Agri Lodi
APRILE 2011
Mese
GLI AGRICOLTORI LODIGIANI
DATI METEO ............................................... 1
SONO COLONIZZATORI O COLONIZZATI?
AGRICOLTORI LODIGIANI, COLONIZZATORI O COLONIZZATI? ............................................... 1
In attesa che il 6° censimento dell’agricoltura
ci restituisca una fisionomia dettagliata del
sistema rurale lodigiano, il servizio statistico
del Dipartimento Agricoltura e Ambiente rurale,
periodicamente, scandaglia il SIARL (Sistema
Informativo Agricolo della Regionale Lombardia)
per cogliere aspetti talvolta particolari del nostro
mondo agricolo. In alcune circostanze i dati
ricavabili non hanno un significato che vada
oltre la semplice curiosità statistica. Tuttavia
costituiscono una “tessera” che concorre a
delineare un quadro d’insieme.
Tra le varie elaborazioni effettuate recentemente
una ci ha permesso di rispondere ad una domanda
(forse un po’ oziosa) di taglio sociologico che
potremmo così formulare: “gli agricoltori lodigiani
sono colonizzatori o colonizzati dai loro colleghi
delle provincie limitrofe?”
Il criterio adottato per dare una risposta si è
basato su una ricognizione dei titoli di conduzione
dei terreni lodigiani. In altri termini, attraverso il
SIARL è stato verificato in che misura le imprese
agricole con sede legale in provincia di Lodi siano
effettivamente le conduttrici dei terreni rientranti
nei confini amministrativi della Provincia e in che
misura abbiano in disponibilità anche terreni extraprovinciali. Specularmente, abbiamo quantificato
in che frazione i terreni lodigiani siano condotti
- “conquistati”- da imprese con sede legale fuori
provincia ossia da imprese “non lodigiane”.
Il risultato della ricerca restituisce un’immagine
del sistema imprenditoriale agricolo lodigiano
leggermente “colonizzato”.
I dati infatti certificano che a fronte di 5.607
ettari di terreno extra-provinciale condotto da
aziende laudensi (per l’esattezza da 132 imprese
locali) ci sono però ben 6.887 ettari di terreno
collocato entro i confini della Provincia che sono
in disponibilità a 280 imprese residenti fuori dai
confini lodigiani. Il saldo negativo e di 1.280 ettari
ossia pari al 2% della Superficie Agraria Totale
(SAT) della provincia di Lodi.
Quale ultima annotazione rileviamo che la
PROVE ON
FARM
RIETALI
MAIS
DI
MISURE 112
SENZA
GLI
2011: SEMINATI I CAMPI VA..................................... 2
121: NIENTE AIUTI ALLE AZIENDE
STOCCAGGI ..................................... 2
E
STRUMENTI
DELLA
FALCIATRICE PER FORAGGI
RINUNCIARE
AL
POSSIBILE NEL
MAIS
MEMORIA:
.......................... 3
PER
LODIGIANO?
CONDIZIONALITÀ:
...................... 3
LA
IN ARRIVO IL GELATO LODIGIANO TERRA BUONA .. 4
CONOSCIAMO LA FAUNA LOCALE: I PIPISTRELLI ... 5
ESAMI DI ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO VENATORIO ......................................................... 6
DATI METEO (1-31 MARZO)
ƒC
T min (°
( C)
T max (°
( C)
pioggia (mm)
20,0
18 0
18,0
mm
70,0
60,0
16,0
50 0
50,0
14,0
0
12 0
12,0
40,0
10,0
,
30,0
8,0
80
6,0
20 0
20,0
4,0
10 0
10,0
2,0
20
0,0
,
0,0
,
1-10 mar
11-20 mar
21-31 mar
Media dei dati rilevati dalle capannine di Lodi, Cavenago
d’Adda e Sant’Angelo Lodigiano (fonte ARPA).
www.provincia.lodi.it
tendenza a cedere terreno ai “forestieri” si è
accentuata negli ultimi 5 anni. Nel 2006 il saldo
negativo si era attestato sui 558 ettari.
PROVE ON FARM 2011: SEMINATI I CAMPI
VARIETALI DI MAIS
Il 2 aprile scorso sono stati seminati i parcelloni
della prova varietale di mais afferente al “Progetto
Grandi Colture”, istituito e finanziato da ERSAF e
Regione Lombardia. Per il quarto anno consecutivo la prova si svolge sui terreni di Carlo Franciosi ad Ossago Lodigiano. Il terreno, lo stesso dello
scorso anno, è stato arato il 25 marzo dopo la
distribuzione di liquame bovino. La concimazione
di fondo è stata completata con 300 kg/ettaro di
concime organo-minerale e 400 Kg/ettaro di urea
entec.
Contestualmente alla semina è stato distribuito
un prodotto geodisinfestante su tutte le parcelle.
Il diserbo di pre-emergenza ha completato le operazioni. Gli ibridi in prova del 2011 sono 15 di cui:
3 appartenenti alla classe FAO 500, 9 alla classe
600 e 3 alla classe 700. Nella sottostante tabella
sono riportati gli ibridi in prova, le ditte produttrici,
la classe e le novità, cioè gli ibridi utilizzati per la
prima volta nelle prove parcellari che quest’anno
sono ben 8.
FAO
Ditta
Ibrido
600 COOPSEMENTI
SNH8605
600 PIONEER
PR32F73
500 NK SYNGENTA SEEDS
*SY SINCERO
600 PIONEER
PR32G44
note
new
new
Tester
600 MAISADOUR
MAS 70. F
new
600 DEKALB
DKC6815
new
600 KWS
KALIPSO
new
600 LIMAGRAIN
LG 30.681
new
500 NK SYNGENTA SEEDS
NK FAMOSO
Tester
500 NK SYNGENTA SEEDS
*SY SINCERO
new
600 SEMILLAS FITO' ITALIA
CARELLA
700 PIONEER
PR31D24
700 PIONEER
P1758
600 SIS
KAROLAS
new
700 FMB
GDM757
new
500 NK SYNGENTA SEEDS
500 ISTA VENETO SEMENTI
*SY SINCERO
new
CONSUELO
* Varietà testimone
I parcelloni potranno essere visitati dagli operatori del settore maidicolo nella consueta giornata
in campo organizzata in prossimità della raccolta
e della quale daremo in seguito ampia diffusione.
La visita ai campi varietali, grazie alle relazioni
dei tecnici dell’istituto di maiscoltura di Bergamo
e dell’ARPA Lombardia, avrà lo scopo di evidenziare le differenti caratteristiche qualitative degli
ibridi influenzate dalla stagione meteorologica
che caratterizzerà l’annata maidicola 2011.
MISURE 112
E
121
DEL
PSR:
NIENTE AIUTI
ALLE AZIENDE CHE NON ADEGUERANNO LE STRUTTURE PER LO STOCCAGGIO DEI REFLUI
Come già in passato stabilito con provvedimenti
di attuazione riferiti alla Direttiva n. 676 del 12
dicembre 1991 meglio conosciuta come “Direttiva
Nitrati”, la Regione Lombardia ha ribadito che la
data del 31 dicembre 2010 va considerata come
termine per il rispetto delle prescrizioni in essa
contenute.
In realtà con l’ultima nota interpretativa, la
Direzione Generale Agricoltura della Regione
specifica che il vincolo, divenuto efficace dalla
fine dello scorso anno, è da considerarsi riferito
unicamente all’adeguamento delle strutture di
stoccaggio dei reflui prodotti in allevamento,
per la cui realizzazione sarebbero concessi
alle aziende agricole ulteriori 36 mesi di tempo
decorrenti proprio dal 31.12.2010.
Partendo da questi presupposti di base e al fine
di sostenere economicamente solo le aziende
a norma, in materia di protezione delle acque
dall’inquinamento da nitrati, è stato studiato a
livello Regionale un articolato sistema di garanzie
fidejussorie da applicare in maniera differenziata
a seconda della misura sulla quale viene richiesto
il contributo ed in base ai contenuti del Piano
aziendale presentato a corredo delle istanze di
finanziamento.
Per quanto riguarda le richieste di premio di
insediamento giovani (misura 112) sarà richiesta
quindi all’azienda la presentazione di una
polizza fidejussoria con scadenza 31.12.2013
(maggiorata di tre rinnovi semestrali automatici)
ovvero alla data in cui l’adeguamento delle
strutture di stoccaggio dovrebbe essere ultimato,
pena la perdita del contributo concesso.
La stessa tipologia di fideiussione verrà richiesta
anche nel caso di contributi richiesti in base alla
misura 121 o su entrambe le misure con modalità
“pacchetto giovani” ma solo se il piano aziendale
presentato non contempli anche interventi di
adeguamento delle strutture di stoccaggio degli
effluenti di allevamento. Viceversa, nessuna
Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente
2
polizza fidejussoria sarà necessaria in quest’ultimo
caso per domande di contributo finalizzate anche
ad adeguare gli stoccaggi dei reflui in relazione
alle quali la concessione o meno del contributo
sarà stabilita in occasione dell’accertamento
finale dei lavori.
della casa D. M. Osborne di Aubur (New Jersey),
rappresentata in Italia dall’Ing. Farina di Verona
e la “Massey-Harris” della Casa Massey-Harris
di Toronto (Canada), rappresentata in Italia dalla
ditta G. Secondo di Verona, che ebbero un certo
successo sul mercato italiano e lodigiano.
GLI STRUMENTI DELLA MEMORIA:
FALCIATRICE PER FORAGGI CON TRAINO EQUINO
(“LASTRA” O “LASTRON”)
Tra le prime grandi innovazioni tecnologiche che
fecero la storia della meccanizzazione agricola,
si annovera la cosiddetta “falciatrice per foraggi
a leva ordinaria”, ovverosia la “barra falciante”,
chiamata in linguaggio locale “Lastra” oppure
“Lastron”.
Si tratta di un apparato meccanico che ebbe la
sua culla in America dove, a partire dalla metà
del 1800, il grande sviluppo dell’agricoltura, che
in quel contesto cominciò ad assumere caratteri
prossimi all’industrializzazione, aveva favorito
la progettazione di nuovi elaborati mezzi per il
lavoro rurale.
La falciatrice funzionava grazie alla trazione
equina, assicurata da uno o due cavalli. Il moto
delle ruote veniva trasmesso all’apparto di taglio
attraverso leve ed ingranaggi accoppiati, così che
nel procedere si dava movimento orizzontale ad
una lama metallica (in sostanza una barra metallica
sulla quale erano inserite delle minuscole lame
triangolari) inserita in un pettine che permetteva
il taglio dell’erba e dei foraggi i genere, mentre
l’operatore rimaneva comodamente seduto alla
guida della “macchina”.
La larghezza del taglio variava a seconda dei
modelli da 1 metro a 1,40.
Le prime adozioni di tanta tecnologia da parte
del mondo agricolo lodigiano, risalgono all’inizio
del 1900, anche se la maggiore penetrazione
del mercato si è registrata nel periodo tra le due
guerre, pur rimanendo contemporaneamente in
auge, per diverse motivazioni, ancora il taglio
manuale dei foraggi.
Soltanto nel secondo dopoguerra , unendo questo
sistema di sfalcio alla locomozione tramite una
motoretta nacquero le prime motofalciatrici. In
Italia si impose soprattutto la mitica BCS.
Tra le marche più importanti di falciatrici a barra
a trazione animale, ricordiamo l’americana
“Champion”, importata e commercializzata dalla
ditta Carrara di Genova, l’americana “Columbia “
Falciatrice per foraggi, a leva ordinaria, con traino equino Testo e immagine conferiti dall’Arch. Giacomo Bassi.
RINUNCIARE AL MAIS PER RISPETTARE LA
LODIGIANO?
CONDIZIONALITÀ: È POSSIBILE NEL
Per il momento è ancora un fastidio remoto, ma
presto diventerà una preoccupazione concreta,
forse drammatica per molte aziende lodigiane.
Salvo diverse disposizioni di legge e/o regolamentari.
Alla base di tutto c’è il Regolamento CE 1782 del
2003 che disciplina il regime di condizionalità per
i pagamenti diretti PAC. In recepimento degli indirizzi comunitari la Regione Lombardia adottò,
sul finire del 2007, la delibera n. 8/5993 con cui
venne recepita la norma in base alla quale, le
aziende agricole, per essere conformi ai principi
della condizionalità in tema di buona pratica agricola non potranno coltivare cereali in mono successione sullo stesso terreno per più di 5 anni.
Tale vincolo non si applica al riso ma comprende
inequivocabilmente il mais. La regola (e, quindi,
il calcolo del quinquennio) ha preso avvio a partire dalla stagione agraria 2008.
Ciò sta a significare che, salvo diverse disposizioni, gli appezzamenti di terreno che a partire
da quell’anno sono stati destinati in via continuativa alla coltivazione del mais, nella stagione produttiva 2013 dovranno necessariamente ospitare
un’altra coltura, pena un’azione sanzionatoria, da
comminarsi a carico di quelle imprese agricole
che fossero oggetto di controllo per la verifica del
rispetto dei principi di condizionalità.
Tutto ciò premesso ci si chiede: un simile vincolo
Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente
3
potrà essere rispettato dalle aziende agricole lodigiane? Vediamo la situazione.
Attraverso successivi scarichi dei dati SIARL riguardanti le annualità pregresse (le ultime 5, retrocedendo dal 2010), abbiamo appurato che la
presenza del mais ripetuto sugli stessi terreni da
almeno un lustro ha riguardato oltre il 63% della
superficie investita da questo cereale nell’ultima
annata agraria.
Delle 1.149 aziende lodigiane che nell’anno in
esame hanno coltivato mais, ben 929 lo hanno
fatto, almeno in parte, ripetendo la coltura su una
parte dei propri terreni da almeno 5 anni.
Ciò appurato, ci si chiede: queste aziende sarebbero nelle condizioni di avvicendare le colture raggiungendo il duplice obiettivo di mantenere
invariata la produzione maidicola aziendale ed al
contempo rispettare il vincolo imposto dai principi della condizionalità? In altri termini: le aziende
lodigiane, stante il loro ordinamento produttivo,
hanno terreno sufficiente per raggiungere il duplice obiettivo?
Abbiamo cercato, sempre interrogando il SIARL,
di dare una risposta ad un simile quesito. A tal
fine, per ogni impresa lodigiana che nel 2010 ha
prodotto mais abbiamo messo a confronto le rispettive superfici aziendali (in particolare le SAU)
con le porzioni di terreno destinate da ognuno di
loro alla coltivazione del mais. Poi abbiamo trasposto la situazione del 2010 alla fine del 2012,
ossia alla vigilia dell’obbligo di rotazione sui terreni con monosuccessione ultra quinquennale.
I dati che sono emersi hanno certificato che
ben 435 aziende, volendo mantenere nel 2013
invariata la propria produzione maidicola, non
avrebbero a disposizione sufficiente terreno da
investire a mais, in sostituzione di quello necessariamente da destinare ad altra coltura.
Risulta interessante, inoltre, gettare uno sguardo
sulla fisionomia strutturale di queste aziende in
potenziale difficoltà. La loro dimensione media
supera di poco i 54 ettari. Si tratta quindi di imprese più grandi rispetto alla media provinciale,
attualmente attestata introno ai 40 ettari di SAT
(superficie Agraria Totale). Tra esse poco più
della metà (228 imprese) non hanno zootecnia
e, quindi, non producono mais per autoconsumo. Queste aziende non avendo problemi per lo
smaltimento dei reflui, in via teorica, potrebbero
praticare la rotazione richiesta per rientrare nei
canoni della condizionalità. Probabilmente, però,
in una simile circostanza, il fatturato aziendale
ne soffrirebbe in misura considerevole.
Le altre 207 aziende delle 435 in potenziale difficoltà per carenza di terreno, sono ad indirizzo
zootecnico. Per loro il problema della rotazione
diverrebbe ancora più insolubile. Questo lotto di
imprese, caratterizzate da una dimensione media che si avvicina agli 80 ettari, gestiscono quasi il 60% del patrimonio suino lodigiano e oltre il
40% di quello bovino.
L’azienda “tipo” che appartiene a questo gruppo d’aziende (ossia quella che scaturisce dalla
media statistica) mantiene nelle proprie strutture produttive un patrimonio zootecnico costituito
da 208 bovini e 1054 suini. Per loro la rotazione richiesta dalla condizionalità costituirebbe un
problema, non solo per il fatto che dovrebbero
maggiormente rivolgersi al mercato per approvvigionarsi di alimenti zootecnici, ma anche probabilmente perché, dovendo rinunciare ad una
coltivazione avida d’azoto quale si configura il
mais, potrebbero trovarsi in difficoltà sul fronte
dello smaltimento dei reflui prodotti in ambito
aziendale.
Per queste imprese la quadratura del cerchio appare veramente problematica.
ANCHE IL GELATO ENTRERÀ A FAR PARTE DEL
“PANIERE” LODIGIANO TERRA BUONA
Durante la seduta del 27 aprile scorso il Comitato del Marchio ha approvato il disciplinare che
regolamenterà la produzione del gelato artigianale certificato Lodigiano Terra Buona.
La proposta avanzata da due aziende lodigiane
produttrici di gelato si è concretizzata nel documento sottoposto ad approvazione grazie al lavoro di un’apposita commissione tecnica che ha
coinvolto, oltre ai produttori anche ASL ed Amministrazione Provinciale.
Per sommi capi i contenuti del disciplinare prevedono il monitoraggio delle temperature e dei
requisiti igienico-sanitari durante tutto il processo
di produzione, stabiliscono, inoltre, delle frazioni
minime di latte e frutta a seconda delle tipologie,
vietano l’impiego di alcuni ingrdienti ed additivi
e impongono la rintracciabilità per singoli lotti di
produzione.
Perseguendo una logica di filiera il documento
prevede, infine, che il latte impiegato nella produzione del gelato Lodigiano Terra Buona dovrà
essere anch’esso certificato.
Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente
4
CONOSCIAMO LA FAUNA LOCALE:
appartenenti alla famiglia dei Vespertilionidi.
I PIPISTRELLI
Ormai è tempo di primavera, e con l’aria che
si popola di insetti assistiamo anche al ritorno,
dopo i mesi di letargo invernale, delle varie
specie di pipistrelli (o meglio dei Chirotteri, nome
dell’ordine cui appartengono) presenti nel nostro
territorio.
Benché numericamente inferiore solo ai Roditori,
l’ordine dei Chirotteri (circa 900 specie) è poco
conosciuto per la difficoltà di studiare animali con
una così particolare ecologia; i pipistrelli hanno
abitudini gregarie per la maggior parte dell’anno
e sono esclusivamente notturni: le ore di luce
vengono comunemente trascorse in uno stato
di torpore in luoghi riparati, siano essi cavità
delle piante, grotte e anfratti rocciosi o abitazioni
umane.
Sono gli unici Mammiferi capaci di volo attivo:
l’ala consiste in una membrana cutanea
(patagio) tesa fra i lati del corpo, l’arto posteriore
e quello anteriore, che è estremamente allungato
soprattutto in corrispondenza della mano.
La capacità dei Chirotteri di cacciare anche in
condizioni di totale oscurità dipende dalla loro
esclusiva capacità di emissione e ricezione di
ultrasuoni: emettono dalla laringe o dalle narici
un suono ad alta frequenza (da 15-20 a 200 kHz),
ne aspettano l’eco e ne deducono un’immagine
dell’ambiente che li circonda. Questa capacità
permette loro di individuare gli oggetti presenti
nella traiettoria di volo e, tra essi, le prede: tutti
i pipistrelli europei infatti sono esclusivamente
insettivori.
Quando le condizioni ambientali portano ad
un abbassamento della temperatura corporea
al di sotto dei 34 °C, nei pipistrelli si manifesta
il fenomeno del letargo, con diminuzione di
tutte le attività vitali e conseguente risparmio
energetico nei mesi più freddi, che vengono
trascorsi nei rifugi invernali. Gli accoppiamenti
avvengono generalmente alla fine dell’estate,
con fecondazione o impianto dell’embrione
posticipato alla fine dell’inverno e gestazione di
4-6 settimane.
Alcune specie possono vivere addirittura fino a
trent’anni, ma tutte comunque vivono più di 15
anni.
È possibile affermare che nel Lodigiano sono
presenti, sulla base dei risultati di indagini
di campo svolte dalla Provincia nel 2004, 8
delle 30 specie italiane di microchirotteri, tutte
Oggi tutti i Chirotteri in Italia sono protetti dalla
Legge n. 157/92, ma lo erano già nel 1939
(articolo 38 della Legge sulla Caccia n. 1016)
per la loro utilità nel controllo degli insetti nocivi
in agricoltura; tuttavia la loro particolare biologia
e lo scarso rispetto delle leggi di protezione
hanno portato ad una drastica diminuzione delle
popolazioni. Delle 31 specie censite in Europa,
infatti, ben otto rischiano l’estinzione, quattro
sono ritenute vulnerabili e 15 rare.
Le cause principali della contrazione numerica
delle popolazioni di Chirotteri non sono ancora
state chiarite con precisione, ma sono tutte di
origine antropica: tra esse vi sono la distruzione
dei siti riproduttivi e di svernamento, l’impiego
dei pesticidi, la scomparsa di foreste e aree
umide, la persecuzione diretta o involontaria.
Inutile dire che si tratta di animali totalmente
innocui, che svolgono anzi un fondamentale
compito di controllo delle popolazioni di insetti
nocivi (ad esempio un singolo pipistrello può
divorare mediamente 2.000 zanzare per notte).
La percezione verso questi mammiferi sta però
cambiando; a riprova di ciò vi è, ad esempio, il
grande successo che stanno avendo le “bat-box”
(cassette-rifugio per pipistrelli da posizionare
sugli alberi del giardino o su una parete esterna
di casa): sono state immesse in commercio nel
2008 e ad oggi ne sono state vendute 25.000 in
tutt’Italia.
Pipistrello albolimbato - disegno di Umberto Catalano (Iconografia
dei Mammiferi d’Italia - Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio e Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “A. Ghigi”)
Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e
5
ESAMI DI ABILITAZIONE
ALL’ESERCIZIO VENATORIO
La L.R. 26 del 26 agosto 1993 e successive
modifiche all’art. 44, affida alle province
il compito di verificare l’idoneità per il
conseguimento dell’abilitazione all’esercizio
venatorio a seguito di esami pubblici.
Lo stesso articolo dispone inoltre che siano le
stesse amministrazioni a stabilire, attraverso
la nomina di una commissione, le modalità
per lo svolgimento delle prove che devono in
particolare riguardare nozioni nelle seguenti
materie:
– Legislazione venatoria;
– Zoologia applicata alla caccia – con prove
pratiche di riconoscimento delle specie
cacciabili;
– Armi e munizioni da caccia e relativa
legislazione;
– Cinofilia;
– Tutela della natura e principi di salvaguardia
della produzione agricola;
– Norme di pronto soccorso.
Gli esami, sulle precitate materie, si svolgono
mediante una prova scritta a quiz ed una prova
orale.
La commissione valuterà la preparazione del
singolo candidato esprimendo un giudizio
di idoneità o di inidoneità. L’abilitazione è
concessa se il giudizio è favorevole in tutte le
materie oggetto di esame; in caso di idoneità
il presidente della commissione rilascerà il
relativo attestato.
Una volta percepita l’abilitazione venatoria,
il candidato potrà avviare le procedure per
il rilascio della licenza di porto di fucile per
uso caccia e nei dodici mesi successivi al
rilascio della prima licenza il neo-cacciatore
potrà praticare l’esercizio venatorio solo se
accompagnato da un cacciatore in possesso di
licenza rilasciata da almeno tre anni e che non
abbia commesso violazioni alle norme della
legge comportanti la sospensione o la revoca
della licenza.
Per quest’anno sono state fissate le date di
cinque sessioni d’esame:
I SESSIONE
Giovedì 19 maggio 2011 – ore 14.30
c/o sala chiostro – Via Fanfulla, 14 – Lodi;
II sessione
Giovedì 26 maggio 2011 - ore 14.30
c/o sala chiostro - Via. Fanfulla, 14 – Lodi
III SESSIONE
Martedì 14 giugno 2011 - ore 14,30
c/o sala chiostro – Via Fanfulla, 14 – Lodi
IV SESSIONE
Mercoledì 22 giugno 2011 - ore 14,30
c/o sala Chiostro - Via Fanfulla, 14 – Lodi
V SESSIONE
Mercoledì 07 settembre 2011 - ore 14,30
c/o sala Chiostro - Via Fanfulla, 14 - Lodi
Il modulo per l’iscrizione alle prove, scaricabile
dal sito della Provincia di Lodi http://www.
agricoltura.provincia.lodi.it/caccia_pesca/
venatorio.htm, dovrà essere presentato presso
l’Ufficio Protocollo del Dipartimento Agricoltura
ed Ambiente Rurale o spedite al Dipartimento
Agricoltura ed ambiente rurale – U.o. Ambiente
Naturale e Rurale, Multifunzionalità e Gestione
Faunisitica, entro i termini perentori sotto
indicati:
I SESSIONE: 12 maggio 2011;
II SESSIONE: 19 maggio 2011;
III SESSIONE: 07 giugno 2011;
IV SESSIONE: 15 giugno 2011;
VSESSIONE: 31 agosto 2011;
Alla domanda per sostenere la prova d’esame
dovrà essere allegato anche il certificato medico
di idoneità fisica all’esercizio venatorio.
COME RICEVERE AGRILODI MESE
Il Bollettino AgriLodi Mese è prodotto in un
numero limitato di copie, reperibili presso
il Dipartimento Agricoltura ed ambiente rurale.
La divulgazione avviene principalmente a
mezzo posta elettronica.
La pubblicazione, infatti, viene inviata a
tutti coloro che ci segnalano il proprio indirizzo mail.
È possibile consultare AgriLodi Mese anche tramite Internet, scaricandone una copia direttamente dal sito del Dipartimento
Agricoltura ed ambiente rurale della Provincia di Lodi all’indirizzo: http://www.agri-
coltura.provincia.lodi.it
Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e
6
Scarica

Per scaricare il file PDF cliccate qui