ARCIDIOCESI DI BENEVENTO
Atti del XXIX Convegno Pastorale Diocesano
Dalla SFIDA
alla PROPOSTA
Parrocchia: obiettivo famiglia
10 - 11 - 12 GIUGNO 2013
SEMINARIO ARCIVESCOVILE BENEVENTO
A cura di:
Ufficio Pastorale Diocesano
Piazza Orsini, 27 - 82100 Benevento
Tel. 0824.323379 - 0824.323360 - Fax 0824.323355
e-mail: [email protected]
Presentazione
La presente pubblicazione riporta quanto emerso dai lavori del XXIX
Convegno Pastorale Diocesano che si è svolto dal 10 all’11 giugno 2013
sul tema Dalla Sfida alla Proposta. Parrocchia: obiettivo famiglia.
Come ogni anno il convegno rappresenta un appuntamento fondamentale per la vita della diocesi, è infatti il momento in cui si incontrano e confrontano sacerdoti, religiosi, referenti di movimenti e associazioni e fedeli laici per contribuire al dibattito propositivo e alla missione della Chiesa locale.
Nello specifico, il convegno è il luogo della condivisione e della verifica, ma soprattutto un laboratorio di proposte concrete che sono la
base di riferimento per la successiva assemblea di programmazione.
L’esito dei lavori è riportato nelle pagine che seguono, strutturate in
tre parti:
•
la prima sezione riportante la relazione di don Sergio Nicolli (già
direttore dell’ufficio Nazionale Famiglia) e Umberto e Luciana
Parigi (responsabili servizio Famiglia della regione ecclesiastica
Basilicata);
•
la seconda sezione dedicata ai lavori dei gruppi di studio distinti per
cinque ambiti (famiglia e situazioni difficili e irregolari; famiglia e
educazione all’amore; famiglia e battesimo; famiglia e impegno nella comunità; famiglia e accoglienza delle povertà) e alle conclusioni dell’arcivescovo mons. Andrea Mugione;
•
la terza sezione contenente un’appendice metodologica (con la scheda di lavoro utilizzata per i laboratori di studio) e la rassegna stampa dell’evento.
Gli atti del convegno rientrano nell’insieme dei sussidi che l’ufficio
Pastorale prepara per sacerdoti, religiosi e operatori (diocesani e parrocchiali). In essi, infatti, sono presenti le prime indicazioni per la pro-
5
grammazione pastorale del prossimo anno, le cui linee definitive sono
contenute, in maniera dettagliata, nella pubblicazione del piano pastorale.
Gli atti del convegno e il piano pastorale rappresentano, dunque,
uno strumento indispensabile per l’impostazione del lavoro pastorale
sia nelle parrocchie, sia nelle zone pastorali oltre che per i movimenti
e le associazioni operanti in diocesi.
6
Programma
LUNEDI’ 10 GIUGNO
Ore 18.00 Iscrizioni
Ore 18.30 AUDITORIUM “GIOVANNI PAOLO II”
• Preghiera iniziale
Ore 18.45 • Introduzione
Mons. Abramo MARTIGNETTI
Vicario episcopale per la Pastorale
Ore 19.00 • Relazione
“Famiglia, comunità d’amore”
a cura di
don Sergio NICOLLI
già Direttore dell’Ufficio Nazionale
per la Pastorale della Famiglia
Luciana e Umberto PARIGI
Responsabili Servizio Famiglia
della regione ecclesiastica Basilicata
Ore 20.00 • Dibattito in Aula
7
M A RT E D I ’ 1 1
Ore 18.30 AUDITORIUM “GIOVANNI PAOLO II”
• Preghiera iniziale
Ore 18.45 • Laboratori di studio per ambiti tematici
Ore 20.30 • Conclusione dei laboratori di studio
MERCOLEDI’ 12
Ore 18.30 AUDITORIUM “GIOVANNI PAOLO II”
• Preghiera iniziale
Ore 18.45 • Relazioni conclusive
dei laboratori di studio
Ore 19.30 • Conclusioni
S. Ecc. Mons. Andrea MUGIONE
Arcivescovo Metropolita di Benevento
8
Introduzione
Mons. Abramo Martignetti
Vicario episcopale per la Pastorale
Carissimi partecipanti al XXIX convegno pastorale diocesano, anche quest’anno ci ritroviamo a vivere insieme questo importante appuntamento per la vita della nostra chiesa locale. E’ un momento in
cui, guidati dallo Spirito Santo, ci confrontiamo sul cammino effettuato,
condividiamo scelte e obiettivi e ipotizziamo nuovi percorsi da intraprendere.
Saluto cordialmente don Sergio Nicolli, già direttore dell’ufficio nazionale per la Famiglia, che insieme ai coniugi Luciana e Umberto
Parigi, già responsabili diocesani della diocesi di Potenza e ora responsabili regionali, aprirà i lavori del convegno con la relazione introduttiva.
Un grazie va a voi sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi e fedeli laici della Chiesa beneventana per la vostra presenza al convegno; oltre al
contributo di approfondimento ai temi proposti, la vostra partecipazione attiva al convegno porta al tavolo del confronto il quotidiano e
operoso lavoro pastorale di cui siete protagonisti e che dà vita alla nostra chiesa.
Con la celebrazione del convegno pastorale diocesano, come ogni
anno, prende il via l’articolato percorso di riflessione e verifica che confluirà nell’assemblea di programmazione pastorale del 26 e 27 giugno,
mentre l’apertura dell’anno pastorale si terrà nel pomeriggio del 22 settembre nella chiesa Cattedrale, con la concelebrazione presieduta dall’arcivescovo e la consegna ufficiale del piano pastorale.
Siamo giunti a metà del quinquennio pastorale che ci vede impegnati nella realizzazione degli obiettivi previsti dal piano pastorale “La
parrocchia crocevia delle istanze educative” il quale, come è noto, prende spunto dalle indicazioni emerse dal documento Cei “Educare alla vi-
9
ta buona del Vangelo”. Quest’anno l’attenzione specifica sarà rivolta alla famiglia, non a caso allo slogan Dalla Sfida alla Proposta che ci accompagna come titolo per i convegni di tutto il quinquennio, è stato affiancato il sottotitolo esplicativo Parrocchia: obiettivo famiglia. A testimoniare che si prosegue nel cammino intrapreso per rinsaldare la centralità delle comunità parrocchiali, senza però dimenticare lo slancio
missionario. Il Festival della fede, con il suo ricco calendario di eventi,
è stato un tentativo in tale direzione per una testimonianza concreta
verso la realtà.
Ma tornando al tema del convegno di quest’anno, la sfida pastorale
alla quale siamo chiamati a rispondere appare ardua: da una parte la
parrocchia deve diventare sempre più attenta e sollecita nei confronti
della famiglia, sostenendola nel suo ruolo educativo e rafforzandosi nella convinzione del protagonismo attivo della famiglia (fondato sulla ministerialità del sacramento del matrimonio); dall’altro la famiglia deve
rafforzarsi nel suo ruolo di prima comunità educante, rivendicare con
più convinzione il suo protagonismo nella vita della comunità parrocchiale, crescendo anche essa nella consapevolezza della ministerialità
che scaturisce dal sacramento.
Quest’anno, inoltre, mettendo al centro la famiglia si pone in maniera indiretta attenzione alla vita della persona in tutte le sue sfaccettature come si può evincere anche dagli ambiti tematici dei gruppi di
studio che tratteranno argomenti che vanno dall’iniziazione cristiana,
all’educazione all’amore con attenzione alle giovani coppie e poi alle dinamiche intergenerazionali, dalla rivalorizzazione della famiglia nell’impegno comunitario all’azione di accoglienza delle povertà e dunque del
rapporto con il territorio.
Il confronto del convegno, come dicevo in apertura, prende il via
dall’intervento di don Sergio Nicolli e dei coniugi Parigi, dopodiché, come sempre, sarete voi protagonisti nei lavori dei gruppi di studio, dove farete emergere tutte le vostre sollecitazioni, i vostri suggerimenti,
le vostre esperienze quotidiane. Dai risultati del lavoro dei gruppi partirà il lavoro dell’assemblea di programmazione dal quale prenderà vita il piano pastorale per il prossimo anno.
10
Telegramma di saluto
del Commissario straordinario
della Provincia di Benevento
Rev.mo Mons. Abramo Martignetti
Pro Vicario Generale
Arcidiocesi di Benevento
SEDE
OGGETTO: XXIX Convegno Pastorale Diocesano
Rev.mo Monsignore,
ho ricevuto l’invito a partecipare al XXIX Convegno Pastorale che
l’Arcidiocesi di Benevento terrà in questi giorni, a partire da oggi pomeriggio.
Concomitanti impegni istituzionali, purtroppo, non mi consentono di essere presente ma, a nome personale e della Provincia, desidero augurare buon lavoro alla Chiesa beneventana che si riunisce
sotto la guida saggia dell’Arcivescovo Mugione al quale ribadisco la
mia stima e la mia considerazione per l’alto magistero di cui continuamente ci fa dono.
Il Convegno Pastorale di quest’anno è dedicato al tema della famiglia che deve tornare ad avere un ruolo centrale nella vita ecclesiale ma
anche civile. La crisi economica, infatti, ci stimola a studiare e programmare nuove politiche in grado di sostenere le famiglie, soprattutto le giovani coppie che scontano notevoli difficoltà rispetto al passato
anche a causa dei problemi di inserimento nel mondo del lavoro.
11
Su tale tematica sono certo che dall’Assise diocesana emergeranno
spunti interessanti di impegno e di riflessione perché soltanto in uno
spirito di squadra tra Istituzioni, forze sociali, Chiesa e mondo dell’associazionismo e del volontariato è possibile superare questo difficile
momento che stiamo attraversando.
Distinti saluti.
12
Relazione
Famiglia e parrocchia: insieme per educare
don Sergio Nicolli
già Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia
Luciana e Umberto Parigi
Responsabili Servizio Famiglia della regione ecclesiastica Basilicata
Nell’orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e
indispensabile comunità educante. Per i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita; originale
e primario rispetto al compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato…
Nonostante questi aspetti, l’istituzione familiare mantiene la sua
missione e la responsabilità primaria per la trasmissione dei valori e
della fede. Se è vero che la famiglia non è la sola agenzia educatrice,
soprattutto nei confronti dei figli adolescenti, dobbiamo ribadire con
chiarezza che c’è un’impronta che essa sola può dare e che rimane nel
tempo. La Chiesa, pertanto, si impegna a sostenere i genitori nel loro
ruolo di educatori, promuovendone la competenza mediante corsi di
formazione, incontri, gruppi di confronto e di mutuo sostegno (Educare
alla vita buona del Vangelo, n. 36).
La famiglia, via della Chiesa
In passato gli sposi e la famiglia erano ritenuti unicamente destinatari dell’azione pastorale della Chiesa; protagonisti del servizio
pastorale erano considerati solo i sacerdoti, i religiosi/e e alcuni collaboratori laici. La riscoperta del sacramento del matrimonio come
sacramento che edifica la chiesa insieme con il sacramento dell’Ordine1
_________
1) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1534: “Due altri Sacramenti l’Ordine e il
Matrimonio sono ordinati alla salvezza altrui; se contribuiscono alla salvezza personale
questo avviene attraverso il servizio agli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa, servono all’edificazione del popolo di Dio”.
13
ha portato anche a riconoscere che esiste un “ministero coniugale” proprio e originale che gli sposi sono chiamati ad esercitare a servizio della comunità in forza del Sacramento ricevuto, come viene ormai sottolineato chiaramente nel nuovo Rito del matrimonio2.
La famiglia è un bene indispensabile per la Chiesa, una risorsa
irrinunciabile. Per questo il Papa Giovanni Paolo II ha definito la
famiglia “la via della Chiesa”3: non una delle tante vie, ma “la” via
maestra. Se non percorre questa strada, se non passa attraverso la
famiglia, la chiesa rischia la sterilità pastorale. Una Chiesa che si
appoggia unicamente sul sacramento dell’ordine diventa irrimediabilmente una Chiesa clericale, che non è più in grado di dialogare con il mondo di oggi e con i problemi del nostro tempo. La famiglia cristiana pertanto, con la sua testimonianza e il suo servizio
pastorale, fa crescere la Chiesa nella sua missione di essere “luce
del mondo”.
L’amore umano, nella nuova visione che la Chiesa italiana ha condensato nel Direttorio di pastorale familiare e nel nuovo rito del
Matrimonio, non è più un bene privato, ma un “bene comune”, una ricchezza capace di trasformare il mondo e la Chiesa4.
Il rinnovamento della Chiesa allora passa anche attraverso la valorizzazione della famiglia come soggetto pastorale indispensabile. La pastorale familiare allora non è più finalizzata solo alla crescita spirituale della famiglia per se stessa, ma alla edificazione della Chiesa con l’apporto prezioso della famiglia: “La pastorale familiare, in modo organico
e sistematico, deve assumere un ruolo sempre più centrale in tutta l’azione pastorale della Chiesa, dal momento che, di fatto, quasi tutti gli obiettivi dell’azione ecclesiale o sono collocati entro la comunità familiare o
almeno la chiamano in causa più o meno direttamente. Sotto questo profilo, la famiglia è di sua natura il luogo unificante oggettivo di tutta l’azio5
ne pastorale” .
_________
2) Rito del Matrimonio cit., Interrogazioni prima del consenso, n. 69: “Compiuto il
cammino del fidanzamento, illuminati dallo Spirito Santo e accompagnati dalla comunità cristiana, siamo venuti in piena libertà… Chiediamo a voi, fratelli e sorelle, di pregare con noi e per noi perché la nostra famiglia diffonda nel mondo luce, pace e gioia”.
3) Lettera alle famiglie (1994), n. 2.
4) Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti pastorali sulla preparazione al
matrimonio e alla famiglia, nn. 2-4.
5) Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia, 1993, n. 97.
14
Credere nella famiglia, in ogni famiglia
La comunità cristiana, per valorizzare la famiglia come la prima alleata della pastorale, deve rinnovare la sua fede nella famiglia. L’opinione, oggi molto diffusa, è che la famiglia è allo sbando: attraversata
da difficoltà che la portano in molti casi al fallimento, incapace di educare perché disorientata rispetto ai valori e perché carente della fermezza necessaria, insignificante rispetto all’impronta da lasciare nei
propri figli. Allora è necessario aiutare la comunità a recuperare fiducia nella famiglia e a coinvolgerla in modo responsabile nella costruzione della vita comunitaria attraverso le varie iniziative.
Perché la famiglia merita questo atto di fede? Non certo perché è
perfetta, ma perché c’è un mistero grande che essa racchiude, un mistero che rinvia al mistero stesso di Dio Trinità. La famiglia cristiana è
chiamata ad essere per la sua stessa identità segno sacramentale dell’amore di Dio. Don Tonino Bello definisce la famiglia “icona della Trinità”6:
l’icona non è un dipinto qualsiasi, è il risultato della contemplazione
del mistero che l’iconografo compie in un clima di digiuno e di preghiera; il dipinto che ne risulta, anche se le sue linee a volte sono essenziali e perfino grezze, è uno strumento per aiutare il credente che
la contempla a mettersi in comunione con il mistero che essa descrive.
Guardando alla famiglia cristiana, anche se presenta un amore a volte
impoverito da egoismo e da fragilità, è possibile leggere il mistero di
Dio Trinità.
Quindi alla famiglia va data fiducia per quello che è, prima ancora
che per quello che fa e che può dare alla comunità.
“Famiglia, credi in ciò che sei!”
Nello stesso tempo è necessario aiutare la famiglia cristiana e recuperare fiducia in se stessa, a sentirsi risorsa e ricchezza per la comunità ecclesiale e per la società. “Famiglia, credi in ciò che sei” ha gridato il Papa Giovanni Paolo II in piazza san Pietro alla vigilia della beatificazione della prima coppia nella storia della Chiesa (i beati Luigi e
Maria Beltrame Quattrocchi)7. Vent’anni prima, nella Familiaris consortio, aveva coniato lo slogan: “Famiglia, diventa ciò che sei!”, cioè: famiglia libera tutto il potenziale di amore e di ricchezza umana, spiri_________
6) La famiglia come laboratorio di pace, Elle Di Ci, Leuman (Torino) 1989.
7) 21 ottobre 2001.
15
tuale e sociale che ti porti dentro, perché ne ha bisogno la Chiesa e ne
ha bisogno la società.
Uno degli aspetti nei quali la famiglia è più sfiduciata è l’ambito educativo. Molte famiglie oggi sono convinte di non essere più in grado di
educare i propri figli; se li sentono sfuggire sotto l’influenza dei tanti
agenti esterni che plasmano i ragazzi e i giovani, e sono tentate di rassegnarsi nell’impotenza. Il Papa Benedetto XVI ha parlato di “emergenza educativa”, cioè di una “crescente difficoltà nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento,
difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi”8.
La prima iniziativa che le comunità cristiane possono assumere è
quella di restituire alla famiglia fiducia in se stessa e nelle proprie possibilità di educare. L’esortazione di Giovanni Paolo II “Famiglia, credi
in ciò che sei!” non vale soltanto per la ricchezza antropologica e teologica che la famiglia porta in se stessa come bene supremo della persona e della società; vale anche per il potenziale educativo che la famiglia per sua natura contiene.
Dobbiamo credere fortemente che anche oggi la famiglia lascia un
segno determinante nella vita dei propri figli e pertanto la famiglia è
chiamata ad essere consapevole della sua primaria responsabilità educativa rispetto a qualunque altra “agenzia educativa”: “Il diritto-dovere
educativo dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com’è con la
trasmissione della vita umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l’unicità del rapporto d’amore che sussiste tra
genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può
essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato”9.
La relazione educativa della famiglia gode di una grande risorsa di
partenza - quasi come di un “patrimonio naturale” che accompagna la
genitorialità - che è l’amore che un papà o una mamma ha per il proprio figlio. Nel campo educativo non c’è mai nessuna situazione “disperata”: partendo dall’amore paterno e materno (anche in situazioni
che definiamo “irregolari”) e dal desiderio di ricercare il bene per il proprio figlio, è sempre possibile ritrovare, anche a prezzo di grandi cambiamenti, la capacità di essere un buon educatore.
_________
8) Discorso al convegno diocesano di Roma, 11 giugno 2007.
9) GIOVANNI PAOLO II, Familiaris consortio, n. 36.
16
La famiglia scuola di socialità
La famiglia è la “culla della vita e dell’amore, nella quale l’uomo nasce e cresce”; è il “luogo primario della umanizzazione della persona e della società”10. Pertanto la vita di famiglia “rappresenta la più concreta ed
efficace pedagogia per l’inserimento attivo, responsabile e fecondo dei
figli nel più ampio orizzonte della società”11.
Considerando che ognuno di noi nasce, vive e cresce in una famiglia proviamo a chiederci qual è il clima che si respira nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni, se ci si sente amati e riconosciuti, accolti e accettati per quello che si è, e se è la bontà che regola i legami affettivi, i rapporti tra genitori e figli.
La nostra famiglia è costituita da 5 persone, noi due sposi e i nostri
tre figli: Simona di 26 anni, Sonia di 19 anni e Andrea di 13 anni. In
definitiva - ci siamo chiesti - quali sono i valori che sostengono una società civile? Senza dubbio il principio fondamentale è il rispetto per il
valore e la dignità di ogni persona; ma questo rispetto possiamo concretizzarlo in tre atteggiamenti fondamentali che qualificano il rapporto con le persone: il “prendersi cura”, la gratuità e la solidarietà. Ognuno
di questi atteggiamenti ha la sua radice “naturale” e il primo percorso
pedagogico all’interno della famiglia, cioè di una comunità stabile nella quale i rapporti sono originati dal patto di amore tra due persone di
sesso diverso che amandosi sono capaci di generare.
Questo verbo, generare, ci fa subito venire in mente il primo significato che vi si attribuisce: dare la vita. Sappiamo bene, però, che questo termine sta ad indicare anche altre dimensioni della vita di coppia.
Infatti prima che generare nuove vite, i due coniugi sono chiamati a generare la coppia, il “noi”, infatti la prima fecondità riguarda la coppia
in quel processo di crescita che fa passare dall’«io» al «tu» e poi al «noi»
(spesso i matrimoni falliscono perché non avviene questo tipo di “generazione” ma permangono due forti individualità che prima o poi entrano in conflitto).
Il “noi” è quell’entità che non è più né l’io né il tu, ma qualcosa di
diverso, altro da sé. Significa far nascere una novità di vita che sta alla base dell’esperienza familiare. Generare figli allora, assume un senso più ampio: non solo alla vita, ma allo loro realizzazione piena, alla
_________
10) Christifideles laici, n. 40.
11) Familiaris consortio, n. 43.
17
felicità, alla fede, all’amore. Si può generare anche senza dare la vita
biologica, ma dentro il rapporto educativo. Poi il “generare” si concretizza nei figli e a quella generazione spirituale e affettiva che nasce per
esempio dall’affido e dall’adozione. L’amore alla vita genera amore alla vita.
a. Il prendersi cura
Ma ritorniamo ai tre atteggiamenti che caratterizzano le relazioni
familiari: anzitutto il “prendersi cura”. La famiglia è il luogo dove si
comprende il valore del “prendersi cura” di qualcuno perché è una persona, indipendentemente dal profitto che si ricava da questo servizio.
Potremmo dire che nessun edificio familiare resta in piedi se non c’è
alla base un “prendersi cura” di ciascuno dei suoi membri. Il “prendersi
cura” fa parte del cuore dell’essere famiglia, diviene l’espressione più
originale e più concreta dell’amore familiare: dell’amore coniugale,
dell’amore materno e paterno, dell’amore filiale, dell’amore fraterno12.
_________
12) È significativo, a proposito del “custodire”, quanto ha affermato Papa Francesco
nella solennità di san Giuseppe (19 marzo 2013): “Abbiamo ascoltato nel Vangelo che
“Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”
(Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella
di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si
estende poi alla Chiesa, ...
Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella
costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al
proprio; ... ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito.
E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità,
con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo!
Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!
Custodire … E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco
custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia
dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!
Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio,
l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive:
quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà,
anzi neanche della tenerezza!
18
Il prendersi cura è ciò che chiede Dio ad Adamo ed Eva quando li pone nel giardino di Eden perché lo coltivassero e custodissero.
Ci siamo chiesti: cosa è significato per noi due, come sposi, amarci
in questi quasi 28 anni di matrimonio? L’attrazione reciproca, la simpatia, il rispetto, la sincerità? Tutto questo sicuramente si, ma il primo
ingrediente è stata la pazienza insieme alla benevolenza. Non da sole,
ma pazienza e benevolenza, insieme: la pazienza è buona se è finalizzata a ricercare il bene del coniuge, non il proprio, e la bontà è tale se
sa essere paziente, cioè sa rispettare che l’altro cresca secondo i suoi ritmi. Nello snodarsi dello svolgimento della vita di tutti i giorni, nella quotidianità dell’amore, se si vuole che una unione resista, bisogna averne
cura giorno dopo giorno, come si fa con una tenera piantina.
Oggi la capacità di sopportare, di pazientare, di perseverare, sono
virtù poco richieste: anzi, nella società del “tutto e subito” vengono considerati valori, la velocità, la prestazione, il risultato immediato. Quello
che in questi anni abbiamo sperimentato è stato di imparare ad avere
cura di noi stessi, accettandoci con i nostri limiti e possibilità, per lasciare che l’altro sia quello che è e di amarlo per quello che è. Questo
si gioca sul tempo, con la calma nell’affrontare ogni situazione, accettando con indulgenza le fragilità e gli errori dell’altro. Senza avere la
pretesa di cambiarlo, o addirittura plasmarlo. È importante capire che
non dipende tutto da noi, ma qualcun altro opera e matura, come dice
san Paolo: “né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma è Dio che fa
crescere”13.
Sperimentiamo il “prendere cura” non solo reciprocamente, ma anche nei confronti dei figli: di fronte alle loro richieste abbiamo sempre
cercato di adottare un atteggiamento che favorisse la loro riflessione e
condivisione, piuttosto che offrire soluzioni o risposte affrettate e insufficienti. Esercitare la pazienza di fronte ai loro modi di essere anche se a volte diventano per noi incomprensibili, o alle loro “uscite di
testa”, che ci lasciano perplessi, o alle loro lamentele nei nostri confronti, quando ci verrebbe da rispondere che “non è così come loro dicono”.
Per noi ha sempre avuto importanza vivere bene il nostro rapporto
di coppia perché abbiamo scoperto che il sacramento del Matrimonio
è profezia di un mondo nuovo.
_________
13) 1Cor 3,7.
19
b. La gratuità
Il secondo atteggiamento fondamentale nei rapporti tra le persone
è la gratuità: “Le relazioni tra i membri della comunità familiare sono
ispirate e guidate dalla legge della gratuità che, rispettando e favorendo in
tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda. Così la promozione di un’autentica e matura comunione di persone nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti
comunitari all’insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell’amore”14.
Anche Papa Benedetto XVI, a Milano, un anno fa, ci ricordava che:
“è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli
altri; è in famiglia che si comprende come la realizzazione di sé non sta
nel mettersi al centro, guidati dall’egoismo, ma nel donarsi (logica del dono); è in famiglia che si inizia ad accendere nel cuore la luce della pace
perché illumini questo nostro mondo”15. L’andare oltre se stessi è insito
nella legge dell’amore.
c. La solidarietà
La solidarietà è esercitata nella famiglia in maniera spontanea e quasi naturale, per il legame forte che lega tra loro i suoi componenti.
Quando uno dei membri della famiglia è nella sofferenza, tutta la famiglia ne diventa partecipe in modo istintivo. Il bene di ogni membro
della famiglia è legato al bene di tutti gli altri; tutti si sentono spontaneamente impegnati a cercare il bene di tutta la comunità familiare. La
famiglia dunque è una scuola naturale di solidarietà.
Quando la solidarietà viene esercitata in famiglia, ognuno è portato a sentirsi responsabile degli altri anche al di fuori della famiglia. Se
la famiglia non si chiude in se stessa, prepara la strada alla solidarietà
vissuta nella vita sociale: naturalmente questo richiede una consapevolezza e una educazione esplicita. Una società non sta in piedi soltanto
perché ci sono delle leggi che inducono a comportamenti solidali o puniscono comportamenti individuali che danneggiano gli altri: sta in piedi soprattutto nella misura in cui le persone si sentono responsabili del
_________
14) Familiaris consortio, n. 43.
15) BENEDETTO XVI, Incontro mondiale delle famiglie, Milano, 1 giugno 2012.
20
bene comune, sapendo che il bene di ognuno è strettamente collegato
al bene degli altri.
C’è una stretta relazione tra la coppia, la famiglia e la società. La buona qualità di relazioni all’interno della coppia determina sicuramente una
buona qualità di relazioni tra tutti i membri della famiglia, e questa a sua
volta incide, soprattutto attraverso la formazione delle persone, sul benessere sociale. A sua volta la crisi di valori importanti che sostengono una
società entra anche nelle dinamiche della coppia e della famiglia.
Ad esempio, per un attimo, proviamo ad immaginare cosa succederebbe al nostro amore se applicassimo la legge del taglione (occhio
per occhio, dente per dente) alla relazione di coppia: semplicemente
non ci ameremmo più, ci distruggeremmo.
Tu non parli, non parlo anch’io. Tu sei arrabbiato, io di più. Le tue
parole mi feriscono, io farò altrettanto. Tradisci, tradisco anch’io. Ti dedichi alla famiglia il minimo indispensabile, sarà questa anche la mia
misura. Non mi perdoni, neanche io… e l’elenco potrebbe continuare
all’infinito.
Allo stesso modo nella relazione con i figli: quante volte sbagliano
e noi siamo sempre pronti a dare un’altra possibilità. O li scopriamo
molto diversi da come li abbiamo immaginati e li amiamo così come
sono. Quante volte ci sfiancano con le loro richieste e ci sfidano con i
loro comportamenti e noi accogliamo, consigliamo, incoraggiamo, anche a costo di fare la figura di chi è stato preso in giro!
Se amiamo, la cosa che desideriamo di più per l’altro è che sia felice, che realizzi i desideri del suo cuore, che si senta amato e libero. E
noi per questo amore siamo disposti a sacrificare qualcosa di noi stessi per l’altro, a sospendere temporaneamente la soddisfazione del nostro bisogno perché sia l’altro a realizzare il proprio. Siamo capaci di
amare come non avremmo mai immaginato e non perché siamo degli
eroi, ma perché l’incontro con la persona di Gesù ci ha cambiato nel
profondo, ha dato un nuovo senso, una nuova direzione alla nostra vita. Questa reciprocità dell’amore ci da gioia, ci fa sentire quasi come se
fossimo noi stessi a creare, a dare pienezza alla vita nostra e degli altri.
La famiglia scuola di fede e di vita ecclesiale
Sappiamo bene che la sostanza dell’educare, non è una tecnica per
produrre qualcosa in qualcuno, ma un agire per attivare la capacità di
azione di altri, in questo caso, dei figli, dei ragazzi. Don Lorenzo Milani
diceva che “l’educatore deve essere profeta, cioè indovinare negli occhi dei
21
ragazzi le cose belle che essi vedranno domani”: anche noi, ci siamo sempre sforzati di cercare la vena d’acqua buona nell’anima dei nostri figli.
Questo agire generativo, suscita l’identità attiva attraverso una relazione coinvolgente e comunicativa, un ascolto attento e partecipato, sa offrire loro spazi e tempo, occasioni per potersi esprimere e confrontare,
e si traduce in una presenza educativa assidua che, nello spirito di famiglia, sa instaurare relazioni semplici e positive, basate sulla fiducia,
sull’impegno e sulla gioia quotidiani.
La famiglia è anche una comunità che educa alla fede e alla vita ecclesiale. “Secondo il dinamismo tipico di ogni esperienza cristiana ed ecclesiale, da comunità credente ed evangelizzata, la famiglia cristiana diventa comunità evangelizzante. Lo diventa realmente nella misura in cui
accoglie il Vangelo e matura nella fede”16.
Il compito di educare alla fede i genitori cristiani lo hanno assunto
a partire dal sacramento del Matrimonio quando hanno promesso davanti alla comunità: “Ci impegniamo ad accogliere con amore i figli che
Dio vorrà donarci e a educarli secondo la Parola di Cristo e l’insegnamento
della Chiesa”17. Lo hanno confermato nel momento in cui hanno presentato il figlio perché riceva il Battesimo: “Chiedendo il Battesimo per
il vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo, come Cristo
ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità?”. I genitori
naturalmente rispondono: “sì”.
Se da una parte la pastorale familiare deve ricordare continuamente alle comunità cristiane di non accettare troppo facilmente la delega
in bianco dei genitori ma piuttosto di formare e sostenere le famiglie
in questa loro responsabilità primaria, dall’altra parte essa deve darsi
da fare perché i genitori cristiani siano sempre più consapevoli che educare alla fede consegue direttamente alla loro scelta del matrimonio cristiano e del battesimo dei figli: “Trasmettere la fede ai figli, con l’aiuto di
altre persone e istituzioni come la parrocchia, la scuola o le associazioni
cattoliche, è una responsabilità che i genitori non possono dimenticare,
trascurare o delegare totalmente”18.
_________
16) CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in
Italia, n. 141.
17) CEI, Rito del Matrimonio, Interrogazioni prima del consenso (seconda formula),
n. 69.
18) Benedetto XVI, Discorso all’incontro mondiale delle famiglie a Valencia, 8 luglio 2006.
22
Papa Benedetto XVI ci ha consegnato per inaugurare l’Anno della
Fede la “Porta fidei”, spalancando un orizzonte. Siamo stati invitati ad
aprire la Porta sapendo di entrare nella comunione con Dio, sostenuti
dallo Spirito Santo: passiamo per questa Porta che è Cristo per abitare finalmente la nostra casa che è la Chiesa. Quando pensiamo alle famiglie, pensiamo alla casa, pensiamo al calore della comunione, pensiamo a dimorare. Come non vedere nella “porta delle fede” un invito
ad aprire o riaprire le nostre porte, quelle interiori e personali ma anche quelle domestiche?
Abbiamo bisogno di ricordarci che la nostra fede si basa sulla Parola
di Dio e che essa è finalizzata alla diffusione del Vangelo e alla crescita di tutti i battezzati. E sappiamo tutti che la famiglia è uno snodo essenziale per questa missione evangelizzatrice della Chiesa. Come aiutare gli sposi e le famiglie a ritornare alla sorgente per lasciarsi rigenerare e scoprire la loro vocazione e missione? Se noi sposi viviamo la comunione, tutto il resto sarà plasmato in questa luce e tutti i problemi
potranno essere affrontati con serenità e fiducia. E anche se non troveremo una soluzione definitiva, eviteremo di rimanere schiacciati e
impareremo a tradurre in ricchezza anche le situazioni più problematiche. Attraverso noi coniugi la verità dell’amore passa in tutta la famiglia e coinvolge anche i figli.
I genitori sono i primi testimoni della fede. I bambini non comprendono il concetto di verità, ma apprendono subito il linguaggio
dell’amore. L’amore per i genitori e la fiducia che ripongono in loro conduce gradualmente i figli a scoprire e ad accogliere la verità. L’acquisizione dei valori è un processo graduale ma trova nell’affetto la sua via
privilegiata: nell’affetto reciproco dei genitori e nell’affetto che i genitori hanno per i figli.
Un campo particolarmente delicato della missione educativa della
famiglia riguarda l’educazione dei figli nella sessualità e nella vita affettiva19. Il Direttorio di pastorale familiare ribadisce che l’educazione
sessuale e affettiva “spetta innanzitutto alla famiglia, è diritto e dovere
fondamentale dei genitori e deve sempre attuarsi sotto la loro guida sollecita. I genitori e le famiglie, per altro, dovranno essere aiutati ad assumere e a svolgere questa loro nativa responsabilità anche attraverso op_________
19) CEI, Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia, cit.
nn. 6-9.
23
portune iniziative di formazione permanente, che la comunità cristiana
dovrà prendersi cura di promuovere e di attivare”20. Da questa affermazione possiamo ricavare quanto meno la considerazione che i genitori
non possono rassegnarsi di fronte alla sensazione di non essere in grado di assolvere a questo loro preciso dovere, e l’invito a cercare ogni
possibile occasione per formarsi, confrontandosi con altri genitori e valorizzando le iniziative messe in atto dalla parrocchia, dalla scuola o da
altre istituzioni.
La comunità cristiana sente dunque forte il bisogno di proporre
un’educazione integrale all’affettività e alla sessualità perché corpo, anima e spirito maturino insieme, diventando un dono prezioso nel rispetto
e nella custodia reciproca. Oggi si avverte il bisogno di proporre la bellezza del corpo come espressione dell’essere di tutta la persona attraverso l’alfabeto della corporeità. Questo diventa urgente soprattutto se
pensiamo ai nostri adolescenti così tecnologici e fragili, così precoci ma
anche così vulnerabili in un mare di messaggi che creano una visione
distorta della sessualità.
Ai genitori, che si sentono imbarazzati perché non sanno cosa dire di fronte a domande o argomenti attinenti alla sessualità, ricordiamo che la prima risposta efficace è la qualità e lo stile della loro relazione sponsale: questo “clima” è come il grembo che plasma nei figli
la cultura dell’amore. A questo riguardo facciamo nostro l’invito che il
card. Martini ha rivolto ai genitori nella sua ultima lettera pastorale
alla diocesi di Milano: “La mia prima parola è proprio per invitarvi a
prendervi cura del vostro volervi bene come marito e moglie: tra le tante
cose urgenti, tra le tante sollecitazioni che vi assediano, mi sembra che
sia necessario custodire qualche tempo, difendere qualche spazio, programmare qualche momento che sia come un rito per celebrare l’amore
che vi unisce”21.
Ci rendiamo conto che queste affermazioni potrebbero essere oggi
idealistiche, se pensiamo alle famiglie nelle quali i genitori non vivono
una serena relazione di amore, quando addirittura non approdano a
fallimenti, dolorosi per gli sposi e talvolta devastanti anche per i figli.
Questo tuttavia non diminuisce la responsabilità e la possibilità di pro_________
20) n. 32.
21) Per chi ama i suoi figli e il futuro della Chiesa - Lettera ai genitori, Ed. Centro
Ambrosiano, Milano 2002, pag. 13.
24
porre ai figli l’armonia della relazione sponsale come un bene a cui tendere e che si può realizzare ben oltre l’esperienza della propria coppia.
Il compito educativo ha la sua radice nel sacramento del matrimonio:
quindi siamo educatori perché genitori. Ma quanti coniugi vivono realmente questa coscienza? È necessario ristabilire il primato della formazione degli adulti: occorre passare da una fede di convenzione a una
fede matura di convinzione.
La famiglia cristiana, custode del bene supremo della comunione nella Chiesa
La famiglia trova nel nostro tempo un campo originale dove esprimere la sua missione. C’è oggi un grande rischio nella Chiesa, dovuto
soprattutto alla scarsità di clero e al superlavoro che investe i pochi preti in servizio pastorale attivo: il rischio di dover organizzare la pastorale in una parrocchia secondo i criteri della efficienza; la Chiesa può
essere attirata dai criteri manageriali suggeriti dalle grandi aziende che
puntano sulla massima produttività con l’impiego di poche risorse umane. Cedendo a questa tentazione, la Chiesa potrebbe essere vittima
dell’efficientismo pastorale, di ridursi ad una “agenzia di servizi religiosi” che sa rispondere bene alle richieste numerose ed esigenti che la
gente presenta: battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni, funerali, Messe domenicali, ecc. E, presa da questi bisogni “primari”, la
Chiesa rischia di perdere la sua capacità di essere luogo e strumento di
comunione tra le persone e con Dio: i preti non hanno più tempo di
“stare” con la gente, di ascoltare chi ha bisogno di un interlocutore per
cominciare a uscire dalla solitudine o chi è ricolmo di amarezza per le
frustrazioni di una vita stressante e priva di anima; non hanno più il
tempo di visitare le famiglie, nemmeno nelle occasioni più “forti” o più
tristi della vita familiare; non hanno più tempo di rilassarsi facendo feste a un bambino o discorrendo dei vecchi tempi con un vecchietto solo… In questa condizione, i preti non sono più in grado di portarsi addosso “l’odore delle pecore”, come ama dire Papa Francesco.
Una Chiesa così verrebbe meno alla sua missione principale che non
è quella di distribuire sacramenti, ma di essere la “fontana del villaggio” alla quale ognuno va per attingere la sua parte di acqua e incontrare la gente, e così nasce la comunità. La Chiesa è per la comunione:
e lì dove c’è autentica comunione nella vita quotidiana anche la celebrazione non è puro rito esteriore, ma diventa manifestazione della vita posta davanti a Dio perché riceva senso e speranza. L’Eucaristia do25
menicale è il centro focale dal quale i cristiani dovrebbero partire con
una ricchezza in più: l’esperienza di essere stati convocati dal Signore
risorto per vivere la comunione fraterna e il mandato a trasmettere questa comunione profonda a tutta la comunità nella vita quotidiana.
Ebbene, dal momento che la vita quotidiana di una famiglia non
può ridursi all’efficientismo - pena il suo fallimento - ma deve, per sua
natura, collocare in primo piano l’esperienza dell’amore tra le persone
e passare attraverso le relazioni (a volte gratificanti a volte problematiche, ma sempre ricche della diversa ricchezza di ognuno dei suoi membri), la famiglia oggi ha qualche cosa da dire alla Chiesa: può farle “memoria” del fatto che senza amore non c’è salvezza, che senza relazione
non c’è comunità, che senza gioia di stare insieme non esiste la possibilità di accogliere la novità del Risorto. Gli sposi cristiani nella Chiesa
di oggi potrebbero essere, per loro vocazione specifica, i custodi del bene supremo della comunione che nasce dall’ascolto e dalla contemplazione di Dio e che si espande nelle relazioni con i fratelli.
Le tappe della vita familiare, momenti privilegiati per crescere come Chiesa missionaria
La valorizzazione della famiglia nella parrocchia e le tappe del suo
divenire come comunità di amore e di vita, può essere oggi la strada
più efficace per passare da una “pastorale di conservazione” a una “pastorale missionaria”.
La Chiesa in Italia sta vivendo una situazione del tutto particolare
che interpella con urgenza la dimensione missionaria. La frequenza abituale all’Eucaristia domenicale riguarda in media ormai soltanto circa
il 15-20% della popolazione italiana, mentre ancora circa il 70% si rivolge alla Chiesa in alcune circostanze per chiedere i sacramenti della
iniziazione cristiana, il matrimonio sacramento e i funerali religiosi
(per questi ultimi la percentuale è ancora altissima).
C’è il pericolo che in questa situazione, nella quale diminuiscono gradualmente i fedeli e calano le risorse dei sacerdoti, si punti su una pastorale di sopravvivenza. Nell’assemblea del maggio 2004, i Vescovi italiani scrivono22: “Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più. È necessaria una pa_________
22) Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 1.
26
storale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle
donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome
del Vangelo, contribuire a rendere nuova l’intera società… È questa oggi la
“nuova frontiera” della pastorale per la Chiesa in Italia. C’è bisogno di una
vera e propria “conversione”, che riguarda l’insieme della pastorale...”.
Non è nella natura della Chiesa vivere una pastorale di conservazione! Dobbiamo prendere coscienza che il Vangelo è un tesoro prezioso che ci è stato consegnato e che è in grado di dare il sapore della
novità anche alla storia di oggi; Cristo è presente anche nelle vicende
del nostro tempo per trasformarle in storia di salvezza. La missione della Chiesa non può ridursi dunque a conservare qualche cosa di un passato che sta scomparendo, ma deve sentirsi a servizio di un “lieto annuncio” che può venire incontro ai problemi del mondo. Se questo non
avviene è perché noi ci stiamo ancora dibattendo, cercando di mettere
delle toppe su un vestito vecchio e non abbiamo il coraggio di entrare
in una pastorale di novità.
Il volto missionario di una Chiesa si esprime con la presenza di sacerdoti, religiosi/e e laici in popoli che non conoscono ancora il Vangelo,
ma si può esprimere anche all’interno delle singole comunità cristiane
con una attenzione particolare a tutti coloro che tra di noi, pur essendo stati battezzati, vivono ormai lontani dall’esperienza della fede, hanno abbandonato la pratica religiosa e interrotto già nell’adolescenza,
dopo aver ricevuto la Cresima, un cammino di formazione nella fede;
costoro hanno avuto una prima formazione cristiana mai rinnegata,
mai del tutto dimenticata, ma sospesa e rinviata.
La domanda che ci poniamo allora è questa: come oggi la parrocchia e la nostra pastorale può incontrare in maniera significativa queste persone che sono ormai lontane da tempo dall’esperienza cristiana
e dalla vita ecclesiale, e come può riannunciare in modo nuovo e affascinante il mistero di Cristo come unica risposta agli interrogativi più
profondi dell’esistenza umana? Come la parrocchia e la pastorale possono rimettere in cammino persone che si sono da tempo fermate nella crescita cristiana e hanno ormai scartato l’esperienza di fede come
insignificante rispetto ai drammi e alle attese della vita?
A questo punto entra in gioco la famiglia. La famiglia è coinvolta in
modo del tutto singolare nella missione evangelizzatrice della Chiesa
perché è essa stessa esperienza primordiale ed essenziale della Chiesa:
27
“chiesa domestica”, come diceva il Concilio. I Vescovi italiani, nel documento citato23, affermano che “la parrocchia missionaria fa della famiglia un luogo privilegiato della sua azione, scoprendosi essa stessa famiglia di famiglie, e considera la famiglia non solo come destinataria della sua attenzione, ma come vera e propria risorsa dei cammini e delle proposte pastorali”. La famiglia, alimentata dall’annuncio evangelico e sostenuta dalla comunità cristiana, diventa risorsa preziosa nella Chiesa.
Essa è chiamata a partecipare alla costruzione della Chiesa, in funzione del Regno, attraverso l’annuncio e la testimonianza del Vangelo.
Di seguito, nel medesimo documento, vengono anche elencate alcune occasioni particolarmente significative per questo annuncio missionario che incontra le famiglie e che valorizza come risorsa le stesse
famiglie: la preparazione al matrimonio e alla famiglia, l’attesa, la nascita e il battesimo dei figli, soprattutto del primo, la richiesta di catechesi e di sacramenti per i figli, i momenti di difficoltà delle famiglie,
il prendersi cura dei matrimoni in difficoltà e delle situazioni “irregolari”. Alle prime tre in particolare va dedicata una breve riflessione.
La preparazione al matrimonio e alla famiglia
La preparazione al matrimonio non è compito soltanto di poche persone, ma di tutta la comunità cristiana. Lo sottolinea il recente documento della Conferenza Episcopale Italiana sul tema della preparazione al matrimonio24: “Le famiglie cristiane e tutte le strutture pastorali devono sentirsi coinvolte nella preparazione al matrimonio e nella celebrazione delle nozze. Oggi più che mai c’è bisogno di fare rete soprattutto
all’interno della pastorale dove le competenze specifiche di ognuno vengono messe a disposizione di tutti”.
Il documento citato sulla dimensione missionaria della parrocchia
afferma che “la preparazione al matrimonio e alla famiglia è per molti occasione di contatto con la comunità cristiana dopo anni di lontananza.
Deve diventare un percorso di ripresa della fede, per far conoscere Dio,
sorgente e garanzia dell’amore umano, la rivelazione del suo Figlio”25.
In Italia abbiamo ancora circa il 65-70% di giovani che si sposano
in chiesa. Su 10 coppie che chiedono il matrimonio cristiano, e che per_________
23) ivi, n. 9.
24) Orientamenti Pastorali sulla Preparazione al Matrimonio, 22 ottobre 2012, Ib, n. 3.
25) Ivi, n. 9.
28
ciò si rendono disponibili a un percorso di preparazione, solo due sono “praticanti”. Per le altre otto la loro formazione cristiana si è fermata all’età della Cresima e quindi non hanno mai avuto l’occasione di
incontrare la Chiesa e l’esperienza cristiana da adulti.
A volte noi superficialmente siamo tentati di sentirci mandati soltanto per quelle due coppie che sono motivate, e quasi auspichiamo che
venga il momento nel quale soltanto chi è profondamente convinto chieda i sacramenti alla Chiesa. In questo modo noi perdiamo o sottovalutiamo una occasione missionaria di prim’ordine, che forse non durerà
per molti anni. Probabilmente, se noi non facciamo qualche cosa di significativo per “recuperare” alla fede le otto coppie che chiedono il sacramento con motivazioni superficiali - ma pure lo chiedono e si rendono disponibili a un percorso non insignificante di formazione - tra
qualche anno solo pochi si rivolgeranno alla Chiesa, come già avviene
nella maggior parte dei Paesi europei.
Dovremmo tutto sommato considerare una fortuna, un dono di Dio,
il fatto che ci siano ancora sei-sette coppie su dieci che chiedono il matrimonio cristiano: un dono che ci affida una grande responsabilità.
Abbiamo la straordinaria possibilità che la richiesta del matrimonio
cristiano diventi per questi giovani l’occasione per riflettere sulla serietà della vita e per scoprire che la fede può illuminare di senso nuovo la loro storia di amore. L’esperienza dice anche che questi giovani
vivono una fase della vita in cui sentono fortemente la responsabilità
(e spesso anche la paura) nei confronti del loro futuro: hanno il dubbio che possa succedere qualcosa che può compromettere il loro amore, perché lo vedono come esperienza frequente dei loro amici. Inoltre
la fase dell’innamoramento è una fase esistenziale fortemente aperta
alla dimensione del mistero: l’innamoramento è un’irruzione di novità
che li trasforma, che cambia la loro vita. Nasce il sospetto che la vita
non stia tutta nelle nostre mani ma che ci sia una dimensione che sfugge: questo è percepire il mistero, qualcosa che non è nelle nostre possibilità progettuali, che ci fa pensare che ci sia Qualcun altro che conduce le cose, che prepara le cose. È perciò una situazione esistenziale
particolarmente disponibile ad un annuncio di fede.
È un momento favorevole per far conoscere un Dio diverso da quello
di cui si sono sbarazzati quando hanno fatto la Cresima, un Dio che ama
l’amore umano perché ne è la radice e la garanzia. È un momento favorevole per far conoscere una Chiesa che non è quella che hanno lasciato pensando che non sia cosa per adulti, una Chiesa che non interviene su una
29
storia di amore tanto per porre divieti e limiti, ma che si stupisce di questa
esperienza, che la sente propria, che la sente come ricchezza, e che interviene per “rivelarne” significati profondi, per aiutare a coglierne la ricchezza
e la responsabilità e per difenderla dai rischi della banalizzazione e quindi
per esaltare e “liberare” l’amore da tutto ciò che può renderlo precario.
L’attesa e la nascita dei figli, soprattutto del primo figlio
Se la preparazione alle nozze è importante non bisogna dimenticare di accompagnare la coppia anche dopo la celebrazione delle nozze.
Spesso tante coppie vivono un periodo di crisi nei primi anni della vita insieme perché vengono lasciate sole e la comunità cristiana le coinvolge solamente in occasione dei sacramenti dei figli. Per andare incontro a queste coppie che vivono la gioia e la freschezza del matrimonio cristiano, gli orientamenti intendono valorizzare la mistagogia
nuziale attraverso itinerari per giovani sposi che mostrino l’identità sociale del matrimonio, l’uscita dal privato e la riscoperta del battesimo
in chiave sponsale che è messa in evidenza nel rito del matrimonio attraverso il ricordo del battesimo.
Se poi consideriamo che in Italia oltre l’80% dei genitori chiedono
ancora il battesimo per i loro figli, anche questa è una occasione da non
sottovalutare. Accontentarsi di una visita in famiglia per spiegare il rito qualche giorno prima del Battesimo è sprecare un’occasione preziosa di annuncio e di vicinanza della comunità cristiana. Soprattutto l’attesa del primo figlio è un’altra fase che presenta una valenza fortemente
religiosa e può quindi favorire l’accoglienza di un annuncio che rivela
da dove viene questo figlio che è un mistero in se stesso.
Un orizzonte nuovo che si sta aprendo alla pastorale familiare e alla catechesi è quello dell’accompagnamento dei genitori che chiedono
il battesimo dei figli. In qualche diocesi si cominciano a preparare dei
catechisti (sposi e persone singole) con il compito di contattare i genitori in occasione della nascita del figlio (possibilmente ancora prima
della nascita!) e di aiutarli a prepararsi non solo al rito, ma prima ancora alle motivazioni per la scelta del Battesimo.
Bisogna tenere conto tra l’altro che la richiesta del Battesimo viene
presentata spesso anche da coppie di genitori che non si sono sposati
in chiesa e da genitori che vivono situazioni familiari “irregolari”. Il modo di accogliere e di accompagnare queste famiglie è decisivo rispetto
alla possibilità di una ripresa o di una continuità del loro cammino di
fede e di ricerca.
30
La richiesta dei genitori del cammino di catechesi per i loro figli
Moltissimi genitori, pur non sentendosi parte della comunità cristiana e non vivendo un’esperienza comunitaria di fede, affidano volentieri i propri figli alla parrocchia perché li accompagni in un cammino di catechesi in preparazione ai sacramenti della Iniziazione, specialmente la Prima Comunione e la Cresima. Ciò esprime un senso di
fiducia nella Chiesa e l’intuizione che la fede è importante nella vita dei
figli; si tratta di una richiesta che viene dall’amore per i figli, non solo
da un rispetto delle tradizioni. Se la catechesi tradizionale, pur cercando
di fare una certa pressione sui genitori perché dessero buona testimonianza ai figli, si rassegnava spesso a fare il percorso di educazione dei
fanciulli e dei ragazzi senza che la famiglia ne fosse coinvolta, oggi si
comprende sempre di più che “non è possibile accettare un’assenza dei
genitori nel cammino dei figli”26 e si stanno sperimentando varie forme
di coinvolgimento più diretto dei genitori nel loro cammino di fede.
Sono nate in alcune diocesi varie esperienze di “catechesi familiare”
con diverse tipologie di coinvolgimento.
In alcune esperienze condotte in qualche diocesi, si sta dimostrando che molti genitori, in nome dell’affetto e della responsabilità
che hanno verso i loro figli, si lasciano persuadere a investire di più
sulla loro formazione di coppia - come sposi e come genitori - per divenire in prima persona educatori alla fede dei loro figli con l’aiuto
della parrocchia. Certo questo domanda che tale percorso venga condotto da persone preparate, capaci di rapportarsi agli adulti, in grado di entrare per esperienza e per competenza nel vissuto delle famiglie. I catechisti di oggi non sono generalmente preparati a compiere questo servizio: lavorare con gli adulti domanda altri atteggiamenti e attenzioni rispetto a quelli richiesti dalla catechesi di fanciulli e ragazzi.
I Vescovi affermano con decisione che “le parrocchie oggi dedicano
per lo più attenzione ai fanciulli: devono passare a una cura più diretta
delle famiglie per sostenerne la missione”27. La pastorale familiare è in
grado di collaborare efficacemente con gli Uffici catechistici nella formazione di persone che siano capaci di accompagnare i genitori in questi percorsi formativi.
_________
26) Ivi n. 9.
27) Ivi n. 9.
31
Una speranza per la Chiesa: la sinergia tra parrocchia e famiglia
A questo punto possiamo porre con semplicità e con decisione due
interrogativi:
1. Cosa può fare la parrocchia per la famiglia?
• per renderla consapevole dell’immenso valore del sacramento che
gli sposi hanno ricevuto non solo per se stessi e per i propri figli,
ma per tutta la comunità;
• quale atteggiamento la comunità dovrebbe assumere nei confronti
della famiglia, quali attenzioni particolari perché la famiglia possa
sentirsi “di casa” in chiesa e nella comunità (per esempio: la presenza dei bambini a Messa…)?
• quali iniziative si possono mettere in atto per aiutare le famiglie a
conoscersi, a stare volentieri insieme, ad avvertire il bisogno di formarsi in ordine alla serenità della vita coniugale e alla responsabilità educativa nei confronti dei figli?
• come trasmettere alle famiglie la convinzione di appartenere a una
comunità ecclesiale e a una società civile, e come aiutarle a sentirsene responsabili?
• in quali attività pastorali la parrocchia può coinvolgere gli sposi per
valorizzare il loro ministero specifico?
2. Cosa può fare la famiglia per la parrocchia?
• per farsi conoscere e per manifestare la propria disponibilità rispetto
alle varie iniziative della comunità;
• per diventare una ricchezza e un dono che fa crescere la comunità:
con la propria testimonianza di un amore accogliente, responsabile, aperto al di là delle mura domestiche;
• per far sentire ai sacerdoti l’affetto fraterno che li sostiene nel loro
ministero e li fa sentire di casa in tutte le famiglie;
• per coinvolgere altre famiglie e formare gruppi di amicizia, di confronto, di preghiera comunitaria, di formazione permanente (ad es.
i gruppi famiglie, gruppi di catechesi familiare, gruppi di famiglie
accoglienti disponibili all’affido…);
• in quali iniziative partecipare come sposi all’animazione pastorale:
catechesi, gruppi giovanili, percorsi di preparazione al matrimonio,
percorsi di formazione permanente degli sposi.
32
LABORATORI DI STUDIO
AMBITO
Obiettivo su famiglia
e situazioni difficili e irregolari
Il numero 9 del documento CEI “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” afferma sinteticamente: “Nessuno si senta escluso dalla vita della parrocchia”. Da questo invito dei Vescovi italiani è partita la riflessione del gruppo di studio che ha fatto emergere
tutta l’urgenza e l’improcrastinabilità di un discorso pastorale relativo
alle situazioni matrimoniali difficili e irregolari. Sono realtà fortemente presenti in tutti i nostri territori e con le quali il singolo operatore,
al di là del suo impegno parrocchiale, si confronta in relazione alla presenza sempre più ampia di situazioni del genere anche nella stretta cerchia familiare. Non si può non notare che sulla stessa classificazione
delle situazioni difficili e irregolari, come pure sui documenti ufficiali
della Chiesa relativi a tali questioni, si è mostrata ampia mancanza di
conoscenza tra gli stessi membri del gruppo di studio, come pure del
reale grado di appartenenza ecclesiale nella piena comunione della
Chiesa di quanti si trovino in queste situazioni matrimoniali. Non occorre infatti interrogarsi più sulla loro appartenenza ecclesiale quanto
sulla modalità di tale appartenenza.
La riflessione del gruppo si è poi mossa sia sul versante destruens
della problematica pastorale: che cosa si vive e si dice in parrocchia relativamente alle persone che vivono tali situazioni? Sia su quello costruens: quale dovrebbe essere l’atteggiamento della comunità verso queste persone? Prevale, purtroppo in modo indifferenziato, sia relativamente a quanti si trovano in situazioni matrimoniali difficili (separati
e divorziati non risposati) sia a quanti si trovano in situazioni irregolari (divorziati risposati, conviventi e sposati solo civilmente), un atteggiamento di critica e sterile curiosità, ma soprattutto di giudizio, di
35
durezza e spesso di condanna. Purtroppo tali atteggiamenti non sono
quelli che vengono recepiti da quanti, dall’interno della realtà ecclesiale, ascoltano chi è lontano, ma sono gli atteggiamenti di quanti frequentano e vivono proprio la realtà delle nostre comunità ecclesiali.
Emerge pure che un simile atteggiamento sembra anche frutto del fatto che non si parli molto di questo argomento a livello pubblico (predicazione, catechesi). Traspare anche una preoccupante rassegnazione,
giungendo così alla presa d’atto di una situazione di fronte alla quale è
impossibile porre un argine e ci si sente impotenti. Su tutto, come anticipato, si avverte un senso di impreparazione ed inadeguatezza. Il problema è avvertito da tutti, ma si fa ancora fatica a farlo emergere ed affrontarlo in comunità. E’ stata tuttavia manifestata la forte volontà di
impegnarsi per accogliere la sfida di un’immagine di Chiesa che sa evangelizzare nella verità e deve accogliere il dialogo ed il confronto con le
istanze culturali del nostro tempo, in una continua e paziente opera di
discernimento.
Tra gli atteggiamenti che, invece, sarebbe opportuno sviluppare e
perseguire nei confronti di quanti si trovano in situazioni difficili o irregolari, differenziando opportunamente le situazioni stesse oggettivamente e soggettivamente, è emersa l’urgenza di improntare un discorso pastorale sulle direttrici dell’accoglienza, del rispetto, della comprensione. Occorre non farsi giudici dell’intimo delle coscienze operando (ed in ciò la centralità del ruolo del pastore di anime e della collaborazione di laici formati ed informati) un ponderato discernimento
sulle persone e sulle situazioni senza, tuttavia, ingannare le stesse sulla verità della loro situazione ed evitando gesti equivoci. L’ascolto è uno
degli atteggiamenti che maggiormente appare orientare positivamente
una pastorale verso queste persone. Il più delle volte esse chiedono di
parlare in modo serio con qualcuno per un sostegno psicologico e per
una riflessione più ampia sulla validità del vincolo matrimoniale, di sfogarsi, di uscire da una cerchia di solitudine e di odio che spesso li avvolge.
Resta innegabile, ed anche il confronto avuto nel gruppo lo ha dimostrato, che la questione ecclesiale delle situazioni difficili ed irregolari viene impropriamente ridotta alla questione sacramentale che, invece, dovrebbe restare sullo sfondo di un percorso pastorale specifico
per le persone che vivono in queste situazioni, sottolineando quindi il
ruolo attivo che si conserva nella partecipazione alla vita della Chiesa,
nella specificità della propria condizione. Come non pensare alla gran36
de apertura pastorale che potrebbe venire dal sottolineare la partecipazione alla vita ecclesiale di questi fedeli evidenziando la loro condizione genitoriale piuttosto che quella matrimoniale. Importante poi l’atteggiamento di non creare una pastorale “ghettizzata” per queste persone, impegnandosi a coniugare specificità e ordinarietà nella pastorale familiare delle nostre comunità.
Quanto alle iniziative concrete.
A livello di parrocchia, ove appare maggiore l’impegno da mettere
in campo, si suggerisce di:
- favorire momenti di incontro con persone che si trovano in queste
situazioni in occasione di nascita di un figlio, prima comunione,
cresima, morte di un congiunto, per avviare un dialogo pastorale,
individuando degli operatori disponibili a coadiuvare il parroco in
questo settore della pastorale. Questi fedeli andrebbero quindi invitati ad ascoltare la parola di Dio, a perseverare nella preghiera, a
partecipare fedelmente alla Messa, valorizzando la comunione spirituale e la celebrazione come momento ecclesiale, ad impegnarsi
ad un’esistenza morale ispirata alla carità ed invitati a prendere parte alla vita della comunità in quei settori dove il loro apporto è previsto ed è importante soprattutto nella ministerialità genitoriale e
della carità.
- incrementare soprattutto i momenti di preghiera comunitaria (in
particolare l’adorazione eucaristica) per le famiglie in crisi, momenti
nei quali puntare anche al coinvolgimento di quanti si trovino in
una situazione matrimoniale anomala;
- incrementare le riflessioni pubbliche (omelie e catechesi) su argomenti legati alle situazioni difficili ed irregolari anche per presentare il retto insegnamento della Chiesa e fugare pregiudizi ed opinioni personali;
- prevedere che i gruppi famiglia attualmente esistenti in parrocchia
dedichino alcuni dei loro incontri anche ad una riflessione sul tema.
-
A livello foraniale si suggerisce di:
predisporre momenti di formazione e riflessione per sacerdoti e per
operatori pastorali che vogliano dedicarsi specificamente a questo
ambito sui contenuti essenziali del Magistero, ma anche al fine di
un confronto delle situazioni di un determinato territorio geografico e delle pratiche pastorali in uso.
37
-
A livello diocesano si suggerisce:
nascita di un gruppo di sostegno, si propone di chiamarlo “La Casa”,
formato da sacerdoti, operatori pastorali formati specificamente
nell’ambito, consulenti civilisti, canonisti e psicologi per offrire:
a. sostegno alla formazione nei livelli parrocchiali e foraniali;
b. aiuto e consiglio a quanti versando in una situazione matrimoniale difficile o irregolare possono nel gruppo diocesano trovare aiuto, consulenza in diversi ambiti e sostegno;
c. spazi di confronto tra persone che vivono situazioni difficili e/o
irregolari tra loro e/o con l’aiuto di un esperto. E’ auspicabile infatti che un momento di confronto tra queste persone sia effettuato ad un livello più ampio così da superare le difficoltà di un
confronto ristretto nella propria realtà locale;
d. momenti diocesani di riflessione sul tema, momenti di preghiera diocesani, percorsi di lectio divina, celebrazione diocesana penitenziale comunitaria senza assoluzione.
Paolo Palumbo
Elena Merola
Ilaria Iammarino
38
AMBITO
Obiettivo su famiglia
e educazione all’amore
Il gruppo era composto da 55 membri: prevalentemente operatori
pastorali delle parrocchie, 1 sacerdote, 3 diaconi permanenti, 5 suore.
Il gruppo si è confrontato come genitori, come famiglie, ma soprattutto come soggetti dell’educazione all’amore.
Se è vero che da un lato è sembrata unanime la voce che denuncia
una grande carenza educativa che riguarda soprattutto bambini, adolescenti e giovani, dall’altro non è mancata la denuncia di una famiglia,
in generale, poco cosciente della sua ministerialità e soprattutto della
sua grande funzione di iniziazione alla vita della società, come cita il
Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2207.
Se fino a qualche anno fa la famiglia costituiva la solida base di lancio per i figli, oggi essa non è più in grado di offrire neanche l’esempio
morale di cui i figli hanno bisogno, affacciati su un mondo fatto di pluralismo, di relativismo e di totale assenza dei valori. Il disagio è da ricercare nelle difficoltà comunicative e emotivo-relazionali che esistono
tra i coniugi e nell’assenza della Chiesa nella vita della famiglia.
Oggi i genitori non hanno tempo da dedicare a se stessi e, cosa
più grave, ai figli; addirittura considerano sprecato il tempo da riservare all’educazione affettiva e a temi scottanti come quello della
sessualità.
La riflessione del gruppo ha trovato un punto fermo, per quanto riguarda l’educazione affettiva, nella necessità di una riscoperta della capacità di amare, considerando l’amore terapeutico e formativo. È stato sottolineato, inoltre, l’importanza per la famiglia di ritrovare anche
negli eventi tristi (come ad esempio un lutto) un valore educativo; sono infatti momenti che pongono i figli a contatto con la realtà.
39
Le nostre comunità parrocchiali si ritrovano spesso coppie che, pur
sposate religiosamente, non hanno consapevolezza della loro funzione
educativa e neppure coscienza del loro matrimonio cristiano e della necessità di educare i figli alla fede. Su questo fronte si pone la sfida della
parrocchia nel coinvolgere la famiglia nella missione educativa e la famiglia, dal canto suo, nello spirito di Emmaus deve cogliere ogni momento del suo apostolato in parrocchia per farsi presente alle persone e alle
famiglie lontane da Dio e manifestare la gioia dell’appartenere a Cristo.
Quando la parrocchia intercetta le richieste di pratica dei sacramenti
oppure quando ad essa bambini, ragazzi e giovani si approcciano, anche solo per colmare un bisogno di aggregazione e di socializzazione,
è quello l’attimo fuggente da non perdere in un’azione sinergica tra parroco e laici, impegnati in modo da rispondere alle sfide sociali e contribuire in maniera più efficace alla realizzazione del bene comune e
alla edificazione del Regno di Dio.
Le famiglie attive sul fronte educativo che risultano inserite in cammini e associazioni dovranno sforzarsi di vivere il loro carisma e la loro identità, uscendo dal chiuso dei loro cortili. La società e la Chiesa di
oggi non possono permettersi parrocchie e dunque gruppi e associazioni a compartimento stagno. Diventa indispensabile la comunione e
la collaborazione, non solo tra i gruppi e le associazioni presenti in parrocchia, ma anche tra le famiglie che ne fanno parte. Queste concorderanno un linguaggio comune e proporranno le linee di una pastorale che diventa comunitaria oltre che peculiare alla loro identità, rimanendo in sintonia con accordi e programmi pastorali diocesani e parrocchiali.
Molte sono state le proposte per le attività parrocchiali. Ne traiamo
sintesi alcune:
utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione;
formazione permanente per i genitori;
collaborazione tra parrocchia e scuola;
vicinanza alle coppie giovani;
individuare famiglie formate che sostengono e aiutano le altre famiglie;
• essere attenti e accoglienti con chi si avvicina alla parrocchia, in modo particolare in occasione della celebrazione dei sacramenti, coinvolgendo i genitori nelle attività parrocchiali;
• creare occasioni di incontri conviviali.
in
•
•
•
•
•
40
•
•
A livello zonale si propongono:
ritiri periodici e momenti di confronti tra le coppie;
maggiore dialogo e collaborazione tra le parrocchie soprattutto le
più vicine.
Per quanto riguarda il livello diocesano, nella discussione sono state suggerite proposte e iniziative già esistenti, ma non conosciute. Questo
ha messo in evidenza un elemento di criticità che il gruppo ha individuato nella scarsa informazione dovuta alla non trasmissione delle notizie da parte dei parroci. Si suggerisce una verifica attenta e puntuale
dello stato delle parrocchie, delle zone e della diocesi stessa, in merito
alla partecipazione alle attività e all’attuazione dei piani pastorali.
don Renato Trapani
Paola Porreca
Enzo Cioffi
41
AMBITO
Obiettivo su famiglia e battesimo
La centralità della famiglia è un aspetto da riscoprire in un periodo
che è fecondo per le nuove famiglie, soprattutto quando si tratta del
primo figlio.
Ci si rende conto che la tipologia di coppia e famiglia odierna è spesso lontana dalla nostra idea cristiana, ma tutte le situazioni vanno tenute in considerazione. Queste nuove situazioni si potrebbero presentare alla richiesta di battesimo e non sono da giudicare ma devono essere accolte come una ricchezza della comunità.
Bisogna fare un recupero della fede nelle famiglie poiché ci sono
molte famiglie che hanno abbandonato il cammino.
Riprendere e valorizzare il battesimo vuol dire cogliere l’occasione
per rivalutare la famiglia e avvicinarla, facendosi carico della sua realtà
e tenendo conto dei suoi tempi, in modo da rendere fruttuoso l’incontro e proporre il “lieto annuncio”, non solo il sacramento in sé.
Un buon inizio è andare incontro alle famiglie che non si presentano in parrocchia, creando una relazione tra comunità e famiglia, dimostrando come la Chiesa ha cura di loro; perciò non bisogna strutturare un schema rigido, ma occorre mettersi accanto alla coppia perché
la comunità non perda una famiglia nuova. Il lavoro del gruppo è proseguito con la discussione sulle domande della scheda predisposta dall’ufficio Pastorale.
Pensi che oggi si comprenda appieno il valore del battesimo?
Molte, purtroppo, le risposte negative ottenute.
Si pone l’accento sulla necessità di valorizzare la figura del padrino-madrina, le sue responsabilità, sottolineando il suo impegno nell’educazione alla fede del bambino.
43
Laddove ci fossero genitori o padrini/madrine non inseriti nel percorso cristiano, è stata sottolineata la necessità di cogliere l’occasione
per realizzare un primo annuncio nei modi più adatti.
Inoltre si è sottolienata l’importanza di entrare nella logica dello
scambio tra la famiglia e la comunità, ascoltando e rispondendo alle
varie esigenze.
Il senso della comunità non sempre chiaro può essere a volte un
ostacolo all’incontro, ma instaurare un rapporto umano forte e significativo aiuterebbe nel primo approccio.
Nella discussione si è preso coscienza che spesso si è impreparati e
ciò può spaventare. Un aiuto è stato individuato nei catechisti per adulti, nella relazione con i genitori e nella continuazione della attenzione
con la coppia durante e dopo il cammino battesimale.
Quali sono gli elementi umani belli da potenziare per rivalutare
questo sacramento?
Cosa posso suggerire a livello diocesano?
1. Equipe per la catechesi battesimale.
2. Incontro con i bambini battezzati nell’anno in corso in un giorno significativo dell’anno.
3. Attenzione al battesimo nel corso prematrimoniale.
… ed a livello foraniale?
Corsi di preparazione per le coppie che si preparano al battesimo.
Corsi di formazione per gli operatori.
… ed a livello parrocchiale?
Giornata di convivialità con le coppie che hanno chiesto il battesimo durante l’anno.
La preghiera dei fedeli a tema per tutte le Messe della domenica in
cui è avvenuto il Battesimo.
Percorso pre-battesimale con testimonianze di altre famiglie.
Inviti personalizzati alle famiglie, ci si deve sentire “chiamati per nome”.
Formazione ed individuazione di coppie mature con attenzione alla catechesi pre e post battesimale.
don Salvatore Soreca
suor Rosa Lorusso
44
AMBITO
Obiettivo su famiglia
e impegno nella comunità
Il gruppo di studio
Il gruppo di studio si è suddiviso in 2 sottogruppi per dare spazio a
tutti di poter intervenire complessivamente risulta composto da 34 persone: 4 consacrate (suore), 2 sacerdoti, 2 religiosi, 2 diaconi, 2 coppie
di sposi, 22 collaboratori parrocchiali (catechisti, accoliti, lettori, coro,
economi, membri del consiglio pastorale parrocchiale, responsabile
Ufficio pastorale del lavoro). Età media dei componenti: 50 anni (fascia di età tra i 35 e i 70 anni). Foranie: Benevento, Irpina, Caudina,
Vitulanese, Belvedere, Sabatina. E’ stato ricordato l’obiettivo per l’anno pastorale 2013-1014: “Rendere la comunità parrocchiale attenta al
protagonismo attivo della famiglia nella missione educativa”, con particolare riferimento alle parole di Giovanni Paolo II: “Famiglia, diventa ciò che sei”, “Famiglia credi in ciò che sei”.
PRIMO QUESITO
Qual è la tua sensazione nei confronti dell’appartenenza della famiglia alla comunità parrocchiale: ti sembrano co-responsabili,
collaboratrici, valorizzate a pieno, sfruttate, trascurate, indifferenti…?
Le sensazioni predominante circa l’appartenenza delle famiglie alla comunità parrocchiale sono: Famiglie indifferenti.
Le famiglie si lasciano coinvolgere in maniera episodica soprattutto in prossimità della celebrazione dei sacramenti. Ciò si ritiene
sia dovuto in gran parte allo stile di vita odierno, fatto di mille impegni e mille distrazioni (lavoro, scuola, sport) che allontanano dal-
45
la ricerca e dalla cura di autentici valori umani e cristiani, in parte
anche ai problemi materiali sempre più urgenti che assillano le famiglie di oggi e non le predispongono all’impegno verso la comunità.
Per questi motivi le famiglie stentano a riconoscere la propria identità cristiana e il proprio ruolo di cellula fondamentale della comunità, e non avvertono la responsabilità, in primo quella educativa nei
confronti dei propri figli, e la chiamata a collaborare all’azione pastorale.
Famiglie trascurate
Le parrocchie da parte loro fanno ancora fatica a considerare la famiglia come risorsa e quindi appaiono poco attente alla famiglia, a volte chiuse, non propositive, per cui valorizzano poco le potenzialità delle famiglie che in alcune occasioni si avvicinano alla chiesa. Le famiglie sono trascurate vengono lasciate a loro stesse tra le gioie e i dolori quotidiani del loro percorso di vita.
Manca la consapevolezza di quello che la famiglia è, e la pari dignità del Ministero ordinato e del Ministero matrimoniale come veniva ricordato nella relazione di Mons. Nicolli. In sostanza,la famiglia è percepita ancora da molti dei presenti come problema di cui
la comunità parrocchiale deve occuparsi, visto il generale calo di partecipazione alla vita comunitaria, soprattutto delle nuove generazioni, e il conseguente invecchiamento anagrafico dei collaboratori, e
non appieno come risorsa fondamentale nella missione educativa alla fede. L’indifferenza delle famiglie è però una crosta, un guscio, nelle nostre parrocchie le famiglie continuano a bussare alle porte della chiesa (richiesta di sacramenti, richieste di aiuto…).
Nelle singole parrocchie ci sono diversi tentativi di coinvolgimento (genitori coinvolti nella catechesi) ma ci si è chiesti se stiamo utilizzando lo stesso linguaggio, se siamo davvero attenti alle esigenze, ai bisogni e alle richieste delle famiglie. La famiglia non si riconosce ma noi: sacerdoti, operatori parrocchiali riconosciamo la
famiglia per quello che è? Quindi si verificano incontri mancati, richieste non incanalate, domande non risposte. Non mancano nelle
realtà parrocchiali famiglie impegnate, collaboratrici in diversi percorsi di accoglienza, di ascolto, di preghiera, di catechesi. Esperienze
concrete di famiglie aperte ad altre famiglie in una logica di ascolto e missione (Educando, Camminando, Animando).In alcune parrocchie ci sono coppie e Famiglie referenti di gruppi parrocchiali e
46
Famiglie come guida e supporto nei percorsi prematrimoniali. E’ necessario, però ancora un percorso di consapevolezza e solo successivamente di coinvolgimento fattivo. Una parrocchia aperta alla coresponsabilità.
SECONDO QUESITO
Quali iniziative concrete suggerisci di mettere in atto perché la
comunità ecclesiale possa valorizzare al massimo la ministerialità delle famiglie?
A livello parrocchiale:
• In generale in parrocchia bisogna puntare sulla formazione (corsi
prematrimoniale a cui si deve dare seguito dopo le nozze con
il coinvolgimento delle giovani coppie nella creazione di gruppi-famiglia).
• Curare le famiglie già impegnate coinvolgendole nelle attività parrocchiali valorizzando disponibilità e potenzialità, affidando loro la
cura di altre famiglie in uno stile di amicizia e di spontanea solidarietà.
• Favorire un clima di accoglienza anche attraverso momenti di convivialità che devono comunque rappresentare un punto di partenza per creare familiarità tra le persone e avvicinarle all’impegno a
servizio della comunità.
• Prestare molta attenzione alle famiglie che vivono situazioni di
disagio.
• Fare dei momenti di sacramentalizzazione occasioni di annuncio del Vangelo della famiglia.
• Percorsi di accompagnamento di crescita familiare per le coppie nei primi anni di vita coniugale, e con bambini dai 0-6 anni.
• Coinvolgimento delle famiglie nella liturgia.
Un itinerario proposto da un religioso: partire da una visita a
tutte le famiglie da cui potrebbero scaturire dei centri di ascolto
(che devono essere concepiti prima di tutto come momenti di ascolto del vissuto quotidiano delle famiglie e solo poi di formazione, al
fine di far maturare in esse la coscienza della propria ministerialità), occasione di maturazione umana e cristiana da cui scaturisce
un impegno di testimonianza. Questo itinerario potrebbe essere avviato con la collaborazione dei religiosi in occasione di missioni popolari o settimane di spiritualità.
47
A livello foraniale:
• percorsi di formazione foraniali: formazione alla reciprocità e alla relazione, sostegno alla genitorialità, risoluzione dei conflitti familiari;
• scambio di iniziative ed esperienze tra parrocchie vicine;
• iniziative comuni a livello zonale: Festa della famiglia.
A livello diocesano:
La diocesi:
• deve essere da stimolo alle realtà locali;
• deve sostenere le parrocchie e le Zone offrendo sussidi e soprattutto competenze;
• deve offrire un supporto alle situazioni di disagio (attività consultoriali);
• deve offrire formazione costante e continuativa: percorsi di sostegno alla genitorialità, percorsi sulle competenze educative e
relazionali.
don Lupo Palladino
Antonella Pagliarulo
Caterina e Giuseppe Sasso
48
AMBITO
Obiettivo su famiglia
e accoglienza delle povertà
Ai lavori del gruppo hanno partecipato tutte le componenti della
realtà ecclesiale, sono stati presenti: 4 sacerdoti; 3 diaconi permanenti; 1 suora e 37 laici di età compresa tra i 18 e i 65 anni.
L’introduzione è stata affidata ad una coppia di sposi che collabora
con la Caritas in qualità di referenti delle famiglie, la cui esperienza di
fede è legata concretamente alla dimensione dell’accoglienza di minori abbandonati. La testimonianza, resa con un linguaggio semplice ed
accessibile, ha permesso a tutti di riflettere su come la famiglia possa
diventare il vero volano per educare alla solidarietà e alla carità.
In seguito la riflessione è proseguita con l’ausilio delle schede predisposte dall’ufficio Pastorale, approfondendo soprattutto il tema della reciprocità e dell’accoglienza con riferimenti espliciti ad alcuni documenti della Chiesa.
“Animata e sostenuta dal comandamento nuovo dell’amore, la famiglia cristiana vive l’accoglienza, il rispetto, il servizio verso ogni uomo,
considerato sempre nella sua dignità di persona e di figlio di Dio, ciò deve avvenire, anzitutto, all’interno e a favore della coppia e della famiglia,
mediante il quotidiano impegno a promuovere un’autentica comunità di
persone, fondata e alimentata dall’interiore comunione d’amore”. Familiaris
Consortio, 64
“Un altro compito della famiglia è quello di formare gli uomini all’amore e di praticare l’amore in ogni rapporto con gli altri, cosicché essa non
si chiuda in se stessa, bensì rimanga aperta alla comunità, essendo mossa dal senso della giustizia verso gli altri, nonché dal dovere della propria
responsabilità verso la società intera”. Messaggio del IV Sinodo dei Vescovi
alle Famiglie Cristiane nel mondo contemporaneo,12 (1980)
49
Questi riferimenti sono stati considerati dai presenti come spunti
da cui poter trarre delle linee guida efficaci per un percorso serio per
la famiglia.
E’ stato sottolineato, durante la discussione, che accoglienza e reciprocità devono essere due valori inscindibili. Non c’è verità nella gratuità se non si fa in modo che la persona accolta e “servita” riesca essa
stessa a ricambiare, se non si accetta di poter ricevere ed apprendere
allo stesso modo in cui si dona, da un povero e da un fratello. Se il servizio ai poveri non provoca rapporti di reciprocità, dunque, non si può
dire servizio perché non pone i poveri in condizioni di maestri o padroni. La famiglia è il luogo deputato per eccellenza ai rapporti di reciprocità: tra gli sposi, tra genitori e figli, tra fratelli; la reciprocità con
i poveri può avere una sua cartina tornasole proprio nell’accoglienza in
famiglia.
L’accoglienza, deve essere una peculiarità della famiglia, che nell’apertura al povero, impara ad essere aperta alla comunità. Molto bello quel
passo in cui si dice “all’interno e a favore della coppia”. Gli sposi sono
sposi in tutto, non solo nel letto matrimoniale o nel condividere insieme lo stipendio e la gestione della casa, sono sposi anche e soprattutto
quando offrono un servizio al povero, che non potrà essere sprovvisto
del loro amore coniugale. All’interno significa ciò: dopo il matrimonio,
il gesto gratuito di uno vale anche per l’altro e viceversa, perché condiviso e perché entrambi per amare un fratello, che sia fisicamente esterno alla famiglia, usano lo stesso amore di Dio, potenziato dall’amore
coniugale, che è fonte di pace e serenità. A favore perché il rapporto di
reciprocità che ne scaturisce va a beneficio non del singolo, ma della
coppia intera e quindi di tutta la famiglia che abita la casa. È importante per fare ciò abbandonare la logica temporale del volontariato,
quella che conta il tempo da dedicare ai poveri nell’arco della settimana o del mese, quella di un servizio che segue il modello del contratto
a tempo determinato; bisognerà abbracciare la logica spaziale della gratuità, quella che cambia gli ambienti di vita; praticare quei gesti d’amore che, partendo dallo spazio libero dell’anima, troveranno anche uno
spazio fisico in casa, in famiglia.
Per fare un esempio: certamente dopo il matrimonio risulta spesso difficile andare a servizio a mensa per un giorno alla settimana, ma non è
altrettanto impossibile invitare qualcuno a mangiare a casa, soprattutto
in questi tempi in cui nessuno cucina il giusto per il pranzo e al frigorifero viene dato il compito di conservare ciò potrebbe sfamare un affamato.
50
Per un affamato è meglio andare a mangiare in una mensa anonima circondato da affamati o a casa di una famiglia amica, circondato
magari da bambini e da amore reciproco? Non scatterà forse in lui la
voglia di ripartire in quella casa piuttosto che in quella fredda mensa?
Quella persona affamata che mangerà all’interno di una famiglia si nutrirà anche del suo amore. Quando si parla di coniugi impegnati a “promuovere un’autentica comunità di persone”, non bisognerebbe pensare
solo alla comunità vincolata umanamente dal sangue, ma più propriamente ad una comunità coesa da un vincolo trascendente d’amore, di
cui l’amore sacramentato del matrimonio è il primo alimento.
Laddove, nel messaggio al sinodo, si parla delle famiglie cristiane
quali soggetti impegnati nella formazione all’amore e della pratica dell’amore in ogni rapporto con gli altri, non può non venire in mente l’impegno
di rivalutare il ruolo della famiglia per strutturare percorsi associativi
che siano inclusivi dei gruppi-famiglia.
Il gruppo di studio “Obiettivo su famiglia e accoglienza delle povertà” ha elaborato diverse proposte per il livello parrocchiale, foraniale
e diocesano. In primis si è riscontrato il bisogno di una riscoperta del
sacramento del matrimonio. Non bisogna trascurare che il matrimonio
è una vocazione e che, solo se vissuto come tale, può dar luogo ad una
famiglia solida e cosciente del ruolo che occupa e del compito enorme
che ha da svolgere. La famiglia è chiamata a prendere parte attiva sia
alla vita della Chiesa sia alla vita della società: è indispensabile il suo
contributo in tutti e due gli ambiti. Nell’ambito della sua peculiarità
educativa, non può prescindere dal trasmettere alle giovani generazioni lo spirito della solidarietà, l’eduzione all’accoglienza, l’amore per il
creato, perseguendo così il fine specifico di educare a compiere scelte
che mirino a far crescere la famiglia stessa e l’intera comunità ecclesiale e civile, partendo dal comandamento dell’amore che Gesù ci ha
lasciato.
Ecco le proposte.
A livello parrocchiale:
• un Centro d’Ascolto sulle Povertà in ogni parrocchia;
• oratori per educare i giovani alla solidarietà, alla mondialità e alla
pace;
• nei tempi forti (Avvento, Quaresima, mese di Maggio, Festa Patronale
etc.) stabilire della giornate parrocchiali di raccolta di generi alimentari o collette per la Caritas Parrocchiale;
51
•
proposte ai giovani, fidanzati e non, di esperienze forti di volontariato (Servizio Civile, Campi estivi di servizio in Italia e/o Estero).
A livello foraniale:
• attivazione di un osservatorio sulle povertà (OSPO) che favorisca il
censimento dei disagi e permetta una lettura ecclesiale e non sociologica della realtà socio-economica del territorio;
• possibilità di aiuto alle parrocchie piccole attraverso l’attivazione di
un lavoro sinergico tra più parrocchie vicine;
• proporre nei corsi di preparazione al matrimonio esperienze di famiglie che vivono la loro scelta di fede di coppia aperte alla accoglienza delle povertà.
A
•
•
•
livello diocesano:
corsi di formazione per operatori Caritas;
maggiore coinvolgimento tra centro diocesi e periferia;
creazione del Forum del Volontariato Cattolico.
don Nicola De Blasio
Angelo Moretti
52
Conclusioni
Mons. Andrea Mugione
Arcivescovo Metropolita
I
PREMESSE
PER L’OBIETTIVO PARROCCHIA E FAMIGLIA
1. Tanto si è fatto. Si è camminato, ma molto rimane da fare e da
camminare per attuare l’azione pastorale. Spesso non riesco a trasmettervi il sempre nuovo e necessario entusiasmo, ma debbo chiedervelo insistentemente per una continua e profonda pastorale sempre
più organica, più integrata per passar da una pastorale di conservazione ad una pastorale missionaria di evangelizzazione, capace di rinnovare mentalità, alimentare spiritualità, rinnovare la presenza cristiana
soprattutto in riferimento all’obiettivo proposto per l’anno pastorale
2013/2014; in riferimento alla Parrocchia stessa, alla famiglia e poi
(2014/2015) ai giovani.
Siamo coscienti che la crisi della famiglia, dei giovani e del tessuto
sociale è anche crisi del tessuto cristiano, della Parrocchia, in quanto
investe la rete delle relazioni umane di cui una comunità vive. Anche
le nostre parrocchie, in questi anni, sono sottoposte a prove, crisi. E tra
le principali difficoltà e crisi riscontriamo la scristianizzazione delle famiglie che incide profondamente sull’efficacia dell’azione pastorale.
2. Da una parte cogliamo il progressivo interessamento delle parrocchie, della comunità ecclesiale nei confronti della famiglia. Dal 1975
ad oggi c’è stato un continuo intervento dottrinale-pastorale della Chiesa
su matrimonio e famiglia attraverso molteplici documenti compendiati nel Direttorio di Pastorale Familiare per l’Italia, in modo particolare.
Tuttavia non si è proporzionalmente dilatato il discorso con le famiglie. Sembra che la promozione della famiglia è ancora lasciata alla
sensibilità e alla carismaticità delle persone, dei gruppi “addetti” ai la53
vori. La pastorale familiare è confinata in gruppi elitari e non ha assunto una configurazione e dimensione “popolare” nonostante timide
e sporadiche esperienze.
Il numero delle famiglie aggregate formalmente in gruppi familiari, in associazioni, movimenti familiari di spiritualità è sul piano statistico irrilevante se rapportato al numero delle famiglie fondate sul sacramento del matrimonio.
La parrocchia risulta essere quella meno capace di aggregare e coinvolgere di fatto le stesse famiglie dei cristiani impegnati. I problemi della famiglia, in quanto comunità familiare, non sono affrontati. Ci si apre
ad essi solo nel dialogo con i genitori per la ricezione dei sacramenti.
3. La Pastorale familiare deve superare la fase generosa ma episodica per giungere ad una fase più sistematica. Deve diventare un centro unificatore della pastorale perché si è consapevoli della centralità
della famiglia nella comunità ecclesiale.
Ci sono ritardi nel rapporto tra la comunità ecclesiale (parrocchia)
e la famiglia:
-
nello sviluppo della riflessione teologica del sacramento del matrimonio
• per conoscere l’originalità e la peculiarità cristiana;
• per conoscere il valore di santificare e testimoniare l’amore,
• per conoscere la ministerialità per la Chiesa e per il mondo.
-
nella prassi pastorale
Si deve riconoscere che la famiglia in quanto tale è un valore, possiede una certa funzionalità, ha la capacità di rappresentazione istituzionale. Tuttavia in rapporto alla Chiesa e al contesto scoiale, non
ha la priorità né il primato. Non ci si può ridurre ad una difesa teorica della famiglia quando mancano esperienze originali di vita coniugale.
-
nella struttura educativa
Sia nell’ambiente familiare, sia nella scuola, sia negli oratori, sia nelle altre agenzie educative, la famiglia deve essere l’agente principale di
formazione e di educazione.
4. La relazione tra Chiesa e famiglia non è una relazione come tra
società civile e famiglia. Tra Chiesa (parrocchia) e famiglia c’è una
profonda e intima relazione.
54
-
-
-
C’è una relazione vitale e teologica. La famiglia è anteriore alla
parrocchia in quanto comunità primaria e naturale. Dio, che è famiglia, ha voluto la famiglia. E’ la famiglia la più importante opera
uscita da Lui perché dalla famiglia viene l’uomo. La storia dell’umanità inizia con la famiglia. E l’uomo comincia il cammino nel mondo nella famiglia e vive nella famiglia. La famiglia è la prima chiesa perché in essa c’è il mistero di Grazia e di santificazione: il ministero coniugale. Ma la parrocchia sul piano della fede e della Grazia
preesiste alla famiglia.
C’è una relazione pastorale. La Chiesa è famiglia di famiglie.
Famiglie rinnovate, Chiesa rinnovata. Il rinnovamento delle parrocchie e quello della famiglia, anch’essa comunità ecclesiale, si richiama intrinsecamente. Il futuro della Chiesa, come anche della
società, passa attraverso quella chiesa domestica che è la comunità
familiare. La famiglia deve essere il soggetto (e non solo l’oggetto),
cioè l’agente principale di educazione e di santificazione, cioè soggetto attivo e protagonista nella prassi pastorale della comunità cristiana, nel cuore della nuova evangelizzazione e della trasmissione
della fede. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: «Ai nostri giorni, in un mondo spesso estraneo e persino ostile alla fede, le
famiglie credenti sono di fondamentale importanza, come focolari di
fede viva e irradiante. E’ per questo motivo che il Concilio Vaticano
II, usando un’antica espressione chiama la famiglia “Ecclesia domestica”, Chiesa Domestica». (CCC, 656).
A conclusione ci interroghiamo:
• Vogliamo scoprire quale linea di tendenza si è andata sviluppando in questi anni nella pastorale?
• Veramente c’è una rilevanza reale della famiglia in sé e delle famiglie cristiane nella nostra Chiesa?
• Quale connessione c’è tra la vita e le iniziative delle famiglie, la
vita e le iniziative dell’intera comunità ecclesiale?
• Che peso specifico hanno le famiglie nella vita della comunità cristiana?
• Le famiglie influenzano nella soluzione dei problemi pastorali,
dei problemi sociali?
• La famiglia è una “questione” solo cattolica o riguarda tutti? E’ un
fatto privato o sociale-pubblico? (Per maggiori approfondimenti nel
territorio beneventano vedi: F. VESPASIANO, O. PIAZZA, E. MARTINI,
La sopravivenza della famiglia, Ed. FrancoAngeli, Milano, 2010).
55
II
AMBIENTI EDUCATIVI FONDAMENTALI
(FAMIGLIA - PARROCCHIA)
5. La questione educativa è preoccupazione generalizzata di tutte
le agenzie educative, soprattutto della famiglia e della Chiesa. La parrocchia è crocevia delle istanze educative.
Occorre passare dalla emergenza - sfida alla proposta educativa.
- La crisi della “educazione” è sotto gli occhi di tutti ma non c’è accordo né sulle cause, ancora incomprese, né sui criteri e orientamenti per superarla.
- Educare è difficile. Genitori e formatori hanno la sensazione di essere educatori impotenti e inutili. Si sentono contestati, sviliti e snobbati. Ma educare è possibile sempre senza disperare, con fiducia, attesa trepidante, in continuità, con il cuore.
- Educare non si riferisce soltanto all’istruzione e/o formazione, né
alla trasmissione di regole di comportamento, ma ad accompagnare l’uomo nel cammino che lo porta ad essere persona, per
assumere quella forma per cui l’uomo è autenticamente uomo, e
per il credente essere non solo cristiano credente, ma anche credibile. Non basta educarsi ed educare, occorre formarsi e formare.
- Occorre consapevolezza di svolgere un ruolo educativo. Occorre eseguire un vero e proprio progetto educativo unitario e globale. E’ il
momento di sigillare il patto educativo: creare una interazione tra
le tradizionali agenzie sociali: scuola, famiglia, parrocchia e tutte le
altre componenti sociali, chiamate a scoprire il potenziale educativo implicito e inespresso in ogni istituzione.
6. La famiglia educa. La famiglia, nonostante gli attacchi e i rifiuti, ha retto e regge anche se con difficoltà. Alcuni hanno auspicato e
profetizzato la sua estinzione. La famiglia attaccata ha retto perché corrisponde alla natura più intima e profonda della persona umana, alla
sua struttura relazionale. E’ la prima e la più originaria e fondamentale comunità naturale. Per questo va difesa e salvata. Da una parte c’è il
rifiuto della famiglia, dall’altra c’è un grande bisogno della famiglia. E
pur vedendo, nella società attuale, molto compromessa la sua insostituibile funzione educativa, continua la sua straordinaria missione, opera di umanizzazione e di divinizzazione.
56
E’ il luogo di relazione nella aggregazione. In essa si costruisce tutto
il tessuto antropologico. E’ luogo di rapporti personali e profondi, di
interessi affettivi. Le parole fondamentali che devono circolare in famiglia per potersi orientare nella vita sono: amore, amicizia, onestà,
apertura alla vita, al lavoro, coerenza, lealtà, sobrietà, bontà, giustizia
e fortezza.
Parole che richiamano valori e virtù che si acquistano quotidianamente, rendendoci pienamente umani. Ma poi, alla famiglia cristiana
deve stare a cuore non solo l’educazione e una vita pienamente umana, ma anche una vita di fede.
Indeboliscono la famiglia, che è comunità d’amore, le fragilità psicologiche ed affettive sia delle relazioni di coppia, sia delle relazioni generazionali.
Bisogna stare attenti, all’interno della famiglia, alla mancanza di
dialogo, di comunicazione, di donazione, di dedizione, di accettazione
dei propri limiti e di collaborazione.
Un’altra sfida per la famiglia è originata dai ritmi della organizzazione sociale (lavoro, mobilità, assenza di occupazione, etc), dei problemi, delle prove, tribolazioni e sofferenze.
Se nella famiglia si apprendono e si sviluppano gesti di responsabilità, di donazione interindividuali, questi si riverseranno sulla società,
superando l’individualismo e diminuendo la conflittualità intergenerazionale. Quindi la famiglia è la prima scuola di socializzazione, focolare di comunione e di comunità. E’ decisivo e propositivo il contributo che la famiglia è chiamata a svolgere nella società essendone la prima e vitale cellula.
La famiglia educa alla fede perche è luogo di incontro per la trasmissione della fede attraverso l’evangelizzazione e la testimonianza. Le famiglie scoprano la bellezza di essere educatrici della preghiera e diventino luogo di preghiera, riservando spazi e tempi di
apertura ed accoglienza di Dio. La famiglia sia casa e scuola d’amore, di comunione e di preghiera.
Nel messaggio dell’ultimo Sinodo dei Vescovi del 28 ottobre 2012,
al numero 7, è stata sottolineata l’importanza della famiglia nella
nuova evangelizzazione e il ruolo essenziale della famiglia nella trasmissione della fede.
Non si può pensare una nuova evangelizzazione senza sentire
una precisa responsabilità verso l’annunzio del vangelo alle famiglie e senza dare loro sostegno nel compito educativo.
57
IL DIRETTORIO
DI
III
PASTORALE FAMILIARE
7. Il Direttorio di Pastorale Familiare, pubblicato nel 1993, non è un
nuovo documento pastorale ma è una sintesi, un compendio di tanti interventi magisteriali dal dopo Concilio in poi. Sono offerte le linee, gli
orientamenti di un progetto educativo e pastorale di gruppo. Per cui
dobbiamo confessare: niente di nuovo, c’è già tutto nel Direttorio con
il sottotitolo Annunciare, celebrare, servire il Vangelo della famiglia. E’
affidato all’intera comunità cristiana, ai presbiteri, a tutti gli operatori
pastorali, ai religiosi, alle religiose e ai laici. In particolare è consegnato alle famiglie, specialmente a quante, tra esse, già vivono e condividono responsabilità pastorali.
Sarà impegno di tutti averlo, consultarlo, studiarlo, soprattutto in
questo anno pastorale. Mi auguro che tutti possano scoprire in esso
la dimensione educativa, evangelizzante-missionaria, sociale e pastorale.
8. Credo opportuno, prima di concludere, una sintesi del testo
suddiviso in otto capitoli. Il testo è strutturato seguendo il cammino
di crescita delle coppie verso il matrimonio, dentro la famiglia ed in
seno alla società. Si apre, perciò, con l’esposizione del messaggio della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia: il primo capitolo è dedicato a spiegare il “vangelo del matrimonio e della famiglia”, il secondo
affronta il tema “Chiamati all’amore”. Seguono tre capitoli specificamente volti a guidare la maturazione affettiva e spirituale delle coppie: il capitolo terzo sul “Fidanzamento tempo di grazia” ed è diviso in
due parti, “Il tempo del fidanzamento” e “La preparazione particolare
ed immediata” al matrimonio. Il capitolo quarto è specificamente dedicato alla “Celebrazione del matrimonio”. Il capitolo quinto giunge,
quindi, a tratteggiare “una pastorale per la crescita della coppia e della famiglia”, sotto quattro profili: la “Pastorale delle giovani coppie”,
“Dopo i primi anni di matrimonio”, “Situazioni particolari”, “Iniziative
particolari” di “gruppi” ed “associazioni familiari”. Particolare importanza è riservata al sesto capitolo del Direttorio su “La missione
della famiglia nella Chiesa e nella società”: “La pastorale familiare - si
legge al principio di questo capitolo - oltre a fare di tutte le famiglie
cristiane e di ciascuna di esse il termine delle sue attenzioni e delle sue
cure, riconosce nelle stesse famiglie un soggetto pastorale attivo e re-
58
sponsabile. Perciò le coinvolge e le impegna a partecipare alla vita ed
alla missione della Chiesa ed allo sviluppo della società”. Quanto alla
partecipazione alla missione della Chiesa da parte della famiglia, il
Direttorio affronta tre aspetti: “La missione evangelizzatrice della famiglia”, “Il compito sacerdotale della famiglia”e “La famiglia a servizio dell’uomo”. Quanto alla missione della società, il documento parla de “L’amore”, “La procreazione”, “L’opera educativa”, “Forme di solidarietà”, “La scuola”, “Il mondo del lavoro” e “I mass-media”. “La pastorale delle famiglie in situazione irregolare” è al centro del capitolo
settimo che detta i “Criteri fondamentali” in proposito ed offre degli
indirizzi per “Situazioni particolari”. L’ultimo capitolo, l’ottavo, è dedicato a “Le strutture e gli operatori della pastorale familiare”, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale. Al termine di ogni capitolo
sono riportati alcuni brani della Sacra Scrittura o di autori cristiani,
“Per la meditazione e la preghiera”; in appendice è riportato il “Decreto
generale sul matrimonio”.
Conclusioni
9. Ci domandiamo: che fare, qui e ora, per le famiglie cristiane, perché crescano nella comunione e siano soggetti protagonisti della missione salvifica della Chiesa nel mondo? Che fare, qui ed ora, perché la
comunione ecclesiale, vissuta dai credenti, sia fonte di comunione d’amore anche per i familiari non credenti? Che fare per conservare ogni dialogo possibile con coloro che si sposano civilmente o che convivono,
ma che pure desiderano mantenere un qualche rapporto con la chiesa?
Che fare per aiutare, nel rispetto della verità e con il calore della carità,
le famiglie in crisi, le famiglie incomplete o la cui comunione d’amore
si è spezzata con la separazione o il divorzio?
Che fare qui ed ora per la famiglia, perché diventi ciò che è chiamata ad essere per divina vocazione? La domanda, che è espressione
di una preoccupazione pastorale di tutta la Chiesa, non può essere elusa da ogni operatore pastorale.
La famiglia è, infatti, il quadro di riferimento di tutta la pastorale
della Chiesa. Anzi, tutta la pastorale della Chiesa si misura con la pastorale familiare. Da essa dipende e in essa trova il suo compimento.
10. Certamente la pastorale familiare appare difficile nel contesto
della pastorale tradizionale. Ma è proprio la sfida-proposta decisiva per
una conversione pastorale. L’amore, la sessualità, la procreazione, la
59
paternità pastorale, la bioetica sono tematiche che la Chiesa è chiamata ad affrontare per dire una parola che illumina la mente, conforta il
cuore senza tradire la verità. A questo ruolo sono chiamati soprattutto
i fedeli laici, i coniugi cristiani. La Chiesa ha bisogno di loro quali collaboratori e responsabili. Il cammino è lungo e difficile. Ma la Chiesa,
casa e scuola di comunione, di vita, d’amore e di fede, ritroverà se stessa nell’accompagnare i fratelli, nel servire l’umanità, incontrandola.
60
APPENDICE METODOLOGICA
Scheda per i gruppi di studio
Obiettivo Pastorale anno 2013/14:
Rendere la comunità parrocchiale attenta al protagonismo attivo della famiglia nella missione educativa.
DOCUMENTO
DI RIFERIMENTO
Educare alla vita buona del Vangelo, n. 54/c: Alcuni luoghi significativi
“Nell’ottica di una decisa scommessa per l’educazione e della ricerca di sinergie e alleanze educative, un’attenzione specifica andrà rivolta ad alcune esperienze peculiari.
La reciprocità tra famiglia, comunità ecclesiale e società. Questi luoghi
emblematici dell’educazione devono stabilire una feconda alleanza per
valorizzare gli organismi deputati alla partecipazione; promuovere il dialogo, l’incontro e la collaborazione tra i diversi educatori; attivare e sostenere iniziative di formazione su progetti condivisi. In questa alleanza
va riconosciuto e sostenuto il primato educativo della famiglia. […]”.
Le immagini di famiglia più diffuse nel tuo territorio
Attribuisci ad ogni immagine il suo significato di matrimonio: a) cristiano; b) civile; c) convivenza; d) misto (religioni differenti); e) omosessuale; f) single con figli; g) famiglia “allargata”; h) separati/divorziati; i) adozione/affidamento; l) figli prima del matrimonio.
63
Ne puoi indicare ancora altre? …………………………………..……………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
Quali sono le più frequenti nel tuo territorio? ……………….......……………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
...............................................................................................................................................
.................................................................................................................................................
64
Per riflettere insieme
Le famiglie e l’educazione alla fede dei propri figli
Nonostante che l’istituzione familiare costituisca oggi un problema
per la pastorale, va considerata anche come risorsa per i processi di
educazione alla fede.
Uno sguardo disincantato ne mette in luce la complessità e problematicità: si è di fronte ad una forte diversificazione della situazione coniugale dei genitori, uniti da matrimonio cristiano, da matrimonio civile, da nuovo matrimonio civile dopo aver divorziato, conviventi in attesa di matrimonio civile o religioso, conviventi per scelta, i quali possiedono una sensibilità religiosa non omogenea, per cui sono compresenti “lontananza” teorica e pratica più o meno consapevole, legame
tradizionale ad alcune pratiche religiose, accanto ad una autentica riappropriazione della vita di fede riscoperta magari dopo molti anni.
Ci sono pure situazioni che interpellano in maniera nuova la pastorale, come il crescente fenomeno migratorio che vede famiglie non
cristiane chiedere per i loro figli, anche per motivi di integrazione, l’aggregazione alla comunità ecclesiale, o la richiesta del Battesimo da parte di genitori adottivi o affidatari. Aumenta, inoltre, il numero dei genitori che lasciano ai figli, giunti in età giovanile o adulta, la scelta di
farsi cristiani.
Eppure, quali che siano le condizioni in cui esse si trovano, il coinvolgimento delle famiglie appare indispensabile. I documenti ecclesiali
parlano della famiglia come di una “Chiesa domestica” (cfr. LG, n. 11;
AA, n. 11; FC, n. 49), al cui interno i genitori sono i primi educatori nella fede. Ed è su “questa” famiglia che concretamente bisogna contare.
Perché, si può aggiungere, non è che le famiglie nel passato fossero
esenti da limiti! Comunque, è da questi nuclei familiari che provengono le richieste di iniziazione cristiana per i propri figli.
Come “luogo” di catechesi la famiglia possiede “una prerogativa unica: trasmettere il Vangelo radicandolo nel contesto di profondi valori
umani” (DGC, n. 255). La base umana favorisce una più profonda iniziazione nella vita cristiana, che si caratterizza per essere “più testimoniata che insegnata, più occasionale che sistematica, più permanente
e quotidiana che strutturata in periodi” (DGC, n. 255).
In generale, si può dire che oggi alla famiglia è affidato principalmente un compito “indiretto” di sostegno alle molteplici attività che la
comunità cristiana pone in atto in ordine all’iniziazione cristiana. 59
65
La famiglia cristiana possiede, innanzitutto, un innegabile aspetto
educativo: essa rende visibile, concreta, la più ampia e talvolta anonima “comunità dei fedeli”, e contribuisce a creare un ambiente adatto alla crescita nella fede dei ragazzi, fornendo un sostegno valido nei
confronti di un contesto generale che non favorisce il cammino di conversione personale e di adesione a Cristo. Essa rappresenta, inoltre,
una opportunità di verifica quotidiana della coerenza dei catecumeni prima e neofiti dopo, divenendo un vero “laboratorio” della fede, il
luogo ordinario in cui si può vivere giorno per giorno l’ideale della
“misura alta della vita cristiana”, così fortemente voluta dal Papa (NMI,
n. 31).
E’ da auspicare, ugualmente, un coinvolgimento e una responsabilità
più marcata. Oggi è possibile constatare quattro forme principali di
coinvolgimento/accompagnamento delle famiglie negli itinerari iniziatici dei figli: catechesi alle famiglie, nelle famiglie, con le famiglie e familiare.
GRUPPO DI STUDIO:
Obiettivo su famiglia e situazioni difficili e irregolari
Quali sono gli atteggiamenti che la comunità dovrebbe assumere nei
confronti delle famiglie che orientano la loro vita secondo valori che
prescindono dal riferimento al vangelo e alle norme della Chiesa?
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
66
Quali iniziative concrete suggerisci di mettere in atto perché la comunità ecclesiale possa farsi carico dei problemi delle famiglie che vivono delle situazioni che la Chiesa ritiene irregolari?
A livello di parrocchia: ………………………………………………………………………..
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di forania: …………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di diocesi: ……………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
GRUPPO DI STUDIO:
Obiettivo su famiglia ed educazione all’amore
La famiglia è ambiente vitale che educa all’affettività? Se sì in che modo? Se no, quali sono gli ostacoli e le debolezze che lo impediscono?
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
67
Quali iniziative concrete suggerisci di mettere in atto perché la comunità
ecclesiale possa aiutare la famiglia nell’educazione affettiva dei figli?
A livello di parrocchia: ………………………………………………………………………..
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di forania: …………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di diocesi: ……………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
GRUPPO DI STUDIO:
Obiettivo su famiglia e Battesimo
Il battesimo è un momento fondamentale nella vita di una famiglia.
Pensi che oggi se ne comprenda appieno il valore? Quali sono gli elementi umani “belli” da potenziare nel vivere questo sacramento; quali
gli elementi della mentalità contemporanea che elimineresti perché non
aiutano le famiglie a vivere bene questa tappa della vita?
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
68
Quali iniziative concrete suggerisci di mettere in atto perché la comunità ecclesiale possa farsi carico dell’accompagnamento e formazione
delle famiglie che si preparano a ricevere il battesimo per i propri figli?
A livello di parrocchia: ………………………………………………………………………..
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di forania: …………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di diocesi: ……………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
GRUPPO DI STUDIO:
Obiettivo su famiglia e impegno nella comunità
Qual è la tua sensazione nei confronti dell’appartenenza delle famiglie
alla comunità parrocchiale: ti sembrano co-responsabili, collaboratrici, valorizzate appieno, sfruttate, trascurate, indifferenti …? Come mai?
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
69
Quali iniziative concrete suggerisci di mettere in atto perché la comunità ecclesiale possa valorizzare al massimo la ministerialità delle famiglie?
A livello di parrocchia: ………………………………………………………………………..
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di forania: …………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di diocesi: ……………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
GRUPPO DI STUDIO:
Obiettivo su famiglia e accoglienza delle povertà
La parrocchia interviene concretamente a sostegno delle situazioni di
povertà che coinvolgono sempre più famiglie? In che modo, secondo
te, questi interventi possono diventare opportunità di accoglienza e accompagnamento?
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
70
Quali iniziative concrete suggerisci di mettere in atto perché la famiglia
nella comunità ecclesiale possa conoscere, accogliere e farsi vicino alle situazioni di povertà, non solo materiali, presenti nel territorio?
A livello di parrocchia: ………………………………………………………………………..
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di forania: …………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
A livello di diocesi: ……………………………………………………………………………...
................................................................................................................................................
................................................................................................................................................
71
RASSEGNA STAMPA
CHIESA INFORMA
Giugno 2013
La famiglia centro della
comunità cristiana
La speciale tre giorni di ‘Convegno
Pastorale Diocesano’, svoltosi presso il seminario arcivescovile di Benevento, ha
avuto come leitmotive il tema: “Dalla sfida alla proposta. Parrocchia: obiettivo famiglia”. Diverse le presenze nell’auditorium “Giovanni Paolo II”, laici, religiosi,
religiose ed operatori di settore sono stati il pubblico di relatori speciali quali:
mons. Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento che ha aperto ufficialmente l’incontro; mons. Abramo
Martignetti, vicario episcopale per la pastorale; don Sergio Nicolli, già direttore
dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia; Luciana e Umberto Parigi i
coniugi responsabili del servizio famiglia
della regione ecclesiastica Basilicata.
Attraverso i vari interventi è stato possibile delineare alcune linee guida, veri e
propri spunti di riflessione capaci di divenire una valida “proposta operativa” non
solo per le famiglie; un soffio di aria nuova per le comunità cattoliche affinché sia
possibile riscoprire l’immenso valore della famiglia e delle relazioni che al suo interno nascono, crescono e si propagano e
dell’importanza che esse rivestono nelle
stesse comunità. Proposte da cogliere ed
accogliere, ma soprattutto da mettere in
pratica nella vita di ciascuno quelle emerse dalle relazioni presentate nel giorno di
apertura. Emblematiche le parole di
mons. Abramo Martignetti: «siamo chiamati a rinnovare la nostra fede nella famiglia non per quello che fa ma per quello che è. La famiglia come segno sacramentale di Dio in mezzo agli uomini, agenzia periferica della Trinità. Già don Tonino
Bello parlava della famiglia come ‘Icona
della Trinità’». Con queste parole il presule ha voluto evidenziare come in ogni
famiglia sia possibile riconoscere in trasparenza il Mistero di Dio inteso quale
‘Relazione’ e ‘Amore’. La famiglia come
soggetto pastorale indispensabile attraverso cui deve passare il rinnovamento
della Chiesa. Ad approfondire l’importanza di tale enunciato l’intervento di don
Sergio Nicolli che ha sottolineato come le
principali istituzioni preposte all’educazione siano oggi in uno stato di profonda
crisi ma, nel contempo, ha voluto ridare
il primato di principale ‘comunità educante’ alla famiglia, richiamando la Chiesa
tutta ad occuparsene. Don Sergio ha messo in guardia: “non bisogna limitarsi ad
essere attenti ‘funzionari’ del culto con il
solo obiettivo dell’efficienza” e, ricordando le parole di papa Francesco I, ha continuato: “è necessario portarsi addosso
l’odore delle pecore, mentre a volte ci limitiamo a quello dell’incenso”. Ritrovare
il gusto della fede e ritrovare il senso della vita cristiana sono questi gli obiettivi da
perseguire. Concludendo il parroco Nicolli
75
ha esteso un invito accorato: “laici, religiosi, catechisti e operatori, tutti noi dobbiamo maturare alcuni atteggiamenti: accogliere le persone con amore, consapevoli che dietro di esse c’è una storia con la
sua originalità avendo particolare attenzione per le vicende ed il vissuto familiare; avere grande rispetto delle persone e
predisporsi all’ascolto; stupirsi di fronte
al Mistero divenendo partecipi di una comunità che accoglie con gioia e che è capace di entrare in relazioni significative
per una pastorale capace di incidere e
cambiare le persone. Accogliere, ascoltare, rispettare e condividere i verbi alla base di un cammino improntato allo
stile di “Emmaus”; infatti, Gesù è capace di scaldare il cuore di ognuno e, allargando l’orizzonte, c’è il ‘rischio’ che
questo sia l’inizio per andare oltre.
BOX
IO-TU-NOI
La famiglia un percorso dove il ‘noi’
diventa entità allargata verso la realizzazione piena della felicità, dell’amore e della fede.
II coniugi Parisi hanno enunciato
alcuni principi attorno ai quali gravita
e si sviluppa l’amore familiare. Il ‘prendersi cura’ è la base dell’espressione
dell’amore: pazienza, benevolenza e rispetto gli ingredienti indispensabili.
La ‘gratuità’ si esprime nel rispetto,
favorendo la libertà di ciascuno con una
disponibilità disinteressata. La famiglia
è chiamata a vivere in rapporto con gli
altri e a vivere la logica del dono andando oltre se stessi. La ‘solidarietà’ spontanea e naturale apre la strada verso l’esterno, come un sasso nell’acqua i cui cerchi
76
si propagano. La reciprocità dell’amore
è alla base del benessere sociale.
PAOLA COSTA
ARCIDIOCESI DI BENEVENTO
6 Giugno 2013
Comunicato Stampa
Convegno pastorale diocesano
Dal 10 al 12 giugno si svolgerà, presso il Seminario arcivescovile, dalle ore 18,
il XXIX Convegno Pastorale Diocesano,
l’attenzione sarà posta, come già indicato
nel piano diocesano quinquennale, sul rapporto tra parrocchia e famiglia. “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo
famiglia” questo il tema scelto, si pone nella scia del dibattito avviato lo scorso anno. La relazione sarà tenuta da don Sergio
Nicolli, già direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e da
Luciana e Umberto Parigi responsabili servizio famiglia della regione ecclesiastica
Basilicata. I lavori si svolgeranno presso
il seminario arcivescovile di viale Atlantici,
69, in Benevento, prenderanno il via nel
tardo pomeriggio di lunedì 10 giugno per
favorire la partecipazione dei laici.
WWW.ILQUADERNO.IT
6 Giugno 2013
Dal 10 giugno convegno
pastorale diocesano sul
rapporto tra parrocchia e
famiglia
Tutto pronto per il XXIX Convegno
Pastorale Diocesano, in programma dal
10 al 12 giugno - a partire dalle 18 - presso il Seminario arcivescovile. Tema centrale dell’incontro sarà “Dalla sfida alla
proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia”.
La relazione sarà tenuta da don
Sergio Nicolli, direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e
da Luciana e Umberto Parigi responsabili del servizio famiglia della regione
ecclesiastica Basilicata.
WWW.ILVAGLIO.IT
6 Giugno 2013
Convegno pastorale diocesano sul rapporto tra
parrocchia e famiglia
Dal 10 al 12 giugno si svolgerà, al
Seminario arcivescovile di Benevento,
dalle ore 18, il XXIX Convegno Pastorale
Diocesano.
L’attenzione sarà posta, come già
indicato nel piano diocesano quinquennale, sul rapporto tra parrocchia e famiglia.
“Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia”: questo il tema scelto, nella scia del dibattito avviato lo scorso anno.
La relazione sarà tenuta da don
Sergio Nicolli, già direttore dell’ufficio
nazionale per la pastorale della famiglia
e da Luciana e Umberto Parigi, responsabili servizio famiglia della regione ecclesiastica Basilicata.
I lavori prenderanno il via nel tardo
pomeriggio di lunedì 10 giugno per favorire la partecipazione dei laici.
WWW.GAZZETTABENEVENTO.IT
6 Giugno 2013
“Dalla sfida alla proposta.
La parrocchia: obiettivo famiglia”
Dal 10 al 12 giugno prossimi si svolgerà, al Seminario Arcivescovile di
Benevento, dalle ore 18.00, il XXIX
Convegno Pastorale Diocesano. L’attenzione sarà posta, come già indicato nel
piano diocesano quinquennale, sul rapporto tra parrocchia e famiglia.
“Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia”: questo il tema
scelto, nella scia del dibattito avviato lo
scorso anno. La relazione sarà tenuta da
don Sergio Nicolli, già direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, e da Luciana e Umberto Parigi, responsabili servizio famiglia della regione
ecclesiastica Basilicata. I lavori prenderanno il via nel tardo pomeriggio di lunedì
10 per favorire la partecipazione dei laici.
WWW.NTR24.TV.IT
6 Giugno 2013
Benevento: dal 10 al 12
giugno il XXIX Convegno
Pastorale Diocesano
Dal 10 al 12 giugno si svolgerà, presso il Seminario arcivescovile di
Benevento, dalle ore 18, il XXIX
Convegno Pastorale Diocesano. L’attenzione sarà posta, come già indicato nel
piano diocesano quinquennale, sul rapporto tra parrocchia e famiglia.
77
“Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia”, questo il tema
scelto, che si pone nella scia del dibattito
avviato lo scorso anno. La relazione sarà
tenuta da don Sergio Nicolli, già direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale
della famiglia e da Luciana e Umberto
Parigi, responsabili servizio famiglia della regione ecclesiastica Basilicata.
I lavori si svolgeranno presso il seminario arcivescovile di viale Atlantici, 69, a
Benevento, e prenderanno il via nel tardo
pomeriggio di lunedì 10 giugno per favorire la partecipazione dei laici.
luogo dell’incontro di tutte le realtà diocesane, dove ciascuna è chiamata a contribuire alla discussione, al dibattito”. I
partecipanti al convegno saranno chiamati
a confrontarsi nei vari laboratori di approfondimento, su famiglia e situazioni
difficili e irregolari; famiglia e educazione all’amore; famiglia e battesimo; famiglia e impegno nella comunità; famiglia e
accoglienza delle povertà.
IL MATTINO
7 Giugno 2013
La tre giorni presso il seminario arcivesovile di Benevento
Convegno pastorale sul tema della famiglia
“Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia” è il tema del XXIX
convegno pastorale diocesano, che si terrà
presso il seminario arcivescovile a partire
dal pomeriggio di lunedì e fino al 12 giugno a partire dalle ore 18. La relazione
sarà tenuta da don Sergio Nicolli, già direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e da Luciana e Umberto
Parigi responsabili servizio famiglia della
regione ecclesiastica Basilicata. “Il convegno pastorale diocesano è un appuntamento fondamentale - afferma mons.
Abramo Martignetti, vicario episcopale
per la pastorale - per la vita della diocesi.
Un momento di confronto e di crescita,
ma soprattutto una concreta verifica che
si proietta nei successivi lavori di programmazione pastorale. Il convegno è il
78
SA.CU.
IL SANNIO QUOTIDIANO
8 Giugno 2013
Da lunedì il 39esimo convegno pastorale diocesano “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia”. È
la tematica che sarà al centro del XXXIX
convegno pastorale diocesano che prenderà il via il prossimo 10 giugno. Coma
da programma, l’annuale appuntamento
che coinvolge tutte le parrocchie della diocesi, avrà inizio alle ore 18 con le iscrizioni
presso il Seminario arcivescovi ledi viale
Atlantici. Alle 18.30, dopo l’introduzione
di monsignor Abramo Martignetti vicario
episcopale per la pastorale, seguiranno le
relazioni di don Sergio Nicolli già direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e di Luciana e Umberto
Parigi responsabili del servizio famiglia
della regione ecclesiastica Basilicata. Alle
20, ci sarà invece, il dibattito in aula. I lavori proseguiranno anche nel pomeriggio
di martedì e mercoledì. “Il convegno pa-
storale- spiegano dalla Curia- è un appuntamento fondamentale per la vita della diocesi. Un momento di confronto e crescita ma soprattutto una concreta verifica che si proietta nei successivi lavori di
programmazione pastorale. Il convegno è
il luogo dell’incontro di tutte le realtà diocesane, dove ciascuna è chiamata a contribuire alla discussione, al dibattito propositivo e alla missione della Chiesa locale. Proseguendo nel cammino quinquennale, tracciato nel piano pastorale ‘La parrocchia crocevia delle istanze educative’
durante il prossimo anno 2013/14 si punterà l’attenzione sul rapporto tra parrocchia e famiglia con l’obiettivo di rendere
la comunità parrocchiale sempre più attenta al protagonismo attivo della famiglia nella missione educativa”. I partecipanti saranno chiamati a confrontarsi nei
laboratori di approfondimento, distinti per
ambiti tematici, portando le loro testimonianze, ma soprattutto proponendo sollecitazioni e spunti concreti per la programmazione del prossimo anno di impegno è pastorale diocesano.
WWW.IL MATTINO.IT
10 Giugno 2013
Benevento, fedeli al convegno diocesano si parla
della famiglia al tempo
della crisi
La famiglia al tempo della crisi. I riflettori sul nucleo centrale su cui si scaricano le difficoltà economiche e sociali
di oggi saranno accesi dalla Chiesa beneventana che oggi apre il suo XXIX con-
vegno pastorale diocesano. Si tratta di
una verifica che ogni anno vede i delegati parrocchiali confrontarsi sul percorso
effettuato durante l’anno e intravedere
nuove piste di impegno per il futuro.
“Dalla sfida alla proposta. Parrocchia:
obiettivo famiglia” il titolo del convegno
che prosegue nella direzione indicata nel
piano pastorale quinquennale della diocesi che ha come obiettivo quello di rilanciare il ruolo della parrocchia come
crocevia delle istanze educative.
Quest’anno al centro della riflessione
la famiglia, nello specifico rapporto con la
parrocchia. Il tema di discussione sarà introdotto, nella prima serata, dalla relazione di don Sergio Nicolli, già direttore
dell’ufficio nazionale di pastorale familiare e dei coniugi Umberto e Liciana Parigi,
delegati della Basilicata per la pastorale familiare. I tre metteranno l’accento sul rapporto tra parrocchia e famiglia con un taglio teorico ed esperienziale, e tutto ciò
sarà oggetto di confronto per i convegnisti che nella seconda giornata lavoreranno nei gruppi di studio distinti per ambiti tematici. Naturalmente l’attenzione sarà
centrata sulle problematiche più urgenti
per le famiglie di oggi: l’accoglienza delle
povertà e il confronto sulle situazioni problematiche dei separati e dei divorziati.
Tutte le proposte e i suggerimenti che
emergeranno dai gruppi di studio, dove
si confronteranno i delegati parrocchiali, i sacerdoti, i religiosi, i rappresentati
di associazioni e movimenti, sarà la base di partenza per il lavoro dell’assemblea di programmazione che si terrà a fine giugno. Il convegno è infatti solo la
prima tappa del lavoro, la programmazione concreta delle attività avverrà a fine giugno durante l’assemblea.
79
IL MATTINO
10 Giugno 2013
La speranza cerca casa tra
la fede e la carità
Cosa potrà mai decidere un’assemblea della Chiesa cattolica che porti benefici alla vita della città e di questo territorio? Non è un consiglio comunale, né
un’assise che rappresenti il governo di un
ente locale capace di dare risposte sul piano della convivenza civile, delle regole di
comportamento, del sostegno all’economia e ai processi di sviluppo, dei progetti per la casa, dei programmi per il lavoro. No, il convegno annuale che la diocesi beneventana affronta da questo pomeriggio è la chiamata a raccolta dei rappresentanti delle oltre cento parrocchie:
sacerdoti, religiosi e laici. Insomma una
sorta di assemblea dei soci di un’azienda che ha come capitale sociale solo la
speranza. E su essa fonda la sua strategia in un contesto di società secolarizzata in cui fa sorridere un vertice che non
affronti in concreto come rendere produttiva ogni cosa che si maneggi.
La speranza può essere produttiva solo se troverà casa tra fede e carità. È indubbio che dietro qualsiasi analisi che si
affronti in questa parte di storia ci sia proprio la speranza. E nell’«azienda-Chiesa»
i capitali freschi che dovessero arrivare a
rendere più efficace la sua azione in questo tempio di crisi globale non sarebbero
che altra speranza. Quella vera, che non
è ottimismo passivo, né attendere qualcosa, ma attendere a qualcosa. Non è,
dunque, un consiglio che decide le sorti
della comunità civile dettando riforme,
nuove tasse, appaltando lavori, asse-
80
gnando incarichi. La sua missione è contribuire a formare coscienze capaci di gridare quello che l’omologazione e l’irresponsabilità stanno nascondendo.
La famiglia è quella che maggiormente sta declinando la crisi in atto. Ma
nessuno riesce a viaggiare dentro la storia attuale di questa città, che significherebbe attraversarne il racconto.
Iniziando da ciò che emerge dalle cellule generatrici della comunità, quelle
che comunicano alle altre il compito alle quali sono destinate. Se la famiglia
soffre è una notizia di cui gli altri pezzi
della società, la politica, l’economia la
cultura, la religione, non possono non
tenerne conto. E invece la trasmissione
si interrompe e intervengono le distrazioni di un presente che fissa su se stesso gli obiettivi illusoriamente vincenti.
Stanno accadendo cose che dovrebbero sconvolgere l’indifferenza, scuotere
le coscienze, mobilitare le menti, eppure
neanche chi dovrebbe farlo per mestiere,
riesce ad opportsi. Famiglie annegate nei
debiti, giovani privati di futuro che si allenano a vivere inchiodati al caso, anzi
appesi a un filo che si chiama solidarietà,
poveri chiamati finalmente per nome e
non definiti i “pochi sfortunati di un sistema in cui tutti prima o poi trovano
qualcosa da fare e da mangiare”.
Gli amministratori, i più poveri di tutti, immobilizzati dallo svuotamento delle
casse, abbandonano di fatto il campo.
Difficile trovare, se non si tratti di dirigenti, appaltatori capaci di attraversare le
intemperie con la stessa fortuna (che si
chiama navigazione guidata dallo stesso
faro delle…scorciatoie), tecnici e professionisti che rientrano nel cerchio magico,
una persona che si dichiari fiduciosa e ot-
timista. C’è troppa rabbia ma poca indignazione. E senza di questa non si combatte nessuna battaglia. La soglia dell’intollerabilità è stata alzata perché un dramma non venga riconosciuto come tale e
dare così tempo e spazio di manovra ad
un sistema che si nutre delle ingiustizie.
Il convegno di oggi, allora, deve essere un passaggio decisivo di quella scuola
dell’indignazione che manca che invece
dovrebbe innescare la speranza. Compito
affidato ad una Chiesa che, per la prima
volta, sembra essere passata dall’altra parte del confessionale. Purificata e sanata
dai propri mali (dove erano i sacerdoti, i
politici, i medici, i docenti, i professionisti, i giornalisti, che si professano (cattolici quando la società locale si sfaldava e
cresceva il deserto etico?) acquisterà maggiore autorevolezza per guidare la rivolta
delle coscienze senza che esse attendano
di essere radunate dai pericolosi palchi in
giro per le piazze. Tra i nuovi poveri ci sono anche i credenti che non sano più coniugare fede e vita finendo per giocare la
partita della salvezza da soli.
Da oggi la Chiesa dovrà dire se saprà fare della carità la sua strategia “politica” e fare invece della politica (visto
che quasi tutti gli amministratori si dichiarano cattolici) la vera carità.
Che idee porteranno i delegati al
convegno, oltre alla materia pastorale?
Saranno capaci di combattere l’anoressia di speranza che vive questo territorio? Con quali argomenti concreti contribuiranno al cambiamento? L’arcivescovo, che concluderà gli Stati generali, ha appena consegnato il Credo ai fedeli della Chiesa beneventana. Dovranno
spiegarlo con gesti concreti ma soprattutto con il racconto della loro vita.
IL MATTINO
10 Giugno 2013
Convegno pastorale su crisi e famiglia
Il programma del convegno pastorale diocesano prevede oggi l’apertura
solenne alle ore 18.30, nell’auditorium
Giovanni Paolo II del seminario arcivescovile al viale degli Atlantici.
La famiglia al tempo della crisi. I riflettori sul nucleo centrale su cui si scaricano le difficoltà economiche e sociali di oggi saranno accesi dalla Chiesa beneventana che oggi apre il suo XXIX
convegno pastorale diocesano.
Si tratta di una verifica che ogni anno vede i delegati parrocchiali confrontarsi sul percorso effettuato durante l’anno e intravedere nuove piste di impegno
per il futuro. “Dalla sfida alla proposta.
Parrocchia: obiettivo famiglia” il titolo
del convegno che prosegue nella direzione indicata nel piano pastorale quinquennale della diocesi che ha come
obiettivo quello di rilanciare il ruolo della parrocchia come crocevia delle istanze educative. Quest’anno al centro della
riflessione la famiglia, nello specifico rapporto con la parrocchia. Il tema di discussione sarà introdotto, nella prima
serata, dalla relazione di don Sergio
Nicolli, già direttore dell’ufficio nazionale di pastorale familiare e dei coniugi
Umberto e Luciana Parigi, delegati della Basilicata per la pastorale familiare.
I tre metteranno l’accento sul rapporto
tra parrocchia e famiglia con u taglio teorico ed esperienziale, e tutto ciò sarà oggetto di confronto per i convegnisti che
nella seconda giornata lavoreranno nei
81
gruppi distinti per ambiti tematici.
Naturalmente l’attenzione sarà centrata
sulle problematiche più urgenti per le famiglie di oggi: l’accoglienza delle povertà
e il confronto sulle situazioni problematiche dei separati e dei divorziati.
Tutte le proposte e i suggerimenti
che emergeranno dai gruppi di studio,
dove si confronteranno i delegati parrocchiali, i sacerdoti, i religiosi, i rappresentanti di associazioni e movimenti, sarà la base di partenza per il lavoro
dell’assemblea di programmazione che
si terrà a fine giugno. Il convegno è i fatti solo la prima tappa del lavoro, la programmazione concreta delle attività avverrà a fine giugno durante l’assemblea.
IL MATTINO
10 Giugno 2013
Tre giorni di analisi, mercoledì l’intervento del vescovo
Il programma del convegno pastorale diocesano prevede l’apertura solenne alle ore 18.30, nell’auditorium
Giovanni Paolo II del seminario arcivescovile al Viale degli Atlantici con la preghiera iniziale e l’introduzione di mons.
Abramo Martignetti vicario episcopale
per la pastorale.
Illustrerà i temi che raccordano le
esperienze degli scorsi anni con quella
che si inaugura stasera. Subito dopo la
relazione introduttiva che quest’anno è
stata affidata a don Sergio Nicolli, già direttore dell’Ufficio nazionale Famiglia
della Conferenza episcopale Italiana.
82
Porteranno la loro testimonianza di coppia impegnata nella pastorale familiare,
Luciano e Umberto Parigi della diocesi
di Potenza. Il dibattito in sala concluderà
la prima giornata del convegno.
Domani, sempre alle 18.30, i delegati
si riuniranno in cinque laboratori per sviscerare le questioni in campo: famiglia e
situazioni irregolari; famiglia e educazione all’amore; famiglia e battesimo; famiglia e impegno nella comunità; famiglia e
accoglienza delle povertà. Mercoledì 12
giugno, ore 18.30, relazioni conclusive dei
laboratori di studio e le conclusioni da parte dell’arcivescovo mons. Andrea Mugione.
WWW.SANNIOWEEK.IT
10 Giugno 2013
Benevento, dal 10 al 12
giugno il convegno pastorale diocesano sulla famiglia come obiettivo della
parrocchia
Dal 10 al 12 giugno si svolgerà, presso il Seminario arcivescovile, dalle ore
18, il XXIX Convegno Pastorale Diocesano, l’attenzione sarà posta, come già
indicato nel piano diocesano quinquennale, sul rapporto tra parrocchia e famiglia. “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia” questo il tema scelto, si pone nella scia del dibattito avviato lo scorso anno.
La relazione sarà tenuta da don
Sergio Nicolli, già direttore dell’ufficio
nazionale per la pastorale della famiglia
e da Luciana e Umberto Parigi respon-
sabili servizio famiglia della regione ecclesiastica Basilicata.
I lavori si svolgeranno presso il seminario arcivescovile di viale Atlantici, 69,
in Benevento, prenderanno il via nel tardo pomeriggio di lunedì 10 giugno per favorire la partecipazione dei laici.
GAZZETTA DI BENEVENTO
12 Giugno 2013
La famiglia non è un fatto
culturale, ma è un luogo
di scambio di affetti
“La famiglia non è un fatto culturale,
ma è un luogo di scambio di affetti”.
Monsignor Andrea Mugione, arcivescovo di Benevento, ha concluso, con queste parole, il XXIX Convegno Pastorale
Diocesano svoltosi presso il Seminario
Arcivescovile di viale degli Atlantici. L’attenzione, in particolare, si è soffermata sul
rapporto tra parrocchia e famiglia nel dibattere il tema “Dalla sfida alla proposta.
La parrocchia: obiettivo famiglia”.
Ebbene, secondo Mugione, il ruolo
della parrocchia, molto spesso, non riesce
a sfondare rispetto al mondo familiare e,
rimane ancora un po’ distante da quello
che dovrebbe essere. Prima dell’arcivescovo si sono succeduti numerosi interventi che i vari gruppi di lavoro hanno predisposto per questo Convegno pastorale.
Essi hanno proposto una relazione tra
comunità e famiglia al fine di effettuare
corsi pre matrimoniali. Don Nicola De
Blasio, direttore della Caritas, che ha partecipato a questi laboratori, si è soffermato
su due valori: la reciprocità ed il ruolo
dell’accoglienza che la famiglia assume
nello svolgimento della vita di società. Per
il parroco di San Modesto, occorrono opere di carità incentrate sull’accoglienza.
Lo stesso don Nicola, ha sottolineato
il valore fondamentale che può assumere
l’unione nel matrimonio.
Infine, ha esortato affinché si creino
centri d’ascolto per i ceti sociali più disagiati, degli oratori portatori di pace e, durante le festività natalizie oppure pasquali, centri di raccolta di generi alimentari
da distribuire ai più bisognosi, ai vecchi e
ai nuovi poveri creati da questa crisi. La
parola è poi passata a Mugione che ha sottolineato: “La famiglia non riguarda solo
un fattore del cattolicesimo, ma la vita
dell’uomo. Non è un fatto ideologico, ma
una risorsa ed una ricchezza”.
Mugione ha, infine, sottolineato come la crescita della famiglia equivalga a
quella della Chiesa poiché rappresenta
quegli stessi valori teologici e sociali.
IL MATTINO
13 Giugno 2013
Mugione: la solidarietà nasce in famiglia
“La famiglia non è solo questione
dei cattolici, ne un fatto culturale o ideologico, ma un luogo di scambio e solidarietà” con queste parole l’arcivescovo
mons. Andrea Mugione ha delineato lo
scenario in cui inserire l’impegno della
Chiesa per una pastorale familiare, che
coinvolga oltre alle coppie, la comunità
parrocchiale e pezzi della società”. L’intervento dell’arcivescovo mons. Mugione
83
ha chiuso il XXIX convegno pastorale
diocesano sul tema: “Dalla sfida alla proposta. La parrocchia: obiettivo famiglia”.
L’arcivescovo ha sottolineato che in questi tre giorni non sono venute fuori grandi novità perché tutto è racchiuso nel
documento della Conferenza Episcopale
Italiana: “Il direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia. Annunciare, celebrare, servire il «Vangelo della famiglia»” pubblicato il 25 luglio1993.
L’invito di mons. Mugione è stato quello di consultare spesso questo documento. A distanza di 20 anni la famiglia
sta attraversando un periodo di crisi
profonda: “Oggi la famiglia - ha aggiunto
l’arcivescovo - è attaccata, ma va difesa,
salvata e santificata”.
La pastorale familiare purtroppo è
affidata, molte volte, a gruppi elitari, e
questo è sbagliato perché serve una pastorale popolare a sostegno di tutte le
famiglie. Il rinnovamento della Chiesa
passa anche attraverso la valorizzazione della famiglia come soggetto pastorale indispensabile. La pastorale familiare allora non è più finalizzata solo alla crescita spirituale della famiglia per
se stessa, ma alla edificazione della
Chiesa con l’apporto prezioso della famiglia. Poi è stato ripreso il passaggio
della relazione di don Sergio Nicolli e
dei coniugi Luciana e Umberto Parigi:
“La vita di famiglia “rappresenta la più
concreta ed efficace pedagogia per l’inserimento attivo, responsabile e fecondo dei figli nel più ampio orizzonte della società” (Familiaris consortio, 43). I
84
valori che sostengono una società civile trovano la loro prima sorgente e il proprio percorso formativo nell’esperienza
della famiglia: il “prendersi cura”, la gratuità e la solidarietà”. La famiglia è anche una comunità che educa alla fede e
alla vita ecclesiale; questo impegno si radica nel sacramento proprio degli sposi.
La pastorale familiare deve ricordare continuamente alle comunità cristiane di non accettare troppo facilmente la
delega in bianco dei genitori, e d’altra
parte deve formare e sostenere le famiglie in questa loro responsabilità primaria. Importante anche il rapporto parrocchia-famiglia: “La valorizzazione della famiglia nella parrocchia e le tappe
del suo divenire come comunità di amore e di vita, può essere oggi la strada più
efficace per passare da una “pastorale
di conservazione” a una “pastorale missionaria”. Ci sono alcuni momenti nei
quali, dando un’impronta fortemente relazionale agli interventi pastorali, è possibile recuperare alla vita di fede e
all’esperienza ecclesiale molte persone
che, pur battezzate, vivono ormai lontane dalla Chiesa”. Dai cinque laboratori di approfondimento, su famiglia e
situazioni difficili e irregolari; famiglia
e educazione all’amore; famiglia e battesimo; famiglia e impegno nella comunità; famiglia e accoglienza delle povertà
sono venute fuori proposte, sollecitazioni e spunti concreti per la programmazione del prossimo anno di impegno
pastorale.
SABINO CUBELLI
Indice
Presentazione
Pag.
5
»
7
»
9
Telegramma di saluto del Commissario straordinario
della Provincia di Benevento
»
11
Relazione “Famiglia e parrocchia: insieme per educare”
- DON SERGIO NICOLLI; LUCIANA E UMBERTO PARIGI
»
13
LABORATORI DI STUDIO
»
33
Programma
Introduzione
- MONS. ABRAMO MARTIGNETTI
AMBITO
- Obiettivo su famiglia e situazioni difficili e irregolari
»
35
AMBITO
- Obiettivo su famiglia e educazione all’amore
»
39
AMBITO
- Obiettivo su famiglia e battesimo
»
43
AMBITO
- Obiettivo su famiglia e impegno nella comunità
»
45
AMBITO
- Obiettivo su famiglia e accoglienza delle povertà
»
49
»
53
APPENDICE METODOLOGICA
»
61
RASSEGNA STAMPA
»
73
Conclusioni
- MONS. ANDREA MUGIONE
85
FINITO DI STAMPARE
SETTEMBRE 2013
Scarica

Atti - XXIX Convegno - Arcidiocesi di Benevento