Agri Lodi APRILE 2011 Mese GLI AGRICOLTORI LODIGIANI DATI METEO ............................................... 1 SONO COLONIZZATORI O COLONIZZATI? AGRICOLTORI LODIGIANI, COLONIZZATORI O COLONIZZATI? ............................................... 1 In attesa che il 6° censimento dell’agricoltura ci restituisca una fisionomia dettagliata del sistema rurale lodigiano, il servizio statistico del Dipartimento Agricoltura e Ambiente rurale, periodicamente, scandaglia il SIARL (Sistema Informativo Agricolo della Regionale Lombardia) per cogliere aspetti talvolta particolari del nostro mondo agricolo. In alcune circostanze i dati ricavabili non hanno un significato che vada oltre la semplice curiosità statistica. Tuttavia costituiscono una “tessera” che concorre a delineare un quadro d’insieme. Tra le varie elaborazioni effettuate recentemente una ci ha permesso di rispondere ad una domanda (forse un po’ oziosa) di taglio sociologico che potremmo così formulare: “gli agricoltori lodigiani sono colonizzatori o colonizzati dai loro colleghi delle provincie limitrofe?” Il criterio adottato per dare una risposta si è basato su una ricognizione dei titoli di conduzione dei terreni lodigiani. In altri termini, attraverso il SIARL è stato verificato in che misura le imprese agricole con sede legale in provincia di Lodi siano effettivamente le conduttrici dei terreni rientranti nei confini amministrativi della Provincia e in che misura abbiano in disponibilità anche terreni extraprovinciali. Specularmente, abbiamo quantificato in che frazione i terreni lodigiani siano condotti - “conquistati”- da imprese con sede legale fuori provincia ossia da imprese “non lodigiane”. Il risultato della ricerca restituisce un’immagine del sistema imprenditoriale agricolo lodigiano leggermente “colonizzato”. I dati infatti certificano che a fronte di 5.607 ettari di terreno extra-provinciale condotto da aziende laudensi (per l’esattezza da 132 imprese locali) ci sono però ben 6.887 ettari di terreno collocato entro i confini della Provincia che sono in disponibilità a 280 imprese residenti fuori dai confini lodigiani. Il saldo negativo e di 1.280 ettari ossia pari al 2% della Superficie Agraria Totale (SAT) della provincia di Lodi. Quale ultima annotazione rileviamo che la PROVE ON FARM RIETALI MAIS DI MISURE 112 SENZA GLI 2011: SEMINATI I CAMPI VA..................................... 2 121: NIENTE AIUTI ALLE AZIENDE STOCCAGGI ..................................... 2 E STRUMENTI DELLA FALCIATRICE PER FORAGGI RINUNCIARE AL POSSIBILE NEL MAIS MEMORIA: .......................... 3 PER LODIGIANO? CONDIZIONALITÀ: ...................... 3 LA IN ARRIVO IL GELATO LODIGIANO TERRA BUONA .. 4 CONOSCIAMO LA FAUNA LOCALE: I PIPISTRELLI ... 5 ESAMI DI ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO VENATORIO ......................................................... 6 DATI METEO (1-31 MARZO) C T min (° ( C) T max (° ( C) pioggia (mm) 20,0 18 0 18,0 mm 70,0 60,0 16,0 50 0 50,0 14,0 0 12 0 12,0 40,0 10,0 , 30,0 8,0 80 6,0 20 0 20,0 4,0 10 0 10,0 2,0 20 0,0 , 0,0 , 1-10 mar 11-20 mar 21-31 mar Media dei dati rilevati dalle capannine di Lodi, Cavenago d’Adda e Sant’Angelo Lodigiano (fonte ARPA). www.provincia.lodi.it tendenza a cedere terreno ai “forestieri” si è accentuata negli ultimi 5 anni. Nel 2006 il saldo negativo si era attestato sui 558 ettari. PROVE ON FARM 2011: SEMINATI I CAMPI VARIETALI DI MAIS Il 2 aprile scorso sono stati seminati i parcelloni della prova varietale di mais afferente al “Progetto Grandi Colture”, istituito e finanziato da ERSAF e Regione Lombardia. Per il quarto anno consecutivo la prova si svolge sui terreni di Carlo Franciosi ad Ossago Lodigiano. Il terreno, lo stesso dello scorso anno, è stato arato il 25 marzo dopo la distribuzione di liquame bovino. La concimazione di fondo è stata completata con 300 kg/ettaro di concime organo-minerale e 400 Kg/ettaro di urea entec. Contestualmente alla semina è stato distribuito un prodotto geodisinfestante su tutte le parcelle. Il diserbo di pre-emergenza ha completato le operazioni. Gli ibridi in prova del 2011 sono 15 di cui: 3 appartenenti alla classe FAO 500, 9 alla classe 600 e 3 alla classe 700. Nella sottostante tabella sono riportati gli ibridi in prova, le ditte produttrici, la classe e le novità, cioè gli ibridi utilizzati per la prima volta nelle prove parcellari che quest’anno sono ben 8. FAO Ditta Ibrido 600 COOPSEMENTI SNH8605 600 PIONEER PR32F73 500 NK SYNGENTA SEEDS *SY SINCERO 600 PIONEER PR32G44 note new new Tester 600 MAISADOUR MAS 70. F new 600 DEKALB DKC6815 new 600 KWS KALIPSO new 600 LIMAGRAIN LG 30.681 new 500 NK SYNGENTA SEEDS NK FAMOSO Tester 500 NK SYNGENTA SEEDS *SY SINCERO new 600 SEMILLAS FITO' ITALIA CARELLA 700 PIONEER PR31D24 700 PIONEER P1758 600 SIS KAROLAS new 700 FMB GDM757 new 500 NK SYNGENTA SEEDS 500 ISTA VENETO SEMENTI *SY SINCERO new CONSUELO * Varietà testimone I parcelloni potranno essere visitati dagli operatori del settore maidicolo nella consueta giornata in campo organizzata in prossimità della raccolta e della quale daremo in seguito ampia diffusione. La visita ai campi varietali, grazie alle relazioni dei tecnici dell’istituto di maiscoltura di Bergamo e dell’ARPA Lombardia, avrà lo scopo di evidenziare le differenti caratteristiche qualitative degli ibridi influenzate dalla stagione meteorologica che caratterizzerà l’annata maidicola 2011. MISURE 112 E 121 DEL PSR: NIENTE AIUTI ALLE AZIENDE CHE NON ADEGUERANNO LE STRUTTURE PER LO STOCCAGGIO DEI REFLUI Come già in passato stabilito con provvedimenti di attuazione riferiti alla Direttiva n. 676 del 12 dicembre 1991 meglio conosciuta come “Direttiva Nitrati”, la Regione Lombardia ha ribadito che la data del 31 dicembre 2010 va considerata come termine per il rispetto delle prescrizioni in essa contenute. In realtà con l’ultima nota interpretativa, la Direzione Generale Agricoltura della Regione specifica che il vincolo, divenuto efficace dalla fine dello scorso anno, è da considerarsi riferito unicamente all’adeguamento delle strutture di stoccaggio dei reflui prodotti in allevamento, per la cui realizzazione sarebbero concessi alle aziende agricole ulteriori 36 mesi di tempo decorrenti proprio dal 31.12.2010. Partendo da questi presupposti di base e al fine di sostenere economicamente solo le aziende a norma, in materia di protezione delle acque dall’inquinamento da nitrati, è stato studiato a livello Regionale un articolato sistema di garanzie fidejussorie da applicare in maniera differenziata a seconda della misura sulla quale viene richiesto il contributo ed in base ai contenuti del Piano aziendale presentato a corredo delle istanze di finanziamento. Per quanto riguarda le richieste di premio di insediamento giovani (misura 112) sarà richiesta quindi all’azienda la presentazione di una polizza fidejussoria con scadenza 31.12.2013 (maggiorata di tre rinnovi semestrali automatici) ovvero alla data in cui l’adeguamento delle strutture di stoccaggio dovrebbe essere ultimato, pena la perdita del contributo concesso. La stessa tipologia di fideiussione verrà richiesta anche nel caso di contributi richiesti in base alla misura 121 o su entrambe le misure con modalità “pacchetto giovani” ma solo se il piano aziendale presentato non contempli anche interventi di adeguamento delle strutture di stoccaggio degli effluenti di allevamento. Viceversa, nessuna Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente 2 polizza fidejussoria sarà necessaria in quest’ultimo caso per domande di contributo finalizzate anche ad adeguare gli stoccaggi dei reflui in relazione alle quali la concessione o meno del contributo sarà stabilita in occasione dell’accertamento finale dei lavori. della casa D. M. Osborne di Aubur (New Jersey), rappresentata in Italia dall’Ing. Farina di Verona e la “Massey-Harris” della Casa Massey-Harris di Toronto (Canada), rappresentata in Italia dalla ditta G. Secondo di Verona, che ebbero un certo successo sul mercato italiano e lodigiano. GLI STRUMENTI DELLA MEMORIA: FALCIATRICE PER FORAGGI CON TRAINO EQUINO (“LASTRA” O “LASTRON”) Tra le prime grandi innovazioni tecnologiche che fecero la storia della meccanizzazione agricola, si annovera la cosiddetta “falciatrice per foraggi a leva ordinaria”, ovverosia la “barra falciante”, chiamata in linguaggio locale “Lastra” oppure “Lastron”. Si tratta di un apparato meccanico che ebbe la sua culla in America dove, a partire dalla metà del 1800, il grande sviluppo dell’agricoltura, che in quel contesto cominciò ad assumere caratteri prossimi all’industrializzazione, aveva favorito la progettazione di nuovi elaborati mezzi per il lavoro rurale. La falciatrice funzionava grazie alla trazione equina, assicurata da uno o due cavalli. Il moto delle ruote veniva trasmesso all’apparto di taglio attraverso leve ed ingranaggi accoppiati, così che nel procedere si dava movimento orizzontale ad una lama metallica (in sostanza una barra metallica sulla quale erano inserite delle minuscole lame triangolari) inserita in un pettine che permetteva il taglio dell’erba e dei foraggi i genere, mentre l’operatore rimaneva comodamente seduto alla guida della “macchina”. La larghezza del taglio variava a seconda dei modelli da 1 metro a 1,40. Le prime adozioni di tanta tecnologia da parte del mondo agricolo lodigiano, risalgono all’inizio del 1900, anche se la maggiore penetrazione del mercato si è registrata nel periodo tra le due guerre, pur rimanendo contemporaneamente in auge, per diverse motivazioni, ancora il taglio manuale dei foraggi. Soltanto nel secondo dopoguerra , unendo questo sistema di sfalcio alla locomozione tramite una motoretta nacquero le prime motofalciatrici. In Italia si impose soprattutto la mitica BCS. Tra le marche più importanti di falciatrici a barra a trazione animale, ricordiamo l’americana “Champion”, importata e commercializzata dalla ditta Carrara di Genova, l’americana “Columbia “ Falciatrice per foraggi, a leva ordinaria, con traino equino Testo e immagine conferiti dall’Arch. Giacomo Bassi. RINUNCIARE AL MAIS PER RISPETTARE LA LODIGIANO? CONDIZIONALITÀ: È POSSIBILE NEL Per il momento è ancora un fastidio remoto, ma presto diventerà una preoccupazione concreta, forse drammatica per molte aziende lodigiane. Salvo diverse disposizioni di legge e/o regolamentari. Alla base di tutto c’è il Regolamento CE 1782 del 2003 che disciplina il regime di condizionalità per i pagamenti diretti PAC. In recepimento degli indirizzi comunitari la Regione Lombardia adottò, sul finire del 2007, la delibera n. 8/5993 con cui venne recepita la norma in base alla quale, le aziende agricole, per essere conformi ai principi della condizionalità in tema di buona pratica agricola non potranno coltivare cereali in mono successione sullo stesso terreno per più di 5 anni. Tale vincolo non si applica al riso ma comprende inequivocabilmente il mais. La regola (e, quindi, il calcolo del quinquennio) ha preso avvio a partire dalla stagione agraria 2008. Ciò sta a significare che, salvo diverse disposizioni, gli appezzamenti di terreno che a partire da quell’anno sono stati destinati in via continuativa alla coltivazione del mais, nella stagione produttiva 2013 dovranno necessariamente ospitare un’altra coltura, pena un’azione sanzionatoria, da comminarsi a carico di quelle imprese agricole che fossero oggetto di controllo per la verifica del rispetto dei principi di condizionalità. Tutto ciò premesso ci si chiede: un simile vincolo Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente 3 potrà essere rispettato dalle aziende agricole lodigiane? Vediamo la situazione. Attraverso successivi scarichi dei dati SIARL riguardanti le annualità pregresse (le ultime 5, retrocedendo dal 2010), abbiamo appurato che la presenza del mais ripetuto sugli stessi terreni da almeno un lustro ha riguardato oltre il 63% della superficie investita da questo cereale nell’ultima annata agraria. Delle 1.149 aziende lodigiane che nell’anno in esame hanno coltivato mais, ben 929 lo hanno fatto, almeno in parte, ripetendo la coltura su una parte dei propri terreni da almeno 5 anni. Ciò appurato, ci si chiede: queste aziende sarebbero nelle condizioni di avvicendare le colture raggiungendo il duplice obiettivo di mantenere invariata la produzione maidicola aziendale ed al contempo rispettare il vincolo imposto dai principi della condizionalità? In altri termini: le aziende lodigiane, stante il loro ordinamento produttivo, hanno terreno sufficiente per raggiungere il duplice obiettivo? Abbiamo cercato, sempre interrogando il SIARL, di dare una risposta ad un simile quesito. A tal fine, per ogni impresa lodigiana che nel 2010 ha prodotto mais abbiamo messo a confronto le rispettive superfici aziendali (in particolare le SAU) con le porzioni di terreno destinate da ognuno di loro alla coltivazione del mais. Poi abbiamo trasposto la situazione del 2010 alla fine del 2012, ossia alla vigilia dell’obbligo di rotazione sui terreni con monosuccessione ultra quinquennale. I dati che sono emersi hanno certificato che ben 435 aziende, volendo mantenere nel 2013 invariata la propria produzione maidicola, non avrebbero a disposizione sufficiente terreno da investire a mais, in sostituzione di quello necessariamente da destinare ad altra coltura. Risulta interessante, inoltre, gettare uno sguardo sulla fisionomia strutturale di queste aziende in potenziale difficoltà. La loro dimensione media supera di poco i 54 ettari. Si tratta quindi di imprese più grandi rispetto alla media provinciale, attualmente attestata introno ai 40 ettari di SAT (superficie Agraria Totale). Tra esse poco più della metà (228 imprese) non hanno zootecnia e, quindi, non producono mais per autoconsumo. Queste aziende non avendo problemi per lo smaltimento dei reflui, in via teorica, potrebbero praticare la rotazione richiesta per rientrare nei canoni della condizionalità. Probabilmente, però, in una simile circostanza, il fatturato aziendale ne soffrirebbe in misura considerevole. Le altre 207 aziende delle 435 in potenziale difficoltà per carenza di terreno, sono ad indirizzo zootecnico. Per loro il problema della rotazione diverrebbe ancora più insolubile. Questo lotto di imprese, caratterizzate da una dimensione media che si avvicina agli 80 ettari, gestiscono quasi il 60% del patrimonio suino lodigiano e oltre il 40% di quello bovino. L’azienda “tipo” che appartiene a questo gruppo d’aziende (ossia quella che scaturisce dalla media statistica) mantiene nelle proprie strutture produttive un patrimonio zootecnico costituito da 208 bovini e 1054 suini. Per loro la rotazione richiesta dalla condizionalità costituirebbe un problema, non solo per il fatto che dovrebbero maggiormente rivolgersi al mercato per approvvigionarsi di alimenti zootecnici, ma anche probabilmente perché, dovendo rinunciare ad una coltivazione avida d’azoto quale si configura il mais, potrebbero trovarsi in difficoltà sul fronte dello smaltimento dei reflui prodotti in ambito aziendale. Per queste imprese la quadratura del cerchio appare veramente problematica. ANCHE IL GELATO ENTRERÀ A FAR PARTE DEL “PANIERE” LODIGIANO TERRA BUONA Durante la seduta del 27 aprile scorso il Comitato del Marchio ha approvato il disciplinare che regolamenterà la produzione del gelato artigianale certificato Lodigiano Terra Buona. La proposta avanzata da due aziende lodigiane produttrici di gelato si è concretizzata nel documento sottoposto ad approvazione grazie al lavoro di un’apposita commissione tecnica che ha coinvolto, oltre ai produttori anche ASL ed Amministrazione Provinciale. Per sommi capi i contenuti del disciplinare prevedono il monitoraggio delle temperature e dei requisiti igienico-sanitari durante tutto il processo di produzione, stabiliscono, inoltre, delle frazioni minime di latte e frutta a seconda delle tipologie, vietano l’impiego di alcuni ingrdienti ed additivi e impongono la rintracciabilità per singoli lotti di produzione. Perseguendo una logica di filiera il documento prevede, infine, che il latte impiegato nella produzione del gelato Lodigiano Terra Buona dovrà essere anch’esso certificato. Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente Rurale Agricoltura ed Ambiente 4 CONOSCIAMO LA FAUNA LOCALE: appartenenti alla famiglia dei Vespertilionidi. I PIPISTRELLI Ormai è tempo di primavera, e con l’aria che si popola di insetti assistiamo anche al ritorno, dopo i mesi di letargo invernale, delle varie specie di pipistrelli (o meglio dei Chirotteri, nome dell’ordine cui appartengono) presenti nel nostro territorio. Benché numericamente inferiore solo ai Roditori, l’ordine dei Chirotteri (circa 900 specie) è poco conosciuto per la difficoltà di studiare animali con una così particolare ecologia; i pipistrelli hanno abitudini gregarie per la maggior parte dell’anno e sono esclusivamente notturni: le ore di luce vengono comunemente trascorse in uno stato di torpore in luoghi riparati, siano essi cavità delle piante, grotte e anfratti rocciosi o abitazioni umane. Sono gli unici Mammiferi capaci di volo attivo: l’ala consiste in una membrana cutanea (patagio) tesa fra i lati del corpo, l’arto posteriore e quello anteriore, che è estremamente allungato soprattutto in corrispondenza della mano. La capacità dei Chirotteri di cacciare anche in condizioni di totale oscurità dipende dalla loro esclusiva capacità di emissione e ricezione di ultrasuoni: emettono dalla laringe o dalle narici un suono ad alta frequenza (da 15-20 a 200 kHz), ne aspettano l’eco e ne deducono un’immagine dell’ambiente che li circonda. Questa capacità permette loro di individuare gli oggetti presenti nella traiettoria di volo e, tra essi, le prede: tutti i pipistrelli europei infatti sono esclusivamente insettivori. Quando le condizioni ambientali portano ad un abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei 34 °C, nei pipistrelli si manifesta il fenomeno del letargo, con diminuzione di tutte le attività vitali e conseguente risparmio energetico nei mesi più freddi, che vengono trascorsi nei rifugi invernali. Gli accoppiamenti avvengono generalmente alla fine dell’estate, con fecondazione o impianto dell’embrione posticipato alla fine dell’inverno e gestazione di 4-6 settimane. Alcune specie possono vivere addirittura fino a trent’anni, ma tutte comunque vivono più di 15 anni. È possibile affermare che nel Lodigiano sono presenti, sulla base dei risultati di indagini di campo svolte dalla Provincia nel 2004, 8 delle 30 specie italiane di microchirotteri, tutte Oggi tutti i Chirotteri in Italia sono protetti dalla Legge n. 157/92, ma lo erano già nel 1939 (articolo 38 della Legge sulla Caccia n. 1016) per la loro utilità nel controllo degli insetti nocivi in agricoltura; tuttavia la loro particolare biologia e lo scarso rispetto delle leggi di protezione hanno portato ad una drastica diminuzione delle popolazioni. Delle 31 specie censite in Europa, infatti, ben otto rischiano l’estinzione, quattro sono ritenute vulnerabili e 15 rare. Le cause principali della contrazione numerica delle popolazioni di Chirotteri non sono ancora state chiarite con precisione, ma sono tutte di origine antropica: tra esse vi sono la distruzione dei siti riproduttivi e di svernamento, l’impiego dei pesticidi, la scomparsa di foreste e aree umide, la persecuzione diretta o involontaria. Inutile dire che si tratta di animali totalmente innocui, che svolgono anzi un fondamentale compito di controllo delle popolazioni di insetti nocivi (ad esempio un singolo pipistrello può divorare mediamente 2.000 zanzare per notte). La percezione verso questi mammiferi sta però cambiando; a riprova di ciò vi è, ad esempio, il grande successo che stanno avendo le “bat-box” (cassette-rifugio per pipistrelli da posizionare sugli alberi del giardino o su una parete esterna di casa): sono state immesse in commercio nel 2008 e ad oggi ne sono state vendute 25.000 in tutt’Italia. Pipistrello albolimbato - disegno di Umberto Catalano (Iconografia dei Mammiferi d’Italia - Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “A. Ghigi”) Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e 5 ESAMI DI ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO VENATORIO La L.R. 26 del 26 agosto 1993 e successive modifiche all’art. 44, affida alle province il compito di verificare l’idoneità per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio venatorio a seguito di esami pubblici. Lo stesso articolo dispone inoltre che siano le stesse amministrazioni a stabilire, attraverso la nomina di una commissione, le modalità per lo svolgimento delle prove che devono in particolare riguardare nozioni nelle seguenti materie: – Legislazione venatoria; – Zoologia applicata alla caccia – con prove pratiche di riconoscimento delle specie cacciabili; – Armi e munizioni da caccia e relativa legislazione; – Cinofilia; – Tutela della natura e principi di salvaguardia della produzione agricola; – Norme di pronto soccorso. Gli esami, sulle precitate materie, si svolgono mediante una prova scritta a quiz ed una prova orale. La commissione valuterà la preparazione del singolo candidato esprimendo un giudizio di idoneità o di inidoneità. L’abilitazione è concessa se il giudizio è favorevole in tutte le materie oggetto di esame; in caso di idoneità il presidente della commissione rilascerà il relativo attestato. Una volta percepita l’abilitazione venatoria, il candidato potrà avviare le procedure per il rilascio della licenza di porto di fucile per uso caccia e nei dodici mesi successivi al rilascio della prima licenza il neo-cacciatore potrà praticare l’esercizio venatorio solo se accompagnato da un cacciatore in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni e che non abbia commesso violazioni alle norme della legge comportanti la sospensione o la revoca della licenza. Per quest’anno sono state fissate le date di cinque sessioni d’esame: I SESSIONE Giovedì 19 maggio 2011 – ore 14.30 c/o sala chiostro – Via Fanfulla, 14 – Lodi; II sessione Giovedì 26 maggio 2011 - ore 14.30 c/o sala chiostro - Via. Fanfulla, 14 – Lodi III SESSIONE Martedì 14 giugno 2011 - ore 14,30 c/o sala chiostro – Via Fanfulla, 14 – Lodi IV SESSIONE Mercoledì 22 giugno 2011 - ore 14,30 c/o sala Chiostro - Via Fanfulla, 14 – Lodi V SESSIONE Mercoledì 07 settembre 2011 - ore 14,30 c/o sala Chiostro - Via Fanfulla, 14 - Lodi Il modulo per l’iscrizione alle prove, scaricabile dal sito della Provincia di Lodi http://www. agricoltura.provincia.lodi.it/caccia_pesca/ venatorio.htm, dovrà essere presentato presso l’Ufficio Protocollo del Dipartimento Agricoltura ed Ambiente Rurale o spedite al Dipartimento Agricoltura ed ambiente rurale – U.o. Ambiente Naturale e Rurale, Multifunzionalità e Gestione Faunisitica, entro i termini perentori sotto indicati: I SESSIONE: 12 maggio 2011; II SESSIONE: 19 maggio 2011; III SESSIONE: 07 giugno 2011; IV SESSIONE: 15 giugno 2011; VSESSIONE: 31 agosto 2011; Alla domanda per sostenere la prova d’esame dovrà essere allegato anche il certificato medico di idoneità fisica all’esercizio venatorio. COME RICEVERE AGRILODI MESE Il Bollettino AgriLodi Mese è prodotto in un numero limitato di copie, reperibili presso il Dipartimento Agricoltura ed ambiente rurale. La divulgazione avviene principalmente a mezzo posta elettronica. La pubblicazione, infatti, viene inviata a tutti coloro che ci segnalano il proprio indirizzo mail. È possibile consultare AgriLodi Mese anche tramite Internet, scaricandone una copia direttamente dal sito del Dipartimento Agricoltura ed ambiente rurale della Provincia di Lodi all’indirizzo: http://www.agri- coltura.provincia.lodi.it Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e Ambiente naturale Caccia, Pesca e 6