PIANO FAUNISTICO VENATORIO
DELLA PROVINCIA DI SIENA
2012-2015 VOLUME II
PIANIFICAZIONE FAUNISTICA
E VENATORIA
A cura del Settore Risorse Faunistiche e Aree Protette della
Provincia di Siena
ALLEGATO A2
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 INDICE
PREMESSA ................................................................................................................................ 1
Cap. 1 - OBIETTIVI DI PIANIFICAZIONE ........................................................................................ 2
1.1 OBIETTIVI GENERALI ................................................................................................................................ 2 1.2 OBIETTIVI FAUNISTICI E VENATORI ......................................................................................................... 5 CAP. 2 - DESTINAZIONE DIFFERENZIATA DEL TERRITORIO AGRICOLO FORESTALE ............................. 6
2.1 SITI DI IMPORTANZA REGIONALE ............................................................................................................ 8 2.2 CRITERI PER L’ISTITUZIONE E LA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PUBBLICI A TUTELA DELLA FAUNA............. 8 2.3 CRITERI PER L’AUTORIZZAZIONE E LA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PRIVATI ............................................ 22 2.4 AREE PER L’ADDESTRAMENTO, L’ALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI ................................................ 33 2.5 FONDI CHIUSI......................................................................................................................................... 38 2.6 CRITERI PER LA GESTIONE DEL TERRITORIO A CACCIA PROGRAMMATA.............................................. 38 CAP. 3 - FAUNA SELVATICA: CONSERVAZIONE E INCREMENTO DELLA FAUNA SELVATICA, ANCHE AL
FINE DI GARANTIRNE LA COESISTENZA CON LE ATTIVITÀ ANTROPICHE PRESENTI SUL TERRITORIO, E
CRITERI UNIFORMI PER LA GESTIONE DEGLI UNGULATI SUL TERRITORIO ....................................... 40
3.1 CRITERI GESTIONALI PER LA PICCOLA FAUNA STANZIALE..................................................................... 40 3.2 CRITERI GESTIONALI PER LA FAUNA MIGRATRICE ................................................................................ 42 3.3 CRITERI GESTIONALI PER GLI UNGULATI ............................................................................................... 44 3.4 SPECIE OGGETTO DI PIANI DI LIMITAZIONE NUMERICA ....................................................................... 50 3.5 INCIDENTI STRADALI, RECUPERO FAUNA SELVATICA, SMALTIMENTO DELLE CARCASSE..................... 52 3.6 FAUNA VERTEBRATA OMEOTERMA DI ELEVATO VALORE CONSERVAZIONISTICO ............................... 54 CAP. 4 - CRITERI E MODALITÀ PER IL MONITORAGGIO DELLA FAUNA .............................................. 57
4.1 MONITORAGGIO DEGLI UNGULATI ....................................................................................................... 57 4.2 MONITORAGGIO DELLA PICCOLA SELVAGGINA STANZIALE E DEI PREDATORI ..................................... 57 CAP. 5 – CRITERI PER LA REALIZZAZIONE DEI MIGLIORAMENTI AMBIENTALI NEGLI ISTITUTI
FAUNISTICI PUBBLICI ............................................................................................................... 59
CAP. 6 - CRITERI E MODALITÀ PER LA PREVENZIONE E PER IL RISARCIMENTO DANNI IN FAVORE DEGLI
IMPRENDITORI AGRICOLI PER I DANNI ARRECATI DALLA FAUNA SELVATICA ALLE PRODUZIONI
AGRICOLE E ALLE OPERE APPRONTATE SUI FONDI........................................................................ 60
6.1 Competenze........................................................................................................................................... 60 6.2 Soggetti beneficiari................................................................................................................................ 60 6.3 Prevenzione danni ................................................................................................................................. 60 6.4 Procedure per l’erogazione dei contributi per le opere di prevenzione ............................................... 61 6.5 Risarcimento danni................................................................................................................................ 62 6.6 Procedure per il risarcimento dei danni ................................................................................................ 62 6.7 Procedure per il risarcimento dei danni alle opere funzionali all’attività agricola ............................... 64 6.8 Commissione arbitrale........................................................................................................................... 65 6.9 Liquidazione del danno.......................................................................................................................... 65 6.10 Banca dati georeferenziata.................................................................................................................. 65 Cap. 7 – LA VIGILANZA VENATORIA ............................................................................................ 66
CAP. 8 - QUADRO FINANZIARIO DI RIFERIMENTO ......................................................................... 68
ALLEGATI – TABELLE E TAVOLE .................................................................................................. 71
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 PREMESSA
La Provincia di Siena si trova oggi a gestire un patrimonio faunistico rilevante, il cui valore
intrinseco è sempre meglio compreso dall’opinione pubblica e la cui rilevanza economica e
sociale appare sempre più evidente. In quest’ottica siamo chiamati a realizzare una moderna
politica di conservazione e gestione delle risorse faunistiche e a incardinare il Piano Faunistico
Venatorio Provinciale in un progetto più ampio di tutela e valorizzazione della biodiversità e di
riduzione del conflitto fauna selvatica – attività produttive.
Negli ultimi anni la gestione della fauna è diventata sempre più difficile e complessa e la
pianificazione dell’attività venatoria ha assunto un ruolo marginale rispetto ad altre operazioni
gestionali, quali per esempio il controllo delle specie predatrici e delle specie problematiche nei
confronti delle colture agricole e il recupero della fauna in difficoltà.
L’impianto normativo esistente andrebbe in tal senso adeguato, perché non risolve alcune
problematiche, di seguito sinteticamente elencate.
- Il controllo della fauna è consentito per una serie di finalità (LR 3/94 art. 37 co. 2), tra le
quali non è elencata quella della sicurezza stradale. Dove la gestione ai sensi della LR 3/94 è
stata effettuata correttamente e la densità di ungulati raggiunta è ritenuta sostenibile per
l’agricoltura, ma si verificano comunque incidenti stradali con fauna selvatica, oggi proprio le
carenze normative lasciano intravedere nelle Provincie la responsabilità al risarcimento, senza
che le Provincie stesse abbiano né la delega né gli strumenti per effettuare un controllo mirato
specifico.
- Al di là delle finalità del contenimento, le modalità (peraltro estese dalla Regione Toscana
rispetto alla normativa nazionale, che non prevede le guardie volontarie né i cacciatori abilitati
agli interventi) utilizzabili dalle Provincie sono comunque divenute insufficienti rispetto alla
dimensione del problema. Occorre quindi in primo luogo incrementare le conoscenze sulla
dinamica di popolazione degli ungulati nella nostra Provincia, potenziando e migliorando i
metodi e le attività di monitoraggio (soprattutto sulla specie cinghiale); in secondo luogo
dovremo adottare strategie efficaci sulla base di (anche nuove e/o diverse) indicazioni tecnicoscientifiche (ISPRA) e considerazioni socio-economiche.
Le criticità sopra citate sono aggravate da alcuni fattori quali:
- la diminuzione del numero di cacciatori e l’età media sempre più alta, che rende sempre
più difficile il coinvolgimento in attività che in pratica si svolgono tutto l’anno; la gestione del
territorio e della fauna non può più reggersi solo sul mondo del volontariato (cacciatori e
guardie volontarie) perché sono diventati troppo onerosi gli sforzi richiesti per catture e lanci,
contenimenti, opere di prevenzione, censimenti, vigilanza, manutenzioni del bosco, delle
strade bianche e dei fossi, ecc.;
- la crisi economica in genere e del comparto agricolo in particolare ha inasprito il rapporto
caccia/agricoltura e rischia di compromettere un equilibrio faticosamente raggiunto, che ha
visto destinare una parte consistente delle risorse della Provincia e degli ATC (e nella nostra
Provincia della Fondazione MPS) agli agricoltori per i miglioramenti ambientali a fini faunistici,
ha visto i cacciatori impegnati nel controllo e nelle opere di prevenzione, i proventi delle quote
dei cacciatori utilizzati per la gestione faunistica e ambientale, ecc…
- le modificazioni socio-economiche intervenute nel territorio rurale hanno in alcuni casi
creato una diversa percezione dell’importanza di un territorio correttamente gestito dal punto
di vista faunistico-venatorio, abbassando la soglia di sostenibilità del conflitto uomo/fauna
selvatica, e si è affievolita la consapevolezza della figura del cacciatore, non solo come
elemento di cultura e tradizione tipico delle aree rurali della nostra Provincia, ma anche del
ruolo sociale di soggetto regolatore; sempre di più (anche indipendentemente dai danni alle
colture) si assiste alla realizzazione di fondi chiusi, che oltre a creare un impatto paesaggistico,
ostacolano una corretta gestione del territorio e della fauna selvatica, soprattutto degli
ungulati;
- l’affermarsi, nelle diverse componenti sociali, di posizioni fondamentaliste che, unite alla
scarsa conoscenza delle complessità gestionali, rischiano di esasperare la conflittualità e
destabilizzare equilibri faticosamente raggiunti tra il mondo agricolo, ambientalista e venatorio;
- le risorse da destinare alla gestione della fauna selvatica sono sempre più ridotte, quando
invece la complessità delle norme, delle competenze e le modificazioni del territorio
imporrebbero sempre più soldi da destinare ai miglioramenti ambientali, agli investimenti, agli
studi e monitoraggi, a compensi per chi è chiamato a contribuire alla gestione.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 1 - OBIETTIVI DI PIANIFICAZIONE
La principale finalità del Piano Faunistico Venatorio Provinciale (PFVP) è quella di definire,
nel rispetto della L. 157/1992(1) e della legge di recepimento regionale LR 3/1994(2) e in
coerenza con le indicazioni contenute nel Piano Regionale Agricolo Forestale (PRAF) 20122015, gli obiettivi, le strategie di intervento, le priorità e gli strumenti di intervento oltre alle
risorse necessarie che saranno alla base della gestione faunistica per il periodo di
programmazione 2012-2015, con particolare riferimento agli interventi di urgenza.
Nell’individuazione degli obiettivi, la Provincia fa propri i presupposti regionali in merito alla
progressiva integrazione della programmazione faunistico-venatoria nelle politiche complessive
di governo del territorio, alla visione unitaria del territorio rurale e al ruolo della gestione
faunistica per il rilancio dell’economia agricola.
La pianificazione faunistica e venatoria interessa l’intero territorio provinciale e prevede il
coordinamento di linee programmatiche omogenee sull’intero mosaico territoriale di strutture e
istituti, anche se soggetti a vincolo o a regime di protezione, che nel rispetto delle normative
specifiche e delle differenti finalità dei diversi comprensori territoriali perseguano interessi
collettivi e obiettivi unitari, tra cui il conseguimento della densità ottimale delle specie
selvatiche.
E’ importante sottolineare che la pianificazione faunistica e venatoria avviene in conformità
e in coerenza non solo con la conservazione delle specie faunistiche di interesse venatorio, ma
anche con la tutela e conservazione della biodiversità e dell’ambiente in generale. Per questo
motivo, il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena rientra tra gli atti di pianificazione
che, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, punto b) della L.R. 10/2010(3), sono obbligatoriamente
soggetti a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Ai fini di questa valutazione, il Piano
contiene quindi il Rapporto Ambientale e, per il territorio ricadente nei 19 SIR/SIC/ZPS, anche
un apposito Studio di Incidenza, facenti parte integrante e sostanziale del Piano stesso.
Il presente Piano recepisce tutte le misure di mitigazione individuate dal Rapporto
Ambientale e dallo Studio di Incidenza, dandone in parte attuazione nel Piano stesso. Le
misure di mitigazione che riguardano azioni non disciplinate nel dettaglio dal presente Piano
Faunistico saranno invece applicate nei successivi strumenti di attuazione (Calendario
venatorio, Regolamenti, Disciplinari, singoli atti autorizzativi ecc…), comunque entro il periodo
di efficacia del Piano stesso. Gli strumenti di attuazione del PFVP dovranno tener conto anche
di eventuali aggiornamenti del quadro conoscitivo derivanti da studi e indagini su specie di
interesse conservazionistico effettuati durante il periodo di vigenza. Andranno pertanto
sottoposte a specifica valutazione di Incidenza solo quelle azioni non previste dal presente
Piano Faunistico e dunque non valutate nello Studio di Incidenza.
In recepimento del Parere Motivato, si prevede che gli strumenti attuativi del presente
Piano (Calendario venatorio, Regolamenti, Disciplinari, singoli atti autorizzativi ecc…) saranno
impostati al fine di permettere il raggiungimento degli obiettivi di Piano, nell’arco della sua
validità, con particolare riferimento agli obiettivi di densità sostenibile degli ungulati e alla
previsione di idonee ed efficaci misure di controllo delle popolazioni di gabbiani
1.1 OBIETTIVI GENERALI
La pianificazione faunistico-venatoria è orientata al raggiungimento dei seguenti obiettivi
generali.
1) La Provincia, nell’ambito delle competenze assegnategli dalla normativa vigente, intende
svolgere pienamente il ruolo di programmazione, pianificazione, studio,
monitoraggio, oltre a quello di coordinamento e controllo della loro attuazione
pratica per mezzo dell’azione gestionale degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei titolari degli
Istituti faunistici e venatori privati.
Note:
(1)
Legge 11 febbraio 1992, n.157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”
Legge Regionale 12 gennaio 1994, n. 3 “Recepimento della Legge 11 febbraio 1992, n. 157 - Norme per la
(2)
protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio"
(3)
Legge Regionale 12 febbraio 2010, n. 10 “Norme in materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di
valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione di incidenza”
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 In particolare deve essere potenziato il coordinamento delle strutture tecniche
degli ATC, sia attraverso riunioni periodiche presso il Servizio Risorse Faunistiche, sia
attraverso la stesura di un protocollo per uniformare il più possibile le tecniche di raccolta,
archiviazione e elaborazione dati e per standardizzare procedure gestionali su tutto il
territorio provinciale, anche attivando ove possibile procedure informatiche, fatto salvo il
rispetto di alcune modalità operative legate a particolari situazioni locali e a progetti
sperimentali. La Provincia inoltre interviene a disciplinare specifici aspetti della
gestione faunistica e venatoria (p.es. modalità di gestione delle Aziende Venatorie,
delle AAC e degli istituti pubblici, Progetto di riqualificazione ambientale e di produzione del
fagiano di qualità) attraverso regolamenti, disciplinari o altri atti amministrativi, per
esercitare, nel rispetto delle normative regionali, nazionali e comunitarie, la facoltà di
individuare percorsi operativi idonei alla specifica realtà provinciale e a regolamentare
settori specifici (p.es. gestione faunistica e venatoria di Cervidi e Bovidi, gestione
faunistica e venatoria del cinghiale, appostamenti fissi di caccia). Quanto detto deve
tuttavia essere limitato a quegli ambiti in cui le determinazioni regolamentari della
Provincia appaiono necessarie o quantomeno fortemente opportune, tenuto conto della
complessità della normativa esistente.
2) Per l’attuazione degli obiettivi programmatici previsti nel Piano Faunistico Venatorio
Provinciale appare fondamentale il metodo della concertazione e del confronto con le
varie componenti sociali e con i vertici degli ATC.
Si conferma il ruolo del “Tavolo di concertazione provinciale in materia di Gestione
Faunistica Venatoria” (istituito con Delib. G.P. n. 198 del 6.07.2010), di cui fanno parte
le organizzazioni professionali agricole, venatorie, ambientaliste, l’Ente Produttori
Selvaggina e gli Ambiti Territoriali di Caccia, quale strumento di supporto alla definizione
degli obiettivi della programmazione provinciale, nonché per contribuire a rendere coerenti
le azioni degli organismi politici e di indirizzo della Provincia e dei soggetti portatori di
interessi (economici, sociali e ambientali rappresentativi delle imprese agricole, del mondo
venatorio ed ambientalista, nonché degli Ambiti Territoriali di Caccia) provinciali, al fine di
favorire la convergenza operativa attraverso l’espressione di diversi contributi.
Altre forme di partecipazione da incentivare sono gli incontri annuali con i responsabili dei
distretti di gestione al cinghiale, i responsabili dei distretti di gestione dei cervidi
e bovidi, i direttori concessionari delle strutture private sia per fornire e acquisire
informazioni che per valutare congiuntamente i risultati raggiunti e raccogliere opinioni e
suggerimenti, nell’ottica di una sempre maggiore responsabilizzazione e consapevolezza dei
soggetti in campo
Imprescindibile il raccordo con Enti e amministrazioni locali (p.es. Comuni, AUSL) per
affrontare in maniera strutturale e sinergica problematiche specifiche legate in particolare
alla conflittualità fauna selvatica e pubblica incolumità.
3) Di importanza rilevante appare il confronto e la collaborazione con l’ISPRA,
concretizzabile dove possibile con lo strumento del protocollo d’intesa, per fornire linee
programmatiche e operative condivise e snellire gli aspetti burocratici della gestione (p.es.
protocollo d’intesa per gli interventi di controllo art. 37 della LRT 3/1994, protocollo per la
gestione faunistica e venatoria degli ungulati).
4) Si conferma la politica di formazione e aggiornamento dei soggetti che operano nel
settore della gestione faunistico-venatoria (p.es. abilitazione per il controllo dei capi
abbattuti in caccia di selezione e della stima dell’età dall’analisi della dentatura, conduttori
cani da traccia, aggiornamenti specifici finalizzati a mitigare i fattori di rischio per le specie
di interesse conservazioni stico, azioni di sensibilizzazione/informazione per prevenire
l’abbandono dei bossoli esplosi delle cartucce utilizzate). Si può prevedere uno schema
articolato, che preveda sia corsi veri e propri, della durata di alcune ore e suddivisi in vari
giorni, sia delle iniziative formative più puntuali, di carattere quasi seminariale. Il
coordinamento generale sarà compito della Provincia che si potrà avvalere delle
associazioni venatorie, agricole e ambientaliste, degli ATC, di professionisti e docenti con
essa convenzionati e del proprio personale.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 5) Di primaria importanza appare l’individuazione di un percorso operativo che consenta di
portare avanti una gestione sostenibile, sociale e partecipata, per sfruttare al meglio
le risorse umane a disposizione e non disperdere il patrimonio di volontari che partecipano
attivamente alla gestione. Nel contempo, è necessario ottimizzare le risorse
economiche a disposizione per la gestione faunistico venatoria, per non arretrare rispetto
ai livelli gestionali raggiunti.
6) Attraverso la revisione critica delle procedure amministrative, si promuove ove possibile
una semplificazione degli adempimenti a carico dell’utenza, sia in fase di richiesta, di
rilascio di atti autorizzativi che di rendicontazione. Si promuove nel contempo il
potenziamento di strumenti (accertamenti sul campo, rendicontazione) per la
verifica del raggiungimento degli obiettivi prefissati, in particolare per gli istituti
pubblici e privati e le altre unità di gestione.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 1.2 OBIETTIVI FAUNISTICI E VENATORI
Con il PFVP si delineano le strategie e gli strumenti di intervento per il raggiungimento degli
obiettivi faunistici e venatori individuati come prioritari per il periodo di programmazione 20122015.
1) Destinazione differenziata del territorio agricolo forestale provinciale, per garantire
la coesistenza di tutte le tipologie di istituti previsti dalla legge (art. 6 bis della LR 3/1994)
nel rispetto della normativa e dei criteri orientativi dettati dalla Regione e funzionali al
raggiungimento degli obiettivi generali e faunistici venatori provinciali. L’individuazione
degli istituti e strutture deve avvenire in una più attenta verifica delle finalità istitutive e
degli obiettivi previsti con il presente Piano, per una loro riqualificazione.
2) Gestione della fauna selvatica, anche al fine di garantirne la coesistenza con le
attività antropiche presenti sul territorio.
Variazioni oggettive del quadro ambientale, faunistico e sociale verificatesi negli ultimi
anni (p.es. affermazione degli ungulati, rarefazione della piccola fauna stanziale, andamenti
fluttuanti della migrazione, riduzione numerica dei cacciatori, diminuzione delle risorse
economiche e umane disponibili per il comparto) hanno determinato condizioni che
richiedono la massima attenzione per utilizzare al meglio gli strumenti della pianificazione e
della gestione. In quest’ottica, nel rispetto dei criteri gestionali individuati dal PRAF, sono
individuati come prioritari per il PFVP i seguenti obiettivi faunistici e venatori:
 individuazione dei criteri gestionali per la piccola fauna stanziale, con particolare
attenzione alla valorizzazione del fagiano, per la fauna migratrice e per le specie di
interesse conservazionistico;
 definizione dei criteri gestionali per gli ungulati per il raggiungimento di densità
sostenibili, anche attraverso una gestione non conservativa delle specie per tutelare le
produzioni agricole e per ridurre lo stato di rischio e preoccupazione per la pubblica
incolumità (incidenti stradali, frequentazione di aree periurbane e residenziali);
 determinazione dei criteri gestionali anche per i selvatici diversi dagli ungulati, per la
valorizzazione e tutela delle specie di interesse conservazionistico e per la difesa delle
colture e in generale delle attività antropiche attraverso piani di limitazione dei danni delle
specie predatrici e concorrenti (art. 37 della LR 3/1994) e delle specie "problematiche" allo
scopo di aumentare il valore delle risorse faunistiche riducendo al tempo stesso gli aspetti
negativi.
3) Criteri e modalità per il monitoraggio della fauna
stanziale, predatori).
Nel PFVP si individuano i criteri e le modalità per il
quantitativo della fauna selvatica, soprattutto in riferimento
fauna stanziale, da applicarsi in maniera standardizzata sul
conto delle finalità e caratteristiche dei singoli Istituti.
(ungulati, piccola fauna
monitoraggio qualitativo e
agli ungulati e alla piccola
territorio provinciale tenuto
4) Criteri e modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni in favore degli
imprenditori agricoli per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni
agricole e alle opere approntate sui fondi.
In coerenza con il PRAF il presente Piano definisce i criteri e le modalità per l’erogazione
dei contributi per le opere di prevenzione, delle procedure di accertamento e risarcimento
dei danni alle colture agricole.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 2 - DESTINAZIONE DIFFERENZIATA DEL TERRITORIO AGRICOLO FORESTALE
La Regione Toscana, con Delib. G.R. n. 262 del 2.04.2012, ha individuato la nuova
superficie agro-forestale (SAF) delle Province, che nel caso di Siena è quantificata in 360.277
ettari, pari al 94,3% dell’intero territorio provinciale, con una riduzione di 6.972 ettari rispetto
a quella deliberata nel 2007.
Ai fini della pianificazione faunistica si conferma l’articolazione del territorio provinciale nei
3 comprensori omogenei.
COMPRENSORIO
Siena1 (SI 17)
Siena2 (SI 18)
Siena3 (SI 19)
Superficie Comprensorio (ha)
125.739
132.244
124.540
382.160
SAF Comprensorio (ha)
119.080
124.336
116.858
360.277
I numerosi elementi di criticità che si sono venuti a evidenziare in ambito faunistico e
venatorio (p.es. rarefazione di specie di interesse venatorio, incremento della presenza di
specie problematiche, difficoltà nella gestione delle stesse, sia in termini di possibilità
normative, sia in termini operativi) hanno mostrato la necessità di procedere a un’analisi critica
dell’attuale assetto del territorio provinciale e alla valutazione di percorsi alternativi che seppur
di complessa applicazione appaiono risolutivi per il raggiungimento degli obiettivi individuati.
Con il presente Piano si intende pertanto garantire la coesistenza di tutte le tipologie di
istituti previsti dalla legge, nel rispetto della normativa e dei criteri orientativi dettati dalla
Regione, attraverso la conferma di alcune strutture e il riassetto di altre.
Di seguito è riportata la destinazione differenziata della SAF provinciale proposta per il
prossimo periodo di programmazione:
-
QUOTA DI TERRITORIO UTILIZZATA PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA. Nel rispetto della
percentuale prevista dalla normativa (co. 5 art. 6 LR 3/1994), la quota che si intende
destinare alla protezione della fauna selvatica per il prossimo periodo di programmazione è
compresa tra 72.000 ettari (20% circa della SAF provinciale) e 108.000 ettari (30% circa).
Fermo restando l’attuale assetto delle Riserve Naturali Statali, delle Riserve Naturali
Regionali, delle aree sottratte all’esercizio venatorio per effetto della proprietà demaniali, di
fondi chiusi e delle aree istituite ai sensi dell’art. 25 LR 3/1994, le altre strutture pubbliche
finalizzate alla protezione della fauna (Zone di Protezione - ZP, Oasi di Protezione, Zone di
Ripopolamento e Cattura - ZRC, Zone di Rispetto Venatorio – ZRV - superiori a 150 ha e di
durata pari al PFVP) che si propongono con il presente PFVP coprono nel complesso una
superficie di circa 62.000 ha (si veda anche Tabella allegata 1). Sono ricomprese in tale
superficie anche le Oasi di protezione da istituire sulle Aree di Rilevanza Faunistica
individuate nel Rapporto Ambientale che non sono già tutelate da istituti faunistici
preesistenti (Tabella allegata 2 e Tavola 1).
TERRITORIO SOTTOPOSTO A DIVIETO DI CACCIA
Cornocchia
Palazzo
Riserve naturali statali
Palazzo di Montecellesi
Tocchi
Riserve regionali
Alto Merse
Basso Merse
Bosco di Santa Agnese
Castelvecchio
Cornate e Fosini
Farma
Lago di Montepulciano
La Pietra
Lucciolabella
Pietraporciana
Pigelleto
Il Bogatto
ETTARI
521
218
3
894
1897
1374
262
626
392
69
456
71
1181
336
833
588
SUPERFICIE (ha)
% SAF
1.636
0,5%
8.880
2,5%
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TERRITORIO SOTTOPOSTO A DIVIETO DI CACCIA
Ripa d’Orcia
Crete dell’Orcia
Demanio a divieto di caccia
Art. 25 e fondi chiusi
Zone di Protezione
Zone di Ripopolamento e cattura
Zone di Rispetto Venatorio
Oasi di Protezione (Aree di Rilevanza Faunistica)
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 ETTARI
274
521
2.541
7.838
TOTALE
‐ QUOTA
SUPERFICIE (ha)
% SAF
2.541
7.838
4.367
42.402
15.838
70
83.572
0,7%
2,2%
1,2%
11,8%
4,4%
0,0%
23,2%
18, 20 e 21 LR 3/1994). Nel
rispetto della percentuale massima prevista dalla normativa (15%; co. 7 art. 6 LR 3/1994),
la quota che si intende destinare alla gestione privata (Aziende Faunistiche Venatorie - AFV,
Aziende Agrituristico Venatorie - AAV, Centri Privati Riproduzione della Fauna Selvatica CPRFS) per il prossimo periodo di programmazione non può superare il 12,5% (ca. 45.000
ettari) di SAF provinciale, e deve tendere alla più uniforme distribuzione di questi istituti tra i
tre comprensori (si veda Tabella allegata 1).
-
DI TERRITORIO RISERVATA ALLA GESTIONE PRIVATA (art.
QUOTA DI TERRITORIO RISERVATA ALLE AREE PER L’ADDESTRAMENTO, ALLENAMENTO E LE GARE DEI
CANI.
La superficie massima destinata alle Aree per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei
cani (AAC) non deve superare il 2% del territorio agro-silvo-pastorale provinciale, di cui lo
0,5% destinato alle AAC in cui è consentito l’abbattimento su fauna selvatica di allevamento
appartenente alle specie quaglia, fagiano, starna e pernice rossa, nel rispetto di cui stabilito
all’art. 24 co. 6 LR 3/1994 (si veda Tabella allegata 1).
La parte del territorio agro-silvo-pastorale di ogni comprensorio che residua dalla presenza
sullo stesso degli istituti e delle strutture di cui all’art. 6bis co. 4 della LR 3/1994 e che non è
soggetta ad altra destinazione, è destinata alla caccia programmata ed è gestita dal rispettivo
Ambito Territoriale di Caccia (ATC): ATC SI 17; ATC SI 18, ATC SI 19.
All’interno di ciascun comprensorio le strutture e gli istituti di competenza del Servizio
Risorse Faunistiche della Provincia di Siena sono autorizzati in ottemperanza a quanto previsto
dal presente Piano e restano immutati per tutta la durata del Piano stesso fatte salve eventuali
revoche. L’atto provinciale di istituzione esplicherà i suoi effetti alla chiusura della stagione
venatoria e la collocazione (o rimozione) delle tabelle di segnalazione di cui art. 26 della LR
3/1994 sui confini individuati potrà avvenire dal 15 marzo successivo (e comunque almeno
entro 30 giorni prima dell’inizio della stagione venatoria).
Ai sensi degli artt. 20 e 21 della LR 3/1994, le AFV e le AAV non possono essere confinanti
e tra loro deve intercorrere la distanza di almeno 500 metri. Tale distanza deve essere
rispettata anche nei confronti di altri istituti o strutture già presenti nella precedente
programmazione.
Per congruenza, quanto detto si applica anche alle AAC e al CPRFS.
Una distanza compresa tra 250 e 500 metri va garantita da fondi chiusi con estensione
superiore ai 3 ettari esistenti al momento dell’autorizzazione. Qualora il fondo chiuso sia di
proprietà del concessionario o di altri proprietari o conduttori dei fondi inclusi nell’azienda, va
garantita la distanza di metri 500 anche nel caso di rinnovo. In subordine al corridoio di metri
500, il medesimo fondo chiuso, può essere incorporato, previa completa rimozione della
recinzione. Il fondo riaperto e incorporato nella Azienda Venatoria dovrà essere permutato con
una identica superficie in altra parte del perimetro. Per le AFV, qualora la superficie offerta in
permuta sia boscata è sufficiente una equivalenza del 80%.
Gli istituti faunistici pubblici (ZRC, ZRV, ZP) non possono essere confinanti e tra loro deve
intercorrere una distanza non inferiore a 400 metri. Tale distanza deve essere rispettata anche
nei confronti di altri istituti faunistici o faunistici venatori privati già presenti nella precedente
programmazione (AFV, AAV, CPRFS, AAC).
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Si conferma l’utilità della creazione di corridoi tra gli istituti faunistici e i confini della
Provincia, confermando, altresì, come questi ultimi debbano essere, in ogni caso, di limitate
dimensioni e comunque tali da non compromettere la funzionalità faunistica complessiva
dell'istituto interessato.
Sono fatte salve le situazioni già consolidate nella precedente programmazione, i casi in cui
l’operazione garantisca la ricomposizione di situazioni di emergenza nella gestione faunistica
del territorio che non abbiano altre soluzioni praticabili e le situazioni che scaturiscono dal
recepimento delle misure di mitigazione individuate nello Studio di Incidenza e nel Rapporto
Ambientale.
La Provincia, in seguito all’approvazione del presente Piano, provvederà a trasmettere al
Settore Sistema Informativo Territoriale Ambientale gli elaborati cartografici redatti in formato
digitale e georeferenziati secondo le specifiche tecniche approvate con Decreto Dirigenziale n.
1654 del 24/03/2005.
2.1 SITI DI IMPORTANZA REGIONALE
I SIR Siti di Importanza Regionale (SIC, ZPS, Sir) della Provincia di Siena sono descritti nel
Cap. 1.4 del Volume I.
Il Volume III “PFVP 2012-2015 - Studio di Incidenza” è dedicato alla valutazione dei
possibili effetti della gestione faunistico venatoria sui SIR, tenuto conto dei loro obiettivi di
conservazione, così come previsto dalla LR 56/2000(4) art. 15, affinché i piani e gli interventi
previsti nel presente PFVP nei SIR siano integrati e redatti nel rispetto della pianificazione della
tutela e conservazione degli habitat naturali e semi-naturali e delle specie di fauna e flora di
importanza conservazionistica.
Il grado di dettaglio dello Studio di Incidenza e delle relative misure di mitigazione
consentirà una semplificazione per i cittadini delle procedure di rilascio delle
autorizzazioni/concessioni, che nella maggior parte dei casi non dovranno presentare lo Studio
di Incidenza in quanto le attività e gli interventi saranno già stati valutati nel Piano faunistico.
E’ importante tuttavia sottolineare che la valutazione di incidenza riguarda le attività e le
strutture che sono autorizzate per quanto di competenza della Provincia, ma la loro validità è
subordinata all’acquisizione di atti di consenso, comunque denominati, previsti dalla normativa
vigente di competenza di altre amministrazioni pubbliche.
2.2 CRITERI PER L’ISTITUZIONE E LA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PUBBLICI A
TUTELA DELLA FAUNA
2.2.1 ZONE DI PROTEZIONE DELLA FAUNA
Premessa
La valutazione delle finalità istitutive delle sei Zone di Protezione attualmente presenti nel territorio
provinciale, eseguita con il progetto “Monitoraggio dell’avifauna migratoria nelle Zone di Protezione (ZP)
della Provincia di Siena” (2009-2010), ha evidenziato una loro diversa importanza per la protezione
dell’avifauna e in particolare per la presenza-assenza di flussi di avifauna migratoria, con particolare
riferimento alle specie di interesse venatorio. Una valutazione più complessiva di questi istituti pubblici
che tiene conto invece dei criteri e delle tecniche gestionali ha evidenziato ulteriori fattori di criticità
(p.es. mancanza di coordinamento delle attività di gestione, caratteristiche ambientali che per
conformazione e copertura vegetazionale favoriscono la presenza di ungulati, ubicazione in territorio
vocato al cinghiale con “effetto serbatoio” per i cinghiali durante la stagione venatoria).
Sulla base di quanto detto, si propone il riesame degli istituti esistenti per garantire
l’assolvimento delle finalità conservative previste per legge e per individuare, tenuto conto del
sistema Natura 2000, un’adeguata rete di territori protetti per la tutela di aree critiche e di
specie in difficoltà, con conferma dell’attuale assetto o con modifiche di confini di quelle che
svolgono un ruolo nell’ambito della conservazione della fauna migratoria.
(4)
Note: Legge Regionale 6 aprile 2000, n. 56 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali della flora
e della fauna”
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Nell’arco di vigenza del presente Piano verrà valutata in maniera più approfondita,
attraverso un Piano Operativo di Revisione, e previo Tavolo di ascolto e confronto con le
componenti sociali e gli Enti Locali interessati, la funzionalità delle ZP esistenti in funzione delle
specie in stato di conservazione sfavorevole o comunque di accertato declino, tenuto conto
anche delle ricadute che l’istituto avrà sulle colture agricole presenti nell’area e nelle zone
limitrofe, sulle altre specie faunistiche e sul territorio circostante a caccia programmata.
La Provincia redige per le ZP un adeguato piano di gestione mirato a evidenziare eventuali
criticità faunistiche e ambientali, a garantire i censimenti delle specie selvatiche e il controllo
del cinghiale. Inoltre, la provincia costituisce una commissione composta da rappresentanti di
associazioni culturali, ambientaliste, venatorie e agricole per una migliore gestione delle
stesse.
Per la realizzazione degli interventi di miglioramento ambientali, finalizzati al ripristino e la
salvaguardia degli ecosistemi, si privilegiano forme associate di proprietari e conduttori di fondi
inclusi. Per il controllo del cinghiale, da realizzarsi per quanto possibile in modo coerente e
conforme rispetto al territorio circostante, la Provincia può avvalersi dell’ATC di competenza
territoriale.
INDICAZIONI PER L’ISTITUZIONE DELLE ZONE DI PROTEZIONE
(Tabella allegata 3 e Tavola 1).
1 - AMIATA
Comune: ABBADIA S.S., CASTIGLION D'ORCIA, PIANCASTAGNAIO
Conferma della ZP con ampia ristrutturazione dei confini finalizzata alla riduzione
di superficie fino alla coincidenza con il SIC 117 “Cono Vulcanico del Monte
Amiata” (SIC IT51A0017).
2 - CAPANNELLE
Comune: GAIOLE IN CHIANTI
Conferma della ZP nel suo attuale assetto fino al completamento del piano
operativo di revisione delle ZP provinciali.
3 - LAGO DI CHIUSI
Comune: CHIUSI
Conferma della ZP con ristrutturazione dei confini finalizzata a ricomprendere
l’area individuata con LR 56/2000 come SIR 95 “Lago di Chiusi” (SIC/ZPS
IT5190009).
4 - MONTEMAGGIO
Comune: MONTERIGGIONI
Conferma della ZP fino al completamento del piano operativo di revisione delle ZP
provinciali.
5- PESCINALE
Comune: SOVICILLE
Conferma della ZP nel suo attuale assetto fino al completamento del piano
operativo di revisione delle ZP provinciali.
6 - RICAVO
Comune: CASTELLINA IN CHIANTI
Conferma della ZP nel suo attuale assetto fino al completamento del piano
operativo di revisione delle ZP provinciali.
2.2.2 ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA
Nell’ambito complessivo della gestione, la provincia di Siena ha sempre assegnato un ruolo
centrale a questi istituti, destinati al mantenimento e miglioramento degli habitat e “alla
riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale e alla cattura della stessa per l’immissione
e il suo irradiamento sul territorio, in tempi e condizioni utili all’ambientamento, fino alla
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio” (art. 16 LR
3/1994).
L’analisi dei risultati faunistici conseguiti in questi ultimi anni dalle ZRC senesi (cfr. par. 3.1
Vol. I) ha evidenziato alcune difficoltà gestionali (risorse finanziarie insufficienti, scarsa
motivazione e/o competenza delle Commissioni di verifica e controllo, carenza di volontariato,
ridotta vigilanza, elevata presenza di ungulati e in particolare di cinghiale) che hanno portato
alcuni istituti a disattendere le finalità istitutive (densità di lepre e fagiano medio basse; ridotte
catture). In particolare la valutazione dei dati relativi al precedente periodo di programmazione
2006-2010, forniti dagli ATC che gestiscono convenzionalmente queste strutture, hanno
mostrato una situazione ambientale, faunistica e gestionale molto variegata, con indici di
presenza e di produttività faunistica diversificati tra le varie ZRC, evidenziando in alcuni casi
riscontri gestionali positivi o comunque stabili nel tempo, mentre in altri casi i risultati di
gestione possono essere definiti critici:
- densità della specie in indirizzo (lepre) decisamente basse che non superano i 5 capi/100
ettari oppure densità inferiori a 10 capi/100 ha per un certo numero di anni;
- decremento delle catture di fauna selvatica senza una giustificazione motivata,
soprattutto in quelle strutture dove la densità della specie in indirizzo sono soddisfacenti e per
le quali quindi la “criticità” è da attribuirsi solamente all’organizzazione delle operazioni di
cattura;
- zone per le quali l’indirizzo faunistico è in parte compromesso dalla presenza di specie
concorrenti o antagoniste e in particolare del cinghiale.
Alla luce di quanto detto, si intende rivalorizzare questi istituti destinati alla riproduzione
della fauna selvatica allo stato naturale e alla cattura di una frazione della popolazione
prodotta annualmente. Alle catture si associa la possibilità di uno sfruttamento della fauna a
fini venatori attraverso l'irradiamento naturale nel territorio limitrofo, una funzione che tuttavia
è svolta in sinergia e in via prioritaria dalle ZRV.
Sulla base di queste premesse, il presente piano, intende:
- confermare il ruolo fondamentale svolto dalle ZRC, valorizzando questo tipo di istituto nel
perseguire le finalità istitutive;
- confermare l’affidamento della gestione delle ZRC agli ATC per il prossimo periodo di
programmazione, attraverso il rinnovo della convenzione da approvare con apposito atto
sulla base delle risorse finanziarie disponibili (ZRC convenzionate) e attraverso un accordo di
collaborazione da stipulare soprattutto in funzione della disponibilità della mano d’opera
volontaria e quindi dell’autonomia economica di gestione degli ATC. La convenzione/accordo
è comprensiva di un nuovo disciplinare contenente norme di dettaglio per la gestione e la
verifica del raggiungimento degli obiettivi attraverso la misurazione della produttività reale e
potenziale che tengano conto della tipologia e dell’entità economica degli investimenti
effettuati.
Appare opportuno concentrare risorse finanziarie e umane in quelle aree (4-5 ZRC
convenzionate per ATC) che per potenzialità faunistiche (p.es. alto rendimento di catture e
vocazione per la piccola selvaggina) entrano a far parte della rete di istituti pubblici
sperimentali finalizzati a garantire una dotazione annua di selvaggina naturale nel territorio
provinciale attraverso l’irradiamento e le catture. In queste strutture è attivato il progetto
sperimentale di riqualificazione ambientale e riequilibrio faunistico (vedi par. 3.1), con il
potenziamento degli interventi di miglioramento ambientale a fini faunistici, attraverso l’uso di
risorse trasferite dalla Regione. Gli interventi di miglioramento ambientale dovranno essere
rendicontati per tipologia colturale impiegata, per Azienda Agricola destinataria e
finanziamento impegnato ed effettivamente erogato e dovranno essere mappati e
informatizzati su cartografia GIS. Nella gestione di questi istituti sperimentali ad alto
rendimento saranno prevalentemente concentrati i finanziamenti provinciali (ca. 80-90%); la
rendicontazione degli ATC dovrà essere precisa e distinta per voci di spesa destinate a queste
ZRC. Il finanziamento per ogni struttura sarà stabilito su base annua prioritariamente sulla
base della produttività della ZRC.
Si prevede la conferma delle ZRC, già presenti nella precedente programmazione,
caratterizzate da elevate potenzialità faunistiche e capacità operative e conformi ai parametri
sotto descritti e per le quali l’ATC si impegna a garantire un’idonea gestione principalmente
attraverso il coordinamento del volontariato, mentre le altre sono state trasformate in ZRV in
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 cui la gestione permane comunque finalizzata alla riproduzione della fauna selvatica allo stato
naturale (cd. ZRV a gestione naturale).
Le ZRC non convenzionate, le ZRC convenzionate fino alla definizione degli accordi economici
subordinati ai trasferimenti regionali, e tutte le ZRV saranno finanziate dagli ATC con proprie
risorse derivanti dalle quote cacciatori, oltre che con il rimanente finanziamento provinciale
(ca. 20-10%) e con eventuali risorse aggiuntive che fossero nella disponibilità della Provincia.
La Provincia individua con il presente PFVP le ZRC su proposta dell’ATC valutando:
- caratteristiche ambientali: vocazionalità ambientale per le specie in indirizzo, specie
migratrici e altre specie di interesse conservazionistico o venatorio; assenza di estesi
appezzamenti forestali che possono creare problemi per il concentrarsi di cinghiali; colture non
suscettibili di danni gravi e non sostenibili p.es. assenza di colture di elevato pregio;
- ubicazione della struttura: le ZRC devono ricadere all’interno dell’area non vocata al
cinghiale e non devono essere confinanti con l’area vocata, con la quale di norma deve
intercorrere la distanza di almeno 500 metri, o comunque non devono essere a essa
interconnesse con corridoi ecologici che facilitano il diffondersi del cinghiale (p.es. presenza di
appezzamenti boschivi nelle ZRC direttamente collegati a boschi abitualmente abitati da
cinghiali). La distanza dei confini delle ZRC dalle strade a elevato rischio di incidenti stradali
con fauna selvatica (ungulati) deve essere tale da lasciare un’area “cuscinetto” di territorio non
vincolato soprattutto in quei punti dove statisticamente tali incidenti avvengono con maggiore
frequenza;
- dati pregressi: monitoraggio faunistico nel quinquennio precedente (densità delle specie
in indirizzo e delle altre specie di interesse gestionale), capacità organizzativa e disponibilità di
mano d’opera (dati di cattura), sostenibilità sociale di eventuali danni, efficacia della vigilanza,
densità di ungulati e attività di controllo;
- dimensioni adeguate alla riproduzione e al mantenimento di popolazioni stabili delle
specie in indirizzo (lepre, fagiano) (di norma comprese tra 700 e 1.000 ettari) e confini il più
possibili lineari, naturali e facilmente sorvegliabili. La scelta dei confini deve considerare anche
i criteri che favoriscano l’irradiamento naturale della fauna in indirizzo sul territorio adibito alla
caccia programmata.
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Gli obiettivi gestionali specifici e le principali scelte operative per le ZRC sono i seguenti:
incremento di popolazioni stabili delle specie in indirizzo (lepre e fagiano). Le densità della
piccola fauna stanziale devono essere tali da favorire il loro irradiamento e la loro diffusione
nel territorio circostante ed eventualmente la cattura della stessa per l’immissione nelle ZRV
o nel territorio a caccia programmata. Considerati i dati positivi sulla produttività della lepre
in alcuni recinti posti all’interno delle ZRC e a suo tempo utilizzati per starna e pernice rossa,
è auspicabile il ripristino e l’utilizzo di quelli non più gestiti da tempo ma che comunque
avrebbero delle potenzialità;
potenziamento delle stime delle densità faunistiche all’interno delle ZRC, in coerenza con
quanto indicato nel successivo Cap. 4;
le catture sono autorizzate solo al raggiungimento di determinati valori soglia di densità, per
salvaguardare la popolazione riproduttiva, individuati in: 15 lepri/100 ha – 25 fagiani/100 ha.
Nelle catture deve essere rispettato il più possibile un rapporto sessi di 1 maschio: 1
femmina;
non sono ammesse nelle ZRC immissioni delle specie di indirizzo. Solo per il fagiano possono
essere previste operazioni di immissione nella fase di primo impianto, con animali di cattura,
quando sia accertato un palese declino della popolazione dietro autorizzazione provinciale;
nelle ZRC appare ancora più rilevante rispetto al restante territorio il maggiore
coinvolgimento degli agricoltori nelle politiche di tutela della piccola selvaggina e di
miglioramenti ambientali a fini faunistici, attraverso l’attivazione di una collaborazione con le
associazioni agricole allo scopo di una diffusa sensibilizzazione degli agricoltori all’attività di
salvaguardia e recupero delle covate e anche mediante il coinvolgimento del Settore Sviluppo
Agricolo per l’individuazione di adeguati strumenti di partecipazione;
rafforzamento negli istituti pubblici individuati dell’attività di vigilanza e di controllo
attraverso l’incentivazione dell’opera di personale volontario e l’impiego regolare di Agenti di
cui all’art. 51 della LR 3/1994 che in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 intervengano a minimizzare i fattori limitanti per la piccola selvaggina. Il finanziamento per
attivare forme di convenzione con le Associazioni Venatorie per la vigilanza e per decurtare o
rimborsare le quote di iscrizione di ATC ai volontari degli Istituti pubblici potranno essere
coperte da un eventuale e auspicato aumento della quota di iscrizione all’ATC sia per i
cacciatori fuori regione che per i cacciatori toscani;
prosecuzione delle attività di controllo sulla fauna selvatica ai sensi dell’art. 37 della LR
3/1994 per limitare la predazione da parte di specie, in coerenza con il “Protocollo d’intesa
tra la Provincia di Siena e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
(ISPRA) sugli indirizzi tecnici per gli interventi di controllo”;
densità sostenibile tendente a 0 per il cinghiale; questo obiettivo va perseguito con metodi di
controllo individuali o con l’utilizzo del cane limiere;
percentuale di danni alle colture causati dalle specie ungulate tendente a zero o comunque
inferiore a quella che si verifica nel territorio a caccia programmata circostante;
si sottolinea l’importanza della Commissione di verifica e controllo istituita dalla Provincia per
ogni ZRC e facente parte dell’atto di istituzione della zona stessa; è composta in misura
paritetica da 3 rappresentanti dei proprietari o conduttori dei fondi ricompresi nelle zone e da
3 rappresentanti dei cacciatori, che eleggono al loro interno un Presidente. Le commissioni di
verifica e controllo sono designate dal comitato di gestione dell’ATC competente per
territorio. Le Commissioni di verifica e controllo nella gestione delle ZRC hanno
principalmente il compito di coadiuvare le seguenti operazioni:
 realizzazione dei piani di gestione ambientale e faunistica dettagliati nell’apposito
disciplinare;
 realizzazione dei piani di miglioramento ambientale a fini faunistici;
 realizzazione dei piani di foraggiamento della piccola selvaggina;
 realizzazione delle opere necessarie all’attivazione del progetto sperimentale di
riqualificazione ambientale e riequilibrio faunistico finalizzato alla produzione del Fagiano di
qualità;
 rispetto dei piani di cattura e di ripopolamento;
 messa a punto dei piani di controllo di specie ungulate, predatrici e antagoniste
(eradicazione nel caso del cinghiale) redatti ai sensi dell’art. 37 LR 3/94;
 adozione di eventuali misure di prevenzione danni a carico di colture agricole soprattutto se
di pregio;
 raccordo, anche attraverso le riunioni mensili della vigilanza venatoria, con un gruppo di
agenti volontari (GAV, GGVV) che svolgono la loro attività di vigilanza in maniera
prevalente all’interno dell’istituto (si veda Cap. 7).
Maggiori dettagli su questo argomento saranno trattati nel nuovo Disciplinare provinciale
per la gestione delle Zone di Ripopolamento e cattura. All’interno del Disciplinare sarà valutata
la possibilità di erogare incentivi economici agli agricoltori non soltanto in funzione dei
miglioramenti ambientali, ma anche sulla base dei risultati di gestione conseguiti in termini di
cattura di lepri e fagiani. L’ATC potrà valutare la possibilità di stipulare convenzioni
annuali/pluriennali con quegli agricoltori presenti all’interno degli istituti pubblici che si
impegnino a collaborare attivamente alla gestione attraverso impegni definiti quali
l’ordinamento colturale, l’uso ridotto di prodotti chimici, la rotazione delle colture, programmi
di miglioramenti ambientali condivisi ecc…
INDICAZIONI PER L’ISTITUZIONE DELLE ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA
In attuazione del presente PFVP, tutte le ZRC che si intendono confermare (anche con
variazione di tipologia in ZRV e/o con variazione di confini) e che erano presenti nel precedente
periodo di programmazione sono prorogate in via provvisoria fino al completamento dell’iter di
nuova istituzione (art. 16, co. 2, LR 3/1994). Le ZRC che non sono riconfermate decadono
automaticamente al termine della stagione venatoria 2013/2014 (15 marzo 2014).
(Tabella allegata 4 e Tavola 2).
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)
1 - BARONTOLI
Comune: SOVICILLE
Conferma della ZRC con limitata modifica dei confini
2 - BASCIANO
Comune: MONTERIGGIONI, CASTELLINA IN CHIANTI
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
3 - COLLE VAL D’ELSA
Comune: COLLE DI VAL D’ELSA
Conferma della ZRC, con piccole modifiche dei confini volte a migliorare
la funzionalità della struttura
4 - IL PALAZZONE
Comune: CHIUSDINO
Revoca della ZRC
5 - IL PIANO
Comune: CASOLE D’ELSA
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
6 - MENSANELLO
Comune: COLLE DI VAL D’ELSA
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
7 - RACCIANO
Comune: SAN GIMIGNANO
Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie
finalizzata alla risoluzione dei problemi relativi alla vicinanza con l’area
vocata al cinghiale
8 - STROZZAVOLPE
Comune: POGGIBONSI
Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie
finalizzata alla risoluzione dei problemi relativi alla vicinanza con l’area
vocata al cinghiale
9 - VAL D’ELSA CHIANTI
Comune: POGGIBONSI
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)
1 - BIBBIANO
Comune: BUONCONVENTO
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
2 - CASANOVALPINO
Comune: RAPOLANO TERME
Conferma della ZRC con modifica confini per l’eliminazione di aree
faunisticamente improduttive
3 - CASTELVERDELLI
Comune: S. GIOVANNI D’ASSO
Conferma della ZRC con diminuzione di superficie e modifica dei confini
tesa all’aumento dell’irradiamento della piccola selvaggina
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4 - CITTA’ DI SIENA
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: SIENA
Conferma della ZRC con moderata modifica dei confini
5 - I SOLI
Comune: S. GIOVANNI D’ASSO
Revoca della ZRC con parziale trasformazione dell’istituto in ZRV
6 - IL DESERTO
Comune: MONTERONI D’ARBIA
Conferma della ZRC con scorporo di superficie mirato all’eliminazione di
aree faunisticamente improduttive
7 - IL PECORILE
Comune: ASCIANO
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
8 - LE PALAIE
Comune: ASCIANO
Revoca della ZRC con parziale trasformazione dell’istituto in ZRV
9 - LEONINA
Comune: ASCIANO
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
10 - MONTAPERTI
Comune: CASTELNUOVO B.GA
Conferma della ZRC con limitato aggiustamento dei confini
11 - S. MARTINO – S. FABIANO
Comune: MONTERONI D’ARBIA
Conferma di parte della ZRC con ristrutturazione ed istituzione di una
ZRV a salvaguardia della fauna preesistente
12 - VAL DI CAVA
Comune: MONTALCINO
Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie
finalizzata all’allontanamento dall’area vocata al cinghiale
13 - VESCONA
Comune: ASCIANO
Conferma della ZRC con ristrutturazione finalizzata alla sottrazione di
aree a scarso valore faunistico
14 - VILLE DI CORSANO
Comune: MONTERONI D’ARBIA
Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione di superficie
finalizzata all’allontanamento dall’area vocata al cinghiale della ZRC
Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)
1 - ACQUAVIVA
Comune: MONTEPULCIANO
Conferma della ZRC con parziale modifica dei confini finalizzata al
miglioramento della produttività faunistica
2 - BELSEDERE
Comune: TREQUANDA
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
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3 - CASA DEL CORTO
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: PIANCASTAGNAIO
Conferma della ZRC con variazione dei confini tesa a migliorare
l’irradiamento della piccola selvaggina della ZRC
4 - CHIANCIANO
Comune: CHIANCIANO TERME
Conferma della ZRC con limitate diminuzioni di superficie
5 - COLLE MOSCA
Comune: PIENZA
Conferma della ZRC con limitata correzione dei confini
6 - CONTIGNANO
Comune: RADICOFANI
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
7 - CORSIGNANO
Comune: PIENZA
Conferma della ZRC con aumento di superficie
8 - I POGGI
Comune: TORRITA DI SIENA
Conferma della ZRC con ristrutturazione e diminuzione sostanziale di
superficie
9 - IL POLIZIANO
Comune: MONTEPULCIANO
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
10 - LA FOCE
Comune: CHIANCIANO TERME
Revoca della ZRC con istituzione ZRV e sostanziale diminuzione di
superficie
11 - LA NOVELLA
Comune: S. CASCIANO DEI BAGNI
Conferma della ZRC con modifica dei confine
12 - LA TROVE
Comune: TREQUANDA
Revoca della ZRC con istituzione ZRV e sostanziale diminuzione di
superficie
13 - LE PIANINE
Comune: RADICOFANI
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
14 - MACCIANO
Comune: CHIUSI
Conferma della ZRC con marginali aggiustamenti di confine
15 - MALTAIOLO - MATERO
Comune: CETONA
Conferma della ZRC e del suo attuale assetto
16 – PALAZZO DI PIERO
Comune: SARTEANO
Conferma della ZRC con modesta variazione di confini
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17 – POGGI GIALLI
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: SINALUNGA
Conferma della ZRC con marginali aggiustamenti di confine
18 – VAL DI PAGLIA
Comune: ABBADIA S. SALVATORE
Conferma della ZRC con variazione dei confini tesa a migliorare
l’irradiamento della piccola selvaggina e con diminuzione della
superficie
19 – VAL D’ORCIA
Comune: CASTIGLIONE D’ORCIA
Conferma della ZRC con ristrutturazione e con sostanziale diminuzione
della superficie mantenendo all’interno dell’istituto le aree con
maggiore valenza faunistico ambientale (interne al SIR), in particolare
dal punto di vista delle risorse idriche. E’ necessario altresì
l’individuazione di confini tali da garantire un sufficiente irradiamento
della piccola selvaggina stanziale
20 – VIGNONI
Comune: S. QUIRICO D’ORCIA
Conferma della ZRC con marginali aggiustamenti di confine
2.2.3 ZONE DI RISPETTO VENATORIO
Le recenti integrazioni alla LR 3/94 individuano in maniera specifica le ZRV come strutture
destinate all’attuazione di opere di miglioramento ambientale tramite programmi predisposti
dagli ATC che ne propongono l’istituzione e le gestiscono direttamente ai sensi di legge.
I dati faunistici in nostro possesso evidenziano un’evoluzione nell’utilizzo delle Zone di
Rispetto Venatorio e un notevole discostarsi dalla loro finalità iniziali: mentre nei primi anni
della loro istituzione la gestione delle ZRV era finalizzata alla ricostituzione di popolazioni
sempre più vicine a quelle selvatiche, con diminuzione graduale di immissione di fagiani
allevati, successivamente le ZRV hanno assunto una connotazione più prettamente venatoria
con un potenziamento delle immissioni (cfr. par. 3.2 del Volume I), anche se ciò è avvenuto in
maniera completamente diversa nei tre ATC senesi.
Con il presente Piano si intende creare una rete diffusa di ZRV di dimensioni variabili, che
contribuisca alla valorizzazione della fauna stanziale attraverso diverse due modalità di
gestione:
- le ZRV afferenti ai comparti di caccia: le ZRV con dimensioni relativamente ridotte
(con un range dimensionale indicativo di 200 – 400 ettari), di durata pari al PFVP, finalizzate
all’attuazione di programmi di miglioramento ambientale e, ove ritenuto opportuno, di
riequilibrio faunistico basati anche sull’adesione al progetto provinciale del fagiano di qualità (si
veda il successivo par. 3.1) che prevede piani eccezionali d’immissione (con durata predefinita
pari al periodo di vigenza del presente PFVP) finalizzati all’incremento numerico di nuclei
naturali di fagiano; detti piani devono impiegare selvaggina traslocata proveniente da catture
condotte sul territorio provinciale oppure giovani prodotti con tecniche di allevamento seminaturali immessi previa stabulazione in recinti a cielo aperto. Si ritiene positivo valorizzare e
incrementare la vecchia esperienza dell’allevamento semi – naturale della lepre all’interno dei
recinti di ambientamento sulla scia di quelli all’interno delle ZRC. Queste ZRV infatti esplicano
la loro funzione soprattutto attraverso l’irradiamento spontaneo della fauna selvatica; le
dimensioni pertanto devono essere tali da favorire la dispersione e lo sconfinamento degli
animali presenti al loro interno e i confini devono consentire un prelievo venatorio continuativo
nel tempo (percorribilità da parte del cacciatore dei confini).
- le “ZRV a gestione naturale” che derivano dalla trasformazione di ZRC, con dimensioni
maggiori, finalizzate alla ricostituzione e al mantenimento di popolazioni di fauna selvatica allo
stato naturale attraverso opere di miglioramento ambientale e di interventi gestionali. Su tali
ZRV non sono consentite immissioni di fauna selvatica di allevamento o preambientata.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Le aree in cui istituire le ZRV, stabilite di concerto con gli ATC, dovranno avere
caratteristiche ambientale idonee; particolarmente adatte risultano quelle aree con terreni
agricoli interessati da rotazioni agrarie e agricoltura biologica, mentre non devono
ricomprendere superficie di bosco superiore al 50% e comunque non superiore al 60% se
particolarmente frammentata.
Le motivazioni che portano a incrementare rispetto alla precedente programmazione la
creazione di tali zone risiedono:
1) nella necessità di superare la fase critica di rarefazione della piccola fauna selvatica,
attraverso il mantenimento di una rete di aree ambientalmente favorevole alla piccola
selvaggina e attraverso l’attivazione, nelle aree di ridotte dimensioni e strettamente
afferenti ai comparti di caccia, di programmi di riequilibrio faunistico, anche basati sulla
produzione e sull’ambientamento di piccola fauna stanziale, che consentano una
soddisfacente fruizione venatoria della quota naturalmente irradiata lungo i confini;
2) nel fatto che le ZRV sono istituti con vincolo all’esercizio venatorio di tipo parziale: il
programma di valorizzazione delle specie di piccola fauna selvatica stanziale può essere
affiancato e rinforzato da scelte gestionali mirate ad esempio a ridurre la presenza di specie
“problematiche” come nel caso degli ungulati attraverso l’attività venatoria (senza il ricorso
alle più complesse operazioni di controllo ai sensi dell’art. 37 della LR 3/1994).
Anche nelle ZRV va posta attenzione al problema dei danni alle colture agricole a carico di
specie ungulate, in quanto alcune di esse sono situate in prossimità dell’area vocata al
cinghiale; tali danni non dovranno superare quelli che si verificano nel territorio a caccia
programmata circostante o essere tendenzialmente inferiori considerata la possibilità che si ha
all’interno di questi istituti di esercitare un prelievo venatorio programmato.
Per ogni ZRV è costituita una commissione di gestione, composta in misura paritetica da
rappresentanti dei proprietari o conduttori dei fondi ricompresi nella zona e da rappresentanti
dei cacciatori designati dal comitato di gestione dell’ATC in cui essa ricade.
INDICAZIONI PER L’ISTITUZIONE DELLE ZONE DI RISPETTO VENATORIO
In attuazione del presente PFVP, tutte le ZRV che si intendono confermare (anche con
variazione di tipologia in ZRC e/o con variazione di confini) e che erano presenti nel precedente
periodo di programmazione sono prorogate in via provvisoria fino al completamento dell’iter di
nuova istituzione (art. 16, co. 2, LR 3/1994). Le ZRV che non sono riconfermate decadono
automaticamente al termine della stagione venatoria 2013/2014 (15 marzo 2014).
(Tabella allegata 5 e Tavola 3).
Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)
1 – BADESSE
Comune: MONTERIGGIONI
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
2 – BELFORTE
Comune: RADICONDOLI
Conferma della ZRV con moderata modifica dei confini
3 – CAMPOMAGGIO
Comune: RADDA IN CHIANTI
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
4 – CASTELLINA
Comune: CASTELLINA IN CHIANTI
Conferma della ZRV con aggiustamento dei confini volto a migliorare le
caratteristiche ambientali in favore della piccola selvaggina
5 – CASTELLO DI MONTERIGGIONI
Comune: MONTERIGGIONI
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
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6 - COLLALTO
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: COLLE DI VAL D’ELSA
Conferma della ZRV con aggiustamenti dei confini di importanza
marginale
7 - I RIGUARDI
Comune: S. GIMIGNANO
Revoca della ZRV
8 - IESA
Comune: MONTICIANO
Conferma della ZRV con riduzione di superficie. Istituzione di eventuali
altre aree da sottoporre a tutela se individuate come necessarie ai fini
della conservazione di specie e habitat all’interno del Piano di Gestione
del SIR Val di Farma.
9 - LA CHIOCCIOLA
Comune: MONTERIGGIONI
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
10 - MONTALCINELLO
Comune: CHIUSDINO
Conferma della ZRV con aggiustamento dei confini volto a migliorare le
caratteristiche ambientali in favore della piccola selvaggina
11 - MONTEFALCONI
Comune: POGGIBONSI
Conferma della ZRV con variazione dei confini volta al raggiungimento
della superficie minima di ha 150
12 - MONTESTIGLIANO
Comune: SOVICILLE
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
13 - PIEVESCOLA
Comune: CASOLE D’ELSA
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
14 - PISCIALEMBITA
Comune: SOVICILLE
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
15 - POGGIARELLI
Comune: MONTICIANO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
16 - POGGIO BONIZIO
Comune: POGGIBONSI
Conferma della ZRV con aumento di superficie e inclusione contiguo
art. 33
17 - POGGIO MALLECCHI
Comune: MONTICIANO
Revoca della ZRV. Valutare nell’ambito degli strumenti di pianificazione
delle aree protette, la possibilità di trasformare la superficie della ZRV
revocata in Area Contigua della Riserva Naturale.
18 - RADICONDOLI
Comune: RADICONDOLI
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
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19 - S. LORENZO A MERSE
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: MONTICIANO
Revoca della ZRV
20 - SELVOLE
Comune: RADDA IN CHIANTI
Conferma della ZRV con aumento di superficie e inclusione di terreni a
elevata vocazione per la piccola selvaggina stanziale
21 – I RIGUARDI
Comune: SAN GIMIGNANO
Nuova istituzione di ZRV in sostituzione della ZRV I RIGUARDI
22 – CASTELLETTO
Comune: CHIUSDINO
Nuova istituzione di ZRV in sostituzione parziale della ZRC IL
PALAZZONE
23 –PALAZZETTO
Comune: CHIUSDINO
Nuova istituzione di ZRV in sostituzione parziale della ZRC IL
PALAZZONE
24 – CAMPIGLIA
Comune: COLLE DI VAL D’ELSA
Nuova istituzione di ZRV in sostituzione della ZRV I RIGUARDI
Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)
1 – CASTELNUOVO ABATE
Comune: MONTALCINO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
2 – CERTANO – BELCARO
Comune: SIENA
Conferma della ZRV con piccola modifica dei confini
3 – CHIUSURE
Comune: ASCIANO
Conferma della ZRV con limitata variazione dei confini
4 – FOENNA
Comune: RAPOLANO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
5 – GAIOLE
Comune: GAIOLE IN CHIANTI
Conferma della ZRV con limitata modifica dei confini
6 – LA PIEVINA
Comune: ASCIANO
Revoca dell’attuale ZRV e istituzione di nuova ZRV totalmente spostata
con diminuzione di superficie per migliorarne la produttività
7 – LARNIANO
Comune: CASTELNUOVO B.GA
Conferma della ZRV e limitata modifica dei confini
8 – MONTE CUCCO
Comune: CASTELNUOVO B.GA
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
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9 – MONTISI
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: S. GIOVANNI D’ASSO
Conferma della ZRV con ristrutturazione dei confini per migliorane la
produttività
10 – PIEVASCIATA
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma della ZRV con variazione dei confini volta al raggiungimento
della superficie minima di ha 150
11 – POGGIO PINCI
Comune: ASCIANO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei
confini
12 – QUERCEGROSSA
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma della ZRV e dell’attuale assetto
13 - RENACCIO
Comune: SIENA
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei
confini
14 - TAVERNELLE
Comune: MONTALCINO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
15 - TORRENIERI
Comune: MONTALCINO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei
confini
16 – VAGLIAGLI
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma della ZRV con modifica dei confini per problemi di gestione
degli ungulati
17 –VESCOVADO
Comune: MURLO
Conferma della ZRV con modifica dei confini per migliorarne la
produttività
18 – VITIGNANO – S. PIERO
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma della ZRV con modifica dei confini per migliorarne la
produttività
19 – I SOLI
Comune: SAN GIOVANNI D’ASSO
Istituzione di una nuova ZRV mediante ristrutturazione con diminuzione
di superficie dell’omonima ZRC
20 – LE PALAIE
Comune: ASCIANO – RAPOLANO
Istituzione di una nuova ZRV mediante ristrutturazione con diminuzione
di superficie dell’omonima ZRC
21 – MONTERONI
Comune: MONTERONI D’ARBI
Nuova istituzione di ZRV in sostituzione parziale della ZRC SAN
MARTINO – SAN FABIANO
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)
1 – ARMATELLO
Comune: S. CASCIANO DEI BAGNI
Conferma della ZRV con sostanziale diminuzione di superficie tesa
all’allontanamento dall’area vocata al cinghiale
2 – ORIATO
Comune: SARTEANO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto con limitate modifiche dei
confini
3 – PALAZZONE
Comune: S. CASCIANO DEI BAGNI
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
4 - POGGIO ROSA
Comune: CASTIGLIONE D’ORCIA
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
5 - RIPA D’ORCIA
Comune: CASTIGLIONE D’ORCIA
Revoca della ZRV. Valutare nell’ambito degli strumenti di pianificazione
delle aree protette, la possibilità di trasformare parte dei territori della
ZRV revocata in Area Contigua della Riserva Naturale (parte compresa
tra l’attuale AC e la RN).
6 - SCROFIANO
Comune: SINALUNGA
Conferma della ZRV con possibile ristrutturazione dei confini volto a
migliorare le caratteristiche ambientali in favore della piccola
selvaggina
7 - VALIANO
Comune: MONTEPULCIANO
Conferma della ZRV e del suo attuale assetto
8 - LA TROVE
Comune: TREQUANDA
Istituzione di una nuova ZRV in sostituzione dell’omonima ZRC con
diminuzione di superficie
9 - MONTEFOLLONICO
Comune: TORRITA DI SIENA
Istituzione di una nuova ZRV
10 - BETTOLE
Comune: SINALUNGA
Istituzione di una nuova ZRV
11 – LA FOCE
Comune: CHIANCIANO
Istituzione di una nuova ZRV in sostituzione dell’omonima ZRC con
diminuzione di superficie
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 2.3 CRITERI PER L’AUTORIZZAZIONE E LA GESTIONE DEGLI ISTITUTI PRIVATI
Gli istituti faunistici e faunistici-venatori privati rappresentano, per percentuale di superficie
occupata e per distribuzione territoriale, un tipo di istituto di grande rilevanza gestionale, in
grado di influenzare il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge e individuati dal
presente Piano.
Pertanto con il presente Piano si intende proseguire nella direzione intrapresa con i
precedenti PFVP, finalizzata all’ottimizzazione del ruolo che questi istituti svolgono sia nel
raggiungimento delle finalità istitutive, sia nel complesso della realtà provinciale, nell’ottica di
integrare sempre più la gestione privata con quella del territorio a caccia programmata e di
favorire quindi una gestione partecipata e sinergica di tutte le realtà locali, anche mediante
intese con gli ATC (p.es. collaborazione nel progetto “Fagiano di qualità”, nelle operazioni di
monitoraggio faunistico, di prelievo venatorio degli ungulati e di interventi di controllo).
L’analisi critica dei risultati conseguiti nel precedente periodo di programmazione ha
evidenziato nel complesso il raggiungimento di risultati gestionali soddisfacenti, sebbene la
realtà degli istituti privati appaia molto variegata, con strutture che risultano critiche per molti
aspetti.
Sulla base di quanto detto, appare fondamentale una revisione delle singole aziende
venatorie esistenti e l’individuazione di alcuni correttivi gestionali per valorizzare al massimo le
funzioni di questi istituti, oltre a una attenta verifica delle richieste di nuove istituzione.
2.3.1 CENTRO PRIVATO DI RIPRODUZIONE DELLA FAUNA SELVATICA ALLO STATO NATURALE
L’analisi dei risultati conseguiti dall’unico CPRFS denominato Presciano nel periodo di
programmazione 2006-2010 evidenzia notevoli difficoltà nel raggiungimento delle finalità
istitutive, soprattutto in termini di produttività (densità e catture) delle specie in indirizzo
(lepre e fagiano), legate in larga misura all’avvio di una riorganizzazione operativa del CPRFS.
Tale riassetto sembra oggi fornire garanzie di poter produrre significative quantità di fauna
selvatica stanziale.
In attuazione del presente PFVP si prevede di confermare il CPRFS Presciano, con revisione
dei confini; la predisposizione di un nuovo testo del Disciplinare di Autorizzazione per CPRFS,
da approvare con apposito atto amministrativo, deve garantire il raggiungimento di obiettivi
faunistici e naturalistici attraverso l’individuazione di strategie gestionali per l’incremento della
produttività delle specie da ripopolamento. In particolare si prevede l’adesione del CPRFS al
progetto provinciale di produzione del fagiano di qualità, anche nell’ottica di creare una stretta
collaborazione tra il CPRFS e gli enti interessati (Provincia, ATC e altri istituti privati) per l’avvio
sperimentale del progetto e per la fornitura di fagiani di cattura da utilizzare come riproduttori
in altre strutture.
Non si individuano concrete possibilità di istituzione di nuovi CPRFS.
2.3.2 AZIENDE VENATORIE
La Provincia istituisce gli istituti privati richiesti dai soggetti interessati valutando:
- dati pregressi: revisione delle Aziende Venatorie autorizzate nella precedente
programmazione, con conferma di quelle che sulla base di parametri di correttezza di gestione,
qualità faunistica e ambientale (per le AFV) e dinamismo imprenditoriale (per le AAV), sono
valutate positivamente e con ristrutturazione, trasformazione di tipologia di istituto o diniego di
quelle valutate negativamente;
- programma di conservazione e ripristino ambientale (per le AFV) e piano
economico e di gestione (per le AAV): valutazione dei progetti faunistici, di recupero e
valorizzazione ambientale e di organizzazione dell’attività venatoria per il raggiungimento delle
finalità faunistiche e naturalistiche delle AFV e delle finalità di recupero e valorizzazione delle
aree agricole per le AAV presentati dai soggetti interessati con la domanda di nuova
autorizzazione/rinnovo ai sensi dell’art. 29 e dell’art. 39 del DPGR 33R/2011(5).
(5)
Note:
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 26 luglio 2011, n. 33/R “Regolamento di attuazione
della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la
protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”). “
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Tale verifica deve essere particolarmente attenta per le proposte di istituzione di nuove
Aziende Venatorie, e mirata a valutare il riflesso sugli assetti faunistici e ambientali (AFV)
ovvero sugli aspetti venatori ed economici (AAV) di nuove iniziative private nel complesso della
realtà comprensoriale;
- caratteristiche ambientali: l’autorizzazione di AFV deve interessare aree idonee, con
elevata vocazionalità ambientale per le specie in indirizzo, per specie migratrici e per altre
specie di interesse conservazionistico o venatorio e con ridotta presenza di appezzamenti
forestali ininfluenti per la conservazione della piccola fauna stanziale e, al contrario, capaci di
favorire la presenza del cinghiale. Le AFV di nuova istituzione non possono avere una
percentuale complessiva di bosco superiore al 30%. L’autorizzazione per AAV deve interessare
aree agricole, in particolare montane e svantaggiate; la superficie boscata, se non ricadente
all’interno di strutture per la cinofilia venatorie e di recinti di caccia e comunque se non
utilizzata ai fini del raggiungimento delle finalità istitutive, deve essere ridotta;
- dimensioni: le AFV devono avere dimensione adeguata alla realizzazione dei programmi
di conservazione e ripristino ambientale e non superiori a 800 ettari per quelle di nuova
istituzione. La scelta dei confini deve considerare anche i criteri che favoriscano l’irradiamento
naturale della fauna in indirizzo sul territorio adibito alla caccia programmata.
Le dimensioni delle AAV devono essere adeguate al perseguimento degli obiettivi previsti
nel programma di ripristino ambientale e nel piano economico di gestione e comunque non
superiori a 500 ettari per quelle di nuova istituzione. Almeno il 50% della superficie della AAV
deve essere utilizzata per il raggiungimento delle finalità istitutive (p.es. recinti di caccia,
strutture per la cinofilia); per un miglior controllo degli ungulati la restante porzione di
territorio inutilizzato a fini faunistici non può avere una percentuale di bosco superiore al 30%;
in caso di mancato adeguamento ai suddetti parametri tale superficie boscata dovrà essere
scorporata nell’arco di vigenza del presente Piano;
- priorità per le Aziende Venatorie già presenti nel precedente periodo di
programmazione: alla luce dei criteri stabiliti nel presente PFVP, la Provincia individua le
Aziende Venatorie da autorizzare per il prossimo periodo di programmazione, dando la
precedenza a quelle già presenti nello scorso periodo, in considerazione degli investimenti,
p.es. in interventi ambientali, strutture venatorie, cinofile, e dell’impegno profusi nel corso
degli anni;
- ubicazione degli istituti: è possibile istituire nuove aziende venatorie di cui agli artt.
18, 20 e 21 della LR 3/1994 non presenti nel precedente periodo di programmazione in
ottemperanza ai criteri già stabiliti nel precedente PFVP 2006-2010.
Nuovo Disciplinare di Autorizzazione
Appare necessario un aggiornamento del testo dei Disciplinari di Autorizzazione di AFV e
AAV che deve contenere elementi di semplificazione degli adempimenti procedurali e
dettagliare i parametri di valutazione.
In particolare si ritiene utile introdurre alcuni correttivi circa l’attività di vigilanza, la
compilazione dei registri, gli allevamenti di selvaggina e le recinzioni interne alle Aziende. La
concessione delle autorizzazioni è subordinata alla sottoscrizione del nuovo testo da parte dei
Direttori Concessionari.
Le AFV e i requisiti minimi di gestione
Le “specie in indirizzo” da produrre per il conseguimento delle finalità dell’istituto, valide
per tutta la durata dell’autorizzazione, sono da individuare tra la lepre e/o il fagiano, sulla base
della vocazionalità ambientale, della gestione faunistica e della conduzione agricola dell’area.
Nell’AFV Sperimentale Olli l’obiettivo faunistico comprende oltre alla produzione di lepre e/o
fagiano un programma di gestione sperimentale sulla comunità di ungulati presenti e in
particolare sul capriolo italico (Capreolus capreolus sottospecie italicus), da concordare sulla
base di valutazioni tecniche e scientifiche con apposito Comitato Tecnico Scientifico, di cui ad
oggi fa parte anche l’ISPRA.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Per valutare annualmente la validità della gestione faunistica e ambientale delle AFV, si
stabiliscono i seguenti “REQUISITI MINIMI DI GESTIONE”:
(A) parametri relativi alle specie in indirizzo
-
AFV con la lepre quale specie in indirizzo: AFV in cui la prioritaria finalità faunistica
è lo sviluppo e il mantenimento di una popolazione naturale di questa specie che deve
avere a fine stagione venatoria una densità compatibile con la densità presente nelle
ZRC dell’ATC in cui sono collocate e aventi caratteristiche ambientali simile e comunque
non inferiore a 10 capi ogni 100 ettari;
- AFV con il fagiano quale specie in indirizzo: AFV in cui la prioritaria finalità faunistica
è lo sviluppo e il mantenimento di una popolazione stabile di fagiani, anche potenziata
con tecniche gestionali che prevedono il ripopolamento attraverso l’allevamento seminaturale della specie, con l’adesione al progetto provinciale del “Fagiano di qualità”. La
densità della specie in indirizzo a fine stagione venatoria deve essere di 40 capi ogni
100 ettari;
-
AFV con la lepre e il fagiano quali specie in indirizzo: AFV in cui le finalità
faunistiche sono raggiunte attraverso una gestione faunistica e ambientale che
consenta di mantenere popolazioni stabili di lepre e fagiano, anche con
ripopolamento/produzione del “Fagiano di qualità”. Per le AFV a duplice vocazionalità
faunistica, la densità minima della lepre a fine stagione venatoria deve essere
compatibile con la densità presente nelle ZRC dell’ATC in cui sono collocate e aventi
caratteristiche ambientali simile e comunque non inferiore a 8 capi ogni 100 ettari e la
densità del fagiano a fine stagione venatoria deve tendere a 20 capi ogni 100 ettari;
(B) parametri relativi ai miglioramenti ambientali
-
superficie (in ettari) destinata a interventi di miglioramento ambientale non inferiore al
6% della superficie vincolata e superficie equivalente (in “ettari equivalenti”) destinata
a miglioramenti ambientali non inferiore al 3% della superficie vincolata. Questo duplice
metodo di valutazione, da precisare in dettaglio all’interno del nuovo Disciplinare, non è
riferito soltanto alla semplice misurazione della estensione degli appezzamenti (in
ettari), ma è ispirato a una valutazione di tipo comparato che tenga conto di aspetti
sostanziali, quali le essenze utilizzate, il frazionamento degli interventi e il tipo di
gestione agraria (morganature, sfalci, etc.) (in “ettari equivalenti”).
Gli obiettivi faunistici sopra detti relativi al fagiano e gli obiettivi minimi di gestione per le
AFV che non erano autorizzate nel precedente periodo di programmazione devono essere
raggiunti entro il termine del terzo anno del periodo di programmazione e assumono valore
come parametro fondamentale per la riconferma dell’autorizzazione.
Tuttavia, tutte le AFV sono soggette a valutazione annuale da parte della Provincia per
quanto attiene i requisiti minimi di cui ai parametri (A) e (B), a seguito della quale:
- quelle AFV che non raggiungono i requisiti minimi sono soggette a sanzione, consistente
nella sospensione dell’attività venatoria (inclusa quella alla fauna selvatica migratoria) per i
primi quindici giorni dall’apertura generale della caccia, e a valutazione della possibilità di
ristrutturazione dei confini e delle modalità di gestione; oltre a ciò l’AFV è chiamata a realizzare
specifici interventi di gestione quali l’azzeramento obbligatorio delle quote annuali di prelievo
della lepre e del fagiano e interventi straordinari di miglioramento ambientale, di controllo delle
specie in esubero e di vigilanza. Tali sanzione e obblighi permangono fino a quando il Direttore
concessionario non ritenga di aver raggiunto la densità obiettivo e non richieda alla Provincia
un nuovo controllo, e comunque trascorso un tempo sufficiente per l’evoluzione naturale della
specie di cui si riscontra una presenza insufficiente (almeno un anno).
Il progetto “Fagiano di qualità” nelle AFV
Le AFV possono aderire al progetto sperimentale provinciale “Produzione del fagiano di
qualità” (si veda par. 3.1), che promuove la ricostituzione di locali popolazioni selvatiche di
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 fagiano nel territorio provinciale, anche attraverso processi produttivi che garantiscano elevati
parametri qualitativi (p.es. rusticità e adattamento all’ambiente), da utilizzare per operazioni di
ripopolamento.
Sulla base delle caratteristiche ambientale e delle disponibilità logistiche e organizzative la
Provincia stipula con l’AFV uno specifico protocollo tecnico nel quale sono contenuti i dati
tecnici del piano produttivo e delle tecniche di allevamento.
Altri obiettivi e criteri di gestione per le AFV
Gli altri obiettivi gestionali e i principali criteri di gestione per le AFV sono i seguenti:
- potenziamento della stima delle densità faunistiche all’interno delle AFV, da eseguire con le
modalità indicate nel cap. 4 e dettagliate nel Disciplinare;
- il piano di prelievo e cattura della/e specie in indirizzo è autorizzato solo al raggiungimento di
determinati valori soglia di densità stimata, per salvaguardare la popolazione riproduttiva,
individuati in:
 AFV con la lepre quale specie in indirizzo: 12 lepri /100 ha;
 AFV con il fagiano quale specie in indirizzo: 40 fagiani/100 ha;
 AFV con la lepre e il fagiano quali specie in indirizzo: 10 lepri/100 ha e 25 fagiani/100 ha;
- non sono ammesse nelle AFV immissioni di lepre. Per le AFV che hanno la lepre quale specie
in indirizzo produttivo, possono essere autorizzate dalla Provincia immissioni di animali di
cattura provenienti dal territorio provinciale nella fase di prima costituzione o in caso di
situazioni eccezionali (2° anno consecutivo di densità insufficiente
- tutte le AFV, qualunque sia la/e specie in indirizzo produttivo, devono garantire la presenza di
popolazioni consistenti di fagiano. Si confermano al riguardo le indicazioni gestionali da
sempre privilegiate dalla Provincia nei confronti del fagiano, ribadendo il dovere per le AFV di
privilegiare, nella misura massima possibile, la riproduzione naturale di questa specie. La
densità minima di fagiani a fine stagione venatoria che deve essere presente in tutte le
aziende al fine di essere esonerati dall’obbligo di immissione è di 10 capi/100 ha. La quantità
di fagiani (prodotti secondo il progetto provinciale del “Fagiano di qualità”, da quando
disponibili) che altrimenti l’azienda deve immettere in appositi recinti di ambientamento di
adeguate dimensioni è di due capi ogni ettaro;
- le AFV che hanno il fagiano in indirizzo produttivo devono comunque promuovere azioni tese
a garantire la presenza di popolazioni consistenti di lepre. I valori di densità stimati delle
lepre in queste AFV durante il presente periodo di programmazione rappresentano un
parametro di valutazione per la riconferma dell’autorizzazione;
- mantenimento di un efficace attività di vigilanza e di controllo attraverso l’opera di Agenti di
cui all’art. 51 della LR 3/1994, adeguatamente preparati, a disposizione dell’azienda e
nominativamente individuati, che in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale
intervengano a minimizzare i fattore limitanti per la piccola selvaggina;
- prosecuzione delle attività di controllo, al di fuori del periodo di caccia, ai sensi dell’art. 37
della LR 3/1994 nei confronti di specie predatrici, antagoniste e concorrenti, per limitare
l’impatto predatorio sulle componenti faunistiche di importanza venatoria e per ridurre i
danni alle attività antropiche, secondo quanto stabilito nel testo aggiornato del “Protocollo
d’intesa tra la Provincia di Siena e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca
Ambientale (ISPRA) sugli indirizzi tecnici per gli interventi di controllo”;
- mantenimento della densità sostenibile degli ungulati in coerenza con le linee gestionali
previste dalla provincia; Si conferma l'indicazione già contenuta nel precedente Piano
Faunistico Venatorio Provinciale 2006-2010 di adottare tutti gli accorgimenti in grado di
limitare la presenza del cinghiale all'interno delle AFV, limitando ove possibile l’inclusione
all’interno dei confini di appezzamenti di bosco particolarmente estesi. Inoltre, nelle AFV che
ricadono in area non vocata al cinghiale, va perseguito il permanente e tempestivo
abbattimento dei cinghiali secondo quando disposto dalla provincia.
- si conferma l‘indicazione di non consentire l’impianto di recinti per la caccia agli ungulati nelle
AFV;
- la presenza di recinzioni in rete metallica interne all’AFV realizzate a qualsiasi scopo (p.es. a
tutela delle produzioni agricole per danni da fauna selvatica, a protezione di terreni utilizzati
per specifiche finalità) devono essere preventivamente comunicate alla Provincia.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Le AAV e i requisiti minimi di gestione
Anche per le AAV si individuano i seguenti “Requisiti minimi di gestione” per valutare
annualmente la validità della gestione:
(A) parametri relativi all’organizzazione dell’attività venatoria
- numero di specie su cui viene esercitata l’attività venatoria non inferiore a 2 (due);
- densità minima di capi immessi non inferiore a 0,5 capi/ettaro di recinto per gli ungulati e
le lepri oppure non inferiore a 2 capi/ha di superficie vincolata per le altre specie
utilizzabili oppure densità minima di capi immessi non inferiore a 0,3 capi/ettaro di
recinto per gli ungulati e le lepri e non inferiore a 1,5 capi/ha di superficie vincolata per le
altre specie utilizzabili;
- numero minimo di permessi di caccia rilasciati non inferiore a 150 per quelle AAV con
superficie vincolata non superiore a 300 ettari e a 250 permessi per quelle con superficie
superiore a 300 ettari.
La valutazione della gestione dell’AAV in termini di indotto economico complementare
all’attività venatoria (es. pasti e pernottamenti, numero di dipendenti e ore lavorate sul settore
caccia ecc…) sarà funzionale al rinnovo delle autorizzazioni.
(B) parametri relativi ai miglioramenti ambientali
- superficie (in ettari) destinata a interventi di miglioramento o ripristino ambientale a fini
faunistici non inferiore al 2% della superficie vincolata che eccede la superficie minima
per il rilascio (100 ettari) individuata dall’art. 21, co. 4 della LR 3/1994 e che non ricade
all’interno di strutture per la cinofilia venatorie e di recinti di caccia e comunque non utili
ai fini del raggiungimento delle finalità istitutive.
Le AAV che alla verifica annuale eseguita dalla Provincia risultano al di sotto dei requisiti
minimi di cui ai parametri (A) e (B) sono soggette a sanzioni.
Altri obiettivi e criteri di gestione per le AAV
Gli altri obiettivi gestionali e i principali criteri di gestione per le AAV sono i seguenti:
- le AAV possono aderire al progetto provinciale del fagiano di qualità, dietro individuazione
per ciascuna AAV aderente del piano produttivo e dei dettagli operativi delle tecniche di
allevamento;
- potenziamento dei controlli provinciali sull’entità dell’attività venatoria e delle attività di
complemento (p.es. attività cinofila, attività delle strutture ricettive);
- valutazione positiva di eventuali modificazioni e miglioramenti ambientali e di eventuali
progetti di recupero e valorizzazione ambientale;
- mantenimento di un efficace attività di vigilanza e di controllo attraverso l’opera di Agenti di
cui all’art. 51 della LR 3/1994, adeguatamente preparati, a disposizione dell’azienda e
nominativamente individuati;
- immissione di fauna selvatica effettuata a discrezione del titolare in tutti i periodi dell’anno
con specie selvatiche proprie della fauna toscana e, ad eccezione degli ungulati, con capi
provenienti da allevamenti nazionali. Le specie ungulate e la lepre devono essere immesse in
aree recintate in modo da impedire la fuoriuscita degli animali;
- attivazione degli interventi di controllo ai sensi dell’art. 37 della LR 3/1994 nei confronti di
specie predatrici, antagoniste e concorrenti, secondo quanto stabilito nel testo aggiornato del
“Protocollo d’intesa tra la Provincia di Siena e l’Istituto Superiore per la Protezione e la
Ricerca Ambientale (ISPRA) sugli indirizzi tecnici per gli interventi di controllo”;
- mantenimento della densità sostenibile degli ungulati in coerenza con le linee gestionali
previste dalla provincia.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 INDICAZIONI SUL RILASCIO DELLE AUTORIZZAZIONE PER LE AZIENDE VENATORIE
In ottemperanza al presente Piano, la Provincia autorizza con apposito atto dirigenziale le
Aziende Venatorie che ne hanno fatto richiesta (ai sensi della Disposizione Dirigenziale n. 280
del 22.02.2012), e che alla luce dei criteri specificati nel presente documento e della
valutazione tecnica sono risultate idonee, previa valutazione della conformità della
documentazione amministrativa all’art. 29 del DPGR 33/R/2013 e previo Tavolo di ascolto e
confronto con le componenti sociali e gli Enti Locali interessati in merito all’individuazione
puntuale dei confini per gli istituti non presenti nella precedente programmazione.
Con apposito atto dirigenziale la Provincia formalizza il diniego alle richieste di
autorizzazione non risultate idonee.
La Provincia potrà valutare l’istituzione di nuove Aziende Venatorie sulla base di progetti
innovativi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi del PFVP stesso e proposti al tavolo di
Concertazione.
INDICAZIONI PER L’ISTITUZIONE DELLE AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE
(Tabella allegata 6 e Tavola 4).
Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)
1 - ANQUA
Comune: SOVICILLE
Istituzione dell'AFV subordinata alla valutazione da parte del Tavolo di
concertazione di un progetto innovativo finalizzato al raggiungimento
degli obiettivi del PFVP stesso.
2 - CAVAGLIONI
Comune: SOVICILLE
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
3 - CINCIANO LE FONTI
Comune: POGGIBONSI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
4 - IL MONTE
Comune: S.GIMIGNANO
Conferma dell'AFV con possibile revisione dei confini (permuta con
aumento di circa 30 ettari), subordinata al rispetto della distanza
dall’AFV Le Rote.
5 - LE ROTE
Comune: S.GIMIGNANO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
6 - LECCHI POGGIARELLO
Comune: POGGIBONSI - CASTELLINA IN CHIANTI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile la variazione
della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
7 - LILLIANO
Comune: CASTELLINA IN CHIANTI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
8 - OLLI
Comune: RADICONDOLI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, nonché della sua natura
sperimentale, subordinata anche al raggiungimento di apprezzabili
risultati nella gestione e nello studio delle popolazioni di Ungulati
presenti al suo interno.
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9 - PENTOLINA
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: CHIUSDINO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
10 - POGGIO AI QUERCIONI
Comune: COLLE VAL D'ELSA – CASOLE D’ELSA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
11 - QUERCETO
Comune: CASOLE D'ELSA – COLLE VAL D’ELSA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
12 - RENCINE TRASQUA
Comune: CASTELLINA IN CHIANTI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
- (SAN GALGANO)
Comune: CHIUSDINO
Trasformazione in AAV con modifica dei confini.
13 - SCORGIANO IL TERMINE
Comune: MONTERIGGIONI - CASOLE D'ELSA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
14 - SETTEFONTI
Comune: S.GIMIGNANO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)
1 - ARCENO
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
2 - BAGNAIA
Comune: MURLO – MONTERONI D’ARBIA – SOVICILLE (ATC SI 17)
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
3 - CAMPRIANO
Comune: MURLO - MONTERONI D'ARBIA
Conferma dell'AFV (in attuazione dell’art. 63 co. 2 LRT 3/1994) con
possibile ristrutturazione dei confini.
4 - CASABIANCA
Comune: MURLO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
5 - CASALE DEL BOSCO
Comune: MONTALCINO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
6 - CASALE S.ANDREA
Comune: BUONCONVENTO - ASCIANO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
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7 - CASTELL'IN VILLA
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
8 - CASTIGLION DEL BOSCO
Comune: MONTALCINO
Conferma dell'AFV con possibili aumento di superficie.
9 - CHIATINA MALANDRINE ALTESI
Comune: BUONCONVENTO - ASCIANO
Conferma dell'AFV con possibile e modesto aumento di superficie. 10 - CURIANO SUVIGNANO
Comune: MONTERONI D'ARBIA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile variazione
della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
11 - FAGNANO
Comune: CASTELNUOVO BERARDE
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
12 - FELSINA
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma dell'AFV, con possibile revisione dei confini subordinata al
rispetto della distanza dall’AFV Il Grillo.
13 - GAIOLE SUD
Comune: GAIOLE IN CHIANTI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
14 - IL GRILLO
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma dell'AFV con riduzione di superficie.
15 - LA CAMPANA
Comune: ASCIANO - MONTERONI D'ARBIA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano o
solo fagiano).
16 - LUCIGNANO D'ASSO
Comune: S.GIOVANNI D'ASSO – PIENZA (ATC SI 19)
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
17 - MONTECAMERINI
Comune: RAPOLANO TERME - ASCIANO
Conferma dell'AFV, con possibile revisione dei confini. 18 - MONTEPESCINI
Comune: MURLO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
19 - MONTERONGRIFFOLI
Comune: S.GIOVANNI D'ASSO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
20 - MONTESOLI
Comune: BUONCONVENTO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile variazione
della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
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21 - MUGNANO
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: MONTERONI D'ARBIA – SIENA - SOVICILLE
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto; auspicabile variazione
della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
22 – PIEVE A SALTI
Comune: BUONCONVENTO
Nuova istituzione, subordinando il rilascio dell'autorizzazione a:
1) rimozione fondo chiuso al di fuori del territorio della nuova AFV;
2) eliminazione della recinzione qualora venga a ricadere sui confini;
3) specie in indirizzo: lepre e fagiano 23 - POGGIO ALLE MURA
Comune: MONTALCINO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
24 - RADI
Comune: MONTERONI D'ARBIA
Conferma dell'AFV (in attuazione dell’art. 63 co. 2 LRT 3/1994) con
possibile ristrutturazione dei confini e scorporo di circa 35 ettari per
l’istituzione dell’Oasi delle Volpaie (Aree di Rilevanza Faunistica “Lago
delle Volpaie”)
25 - S.ANGELO IN COLLE
Comune: MONTALCINO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
26 - S.GIUSTO A RENTENNANO
Comune: GAIOLE IN CHIANTI
Conferma dell'AFV, con possibile revisione dei confini (aumento di circa
10 ettari).
27 - SALTEANO
Comune: ASCIANO
Conferma dell'AFV, con ampia ristrutturazione dei confini, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
28 - TERRAROSSA
Comune: MONTALCINO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)
1 - ABBADIA A SICILLE
Comune: TREQUANDA - SINALUNGA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
2 - ABBADIA DI MONTEPULCIANO
Comune: MONTEPULCIANO
Conferma dell'AFV, con possibile lieve aggiustamento di confine.
3 - CASTELVECCHIO
Comune: RADICOFANI - CASTIGLION D'ORCIA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
4 - CELAMONTI
Comune: S.QUIRICO D'ORCIA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
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5 - DOLCIANO MONTELUCE
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: CHIUSI
Conferma dell'AFV con possibile revisione dei confini (aumento di circa
20 ettari).
6 - IL CASTELLO
Comune: S.CASCIANO DEI BAGNI
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto, subordinando
l'autorizzazione al cambio della specie in indirizzo (lepre e fagiano).
7 - LA FRATTA
Comune: SINALUNGA – TORRITA DI SIENA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
8 - PALAZZO MASSAINI
Comune: PIENZA – TREQUANDA – TORRITA
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
9 - SELVOLI
Comune: PIENZA
Nuova
istituzione,
subordinando
l’autorizzazione alla
mancata
inclusione del territorio ricadente all’interno della nuova ZRC Vignoni e
a quello necessario per il corridoio con la stessa ZRC
10 - SPINETO
Comune: SARTEANO
Conferma dell'AFV e del suo attuale assetto.
INDICAZIONI PER L’ISTITUZIONE DELLE AZIENDE AGRITURISTICO VENATORIE
(Tabella allegata 7 e Tavola 4).
Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)
1 - BERIGNONE
Comune: CASOLE D’ELSA
Conferma dell'AAV con possibile ristrutturazione dei confini.
2 - BOSCAGLIA
Comune: RADICONDOLI
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
3 - CERRECCHIA
Comune: CASOLE D’ELSA - MONTERIGGIONI
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
4 - CUSONA
Comune: S.GIMIGNANO
Conferma dell'AAV con riduzione di superficie.
5 - FONTERUTOLI
Comune: CASTELLINA IN CHIANTI
Nuova istituzione, subordinata al rispetto delle distanze previste
dall'art. 21 LRT 3/1994 da altri istituti già costituiti.
6 - FOSINI
Comune: RADICONDOLI
Nuova istituzione ricadente su parte Fondo Chiuso Fosini, subordinata
alla riapertura di tutto il fondo chiuso.
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7 - FROSINI
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comune: CHIUSDINO
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
8 - IL SANTO
Comune: MONTICIANO
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
9 – LA ROSA
Comune: CHIUSDINO
Nuova istituzione (ai sensi dell’art. 63 co. 2 LRT 3/1994).
10 - LURIANO
Comune: CHIUSDINO - MONTICIANO
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
11 - PIAN D’ALBOLA
Comune: RADDA IN CHIANTI
Conferma come AAV nel suo attuale assetto.
12 – SAN GALGANO
Comune: CHIUSDINO
Nuova istituzione, derivante dalla trasformazione dell’AFV San Galgano
con riduzione di superficie.
Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)
1 - ARMAIOLO
Comune: RAPOLANO TERME
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
2 – LA SELVA
Comune: MURLO – MONTERONI D’ARBIA
Nuova istituzione subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art.
21 LRT 3/1994 da altri istituti già costituiti
3 - MONTALTO
Comune: CASTELNUOVO BERARDENGA
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
4 - PALAZZO VENTURI
Comune: ASCIANO
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
5 – SANTA LUCIA
Comune: ASCIANO
Nuova istituzione.
6 – SAN GIOVANNI
Comune: SIENA
Istituzione dell'AAV subordinata alla valutazione da parte del Tavolo di
concertazione di un progetto innovativo finalizzato al raggiungimento
degli obiettivi del PFVP stesso.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)
1 - AIOLA
Comune: SARTEANO
Nuova istituzione subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art.
21 LRT 3/1994 da altri istituti già costituiti e alla presentazione di un
progetto di utilizzo venatorio, nonché alla rimozione di tutto il fondo
chiuso di loro proprietà.
2 - CAMPOTORNO
Comune: SAN CASCIANO DEI BAGNI
Nuova istituzione derivante dalla trasformazione dell’AAC Campotorno
con variazione dei confini.
3 – I POGGI
Comune: SAN CASCIANO DEI BAGNI
Nuova istituzione subordinata al rispetto delle distanze previste dall'art.
21 LRT 3/1994 da altri istituti già costituiti e dai confini di Provincia.
4 - LA QUERCE
Comune: CASTIGLION D’ORCIA
Conferma dell'AAV e del suo attuale assetto.
Non si prevede invece l’istituzione delle seguenti AAV, che ne avevano fatto richiesta ai
sensi della DD 280/2012:
- AAV La Pievina (Comune di Asciano) in quanto ricadente quasi interamente sul territorio
attualmente vincolato ad Istituto Pubblico (ZRV La Pievina), ai fini della salvaguardia
della fauna selvatica presente;
- AAV Mensanello (Comune di Colle di Val d’Elsa), in quanto ricadente in gran parte sul
territorio attualmente vincolato ad Istituto Pubblico (ZRC Mensanello), ai fini della
salvaguardia della fauna selvatica presente; la necessità di lasciare il corridoio di 500 m
dalla ZRC Mensanello non consente l’istituzione della AAV che avrebbe una superficie
residua inferiore a quella prevista dall’art. 21 della LR 3/94;
- AAV La Chiocciola (Comune di Monteriggioni), in quanto ricadente parzialmente sul
territorio attualmente vincolato ad Istituto Pubblico (ZRV La Chiocciola), ai fini della
salvaguardia della fauna selvatica presente; la necessità di lasciare i corridoi di 500 m
da altri istituti faunistici (AAC Il Poggiolo, ZRV La Chiocciola) non consente l’istituzione
della AAV che avrebbe una superficie residua quasi interamente boscata e non
utilizzabile ai fini faunistici e venatori secondo il programma di ripristino ambientale
presentato;
- AAV Sensanese (Comune di San Gimignano), in quanto ampliamento (insufficiente per
una gestione autonoma) di altro Istituto autorizzato in Provincia di Pisa.
2.4 AREE PER L’ADDESTRAMENTO, L’ALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI
Con il presente Piano si conferma l’importanza di questo istituto per gli appassionati della
cinofilia venatoria, che devono trovare in questi istituti una valida risposta alla necessità di
allenare e addestrare il proprio ausiliare anche nel periodo in cui la caccia è chiusa. Il
miglioramento del livello qualitativo degli ausiliari rimane un importante obiettivo da
perseguire a livello provinciale, soprattutto per quanto riguarda i cani da seguita e i cani limieri
per il cinghiale, nell’ottica di attuare piani di controllo sempre più efficaci.
Inoltre, è prevalentemente all’interno di queste strutture che si devono organizzare le gare
cinofile per le varie categorie: queste manifestazioni, richiamando un numero considerevole di
addetti possono rappresentare una vantaggiosa opportunità per la valorizzazione di territori
provinciali più svantaggiati e marginali.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Allo scopo di recepire gli aggiornamenti introdotti dalla normativa regionale, nonché le
indicazioni gestionali contenute nel presente Piano, si rende necessaria l’approvazione di un
Disciplinare di Autorizzazione per le AAC. Il nuovo testo conterrà tra l’altro le procedure di
verifica del rispetto delle finalità istitutive, con individuazione di “Requisiti minimi di gestione”
che potranno riguardare le affluenze che scaturiscono dall’organizzazione dell’attività cinofila
(p.es. numero minimo di autorizzazioni di accesso da rilasciare nell’anno solare).
Di seguito si riporta l’intervallo dimensionale e le caratteristiche ambientali delle diverse
tipologie di aree per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani (al di fuori delle AAV)
che si intende istituire in attuazione del presente PFVP.
1. Le AAC senza abbattimento su fauna selvatica naturale
Queste zone sono destinate all’addestramento, allenamento e gare dei cani da ferma, da
cerca e riporto e allo svolgimento di manifestazioni cinotecniche su fauna selvatica naturale
che escludono l'abbattimento. A discrezione del titolare dell’autorizzazione, è consentita
l’immissione del fagiano con l’uso di recinti di ambientamento.
Queste aree devono insistere su terreni idonei agli scopi della cinofilia venatoria, sia per
specifiche condizioni ambientali, sia per interesse faunistico, e devono avere a disposizione una
superficie unitaria sufficiente al mantenimento di una piccola popolazione di fagiano e/o lepre.
Le dimensioni devono essere comprese tra 10 e 100 ettari; possono essere istituite AAC di
superficie maggiore di 100 ettari solo se gestite dall’Enci e/o altre associazioni cinofile o
venatorie riconosciute a livello nazionale.
In queste AAC può essere esercitata anche l’attività cinofila con cani da traccia e da tana.
In questa tipologia di AAC ricadono anche i c.d. sgambatoi, ossia AAC senza immissione e
abbattimento, richiesti dalle associazioni venatorie di concerto con i Comuni, di superficie di
norma non superiore a 7 ettari.
2. Le AAC senza abbattimento su cinghiale
L'attività cinofila sul cinghiale è effettuata in aree adeguatamente recintate, che devono
insistere su terreni idonei per specifiche condizioni ambientali: per questo tipo di attività sono
da prediligere territori prevalentemente boscati. La superficie recintata non può essere
inferiore ai 10 ettari e maggiore di 100 ettari. Solo per l'addestramento dei cuccioli di età non
superiore ai diciotto mesi e dei cani di piccola taglia possono essere autorizzati recinti con
superficie più ridotta, secondo le disposizioni ENCI.
3. Le AAC senza abbattimento su lepre
L'attività cinofila sulla lepre è effettuata in aree adeguatamente recintate, che devono
insistere su terreni idonei per specifiche condizioni ambientali: per questo tipo di attività sono
da prediligere territori prevalentemente aperti e ricchi in ecotoni. La superficie recintata non
può essere inferiore ai 10 ettari e maggiore di 100 ettari.
4. Le AAC con abbattimento esclusivamente su fauna selvatica autoctona di
allevamento appartenente alle seguenti specie: quaglia (Coturnix coturnix), fagiano
(Phasianus colchicus), starna (Perdix perdix), pernice rossa (Alectoris rufa).
Devono essere situate in zone di scarso pregio faunistico e insistere su terreni idonei agli
scopi della cinofilia venatoria per specifiche condizioni ambientali. Le dimensioni di queste aree
devono essere comprese tra 10 e 100 ettari. Nel caso in cui l’attività cinofila sia svolta
esclusivamente su quaglie il limite dimensionale inferiore è fissato a 3 ettari.
Durante il periodo di vigenza del PFVP 2012-2015 la Provincia può rilasciare autorizzazioni
temporanee di durata inferiore al PFVP per aree per l’addestramento, allenamento e gare dei
cani senza abbattimento.
Pagina 34
INDICAZIONI
SUL
RILASCIO
DELLE
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 AUTORIZZAZIONI
PER
LE
AREE
L’ALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI
PER
L’ADDESTRAMENTO,
Di seguito si riportano le AAC che si intendono autorizzare per il prossimo periodo di
programmazione, tenuto conto che ai sensi dalla DGR 454/2008 e come recepimento delle
misure di mitigazione dello Studio di Incidenza e del Rapporto Ambientale, è vietata la
costituzione di nuove AAC, nonché l’ampliamento di quelle esistenti, in tutti i SIR e nelle Aree
di Rilevanza Faunistica. Ai sensi della DGR 454/2008, non è consentito lo svolgimento delle
attività di addestramento di cani da caccia, prima del 1 settembre e dopo la chiusura della
stagione venatoria nelle AAC ricadenti all’interno delle ZPS, salvo quelle sottoposte in fase di
rinnovo a specifica procedura di valutazione di incidenza, con esito positivo.
(Si veda anche Tabella allegata 8).
Comprensorio Siena 1 (ATC SI 17)
- AAC con abbattimento di fauna selvatica di allevamento
N.
Denominazione
Comune
Indicazioni del PFVP
1
Aiano
S.Gimignano
Conferma dell'autorizzazione
2
Vico di Boscona
Colle Val d'Elsa
Conferma dell'autorizzazione
- AAC senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento N.
Denominazione
Comune
Indicazioni del PFVP
1
Boschi di Capraia
Sovicille
Conferma dell'autorizzazione
2
Bosco dell'Amalberti
Castellina in Chianti
Conferma dell'autorizzazione
3
Calbello
Sovicille
Conferma dell'autorizzazione
4
Capraia
Sovicille
Conferma dell'autorizzazione
5
Fabbiano di Sotto
Casole d'Elsa
Conferma dell'autorizzazione
6
Fornace
Casole d'Elsa
Conferma dell'autorizzazione
Nuova istituzione, subordinata alla valutazione tecnica e
amministrativa, di circa 100 ha o fino a 400 ha se gestita
dall’Enci e/o altre associazioni cinofile o venatorie
riconosciute a livello nazionale (come da criteri PFVP)
7
Il Cerro
Casole d'Elsa
8
Il Poggiolo 2
Monteriggioni
Conferma dell'autorizzazione
9
La Pineta "A"
Monticiano
Conferma dell'autorizzazione
10
La Pineta "B"
Monticiano
Conferma dell'autorizzazione
11
Le Capanne
Radicondoli
Conferma dell'autorizzazione
12
Le Cataste
Monticiano
Conferma dell'autorizzazione
13
Le cerreta
Gaiole in Chianti
Conferma dell'autorizzazione
14
Le Gabbra
Casole d'Elsa
Conferma dell'autorizzazione
15
Le Lame
Radicondoli
Conferma dell'autorizzazione
16
Malpensata
Colle Val d'Elsa
Conferma dell'autorizzazione
17
Poggio a Issi
S.Gimignano
Conferma dell'autorizzazione
18
Poggio alle Forche
Casole d'Elsa
Conferma dell'autorizzazione
19
Poggiolo
Monteriggioni
Conferma dell'autorizzazione
20
S.Marco
Radicondoli
Conferma dell'autorizzazione
21
Tramonti
Castellina in Chianti
Conferma dell'autorizzazione
22
Vignoni
Monticiano
Conferma dell'autorizzazione
Pagina 35
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Comprensorio Siena 2 (ATC SI 18)
- AAC con abbattimento di fauna selvatica di allevamento N.
Denominazione
Comune
Indicazioni del PFVP
1
Fontanelle
Asciano
Conferma dell'autorizzazione
2
Ginestreto
Siena
Conferma dell'autorizzazione
3
Rencinone
Asciano
Conferma dell'autorizzazione
4
Romanella Villa Petroni
Monteroni d’Arbia - Asciano
Conferma dell'autorizzazione
5
Tamara
Siena - Monteriggioni
Conferma dell'autorizzazione
- AAC senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento N.
Denominazione
Comune
Indicazioni del PFVP
1
Bosco al Capannone
Asciano
Conferma dell'autorizzazione
2
Casa al vento
Castelnuovo Berardenga
Conferma dell'autorizzazione
3
I Pianelli
Murlo
Conferma dell'autorizzazione
4
Il Ginepro
Gaiole in Chianti
Conferma dell'autorizzazione
5
le Querciole
Monticiano
Conferma dell'autorizzazione
6
Leccetella
Murlo
Conferma dell'autorizzazione
7
Lecceto
Siena
Conferma dell'autorizzazione
8
Mocali
Montalcino
Conferma dell'autorizzazione
9
Monastero Basso
Siena
Conferma dell'autorizzazione
Monte Sante Marie
Asciano
Conferma dell'autorizzazione
11
Pietrafocaia
Montalcino
Conferma dell'autorizzazione
12
Pulcianese
Murlo
Conferma dell'autorizzazione
13
Villa a Sesta
Castelnuovo Berardenga
Conferma dell'autorizzazione
10
Comprensorio Siena 3 (ATC SI 19)
- AAC con abbattimento di fauna selvatica di allevamento N.
Denominazione
Comune
1*
Campotorno
S.Casciano Bagni
Conferma dell'autorizzazione
Colmata
Torrita di Siena
Conferma dell'autorizzazione
2
Indicazioni del PFVP
3
Gineprone
S.Quirico d'Orcia
Conferma dell'autorizzazione
4
La Guardia
Sinalunga
Conferma dell'autorizzazione
5
Malavere
Pienza
Conferma dell'autorizzazione
6
Paicci
Piancastagnaio
Conferma dell'autorizzazione
7
Poggio Romito
Montepulciano
Conferma dell'autorizzazione
8*
Selvoli
Pienza
Conferma dell'autorizzazione
Pagina 36
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 - AAC senza abbattimento di fauna selvatica di allevamento N.
Denominazione
Comune
Indicazioni del PFVP
1*
Campotorno
S.Casciano Bagni
Conferma dell'autorizzazione
2*
Campotorno
S.Casciano Bagni
Conferma dell'autorizzazione
3*
Campotorno n. 2
S.Casciano Bagni
Conferma dell'autorizzazione
4
Monteloro
Pienza
Conferma dell'autorizzazione
5
Moro
Abbadia S.S.
Conferma dell'autorizzazione
6
S.Albino
Montepulciano
Conferma dell'autorizzazione
7
Gineprone
S.Quirico d'Orcia
Conferma dell'autorizzazione
*possibile trasformazione con revisione dei confini in Istituto Privato secondo i criteri e le modalità stabilite nel
presente Piano.
In attuazione del presente PFVP si prevede inoltre la possibilità di istituire nuove AAC che ne
hanno già fatto richiesta, sentite l’ENCI e/o altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a
livello nazionale per una valutazione sull’opportunità e funzionalità delle aree per la cinofilia in
provincia di Siena.
GARE CINOFILE
Le gare cinofile devono essere organizzate all’interno delle Aree per l’addestramento,
l’allenamento e le gare dei cani (AAC) appositamente istituite e all’interno delle Aziende
Faunistico Venatorie e delle Aziende Agrituristico Venatorie, a discrezione del titolare
dell’autorizzazione. Al di fuori di questi istituti, nel periodo compreso dal 1 febbraio al 31
agosto non sono consentite gare cinofile in tutto il territorio ricompreso nei SIR.
Le gare cinofile possono essere organizzate anche al di fuori degli istituti sopra detti nel
rispetto delle seguenti indicazioni:
a) nelle Zone di Ripopolamento e Cattura le gare cinofile, senza immissione e abbattimento, ai
sensi della normativa vigente, sono autorizzate dalla Provincia solo se di livello
internazionale, nazionale e regionale e promosse dall’ENCI o da altre associazioni cinofile o
venatorie riconosciute a livello nazionale. Le gare sono autorizzate solo in periodo di divieto
di caccia, e comunque al di fuori del periodo 10 aprile – 15 luglio, e con l’adozione delle
necessarie misure di salvaguardia della fauna selvatica, anche in riferimento alle misure di
mitigazioni previste dal Rapporto Ambientale, e delle produzioni agricole;
b) nelle Zone di Rispetto Venatorio le gare cinofile di livello internazionale, nazionale, regionale
e locale, senza immissione e abbattimento, sono autorizzate dalla Provincia solo se
promosse dall’ENCI o da altre associazioni cinofile o venatorie riconosciute a livello
nazionale. Le gare sono autorizzate solo in periodo di divieto di caccia, e comunque al di
fuori del periodo di immissione e ambientamento e del periodo riproduttivo (10 aprile – 15
luglio) della selvaggina, e con l’adozione delle necessarie misure di salvaguardia della fauna
selvatica e delle produzioni agricole;
c) sono vietate le gare cinofile nel territorio a gestione programmata della caccia tranne che le
gara internazionali, nazionali o regionali su cinghiale in area vocata e in periodo di divieto
di caccia.
La Provincia intende dotarsi di un apposito regolamento attuativo che contenga indicazioni
di tipo tecnico sulle modalità di realizzazione delle gare cinofile. Queste indicazioni scaturiranno
da una valutazione degli istituti faunistici pubblici (ZRC, ZRV), basata sulle dimensioni e
caratteristiche ambientali, eseguita da una commissione tecnica formata dall’ENCI, da altre
associazioni esperte nel settore e dagli ATC, in modo da destinarli in maniera diversa alle varie
tipologie di gare (p.es. da seguita, da ferma, per singoli, per mute), da stabilire il numero
massimo e minimo di gare possibili in ciascun istituto faunistico e da individuare tempi e modi
di realizzazione delle gare.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 2.5 FONDI CHIUSI
I fondi chiusi sono aree in regime di divieto di caccia, disciplinate dall’art. 25 della LR
3/1994, che devono essere notificati alla Provincia oltre che al Comune qualora la superficie
sia superiore a 3 ettari. I fondi chiusi devono essere delimitati “da muro o da rete metallica o
altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20 o da corsi o specchi d’acqua
perenni il cui letto abbia profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno metri 3” (co.
1, art. 25, LR 3/1994).
Ai sensi dell’art. 28 ter della LR 3/1994 “Indennizzo dei danni causati dagli ungulati”, ai
responsabili dei fondi chiusi ricadenti nel territorio a gestione programmata della caccia o
all’interno di qualsiasi istituto o struttura pubblica, che non abbiano posto in essere i
programmi di gestione e di controllo degli ungulati, predisposti o indicati dalla Provincia, lo
stesso ente imputa l’indennizzo dei danni causati dalle specie selvatiche suddette entro la
fascia di 200 metri circostanti i loro confini. In considerazione della necessità di ridurre la
presenza del cinghiale all’interno dei fondi chiusi, anche a tutela delle colture circostanti, la
Provincia può predisporre Piani di Gestione e Controllo in coerenza con quanto previsto all’art.
25 c. 4 della LR 3/94, e sulla base di quanto indicato dall’ISPRA.
Durante la vigenza del presente PFVP, si ritiene necessario fare una verifica sul territorio
e/o con la collaborazione dei Comuni, della Polizia Provinciale e degli ATC, dei fondi chiusi
esistenti, per appurare i reali confini e le caratteristiche necessarie alla loro valutazione ai fini
dell’applicazione di quanto detto sopra e procedere al perfezionamento del database
provinciale.
2.6 CRITERI PER LA GESTIONE DEL TERRITORIO A CACCIA PROGRAMMATA
L’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) è la porzione di territorio agro-silvo-pastorale che
residua dalla presenza sul comprensorio degli istituti e delle strutture di cui all’ articolo 6 bis,
comma 4 della LR 3/1994 e non soggetta ad altra destinazione (Territorio a gestione
programmata della caccia). La gestione degli ATC è affidata ai Comitati di Gestione i cui
compiti sono definiti all’articolo 12 della LR 3/1994 e sono finalizzati al perseguimento delle
finalità gestionali previste nel presente PFVP.
L’ATC è il principale istituto di gestione faunistico-venatoria e svolge un ruolo
fondamentale, in quanto oltre a collaborare attivamente con la Provincia alla
pianificazione faunistica e venatoria, rappresenta l’organo per l’attuazione delle
politiche di governo del territorio a fini faunistici e venatori e per la programmazione
dell’attività venatoria nel territorio di propria competenza.
L’ATC svolge un ruolo chiave anche nel coinvolgimento nella gestione e nella
conservazione della fauna selvatica delle categorie maggiormente interessate:
agricoltori, ambientalisti e cacciatori. In particolare gli ATC rappresentano un tramite
essenziale nei rapporti tra le istituzioni e il mondo venatorio: è grazie alla loro attività di
organizzazione e coinvolgimento, che molti degli interventi fondamentali per la gestione del
territorio e della fauna selvatica possono essere realizzati, anche attraverso un consolidamento
di un corretto rapporto dei cacciatori con il territorio.
L’attività dei tre ATC senesi è coordinata dalla Provincia, che fornisce anche un costante
supporto di consulenza e assistenza. Alla Provincia spettano i compiti di programmazione e
indirizzo delle attività degli ATC, anche attraverso specifiche direttive, nonché quelli di
vigilanza e controllo. I rapporti tra la Provincia e gli ATC sono improntati alla reciproca e
costante cooperazione.
Per il perseguimento delle finalità gestionali previste nel PFVP e per assicurare la necessaria
omogeneizzazione e uniformità di applicazione tra ATC degli indirizzi provinciali, la Provincia
organizza periodiche riunioni di coordinamento con gli ATC, sia di carattere tecnico, sia di
carattere politico - amministrativo. Inoltre, pur nel rispetto delle differenze territoriali e di un
certo grado di autonomia dell'ATC, la Provincia intende attivare un protocollo d’intesa di natura
tecnica con gli ATC per uniformare i metodi di raccolta, elaborazione e archiviazione dei dati,
per uguagliare la modulistica e le procedure amministrative e in generale per standardizzare le
modalità di gestione.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Alla Provincia spetta altresì il compito di realizzare, gestire e aggiornare l’archivio
informatico dei dati ambientali e faunistici dell'intero territorio provinciale, attraverso
la collaborazione con gli ATC chiamati a fornire, con scadenze e in formati prestabiliti, tutti i
dati necessari per avere un quadro aggiornato della realtà faunistica e gestionale e per
mantenere una ragionevole fruibilità dei dati stessi da parte di coloro che ne costituiscono i
naturali “target”. E’ importante ricordare che la raccolta e l’analisi dei dati rappresenta infatti
un parametro fondamentale per valutare le scelte operate, per impostare i piani
programmatici, per elaborare i Piani di gestione e qualsiasi altro strumento di pianificazione
faunistico-venatoria, che deve essere redatto in attuazione degli indirizzi regionali o per
intervenute esigenze a livello locale. Inoltre, la Provincia è spesso chiamata a rendicontare per
finalità statistiche e conoscitive la propria attività presso altri Enti (p.es. ISTAT, Regione
Toscana, ISPRA).
Anche per il prossimo periodo di programmazione, in funzione delle risorse finanziarie
disponibili, la Provincia intende affidare la gestione delle Zone di Ripopolamento e Cattura
all’ATC competente per territorio, attraverso la stipula di specifica convenzione. Si prevede
inoltre l’aggiornamento dei disciplinari di gestione degli istituti pubblici (ZRC e ZRV),
nei quali devono essere tra l’altro stabiliti i termini e le modalità di presentazione dei piani di
gestione ambientale e faunistica da sottoporre all’approvazione della Provincia.
Gli ATC devono accogliere al meglio le opportunità che i Calendari Venatori e i Regolamenti
regionali offrono. Nell’ambito del prelievo venatorio, e in particolare del prelievo degli ungulati,
al fine di promuovere e incentivare il valore anche economico della fauna selvatica, gli ATC
devono promuovere forme di turismo venatorio compatibili con gli obiettivi gestionali
individuati nel presente documento e disciplinato da apposite clausole regolamentari.
Appare necessario affrontare attraverso una concreta collaborazione con gli ATC il
crescente problema della crisi del volontariato e del coinvolgimento dei cacciatori,
senza il cui importante contributo non vi può essere una buona gestione faunistico-venatoria,
p.es. attraverso la divulgazione dei programmi gestionali per sollecitare e stimolare la
partecipazione attiva, l’individuazione di un contributo operativo minimo per accedere a
determinati prelievi venatori (p.es. giornate di prestazione d’opera per monitoraggio della
migratoria), l’identificazione di prestazioni volontarie incentivate con sgravio del costo di
accesso all’ATC. Nel contesto della prestazione d’opera si può inquadrare anche il contributo
offerto dagli Agenti di vigilanza volontaria delle Associazioni, che devono svolgere la loro opera
sotto il coordinamento e controllo della Polizia Provinciale, con il supporto degli organi di
gestione degli ATC ove si trovano a operare.
Nel clima di incertezza che si è venuto a creare circa le risorse disponibili per la gestione
faunistico venatoria, la Provincia, sentiti gli ATC, valuterà la possibilità di prevedere servizi
centralizzati per gli Ambiti stessi e soluzioni per possibili riduzioni di costi di funzionamento (es.
costo sedi).
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 3 FAUNA SELVATICA: CONSERVAZIONE E INCREMENTO DELLA FAUNA
SELVATICA, ANCHE AL FINE DI GARANTIRNE LA COESISTENZA CON LE ATTIVITÀ
ANTROPICHE PRESENTI SUL TERRITORIO, E CRITERI UNIFORMI PER LA GESTIONE
DEGLI UNGULATI SUL TERRITORIO
3.1 CRITERI GESTIONALI PER LA PICCOLA FAUNA STANZIALE
FAGIANO
Il cambiamento delle politiche agricole, le difficoltà nel controllo delle specie predatrici, la
diminuzione della mano d’opera volontaria e la notevole riduzione delle risorse finanziarie
hanno contribuito alla recente rarefazione del fagiano sul territorio provinciale, in particolare
negli istituti faunistici pubblici (ZRC). Occorre pertanto concentrare gli sforzi su pochi istituti
faunistici che presentano un ambiente particolarmente vocato alla cerealicoltura in modo da
privilegiare la riproduzione naturale e quindi il mantenimento di ceppi selvatici, anche
attraverso il coinvolgimento delle imprese agricole.
Tenuto conto di quanto premesso, nel periodo di vigenza del presente PFVP, gli obiettivi
prioritari per la valorizzazione faunistica e venatoria di questa specie risultano essere
coordinati nel “Progetto sperimentale di riqualificazione ambientale e di produzione del Fagiano
di qualità a livello provinciale” (approvato con Delib. G.P. n. 3 del 03.01.2012), che prevede
una serie di interventi tesi a promuovere la ricostituzione di locali popolazioni selvatiche di
fagiano nel territorio provinciale e realizzati in via prioritaria negli istituti faunistici pubblici.
In particolare il progetto si articola nelle seguenti fasi operative.
I.
A seguito dell’approvazione del presente PFVP, si prevede l’istituzione di un tavolo di
concertazione e raccordo con gli ATC SI 17, SI 18 e SI 19 per la pianificazione operativa e
la verifica periodica dello stato di avanzamento e dei risultati del progetto.
II. La prima fase prevede l’individuazione di concerto con gli ATC di una rete di istituti pubblici
sperimentali che possano concorrere significativamente a garantire una dotazione annua di
selvaggina di elevata qualità nel territorio provinciale attraverso l’irradiamento nel territorio
circostante e programmi di cattura e immissione sul territorio cacciabile o in altre strutture
faunistiche. All’interno delle strutture faunistiche pubbliche prescelte devono essere
potenziati gli interventi di miglioramento ambientale a fini faunistici, attraverso il
trasferimento delle risorse regionali disponibili, e deve essere rafforzata l’attività di
vigilanza e di controllo con l’incentivazione dell’opera di personale volontario e l’impiego
regolare di Agenti di cui all’art. 51 della LR 3/1994 che in collaborazione con il Corpo di
Polizia Provinciale intervengano a minimizzare i fattore limitanti per la piccola selvaggina.
III. Si prevede nel corso del primo anno di vigenza del presente PFVP, in funzione delle risorse
finanziarie disponibili, di:
- progettare dei centri cofinanziati dalla Provincia e dagli ATC interessati in cui attivare
processi produttivi del fagiano attraverso (A) il recupero di covate che altrimenti andrebbe
distrutte durante le operazioni agricole e (B) la produzione di soggetti ottenuti da
riproduttori selvatici provenienti da catture. Lo scopo è quello di effettuare, ove ritenuto
opportuno, piani di immissione sul territorio della provincia solo con fagiani nati, allevati e
ambientati nelle strutture provinciali, in grado di garantire la rispondenza a determinati
parametri qualitativi (p.es. rusticità e adattamento all’ambiente), tenuto conto dell’art. 115
del DPGR 33/R/2011. I fagiani da utilizzare come riproduttori devono essere animali di
cattura provenienti da istituti faunistici del territorio provinciale, come ZRC, ZRV e AFV (che
non immettono fagiani);
- attivare un programma di assistenza tecnica e agronomica da parte dei Tecnici del
Servizio Risorse Faunistiche teso a fornire indicazioni specifiche e personalizzate sulla
gestione dei recinti di allevamento, di ambientamento e del territorio circostante;
- attivare una collaborazione con le associazioni agricole allo scopo di una diffusa
sensibilizzazione degli agricoltori sull’attività di salvaguardia e recupero delle covate.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Nel contempo si intende sensibilizzare la Regione Toscana al fine di prevedere nei propri
atti deliberativi la possibilità di differenziare le quote di iscrizione agli ATC in base a un
protocollo di prestazioni d’opera certificate dagli ATC stessi.
Nel progetto sono coinvolti anche gli istituti faunistici venatori privati (Aziende Faunistico
Venatorie e Agrituristico Venatorie) che manifestano in fase di rilascio dell’autorizzazione di
Azienda Venatoria la volontà di aderire al progetto attraverso la sottoscrizione di uno specifico
Disciplinare tecnico, che dettagli le modalità operative e autorizzi l’istituzione di un
allevamento di fauna selvatica per fini di ripopolamento. Anche il CPRFS Presciano nel Comune
di Siena è coinvolto nel progetto, secondo quanto indicato nel nuovo Disciplinare di
Autorizzazione per CPRFS, che in una più attenta verifica del rispetto delle finalità previste
dalla legge per questo istituto individui le strategie gestionali per l’incremento della produttività
di specie da ripopolamento.
Per fornire l’assistenza veterinaria alle strutture di produzione del fagiano, si prevede
l’attivazione di una rapporto di collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle
Regioni Lazio e Toscana.
Di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel progetto
provinciale appare la definizione di un programma di controllo ai sensi dell’art. 37 della LR
3/1994 da condividere con l’ISPRA che valuti il reale contributo offerto dal contenimento della
fauna concorrente ed antagonista alla produttività faunistica locale.
Inoltre, in coerenza con i criteri stabiliti dal PRAF, si ritiene utile implementare forme
innovative di gestione ambientale e venatoria, utilizzando le opportunità derivanti dalla PAC,
dal PSR e dalla normativa vigente, come per esempio forme di razionalizzazione del prelievo
venatorio e la possibilità, attraverso convenzioni, di un coinvolgimento diretto delle imprese
agricole per servizi di rilevanza ambientale. Progetti realizzati in via sperimentale su porzioni di
territorio, di concerto con gli ATC e le associazioni agricole e venatorie a livello provinciale,
potranno fornire utili elementi di valutazione in merito a metodologie gestionali da applicarsi
poi su ampia scala. Queste forme sperimentali di gestione dovranno rispondere a maggiori
caratteristiche di sostenibilità e avranno come ricaduta oggettiva un maggiore coinvolgimento
dei cacciatori nella parte gestionale oltre ad una positiva, maggiore interazione con il mondo
agricolo.
E’ importante evidenziare altre scelte provinciale eseguite nell’ottica di valorizzare questa
specie:
- il fagiano è inserito tra le specie in indirizzo degli istituti faunistici privati;
- conferma delle indicazioni gestionali da sempre privilegiate in provincia di Siena nei confronti
del fagiano di favorire la riproduzione naturale della specie intervenendo nel corso del
periodo di programmazione del presente PFVP per sostenere localmente, ove strettamente
necessario, le popolazioni di fagiano in rarefazione con operazioni di ripopolamento effettuate
con soggetti di cattura o, quando disponibili in quantità adeguate e se fornite a prezzi
adeguati, con capi prodotti esclusivamente secondo il progetto provinciale del Fagiano di
qualità;
- utilizzazione di idonee strutture di ambientamento per l’immissione dei capi;
- si prevede di attivare negli istituti a vario titolo coinvolti nella gestione del fagiano punti di
foraggiamento, in particolare durante i periodi di maggiore scarsità alimentare. I governatoi
dei fagiani devono essere resi inaccessibili agli ungulati e pertanto nella loro attivazione
vanno usati accorgimenti specifici: quelli a cassetta devono essere collocati a un’altezza non
inferiore a 1,50 metri e quelli a terra devono essere protetti con rete di robuste dimensioni
dotate di fori di ridotte dimensioni.
LEPRE
La presenza della lepre si mantiene su livelli sicuramente positivi su tutto il territorio
provinciale nonostante la flessione numerica registrata all’interno degli istituti faunistici
pubblici. Soddisfacente è la presenza della specie all’interno degli istituti faunistici privati che
hanno questo selvatico come specie in indirizzo. I carnieri registrati dai cacciatori sono
altrettanto positivi.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Per il prossimo periodo di programmazione si confermano i principali indirizzi di gestione
per la lepre previsti nel precedente Piano Faunistico Venatorio Provinciale:
- conferma della lepre quale specie in indirizzo per gli istituti faunistici privati che nella passata
gestione hanno mostrato densità superiore ai 15 capi/100 ha di superficie;
- incremento dei miglioramenti ambientali a fini faunistici all’interno degli istituti faunistici
privati (fino al 3% della superficie vincolata);
- potenziamento degli interventi di miglioramento ambientale anche negli istituti faunistici
pubblici;
- generale revisione dei confini degli istituti pubblici e privati, per favorire l’irradiamento della
piccola fauna stanziale sul territorio circostante, rispetto alle operazioni di cattura;
- divieto di immissione su tutto il territorio provinciale di soggetti provenienti da allevamenti.
Eventuali immissioni saranno possibili solo con soggetti di cattura o con capi prodotti con
metodo semi-naturale di seguito descritto provenienti dal territorio della Provincia di Siena e
previa autorizzazione della stessa;
- i recinti di ambientamento per fasianidi, gestiti dagli ATC nelle ZRV ritenute più idonee,
possono essere utilizzati anche per la produzione semi-naturale della lepre, basata
sull’immissione di un numero limitato di riproduttori selvatici nella seconda decade di gennaio
e sulla successiva cattura, al termine del periodo riproduttivo, di tutti i soggetti presenti nel
recinto;
- proseguo del monitoraggio sanitario dei capi rinvenuti morti da parte dell’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, per avere un quadro aggiornato
in particolare per quanto attiene importante patologie, p.es. EBHS;
- chiusura della caccia all’8 dicembre.
STARNA E PERNICE ROSSA
In passato, la reintroduzione sul territorio provinciale di queste due specie è stata oggetto
di numerosi studi, dalla carta delle vocazioni faunistiche a progetti di immissione con varie
tecniche, realizzati sia sul territorio gestito dagli ATC che all’interno degli istituti faunistici
privati. I risultati positivi ottenuti dall’ATC SI 19 dal 2000 al 2005 si sono esauriti nel corso
degli ultimi anni. Alla luce di quanto detto, si ritiene di non investire ulteriori risorse in tali
iniziative, fatti salvi progetti scientifici di reintroduzione di di specie di interesse
conservazionistico regionale che l’ATC, anche in collaborazione con le Associazioni
Ambientaliste, potrà attivare con finanziamenti del PSR o LIFE, senza oneri finanziari aggiuntivi
per la Provincia e l’ATC. Le immissioni di queste due specie rimangono pertanto collegate alla
caccia esercitata nelle Aziende Agrituristico venatorie.
3.2 CRITERI GESTIONALI PER LA FAUNA MIGRATRICE
Nell’ambito della gestione della fauna migratrice, appare particolarmente importante la
raccolta e l’analisi dei dati dei programmi di monitoraggio esistenti (p.es. censimenti IWC), da
integrare con eventuali nuovi piani specifici, allo scopo di poter ottimizzare le azioni di tutela di
una così importante risorsa faunistica.
Le difficoltà di attuare interventi efficaci a scala locale su specie che utilizzano il territorio
provinciale solo per una parte, spesso molto limitata, del loro ciclo vitale sono evidenti, ma
proprio per questo è necessario che le azioni che si possono attuare in favore dell’avifauna
migratoria siano ottimizzate tramite una più approfondita conoscenza.
La raccolta dei dati sui flussi migratori e sugli svernanti può essere effettuata in più modi,
anche sinergici.
Lo studio sul “Monitoraggio dell’avifauna migratoria nelle Zone di Protezione (ZP) della
Provincia di Siena” realizzato nel 2010 su convenzione provinciale da esperti del settore ha
sottolineato gli aspetti positivi dell’attività di inanellamento a scopo scientifico. L’inanellamento
è la metodologia che meglio consente lo studio delle migrazioni degli uccelli e questa pratica ha
subito un enorme crescita in anni recenti in Italia. Questa attività è regolata a livello nazionale
dal Centro Nazionale di Inanellamento dell’ISPRA (Istituto per la Protezione Ambientale), che si
occupa della gestione della banca dati degli uccelli inanellati e della formazione del personale.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 L’attività di inanellamento dei passeriformi è attualmente fondata sull’utilizzo delle reti
“mist-net”; per avere efficacia questo metodo di cattura deve essere praticato in zone in cui si
ha una forte concentrazione delle presenze dei migratori. In provincia di Siena, caratterizzata
da un paesaggio collinare, non esistono aree che possano creare “imbuti naturali” che
concentrino la presenza dei migratori e l’unico corridoio migratorio riconosciuto è costituito
dalla Valdichiana; pertanto l’attività di inanellamento potrebbe avvenire attraverso il ripristino
del centro di inanellamento del Lago di Montepulciano, attivo fino al 2003, o con l’attivazione di
un nuovo centro (p.es. nel Lago di Chiusi).
Nel prossimo periodo di programmazione si prevede pertanto di valutare la fattibilità di un
progetto di inanellamento dell’avifauna migratoria, attraverso un’analisi della disponibilità di
adeguate risorse finanziarie e di personale adeguatamente preparato; questo è costituito per la
quasi totalità da volontari che, prima di poter praticare l’inanellamento, debbono ottenere un
patentino a seguito di un esame qualificante presso l’ISPRA. Apparirebbe quindi importante la
formazione di nuovo personale da adibire a tale attività, che per la sua complessità e richiesta
di professionalità richiede necessariamente tempi di formazione relativamente lunghi.
L’altra fonte di dati ipotizzabile, relativamente poco costosa e finanziabile attraverso uno
specifico progetto a cura degli ATC sotto il coordinamento della Provincia, è rappresentata dagli
stessi appostamenti fissi, ai cui titolari può essere affidata la compilazione di un registro
dell’appostamento, in cui annotare le giornate di utilizzo, i carnieri realizzati e gli avvistamenti.
Questo rilevamento è già attuabile sugli appostamenti autorizzati nelle AFV, mediante la
lettura o il riepilogo affidato alle aziende dei registri. Per quelli sul territorio a caccia
programmata, la riconsegna del registro potrebbe essere richiesta all’atto della conferma
annuale dell’appostamento.
Per il colombaccio si potrebbe anche tentare una mappatura dei principali dormitori e di
una parte delle rotte dei voli di foraggiamento.
I dati dei carnieri relativi alle specie migratrici potrebbero anche essere integrati dalla
lettura dei tesserini venatori sia a livello di ATC che regionale.
Il criterio generale per la gestione della fauna migratoria è ovviamente quello della
salvaguardia di un patrimonio insostituibile e impossibile da gestire a livello locale.
Per quanto riguarda le azioni da intraprendere queste si concretizzano in una maggiore
attenzione all’efficacia nella salvaguardia di queste specie degli istituti preposti alla protezione
della fauna selvatica, ed in particolare:
 le Zone di Protezione devono essere valutate in particolare per la loro idoneità come
dormitori per il colombaccio o come aree di protezione dei flussi migratori per i turdidi, esclusa
ovviamente quella istituita sul Lago di Chiusi, sulla quale comunque già sono disponibili
moltissimi dati raccolti da altri soggetti (COT – Centro Ornitologico Toscano);
 le ZRC e le ZRV nella loro istituzione o modifica dovranno comunque prevedere anche gli
effetti sulla fauna migratrice, sulla base di valutazioni ambientali ed eventualmente di
osservazioni dirette.
APPOSTAMENTI FISSI DI CACCIA
(Tabella allegata 10).
Inoltre, per quanto attiene la gestione degli appostamenti fissi di caccia, si prevede:
- conferma del divieto all’impianto di appostamenti fissi intorno al Lago di Montepulciano e
al Lago di Chiusi, per un raggio di 1.000 metri dallo specchio d’acqua;
- come recepimento delle misure di mitigazione dello studio di incidenza e del Rapporto
Ambientale, nei SIR e nelle Aree di Rilevanza Faunistica (cartograficamente individuate nel
Rapporto Ambientale) non è consentito l’impianto di nuovi appostamenti fissi derivanti da: 1)
richiesta di “nuova autorizzazione”; 2) richiesta di “nuova collocazione” che preveda lo
spostamento di un appostamento già autorizzato al di fuori dei SIR e delle Aree di Rilevanza
Faunistica a un sito geografico interno a queste aree.
- negli appostamenti fissi a palmipedi e trampolieri già autorizzati nei SIR e nelle Aree di
Rilevanza Faunistica non può essere utilizzato munizionamento con pallini di piombo.
Pagina 43
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 3.3 CRITERI GESTIONALI PER GLI UNGULATI
3.3.1 CINGHIALE
Premessa
L’analisi della gestione faunistica e venatoria del cinghiale attuata nel periodo di programmazione
2006-2010 ha evidenziato il progressivo aumento del numero dei capi abbattuti durante l’attività di caccia
e durante gli interventi di controllo eseguiti nel territorio non vocato alla specie ai sensi dell’art. 37 della
LR 3/1994: nel 2011 sono stati abbattuti complessivamente su tutto il territorio provinciale circa 18.000
cinghiali. Nonostante l’elevata pressione di prelievo, permangono alcune importanti problematiche legate
ai danni alle attività produttive, soprattutto in area non vocata alla specie, e situazioni conflittuali in
ambito urbano, periurbano e di marginalità urbana.
L’analisi ha inoltre evidenziato alcune criticità:
- i piani di abbattimento approvati per l’area vocata non sono quasi mai completati;
- la gestione del cinghiale appare carente in alcuni istituti in divieto di caccia che per ubicazione ed
estensione possono influenzare i risultati gestionali.
Un altro dato da sottolineare è l’elevato numero di cinghiali abbattuti nelle ZRC: negli ultimi 5 anni i
cinghiali prelevati all’interno di questo tipo di istituto costituiscono in media il 17,3% del totale dei capi
abbattuti in attività di controllo (art. 37 LR 3/1994).
Per superare la fase di criticità legata all’incremento del cinghiale e dei conseguenti
problemi di carattere ecologico, economico e sociale (danni all’agricoltura, alla biodiversità e
inasprimento del conflitto tra le diverse categorie sociali), si intende potenziare le azioni sinora
intraprese, tenuto conto che trattandosi di una gestione adattativa potranno intervenire
progressivi affinamenti e correzioni con il Piano annuale di gestione (art. 28 bis LR 3/1994) in
funzione dell’aumento delle conoscenze e della verifica dei risultati.
Una delle principali difficoltà gestionali che resta ancora da superare in maniera completa è
legata alla suddivisione del territorio provinciale in ambiti in cui è consentita l’attività venatoria
(Distretti di gestione, AFV) e ambiti in cui la caccia è vietata (p.es. ZP, RN, Demani regionali,
CPRFS, ZRC), ma che spesso risultano omogenei dal punto di vista ambientale e faunistico.
Si ritiene necessario procedere quanto prima alla stesura di un nuovo Regolamento
provinciale per la gestione del cinghiale nei tre ATC, per adeguare quello vigente (DCP
62/2005) dal punto di vista normativo e per dettagliare le modalità organizzative sia
dell’attività venatoria che degli interventi di controllo. Nel Regolamento sarà previsto un
sistema sanzionatorio che comprenda anche la sospensione della squadra (fino all’intera
stagione venatoria) o la revoca dell’assegnazione del territorio per particolari violazioni alla
normativa, in primis il foraggiamento non autorizzato.
ZONIZZAZIONE DEL TERRITORIO IN ZONE VOCATE E NON VOCATE AL CINGHIALE
Gli obiettivi e le strategie operative sono individuati in funzione della vocazionalità (socio-)
ambientale del territorio che è suddiviso:
 area non vocata al cinghiale, in cui la presenza del cinghiale non è sostenibile;
 area vocata dove risulta possibile e sostenibile la presenza della specie a determinate
densità (DAF).
L’attuale suddivisione del territorio in vocato e non vocato di ciascun comprensorio è stata
revisionata, sentiti gli ATC, come è riportato nella cartografia allegata (Tavola 5), e resterà
immutata, ad eccezione di limitati aggiustamenti, per tutto il periodo di vigenza del PFVP 20122015.
I tempi appaiono inoltre maturi per valutare l’opportunità di attivare la caccia di selezione
al cinghiale, previa approvazione di uno specifico Disciplinare che dettagli le modalità
operative, comprese le procedure di abilitazione.
Nell’occasione si intende avviare una campagna di informazione finalizzata a portare
all’attenzione di tutte le categorie coinvolte nella gestione faunistica e venatoria una
problematica che, oltre a riguardare la tutela della fauna selvatica e dell’ambiente, presenta,
secondo recenti evidenze scientifiche (Rapporti ISPRA, 158/2012*), una potenziale pericolosità
per la salute umana. Tale problematica è legata all’uso del piombo nel munizionamento da
caccia. La campagna informativa dovrà rappresentare il primo passo per una presa di
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 coscienza del problema, a cui dovranno seguire nell’arco della programmazione del Piano una
serie di misure di mitigazione (legate anche a meccanismi di premialità e/o incentivanti), a
partire dall’abbandono delle munizioni tradizionali nelle aree umide ricomprese nei SIR e nelle
Aree a Rilevanza faunistica, fino alla caccia di selezione e quindi per tutte le forme di caccia e
di controllo, garantendo il mantenimento delle pratiche venatorie tradizionali.
(*Andreotti A., Fabrizio B. 2012. Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni.
Rapporti ISPRA, 158/2012).
OBIETTIVI GESTIONALI E PIANO OPERATIVO
1) LA GESTIONE DEL CINGHIALE NELL’AREA VOCATA
La gestione del cinghiale nell’area vocata è finalizzata al raggiungimento e mantenimento
delle popolazioni di cinghiale a determinate densità (DAF) in assenza di danni rilevanti e non
sostenibili a coltivazioni e piantagioni, alla soddisfazione dei cacciatori che esercitano questa
pratica venatoria e alla conservazione di altre specie selvatiche.
La gestione razionale della specie prende avvio dalla conoscenza della dinamica delle
popolazioni; si ritiene quindi indispensabile sensibilizzare ulteriormente i soggetti coinvolti nella
gestione della specie (ATC, titolari di istituti privati) a implementare le sessioni di monitoraggio
(si veda cap. 4). Di grande importanza appare inoltre l’analisi dei risultati cinegetici e dei capi
abbattuti.
Nelle aree vocate è stata individuata di concerto con gli ATC e le organizzazioni
professionali agricole la densità sostenibile a fine stagione venatoria, compresa tra 1 e 3 capi
per 100 ettari di territorio vocato. Questa densità è perseguita prioritariamente attraverso
l’attività venatoria, secondo le modalità e i tempi stabiliti dalla normativa e dal calendario
venatorio.
Nel territorio vocato a gestione programmata della caccia di ciascun comprensorio, gli ATC
individuano i Distretti di gestione (Tavola allegata 6). I Distretti sono gestiti dalle squadre di
caccia al cinghiale, i cui confini e la ripartizione in zone fisse di caccia devono essere rivisti in
funzione della revisione dell’area vocata e del principio di equità che deve permettere un
potenziale prelievo venatorio equiparabile per cacciatore iscritto alle diverse squadre. In
particolare a partire dalla stagione venatoria 2014-2015, in caso di assegnazione diretta del
territorio alle squadre, l’ATC provvede, tenuto conto (A) della densità venatoria (numero ettari
di territorio cacciabile per cacciatore) e (B) della capacità venatoria delle aree di battuta
(numero pregresso di cinghiali abbattuti per ettaro). Le aree così individuate restano immutate
per tutta la durata del PFVP, ad eccezione dei casi di sopravvenuto cambio di destinazione del
territorio che riducano in maniera sostanziale i suddetti parametri (es. realizzazione fondi
chiusi ecc..) e fatte salve le modalità di assegnazione del territorio stesso.
Sono ricomprese nel Distretto anche le Aree Critiche, ossia zone interessate da attività
agricole o arboricoltura da legno disperse nell’area vocata, caratterizzate da elevata idoneità
ambientale per la specie e ridotta sostenibilità socio-economica dei danni.
Nelle Aziende Agrituristiche Venatorie che ricadono in area vocata, la Provincia, previa
intesa con il titolare dell’autorizzazione e con l’ATC, può approvare piani di prelievo del
cinghiale da attuare nel corso della stagione venatoria; in questo caso, l’AAV è ricompresa nel
Distretto di gestione in cui ricade.
Per quanto attiene l’attività venatoria nei Distretti di gestione è necessario stabilire
alcuni principi per una corretta e funzionale organizzazione della caccia, tenendo però in
considerazione due aspetti:
1) il numero dei cacciatori iscritti alle squadre di caccia al cinghiale è progressivamente
diminuito, con 5.476 iscritti nel 2011 a fronte di 7.973 iscritti nel 2000 (-32%);
2) le misure previste nei Piani Faunistici Venatori 2000-2005 e 2006-2010 hanno portato a una
consistente riduzione del numero delle squadre operanti sul territorio provinciale (99
squadre nel 2000, 76 squadre nel 2011), per la fusione tra squadre più piccole. Si ritiene
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 pertanto che non sia necessario introdurre ulteriori parametri restrittivi che inducano
un’ulteriore consistente riduzione del numero delle squadre operanti in provincia di Siena.
Pertanto:
- si conferma in 40 il numero minimo di iscritti a una squadra (come previsto dalla normativa
regionale);
- il numero minimo di partecipanti/iscritti alla squadra per effettuare una braccata al cinghiale
nel territorio assegnato è fissato in 25;
- ogni squadra di caccia al cinghiale potrà effettuare battute congiuntamente ad altra squadra
secondo le norme fissate nel calendario venatorio;
- i cacciatori iscritti a ciascuna squadra di caccia al cinghiale, per conseguire il diritto a fare
parte della squadra stessa, devono partecipare in ogni stagione venatoria ad almeno il 25%
delle giornate di caccia effettuate dalla squadra;
- ogni squadra deve effettuare almeno 20 giornate di caccia per stagione venatoria, salvo
accertati impedimenti (p.es. neve), altrimenti viene sciolta;
- divieto di costituzione di nuove squadre di caccia al cinghiale;
- le aree di battuta assegnate dall’ATC a una squadra, con il metodo dell’assegnazione diretta,
devono essere confinanti;
- la caccia al cinghiale deve essere effettuata su tutte le aree di battuta assegnate alla
squadra;
- conferma del divieto di foraggiamento. Fanno eccezione le operazioni di foraggiamento in
appoggio al monitoraggio del cinghiale o per fini dissuasivi nei periodi autorizzati dalla
Provincia, sentite le Associazioni agricole e con il consenso del proprietario/conduttore del
fondo. Tale foraggiamento è comunque vietato nelle Aree di Rilevanza Faunistica e soggetto
a valutazione di incidenza nei SIR (modulo di prevalutazione);
- in fase di attuazione dei piani ordinari, straordinari e di controllo degli ungulati eseguiti in
forma collettiva i cacciatori sono obbligati a indossare almeno gilet (o pettorina) ad alta
visibilità.
In occasione delle battute di caccia al cinghiale le aree interessate devono essere
adeguatamente segnalate con l’esposizione lungo strade o sentieri di accesso all’area di
battuta, almeno un’ora prima dell’inizio della battuta, di un cartello visibile a distanza che
riporti il nome della squadra e della dicitura “Battuta al cinghiale in atto”. Inoltre è necessario
attivare un sistema web in modo che possano essere verificabili le aree di battuta al cinghiale.
E’ obbligatorio applicare all’orecchio sinistro di tutti i capi abbattuti durante l’attività
venatoria un contrassegno numerato fornito dall’ATC o dalla Provincia, prima di procedere allo
spostamento del capo dal punto di abbattimento.
2) LA GESTIONE DEL CINGHIALE NELL’AREA NON VOCATA
Nelle aree non vocate al cinghiale si attua una gestione non conservativa della specie,
finalizzata a contenere numericamente le popolazioni di cinghiale (densità sostenibile tendente
a zero).
Gli obiettivi sono perseguiti con interventi di contenimento ai sensi dell’art. 37 LR 3/1994 e
con l’attività venatoria se prevista e normata dal calendario venatorio regionale.
3) GLI INTERVENTI DI CONTROLLO DEL CINGHIALE (ART. 37, LR 3/1994)
Quanto di seguito descritto esprime l’orientamento della Provincia, ma per divenire
esecutivo necessita del parere favorevole dell’ISPRA (cfr. L. 157/92, art 19).
Nell’area vocata al cinghiale gli interventi di controllo possono essere autorizzati:
 nelle ZRV, nei Fondi chiusi (cfr par. 2.4), nei terreni demaniali a divieto di caccia, nelle ZP,
nei divieti di caccia istituiti ai sensi dell’art. 33 della L.R. 3/94 e nelle AAC (di tipo 1: senza
abbattimento su fauna selvatica), per ricondurre localmente la popolazione a livelli di densità
compatibili, da realizzarsi di norma durante la stagione venatoria;
 nelle Aree Critiche ovunque ricomprese. Le Aree Critiche, oggetto di danneggiamento e le
loro immediate vicinanze, in corrispondenza delle fasi fenologiche in cui si manifestano i
danni e al di fuori della stagione venatoria sono considerate come aree non vocate, nelle
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 quali la presenza del cinghiale è ostacolata con programmi sistematici di prevenzione dei
danni e quindi con interventi di controllo numerico predisposti dall’ente competente;
 per la risoluzione di specifiche problematiche ricadenti tra quelle indicate all’art. 37 della LR
3/1994, su parere dell’ISPRA;
 per il completamento dei Piani di abbattimento assegnati ai comprensori di gestione.
Nelle aree non vocate alla specie, gli interventi di controllo possono essere realizzati
negli ambiti a divieto di caccia (ZRC, AAV, CPRFS, Demani Regionali, divieti di caccia istituiti ai
sensi dell’art. 33 della L.R. 3/94, Fondi Chiusi (cfr par. 2.4), ZP).
Gli interventi di controllo possono autorizzati anche nelle AFV, ZRV e nel territorio a
gestione programmata della caccia, in sinergia con gli abbattimenti eseguiti con la caccia di
selezione al cinghiale.
La gestione dei cinghiali all’interno del demanio regionale in divieto di caccia è affidata al
Comitato di Gestione dell’ATC competente per territorio al quale spetta l’individuazione dei
Responsabili e dei soggetti da incaricare per gli abbattimenti sentita l’Unione dei Comuni.
Gli interventi di controllo in area vocata e non vocata alla specie possono essere
effettuati, in funzione delle caratteristiche ambientali, con la modalità dell’aspetto, della cerca,
della girata con limiere e della cattura.
Gli interventi con la modalità della braccata potranno essere autorizzati, previa valutazione
dell’inefficacia degli altri metodi di controllo e quando ritenuti tecnicamente necessari al
raggiungimento degli obiettivi, secondo le indicazioni contenute nel Protocollo con l’ISPRA e/o
dietro specifici pareri, e nei SIR previa valutazione d’incidenza.
Il metodo della cerca notturna con l’uso di arma a canna rigata, munita di ottica o sistema
elettronico di puntamento di calibro consentito dalla vigente normativa, attuato anche a bordo
di autoveicolo, può essere attuato esclusivamente all’interno dei confini di strutture e istituti
lungo un percorso fisso secondo specifiche prescrizioni provinciali.
Nelle ZRC vanno realizzate tutte le azioni necessarie per eliminare la specie da questi
istituti, privilegiando le operazioni di cattura. Il cinghiale, pertanto, è abbattibile anche durante
tutte le operazioni di controllo effettuate nei confronti di altre specie selvatiche, fermo il divieto
di usare munizione spezzata.
Tutti gli interventi di controllo devono essere accompagnati ove possibile da attività di
prevenzione dei danni alle colture, con la messa in opera p.es. di recinzioni, shelters, strumenti
dissuasivi. Sono da considerarsi metodi di prevenzione anche gli interventi finalizzati alla
limitazione di risorse trofiche o di aree di rifugio per la specie, in grado di limitare la presenza
del cinghiale in una determinata area. Di particolare importanza risulta l’individuazione delle
aree in cui il fenomeno dei danni alle colture assume caratteristiche di sistematicità, per
attivare prontamente interventi di prevenzione.
In caso di mancato raggiungimento delle densità previste nel Piano di gestione ordinario
degli ungulati e della accertata inefficacia delle eventuali misure adottate con specifici atti di
controllo predisposti ai sensi dell’art. 37 della LR 3/94, con conseguente incremento dei danni
alle coltivazioni agricole e ai boschi, si prevede l’approvazione di un Piano Straordinario di
gestione degli Ungulati ai sensi all’art. 28bis co. 7 della LR 3/94 che, cogliendo le opportunità
introdotte dalla modificata normativa regionale anche in relazione alle modalità di
contenimento di cui all’art. 92 del Regolamento Regionale 33R/2011 potrà affidare le
operazioni di abbattimento del cinghiale anche a soggetti diversi da quelli solitamente
impiegati.
Per risolvere situazioni conflittuali nel rapporto uomo-cinghiale, legate all’incolumità
pubblica o alla percezione di rischio per la salute umana, come nel caso della presenza del
cinghiale in aree suburbane o urbane, si prevede l’attuazione di:
- interventi non strutturali, finalizzati a ridurre l’entità dei danni o dei disagi, intervenendo
all’occorrenza sulla popolazione selvatica. I metodi da utilizzare per la rimozione dei cinghiali
sono le catture e, ove non sussista un potenziale rischio per la pubblica incolumità delle
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 persone, con abbattimenti. Nei casi di effettiva emergenza appare fondamentale la
collaborazione con altre autorità competenti, e in particolare con il Prefetto, in qualità di
responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica;
- interventi strutturali, indirizzati a prevenire o ridurre nel medio-lungo periodo il rischio dei
danni da cinghiale, attraverso la programmazione di opere di gestione forestale che, nel
rispetto della normativa, riducano localmente l’idoneità ambientale per la specie soprattutto
in termini di protezione e riparo offerte alla specie, p.es. diradamento o altre opere di
selvicoltura di cespugliati, arbusteti e circoscritte compagini forestali in aree urbane e
periurbane, per evitare la possibilità di rimessa di gruppi di cinghiali. Questi interventi sono
concordati con altri Enti interessati (principalmente ATC e Comuni) e realizzati dai soggetti
proprietari e/o conduttori dei fondi. Nelle aree in cui il problema dell’avvicinamento del
cinghiale ai centri abitati assume carattere di sistematicità o in quelle catalogate come aree
ad alto rischio, tali operazioni sono attuate anche in forma preventiva.
Per quanto riguarda la gestione del cinghiale nelle Riserve Naturali della Provincia di Siena,
l’Ente, viste le specifiche normative riguardanti le aree protette e al fine di coordinare la
gestione del cinghiale su tutto il territorio provinciale, ha affidato nel 2010 l’incarico per la
redazione di un “Piano triennale per il monitoraggio del cinghiale nelle aree protette”.
La prima fase dello studio ha portato alla predisposizione di un piano di prevenzione nelle tre
Riserve in cui è maggiore l’intensità del danno, con la realizzazione di opere di prevenzione
sperimentali attuate con un contributo del Piano di Sviluppo Rurale.
I risultati finali dello studio hanno fornito l’impostazione dell’attività di controllo del cinghiale
nelle Riserve Naturali strutturata su tre livelli: Piano di gestione pluriennale armonizzato con il
PFVP, programmi di intervento annuale impostati secondo le indicazioni del Piano e
provvedimenti di intervento straordinario per situazioni critiche localizzate e non rientranti nei
programmi annuali. Il Piano di gestione pluriennale entrerà nel dettaglio delle prescrizioni
specifiche per ciascuna RN, in relazione alla peculiarità dei contesti e ai valori naturalistici
presenti. La tempistica degli interventi prenderà in considerazione anche la necessità di
mitigare il c.d. “effetto spugna”. Per quanto riguarda gli strumenti di intervento,
coerentemente con quanto previsto dalle norme e dagli indirizzi e strumenti tecnici in materia
di aree protette, verranno previste tutte le tecniche ritenute nel contempo efficaci e poco
impattanti in termini di disturbo sulle altre specie animali, ad eccezione delle situazioni di
carattere straordinario e a seguito di una motivata giustificazione.
3.3.2 CERVIDI
Premessa
L’analisi dei dati relativi alla gestione faunistica e venatoria del capriolo del precedente periodo di
programmazione ha evidenziato un progressivo incremento numerico della specie su tutto il territorio
provinciale, nonostante il considerevole aumento dei piani di prelievo e quindi dei capi abbattuti.
Le operazioni di monitoraggio eseguite nei Distretti di gestione nella primavera 2011 stimano una
consistenza di circa 29.000 caprioli, pari a una densità media provinciale di poco superiore a 10 capi/100
ha, contro i 25.000 caprioli stimati nella primavera 2005.
Con l’aumento dei capi da abbattere è cresciuto anche l’interesse venatorio per questa specie
evidenziato in particolare dall’incremento del numero dei selecontrollori. La percentuale di realizzazione
dei piani di prelievo rimane invece relativamente costante e raramente supera l’80% del contingente
provinciale abbattibile.
Fino al 2010 si sono registrati danni consistenti alle produzioni agricole ed è aumentato il numero di
incidenti stradali causati da questo cervide; questa situazione ha creato forti conflitti sociali ed economici,
a volte difficilmente sostenibili, collegati al forte impatto che questa specie può esercitare sull’ambiente e
sulle attività antropiche.
Le popolazioni di daino presenti nel territorio provinciale risultano sostanzialmente stabili nel tempo.
Rispetto alla precedente programmazione non è stata rilevata alcuna espansione territoriale e anche
demograficamente non si registra un aumento della densità nei due comprensori (SI17 e SI18) dove la
specie è più presente. Negli ultimi anni le problematiche legate all’aumento degli ungulati, e in particolare
l’incremento dei danni alle colture, hanno determinato un aumento dei piani di prelievo anche per il
daino, con l’abbattimento di oltre 500 capi, anche se la percentuale di realizzazione si mantiene su livelli
medio - bassi (38%).
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Il cervo è presente in forma stabile nell’area del Chianti e nella Val di Feccia (comprese l’AFV
Pentolina e la Riserva Naturale Alto Merse dove si registra la popolazione più numerosa), sebbene sia
stata accertata una recente espansione della specie nel comprensorio dell’ATC18. I dati pregressi
evidenziano una certa difficoltà nella realizzazione degli abbattimenti; infatti il prelievo medio delle ultime
stagioni venatorie è inferiore ai 20 capi annui.
Alla luce di quanto detto, appare necessario attuare un preciso programma di gestione
per il capriolo, daino e cervo, finalizzato al mantenimento delle popolazione a determinate
densità, in equilibrio con l’ambiente e con le attività antropiche (Tavola allegata 7). Tenuto
conto dei riscontri gestionali dell’ultimo quinquennio sono state individuate come prioritarie le
seguenti linee operative:
- potenziare le attività di monitoraggio e stima delle popolazione di capriolo. Per valutare i
principali parametri demografici delle popolazioni in modo da rendere confrontabili i risultati e
consentire di costruire la dinamica delle popolazioni basata su una serie storica di dati, è
necessaria l’applicazione standardizzata e ripetuta nel tempo di tecniche di conteggio il più
possibile omogenee tra i diversi ambiti territoriali di gestione, compatibilmente con le
caratteristiche ambientali. E’ necessario inoltre estendere le operazioni gestionali anche a
altri istituti faunistici e faunistico-venatori, per accrescere le conoscenze sulla specie a livello
provinciale. Per le tecniche di monitoraggio si veda il par. 4.1.;
- perfezionare l’archivio dati provinciale in cui raccogliere le principali informazioni
demografiche delle popolazioni, i dati cinegetici, di attività di prevenzione dei danni e di
danni alle colture, secondo criteri di uniformità e sistematicità, forniti dai soggetti coinvolti
nella gestione, per poter attuare una gestione adattiva basata su un quadro faunistico e
contestuale aggiornato e valutare i riscontri gestionali;
- mantenere le popolazioni di capriolo su determinati valori di densità agricola forestale
sostenibili (DAF), individuate a livello locale nel Piano annuale di gestione di cui al comma 1
dell’art. 28 bis della LR 3/1994, di concerto con gli ATC e le Associazioni professionali
agricole, tenuto conto degli effettivi danneggiamenti alle coltivazioni agricole. La DAF
rappresenta il parametro di riferimento su cui modulare localmente l’intensità del prelievo
venatorio;
- il raggiungimento delle densità sostenibili è perseguito tramite il prelievo venatorio, attuato
con il metodo della caccia di selezione secondo i tempi stabiliti nel calendario venatorio.
Per gestire correttamente il prelievo dei cervidi nelle AAV, tenuto conto che tali comprensori
per loro natura non sono preclusi alla caccia, si conferma la procedura di inserire nell’ambito
dei Distretti di gestione (Tavole 8 e 9), ai soli fini della gestione faunistica e venatoria dei
cervidi, e con esclusione delle aree recintate destinate esclusivamente all’attività venatoria su
fauna immessa, i territori delle AAV i cui titolari dell’autorizzazione hanno manifestato all’ATC
di competenza la volontà di raggiungere e mantenere una densità sostenibile di popolazioni
naturali di cervidi nel territorio di pertinenza dell’azienda venatoria. Le modalità di
realizzazione dei piani di prelievo devono essere oggetto di accordo scritto tra l’ATC ed i
Direttori Concessionari.
Eventuali situazioni di emergenza, che possono presentarsi in aree soggette a regime di
protezione o di vincolo e/o in tempi diversi da quelli previsti dal calendario venatorio, saranno
affrontate attraverso la richiesta di specifici pareri tecnici all’ISPRA, ai sensi dell’art. 37 della LR
3/1994.
Le modalità operative del prelievo venatorio e di eventuali piani di controllo sono definite
nel Regolamento e Disciplinare provinciale per la gestione faunistico venatoria dei cervidi e
bovidi, nel Piano Annuale di Gestione e Prelievo degli Ungulati in Provincia di Siena (art. 28 bis
LR 3/1994) e/o in specifici atti amministrativi, secondo le indicazione tecniche fornite
dall’ISPRA.
Tenuto conto del numero di cacciatori necessari a garantire la corretta funzionalità del
Distretto, del numero di capi prelevabili e delle caratteristiche ambientali, il Comitato di
gestione dell’ATC assegna a ogni distretto un numero adeguato di Selecontrollori. Il Comitato
di gestione stabilisce il livello di saturazione del distretto sulla base dei parametri stabiliti nel
PRAF.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Nell’ottica di un progressivo aumento dei piani di abbattimento i tempi sono maturi per
dare seguito alla possibilità offerta dal Regolamento Regionale 33/R/2011 art. 100 c.4 circa
una diversa utilizzazione di una parte dei capi oggetto del piano di abbattimento. Ciò, oltre a
facilitare il completamento del piano, porta anche a incamerare risorse economiche da parte
degli enti gestori da finalizzare alla gestione compresa la prevenzione e il risarcimento dei
danni alle colture agricole.
3.3.3 MUFLONE
Premessa
I dati relativi alla gestione del muflone negli ultimi anni evidenziano una progressiva diminuzione
della specie sul territorio provinciale. Dalla gestione 2006-2010 i capi abbattuti nei Distretti sono
progressivamente diminuiti fino ad arrivare nella stagione venatoria 2010-2011 a un solo capo abbattuto
e i dati acquisiti durante le operazioni di monitoraggio stimano la residua presenza di un modesto nucleo
circoscritto in una parte del Distretto Chianti Nord.
Si confermano pertanto gli indirizzi del precedente PFVP 2006-2010 inerenti la possibilità di
sospendere temporaneamente la caccia di selezione a questa specie nei Distretti di gestione.
3.4 SPECIE OGGETTO DI PIANI DI LIMITAZIONE NUMERICA
Nel prossimo periodo di programmazione si intende proseguire nella direzione intrapresa
con il Piano precedente per quanto attiene gli interventi di controllo sulla specie predatrici,
antagoniste e concorrenti, confermando l’ISPRA come principale riferimento tecnico per
l’individuazione delle linee operative ai sensi dell’art. 37 della LR 3/1994.
La finalità pubblica che è alla base delle attività di controllo e che si affianca a quella
prioritaria di tutela e conservazione della fauna selvatica è essenzialmente riconducibile a
ridurre e prevenire situazioni di criticità, con particolare attenzione alle aree maggiormente
sensibili da un punto di vista ecologico ed economico.
Infatti, la presenza di alcune specie ornitiche e di mammiferi selvatici in determinati
contesti ambientali e in alcuni periodo dell’anno creano, anche in relazione alla loro
abbondanza, evidenti problemi di compatibilità con la tutela degli interessi e delle attività
umane e con le altre componenti della biocenosi, assumendo lo status di specie
“problematiche”.
Le specie interessate dal Piano di controllo sono: cornacchia grigia Corvus corone cornix e
gazza Pica pica (appartenenti alla famiglia dei Corvidi), storno Sturnus vulgaris, tortora dal
collare Streptopelia decaocto decaocto, colombo di città Columba livia forma domestica, volpe
Vulpes vulpes, nutria Myocastor coypus, coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus.
Per intervenute esigenze, non si esclude la possibilità di richiedere successivi pareri
all’ISPRA su piani di controllo su altre specie (es. gabbiano, cormorano, ghiandaia ecc…).
Nel rispetto dei dettami dell’art. 37 della LR 3/1994, i metodi di controllo devono assicurare
adeguata selettività, escludendo un significativo disturbo su componenti non target della
zoocenosi, e devono avvenire prioritariamente mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere
dell’ISPRA e in secondo ordine con interventi di limitazione numerica. Per metodi ecologici si
intendono quegli interventi non cruenti che agiscono sull’ambiente per renderlo “meno
ospitale” alla specie problematica (p.es. eliminazione di fonti alimentari facilmente accessibili),
impediscono o limitano l’accesso alla risorsa da tutelare (p.es. incremento delle aree di rifugio
per le specie preda da tutelare, dissuasori, reti di protezione). I piani di abbattimento devono
avvenire con modalità di intervento selettive e compatibili con le diverse caratteristiche
ambientali e faunistiche delle aree interessate.
Di seguito si riporta uno schema descrittivo che esprime l’orientamento della Provincia in
merito alle attività di controllo, ma che per divenire esecutivo necessita del parere favorevole
dell’ISPRA (cfr. L. 157/92, art 19).
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 FINALITA’
AMBITO TERRITORIALE
SPECIE AUTORIZZABILI
Tutela delle produzioni zooagro-forestali.
istituti faunistici in cui è prioritaria l’esigenza della
conservazione e riproduzione della fauna stanziale
(ZRC, ZRV, CPRFS, AFV, e aree limitrofe).
Controllo della presenza/densità
di specie indigene
In tutto il territorio provinciale
Danni alle colture agricole
In tutto il territorio provinciale (nelle aree in cui si
manifesta il danno e nelle sue immediate vicinanze)
CORVIDI
PICCIONE, TORTORA
STORNO
Danni alle attività produttive
(allevamenti, strutture)
In tutto il territorio provinciale (nelle aree in cui si
manifesta il danno e nelle sue immediate vicinanze)
CORVIDI
PICCIONE
TORTORA
VOLPE
CORVIDI
NUTRIA
CONIGLIO SELVATICO
Per quanto attiene gli interventi di controllo sulle singole specie o taxon, si specificano di
seguito gli obiettivi previsti dal presente PFVP.
- COLUMBIDI. Per fronteggiare il problema degli asporti di cariossidi nei depositi di
stoccaggio e quello della veicolazione di patologie negli allevamenti avicoli e in generale
zootecnici appare di fondamentale importanza favorire la circolazione di informazione rivolte
alle categorie professionali maggiormente colpite attraverso la collaborazione con gli ATC, le
associazioni di categoria e l’AUSL sulla messa in opera di adeguati metodi ecologici. Infatti,
negli allevamenti avicoli intensivi e nei depositi di stoccaggio di cariossidi, compatibilmente con
le caratteristiche strutturali degli immobili interessati, è possibile provvedere all’applicazione di
efficaci sistemi di dissuasione all’accesso dei volatili. Ciò può essere fatto attraverso la posa di
reti di maglia adeguata a protezione delle strutture con finalità anti-intrusiva. In tal modo è
possibile escludere l’accesso dei volatili limitando sia il prelievo di cariossidi, sia la trasmissione
di patologie. Rappresentando questi approcci altrettanti metodi ecologici ai sensi del disposto
dell’art. 19, comma 2, della legge n. 157/92, ad essi viene attribuita prioritaria attuazione
laddove ragionevolmente attuabili. In subordine all’attuazione delle suddette misure si potrà
dare corso ad azioni di controllo numerico
- CORVIDI. Il controllo dei corvidi è uno strumento gestionale di grande importanza nelle
aree finalizzate alla produzione della piccola fauna stanziale di interesse venatorio. Sebbene
non siano disponibili dati sistematici sul monitoraggio quantitativo di questo taxon, le
popolazioni di gazza e cornacchia grigia sembrano in costante aumento numerico nel territorio;
a questo aumento di consistenza nel corso degli anni non è corrisposto un proporzionale
incremento dello sforzo di cattura e quindi dei capi prelevati, soprattutto nelle AFV, dove
l’utilizzo delle trappole appare piuttosto limitato e puntiforme. Con il presente PFVP si vuole
pertanto incentivare un uso efficace delle trappole di cattura per i corvidi, concentrando gli
sforzi di cattura in quegli istituti faunistici ove appaia più necessario il contributo offerto dal
controllo dei corvidi al miglioramento della produttività faunistica locale.
Si conferma che le trappole dei corvidi, così come tutte le altre trappole di cattura (per la
volpe, cinghiale, nutria), devono essere dotate di targhetta che certifica l’omologazione da
parte della Provincia e l’autorizzazione alla detenzione e all’uso.
Per facilitare l’attivazione annuale delle trappole di cattura con l’uso di richiami vivi, si
prevede la possibilità di autorizzare i responsabili delle operazioni alla detenzione di alcuni capi
di gazza e cornacchia grigia anche durante il periodo 1 agosto – 14 marzo. Il controllo dei
corvidi attraverso la pratica dello sparo al nido è sempre vietata; il controllo demografico delle
popolazioni dei corvidi è comunque vietato nei SIR nei quali è presente il Lanario e nelle Aree
di Rilevanza Faunistica.
- NUTRIA. Si prevede di ricomprendere tra i casi eccezionali in cui è possibile autorizzare
per periodi definiti anche interventi di controllo con l’uso dei mezzi di caccia di cui all’art. 31
della L.R. 3/94, oltre alle particolare condizioni offerte dalla stagione fredda (p.es. scarsa
vegetazione, presenza ghiaccio), anche le situazioni legate a danni idraulici con
compromissione dell’integrità degli argini dei corsi d’acqua naturali, degli invasi di bonifica e
delle scarpate ferroviarie per l’attività di scavo tipica di questo roditore.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 - VOLPE. Nel caso della volpe appare evidente la difficoltà incontrata in alcuni istituti
faunistici e faunistici venatori di realizzare con efficienza il piano annuale di contenimento di
questo predatore con le tecniche di controllo autorizzate (aspetto, cerca, tana, trappole) per le
seguenti motivazioni che si accompagnano tuttavia anche a una limitata accettazione dei
metodi di controllo individuali: ampie aree boscate e scarsa viabilità interna che limita
l’applicabilità delle tecniche di controllo “a vista in aree aperte”, difficoltà nel reperire operatori
volontari disponibili in orario crepuscolare e notturno, e soprattutto, complessità nel
coinvolgere tiratori particolarmente esperti sulla volpe. Questa difficoltà è evidenziata dal fatto
che il numero di volpi abbattute è ben al di sotto del contingente annuale abbattibile (circa il
30%). Per la salvaguardia della piccola fauna stanziale appare evidente invece la necessità di
contenere numericamente questo carnivoro, soprattutto nelle aree con concentrazione di
fagiani in riproduzione e fagianotti, fonte di attrazione per tutti i predatori. Si prevede pertanto
di effettuare una disamina dei risultati ottenuti con gli interventi di controllo della volpe,
condivisa con i tecnici degli ATC e gli altri operatori, per razionalizzare l’attività di abbattimento
sulla base delle indicazioni tecniche dell’ISPRA e delle evidenze scientifiche, accompagnata
eventualmente anche dalla realizzazione di corsi di preparazioni sulle tecniche di controllo e
sulla loro efficacia.
E’ importante ricordare nell’ottica di una gestione complessiva di questo carnivoro che la
volpe è specie cacciabile e che pertanto negli istituti faunistici e faunistici venatori in cui è
consentita l’attività venatoria e nel territorio a gestione programmato della caccia il
mantenimento di densità compatibile con la salvaguardia di altre specie deve essere perseguito
nel periodo concesso dal calendario venatorio anche attraverso l’attività venatoria nella
tradizionale forma in battuta.
3.5 INCIDENTI STRADALI, RECUPERO FAUNA SELVATICA, SMALTIMENTO DELLE
CARCASSE
INCIDENTI STRADALI
Per quanto attiene la prevenzione e riduzione degli incidenti stradali causati dalla fauna
selvatica, la Provincia intende proseguire sulla strada già intrapresa con la Delib. GP n. 113 del
20.04.2011 “Atto di indirizzo per l’individuazione di strategie volte alla riduzione degli incidenti
stradali provocati da fauna selvatica”.
In particolare si intende:
- continuare con il monitoraggio di tutti gli incidenti occorsi nel territorio provinciale da
archiviare in apposita banca dati, con mappatura cartografica dei sinistri, al fine di evidenziare
l’andamento degli incidenti e verificare l’esito delle strategie di prevenzione messe in atto.
Questo archivio è basato sul numero di richieste di risarcimento e su quello degli incidenti
rilevati dalla Polizia Provinciale; nel prossimo futuro nella banca dati confluiranno anche i
sinistri in cui, anche in assenza di danni a cose e persone (e quindi di richiesta di risarcimento
danni), si richiede l’intervento dell’ente convenzionato con la Provincia per il recupero della
fauna selvatica ferita o in difficoltà ai sensi dell’art. 38 della LR 3/1994;
- proseguire con la gestione faunistica venatoria degli ungulati, finalizzata al
mantenimento delle popolazioni a densità sostenibili localmente anche molte contenute e
concentrando gli abbattimenti nelle aree a maggior rischio.
E’ importante tuttavia premettere che la corretta gestione della fauna selvatica e il rispetto
del Codice della Strada per quanto riguarda l’installazione dei cartelli di pericolo non può
eliminare il rischio di incidenti con fauna vagante in considerazione della percentuale di
territorio agroforestale della provincia di Siena (363.806 ha su 382.160 ha complessivi) e della
ricchezza di selvaggina che ne fanno una delle provincie più ambite dal punto di vista
faunistico-venatorio e più ricche in biodiversità.
Inoltre, altri tipi di interventi, presumibilmente più risolutivi ma decisamente più invasivi,
come la recinzione di tratti stradali, non sono applicabili: trattandosi di fauna selvatica
vagante, “patrimonio indisponibile dello Stato” ai sensi della L. 157/92, l’Ente delegato può
gestirla ma non frammentarne l’habitat o limitarne la libertà di spostamento fino al
contenimento all’interno di recinzioni, anche in virtù del forte impatto ambientale e
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 paesaggistico che avrebbe la recinzione completa di tutte le vie di comunicazione della
Provincia (solo quelle provinciali si estendono per ben 1.800 km).
Preme infatti sottolineare che per la riduzione degli incidenti stradali provocati da fauna
selvatica sono determinanti soprattutto i comportamenti dei cittadini al volante, sia per evitare
la collisione con gli animali selvatici che per ridurre al minimo i danni a cose o persone;
trattandosi infatti di fauna vagante, anche densità sostenibili non sono sufficienti a scongiurare
l’incidente se non vengono messi in atto comportamenti responsabili e consapevoli.
Sulla base di quanto detto, la Provincia intende procedere nella messa in atto di tutte le
strategie di prevenzione per la riduzione degli incidenti stradali provocati da fauna selvatica
tese a responsabilizzare il comportamento dei cittadini alla guida ed in particolare:
- divulgazione di un opuscolo informativo predisposto dalla Polizia Provinciale contenente una
serie di nozioni utili per i guidatori;
- partecipazione al progetto “Tra passione e sicurezza” del Comitato Associazioni Sportive
Senesi attraverso l’inserimento da parte della Polizia Provinciale di prove pratiche e teoriche
per i ragazzi che si approcciano ad ottenere il patentino e la patente di guida;
- adesione al “Piano di comunicazione Regionale per la prevenzione degli incidenti stradali
causati da fauna selvatica” che prevede la realizzazione di un cortometraggio sulla
prevenzione da incidenti, da mostrare e divulgare in una giornata di formazione che si
svolgerà a Siena;
- partecipazione al LIFE STRADE “Sperimentazione e diffusione di un pacchetto di misure per la
gestione e riduzione delle collisioni veicolari con la fauna”, un progetto pluriennale che
prevede, dopo un primo anno di azioni preparatorie, l’installazione di un certo numero di
strumenti dissuasivi innovativi (in grado di emettere suoni dissuasivi per l’animale solo
quando questo è effettivamente presente sul bordo stradale, grazie all’individuazione tramite
celle ad infrarosso) lungo i tratti stradali scelti tra quelli più rappresentativi per l’alta
incidentalità con fauna selvatica. La sperimentazione e la taratura di questi dispositivi e, in
generale, le esperienze maturate nel corso del progetto affluiranno nella redazione di un
Protocollo di intervento per la prevenzione degli incidenti con fauna selvatica, che sarà di
riferimento in ambito regionale per la prevenzione dei danni alla biodiversità dovuti agli
incidenti stradali. Inoltre il progetto prevede azioni volte a definire la percezione del
problema da parte della società e azioni di sensibilizzazione.
La Provincia promuove e realizza le misure di prevenzione sopra elencate e individua
ulteriori strategie che si rendessero necessarie attraverso il Gruppo di Lavoro già
istituzionalizzato (Delib. GP 113/2011) che coinvolge diversi Settori dell’Ente in maniera
integrata per quanto di loro competenza, e in particolare il Settore Risorse Faunistiche e Aree
protette per il contenimento della fauna, il Settore Opere Pubbliche e Assetto del Territorio per
l’installazione della cartellonistica e la progettazione di infrastrutture idonee, il Settore Polizia
Provinciale per la sicurezza della circolazione stradale e la relativa formazione e informazione
dei cittadini Il PFVP prevede inoltre una stretta collaborazione, all’interno del Gruppo di Lavoro,
con gli uffici provinciali deputati alla mobilità, per garantire nei progetti di realizzazione e
ripristino delle infrastrutture adeguati interventi per il mantenimento della connessione
ecologica, evitando la frammentazione degli habitat. La problematica della frammentazione è
infatti strettamente connessa sia alla conservazione della fauna (comprese le specie di
interesse venatorio) sia al tema della sicurezza stradale riguardo gli incidenti sulla fauna
selvatica.
Inoltre la Provincia aderisce, per quanto concerne gli incidenti da fauna selvatica,
all’Osservatorio permanente sulla Sicurezza Stradale costituito presso la Prefettura di Siena.
RECUPERO FAUNA SELVATICA
La LR 3/1994 (articolo 38) assegna alle Province il compito di provvedere al soccorso e al
ricovero della fauna selvatica in difficoltà, ferita, ammalata o debilitata rinvenuta sul territorio
di competenza.
La LR 56/2000 attribuisce alle province le competenze amministrative per l’attuazione delle
misure di tutela della fauna selvatica di interesse conservazionistico regionale, riconosce i
Centri per la conservazione, la riproduzione, il recupero e il ricovero di specie animali di
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 interesse regionale e ne definisce i requisiti strutturali, organizzativi e strumentali (con norme
di attuazione di cui alla D.G.R. 1175/2004).
In particolare l’art. 38, comma 1, della LR 3\94 prevede che “.. spetta alle province
competenti per territorio provvedere al ricovero della suddetta fauna selvatica presso centri
specializzati di recupero o servizi veterinario e a provvedere alla successiva liberazione una
volta accertata la completa guarigione.”
La Provincia di Siena, in applicazione alle normative legislative sopraccitate, provvede al
recupero degli animali selvatici in difficoltà con una gestione di tipo integrato che affronti tutte
le problematiche afferenti a varie fasi ed attività (rinvenimento, soccorso, trasporto, cura,
ricovero, degenza, riabilitazione, re-immissione in natura ove possibile).
La gestione di tale attività necessita di avere un sistema di recupero della fauna attivo 24
ore su 24, con un veterinario sempre reperibile e adeguate strutture di recupero di riferimento,
gestite da soggetti specializzati, in cui curare, ricoverare e riabilitare, fino al momento del
rilascio in natura, la fauna recuperata.
Ad oggi la Provincia per esercitare le funzioni di soccorso della fauna selvatica in difficoltà si
avvale dell’unico Centro specializzato di recupero riconosciuto in Toscana ai sensi della L.R.
56/2000, il “Centro di Recupero Animali Selvatici della Maremma” (CRASM) nel Comune di
Semproniano in Provincia di Grosseto sulla base di uno specifico Protocollo di intesa
sottoscritto con l’Associazione “WWF ITALIA ONG-Onlus” in qualità di soggetto affidatario e
gestore del suddetto Centro (Delib. GP n. 357 del 27.12.2011).
II CRASM di Semproniano opera in collegamento e sinergia con il CRASE-Centro di
Recupero per gli animali selvatici esotici, struttura in grado di ospitare la fauna alloctona anche
pericolosa che può essere rinvenuta nel territorio.
SMALTIMENTO DELLE CARCASSE E UTILIZZO DELLE CARNI CERTIFICATE
Considerato il consistente numero di capi di fauna selvatica abbattuto durante le operazioni
di controllo effettuate ai sensi della normativa vigente, appare importante individuare un
percorso operativo per la destinazione delle carne e per lo smaltimento delle carcasse e degli
scarti di macellazione.
Ai sensi dell’art. 37 co. 6 ter della LR 3/1994, per la destinazione delle carni provenienti
dagli abbattimenti sarebbe auspicabile collaborare con i centri di lavorazione riconosciuti ai
sensi del Reg. n. 853/2004/CE, che oltre a consentire una lavorazione idonea sotto il profilo
igienico permettono adeguate ispezioni sanitarie con le modalità previste dal Reg. n.
853/2004/CE di tutte le carcasse le quali possono poi essere destinate al consumo previa
bollatura sanitaria. Inoltre per gli scarti della lavorazione e eventuali animali o parti di questi
dichiarati non idonei al consumo deve essere prevista la raccolta e l’invio a stabilimenti che
trattano sottoprodotti o un adeguato smaltimento. Con questi centri si prevede la stipula di
protocolli o apposite convenzioni. La vendita delle carni lavorate deve essere destinata a uno
specifico fondo per la prevenzione e il risarcimento dei danni alle colture agricole, nonché per il
rimborso delle spese sostenute (carburante, munizioni ecc…) dai soggetti volontariamente
impegnati nelle numerose operazioni di abbattimento (guardie volontarie, abilitati ex art. 37).
Per lo smaltimento delle carcasse di specie non commestibili o per i resti di lavorazione, si
prevede di impostare attraverso la collaborazione con altri Settori della Provincia una
procedure di raccolta differenziata degli scarti diffusa sul territorio provinciale, da destinare a
centri di lavorazione di sottoprodotti o a adeguato smaltimento.
3.6 FAUNA VERTEBRATA OMEOTERMA DI ELEVATO VALORE CONSERVAZIONISTICO
ISTRICE
L’istrice Hystrix cristata è un roditore ampiamente distribuito nel territorio provinciale,
come risulta dai censimenti notturni eseguiti negli istituti faunistici e faunistici venatori.
E’ una specie soggetta a regime di protezione: è considerata “specie rigorosamente
protetta” dalla convenzione di Berna, “specie animale di interesse comunitario che richiede una
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 protezione rigorosa” dalla direttiva Habitat 92/43/CEE, e “specie particolarmente protetta”
dalla L. 157/92.
Per le caratteristiche biologiche ed eco-etologiche della specie, l’istrice può causare danni
anche localmente ingenti alle attività antropiche. In particolare, in provincia di Siena sono
accertati danni a colture agricole, soprattutto in ambiente urbano e periurbano alle colture
orticole e da frutto. Inoltre, l’attività di scavo tipica di questa specie può localmente creare
danni idraulici, con compromissione dell’integrità degli argini dei corsi d’acqua naturali, degli
invasi di bonifica e danni alle scarpate ferroviarie.
Ai sensi dell’art. 37 della LR 3/1994, le attività di prevenzione (p.es. recinzioni, recinzioni
elettrificate, repellenti) rappresentano la fase propedeutica e necessaria per la limitazione dei
danni.
Per quanto attiene i danni alle colture, vista l’esiguità dei danneggiamenti, sia in termini di
eventi che di entità, le attività di prevenzione e l’indennizzo delle produzioni danneggiate ad
oggi rappresentano le sole soluzioni che si intende attivare per questa specie, anche in
considerazione del rigoroso regime di protezione di cui questo mammifero gode.
Invece, per fronteggiare situazioni eccezionali, legate a ingenti danneggiamenti a strutture
e infrastrutture (p.es. attività di scavo lungo gli argini con compromissione della stabilità) o per
altri motivi di rilevante interesse pubblico, si intende procedere a delineare, qualora sia stato
accertato che non esista un'altra soluzione valida e verificato di non pregiudicare lo stato di
conservazione della specie, un piano di cattura e traslocazione di istrice dietro autorizzazione
del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (necessario ai sensi del DPR
357/97) e acquisito il parere favorevole dell’ISPRA.
LUPO
Il lupo Canis lupus è un’entità faunistica di elevato interesse conservazionistico, sia a scala
internazionale che nazionale; rientra tra le specie particolarmente protette dalla legge 11
febbraio 1992, n. 157 ed è inserito nel DPR 8 settembre 1997, n. 357 tra le specie di interesse
comunitario che richiedono una tutela rigorosa.
Le norme di protezione della specie, la plasticità ecologica e comportamentale del lupo, il
progressivo abbandono da parte dell’uomo delle aree agricole e marginali, il conseguente
incremento delle popolazioni di ungulati selvatici, hanno determinato nell’ultimo decennio un
generale incremento distributivo e numerico di questo carnivoro in buona parte del continente
europeo, Italia compresa. In seguito a questa naturale espansione, questo predatore è entrato
a far parte anche della fauna del territorio senese; il ritrovamento di carcasse lungo le strade,
le immagini catturate con foto trappole, le segnalazioni di avvistamenti, di tracce e di segni di
predazione su fauna selvatica e domestica risultano in costante aumento negli ultimi anni e
fanno presupporre un incremento numerico e di areale della specie sul territorio provinciale.
La presenza di questa entità faunistica può creare dei problemi di accettazione da parte
dell’opinione pubblica, in grado di influenzare la politica di conservazione che si persegue nei
confronti di questa specie. E’ infatti importante tenere in considerazione la percezione della
popolazioni nei confronti di un grande predatore come il lupo e in particolare da parte di alcune
categorie sociali come gli allevatori, direttamente colpiti nei propri interessi da episodi di
predazione, e i cacciatori, che in alcuni casi possono percepire il lupo come un competitore
sulla fauna selvatica.
Pertanto nel periodo di vigenza del presente Piano, per quanto di competenza del Settore
Risorse Faunistiche e Aree Protette, si ritiene opportuno concentrare l’attenzione sul
raggiungimento dei seguenti obiettivi:
- avvio di un monitoraggio preliminare per stimare la distribuzione sul territorio provinciale,
mediante la collaborazione con il Servizio Sviluppo Rurale della Provincia di Siena competente
per la tutela del patrimonio zootecnico soggetto a predazione; la raccolta dei dati dei danni
prodotti da canidi alle produzioni zootecniche (discriminando ove possibile la responsabilità tra
lupo e cani vaganti) costituisce un’attività di primaria importanza. Particolarmente utile appare
inoltre la collaborazione con gli ATC, le associazioni di categoria e altri enti per la raccolta di
dati di avvistamenti, tracce e carcasse durante le varie attività (p.es. di censimento e di
caccia), con impostazione di un archivio organizzato di raccolta dati possibilmente
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 accompagnato dalla georeferenziazione degli eventi certi di presenza del lupo (p.es. carcasse
sottoposte a caratterizzazione genetica per verificare il grado di ibridazione);
- realizzazione di campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte in generale alla
popolazione e in particolare alle categorie professionali maggiormente coinvolte dalla presenza
di questa entità faunistica;
- affiancamento al progetto LIFE IBRIWOLF “Azioni pilota per la riduzione della perdita del
patrimonio genetico del lupo in Italia centrale” che si pone come obiettivo principale la
salvaguardia della popolazione di lupi in Italia e la risoluzione dei conflitti con particolare
riferimento ai danni alla zootecnia attraverso una serie di azioni specifiche e la revisione della
attuale normativa. In particolare il progetto si focalizza su di un fenomeno, relativamente
recente, l’ibridazione tra lupo e cane che sta costituendo una minaccia alla conservazione della
specie e criticità di tipo gestionale dovute alla mancanza di norme specifiche; il problema è
stato oggetto di approfondimento nell’ambito dell’edizione 2009 dei “Cantieri della
Biodiversità”, iniziativa congiunta della Provincia di Siena, Federparchi e dell’ISPRA, i cui esiti
hanno prodotto una specifica segnalazione ai Ministeri e agli altri Organi competenti.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 4 - CRITERI E MODALITÀ PER IL MONITORAGGIO DELLA FAUNA
Il PFVP nel confermare l’importanza del monitoraggio quale strumento fondamentale nella
gestione faunistica promuove le attività volte a incrementare le conoscenze. A tal proposito con
il presente PFVP si intende attivare programmi di monitoraggio anche sulle specie di interesse
conservazionistico maggiormente sensibili alla gestione faunistica e venatoria.
4.1 MONITORAGGIO DEGLI UNGULATI
I censimenti e le operazioni di monitoraggio rappresentano lo strumento tecnico
fondamentale per la gestione del cinghiale, capriolo, cervo, daino e muflone, che consentono
di:
- acquisire informazioni sui parametri demografici delle popolazioni propedeutiche per
l’elaborazione dei piani di gestione e per la valutazione dei risultati conseguiti;
- stimare l’evoluzione delle popolazioni in un comprensorio territoriale, con ripetizione nel
tempo di tecniche di conteggio che forniscono risultati comparabili, per evidenziare la
tendenza all’incremento o al decremento numerico delle popolazioni (serie storiche);
- stimare l’area di distribuzione di alcune specie (p.es. cervo, muflone).
Inoltre la realizzazione dei conteggi consente di coinvolgere attivamente i cacciatori nelle
pratiche gestionali delle specie di loro interesse, rendendoli partecipi e co-responsabili delle
scelte faunistiche e venatorie operate dagli enti gestori.
L’esperienza maturata in provincia di Siena evidenzia tuttavia la necessità di aggiornare il
protocollo operativo di monitoraggio delle diverse specie di ungulati selvatici nel territorio
provinciale con le seguenti finalità:
(1) potenziare le attività di monitoraggio delle popolazioni e applicare tecniche diverse, per
integrare e/o comparare i risultati al fine di favorire l’attendibilità dei risultati e ottimizzare
gli sforzi di campionamento;
(2) estendere l’indagine faunistica anche ad istituti faunistici e faunistico-venatori;
(3) sperimentare nuove tecniche di indagine con l’uso di strumenti innovativi che la ricerca e la
tecnologia rendono disponibili, anche per stimolare la motivazione dei cacciatori
nell’eseguire attività nuove.
Per ogni unità territoriale di gestione, la Provincia provvede a promuovere e coordinare le
attività di monitoraggio e stima degli ungulati, individuando su proposta e di concerto con
l’ATC e gli altri enti gestori, le tecniche da utilizzare in maniera integrata, comparata o
alternativa, nel rispetto di quanto individuato nel PRAF e secondo le indicazioni tecniche fornite
dall’ISPRA.
I risultati devono essere certificati da personale tecnico qualificato e fornire valori di densità
specifica e interspecifica propedeutici alla elaborazione dei piani di gestione delle unità
territoriali e stimare, per quanto possibile e nei limiti dei metodi applicati, la consistenza delle
popolazioni di ungulati.
Inoltre, in linea con quanto riportato nel PRAF, appare raccomandabile adottare come indici
cinegetici per la verifica dei trend annuali delle popolazioni alcuni indicatori quali il numero di
capi prelevati, la densità di abbattimento (n. capi prelevati/kmq) e lo sforzo di caccia (n.
giornate di caccia/capo prelevato). Particolarmente utile è la raccolta di dati biometrici di una
frazione rappresentativa del contingente abbattuto, da rilevare in adeguati centri di raccolta da
personale qualificato.
4.2 MONITORAGGIO DELLA PICCOLA SELVAGGINA STANZIALE E DEI PREDATORI
Come per gli ungulati anche per la piccola selvaggina stanziale e altre specie selvatiche
oggetto di caccia o controllo, i conteggi e i monitoraggi rappresentano lo strumento
fondamentale per una corretta gestione di tali risorse. Consapevoli dei limiti che hanno le varie
modalità di censimento, anche in ragione del comportamento delle diverse specie selvatiche, la
Provincia di Siena ha cercato di affinare e sperimentare diverse tecniche per avere risultati
sempre più attendibili. Vanno pertanto incrementate le azioni di monitoraggio di tali specie
prendendo come riferimento metodologie scientificamente testate, comparabili e omogenee sia
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 per il territorio degli ATC che per le diverse tipologie di istituti faunistici individuati nel PFVP. Le
operazioni di monitoraggio della piccola selvaggina stanziale (lepre, fagiano) e dei predatori
dovranno essere attuate avvalendosi della consulenza o supervisione di personale tecnico
qualificato.
Le tecniche da utilizzare in maniera integrata, comparata o alternativa saranno dettagliate
nei nuovi Disciplinari per la gestione faunistica e venatoria degli istituti privati (AFV, AAV,
CPRFS) nonché nei protocolli tecnici per la gestione degli Istituti faunistici pubblici (ZRC, ZRV),
tenendo presente che le metodologie individuate nel PRAF e già adottate da anni nella
Provincia di Siena rappresentano un valido punto di partenza.
Inoltre, per le specie predatrici, opportuniste o concorrenti (volpi, corvidi) i tempi e metodi
da utilizzare saranno ulteriormente specificati nel nuovo protocollo tecnico che la provincia
andrà a concordare con il mondo scientifico (ISPRA).
A sostegno delle operazioni di censimento si ritiene importante continuare a monitorare e
valutare il numero dei capi abbattuti sia in termini qualitativi che quantitativi al fine di
acquisire maggiori conoscenze sulle varie specie selvatiche. A questo proposito vanno
incentivati gli ATC per il proseguimento della lettura dei tesserini venatori dei cacciatori
residenti nella provincia di Siena.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 5 – CRITERI PER LA REALIZZAZIONE DEI MIGLIORAMENTI AMBIENTALI NEGLI
ISTITUTI FAUNISTICI PUBBLICI
Il criterio indispensabile da seguire è la razionalizzazione degli investimenti, dal momento
che le risorse finanziarie disponibili sono in una fase apparentemente irreversibile di
contrazione.
La razionalizzazione ha come primo criterio fondamentale la scelta degli istituti su cui
intervenire con un programma organico di miglioramenti ambientali. Nelle restanti strutture gli
interventi saranno attuati singolarmente in funzione delle disponibilità finanziarie. Questa
scelta si deve basare su considerazioni relative alla produttività faunistica ipotizzabile di ogni
singolo istituto.
In pratica si devono prendere in considerazione prima di tutto gli indirizzi colturali presenti,
dato che un intervento di miglioramento ambientale che riguarda una percentuale di territorio
spesso inferiore al 3% non può contrastare pratiche agricole negative diffuse sulla gran parte
di un istituto.
L’altro fattore da tenere nella massima considerazione è l’efficacia della gestione
dell’istituto faunistico, e l’unico criterio per avere indicazioni attendibili in questo senso è
l’analisi dei dati pregressi della struttura, da cui si può facilmente dedurre l’impegno profuso
dalla commissione di verifica e controllo ed in generale dai responsabili della ZRC o della ZRV.
Per quanto riguarda un eventuale diverso orientamento nella scelta delle tipologie di
intervento, si ritiene che non possa essere definito se non caso per caso, a seconda delle
esigenze riscontrate in loco. Infatti, ad esempio, anche interventi abbastanza onerosi, come il
ripristino di piccoli invasi, possono essere indispensabili per la produttività di una intera area,
mentre interventi di tipo estensivo, come l’adozione della barra di involo sono utili solo in aree
ad alta densità di fagiani.
Si ritengono marginali gli interventi di miglioramento ambientale attuati sul territorio a
gestione programmata dell’attività venatoria in quanto fruibili in genere da popolazioni
selvatiche numericamente limitate. Unica eccezione potrebbe essere la fascia di confine delle
ZRV provviste di recinti di ambientamento, in modo da favorire un irradiamento controllato dei
fagiani immessi.
In sintonia con gli indirizzi della precedente programmazione e considerata la costante
diminuzione delle risorse finanziarie si ritiene che gli interventi di miglioramento ambientale in
area vocata al cinghiale siano attuati esclusivamente all’interno degli istituti pubblici e privati
previa adeguata programmazione che escluda, comunque, l’incremento degli ungulati.
Si ritengono del tutto inutili apprestamenti pabulari realizzati in zona vocata, dato che
difficilmente si riesce ad ottenere una coltura minimamente produttiva, per il pascolamento
alla semina da parte dei cinghiali, ed inoltre ogni tipo di intervento favorisce esclusivamente le
popolazioni di ungulati.
Nella scelta delle pratiche agricole da realizzare ai fini del miglioramento ambientale
costituisce strumento di riferimento e indirizzo anche la DGR 454/2008 relativa ai criteri minimi
per la definizioni di misure di conservazione delle ZPS.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 6 - CRITERI E MODALITÀ PER LA PREVENZIONE E PER IL RISARCIMENTO
DANNI IN FAVORE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PER I DANNI ARRECATI DALLA
FAUNA SELVATICA ALLE PRODUZIONI AGRICOLE E ALLE OPERE APPRONTATE SUI
FONDI
Per quanto riguarda i criteri e le modalità per la prevenzione e per il risarcimento danni si
confermano le indicazioni regionali contenute nel PRAF con limitate specifiche ed integrazioni;
di seguito si riporta il testo coordinato.
6.1 COMPETENZE
Gli ATC sono competenti per la determinazione e l’erogazione dei contributi (anche
sottoforma di collaborazione operativa) per le opere di prevenzione e per il risarcimento dei
danni alle produzioni agricole causati dalla fauna selvatica nel territorio a caccia programmata,
nelle ZRC convenzionate e nelle ZRV, nei limiti delle risorse finanziarie previste trasferite con il
Decreto di attuazione del PRAF e degli importi inseriti nel bilancio di previsione dell’ATC.
La Provincia è competente per la determinazione e l’erogazione dei contributi per le opere
di prevenzione e per il risarcimento dei danni alle produzioni agricole causati dalla fauna
selvatica all’interno delle Zone e Oasi di Protezione, nonché nelle aree protette di cui hanno la
gestione diretta, fermo restando che le risorse utilizzate a tale scopo (cioè per prevenzione e
risarcimento dei danni nelle aree protette istituite ai sensi della LR 49/1995) deriveranno da
fondi comunque destinati alle aree protette di cui alla LR 49/1995 e ai Siti della Rete Natura
2000.
La Provincia e/o gli ATC provvedono al risarcimento dei danni anche nella fascia di 200
metri circostanti i confini delle aree sottoposte a divieto di caccia, delle aree protette di cui alla
LR 49/95 e delle strutture pubbliche o private, e si rivalgono nei confronti dei responsabili delle
aree stesse ai sensi dell’articolo 28 ter della LR 3/1994. Per i danni che si verifichino nella
fascia di 200 metri dalle strutture private e dalle aree protette, la stima, per ragioni di
opportunità ed economia, è effettuata dal tecnico dell’ATC competente per territorio, e
immediatamente inviata, per le valutazioni, al gestore del divieto interessato e alla Provincia
per le valutazioni e gli atti necessari. Verificato che il soggetto gestore non abbia posto in
essere i programmi di gestione e controllo degli ungulati predisposti o indicati dalla Provincia,
l’ATC (ad eccezione del caso delle aree protette di competenza dell’Ente) anticipa la
liquidazione del danno accertato all’agricoltore; la Provincia recupererà dette somme dal
soggetto gestore con le modalità ed i tempi indicati in successivi atti.
6.2 SOGGETTI BENEFICIARI
Possono richiedere il contributo per la prevenzione e/o per il risarcimento dei danni alle
colture agricole esclusivamente gli imprenditori agricoli di cui all'art. 2135 del Codice Civile,
muniti di partita IVA.
6.3 PREVENZIONE DANNI
La prevenzione dei danni è attuata dalla Provincia e dagli ATC in tutto il territorio di
competenza mediante una adeguata gestione delle popolazioni di fauna selvatica e mediante la
predisposizione di apposite iniziative di prevenzione concordate preventivamente con gli
imprenditori agricoli, nei limiti delle risorse finanziarie previste trasferite con il Decreto di
attuazione del PRAF e degli importi inseriti nel bilancio di previsione dell’ATC.
Nella destinazione delle risorse disponibili per la tutela delle colture agricole è garantita
priorità al finanziamento delle iniziative di prevenzione danni.
Le modalità di controllo della fauna particolarmente idonee a garantire un’efficace
prevenzione dei danni alle colture agricole sono quelle che prevedono un tempestivo intervento
a seguito della segnalazione da parte degli agricoltori. Pertanto occorre avvalersi di ogni
modalità prevista dalla normativa vigente per perseguire l’obiettivo ivi compresa, ove possibile,
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 l’autorizzazione dei proprietari e dei conduttori dei fondi a effettuare direttamente le catture o
gli abbattimenti degli ungulati.
Il piano di prevenzione dei danni all’agricoltura è parte integrante del piano di gestione e
prelievo degli ungulati e deve essere predisposto tenuto conto della realtà agricola presente sul
territorio, dell’ammontare dei danni che si sono verificati, delle popolazioni animali presenti e
delle caratteristiche dei luoghi.
L’azione di prevenzione dei danni può essere esercitata mediante:
a) recinzioni individuali in rete metallica o "shelter" in materiale plastico;
b) reti antiuccello;
c) protezione elettrica con filo percorso da corrente elettrica a bassa intensità purché non si
prefiguri come barriera per le specie selvatiche non oggetto dell’intervento di prevenzione;
d) protezione meccanica con recinzioni perimetrali in rete metallica, purché non si prefiguri
come barriera per le specie selvatiche non oggetto dell’intervento di prevenzione o
precostituire condizioni idonee alla istituzione di fondi chiusi;
e) protezione acustica con strumenti a emissione di onde sonore di ampiezza variabile,
apparecchi radio, apparecchi con emissione di grida registrate di allarme o di stress;
f) palloni predator, dissuasori acustici e nastri riflettenti;
g) interventi di protezione con sostanze repellenti, tali da non arrecare danni alla salute delle
persone e degli animali, che agiscono sul gusto e/o sull'olfatto dell'animale.
Oltre alle tipologie suddette la Provincia e gli ATC possono implementare, anche in via
sperimentale, sistemi innovativi di prevenzione.
Costituiscono comunque azione di prevenzione dei danni tutti gli interventi agronomici,
ambientali e silvocolturali in grado di offrire alla fauna selvatica fonti trofiche alternative alle
produzioni agricole. Tali interventi dovranno comunque essere validati dalla Provincia o dagli
ATC prima della loro realizzazione a fini preventivi.
La posa in opera e la manutenzione delle strutture di prevenzione sono oggetto di specifico
Protocollo di Intesa tra la Provincia, l’ATC e le Associazioni Agricole.
La Provincia promuove seminari di aggiornamento e formazione in tema di prevenzione dei
danni all’agricoltura rivolti ai soggetti interessati, compresi agricoltori e tecnici.
6.4 PROCEDURE
PREVENZIONE
PER
L’EROGAZIONE
DEI
CONTRIBUTI
PER
LE
OPERE
DI
Gli imprenditori agricoli che intendono realizzare opere o attuare accorgimenti atti a
prevenire i danni arrecati dalla fauna selvatica alle opere e alle colture agricole possono
presentare domanda alla Provincia o all’ATC territorialmente competente.
Specifici interventi di prevenzione danni possono essere suggeriti all’imprenditore agricolo
direttamente dalla Provincia o dall’ATC.
Sono esclusi gli interventi per i quali i provvedimenti comunitari e nazionali prevedono
contributi finalizzati a tale scopo attivabili sul territorio di riferimento.
Non saranno accolte domande per la realizzazione di recinzioni permanenti che possono
impedire il passaggio delle specie selvatiche non oggetto dell’intervento di prevenzione o
precostituire condizioni idonee alla istituzione di fondi chiusi.
Nella prevenzione dei danni, laddove possibile, devono essere privilegiati gli interventi di
miglioramento ambientale e i progetti di dimensioni comprensoriali, coordinati con specifici
interventi complementari, realizzati tramite la collaborazione tra cacciatori e agricoltori.
Fatti salvi diversi accordi a livello locale, i materiali utilizzati nelle opere di prevenzione
restano di proprietà della Provincia o dell’ATC competente che li concede agli agricoltori in
comodato d’uso gratuito, riservandosi la possibilità del loro ritiro, per altri interventi di
prevenzione, nel caso del loro mancato o errato utilizzo, o quando sia venuta meno la
necessità del loro impiego.
Il rifiuto da parte dell’imprenditore agricolo di adottare i mezzi di prevenzione suggeriti
dalla Provincia/ATC, pur in presenza di danni da fauna selvatica già verificati in precedenza, la
non ottemperanza degli oneri di manutenzione definiti al par. 6.3 o l'inadeguato utilizzo dei
medesimi, esonerano il soggetto competente dall’obbligo del risarcimento dei danni.
Pagina 61
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 6.5 RISARCIMENTO DANNI
Qualora l’imprenditore agricolo abbia subito un danno alle proprie colture, pur avendo
adottato le eventuali misure di prevenzione dei danni, è previsto il risarcimento del danno a
carico del soggetto competente.
Sono oggetto di risarcimento esclusivamente le produzioni agricole in campo e le opere
approntate su terreni agricoli.
Per quanto riguarda le produzioni agricole, sono ammesse a contributo per il risarcimento:
1) colture erbacee;
2) colture arboree;
3) rimboschimenti fino a tre anni dall’impianto;
4) boschi cedui nei tre anni successivi al taglio;
5) colture vivaistiche.
Sono considerate opere approntate sui terreni agricoli quelle funzionali all’esercizio
dell’attività agricola stessa, in particolare:
1) le serre e le serre/tunnel;
2) opere realizzate a sostegno dei filari nelle colture arboree;
3) opere per la regimazione delle acque.
Non sono comunque ammessi a risarcimento, secondo queste modalità procedurali, i danni
che si sono verificati:
1) nei fondi chiusi o nei terreni sottratti alla gestione programmata della caccia ai sensi
dell’articolo 25 della LR 3/1994,
2) nei fondi comunque recintati in modo da impedire il libero passaggio di animali o persone,
3) su superfici interessate da istituti o aziende private che abbiano tra le finalità la tutela, la
produzione faunistica o l’attività venatoria.
Non sono inoltre ammessi a risarcimento:
1) i danni richiesti non in tempo utile per la verifica in campo del danno da parte dei tecnici
incaricati;
2) i danni alle colture che al momento del sopralluogo siano già state raccolte o comunque
manomesse;
3) i danni alle colture dove non sia in alcun modo tecnicamente accertabile la causa del
danneggiamento;
4) i danni richiesti oltre il normale periodo di maturazione e il normale periodo di raccolta, in
relazione all’annata, all’area geografica e alla tipicità della produzione;
5) gli impianti di essenze arboree attuati con i contributi comunitari ove non sia stata prevista
in progetto alcuna opera di prevenzione, qualora ammessa dalla normativa comunitaria;
6) i danni provocati da piccioni di città o da altri animali domestici;
7) i danni alle colture spontanee ottenute in assenza di operazioni agronomiche;
8) i danni di importo complessivo inferiore a Euro 100.
6.6 PROCEDURE PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI
L’imprenditore agricolo che ha subito un danno alle proprie coltivazioni a causa della
presenza di fauna selvatica e che intende richiedere il risarcimento deve presentare domanda
su modulistica unica predisposta a livello regionale all’ATC o alla Provincia competente entro 48
ore dalla constatazione del danno in modo tale da dare al soggetto destinatario l’opportunità di
adottare tempestivamente tutti i provvedimenti e/o accorgimenti tecnici atti a impedire, o
comunque limitare, un ulteriore aggravamento del danno. Fino alla predisposizione della
modulistica da parte della Regione, la richiesta di risarcimento dovrà essere presentata sul
modello messo a disposizione dall’ATC.
Nella domanda di indennizzo dovranno essere specificati:
a) dati anagrafici o ragione sociale del richiedente con indicazione della partita IVA;
b) riferimenti catastali dei terreni interessati dal danneggiamento;
c) stima indicativa della superficie e della quantità di prodotto danneggiato;
d) tipologia di coltura o di opera danneggiata;
e) le specie di selvaggina ritenute causa del danno e loro approssimativa zona di
provenienza;
Pagina 62
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 f) descrizione dell’attività di prevenzione danni eventualmente adottata;
g) eventuale sottoscrizione di polizze assicurative con contributo pubblico.
Con la sottoscrizione della domanda il richiedente si assume la responsabilità di quanto
dichiarato ed esonera la Provincia o l’ATC da qualsiasi responsabilità nei confronti di eventuali
altri aventi diritto all’indennizzo riconosciuto.
Qualora la domanda risulti incompleta, irregolare o errata, l’imprenditore agricolo è tenuto
al completamento o regolarizzazione della domanda stessa entro 30 giorni dall’avvenuta
segnalazione. Decorso inutilmente il suddetto termine la domanda viene rigettata.
La Provincia o l’ATC competente, entro i 10 giorni successivi alla data di ricevimento della
segnalazione del danno, è tenuta ad effettuare un sopralluogo per l’accertamento del danno, la
stima del danno stesso e per verificare con l’imprenditore agricolo gli eventuali interventi e/o
accorgimenti di prevenzione da adottare; tale termine potrà essere ridotto in casi di
comprovata necessità e compatibilmente con le possibilità operative del tecnico incaricato.
La data del sopralluogo deve essere comunicata all’imprenditore agricolo con almeno 3
giorni di preavviso in modo da consentire la presenza del richiedente o di un suo delegato, ivi
compreso un eventuale perito di parte.
Il tecnico incaricato, che deve avere idonea qualifica e abilitazione, procede ai seguenti
adempimenti:
1) verifica della documentazione catastale e della cartografia particellare in scala adeguata
a consentire l’individuazione territoriale del danno. In caso di vigneti certificati è
obbligatoria la certificazione del catasto vitivinicolo;
2) in caso di non corrispondenza fra certificato catastale e titolare della richiesta, verifica
della documentazione attestante il titolo di conduzione;
3) mappatura del danno anche mediante tecnologia GPS e rilevamenti fotografici;
4) valutazione e stima del danno procedendo, ove necessario, con metodo analitico alle
misurazioni degli appezzamenti danneggiati se facilmente individuabili o, in caso di
danno diffuso, alla delimitazione di aree di saggio distribuite uniformemente
sull’appezzamento con conseguente determinazione della media ponderale e definizione
dell’aliquota percentuale media complessiva;
5) redazione del verbale di sopralluogo su apposita scheda.
Il richiedente è tenuto a non procedere alla raccolta anteriormente al tempo utile
necessario per l’effettuazione del sopralluogo.
Il verbale di sopralluogo deve indicare:
1) luogo, data e tecnico incaricato del sopralluogo;
2) azienda agricola presso la quale si effettua il sopralluogo e persone presenti;
3) opera o coltura oggetto di sopralluogo;
4) stato vegetazionale, fitosanitario e produttività della coltura;
5) superficie danneggiata;
6) quantità di prodotto perduto;
7) presunta data del danno;
8) specie animale ritenuta responsabile e presunta provenienza dell’animale stesso;
9) prevenzione danni eventualmente effettuata;
10) indicazioni circa le opere di prevenzione da attuare per evitare ulteriori danni.
Il verbale del sopralluogo deve essere sottoscritto dal tecnico incaricato e dall’imprenditore
richiedente o suo delegato per accettazione.
In caso di mancata sottoscrizione da parte dell’imprenditore richiedente è necessario
indicare, nel verbale stesso, le motivazioni della mancata accettazione.
Una copia del verbale deve essere consegnata all’imprenditore agricolo richiedente.
La stima del danno deve essere effettuata in contraddittorio fra il tecnico incaricato e il
richiedente, o suo delegato, ivi compreso un eventuale perito di parte. Nel caso di danni
verificatisi in aree limitrofe a istituti pubblici o privati il tecnico incaricato dovrà convocare
anche il competente soggetto gestore che potrà pertanto presenziare alle operazioni peritali.
Per la stima dei danni occorre considerare le seguenti casistiche:
A) Danni alle colture cerealicole, foraggere e pascoli permanenti
Nel caso di danni che interessano parti consistenti dell’appezzamento e verificati nella
fase di semina o comunque in tempi tali da consentire le operazioni di risemina, è
ammessa, se richiesta, la risemina. In questo caso occorre far presente al richiedente che
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 qualora non vi provveda non potrà essere riconosciuto alcun rimborso diverso dal costo
delle sementi originariamente danneggiate.
In caso di risemina il risarcimento è calcolato moltiplicando la superficie interessata per
il costo delle lavorazioni meccaniche relative alla semina, delle sementi e relativa
manodopera.
In caso di danni di lieve entità, diffusi sull’appezzamento o in caso di mancato parziale
raccolto, il danno dovrà essere verificato prima del raccolto. E’ compito del richiedente,
inoltrare richiesta scritta all’Ambito Territoriale di Caccia, per un ulteriore sopralluogo prima
del raccolto, pena il non riconoscimento del danno.
In questo caso il risarcimento è calcolato moltiplicando le stime quantitative
verbalizzate per i prezzi unitari dei diversi prodotti agricoli previsti dai mercuriali delle
CCIAA e dalla Borsa merci di Bologna per quanto riguarda i cereali.
In caso di superfici totalmente danneggiate non soggette a raccolta il risarcimento è
decurtato delle spese della raccolta medesima.
In presenza di danni arrecati a prato o prato pascolo, la valutazione dovrà essere fatta
in superficie danneggiata e non a fieno. Se lo stesso danno si presenta su superfici inerite,
ma non facenti parte di una coltivazione, non può essere riconosciuto, come non sono
riconosciuti danni a scarpate o muri a secco.
Per i danni causati in fase di maturazione del prodotto, il risarcimento sarà pari alla
perdita del prodotto definito in sede di valutazione.
B) Danni alle colture orticole.
Il risarcimento viene determinato secondo i seguenti criteri:
- superficie danneggiata;
- prezzo del prodotto;
- produzione media della zona.
Gli importi del risarcimento sono determinati sulla base dei prezzi unitari dei diversi
prodotti agricoli previsti dai mercuriali delle CCIAA.
C) Danni alle colture arboree in attualità di coltivazione
a) frutteti – oliveti – vigneti - castagneti da frutto. Nel caso di danni tali da rendere
preferibile la sostituzione delle piante, il risarcimento è basato sul costo delle sostituzioni
(messa a dimora completa), con una integrazione pari al valore del prodotto perduto
stimata con riferimento alla produttività della pianta danneggiata e del periodo necessario
all’entrata in produzione di quella reimpiantata. Nel caso di danni a vigneti soggetti a
disciplinari di produzione dovrà essere prodotta copia della dichiarazione di produzione
vitivinicola presentata agli organismi competenti nei termini di legge.
b) rimboschimenti fino a tre anni dall’impianto;
Nel caso di danni tali da rendere necessaria la sostituzione delle piantine danneggiate (per
danni verificatisi entro tre anni dall’impianto) il risarcimento è basato sul costo delle
sostituzioni con messa a dimora completa.
Per i danni alle uve sottoposte a disciplinare e per tutti i prodotti locali, come ortaggi, olive
ecc si prenderanno a riferimento i listini prezzi dai bollettini della Camera di Commercio di
Siena, concordando direttamente con l’agricoltore, anche dietro presentazione di fatture o
contratti di coltivazione, i valori di produzioni particolari non quotate.
È istituita una Commissione Provinciale Prezzi per la determinazione dei prezzi dei prodotti
agricoli. Detta Commissione è costituita da un tecnico incaricato dalla Provincia, un tecnico
indicato dalle Associazioni Agricole ed uno indicato dagli AATTCC, e si riunisce due volte l’anno.
6.7 PROCEDURE PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI ALLE OPERE FUNZIONALI
ALL’ATTIVITÀ AGRICOLA
Per il risarcimento dei danni alle opere funzionali all’attività agricola il richiedente dovrà
presentare alla Provincia un preventivo per la rimessa in pristino delle opere danneggiate con
prezzi in linea con quanto riportato nei prezzari regionali vigenti per opere analoghe.
La provincia può effettuare apposita perizia attraverso un tecnico incaricato.
Pagina 64
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 L’effettiva erogazione del risarcimento è comunque subordinata all’effettiva esecuzione dei
lavori e alla presentazione, da parte del richiedente, di fatture e/o ricevute fiscali attestanti le
spese sostenute.
6.8 COMMISSIONE ARBITRALE
Al fine di pronunciarsi su eventuali contenziosi sorti per la stima del danno accertato deve
essere istituita una Commissione arbitrale provinciale così composta:
1) un membro in rappresentanza delle OOPPAA,
2) un membro in rappresentanza dell’ATC o della Provincia a seconda della competenza al
risarcimento del danno,
3) un membro nominato congiuntamente dall’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali, dagli
Agrotecnici e dal Collegio dei periti agrari con funzioni di Presidente.
Non possono far parte della Commissione agronomi, agrotecnici e periti agrari che hanno
avuto incarichi per l’accertamento dei danni nell’area interessata negli ultimi tre anni.
La Commissione è convocata dalla Provincia su propria iniziativa e su richiesta degli
interessati.
Con proprio atto la Provincia definirà le regole di funzionamento della Commissione.
Gli oneri derivanti dall’intervento della Commissione sono a carico della parte soccombente.
Il lodo espresso dalla Commissione non è appellabile.
6.9 LIQUIDAZIONE DEL DANNO
L’ATC o la Provincia provvedono a liquidare gli importi accertati a titolo di risarcimento per
danni alle colture agricole o alle opere funzionali all’attività agricola entro 60 giorni dal giorno
dell’accertamento definitivo e comunque dopo la definizione dei prezzi operata dalla
Commissione Provinciale Prezzi.
Le modalità di liquidazione devono sempre essere preventivamente concordate fra ente
competente e imprenditore agricolo richiedente.
Non è ammessa la liquidazione dei danni a mezzo contante.
6.10 BANCA DATI GEOREFERENZIATA
La provincia implementa una banca dati georeferenziata dei danni alle coltivazioni agricole
e alle opere approntate sui terreni che consenta di registrare:
1) data della richiesta del danno e soggetto richiedente;
2) tipologia di danno indicata con quantificazione del danno richiesto;
3) data del sopralluogo;
4) mappatura del danno;
5) quantificazione del danno accertato (quantità di prodotto danneggiato e valutazione
economica del danno);
6) importo liquidato e data della liquidazione.
Tutti i dati contenuti nella banca dati georeferenziata dovranno essere trasmessi alla
Regione Toscana con modalità che saranno indicate dalla competente struttura della Giunta
Regionale.
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Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 7 – LA VIGILANZA VENATORIA
Il controllo dell’attività venatoria e la salvaguardia della fauna selvatica sono tra le
competenze storiche della Polizia Provinciale, che esercita un’azione di vigilanza e presidio del
territorio tesa a garantire il rispetto della normativa e il corretto svolgimento dell’attività
venatoria, a fornire una costante informazione al cittadino cacciatore e a prevenire e reprimere
il bracconaggio.
Di importanza fondamentale risulta inoltre l’attività della Guardie volontarie in ambito
faunistico venatorio che la Provincia riconosce e organizza, sotto il coordinamento della Polizia
Provinciale: Guardie Ambientali Volontarie (GAV) e Guardie Giurate Venatorie Volontarie
(GGVV).
Le Guardie volontarie collaborano con le istituzioni pubbliche con lo scopo principale di:
- promuovere la conoscenza della natura e dei problemi di tutela ambientale;
- svolgere attività educative e informative sulla legislazione vigente in materia di tutela
ambientale;
- vigilare sull’osservanza delle norme statali e regionali in materia di salvaguardia ambientale e
di tutela del patrimonio faunistico;
- svolgere attività di vigilanza sull’esercizio dell’attività venatoria.
La Provincia di Siena, attraverso la Polizia Provinciale, coordina l’attività della Vigilanza
Volontaria delle GAV e delle GGVV, anche con la costituzione di un Comitato di coordinamento
e con riunioni di coordinamento, come stabilito nel “Regolamento provinciale per il
coordinamento e il riconoscimento delle Guardie Ambientali Volontarie (GAV) e Guardie Giurate
Venatorie Volontarie (GGVV)” (approvato con Delib. C.P. n. 44 del 24.06.2011).
Il Comitato di Coordinamento può integrare con proprie proposte il programma annuale di
coordinamento delle GAV e GGVV predisposto dalla Polizia Provinciale e approvato dalla Giunta
Alle riunioni, in relazione agli argomenti trattati, potranno essere chiamati a partecipare esperti
di altri corpi e/o enti, Associazioni e rappresentanti di altre autorità, degli ATC o della stessa
Provincia.
Per perseguire gli obiettivi individuati nel presente PFVP ed in particolare per potenziare
l’attività di vigilanza e di controllo in alcuni istituti pubblici reputati particolarmente importanti
per la salvaguardia della fauna selvatica o per progetti sperimentali finalizzati alla
conservazione, riproduzione e incremento della piccola fauna stanziale (p.es. “Progetto
provinciale del fagiano di qualità”) dove è maggiormente utile minimizzare i fattori limitanti per
la piccola selvaggina, sia per quanto riguarda la repressione degli abusi, sia per la prevenzione
e tutela delle risorse faunistiche e ambientali, il Dirigente del Settore Risorse Faunistiche e
Aree Protette della Provincia di Siena, in qualità di componente del Comitato di
Coordinamento, si impegna a proporre le seguenti integrazioni al programma di coordinamento
delle GAV e GGVV a partire dalla prossima annualità:
1. individuazione degli istituti pubblici (Zone di Ripopolamento e Cattura, Zone Rispetto
Venatorio e Zone di Protezione), anche su proposta degli ATC, sui quali concentrare in
maniera prioritaria la vigilanza, a seconda dei periodi e in base a specifiche necessità, da
aggiornare anche durante le riunioni periodiche di coordinamento;
2. individuazione per ogni istituto faunistico pubblico di interesse (ZP, ZRC, ZRV) di un gruppo
di agenti volontari che vi svolgono la loro attività di vigilanza in maniera prevalente e che
riferiscono problematiche e soluzioni a una figura di riferimento residente nella struttura,
possibilmente facente parte del tessuto produttivo inserito nella zona e rappresentativo di
tutti i proprietari o conduttori dei fondi inclusi in seno alla Commissione o al Comitato che
gestisce l’area. Gli agenti di vigilanza volontaria avranno quindi come referente
coordinatore la Provincia (attraverso il Corpo di Polizia Provinciale) che mensilmente
incontra, aggiorna e fornisce supporto sulle problematiche comuni che potrebbero essere
incontrate durante lo svolgimento delle loro funzioni sul territorio e dall’altro un incaricato
locale che viene costantemente informato sia di ciò che accade all’interno della struttura sia
delle eventuali possibilità attraverso le quali giungere più velocemente possibile alla
soluzione dei problemi incontrati.
Pagina 66
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Tale proposta ovviamente dovrebbe essere condivisa con le Associazioni venatorie, agricole
e ambientaliste che vedrebbero i propri addetti di vigilanza volontaria impegnati all’interno di
strutture specifiche e interessati da progetti stimolanti sempre e comunque volti alla tutela e
alla valorizzazione della fauna selvatica.
Anche alla luce delle criticità evidenziate nell’ambito dello Studio di Incidenza e del
Rapporto Ambientale, per la tutela della biodiversità e per le finalità del presente Piano
Faunistico, dovranno essere potenziate le attività di vigilanza all’interno dei SIR e delle Aree di
rilevanza faunistica individuate dal Rapporto Ambientale stesso.
Pagina 67
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 CAP. 8 - QUADRO FINANZIARIO DI RIFERIMENTO
Le misure previste nel Piano Faunistico Venatorio Provinciale sono attuate con risorse proprie
dell’ATC, derivanti quasi esclusivamente dalle quote di iscrizione dei cacciatori, risorse proprie
della Provincia e (in larga misura) risorse della Regione Toscana, attraverso gli stanziamenti
annuali previsti nel PRAF e nei relativi Documenti di Attuazione. Eventuali risorse aggiuntive
potranno essere reperite attraverso la partecipazione a bandi regionali, statali, comunitari.
RISORSE FINANZIARIE DESTINANTE ALLA GESTIONE FAUNISTICA IN PROVINCIA DI SIENA
NELL’ANNO 2012
Per quanto attiene le risorse queste sono individuate in:
- trasferite dalla Regione Toscana con il documento di attuazione annuale del PRAF attraverso
l’accesso a bandi finalizzati;
- proprie del Settore Risorse Faunistiche derivanti da sanzioni venatorie, conferimenti
selvaggina e da proventi per tariffe varie (per l’anno 2012 vedi Delib. G.P n. 335 del 20
dicembre 2011).
- fondi propri dell’ATC (qui non evidenziati) dipendenti dal numero degli iscritti.
Finanziamenti regionali
Tipologia
importo
destinatario e utilizzo finale
Esercizio funzioni delegate:
€ 60.745,22 (PRAF Misura c.2.1 Azione b) di cui:
Settore Risorse Faunistiche
€ 45.745,22
funzioni istituzionali
(carburanti, stampa calendario, materiali)
Settore Polizia provinciale
€ 15.000,00
funzioni istituzionali
Provincia; trasferimenti per progetti faunistici finalizzati
Tutela produzioni agricole
agricoltori (PRAF Misura C.1.1 Azione a)
€ 113.556,40
ATC per risarcimento danni
Interventi piano annuale di gestione: € 850.085,36 (importo totale) (LR 3/1994 art. 9) di
cui:
Gestione ZRC
€ 477.160,00
ATC (quota parte convenz. circa
82%)
Miglioramenti ambientali
€ 255.300,00
ATC per agricoltori
Coordinamento vigilanza volontaria
€ 44.625,36
Ass.ni vigilanza volontaria
Soccorso Fauna in difficoltà
€ 70.000,00
protocollo d’intesa WWF ItaliaCRASM
Risorse proprie della Provincia
Tipologia
importo
destinatario e utilizzo finale
Contributi gestione ATC
€ 102.840,00 (importo totale) per Gestione ZRC
quota 18%, Spese di funzionamento ATC
Risorse collegate ad introiti diretti della Provincia
(importi presunti da verificare in entrata)
Tipologia
importo
destinatario e utilizzo finale
Da cessione selvaggina
€ 25.000,00 (importo totale presunto )
Da sanzioni venatorie
€ 70.000,00 (importo totale presunto)
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Da conferimenti selvaggina
funzionamento ATC
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 € 16.000,00 Provincia per cattura spese
(importo presunto)
Da proventi per tariffe varie
€ 40.000,00 (importo totale presunto)
___________________________________________________________________________
Risorse straordinarie 2012: residuo di erogazione FMPS 2009 (Pratica 36738)
Tipologia
importo
destinatario e utilizzo finale
Incremento qualità ambientale
€ 60.735,00
ATC per agricoltori
(miglioramenti ambientali nelle ZRC)
Di seguito sono riportate le previsioni sulle misure da attuare per compensare le previste
diminuzioni delle risorse trasferite.
Pagina 69
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 AZIONI
INCREMENTO ENTRATE
AUMENTO QUOTE ATC
Si ribadisce la necessità che la Regione determini
una soglia più alta per le quote di accesso agli
che potranno poi essere modulate sulla base
ATC,
di criteri diversi (prestazioni d’opera, legame col
territorio,
riduzioni “sociali” ecc….)
PSR
È necessario individuare misure a favore degli
ATC e degli agricoltori che possano contribuire su
miglioramenti
ambientali,
prevenzione,
incremento piccola fauna ecc…
UNGULATI COME RISORSA
- gli ATC possono avvalersi di quanto previsto dal
RR 33/R/2011 art. 100 c. 4. “Il Comitato di
gestione può riservare una quota non superiore
del 30% di cervidi e bovidi, abbattibili con la
caccia di selezione, a cacciatori non iscritti
all’ATC e non abilitati, purché accompagnati da
personale abilitati”. Potrebbe essere prevista
una quota per il permesso di caccia ed una
aggiuntiva in caso di abbattimento.
- Va avviato uno studio di fattibilità per la vendita
degli ungulati provenienti dagli interventi di
controllo come previsto dalla LR 3/94 art. 37 c.
6ter; in caso di abbattimenti il ricavato, al netto
delle spese di macellazione e smaltimento
scarti, confluirà in un fondo destinato in
percentuale paritetica al risarcimento danni e al
rimborso
delle
spese
sostenute
per
l’abbattimento ed il trasporto ai centri di
lavorazione individuati dalla Provincia.
CONTRIBUTO STRAORDINARIO DI GESTIONE
- applicazione di quanto previsto dall’art. 90 co. 4
e co. 5 del Regolamento Regionale 33R/2011.
RAZIONALIZZAZIONE SPESE
MIGLIORAMENTI AMBIENTALI
La disponibilità di risorse ha fatto propendere
negli anni per miglioramenti ambientali estesi e
costosi (colture a perdere, incolti …). Per il
prossimo periodo di programmazione saranno
forniti indirizzi per miglioramenti più diffusi e
meno dispendiosi (barra d’involo, margini
colturali,
foraggiamenti,
ritardo
nella
lavorazione delle stoppie ecc..). All’interno delle
strutture i Comitati disporranno di importi da
suddividere tra gli agricoltori che, sulla base di
un piano di miglioramenti, mettano in campo
una o più azioni tese all’incremento della
piccola fauna. L’importo per la zona sarà
proporzionale alla sua redditività (misurata
attraverso censimenti e catture laddove
esercitate)
GESTIONE INTEGRATA PUBBLICO/PRIVATO
Le aziende private, attraverso la sottoscrizione
del Disciplinare provinciale, contribuiranno al
rilascio di selvaggina sul territorio (iniziando
con allevamenti seminaturali con individui di
cattura, fino all’autosufficienza con fauna non
immessa). Ciò porterà ad un risparmio nelle
spese di acquisto dei fagiani.
PRESTAZIONI D’OPERA
La Provincia e gli ATC dovranno, attraverso uno
studio di fattibilità, ai sensi della LR 3/94 art. 1
c. 12 h), organizzare forme di collaborazione
dei cacciatori; l’espletamento di tali attività può
essere considerata condizione necessaria per
l’accesso all’ATC
RIDUZIONE SPESE FUNZIONAMENTO ATC
La Provincia, sentiti gli ATC, dovrà ridurre
progressivamente la spesa per il funzionamento
degli ATC provvedendo, ove possibile, ad
unificare a livello provinciale sedi e servizi
tecnici.
Pagina 70
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 ALLEGATI – TABELLE E TAVOLE
TABELLA ALLEGATA 1- Riepilogo del territorio sottratto alla gestione programmata della caccia previsto
dal Piano Faunistico Venatorio 2012-2015.
PROVINCIA DI SIENA
(ETTARI)
%
SAF
8.897
2,5
34.179
9,5
SUPERFICIE
Istituti Faunistici
Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994)
Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994)
Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994)
569
0,2
TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994)
43.645
12,1
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art. 24 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art. 24 LR 3/1994)
TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994)
266
0,1
1.422
0,4
1.688
0,5
Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
1.636
0,5
Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
8.880
2,5
Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994)
4.367
1,2
Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994)
70
0,0
Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994)
42.402
11,8
Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994)
15.838
4,4
2.541
0,7
106
0,0
7.732
2,1
83.572
23,2
Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 )
TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA (art. 6 co.
5 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (ZRV di superficie inferiore a 150 ha)
TOTALE
341
0,1
129.246
35,9
COMPRENSORIO Siena 1 (ATC 17)
Istituti Faunistici
Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994)
Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994)
Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994)
TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento)
(art. 24 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art.
24 LR 3/1994)
TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994)
Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994)
Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994)
Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994)
Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 )
TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA
SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (ZRV di superficie inferiore a 150 ha)
TOTALE - ATC 17
superficie
(ha)
5.140
10.031
0
15.171
% SAF
provincia
1,4
2,8
0,0
4,2
% SAF
ATC
4,3
8,4
0,0
12,7
35
0,0
0,0
1.020
0,3
0,9
1.055
1.636
3.130
1.325
0
8.555
6.873
2.504
0
2.998
0,3
0,5
0,9
0,4
0,0
2,4
1,9
0,7
0,0
0,8
0,9
1,4
2,6
1,1
0,0
7,2
5,8
2,1
0,0
2,5
27.021
7,5
22,7
108
0,0
0,1
43.355
12,0
36,4
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 COMPRENSORIO Siena 2 (ATC 18)
Istituti Faunistici
Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994)
Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994)
Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994)
TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art.
24 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art.
24 LR 3/1994)
TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994)
Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994)
Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994)
Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994)
Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 )
TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA
SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (ZRV di superficie inferiore a 150 ha)
TOTALE - ATC 18
superficie
(ettari)
% SAF
provincia
% SAF
ATC
2.016
17.908
569
20.493
0,6
5,0
0,2
5,7
1,6
14,4
0,5
16,5
144
0,0
0,1
356
0,1
0,3
500
0
2.148
474
0
12.726
5.959
0
106
1.884
0,1
0,0
0,6
0,1
0,0
3,5
1,7
0,0
0,0
0,5
0,4
0,0
1,7
0,4
0,0
10,2
4,8
0,0
0,1
1,5
23.297
6,5
18,7
233
0,1
0,2
44.523
12,4
35,8
superficie
(ettari)
% SAF
provincia
% SAF
ATC
1.741
6.240
0
7.981
0,5
1,7
0,0
2,2
1,5
5,3
0,0
6,8
87
0,0
0,1
46
0,0
0,0
133
0
3.602
2.568
70
21.121
3.007
37
0
2.850
0,0
0,0
1,0
0,7
0,0
5,9
0,8
0,0
0,0
0,8
0,1
0,0
3,1
2,2
0,1
18,1
2,6
0,0
0,0
2,4
33.255
9,2
28,5
41.369
11,5
34,7
COMPRENSORIO Siena 3 (ATC 19)
Istituti Faunistici
Aziende Agrituristico Venatorie (art. 20 LR 3/1994)
Aziende Faunistico Venatorie (art. 21 LR 3/1994)
Centro Privato Riproduzione Fauna Selvatica (art. 18 LR 3/1994)
TOTALE ISTITUTI PRIVATI (art. 6 co. 7 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (con abbattimento) (art.
24 LR 3/1994)
Aree per addestramento, allenamento e gare dei cani (senza abbattimento) (art.
24 LR 3/1994)
TOTALE AAC (art. 24 co. 6 LR 3/1994)
Riserve naturali statali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Riserve naturali regionali (art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Zone di Protezione (art. 14 LR 3/1994)
Oasi di Protezione (art. 15 LR 3/1994)
Zone di Ripopolamento e Cattura (art. 16 LR 3/1994)
Zone di rispetto Venatorio (art. 17bis LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Demanio a divieto di caccia, art. 6 co. 6 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Aree sottratte alla caccia programmata, art. 25 LR 3/1994)
Divieti a vario titolo (Fondi Chiusi, art. 25 LR 3/1994 )
TOTALE AREE DESTINATE ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA
SELVATICA (art. 6 co. 5 LR 3/1994)
TOTALE - ATC 19
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TABELLA ALLEGATA 2 - Riepilogo delle Oasi di Protezione (OP) proposte con il presente Piano Faunistico
Venatorio, per la tutela delle Aree di Rilevanza Faunistica individuate nel Rapporto
Ambientale e non tutelate da altri istituti faunistici.
ATC
ISTITUTO
NOME
COMUNE
19
OP
LE VOLPAIE
19
OP
CASTIGLIONCELLO DEL TRINORO Sarteano
19
OP
RILIEVI DELLA VAL D’ORCIA
Monteroni d’Arbia
Pienza, Montepulciano
Area di Rilevanza
Faunistica
ETTARI PFV
Lago delle Volpaie
Rilievi di Castiglioncello
del Trinoro
Rilievi della Val d’Orcia
52
10
TOTALE
70
8
TABELLA ALLEGATA 3 - Riepilogo delle Zone di Protezione (ZP) proposte con il presente Piano Faunistico
Venatorio.
ATC
ISTITUTO
ETTARI 2011
ETTARI PFV
17
ZP
MONTEMAGGIO
NOME
Monteriggioni
COMUNE
362
362
17
ZP
PESCINALE
Sovicille
463
463
17
ZP
RICAVO
Castellina in Chianti
500
500
18
ZP
CAPANNELLE
Gaiole in Chianti
474
474
19
ZP
LAGO DI CHIUSI
175
801
19
ZP
AMIATA
Chiusi
Abbadia S.S., Castiglion d'Orcia,
Piancastagnaio
TOTALE
3.452
1.767
5.426
4.367
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TABELLA ALLEGATA 4 - Riepilogo delle Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC) proposte con il presente
Piano Faunistico Venatorio. ATC
ISTITUTO
NOME
COMUNE
ETTARI 2011
17
ZRC
BARONTOLI
Sovicille
862
862
17
ZRC
BASCIANO
Monteriggioni
1.218
1.218
17
ZRC
COLLE VAL D'ELSA
Colle Val d'Elsa
1.119
1.116
17
ZRC
IL PALAZZONE
Chiusdino
17
ZRC
IL PIANO
Casole d'Elsa
979
979
17
ZRC
MENSANELLO
Colle Val d'Elsa
1.133
1.133
720
17
ZRC
RACCIANO
S.Gimignano
1.720
1.542
17
ZRC
STROZZAVOLPE
Poggibonsi
1.046
917
17
ZRC
VAL D'ELSA - CHIANTI
Poggibonsi
788
788
18
ZRC
BIBBIANO
Buonconvento
1.080
1.080
18
ZRC
CASANOVALPINO
Rapolano Terme
956
837
18
ZRC
CASTELVERDELLI
S.Giovanni d'Asso
730
617
18
ZRC
CITTÀ DI SIENA
Siena
2.504
2.426
18
ZRC
I SOLI
S.Giovanni d'Asso
577
18
ZRC
IL DESERTO
Monteroni d'Arbia
1.080
1.063
1.045
18
ZRC
IL PECORILE
Asciano
1.045
18
ZRC
LE PALAIE
Asciano
881
18
ZRC
LEONINA
Asciano
1.124
18
ZRC
MONTAPERTI
Castelnuovo Berardenga
1.065
1.073
18
ZRC
S.MARTINO-S.FABIANO
Monteroni d'Arbia
1.553
1.194
1.124
18
ZRC
VAL DI CAVA
Montalcino
966
930
18
ZRC
VESCONA
Asciano
775
399
18
ZRC
VILLE DI CORSANO
Monteroni d'Arbia
1.024
938
19
ZRC
ACQUAVIVA
Montepulciano
1.089
1.224
19
ZRC
BELSEDERE
Trequanda
843
843
19
ZRC
CASA DEL CORTO
Piancastagnaio
1.234
1.073
19
ZRC
CHIANCIANO
Chianciano Terme
963
897
19
ZRC
COLLE MOSCA
Pienza
815
890
19
ZRC
CONTIGNANO
Radicofani
847
847
19
ZRC
CORSIGNANO
Pienza
1.438
1.539
19
ZRC
I POGGI
Torrita di Siena
1.431
1.048
1.913
1.913
19
ZRC
IL POLIZIANO
Montepulciano
19
ZRC
LA FOCE
ChiancianoTerme
834
19
ZRC
LA NOVELLA
S.Casciano dei Bagni
19
ZRC
LA TROVE
Trequanda
1.053
525
1.300
1.057
19
ZRC
LE PIANINE
Radicofani
19
ZRC
MACCIANO
Chiusi
951
883
19
ZRC
MALTAIOLO - MATERO
Cetona
1.233
1.233
1.300
19
ZRC
PALAZZO DI PIERO
Sarteano
1.103
1.087
19
ZRC
POGGI GIALLI
Sinalunga
1.521
1.515
19
ZRC
VAL DI PAGLIA
Abbadia S.S.
1.194
1.015
19
ZRC
VAL D'ORCIA
Castiglione d'Orcia
2.481
1.493
19
ZRC
VIGNONI
S.Quirico d'Orcia
1.299
1.264
49.012
42.402
TOTALE
ETTARI PFV
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TABELLA ALLEGATA 5 - Riepilogo delle Zone di Rispetto Venatorio (ZRV) proposte con il presente Piano
Faunistico Venatorio.
ATC ISTITUTO
NOME
COMUNE
ETTARI 2011
ETTARI PFV
17
ZRV
BADESSE
Monteriggioni
226
226
411
346
200
200
17
ZRV
BELFORTE
Radicondoli
17
ZRV
CAMPIGLIA
Colle val d'Elsa
17
ZRV
CAMPOMAGGIO
Radda in Chianti
17
ZRV
CASTELLETTO
Chiusdino
386
380
17
ZRV
CASTELLINA
Castellina in Chianti
578
565
17
ZRV
CASTELLO DI MONTERIGGIONI
Monteriggioni
108
108
17
ZRV
COLLALTO
Colle val d'Elsa
320
355
208
17
ZRV
I RIGUARDI
S.Gimignano
356
17
ZRV
IESA
Monticiano
215
150
17
ZRV
LA CHIOCCIOLA
Monteriggioni
203
203
17
ZRV
MONTALCINELLO
Chiusdino
337
278
17
ZRV
MONTEFALCONI
Poggibonsi
136
216
17
ZRV
MONTESTIGLIANO
Sovicille
528
528
17
ZRV
PALAZZETTO
Chiusdino
17
ZRV
PIEVESCOLA
Casole d'Elsa-Colle V.Elsa
332
332
17
ZRV
PISCIALEMBITA
Sovicille
472
472
322
17
ZRV
POGGIARELLI
Monticiano
213
213
17
ZRV
POGGIO BONIZIO
Poggibonsi
311
509
17
ZRV
POGGIO MALLECCHI
Monticiano
361
17
ZRV
RADICONDOLI
Rdicondoli
269
17
ZRV
S. LORENZO A MERSE
Monticiano
17
ZRV
SELVOLE
Radda in Chianti
622
715
18
ZRV
CASTELNUOVO DELL'ABATE
Montalcino
326
326
236
269
67
18
ZRV
CERTANO BELCARO
Siena
225
18
ZRV
CHIUSURE
Asciano
129
131
18
ZRV
FOENNA
Rapolano
337
337
18
ZRV
GAIOLE
Gaiole in Chianti
541
516
18
ZRV
LA PIEVINA
Asciano
276
180
18
ZRV
LARNIANO
Castelnuovo B.ga
172
174
18
ZRV
MONTE CUCCO
Castelnuovo B.ga
102
102
18
ZRV
MONTISI
S.Giovanni d'Asso
214
377
18
ZRV
PIEVEASCIATA
Castelnuovo B.ga
137
150
18
ZRV
POGGIO PINCI
Asciano
262
276
18
ZRV
QUERCEGROSSA
Castelnuovo B.ga
244
244
18
ZRV
RENACCIO
Siena
264
316
18
ZRV
TAVERNELLE
Montalcino
358
358
18
ZRV
TORRENIERI
Montalcino
260
289
18
ZRV
VAGLIAGLI
Castelnuovo B.ga
384
336
18
ZRV
VESCOVADO
Murlo
448
353
407
511
18
ZRV
VITIGNANO SAN PIERO
Castelnuovo B.ga
18
ZRV
I SOLI
San giovanni d'Asso
407
18
ZRV
LE PALAIE
Asciano - Rapolano
389
18
ZRV
MONTERONI
Monteroni d'Arbia
19
ZRV
ARMATELLO
S.Casciano Bagni
19
ZRV
BETTOLLE
Sinalunga
183
544
409
238
19
ZRV
LA FOCE
ChiancianoTerme
529
19
ZRV
LA TROVE
Trequanda
254
19
ZRV
MONTEFOLLONICO
Torrita di Siena
232
19
ZRV
ORIATO
Sarteano
173
380
NOME
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 ATC
ISTITUTO
19
ZRV
PALAZZONE
S.Casciano Bagni
COMUNE
ETTARI 2011
332
317
19
ZRV
POGGIO ROSA
Castiglione d'Orcia
219
173
19
ZRV
RIPA D'ORCIA
Castiglione d'Orcia
153
0
19
ZRV
SCROFIANO
Sinalunga
219
322
19
ZRV
VALIANO
Montepulciano
153
153
TOTALE
13.146
ETTARI PFV
16.179
TABELLA ALLEGATA 6 - Riepilogo delle Aziende Faunistico Venatorie (AFV) proposte con il presente Piano
Faunistico Venatorio.
ATC
AFV NOME
COMUNE
ettari 2011
ettari PFVP
17
AFV
ANQUA
Radicondoli
662
662
17
AFV
CAVAGLIONI
Sovicille
405
405
17
AFV
CINCIANO LE FONTI
Poggibonsi
460
460
17
AFV
IL MONTE
S.Gimignano
620
652
17
AFV
LE ROTE
S.Gimignano
533
533
17
AFV
LECCHI POGGIARELLO
Poggibonsi (Castellina in Chianti)
767
761
17
AFV
LILLIANO
Castellina in Chianti
772
772
17
AFV
OLLI
Radicondoli
821
821
17
AFV
PENTOLINA
Chiusdino
999
999
17
AFV
POGGIO AI QUERCIONI
Colle Val d'Elsa (Casole d’Elsa)
568
585
17
AFV
QUERCETO
Casole d'Elsa (Colle Val d’Elsa)
707
707
17
AFV
RENCINE TRASQUA
Castellina In Chianti
622
622
17
AFV
S.GALGANO
Chiusdino
446
Trasformazione
in AAV
17
AFV
SCORGIANO IL TERMINE
Monteriggioni (Casole D'Elsa)
1.072
1.072
17
AFV
SETTEFONTI
S.Gimignano
704
704
18
AFV
ARCENO
Castelnuovo B.Ga
446
466
18 (17)
AFV
BAGNAIA
Murlo (Monteroni, Sovicille)
841
841
18
AFV
CASABIANCA
Murlo
503
503
18
AFV
CASALE DEL BOSCO
Montalcino
438
438
18
AFV
CASALE S.ANDREA
Buonconvento (Asciano)
519
519
18
AFV
CASTELL'IN VILLA
Castelnuovo B.Ga
640
640
18
AFV
CASTIGLION DEL BOSCO
Montalcino
620
676
18
AFV
CHIATINA MALANDRINE ALTESI
Buonconvento (Asciano)
938
952
18
AFV
CURIANO SUVIGNANO
Monteroni D'arbia
632
632
18
AFV
FAGNANO
Castelnuovo B.Ga
623
623
18
AFV
FELSINA
Castelnuovo B.Ga
550
570
18
AFV
GAIOLE SUD
Gaiole In Chianti
979
979
18
AFV
IL GRILLO
Castelnuovo B.Ga
1.355
1.313
18
AFV
LA CAMPANA
Asciano (Monteroni d'Arbia)
714
714
18 (19)
AFV
LUCIGNANO D'ASSO
S.Giovanni d’Asso (Pienza)
919
919
18
AFV
MONTECAMERINI
Rapolano Terme (Asciano)
641
622
18
AFV
MONTEPESCINI
Murlo
457
457
18
AFV
MONTERONGRIFFOLI
S.Giovanni d'Asso
598
598
18
AFV
MONTESOLI
Buonconvento
657
657
18
AFV
MUGNANO
Monteroni d’Arbia (Siena, Sovicille)
429
429
18
AFV
POGGIO ALLE MURA
Montalcino
842
842
ATC
AFV NOME
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 COMUNE
ettari 2011
ettari PFVP
18
AFV
RADI CAMPRIANO
Monteroni d'Arbia (Murlo)
996
Divisione autor.
art. 63 LR 3/94
18
AFV
S.ANGELO IN COLLE
Montalcino
563
563
18
AFV
S.GIUSTO A RENTENNANO
Gaiole in Chianti
497
507
18
AFV
SALTEANO
Asciano
513
533
18
AFV
TERRAROSSA
Montalcino
707
707
18
AFV
PIEVE A SALTI
S.Giovanni d'Asso, Buonconvento
494
18
AFV
RADI
Monteroni d'Arbia
633
18
AFV
CAMPRIANO
Murlo (Monteroni d’Arbia)
19
AFV
ABBADIA A SICILLE
Trequanda (Sinalunga)
417
417
19
AFV
ABBADIA DI MONTEPULCIANO
Montepulciano
697
698
406
19
AFV
CASTELVECCHIO
Radicofani (Castiglion d'Orcia)
724
724
19
AFV
DOLCIANO MONTELUCE
Chiusi
404
425
19
AFV
IL CASTELLO
S.Casciano dei Bagni
509
509
19
AFV
LA FRATTA
Sinalunga (Torrita)
800
800
19
AFV
PALAZZO MASSAINI
Pienza (Trequanda, Torrita)
874
874
19
AFV
SPINETO
Sarteano
684
684
19
AFV
SELVOLI
Pienza, S.Quirico d'Orcia
19 (18)
AFV
CELAMONTI
Montalcino (S.Quirico d’Orcia)
572
TOTALE
488
488
33.372
34.179
TABELLA ALLEGATA 7 - Riepilogo delle Aziende Agrituristico Venatorie (AAV) proposte con il presente
Piano Faunistico Venatorio.
ATC
ISTITUTO
NOME
COMUNE
ettari (2011)
ettari PFVP
17
AAV
BERIGNONE
Casole d’Elsa
378
429
17
AAV
BOSCAGLIA
Radicondoli
573
573
17
AAV
CERRECCHIA
Casole (Monteriggioni)
372
372
17
AAV
CUSONA
S.Gimignano
435
399
17
AAV
FONTERUTOLI
Castellina in Chianti
17
AAV
FOSINI
Radicondoli
17
AAV
FROSINI
Chiusdino
574
17
AAV
IL SANTO
Monticiano
705
17
AAV
LA ROSA
Chiusdino
17
AAV
LURIANO
Chiusdino (Monticiano)
600
17
AAV
PIAN D'ALBOLA
Radda in Chianti
364
17
AAV
SAN GALGANO
Chiusdino
200
300
574
705
196
600
364
428
18
AAV
ARMAIOLO
Rapolano Terme
18
AAV
LA SELVA
Murlo (Monteroni d’Arbia)
466
18
AAV
MONTALTO
Castelnuovo B.Ga
466
205
231
231
18
AAV
PALAZZO VENTURI
Asciano
794
794
18
AAV
S.GIOVANNI
Siena
203
203
18
AAV
SANTA LUCIA
Asciano
117
19
AAV
AIOLA
Sarteano
490
19
AAV
CAMPOTORNO
San Casciano dei Bagni
102
19
AAV
I POGGI
San Casciano dei Bagni
400
19
AAV
LA QUERCE
Castiglion d’Orcia
TOTALE
749
749
6.445
8.897
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TABELLA ALLEGATA 8 - Riepilogo delle Aree per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani (AAC)
proposte con il presente Piano Faunistico Venatorio.
ATC
Denominazione
Comune
tipologia AAC
ETTARI 2011
ETTARI PFV
17
AIANO
S.Gimignano
17
VICO DI BOSCONA
Colle Val d'Elsa
con abbattimento
25
25
con abbattimento
10
10
17
BOSCHI DI CAPRAIA
Sovicille
17
BOSCO DELL'AMALBERTI Castellina in Chianti
senza abbattimento
33
33
senza abbattimento
23
17
CALBELLO
23
Sovicille
senza abbattimento
39
23
17
CAPRAIA
Sovicille
senza abbattimento
89
89
17
FABBIANO DI SOTTO
Casole d'Elsa
senza abbattimento
10,5
10,5
17
FORNACE
Casole d'Elsa
senza abbattimento
11
11
17
IL CERRO
Casole d'Elsa
senza abbattimento
17
IL POGGIOLO 2
Monteriggioni
senza abbattimento
30
30
17
LA PINETA "A"
Monticiano
senza abbattimento
59
59
17
LA PINETA "B"
Monticiano
senza abbattimento
17
17
17
LE CAPANNE
Radicondoli
senza abbattimento
26
26
17
LE CATASTE
Monticiano
senza abbattimento
69
69
17
LE CERRETA
Gaiole in Chianti
senza abbattimento
47
47
17
LE GABBRA
Casole d'Elsa
senza abbattimento
33
33
17
LE LAME
Radicondoli
senza abbattimento
41
41
17
MALPENSATA
Colle Val d'Elsa
senza abbattimento
3
3
390
17
POGGIO A ISSI
S.Gimignano
senza abbattimento
13
13
17
POGGIO ALLE FORCHE
Casole d'Elsa
senza abbattimento
11
11
17
POGGIOLO
Monteriggioni
senza abbattimento
30
30
17
S.MARCO
Radicondoli
senza abbattimento
11
11
17
TRAMONTI
Castellina in Chianti
senza abbattimento
34
34
17
VIGNONI
Monticiano
senza abbattimento
16,4
16,4
18
FONTANELLE
Asciano
con abbattimento
73
73
18
GINESTRETO
Siena
con abbattimento
6
6
18
RENCINONE
ROMANELLA VILLA
PETRONI
TAMARA
Asciano
Monteroni d’Arbia Asciano
Siena - Monteriggioni
con abbattimento
50
50
con abbattimento
12
12
con abbattimento
3
3
18
18
18
BOSCO AL CAPANNONE
Asciano
senza abbattimento
28
28
18
CASA AL VENTO
Castelnuovo Berardenga
senza abbattimento
17,5
17,5
18
I PIANELLI
Murlo
senza abbattimento
84
84
18
IL GINEPRO
Gaiole in Chianti
senza abbattimento
15
15
18
LE QUERCIOLE
Monticiano
senza abbattimento
58
58
18
LECCETELLA
Murlo
senza abbattimento
12
12
18
LECCETO
Siena
senza abbattimento
28
28
18
MOCALI
Montalcino
senza abbattimento
11,4
11,4
18
MONASTERO BASSO
Siena
senza abbattimento
7
9
18
MONTE SANTE MARIE
Asciano
senza abbattimento
47
47
18
PIETRAFOCAIA
Montalcino
senza abbattimento
17
17
18
PULCIANESE
Murlo
senza abbattimento
19
19
10
10
18
VILLA A SESTA
Castelnuovo Berardenga
senza abbattimento
19
COLMATA
Torrita di Siena
con abbattimento
3
3
19
GINEPRONE
S.Quirico d'Orcia
con abbattimento
5,5
5,5
19
LA GUARDIA
Sinalunga
con abbattimento
10
10
19
MALAVERE
Pienza
con abbattimento
28
28
19
PAICCI
Piancastagnaio
con abbattimento
34
34
19
POGGIO ROMITO
Montepulciano
con abbattimento
6
con abbattimento
100
Trasformazione
in AAV
19
SELVOLI
Pienza
ATC
Denominazione
Comune
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 tipologia AAC
ETTARI 2011
19
CAMPOTORNO
S.Casciano Bagni
con abbattimento
19
CAMPOTORNO
S.Casciano Bagni
senza abbattimento
25
19
CAMPOTORNO
S.Casciano Bagni
senza abbattimento
18
ETTARI PFV
4
Trasformazione
in AAV
19
CAMPOTORNO N. 2
S.Casciano Bagni
senza abbattimento
42
19
MONTELORO
Pienza
senza abbattimento
23
23
19
MORO
Abbadia S.S.
senza abbattimento
12
12
19
S.ALBINO
Montepulciano
senza abbattimento
19
GINEPRONE
S.Quirico d'Orcia
senza abbattimento
7,2
7,2
1.491
1.688
4
TOTALE
TABELLA ALLEGATA 9 – Centro Privato di Riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale (CPRFS)
proposto con il presente Piano Faunistico Venatorio.
ATC
18
Denominazione
Comune
PRESCIANO
Siena
ETTARI 2011
ETTARI PFV
581
569
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 1 - Zone di Protezione (ZP) e Oasi di protezione proposte con il presente Piano
Faunistico Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 2 - Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC) proposte con il presente Piano Faunistico
Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 3 - Zone di Rispetto Venatorio (ZRV) proposte con il presente Piano Faunistico
Venatorio per il prossimo periodo di programmazione.
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 4 - Aziende Faunistico Venatorie (AFV) e Aziende Agrituristico Venatorie (AAV) proposte
con il presente Piano Faunistico Venatorio per il prossimo periodo di programmazione. Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 5 – Suddivisione del territorio provinciale in area vocata e non vocata al cinghiale.
TAVOLA ALLEGATA 6 – Distretti di gestione del cinghiale.
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 7 – Territori a diversa vocazionalità per il capriolo.
TAVOLA ALLEGATA 8 – Unità di gestione (UdG) per il capriolo.
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 9 –Distretti di gestione per il capriolo.
Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Siena 2012‐2015 TAVOLA ALLEGATA 10 – Aree dove non sono collocabili gli appostamenti fissi.
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PIANO FAUNISTICO VENATORIO DELLA PROVINCIA DI SIENA