DICEMBRE 2010 - PERIODICO TRIMESTRALE - N° 2/2010 - Aut. Tribunale di Orvieto n° 2 del 28/03/2008 - [GRAFICA E IMPAGINAZIONE] AKROPOLIS S.R.L.
[EDITORE] CREDIUMBRIA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO [STAMPA] TIPOLITOGRAFIA PIEVESE - CITTÀ DELLA PIEVE [DIRETTORE RESPONSABILE] GABRIELE OLIVO
Verso i prossimi... cinquanta anni
di Palmiro Giovagnola
Circa un anno fa, esattamente il dieci dicembre,
abbiamo celebrato a Città della Pieve i cinquanta anni
dalla costituzione della Cassa rurale ed artigiana di
Moiano, alla presenza, tra gli altri, del Governatore della
Banca d’Italia Mario Draghi. In quella sede abbiamo
ricordato il percorso, che per tappe successive, fino
alle fusioni con la Cassa Rurale di Ficulle prima, e con
la BCC di Terni poi, hanno portato alla costituzione, nel
2007, di CrediUmbria, banca di Credito Cooperativo.
Annunciammo allora che le celebrazioni avrebbero avuto
termine nell’autunno duemiladieci, facendo coincidere
l’annuale festa del socio e la inaugurazione dell’ampliamento della sede sociale di Moiano, passando per
appuntamenti intermedi quali la gita in Palestina.
Oggi possiamo dire che gli impegni assunti li stiamo
rispettando. La gita in Palestina si è regolarmente svolta
ottenendo una grande adesione da
parte dei nostri soci; giovedì nove
dicembre, sempre a Città della Pieve
presenteremo il libro sui cinquanta
anni della banca, una pubblicazione in due volumi curata dal prof.
Gianfranco Cavazzoni e dal giornalista
Antonio Lubrano.
Infine nel pomeriggio di sabato
undici dicembre procederemo alla
inaugurazione della nuova sede nel
corso della quale si svolgerà una
conferenza alla presenza della Presidente della Regione, Catiuscia Marini,
e verranno consegnati i premi ai figli
dei soci che si sono diplomati/laureati, con votazioni elevate. Intendo
inoltre evidenziare il fatto che stiamo
mantenendo gli impegni assunti nei
confronti dei nostri soci e clienti,
voglio sottolineare con forza che l’appuntamento del
prossimo dicembre, debba essere considerato certo, il
punto di arrivo di un percorso iniziato oltre cinquanta
anni fa, ma contemporaneamente vuole essere anche
un punto di partenza verso una nuova fase di sviluppo
della nostra banca di credito cooperativo.
Una nuova fase di sviluppo che il Consiglio di Amministrazione ha già avviato assumendo decisioni importanti
quali l’apertura della tredicesima filiale a Passignano,
per la quale siamo nella fase di sistemazione dei locali
già individuati.
L’acquisizione di nuovi locali sulla piazza di Città della
Pieve in modo da dotare la filiale già operante di
maggiori spazi ed ai soci e clienti di ambienti più
accoglienti e più efficienti, anche al fine di consolidare
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il nostro ruolo di azienda leader nel territorio.
Ancora, stiamo predisponendo nuovi studi per insediare
nuove filiali nel nostro territorio di competenza e soprattutto abbiamo avviato un lavoro di riorganizzazione
della azienda, che nel corso dell’anno prossimo ci porterà alla individuazione del nuovo menagement della
azienda, portando a cambi generazionali importanti in
modo da gettare le basi per un nuovo, lungo e solido
progetto di sviluppo. Un nuovo progetto di sviluppo,
che pur avendo radici profonde nel nostro passato,
disegni il futuro alla luce degli scenari attuali e di quelli
prevedibili per gli anni a venire. Un progetto, un piano
strategico per il prossimo triennio, che ci permetta di
consolidare e sviluppare il nostro ruolo sul territorio
sempre più importante per gli interventi che riusciamo a
mettere in campo a favore delle famiglie e delle piccole
e medie imprese che qui operano.
La crisi economica che stiamo attraversando è tutt’altro che finita, anzi,
mi sento di affermare che dalle nostre
parti, quella più pesante stia ancora
per arrivare. Ed allora, CrediUmbria,
come le altre aziende del Credito
Cooperativo, dovranno continuare a
svolgere quel ruolo anticiclico che già
hanno esercitato negli ultimi due anni.
Per far ciò dobbiamo crescere ancora,
ridefinire i nostri processi interni, in
una parola aumentare la nostra efficienza per reggere le nuove sfide che
ci si presenteranno. E dobbiamo farlo
pensando che almeno per il prossimo
triennio dovremo andare avanti con le
nostre sole forze.
Ho cambiato idee sulle fusioni di cui
ho parlato nel precedente numero?
No. Penso che le fusioni tra banche di Credito Cooperativo, come anche la storia dimostra, saranno inevitabili.
Credo che le fusioni strategiche e non di “necessità”
sono opportune, necessarie, proprio per garantire
all’intero mondo del Credito Cooperativo un futuro di
stabilità e di ulteriore sviluppo.
Registro però che ancora troppe sono le incomprensioni,
i particolarismi, gli egoismi che impediscono “matrimoni” che sulla carta sarebbero maturi. Ed allora per
ciò che ci riguarda lavoreremo sia per andare avanti
da soli che per perseguire altre fusioni, che qualora
dovessero subire una accelerazione, ci vedrebbero
arrivare all’unione con una dote maggiore, nell’interesse della comunità e dei soci che in questo momento
rappresentiamo.
Pellegrinaggio in Terra Santa con Crediumbria
di Gualtiero Bassetti*
Ho sempre pensato che la Terra Santa fosse principalmente un luogo dell’anima. Uno spazio senza tempo,
dal fascino non corroso dai secoli. Un fantastico lembo
di terra che dai Monti del Libano si estende fino al
Sinai; dai contrafforti della Giordania fino alla immensa
distesa azzurra del Mediterraneo. Un luogo dove non
si può fare a meno di pensare a Dio.
Un'occasione per riflettere su tutto ciò mi è stata data
dal pellegrinaggio organizzato l’estate scorsa per i
cinquanta anni di fondazione della CrediUmbria (Banca
di Credito Cooperativo del Trasimeno). Eravamo tanti,
più di cento persone. Siamo partiti dall’aeroporto
di Perugia-Sant’Egidio con volo diretto per Tel Aviv.
Abbiamo visitato i luoghi santi di Israele e Giordania.
Il caldo torrido di quei giorni non ha guastato il nostro
viaggio, anzi ci ha fatto calare meglio nel contesto
ambientale nel quale tanti fatti biblici, di cui abbiamo
fatto memoria, si sono veramente svolti. Il sole cocente,
l’arsura, la sabbia rovente del deserto e la dolce brezza
delle colline della Giudea ci hanno permesso di cogliere
le fatiche e le speranze di popoli che per secoli hanno
convissuto con una natura spesso ostile.
Mentre celebravo la santa messa tra le rocce di Petra,
ho ripensato al lento e drammatico cammino del
patriarca Mosé, che guidò il suo popolo lungo quel
deserto infuocato, alla ricerca di un luogo di riparo,
prima di giungere nella Terra Promessa. E proprio vicino
al sito di Petra abbiamo potuto vedere il villaggio di
Wadi Musa con l’edificio dove si conserva la sorgente
di Mosè, il posto dove, colpendo la roccia, Mosè fece
sgorgare l’acqua per ristorare il popolo assetato. E su,
in alto, sulle alture, ancora oggi, i beduini onorano la
tomba del primo sacerdote ebraico, Aronne, fratello
di Mosè, che lì compì i suoi giorni. Risalendo il deserto
giordano siamo poi arrivati al Monte Nebo, anch’esso
caro alla tradizione ebraico-cristiana, perché in quel
luogo il Signore mostrò a Mosé la terra di Israele, senza
però permettergli di entrarvi. Mosé morì
su quel Monte e Dio stesso seppellì il
suo corpo.
Scendendo verso il Giordano, si incontra
la fertile valle che precede i Monti della
Giudea e poi, in lontananza, le arsure del
Mar Morto, con le rocce bruciate dal sole
e dal sale. Infine, ecco la strada che sale a
Gerusalemme. “Quale gioia, quando mi
dissero: andiamo alla casa del Signore!”.
Così gli antichi pellegrini ebrei pregavano salendo verso la Città Santa.
Gerusalemme oggi non è più la stessa
di duemila anni fa e nemmeno la stessa
di quaranta anni fa, quando ci sono
stato per la prima volta. L’espansione
edilizia ha sconvolto la città, che ormai
sembra una comune metropoli occidentale. Solo avvicinandosi verso le antiche mura, ci si
accorge della mitica bellezza e del fascino di un luogo
che ha conosciuto gli eventi più importanti della fede
cristiana, ebraica e musulmana. È difficile muoversi
dentro Gerusalemme, la nostra Via Crucis, forse come
quella di Gesù, è stata accompagnata dal frastuono di
mille venditori di granaglie e stoffe, e dal vocio scanzonato di tanti turisti e curiosi. Eppure, se si riesce a
raccogliersi in se stessi e a non distrarsi, quei luoghi,
pian piano, rivelano tutto il loro carico di storia, tutta
l’aurea mistica, tutta la loro pietà. Il Muro del Pianto, la
Spianata delle Moschee e il Santo Sepolcro sono spazi
sacri entro i quali non si può fare a meno di pensare
a Dio e all’eternità, al mistero che è l’uomo e al suo
incontro con il divino.
Secondo la rivelazione delle tre religioni monoteiste,
Gerusalemme è il cuore del mondo. Anche noi pellegrini umbri abbiamo sperimentato il fascino di quella
terra, purtroppo ancor oggi tormentata da violenze,
odi e divisioni. Sono stato felice di aver compiuto il
pellegrinaggio insieme ai dirigenti, ai collaboratori e ai
soci della CrediUmbria, una banca da sempre amica dei
piccoli risparmiatori e gelosa custode dei valori cristiani
della solidarietà e dell’aiuto alle fasce più deboli della
popolazione.
Alla CrediUmbria e a tutti gli amici pellegrini auguro
ogni bene dal Signore e un felice “pellegrinaggio”:
quello della vita di tutti i giorni.
*Arcivescovo di Perugia e Città della Pieve
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Diario di una vacanza...
di Paola Natalizi
Rifare nel XXI secolo il cammino di Gesù in Terra Santa,
passando per quei luoghi dove ha vissuto e predicato,
oggi teatro di eventi violenti e drammatici, sembrava
un’idea bizzarra oltre che rischiosa.
Il 27 agosto, è partito da Perugia, Aeroporto di S.Egidio
con volo speciale per TelAviv, un folto gruppo di pellegrini soci della CrediUmbria alla presenza di S.E.Mons.
Gualtiero Bassetti della Diocesi di Perugia.
Nel pomeriggio l’arrivo a Tel Aviv, la Berlino con i piedi
nell’acqua, l’America mediterranea, la Miami presso i
beduini con temperatura al limite della sopportazione.
Eravamo sui 50°, umidità dell’80%, un’ondata di
caldo eccezionale anche per quei posti. La vicinanza
alla regione del Mar Morto, la più grande depressione
naturale della terra, 400 metri sotto il livello del mare,
rende ancor più torrido il pomeriggio.
Qui il “fiume”, incastonato al crocevia di immensi
deserti, è un rigagnolo largo due o tre metri; da una
parte Cisgiordania, dall’altra Israele. E’ questa la Betania
oltre il Giordano, dove Gesù ricevette il Battesimo da
Giovanni Battista.
Poco più in là si trova Tellal Karrar dove il profeta Elia
ascese al Cielo su di un carro di fuoco.
Alle spalle, risalendo la depressione dalla sponda giordana si trova il Monte Nebo. Da quest’altura Mosè
vide la “Terra Promessa” poco prima di morire, senza
riuscire a mettervi piede.
In serata l’arrivo a Nazareth, il fiore all’occhiello della
Galilea.
La città giace in una valle della Galilea meridionale.
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L’indomani, partenza prestissimo, visita al Monte delle
Beatitudini dove Gesù pronunciò il “discorso della Montagna”; visita della Sinagoga e della Casa di Pietro. Qui
la celebrazione della Santa Messa nella moderna “Chiesa
Nuova” eretta sopra le rovine della Casa di Pietro.
Nel pomeriggio visita di Nazareth: Nuova Basilica,
Grotta dell’Annunciazione e Chiesa di S.Giuseppe.
Il giorno seguente abbiamo lasciato Nazareth alla volta
della Giordania, attraversata la frontiera abbiamo incontrato le guide giordane. E’ iniziato il percorso lungo il
deserto alla volta di Jerash, antica
città greco-romana della Decapoli
( un’alleanza di città sulle rive
del Giordano). Arrivo in serata a
Petra, vera meraviglia della civiltà
nabatea.
Stanchi per il lungo viaggio molti
di noi hanno lasciato la comitiva
presto per recuperare le forze.
L’indomani ci attendeva la maggiore attrazione della Giordania
“Il Tesoro di Petra”, una città rossa
come una rosa, vecchia come il
tempo.
Le gigantesche montagne rosse e i
grandi mausolei di una vita passata
non hanno nulla in comune con
la moderna civiltà e non chiedono
altro che di essere ammirate per il
loro vero valore, come una delle
meraviglie più stupefacenti che la
natura e l’uomo abbiano mai creato.
Sebbene fiumi di parole siano stati scritti su Petra, nulla
è più sensazionale della vista di questo incredibile luogo.
Bisogna vederlo per crederci.
Spesso descritta come una delle otto meraviglie del
mondo antico, Petra è senza dubbio il tesoro più
prezioso della Giordania e la sua maggior attrattiva
turistica. E’ una vasta città dalle caratteristiche uniche:
i Nabatei, industriosa popolazione araba insediatasi in
questa zona oltre 2000 anni fa, la crearono dalla nuda
roccia e la trasformarono in uno snodo cruciale per le
rotte commerciali della seta e delle spezie. Alla città si
accede attraverso il Siq, una stretta gola, lunga più di
un chilometro, fiancheggiata da ripide pareti rocciose
alte 80 metri. Attraversare il Siq è un’esperienza unica:
i colori e le formazioni rocciose lasciano il visitatore
a bocca aperta. Una volta raggiunta la fine del Siq si
scorge finalmente il Khazneh (il tesoro). Un’imponente
facciata, larga 30 metri e alta 43, creata dalla nuda
roccia, color rosa pallido che fa sembrare insignificante
quello che c’è intorno, scavata per essere la tomba di
un importante re nabateo.
Il Tesoro è solo la prima delle molte meraviglie che Petra
offre. Non appena si entra nella valle si viene sopraffatti dalla bellezza naturale di questo luogo e dalle sue
meraviglie architettoniche.
Sono centinaia le tombe scavate nella roccia con
intricate incisioni, sono sopravvissute a terremoti e
inondazioni.
All’interno del sito, numerosi artigiani della città di
Wadi Musa e di un vicino insediamento beduino hanno
allestito delle bancarelle per la vendita di prodotti artigianali locali, come vasellame, gioielli beduini e bottiglie
di sabbia variopinta della zona.
L’ingresso al sito è vietato ai veicoli a motore, ma per chi
non vuole camminare si possono affittare cavalli, muli
o carrozzelle a tre posti ed alcuni di noi hanno approfittato di questi mezzi per risalire il Siq con meno fatica.
Nel pomeriggio abbiamo visitato “Petra Piccola”,
dimora dei beduini, nomadi che un tempo vivevano in
tende intessute di pelo di capra
d’inverno, mentre d’estate si
proteggevano dai raggi infuocati
del sole con un riparo in paglia;
le dimore, sovente, sono adesso
capanne o case e le automobili
hanno sostituito il cammello.
In questo sito, tra rocce e sabbia del deserto, alla presenza
di bambini beduini, S.E.Mons.
Bassetti e i sacerdoti del nostro
gruppo hanno celebrato la Santa
Messa.
Un’emozione straordinaria, tale
da coinvolgere anche la persona
più distratta.
La giornata è stata lunga e
faticosa, ma siamo rientrati in
albergo arricchiti da un’esperienza emozionante e sopraffatti
da così tanta bellezza.
L’indomani, la nostra permanenza a Petra terminava, ci aspettava un lungo tratto in pullman
nella zona desertica del Sinai, che ci avrebbe
poi condotto nella valle fertile del Giordano,
prima di arrivare alla nostra destinazione più
ambita, Gerusalemme.
Gerusalemme, il centro del mondo, la città
Santa, ma lo sguardo si posa di fronte ad una
realtà amara per quei luoghi un tempo teatro
di gesta sacre ed immortali ed oggi preda di
un terrore cieco senza nome.
Gesù poteva attraversare tutti quei paesi senza
passaporto né visto. Gesù poteva attraversare il
Giordano e ritornare il giorno dopo sulle medesime rive. Oggi tutto ciò non è più possibile.
Sono necessari visti e permessi speciali. Occorre
attraversare nazioni in guerra, check points, villaggi
distrutti, campagne i cui uliveti secolari sono stati ormai
violentati per sempre da un muro di cemento armato.
Questa è la Terra Santa di oggi, ed allora non si è trattato
di fare il medesimo viaggio di Gesù, quanto piuttosto di
seguire i passi, dalla nascita a Betlemme, alla morte sul
Golgotha per scoprire come cristiani, ebrei e musulmani
vivono oggi la propria fede ma anche il conflitto. Un
conflitto esasperato che ruota intorno ad un’unica e
medesima terra.
Non esiste altra città che sia stata causa di così numerosi
conflitti armati come Gerusalemme.
Il cuore di Gerusalemme è la Città Vecchia, circondata da
un muro e divisa in quattro quartieri: ebraico, armeno,
cristiano e musulmano.
Tra le sue mura vi sono i luoghi significativi delle tre
maggiori religioni del mondo: il Muro del Pianto, sacro
agli Ebrei, la chiesa del Santo Sepolcro, la Spianata
delle Moschee con la Cupola della Roccia sul Tempio
del monte. Milioni di fedeli visitano la Piazza del Muro
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del Pianto unica rimanenza del Sacro Tempio, offrendo
le loro preghiere e scrivendo i desideri del loro cuore sui
frammenti di carta che infilano nelle fessure del muro,
tra le pietre.
A sud della Città Vecchia si trova la Città di Davide, dalla
quale si sviluppò l’antica Gerusalemme cananea e israelita, un luogo affascinante e sorprendente, che regala
un’esperienza indimenticabile.
Gerusalemme rappresenta la culla del cristianesimo, il
luogo dove Gesù Cristo visse e morì tra le sue mura. Il
solo quartiere cristiano ospita oltre quattro edifici religiosi, tra chiese, monasteri ed ostelli. Uno dei più importanti simboli del cristianesimo è la Via Dolorosa, l’ultimo
sentiero percorso, secondo la tradizione cristiana, da
Gesù, dal tribunale fino alla collina del Golgotha dove
venne crocefisso e sepolto.
Il nostro gruppo ha ripercorso i suoi passi lungo una
strada che ha inizio nel quartiere musulmano, al Ponte
dei Leoni, e tocca le 14 stazioni della croce fino alla
Chiesa del Santo Sepolcro.
Alcune tra le più importanti reliquie
cristiane sono custodite in questa
chiesa, tra cui la pietra dell’unzione,
dove il corpo di Gesù venne disteso
prima della sepoltura, ed il suo stesso
sepolcro.
A sudest della città si trova il monte
Sion, dove l’Abbazia della Dormizione venne costruita nel luogo dove
Maria trascorse la sua ultima notte.
Accanto all’Abbazia è situata anche
la Stanza dell’Ultima Cena di Gesù
Cristo.
Ad est della Vecchia Città si eleva il
Monte degli Ulivi, sede di numerose
chiese: Ascensione, Padre Nostro,
Maria Maddalena, Getsemani,
Monastero di Lazzaro e Abramo.
Attraversando la Città Vecchia, oltre
a percepire la sacralità del luogo si
incontrano angoli affascinanti, meravigliosi mercatini dove poter acquistare ceramiche decorate in stile
armeno, file di perle,tappeti di lana
colorata, deliziosi articoli in vetro.
Il peregrinare di gente passo dopo
passo disorienta il visitatore, che
dentro di sé si chiede come Gerusalemme sia divenuta un centro di
religione e spiritualità e una meta di
pellegrinaggio per milioni di turisti:
la risposta ha inizio migliaia di anni
fa.
La storia di Gerusalemme è una storia di guerra e di lotta.
La città ha conosciuto guerra e pace,
amore e odio, ricchezza e povertà,
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distruzione e rinascita, felicità e dolore, ciascuna pietra
è testimone di un evento. Solo percorrendo quei luoghi, incrociando lo sguardo di quella gente, si riesce
a comprendere.
Ciascuno di noi nella vita dovrebbe, anche una sola
volta, visitare quei luoghi, forse saprebbe dare una
risposta a tante domande, una certezza a tanti dubbi,
forse la fede farebbe sentire l’uomo meno solo.
La visita al Museo del Memoriale dell’Olocausto di Yad
Vashem ha messo a nudo le atrocità che un popolo, e
soprattutto degli innocenti bambini, hanno subito; si
rimane impietriti, attoniti; le lacrime scendono sui volti
dei visitatori come pioggia, ogni gesto ogni parola è
insignificante di fronte a tanto orrore.
Dopo tanto peregrinare, è arrivato il giorno della
partenza, stanchi fisicamente per gli spostamenti, ma
senz’altro più ricchi interiormente, abbiamo lasciato
Gerusalemme e tutta la Terra Santa con il proposito di
ritornarvi un giorno per riprovare le stesse emozioni e
godere delle stesse bellezze.
Basilea 1, 2, 3...
di Libero Mario Mari
Gli accordi di Basilea rappresentano
un efficace tentativo per giungere
ad una condivisa regolamentazione
dell’attività svolta dagli intermediari
creditizi, al fine di salvaguardare i
risparmiatori e di garantire la sicurezza ed efficienza del sistema finanziario, correlando i rischi assunti alle
potenzialità patrimoniali di ciascun
istituto di credito.
Il Comitato di Basilea nasce nel
1974, su iniziativa dei governatori
delle Banche centrali dei dieci paesi
più industrializzati, con funzioni
propositive e consultive volte a
assicurare una maggiore stabilità
dei mercati finanziari internazionali,
mediante la fissazione di standard
internazionali di solvibilità e di sorveglianza, ed un livello accettabile di
uniformità fra le normative vigenti
nei diversi paesi.
Il primo “Accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali” (Basilea 1) risale al
1988 e ad esso, nel corso di questi
anni, hanno aderito più di 100 Paesi
in tutto il mondo; l’obiettivo è quello
di rafforzare la base patrimoniale
del sistema bancario internazionale, introducendo il concetto di
“adeguatezza patrimoniale” rispetto
ai rischi assunti nello svolgimento
dell’attività di intermediazione.
Con l’accordo, in sostanza, viene
individuato un parametro utile per
verificare che il livello di capitale
(detto “di vigilanza”) di ogni un istituto di credito sia coerente con l’entità dell’attività di impiego di denaro.
Viene così stabilito che il rapporto fra
il patrimonio della banca e il valore
dell’attivo sottoposto a rischio di
credito e di mercato non sia mai
inferiore alla soglia dell’8%; per cui,
ad esempio ed in prima analisi, se
si decide di impiegare 1 milione di
euro occorre che il valore del capitale
da “accantonare” non sia inferiore a
80.000 euro.
Tuttavia, il valore dell’attivo, posto
alla base del rapporto, è soggetto
ad una ponderazione in relazione
al soggetto affidato; cinque sono
le ponderazioni: 0%, per le attività
verso i governi, le banche centrali
e l’UE; 20%, per le attività verso
enti pubblici e banche; 50% per
le attività di erogazione di mutui
ipotecari per immobili residenziali;
100% per le attività verso il settore
privato; 200% per le partecipazioni
in imprese con risultati economici
negativi. Pertanto, riprendendo
l’esempio precedente, se il milione
di euro riguarda la concessione di
un mutuo ipotecario su immobile
residenziale, il valore del capitale da
“accantonare” non può essere inferiore a 40.000 euro. In sostanza, gli
istituti di credito ad ogni aumento
degli impieghi devono procedere ad
un correlato “accantonamento” del
capitale di vigilanza, in proporzione
al coefficiente di ponderazione relativo alla tipologia dei debitori.
Basilea 1, tuttavia, a seguito dell’evoluzione dell’attività economica
e finanziaria, mostra dei limiti; fra
questi il principale è che le ponderazioni non tengono minimamente
in considerazione il merito creditizio
del cliente affidato, ma sono standardizzate per tipologia di clientela
e per forma tecnica richiesta. Ciò
genera alcune negatività, fra cui una
indesiderata propensione al rischio,
poiché a parità di ponderazione
può preferirsi un finanziamento più
“rischioso” in quanto decisamente
più remunerativo.
Per ovviare a tali limiti, il Comitato
approva nel 2004 un nuovo accordo
denominato “Convergenza internazionale della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali”
(Basilea 2), che entra in vigore il 1
gennaio 2007. Con esso si cercano
di superare gli evidenti limiti del precedente accordo, nonché potenziare
la trasparenza del sistema bancario.
Pur se restano sostanzialmente
invariati gli obiettivi di fondo e la
percentuale dell’8% del capitale
di vigilanza rispetto al valore ponderato dell’attivo, vengono introdotte importanti novità. In primo
luogo, si stabilisce una differente
metodologia di ponderazione con
l’introduzione di modelli di rating,
ossia una valutazione del grado di
solvibilità e affidabilità finanziaria
della clientela, affiancando al rischio
di credito e di mercato anche quello
operativo, legato sia a circostanze
sfavorevoli esterne alle banche che
a processi interni inadeguati; quindi,
vengono fissati standard di trasparenza dell’informazione, soprattutto
per ciò che riguarda l’entità del patrimonio di vigilanza e l’esposizione ai
rischi; infine, vengono assegnati alle
autorità di vigilanza nuovi poteri di
controllo.
Si tratta, in altri termini, dei tre “pilastri” su cui deve fondarsi, in base alle
intenzioni dell’accordo, il sistema
bancario, ossia 1) il possesso di livelli
patrimoniali minimi; 2) il controllo
prudenziale delle Banche Centrali; 3)
la disciplina del mercato finanziario.
Il primo dei tre pilastri rappresenta
la soluzione tecnica ai limiti di
Basilea 1. In particolare, vengono
elaborate nuove ponderazioni del
valore dell’attivo che prendono in
considerazione molteplici elementi:
il merito specifico di affidabilità della
clientela, la solidità delle garanzie,
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le caratteristiche di rischio dell’operazione. La stretta correlazione
fra il livello di patrimonializzazione
e il merito creditizio della clientela
induce ogni singolo istituto di credito a valutare e distinguere i propri
affidati mediante la definizione di
“rating”, in grado di fornire una
precisa e chiara misura dell’entità
del rischio assunto dalla banca.
A tal fine l’accordo prevede due
distinte metodologie.
Una prima, standard, per cui il
valore della ponderazione, che può
raggiungere anche il 150% del
valore del finanziamento, è legato
al rating ricevuto dalla clientela da
parte di una agenzia professionale
indipendente.
Una seconda metodologia, a sua
volta distinta nei livelli “di base”
e “avanzato”, si fonda su valutazioni compiute internamente
dalla stessa banca, la quale
attribuisce un “rating” sulla
base di una analisi qualitativa
(modello di governance, mercato di riferimento, posizione
settoriale, qualità delle informazioni) e quantitativa (analisi
di bilancio, capacità di generare liquidità, andamento del
rapporto banca-impresa, centrale dei rischi). Quattro sono i
parametri di riferimento: a) la
probabilità di insolvenza (PD);
la percentuale di perdita in
caso di insolvenza (LGD); l’effettivo
ammontare del prestito al momento
dell’insolvenza (EAD); la vita residua
del prestito (M). Nell’approccio
“base”, le banche misurano solo
il parametro PD, mentre i restanti
sono prefissati delle banche centrali;
in quello “avanzato”, tutti i parametri sono stabiliti internamente.
Ovviamente quanto migliore sarà
il giudizio, interno o esterno, in
termini di solvibilità, di solidità e
di affidabilità, tanto minore sarà il
capitale di vigilanza che l’istituto
di credito dovrà “accantonare”
a fronte del rischio connesso al
finanziamento erogato, per cui
conseguentemente migliori saranno
le condizioni alle quali lo stesso
finanziamento viene concesso.
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È certo che con l’accordo di Basilea
2 si è dato vita ad un rinnovato
rapporto fra banca-impresa, che
deve basarsi sulla trasparenza e
sulla completezza delle informazioni necessarie per l’erogazione del
finanziamento. In effetti, l’impresa
cliente deve giocare un ruolo attivo
nel processo di valutazione del
proprio merito creditizio, mediante
un dialogo aperto con la banca,
alla quale fornire tutte le notizie
indispensabili circa l’utilizzazione,
nell’ambito delle proprie strategie
di azione, dei finanziamenti richiesti, nonché dei ritorni economici e
finanziari previsti. Tutto ciò eviterebbe all’impresa di subire passivamente il giudizio di rating formulato
dalla banca erogante.
Anche a Basilea 2 sono state levate
alcune critiche, in quanto il sistema
così costruito finirebbe, da un lato,
per favorire gli istituti di credito di
grandi dimensioni e, dall’altro, per
danneggiare le piccole imprese, poiché il rating potrebbe rappresentare
un’ulteriore barriera di accesso al
credito.
Un altro rilievo mosso all’accordo
è collegato alle cosiddette “prociclicità finanziarie”, che potrebbe
indurre gli istituti di credito, nei
periodi di crisi, a contrarre i propri
impieghi, a causa dell’innalzamento
del livello generale di rischio, con
evidente ripercussioni negative
per il superamento delle fasi di
rallentamento e di stagnazione
dell’economia.
La grande crisi finanziaria, iniziata
nel 2007, e la conseguente crisi
economica, che ancora si tarda a
superare, hanno portato le autorità
ad attuare una riforma della regolamentazione bancaria e finanziaria.
In tale contesto, il Comitato di
Basilea ha proposto una rivisitazione
delle regole in precedenza emanate, in modo da rendere il sistema
finanziario più solido e, certamente,
più prudente. La fase di revisione è
iniziata anche se non ancora giunta
a termine (Basilea 3).
I punti principali della riforma
riguardano, innanzitutto, una
migliore qualità del capitale, posto
a presidio dell’attività e dei rischi
assunti dalla banca e, quindi, un
maggior controllo sulla crescita
eccessiva del credito in periodi di
espansione economica.
Il primo aspetto, ossia la necessità
garantire livelli più adeguati di
capitale e di migliore qualità,
dovrebbe aumentare la capacità
degli intermediari ad assorbire
le perdite nei momenti di crisi
economiche. A tal fine, il Comitato di Basilea ha stabilito alcune
precise regole quali le deduzioni
dal capitale delle componenti di
minore qualità, l’aumento dei
requisiti minimi e l’introduzione
di cuscinetti anticiclici. Il secondo
obiettivo, legato al controllo
dei rischi di liquidità, è volto
ad evitare che nei momenti di
difficoltà la banche non dispongano di risorse sufficienti per la
loro operatività. Per questo sono
stati introdotti nuovi vincoli sia sulle
risorse liquide in attivo sia sul grado
di stabilità della raccolta. Gli effetti
dell’ultimo intervento del Comitato
di Basilea, per il quale si prevedono
tempi di transizione più o meno
lunghi, saranno visibili solo fra
alcuni anni; certo è che il maggior
rigore imposto sarà garante per la
costruzione di un sistema finanziario
sempre più solido, evitando così il
ripetersi di grave situazioni di crisi,
e rappresenterà uno stimolo affinché le imprese italiane, soprattutto
quelle di piccole e medie dimensioni, pongano in essere comportamenti virtuosi per migliorare la
propria struttura finanziaria.
«Superare la crisi attraverso la solidarietà»
di Franco Tomassoni*
L’attuale momento è difficile per tutti; imprese,
famiglie, giovani e anziani, ma particolarmente lo è
per le Istituzioni locali: Regioni, Province e Comuni.
La crisi economica che qualcuno aveva considerata
conclusa e frutto di psicosi collettiva, purtroppo è
una realtà e sarà, nostro malgrado, ancora lunga e
difficile. Dovremo cambiare modello di sviluppo che
dovrà basarsi sempre più sul principio della solidarietà
e sussidiarietà.
I teorizzatori della finanza (particolarmente quella
creativa) come presupposto per lo sviluppo economico e sociale, penso abbiano fallito le loro
previsioni. Risolvere la crisi sarà possibile solo se le
nostre comunità diventeranno più coese e solidali tra
loro. Questo è un grande compito della politica, ma
riguarderà anche gli altri soggetti attivi della società:
imprese, associazioni di categoria, sindacati ed infine
i cittadini.
Dovremo ripristinare più giustizia sociale, cercare di
restringere la forbice tra le diverse classi sociali, ridare
speranza ai giovani, lasciare meno soli gli ultimi ed
i più deboli. Come dicevo la politica dovrà ritornare
ad essere protagonista, meno autoreferenziale, più
vicina alla gente ed avere come obiettivo l’interesse
generale e non quello particolare. La politica dovrà riappropriarsi della vecchia credibilità, autorevolezza e capacità
amministrativa, trasparente
nella gestione, portatrice di
quei valori sempre più rari
nella nostra società che invece
diventa sempre più egoista ed
egocentrica.
Governare senza il ripristino
di queste condizioni a cui
accennavo, sarà difficilissimo,
soprattutto, in un periodo
come questo, quando ai cittadini già esasperati saremmo
costretti a richiedere nuovi
sacrifici. Particolarmente complicata sarà la condizione degli
Enti locali che hanno dovuto
subire una manovra finanziaria pesante ed iniqua, fatta
dal Governo con l’intenzione
provocatoria di eliminare gli
sprechi delle Regioni, Province,
Comuni; mentre non è altro
che il modo per scaricare le
responsabilità del Governo
centrale sugli Enti locali, e,
centralizzare sempre più le
decisioni politiche, in barba al
federalismo.
È chiaro che l’azione riformatrice dovrà caratterizzare
sempre più l’azione politica
ed amministrativa degli Enti
locali, razionalizzando l’organizzazione della pubblica
amministrazione, tagliando i
9
costi della politica (enti inutili, agenzie regionali che
si sovrappongono, Comunità montane ecc.).
Ciò servirà non solo a risparmiare ma a migliorare la
qualità dei servizi stessi. Il ministro Tremonti, però, ha
deciso unilateralmente di fare una manovra con tagli
lineari, per un totale
di 4,5 - 5 miliardi di
euro, non tenendo
conto delle diverse
peculiarità e necessità
delle singole realtà
locali.
L’Umbria subirà un
taglio da 125 milioni
di euro che riguarderà settori particolarmente strategici
e sensibili: edilizia,
opere pubbliche,
ambiente, viabilità e
trasporti, economia,
industria, turismo,
cultura, commercio e protezione socio-sanitaria.
Particolari criticità riguarderanno gli interventi straordinari sulla mobilità, Sviluppumbria, APT, Adisu,
precari della scuola, le rette degli asili nido, politiche
attive del lavoro ed il fondo sociale regionale.
La Giunta regionale sta cercando di salvare quanto è
possibile e soprattutto le politiche che riguardano il
lavoro, le politiche sociali soprattutto quelle relative
agli anziani (fondo sociale anziani) e alle famiglie,
lo studio (assegni agli universitari), le politiche
incentivanti per le imprese, attraverso un’opera di
10
ri-orientamento delle risorse, indicando le priorità,
e cercando di costruire un bilancio che permetta
comunque l’equilibrio finanziario.
È chiaro che tutto ciò non sarà facile, soprattutto
perché niente rimarrà come prima.
Sarà necessario, che
ognuno dei soggetti
che partecipano allo
sviluppo dell’Umbria
non sfuggano alle
proprie responsabilità e che lavorino in
sintonia rispetto ad
un interesse generale che sarà l’unico
modo per risolvere i
problemi.
La democrazia economica, il mondo della
cooperazione dovrà
e s s e r e p a r t i c o l a rmente protagonista
di questo sviluppo responsabile attraverso imprese
che portano nel loro DNA i valori del mutualismo e
della solidarietà pur con occhio attento al mercato.
Le Banche di Credito Cooperativo, essendo banche
territoriali, non possono che essere anello importante
e strategico.
Spero che la nostra possa continuare ad essere
un'azienda responsabile e fortemente impegnata nel
miglioramento della qualità della vita per gli abitanti
del territorio in cui è nata, vissuta ed opera.
* Assessore regionale al Bilancio
Il fotovoltaico: un investimento per il futuro
di Rolando Aratri
Il fotovoltaico è ormai uscito dalla fase della
sperimentazione ed affronta con decisione la fase
dell’industrializzazione, con innovazioni tecniche
continue e riduzioni di costo che non si potevano
immaginare fino a qualche anno fa.
Gli investimenti di settore in Italia sono stimati in oltre
3,5 miliardi di euro per il 2010; il GSE (Gestore dei
Servizi Elettrici) rileva che nel corso del 2009 sono
stati installati circa 720 Mw di nuova potenza e che
nell’anno 2010 tale valore raggiungerà circa 850 Mwp.
Considerando il trend di diffusione dell’energia
fotovoltaica, secondo i dati forniti
dall’Associazione Europea dell’Industria Fotovoltaica (Epia), entro il
2014 l’Italia si candida a raggiungere
il secondo posto in Europa dietro la
Germania quale Paese produttore di
energia fotovoltaica, superando per
la prima volta la Spagna.
Quali sono i motivi alla base dello
straordinario sviluppo del fotovoltaico nel nostro Paese?
Sicuramente un ruolo fondamentale lo hanno svolto i meccanismi
di incentivazione, soprattutto quelli
previsti dal secondo Conto Energia (il
cui ambito di operatività temporale
è stato esteso anche agli impianti
che, realizzati entro la fine del 2010,
entreranno in servizio entro il 30
giugno 2011), fondato su tariffe
incentivanti tra le più alte d’Europa.
Tali tariffe sono state recentemente
rivisitate dal D.M. Sviluppo Economico del 6 agosto 2010 che, definito come il “terzo
Conto Energia” italiano, fissa il nuovo sistema di incentivazione per gli impianti che entreranno in esercizio
nel triennio 2011-2013.
Il meccanismo dell’incentivo non subisce sostanziali
variazioni: il contributo sull’energia prodotta dall’impianto continua ad essere fisso e garantito per 20 anni
dall’entrata in esercizio dell’impianto, ma le tariffe
corrisposte subiranno una graduale diminuzione pari
al 6% con cadenza quadrimestrale nel corso del 2011
ed annuale per il 2012 e il 2013. (vedi tabella)
Ecco alcuni esempi dei tagli tariffari previsti in caso di
realizzazione dell’investimento nel quarto trimestre
2010:
 Per un impianto domestico parzialmente integrato
da 1-3 kW, si passerà dalla tariffa 2010 di 0,422 €/kW
a 0,38 €/kW con un Taglio = 10,0%
 Per un impianto per piccola impresa su tetto (parzialmente integrato) da 3-20 kW, si passerà dalla tariffa
2010 di 0,404 €/kW a 0,342 €/kW con un Taglio =
15,3%
 Per un impianto di taglia industriale su tetto (parzialmente integrato) da 20-200 kW, si passerà dalla
tariffa 2010 di 0,384 €/kW a 0,323 €/kW con un Taglio
= 16,0%
 Per un impianto a terra di potenza medio-grande
da 200-1.000 kW, si passerà dalla tariffa 2010 di 0,346
€/kW a 0,266 €/kW con un Taglio = 23,1%
 Per un impianto a terra di grande potenza da 1 MW
o più, si passerà dalla tariffa 2010 di 0,346 €/kW a
0,257 €/kW con un Taglio = 25,7%
Tra le novità previste dal D.M. 6 agosto 2010 sparisce
la suddivisione tra impianti “parzialmente integrati”
e quelli integrati, mentre rimane la distinzione tra
“impianti realizzati sugli edifici” (che godono di tariffe
più alte) e “altri impianti”; viene introdotta la categoria “impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche
innovative” (installazioni con moduli o componenti
speciali sviluppati specificatamente per integrarsi e
sostituire elementi architettonici di potenza nominale
compresa tra 1 Kw e 5 Mw) che beneficerà di tariffe
incentivanti più alte rispetto alle altre due tipologie.
Per gli impianti con scambio sul posto, installati su
edifici sui quali si riduca di almeno il 10% l’indice di
11
prestazione energetica, si prevede un aumento fino
al 30% dell’importo della tariffa base; per gli impianti
che sorgono su discariche, cave, ex aree industriali e
siti da bonificare viene introdotto un premio del 5%
sull’importo della tariffa base. Si conferma infine il
premio del 5% per gli impianti installati in sostituzione
di coperture contenenti amianto, la cumulabilità del
contributo del conto energia con benefici e contributi
pubblici, l’incompatibilità con la richiesta di detrazioni
fiscali e l’applicazione dell’iva agevolata al 10%. Insieme
ai meccanismi di incentivazione, per lo sviluppo del
settore fotovoltaico un ruolo particolarmente importante è stato svolto dalle banche che, credendo fortemente nel “progetto”, hanno messo a disposizione
strumenti e risorse per favorire la diffusione dell’uso
di energie rinnovabili. In questo contesto si inserisce
la Convenzione quadro nazionale siglata nel 2006 tra
Legambiente e Federcasse (Federazione Italiana delle
Banche di Credito Cooperativo) per favorire e incentivare l’efficienza energetica attraverso finanziamenti
agevolati.
In base alla convenzione, adottata su quasi tutto il
territorio nazionale grazie all’interessamento delle
Federazioni locali delle BCC e i Comitati Regionali di
Legambiente, sono stati valutati positivamente 1.880
progetti, la maggior parte promossi da cittadini e
piccole realtà del territorio e concessi finanziamenti
per circa 100 milioni di Euro. Confortati dai lusinghieri
risultati conseguiti, Federcasse e Legambiente hanno
rinnovato di recente la convenzione per il triennio 20102013, ampliando la base degli interventi ammissibili ora
suddivisi in quattro linee di prodotto:
12
+ la Linea rinnovabili ed efficienza (realizzazione di
nuovi impianti, potenziamento di impianti esistenti,
interventi volti a conseguire maggiori efficienze nel
consumo di energie);
+ la Linea Casa ecologica (acquisto e/o costruzione di
abitazioni energeticamente efficienti, ristrutturazione
edilizia secondo i criteri dell’efficienza energetica e
della bioedilizia);
+ la Linea Risparmio idrico (realizzazione di interventi
volti a ridurre il risparmio idrico, interventi di recupero,
stoccaggio, depurazione e utilizzo di acqua piovana);
+ la Linea Mobilità sostenibile (acquisto mezzi di
locomozione elettrici, ibridi o bifuel, realizzazione di
impianti fotovoltaici per l’alimentazione di tali mezzi).
Sfruttando le potenzialità offerte dalla convenzione
nazionale con Legambiente, anche CrediUmbria ha
coinvolto e sostenuto molte realtà (privati ed aziende)
del suo territorio di competenza nella realizzazione di
impianti fotovoltaici.
Nel corso del triennio 2008/2010 CrediUmbria ha finanziato 90 progetti (altri sono in corso di approvazione
ed erogazione prima della fine del 2010) concedendo
finanziamenti agevolati per circa 3,5 milioni di Euro; un
buon risultato che la Banca intende ripetere in futuro
visto il crescente interesse mostrato dai suoi clienti per la
produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.
Per questo motivo CrediUmbria offre finanziamenti finalizzati (chirografari e/o ipotecari) con durata massima di
20 anni e tasso variabile pari all’Euribor 6 mesi + 1,50
(i finanziamenti prevedono un tasso minimo - floor - al
3,60% per durata fino a 10 anni e al 4,00% per durata
oltre i 10 anni).
importo finanziato per comune
Anno
Filiale
2008
Moiano
2009
2010
€ 439.000
€ 238.000
€ 677.000
€ 33.000
€ 33.000
€ 104.750
€ 153.750
€ 88.000
€ 88.000
€ 399.700
€ 479.700
€ 48.000
€ 48.000
Tavernelle
€ 49.000
Castiglione del Lago
Città della Pieve
€ 80.000
Ficulle
Allerona
Totale complessivo
Fabro stazione
€ 104.000
€ 373.000
€ 477.000
Pozzuolo
€ 48.950
€ 55.000
€ 103.950
Ciconia
€ 165.000
€ 67.700
€ 232.700
Orvieto
€ 148.283
€ 119.600
€ 267.883
€ 34.000
€ 115.000
€ 595.640
€ 118.500
€ 157.400
€ 275.900
€ 1.186.733
€ 1.799.150
Terni centro
€ 446.640
Terni Gabelletta
Totale complessivo
€ 446.640
€ 3.432.523
importo finanziato per settore
Settore
Filiale
Moiano
Az. agricola
Residenziale
Aziendale
Totale complessivo
€ 150.000
€ 228.000
€ 299.000
€ 677.000
Tavernelle
€ 33.000
Castiglione del Lago
€ 54.750
Città della Pieve
€ 33.000
€ 99.000
€ 153.750
€ 88.000
€ 88.000
€ 365.700
€ 479.700
Ficulle
€ 114.000
Allerona
€ 48.000
Fabro stazione
€ 189.000
Pozzuolo
€ 103.950
Ciconia
€ 136.700
€ 96.000
€ 232.700
Orvieto
€ 48.283
€ 219.600
€ 267.883
€ 444.140
€ 129.000
€ 595.640
Terni centro
€ 22.500
€ 288.000
€ 172.500
€ 1.675.723
€ 477.000
€ 103.950
€ 275.900
Terni Gabelletta
Totale complessivo
€ 48.000
€ 275.900
€ 1.584.300
€ 3.432.523
13
iDEE – Associazione delle donne
del Credito Cooperativo
di Anuska Angeli
Come in molte delle realtà che ci circondano, la presenza femminile inizia a far sentire la propria voce;
ambiti lavorativi, ritenuti di esclusiva prerogativa
maschile, vedono ormai la fattiva presenza di donne che
hanno il desiderio di affermare la propria identità professionale. Nel mondo del Credito Cooperativo la presenza femminile si è andata via via incrementando negli
anni sino a raggiungerne anche gli ambiti dirigenziali.
Il fare banca nel Credito Cooperativo è sentirsi partecipi
in prima persona dell’azienda dove si lavora, con uno
spirito di collaborazione e cooperazione che contraddistingue le ex Casse Rurali ed Artigiane. Le donne che
lavorano nel Credito Cooperativo, intendendo non solo
le dipendenti, ma anche gli amministratori, le clienti e le
socie, sono particolarmente sensibili a queste tematiche
ed il 29 aprile 2004, con la costituzione di “iDEE Associazione delle donne del Credito Cooperativo”, ne
hanno dato un ulteriore segno tangibile. L’associazione
è stata costituita da ventidue socie fondatrici appartenenti al sistema del Credito Cooperativo, permettendo
l’iscrizione a tutte le persone che lavorano o operano
in qualità di soci o amministratori, nell’ambito del
panorama del Credito Cooperativo; ad oggi, dopo 6
anni dalla fondazione, ha al suo attivo
ben 702 iscritti, contando così sull’attività di molte e molti volontari, nonché sul
loro sostegno economico essendo iDEE
un’associazione senza scopo di lucro. La
finalità di iDEE è quella di promuovere
e valorizzare le risorse femminili, secondo il principio
delle pari opportunità e della conciliazione tra lavoro e
famiglia. Trasformare, inoltre, in patrimonio comune e
in cultura aziendale, i valori, le conoscenze e le informazioni. E’ con questi obiettivi che opera l’Associazione
delle Donne del Credito Cooperativo, impegnata anche
in iniziative di scambio di esperienze e conoscenze tra
le associate e, dall’altro, a dare visibilità al contributo
apportato dalle donne all’interno della categoria. L’Associazione iDEE è basata sulla partecipazione proattiva
di tutte le socie; a tale scopo sono stati creati Gruppi
di Lavoro, ai quali le socie possono aderire liberamente
secondo i propri interessi e le proprie competenze.
Ogni Gruppo stabilisce autonomamente obiettivi,
progetti specifici e modalità operative, presentandone
i risultati a tutte le associate nel corso degli incontri
istituzionali. Infatti ogni anno l’Associazione organizza
eventi, seminari e giornate di approfondimento per la
diffusione e condivisione di competenze ed esperienze. Si tratta di incontri a carattere nazionale con l’obiettivo
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primario di trasferire modelli di successo professionale
e imprenditoriale femminile a vantaggio della collettività, dell’organizzazione e del singolo. Ogni evento
regala ai partecipanti momenti di approfondimento,
di socializzazione e di scambio di idee, appunto, con
un’attenzione particolare al bene in ogni sua sfaccettatura inteso come salute, come equilibrio psicofisico,
come benessere interiore o ancora più esteso all’ambiente che ci circonda, parlando non solo di realtà lavorative, ma di natura, risparmio energetico ed energie
rinnovabili. Ogni giornata di studio e convention meriterebbe di essere descritta, perché dalla prima del 2004
svoltasi a Rimini, all’ultima di pochi giorni fa svoltasi
a Gerace (RC), sono state un crescendo di interessanti
opportunità dove è stato possibile, letteralmente,
arricchire le proprie conoscenze ascoltando professori
universitari, medici, filosofi, manager, scrittori, attrici o
semplicemente persone che hanno accolto l’invito di
condividere conoscenze ed esperienze personali con
un’assemblea per lo più in rosa.
A tal proposito vorremmo citare l’intervento della
professoressa Cristina Bombelli, docente dell’Area
Organizzazione e Personale della Sda Bocconi e titolare
di importanti laboratori di ricerca del
benessere nelle organizzazioni e nell’individuo, nonché scrittrice, la quale in occasione delle giornate di studio “IL BENE:
corpo mente e anima” che si sono svolte
a Tabiano Terme il 5 e 6 aprile 2008,
ha saputo con simpatia ed autoironia rappresentare
quanto le differenze di genere possano inibire i comportamenti umani. Molto interessanti (all’Assemblea 2008
di Riccione), la relazione del professor Giorgio Celli,
entomologo, docente presso l’Università di Bologna,
europarlamentare, scrittore e presentatore televisivo,
che ha parlato del comportamento cooperativo nel
mondo animale e delle loro interazioni con l’ambiente,
l’intervento dell’attrice Corinne Clèry, e l’immancabile
saluto del Presidente di FederCasse Giorgio Azzi che ha
sostenuto fin dalla costituzione l’Associazione.
Tutti gli incontri prevedono poi un momento di relax
per coinvolgere i familiari delle iscritte con escursioni a
carattere naturalistico e culturale. In conclusione il Credito Cooperativo è anche un mondo che si tinge di rosa,
e se un po’ questo articolo vi ha incuriosito, vi invitiamo
a chiedere informazioni presso la filiale a voi più vicina
o direttamente presso la sede di Moiano, sarebbe bello
mostrarvi un altro modo di far parte di questa nostra
realtà che si dimostra sempre DIFFERENTE!!!!
Le iniziative
editoriali
Io ho 50 anni
di Antonio Lubrano
Due immagini leggermente sfocate e due nitide, a
fuoco: le prime mostrano una folla in bianco e nero,
clienti di ieri, e a colori invece una folla di clienti di
oggi; le altre due invece propongono lo Stradone di
Moiano com’era e lo Stradone com’è oggi. Quattro
foto a simboleggiare la nascita, la crescita e l’evoluzione di una banca, CrediUmbria, che nel 2009 ha
celebrato il suo primo mezzo secolo di vita. Quattro
foto che vogliono essere il biglietto da visita di un‘opera in due volumi (trecento pagine) intitolata “Io ho
50 anni”, concepita e realizzata proprio per ricordare
l’evento.
Alla folla, e dunque ai tanti individui che sono i veri
protagonisti di un istituto di credito cooperativo, è
dedicata la copertina e la controcopertina del primo
tomo che raccoglie le testimonianze sugli esordi
della Cassa di credito rurale e artigiana e su Moiano
com’era e com’è.
Parlano alcuni di coloro che videro nascere lo sportello
e parlano i soci di oggi, che sono per la gran parte
cittadini di Moiano o dei paesi limitrofi. Ciascuno contribuisce con un dettaglio o con un ricordo a costruire
il racconto di una inconsueta avventura qual è stata
quella della creazione di una banca in un piccolo
centro, addirittura la frazione di un paese. Allo stesso
modo i titolari delle tante attività che caratterizzano
questo borgo disegnano un quadro vivacissimo della
Moiano attuale.
Il primo volume (da me curato) si apre con il discorso
del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che
nel dicembre scorso diede lustro con la sua cordiale
partecipazione al convegno del cinquantennio svoltosi
a Città della Pieve. E contiene inoltre una ricostruzione
dell’anno 1959 oltre che una vera e propria geografia
della banca con le sue 12 filiali.
Il secondo volume, avvolto nelle due immagini dello
Stradone, è dedicato alla storia della Cassa da quando
85 soci firmano l’atto costitutivo fino a quando
diventa CrediUmbria.
Le sue vicissitudini, dai successi iniziali al periodo
critico del commissariamento, dalla ripresa all’attuale
consolidamento con oltre 1800 soci e un patrimonio
di circa 38 milioni di euro, sono narrate dal prof.
Gianfranco Cavazzoni, titolare della cattedra di economia all’Università di Perugia e profondo conoscitore
dello sviluppo del credito cooperativo in Umbria.
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Le iniziative
editoriali
Io ho 50 anni
di Gianfranco Cavazzoni
Su una pietra miliare, la “fiducia”, si è costruito
un istituto di credito che oggi festeggia i 50 anni
della sua attività in un contesto completamente
cambiato, dove nuove sfide attendono nuove
risposte: è quella piccola Cassa Rurale ed Artigiana,
il cui orizzonte nel 1959 era rappresentato dal
cielo di Moiano. Per chi, abituato ad avere tutto
a disposizione, a coprire lunghe distanze in tempi
brevi, quel mondo sembra - anche se appartiene
all’esperienza di molti di noi - più lontano di quanto
gli anni ci dicano.
Mi sento onorato, e ringrazio chi me ne ha dato
l’opportunità, per aver potuto fermare, sulle pagine
di una ricerca, la storia della Banca, oggi CrediUmbria, nata dal bisogno di rimediare ai danni di una
lunga guerra e di prospettare condizioni di vita
migliori a chi viveva ai limiti della sopravvivenza.
La narrazione inizia con il ricordo delle origini, a
livello nazionale, delle Casse Rurali ed Artigiane,
certo che i principi etici che le hanno ispirate sono
stati gli stessi che hanno animato gli 85 volenterosi
e intraprendenti soci, “uno spaccato della società
civile del momento”, che il 15 febbraio si sono
presentati davanti al notaio Dott. Caludio Mariottini per fondare la “Cassa Rurale ed Artigiana
di Moiano”.
Tra coloro che ne hanno promosso la costituzione,
un ruolo determinante va riconosciuto a Geremia
Galeotti, Angelo Dionisi (rispettivamente primo
Presidente e suo immediato successore), Franco
Gosti, Mario Graziani, Fosmeo Imbroglini, Ezio
Lucacchioni, Otello Mercanti, Umberto Palmerini,
Don Egisto Armellini.
Il locale dove quegli uomini di buona volontà,
muniti di coraggio, speranza e saggezza, hanno
dato vita alla prima “difficile raccolta” è oggi quasi
dimenticato. Gli spazi operativi si sono incredibilmente ampliati, i confini del territorio si sono
aperti; quella prima macchina da scrivere e quella
calcolatrice sono state sostituite da nuovi strumenti
veloci quanto il pensiero e tutto si muove nell’etere.
E allora che resta? Gli uomini che il loro “potere”
hanno trasformato in un servizio per il bene
comune, comprendendo che si progredisce nell’unità di intenti quando, davvero, ci si riconosce
parte di un tutto che si chiama prima “comunità”,
poi “società”. Alternandosi con sensibilità e con
16
professionalità alla guida della gestione aziendale,
essi hanno dato vita ad iniziative economicamente e
socialmente proficue per le famiglie e per le piccole
e medie imprese, e ad azioni incisive per lo sviluppo
dell’economia del territorio.
I numeri, che Pitagora definisce “sostanza delle
cose”, racchiudono nel loro mistero valori che si
manifestano ad una analisi attenta. Nella asetticità
delle tabelle riportate nel volume celebrativo, che
evidenziano gli indicatori più significativi di sviluppo
relativi alla raccolta, agli impieghi, al patrimonio, alla
redditività, si dipanano tante vicende umane. Quelle
cifre celano sofferenze, successi, destini che, nella
memoria di coloro che li hanno vissuti, diventano
“Nomi” e “Volti”.
Ed anche quando competenze, ruoli e professionalità diversificano il loro operare, a tutti deve andare
la riconoscenza. In questo lungo cammino c’è stato
sempre chi ha saputo fare uscire la Banca dalle “secche”, anche quando ha vissuto una situazione finanziaria dai connotati piuttosto preoccupanti. Sono gli
anni in cui, sottoposta al regime di amministrazione
straordinaria, trova nel Commissario Prof. Sergio
Corallini e nel Direttore Franco Verdi coloro che,
con il sostegno delle istituzioni locali, in particolare
del mondo cooperativo, riescono a raddrizzare un
timone che sembrava aver perso la rotta.
Una volta “rifondata”, Angelo Galeotti diventa
Presidente della Cassa e, mostrando grandi doti di
equilibrio, ne orienta la gestione verso una maggiore
solidità aziendale, anche attraverso un incremento
della base sociale.
Ma chi con passione ha pensato e realizzato che
l’Istituto da Moiano varcasse i confini della provincia
perugina ha lasciato il suo nome in un “monumento
più duraturo del bronzo”: l’evoluzione di un Paese.
Si deve, infatti, alla lungimiranza di Franco Tomassoni e di Sandro Banella la proposta di realizzare, nel
corso del 2000, la fusione fra la “Banca di Credito
Cooperativo del Trasimeno” e la “Banca di Credito
Cooperativo di Ficulle”, di cui erano i rispettivi presidenti, dando vita alla “Banca Trasimeno Orvietano
- Credito Cooperativo”.
Saranno poi i ripetuti contatti presi con Carmelo
Campagna, Vice Presidente della “Banca di Credito
Cooperativo di Terni e della Valnerina”, a favorire
la costituzione di CrediUmbria – Banca di Credito
Cooperativo”, istituto calibrato su un progetto di
stampo regionale, alla cui guida il 18 febbraio 2009
viene nominato Palmiro Giovagnola.
Dietro tutto ciò ci sono state visioni condivise, rese
tali dal conseguimento di un bene comune che sempre dovrebbe essere meta per ogni azione umana.
Ma quello che può sfuggire ad una analisi e che le
parole non sempre riescono ad esprimere lo si ritrova
nei mutamenti reali, nell’acquisita consapevolezza
che, superate le necessità primarie, si cercano mete
più alte per poter rispondere a quei bisogni interiori
che portano l’uomo ad essere ciò che dovrebbe.
L’Istituto ha curato questo aspetto, sostenendo
edizioni di opere che si occupano di arte e di storia
locale, nonché associazioni che hanno contribuito
a salvaguardare il patrimonio storico e culturale del
territorio e, rispondendo a nuove istanze, organizzando viaggi culturali per dare a “tanti” l’opportunità di vedere luoghi dello spirito dove, seppur
inconsapevolmente, ognuno cerca la risposta ai
perché dell’esistenza.
In questo particolare momento, ci sono ulteriori
ostacoli da superare di fronte ad una crisi che non
sembra in via di risoluzione ed i cui effetti sono presenti in ogni settore della vita economica. Sono certo
che l’Istituto, come per il passato, li saprà affrontare
con successo, non avendo mai dimenticato di essere
“Banca con l’anima” e continuando a vedere in
coloro che a lei si rivolgono non il cliente ma il socio,
uno dei tanti mattoni della sua solida costruzione.
Del resto solo quando il metallo delle monete o la
carta filigranata si trasformano in risposta ai bisogni
e ai desideri, acquistano il loro valore, come è stato
fin da quando Leone Wollemborg pensò e realizzò
la Cassa Rurale di Loreggia.
Trovo significativo che la prima immagine di questo
lavoro sia un piccolo locale dove, per volere di chi
riesce a vedere oltre il presente, viene inaugurato
uno sportello bancario, simbolo di una capacità
strategica e di un dinamismo gestionale che, attraverso la progressiva ricerca di un adeguato dimensionamento aziendale, hanno qualificato la Banca
come centro propulsore per lo sviluppo economico
dell’intera regione.
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Le iniziative
editoriali
Tutte le opere di Don
Egidio Binacchiella
di Remo Serafini
Don Egidio Binacchiella è stato parroco di Mongiovino
dal 1935 al 1948 e di Panicarola dal 1948 al 1980,
anno della sua morte.
Don Egidio, oltre ad aver svolto con zelo e impegno
il suo apostolato parrocchiale, è stato anche un
appassionato ricercatore di storia del compresorio
del Trasimeno.
Frutto di queste sue ricerche sono tre pubblicazioni:
Memorie di Panicarola (1969)
Il Lago Trasimeno e i suoi dintorni (1971)
Castiglione del Lago e il suo territorio (1977)
Quest’ultima in particolare è l’opera più approfondita
e completa che sia stata pubblicata sul
territorio di Castiglione del Lago.
Purtroppo le tre pubblicazioni erano da
anni esaurite.
La Banca Crediumbria ha favorito e sostenuto l’iniziativa degli abitanti di Panicarola
di ristampare le opere di Don Egidio. La
nuova pubblicazione è stata curata da Don
Remo Serafini, parroco di Sanfatucchio ed
esperto di storia locale.
Don Remo alla morte di Don Egidio, trasferì
tutte le sue “carte”, dattiloscritti e manoscritti, nell’Achivio Diocesano di Città della
Pieve, dove attualmente sono conservate.
Tra queste “carte” Don Remo ha ritrovato
di Don Egidio una storia di Mongiovino
dattiloscritta mai pubblicata, e manoscritti
sulle Famiglie Antiche di Mongiovino e
Panicarola e altre nove pagine manoscritte
sulla canapa e l’arte del tessere.
Così è stato pubblicato tutto quanto ci
ha lasciato Don Egidio, le opere edite e
inedite:
 Memorie di Panicarola
 Il Lago Trasimeno e i suoi Dintorni
 Castiglione del Lago e il suo Territorio
 Il Tornio, L’arrotino, e L’arte del Tessere
 Famiglie Antiche di Mongiovino
 Famiglie Antiche di Panicarola.
Don Remo vi ha premesso un'introduzione
di cinquanta pagine sulla figura e personalità di Don Egidio con ricordi personali.
La presentazione di tutte le opere di
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Don Egidio Binacchiella è avvenuta nell’ambito dei
festeggiamenti della Madonna del Busso a Panicarola
il 23 settembre 2010.
Erano presenti Mons. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo
di Perugia, Sergio Batino, sindaco di Castiglione del
Lago, il prof. Mario Tosti dell’Università di Perugia e
Franco Verdi, Direttore Generale di CrediUmbria Banca
di Credito Cooperativo.
Tutte le opere di Don Egidio sono così a disposizione
degli studiosi e di tutti coloro che amano la storia, le
origini del proprio territorio, la sua cultura e le sue
tradizioni.
La CrediUmbria, favorendo e sostenendo questa pubblicazione, ha reso più gioiosa la festa della Madonna
del Busso, ricorrendo il 30° della permanenza dell’attuale parroco Don Leonardo Romizi a Panicarola.
E proprio a Don Egidio e a Don Leonardo è dedicato
il libro come segno di affetto e di gratitudine.
I VANTAGGI
DI ESSERE SOCIO
La centralità in un’azienda cooperativa deve
essere sempre più valorizzata, non solo
per quanto riguarda la partecipazione alle
decisioni e alla vita dell’azienda, ma anche
per la “convenienza”. Conviene all’azienda
avere più soci, anche per rispondere a quanto
prescritto dalla normativa che prevede il
mantenimento del requisito di mutualità e,
quindi, i relativi vantaggi fiscali se gli affidamenti ai soci superano il 50% del totale
degli affidamenti.
Conviene al socio che, anche in relazione
all’ultima delibera del Consiglio di Amministrazione, vede aumentare considerevolmente i vantaggi. Ad ogni buon conto vorremmo riepilogare il quadro complessivo dei
vantaggi dell’essere socio della nostra Bcc.
 Giornale informativo periodico
sull’attività della Banca
 Organizzazione gita sociale
con vantaggi per i soci
 Festa annuale del socio
 Premi di diploma e di laurea
per i soci e figli dei soci
 Contributo per l’acquisto di libri
scolastici
 Prestiti per la partecipazione a corsi
di specializzazione scolastica in
Italia e all’estero
 Prestiti per cure sanitarie
 BONUS di 1.000 euro per i figli,
neonati, dei soci con l’apertura di
un libretto di deposito al risparmio
 Commissioni ridotte del 50%
sui prestiti personali, mutui fondiari
per le aziende, mutui casa per le
famiglie
 Sconto del 50% sulle spese di
custodia e amministrazione titoli
Notizie dall’area
FINANZA
Quantitative easing, termine anglosassone che si traduce in alleggerimento quantitativo e indica la creazione di moneta da parte di
una Banca Centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato
aperto (transazioni effettuate in Borsa), nel sistema finanziario ed
economico; è essenzialmente il processo attraverso il quale un istituto
monetario aumenta la base monetaria attraverso la stampa (termine
non esatto, dato che oggi l'immissione avviene in forma elettronica)
di nuova moneta.
Questa è la risposta data in questi giorni ai mercati dalla Riserva
Federale americana per fronteggiare un quadro macroeconomico
che stenta a stabilizzarsi e dove ancora la disoccupazione non mostra
segnali di regressione attestandosi al 9,6%. La cifra stanziata per
questa trance di operazioni è stata fissata in 600 mld. di dollari che
si devono aggiungere alla tranche da 1.700 miliardi messa in atto
dalla Fed tra il dicembre 2008 ed il marzo 2010 per far fronte alla
crisi innescata dai mutui subprime. Mentre la prima tranche era stata
giustificata con la carenza di liquidità che si era verificata nel dopo
Lehman Brothers e dalle esigenze di rilanciare un’economia in forte
recessione, questa seconda tranche avrà come obbiettivo principale
la lotta alla disoccupazione ed il rilancio economico americano che
presenta segni di debolezza pur non mostrando numeri da recessione. Il raggiungimento dell’obiettivo non è scontato, quel che
sembrerebbe certo è che questa operazione dovrebbe sostenere sia
il mercato obbligazionario, ai massimi ormai da mesi, sia il mercato
azionario che peraltro, negli ultimi 4 mesi, ha messo a segno performance a due cifre. Gli obiettivi del piano sono chiari: il sostegno ai
mercati, anche se quelle che sembrano non essere molto chiare sono
le conseguenze di una generazione così grande di massa monetaria.
Il governatore Mario Draghi, lo scorso mese, ha sottolineato come
«(…) se si immette troppa liquidità, si può mettere a repentaglio la
stabilità futura dei prezzi e generare instabilità».
In questo contesto, la valuta americana si è fortemente indebolita nei
confronti di quasi tutte le valute mondiali causando forti squilibri e
generando una vera e propria “guerra delle valute”. Si sa che quando
si tratta di cambi valutari le partite sono sempre molto delicate e gli
eventuali interventi governativi possono sempre sorprendere; in questo contesto si consiglia di monitorare con attenzione l’andamento
dei mercati azionari delle prossime settimane per capire se ci saranno i
presupposti per una prosecuzione del rialzo o se ci troviamo di fronte
all’ennesima “falsa partenza”.
Per quanto riguarda i tassi di interesse, negli ultimi mesi si sono verificati due fenomeni opposti: l’Euribor 3 mesi si è mosso in moderato
e costante rialzo dai minimi del marzo 2010 (0,65% ) andando a
superare la barriera psicologica dell’1%, mentre l’I.R.S. (Interest Rate
Swap) 10 anni è continuato a scendere fino a far segnare un minimo
record verso la fine di agosto a ridosso del 2,30% salvo poi risalire
lievemente intorno al 2,7%.
Le divergenze in atto sono notevoli, gli scenari futuri potrebbero
essere molto diversi in termini di aspettative, pertanto si consiglia di
porre la massima attenzione nell’allocazione dei propri risparmi cercando di capire sempre la propria propensione al rischio ed il proprio
orizzonte temporale di riferimento. Il nostro personale di sportello
rimane sempre a completa disposizione per affiancarvi nelle scelte
di investimento più idonee al vostro profilo.
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DICEMBRE 2010- PERIODICO TRIMESTRALE - N° 2/2010