,8
distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest.
0
24,0
47
13,2
totale km compattatore 3 assi
23639
49239
totale km semirimorchio
46523
0
frazione
PLASTICA
modello
semirimorchio
compattatore 3 assi
peso a vuoto (t)
20
15
portata utile (t)
13
2,5
scenario A
scenario 0
num. viaggi Area Gualdese
238
161
num. viaggi Eugubino
0
222
num. viaggi Altotevere
148
520
distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest.
27
7,8
distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest.
0
24,0
47
13,2
totale km compattatore 3 assi
12847
26868
totale km semirimorchio
13892
0
distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp.
di dest.
distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp.
di dest.
REV1 del 03/06/2010
110/ 140
frazione
VETRO
container
container
scarrabile 3 assi
scarrabile 3 assi
peso a vuoto (t)
15
15
portata utile (t)
10
10
scenario A
scenario 0
num. viaggi Area Gualdese
167
133
num. viaggi Eugubino
0
183
num. viaggi Altotevere
539
430
distanza stazione di trasf. Gualdo - imp. di dest.
27
7,8
distanza stazione di trasf. Gubbio - imp. di dest.
0
24,0
47
65,0
59731
66724
modello
distanza stazione di trasf. Città di Castello - imp.
di dest.
totale km
Moltiplicando le percorrenze chilometriche annue dei mezzi per i valori unitari di
emissione espressi in g/km della tabella seguente si ottiene una stima dei valori globali di
emissione per la fase di trasporto.
Emissioni unitarie g/km
tipologia
massa
Nox
PM10
CO2
N2O
CH4
CO2eq
semirimorchio
40-50 t
1,17E+01
2,95E-01
1,35E+03
9,00E-03
2,40E-02
1,35E+03
compattatore 3 assi
20-26 t
8,62E+00
2,40E-01
9,63E+02
5,00E-03
2,40E-02
9,65E+02
REV1 del 03/06/2010
111/ 140
CO2 eq [t]
var
FRAZIONE
SCENARIO A
SCENARIO 0
%
RUR (compreso sovvalli)
203,365
582,978
-65%
ORGANICO+VERDE
39,536
30,094
31%
CARTA
85,617
47,516
80%
PLASTICA
31,152
25,928
20%
VETRO E METALLI
57,641
64,389
-10%
TOTALE
417,311
750,904
-44%
PM10 [t]
var
FRAZIONE
SCENARIO A
SCENARIO 0
%
RUR
0,044
0,127
-65%
ORGANICO+VERDE
0,009
0,007
31%
CARTA
0,019
0,012
64%
PLASTICA
0,007
0,006
11%
VETRO E METALLI
0,014
0,016
-10%
TOTALE
0,094
0,168
-44%
NOx [t]
var
FRAZIONE
SCENARIO A
SCENARIO 0
%
RUR
1,762
5,052
-65%
ORGANICO+VERDE
0,343
0,261
31%
CARTA
0,748
0,424
76%
PLASTICA
0,273
0,232
18%
VETRO E METALLI
0,515
0,575
-10%
TOTALE
3,641
6,544
-44%
REV1 del 03/06/2010
112/ 140
Dalla stima effettuata si evince chiaramente una netta diminuzione (-44%) delle
emissioni di inquinanti dovuta alla fase di trasporto per lo scenario di piano (A) rispetto a
quello inerziale (O).
L’aumento delle emissioni per il trasporto dell’organico, della carta e della plastica è
dovuto principalmente all’incremento dei quantitativi stimati nello scenario di piano rispetto
a quello inerziale( 65% contro 40% di RD).
EMISSIONI CO2eq - FASE DI TRASPORTO
800,000
CO2 eq [t] SCENARIO A
CO2 eq [t] SCENARIO 0
700,000
600,000
500,000
[t]
400,000
300,000
200,000
100,000
REV1 del 03/06/2010
M
E
O
TR
VE
113/ 140
TO
TA
LE
ET
AL
LI
A
PL
A
C
AR
ST
IC
TA
D
ER
+V
O
IC
G
AN
R
O
R
U
R
(c
om
pr
es
o
so
vv
al
l i)
E
0,000
EMISSIONI PM10 - FASE DI TRASPORTO
0,180
0,160
PM10 [t] SCENARIO A
PM10 [t] SCENARIO 0
0,140
0,120
[t]
0,100
0,080
0,060
0,040
0,020
M
O
R
VE
TR
G
AN
O
E
PL
A
TO
TA
LE
ET
AL
LI
A
ST
IC
TA
AR
IC
O
C
+V
R
ER
U
D
R
E
0,000
EMISSIONI NOx - FASE DI TRASPORTO
7,000
NOx [t] SCENARIO A
6,000
NOx [t] SCENARIO 0
5,000
[t]
4,000
3,000
2,000
1,000
M
E
O
VE
114/ 140
TO
TA
LE
ET
AL
LI
A
ST
IC
TR
G
AN
R
O
REV1 del 03/06/2010
PL
A
TA
AR
C
IC
O
+V
R
ER
U
R
D
E
0,000
8.4 FASE DI TRATTAMENTO/SMALTIMENTO
Le tabelle che seguono descrivono nei due scenari considerati la collocazione e la
tipologia di impianti assunti alla base delle stime di emissione
SCENARIO A – scenario di piano
MERCEOLOGIA
Rifiuti urbano non recuperabile (RUR)
IMPIANTO DI DESTINAZIONE
Impianto di trattamento in Loc. Belladanza (Città di
Castello)
Organico
Impianto di trattamento (digestione anaerobica) in
Loc. Belladanza (Città di Castello)
Carta, Plastica, Vetro e metalli
Impianto di valorizzazione delle frazioni secche da
raccolta differenziata in Comune di Gubbio
Residuo di selezione (sovvallo)
Impianto di termovalorizzazione provinciale assunto
nel Comune di Perugia
SCENARIO 0 – scenario inerziale
MERCEOLOGIA
IMPIANTO DI DESTINAZIONE
Rifiuti urbano non recuperabile (RUR)
Impianto di selezione in Loc. Ponterio (Perugia)
Organico
Impianto di compostaggio di Pietramelina (Perugia)
Carta, Plastica
Comuni
dell’Altotevere:
piattaforma
della
ditta
Cerroni Dino e Figli in loc. Monterchi (AR)
Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della
ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG)
Vetro e metalli
Comuni dell’Altotevere: piattaforma localizzata a
distanza di km 65
Comuni dell’Eugubino-Gualdese: piattaforma della
ditta GESECO in loc. Fossato di Vico (PG)
Residuo di selezione (sovvallo)
REV1 del 03/06/2010
Discarica da individuare (ipotesi 75 km da Ponterio)
115/ 140
8.4.1 SMALTIMENTO IN DISCARICA
Il conferimento di rifiuti in discarica produce significative quantità di metano (CH4).
Oltre al metano vengono prodotte anche emissioni di anidride carbonica di origine
biogenica (CO2) e altri composti organici volatili così come piccoli quantitativi di protossido
di azoto (NO2) e monossido di carbonio (CO).
Nella determinazione delle emissioni derivanti dallo smaltimento dei rifiuti in
discarica ci si è avvalsi di fattori di emissione unitari disponibili in letteratura e che derivano
da stime effettuate applicando il modello di calcolo predisposto dall’Intergovernmental
Panel on Climate Ch’ange (IPCC).
Va rilevato che il modello IPCC non include le emissioni di CO2 derivanti dalla
decomposizione di biomasse in quanto di origine biogenica e per il quale viene ipotizzato
un sostanziale pareggio nelle emissioni considerando che in tempi sufficientemente lunghi
questa CO2 venga nuovamente incorporata in biomasse e quindi sottratta dall’atmosfera.
I flussi di rifiuti che sono stati valutati in questa fase riguardano:
Rifiuti avviati a discarica come scarti del processo di Trattamento Meccanico
Biologico;
Rifiuti
avviati
a
discarica
come
FOS
(Frazione
Organica
Stabilizzata)
generata dal processo di biostabilizzazione successivo al trattamento meccanico.
Per il calcolo delle emissioni indirette (evitate con la produzione di energia
elettrica dalla combustione del biogas prodotto) sono
stati ricavati i quantitativi di
metano recuperato come output del modello di calcolo utilizzato. Sono stati inoltre
ipotizzati i seguenti parametri per definire il risparmi di emissioni espresse in termini di
tonnellate di CO2 equivalente:
Potere calorifico del metano: 55 MJ/kg CH4;
Efficienza elettrica di trasformazione del biogas: 33%.
La tabella che segue riporta i valori unitari di CO2 equivalente che sono stati assunti
per la stima.
REV1 del 03/06/2010
116/ 140
Tabella - Fattori unitari di emissione (g/t trattata) derivanti dal conferimento di
rifiuti in discarica (dirette + indirette)
Tipologia di rifiuto conferito
emissioni CO2, g/t rifiuto
post-TMB
FOS
758,60
170,16
Per la stima delle emissioni di NOX e PM10 da smaltimento in discarica è stato fatto
riferimento ai moduli presenti nella banca dati ANPA I-LCA (2000) suddivisi in funzione
delle frazione merceologiche di rifiuto conferito, e riportate nella Tabella sottostante.
Tabella - Fattori unitari di emissione per smaltimento in discarica (kg/t conferita)
emissioni (kg/t)
Post-TMB
NOx
PM10
8,07E-04
4,36E-06
FOS
8,61E-02
3,96E-04
L’utilizzo dei fattori unitari di emissione così calcolati permette quindi una stima
della distribuzione annua delle emissioni derivanti dallo smaltimento in discarica riportata
in Tabella per lo scenario di piano e per lo scenario inerziale.
Tabella – Emissioni da conferimento in discarica (ton)
SCENARIO
PIANO
DI
SCENARIO
INERZIALE
Post-TMB
CO2
2,13E+04
NOX
2,26E+01
PM10
1,22E-01
FOS
NOX
4,16E-01
6,16E-01
PM10
1,91E-03
2,84E-03
CO2
8,26E+02
1,23E+03
REV1 del 03/06/2010
117/ 140
2.3.2
SMALTIMENTO TRAMITE INCENERIMENTO CON RECUPERO
ENERGETICO
Emissioni climateranti: CO2 equivalente
Per il calcolo delle emissioni climateranti dal trattamento termico dei rifiuti presso
l’impianto dell’ATI n° 2, si è utilizzato il modello presente nella banca dati ANPA I-LCA
(2000) denominato “Incenerimento (a secco + CA + SNCR) CDR da selezione” come
impianto rappresentativo del sovvallo secco che deriva dalla preselezione destinato a
trattamento termico.
I flussi di input/output presi in considerazione per l’impianto di trattamento termico
del sovvallo secco sono riportati nella tabella seguente:
Tabella – Emissioni impianti di trattamento termico (riferite a 1 Kg di rifiuto)
Composto
Unità
misura
di
Emissioni trattamento termico sovvallo
secco
CO2
g
7,10E-01
NOX
g
1,05E-03
PM10
g
9,99E-06
Si precisa che il valore delle emissioni di PM10 risulta sovrastimato in quanto in
realtà è riferito al particolato che comprende tutte le particelle solide e liquide disperse
nell’atmosfera con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron e oltre.
Per quanto riguarda la valutazione delle emissioni evitate per effetto dell’utilizzo
dell’energia termica prodotta dall’incenerimento è stato fatto riferimento a valori di
letteratura che si riferiscono ad una stima effettuata sulla base di uno studio
condotto dalla società Eunomia (Greenhouse Gas Balances of Waste Management
Scenarios, Eunomia & EnviroCentre, 2008) attraverso le seguenti ipotesi:
a.
Fonti di produzione di calore sostituite dalla produzione di calore da
incenerimento;
b. Emissioni unitarie legate a ciascuna fonte;
Grado di utilizzo di ciascuna fonte, dal momento che il calore da incenerimento è
generato con continuità e non sempre può venire utilizzato (ad esempio per caduta
della domanda durante la notte o in stagioni non invernali).
Il valore assunto per il calcolo è il seguente:
REV1 del 03/06/2010
118/ 140
Tabella - valore unitario di emissioni evitate per effetto dell’incenerimento
emissioni unitarie e v i t a t e (tCO2/t trattate)
0,31
I valori di emissione (espressi come tonnellate di CO2) risultanti dall’applicazione,
nelle ipotesi descritte, dei valori unitari precedentemente riportati sono sintetizzati nella
Tabella che segue.
TRATTAMENTO TERMICO SOVVALLO
INQUINANTE
SCENARIO DI PIANO
CO2
1,34E+04
NOX
1,98E+01
PM10
1,88E-01
emissioni CO2 evitate
-5,84E+03
8.4.2 TRATTAMENTO DELLE FRAZIONI SECCHE RICICLABILI
Per la stima delle emissioni dirette ed indirette derivanti dal trattamento delle
principali frazioni riciclabili (sono state prese in considerazione le seguenti: CARTA E
CARTONE, PLASTICA, VETRO E METALLI) ci si è avvalsi dei valori unitari riportati nello
studio dell’European Topic Center on Resourses and Waste Management “Municipal
waste management and greenhouse gases”, sia per le emissioni dirette dei processi di
riciclaggio che per quelle indirette derivanti dai processi produttivi che impiegano rifiuti
come imput in sostituzione di materie prime vergini.
La Tabella riporta i valori unitari di emissione per i diversi processi di riciclaggio,
calcolati considerando un fattore di conversione CH4 > CO2 pari a 21 e un fattore di
conversione N2O > CO2 pari a 310.
La successiva Tabella riporta invece le corrispondenti emissioni indirette, cioè
evitate, per gli analoghi processi.
REV1 del 03/06/2010
119/ 140
Tabella - Emissioni climalteranti DIRETTE derivanti dai processi di riciclaggio
– valori unitari (kg CO2e/t)
Frazione di rifiuto
CARTA
PLASTICA
VETRO
gCO2/g materiale
E
gNOX/g materiale
1,10E-01
1,30E+00
2,10E-02
E
kgCO2e/t materiale
3,06E-06
7,04E-07
1,92E-08
115,51
1.312,86
21,22
Tabella - Emissioni climalteranti INDIRETTE (evitate) derivanti dai processi di riciclaggio
– valori unitari (kg CO2e/t)
Frazione di rifiuto
KgCO2e/t t r a t t a t a
CARTA E CARTONE
PLASTICA
VETRO E METALLI
-680
-1.710
-180
Tabella – Emissioni climalteranti derivanti dal processo di riciclaggio dei rifiuti
CARTA E CARTONE (valori in t)
INQUINANTE
SCENARIO DI PIANO
SCENARIO INERZIALE
CO2
1,89E+03
1,83E+03
NOX
5,26E-02
5,10E-02
CO2e
1,99E+03
1,92E+03
-1,17E+04
-1,13E+04
CO2e
INDIRETTA
PLASTICA (valori in t)
INQUINANTE SCENARIO DI PIANO
SCENARIO INERZIALE
CO2
4,34E+03
2,93E+03
NOX
2,35E-03
1,59E-03
CO2e
4,38E+03
2,96E+03
-5,70E+03
-3,86E+03
CO2e
INDIRETTA
REV1 del 03/06/2010
120/ 140
VETRO E METALLI (valori in t)
INQUINANTE SCENARIO DI PIANO
SCENARIO INERZIALE
CO2
1,97E+02
1,57E+02
NOX
1,80E-04
1,43E-04
CO2e
1,99E+02
1,58E+02
-1,69E+03
-1,34E+03
CO2e
INDIRETTA
8.4.3 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO
Per il calcolo delle emissioni derivanti dai processi di TMB è stato fatto riferimento ad
alcune valutazioni di carattere energetico dei processi di trattamento, in particolare uno
studio condotto dal Dipartimento di Energetica del Politecnico di Milano (Prof. S. Consonni,
Bilanci Energetici ed Economici dei Sistemi Integrati-2005). Sulla scorta di tali valutazioni si
è ipotizzato un consumo unitario di energia per il TMB del RUR pari a 30kwh/t trattata.
Quindi si è calcolato il valore delle emissioni generate applicando lo stesso valore di
emissione di CO2 utilizzata per la stima delle emissioni evitate a seguito dell’incenerimento
(540,6 kgCO2/MWh).
Pertanto con le assunzioni anzi dette si ottiene un valore unitario di CO2eq pari a
1,6218E-2.
I fattori unitari di riferimento per il calcolo delle emissioni di NOx e PM10 sono stati
presi da uno studio condotto da EUNOMIA-TBU (Cool waste management a state of the art
alternative to incinerator for residual municipal waste).
Si sono assunti i seguenti valori:
INQUINANTE
g/t trattata
Nox
4,27
PM10
1,76E-4
REV1 del 03/06/2010
121/ 140
Tabella – Emissioni climalteranti derivanti dal trattamento meccanico
biologico
TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO (valori in t)
SCENARIO DI PIANO
SCENARIO INERZIALE
CO2
4,27E+02
8,73E+02
NOX
1,12E-01
2,3E-01
PM10
4,63E-06
9,48E-06
8.4.4 TRATTAMENTO FRAZIONE ORGANICO
Per la stima delle emissioni dirette ed indirette derivanti dal trattamento dei rifiuti
organici (FORSU e verde) sono stati presi in considerazione i valori unitari riportati in
uno studio di tipo LCA condotto da Vogt et al dell’IFEU Institut di Heidelberg (2002) che
prende in considerazione gli impatti ambientali derivanti da diversi approcci di gestione
del biorifiuto, attraverso compostaggio e/o trattamento anaerobico.
Lo studio in questione affronta le casistiche afferenti a quattro diverse tipologie di
impianto di compostaggio (aperti/chiusi, a basso/alto grado di maturità del prodotto)
e
quattro
tipologie
di
impianto
di
digestione anaerobica (wet/dry con/senza
compostaggio del digestato).
Per quanto riguarda i gas climalteranti sono evidenziate le emissioni dirette
derivanti dai processi di trattamento (compostaggio/digestione), gli effetti positivi
della
sostituzione
di
fertilizzanti
di
sintesi
(dal compostaggio) o di energia (da
digestione anaerobica).
Ai fini della presente analisi sono stati presi in considerazione i valori netti minimi
di emissione riportati dallo studio citato, riferiti a digestione anaerobica con produzione di
compost e i valori netti medi per il processo di compostaggio senza digestione anaerobica.
Tabella - Emissioni nette (dirette + indirette) dal trattamento della frazione organica valori unitari (kg CO2 equivalente per tonnellata trattata)
MODALITA’
DI
MIN.
MAX.
DIGESTIONE ANAEROBICA
-6
45
COMPOSTAGGIO
40
145
TRATTAMENTO
REV1 del 03/06/2010
122/ 140
La successiva Tabella riporta le emissioni derivanti dal trattamento della frazione
organica nello scenario di piano e nello scenario inerziale calcolate sulla base delle
assunzioni precedentemente descritte.
Tabella - Emissioni derivanti dal trattamento delle frazioni organiche nello scenario di
piano e nello scenario inerziale – t CO2 equivalente
ORGANICO + VERDE
MODALITA’ DI TRATTAMENTO SCENARIO DI PIANO
SCENARIO INERZIALE
DIGESTIONE
ANAEROBICA
-81,912
COMPOSTAGGIO
619,6575
SINTESI E CALCOLO DELL’INTENSITA’ DI EMISSIONE
Si riportano di seguito le valutazioni complessive relative all’intero sistema di
gestione per le emissioni considerate nello scenario di piano e nello scenario inerziale.
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SINTESI DELLE EMISSIONI
FASE INQUINANTE
SCENARIO DI PIANO
SCENARIO INERZIALE
% VAR.
raccolta
CO2
713,7
669,5
7%
PM10
0,3
0,2
50%
NOX
5,8
6
-3%
CO2
417,311
750,904
-44%
PM10
0,094
0,168
-44%
NOX
3,641
6,544
-44%
CO2
2620,1
17509,4
-85%
PM10
20,245
23,223
-13%
NOX
0,304
0,353
-14%
CO2
3751,111
18929,804
-80%
PM10
20,639
23,591
-13%
NOX
9,745
12,897
-24%
trasporto
trattamento
TOT.
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SINTESI EMISSIONI CO2
tonnellate
18929,804
20000
18000
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
0
3751,111
scenario di piano
scenario inerziale
emissioni totali : raccolta+trasporto+trattamento
SINTESI EMISSIONI NOX
12,897
14
12
tonnellate
10
9,745
8
6
4
2
0
scenario di piano
scenario inerziale
emissioni totali: raccolta+trasporto+trattamento
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tonnellate
SINTESI EMISSIONI PM10
24
23,5
23
22,5
22
21,5
21
20,5
20
19,5
19
23,591
20,639
scenario di piano
scenario inerziale
emissioni totali: raccolta+trasporto+trattamento
I risultati evidenziano una riduzione consistente delle emissioni, in particolare si può
notare una riduzione di CO2 dell’80,1 %, di PM10 del 12,5 % e di NOX del 24,4%.
Si può dunque concludere che, per quanto concerne i gas climalteranti:
lo scenario di piano permette un consistente abbattimento del livello di emissioni
climalteranti, con un importante contributo agli obbiettivi internazionali e ai valori guida
comunitari in merito;
I risultati in termini di riduzione delle emissioni climalteranti sono raggiunti grazie
ad obiettivi di raccolta differenziata (e di riduzione dei rifiuti) che consentono modalità di
trattamento e gestione a minore impatto emissivo, sostanzialmente riducendo in misura
importante il flusso di rifiuti urbani destinati a discarica (e segnatamente
di
quelli
biodegradabili, in ossequio al principio-guida delle strategie europee ed internazionali
di riduzione dell’impatto connesso alle discariche ed alla produzione di gas fuggitivi dalle
stesse), avviando a recupero di materia consistenti flussi di materiali e producendo
energia rinnovabile ed ammendanti dalla frazione organica del RU.
In sintesi, si ritiene che lo scenario di piano presenti notevoli benefici in termini di
emissioni climalteranti. Possibili ulteriori miglioramenti relativamente alle fasi di raccolta
e trasporto si potrebbero perseguire attraverso due ulteriori azioni:
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orientare l’attuazione del Piano alla riduzione delle percorrenze
complessive dei mezzi, sia attraverso metodi
di gestione
(sinergie sulle
raccolte per alcune frazioni, riduzione delle frequenze di asporto);
incentivare la scelta di mezzi a minore impatto ambientale (elettrici/metano).
8.4.5 Linee di impatto
Le linee di impatto individuate sono le seguenti:
Produzioni significative di inquinamento atmosferico (polveri, CO2, PM10, Nox) durante la
fase di costruzione degli impianti
Contributi all'inquinamento atmosferico locale da parte del traffico indotto dal piano
MAGNITUDO
(valore positivo effetti negativi, valore negativo
effetti positivi)
LINEE DI IMPATTO ATMOSFERA
Fase post operam /
Fase di cantiere
a
regime
delle
scelte pianificatoire
Produzioni
significative
di
inquinamento
atmosferico (polvere ecc.) durante la fase di
medio (3)
nullo (0)
molto basso (1)
alto (-4)
costruzione degli impianti
Contributi all'inquinamento atmosferico locale
da parte del traffico indotto dal piano
INDICATORE DI CRITICITA’/BENEFICIO
(somma
algebrica
dei
valori
4
di
-4
magnitudo di ogni singolo impatto
LINEE DI IMPATTO ATMOSFERA
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MITIGAZIONE / COMPENSAZIONE
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Produzioni
significative
di
inquinamento
atmosferico (polvere ecc.) durante la fase di
cantiere
opportuni programmi di umidificazione
della viabilità di cantiere e dei depositi di
terre, inerti o materie prime svolti in
periodi particolarmente secchi
Contributi all'inquinamento atmosferico locale l’utilizzo di mezzi meccanicamente in
da parte del traffico indotto dal progetto
buono stato e di concezione moderna
8.5 Componente ambientale: PAESAGGIO
Le linee di impatto individuate sono le seguenti:
Alterazione di paesaggi riconosciuti come pregiati sotto il profilo estetico o culturale
Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi potenzialmente negativi sul piano
estetico-percettivo
Alterazione di paesaggi riconosciuti come pregiati sotto il profilo estetico o culturale
Le opere che saranno realizzate sul territorio dell’ATI n°1 saranno, come già detto,
una impiantistica dedicata al trattamento della frazione secca proveniente dalla RD che
andrà localizzata presso una zona industriale, una impiantistica dedicata al pretrattamento
del rifiuto indifferenziato e alla stabilizzazione della frazione organica che sarà collocata
presso la discarica di Belladanza e l’ampliamento della discarica stessa. I maggiori impatti
a livello paesaggistico riguardano proprio gli interventi che andranno a farsi presso la
discarica di Belladanza.
Dei due interventi, quello relativo alla realizzazione della nuova impiantistica
presenta più criticità.
La zona della discarica di Belladanza è infatti scarsamente visibile dalla vallata,
riservando una visuale critica solo per le poche abitazioni limitrofe realizzate lungo Rio
Bracciata.
Il nuovo impianto assumerà i un aspetto più visibile e quindi più critico, in particolare
dalla strada provinciale di Trestina SP 105, in particolare dalla Basilica di Canoscio.
Una efficace misura di mitigazione visiva è costituita dalla messa a dimora di piante
arbustive autoctone a formare una schermatura verde.
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Le
schermature
saranno
dimensionate
in
modo
da
occultare
l’impiantistica che sarà realizzata presso la discarica di Belladanza, il
posizionamento e il dimensionamento saranno fatti utilizzando il rendering fatto per il
fotoinserimento presentato all’interno dello studio di fattibilità allegato al piano d’ambito.
Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi potenzialmente negativi sul piano
estetico-percettivo
Sul paesaggio potrebbero esservi effetti a causa dell’ampliamento della discarica e
della realizzazione dei nuovi impianti,. Valutando però eventuali localizzazioni alternative
queste determinerebbero sicuramente impatti maggiori in termini di consumi di suolo e
aumento del trasporto di rifiuti, poichè la discarica di Belladanza è già dotata di
impiantistica e locali tecnologici, dislocare diversamente sia la discarica che tutta
l’impiantistica esistente porterebbe ad una ulteriore alterazione del suolo La loro
localizzazione è iinoltre funzionale alla minimizzazione dei trasporti all’interno dei rispettivi
bacini di utenza in quanto la discarica di Belladanza si trova in una posizione facilmente
accessibile da tutto il territorio dell’ATI n°1 poiche proccima alla superstrada E45.
Per quanto riguarda il sistema territoriale la riduzione della produzione di rifiuti
invece indurrà un beneficio complessivo così come l’aumento di raccolta differenziata.
Andranno valutate nel merito le singole azioni necessarie al raggiungimento di questi
obiettivi al fine di ottimizzarne l’efficacia anche in termini ambientali.
Si stima un valore di magnitudo medio (3).
MAGNITUDO
(valore positivo effetti negativi, valore negativo
LINEE DI IMPATTO PAESAGGIO
effetti positivi)
Fase di cantiere
Alterazione di paesaggi riconosciuti come
pregiati sotto il profilo estetico o culturale
Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi
elementi potenzialmente negativi sul piano
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Fase post operam
basso (2)
medio (3)
basso (2)
medio (3)
estetico-percettivo
INDICATORE DI CRITICITA’/BENEFICIO
4
(somma algebrica dei valori di magnitudo di
6
ogni singolo impatto)
LINEE DI IMPATTO PAESAGGIO
MITIGAZIONE / COMPENSAZIONE
Alterazione di paesaggi riconosciuti come
pregiati sotto il profilo estetico o culturale
schermatura
verde
mediante
messa a dimora di arbusti autoctoni lungo
il perimetro.
Intrusione nel paesaggio visibile di nuovi
elementi potenzialmente negativi sul piano
nessuna
estetico-percettivo
8.6 Componente ambientale: SUOLO
8.7 Componente ambientale: ACQUA
8.8 Componente ambientale: BIODIVERSITA’, FLORA E FAUNA
8.9 Componente ambientale: SALUTE UMANA
La discarica di Belladanza è collegata al territorio dell’ATI n° 1 e n° 2 principalmente
mediante la superstrada E45, i mezzi per poter accedere alla discarica devono percorrere
un tratto di strada SS 3bis.andando ad attraversare il piccolo centro abitato S.Lucia.
È stato quindi incaricato l’ing. Luciano Mercati di effettuare una prova fonometrica
relativamente al punto più critico, quindi il centro abitato di S. Lucia.
Il rilievo è stato effettuato su due giorni vista la stabilità del rumore da transito
veicolare.
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I risultati dei rilievi fonometrici sono riportati nell’allegata relazione e
comunque evidenziano una criticità della zona principalmente nelle ore notturne,
ore in cui non è previsto il transito dei mezzi legati alla raccolta e trasporto del rifiuto.
Cautelativamente si sitiene che i mezzi pesanti non debbano circolare tra le 6 e le 10 di
mattina per non andare ad aggravare una situazione già critica .
La situazione diurna invece è risultata al di sotto dei valori normativi e anche
ipotizzando nuovi flussi conseguenti al situazione modificata per la variazione di gestione
del rifiuto, non si arriva a detti limiti.
Rimane comunque tassativo il limite dei 50Km/h dei mezzi in modo da non alterare i
risultati delle prove fatte.
Il fonometro è stato disposto su un’abitazione posta a 15 m dal fronte stradale,
lungo il percorso che porta alla discarica ci sono poche abitazioni distanti 10 m, per poter
trasportare il risultato rilevato nelle abitazioni più distanti si prescrive di andare a 40Km/h
in corrispondenza dei fabbricati più prossimi al fronte stradale.
Una misura cautelativa comunque da adottare è quella di utilizzare percorsi
alternativi per raggiungere la discarica di Belladanza, per esempio prevedere i flussi in
entrata transitare per il nucleo Promano e quelli in Uscita per S. Lucia, in modo da
distribuire su più fronti il traffico veicolare.
Le linee di impatto individuate sono le seguenti:
Impatti da rumore durante la fase di cantiere
Impatti da rumore durante la fase di cantiere
L’esistenza più o meno prolungata di un cantiere con presenza consistente di
macchine operatrici o di mezzi pesanti comporta significativi disturbi da rumore su ricettori
sensibili posti nelle vicinanze (abitazioni, zone con presenza di fauna sensibile). Una
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sicura misura di mitigazione è l’utilizzo di mezzi di moderna concezione con
ridotte emissioni in atmosfera. La perturbazione sarà comunque transitoria e si
stima un valore di magnitudo basso (2).
MAGNITUDO
(valore positivo effetti negativi, valore
LINEE DI IMPATTO RUMORE E VIBRAZIONI negativo effetti positivi)
Fase di cantiere
Fase post operam
Impatti da rumore durante la fase di cantiere
basso (2)
nullo (0)
Impatti da rumore durante la fase operativa
nullo (0)
Molto basso (1)
INDICATORE DI CRITICITA’/BENEFICIO
2
(somma algebrica dei valori di magnitudo di
1
ogni singolo impatto
LINEE DI IMPATTO RUMORE
MITIGAZIONE / COMPENSAZIONE
Impatti da rumore durante la fase di cantiere
l’utilizzo di mezzi di moderna concezione
Impatti da rumore durante la fase operativa
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Limitare la velocita a 40/50Km/h e seguire
una viabilità alternativa
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9. SINTESI DELLA VALUTAZIONE INCIDENZA SUI SITI DELLA RETE
NATURA 2000
10. SISTEMA DI CONTROLLO E MONITORAGGIO
Questa parte del rapporto ambientale comprende indicazioni per il monitoraggio
ambientale del Piano. l processo di attuazione del piano, quindi anche quello del suo
monitoraggio ambientale, proseguono per tutto il periodo di validità del Piano.
Il controllo degli effetti ambientali significativi derivanti dall'attuazione del Piano è
finalizzato ad intercettare tempestivamente eventuali effetti negativi e ad adottare le
opportune misure correttive. Il controllo non si riduce quindi nella raccolta dati e nel
monitoraggio, ma comprende decisioni sugli eventuali meccanismi di riorientamento del
Piano nel caso di effetti negativi imprevisti, attività di supporto alle decisioni, valutazioni di
impatto ambientale dei progetti.
Queste azioni vanno impostate già in fase di redazione del piano. Nel presente
rapporto ambientale è soprattutto necessario definire i contenuti del monitoraggio, gli
indicatori e i relativi strumenti di supporto.
Nelle fasi di realizzazione i soggetti competenti in materia ambientale dovranno
fornire supporto e cooperazione per realizzare approfondimenti valutativi, per realizzare il
monitoraggio ambientale, definire le modalità operative dettagliate, verificare i requisiti di
compatibilità ambientale delle azioni pianificate.
10.1 Organizzare il controllo ambientale
Il monitoraggio ambientale ha contenuti ed utilizza informazioni che devono essere
via via precisate ed adattate alle scale e ai tipi di misure considerate. È soprattutto
finalizzato a verificare gli effetti negativi delle azioni finanziate e ad adottare le mitigazioni
correttive più opportune.
I responsabili del monitoraggio ambientale saranno impegnati su diversi fronti, tra
cui:
verifica delle realizzazioni pianificate e analisi dei reali effetti ambientali;
aggiornamento dei sistemi informativi;
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elaborazione e presentazione di indicatori di monitoraggio;
coordinamento di soggetti responsabili del monitoraggio ambientale e del piano.
Per consentire un monitoraggio funzionale, un aspetto fondamentale è considerare
sistemi standardizzati per la valutazione delle interazioni tra sistema ambiente ed
economia.
I principali indicatori a sostegno del monitoraggio dovrebbero informare sia sui
determinanti socioeconomici della gestione dei rifiuti sia su emissioni inquinanti,
produzione di rumore, consumi energetici o utilizzo di risorse naturali. Le informazioni sugli
indicatori di monitoraggio ambientale del Piano verranno successivamente elaborate dai
soggetti con competenza ambientale, per predisporre periodici rapporti di monitoraggio
ambientale, con responsabilità e modalità di attuazione definite dagli Organi Competenti
Il processo di monitoraggio ambientale è ciclico ed i rapporti di monitoraggio hanno
la funzione di informare la gente, i soggetti interessati, il pubblico in generale, sulle
ricadute ambientali che il Piano genera, oltre a fornire al decisore strumenti in grado di
individuare tempestivamente gli effetti imprevisti da correggere.
Gli Organi competenti sono tenuti a finanziare il monitoraggio ed a prevedere
eventuali misure correttive del Piano, per garantire il raggiungimento degli obiettivi
ambientali e per mitigare eventuali effetti negativi derivati dalla realizzazione degli
interventi finanziati.
All’interno delle procedure di attuazione-gestione del Piano devono quindi essere
previsti periodici momenti di verifica ambientale in funzione del monitoraggio ambientale e
della mitigazione degli impatti ambientali imprevisti nelle fasi iniziali.
Per il monitoraggio ambientale del Piano è pertanto necessario:
individuare indicatori ambientali, legati ai singoli obiettivi e azioni del Piano
programmare il monitoraggio utilizzando gli indicatori.
Aspetto molto importante della procedura di Vas è la scelta degli indicatori
ambientali, strumenti conoscitivi capaci di mettere in luce le caratteristiche ambientali
dell’area interessata, gli effetti del Piano, l’efficacia delle azioni pianificate. È utile scegliere
un numero ristretto di indicatori di monitoraggio. Ciò è possibile in ragione della loro
capacità informativa e grazie alla loro possibilità di rappresentare l’efficacia del piano.
10.2 Indicatori di monitoraggio PRGR
REV1 del 03/06/2010
134/ 140
Nel presente rapporto si intende definire un primo insieme ristretto di indicatori
che potrà poi essere sviluppato e declinato a seguito di ulteriori analisi della
pianificazione di VIA.
Su tali indicatori ristretto è possibile ricondurre anche i monitoraggi degli effetti
generati da altre pianificazioni locali, la loro individuazione deriva dall’analisi della
coerenza degli obiettivi ambientali, realizzata in precedenza, ed in sostanza si basa su
politiche e strategie generali di sviluppo sostenibile, direttive e norme per le diverse
tematiche ambientali (fattori climatici, energia, atmosfera, biodiversità, ecc.).
Questa base di conoscenza comune potrà svolgere un ruolo conoscitivo di base per
la gestione dei rifiuti e potrà essere uno strumento di conoscenza per diversi enti coinvolti
nel processo di gestione territoriale. Alcuni di questi indicatori di monitoraggio sono
facilmente reperibili dai sistemi informativi, oppure sono considerati in strumenti di
pianificazione-programmazione provinciale.
Per quanto riguarda il controllo del contesto ambientale nel suo complesso sono
stati individuati alcuni indicatori che possono essere applicati nelle aree di interesse
naturale che abbiano in prossimità impianti di gestione dei rifiuti.
Il Piano prevede controlli relativi alle principali matrici nell’ambito dei manuali di
gestione dei singoli impianti (autocontrollo) e controllo da parte degli enti preposti
nell’ambito delle norme vigenti.
L’individuazione degli indicatori è avvenuta tramite la verifica degli obiettivi e
mediante gli indicatori forniti dalla Regione nel PRGR
Per ogni indicatore è stato poi riportata l’unità di misura (U.M.), la classificazione
secondo il modello Determinanti – Pressioni – Stato – Impatti – Risposta (DPSIR) e il
target da perseguire (TARGET).
Il modello DPSIR, sviluppato in ambito dell´Agenzia Europea per l´Ambiente, si
basa su una struttura di relazioni causa/effetto che lega tra loro i seguenti elementi:
Determinanti (D), che descrivono i settori produttivi dal punto di vista della loro
interazione con l´ambiente e perciò come cause generatrici primarie delle pressioni
ambientali; Pressioni (P), che descrivono i fattori di pressione in grado di influire sulla
qualità dell´ambiente; Stato (S), che descrive la qualità attuale e tendenziale dell´ambiente
e delle sue risorse; Impatto (I), che descrive le ripercussioni, sull´uomo e sulla natura e i
suoi ecosistemi, dovute alla perturbazione della qualità dell´ambiente; Risposte (R), che,
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135/ 140
nell´ambito di Arpa Emilia-Romagna, sono generalmente rappresentate dalle
risposte agenziali alle criticità dell´ambiente in termini di attività di monitoraggio e
controllo ispettivo.
Indicatore – Matrice
U.M.
Questione ambientale: ENERGIA
DPSIR TARGET
Rispetto delle quote minime di legge previste
R
per gli acquisti verdi
Numero di km percorsi da automezzi per la
raccolta rifiuti a nullo o minimo impatto ambientale
(trazione elettrica, metano, Biodiesel, GPL, ecc) su
Diminuzione consumo
km
R
complessive distanze
Indicatore – Matrice
Questione ambientale: ARIA
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petrolio e utilizzo di
energia da fonti
rinnovabili
U.M.
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DPSIR
TARGET
Emissioni di NOx da tutte le discariche
g
regionali
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni di SO2 da tutte le discariche
g
regionali
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni di CO2 da tutte le discariche
g
regionali
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni di CH4 da tutte le discariche
g
regionali
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni di NOx da motori e torce in discarica
G/KWh
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni di CO da motori e torce in discarica
G/KWh
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni di SO2 da motori e torce in discarica
G/KWh
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni
ammoniaca
da
impianti
di
g
compostaggio /stabilizzazione (biofiltro)
P Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Riduzione
della
quantità di inquinanti
emesse dagli impianti
Emissioni ammine (metilammine) da impianti
g
di compostaggio /stabilizzazione
emesse dagli impianti
g
compostaggio/ stabilizzazione
P Riduzione
emesse dagli impianti
%
impatto ambientale (metano, GPL,
P Aumento di mezzi
con basse emissioni
inquinanti
REV1 del 03/06/2010
della
quantità di inquinanti
(biofiltro)
% di veicoli per il trasporto rifiuti a basso
della
quantità di inquinanti
(biofiltro)
Emissioni idrogeno solforato da impianti di
P Riduzione
137/ 140
elettrici, biodiesel, ...)
inquinanti
Età media dei veicoli per il trasporto rifiuti
N°
P Aumento di mezzi
di
con basse emissioni
anni
inquinanti
Indicatore – Matrice
U.M.
Questione ambientale: SUOLO
DPSIR TARGET
Ettari di superficie impermeabilizzata per
ha
effetto delle misure di piano
Indicatore – Matrice
Contenimento
P
delle
superfici
impermeabilizzate
U.M. DPSIR TARGET
Questione ambientale: PAESAGGIO
Misure di mitigazione introdotte nella progettazione
Riduzione
R
degli impianti (n. e tipologia)
dell’impatto
degli
impianti sul paesaggio.
Indicatore – Matrice
Questione ambientale: BIODIVERSITA’,
U.M. DPSIR TARGET
FLORA E FAUNA
Misure di mitigazione introdotte nella
R
progettazione degli impianti (n. e tipologia)
Indicatore – Matrice
Questione ambientale: SALUTE UMANA
Popolazione
residente
nel/i
centro/i
U.M.
Riduzione dell’impatto degli impianti
sulla flora e la fauna proprie dei siti
DPSIR TARGET
abitato/i
Riduzione della popolazione
nell’area interessata dalla presenza dell’impianto N°abitanti
I
interessata
dalla
presenza
(limitatamente ad impianti sottoposti a VIA).
dell’impianto
Monitoraggio acustico annuale o per variazioni
Monitoraggio dei livelli di dB
significative nei punti di maggior criticità
dB
P
per mantenersi al di sotto dei
valori normativi
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138/ 140
In base alle recenti Norme tecniche sulle costruzioni NTC08 il capitolo
6.11 prevede un particolare monitoraggio per le discariche controllate di
rifiuti e depositi di inerti.
Il paragrafo 6.11.1.4 sulle verifiche di sicurezza enuncia che “la stabilità del
manufatto e dei terreni di fondazione deve essere valutata mediante specifiche analisi
geotecniche, riferite alle diverse fasi della vita dell’opera. In particolare deve essere
verificata la stabilità e la deformabilità del fondo, per garantire nel tempo l’efficacia e la
funzionalità del sistema di raccolta del percolato, e la stabilità delle pareti laterali.
In particolare, nel caso di barriere composite, devono essere valutate le
condizioni di stabilità lungo superfici di scorrimento che comprendano anche le
interfacce tra i diversi materiali utilizzati. Nelle verifiche che interessano il corpo
della discarica, si devono attribuire ai materiali di rifiuto parametri che tengano
conto della composizione del rifiuto medesimo e dei metodi di pretrattamento e
costipamento adottati nonché dei risultati di specifiche prove in sito o di
laboratorio.”
Dalle stesse Norme è previsto un monitoraggio geotecnico (6.11.1.5) del complesso
discarica terreno che deve comprendere la misura di grandezze significative- quali, ad
esempio assestamenti, pressioni interstiziali, caratteristiche del percolato e di eventuale
biogas-
L’Osservatorio Provinciale dei rifiuti è l’organo deputato a garantire il monitoraggio
del Piano e la sua attuazione; esso ha anche il compito di coordinare le osservazioni al
Piano ed integrarle, eventualmente, nell’ambito della sua realizzazione ove siano coerenti
e migliorative.
Viste le problematiche connesse agli aspetti sociali legati a paure di
inquinamenti ambientali e contaminazione di falde e suolo in corrispondenza dei
terreni più prossimi all’impianto si dovranno prevedere riunioni, perlomeno annuali,
di quartiere a cui interverranno i gestori del servizio, l’organo competente del
monitoraggio e presentare i risultati ottenuti mediante le indagini di controllo svolte.
Auspicabile sarebbe un controllo di tipo epidemiologico che venisse condotto
regolarmente dall’ASL per monitorare comunque la coerenza tra i risultati del
monitoraggio e la salute dei residenti.
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11. PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE
La fase di scoping, come disciplinata dall'art. 13, commi 1 e 2 del D.Lgs 152/06 e
s.m.i., deve prevedere un processo partecipativo che coinvolga le autorità con
competenze ambientali potenzialmente interessate dall'attuazione del piano, affinché
condividuino il livello di dettaglio e la portata delle informazioni da produrre e da elaborare,
nonché le metodologie per la conduzione dell'analisi ambientale e della valutazione degli
impatti.
Gli incontri di consultazione preliminare effettuati sono stati sia pubblici con inviti
rivolti alle Autorità competenti che di indirizzo e mirati con i singoli enti per calibrare la
redazione del rapporto ambientale.
Gli incontri pubblici sono stati tre svolti nelle seguenti date, 20 gennaio a Città di
Castello, 24 maggio 2010 a Umbertine e 4 giugno 2010 a Gubbio.
Sono stati svolti anche incontri specifici con alcuni enti per approfondire tematiche
specifiche:
a)
22 febbraio 2010
con ARPA Umbria –Servizio Valutazione e
Reporting Ambientale – Dott. Stranieri (piano di monitoraggio)
b)
12 marzo 2010
con Regione Umbria Servizio Aree Protette,
Valorizzazione Dei Sistemi Naturalistici E Paesaggistici con il dott.
Raul Segatori (Valutazione di incidenza)
E’ pervenuto anche un contributo scritto dal Nuovo Comitato Belladanza.
Di tutti i contributi ricevuti, e di quelli che arriveranno successivamente, sia dai funzionari
degli enti nel corso degli incontri tematici, sia da quelli dei privati cittadini portatori di
interesse si terrà in conto nella stesura del Rapporto Ambientale.
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GIUGNO 2010 RAPPORTO AMBIENTALE