CONSORZIO ATS Ambiente Territorio e Servizi
Via S.M. Assunta, 5
24040 - Filago (BG)
Tel. 035 992250
Fax 035 993620
Committente:
D.G. Territorio e urbanistica
D.d.s. n. 1 del 02 gennaio 2013 - B.U.R.L. S.O. n.2 del 09 gennaio 2013
D.d.s. n. 6608 del 12 luglio 2013 - B.U.R.L. S.O. n.29 del 17 luglio 2013
PROGETTO ESECUTIVO
Ai sensi del D.P.R. 207/2010
Oggetto:
Risanamento e ripristino ambientale discarica cessata in fase di post-gestione
Finanziato ai sensi della d.g.r.10 ottobre 2012, n.4152 con il sostegno regionale
agli enti pubblici per interventi su discariche cessate o in fase di post-gestione
SCALA:
Titolo Elaborato:
ELAB.
PROGETTO:
Relazione generale
Arch. Sergio Testa
VISTO:
Arch. Sergio Testa
Codice Progetto:
Nome File:
Numero Documento:
Data:
02_2013
Cartigli.dwg
02_2013/14
08/07/2015
Rev.
Data
Descrizione della revisione Redatto Approvato
00
26/01/2015
Revisione C.di S. 23/10/2014
Ing. Farchi
//
01
13/02/2015
Revisione del 05/02/2015
Ing. Farchi
//
02
24/06/2015
Revisione del 24/06/2015
Ing. Farchi
//
03
08/07/2015
Revisione del 08/07/2015
Ing. Farchi
//
PROGETTISTA
Arch. Sergio Testa
n. 485 Ordine di Bergamo
Via Brigata Lupi, 6
24122 - Bergamo
[email protected]
Tel. 0039 335 8015028 - Fax 0039 035 48631192
IMPRESA ESECUTRICE
..............................................
IL PRESENTE ELABORATO GRAFICO E TUTTE LE INFORMAZIONI CHE VI SONO CONTENUTE, SONO DI ESCLUSIVA PROPRIETA' DELL'ARCH. SERGIO
TESTA E NON POSSONO ESSERE COPIATI, RIPRODOTTI, RESI PUBBLICI SENZA L'AUTORIZZAZIONE SCRITTA DEL PROPRIETARIO.
INDICE
1
RELAZIONE GENERALE ............................................................................................... 1
1.1
Premessa ........................................................................................................... 1
1.2
Inquadramento legislativo con riferimento alla DGR Lombardia .................... 1
1.2.1
Riferimenti al progetto preliminare .......................................................... 2
1.2.2
Descrizione dello stato di fatto ................................................................. 2
1.2.3
Andamento della produzione di percolato della discarica ........................ 8
1.2.4
Descrizione dei criteri utilizzati per le scelte progettuali definitive ....... 12
1.2.5
Descrizione delle finalità dell’opera ....................................................... 14
1.2.6
Descrizione dei criteri di progettazione delle strutture e degli impianti
(sicurezza, la funzionalità e l'economia di gestione) .............................................. 15
1.2.6.1
L’impermeabilizzazione superficiale.................................................. 15
1.2.6.2
Barriera idraulica colonne di jet-grouting........................................... 19
1.3
Sintesi degli aspetti riguardanti gli studi tecnici e specialistici ...................... 20
1.3.1
Geologia e geomorfologia....................................................................... 20
1.3.2
Topografia............................................................................................... 22
1.3.3
Idrologia e idrogeologia .......................................................................... 24
1.3.4
Geotecnica e barriera idraulica ............................................................... 25
1.3.5
Verifica delle interferenze tra le opere in progetto e le reti aeree e
sotterranee ed indicazione delle soluzioni adottate................................................. 29
1.3.5.1
Interventi di risoluzione delle interferenze ......................................... 31
1.3.5.1.1
Traliccio ed elettrodotto A.T......................................................... 31
1.3.5.1.2
Linee elettriche, telecomunicazioni e messa a terra interne.......... 31
1.3.5.1.3
Rete di captazione del biogas........................................................ 32
1.3.5.1.4
Rete di drenaggio del percolato .................................................... 32
1.3.5.1.5
Canale perimetrale di raccolta delle acque meteoriche................. 33
1.3.5.1.6
Rio Zender .................................................................................... 33
1.3.5.1.7
Piezometri e rete idrica ................................................................. 33
1.3.5.1.8
Gasdotto ........................................................................................ 33
1.3.5.1.9
Impianto di irrigazione.................................................................. 33
1.3.5.1.10
Viabilità ...................................................................................... 34
1.3.5.1.11
Ex – alveo intubato del Torrente Zender .................................... 34
1.3.6
Relazione di calcolo della copertura nel rispetto delle NTC 2008 ......... 34
1.4
Disponibilità delle aree ................................................................................... 34
1.5
Ambiente e paesaggio e interferenze con gli elementi naturali esterni........... 35
1.6
Cenni sulla gestione della discarica esaurita................................................... 37
1.6.1
Acque sotterranee.................................................................................... 39
1.6.2
Acque meteoriche di ruscellamento........................................................ 39
1.6.3
Percolato ................................................................................................. 40
1.6.4
Emissioni gassose e qualità dell'aria ....................................................... 40
1.7
Idoneità delle reti esterne dei servizi per soddisfare l’esercizio dell’intervento
40
1.8
Rispondenza al progetto preliminare ed definitivo, eventuali prescrizioni
dettate in sede di approvazione, eventuali variazioni rispetto al progetto preliminare41
1.8.1
Prescrizioni conferenze di servizio e parere paesaggistico e forestale ... 43
1.9
Criteri, elaborati e tempi del progetto esecutivo ............................................. 46
1.10
Cronoprogramma dei lavori............................................................................ 47
1.11
Indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza ...................... 48
1.12
Quadro economico .......................................................................................... 49
1
R ELAZIONE
GENERALE
1.1 Premessa
La presente relazione generale del progetto esecutivo fornisce i chiarimenti atti a dimostrare la
rispondenza del progetto di risanamento e ripristino ambientale dell'impianto di discarica
cessata in fase di post-gestione alle finalità dell'intervento, al rispetto del prescritto livello
qualitativo, dei conseguenti costi e dei benefici attesi.
Il Consorzio ATS – Ambiente Territorio e Servizi è stato istituito tra i Comuni di Bottanuco,
Filago e Madone, tutti in provincia di Bergamo.
L'impianto di discarica è ubicato in Via Carso nel comune di Madone e si estende anche nei
territori dei comuni di Filago e Bottanuco.
I lavori in progetto rappresentano il I° Lotto delle opere volte al risanamento e ripristino
ambientale dell'impianto di discarica, che saranno realizzate nel tempo.
Questo I° Lotto dei lavori è stato finanziato in parte dalla Regione Lombardia con €
1.000.000,00 (Euro un milione/00), ai sensi del bando che è stato emanato in attuazione della
Deliberazione di Giunta Regionale n. 4152 del 10 ottobre 2012, in parte direttamente dal
Consorzio ATS con € 200.000,00 (Euro duecentomila/00).
Si precisa che, i lavori descritti nel presente progetto esecutivo risolveranno solo parizialmente
le problematiche generali dell'area, perchè sono interventi limitati spazialmente rispetto a quelli
che furono previsti nel progetto di riqualificazione ambientale del 1999. Nella redazione del
presente progetto lo scrivente ha preso atto delle risultanze delle relazioni specialistiche e del
rilievo redatti da N.C.E. S.r.l. e dal Dott. Agronomo Alberto Massa Saluzzo.
1.2 Inquadramento legislativo con riferimento alla DGR Lombardia
D.G.R. 10 ottobre 2012 n. IX/4152 «Determinazione dei criteri e delle modalità di
finanziamento per il sostegno regionale a enti pubblici per interventi su discariche cessate o in
fase di post-gestione»;
L.R. 7 giugno 1980, n. 94 «Norme per interventi per lo smaltimento dei rifiuti»;
D.Lgs. 13 gennaio 2003, n. 36 «Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di
rifiuti»;
Pag.1/50
L.R. 12 dicembre 2003, n. 26 «Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale.
Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse
idriche»;
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale»;
D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture
in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»;
D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 «Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163»;
NTC 2008 “Norme Tecniche per le Costruzioni”;
D.Lgs. 42/2004 recante il «Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio»;
Norme UNI e CEI per il calcolo di impianti elettrici e campi elettromagnetici.
1.2.1
Riferimenti al progetto preliminare
Il progetto preliminare è stato redatto al fine di ottenere il finanziamento economico della
Regione Lombardia, ai sensi del bando che è stato emanato in attuazione della Deliberazione di
Giunta Regionale n. 4152 del 10 ottobre 2012, avente ad oggetto: “Determinazione dei criteri e
delle modalità di finanziamento per il sostegno regionale a enti pubblici per interventi su
discariche cessate o in fase di post-gestione”, secondo i principi della L.R. 26/2003 circa la
promozione e la realizzazione di iniziative finalizzate a recuperare settori di territorio occupati
da discariche, pubbliche o private, cessate o in post-gestione.
Al termine dell’istruttoria regionale, con il Decreto del Dirigente della Struttura autorizzazioni e
innovazioni in materia di rifiuti del 12/07/2013, che è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale
della Regiona Lombardia del 17/072013, è stato assegnato al Consorzio A.T.S. il contributo per
gli interventi previsti dal progetto preliminare sulla discariche cessata, fatta eccezione per la
realizzazione dell’impianto ad osmosi inversa per il trattamento del percolato, perché non è
stato ritenuto in linea con gli obiettivi del bando regionale.
1.2.2
Descrizione dello stato di fatto
L’ingresso carrabile della discarica si trova in corrispondenza del civico n.75 di Via Carso, nel
comune di Madone (BG).
Pag.2/50
Attraverso un cancello carrabile automatizzato, di circa 5 ml. di luce netta, si accede all’area di
proprietà del Consorzio A.T.S. nel quale è ubicata la discarica cessata per rifiuti solidi urbani in
fase di post gestione.
L’area dell’impianto è cintata con una rete metallica su tutti i lati della proprietà e si estende nel
territorio dei tre comuni che costituiscono il Consorzio A.T.S., che sono i comuni di Bottanuco,
Filago e Madone, tutti in provincia di Bergamo.
L’area di proprietà ha un’estensione complessiva di circa 16,2 ettari, mentre il corpo discarica
ha una superficie di circa 10,5 ettari.
Quanto avvenuto nel tempo nell’area in esame è stato ricostruito, anche con una serie di
incertezze ed imprecisioni legate soprattutto alle prime fasi di discarica incontrollata di RSU,
nel progetto preliminare per la riqualificazione ambientale dell’area dell’ex – discarica, che è
stato redatto dal Dott. Geol. Marsetti nel 1999.
Per chiarezza espositiva e come illustrato dell’elaborato grafico n. 04, si riportano nel seguito le
denominazioni utilizzate nella presente relazione relativamente ai diversi settori di intervento
nell’area di discarica:
− Settore Sud-occidentale dell’attuale discarica: Lotto I
− Settore Nord-occidentale dell’attuale discarica: Lotto II
− Settore Nord-orientale dell’attuale discarica:
Lotto III
− Settore Sud-orientale dell’attuale discarica:
Bonifica Rio Zender
− Fascia occidentale dell’attuale discarica:
Lotto IV
Relativamente all’area interessata dallo scarico incontrollato di RSU, questa occupa buona
parte degli attuali lotti I e II.
L’insieme delle informazioni disponibili consente di delineare il quadro sintetico di seguito
descritto, che va comunque considerato cautelativamente data la frammentarietà e la
disomogeneità delle informazioni disponibili.
Nell’aprile 1988 erano presenti in parte dell’area (attuali Lotti I e II, e piccole porzioni del Lotto
III) RSU ed altri materiali scaricati senza alcun controllo lungo il vecchio alveo del Rio Zender
nell’arco di una decina di anni.
L’alveo del Rio, che risultava tombinato al di sotto dei rifiuti per un tratto di circa 250 metri,
rappresentava un punto di recapito, raccolta ed allontanamento del percolato prodotto dai
vecchi rifiuti, anche per il fatto che la vecchia tombinatura si presentava deteriorata e lesionata.
Per questo motivo il “Progetto di Bonifica” del 1988 proponeva l’immediata deviazione del Rio
Zender lungo il margine settentrionale ed orientale dell’area di discarica.
Pag.3/50
Al momento della stesura del progetto era inoltre in corso lo scarico controllato di rifiuti da
parte della società MAVER in corrispondenza del Lotto I.
La superficie occupata dai rifiuti scaricati in modo incontrollato è stata stimata in 55.000 m2 ed
il relativo volume in 440.000 m3, con spessori medi di 7 – 9 ml. e spessori massimi di 14 ml.
circa.
In termini di protezione dei terreni e della falda dal percolato, per queste prime fasi di discarica
(prima incontrollata e poi controllata) si può affermare che al di sotto dello scarico incontrollato
di rifiuti precedente rispetto al 1988 non esiste alcun sistema di impermeabilizzazione, e l’unico
elemento che possa contribuire alla protezione della falda dal percolato è rappresentato dai
terreni naturali prevalentemente argillosi, presenti al di sotto dei rifiuti con uno spessore medio
dell’ordine dei 13 – 15 metri.
Nel “Primo Progetto di Bonifica” del 1988 si segnalava che: “Il sottofondo argilloso ha svolto
una sostanziale funzione protettiva impedendo la percolazione nel sottosuolo degli inquinanti.
Infatti solo la parte più superficiale risulta “impregnata” da elementi tipici costituenti il
percolato di discarica. Man mano che aumenta la profondità l’argilla di sottofondo acquista il
suo carattere naturale”.
Lo spessore delle argille “impregnate” è stato valutato nel 1988, sulla base delle stratigrafie di
alcuni sondaggi, dell’ordine dei 30 – 40 cm.
Per quanto riguarda la prima parte di rifiuti scaricata nel Lotto I in modo controllato (posata
quindi sui vecchi RSU), dalla relazione del 1988 sembra di capire che era inizialmente stato
realizzato un manto di impermeabilizzazione posato sui vecchi rifiuti, rappresentato da uno
spessore di 0,5 ml. di argilla.
Si tratta di un dato desunto da quanto riportato nel “Progetto di Bonifica” del 1988 a pag. 76
(“L’area interessata dalla presenza di rifiuti della discarica preesistente è già stata ricoperta da
uno strato medio di 50 cm di argilla, previa modellazione ed omogeneizzazione della parte
superficiale di RSU”).
Sulla porzione dell’area (corrispondente sostanzialmente al Lotto II) in cui erano presenti gli
RSU scaricati in modo incontrollato e non era ancora stato eseguito lo scarico controllato, lo
spessore del manto di argille di copertura dovrebbe essere stato portato ad un metro, come si
ricava ancora a pag. 76 della relazione di progetto (“Al fine di garantire l’isolamento tra il
sistema preesistente (oggetto di bonifica) ed il nuovo scarico controllato si prevede il riporto e
la compattazione di argilla per uno spessore integrativo di 50 cm, fino ad assicurare uno strato
di 100 cm di impermeabilizzazione naturale”).
Pag.4/50
Relativamente ai sistemi di raccolta del percolato di queste prime fasi, sulla base del “Progetto
di Bonifica” si ricava che il percolato prodotto dallo scarico incontrollato di rifiuti viene
convogliato, attraverso la tubazione in cui scorreva il Rio Zender, anteriormente alla
deviazione, mediante altre tre ulteriori tubazioni di collettamento, ad una prima vasca di
raccolta posta al margine sud – orientale del lotto I, ad una quota di circa 200 m.s.l.m..
Il percolato raccolto nel Lotto I dal sistema di impermeabilizzazione posto tra vecchi e nuovi
rifiuti (argilla di spessore pari a 0,5 ml.), viene convogliato attraverso tre tubazioni di
collettamento ad una seconda vasca di raccolta posta sempre al margine Sud – orientale del
Lotto I, ad una quota di circa 206 m.s.l.m..
Tali vasche verranno successivamente eliminate sulla base di un progetto del 1989, che porterà
alla realizzazione di una unica nuova vasca di raccolta e sollevamento del percolato, nella quale
sono stati quindi convogliati tre preesistenti scarichi di percolato, denominati nella relazione di
progetto 1989 “I Lotto bonificato”, “I Lotto nuovo scarico” e “ II Lotto bonificato”.
Sulla base del “Progetto di Bonifica” del 1988 si avvia il riempimento controllato del Lotto II e
del Lotto III, il primo poggiante sui rifiuti dello scarico incontrollato ed il secondo realizzato,
dopo l’estrazione di argilla, in una fossa con piano di fondo posto ad una quota di circa 199
m.s.l.m..
In termini di protezione dei terreni e della falda dal percolato, per i Lotti II e III è stata realizzata
un’impermeabilizzazione di fondo costituita:
− Nel Lotto II da una geomembrana in polietilene ad alta densità (HDPE) di 2 mm di
spessore, con permeabilità k di 10 – 12 cm/s.
Al di sotto della membrana è posto uno
strato di 30 cm di sabbia (poggiante sul manto di argilla di 1 metro di spessore che copre i
rifiuti dello scarico incontrollato), con funzioni di supporto della membrana stessa e di
strato in cui effettuare il monitoraggio sottotelo. Al di sopra della membrana è posto uno
strato di 35 cm di ghiaietto e sabbia, con funzioni di drenaggio e di raccolta ed
allontanamento del percolato attraverso un sistema di tubazioni fessurate.
− Nel Lotto III da una sottostante guaina bentonitica prefabbricata con permeabilità k di 10 –
9 cm/s e da una soprastante geomembrana in polietilene ad alta densità (HDPE) di 2 mm di
spessore, con permeabilità k di 10 – 12 cm/s, tra le quali è interposto uno strato di 30 cm di
ghiaietto e sabbia, con funzioni di supporto della membrana e di drenaggio e monitoraggio
sottotelo.
Pag.5/50
Al di sopra della membrana in HDPE è posto infine uno strato di 35 cm di ghiaietto e
sabbia, con funzioni di drenaggio e di raccolta ed allontanamento del percolato attraverso un
sistema di tubazioni fessurate.
L’impermeabilizzazione delle scarpate è stata invece realizzata:
− Nel lotto II con da una geomembrana in polietilene ad alta densità (HDEP) di 2 mm di
spessore, con permeabilità k 10 – 12 cm/s.
− Nel lotto III da una sottostante guaina bentonitica prefabbricata con permeabilità k 10 – 9
cm/s e da una soprastante geomembrana in polietilene ad alta densità (HDPE) di 2 mm di
spessore, con permeabilità k 10 – 12 cm/s, tra le quali è interposta una rete in HDPE di 5
mm di spessore con funzioni di distribuzione dei carichi, di drenaggio e di convogliamento
delle eventuali infiltrazioni verso il sistema di raccolta di fondo.
In entrambi i casi l’ancoraggio delle impermeabilizzazioni in sommità dovrebbe essere stato
realizzato risvoltando i teli su un arginello e poi in una trincea zavorrata con ghiaia, nella quale
è stata infine posta la canaletta prefabbricata in cls che raccoglie le acque di scorrimento
superficiale.
− Esclusivamente sulla base di quanto visibile in alcune fotografie dei lavori effettuati, si
ritiene che lo scarico di rifiuti nel settore Sud – orientale della discarica sia analogo a quello
del III Lotto, in termini di quote di fondo e di sistemi di impermeabilizzazione.
− Nel progetto datato settembre 1990 (“Adeguamento zona occidentale”), si è infine passati
allo scarico di rifiuti lungo la fascia occidentale della discarica (lotto IV), raggiungendo la
configurazione definitiva del corpo di discarica.
Anche in questo caso, esclusivamente sulla base di quanto visibile in alcune fotografie dei
lavori effettuati, si è ritenuto di considerare in termini di quote di fondo e di sistemi di
impermeabilizzazione questo settore del tutto analogo al Lotto III.
Il corpo discarica ha una morfologia regolare, che degrada altimetricamente da Nord – Ovest
verso Sud – Est, in particolare lungo questa direzione, anche il piano campagna presenta un
dislivello di quota di circa 10 ml. (da 212 a 202 m.s.l.m.).
La quota di colmo della discarica supera i 232 m.s.l.m. , mentre il punto più depresso della
discarica si trova a 202 m.s.l.m. in corrispondenza dell’angolo Sud – orientale dell’area di
proprietà.
Pag.6/50
Attualmente, la discarica è interamente coperta dalla vegetazione ti tipo arbustivo fatta
eccezione per le piste carrabili di ispezione che la attraversano.
Pertanto, prima dell’inizio dei lavori di rifacimento del mantello superiore è richiesta la
potatura di questa vegetazione.
Ad una distanza di circa 35 dall’accesso dell’impianto si trova la piattaforma di servizio,
comprensiva di blocchi ufficio prefabbricati e della pesa digitale per autocarri.
Il perimetro del corpo discarica è contornato dal canale per la raccolta delle acque meteoriche
che ruscellano sul corpo discarica, dalla viabilità carrabile sterrata.
Il canale perimetrale di raccolta delle acque meteoriche è per la maggior parte costituito da
elementi prefabbricati in calcestruzzo vibrato, mentre è in calcestruzzo gettato in opera,
limitatamente alla zona presso la quale sarà realizzata la barriera idraulica in colonne di jetgrouting in progetto.
La rete di raccolta del percolato origina da 5 torrini uno per ognuno dei suddetti lotti funzionali
in cui è avvenuto lo scarico controllato dei rifiuti, dai quale partono i collettori in polietilene ad
alta densità (HDPE), che convogliano tutto il percolato della discarica nel torrino n.1 a servizio
del II Lotto.
Dal torrino n.1 tutto il percolato della discarica viene stoccato nei serbatoi di accumulo, che
hanno una capacità di 1.050 m3, prima di essere avviato allo smaltimento.
Anche per il monitoraggio dello strato drenante sottotelo sono disponibili 5 pozzetti, uno per
ciascun lotto funzionale.
Sulla discarica è presente la rete di captazione del biogas, che allo stato attuale risulta solo
parzialmente in funzione.
La rete di captazione del biogas è costituita da quattro sottostazioni dalle quali partono le
tubazioni collegate alle teste di pozzo, oltreché le tubazioni principali che collegano tra loro le
sottostazioni, che inviano il biogas all’impianto di incenerimento Ecolombardia 4.
Lungo il lato Nord dell’area di proprietà è presente il corpo idrico Rio Zender che è stato
intubato in un collettore in calcestruzzo a sezione circolare Ø1600mm.
All’interno dell’area di proprietà ci sono 5 piezometri uno a Nord e quattro a Sud del corpo
discarica, inoltre, dal piezometro settentrionale origina una piccola rete idrica a servizio degli
uffici e della pesa.
Pag.7/50
1.2.3
Andamento della produzione di percolato della discarica
La discarica in esame ha evidenziato negli anni un consistente e preoccupante incremento nella
produzione di percolato, tanto che il Consorzio di gestione sopporta attualmente costi di
smaltimento enormemente superiori rispetto a quelli inizialmente previsti.
Nella relazione del 1988 (“Progetto di bonifica”) si stimava, sulla base del seguente schema di
bilancio idrologico, la quantità fisiologica di percolato che sarebbe stata prodotta dalla
discarica.
La quantità di percolato “Pi” che raggiunge il fondo della discarica è stata calcolata secondo la
seguente formula:
Pi = P – R + RE – ET – EV + S
Dove:
− P = Precipitazioni;
− R = Ruscellamento superficiale;
− RE = Ruscellamento di aree esterne alla discarica;
− ET = Evapotraspirazione;
− EV = Evaporazione;
− S = Rilascio da parte dei materiali smaltiti in discarica.
Utilizzando i dati pluviometrici della stazione di Bergamo (precipitazione media annua nel
periodo 1951-1971 pari a 1.237,8 mm) e con una serie di assunzioni e valutazioni, la relazione
tecnica di EST stabiliva un valore medio di acqua infiltrata nella discarica “pari a 20,3
mm/anno, ed un valore massimo pari a 257,2 mm/anno”, corrispondenti rispettivamente al
1,64% ed al 20,78% del valore della precipitazione media.
Sulla base dei dati riportati nella relazione tecnica EST del 1994 “Discarica storica di Madone –
Verifica opere eseguite”, risulta essere stato impiegato come valore di riferimento per
l’infiltrazione nel corpo di discarica quello di 257 mm/anno, sulla scorta di tale valore la
produzione di percolato anno si dovrebbe attestare a su 27.077mc.
Nella seguente tabella, è stato preso in esame l’intervallo di tempo che va dal 1996 al 2012, che
corrisponde alla gestione della discarica da parte del Consorzio ATS, durante il quale sono stati
analizzati i valori delle precipitazioni e quelli del percolato smaltito.
I dati di pioggia sono stati misurati dalla stazione meteorologica dell’ARPA situata in V. Fermi
a Filago (BG), escluso l’anno 2000 poiché presenta un valore poco attendibile.
Pag.8/50
Si osserva che, i valori della terza colonna, che rappresentano l’altezza equivalente del
percolato smaltito annualmente rispetto alla superficie del corpo discarica, sono compreso entro
i valori di progetto del precedente piano di recupero.
Anno
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
Volume di
percolato
Pioggia lorda
Volume pioggia
lorda
[kg]
Altezza
equivalente di
percolato
[mm]
[mm]
[lt.]
852'760
3'773'260
8'379'720
5'843'980
6'381'700
8'162'920
8'442'400
5'591'500
4'815'060
1'351'950
1'702'910
1'711'188
9'136'620
9'518'240
5'878'390
5'472'020
4'243'190
8,1
35,8
79,5
55,5
60,6
77,5
80,1
53,1
45,7
12,8
16,2
16,2
86,7
90,3
55,8
51,9
40,3
477,60
871,50
782,70
782,30
50'318'041
91'817'782
82'462'167
82'420'024
868,40
1'237,00
282,20
915,20
743,20
444,00
807,40
1'174,60
964,40
1'526,20
785,20
1'028,60
91'491'179
130'325'412
29'731'472
96'421'841
78'300'603
46'778'078
85'064'461
123'751'196
101'605'358
160'794'377
82'725'557
108'369'215
Pag.9/50
Andamento della produzione di percolato e delle precipitazioni annue
12'000'000
Percolato
Percolato smaltito [kg] - Precipitazioni [lt.]_
Precipitazioni
10'000'000
Lineare (Percolato)
Lineare (Precipitazioni)
8'000'000
6'000'000
4'000'000
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
0
1996
2'000'000
Anni
Sulla base degli andamenti sopra riportati non è possibile stabilire una correlazione tra le
precipitazioni e la quantità di percolato smaltito, anche se gli andamenti relativi ad alcuni anni
potrebbero risultare significativi.
Inoltre, come illustrato dalle linee di tendenza, nel periodo di tempo esaminato le precipitazioni
ed analogamente il percolato hanno un andamento crescente sebbene con un coefficiente
angolare minore.
Va comunque sottolineato il fatto che il dato relativo al percolato smaltito non è con certezza
correlabile alla quantità di percolato effettivamente prodotto dal corpo di discarica, perché è
anche legato a motivi organizzativi e gestionali.
Indubbiamente significativo, ed oltremodo preoccupante, è invece il dato complessivo annuale,
che mostra un forte incremento negli anni delle quantità di percolato smaltite, come è stato
evidenziato dai tecnici del Consorzio ATS, che si sono resi conto che le produzioni annue di
percolato risultavano di gran lunga superiori a quelle della gestione precedente, come illustrato
nella tabella e nel grafico seguenti.
Anno
Volume di percolato
[kg]
1988
1989
4'902'040
3'193'370
Pag.10/50
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2'226'960
2'160'760
849'140
1'191'860
1'079'330
518'420
852'760
3'773'260
8'379'720
5'843'980
6'381'700
8'162'920
8'442'400
5'591'500
4'815'060
1'351'950
1'702'910
1'711'188
9'136'620
9'518'240
5'878'390
5'472'020
4'243'190
Andamento della produzione di percolato
10'000'000
Percolato
9'000'000
Percolato smaltito [kg]_
8'000'000
Lineare (Percolato)
7'000'000
6'000'000
5'000'000
4'000'000
3'000'000
2'000'000
2012
2011
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
1995
1994
1993
1992
1991
1990
1989
0
1988
1'000'000
Anni
Ipotizzando che l’origine della produzione di percolato sia egualmente ripartita tra le due cause
principali, che sono le infiltrazioni dal paleo alveo del Torrente Zender e quelle attraverso il
Pag.11/50
mantello superiore della discarica, con gli interventi in progetto ci si aspetta una riduzione di
circa il 58% della produzione di percolato.
In seguito agli interventi in progetto ci si attende un risparmio medio annuo di circa € 60.000,00
per lo smaltimento del percolato di discarica.
1.2.4
Descrizione dei criteri utilizzati per le scelte progettuali definitive
Sulla scorta della documentazione tecnico-amministrativa, delle informazioni storiche, degli
elaborati tecnici necessari alla ricostruzione degli interventi successivi, forniti dal Direttore
Dott. Ing. Carlo Manaresi e dal Tecnico del Consorzio, P.I. Giuseppe Arsuffi, dei rilievi
effettuati dalla società NCE S.r.l. allegati alla presente ed altresì, dello studio conoscitivo
geognostico, idrogeologico e geochimico eseguito nel 1999 dal Dott. Geol. Marsetti, in
corrispondenza della ex discarica di RSU, gestita dal Consorzio A.T.S. , è stata evidenziata
un’elevata produzione di percolato da parte del corpo della discarica.
Particolarmente critica è la situazione in corrispondenza dell’inizio della deviazione del Rio
Zender, dove nel passato si sono verificate delle fuoriuscite di percolato da alcune tubazioni e
dalla scarpata di valle della strada di servizio.
Inoltre, anche il sondaggio denominato S2 effettuato dalla società NCE S.r.l. presentava tracce
di inquinamento da percolato.
Una situazione altrettanto critica, si è verificata a valle del corpo di discarica, dove si sono nel
passato rilevate emergenze di percolato all’esterno del perimetro impermeabilizzato.
Le emergenze di percolato, in termini di posizione e quota, dimostrano che i bacini
impermeabili dei vari lotti in cui è suddivisa la discarica sono parzialmente saturi di percolato,
conseguentemente si potrebbero verificare fuoriuscite qualora non si tenga costantemente
monitorato il livello di percolato.
I risultati delle misure di livello effettuate nel 1999 nei torrini delle vasche di raccolta del
percolato e nei pozzi di monitoraggio sottotelo avevano indicato inoltre quote assolute dei
livelli
di
percolato
nel
corpo
di
discarica
anche
superiori
rispetto
al
ciglio
dell’impermeabilizzazione sopra citato.
Nel 1999, le misure nei pozzi di monitoraggio sottotelo dei vari lotti, che hanno evidenziato la
presenza di percolato, e la concordanza dei livelli nel rispettivo torrino, permettono di affermare
quantomeno che vi sono perdite nei teli in HDPE della impermeabilizzazione del fondo dei
diversi lotti.
Pag.12/50
Questo fatto è particolarmente rilevante in relazione alla valutazione delle caratteristiche
funzionali attuali dell’impianto nel suo complesso.
I dati geochimici rilevati nell’acqua di falda non evidenziano attualmente la presenza di
percolato.
Si fa notare comunque il fatto che i pozzi di monitoraggio sono molto addossati al corpo di
discarica, mentre non sono disponibili punti di controllo della falda in posizioni
sufficientemente distanti dalla discarica stessa, che andrebbero opportunamente testati anche in
funzione della direzione di flusso della falda.
Non si può comunque escludere, date le condizioni complessive dell’impianto, che eventuali
perdite al di sotto della discarica stiano lentamente permeando attraverso i terreni naturali
prevalentemente argillosi sottostanti, che hanno spessori compresi tra i 12 ed i 15 metri.
Considerando tale spessore ed una permeabilità media dei terreni dell’ordine di 10-6 cm/s,
eventuali perdite di percolato impiegherebbero un periodo compreso tra i 38 ed i 47 anni per
raggiungere i sottostanti terreni permeabili.
Data la situazione verificata nei settori della discarica in cui è avvenuto lo scarico controllato di
RSU, è molto probabile (anche se allo stato attuale non dimostrabile con dati oggettivi) che
problemi analoghi si pongano per gli RSU scaricati in modo incontrollato presenti sotto i lotti I
e II.
Gli elementi raccolti fanno ritenere che le abbondanti infiltrazioni di acqua nel corpo della
discarica, evidentemente responsabili delle ingenti produzioni di percolato, siano da imputare in
prevalenza alla scarsa efficienza del manto di impermeabilizzazione superficiale.
Ciò senza escludere la possibile infiltrazione di acque del Rio Zender, in particolare nel
condotto con il quale e’ stato intubato l’originario tracciato successivamente dismesso e
deviato.
Questo fatto è confermato in primo luogo dalle numerose crepe manifestatesi nella copertura
negli anni successivi alla chiusura dell’impianto (1991) e legate ai cedimenti della discarica (in
alcuni punti anche superiori ai 3,5 metri), che hanno potuto favorire l’infiltrazione di acqua
meteorica.
Inoltre vanno sottolineate le disomogenee e non adeguate caratteristiche di permeabilità che
risulta avere il manto di argilla di impermeabilizzazione superficiale.
Si ritiene invece che non si debba considerare il Rio Zender come l’unico responsabile di
apporti consistenti di acqua verso il corpo di discarica.
Pag.13/50
L’affermazione è supportata sia dalle quote relative tra l’originario alveo naturale e quello
attuale artificiale e la discarica, sia dal regime del corso d’acqua il quale, sviluppandosi su un
substrato a bassa permeabilità, ha generalmente portate molto limitate e picchi di portata
esclusivamente in occasione di significativi eventi meteorici, dato il limitato tempo di
corrivazione.
Soprattutto però è da sottolineare il fatto che, considerando i livelli raggiunti dal percolato nel
corpo di discarica e le quote delle perdite riscontrate in prossimità della deviazione del Rio
Zender a monte dell’impianto, è evidentemente molto più probabile che il corso d’acqua
sottenda, piuttosto che la discarica sottenda il corso d’acqua.
Ciò risulta vero per altezze di carico del percolato sovrastanti al livello del Rio Zender.
Non si può invece escludere che, una volta prosciugata la discarica, il bacino della discarica
dreni l’alveo e/o il subalveo del corso d’acqua.
Con riferimento a tutto quanto sopra, sono stati definiti i limiti areali dei fenomeni in atto e le
possibili correlazioni tra questi, in modo tale da formulare in modo più puntuale i criteri
utilizzati per le scelte progettuali, che emergono dalla attuale conoscenza della situazione che
caratterizza l’impianto.
Il criterio fondamentale utilizzato nelle presenti scelte progettuali è quello di ottenere una
riduzione della produzione di percolato in seguito alla realizzazione degli interventi in progetto.
Considerando che, le cause principali di questa situazione nell'ex-discarica di Rifiuti Solidi
Urbani sono l'infiltrazione delle acque meteoriche attraverso la chiusura superiore, oltreché
l'infiltrazione delle acque del Rio Zender nel tratto a monte della discarica, nel presente
progetto esecutivo sono state previste le seguenti opere in ordine di priorità di esecuzione:
1. L’impermeabilizzazione superficiale più efficace mediante il rifacimento parziale del
mantello impermeabilizzante del corpo della discarica;
2. Il confinamento laterale più conservativo del corpo discarica mediante la realizzazione
di una barriera idraulica in colonne di jet-grouting del paleo alveo del Rio Zender;
Così facendo è prevista la riduzione del quantitativo di percolato avviato a smaltimento,
oltreché la riattivazione della produzione di biogas.
1.2.5
Descrizione delle finalità dell’opera
La finalità dell’opera è quella di ridurre la produzione del percolato, si stima nell’ordine del
58% della produzione attuale, con un conseguente risparmio medio annuo di circa € 60.000,00
Pag.14/50
(Euro sessantamila/00) della spesa per lo smaltimento del percolato di discarica, per mezzo
della realizzazione degli interventi in progetto.
Considerando che, le cause principali di questa situazione nell'ex-discarica di Rifiuti Solidi
Urbani sono l'infiltrazione delle acque meteoriche attraverso la chiusura superiore, oltreché
l'infiltrazione delle acque del Rio Zender nel tratto a monte della discarica, nel presente
progetto esecutivo sono state previste le seguenti opere:
1.
L’impermeabilizzazione superficiale più efficace mediante il rifacimento del mantello
impermeabilizzante di parte del corpo della discarica;
2.
Il confinamento laterale più conservativo del corpo discarica mediante la realizzazione
di una barriera idraulica in colonne di jet-grouting del paleo alveo del Rio Zender.
1.2.6
Descrizione dei criteri di progettazione delle strutture e degli impianti
(sicurezza, la funzionalità e l'economia di gestione)
Come descritto nei paragrafi precedenti il progetto è suddiviso nelle due seguenti opere
principali:
1.
L’impermeabilizzazione superficiale più efficace mediante il rifacimento del mantello
impermeabilizzante di parte del corpo della discarica;
2.
Il confinamento laterale più conservativo del corpo discarica mediante la realizzazione
di una barriera idraulica di colonne di jet-grouting del paleo alveo del Rio Zender.
1.2.6.1 L’impermeabilizzazione superficiale
I lavori di impermeabilizzazione di parte del mantello superiore della discarica interessano
l’area sommitale di 18.407 mq di estensione del corpo discarica, come illustrato nella Tav. 12.
L’opera di impermeabilizzazione, previa pulizia, preparazione e regolarizzazione dell’area
oggetto dei lavori, prevede le seguenti lavorazioni:
− stesa della geomembrana sintetica in LDPE, rinforzata con tessuto in polietilene ad alta
densità (HDPE), sul quale è stato spalmato un triplice strato di polietilene a bassa densità
(LDPE) su entrambi i lati, avente una massa di 380 [g/mq] e spessore di 0,6 [mm];
− stesa del geocomposito drenate costituito dall’accoppiamento tra una geotessile non tessuto
ed una georete polimerica, per il drenaggio delle acque che s’infiltrano;
Pag.15/50
− stesa e modellazione di terreno coltivo fino ad uno spessore finito di 80 cm comprese le
successive opere di rinaturalizzazione a verde.
In particolare, nel presente progetto è stata prevista la fornitura gratuita da parte
dell’Appaltatore del terreno di coltivo, ai sensi dell’Art..41-bis della L.98/2013, tale materiale
definito come “materiale da scavo” dovrà provenire da attività od opere non soggette a VIA e/o
AIA, e l’Appaltatore dovrà soddisfare le seguenti quattro condizioni, al fine di poter
considerare i materiali da scavo come sottoprodotti e non come rifiuti:
− certificare i siti di destinazione od i cicli produttivi nella dichiarazione di utilizzo del
materiale da scavo in regime di sottoprodotto;
− certificare che non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione
“CSC” di cui alle colonne A e B della tabella 1 dell’allegato 5 della parte IV del D.Lgs.
152/2006, con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali ed alla destinazione
d’uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di
contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo
naturale;
− certificare che, in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione, l'utilizzo non
determina rischi per la salute né variazioni qualitative o quantitative delle emissioni rispetto
al normale utilizzo delle materie prime;
− certificare che non è necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo
trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere (come da definizione del
D.M. 161/2012).
L’Appaltatore attesterà il rispetto delle suddette quattro condizioni tramite dichiarazione resa
all’A.R.P.A. Lombardia ai sensi del D.P.R. 445/2000, precisando le quantità destinate
all’utilizzo, l’eventuale sito di deposito ed i tempi previsti per l’utilizzo, che non possono
comunque superare un anno dalla data di produzione.
Il materiale da scavo da utilizzare del presente progetto, deve originare dal suolo o dal
sottosuolo, senza riporti derivanti dalla realizzazione di opere diverse dalla scavo del terreno di
coltivo.
Inoltre, tali materiali non dovranno contenere: calcestruzzo, bentonite, PVC,
vetroresina, miscele cementizie ed additivi per scavo meccanizzato.
La dichiarazione dell’Appaltatore da presentare all’A.R.P.A. dovrà contenere tutte le
indicazioni che consentono di verificare il rispetto delle suddette, che sono necessarie per
qualificare il materiale di scavo quale sottoprodotto:
− quantità e qualità del materiale di scavo destinate all’utilizzo;
Pag.16/50
− sito di produzione, di deposito e di utilizzo;
− copia dei provvedimenti/titoli degli iter edilizi e/o opere pubbliche nell’ambito delle quali è
svolta l’attività di scavo e di deposito; all’A.R.P.A.
− provvedimenti/titoli in possesso del destinatario per l’utilizzo dei materiali di scavo;
− tempi previsti per l’utilizzo.
Inoltre, l’utilizzo dei materiali da scavo come sottoprodotti sono assoggettati al regime proprio
dei beni e dei prodotti, quindi il trasporto dovrà essere accompagnato dall’opportuna
documentazione di trasporto.
Al termine dei lavori l’Appaltatore dovrà confermare all’A.R.P.A., territorialmente competente
con riferimento al luogo di produzione e di utilizzo, che i materiali da scavo sono stati
completamente utilizzati secondo le dichiarazioni rese.
La sicurezza ed oltreché l’economia dell’opera sono state massimizzate decidendo di
intervenire sulla parte sommitale del corpo discarica, perché è quella più pianeggiante, pertanto
il sistema di impermeabilizzazione non necessita di geostuoie e/o geogriglie per trattenere il
terreno da franamenti verso valle.
Dal punto di vista funzionale, l’area pianeggiate sommitale è occupata esclusivamente da rovi,
su tale superficie l’acqua ruscella più difficilmente rispetto alle scarpate più acclivi e quindi più
facilmente si infiltra nel corpo discarica, pertanto indirizzando l’intervento su quest’area, anche
se parziale rispetto al corpo discarica, si massimizza il beneficio della riduzione
dell’infiltrazione.
Il ripristino della copertura vegetale è il più possibile vicina ai caratteri vegetazionali potenziali
locali, ipotizzando pertanto un intervento che possa riferirsi alle diverse situazioni del bosco
mesofilo altopadano, approfondendo nei particolari la vegetazione di margine e l’arbusteto.
La scelta delle vegetazioni tiene in considerazione le interferenze che possono esistere nel corso
del tempo tra gli apparati radicali delle piante ed il sistema di copertura, con lo scopo di
preservarne l’integrità e l’intera proprietà impermeabilizzante; d’altra parte risulta necessario
esaminare anche le interferenze che possono essere determinate dal sistema di copertura sul
comportamento delle pianta, intendendo in questo senso il vigore vegetativo, gli accrescimenti,
la stabilità.
Con riferimento alla profondità dello strato di terreno vegetale di 80 cm, la rinaturalizzazione è
stata affidata pertanto alla realizzazione di vaste aree prative completate da una rivegetazione
Pag.17/50
esclusivamente arbustiva, considerato che in questo caso i vincoli legati allo spessore del
substrato hanno un peso minore.
La disposizione delle piantine prevede la formazione di uno scheletro costituito dalle specie
arbustive dominanti, con inserti secondari delle specie accompagnatrici; gli arbusti verranno
disposti in impianti fitti, m 1,2 x 1,2, di rapido affrancamento sul terreno, mantenendo
accorpate in gruppi le specie che mostrano accrescimenti più stentati onde evitare che vengano
dominate dallo sviluppo delle specie più rapide nella crescita.
La scelta di una densità così elevata deriva dalla constatazione che le piante non potranno
godere di momenti di manutenzione importanti poiché saranno per lo più lasciate evolvere in
maniera del tutto non assistita; questo significa che non verranno bagnate con cura né che
verranno liberate dalla concorrenza delle erbe infestanti che cresceranno diffusamente tra gli
impianti.
In tale prospettiva, oltre alla scelta di introdurre specie euricore in quantità elevata perché molto
resistenti alla siccità, viene deciso di ricorrere alla piantagione di numeri molto elevati in grado
di assicurare due obiettivi minimi: la copertura rapida del suolo altrimenti invaso da malerbe e
la possibilità di conservare un’adeguata densità di impianto anche nel caso di fallanze.
La semina di un prato a perdere sottostante gli arbusteti contribuirà a conferire un adeguato
decoro percettivo delle piantagioni e, soprattutto, a limitare l’insediamento delle erbe infestanti
ruderali, notoriamente aggressive.
Tutte l’area interessata da capping, per complessivi 18.407 mq di superficie, anche in
corrispondenza degli arbusteti, sarà interamente inerbita con lo scopo di creare un sistema di
verde diffuso dalle elevate caratteristiche percettive e naturalistiche; in questo contesto
l’inerbimento sarà di tipo agricolo estensivo, formato con specie erbacee pioniere di elevata
rusticità, capaci di costituire un tappeto forte e resistente alle avverse condizioni di calura
estiva.
La semina di regola dovrà essere intrapresa in primavera o in autunno, comunque con
temperature del suolo superiori ad 8°C e in condizioni di sufficiente umidità, scegliendo il
periodo più adatto ad assicurare il successo della prevista composizione floristica; durante la
semina, si presterà la dovuta attenzione affinché si conservi l’uniformità della miscela di
sementi preparata, provvedendo eventualmente a rimescolarla qualora si verifichi la tendenza a
separarsi dei semi dalle caratteristiche specifiche particolari.
Pag.18/50
In progetto, è stato previsto l'adeguamento di n.60 (sessanta) pozzi di estrazione del biogas di
discarica, previa disconnessione e spostamento del collettore principale DN90 in PEAD,
mediante il taglio del collettore, lo spostamento, il successivo riposizionamento e saldatura al
termine della stesa del terreno di coltivo.
In corrispondenza delle teste di pozzo è stata prevista la posa di anelli prolunga per pozzetti in
calcestruzzo di dimensioni nette di cm 50x50xH80.
Il telo in LDPE ed il geocomposito
saranno fissati a tale pozzetto.
Dopo la realizzazione dei pozzetti ed il ripristino del collettore principale DN90 le tubazioni di
raccordo al collettore principale esistente, in polietilene Øest.32,5mm saranno propungate e
ricollegate al collettore principale.
1.2.6.2 Barriera idraulica colonne di jet-grouting
Nel presente progetto è stata prevista la realizzazione di una barriera idraulica formata da
colonne di jet-grouting come da progetto specialistico allegato alla presente a cura dell'Ing.
Alberto Frassoni.
Nella Tav. G1 è illustrato la barriera idraulica, che ha sviluppo lineare in pianta di 105,7 m e
profondità variabile compresa tra un massimo di 5,5 m ed un minimo di 4,7 m , le colonne
compenetranti di jet-grouting hanno diametro Ø130cm e la loro quota sommitale è posta a
203,5 m.s.l.m. , le colonne si intestano nell'orizzonte di argilla per 2 m di profondità.
La barriera idraulica, sarà realizzata sul lato settentrionale della strada perimetrale di servizio
esistente, in modo tale che il manufatto di imbocco della tombinatura esistente del Torrente
Zender sia in posizione baricentrica rispetto alla sviluppo lineare della barriera.
Per motivi di sicurezza, la realizzazione della barriera è preceduta dalla realizzazione di un
campo prove preliminare per la verifica dimensionale e prestazionale delle colonne di jetgrouting.
Mediante tale lavorazione, non è prevista alcuna trasformazione dell’area boscata, né in termini
forestali né in termini morfologici e paesaggistici.
L’operazione conclusiva che si intende svolgere con lo scopo di accelerare la copertura del
manto boschivo lungo la barriera idraulica, per la lunghezza di circa 100 metri lineari prevede
la reintroduzione di piantine forestali arbustive in composizione del tutto analoga a quanto
avviene per l’arbusteto sopra discarica, privilegiando nell’associazione le specie che meglio si
adattano a condizioni di parziale ombreggiamento.
Pag.19/50
1.3 Sintesi degli aspetti riguardanti gli studi tecnici e specialistici
Le relazioni tecniche e specialistiche allegate al presente progetto esecutivo sono:
− Progetto specialistico barriera idraulica jet-grouting a cura dell'Ing. Frassoni;
− Relazione esecuzione di indagini geognostiche e rilievo topografico presso la discarica di
Madone (BG), a cura del Dott. Geol. Giuliano Donaera;
− Relazione forestale a cura del Dott. Agr. Alberto Massa Saluzzo;
− Relazione tecnica del progetto di ripristino ambientale a cura del Dott. Agr. Alberto Massa
Saluzzo;
− Rilievo topografico;
− Relazione sulle interferenze;
− Relazione di calcolo della copertura nel rispetto delle NTC 2008.
Inoltre, come predetto nei paragrafi precedenti, il presente progetto si riferisce anche allo studio
conoscitivo eseguito nel 1999 dal Geol. Marsetti trasmesso dal Consorzio ATS.
1.3.1
Geologia e geomorfologia
L’area dell’impianto di discarica ricade nel settore sud-orientale di quella porzione della
Provincia di Bergamo denominata “Isola Bergamasca”, così definita in quanto compresa da
elementi morfologici ben definiti: il Fiume Brembo ad Est, il Fiume Adda ad Ovest, che funge
anche da confine con la Provincia di Milano, e le ultime propaggini delle Prealpi (M. Canto) a
Nord.
Il territorio in oggetto deve le sue attuali caratteristiche geologiche agli eventi che l’hanno
interessata negli ultimi milioni di anni, e precisamente a partire dal Pliocene superiore. Tali
eventi si sono così schematicamente susseguiti:
− sedimentazione, al di sopra del substrato pre-quaternario, di depositi continentali fluviolacustri, di pianura costiera e deltizi, dal pliocene superiore fino al pleistocene inferiore;
− sedimentazioni di origine anaglaciale dovute alle varie glaciazioni riconosciute;
− sedimentazioni alluvionali ed erosioni di origine cataglaciale.
Le prime deposizioni continentali sono rappresentate dalla cosiddetta unità “Villafranchiana” e
sono costituite da argille, limi e sabbia fine.
Pag.20/50
Queste argille hanno una struttura a varve, stratificazione orizzontale e fungono da substrato
impermeabile sul quale si sono andati poi ad impostare i più permeabili depositi fluvioglaciali
ed alluvionali.
A tetto dei depositi Villafranchiani si trova una formazione di potenza anche considerevole,
composta da arenarie e conglomerati talora fortemente cementati, talora invece passanti a ghiaie
e sabbie sciolte dalle quali tale formazione, definita “Ceppo”, ha preso origine.
Posteriormente alla deposizione del “Ceppo” si ha la deposizione di una vasta coltre di depositi
fluvioglaciali intervallata da erosioni e deposizioni alluvionali legate alle fasi cataglaciali.
Il sottosuolo della porzione della cosiddetta “Isola Bergamasca”, comprendente il territorio
strettamente in esame e un suo adeguato intorno, risulta perciò costituito da depositi di
ambiente continentale attribuibili al Quaternario.
Tale Periodo risulta caratterizzato da numerosi mutamenti climatici che hanno indotto varie
pulsazioni glaciali (fasi anaglaciali) intervallate da fasi più temperate (fasi cataglaciali) che
grazie al loro clima sono state sede di fenomeni pedogenetici.
In un ambito più di dettaglio l’area è compresa nell’Unità di Medolago (Pleistocene medio), che
è costituita da ghiaie fluvioglaciali a supporto di matrice limoso-argillosa, pedogenizzate per
tutto lo spessore dell’unità con ciottoli arrotondati.
L’unità risulta fortemente pedogenizzata per l’intero spessore: i suoli si sviluppano su limi di
origine eolica e sulle sottostanti ghiaie fino alla superficie erosionale che, ad una profondità
massima di 3,5 m, la separa da un suolo sepolto sviluppato, si ritiene, sul Ceppo del Brembo.
Nei limi, che raggiungono spessori di 1,4÷3 m, il suolo assume spesso carattere di fragipan,
nelle ghiaie lo scheletro, che risulta fortemente alterato, aumenta in maniera brusca lungo il
profilo dall’1% a più del 70%.
L’unità comprende depositi loessici limoso-argillosi, organizzati in varia misura a seconda della
posizione topografica, sovrapposti a depositi fluvioglaciali e/o alluvionali costituiti da ghiaie a
supporto di matrice limoso-argillosa, alterate per tutto il loro spessore.
L’unità è presente lungo tutta l’estrema fascia occidentale del territorio comunale ed è
delimitata dall’adiacente Unità di Carvico da un terrazzo avente scarpate fino a 10 12 m di
altezza.
La superficie è incisa da un paleo-reticolo idrico dato da forme depresse a fondo
prevalentemente piatto o concavo e spesso discordante rispetto alle direzioni di deflusso del
reticolo attuale.
Pag.21/50
In corrispondenza dei margini del pianalto i corsi d’acqua attuali hanno generato incisioni
profonde ed acute, indice di morfogenesi ancora attive.
La composizione petrografica dei depositi, che testimonia un’area di alimentazione estesa
all’attuale bacino dell’Adda, indica che l’Unità è costituita da depositi fluvioglaciali associati a
fronti moreniche.
La geomorfologia della cosiddetta “Isola Bergamasca” risulta strettamente connessa con la
genesi dei depositi superficiali, in quanto gli agenti che hanno portato alla messa in posto degli
stessi sono anche responsabili dei fenomeni morfogenetici che hanno modellato il territorio.
La morfologia superficiale di questa porzione dell’Isola Bergamasca” risulta legata
essenzialmente a fenomeni morfogenetici fluvioglaciali e fluviali.
In tale area le acque di fusione degli apparati glaciali che si sono spinti, durante il Quaternario,
a più riprese fino in pianura, formarono un fitto reticolato idrografico di tipo “braided” con
abbondanti portate sia liquide, che solide, soprattutto nei periodi estivi e nelle fasi cataglaciali,
determinando la deposizione di ingenti coltri di materiale incoerente diffusi su aree molto vaste.
L’alternarsi delle fasi ana e cataglaciali succedutesi durante il Quaternario, unitamente al
costante sollevamento postorogenico dell’area alpina e della pianura Padana, ha fatto si che i
lembi delle piane fluvioglaciali più antiche conservatisi si trovino a quote altimetricamente
superiori rispetto a quelle delle piane più recenti, originando quella che viene definita pianura
terrazzata.
Nel dettaglio, l’area in esame ricade nel settore geomorfologico – geologico denominato
“Pianalto ferrettizzato”, costituito da depositi fluvioglaciali mindelliani, rappresentati dai
litotipi dell’Unità di Medolago, che risulta compreso altimetricamente fra le quote 207 e 210
m.s.l.m. circa ed è delimitato ad oriente da una scarpata morfologica avente dislivelli pari a
circa 7÷14 m, crescenti spostandosi verso Sud.
1.3.2
Topografia
La morfologia del corpo di discarica immediatamente dopo la chiusura dell’impianto e 5 anni
dopo la chiusura è ricavabile dagli elaborati realizzati per il Consorzio nel 1994 e nel 1999,
quest’ultimo inserito anche nel presente progetto esecutivo come illustrato nella Tav.5.
Per verificare la morfologia attuale del corpo di discarica, è stato eseguito nel dicembre 2013 un
nuovo rilievo topografico dello stesso, a cura della società NCE S.r.l. , restituito in scala 1:1000
e presentato nella Tav.6.
Pag.22/50
Al presente progetto esecutivo sono state inoltre allegate le Tavv. 8, 9, 10 e 11, che riportano
alcune sezioni topografiche significative di confronto tra la morfologia del corpo di discarica
nel 1999 e la situazione attuale rilevata nel dicembre 2013, nonché la configurazione del
presente progetto.
Relativamente a quest’ultima tavola, si sottolinea che l’elaborazione è stata effettuata
utilizzando le curve di livello effettivamente restituite dal rilievo 2013, raffrontate con quelle
ottenute dal rilievo 1999, pertanto ogni singolo punto delle suddette tavole non può essere letto
in termini strettamente quantitativi, anche se la carta ben rappresenta in termini globali quanto
effettivamente verificatosi.
Il rilevo topografico ha consentito di evidenziare che i cedimenti del corpo discarica risultano
concentrati in modo in particolare nelle zone meno acclivi del rilievo, quindi nella zona centrale
sommitale del mantello di copertura.
Fanno inoltre eccezione le porzione inferiori delle scarpate di raccordo con il piano campagna
circostante, dove i cedimenti paiono essere contenuti ed in alcuni casi prossimi a zero.
Più in dettaglio i cedimenti sono risultati mediamente dell’ordine di 1,5 ml. in molti settori
della parte medio-superiore del corpo di discarica, con punte superiori ai 3,0 ml. in
corrispondenza dell’estremo nord-occidentale e di un limitato settore lungo la scarpata
occidentale.
Lungo la porzione inferiore delle scarpate del corpo di discarica i cedimenti risultano
generalmente inferiori a 1,0 ml. .
Sulla base delle elaborazioni effettuate per la predisposizione delle Tavv. 8 e 9, i cedimenti
registrati nel corpo di discarica hanno comportato una riduzione di volume del corpo stesso pari
a circa 100.000 m3.
Informazioni verbali fornite dai tecnici del consorzio hanno consentito di stabilire che dalla
chiusura dell’impianto ad oggi si sono verificati cedimenti di varia entità, di conseguenza il
Consorzio ha provveduto più volte ad una riprofilatura superficiale con mezzi meccanici.
Analogamente, un cedimento arealmente piuttosto ampio verificatosi nella pare sommitale, di
entità dell’ordine dei 20 – 30 cm, è stato colmato con terreno naturale e non risulta attualmente
visibile.
Inoltre, altre riprofilature sono state eseguite nelle scarpate lungo il lato Nord e lungo il margine
Est.
Ad un esame visivo la discarica ha attualmente una morfologia regolare.
Pag.23/50
Particolarmente marcata appare in molti punti la sconnessione e disarticolazione delle strutture
rigide poste nel corpo di discarica, rappresentate dai sistemi di raccolta e controllo del percolato
e del biogas, dal sistema di monitoraggio sottotelo e dai sistemi di raccolta ed allontanamento
delle acque di scorrimento superficiale.
Tra gli elementi che il rilievo topografico si proponeva di verificare, particolarmente
significativa è la situazione rilevata immediatamente a monte del corpo di discarica, in
corrispondenza della deviazione del Rio Zender.
In tale punto risulta che l’alveo attuale del Rio Zender immediatamente a monte della vasca di
immissione nella tombatura è posto ad una quota di 203.9 m.s.l.m. , trovandosi quindi ad una
quota di circa 8,80 metri inferiore rispetto alla strada di servizio (posta a quota 212,7 m.s.l.m.).
1.3.3
Idrologia e idrogeologia
L’idrografia dell’”Isola Bergamasca” risulta dominata dalla presenza di due grandi corsi
d’acqua: l’Adda e il Brembo.
Oltre a tali elementi principali si ha la presenza di alcuni torrenti: Dordo, Grandone , Buliga,
Zender, Lesina, Quiso, Borgogna e Sonna, nonché di alcune rogge e canali principali di origine
antropica, e della rete di canali di irrigazione e di scolo tipica della pianura Padana.
Il bacino idrografico del Brembo comprende la maggior parte del territorio dell’“Isola
Bergamasca”.
I caratteri idrografici principali del Rio Zender, che interessa direttamente l’area dei lavori,
segna la porzione sudoccidentale del confine comunale di Madone, e per un tratto di 250 m, in
corrispondenza della discarica di RSU ubicata lungo il suo corso, ove è stato deviato e
tombinato.
A valle di tale tratto riprende il suo corso originario e confluisce nel Dordo ad Ovest
dell’abitato di Filago.
Il regime dei deflussi del Torrente Zender presenta periodi di secca estivi.
I lineamenti idrogeologici generali dell’area in oggetto si basano sulle caratteristiche litologiche
evidenziate del Pianalto Ferrettizzato (Unità di Medolago) descritto nel paragrafo precedente,
che è stata caratterizzata da terreni a permeabilità molto bassa, da suoli con potenze fino a 4 ÷ 5
m e coefficienti di permeabilità attorno a 10-7 ÷ 10-9 [cm/sec] e da depositi sottostanti argillosi e
Pag.24/50
argilloso – ghiaiosi con potenze di circa 25 ÷ 30 m e coefficienti di permeabilità di 10-5 ÷ 10-6
[cm/sec].
Nell’area in esame la prima falda si situa rispetto al piano campagna a profondità dell’ordine
dei 50 metri, ed è contenuta in intervalli a permeabilità elevata (conglomerati e ghiaie)
sottostanti l’orizzonte prevalentemente argilloso affiorante nell’area, di cui è costituita la
porzione superiore dell’Unità di Medolago.
Come risulta dalle stratigrafie effettuate in passato durante la realizzazione dei 5 piezometri
dell’impianto, si nota che i terreni prevalentemente argillosi presenti a partire dalla superficie e
sui quali poggia il fondo della discarica risultano avere uno spessore compreso tra i 18 ed i 24
metri.
Quindi al di sotto della discarica siano presenti terreni naturali prevalentemente argillosi (in
grado quindi di garantire la protezione della falda dal percolato) con spessori compresi tra 12 e
15 metri.
Nella tabella seguente sono riportati una serie di dati relativi all’andamento della falda.
Data
PIEZOMETRI
3–4
30/05/2011
A
B
C
D
E
164,35
/
166,70
/
160,40
/
162,10
/
161,90
162,84
Si può ricava la direzione di flusso della falda, che risulta essere sostanzialmente diretta da
Nord – Ovest verso Sud – Est.
1.3.4
Geotecnica e barriera idraulica
Le indicazioni di massima della zona sono state verificate puntualmente sulla scora di sondaggi
geognostici realizzati dalla società N.C.E. S.r.l..
Le caratteristiche geotecniche dei terreni della zona geotecnica omogenea appartenente
all’Unità di Medolago, l’elevata pedogenizzazione, in superficie si rinvengono terreni argillosi
fino ad un massimo di 18 m dal piano campagna, fa si che i terreni di tale unità siano
caratterizzati da scarse caratteristiche litotecniche, come riepilogato nella seguente tabella.
Pag.25/50
Profondità
Base Strato
[m]
Litologia
Peso Volume
Naturale
[t/m3]
Angolo
di attrito
[°]
Coesione
Cu
[kg/cm2]
Modulo
Elastico
[kg/cm2]
3–4
Coltre superficiale: Limo
argilloso con poca ghiaia.
Materiale molto sciolto.
Densità relativa 10-25%
Limo argilloso sabbioso
localmente con ghiaia
contraddistinto da “occhi
pollini”. Materiale molto
sciolto Densità relativa <
5%.
Limo argilloso sabbioso
localmente con ghiaia
senza “occhi pollini”
Materiale sciolto Densità
relativa 20-35 %
Terreni ghiaiosi sabbiosi
1,60 – 1,80
23 – 24
0,3
130
1,50
15 – 20
0
10
1,65 – 1,80
26 – 30
0,5
50 – 120
1,80
32 – 34
0
250 – 300
20
20
>15 – 20 m
p.c.
Le caratteristiche geotecniche di dettaglio sono illustrate di seguito nei due sondaggi realizzati
dalla società N.C.E. S.r.l. e nel sondaggio n.13 realizzato dalla società Ecogeo Studio Marsetti.
Pag.26/50
COMMITTENTE: CONSORZIO ATS
LOCALITA': DISCARICA DI MADONE
S1
Operatore: Sig. A. Panarese
Geologo:
Dott. G. Donaera
i 04/12/2013
f 05/12/2013
Attrezzatura di perforazione: GM 600/C
Foro
1.00
H
SPT
PROFONDITA'
Vane Test
(kg/cmq)
Materiale di riporto.
Ghiaia con ciottoli
Materiale di riporto.
Limo argilloso con rara ghiaia colore marrone.
1.00
1.20
Limo compatto con sabbia e
rari ciottoli colore nocciola.
2.00
2.00
2,70
3.00
3.00
8.00
9.00
10,00
Argilla limoso- sabbiosa.
Colore marrone-rossastro.
11.0
12.0
5.00
6.00
6.00
(3,4,4 )
7.00
8.00
9.00
9.00
(3,6,6 )
N.A.
7.00
10.0
11.0
12,00
(6,7,7 )
4.00
N.A.
6.00
PERFORAZIONE A ROTAZIONE A CAROTAGGIO CONTINUO
5.00
10.0
3.00
Limo sabbioso con rara
ghiaia fine.
Colore marrone.
4.00
Data
H
Cella Casagrande
max/res
0.50
MATTINO
SERA
Data
PIEZOMETRO
CASAGRANDE
3"
Rivestimento
RIVESTIMENTO
(mm)
Prove di
DESCRIZIONE LITOLOGICA
PROFONDITA'
LIVELLO FALDA
(m)
Carico costante
Tubo fessurato
ps
CAMPIONI
LITOLOGIA
PROFONDITA'
(m)
Tubo cieco
Prova Pressiometrica
Campione indisturbato
(SH= Shelby - OS= Ostemberg)
MANOVRE
Carico variabile
CAROTIERE
Punta chiusa
Campione rimaneggiato
LIVELLI ACQUA
Piezometri
Punta aperta
Campione per analisi ambientali
prelevato ai sensi del D.Lgs 152/06
Pocket Penetrometer
(kg/cmq)
Prova SPT
Prelievo campioni
1/1
12.0
13.0
13.0
14.0
14.0
15.0
15.0
16.0
16.0
17.0
17.0
18.0
18.0
19.0
19.0
20.0
20.0
COMMITTENTE: CONSORZIO ATS
LOCALITA': DISCARICA DI MADONE
S2
Operatore: Sig. A. Panarese
Geologo:
Dott. G. Donaera
i 05/12/2013
f 06/12/2013
Attrezzatura di perforazione: GM 600/C
Foro
MATTINO
SERA
Data
H
1.00
1.20
Limo compatto con sabbia e
rari ciottoli colore nocciola.
2.00
2.00
2,50
Limo con sabbia e rara
ghiaia fine.
Colore marrone.
6,50
Limo con sabbia
Colore rossastro.
7.00
8.00
8,40
Sabbia limosa con rara ghiaia media e ciottoli.
Colore marrone.
9.00
10.0
5.00
6.00
7.00
8.00
9.00
N.A.
6.00
4.00
N.A.
5.00
PERFORAZIONE A ROTAZIONE A CAROTAGGIO CONTINUO
4.00
3.00
10.0
10,40
11.0
11,00
Argilla limoso- sabbiosa.
Colore marrone-rossastro.
11.0
12.0
12.0
13.0
13.0
14.0
14.0
15.0
15.0
16.0
16.0
17.0
17.0
18.0
18.0
19.0
19.0
20.0
20.0
SPT
PROFONDITA'
Vane Test
(kg/cmq)
max/res
3.00
H
Cella Casagrande
Materiale di riporto.
Ghiaia con ciottoli
1.00
Data
PIEZOMETRO
CASAGRANDE
3"
Rivestimento
RIVESTIMENTO
(mm)
Prove di
DESCRIZIONE LITOLOGICA
PROFONDITA'
LIVELLO FALDA
(m)
Carico costante
Tubo fessurato
ps
CAMPIONI
LITOLOGIA
PROFONDITA'
(m)
Tubo cieco
Prova Pressiometrica
Campione indisturbato
(SH= Shelby - OS= Ostemberg)
MANOVRE
Carico variabile
CAROTIERE
Punta chiusa
Campione rimaneggiato
LIVELLI ACQUA
Piezometri
Punta aperta
Campione per analisi ambientali
prelevato ai sensi del D.Lgs 152/06
Pocket Penetrometer
(kg/cmq)
Prova SPT
Prelievo campioni
1/1
Relativamente all’adeguatezza della profondità della barriera idraulica sui cui intestare le
colonne di jet-grouting, che funge da schermo idraulico per il Rio Zender, l’indagine
geognostica commissionata ha verificato la presenza e la continuità, sul tratto interessato dal
diaframma, di un livello litostratigrafico fine a prevalente composizione argillosa già
precedentemente individuato in precedenti campagne geognostiche e già imputato in fase di
progetto preliminare a svolgere detta funzione.
Tale livello, costituito da argilla limoso sabbiosa colore rosso mattone, è presente con potenza
metrica (circa 3,50 m) dalla quota variabile di 10,0 – 10,40 m da p.c. attuale (piano calpestio
strada di accesso).
Per quanto attiene alla funzione di schermo, possiamo considerare che il tetto del livello
argilloso – in base alla quota del piano campagna dove sono stati realizzati i sondaggi – si
attesta intorno a 202 m circa e che la base dello stesso, pertanto, potrà trovarsi a circa 198 – 199
m s.l.m.
Considerando l’unico dato altrimetrico del Rio Zender presente nei pressi dell’imbocco a monte
della discarica, pari a 204 m s.l.m. e presumibilmente riferibile alla riva del torrente, si ritiene
ragionevole ritenere che il subalveo del corso d’acqua non si approfondisca a quote inferiori a
199 m.s.l.m..
Questo è consistente anche da un punto di vista geologico, in quanto probabilmente il letto di
scorrimento del torrente è proprio impostato sul medesimo livello a bassa permeabilità nel
quale si intende intestare il diaframma.
1.3.5
Verifica delle interferenze tra le opere in progetto e le reti aeree e
sotterranee ed indicazione delle soluzioni adottate
Nell’area oggetto di intervento sono state verificate le interferenze delle reti aeree e sotterranee
con i nuovi manufatti, viene oltreché descritto, per ogni interferenza, la specifica progettazione
della risoluzione, con definizione dei relativi costi e tempi di esecuzione.
Come illustrato nell’elaborato grafico n. 7, allegato al presente progetto, le opere in previste
interferiscono con le reti aeree e sotterranee riepilogate nel seguente prospetto:
− Nel corpo discarica è presente un traliccio di un elettrodotto di alta tensione che attraversa
l’area di proprietà.
La catenaria dei conduttori aerei di questo elettrodotto, nel punto più
basso ha un’altezza da terra dell’ordine di 5 ml.. Ente gestore: Edison Reti.
Pag.29/50
− In prossimità della canalina di raccolta delle acque meteoriche che ruscellano sul corpo
discarica, sono presenti le linee interrate per l’energia elettrica in B.T. , per le
telecomunicazioni e per la messa a terra, tutte in funzione.
Da questa linea partono i
collegamenti ai quadri elettrici di alimentazione, comando e controllo delle apparecchiature
elettromeccaniche presenti in discarica. Viceversa le vecchie linee elettriche interrate, non
più in funzione sono poste sul lato esterno della strada perimetrale che circonda il corpo
discarica. Ente gestore: Consorzio A.T.S..
− Sull’area discarica è presente la rete di captazione del biogas costituita da sottostazioni di
controllo, collettori principali e pozzi verticali.
Sono altresì presenti due collettori di
collegamento verso l’esterno per il trasporto fuori discarica del biogas captato: il primo in
funzione a Sud della discarica che alimenta l’inceneritore “Ecolombardia 4” , il secondo
non più in funzione a Nord della discarica presso il Rio Zender. Ente gestore: Consorzio
A.T.S..
− Sulla discarica sono presenti i pozzi di raccolta e la rete di convogliamento del percolato nei
serbatoi di accumulo, oltreché i pozzi per il controllo della acque di sottotelo. I collettori in
polietilene ad alta densità, che convogliano il percolato ai serbatoi di accumulo, sono
parzialmente interrati. Ente gestore: Consorzio A.T.S..
− Il corpo discarica è delimitato dal canale perimetrale in calcestruzzo per la raccolta delle
acque meteoriche che ruscellano dalle scarpate, posto alla stessa quota della strada
perimetrale. È inoltre presente, solo sul lato Est della discarica, un’altro canale di raccolta
delle acque meteoriche, che è posizionato ad una quota più elevata rispetto alla strada
perimetrale. Ente gestore: Consorzio A.T.S..
− Il corpo idrico superficiale Torrente Zender, che ai sensi dell’allegato D della D.G.R.
2762/2011, è compreso nel reticolo idrografico principale della Regione Lombardia
contorna il lato settentrionale e quello orientale dell’area di proprietà. Lungo il lato Nord il
corpo idrico è intubato in un collettore in calcestruzzo a sezione circolare, mentre nei
restanti tratti del percorso il torrente defluisce in un canale a cielo libero e nell’alveo
naturale. Ente gestore: Regione Lombardia.
− Lungo il perimetro dell’area di proprietà ci sono 5 piezometri uno a Nord e quattro a Sud
del corpo discarica. Dal piezometro settentrionale origina una piccola rete idrica a servizio
degli uffici e della pesa. Ente gestore: Consorzio A.T.S..
− L’area di proprietà è attraversata in prossimità del lato Sud da un gasdotto interrato al di
sotto la strada perimetrale ed esterno al corpo della discarica. Ente gestore: Snam.
Pag.30/50
− Sul corpo della discarica è presente l’impianto di irrigazione non più funzionante.
Ente
gestore: Consorzio A.T.S.;
− Il corpo discarica è attraversato dalla viabilità di servizio, costituita da strade carrabili
sterrate.
1.3.5.1 Interventi di risoluzione delle interferenze
1.3.5.1.1 Traliccio ed elettrodotto A.T.
La risoluzione delle interferenze tra le lavorazioni e l’esercizio dell’elettrodotto, così come
descritta nel Piano di Sicurezza e Coordinamento redatto ai sensi del D.Lgs. 81/2008, prevede
di mantenere la distanze di sicurezza di ml.14 dalle di linee elettriche, in nell’esecuzione di
lavori non elettrici, le condizioni da rispettare richiedono che:
-
devono essere definiti ed individuati i “posti di lavoro” ed i loro accessi con precisione nei
dintorni di linee aeree a conduttori nudi in tensione;
-
devono essere esposti idonei segnali indicanti il rischio di elettrocuzione nelle zone ove
detto rischio si manifesta;
-
deve essere sicuramente mantenuta la suddetta distanza, mediante opportuni segnali visibili
e sotto il controllo del responsabile del cantiere, tenendo anche in considerazione
l’oscillazione dei carichi, l’uso dei mezzi di trasporto e di sollevamento, nonché gli
sbandamenti laterali dei conduttori dovuti all’azione del vento e gli abbassamenti di quota
dovuti alle condizioni termiche.
1.3.5.1.2 Linee elettriche, telecomunicazioni e messa a terra interne
Prima di iniziare le lavorazioni è fatto obbligo all'impresa esecutrice in collaborazione con i
tecnici del Consorzio A.T.S. di effettuare il traccimanto congiunto dei cavidotti.
In corrispondenza dei lavori di capping previsti nel presente progetto, i manufatti di ispezione
delle linee elettriche esistenti e funzionanti saranno messi in quota al fine di risultare ancora
fuori terra, analogamente la posizione dei quadri elettrici sarà elevata in funzione
dell’innalzamento del piano campagna.
Le linee elettriche da ripristinare, saranno infilate in cavidotti corrugati in PVC da posare al di
sopra del piano campagna.
Pag.31/50
La realizzazione della barriera idraulica interferisce con l’alimentazione elettrica della vasca n.7
di raccolta del percolato, nonché con le relative condutture idrauliche di tale vasca. Pertanto le
lavorazioni di formazione delle colonne di jet-grouting saranno coordinate evitando di
scollegare l’alimentazione elettrica e quella idraulica della vasca n. 7, ovvero limitando quanto
possibile il tempo di interruzione del funzionamento.
Viceversa quando le lavorazioni in progetto interferiscono con la linea elettrica fuori esercizio,
posta sul lato esterno della strada perimetrale, tale linea potrà anche essere interrotta/rimossa
senza essere ripristinata.
1.3.5.1.3 Rete di captazione del biogas
Prima di iniziare le lavorazioni è fatto obbligo all'impresa esecutrice in collaborazione con i
tecnici del Consorzio A.T.S. Di effettuare il tracciamento congiunto dei collettori e dei pozzi
interferenti con il capping in progetto.
Con riferimento all'impianto di captazione del biogas ancora in funzione, nel presente progetto
è stato previsto di mantenere fuori terra tutti gli otto collettori principali DN90, pertanto tali
collettori saranno posati al di sopra dell’intervento di capping, è stato previsto lo scollegamento
dei collegamenti secondari dei pozzi al collettore principale, il prolungamento dei collegamenti
secondari tra i pozzi ed i collettori principali, l'installazione di una valvola di intercettazione sul
collettore secondario, oltreché la messa in quota delle teste di pozzo.
Come illustrato
nell’elaborato grafico n.7.
Viceversa gli otto pozzi che interferiscono con il capping, che sono ricompresi trai 42 non più
funzionanti, saranno tagliati, tappati ed interrari, mentre i collettori verranno accatastati in
ambito di cantiere.
1.3.5.1.4 Rete di drenaggio del percolato
Prima di iniziare le lavorazioni è fatto obbligo all'impresa esecutrice in collaborazione con i
tecnici del Consorzio A.T.S. di effettuare il tracciamento dei collettori.
L’intervento sulla rete di drenaggio del percolato prevede la messa in quota di tutti i torrini dei
pozzi in modo tale che siano ancora ispezionabili, anche dopo l’intervento di capping, per
garantire ogni eventuale operazione di manutenzione.
Analogamente saranno messi in quota
Pag.32/50
anche tutti i quadretti elettrici di alimentazione, comando e controllo a servizio delle opere
elettromeccaniche nei pozzi di drenaggio del percolato.
Al fine di evitare il congelamento del liquido, tutti i collettori che convogliano il percolato
saranno interrati, incluso il tracciamento della loro posizione sotto il capping.
1.3.5.1.5 Canale perimetrale di raccolta delle acque meteoriche
Gli embrici di scarico delle acque meteoriche sul capping saranno raccordati al canale
perimetrale di scolo delle acque meteoriche, non sono state previste modifiche al canale
esistente.
1.3.5.1.6 Rio Zender
Prima di realizzare la barriera idraulica, è fatto obbligo all'impresa esecutrice in collaborazione
con i tecnici del Consorzio A.T.S. di effettuare il tracciamento congiunto della tombinatura del
Rio Zender.
1.3.5.1.7 Piezometri e rete idrica
Prima di iniziare le lavorazioni è fatto obbligo all'impresa esecutrice in collaborazione con i
tecnici del Consorzio A.T.S. di effettuare il tracciamento congiunto della linea idrica nonché
dei cavidotti elettrici che alimentano i piezometri.
I lavori in progetto non dovranno intercettare ed interrompere la linea idrica, viceversa andrà
ripristinata istantaneamente.
1.3.5.1.8 Gasdotto
Prima di dare corso alle lavorazioni è necessario effettuare gli opportuni sopralluoghi congiunti
con i tecnici dell’Ente gestore del gasdotto ed acquisire l'autorizzazione all'esecuzione dei
lavori.
1.3.5.1.9 Impianto di irrigazione
Pag.33/50
Tutti i manufatti dell'impianto di irrigazione dismesso che interferiscono con le opere in
progetto saranno rimossi e non più ripristinati.
1.3.5.1.10 Viabilità
La parte di viabilità che interseca l’area di capping verrà rifatta al di copra
dell’impermeabilizzazione superiore, mediante la formazione di un cassonetto stradale di 30 cm
di spessore, realizzato con materiale arido proveniente da frantumazione di pietre e ciottoli e
separato dal terreno di coltivo con un geosintetico in tessuto non tessuto.
1.3.5.1.11 Ex – alveo intubato del Torrente Zender
Qualora la macchina operatrice equipaggiata con benna mordente, non riuscisse a rimuove la
tombinatura Ø80 cm dismessa sotto la strada.
1.3.6
Relazione di calcolo della copertura nel rispetto delle NTC 2008
In funzione dei risultati raggiunti nella relazione di calcolo della copertura nel rispetto delle
NTC 2008 allegata al presente progetto esecutivo, dopo lo studio sismico e statico, si conferma
che per le inclinazioni di pendii inferiori o uguali a 15° , analoghi a quelli dell’area sommitale
del corpo discarica interessata dal capping, non sono state previste le geostuoie di rinforzo.
1.4 Disponibilità delle aree
Nel presente progetto non viene redatto il piano particellare d’esproprio previsto agli Artt. 24 e
31 del D.P.R. 207/2010, poiché le aree sulle quale ricadono gli interventi in progetto sono già
nella disponibilità del Consorzio ATS e sono altresì all'interno del perimetro recintato
dell'impianto.
Non sono pertanto previste acquisizioni di altre aree, mentre i mappali interessati dai lavori
sono riepilogati qui di seguito:
Comune di Madone (BG):
-
Fg.4 mapp. 2722 – Viabilità comunale
-
Fg.4 mapp. 2721 – Ambiti con funzione di salvaguardia paesistica e ripristino
ambientale
Pag.34/50
-
Fg.4 mapp. 2718 – Viabilità comunale
-
Fg. 4 mapp. 2719 – Ambiti con funzione di salvaguardia paesistica e ripristino
ambientale / Viabilità
-
Fg. 4 mapp. 2714 – Ambiti con funzione di salvaguardia paesistica e ripristino
ambientale
-
Fg,4 mapp. 749 – Ambiti con funzione di salvaguardia paesistica e ripristino ambientale
/ Viabilità / Ambiti di tutela dei corsi d'acqua e di rispetto dei tracciati infrastrutturali
Comune di Bottanuco
-
mapp. 874, 1235, 1305, 2462, 1483, 1704 – Ambito di mitigazione e salvaguardia
amabientale / Aree adibite a servizi ed impianti tecnologici
-
mapp. 1754, 1232, 1757, 1756 – Ambito di mitigazione e salvaguardia amabientale
Comune di Filago
-
Fg. 1 mapp. 2631, 3057 Zona E a destinazione agricola / Rispetto stradale
-
Fg.1 mapp. 3058, 3059, 3060 Zona E a destinazione agricola
1.5 Ambiente e paesaggio e interferenze con gli elementi naturali
esterni
L’indagine è stata condotta dal Dott. Agr. Alberto Massa Saluzzo mediante sopralluoghi diretti
in situ integrati dall’analisi del Piano di Indirizzo Forestale della Provincia di Bergamo riferita
al sito dei Madone.
La discarica di Madone è inserita tra zone boscate, insistenti in particolare a nord e a est del
sito, e risulta essere già stata oggetto di un programma di riqualificazione ambientale avvenuto
nei decenni scorsi dopo il termine del conferimento dei rifiuti.
Negli ultimi 20 anni circa si è progressivamente affermata sopra discarica la vegetazione a suo
tempo introdotta, costituita per lo più da nuclei monospecifici di specie arboree distribuite a
macchia di leopardo sul corpo di discarica.
Ad oggi è possibile distinguere con chiarezza la presenza diffusa di boscaglie di Robinia
pseudacacia, insistenti sia sopra rifiuto che in ampie aree fuori rifiuto, e di macchie arborate
adulte con elevata densità di alberi cresciute sopra la discarica; di particolare interesse per lo
Pag.35/50
sviluppo raggiunto sono i boschi ascrivibili alla formazione del robinieto misto, così come
individuati dal Piano di Indirizzo Forestale della Provincia di Bergamo.
Si tratta sempre di formazioni di carattere azonale originate grazie all’estrema facilità di
rinnovazione della robinia su terreni rimasti nudi o parzialmente privi di copertura per utilizzi
pregressi di vario tipo.
I boschi a dominanza di robinia sono sempre caratterizzati da una struttura disordinata e caotica
ma presentano delle possibilità evolutive superiori rispetto ai robinieti puri, testimoniate dalla
presenza di un buon contingente di specie erbacee caratteristiche dei boschi mesofili.
L’intervento di ricostruzione del capping impegna un’area estesa per complessivi 18.407 mq di
superficie, dei quali il 90 % impegnato da formazioni erbacee in fase di intensa colonizzazione
da parte di arbusti eliofili pionieri, in particolare Rubus caesius, Rubus ulmifolius, Rosa canina.
Il restante 10 % della superficie è impegnato da due distinte macchie boscate, una più a nord
costituita da Robinia pseudacacia ed una più a sud costituita da Populus alba nella sua varietà a
portamento piramidale Bolleana.
Nel caso delle due macchie boscate i lavori di posa del capping devono prevederne
preliminarmente la rimozione completa e, dunque, l’abbattimento delle piante che rientrano nel
perimetro dell’intervento; al di là dell’esiguità della superficie (limitato a circa 1.727 mq) non si
tratta di un sacrificio importante, né per la sensibilità ecologica delle specie né per la qualità
ornamentale delle piante.
Inoltre, in sostituzione di quanto rimosso viene previsto un ampio programma di
riqualificazione con introduzione di un gran numero di piante arbustive.
Tutte l’area interessata da capping, per complessivi 18.407 mq di superficie, anche in
corrispondenza degli arbusteti, sarà interamente inerbita con lo scopo di creare un sistema di
verde diffuso dalle elevate caratteristiche percettive e naturalistiche; in questo contesto
l’inerbimento sarà di tipo agricolo estensivo, formato con specie erbacee pioniere di elevata
rusticità, capaci di costituire un tappeto forte e resistente alle avverse condizioni di calura
estiva.
Il prato verrà seminato su tutte le superfici interessate dai lavori di rinaturalizzazione, anche
quelle dove avverrà la riforestazione; in questo caso se ne determinerà nel tempo la perdita
sotto gli arbusti, tuttavia risulta di importanza decisiva nei primi anni successivi all’impianto; la
sua presenza determina in primo luogo un rinverdimento visivamente gradevole per la
rivegetazione del sito, con appagamento dell’occhio, in secondo luogo l’affermazione delle
specie erbacee desiderate consente il controllo immediato delle specie infestanti ruderali, più
Pag.36/50
aggressive di quelle prative e meglio in grado di ricoprire rapidamente il suolo in assenza di una
buona semina.
Il secondo elemento di recupero dell’integrità impermeabilizzante della discarica cessata di
Madone consiste nella realizzazione di una barriera idraulica lungo parte del margine nord della
discarica, dove il cumulo confina che un’ampia vallecola impegnata con le formazioni boscate
del robinieto misto.
Il Piano di Indirizzo Forestale della Provincia di Bergamo individua in tale posizione il limitare
di aree boscate a robinieto misto di attitudine funzionale prevalentemente produttiva, con indice
di multifunzionalità modesta, collocando tuttavia l’intervento in area sensibile sotto il profilo
forestale e della qualità paesaggistica dei luoghi.
Si tratta di intervenire sul limitare di boschi chiusi di robinia, senza trasformazione del bosco.
L’intervento viene fondamentalmente condotto sull’estremità della strada di servizio, per
consentire la cantierizzazione dell’opera e nel far questo vengono tagliate 5/6 piante di robinia
perché di ostacolo ai lavori; si prevede in questo senso il taglio al piede della pianta con rilascio
del ceppo perfettamente in loco o in posizione immediatamente adiacente.
E’ importante considerare che il ceppo non verrà danneggiato dai lavori in modo che possa
successivamente ricacciare e permettere il reinsediamento della vegetazione.
Si tratta, pertanto, di tagli necessari per il posizionamento della barriera idraulica per i quali non
verrà modificato l’aspetto dei luoghi né l’estensione dell’area boscata; verrà in questo caso
formulata apposita richiesta di taglio piante in bosco attraverso la procedura informatica
regionale denominata SITAB.
L’operazione conclusiva che si intende svolgere con lo scopo di accelerare la copertura del
manto boschivo lungo la barriera idraulica, per la lunghezza di circa 100 metri lineari prevede
la reintroduzione di piantine forestali arbustive in composizione del tutto analoga a quanto
avviene per l’arbusteto sopra discarica, privilegiando nell’associazione le specie che meglio si
adattano a condizioni di parziale ombreggiamento.
1.6 Cenni sulla gestione della discarica esaurita
L’impianto di discarica è dotato di un piano di gestione post-operativa che individua: i tempi, le
modalità e le condizioni della fase di gestione post-operativa della discarica e le attività che
devono essere poste in essere durante tale fase.
Pag.37/50
In particolare alle attività di manutenzione delle opere e dei presidi, in modo da garantire che
anche in tale fase la discarica mantenga i requisiti di sicurezza ambientale previsti.
Tale piano riporta la descrizione delle manutenzioni da effettuare da parte del gestore
finalizzate a garantire che anche in questa fase il processo evolutivo della discarica prosegua
sotto controllo in modo da condurre in sicurezza la discarica alla fase ultima, in cui si può
considerare praticamente inesistente l'impatto dell'impianto sull'ambiente.
Sono state individuate in particolare le operazioni relative a:
-
manutenzione per mantenere in buona efficienza;
-
recinzione e cancelli di accesso;
-
rete di raccolta e smaltimento acque meteoriche;
-
viabilità interna ed esterna;
-
sistema di drenaggio del percolato;
-
rete di captazione, adduzione, riutilizzo e combustione del biogas;
-
sistema di impermeabilizzazione sommitale;
-
copertura vegetale, procedendo ad innaffiature, periodici sfalci, sostituzione delle
essenze morte;
-
pozzi e relativa attrezzatura di campionamento delle acque sotterranee;
-
modalità e frequenza di asportazione del percolato, garantendo comunque il
mantenimento dello stesso al livello minimo possibile.
Nel piano di sorveglianza e controllo, sono compresi tutti i fattori ambientali da controllare, i
parametri ed i sistemi unificati di prelevamento, trasporto e misura dei campioni, le frequenze
di misura ed i sistemi di restituzione dei dati. Il piano è finalizzato a garantire che:
a) tutte le sezioni impiantistiche assolvano alle funzioni per le quali sono progettate in tutte
le condizioni operative previste;
b) vengano adottati tutti gli accorgimenti per ridurre i rischi per l'ambiente ed i disagi per
la popolazione;
c) venga assicurato un tempestivo intervento in caso di imprevisti;
d) venga garantito l'addestramento costante del personale impiegato nella gestione;
e) venga garantito l'accesso ai principali dati di funzionamento nonché ai risultati delle
campagne di monitoraggio.
Il controllo e la sorveglianza sono condotti da personale qualificato ed indipendente su:
Pag.38/50
-
acque sotterranee;
-
percolato;
-
acque di drenaggio superficiale;
-
gas di discarica;
-
qualità dell'aria;
-
parametri meteoclimatici;
-
stato del corpo della discarica.
1.6.1
Acque sotterranee
L’obiettivo del monitoraggio è quello di rilevare tempestivamente eventuali situazioni di
inquinamento delle acque sotterranee sicuramente riconducibili alla discarica, al fine di adottare
le necessarie misure correttive.
È presente un pozzo a monte (a distanza sufficiente dal sito per escludere influenze dirette) e
quattro a valle, nella direzione di falda.
Nei punti di monitoraggio individuati viene rilevato il livello di falda. Il piano di monitoraggio
comprendere il rilievo analitico dei parametri fondamentali almeno una volta l'anno.
I livelli di controllo sono determinati in base alle variazioni locali della qualità delle acque
freatiche.
In particolare, in funzione della soggiacenza della falda, delle formazioni idrogeologiche
specifiche del sito e della qualità delle acque sotterranee è stato individuato il livello di guardia
per i vari inquinanti da sottoporre ad analisi.
In caso di raggiungimento del livello di guardia viene adottato il piano d'intervento prestabilito,
ed altresì si ripete al più presto il campionamento per verificare la significatività i dati.
1.6.2
Acque meteoriche di ruscellamento
In situazioni di particolare vulnerabilità ambientale il piano individua i parametri e la frequenza
di analisi relativi alle acque di drenaggio superficiale.
Pag.39/50
1.6.3
Percolato
In presenza di percolato e acqua superficiale, i campioni sono prelevati in punti rappresentativi.
Il campionamento e la misurazione (volume e composizione) del percolato sono eseguiti
separatamente in ciascun punto in cui il percolato fuoriesce dall'area.
Il controllo delle acque superficiali è fatto in almeno due punti, di cui uno a monte e uno a valle
della discarica.
Il controllo del percolato e dell'acqua superficiale, in caso di contatto fra le due matrici, viene
effettuato prelevando un campione rappresentativo della composizione media.
Viene misurata la quantità di percolato prodotto e smaltito, da correlare con i parametri
meteoclimatici per eseguire un bilancio idrico del percolato.
1.6.4
Emissioni gassose e qualità dell'aria
È stato previsto un monitoraggio delle emissioni gassose, convogliate e diffuse, della discarica
stessa, in grado di individuare anche eventuali fughe di gas esterne al corpo della discarica
stessa.
A tal proposito il Piano definisce i livelli di guardia relativamente alla presenza del gas di
discarica all'esterno della discarica, anche nel suolo e nel sottosuolo, nonché contiene il piano
d'intervento da realizzare ed attivare in caso di superamento degli stessi.
I parametri di monitoraggio sul gas di discarica devono comprendono CH4, CO2, O2, con
regolarità mensile, mentre gli altri altri parametri quali; H2, H2S, polveri totali, NH3,
mercaptani e composti volatili in relazione alla composizione dei rifiuti, nonché il volume del
gas di discarica.
1.7 Idoneità delle reti esterne dei servizi per soddisfare l’esercizio
dell’intervento
L’intervento, che come descritto nei paragrafi precedenti, comprende in primo luogo
l’integrazione del pacchetto di impermeabilizzazione superiore, volto a ridurre la permeabilità
del corpo discarica ed in secondo, la realizzazione della barriera idraulica, che intercetta il paleo
alveo del Rio Zender impedendogli di infiltrarsi nel fondo discarica.
L’esercizio di quest’ultima opera in progetto non richiede alcun allacciamento alle reti di
fornitura dei servizi.
Pag.40/50
Viceversa, per la realizzazione della barriera idraulica è richiesto l’allacciamento alla rete
elettrica in grado di fornire la forza motrice di 60 kW di potenza alle macchine che producono
la miscela acqua – cemento – bentonite che costituisce il setto plastico, oltreché l’allacciamento
alla rete idrica in grado di approvvigionare una portata d’acqua di almeno 3 lt./minuto.
L’impianto elettrico interno della discarica è in grado di fornire la potenza elettrica richiesta per
la realizzazione della barriera idraulica, ed analogamente dai piezometri della discarica
utilizzati può essere emunta una portata d’acqua di 3 lt./minuto.
Al contrario, la realizzazione dell’integrazione del capping superiore della discarica, non
richiede particolari approvvigionamenti dalle reti di servizio, fatta eccezione per
l’alimentazione della saldatrice dei teli impermeabili in LDPE.
Tale attrezzatura portatile necessita in genere di una potenza massima di 1,5 kW, quindi può
essere alimentata dall’impianto elettrico di discarica, ovvero da un piccolo gruppo elettrogeno.
Viceversa per il giusto esercizio della copertura a verde del nuovo capping della discarica, si
dovrà prevedere l’impianto di irrigazione per l’attecchimento e la crescita delle essenze
vegetali.
1.8 Rispondenza al progetto preliminare ed definitivo, eventuali
prescrizioni
dettate
in
sede
di
approvazione,
eventuali
variazioni rispetto al progetto preliminare
Gli obiettivi di miglioramento ambientale dell’impianto di discarica, che si prefigge di
raggiungere il presente progetto esecutivo sono i medesimi di quelli del progetto preliminare,
tuttavia rispetto al progetto preliminare sono state introdotte delle variazioni.
Tali variazioni discendono dalle prescrizioni dettate nel decreto di approvazione del
finanziamento regionale.
Nonché dal rispetto delle somme assegnate per la realizzazione dei lavori al Consorzio A.T.S.
dalla Regione Lombardia e la giusta dimensione delle opere stesse.
Conformemente al Decreto del Dirigente della Struttura Autorizzazioni e Innovazioni in
materia di rifiuti n. 6608 del 12/07/2013, pubblicato sulla serie ordinaria n. 29 del 17/07/2013
della Gazzetta Ufficiale della Regione Lombardia, con il quale è stata approvata la graduatoria
per l’assegnazione dei contributi agli enti pubblici per interventi su discariche cessate o in fase
di post-gestione ai sensi della D.g.r. n.4152 del 2012, la spesa per la realizzazione dell’impianto
ad osmosi inversa non è stata ritenuta in linea con gli obiettivi del bando regionale.
Pag.41/50
Pertanto, a differenza del progetto preliminare nel presente progetto esecutivo sono state
stralciate tutte le opere di realizzazione dell’impianto ad osmosi inversa e della rete di rilancio
del contrato prodotto dall’impianto.
L’installazione dell’impianto ad osmosi inversa è stata rinviata rispetto all’esecuzione delle
opere del presente progetto, ipotizzando già una forma di noleggio di lungo termine a terzi,
anziché la diretta realizzazione e proprietà da parte del Consorzio A.T.S..
Il confinamento laterale del Rio Zender per mezzo della barriera idraulica è stato modificato
integralmente rispetto al progetto preliminare e definitivo che prevedevano un setto plastico
bentonitico.
In particolare, come illustrato nel progetto specialistico redatto dall'Ing. Frassoni, a differenza di
quanto inizialmente proposto nel progetto preliminare, è stata prevista la formazione di una
barriera idraulica in colonne di jet-grouting Ø130cm compenetrate.
Si evita la complicazione di realizzare un muro alto 3,5 m sul confine di proprietà
settentrionale, nonché il manufatto di sovrapassaggio del Torrente Zender.
Inoltre, lo sviluppo lineare della barriera è stata ridotta a 105,7 m rispetto al progetto
preliminare che prevedeva 135 m , lasciando immutata l’intercettazione del paleo alveo del Rio
Zender.
Dal presente progetto esecutivo è stato stralciato anche l’intervento di relining della
tombinatura per mancanza di fondi.
L’incremento del sistema di impermeabilizzazione superficiale del corpo discarica è stato
confermato, ma in considerazione della minore somma finanziata dalla Regione Lombardia è
stato modificato nell’estensione e nella posizione indicata nel progetto preliminare, che
prevedeva l’impermeabilizzazione di 45.000 m2 del pendio rivolto a Sud.
Inoltre, al fine di massimizzare la superficie interessata dai lavori, sono stati modificati alcuni
dei materiali che costituivano il pacchetto impermeabilizzante, mantenendo invariate le
prestazioni complessive.
In particolare il telo impermeabile in polietilene ad alta densità di 2 mm di spessore è stato
sostituito con un telo in polietilene a bassa densità da 0,6 mm di spessore.
L’intervento di impermeabilizzazione è stato trasferito sopra le aree meno acclivi del corpo
della discarica, che corrispondono alla parte sommitale e centrale del rilievo orografico.
Pag.42/50
Così facendo, sono state anche risparmiate le geogriglie, che invece sarebbero state necessarie
per gli interventi di impermeabilizzazione delle scarpate perimetrali a maggiore pendenza,
come previsto nel progetto preliminare.
La geomembrana in tessuto non tessuto è stata sostituita da un geocomposito di drenaggio,
costituito dall’accoppiamento tra un geosintetico tessuto non tessuto, ed una georete polimerica,
al fine di accorpare in un unico prodotto le qualità di filtrazione, protezione e drenaggio.
Infine, la fornitura della terra di coltivo di 0,8 m di spessore è stata esclusa dall’appalto perché
fornita direttamente in opera dall’Appaltatore.
Rispetto al progetto defintivo, nel quale l'area di intervento prevista era pari a 17.274 mq, nel
presente progetto esecutivo la superficie interessata dai lavori di capping è stata leggermente
aumentata a 18.407 mq con i risparmi conseguenti alla realizzazione delle colonne di jetgrouting, anzichè il setto plastico bentonitico.
Pertanto,
nel
presente
progetto
esecutivo,
la
superficie
oggetto
della
copertura
impermeabilizzante superiore è stata aumentata a 18.407 mq.
1.8.1
Prescrizioni conferenze di servizio e parere paesaggistico e forestale
In tutti gli elaborati del presente progetto esecutivo è stata uniformata la descrizione tecnica
della geomembrana in LDPE, analoga al tipo illustrato nella seconda parte del Capitolato
Speciale d'Appalto, si tratta di una geomembrana sintetica in (LDPE) rinforzata con un tessuto
in polietilene ad alta densità (HDPE).
La geomembrana dovrà essere conforme alle caratteristiche successivamente riportate, risultanti
da prove effettuate presso laboratori accreditati ed attestati da certificati che ne confermino la
corrispondenza:
− Massa areica 380 [g/m²] UNI EN 1849-2
− Spessore 0,6 [mm] UNI EN 1849-2
− Resistenza a trazione [L] 28 [ kN/m ] UNI EN ISO 527-4
− Resistenza a trazione [T] 26 [ kN/m ] UNI EN ISO 527-4
− Deformazione al carico massimo [L] 30 [ % ] UNI EN ISO 527-4
− Deformazione al carico massimo [T] 24 [ % ] UNI EN ISO 527-4
− Resistenza al punzonamento statico (CBR) 4,3 [ kN ] UNI EN ISO 12236
− Resistenza al taglio delle giunzioni 964 [N/50mm] UNI EN ISO 12317-2
− Resistenza alla temperatura – 30° ≤ T °C ≤ 70°
Pag.43/50
− Resistenza agli UV 360 kLy
− Tenuta ai liquidi < 10-6 [m³ m-2 d-1] UNI EN 14150
− Tenuta ai gas < 40×10-6[m³ m-2 d-1] ASTM D 1434
− Resistenza agli agenti atmosferici: variazione del carico di rottura ed allungamento a
trazione ≤ 25% UNI EN 12224
− Resistenza all’ossidazione: variazione del carico di rottura e allungamento a trazione ≤ 25%
UNI EN 14575
Nel successivo paragrafo 1.9 della Relazione Generale sono state illustrate le motivazioni di
carattere economico che hanno portato a sostituire la geomembrana in HDPE da 2 mm di
spessore, che è stata prevista nel progetto preliminare, con quella attuale in LDPE di 0,6 mm di
spessore.
Dal punto di vista funzionale l'utilizzo dei due materiali è equivalente, in particolare con
riferimento alle specifiche condizioni di posa previste in progetto, è garantita la stessa
impermeabilità e resistenza alla punzonatura.
In quanto, a differenza del progetto preliminare, l'area di intervento è limitata alla parte più
pianeggiante del corpo della discarica, di conseguenza, per il drenaggio della acque che
s'infiltrano nel capping del progetto definitivo è stata prevista l'utilizzo di un geocomposito
costituito dall'accoppiamento di un geosintetico in TNT con una georete polimerica.
Mediante il suddetto geocomposito s'incrementa la capacità di allontanamento dell'acqua anche
con pendenze di scorrimento minime, a parità di protezione meccanica dalle punzonature delle
geomembrana in LDPE sottostante.
Come descritto all’articolo n.3 del computo metrico allegato al progetto definitivo, lo scotico di
terreno coltivo sarà effettuato sulla superficie di 18.407 mq , per una profondità di 20 cm, che
corrispondono ad una volumetria di 3.681,40 mc.
Tale volume di terreno verrà stoccato provvisoriamente su superfici libere della discarica
prossime all’area di rifacimento del capping, per un tempo che da crono programma è stato
stimato in circa 63 (sessantatre) giorni.
Mentre all’articolo n.8 del computo metrico allegato al progetto definitivo è stato descritto che
la quantità complessiva di terreno da stendere ammonta a 14.501,97 mc, di conseguenza il
volume di terreno di coltivo di cui si prevede l’apporto è stato stimato per differenza a
10.820,57 mc
Pag.44/50
Ai senis dell’Art.41bis del D.L. 69/2013 come convertito dalla L. 98/2013, circa il completo
utilizzo dei materiali da scavo, la comunicazione prevista dalla norma sarà resa all’ARPA ed ai
Comuni territorialmente competenti di provenienza del materiale da scavo e di utilizzo dello
stesso.
Inoltre, come prescritto dall'ARPA in sede di conferenza dei servizi, all'inizio dei lavori sarà
predisposto in cantiere un registro dei materiali conferiti, con indicato il quantitativo riportato,il
cantiere di provenienza, la ditta esecutroce dello scavo, il luogo di collocazione del materiale
nell'ambito dell'area oggetto di recupero ambientale, compresi i rapporti di prova attestanti la
conformità dei terreni riportati alle cocentrazioni soglia di contaminazione di riferimento
(C.S.C. di tabella 1, allegato 5, titolo V, parte IV del D.Lgs. 152/2006).
Nel presente progetto esecutivo, la descrizione del materiale con il quale realizzare il piano
viabile, coincide con quella indicata nel Computo metrico estimativo e nella Tav.12, che
prevedono la formazione della viabilità che interseca l’area di capping mediante l’uso di
materiale proveniente da frantumazione di pietre e ciottoli.
Il presente progetto, per ragioni economiche, non prevede la realizzazione di un impianto di
irrigazione, si fa inoltre presente, che anche l’impianto di irrigazione esistente sulla discarica
non è più utilizzabile da molti anni.
Nella relazione dell’Agronomo Dott. Massa Saluzzo l’intervento di riqualificazione ambientale
coglie l’occasione derivante dai lavori di impermeabilizzazione del corpo di discarica per
migliorarne le condizioni di naturalità, nel tentativo di innalzare il grado di diversificazione
degli habitat, e dunque, di elevare la biodiversità complessiva del territorio; si consideri che la
discarica cessata ha goduto di opere di ripristino ambientale importanti alla sua chiusura,
tuttavia impostata secondo logiche giardinistiche e non di rinaturalizzazione, evidenziate sia
nella scelta delle specie che nella distribuzione spaziale delle vegetazioni.
Poiché nella realtà dei fatti il sito non gode di fruizione, l’impostazione giardinistica ha
progressivamente perso i suoi connotati originari perché non più utile, con evoluzione naturale
incontrollata verso le forme più selvatiche della vegetazione pioniera; viste le mutate condizioni
di gestione e manutenzione rispetto agli obiettivi originari e considerata l’evoluzione della
vegetazione esistente verso forme semi-naturali, si ritiene corretto insistere in questa direzione
indirizzando la riqualificazione ambientale verso obiettivi fortemente naturalistici.
Pag.45/50
Per gli interventi di mitigazione e di riqualificazione ambientale è pertanto necessario
individuare consociazioni di specie che posseggano i seguenti requisiti:
-
coerenza con la flora e con le vegetazioni di interesse locale
-
appartenenza agli stadi evolutivi dei querceti misti di caducifoglie
-
capacità di incrementare la biodiversità
-
facilità di attecchimento
-
facilità di reperimento sul mercato
-
necessità di minima manutenzione
In tale prospettiva, oltre alla scelta di introdurre specie euricore in quantità elevata perché molto
resistenti alla siccità, viene deciso di ricorrere alla piantagione di numeri molto 26 elevati in
grado di assicurare due obiettivi minimi: la copertura rapida del suolo altrimenti invaso da
malerbe e la possibilità di conservare un’adeguata densità di impianto anche nel caso di
fallanze.
In accordo alla prescrizioni dello S.T.E.R. di Bergamo, in data 15/01/2015 al protocollo
AE02.2015.0000208 è stata presentata la domanda di concessione di polizia idraulica in
sanatoria.
Il Settore Vincoli della Provincia di Bergamo ha rilasciato in data 22/10/2014 al protocollo n.
88033/09.03/AZ/FM/amc l'autorizzazione paesaggistica e forestale per i lavori in oggetto, che
prevede un termine di utlimazione delle opere non superiore a 24 mesi dalla data di rilascio
dell'autorizzazione, il versamento di € 2.232,54 a titolo compensativo, l'accensione di una
polizza fidejussoria di garanzia per € 65.488,03. Si evidenzia inoltre che, il cronoprogramma
dei lavori del presente progetto evidenzia gli interventi di rimboschimento.
1.9 Criteri, elaborati e tempi del progetto esecutivo
A norma del disciplinare d’incarico sottoscritto dalle parti, il progetto esecutivo dovrà essere
consegnato entro 90 (novanta) giorni naturali e consecutivi dalla conferenza di servizi tra tutti
gli enti coinvolti.
Il progetto esecutivo rispetterà ove possibile i criteri del presente progetto esecutivo, nonché le
eventuali prescrizioni degli enti invitati alla conferenza di servizi, tuttavia laddove saranno
Pag.46/50
richieste variazioni significative i criteri ultimi fondamentali da rispettare saranno quelli dettati
dalla Deliberazione di Giunta Regionale n. 4152 del 10 ottobre 2012.
In particolare, ai sensi del p.to 15 del bando regionale le opere dovranno essere ultimate dopo
36 mesi dalla pubblicazione della graduatoria sul B.U.R.L. in data 17/07/2013.
Gli elaborati del progetto esecutivo, sono quelli previsti dal D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207
«Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163», fatta
ovviamente salva la motivata necessità di integrare o di ridurre, in rapporto alla specifica
tipologia e alla dimensione dell’intervento, i livelli di definizione ed i contenuti della
progettazione, salvaguardandone la qualità.
1.10 Cronoprogramma dei lavori
Per ragioni di impaginazione si rimanda all’elaborato "N". La durata presunta dei lavori di 166
(centosessantasei) giorni naturali e consecutivi.
Il programma dei lavori prevede la sovrapposizione temporale delle lavorazioni relative alla
realizzazione del capping superiore della discarica, e quelle relative all’esecuzione della
barriera idraulica, perché si svolgono in aree diverse.
Pag.47/50
1.11 Indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza
Nel seguente prospetto è riportata la valutazione preliminare della sicurezza nel cantiere oggetto
delle opere di urbanizzazione, ai sensi del D.Lgs. 81/2008.
Descrizione dei lavori:
Progetto Esecutivo
-
Importo lavori stimato:
Oneri della sicurezza:
Durata lavori:
barriera impermeabile per confinamento
residua parte del lato nord;
- rifacimento della impermeabilizzazione della
superficie del corpo discarica per ottenerne un
confinamento più efficace che riduca la
produzione di percolato e ne prevenga
l’emergenza.
€ 898.464,95
€
22.750,00
6 mesi
Nomina dei coordinatori:
SI
Notifica preliminare:
SI
Pag.48/50
1.12 Quadro economico
Pag.49/50
Scarica

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