Anno 1, Numero 2
INDICE
TAL È
INDICE
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LE
A
T
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Editoriale
Mio nonno era solo un ragazzo
14
La Grande Onda
Mio nonno era solo un ragazzo
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La Grande Onda
Le statistiche della scuola
16
Il Talete, questo sconosciuto
17
Scene tratte da “in/out side”
18
Khan Academy
19
6
Le Olimpiadi di Matematica
7
Intervista ad un ragazzo di quinto
8
Molto più di un semplice “primino”
9
La violenza contro le donne
Falsi Moralisti, Gorilla addormentato
20
10
Intervista a Rosalba Falzone
Il valore della vita, Racconto #5
21
11
#bring back our grils
Recensioni
22
12
Intevista a Maria Luisa Gizzio
I Giochi di Talete
23
13
Intervista a Maria Luisa Gizzio
Ipse Dixit, Dulcis in fundo, Annunci
24
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
REFERENTI
Prof.ssa Paola Mastrantonio
Prof. Antonio Gonzalez
DIRETTORE
Riccardo Manocchio
VICEDIRETTORE
Leonardo Galanti
FOTOGRAFI
Alessandra Narciso
Davide Campo
2
pag.
LA REDAZIONE DEL TAL È
REDATTORI
Simone Stellato
Silvia Buccafusco
Chiara Tirendi
Federico Stolfi
Luigi Ghidoli
Dana Verrillo
Francesca Giuffrida
Shafee Howlader
Andrea Iaboni
Gabriele Scialanga
Veronica Brindelli
Simone Pennica
Nicole Marrocco
Federico Ghimenti
VIGNETTISTA
Luca Bertolini
GRAFICI
Federico Stolfi
Luca Tsiri
Rodolfo Guerriero
Ivano di Gioia
AUTORI GIOCHI
Francesco Ancona
Prof.ssa Paola Mastrantonio
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ANNO I
N. II
TAL È
EDITORIALE
EDITORIALE DALLA REDAZIONE
Letterina
Cari tutti,
con il secondo numero, il Tal è, rinato grazie all’impegno di una squadra di ragazzi
molto determinati e alla volontà del collegio dei docenti che ha approvato il progetto,
chiude, per quest’anno.
Gli studenti di quinta che hanno dato il loro prezioso contributo a questa idea di giornale partiranno per una nuova avventura di studio e di lavoro, ma quelli che restano
e che ricominceranno a settembre a scrivere per noi, avranno la strada già aperta e
potranno mettersi in gioco con le loro migliori qualità per informare, divertire, far riflettere centinaia di lettori e di potenziali nuovi collaboratori. Perché, lo ribadiamo ancora
una volta, il giornalino è di tutti.
Allora, un grande in bocca al lupo ai ragazzi che stanno per affrontare l’esame di stato
e una bellissima estate a tutti i protagonisti del piccolo grande mondo del Talete dal Tal è.
Con affetto
A nome della Redazione, Paola Mastrantonio
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DAL TALETE
TAL È
LA GRANDE ONDA
di Federico Stolfi
Che cos’è un’onda? Generalmente quando parliamo di onde ci riferiamo a quelle
perturbazioni che coinvolgono la superficie dell’acqua. Queste, sotto il profilo scientifico,
sono sempre generate da una sorgente e si propagano nel tempo e nello spazio
trasportando energia. Tralasciando la fisica, quando penso alle onde penso all’acqua
del mare, l’elemento vitale per eccellenza. Talete di Mileto, sapiente padre della filosofia
occidentale, sosteneva che l’acqua fosse il principio di tutte le cose; che le piante e gli
animali non fossero che acqua condensata e che in acqua si sarebbero risolti dopo la
morte. Con queste sentenze nasce la filosofia, perché da qui in poi l’uomo grazie al
suo amore per la conoscenza tenderà alla ricerca delle origini delle cose. Dicendo che
l’acqua è l’arché (in greco ἀρχή=principio, origine) di tutto ma anche la fine stessa del
tutto, Talete introduce nel pensiero occidentale il tema dell’eterno ritorno. Il suo allievo
Anassimandro dirà lo stesso utilizzando il termine “àpeiron”, comunemente tradotto
come “indefinito”, che però secondo lo studio del filologo contemporaneo Giovanni
Semerano, significherebbe in realtà fango o terra, dall’accadico epuru, e dunque la
sua famosa sentenza avrebbe un significato analogo al biblico “polvere siamo, polvere
ritorneremo”. Il tema dell’eterno ritorno dunque non riguarderebbe soltanto l’acqua,
ed in realtà questo tema coinvolgerebbe tutte le culture, non solo quella occidentale.
L’eterno ritorno è universale : gli stessi atomi, ad esempio, quando sono attraversati
dalle onde si spostano appena l’energia li attraversa e tendono a ritornare alla posizione
iniziale. Ma dopo il passaggio di un’onda anche se la superficie dell’acqua tornerà piatta
qualcosa sarà cambiato. Ogni onda, ogni spostamento, ha una sua origine. L’origine
di un’onda superficiale può essere determinata dalla caduta di una goccia, come dal
movimento delle correnti oceaniche. Ogni volta che si infrange sulla riva l’onda avrà
compiuto il suo ciclo e l’acqua tornerà nella sua posizione originaria, prima di essere
soggetta al moto di una nuova onda, ed il ciclo si ripeterà fino alla fine dei tempi.
La vita all’interno di una scuola ha un andamento del genere. Ci sono quelli appena
arrivati e che hanno ancora tutto da vivere e quelli che, ormai insofferenti ed amareggiati,
hanno già vissuto tutto e a cui non rimane altro che affrontare l’esame di stato. I primi
un giorno diventeranno i secondi ed arriveranno nuovi primi ogni anno che passa.
Con la fine dell’anno scolastico da questo liceo uscirà, ancora, una generazione per
lasciare il posto ad un’altra: si chiuderà un ciclo e ne inizierà uno nuovo.
Resteremo alla deriva, tra le onde di questa vita,
diversi destini, partenze, arrivi.* Piotta, la Grande Onda
Esce l’Onda studentesca, studenti che ne fecero parte in primo liceo adesso sono
all’ultimo anno e con loro, noi, si chiude una fase.
L’Onda, così si chiamava il movimento studentesco, è nata nel settembre 2008 dalla
necessità di difendere la scuola statale dai tagli della spesa pubblica operati dal
governo Berlusconi IV e secondo i giornali è finita con gli scontri in piazza del Popolo il
14 dicembre 2009. La reatà è diversa. Noi ragazzi che abbiamo fatto parte dell’Onda
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N. II
TAL È
DAL TALETE
siamo diventati cittadini, abbiamo continuato con il nostro impegno civile e politico
anche nella scuola oltre che nella piazza. In quello stesso anno scolastico in cui finì
il movimento si svolsero i referendum su nucleare, legittimo impedimento ed acqua
pubblica. Vinsero le idee di un ambiente e di un’energia più puliti senza centrali nucleari,
dell’eguaglianza di fronte alla legge e dell’acqua pubblica come bene comune.
Noi siamo stati una goccia incontaminata in un mare di sporcizia. Con la nostra energia
vitale abbiamo smosso ciò che abbiamo potuto e abbiamo fatto parte nel nostro piccolo
dei processi di trasformazione che stavano sconvolgendo il mondo. L’Italia e l’Europa
sono mutate talmente tanto in questi cinque anni con la crisi economica che la stessa
idea di Unione Europea viene rimessa in discussione. L’alterazione delle condizioni
finanziarie globali ha ridimensionato il benessere dei cittadini europei. Adesso ci si chiede
se proseguire verso il sogno degli Stati Uniti d’Europa democratici o se tornare indietro
ai vecchi stati nazionali. Nel frattempo gli effetti del disfacimento finanziario dello Stato
si sono abbattuti anche sulla scuola e noi tutti l’abbiamo difesa con le unghie e con i
denti. Il Talete è cambiato con noi, lo abbiamo ridipinto, aggiustato e colorato con la
nostra passione. In questi anni di mobilitazioni e di collaborazione, per la prima volta
insieme ai docenti, abbiamo trasformato un edificio decadente in un luogo addirittura
capace di ospitare mostre. Gli abbiamo dato una piccola Aula Magna, una nuova
facciata, un’aula autogestita ed abbiamo preso una serie di provvedimenti troppo lunga
per essere elencata. Come rappresentante degli studenti al Consiglio d’Istituto per
ben tre anni sono testimone dell’impegno dimostrato sempre da tutti per il progresso
della nostra scuola: solo nell’ultimo Consiglio abbiamo deliberato di impegnarci ad
avviare una convenzione con l’Ama per la raccolta differenziata (ambiente più pulito),
di inaugurare la mostra contro la violenza sulle donne (eguaglianza) e di intitolare
la nostra piccola Aula Magna al partigiano Massimo Gizzio, la cui eredità è un bene
(comune) da non disperdere. Sono fiero di aver lasciato assieme alla mia generazione
il nostro segno dentro queste mura e di aver cambiato in meglio questa scuola rispetto
a come l’abbiamo trovata. Si chiude una magnifica stagione per le nostre vite e per la
storia del Talete, anche se ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Negli anni a venire, ci auguriamo che il Talete torni a cavalcare una Grande Onda.
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DAL TALETE
TAL È
OLIMPIADI DI MATEMATICA
della prof.ssa Maria Di Maio
Gli studenti del “Talete” si sono distinti anche quest’anno alle Olimpiadi di Matematica.
Il Liceo Talete partecipa da numerosi anni alle Olimpiadi di Matematica, organizzate
dall’Unione Matematica Italiana, e alle gare Kangourou della Matematica, organizzate
dall’Università di Milano, per sollecitare negli studenti l’interesse, la passione e l’entusiasmo per la Matematica. Due squadre di studenti del nostro Liceo hanno partecipato
alle Gare a Squadre delle Olimpiadi di Matematica, svolte mercoledì 5 marzo 2014
presso l’Università La Sapienza di Roma, conseguendo ottimi risultati. Si è classificata
all’ 8° posto dei Premi Assoluti la squadra formata dagli studenti: Paraggio Alessia VE,
Guerriero Rodolfo IVA, Di Gioia Ivano IVA, Abrusca Francesco IVC, Cassia Andrea
IVC, Santilli Roberto IVC, Carta Lorenzo IIIA, Piccioli Angelica IIC. Ha avuto la Menzione Speciale la squadra formata dagli studenti: Giuffrida Francesca VB, Agostini Andrea
VF, Caporaletti Marco VL, Kowalik Roberto IVB, De Finis Luca IVL, Fierro Andrea IVL,
Filacchione Lorenzo IIIF, Nacamulli Gad IIG. Tenendo conto che hanno partecipato alle
Gare 98 squadre di tutte le scuole del Lazio i risultati conseguiti sono lodevoli per i
nostri studenti e danno lustro al “Talete”. Anche gli studenti che si sono impegnati nelle
Gare dei “Giochi di Archimede” svolte in Istituto e quelli scelti per partecipare alle Gare
Provinciali hanno conseguito ottimi risultati. Lo studente Caporaletti Marco di VL ha
partecipato, venerdì 9 maggio 2014, alle Gare Nazionali delle Olimpiadi di Matematica a Cesenatico ed ha ottenuto la medaglia di bronzo. Gli studenti Meta Alessandro
di IB e Carboni Filippo di IC hanno partecipato alle Gare Nazionali del Kangourou
della Matematica che si sono svolte lunedì 12 maggio 2014 a Cervia. Si auspica che
questi brillanti risultati siano di stimolo negli anni futuri per tutto il Liceo, sollecitando
un’ampia partecipazione ed un grande impegno degli studenti in queste competizioni
e confermando l’elevato livello dell’insegnamento della matematica nel “Talete”.
alcuni dei partecipanti
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ANNO I
N. II
TAL È
DAL TALETE
INTERVISTA AD UN RAGAZZO DI QUINTA
di Leonardo Galanti e Riccardo Manocchio
1) Sei arrivato all’epilogo di un ciclo di
studi. Che effetto fa stare a un passo
dalla fine?
Eh, sicuramente uno strano effetto, mi
sembra solamente l’altro ieri di essere entrato per la prima volta da quei portoni e
sono sicuro che anche quando sarò finita
quegli scalini conserveranno ancora il loro
fascino.
6) C’è qualcosa che ti ha particolarmente colpito in questi anni?
Beh sicuramente il fatto di aver affrontato
un ciclo di studi con un maggiore senso
di unità e partecipazione rispetto a prima.
Possiamo dire che il liceo si “vive” forse
anche grazie ad un maggiore “maturità”
degli studenti.
7) Ora arrivano gli esami…paura?
2) Hai veramente passato cinque anni Pietrificato. Sinceramente credo di non esdella tua vita dentro questa scuola?
sere ancora entrato nell’ottica giusta… si
Sembra incredibile lo so ma è così. Ben sta come di maggio sui libri gli studenti.
5 anni. Sono tantissimi. Quando siamo
entrati questa scuola era diversa, il nostro 8) Tre parole che descrivano il tuo stapaese, forse, era diverso. Il tempo è volato to d’animo attuale?
devo dire! E se guardo i primini oggi...
Decadente! Sono felice e... spaventato.
Se guardi i primini oggi?
Beh, ho una doppia reazione: da un lato 9) Momenti difficili al Talete?
provo compassione per quello che li aspet- Ce ne sono stati. Riguardano lo studio
ta, dall’altro mi viene in mente il ricordo di quasi sempre, ma anche i rapporti con gli
quando ho iniziato, con un po’ di ramma- amici. A volte abbiamo litigato, per esemrico.
pio. Se non ci fosse stata la scuola che ci
“obbligava” a frequentarci e a rivederci
3) Questi anni ti sono sembrati lunghi? probabilmente ci saremmo persi per orForse più dei cinque anni, mi sono sem- goglio! Vedendoci abbiamo fatto pace...
brati interminabili alcuni pomeriggi di non è grandioso?
maggio e giugno passati a studiare e a
pregare varie divinità. Mi ricordo maggio 10) Il Talete è un posto peggiore o midel terzo… sembrava non finisse più come gliore rispetto a quando sei entrato?
i carmina di Catullo.
Migliore. È più pulito, più efficiente, credo.
Io ho vissuto il vecchio Talete, era pieno di
4) Stai studiando per l’esame?
scritte, era sporco. Ma in un certo senso
Ahahah..
mi manca, c’ero affezionato. Certo è che
chi entra oggi vive una scuola più decoro5) Ti senti maturo?
sa e questo è certamente un bene.
Più di quando stavo in primo. Sono maggiorenne ormai! (mentre lo intervisto sta
giocando con una palla in corridoio).
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DAL TALETE
TAL È
11) Un bel momento al Talete?
Quando entravamo a scuola, durante il primo e il secondo, con lo zaino e il vocabolario per
fare la versione. Mi ricordo un giorno che pioveva ed era tutto buio. Noi stavamo in classe al
caldo, bagnati, spaventati, solidali, uniti, felici.
Era bello, eravamo piccoli ma invincibili, pieni! Se ci ripenso mi commuovo.
12) C’è qualcosa che rimpiangerai fortemente di questi cinque anni?
Quello che maggiormente mi mancherà sarà il suono della campanella alla fine… e i singolari boati che a volte lo seguivano.. come anche i banchi simili a murales dove artisti improvvisati disegnavano vignette assurde per il grande piacere dei bidelli e degli strofinacci.
Mi mancheranno i medaglioni liofilizzati e i termosifoni accesi a giugno…la complicità negli
sguardi dei compagni dopo il classico 4 collettivo a matematica. Insomma ci mancheranno
i banchi di scuola.
Molto più di un semplice Primino
Quando mi sono “iscritta” al giornalino Tal è, mi
dissero che avrei dovuto scrivere un articolo che
fosse correlato alla scuola e ho subito pensato
di inventarmi qualcosa che riguardasse noi ragazzi di prima,anche definiti “primini”. Sembra
banale, ma ogni tanto qualcuno si scorda che
noi siamo il futuro e facciamo parte della scuola,
ed essendo un caso raro che un “primino” faccia
parte del giornalino, approfitterò dell’occasione
per dedicare questa pagina o anche solo questo
spazio a noi, la generazione dei “primini”. Tutti noi, in seconda, in terza, in quinta ma anche
chi ormai non fa più parte della scuola, ognuno
ricorda perfettamente “il primo giorno di liceo”:
quando entri dentro quell’edificio e ti sembra che
da quel momento tutto andrà meglio, quando
ti guardi intorno e accanto a te ti sembra tutto
così strano ma entusiasmante, quando ti senti
così piccolo eppure così grande, dove qualsiasi
persona può superarti ma niente ti ferma perché
oramai tu ne fai parte e da quel giorno in poi
sei un liceale. Il primo anno siamo i primini: in
realtà non ho mai capito se il termine è usato
come dispregiativo o altro, fatto sta che è così.
Per quanto possa aver notato io, nella nostra
scuola, ci sono tantissimi tipi diversi di primini e
primine, perché ecco un’altra cosa che si decide entrando al liceo: capire e dover determinare
chi essere e chi voler diventare. C’è chi ormai si
sente grande e superiore, chi invece se ne sta in
disparte, chi socializza senza paura del giudizio
degli altri, chi si mette troppo al centro dell’attenzione, chi pensa che nessuno lo o la noterà mai
e chi invece aspetta solo il momento di diventare
più grande e nel frattempo si vive la propria vita.
8
Che poi non si deve pensare che noi primini siamo tutti piccoli bimbi in preadolescenza senza
un briciolo di inventiva e originalità, anzi, molto
spesso ho visto la salvezza in alcuni sguardi di
noi ragazzi di prima, proprio perché è tutto così
nuovo e diverso; si partecipa alla vita scolastica più di quanto si possa pensare: assemblee,
comitati, collettivi, rappresentanti di classe, gite,
corsi di recupero, consigli di classe, debiti, cogestione, presunte occupazioni, rappresentanti
di istituto, elezioni e la bellezza di pensare che
da quel momento in poi si fa parte di qualcosa di “serio”, o almeno così dovrebbe essere. La
voglia che spinge ognuno di noi, ad andare a
scuola, ogni mattina, è la voglia di vedere, sentire, ascoltare, e fare esperienze bellissime (e non),
tutte per la prima volta: come i primi veri amici,
il primo amore, la prima cotta, il primo debito, il
primo viaggio, le prime serate passate fuori senza un motivo, le prime vere emozioni, la voglia
di non crescere mai; e si è attratti da tutto questo, perché lo sentiamo ovunque, lo vediamo o
lo ascoltiamo da tutti, da tutti quelli che oramai
l’hanno già vissuto, ma noi no. Quindi, caro Primino, metterò la maiuscola perché te lo meriti,
l’anno sta per finire e tu sei quasi uno di seconda, ma per te che stai per arrivare o per te che
arriverai tra più di un anno o per te che ormai
da parecchio non sei un Primino, sì ecco, non
scordarti mai di quegli attimi, di quei primi attimi
vissuti dentro questa scuola con il pensiero che ti
tormentava la testa dicendo “ho voglia di vivere”.
di Nicole Marrocco
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N. II
TAL È
La violenza contro le donne
di Simone Pennica
La violenza contro le donne è, da qualche tempo ormai,
sempre più al centro del dibattito pubblico. L’ultimo
studio ufficiale risale ormai a 8 anni fa (2006 ndr) ed
è una ricerca effettuata, come nella maggior parte
dei casi, dall’Istituto nazionale di statistica, l’Istat, che
ha chiesto a 25mila donne di raccontare se negli anni
precedenti al sondaggio avessero subito violenze e/o
molestie. Il risultato si è rivelato alquanto sconcertante.
Si stima, infatti, che siano 6 milioni e 743 mila le donne
dai 16 ai 70 anni ad essere state vittime di violenza fisica
o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di
età considerata). Tra queste, 5 milioni di donne hanno
subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni e 961 mila
violenze fisiche (18,8%). Inoltre circa 1 milione di donne
ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Tutto ciò significa
che una donna italiana su tre (ma probabilmente una
percentuale anche maggiore visto che questi dati non
comprendono le molestie verbali, il pedinamento, gli atti
di esibizionismo e le telefonate oscene) è vittima di violenze
di qualsiasi genere. Per non parlare dei tanti, piccoli
episodi di violenza quotidiana: donne che non possono
uscire a fare quel che più desiderano poiché il marito,
o compagno che sia, glielo impedisce categoricamente.
Stando ai dati, dunque, afferma l’Istat che “in Italia
ogni 7 minuti un uomo stupra o tenta di stuprare una
donna. Ogni 3 giorni nel nostro Paese un uomo uccide
una donna […]”. Ma cosa dobbiamo considerare
effettivamente violenza? Molte donne, infatti, come molti
uomini, scambiano tutto ciò per amore: ecco che allora,
traendo spunto dai processi passati, bisogna ritenere
SPECIALE VIOLENZA SULLE DONNE
violenza sessuale, o violenza di genere, qualsiasi forma
di aggressione, vessazione, maltrattamento, minaccia,
creazione di un clima pesante, di ricatto, di persecuzione,
proveniente da un uomo e diretto ad una donna; così
come sono di per sé violenti tutti i comportamenti che
non tengono conto della volontà della donna, che ha
diritto a dire di sì e di no a qualsiasi idea o proposta
come qualunque essere umano dotato di diritti e dignità.
Ma chi effettua effettivamente queste violenze?
Riguardo questo argomento esistono molti, forse troppi,
stereotipi spesso sbagliati e pericolosi, influenzati
anche dalle notizie provenienti dai mass-media.
Extracomunitari? Tossicodipendenti? Senzatetto? Ragazzi
di periferia? I dati dimostrano che i casi di violenza fra
coppie che provengono da culture e paesi diversi dal
nostro sono largamente minoritari e che la prima causa
di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 16
e i 44 anni in Occidente e nel mondo è la violenza subita
da familiari o conoscenti. Inoltre una ricerca Eures-Ansa
del 2010 ha rivelato che le violenze familiari sono la
prima causa di morte nel nostro paese e le donne sono
le vittime nel 70,7% dei casi.
E’ altresì vero che, dal momento che le statistiche vengono
fatte a campione, non sono del tutto attendibili. Quindi
statistiche sicure non ce ne sono. Si potrebbero contare
le sentenze di condanna per fatti di violenza contro le
donne, ma non sarebbe un numero attendibile perché
sono pochissime le donne che denunciano di aver subito
violenze ed ancora meno i casi che arrivano in sentenza.
Il Talete si mobilita e, per sensibilizzare in merito
all’argomento, ha aperto una mostra nel seminterrato ad
opera della professoressa Rosalba Falzone, con l’augurio
che, tra un intervallo ed un’ora nella quale manca un
professore, tutti possano contribuire a mantenere alta
l’attenzione per un tema di tale importanza.
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SPECIALE VIOLENZA SULLE DONNE
TAL È
INTERVISTA ALLA PROF.SSA ROSALBA FALZONE
di Silvia Buccafusco
S: Qual è lo scopo di questa mostra?
R :Lo scopo della mostra è sensibilizzare l’opinione pubblica al dramma della violenza
sulle le donne ed il femminicidio, adesso evidenziato dai mass media per i fatti di cronaca. Quindi è una mostra che nasce per sensibilizzare le persone, in primis gli studenti
ma anche le loro famiglie, i colleghi docenti e le persone esterne che verrano a visitarla.
S: Lei pensa che la scuola non tratti abbastanza questa tematica?
R: Quest’anno la scuola ha dedicato l’anno scolastico a questo fenomeno terribile.
S: E perchè tiene particolarmente a questo argomento?
R: Come docente di sesso femminile indubbiamente sono molto sensibili a questo
fenomeno, e poi perché come dicevo prima, tutto nasce dal fatto che quest’anno è
dedicato ai problemi del femminicidio e della violenza sulle donne.
Quindi ho voluto sviluppare con il settore artistico il tema.
S: Secondo lei solo le donne sono coinvolte nella battaglia contro questo tipo di violenza?
R: Penso che le donne siano più sensibili al problema proprio perchè ne sono le
vittime principali e quindi hanno l’esigenza di essere in prima linea e difendersi.
Gli uomini secondo me lo vedono con più distacco, cioè non hanno paura a livello personale.
Magari sono sensibili alla questione ma poiché non sono le vittime immediate, anzi spesso
sono i colpevoli, il loro senso di colpa li rende meno disposti a coinvolgersi in prima persona.
S: Per questo tipo manifestazioni ed iniziative la nostra scuola le è sembrata idonea?
Cioè ha riscontrato partecipazione, oppure difficoltà nel portare avanti questa mostra?
R: All’inizio dell’anno scolastico durante il collegio docenti ho subito focalizzato il luogo
dove realizzare qualcosa per il tema stabilito. Quindi ho visto che i locali del sotterraneo erano predisposti per l’allestimento di un’eventuale mostra. Ho iniziato a parlare
ai ragazzi dell’idea e li ho visti molto partecipi. Hanno realizzato prima dei lavori che
si potessero assemblare insieme, alcuni hanno prodotto una parte in modo singolo ed
il lavoro successivo è stato quello di “incastrarli” in modo da realizzare opere uniche.
Successivamente, alcuni di studenti hanno realizzato anche opere individuali per l’esposizione. Sono stati tutti molto interessati ed hanno partecipato attivamente all’idea
che si è voluto svilippare, e lo hanno fatto con interesse.
Ndr. Il Consiglio d’Istituto del 21/05/2014 ha deliberato all’unanimità l’apertura per
il 5 giugno della mostra permanente, curata dalla prof.ssa Falzone, contro la violenza
sulle donne denominatata “Donne, appese ad un filo”.
L’iniziativa culturale è stata patrocinata dalla Consulta Provinciale Studentesca di Roma,
dalla Presidenza dell’Assemblea Capitolina e dal Municipio 1 di Roma Capitale.
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N. II
TAL È
ESTERI
#BRING BACK OUR GIRLS
di Chiara Tirendi
#Bring back our girls. È lo slogan di una campagna mediatica, che ha travolto non solo il
web, ma tutti i mezzi di informazione. Essa ha come scopo quello di richiamare l’attenzione
dell’opinione pubblica internazionale sul gravissimo attacco terroristico che ha avuto luogo
nella notte tra il 14 e il 15 aprile scorsi, quando alcuni uomini armati, appartenenti al gruppo islamico fondamentalista chiamato Boko Haram (letteralmente, in arabo, “l’educazione
occidentale è peccaminosa”), ha rapito dal collegio femminile del villaggio di Chibok, nella
parte settentrionale della Nigeria, 276 ragazze che avrebbero dovuto sostenere lì i loro esami
scolastici nei giorni successivi. Di queste, solamente 53 sono riuscite a fuggire, mentre le altre sono ancora nelle mani dei loro persecutori, in una località tuttora sconosciuta. Le poche
informazioni che ci arrivano dai video trasmessi dai rappresentanti del gruppo ci parlano di
storie terribili, di conversioni forzate, di giovani donne, tutte tra i 12 e i 17 anni, vendute come
bestie ai loro nuovi “mariti” per pochi spiccioli, ma soprattutto, nelle intenzioni dei carcerieri, usate come merce di scambio per la liberazione di alcuni componenti precedentemente
arrestati dalle forze governative. Questa non è certo la prima manifestazione violenta ricollegabile a all’organizzazione in questione, a cui sono state attribuite circa 2000 vittime tra il
2009 e oggi, oltre ad essere responsabile di attentati e incendi nei confronti di altre scuole e
di numerose chiese cristiane, tanto da essere inserita nella “lista nera” degli Stati Uniti delle
cellule più pericolose del mondo. Essa infatti si rafforza di anno in anno in quella regione
dello stato, dove la ricchezza dovuta ai bacini di petrolio non ha raggiunto la popolazione,
che vive in miseria, e l’alfabetizzazione arriva appena al 15%. Mai però si era giunti ad un
interessamento globale di questa portata. L’iniziativa, partita dalla giovane pakistana Malala
Yousafzai, sopravvissuta ad un tentativo di omicidio da parte dei talebani, che volevano troncare il suo impegno per l’istruzione femminile nel suo paese, si è poi diffusa in modo virale,
coinvolgendo personalità importanti quali papa Francesco, Michelle Obama, l’ex segretario
di stato americano Hillary Clinton, il primo ministro britannico Cameron, l’ex premier dame
Carla Bruni, protagonisti del mondo della cultura, dello sport, dello spettacolo (una fra tutti
l’attrice Angelina Jolie). Anche il liceo Talete vuole mostrare la propria solidarietà e il pieno
sostegno, e perciò in questi giorni potete vedere, appesi alle finestre della facciata, degli striscioni rossi, con su scritte le brevi ma forti parole che ci riportano alla mente questa terribile
disgrazia. A tutt’oggi non sappiamo quale sarà il destino delle studentesse, anche se la Nigeria, supportata da Usa, Gran Bretagna, Francia e Cina, sta organizzando un’operazione di
recupero basata sull’utilizzo di droni e altri strumenti ad alta tecnologia. In ogni caso bisogna
far sì che il mondo non si distragga e che noi stessi non ci distraiamo, che questo non rimanga uno dei tanti drammi per cui proviamo un’empatia di pochi attimi e che poi cade subito, dimenticato, soppiantato da tante piccole preoccupazioni ed egoismi quotidiani. Quelle
ragazze sono nostre coetanee, potrebbero essere compagne di classe, amiche, sorelle, che
cercavano, pur essendo donne, di dare a se stesse un futuro migliore grazie alla cultura e al
sapere. Non abbandoniamole al loro destino. Non lasciamole da sole.
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ATTUALITÀ
TAL È
INTERVISTA A MARIA LUISA GIZZIO
di Chiara Tirendi
Massimo Gizzio. A lui sarà intitolata l’aula magna del liceo Talete. Se le cose fossero andate
diversamente, se non ci fosse stato timore di risvegliare antichi contrasti e di schierarsi
troppo apertamente, l’intera scuola oggi potrebbe portare il suo nome. Era un ragazzo di
18 anni e mezzo, che stava portando avanti uno sciopero di protesta contro il nazifascismo
con gli studenti del liceo Dante. È stato ucciso quel giorno, nel 1944, a via Cesi, vicino
a piazza Cavour per intenderci, da alcuni fascisti appartenenti al gruppo “Onore e
combattimento”, colpito alle spalle dagli spari pochi istanti prima di riuscire a fuggire via.
Ma chi era davvero Massimo? Noi lo abbiamo chiesto a sua sorella, Maria Luisa Gizzio.
Può descriverci in poche parole che tipo di persona era suo fratello, darci un ritratto di lui?
Posso dirti che era un gran giocherellone, aveva aspetti molto allegri, giocosi, gioviali,
ma a colpirmi moltissimo era il tempo enorme che impiegava a discutere, a leggere, a
confrontarsi, ad approfondire idee che mi sembravano importanti. È qualcosa che mi sono
sempre portata dietro, nella vita, un bisogno di riflettere, di ragionare sulle cose, di dire le
proprie idee, ho sempre amato molto la filosofia, anche se poi ho fatto un percorso diverso.
Ci racconta qualche episodio che le è rimasto particolarmente impresso?
Un’avventura miracolosa gli è capitata quando si trovava a Cecchina, vicino ad Anzio,
proprio nel giorno dello sbarco degli americani. Lì vivevano mia nonna e mia zia e lui
decise di andare a prenderle, passando tra gli spari, nel bel mezzo della battaglia. Arrivato
alla villa dove vivevano, vide che era stata occupata dai soldati tedeschi, dei ragazzi di 1920 anni, che vedevano intorno a loro solo nemici, persone che scappavano a vederli. Lui
iniziò a parlare nella loro lingua della Germania, dei suoi grandi poeti: lo abbracciarono,
crederono di trovare un amico, e li riaccompagnarono a casa, pur sapendo di rischiare
la fucilazione. Avevano capito che era più importante riportare un figlio da sua madre,
piuttosto che combattere quella stupida guerra. È proprio questo il messaggio che vorrei
dare: ci si può intendere tra nemici, tra diversi, basta che si abbia rispetto dell’altro, lo si
ascolti. L’obiettivo deve essere sempre quello di far pace, di trovare un punto d’incontro.
Talvolta si tende a “mitizzare” le figure di coloro che sono vissuti durante la guerra,
mentre dal suo racconto traspare che suo fratello era un ragazzo simile a noi.
Lo dico sempre: mio fratello non era un eroe. Non sapeva di andare a morire, lui
andava incontro alla vita. Certo, era consapevole di rischiare, ma non poteva fare a
meno di andare a far chiudere le scuole, i tedeschi prendevano i ragazzi giovani e li
costringevano a far la guerra con loro. I tedeschi ci avevano invaso, gli angloamericani
stavano arrivando, che doveva fare, restare nascosto? Voleva far vedere che gli italiani
non erano degli imbelli, in attesa che qualcuno li liberasse, che anche loro erano
capaci di far qualcosa: questo è quello che li ha spinti, ma pensavano di andare ad una
manifestazione, non ad una battaglia. Potevano immaginare che qualcuno avrebbe
sparato? Non lo vediate come uno che voleva la morte o che aveva idee bellicose,
era una persona che, anzi, evitava il pericolo. Lui era felice, amava la vita, aveva una
ragazza innamoratissima e tutti riponevano grandi speranze in lui: la madre della
sua fidanzata era certa che sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti d’Europa!
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ANNO I
N. II
TAL È
ATTUALITÀ
Rievocare quel periodo deve essere molto doloroso
per lei; cosa la spinge a continuare a ricordare?
Io sento il dovere fortissimo di portare avanti ciò per
cui lui ha lottato, quello che gli ha fatto rischiare
persino la morte. Lui se ne sarebbe potuto stare
tranquillo e nascosto, era un ragazzo intelligente,
con un avvenire brillante, premiatissimo a tutti i
livelli di scuola, ma se ha fatto quello che ha fatto
fu perché era più forte di lui. Semplicemente non
poteva più sopportare ciò che stava succedendo,
l’ignoranza degli altri, le menzogne dei politici, che
qualcuno comandasse senza responsabilizzare tutti.
Quale può essere oggi, secondo lei, il ruolo della
scuola per mantenere viva la memoria di quei giorni?
Spetta agli insegnanti. Non desidero che si ricordi
solo il passato, ma che si capisca cosa si può fare
per il futuro, cosa oggi potete fare per il domani.
Secondo me, la prima cosa sono i rapporti umani
fra voi, rapporti umani nel mondo. Se si comincia
da questo, cambia la mentalità degli esseri umani.
È necessario unirsi, capire come andare avanti
insieme. Vogliamo continuare a fare le guerre?
Vogliamo continuare a pensare: ”Io sono italiano, e
quello è tedesco”? Dobbiamo continuare a litigare,
o dobbiamo cercare di parlare insieme, come popoli
e non come comandanti, partecipando dal basso?
Cosa pensa del fatto che, mentre suo fratello
ha dato la vita per la libertà, tanti giovani oggi
sembrano quasi privi di una coscienza civile?
Come si può pensare di risolvere questo problema?
C’è una responsabilità infinita dei capi, di chi governa
il mondo; una trentina di persone che decidono
dell’avvenire di sette miliardi di individui, attraverso
le televisioni, attraverso le religioni, attraverso
qualsiasi tipo di indottrinamento, attraverso il “divide
et impera”! “Vai contro quello, che può arrivare
prima di te”. No, vediamo di andare avanti insieme.
Il “divide et impera” è, da duemila anni, quello che
permette tutte le guerre. Cerchiamo di capire che
l’altro, forse, ha i nostri stessi bisogni. Adesso voi
giovani avete la possibilità di comunicare con tutto
il mondo, e quindi vi risulterà più semplice, ma è
necessario partire dal basso.
foto di Alessandra Narciso
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SOCIETÀ
TAL È
Mio Nonno era solo un Ragazzo
di Luigi Ghidoli
Oggi si parla spesso, in un sacrosanto desiderio di pacificazione, di ideali che furono di entrambe le parti, ma si può
celebrare la Resistenza ed il suo significato dimenticando a chi e a cosa si resisteva? Ricordare è un dovere, ma si può
farlo senza odiare. Se non si prova odio non è necessario mentire od omettere. Il 2 aprile 1944, mio nonno, un giovane
sottotenente della classe del ’21, reduce dalla Slovenia, miracolosamente fuggito ai tedeschi che lo stavano deportando
in Germania, si trovava a Cossignano, un paesino dell’Ascolano, dove era riuscito a ricongiungersi al padre, sfollato da
Roma. Non credeva nella guerra, era stato educato dal padre agli ideali repubblicani, ma aveva fatto fino all’ultimo il
proprio dovere. Dopo l’8 settembre si era trovato, fuggiti gli ufficiali più alti in grado, a dover amministrare il destino di
una truppa molto più adulta di lui, che non aveva ancora 22 anni. Dopo aver fatto dare ai suoi uomini abiti borghesi presi
dai pacchi di alcune reclute, distribuì i pochi soldi che c’erano, tra cui la sua paga; poi si abbracciarono tutti e augurandosi
buona fortuna presero la strada di casa. Camminava di notte e di giorno, stava nascosto per timore dei tedeschi ma
anche dei partigiani iugoslavi; mangiava quello che trovava, la fame e la fatica erano tante ma anche la voglia di tornare
a casa e sapere cosa stava succedendo alla Patria, alla famiglia, agli amici. Nonostante le accortezze venne preso dai
tedeschi e avviato ai campi di concentramento. A Trieste riesce a scappare. I tedeschi se ne accorgono, partono raffiche
di mitra che colpiscono alcuni fuggitivi ma non Luigi, mio nonno, che salta il muro di un giardino e si nasconde lì fino al
giorno dopo quando trova il coraggio di chiedere aiuto agli abitanti della casa. Viene nutrito, riceve un paio di scarpe
diverse dalle sue, troppo riconoscibili perché militari, e riparte, sempre a piedi, per raggiungere il padre sfollato da Roma
a Cossignano, nelle Marche. La mamma l’ha persa da bambino, non ha fratelli, non ha zii, nessuno, ha solo quel padre,
che lo adora ma che spesso è anche irragionevolmente irascibile, e una matrigna che gli ha fatto considerare il fronte
preferibile alla casa. Raggiunto, chissà come, il paese dell’ascolano Luigi si rende conto che lì, a casa, la guerra è più
dura che mai perché imperversano la più arbitraria violenza dei repubblichini e la vessazione dell’ex alleato tedesco. In
quei mesi cresce in mio nonno, come in tanti altri giovani, la ribellione, la consapevolezza che la vita e la dignità umane
non possano essere calpestate ancora a lungo, che credere in un’ esistenza migliore e di libertà sia l’unico modo per
accettare che tanto strazio possa accadere. Per questo quella domenica delle palme, quando il Ten. G******** e il Serg.
Magg. M******* dei repubblichini procedettero all’ennesimo arresto di due giovani della classe 1925, per il bando firmato
da Giorgio Almirante, proclamando che li avrebbero fucilati in serata come traditori, mio nonno, senza pensare ad altro
se non alla mostruosità di quanto stava accadendo a due giovanissimi e ribellandosi davanti allo strazio delle loro madri,
armato solo di una rabbia che non è ancora coraggio, si mise davanti ai repubblichini ricordandogli fieramente che non
era quello il loro dovere di soldati. G******** fece allora il gesto di colpire mio nonno che però schivò il pugno, subito
dopo M*******, imbracciato il fucile, lo colpiva alle spalle trapassandolo da parte a parte. Il giovane cadeva in un lago di
sangue e G******** prendeva a calci il corpo del moribondo. Lo lasciarono così, come un animale abbattuto, confidando
che se non era morto, presto lo sarebbe stato. Uno di meno. Una bella lezione per tutto il paese che aveva assistito
terrorizzato al dramma che si era compiuto quel 2 aprile 1944, alle 3 del pomeriggio. Nonno non morì. Fu un miracolo.
Forse la sua mamma, che lui ha sempre sentito accanto, lo protesse. Luigi restò oltre due mesi in pericolo di vita ma ce la
fece. Il paese seguiva la lotta di quel giovane coraggioso che aveva detto quello che nessuno aveva avuto il coraggio di
dire, che, unico, si era opposto a chi incuteva e spargeva terrore. Poi, quando fu possibile la guarigione, quando cresceva
la speranza, ecco la delazione. Qualcuno fece sapere a chi di dovere che Luigi Ghidoli non era morto, dunque bisognava
finire il lavoro iniziato. Gli fu fatto sapere che se non si fosse presentato quanto prima alla caserma di Ascoli, sarebbe
stata compiuta una rappresaglia sul paese e il giovane, appena poté reggersi in piedi, si presentò. Era ancora molto
debole e fu visitato da un medico militare che consigliò di rilasciarlo per consentirgli di compiere la guarigione ma mentre
usciva dall’ospedale dove era avvenuta la visita fu personalmente prelevato dai due famigerati G******** e M***** che lo
condussero nel carcere giudiziario di Forte Malatesta di Ascoli Piceno dove gli fu comunicata la condanna a morte,
naturalmente senza che vi fosse stata alcuna parvenza di processo. L’ordine di esecuzione della Gendarmerie, scritto in
italiano e in tedesco, fu mostrato al giovane dal direttore del carcere, che comunicò alla famiglia di non poter far altro se
non concedere due giorni di tempo al condannato. Ghidoli fu messo nella cella che già era stata del povero patriota
Fausto Simonetti (medaglia d’oro alla memoria), poco tempo prima prelevato dal carcere nottetempo e massacrato dai
repubblichini perché la sua sentenza di morte tardava troppo ad essere eseguita. Mio nonno lo sapeva e sapeva che,
fucilato dai tedeschi o massacrato dai fascisti, sarebbe stato ucciso di certo; aspettava solo la certezza del quando e del
come. M***** provò più volte e in tutti i modi a farsi consegnare il prigioniero ma il direttore del carcere non volle ripetere
l’esperienza di Simonetti e la notte invocava il regolamento carcerario che vieta di far uscire o entrare detenuti tra il
tramonto e l’alba, il giorno riusciva a prendere tempo anche grazie al capo carceriere che aiutò il giovane a nascondersi
scambiandolo di cella. Forse non si trattò solo di resipiscenza ma anche del fatto che ormai le sempre più pressanti notizie
dell’avvicinarsi degli alleati consigliavano al direttore un’azione che avrebbe potuto in seguito, almeno in parte, bilanciare
la consegna di Simonetti. Gli eventi, intanto, rapidamente precipitano, i fascisti fuggono da Ascoli dopo aver svaligiato la
filiale della Banca d’Italia; l’armata inglese’ che ha sfondato la linea in Abruzzo, è vicina; i tedeschi, in rotta, si ritirano
disordinatamente uccidendo e razziando bestiame e….. biciclette. Con i tedeschi ancora dentro Ascoli, i prigionieri di
Forte Malatesta vengono fortunosamente messi in libertà, tra questi il condannato a morte Luigi Ghidoli di anni 22,
membro del C.L.N. (Comitato Liberazione Nazionale). Alcuni giorni dopo entravano nella città, i cui antichi ponti sul
Tronto e sul Castellano erano stati fatti saltare dai guastatori tedeschi in ritirata, i primi soldati italiani, una pattuglia di
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ANNO I
N. II
TAL È
SOCIETÀ
una ventina di paracadutisti della Nembo. Per mio nonno e per tanti altri giovani della sua età cominciava così un’altra
esaltante avventura che si prospettava difficile ma piena di speranze. Bisognava vivere anche per i tanti che non c’erano
più e tenere fede ad un impegno costato tanto dolore e sacrificio. Ora mio nonno non c’è più, è mancato nel ‘96. E’ lui
che disse che la medaglia che Ascoli ha appena ricevuto per l’attività partigiana forse non verrà capita, e che sempre
meno sono quelli che ricordano. A chi gli sparò e si macchiò di tanti efferati delitti, M*******, una persona che non ha
pagato, né credo si sia mai ravveduta, è stato perfino dedicato qualche anno fa un memorial con tanto di manifestini
affissi per le strade della provincia che aveva subìto la sua ferocia! Ecco, se la medaglia conferita ad Ascoli Piceno servirà
per ricordare Fausto Simonetti e i 27 giovani (uno di soli 16 anni!) caduti sul colle San Marco e i tanti altri che hanno
offerto il loro sangue per darci un futuro degno dei loro ideali ben venga! Ma che non sia un’autocelebrazione senza
memoria. Mio nonno insegnava a perdonare ma anche a ricordare. Avrebbe potuto insegnare a odiare. Anzi, ha
insegnato che l’unica cosa che può essere più forte addirittura della stupidità è l’amore. Però ricordare è un dovere, è un
modo per capire, per dare una ragione a tante morti, a tanti dolori perché è dare la speranza che questo non debba
accadere mai più. Mia nonna, perchè purtroppo mio nonno non l’ho mai conosciuto, mi diceva spesso che alla loro
generazione era stata strappata la giovinezza, una ferita che per molti è ancora viva e dolente e che non deve più
ripetersi, mai più. Vorrei dire un’ultima cosa per far capire come l’amore, la solidarietà possano comunque vincere in un
animo buono anche nelle condizioni più difficili e disperate. Il dolore, la guerra, la malattia esaltano le note di fondo
dell’animo umano: chi è buono lo sarà ancora e di più, chi è ostile al suo prossimo diventerà cattivo, feroce. Nel carcere
di Ascoli, mio nonno non era solo ad aspettare la morte, c’era anche un disertore tedesco che doveva essere fucilato.
Correva di cella in cella la voce che fosse un pover’uomo già di una certa età che voleva solo tornare a casa dalla
famiglia che aveva bisogno di lui o di cui forse non aveva più notizie. Catturato fu destinato alla fucilazione, con disonore.
I detenuti politici ne parlavano, alcuni provavano indifferenza per quest’altra tragedia che si consumava in silenzio: le loro
storie erano troppo diverse. Altri, e mio nonno tra questi, provavano pena e anche disagio. Pena per un destino comunque
miserevole, disagio per la solitudine di quel poveraccio che passava le ultime ore senza neanche la solidarietà di un
compagno, senza forse aver capito la ragione – se ragione ci può essere - di una morte così lontana da casa, dagli affetti.
Una morte senza il riscatto degli ideali, una morte che la famiglia avrebbe potuto solo piangere di nascosto, nella
vergogna. Una morte così inutile! Qualcuno chiese del cibo per quel disertore che era stato lasciato digiuno; mio nonno
ne aveva. Da casa gli avevano fatto avere dei viveri, anche troppo per il poco tempo che gli restava. Li divise con il
tedesco. Le mani si passarono di cella in cella il pane e un pezzo di salsiccia e così i due condannati, tanto lontani e
diversi, divisero l’ultima cena senza vedersi e senza conoscersi, accomunati solo dall’imminenza della morte. Il tedesco fu
fucilato, mio nonno miracolosamente si salvò e continuò per tutta la vita a pensare con dolore e affetto a quello sventurato
sconosciuto per il quale scrisse, anni dopo, i versi che ho trascritto.
Sono ricordi senza odio, velati di sofferenza e stupore, increduli che possa esistere una cosa assurda e
innaturale come la condanna a morire mentre il tuo corpo è ancora tanto vivo, e ha fame, e sente, e vede, e
la tua anima riesce ancora a commuoversi per il destino di un altro che ti sembra, se possibile, stia peggio di te.
Giugno 1944
Spartimmo l’ultimo pane
e mai ti vidi,
soldato della Whermacht,
e mai seppi il tuo nome;
Johann, forse, Peter, forse, o Franz?
Chiedevano i compagni,
passandosi la voce
di cella in cella,
chi avesse del pane
per un disertore tedesco
portato da poco tra noi
a starci le ultime sue ore.
Ne avevo io.
La dura pagnotta
fu spartita
e in mezzo misi un pezzo di salsiccia
del mio podere.
Poi le mani da una cella all’altra
si passarono l’ultima cena
per Johann, forse, o Peter, forse, o
Franz?
Disertore tedesco che non conobbi
mai,
che mai conobbe me.
Fuori era vespro.
All’ultimo sole
un pulviscolo d’oro
saliscendeva il piancito dove, con
agra feccia di vino,
avevamo dipinto una scacchiera.
Si tingeva di porpora
la Rocca Malatesta
e dalla parte del Castellano
di fanciulli in gioconda rissa
e di rondini insieme
acuti venivano i gridii…
Sapevo che io pure
il giorno appresso
non l’avrei visto tutto,
che dopo quel tramonto
per lui e per me
altri non ce ne sarebbero più stati.
Allora mi venne da pensare
che buffa cosa
l’aver spartito
con uno sconosciuto tedesco
l’ultimo pane,
l’ultima salsiccia
del mio podere,
un magro cibo che mai sarebbe stato
digerito,
che ormai non ci serviva più.
Luigi Ghidoli
P.S Ho evitato di inserire per esteso nomi di alcuni personaggi coinvolti non perché possa essere messo in dubbio quanto ho scritto (esistono molti documenti, anche ufficiali, a riguardo) ma perché credo che come non ho avuto io alcun merito nell’avere il nonno che ho avuto, così non sia colpa dei figli o
dei nipoti di quelle persone l’averle avute per genitore o per nonno. Anche questo mi ha insegnato mio nonno. Infine vorrei rigraziare mia zia Alessandra
che, molto pazientemente, mi ha raccontato la storia che vi ho appena scritto.
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DAL TALETE
TAL È
Le statistiche della scuola.
di Andrea Iaboni
Negli ultimi giorni sarete stati probabilmente disturbati e interrogati su alcune vostre preferenze.
Queste sono state raccolte dal sottoscritto per elaborare delle statistiche riguardanti i vostri gusti.
Ecco le attività che, durante la ricreazione, svolgono gli studenti del Talete:
- Circa il 26% dei ragazzi, nel corso dell’intervallo, sceglie il cortile come luogo di incontro, e l’1,3%
ne usufruisce per prendere il sole.
- Il 26% spende la maggior parte del tempo di pausa per mangiare o comunque per lottare nell’interminabile fila al bar o alle macchinette (quelle del 1° piano sono, infatti, molto intasate). Il 39 %
preferisce non essere compresso in quei luoghi di massa e sceglie di girovagare per la scuola. Tra
questi troviamo un 4% di giovani interessati alle gare di corsa sulle scale, avvincenti e pericolose,
mentre il 2% partecipa a sfide clandestine di tennis tavolo.
- C’è anche chi rimane in classe, infatti il 16% sfrutta la pausa per ripassare o copiare i compiti. Però
chi rimane in aula ha anche la possibilità di: cantare, come dimostra il 2,5% delle groupies del Talete;
giocare a “Clash of clans”* o a “2048”*, mania dilagata nell’istituto, con il 6,4 % di assidui partecipanti (questi dati non si riferiscono anche alle ore di lezione).
Ma ora è giunto il momento di riportare i risultati dell’indice di gradimento che ogni professore ha
ottenuto dai propri allievi. Purtroppo non ho potuto intervistare tutti gli studenti della scuola, perciò
probabilmente alcuni insegnanti non sono presenti nella classifica.
Ecco la top 5.
5. A pari merito si classificano Mastrantonio, Guerriero e Moretti con il 5,46%;
tutti hanno dimostrato un’ottima professionalità.
4. Si contendono il quarto posto Priore e Stara con il 7,8 %, sono riusciti a esprimere il loro gioco.
3. Con l’8,5 % arriva al podio la prof. Bungaro, che ha sfoderato grinta e talento.
2. La medaglia di argento è assegnata al prof. Vernich, con un cospicuo 9,3%,
ottenuto riuscendo a far divertire i ragazzi.
1. Infine l’insegnante che è risultato più amato dagli studenti, con ben l’11,7 %,
è la prof. Falzone, che vince la sfida di quest’anno.
*giochi per smartphone
Ndr. I sondaggi non vanno presi troppo sul serio
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ANNO I
N. II
TAL È
DAL TALETE
IL TALETE,, QUESTO SCONOSCIUTO
di Chiara Tirendi
Circa 206 giorni. 1236 ore. Continuando ad improvvisarci matematici, equivalgono anche a
74160 minuti e addirittura, ad essere pignoli, a 4449600 secondi. No, questi non sono numeri a
casaccio, bensì le cifre che indicano quanto tempo uno studente medio del liceo Talete trascorre
tra le pareti della sua scuola, dati che, se moltiplicati per cinque anni di vita, diventano astronomici. È quindi assolutamente palese che la scuola sia, ci piaccia o meno, uno dei luoghi più
importanti durante questa fase del nostro percorso. Che la amiamo, la odiamo, la sopportiamo
o soltanto la subiamo, di solito la associamo soltanto a classi, aule, lavagne, lezioni, interrogazioni, noia abissale, qualche sogno sul libro di latino, gli amici, il caffè a ricreazione ed altre mille
banalità quotidiane. Esistono però lati nascosti del nostro istituto, fatti poco noti ai più riguardo al
caro vecchio edificio giallo canarino che crediamo di conoscere alla perfezione. Attratta in modo
ormai irrimediabile la vostra attenzione, ve ne sveleremo qui qualcuno.
1) Praticamente tutti sappiamo quale sia l’indirizzo del Talete, via Gabriele Camozzi 2, ma chi
era davvero costui? Nonostante sia stato un patriota, abbia liberato Bergamo aprendo la strada
alle truppe garibaldine durante la seconda guerra d’indipendenza e sia stato parlamentare del
Regno d’Italia per tre legislature, non è riuscito a conquistare nient’altro che una insignificante
stradina a senso unico. Così è la vita.
2) Il filosofo Talete di Mileto, nostro protettore dall’aldilà dei matematici greci, dovunque esso sia,
oltre ad enunciare il famoso teorema che tutti abbiamo studiato, si è anche dilettato scrivendo 20
sentenze morali, di cui ne riportiamo due sulla pigrizia, in solidarietà con i ghiri di tutto il mondo:
”Cosa spiacevole è la pigrizia” e “Non essere pigro, neanche se arricchisci”.
3) Chiunque sappia leggere può vedere sulla facciata che la nostra scuola, in seguito diventata
una succursale del liceo Dante Alighieri, è stata progettata nel 1928 e inaugurata nel 1932 come
scuola elementare Cristoforo Colombo. Perché, vi chiederete, questa scritta è a caratteri cubitali,
mentre il cartello con il nome attuale è grande come un francobollo? Mistero della fede.
4) Avete mai provato, di solito verso la quarta, quinta ora, quando fuori splende il sole più bello
del mondo, la frustrazione che deriva dall’impossibilità di uscire e prendere una boccata d’aria?
Avete mai pensato: “Sembra proprio di stare in prigione”? Ebbene, non avevate tutti i torti: il
cortile dove tutti noi abbiamo corso e giocato a pallavolo è stato utilizzato nel 1988 come set
del film “Mery per sempre” di Marco Risi, con Michele Placido e Claudio Amendola, ambientato
per l’appunto in un carcere minorile di Palermo. Le conclusioni sono troppo ovvie e desolanti per
accanirvisi sopra ulteriormente.
5) Ultimo ma non meno importante, il Talete si è fatto strada anche nel mondo dello spettacolo:
qui si è diplomato anche l’attore Pierfrancesco Favino, che ha partecipato a produzioni italiane
(“Saturno contro” di Ozpetek, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana) e straniere
(“Le cronache di Narnia”,”Angeli e demoni”,”Rush”).
Se il vostro animo ora non si sente più ricco, appagato e felice di prima… be’, non posso mica
risolvere io tutti i misteri del Talete!
Illustrazione del Liceo Scientifico Statale “Talete”
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CULTURA/DAL TALETE
TAL È
Alcune scene tratte da “in/out side”
il cortometraggio realizzato con il progetto Scuola Aperta (vedi Annunci)
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ANNO I
N. II
TAL È
TECNOLOGIA
KHAN ACADEMY
di Veronica Brindelli
La Khan Academy è la nuova frontiera dell’istruzione on-line: con i suoi 6 milioni di
utenti attivi ogni mese, ha superato persino gli MIT’s OpenCourseWare in termini
di video visualizzati. Ma cosa la rende così speciale?
I TUTORIAL
Sicuramente il principale punto di forza sono le lezioni, o tutorial, come sono
chiamati sul sito. Ogni concetto di una qualche materia, che sia Matematica, Storia
o Economia, è illustrato con un video della durata di dieci minuti circa. L’autore dei
video e creatore del sito è Salman Khan, che con una voce calda e rassicurante
spiega anche i concetti più complessi in modo chiaro e comprensibile.
Ogni video è caratterizzato da uno sfondo nero, stile lavagna, che Salman riempie
di scritte colorate grazie alla sua tavoletta grafica. Il fatto che l’utente non veda mai
il viso di chi parla, ma solo i concetti che spiega, permette di focalizzarsi ancora di
più su ciò che è insegnato.
Inoltre il video ha degli indubbi vantaggi sulla classica lezione frontale, dove il
professore spiega ininterrottamente. Infatti il professore non può né essere
“stoppato”, né tantomeno “mandato indietro” per riascoltare aspetti che non si
hanno ben compreso.
LA GRAFICA E LA STRUTTURA DEL SITO
Il sito è molto ben organizzato: trovare i video riguardanti l’argomento che interessa
è facile e veloce, così come gestire il proprio profilo o visualizzare i propri progressi.
La grafica inoltre è molto allegra e gradevole, e ciò diventa molto importante quando
si vuole creare un ambiente accogliente per lo studente, in modo da invogliarlo a
imparare. Proprio per questo scopo è stato istituito un sistema di punteggio che
premia gli utenti più attivi con “punti energia” e “asteroidi”.
Ogni minimo sforzo o progresso è immediatamente riconosciuto, e non vi sono
penalità che invece potrebbero scoraggiare e far perdere l’entusiasmo di chi si sta
impegnando. L’idea è infatti che ogni persona abbia il diritto di imparare seguendo
i propri ritmi e inclinazioni.
La COMMUNITY del sito è ciò che rende ancora più unica l’esperienza, poiché ci si
sente parte di una grande famiglia sparsa in tutto il mondo e desiderosa di imparare.
Grazie alla possibilità, sotto ogni video, di chiedere qualsiasi chiarimento o rispondere
a qualsiasi domanda delle persone, si aumenta lo spirito di collaborazione del sito,
e si sprona la gente a dar voce ai propri dubbi.
Il bello della Khan Academy quindi è che non ci si sente mai abbandonati a sé
stessi nella delicata attività dell’apprendimento: che sia grazie ai video tutorial, in
modo che la spiegazione sia comprensibile o alla velocità giusta; oppure per le
spiegazioni che una persona dall’altra parte dell’oceano ha gentilmente fornito per
chiarire un dubbio.
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SOCIETÀ
FALSI MORALISTI
TAL È
di Shafee Howlader
In questo nostro mondo, nella nostra società, ci sono vari tipi di persone, questo è chiaro. Alcuni sono più graditi, altri meno, ma bene o male la vita nella comunità non risente di gravi guerre intestine. Quelle che si verificano sono varie e si presentano come battaglie fra diverse categorie con diverse idee. Non è forse la natura
umana quella di non accettare, se non costretti, il pensiero altrui? Ma non è questo il punto: c’è una categoria,
nella società, una specie che via via cresce e che incombe su tutti noi: quella dei Falsi Moralisti. Per chi non
lo sapesse, i moralisti sono persone che non gradiscono scherzi e battute su argomenti delicati, il cosiddetto
“Black Humor”, ma credono fermamente nelle proprie idee. I Falsi Moralisti, invece, criticano e si “offendono” per del “Black Humor”, quando ne hanno voglia, senza avere una buona motivazione, riciclando ciò che
sentono o leggono in giro, facendovi sentire in colpa per la vostra battuta, ma ridendo in un’altra occasione
per un’immagine o altro di contenuto poco rispettoso verso persone, cose, animali con problemi. Il principale
territorio dei Falsi Moralisti è Internet, specialmente i Social Network. Essi commenteranno ogni vostra frase o
immagine di “Black Humor”, con frasi tipo : “Muori!”, “Ma non ti vergogni?”, “Spero ke ti kapitino delle brutte
cose!”, e altre sentenze, senza alcun ragionamento logico, rompendovi le scatole all’infinito, cliccando col
mouse sul tasto “Segnala” più veloci di un mitra, finché non riescono a farvi chiudere l’account. In realtà questi
soggetti li rivedrete a ridere spudoratamente, da qualche altra parte, riguardo ai bambini africani, oppure a
Hitler ed il genocidio. Se vi sentite confusi, non preoccupatevi: la specie dei Falsi Moralisti è fatta così, una calamità naturale. Sono dei soggetti sempre pronti a mostrare il proprio lato perbenista - che puntualmente non
hanno - e capaci d’emulare senza alcuna vergogna, senz’alcun senso di colpa; sono terribilmente incoerenti
e faranno di tutto per farvi sentire colpevoli e marci dentro. Ma non disperatevi, ci sono modi per combatterli
e toglierveli di torno: il più semplice da attuare è ignorarli, ma avrete bisogno di spirito di sopportazione. Il
secondo modo, consigliabile, è quello di studiarli nelle fasi iniziali ma senza provocarli, stando attenti e memorizzando ogni loro singola incoerenza. Nel momento in cui siete pronti, fate pure la vostra battuta o postate
la vostra immagine di “Black Humor”, e, appena il Falso Moralista selvatico apparirà, cominciate a demolirlo elencando tutte le volte in cui ha riso per robe poco carine; vi risponderà prima provando a difendersi, poi insultandovi,
ma voi continuate ad infierire, possibilmente in pubblico, così da renderlo ridicolo davanti a tutti. In questo modo
vedrete che se ne andrà con la coda fra le gambe, piangendo perché non ha potuto ricevere alcun “Mi Piace” per il
suo intervento falso-perbenista. Quindi non demordete, e affrontate i Falsi Moralisti senza timore. Pace
Gorilla Addormentato di Davide Campo
Il modo in cui il gorilla dorme mi ha subito colpito, e credo sia facile capirne il perché. L’essere umano ormai si
reputa una specie unica nel suo genere, in grado di dominare tutto ciò che è intorno a lui, ma la triste verità è che
fra poco rimarremo soli e per dare di nuovo la vita a questo pianeta dovremo metterci da parte e far si che, una
volta tanto, sia
la natura a fare
il suo corso e
a proseguire
il processo di
evoluzione,
l’unico legame
che ci rimane
con
questa
creatura che
si riposa e
dorme, nello
stesso modo
in
cui
noi
dormiamo.
Per vedere altre foto vai su http://davidecampo02.wix.com/davidecampophoto
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ANNO I
N. II
TAL È
CULTURA
La vita ha valore solamente se si vive per qualcosa o per qualcuno
di Leen
Questa affermazione è stata tratta dal romanzo di Cesare Pavese, intitolato “La casa in collina”.
Durante i miei quindici anni di esistenza, è la prima volta che mi trovo a riflettere riguardo alla vita;
ciò che mi domando è: è necessario attribuire il valore della propria vita a un fatto materiale o a
una persona? Su questa domanda bisogna riflettere molto accuratamente. Ammetto che ognuno
di noi ha bisogno di avere accanto delle persone che siano in grado di confortarci, darci sicurezza
e darci forza. Personalmente, senza l’appoggio dei miei amici e dei miei famigliari, non sarei mai
riuscita ad affrontare i miei problemi da sola, mentre una vita solitaria è molto difficile da affrontare. A questo punto, posso affermare che io non potrei vivere senza di loro; sono diventata ciò
che sono, grazie ai miei cari e tutto quello che ho lo devo a loro. Danno un valore e un senso alla
mia vita, mi rendono felice e completa come se non avessi bisogno di nient’altro. Non so come ci si
senti ad essere solo, mi viene in mente una sola parola: Tristezza. Ciò che spero, in futuro, è dover
tornare a casa dopo il lavoro e trovare la mia famiglia unita e completa. Il mio più grande sogno
è quello di avere due bellissimi figli, pronti ad abbracciarmi, ogni volta che mi vedono in difficoltà
e riconoscenti dei sacrifici e delle decisioni che ho preso per loro. Se un giorno riuscirò ad ottenere ciò che voglio, la mia vita assumerà un senso. Devo però ringraziare mia madre, la donna più
bella e importante del mondo perché, grazie a lei, ho questi obbiettivi per il mio futuro. Una volta
grande, vorrei essere come lei, così forte e coraggiosa, tanto da sacrificare un a bella carriera, per
dare a me e mio fratello un futuro migliore. Il motivo per cui studio e per cui mi impegno così tanto
è per ripagare in quale modo ciò che lei ha fatto per me; continuerò la mia vita senza mai smettere
di dirle grazie, pur sapendo che non riuscirò mai a ringraziarla abbastanza. Per questo le dedico
tutto, in quanto ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita; è la mia forza ed è la guerriera che
ha sempre lottato per me. Vorrei averla per sempre accanto a me e non potrei andare avanti senza
la mia più grande ispirazione; preferirei andare insieme alla mia musa ispiratrice ovunque lei vada
e, finché è ancora in vita, le starò sempre accanto. Per cui la risposta alla mia domanda è sì; la vita
ha valore se si vive per qualcosa o per qualcuno.
Racconto #5
di Federico Ghimenti
Mi guardi. Ti guardo. Abbozzi un leggero sorriso,una pallida falce di luna,molto meno di quell’alba radiosa
che avrei sperato di vedere, accosti la tua guancia alla mia,carne su carne,e poi ti allontani seguendo l’unica
musica che tutti quelli che camminano riescono a seguire con la perfezione di un ballerino,ossia il suono dei
propri passi. Freddo. Mi lasci così,vuoto in una piazza vuota,spento e inutile lampione,con l’eco di un tuo
affrettato saluto a prendersi gioco di me. Un momento. Aspetta. Niente di tutto ciò è successo. Tu sei ancora
lì,davanti a me. Mi guardi. Ti guardo. Questo silenzio è strano,molto strano. Perché ? Perché e lo stesso silenzio
che accompagna il funambolo quando si trova sospeso su una corda a venti metri d’altezza mentre fa scommesse
con la forza di gravità;perché è lo stesso silenzio che avvolge i bambini quando il primo fuoco d’artificio della festa è fuggito sibilando dietro le nubi ed ancora non è esploso,perché è lo stesso silenzio che doveva esserci poco
prima che Dio o il Diavolo o qualcuno per conto loro decidesse di battere le mani e dare inizio a tutto,Sia fatta la
luce, e luce fu. Luce. Fuoco d’artificio. Scoppio. Luce. Luce. I tuoi occhi. Foreste pluviali. Prismi per scomporre
i sentimenti. Laghi di smeraldo in cui le stelle si specchiano la notte. I tuoi occhi. Mi hanno sempre detto,fino
ad arrivare a convincermi,che bello è un aggettivo banale. Che stronzata. I tuoi occhi mi fissano. I miei occhi
ti fissano. Sai? Mi sa che stiamo per baciarci. Ma quello che mi voglio portare impresso nella mente,quello di
cui vorrò ricordarmi quando mi capiterà di guardare con occhi cerchiati da rughe che ora non ho un mare
burrascoso, non è tanto quest’imminente bacio(di baci ce ne saranno tanti altri,purtroppo forse alcuni nemmeno tuoi e tutti molto meno veri di questo) ma questo silenzio. Quest’ombra di magia all’interno della quale
non è più sera e non c’è più nessuna piazza deserta,e dove noi non siamo infiniti né eterni,né innamorati e
neppure felici,ma siamo e basta,e qualunque altra aggiunta è di troppo. Ci avviciniamo (velocemente,lentam
ente,impossibile dirlo:il tempo non esiste … ) sempre più. Sento una brezza leggera accarezzarmi come la più
dolce delle madri,un vento suadente che qualcuno molto frivolo definirebbe come il tuo respiro. Le nostre labbra si sfiorano,vascelli alla deriva che naufragano gioiosi l’uno nel dolce mare dell’altro. Occhi chiusi,perché
l’anima non ha bisogno di vedere. Spero di ricordarmi di respirare, e se senti un paio di foglie autunnali scorrerti sui fianchi spinte da un vento tiepido stai tranquilla, sono le mie mani. Sarebbe bello pensare che Dio o il
diavolo o chi per loro ha creato questo e altri universi l’abbia fatto con un bacio,no? Sia fatta la luce. E luce è.
21
CULTURA
TAL È
Titolo: Cercando Alaska
Recensione del libro “Cercando Alaska”
Autore: John Green
di Dana Verrillo
Anno di pubblicazione: 2005
Trama: Miles Halter decide abbandonare la Florida per proseguire gli studi in Alabama, alla
Culver Creek High School. Ama le ultime parole di persone famose e si affida a quelle di F. Rabelais - “Me ne vado in cerca di un grande forse” - per tale scelta. Durante i primi giorni crea dei
legami di amicizia con alcuni studenti: il Colonnello, il suo compagno di stanza, Alaska, la ragazza più bella della scuola, alta, bionda, magra e con gli occhi azzurri, di cui Miles si innamora. Recensione: Libro romantico-drammatico, in pieno stile dell’autore: presenta una storia d’amore durante l’esordio, ma una conclusione inaspettata. Voto: 9/10 Recensione film Dallas Buyers Club
di Gabriele Scialanga
Questo film colpisce... In tutti i sensi. Colpisce la performance di Mathew McConaughey, colpisce il
suo fisico magrissimo, colpisce la trama. La storia è ambientata in Texas quando l’HIV aveva avuto
una diffusione enorme ovvero tra il 1985 e il 1988. Ron Woodroof contrae il virus a causa della sua
vita sregolata a base di alcool droga e sesso e gli vengono diagnosticati dai medici solo trenta giorni
di vita. Scoperta la sperimantazione di un nuovo farmaco, chiamato AZT, Ron è fermamente convinto
a partecipare. Negatagli la sperimantazione, Ron corrompe un infermiere affinchè gli passi il farmaco sottobanco. Continuando con l’uso di alcool e droghe assume in modo smisurato il farmaco
provocando un collasso al proprio corpo e venendo ricoverato di nuovo in ospedale. Qui conosce
Raynon, un transgender colpito anche lui dall’ HIV. Con lui, sebbene sia riluttante, avvia una società, il Dallas Buyers Club, dove forniscono medicine non approvate ma con effetti molto più benefici
rispetto all’ AZT che si stava rivelando dannoso ma veniva comunque distribuito a discapito della
salute degli affetti di AIDS. La mentalità di Ron tra l’inizio e la fine si capovolge completamente. Il
punto di partenza è un individuo rude e omofobo mentre alla fine si erge come difensore di chi era
affetto dal virus compresi gli omosessuali. Non a caso McConaughey ha vinto il premio Oscar come
miglior attore poichè ha rappresentato in modo eccellente come erano le persone in quegli anni e
come potevano diventare.
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6/14
ANNO I
N. II
TAL È
CULTURA / SVAGO
I GIOCHI DI TALETE
CRUCIVERBA
Prof.ssa
Paola Mastrantonio
ORIZZONTALI
1 Si usano quando fa freddo
7 Secco per eccessiva aridità
11 Quella of honor è la più
alta onorificenza militare
12 Essere mitologico intermedio fra gli dei e gli uomini
14 Minerale di ossido idrato
di ferro
16 Congiunzione
17 Quella del Bengala è in
via di estensione
19 Fenomeno di diffusione
tra due liquidi
21 procede Angeles
23 Nostro anglosassone
24 Talora si fanno alla regola
26 Una sexy dance
28 Palindromo di Roma
29 Vi partecipano anche
molti alunni del Talete
30 Di quello nel buio non si possono prevedere le conseguenze
32 Un gruppo di primati
35 Strumenti del base ball
37 Superficie
38 Lo genera il passaggio ad
uno stato di maggiore perfezione secondo Spinoza
40 Lo può essere una lista
42 Pronome personale
francese
43 Appare dopo i titoli di
coda e inTHE..
44 Nettunio
45 Cotti nell’acqua
46 Il padre di edipo
48 Dominio internet della
russia
49 Palermo
50 Salerno
51 Asino selvatico
53 Lo è una visione non fondata su forme di dogmatismo
56 Combatte contro la vivisezione
57 Quello dei prof è quasi
sempre un lungo rimprovero
59 Pipa orientale ad acqua
61 Sovrana nell’impero ottomano
62 Fiume tirolese
63 Preposizione articolata
65 Capanne della steppa russa
66- Lo si dice di una signorina molto attraente
68- Nativi di isole polinesiane
69- Prima di oggi
SUDOKU
VERTICALI
2 Congiunzione disgiuntiva 36 È vietato al traffico
3 Nome del chitarrista ameri- dei non residenti (sigla)
38 Può rendere folli
cano Metheny
39 Ciò che è vano e
4 Gas nobile
5 Se si affaccia sul mare ha inutile
41 Si praticano prima
una bella vista
6 Vi sono quelle geologiche dei trapianti
47 Quasi tutto il grano o
7 La più alta delle carte
8 Frantumare, fare a pezzi il mais ormai lo sono
9 Detto di un atleta che ha 50 Lo si dice di una
battuta indecente
ceduto bruscamente allo
52 Il malpelo di Verga
sfrozo
54 Si occupa della ma10 Quelli marsicani sono
nutenzione delle strade
bruni
11 Nome dell’attore gibson 55 Simbolo dell’argento
13 Antico, disusato, logorato 56 Lo sono gli abiti molto consumati
15 Preposizione articolata
58 Quello “vital” è
18 Gazzetta ufficiale
proprio delle filosofie di
19 Metà dell’orto
20 Antico guerriero giappo- bergson
60 Impianto per l’ascolto
nese
22 Contiene inni religiosi in coro 64 Iniziali di Sturzo
fondatore del Partito
25 Il numero perfetto
Popolare
27 Potenza
65 Imperia
33 Trucidare vittime inermi
34 Finisce col solstizio d’estate 67 Iniziali di un senatore
35 Il nome del famoso fotografo Ray preso in giro da Crozza
di Francesco Ancona
SOLUZIONE:
Completa lo schema con i numeri da
uno a nove, che dovranno comparire
una sola volta n in
oni riga, colonna e
blocco 3x3
23
SVAGO
ipse dixit
Frasi celebri di professori e studenti
TAL È
Dulcis in fundo
libera poesia
L’odore
“In una versione è molto importante
la resa.” “Infatti noi ci arrendiamo”
“Ogni mattina in cortile, quando
viene la ricreazione uno studente
fumatore si sveglia, sa che dovrà
correre più del prof. A**i per non
essere sospeso.”
“Quest’esercizio è banale”
L’odore della brace è vita sognata
La vita sognata è un filtro d’amore
Un filtro d’amore è un graffito interiore
Un graffito interiore è restare come un sole
Che non sa tramontare
E un sole intramontabile è soltanto
la terra che si ferma
E’ soltanto la terra che si ferma quando ti respiro,
nel fumo della brace
E mi basta: essere l’ultima cosa che si ferma.
G. , inedita
Notti Selvagge
“Il protagonista del Satiricon?
Er Polpio”
“ Fammi un esempio con l’ablativo del gerundio” “io vado
a scuola con la macchina”
“La lupa del campidoglio fa su
e giù. Però mica si muove di
moto armonico”
“Notti- notti selvagge!
Fossi io con te
notti selvagge sarebbero
la nostra passione
Inutili- i ventia un cuore ormai in porto
non serve la bussola
non serve la mappa
Remare nell’Eden
Il Mare!
Potessi almeno ormeggiare stanotte
in te
Emily Dickinson, 1861, n.249
Annunci
IL CORTO DEL TALETE STA PER USCIRE!
Il 28 maggio, nell’aula magna del Rettorato di Roma 3 durante
“Zetesis, festa cittadina per la ricerca” sara’ proiettato il corto “in/out
side”
La replica durante la Gran Festa del 3 giugno.
Se ti interessa collaborare con il giornalino scolastico invia i tuoi articoli e tutte le tue creazioni
all’indirizzo e-mail : [email protected], o in alternativa al gruppo FB Giornalino Talete.
Ti Aspettiamo per il nuovo anno!
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ANNO I
N. II
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Tal e 1-2 - Liceo Talete