T
A
V* O
V
A f*
aReccellcntia della lingua,
7 b
Antichi uelausno la profondità delle
dottrine lo r o .
noa
Antitheti, ò contrarij.
6y b
Antro terzo grado del Theatro «
S ia
Apollo , perche Dio de* Poeti *
i 8f a
A ppofito, o epItheto.
x.4 b
Aquilio giuruconlùlto mandauai luoV ghi delle congetture a Cicerone, co­
m e a pIu In gegnofo di lu i.
61 b
Àrea del patto et suoi fignideati..
10 3 a
Arco attribuito ad Amore.
119 b
Argo da cento occhi che lignifica. 9% *9 3 *
Argomento neceflàrio da’ conseguenti
et da gli antecedenti.
m a
A rte, quando fia ueca. %
7a
Arte ha bisogno (li nubuc oflferuationi. 1 o a
Arte d'in gegno.
;
iy8a
Articoli della lingua. v
I27b
Artificio in che modo ci polla giouare
aìrofierta materia.
* 1 j 9*
AruficioeLi feconda natura delle b e l­
lezze dell'eloquentia.
7b
Artificio in che modo non fi poffa. unir
con la materia*
\
16 6 z
Artificio di Seruio Sulpìtio . *
Afcoltare , ucrbo.
10 1 b
Ailòntiui (enfi.
88b8^bpob
Augia etfueftalle.
$7 a
Aum enti>fenfo aflontiuo •
jib
A a is c h e c o fa è .
3$ b
T
A• V
O
L' A.
c i o & fua morte.
13 f a
B ABambino
prodotto per artificio di
lambicchi.
IS 7 a
Bailo di conditione , trafiato.
i.j b
Bellezza et Tuoi effetti scoperti d i Dan­
te et dal Petrarca.
4;a
Bellezze deH’elcxjuentia,sètte. ,
jb
Bellezze et lor contrari come neder fi
pOslano nelle cose.
i 5a
Benignità e grada in Signoria.
18 1 a
Boccaccio errò nella replica <L’un prò*
>
hemio.
fcJTà
C
A b a l i s t 1 che conoscono et
non credono.
1 483
Caduceo di M trcurio.
11 o à
Cagione efficiente della uoce > qnaIeè.
:r 48 b f f 6
Cagione, sènso aflontiuo •
511 b
Cagioni quattro
44 b
Caldo è cagion della generatione.
9a
Calere Igne folis.
’ 13 b
Calore spirito, o fiato deU*anima«
yz a
Calore et lume che significano- ,
7 J*
Cancrq et sua porta.
..
in a
Candere xftu.
ij.b
Cantare, come fia figurato .44 Icttar^vr '.
T A V O L , A>
ca.
44 b
Capello fatale finto da’ Ppeti. ..
1 09 a
Capo dcU’fiuomo lotto cpjal legno del
cielo fìa. '
13 0 a
Capricorno et sua porta .
1 xx a
Carro ethereo dato da Platone alTaqi, snc.
1x 7 a
Calò qual fi polla chiamare.
. 1 z6 b
Centauri che fignificano.
X3 J a
Onde nati13 X a
Non furon mai nella natura.
14 8 a
Cerbero con tre tette che lignifica 5>o a
Cercar, coirle ila proprio.
. . ijb
ChaoS materia prima.
Da Platone è ftimato gem ma :
dii? a
Chaos da Pitagorici pèrche itueio lot­
to nome di Iplendore.
7x a
Chiamare altrui, come figurato dfl Pe­
trarca .
44 b
Cibele, et Tuoi lignificati
, 10 0 1
Cicerone a flbmigUa la uiu humana alr
lanaue.
4a
Cicerone dannò ifuoi libri dell'inuentione.
. nN
io a
Cicerone ci ammonilce c’habbiamo riIpetto alla qualità delle persone etc. 1 4 4
Ciel crittallino da alcuni pofto male lo\
pra il firmamento.
83 a
Cìrconlocutioue, o Perifrafi. • 3 o b 3 3 b
Circonlocutionc lodata nella lingua. XX3 a
ClaudioRangone.
17 4
Cogniuon delle colè lupcriori m che
T A V O L A .
modo s'habbia.
6 ti
Colonne di Salomone.
ypa
Comparatione fa il medefimo, che li
fimilitudIne.
' , 71 b
Compofition uililsima quale.
Compofitione in quanti modi può riufeire lodeuole, et biafimeijole.
17 1
CompofitIone è fonte de’ numeri et
delle armonie.
xpà
Compofition dellAlittorc al Duca di
Ferrara.
1 67 z
Compoficioni, che trattan delle noftre
Iciagure.
3 3,a
Concetti poflono da una delle fette bel
lezze dell’eloquentia eller uefliti.
6b
Concetti noftri con quali ordini poflono efier ueftin.
'
a 08 a
Cpncecto è quello >che lententia preflb
Cicerone.
xa
Concetto può eller di cinque forti.
$a
CondItion delle cose et delle perfbne. 1 3 a
Conforto, che uoce Ila, et onde forma­
ta.
1,1 b
Congiunti lènza uerbo.
17 b 18 b
Congiunto con uerbo non fi coglie per
locutIone.
x| b
Congregatione,fenloadontino.
pi b
Conieguenti, fènlò adontilio. ;
9x b
Confioerationi d'Hermogene fbpra 11d ee.
z6x
ConfigHo uoce,
34b
CoofiSatione, finoni m o.
1* b
T
A
V
O
L
A:
Consuetudine qual sìa chkpiata dal-,
* TAuttore.
*i b
Vale più che la ragione,
11 b
Conturi , o antitheti.
6x b 6$ b
Contrarij perche s’accordino.
73 a
Conuieneuerbo eouiuoco.
iz b
Conuiuio, grado fecondo nel Thea­
tro.
6 %a
Copiosa forma, quale.'
79 b
Coftume de g!I Scrittori antichi.
f 6a
Corpo humano descritto per perifrasi
dal Petrarca.
3S b
CorpodeirhuOmo nonél’huomo, m a
Cornspondenza dal tallone a lombi. 1 1 3 2
Cristallo che sì fa dì neue.
482
'
•
D
*
a n a i con pioggia d'oro *
; 00 a
Delibcratiua forma.
^
81 b
Dehberatiuaforma cai’horaé grande,
et taThor picciola.
8y b
Dentesalbiiv
xyb
Defcrittione e&Rerentedalla perifra­
si.
3 6b
Diana perche uada ignuda.
8da
DiletteuOlI sensi.
88bj^b
Dio in quanti modi rrnolge la perfona.
-^
.
442
D io è fonte et principio di tutte le bel­
lezze.
47 a
D io è semplicissimo.
.7 1 a
Diuersiùdelle persane et de* luoghi. i i a
D
D isu n ita
T A V O L A.
Ominidi non può efler fofferta da gH
occhi uOlgari'.
ytfb
Dolore ne* uerfi in che modo fi (cord. 3 6 a
Donna , homonimo.
13b
Dottrine profonde de gli antichi, uèlate,
iz o à
etti,
EF ftione.
onde fi figura la locu­
H.s>
Elefante più religiofo animai di tutti/ 7 9 ?
Elementati et mifii di che formali {da
D io.
’
84 a
Eletto di Brefcia.
1 6a
Eloquente, fecondo Isocrate.
1 6*
Eloquentia è differente dalle ftcólta fpe
colatiue ; & deue efler misurata co l
senso
8a
Eloquentia in che pofta.
Eloquentia latina quando folle nella fua
maturità.
ìo y a
Eloquentia non deue efler confiderata
nelle parole fole.
i3 'P a
Ha due facce.
241 a
Sue bellezze fon fette.
f bEndimione & sua fauola.
*37*
Enea che getta un boccone a Cerbero,
chefignifica.
90 a
Epimetheo diflribuisce la forza a gli
animali.
1 4-jna
PocoSauio.
14^
T A V O L A .
Epitheti di quantità t et conucneuoli. 1 6 b
Epitheo c'Kanno ujrtu co’i folo pome. 1 7 b
EpI theri da dare a* nopu # et da tor da
ebi.
x8 b
Epitheti di più ucci.
19 b
Epitheto, che colà sia,
14 2
Epitheto temporale.
1 8b
Epitheto fi può trar da fci luoghi.
xj b
Equiuoci et uniuoci.
11 b
Erafindodaconelsimitadonc.
10 3 a
EfppftulacIope.
11 a
E t, pofia in luogo di cioè.
113 b
E p , ò tempo fi dinide in tre parti fìie. 103 b
Età £1 1huorao differente da (e fteflo. 1 p j b
Eternità a gli ferità come può acquiftarfi.
xxf à
K uropa portata dal toro , d*c lignifi­
ca.
41*81 a
Ezechiel Frofeta da' Cabahib hauuto
per uilLuio •
, ;
f *. *
F
a c e R 1 certiorem , conuirium,
etc.
n b
F a g g io , parola prefy in diuerfi fignifi^
ca •
\ a
par mftieri, che locimonfia.
xx b
Faua , che lignificano ,
*3 131
Figura tratta da gli aggiunti.
61 a
Da contrari,
,
61 b
. ..P a g fia tti.
, PJ b
T A V O 'L A
Tratta dalla qualità dèi corpo 4
Cì b
Da gli apparenti. alla med.
Figura dell'artificio.
17 1*
Figura topica tirata da luogo neceflàrio.
xi * a
Figura prefa da* confèguenti a imita*
don di Lucretio.
1141
Figure.
43 b
Figure sì geminano a ueftir un fol con­
cetto.
4 fb
Figure proprie di Poefia.
83 b
Figure topiche da quai luoghi pollono eller formate.
xiib
Filolofo è aflomigliato al fabro.
18 9 a
fluuij liquente che epitheto sia.
zyb
Forme fono tre fole, fecondo Cicero­
ne.
78b
Forme generali d’Hermogene.
8o b
Forme uniuerfali di Cicerone et d‘Her *
; m ogene, in chi conuengano et dilconuengano. _
84 b
Forme fi compongono d’otto cofe • 8 6 b
Forza uoce >che colà Tuoni.
3j b
Fuoco partito in^tre maniere.
9 jz
A v
' c uerità.
99 a
G Gallo
perche faccia humiliare il Leo
b
r a
ne.
94*
Cafparo Contarino fcrilfe di Metafili­
ca.
4 -J y a
T F
f
O L A.
€cmmauoc<s.
\
iy b
Gcperation dacheproucpga.
>a
Generation delle cole da quanti princi­
pi j dermata ^la’ Pithagor*ci. ^
7 0 a,
Genere a fpetIe, fènfo afloutiuo.
9 rt
Genelì dichiarato nel principio*
6%a
GenItiuo delia medefima uirtù, chele
fofleadieuiuo.
34b
Gerionc uccifo da Hercole che dino­
ta .
5>4a
Giudicial genere.
11 a
GiudicIal forma.
81 b
Giudicio, fènfo aflontiuo.
91 b
Giulio Camillo accarezzato da un Leo*
ne.
5>4t
Giunone ricercata d’adulterio cja IfSion e, che cosi focefle.
p oa
Giunon fofpefà finta da Homero. 81 a .9$ a
Giaftitia et Pudore da Giouè mandati a •
glihuomiDf .
14 3 a
Gordio et fuo nodo .
8 ya
Gorgoni quarr^grado del Theatro, i r ò *
Gorgoni da un’oediio folo, che fignificano. ‘ :
in a i la
G o rgo , o figura delrartificio.
1
a
GradI prOposh a gli Scultori et^PittoV
r i.
1312
All'elOquente.
Grane Se loro significate. .
" io o à
Grauifensi.
88b5>tfb
Grtì che significa •
114 a
T
A
vr oc L f
■i'i'
. H
f A v i r e , homonimo delfecon‘ do grado,
J 3 Jy
Hauer memeri che locution fia.
11 b
Hercole purga le sfalle d'Augia.
9 14
Hercole et Anteo che significano. , I X J a
Hercole con la fretta di tre punte, che
dinota.
* 44*
Hercole è 11medefimo che’l Sole.
18
Hercole Duca di Ferrara
1 6j a
Hermogene confiderà otto cose fopra
l'Ideo. _
%64L
Homonimi et finonimi.
- 11 b
Humano ; nome proprio del fecondo
grado.
, 13 b
Huomo per quai mezi polla acconfeutirealrIuOlgimentOa Dio
472
Huomo è un àlbero al contrario.
96a
Huomo ha due maniere d’occhi.
11 o b
Huomo é gran miracolo.
IIU
In che modo fia le più uolte intelo
fidila facralcrittura.
in
Huomo et fuaprudentia.
14XJI
JT
I
.
IIdee d’Hermogene come confideràA c o b e t fu a f c a l a
-tc*
Idee collocate nella mente Angelica.
io £
a
xtfa
71 a
T A * V O L. A.
Imitando un perfetto imitiamo la perfettion di mille
,
12 7 a
Imitatione è porta anclio fuor delle pa­
role.
19 1 a
Imitatione infegnata dall’AUttorc . 1 o 3 a
Imitatione quando fi fa . *
. ,4,1 0 9 a
Imitation delle parole, quando fi fa .s z, j 4
Difefacontracolor, che la negano. 2 18 a
Incantagioni, onde nate.
Indefinito a definito, sènio affondilo. £-1 b
Indiriodeiiecofè udii onde ficaua, 1 4 $ 4 «
Indiuidui hanno più colè, che fen d o ­
no a loro che gli uniuecIàli.
9*
Indnzzo buono , onde può uenire . xp a
Infermità non conoiciute come gouer
nate
1 8 oa
Inferre contumeliam, locutione.
iib
Ingegno del Petrarca nei fuggire alcun
•: 4uobio.
*
j %a
Innabilis unda.
iy b
Intelletti pqfti da Ariftotele .
117 a
Intelletto agente prouato in noi da San
Thomaxo con bello elfompio. 1 18 a
Secondo Simplicio èfuor di noi. 1 1 9 a
Iatention dell'Auttorc nel fuo Thea­
tro,
i a vt f i a
IQucntioneonde deriuaper lo più. 1 7 3 1
Ira , et benignità in Signoria.
18 1 a
liberate che diffo dell’eloquente.
rtfa
l&ioae et fua fàuola.
1 33 a
T A V O L A .
LA ntroa .luogo considerato nel Thea­ i o a
LascIarpaffarc, andare, et simili, che
locutioni siano.
iz b
Leone perche s’humilìa al Gallo.
£4 a
Leone ucciso da Hercole et fuadiduaratione.
13 4 *
Libero arbitrio a che dcue effèr dispo­
sto.
f 2>A
Lingua Latina perche è superba delle
me bellezze.
Lingua Latina et suoi siati.
1041
Quando folle in colmo.
3o f a
- Bisogna che sìa imparata da’ libri, 1 0 7 a
Lingua et fuoi mancamenti corno pos­
sono esler ristorati.
113*
Lingue pigliarono splendore a poco a
poco .
10 6 x
Locution propria.
x ib
Locutione che importa.
%z b 1 3 b
Locution traslata. **
38 b
In quante parti fi può diuiderc.
39 b
Locution figurata da gli effetti.
f4 b
Locutioni figurare et lor topica, 4 1 b 43 b
Lume et calore che significano di men­
te di Plotino. .
77 x
Luna reina delThumiditiL
78 x
Luoghi del Theatro in qua&^oncetti
hanno d’hauer luogo.
11
x
A v o L A.
Luoghi ch’albergano, i concetti, allog­
giano ancho le macerie.
3a
Luoghi piem di materie , ma nudi di
lingua.
J a
L u o g o , che colà Cu.
LuogodICiceronepienodimiferigort.
d*a et eli pentimento.
HA
Luogo , fenfo adontino.
91 b .9f
Luogo topico dal limile in Virgilio. X6p *
^
.
M
A g 1 A di Zoroattro era la prima . vi u
cofa, c’hauefle a eflere infegna-,
ta à&è de’ Perii.
*
88 j
Malinconia indotta dal Petrarfca nella
fua donna.
48-a
Mancamenti della lingua perequante
uie poflOno efler rIuorati.
a 13 a
Marco Tullio perche meritò nome di
Principe d’eiOquentia.
9b
Marte perche fintò fopra un Dragone. 9 8>
Matena.da quali parti può eflere infor­
mata.
$6 A
Materia prima non è cqefleqtiale con \
l-Attore, et con la nera luce.
' . 73 A
Materia ^ome può efiès copfidgrata.
18^ a l p i 4
Materia che uicne all’eloquente.
1f 4a
Materia prima de’ Poeti.
19 1 a
Materie dell’oratore , et del Poeta da %
che qualificate.
_ „ 1 9 1
Materie
M
T A V O L A.*
Materie quali fi chiamano’.
Mediocre forma quale.
79 k
Mente di Platone.
et.
Mercurio auttor delle malitie.
f<? a ^
Meifcurio con un gallo. . Methodo ha granTorza ne* fogge,ai. 3 4 A
Methodo proprio della Poefo.
.
b
Metonimia.
; ?
^ h
Minotauro che significa-.
A i s \et
Misericordia qualifica J’aceufisriw di
noi flessi.
<
ioa
Mótathon Angelo
*
64^
MIfti et elementari di che furono da
Dio formari.
841
Modelli sensi.
88b^7 b
Modo,sènsoaflonriuo.
,
Mondare.
ìjx ia
Morire, defericto dal Pet*. per p e r i r ­
si.
Morte.
173 3
n
•
.
,
X J A* ? l f o c lic fig ftfo rv i ’ l t j i r i H
etN Nafrimento.
. •,;J
a
Nascimento delle cofe.
f>a ,73 9
Natura d un’auttorc non può d*
tro eslere imitara.
1 3 I fi
Naue pofla in paragon della uitahuma
n i.
4 + 1*1*
Necessità naturali.
?
Negromanric»onde oa#e.
-,
O
Nephes anima.
* r
,114*
E l’ombra cheJhim otoo V fifoU pO
4 É4 -*v
T A V O L *
d iri.
H 6i
Neflamach anima dia ina.
11 j a
Ncue et giaccio che lignificano prefio
1 11 Petrarca ;
■ * - : : «•, ! t t 9 f 1
N odo di Gordio.
su
8.9 a
N om e , ouando non poflà grcolcriuer
le meaefimo. ‘
' 3 4-b
Nomi appellatila, che fine habbiaoo. i 1 3 vb
Nom i che finivano in A.
11.3 b
Che finivano in E.
. Jfl?4b
Itf b
Che finifcano in O.
Numeri fono effo D io.
77 a
■*-* • ■ .•v'***' ' ?:i ■ , ~t*i !v
o
1
de* fenfi^
OBObliuion
deiranime.
47 b
9
Obliqui perche cofi chiamati v
34 b
Oceano che co fa fia.
7^a
Occhi di Giefu Chrillo
. ;| ,x 8 a
Olimpo che uoce è.
38 b
Operatibni uerfo Finirne noftre, quan- \ "
te fono •
39 a
Operationi fenfibili >et non (allibili. 4 6 1»
Oratione, quando fi dica buona - W . 7 b
Oration Dominicale di quante parale
A9 i
fia.
.
* "Ordina del Theatro.
*^
*
Ordine del T ofone oade tratto 1
^Ordini principali per ueftire ogoiflof ftroconcetto.
n. .
a.afta
^ O ue,uocechefignifiau
. ^ .r llp b
1 t t i
..
T A V O L A *
P
\ l l a d i tre.
I 4 J a
Pan et fua imagine che lignifica. 66 a
Panegirica forma.
8zb
Panegirica in metro.
82 5
Parche che lignificano..
*
67 a
Parola fciolta non può efler traflata. 1 o b
Parole con più fatica fono elette, che
le lentende.
If4*
- Diuifèin due parti.
JfT*
P a r o l e Latine come debbaoo adoperarfi.
Zp 9 *
Part, uoce indetenmna».
is U
Parti che poflono infonnare una mate­
ria.
Z6X
Participio fi può uolger neifoo ucrbo.xo b
P
F a sifà e.
;
Innamorata del toro^ cficfignifica. 1 l i f
Tafqua che fienrfica.
43 a
Paflar noia ,lOcution trafiata.
to t
Paflàre e ftar fermo.
4x4,
Tafiione perche fi Renda per la materia.
1 9 5 a
Passioni mafie in diueriè perlone.
z 1 -a
Perdono, uoce.
iiob
Pcrfettione in uno Auttore come Sacquifti.
zi 6a
Perifrafi neramente qual fia.
19 b
Perifrasi, che colà fcu
.
J o b $yi>
fuoiluoghi. .
alLimej.
Ffcrifìrafi è differente dalla delcrittion^.3 6 b
Perifi-afi in quanti xng4 t
«37 ^
¥
A V O L A
Perifrasi posta in una sòia j j o c c . 3 7 b 3 8 b
J'erifrafi cOaie sì conosca dalla Sineccio
che.
37
Peripatetici neganti le Idee >riprouati.
a carte.
78 il
ipèsfona in che sia differente dalia condition di perfona .
1 •
13 %
Perfona et parte.sènfoaflontiuo *
91 b
Tersone et sor qualità.
ry a
PettarcaetfpO artificio- itfa U i i j . a
30 a 33345- a 4$ a 49 x j x
1 7 1 a 1.9 f a
Petrarca trafle la inrtudeHtfffgrire|»oyc* ;i
oche dalie cagiom matenale , et tfffi
dente. 48 b y <^b dalla formale et
finale,
j * lb Lf/bet ftgùc per tuttp
'l'iede significa il uoftj-ó difetto,
1*3*
Pigrat radIeds cpithetb.
1j b
ÌW ugorici a due foli capi riduce uado U t
^Ti^gorici fanno fei principij, n :; y 'jfò it
Pittòn per quali gradi poffono arrraare
alla perfeteion de gli antichi.
tyz a
Alatone ftiniòil Chitos ^gemma.
69 a
Poema, quando fi dica buono A
7a
Poeti perche hanno A pollo per Dio. i $ f a
Poeti di che fi dolgano nelle lor don­
ne.
ì?4 ia
Prender moglie che locution sii.
11 b
Tri nei pij deipithagorici.
jo x
. Produzioni fotte da D io.
<T8a
Prometheo legato nel monte Caucafo.
T A V O L A .
fo>.
ny*
Prometheo fctrinio grado del Thea.- / j
tro.
Prometheo et Epimetheo porti adiRri
buir le forze a gli animati »
:. 1 * 1 a
fua fòuiezza.
141* a
Pronomi*
1x 9 b
Proponimento uoce.
33 b
PtoprIj del primo et feconda gradò. 1 1 b
Proprij della PoesTv.
83 b
Proprietà della lingule una naturirddi ‘
le bellezze dell’eloquentia .
7b
è porta ne’ femplici.
alla med» et & b
Proprietà in lommo grado da che pen­
da.
n -b
Proteo che. lignifica .
7 8a
Prudentia de gli Vditori, norma de gli
Eloquenti.
x x f*
Pudóre et Giuftida da Giouc mandati a ,
gli huomini _
*^3«*
Purgatorioaflegnatoa Marte*
80a
Purgatorio erouato da Virgilio .
n&a
Pud lènfi.
88 b
b yab
Q
V a l i r a ' delle perfòne *, delle
cofe, de’ tempi, et de* luoghi. 1 f a
Qualità, fènfo>aflOntiuo*.
9X. b
&
A g 1 o n a r e , uerbo #
i o9 b
Ragione che cola fia preflb i Filofi)
fi*
hi 9 *
* *
ni
R
*
T A V a
L A,
^Ramo d’oro di Virgilio.
67 a i * o a
Regola de’ nomi per alfabèto V
14 4 b
Rhetori antichi fabriearotlo il mondo
della lor Rhetorica più utekio attuta
- tellecto , che al fenfo.
■
8a
'Rhetori et loro configlio in qual luogo
del Theatro pofti qall* A uttore. * i n
Richiede, homOnimo, o equiuooo uer
( fco.
n b
Rima, che lignifica nel Petr.
10 1 b
RimpouerautI fensi
8 8 b i>8 b
Riuolgimentoci fa uenir fànti^
41 a
Rofa da Virgilio polla in paragonAelfes
u iu humana;
.v
4a
Ruach anilina ragioneuole.
a1f a
& -.2
•i: . .
■;;i,K es vv ; • •■>., .* \ •
S
A 1 t t A (PHercok di tre p unte >che
dinota.
>• .Ms.n) .14 4 2
Sagito innumerae.
.. i 6 b
Saluto ùCito nel tetto Hebrco . * ^ 1 1 0 a
Satiri che lignificano.
.
i$ .r a
Saturno freddo et (ecco.
1o1 a
, Sauiezza di Prom etheo.
\
14 1 a
Scaladi laeob.
*r?r
v io tfa
Se orza uoce.
^4b
ScrittoriantichietIoracòttumi.
jt f a
Scultori per quali gradi poflono arriua
re alla perretrion de gHantichi. xy-%1
Secreti diurni da noi noa debbono
irfèrriuehuù
rf 8 a
T A V O L A .
Semplici proprij.
LO b
Semplici figurati.
*
I .fb
Sensi fauolofi fon proprij dclM Poefia. 8 3 ^
Senfi, q nature d’efsi, quf2 ^ ;IÌÌap . 8 7 b
• Senfi dilecceuoU.
., , . ,
Jpjib
fettcri.
.............
•” i<> sv
graui.
96 b
modelli.
, T ,
97 b
alteri.
5>7b
n m p r o u e r j i l u , . ..
£ftb
accusànui
,
,
.
^p8 b
Senfo altro non è »che la narurii Hel fog
getto.
8<f b
Sententia preflo Cicerone uol dir con­
cetto prefio noi.
X*
Senno Sulpirio et fuo artificio.
1 3a
Settenario numero perfetto .
a
Seuen (enfi.
8 8 b 9f b
Sfinge perche folle polla da gliancichi
alle porte de’ Tem pij.
f7 a
Similitudine, che fiafoogo di locution
figurata,quale è .
69 b
Simiiitudinenon àuanza y ne e auanza* ta dalla cola, a cui s’ailbmiglia. 7 1 b
Sineddoche»
l£ ,b
Sineddoche coinè fi conofoa dalla Peri
frali.
'37*b
Sinonimi et hononimi.
ì 6b
SofTerir onde fia detto.
i i 'b
Soggetto è il primo cercato nella coro-,
v
4>ofitione.
ÌÉ£Ì>
Sognochfcooftc.
1 , \Y.
T /è t ; o U A .
5òlcin Tauro fa uerdeggiare ogni colà. * a
Sole è la più degna cofa, c)i£ sìgosla ue‘ dere in cielo,
iS5?a
Sommeffaformaqu*le*.
78 b
Sospiri amorosi unno nodrimento a^
<
cuore.
i'©3 b
Soflegno nome.
1fb
Specie uiuono sèmpre in D io„
77 a
Species Innumera:.
1 z6b
Spcftabat ad; che locution sia.
23 b
"Spirito dIDiodoue sì fermaslc^
432
Spinto di Chrifto.
10 7 a
sporchezza uien da humidita corrotta. 8 72
Sulle dAugia.
8 72
Statue animate di fpiritp Angelico defcrIttc da Mercurio Trim egifto- 15*2
Stelle fono gli ocelli del mondo.
93 2
Suonarla tromba , cojue figurato da
Ouidio.
44L
A L A R I , che significano .
8 fta
T Talari
fello, grado del Theatro. 1 3 7 2
Tallone corrisponde a’ lombi*
v n^a
Tempi Saturnini et Lunari...
1 o ra
Tem po, fensb aslontiuQ..
91 b
Tempo;o età fi di uidfe in tre parti sue. 1 o 5i,-b
Tempo descritto da gfi anricni con tre
w teste.
iota
cT,erra con che epitheti si nettai
18 b
T?cria. il moue.^ secondo* il- Trimegj^
T A V O L A .
ftO.
1
9 3*
Theatro di Giulio Camillo con quale
mtention fia flato da lui ordinato. . i a
Theatro de11’AitftoIe con chg ordine
sìa flato dIfpofto.
. V->-/
. r
Thomalò Sayl^pproua in noi l’intellet­
to agente. . ^ .if
TIberIo Imperatoredilcero^uaalio fai i
ro le cole.
'
<>v i 18 %
Topico et craflatotofieme.
‘a.'i p a
Transìrfc» cioè pattare, come fi fa.
4*?
T ran ce che fi fa dalla parte diuiria et ;
da quella delfttnima.
J 1 a
Trattata lOcijcione ì et fue parti. 3 8Ì> 3 9 b
Trafiatc,fentendofe, et Amplici in fhe "
fiano differenti.
, ’ 40 b
<Traflationc comefipofla fare.
*
Trattatioùe, come fi conofcauia dalla ._
e' pcrifrafi.
£7^
Trafl^cione è più breue della compara­
tione.
71 b
Trafiato nome et uerbo, quale.
* 3b
Trattato ; eo^Iie fi conolca daH’hompnimo
; u t»
Trafiaco, et topico infieme.
iì òa
Trifou Gabrieh et fue lodi.
4.9 a
Tn ftezza del Petrarca per la morte della
f
fua Donna.
19 7 a
Triftézze humane.
S ì*
Trouar, come sìa proprio .
ì b
Tuctu alle paro, fenfo all annuo.
guaritati d i Argo w ■
94%
'
i oa b
Vdito come u&heall'imooKJv; ufi. 99 1
Vchicoli dell'anima noftra.
4%
Vello defròró et fuo lignificato mirtico.
ft&b
Verbi.
i$2b
Verbi irregolari*
I37brj$bi4*b
Verbi della feconda congiugauonc .
13 7 b 1 j p b
Verbi d^j^ttìta c o a ^ g a d o n e .
14 0 b
Detta^óiru*.
1416
V e rta cpundofi^Hiami porte eflcntiaL
. j, : delhPecifrafi.
•
;
jy'fc
^ Verbo in che gli attrni et pa&ui fi rifotùono.
14 2 b 1 43 b
Vergogna uoce.
34 b
\V ergo gn a non é ricevuta da A rifliìid r
numero delle uritu.
113 b
Venti' ha forza (opra tutte le cefo.
97 a
,Vcrib di tre parole fole con che artifì­
cio fi faccia ; et come''HpSc fotta dal
Petrarc^.
4o a
Vcftimenti del corpo humano aftamen
te considerati.
1oa
Vicinar fi la fora, come potrà figurarti. 43 b
Vina humida epitheto.
17 b
% VirgiliO, quandoabandoaatie la foueciti filosofica.
4a
V
A ccÀ
VdirCjUerbo.
T A V O L A .
Virgilio &. fuo giudicio nel descriuer
la uita humana.
,
i<foa
Virtù attuofa.
13 y a
Vita humana da Virgilio aflomigliata
alla rosa.
\
42
Vita è posta nel fangue,sècondo a l c u n i . b
Vita c una fauola.
iia.b
Vita humana aflbnaighat* alfe roù d*
VirgIUo. itfoa.v
Aflomigliata alla naue dal Petrarca-i 6 1*
Vniuersàii hanno manco cofc, die sal­
gano a loro, che gl’indifcidui »
9a
Vniuod & equiuoci.
11 b
Voci accompagnate sènza ucrba
17 b
Voci proprie11 b
Vsò quando sì può uedere.
aa b
Volita che si caua dal Theatro.
fi a
Valiti della lirica deHAutorp 14 7 a
IL F I N E D E L L A T A V O L A
D I L L E COSI NOTABILI.
.fit/
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a
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D I M . G I V L I O
C A M
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IL L o
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*'-T H B A T R 0
A M. T R I P O N G A B R I E L E *
Et ad alcuni altri gcIitiUuioIrmii.
O r s l e X pH rcM .flcm fa
parte compite ere a desse»;
d m di #o/?re Signorie,
n o b ilitim i & d o ttifit
Signori m ia , nel darlo-*,
ro quello affiggi*,eh* d i
mandano dell'Arte, c/si*
tu utile d T h eatro m& \
Ma in quefio mio partire occupato da tante
f t , sa ben certo, ch'io uon potrò f a if f a te a pie*
no a quella affettationiche forfè f i hanno ò w t ,
mesca nettammo . Pur cosoin diuerfe pa rti ti rato da miei m olti a ff a r i, \adombrerò in ffuel
tmgfior modp^ doto potrò U u ia a d ' i o n$gH%
tenere & tengo ; acciai che non pére approsooÀ
J m c o r titm ftm b c q é o jlti qugfiJtponga fHtllo,
A
-
*
Jh f ^
i, * i ,
f|
J* rflaefo n e<tlonmà* 2 a é ta !ig i^ % M M e K
j eda i l
n o fire fa r e re , p s a ^ WbuLjM*- lV jgffw ^ N w *
f a nobiltà c^ewfaesia, che n m y i b&»e*4o «icer queseu^mwaa/ajheo,I»lo ifrglnjjie è k l i \ w t n t e „ Et sesafr ( che Jdrsio? la t^ g U i )
*
non mjfcacerJhetfarea'atKM&LqMabtf# nu ;
d e g n a te fitra p u l, eh ep er sino-a qmjsatfo batte­
te* d o t difenderm i da ta n ti morditori-,ch'io per
me non bafio . ] /pensieri» adunque mio eij/rco»
ine io fcrtfii nella eptfttla a Monfignof tetribo )
Intenti* ^ faticarm i ut qu ef a , che eia fin n loco del T /*vl
«UU’autto tro*wo habbia a d r fftr I k f f i t ejuatnevfkc no- *
•e n d fuo s i ^ concetto d i materia y d r b t e , & d * b n g k * .
*tl° ' te fè rc h 'ie fia ntegho tubefa7 Vtp*uàdwio
m w iw E de cweeett*vdiea V d i e n t i fuo tetto f i fh ^ eu U & * f i r t o 9 f * k ^ € k + fin ie n ti* -etrprefièCice- ;
In.
rene v U q u a le fm e jfió è m à t^ enda* m f i ttf # *
fole Mcerne d a
\
ehefmh^toM c^cmtU fio r e n ti* * a eemoé jddi a* oflariiriììiiisCtfnnr • « ai ^ i siVii siiMfcfiilWniiau
fr e g a n e atìegeeù recarne f i
€ F O , sa fym ficaffe fiu a U d o n e K ùuetloCe
accommodato a ia >speculatione; perci*.que fio
arbore nonnafeenatterahntttte ^ fcn en in d a th i
ftlnaueh* & r e m o ti* * 4 lfe n h t *$*gà&paWic^
aUroued» Condotte* • m u . ,
i>.a.^A
' T a /u m « n er dosow u m b ro fie a m m m a fig o s
- A fitdu e u e m e b a t.
•> ■ » ;» r n :G ; V i
X / nella m edefim afigm fcottene pefe t( fe tra r*
4a il dotto arbore ne ^uebuerfo :
A if a r m tttw tif i i? # n b r * 4 o m f id f g g i y v
-
?
*.
-
I
\
' . ■- >s '
D E i wT t H JR * T .
'
IV
, \ T u tto pensesa *
-V ; • . , .
->
accompagnando quella uoct pensesi, c lX 4 « t» *a al dwtosinttm^iso* Et 4 tro u e fa n d a * . *
Casi pensesa in atto humilem s a g g ia «wr£H*
S a f f e »C/ fidcrfewnu mutU rm*n\ ■>.* •
L aqual ombraua-m h d lauru « «ut sa f^ ee „
Impero che uolendo m eftrar i, aur a, lontana dal «
,
hiafitpcm lceio*U A a pexco& pagm +il.s a lg ^ a
rtW i l/enfioro , auar* € ^ < p * fd & w n * k * M ^ * >
che t j U saper , f a f a n d o X 4utsa*siu,**|*
quaet loct* e/ie pvffu u dora albergo a.m onoa/fa k
pc/fimo alloggiar ancor le m aterie. Per la qual
v .-'sa,,.
iofaogut molta, c/ieV fa g g i* figtufcarafprtm **
lattone » quel loca e lic la occuperà , p o trà e /f a A ‘ " _
occupato ancor da m ot erta » concio fia cosa, che
si pua iratfar della/peculati on lungamentet-<%
*’
.
chum'of^mo è 9perche 9 quando il f a g g i o " .•:*,
fich erdfin p iù emente l'arbore, n o n /a m tU esa> >
s ir collocato nel lo to , dome l>aiteremo a ce&oCM
U /ptcuUuotH i ma tra i nona do g li arbor*. E*
él mero , che potendo fi ancor parlardella «a**- •<»’
**
* fa d 4 /àggio & delia f a p a r u o o la r u m m , f a ,
. v7
tr tb b t dm edtfim o Uco^<tikergar non foloM né* - - -l U.
m e d d f tg g to 9 m a la fu a natura : elu ci d e r à ‘ » 'f’ sa*
quofi nmamSUerta . & i n mero, quando fiume
le/Jt parlar del fag g io , come d i materiat f d r f a * 11
he Infogno nducere infum e tutto quello, eh*ì ** * •
i7alo feru ta del faggio , da T heephrafie +
da altri f a t t o r i . Lafciefo di dire la eagum ^
perche^concetta può efjtre d* una <Ucinque matnaniew
m e n : « dico f u m ic a t f f a b i U y b d t c e fe ftm * * 0 *****
tUfibdi ymali cojÀmitaàutfduUt irAarnsi pàrf
* V
V
.
V#
' imifibrt** padi unsepiu vifAik^y ikUHjtbifce
-dSaftotmmntéktm» uchs ehedhge/to wetmt ae
eU#*Uùfi
*wtfc*mf>*gH4t*Ja
tm atttU gb dormenti ptptak*
d*Sr*
htmmaitsfirA .fitm dofiatax tu ,
.foppm a^ dal Immi l & 4 * * à p k fifi* 4 *?fo*g*Ue
' - • • ’fnf'uenseCiAsA .*$V?Ki
•*'**»**
,v,; VrmctfHovohm, aetèrtfo
,
1 ***
d b d e u m /e m i ne’ quah gU eloquenti r f im ty
uoueoAe F/lesasi mofireranm altu^e-befie*<nse;
fi comttfmmdoifumgom fdtrm mottefmì^a ,
fierunfide1k d n de\
* q « w » d o u o g l /n -
■mtratt»ìddU 'fi*ght&ddN*mum* w *a: fi
T*to6f* * X ù $ fiié é * Jlf 4&
in qt4*~
^tuuaettr.AEl nutrir, i lesasi**, ■&< anda ne/
nsenseir inB < *i< »rfi y < l to jft fu n se neimondo h i
UtMl pari d*jl)ÌMMmp*m* **M fcfm dnrabdA :
4?xatfidermd$U Égfifam ; ìdttaeoft ttagbe
Vita ^ daEoh^ ^ o ty. ^ ^ ts^^ T ìp^ l^ ^ I
Virgili ' *w U d& *4** ^
h*t*r*na, si^td
uiTomi- *u&n*#rrt# «flagro*» aWraiW/M ideila roso*.A i*
«u clctrt
i^»nn sa sagfl^
«C
I ^ saMmalimgWfiyn <KÌP »
It 1114
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,etuniatmne*.
a*< fainsesaaafoodj ^
‘ HHwyii ouwAisuyiàfftdfaloso^awnwflCia «wiad fiuti’
Paul 'Àmpomeprt.asoppAsoMuedoépetetiPe^fiePépja^
lifim a cosai da u t d«re , xneqtr t a l f a tt o * c f a
nel mar tranquillo porta U urie tla te-jd-fr o f f a
re mento:Pnu*f a f f i u u u cm r+ vk t f a f a t i t i
cm rfifiadotU t i f a t f i * Cr f u m o f a ttf r * * * * * j
dJtidetta fa d u a fa e fugk a tifa ifatito at* . s
tateou sap ra hi tinsero franse uihe.Xfi come f a -,
mentre piange l a in e r te >dà i f a * C f a f a
Ma il Petrurna n fa p tije e r fa * r d a à fia x t‘l itsr
dada n au afarf.ìmkfli f a f a s a & é n l * d fy fa m '
s tim a titi* aL eiidomUJe U k iU fif t,. a d o n ti ti
matfirrde&e u f i : he quali non d tm m o g U M é f
q n e fa fi f ir n fa tic a ti, tìr gl# honmafafiem^.
pèntade temone & fin te materiet qu a lefeu a p u fa
U j cete par la n o d e lti adirai menate o partite^*
et i H tam falcqm Jk bona atro *as e smU&hetUt*.
sa «e t^ m u f i fati* tremati tuttiforno contenuti^;
Ha V
lochi fexam* per utentnM f
piena 4 materie rana nuda fu
pentititi** notitinonm lidteèrifatifatiti* i
to ta f a m e q f a t i , i c b t* iw ttm fa x U * o fiù p « ti \
t menti f a nof a nttigteimX c o fu tfa ù fa a rsn éfr ' '
p u t i d e p a rtir, m a m t a t i c c f i t i f f a a H t i t t f a ^ ■.
pae/ne.* 4&t>àlmJmnndmm-*» f a dòm atàti*-i
d e tti cofe p er ù f a t i atti* Infiori*. , 0 u u lta lm fa ^
, fatuità MecaricM pU ltiqfae aleutiAm toubéhy^ «
bòa [cretto. M atior p a r ti note tti-M éM tefadM 1'k
. fornam ento , ch'io ho dato al T k etiroam dper^
fino a quefio g io rn o , m ade quell* f a fa te fw .
darti , fi ai chriftim ufàm o Rie fa u fa d i am*
tarquefio m e a p tn fifa ; ■ ^ f a smarmutgltU,,
cfc’so b otiti a W o m n u titit i d r ip u fip m fim f a r ,
crine*snnyf/oiidl»tw f ^ff^raM(éunp ineinctitici
~
'■ 1 -rV
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*•1
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D I S. ' I N
1
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M A XT .
r *Rian
A n c a ta nel fejlo d e i naturali può'0
• o f f r e hA
a p p re s s o di me ? doue d ic e , n e lP anime n e
n o v irtù s ir # essere « i t a c e r t a iurta d i alterar le cofe , £ T
l^ fin
5 m o ^ r r ? tr im a nofira è
d ie n ti * portata da alcuna grande off ettian fipro'effe * ,
r * Nfgromi E, A r
^
’S
r
n
;‘*
' 1»
l x
i j L
t L
">neffìmtempo effer
più accom modato , che quando l'animo dettoti §
fia , perche la rra n d t affettion alteri il corpo .
efr quelle cofe , s o p r a lequah egli fi mnoue ; •
L & JK
a c u ì le e o/c inferiori obedifion e, e p e r altra ca
riconofia da D ie . Ma, perche la dim andagli e
m i fate y è d'mtùmo all'arte ; d i lei con noi te r -
- e *co , che pensiero, a n \i preponetene tn me non e,
oom em olti auifano, d# dannar Varte degl'an­
tichi A b ita ri per introdurre una marnami* »
bercioche tanto fit* lontano da epieflr-penfiero i
u n to io non ifììmo aUun nùo trouato effer
tono
p i^ io jk tic a di dar per m iei lochi crdm e alla
t J i et enea , che ci hanno lafciato g li antichi i
m olta cura ho bauuto , Cr hauro fem pre, d i
cufiodire & di fa r u edere ogni nummo loro
pregetto c y configli» , n o n qrua fi n u do, ma ce*
me fra sfato trattato d a g li O ratori to da i Poe­
t i ; & per quante uie tn diuerfi materie y por
ferm o tenendo i che 1procet to p'I tonfigli o non
u
'& L*
|
DHL
T H E
AiT.
f
sarebbe cefi ben r k tm to dottam m o d ettim pa­
rante, sa non fuffecondotto al fenfo fino m qua
modi, ne* quali è fla to meffhiu ufo d a g li fe r iito r i. Laqual fa tica n o n f i lanterne tnoftru.U
virtù d e g li fori t toro >m a ancor de H b c to r fd *
hanno fuputo efftrHarey perche m tanto di chimo
_
„
_
_
In*
o/Jeruata to c unó.
’W S% P 7, 7 %3 r % Z * r 7 ; "m S S S . A t * <>“* " c f e C i O W s u e col trovato mio non intendo di P0 ^”0 ^
fa re ingiuria attorte de gl* antichi ; daUaquat ùchi
riconofco il tutto , e y laquale io metto a federa
in un nwltohon o ra to l^ Q ffe t^ io ^ ^ ^ ^ f iy
" ^ ^ ^ T J W e fo p fT m J io m o /lro . tm per odi e il
trovato pilo e radicatonella virtù de loro prt*
te tti c r configli fJ M a qvefta d ifferentiae tea
noi , d ir g li a n tic ln liM n o te m ^ o tte f^ ^ : 8 c h
J S xS m e T f f lo r o n n ì^ ^ ^ W ^ l u i T i a u ìa f o ^
di mnaeSignori^Tfoo g*a pochi giorni effendi
tu tti no i lufiemc a legger d i que'dtuini libri del
g t^ t^ m r n o a q u e U a p M te T r a f ta d d l Tim eé
espiatone ; doue nella creation del monSTWt*
c U c^ o creo quella p a r tt^ J S m p ^ ^ ^ a ^ r f i­
utile a lu i , ei dice queste . o cofi fatte parole ,
g ii Dq m in ori, come a fuoi numflri ; doueni
o w m j m effer m ortale tutto il rim anente, ri
peritene a forn ir qu ef i a fabrica ; & non poten-,
do ciò f in \a tne\o venir da me ; perche farebbe
memoriale tutto quel a che da me filo u t ruffe i
A
UH
t
E T lfS .' E M
uoU m U autU quella
dote tn m e , prendet* *
f h t , & ci) e
*f M lfi
■ -$ £ * < *
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9rmnori Dw nonfiie
fronde P i o , ìó ettirr
^ ^ J e n f e S to T ^
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*U*À lWW*W~
##c4saosoe Udlte-f e i* mt*fi\%jifaitljm * iffkM *
f H m i o f i & M * * * -ciirffWM (li-puAof* u tfW
andare n tm f ig k à f i omgfi>4n ^ i e A h & c fijlft
li ordini tocchi d i* fi p r t f c r i t f tf *Qft A f/enilre a l - ,
arte mia--, f i p m r k U x o tÀ * p $ k jfi< r .d ip 9 +
N a ta m e n e * .
»r-r •-.•.>-i *:<m ,
u r* *
*
wgtó»
K m ty-cw ntla lrili>(ofi*ta*tUrtt.tìM:ci4Wit£j*}-:
ì s g r r o s m
pagare rtm p& oche effendi \qy/tu parie d i Jet
I l o q n e n - s u r r a d tlf ià f o f f ii k funtO iChecjiLliiìh) Chi 0M +
4 sa k»K‘>" fi-m ifitra tn \ tìpanche dtfft Cicerone n d tQ rM o -
misura re .‘ CwuToffigiemaurjhui quaxtjm**^ \.\
ta c o ’l sen N e c re d o -, eh i g U antichipenfafferò d i batter ri*
f r e t t o talm ente *1 tutto nelle loro BJoetoricbe,
chrntnr fr fjir o ancor t ima fi de * lefhipfp, Upcn
fieri d t quelli , che haueuano a uenir dapw .
' Ut, perche il proposito mio e tutto di
_
if6 E
Iafètica
T u
F. a r .
*
c-m altfrtojagiores’ It « £ -« »
uenfientHig l indètùdui, tanto fa » * '
w
*
sa if i ti ahi unì v e r fa k , tanto vengono a m e- che fcenJ lr * r f ip i» p « h '.
titano o l i a n t k h i : te r chi fidano nel? d ito . & che quelle
^«i »o, perche pigliooi^fetnui^^^
le Jpetiaftffrm^ ^^^ ^^ntro cllc sa,g®*
. I
. , / «*'
«mawrtto a eli
& l o * n f i ritto e *nivmV
fla to , pertbeTie *tmlìctxttb ftm fre . , sai* norrò &
parlar di Soffiate, o d i Natome, a h fitm ferà p m
commodo l'andare alThuomo , òlqvale è loram ­
ento , che all'anim ale, o al vivente , a alla fo~
Iran7 a ; imherùche l'am m ale, il vivente,
anc6mMtr£CG}
mo^ g r ere d o f che coso come sa alcuno dim anff ffe q u a lf ifjè ^ c a g jo n T ^ L tg e n e r^ io n ^ fr .
le cof i : le yltlTr/ (l ondeHe il S o tT l/fleT T eT ^
deggu.-j&frmjcc, nonffìia rti*
^
ra dj uo affienato la u<nracagione : la qual e *
* ^ m 7 ^ e A r ^ T ^ S S o n o « puo aunenir a l­
trim enti . Ma , perche il caldo rmmflrato da
noi tuo ancor m i pi v freddo uernofar produeer
herbe .f io r i, £T altre cof i , adunque è da dire^
(he il caldo dt qual fi voglia cofa fia cagion del-Caldo et,*
Ii generatione >fe»%a dire il Sole : perche
caldo può far ciò , benché quello del Sol prin u m ,
cipalm ente . C o si diremo di molte compofìtio-‘
>J
ni fa tte buone : imperoche, sa alcun uolefft
aff ermar , che tu tte quelle , che fono buone &
belle , fifiero ta li ; perche fo r te de nse antichi
k haveffi cefi p ro d o tte , <foeffo potrebbe prph*
A
V
i»
D I S .
IH
M A T.
dere ingan no. Et; in nero molte coft ; CTperaenentura le bellifu m é ]
turai confidilo di buoi
tore alcuno nonjecem entiongiam o* . Ma p ur,
se /id i cesse che alcun b u o n o ^ m lrif^ le hauejfe fa tte coft belle f i direbbe fe m p r e lH ^ o perche
fi come quel caldo producent* può effereo del
fuoco , o naturai dell'animale > odi altra cof a ,
non pur del Sole; cofi il buon m drCffio non
' p S s j s m m r , : coir 1 4 ? arte de gl* an tich i,
d v u o ^ tt^ io T ^ jM a n c o r q u e f lv ,che que',che
hanno componuto dapixi chgt'a rte f u o jjèw ata^
ti hanno aggiunto to t. & tc m tT ^ e * ^ e c h e V 'o r
fafia bijognodi num e o jjè w a tio n t. g ra n e *
flètti quelli, che fterrò V a rie , non furono bue*,
m ini fi efa cita ti n e id iro i else potfifer.o meder
.tu tu qmillexofè^che fa u n a » * di. Infogno: d à
quali Jfitmo Cmeroae ,m en tregiouaaetto com*
pofe tltlfié filL i muentume . d annati f a i d a in i
m età matura: nella-fuaUhauea conojomto per,
proutifi come .cm feffa, che Varte d à Sjietorì
nonhaueo com prfiulom tdefim o parte f i quel­
le cofe , che tiVeloquenti* perteueuano. M.i
poniamo ,-che il tu tto babbi a a d ejjèr riconufcm
to dall’arte d e g li antichi » io peggio n elT hea^
Irò m io , che quel ne^otio >f i e peri irn e a uejhu il corpò.humano ,.e
^T on tanfiX T effo^ eftire. .Qonciofiacofa, che
f é la la n a , di che pofjano efferfatte le uefìe3e le
-, a a l \ € t fiora richiamata al fuo principio, dui*»
urm alle pecore rptra f i fiutim i 4*1 tonditore
i> E L T H E A T . «1
U freneremo ancor nell'arte del lanificio , b er
nella fila to ria , hor nella tefloria, bor nella ten to r ta , bor nelle mani del follatore, bor di quel­
lo ,'che cim a, & fin a m e n te nelle m ani delfo r ­
te: <y non d i meno nolendo fi alcun uefiire;qual
di quefie a rti f o r a a lui pru commoda? Certo
quella , rhe-gli farà piu m eina,
T beatro mio o lir à , che potrà frenar la lana M
auantt che la troui nette
mani del C im iti ore y o-del farla : & poi la t r i­
nerà ancor non p u r nelle mani del farlo ,m a an­
cor d 1intorno ail'huomo ne fitto : cofe potrà uedere t preceT tT '^ F f^ c^ ì^ T dT BJretori l a , d e­
ue to ordino M ia la AJ e lorica in quel modo „
ch etfii Li infernotto; ( y poi potrà uedere i m edefim ypm m enu alle m a te rie , C r finalmente
d'interna ad effe materie : cioè prim a la uederÀ
applicabile alle materie, & poi applicat a y e g g iam o ben , ctf in un medefimo tum ido di land
fimo alcune parti più accommodate a fa r uefie ,
ebe cattae
pur tu tta * lana : cefi g li altri p r t
te tti de* PJjetori fono accommodati a tra tta r
tufi* le m a m e rt delle m aterie : m a que' mede^
fim t tra tta ti in un modo fono più al propofito d i
qui fia m a te ria , che d i qu ella. E t , quando tu
dico g ià applicata $ io intendo ta lm e n te , che
liberata da certe p erfin e , & d a x e rtt acciden­
ti fella di fiik u id o a d tu eriga fife a e ffeciaU fitma
di applicata ad u n o , applicabile a mal
t i . Frendo al prefinte a darut i n d ì t i o com4
per g ratia d i efempto pofiiamo per la u i a d f
JUxter* accufart altrui... hnperoche tu tta qua*
« i \ t f i % * t v r r m * A Tr
sta imprefa conducono fo iìo il Genere giudici** '
l e r & dantto in uno cumulo tu tta quelli Una* ■
d ella qual filo ì mifltù erettati*fanno qual parte
potére accommo'dafè à quella caufa^ehe loro sa '
parerà davanti : m hifìrano dico m fiw n en t*
tanto conrmurH a t u t t i i r f f i c ì t delle accufatiof
m , (he diffìcilmente tr poto perii* faprebbom
farne fie li a ; y , qnonde ancori* fipefiero f a re , O* loro tifw flc bea coffa ; la trattation da-.
Accusare Yvbbe loro «vanno:* . N on farebbe adunque
%ino per
,
» »
.
usa de’ ptti contili odo p a r tite ti G iudtetal genere n d come° of
& nella difte f i ? Et ripigliando
U U i(l ° poi l'accHfatfètie , dtUtderla in q u e lla ,c h e ac*
tu fa noi tnedèfiini, iti ujuetìa, d ie acca f i lo
amico
tftfèRachificvufit tl nimico' f io r td e l
fó to , (yT n qnetia fih e * fa é e u fi n d f i r o ì l e quòH diuitiàm htttfiti tètre tante corrijfinden­
t i per la dife fa'. •*' N e pantad-uUuno^inconueheùolc , che f it to d OtndiC idgim oxetoridiica
to c cu/atto n d tm f m e d e fh m fiy U '^ fio flie U * '
ito n e , t y quella dtéàceufa ilHir#tcp\ji*6U del
fo ro ; ìm petiche f i tu tti i VJietori fin fiffà n o j
tr e g e n e ri, 4 D eliberativo , il Dimofhr attuo-,
* 7 Cuni:eralecomprendere 4 tu tto ; ragtoneuel.
m ente * de tttC d p ifo H o il g iu d i a al pofiono usa
f e r r id o tti * f è t ; perche Mare'Antonio *ppr<fio
Cice: iicl fixinM frtldFO frtérépàr'i che non uqg l i a d i r , clx* in vtìf ìf u ttt capt-fi h M ta n o a ri­
cever perfine ’( & maffimameute la filone po­
n e quefie 'parole':' N dm ftM a n cn u caufam in
nner Mancino ptm tm us, quoti efcunque is,quen\
pater patratttcdtdtdcrit-, trteptui non erutto-*
f) E L T H E A T\
ty
tk s confa n ou a n a fcetvr, &C. ) forfè alcun m i
dannerei. , che nelle diuifìoni predette bobbio
qhafi ricevuto p e rfin e , dividendo l'acetifa tto ­
ne in qu ella , chef t c riamo di noi medefimi,del­
l'amico , o del nemico.. io dico , che al vnk g i v - ^ ^ ^
cheto altro e p e r fin o , altro e conditiondi per-et condìfin a , imperoche fife io
|^
J>eruntnedefvno
fon disTee
sasation t , .CT U o u rex o fi t & non lo vari affé- tcuc‘ •*
7ZF/>erJonet Jà7fim JnT ^ T ? 7 o c Iu TtionJarefpfTfiiJ/irta ^ r i • - •*
N on uorro*f?iTT^?'WcìUre ordinerà in arte il '
^
Ciortdon di Virg ilio , m ettere il nome d i Cori- •
don* ; ma U co n d u io n di C oridone, che s u Prtsto rea
rtneo l<* conditton del ?aflorc, che era
innam orato, conci afta cofa , che ad huomo r i f a
le gp^fohrio d'am ore, ncn jarehbono cotnmuiù
q u e m e ib o d i, che V tr ^ f a vfare^aQ oridonr,,
f i ben feranno co nfidpcat e f i f a r ole di M.%^
co A ntonio i fi p o trà comprendere chior am ente
" fr i quel prenome I S, etp e r q u e fa la ttu o „ Q u £
•xbe.tglt oi e ò n fig h fa r capi delle, condì rioni Mie
p e rfin e , m a non deinome, proprio della per/oria tx e n a o fÌA fiofa, che egli leva via il nome di
Mancino > g y la fii* quello d i {infam o., a cui pp
teff'eavven ireU ca fi, cheavvenne a M ancino*1
Adunque chi potrà ragionevolmente dannare i l '
propofìto mio ; f i egli è fondata nefeonfiglio d i •
Cicerone fitto- la p er f a ut d i
fA jito n io .fi
Non uogl/ogià to feender tanto g in ficffiptpgr •
- Citfii tin d ivid u o , che cofi verrei M firneràener'
* p 4 «-ite m e g lia fa r rie n tr fa r in a r m ^ fi^ o r p e l
i'b& W * *dlqi+4- TJhm onJsa piti f t t o d i fe uatunt alcnna.chc pofi
Id £ ^ JM JjJ& l,É £ £ À f/;e > *"<**# > <2*
nonaufieno pvtefje ancor pm hcar.dt Socrate &
di Fiatone > cerne può predicar fi diurnale ,,o,la
fofianca \ perù olojamente, applicare f im o a lo-. *
ro tuUo quello , eh'e peli'am m ale\ ilqual non
pur è (opra a Socrate < y ,4 Fiatone , v ia ancor
/ opra al L io n e, & a l cttuallo : < y con maggior
pencolo ancor c iò , die pofiiede la fifia itX a , la- ,
qual e più a h a . L eggano ancor g li aduerfaxp
( l'(ec>° )
J eho dice nella mede (ima Ctirtd.
M. Antonio, Q nijìetiam in hs ipfis, ubi de fa -,
l}o a m b ig itu r, ccpsrn uc .cantra Ugts pecunias I \ Decina., argumentaCT crimmuni & defen-*
fi ynts txUtHXtuur oportet Oib genus. , £ r ad ru- .
tu r am nm unfum : quod, Jum pittofus,. d c lu -i. •
A'//ria ; quìul abe;u appetem , deauarrtia: quo d .
■wjidtiu'fus , de iurbuieiuii4)Cy.nndis enubnsety,
rjMod m multai, .arguttur-, de grnerc^tcfimm.,\ -,
Cuntraq- , 4ju* f r o reo dicentur^Mmiua ntcefi-tA
farm d /ctnpore ^atque homiue)y,ailconmu'tieitA
h vw tm syertdn. y generum ,jum m atreuoln tn^
t u r . Jw pirochf polendo aecujar P. Decio di V
quello Airron > che egli era,fopr*umodo.fe d e n d o ,
d<*i<ct da.pxrxfpoda Infun a: x p .u o ia id o lo p c -^
cnfar db quello +che egli aerà, Mgord oddatT,altrui >»
fu cu ltà fMfJegna Tauaratidp^rxdpo^ f&c*>spy«
cefi cim and a M dalcnnepartuolar,m aterie,del- \
le quali U maggior parte haUriam 0 da Pilofiof i ,
tsr. non d a Rhetori *rE t,p e t ritornar alprvpa-. t
/ * « i fapet^ p u r , , che Cicerone m font* lochi t i -
D E L
T - H E A T .v r f.
ammonif i e, che hahbiamo ad h a u crn fietto alle qualità delle perfine ■; delle- cof é d e ' te m p i , delle pera
Cr de /oc/n . O ra io dimando s'egU è w c e s se s a fff,<1^
rio nelle compofitioni d i f a r c iò , c/;e dice Ciee- tem pi, et;
rene j o n o . Se.no, fitnpè il configlia d i tanto ^
c
ìmarno. Se f i , d; ciò non pofiiamo effer periti, «srercca­
se non per la o jfimattone: e y a voler c o n f e r v a r e , eyd a ru c la nel Theatro m io , come la p o jfi
usar più com m oda, che nel m o d o , ch'io pren* ,
do ? Et certo aeme par dotta cofa d iletta r d a l­
le materie le per fin e g y i tem pi certi: m a fitti
cofa m i atti fi effere il confermar la conditione 3 e>
q u a lità , cl>e dir vogliamo, delle perfine & d t
tem pi v Et prim a , ch'io venga a m aggior d imofiratione;, d ic o , che per etafeuna co fa che
diuengafoggetto dell'eloquente^ da due la ti fi% e\[(l2f
fofjono ved er ic J ie lle ffij c y i loro contrari : et sor rugi
pofta d a .tm iato la cofi da d ir e ,
altro
.
lo fcrittore., imperoche fio fix o m e lóTcofit può re st paini
rnofhare allo fcrttTòfTcdmrnodo,-quàndo ella è nor
• n
- ir
• ’
botte[ta o m drauiglioja , e y 'incommodo, men­
tre eìlaTinltonefla o tuie-; cofi lo fcritto re, s'e- f
g li è eccellente, puo-porgere utile alla cofa, O*
danno,-quando egli/ unse poco facondo.. A dun­
que , quando UiCofa miniftrera commodo allo
fcrittore, fèanco >effo f aiuterà col commodo*) •
che può da lui ventre f ne diverrà compofitton
doppiamente laudabile , perche fi*ambedue* ,
U tt hanra b e lle fffia , E t ^ quando la cofa por* ;
g è ben delfito commodo alfe, fc ritto rejv m.Tcff#
q u a fi'Va b b o ffi, c y f a d m enir. tuie fip e r non le r
Jàper d are aiuto 3 o -ftr oscurar
l i F . n s e t 1 i ' N n M A fT» ‘
f i contè jeHfbfe d e l fu o ri edo artificiò, a lu i f a
vergogna f if a Mia fa k d a n n à . M a (p a n d a ia à
cofa non fa rà bòne/la , o vero-farà pouer a f f i ­
lo fcrittvre la m etteradeiU ro del centro dtquefi,
la noflra artificiòfatòM fix lreg ia f e a uederc':
al nostro molto Keutrm do & fÙufire Eletto da
fa e fc iit, & al inolto M a g Si». M Agostana
M uofo; le Sìgiiòrie de qtUili pòtnmno r id ir
ijn e l, che io al preferite pajfo con fìlm tio .} fe U>
Jcrittore adunque la nietttrà dentro del cerebri,
fitta detta rota tira n d o , & a jju m tn d o d a lU
f a conferenti a al centro tu tte quelle co/è, che U
faffanoaggrandire} potrà fenfiadulrbtà fa rla
parer f i ufi tale , quali fonò le g ra n d i ;• Vinse*,
(Ima Yiotidim eno'fcrà'qvclla compofuion^y xho c
non uf in o n fen ttra córrìrtiutò à d iftj/itr ftitte . E t,ben* '
tdtu qua - che \foi r a te i a(eia fje fiifa tt 1f a r e i ’d o f ie n t r a ì
Iror fe ra tale ,
U xofejtfte, cy l* b
a
f ]
perituri \
/o ciò. f i èfftr•mrnseV
dòueffè^ effier. |
chiamato'eloquenti: ; ilfiafif& fafiàafi& drie j
Asa cosa il fio cornhìodò', ononie fitpeffe dar r
di quello, O/e datt'arìifrtióftto foiefjè%i*mre,k>
pier/fifa cotiipififiori bàffità Ma farlaferm io
duif i di fieli o abhdjfòfe artificiofa - ^ u a r if a
Virgtboinvioìte fartidtUrilfud &uooIk*^'ac->
c\h)ì)ìodd{ido te dofé" mtifiiMgtiftr:fiìlé bucoli­
ca \f a ilfetrarcn f i tifi iHrihM ie 5 efiine^itllè f ia ti pdrvté ‘Ciurli' 'm n baiìtio hco j perdi*
fafiorfigpà it tàuro àrbore per Laura ejleriorsa p urif a r e , f a ralhàfa il trofico per il mondo,
dfcr ig iirm p e r fitta 1/àntdfyt p e r cagion d ii tv-,
m iliare
'D E L T H E A f i , 17
lArmiUarc lofi tic,. J%tanco Ificrateforfe
ìndi tale inalXare-,r quale adopera Virgiltei;
nella'Georg, inalamelo le ba/Jedfie delle tipi'"
fìttolefinnUudt ni d e ljte r dfi.<^ptfdw,-ètdé%
Combattenti» ..Issineadunque,.modi là.cotn-l ‘ ’ ^
poftùon può rtufen Imdabile>} et tu altrettale£ .
Intifimeuole , ImperocheUudAiile farà, quanfi^Vf^g
do U ni cemtnodQuelle cofe[ara congiùnto qt\[0\e * A
commi)doAsilo Scrittore \ et:ancor pln j tjiùdndò^^^^
V*nc0m?tj<klo d,dlàicfd i farà ahitatq dal comitio?* '
doAettofermerò. xMa Inqfirneuqlcfarh qimùx
dò nella compofiitonj ì uqdcriiìl cornmodp deìlit
(xfiLeJJcreartipqdito ddVincqmrrìodo^ detto S.crilr*
*>&.y et,
quando a m te d ìa
m m m odi \fitr 04tqrdm1o u n iti, Dalle quaP ra.^
uròttinsent4e£cl}.e.jtvtte Ia Jm en ifo n e cAaU d*;
negxiCùfetrouate >:dijputate ^ e t apfet&eeWifòè* '
■A-AftU/ofiuIa im e n tiq n .p u o }{J^e2iicirfia!ttdrt
fàrteAellA. co[*^ma.nfln.m ]s\ìm ^cf^dtè'^
hqtwti e., J h io Q Ìn ,a d o y à r J a ? direm ò per u h ••
^ f y y n o d o U x fifa m in ifir a r ÌJu ó l cìm m o d rià - ^
fin w n fiq p firn cotale Adórna- <
*mentisxej],er tu tta da da,fiqrtè A i l u i . ì[M \fatfa*
rfitéflo.Affeorfo-yperj<ir.xi vedere a poco àfò'c**la ragion .>che m i m one ad aliopar. letrattàtioH*'
-deile altre nonjnptt^^
cdjn^
unenti ma anco rTjvttqfetternqt es?^
"^m f^U rm U itTun dJatfonettcerfeìi erìffiìrP*
^èt.iq&rtj tempi f>perd},e cofi apertahièptejt i*cg-'
goity 4£»mmedi
matcpkj):;nm fidato*-
»* p ; .s* ;i n M a r .
g lfS c r itto r i ^ $t che ho m o ricevuto doloro, tt
più ia p o ic h e f tutto f i f a fo r n ito ,.p (ufo poif i
tutto ritornar*.uii f itta vo lta a..gli. w yuqrfalifrito d /r , d i quello >/franse Mìit/fiu f i
nato, ctsao nfdrl/o aednseososa cApf pripji..redvT
- te r il
f J>J*e , et al maff . et la cagfonfifffiìe^fm«oue^
tra tta -.
re una materiaf che non f i f e H a ta m ai tr a tta ­
ta , et dalla avaìe io nonbauefii efem pjodi tr a i
lattone , f i t t o la fa rp i vqnjpp,nella p a rte d f i
le n e , q del m fie S c e n d o J a f v a iiatm ^ e t tpu*
tiate moitegpjffimili g i à tra tta i e ^rni d a r e b b e
n u d i [r fitp r rr}ede(trnapn e p te ja ^ p r o p o jla m ^
' t rri*
i * .. ^ " .
'<
ma? nser
?Ìor sane
fede jJ^ìshr/ty
f c ^ritornerò
m o fr a r ^ p e r ji, ’
*raf
nerò a .njg
fineUemamere d i accufatiofii deff£t
S e p c r / h t t f fioJiitendo al. prefe^e^dtgìfiftr/st,
le.loro tra tta tig li interam ente,ma di .accennar -*,
le . Et ittico noti intendo dafar., a o flu e , o ra tio ^
m i, tm u n cortijiofiftoni, p tv ptcciole ; g y nelle .
quali fi può non dimeno, veder quella.medefiina^
diligenti* , che nelle grandi. . Verclipjio^ueduta l* ini agi uè di Ce fa r e f e t i d o la fu a . g r a tin ^
d e f e it naturale compre/a defjMttofin una pie* .
tiolaxornipla j e y poi quella, medefima tira ta
in u n o fiu ti o tanto grandefiche quattro te/te n*
turali h a tq d lc n o bavuta fa tte * .di occupar
tfiiitp h (o >
^ h ^ r i tnm gini .
.•._:
'V%iiig0tdnkmkdimmsdmm^*imsv^uiAsssss^AumAk
defimo d i A curiconfigliò totalprefo i cèrto"nòti1*
trotteremo in KÌ'teior e alcuno, che venga a quri
f l a p art' 'dar mariterà d i accufati one : 4 n \i fM
to q u e l, che dicono, lo mettono si in comune K
d/a tu tteìea ccu fiitk n i ’p o ffa fa ttfa re fi corno
nederho mite.[empio deliri la n a , Aellaqual fi,
foff a f a r m olte maniere d i cofe. : Moì a d m q n ri _
rhimfirattdo nel Theatro nofiro fin loco dedicari .
to fegn at am ente a lt a c w f a r f mede fimo- n if i
modo p r ed e tto , diciamo { cUèincofi fa tto lo cri
daremo A ?O ratore &* a l Poeta ccrtiJiim d'U \.
trattation in m o lteg u ife. E t m e n tr e g lifid u c r .
fari dicono, che la m iu & fa U & confufo. a c ri
cufttion d à RJretori può b a fia n ; io dico db m f & lo prouo cofi, • T u tte le materie ‘C fi còme i r i
difi* in una delle m ie oratsoni L a tin e } neCri
m ani deW O ratore o d e l "Poeta fonò d i necTffif^T.
ta T n e m e x n ^ f i^ t^ ^ ^ r ^ ^ ^ m a t e r ia a la * # }
ha tra le lòrom a/ù pàffar fe n \a : perche lt* m \
de loro f i a t e il muovere alum a dell,
m a conctoJLrcTfTTc!^^
crjia sfa ta infègnata d a g li antichi [fa eto n f i
in confufo, che non p ò p i am e fa p effier li torri*
ammaefhramenti di qual pdfiìohe hdffbiàmriri
qualificar qu e ilr itic n fatìòn rìiiòttàfriu òi ine-. V
defim j C
Eo D I*Se , 1 N
M A ,T .
wo lo tonico o7 m m ico, manifefi'amente appo-,
re la loro a r ti effer g in degn a} che utile a queJìo negotio . Rei* uede V. $. kionftgnor T r i - K
4
u;
f in e a checam mo.to mr volgo . fitipèroch'e, s e
e# m e jirerò Vaccufation x;che -facciamo di noi
|
tntdefim i , non ejjèr tra tta ta d a .ite g li f i m i
|
scrittori con quella papione, con laquale è tr a t­
ta ta alcuna dette altre f i etic ; feguirà, che l'ar­
te mia poffa g ià dare mdicio della fu a u tilità « ^ j
Dico adunque che tu ttep a c e u fa tio m ifim ifle f- _
^ .A c o .^ g m M H ^ s Z 7 d M A M m £ é ìjm d » m ^ .
»J ! •
anc<ir
,•
H 3 di nos quelle accufatiom , con lequpt pungcm oglì a d ******
tierfitrq, effert accompagnate dalla ir a , o d 'a l­
tra c o p p a tù papìdùe v Et la ragióne c,che'neffin a c c u fa sa med(finto per muovere ira i n / t f i
fruì contra di fc^ m d p ia m en te compcipiqne: et\
m edefim am ente, filando accnfiamfilq arnicò\
perche cghhabbia mancato delfuo ufficio , non >,
cerchiamo la f i a i r a , ma laJuA c q m fa fito fii,
& ante quella parte d i papione chianiata ^ f i - »
tim ento , ma mentre ac enfiamo il nimicò fu o th
d el foro ; cerchiami di mouere in lui il tim ore*
la tr ife T ffa > & talhor la d ifiera tio n e. t Et y ,
f e lo accufiamo nel foro , oltre le dette pap io n i■
mossa in lu i, cerchiamo d i muover la indigna­
tione & l'ira de*giudici contra di lu it• . Veg-,
gia m o homai per le dettò ragioni, chef i le d e t‘ te qiutttro f ie c it delie acm jqtioni fono q tfd 'ifita te da diuerfe pafiioni , la Uro generale a a # -.
f a ti o n , i fu o i confi fi ammaefiramenti non pua:
d a r .q u c lla in ta y dijìtn tp nttlfià^hp dar pò* >
•r D V
t
H t ' À rT .
• rt
tra Timprefdpnia, f e , per far quali 'tot. mm .... y
toccar la qualità dellefierfirre effere ù tili J ù
*
q n e jlic a fri, uedete Signori m iei, che q u antim * iv
que ir* ambedue le pri me fie c ic delVaccufiitio­
ne ; cioè quelladì noi- mede fim i i‘& quella del­
l'amico. , che è qua f i , corvè noi mede fim i, f i arri e ^ r ^
uefttìi di e m p a fiò n e : nondim eno, quando acve-?
enfiamo la n u to del non haner fa tto il f i o u f f : Pamico et.
ciò ; mouiamò la coriipafieno in un tc r\o ^ f i
niw*'
pentim ento in lui mède/imo rifa ,q u a n d o accti­
fiam o il nimico f i o r i del f o r o , m ettiam o t u tte
le p a fio n ì iti lui fo lo J ' & quando lo accufiavis*
nel foro , meniamo non fila m e n to u n te l e ’p a fi ’
•...
(ioni in luì,m a ancor nè g iu d ic i. A d unque m n
[ tir Ale q ualità dell* / f i f o n e [, nfiaTm cprfaTWe
de lochi fono corion di cof i bèlla d ivertita 7da~
qual non potremo bau ere apparecchiata alle ’i t f a
■qui fargliantichi Oratosi ,ò Toc f i , fenonf id it
f a m f if iT ^ T f io d iìa i^ n U ^ c liid e n tr o de'
particolari. Vuoimi neWanimo S. Èriu h m tì ,
f a mYjtobilifiimo Auogdro, dì non hattere al
' preferifei'hiièi libri dpprefio;perdte meglio’apri
rèi qùcftiftfificr mìei cong li efimpià o.dimeno
nìifijjè conceduto più ditcnvfw, accìocheiopritefii correr con la memoria a ì lochi de f i A s ­
to ri. M a'V T ^ ttio^ iT T n^ té mi andara 'fi ira*
<orrendo d i qualche accommodato ’efem pfó' .
Eccovi che quel b e lh fim ó ldèò d i Ó'cèr. ne h
Ifilflóla-àddbttduio, dotte acc ufo J efied è fin io
'difittaw iddio•fa u o re'a d • tittM io fi ì 'motio "d i
proptifih
«
»2 D I 5. > i:W U 'M .r .
il i* pentimento^ & d i ce co/i ,.^0 me nunquam
Ckrr. pscfa p u n tc m : g y a liq va n d g jd , quodnon e r a t,
ferie o
r
tx jjh m a tu m : quantum j e Po. Romane
* di pentirle me fe fe llit opinio « O. weaitt calamhofiatnac
•niipo. precipiterà fieneflutem : o turpem, exaffa , de­
menta']; aiate , cam ciem . Ego p .conferìptos
ad parricidin/n in d u x i : Ego. Kemp. fe je llt. e‘l •
rim an en te, laqu+d parte per virtù di una pur­
gation e si accusa , ct' consense ilf i o peccato;gy
(occando, lochi della compafiione Mienc. ad irti. p e tra r per occulte v ie perdono f ancor che aper­
tam ente non lo domandi: & l'efdamatiuo m e­
thodo . per tlqual introduce J'accufabone i tie tH molto fu eg li apif i per, cojì duref i l a ogni fiorrm len% a.iftnfi ddi'acfufiitione : t y quante più
f i n te fd a m a tio n i, ta n io fa n più vigilanti i d et
t i sanse. E t , perche V .S . ‘Mense. E n fin e m i
h a commejjò 9 che io voglia non pur n e \L a tin i,
m a ancor nel E. m ojìrar qualche loco i d(co che .
m tp o rr calla memoria al preferite una acca fa - ■
Iton , chc'l Eetr. volge m se medesima X-Uqvala
incomincia pur. dalla cfclamatione cefi].,
Q prfirn o, o h o r a , o ultimo momento ,
O s ì elle congiurate a im pouerirm e.
Mt cofi come nell'efempio d i Cicerone, la esala- m a t rene ua in quel mede fimo ; tn etn ua toccar
fa tto n e , d o t in lui flejjò : coft il Etirare a quafi
incolpando ilg io r n o ,,f/iora , C /c. in quei me*
definii volge t ejclam at ione 3 a quali nafico/km evl e d a la colpa del fv o errore - Et Condune
appre/Jo V irgilio m loco della efilama/ione*
rvejfi tntcrcetsione di dolore r quando d f ie ^
D F L
T H EAT.
»?
' -Fsjeti quid uohii mifcro m ihdfloribus a u fim
'? e rd itu $ ,y liquidi* immifi fantilms apro*. .
XV cjmdi utrfi appare una pura y libera con­
fe z io n e y-a ccu fa tio n d d fuo errore, fenda no!
gerla in altrui c'è ri ue'-o ; che il Petrarca *dtrvuc introducendo ri Sonetto p e r la efclamafi ori e , poi che ha rhno/Jo la colpa da fé , y da­
ta al tempo , y a d e l i , ritorna ad accujàr pur
fé medefimo ; quando dice ,
'■
O tempo -, o etcì u o h ib d , che fuggendo
In gan n ii ciechi e m iferi m ortali;
O di veloci pia , che vento y serali %
H *r oh e Xpert o uofh’e frodi intendo .
Mae feufo noi <y me s i efio ri premio , y c .
Hora Sign ori , ampif im o campo m i fi para da­
van ti , f e tempo fofie di mofirar per quanti m é thodifono introdotte le d ette accufiutoni fiqua-i'
li nonpoffono hauere infegnato i K h e tc rt, per
non effere ficefi tanto al baffo ; y pur' fon ne- '
cefiarij . E t poiché fono conofciuti; danno grate
ccrteTffa a g li Scrittori di non comporre a caf >. Hl fenTfitch'io adduca a ltri efenipi, potete
ben ancor e t edere , che molte altre accujatiom
della maniera della predetta non fono introdotte
per me concitater come le p red e tte , ma per me
quiete y non ejclamanti, come quello pa ir im­
pressa il Petrarca
Spmfe amor y d o lo r, cue ir non d eb b i
■ La vita lingua am ata a la m en ta rfi. n '
D otte il me th odo è ta le , che fid a ta m en te m ette
Cerrorem prim i loco; e nel fecóndo tacj*ifati<m ;
deli'errore,: fi come fece>Cice. f e n d e n d o ad Ar-.y
h4
D l S, ì H
M A T
■T#m> ; dicendo ♦ Nasw p rjcr /ex noi w/7«7 iW ebat : qvam f i ut efi prom ulgata , laudare, uoluijjèmus .i a v t , ut erat negligentia , neglige­
re ; nocere omnino n&hfo-noìy p o tm ffet.. B se
■miti primum non modo ccjfilivm d tf v it.,f e d
M Ìam ohfu i t c o t t i inqtiftm fitim ns in veflitu
mutando , in popolo rogando \ & c . Benche sa ancor di f a r mentiva d e g li errori, m a in
quella d el ¥ et r. fegu e un a g e n iti confolatione j» ,
pur rivolta in lui mede fim o . Scrivendo nondimeno Qic. a Terentia nel quartodeam o delle
fam igli a r i , dtfirugge nel primo loco la confo!un vite offerta a Im da<T erentia\e accufa fe me .
defimo per fitr m aggiore il fino cordoglioij \ y
pbr muovere m aggiormente ,d ;c e cofi. Quae*
fo n t tv fc r ib ts ìfa to fa £ la putarem ' f errem pav
■lofacilius : fe d omnia fu n t mea culpa cotntnifi­
f a x quod ah qs me amari p v ta h a m , qui invi r
dehant. Crc. Co fi D idem e appreffo Virg. uolen*
doft ac enfiar } f i lena nel primo loco tu tte le v ie
d i poter fi confo l a r , quando di ce. • ' (priores
lie ti quid agam ? rurfium ne procos in ifit
Experiar ? gyc.
Ma il Petr. udendo in ogni modo la confolatio­
ne f i la riferha d id rie lo nel Spn. d i siopra mo.fir o . iquai configli non poffono effer conferitati3
fienon infume co i detti. E t q velyche hobliam o
detto della prima f e c i e della accufitiione, fut
detto ancora dell'altre: chehor l'intento m io
n o » è di tra tta re di quefia a r te , ma di, fitr.là
probabile appreffo di V Signorie. Et certo,Sip o r i p tlli,c h e « rid o n o , «bt. Q km ia c r £ g !£ fe „
D E L
T H E A T.
t;
flf/fìi p f i v ia di precetti a lti (limi.: molto s'in ^ ^ ! m o 7 f a ^ c f i e f ^ e g g m T t n i m a E.pi. che egli
feriti e a i Attico ^ qùejìe-parole. ' N ttn cn eg ligeriti àm m ea c o g m fce .. D e g lo ria lihrhm ad te
m i f i j f f a / i n eo fio c m fu m i d e f i , 'q u c d jn A c c f a r f t i c f t n t i o 'f f d f a e t i i F oh èam rem ,<juod
bal>eo'voltimeli proheriiforum. e x eo eligere, fo­
lco , eviri aliquod firig f am a in fìttiti, fa c i L e quali paròle dfatyà ad in te n d e re fieli? Cic. fi
■jehéfje a p r i f f a *
^ f i e 7 c o ) m c i m m i f ^ f i i .i f a e t o r i ^ Trovo att­
e r r a i che'l boccaccio cadde i t i una replicatione ^ oef 9ccf i
r>
■'* r r
1
*’■m ° ne"*
, d un A n e m ie , fi comefece C t:. fo r fè per la m e- re p lica dì
defimo, cazione fimperaci, e d proemio , ch'e»Uvu Fr° nev®
~ ..
%T " « ' i n
•
•
S\.n*»o.
f a n c lh tx . Novella della prim a g io r n a ta 3 e d
mede fim o con quello della prim a novella della
fe fla giornata : ilquale incomincia , Come n f
lucidi feretrifono le s ì eli e ornamento del cielo ,
Cric. O r se le particolàri m aterie delle m edefim e fi e r i e fin o conofciute p erfin o a q u i , tanfo
d m e rfi per quelle poche roso, che babbiame det­
to ; quanto più apparrebbono > s e bora io m o J ìr a f i tu tte quelle cof i y che le pofieno fa r d f i
fe re n ti 1 una d a ll al tra 1 Jmperuche ( f i conte
g ià pochi gio rn i io d i f i al m olto M ag, O* d o ttifi. Mori fin i , giovane di ta n ta fper.anxa diquanto f a alcun altro f i o pari a n o jìri g io rn i ,
CXf i come più fia te ho moftro a l molto M agni­
fico & g iu d ic iv fi Sig mio te . H iercn im o H o Uno ) ìb non tietrg.cL.le roso coso p e r la tria deità n
.- Idee di H erm ogene : ilquale in eiafcvn a confili ^
C lic '/”
^mSS^ffifSaénU^TptìrjwUi^mcerocheio
* * nonno dalle forme g iù m a terie , ma dalle m a-
. . . » rftf. sU««
«
I
t/5T
la r /1 de* quali habbtamo ragionato, ef
} m a te rie, fanno <he dalorv io p a fii*
a loro pertin en ti. Et l a , dotte H erm ogene con
•fiderà le fo rm e quafi levate dalle m aterie ^cofe
come da loro noi haueftm o d a andare alle m a tir te non infognate da lui y
mmmmmtf&tSLSmifL *
l
pùerca^.
to quante^ cùlthoffiu» uem re M t m t * d a t i t i
>£prine j Q* trono ( fi come nelle orationi mie
i Latine ho d if f u ta to ) non pur otto cofe, come
ferine Hermogene Lina quattordici efler quelle,
:jf lje ^ o f]o n q ^ ù r £ u ^ ^ fic tir qualunque m a (^ t m a - ™ y -fono quell e , l tr o u m * lep d feto n ti
informare
a ff im i, le tue del dir* ^glfargom eiui, l'or»na mate dine ,l e parole-, le loro f ig u r e , i m em b ri, ilq ***-•
g a m i, le com pofitioni, g li efiremi , i numeri.,
y le barmonie : lequai tu tte a fu oi lochi / allo­
cate,in eufemia m ateria particolare vengono a
Uberar lo Scrittor della d iffi cult à delle m iftn n
>d* Hermogene : imperoche ancor che nell'Imomo fi ano occhi & p ied i; f i come fono occhi &
- p e d i n eg li anim ali bruti ;, y intelletto , fi co­
irne è ancor nell'angelo , y altreutofc fim fo ,
p e r le q u A tin eiafeuno individuo d i cìafcuna
-fp e c tt fottopofia a lt a n im a le, pò f i amo trottar
t meficelate molte, cofe,'che m m o lti dtnerfifoniti
p è b' r n H a t .
a? i
fu tfic o m e ad uno V itto r e v o le n d o dipingerà. >
alcuno individuo , farebbe cofa più facile-di fa*
pere, quanti & quali m em bri babbi ano a d ef i
fere fin uriòlfuomo, mentre lo uuol dipin gere,et
~lrtqualr loehilTaWiano a ri trottar fi del corpo>
s c iita andare mendicitndo la fim ilitu d m t del*
tocchio.da uno anim ai bruto, t t d*un*altro, m etrt
‘bro d*urialtro d i dm erfa \/pecte:: x f f hono tlli- v
mato più c om m o d o ild a r# al m o t^ f a m a te r u T
^ V ed e te adunque Signori , f e la patitone g f
V*fotomattuo methodo faceano* di Jopra tante*
'differente una aceufittion dall'altra ; che cosi*
atterrebbe ■, iVo- piglia/?* fa tica di mofirar. la
'■d f e r e n t i a per tnt te le quattordici parti t c b t
poffimo informare una matertaidellequai ,-bencbefpe/Jbalcune faranno in p iù materie fim ili ;
f i come g li acci)*, il nafio , d'orecchie fim&con*
\
ftm tlt m Molti individui a n im a ti: pur , fi come f [ j
Meglio in ciafcun Individuo farebbe conofciuto; ... A.,
• qua ndo tu tte le p a rti fufferofinfm ne con lu i,
ancor che nthaueffe m olte fim ili a d altrui: cofi
a me p a r , che più commodo ci fa rà il poter ve ­
der etafeuna particolare m ateria con tu tte quel
le p ari*, chela inform ano, che d i vederci da*
vanti m olti occhi & m olti nafi me/colati nifie*
m e ; iquah a diuerfi d i diucrfe fp e tie apparten­
gono ; onero a r te , che infegnaffe cofi fa tto m e *
fcolamento ilaqu a ln o n d im en o fotÀ cpnfirua*
ta nel loco, doue tratterò deltó id e # della ora*
tum* ,f m \a - g u a fia r e f ordm edp H ertm g em ,,
ò
q
i
I
il.
D J S.
I N
M A T.
eh#certam ente è marauigliofo
jLumiuhdbLMtil^tà -n o n delladegl
to condi a m u d ^ l t m u fiì ^ A é e e f i i h a b - :
bi^
qtK e w jid ite delle ragioni mie. E ffa c e /y
s e D io clxio m n f f i t cofiful p a rtire ,
qwnse
ch iam ato, ch'io monti a.xauallo; ch'io p u ^ a
•lungo difenderei i mieipenfieri; de' quali bufit%a parte Vofire Signorie hanno ancor fentito
d a lli lingua m ia ; dalla quale u orrei che v d tfi
J'ero ancora quejh più to fio , che dalla p en n a ..
lm per oche, ne il tempo m i concede, ne la eferc i t a t i o n e ch'io pojfa mofirar loro in quejìi pocìn fig li. tu tto q u e f c b la vorrei,con più purga­
t a lingua j clliquefi a. non'farà . Etfnupero^
'ancora clie n o n m fia c v q M ffcr/uerep)^\[uefhi^
^
^ ^ J ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ n ru e g g o c h c an oor in quefia purifUrna, & ,, uolgar ifhma m a­
niera dydurepotrei fa r meglio,* ;q#aWo m i se/sa
/ e conceduto fu u tempo . . Md * quale^ellafi f i a ,
V . Signorie l'hanno f a tj /t efi'er. talc.y eonflringendonn , che in ogni modo io h,abbia a f f id a r
loro alcuna delle ragion m i e. , Vostre Si>. ddurs
ique attenderanno a quel, eh'io n pirei dire> noi»
alle parole ; con Icqualiiodico,. ;£ p , Je fa ra n ­
no, degne quefle carte de g h occh iy.g y, d e g li
orecchi d i .M o/ifi..3E JvlB ^ i;facciano s preg o ) la m ia scusa r ^ M ic a n f ia fu a S . ch'to nelle
; ' f l r e tte f f e di fi poco t^mpo, py col capo a m jl le,<ofey n o /ilh o potuto far,m egjio, ne rimaner*
m i di fare.ys'ionuleua fa tic a r e a V. Signorie :
m
\
\
D E 'L v T J-T E A T . '
17
OrmTJara1^
altro affare m t chiami a fe , per fa tic a re p a r ti- ;
colarmene e a V . S. m on/i» T rifatte ; g ra n d e or* v rr ifo n '
namento dei nofiro fecola ; 'olla cajhpim a m c n -£ * hrielH,
te dei. quale Apollo col conferii intento delle g f f ntik0*
>1 usa /;a rutto il thè foro delle bellezze della L a -'
im a y della V dlgar lingua affidato: y interi ^
do aprir peranentnra ancora meglio , ch'io n o n i
ho fa tto di fep ra , la m a c in o tengo , im pero
che per unacotal accennata a ha fia n c a , fto p n rò in parte il penfierm io {oprala dim anda 3 che-.
V . S. Wi h a fa tto ; ci ce (opragli f r i t t i del P e~
tr a re a . E t benché ijv e l, ch'io dimofìrero . i>a->
rerq ynottTnfflfSc^^per non cfjere ìla to nella,
conjiderattone -d eli e g e n ti, ne peranentnra m
Poeta : non d im e n o i n o m
quella del m e d i fimo ►
pur nero , wtt r.niso ne ce(fa rio , che n o n p m tfi*
fere a ltrim enti; im Piroche là r im à n délT A ri*
prim a ch'io uenga a '"quello', ctiio pYc*
pongo,darò una fim ilitn d ìn e in una dellequabtordi ci parti tocche, d i fo p ra .: cioè in q uella,
ch'io d ù a m y o m j io ffù ^ ^ ;
d'intorno al Japer preporre, pofponc , y .
terporre le paro le, perche Labbiano propvrtio-
Tornare <U
> Ìo^tl£uM ìM M £fl< y‘e rsa/ltf prò tart/oneV ella
7 trouana anim ata J a
B™/? ,
/
/ /
qm D 'T S ; ' F N
M A T.
♦^nrasersartionenon poteva f a r [enfia Anim a,
coni io t i f i fa tenere in proportion g r a ta aWo*
r tc c h io ju tn je p a r th jclie.P tlfm SM illjr
■aejftto humana^. proponendo, poffonendo , &
interponendo . Lequai parole fubito , che fono
mefje nella loro proporcene, fi truttano jo tto d al
trm gron ontta
p ro ve rem o q u ejìa u n c a n ^ f^ rff^ e T fx fra rc a ,
sarti da fole tre p a ro le. CX dico -chcl Jterfo di
undicifillahe t se dee effer fa tto -da tre parole
fole ; conuien di n e c e fità la , dove /fi adopera
iU in q u e ,il q u a ttro , C r ii d u i, che Im m del­
lo parole fia d i cinque fillahe,!altra d i quattro,
la h r a d t due ^perche cinque, quattro & due,
fanno undici * CX- fe per ragion d i A rithm etica
vogliamo trovar quante^prepofiiiom, p o fp o fi
è to n i, C r w terpojìtiom poffano fa r ; troverem o
riho non ne pofilino fa r piti difeù»vJmpero', che.
Versi neleol cinque a va n ti fanno q u efk fi^ & in tlh tq u d L
paròfe f u rnifura meffe il Poeta quelle parole.
n. *
E)con Ero' Soavemente fòfiirandom ouei
**'
0 “S'1 4-che tegono in proportion queflo uerfo.
M anti chif im o fabro Siciliano,
4
E t col quattro avanti fanno medefinutmente
due uarietà 4 . j. i. 0 **4 . u p parimente eoi
due avanti fanno quefle due 1 . f. 4 . qual e quel
nerfo , si c o m e n tg h antichi tefìi i forteto.
c
Arbor uittorw ja triunjale :
■
È r i 4 . 5 %dehjuale al prefenle non m i [occorre
efempio « Ma s e lo lm u efi meco t l libro -, dove
D * V
T H E A T,
j*
feno, fla te g ià per. me ordinate que fle fatich e
( ilqual è a l prefente inm ano d e l mollo Illu/L
S/g. Conte Claudio Hannone ornamento d e lla }
nobiltà di queflo fecola ) farei. vedere a V. 5, '
non folam ente quante, f a t e habbia cantato i l Pe f
trarca in una m edefm a m i fu ra m a quale egh,
o più lofio il fuo buon orecchio, ha cantato ; &
quale m i fu ra (an cor th è dalla necefiità Ari*
thm etica fujjè ricettata j o d a D ante o da altro
antico fu jfe fiata, gm flam entem effa m te flu ra )
il fino buon giudi ciò pi» forfè natu rai-, che arti-;
ficiofo Jrabhut fu g g ito • y - q n e l , che giudico
delV etrarca y 'intendo moflrare un giorno d i
V irgilio ; y forfè altra c o s a - Laqual perche.
farebbe incredibile, paffo al prefente con fi­
lenti o * Ut.tanto più, che io non ho parlato qua
fio poco della comparatione, pervoler d ir d i le i
-al prefente : m a per f a r m eglio fe n tire a Vè
-che tu tta l'arte m ia è governata dalla necefiità ,
y dalla baflan \a : y quello. ,, che habbiam*
'dette dall'antippr, po/porre , y s n te r p o r delle >.
parole , per frno^L tanto- num ero, oltre alqual\
non f i può gire^uoglioehe fia detto ancor p e r ­
la quantità, baftante dalle m aterie p a rtico la ri,
Eccowi perche noi ì)abbiamo parlato delle fp ecie.
delìaccufatione : Lequali finalmente nolendo
noi riducer per tu tte le fatiche a d u i fo li capì :,
cioè, al bene y al m ale: entrar anno nella p a r te .
del male con le loro difefe, dellequali quella che ;
uien nel fo r o , talhor concede inule un modo il
f i t t o : f i come credo faccia Cicerone nella oratio n pro C. RabtrtoFofihumioxon deprecatio-,
£
tifi
3*
D i sv ; $
‘,m A'Tvsa;
n e : T d h o r fid ic è ,h ó n folam tntenon hau er
f d t ó f a h i d ì V fiM T fM d ìo l^ h iifà fa d A lo c ò }7
dò tìeil 'm a lfa fa titi ftyofàèfrcdó’th fa tila Pro
S y tld d ìitd iC e s , fa i* q u e lla prò 9èfiòàXòfft'b*'1*
&■ tA h o rn o n fi n rg d fa eH fa tttiiib n fiafeguià*
t f t ma notrpèri’t i^ f a fix f fó tà ifà U if ttiìW è fa ’^'
nella oratiort pro Cluentio: nella qttal m fifìe g a , '
thè Opiand o n o n fia morto : ttid ben nega che
f a rri»rtò d i uenem m in ifiràtòda CVàerìiiò [ ti r i
fig li a fro ; a i f i j più tofio d a altra infirititsaV*
onerofa r [Celerità d e 'd o m è flk i. -fcstncjuèìlcf
prò Clìhritio hi abitò s n ò rin fa a tiièfa fa u d k ì< i\
m n-fia f f a tb tc tr o tto , m a non é n ftd titr d 'id ixCliientfo t dhXt Càitquelli d ì Ópi.tftìcti. 'iS è f if
Uolèffè riducerè tfa e fìfa à p ì tu tte hoìràtìom di
[enfine, tiretebb e'fottò fate fio capo antior qUèltri
pro Sestio : d o t i n o t i f k ' ^ i effindo'T rib ù -,
n o , egli nonfia tiifu io à rn iA o } f a c o n f a eftdìti'
nel fo r o . Beng li nega s c h i f b i t i i i t i t p f t r
uiolehìta d ia Kep. 'ma'folo aètibftixfiofèffe d m A
m ini fira re il mafaflrato fitto, & difèrifìcrfi d a ll
la fattìvn e C loelia h .t, da lla fa a leg ia era Tlatò
fe r ito . N e farebbe lontana da qttefio capo quel'
la prò Li Vlaccò : doue non nega de* taglion i’
impofh alla c ittà : ma ciò batter fa tto per fo flener 1‘a r m a ta , non per proprio com m òdo. & q u e i, ch'io dico dellè Ò ràtiom fopra 'addotte,
fià detto di tutte fe altre d i C icèrone,& di De-r
mofihene : lefa à lì (ertam ente f i mctterebbonv
f i t t o pochi capii E t cò/ì p e r ii loro ordine fi tro ­
tterebbe quafi im a necefiltri a b ifid i f ia . per lifqu a l rion potrebbe tin ir c a f o a, noi d a effert'
tra tta to
TTX ' % " ' T
H E A Te
jj
trattato nel foro*, che non hauoffc t r e , quattri*
cinque.,
tallxor dieci a p p o g g i, ta m ii ,tu tti
rmrarebbono un fin ca m a f i uedrebbono tr a tta *
ti per alcune dinerfe u ie , per la diuerfità d e g li
accidcnti.de*quali l’uno al cafo nofiro. fa r ebbi
più ccfnfrmile , cbe Cabro , e pii* conforme ;
ci darebbe quafi di mano d i caminar per quelli
rtieàefime uie si*quella, che la fo rtu n a baneffs
mefjo davanti a snoi-,. Ma cofi fa tta necejfitria/
lraftxri\a accennerò peyauentura meglio pocc d f '
f it to : benché io intenda in tutto quefio mìo dfa^.,
fio r fio, ch'io faccio a l prefente , fulam ente.dar#*
«a
'’^ow^jofuiHerm oj?r7!s?W^
'
loco minifi refi infinite parole da poterlo uososaj
ry* f i per la proprietà, come per,la iranfia*
tione; cofi miniflrerà ancora nelle materie dfa
uerfimente. , Varfaremo, ancora delle humane
triJleXfij : cioè delle xompofitioni , che perten-gonio a ficrmere le nofire male fortune : leqttalj rrattan del
nengoriomedefmàmente fotto il capa del wislesanse^™
- & per dar un pòco d'inditio dell'ordine di cofi cu^u”<*‘
fatte triffe%xe;i!qual non altrimenti di necefifa
tà cadefatto tante dincrfità, <& non piti ;fi co­
me caggiono le parole per d'efempio dato : dico
per quel poco, che mi ì rimtifo nella memoria ,
• \i
che uolendo Alcunoferiver della'fisa nudaforti*u ‘
J*
7ia, potrebbe trattar di quella talmente; che efa .. .
-la non pafjajfe in oltra fifa,ne in altrui;fi com4
il Vetraria nel Sonettoì s
’ f i t C f i 'vfi
B
V
ti
t r i i s . v i n* m: a- r ;
T )i dì in dì uo cangiando il w fo erl pelo,et in
- quello. Dice fette anni ha g ià rim iro il cieloé
)A e' quali f>er le medefimeuie firm e del f i o m a
le, dal quale egli non fie r a poter lib era rfi. E t,
perche dalla lu n g h e tti del male hafce il f i o
tnaggior dolore; l'uno y l'Altro Sonetto in ­
troduce con la lungheTffa del tempo .* E t am*
bidue i principi/ fo n tin ti dim tfericurdia , y
Lt parte fig u ra te di defulm o y d i d tfiera ù o t i e . Mae per più dolente methodo tr a tta i l fu è
male in quel Sonetto;
\
O pafìi fiitrfiyV penfieruagiti y p r o n t i , '■
dotte ttoit cerca col paffuto, m a col prefente d efio r pietà in rutti : y nel Sonetto
Pa ffila natit m i a colma d'o b lio .
Sotto la prtfa allegoria della haue , fem plicem en te tra tta coti rnrferattorte l'infelice f l a t a t
f i o : y il methodo , che da capo al Son .piglia
una gran v ita dal nerbo, che fignìficd muto r
quale ha quello ; che incomincia f i
Mouefi il uecchiarel canuto y bianco /
* ’•*
i.
E / bel configito f i in ambedue i lochi : che Int­
uendo a parlare hi uno d'nu pellegrino in v ia g ­
g io , y nell'altro d i mitre in camino ; quafi di­
pin ga l'uno y l'altro moto con v e rb i, non pur
figm fi canti m o to , ma. moto nel tempo prefente,
x o l quàl tempo mefte'qvafi davanti a g li occhi
Methodo il moto : (gA/jMiercut^
ffori«r»vc*
T r n ^ tg m t
(oggetti. m u f c h S l Petrarca volendo aumentare il f i o
stridi, l o f i g ra n d e , o per lagrande fim ilitu d ine della mala fortun a, nella qual fi tr in a ia
D E L
Ti H K A TV
aedi uertw y di notte , effóndo nafcofia.qùeU
la sì ella, che fidigovernare t mannari j o per.
*
comparatione, dell'animato *comefa nel vecchia
retto, y nella. uecchiarella. banche t methodi
fa n o diverfi; y in.tanti altrijpchi imitando è
Latini, ,. ne* quali dim.ofira ciafcvno, animai,
perfaticato chefia , effer.piu felice J i Ivi., y .
per tentare ilfe tr . tutte quelle vie delle tratta­
ti oni , chef i poffonoftre., aumento ilfu o male,
ancor per:la felicità * che ne ha: alcuno inani­
mato . della quale effo e lontano f i comef i nel
Sonetto*„ .*- v, m
., ;•* .> -, „
.: .
Valle,che deiamenti rniei fe piena: ove dice*
Ben riconofcp inopi fu fateforme, .
N on laffo jn m e, che da sì li età vita
m. Sen.ftnoalbergo d'infinita doglia.. . >, > )i N efilamento poptanto accrefcere d dolor nofirth
per trovarci inferiori ad ogni .maniera di cof i
animata, o inanimata diqucfio mondo,ma an­
cor alle cofe del ciclo.; comej\ce iLFttr. in quel,
r
Quando veggio dal del fender? Aurora* v
Vofitamo ancor aumentar da quello, che per. nefi
funa cofaUeta ci pofiiam rallegrare ; che cefi
fece il Petr. nelSonetto ...............
.
Zefiro torna;
,
..
e,altrove. n c per feremxi el....; Et Anco ? au­
menta da un loco della mifiricqrdia tocco da .
AriJlotfle : U quale, mentre ditnofirusyno cuhor
efferci Tiato levato qualche compenfo della mfa:
la fortnMyquando mccìmnciana a ven ire:'y^
ì trattate nelSott, / , r..rvi •
^
^
r r r s.
i n
m » a~ t
' T utta la rHia fe r ita tu erd e- c ta d e .
" *
& ! » quello
' !\
T empo era homai ditrxm atpace a 0 tregua,.
fZy nel Sonetto.
Tranquillo p o rto . ;
E t tanto fta detto a l prefinte della diuerfità ,
che può pigliare il mal n f tr o , quando lo uorre*
mo aumentare : pèrche voglio dire un poco d i
quella, per laquatla pofiiamo tr a tta r yquando
la vorremo d im in u ire. E t prima fe vorremo.
Jomeffi di diminuire il dvlorc S alcun dannò bàttuto ; po~.
unionista tremo per una w a confutarci da qticflo , che d i
** Ucrlì‘ q u e l, che par male fo g lia m o qualche commodat
Cime fece ilV e tr . in quel So.«' '*: i
Ì m ì foglio accufitce, & hor m i fe u fo .
egr net Sonetto1
' Ferae Tiella :
nel qual poco f it to
Pur m i confila:
o che ne Intimiamo goduto p e r fin , che-ci è sta tò
lecttj.n elS o n etto .
*
‘:fa" \ \
Q jc tl, che e t odor & d i td v rfiin c e a ,
t y anco pofiiamo diminuire il male, col nonno
ter e lontanarci dal uolcr d e 'fa ti. E t cofi f a lt 4
trattarion troutamo in q u el Sonetto* ■
Rotta e l'alta colonna.
«• Ma se coufèntimento e d i d e/lin o .
C i apre ancor ilV e tr. urtaltra m a > laqual e d i
conjolara con alcunjfirf/o d i dimoftrarci lieti:
xjual e quelldnel Sonettonse
* Cefare poi che*l traditor d'Egitto •
E t fi oppone a quella di f i p r a , che mofiraua ,
lire nejfuna cofa lieta ci potetta confiture.. N e
mancherà anco di diminuire tl cordoglio nor
X
J ìr o , per efjer l'infelicità communi ad altrui ;
fi fogge»
^
«'
D E L
T ,H E A T.;
37
y troveremo di cip gentilifim a trattai igne
nel Sonetto.
v Laffiato bai morte fen\a Sole il mondo :
o per trovar locò accommodato a nof r i tamentv
come dice il Pe/r. nel Sonetto, Solo et pèfofo.
o perche col penflerofiamo con la co/a perduta *
Tj di quefie vie fono molte macchie nel Eetr*
quale quella..
Leuommi il mio penflero:
0*7 * -i r. "Sfornami a mente., ■ • y
\
. Miraesjuel cosoeaffianco mio. cor vago.
. Con quejìo mio debole aifeorfofr itto f r i
7fa libri trafitte, noie, laf i o Va­
f r e Signorie, pregando quel
„ , v.
.habbiano ad ai&
: tare in tutte le
parti in­
formi :et.anco fe lo troveranno <?& 'm perduta Jferan\a, prego l i ' '
. .
diano per f politura
J
il fuoco* f. ■ •.
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F.R .C H E g ia p c c h ig io f
ni pajjati jofpinto da un
cotale stim olo ardent f i ­
mo, iof c r f i a V ofira Isa
/«sire , Signoria quanto t
essa m i detta va ;hor la ,
parte ; che e fa mg d i ra­
gtim e , mi f a p ig lia rla penna , & per quella,
chieder loro humtlmente perdono,
tn p ivi e
|Lu sa * csa
- Mae,
rytia/;/ o /K jf'a /ii;m e? !^ ^
?
faccia id d io , cl?*ip\poJ[t fo rn ir quefla lettera
J e n \a pa rtir d a in i.: che certo,non faropicciola
èm prefa. E t accipche otterr&'cio da me medefim o io pojjki prepongo in quefla m o n a m anier a d n n o jlr ^ e fa V fifa ^ u J W ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^
ncndo
‘^ ^ 5 a r i I e o K ^ j ^ ^ t ^ m u d ^ tuutmTndoper
U uojlra v irtù Santo . EtTe ragioni, che t i
m ettere nel m e t y } non folam ente farartno f a - ^
p . E L V H V O M -0 A
1) 10 .
-jf
lesa la verità; ma appareccìneranno, aefifi pàr&
tiranno andati a gltocthi di uojha llluflre Signoria t*ngr.dìiMptme ItmegìdUnf f p d ^
tc ^ te m ^ ffc b e fi^ e n tr a ^ n e ^ ^ m e ^ ^ a ì^
Tate aua gloria nofra .. Non sa, sa mài io le
bobina o detto , ofr itto , rre osoer lq operationi oPfT3rif>,
uerfo le anime no/ire. comtcrTde Mdt one ; a ^*ufrc°
t.u iiV ..... jiii"iTTniiTi^rr tMwwiiivWllii>l.!.B<|iiiiiiM
iiirW»'><»l ' sanimi
producere , u nuocere , che chiamiamo altri- .„tk. 4r,
rnenti cóiMcrItone } y talhor tranfito ; cjristre*
quejlo figue la tenga operationdi Dio , che t ti
fffdxrpeffktoj^. prodllice
affr^fTaiamTdmcntre le manda in ijuefo mon^dTTpQt^jmu! atefffmfne'Le'TrmffTa TuFflaefioche non atte n d a m i motìdo^ maa 1S h &
ultimamente, pòi che fono a lui-non più riugl*
te, ma ritornate, efjo le rende Perfette : &*
"ferdffneTrTicoìfèr (cbeeTafeconda operatià*
n e ) pòfiamo noi divenirfa n tiy d iq u e fo -fld _
ménte con V. S. io voglio tener, fagiana mente \
netti p:n fm p lice , y pura-, y commune d
v tutta Italia lingua, ch'io potrò . Incomincian­
do adunque duo ; che, fi cóme fono tre corpi d
noi, chiamati da Vlettone i tre uehicolt dell' ani- '
‘'p ì T j i q u a f t i o * ^ ^ •
X^thahlnamo tre anime : dellequah quella che Anima
c lTm f hf
a a ^ o fe fp t- f; ^ p ii'
ì ftorf/p» Jìtpé- tohr.>co-
~tfm e ^ lflo /y ^ g a P ^ to n ^ n e m ^
T
a
c
o
l o
t ^
ri ore ; da Danni lume, mentreaice, In lumi- mltEVaa?
ine tue mdebimm lumen 3i y 'con D a vid è con* tri,
venuto Pitilogora m quel celebrato precettò ,
•»tm o dél^eo jhìfffmìne. Uqni:mdxàt *ytffift**
/
'■
■i.
.
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'
•* ••
•
•
K\X T H A A D H L
V
:
i
f» *'
I U V* u s a .
.;.
lume da Arnseo/ele e clnurnato intelletto agent ei.
e^T e quell'muco occhio , per ilqiud- tu tta tre U
foreile chiariate G orgoni, veg g o n o , fecondo i
T he off vi Simbolici ‘ & percb e. I j ^ f ^ ^ d i c e : ,
c h e f e m i et appoggiamo a quefla mente ■$ p e rii
raggio di Dio , che m quello è , tu f fa n o ilifendee tufi^ le co/èfrefen u , pliliale , & che bari*
n^TuPn/rei( Tu/te le i
^TefrTTTFuolnar Paeta la chiama hor [a ie [ira ,
ha r haic ^ i ^ . ^fe^ ffuofm dc/m feiu f^ T be^ per
la m a U e Jua baue/Jc veduto,quelle fui tif o n i j
d ite .
, Standomi uhgìorno filo a la fe n e fr a ,
Onde cofe uedea tante c y fi nove ,
E/ altro ve, f i / g v ,, v
;. .
v Coso colei, pereiIto fon m prigione ,
Stando fi a d un balcone,
,, %
> Che Ju f il a a fuoi dì cofa perfetta r
V / il vero,che altrove h a f g in f a t t i Òdi fe n e fra
m ateriale, come nel principio d i quel Sonetto
Jo hamo feriip r e ni odip la f e n e f r a .
YAa per m aterial jenefi; a non bruirebbe potuto'
ited trle co/e, che haueano a v en ire , come pre*
f cntc /è * ^ n J > ^ U jm n t^ a q H 4 l
ì i s ^ B s Vietino f o n c iS e r y t
rf peccato , ne VenaTrlaTec^^^
tionnle et
animale m uovale : la te rg a , che e tu tta uerjoal mondo,
* rì^domT!^brjmTuen<^^
le ; dotte Stanno tu tte le pacioni ; & non meno
*ajfe hejftt fiche a g lih u o m n n e cómrtitme . D i
qttefta te r ty intefi Chri/ìo,quando dtjfe. T r i­
s t o efi anim a mea ufque ad m ortem . perche m
nejfuna
\ D E L L* H V O M O A D I O .
41
rcfjùna delle altre due futi) cader trijìefifia fife
Mira pafsione. T-ffendo adunque i yanimet r
ttonale collocata triu a m en t a ^ c r l a p a rfe d el- v
t'animale, che Mose chiama am m ìiuiueiiìevel— \
la può accompagnar f i , o.con la p r ith d -, 0 con la'-y.
te r f a ; Nenia erimi potejl dnobns dom i ni s f r ­
uire , Vperche Dio d ifferti X x x . deli Exodo. }
non uulelm me homo & r im e t. non vedrà 3
dice il Signore l'Intorno me ; cioè per la m en te, •
CX irifieme ancor v i ver a ; cioè attenderà al! arti K
mal chiamato anima v iv e n te . Se adunque ella
s'accompagna con l'anim ale, dove regna f appe­
tito con le p a fìo n i ; efj'a ditùen peccatrice . md\
f e piglia per compagna la m en te, diventa d x K
bene, qx t utta d ivin a : & cofi la parte d e lta minale abanaonata muore, a ella guai m o r te m uejlraafjcon ditaejì C um C hriflo } & D a v id , *
Ereti ofa in conf i f i n D omini mori fanOornm*
e in st FA lesa Chriflo medefimon quella alluffa
Seguendo adu-n
*
v>' gite t intento mio d ic o , che Plafone nel libro d e
I
Sane//tate , chiaramente cri?nc(ìra, chef i r la RjnnV*
fTtondToperati0n di Diosa che c rivolgimento , mento c
0 conuerfione ; 0 tronfi tv,\ che d ir no fiu m i 0) noi sa, Ventr~
^o^/^n^c^egd^Sgnt^perchese mentre Dio a
rivolge dal m ondo a Ini ^ m ì ^ ^ f l M l f imer^ol
con\m fm m ) ; almeno tn q v c T tn v U o p o fi
efier cw a m a tifa n ti, & t l dettonojìroconfinitiI
|
! - X /mA!crr
0 Signora-diurna, e quella Europa p m a i T d d
4» v K T T E x A D E I J UV.
ehi tote»»Jaqual non tiene il utfo diriffa to a l tèrm ine a
•he ^ssrisaal^na/e il Tauro la p o r ta , cioè al mondo ; ma
tiene il uifo conucrfo al termine , dal quale è
p o r ta ta , cioe a D /o .
^ ^ n o n ^ m e f^ W e ^ ^ p ^ tS n a ^ j^ ^ ^ h a ~X
^ p e ^ c f^ T x m a fe 'fn ttfe fT ^
ittc /d /q u e ffjotrque lle . quando l'anima f i f a
per la conuerfione compagna deliam
ente, f i d i---—
I f r manda so la tnenteV ra a f e ? anim a , e f e Tarn*
k
m a tira d f e la ln e n te , g y tonjeguèntemente
qvetd n u n o raggio r che in lei è, & perche diff i la conuerfione filler ififfamata^arutor t ranfit o i
f i legge* Tranfiuit A braham àdO eum : ( y a n c o fi legge jD eus tranfiuHfitper Mofen, g y ap*
p r e jjo ta lìm . nella C àhiiln fi'erjona c t f p J o f
~tranfiui a d t e , ejy tranfmi Jupcr t e . iq v a lilo tfh danno ad in ten d er, che ejjèndo dallafarte,.
^ d ettd jn en fT , o~di D iòfaT dm krjT m efffd .m ih
dim im tn fo g n o felle dncoridalU p a rtèd e tta m m a (ìa il confentim ento, & l'uno f & l'a f tr f A
perni orlo d i fot]JaggioflfF n ón di fe r m e lffa t
<
•tariffi * ^ onaof ta c<*Ja' dìe Tranfire Meneo da D io d i*
m o\
Thuomo, o daltbuorno a Dio : & Q uiefcere ,
lucro M anere, uicnelLt Dio alfolofino figliuo­
l o , » in v e r o , quando lo ffiiritod* D io u ie n e ’
a noi per rivolgerci a lui ; g y , quando noi nel
medeftmo tem po lo confortiamo, ciò fi f a per
t ranfito , c y pei p afi aggio . Venne lo ffirito di
Ifio a M o ft, m a I a/>o,ey non tu rimafe, quan­
do ejfo pere offi la p ie tr a . V enne ad Aaron *
DELL*
H.V O M O
A DIO ;
ma {'ubandone nel?adoration del V itello . D?rem o-per anentur a , che dim ofirafjein ifitsa ,,
battendo ej]o mede fimo lafciato f r i t t o ; immun­
dus lab ijs ego fum . citerò nel buon Profeta D d m d , leggendo noi n e g lig e r itti fu o i ; fpiritum ,.
fan cium tuum ne auferas a m e * Aggfitngiam° ,jb e P a fg u a fnhebreo f o n a T ra n fito ,- y
ancfiqSeJ/o, che n e ^ ffec e tn fc (f d lè d e )m m an
** '
g ì or dell'agnello., contenne ancor q uèfio , che f i
mangi a fe f i n / a in d u g io ; perche battendo a
fa r tranfito ìo J fin to dx D io , jà b ifo g n o , che
noi lo prendiamo to fo ; & che nel riceverlo note
fìam o negligenti. C o n quefii ivoghi ancor fa•
quello nel Genefi ; dotte f i Ugge , che Adam nei
tn e \o giorno nel giardino vide Dio carninani e ,
f e ben m i ricordo, che qui non ho libri : y non
lo v id e ferm o.. f e r m e ^ ^ M o ^ J i ffio qon
ferm ò -, ne fe r m a , ne ferm erà m aifen onfopra'lD io douc
fiio fighucTo y fecondo il tefitrnomo d i f i l l a ,
qual dice fi Egredietur uirga de radice le jjifi..
y f i o s .d e radice eius afeendet, y req u iefeetfa,
per eum jp iritu s D o m in i. Et d i quello d i d a * ;
u an n i, q u ia m a i fyiritum Dei defendentem
y m a n en ttm fu p er eu m , teflimom um perh i*
b u i , quia hicfilrns D et efi . y D a vid in perf i n d di Dio ver f i i l fig liu o lo , tu es facerdos in
*> ..
x ttr n n m j ne farebbe tn eterno , f i l o f i n t o dò
D io non fo/Jefim pre p er dimorare in lui, per*
'
che dice Paulo , y p l a c u i t in eo omnem plcné*
tinim em inhabitare 1 H abita, du n q u e, y a r i mane nel fole figliuolo tu tta la d im n a pìenc\fi,
•vi r fiafififiducr. da Iut a partirfem giamaU
I
44 L E T T E R A D E £ R IV :
Ttcod fatto fransero sa twlarxQxoLiuto dqjqfa^
blko rfuontco ,jl^ lToinego^
mapercheeptunc to ; non uet!e VodTwTjfre
Signoria, lagnai /tede tutte ! altre belle cof'e ;>
che Virgilio finge, ciré Cria Sibilla. C? Hc/e-f
no danno nfj-on/o ad Enea non legati, mafc id -k
ti ; Cr non dimeno f a , che fa Sileno, Cf Pro­
teo non haurebbono rijfojìo, [non ledati ? il-v
qual legamento rifjronde in alcuno rnoaTTfiuei*
utrbt Manere C? Qjtiefctre ; f f d ngp
gato fa col ^crhof^ctfajre^ perche lo ffiritbdfr
D/oliMrrfifana nelU$f!!nla ; arifjflibito, gjjgv
X rfja piena di dittin furore bauea vaticinatog li <
|
tg ^ ria n te f^ ^ T n ^ ^ ^ ^ ^ h ^ b n o to d iD r^
I
J T J a f a m T ^ io le f a preferite , manif'eflero
nella m a n iera , ch'io [intendo , & parimente^
i l legamento . H o parlato per fino a q u ìd e llé
tona erfone ajfai abondantemente, 1 1 perche cl-la f a chiamata tra n fto , & d ì fip r a ancor d o ­
me Dio la f a , & come pufsiamo divenir fin ti r
E e fa d e d im o f ria­
mo in quante maniere Diofaccia la coun erfone
f»!o fnquA l>re^ettet > & Per *ìH/U me\ i p o fiarno noi con■*■'
*i nu>dl rtfe n tir e . Dio rivolge talhor in gnefio mondo là.
Ia * perfètta , fe r ifa lafiiarla mai accompagnar e
allapparte animale: come r in offe la Vergine ma
dre e G iouannì. Riuvige ancor qu elli, che pòirehhono efjèrc s ia ti comparili del?animale ,
con la legge e Col Vaug eìo^ImiAi^mmLAmmAL
f on
>ijj
f a v cf d ìlc n° f di quefio mon~
D E U ’H -V O M O A D I O ..
4 ,-.
‘I p v t u U u v d t M m m m à i m s s
crejcmwi/o,
MAX luu t
>{/, .jQ erauL ddlaX »*.
f f t t r i u . flaa m k i A O c w n r t
gentil maniera di conutrfunge r quando Dio, cr_
rivolge a fe
Il per .
che é da fa p cr.che.c Jd ^ ^ " 5j o 7rfante
rone^^T
.^Irgnj^tr
.ette
cofmficn f i Im %
(fow cn^preffda alcuna 'rieie dei te ]je/!e? V eTT
mmmmmmmmmArn
wmmmmmmmmm mmmMfkrnmmm
rute letam o cm
{s; ionie
^ i ^ u S a ^ f f e ^ ^ ^ u t f f e d ì cefi. C rb e m ix eD a n
W r o fa m e y t e 7?t?r e» a S n S S fl moftfo t e ffe tt? ,^
o^ej^^^^jCt^joTTTps '/^"sj'cl/O:<T;, c'/c ;leg g ia m o -.
.
nfc% jrrj q u a lì/0cDe //^O
Cr^r1^
si del T etrarca. , Oue dice .
,, H c r ti filìm a a piti beata fp e n e ,. .. ..- * «ai
..M iraiufol crei 3 effe tif im lu e in to n tì ,; •.
4. Jmmortal 0> adorno*.., :,<■.*; ’,>* .
-•■•>
,Md delie belleZZe de «U btm o jiL co rpi, & del.*,
jB B jg
^ffSTIx^oxHano m lui,& • a d /h o confcnfm enio. inquella Cannone,
,
•
•v G entil jn ia d o n n a iatteggio
'N el mouer d F u o firi occhi tm dolce lu m e p
., Che m i moflra Ut^ ni a , cìial ci el conduce. etc.^
X y poco f i t t o
- ^
^
. CZneJlo Ua.uiJla y cl} a b e n ,fa r m 'induce
apf
L r T T E R A D K £■ R I V ;
• ' • E t che m i fcorge al gloriofo fin e ;
* f ij^ jìc t foU
m'p llontang ^
y ■ r^^fa^affT efegue.
Io penso , se la sioso ,
Ornic i motor eterno de le s ielle
* D efilo moflr.tr del fu o lavoro in te r r a ,
Sort Valtre opre s i belle ;
■Aprafi la fungion , ouVo san ch/usa.
y benché tn piti altri lochi babbitt detto il m edefnno ; pur p iv chiaramente nella cawrtme,
Quell antico mio dolce empio Signore .
M entre cofi f a dire ad amore
• Aneor ( y quejìo è quel,che tutto a v a n za )
D a uólar fopra'l d e l g li batte a dato ali
V erte cofe m o rta li,
Chefonfcala al Eattcr , chi ben refiima: ■
Che mirando et benfisa, quante, y quali
T.ran uirtutt in quellafua ffe ra n fa ,
■
*.
'D'una in altra femhtauffa
C
"’
Potea leuarft a l'alta cagion prima’.
-;
D/ fim i tariffa adunque in femiàanffd,'ctoè di
ftmthtudine m ftmihtudnie. Poteu(t il Poeta /
ionfentir per il rivolgimento a Dio, perch^oju
quel rtHvlpw erao chjijflm ^ceu^^
sentendo a
Potetti
amrmL .jgr
t/rrell, ffb
.Chiela
' j^ H ^ a u ffj
'ttafdelfAngelo
finalmente per quella a m o rc l^ m ^ D fiòuMa
S ® satirone V
* : rM>m * **
LtifJ'o m e , ch'io non fo iti qual parte pieghit
dim ojira il tra n fito , y la poca fe r m e \fia , che
m lui era d i paffute dalla belteffjfa d e l corpo , a
f
t •
D E L L* H V O M O A ■-D I O .
A?
quella dell'anima : aìU qtial, dove è p iv u e r»
Jpi end or, che nel corpo non p affava tro p p o ^ cr­
ucche f i Inficiava abbagliar dalla ù elle/fifa cor­
porale . Dice adunque coft.
T u tte le ccfie , di che! mende è adorno, .
\ f a r buone di man dai majìro eterno
Ma me , che coso adentro non di [cerno , '
KhbiigJìa ri hel - che n n fi mofhra intorno.. *
Et y 5*al itero fplendor g ia m a i ritorno y
L'occhio rion ptio sìa r jerm o .
^
Vut la fu a propria colpa & c .
,
r Effondo adunque, o [ingoiar d o n n a , unico rifa
ntiofatmento a Dio , o fola ai mondo , a cui io
cpnjqito , mentre mi rivo lg ete, tanto e del tie­
ne di D io , & n d corpo di Voflra ìlluft. Signo­
ria , & ’nella fina uittoriofifiima anim a ; perche
non m i pofjo io chiamar Santo ? Certo f a w n
pur fon fin ito , ma fa n ti f i m o . Jdt , f e non è in
me quella fcrm eìffia d i dim orar n ellajbelle^A
fim pre dei?anim a, ancora nel Tetr, non f h .
. B e r uerigo a dimoflrar per guai m e \i .noi pof- Ee? gusS
^ [a m o con] 'entir e . ^ ^ sI/^ svW o^ ocen se^ t/re^ ‘f f j poisf
partendofi dalla fi8$<r*vr S
cQ»*ÌVftti n e : ne può contemplar, (e non ani iene p enfiofo t, D ì o .
. Tre*3/ventarfermamente fino fienjofoffenon p e r•
iln u z o della mainiiconui. D i qtù 7iuvenne,che
j l Tetra. ìiattem fofanTgja la fina d orindeom e r
fa a Dio , in quelnerfo,
v •' seoso ......
, Le Chiome a [À u ra Jparfe * & le iU m c r fit
In dietro veggio; coso afjòmigUandola ad.E *
rop.t , la indm ejh nprepenfofti'.: tome m .-gstd
»
-48
& / Ù S J r 'N
q n tr f e , "• > ; -
M A T.
*•• . .;•■• ***•, ■ • -I 1
Q u a!dolcelffq è ne Jit Tingion-acerba ■V e d erla irfilh co i petifierJhoi htfieme^ - 'v
y in quello ' ■ *• ’
.\
?n. •
L ied fie ri, y fe lic i , cnr bennate herbe, '•
Che Madonna penfàlifio premer J o l e >
fjr in p/u Irllri lochi. Ltt /W uce ancor trioni» *
Malinco + conica nella canyon,
nia Indot-Tacer non pollo,
ta dui re 1tr. nellam que uerfir . ; . >1 *
<>.
.
’
- '
w,
' fiu uòsa. I>Wi bel D iamante quadro, ey m a i riori f i timo
\ V f f i vedetta m ni elfo un foggio altero ;
s * Oue fola Jcdea la bella D onno *>
■■■* **
l>inan<s mtacolonna
■ . \ 11 ^ ** e > * »
* C riJ b tllm H y y im entro ogni p enferò' & c f
laqual donna dentro della to rre t l'anima <U
Madonna Laura dentro del c o rp T ^ y T a u a n tT *
f t haueagià fermato il [angue di calido in fie d
do > y d i httmtdo infecto
la dettafermeX.
rqnefigmficala al mio gindicioper la figu ra del
‘b
hi colonna : come altrove % ■ <• '•*> v. i- v'*^ **•
fq I> W beldtajf'ro era ini una colonna. f*4‘ ■ t •
orniamo manineonici,
aw er di neve non tocca per m oU tannidal Sole:
b iqual tanto m ene cendenfandoftta poco a poco,
che piglia la qualità crijlallérta , che è Incida *
■‘C g ^
l'annua. tanto viene a foco a poco volgeri'dotiJuo caidonei cont rario; y l'humid0 in f i c ­
ch erà ,
TJ T H E A T ;
47
c b e \j(a , che egli fi-fa lu c ìd o ;& alhor [a n im a , A n ltr^ ,
che m I v i . alberga,
'*<>**>
fp cculaticne. l l p e n l l n l H ^ ^
sa*
gótìtlxyTfffilTT prejè adunque /I Poeta il C riJlalU 3sol per mojìrar,, che. h u m id o d e l (àngue
di Laura., era g ià fi.r ifi retto j.C X per cofi d ir e ,
efic c a to , che, era hqu a ltrim en ti divenuto luci­
do , che il Crifi allo fa llo d,i cjìiccataneue : &
a llr.ue difje .
v ..... - i •: . v *
1
G ì m ane donna f i t t e m -u e r de-lauro
■ V id i piti bianca, & p it* fied d a -, che ne sifa
N on pere offa dal Sol m o lti, <px moirianni:
£x cqj't havciulo. pof a la cagione, & la mate­
ria , non fi poteva afycttar., fenati cofifatto ef­
fètto , cwjfQrjfittilo ^ . Mae Si »nvrq jiu m u u L
molto meglio , che io lafa quefìa parte cofi ,ca
venuta mia., p o che certo fcrm-endo m i è ite m ito n d n ifi.u n m a le fio riX iivzemio-.roflore. V eg>
gio Ulujlre dotmasiteggo haver/mejjófiuòrt tarro­
ta robba ( e x della buona come dicedi. molte?
M agnifico SignorìLibanoro, ) chela.uoflttt.incomparabile hum anita fi.d a rìifa c ilm ente a e re
d e re , ch'iofitppia qualche.cofà o feria p otefii
ancor conxdcung e n til pudore ine! ter alcvnaxtye
d e n \ a , che v i f i f e d o ttr in a , nel benigno ani*nio delia g randezza n o flr a , baurei pur feruatd,
quella delle dodici conditioni dell*Am ant e , che
per tiene a l'ornamento per piacer alla. perfinA
a m a ta . deilaqualfece in due lochi:aperta m en ­
tione d Petr p r im ie r a m e n te ,, quando dtfj'e•
P ercheueggto ( £ r m i jfiitx e f)
\
‘ Gi
^
„v*
• ."-SU~
'• '•
'
'*
fi:
JO
0 I* Si? I N
M € * tf
• Che naturai m ia dote a me non naie ,
■ N e m i f a degno di un sì caro (guardo*
SforXomi d'cjjer tale ,
Quale a Taira/peranna fi conface ,
Et al foco g e n til, orni'io tutt'ardo .
S\tl ben ueloi e & al contrario tardò
Di(pre«iator di quanto!mondò bramii
*• Ter (tllicito siudio pojj'o forme ;
P otrebbe jo rfe allarm e
. s
N e/ benigno gtndtcìo una ta lfa m a ,
pai nella cannone ^
Tacer non po/Jo •
Ke la bella prigione, ond'hor èfc io lta ,
Toco era fla to ancori'alm a g en tile
<■*»
X . 'Al teittpo,cbe dt lei prim a rriaccorfe:
■\
O nde fubito corfi*
:■
Ch'era de Tanno , £r</i m ia et a*e Aprile ♦1
A cogliers i or* in quei prati d'ini omo r ;.%.*!
Sperando aglioccbifnos'pixcer sì adom fo
O ptacefje a D io , che m ofrana orni io a d ornò
de'fiori colti piti ne! celefic,cbe nel terreno g ia r
li n o , potefit piacere alla p/u g en tile j alia piti
diurna madonna del m ondo: m a tutto fi mal
mio è ptfficr in qu efio , che la troppa bontà di V.
ìli a fr e Sigi vorrà mofirare qnefit m iei penfie.*
r i , a perfine altam ente dotate d i ffdpere ; le quali m i leuarnnnb quella a u to rità appre/Jò V .
lllnfi. Sig. ch'io vorrei levata noti fiiffe* D al*
l'altra parte fie r o , fie alcuna delle d odici condìtioTii tu ve nel mrtuofi f im o animo della nof r a
gra n d e f / f i , che ella m i d ifenderà g enti Imense. pur a me pare j che il meglio farebbe a m n
j
j
]
j
I
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|
1
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J
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|
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-W
is-Zi' T ' H E A T .
£ i;m o flù n U jg jfa U tm a ttrif
&
L i Jufitcìoitia mia pieci o la , y iraffa. La hu~
manita nofira adunque fa r à meglio per confi­
glio mio di leggerli joLim ente con la dotti l'i­
ma , y j ù r t u o f f i i m a Signora G in e v ra , y d i
non g li Inficiar andare.a g iu c c h i y a g li or cechi
d'altrui; perche le donne naturalm ente fin o p m
tompafiionemli. de, g li ìm o m m i.
” ?venutamia poi mi sformerò , . y conti ragionamenti f
y con piu m a furi f ir itti *f i iti fa r e a quellan c hdtfirma , y erudit fiim a Academia d ig e n tu huornnu; alle Signorie de quali fon lanlo inchi­
nato,p, y donato, quanto per auenlura creder
non potreltbùUQ.. MA che debbo fare io ai pre­
sente ? Dee l'anima mia baffiur le mani a V pfi.
Uhifi. Signoria, y chiuder f/ornai quef i a U tter accia to fiL irg n d .0 pur uecicndvmi ancora
una facciata di carta,ripigliare da alcuna para­
te alcun ,ragionamento ? certo V.JJltijfh Si m i
, ch'io uogho fic o ragionar ancora un
poco. Dico , ^che t ornando al tranfito ; liquide T ran£ft©
fi f i .f ijf if a p a r ie i i inna ficom to a q ^ elia de fi
\ V
t
i t
t
w
"
' dìambedue,icjedluhial
ve d;i OjueS
tuquè V'ffdfinicTdica 110, 0 ;c p tvto ffo d eb b i ari..c * h r 'f ***
/Ine, -ffìa parte dndna rapi fia a j e ? animatio»
fr a ,c h e l'anima nofira tiri y faccia M a jfiir e
a fe la parte diurna :non dimeno debbiamo crede
ad un tepe. V t g g U
mo lei
cìuàm ltatèl ì!jèrrv.feStl
fm
efòi
T
ranno in convenevole loco y . d i f a n f a n i cnuffn
etnei tempo, eheia calamita rape f i f o r o M quel
C
j
'
_.
SE
D
I
S.,
I
‘Tnedesimo punto il serro le confette. ne pero
*calamita inette , ;ie si abbuffa al ferro : & f i
■altra materia fuffe in quel loco delferro ; dalla
calamita non farebbe rapita «mmai. Adtm- , que fa bifogno, che cofi come la materia, che
■dee effèr rapita (tafia^famftTf^ffTTJjer^ifpoU bero? e f]u ratto ; cofi ancora il nofero Ubero arl/ttrio
* bitrio dee' •
.
esser Ai- ^ feeX renar dilhofl^ & rattog cheD xgj^dT
fpofto ai m ì chesa ben appreffo Giovanni fi legge : «<?">
Tatto ,
*'*■
Ufo fa di neni et ad patron meum, nifi pater traxerit
n o i,
eum ’ Pe\
mcjhi nrgaito il Uhero
anntrio^t legge non dimeno appreffo al me^
de fimo Gì ouanni. D e d i/ eis potefi at emfilios
'Det fieri .<& thè altro e ,
I
..■cheti libero arbitrio^ ? il qua!ne buonconfait e , Cr ne' maluapi non coniente al rabir, che
fa D /o d i noi ? N e voglio aY preferite parlar "
. w » r ‘Sitrsf’e di V irg ilio , ne della catena
aurea d b lo m e r o , gentilm ente interpretata da
i
D/ojnse2« w ^ ^ S S i£ i5 ^Wf0r cf i pertengano
'^ ^ fin ^ a rfn trT o nostra, perche troppo dim o­
rare* Jopr.1 . Tnitto diro aggiungendo alla\
. conuerfione , & al cònfentintento ; cheV JVtrarcamarauigltofamente accompagnò a m b e­
due con un modo da pochi perauentura, confile-
Im rtrno rat0 *
»perche io lo avutemi bene aìTmtelhaerl $e\T ^o enti a. deli*alteZyanofir a ; fittole talhora ì l d i a m Poeta , quando vede alcun dubbio tra due
4-uifek». f a r t i , fi*ggjr t tl detto- dubbio con dubbipfa
con fr u tti urte ; a n \ i con confru iiio n e , che
fe i uir puffi ad ambedue le p a r ti. Ecco hauen^ do letto in Theocrito e y in 1 1bullo , ci)e le fiel[e
D
E
L
T
H
E
A
s?"
T. '
fcgueno il cano della notte madre loro ; in quel >
loco dico d i T ib u llo ,
Ludite : iam no x ìstrig if equ éi, cnrrnm j; f i
qm m tttr -
v i/m lafim o fjdera ftdm cborc r si si
& battendo atiCQr letto Virg.ilcfttal quanttm- -,
que altrove conferita a li predetti ; pur in q m - ■
«ersi della Georg, dice che le {ielle menano là
notte; cioè che Ut' notte feguel*.falle
A rm èutaqùe pajeer
-sin.
sa •
Sole recens orta,aut no f i em ducttilm s afìris..
£ y volendo d ir una coso t a l e , la difl'e per 'am~
si
si
p hibologia Cofi. '
N urse t7 c a rte /Iellato in g ir o m en a : :
■■ ...
n el qu a l ve r f i £X n o tte -, Cx carro poflono te r in \
loco d e l prim o-, & d t l q u a rto ’ cafio , parim en te,
confi d e r a n d o ; ebe neJ]una belUTggd può riu p U
(rere a s e j f e n ò n è in p er fo n a ’y n é lU qu a l fie'nè,
lìin ferite d'am ore ; Itq u d ìi' cofi' a jjb ir ià r iflè tè
S fate nella donna fu a , ; i f i<
\
fa
"fi
.•
, VJtogli a morte qu él-fle ti ella n'ha ió lh fa \
Et r f a t i l e tueinfegiìè faci .bel volto ; : fi
s a £X confiderarido 'ancoìrfi .che riefluna perfidine
può cenfehtire aìhh.rdpina, che d i lei fideèffe .
la detta beÙeXzfa f è ancor in lei amor itoti b à ­
tte,}e le fu e infigne ; lequati non meno m e* >
f tr a e/fer fia te in lu i , che m iei in quel So- ;
n : tto .
V *oso" ; ’ ' ..
A m o r , che-nel perifier mio itiùè & regna:
lu i f i loca, Cx fai p o n ju à , infiggi a "" \
mentre bau ea a d nrìojl r a r iV "fiso ìnndftióM' tm fitv per caffi òri teUe ihfegne 'd'A m o ri f>&
C
iti
fjg* D t
5.
IN " M A T.
non le dir. due m i t e , u fi una acutif i m a Amfifa
bo'ìogia , se io non m'inganno nella terg a perfona del jingoiare de l'imperfetto , laquale è
ulta mede firna conia prim a; perche fi dice io
aelfifibo P °rta u a , & quello portava .
lo g u net rVcrcbe al nifo dlamor portava infogna:- •
&<uarca. - Mosce una pellegrina /I mio cor vano ;
do u e pofa tti fa r la confru ttio n e , m a pelle--g rin a mofje il mitì cor nano, perche io p o rta va »
a l tufo infegna d'a m o r, & fè rcM elfafior tana
tiìfegnad' am o re.• Mae peirtìted o d fig g i o , thè '■
la carta mi-m ancher ebbe yfafà fin E i Yitòrnrari-Ì
do a q u e l, eh'to d i fi* d tfopra ; che tuttoquelVfa
ch'io fxoferitto} de fiderò y che fin interpretato
da V . illusi. S icché io hahbia fa tto fot per'
SJT^juer il qual u e g ^ tS m ^ r&e g l i ST ittiS
ittrcora oriiini) ÌUorpo per piacere; quelli f o li «
uerfi di V trg. potranno fa ti f t r e ^dotky'jprmp.^
& D idone f < y Enea mentre, m nm ùdìadac-*
eia D i g r a tia V. JUuft. $ig. tenga oc- ÌJÌ ^
culte quejle m ie m al colte lettere
x
•Ai '
poi ché ha u rà . degnato leg- . ■
\
g erle una volta9q0*tn
.L'Avt
do non h a w £ vV; ■*'»’>. :
* ’
’* ..ì u iilir W s » * vusa
G' /*
,
Ir
t t . A lta g ra tia della quale
humilmente mi rac­
comando
V IL
F IN E
DEL
D IS C O R S O * * »
v ^
A n i .
L
E
T
T
O
R
I
*
.
S s 1 N D O DAI
I S. Mdrchefè del Va­
li (lo ( com e io intesi* ,
ia L M u r io )im p o fto a l ;
^eccellentifoirno M %f
». Giulio Cam illo ; che ,
II uolesfè per uia d i ',
lenti: tira dargli alcun sàggio di quel suoi,
tanta maraLìjgliofb T heatro ,d e lq m !c r3
; egli nel !<#,
\ patio !elr^ S j ^ t i n e T T S u e n d o e l i o /
M ucio
,.ck ini-,*
c liia m a t o ld e a , c io è
racla -!a* <rrntr k bricn
;
T ? 3 !tS 3 !u e o p e r e nabbi*am o;Iv m u to : d a i,
M ag. dk 4itce rarifoim o
“r" li!i^ n te m e fìte \(o r itr O . e psu copio
o di quellavài^'co?5T3ie nno,hof pi3T
s e uè cinta .■■D rtlaaiùe C rito i n ico aipec>
tiin io etiac dio-("coìti e da q u e llo , che ...Ha,
o g n i fuo penderò uoko aii’iìriie de’ uirtuofi ) alcune saure opere del m ede fim o , ‘
degnedeila dottrin arn ssap ilcT S ^eliin teli etto eliti ino cb eiio-M, G iulio: legnali
e tru tte e diletto g r a n iS im o in apposte .
ranno* ■ »;• : : u .>v- ;
k,• ; ^
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J\.i. **■W.saVl -U'\i-J- *.*.\ki vi/\*A.J**/'faJ\+v
r > tc . ?
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M. C : V L I O CAM ILLO.’ "
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’osoosooso osoosooso [ sa^t fin ito ri hanno firn
fx ri i. o i) '« £s. v S rt^ i osoiosooso •. lire l>huti! o .in co(Unric
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.i ,ii fni rt lsaeew ejr< ?Ayr»f u/
* j & i P :j oi-to\ of cnìrf u ti tirniy die»
ito cne non j nino j n lei i ,
fc iw n d a co turo , '. q u a li f come niCCChriJio } ^
*(rann o ofcccTn e~da udire ;Y/oe che da fi) io fo n fa'
^ae^osoisa1iseIsacre>I7^'fan it fin iim ijie r i. E t %
IrosoosorÀ,
i l bit posoowo1 /offerire i r.a?gì. delia dim n itfa
m
Tir rio se confermMcon lo e(empio i'u<Miof i , tlff-E niuinl
. .
> ? »»
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^ f^ ffaifcfixb^ gh orcin
ti non '*l1*alcJ cena orio <ia. monte yjopra utpHilc egli
jnio nfcr-ancur (>cr h m e \o dea*Angelo battona parlalo
t\
/y
/
s /
d.r rii ocf('w Dio j non fx.tena i'jjcr oudrJafo aa{ pòìtytt^iil.«t .
•ehiuol-pvìo fife ense /I itifò col neh) non Jin tfeludei:a .
£*f s • | K /^li Apoflult ancora ucdnto d i n fio tra n s fr
D R' L . T K E A T....- f f tirato-:, ch etava f i partite daitegrejfe
de!f Immanità , aita qua fi fiorià d etti d ivin ità:.
m n (ufficienti a riguardarlo pèr ut debotififfa
raderono. Yx fieli*àpQcalipfi fi legge . T ifigm fi carni mittens pér'Angehtbi f.iumferuo f m .
loanni. Dotte c da notare, che ancora a Gio­
vanni i con tatto \ che egli fojfe fervo f i o ; : i m .
aperv ‘'intendimento fino , jenon per fiigtufca­
tioni y per uifìoni. Et fieramente y f i corno
nella mondana militi a fono adoperatele ucci
de C apitani,
le infogno, per.
conducere y mdHifiuLfiifcfimatc fchiere con- x
tra i nimici ; non in altra maniera, nella m iliti a,
dmtna hahbi&nojtòfipcr la noce, le parole del
Signore 7le, angeliche trombe'
vocilit Profeti , & ^cjnredtCMori^
'
...
'ilò.c.:
(] {se~
7fTlnw
nutm T *dà afifiunfierc 3
, rh t ‘
,
TrÌfinc<rijìo dice - che
J
-pienf ii Dio
glifòprauie)
non [en fia ragione g li antichi in f u le porte d i
y
qualunque tempio tenevano o d ip in ta , o fieoi,s
p ita una sphinga 3 con quella im a fin e dim os b a n d o , cf-è delie cofifidiT)w non f i dee } (enàn
con enigm i f a r publicam ente parole. ìlclieTriìé porte
m oli è''mani ere a e fia to ancora infognalo da oso
Dio : che parola di Chrifio è y c h e f m a rg a n tp ix> w£r*
non fi debbiano g itta te a porci, y che a con» .
non vogliamo, d a rle cofe [a n te ,„ f j f i •;a n do.fi '
ihApofiòU. faci d fffc .loro « \ o h i i à a tn m ..
C
oso
9
'<0
f3 .
L A
I D E A
'
éo/Je m i f i eri a regni a v io ru m , -exteris in para--,
fo lti , u t ni dentes non v id cani , O audientes
non in te llig a n t. Et nel quarto d i T fl r a D io
f i n i andò di Mose fa tto Jaiir /'opra tl m o n te ,
dice . E t detinui ermi apud m e diebus m u h is ,
c y narravi ei m irabilia m ulta tem porum ,
fucreta , c r fi netti . c y d i x i . hdc in fidlàm.,
fa c ie s , c> bac ab/condes. Iil D avid a D io
piirlandò , dica , Reuela ocvlos meos , c-T cv/t..*
Jklera/w m irabilia tu a . don e d ijjcnon di do­
ver p alefar e , ma R iam ente d i conftderar le.
alte m ar auto Ite , 'E 'o f appartermhTo' le d o fé"
dittine al /opracele f}e moiul C",
s
tm n i ste t/,
non "poi n(fodlMm
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Jnigva,'ln c ff^ a mg y tn g c y ^ a ìh t
1
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1
ejmnfffa__pgr jin n h tu a n il, rt Jsne "Tic per '/ o ~
mejjfo dWie coso uiftfnfTJlvy a n io alle in vifib d i :
uon ite e recito , ancor, che Dii- ci aej/e q u a lche gratia d i afe end ere a lte r a i cielo , Cy d t
f fecrrt! vedere i /v o i fecrcli ;
esiti luinó le a t di rivelare ; perei oche quelli riucfafhio , .
*■- lecita filili
Mimarlte chi noi doppio error fi m e n e a com m ettere.
fieno r i u r d i / ó p n r ^ ^
0
Tare ti co/Vq.veyia "TTopryTT^r^ s
4<7vello il fu y e tto filìtb n « u e d jjjd a jn fi^ c lf f
ìqva!: live inconvenienti liuUndcT/aggtr Q fo iuvini y f riffe le fu e nifìoni fe r ifa 'cercare in
altra fu i f a dici» ararle i f £ t i ò i n e l l c c ^ ^
et ferviam o delie i mag m i.. come d ifignificatr fa
-Ci di quelle co/e, che non fi debbon profanare>
r-&t >quanto a DioJìa caro^ che le cofejvejiano
.
,
|
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D E L
T
EI E
A T.
tenute nella r m e r e n fa de loro velam i, e /fi itte*
defimo ne f a fe d e , chiamando Molo f i d a i rr;i'‘^ trc^
n ifr o f i o . E t c liC u é a u fì^ J fic h ie l uien chiar .pt ()fm "
maro p ro p hcta w lla n o 5 per hauer Ala guifaofano p
d'urihuomo di siila, /coperto tu tto quelle , siseiiT^Cabasi
e'r/r baueua veduto
N e tacerò io , che r m e - iti,
de fimi. C ahahfh tenzono , che -Maerid Jorelia
di Mofi f i j f i a S la 'l'ebbra oppreffit, per hauer
revelate le cofi fic re te della, durifa ta : C xche
per lo m edefm o delitto Ammonio, mori fife d i
Jlorca & m i fera m o r t e E/l /Anso bafanducs
d i haverrifetto d A Ia riv
nel ctt*A (i hablvano da tener ie cojc ja n tc , paif o n i òCol nome 'del Signor e a ragionar d et no*
ftr b T h t t t m z ■■
^
. ’>
ff
- Salomone-al nono de Vroverhu ^ dice la fa*
f
Jn ei^a h a u .fp 'f edificato cafa^risr ì)offeriti fonda. '.
ta j o j^ tjk te c o lo n n e .. Q u efe,co lo n n efig rity Colonne ^
sicanti Sìnb ih fiim a e te rn ità D o b b ia m o d a in tender che f i ano leJ e tte S a ffriroth del /opracele
fi e mondo \ che (nnrfleletje n iJ u r p
xca d d celefle f fidelFinfericre , nelle q u a li fono
compre fed e Idee' eh tu tte le c o fi, a lcelcfie, f a
^ ll'in fir r iò r M p p a r ^
f i o n d i due .
fio numero cofa alcuna non poetiam o im agina-.
" **
r e j Q vedo fettennario è m m ieropjtrfettoì perS etrena*
cioche contiene l'uno & ?altro fe llo , per effer1,0
s
,. q ,
.
? V ,
to ptxm +
fa tto di p a r i, csi a i d ijfim . onde volendo dir t o .
Virgilio perfettam ente beati>dijfi,terque.qvar
p a r U n À o d M U tfa r e q ito n M ^ ^ o ^ ^ fa ln dH C ^fi
in c d ljn n fiàTiomandarc* -^Elementa v a tu r& w x
.
ۥ
yi
>
èò
£ A \f f) E X , O
•‘.‘. f t m à h à ru n t? Et-Tììrtaiklro ri'fpondea -scM
jwo^ifnTSe111/ T et,
iter bum
“f f r v m jy 'n tv ita n n in u v m , ad etM exem plar
Ircj/Tnse
cu t is ; li itali b u fi: (ernfa
tnin
l- g7sa3U/ j { uh iu e
J cxù< firawdTtate ptenfistm ustàta* Q 'iffx cv tn ,
J binius fin te n t
deimeps fabricavit pnbernat tares Arsiti circulis
j^nuYuium (ènfif/itèm contblecfìm lvr. E t n d
Vero Intuendo la d ivin ità ejfucate fu o ri qucfle
f i t t e m i fa r e , segno e che nello cibifio.della (ha
divinità, filino ancor im fdlettam ente contenute*
frèìréiòiftb'ncnto d a t quod tum habet ; Q o e ffé fc lo tiiìc Efiva le chiama fe m tn e , quando.di­
ci* $ èffièri fh u lM eì ’ttppreJyeiiderimt. (ibi v im m
itim in , V.t chiaviate fim ìn é , c/yeTittold^ ftoso’sa
U r\\,d oè ‘ ftrodnsee ; Ma sa consa itt'ce pX/o'?
‘Porsan orimid verbo'u irtu th funt . .Et altrove
Vnftm iìiotrmibits, c y omnia in uno Et a G o llo fe n fi. E fi irrtago D ei intnfthtlis, p r im ig e n i
tùs omnis creatura , quentam i n i f f i condita
fu n t uniuerfli in c&hs & in te rr a , u ifd n h k ^ O r itiv iftb ilja fiu e T h ro n /. (use dominationes„
ssaie pjfdmdJmmdlfa fiUe t’ofclhitei^orm uaper ÌP~
he non p o fi
‘Ì'Ìtn.
a ^ intj ;
£j>*
J ta m o ffo u a r ^agforTpTv capace che quella.di
D io . H or f ig li antichi Oratori volendo collot a r d i giorno ni giorno le- parsa de/le orationi,
nsee havevano a recitare, le affidavano a luoghi
C aduchi , come cofi'caduche; ragione è, che vo­
le n d o noi raccomandare.cpermlmeme g l i . e m r
3
*
D K L ‘ T; H E* Ar‘T.
^
n i d i tu tte le cofe s . ebe.pcffono effer . m f i t } 4 is n tm tia n
oratione con "li eterni di- eifa oratione ; troni a- dà'awno
ò
•
•. ^re j*rl ruo
r?;o ir loro luoghi eternò»- L'alta, adunque fatica. f \ u m Q
nof r a c s fa ta di trovare, ordine in ove f é fette,
rnifure ■, cap
T e n g a jtm p r e il fenfo fife f i la to , O" lei memi,
ria per coffa. Mae confid crand o che fe noi ef i m i
m ettere altrui da va n ti qttefie al tifiim e m ifu-re,
y filo n ia n e didia.nof r a cogm tjqnej c b e f o L u ^
9
farebbe un m etter mano a cof a troppo malagevole ; Pertanto in luogo d i
em ette. Rifilerem o i fette p ia n e ti, le cui n a tu re \
ancor d a u o a p trrto fH^^
•• ma j r
talm ente le tiferem o , che non ce le p ro p o n ia m o
come term in i ) f m r de quali non babbiamo a d
u fi ire 3
wli.i-L.___jiTiiìi irr
fc fa a p r te y r ^
j ^
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sr -r-nwii si i
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n
f
a
iirr-“"n
suesa
V ts À -%
^tetrparfanao , rTtormitoSSa t rne/;te quei prin­
cipi) , donde quelli hanno hauttlo la loro virtù . m
Q u r fia a ita & incomparabile collocatione vtilsta*
s a non fJ.-m ente officio di co n fin ta tc a le o ffìd a ^ ^ e fi eaaa
te cofe 3parole 3 y arte., che a m a jy fid u a ad f i f 1}kVu"
€</in no/iraInforno
trin a re
|
fo n ti d i q f ! e l i a T n S - e ^ o ^ T T n ^ S u ffòri'Stelle
■
'^In.pm tinaram eU i ^ v m e r m y j i M
•' J/ A
I D' E A
sito. Serro/ fvfsimo in un gran b u f o , osi ha nefiim o defi deno di ben vederlo tu tto , in quello
sta n d o y aldeftdcrio m jìro non ( otrernmo fe d isfare : perete che la infra ini orno m orendo , da
v oi non fe ne potrebbe u e d er, fenon una picco­
la par te , impedendoci le piante cir conni ente il
neder delle lontane : m a fe. ideino a quello n i
f i f e una erta , la jtta l ci conducefle Jopra uri al­
to colle , del bofio u fe n d o , dal? erta cominciaremmo a veder in g ra n parte la forma di q u e lla
poi Jóprd tl colle ajcefi, ta tto intero il potrem ­
mo raffigurare
J t'c o fe \fa fr T o r fiy tfn e T ^
u ff*
T u tu rto ri: <QJ ut alto w g tu guardando, di quc~
j ì e poi remo haute più Certa cagnit u n te . D i
qnefio modo di intender pah che g li antichi'
CìMant Jchlsèrittùri g e n tili, n o n n e j offeroal tu tto digiti« i lutino n i . di che S\afstato ’Ytrio allega H omero , che'
j^^oso C /n rli/ce V /s/c a f e f i in alta parie confdcrare i»
ti nn flViir cofium i de g li h a b ita n ti, r.t ArI/si/^ /c a la- fa ’
refe insse. p f rrj t t >cf}e fe noi fa fim o Jopra : a e h , f i
CÌ0
I
I
0
u u de He potrebbe dà noi conofcer e l'EccltJse del Sole £X
superiori u li(!a la m a perle loro ca g io n i, fetida volere a
quelle a fe n d e re d a g li effe tti. E t Cicerone nel
fo ttio del minore Scipione f a , else di- cielo l'a­
volo f i o a lui dim e f r a f i coje te rre n e .
fila , non dubbiamo S ta r contenti d i f i r m ^ Q
D E, L T H H: A T.
€y
o d . cieli ; anzi, col petifiero ci d ebbiamo iqf i x a ^
a quella osooso-oso >afloso£ sarpslosogfo
n o ffr c T y ^ 'o n e a U n a n n e da rito rn a re r. ove
a e r e .1*Aua q u ^ p e m o m n a o ^ ’ia/no prejon
I
ffuoftpenjar di- dover per nofira,uirth poter p e r -
i
j
|
v e n ire : x iia que fio modo et farebbe detto da]
Dio quello y che jli rifp ojio a M oso nella /ita pre-^
fin ito n e .-
!
;
|
j
e jje tu delie.cofe., m a n o iiTe c a fo n i di Quelle.^
v T " " r / / s a " exr.y/e^sivl
s?d., che ri faccia degni di-. quellaj/ratja,,laq.ua ;
i
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|
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*
. .
lequaeulo jm ficq u -e.a d ei, eìiafio/fi aliatilefimo Musa , spofiraiulofiti le. molte, fif eqnarati,fa
glie ; ilche ftràquAnd o.noi farem.offattixtiàU
che annichilati y f i noi, H rffn u lfaprcffaf
roendo-, potremo con. L\&pfilgjp d fie ^ .y ^
. ìa m non m it o ego , feci sanse in
Q r efjóiulo il preceder n o f ì r o f f f ragionevole ^
|
;*' ; ! ....
v
come tn oprato babbi timo r - ^ d S S j i j i ^ L J ì É t g ^
le cefi ba/Jt- j . y j j i j n x n d e r j f i ^
x- •
c a c o a T n fn o »
Te t rottone più p e rfe tto /n e più dittino ,c h c per
uno altro fettennarip applicato a ctafiuna delle
dette colonne, o ucro a ciafctmo.cip .detti pia­
neti y che a ir fia uogliam o. Dicono adunque *
..., ,,
j^ S ii& S lL i k jdmàdut.
‘f i 0
'■ ' J J
che M osof i t t e volt c p u f f per l efe tte Saphfrotfa
fe n fia p otergiam ai pajfitr la R ifit . , £ i dicono■
1 } terminQ »- a f f a l e IffteifettT !? ^ ^
*
*4
£ À . 1 f> E A
rnrmo può effer Iettato. E t benché .Mnse piante
alla detta R in a , hauejfe d irim p etto la fàccia
della coronastiperior e ,e t quella della Cihochmà,
JLpojToh) vjr qneflo auuetnie \ percioche . N etno nouit jìliftm , riifi p a te r , ncque patrem '
fili* n o u it, n ifi filius, & cu
à ircitfiliitf re-■
de!are . FA offèndo Alosa arrivato alla, 'ùhjà x
.^VfUratliAnellaqnale è u n officio di Angelo , detto M itra -'
Augrlij. f> 0//. cioè princeps ftc ìc rtm i ; con.quello heb.be
i fu o t ragionamenti,. Effondo egli adunque sa-*
hìo fe lle itoli e fo tte fin te x che fim o quarantanone, numero 'dèlia rem tfio n e ; ai qual num erò
Ancor G ie fiC h r ifo noi fd ?cìjc*afÌend cfim o f a ­
cendo orai ione al.pr:
imperciochc là crai io^
,
n e , che D vnt/nical chiamiamo. ; fecondo t l ì e Oratfon
•
fi'
aomfnica
sosoo Jcr/tto da Matteo ? e a> quara.nlanvite
ir c di parole ; s ombra d i queste sa/ite im itando noi »
parole. Jhdbiamti dato
0 fìtlài-J , 0 m ^ L
s
^ ^ ^ J y ^ ^ r ^ p ^ T g f ^ u r J T r a m e T r f ^ d ir if
Ordine con ta l fa c ilità ^ che facciam o « l^ h id je ffa o n id
de) Thea- /U / ty i mesa-iamo
tinsejj^ggsaVo d ir vogliamo in 'Theatro d ifiin T fè p e rjette ja liie . 'E r, perche g li antichi fis e a {fa erano talm ente ordinati x eh e J o p r a T g r a ^
mio fie tia c u lo piti vicini f 'edm ano i più honora­
ti: pei di innuo in mano f u ! citano ne g ra d i a f e n
d e n tr q u elli, che erano d i rumor d ig n ità , taf*
mente»
D E L
T T7 F A T.
tf
meni exhene' fu prem i g ra d i fideuano g lia r te f i ci >
entno
se per /it uicimtii dello [betiri­
m i o , come ancora perche dalfuti-.: ....... . r i f f a
ci non finsero - / ; oso:
creatici) del m om lofitrenio fe d e r ^ fir r n ififr a ^ J u m T !m e g p ^ ^ flje r e sia le p e n a d ifficfitim .
d ivin a avanti alle altre cefi creai c . Voi collo­
cheremo d i grado ih grado quelle , che appfeffh
fin o fig tii t e , talm ente , che n e l fà tim o ■
i^nrw
ì air j•fuf-pcr:or
■\u ertati; tu ite
nell
uh
imo g<rrado
berìore.;fideranno
lf.t.,nWn-T..
,i,
— h
•cen^ n ori
OZÌL
cfo-3
perTagto,
falcione at i lo ta , 'uriti per ragion di
tìTtemjw , *’
effindo 'cji*cUe,come tTltjmedaf^ W ^ m f jì^ i ^
r i trovate. '. N èl primo g ra d o adunque fi uedrari"
% T ÌW te p a rtid ij? im ili, perei oche ckfc®
_
...savie efier dipinto m parig ra d o con g l i A t r i , cedi?'
à i conuifiio detta, latitudine.He ?Ji E n t i, che d
drriagjnc della d iv in ità ..
f fa ti o fa por- <•
fa di eivrloson pianeta faranno co n fa v a te U rittt
cole appartenenti, coft dilanisi ara nei {oprare
UMBtUTrrrtrir-t.k.- * if .
, ...........
f artenzono ad ci f i pian eta T cfa A I F p n tn n a è "
Poeti intorno a qu-ehofi come tùreriio
^Son^^^^au^ta^i'afi tratteràdel fifa
<rr-
l
a
ID E
a.
mcmlo C<>Oracelefrc Marcut C fjfia b rie l.
D el celeste la Luna , la opa cità, ij^ jra n *
A tìl iVM mfrf inffsanse^i1
0*
ritt, /e site ttifcgne & il num ero delle D ia n e .
Sotto At porta dt Mercurio nel fino mondo
/opracele/}e farà le/od^C r Michael a
K elcelesee/l suo p ianerà .
Nelle fattole Mercurio mejfiag « itr d e «li D e i, et
■ suoi ttrnefi.
Sesto /ii porla di Venere nel fopracelefe IT od ,
Nt%jtcì), IT o n ici.
*
. r N el cele(le Venere pianeta
Nelle fiutole Venere Dea, Cupidi ne, fm g .r n e - .
scasi numero delle Veneri e y de Qupidtnfa
i\
(
, f ^ T l ^ ^ S T i r o u è r c r p o ffip m è T netto J ?
a v ;* cena i v i? , defauaT e ^ r l ^ m ^ S S t t S m h dnfocom lo « ra d o .
jwwMwwwmaBWii
."uwiwpfcni/pi n»jiu.
Sorto la quarta porta aattm ù e*p n itu rra m en tt •
troveremo la la titu d in e , o &cplnxmo d ir la la r -i'he'Z'Z a d e «li E nti ^
sopra la cut J o m m ità im aginerem o u n Ptmtor ^
ct«e ci
'
f m Xa ^ fa tfo n e fT ^ T o n T cì^ fo n ^ f't}
H?^R et fua
9? a d re y li^ n lJ ^ m ta n ìi Ia incarnatione p o h y ^
ìai.ipmr,
<y lo Spirito fa n te .
«
««Appressa ut f i uedraTtriàìniagjtìit d iV jtn , ilqttH
07'tecon
pelle fle lL{opratelef
u
tfh; ^ V e perei oche con la
fin la
figrhficdil
t^ h n o n o o m T J fe f
n le gam be caprignp.
'con le corna d'oro, e b ei» fu g u a rd a n o , C r con;
f inferi ore: Sullo q u e fa fig u ra a faranno fig g i-
D E ..L
^ficati i tre t
T H £ . A .■T .
Nel ttr\c luogo fitto la porta.medefmaciap* prefinteranno le Pareli
Wsa/AI fansenae , dcTjmncifn^y
fetto,y delfine. Et qvejht tfieffx imagnejofc
^ " T ó f ^ l ^ f ^ J k h e r a tintorno ejj'er cagione, ciép
alcuna cof a .
■,
.,
: Et fitto iTalari [ignificiterà dar cagione*
a o ro T ilctnale è quello, de (qual ferm e Virgilio^. .
che f m f f a queilo non jk p u o andar a .uedsre i f
tfgno,dell'inferno , T tc /n e
ì
S
s
s
kpc/starmfmarinare* c ù fic i f i ere ittumina* ,
B'q^siae^espit ìmagn^fiottoJedGorgom'figni-* ;
fiehemtmtMttto agt/M* delqmle .parleremo- %
a if
i n
o
,.. r ni moso- i - ^
T^JwÀ&h f&rtjt di Màrtfifit tratterà nel mondai
) .. ..
I f if m f f f f b ttQ é m d d h * & " & w a t t *
t ..^ N
e! sei
y
.oso
invetri £ ? nelle favo!*/
* Mdrse-ipii* ± y f w > i a r r u f f i , . -.., ; .
S otto Upartadt-Gionenel mottaòfiopracelejlefa
C b a f i d 'T y 'E ^
.vi,
•n-Nctc$leftfQù&c Pianeta*
. „,, -, .,£, ;
, 4..<NeÌle favole Dame Dio & lefile ìnftgne *
Sotto SttiM7K>lraueremo.m['fopraceleJieBim oso
Zaphchiel* -,.
.
Nel ec/osoe Saturno Vianet a . . . . . . . . ■_
... Heilc fauok Saturno T M .y l e f i f infigntji'
/t'
w
‘Y L A
I D T. X.V' '
T.t con qtiefli^/'aggetti viene ad ejfer conciufo i t
friimo grado del Thèatro * .
I L
CO N
s e c
V
,
;
I X J O., .
DN.D
o
j
grado dei
1 / f i J !$%&*>>»*« diTm a!}M/aimai>ine,^ r
\
sari* «W
'*
H*™*™ > [Oceano fa re.u n
conuno a rutti i fa v i Dei ;
m fe n o T A tifA m o Poeta fece tai flint-ione, 5R
. to rn ^m a q u a le con la g r a tta di D io .n a n e dire-,
yro d attlo '^o alcuna cofa . D ue fo n o fia te l cò^ ^ t t t o n L .
- saoso ^ che laxa ha fatte', I p ^ fa n tr tiA e lL i e llen xa d d la
J d rid m in ttd , %x l'A rra ih fu o ri a L a prodat
tTnuuurnLroficfjrc prokutrm * felina princìpio».
t y ( per dir cofi ) confaflànùale , t» eoefid iti ti­
fa' y CX e te r/ia , è.quella del tterhe, dellaquabcof i dice lM er ernia. Epe , qui ceteris generatio- .
etrm tribuo , sieri lis ero ? Be Òio v a n n i hot en­
fi o dir che f i f e coeterna , flesse * . i;? sisisiesseg
E t per dichiarar c h r i S i o T T p f i ^ ^ ,
ci pio j, Aggi tin fi. J L t |n ^ h tw t eraf-ei^ud petyy*
A pprefjì); perfarefantender
che ego in p a tr e , £ x patcr. jritti e c fìffv g g linfe*
E / Deus era; u e rh u m . fiLa produitien ai ju gf i
nett e coefjhitiàle ;
tn a fm jjw ^ ^
***
ta altram ente Chaos, cy.
^■iiiifimwMnfii MmiÌìm
^X dA Poeti
li fòt co.; ' D dlàquafa D io poi- tr a fitti ci d o * U
%
!> -E
LT II.'E -X T. rft
térrd , g r tu tte le cofe. E t i perche.
Vintoti» ■
.
,
„
' .
f--»1-** 'rimò u
J imeo crede quejta m ater/a prim a ejjere sta ta ciuc* y
g e m ni a
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in p r in a p M c r e a m tD
cr ed effe Dio h a u e rfa tte due m aterie f i u m i del.
iwvWMidi
--"f
r
ciao , <y p A y ji^ q c jla J ^ r ^ ^ E t qu t c .ben t a
Xuot<trc, cl)e (e Vane f im o ad intender in quefio
' faj]aggio M/oso cofi j t w f licerneajc-,r cio cch e
■Dio nell'un giorno crea/jc il\Qietòrj&. là 'T x m i,
-per ciclo form ato & per' T erra, f i r m a ta nsepd/l
fu g g ia m o , inutilm ente ri pigli crebbe f o t , che
-il fecondo g io r n o , Juwefiè fiu to il tfa tc h iì^ c h e
jQ
iV Jfrrn Sm t^E
, ’ro , come dicono g*}i
li in te r p re ti. EUtt in u tilm en te
•haurebbeancot me fio il t e r ' g io r n o , ne! q ual
fece -apparir la te r r a . Ma f i come f i - uno f i
tiolefie ite]}ir d i lana > battendo d a v a n ti una c!da rate lì
•m afia di.lana non lavorata.; potrebbe d ir chc
equelia fojjè la firn beretta ,U i Tua ca p p a , & le
f u e ca l\e ; cofi dijfe M ofe , che Dio creo il cielo
»*&>la terra , intendendo d i avella m àfia donde
. quellif i bau citano a form are. E tK a im o n d o L v
T U
J i o , rende tejlimonio nel libro f n a f e ^ ^ b i a m H
tim Z juQjefbàfnjcnic; f r i t t o mentir*eglber a riten u to
in Inghilterra ; che Dio creò una m ateria f r i , ama, poi U d in i f e w tre. p a rli y & c h e d el fip r
dxlla pin eccellente fece g li a n g e li, g ? Tariime
, znojhre, delTaltre .i ci e h ,
della : erìgi q u ffio
mondo inferiore.
'Mono
do i
g fto A ir
jfer-»
\
t A
T"D F. A
^ r u t t i c n è , come ha in cofiurne di fir iu e r A tifié»
tele ; pereioche oh eP i vocaboli di!piacciono à
Mercurio T rifm cg ifio , tmt'fccondo ìa fenterifiii
eh lu i , delia dimoi! rat torte , CX de! nafiondim ento . D ice Mercurio nel Eiwii&ùuitil :< I I.
C tip. Sed appellationes quadam j'alfit hom i n e t
tu rb a n ti m g u c m in i penerai io m in cre.it io e lìf
/e d latentis expheatto futa , ntujue m uta/io
j
rnors ,■f i a occultai w p o litisi gnu m b.cc ig itu r
ita Jc Ita b ea n t, im m ortali a em ina. E t per d ir i
-—
fitefio fifa getto quello , che a! preferite ci oc.. corre della ? etteratiotre deliri cofe ; fanno t PiCenerino ,
. . **
1 -s-A
delle cose tha?orici m u connumeratron ri/jet principitela
«Ir t incita "'quali vogliono che tu tte lè cofe preti erigano; £X
xuT* ciosoc? questo chiamano C antone, e x nuefio è ta le .
principi;. Sci y L u x , L u m e n y Splendor, C alar, G enera<tio . E t per Sole itttefere Dio padre ; per la lu­
ce ilfigliuolo ; per lo lum e fa m ente angelica., q
il m onde intelhgdnlc ; per lo fJnendoYe l'anim a
del mondo , o dichi.irne il Chaos*, ser per lo ca­
lore lo fin rito de! m o n d o , o'fia il fiato- del? ani­
m a : £ x cofi fa r .t ii G anione.
Sol, L u x , Lum en, Splendor, C ai or, G enerati
Deus pa- Deus f i - Mens art- A n im a Spiritus
te r
Uns
•?elica ’ m undrm nndi
Mundus in Chìttos Hiatus anima
telìw
Ò b iU i '
f t in qttefid loro ditti fifone è da notar , che coft i
Tithit^oric/j come Plotino, trattando delle Idee
n B L
T c H E A T.
fjT
im & s ll k o collocare quelle in D w , p n effer fe m plicifiim o: y per ciò quelle collocarono n tlh f
■
m ente angelica. . Uguale lore ri fie n o / a foticre èio , effóndo quello, il /opracele/e dico, m ede/Im am ente /em p iicifim o ,ch e anche il Soie tje m
f lic e , y m o ltip h a fin o i f m ì raggi , y i f u - i
effetti... , .E t Di anifi q di ce,che atte or che l'anim a
f u i fem plice , inoliij?lia J m o l e f v e operatèdnT, "
'fT c o m e ancor ci fi dim offra per qu e l. lucpc d i,
T e tra rc a ,
À nim a ; che ditterfe cofe tante
V edi,odi,et leggi,et f e r i n i , y parli,et pen/Z
E t noi fip p ia m o pur che in Dio fono le idee, d i­
cendo G iovanni . Q ned fin ! uni e f i , in ip ff ut - ,
ta e r a t.. N on e da paffnr con fileni io la cagio­
ne , perche (otto il .nome dello (p la n i or e interi- £jw ot (t,ip
deflero il Chao f . E ' adunque da fa p e r e , effe rstha^or;
Órpffeo ferine Tl.Chaos efler mito a n tiq u i f i m e fi f / f i
fiofifaincre ridi grembo ; tignale le rivolge ’a ìla.-o M m r
m ente r neilaqu(ile f ono im prcfjc le id e e , y d cff'f
quelle In fo r m a . concepara o Per la ìcFhelleZfia
ulcneadlK qiilffd r ffle n ’lore f Ma per torri. y*t
alla m ateria della generatione, credano i E it h a ­
m a occulto y ciìe ddfiuelle vrcon.a la d etta
anim a anelando lo partorì fca nel or enfilo d etta "
"Tv '----- ==' :r-—*----- ---------- -—*-*-------- r ; —rr*
natura , y coli lo con<nun"e col moto , y
---congiunto iu eterna comfuviTint con m a ^^io r a lfe llo /o ffa p o r i (jvnirenu.de fotte alla d im e n p o n e ; Jte. per tutto ciò lo fharfefina in cerai cir­
cuito a fedo raccoglie. Er quanto offa più ftA ìf-
* rt
T)
fo n d e , tanto p iu a r c o n fo rd e , & Manda atrafi.
■fitòfi '-con- erigine m ioua un tim f: continuaia
f i n t o di Jet fjurani e . Q uefia. opcnicm hanno
tenuto quelli <xc<dld}r id i fim i i >iemali non in i efero C ìirijlo , ma
Nafr’mrn pur della dimojìrali< ite, & del nafcimento deldelle
e cose è , che.ejfudo la m ateria •.prima in ogm
cwfc.
■ r ie , & riduccndofi y o /rm andofi inficmelle
•rosa d i diuer fa nalura;come e l'acqua & la te r ­
ra y effe m ai non fi congumgereùbou o in im a
■unione ; fedo f i n t o di Chrillù m injoprauem fìe;
e t in quelle entrando non -le concàiajje a d c fjd ita r (uoriffjerne occulto delleherbe <y d e 'ji ari.,
- J i t natila ehmclìratio?i li fa per lo tn*rc{ ,im m ,. <^ f i ò M i c i tn ^ c r ìn y , lagna/ por n/futiiylnviclof:,;
w éfo fcem rjìì d ^
*A'/.TV¥ m »
f i fati) 'refi asey idue .. Tit coji jè c w *
0
4
7
. . , il d d ld fn in u y . deTTfaijnmrfffo ; immortalisa
'** li emmet . Ma quejìét è lachmsrde* verfi, iquali J
*“
l nonlfoglùmio ptààtcartraccioche mrfii trrophet* I
nino . in conferrnation ddU.<q?tdi cofa die?*'.
Titolo . Stuntits Chvifìi ,. Spiritile ttiutficmsP
Et altrotte dice la frittura Ego cccimn dy
terram impleo. Ugo nia , tieni a s & nifa
El se queflo ffnrito non JopramnifJe a jm fa
C«*i tr.nu cenediamone; i contrarie mtù non fi <tccordereh*
4
■tanto hauendo di fipra propojlo il Gaifione dt
•Ti/haforici, quello riduceremo a tre capi , O
nogliamo dire a tre primipii in qvefìo modo*
Set#
D E L
-""T H ‘E A T .
>71
Sol, L u x , Lum en, Splender, Color, Con cratio.
•
<A r tife x
Deus
•
j
E x e m p la r VKestrc . • * . n
Y eròum - d M ateria prim ari *
•C he il primori [ attor-di tu lte le -c y fi, et il fe condo (da nera luce,et fighienria.di Dio-fln cui-fino
le Idee d i t t i t e l e
fa ìia ie ìfa r fe d o J id rfi
io tiiHifìcdn-ie:.-- E th td w rZ ji s ia maieria-, nella \
quale d imprimono le driverf e fo rm e d ella dime.- J
Jtrilli otte; U guale coloro-ehitm am venerai i v i e*
che ideile in G onjequeizfia^ &
f i i x c m e i g r i i t - _____
Cipro i ■>■
:•«. .
;
E t per pMkchidra dimofirationefCDc la M ateria
prim a non fu i coejjanttale, ci p ta c r d ip rou-ccri#, r rima*»o
perTo firm a pio del "ftm ecfidi
f i xonunmt . V n itsy duo ,t r e s . - Y m s .fi.g m - r A t t o r e
fc M .U ,
ì ìu o -Im x ,
tn s .b H m m
g e > uhi c p m r tm i . E t ^ fe M jp o fh c Q m r iu s la horitt adu-erfk. uaTetiulme.*■■ ■ B tfim cp kfd l^n B n T
d e ta m ateria p r im a ,U flu d fr n p re-(a lie ra peri*
le m fa à n m i
. ^ J ^ e j J e n J o , m n c cordpji tinti a ie fiM
& e ìn fir T
triti biadanti m ìg h a ia d'a tim ^fy per ta n te rnuìdtiont t'J a c r e lìe r , c h ftia d a l eter io rana o ,
c h e f f n t f t , £ x quando non putrii più,ne ftg m - . *
rii il triudicio im i uerfide* ... n- *,•» . . . . . .
*’
hxi m ateria prim a a eram ente A i chiamo noi ef i
\\
Jeracqueru, farToeìkllUj*{e;->ttkvntanente, cifi
/j
.. eftii-fMJc'ifanriòfadòqmelU;^■cpme.jàFJópm-
.,
,„. Vi,;.>*>-., -
7
habhìamo detto della materia} comune al cielo*
‘ D
Toso’ .TfIJL A
L 'D 'E - A *
y alla tm d (U q u a ld rtfc ,efler inane y unenti,
eia ed* agni fir m a fe f i d i eh perappofìtion la jv à
natura d i c e n d o 1 FI fid r itm YJoin ferebatur
L ’acqua , super a q u a s,-benché il i.ejìo H fhreo/n o m in e # *
fecondo
Et. -b\xrsenoxomlindex<fi «-^vErfo. a alcuni » fu
'J
'------innanzi al qua fia t, anlcquam codum y terra» dEt Heine<lrio et alr* feIjU w m & p ro d u U io m d i dentro4' che è dei
lod'cfcrnpiarvi tu tte te coso ; r agione era -, a ie
ancoriapròdMUiorkd^ jtto riftfie a c q u a -: perciò
che omnia per nerbim i f e c t t . Et-a nello. fv e e d
tu tto con fin a li » . E t benché, diCiL^lacqtai efiere
à ia ia favo rita dallo fi/trito d b Eloithyche de >figinficare in alcun modo calore: nondimeno ì ’h i*
in o r r id i ti off/i. m ha (, come ancor pruonafiìo-^
ìfm fir ix Z ù r e ^ iU a lQ ir f m f i a.WitL
rrtorcji .onde eoli pròva m, cwfo rwn e/Jtr a ltr o ’
che lurne v y calor himndo <y i m m o r cali do.*T
J enfia hujual unione non, f i potrebbe f t r gene­
rai ione . E t qui èvia notar f xhéd$ k b a ? jw ià
nel loro Gamonc , dopo il.calore mettono In g e ­
nerai ione ferifia-precedente hum ore * qu a /ila *
fciandolo per intefo Jotto il nome del calore. }p ercioche fono m feparabili. Laqual verità fdul-^~~
m ente conofceremo nel'/ o p ra celef e . . ìm peroené
quantunq u e dicinom o la Chochmfi. acquea , y
la B ina ig n e a .: nondimeno Fsàia volendo d ir ,
che nel fi f i molo di Dio era ogni cofa d ifle^ -Cihaui t etim àotinnns pane, u n a , &> u it ellefin*
f i y l'intelletto e dello fi) trito ) & aqua fa p i en­
fia, fa hita ris potau/t illum-» E t a ltr o v e . Egre­
d ie tu r uirga de radice ì effe ,. y f o s de ra d i e t
3
D %>T* T H B A' T.
75 .
tin safcendet, ; xq u ie fiet fit-pcrcum fp iritn s D omini \ Spn ttu s-ja p ien tu & .in tel!e£ U s, oso,
se/ido pur la fa p i enfia-della C b c c lm h , & f m - t alletto della. L in it. E f altrove ancor p fa ia
Donec abluerit fo r des filio ru m Sion m f p m t u \
ir u iid j, & in fp ir i tu- ardoris. D o m è d.i m>ta~ t
re , che ejfendo il g iu d i rio d e l(g iin o lo , perche ?
c m n e M tà w n d e d it m ihi, pater ,»/<& e ffe n d i
Vardor dello Spirito Santo , f y ejfendo U m ifu-y
ra del figlinolo l'acqua ^ tifo n io quel, nerba,
abluere, dim ofira, c/;e l'hum or c o tti ardore in -\
fi erti e fi ano co ngiunti. E t non ejjendo u e m tcfi
A tr a per fona a la v a r , che Cirrifio ; egli è qu-efa
lo . che ha fa tto quefiu Uu amento d' tannar mesi
s colato con calore . Si clicf e ben Moso òffe,che.,.
lo Spirito di E lo infauoriua le acque non pariti^
d ic o fe f e parate , m a d i cofe u nite & inffar.rt»:
\
'T f i l f r f r a quello fi accorda Vtotfaìo.nel libro de.
^
cedo: ilquaì tiene n tutta a ltra cofa ejfér- m.ct-cio-,
|
Tonfimi le alle nofire qualità in alcun modo , f c Lvime <%
■non »calar
unito con humore y& lim e •* ^E t diceS&fa*'?}*:
11 t ...................................
ebe il tnm c j t ha m luogo n inteaipcn^qy & x \o di mm
v u o i, cbe'icalor la fi f a f a l'efficacia della tr ita ixt di
f a f f j l hum or fisa il-m o to si & il n u trim ento, d i f ° *
guelut. N e g ai ni fi /e n te altram ente il c a lo ? /
che c qu-afi un fattore £ x nutrim ento y
crea­
tione et h igore. N e tu fi [ en te A tra m en te l'Jm m ore, che c qnafi uno aum ento, am plificàìionefi
& f a t t e a g ilità , quali talhor fe n tìa m o appref­
fe a n o i. 'Adunque il calor d e t Cielo non puri:
dee effiet eh tornato cauiofom a ancor hrmudo f i
3
■cioè liquidò r flu id o f a p l e , lubricò T y p itic c -— —
ir ^ —
*
sa*
•' t
A : J D È 'A." .
tlóle , esa ‘d ta tto del!a natura jo d u e : d i f i a l
tatto della natura , perei oche quello dell3intorno
non può arri tiare , csa di (fi della n a tu r a , per
«nae eotal fim ih tu d in e al no f i o tatto , csa a n o seri rio p e t t i . E t altrove a ffe r m a ti mede fim o
autore , il detto calore c 'rh u m o r cclefle- ejjer
ritolto diuerfo h i genere dal Hofirò , csa ancor
fin c h e l Ciilor naturale hi un inno d ell a n i or d i
una fornace, csa che la t epide f i n del Sole (bilie
lio fìre fia m m e . Adunque f i come l humor cele/le non d ifilla per bagnare ; cofi il calor celef i e
non [calda per con]lim are. E t cofi fatto hum o­
re e alrntp tanto dal n o fio hum ore aereo d if­
ferente quanto è differente Phumore dell'aere
noflro da quello deiiacqua . csa io Aggiungo a l­
la fia tile opemon di Plotino , che quella di fi creafia , che cjfo f a dal caler csa lum i or cele/le a
quello di quefio mondo , fi dee intender , che
^
fi a ancor dal fu prue eie(le aìcelefìe, Mae tornati
©reano, ; .
J 1
.J
.
<hr cofa do noi al m u n ito , che I Oceano f a ci g li Det >■
& •
jthchtam oT Oc e.ano n on efj'er altro , che l'acqua.
della fa pi enfia, che f u ancora aitanti- alla m a teVia prim a \ che è la pr rena pr od hi tiene > y
D ei Coniatati non ejjer altro che le idee n ejji
~!*mo e jè m fla r couffirantt in un mede (imo [prritoT pVrciochetfUto q u ello ,che è m p i o , è cjfo
"D d . Santo A f f i n o , ora» fautor delle Idee f i
fo p ra quel luogo d i Gioitami!-. Q u o d f a t i im i
oso y in ipfiy u tta e r a t, adduce il detto d i Saiomone: J te I )/o h a u m a fa tte tu tte le cofi: in nitL
mero j in p u f) , O r n i m i tura ; Csa concinne,che
-ijawac
f i come noi tu quefìo m oni(Vnumerando pefan-.
3
7
.
-—'W
M
IM
hu,
3
D E L
t H E a T.
77
d o , y m i fu ra n d o , non diamo co num erat i, p e ^
fa ti , y m i furat i , i n u m e n , i pe f i , O ' te n n ?
ju r e , nitt ce li confermiamo': cofiD io cifia.ueder
tn quejio mondo tu tte [e cofe ben num erate, pe­
sate , Cr m fibrate ; tari t num eri , r p e f , y le §
m i fa re ha a cinto c h e ffin o fu o r d i quelle. E t' I
effondo tu tte Te
,<he fonò o Dio o coja. prò - |
clutta di f u o r i , y file tti n u m e n , p e fi, y rtrisare vtoit efjend o p ro d o tti, come g li a ltri num e- j
r a t i , pefatr, y rnifnrati yfig w ta cl?ef i ano e]~ m
f i Dio . O r d i qtajTi num eri p e fi, y rni/iire.*
ne fa mentior.e i l (crii tur a ,c h e neW Enangdi^
fi legge . jCapdìt c n s / l/ ss ne( h i num erati
E t ncifApocatipfi f i fia im ention dei?Angelo ceri
le bilance, y d f i m a ltr o , elicm i fura con v.nn,
canna. E ttn E-faia fi i egge . Ego fir n ip ficere
fn m primns y n o m fsim n s, m auvs m ea funda,a it a v lo s, y dextera m enfia ef!.c<xh±, fi? ) m .
&Airm, c.m hd.ìt calos .
Sono ad/ut-pie fi Idee forme y effm blarl delf i
co/e ejjènitali /iella eterna m ente in quella efijìc titt/U T c o r R m ^ clJeJèfiòJefatte i filtro : ori­
ne tu tte l e cofe creale i im n o ? o f f r e , y p o rta come da ftgjlii pqrija tla re riapre f i io n e . E t
tempre nei toro efiere con Dio per fencranc
E t la loro eternici j a che tu tte le f e c i e rimati*
g ano etern e, ancorché g li india nini Jfan c TqE
atubi y m ortali . Aclunente quantunque gPiti
dim dui fi tr a fila tin e , y corrompano onero fi
nafumdemo ; nondimeno'le f peci e y .le eterne»
, .
„ ; .. . . . .
' •
. Jl
— •....——- Specie ma
uiee.ni Dio unte fem pre unto n o . Et p e r qmjjLo nono fcm
Giovanni di f i e . Q uodfacttm uefi, in ip jd u ih i ?xt in Di/4f
D
ifi
'7 $
L A
T D Z A
•pvris . cioè y tu tto quello , ct;e e , csa OV nói
tw »? i amo di fa tto in quefioyo nel cel ejle'm ond a,
erat v ita nel utrbo y ne tulle dir n in o , ma die­
de la m ede [ima appellati on del nerbo , che e
iu ta : csa e tinche ben da con'Taerar q u el prete­
r ito ”E R A T , che fi contrapone a quello E S T
’pparente. Per legnai : ragioni p v fi amo ben
*'oritr* *J donfulcrare iito rto y che hanno / Veri parca n ey /fa n d o le idee , f y dicendo g li um uerjali prece­
dere a poflcriort, non a priori y Csa ciò : percicche la dtu ina japienfict un diniOflranao l oro
s Tombra Csa i paìim talhor di f e ; m a l u fo n a fcoiuìcndo. O ra a d u n n u e fo tto Ut p o ru T d e l
tom i ittio appari enente a qualunque pian età d a ­
remo g li elementi (em p iicifim i , o nero cofe p iù
m ente o alt intelletto, o credute per autorità
che fottopojh al fe n fo . *
So tto la porta del cottundo Lunare faranno co­
perte due ima» i n i , quella A i Eroico , c y quelv la di N ettuno col T r id e n te .
>
.
viv.>
Trote* , V rqteo di più forme con faceta hum ana fig n ifi-
9
cu*"
^ m ateria prim a , che fu la feconda produc­
itene . E f ri atujera thè dentro ai (uo canone
fu r a m i noiurne ordinalo per lag In d c u e fi
se ra della m ateria prim a , y del ( Jnios che dire
m e lia m o -, csa della (ita. natura capace A i tu tte
le form e per fàccefioue . D i e ffi fo rm a ,y della
p n n a tio n e, Csa d i cofa n a tu ra le. «. , ~ -.sa
N e ttu n o prom etterà, che nel filo uolumc. fi tra t­
terà deli'elemento d elPacgua ptt ri fim o et fr m
p lm f i m o . Si da alla L u n a per efjer ia & u n a
delle fium i d i t a .
D
E
L
T H E
A
T.
Q tiefta m ede fim a f i t t o l'antrofignifìcherà l'oc
gnatico , cnr j t m a n im a li.
Sotto i T alari, t entare-il <rnao.o, paffar l'acqua^
la v a r con acqua-, bagnar , berefiprvTraro *
E t fitto Prometheo.art i Copra ta c q u e ,te m e ac­
quedotti-, fo n ta n e artificiate ; p o n ti, A rfia~
ria,arte n ava le,& l'arte-riei notare et peflave.
Sotto iicoaiiiuia di-Mercurio fa r à m a im a g ine di Elefante ; ilqiiA e-perei oche e detto da
- Scrittori efiere il pi y religiof i anim ai d i tu tti osooso**.
i brutif u egli a m o , che nei volum e nel fiso cari, fio r i ani*
none -fi b a r ila a tr a tta r della origine de nsesasasaoso
Dei- fa to lofi , delia Uro deità > r<r de'loro n o r m .& perciò che d a fci calare delle fiutole xcn~
'- n e quella openion, qua.fio (aggetto a M crenwrio-s'appartiene, come a patron della h m m *
& del fattoi c<rgta r e , g u fila me ciefim a figgfttt
' f o tt o f r o m ctrico Jìgaflicherà religi etrt iter f i
■fili. Dei favolo fi .
Sotto il continuo di Venere fa r à u n a f i e r a c m
dieci circoli, C? il decimo fa r à aureo ,
ca­
rico d i ([tritelli d a per tu tto , il cui u d - x
4fa r à nt {ag g etto di campi E li f i , <& defittivif o u d de beavi, o X ld fir ita tr im e jìo m e n a e ^ csi
pe rv e n ire , fecondo la openi<'n de Platonici
& di alcuni poeti. Tìt in audio (i t ratterà arri
cor dei P aradifi tc rre jìre . Ut fitto V cneresa-'
locano per la d iletta r ione e t va g h ezza di quei
lu o g h i.
D el c o m izio del Sole Imi ibi amo parlate nel [ r ituo -grado. Or-fi come in quei luo g o , dotte
perii*ordinario deueua effer Apollo n i fu loca~
’ D
esse- *
Eo
t A I D E A
to ri convitilo I coft in quefìo luogo ordinario
■del convivio fitta collocato Apollo : y fiotto Li
'porta fu a nel mondo Jopracelefi'e f i tra tterà
d i T ip h e r e t, y di K aphact
.Nel ede fi e fi tratterà di efio S o le , della Luce,
del lum e , dello fide u d o re , y raggi .
Nelle (tiutdej di Apollo Dio .et fim i appartenenti.
Sol/o ii convinto di- M arte faranno due im agini,
un V ulcano, y una bocca T artarea aperta ,
y divorante a n im e , qual nelle p ittu re Eiaininghe fi jn o i v e d e re .
'Vulcano lignificherà fiotto qnefia porta il fiacco
f a n pii ex
Sotto l'antro? etherg ,j l fuoco d e m en ta le, Tiri- '
tendio ttn iiìerja l e , iTfuoco nufiro , Tincendio
'fXFriCtttdWyfdfiitlay fi lima,carbone, et cenere.
Sotto t T a l art f i grufi chera batter fuoco, pigliar
lo ntll'ejca , accenderlo , m etter i n c e n d i o y
efiingtiere.
•
Sfitte E rane t ìleo contenerli tiUte ÌL àrti f i ó r i li,
che fi fi inno con j n o co.
■*
L a bocca Tartarea coprirà un volum e y dotte f i
. tra tte rà difiintam ente del Purgatorio , y de
purgatura luoghi , fecondo la opvnion d e jg fi
j i r .t t o r t , che ne hanno Infoiato f r i t t o , i lip id i
...purgatorio diamo a M u tr ie , pereioché Ancora
, tl fuoco tnifto e m ar h a i e , y v o n ■■differente
dal?infernale, che appartiene a Saturno oso'-■non in quanto la p e n a , che le anim e pattfeo110 nel m arnale , e temporale ; ma quella del­
l'inferno y Saturnina è etern a , contieni ente
- alla ta rd ità d i S a tu rn o .
!
1
D E L
T H E A. T .
Sr
Q uefta me de fim a bocca contenera ancor m e i
luogo , che e.chiamato Lim bo con tu tte quelle
anime y che Hanno con qualche fp e ra n fia d i
fa llite , ,
,
Sotto il comfnùo di Gioue faranno duc im a g in i,
una fa r à Gì anon fu (fé fa y £sa TahraLuropa..
Giunca Jufyefa p ig lia m o la ITom.ero , ì l q u a l e f f i f i f n g e Gioue tener quella fufjxefkpcr u n a caie- ^ i i o w .e ’l
na y csa Giunone ha u erea ciafcun piede u n ?o.
coni rapefu . Gioite è il rettore d i tu tto l'acre,}
• Giunone e. l'acre ; il contrapefi d c ip tu folle-:
nat o piede è l'acqua ; Csa quello del più- b a ffi è
la te r r a . Q u ejta im agine adunque in quefitr
luogo lignificherà Taerefe»:plice . Mae f i t t o
l'altro come nera i quattro elementi in gene­
rale , csa’ appreffo l'aere in- particulare c o n te
fiic p a r ti, rj'Jd o i appari m e n ti,fi. come f i d i . rii in quei luogo .
•. - •••. >;/
E t fo lto i Talari panificherà reffirarey fifg ir a ­
re y tifare l'aperto cielo r
....
■
E t f i t t o Prometheo panificherà qualunque ar­
te , che per beneficio dell'aere f i facci a ,c o m e
ÌTnohni da uento .
TTSTropa rapita dal T ero, csa per lo mare porta-Emor* r<$
ta y riguardando non la. parte.,
è,portata , ma quella, onde ella fi è partita ; è dinocl ,
l'anima portata dal corpo per l o pelago di f i e
fio mondo , Jaqual fi rivolge pure aVioy ter* - . , ' ‘
* ra f ip r a c e k fie : esa quefia coprirà un m lu m e
A ppartenete al Parodi fo aero e t C hrfidano, e t
a tutte l'am ine b e a ta g d fcpardte * ctq u efio è .
•
a Ciane p ejjer planetoi d i vera religione*
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T D' E A ! H
f i t quegla fiotto Prometheo lignificherà coirner Jivne , conjcntimento , ar.m cinU tione, fa n til>t CT Religio n e .
Sotto tl continuo di Saturno faranno due im a . gnu , di Ciòcie una , come ella e dejo'itta d à
Lucretio ingim i andata d i to r r i, y tira ta da
~71ue Leoni legali al carro di lei, lagnale ligni­
ficando la u r r à , a no; in quefio loco ,figrufi­
ci/era la terra Jcmplue & u irg/nea.
Q jiejìa medefirna (otto l'antro contenerli la, ter
ra y le fu e p a r ti, & q u a lità , come fi d ir à
nel luogo fino: y fa rà ancor quejìa /otto i Tct-■
U ri y f a t o Vrom ctlìco.
■
Jialtra nflagme di (aheie p itterà un vom ito d i
JiioCo : . y f it to tjuejld farà il volume del?inj e r n o , y de nomi delle (he m a g io n i,y le an i■ m e dannate Et la cagton,perche diamo I'in­
gem o a Saturno,e detto nel cernii aio di Marte»
V
A
N
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K
O.
Tersa? grado bau era per
I T O W il
. ,* v \sa. ^
L- '
^vyìjM j f ó & l era;cuna nelle. Jum porte u t - ’ ^
pinto uno Antro, ilquaffcroi
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W
■
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i:'i)lilrnntn^ ^ ì'tro Eterne cico^y a b ili n e n ia da quel/a* "
che Eìaton deforme nella JudT
A rato K" - 1eP’ Marnerò adunque finge fip r a il porta ci*
irò t(j floJtn cd uno Antro , nel quale alcune Nimphe te fyui'ì roT~*Jono il^e Purf!tirec> & finge a p i , che e f i o n o , y
'no d‘i u - Uornano a fabricare i loro meli: lequali tejìit# ta '
r e , y *f ù r i e amenti. Jìgnificande le cofe m tjfc
3.
-
9
D E L
T H E A T.
f
£ ? elementare , vogliam o, che qualunque d à . Ili
fe ti e antri fecondo Li natura del f i o pianetti (Il
h abita a confermare i m i (li e x elementari a !nt l j f
appartenenti i E t per batter guai che in fo r m a "
non dette ro s a mif i e & d em en ta te , dico ; che
fecondo la diftinlion mefih da Mo/e, poiché E le­
v i l’un giorno creò la .m ateri a prim a per fare
il Ciclo à r i a terra, perche no n fi. contienitia. a l­
ia m ateria tu tto Vinfiuffo d efopracele f i rujcclit ; il fecondo giorno form ò la. K a c l n a c io è la
m a/fa de*c i d i , & non il form am ento fecondai
che detto babbi amo a ncora. percio che efiu è
folam ente lo tta v a f i e r a ] £ x m ife la detta m uf­
f a d t f l e f a f a l l inondo fnpracdejle,csi l'in ferio ­
re , a jh ic che d iuideffetacque da fopracelefl»
t v fedii i che non bagnano , dalle acgtte d i q u eJìo mondo y che.bagnano, delle quali fiopracelef i acque è f r i t t o . Benedicite aqua. omnes ,
que fu per c<xlos fu n t d o m in o. E u in tcrp o fltt
adunque la detta m affx celejle, & dijìefa y a ccicche non pi ouefie maggior U n f u fio delle ac­
que Juperìori, che alla capacita detta m a teria
f i cm u ein jje. E t intorno a quefe-.acque è d a
, ,;
notare , che Gregorio N a xa rifiem si inganna , Errar £5..
3
intendendo per quelle il cielo crijlalitilo fa ìlw à j.lfì *j?
nanam ente j sia to finto da alc u m j o p ra li siri- et istallino
tiia;cnc.ntii : ma non ìninno ne rani e n n e fondar Ioncrt te
, ,, ,•
, „ °
i .
m ento ne tìena ja c r a } ve detta profana j<.nttu~ .
ra • N el te r \o giorno dice M usa, che ìlio i n
com andò, che fi congregaffero le acque , che
/ c-no fitto il ci eia in un luogo., cioè tu tte U .uir- ,
t è g erm inative infuni? 5 p a p p a r effe fio r i £&
D
oso
.
$4
L A T O
K
A
ftr r a a r id a , a fin che per le dette g erm inatine
v irtù raccolte efia dmeni/]e feconda : ìlchejdlt'o
dtjfe • . Producat terra h eri»am v ire n te m ,
b g n u m ( se dir fi potefje ) fe m in ife n tm . N el
quarto giorno furono fiu ti i L u m in a r i, & col­
locati nella mafia de c ic li. La L u n a nella pri­
m a >Csa tl Sole aect/ae q u a rtiifì’CYa , per Ugnali f i
csa
lutmjjc -nse/ e s e " ' ^
i voi
le co/c, che batte ano g ià ricettitiv fo rm a da quel
le , che ancor inforniate non erano . N el ciumJ o gtomb-fntrla della Communica finn della u ita :
in ru ttig li am m ali : Perei oche tmol ? chele ac
c j h c , irio o le germ inai ine iu rta producano tu tte
(fib rfirfita (te «li ammali- cofi agitai!ci, conte
tonai d i , csa te rr e f ri qui a baffo , ae difiere n \a
di quelli d tla fu . N e l jljìo giorno produfih
l'interno , csa nel Jktirno riposò . adunque dopo
la m ai erta prim a n&n uepp tanto, che D io creai~fc nuova m ateria , usa della pYtmn f ormo tu tte *
co(e , legnali____
neiy.chiamiamo
m ille , •csa e.V*
-----«littef et sa
-S=S«fc=S*i
eienienta- m eniate. E t lequali habm am o a trovar nel te r .
sa dt *,,r, To' «rado delle feti e colonne (otto la porta d elfotfero
—usa.
t>io som tu' ittisro ; eccetto IT) uomo , uqtTale ejjem o
tf- JTparatament e J o n u a tt, & f a tto fugior di tu t. i ti m u f t ì , cfachl'ricntitl t , vogliamo che babbi a
jm prono f a r li cularcy come poi f i uedfra, :
* Sotto la porta adunque dell'Antro Lunare ,tr o r
ucremo cinque in u u fin i, N e ttu n o , D a p h n e,
D ia n a , a cut Mercurio porge la u e fia , le sfalle
ihA u« ia , csa G m non fr a le nubi
N e f i bah?
tua a niarattufiiare alcuno che N e ttu n o , tìq u a *le era fo llo il comimio , f i babbi a arraedet f o t -
n *• L
T •H E A T.
Se
. toT A ntro , fiotto i T a la r i, £ x f i t t o Prometheo;
ilche atterrà a n c o r ò altre im agini et in que fio
CX in altri pianeti pcrciochc anche llo m c rd
dice : che V lesse banca nodulo Hercole , £ r f i a
g li Dei in cielo 3 £ x n ell'infim o : fiche f e aliti"
n o n fi disdice, m en fi dee disdire a noi iquali
per non. aggravar la memoria d i diuerfe im a ­
g in i ni cole mede fi m e , facciamo che fi ria eg-s
g a la mede firn a f i gura f i t t o diuerfe porte. P ro t.eofig m fichcra fo rm a g ià fip r a u e n v ta , fig g e r
to y e x cofa na tu ra ie.
..
N ettu n o adungu efiato il com m io fi u n ific a le * ,
feto tento dell'acqua ìn n p lia h ’imo . m a fiìtta l% n
irò lo lignificherà già mi [io : per cieche in qUcfio mondo non ?/<??fa n n o alcuno eleménto fi f u - f i
~Toy che.mifio non jia ; fi come lungamente* ha
pronatoXX tenuto A n a x a g p ra . Sotto la ifìiag in e adunque di gucjru N ettano fa r à contehv.-,
to il volum e , dotte faranno ordinate difiirttam ente per tagli l ’acqtta in g e n e re , & fiacqux^
in fa cete : £ x l'acqua in genere fi d ividerà ne!
[no tu tto e x nelle fu e parti, il tu tto è , co m ed ire acqua jo laniente ; le Jue p a r li, come goccia. .
V i faranno ancor le qualità delle acque , EX de . q u a n tità , L e q u a lità , come dolce <fx fa i fa ,
3
3
3
£X le dotò Ticinii £x correnti, £x gli altri ac­
cidenti . Et oltre a ciò i le tti, le ripe, £x a ltri
appartenenti , £ x ancor g li animali aquatici ,
& fatto quefio N e ttu n o , non u i f i impaccia
a n c o r\h u om oyp ereio che e fa l'ultim o creato de
g li a n im a ti.
.
_*
“* "
oso1;sr? c r i
ihCfe/"
Moffiqnandq troveremo Nettunofitto iTdiari osoo
L A I D E A
perei oche quello fipalificano. Li oc cr aliane , che
può far l'Intorno intorno a cnifi un a co/a creata
a v a n ti a lui n a tu ra lm en te, &■' fu o ri di arte ;
uo fi/am o che egli hai di ut nel fico Canone ope­
rai ioni h u m a n e , y r al tir ah intorno alle ac­
que , cornee detto ancor nelcomiittio .
ì \ t folto Vromei beo ci dim ojirerale arti fu p ra le
acque .
Daphne che fi trafimnta in Lauro fa r à Sìmbolo
dei Iwfcfmto . Va qu ì fi contener a ci o , che g ta m ai ! hcophrafio, cjr altri (erri, tori hdn fe n tto
de plantis co*fir n c o n fig g e n ti, che. fin o le om~.
hre.
........
M a fiotto i T a la ri Daphne lignificherà le ope­
raiioni naturali intorno .al.legname , come pie-,
g a r e , portare . E t finto, Ex.ometheo contener f a
i g ia r d in i>et tu tte le arti intorno al lagnarne.
D aphne neram ente,cioè il h.ofichiuo , e h e n J a to ; .
alla Lu/w , cu c a D iana Dcq II e'ficfihi;,p era ,
che è re fin a {come l>affiamo.detto, / delle la tin i.
d ita y filil a ìcquali ninna pianta crefcerèhùe *.
T (U n d c \\irqjlio n e i quarto della C èurgica.
O ceanuni}; pai ri- rem w ,n ) mphas j; forerei. „
C cnt u , q u x Siluas; a i f i qn&fiin m u ia f a x ah
D iana , a in i Mercurio porge la ueJ}a, e l a j e r - \
'fia im agi ne . Si legge f ia le favole Greche, ch e .
ver- t:<: grado Cliotte D iana andareigrtinfa, ejfin- t
+ìie linda do ciln cada n o i g ì : p ia cque,O r comniije a M er
ignuda.
curio , che le f a i effe una u e j ì a } \t per molte*
che egli g lie n e fa c e f i : ,. non ne J n m ai alcuna
che le fi potefje accommodare. L a q u a ìfin ito n e
a da jftnìjQlo fig g fiicM n e la m tita tio nc^ r f i sa,
D K' L ' T 'H ■: A T .
S?
i i t f f >ecie : cioè Ia generatione , /ae eorruttione,:
1augum ento, ia d im in u ito n e, T a lt oratione, Id
rtmt at ione fecondo il luogo, d y i t moto con tu tte _
le fie c ie recitata da A riflo teìe, csa d ip in te per
li fa 01t a g li.
Quefila im agine f it to Vafiphe fig n ifch erà fa
m ntation delTlntomo : o fecondo la optinone , v
fecondo la trasfiguraticn del corpo.
E t f i t t o i T alari lignificherà tnviouf)rc c Trutta?
cofa j ricever , d ip o rre, o p e ra tio n fitta topo o
f u fato . M a fiotto Troni etheo conteneva i m e f i >
Csa ie loro+ arti. L e stalle-di Augia cefi chia­
m ate fono da G reci, pera oche Augia fu un K e f J
n c cliifim o di pofj'efieni csa di c a m p i, m a là.le.
g ra n de ah cn danit a di defilé che t enr iia ^ u g a m
fife fi ilj<io Pacfi di letam e, che corruppe la fe r ­
tilità de c a m p i. Adunque fit t o qu efia im à ? ìne daremo un volum e e che coir,premi età le fj>ór
eh e f f e delle cofi del mondo , le m u ffe , i fi aci­
d u m i ; le rii !fà , le im perfettiim i y e y ■ 'T -fim ili non pi a c cu d ì.
Q n e fta m c d efi m a im agine fiotto Tafiphc conten e ra te f i or ci) e f f e del corpo h u m a n o , csa f* o i
eferem enti, come q u a li delle orecchie, del n a ”f i (delle ungin e , deg li occhi, il fu d o re , lo firnt o , il v o m ito , i l m e fìru o , T u r in a . cyc
M a e fatto * 7 alari lig n ificherà le fporche opera­
tig li , fr u tta r , macchiar , &C*
L t (vaepe Stalle fi- danno alla L u n a , perei oche
non m h a f i e r c h e f f a , fenèn d a h u m id d à cora
■.r o tta .
•' • ,
\C im orrfra le n u b i, G i m o n f ig f itf c d T d m j^ ''1
n
'
L
A
T
D
F
A.
q u e f i a c o p e r ta d ì n u b i c i d a r a f i g n i f i c a t ì o n d i et)
(e n a jc o p .e in n a t u r a , e t d i q u e l l e c h e d a P e r i p a ­
t e t i c i f i n o c h i a m a te S i b i l l e ,n / a c h e n o n f o n o a n ­
cor fa pn t e
.
fig m fe b e r a a n c o r tempo hrieue. E t queflc co
f i (i danno alla L una f i farcJfaJìc.non habbiamo
pianeta. , che in p i ù b r i t u e t e m p o ci f i nafcoiida_
“"(fifafi a /m acine fottoV afiphc lignificherà l ’a Jcondim ento, che può f a r Interno d i f i .
E /
.1
M a fitto i
cofito A
Y a la r i d in o te r à h u o m o n a f io n d e r
tr a p erf i n a
.
.
.
S o t t o M e r c u r i o f a r a n n o f i i t m a g r m f a i n e tto d e l
1 oro
,
r h A lo n i!
n o m i p i ic a h )
f i n ta d i n u b i.
,
l a \ Jt r a m a t e , i l n o d o G o r d i a ­
i l m e d e f im o c f jd ic a to ,
s
I
G iù n o n
[ n e l l o d e l l ’o r o q u a n t u n q u e n e lla
» i t f l t c a p ìli lo fi: f i n a b a i f i i a j ig i n f i
a l t o d o l i o ? ' e b e t i S ig n o r -D io f o g l i a :d o n a r e a g e ­
ch i d e fu n i e l e t t i ,
s a
c h e h a h b ia - g r a n J / g i r f -
c a t i o i i p e r c o ji ' J a tto r a p t o l a c o n g r e g a t fo n
fi»
H e r o /,
la n a n e p r im a
,
&
de
ri p e r d im e n to
" f i i l j c f e c e ù f > n d e l ca l f a t o n e l f i u m e f i f o n i m o it
tf l
d o f i n f a i u n i t o . o n d e p e r a n c u tu r a è t r a tt o l'o r ­
d in e d e
d i /.o r o f iW o y l a q u a le e r a
la fin f in a fif ilff iih " c
l u fi f i n i v ìf lf a l o u e f j e a l n o n e tto E r c u c i l e d a
u c a o t h e e n o n fo ffe
T
ir a n n o
. }
P e rsa
N o n d im e n o t i ­
r a n d o n o i d a l l a a l t d f i f i a d e ! (n o m i ( i n io q u e l l a
m o r a p e l l e , a lla b a jjc f ig u d e l n v fir o b if ig n o
e lla c i f o r n i r à p e r i m a g i n e d i
tu tti g li
c h e »'a p p a r t e n g o n o a l g fid flr c iò t i
to ic u ìu n ito
>
o g g e tti
,
o del
c o n te g r a n e Q " l e g g e r o " a fie r o
W o lle , d u r o , te n e r o , &
, |
,
f i utih : in te n d e f i n o n
dimeno
’
9
D E L
T H E A T.
t
dimeno di quelle cofe che fon fu o r dell'Intorno^
Quefra m elefim a im agine fatto Fafipbe fig n i* ■
ficherà le cofe m edefime dei corpo bim ano*
E t fiotto i T alari lignificherà ? operati un /e n fia
arte di f a r , d u r o , m olle, afpro .
E t qncjìa im agine con ta l f i g ru fi catione si da'a
M eretir io : perei oche le m ani* che principale ,
m ente fanno quefii g iu d ic i), fono dt G emini «
che è cofia d i Mercuri o \
G li A to m i ci fìgruficheramio tutta l a cpMniiù,
!
d jfir e ta nelle cofe"
~ tj
E lS o ito Pafipbc lignificheranno il m ede fimo W
gli h ù fim n :-,J come alcuno .
Maefiotto i T a la ri lignificheranno q u a n tità a tfc re ta fa tta del?intorno f a i fia arte : come la ­
re in p e fifij una colà co ntinua, dafjoluere* y
fy a rg e re .
^
E t per efjer quefio fh g g e tto del?Ar itim i etica, h?
q itale c f a enfia d i M ercurio ,, d lu i f i dà q u ef i a imagine .
L a Piramide fig n ifica qu a n tità continua neUtTJ
cofe.
^
.•
•
Sotto Tafiphe n e g li m o m m i, come g ra n d e,pie* '■
d o lo , m c fia n o .
Sotto i T a la ri fig n ifica operatione {en fia a r te ; •
conir alzare ,cd)hafijare ym g rof]àre}afjotigfiqrè, ■- ,
Le quali due qu a n tità effondo lam a della A ri-» •
tirai e lic a , y l'altra
r fiq n fi '
ze appartenenti a d Eiercole tirante la /d e tta
di tre Inmtc ? faranno fiotto- quella im agine '
compre/e fiotto Prom etheo . •
■ ■T ^ d o
Il Nodo Gordiano implicato fi* porto a d A f e / f i Mi° ‘
o
t
.v
.56
L A J O sa A
fiuulro da cfplicare,ct egli im patto te io tagliò.
. • .Sotto qnefìo fi contenerti q u a n tità continua
im plicata , come un filo , od una f i f a a ,
E t fiotto i Talari lignificherà ' ;'<tncar delle
cofi.
I l nodo mede fimo efigli cado dinoterà cofa conti­
nua efjd/cata .
l:.t fiato : Talari efjdicationedi.cofe intricate„
G m non fin ta <h nubi è tra tta dalla la u d a , che
tjjciu.lv ella H a ta da ìfivne ricercata di .adul­
terio , di apprefiufo un corpo, d i n u b i, cheti
. lei f i <tfimag lu m a tesa con quella egli fi.giac­
que. O r per quefìa b effa f a tta a c o iu id i quel
la cofa fin ta fio tto qiTcfla fi« u ra ja ra n m .co n ­
tenute le co apparenti ,, m a ruoti a tre. . ni
Sotto T a fp h e dinoterà natura f i rm U trice., ssa.
a f iu ta , (sa fra u d o le n ta .
t
.
T t fitto l'T a la rifin g ere & ing/fìfnare.
4,
E tq u r fì a im agine diamo a Mefcarso per efifa:
egli l'autor delle m a h tie ..
• ,
..
Sotto l'antro di Venere fin o cin q u td m a g m i #J
Gerbera , una fanciulla , che porta in capo un,
v a f i di o d o ri, 17ercole purgante le stalle d i
A u g ia , N arci/Jo <sa Tantalo fiotto d fiaffoé
Cerbero è s lato dipinto con tre tefiìe a jt «nifi corCerbero
«O» txMfile tre uecej'ùìk na!MraìT'\ Cui. fina iì tea n p ia refi.
Ce ■rhr sisai.7bere., C / n dcrirarc : Lequali percioche iynpe
fcnific*.
d i (cono molto lim o n io dalla fpeculatiUrne,finire»
V irò j Ito g h e Enea per configlwdetiti. Sibiliti ho—la id o pai fa r alla cent e m p ia ione delle cofc alle,
«I y t . a un box cene , -osa d i fiutato puff a A lic h c
I g n i fica , clic quauiy.iujue. n o fiM ta tn Q a ■lo...
fé
~7
m
D V, L
T J-J E A T .
«n
disfare a que fle tr e nece f i n i i , con poco babbi'ti­
mo loro a [odisfare , fe uogUanu} batter tempo
di coi ti ehi filare %
Gufar a imagine adunque fitto ! antro Confir
aera cofi appartenenti allafam e, alUjetc, et al
fanno. V it turigli efieucraggi, et cefi, che fanno
n/ducono . E t a Venere da (tifala figura per
la dilettationc .
Sorto Wtfìphe fignìfueherafam e:;fite, & *finm 3
g r configgenti.
Sotto i T alari m angiar ; bere }<& dorm ire, £y>
confi?Urenti operationi naturali.
Pfifafonc Tromethea ftgmfi cheta la cucina f i
■ ctìttttieideticiofi, £x ledelitie accommodat*
al dormire y come i fnon i, £ y i canti.
L a fim à u lU portante in capo d uafe d i odori y
quale fi* trottata in 1Som a,ueif antro lignifiche­
rà tu tti g li odori * E t per effere il u fa o 'd J T e l
n e re , a fie fji d a .
;
'
Sotto i Talari- fig n ifica ie nófire operazioni in ­
torno a gir odori f i r n d i a r ie , come odorare-'
&* portare odori A M a f i t t o Prometheo contie­
ne le arti portin-nti ad odori -, & a profum ieri
HerCoìe purgant e le sfatte d'A ugia e in d o tto e*
frircioche le fattole dicono , che quel Re uedenà
do fi' opprefjo dalle m olte im m o n d izie, chiamo*- :
Hercole a levarle u ia . Ef q u i fig n ifich erd fa- '
cosa nette per n a tu r a .
Sotto Eaftpbe lignificherà te n e tte /ffie del corte
Im m a n e .
Sotto t T a la ri il n etta r fin T a o rte .
'.-'fi,
E tfin * Xrwetberhagnp &• harhm e , • \ -. . ">•
9*
LA
J D E A-
TJ que f i a fig u n t n Venere f i conviene per ia 11d gjififiga > Ù " delicatcTfifia .
„ N 'a r c ijju
Jio
fi p j u t n i o n d F a c q u a t r . n f t o r i a d i q u e
m ando
fiy j i g r u f t c x
la m o r ta i b d le 'fiff a
e m t ie n ili n eh i Ir o tu tr la v u o le
3fa
a f i e n d e r a l (o p r a c e le f i e T i f e r e t % a ò tte
'Tl a t o n i c o l a d o n e r e b b e c e r c a r e .
U
di
'
ip p ic i
E t tu tti noi
a n c o r a , p e r e i o d te q u i v i è J e r n i a y &
le .
, la
Inf o g n o
im m o r ta ­
O r fo tto q t t tj ì a im a g in e b a tte r e m o la b e l -
l e f i x a y C b e c i a p p a r / f e e tu
x o je n a tu r a li y
q v e fio m o n d o n e lf a J
d e f in ìe r a b ili.
.•
Qitefifa f i g u r a f i o t t o È a f i p h e fi g i n f i d i e r a l a b e l *
Icfifia hum ana egr fin ti c o n flu e n tiy fifi>rh;
’f i j h V'tgbefizgt, Deìettatione, D / J c g n o 3 A m o r e *
■
n Spcfanfigt 3innamorarfi y ejjer amato,.
Sotto i T a la ri fi grafici) era fa r beilo 3 fa rd n n d tn o ra re , (Iiy defiderare3fiirJ]>erare,t& c .
J:t fatto Vromeiheo contenera farte.de hjciy<y
d e b e lle tti .
fi
,
Tantalo fla to il fia(fio fignifica cofe uacillairii0o
tr e m a n ti, q che >latino m pendente .
■ ,
Sotto Vafiphc dinoterà natura tim id a jfitfg c fd ,
,
d u b b to f ia 3 g r rii a r d i t i g l i a r f i »
T ri f i t t o t
a l a r i f a r t e t t i c r , s a r t r e m a r 3f a r d l i ­
T
b i f a r 3f a r v a c i l l a r 3 f a r m a r a v i g l i a r e } & c . \
Sotto FAntro dei Sole fono cinque im agini. A r­
no f i l o , hi V accaguardata da.Argo,3x G erione ucci fi da l '-.erede , u n Gallo.g? u n L corte.
fY .i A polline 3che file tta Gimione .
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r " o f i f i I n c ito d i o c c h i l i g n i f i c a t u t t o q u e f i o
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t n e h , ZJ~ g o c c h i
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crff'O j u ì u i
ir T J T e 3. c o n I c q u a U c o ji j a v v r f i c c
le c c j e
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ri ori a u-mire alla a p p a r e n ti della generatione
d i 'hiitano j ccmelo s tm .p fio Ie jn e o n a , d o - sa
iiando a loro la nita d i quello fj/irito , che è n el­
le fu e rote dei qual cofi parla E fid a ne/ .
E t jpiritu s erat in rotiti. Questo come che tcn pa lim ita tu tit «li elementi : nondimeno più
fanorijcc il fuoco , che Teiere, s a piti 'Caere che
Tacqua 3 O" (n n ta c q u e che la terra « M a fe
auejla te r r a , che è m en fa v o rita y p e rla n itti
Csafecondità che le dona q uè fio JJnrito, g e rm i­
na tutto d i tante varietà di cofe ; che debbono
f f j k r i f a k m entl a 1* Clii- fecondità a noi in - Tfr~ ’ ff7
e fum ivifee ancora la terra * Mercurio Òondo
nel Pima/idro d ic e , la terra per ni un modo e/- M ercurio
JCrc hnm oldJefiìu i cjfere agitata da m olti m o- j f ' 'n{sa5
it i m enti : nondimeno in comparatione de g li m uoutaltri Elem enti esser qua fi fila b ile. E t a g g iu n ge , che non è da creder, che ella, lagnale c n u ­
trice di tu tte le cof é , (sa che concepì ice s a p a r\\
turi (ce y manciù di motiimento; perciochè e irn’ pojfiilnfcofà , che fe rin a m ovim ento pofjapar­
turire, E/ fi come le fiielle fono «li occhi ai guè'
fo rn en d o ; coli Therbe s a g ii a rb o ri, che m ol­
to pcr la loro pan!;!a riceuonv del detto v ii ale
[invito , tono a «ni fa di p e li, s a d i
f i o corpo Tesar 'm e ta lli, c a le picare fÈ,
J a d i offa fi" N on è ad annue martini'^1
jìygpljg r T fim b olici hanno {cu ra to il ytiond®
lètto i i p n u jo td a iArgo /, art» 7occhi: perciò- •:
ch eti mondo u n te . Q iiej}I"m a « h u : afiu n q tttT
tu tto ' in ' m i n erfalè »
e y n i j'j/eciv la riiaffa cc ifr e , s a iW rp i alejTir--
<>4
LA
i n
v A
L a Vacca guardata ila Argo, ancor che fignificor po/Ja la terra, nondimeno a noiJigntjicbeni
tu tti i ut[finii C ' tu tti i colori.
O rio n e G ertone, a cut i l ercole tronca le tre te fìe , fi­
ne 111w ÒLtm fi ut l i t r i n a tuo , Ut confifieni a , C r l'occaIsetiolr , tS; ■;
s i si
chr dino-sa de! tempo appartenente al Soie . E tq u c jia
** '
im agi ne figni fi (.bera a noi non fidam ente Le età
del mondo , ma ancor le quattro s fapponi, le­
gnati fifriiiw per Tac ceffo eyrecef/o del S v te y t
parim ente/!giorno O 1la notte con le fue parti,
tj
fitto Pafipbe lignificherà l'eia deìl'hm m o.
Sotto i T alari operationi n a tu ra ti interi}/) a m i
v\ '
-nuti,rii bore,all'anno, alla e tà , Csi aUvroiofio .
x
E t fiotto Prometheo gli anni a rtific ia li, m in u ti,
horc, horologii > f y ifin im e n ti d i tempo.
fj J c a l l o fa lfaeone^ N on Colamento Li mio apre
qucjia" fi gm fi catione-, ma. la m b lko Platonico
ancora , csi L ucreno d icono , che Q uantunque
■cmemine qitc/ci anim ati fiano Solari; nondim e­
no il Orilo porta n e g liv cc U iaicitn grado eccely '* ” ~ "N e;;/c cicì Sole f n d fitut! e r; guardando il Leon e *
Caso mi u c f i burrai fin 'a f i n . Et Vili’airi ore di quejto T h eo tro attenne , che ritrcuaiidofi cidi q Eari gì ne
G iu lio Ca ‘
._ - .
_
m ille, est t i n g o , d e tto ji [ o r nel f i , concinoti/ gentuhu-o-
n ri L e o h u m iliò ,
•da gejaienne tinOfi'e rig tiferàantr- ^
un giardino, un Leone ufeiio (ti prigionia.
y u ime in quellafiala; oso a fui da dietro accofJan '
el f i con le branche io prede Jen fiti n ocuTricrJd*
per le c'ufd e , s y con la lingua, io ''àndatia icc- "*
emulo . VA a queVfoccafnefiTo d y i i iju e l fiato
ejjoìuiofi egli rm olto, e x vanendo quello a nim ai
u a iu to , effondo tu tti g li a l t r i , chi q u a & chi
s a p rae
D E L
4*
^
T H T :A
n$
la f u g g iti, il Leone a i iti fih u m ili and * qua fi­
ni atto di dom andar m ercede. llche non è da.
d:re , che aventfije. p e ra ltro , fin a n c h e quelle
animate ifiorgejjc in iu i-effir malto. *
Solare . Q vefia- imiigine-atUmjue contenera i
ecccilenxtt delle co]è naturnlfiper clonip arati e n fi
"Sotto EaftpheJtgji/ftcheradaòccdleifia deiChmT
me , lajitperi '.rila,* i a d ig n ita -, l'a u to rità , y dominio tu enfia degna d'honore. •
Sotto-i.T alari fig m fic h e m fir fit peri ore3ddr. d i»
.
- . «. «.?
g n i t à , y g r a d o ...
Mae figPJ.0 ì'rcnictheo.contenerli i Principati
i n f r u , iqualt m iti da fieriiter ;fin o con preceè*
( i Siati regolati ; cofi p f i ero ben fo r n a ti.
Apollo ., che fa e tta G nutone ira le nula, è im a girne oppofhi alia Cuunon .nafiòfìa fra le.nubi y
che è delia L u n a . Le bea che Homero, induca
quefia ./a itila ; non e .perdo-da creder , che m *
.
g lia tta ro d u c irg iie rre fia g li D t i f i come deceri1
na Socrate nel M esm ie, lini finn tifica cefi m atd~ j
/
• -V
E t f i t t o Tafiphe fig n ifica th ito tn o m a n ìfifia rfi,
' .
y ventre a iu c e . :
Sotto?antro di M a rte :fin o q u a ttro im a g in i,
,Vulcano, una firn eia Ila. i cui-capelli- $7anno leM atiuer fidici e h . O ne fcc p i , ci>e combat tonò f i .
y Marre (òpra un Dracene*.■ .
... .
. ,
Videano parta talm ente fioco L t fignificatione
is L ■ v o c e che non ha m eju er à i dichiantùione, Fuoco ?+
Sìt.pm !;e ilfo c e .tp M X < > m - tr tm a n ie r K c m .
dopa- a fit chela p m /ò tid p a m -fita U c m a p u n g maro
tolUoikO M o^elldLm tet-iiì& wxm fitQ * a n co ra ti^*
L A I D E A
J.afnit esser chiamato a e re . L a onde Cicerone
d e N a tu ra D eorum f f f X fL g lu X , quia confiat
e x ahifs. m/s t«m ìnisgrati ucm nr hoc *iuog; ueri bum dicaturg; Min Alber latine , q uam J tc P
tu r aer. Et benché per quefìo iiiogo alcun/ T a c i
Compagrere!‘boro con l'a ere, che ua fiotto l \ n tro di Clone ; nondimeno ri se u ard and ani ai all/t
fitta natura fi innea . che •• gpr.n-t fupgtiuurr.il *
fuoco , m oliamo che f a più tifilo d el (reco , che „
dell'aire . Lj tanto p m cne Cicerone dice nei
"ni e ie fi tuo a j 4 . A rder co d i, qui- ai b e r , nel d c lum nom inatur. E t a g 7. T ew tts acjpniuceircgT t
Csa /equabili calore finfjn-fhs Ai b e r .
fruirà il f uoco Eli m e n ta le , s a nel terfig-i frego
(ara collocato iìfn§C0 no [Irò . E t pcrciou/e qu«
f a mingine t anche nel conni tu o , s a fo tta a l- ^
tre porte e/t- quelle babbi-amo nel convivio detto
piti ampiamente ; qui ci hajìera di tornar a d i­
re,che Vulcano in quefìo luogo fig nifieberà Ve­
rbere fi! ( uveo cì n nvt are coni incendio num eri A
Te, et appreffo il fuocoìujFrccon i 'inccìidio'fiarTt™*
cui are J a facellaja fià n im a g l canzone, & la ce­
nere. E t quefia im aginc co’ contenuti da lei ne
può convenire ad altro p ia n e ta , chea M a rtez
perciocbc folo M arte c caldo c (ecco, f i cim e c
il fu o c o , la done il Sole c caldo , s a bnm ido ,
L a L ancndtit co capelli le v a ti nerfo*l cielo cofi e
fin ta da n o i, perei oche PIut-omo fecondo Vinto- \
,
ii£ è arbore rivolto y che l'arbore ha le radici
\J
a!!*tu «ni , s a inverno le ha alt,in sù . Q p g c r y ^ /
fiiA & iy o n iridJ u oJcguace uopUonof che nu-an-
D V. t
T *H E A T .
le [ a b b ia a d j n tg jd e r d i caprili ne d i fi
. d e/ corpo .3 • ma dell an im a y U g u a le per- m e ta *
0
a c f ^ £ ,
>
,.
flèti ti al corpo,. E t perche f e im o
. f i cfjnmcfjè ignudo al?aere notturno,più m a n if e
Jìcrebbom i capelli g y U barba ti centrati o Ira-
■
fi -a ' M w e.dalxjelc.i .che alèrti parte d e f corpo ; pro­
si c
gliene, che fi ernie ? aroore-pfole r a d ìc iffe d irti
1
. a Je ìufimvoFnuHfìTifio
|f
|j
I
faritfa C/ TcapcIUileuufrojm omG interiere t irriti
''fv fiM id
;
fijìp fi1à cjopracelejìì ca n a fffa o n d ^
I
c che fi legge nell/
C a ntica. G c n u tim f u n f ì x ca n n itb u ,, in tc n |
. dendo.de ffim a e d e fa r ifìe n i ; U gual feiu em ^t.
|s a sp òrta fi «nifi cam nefio)cqnfA?a anim a fi/le p ie - |
? ■-7 n£l del f opracelefie a lg o re . E t nel /alm o fi leg |
g c della r agi.utofi IZ iT J ,Aaron in ,q m ffa me.
4 defimo jhitirnen to „ A d unque que f i a im agine
coprirai! volitine appartenente al n ig o r , a ie
fffja fianer c o fu n a u f i o mondo ,0 * lignifiche­
r à cof a uigorofà.o fo rte., o nerite urie é E t to '
ncniiÒpriniTmriT)Tcj ìffic % o g o 3 "corri?avella ,
dellaqtfale da Cani d i Dario f a cencitifò, che
Liba <:effeforbii (opra tta te le altre cofe .
oso tutte
Sotto l'afiphe quefiri im agine lignificherà, nari* C° k *
tura u igorof t , f o r te , e y vera c e .
E t f i t t o i T ala ri dar vigore, ofo r \a , o opera* ,
intorno al nero j ,
_
. . ....
E / è. da notar , che la GaJmrà c tterità , £ ? c h i
per quella tùa f i dichiara..
7
te fir ic o r d ia & ìN m ^
' " .fe:
'* X A
T D H A
. 'flitia ■& p d x o fo d a t* f u n t ,
G
t duc Jèrpentì condat tenti c i , rapprefintane
quella ftu td a , che fi legge.di Mercurio , che f*
incontro in due fe rp i, che combàttetti:-'r ' f o t . tto la quale imagine- collocheremo la dtfcdr- .
d a n * a ja d ifferen za ,et la dinerfità-dcVe. cosa*
E t fa tto Tajiphe lignificherà tale t-rnttqjm
tura contentio f a
•’sa
f . t / otto / 1 'alari con! end ere *
E t fo tte Prometheo Parte m ilitare, s a U g u cr* .,
i
rae terrestre et marituma et le loro pertinenze.* '
M a rte fo p ra J I Dragone è. finto d a m i con qvjffi f 7 j
/ f aeragione »: D el/o habbiam ói pianeti r flin s r
/e loro n a tu re sa- in fh d h -dalle corrifo n d e n ti
^
, ~%api>hott)fopracele(U-* , E t perche la G abura ,
che d a t i aftajj'o «a-tActrte ysaae tper fo p r a fia n fa ^ l $.tijj
una angelica firttlligenfia.. chiamata, Zamae!*, sa, \
clic figntficasteUno di Dio-, Pcrdoche. per m efio
j
d iq u e fla Dio cafu«AÌl mondo.;
perci oclnsd
|
Gabal tfii JiconoTaicHtiiélligenXfethmcr
d t D ragone,, noideponiam o M a ri ta-rc avallo::
)
s a »t qucjla im a «m e daremo un volum e conte;
nenie cofé nocive s a uelenofc n a tu ra li
n
-FIfo tt o Vaft.phe {ignifi eh era natura noci sta, erte
j
sale s s a utndtcturice . ,
vi v
E t fotto-t T alari, nuocere,incrudelire m e n d ica r!
fi im pedire.
ÌP antro di Giove crmtenrrd cinque.Im aginir.
Gnu non j o ffe f i . I due Fori della Lira. Il C a­
duceo , a cui ptou-C: Poro in g re m b o , s a le ite
G ra n e.
.
fàitniin f t ffc fa v. nel com m i* di Giove.ancora),
r
i «
i
oso
^
à
gu
n t
r
'Y 'H n r %
kó
(Uve fignifica l'aere /em p iite ; Y.t qu i fig fif iciterà quattro elementi, in unì» etf a t e . coso? *
re in par ti e d are , tlq u d e effóndo di n ifi m irti.. .
r e g io n i, nella piti b a ffi ^collocheremo rugiada ?
brina , m a ttin a , lu c e,fred d e > fresco , caltta-ef
nebbia, nella feconda* n u b i, -Henriguomffarrt*
fì\fhìm ènbipiotH ggut\ffagm tcla y 'n e ù e * toc&à
rer^at
atra co m ete, fuochi.coìr ettii* y f e l ­
. ...
le cadenti in appaterif#* •
- - •' • *
Qgtefia fivrlv ancor f i t t o i T a ta ri e fiottò T r o tti^
tbeo* conte è detto nel conuiuio * ' ' • '
J s s a l 'jgijleUci Lira, h M ia m o f a t t i pr:
li tu fin a con quefta ragie n e , che la natura h a m W p fa tto g li orecchi a g li anim ali > t i r pr/A* V dlto e®
cipalmetite alThucmo con vie r ito r te , coso oso- !u *hu©* *
commodate a ricever -l'aere fercpflò *da atcùn m<>%
fio tto y im pera oche e j f i f coni irrcc.a g r u fi di:ac -, **osov '
q u a p w yo [fid a p ietra : E r la m t i v r & f f t me*- «
^
merlo g h tiene ap parecchi ato luogo f a t i m ente
contort o , ijucflo acre bàttuto , y entrato nèlk
Vorecchia dell’ anim ale per cuci g quell'aere - d f
d entro-y Uguale chiamano connaturale, coso il
connaturale battuto , batte alcuni nervi didòn*
tra t per h q uah Ihmimale ode . ■Ahrc&qne yU
antichi fabricatori della L ira , per ccmm odirà
di toccare t nervi di quiedaffecero quelli d i fi o *
iq ,j)U i Tori ad im ita tion delle orecchie p ria - ■
cipafmerite d etFhuomo » D i el?e quefia im agine
hauera i l volum e continente tu tte Le cefi ::di*
hi li & ogniEìrepito, y fiutino naturale . Q -m
f l a im agine f i t t o t i alari' lignificherà -ja r flr e d
pito «- i t i s i d f f a r t k w piiU i Q m k * che a è d i*
M
{ mìo.
,
fa' fi
À
•T D FI- A
f f ó Vtànètd Per effir egli patron del?aere ,fe B f o i quale m n fi può fa r fm no-,
i l Caduceo è la verga di Mercurio , laquale egli
pofe (come dicono le fa v o le ) fr a i due Jèrgenti,
che egli trono a combattere ', fecondo che fi è
detto in M arte, <y efri con perpetua unione in­
forno a quella jim tn c h ta r c n o . E t quefìa in?ag n e c i d inota'd cofi u n ifo rm i, medefime 9 nort
■ d ifferen ti ,& * e q u iv a len ti.
Sotto l’a/iphe contenera natwrdamici)cuoiè,in*
■ clinata alla a tra fa m ig lia r e , £ ? atta Wepuh*
E t l'otto f T a la ri a rm a t/a , o conferà ai ione osotsiw
■ citata.'
v
'
"*~f
_ Sotto ?r&metheo fila eìttìi & h i c w a fa m ig lia • siti? flacpm U èd fw fii.in padre di fa m ig lia ^ s/si
V
g li noli >V$* fim i*
r t 'Dduae con fa pioggia fo r o , rtntcr clic f og l i à ìS S r r tfa n rfle rip fin rlìw / 'quellifi effo, che rifarlo deffa
T ó ro , E x g li ho rti arile be ffe rid ic a noi g ò f f a
g iti lichen? intona fo r tu n a , pienoosod, & aboli­
ti ari fan delie cosa , che ofanì pienituiim e, £? o p ri,
co]a buona nicue da alt o .
Sotto Pafiphe dinoterà buona fm ttm a , f e l i cita ,
' n o b ilita , ricchezza J f i n i t a , g lo r ia , otteni­
m e n to d i d i fid e rio .
Sotto i Talari operatione intorno alla buona f ir
Grafie Se rmui >& *i!k eofe d ette d i [o p ra ,
t.xr isimfi Le tre G rafie erano da g li antichi talm ente d iioeto,
p in tT ^TnefnhqTerièua' flm fo naficof l o , <jr que
fin ffa n i fi c a n a ti beneficiò ilei fi.ani e . che non
d W e ffrr piti efato da co ìv i, che lo da . E t G ii-
fi* Cl/rifilo dice „ Ctfmjticits elcetftcfinititi : noli
’
- D E ti. T ”E f i % T .
sor
tuba canere ante te . Eta ltro v e
scusa '
f r a tua , quid f a a g t d extera t u a .. • V a ltra ih
m o firm a tutta , O 'fignific'adlrece.M tordelbt*n e f c i ò a cui f i apparti.epe dame f r a ? e il n ifi y
ciò c palefitr la g r a tin ricevu ta . , .La. te rr à
parte neafcom le > s a .parte ne.mofiray& f i g g i - ■
fic a il.beneficio comperfitò.,gnojìra>:de il rlcegu n to , sa. e d an d o i l d a to . O r qu efila imagi?.
in quejlo lignificherà .c o fiu tiifa y . <. s a , v. . Sotto W ifph en a tu ra b en efica .
;
S c tto l.T a la r i, dar fin ta rJ m iefi ciò, et.aiuto.
?antro di.Sa turno coprirà f i t t e im agini. Ci b e y
^ U ^ r fè 'ca p t, di Lupo ,c it Peone, s a 'eh .Cane*
L *arca del patto Proteo leg a te, V n p a jfe rs a —
l d ar io . P andora. E t una fanciulla , a cui è
capelli levali n erfo ì ciclo fia n o tagliati-.
. *• •
* "*
. 1
1
Ciòete babbi amo haunta nel conim io±s a s i ? » / ’v£&t
fic a In t e r n i , c y p o r J c z c Q r o ìk t.tH n iìè .fit^ fic tifi^ ff^ fa
le. citta da lei fo fie n u te .. •. Q ù e f i a f i .ù r a t a J a X ^ ^ - f
due Leoni nel cJh'o; per cicche come iLL eonec .
.
i;
fin e , dam im i _s a debile.didietro ^ o ih l So h rS
\ f
onde i Leoni hanno cota l natura.., e fiii-p o fi^ p d ^
fe lla parte d a v a n ti, che m quella d ì dietro..*D d
etnefia s'i.detto aiic!i.e(nel im m u to ,
•
ne T alari y s a in Trom ethec.m n u t m i reriifittoce ; pcrciochcfignifchcrà puram ente la T e r r a i
L t fit t o l'antre dinoterà la terra fin g e n era le ,
con tu tte le fite.fi> ecieirm a fia Tp}d<h
sa ..
capitolo y c h efia fe fie rfa rm n ,g m e rih u .s, co n m
creta
arcuT fiT cd fìgm fcfihrh Terra hab f i - : ,
t a t a , s a 'm n J ìa ln ta ta j piana f i y y i c n t u o f a i \
L a jn a m r conta?era
'
,.sa
È
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_
W tfl
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tittimaktorrejhtè^ t*> « ae*Ufo,,
* " v i\ * c
cotti tn e rh fiitto i T a la tù ie e p i*
r o tim i ,. ae//< p u e s a r Chuomo .naiurabttente^ tt+*
H pNOi/dlxuwa^.fmr ch e m n oónfcrmnQ i nse*t
di > /quali portano U fie .operativi# appreff^ fi»
come g li a ltri m em bri >v . *.» xsx » . Aiy$vi
I n f è t t e . Fevtnetbeo cotti eaeraM ^ G fom etrù »
G tq g fia p lù t& fm tfflA p fa
k p f r ù dA iep ^imperchchc
s
*
.‘
* E t e r n o m>
' -e * « r
y in tf ik lk fiip a r lm
U ri della a g n c p U jra *
q m fia /MKteoso
#^o?f
L il p iù im m o b ile, effond a la tcrr d T tita l natur f i ;
f e jS ^ Q d T r jf iy e jf flh . LJP&&fefie y d iX ù fa ja
dS^eone , y J h C m ^ f i u o ta li ,fi Scrive M u s n i
c ru ki^ cJ ie .gU a m ic h i uolmdo «figurare
T em po
d e s c ritto
H
fi*t**eu'
dipingevano le tr e p r td e tte te fte fa jf tg u eliacUL ->
M lìZ à n th m fi*
~"
.
.
f lp r e U o ttia te R ^ . . f o r t u a * .e f t
p r e f ittila m ettono cefi (a tt# te tr o r c T quale*
m etterebbe s a u n se a d a o s o M o n e i* ^ sa aj'opraflej»
saw Eie quella
w
\
fa ' oso:
U t ferciod>e&guifa d i C^ngaduL uoreil bem*. j
p àfotvroxi prom ette Cetnprtjdljnegtiafaijiidtnk I
ytc/p
ù n a g im cxo^&^e^
tpie^uuefia
eflaìm
&qrkiìfa
^ tkH
ftiptre
T * te m ppkk /j
?
Saturnini a. e y j l à r o a p p a rp é n e n tiy p m io é ì.^
«*•
tu tti quei te m p i , osoe non f i com prenden^pek
uktnanTfay o lontananza d e l ufiyofoiU rSafaVtYnpì Ss
tu m in i+ a fonoLunarfa Saturnini tom e q u e l l e t ^ J ^ j ’/ 4
tre '3 thè lì4 > b *^ o ò ttifa <[4AUmLLdfLmani^ - T
fefianotm lo
I
j p . il g io r n i ,■.
tm a u u ; ttg U a n n i sv> L a k n tm a n \A a d u n q u e
d i quefiò pianeta fdcheiqMtfJìitxe. ptedettktem M
^ JV o s o is a tìo n n s e # * » ^
fin m 'p e r M
paffuti , per lo fr e je u ity è& 'per lo futuro x - t,.
fooso [ a ^ a d f l U L y - k
fit9 k ^ 9 d \
,sa
aeEc«ll«< 4it7e^m « ^«6*
M e t& fty p o rg tfit uefkt*%&
L 4 m « ( e s iiu a e < iw a e g in e A i/lff i^ ^ s a ^ ^ n s e ^ o s o s a ^
i
phc fignificheràlhudm » tffirfottopofton hem k* f a <&&;*»
fo& àw ir.- t. u .i. * v5.< y u ù ;* > .« •^càu as-.n ìiH ^ v fb '
'* ’Ì jo s o
E i s e t t o i T alari u n te le operati ohi dintorno nse*
^
t$mpo*tonconofeiuro'p*rbntananiTa,■e ukfc *
nan%a d tù to li fin e fe r eorfi'lunare ,< tom e ho*'
dugi& e jf a r i^ H g ia re , dar term ine to r im it» ^
v*
# e re in oltro tempo. V arca del patto quantun- g tc i d e l
q u e n e l s u o u l te mifterio fig n ifiìf» i tre Mondi/ P a t t o , ac
c h e ìtabbiamo d a ti a P itti, percfache e r a f a lm e n ^ td
tò f a n a , che un cubito & frte% p la m i fu rava f i .
per lun go, tom e per largo ; & eia fetin cubito
coflandodi f i t p a lm i; figh e,che notte palm i f o / L 4
sap*r b*njpH i y n o i H f f r Penderf i fa ilq u fl/w * ^ ,
E
M ffo fa f
’
;
•? ' r*-- ' .rigfXgl
144
r
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jwTo hMbùdaftgmflcàre
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' e c im a e r a ^ w a t a p o s o o s o a o p e r o s a s
Ai
f i f ia
d o r o , floso
la p r im
osoyw/e / i c i t
a ,e t
U ft c o f^ d iiq fio p e , ( fid a t e r ^ a fir im
e -
'ma {capotta ,. Q r q fifia fc o p c rta 3 fi., come bah*
' hiantone mifiefircuelait,/figwficwa qnefto
mondo m jewrf efioftq 4 piovoso4 #eqti,acd
a * a fieadi,Cratyttclem utatittij. Laoso.corida figmfc.tua il ceUJfi mendo y y fe r tal
'kagianetakfintfyi u# ^àndtiafiroaHreo
tr Licerne ,fignifoam iifitfi pianti «poi hte
usua una ' Lucerna, separata sen. nse (qL tw i per
Ut#, lagutdeancora fignifiefit* A $» k vetfZT
* tfufiorfirifiu
osownse n ^ k
t$ *
tr e n in i vuoso * * t ^ a l e
ro so -
ra diu/na
h
siufffanoso
Li remiflfitkde peccali M ftgnificare esapetsa.;
•- n
sionse i
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oso.
jopracelple,. Ify clfiangiitfi fifa rted i m ctyt
cìÓMWàJMU Jaaflafi
fM fm c fa te y X a f
r rn ,
certj^ai^-r^r^Sw^
^
dir me**
X y ? ffib & b } y » m w * ì
y .
r^
y
D £ L tjH iA T ,
danno fmguUre a cicli' f E tffi scunsei tte mondi t
f o c e mentione Giovanni y quando difle *. ,I p >
m u n d o e r d / , s a m u n iu tfierip fq m fiiffus ejfi}
s a mundus eum non cognovit : c h e dicendoj / t M o n < #
mundo e r a t, intefedel [opracetejle, C-Eq u a n ^ ^
dp dific , E s mundus' p e w p jw n fatfus e s t e n s e '
g w fi còdice tejlc f f E i i n d r i e i . E i mundus eurhnon tognouìt,porto de^raondo infofore » A rs a ti
'* * « * c/><? p et s a
\c o m e hdfibidrno detto j s isee m onse/V ;;nseosoosoe«.
Ho per hauer tioi g ià affidati olla (guardia J t
T a rili fign ificationi di. qdellt f . dogliamo \
<
f tld hdbbtn a coprire il ridurne appartenente a l ‘
k o g b V s a d f U t i t U f u e f f f f e r e i ^ . E / qu ejl<f
t i f ar di bon tr ragionevolmente ordinato
v
tiochtconieiteniio Tarca tu tti gre i ti{onds , ($>
cm fegventemente luogo a tu tte le
c t à è ' f Afcd per contenere tu f t^ k ijofe f i ntffrhqj *
tà cotiferudììon del luogo con tu tte le [u è d iff i^
r e n \e ; éofibaueiulo ellaad effer d a ta adunp^ *.
de fe tte p ia n eti, no p può del a ltru i c o n v e n iri -
■
*
Q *£
Jla Jotto fJTnlaft jtgw jich età t n to p tm e m ,
può fitr thuom o intorno a i lu o g o co m eco ìlo ca rf
e f f e q u à e y là .
■
-, iì
Proteo /egaefa 4 d ifferen za del T rotina [ciòtto ^
tbc cn ilco n u iu io L u n a te , s a q u ilev R o ca p ff
da nai per quello *, ib e appreffo f id i r # . E t b e n y
’ ^
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t f n r ^ s s a /
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g a tu ra , chi fd Arosoeo ds P roteoper conftglio d i
C e r e o e s u a m a d r e a p p re s s e *li H o w e r o
fc'
%
det
Y in rtlio { è legatura s t r ig a - f j q u i h a b e t a u - ’
r e s a u d iT ^ f a u d ia t, perctoche appartiene al
fe c re to , del quale habbiaPto parlato d i fip ra • *
Mae la lcpatHrj n atu rale , & della quale f i t t o *
quefla figu ra intendiamo » i tale , quale dire*
tno \ La lb irito d i chrrfìo è m ello ( conte haeh- *
u
s tia m o an cordcttoaeì conunno y^ ffj^ ÌL A ìiS S S sL
j ^ e j ^ n ^ O*putte le i
quSffr'JtJcrm T quà g ^ r o W i^ n a tC ffie r b r flgX f io r i. \
o s o s e v e s i n w rìh ou af]'t , le cofi tu tte perireb* *
Im ito .P J q V e ftd è pédàuertMra quella città f a x
G iovanni ùidè ntWApoealipfi fin ta dtfcendente
fie n a di G h ie . E t pef quefto D a u id canta il'
cantico nuovo / vedendo tante cofi riti o v a te . '
H e E foia dice i Creabo ccctnmrtoymn , C 5* f e j^ ?
ram nouarn. E t nelTApocal. ancora e s a r t t f ó V g
^C eaU <U g r cf nona* faciu om nia. • E t q u e fid r la fia la d k I
#
<
I d c o h , p e r Uquale d ife n d o n o , C r osoiosoososas*
W« /?><n(/, c h e k A t n d tr e e tl u m lr V ^ S ^ '
S M T u J jssm é ^
p J k J fe m M L v f w ^ & a d f y t s à m M m d k
I T T s ìa di quefla ri nettai ione nolendo farm ene
rione il P e tr. ( come colui ', "thè m n 'paffàua i /
cesaste inondo ) ftc e -qvtl Sonetto' ? ilqual <co*
trància. '
' ■ Q uando il pianeta,che diflìngue V hore,(dof
r i Ad aIbergarcol Tauro f i ritorna dove- d if f c
-* C a d e W r t n ila [infiam m ate coma) -ri ri<$\
*
*
^
DEL
T H È A T. 107
Che uefìe il mondo di nouel colore .*
ttten a dare a cieli quefta operatione d i tornar 4 .
f a r bello il mondo , non intendendo che Vanimg del mondopiena di u iu tf conte fj/irito » d ie
e C Ìm jl o, portata d a ls flfig lu d a l concavo d t l y
la Luna con m c g g w r a b c ^ S » ^ y feco n d ità' .
fiiando T l Sitte co m
pra d i n o i, j
chequandoT ptù^
Jlion3 che vuoi fa r la natura volendo far la prò*H uttion delle herbe, de’f io r i, y delle altre co-'
fe dem entate - Esifo si non interuem ff 'e epmei ,
bon m ai fia t* tnfiemc fiotto la form a d i quefta
o d i quella h erb a , d i quello o d i quel fio r e . T 4 ^
te è adun ale la tem peranza del dittino (P ìn to .
che à c e jr d ^ n c o fa ffftiftf o rdeaSn ti i
Hi è quello iene 7$c"etl Vropl!STT^^ocaS!SS^
y terram impleoé y altrove dice la fr ittu r a i
pieni, fu n t codi y terra gloria tua - Q v efto ,
,(d p m tk ^ lL w ta J t S X m l b ^ y ti
ùdm on dofi come dicono $fF Igienici ) c »onfo~ Ai
fto
y
la hum ana f i agilità A E t che quello nera*
le eofc. haù
W
U
S M
m
W
f
btam o dal l>ab o. A u erten tetefa ctem tu a tn , i
| i ìrtalu àtu r*, y o m m a in puluer em reu erte* th r . E t Èm itteJpiritum t v u m y r e rio v a ih fa "titm tc r r a ix ió d u m m tf io ^ m q n e
£
T,
_
q f t, K J l ai d r a
tV u m , \noffra quejìp effere (tertio d i t t o , s a
non dell'anima del m ondo. E ta nolo lo d n a m a
(
S o f P a ^ ^ ^ tn f o m q u e la materia p r im a , cioè
Trofeo fieno d i questo spirita vivifica n te, alla
m ijlion delle herbe, & de'fiori > s a d eg l/ a ltri
MiJÌT, fia naturalmente tanto legata dentro da
term ini di quefio fiore, o di quella herba, per
fin che fi vengano a diffoluere. f a t a v i l da no-x
tare un ufe/co
. Idi
l MercitnseTWfi
IIIIIWBBBMWMIBWIHMIBIIIIWIB .......... ^
O au ie Q uid d e alto de fc e n d it.
duo. G
■
b
T ifT féT ffi
Pl^fianT yitam , l; o £ _ —
^ --_____
sar/Vo sapraeuewettte alla ni/f i ione1’, ehetiorrfbbe far U n a tu ròì mefcoUndofi
con q u e l l t ^ i t j ^ f i b o m T fa tr ^ J c ^ i Ò ^ T o ^
j;7fJa& faXnera .v j j j f r f e i j ^ saTi T
anim ai orefice, lo nutrifte s a vivifica»
adunque legato in qualità
Sta
•Imd.tàUbm . adp‘mfar‘,.jf cfp- 4 ,
N pn mori tu r in mundo quicqtiam , fe d cotnpofuaCotporea di/Iòluunturidiilòlutio tnors non
s ! L M m Ù m l x é h £ 3 > v 4 m ; /é " 5 !L
éH tentjfijy,n o » * t t a ,a u * f » n t .
. . - V ' ..
T e r quanto tenifo a d v ^ r l a ' i n v o n d t m f i
Sfa infieme,, per tónto rim an U g a ja , s a f e N
i l i a t a , s a rifiretta quella parte J ifb ro tco colf
itiItf jp ir if o in f l^ if f
■ jf
»■.,, j . •
- ,>f*
1
D E L
T ; H -E , A T .
gine hahbia a confiruar fo t/o d i f i effe im m *
W yfe r m a te , o fe r m e .
.
r
n
Sotto Pafipbc fg m fìc b erà natura ofìinatafa?
im m u ta b ile ,.
- v
••,
E t f i t t o i Talari, fa r coft d c m a k n m o b tle , coìr
me fo r m a r e , arrefìare.
,, • *.vsi>: rr, , i
E t quefla, imagine a S a tu rn o u ie n d a tq p e r la
fu a tardità*
, ,
u.-ns..*
U paffeffoìh a rio fffa i per f i fin Z a a ltrc t d jch fo
* ratione m oflrahaueùja m d e n m tff4 fiU % -£
dandyna l X
.
:
v
Sotto IMfiplfcfegnifcbeYà ih itu ra filita ria * &
huomo-filo , faxabandonato.
M a f it to i T alari fig m fc h e ta andar f ilo rf h tt
f il o j abandonare far lafciar perfina o luogo,
o cofa/thandonata,
v.... si.......
at natura tpalmconica , t
.. v, si-,
W ay^oT aneW M roJigufca afflittiòn d i cp.fi • :x
^
M tto V ffipbe f f f h t t m deWhMomo^jfar
, fu e m 4 e fo rtu n e , w fik c itd * tgnpfalta, p < $ f t
^ in fa m ità
nott ottener
v •
i
o
m
i
i
...
L a imagme fllf capelli ta g lia ti alla fancifffit.*
fanali vedemmo in Marte diflefi ver f o l i ciefi^
*#*»»*■*
porterà tu tte le cofi oppofite, cioè deboli • .^ J j^ o e d ha
c/o babbiamo fa tts fe n x a a u to rità . im bercio-osoftneo^
,osoe AUefie appreffa E
a
Pir e della d e a e r a ta m o rte , il
iCftriqfi taglia il
Ntsa uon fu da Mirtot a%gttt*tQ ,.fin o jt
i
*mo?d*
dependa^
pìuo" S a i
w*
A
I D E A
p efa , N e Xù d p A Pt>reffo V irgilio può fin ir d i m i •
r ir e , fc r n n fia p o i, che Iris ni c u la ta da Giùno/le , le h a u d ia to il capello > Et il confali*
Sanjone .
- *»
**(fyefla fmagine fiotto Vqftphe figm ficbera de- *
h/lttd dell Intorno , ThuteheTfifaynaUtra f a fia,
X7 b u g ia rd a . ,
vi
■ « a. .
Mdsctfe i T d o r i Significherà d eb ilita r ffo n a ,*
tju ie dilatatore, che n e tte fio tìeb reo quello ;
c tic tradotto per/im agine , ì d etto C e le m , coso
duella , d i i detto ftm ilitudin ey i fc ritto D e m u t.
L eguali parole d el Z o a r •d i R ubi Sim con, «che
ju o n a illum inator ( cioè d a to rd i luce ) fono inte r pretate in quefta fimfio , che Celem fegnifichi
( p e r d ir C ofiftaftam pa o u e r la forma angelicar
éì'O em ut unpaf t ì gra d a do n a ó . perctocheuupri
•
DEL
T II É a ’T.
ifV‘ 1
le che Dio non fidam ente tir affé l'anima nofir# \
a lU ecceken fàd e”d i Àri?eU, Wif'^WggFteaef^antivedendo T A n - ’
s a dalTamor proprio, parfo contra il voler della
dtm na Maeestae. Mae Mersitr/q Trifale? fio neh
fuo Vim andrò p ren d ila imagine sa laeftq iilitv - .
per una cofa ifleJJ'a, s a il tutto per lo g r a * '
4 o divino , dicendo cosi a A l pater omnium in± '
telleflv s , uitae s a siu/gdr ex f i em , h o m jn ^ J t^
x ea u fi, atcjvc ei tanqvam ffj&
'uo congratulatus e j l , -pulcher enim erat *jpd4 ;
jr is f k fu i ferebat im aginem . Deus etimi re u erae p ro p rfa ^ ^ m T ^ m n u m ^ c lc fla tu s , operae
eius ornm'ae usui concefiit humano . E/ il medefim o nello j^sisap/o pI _ _ _ _ _ ____ ___
nomo c
eulum
gran mira
HMIiPpi eifilhom
. j.jo,
.|e animai adorandunfaatqibono. -. ratulum : iioc emrn in naturam D e/ tra m iL qt&a colo.
t e^ u T efrm fiA em ortum eflè'tognòfta$ifaj
t
i
S
t
n
T
u
a
i
* diti'
riuy pa rttsa itftnttat
W i j tonnfu^. A U W $crìtiqt*
O a b a lfii hànno lafciato fir itto la fim ilitu d ittéf
appartenerli alla operatione ; quafi uolendo dn$
ffb to h a v e r fattoThuornoafined i operari
" ^ t con 'qifijfa
ta id o u e f a m ention, le opere b u o n d ì d fifiu c * ò
ciam o, n o r fd jé r m ftr e , m a c fflS io if& h o i e fL
-Ifr-r» - —---- v -i.
'.
V
/e r folam ente g li fin im e n ti. La onde alcuni
W k t m p l d ^ i cìnamano quefte oper**, operé ;
'ifterne*
D f jh f raear~*
ìS:h*K»
fJ
ìtS
t l i
|D
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r
regionari^ LqfiafTm n acceperis ? Et e da no»
U r , che le più delle fia te quando U fe rittu ra i
fia m em ion dèWhuomoX intende foLm e n ti d d V igterfote, tltbe faràrtùrienle fi tritona tteUàf*.
Mojeintitolalo \oh * cM A & _. s lS lle d *
il} carnibus ueftijìi m e , òfiibus & toeruis com tt*
.........
che m odo . . .
J :r .
«t
na i,ncsv>
W e. per legnali p a r o le , coso, per quel pro­
le. Pltt tioìpom é, in e, ùTchtaranffnTead intendere >altro
I esce)- r huomo interiore daWefìeriore. In qùefiafi
• * Q p e n to W e W ^ e ^ o c r a t^ itf iù ^ ^ b Alci b ia d iidppfejjb F iatóne, c^/^ulaendo dèlia natura d e j
Ijfa W Q .: tpercioche fic o m e la u e jlg , osoeper* .
g ^ -o s o ' d j f o s o .
m o non c ® {f u s a usa*4 4 1
s g ù s& T
V e r la q n a lc o f a f o m
d#'
rh u om o. enser confederate le parole d i M òli nel Gcnefi',
Adam fit c
*
' -J
"
- «■ . c ■; . A
*o di trin JaCiamus bommem ad timtgrnem y f i m i l i t u ulrgiiule. dinem nofiram : lequali non fumano finoriV hfl
E tch e utro f ia fa lq ìiith t'ó ^ tt^
fifggttinfe , Hondum e ta t hotnó ; q u i operarè± \
m
tttr iti te rr a .
' v * .V
f
Fra adunque a v a n ti n elfp ra ceU fie fa tto fh u p - 1
I
wfo h tierio re\ cl/e Dio g li formaffè il corpo d i
i n g o ffifiÉ e poteffe operar in quello mondo , »
&*j]erje (fru m en to Ielle opere a u u ife T Et per
ciò Mosa/dfrgfunseTsaF^^^
de lituo te r r a , Ugual limo non fignifica fango *
( Gtime m o l t ì ^
coso (per dir
Coso ) U capo d i latte della terra fcTie era V irgi­
nale ' i fiercsce7?e m>h~7jàueud“ancor co n tra tti
vm cctdaj fi conte contraflc la fa m ig lia d i A dagi "
"
’dopa
0
li
D E L
T H E A T.
dopo il peccata d i lu i. L a qual tcrra u irg in a ^
le era chiamata A dept4 sbendò Adam, l resse.
m m e ^ N e q u e fio . tacerò^ chòChrifiofper fio-* _
defitte- oda. g u f i d ia fllunset.se àpprffento £ cn .
pWgfoòFf i f W t ò i e h u jn ^ ex o ip ck ic ò rp p cop+l
cesse ; cioè in corpo fa tta di terra Virginale,
difan ^tu xpurifiimo
.«
K q ù e fie x e fiji aggiunga!, [poi c b tft parlar
' \ ^ d a m - f i a n f o xeutraii , ch'egli quan ti t l JieccatoiottT n tù *
ara in due mad* nelThgrto delle deh tic fomTSJfayr i n a
/Messesi, che MofenojxdjfJe g ia m a i ■ N efprl*^
mo piado adunque era nel?horto fjp ra c elcfien o .
prffent^afoen tcfa^
f i D io g o d eì\v
a
do f i tu tti * beati jn f lu fii • m a come bejwc pec* ‘ r ^- * '*
crio pofif u cacciato del detto horto fo p i
*
n fflfftrM e ttfC s
t^ J ifi& M
^ a tia J d P r e ttc ip e f o :fJ k 3 f a L
r C ^4 Z\rA\cfofle neJhfug fam ig lia ? m a p ecca n * \
g r a tip f o t f i potrebbe dire., ehif o
fo jji ca{Qt(0orifaI!fi7ffuf N ese m arautèjrabfoffa
no jW T JoW iW d'qòfoaqu filo n e in campo, eh* ,
/tyjr/o del quale fin cacciato A dam ; f offe t i f o ,
t [em o cito quefiafu openio}
tp }r ir (ia d i O rn a te . : o r p i JJ Hicroiiimo fS .
jegu ]tatore. V a ltr o m o d o f i f i r e f i e A d a m J
* f ecw 4 °
osoo> PM p f e f e t , fax d/chiamai9 fate
lioso
1
1 n*
G;‘
LA
I D E
A.
m a n ti il peccato era n à ia terra m rgtnal dì qué
fio m ondo, Et mentre dimorò m quella fcn%4
maculare il corpo Jùo di peccato, era in Paradifo T errefiro. Et fa tto il peccato , la terra
tontrafje m acchia, s a cofi venne ad ejjer cac­
ciato del Paradifo Avvenne adunque al mondo
fiuto.per Adam quel , che potrebbe avvenire ad
un Baron di Cesane, ilqvale fe peceo ffe, tu tta
la fu a fam iglia verrebbe a contragger macchia, .
ancor che ella non bauejje peccato , s a tu tti li^ _
guarderebbono con occhio, to rto . Peccando?
Adunque Adam ; peccarono tu tti g li elem enti
per contratt tondi macchia . D i che in loro non
e/fendo ptula.prim a v irg in ità , f i può dire, eh#
per quefta cagione Adam f ia detto ejjèrc fla to
cacciato dal terrejhre Paradifo :
Muoi* ***M zfcgHtndo il prQpofetanpJlrocda fapere, ch i
* jf in noi fono tre a n im e , lequaU tutte tr tq q a n *
^ ttm qu e godano d i quejlo nom+ipmunc animo
nondimeno cia/tuna ha ancor ilfiio nome parti fa
colare. Impercioche la più buffa f s a ùicinaq
e t conipagtia del corpo noflro i thiam ataKefr^
jK m : s a e questa M iramente d e tta da Mose tin i
Kephei fnauiuens . E/ que(ìa}percioche in lei capen d r
anima. nnwwwif"' «g
i,
■
i
tu tte le no(tre pajs m u f f e babbi amo noi comu­
n i con le b efiie, Et d i quefia parla Cliriflo B
quando dice . ’ T riftis efi anim a mea ufque a d
m ortem . E t a ltr o v e , qu i non habuerit odio
anim am fu a m , perdei e a m . a /qual non affnrando la lin g u a , ne Greca , n e L a tin a , non f i
può rapprejètitare nelle tra d u zio n i la fu a fig n i
fieotione , come ( per cagione d i efempio ).itp -
a
\
DEL
t H E A T ,
ì if
^ !t% ù Im o . Lauda anima mea dominmn;qvan ci
tuiuiueja ferittor. dello Spirito Santo habbia pa
sto tl vocabolo d i N ephei, ci fanno u fa reil
nume. Et fu ben ragione,che il Trop/yeta ufaf
f é il vocabolo Nesnset : udendo lodar Dio cori
la lingua coso con a ltri membri thè formano la
noce, coso fono govern ati da'la N epbe* , cÌk è
p m u ic im a
lUcarnt. V a n im a
,
/ 4 rationale , e chiam ata col n >me dello ff /r ito
\S ^ ^ io e tfu a c ì) . La ler;ta o ìletta ' N e ffim a f £*d^r>euole.
^ btraxulo , da D tuid y d a Eithagora Iv- t t essi«neh
*nhiwda**
da Agostino portion fuperiore , da Platone- Ulna*
^
V
a
S
i
b
:
^
come la N ephes ha il Diavolo , che le m iitiftra
il dimorilo p e r te n ta to re , roso la N effamah hau
D io , che le miniftra Vangelo . La poverella dH*
m e Z ^ d a a m e fa t^ T fp d r tfe ìh m o la ia JB kJjU ff
sier divina permifiion s'inchina a far unìon con
«BMMMmt
- a Y**-’« ' t -osola N efhes , laN cpIies f im ijc e c o n U carne, O f f
la carne eoi dimoni 0 , coso U tutto f a tr o n fiti'
C+r trffm utatione in dianolo f per lagnai copti^
M pe^Ó i ifio i tfg o è le g i uos duofiegm ,
unùs eriuobisdiabolus efl r- Mae fe p e r la g r a » ,
*«t 3» Ghxtfto f d ^ S ir tr iiw n può venire un tan*\
to beneficio ) la anim a d i me/fo fi d i fiacca qua*'
f i per lo taglio del coltello della parola di Ghri**
fio dalla N ephes mal perfuafa, .cosofi ninfee cori*
y la H effamah ; la xHcf1qvgaljt che ètH ttadiu ìnn^' |
J>ajja tfaU natura dell'angelo, C £ J * n fe g ttc r i^ j
temente f i trafm uta in D io . > E erquefìo G b ri-. a
lo aìducendo quel teflo d i Malachia ; • f a * *
•;*<*m itto angelum v ie uni j uuol * chef i intenda •
«.
\
!
;
■
\
f
né
LA
I D E A
)'
d i Giovanni Battìfia tra/m utato in AngehjfiZ*hM
lA pronidenZj divina,ab fintio s a antfrJxcula;
J io fa tto mentioq del coltello del verbo d i C b ri
fio , tlq u d feh> cól Jvo taglio d ivide Tamimi
bafja dalTamma rationale, laquale bàbbiqm*
ie tto h^ver tl uotnedelLfpirito. La onde PaoA
lo d ijje . Vmus e/t ferm o D e i, s a efficax 3 sa!
penetranti or onwi gladio ancipiti pertingens:
vfque ad diuiftonem anim a 3x y J p ir itv t. E t'
afin che monofeiamo le tre anime ciafcuna con
nome diuerfi nelle parole di Musa fip r a tn c th f
'
nel Genefi ; e da notare, che quando d ifie , f a oam us hominem, int efedeli'ànim a rationale
N E t quando dtfj'e, pofvit eum in anim am viven- 1
te tti, intefe della N ephes, m a dicendo ,f la u it
in nare, tiu s ffirraculum v i t a , figni fico la N usa
fa tr .a h . Nonpoffio f a r ch'io non m etta f ip r a
que (li pajfaggila openion dello fcrittore d elZ o~:
f e r un certofirn v id e ro , ouero
anima e ombra nofira > 1 iqual non ft partè m ài d a je p n :
- t '■ ■ r .. '
y
, ■
i ì r £ \ M é M m , td e re n .n M o m e n t' la . . .
torno à rpaancor d i giorno da quelli^ dquàU D io b r i
jcpoluh aperti allocchi. Et perciocbe il detto fc ritto r '
dimoro auberemo per quaranta anni con f e tte
com pagni, s a ccn un figliuolo per cagìon di il­
lum inar la Scrittura /a n ta ; d ic e , che un g io r­
no ut de ad uno de fiuoif a n ti, s a cari compagni
difiaccata la Nephes talm en te, che g li faceva
d i dietro ombra al capo. Et che d i qui s*àvide,
che qnefio era il nuntio della vicina morte d i
colui : ma con molti digiuni, s a orationi otten­
ne da Dio che la detta Staccata Nephcs da capo
,
D H L
T H E A T.
là c o fy ju o f i ricongiunfe : s a coso unito refié
per f in a lfin della im prefit, U qual luogo da m t
ueduto m i f a penfhre , che V irgilio toccandola,
uiqina morte di Marcellof f f i o feruito d i quello* a
EI che o da H chrei, o da C a ld e i C a b a lic i, hau §
v tè M tb s * td . i k ó s & r - r - T * * *
Appreffo dice il detto (crittor d c lZ o a r,che q u e- v \
t
(k M Ó è fiè fr < fè n te M ftm f a » 3 l t J u m f a
tfondeffBmbnmfa* M a che la Pausarsi non ed* fa
f r a , fejjon t i f e t t i m giornoÀstpoffa
s a che per eia Dio comanda, che il fanciullo f u
ajiprefintato a ln i
alla circoncfiont l o t t a i
ito d i , cioè un giorno d a p o ì, che Tanima ratio*
naie ha fo t t a f entrata. E t quantunque laeNense
fam ah non,entri , fenon al tri«elimo «torno,non
samum*
gjaa^MMiiQuojwBiip^ai.iui. » ....
fi bavere ad afpettarlonto a f a r la arcan a fiofa
ne ; affO qudm n debbono interu cmr» fe n p a fd *
ape:effeU N ejfam ah pffendo diurna non può
p e c o re . E t in quefio p o ff aggio cofi confente
Elotino intendendo della terZ a anima a lta ,q u a
iìgjVi.sa’gV.-."Tal 1
do dice. , In a n im a non cadit peccatum , ncque
j"
ptsntt t .(fla b e n voluto il bello ingegno d i A r i- ,
Jlotele prender fatica intorno ad una a ltra tr i-,
p lic ità , che è nell’huomo interiore, ma in qu ella,
' ‘v
non pon e, fenon quefio, ter^ a a lta . impercio*»■•;
che dtfjjutando dottifiim am ente d i tre m tellet- Intrllfttf
ti m j l r i , chiama l'u n o jo ^ jd e
chiamato da noflrt Latini, s a da uoljràrt ìiuréZlt»
L offro} f i fa tto , in bfa$pre,fhe e i intellettoprfa A
hauergiaapprefo , s a pensee
it*
L
I D I A
A
etere. U /eroso intelletto a g en te.
per u ijtu delqualc noi intendiamo .
trufr» cofafi° paffo San Tornalo volendo provar Pintclletfcelso ef; $o agente eff'er in noi, f e ben m i ricorda, d à /V*
prmSsin Ò H ' 0
dtlhtpottnXttn<jflr«HÌfÌM
noU'intel raggio d iju o co , che dentro a noi riffonf i ^ lletto a"e-[occhio, ìlquale noi affai foUente fregandoci a b
Cun de gli occhi col ditó ueggiamo internamente
m fifntUtndme d i fiam m a in r o ta . p e r la qual y i
rota fiam m eggiante ffefifi tfa te auui<%<fadff>
'■
nói fu e g ltn ù , aprendo gliocchl ttetta ofcura not»
te per picciohfìimo ff a tio ueggiamor, far d ifferì
marno delle cofi nella c am era, laqual rotà poi
debilitando fi a poco a poco perde il v ig o re .Ad#
f y e f t come nell umeo occhio babbi amo il poter
Uedere, il uedere \ & la ro ta che c ifa u e d e rc \
1 1 cofi e in not non follm ente lin telletto , che può■
fi . *-- .. j
. >femm mmm. a*, marnwmm» *k msmmOm
l
i
S
6&
"■
c/ta , Che d ir la uogliam o)j*r*tffoànt*ndcr \
1 1 ' w J t l'intelletto p r a tic o , wae a n co ri intelletto m
1 1 u re n te , cioè quello, che f a cheM ondiam o . L a
T J b J o t o t a l i fu o c o , d i che h M a m o d e tto , > s a g £ f
d ifre m t*
occhi d i Tiberio effere fla ta f i grande
• t U c o f ' ^ ùtrtuofàjche per g ra n peTfpfaldifceriCèua neU
* 'U fu à camera la notte tu t te le cof i
h a ondò
fe g u ita 3 che altri ChaptU-, ts f A tr i m en o . E t
’À rifto u u
ce , che quando con àifficult'a a ffifim o gftocchi
né g li occhi A t t u i , quel lume da pp n fica tio n
.
dijùuprófjnrenc ip t.• ^ onffeTScuni a n tia n h a n kò if iia td f ir itto fagli òcchi d i lefu Chriff&effife T ìa ti tofi fatti*. 'M fisito p tició Uòltndo Wr4
D E L
T: H E A T .
tisi
m j x \ r , cosof o n a r e in ogni
UllettoÌQente efler di fu ori, dice che egli nonM . fuor di
tróm ente e fu o ri d i noi,che è ancora il Solefu o r ^ fik c o n .
ftiè p u r i*
>
te Sole v eg g a . Adunque f i come neWoccino nofir o fim d X tl poter Medere , >coso ittKor
hor il
c e d e r e , m a il fa r v e d e r e , che appartiene al SoU:y o ad altpo fù o w c w ig r è difu o ri dell occhia;
icoft quantunqu e ne/ nojho huomointeriore f u i
potere in fefa ere ,.Qice Fi,ntellettopo(ìihde » f
p)0 1 m f , y inten lere ancorj>Tattico innondi»
mfinp rntiellettp agente, che e ti raggio divino>
r is
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f t
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r i?
.,
.
*;
J é
spentone q i Stm fU ho par che più fia approvata
d a U q ftfittu rq , mafiìmamcnte p e r g u ttlu o g o
1n te lle é ìu m iili & q y i t f f i y a m
te in uia , q u a gradieris... Se adunque Dio *e t
il dati rey è ancor quello,che lo fo ttraggo P a tettf
po * p per fe m p r e . D i che temendo D a vid d iff e - ;, )i t Jpiritym fané} uri tuum ne; auferas a
ffie , fifa altrove della perpetua, fottrattionefic
. f i r m o . ReUnqupntur dptnus v i f r a d e fe rta .
^ -
Il
rii
/
dfutno t fuor (U n o t . y m f o te f ia ssefe
|Iquale intelletto i philofopfn in o r a n ti 4* ^ ^ ^ *
iio il chiamarm pxogipm À perlaquale dicono
ofc [
'
r . r i n
i n
..
i ppfia presso
cedfqu (Jto i n n U ^ a g i n t e ]
p i o non piace d a r k , cola che
non è diflerente nelfientro: d
i
no
LA
I D EA
fc ritto nel Salmo + H o m o eum in honefoeffét,
non intellexit, comparatus ese tumenti» tnftpien
tib u s , O* fim ilis fa flu s efl illis. Conifitéflo
luogo s'accorda quello ofcurfiim o paJJ'agrio d el
S
.
W
o
, si
^
, o s o Ì T
tifato nel N umerus hom tm s , nutnerùs b e jh à , nutnHUs
Licu 1C" (tu*im bejlia. fexcen ti fexagin ta s e x . percioche
i / numero che airiua a mille, per la g iu n ta detto
intelletto agente c il numero delthum io illumi-* ^
n a to . Et percio nella Cantica uolenfio f l ò f i d e f o ­
rar bene a chi fi parte, fi dice nel T eseo yicu,xo.
Mille ti Ili Sulomòth. Vichefigmftcà . io li deero noti folamente la figura humana, ma an*h il raggio cimino .■ Ver laqùal cesse, q u a t t i
do io fa lu te r b if mìo Eccellentisa. Vré fi ape m
luogo d i d argli il buon d ì , io *fi dirò. Mille fi­
l i . Ma m i r i fid a i in altro tempo il dici) tara­
re d i quejìt n u m eri. A qunseae spentone p a r ,
che fi conformi ancor Virgilio difitiuendo il fuo
S
jT d *
b a è v f* M srM I
ffTx^iio^Jgffatbero] 0 non bajlando ?humana uolout4 |
adiiauerlù^ n u ffra , effeJ ta co fa d ì f u o v , 0
|
if
J is e w
|
dono d iq u ejlo intelletto. Mae tempo e homai , *
W e S m a n i o W n f f l r e im agini : fiche f a - *.
,
' . •ismmkvmm r
J
rem o,Je prim a h avremo detto una cofa non pu­
re appartenente a Theolooici (imboli, che ho d a
. **
■
s w
>
rm.
' -t i
dare a quejta p o r ta , m aartu ttele tm a g m td n
uciauo1 ììlt0 ^ ,catro
top "ofon A p p r e s o g li antichi adunque era in co/lum e,
di ti celle che quei philofophi medefimi, iquali infeena«fottrinc
' * * * t m £ e e K t 1
. J <*
Iota.
Udito,0 mcjtrauano le profatui* dottrine a,ca-
s
^
I> E. Tv ; T H E, -V T.
«I
1 é & f f l.lìosoVoli, poi che le havenano c h ia r ii ente
dM anjffm , Le coprivano di firn ole, a fin che co~r
MM
flmutowy^upipypatiai.«mum* • . • c
-e fi fify c coperte le tene]]ero najcoje : s a coso non
fojferq prophanate. \
lV*
emwuI* :
llqm d cùflume aggiurfe iufìno al tempoJ ] V j r n
j^ flio ^ k n a lm i(tto d o tlfo s m o fiffs ^ ir ito quel •
fi.
usa nome induce Sileno cantitre, cioè ni(w ifijìa re
p \c h ta rattieni e t principi] d tlm o n d o a cjrrom ij^
[
.s a ae N aftlio cioè a Vapro y s a aed esco Virg tU o f
j
poi che Quelli ha c a n ta ti, entra in fattole; co ■
l
sa*jU
Tirana a lettori ignoranti dei
■d^tto coffume. Ad imitatione adunque d i cofi_
grandi PhtlofQphi,poi che io ho chiaramente ri- QMÈk
w la to Ujecreto delle tre anime » s a de tre tn f .
r-. ■■* '
a a l,M r ,%
u sar* *
j f j f o , Era le favole greche adunque fi legge d i + f i ^
« ' & & ^ é i* ch,y ‘ele^ q ^ U lt t ‘a
} i Co,ionl
f a loro fiati enano un folo occpio co m u ta b ilefa duuii’oce»
loro» p ercm h e l'ima ali'altra il poteva prejìaree,
e/ quella,che {‘batteva,tanto vedeva,quoto quel ftchino .
lae cjie non lo bavetta. N el qualfim bologiace tu t j
ro il m ijlerto della v erità aperta di [opra; s a cj J
si fa intender il raggio divino effer di fu o ri, s a |
'«.«»
d e n t r o ù,no,
., O r
« a g » * crtm ra /
/u lto l ordine del quarto «rado,contenendo fot- .
.
r
■*
.*?,
.
"■‘1
to le toso appartenenti allbuorno interiore Jeep» |
■do la naturagli ciafctm pianeta . Et per ttem te l
a l particola? delle porte , Sotto U Gorgoni della
L u pa fa r à U tm agin^ della T a ^ a di Sfitccoffr* 1
qu ale è f ia lf f a ^ r o s a il Lposoe. h i fic o w k
- * *
F
u»
*
L A
I D E. A r y /
«he dtcono i Platonici , le andine che uej/ffina
quejìo m o n d o , fe n d o n o per, la p o r r ù e l Can­
cro, coso nct ritorno offendono per quella del C aFort* di {tricorno. Et la porta d i Cancro è d etta port# de
huomini per f e n d e r ta n im e ne corpi m ortacorno . l i , Coso quella di Capricorno è d etta porta d i g l i
D e i , per tornar elle in fu nila dtuim tà , fecondo
}a n a tu ra dell'anim ale, che e fegno d i quella
<
Et e il Cancro cafa della L u n a , dellaquale U Ut }
te 11/gelida e G a b n e l. Et p t r d ife n d e r egli pi*T£y
volte m andata d a V io ? U fcriCfur)?*£'drfina
huomo , dicendo . Ecce u ir.G q b rte l., E t per
tornare a* Ploton* et ^dicono che k ariime i # d i fe n d e n d o baono d e ilo tr iQ a d i Basco ,£osos?d#
m t.
an em èca n u m teje cofe d i la s ù f esas?/^goso4chi
m en o , fecondò , chefiqfcuna p i# y m e m tic
bee . fingeremo adunqucun Z q ògoin m ad,g< ,
d ie m ila fina più alta et ptvjuifib/l p # rte fiu g g g a i ì Cancro coso d Leone ^ y la taX*& in m e \°
con una vergine inchinata a b tr n e . a Et quefia
im agine conferuera fo tta volume pertinente al­
la humana oblivione ( quale , che efl'a fifia ) ce
fiuot configuentt neccflarij, come da ig n o ra tila
y la r o \e % £ a . E t quefia im agine olla Luna
f i appartiene, per efler ( come habbiamo detto)
la cafa di lei il Cancro^ intendendo quefia fa n ­
ciulla per Vanima tn commune d t tu tto quello,
d?e delle tre habbiamo d e tto .
Sotto le Gorgoni d i Mercurio fa rà la imagine
ali una fa c ella accef a , laquale intendendo n o i,
\
che f a quella, che accefe Prometheo in cielo con
Coluto di ? allude,vogliamo chcfigmficbi lo sij-
—-v
_ V
D E L
T H E À T . Ì tj
pepn& fogè l'intelletto p o f i l i l e , o p a f tb i lc ,é f
la docilità,di cui tl uerbo c im parare. D I q u efla ficella parleremo a pieno nel fettim o grado$
doue di Prometheo tra tterem o ,
Sotto le Gorgoni d i Vewere fard coperta la im a
gin e di Euridice punta nel piede dal ferpe : 0 Virde #*
percioche il p rèd e ,
in particolare il calca-gnifica
**
gno o il talone a che dire il ùogliamo , ftgm fica*m # #
oso
ru n a delle potenze <
quale fi dim derà in libera & m n lib era . E*
contencra cjuefln ancor la N ephes. 0 a firn
' che non rifu gga della meritoria,habbtamo a f a ..
per , th è g li Anatomi c i dicono, dal t alene a i
lombi e/Jère una ta l corrifpondenfa d i alcuni ConsfpS#
n e r u i, lagnai f a , che le fc n ttu re alcuna uéUu uUant*t*
ptglino ?un per l'altro. D i che Ohrifto uolen- lombi.
do d i r , che t noflrt a f f e tt i, 0 la n i f r a uolon.’t à falc/Je cafltgàta 0 monda, desse. Smf lu w Lt ueflrt p r x a n ftì, 0 anche lauo i piedi nel fu*
partir e,et uè g li affetti a gli-A pofioli. Allaqual
lavatione non aulendo confentire Pietro,gli di f i
fe . N ili lanero te, non habebis partem mecnm.
E t nel Geneft èfcritto. Et mfidiaberis calcaneo
eius . AppreJJ'oJì legge n cllefa vo le G reche,
Achille fanciullo p efjere falato immerfò nelle de
que fiigte,efler divenuto in tu tte le p a rti m u td ngrgjìfk i fiduo che ne i piedi, per eq u a li fu tefiuto 90 doue [acque non toccarono ; fiche f i - f uor che
gm fica y che tanto huomo iti tu tte le p a rti potè- nr> P,rdi *
« u efjere c o fta n te^ u r che non foffe tocco
t* 4
%* >•
^
- t A I D E A
;
N e fiivfat mifiero lafine a n d a n fi d r a ^ N
•f tire f i nello dell'oro perde Vano de cal^Ci nelfin
m e unico al mondo ferina u e n to . De* piedi d i
A ntheo ripigli tin tila fin c a della terra q u a ltw e p e c o tta la to cca va , rie pariarem* al luogo
J'uo. ! • '
*
■ ,•/.. •
Sotto le Gorgoni Solari copriraifi la im agine ^
. d o t Ramo d'oro-, & quefia à fig itific h e x $ J fa ^
teUetto a g e n te , la Nejjamah L'anima in generi
i
\
r a te , l'anima rationale, lof p i r i t o ^ y la u ita /r0*.
Sotto le Gorgoni ut M arte fo r a la ntlSgirrtriai
Una fanciulla con un piede fia L fo , coso con la ue
f ia f o n t a : Q uefia fignifìchera la deliberal'enne‘j onerò fropofìto f ir tfto , coso nato Jabito,a
dtffereiC fadi qtielLi deliberatione, che è una co
f a tfieff 'a col configito, lagnale è G iornale. E t
•/
te j f e r e f i ì n t a & fcalljba/Jtti è iute f i per la d ichiarattone de*lombi f & . d e l .piede di infine
fe n ic o . Et.quefia figu ra c i ejprefje V irgili4 rieUa fu b tta & fe rm a deliberatione d i morire 1 *
th è frce'D tdo dicendo de l e i , che ella era
V nutrie x u t a pedèm uinclis, in uefìe recincta*
Eèdàiu ih a b b u tm o noi prefi quefia im agm e + i?
B ettole Gòrgóni G io v ia li, f a r a d a im agi v e d i
una G ru > òhe vola v e r f i il cielo p orlando nei
b exConti C aduceo, y lafitamiofi cader da pie»
d i uria p h a retra ', dfihtcp*aìe-lefaette ufcendv
cadetto-nd'in/du per?aere ffargendofi., quale
hò iò vèd u io nel riuerfi*d i una antica meda*
ntro fignl nsenV'AF Ì llu G ru fignifica l'animo vigilante ,
* ca *1'1' fiqudiegta H.inco d ìi mando, coso defuoiinganm
laute, ■:.» h i ; p e r boiler tranqm ttita vola u e?{ó,il C ui?
V
D E 't T ti ÈVA1T.
115
p o r t a n d i Caduceo in bo cca , cioè la pace 0 *
la tran q à ftitk d i lui. Et dae piedidecade la phot*
retra con le fa e tte , che figoificaiw le cure d iqnefìo mondo . A questae imagine Jiconfintut*
quel uerfo del Salmo. Q u is d a b itffiib i pennas?
jic u t columba ? 0 uolabo, 0 requ iejcam . ‘U à
-, che tradujjè il Petr. in uh fit o Sonetto defide-*.
rando pur la le della Colomba daripofarfi ? 0 X
\ leuarfidt terra. Q u efia g en tile in w g h g ifi-cor*
S fo rn e rà la dqttione >d G tn d tc jo .g y d .twftgfio*.
Et f o c a quejta irnagmt^ a G w /to # per- ejjètv
Pianeta q u ie to , benigno > 0 x d i m n t e <cotn*f,
pofia.
si.-»
i. » oso
Sotto le Gorgoni d i Saturno fa rà la im agine*
di Hercole > ilq u a lk tia Antheo fopra il p etto %
Hercole è Vhuvmno ([ itito , Antheo è-il coppo #
petto d i Hercole è la fe d ia della fa p im z f l,e f d e f
la p r u d e n z a . <fluejhydv*(a$w .dÌ£& È 4 plo ^
fanno continualotta >i0 d n c e ff4 4 g u erra ,p e rA .
tm b tjt r n ^ M s g ^ à s m m m à U ì L
- rito * O 'sa J fw to s w itM r ifo fiaxne^ jiepMaJo.
fp m to efferutncitorffdko haitagUa ì fonarle-*
ua tanto a ltoda lU tepra il&rpeifa c h e oso pi ed fa
cioè congli\afj'£ttù.i nohpofjà ripigliar le f o r \ t
dalla m adre, et ttintòrio tent*a falcetto, che lu e *
r id a . dove d 14e cofe priueipalmente hubbiamo-ft, .
nei ueroy f à i corpo nafirof o muore della m orte
A t^ l, a p t t , ^ »!>y p w f a c J l . i r j t u d e ll, q a r l ì
uno in C h rtjìo. .Della qual ritorte cofi parla
Paolo * -Mormi ejh$ y 0 tirtajw flra ab/condita
*
J
t A ID E A
tftc u m Chrijlo in D * > ,sa D avid »
con/petlu Domini mors fatU iorum
Salmo 6 1 . (i le g g e , la carne rivolgere il defiderio fuo a Dio al pari, dello f p ir ito . Siù u it in i #
usanza me<t, quam m ultipliciter tib i.caro, mea.
E t Paola a lte r c o a Ehtlippenft.
D eni reformaturus oso corpus hum ilitatis .u e strae, configurando ipfum corpori claritatis (u£„ f
•
E t Chrifio nella f i nuli tudi ne della morte del
^
g r a tto ., Noso granum fiu m e tu i cadent in terp fa T
' ra mortuum f u e r i t , ipfum foXfornnhtmt*: f i
autem mortuum f u e r it, m ultum f u tiu m a ff e r t . Et sa ben faro, conftd erat a la no(ira in­
terpretatione , f i trouerà , che habbiamo ancor
WOnifeft
la trqfm u tation e, laquale è Luna
delle due cofe da npi propofie. Et a e gen til*
m ente tocco il Eetr, quando d iffe. "
\
apa
»
v Vulusao ni ctel cònja terrena fuma •
: ; J.
I
Q u efla trffm u ta tio m ancora affai fi m anifefla
«orgonl nelle tre cieche forpile , lequqfohauemloJòcchio,
«U uii’ocdentro lorp , m a d if u o r i , s a preftandofi
denotilo lòuna all’a ltr a , coi^eM^Mo f t conformano in-,
fie m c ,& diuengono una cofa ifieffa, come Nusa
fam ah tira ta dalT Angelo , eh» tira la Jguach ,,
s a Ouellae lae N ephes. Et cofif i fa la tra fru itapioneJffmtufilc { H l i q u e f a imagine per sa-f
g u f a r e s a ten a cità nella flr e tte fff j, ,c h e f a
H erco le, C ^fidleuationdaterra in altocoprfa
f a u n uolume , i ^ l
faranno is fijm e m n ^
le cofe a quefie p a rti appartenenti, copte l e m prefium i >*he l ’anim a p o rta d q le id o .^ la m e^
m o ria ,la fiien Z a ,la qpemone f l'intelletto p ra t-
I
|
i 1
(
*
}
;
oso
O R
L
r H E A T.
li?
, il f é nfam ento, lagna*;
p in e , c u s a contemplatione. Et a Saturno ft
conuiene quefta im agine prim a : percioche f a
mede fuma mi fura nel fopracelefte della Bina ,
cioè dellhntelletto, è comune a Saturno . Et poi
per efler co(a ferm a., una altra imagme fo ra
ancor f i t t o quella p o r ta , y ciò è una fanciulla
[m
ascendente per lo Capricorno. E t quefia fig n t*
% fichera la afcefa delle anim e iti ciclo . E t queim a g tn s jd a ta a Saturno > per eflère il Co*
flicornocajadTliéi g
B A S I P H E.
P latonici le anime
■■■u . .
Carro
nostre lafufo bau ere un uebtcu^ttìxwm
lo igneo,o nero etbeteo, berciooso? ? 0 ***
~v >e» *
f JC
Alatone
che altram ente non bau rebbo^ U'anlmc#
no mouimento ; percioche cofa.
non fi m noue, J e n o n ^ r ^ l Q ) del corP? *
th e c comprobato n e g li angeli da D a vid ,q u a n ­
do d ic e . Q u i fa c it Angelos fuos f l i r t i u s , coso
mmijbrosfuos ; fla m m a m ignis nel urentem E t
aggiungono iR ia to n iciP che quando a ciafcuna
delle d ette anime è apparecchiato nel ventre m a
ttipoM M eìnculo terreno ^fe b en ? anima t c b jg .
n e lfattili f i mo uehiculo ig n eo , f i uolefje CQfU-g •
te r col corpo, cioè uehiculo te r r e n i, non potrei?*
h e , percioche ta n ta fo ttu tta * con trofia jgrqll o o N o
i
M
Z
i
'
coj Meni re
ch g neC e LU éM St^ E w ii> & f o n altro*
Coso che per tanto fu n d en d o p U tlìC iclp in G * *
j ?
m
? ; e a
r t) E x
_
«X — ,
Ìo , sa di ffsradi eUrnenMjnffiera aidwient9\XH*tHHtvMgkV/Jàwkfc
q u if if il Uelfi* cnio a e re o g iln v a h e n e n d ^ d a indura & ■ £ $ /»
usa? usanè riilic-UmfmUttMtfi : Qioso* (f o n o »
tie n e A iiùjfaV'tyitltoridfffiov dove dice, y d fo le
«i Ottime peccaticia parfanfyfiJk.qKaftQ.fvrlip, an
•». <*rnsee ellef a i t t m n w b .itylo f im o b b e y x c ,
* per tu lt r eie THIi sano lilie x c jl^ 0 g c o a s a per
r utgato- snl capitoti nonno a foofin purgatori* fio ul ta n - .
r i o *r™* ieWi?/*s svino)chi’fkU’MMO u fù ctd ó jyn o libere
trin aate
im e o , pfièlffuoLeal
e l quate al beato
g ilioj '.V" ssaa r.r.trin
te nel
nel (>w(\
pnfAÌgneo^
beato
tf/ceg^oitosi^
a fin
Jjfc che nonfojje pApbatiM ajfuicoperta nellafiheo
m
rarità
1
.....
S S - ^ x f i a q u d l f o o n d o À ^ l ^ l é f ì cade m a t i d ì t à
c f i^ /c d ^ e lc e r p o . Ee n w nseps^^ l^sar csunse^cqpusa
AVi* *t *■S S S y fa tanto fo itiU P i a n t o
k \^ W
dnaV acca fiuta-, che figmfya, il fiaUifiprppritty
reo , eoV qndU usjutta a m gd n ttg jm rit.
:ctpifceet 'partorite* un mojiro chiamato $ i %#>-*
ram o ; delqujle al fuo luogo pal leremo , Q£ae'
rt ;;Aoidnfe uolanu tonleuctUicofe, a x f j x f i n jtp .
rtea >-usa non fili'(inumo*intcriore
& tie, M m pm fam teriort folaw
k
m a a tinti *, che e coperto am or dallo, ejtenore,
yjmmmm '
appiMjji
m entir a par titolari del corpo Jecon
1 i
i
r
" ì '" ?
oo la natura tu ci alcun pianeta , legnau
b r a pitr titolari^ e yfo g g e ite alla n a tu ra fe l con
.
tienenolpianeta faranno Jitu pH fo lto la u ltim a
*
< r.“ *.««&*
3 vr ..-. ..*JflSgMtaMV
v, *
m a ffW T
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D EX rT H
E AT.
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tortaginè, c h f k r k m f l i m M f o
ò ~v 4
Sott* i^Pafiphe d eU a^ bih iafarxn ofw rm agw i.
V nae 'f anciulla fe n d è n te •per sa i iCaencro oj e E t
quéfìa ftg m fta I m ir n a fie n d e tà ia i cielo y lae et#,
traetaesud nel corpo) la dim ora d i quella nel cor­
po a u a n tiilm fc iin tn tr Y & d nafeimentoco'ioro
apparten en ti. Didw* y a t m Mercurio' porge
la nef i a , 'fm n ficam utatron Satnm o o d i fig u ra
d i corpo'1/' 1
r>
*;lsay •*.* sm a Le Staed*d!Ar£M fig n if^ rttio b 'fio re h e zK à d e l
'T
.i
corpo\ - 0 i j m i efctemcnlié - v-n» binrvv.-i i ;? i
•
G tunon fi'4 le ndn /ìgftifica afiondim entodi per
fin a f " s
\ ‘ 4'' •
; sa. •
Vrometheb apprefjtì m i.m on te, Uguale f i m ette
in dito uno quello d im a catena atta cca ta . a l de t
to monlè . ‘ Et è d a ff ie te ^ che nelle aortiche fà ?
f
noie f i le g g e ^ ^ T ^ firU ' fmto"» che. Hromètbea Prome.»
/ere ìlei-fuoco G rotte l olego^oaondanmkad .esser1 heo ,If£?
,
• J
si ,
•to nel nro
legato con una catena al tnonte Gaucajo., pii» tt Cauca*
ini jjò dada fu a piet à lodibero se £ìf egltgrcrto^0 •
d ifobeneficioj> reje u m ^ ietl^ d ella catena,&
u n p o fo d ifa f fò d è Ì ,G ^ ^ ;0 ^ m o 0 l^ d tr Q
feìegò'n d-m dìtò w 'Ó ijd éW c'o n o ' essere a d nn m
tem po'nataìa inuentioivddio.anello , 0 tl proti
tterbto d i b a w n fa filegata aeldito . mQ u e fia im a Anello
trine
la, OwwM
gratitudine
obligatione
, ° ncJc
C
> ,confermerà
. ,
Wì* rn.w,aKla
a.acw
u.uOl>
0 il dcbtto90 j i m i U . 0 s}appartiene alla L u ­
na per [apparente beneficio, che tu tto d ìr k e u e A
dal Sole p iù che alcun*A tro pianeta *• 'sii v ; *
V ii T auro f i l o , tlqugle ha a contenere (fico m e
tn ogni altra Pafiphe) alcuni mem bri delfo rp o
fum ano . E t di quelli alcuni c fir a o r d m a r q ,^
E
T
i) 0 '
L A I D E A
a ^
alcuni ordin an j. Eflraordinaci) chiamo fppp»
CEp# dtU ioche efìendo tuttsy l ^ po JeWhuom o Yeconda.
S fo tr o °
Astro logt consegnalo all'ariete che è uno de*
l’Ariete .sagjw del Zodiaco,ragioneuolmente u a tu tto fa t
to d T auro della Tq/ìphe d ip a r te ,p e r . efler Va­
riété la fu a ca fa . N ondim eno leniamo fu o ri
d el detto capo i capelli, la barba,coso tu /ti i peli
del corpo, cosoanche il ceruello. E tg li conftgnia
mo per la loro hum idttà o per la attra ttio n d i
oso duella, a membri efèraordtnanj dellj^ L u tia ,la - *
*
quale per membri ordinari) ha tl p etto ,et le pop
pe ; percioche tu tta la parte del petto è fecondo
—
gl* Aflrologi del Cancro, che ècafa della Luna,
Sotto la Fafiphe d i Mercurio fono im a g in i. .
liv e llo delVoro, ilqual contiene lagraue%?&*
Coso le g g e r e ^ jt del corpohum ano, la a fp r e \\a y
la m ollitie, cosola foUdeufti di quello.
G li A tom i fignifìcheranno quan tità difereta ne
g li huofm m , come alcuno ,
L a Piramide fign ifi cheta q uan tità continua ne
g li huomtm , come grande, picciolo, d im e ^ a ria S ta tu ra . Giunon cinta d i n u b i, fim ulatore
Coso difìm ulatore,afiu ta eoso inganneuol natura.
Ifltone legato ad una ruota fignifica fecondo la
o penion di Lucretio le m ortaii c u re. E t a q u e J la imagme farà dato in gu a rd ia la natura nc*
goctofa t fa tico f a , coso i n d u s t r i o s a . . >
V» T oro . Quefio haura per membri eftraordinari) la lingua con le fue p a r ti,& confeguen-,
u >
4 parlar ordinato per
li fu oi capi ben. diflm tf ic o fatantomarauiglio^^
f i , quanto f i u e d r tp c r li tagli ddfuQMQluj^e.^
D E L
T ‘ H E* A T .
131
'
I membri ordinari)farannodi due m aniere,per,
hauer Mercurio due cafi , cioè G emini & V er­
gine . E t per conto di Gemini baurà g li homer i , le braccia, & le m ani per V ergine hauerd.
Sotto Vafiplye d i Venere fa r ano f i t t e im agini.
Cerbero fignifi cheta fa m e , f i t e , cosofonno .
Hefcole purgame le Stalle d i A ugia, contenerà
le nettcX/fe del corpo.
N arcifo contenerci belleZfaa, uagheTffd,leggia­
dria, a m o ^ J iffg n o , innam orarli, defiderarfi
/peran na cosos. coso baurà due ca ten e.
A accoconl'hajìain mano uejlita d th c d e r# , f i g m f citerà lui non uolere com battere, m a darfi
buon te m p o . E t per tanto bauerà uolume per­
tinente alTotio, coso alla tranquillità dell'animo,
dinotando natura allegra, fillcCQ(euole, coso’
che attenda a darfi buon te m p o . V n Minotau-:
r o . Q uefto è il parto di Fafipbe fecondo i Foe­
ti , congiunta col T oro. E t qui è da notare,che:*
la [fftìlc g iq Jim bo lica M n jen zg im iflerio h a r
introdutto non pure il M inotauro, m a i Centau _
r i , coso i S a tiri, coso i E a u n f iy f im ili, c h e f or-Satiri 9c
tono la figu ra humana infino al b ilico , eoso d a l* 1™* f 1}*
... . .
a*.
-fliì&mx*
m ass li fot
bilico in g iù la portano di befiia : percioche g l i - t ì , che di
fiuòmihi , che fono uitiofi «foso d ie non fon obar- DOt*>° •
hanno foìam ente la figura hum ana, m a nel r
manente fono da efler comparati alle befiie* Seri
upT laton nel Tim eo 4 la parte irafeibile nofira
efler da dare al cuore, cosoche la concupifctbìle è
f i t t o la cartilagine chiamata diaphragma ; fo t-,
to laquale fono fatte le pafiiom : y
F
quefia d f i
V
.
' I n l f - r ' h ' E -A
.
* tfdféfU .tfi noi da M h m /d é fìv n . E th A u e n d o X ^
9toi qu tfh t fù rie piubajfkcom unc con U bcjhe.;
f i l e <omp t a cèktn)o}diHentrino befite. Cotig r a n
ragione adunque g li antichi hanno Jiìtio lìm o * ,
m óìrasjorm ato'm bffita daqueUa parte in g iù . "
A ìk th ifié à f o f t a imagine daremo natura in* % >
d itta ta al uttio,quantunque non lo efercitaff'e ,
qu a l fu quello d i Se cr. ite por la confefiion di lui
1
mede fimo . Et questo dico , percioche tl tutto
dii
ffercttato fi trattava ne Talars i
e*.
^
T àn talo fitto tif a fio dinoterà natura tim ida,et
f itf f e ja ,
dubbio f a , <jr m aritutgliofa.
V ii Torà per ^Membri eflraordmarq banera il
ìiafo 0 la Uirft* odoratiua, percioche Venere
ancora ha g li odori ; 0 haura ancora leguaneie , le labbra i 0 la bocca per l a i or be'UZflfa,.
Per m ombri 'orilmartj’ ha» ria per litu ro tl col­
lo , la g o la, [inghiottire, à i im orare , 0 per l a
libra haura t i parte d id ie tro che è la groppa* .
Sotto la Eafiphe del Sole faratinneinque imagoiti ; Gerionc ucctj'o da H ere.le lignificherà Ve*,
t à dell*Intorno.
,
I l Gatto col Leone ftgnificberh eccellenza,fttpen o rità ,d e g m tà , autorità, dominio dell'huomo
in cofe di honore .
j
L e Parche fignificheratmv Ì huomo efjer cagion
d i alcuna cufit .
\
.v*i- .vysfcto
L a V acca g u a rd a ta da Argo hauera i colori del
corpo hum ano.
Apollo ,che ferifce Giunti fra le nubilig n ifich erà
ha m am fefiation dell'huomo, et il utaire a luce .
Va
Tauro
per mcwfprt
efiraqrdm qrq hauark
j
D E L; T H % A T .
JJJ
g li occhi con le loro ópcratipni,xome fin g i}{tifa
ra re , ib i edere, coso per m em bri orfimarij/oaug^ *
la fichima, coso t fo n d u ,p e r x jfir quellasiel Epa*
we-, che eoafàdel Sole <
sa
Sorto Maerte faranno f i imagini oso.,-oso .s a ,
ìfito n e , cJjem ol M ra c c /a rla G iu n o n fittiti d i j,fi0ne ^
«uhi : che fi legge nelle a n tk b e fa v o le , che Sfila slU
nefu si superbo d i natura. y coso si arrogante, Coso
>
f i prefivntvofo, che f i n w batterea G ip u r a fu n
•
rifletto , vpn fidamente si Avide ad amar G iur­
itene r m a ancora de fuoi abbracciem enti Lt r icl/tefi. D i che ella [degnata, per Schernirlo fin
fe una G tum n di N ubi; con laquale \ f i ione f i
g ia c q u e , coso di quella giacitura ne nacquero i
& » • * " '•
:
■ Cfntaur!
Q uefia tmagine adunque, baurà f it to di f i nella onde lu d
a f e fio volume due catene, l'una appartenente
alla pr efu n t ione di Ifilone , y l'altra allo [de­
gno di Giunone. La prima baurà per attedi no,
tura orgoglio [a ,fu p e rb a , c a n ta tr ic e , prefonw
tuo f a , arrogante, coso firnUi . Et l'altra natura
fdegnofa, y fchernitrice, y bejfatrice.
;\
Due fir p i combattenti fig w fi ehoranno natura
tonten tiofa.
;
\ n a fanciulla co' capelli levati uerfi il Cielo con
tenera natura f o r te , uigorofa , Cosovera ce.
Marte fopra il draconc lignificherà^ natura noci
u à . V r i intorno fic a ia capo * cioè f e n y iilc e r ?•**
nello, ilquale è il letto dell*intelletto. E t per
quefia tmagine ci faràJìgnificata natura fu ria *
V » T àuro, Q
uejlonon
b r u ttim m b r a
jy
»
.
..
u - y
'n *
i,A
I D E *
dittarle * m a per ordinarie per Tariete haurà la.
te f ia , s a per lo Scorpione .haurà le parte g e n i­
ta li con le loro operationi.
Sotto la Vafiphe di Glene faranno f e i imagini
#
Il Leone ucci io da H ercole . Alla dichiaration
I c o n e ’»C . .
■
. r
i r
i
, '
tifo da d iq u e jla J avola ci sa bijogno intendere, che
ricrede q kei ln0,r0 della S crittu ra . J/raeel si me audte& Ina di« f :
o
J
V
7
chiara ciò W > non adorabis
ntcl u t ^ i t m
®c •
/e De/" rtretti, r/sa intender, che pofiiaino f a r
duegrau/Jinni peccati, l'uno di non adorar Dio
vero s a sa lo , ta ltr o d i commetter maggiore
id olatria , che non fa c e v a Tantua firnplicita •
Ìrnperciocìte quella adorava Dei fu o ri d i fc ,m J f
i pus d i noi adoriamo g li D e i . che ci facciamo
dentro
percioche de capi facraii ne mo­
na/ieri, m olti h m m f d io dentro di fe uno idolo
della loro cotti m e v \g » s a cajhtà . t f //o/i sala ,
m ente esi/ lae adorano, ma uarr abbono per quel-,
l i da g l i a ltri efi'ere adorati 9 sa,cosi hanno d i- »
riÀ ffato dentro della lo r fa n ta fa g m a Oeae V sa
J ìa ,C y i più letterati hanno diriZ fato una Talluflejaqual non folamente efii adorano,ma uor
re biotto ancor che foffe da tu tti stim a ta s a odo
rata. I P reticipi d e g li ejjercitt hanno diriòfa^a .
nel cuore la D eità d i M arte.'N e folam ete efii la
reputano, s a adorano, m a uorrehbono che tu t­
ti a quella 4 me Innafferò. Et per dir brteu e,tut
ù habbt amo deutro un fe r o s a fuperbo Leone t
che figm fica la nufira maLuagia, s a indom ita
am bitione » Et e il recente D io , che ci babbia­
mo dentro Se adunque il noflro fin rito d iv e r­
rà u r iile r to le fo tttfitm o a ucciderà quefio Lg<j-
•
j
D E L
T H F- A T .
ij ;
ne : il quale ucci/o , ne feguirà la hum ilita, nel­
la qual fola pofiiamo piacere a Dio divenendo
pargoli , 0 poneri di f i i r i t o . Q uefia im agi­
ne adunque fotto la Eaftphè d i G iou e, ci ligni­
ficherà natura humile, uergognofa, 0 inclina­
ta alla bontà , 0 a tu tte quelle cofe, che fe ben
da Thilofcphi nonfurio chiamate uirtàfon o non
dimeno difiofitione a quella, come b a llia m o
detto della uergognà.
Maef itto i T afari Significherà efercitatione d i
ta l bontà , o buona d ifio fitio n e.
Il Minotauro uccif i da Tbefio nel Labirinto ,
daràfignifi catione d i inclinatione alla uirtu .
Md fotto i Talari lignificherà qualunque delle
uirtu nelle fue attionrche altramente non Jàreb v jrtd 1C#
bono uirtày che molti fanno la diffinitione della tuof*.
uirtu ferin a hauerla. Et quefia da Cicerone è
uirtu chiamata attuo f a , 0 \ . d a Virgilio ar­
dente , 0 cofi dal P etr. Et nel nero fe il Mino­
tauro uiuo figtiifica uitio ; morto dee fig n ificare u ir tu .
Il Caduceo lignificherà natura am icheuole, 0
inchinata alla cura fa m ig li a r e , 0 alla Repulsi
D anae lignifica buona fortuna, felicità , fianità, .
ricchezza,nobiltà, 0 ottenimento di dtfiderio.
L e g ra tie figntficano natura benific a .
V n T auro ha per memoria efiraordinarie g l i ^ %
orecchi, 0 le loro operationi, udire, 0 afcoltg r e , 0 anche la pa fiio n e, come la firdeZjg* »
ordinarie per lo Sagittario le cofee , per li E efri
i piedi , 0 loro operationi.
Sotto U Vafiphe d i Saturno fotto fe tte imagini*
* iìftt
'oso .
«
,
f
n f*„
Ki
oso
LA
l D E A
’
1 tre capi ,del Lupai, de! L eone, & delCdrieflenificano Intorno cjjcr fothp'ofio altZ ln p ó ff'X
Froteo legalo , fignifica, natura òflfyaiti \ t irti
m utabile ?
**•' ‘
' *
^
■ Il pafjer foli tari o fignifica natura fo lti a t t a , o
huomo foto o abanduttato.
" Faudora m a ltifii l fortuna, infelicità,ignobiliia,povertà,in fam ia,in ferm ità, non ottener déJ td c rio .
L a fanciulla co*capelli t agli atfafinot era debilita dell*huomo , ShvuhriQfix, y m e n zo g n a .
Endtmione addormentatoJopra un mónte, Coso
bafdato da D ia n a ^ S d eg g ea p freffo I C a b fifa
t o l t a l o s i; *
la m orte ilei b afa o non cipofiìa' mo f ^ r id i nera unione co* cclejh , né con Dio «
Questo d ic o , percioche fia il >numero de* pi#
m o r ti, nelle quali entra ariclr quella,chedtieìn
m o d i Anteo , è quefia del bafcio , della quale
Salomone cofi fia m enti oli net p tk ta p io della
C a n tic a . O fculctur me ofculo oris fu i- Ahqual
J'cnfio per altre parole è più apertam ente d etta
da Pnolo, quando d ic e . Cupio difjoliti,coso essa
curn C h rifio , ilqttal de fiderio non è effireffio d a
Salomone nella fig iuficatione del uerbo, come
da Paolo , ma f i nel modo dt f d o ta tiu o . E t il
. V etr. lo
nell*indeclinabile, quando dijje.
**
O felice quét 'dì ; che d a l t e r r e n a r r i
Carcere ufieiulo, lafict rotta Coso f i o r ì A ? *,
Q n'tffc nu agràue,ct f i ale,et mortai
JEl da ftlunghe tenebre m i p a r ta ,
‘ * -4SfrvVdando tanto f u nel bel (ereno,
t
t Ch'io uegga il m io Signore,et la m ia donna.
rntfic
D E L
T H E A T .
fy;
Adunque il corpo effondo quello \ che ci fieriJc-
c
,
-,
r- - W f f a i m
d i qttfUo f i qsr^hbe a Juaeftu b fffff.fiX lc b t ì
T h eM g t fw ib o liii HoUndy aprire b a w iv iffc ià tv ueuffpr‘f iHolg.felpe Órana ( l a q i f f f t e n e n d d ^ ^ ^
il
d] tu tte sa w f f w sofrdcnse^i ^ ’^ j ^ & U t a , *
lei p affando tu tti g li tnflnfit fi. periort, e uie aria
CyltiOgppMeyte. f i n t e l e effe fu p erio rijh d ìi-'
no saito Ù if^ % e g ]ù e /}q irigam oratafii t n d i i
ta ja j u , ■dejtileroja di po terlo uafciare mentre
M & Ì* ^^dìyPffXnU dt fo p ra un m p r i e ^ h q ì
twJduJy addormentato può nelbafciarlo fa tia r
m o r t a l e , m o r t e \ s a ti f o i g h Anelli a lei a p i
fiflCfenenti, f o r n ì apom pdptn tébre] V n T ifi
rsi.. Questo per mgmbr$ efiyaprdinarie h a u rà
ifiplf canuti f s a sa .f/espe i Y% fpér ordinarie '
per c m tpjÀ ffa p ftfo rp Q k ginocchia , O 'p c t
V /
I
T :A L A R L
■ : • • ' * - * ' •• •• •
• ’i
T heatrri
j&ri ha fip r a la porta d i qualunque p ia
® neta i Talari^ s a a ltri w u r w m e »
\ ti che Mercurio fi m ette quando v a
ad ttfèqmr la volontà d e* De t , fi come fauoleg'L
g h w o i TfèCti. L a onde ci fuegharanngda pne*
aMtfttfe,
^
/
ld&
IL A
IO E A
r
ritorta a ritrovar f it to cofi fa tte porte tu tte U
operationi, che può fa r Chuomo d'inforno a
g ra d i fottopojli naturalm ente 0 fa o r d'ogni
arte.
fiotto i T alari della Luna forano fette im agini.
L a fanciullafcefa dal Cqncro lignificherà la
cim are , che lena t fig liu o li, 0 l*ufficio d e lle uarh .
Nettuno dinoterà il guado , paffar l'acqua d a ­
mar con acqua, bagnar y b e re , f ir u \y a r e .
Xjaphne operationi naturali infoi no a l i g n a ­
vi e . D ia n a , a cui Mercurio porge la u e fia ,K
muover, o m utar cofa, riceuer, d ip o rre, ope­
rat ion fa tta to fio , o fubilo .
(re»v
Le fialLc d'A ugia,bruttar, f i orcare ,o macchia
G iunonfia le n u b i, afeonder p e rfin a , o cofa.
Prometheo con l*anello, operatione intorno al­
la gratitudin e , o o b l i g a t i o n e si •
■ si
Sotto i T a la ri d i Mercurio faran n o fe tte im agi*
I t i.
■> .
:si; . "Va"' v *
I/ uello dell'oro dinoterà aggrauare,alleggerii
r t , indurare, intenerire finafiare, lafciare.
A
(sii Atomi (ignificheranno m in u zza re , dtfcqn• ■
tinuare,fiargere, dijfoluere.
v>
la i Viram ide,atZjire,abbaffitre.
Il nodo Gordiano me f il i atto fign ificheràim plicare,intricare,annodare*
Il nodo Gordiano efih e a to , fiie g a r e , àiffiduere , di fin e a r e .
Gmnou finta d i nubi dim o flra , ufàre (im ulaito n e , e difinnulaitone, ufim ia , o inganno .
I f im i legato A U Rolae fig n fica dare, o riceuer e
D E L
T H E A T.
ij>
nego ciò,fornir e, tn u efig u re, u ig tla n Z a , indù*
Jìria,diligenza fierfeueranTfa,fatica.
si
Sotto V en ere faranno fe tte im a g in i.
«
Cerbero figmfica m angiare,bere,dorm ire.
Hercole purgatitele s ì Ale d i Augia, p u rg a rti
0 n e tta re . .
■
Hàrcifo fa r bello, fa r inam or are, f a r de fiderà
re , f a r fp e ra re .
L a fanciulla col uafo d 'o d o ri, profumare *
Racco con PI?ufi a uefiita d ‘f e d e r a , dar fi buon
tem po,giubilare, ridere >far r id ere , confolare?
fa r allegrare.
Tantalo f i t t o il (affi, f a r vacillare, f a r trem ef
te,far du b ita re, fa r te m e re .
?
i l M inotauro, operat ion d i uitij.
Sotto il Sole faranno cinque tm a g in i. <
L a catena d \r o lignificherà andare a l Sole,pi
g l lare il Sole , Tlendereal Sole.
. >vii
G ettone uccif i dinoterà operationi intorno d
m in u ti, A rb o re / A la n n o , alle fine p a r ti,
A le tà n atu ralm en te .
si li
I l Gallo col leone, fa r fuperiorejjonorare, dar*
luogo . Le parche, da r cagione , tncom m aar f
menare a fine.
»•
f
Apollo, che fa e tta G iunone, fignifica m ani•
fifta re p e rfin a , o cafie.
Sotto i T alari di Marte forano cinq; im agini »
Vulcano dinoterà b a tter foco , pigliarlo nel**
1 efcayaccluderlo.,m etter e incendio,eflingnerlo •
\f i ione fchernito da Giunone hàurà due C o tete. l'una conte nera Vinfuperbirfit, 0 f a r i n ruperbire, prefumere 0 f a r prefintuofo, uau*
taet 'V L A
I D E ' A? ’4
ta rfi coso fa r u u n ta re, arrogarfi, y f tr d r r o -■>
g a n te , y ? altra batter a /degno , beffa re, coso*.
tfcberm re.
Lafanciulla co*capelli d m ì f f a t i al <;tela,dar no
g ore ,o fo rte zza yu u trapper are intorno a lite r ò .
D ueJerpentt com battenti contendere.
•:>
;M arte (opra ti D racone, nuocere , incrudeli­
r e , vendicar f i , im pedirò.
. i *;
, >.5
Sotto i T a la ri di Gicue faranno fe tte im a g in i.
• Giunone fttfpefa lignificherà re[j>irare,fufjura
rr,ufare l'aperto cielo,
■ ...sisasa
>
\ I due Bori della Lira ,f a r S tre p ito .
k
I l Leene Mcs/foAa H erco/e, eforcitar la hum i­
lita , bontà yfq n p lifiità, coso uergogna..
. .v
I l M motamp uccifàdaThefeo, efercitare uirtk.
I l C a d u cei, ejercitar a m c itia o conuerfatione...
D anae cper ottoni et confi(#Uon d i buona fo r ­
tu n a.
... * .oso n
v ... sa. ...
{Le ^ratie dar e.fa vo re, benefic$oh9y aiutoY ■
Sotto i T alart dcSaturno f a ta l o fe tttjn u tg tn i*
Cibele dinoterà operatu # fu or f i arte intornoé d làterra.
- A
I tre capi d i anim ai jn d u g ia rfi f a r indugiare*
dar term ino, ri mettere in alcun tempo .
X ’arca del patto , locare , coso collocare •
Vroteo legato ,f a r cofii immobile v i
»
Jl pafjer foU tario,andar falò, Slarfolo^ uban­
do nare t y / > ,
t . ^ ^tosow.
i ■■
F and ora dar tr ib o la tim i. .
L a fanciulla co*-capelli ta g lia ti, debilitare ccfa,
a m e n ti.
. „•
^
*
f
|
D E L
T H
t A T.
, 4,
P R O M E T H E O .
)
’Ì
st intenda la cagion, per laqual uogham o> che
egli ci fin Ufimbolo delle artjfa, f a bifògno interider quello, che 'due
Ssim
'M
JA
f iatone
D u e egli adun que, che effendo uenuto i l tempo fatai della creatione de gli anim a Antmo.lt
{ b e o , 0 ad Epimetheo , che difirtbuiffero a e ia thco Stfilin o le conneneuolt for% e. Et Epimetheo prègo Prometheo, che a lui DfciaJJe fa r cofi f a tta
<* diftrt
difiributione , 0 che eg li folam ente f i s i effe à
M
porui m e n te C o n ie n ti Prometheo, 0 E pi m e- gli anima
>
più deboli diede nel .c ita . alcuni artrio , 0 a
cpuellt, che m ancali ano di a r m e , trouò alcuna
cofa accommodata alia loro fillute. E t di quelli^ ~
che erano chtufi in picciol corpo, parte ne fece
Iettar p e r l'aere dalle p iu m e , & parte ferpirc
per la terra. Et quelli, eh e erano di am pia g ra n .
desioso, v olle , che ejfa g r a n d e z z a desse lesse'
14 »
L A
I D E A
fo r fa f>er la loro falu te. Et poi che Socrate ha
molto vagato intorno alla varietà de gH anim a«hro p o * b r u ti, dice che Epimetheo poco (auto confo€ • b u io .m ò tu tte le doti nelle bejìte / 0 non averti d i
ia fa a r parte di tanta l a r g h e r à da donare alVhumana f]>etie. Refiava adunque la foetie hu
maria uota 0 priua d'cgni d o te . Mae Prohietheo vedendo Li mala dtfiributivn fa tta da Epi­
metheo , 0 g ià ut curarf i al giorno fa ta le , nel
qual focena bijognofnr ufcir in luce g li anim a­
li , non trouando altra via da poter alla hum ana falute prouedere, nafcofornente col fuoco f o ­
rò [a r tifi ciòfa fa p ien \a di V ulcan et d iM tn er•« p lm a ua • percioche nonf i potata f a r , che alcuno fe n 4 1 P io n e z i fu o c o , cioè fetid a acutefa^a di ingegno , la
€° •
potejfeneconfeguir neufare. Q u efiaadu n qàe "
tnife Prometheo n eg fi huomini \ laqual appar- *
tiene fofamente al m uore, m a fa ctuilc manca­
v a , laquale era bene apprejjo Gioue Mae non
f u lecito a Prometheo afiender tanto a lto , percioche rhorribtl cufiodie, che fatavano intorno
allaroccadi Giove y ne lo foauentavario . Per
Ét uom v
fir to aduli qtte lhuomo fu lv f a ? li anim ati
,4 cat UVf j esse partecipe della divina fo rte ; sahhe cagnitifa id c r ifiD e 1d a p rincipio, per la q u a l cogni­
tione divenne u fig io fo , 0 a loro dedicò a lta ri
0 s ta tu e . D ifimfe con arte articolarmente la
uoce in p a ro le, edificò cafe, fece uefiimenttflet­
t i , 0 raccvlfe nutrimenti della te r r a . Mae pur
gli huomini ffurfornente uagauano dal princì­
pio , percioche non ancora erano edificatele cit­
t a 3 donde aueniua, ih eglih u om m i effendo p tu
D E L
T H E A T.
Hi
deboli dellefere, erano da quelle per tutto dif i pati , lyne era trouata lafatuità appartegenti *
all'apparecchio del uiuere ym a da combattere
contra lefere non haueuano il modo : percioche
la ciuil facultà, della qual la militia riè una
parte, non erafia loro. Pur per poterfi gli hue
mini dalle fere difendere, fi congregarono coso
e U ficarono le città. Mae oime, che cofi congre­
gati non fi poteuano l'un l’altro comportare, coso
tra loro fi facevano di mille oltraggi, percioche
della ciuilfatuità non erano partecipi. la onde
sformati ad uficir delle città , tornarono a diuentr p ufiara delle fere. Al finGìoue moffo a pie
ta della fiumana infelicità , mandò Mercurio.,
chepprtaflè qgh huominiiljuìofe. cosolagitif i t t a , a fin che queste due cofe ornajfero CosofeAia d.rcl£
gafjero talmente le cittàxhegli Intorniaifi con- l( «muda
citìaffero con be/uuolen\a. Mercurio Intuendo huornuil.
tìa portar queftì due ornamenti, interrogò il Va
dre>sa hauea da diflnbmr quefti due doni nella
maniera , che erano Sfate dtfiribuite le arti ,
delle qucdi l'uno ne haueua luna, coso l'altro Val
tra,o fie pur le bpueffe da dai-e a tutti egualmen
te . A tutti rifbtìfe Gioue, percioche tutti oli
gli buomim ne debbono efler partecipi, che al­
tramente le citta cunferuar non fi potrebbono ;
chejTuene nrimódridfò un c^fìffM ÌW iM ttii »
ta potèfi e (odisfare AM O Iti m medici et a molti
nondimeno.di pudore y di
giufhtta ornato fia molti, che ne pudor negiufiitta non hau efièro, non fi potrebbe confervare.
Apprejjfo Gioue commife yclte da fuaparte fa -
**4
L À
I D E A
"
ffffe una legge, che qual fi trouaff'e nudo d ip o *
4
«dorè s a d ig m f ltlia , faffé carne pefie^ella cit­
t a con efìremo fupphcio to lto dal numero de*'usa
aett * Mae noi Migliamo x che il neflro Promethe#
non finam ente contenga tu tte le a rti nobili c f
ig n o b ili, s a che d a in i fu rin o d tfin b u ite , m a
•*
ancor la civile s a la m ilitarpunita*per n o n U - "
***»* 33* * * *'*'
»
*1
• mWm*"#** »
J
naer il I heatro a pi a alto grado .
,.
<
Sotto il Prometheo della Luna faranno cinque
*
im a g in i.
V
.
D ia n a , ae cui Mercurio porge fa nef a , contener
t à t m e fi, s a le lor p a r ti.
'' , N ettuno ci dura le a rttfu p ra le acque ,■ com4
acque d a tti fo n ta n e or te fi ciate,ponti,porti, Ary
saetta, arte navale s a del pescare .
Daphne contener a 1 g ia rd in i, s a l’aerte intorno
a l legname
,H im en eo fignifichera n o ffie & parentadi *
D iana con l'arco dinoterà la cacciagione.
Sotto il Prometheo di Mercurio faranno fi»
im a g in i.
r
- Vn Elephante. Si come quefla imagine f ttt»
il C onvivio figtufc.i fauolo/à Dcita; cofi qui d i­
noterà fauolufa religione, r i t i , s a cerimonie
HercoTe co* f i o i a pparten en ti.
con la f«i- H erco/e, che tira una f le tta con tre punte , è
punte1,tre nobilifiim a tmagtne d i tu tte le fetente p erti»he hgns' nenti alle cofi cele (li a quefio m ondo, s a ad'A*
^c* *
biffò . perciocbe i Theologi fiimbolici vogliono
che H ercole fignifchi I'humano fp ir ito , tlqnale
ì | fom e fa e tta di tre punte poffa penetrar "fon
I Tuna i fic r e ti selesse, con l'altra quelli di quejfo
\
mondo
'
i
D E L
T H E A T.
14 1
m ónda, 0 con la te r\a (futili d e li A b iffo .\d u n
que contener à un volume molto ben difi tnto,nel
qual f i udiranno ordinate fe n \a eccettione tutte:
le fcieiC fo, con tu tti g li anelli appartenenti al­
le, loro particolari catene. Et finalmente la, e/o-»
q u e n \ i come ricetto 0 ornamento d i tu tte : la
doqu-en\a. dico appartenente alla oratione fciol.,
ta fon tutte le fine jp e c ie , percioche tl poema
foL\te osoEL ajulrà albi im agi ne d i Apollo f i a le
Musa, 0 f itto quefio Hercole ancora fa r a com«*.
prefa U libreria L'Ariv celtfie con Mercurio Per esser Iris m e /l
Jaggiera di Giunone 0 Mercurio de D ei. Q u e
fia tmagine bau era tl volume delle amh affatene
del uuncio p r iv a to , 0 del mandato f it to m a­
no. Et il privato eontenera i pertinenti alle lef*
ter e , chef i nundano, 0 che fi ricevono.
Tre Palladi una edificante c ittà , l'altra che tefir
f a te la figu rata, la ter\a ,cb e faccia una statua*
d e li edificar habbiamo "Virgilio. Ealias quas
condidit a rces, ipfa co la t. Della tela fig u ra t4
ne tefiifìca il congrejjo con Arachne. E t che
ellafoffe statuaria di E laflica/l ci pofiiamo per
fu ader dalle coft dette di f i p r a . Et dalla fa v o ­
la d i Socrate d i fip r a da noi r e c ita ta , quando
dice che i Dei firm arono tu tti g li animali fien\a
nominare alcuno in particolare : Q uefia/m a^
g ì ne adunque confervera uolume appartenente
aldtfcgno 3alÌarchitettura, alla p ittu ra ta li a pror
/pettina,alla plafiica,et A Lifia t varia, et a tu ffi
i loro appartenenti, Et la d ifi im i on farà ta le ne
tagli, d ie fa r à appai'ire putiattigliofo l'ordini*
a
%
»4 »
L A
I n E A
Mercurio ^Mercurio con un Gallo,ftgnificherà la m e tta $*Uo
turA * & f kot a pparten en ti. *nefo otifc il Lari»
Ì$nv feV habbta tr a tto . Ma a me bafia il tcflimonto fuo nelle fue allegorie ; nelle quali e* dice
Vanti cinta hauere ufato coJifa tto [im boloper la
m ercatu ra, aggiungendo non fa , che ragione
della garrulità di Mercurio rapprefentante quel
Vi de m ercatan ti.
Vrometheo con la fa c tlla , come è ancor in fu la
porta,rapprefentera a rti et irrtefci ingenerale.
N e cto paia n u o u o , che ancora Ariftotele nella
fu a Priora dice efler lecito per difetto dt voca­
boli da r ta l’bora alla facete il nome del g en e re .
'• • Sotto V enerefaranno fe tte im agini.
- Cerbero contiene la cucina, et appartenenti
Conviti t y a l dormire folenne I n u m i, che fa n la fe ta cotenerà il G'mecio, cS
Va u e fta ria , con g li antecedenti,et conseguenti*
Antecedenti,come filare,t efler eJarton a, tin to*
f i a . Confeguenti uefltrfifaogli#rfi,refietcireV
y la guardaroba *
•>
k H ercole purgante le Halle d ’A ugìa,contenerà
bagni y ba rb erie.
L a fanciulla col uafo d'odori fignifichera la
f e r fu m e r u .
II Minotauro q u i è arte u itiofit, ruffianefino ;
bordello, y arte m cretrk ia .'
• *
Racco con Vbafta coperta di hedera,m u f ic a ,y
i r t i d i g iu o c h i.
Narciso conteneva Parte de b elletti.
(n i\
Sotto il Frometheo del Sole fiorano fe tte im agi
<Gerion uccifa da H ercole contenerti m inuti >
b o r e , anno, horologio,
» ^
n EX
T H R A T.
147
J / Gallo col Leone conte nera il principato, s a
a
suoi appartenenti.
La SibiGu col tripode fiunificherà la diuinati#
n tj& J e f i e ffiecie, C r ia prophetia.
*
Apollo jra le ninfe dinoterà la Poef a .
Apollo , che uccide il Serpente, cioè i ueleni
dell« tufi i m ita , haurà tu tta la rned teina •
Apollo p ijlore ci darà l’arte pajlorale >
X ri Intorno a cauallo con un logoro in mano con*,
t citerà la caccia dello /p a ru iere & del falcone
efercittj n obili. Et benché appreffo g li antichil
non foffiro in co/lume : nondimeno potendofi
iper pcrplexiouem accommodare a m olti modi
di p ari.re , s a acci oche u olendoft d ifflu ere le
ìiouelle deljioccaccioJjuchi non manchino.hab»
iia m dato quest i tuo«o . E t qui dirò quattro
parole della utilità della m ia fa tica : osoepropo-Vtf lira
nciulomt lo stato d i quefia età, s a della nofira
religione , Ih>cercato d i accommodare molte co* l ’Autore*
se al nojlro cofiu m e Kcome per efempio. Q u a *
tnnque Cicerone non habbia m a i parlato d i
CJmfio 3 ne dello Spirito Santo, confidarandoau
il btfogno noflro del p a rla re , s a dello fcriuer
delle perfine diurne f it to la imagine della U t fa
ludm e d e g li e n ti, ho apparecchiato gra n felu a
tra tta d a g li Jcritti di Cicerone, con la qual C i*
Ceroni,inamente fi potrà uejlire il nome del fig li
nolo s a dello Spirito Santo . Et quello del f i*
gltuolo ha due filu e fip a ra te l’una per u ef i ir e d
fitto fanti f im o n om e, come nerbo s a fapienX **
l'altra come uerbo incarnato , cioè Chrtfto s a
Cbrifiocruafi/Jo p e r n o * . Q u efia dico., per*
«
%
V
r4 «
L A T D E A
Cabalisti rioche m olti d à Cabahfii Hehret hanno cohoclic cono sauro Ia fiifie n \a 0 il uerbo , m a nypi hanno
r ó credo „ creduto quella efferft in ca rn a ta, 0 \)auer per
no.
noi p a tito , ' JIche vedendo Paolo due un fo t tifa
paf]aggio . Non per fapientiam nerbi, ne crux
C jjriftì euaeuetur . D i che fe ejjo gelofifiimo
Paolo hauejje hauuto a Jcriuer lo Euangelio d i
G io v a n n i, hauerebbe perauentura d e tto . 1«
principio erat C hrijìus, 0 Chrijlus erat apud
fte u m , 0 Deus erat Chrtfins: benché Giouan
ni diede il rimedio , quando d ifje . Et verbum
caro fa ffu m cfl
Sotto Marte faranno fette im a g in i,
- \Vulcano « darà fa rti fabrili di fuoco .
V n Centauro , benché nella natura delle cofe
non fu tbnonfiano mai Siati i Centauri, pur leggendefi,
Ratinai del cl;e quandof i cominciarono a domarei cavalli ,ù
lì «ofe • coloro , che di lontano m iravano , pareva , che ’
Ce mimi
^ ...
il cauJlo 0 cavalcatore f i f e una cofa ifieffatt
Sotto quefia intagtne copriremo le arti ahàual
b , 0 alfuo beneficio appartenenti. Et fi da a
Ma rte , per effer il cavallo animai Martiale. *
Duefer penti combattenti conteneranno forte
m ilitare, 0 la guerra terrefire 0 navale
Due gio ca to ri d i Cesta conteneranno tu tti$
giuochi M artiali.
Rhadamanto g iudicante le anime, bavera il
foro criminale dtfiinto.
'• Le furie infernali per effere efecutrici delle pe­
ne , conteneranno il bangeliato , cattura, car­
eer e , tortura , fu p pi u fi .
- M afia fiorile at o da Aprilo ci darà il maaeltol
D E L
T H E A T.
149
- Sotto il Frometheo di Gioue faranno^ cinque
imagiqi.
Giuno\\fofpefit contenerci artifici f a tti per be­
neficio.d i a c r e , come molini da u en to .
Europa[opra il Toro fignifica la conuerfione ,
iltpnjbitimentpjafont# afa anwcfnlatitine,et
la religione.
Lafaheradm oteraPA flrologia * -i
Sotto il Frometheo di Saturno faranno cinque
jpia g in i
,*4
Cihe/e conteneva la G eometria,Geograpbia ,
Cofimographia, Coso A gricoltu ra.
Vii fanciullo (opra lattinola del? Alfabeto ci da
t'ala Gram matica.*.
L a pelle di Marfia conferuerà Parti et in to m e
A CUOI > Cosopelli .
. *}, ;• -a
, V/m ferula conte n e ra ? uccettagionito nottuen i uccelli.
?
. Vn Afino, per ejfer anim ai Saturnino,, et n a te
, d ìe fattibefign ificiterà vetture,facffjì}) i*sassatno,et fe r u ta quello condannati. , A -
-
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se*se?se;se:
’s e s e is e s e
.se -7
‘
/s e
sese!se*fese
-•
T 'l 5' T ; - ;
V-E STI
d ’a l r i s s ì m a
mente, ne
mai in
human co
cotto caduti pensieri de’
. luoghi della iocucio nc
dei D i v i n G I VL' io '
C u m u l o ; Perche
la gloria a lui. domita ;
Altri per se Thalam ente
non usurpasse ; F r a nCESCO
P
a
t
r
i
i
i
o
dona ai mondo j s i v |
Et ai molto, per Virtù,
.
. ... i
ri ■
& per fangu e il IufoeCo n te S'
e X
t o.X i
da Collalco, Abbate di
Nemcfa dedica seri Per­
petuo.
r
.
y
L A T O P T C A sa
OV ERO. D E L L A '
E L O
DI
A
C V T I O N E ,
Msa 'G I V L L O
M .I
L
L
O
vV - ,
D e lm in io .
! O N o m o ke, n c n m g ù ; te,
* bette\\e dell' eloquerùffo, ma
...q u e l l e e l i appari
j; lamente a llafin a della lin-
Ig u a ,
f i che f i pofforto co­
gliere con la Jofìantia di
j quella, fe ben riguardo ae,
ciò, clje'i celefie lume fa * fifo lte tenebre degna
rnofirarci t non fino più che fette . Hnel vero 4
quefìo Jettenario numero giunti gli antichi, conobbeo ejfer agli ultimi termini dell'eloquentiae
pei verniti •„ Li quali tanto meno giudicarono ne*
le lor comfnfitjoni douerfi tentar di poffare,quan- ■
to à rari dà mortali è auttenUio y che w ejh fette
donigli habbia l'eterno Motore per (frettai gratiafelicemente conceduto # * 4
;
’ -oso*’
*
l A T O V ! C A D I M.
L a prima parte adunque della Selva è lo ap­
parecchio y che ci debbiamo fare à i [empiici , sa
fc tolte vo ci , che h or proprie , borir affate y hor f i­
gurate efferpotranno ,
* '“se” •*
*" L a feconda d i nucraccompagnate fe n \a nerbo.
La tcr^a delle locutioni proprie.
L a quarta de g li E pitheti,
t
L a quinta delle VeTifaff .
:'
Lafefla delle locutioni traffale,
vse
La feitima di quelle , chefono figurate «
Jlrhe offendo cofi \ non m i par che fe non g iu d i
cioftm cnte f i opéraffe , quando Cofi fa tti apparec­
chi infi emc confu f i , CXfe r ii a difìintlon e f i collo •
caffero . Mae cor» quello mede fim o partito , s a na­
tu rai o rd in e , che di [opra m effram m o. [Impero che,dovendo fi com pare alla regola delle forme del
dire , off eria te d a g li antichi . delle q u a li alcuna
dim anda parole solamente proprie ; alcimd tYaffat i >g fig u r a te . alcuna mifie ; altra in un modo 9
altra in uri altro ; come è poffibilc, che la compofittone sotto alle dette norme,felicemente futeerdense, sa la copia d i tutte in ttofra gode fin non
f offe ? : Et anco d i quelle Tordine dtfiintifiimo ?
Maranigliosa cofa è , che q u a fi ciascun d e g li hitm ani concetti p ofja effere dalle dette fette qttafi
ueffe uefiito , Le quali fe faranno feparatamento
ordinate f tenendo noi• d rifg a ta la mente , men­
tre comporremo > alla ferm a propofld , a nofiro
arbitrio potremo , hor con quefla , bor’ con quella
l i nof r i concetti %d i conueneuo! h a lito adornare ;
E t et e piaciuto y q u e fe fette rit cheTffe in cofi fatto
ordine à iffio n e, Il qu al chi ben Ytssguarda/ro-
<
•
l
fa
l
s|
;!
■
|
I
'
Gl y L I O C A M I L L O .
7
nera in duedature p a ri ito , , cioè nella, proprietà
detta lin g u a , y n e t t a r t i f i c i o , Che è ; n q u e lla
parte , doue g li auto ri. hanno pofio del fu o inge­
gno , oltre alla lin g u a . All'im ita ti on de* q u a li.
noi potremo far il m edefim o. Coticiofiaco fa,che le
tre prim e colonne., & anco la quarta et daranno
tutta la proprietà . L a q u a le pofia m afiìm am enlt
nc'femplici , & per g l i [em piici ne g li fig u en ii ,■
Ferri oche efii,due grandifiim e utilità ciporger an
no . L'.una ds darci tanti [in o rim i, quanti bavera
la lin gu a ymentre si:
affretti componendo d i­
morar alquanto [opra un foggetto . FI per ta l co
fa * quello più uolte ripigliare . L'altra d i darci
tante uoci, quante vorremo» N el rimanete d etta itre colonne,doue è l'artificio, per f a r ad im ìlatìon
de g l i antichi d i cofi f a tt e , y epitheti, y perifia
f i , Coso locutioni trafilate, y figurate . N e m i ri.
m marrbfii dire , quefia f ila Strada e ff drquella y che
r i può condurre per mc 7o del fettfiiario ordine
alla u era E loquentia. E t che p iù b a llia m o in
V esenm o noi. componendo, che d i aggiugnere à
quel fogn o, à chegiunfiro g li antichi ? li qu ali
per confefiion d i M . Tullio y à tanta eccellentia
non farehhono a r r iu a ti, ferula la ejferritation d i
opponere quafi contendendo le. bellcXge detta loro
lin g u a , à quella detta G reca. Che per cofi f a tti
* paragoni veder potevano y quanto à quelli y .che
im itar uoleuano, f i fa c e va n o v ic in i y y quanto
di p erven irci loro mancava .D a lla qual effircitation è nato ,c h e la lingua Latina ne uà [u p erb a
di tuttriquette lellc/fge ; che le f i èp o tu to trapor­
ta r e . L à qual usa udendo noi come dobbiam o ;
S
L A T O P I C A DI M;.
p è r là ottima tenere y neramente in nefjun A tra
parte trottar lapo/siamo , d ie nell'ordine f ilo pre­
detto . Che battendo noi ordinati g lk a jH o ri di
p ia lingue y e volendo noi in una di quelle com­
porr e, defiderofi d i fornirci delle hel/eosoe d i u ri ul­
tra y al modo di'Rom ani , a m e tiir à , che di . fette
colonne y quattro fem pre ci potranno yfe dal g iu d i
ciò accompagnati faremo , grandi fiim a copia tm m fi rare , Che Ltfilando quella d à /em piici fciolti,
quelli d à /em piici accompagnatife n \a nerbo , 0
quella delle locutioni proprie a quel tempo , n d
qual vorremo in quella medefima lin gua efjerc iia rc i, qvafificuro potrem o, componendo in a l­
tra lingua, alla colonna de g li E pitheti (c h eh en
potremo d è g lt Epitheti in altra lin gua 3 non che
nella propria feruirci) à quella delle p e rifia fi, à
quella delle locutioni trfila te y 0 à quella delle
figurate commetterci 0 Verche in quefie offendo
p t v dell'artificio dell'autore che della proprietà
della lingua , a una im itation quafi feco conten­
dendo fenici binfimo d i furto ypotremo in u n a l- f
tra lingua g ra n m araviglia operare. Ev nera­
mente per quefia fola via fifirio fu ggir il gran v i ­
tto di comporre con furto , 0 non per altra v ia .
imperoche fe noi riguarderemo al g iu d i t io yche ha
tenuto M. Tullio nelle fue vende mie, fa tte n te a m
p i d i Plauto y 0 di Terentio y della proprietà del­
la lingua ttjata da loro foiam entefi e je r u tto . La­
q u a l è pofìa netti fim p lici T'obrij, 0 nette pro­
p rie’locutioni , m a di fitto ingegno h a fatto 0 le
perifiafi y 0 le tr affate > 0 le figurate locutio­
ni „ Nella qual p a r te , come fuar 0 con fino
anifi-
*) I VL I O C A M I L L O .
.9
artificio f i t t a , merita imm ortai ’lode . Veden­
dolo adunque noi cofi d fin ta m e n te ordinate y
fe vorremo ufiir la proprietà, dclii quale non paf­
fiamo meritar altra lo d e , che d i fa p e ria , b a c e ­
remo luoghi certi dove andar, à p ren d erla. Hi fe
vorremmo motivar del nofiro ingegno, potremo
aixhora ueggendo le colonne del! orli f id o fe a d
tm itation d i quelle fa r delle nofire , fe. comporre­
mo in quella lingua ^ Mae fidi» vii altra , lode an­
cora grande fa rà d i non .meli er altro artificio, che
d i farle $1arco fi bene in quell'àltrM ingna r coni e
fece Tautor nella fua
Et cofi dìmofiraremo quafi
una contention delle lin g u e . Sia adunque cofi à
bafiarifia rtfpofìo à coloro, che porta/fero opinio­
ne , che cofi fo ttìi difi ini ioni niente fa c e jf ero atta
compofitione : quafi che foffe lecito vdae un con­
f u fo tumulo di lingua , quelle parole & quel­
le locutioni p o ter prendere, ad efprimere i n a fr i
concetti , che prim a ci uenijjèro alle titani* Et non
f i auuegono Marco T ullio sol per f i aver à Jaoi
\ luoghi tifata quella parte d i lin g u a , che g iu d iciòf i mente., dove a , „ a m r .m erita lo il gnome di
Principe d i eloquentia . Che ben,altri ancora al
fuo tempo hanno ttfitto .jqiuìle. medefirn e parole
nelle loro com pofitioni, m a non. forfè cofi al fu o
luogo. ìl che quando,non fojfe tanto>nece(fariojion
havrebbe nel fuo dìuin oratore dato in precetto>
quefìeparole. .N o u m tprim um ujm gnaturam ge­
nera verborum fim plicivm > s a copulatorum de­
inde q m t modii qnidque dicatur ^ J à c .f rnaràm g l i alcuno y perche non cofi lifim p lic i vogliamo in
p ia , c o lo n n e p a r titty c o m tle lo m io n f che nel ve*
' ‘ A %y.
io
L A T O P I C A D I M. To {(fendo le cofi[empiici, propri) t r a f a ti, <&fig u
ra ti come le locutioni, potrebbe forfè ad alcuno
dover fi feparare non altri meliti in partite col onne l i [empiici che le locnttoni, llche quando b a ­
vette fondamento di ragione ^ guafio farebbe il
nofiro numero Settenario. Mae se ben riguardaremo , neffuita pinola sciolta può e f f r tra/lata per
se che la trafi aliene nella sóla lefiura f i conosce
Et pronuntiata qualunque noce y efi'a fignifica
quello, eh e propriamente è usata di f i gru fi care .
Adunque non occorrendo quello atti semplici \ che
atte locutioni attui erte , una soia colonna , mentre
Vofficio d i 'Epitheto , o di pei-ifi-afi non fa ra n n o ,
li potrà hafiare. Et se noi d i sopra hahhiamo det­
to l'apparecchio dette [empiici noci douerfi far d i
proprie , di tra.date , & d i figurate , non f u per­
che effe , mentre sono sciolte , hahbiano ta l v a ­
rietà y m a perche no(ira intentione è, d i non ejfer
p iù audaci dette trafiate , o figurate d i quello f u ­
rono g li a n tic h i. I l perche m p h a rm ben.segnarle
ancor per ttefic d i quelli concetti, che d i Cofi tic- ■
p ir li furono cofi g li antichi, nella colonna de' sem­
plici , m a con particolar nota segnata sopra à
ciascuno »
j
DELL!' SEMPLICI
•
P R O P R I t.
Vrim o g r a d o S e c o n d o grado .
^ Ver se
rpVerhom om m i.
il V er confuetudine »
A Ver Suonimi*
Semplici propri) d el prim a grader [&#$ tu tti
u
G l V L I O C A MI L L O.
quelli y chefignifica no mia cofhfila %o per la pro­
pria nirtuie y o per la prefit della confa et udì ne .
Semplici del fecondo grado fono tu tti quellis a
che con un^ f il a uocefignficano più cofi: d iu e r fif
fim \a virtù d i trafi adone .
Sono adunque alcune uoci talmente Proprie
come quefia, comPafiionighe q tta fifi dimofìrano
nate con la cofi f i g r ifi cala x Imperaci? e tal mena­
te la detta noce e(prime il compatire, coso qua.fi il
compatir il dolore, che fi p ig lia d a l mifiero , che
in noi la m u o ve, che pare infieme con quella efifer H ata prodotta. Et il fcmmo grado d i p ro­
prietà prende dal non lignificar a ltra cofa fu o ri
del predetto affetto humano» Ma non tu tti firn
d i ta l d ig n ità . ìmperoche alcuni fin o propri» ^
non moflrando in v irtù ragion alcuna della fina
proprietà, come trovar y cercar ,*Coso f im ili. Et
quefia proprietà , benchéfia per fé , p ur s non ap­
petir tanto inienfa come la precedente. A Unni a l­
tri per lungo ufo fono diven u ti propri}» Che nel i*c
ro chi ben riguarda , fono form ati da' tra f la ti, co­
me conforto y cheforfè mene da quefia p a r tic o la ,
con , Cosoforfè . i l perche dimofira U confilatìont
tffer detta per fortificar i l d e b ile , coso enfiato ani mo » Et fo fferir, da fah , coso fero , che è del
corpo y Et pur f i è tradotto, dal corpo allanim o »
Che per l'animo Solamente la confaetndine T u ­
fa . Et la confuetudine chiamo quella de g li] au­
tori , come quella del publko parlare * T u tte
quelle uoci ad u n q u e, che ci verranno cTavanù i d i
che alcuna almeno delle due ccnfitetudmi th a b hia in cofiume r f ig n aremo cerne proprie.Et f i ceA
V
Il*
L A; T O P I C A
D I M.
me il [arto venutogli chinanti il panno per fa rci
uefla /n o n dee prender fatica di Confiderai\ , da
quali pecore foffe tomlata la lana y d i che il panno
f u fatto , ne da e v i .n eco m e f la to : tifafidamen­
te conftderar quello, che pivuicino è all'arte fu a :
Cofi noi battendo gli autori davanti y delle e vi p a ­
role vogliamo empir le colonne., nort dobbiamo ,
per mio twuifo , a i tender col penftero a quelli co­
tanto lontani principii . Affai p(u naie la confuetudnic, che la ragione. Ma d i f endere, 0 a v v ic i narfì quanto p iù f i può al cofiume^ Saranno ad un?
que da noi tenuti proprij del primo, grado tu tti
quelli y 0 f im ili, compafi'tone , afflitta^ perfetta- y
conforto, meflieri, difereto, tiputaryf i f f a r e rp e r­
che non piti di una cefi figntficanQ .« M a h p ty p r ijd e l fecondo grado y fino..di. proprietà molto
d iu e rfa , ìmpeto che fignificqndo fiin cfife y non
pofjono parer nati-cor» alcuno particolare jlp e rch e
da g l i a ntich i fimo Siate d iv i fe alcune p arole, m .
b o n iu n im i,0 fi noni mi Et homonitni fin o quelli v
che apprejfo i Sdofofi equivoci,0 fin o n im quel­
l i yche u m u ic i. F.t hanno chiamato bomonimi
tu tti quelli femplici y che convengono nella v o ­
ce; m a fono dinerfi nella figni/ìcatione , copie que­
fia voce . Richiede , che hot fignifica d ecen tia ,
hor dim andare . E t quefia Conviene , che hor
opportunitàyhor venir infterne denota) Et f i non im i
f in o quelli, che nella fighifcatione co vengono; ma
nella voce fono d ifferen ti, come conforto , c o n f­
la ti one , 0 f im i l i . N onofià adunque che una
ifleffa cofa poffa ha ver piti nomi Si come non offa
che uno nome non poffa fm u trp iv fig n ific a ù o n u
CI V LIO CAMILLO.
IJ
Et nondimeno nell'uno coso nell'altro può h au er tuo
g o la proprietà .
\lp e rc h e faranno propri) del f e ­
condo g ra d o tu tti quelli , coso fim ili . liu m a n o ^ h c
hor lignifica differente da beffi a i faétie , b o r be­
n igno , non p er v i r t ù d i tr a f a t t o n e , wae p e r esser
hom onim o . Coso, d o n n a , c/;e alcuna vo lta f i r i­
ce v e a d iffe ren tia d i fanciulla tali)or à d iffe re n ­
tia d i etade f y tali) or in honore . Et qu efia v o ­
ce . E la v e re , s e /o n ell'in fililo . hnpérocbe o ltre
che lignifica quello che'lfino nerbo , fig n ifica ancor
la facoltà . F inalm ente dalie predette pa.rolc com ­
p ren d er f i prio y ch e qu elli del p rim o g r a d o fc ìo ltd -m ente p ro n u n cia ti, m an fi filano la loro Significa­
ti one , p e r esser p a r tic o la r i.
Mae qu elli del f e ­
condo g ra d o , per h auer la f ig n if ca tio n e 'm o lti-
p i t i e , » >»p tfi'cnò cefi m a n if e fd r è ( f i non p e r le
coso, ae sui s*à g g i ungono .fi fif
” * ‘ ssesasa. '
„
'
^
r
DELLI
T R A S tA T C ^ ''
'
• ’ a , ,o > ; ■ sa * Primae maniera dà animat o ad animato fi '
l
D a a n im alo a d a n im ato ».
3
a.
y
D a animato a<fi:nanimdto fifi;
Dae inanimato ad animato.,
ri ^
D f vicina parte nel medefimo individu o ».
Trafialo ì que! nomef o verbo tradotto dal p r ò t p rìo luogo a quello t dove onero manca tlproprio
onero il trafilatoli m iglior del proprio..
sari
A lii dichiaralien della predata deferiti ione esa
d a fip e re y che cofi nehrafiato fi cerca Vornato r ’
come nel proprio la chtarcfiga fi E t cofi come non/
. poffom ejfer cliiamAfaproprie^quellfr
'
\
T4
L A T O P I C A D I M.
fono ofcuret C r che nella prim a uifìa non f ortifica
no là cofa , cofi ornamento non apportano quelle.,
che duramente fin o traportate , Come quella a pp rejfi Dante . D a ta vagina delle membra fue.Vo
lendo fignificar Thumana pelle . Che nel vero il
Tetrarca chiamandola fc o r fa , fi perd ie f i hauea à
mofìrar murato in Lauro , & f i per e ffr da Plato
ne definito Thuomo per uri arbore n crollo , è p iù
honefia , s a più piacevole . Appreffo , f i come è
detto, nefjunq trafilato per fe pronuntiato tiene hit
tu di trafilato ,ma d i proprio. Cosi quefio. noce (cor
Z a . Etf i l o nella te fìm a della compofitione dèmoJlrano effcr tr a /là li. Nondimeno m i per la itoflra
imprefa , f i come femplici , s a trafiati y /em piici
tonfcrueremo per poterci cofi di toro fe ru ire , co
me g li autori fatto hanno . FA la trapazionefipuò fare ad uno d etti cinque fi/detti m o d i. Ioso
/èm pio d e l prim o . S*io di c e fi y chralc nrihuomo
correndo y u o le ffe . perche da uno animato ad al­
tro farebbe tradotto . Effimpfa del fecondo . Le r i­
tte off renar li toro fium i , perche è tradotta dalsre-; 1
»0 f che e inanimato , atti f u m i parimente inani­
m ati. E ff empio del te r f o . R id e r i f i o r i . Fffempio
del quarto . V agina dette membra . Q u in ta m a­
niera è quella che f e tif a pari irfit da uno medefimo
individuo traduciamo quello , che è a i uno m em ­
bro a d u ri altro y come il parlare , o’I tacer à g li oc
c h i * Conofcerafii adun que il trafilato dalVhomorumo in quella , che non come Thomonirrto tien fo fpefiy chi ta fco ìta per ta fita n a n a fignificatione *
C h e pronunciata (ric h ie d e re J llw o rn o non pu ò
fip e r e p i t t a f u * doppia fig n ifi catione B in q u a li
G l VETO CAMILLO.
If
e g li f i f i a al bora preso f i n \ a alcun'altra parte de!
l'or attorie. Et benché ancora il tra flato p e r f ig m fe a r prim a il proprio pa r effe ad alcuno f a r il
m ede fimo nondim eno f i ben confideraremo, non
porge cofi fatti? dùbbio.. Imperni;? di prefinte li­
gnifica il fuo proprio . Il p erch e, quando dico r
fiflegno , onero, alloggiamento , f i rapprefnta
/àbito il proprio loro , che è l'uno d i fiffener cofit
cadente, l'altro di^lìeuiar p e fi. Ma nella te fin?a
tali;or vengono come trafilati f nonim i a lign ificar
confilaticn e. ìlche attuienegton filam en to quan­
do (nuoce è tradotta àfignificar meglio r che'I prò
prip , quale farebbono le dette voci y Sofcgno , s a
alloggiamento per confaiaiione y perche affai pius
Toffìcio dimofirano , che'l proprio non farebbe r
Mae ancora mentre fi conduce al luogo , la cuti?
manca il proprio • Si come quella noce 3gem m a r
à fignificar q u e lli , che per non batter vocabolo ,
per traflatione , occhi d i v ite ancor chiamiamo m
Saranno adunque trafiatitu tti q u e fii, s a 'fim ili
accender d 'a m o re . alti f i m o dt n o biltà , baffo d i
conditione y che fin o propri] d ì cofi corporee. , ,
D .E L L J Z f S E X P L I C I
. V l G V R A T T ,
^SINEDDOCHE,
T
V n o p er m o lti.
z
Earte per il tutto r o per i l contrario *
5.
Genereper Ufgme f opn iicontrarfo
1 6 t A T O T I C A D I M.
Sineddoche c quella figu ra,che (enfi n attribuir
nome d i una parte , per darla, ad uri altra y p itie
ana parte per u ri altra*
'
M E T O N I M I A .
•
I
x
3
Vinuentor per il trouato , Òper il contrario.
il pojfeffore per il pof]editto fi per il contrarie,
II continente per il contenuto, o p e r tl con­
trario .
4
Cagione per effetto ,o per contrario «
5' A ila cagtone accidente dell'effetto i
MeromWae è quella figura , che da il nome d i
uno de* fuoi correiattui all'altro f ponendo l'uno
per l'altro .
/ * Sono alcun*altri [empiici, li quali non trafilati,
.nM p/u toscofigu rali meritano di efj'tr chiam ati :
non perche la trajlatione non fia figura*,, m a, per­
d i e quefii d i fig u ra fa n anfano % Et questi fono,
a l creder m iot governati dalle due figure [opra d iuifie Sineddoche', & M etonimia, lequali fin o fi oso
vicine , che a fa tica f i Infilano talhor conofiere .
Et quantunque la differenti a loro non fia molto al
propifito necejfaria , p u r diremo effer t a l i , che
la Sineddoche. non u fi un nome per uri A tro , come
f a la Metonimia : a n zi non f i parte qua fi da f i me
deftm a. lmperoche fi pone uno per inciti , Come
R.ornano, per li R o m a n i. Et la parte per il tutto,
come il tetto per la c a la , e’l genere per la fiiecie,,
come i l ferro per la fix td a ,n o n f a .partenza dal
[oggetto „ Ma laM etonom ia rùetfc uno nome par
m i A tra «.
C om t
G I V LIO CAMILLO.
17
Come Vinventore per il trovato , qua! è Cere
re per il g r a n o .
z E t t l pofjcffor per ilp o jje d u to , quale e V u l*
. can ofer tl fu oco,
‘^
3
E t il continente per n i contenuto , . qual c il
Cielo ,p e r alcun Dio .
4
Et la cagione per L’effetto. qual e lo Tirale per
I n fe rita .
.
..
* 5* Et lo effetto p er la cagione .q u a le l'orma p e r
il piede .
.
6
FA talbor attribuifc e alla cagione l’accidente
dell effetto , come pallida morte .
Mae in quefìi figu rati fono affili più licenliofi li
Voeti , che g li O ratori. Et tanto fia detto delli
[em piici Jc tolti ; li quali fono con gran diligenti &
da eff'cr c o lti, 0 g o v e r n a ti. Imperoche la doro
colonna fola ci dark la copiofit felua de’[m o m m i ;
onde la Eloquentia ha la propria origine r ,
.
I
.
■ •
CON Gl VNTI
V E
*-Vi*- .toh*. fj": "V. . ?
S-£Nssa:si;sa
IL B O.
•
D o v e p iù uoci proprie f i congi ungono à aefih
alcun concetto.
■
/
.
... < v t
Dove la feconda 0 terZa noce f a genitivo de*
term inante .
.v
Dette la feconda 0 terZa noce f a t onero abla­
tiv o notante non cagione efficiente^ m a qualita­
te [e v iro infinitivo di mede firn a viri vie ,
Le noci accompagnate fenici verbo fono qvefie
chef i f a uno, ouer quando convengono p ia proprif
/e m p iic i à u ifiira li s j 'concetto. Quei ditelo pii*
I*
L A T O P I C A D I M.
fiofla u liv if i umfcorn f i r i [ a verbo . Detti quali al
c vn o fia g en itiu o determinante alcuna precedente
gen erai natura . Bencheapprefló latini in luogo
d i cotal genitivo ssanse volteJi troverà anjfor ilg<~
ron dto. Onero quando alcuno d i congiunti j'ojft
a b la tiv o , ouero infinitiuo-figmficanti alcuna qua
li t o t e .
Non piceiola felua fa rà quella de'congiunti fe n
%a verbo . L iq u a li, per quanto io v eg g io , hanno
l i tre luoghi fi* inof r a t i . V uno cioè , mentre p iù
uoci proprie u t fio no fo t amente un fin fo , q uale f it­
t e l i e q v eflo . Per tutto il mondo ». Imperoche non
fidam ente fi potrebbe uefiir con quefle belle Verifia fi ; Q u a te r r a , qua fo t patet u trvn q; recur­
rens Afp ic it O cceanu m . Quanto il Sol g ir a , (oso
fim ilt : ma con a ve f i e fa m ig lia ti fiim e » Per c trines
terras t legnali b e n d e non facciano perifrasi , p u r
^
fon da efler confervute , f i non fossa p eraltro f per
ja p e r in quanti modi l'autore la b b ia una fle)fa co
fia d e tto . Et volendo conferuare y tn tteffuna delfa ltre colonne poflono hauer luogo . Il fecondo, *
quando la ho co determinante alcun precedente g e ­
nerale , fi trova in g e n itiv o , ouero in gerondto :
Come q u e fle . Lum ina f ò li s , Ignìs fo lti , uires
fiulmtnti * ( For^ae di proponimento , g r a v e r à d i
p enfiero , y f i m i li ; pur che fumo fo li, chetici con
g iu n to habbiano una cota lfo r\a .e v irtù rifiutan­
te dalli componenti . Che fie e /fio s i rifo lu ejf ? tn
luogo , quella fip e r d e f le . Et d i quefli lungamen­
te m i hanno tenuto confufo q u elli, che rnficme ag
g iu n ti parevano poter circonfcriuer alcun tutto y
cernefa r c iio n o q u e fli. Sòlum codi, [o h m m a tis •
GIVLIO
CAMILLO.
!.f
Impcroche.per ambedue le dette ucci intendendo*
f i il cielo & il mare y quafi m i conducetta a cre­
dere y che foffero Eerifra fi del ciclo s a del mare >
Che quella medeftma v irtù m i pareva batte/fero
cotali g e n iti ni , che hanno ne' d etti luoghi quelli
a l l e t t i v i . Solum cccle/le . Suolo marino appref»
f i a D an te. Mae meglio confederando y parrai nets
efièr cofi . ìmper oche la Vertfia.fi neramente c quefi
la , ove non c la propria noce.Ma in luogo d i quel
la uri altra y o p i t i , cire onscriventi la uirtu^ deliri
propria. Che nefjùno può se medefimo circonscri~
uerey se tanto non degenera da se , che fa rlo posksa \ Come auuiene a g li adiettiuiy li quali troppot
f i lontanano da effir f i fila n d a . Et però y qnan* t
tunque di lei sentano , la po/fono aiutar à circonscrivere, non come q u elli, in cuifia tu tta v ia a l- ,
cuna p a r te , a r if i più tofio alcun segno d i lei . E t
cofi l i a d iettiu i pojfono circonscriuer la sofidati a
d i quelle cose , le quali ef ii d e i tutto figrtifica uafa
n o , mentre erano sofiantm i. Si come le prede t-,
t e • Sohtm calefie y s a suolo marine . Et cotale
lontanane* da tutta la sofiantia } ma»ifefta il po­
terli aggiungere a p i té altre cose, corney celefili
flette , cclefit D ei Tm arini p e sc i, m arini l i t i . L i
quali congiunti in tiero non circonscriuono il cielo«
Mae quando dico per ri g e n itiv o y Solum c e d i, dal
detto genitivo tutta la sofiantia del cielo e fig n ific a ta .. N e altre f a y se non che dichiara di cui fihf
il detto suolo . Et g ià detto habbùvno , che nes­
suna uoce figmficante alcuna tutta sofiantia d i co
s a , può r- .ir à fa r pcrifiafi d i quella, sduo fot*
f i nelle cose d iv in e , come in quefiìe m c t ♦ Curae
lb
rL A T O P I C A D I M.
'
D e i , bottitai D e i . Che per avventura eirconfcriuotto la rnaefl.t diurna per quel fon dam en ti}.
Q uicquid est tn Deo , oso ipse D eu s. Adunque li
g e n tim i sopra addotti y lum ina Jolis , igtvs s v its y
uircs fu lm in is yfo r\ct dt proponimento , g ra n éfid i penfiero , determinando solamente di cui fia
quel lume y quel fuoco , quelle fo r^ c , quel propo pim en to, quellagraqeXgga y sono da ijjer locate
per uoci congiunte sotto le lonuenettoU ch ia vi. Et
in cotal numero m i auuiso yflano ancor q u efli .
x Secreta nemorum y latebra flu o ru m , lustra fera
s a r n n i. Imperoche con qualunque de'.predetti n e .
congiunti fi può fignificar quelli luoghi y che sono
ripofli nelle selve . Mae J da sapere, ct/e se lae «ose ;
che ua innanzi al genitiuo J offe participio, potendo fi ogni participio volger nel suo nerbo, potrà fa r
congiunto con ucrbo y cioè locutione, Come queflo,
Vaf i amento di noia : imperoche p q jja r nota, sareb
he lottition traflata. Il perche cofi f a t t i , a nofìro
arbitrio f i potranno collocare, y come congiunti
con verbo.M a in (juefio modo come f i traudito nel­
l'autore ; in quello per torcimento . Ut quello che
fi dice in queflo luogo del participio yfia tntefio in
e v i tig li altri luoghi di quefia imprefit , Il terzo
luogo e quello , doue la feconda voce de congiunti
« in ahlatsuo fignificante alcuna qualità di cofit.
Q u a le sarebbe in qnefio conni un to. Sauvs inge­
nio . Ma se fofje ablativo figiuficantc ca gion e]fi­
d en te , come quefli micans auro y alta sublimibus
columnis , sarebbe dt Epitheto fa tto d ip iu uoci
Coso come Epitheio al suo determinato luogo f i s c - t
andrebbe . Oltre à c iò , del numero dt cofi fa tti
;
SOPRAM 1 L SON.
il
congiuntif ir e lb oiìo quelli, dove alcuno infinitius
fignificaffè la medefim a qualitate Come, dignus
a m a r tn d tg n u s U d ì . ìmperoche yfin- abbuine
ancor f i yotrtb b o n o con la m eaefi 'ma f i grufi ca­
tione ritrovare 9 Come dignus a m o re , in d ig u m
U fio ne .
y
T
z
3
D E L L A
L O C V T r O N
P R O P R I A ,
Ver l'ufo de' co n g iu n ti,
Per alcuna particola della cofirut tiene *
Sententiofa .
Lecutionpropria è propriamente quella manie­
ra di congiunti con uerbo, che per lungo u fi f i f o ­
no ufatt afignificar alcuna cofa p a rtic o la ri, non
per gram m atical r egola , Òper altra r agione .
• Locution propria da riponer mede/imamente
per locutione y b e n d e mollo di ver f a tara quella:
cowpofittone de semplici propri) , o come 'preprq
aiu tati da alcuna minuta particola , dalli quali
effd non fipotrebbe le uar f i n \ d di/Ir ut tiene di al­
cun bel modo d i d fre .
Veramente appreffigl'an tich i qnefio nome le­
citi ione altro non suona , che modo di-parlare, E t
modo dì parlar non suona altro , che uno non so
che di p iù d iq u e llo , che f i ha dalla cofiruttione
gram m aticale A l perche se ben trotteremo d e g li ac
comp agnati che per le gram m aticali regole.fi f a n ­
no , colali non segnar ano per accompagnati, co­
me lodar alcuno , riputar alcuno , dar ad alcuno
qualche cosa. Jmpdroche p er se la gram m atica!
21
E A T O P I C A D I M.
tegola fit cofi fa tte compagnie . F r a noi affai id ­
ra mettergli nella selua de*semplici ; ma mentre
ci fi pareranno d'atlanti alcuni proprij della prim a
maniera, cioè d i quelli, che lungamente*};anno iti
cofi ume d t accompagnar/t per lignificar alcuna co
s a , com e, prender moglie , per maritar fi * ìm peroche tu luogo di prendere, altro verbo non batte­
rebbe forfè luo«o . Cofi facere certiorem , che in
luogo d t faceta non f i potrebbe dir reddere , Cefi
facere cornettium , inferre contumeliam ; Che tu
inferre convtttum , nefacere contumeliam f i trova
tu Cicerone , Cofi facere uiam , d ie appreffo noi
f i d ic e , s a anco fa r luogo . in formn.a tutu quel­
li , che per lunga usanza f i sogliono accompagna­
re per u ili chefiano, come hauer m i (iteri ,f a r m i
fiteri,o Insogna, sono locutioni propriamente pro­
prie . lm per oche qu efie, lasciar andare , lasciar
pafiare , lasciar cantare, andar allhorto, andar
alla p i a l l a , non sono da segnar per locutioni f
quantunque congiunti propri'j le fa ccia n o , Impe­
ro clic quefio nome , locutione , come ho detto , im
porta una certa cosa i\t p iù , che cofr u tti on gra n jm aticale.llqual più f i coglie dall'uso \<y Tuso non
f ì può u ed ere mentrè ad infinite cose le co(ir unio­
n i fi po/fono applicare , ma a d alcune particolari,
Quelle locutioni ancora propri e fi ricetteranno,
benché fi ano più dimeffic , le quali non fi potrebhono dtfirugger sem a perdimento di alcuna fo r­
m a , ò di particola , ò dall'altra parte quantun­
que fofjè fia ta fa tta daWtfìefjo autore nella cvfirut
sio n e . Come metterfi in qualche operatione , ri
pittar alcuno da m o lto , penfar ad alcuna cofa. L e
G I V L I O CAMILLO.
'-%$
quali nel «ero saf i corrompefièro, non f i cogliereb­
be alcuna u irtu te . Che à me par 3 nejjùno con­
giunto con nerbo doUcrfi coglier per locutione, doue appar fltam cnle la pura forZa grammaticale *
come quello , Calere igne fo lis. Candere afìu fo~
H s. Imperoche locutione come è detto , non t ai-,
tro che uno modo di parlare t-che nop dalle g ra m ­
mati cal regole. ne da altra ra g io n e, ma dalla cc&
Juetudìne prim a del publico parlaret roso poi eia g l i
autori è nata . Ouero locutione ancora.fi può chia­
mare quella -, che so fifeparaffe ne ì fu o i [em piici f,
f i diflruggcrebbe una cofi di p ia , che acquiferi d a
alcuna propofittione.
Per laqval cofa f i comprende , non effer locu­
tio» quefìa . Calere igne fu lis . Venne quel v e r­
bo , calere y in quefìa compofitione p ig lia quelli
• enfi , che la gram m ati col regola cife d e , Si come
quel?abìat ino per la cagìon efficiente . Dalla qual
cofirutti cn gram m aticale , fe pur il componitor
» d u b it a le y posto che fi defj'e à cercar come [e m p ii-,
ce nella prima colonna y.nondimeno rim andandojl
per il numero all'autore y dal qual lo c o lf , fi p o - r
irebbe in quello confermare» Proponiamo adunane
quefle due coftrunioni d i mede/:mo nerbo . Spc- .
Hans Vencidas un das, coso faeclabat ad Io. Dico
che non la prim a y ma la feconda cof r u tti o r e hot
da efj'er colto pre locutionpropria . Per quella p rò - '
pofttone . a d . Impero (.beffala quella f a modo d i ’
parlar fuori d i quello , chele regole gram m atica ti'
tn fognar ci potè fiero . T a l e è quefia „
Interea medios Iuno defpexit in a g ro s. S is t
dunque generai regola, che. tutte le pure cofintU
14
LA
t o p ì
:
a
di
m,
ù o n gram m aticali'à noi daranno fe lu a d a coglier
fedamente le [empiici , Ma dove niente [a ra d i pii»
d i quello , che le gram m atte al regole* comandano,
douerafsi coglier fe r ie emione .
r
E per la fen t enfiofa bafii quefio effempio .
Non a cafo è u n ta te , a n \i è bell'arte. Et quef i a a differenza deli'jultre cofi si Jegnera.
DELL’EPlTHETO .
V p ith e to .
(fiPerpetuo.
| Tem porale.
j Dulia proprietà .
\ Dal V'. luogo della M ctonim ia .
j Dalla differentia.
Dall'Amplificati otte,
Dalla dim inuitone,
L Dalla tra filite n e .
Vpiihcto e quell'ad iettino, che f i può a g iu g n ercad un determinato , s a impermutabile fo fìa n tiho . O come quitto , (he fert prc li f i conviene ,
o come quello , ehc in aLtin tempo li si può t onileture A l qual altramente .appofitofi chiam ato, Vi:t
libero a V ocìi, clic a g li O ra to ri.
Per la dichiarata un della data deffinitione e da
[spere , che fono alcuni y tth e tt , /i q u a li per effer
f la t i una fd u o lta attribuiti ad alcnna co fit, non
m i par che f i habbiano a coglier per e p ith e ti, m a
p e r adiettiui nella colonna de' fem piici , quale è
quello eli C uidio * ffic erat inflabilis tellus , l m -
pèrocbc per epitheti f i deotto leuar quelli , che, e
jcrttpre poflono , in alcun tempo ad alcuna pa rtìcolar cofa convenire . non quelli che già furono
.
■*
•> °
7
con ale u n a to fa , 0 più non fo n o ,n t farranao.M d
quello nel rimanente, del predetto tu r fio . I nnabihs
in u la . Potcudo/Ì dir acqua noti rtauivabile, 0
•
*
^
acqua , che per esser pencolo f i n n le i, non fi p of­
fa notare ,e da ripcner per epitheto. I l perche mol
to fono da fljcr confiderai qufadi ,che g ià una f a
t a f poterono attribuire . Et aual'è quello. Vivrà
radices,nella trasformai ione di Dafne. Oste Ji leg­
g e . Pei modo tarn u e lo x , p igra radi d b u> hor re.
Perche per dar / intitheto alla voce piede, diede
il irto di pigra alle radi ci,nelle qual/ fingiam o una
fila volta cj] orfi m u ta li g li hum ant piedi. Ma U
colonna de* firn pi ici confi r itera tu tti li cofi fa tti »
Y.t f i non come e p n h e ti. che ju o officio non è, a l­
meno come adieiiiui . Il perche e da sap ere, che
talhor efio che ha fim b h in \a d i epitheto, è n i ca%g io n di ju g g ir la proprietà di epit.beto . T alhcr
la uoce, à cui efio f i accompagna . Et come fui m
cagione efio m edefimo, g ià bh abbiamo detto effer
mentre faapplica, non come perpetuo , ò coninncuole in alcun tempoti Benché per una volta fi l a f i
f i/jè conu-enuto.Laqu.il non potendo forfè p iù a v ­
venire, nano farebbe tl noflro batterlo colto . Mae
bora moficartmo , come in cagione può ej]cria no
ce, a cui l'epitheto f i può aggiuguere . Et e qnan
do ef i a è indeterm inata 0 non fognata a lig n ifi­
car cofa alcuna particolare,come quella a Ohi dio*
N e pars fin e era trahatur. C he qn ef i a noce P a r s ,
effonde indeterm inata , 0 g e n era le , a fig n ifìca r
2f,
L A T O P I C A DI M.
(o n f n f im e n te q u a lu n q u e m em b ro h u m a n o
p u ò p o r t a r p e r e p i t h e t o q u e llo a l l c t t i n o
,
non
fy n c e ra .
,
T a l e è f o r f è q u e f ì o . S p e c te s in n u m e r e . C h e 0 * 1 %
u o ce d i c u i è C a d i e tti ho
in c e r ta
coso
d a Ie tta r n è d a
M a
, coso e s e o
in d e te r m in a ta
in q u e fle
q u tjlo y
u o c i.
,
flg n tf lc a n d o c o f i
mifa
cred er n o n e jje r
d a c o fi f a tto e p ith e to
no
S a g itta
.
in n u m e r e : a lm e n o
o ff e n d o i l f o f f a n i i n o d e t e r m i n a t o y J ì p u ò c o g i t e r
q u e fia p a r o la y i n n u m e r e
,
p e r e p ith e to .
Laqnal
v l t r a + u i . i d e t t a r a g i o n e m o lto f i c o n t i te n e a lle f i e t
te
,
le q u a li in n u m e r o fi p o r ta n o
.
£ f
in n e ro f o
,
ch e h e m h e
n o a l c u n i e p i t h e t i d i c o fi j a t t a u t r t n
f i g n i f i c h i n o q u a n t i t a t e , c h e p a r u ^ c e m o lto g e n e ­
r a l e y p u r a g g i u n t i a d a l c u n i n o m i yd i m o f f r a n o
co
h a u e r g r a n d e c o n ite n e u o l e Z g a
d e tto y in n u m e r a
.
E
*Q
jfa l
sa
è ri p r c
t q u e f l i f t g n i f c a n ti lu n g h e ^
\ a f u n g h e p o m p e j o n g u s o y iIo . i m p e r o c h e l e p o m ­
p e f i c o m e d e ' t r i o n f a n t i ^ g l i o r d in i d i m o lti ca
m i n a n t i f i a t i n o m o l lo d i b e l l c f g a , q u a n d o à l u n ­
g a J ir o c e d o n o .
Appresso
e d a f i p e r e y ch e t u t t i q u e l­
l i e p ith e ti y c h e f ig u r a ta m e n te h a n n o m u ta to lu o ­
g o a te i c o g lie r f a r a n n o d a re fi itti i r l i a q u e lla c o f i
d i c u i n e r a m e n te f o n o .
S i c o m e q u e llo i n q u e f ì o
u c r f o d i O u i d i o . C r u r a n e c o b la to p r o f a n i u e l o c i d
c e r u o .C h e i n o g n i m o d o ,
sa a lle
non
a n o i p u ò b a fh ir a ff a i d r
c i fo u erre b h o n o
. E t
cru re
f
o ff ero d a t e ,
f i p é r e y c h e p e r c o fi f a t t a f i g u r a p e p i a m o f a r d e lle
m ed e fm e %
E
t g l i e f f è m p i d i t a l i f e tic h e f i a n o i n
f i n i t i , p u r q u e fli c o n d u rre m o in m e z jt.
7
I«< ;
p a t r i s b l a n d i s h a r e m c e r a ree l a c e r t i s y p r ò
h ia n d i p a tr is .
V i n c e r e a r u n d i n ib u s [ e r u a n t i-a I h
m m a te n ta i y p r o lu m in a f e m a n i l i .
M a in a tte -
G I V L I O C A M ILLO.
17.
fio fecondo,per non h au er fofa n tin o f ermo,O 1fin
mutilili le , // coglierà come pu.ro participio . Per-,
che intendendo d i Argo , ilq n a l fa tal in d i ni.da*,
che per non f j e r im perm utabile,di lui pcranenlti
ra non potremo ferii irci.Cofi fa t t i ancora fono cu e
Jh.T irriJicam capiti* comufsit terj; qnaterj; C e ­
sarie/// . intendendo d i Gioue : Benché per la d i­
g n ità di Ci cne jnoi particolar luogo babbi amo da
to a fnoi caprili. Et à quelli tale epitheto . Mae
qudlo, ora indignantia folliti, prò ora in d ig n a n ­
t i <, non e da dare per .proprio epitheto a G io u e.
li perche attero c da poncrìo ver temporale,delquà
le topo parleremo,onero ai concetto della in d ig n a
none. Ut e da confsacrare gite alcuni epitheti p ri­
m a che firm ino da efjer colti cpnhciifhanno v i r ­
tù coi foto n o m e, a cui .fono a g g iu n ti., s a nerbo
hor f f a n t i ao, hor allcttino d i f a r locutione ,q u a lc è quefin m C he per uol.er d ireb b e, era ottimo a r.
ci ero}«ItJJr, nof i rani fo yiita m effe, certam . JEs sol.,
jijte ttiin giulcndi d ire,ch efi sfogò con parole,d ,fJe , ora rudi «nauti a f l i n t . Ma Jh fi aggi tignejfe
altro nome (ofianpiuo., nonoperar ebbe , come. „
$ ignare agros iovgos lim ite, bnpercche a n c o r,fi«mire *vrrosyfarebbe concetto di m i fu r a r U c o n f­
ai . Ma levando a tti predetti lo epitheto , fi- leva
rebbe anco la natura dei primo concetto , la q u a l
nuoua fignificatione, fe ben f i g uarderà , pren­
derebbe . Et lo epitheto da f i principali luoghi
Jvpra nella d i n i f o n m o fr a ti y per mio anifo f i p u ò
trarre .
I
D alla proprietà del nom e, à citi è aggiunto,
come ., dentes a lb i} uina hurrada , J lu u ij IiB tj
1«
L A T O P I C A D I M.
q u e n te t.
l
D al luogo detta meton im ia t fin efiu s trifiis,
pallida mors. Et in quefìi due modi altrim enti t
chiamato epitheto perpetuo , perche Sèmpre à cotali nomi to ta li epitheti per proprietate f i con­
vengono .
rf
|
Dalla differentia, come d itta pla cid a, cioè à
j
differentia d i q u elli, quando dicono , aie la
irata •
Dalla Amplificatione , come parole fan te.
J
Dalla dim inuitone , come animus nvnutus ,
j
per animo picciolo.
Dalla trafi ottone, come netti f u d a ti effempi,
j
dififa placida , onero irata , tmperocbe l'ira e la
,p iaceuoleTfoa fono trafiate dall'animo atti detti .
t
Et in tutti quefìi altri quattro modi può chiama
j*
, re epitheto temporale : perche e mutabile, 0 non ^ !
perpetuo,di quelli nomi a cui s aggiunge . Mae di
sa
quefìi tem p o ra li, quelli che potranno uefìir con(
cetto, non faranno da efferfogn ati, la dotte ti per,
j
p etu i f i fognano'. Et per g ra tta d i ej] empio di uè
f i i r d> epitheti quefia uoce, rem ?, dice che que­
lli 0 cofi fa tti le faranno perpetui ,g ra u is, den­
sa y pendens . ma quando io trvuasfi di q u e fìi,
madens p lu v ia . 0 fumili, per effer epithett tem ­
p o rali , non più fono d i quella uoce terra , ma d i
quefia determ inata T erra bagnata,la quale deter
j
m inata,può tutte l'altre uè f i e d ella lingua ricevef
r e . Il perche tutti quelli epitheti , che potranno
uefìir nuovo concetto , che di neccfolta f il i tem ­
porali faranno da coglier dirimpetto alla nuova
chiave, come c il predetto , 0 quefio , opera perj
j
fi
Gl V Lì Q CAMILLO.
.
dieta, che Latino f t dice, labor in ita s . Vera oche
fitto la mede/ima chiave, non fo llm en te potremo
trovar il predetto Epitheto , ma alla f i a colonna,
quefìa loditi on am ora > perder fa tica , cosof i n Hi.
w a quclh epitheti tem porali, che ci parra non p o ­
ter rtiratili compagnia di locutione afflai farà col
locar f it to g li propri) con quefto K , che fignifica
m i a perio, come , monte a/pro ’ monte 'dilettato­
le , ecco che cjaffano d i quefli non i perpetuo,
tempera? . Goff Donna betta y Donna laida . £#
esse nel mero non potendo batter in compagnia lo­
cutioni , che potè [fieno «esser il mede fimo per non
f a r concettoyf i contenteranno d i eff er, come è dei»
to fig n a li con la infognata diff erentia fiotto li lem
fe r a li. Et perche ancora fin o epitheti c h e f pofj'on
dar à nomi > coso ep.i
:■, che da quelli f i •' yjórtp
fray sset m e parrebbe, che tu tti quelli ychefi tr a g ­
gono , fiano da riporre nella c oh ama de*[empiteti
C omt q uèfio n o m e . Amore yf ù ò hauer per epi­
theto nobile ,alto y rosofim ili tem porali. H da lui
f i può trar quefia epichetv y am orojo, da dar per
cofi dire alle fia m m e . Io direi- che anelli, nobiley
roso a lto , fifiero da legnar per epitim i fittoi. m a ,
amorofi,pot che fa rà dato per epitl>eto alle fiam me
(oso ad altra coft convenevole, [off e collocata alla
prim a colonna del concetto d'amore , come firn plice , non altrimenti t che.nobile , coso alto fra li
debil i loro [empiici y fatto il fuo officio. Impera
che confideraii cofi-traiti dal nome, non f i r n epi­
theti almeno fitei. £' uri altra maniera di' epithe­
t i , che di p iù uoci f i f a , la quale trilhor d'u ri tfi of­
f a cofa con la peti fra f i , d i etti d fu o luogo parie»
ir /
30
L A T O P I C A D I M.
remoy d o t quando circojcriue talmente alcu na co
f i , che può efjèr iute fa ; talhor le dette p iti paro­
le lignificano alcuna qualità della cofa . E t m i e f ìo fecondo modo (s confer nera ancor nella feconda
colonna d eg li cpitl)(tiy com ey om bra apta p a fto ribu», h.creutia mora ru b etis. Alcuna uoltafi fa
di più n o c i, per aggiugner la cagion efficiente.co
m cocuh mie ante* igne. Et quelli epitheti che fin o
di più noci a differentia di quelli {h e fono d i una
f o la y vegliam o fognar con quefia pariicclar nota
di più da aggiugner itgl'epith eti , che quelli che
fin o di una uocefin\a altro fig n e f i cogliono3 ma
quelli di p iù cofe.
D
E L L A
V E R I
F A
A S L
1
D a lia v e n e r a tio n e
z
Dalle a f e , che opera f o ha operato, o suol
operare.
Dalle cofe y che pofoie.de y ha poffednto.
D alli ornamenti.
D a' configgenti.
D a cofe u itin e .
D a* firn ili.
3
4
y
6
7
,
o
Verif a fi è circonio cut ione che in luogo del drit
to nome,pone uiialtrofaofoioso di p iù u e<
vrnpa
g n a to à con uerhoyoferina uerbo,onde e coturnato
ancor Anto noma]ia .
Quefia è connumerata tra le ornatifoime fig u ­
re y 0 pero molto poetica ; tir può appre/fo orato­
ri haucr p iti d i tre l voghi Cioè mentre itogli am o
\
GI VLIO CAMILLO.
31
coprire Li dishoneflàfe quelle cofe, cheJcircbbom
molcjle a g h (tutori, bquelle , che detrebbenegra
usseV 4i> da e n ti. Mae il Seccaci o-, che f u fa?fio
Vuota Dìpwija , non fi ha guardato di s f a r fuori
delle dette tre leg g i infiggiate ci- da- Hermogene .
Kt a noi e piaci utò per due cagio collocarla ju b ilo
dopo l'eprtheto.Yrimaperche effet taihor èpofia in
una noce , taihor in ptu . In una u>oce3co ih e.T idide , Veline , l ’em pio, il p a rric id a , V e n e re , 0
amor , 0 fuoco, per l'a m ica . h t p iù n o c i, come,
i l Vaf i or che a Golia ruppe la f o n te . Ver D a u n L
L 'a u ra , perche qual'hor apprtjjo la circonlocuiia
n e jip o n e ancor il circonfcntio, fem ore la arcunlocutione per autorità d i Q u in ti li a n o ,h a da efier
chiam ata epitheto . Mae noi , o f f a , ò non f a pe­
f i 0 il cìrconf ritto,hauendo rifa etto a te m p i, che
» di lei ci vorremo f r u i r e , fa r a da noi fognata, cotnc perif a f i . • Appreseci c da Japerc, c h e la acrif i f a di più- parole,alcune volte in d ù de'nerbo , a l•. cuna uolta non uc lo include . Onde O in d io nel
prim o,ufim dola intorno al nom e divino otto uoltc
le f i fece fin /fa verbo . M undi fa b ric a to r, opi­
f e x r e r u m , moderans curiti a , re x fa p eru m , re­
di or faperum , cecief e nu m en . Qui cvelefiia f i e
ptra tea e t , q u i unga fu lm in a m itili. N elli quali
due ultim i luogln ti nerbo è in c h iu fiycome un? de
g li /noi com ponenti. Mae ne f i u n i m aniera ut de .
locutioni che fegueno , pefi ano esser f n \ a uerl/o
neramente. Et !ss u d a ti luoghi puflon darci a ia ,
y d a conofcerla , coso da fir m a rla . Effemino del.
prim o come fem plice . T iti d e , m a come compof o , f ig li noi ds M aia , d d fecondo, fabricator del
B iit’j
mondo,del /eroso, colui che m arna il fu lm ine, del
quarto,colui che regge il mondo {lei quinto tubar
infigne cor u f i s radi/s ,p rr i l Sole . D a congnm
U . A qua liberi or , per il mare . D Ale vicin a li,
Regna N abatta per COriente . Si può ja r ancor
p e n jra fi, qualbor dal nome che vogliam o circonferì vere yformar erno uno ad iettino, aggiungendo
un Jo fa n tin o ; che g li f i convenga „ Come fe c e
O v idio t che circonfcriucndo il cielo ,fece un a d die/f/uo, celeste, 0 aggi un f i quefio nome Solum;
onde d tjfc . Astrae tenei/t caie/le folum. Et D ante
parimente a quefia regola circonfcriucndo lim a ­
re , desse, marmo jnolo .
A ggiungono però , che non tu tti li g e n itiv i do
pò alcun fcjhntiuo , opera p e r if afi ,fie non quan
do col fiffantiuo precedente, po/fono fign ificar tu i
to il circonjcritto , 0 non parte, i l perche quefìi
d i O vidio , ignis filis , lum ina f i l i s , non presseno efier p e r if a fi del Sede. Perche quantunque
que/ìi g e n itiv i fiano del Sole , It fo jìa n tiu i non
dimeno non importano f i non una parte del Sole,
l'uno cioè il calore, l'altro lo Jjdendore . Et f i
alcuno dicefje , poiché non pojjono efjere perijrafì
del Sole, (inno almeno pertjrafi d i quelle.parti del
Sole , l'una cioè del calore, l'altra dello fjdendore;
perche tanto è a dir ignis f i l i s , quanto igr.is fo~
la r is , se coft dir f i pote/Jè . Ht tanto lumen f i l a ,
quanto lum en fila re . A quefio rtjpondcrei, che
<t fa r perifi-afy il fofiamino che vogliam o circoJcnvere , ò fi dee levare , ò almeno degenerar da
fic diucrtendo , ò adiettiuo , ògenitivo fo co /a f i n u le. .Mattel prim o fGiumente detti fivdeiti luo­
ghi *
O
s
C I V L I O C A . M M . t O . .3 3
f f i i f t mention dì fe. hi un trafiatogn quella uoce,
ndl'altro remane Jaldo, s a intero, i n f i t t i ­
la noce lum en , E t perche del jitole non può eff e?
dubbio y cfa' per alcun modo non ptto effere, u e r­
giam o del prim o per efferfi imitato in u v trattalo 9
perche con quella r aprone y che quel t r a fa i a fo ­
tum fece p a ifia fi in qrtebi congiunti , ccciefie f o ­
tum , par che lo faccia ancor t u quefie , ig n is f»
l i s . Et f i come .. io adiettiuo , celefie^uolgend o fiin genitivo , non manca-di f a r per fra. fi , d i
cendo Cefi, jc iu m cfai y per effo cielo. C ofi aue-*
fri compianti :gm< f i l i s . parche fa r debbiano. Io
non fip r e i dir altro al prette»:e r fe m a che non'
tni par benfatto , che conducili amo le p enfia fi ad
facttna u ih a d e f E t fe f i l a dotim i » tener peri fr a
fi quella y che deferine un tutto y come fa tte lo ,.il
% Soie y il mondo y u n bucino, cyfim s'l cofe . non a!
cune lor particelle , con quejie conditioni n ondi­
meno , che difiruggendo toro cioè, fe p arando li
, f empita , non veggi,amo , che f i d ifiru g g d cofa ,
che ne «li/'em piici trovar non f i p o j j a Quest*
congiunti fòr\a. di proponimento, d i configli o, s a
ci vergogna , poi che faranno parti tam entc collo­
cati per li f im p lic ì farci i l luogo loro nella p eriJrafi di., aajcatto loro concetto Z: s a che pcfivno fa r
altre, che perifrafi y non offendo locution: ? Si UHat ebbe per auentura alcun argomento cofi con­
ira » Effe non hanno la. diffinitione de perifrafi i
adunque-altra cofa, fono-, imperaci)e la.pcrifiafi
è q u e i, k che pene uno nom e per stri altro «. m a in
eia/cuna d i quefie. rim anendo il proprio-, n o m e ,
m w tfaropom nitniQ a c h i è quanto, deliberai ione,
\
,
•5
'V-
34
L A T O P I C A DI M.
per >jjer fko fin o n n n o \0 configito 0 uergog»*
m ente circo fendendo , concluderebbe facilm ente
qttejle non cjj'er perifiafi . In nero quefio argo­
mento ha ta n ta sa roso, a n zi ta n ta Jltybianzjt d i
ventate , che non e cofi d a J]}rc\gjtre,perche da
ra lume a molti luoghi di quefia beila trnprefa.lo
nel nero r:jpondera y che sa 7nome rim ate nel j'uo
vigore y coso non può arco ferì nere fe me defimo .
O nde udendo circo feriti ere y ja Infogno levar lu i y
0 porre u ri altro y ò piti nel juo luogo. Ma q uan­
do efio degenera da sa in ali un modo y aiìhor può
ejj cr parte etreoferiuente di fe f i e fio . Si cam ene
g li eficmpi y ch'io diedi nella deferititene del cie­
lo , fa tta da D indio , quando d ifi e . Cadeste saium . K/ in quella del mare fa tta da D antey mun­
ir e d i f i e. marmo (nolo yche f i come quello adie n i ­
no > ndcjìe y degenera da quefio nom e , cieloy che
per efjer (ojranttuo , 0 retto eajo, è nel m aggior
Jho u/gore y che efier pofja ; 0 marino degenera
da mare {Zo fi tutti li g e n itu i enfi macai» detta u ir
tute del lor retto, onde ragionevolmente f o n chia­
m ati obliqui. Et nel nero fin cofi fatte maniere di
parlare fil g e n iti ho h a quella medefi ma uirtu ycht
se adì etti ho fo fi e . C cm iofia cofa che quando g li
autori diconotuis éogitationis, « /s anim i r t quel*
lo Sicf i oy che fe dacefiero per Ice adìettiuo y uis C o ­
g ita t tua y 0 uis a n im a li>, cioè efia p o ten za , che
chiamiamo cogitatione,0 animo ".parimente q u el
la fio fio è forza dì proponimento , fo r za d i config lio > /eroso di vergogna y.che fe la g e n tile z z a
del parlar hauefic comportato dir fo rza propofiti
vai,] orza, configli eli ina, saroso vergognati uà. x che
'v
G T V L T O C A M. f L !. O .
;>■
^ f n p o f i t o , cffi configlio , cffi vergogna f esa
m alte altro (bona fo rza g lie apprejfo L a tin i, v is.
La qual bora per quell a uirtntegh e tr a ila cefi ,
f i pone, hoty per io sformo. Ver la qual cof i (e
noi ricetteremo forza nella prim a figrùficatione ,
cioè per quella u ir tu t e , che è nella deliberat/n*i~ ,
f i come fi dice un arimi a , per quella virtù che
t nell'ani ina , a'ilhera ciafe un a delle dette para 5
fa rà perifiafi . I niper oche uno de' .congiunti g u f i
sformo, fignifica una cofit, che non èjernpre nel­
la deliberatione . N e m i par effer ben fa tto d ir ,
che ella fia circolocutione di q a efio concetto■d e­
terminato , deliberatione fo rm a ta , ò ■sformata ,
percioche p iù in falli (ni regola debbiarne ha nere ,
che una circolocutione non pofia.cficr p iù che di
uno circo fr itto determinato. Et nondimeno cofi
% tire ofcriuerebbe no t> fv i am eni e ladebber airone ,
ma quefio d e te rm in a n te fo r m a , che effer non
p u ò . Vercht allhora, forfia f i pur fino n i mo d i
.sfo ri* g Et quel genitiuo , deliberatione , per fe
nulla può; f e non che dim ofira, d i cui fia cofi fai
fo sforeo a A ggiungo fe alla perifiafi fi appone
nerbo , che non fia ejfential parte a u ffa p er uè*
jh r infieme urialtro concetto , taihor coiai com­
pagnia d i congiunti diuierie locution trafiata, (oso
taihor figurata,coso ri verbo fi chiama parte ef i en
lidi della p e rifia fi, qualhora levando quello , f i
leu affé uu membro della intelligenza della perif a f i . come che sio noief i circofcriuere Scipione ,
di c e f i , colui y che rrin ò C a rla g m e sa Mae p a r te
non effettiiale , sosoperò conducente alla perifiafi riMciuTr u ti concetto d i n o f i dii lei t'ytptattdp il nei*
&
$6
L A T O P I C A D I M.
ho foffe ta le y che per levarlo v ia y non fi leuajje
membro di lei, quale e ni emetta locutione del Pe­
tr i r. ujc/r del terreno carcere y che quefio con­
giunto tutto uefie quefio concetto, m orir, 0 den­
tro.» i e una peri fra fi dell'httrnano corpo. Ne p e­
to fa locutione figurata y ma trafiata y per quel
uerbo tif a r , che conviene al carcere t al qual da
Vintone e afjomigliato Vhutfntm c. rpo . !/ luogo
Juo e da inanimato ad animato . Ma quella ch'ai
none fece. Inficiar rotta 0 fpa/fà quefia frale,0
graut , 0 mortai gonna . ebeti locutioi fig u ra ­
ta . dentro d: cui c mede fi inamente nryi perifiafi
dell' bum ano corpo Et è tratta d a l luogo deli'ef­
fetto . H' differentia ancora fra la pertfrafì y 0
la defcrittione. Che la perifiafi non folam tute r imouc da fe il circofcritto y ilqn al farebbe m anife
Jhfitrtto ; ma r quello da alcuno detti fa dati Ino- r
gin circojcruue. [it cofi lo vuole dar ad intendere:
Ma la defer attorie f i ritiene tl defcritlo .. Et quel­
lo fi come non iutefa dichiara t aprendo alcune*
proprtetadk della natura . I m per oche, fi? off e al­
cuno, che non. fapeffe, che cofinfoffe [A q u ila , 0
d i to g lie la uolefii dare ad in ten d ere /A q u ila e f
fer uriuccello d ’oc dito pofjente a riguardar li rag
g ì del Sole , 0 unghie rapacifa m e , di cotanta
g ra n d e7
g it y
0 di ta f cofi urne*. In quefia dichia
rottone non è rime fio il defcritlo,atifo necefia ti d mente è mchtufo . Cofi fe io noiefot deferì iter un
giardino, uno viaggio , netta prim a parte del ra ­
gionamento haurtbbe luogo hi cofa r a r ifj in q u a
dunque parte Potrebbe batterla qual io uolefii de­
ficit u u e * E t quefia d tfin tsic M , per. la. f ita hm~
C I V L I O C A M isse L O .
17
ghe 7
g g s a n atu ra, sT confi rideranno con le fine
materie s a macchie „uobliamo nondimeno delle
defir itùoni trar molte p enfia fi defi effe per appairocchiar m aggior copia a nofiri bifigrn da quelle
cioè,dalle quali fa r j l potrà acconciamente _ An­
corae perche come è (letto y Ut perifi-afi può u em r
in tre m ode, cioè: in più ucci con nerbo g n p i# ito ­
ci fen\a nerbo, s a in una f i la,noi pigliaremo tre
dijjerentic da fig lia re , che a qu-efia generai no­
ta iìi peri jrafi G aggi ugneremo per Li p rim a que'
f i a t per la. fecen :a l, per la t e r f i oh epa e. SV
che fi vedranno cofi- fig lia te . C + ]
0 *
Et fe faranno perifiaft difleffe , cofi ^ 4. 0 use
T.t perche a ba fh n g a fi e parlato d i quelle periir a
fighe fino, di più noci con nerbo fioferina verbo.pi a
cernì che babbi amo alquanto di ragionamento in­
torno a quella , che èpofta in una foia ucce. Dico
adunque , che molta, ccnfideràtivnc è da. bavere!
in cofi fitte .per la u i ci n itale che è tra l e i , men­
tre t in una noce , s a ira la Sineddoche ^ Et la
tra/lattone, s a la perifrafipoffom p e n e una uc­
ce per u r i altra _ N on per timo cioè quello scense*
Tuna & l'altra . Che f i quello ifieffo fofjetogion
faceva Infogno, che g li antichi b ave[feroritrova­
to per fign ffcarie , p ia n o m i.. Sia adunqu e p e r
fen n a regola tenuto y c h e f con (fiere le Sineddo­
che , s a la trapalione v ia dal ,: perifrafi d i ury%
ucce, aperto fegna f a r à xf i io. vece figm jlca. alcu­
na porte per un rutto , ò per contrario, b altra cofap r im a .. Irnper& cbe quantunque s'intenda appreff
fio i Poeti il cielo per quefia voce- A x is --opera pe?w
quefia j, O lgm pm * tm d im e m n e ffk m dà I m £
3*
L A T O P I C A D ! M,
,
p e r/fra /i. M a la prim a e Sineddoche; perche per '
u n a parte del Ciclo e [igni fi cato n' tutto . Concio
fia c o ft che Ax is e quella parte del ciclo g ì te è Setdentri a n a le . Ella feconda è tra jla tio w . perche
cotal fiocc , Q lym po, è 'siala, traportata da u r ia llu ftm o monte di cofi fa tto nome , al cielo . Mae la
per fr a fi di inni uvee r ha m aggior ecc ottenga che
alcuna delle predette figure . Imperoche la fu ti
/in g o ia r noce, fempre pone per m aggior enfiaf i ,
f i i i \ a aiuto nè d i Sineddoche , ne d t trafi ottone.',
formando quella da alcuna operatione, ò dal luo­
go , ò da alcuna perfino. per utrtu della denom i­
natione . qual è quefia, tonante, per Ciotte, d a l­
la operatione . Et La io n ia , C am bia r y O rtig ià dal luogo . Mae non e cofi di q u efia noce E e he . perche quefia noce Fche , e {m om m o., non
p erifia fi di Diana , non altrimenti che quefia Faeho , d i Apollo , da nome di perfitta farebbe, come
ciipefio, S a tu r n ia , per G iu n o n e , Imperoche cofi
» denom inata da Saturno „
.
I O C V T I O N 1' R A S L A T A.
F ura.
A lleg o ric a .
Sententicfiu
Location trapala e quella doue alcuno fi p i te d t
congiunti fono trafiati .
L a trafilata ferina riguardo,fard da coglier per
conofier il g iud trio del?a ut ore . I rnperoche nello
trafiate, coso nelle figurate,ejfu può p ia m e n te mo ­
s t r a r del Juo artificio aperto . y le trafilate fa ra n ­
no com e atte fi e . Seguir laude , fig u tr hiafimo ,
fig g i ir pencolo, frenar cornpafiione in alcuno, ac
ccndcrji d'amore , pervenir a. notitia concepir
m m :i
w refiigeriv rportar cjguicne ,. p o r -
G JV L IO C A M I U O .
3:9
piacere : Et in acro di fr u iti i componi m orti
detta Location trafilata quantunque g li [em piici li
fitto luogo fofiero ripojìi ficco y nondimeno
rii
[irebbe d ifi rutta la indù f r i a dell*autore Ja q u a i ci
nofiin Infogni non potrebbe efjere apparecchiata;
che.la tur ni della trapati otte non fi può trovar nel.
le noci Jliolte , m a nella tefìura di quello . Et nel
aero facendoci inef}ieri dii■quefio concetto, chi la
terra bagnnùi f i fa acconcia à produrre , quandoil Soletti percuote ; rionci foitenirebbe alcun bel
modo trafilato prefo da Poeta . ma et Jocctrrcreb­
bero fo llm e n te Le proprietà. Apprefo è dafiàpe­
re y che la locution trafittila fi pu ò d ia /der tn tra­
filata p u r a ,0 trafata allegoricay0 trafilata fenr
tentiofa . . Et per la tra fa ta pura p u f i -io affai hoc
f a r h fi- dati e f empi r ma per l'allegorica filano
quepiyCj] er giunto al. m eoso g i orno yuol enclo c h e f
intenda efifiergiunto.ai m t\o d ella v ita ..E tq u a li
fono quelli nella Sef i ina d i Dante . A l poco, g ì or
noy0 idgran cerchio d'ombra . Scn giunte [af­
f i , 0 al bianchir de colli-. L i quali trafilatifigm .
ficario, lui ejfergiunto alla v e c c h i . Et uniruerfidmente quefte allegorico comprendono futi»
li prouerbij, Emimmi y 0 compoflùom cofi fatte
lequali per difin gu erdalle pure cofi fognar emo
O . ht li tuo chi dtll'una , 0 l ’altra fono tu tù
quelli y onde fi puleua tra n s il femplice trafilato ...
Mae della- fientcniioja fini q u e fa .la morte èfin d ’?&
mi prigton ofeura, a g li a n im i g en tili _ Er im ittertalmente tu tte quelle coftru-ttiomycl)e hanno là
enfi efeogitati r che fanno Informa d i grdm-tate..
sa
K t altra differentiAx traile ftntm tiofie t r a f a u f
40
U
T O P I C A D I / M.
s a l e finten tio fe proprie , che netti loro fem p lu *
com ponim enti : m a nella v ir tù fono rnedefipie.Et
pero vengono a fa r Jenfi di un a rnedefìma form a.
E t vogliam o quando ben avanza/]erode coflrutt io» di'uno concetto , che fa n o confer nate in uno
d t questi luoghi , per m ento della loro d ig n ità .E t
p er batterle tempre p ronte, s a ac ci oche fi poffari#
conofier dall'alt r e , vogliam o , che le tra/late / I n ­
tenti afe (t.ino con quefio particòlarfogno notate ,
— . N e rrn rimarrò di dire, la locution trattata
batter g r a n v irtù , nel dtp/ngejr le co e d a v a n ti r
lidie m aggiorm ente fa la figurata che fógne» Ma
la pittura y che fógne dalia tra fla ti t>ne,uien fo la mente dalla c o fiyomie ti tra/lato cTlatio pre/o, che
per correre alla mente no/ha la cofa , onde è sia la
ir .u f t rita la noce , ci f a quafi veder/ìnule quella,
à cui è trapor tata,qual è quefio. di. V ergili o S -t p a
iris A ncbifjtgrem /o compiei h tu r offa.Cofi wntato.
d a l Petrarca pariando^ alla-terra y otte era fen o li aM adonna Laura» C h 'a b ra d i quella,cuì ved o m i
tolto.Ecco clic,per udir, noi quella noce abbracciar,
corremo-con l'a n im o a quell'atto, fignificato u era m ete da qitefia noce,abbracciar. Et cofi et par qua.
f i veder un non (o che d a v a n ti per ejjer d a to , co­
m e atto d'huorno ; alla terra i»fenfila le. Mae la leCVti.Qti fig u r a ta , quello che mette q u a fi nel Cof i et
lo de* ItUori, ìto n fa je non per la v irtù del luogo,
onde eff Ocf i muove-., i l perche Virgilio hauendo k
fa r tirar il mede fimo, concetto,eh e è di je p e ltr , cosa.
d ijfe .O n era n ti m embra f i ptdcre-.$ rendendo la fise
g u m d a l luogo detti configgenti %m ijÌA in alcun,
m a vk c m quella de «li a p p a m ifo
CI V L I O
CAMILLO.
.4?
+
T O P I C A D E L L E - F i G V ?v A I E "> i • sa:..-.,' ....
L O C V T l - o ' N ' X»
9
("‘Materiale,
“
i
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f
e
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UFinaie.
i
i s s a
, ■
Da g lì ìnfirumenti detta c a r i on efficiente,
D a g l i e ffe tti.
D a g li antecedenti,
Dae/lt configuriti)..
_
[P r e c e d e n ti,
*
D a g li a ggi unti f a Accompagnati.
, L sehuenlL
D atti contrari * '
• Daense a tti .
Dalla q u a lità Cosom a n tiÙ del cerbr*
D a g li apparen ti„
Daellae f i m i Illudine
Dalla comparatione.
Locati on figurata e quel modo artificio fa db
parlare , c/?e tratto dalla u irtà dì alcun lu o g o , u
topico , o fig u ra tiv o , hor in preprie , .W irr rrtffiate parole talmente cl ipprefenta quafi la fig u ­
ra , ò tm agine che dir vogliam o dèlia cofa , fintila
fpefjèuolte nominar q u e lla , che più topo ci pouf
d i v e d e r la , che d i leggerla y q d i ud irla .
G ut pervenuti a quella parte d i lingua , do u t
p iù dclTartifirio,quaji con di fogno a pittu ra J ì ino
fir il y0 Ltqu.dc gl» autori- cvn /dentio hanno pa f­
futo,dtuina nel uera, 0 m afinna cagfin della d ilettatione, che da g li ornati fiy fiti antichi f i preti
de ; e prim a da fupere , che ne parole proprie, nè
tra/late partorì/cono la e fje n tia d i quefia locutio­
ne , di che bora babbi amo ragionamento , m a fa ­
lò i! luogo onde esse: fi trahe . N e puffo negar che
la trajhti ion non h abbia g ran m agi/ter io nei dar
le colori , qua n d o f i ricette per ornamento . Mae
in nero tutto il difegno uiert Jolamcnte dal luogo,
E t il luogo non è altro , che il fonte, onde la effets
iia della locution può hauer origine. Si come luò­
g o chiamano g li Oratori quefia fe d e , ovepofii l s
u ir tu dell'argomento , & onde ejjo argomentar fi
può . N e fi potrebbono trovar quefle locutioni f i ­
g u r a te y fi come ne anco g ii a r g o m e n t i f i p rim a
voti f i conojcefjero U lu o g h i, non altrim enti , che
trouar non fi potrebbe gì ani ai la penice ni Ita lia ,
quantunq u e fugacem ente per tuli i U m onti, o f d
tue di quella f i cere affé . perche il fino luogo non è
in quefia regione . L a cagnition de1luoghi a d un
quCy cofi per tra fia t ion chiam ati d a 'lu o g h i m ate­
riali y porge tu tta la inuentione di cofi fa tte bel■lefge . Et fin g a qu dìa cofi farebbe pofihbilelro.uar [ g u fa d i locutione come la Tirila d i Saturno
nel cerchio della L u n a , quando bene alcuno p o ­
te re col Corpo la f u andare Ut fin o al credei mio
a lc u n i luoghi to p ic i, commu ni à g li a rg o m en ti,
0 à quefi efig u re gam e le cagioni, g li effetti, g li
antecedenti, li configgentiyg li a g g iu n ti, li cvn-
"W
c i V LIO CAMILLO,
„43
trari , toso i n alcun /nodo li fim ilit roso '< compara­
ti . imperoche quefli che f i prendono da g li ijhtfi
m e n ti, dargli a iti, dalla q u a lità , toso q u a n tità
del corpo , d a g li apparenti , non fo n o topici, wae
s(T cefi d ir e , f ig u r a tiv i. Ben sano ta li, che p iù
m a n i/; ' uente mettono davanti à g li occhi le f i ­
gure , le quali da loro f i form ano, che non fanno
perauentura li topici.N e fin o quefle fig u re q u e l­
le,che fig u r e , di /c ru e n te fim o , fi come ci infiegua H erm ogene, una mede fi m a cofa c o n ti ine­
tti o d i,tir i cpn quelle aie, per b a tia li f i indriZfi ti­
noJc fim e tìfie ■» E t le fig u re d: parole quelley che
per la fola.!ero cofiru/tione, epllocatione , f i m o fìrano citali, m a def i ru tta cofi finita collocatione, '
f i d ijìm gge ancora la fig u ra . Ma quefie chiamiti»mo locai ioni fig u r a te (n o n perche in d rifig i no a l* cuna finte& zg, operche f i m ettano in tale•, o ta ­
le fig u ra di cofim itie n e , che rivo lta la cefiruttio
rie in p iù maniere quella medefima fi rim a ne pan­
iti Perche rapprefen tatto d a v a n ti la fig u r a elesse
cofit , f i che ti p a r dt vederla . Il perche fo rfè con
m ag gior ragione.merìtano.quefl e il nome d i figa*
ra , che le predette d u e . Et fopra tutto t da con­
fi derare,eh e le trafiate uoci, o le proprie non f i n $
quelle , che danno ejjcntial siato a quelle figure ?
ma come g ià detto hahbiam o, fidam ente il luogo ^
E t per g r a tia di efj empio poniamo, che alcun m.~
g iia figurar quefio concetto,uietnarfi ìn fe ra . D ir
co che potrà gentilm ente per mio auifio tirar la f i
gura dal luogo ile g l i antecedenti , uefiendo ta l
concetto, ò. con quefie parole proprie , poter pa­
rer à quelli, che heibiia.no Marocco d i p i affo, veder
44
L A T O P I C A DT M.
ritappreffo il Sole f i con oneste trafiate, Il Sol g i r i
bagnar nell'Oc e ctn l'aurato carro. Et accioche m e­
glio cotaì virtù He' luogh i s*intervia , ipcom inda­
rno da. quello’delie cagioni, che fono quattrognau
rial*, efficiente, firmiate, s a finale . LtquaU fono
m ciaf cuna cofa , Si come nel T eatro la eagion
jm ateriale (tea forno le p ie tr e , & altra materia d i
che fitto fu l'efficiente Tar cìnteti o , la form a che
ense ha di T eatro , non d i chiefa o di to rrefa f i ­
nale , che a fine d i recitar & rapprcfintar cofe à
cUUtt o del popolo fu fatio.
D alla cagion materiale cofi figurar f i potrà Io
Cupone. Ecco il Tetr.proponenti <f i di voler adirrmar con fig u ra quefio concetto , cantare, li uennt
pon fato poter f a r ci b adoperando l'artificio intor. no alla cagion materiale del canto , che e g li / p i ­
r iti , cioè il fia to ,il quale tiralo da naturai fofpiro * j
«die p a rti fupreme , come, in/egna Cic. nel fecondò
della natura delti Dei , g h ifru m en ti che lu i fo ­
no , in molte maniere d i noci lo difim guono, s a
informano come in parole ha/fe,in g r id o , in can­
to ♦ diffe dunque. Et i vaghi f r i n i i in un fofpir*
accoglie, con le
m a n i. Et altrove udendo
d ir chiam ar a ltr u i, Hijfe » Quando muovo if o fpir a chiam ar uos. Et il detta concetto ricorda­
m i M .T ullio nel prim o delTOrtitor haiter cofi u efiito . Excitare a o cem . Tari «indicio fi» quello
1
d i G nidio , che intuendo a uefiir quefio concetto,
fo n a rla tromba y dtff'e » Buccina qua medio con*.
x ip it ubi aera pomo * Et fe ben ccnfideraremo ,
nè a l Petrarca parve che't concetto del cantar, nè
\
cui O vidio q ne! del fon ar fiffè a bafianza fig u ra -
e
sue
\
G I V L ! O C A M I L L O.
4C
T fa /J filo luogo della cagio* mater ride , per fi*
g u ir il luogo degli a g g iu n ti fig g e n ti, l'uno d k m
d o . Et i v aghi figirti in u n fojjnro a cco g lie,C m
le fue man# , e poi in ucce g h [ d o g lie , C hiara
[ c a n e , angelica , 0 diurna . L 'altro . Buccine?
qux medii? (' incip it ubi aera ponto , L rttora ucce
repici . Ne può effer luogo d à confegnenù , r-tè
de g l i a g g iu n ti, perche non fegue di n ecefìità ,
che da poi il concetto , ò fiato , u aere , la voce , e
il fitono fi f in ta .che dapoi cofi fa tta f per d i r e f i )
com ettione , l'h m m o f i potrebbe form are . Per
laqual c e fi tl Petrarca con ale un. stu d io u i in te rpofie quelle particole ( 0 poi ) d im o fira n ti l’ordi­
ne y non la nccefiitd. Et Q u i dio quella particola,
u b i , di me d fir n a importati fa.*. Pofi'iamo a d u n ­
que per g li effempi dati d w ee o fo u c c
Putta
che t albera le fig u re mentre una fila c impotente Y
f i gem inano a u f i ire u n fiolo concetto, che à io*
etitivn d'altra maniera non è cono f i o , E t in esser ro perla, fina tirata della. cagicn m ateriale, no#
'era del tutto meffo d a va n ti li concetto del cantar e/
e del fonare, m a acce-mpagnata.quella d e g li a g ­
g iu n ti f i g g e n t i, ci f a veder il jofipiro ,cf?e prece
' de tl canto , che fogne fi come prefinti [ f i m o ,,
V altra è,che ornatifot me fin o quelle fig u r e , che
da due ò da più mefcoletti luoghi in fu m e rutficnv,
nè p e r i i due m e focolai i lu o g h i di fip ra interni#
quello della cagion m ateriale, 0 quello degli a g ­
g iu n ti, che nei u n o non fin o m e/colati,a/flds i - n ifi. Et come ho detto , la divi/ione è chiara n d
[ effempi o del Petrarca m quelle p a r ti cole}
po i
0 nell'e/fornpi9 d i O si ^ in quella sisse mfessesi
0
A
4 * 1 L A T O P I C A D I M.
che pu r fign fic a ordine . Mae per cjnello de g i i
aggiun ti seguenti , s a della cagion formale a pet
ta Ha quelli a d ic iliu i, chiara, foane, angelica , e
d iv in a . ma d i qucfia , s a forfè più- a m a ti confidorando al fuo luog-o diremo . Mae e dae confiderare per la coprititon della cagion materiale f che
le materie non fidamente fi chiamano quelle , d i
che alcuna cofa fi fi,co m e le pietre , di-che fu fot.
Io il te a tr o , ma ancora quelle , intorno adequali,
o fopra le q u a li iterfa alcuna nofira operatione,
ìmperoche dalloperatioti del percoter è cagion ma
teriale il corpo,/òpra cui fifa la pere u f i ove. Ne'
f i conofcerelle operatio?? di per t a f ione , fe non
foffè corpo,(òpra cui f i fac effe, clic fòla cotal m a­
teria fa fènftbilc la detta operatione, nè il pugno,
ouer il ferro con cui f i pere offe, è da eff'er chiama
io material cagione , ma ifir umento d ell anima , ^
che fi m cjj e rifar tal percuf?ionc,pcr m e fo di ta l
ifir umento . Et in queft a /ch i era di materia, sa­
prae le quali ver fa /’operatione , po/fono cader ein- T,
cor lo materie m itili «ih ili , lequali henche v era ­
m ente non fia n c materie, pur fono come materie.
Appreffo è da Japcrc che d e g li effetti,ouer opera­
tioni prodotte da animali , alcune refiano [enfih i­
li dapoi che fono fa tte , come il theatro, lo ferine
r e , alcune non refiano , come il parlare,il tocca­
re,il caminare, s a fim ili : p e ra oche non fono n i/'tirili , fe non ni quel /olo tempo che f i operano . >
Ver haqual cofa'iquelle che fi rimangono , hanno
per cagion materiale quella fopra laqual Operan­
do fi aerfa : s a d i quefie che rimangono dapoi il
fatto, tu tte feri f a cccetrione hanno la cagion ma-
•y m
C I V L I O r. A ‘M I L L O ,
ieri aie fuori di noi ; perche altrimenti non n m tif
rcbbono fin fib ili, si come il T eatro , ifoual ha la­
niat crìa. nelle p ietre . 'Ma d i quelle , che f o r
l'operatici!?, mancane di effer f in fi b i l i , alarne
hanno la cagion materiale ir» noi, come il parlare
o'I cantare, benché di fuori, p rirv amento la n ceua . Imperoche fe bene il fa to , che m aterial
cagion e del p a r la r e fin tia m o in n o i, pur d al­
l'acre g h e di fuori e, lo riceviamo. 'Aleum l'han­
no fim pre d i f u o r i. Come il caminare. Impèro che la v ia , o altra cofa ,fopra laqual fi camina, t
del tutto fu ori d i n o i. Alcune la pcjj'ono hauer
dentro,toso di fuori di noi, come il «edere, il tocca­
re . Vereh e coso altrui rosonoi mede fim i pofìi amo ?
y u e d e r e ,y toccare. Si potrebbe am o nelle ope­
rativi! che refianodopo il fa tte , trottar d i quelle
che haurebbono accompagnate materie , cioè non ]
folamcnte quella , di che alcuna cofk.fi: f a y md
quella y fib ra etti fi f a , come lo fcrìuere. \mpe*
Troche quella operation dello feriti ere lafeia il /un
effetto ndT inchiofìro , come in matèria di .che fu
f i t t o , coso lo lafcia nella c a r ta , come in m ateri
fipra cui fu fìn to . Facendo adunque hi fógno a l­
la inuenticn delle fig u r e , che daff-i cagion mate
n a ie tirar vogliamo , ce nof a r prim a la detta ca­
gione , io direi per regola generale, che di tutte
le operationi de' [enfi, fiano material cagioni quel
H , che altrim enti s i chiamano obietti de' f in fi ;
perche d'intorno li q u e lli, come d'intorno a mate­
ria verfimo l'operai ioni de* Jenfit, V ari mente .di •
tutte quelle óperationi che dopo il fa tto non ref a - ,
no j direi ejfcr cagion materia lei quel corpo, f i -
4%
La t o p i c a
d i m.
I
f r a il qual (t fecero osi fanno, che nel vero effe f i \
m ofrano fenfihtU /opra effe corporali. E t Jopra
che altra materici uerfii quefia operation del cam inar, che s opra il luogo per i l q tta lé f i camina ? ?
cofi neWoperativn del notare, entrando l ’acre, come luogo o corpo , per ilqual f i vede fènfibdmente iter/.ir cotal operatione del ualare, d irei Ter»
(fi cr la ragion ma ter hit e, non Tali, non le penne. i
bnpcrochc Tal i s a p a n ie fono g it tfinim enti per
7iK \« d t quali fi vola-, non altrimenti, che ìi pie­
d i, per U quali f i ramina s a il calamo,per ilqual
f i f ir tue, s a ihpianella , per cui f i fabrica . Mae
d t buon f i udiri o fa r à , nel figu rar delle m a terief
f a per cogl ter talhor fidam ente q (ielle parti che Pof
fono non meno unof i far u a g h efx a ., che la figu ra
della cofa . E t f i ben cetfiderian/o le cofi del Te­
trarca-, trotteremo della i agion materiale di citte- *
fila operatictt det caminare, batter tolto fila m en ti I
le p a r ti, che fi mofhrano belle,tniperot he ueggendo i
il luogo,ottcr la terra ejjer la materia Jopra c u tf b f
cam m a, non nominò terra, ma herbe s a fiori ,p e r
m aggior v a g h e z z a , la dotte diffe.
G ta ti m ai io d'honefio foco ardente
M etter i p $ f i a Therbe s a le viole.
Dalla cagion efficiente truffe la uirth della fig a
va poeticamente, il Tetrarca netti fu d a ti off en.pt,
attribuendo quello, che e di- Laura , all'amore.
3ni pero che la nera cagion efficiente della u-oco è |
Vattimo dt colui,che la pronuncia. Erafidunquc
Tanima d i Laura camion efficiente del fuo canto, *
fi. corneali fjù ritt ouer il fiuto erano la materiale.
Ma perche e jf i, volendo dimofhar Laura tutte le j
co/è
l
GTVLIO CAMILLO.
ttffc p e r ar g r a tto fin te n te , fin g e ch'am ore, p ri­
ma eh'ej]a incornineiafijè à cantare, inchinajf e g li
occhi di lei p er fa r c i veder che L a u r a con a le n a i
vergogna in c o m in c ia f ety m a vergogna che. molto,
ora,imeneo *ggikgnfj]é al fu o canto. Am or d u n ­
que j u quello che inchino g li occhi . A m ore con
le (ue m ani jciolfe g li (p iriti , cioè il fiato alle f u
prone p a r ti. remore fin a lm e n te g ii jciolfe in dol­
ci fiu ta uoce. ]lquA. tim ore nondimeno fi» esse L a»
rapicna d‘Amore 0 d 'a g n i g ra tm . V c r ie q u a i
parole fi può comprènder f(fervi inficine f i luogo
de g li aggiunti precedenti, 0 de g l i A tti.ìm p e rio (i)vfiti necofsiili ncn e che prim a che uno canti,
u n iu m g li occhi d/ v erg o g n a . M a il prtrarcci
puijandu quello , che in L a n a s oleica proceder
prima che cani affo , iti accompagna per mettere e^ la qua (i d inaliti a g li occhi. Mae in quel Son.Spìr
10 felice , (he (i doli (m e n te , ire volto una dopo
l'altra fig u ro dall a nera ragion efficiente , che 1 1$
*f(trt!o anim ale , onero anim a . dicendo » «
Spirto felice che f i dolcemente ,
Volger quegli occhi più chiari che'l Sole >
E t form a tu i J o ff tri e le parole ,
X ine y che ancor m i fonai» nella m e n te ,
C ia ti v id i io d'Lonefìo fuoco ardente ,
Metter i piè f a l'herhe e le viole .
ìmpcrochc non filarne u t c d a llo (fin tò anim ale
11 volger d e g li occhi , ma il fo rm a r delle parole t
0 U ni011cr d e 'p ied i . Et Oiridio quello attribuì
Ala tromba poeti cameni e , ih e era d i T r ito n e ,
imperò che la tromba ncn ha ur ebbe fintatot f i la
ragion efficiente del f ie n o , non hauefje ciò epeC
ri
.
?o
LA T O P I C A D I Ms
' \
rato .. Et per h delti ej] e m p i fi può accogliere
,
non volendo dir altro concetto che. cani are , lo fi­
g u ra da tutte le dette cagioni , egr v i confuma
quattro uxrji .
’
t
Dae gli ifr u m e n ti della cagion efficiente ferm o
bellifilm a figura altrove , quando volendo nefiir
il mede/imo concetto , cantar over parlare , drjfe.
O n d e le perle , s» d i et frange & a jfrrn a .
Dolci parole , b o n e/le, (oso pellegrine, coso quefio
concetto t lam entar Cofi us altro lu o g o . P E r l s
e roso u c rm ifiie ove l'accolto Dolor fir m a v a a r ­
dentino ci coso belle, imperoche > quantunque li
denti ch ia m a ti dal Petrarca perle , (oso le labbra , 1
Toso, soso appreffo la lìn g u a , di f i inguailo cosofa c ­
ciano efjcr tale coso tale la voce , nondim eno l'ani­
m a nojìra per cotali ifin im e n ti , m » a ltrim en ti
opera tosoform a la voce , (he ji faccia il fabbro al- #
cvn (ho effetto per L'incudine i l martello, che fo ­
no ju o t infìrum enti . Oiule «e/ primo eJ)empio la
cagion efficiente diede f fecondo il. fitto Copione
ad A m ore, Fi nel fecondo ali accolto dolor , co­
m e Poeta y offendo in ambedue ti luoghi ucramen
ee l'anim a o m ente , che t/ir vogliamo d i Laura :
(oso l'uno toso l'altro c m tfio della cagion fo r m a le ,^ .
roso sanse ancora della fin a le . -M a d 'ifru m e n to
del f i o no tifato nel f u dato ejfernpto d'O unhc
pone luogo , onde fig u ri quei concetto, fonare „
Percioche, quantunque dipinga cofi q u e fiifr u ­
m ento , C a V A buccina fu m i tu r illi. Tortilis i n
la tu m , qua turbine crefcit ab im o , nondimeno è /
partìcolar d e fin ito n e della tro m b a , roso niente fa
a nefiir quefio concetto, fin irn e. Apprtjfo è da
ctv
i
L ro c
a m
r
i
L o.
?t
fusai, lerar , che Gnidio -r"*' dipinger Tatto dei fo ­
n a r , imagiruindo quello cnc precedeva al fàune ,
trafifofigura dal luogo d e g l» aggiunti precedenti,
come fece ih Tetrarca nell’inchinar de g li-o cch i,
quando dijfe » C ava Lucerna fo m itu r d i i . Per­
che volendo fo n a r, noti t di neccfolta prender .a
tromba prim a , che potrebbe efferporta alia bocca
da un'altro . puo Set* ciò ave ni r s a perauenturu
attiene fipeffe volte , mae non e neceffariooso , che
foia luogo da g li antecedenti-, F w ancora dal luogo
de g li fr u m e n ti della cagion efficiente quella fi
Tura d'OuidtVji bc uolenno air la terra pro.dur da
se , diffe . Kaforoj; in ta f la nec nlits , S au na hom n tb u s. Et è in alcun modo ntejcoiaio il ì uog*
de’ centrari j .
Dalla cagion formale pretteancov mode d i ue*
*> f i ir il m edefm o concetto , cantare , /*« q u a l q u a n ­
tunque non fiafem piici' ,m a nv.fia con la m ateria
le >s a forfè am ara con U fin.de , pur chiaram en""te fi può veder Lt fu a fig u ra in quelli adiettiui f
chiara fid a n e , a n g elica , d ivin a . L t ne g li a l- ‘
tri efifonip i a r d e n t i uoci s a helse . E t , Docci
parole benefiche pellegrine » p ero che f i come di­
ciamo U cagion m aterial d i u n u-afo d'argento oso
for Taro ente , s a la form ale quella firma, che ha
di uaf 'o, non di sta tu a , perche fitto à mille fo r ­
me può f ig g i acer U m ateria deli'argento -, Cofi la
cagion med ertale delie parolee o de! canto è
to ,h i efficiente c Lt m e n te , g ii
amenti , la lift?
gaia, li denti, le labbra ; la form ate e quella fo rm a
che la ucce , o il f a t o ha prejo di- parole a lte , c
buffe , o dt canto , c di g r id o «. Che tu tte q ite jh
1%
l A T O P I C A D T M.
sono form e chi f a t o , o della uoce che d ir v o g lia *
tn o ja q u a l non e fim p re fo lto la fo rm a del canto,
nè fem jtre fitto la fo rm a di parole buffe , o di g r i­
di . Adunque dando allo fifo lto sed o d i L aura
fo r m a eh uoce chiara y fia u e angelica t d iu r n a ,
non f i quanto p iù g e n til fo rm a dar le po teva , ne
come m eglio fa rla a *lettori fe n fìb ili. Cofi O indio
nei f u dato efj'empio della ;tromba accompagnò il
luogo della cagion f ormale , dicci: i . Lìttorà ho
ce replet-, fu b 'vtroj; iacentia Vhecbo . Che delle
predette form e della noce , da a q u efia- della troni
ha di Tritone , la g ra n d i fiim a , amplificata non
altrim enti dal circuito del mondo , di quello che
V irg ilio amplifica la g r a n d é z z a del Ciclopc dal­
la capacita della fi) cionca , quando d iffe; i acuiti;
per a ntrum im m en fu m . K t tu tta qu ella a m p lific a !io n e è pofia nel luogo de* configuenti , ìm p e
rb che f i la noce della trom ba empie li liti d i tu tto
si mondo , consegue eh neccfiitaghe j"offe g ra n d ifi
fir n a . FI fc il Liclopo f i di fì efe per la grandi fii~*y
m a fa elenca , dando iu rta a quella particola, pery
d i lignificar tu tte le p a rti delia f g clone a , c o n fi­
g g e di necefiitdyCÌ) eff of o f f e ancora g ra n d i fiim o ,
M a dclli configuenti al fu o luogo diremo .
Dalla cagion fin a le truffe parim ente m efiolata
fig u r a il Petrarca intorno al predetto concetto ,
cantare , nell'ej]empio dato d i fopra . Imperoche
m ia d i due potendo effer la cagion fin a le del canto
c t o t , ouer la dilettai io n e . onero il rapirci al defideric della celefie armonia ,d i cu i quefia del moti
*
do è picciola im agi ne,dal? una (oso dall'altra occul
j
tAm ente fiece fig u r a g li ef e ben confidcrìam* quel
* C i v i l e CAMILLO.
fZ
le parole , chiara , f'oaue y toccano la dilettiliien
che dalia uoce prendeva . Et in quell a ltre , • ca­
role , angelica . d iv in a , dimostrano aeeiai
r/i
'Lanra osoe? r h ita im a g i ne non filamenti? della ce
le/le, ma di quella onde la cd e f i e d e r iv a , alla
qual ceicfie harm onia , conviene in fin e del Son.
quel nome , d ie elette Sirena , im itando Viatorie ,
il q u a l quefio nome d i Sirena attribuìfcc a quel
((incetto , che da volger ciafiuno o d o procede.
Et fi gin fica cantar tt D io , over laudar D io . Es
quefia battendo nel quarto u n f i cofi strettam ente
involta , li piacque nel fecondo quadernario di c»
Sento f a r del m io cor dolce rapina ,
hechefia m ifiò del lungo della cagione & effet­
t i che un d o k tfiim c canto , q ua fi d i necefìitn . H
** cagione di ta l rapina, ma p i» pure è quello .• D a
qual angelo m uffe 0 da q u a l fpera . Q u e l celef i 3
cantar. Et quella che ha ilfin e la diU ita tio n .fi
la , gentilm ente fig u ro altrove , la doue , p o i che
alla ucce di Laura a ttrib u ì quefio nome d i aura
(Affi , L aqual era pofi ente, Cantando d'acquetar
gis sdegni 0 l*i r e , D>fe r m a r la ttmpeflofit m en­
te . Dotte jo rfe è la predetta m i fi ione del luogo „
delle cagioni 0 effetti * Riabbiamo adunque n e ditto , come il Petrarca mefcola li luoghi , 0
feguentem ente le fig u r e . Ma G nidio nel fonar lei
tromba dì- Tritone,più d iv i fo m e n ti p o fi la cagicn
finale , f i che fa di uerfo concetto d a l fonare , d i­
cendo co fi. E t iufjos cecinit in fia la recejfius>
F.t ni vero quelle u efìi d à concetti faranno artifi­
cio/, im ente fig u ra te } dette p m luoghi m ifU fa r to
€
fa
<T4
L A T O P I C A D I M.
*
tiranno le fue b ellezze , f i che qua fi Tord ito ri del
la uejìt ucnga da un luogo, coso l° Slame da u ri­
altro ,
non dimeno di to lti quefit f i fàccia una
fola tela . llche ne g li argomenti ha Tanta fo r \a ,
che fa fbeffo vacillar Tanverfirio , f i come quello
che t onero per I'implicatione de lu o g h i, non s a­
pendo a quell’argomento rifponaer , rejìa confa/o,
curro f i pur rifa onde ad uno , non ha però fcioltQ
il tutto per rimaner il uigor dell'altro . •
•
V a g li effetti-fifigurerà locutione, quando fu*
fa la indù f in a ja ra pofìa in quella cojAtche t pro­
dotta dalla cagione . Et per g ra tia d'effimpio 1t m
gact da d ire, esser prim avera, noi ne! vero uctin
do operar alcuna figu ra del luogo da g li effetti ,
potremo alla cagione che produce ? herbe coso h fio
r i, f a r f ig u r i quelli. Volendo adunque ufiur luogo
da g li■effetti, f i Infogno che tutto t artificio appo *
ia n e g li effetti ,fe non ci pìacefje m éfcolaril luo­
g o delle cagioni con quello d e g li effetti. Come f i ?
ce il Petr. nel Sonetto. Quando'! pianeta che*
difiingue l'hore, doue diffi: che la uritiì, che cade
dell'infiammate corna del Tauro , tiefie il mondo
di nouel colore , Coso le r u te , (oso i colli di fioretti
adorna . Alle quali trattate mente, cedono quelle,
come proprie ,a n \i forfè p i» gentilm ente pingono ,
la doue attribuendo la uìrtit del Sole à gli occhi di
A.aura dr/fe,che facea fiorir co'begji occhi le carri
pagn e.N e f i può dare puro luogo dalle cagioniym
d e g li eff etti , perche l'uno fi conofct per l'altro *
Ben f i potrà chiam ar v dalle cagioni ,o d a g li effet
ti , d o u e più basterà me fio Tautor d eli'anifimo ,
I lp e r chela dotte dice . E x f i corm d t lor belleg-
coso
f
^ C IV LT O C AMI L LO , rf
il cielo Spi tific a quel d ì , parendoci a noi Per
tal parole; quafi valerlo fjùendvre p iù che la ca­
rie» di quello , diremo efjerd a g l i effetti , cefi
quello . ìfc ie l d ì vaghe , s a lucide jà w fìe , S'ac­
cende intorno e'n m fla f i rallegra , D %
ejjer fa tto f i
rea da f i begli o cch i. .Per loaual ef]empio ancoraf i può conofier meglio quello che /òpra d n eu a m o , cioè u n concetto figuratopoter h a m r a d un
ir atto p iù c iu m verbo , s a una coffru tti gite f u o r i
della regola deli altre lo c u tio n iP e r c i oche in tui­
t ili predetti uerfi non intende il Petrarca ve f i f i
più dt quefio concetto . C ti occhi illum inar tu t­
to ti mondo per la v irtù attribuita ter dal Sole .
L t in alèrv luogo fri a m e n to di■m e fia fila co fin k
tien e ,
• Et d
E occh ifito i f i l t a n far giorno .
-*
L i luoghi de g li antecedenti s a co n fig g en ti
Comien che fiant- fo n d a ti f u la necefiita non altri
finenti che le cagione & g li effetti. Et perche h a n - .
no gran fem bianZa , non fo llm e n te con le cagioni
s a e ffe tti, ma con g A a ggina; ' , unì cofa fiita d i
aprir uia alla dtf l i n t iva <ù .q u e lli. D ebbiam o
adunque f i p t r , che q u alunque volta alcuna na­
tura è pofia im m ediatam ente alia pred a ti te n d i
alcuna cofa, quella f i p uò chiam ar cagion e ffe ien
te . FJ quello che na fee dallo eff etto , f i come il
Sole levato t cagione ne cefi aria del giorno . t l g i o ?
ho è ne c efiarfi fie n o del Sol levato.. Ma f i ben
alcuna cofa precede/fi di necefiilà ad un'altra per
natura , oper tempo , f i r i f a operar produzione »
la cofa precedente n on f i può chiam ar cagione di
a m ila , ma più, lofio antecedente. £ t guelfa , che
C* »
»
(4
fri
LA r c r i c A D I M.
^
ne fogne al detto antecedente , ha m eritato nome
eh confoguente , E ' i l vero , che queJU luoghi eh
antecedenti
confo'guenti,hanno fi difoefo i Im ­
perio , mentre fono adoperati g li Er fo m e n ti ,
che pojjono anchor effer cagione
ososi^i non
che altri ìm g h i fa r diuem ar da g li antecedenti
configli u n ti. Et ciò au vien e perche acquifr a ­
no il nome hor dalla natura delle cofe , che nella
loro forma neram etice antecedenti y
ccxfognen
ti fono , hor dalia p u ra fo rm a dell argomentare ,
p o f h t u t t a i n c o n d i t i o n e . l ì p e r c h e cofi f a t t i I v o
0
0
7
0
0
■v
f i n d i a n te c e d e n ti 0
e o n f e g u e n t i , fe c o n d o l a f o t
m a d e l l ’a r g o m e n t a r e , J o n o
t o n d i (to n a le .
:
fompre
f o n d a ti n e lla
co m e , fe e g li e h u o m o ; è a n im a le .
S e C h iijìta n o è
,
e g l i è le v a i o d a l j a e r o f o n ì e
,
la
q u a l f o r m a h a fio r fio, d i f a r i n q u a n t o f o r m a d i ,
u u n ir le c a g i o n i , 0
/u g n a r ti, 0
g l i e f f e tti a n te c e d e n ti, 0
f a n é tl S ol U n a to , 0
con
r
i l g io r n o in
( f i e n i p t o ; d ic o , c h e q u a n t u n q u e t l S o ! I e r n i a f a '
c a g i o n e f f i c i e n t e d e l g i o r n o , e 'l g i o r n o n e r o
fo
d e l S o l te tta to > n o n d im e n o
f o r m a c o n d i t j o r n ile
, se
l o i lo c a t i i n
'e u n to t i l
S o le
o so r* -*
q u e fia
, e g io r n o ,
I l S o l c h e è c a g i o n d i v e n t a a n t e c e d e n t e , e'I g i o r n o
(h e è e ffe tto d iv e n ta c o r ife ? v e n ie
E t tu tta q u e­
.
f i a f o r m a d i a r g o m e n t o co fi , f e l e v a t o è i l S o le f i
g i o r n o , a p p r e jjo D i a l e t t i c i , 0
R
et b o r i c i f a r e b b e
d e t t a e f f e r d a I l u o g o d e ’ conseguenti, p e r c h e i l c o n
f e g u e n t e f i c o n c lu d e , 0
d a lla c o n d u fic n e f i p r e n ­
d e i l n o m e , fi c o m e a n c o ra q u e fio
r ito , h a g ia c iu to co n h u o m o
.
.
Se h a p a r to - ^
Che q u a n t u n q u e
p e r c a g i o n d i t e m p o , l'b a t t e r g i a c i u t o c o n
tta
m n a r ifiì a ll'b a tte r p a r to r ito
*,
Interno
n o n d im e n o d i ­
venta
G IV L IO
CAMILLO,
roso
ucn\a configuenie , non perche U ragion del t n n
pò ciò dimandi y m a la forma deli'argomentar*
per quella particola condii tonale, che f e lo rd in e f i
m lg e jft n ^ n c (irebbe la necefiita , soso inftem e il
poter argomentar per condit tonale . Il perche
n e g li argom enti non f i feru ti ? ordine fim p r e n i
della natura , m del tem po, fi che le cofi: che fo n *
prim e , fum o nel primo luogo, coso le foglienti d o ­
po i , a n \i le turbano j beffo . • Ma poi che q u i/li
luoghi hanno acqm fiate ti nome di ante cenemi
configuenti non fila m e n to Per riguardo dilla f i r ­
coso
m a del?argomentare , m a ancora per ri*i*anlv
della natura delle coffe , che nella fir m a dell*argo­
mentare entrano y noi la fediremo alla fiie id fi
? argomentare cefi fa tto nome y aflhor che riguar­
da la fo rm a d eliargomentare. Et p ig lia r emo Jop ia m e n te quello, in q u a n to riguarda la na tu ra del­
ie cofi , che neramente procedono y fig u o ito .
Saranno adunque per cagion tutte quclu nature
*che im m ediatam ente producono alcuniej]
; coso
per cf]etti le cofi im m ediatam ente prodotte y *
tutte l'altre che in altro modo procedono per
recedenti y (oso che fig u o n o per configuenti » E t
a cricche meglio dim enda aeriam o a g l i efJempU
Proponiamoci d i fig u ra r quefio- concetto fi or fi not­
te , dico che, f i uogliatno fig u r a r dal Luogo della
cagione efficiente , potremo dire , l'ombra della
terra far negro i l nofiro Cielo . Retici) efio . m i fio.
con i'ejfeito . M a fe più» ri piacer li de g li. antece­
denti, pendendo che alici venuta, della notte proce­
de y che la regio# "m entale,per effere più lontane?
0
d a l Sole, carnuta#, il fix io r arfi ^potrem o cofi ffi-i**
C
-r\
I
LA T O P I C A DI M.
come il Petrarca . E imbrunir le contfade
d%
Oriente . Il qual imbrunir m vero r quantun­
que.
preceda la notte J, non e tper tutto ciò 9
, cagion
J
i
r/tr
e1*
e fflu e n te della n otte Tm a f i l o l'om bra della te rr a .
G ia c q u e ancor a l. Petrarca f a r d e l m edrfim o lu o­
g o ile g li an teceden ti qu efia f i g u r a .
Q u a liìo r
fain u la , Per p a rtir fi d a n o i [e te rn a lu ce . I m p e roche,penur che la venuta della notte d i n cce fù ta
*
precede d partir del Sole , ne p erò i l p a r tir d e i
)
Sole f a la n o tte .
Se ben la fua p a r te n z a e in ca­
g io n e , che l'om bra de Ila terra (opra fi volga , 0
f i p u r è cagione y non e cagione ne im m e d ia ta , ne
producen te . Et f i come tl nocchier lontanato d a l-
j
la n a u e non è f a to ra g io n effsciente della fo m m er
f o n delia nane im m ed ia ta m en te r m a li u c n tt,
0 l'oruiu ybenché fifoffe Sfato prefinte , non f i
farebbe per aucntura fimrnerjà ; Cofi i l partir del
Sole non è immediata cagione diprodur la notte „
Rene he fe m ai dall*itemij berrò ttoflro non f i par! t f i
f i y m ai notte non et coprirebbe . A l m e d efm o *
■concetto diede fig u r a dai luogo de g li anteceden­
ti , quando diffc , il Sol tafciarfi Spagna dietro
alle fine [palle > E Granata , e Marocco , e le cola»
n e , che necefjarsament e al venir delia rtotte, p re­
cede che i! Sol Infera dopo fe li p red e tti luoghi-. il
mede fimo concetto figuri# da c o n fig g e n ti, quando
d ifje . M A poi chel ciel accenti e le fu e U tile. Et*
p o i quando to veggio fia m m e g g ia rle Tl elle, per­
che 0 partito il Sole CX venuta U n o tte, d in e ce/stta fo g n e che le Siede fi pofiono m o fira re . Mae
}
quel lungo d i V irg ilio y Ij-iffefiere omnes m edi) y
J fu ti tt m<j; dedere, fo r fè i dock cagioni 0 cfj <t:i a
C I V I IO C A MI LL O.
T5*
perche coloro à Audio f t partirono per far (haifa .
Che se baite fiere [aito partenza, ferina t,vem'icne
tU Ufiiar ti luogoJ patiofv , farebbe dfa configge?}
ti , perchefigue di necefiità y che alla partenza di
molti- il luogo da loro prima occupatofi s i moflrifb utiofo . Neper tutto ciò la partenza, di ancia ha
prodotto y come cagion efficiente anello f i a t fa ,
pere/!or mancata cotal a tieni ione.. Mae il Sofa.
quando fi parte da noi y non ha qne.fia intentio?!
di partirfi perfar. notte , ma per volger per la firn
rotonda sa infinita Arrida , benché il Petrarca »
come Poeta . effe in quel luogo , Come ri Sol noi
ge rinfiam m ate rote , per dar luogo alla notte *
Que/lae Virg ilia n a anco ra. V ef i aura, a th irea.
Volendo dir unterò , e fo rm a ta da configliente „
perche consegue necejfariam ente t che f i alcuno
utue y fipajca d'acre y ne però l'aere è cagion chi
*** egli fia unto . Et in n u tfla dei Petrarca in fila r in
terra la f i o g l i a , che altrove d tjfi y abbandonar il
* corpo in terra , u d en d o d ir , .m orire. E dal m edefimo luogo necejfarioy m a altrove per contrario,
volendo d ir na fette fo r m ò fig u ra d a g li ,v • «Itn
ti c o fi.
A pie de colli\ ove la bella nef ia ,
Prese de le te. r ?.j m embra pria; »
Perche al nafcerài necefiita precede l'baver
prefi) corpo. M a lfa configgenti ma r nviglio fa­
me»t et n due modi fig u rò il medefimo concetti) d i
mifiere , la deve dtjjc .
Che g iù discesa a provar c a ld o e g ie fa * s
E del mortiti fentiron g li occhi f i o i ,
S.t m ti n o .quejh ani eced w ti s a t co n se g u a li I
er>' ' t A
* T O P I C A DJ - Mv '■
tufferò- la f in v a di argornentarm-per
' éricbmUàtnHilvypùtYcbhmo m a u tenerfi necefictrix
m en ti n e i firn natu rai ord/ne *• Et anco uofierlo,
cvm è-fife? ombra della terra i k noi uolta r è not-.
ti'
ferto n tra ritn \ f e notte è y . l'ombra della
te rr a è rim ira- <i>neù^fEt f i nato è. r fin te caldo e
g ititi
fifè fin te v d l d o y greto-c nato : B cucire
tn alcuno m n fi w w ie rtk e b h e w Come, fe nato e,
ha pre o il corpo . o’MAsa proso h a il corpo , non f i
potrebbe argomentando.d i re che, di molto prim a
f i prende il corpo >dosowdto-.che s i riafce. El ianto
d e g li antecedenti y configgenti detto f ia . . -.
« G li aggiun ti cofi detii'dii Cicerone.^ perche f i
aggiungono'aktt né qunlitk- aue-.cofi #ym n come
ueceffàriamentc \ o jc m p rc ,a m m o n ti ,\m#,fpef]e
■'mite . Non fono aduna n e g l i a g g litn ti da. alcuna
, iteceftita g o v ern a ti<, ma da riguardo d ittin o di
tre capi t il perche f i come il tempo è tripartito , *"
cofi g li aggiunti tripdrtiù fiom H m per oche.p.one­
ro poffòno preceder per temp&ad akun<txof#%r co- w
m e l ’amore à g li abbracci am enti.y onero, poffom
effer con effh coffa ad tm tempo , • come lo Strepito
d e 'p ie d i col cam inare, oner poffom fig u ire ^ o m c
la p a llid e zza ad a icm o errar commeffo y N èy c n 7
fa ragione hahbiamo prefi h dire r che po/fono
preceder A che po/fon effer con la coffa ^ coso - che ' la
poffono f ig u ir e , non che precedano , non che f ia ' vto con offa coffa; non che non la fognano., perche
' m n fin o ne ceffitnj come g ii antecedenti y confirgu en ti * Mae fono ben pofsibili che fio effe, ito Ite •
4 anuengono perche JeiiXa h'iuer amato f i p n ò a b U ro.citare y y colui che non ha, abbracciato p m
; G l VLE O C A M ' ì n O ;
tfrarmtre, 0 c amittar f i peri fc n \a fa r strepito* "Et
fafar strepito f i può fi:n \a caminare *•. Vj Impatti*
dirfipuofenzci batter commcjfoserrore y
.commet t er amor fi p trioj'enza. im paliidire, Utuali Ivo -*
ghi n e g li argomenti tanto wagijo.no ad a iu ta r le
cori ettur e , che Gaio A q u ilio dotti fim o G iu re-
0
Confitto tu tti q u e lli, che à lu i-n elle c o n g ie ttu rd i
canfi per Jòccorfo rieri nano , à C terrene y „cert:e
più ingegno fio ,
p iu éfjterlo d i In i fafolm m .tn " dare : D t quanto adunque g li aggiunti-,fimo.pii»
deboli’ de g l i antecedènti
je e n fin te n tita n ti?
m aggior arie chieggono rila lor divieni ione per'
fa rli probabili, i- Imperò che le cofe fie q u r it m a n i
f e flati: ente,
d i nocefitta Arila natura precedono
fin o m effe à tu tti in rnegod-. Ma quelle che n o n
je m p re , m a tàlhorapof]òtto<o p r e c e d e r o e!fer coli?
U cofi. , o quelle fig li ire , conviene ohe fila lo dall*ingegno penfate . Per la q u a l cofa no:i m enu
nelle figurate locutioni, che ne g l i argom enti 7 d i­
ffe r ì le m aggior ingegno ,
iitvetrtione negi, a g
g i u n t i , che n e g li antecedenti
configis enti,£ ?
ntrilc cagioni
esse/fi ,• £ ' adunque tratta d a g li
•aggiunti qnefh ifig u ra ; bagnar con g ì occhi l'Iter*
l à , eyl p e tto , c l'u n o -,0 l 'a l t r o m l m d o d ir p i a 'gnere. Viro;, nell'undecime .. . . .
Spargitur 0 tellus lachgm ìs. , ffiargttniur 0 ’
arma -,
M a da’ configgenti q u e fia , bagnar gfioc eh sa et
bau er g i i occhi bum id i , o mollisporche d i necefri
ta piangendo , f i hanno g li occhi b a g n a ti,m a .m rt
rii- n tee f i n a fi bagna piangendo i'hetbd, c i petto-T
0
r0
0
0
0
0
-E l m n d i& tw -ito n e d ifficile, ■àa.'trmfcet- q u a n to
41 L A T O P TC A D I M,
p iù dipinga quefìa d a g li aggiunti,che q u e l& d i
con figgen ti. M.i per dar effempio in tutte tre lt
m aniere ,fta quefio de g li a g g iu n ti precedenti ,
«itre di quello d i fopra addotto » Et pallida mor­
te futura . FA quanto è fu o r della firnilitudini
quello del Petr. c’ha f r i t t o m a r in i, che à parlar
com in ci. N e g l i occhi s a nella f onte le parol e .
Yfiernpio d e g li aggiunti accompagnati, Vanterq;
«culai , tclumq; teterniti . lìt appreffo il Pe­
trarca .
E la conta a Vorecchia Lauta g i à te fa . Perche
f i potrebbe tirar Turco f e u \q aggirarft in coft fa t­
ta maniera , nondimeno e luogo m/fio con quel­
lo de g li a t t i , Ma quello di V irg . è firpplice ag ­
giu n to accompagnato , Mih ifitg id u s horror,m tm
bra q u a ti t, C eliduaj; toitfornndtne fan guis . Et
quello . F. T trepida matres preffert ad ubera
0 itos » Che necejjario non e fetnpre trem ar men­
tre f i ha paura , nè fempre è nece/Jario alle donne,
tneutre temono , premer al petto U fig liu o li. Che
se Turni s a l ’altro fo ffe m ctff ario y ri primo far,eb­
be d a l luogo delle cagioni s a effetti , il fecondo
ile’ coufeguenti . Effempio d e g li a g g iu n ti (eguen
t i è , che m ietuto d ir V irg. poterfi n eg li olmi in ­
fe r ir la quercia diffe. Glande i n f fie s fregere
fu b k lm is , perche potrebbe esser infera à la quer­
e la mlTohno , Lt doue porci entrar non potèf i ero »
m a quella è da confiq v en ti. Ornmq; incanuit
albo fio re p t r i . Perche fe inferito è il pero neWor­
mo , s a che habbta à produrre , d i necefitta amm éne ,che Tomo i m biancbifca d e g h a ltru i fr u tti
D a liix o tu ra rd [igoto ancora gentilmente f a r -
G l V LIO C àM ILLO.
43
m ar figura , benché molte locutioni , flte figure
non fono , f i form ino , quali fono quelle ± non me
L ttct. «olendo d i r y m'è noto , Ef »
-se' }' ■
Ncc acjjjuc crudelibus occubat u m b ris. Ve..
tendo dir non ejjer morto » Ma S f ig u r a te locu­
tioni l/abbiam o detto effer solamente quelle, che
figu ran o, s a rapprefinlano talmente la cofa t che
et para vederla dam anti. Ev dunque g en tili f i im a
figura prefa dal luogo de* contrari quella d e l Pe/,
che venutogli da dir quefio concetto y Laura p a rttrfi da l u i , d iffe. •*-' ■
Deh perche tacque r s a allargo la mano . Im ­
p eri che d t fopra banca d e tto . parergli che Vpen­
sarg li baueff 'e mojìro effer flato prefo per mano
da L au ra cofi \ ?er man m i prefe y e diffe pn que
jla fje ra » Ut che f i ben f i confiderà, com esi ta ^ ier t contrario d el d ire r cofi a lla rg a rla mano è
centrano dett'ha-uer prefi per m ano . Ma tan to
piùfig u ra allargar ta mano , cljc tacere , quanto
p iù si par ueder la cofa d in a n zi . Ma Tthul/o noi*
volendo uefiir concettosi p a rten za corporale , m a
della parteiiZa di uita quando diffe *
Et teneam rnoftens-defictente m an» y non potè
ufar li contrari] cofim anifefir . Imperoche tener r
& deficere non- fono u tr i contrari] , ma tenere s a relinquere, che à dire partenza corporale haurebBono battuto lu o g o . \lperche volendo d ir mori­
re in prefin \ctd i D e lia , che e preferita d i v ita , .
mefio inluogo Jirtlenquere , deficere , fondando t
in un luogo > c to i n e l luogo de* configuentifim pz rothe al morir di necefina , ponfiguegtonfoLtmem
tc il mancar detta d e h ilita u mano x m a d i tu tti
*4
T O PICA
g‘ l i altri mem bri ..E t cofi con doppia fig u ra R f a
tieder uno che muore in cofi fa tto atto fotti. fori è
libero perciò dal luogo de g l i a t t i . Si jpuo beti
talhor tacer uno de' contrari , s a talbqjr noripuò
tacerlo y m afupponerh tn nafeofa dottrina^ q u a -
•(_.se._se se
h $ quello fo k '
oso*
V irtù ch'intorno i fio r apri e rinoue$
D a le tenere piante fu e pa r ch'cfia *
Ch'altroue è cofi detto ...
_se.se
' se se
JU'herbeUe verdi e i fio r d i coke, mille f i
fi
Sparfi fitto q u e lf elee antiqua e negra f
f
, Prega» p u r e fo ffo lp i* g l* p ro n ta e ttftjtf;*
\lq u a l coysetto^fhe ì d i camino? p t r f i t y t y
b grbe, in lode file' piedi in ditte ifi luos/sa dmfofatnent* è uejìtto . Ma nel p iù con fig u ra tra tta dàt.
luogo d t contrari; de* quali l'uno ha fidam ente ta
M uto ma nella dojtrttta nafeofo. Imperochc Colo*- ^
nulla comanda che le tenere herbe ftan qfihU ate
dell'Immane piante , si come quelle ^ Icquqli-pìu
«he d'altro anim ale h fònonem ichò fo u fo etra n a ^
adunque up lfi d a l contrario lodar te, p ia n te di
B a u ? * , accioche in tutte le p a rti del corpo moftra fle , che effaau an\a{Je la forte humana . Ma
pfa nero c o tti contrario non è manif i fio , f i per
effer taciuto , come per ejfer d i ripofia dottrina .
Ef?fintile qutllo ycbe volendo-dn Veffer morta. x
dijjtparlando della rhorte *
1\t*bar novellamente in ogni urna r
r Entrò f i le i che riera data in forte *
se
E t l i contrari fono uitiTy e m o r te .. Ma lette d i
nom inar v i t a , s a fila m en te dim eflra effet entra
ófK.cuAdim orar f i o / U u jta x ò o lp f ik - u tn e . Ir»-
«•
G I V L ! O CA M I L L O .
però che nel [angue , cJ)e è tulle vene, fecondo a l­
euti* ElioJofi, e porta la ni Li . lit coso laesaù tutfio f i quefio contrario tu Ila d o ttrin a . Maeso altra
bellezza im e f o la t a con le dette figure netti d a ti
effem pt, non è al prefinte luogo di moflrarc.Ren. che fe ben f i g u a rd a in quello: Et allargò la mane
t luogo mifio con quello d e g li atti , 0 g i à babbi a
tuo detto quelle figure effer d iv in e tuon altram en­
te che g li argomenti fo rti f i n i i , L a doue p iù lue
gin infiem eft te/Jono.Ma hor parliam o de' luogh i
[empiici folam en te, liquati f i ben faranno conof i u t i , fa c d cofa farla da cortofeer g li m ifii. Sona
ben alcuni altri co n tra ri, liquali g i à col Greco
vocabolo f in chiam ati antitbett nella parte de g l i
ornam enti. C o m e ,
Pace non truouo , e non ho da fa r guerra. M *
* * di quefii non parliamo alprefinte , f i non di.quel
luogo detto da contrari .o n d e ancora li fo rti or*
• menti f i traggono .
'
*
D a g li a tti d i qualunque animale f i figliòrto
talmente fig u ra r le locution i, che efii a m m a li
auàfi al coffetto ci f i moftrano . E/ in uero come
riabbiamo detto, benché quefìi luoghi,che hor ad
aprir incominciamo, non filano topici,come q u el*
li f i fip r a , onde an co ra g li argomenti f i muouo*
no , nondimeno fin o luoghi d i tal m aniera , che
talborpiù uifibili da loro efeono le figu re,ch e dal
li T o p ic i. l/che non fa r à drfficil da conofiere, f i
confideraremo , che à V irg ilio effendo venuto dà
d ir quefio concetto, non effer lunghi firp i in Ita­
lia ,fi diede a figurarlo da g li atti,cioe dalli cor~
perai m ovim enti f che f a il firp e Amperochc mo~
€6
L A T O P I C A D I M.
%
mtnd.fi , fi lungo f i fife , farebbe grandi li g i r i .
d i fi e adunque . Neq, tanto Squammeus iu fpirarn traéìu (c colhgrt a n g u is. Et non fila m en ti
d a g li a ttt nat urobliente perpetui, ma dalli tem pova/if i poj]m o ueder qua/ì unte figure t qual t
j;
quefia di Virgilio nelfe rm a r fi a cavallo col tirar
della b rig lia , adducili amens fubfifht habenis.
E t quello di volger li c a v a lli. 5ed fla ter habenis
f l e t i it equos. Et quello del Petrarca Q ual N infa
on fon ti, in felue m ai qual D e a , Chiome d'oro f i
fin o alTaura fc io lfi, che uolendo uefìir blamente
quefio concetto, Laura hauer p iù belli capelli d o g i i altra , muffe la figu ra dal luogo d e g li a ttic h e
figh ono fa r le donnet quando più va g h i mofrem o
b lo r capelli, coso altrove dal contrario atto figurò
i l medefimo concetto . N i d ’or .capelli in bionda
treccia attorfe , Si bella. Ete da confiderar in %*
quefio non altrimenti che in tu tti g li altri luoghi
f i topici come q u e fli, che fig u ra tiv i chiam iam o, r
che taihor le f ig u re tf i come avvien e ancor alle
locutioni d*altra maniera , uefiono lontano concet
to d a l fuono delle parole : taihor quel medefimo
che f i coglie dalle parole : le due figure del P etrar
c a g ià date fono in effimpio : p e n n e la intention
del Petrarca non era d i voler uefiir quefio puro
concetto, Laura fiioglìer U capelli a l’aura t a a t­
torcerli in bionda treccia , f i che il concetto fu o
fossa dentro di ta l parole : Mae che L. hauea belli
c apelli. La bclleZfrt de’ quali non li p a rta poter
con maggior uagheTf^a mofirare, che per virtù d i
quefio luogo d e g li a t t i . V efie ben il concetto fe ­
conda il fu on delle parole quello . Eratto i capei
a
GIVLIO CAMILLO.
67
eTuro A Vaura J p a rfi. Ch'ut mille dolci nodi g li
avvolge a y perche non trotto c'babbi* concetto fu o
rt d i quello che è legato nel fu un deste parole
tali fono^gli effempt d i V irg ilio a d d o tti. Ma
qual'Apelle,qual P olicieto potrebbe pennelleggiar
f i uifibilc Vandar et un vecchio., come fece il Prtrarca , Mouefi il vecchiarei ì non ci pa r v e d e r
thè egli fin d i immobile fa tto \mobileper fig u ri il
-si '
* Indi trahendo poi l'antico fianco,
v C h i notilo vede tale leggendo quefio uerfò 9
che non li p a ia veder lu i rtirarfi le ancheJlanche
dalla vecchiezza una'per volta ? E tà qual lettori
non par vede te a m in a r la uecch ia, quando'legge
que' ver fi ?
.si „est si *'•v ■«
Vergendo f i in lontan paefi fola
*
*+ . L a fianca Vecchiarellapellegrina:. «
Raddoppia i p a f ii, e p i ù , e p iù s a ffretta.
•
O levar quelpafior la f e r a , che tutto'l dì era
fia to diftefo ? qvando legge q uelli.
Dn'osoaense in p ie d i , e con l'ufitta v e r g a .
E t q v a l lettor c f i cieco , effe Uggendo que'ver
f i d i V irg ilio , non u eggia g li a tti, non f i n t a i
colpi de'fabbri ? si
- si
.
IIli inter fe f i m ulta in brachia tollunt In nu­
merum) uerfiintj; tenaci fòrcipe m a ffa m . C olui
adunque che b a g li occhi e r g i* orecchi ne' predei
ti «ersi, potrà prometterli d i poter operar d i cofi
fatte belleZz* y quando f i m etterà filo ad i m ita r
la g ra n maeflra natura nette cagioni, n eg li effet­
ti , n e g li antecedenti . Et cofi in ciafiu nde g li
altri luogh i , l i q u a li
non co itim a g g fir firm jr d i
%e t
L A T O P I C A D I M.
%
defui eri o , che con virtù di ingegno ci habbiamo
peram niura d a ti a d a p rire. N e ben fo quanto
ciu fio atte beate anime di quegli antichi , fe di U
f u ci veggono , che noi fiam o s ia ti t o fffd ifa r u t
dere li fa n ti lor fecreti , che prim a netta p iù ripo -Jìap a rte d i quefìt luoghi fi Piavano rin ch iu fi.
s Dalla qu a lita del corpo f i tirano molte mantfe
Jìe figu re , quatte quella d i V irg ilio .
V irgin ei uolucrum uultvs ,fa ed i f i im a u entris
P roiuutesy u n ca f m a n u s, s a pallida femper
O ra f a m e . Hi q u e lla .
Squallentem b a rb a m , s a concretos fa n g vin e
crin es.
Cofi dalla q u a lità , benché rade udite a vien e,
(Ih non fi mefcoU con la q u a lità .S i come appreffo
V ir g ilio .
M onfirurti horrendum , inform e , in g en s , c u i
lumen adem ptum . '
T rune a manti p tn u s regtV;sa ùefiigta f ir m a t,
Et infieme ut e il luogo de' confegucnti , hel
qual è tutta fondata la grandeZ^a s a Vamplifica­
tione del Ciclopo . ìmperoche s'egli haueva un
pino per h afion e, confegue di necefiita che foffe
g ra n d e, tale è quel luogo . la c u itj; p e f antrum
im m enfum . v
\
D a g li apparenti f i muovono molte volte le f i ­
g u re , s a fono t a l i , che quando ancora g li appa­
r a v i f offero altrim enti quanto in f e , nondimeno,
perche cofi alla nof r a utfìa appaiono ; molto vo­
gliono nel dipinger dette cofe . Q u a l è quella
del Pef.
Ss ratto ufeiva il Sol cinto d i ra g g i •
\
CTVLIO CAMILLO.
69
N e la figura f i mofira cofi fa tta per la fola
virtù della tradat ione , posta in quella p a ro la ,
cinto . perche parer a noi tl Sole, come circondato
uèf it ta li r a g g ila molti modi f i potrebbe dire.
Et fe. ben f i diceffeper traflatione, non f i potendo
altrim enti , U concetto nondimeno è d i dir quello,
che ci appare ueder nel Sole . Dt che talmente
Ouidio fi mofira in v a g h ito , che in un luogo fece
quefia fig u ra . .
»...
: ,V
A t genitor ericum caput omne micante
Depofuit radios.
Et in urialtro quefia .
Impofuitq; coma radios, dal contrario .
L a fim ilu u d iu e , mentre è luogo d i figu rata
locutione fi quella, che fi fr o l rifare quando la cof i foffe tanto flerile , che non potcjfc da alcun al»
^ tro delti predetti luoghi defiderata belleTja p a r­
torire . Propofloci adunque alcun concetto, coso
# fatto con la mente dtfeorfo per tu tti li predetti
luoghitnè ueggendo onde coglier fi po/fa modo di
figu rare , ottimo rifugio fa rà la fim ilitu d in e , 9
a comparatione.Et quantunque dellefirm i ilu d i n i
alcune fiano breuigom e quelle che un filo concet
to uefono , q u a l e quell j d i V irgilio 1 8 4 . T o rrentis aqux, T el turbinis atri More fu r e n t. A l­
cune lunghe , che in più parole f i difiendono^ua
le è quella . Q uatis apes affate nova per floret
exercet fih file labor Cosoc. Nondimeno ambedue
nafeono da un medefimo luo^o é II perche, fe ben
noftra intentione non è a Jegnar alla uotia più pa
role di quelle v (he po/fono uefiir un filo concetto,
nondimeno quefle fim tlitu d m i m n altrim enti che
toso
70
L A T O P I C A D I M.
%
ta ltre figure per la loro dignità batteranno eccet­
ti one perche il luogo aeramele non e p iù di uno ne
fa p iù d i uno effetto , f i ben f autore con molte pa
role lo jft'g a fje . E/ fig n o che dfò uerofia, e, che
f i pofjono tutte quelle molte parole ri fù n g e r fo la mente à tante t che da un f ilo uerbo potrebbono
effer governate . Ecco adunque Virgilio nel p r i­
mo ejfimpio y hauendo à uefiir quefio concetto 9
f a r grande occifione, che altr intente f i dice, me­
nar grein Strage , non f u contento di quefia uefia,
C a d etto , Vtenera per campos, m a perm etterci
quafi davanti à g li occhi il furor d i Enea^nell'uc­
cider quefio s a q uello. N e parendoli da alcuno
de* luoghi fu m o fira ti ,p e r tirar fig u ra che ciò
operajfè , tutto fi riuolfi allaJim ilitudine,che d i­
cendo tale effer il ftiror di Enea neltuccider, qua
le e quello del torrente, o del tùrbine , opera che*»
mettendoci noi d in a n zi à g li occhi quello, che tul
tu d ì ueggiamo del torrente , s a del torbine , c f
, m ettiam o parim ente quello che non vedemmo g i à
m a i . I/ perchexquellc firm litu d iw batteranno
g r a n f o r i a d i dipingerci la cofa, le quali faranno
m an ififitfiim e. che cofi dalla cofa conofiwta 9 ue
n i amo a conofcer quella che non vedemmo g i à m a i t s a s e talhor Virgilit) prendefim ihtudine da
cofa, che non fu uedutagiam a i , lo f a poche uol
t e , s a / n ta li cofi che l'animo no[Irò almeno fe
Thabbìa imaginato, f i come volendo dim ofirarci,
di qual bellezza s a d i qual habito , s a d i q u a l
arm e ornato foffe E nea, aiutando alla c a ccia ,
tra tte cofi la firmittudme da Apollo . Q u a tis%ubi
hibernam , L yciam , x a n th ij; fluenUt D eferti, ac
„ G ! V L I O C À Mi L L O .
71
D cium maternam innifit Apodo 0 c . Et volendo*
ci parimente m oJlrarU helleosoaedi D id o n e , ci
meffè cofi avanti Diana . Q u a li in Eurotx ripis
ave per tuga C ìn th i, Exercet D iana C horos. E'
m i nero coftfimigliando Enea 0 D idone à cofa
diurna ypoflo che le divine nonfiano à noflri oc­
chi maniftfle,pur la imaginatione fa tta c i d i Apoi
lo 0 di D iana y celo f a v e d e re . Et quello che è
più lafiiato alla confidetottone , che al fenfo f a
parer la cofa d i maefia m aggiore, cofi il Petrarca
volendo uefìir quefto concetto, Laura caminar con
granita, prefi la fim i li Untine dal cam inar d i uno
A ngelo. Et cofilafciò nellt mente nofira m ag­
g ior riveren za di quitta , che'l puro fenfo h avreb­
be d a altra cofa manife fi a p o r to , dicendo .
Mouer i piè fra I’herbe e le v io le ,
^
Non coni: donna , ma ccm A n g el fittole • Mae l'Oratore f a pur contento d i trarre le fu e
J ìm tln u d tm da u f i tutte m a n ij'cfe. Ma è molto
da confoderar fottiim n/te in quefia p a r te , che .
talhor i Poeti pieni d i dittino f i n i t o sfaran no la
proprietà di una c o fa , che fa i ebbefom ilitudm e,
per far probabile alcun'altra, se/toso ìpofhrar ale»
nafim ilitudine ; 0 per g r a d a i'ejfem p io . L'cru
ditif im o Petrarca u u l n tfiir quefio concetta $
che ciò che u td e , non è altro , che la fina donna ;
0 perche uedea quefia cofa poco probabile uolfe
aiutarla non con la firn Hit o d i ne del Sole , ma con
la u irtu , che e netta fim ilitu d in e . I mperoche f i militudinc manif i f a farebbe fia ta f e haueff'e tor­
to; Si come alcun che ha fifftm e n te riguardato nel
Sole, riuoltofi in altraparte , non, u t de altro cht
iS m
èri.
ì L n S E C O 'N 'D O .I f
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TOM O D E L L ’O P E R E s a
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D I M A J IV .L L O
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I N V I N E G r A. A P P R E SS O C A B R I E L
G I O L I TX> D H’ , F E R R À. R I. /
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D L X X 1 1 1 U.
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~
E/p o fìtio n e fo s a n iì-p rim o et fe c o n d o
S o n e tto del PctsaIcaoso sa oso - /oso
'
.
T i p ica ffitiàrojctell ’É lo c tfti One ,.
La G r a m n u u q g i S . - ososa
.
à 't
7i
L a t o p i c a d i m.
Sole , ma la virtù della firm i studine è , dir dt non
veder altro , che il Jua So le. , Perche f f l f g l o f a ver attribuìto il nome del $ole a L* fi.con^ rtndf
quefìa effer virtù prefa da fim i Ut udin^nonfim ila u d in e , lmpcrorbe a voler f a r fim ih tu d in c ,
no» douea levar uia il nome d t L .s a in fuo luogo
poner Sole y che cofi è p iù toflo trafi ottone prefa
da do tu f i ma fim iU tudine, D / q u i f i mosce Q u in
t d i ano à d ìreg h e la traslauone era p iù breve del
la comparatione . Et Li comparatione f a il medefimo ihe la fim iln u din e ,se non che la fim ili t udì
ne non dimojlra auawgire , nc effer a u a m a ta dal
la c o jh y a cut f i fa la JinnUludine , fi come la com
paratione » quatte .
Et lei p iù prefta affai che fia m m a o venti .
IL
FINE DELLA
TOPICA
dt M. G ridio Camillo ;
AL
M O L T O
ILLLVSTRE
S.
C O N T E
D A
C O L
SER TO R IO
L A
/ v l i o Ca­
m i l l o prese
il cognome di
‘TDelminto ,
Dehniniocittà antichifama di
Dalmatia, c h e fu patria del —
*>a d r e . Et nacque f come io
credo al mondo , per eccitare
ielle menti di tutti gli
'e marauiglie , in qualunque
> D
74
opra
, obuona, orea che et fi
metteffe. Hebbe un genio con
ardor inefhmabile. uolto uerjò
l'Eloquenza. Jìquale non ca­
pendoper la grandezza fu a ,
tic
gliflrettifimiterminidi
precetti, dei macjìri di 7\etonca , udendone,
in
gufa , che la difìcfe per
gli ampifim i luoghi del Tbea­
no di tutto il mondo. Et au
uenga che ufcendo egli primie­
ro in cofi gran campo , uoleffe
hauereper forra tuttigli an­
tichi
"Rotori:egli nondimeno
infinite cofe invento con la for­
za del
fuoaltfim o intelletto .
Fra lequaliela Topica mara*
I
.
'
-
.
' v f
1 uiglio/àdella Elocutione. La
,
!
!
i
[
|
'
:
'
quale io ho
fiatto uni ,
àfine che ellanon ifinarrifca
nell’ingordigia di molti , che
cercano con
loplef tro
’
uati di lui illufirarf i
m i. Et ancorché quefio dificor
fio chefitg u e , e la
,
fahcfiofinoM di cjue' due So> netti,fileno
digran lun
to alla eccellentiadella T
ca ; nondimenoperche ellefino
fue, ffi potrebbono infiuftamente ornare-altrui,
pure fino utili a gli
dell'Eloquenza, ho uoluto dar
Je al mondo, {fi dedicarle con
la Topica d Vo i , fi come à
D o so -
genttl'huomo,
Udall'an­
tichifw a nobiltà del sangue ,
recando la aera nobiltà dell'a­
nimo ,
f f l’amoredella
f f del giùfio , e’I
dèi
teccelleràia, hauein predio
ff) lef atiche di
di­
vino , f f la carità mia uerfo
loro .
r
P atritio,
DI'SCORSO DI
M ..GIVLIO
C
A ' M I L L O
SO P R A
M
O G
H E Rsa
E N
E,
i l come Varchitetto , non
f con fana mente f i co ndureb
he k fabrica* alcuno edifi­
cio con le pietre , 0 altri
I [em piici f e prim a nella men
j te non baueff'e con b e lli, 0
dotti pcnfiert fa tta una men
tal fabbrica : ad im itat ioti d i c u i , d i fu ori efferatajfe le m ani. Coso d i niuno configlio è da g iu d i
tare quello conipcmitw
f i dà fi
'mettere iiifieme lè~pàfòte,T f ^ a ltr i ornam enti t
fon\a regger lo siile , fecondo alcuna forma, p ri'ma còttocatafi nella mente . Sia adunque tenuto
'quefio per fermo ,neffuno poter meritare il nomi,
di eloquente , fe prima, non f i ha cofiituito in a n i}
alcuni m odelli, quali baueuano g li A n tic h i, 0
-------------_
D
iij
y 8
D I S C O R S O
* '
sa la tmagine loro nelle fenfibili opere non fiaprà
rnojlrar di fu ori. Et quantunque M, Tullio tre
fole form e nel fu o Oratore , a g u ìfa di tre modelli
apparecchi, nondimeno p iù fu u ra m i p ir e la uta
d i D tonifio , (oso di Hermogene . JLiquali fo rfè
confilerando ciafcuna delle dette fo r m e , ,cl)e un iuerfali fono , effer compojìa d i più particolari fior»
tue : f i come i h umano corpo . che confideiato tu t­
to, benché habbia nel tutto q uelli grande Coso uni»
uerjal fo r m a , per la quale e difìinto dal cane coso
dal b u e , nondimeno quefia f i/ m a è di più fo rm e
particolari cofìiluita : f i come del capo, delle brac
eia , cosom a n i, cosogambe , cosop ie d i, lequali p a r
ti ciafcuna ha fuo particolare fórm a . Et tutte in ­
fa m e fanno la uniuerfàle ; S i diedero à fitlfa ftele
trattare delle dette p a rtic o la ri. Dice adunque
; Cicerone effer tre fio)e fo r m e lla fommefJaf la me»,
diocre, cosolagrande .
sa
r; oso;; Lv
;.
L a fomm effa è quella, che quantunque firfh u»
m ite , e nondimeno da effer governata d a prude#
ti ; percioche effa ben con la h a f ftifa fina moflxa
poter f i facilmente imitare: ma farffe volte in g a n ­
na colu i, che ne fa p r o v a . imperoche q uan tun­
que Cic. dica , poiché confefjata ha la f u a dif a ­
tu ità , fc alcuno cade da le i non poter c a d e r , fe
non da baffo luogo , pur a me pare , quanto effa t
p iù baff à , tanto tfptggi'-r pericolo effer d i d iv e n ­
tar u tle. Et gra n cofi è tenerfi fila m e n ti un p o ­
co le v a to , la onde fc alcuno f i abbaffaffe , non me
citerebbe p iù nome d i fom m efjo, ma di vile. Q u e
f ia adunque dee ufare molte cosojfe ff e fen ten tie,
ma ta li, che'l loro lume no» molto, rifjd eu d d . Le
r
SOPRA HERMOG.
7*
parole fecondo la confuetviine , s a l e tra flttio n i'
niente dure ; ma d i quelle che nel commuti p arla­
re fi riceuerebbono ; molto dee effer afiuta , roaest
che taf} ufia fu a , p iù fittile che magnifica f i a j e
parole fue non deouo effer g u a rd a te da (amorfi d i
vocaboli, ne per tutto ciò da ingrata negligenti»*;
ma da qu elli che diligentemente è compofia. Sciol
ta ancora dice Cicerone dei tutto da n u m e ri. Ma
per mio auifo non dee effer intefo cofi fem p h eetncmt yf crei oche ancora detti numeri fono ( s i co­
nte al luogo fuo diremo) che non muffirono ornato)
s a pvr con dtligentia , che non appai e , fono te f i
fitti.
La mediocre forma t alquanto più robufla, s a
pitn & r jQA non p tr tutto ciò ta n to , quanto l'am pHfiima , che fig u irà fa appreffo. H a qvefia le
y ferventi e più d e tta te , s a tu tti g l i ornamenti-, s a .
lu m i dell* Eloquentia le fi conuengono ^ E t benché
con l t Ira fia t to n i, s a altre bellefge f i parta a l­
quanto dal commune ufo y in quanto èlle cofi non
fi parlarebbono , pur non f i dee partire dalla in tclligentia commune.. Da quefta ancora Cicerone
dice y cadendo alcuno , non poter cader da luogo
molto a lto . Et uero dice >perche ha fiotto à fe la N
form a fommeffa , cht farebbe fu g g ire il pericolo
diuentaruile y nondimeno d iffid i cofa è tcn erfl,
nel m e \o si „> 4 diuentare alcuno de g li eflrem i,
non dico fen\a participor la natura ile g l i e jlr tm i , che impofiibilc fa reb b e.
'
La terza form a è ia magnifica , la. copiofa , la
g r a v e , la ornata , s a s i come la fommeffa e ite*
esneta a prona re > C /la mediocre à dilettare
D
tese
lo
D I S C O R S O
coso lae /eroso à piegare , Cr muovere g l i anim i .
N eper tutto cioè da intender il luogo d i Cicerone
fi, che quefia fola habbia uirtu di muovere g li ani
m i: percioche Hermogéne ha opinione, che la
fim phcisfim ajornu fi 4 acconcia à piegare g li a n i­
m i talhora . s i come à miferie ordì a . Et noi mo­
streremo altre form e pot^r altre p a fiio n i, fecondo
la loro natura , trattare . Mae Cicerone per mio
auifo , intese nel p iù .
f i Purità*
C h ia r e lla
Ù £«iterali
form e
d i H er­
m oge­
ne.
L ucidezza»
S e v e r ità .____
GrandcZ$a. \ Vehemen%a sa
BelleZ^à •'
/ Asareosoae, ’
Splendore v
V ig o re .
yrtpific\jì si
Prosoeosoae,
Costume.
V e r iià .
Simplicità ,
D olcezza .
A crim onia.
M anfuetudm e.
LAggraeuaewrnto
.
Delle quali tutte forme dice H erm ogene far fi
I'oratione C ivile Dem ojìhenica, cioè quella che
del tutto ha vfato Demojlhene ; laqual nondimeno
um ucrfautà divide m tre forme p rin cip ili ; nella
D elibera-
,
SOPRA HERMOG
8l
D elilerati&a 9 G iu d tcia le, s a Va» efo n ica . L à
D eliberatim i, dice abondar di tutte quelle form e t
che fanno g r o n d e r à , s a g r a v ita , che e s s a
appare ; altrimenti non p e rfid e re b b e , s a m ediocr emente del cofiurne benché alcuna particola}
deltberattua potrà hauer btfognodt co fiu m e, per
la perfo n a , d i cuif i haurà I'oratione : la quale ci
afiringerà a partirci dalla propria d ig n ità , s a d i
scender d forma pitt m orale. Et nel nero le persa­
ne , de lejquali fi p a rla , in parte fanno s a picciala , s a grande l'or al io n e .
La Gindiciate dico effer d i contraria natura a.
la deliberativa , fatuo fe non fo ffed i cofepubhche .
s a g r a n d i , utetne alla deliberatione . Q ue f i a.
adunque intanto è contraria alla d e lib e ra tiv a , in
quafTTo infogno , eh*abondi. di cofiume } ilqual / i .
^faccia per martfuet udine s a fe m fiic ità , m a neffj^
1ita parte dee hauer dell'aggrauanien'o, ò, d'aìa*iu forma ta le , o pochifinno ben ricevela g ran <■**•
delffa fiu ta per JrtpesteAu dalli fe n fi, e non.dalle
parole , ne dalle cofe che f i fanno intorno à quella%
tie dal methodo del fenfo ,faluo cheleggerifs im a­
mente, quando.pur fi fa c effe. La qual g r a n d e z ­
z a non è però ricevuta , fecondo le fu e altre m a ­
niere , fatuo fe in alcun luogo non ricette la uehemenfid , in quanto a l fenfo . Et in qualche luogo
alcuna volta ancora, fecondo la parola con te, f i ­
gure t chef i fatmo intorno ad effa, ma nel rim a­
nente ufa a ltre parti c iv ili % fi come la dehberatiu a .
La Panegirica netti fermom riceve tutte le fot*
me che fimno la g ra n d e zza , fatuo V afprefga, s a
D
V
*2.
D I S C O R S O
Li uebem enZa, riceve ancora la ja n p l ig ù , f i l m
la dotte li conuien Iettar [oratione alla fo u erità ,
0 fo la dvhefoza ha in nejjun luogo opportunità,
ha in quefia, riceve ancorala b ellef i f a g y la g r a
v ita , fecondo i t m ethodo, la quale non è apparen-,
te del tutto : ma altra g ra vità per niente . Eccetto
la dove vogliamo di/nofirar per quefia alcuna per
fona t che babbia o riti on Panegirica appreffo noi
P r e sied a ha poco luogo in quefia form a, la q u a
le e qu.ifì tutta pofia in narraliane . Lj Panegiri­
ci nffonfì h i u(ano ancora l'a fp re\ze : cW * u themenZy occupano non poco luogo : fi come anco
tutte le fie tie di g r a v ita , 0 alcune oratiom di
Platone nel Gorgia fono d i g r a v ita , che appare
0 non è . Ricette ancora quefia fo rm a Panegi­
rica tutte le forme per la im ita tio n e. . Vfàrffrnffmente tutte le cofe può t e , che ufa la giudictale 0
deliberativa : m acon una certa, correttione . Et ■
per dire alcuna cofa p a r tic o la r e q u e f ia fola può i
ufare tu tte le form e fe paratamente, l ’usta dall'al
tra , f i n 7a mefoolamento. Mae quando diuieue il
P am girtco qu*fì più ciutle , come fe gli Atheniefi
0 Lacedemoni f o f f ero in quefiione , dopo le cofe
d i M edia , dal precedere ; abonderà più del file n ^ dorè , 0 de la f i verit à , che la D eliberativa ,
P A N E G I R I C A IN M E T R O .
Q u efia che è Poefia, ufi» tutte le cofe della
oratione Panegirica : ma poco o niente di quelle
dilla g iu d tcta lt 0 deliberat tu a . Poefia è im i­
tatione di tutte le cofe : 0 quefia molto uerfa nel-,
la delettatione, 0 nella grandeZya , f i come dice
Hertwogene ne la form a d i fe m p lic ità , oltre al
,
S O P R A I TER M O C .
I3
parlare del tutto : coso ha li ver fi cou f f ri , coso cqtjoJctuti dall'odio. P roprtj fono alla Porfia t a t t i l i
finfi fiu o lg fi, come di Saturno , de' T ite m i, dè'
Giganti j y C ent a ri r y Sirene , e T r ito n i, e'
Leflngom , Ciclopo f coso Pcrfieo . D ir cofe che ec­
cedano la natura dell huomo , m a mofiruofiimcnte
fi come f a tte , coso degne di credenza* carile che
Achille fall affé ta n to, coso che A ia ce, ouer H etta­
ri fucihnente(gettafa'e tanta pietra : coso che efr i fo fi
fero f i g r a n d i. D ir che cofe inanimate ferva n o ,
d g h \d d tj, con alcuno fenfa ,come che d ìfu a p ro
pria uolorua f i aperfero le porte del Cielo , C /td
terra d i folto mandaua à quefli herbe coso fiori „
Dir uniuerfalmentc mofiruojamente le cofe im pofi
filili coso incredibili. Ev anco cofa femplice coso pi*
Z nte Poetica , sottilmente narrar le cofe p a rtimente y come , che foptno cade, n e l* polvere t
• /na nell' hifioria ciò renderebbe b affeffia \ eccetto\
a doue uogliamo femplicemeute firtuor la Storta;
perche fino fem pii ci coso p arim ente dilette noli le
cofe particolarmente d e tte .
Il Methodo proprio de la P oefia.,oltre a g li aU
tri Methodi nel?orat ione pa n eg irica y è uno , cioè
il non parer d ir da fe Si ef i quelle c o fi, che d i­
cono , m a inuocar le m u fe , & Apollo , 0 altri D ei
Cosofarà che la oratione p a ia propria d t q u e lli. I l
qual Methodo è f i proprio della Poef in , che nefa u ­
na oratione la può ufare, fe non la Panegerica y
ma non ferina correttione . Le parole y quali usò K
H omero , coso H esiodo, le figure proprie d i Poefia
non fono , come li fieufi a coso alcun methodo cosop a ­
role: percioche ha quelle m edfam e s a /# la Pane0'
*4
D I S C O R S O
£irtcae oratione , Yt in quanto a U imitatione , fe ­
condo chiedono It forme d e' parlari .
Poi che hahhiamo dato a)faggio 0 delle tre
uniuerfali forme di Cicerone , 0 delle tx% di H er­
mogene , hora cJ.conduceremo a breuemente mofirare , in quanto infieme con vengono , 0 in quan
to di[convengono : 0 quali h abbiamo a feguire .
V ico adunque y che f e noi pareggeremo la forma
fomm ejja ; mediocre , e grande alla forma delibe­
rativa , g iu d i cia le , e Panegirica : la fola Pane­
g iric a del tutto converrà con la temperata . Alche
f i può fim iniente provare per effo Marco Tullio
nell'Orat. oue d ic e .
Fuit ornandus in Manilia lege Pompeius.T erti
perata oratione ornandi copiam per (et u ti fum us.
Che nefJuno fi può ornare , nè laudare , si non $ol
demo/iratiuo 0 Panegirico genere. Et vera­
mente quella aratione in quella p irte ^ doue orna ,
pornpeo è tutta Panegirica . Et del temperamene
tosare d i [opra fogno Hermogene t quando di fife
la Panegirica tifar alcune forme con correzion e.
Mae come contraporremo noi le due altre forme di
Cicerone a le due reflanti d i H ermogene? certo
non veggio
Tmperoche ne la fo m m cjfa , ne la
grande fimo , si come giacciono deforme dal loro
autore , da aff'omigliare ad alcuna d i quell'altre
d u e . Che fe hen Voratione di Cicerone effaminaremo, dotte effo confefia ne l'orationehauerle trat­
tate , troueremo in parte la fommejfa effer quella
che la g iu d tcia le . 0 in parte la grande deliberatiu a , 0 parimente ne la grande in parte effer la
g iu d ic ia le . Il perei# è d a conchiudere { h e le per-
sT ’-sa
^
SOPRA
H E R M O 0.
'
,
ti ­
fin e y Coso k caufi n o b ili, coso ignobili fanno rice­
ver , cosolafiiar di fuori le form e, che pofi'ono fa r
fammifaion y grandeZ fa , «e sempre effer gra n ­
de , ne pjfctola la deliberativa , ò la g u id i et a le, ,
ma taihor g r a n d e , taihor p ic c io la . Wt/e fusa
adunque , coso ncceffaria fava d i fottilmente inlett
dere*iutte quelle particolari forme , le quali noti
folamente conflituifcono le tre predette uniuerfah :
ma ancora , per la loro preferiti a ò lontananza,
quelle, cosohumili cosograndi fanno divenire . Et
prima m i p ia c e , che nel grani? ambito f i conof ia no le tre u n iu erfali, Cosoptu tosoo quelle tenute da
Hermogene , che da Cicerone , per effer più vici­
ne à ia cognitione. Viacemi, dico, che queste sia­
no prima conofciute, che le particolari J e q u a lig ià
ùedmente fi offeriranno, fàpenclo noi y che tali
f a y i d i , cotal uniuerfide c o fi tuifi ano y y fempre
\ la uniuerfileè p iù propinqua a la cognitione,
che li fuot particolari. Et nel «ero p>u facilmcjn~\
te dal tutto à le parti,che da le parti al tutto ua U'
nofira cognitione al primo a ffe tto .
Hor volendo noi trattare de le particolari fo r­
me fottilmente ypiglicremo quefia p iù fa c il u i a ,
che fapremo conofiere. , Et quantunque quella d i
Hermogene f a y uera y d iv in a , eoso perciò da
I tenere , nondimeno non ef if a c i le , che alcuno per
! lei poteffe fenZ # g ra n fatica hauer quefia nobilif i
\fama fcicn \af Ben aflàifarà. à d a rci à vedere p r i­
ma le fette gen era li fo r m e , cioè la chiareZga & c*
Et poi come la chiareZ^a fi d iv id e in pu rità y Ite
à i e Z z a , EVla grandeZgU tn fiu e rità , affireZgay
nehanenz* , falendorer u ig a rt ^ y in a fjo n tiu a m
U
D IS C O R S O
Et il coftume in fom plicità , dolce7
gga , acrimo­
nia , manfuetudine , s a aggravamento ; le quali
in tutto tra le generali s a particolori fono 1 7 fo r ­
me . Il perche Thu omo faprà fubito , dolendo ali cuna oratione , o parte d'oratione effer grande v»
’ morale , di quali form e ella ffa fa tta »0 f i poffa
\ fa r e per quefia u n a . Ma perche ciafcuna forma
■f i compone di otto cofe , le q u a li con venute infieme la cojlituifcono, cioè , di fenfo , d i m ethodofii
parole t d i figu re , d i m e m b r i, di compofittone ,
di firm a m e n ti, s a d/ n u m e ri, f i come l'offa, la
farnese la p elle, il colore , s a uuae coiai q u a n tita te , s a qu alitate, fanno uno braccio d i ta l form a,
che t particolare de Lt cotale forma, deT.huirum cor
po . A ine pare d ì pigliare p e r g u id a ti sanse, s a
per certo indici9 d t la form a . I l che potrà fim p rt
darci a vedere la natura de la f o r m a i m p e r o - »
che chi èf i roselo , c/jfleggendo alcuna compofilionr non cerchi prim a d'in ten d eru ljo g g etto ? JBsi'
sanilo adunque iljo g g etto primo cercato ne la Corti
pofitione , pann i fa c il uia douerft per noi apparec­
chi are %fe daremo à conofcer tutte le nature de*
fenfi , che po/fono venire ne la compofittone , per­
e i oche altro non fa r à fenfo , che la natura del fo ggetto . Et p e rg ra n d i e/fepipi fiano propofii quffii
uerfi di V irgilio per conofcer in che form a compof i i fu ron o.
T ytire tu patule & c ,
JN e l n e ro conofiiuto il foggetto effer ta le , ’ che
un pafìore dimofira , come otiofo un fuo eguale
d im erifottoH » fa g g io , cofi potrà coglierla natu ­
ragli quefio finfogffer^pura . Tmperocl^ragio-r
,
SOPRA HHRMOG.
$7
nand «fi d i p a f o r i , & di un arbore , 0 d i otio *
0 di fin iti cofe , il ragionar cofi fatto è puro 0
fcntpltcc 0 baffo, fiche cottofciuto, g ià fi* in d iti»
Laforma aquel fenfo effer quella di p u n ta te . Mae
[c alcuno uoleffe fotto'tl nome d i quell'arbore, o Lt
ulta fiumana ,o Augufio ; 0 per Tytiro alcuneccellente huomo , potrebbe coglier , che trattan■
dosi di cofe g r a n d i, 0 d i Intorniaigrandifiim i 9
la natura di quel fenfo effer feuera , 0 feguentemente la fu a fo r m a . Q uefie ragioni adunque
m ’hanno condotto à perfitaderm i, che la cognition
de le forme fia neceffario prim a intendere la n d -i
tura 0 la quantità de U fe n f t. Liquak come che
fi poffono condurre ad alcun facile 0 chiaro ordi­
ne , fono nondimeno talmente fparfi p e rle forme
ordinate da Hermogene , che à pena f i poffono cojf if ofccrc \ pur raccolti da tutte le fo r m e , ritrovo
effer non p iù di noue ftnfi,o nature d i fènfi,che d ir
vogliamo , 0 fono li fot to feritti.
1
2
3
4
5
6
7
S
P A
R X.
A Soso O N T 1 V I . *‘
D I L E T T A V O LI.
S E V E oso, I .
G R A V I .
;
M O D E S T I .
A L T E R I.
RIM PROVERANTI.
> A C C V S A T I V I.
5
Et quefìi fenft quantunque fidam ente j.f ie n e f i*
cofikuffcoiM nondimeno 1 7 . fo r m i + peràoff*#
88
DI SO O R S O ,
#
.
foli lt fanfi p u ri entrano alla fa ttu ra di 7 . fir m e
fattofirttt.e . L i dilettevoli à quelli d id o lc e Z z * *
li feueri à la f i ver ita , li g r a n i alla grauità , li
modef i a la manfuet u d in e, g li alteri cdtyfllendor e , ti rimproueranli all'acrimonia t g li accufittiui
à ia uehtmeriZq , y a l'a fp reT fa , O" a l vigore
fi-come appare tn quefia f ig u r a .
P V R ! .
p P u rità .
f L u cideZ ^a. ' y ; W
\ Sem plicità.
T B elle^ vi.
PrefieZ za .
A crim o n ia , .
v
L V e r ità .
hffontiui
irififioAn
v
\
f $ D ile tte m ii
ì
7
5
6
4
D o lc e z z a ouer d e-. 7
le tta tio n t •
I I Scueri
Seuerità .
G rani
G ra u ità
l)M o d e fli
M a n ju e tu d in e .
c?
a lte r i(ti
Splendore
$ l\im pronera Jdggrauam ento
O y ic c u fa tim ^ p r e z z a , tiebe»
rnen^a ,
.
Et su antutique li fo li [enfi p u ri ent tin o à la
tornpofitiQho de le dette 7 . form e , nondimeno fono
d e fe rti are m loro 4 . g r a d i, imperoche, fecondo la
va rietà
*
S O P R A H E R M O G.
$9
varietà d à g r a d i, vengano .1 la fattura Aeriforme*
J l fenfo puro e t a f ] unti uo, fono come uniuerfitli
à g li altrt 7 .fottopufii fin fi ■ Imper ochesi/?i f i pofii
fono trotfhr f i parafi d a la 11 a u ra d i c ta fc m io detti
predetti , m i tiefftmo d i quelli fi lafeiera trottar
fon\a la natu ra dell» detti due , petcioche con#
mai f i trouarà fenfo feti ero ; ò dilctteuole che puro
paffon ino non fia <* Et nel uerotqu:llo diletteti oli
0feuero , che niente aj]unterà ili f u o r i, per far*
f i probabile ,fa ra dilettevole , ò federo puro , ma
quello che a]fum erà, fitrà d ile tte u o r i, ò fcucYi
affontiuo . Et apprcfjò ,fe noi pareggeremo il pu*
r0 attiaffontiuo , naturalm ente il. puro anderà
i)ktn\i altaffon tìu o , 4 guifia d i uniuerfale feto >
Imperoche l'affontiuo ( intendiamo del feparato )
y-qn può effer, fe non puro , m a ben puro , può
J effer forila ttaffontiuo . il perche al fenfo p u ropa
^ reggeremo Ut lana npn tinta , 0 à' I'affontiuo il
panno mdefìmamente non tinto , à tutti) g l i altri
fette foitopofìi fenfi pareggeremo li panni colora*
ti 0 tinta . V eggiam o chiaramente , che f i co*
me la lana , 0 anepra tl panno , che tinti non
fumo ,fono come uniuerfitli 4 tutti li panni tin ti,
0 la lanalparimente non tin ta , come uniuerfale
al panno ùnto , cofi il fenfo p u r o 0 fiaffontiuo fo ­
no uniuerfidt à g l i a ltri; 0 nondimeno ancora il
fenfo puro e uniuerfitle all’affontiuò. E/ due coudittoni dee hauere ilfenfo , fe puro dee effere. La
prima , d i non effer tinto del colore d i alcuno de
l i 7 . fottopofiif enfi, ma d i contener perfonehumi
l i , ò cofe bafife. L a feconda di non^Jfium ftfji fiu0
p ro b a b ilità ,g en ere, ò indefinito , ò jd tr a cofa •
90
DISCORSO
•
VT
D e le quali due conditione , /a feconda f i ricerche*
t a per T ifjo n tiu o . I mperoche fe la p rim a anco­
ra f i ricercaffe , non farebbe ajfonttuo , ma una
ifìeffa cofa col puro . L > sensi a lu n q u P p u r i, •
fernplici che dir vogliam o, niente hanno di perfid­
io , o dì profondo yper effer di tu tti g li altri p iù
d im f i . fjp e rò all'intelligenza d i tutti accortisnodati , quale e quello appreffo Cicerone ne le
\ errine,Lampjacum efi oppidum H ette/ponti In ­
die es sae, il perche a le n a rra tim i s a deferiti ioni
fono molti accom m odati.
Li fenft affontiui fono cofi d e tti, perei oche no»
offendo chiari per fi mede fim i a g u fi* de li puri ,
f i anno come al centro d i alcuna circonferentia 4
f e tutte quelle effe d'intorno tra h e n d o , come p e r ii
. fie e , che lucidi s a m anififli render li f o ff quo .« \
Z t poffo'no a ffa m tr fa n u ri altro
luogo ui
mette d o po la p fin a , ancor
cosa p par
te . s a do
p >li cofi.
'gu tt t ut
fi U luog h i topie» *
f f Genere a ff e tie .
Confufo a diflinto . <
Indefinito à definito .
C cn gregation e.
T utto a le p a rti .
Luogo .
\ T ernpo .
/ Terfin a op a r te .
Modo,
Cagione .
Aumenti per differ etic .
Q u a lità .
Auenim enti .
Conseguenti.
X^Gmdicio d e'g iu d ica ti,
La quale
se si nlrtr
terd
#*•
n a tici s a
non s im terpone —
ra fa r à
una rr\(t*
ficTai figu­
ra de U
b e tte lg a .
sef'
v -v
-
- ' g
,,
v „
S O P R À ' H E RMOG*
GENERE
Jl
A SPETIE.
VucciSer Thuomo, usar crudeltade , però*che uccider è fpette a la crudeltà, ch'altri misfat­
ti fitto à fe contiene . Virgilio . i l . Voi o clitrif fima mundi Lumina ,Ubente calo qua ducitis
annum, Lther sa alma Geres .
Jndesa 4' definito \
in moltt cofe io fin o in feriore, mae in due m ag
giom iente,
Congregatione . Virg*, 17.
T usi adeo 1juem m o x , qua ftnt h a b ita r a Da# •
rum C oncilia, incertum e fl\
l
Tei rende cagione della fu a incertitudinefon»
nagandò tu tti li particolari i
nse ■v l 'se v"
'
T utto h le p a r ti .
,j K
. Se alcuno diccffe il Palagio, i l giardino', i l f i n
m e , e tutto ilfito fono tig u a rd e u o li• > i
L uogo, tem po, per f i n a , cofa d i perfetta, s a
m odo. Eefr. f f *
r 1
Chiare f i t f c h e , e dolci acque,
Veggiamo che p rim a che egli renda qaet ner­
bo } date udienza , tu tti li fenfi che fono ih quefia
flan \a , cioe tutte quelle cofeche ad udirlo chid*
ma rurouando poco pure cioè manifefle , fece a f­
fiatine . Et chthakrebbe in tefi d i che acque f i
uokjfe parlare t fe non hatteffe affonta la perfine
di Laura ? L aquale nondim eno, non t filo appor­
ta luce , ma ancora dignitate : ne folamente eofi
mofira parlare'dell'acque d i Sorga , mae in un co­
lai modo ui ajf ume il luogo s a il tempo,-benché il
9\
D I S C O R S O
'
"
tempo più sintenda: percioche f i l o l'f i a t e ne ta c ­
que et figliam o bagnare « Cofi quando affume tl
rafno , ori ella [appoggiò , dificnue un particolar
luogo ; coso quatidà aggiunge herba y * f i o r , coso
affume per/otta & parte dt per f i n a , coso Cofit che
e parte d i perf i n a , come la gonna . Et modo y .
quando d ite hauét coperto col fie r o fieno V herla:
Coso anco dicendo .O r iA m o r co begli occhi , defiriue il m o d o , col quale effa lo g u a r d a v a .
’
Cagione Pet. 3 .
Per far una leggiadra f i a ven detta •
A umenti per diff. 6 7 . w ■•v QuOndo'l voler . E t 6 8. Le Stelle rii cielo. Et 113
V u ltim o la ffo d ifm iei giorni . ri ’ ^,v ^ ■/ 0 « .
Q u a lità ’. V irgilio
'
* ■'
Ego hanc uitulam riifl forte r e c u f it [B is nenU
a d y c . Et 11. E afiorvm M ufam y c . m a quattri
do cotali affontiom f i fanno diètro", non in a u ri
ne'interfiecando , ma qvafi nafcondetiàole; albe­
ra, fanno g ra n fim ln an ti'di p u rità ficàme Cicero.
in V errem 1 0 3 Rubri cum deliciasffùrts , v‘V ir *
g ilio Eormofir n y c . Delicias d o m in ii Et*l<f. '■
T" M e me a paupertas uitx traducat in e r ti.' \ ‘
t V u m m tv sa fiid u o 1 . i.c o s o c s
*-.
*; ■
A u m en ti, . f e u • v t i o a 4V s a r i : ’
. I farei fu o r del %iogo.*
fi
C onfiggenti. Pei. risasi"/
* D i quei fioff>ir a n d 10 nudriua il co re.
..
G iudicto Pel. .
$ , One s i * d b i per prova intenda am o re .
*
Ks V i r g i l .
ri Veri* i</ ) quod multo tutefatthere m a tto <osof.
• S O P R A 'H E R M O G.
91
Del numero dellepafiioni che poffono effer p ro m n
d a te con le detti due fenft p u ri, 0 a ffm tiffijb m
c in q u e . 'Pmwo m itigatione y facondo mifijrjcordia , ter^h tim o re, quarto tr tjle ig a , quinto de­
a e r a li otte,
SENSjl
A ~-4 ■■vs.
■
'
D IL E T TE V O L I.
Li Jiletteuoli fen fr, olirà che fiano hor p u r i \
perche non affumono ,hor. a ffo n d iti , pere/?e af­
f i mono ,
. * i
Dei prim o grado fitto tu tti li fattolo fi,m a quefìi
perchtneWoration O z i le partorifeono baff&foa ,
Oemofihene cafhgo con le cofe proprie della pre-,
f i e \ \ d %tagliando quelli per ifpedirft lofio d a lorosi
Et e da notare ohe per mio a u ifo, per. una* d i A qc
cagioni faranno dilettevoli : onero , perche d e t ­
teranno lubilo il lettore d i loro natura , come ap*
pare in quefìi g r a d i da ti da H erm og. onero p e ra
che conterranno cofe , che dilettano colui fo n -cui
poffono cadere . Si come è ia pafitone d i diletta­
ti one , 0 fin tili. ìlche f i può da le loro tratta­
tiani facilmente comprendere . L'éffempio adutt*
pie di quefio primo:, grado darà il bel Sileno d i
V irg il,
‘ *voso
Del fecondo grado ; fono tutte le narrationi
vicine a {e fau ole, 0 d i quefìi fia am pltfiim o
effempio la Can\one delle trasformationi preffoL
Fetrarca.
' '•■*i .
D el terzo grado fono tu tti quellr fauolofi, m a \
addotti in confirmatione di alcuna cofifaome v e ­
t i , quale è quello di C k e r ,in Verr.. 1 0 ,3 . Zryphi *
9Af
D I S C O R S O
J a m accipimus in fabu{is ea cupiditate g re. Et
j»el medeftmo volume 1 x 3 . di Cerere. E t Fe*
tir are a .
Che m eraviglia fanno à chi Va/coltri.
D el quarto g ra d o fono tu tti quelli che porgono
diletto ad alcuno de f e n f i . Come ,
Stiamo Amor à veder la gloria nof r a Benché diventi alquanto jet*cretto p er quella
UocC y.Glona.y s a altri jì g m f canti le doti di L.tu
ra . ln fom m d quefìi ancora deferiuono le bellez­
ze di perfine , s a di luoghi s d i piante , sa di corfr
d t fium i ; quefh ancora dicendo alcuna cofa , che
altrim enti haurelbc del lafciuo , vanno fila m en te
perfino a la pie digerita . \ t r g i l . Speluncam D i­
do . E/ ofctda libavit nata . Et Petr. 8, Con lei
Jofs'io . Et 5 y . Vien da begli occhi .
. De. quinto grado fin o quelli che danno dettia­
mo , Per. l i t i , f o n , s a p O . V oi pojfedett s a i.
X irg. 1 o .
la rtij; novttm terra Tlupeant] lucefcere So­
le rà .
Et i o .
Ifle canit ypulfà referunt a d fid e rà ualles. E t . ^
I m ito pTocejdit uefper olyrnpo .
D el fefio grado quelli che Agli iddi] 0 cofi d i­
vine , s a fiparate da hu/nani corpi , humane paffio n i attrtbui/cono • come è Ofctda hbau tt n a ta .
£ l Petr. f o .
V na do/ma più bella affai che! Sole .
D e l fitti ni 0 grado fin o tutti quelli che conten­
gon o cofi non vio le n ti, c ome o tto , ripofi
Pe­
trarca 4 9 .
Q u i nn flo filo e come amor m ’m a iù t .
, S O P R A H E R M O G.
9f
D e t ottavo grado fono tu tti quelli, cht etnie»
gotto ricordati otte d i le cofe paffute , che»fo n o fio*,
tc gioconde , f i l che male feguito non f a , perche
coft farebhono d i mifericordia , Petrarca •
Amor che meco al buon tempo ti. T h tu i. A n f i
di cofe, che 0 gioconde fu rono , la lor ricorda• .
none è gioconda P «tr<. j f . D a bei ram i f i endea ,
Dolce ne la meritòria, Sono ancora di quefio g r a ­
do quelli, che quantunque fieno fiati noiofi , n t c
nondimeno fieguito bene . Petrarca l $ 9 ,
Dolci du rézze*
i >
D A minerò detti pafiiorù \ che coii dilettevoli
fin fi f i poffono dire j fon o quefìi 6 »dilettatione 7*
d e sid e rio . 8 amore 0 am icttia, 9 a e /ie g re o s o t.lO '
emuUUonc . lis i cortefia si ■ • v c.dae esse
' . ? si rii ... .. si n
»
-si» -«ri'4
SENSI
$ E V E R Tesse si
D el primo grado fono tu tti q u e l l i c h e dicono
d i l ddtj , in guanto Iddi) , f in \a attribuirli cofa , I
' 0 pascione humana , qualffappréfJoliriPlatone. l a - . ‘
dio e u no, infinito, mcomprenfibile , m a quefìi
fono tanto feuerfachenonfi poffononUiàmar civili*
Del fecondo grado fono quelli, fhe effaminando
la natura de* tempi pde'fùlm ini , f i n \ a affegnaa
cagione , che fuggendo di dir le loro cagio ih f 0
filo di loro parlando, meritano nome d i fin fi f i - .
neri O v i l i quali nelfir/lo di V irgilio . Principi»
Cali* m 0 c , Et nel Sileno .
Naentq; canebat * u ti magnum per inane co a ­
tt a Semma 0 c m
Finalmente tutte le cofi de*c ie li, di clem enti »
Casosi pertinenti ad Afir elogia >o à ia Meteora y
j
lì
96
D I S C O I S O < ^
>
fono d i quefio fecondo g r a d o .
*iv
,
/o s o Del ter\o grado fono tutti q u e lli, che parlane
di* cofe d iu in e , ma .poste- ne g li h n o m ittb j- come
dell anim a , e ì a lcim a u irtn morale, j-Upodi quefio
grado fono tuttiglt-uniuerfa'ti d i cofe, mentre in
loro dimoriamo , cioè tutte le thè f i , li tffenrpr fo­
no in f in iti, che •accommodati al particolare, d i nengono a ffc n tiu i.
.
v i ,v
osoDel quarto grado fono tu tti q u elli, che parla:•
n o d i cofe ..eccellentemente operate , s a f i uvular­
mente una per una , come de la pugna d i M arath on a. Cofi parlando di grandi
degni Jino
m ini .
t
n
• . . . a n i ■v:
•V.., • . v '
M .A,
- . u ». •«; .
SE
,.
N S I
C R A S
f ì v , ....
t \
L i fenfi g ra n i fono tu tti differenti da li feueri.
Che li feueri d tfu a natura, feueri fono-, ma U g ra
ui non fatebbono d a fe g r a tti, feda efaog/tatione
no/ira-non li faceffe grani.» Ma perche fi fàppia di
quali fenfi g ra n i nor in ten d ia m o , »utile fava fa r
qnejla ditti(ione d i quattro maniere di g r a n ita » *
•r*
Ese
Ev
Et appare »
No» appare.
G r a n ita . *
• *vaer
zt-r* N o n e
Ma appare*
A
* N < w r e - |r > ( N e appare.
ir.
-uo*
• “'ri
L i fenfi adunque che m g lio n fa r gr/tuicà , che
f a 3 s a c°fi effer a p p a ia , noti cleono escer u o lg a r
ne d i moltf yinaparadof?iy cioè f u o » della com . oso
• .
.
• *
• S O P R A H EAM OC.
97,
mune opinione , Et profondi coso v io le n ti, Coso del
tutto *fcogitati. C o m e.
*
‘ ; ¥., * oso
Vn he/ morir tutta lae vita honora «
HI
.Sua utm nra ha c i a f un dal dì che nafce ,
<Et m o lti, a/nse ittiii quelli J e n fi y che [c o g ita tamente fin o tr a tta ti per li luoghi to p ic i, fon o d i
quefia maniera . t Et quefli fila m en ti fono ueri ,
Cosopropri) [enfi g r a v i .
■C L\ .-j
,S a N S I
M O D E S T .I r
Del prim o grado quando alcuno diminuif ie fe
medefimo del g ì tifo a Studio come quello .
. Ncn par ch't me r ia u e g g ia .
Quanto m ia laude è ingiurioflt à u o i. . . . . . .
Oel fecondo quando alcuno connumera f i nel
munero dri molti *
> .
Del tc?Z° quandbtilcuno dà alt'auuerfario d i
uoUnta alcuna co/a di p i ù . E*l d ir. che fe [fi in li
veniamo in giu dicio , y fu o ri d i agni nofirn cre­
denza ; rii d ir di non hauer m ai accufato , ,C i ce t.
w V c r r .j f .t 4 * .- -
S E N S
• ’
-
U
te T
L E l i .
A1
L i [enfi alteri deono effer confidentemente det­
ti f o n alcuna alterigia per li fa tti g ì orto]am ente
operati . Sum pius Aenaes . Onero perche a g l i
uditori fia dt le n tia u d irli , i l , A n d a titi. 15.
S p era n e • 14. I m p r u d e n z a ^ , v "
-
pS
D I S C O R S O
SENSI
R IMPR OV KR A N T L
\
/
.. ;
Q u e fìi contengono la -commemorai i one d i he
m ficio per cagione de la ingratitudine di alcuno,
cioè per hauer ricevuto indegno contracambio,
quali fono quelli del Petrarca .
Q u el antico mio dólce empio Signore, Doue
- Amor connumera li beneficij fa tti all'ingrato Pe­
trarca > i y . Indignatione 1 6 . Ira ,
SENSI
ACC V SATIVI.
*
Q ticfii poffono accufar perfine di tre maniere
# superior/, o p a r i, o inferiori . Et fono differenti
dalli rimproveranti yperche quefìi riprendono in
g r a ti, connumerando beneficij: 0 imputando da
loro indegno contracambio hauer r ice v u to , ma
g l i accufittiui riprendono cofe degne d i riprenfo­
tte, fenfaa communi beneficij{qu ali fin o in gran
p a rte ne la C a n i}
L'Italia m ia } One accufa
li principi dT talta . Et ancora in , Q u el antico
m io dolce , dove accufa Amore . Finalmente tut
ti quelli , che riprendono fen ^ a connumera tione
ne' beneficij fin o tali. 1 7 . I n v id ia . 18. Spreoso
oso . 1 5>. F u g a . 1 0 . O dio si 1 1 .V ergogna, z i
V ìfco rtefia .
-V . \
4
•
IE
FINE PEL DISCORSO
Ai M. G iu lio C am illo.
ESP O S I T I O N E
DI M. Gl V L I O
Camillo DeJm inio,
SOPTfA' L 'GPT^IMO,
& fecondo Sonetto del
T e tr a r c a .
O i , ch'afcoltate in rim i
Jparfe i l /ugno
D i q u ei fofyiriyond'io nudrtua il core.
Iti s u 7 mio primo g io u en il
errore ,
Quand'era in parte a ltr'buom da q u e l, ch'io fin o ;
Del uario f l i l e , in ch'io piango e ragion* y •
F ra le ua ne ffieranZj » e'l pan dolore^ . . _
O ue f t a , c h ip e t prona jttie n d d A fró re ,
SperotrouOrpietà ,n o n che perdono.
Mae ben ueggi'hor , sc come al popol tu tto
E
f
}
se
ino
ESPOSITIONE
'
F (tuoia fu i gran tempo , onde fin en te
D i tne medefimo meco m i u orgoglio ;
E del mio waeneggi.tr uergogn.t e l flu tto ,
EV pentirfi , eV conoscer chiaramente t
Che , quanto più ce a l mondo , e hreue sogno ,
,
V o i , .Q u efia uoce pofìa nel no catino , sa/i-
i
^it esser appoggiata a nerbo ha ten u o fa tic a ti mol
ti, i/ qu a li a g ra n torto ft fono ruar a v ig lia ti ,che'l
Petrarca non g l i Labbia dato u e r b o ji come diede
atte ! i S.
O uoi che fifa irate a m iglior n o tti,
Ch' afiottate d'aniQr , od ite in rime ,
P regate non m i f a p iù cruda m o r te .
Doue quella noce V o i riposa sapra quel ner­
bo y Pregate . Q uufi che tiitùi li libri L attai non
f a n pieni d i quefia m aniera d i ttoca!iut , iquali
g li autori f ig l tono mettere fa effe uoltc a v a n ti,
per apparecchiar fi attentione , qu a l è quella prefio
a V irg ilio . T ityre tu patuU . OMoclibec Dctis
noìm y y c . y nulle altre y apprefio i{ medefimo
Petrarca alle j S .
V oi,cui fortuna ha pò fio in mano il'fieno . Doue
n oli mette per altro il detto uocatiuo 3 f i non per
fa r attenti i Prencipi alTinterrogatione che f ig u e .
Che fan qui tante pellegrineJj>adc? y c .
I/ perche dico , che* il prefinte pronome y nel
cafi uocaliuo , sfa fifa efi da ucrbo , ne per altro e
pofio y fé ìionper mettere attentione nella mente
de' lettori ; che dim anda quando .
Otte fia chi per proua intenda d tn o re , y c .
Si come dicefi'e * O uoi che leggete i diuolgd*
.
|
i
!
!
S 0 P R A* L T. S O N .
xor
ùerfi miei, fo tti in età giouenetta , pur chefia tra
n o i, cln per proua intenda amore > fpcro trottarpit ta non pur perdono del uario siile : ntlqual io
piango 0 ragiono , f i a l e uane fperanze e'I uan
dòlore. Et tutto quel che èpoflo tra il detto uo(àtino Voi > 0 quelle p a ro le , " '•
Oue fra chi per proua intenda amore ; è pofió
^ per virtù del Methodo d'interpofìtione > che d/man
da la forma di 'rnptpoRn ; che è tu tta volùbile. u
Voi tl> a fediate in rime Jparfe il fu o n o , D i
queijofpiri. Tutte quefreparole faum^^pàippccaiv 9 cioè circonfcrittione di auditori o d i lettori ,
onero di auditori volontari de* m iei publicati uer- v
f i : dijfe le dette p a r o le , ricohfcriuenti nondime­
no quelli. Si come Ale 1 1 8 ,
' * .sa
*
Ch'afcoltate (Tornor odite in r h h è . J 'v oso ' !
C io è , che fete o lettori d i cofe amoro/è,o cotnà '
ponitort di quelle t Afeoltate j quefio nerbò f i - ' gntfica porgere Vorecchie , coti altetìuone à d u ìtL a­
cuna cofa. Ma udire ha fign fikatioh e d i r/saetW? ~
cofa che fentir fi pojJà ; 0 udir fi può fin ita a f o t
ta r e , cioè ferina porre l'orecchio ad alcun fuono sa
f i come f può cogliere per quel luogo ; alle 1 6 6 ,
Quando udì d ir in un fiuon tri fio è baffo '. T/i
qual udire non pofe per Acuii precedente de fide-,
rio di raccoglier quelle noci , ittioso' fu à cafo . Et
affollare ancora fi potrebbe fienai udire'. ìm peroche 0 uno c'haueffe gravato l'udito 0 uno
lontano da cofa ( per cofi dire) audibile ,potrebbono afeàitare t cioè concedere g l i orecchi ad alcu­
na cofa , in quanto p er loro f i poi effe , m a per ìu t '*
te ciò l'uno potrebbe m a l udire , 0 l'altro per-
ioi
ESPOSITIONE
duentura niente, lequalifignificationi f in o a ba
fian ca f itte notte dal mede/imo Poeta alle 9 $ .
I pur a/colto è noti odo novella ,
Adunque l'aftoltarefignificando , Tiare atten­
to con l'orecchio ad alcuna cofa , inchiude defide•
rto di quella . Il perche è molto accommodato ner­
bo à dimofirar la Tlimagietta q u a le erano le com
pofitioni del Tetrar capii» apertamente dim ofirau ,
alle 1 3 6 . Et defuoi detti confer uè *
Si fanno con diletto in alcun luogo .
Suono, accomodata uoceall'afiottare, perciòche nonfi H a con g l i orecchi ad alcuna cofa fella
n o n h a jv o n o . R im e per f a r differenza tali) or i;
da u erfi, che per latini poemi in ten d i. Vfa que- '
(la uoce R im a , volendo per quella fignificare la
Voefia T ofeana , la qual ua tutta fornita d i rime, \
cioè d i rithm i concordanti.ilperche diffe alle 4 4
Che non curò g ì am ai rim e ne u e r fi,
« j
C io è , ne fuoi T ofeani} ne latin i poem i, Sparf e , diuolgate. Sospiri ondiio nodriua il coreg u t­
te quefie parole, con la precedente Suono 3fanno
Verif a fi dell'am orofa compofìttone , Imperaci»
non effóndo altro la compofitione d'innamorati
P e o fi, che uno sfogamento , f i come esco medefim o manifefta alle 9 .
Perche cantando il d u o lfi d ifa cerb a .
x
E t alle 1 4 .
E t perche un poco nel parlar m i sfogo.
E t alle 3 6 .
Dirò perche i fiof f ir parlando han tregua
i
• S i come f i legge appreffo Propertio ,
Dicere quo pereas f i f e in amore in v a i,
% S O P R A* L 1
. SON.
ioj
De/cr i ve il detto sfocamento , con cagione coso
effetto d a flo fo fi. ìmperciò y che altro è l'amoroso sfogamento che i fofairi ? Et che altro effet­
tofannogli a m o ro fififjjiri, che nudrimento a l
cuore ? Percioche effendo nel cuor di qualunque
animale, posto il calor n a tu ra le, la natura ha
proueduto di tenerlo in egual temperamento Con
raltre q u a lità , per me^o del polm on e, .coso delle
narici : perlequali habhiamo percofl umg conti­
nuamente di,pigliar tanto a ere, quanto f a me f i e r i alla refrigerat ion del cu o re . Et quando f a
mo f in i f a ricevere poco aeie , i d e tti flrom enti
f i faticano : ma quando il detto calore è ere/cinto
per alcuno acciden te, com e, per corfa , per fe b ­
bre, per Tamorofe fiam m e ; ò per altro acciden­
te fla n a tu ra f i d a fa tica riintrodurre p iù a e r t
alla refrigeratione del cuore, ilche non può fare
fcn \a fo p ìr iS e adunque i fifa ir i fin o m e r in i a ll'mtrodutlio ne dell'aere refrigerati v a , fip u ò d ir e
$ fofpiri tenere nodrito , cioèuiuo il cuore per ta l
sfogamento, del chef i ricordò ancora alle 4 jsa
E m i f a di fifa ir tanto corte/e,
Q uanto bifigno a disfogare il core •
Et quella voce Onde^ bene'habbia molte frignò
f i cationi, pur in quefio luogo fignifica,per liq u a ­
li . Et coso uuol dire y che per m efo d e 'fifa iri no*
d riu a , coso refiìgeraua il cuore infiam m ato. IH
s u l , à quefie uoci aggiunto te m p o , ò <^àfignifi­
ca perfettione d i effro tempo , ò d i effa e tà . Impe­
ro che c ia f un tempo y ò età oso divide in tre pa r­
ti fu e , nel fuo' .Oriente., nella fu q c0n fif eriga y
ouero perfettione, cheuerfa nel me%o toso nel firn
vi
E
***Ì
104
E SPOSITI ONE
occhiente \ cioè nel ftto fine . Et qu.mdo f i legge
nel Decani. Ale i j 8. in fiel uejfiro , Et alle 188.
in su a;tef i hora . Et Alò 9 8 . to su Thora della
compieta . Et Ale 9
9» t i f o la completar. No'n s'm
tende nel principio , o nella v ic in ità dell*bora del
uefiro , 0 dellacom pieta , hè anco nella fine y ma
apunto nétta confif i en\a dell'bora. C ofi il Vetrari ‘
ca dicendo. • ‘
’ • ■' U esse
• * si “S
In jrim tiftim tfg io v e n iT crro Y e , ‘ si ’* 1
*
N Wf intende né v e l li f ridia ; ne nel?ultima
parte ) friànella corlfifienteAclln fina àddolefcenyi,
1 m pèrócbe, se come nétte co fifv é la tin e fachiama­
te fienilijdtm ofira nel libro 1 8 . nella epifiolà a la
p ó fe rita faeffofu prefio d à Tarn or d iM . L .‘nell'età
r ie g ltn n n i f i n i i z . 0 m efiti. Et TaddólefcenXà,
fiepftd à to p in io n d i D ànte fafi d ìfien d ép èf finirà
g ita n ti
laqual è fig b ita f ordalia g ioventù ,
che abbraccia anni t ó . GioUcnìle errore. N on
h a noce la lingua volgarefa da potere fignifi càrie
TaddùlefienZa . Il perche la Vote d ig io ven tù Tè
commune 3 ma per dimofirare , ch'egli era in
quell'età , che i Latini chiamano àddolefientia y
piena d'errore p e r ii forno mentale , che profonda­
mente che la tiene occupata , fece fe g v ite quella
voce. E rróre, ch'effóndo due strade d a teneresi
quella della uirtu , & quella deliappetito , il g ì 0»
Umetto à cut fono chiufigli occhi mentali y entra
in quelloffielTappetito
11perche d ijf e , alle 1 3 j
si Madonna il manco piede
' Giovinetto pofi io nel cofi v i regno. E t Ale l o j
* A n \i mi sforma amore si
v ., -* V' Che La sfradad'honorev"^ *
V1 • •
^ .m
M ai
%
SOPRA’LlxSONV
i of
Mai non lascia seguir chi troppo tl crede .
Et benché non dica nel g io v a n i [unno , 0 ;>elI
l'etdfotm achiofa; nondimeno dicendo G ioitem i
errore, y [e ia per iute f i , c h e li fojfrro g ra tta ti d a l*
giouenil f ilin o g li occhi m entali . Ma nel prim o
capo del T rtonf o d'am ore, alle 145’. dtrnoflrand#
t
reta, nella quale conobbe am o re, diffe •
•
a
lu i sia l'herbe g ì a di pianger fo c o , *y
•
n se
Vinto dal fanno utdi m a g ra n lu c e f a y :
Dotte po/e l'herbe per l'appetito , si còme a l fu o
luogo dichiareremo , s a i l sanno p er la cagione
del predetto errore „ N e dimorerei tanto fip r a
quefio fanno Je molto non facej/e per quefio Sonet­
to , quantunque nominato n o trih a b b ia . lmpcroT
ì
che quelle noci . Ma hen ueg'gio h o r , s a l'ultim a
del Sonetto, Sogno , p a tt engono molto al satino],
che ci bifogna intendere fitto quella uvee Errore ,
fi come al fuo luogo f i dirà . Q uando era in pai*
/
t e , rimuove meglio U colpa da A gg etta n d o la nel
l'età gioue nile ; nella qu.de 1'buomo c altro d a
quello che trovo poi nella matura epa , non fo la mente fecondo la fifta n tia m ateriale, la quale d i
continuofi ua cangiando fitto la medefima f o r ttia , corwe moflra Arifiotele ne li {noi v r e lic m i ’
ma ancora f i muta t fecondo l'opinione , come d i­
ce Platone. D a quefie ragioni f i mojj'e Porfirio rie
i predicabili fuo i a d ir e , che Socrate vecchio è a l
no da Socrate fanciullo, volendo dire Td?e c ia f cu­
rili uomo (incor da sa m ede/mio è differerite^ fico do
1
l'età . Imperoche uaxangiando l'openioni, f i co­
me cangia l'efo se M ^ iffa e tr a rc q , confederando
I
che nell'anim a, che è la f i r ma (perccfiS r& ì) jtffo
io *
ES PO S IT T O N E
sem iale , ne la form a corporale ft cangiano m a i,
modero U detto di Porfirio con quella uoce . I N
parte t cioè none in tutto . Se adunque l'anima
del Petrarca ha mutata opinione nelTetà rpatura,
non uorrebhe che'l binfinto ci>e li f i poteua dare ,
m entre tra nell'etàgeonemie, li s i d ia neWeta f a ­
m a , coso diff erente dalla p r im a , fecondo l'opinio­
ne ; la qual mutation d'opinione mofira ancora
nel Sonetto alle i i z .
v
Come ua't mondo ; bor mi diletta e piace
Quel che più m i dt fin acque . Et $alcuno uolesse che'l Petrarca f i contradicat imperoche pare
che nonf i mutaffè d'opinione, ne d i cofiumi per
quel Sonetto alte f i .
D icefitte anni ha g ià rivolto il cielo ,
Voi eh'in prima a r fi, e gia m a i non m i fp en f i cosoc.
Doue nel fecondo quaternario d ic e ,
Vero c'I prouerbio ch'altri cangia il pelo «
A» Z j che'l v ezzo . .Parimentealle 1 9 .
D i dì in dì uo cangiando i l . v i f i t'Ipelo :
N e però smorzo i dolci im e f ia ti ham i ;
S i potrebbe rifaondere» che'l Petrarca in m olti
luoghi delle fue compofìttovi dimofira , in alcuni
pun ti dell'età che tendeva alla m atura, esserli v e ­
nuto deliberatione di rimanerfi dall'amoreyma ciò
giu d ica r di non poter ottener d a f i tf i prim a non
ueniua alla vecchiezza, Imperoche nelle fu e ope- .
re L a tin e , fa fed e in età molto giovane efferli u t
nuta alcuna canute^ 4 , nel libro ottavo delle ro­
se f e n il i, nella prim a epifiola. i l perche diffe al»
i* 3*
'
4
S O P R. A' L L S O N ,
107
Se bianche non fon prim a ambe le tem pie y
C l/d poco . à poco p a r , che'l tempo m ifih i ,
Securo non fa r ò . Mae alle 45*. àimoflra effert
liberato p erci oche del tutto la canute\Za l'haueud
coperto , chiamandola neve y e'l fu o capo , a l p i »
dicendo .
G/d fu per Talpi neua ri ognintorno, coso aesserntaeffere fu egli a to , coso che'l giorno san ici naud
' • Et egiae pressa il g io rn o, ond'io fon d e flo ,
Dael qual giorno f i g u e , il ucderfi y come dire­
mo d'appreffo [o p ra i uerfo . Mae he« ueggio hor •
adunque fottilm ente f i co m iene guardar le cofe
del Petrarca . D el uario S iile . E' opinione d i
Platone nel Simpofio fuo , che Tamar fia qualità f
mifla di dolcezza coso d i amaritudine , Il che toc­
co ancora C atullo, quando diffe .
Er dulcem'curis mifcet am aritiem .
Coso il Petraercae .
-,
N el cor pie riamar iflim a dolceZzj* Et alle iy 4
E/ quaTè'l mel temprato con T acenti .
Adunque fe g u e , che ae/icor le compofiuoni fu e
fieno u a rie , coso che taihor pianga y taihor in pa r­
te co n fla to , quantunque non r id a , almeno hah
biagran triegua con g li affanni, che poff a ragio­
nare , il che non ò d i piangente y ma di alquanto
fedato. Imperoche il piangere nafce dall'amaritu
dine \ il ragionare dalla dolcezza .M a pur non
fu m ai del tutto pu ra dolceZgib eh* non potè g ì un
g e r a l rifo y ne à ia g iu b iìa tio n e . Et b a ia f i a t o tl
Petrarca due cagioni di coiai m iflioe d i dolcezza
Cosodi amaritudine > molto m m sasteJ'unaalle 9 1
£
yj
Io8
ESPOSITTONE
,
C antai ,b o r piango , s a non m e n d i dolcezza,
D el pianger prendo che del canto pre/i ,
Ch*a la cagion , non a Teffetto in te ff,
Soit'o i m iti fe n fi vaghi p p r d*àlteZrgs. *
Tmperocbc prova là mifìtòn detta dolcezza,per
la qual cantava; s a dell'amaritu dine ;per Li qual
p ian geva , dalla cagion del feto amore , eh*erano
g li occhi di L a u r a . Et d a g li effetti della dettg
cagione , eh*erano i tormenti anioroft, perche ri­
guardando la cagione , p e rla fetia dolcelfgg cniìtA
v a . E t battendo riguardo lt g li effetti \ che fono
g l i affanni a m o r e f, ejfo p ià n g eva , s a p o p Can­
ta re , per compor lieto : il quid in quefio luogo per
m aggior eflimatione t chiamò ragionare. L'altra
cagione , nel feguente Sonetto pofe pur alle 9 1 .
‘ 1 pianse t hor canto, che'! celeffe lume
Q v t l vivo Sole a g l i occhi m ic i non c tla .
P erciodie là d o lc e zz a \ s a Tam aritudine dinio
fera pigliare da u n medefìmo fo n teg io è da Laura
bora benigna , bora turbatase E t nei u e r o ja dol
c e lz a poteva ricevere il cuor del Tetrarca,»)entri
vedeva cortefe il volto d i Laura uerfe dt lu i. Et
cofi componeva cofe , che tenevano d i ta l qualità,
E t a m a ritu d in e g u fta u a , quando Laura per sde­
g n i f i faceva avara del fuo volto . Onero mentre
lo mo fr a n a turbato . Et cofi ì Uerfi fu o i fentivano di pianto . i l perche diffe?atte 3 y . O nde dì e
nette f i r in u e r fa .
i l grati defio per isfogar il petto ,
Che ferma tìen dal variato affetto *
Imperoche il petto del Tetrarca va ria va le qua
litri di dolceZgàt s a di 'amdritiidinc da gl* occhi
S O P U A ’L r. S O N .
IO;?
di L au ra. E ta lle jiq .
Oue è la fronte che con piccia.I cenno y
V o lg e a l mio cor in qucffi parte c tn q u i 1.: si
Ma cì)$ diremo più■per m aggior rln /nseaetnsev to
quella noce Ragiono y cheposo in luogo ai rido .
o canto ? Certamente quantihi pie il Vetra.u:
talli orfif r a condotto a concederfi il rifa .come A Je6% .
, fa" \esse
In roso , in pianto yf i a paura., effiem ey .
Nlt ruota f i ch'ogni mio flato injqrfa ; :
■Nondimeno alle 7 6 fece quel Sonetto . • psa
Se 7 dolce sguardo di coflei m'a nei de ;
N el qual ra fferm a , ne anco per il lieto n ifi d i
Laura p iglia r perfetta letitia , ha vendo riguardo
per molle prove a la *nobilita fu a 0 saquello che
poco tempo durerà in tale s fa to . Adunque f r e ­
mo fodisfatti al prefente d'intendere , perche il
Vetrarca non ha voluto in quefia m iflioped i dol­
ce 0 di amaro , dar il fito contrario, a l uerbo p ia n
go , che farebbe fla to Rido , 0 perche anco non
ba ttolato dir canto , ma Ragiono faefjend* verbo
acconcio a lignificare tanto d'A leggiam ene . da la
pena,che fc ben batteva cagione di ridere o d i can
ta r e , affettando toflo.il contrario per la mobile
natura di Laura, almeno.hauena-tanto d irifto ro ,
che polena nelle compofitioni fu e dar .inditio d i
non piangere. Imperoche ragionar/offono yfenZ a impedimento di pianto 0 d i lagrim e quelli ,
che fono rim a fi d i pianger/;, f e ben xnqlto non s'allegraffero . Tra le vane ffie ta n Z j , queste noci
acconciamente rifpondono à quel uerbo , R agio­
ne* Et quelle cioè jL 'In aii'dolore ? a P ia n g o .
uo
E SPOSITI ON E
Perche coso nanamente fperaua ragionando', p e r
vederla alquanto cortefe uerfo d i l u i , y nana­
mentef i doleva , uedendola sdegnata , conciofia
rosa che , coso ?nno y l'altro hanea à du rar poco.
Il perche alle \ 6 6 .
Q u efli f a r teco m iei in g eg n i, e m iei arti , H or
benigne accogliente , (oso bora sdegni ; T r ii f a i ,
che rihai cantato in molte p a r ti. Oite , quefi#
noce non altramente che appreffo L a t i n i, taihor
fignifica luogo , e taihor tempo y y in quefio luo
g o fignifica q u a n d o , Si come nel Decani. I 4 f .
O ne dar non uoleffero la Donna,a nceuere la h a t
taglia t'afactt.iffero . C h i per prona intenda amo
re j cioè, chi conojcd per J p e n e n \a a m o re , T ro ­
fia r p ie tà , cotal modo di parlar usò il Bocc.
n tlT tpifola a Vino . Trottar m i f r i cordia . N on
(he , non latamente , ih e allrouc dice , non pur ;
V tritino , quefio taihor pcrdonan\a (oso re m i filo ­
ne citi,una il Boccaccio , coso benché perdono non
jp c tt, i propriamente y f i non a g iu d ic i, che p u n ir
piffuno ; nondim eno in quefio luogo è pofio per
nuu biafim o . Imperoche quelli ancora , r i quali
non scappamene il punire y l'ajjoltiere y poffono
nel?animo fu o rim ettere, cioè, non li parere di
biafim ar alcuna c o f i . Mae ben veggio , i Vlatonu
ci hanno detto Tbuom o, hauere due maniere d i
o c c h i , m entali y corporali . Et quando i corpo­
rali fono molto aperti a loro mah; alili o ra i m e n ­
tali tf]ère addorm entati : ilche attiene al?huomo
m ila g to u en e età . Et m e n tre i corporati diven g o ­
no debili per la vecchie^saae, all1hora i mentati d t
f i arfi d a l f i u n o .il perche il Tetrarca diffe alle i o
S O P R A ' L I. S O N .
ili
Et C/O seppi to d o p o i.
Lunga fiag io n d i tenebre u eflito .
intendendo per l'ignoranza della giouentù ,
che è a ggifa di una tenebro/a notte alle giouenet
te m en ti, Et parlando à g io v a n i alle 1 7 9 ,
Mae io u'annuntio che uoi fete o ffejì,
> D i un g r a u e , e mortifero lethargo ,
* A lquale è un foimolcnto morbo f i , che per lui,
- “Asai infermi addorm entati uanno a morte. Q uefio'
~~ \h ia m ò Paolo Apoflolo mortem peccati. Et DaewH*
Clamabo ad te per d ie tn y y non e x a u d ie s, y
nof i e yfed non ad in fo ien ti am m ih i. coso altrove^
Mane exaudies uocem meam ; dotte O rigine , y
Gieronimo dicono . Marte id efi S la tin i, tene­
bra fugere ceperint y e x a u d ts, no;> quaew fin em
meum . Imperò Iddio yfrio ito che Thuomo fi sve­
glia dalia notte del p ecca to , Tefftudfce y tlqual
tempo dello svegliamento è , come Aurora e m a t­
tino tra la notte paffata del peccato, coso il giorno
della g ra tia . Per laqual cofi d iff? il Petr. alle 45*.
G ià f u per Talpi neua d'ogw intorno,
Et e g ià prefifo il g io rn o , ond'iofon d eflo.
Et a lle i $ 7 .
'
' /
Subito ael/W come aecquae ilfuoco a m o rZ d 9
D 'un lungo e g ra ve fonno m i rifueglio .
Etale.
66
V uggir d ifp o fg ti inuefeati ram i f
Tosco ch'incominciai d i veder lu m e .
^
Et in quello luo^o usa fidamente quefie vo ci,
Veggio hory cioè ueggjo in quefia età uecchia con
g li occhi della meni equello che p e r ii paffato fo n -
nononhopotutovedere• rm
jlrmfxU
a■
»11
ES P O T I T I O N E
,
che precede al vedere , cioè lo svegliamento, ma
accompagna ambedue alle 1 1 3 .
Hor comincio svegliarmi e seggio ch'ella.
: Et nella medefima , nel Sonetto f 'egucnfx accorri
pagna il vedere con la cagione, cheg l i vietava il
vedere, dicendo.
Hor veggio , sa ferito ,
*
Che per haucrfalvte hebbi tormento •
E/ al primo terzetto .
Mal cieco amor y e la mia fonia mente .
^
Mi tnua inanZj , sa chiama cieco amore, per
che fa ciechi, Cr privi di luce gli innamorati. Al
popol tuttofavola fui gran tempo : T otto da Horatio fcrìvcndo ad Pedium nel libro ultimo oda.
x j . Heu me per veibvrn (natn pud et tanti mali )
fabula fui : conviviorum sa panitet. Dove Horatio alla vergogna, accompagna il pentimento .
Mail Vcty. prima ch'adduca il pentimento , ripi­
glia la vergogna predetta . Et la rafferma"[opra
una fi uterina di Paolo Apostolo, chefuona\de juoi
piccati coglier per frutto la vergogna . Favola
fu i , pofe quefìa vocefi come Horatiopcr mormo­
rativiie , la quale uorremo in quefio interpretare
lontitno dalla fignificatione che ha alle 98.
La mia favola breve c già compita
Voue la fiotteremo per Lt brevità di quefla vi
ta , che non alti munti e vana , che una fattola ,
xfn è cofa uanifiima per ejftr tutta finta. On ­
de , per la qual cosa . Sovente , /pesco volte , sa
c uoce provenzale . Imperoche dicono Soven . Di
raii rnL.defimo ni eco mi . Cinque concinnitàgenesesVili dt eratAni f m a me ? wo
MaV irgli.
S O P R A ’ L I. S O N.
in
V irgil. fu contento di- tre , con le dette lettere .
i
]ncipe Mcenali os tm eu m m Bae tib i nerfùs
Et a ltr o v e .
si
v
t Fbyti i da m ltte m \h i, m t u s , oso natali*, To/d.
E' il v e r o ) chela te r fa che fece U V etr. e n d
fine della uoce ma comun q; pofia fi a mette dei' c&firna harmonia . Mi vergogno. N o n u itole
4 j j k n f l o t . nelTEth fu a rìceucre la vergogna n e ln v
* mero delle uirtu . Iwperoche Tbtiomo non dee fa r
* cofa, p erla quale babbi a è vergogu arfi, nondi­
meno dice f a r bene alli fa n c iu lli, 0 a le donne
p erla lorop o ca ferm efya . il perche diffe il Boc­
caccio nella Riammetta Ale 18 , V ergogna fa n tifiim a , dur f i imo freno Ale vaghe menti... Al
perche il Petr, mette quefia fu a vergogna fra f e ,
0 n o n p A e f è , ne d t error commefffa' nell'età ma­
tura , ma nellagiouenile. Et del m io v a n e g g ia r,
quefia particola * E t , e pofta ifhofit inamente . E t
ha virtù d i dichiarare le cofe precedenti, non A irimenti checiò è , cofi alle 4 9 .
*
-..si
Et dall'un lato il S o l, io dall'altro era .
«
lmperoche d ic h ia r a , quali fofjero quelli d u t
amanti detti nel primo uerfo . Colt in quefio luo­
go parendogli h a ver detto confu [amenee uergognarfi f eco A prefrnte, delle mormoratiom fatte
g ià di lui S e gu ita n d o Horatio , ripiglia il m edefim o fenfo , con ia f e n te n \ji, come ho detto dell'Apofìolo, 0 con la virtù di quefia particola va
dichiarando la mamera delia vergogna fu a , ac­
compagnandole le cagioni. Ma è da faperc che il
Pelr. m quefio.luogo, fecondo il cofiume d à Poetsa
volge l'ordine delle cofi. Qonciofiacofa, che Timo-
114
ES P O S I T I O N E
ma prima conofre, poi fi pente £r pentendofi,si-,
rod i f i fi vergogna . Coll alle 7 8 .
(guand'to caddi nell'acqua, coso ella [p a r v e .
Ma prima faarut, cb'ejjo cade/fi nell'or.qua del
pianto.Q uanto piace al mondo non dtffe a me.
imperoche il Petrarca ha mutato l'opinione,fi co­
me ha mutato l'etitfna il mondo non la mutar l o
per la grande ignoranza , in cb'è fip o lto , le
nerbo nel tempo prefente . Perche fempre è a d un
jj
m o d o . E un Irreu e fogno . Q uefia uoce e p re- V
j
fa dal jonno , che debbiamo intendere per tutto il
Sonetto é Si come (opra dicemmo . Et perche fo­
g n o è quella u a n ità , che ci par uedere p e r il fori­
no . Ouero intende i fu orpenfìeri, che f i f a b r i ­
ca nanamente nell'etàgiouemle cosofinnacbiofa i»
torno alle cofi d ’am ore, ouero intende della belle^
Za d i Lau ra y chelo faceua\ vaneggiare > laqual
per effer ben caduco , & poco du ra b ile, I'huomo
non d eaferm a rf in lei.quantunque il mondo pien
r i errori fa cci altrim enti, ma il Savio auedutofi 3
dann a quello che g ià tanto p reZ ^ a va . i l perche
(die 4 6 .
T al pa r g ra n m eraviglia y e poi fi Jp reZ jta .
E t dalla poca durabilità della eccellente belle/,'
diffc alle 9 9 .
Mae che ? uicn ta rd o , cosofu b ito v a v ia •
Ma perche die effe vlen tardo , diremo al fuo
luogo ..
0, . . . . . .
.
.
'I
IL
F I N E D E L L A E S P O SJT IO N E
[opra il primo fonetlo del P etrarca.
EXPOSITIONE
j D I M. GI VLI O
-A CamilloDelrninio.
SOPTf A' L S E C O N
DO
SONETTO
del Petrarca. ,.
E v. fa r .una leggiadra f u a
v e n d e tta ,
E pun ir in un d ì ben m ilk
é fe fe .
Celatamente A m or Varco
riprefe,
Corrihuom , c/?’d nuoce?
luogo e tempo a ffe tta .
E ra la m ia uirtute a l cor r i f r e t t a ,
P e r f o r i m e n e g l i occhifue difefe :
Q uando l.colpo mortai.la g iù difeefe %
Otte fole afiu n ta rfi ogni fa etta • A
P ero turbata nelprimiero affatto
~
116
H S]P O S I T[I O N E
Noi; heble tanto , ne uigor , we fa o tio ,
Che potejje al bifogno prender Tarme ;
O vero al poggio fatuo fo , (osoael/o
Rjtrarmi accortamente da los?ratio « c
Dal qual hoggi vorrebbe, e nonpuò aitarme .
Q u e f a è m i altra maniera d i f in far f i . Et sa
/ tenuta al Petrarca f i ben fa tta , c h e , q u a n tu n -\
que'quefio Sonetto fu/Je de'prim i che jòrfe egli
ftc é fje m ai , y ultimo il precedente ; nondimeno
tn lauto conviene con quello. che poflo tp rim o iti
ordine che non battendo in quello y che ua avanti,
dato al cafo quel peccato, che da fe r im u o v e , ma
f i l o alla im p ru d en tia, y a l l a necefiità y in q u e flifisfo rZ i* volgerlo al cafo . Imperoche tutto
quello fi può chiamar cafo che attenuto è fuori d el
penfiimento noflro . Et è tino de*tre membri del­
la purgatione ; ma non e fi femplice che liberar f i
pò))a dalla im prudentia. La quale cofi come d i
fopra t venne a d un irfi con la necefiità ; cofi in
quefio Sonetto non può liberarf dal cafo . Im p e ­
roche doue è il cafo , e ancora TJnimana impru­
d e n ti,t. Et fc fa fcufii dalcafo , cosoinfieme dalTim
prudentia , come certamente f a , fe ben f i confide­
rà il Sonetto nel quale fi sforma dt dimofirare , che
Amore per coglierlo cosopor vendicarli afaettò luo­
g o coso tempo ; certamente quefia parte d i feufa
Jara da ordinarla fiotto il perdono, fi come fine f v o m
Appreffo è da confiderare , che'l Petrarca, {e noi
li vorremo conceder cognitione di artificio, m eralùgliofament e adorna la feufa p refi dal detto ca>fe »\4dar cdrico a l Signor fito amore da due
S O P R A ’ t T I. S O M ,
JJ7
p a r li, an \t da tr e , ma diremo che due . Perche
la feconda nafce da la p rim a, la pr/ntae fa r a per­
che Astore uolendofi vendicar della dureZgg del
Pet nella quale hauea f f untato molte fu etti a f f e t­
tando luogo s a tempo J ì vendicò da nobilifiimo S i
Wore sfacendone ven d etta convenevole k l u i .
jtìm p ero ch c non lo fece cader in amor d i alcuna v i
le ancilla. , come haurebbe potuto fare se a n js di
; * mille donne eccellenti riflejje u n a . Et cofi fece
leggiadra ven d etta . L a feconda parte nafce da
quefla, che fe Amore si vendicò cofi leggiadram cn
te facendo cader il Petrarca nell'amor di una f i ec­
cellente donna , l'amor fuo , diuien p iù efivfabtlc.
il qual modo tenne ne la Canyon de i verdi pann i , s a in alcun altro luogo . Imitando forfè V ir g .
nel quarto de l'Eneida , dove Dtdone prim a che
Jcopra l'amore concetto di Enea a la fe rella , nar­
ra le doti di Enea , accioche da quelle p ig i i efeu fatione.y quando aprirà il fuo amore , s a p e r m e­
glio Jcufarfe ffen \a molto accufar Amore 3
ag«iun
g c uri altra parte; che nafce da la feconda s a c que
fid che Amore come ojfefefi vendicò„ Et nondime­
no di mille offefe una fola vendetta fece , ma f i f a ­
ti fece a d ir che Amor f i u tn d ica ffe, ma aggiunfe
il modo della vendetta >dicendo celatam ente, m a
quantunque il vendicar fi d'agnato non fra laudevolc ■ pur rapò medicato coiai m o d o , ha vendo
detto la vendetta effere fia la leggiadra . Et tutto
il fecondo quaternario, s a primo T erzetto è fe lamcnte per difhiarar m eglio, come celatamente
Amor fi ftiffe vendicato » Poiché c o p d k ricreder
f he apertamente AmQTt n o tti' haurebbe ferito , s a
tl 8
E SP O S 1T IO N E
se ferir non lo poteva apertamente , adunque a l­
cuna virtute era in lui da fcherm irfe. Et poiché
v irtù era dimofìra perche Albera non f i potè di lei
f r u i r e . V ultim o T e ffetto e , che ricor r t adobicttivile
PERDONO.
Valla pru den za tifiem e.
A . Colatamente riprefe Parco , non per vendicarfi vilmente, ma
c V a lca fo 0
B Per uen d k a rfì leggiadram ente,
Dir quefie f e g u e ,
che caduto in ae­
nior lo dettole f i a
efcufitbile ,
C. Amor non effer d a
dannare, perche of­
f e fio f i vendicò , 0
d i mille ojfefe con
g e n tile .
una
D.
D ichiaratiòne, o narratione della v en d etta .
A. Mette due •*L a cagion finale ava n ti ; imperoclie 9
battendo à d ir e , che Amore* ripren­
d e re cehaamente l'arco sprem ette à che f i ­
ne ,0 pone.due f in i. V p rim o , •
t
Per fa r una leggiadra fu a v e n d e tta ,
G A I fecondo f i n e , FA
'esse ;Vi
Per punir in un d i ben mille offefi •
A. Cdatam ente A m or l'arco riprefe.
Comparatione.
D„ D ic h ia r a tile 9ove confitma il prim o q u a te r-
*
S O P R A ’L I L 5 ON.
iij
narìo . Imperoche mofira colai fiopraprendimento la utrlù rijlrctta al cere efferfi smarri­
ta , cosowoti hauer potuto adoperar le sue
forzfi.
X l t im am ente ricorre nel? u ltim e terzetto a d u n a
q b ìe ttio n e , doue d im oflra y che ne a n e o ji p o ­
r i a iu ta r con la rag io n e
,
L’aereo.
.
v
A ttrib u ìfe e a d A m o r l ’a rc o , fecóndo
i l eofiume de g l i a n tic h i P o e ti , m a d i p iti fin g e
e li A m o r con l'arco fiu ffe S ialo n e g l i occhi d i
L a u r a cofi alle
67.
I u idi amor ch’i begli occhi uoìgea ,
Soaue fi eliogrialtra uiflaofcura
-v Dae indi in qua m ’incominciò apparere.
j:
....
E tfe r a ^ D o tm a che con g l i occhi\fuoi arsa
Et con Varco à cui fiol p e r fiegno p ia cq u i Fe U
pia ga é i l medefimo f a n e l Sonetto alle 61 .
Sem iuccio, il u i d i , e Varco che tendea
E t alle
74.
; *
Amor m ’ha pofìo come fiegno a Tirale .
Ripresa, quefio u e rb o fe g n a che ancor altre uoi
teprefo V h au ea .
v
"sa % "
G o m ’h u o m r ottim a firrìilitu d in e . E t accom­
pagnò L u o g o C r tempo giudiciof'am ente , perche
l’ u no fienza l ’altro eff er non pu ò accomm odato
Erae la
m ia u ir tu te .
Questo q u atern ario
.
h a ta l­
mente tenute fa tic a te le m e n ti de’ lettori , che a n ­
. im ­
, che se­
- sa
cora n on rip o fa n p ìn alcuno appagam ento
peroche pa re del tutto, co ntrario a quello
gue in quella p a r ce che d ic e .
Xethponon m ip a r e a d a f i n r i p a r o .
'
• • "
* '
-* W > -
~
■H O
ES'POSITIONE
Contra colpi d'amor però ria n d a i #
• «
Secar fe rin a ./'off etto . E poco fitto .
T roiiarn m i am or del tutto di fir m a to , •
F f aperta la n i a tur g li occhi al core fa'1
* Se a d u n q u e dice efjere sìato colto da Amore ,
perche non li parca tempo da fa r riparo, il perche
Am ore lo trono tutto di-formata : come può di) in
qucfto . C 'haucua r (fr e tta la u irtu al core, • v
Q uando tl colpo mortai la g i n difiefe ?
M a*non ci daremo quella m aggior cura che pò
tremo , f e non di dire a punto la mente del Fefrar
ca , a lm tn di dire cofa nerifirn’le 0 n on tirata
per captili y metteremo adunque in m e\o due ef}>ojitio n t, acci oche di loro una almeno pojfa effer r i­
c evu ta . L a prim a fa r a, che talhor quefio verbo
Jcffantino . Io fo n , tu f r i , quello è , fogni fica ritrovar fi , nella quale fignifi catione , 0 nel m edefim o tempo preterito imperfetto la pofi alfe 8 6 ,
i A lfa / tre dì creata era alm a in parte . ■ . *
Che fognifica yf i trono creata, m a in quefio
luogo ha quefia particola di tempo reddittua ,
q u a n d o , hi che infieme hanno tal relatione che
0 il trouarfi 0 il quando fa btfogno , che fia n o
urte fi itt uno medefimo infilante , come fe due correjjtro ad tino tempo , per g iu n g e r incapo d'una
pfrigga , e l ’uno f i f e g ià pervenuto quando l'a l­
tro era nei m e\o . il umeitorepotrebbe dire . To
era n i capo della p ia n g a , quando tu g im g e fii al
m e \o , onero tu eri in rne\o dellapiafaga, quando
iogrunfi al capo di quella . Eccovi, co m e, quan­
do 0 era , riguardano uno medefimo in fta n te>~
tiq v a lc relation di tempo , in m olti modi dicono i
•
oso O P R A ’ L I L
S ON.
i n
L a t i n i , m a d i r ò u n o ., d o v e la p r im a p a r te m e d e f i m a r n a n e è n e l t e m p o p r e t e r i t o i m p e r f e tt o &
V ir g ilio
.
V ix
C o n f f e f lu S t e n l a
e
t u m V eT a d a b a n t lo c ti
bant
.
s a
v u ln u s , h x c fe c u m
%
.
P erch e
.
J fU m a s f itlis a re
ru e­
D o v e 3 C m n y f u p p le d i g i t ,
p a r la r d i G iu n o n e
q u e jìa (jp o fitio n e
« c rh o ,s a
q u a fi in u n o
T r o ia n i
r itr o v a r f i d e '
,
,
c o n le to /e c h e
tro p p o
s a il
s a il
in fa n te fu
d i r im p e tto a S ic ilia
d o b b ia m o a d u n q u e d ir e p e r
t h è i l P e tr a r c a n o n p r e n d i m io
p i ù g u a r d i a d i j e , J i c o m e a l t r e v o l t e f ic e a
«l si
di
C u ti I n n o a te r n u m f e r ii an s [u h p o ffa re
ItiV r e l a t i o n e a u i x c o l f u o
feg u o n o
e
te llu r is in a l -
, s a la ti
d i fe m e d e /im o , q u e lla v i r t ù c h e
J o h u a e j f c n a la g u a r d ia f u a ,
si e ra
g ià
p a r t i t a ; itn p e
r o c h e e ffe n d i! h g i o r n i f a n t i , i l P e t r a r c a
tu tti i
p f n f ic r i, con l i q u a li g i à f i g u a r d a v a d a a m o r e ,
h .it t e a r i u o l t i k l a p a f i i o n d i C h r i f l o c h e f i c e l e b r a
uà a li'h o r A f ì l q u a l r iv o lg im e n to d i p e n f ic r i, ch e
g i à J o le ita n o f a b r i c a r l a c o n fi a r i f a
,
e ffó n d o a l -
t r o u e c h e a l d e b i t o lu o g o y A m o r e c o lfe
s a
t e m p o a f a r l e fu e u e n d e t t e
.
M a
s a
lu o g o
a u e d u to f i t t ir
d i i l P e t r . d e li i n g a n n o , r i f l r i n f e l a a l l a r g a t a v i r t ù
d e lla c o n f a t i l a
f in ita a l core
,
a l c o r e , m a e ffa a llh o ra e ra r i ­
c i o è a l l h o r a u i f i tr o ttò r i f l r e t t a
.
Q uando il colpo mortai la g iù difeefe.
Perche s a chi difendeva , s a chi offendeva ad
un tempo al luogo da difender , s a da offender sa
ritrovarono. Ma q u ella , che douea difender f i
trovò f i sm arritagli e nonfeppe porger aiuto . Il
perche f i fu o l dire y ch'huom a jf 'alito è m e \o
perduto, ne pa ia nuovo q u e fo m odo, che a n ­
cora in urialtro Jenti mento usò i l Petrarca
F
n i
ESPOSITIONE
uno alquanto fim ilealle a 8 .
I die ea f ia mio c o r , perchepaventi ?
Mae non fu prim a dentro tl penfter giunto ,
d i i rag g i , ori io m i Struggo , eran p r efin ti.
Doue e una belli relatione. Ma non d i quefia
f a sa-
IL
F I N E D E L L A E S P O S I T IO N E
sopra il fecondo fornito del Vetrarcaf
GRAMMATICA
D i M. G I V L I O
Cam illo D c lm in io .
y a l y n cu E x ome appellativo , levando­
ne aldini propri) , che nel
numero del meno term i­
nano in f . Si come G io uanni prende del detto nu­
mero per fine una di que­
fle tre h o c ah che fcg u o n o , c io è. A , E , coso
O . Li q u ali seguendo pofiiamo dirittamente a f .
fermare effer mede/imamente tre le declinationi
de' r u m i,
D E L L !
NOMI
IN
A.
T u/fl lt- nomi della prim a declinatione , k
cui darete per fin e A. mentre faranno dell'or d i*
ne dei ma fichio , nel numero del più fnifcono in f ,
m t mentre feran no di f e m in a , in E, ef]empio del
r
‘1
114 G R A M M A T . D I M. primo . Il Poeta t lt P o e ti, delfecondo , la D ea,
le D e e .
D
E L L I
N O M I
I
NT
E.
L i nomi o fofian tiu i o a d iettiui chef i fiegio ,
che in e fin', fieno nel/iugulare numero , in i cade
ranno nel fino plurale . Et del fofiantiuo ni f i a e f
[empio la o p in io n e, le opinioni, la corte, le corti.
De lo adicitiuo , il felice Dio , s a la felice D e a .
Li felici D e i , sa le solici Dee . Ma rivolgendoli
alle cofe L atine , dovete fitp ere, che chi dtcefjt il
uiolenu lupo , come diciamo il leggente Intorno,
ingannato dal medefimo fuono , errar ebbe fenica
dubbio alcu n o. Conciofiacofa che o g n i uoltaghe
nel Latino parlare fi troua noce che ferve al m aJchio, s a alla fem in a, il medefimo auerrà in que
f i a lingua ancora , come f i uede manPfeflamente
in quefle uoci fe lic e , debile , capace , s a altri f i ­
m ili , che ne l'ima , s a ne l'altra, lin g u a , hanno
folo una defintnZa; ma comedi L a tin i haueranno
per qualunque fejfò una noce, partita s a d ip in ta ;
cofi l'hauera il Mitigare. Dirafei adunque i l vio­
lento lup o , s a la violenta m ia fortuna , che fe fi
diceJJ'e il uiolento lupo , oltre che dal -berfaglio La
tin o ci d ij copi am o , la detta terminatione fi con­
fonderebbe col plurale feminino ,ilch e non dee po
ter efiere per alcun p a tto . Et [otto quefio ordine
vengono tutti li nomi della te rfa declinatione La­
tina , s a fecondo che alcuni anfano , tu tte le ter-,
m inationi di que f a lingua f i traggono dalli a lla
tifa La i m i ,fi-come il patte y nelfingolare^ ts a li
• G IV LIO CAMILLO,
iz q
patri nel p lu ra le , rimanendo dal ablati uo Latino
Pu tribu s, l'ultima fillaha bus .
*D E L L I
n o m m n o
.
^ N e h ' v l t x m a - terminatione d/ O ,
non hanno luogo i nomi d ife m in a >da que Jio uno
in fu o ri, cioè Manio Percioche o tu tti fin o o m a­
leoline , o neutri L a tin i, 0 per fu g g ir ogni con­
fusione, che ut potcff'e inleruenìre, non fa rà fu o ­
ri di propofttc il fa r d i loro treJ ih ie re , alla prim a
concedendo tre p lu r a li, alla feconda due 0 Jucw
cefiinamene e uno alla te rfa , 0 u ltim a , Rt pi"
gliando la prim a d ic o , che qualunque d i queste
tre vocali , 01, E** 0 A . li puole effer fin e y
detti quali il prim o a lti natura d i mafehio fa r i­
tratto , il fecondo fen te d i f e m in a , i l terzo , 0
ultimo ffn c u tro d im o fìra ; u e r o f che dalla f i m i na fi pig lia per u ia d i prefitto L'articolo . I/ muro,
lì m u r i, le mure, le m u ra ,il membro fati m em bri,
le membre, le membra , il ginocchio, li ginocchi*
le ginocchie , le ginocchia y l'offo, li osasse offe ,
le offa, il corno , li co rn i, le cerne ; le corna. La
feconda , che appreffo feg u ita nel plurale feem afi
delti terminatione in E , della quale fono quefìi.*
Il dito , li d iti , l e d ita , 0 non le dite, lo Ttrìdo ,
li Tirid i , le T lrid a , 0 non l e f l r i d e , ile afelio,li'
ca p etti, le cafiella y0 non le . x a f i e l i e In quefio
ordine sieffo entrano alcuni a ltri ancora , ile a m - ’
p o , li cam pi y le ram par a , i l lato , li la ti ,,é?.le
la to r a , li ram i *0le ramora y H peccati y 0 Ìe
peccata . Appreffo d i D a n te i m a bene, fa rà > di
F
fa
I iK
G R A M M A T . D i M.
questi corali non tifare fe non il plurale i n i L ’u t
t i ma nel fopradelto ordine ter^o , suole effer d i
due m ani tre in quefio modo, percioche o ueramen
le il plurale ha naturale toso proprio , ò nero per
commutatione. E quando diciam o li cam pi,li oc
chi coso fim ili , cotah p lu r a li, finotnaturali , p frciochegia rie detto il plurale in I , tenere la natu­
ra del mafehio : rna quando f i dice li fasfi Jt p ra ­
ti , cotah fino per comm utatione, che cofi come li ,
plurali di quefie tre noci rifa , oso quadrello , d i­
ventano neutri fuori della natura loro , percioche
hanno in cofiume i c h ia riJ iritlo ri, oso illu firifii
dire , le rifa »le quadretta , oso non a ltrim en ti,
cofi li f a s f i, li p r a ti, fono mafcolini ferina hàuer
riguardo al fuo primo p e d a l e d a cui ef i d ife n ­
dono , oso fin o ra m i '. Occupano adunque q v e f e (juattro u o c i, in f id e , Vuno oso /assero , o per- y
dir meglio commutarla in quefia g u ifaS x quefia ■
ultim a fchiera , ri f i , quadretta , fasfi aprati . Eì
in cotalguifit fanno lu o g o .
‘
H acci etiandio uri altra compagnia d i n o m i,
l i q u a li, percioche Iranno il loro [ingoiare biforca
t o , oso bora in E , oso bora in A , finifeono , m e­
de firn amente hanno il plurale , alquale. fe l'ima
d i due definentie conforme , oso correffondente ,
come la a la , oso la ale , la arma , oso la arme , la
fio n d a , oso la fi-onde , la loda , oso la lode . Et
appreffo d i D ante il lo d o . N e perciò è da dire
( per quanto io m i creda) che la v a rie ta te del ter
minare m i (ingoiare, babbi a fo rza di uariar la fi
gnificatione, fe non in quefia unica voce hifogno,
la quale mentre dentro h i term ini di quefia. defi-
%
G IV L I O € A M IL L O .
11 7
venti a J't ritiene , non ha bifogno d i mutar altri menti il fuo figntficato , ne altro importa, che ne­
ce f i tate y dove quando f i dice b:fogna , quel vale ,
che u olginfelinamente chiamano t plebei faccen­
da f s a che meglio f i pu o ti dimandare il fatto, sa
più l egguviram ente.
D E G L I
ARTICOLI*
Il nome mafehio defederà fempre ìnanxj b atter
nel fingolare numero un d i quefei I L , 0 L O .
L i quali nella fignificatione convengono , ma nel­
la collocatione fono differenti : percioche IL .u n 0
le effer e regolatamente auanti a noce, che dalla
confo nante cominci yfoto che doppia non f a : m a
L O , ttuno di due luoghi b r a m a , onero d'efferprt
posto a noce incominciante da vocale 9onero da
noce incyritfhian te.dagem inata confonante yp er
te m p ra l'afprefza che rifultarebbe dalla incul­
catione d i tre confinanti . Onde appreffo di que/?/ che rettamente parlano , r itro v a n te le p iù u ol
te lo Jìratio Et non ilJlratio , lo f f irito fa y 'non
il[p ir ito . Q uefio medefimo articolo L O . Suo­
le ancora precedere molteparole incomincianti da
M . 0 da P . il perchefi trova fir itto , per lo mon
d o , s a per lo petto . Et in a r i\i ad N . fp e ff ?an­
cora y per lo noftro cielo . Et appreffo d i D ante
in n a n zi a G.lo giorno f e ria n d a va .B o ccia r 11
a P. ha ufato lo la g o Et ca. 1 6y Per lo dilette­
vole giardino . Et per lo bel giardino, Etcae. i 65*
Per lo quale, D I E L , non parliam o percioche
effi non c articolo fe m p lk e . m a compofio di E-,
F tese*
Ìi8
G R À M M A T . DI Me '
coni tuitione copulativa . E t d i I L . Articolo
fcrnplice . Et per cotale fi fittole tifa re. Onde non
farebbe da dire y E L Sig. D a ta r io e gioitane .
M a , I L Papa ,e'l Sig. Datario fono jfto u e n i.
Si hene . Ouero è campofio di E' /cr'saae per fona
del turbo fofiantiuo , oso del detto I L. L i b a ­
li ambedui compofii dal Vetr. fin o u f a li. dout
d ic e .
E del mio vaneggiar vergogna è 'ifiu tto ,
E* l pentirfi e'I conofcer.
Danno li/o p r a d e tti articoli I L . Et I /O .
per loro plut'àli.quefle quattro n o c i. I. E . L I .
G L I . Benché io mi creda il fecondo, effere nato
per la mutatione oso affinitadc di I. Et E. come
appare in quefia uoce difio , oso defio oso all'u lti­
mo ni $*aggiunge G .q u a fìper im itatione G reca,
li quali ogni noli a y d ie dopo L. fig u ita ì .p e r G .
li pronunciano . N e t » quello che al fif&ficato ap
p a rtiate t fia loro alcuna diffenfione folamente
collocandoji, f i prende d iff e re n z a . Percioche li
due p rim i y confupimente inariZj a f if ia n tiu i, oso
/tdiettiui f i collocano >ma / due figlien ti più pro­
priamente inanz) à fif ia n tiu i. Et l'ultimo in a n \ i a fifia n tiu i che da vocali incominciano . O n ­
de g li a n im i, oso non li animi diciamo >percioche
talmente dicendo , fuono troppo languido oso mal
pieno neh i ufi irebbe .
N e fòlio pero fiempre le dette particole da chia­
mare artico li, percioche feruono alle uolte per se­
g n i relativi oso per p ro n o m i. Segni relatini f a ­
ranno quando Significando alcuna cofit, come d i­
p in ta dal?altre, fu o r d'alcuno uniuerftle come
s’ale uno
rV L IO CAMILLO.
119
[alcuno di ceff'c >non 'hauer vedu toU ti Theatro
[huomo ;gran differentia farebbe quefia yfcnz<t
dubbio >pertiochc nell'ultima parte ,f i dìm ofira­
ri a alct^ìo huomo particolare , ove la prim a à tut
tìg li huomini[accom m oda. E tfe 7 m io g iu d icio
non erra.La dotte il Bocc. nel prologo del Occam,
dtjfe * Fra quali [alcun m ai nhehbe . Non bau*
r ebbe potuto dire f u i quali y percioche banca d i
fip ra confitfiimcnteparlalo , 0 non d'alcrm p a r% ticolarc : ma ben quel luogo mal fi legge . De li
accidenti d i Martellilo da N eiphile raccontati y
fenati modo ri fero le Donne . Et mafiimamente
tra giovani Filoftrato . n e g li antichi tefii yfi'a i
giovani f i légge . Et dirittamente r cff'endofi d i
Jopra conojciuto il loro difìinto 0 particolare nu­
mero y come net detto prologo , oue f i dice . Eeco
intrare netta Chiesa tre g io v a n i y non haueniìo an
coni di loj^qfittto più mentione . E tanto fio, d e t­
to , mentre retationc (ignif catto, quando fono prò
nomi y benchc datti plurali fo li f i traggono y a lIhora non in an \i à 1 nomi y ma inan zi a i v erb iy
0 doppo quelli pongono 0 conofionfi
artico­
li y 0 pronomi fin o dalla fo la collo catione y nella
quale f i term ineranno in l . faranno pronomi ma
[colini yfc in E , fem in ini, come io li d ifitjn luó
go d i di f i a i v i . Et io le di f i , onero disfile per
quello che f i direbbe , dijfe a le i..
fi
D E L T I
,fi
P R O N O M I .
Q v i s t i cinque p ro n o m i, l u i , l e i , loro
c u i , altru i > non m ai nel dritto eafi>,pofii co uer*
V
y
T} o
G R A M M A T . D I M.
hi fi trottano , fatuo che li due prim i , che tali)or
col fo fa n tin o verbo i'accompagnano , fi come a p presse il (Vtr. s a ciò che non è lei ». One m anijefianu nte erra , chipcnfii di poterai interporre que
f a particola i t i . Veni oche la medefima fiu ìten\d
e nell'opre Latine del Poeta , con quefie p a ro le .
Et quidquid illa non efi . V ero è , che per rtiro uarft t detti due pronomi cofi r a r e fo Ite nel primo
risse, non configliare alcuno a dover fi porre in co
fi f itto modo . Diremo adunque per regola g e n e ­
rale,lì detti cinque prenomi efiere in enfi obliqui.
Et in qualunque coso fi pongono E t cui non
pure m ftngoUre , ma in plurale ancora
ma
quando i prim i pigliano quefla fillaba% C O . per
augmento in pri net pioteranno pronomi communi
Ììt tu tti li c a fi, d icen d o, colui se colei, coloro a g ­
giunge nifi ancora , che7 primo d'altrui è a t r i .
La qual voce yparim ente e commutryyd plurale ,
dico apprefio , che (piando fi ufiera quejh in fingo-'
lare , non /èra bifogno aggiungerli fo f i am in o no
me alcuno . A ltri Jo che ri bara più d i me doglia ,
Mae quando fi mutajfe I , In O , allhora diremo
altro huomo. La medefima maniera di fu g g ire il
fofiantiuo tengono . Q ue f i t ,s a q u e lli, ambiane
pronomi nel jingoiare . Qwosoi m'ha fatto men .
Sono ancora jrrGnomt s a communi a tu tti li c a fi.
Esco j Esse, Pilo , PAla. Q«esc/ a ltri pren om i,
M i , T / , M e ) T e , S i , S e . Non/c’iiosoJdifjeren% afi trovano mfieme collocati « Tercioche mentre
f ir ifjt m e lo fi trovano pofinnariZj al verbo , p i­
g lia n o la terminatione in 1 , Come, M I mosfi y
s a quella fera . Mae mentre tra loro * cosa «jaeul*
. y y
, G l V L I O C A M I L L O . 131
posti a l verbo , una 0 p iù partici l:re u i $’interpoli
g o n o , non p iù godono di termina) e in L . ma m
E . Me non batteJU tu m a i . Verissima cofii t \
che taihor ancora , cusi immediatamente p e p i
inanZJ al uerbo , contro la detta regola Joglicno
terminare in E , quando alcuno di loro mene ,
ouero nella fig u ra , che rimo vendo una parte, po­
ne l ’altra , 0 pone lu n a oso rimuoue l'altra.Effcm
p io. Rallegro ci afe una , me empie d i in u id ia l'at
' to dolce e fr a n o . Ouero nella fig u ra di congre­
gation e, per la copulaùua particola , ma fi che
tutte le parti copulate vadano d i p a r i f i come in
quel luogo fi le g g e . Giudica tu , che me conofici
e lu i . D ico che vadano di pari t fe non in tutto,
almeno in parte , come là . Et me f a f i p tr tem ­
po venir meno , quando non uanno di p a ri .mani
* fefìamente tnu terafiiin I , la defineiifa . D i che
~ y p n uo ffiiiaUndo oso forfè altrui . Q uin ci paffan­
do a (m fid e ra r, che terminatione hanno doppo
il uerbo , dico che in due modipoffono effer collo­
cati ,f in z a meZo d’altre uoci ,o congiunti, 0 d i'/g iu n ti . Se congiunti faranno f f i che folto ta c " cento del uerbo f i pronunciano, term inar anno in
I : C om efem m i,diffem i.Q u efia regola non uale
quantunque volta i uerbo , con cui fon compofii
cade in alcuna d i quefle due liq u id e , L , 0 R ,
percioche allhora, Tuna oso l’aiira terminatione f i
piglia , com e. Earm i , Ea r m e , V arrai, Parme,
V aim i V alm e, C a lm i oso Calme: Ma f i di [giun­
ti immediatamente f i collocano ,Ji che colfu o ac­
cento , oso non con quel del uerbo fiano p ro fe riti,
. . cllhora in E , fin ira n n o } C om e, lo [e n ti me tiit¥
yj
1
7
,1 C R A M M A T . D I M . to ve n ir meno . 1« E , finiranno fem pre ancora
dopo It' propofitivn i
0
in to rn itio n i d i dolore . di­
te , d i m e , d i fe , pe»* m e , p er Le, per [e,con le in ­
ter ie tti uni laffo me , m i/ero m e .
D E L L I
V E R B I .
«
«
Sipotrebbero» fare per attentura foto d u e cong iu n g a tio n i di ucrbri, che fi,de fiero à conojccre
dalla rerTa perfètta (ingoiare dell indicali no fon
q u e fia regola , che mentre il nerbo rncfhera b a ­
vere ta detta per fon a in A , ter m inante , come io
amo , tu i im t, quello ama . Si dica ejfcrc della
prim a : Mae quando finirà m E , come e, io le * ,
g o , tu leggi , quello le g g e , io odo , tu odi %quello
ode . Si dica tjfer della feconda . Et quefia opi­
nio n e già alcun tempo ho portato , auifandom ipo
ter buffar il detto numero , di due congfijyationse...*
ch'ogni modo vede a che [io bau ef i voluto'feguire p/u inan-\i ordinando la terza 0 la q u a rta ,in
che c la m a g g io r d i d ifen d ere li verbi communi
con quelli della prim a 0 della feconda : ben m i
parea neceffario di fare alcune eccettioni d i pre­
teriti perfetti dell'indi catino y fecondo la varietà
di m olti in fin it i , li q u a li ancora in eccettioni an
dati una . S i come per g ra tia di efftmpio y la doue
f i uedea le uoct dello in fin ito andare in ir e jn ip a
rena effer bifogno di. dire che la terga per fona del
preterito perfetto andava in I , ouero in Io . Co­
rrie , g r a d ite , g r a d i, morire * m o r i, m o rto . Voi
dim orando con p iù [incera confiderai/ove fio ra
ciò , 0 neggend? , che quantunque ode 0 leg-
^
4
i
'
|
ì
GfVLIO CAMILLO.
135
g e cadano in una medefima uocale u tili toso.?
per fona dell'indicativo , h a m o nondimeno ,c w; //:<’
pr ef i n t i , e nell'infiniti u i la detta d if f e r e n ti , r/tl
fon mojjo a credere , aetnse ad aff ermare', che non
dilegua quattro congiurati uni- fa re f i debbiano:
percioche cofi cotali eccetrioni f i letterebbono td a /ido à ciafeuna congiugatione , quello che le f i con
uiene, Ne ci turbi lo firnith udine di detti fw tg io n
*
tini j che ne anco li L a tin i, benché uedeffiro il
foggiontino della quarta c/fere in molti fim tle a
quella della terf i , d i ordinare la terza diuifamen
te dallfaquarta ff rimafero . Direi adunque che
la p r im a , feconda , ter f a , s a q uarta co n g u g a ­
llone di nerbi ff corniceranno dalli infiniti u t IJir v ci oche t infiniti no in un di quefii quattro n u d i
può fin ire in Are , come am are, in Ere : ma in
'
due modi
con l'accento fu I'antepenultima, ce­
1^6ere y fr ttu c re , 0 fu la penultima come te ­
nere y uolere. Etfinalm ente in ire y come u d ire,
fe n iir e , perire. L'infinito in A r e , fa r à fig li*
che'l nerbo fia della prim a; quello in Ere, con i'ac
' cento fu T antepenultima , della feconda'quello in
Ere x conTaccento fu la penultima-, delia te r fa %
quello in Ire della quarta . Solo adunque l’infini­
ti no ci darà à conofcere la congiugatione del ner­
bo . E t con la term inatione della te r f a perfona
[ingoiare dell'indieatiuo, la.ccnfid'erationc d i cui
non fera però in tutto una ♦percioche quantunque
non fa rà atta à m ofrare la congiugatione, ferri,
almeno di tale utrlitate , che quante uolte li nerbò
in tal perfona conuemranno d i terminare. e
mrcinm aticoriLparimcnu ia tutte. U ttaci d d jo g g
.
fi
IJ4
G R A M M A T. -D I M.
giu n tin o . Segue adunque la prim a in quefio
modo .
Jo amo , tu a m i , quello a m a , noi amiamo .
FJ quefia ucce benchc fia del fuggiontiuo , pur an
co nel? indi catino su fa , Et la propria uoce, che
farebbe y amerno , non c ricevuta oso è da confìtte rare per u n i iterfide regola , che f i come la feconda
[ingoiaregode d i term inare in quefia uocale I ,
cofi la feconda plurale in E . Et ciò auiene in tut­
t i l i te m p i. lo amano. , tu am am , quello am atta,
noi am avam o , noi arnauate , quelli amavano ,
A me pare che l'ufo d'hoggi habbia ottenuto, che
la p rim a ih quefio preterito inperfetto termini in
O , oso 4
iccfi amavo , oso usasi ollr.t di quefio d i
porre la feconda del [ingoiare in luogo della fecon­
da del plurale , cioè atnaui > nolendo fìgtiificare ,
a m a v a te . Io per me g iu d ic a r ti ottimamente fa i
to il fegitire in ciò g li antichi y mas/nha^ente si
Vetr. oso il Bocc . i l preterito perfetto ha ùÒci di
ire m aniere , percioche cltra quefia y io am ai y tu
am a(ìt quello arnoe, oso amò . noi amammoyquef ia fincopata è , da* buoni autori riceuuta, non
l ’intera ama fim o , uoi amafie , quelli amarono ,
non amoro y come alcuni dicono . Si di flende a n ­
cora ni due a ltri modi y cioè coi prefente v oso col
preterito di quefio uerbo ho y aggiungendovi quefio propvio participio amato . imperoche si tro va ,
io ho *nnato y oso io kebbi a m a to , oso quefio ulti­
m o è molto in ufo ferina quefia uoce ypoi che cofi
D an te . Po i ch’e i , pò fato alquanto il corpo la ff
- Ne fa bifogno altrim enti p er ogni per fona decli­
nare quefle due m a n iere , percioche chi faprà de >
.
^G IV LIO CAMILLO.
137
clinare ilprefen tey'lp reterito di quefio verbo ho , ‘
aggiungendovi fempre il participio amato , per
fe medefimo f i fapr'à nell'ima
nell'aura regge­
re . fai nel uero in quefìi due verbi fin o ,
esse,
tutti li p reteriti.
p iù che perfetti d'altri nerbif i rifolvono. Et coso] come in quefio uerbo fono
quelli de'p a ffiv i , coso in quefio ho quelli d e g li at
tiv i m Segue il preterito p iù , che perfetto d a d i­
fe n d e re : m a chi fip r a declinare il preterito im ­
perfetto dell'indicatiuo d i quefio uerbo ho * Cofi
io haneua , tu Jhineui quello hau e va . Et a g g iu n ­
gendovi per ogni per fin a quefio participio amato,
lo d ifen d erà g en tilifiim a m en te . io amerò , tu
amerai, quello amerà noi amaremo y uoi am aret e , quelli ameranno .
im perativo , L o Im p e ra tiv o ffe ffi volte c o n te
fu e noci f i co n fig lia ,
effhrta ama t u , a m i quel
fio , am iam o n o i, am ate v o i , amino onero am e•no g fte lli, am erai tu , am erà quello , ameremo
n o i, amerete u o i , ameranno quelli,
D efideratino. N el defideraiìnó fono da pro­
nunciare tutte le voci con affetto d i defideriogran
1esse ama f i io y onero facejfè iddio , ch'io am afii 9
amaffe . Ma quefia feconda è de' ?cetì,a m a ff i tu,amaffe quello 0 amafii: Mae quefia feconda
e Poeticae, am afii mo n o i, ama/le u o i, amaffero >
onero ama fim o quelli,
quefic noci,ha commu­
ni con quelli d el Soggiuntivo y hauefii amato , esse
onero faceffe Iddio ch'io hattejf »am ato, che tu h a
. uefii amato , che quello haueffe amatoyhe noi ha
ve film o amato, che voi havefle amato t con l'altre
0
0
0
9
0
0
0
fecondo t i r e g o ti dJmofhatct d i {opra d i’ave f i &
13S
G R A M M A T. D I M.
verbo , ho . Ami io , am i tu , aewi quello , onero
rime , am iam o noi , amiate u o i, amino , ouero
ameno quelli : m.i quantunque le uoci di quefio
fu tu ro f i ano communi con quelle del p r e fitte del
Joggiontiuo, nondimeno a tutte quelle del foggion
tino nel fingoiare y è lecito potere confufamcnte
terminare in Ir oso E, che a quefia del futuro don
è fim pre lecito . Soggiontiuo ch'io a m i, 0 ame ,
che tu am i y o ame y che quello am i y o ame , che
noi am iam o , che uoi am iate y che quelli amino o
ameno y e ragione è y che nella terTa plurale f i
troui I , attero F y percioche qualunque dt- loro nel
la terZji [ingoiare f i tr o u .i, tl preterito imperfetto
ha di due maniere uoci da pregare: il perche eiafcuìu iper fe difenderemo; fe io amafsi ,o amafj'e:
m a quefia feconda è Poeticat fe tu a m a fiije quel
10 am a)] e oso amcifiiym a quefia feconda è poeticay
fe noi ama]timo o amaffemo , fe uoi-mmafie , fe
quelli- am iff ero . so amarci y o ameria y urgimerejhy quello am eriay o amerebbe, noi amcremmoy
uni amerefie , quelli atneriano y oso amarebbono
11 perche s i comprende , che ameria è commune
alla prim a e t e r \ a . 1
Ichepotrebbe auenire anco­
r i ad ama f ] e ypercioche talhora appreffo i Poeti
nella prim a perfona m E , fi ritro va y non a ltr i­
menti che nella terZa : mentre y o p t i ch'io habbiet
amato , con I'altre uoci y con la regola fu data .
S'to ìfatte f i amato e baueffe: ma quefia feconda è
pi elica y p u r conia detta regola • Et perche in
due modi , quefio p iù che perfetto, preterito fipuò
p ie g a re , aggiun ga/} quefio. Io b a im i oso hauri a
amato %tu baurejk amato 7
quello hauerebbe am a­
to oso
» G I V L I O C A M I L L O.
137
io 0 hauer i a , noi haueremmo amato , uoi haue
repe amalo , quelli bauercbbono , 0 Innieriano
amato mentre 0 poi ch'io ha uro amato - Infiniti­
vo artiere , bavere amato , per dover am are.
»
VERBI
IRREGOLARI.
I V c r i i irregolari della prim a cangiugati-one
% predetta fono q u e fìi. D O , S T O , F O , liquali quantunque habbiano Vinfinito in Are , co­
me d a r e 3Tiare fo n te , non hanno per tutto ciò il
preterito perfetto dell'indi catino in A I , come
a m a i, che D O , ha diedi , fio , p e tti foo feci *
Et talli ora nella terza feo . Appreffo e da fapere y
che ne anco hanno le voci di foggientiuo , come
quelli della prim a congiugatione : ma quelli della
feconda y 0/e r c o n f ig u e n z a dell'altre * D efqttol
-f ig g i offi tuo a l fu o luogo f i darà regola. Et li dot­
ati trm ie rb i, D O , ST O, FO, convengono con Poy
Vo , So j Ho , in due cofe , cioè nel foggiontiuo
predetto , 0 nel portar doppio lo N , non fo la mente nella terza perfino, plurale del fu tu r o , fi­
che fan n o tu tti g l i altri d i qualunque congiuga­
tione ancora : m a quelle della ter'Za plurale p re ­
ferite dell*indicati uoy perche f i dice 3
quelli dannr 9
fanno , fanno yponno , vanno , hanno , fanno ,
Ì E L L A
S E C O N D A
confa ugatione,
I n d i c a t i v o . Io veg g io y tu uedì 9
quello u ede, noi- ueggiam o , 0 uedemo y
0 que-
fj l
CPv A M M A L D I M; *; V
/tif ili'v e r b i delti feconda hanno taihor. apprtffo
Foetì ottenuta quefia voce propria . c o m e . V N
fo t conforto , oso bellae morte hauemo . Voi ucdev te , q u d ti veggono . .Et regola generale è* che la
te rlfi plurale perfona ddV indie attuo .p ig li nella
firm a i! on f t a le lettere della prim a fmgotirefael
medefimo modo : quantunque I'altre perfine d i
m e \o vari affero ; come io efeo y tu efe tin e llo efie,
noi u f i amo y uoi ufi i t e , quelli efeono . ìo odo y
tu o d i, quello o d e , m i odiam o, uoi udite y quelli
qdono . lo u i d i , tu uedefii y quello uide, noi itedemo y uoi nedefie quelli videro y a g g ju n g a f an­
cora, quelli a ltri due modi per quefio uerbo rifo luttore , oso per ilparticipio ;f i come fu. detto nella
prim a congiugatione. Io ho v e d u to , oso hehbi
ved u to , io netterò y tu netterai, quello n e tte rà ,
noi netteremo uoi netterete , quelli netteranno .
Im perat• ucttì tn , veg g a quello , j t effigia tgo noi.fm
ùeg g late uoi y veggano quelli , netterai iùTpjtettem
rà quello y netteremo n o i, netterete Hoè \ netterà#,
no quelli, Defitteratiuo. nettef i i o , euetteffe
poèticam en te, uedefii t u , uedeffé y
nettef i
quello y mttefiimo noi , uedefie uoi y àetteffero oso
uedefiino quelli y hauefi'io v ed u to , hauesfi tu v e ­
duto yhauefJ'e quello veduto , hauesfimo noi- ucttu
to , bauefie. uoi veduto ,haueJfero quelli veduto .
Soggiornino : ch'io n e g g ta , o v e g g a , che tu v e g ­
g i , o u e g g ie , o v e g g a , o n e g g jà , che quello u eg
g ià o uegga > nel qual prefente f i ite de ,ch e il ter­
minare in a y è à tutte tre le perfine commune ;
m a netta feconda è proprio l , oso E , che noi v e g ­
etiamo , che noi ueggtate, che quelli neggiano , o
•GIYL 10 C A M I L L O .
135?
ti e rg an o . Se io uedcsfiy o urne fife Poeticamente,
fe tu uedesfi , f e quel uedejfe > o uedésfi poeticamente . Se noi uede.fimo , / c voi uedefiefe quel­
li uedejfiro. A« g ì unga fi ancora que fi a feconda
guijCt dt p ie g a re , io vedérti y o uefleria , o uede-rehlc, noi Mederemmo y noi uederefie , quelli ve­
deri ano o uedereboono, mentre io li abbia gu bah
hi y quello babbid veduto y mentre noThabbicirnof
% noi h.tbbiate , quelli babbuino veduto , s'io ba.fa'
uesfi, o hauéffe veduto,s a coft i l rimanente fecun
do la form a della p r im a . I ufiriniuo : vedere , ha '
uer veduto y per dover u edere
.
VERBI
IR R E G O L A R E
'• V e r b i irregolari in que f i a feconda congiura* ,
tione non sapidi affegnare, perche cia fcm ó q u a fi/
alcune ha proprie nel preterito fierfettódeìT im licaf
km /far nel foggio n tiu o , che «edere, nel preterito
perfetto f i u n ii: nel foggiontiuo v e g g i a , potere
nel preterito p o te i, s a nel foggiontiuo p o jfi: uo* '
lere nel preterito volli e uolfi : nel foggiontiuo v o ­
glia ; tenere nel preterito tenni : nel foggion tiu o '
tenga e tegna , Sapere, nel preterito feppi : nel
foggiontiuo fappia : tacere y & giacere : nel prete- ■
rito tacquise e g ia c q u i, nel foggiontiuo taccia %
& g ia c c ia , s a solere non ha preterito : m a ita
fua uecefi/itole ufare fficbbi in cofiurne : n e lfo g - *
gìontiuo foglia *
•
;
' cogntugatione .
> , '•» V»
,.
v e •
lo ferivo y tu furi iti, quello fe rin e f n o i ferin i a
pio y uoifcriuete %(inetti ferì»eoo , o f e r i v a t e io
ferine v a oferine . tu feri n e v i , quello feri u e o a ,
mifcrittCM am o,uoifcriu(uateyqudltfcriu eu anoy
uoi Jcriuejìe 3quelli f a i fiero Yo feri/ferio ) o fari f i
fono : to hauena ferino , io ferm erò, tu ferm erai,
quelli fermeranno . Imperativo, ferini tn y ferina
quello, fermiamo n o i fcriuete uoi,fermano quel
li yfermerai tu r Depilerai tuo , fcriu efri io , O*
fcriuejfe Poeticamente Jeriuefi tu y ferine fio quel
lo y oJcriuefse Poeticamente, ferine fiero o ferine f i
fono q u elli, hauefi'io f r ì t t o , t u g y quello batie/f*
Jeritto , hauefììmo noi', hauefìe uqj- ) haue/foro
quelli fcritto , ferina i o , feritii J n , feritifojuello
ferivano quelli * S ogg:enfino, ehVa sirtnesse e//?
?/t fe rin i yfc r in a , ferine , che quello ferina , che
quelli fe riva n o , perche alta g ù tfa d e g li altri ha
due maniere da variare Jo piegano p rim a tnxn a,
p o i nell'altra . S /o fcriucff'e y oferi uefit f a prim a
y è poetica , se tu ferm e f i , fe quelìò feri nef i , o
fcrinefi'e, fe noi ferine f i m o , oferine/]ernofe quel
lìferiueffero , io fcriu e re i, 0 fc riu e ria , t/i-fcriuer e f i , quello ferm erebbe, quelli feri neriano y o
fcriuerebbono * Il rimanente f i d ife n d e al modo
detti precedenti. I nfhitino fe r i nere, hauer fc r iti o >per dou er feri nere .
,
a
,
,
G IV
LI O CAMALLO.
141
V E R SI I R R E G O L A R I ;
N & anco in quef i a faprei bène spegnare ner­
b i irregolari, battendo quafi , ciafiun preterito
perfetto proprio s a li fo g g i ont i ni regolai r . Ler­
cio che f r i nere fa nel preterito feri si i , s a nel Sog
giontino ferina y le fii? legga yp o fi 3ponga , ren~
' d e i, renda . '
" se
Q V
A R T A
•T I
C O N
O N
G I V G AE.
Io fin to , tu fe r iti, quello ferite, io feriti i t a ,
io fenti-j, in f e n tif li, quello f e r iti, <?fendo,quellifin lìro n o , ofen tiro, iohau eu afentito, iofinttrò„
Im perativo , fin ti t u , fin ta quello.Optatiito fin -,
tifin o ^ofintefie poeticamente f in tif ii quello
%ppeticfirncntey c fentefi'e ,fin tifiirrio ,ó fenteffemo
n o r,fin te f i ero, 0 fenteffouo quelli,hauefii io f i n ­
tilo , fin ta ' io , fin ta tu , fin ta quello. Soggiorni*
uo ch'io fin ta , che tu fin ta y macpùefli uerbifac
d o y ho , voglio s a poffe, hanno ancorà in quefla .
feconda perfona , che tu facci ", babbi > t/ogli e posi
f i . S'io fe n tifii , ofintiffe poeticamente , f i tu
fintifii- ,fe quello fentijfe > s a poeticamente , f i n ­
tif ii . Cofi il rimanente a lla g u ifa de 1
precedenti.
Infittitine fe n tire .
,
‘oso’se •• oso'
V E A BsosoRR E G O L À Roso* ■ ‘-"oso
RA g i . o. N farebbe che t u t t i i n e rb i detta
I 4i
G R \ M M A T . D I M.
r
quarta ypenite hanno Tinfinito in Ire, fa ce fiero
il preterito in I , ouero m io y come fentire, jè n tiy
e fieniio . Nondimeno fon quefli che cofi non fan
no , venire » che f a uenne y d ir e , che fa difiè y
aprire eia j'a aperfi o apriti e f i fioggiontìui delti
quali fono tu ttiyfin ta y mora , oda ; perciochf O ,
in V , non muta fe non nel? in fini ttuo . Vd/re , e
participio udito , dica , apra yp era : ittic h e yfe ­
condo il mio g iu d ici o quello infinitivo dire non fia,
proprio : maJmcopato da d icere.
D E L
V E R B O
I N
g li a ttiv i f i n film ilo .
C H E
I n d i c a t i v o ho f a g g i o , oso apprtffo
D a n te , habho , hai y quello haue } ouero ha , noi
hauemo ouero habbiamo , lo hau ea , o h a u eu a,
quello haueua y o hauea . Io h e b b i. E t if>preffio
ii Ferrar, io havex : ma apprejfo Dante perfinco^fC
pa del primo bei ; quelli hebbero , o hchbono . lo
haueua hauuto y cofi in fc medefimof i rifotite. Io
bavero , uoi haucreie , oso harete perfincopa.lm
peratiuo babbi t u , Defideratiuo , hauesfi ioy hauej]ero yò hauefiono quelli y hauefit io hauuto, i n
se medefimo f i rtfilue ybabbi a io yb a b b i tu. bab­
bea quello , habbiamo , ouero habbino quelli y e
b a g g ia n o . .Soggiornino ch'io hagg*ay o babbi a y
che tu haggi babbi e , oso babbi a y quello h a b b ia ,
o h a g g ia , che noi habbiamo y o haggiamo y che
uot babbiate y o (raggiate, che quelli babbiarto ,
babbi n o , o baggiano Meglio è da dividere nclJ t due m aniere con la g n i fa d i difendere quefio
14$
€ IV LIO C A M I L L O .
preferito , (i comefi è fatto ne' precedenti p u n ta ti
mente . I nfmitiuo bau ere & h a u er, come chef i g lif i caricelicosoae , -hauer hauuto si -
«‘ ‘V E R B Q L N C H E L I P A S S I •
•
-W se rifrittone .<
■■lo fin o fou f e t i quello ce {onero è , loerae ,
fio fui"y q w lio fu e y n o i fum m o , lo e r a Tlato in sa
medefimo f i rifoltte ; yvfero ) 0 farò' 0c.im p era t,fiu fia . Defìderatiuo fofit io , ofoffe poeticamen
te:y foffe quelli* y ò fofltpoeticam ente f o f imo noi,.,
fofjcro, 0 fofl'enoicpttèllp ff i f i Tiratoio , fra 10 , / s
t u , s e a e quello .
Saggiammo ch'io f a y che tu s e / f
sieUuseae.*TE' pur ynsep. questo, d à . dividere nella
predetta mani-era fu ti talmente ; -hifin iti ho 'effere*
*effereTiaio *„isis 1* .,
W !/ A
Di V
E
G«>•*■. •
A
r
[.
s i
-
TI i g -otti r h u c qua , iflie c o fli, ifiuc cof i n y
Ulte li y llu c -la y q u iv i y u b io U e , quo dotteyn b t- ■
cunq; OJHtnqy, quocunq?douunq; , h/ne quinci ,
f i me. cofi u n i , tl/ie q u in d i, inde indi , «nde oitde , donde , aliunde altronde , thi i v i , alibi 'a liroue.
■4. '
'
Q uefia particola . N E ha fignificatione d i *■
aduerhio locale, mentre f i accompagna'con nerbo
frignificante moto,: c o m e , ne porto, m a e dubbio, ■f i fignifica de luogo y ouero ad locum : mae sa se •
accompagna con verbi nonfignificanti moto allho ■
ra ha inchìufr E x y chefigiufica m a te ria , 0 db
>.44
G R A M MA T . D I M. -
quella cofa y dt che Jì ha parlato y come s'to d i • c e jìt, piglia quefia cofa y oso nc f a amilo che ii
p,,ICC f a
Q u e s t a pitrt i cola C I . talhora , olir a che f i g a i fic a quefio pronome n o i, fignifica ancora que.fio adtierhto locale , q u i , ciac, h ic, 1/ per eh*, m a i
tre cofi fignifica gioii f i può accompagnare con qui
t t i , ma con q u i, ne et turbi y che f i troni taihor
terminare in quefia vocale e. cofi C E . percioche
in cotal vocale termina , mentre tra il nerbo oso
essasi interpone alcuna cofa , fi come fiele aucnir e alti pronomi, dalli quali al fitto luogo habbiamo
Q u e fia particola V T. olirà che fig n ifica quef i c pronome uoiy taihor ticn fìg n i fi catione d i que­
fio aduerbio locale J V i . il perche è da notare
leggendo y che o quefio, o quello fignifica ; ne m a i., j
abonda come s'auijano alcuni .
,
i
^
R E G O 'L A
E T
per Alfabetto .
M O D o
A v. Si muta in O . audio e d o , aurum o r o ,
aura ora , lauro alloro, laudo lodo , gaudeo godo.
Et rimanendo lo A . netti p reteriti di Audio , e fa
u d :>udiuayfi rirnuoue lo V.Et reftalo A.aufiulto
afiolta yf i rim uove totalmente la A . arcua rena y
a pagliapu glia , arcigni ra g n i. h i compofii onef i
cangia in E. amico y nemico . Et in V . falfit y
uff alfa , . V? I . h abeo prohibifico. Si pone in
luogo
!
• j
;
i
j1
j
'
'
*•
k
' G ì V L IO C A M I L L O.
14?
luogo dt E , g io v a n e , gjcuene A , t» O yf u i f a n
j
fodi sfare .
........
B.
in V .fa b u la fattola, ib i iu ir cabaRo cavallo
habebam hau ena y tabula tavola , aihi awe B , tti
luogo di I grem io grembo . B, totalmente fe*r i m o n ef obfeuro ofcuro , objeruamìo ojferuando «
■
abfeondo afeondo y V>, fi duplica B , dubium dub\ , ^ bto , deheo , debbio , ribbia , fib b ia , fabricatore ,
abbietto , abbarbaglia , crebbe i perebbe t nebbia ,
oggetto dicemmo ancora da abbietto.
j
\
r
y
n
>
se
i
C
‘C . ni luogo di G , fa tig o cafeigOyfatico cafeico.
0 . si duplica giacies giaccio y faccia , placeo piac­
cio , cofe i verbi, che terminano in ceo , s a m rio,
netti fu tu r i d e g li optativi , s a netti foggion ùui in
\
tutte leperfone yC numeri raddoppiando il.C tfaC
se fr 4 , taccia f fa cei ta c e i, nelprefente filam en to
• ^ sg d d fe p ia nella prim a perfona jacio, faccio y tace*.
taccio , saggiu n g e a q u a , acqua , eimene fan fio
fanto .
D
D >fi rivolta in duéKG G„ cado c a r d o , video
neggic yfideo fig g io y hodie hopgi ,si dupplica ,
fieddo f cadde , preterito D ,fip o n c in luogo di T ,,
latro ladro y madre , nudriuo y l i d i , tm p cra d o ri,
ctade , honefea.de t grado yfo d i fe r e . D . in luogv
d i R. raro rado , radeu ole
in luogo d i N .
rendo reddo.. D quando è inpropofetione con A ,
s i muftì nella-iettera con che fe accompagna , acciò
timoni{co t appago y a rrivo •. T u tte le R E , s a '
V E yittcotvppfnione f i mutano i n i , ri iterf i , r i * '
Q
T4 S
G U A M M A X D T M.
( t w , r motto > d ifìm g g o , dimando y nondimeno f i
raccomandò , refìo , racqiiìf! o y raddoppia jraffron
ta , rappelhc, rasserena. , raffigu ro, raccoglie,
racconto, rallegro y refiauro , e refioro , d efinito y
refiu to d o m a n d o oso demando , oso adunando t
trono s ragiona v
;
'•
sa
-
E
•-
;•
- •. •*,
H .st muta in T. meus mio H , m olte volte t nel
futuro dell o tta tivo oso fioggiontiuo f i trotta l yper
£ , E per l. Petr.
- ssevosaoso
T u che da.noi Signor mio \ti ficompagne y Sa
pone in luogo de 1y firfir degna y a n g ela , filu a ,
legno , wmri , vendetta ; vergo y le g o , facc^/se-,
tr o , nemico . Et t« luogo d/ S. scompagne come
detto habbiamo , oso s id e , osoesedri* Dante ,.. ,
;
Guarda com'entri y come tu ti f i d e . S i , r infoue hattre , Capre , werlrò copre* potrefli, cede»,
fia , oso chiefa y m luogo ,d i A confacrabo, confa-:
arerò, senza sa ri^ a * - -v
oso-v* ri- v
: . ■:* C ve •saisser' sa\.
.
G . non può Sfare in mexjy k due N , p o n e fifer
M .fom no fo g n o , ow/tt o^ n i, ponefi per Q s s e g u ir e k seq u o r, d in a n zi a L. f i interpone G . L i
g l i : oleum y aglio folco fo g lio . Diciamo ancora
scoglio vp ig lio , g ig lio , artiglia ,- f ig lio , esnseo ,
sveglio , efiiglio ; ove nonf i profienfie l y benché f i
scrina : doue f i duplica trono I fo to ,S a p p i che ne
g l i antichi libri non s'interpone I , rnae fi ferine y
configio yofiglo E , in-egljy come quegli,occhi v
hense occlri, finse >;capelli p iù fi'eqm ntem enteq
m a per f o r \a della rim a trovo difiefo eapegli, mi»
g tio r a , oso cofi'miti nomi che- ra ddu pticam L L*
\C I V L I O C A M I L L O .
147
non f ìp o n e , quelli y ribelle colli y trafittila f i chip
plica G . posto in meoso a due noeA i ràggio , ieg».
g l / uia^po ggc.nondtm cì.ojl dice privilegio y in-:
dugio y refugio y ligio , agrada y aguagi fa'G. f i
pone in- luogo dt C. precor prego -, lacrima lagri­
ma acro agra , craffii graffa ; Si rimane cognoJco conofeo {regina r e in d i D itta n ti ad I f i pone G .
ìo cm g io co frugum g io g o , No/oso nclli. ltb ri an­
tichi lofean i, in ne.fa'
dittione f ip o n i tifa n fgrìn,
cipio m a f i legge o g g i.
:
H
“ ■
A g g tw g e m o H , non per fare p iù graffa la
pronuncia y ma p i ufonante,fa tig a y faughe ychej\perche hard- fomite suono d i G ,it i interpone Hsa
e riefd tig h # , cofi vaghe, p rieg h i, occhi, bianchiy
quefio. accade in E , con E, 0.1, e fim iim ente ne g l i fu tu ri d e g li o p ta tiv i,
fe g g io n titi, di
che , preghi sacci- ne , (sir cosofanno m .esse, q u e lli,
•nse l s f i n i t i terminano in Are ., se hanno G , <?ue~
rsaii , corte o , secchi, secche , arifchi arri fin e y i n .
luogo d i L yponefi G io ia m o chiamo, c tir o ih ia
ro * Si ufa in m olti nomi\t 0 verb i „ E t perche,
•non fi p u ò dare regola alcuna;; noi ne porremo pd
recebi frequentati nei V olgare y ho triompho y t i ­
berini!} 0 , htimore , fian ch i y T he soro y porchi y
homero sifia n ch i, hora y herha Icthe , honora ,
Alh ora occhio 3
humano Y
0 a ltr i. sassi , .
0
0
In luogo di In, aessai «-olle si pone E y per osoV
vocali amicifiirne yxom e V , 0 O , come.è detto
in 51H , d r de , in compofitione intro y 0 entro
moke uoltr fi pone J, a va n ti a l E }0 lo accampa*
y0
G
f
14$
G R A M M A T . D I M. , o
f na cielo lieto piede f i rimoue qneta ,f p ir to , Spè­
gna , I U ffa «na dice it Petrarca . fa4«giunge con
G , s a D , ignudo , iddio ,
K
^
K .n o n dn fa , benché K a r o lo , s a K cd e ito bah
b iam o , s a K a le n d o , s a K.alumnie .
.
L
L. si m uta in T , placeo p iaccio , p lu s p iù * Ssa
du plica H annibale per la r im a , m eltefi p e r K ,
utneno veleno , f i ri/ucue , qu elli q u e i fa
*
M
M . f i pone m a n z i a ? , e G . E t quefle lettere
fingono N , cosi am an o in tem po f i pone per N ,d a
nutrì danno dom in a , dorm a.M , f i m u ta iti Vanum e
rare n o vera r e S 'a g g iù g e C ap ito liu m C apidoglio .
N*
■\ 1 0
N . entra i» luogo dt 0 . occida an cid a s 'a g g iu »
g e , afe ondo n a fo n d o \ f du plica nelle te r f e p e r Jone fa n n o y UiWno .
O
O . s a V , Lamio tanta affin ità , che l'u v a , s a
Valtra commodamctitefi pone , ubidire , molto ,
fioko. g r e . In luogo d i E., de nere douere , in lueg o di A , f id i sfaref i legge in profa .
•
P
P si c a n g ia in V , opra cura , Jòpra [àura , in
T yfcripto f r i t t e . si dupplica , doppio , tro p p o y
tta p a fio ,p e r cvmpofitiane di p a jju s L atin o .
Q
* Q . in G, fè q u ir e , fe g u ire ffi m u ta laqueus lac
ciò , c torco d a torqueo dice D a n te , R a g g iu n g e
■ella q u e l l i .
'
R .ttf
„
f
? G I V L I Ò C A M I L LO.
;
.
R '
14*
....
R . in N jferno fitm ? : ri/D ferire fid ire v in
I , moia mora yf i lena propria propia J i duplica f
trarre s p o r t e .
s
•
S .s 'a g g im g e sfamilo y sm o rte, osoriri?.
T
T./Twufae in G y ratione ra g io n e , tn D , [bit­
ta faada , in luogo di S , fp a rja [ f a r la , oso wj lu#
*» 'Io di C » noIT/e ?Io/le,
V
VA» E , come c detto in O yfolgore , in T r o t ­
titi uolio yf i rim ouefaceva fa c z t - ?interpone in ­
nanzi a d O y huomo y lu o g o .
X .
. /
x . s i c a n g ia in uno S , effe fio, e ffe tto , in'due t
d ix t dif a .
.
* '
Y --sasasa'T ofcani m a i nàn Vusano t oso fochi altri >che
^Mièbrar lingua scrivono .
>
Z
Li moderni dà nofaro tempo Jq dupplicano fir n p r e , quando non g l i è altra confinante mnanZ* ,
ma foppia ciafcuno che in altri libri antichi f i tro­
v a in meZo di uveali f o la ..
IL F I N E
D E L L A G R A M M A T IC *
d i M . G iu lio Qarmìlo *
•.
s
a
v
»?
1 O intefo del fecondo d a u ‘ no , che V . S. hae sat/o in
' I quefio anno . Ilabe rm ha
f ì 1J
.
; j aggiunto tanto dolore,quan
%l lo potea capere nello afflitto
! petto p e r la morte del SigJ?,
Il Antoni otto , pur che bab­
b i a potuto trovar luogo per effer occupato il tutto.
N e vorrei g i n , che la Signoria del Magnifico P a­
dre, o V. S. cadefjè in quelle d iffer a iim i , che w
tendo e f f r it le uoflre amar il udì iti- f i vicine „ che
non volete ricever alcun conforto . ìmperoche fòri
*certo, che , oltra che non piacete al S ig .D io ,p e r
non v i voler conformar col voler di S. M. tv tb a te
co fo fb iri, s a con le lagrim e vofire iltranqu illo
Tìato delle ben locate a n im e. Era bù i ragione
che! caro fratello d i V» S. non contentandofi d i g o
d e r filo la cclefic helkZgjt } damamiaffé dfai $*g.
esse' esse
.
\
w d el tuito una dolce cornò
gh
E r n on
i .aO
esseia de' Jesser»r .m
hi nolendo p riva r del Sig. Padre per effer troppo
acconcio à f ì t t i nofiri , uoleffh appreffo d i fa la
nobilifom a madre y ha fatto e g li'per aventur a ce­
f i g ra n torto , fe ha coft g ia lla m e n te partito cor%
v o i? Appreffo yprego per quella fine era am i ci­
ti a faeh e f i a n o i, che non fola mente V ) S. f i ri­
m anga da cotanti p ia n ti, m a uogl-.i anc«r perfvadere al Magnifico P adre, che da loro c e f i ,
*> cofico n fem a tt non fidamente v o i a v o i m ede fim i y
ma uoi li li Hofiri cari fiim i am ici ; da li quali la.
ulta hof r a è forfè ; (■de fiderata > che non irid a te
a credere . Ringratto V. S* del dono, che mi m an
dò de' buonif i m i puf ci y ilqnale venne in tempo
molto accommodato a blfogni n o firi. lo L uni, &
M artedìfarà a ? ortogru aro per andar à V mogia
con una bella compagnia y 0 cofi ci potremo tenefa
ramento abbracciare. H o intefo che'hnofiro cesse
^ bene M. ?re Michele ha fatto a equi fio d i un benfa
f id o per il nepote : m a vuoi effer tenuto ficrcto si.
molto m i p ia c e .
■ . ,
.esse esseesse
D / San Vito adipe, x. v 11 I . d i O tto b re.
Ai
D/ x . 3c V i
.
V. S. degnerà/aiutare lo , Eccellente comparire
mio maejìro d i Scola y 0 Ìi Magnifici Signori
F ratin i) infierne cong ii a ltri Magnifici , 0
lorofigeniHhnommi am ici communi „
G iulie Carmtto esse ' 4.
AL S. BERNARDINO
.
F R A
T
I N A .
'§ìs£kbs>
? haueua i
anim o di m andar a V . S.
qualche mellone : m a per
1* t
fri
osorr w al perito in cotaL mer
l ^ j j cantia : dotte la fo r tu n a ha
qmfiper/,no a quefio giorno di f e g u ir il mio defìi urto f i n rimafo , pur al (in ho fia t
lo buon tmimo in mandarne h V. S. (ette : g ra n
miracolo fera ; f i tu tti [.ranno r e i , t taccia a q u e l
la (• cfjmdvne.al$ttn buono ) di goderne per amor
rmo col mólto Magnìfico M. Gioitami i Verone f i :
oso f i per iK'fha buona ventura tu tti buoni f i ben,
che V . S. non fo /ìerra , che li nòhilifiimi Rifegati i y
rii ualorofi N egro non ne a fa g g in o % A D io In­
ficio V . S. con tu tta la firn gentile , e lieta, compa­
g n ia ,oso f opra liu ti col Signor Q u in to * .Di V i negl a a l i x x n i . d ì Luglio *
M . D
x x i x .
'
D u i C apitani Spagnuoli fir n in JLontay dotte
f i apparecchia efircito di dicefette m ila fa n ti per
andar [opra F iorentini. In qa.efio Autunno/? u t -
v . '...
.
V
oso?
drà in Tsa7laosoesarev e7 Ai». Chrìfliancftmo , s a
forse il g r a n T iranno f cioè i l T u rco, per alcune
lettere y che ho ucauto in mani-molto degne ; D /o
regga ut combattuta natte'di qttefìa no/ha Qbri*
fh a m Kepuhlica .
• • ^ oso
>
lp ro d ig i] di Cremona f in o p ie n i d i r k à j n é
la cofi d t skagufi è / * 3o s o :
dì
v.
. '
s .''"
,y
‘o s o o s o | s a p :%
*
fa ~ osoosooso
Bxen Servitorir .oso oso '-oso v‘
• ' Giulio C t im iìf i
* ?4
fiX ì
•
‘«Alt
AL S. BHE.NAR.0IHO '
.
F
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T
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N - A ;
.
■
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m andala
ìit^ '“V ri^ V P ^ p il
cJV.
l ^ k l x M ^ k i ,er^ ni:t eTtb'i<>f i » cadu* osoosorf^ tof l° tof i ° r b o u à t a
'/**/*• ^
/e antiche T ra fi
- | o s o ^ s r / o s o ?nationi , perche son ut­
erino ri tH m sta r, sa fon te ,
fium e .,D a la pre
surae d i Rot?M in quìi m i fimo morti tón ti cimici ca
r i , che eia f i r n ài loro , &*per la dolce,rortgitm
iion dell'amicitic! , s a ,oer m eriti > hnurchboa tic •
luto mille occhi n d c a p e mio con mille ahonrinniififim i fiim fo a n z j m a n d i lagrime , patientia et con
mten battere ; am aram ente. (Frego V . $ . degni
tifo dar hi mdnfia lettera ri f M if it m e mani : p er­
ti fe molto tr i importa , sa /sa/termi scusalo fe 'Cado
pero tanto „
A V iòla /ciò V . S. s a quella del g en tili fiim o
N e g ri y s a Ile li Signon Bffig a tth rtia dove la fd o
éo il Signor Q g jn to dt San Vito 5*
^ ,
N o n mando p iù la le tte ra , che disaprd raccé*
fnadaua : perche U ho h d r izz a ta -per n i a delta
T affettà.
oso
. . sa
&
Di
Tse Sse oso
Serti. Giulio G am itte.
-
A
'"B5 '
C
B
F 'G '.’
efirn, eccello <3,
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che è Temo.
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G A B R I E L G I O L I T O
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Iseo us o
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in liuttxh<kl fuo-.
Theatro.
Lettm del riu
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utóleir
Trattato delle materie. 7
v v T rattato cfcll'Imicatione e - % V
D ue orationi.
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saSsa,
R u n e , et lettere diuerfè.
L a T o p ic a , ouero deirO ocudone.
^
D ifeorfo (opra lìd ee d’H erm ogene.
La gram m atica.
«
Efpoiltìpne (Opra’I primo et fecondo S o n e tti„
del Petrarca «
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AL M A G N A N I ^
ET NO BILISSIM A
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DI V A L VAS O Ne.
T H O H A ^ O PORCA C ^ R L
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CAM ILLO , g ra n *
de d'ingegno ,d'éÌ0:
qeu& di dot
trini
i effendo ripiene dlalftgfai .
cettt non mai pia per quanto.ppffk- esse. esse
congetturare caduti in men#
mana\ debbono da
mr i m .
te effer prestate
perche io fiatem o a ffarle m agari?
tonor ) che
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" - . . ..ili; - ........-ni]'-';—ir-*::"'.....
t. fi uenire in cognition di
.„.nofo Theatro .che
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uino. Auttor^fitmafi del
fubucato .co}/ s a v u t p ; u . S.Jlmo to
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mondo;fi pegl'auttori
(jenprfffocosar, àÈ' fiffkde, che,
tbabhiano; come pct Vfoor/cffefid
porta alla
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teiletto .
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di. yfsfdame perfe d iti
ch’altfptu
uolte .
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F rialtro rifpettoMppreJforifaiù..s
duce a-giudicar U.S.
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cui ftano prefejitate quefte fcfffafa[t . «f;
on sa d
ueder, quanto ellanidla'bel-f
legga
fingolarità de'
fcriuendo in uerfo, e in
•
«h i 4 '
pen
fir, ad’elocutione di
O i v t i o C a m i l l o * in Mia*
.” do
che' nònminor lode acquifla per
_
top bottarato sforgo
gua
,&
di quel,che le fe né debbia per tanttfE
Mitre
qualità; degni di Gentilhuo»
mo,& di
CauaUiero,u vs< *
nokilifimo
ualorojìfiimo.
^
C9tycflò io, quando freffe
^
1
me,particolare atnmirator dpi# -Iae
molte uirtu, entro in cofi fifata con.
fideratione ; di non fopcr rettas&ritp ]
nN
d i f m è e r e qva/ f c
h
...........................
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( t e ti# ! # .
J
-
• « vrp*-
e
uirtuofamente; <jr Cavatore• fcamenteaCuna
éfrl'al
li
è nondimenouncofi fatto colmo,
che bafta a ogni animo ben compofio,
|
ejw nelle morali difcipline effercitato.
'
•vlbseto quali V . S . con tanto
,
inuagbita di quegli ornamenti, che •
illuftranoi poffejfori
per fuo
diporto trattenendo/i >che.ne' ragio­
namentifamiliari è lodata cerne Cai
tilhmno di belle
lette
feorfi graniti ammirata, contefcien
tiato. X bi legge le poefie, & quei
I
componimenti, eh'alcuna
fer 1
dar qualche ricreatione a g li jpiriti
in altre uirtuofe operatimi affaticar
ti,
eper istigare
te tto , elegantemente di/pone vRiota
V. S . per molkcelebre
; din
le attribuifee tutte rftteUelodi^che
( per molte e infinite che fiano )
fuo
fummo ualorfempre f i r n poche- r i
I o , quanto am e( febene & dipoco gufto, & d t i n f e r m o giudicion
tere) fon refiat» molto-pieno di mai
fe ,
r Miglia, quando fri?altre pie uittuofepitiche, ho letto , mercè della
S ua pngolar cortepa,cheme n'ha ri­
putato degno,la tradottion ch’ella per
gran parte ha pitto della Thebaide
dt Statio. 'Nella qual pitica , quan
to i uirtuop & litterati pano per
darne gloria a V.
S.lopimino, i quali homo letto il poema di
quelC^tuttore, duro,
/ufo, & lepiù uolte , come
bile a effere intefo : in che nondime­
no piglianiop V. S. uagbeiga di
piegarlo con eloquenza c r con faci*lità , è dalei cop dolcemente trapor­
tato in quefia lingua, che Statio ne
refierà con bonefio, ma non ingrata
roffbrc,
uedendoppiùlodato 'per la
tradottion d iv . S. che per l’arte pia.
Chi entra dall'altra parte in confiderar la nobiltà fua
,/ap che n
nobilifìima & amenifiima patria del
Friuli, ella è non pur nato
JnSJtna Signore,o( come quiuifi
dice) Capellonadellafua patria Val...
*
-uafone nobilifiima, & giocondifi ima
fcuanto altra che
' tanto più in lei
rigla
uirtu , quanto è pofla in più alto
fpiendordi nobiltà. Degli
Otuallerefchi non occorre fare alcu­
na mentione ; perche quefio è
pryfiimo & commuffìfiima
quellafelicifiima Troutncia;
le par,ehe fotamente regni in quefia
p a rte , cb'è
d'effernero C
deualore • Tacerò ftmil
. jmfWeta aortefia & la magnanimità
d i u . S. la quale, »3$ nonfiuede
mai fattarieffercor&
cofi in quefia uirtu par, che
mente;fi nodrifea : & làfcerò di rac­
contar moto altre fue
lifiime xiriu&yyofifiime, per non
offender kmodèfitafua. La pre­
gherò falò, chefi cornea me fempre
è fiata cortefe della fua gratia/in
honorarmi, & liberalmente leni­
ficarmi : co/i uogltadt prefente ac­
cettar dame uolentiert quefio dono i.
accioche
accioehenel legger
di n i ysa
riconofcain
gran parte s eccellentide'
fin*
golarifiimi
concetti;&
nel ricordar
fi tal uolta, ch'ioglie le ho dedica­
te , fappia
daniunoeffer più amata,
ne riuerita & tie bacio la mano)
Il Sabato Santa
jl X
le
M
£> I J f u ì .
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no CAMiito,
;
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6 6 .
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A V O L A
DELLE COSE
PIV N O T A B I L I
C Q
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tomi dell'opere di M .Siulio Casi
milio :
doueè,a,fignjfi- ,
ca il primot & dpue,b)lfecon»r
do
Tom
—
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»#* ■• ' '
moie; t(V^)to.*' r s b
[ AccuOttioÀtsilMKiie '-•*
diuifiiiteù&QfaA
gli antichi.
MI
Iccufàtionc fi itol_
#
à iiMIoi flessi. i#A
Accusation de* Rethòridtójtó&Ie &
confufirnon ci
'*&CW - * W
Accufàtiui (end.
*%8 b
o
Achille fatato fuor che nc’ ffedt, che '•*
lignifica .
113 a
.Acqua innanzi al ciclo & alla tetra.
74*
juUm fiato d ilata uùgiaaslts/ si U t *
T
A
V
O
L
A
.
In che modo fofle nfell’horto delle
delttie. *
' 115 *
AdOklccnza fino a quanti anni fi Ren­
da.
I04b
Aduerbi*
*43 k
Aggiunti lOno tripartiti.
tfo b
Aggiunti,p ueri, o fiati*
21 f A
Aggiunti finti.
2162
Aeoftino A biofo.
Ì62
Allegiamentonome» ,
, tf b
Alteri (enfi.
f c p :b $ 7 b
Altifsimo di nobiltà, traflato.
1f b
Amore, che epitheti pofla hauere •
29 b
Amore c qualità mifla di dolcezza, &
d'amaritudine.
1 07 b
Amore é un dolce amaro «
x 1 99 2
AmOrofo epitheto a che conuengi « ; .29 b
Anello onde nato.
4
129 2
Anfibologia nel Petrarca*; osooso-oso***
Anitpanoftra, & fuoi uehtcoli. , osoflt
Anima prima conte chiamata. ‘ oso | * *
A n in M W Ù ^ a l< f., i
se
% 40%
Anima qua^dod accominc^fata atta %e se
c u U t ìo d e .
osov
'se oso 4 * *
Animale >uiuente, & (bflanzaa
pa
Animali de loro creatione.
j 41 a
.Anime noftre hanno uirtù d’alterar le
* cofè.
62
AnjtDc tre in noi
^14^
Anime de loro obliuione.
..'in i
Anteo & Hercole che flgnificano « .. 12 f ±
* D I M. G I V L I O
C
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P B U E
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■ ii,T
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O,
*
M A T E R I'E .
il l u s tr is s im o
eccellentissimo
s.
il si?. Dan H ercole Duca di Ferrara.
iiì»
. ■
WS***
;
j E i o hautfit penfito,chi
I le parole d i questo poien*
j npim o R e , infiammate
da l difiderio del Reuefen
! d i f i . 'Cardinal d ì Lo¥&
I w , h ave/jet o *per J h jo S
__
1 q ui hauuto a tirare i l
v ia g g io , che to bramo fare per Jtaha ; bauerei
peraueritura prim a h i f i tato l\ilthz\d>uoflra con
qualche debito fegno del?ófferuan\a m ia : im ­
peroche, io m i fa rei taihor dato afarle rìuerenZa con alcuno p enfi ero f r i t t o dintorno a quitti
fim i/ n o b ilitim i, ne quali il ualoruofiro tra g li
a ltri Fyerìcipi del mondo ha loco laudabile. Mia,
per nero d ir e , parendomi da molti me fi in qu a
d i giorno in giorno effer per entrare in camino,
D
ELLK
M A T E R I E .
rji
perche m i era cofi continuamente promeffò : la
m i daua ancora a creder, che di giorno in g io r­
no la lingua m ia hauejjè a fa r quel? o f f ciò, che
la penna piglia al pre/en te. O r a , ancor ch*io
f ia slato per lo adietro più atto 4 conofiere il
buqn volere uerfo d i me, 0 t i p o ten za d iq v e fiu gran difiim o R e , che diff>ofition d'iddio ,
il qual mena le cofi a fin e da noi non conofciu«
to. : e auvenuto , che io m i fta fiihtlmente ranedato del lungo tem p o, che firfa a fa r mio.debir
to f i ne è con le ptomeff'e reali andato ; 0 pe?
f irne notabil ammendaào intendo con fim p h ei
0 neglette p a r o le ^ ^ ^ r ^ ^ ^ ^ i^ a ^ oso
ta to id f Eccellentia twflra dedicato la g r a n d e ,# ,
flifficiti , 0 da a ltru i non tra tta ta itnprefa cfoL
le m aterie fife f it to lo fh le cleì?eloquentepojt. /
fono v en ire . ìlq u a ttr a tta to , benché potejfe •'
effer p iù , che ùtile a ciafcvn, che uotiffe d a i
(u lto il de fiderio alla laude della eloquenza r
nondimeno perche io l'ho ombreggiato fo t comò
ilgentiltfim io M. Domenico A n ia m to ha ned#
ipf nfile confvfiomdella continua peregrinatio*
n f d i quefia co rte, dotte non può effer largo i l
tem po, ne il loco; prego t i infinita uofira p ietà
Commetta * che per fino m iJ'arà lecito potergli
dar l'ultim a m ano, fia conferitalo nelle slret~
teZge d e lti lealtà di alcuno fv o fe d e le . Dico
ancorché pia t ofìo [ho
Commini parlare d'Ita lia , che nella lingua L a *
sPfae fip c rch em i e A l'anim o, quando a Dio
piacerà « d i vicinar\p ancoya alt i int^Uigtifa ci...
d i qveli'alta Donna > cbe io per t i molte 0 raert
« MB B i WWmv i Www:
*
, ....
- •
G
uq
ti
Iji
T R A T T A T O
*•v irtù fue fonmiamente honoro ; fi ancor, perche
•io m i penfo di apprcu.W fW fiitdette dette ma­
terie con illuminati efempi del Pe tjfp c r farle
•più fentire . Adunque l’Eccellenza nostra per
da fu a incomparabile i)umanità nette bore del
Silaggi or otto , mentre farri coti g l Vluflrìfiimi
fu ot fr a te lli, Monfig. di Melano , e'I S if. V>on
Yrancefco , tu tta rivo lta a g li honefii ragionam en ti delle belle lettere , degnerà per una fola
volta a ir tr la via per g li orecchi a que f i a miri
'im perfetta fa tica ; ne per tu tto c ij preg o , chi
g li apra per la telitene del dittino M. C elio, no
-anco per quella dello erti di iJJimo M. AleffinfMiro Guefinó,o del dottifinno m edito Brafauola,
f erciócbe qtiefie carte d i vergogna arreffarebbo
fio; ma più lofio per la uoce di M. Agojìm Ma­
sco , 6per quella del nobitt M. Nicolo Bendide/,
du e g ió v a n i d i g ra n d rfiim a ffera n \a ,e y di co­
f e nove defiderofi. 1fthè fe fa r le p ia cira , como
detta fu a utrtù f ie r o ; iò le p ro m etto f e b e !el&
trotterà aperta Ventrata a m aggior Cofedlla ve­
rtuta m ia ; la qual non può ejjer lun ge, quando
'ancor quefio alt tftimo R e , e 7 Cardinate ili* f r i f i. menafj'ero un poco più in lungo il co mia*
t o , che io fo l per due me fi non ho potuto ancora
otten ere. Ma per non perder più tem po; cofi
fa tfo fa rà delle materie il principio * '
- * seTwtM la elo qu cnigtjjpcr mio avifò f t pofla
ch*tn tqficófe prmcip 7
fit \ in m aterie , in artificio,
s a in p a ro le. Et quantunque ne Cicerone, rio
'labro a u to re , che io veduto babbi a , ha bfciatri
f i r i t t a pvn taltn .n te cofifatta opet:ione ; nondi­
meno U *
'D E L L E MATERIE.
15J
meno io oso da più luoghi di C icerone, oso dal*
Tifteffa fa o u a , tefl imorio d i ogni verità , b *
colto , quuttfo ho propojìo • Et accioehe le pr>■*
mierc dite fieno primieramente ne i libri de
O ratore riconoferite., oso appresola ter^ae; •
da consederas, che neffuno eloquente fi darebbe
a lti compofittone > prima non f i par affé da­
va n ti a lui alcuna m ateria degna della fina fa r
fisa : ilqvale fe veramente faffe eloquente : nare
f i fatisferebbe delti m ateria ignuda, che o la na
tu r a , o 7 cafo » o vero alcuna delle arti lodata a
v tle g ti haveffe meffo davanti : a r ifi p o i, che 9
dalla n a tu ra , o dal ca fo , o da alcuna dette arti
degna o noti degnagli fa ffe arnminijìrat a alcu­
na cofa, che ruet'taf)e l'inchiojhro , o la pennaa
esse ancor prenderebbe c u ra , che dal fu o inger
gno fibaueffe a meuere alcun benefìcio fopra t i
cofa a lv i venuta : ilqual beneficio ancor, che
posse venire da p i# ali re cofe da dir nel tra tta to
dell'artifìcio ; pur perche t i maggior parte del*
t i nwciuionp ff h a dalli fa n ti T o p ic i, onde an- inuentto*
Cor nafeonogli argomenti; da quelli diremo,clic
egli b a b b ia ti maggior p a rte della fu a maggio*
foat\
ra n \J , oso anco dal nome dettiartificio . Q u e - Topici.
fio alunijue > ma fedamente quando i fo n ti T o ­
pici, come m t\a u i dell i ( i t a g r a n d e v e n g o r
no , e tratto non altrim enti che t i m ateria . »
dalla n atu ra, o dal cafo, o da alcuna delle a r ti *
p r e d e tte , ma non da quella medefima natura ,
m da quel medefimo cafo, ne d a quelti medcfema arte , daUaijual t i m ateria tr a tta .fosse.»
fdquale artifìcio non m eno, che alla m & e rti
G
y
se
r*4
T R A T T A T O
Cicerone ha dato nome hor d i m a te r ia , hor d i
cofa yf i come manife fia ta ente appare t e i fecon­
do de O ra to re .
A d probandum aut erti duplex ef i oratori fu lie é ia materia : una rerum earum, q«ae non exco­
g ita n tu r ab oratore, fe d in re propofita ratione
traP la n tu r, rtta b u U g eftjm o o ia p a P fa , s a f e lujua ; qud non ab oratore partuntur , fe d a d
oratorem a caufa atque a rets deferuntur : a lt
ter a e fl, qua tota in d /fiu ta tio u e , s a in argu­
mentatione oratoris collocata efi . Ita in fu p eriore genere de traPìandis argum entis, in hoc
datem etiam de inueniendis cogitandum e f i.
E f (i come Cicerone diede nel predetto luogo a d
ambedue il nome di m ateria ; cofi nel te r f o de
O ra to re , alla m ateria diede il nome d i cofa J ■
Apparatu riob/s efi opus, & rebus exqkifìtis
umhqtte cotteti t s , nccerfitis, s a comportatis ,u t
(ibi Cesar faciendum ejì ad annum , ut, ego i ti .
a d d ita te labcraur, quod quotidianis s a u ern d L ,
culis fatisfacete m e poffe huic populo non pula*
barn. E t per m o fira r, che apprcjfo la m ateria,
s a appreffo lo artificio,che è quafifeconda'm a­
teria , ueniua ancor la parola ; dggiun fe. Ver.
bcrum eligendorum, s a collocandorum , s a
concludendorum facilis efi uel r a tio , uel fitte,
r a t ione ipfa exercitatio. Ma quelle due p a ro le,
facilis r a tio , muovono dubbio: im per oche n e
é in e
k
g
, ne ragione d ic e , altrove efi'er nelle pa
g ei le pa- r o le . N on fa cilita , pttche pur nel te r fo ha la laefenten* f C
ia
t0
f critte qaefie parolev Aliquanto me ma*
tie.
ùòr io Herbis^ quam ta fenlentijs eligendis la b e t
DELLE
MATERIE,
tu
0 cura torquet, ucrcntem ne fi putido ohfole-,
tw r fu erit orati o , non d i gnu expeflattone 0
filetuio fufafe m d e a tu r . N e anco ragione due,
cjjere nelle parole nel libro de claris oratoribus *
Solum quidem ( inquit ille ) 0 quafi funda-%
tnentum oratoris jiides elocutionem emendatfirrf, 0 latinant : cuius penes quos laus adhuc
fu erit, non fu it rationis, aut feientia ,f e d qua-,
f bona confuetudm is. 0 chiarita la locutionct.
fnolo 0 fo n d a m en to c o m e nel terzo dell'Ora ~
to r e . V erum hoc quafi filu m quoddam atqu&,
fundamentum ejl uerborum ufus et copia bono
rum . Mae f come nelle due materie mofire da.
Cicerone, T una uiene all'oratore ,0 l'altra na
f ie dall'artifìcio deli oratore.; cofi nelle parole s>ue farti
una p‘ir te , nella quale non è la ragione, ma lae
?are
confi et mime tenuta f o g l i autori d'altra,perche,
nafte dall'arte dell'oratore ; regolata dalla ra
g jo n c . per laqual cofa alle predette parole f i g ­
g ili nfe q u tf le . Scd quid ipfe /d ificet orator
0 in quo a d im g a t artem , id effe a nobis q u a rcndutn atq; explicandum u id e tu r, Et in quel,
de claris Oratoribus dijfi , Cesar autem ratio­
nem adhiben? confuetudinem uttiofarn 0 cor­
ruptam , pura 0 incorrupta confuetudine emen
d o t . Nondimeno percioche in quefio tr a tta to
io non intendo parlar fenon della m ateria ; r i - . - ■ :
Cernerò le altre due parti a due altre fatiche, chi
a qttefiafe a uefira Eccellenti a piacerà , feguiran n o. GoqC a iu ta adunque d'iddio d ijfu ta rerr.o della nìaterta fila , di quella dico , che non
(p a r to r ita dai?eloquente >,WA ujene 4 Jui pe^
G
y)
*
T R A T T A T Ó
chiedergli ancor quel beneficio , che effe dar le
può con ?artificio J u o '.y fc taihor mejcolero ce­
f i pertinenti all'artificio ; non far& fer tra tta r
in quefia parte d'effe artificio ma per fa r la m a­
teria più pale(é é II perche Jàpendo io primie ro
per quefio erto oso d iffid i monte non fig lia to d a
f in tin o alcuno, mofirerò la m a te ria , che mene
al? eloquente, non uenire fin o n dalle tre parti
dette di /opra : cioè, o dalla pura natura , o dal
cafo, o da alcuna delle a rti honorate, o manual i , non a ltra m e n te , che taihor anco?artificio,
poi faro veder quando la m ateria non è p a llo ­
nata ,-oso quando p iglia una o più pu f do n i , oso
come la pafìkn e taihor divenga m a te ria . appresse come la pofiiatno trovar ne g li a u to ri ,
quando ancor da molte qualità nafeofia oso co­
perta fu f i è , oso ancor quando può e fiere chiama
ta a più capi. ìlche f it to diremo doue ella è ,e t,
per cofi dire ,/o h ta r ia oso dotte accompagnata,
oso quello che è il più, del numero delle m aterie,
oso configù atterri ente pache la m ateri a dee te ­
nere il primo luogo , Tartificio il fecondo J a p a ­
rola il te r ^ o . all'ultimo brevemente per Tautorità di Cicerone fi darà la e ia tien e delle m ate-
che* use **C ' ^ ripigliando la prima delle propofle nel
ne «ll’elo primo loco ; d ico, che la m a te ria , laqmtl può
giunte,
mintflrdr all'eloquente là natura , farebbe qualutujue Cofa di quelle , che nel fi «grande grernl o Vennero pctta creatione del maulo:come t c u
h fig u iti dal tempo oso da l loco, g li elementi J e
p ietre, le piante, i bruti im perfetti, i bruti per­
f e tti, thuem o m t m r e oso esteriore. S er iw lh
D E L L È M A T t R I E.
do adunque lo eloquente di alcuna delle predet­
te nel modo, che Dio s a la natura l'hauejfef a t ta ,c r no.^ancor Tari e f i potrebbe d ir cofifiu ta
m a teria, ejjer m im jlrata all'eloquente della n<t
tu ra , ma JealTeloquente piffero apportate cofe
pertinenti a d alcuna confa ciuile , o ad alcune
rei per alcuno homicidio of u r to , percioche d e t­
te cofe non furono fa tte da D io n e dalla natura
fu a mnujìra,m a figlio no venire dal cafo;ragiqneudmente f i d ireb b e, che dal capigli fuffhro
mejje davanti s a dt quefio f ilo r\iernbro fece d i
fopra mentione O c . in quelle parole. Qjtx.not*
ah oratore p a n u n tu r, f e d ad oratorem a caufk
dtq\ a rets deferuntur . Ne l i dubbiamo Ufci.tr
confondere dalla vicinità : imperoche m e n tre ,
per g ratia diefèm pio , l'altrui morte cade f i t t o
10 s h l dello fr ittu r e ; eff'o dee confiderarefe ella
è naturale o violenta : che f i n atu raifujjè,qu al
f u quella di Anchift appreffo V irgili oda duurpb
he nconofeer dalla natura : ma J e fu jfi violen­
ta , qualfu quella di D aphfi,di, M/seno, dt Estria lo , di N i f i , s a d im o iti altri : dovrebbe d ir
hauerla hauuut dal cafi . ne pofiiamo noi dire
11 mede furia del n ficim cn to, il qual e nel nera
non può e jje r, fenon n atu rale, (fual venne alla'
penna di Virgilio , mentre era per corriporre
nf>
Tegfaga > che fcnjje a ? olitone. è il vero , che prodotre»
ancor v iv e una perfona n o b d film a , d e tt fiim a , Fer
s a di fu n t f ilm i cofiu m i o rn a ta ; lacquai benfhe j>icch i.
vergogno farnent e , pur confejfa hauer per a r ti­
ficio di lambicchi s a d: altri ifiromenti accorti-*
.mudati a d o p e r a g li p i* amn prgdftUjt M j frdrth-
%
ifS
si T R A T T A T O
bino : ilq u d l, come prim a uenne alla luce 3
fu
abandonato dalla u it a . ilcbe fe c o fi fi*ffe, 0
che uno eloquente fcriuerne uoleffe; Ifoarebbe a
riconofcere ilnafcimcnto dall'arte di colui, a c u i
no n mancano te (limoni ; iquali arditam ente a f­
ferm ano hauer ueduto , quanto ho detto.A dun­
que, quando io disci alcune cofe poter effer por­
te alCeloquente dall'arte,non inten dala io ali to­
ra dell'arte fu a mede f m a , pertinente d o t Alo
eloquente ; ma d i alcuna arte o d'ingegno.o d i
A tte d'hir m an o . Et le a rti d'ingegno , che poffono appdr
gegno. rtcchiar materia all'clloqu ente, fono tu tte le (f e
culai tue [a c u ita , 0 tutte le a r ti nobili :
quelle di mano fono non pur le a rti mecaniche ,
m a i loro eff etti. Il perche diciamo tA effer non
pur Varchitettura; ma il g ià fa tto edificio ,0 la
naue ; 0 quando Vhilone architetto parlò a g l i
Jkthenief dell'armamentario ; l'arte fu a alhor
g li f u materia . O r q u a n tu n q u e [intento m io
non f a d i tra tta r al p r e fitte dell'artificio, ch^
ila in cofiurne lo eloquente dare alla m aterni \
nondimeno per fa r meglio uedere in che fia egli
differente dalla m ateria , poi che efeono da i
medefìmt p rin c ip e , ma non in un tempo m edefim o,n e nel medefimo modo; non fa r a perauentu r a inutile di farne alcuna parola : che cofi
/ pero deflar nel uirtuofo petto d i uojlra Eccelle/*
t t a , quello ardente de fiderio , che m erita la d ig n ita del detto artificio , per efier unico f r u ­
m ento de lti elo q u e n za , perche effo folo può
a p rir largam ente tu tte le uie Ala in ven tio n e,
A la dtffofitioìH ? 0 A la tr a tta tiv i# . V iw
D E L L E M A T E R I E . ’ I;9
adunque, che per li tre mede fim i principii Vari Artificio
tifi ciò può alcuna volta porger benefìcio alVofiffifi possa*
fe r ta m a u ri a , per liquafi effaf t ojferfe all'elo- recar beai
quente: cioè per quel d e lti n a tu ra , per quel d e l ^ ffr
cafo, & per quel d i alcuna delle a r t i , Mae la materia.
differenZa è , chele materie efeon fu o ri delti
de tti tre prim ipij fem pre ferina meZo alcuno ,
f e prima noirfifiero s ia te tra tta te da altrui.M a .
Cartificio , quando efee dal?uno d e i p red e tti
principij tifar non p u ò , fenon per meZjp d i a lp
cuno de i fo n ti topici : d tfii quando efee dall'u­
no de i detti tre principij : perche può ancor alfa
tram ente venire al commodo della m ateria, mct>
ftm pre ha bifogno d i alcun m e\o . Sia propoflo,
nel ertela , che alcun voglia fcriuere d e lti fin g i»
lità della humana uita;certofe ben riguardaremo * t i materia è talmente n a tu ra ti, che da a ti
tro principio uenir non può , che dalla natura *
imperoche le cofe, che vengono a lti fattu rorfieti
Vhuomo, fono naturali , oso non poffono per la
miflion de i contrari Sfar lungo tempo infiemet e
tra loro ancor quefia notatili differenza ,ch e la
materia è talmete defiinata all'ima delle tre pre
dette radici,che in altro tróco t i medefima no po
irebbe efiere inferta g ia m a i.. ma Vartifi ciò d'in­
torno ad una iflefia m ateria può taU?or et f o rti
osofa r f r u tto , fecondo il noftro arbitrio fopra i l
tronco di due oso anco d i tre . L e mie parole
fu on an o, che t i m ateria deWhumana c a d u c i t a f . j
etalm en tedefiin ata non pure alla n a tu ra ; m a
alla natura fu a ; che altro principio 3che q u e l '
della fu a pròpria n atu ra j t y p l a pfiirthbe a U '
1
^
^
f
i
l'eloquente minijìrare: 0 nel medefimo principio farebbe Inficiata d e fu n ta , fn qflra, esse tr a tta ta dal Fhdofipho & d a l/ti e d k o , /quali dalle
cagioni non lontanano gU a ffe tti g ia m a i . ma
Veloquent e , che vuol ancor porger dilettai ione,
* a lti a pa filone , A .pidonarebbe più tofio (a
p b tlofip b ica , f iu c r a , 0 fitttir a g k n e s/te(fe
m ite lontana dalla intelligenza d tg ii afe?luti­
t i , o d e i lettori ; che il loco , ilquale g li potcjfit,
aprir la uia a muouer g li anim i de i p red etti *„
O r , perche una ifiefia materia può effer tr a tta ­
t a dall’artificio dell’o ra to re, «sir d el P u tta ; v e ­
dremo con quale artificio l’haura tr a tta ta ,g ià -.
fcun di loro , de’ quali l'uno ama ancor più t i .
dilettai ur neche l’altro . Ma fia uofira JLcceil.
prego alla lettione di quefia parto non meno u i- v
ct#d con l'animo , che congli orecchi • Virgili*.
Virgilio altifinno Poeta, poi che fade l'humma c/ujuctri
ì« o * ^iUt l
a
mtut(K uf f n k* > dafoqual
natura proprta quantunqueconofiejjè proceder
tessei caducità ; conobbe nondimeno fe nel poema
l'hauejfe nello Plato fuo raccolta: che effo poema
non haurebbe ritenuto ne dignità,ne dilettatio*
ne aie anco miferatione : ilperche tutto fi rikolf t Ali fin ti topici, dalli quAi non pur gli argo­
menti , pia quifi tuttelemuenttOHi di tutti gH.
artifici per irrigar la eloquenza derivano ; _ 0
giunto a quei, (he chiamiamo a S i m i l i *
^ x ^ cU n à ^ fi £Ql p iffero per tu tte le altre cofe dAla na
nule Hswurae prodotte, per veder,poi che la offerta ma*
tocU v ir /tTW era troppo fin o ra ,fi pvfejfi trovar « f a 4
th è bella [u f f t n v ijìa , quid è la v ita nojlra,m *
in bruti
D E L LE M A T E R I E ,
iti
tn hreue caduca, dellaqual ferine mio , chtleg*
;
geffe, potesse fubito cogliere ta l ejfer la u na
bum ana. fai entità adunque a lui la ro ft per t i
mente ; giudicò che?artificio , che porgeva il
loco a S I M I L I , farebbe alla propofia cofa
molto accommodate : per v irtù del quale fece
quefia diurna eleg ia, laqxal benché h a h b ta ti
^
tnfcrittion d i Kofa ; nondimeno veramente t i
^ y d tw n 4
dfrfmi0K ìella humana caducità * nella
) quale elegia p e rla fin titiu d ìn e della r o fi f i con
duce con maravigliofio artificio a m etterci da»
v an ti tipenfiero la brevità della v ita nofira ,
ancor che bella par effe, come la r o fa ; im perothè facendo co*uerfi Jvoi a poco a poco languir
la r o f t; fittegli a la mente a m aggior cofa, oso
^
tacitamente le propone la nostra caducità, d e lti * qualenòn f a aperta m entione, fenon n e 'd u t
u ltim i nerfi.
(bes.
■Collige virgo rofits,dum flos novus et nova pi»
Et memor ejìo auum ftc properare tuum .
T u tto adunque Vartificio fu nel?abandonar t i
propofia m ateria fu la naturai ra d ice , poiché
troppo fieuera la uedea, oso dal poema lontana.
N e pur artificio fu l'abandonarla ; ma nel tr a t-.v
tarrie una fom igltan.e/opra uri altra radice pur
n atu rale, per meZo deliaco della fim ilttudine,
tanto piena di d ile tta ta n e oso di m iferationt ;
che ben fi v e d e , che ella è più al p o em a , eh* <
alla oratione accom odata,oso tanto piena d i dò
feg n i della nofira fi-agilità ; che fen Z a fa rn e
mentione la dipingono. Ev il vero, che ncriuntUnrrto de f a tti d i Enea ritiene nella trattation*%
f e r fim ilitudm e ancor la cofi afiirnigliatA, in iferocbe «compagna col fio r languente ancorati
giovan e ucctfo , cofi :
Q u alem virgineo demijj'um pollice fflorem ,
5eu moliti m o lti, seu languentis Iryacinthifo/it•
C ut
fulgor adirne gite dum fu a forma r c te f
N o/i tam m ater alit tellus,urie s<f mnufirat^
e oso il T etra rca .
Comefior colto Lingue,
A rv*
.
L ieta f i d ip a rtio , non chefic u ra .
I l qual Vetrar. imitando perauentura uno CQtdn
le a a enfiamento x che io mofirerò d i Cicerone *
abandono parimente la feuera m ateria della ca­
ducità della hnmana v ita fopra la fina r a d ift
pa tta > s a tu tto fi diede a fa rla fentire altrove«
piife c e , some V irgipoj, riquale fe abandonò la
m ateria nella fu a propria fo r m a la dove ella
nacque ; tra ttò nondimeno la fu a fim ilìtudinet
fo p ra un'altra c o f i, che uenitia parimente d a lArtificio la natura: ariZj il Tetr. lafciando la d etta m a «lei Penar ie ri a al fuo loco naturale, la fa veder phé pienti
d i com pafiione, non in altra cofi d ì natura con
finale ; m a nella fim ilriudine dilla natit , che è
effetto pertinente ad arte ignobile. E t in vera
J e ia rofa appar bella tra le cofe n a tu ra li, £ r f &
m ette pietà per il f i o Cubito languire ; che d ir e * .
SJmìlltu - njQ della n a v e , che uien dall'arte ? Quaef ia ue*
Emùe con ramente folcando rim are tranquillo a piena ueìa ulta hu L t, mentre l'aere e fercno diletta tanto,quanto.
f*una‘
a ltra cofa dilettevole ; & anco fe fubito fitffe
affali ta da lfu ro r de u e n ti,{y percoJJ'a in a lcu m fc o g lw v tanto muove in noi maggior dolore^
j
EfEttE MATERIE.'
K
[ri,% quanto nella belleZffia, nel corfo, oso nella rot»
! j • tura fua, ci m ette davanti uri altra cofa ancord%
|
cioè la utta humana a le ifim iti . V edete attrito
que d Petrarca
i
Indi per alto m ar u id i una naue
Con ti f a r t i di f a t a , oso d'or t i u e la ,
*
T u tta d'attoria oso d'bebeno conttfta ;
*<
ÌL'l mar tra nquillo oso Paura era fea u e %
?’
,f e nulla nube il u e la t
% 4 Ella carca d i ricca merce honefia .
'
■' Boi repente tem pefia
lV
? O rientai turbo f i l'aere oso Vondei
f
Che la naue pere offe a d uno fe o g tio .
’
:
' O chegràue cordoglio :
B revi bora oppreffe ; oso pocofanti* afe onde .
L'aUeericcheZffie a nuli*altre feconde f
1v.
I
E t tu tte le H a n fe della d etta carinone, eh (f in *
)
fe it forn fabricate fo p ra la natura, fu ori che è/ut
\
f ia H a rifa , laqttdlc ha prefa la fim ilitù d in è
della cofa pertinente a d a r te . apprefjó tu tto fa * ‘-rtò trattate per artificio fa fitn ilitu d in e , fen z/l
f a r aperto motto] della vicina caducità della fifa
d o n n a » fu ori che l'ultima a d imitatiorie f o r f t
ì
d i V irg ilio , nella quale abandona la fiim h tu d i n e , oso leva tu tto il velame . E t perche no#
t
vengo hora a quefia intprefa, come interprete ;
j
lafciero la fignifi catione dt m o lti cofe meffe n el,
la propofia S tin g a , oso sol dirò che'l percotcr .
*
nello /(coglio, da fegno , che t i morte della fua
J
fo rm a doue a effere v io le n ta , oso nel m è\o del
6
.corfo'della v ita fina. . T anto ho detto fol per f a r
fe d e , che'l Fetr. prefe tifin n litu d in e ctitiandué
I
..^ 4
-T R A T T A- T ‘O
da quc( picciolo accennarne)ito perauei(turayehe
diede Cicérone nella m orte di Lucio Graffo, lu i - .to tolto dalla nanale
O fallacem hominum
jpern frag/lemq; fo rtu n a m , 0 inanes nofiras
contentiones, qua in medio /p a tio fip e frangun­
tu r 0 corruunt, esse ante m ipfo cvrfu obruun­
t u r , quam portum confpicere potuerint a E t
cofi come Virgilio per t entar tu tte le vie neWun
decimo meffe ancora;cn ti fim/jtutincrucip or 0
il color dell’ucciso giovane ; cofi il Vetrate a. in
una Sefin a non pur m ette la fim tlriudine della
pauet ma aiicor la trita nojìra a fìm ig ra ta cofe.
Chi èferm a to di menar fu a uria
I
Su per f onde fa lla ci, 0 per li f o g l i ■' »
Scettro da morte con un piceiol legno \
si
N on può molto lontano effer dal fine » . . •
;+\ <4
f ’ Pero farebbe da rrirarft in porto * ■
M entre a l governo ancor crede la v e ti •
-\
Et con quefia Sejliua uìen quel Sonetto *
Vaffa la itane m ia colma d'iddìo « •: ^
I*
i & a ltri fu oi d e tti, iquab bem h o ilE etr: babbi*
foatto fe n tir piactuolnpvr per l*accennamene d i
..Cice. pufìi.uno giudicar, ehe. ancor alla oratione
. potrchbono effere accommodati : ,perche ta n to
Jeutono della g r a n ita , quanto quella d elti rofù
; « delfior fentono della d o lc e zza , più del poema
amica ; m a maggior g ra v ita porta ancor quelSulpnio ‘ bar tifi ciò diS eru io Sulpriio dintorno, pur a lfon u endo [h u m a n a fra g ilità , quell'artificio, dico, che,firnir
m otttr ^ abandonar. t i m a te ria , che tien d> vicino ,
grande or/piega le riccheZfae fue fip r a città 0 tafielh*,
tifccio.
sensi effetti delTarte edificatori* per w Z ?
D T L L E M A T E R I F.
% i i quelli lochi topici a M A I O R I , san Mia
[ • NORI , Ex Afi a rediens cum ab Aegina Megaram uerfits navigarem, corpi egomet regiones
circumcirca profpti ere. poft me erat Aegma,an
te Megara,dextra Piraeeus, finifr a Corinthus :
quae oppida quodam temporeflor entifiima fuerunt^nunc proftrata sa diruta ante oculos ta!* cent cxviegometmccum /ic cogitare , He?»
MmoHìomuuculumignamur, fi quts noflrum in\< terijt, aut occifus efl, quorum uria breuior effe '
debet: cum uno loco tot opptdum cadauera prò- '
iellaiaceant ? Visne tu te Serui cohibere, sa*’
meminiffe hominem tc effe natum* ITabbiamo:
detto dell'artificio,che può effer tratto dalla na­
tura, sa da alcuna delle arti per mefo di alcun '
y r t < i fonti topici: sa anco non è traiafeiato quel,
| che fuol uemr dal cafo , fe fiamo flati bene dt- *
| tenti : ìmpei'oche fe la morte uiolenta, fi come •
| /opra difri, e dal cafo, sa che nel?efempio del- *
I
r
Li nati e pere offa nello fcoglio fia sla ta moflra J *
feg u t che riabbiamo ancor tacitamente fa tisfa t- 1
to aUafo : ne cofa incontteneuole è , che un# '
ifleffò artificio fia prodotto da alcuna delle a r tif
C rd a l cafoinfiem e, f i come ne anco, chetino'
argomento nafea da più lochi ad un tem p o . s a
m vero, fe quefio fu fiè il luogo da tra tta r l'arti­
ficio ; darei m olti efempi non pur del cafo ; m a
ì
dt cose aticor più nobili pertinenti a lui: Per laI 1 qual cofa il tu tto riferuarem oal fu o trattato V
J
Jalno che per fa r ben conofcer la materia ; dire-1
mo ancor quefio, che quantunque I'a r tif ciò non'
p a fim p re louat\(iM lk rimfta*, ''daboafó f o dii*
166.
T R A T T A T O
Artifìcio alcunaddle a rti diuerfe da quelle, dalle quali
luche mo \
.
n
-v • ' j »
do non fintene la m ateria alla p en n a , per m e\o.ctoe de
possa unUJqptj tQpiùyiouditncno in qualunque ancora a ti
a. nU tKf* mù(£ l'artificio f i parte dal?eloquente al Le- .
tu fido detta m ateria, non fi può unir cerulei Jett
\ \ il triezp di qualche cofa ancor lontana da i
f u l t i topteii ilche non f a t i m a te ria , laqual
Jcpipre mene all'eloquente fenga alcun m e \d ~
no , m a q u a l, o la natura, o 'L a jo fó a ìtu ri a r ?^
9
te Tha p ro d o tta . E t , per nero d ir e , per qual
artificio fu meT^ vennero fiotto lo Sili di F ia tò -■
ne oso di Arifiotile molte m aterie pertinenti alti'
n a tu r a , che per lo adietro non furori tra tta te
.g ì amai * per qual rne^o d i arti fi (.io L\ confa prò
bilio n e , pro Sex.Ro/'cio, pro Q uin tio, oso altre^
f in tili, che dal cafo procedefiè r o , fir a c a m a n dar uno a lti eloquentia d i C icerone? per qual
finalm ente rilego di R i retorica l'armamentario,
effe uenne dall'arte d i Fìntone, tlqual f u a m o r
eloquente f i diede ancor ad efferati Athene m a»
/e r i a , ddLiqnal Fintine bauefie a g li Athertiefi.
eloquentemente a p a rtire ? oso essi che delle d e l
t$ m aterie jc rifie ro , o parlarono, n e fir fièro,o
partirono , f e r i \ a tifc u rle da p a r te , oso fenzfi
rnofirar di p a rtir d i altra cofa,benché con fim ile : anZj » mentre fopra t i penna ofopra t i lin »
g u a t i rie eve t to n o , perm eZ ? d i alcuna d e lti
p a fo o n i, o di alcun m ethodo, o d i altra Cufa »
che al fuo tico direm o , ? artificio aggi unfero-.
poti ebbono bene i c a m p i ,y altre cofe per t inen*
t i a lt agricoltura, quando vennero f it to lo Sh l
di Virgilio,hauer portato art effe loro alcun me
•
/
D ’K t t H
Zg
*
|
•
;
M itF .K IE .
i'«y
c io è a l c u n c o m m o d o d i e l o q u e n z a , p e r c h e
fu r o n p r im a t r a tt a t i e lo q u e n te m e n te d a
c o m e a lc u n i d ic o n o
I
do , s a
5
m e n te d a
N
ta v td r o
Ne
.
,
H
e f iò -
m o lto f i u a m p i a -
f a r e i o /o d i u e n i r t
i‘ •
t a n t o a u a n t i , f e n o n p u r p e r l e o f f e r u a ti o n i d a g l i
%
a p p r o u a t i a u t o r i t r a t t a t e ; m a p e r q u e l l 'u f o , c h e
io tA l h o r lo r o a g g i u n g o , n o n h a u e j ì t t r o u a t o f a r
(t
, ch e n o n è c a d u t a d a lla rn é
f i n
o r i a a e l l 'E c c e U e n ti a v o f l r a q u e l l a c o m p o f u i o n e
,
a n c o r c h e m a l p o l i t a , c h e io f e c i p o co
i
ch e e /fa fu le u a ta a lla S ig n o r ia d t F e r r a r a .
;
m a te r ia a d u n q u e ch e f u ,
DON H EKCOIH
RIA
L i M ’a u t o r
V e n v 't A d i
NELLA
TN
P s u a t*
AI
Ai
J
SIGNO­
D jl F E R R A R A ancor che d a l CO.fi
i fuf/e jé > r ta ta , p o te a n ondim eno v e n i r e
a
me
o n w tf m a g t a n elJu o u n iu erfile d a alcun nobi­
le am ico , o non tr a tta ta .f e g i à t r a t t a t a } io m i
p o te v a a quelle p a r ti d el p rim iero artificio com ­
m e tte r , che m i f u f i r o p a ru te con u en eu oli. E*
m i farebbono bene f i a t e , come ben fu ron o, me..
Z a n e a l l a i n d i g n a t i o n e d i q u e ll! a r t i f e i o , c lie d a
m e p o t e v a n e u tr e
che c i v e n g o n o
: s a
p e r c h e t u t t e le m a te r ie B
d a v a n t i d a e f fe r t r a t t a t e d a n o i ,
v e n g o n o co n le c ir c o n fia n tie d i p e r f i n e , d t lu o ­
ghi
,
di te m p i,
q u e l l a , c h e io
a
s a
d i
co fe f i m i l i , n o n p o t e u d
l a u d e d i u o j ì r a E c c e l le n t i a , m i
p r o p o f , u e n i r a l t r a m e n t e : t m p e r c i o c h e e f fe A d #
la f u a u n tu e r fil q u c jla ,
C
N
o
r
I A
V
e n
v
t a
I N
S i a
; fc g u e ch e d o v e n d o la a p p lic a r e io
a l l a p a r t i c o l a r e d i u o j ì r a E c c e l l e n z a ; iof u f i t e ­
n u t o a m e t t e r l e d ' i n t o r n o q u e f l e c ir c o f i a i i f e ,
Don
h er c o l i /
f e r r
a k
a
:. pcY
1
T R A T T A T O
le q u .d i la m ateria particolare fuffe questa
V I'N V T A
MELLA
DI
D O N
SIGNORIA
HERCOLE
DI
-
F I R RA-
R A . Or che do m a fa r to ? d om a prim iera *fnsntc., come f e c i , ueder fe n eg li ordini m iei
frouaua alcuno artificio ridotto all'uniuerfiale *
ilq u a lm i poteffe m fibrate tl camino A la t?attaticn e di quefia m ateria p a r tic o la r e 0 (è h a
nefii trouato pii* di u n o, qualm ente iftrouaifaT'
mio officio era di correr fubito alla particolar
mm ateria , 0 confidi r a t ben le circofianfe fu e,
tira r dall'alte'Zfaa, quell'artificio umuerfale *
th è più fuffe i i aio accommodato al nome della
perfona , del loco, 0 delle a ltre circof i a n f e ,
0 unirlo talmente con quelle , 0 'quelle
h i : che dell'mime)J'al artificio, 0 deliri p i* a *
colar m ateria haueffe a riufii e un corpo f il o
pieno di corrif i ondofae : perche io m i ricorda­
v a hauer letto in Gal. nel libretto de opttma eie
Oione , fcritto a Thrafibulu, le particolari caj
g io n i , o le in fe rm ità , che d ir vogliam o, 0
1/indKdn n jn
communita , tu quanto communita, d a deiie cofe re inditio delle cofe utili : perche ueramente co-
ralle***1 f i comt nonf i ^ t e ^a r ^ o d ie r n a apprefi nella
gioiti par fu a e. m m u n ita , in quanto com m uiu ù,A la inUc viari. j ; rm it4 tlf un particolare , Ce in quelle non con­
fient ono tutte le circofla n g e dell'inferm o, nel
numero delle quali uengono q u efle, la cagione,
fi loco patiente , t e t à , / cfila m i, le g ra n d e zze,
0 p ic c io le \fe d e g li acciden ti, la n a tu ra , le
f fagian i, 0 le ragioni ; cofi non debbiamo ap­
plicai e un artificio f i t t o w u u e r file , in q va n tf
a
J
15 E t m '* {% T E R I T .
;
M v e r f a lc , ad alcuna particola* m a te ria , oso
prim a non veggi a m o , f c confa arc<flanze*li
quello cfloconjàr fi pp/Ja,, E ta c cfi che l'alt*
/p ir iti d eli)Eoe òlientig-mfinCg diabbia commi*
d ite di confiderare almeno uno ritagli aftffìgL
miei ; io le
v.
' ;
eh* io allaflarticolarditi Moria della fu defaJtetjp
ne applicai » _ > * •,& )& & & & ■: UosoV.f"*V '
fa'
■ m r c g m im o ^ h iq u e fio cerchio fa¥*gQ*£<Ì*:
*
dal qual f i partono ,
d i a lin ee, delle q u a lp leje tte ^ a lla -fa rteifo l? * ■ habbiano dallafirnfti*a fittie ‘Hi fito o ppofieji, - v ^ ^
che ciafcuna frapponga all'altra nel m ejefim a
"se:
filo corri/condente *
,
v
^
^ j f 11 p r # o artificio uniuerjde è ffe la peifona,
c^ ììam (orrem o 'lo d a re, 1
)aHYà b e l l e f j a , o a l/
Ira dignità m a norkarte;noi potremo p e n i fo n ­
te topico*# Simili 'aJ]'omigliarldàUa,fiu folla cofa g lie ueggianto nel cielo:poi per uirt/i de lochi
•ah Antecedentibus ; #. Cottfeguentibus , s a db
A dm nchs potremo fare andare auanti,o configuire, o potremo ancor ftn Z jx n ecefità aggiun­
gere alla perfonaquelli a o cid ffft n o ta b ili, che
Mia più bella tif a # che uegjgi0no nel cielo, o
nella fu a uenuta, o'nella prefenxa > o nella fu a
apparente benignità precedono, confeguono, o
aggiugnerfi po/Juno, sa gli oppofii pigleranno
tu tte le Cofe contrarie. Ma quale è la più bella, ^ ^ ^ ,
& la più degna cofa che nel cielo pofiiam oue- ja piu de->
dere i certo il Sole. Che co/à ua ava n ti il So- g na cofa,
le ? le tenebre, lequali appreffo feguono la fita Jjs^posoa
p a r tita . che cofa confeguelauenuta, s a la pre- uedere.
"sasa‘ V
fi*'- H' dmkj*' '* "4
[-
V.vsa
^
^ v !^ *
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sa
*
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A; T T A
A
^Vv•
T o
f im a f ita ? Io fpUndor* » </;< cofa f i può aggi»»
g tg r c J C o n g iu g n e r e intendo quelle cofe rfh e
non fono fempre necejjartc, m a aggiugnere fi
pofjotto, cotpc,ifiyny cii*llafv(i (tenutafi leva­
no , corrianeor uriapparénffia dt fecolo aureo ,
m afim iam ente nella p rim a u era .
•
sa..
f t
i' f
11 C O N D O
'
->
ARTIFICIO.
. Se /4perfona haneffe alcuna arte; fi potrei- .
fono aggiugntre alla trattatami gli iddtjdeUa 1
sua arre, osomofirar, che altifua venuta
ancor il Dfa del?arte fua ucnato
\
f i a , oso eh’offendo prefetti£
effofia ancor prefetti
t i il detto I d d io . coso
.?-, \
■“
sa '-«fc.
sa Usa -
thè partita iplóptàna pnfatkt^A
.^‘
partito 0 lontano H Dio d d » i;:
rari*
•••sa- •>
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;sasa*<*
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. 1 : " ' *-
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sasaAsasar*' sa sa - , - v
; r*;sa “
•
. ' ^ 2 5
.3* salì **
‘* 4 sasa?
essent.' 17»
T a A t T A ro
■ . Vesse
r t / I primo artificio adm iquf ,0 anco tific o ^ - '
do fervono * tr e maniere divenute, f i l a ljr g a n - *
te prefenZj ? ad altre tante partite , esse nse à lttre tante {on taifanZ j, esse alla benignità, che la
perfino, degna può mofirare confa fua prefen»
f a , esse anco Ala ira 0 Alo sdegno . L a p r i­
m a a/unque delle venute e quella 9
-c h e f ac clamo
con la v ita in quefio mondo: 0j,pse(la jh ìa m ìa ^
Wfffdmjfo pio altramente nafeimento : & ha per feguocr
laprefirfaa con la uffa : perche dapoi,che la per , |
f in a è nata > è fa tta prefente a n o i, cl# . f i come i
esse
il nafeimento era nel moto sa cofi la prefetfaa è
4'
' .Dello sla to » Q uefie due tratto V irgli io nel n a . ,
v *- ‘ foiwt^losi del fanciullo . celebrato tirila egloga fc ritta a tfollione t p & la v ir tù d e lìa c o a S iL o so .
M i l i ^ fig lia n d o la f im f itu d in e d e ly ^ T f o - ^ ^ a
.v
•#
m e cagione, esse le téfefifie cppfiguenq , 0 f i v
V
H v ‘ etggti/ngo/ia A la te n u ta F r a t t i prefen%à d el „ /
Sole’sfacendoci Vederi u n /g r a n Jpetie npn pur
della p rim a v era ;.p ià della aurea c t à .l a q u f i
'•lesse'
t * £ eH f ^ v g a ; io pofi fotto/friH efofi*
" jb A/le predette d u e , g ran f i ornamento àggiunfity
ÌlV ct%velU C anX one , *
K
k
TacerStoUpoffo. esse
esseesse .
*
fo l d ì^ th e ^ fie i nàcque eran le stelle *
.
eCfo P T fifito ty fix w filic i e ffe fti.
..
esse
esse*
L u t w uer PAtrjt con amor copuerfe : esse esse
Venere à i padre conbetiignì a ffetti
Tfneapyle parti] ignorili 0 belle ,
E t le luci empie 0 felle
Q u a fi in tutto del d e l eran d i (perfi :
■•wssa;
■-? :. V V .'
sa «*■-.
* sa- &*
-i-.
, .-' sa v.t®
^ * , D 'E L L E sM A T'E R I E. i ; j > , ^
i l i Sol m ai pit* bel giorno non ap&fe ; &
sa * y
V a r ia , oso la serra [a lleg ra v a > oso Vacqttt^.,
' T r ito mar hauean pace, oso per li f u m i • fsai
»
Et dalla medefima fim ilitudine, et dalli mew
defimi configuenti, oso aggiunti poco f it to ce­
lebro la preferita dopo il najcimento con quefli
u e rf.
s a " ■■
vN ysas • •'/•Et bor carpone, bor con trem ante paffé' '1
safenrgno, acqva^ terra ',* f i f a ~
Verde f i c e a , chiara y fóau ez l'berbit
• Coti le palme & e ò i piè fi efia y fip e tb * f* > . >*V
Et fiorir co* hense ocelli le Campagne sa
sai
- Et acquetar i venti oso le tempefie
' *■"iv ssse
Con uoci ancor non prefle
•
Di l/N jA » , che dal la tte fi {com pagne ,
<
sa
Clnafrmo/ìraiulo al mondo fiordo osociecon .
Q uanto lume de! d e l f i f e g ià f ic o . sa
Alle predette d u e , cioe alla venuta c m t i u i t H l
' >>
laquale è il na [cim ento, & alla prefenga c o n ti
sa* ‘'
ì v ita dopo il nafiimento ,fegueno d u e , che loro
f i oppongono : cioè la p artita con la u it à , chea; *•
t i morte, oso la lontananza conia v i t a , daqufalMcrttt.
mófiriamo effer , mentre f r i (d a m o d i alcuna -i sa.
a n im a , die f i f e g ià incielò sa le q u a lin o n al­
tramente , che le precedenti con Taiutò 'detta f i mthtudtne del Sole oso de g lia ltri f in ti topici
& rifaleridono > oso con fia u e mormorio corryno. V eggiamo netta morte di D a pi m ie t d i Ce­
sare Virgilio hauer e ufàto quefio vocabolo é x tinfìus ; coso come cutfiutidi loro [uffe Statò in
v ita un Sòie al moftdo l
-sa " sa '*
E xtinflum nimpha ctjidefìfunrié ÙaphnirJ
Fehatt; •' sa -
.
H
'm i
Mae m ar aviglio fa è l'eflmtfi nella fin e d e l p r im i
della G corgicagperchedmQflraghe'l S o le & U jft
negg en d o jp en to jl f o t terreno, fi m ette/fi f i t t a
il capo u n te lo firrMgiJtiQ^ ffp trflk due Sol* fi
veggono ffien ti .
..
^ .
....... :
ìlle etiam ex t infilo m iferatusCajare Rofnam*,
t Cum caput obfcura nitidum fcrruginepexit,
ìm pióq; aternam tiniqerunt fecula n o li erri.
llq u a l fenfo fe i\ Tetrarca noqyapprcfnfo fon
quella f o r \ a , che havrebbe potuto nel prim o
quaternario del ter\o Sonetto; hebbe riguardo
alla d ebilità ietta prefa m ateria noti p o ten ti
f if le n e t f i g ra ve p tfo nelprincipio , 4 cui i l ri­
manente noti poteva co rrijpondeff • ,
Z r a d m ^ ,,f lS 4 M
*' f f
J T e r U p te à d c lf io f a t£ o t* ir p i .
g
M a per t n f i ' g m ^ S e ì f o c a nella n f i f i ì p i
U t pione tr o tip ff ^ ^ r f ia p n o n e lS ù le , che non
fece VirgiZsaaw^
MoptuoScipio-
m S fili € ttU r e c io ti . ne perptÌjrQ tf#ti {tffitpjg
f« non il modo, d i a c t o m m o ^ l i ^ ^ t p i / i d f r r
l e ; percioche Cicerone vio to fifa ttep a ro le
Ja p artita d tf f vrnpeo da I ta lia , ma diffe d eg ù
d i t . laqual m utatione da indicio , che la p a rtita c o flle m ta # g y l a p a rty # d i alcun U o g iliè l
P ig ft
w m m m * s m J Q
‘m M f f *
i
.Occhimi^pfiforat9 hiUofiroSede. etfahroue
JP tfio f orato, Infi
solfori
C he mai f lu id e , e i p ìv baiocchif f enti . s e .
f é *!?
gM iidcgH eu ^ '
"u
h j s w K f$ *§
•
& •• se*
oso
s
.
DELLE MATERIE.
175
VE’/ mondo rimaner ferina il f i o S ole.
0
Lume de g li occhi miei non è più m eco.
Loco prefj'o DittmT, Derelinquit me uirtus
mea,et lumen oculorum meorum esse ip fim non
9 ejl mecum. esse nel fonetto
^
Spirto fe lic e , che fi dolcemente )
’
f
Co£rae dolcezza collocò nel fine il cader del Sole.
, ^
N e l tu o partir Partì del mondo amore •
'r
Et cortejìa, c'faol caddedal cielo.
'
/
Mae che eforipio dar emù m i per la lontanane
esseS
£ae Con la u ìta , ferfad che partiamo dal Sole ? ?
I/ \
alcuno certo , che dtmojìrerà l'anima della pera
!
fin a am ata nella lontananza fu a file n d c r { 6
(K
I
me Sole in c ie lo .
‘
esse
*
-^ O cch ijffei ofcurato à i uofho Sole fa
esse
r -’
y y j f f f A i t o al cielo, esse iutsplendo.
Q u e lli, che /u delseco? n ojh ohqnorèfa^ i»
H ora e del n e l, che tu tto orna & nfiffixhfZ
!
Diremo mede/imamente, c h é ti venuta indai
t o , cui fi oppone la lontananza, da locog e r it iti
mente dimorano nella fm ilitu d in e del Sole, esse
nell apparir esse nello f i o r i r , ilche rtranifejìamen(e fi può comprender per la venuta d i V e*
nere appreffo Lucretio. ' ***
b
\
!
n
T e Dea,fe fu giu n t u e n ti, te ntihila cocli ;
Àduentuq; tuo t ibifuauidadala tellus
Subm ittit f u r e s , tib i rident aquor a p o n ti* i
Vacatumj; nitet difufum lumme corium.
esse
Lequai tu tte fom enti e fono prefe d a g li ef­
fe tti , chef a nella primauera il Sole, cofi V irgi­
lio imitando T heocritó.
Aret ageruitio m o rtem , fitit aeris herba 9 *
m
T R A t
T A^T Q f f f
1
Lioer pampineas inunht collibus umbras ,
ThylUflis adventu m jlr a nemus omne virebit,
ìu pp iter oso lato de fc erniet plurimus im b r i,
*
u
*i.;Et perché il? etra rea per l d ueputa et per t i
p a r tita , per t i prefeu\a oso per Iflontan ariZ j
fa c tjjè Molte belle efercitaitòni, non fi partendo
d a l Sole, come quelle iti t r i i fo n a ti t v n dqpo
Coltro M i n a t i , de quali il primo è .
’* ‘
#
Q uando fa ll proprio fi teJ iriryo u e.
' j
^
-i 'Anebor che con qualche uelo, perciqche per
f d r e il te r z o , nel quale f a mentione anchordel
f
S\de celefie ,fèce Ucttiè precedenti i nondtmenè.
*
quidlosóìdiu rn o : ; * > £ ; . .
‘
iU\ \
Se'l Sollevar fi [g u a rd o ; fi .
i
‘
Sentorilfitfiydpparir [ch e m * in n o n d a i
AS e tr a m m ^ ffM p ).
Tarm iitH d& 'qU aadàfi volge a ltro v e,
. L a fidando téì/ebròfo. 'i onde f i mone
r 'f
fa R o n w o lto d ifiM le /fa q u è J h fi- che pertiene
étti pa rtita con ti a tta
'V ergendo a colli ofcura.notte mtot/to f ' f V - O nde p reiidifli al ciel l'ultimo u o h ,
^ ^
xlU douegli occhi tuoi folean f i irgiorno . v*\sa;
w Della qual p a rtita lasciò nobile efiercitationi,
^firgjfio ne p er fi 7che nonno avanti o lii tnofiri
d i fo p rii, p # r ìrttftandu T heocrito, ne quali untbqf. ta lp iè fe iiQ f celebrataci con# ne p red é tti '
v y$* V . ,sasa'V V
fistdnt y ìkkipeel oso effatn fa hirfiuta, (m a.
r S trata tacent pofiim fida quaq\fiub arbore pò»
O m n ia nunc rident : a t fiformofius A le x # ' ^
M o n titi# his abeat 9
videas osoflu m ina f ic u .
..Cfcefcettfl « ■'■ ■ : . . T , -, v aMa
«a
*
^
■
!
D E L I E M A T E A I? a i7
7
r0
t Mae facefalo ritorno a g h f w t t f o t f JPaesraerc^ 5
dico chefra g li altri. Ivcftj, douescsraelsaede//ae
ugnata esse d e lfip a rtita
•
p u g g e ael wos&v apparir? fo g o f ifi
E tneluaftw partir ternano f i f o n e +. fa f tif a
h a quello c m a rw g !to fQ h # té p /t^ e n Z j/t^ *
Faeoeaew dubbiar fe mortai d on n eo ditta
.jy
Fosse, che*/c/elrajfpremuta intorno +
..a>
Et ancho quello, che g li fa dolce compagnia#^
non porge minor m araiugha.
. . . . . . . '•
U ctel di faglie esse lucide fanttte
<
.. »
.—fa'faaccerffe intorno, e Vi u ijla ft rallegra
Ttejfòffatto feren d a fi begli occhi. .
Et p erla lontananza ,o ltr a q uel/h àhdhbì*^
mo moflro di Virgilio ne uerfi A ret agejr * «off
fio no da JfireZfagar quelli del Tetrarca , che non^
fi partono dal Sole .
, - . si si. sai
Raero un fìlentio , un fotitario horrori ffafai\
D'ombroftt ferita jn a i tanto fftipiacqu e*,.si ... c.t
Se non che del mio Sol troppofip e rd t» \
E t per tratta rfo elia ip n tp n a n X * d i a ltru i)
non folamente pofiam o àim ojlrar l*incommo­
do , ih e ne fe g u e a l loco, nelqual ftam o nonni*
anchor il commodo,che riceue il loco lontano 4* r
noiydoue la perfona fossa* comefece
f* ‘
Caen^ope oltra q u e ll'a ìp t^ p . esse,, ,.
L a i deìue il cielo è pia fereno & .U *tp & s is ii
• Mi riuedrai fopra un rufcfa c m e n p e ^ Y
EX in quel Sonetto e b e jo tin c a l
V
~
"
-V -
—
'
sa
179
-
ari
TRATTATO
b a t t e t t e inariZj rèi tuo corfo non f e n a
M *M
N e Stanchezza nc fanno ; oso p r i a cherepdi
S u o dritto al m a r , fiffo u fi mofira atten d i
xV herba più u ertie , oso P a r t a più f r e n a ,
T r i è quel nofiro nino & dolce Sole ^
. ^ sa
' C b'adorax'jtfiota titu a r iu à m a n ta .
- Etjper quefia medefima r i a trovò' tdtrouè il.
Tetrarca modo tlt m u ta rla m araviglia d i una
in altra cofa , m o lto notabile:imperoehe f i Come:
V irgilioha fa tto afcenderpaph m in cielo per.
il loco a cm/èquentihutp oso a b o d iu n é lis * f a
N cheeffofi m ararigh a delti eofr i tila fu y co fi il
Tetrarca per li m cdrfim iluoghifinge /chequelli
4d i la fu prendono ruararigli a d i uede^uentre a
lóro anim a fa b e lla . oso Ì M e r f i.d i'V ita to / 0^
5 u e sit‘:
^
- W
j ;
gCandidus infuetum m iratu rlim en olytnpi .j
Sub pedtbùfq: uidet n u b e s ,y ftd e ra D aplm à.
-* E t quefli del Tetrarca., *a>Vt
'Gli angeli e le tti oso Camme b e a ti « a «J&v ... s.*.s
C ittadine d el Cielo il .priptogiorno f
- Che M adonna pasco , lefuro intorno
v.»
Piene d i m araviglia , y .d ipictade *
Che luceri quefiOf oso qualnuoua beliate
Dice antro, t i r , perx'habito f i adorne
sa, >\
D a l w o m lO ie r ra w te a q u e fio a lto foggiarne 1
«Nonfa lk m a iin .tu tta q u efta /eta tea a-qA ,>sa
I . Ma p e tc h e n o n u e n g ^ io at .móftrar liom ai
■per le altrui compofitiotù, che dadi m ed d fm i
fo n ti pqffaanchorjeerir a cq u a alle.piante, che
pertengonoada uenutain.Signoria p & altifua+ppvfia 9y a n c lr ia lk jr x fe ii 7
& in b ig m r ia x ^
V
aÀ.
"a.
A"
DELLE MATERIE.
179
# à quello, che le f i oppone ? nel vero io uengo a l
prefinte s a d ic o , che quantunque il Tetrarca
face/fi quella bella Can\one
■
Spirto gentil*, ' ■
a Cala K enxp-m enttt
fu eletto Tribuno d e l l a plebe , tlqual m agiflrai 0
tn que tem pi era fupremo in R o m a ; nondimeno
pefcheconjùma tu tta la Cannone in efortat fa­
tte , che è m ateria diuerfa d a quella che p erticò
ne a l celebrar la creatum &'un. Principe » iltrA ,
che il principato è p erp etu i, d i m agi fira to tem ­
porale 1 ella non a può porgere alcuno aiuto nel,
nofiro tm e n te . m a conftderata ben la egloga di,
V irgilio a Vollione trono, clic in quella non f i «.
Irniente feda il nafeimento delfanciullo, m a an
f i j o r U p g n i r i a , che atti)or le»eua Toilione, in
e fìn fté tfi,
;...oso
T edu ce fi qua manent feeleris uefligianofhr}9
Irrita perpetua filu e n t form idine terras « 1
Appreffo io trouo , che egli celebra la Signo­
ria , nella quale h a u ta a venire & fanciullo, la #
qual celebration nafce n e l più -da g li effettiprecedenti, chefarebbe il Sóle in una mar a n igito fa prim avera ,J a q u a l f i haueffe a cangiare
in ficaio aureo: { y a u e r fi f i n quefi* AriZggtù a l
fanciullo» ...
.
ì ,
.oso. ,
• H inc ubiiam fir m a ta u tru m te fecerit *ta$i
. C ed etetip fi.m a riu c£ lo rynecnauticapinus
; M u ta b itm erces, omms fe r e to m n ia telbts**. >
& reliqua*
. oso. oso.-oso ' j U. h Vi?? ’
M a che Airgmo della p r e fim za in S ig n o ria ?
f io e d t g li’effètti 9 chenafcottoda colut^chtlien
jjfo g e n ttlm e n ti da S ig a o r ia f saaelw? dkern»
•Ih.
r-t,
a
T r
a t
o
s i i
Anchor della p a rtita d ‘alcuna Signoria ? c K v ,1 i
delti lontaiuvtXji da quella t benché quejle due
*’ «
ultim e per tengono n o n a q u elli, che nafcono
Vrtrtcipì ; ma tt quelli , che nelle Republidie en­
trano ne m agifirati esse poi nefeono. pur che di­
remo , non trinando fi ne Poeti alcuna tr a tta ­
ta n e ? io per me direi quel,che dice Galeno del
predetto libretto de optirna electione: che e jjh i*
vdb'alcuna in ferm ità , le cui cagioni noto f i cononon cono f iom » f o
ti0afiretti i medici a trajportarfi al f i-
fruite fou m iti,reg o la n d o nelht lqr mente per lafim ilitu*
teda fimi dine deK
g lt accidenti : 0 ci da quefip efem pio.
le.
potiam o che alcuno fia m o rd a ti da.quelVàmma
tiam oroos per il qual m ordim en e f a cadutp
iteltiw ferm ità delfiuffo d elfm ig iieiq u u & lo m ii^
X
fuffe nota la cagione al medico . p e r la q ft/tM l
mor ditto fofìeneffe il detto f i uff) ;doUrebbe por­
g e r quelli rim edi, che fi danno a i flufii del fa n g ite per dtu/fione. per cofifa tta cagione ip ie d i0
4di Gnido f i donano a curar quelli r che p a ti­
nano ne polmoni ,tra jp o rta n d o f a l fintile ;cofi
diremo n o i , iquali pòi che bob/riamo nel g ra n
cerchio, che gorgo il chiamiamo, tan ta acqua ,
ehem inifita Chumtdo per tante maniere d i uen u te , d i p refen \e, di p a r tite , di lontaitiffae ;
anchor ehenon trouiamo quella che particolarmente v ic m per bagnare i l campò detta pa rtita ,
C T delti lontananza pertinente alta Signoria ;
nondimeno f i uogliamo dir anchor, che g li op^ *poftinoticipojjanom ofirare Ionia di tr a tta r la
predettam ateriaK iA ir A m en potremo ? c h eli
fum ili, cioè le preferì^*? l e .p a rtite > 0 d e lo n -
^
nan\e pertinenti o alla ni t a , onero a l luogo
et pojjòno a l beneficio delle al.indom ite im pre­
c a r i m odelli. Apriamo apriamo le. p o r te , le quali tengo» ehtufi t r /u i, che uedremo l'acqua
pernejjima parte poterci numeare » Rosojf che
dichiarilo alcuna cofa della benignità, s a dell!r it, che può mofirare il.Trinctpe nella Signoriaf.
ma che f a bifogno che in quelli io j/ie tta m olte p ,nigni >
parole.? V editano fila m e n ti D a v id .;, liquefi ta, e ira in
volgendo il parlare a D ia , che ha la SignoriaSl^n° 1^
del tutto,dice sa p e r U b e n ig m tà g y lo sdegno, i.
Ottima e xpefla u t a te , u t cUs.ilUs cibum in tetri
pore, dante te illi colUgent, apericnte te m a m m tuagi omnia implebuntur bonitate, averte
(te autefi. te factem turbabun tur, auferes j f ' r i ­
tum io ru m , s a defeient., s a in puluerern reuerteutur . E m itte jp iritu m tuum , s a creabun-.
tu r , s a renouabis faciem te r r a .
quot lochi
tu tti pojjòn nenire dalla fim ilitudm e del.Sole, et
da i configuenti s a aggiunti pertinenti a l forpmo Sole; che e O io , lequaifintentie im ito il Te
trarcam m olti lochi ^et mafiimamente m quefii
J
u erfi .
• cosooso.
• . 'r
A pena hebb'io quefie parole d itte y .
v Che m di lampeggiar quel dolce r i f i , fo
. 0 1 un Sol fu g ì# d i mie uirtuti a ff litte . - .*
Era adunque ta benignità della fu a P orina a
g u f a del Sole , che folleua i fio ri laguida,s a coso
bàttuti dalThumìdo della m tt e t f i fiiafcìaua ue
der firen a . e d i nuom V abbatca^ m en tre f im o
firaua turbata .» d p e r ^ y ^ f le Mfip.ouc yt i osof- »c o m A & o r.h invita# -
T jo r ride fio r piange, h a tem e>bor iaj]ecur 4
jjp ^ f
E 7 volto , else lei sagwe, ove ella il mena ,
*
Si turba y rafferm a,
; I epnsesanse pcrtefigonoa d o , thè f a r poteva ^
la ftMXXopna p erla Sigj«osse,c//e haueua in lu i.
i
ewa hew pofa<w p fin ti r , nsee junse i rtui a chio ,
ho d a to ti gu fa r, per fin o ,a ffat* rtncbcr che fin
d t f e r e n t i materie ? pafcono d a un fai gorgo ^per
•• j
la fola fim ilip id tn e. ilqual gorgo è fi tnjeccabile , che a t p p i je n z a mancar m a i può baflare .
E t f a t i lo s ia detto m n g ia d i p u d
s<yjff*ficij,
thèpotrebbe™ ejjèrgdopfrati nella Jra tta tien * . r {
\ delle deUe eu4U nc y m a de} prim o prqpofio ,
bor^dafeqfawM nse^plod i quell'artificio , aesitfu "
s a # feconifcA ico eh* Virgilio a rila quinta g g fo A y ^
ga. celebrando ìa deificatiopM J>qphi*tra le a U
tr e lapdt m e ffe ^ é fa *
che D aphni
p a rtì con la u p a d a q u ejfti/p p tfa ^ p M ro p p ait*
ehora i D d delle a r ti di l J t t p h n i , p a ì .y f i p g l io y Baie,»
v -,;sa
T y d e e u s otpne taisfaopquam te fa ta td e r u fo
Jpfà Palet agros ,.atqy ipfe reliq u it Apollo. {; sa
Eaedicendo Apollo oso Fole effer p a r titi dfap. ,
campì \ mofhrache D aphm era p e rù 0
*pcn;pur
v rifa te * , d a jp ftp o n ea lp fa fler* h rpaanchor in "
■quellajebe p tr p fe p fd T & e t a ^ m U sE ftro u a . ,.
fN p l i u o ^ À j r ^ r $ l d e b m ^
tiakriV. ;
, EA Cort*fiu^. A> .% ;
S'saMeS- ^ a f t e y n e a # # w o s o u o rtfa a fajfero Iddi) ».
fy ? e * t# fip 1
*tifaQ ~ ìtiln fecero a u a n tiil E e-i.
./Tdsrca y ? f a u t t o y X j m t l io, y w o l t a prim a
■T
^
fsae \
oso \
k
^
£
\
D E L L E M a T E M E . it j
flùido partita la fila donna dotta città per d iti t
dare Ala uilbt, 0 Venere esse Amore effe te ti# fa
de fintamente andati in uitta e
‘ ;
Rura tencnt Cornine m e am uilh qu e puellam a
Terreus efi eheu quifquis in m b e m a n e ti * Ipfii V entts latós ìàm nim critigrauit i n a g r ò if s i
V erbàque aratoris rufttca d ifà t A m or si ' - ‘
Et cofi da ornamentò alloco [Aqudl atjffo ho Donna nel modo'* ch'io drfii foci fipra 1/auerr
fatto il Vctrarca nel fonetto si Gli-angeli Aetti cF J
[amine beate » Ma che dirà drVirgilio ? arfifòchedirò di Theocrito si da cui prefi il maraui- gl*ofo artificio Virgilio ? $tr*peroche cangiando J
fp f /unente^, tl 'riùmt di Daphtii * nel nome dò
Gatto,, 0'AcunaAtra cofitta * cofi rapprefinio i dtuimuerfidi T beòCrito..
Qua nemorataut qtti ttos filtUthabuere fiteti e>
N aiadef, indigno cum Gallus amore periret £ : ■
Namricf, Tdrnafiac/biséHgdituirtrnèqyTindii '
Ylla moramfecere+ncque.Aonia Aganippe^ •
Non Atramente adunque, thè fedff Mufifùj%
fero Dee, dice che erano far ti te.da Varnafo,%dal Lindo si lòchifacrià effcMufi^ Ma perche
finge la laropartita dàtutti queluocì» diurni ?
certofa bifognoche in tendiamouno .anteceden- i
teyciòc che Gattograndifiimo Toetà f i ne eràsi;
partito dalli medefimi lochifofpinto dalla doglia
prefa per Lycan,.che già riabbiamo dettò effer ’
gentilif i mio artificio iidirjielle'partite di Acùno >chefi dUctti di alcunajtrte foi Qei àncbonf J
di queirarte eJJarnepartiti si 0.[oppoftto f i dessesi
rebbi itektJtemtti* & } t r U f a r t m d i ^ à ^ À
t«4
'T R a T T A T O
qu e lochi fiacri, fifiee intènder che Gallo pct upatQ clal dolore non dami più operata p o em i.
s a non è. mijior jii confegunite /a n z i l'aggiun­
to topico-del predetto antecedente : imperoche
dicendo, chele Musa non filafciauano trottare
in peffun de lochi a loro fiacri ifigne.* a n \t a g ­
giunger ut f i può la prona . percioche i Poeti*,
t quali volendo com porre, hanno in cojhm c d i
chieder aiuto dalle Muse, non lefapeano trovar
in alcun de lochi pertinenti a to ro , mentre,
in andavano la g r a ti a loro. Cofi T/bullo volen­
do mofirar che Apollo p er effer innamorato, erg
infanto adjfltra cofa , che a g l i oracoli ^ prova
ta l occupatione d a g li aggiunti topici. perei och^
aputti+fihc kauepfanffyfggno del fuo reffonfo ,
f i ne ritornavano a cafafenza hauerlo L utato ,
tlche dava sogno cfo Apollo era lontano dalli lo c iiifito i.
s e v oso
; oso ,
Sape duces trepidis petiero oracula r e b u s ^
Venir s a è templis irrita turba domum . \ .
• E t fo co fiotto
’o s o (tlw ?
'Ùetos u b i nunc Vhccbe tua efi?ubi delphica P j
• V cm pe A m or in parua te tubet effe cafa . ■ .
v Eidetiche non fi trouafje n e g li autori alcuno.
ejèmpio per le prefen \e & per le lontananze ;
unico rtmed iofarebbe, jcontesof r a d i fr i , il t r a - .
f l i r t a r fi alfintile y ìA&doucuo io ? fi£bi m i ha
condotto a ragionar/djqHefii dite :artifici tanto,
Intuendone mafiimamente ios in altre mie f a tioso
che altre u o ltt non poco detto ? mi ha condotto
non pur la materM uniuerfale V E N V T a IN
S IG N O R ÌA ) Iftquale èjtp p lica b ilcA tu tto fa
efalt adoni
f
*
D E L L E MA T E R I E .
iSjf
y cfaitatim i de Principi, esse d i altri nelle Signojfa r ie y ma anchor quella particolar, VENVTae.
D i D O N HERCOLE N ELLA S IG N O R I*
D I FERRARA ; accioche tt offra Eccellenti»
uegga il configlio, ch'io prefi nella elettion d el- ,
la rtific io . EtheQjJje fiano pju altri artificij*
iq w li d ' iriforno Ala materia predetta uenit
« poffono ; nondimeno io di tu tti elefii quelli due,,
che fon dentro del predetto g o rg o , come p ìu jti* u
tini, esse per cofi di ce,più applicabili . g y fe ben
V* detti due predetti a me pia cque m aggiormente
IL il p rim o, che'l fecondo ; non è per tutto ciò d a
^ dire y ebe il fecondo non li abbia cofa feco , ciré
co la detta particolar materia non fi poteffe con
fa r e , imperoche fe effo non porge altra tnuend '
t
tion e, che Caccompagnar con la uem ita del Si. >.
gnor nella Signoria g l Iddìj dell'arte, d 'in to rm ^
atlaqualfi diletta il Signore; certo uofira Ec c e tix
lentia nonfolam ente per effer principe, esse per .•>
tener principato, che è la più bella arte, che f l i t !
fi poffa * ha il Sol per Dio di quella ; m a anchor <
per dilettar f i , cornefa d i poefia. perche non pf* >
re i principi ; m a anchor i P o e ti, in quanto i :
Fuetifano f i l a r i , hanno Apolline, cioè il Sole Poeti,eoe
per Dìo della t ir a rti» A ggìugm am o, che hauendo anchor t i m ilitia nette m a n i, quando le Apollo j>
piacerà, non le è lontano M a rte, ebe è Dio d* *Pro Dsi>.
quella. £ t inuero fe la compofition »ch*iofe c i [fa
foffeTlata lunga; Laurei anchor introdotto m \
Acuna parte il fecondo artificio, ma non m i
tendo Stender in maggior circolo di quello , che fa
ttu daua t i legge di quattordici uerfi* elefiiàl ^
t* t
;
t
r a t
t a t o
xa
primo : oso le circoftanZj ne furon cagione, neh: «
numero delle quali uengcno qu efle, D O N
H E R C O L E , F E R R A R A . E t perche
* P oetifernpre, mentre parlano di.alcuna c ittà ,
fi fervono anchor del nqme de i fiu m i, o de m oli
t i v ic in i, fai che f ufièro di alcuno nome ; io a g - .
giu n fi per circoflanZji della d etta m a te ria il
P ò , fium e nobilifiim o, ilqtiale bauefie a rip rcfientar i popoli/oggetti alFalteffifiauoflra. Coti
fiderando adunque io le det te circofian\e tu tte ,
tnfieme; conobbi la marauigliofa corrifa o n d e» - ♦'!
Z a tr a loro . imperoche tu tte nfiem e um u em - J i
vano nel Sole, oso nelTlro . oso ìncommaando
Vfevrole i dai nome d i uoflra Excellentia x udiamo iq uél ,
Jnc^chc 1 d ie dice Macrobio. S e in e c Hercules àfubflat%\
S o ie .
t i * Solis alienus nsev quippe Herculi ea Sohs oso
p a te fia s, qua humano generi uirtutem ad fim i*,
U ntdm tm proflat Deorum . Nec-exesei/wei A l-.
dim ena apud Thebas Baotias natum folum ^
u ri primum Herculem nuncupatum, tirnne poso
* multos atque pofiremos die hac appellatione d i­
gnatu s efl , honoratufque hoc nomine* qu i n i­
m ia fo rtitu d in e m eruit D ei nomen uirtutem r e
g e n titi, y reliqua. E t poco fiotto . E k t e u e r A
H e ro d e m Solem effe nel e x nomine o la ret.H ee
cules enim qu id aliud e fl, nifi h e ra s.,. id oso ae».
r is c le o s ì qua porrò aha Aeris g lo ria e fl, nifi.
Solis, illuminatio ? cuius recefiu profunditate
fairitus occulitur tenebrarum G ì a adunque habbiam o d e l nome d i uoflraE ccHlentia per a u to rità di Macrobio la fign ificatene dei Sole» ilqufl. Sole non e nel detto nom e?
/
*
'
D E LLE M A TE R IE .
1*7
come Dio di alcun'arte ; m a come uojbra Eccelse
lentta fu ffe , f i come e , il Sole m edefim o. E t
perche il Sole e p ia n e ta , che ha dominio /o p ra \
l'oro. ;grande c onfaceuoleZffahanno infieme.etI l'oro non fotornente trouarem o nelle corna d a te
j
da Virgilio al P o \m a anchoYnel fecolo r che uà
Jbré Eccellentia f a uenirein Ferrara dtuerfo dal
nome d t l e i , cioè dal f e r r o . difri l'oro trovar f i
|
nelle corna, cioè vede /ponderici P o , in quelita
f
miche auree, lequai percojjc rial Sole t oro ra p -\
\
prefentano.pcrche anchor Virgilio lafciò fc ritto ,.
V
E t gem ina auratus taurino comua uultu
^ E ridanus.
T rouafi fo ro anchora in quella primavera, .
• che può fa re A nafeente S o l e m a tale, che hab­
ita cangiata d e l tu tto la qualità nel fecolo au­
reo . non lontana ria quefio propofito V irgili».
in que uerfi a Telitene nel nafcimento del f a n - ,
ÙtdlO»
X
i
u modo nafeenti puero , quo ferrea primum^
‘t)efenet '9
a t toto fu rg e t gens aurea mundo *
|
-C afta fiw e L ucrna, tuus Jam regnat Apollo . ^
|
; fiL t dicendo xhe Apollo regna \ alce regnar H <
‘
Sole a u tor d t quella e t à , che i l nome prende,
dall'oro : & f i come Virgilio dijfe la fe rre a e tà
hauer a m ancare, s a a Jacceder Tastrea^cofi toso,
a fu a im itation e, benché occulta, dico che tu tta
b ip o rte F errea, che.in Ferrara è , fixartgierà
per il fuo nuovo Sole in o r o .
TEriforhito or o ri ferro tu o rito m a +.. .
V ien e un'altra arcoftanfet : imperoch# f a
y
-come a Ferrara configmuaper ttrcofianfog^iL
188
T R A T T A T O
■j
eoi 'cofi al Po consegue per circofian^a tl cigno\ » |
arriut or delle acquef u e . esse al marquigliofo Sole^tjj ■
consegne la marauigliufà primavera , anZjil
iflarautgliofofecolo aureo negri ultimi verfi,
>Al sin de lefue tacite parole
\ Ogniriua fio ri, cantò ogni cigno ,
W 'o r fi fe il fecol, laria esse 1acqua chiara, <■
t
i Et per dar ìnditio , esse che quefio finse Vrin- - *
riputo , nonfignoria , o magiflrato a tempo, nel
primo terzetto e quellauoce , ognlwr.
, O domator de m ofln , ojol qui Soie * '
I'
V otide, eli io uolgo ag li honor tuoi benigno,
jf
Rt[guarda , et co*tuoi fguardi Qgnbor rifrin a ta . : ~ . v v
- N on effóndo adunque neffùna delle circofin n
%e predette arte pertinente allagrandezza na­
f t a ; non poteua uenir cofi comodatamele alit
tir trattatigli e il fecondo a rtificio ch e piglia i
Dei delle a r t i , come il primo , che tutto dimora
tirilafimilitudjn e del Sole, esse nelli fuoi eff etti,
anchor che effo habbta il Sol per Dio dèi princi­
pato esse della poefia. Mae maggior honore ho
da to a uoflra EcceII facendoui, come ho d etto ,
il Sole ifieffo ; che fe to hauefii accompagnato il
Seli come Dio dell'altif i ima arte uojlra, anzi
di duey in que uvrfi dii fi/fa ti dal Vo a Ferrara.
: In forbito oro il ferro tuo ritorna ,
(Starne diceffè ; àn buotit i rei cqfium i ,
Et gli Itonor/pentì in piti r accefi lu m i,
Eoi che'l Sol nono in te regna esse foggiorna a .
Ó demator le moflri t o fui qui Sole. a
‘t Mae ii aglio hormaidar fine a quefia parte di
^
D E L L E MATERIE,
ih
S c a r tif ic ìo . perche fe io uolefii dir folam ente tuffar
éè ta quella, che appartiene al Sonetto dicato all'al
té \À J nofira interamente; baurei troppo da fa ­
re . ma ne f a detto tanto per accenderli bellifii»
mo fa ir itj f i o aWintelbgenZa d i cofe non vicine
alla mente di t u t t i . Or col diuin fauore ritorna
retno allarmai eri.1, The affai vagato habbiam o, Materia
*
k
^
ripigliandola nello fla to uniuerfale. oso dico fe* en™ confi
coìuIo la propofia, la materia, poter effer confi- deraw.
derata ofinffia pafiione, o con pafiione .fen Z a
pafiione la confid'ereremo, mentre f i prefinterà
tale al?eloquenti, qpale.il philof>p!m porger là
può , ìlqtial la m inifìra fem pre ignu da, oso pri
uad* ogni pafiione. perche filo Veloquente, poi
che l'ha p re fa , le può a 'giugnere alcuna delle
pafiioni ; qualfarebbe iollegreZffia, la trifleffij
Z a , il defiderio, la fa era n Z a , la differa t io ne «
«oso le altre dottam ente tra tta te da Ariflotele
nel fecondo ad Tbeodeflen. V ergiam o ben che
il phdofipho volendo tra tta r d i m o rte , femffi**,
tem ente apporterà la dtffinition dellam orte f i
ign u da; che dentro d i lei non mofira cofa fora*?
f ie r a , perche nella diffinition non deono entrar
cofe Straniere. oso è il philófipho ftm ile al f abro;fao lo .
facitor della f a a d a , ilqual ben f a r la fa,m a non
t i fa ufare, oso folamente m ette netta fa ad a tu t­
to quello, chef i conuiene alla fu fla n Z a , oso alta
figur^dellafaada; m a l'orator è quel perito fo l­
lato,eh efa tta fu a t i fj>ada,efje t i aggiugne quel
l'artificio d i fu o r i, che alla fpada è conueneuoly,
oso accommodato. y f i come il faldato fecondò
le diuerfi maniere d ig iu o d n , può accommoda?
I to
T R A T T A T O
r
1
Jiverfeguife di artifici alla Jfiada, che
giajj'e ; cofi è nel poter d etl eloquente d i accont- ^ |
rnodar ( l f a amo hor g li a ltri artifici) alla ma­
teria diuerfie pafiioni. s a per darne efcmpio ;
eleggiamo che V irgilio trattando in Una ifieffa
egloga indue luochi della morte d i Daphni 9 nel
primo fa ( per d ir cofi)qualificata la d e tta m o r- ‘
t« con la tr i f i e f f a in que ver f i .
.. *•«
E x tin flu m nympha crudeli fim ere Daphnim ■
F lebant.
>*va sv.
N e l fecondo la fa pafiionata d t
jj
mentre dice D a pim i efferg ià incielo, s a de/oso /
rate . : • • • • ■ ■ •
^ - V • ■> ■ ;•$**« *i.;• u
-Candidus infuetum m ira tu r lim en olympi: 11> Z i poco Cotto.
. lp fi U titia uoces a d fid e rà /affane
»
Intanfii m on tes, ipfit iam carm inaru pes, : -ì
Jpfa fim ant arbufia • Deus Deus /Ile Menale a i
■■+ Loco d i Lucretio . ■ '
(m i.
j& k tttd u m efi,Deus il/e f a i t , Deus inclyte Meni
' Parim ente f i ved rà la m ateria p a rtk iL tr >
tr a tta i nella efidtationc di uojìra E ccellen- ■
I W , fi ved rà dico qualificata d i letitia s a d i d i
h tta tio n e anchora. perche ne il P o havrebbe
detfa quell* parole fe n Z a dar fegno d i letitia,n e
eutrto fecolo può venir f e n f a dilettatione * m a
perche Tumverfid m ateria fu tra tta ta a va n ti
fhe ; segue chefvjje tra tta ta con pafrione l s a co
f ic h e U d e tta pajìione jv jje g ià rmcbiujà nel
detto a rtificio , anchercbe per m e \o d elli d etta
pajrione io lo accommodafii alla parttcolar m a te ;
c è a % N e la p a fiio tte fo U vieti percommodori*
Iì
«,
DE LLE M A T E R I E ,
r?»
\fo ù o ri a lti tra tta i ione d elti m a te ria , m a più a l-,
\0t tre cofe da d i r , quando prenderemo * tra tta r
pienamente d ell artificio, k q u a i tu tte cofe lena- '
t
•
\
f
f
no I eloquenza a quellaU /Z ffo > nfika qual tu tti ■
f am m aran oM arito rn a n d o -A la maternydfoa,,
che potendo e ffa? fonte riabbiamo v e d u ti, verìfo
nelfr mani dell"eloquente .opafiionata, o non p a f
fionata ; in due modi [eloquente la può efferuà * # ,u ttà *
r e i min, p a fio tta ta , quando la pigli offe, e dalla in duc
(
p vra n a tvra ,o d A c a f o , o da alcuna delle a rti: r^ oq u a!
j
i
|
[
1 nr&tquab uienè il plnlofopho , che t i porge per te può ef
oso/ae pura diffinitione ,sa egli non uolejfe efferatichora eloquente .esse quando d ico , o dalla na~,
tu r a , o d a lc a fo , o d a a le v n a dellea rti ; interiJ
do t A m en te, che o per non effer H ata per la d ie
tro mai tr a tta ta , o per non piacerci tr a tta tio n c , fe Vautor non fuffè degno ; e ltifià tin ta »
*•
im da ogni p a fìo n e . m a t i m ateria\farebbe osa
feruata con pafiione, quando fvffècolta dall'ofi.
feruatoregià tra tta ta in alcun provato a u t o r i
$ 4 come potremo aggiugner del nojìro artificia "
•
a quelle m a terie , cric lo hauefferogia prefo d'Ati
trui ? dico> che fornendo noi in u n 'A tra l/n*., oso' "oso
g u a , buferebbe p e ra u en tvr* tA h o r fila m en to
"
ucjhrle delta t e r i / parte ,< h e è pofla nella pa-,
fa.
roti yfo t i m ateria fuffè breve , 0 fo non cifitffa
se alFanimo di mofirarci più che tr a d u tto r i^
- ,v
Ne piccioti laude farebbe il notar
c~--.
la
pari uAor nella elettion delle foleparole J a q iia l*
per openion d i Cesare o dell*eLoquen/a origine^
ma volendo, nella mede firna lingua tra tta r fo
g ta t r m m m t p & f i a a u t w t i d a f o i fo c in g #
tt ò t
T R A T T A T O
JldHZfi delle particolar m a te rie , che atte ;tof?re 4
m ani uerraimo , et potranno fa r d ifferen ti. oso I
•cofi moflr eremo im itar l'antico nella uniuerfiil
\m a te r ia , nel f io artificio uniuerfale accommod a tò • nondimeno esse a r tif ciò alle circoftànZj
della particolar m a te ria , oso le ctrcojiariZe del­
ia particolar materia a lt artificio , nel f i a t acf
con miodamento potremo nfojìrar la nofira u i r - ^
tu. il che ja me per m io g iu d icio fa r fi poffà,Apet
tornente th o nwfìro nel Sonetto alla g lo ria del»
Imitatio <FEccellenza uojìra dicalo, : ne paffero qu i Fin* ]
gonne fai ritolti, /q u a li non fenfano/he la im i - /
fuor'delle ta tio n ifta pofìa fin o n nelle p a ro le , quasi che
parole. u
n
0j n q U<f l a lingua non poteffe im itar Demoflhene o Cicerone t Homero , o Virgilio ; oso si
Concedesse che g li d o tti autori poteffero effer
im ita ti in lingua lontana da quella, nella qualefirifjero ; certo m i t potrebboU dire che netta
uproprietà della lingua medefimo poteffe effer in.
te f a la d etta im ita tio n e, ma nel fido artificio,
th è f i uolge intorno alle m a terie , oso d'intorno
alle fig u re delle p a ro le. Ma facendo ritorno afa
la m ateria paffienata ; d ic o , che può prender
taihor u n a , oso taihor più d'uno puffio n e. m a
acci oche ella fia meglio intefii; dico cheg li a n tri
chtTheologifynbolicichiam arono m ateria p rìIWateria àna quella ,* che può foggiacerea molte fig u re n t
prima de* a m o lti a cciden ti, oso Finte fiero Cottola fauòla
eti'
di Proteo, ilq u a lfi cangiavafiotto molte oso ua
rie fig u r e , rimanenàd finiprc quel medefimo
nettarne defima fiu fia n /a , o materia che d ir uot
g ii a m o , q u a l c e t e , c h tf in \a cangiarfe m ed»
.
^
I
f in a f it to diuerfe figu re foco fu ctefiinam eiltt
Y
p é l]# * s a mofir a r m ila f ig v r a 4 w f im p % m ì?
.cavallo 9 m a n etta fu fia n ^ t* enelfafitaterradfa
1
I
j
L
-D E L X * M V T Z M E.
cepatl cangiam ento } laqual fem ptpfarébbffi?
m e d e s im a . ^Jla m ateria aàunqueAel T ro ttò # *
. $ della te ta p o i éflimigUarùno
v m l (ratear lV sa q iia e ^ < ^ sa /a f^ r it# W 4ect^v
Infletta m ateria M U l r o t t o # ofide!J4xe* 4
ffW
' • -* '
a ft/a » t< f c f f^ ^ fc e » » * * p a c h « .
jrj$Pfi come,al fi** luogo v e J r é m ìfij^ ,< f? e ella difand*
| K. sia quello^ che per tu t ta , o per la jr i^ g
U t dell* m ateria fi dtfienda * E' il v e ttà b e A m t •roso oso
‘^
pofiiamo nel Trotto, ornila cera mofirar più d i
oso “. * ; j
una figu ra per volta, ma fuaefiiuam enteo t v t oso
/e o m olte. ma auten che dette pafiiotùrtaU/or
vna fo la, s a talhor p iu a d un tempofifimatiT&fy „•
t
defima materia f i pouin#,fiol che le d ette pa fif/r
m haLbiano dependenza, o confegHenZaJaqaat*
de p e n d e n ti, f a che più p ffiion i in una. q n jfi
|
fola si rivolgano, s a quafi a v a fo la faccia Hi1 mofirino per nondarflndàio faim posfibiktkX rt "
j
f
li in vero J ù r m o ^ d ^ e fa tfio m ^ e iifo ^ i^ fic a *
'* *oso. ' -fgg
wo ilfin e tto e li io f if a (netta efaltationdelTEc*
celientia v o fir a , delle quali benché Luna fia oso
* >/ ;
titi^ Taltradilettationefiparatanjent#tratt]M fi
*?
da Afìftotele ; nondimeno perche iitjfatjtia p u p f f ^
Rnser s o n o ti d t cofi che dilettino , ^ p v s f i a %&$'*>• fo/fo
prender ddettatione , f e # o n ’acxt &i fi f
^ ^
ciamentt am beduefitto quafi
paren ta d i pu sfio tp feh H rJ /fyem ^
,se>oso sc; *. • oso':"
’•
'■.' ~ k 1 '
'>*V'
• as .
pp4^A#àrjo a più
c o , c b eiltu tty ^ o ffitm o c o n o fc e tm l{a g g e tto ?
.
riteprffe l\ F itr jtìc a . Q hì può d ir r , J ; e lapteT .
if a tn p donna* t i m edffw je p a rti fue d e mede fi
me.cofe W & o s o lodeuolin anfu fière a lu im a ^
^
#*ta della,
i e t t a d o p w Kcome in jn a r te , ma.fo tta d m erfe.
p O fiio n it^ C l* più d i t i .<*no% ci partendo dalla* **]
u ita di lei j la mede fim o donna oso le coso ^c/ie*.
a lei confegUMiUto d x /r fon tr a tta te con Ufridet
fattone Jhór con trifleZjia i d ie fono . contrarie
p a fìto m :c o t(lq 4 ik u a tio n e 9 m entre f i g l i ma ,
\
tte fje ^ lf fa y a u à dopatiti Arata oso orgogliofai
t t i u a m ^ t f k ^ d ^ f a l m c n t a nel S o n etto .
Ifarbor g e n til, ch efo riia m a i m olt'atmi. f >
»
jpientre i ties rami nonim'bebbero aa d eg n o r »a
J t o f t r faceua il mio f i b i k i ^ t g m ^ A ^ V à k
A la fu a ombra» oso crefierne g tìe ff a tm * ^ a *
Tfachefecuro m e d i ta li in g a n n i,
* -.* > ?
d e c e d i s o lc e fe fai etato legna ;
sa
XfeP^fl ipetfterm tcqrim tigno t
*v{ saA .,:
^ ^ tjfp ffò a fc m p r e de'2or prifti d à r ih i+ ^ if ó f i
fm fid m o firo ^
P o e t i fi
date <
d otgon O,
donne
n o c o rte si r $ h a p f fie g fi.a m a n ^ fip M fignorta, effer d i-?
d a piinci ' U{0u te (f» d d i ferrite dèce, ancor Tibullo .
.
g r a te «i ft ^em perueùklucar blandos offers m ihi uultùs,
ne
S
'
i
e tn * [ * o m f f u y afaeram or a i
4 El t l
pmt LE MATERIE.
ì#
Et ilVetrarca nel primo d e lirio fo d e lfK m o re/
i*
Manfr.etòfanciullo esse fiero ueglio .s i ^
J
Cioè manfueto nel cominciamento , m a poi
I crudele» esse cofi come in quefio loco piglia, la
I fanciullezza p e rii principio ,* esse lau ecch ieZ /a
per il fin e; cofi nellax a tif o n ti Benyriittcdea^ |
paffitr mio t empo homo*, a ffom igtti mio le Tifato
fa*mmgioni dell'amo•AlaéumatM età r ip ig tia l& p fimauera per il detto p rin C tp io ifà jb fo p er$ èf 2
$ '' '
c iu lle w # esse piglia il uerno p é f iì f i n i c o m p r e '
|
so per la vecchiezza . Vs fi.:
si
s si
\
Felice agnello a la penof a m andra >’/ v s i' •>
i
■
^ M i giacqui un tem p o , hor a l'efìremofarrtmefa ‘
E t fortuna 0 amor p u r } come fo le ;
s is i
•
Cofi rofc 0 utole
s i ' s i-s i ;
I la primavera, e‘l uer/to l;ae nette esseghiaccio?
E t intende per le ro fe, esse per le uiolerqtfClti fa
* henigìùtà che la fva donna le m oflrdudfiàVtofa
m in a am ento, deh e metta medefimo, cannóni
|
desse nella precedente slan^a*
*‘ ^ '
Gli «cJitfoaui fond'to foglio hauer v ita jr si
D e /e diurne tir a lte helleZj# s
F u m i in fu 'l cominciar tanto cu vttfi. *
Ma per la neve $ esse p e r ii ghiaccio, che fono
^
g li effetti del verno,vuol che in tediam ogli ejfet f |lf fignia
I
ti dell'amor fu i f i ne,che fono essefdegni et ir e ,e t ft^ano ^
i
orgogli, iquA i g li fecero rivolger ip e n f i e r tu tt^ txx%
f
ad un fegno{he parlan fem pre de lor trifti dati±
ni : nella qual fentenza venne in quel r ceffo
le
Mai nonno piv cantar /c o m ' io foleua v s i v s i \
Èthenche habbia poco fo p ra ufata quella p a \
rola ,f(m p r e ,m e n tr e à d i/fe ?C he p a th ttfcrrU
1
i
fatiti
siT R A T T A fT \0v
prò d à h r t n f i i (Unni ; j & nel principio d elti
dijficilifiÌMa<a»zpH fo rilep a ro lc^ M a i non no '
pia cantar, non dimeno p c rfin jh c lifH a d p n n J
m jj'e, pur daàmedene in p iv M d ,c h e t i m utaf i o » delle dette f asfiorìfi faceva j perche f i leg­
g e nella feconda Cannone d i -,g f i occhi 9 ; ,
T o rto rniface il v e lo ,
LwXoso-il: s ii
E t t i m a n ich e f i jfrffo s'fX ra tu rJ a
v
«a
FraeVm iofim m o diletto ,
-,,i s _ .
H t ^ / i occhi faonde d ì e notte f i r i u f t j k r v ..
I l g ra n defio p o rù fo g a rrifiu ti* * ^ ^
,,
Che fo rm a tìen d a l ÌM riatoaffit#o^r , ,. , , j
Mafcmflopigliava varie pasfiwificcenjo ti r
UMUtèt^aJfieuo » che gli mofif*v*ja fua
•! itim fo ^ ^ a fio 'tM ò o r *k>fir*ffck tafo f a t t i l e * *
itf o a tifp e fle r ìk e e r a ancor in d u b fiio fip erch e
dtffe in quel Sonétto*
X W
Q u efia hutnitfera> un cor d i l & f & v j ’Q rfa ,
C he*» vifia humana., e n fo rm a d'angclueite ,
in rifo , e'n pianto
fa
M i rota fi i eh'ogni m io
§ 1, .
E t nel prima terzetto ih l m tdcfim o ,
l
♦ » N en può più la v ir tù fia g ile & fia n c a * . .
a f f a n t e varietati, homo»/ofoÒ^»^». ,‘ (bÀae#?cae.
j
\
\
^ L < ^ e V ^ » / w » r a A r d e > a ^ / s i i d c c i a e ^ fnsea,e>m -
^ p A le o p tÀ iM a r ie tfa fit aperù sjfoaym $n ttine
*¥ofi n e lf/c o n d o d é tiU o r te ^ . 4
ggivgnfi*dovi t i
I iagfa rìriirh a n 4 H n lrì^ d fo m to * g { s%y(,
^' T m d if m ltif ia te k a d ip in f o ^ : f a ,
6, :
i l tto tiom o^ dilam órvtrdeva ilc o r e ,
»■ M a u o g lia e in m eragion g ia m a in o ti ninfe,
Foioso u in s e I/' u n s e d a l d o lo ra i : ^
. oso.
j
f
DELLE MATERIE.
197
D rtZ^cii in te g li occhi alhor foauem ente * »v
J
Salvando la tua v i t a , e‘l noflrohonore.: seffyfc
1« Et/efru pai fi oh troppo pojfentc pfat* . -*> se • a
IJfi
Et la fronte s a la uoce a-/a iu ta rti 'Wloso ^ 3i«se-‘*-*6,
f*
Moifi hor timorofa sa hor dolente, roso
t
Questi sur teeo m & fngegniy& ym Utftrti fi
Hor benigne accoglienzea-sa horaufdegtii
T u'l sai y c h e n lf tè c a n M a in m o k c ^ r tijg
t
C//t uidt g li occhiiuoicaU lor^ 0 ^ s ^ f e 4
D i lagrime ; c4 ’i* disse * q v e fii èxórfo is e ^ se
A morte ne» tm ta n d o y i veggio* fo g n iti u»
*
w Alhor prouidi ditone fio fo c c o rjo t . *
, 4 jy
? 1 Tal/tor ti v id i tali Jproni a l fianco* ; r i i
C tii disfi, qui conuien più duro morfo •
.*■
j
Coso caldo , verm iglio , f r e d d e , s a bntneo . se
Hor triste, hor lieto infin qui t'ho condotte.
Salvo, o/uCio m i rallegro, benché Tfancó% )&.N ondimeno la tn fie zz * » ch e d T c tfa rc a fre Tri ftew»
sa per la morte della fu a donna y f u M ^ m t o d<jla
maggior s a nell'animo s a nello Tiile d iq v tf la , te della
che iaffliggeva nella v ita della, dettaidou& a i s ua non#
mentre ella f i m efirovo.turbata ; in quanto ejfafi* *
trifleXxa non f i poteva p tv cangiarci» U titia , fi
tome la fua donnadi m orta ivjuiua n o n f i p o te­
v a cangiare. A d vn qvrqvan tw tqve. il Tetrar­
ca m uria della fu a donna per g li Orgogli, s a
per le altre {piacevoli turbationi d i lei. haueffe
compojlo dintorno a materie qualificato ^ do­
lore: pur tu ut Mulof i eJJ'asfrosoe up.Ue.dijttgogUfa
f a in hum ile, ancor essa mut d u a le am ateti e ,
che tr a tta v a , dt a ffa n n o ia le ù tia g a n cc y ch e
1
co» la prefa le titia ijf'ifem pm . tit*jKffifafifa&ìl
» 4
4
^
«9*8
: T K Ac- T T Ai T O
j
tim or M ricader nella trifieZ za p rim ie ra , c u e - j
ro maggior 0 più cocente d e ftd e ria /h e la f y e - \ r
ranZa g li accendeua » de quali eia fu m o non r
g l i lafiiaua d o ttin o , d ei tu tto «pùeto. oso- del L
r ite n to tim or fe e e quel S m e tti * ’ "sansa* y
1
x Se*/ dolce [guardo d i cc/lei n fa n d d é -, • '
I
^
E t t i foaui paratine acmtt&M p*** sa-v~ *
]
E t s*àjftor [oprarne y la jf r fif o r te
*»•sa- ' * * 1
Sol quando p a r la , ouer quando /òrride »
I
Lofio effe f i a , fe forfè ella d m u f t
*
I
O per mia colpa,o per m aluagia fo rte \ - ■
G li o c d n f i» k d a m e r c if f ì: th a f im r te '
. ^
J f c e r à ^ ^ m i M ; > , < N w w / correlato"* % *
“
n a to . . J
T t m i n / l coCdmebil per u a t u r a / ^ ' »sa ysa■ O m tjo fo b e )y ,c lìu n a m o r o fo lla ta i? V ì iJ
5 I f l c o r di donna ficchitem pùritu ra 7 4 ^ ^
H a « to ss e * , c o i»* l d le ù tid tiu m u & ì l tim o r
d is to r n a r e nella p rim a tnfleZ*&S*<m/iend<3L
r < f o 7 d f u a donna, dimorerebbe breue tem pò bc*
jfig n a u e r[o J i luiàlqual convfcimento g li daua
epgiott d i non poter, fife* del tu tto .contenta.
JLefia ^clZioi faccia, ueder y (qualmente '■anco \il
fafiderfo/#crficiktodulU jporatiZflfJifcèm -aua
w t t o J t i t k gtifoteriieogtidellabenigputà della
f u # dùnaprpfojm urebbcper s fiir iM m fa g lia *
p U e m p a jn t a m p in i fifa m en d u r a
; p a ttg e lic a fig u r a i l d o lc e rifo ,
n». .
E t Taria de ib e l uifo „ . . s a i i V i a ^ ^ r ' ’ .
*•■
*t e d e ginocchi leggiadrèpnenùffiura» * * t ^
. , k.
sa - C fo sa "
DELLE Ma
t e r ie
,
i ??
Che fanno meco homat queflt f o jf ir i} *
^C hejufcean di dolore,
><
. E tm o jk g u a n d ifo re
'< w .
~
La mta. an gofoofaxy difinctata a ita ?
S'auien che'l m ito in quella parte g ir i
Per ac q u e ta rti cere,
; *.«♦#..
; se* - »
• fa r m i ueder Amore .
. ^se
• Mantener m i T ^ j a n > fjyd a rm itiù td « :
. N e però trovo ancor guerra
N e tranquilla.ogni fia to del c w W i& p >W%.
• Che più m'arde il difió+'fa 34V sevsoso*
'\ ;
. .Quanto'più la jp e ra n fa m 'afiicvra.
iv a
^ • * D irein on pur per le dette cagioni} m a ancor\
per effer amor un dolce amaro per tefiimonio Amore c
dt Tintone, il Poeta non hauer in v ita della fu a
donna hauuta letitia piena : m a troppo f ip r a
quefia parte dim o ra rti. Adunque pergiugriér
al fine del propoftom ioj dico che la tr ijk Z f fa ,
che egli hebbe detta morte dellaffua Dorina , f u
tale ; che quella*, che f e n tìn e lla u itd d ik ic d u fa ta dalle cofe p red e tte , cra/m olt« inferióre :
conciofiacofa, che;la tr ifìé fffd , nella v ita della
Donna hauea fempre dappreffir per compagnia
la le n tia , qual è l a f i f u f f e u n a la] tr tfk Z g a ;
nella qual cadde per la morte d i le i, non potete-.
do volger fi in principio alcuno di- allcgte%$dT
non haueua nell*amaritudine alcuna pari . per
Lt qual cofa nella Carinone, Che dehh'io f o t' ,
che m i configli Amore ?» Son d a effere confiderat e quelle parole. O g N- i y s a V -0 li T A :
Poscia, ch'ogni m ia gioia* ùù&W'yX se &
Ter lo fuo dip a rtir in pianto è v o lta ,, oso* oso
I
ih j
i o j v g f i / w o f i r a w t t/fifo jp o tm zf.tn ,a lc u n tem pofiiraddolcir e.
io )
/ae.rp ld VlcUmcéLf / e r . tin ta tijf o u e ja f conti^ n d fo tp n fo saosotososa.
J n y p fo tlie
t & f d o d i l e n t i a 0 f v b j t o appreffo del dótto g r a
4 o d i la titi* inattiarifiim a tfffie%rfa: perciotl)^ *
f o t in qvefionumdo non dimoriamo m itt m une
J $ 0o y l f tirare* v^AccmfaqvdU.parfo^QQHi,
$ 3 $ , tradere , c / j e p e r s i a m o r i e d tlf a f o v a f o ti^
*» Àùti^pfoafii%flerqrfak r?tai'* fodlciin coni & j j B f f l nm nfad^cfie poto, fip r a d if i i, ; ,U
tJ w rijo èn fii* fa < » fo -a p a u rq 0 'J p e u e '-■fa *
H i r o t d f i 4d f ^ n ì t ^ ^ 0ato m fir.fa
*
4 II perct/e A tr o i# /fa r la mori e lnse/ò sari/;#
in qvelti beìla6& dvppM&efiina.
/. .»*■-*»? Vi
JM/anb en ig n a firtvn a &%
1
I c h ia r ig to r p i, esse le tranqutllen o ttif - h ) \,
f a E i f i a v t fùflnri , e*l dolce Thle , ... X s i f s i
[X J ie f ii e a rifonar in u erfi, e Vi r t m e i a t & t e * ^
-
»Ì?'
-
t^lfffaàotzpne , fy ergine
" sosor^t,
g^
....
.
.
...
* .T r ib e b e fignific* ferm ezza a
ha in doglia
la» j i w f j r
vivendo in f im a # il ten n i)
Vergine faele eterra , esseposto
|
D E Ì L E "M A T E A I E.
osofci
^ Et a ltro v e , dove dice non f o p tr fin m utar
H & fi, d a a veder la detta fitrh e Z fA ; ^ r 'osooso
Pianse y & cantai : non fo più m utar ué\rfo(
: Ma d ì & notte il dttvl ne Valmk accolta .'oso"
Per la Ungtià r y p C 'rp io c ch tsfg X o g y nèrfol
Mae affai viig a ttrh M iq tn o fo lp e r m o /lratfcbe
Quantunque iljfo c ta bqbbta u e fltìo d fd ù ld r %
4
^ tf le f f a m a t t r i * w i f ò $ ^
no il dolóre & l a
ferirti dopo la rhótit
f# w afgtoH ?’-frtq to ff*
, • partedel/aemorreipwdoteMiltcf» d d lffi
V " *m jlez& i, dct dolore, sa della W i ^ ®
t • e*i- ftricordiadiflintamentem*
*-v
**
fogn ati da 'hrifiotele
' K:f ^
n d fecondo ad \ "oso/;.*f oso
'» Tbeódt*}; *>
-
,
'
E- /<%> vse
•oso ;.
■s a-, • - se-
osooso*- r% y
w
•oso •!'•*>>
l .
" ■ yp[
S parsa d’or rdreno f i ambedue corna
Con la f o n te di T oro il Re de*fiumi ,
A la c itt# uulgendò tglauchi lum i-,
La quale ilferro d e ltu d n o m e adorna»
I n forbito oro il ferro tuo ritorna ,
Vari* e dicejfe, e’nbu om i rei Cofivin i ,
E t g lib o n g rfp en tf ip f i n taccefi lum i »
f*oi theT Soi noup m ie regna oso fo g g i orna..
O domàtor de* n io fifi, o Sòl qui Sole y *'* .
V o itd e , ch’io uoljgo a tuoi cenni benigno,
Riguardarci co i tuoi fa g g i orna et rifchiarà*
A l fin de t i fu e ta cite p a r o le 'g v
f ‘f*
f
O gni r iv a f io r ì, cantò ogni cigno a \ ' u ■' '
’ D * o r f t f e il fiecol » V a ria , oso l’acqua chiara*
D I M. G ì V.L.X1
,—
C Jtmtyi I C ” L
O
DEt l
I TAT I OH I
IfftliiìsMiliPisa^riìiìrjirir T-rifmmipiainmni
)
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a n c
A
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p r i n c i p i o
t •■
*
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M a che diro di te Erasmo, huomo di ta n ta
f
' y *'--m ■*■««m mm ■
Jctentta , oso d i tanta uirtu ?.. che per un tuo
slibretto , ini fi ó la f o ìl Ci cerò n ta n o , meffó n e l
p u b l i c o f W ^ ^ f l m t W i W n e f i dilettano,
ti uorrehbon lcitar d el numero non p u tid e g l i
doqueti;m a di g iu d icio fù E o rtip m a d ife fa c o n
ufin,cbe tu t i apparecchi, sa perauetura ta lo p c
nio della im itation porti, qual ne tuoifc r itti f a i
al mondo fen tire : o f i g li huomìni u orran , che
fia tenuto per cofa d a donerà ciò,che tu forfè per
ifchergo fcriuejli. Io per me so certo,che nel c ic t
toni ano tuo piti tojìo hai efercitato le dinine'for
Re del tuo ingegnoiche detto apertamente il u t­
ro parer tuo.Volgi o [iugulare ingegno; uolgi lo
'
ftilo tuo> et tu medefimo sij contentò d ir iri con­
trario di quello,che fir itto hàrijl come pefi,ch e'l
contrario fin ti, tefièJJ'o uinci; che neffuim uinccr
- " ^ i potrA il^ p r p è fa jh e o b ìig a tìo n tih a u e r a U
l
rf
T l'A T T A T O
flluquenz*, quando tu medefimo fc b e k h & fm o
fo so qua tu f f o pifoi nuoter 'Cprt^X ivfa g n to rjta ;
U irigJlXerai,quanto inneor con hèifleffà le potrai
fo lo u a rfila trien téfik
nett'anté k U $ lo q tten & ìutta, lagrim oJfit U fi gitradaiùuiH , ls a uuotójfer tua, f i tome
fenipre fi*: effe peH a tua ptetJpJ&prega, s a per ^
el'm rnctuo per f i f ie r i nutrim enti , che beuejh
d u i petto fuóa s a per g li oìfitamenti, rl/effk per
t e ha acqurflato, s a tu per d e i, nonio voler efiri
fe r ingiuriòfo ne i t f i u f a r d i non fapere , o d i
noti poter fo td ltr a m è d ft ; c h ia m e Jilq u a l fo n ^
un minimo ; s a venuto riuouoconfideratQr d el­
le fu e bdleZjfa étiràto dtd zelo >ch'io porto atta
u e rità / sah/M hnar tuo , da H cuor d i fin u e r
alquante p'ctcùley lequat ( Tic non m'inganno )
i l uero in alcun modo adom breranno. • Q uefie
ancor, che non potrairgiugnerc afa a lte\\it d c ltin gegn o tuo ; prego uogU ójfèr contento > d ie
come tue uadan per le m a m d i c o lo r< r,< b eù
h ia fm a n o , perff» che U h tre tue d à fiù darga-,
s a più eloquente v e n a , nel conffetto d e l man»
do usciranno. Poffòf enfiare adunque che quan­
do tu vorrà* ripigliar la ueraperfima tu*;dirai 3
lin gu a s a molta jqcgliò d* m e , che la lingua L atina, fi
latina h»cottv tiffie k M treeffe dtlrqondo, h a h a m to il
f
a
o
L
c
u
*
M , Me-& f i éemeettiiifi pUòHegar thfal Sòlnofababbia
«oncjttc * * 8 ® ^ v irtù & > p iù aperta bellc^/fia 4
g io rn o , che quando'leua 3
o quando cade : cofi
■ci-conmaLper ferino to n er, che tu tte le cofe ,
' e h i,a d q fér c m to à fin o y
DELLA i m i t a t i o n e .
f
I
f
J
tendono a l loro colino » oso finalm ente codone^
fia n più perfette nel colm a, che nel comirttià?
mento »jo nella declinatione,., £ i effe/fa J ìa p q
la lin gn xL a tm a u n d M .q to ficj^ .a m Q .a firettj
a confefjìr* che s a uo^npgsia^osryuar, t i f a *
erfittUne \ non fa b if ig n o ^ fife c e ti pom ym »
ax/nnse ^ / ^ . u a e i q u a e f a q
u
d
e
,
qual era:ncltifxij fiftx . ^ g a g lia r d a
E t cond ì fiacofa,.ritosa o so e f^ to o s o s ^ s c s s e ^ ,
-ri/* cr*dfiruonm o\dcpbH Q d e ^ ù ^ a % i t é ,r i
■4
M
Lfugm
■quelfgtmfeCQlQdcbbMm,cornepefato/enere^è £
J color,che andarenm oU iarm i Auanti,o.ugnnero fosse in
/
d o p o , come fanciullo non bene attéffifii al p a r- colmo ♦
dare, o com&j+eccbi g ià balbettanti^ È* */,uero,
che quelli y d m ù p n t furono, auMifi,gfadap 9
Ì»
■più [accoflarone A quei , ;<fo(
h diafitor
Fiacque a Cicer. d itifc ia r c fo itto ^ . thè t i ciò«quentiaiattnasasse r i fio-tempo gsaitfl* allasud
m atu rità: oso quelcplm o, (òpra ilq u d e non p o r
ie n a ella più andare,-di n e c e fa a je m inacciava
d iu tc im la
?
fir ifa o n e ltitin g H a ud i e # p f i d fio ocgafo cifri
naudynertLoroitért han fa tto feufa M p o n potere
fcNuerc a» quel pcrfetto JdttHo ; percioche t i
In ig u a d lo ro te m p rerà g ià cadu ta ; oso no0 ri
♦weno <wolti f i tro va # d rfi perduto guflo ; che
più ta f ti piace «tir ra p p refin ta re. in fa m e non
p u r la bom ba; m a t i rib a m ln ta lin g u a ; che,
quella laqnalnella j u a p iu fo rte eri, parole p ie ­
ne d i m aturità , .oso-di configli*, oso d i belle*»
tif a v a ,
V < m w ^ d ^ m n e lf a u r f o f ic p lf a
*
■v
*$*?■
'*t r i a T m a T o
]
Gtcerot lal$ngua Lati m a t u r i l i eccellen ti &
m j
jo m m u a y u ie p o te . Alpercbe tu tte le altre
%
‘ ' Q t jW ctd en ti esse feguenti hebbero deWimper»
I
L lnpie 'Jfettds »E t ficrytegUo d ir , la lingua d i tempo in
i
aw& jfacendpfi pii» bella* f i che per fin *
«lorea pod#*uenne a l n tt/o cerchio feto ctafcuna fucceco a
oso*
co po' dente età usò la lingua della puczd& ats^epalr
cuna co n ettio n c. Ver tiquJTcoflt fi può com- xT~ \
prendere , come fiano m al configliati color ,
che d i tu tti g li autori uoglion levar la lingua
confufam ente. percioche potrebbono appunto
pigliar quelle parole >che dalla p e rfe tti e tà f u r o n , conte vecchie alando n a te ; o qu elle, che f.
declinando*!? lìngua , da radice g ià priua d i oso
littori tdgor fe nZ* molta bellezza fottonacque»
oso r o . Ter fin ch ejl genitifccolo fu nello fla to f v o t
la lingua era come uria 'ghirlanda te jjv ta d a
l e Ihfu m a uergine : nella quale ghirlanda erano
alcuni f i o r i , che fem p reff. mantennero y a ltri
per la lor debolezza non poteron u m e tt ai pari
con i pin f o r t i . I l perche la uerginexan giudi*
riffa m ano andò buon tempo *fecondo U b i fi*
gn o , levando i la n g u id i, esse in lor loco ripa*
nendo dàfirefichi ,Jen zaguaflai g li M i n i d e lti
g h ir la n d a , M a poco dopo la morte di Cicero*
negmort la uergine, che hauea ju g o tiern o ia
ghirlanda : p e a d Attori è d a to fa re s l m edefi­
n to , perche anco da radice è del tu tto fecco il
prato launo , nel qual piti non nafcom i fiori >
d i che la rinfiefcata ghirlanda tutto di p ia
meZgiofa fi ned ea . FA f e vogliamo godere d i
y u r i f i o r i , poi che n<$p.poflono enser piu^col*^ ^
i
D E L L A I M i r r A T I O N E . io ?
tk nel f rato , conu t en , thè ci rivolgiam o
Ala ghirlanda , la qual r im a f e , m a tteria ).
nervine) ,X e mtc parole fuonaiio , clx la Un- Lingua
latma con
guae latm a non fi parla p iù ,c o m e la m o jtra^rinsesre
popolare, o la g a llic a , 0 « g ià ferm ata ne'di- »
hri : essejwtc h e n o n fia m o n a tip ilei, fe la v o - o s o 1 >>
pAiMuim»J.Aiae la togliamo da i l iuri , dove fi è fc r n w a yhon d c o d a q u el Q che
ci danno a veder , che un'altra .gbirtindtuper,
loro/peror fi pojft foatta d i f i o rifm za fo a u ttk ^
falfa im itatrice detta prim a ; n d tiq u a l n e lu c d
d i parole, ite helleZg* d'ordine, ne g en tile zza .
J di tejlura f i uede ; ma da quei folam en te, da i
/> quali tanto ornamento posfiamo b a v ere . E /a
fendp. adunque i libri difettiti in m e d io c ri/u o ­
v i , 0 perfetti , 0deelu n a ti, fecondo la mer .
diu crità, bon tà , perfettione , 0 diìhinario*
ne de fecali ; 0 ejfeiulo noi aft retti d i coglier^
t i linguario» dalle bocche de g li huomim , m a
da i I è r i ; perche nop^ pii* foste da i p e r fe tti^
ohe da i m ehbuom & E t perche, f e io ,c h e fono
Stianterò * pojfo i / d a l perfetto fecola leupr
**
qu a/i il trìto id e b b A ifo tiù tr u i lingua mefcQ~
t i r uoeaboUfa o mofo d i p a r t i r , che non piac­
quero a l g r a n f i imo gm dicio di q u e lli, che nel
più felice fecola in quella lingua parlarono
fcriflero, 0 giudicarfeppero-, fi come q u elli,
d?e col la tte bevuta Chaiteano, esse che dottisfi*
m i infieme nel Senato 3
ncl fo ro * nel popolo con
gra u ifìm o giudicio.la tra ita r otto* caftigarajio*
tttujlrarono i N e voglio , p e r f o t to- ciò , che noi
p i a n t o uforno tilo r p f le tte parole \ c h e d t/J k *
•fa»// ; ilnseo
« » * ’*
firtnI tnfify fà b ìn tirn è uiiit'h e n ia l i d k % £ i i
thefopfirasasse per Artificio * m i per lin g p a d é
r ii approdati a n im i effe usar Td ruejtefimai
f i rnn ci desse itiU ò f d i ira fo rn i a r ti ta lm en te
ssonf/A
alita.a/ A 7^aiiì^«l
ef ‘ i
:n
fàSffii ; che noi n offjtfaiam o nella òperqfiia n conpfcer qual f ip r m q u e ftd f o m q u e lU fia tt*
k '
d e l/wele sita uirtùm ettefie L a n zffic o p ie tu t ti
- ^ ? il «tele ueniffe dalla uirtu ^défTape * fffa t i X ?
apparecchia , oso chi dm a fi] mele f f / j f f f f p m
Ordin i f io r i. E l!accioche io fia meglio w f f l o ^ w f r W
p rfricip ali fù tili ordini po/fono ejjcr della lingua accorto/
acromo- X. ..
J
rC
.» ■ ” • .*-Z
d a ti a n e - r t t i i f a a ucjhr a a fc m noftro concetto, i l f r p a
n o u r o 2 ' 11 fc*0 >1° ^ rafiato > & quello , a cui per fino 4
concerto. fa h ó fo rfe fic r non effere fia to cefi bene uitefo j
4-r
>
"s ne confantio, non. Scaduti nome , osoche fot
tn tu tta Firnpijtfffffiyffàlfrófmi chiamiate y oso
chiameremo f e i h p r i ^ p f a o j ^ jefa/cun i^diV :
q u a tf t i élofaealtaù fecondo la natura della
m a tè r ia \ ueftitd f i v e d e . imperoche fono a ti
cune m a te r ie , che della pura proprietà ft con».
dentano f altre vogliono effer dette da Trajla t ì ,
p w
•' -T
' se :«i - ; ■
: s e T> E L L A I M r T A T I P N E . .209
/ p e r & e j o i * q u èlo c^ h a u ereù • fo ^ m a g g io rfo r fa , onero ; p tic firie 'a p p o rta . rebbc ornamento * a ltre jfoglìonó per locnttotà
de lettori /pigliando U fk tfo re bór dalla pròJ rieÙ ,fio r dotta tràfilationfi.; E t benché: quefio
terZy ordine fia te m e n te delMpèfà}.chefenZjp
M w ig lia ^ pòffk nett'animo del
lettor mettere :
olméti
loco f e lo f à c e m ì m t U ( c o r i \ f i ^ f i 0 ^ ^ ^ i , B
che g li f i cornuti/e, quale equèfìo jjijfia rifra ^ „
faa del Ciclo , in luògo d f jp i r a r ; appreffo Ci%
t corone. M a per mio awfo p mentre uferemb
§ f a Proprietà, o U tra fla tio n efre q u e n ta ta fuo»
** f i del modo Topico; più ragionevolmente pò»
. tremo d i r , che habbiitmo ufato il medefimo -,
cjie usò fautore ; t/;ae d i r , che habbiamo im ita ­
to lui'3gonciofiacofi j -che la im itatione è m cnijm ìtutfo*
tre/facciam o eton quello ifieffo;tnaurk fin tile
l / ] 1**
^ d p e r g b e fe c o n d o il crederjmio, la in u ta titftt* .
ejfotta del modellò f i ; chele parole o proprie f v . ' S t g f
trafilate, che/fonq^ in ufo. d i fai ,Jojt libere < E* ^ . - ^ 1
[e, p u r talbor rè fla to chitupato '%pfiore il d ir
1
M c lm e à p fim o \fu préfaìa im itatione netta fu a
largìjifìim a figntficatìone. Volendo adunque
v
adoperar le parole latine ; ciò non pofiiamo fa r ,
j*
fenon pigliando quelle m ed ffm è., che g li autó-tlne co»
r id e tte hanno, o fenZ jt bfaffjrio, o 'con p r if ib Q w ìd o
còlo dibiqfim o : fenT/a binfimo , nfyntre 3 eosopetfufi.
m e io difii uferemo li; p ro p rie, p le trafilate',
v
legnai fono fia te da più autori tifate in q u d
modo > s a roso Vufo: le ha f i t t e divenir 7 fam e
( ;H®
T A T Q
f?èprie ; jj)e anco* Cicerone esse Vfr£t/to t e l i t i
ieuarono d a g li/a ttfo r ifc b é andarono a v a n ti
• al oao. I
oso
„t u
*
|
fp fic ta ì comefoteiM nopm fgoprjarrientrhom i |
f A m o tè } cf*!ìÀÌhùrè ^ .^ q h a n d o ' puqe
!
ùdeun di loródiffef i r d o t , ‘q uantunque f i a t y / r
fiat<r\ nondimeno hoh 'fu cofi dettò da alcun ,
me s u o tr o v a to , ct / e m o l ^
iiojidijjerq * ìlperche pepiamo ajicor noi fe n fo
fo fp e tto d i ladroneccio u f ir e , esse ufandofopoh
pepiam o d i r , che im itia m o , ma che n o i dicìa- j n e A medefimo ;\fela ftg n ìfica tio n della im i»
ba tto n e , f i rivolgeffe adTautore , non alle p a ro -?
tip <Md quando fitflintQ a rd iti d i ufar t r a f l a t i oso
.efielffpel fo l autor fa tto haveffe confuo a rt f i - ^
cìeff'o quel modo T opico folam ente dà lu i d è i to : giudico y*bt¥potremn}o cadere in peritolo
d i effer chiam ati ofafurpatori fao la d r i, fenato
fapefiinto quelli' ti/ctifofmarenelld compofltio»
- mf l ra#>fi co™ i* jl?
|||
io " iè f a jr a s p M M . L t per p a rta i d ^ ìti^ ìp ic iif a f a tti
M ' «e
il traflato f t v e d e , f i dirò&lndfcer , nd*
f i i i non -m a tterò hiaftmo volendo fertuer L a»
tin o * che non un filo ; m a tu tti i Latini c e fi
hafino Lanuto in cojlum edi d ir e , oncia prò... „ prie fa Laura Jocaff Ma s e io dicefli u fa r v e
paefi d e lti luùf [ f a conièidjffe' Lucretio ; per
mio apifo port& ei fittkÒ ^
e ffe rn o ta to *
' %m afiim am ente fàceiMo efi nella lingua m edefim a \: che perauentura ih un'altra farei da
laudare per coHtcntìon , ch'io potrei moflrar di
f & t . M a la g ra n la u d e , ch'io poffo meritare
D E L L A I M I T A T I O N E . , . xix
in quefio t e r Z o ord ine , t o p i c q ^ f i p o s l a ^ / l l p
fcoperto P a r ti fic i o d i In c r e tio
*cgmquel
m ede~
fim o poffofa b ric a r p f f a lt r a f ig u t a / u m d i ffiin p r
b.elle%£d , f e n i f i ru b a re *} p e rc b jt/fo n g fc m ta
ta r te d i 'Lu cretio ^ f i f e f i f i i i e u a r X a f i g m a M l
loco de xo n fe g u e iU i y pptro J o v d f i m edefim o
e<ru;dé,Éttalitar di 0)0$
per dar afiaggìo di quefia arte,fidùfafirm*
niene a luce ; dico:, chefia quei medefimi lochi figure t»
pefjòno effer formate le figure , Ghe
\ chiamiamo , da qual gli armamenti. ENil Wa.Tormatej
J j r.o, che ialhprfarà un Igeo.} che faràfin tifiia/ef2 qu' 1
Vargomepto, fiffiebolifittna la figura* osop^neu?, che
contràrio fora,un'altro ,dal quale fe tireremyZ]i AXZ+*
targomento ;farà dt p
k c i p
l a
*.
meremola figura, faràgagliarda,fi come fio?
. *> * ■antopeifictrifa \ .. ' ^
-i-i*
f ^-e dtwgànoda-fo
,
cohfeguènìi a &4ajfiifiqtece.denti ,/onp uigOr\
refi[ f i / q#ei che nascono dagli aggiunti, fono,
priui dtgfàn for^a ; oso per gratia di efempio y.
quefio, argomento è nepe/Jàrio da i confeguenti
oso d a g li antecedenti, fe il Sole è leuaso^nsee^”^
fi# giorno » perche cade nella -ponfideration «osarli» da*c6
fita 0 fi\efiefa o fifipl cagipndel g i o r n o i .£g^ ng,}
da apatiti iCtitfitffilfiSole ffftbfifigifcpo} quelantcccdcii
mm^o adunque t antecedente ; oso quefio confa?1*
.
tir
T R A T T A T Ò *
unente d f necefiita. m a quefio tirato da g li
aggiun ti nou ha m cesfita , f i f a Strepito co i
piedi ; adunque camina Vperche anco r fedendo
posfiamo menar ì p ied i in mòdo » che facciamo
ftr e p ito . Ter /quali esempi fi uccie fargom en­
to , che porta necesfità, effer più fo r te ; s a
quello', che
la porta
sa,nsej*
d im ejto , f i come io d is fi, ia n o r la fig u ra , che
fitrà fia ta tra tta da loco, d ie non hauerà fteceffità ; elee dal loco de g li a g g iu n ti, tlqual
nrinifira cofe, che d i necesfità non fimo , m a
qggiu g rierfi poffoìio ; batterà più gagliarde^Z a , che quell/., che fa rà muffa da loco neceffà- /1
' t ì o ì y p /fipnpio *daremo intorno a t fiJpirò
tk^ ^ ^ d ^ f id u t^ U fo d ir ò Jfofi/irare ; pigli ero U
‘f iro jrih j ' i y àuefie parole àccom pagnatediranno tl m eièftm o fn ta haueranno traJÌÀtione
quafi pura , matidar fp fp iri, g e tta r f if p ir i :
ina f e io d ic e s f if w m h k tf a w
pira rira.ce neceffarto, cioè da canfeguentt itmperòchè
r a d a suo d i necesfità confegue alfioff/rar, che l'aere, chè
KrioV 'ìdOttanti alla bocca di coltri, che fojpira^fid
pm effiò* rotto dal fi/piro. Nondimeno fé
trottare i'bofchi ycffghaurebhe m agjtrgae nectffario ,clte al
Jofpfrar hrèmmo le cvfe oppofie, fi noti fufferó
pi ulto deboli sa utcirie • Ma per mio auifo , il
'Poetam qùefia naturaiphitofiflria del figuràir^m
DELLA IM IT A T IO N E
ilj
topicamente dee effer molto fiu io neltA>ando»
nar le cofe, che fuj]ero troppo foprd la u e n tfa ,
qual farebbe quella ,f a r trem ar le f io n d i, esse
maggi arment e ìquella f e l i e i fijfq r i crollilo i
bofihi : parimente fo e fia , Vjlefigura tlla g rfc
m a r , p o r ta r g li occhi m o lli, o hauer g li occhi
t i m i d i , nafte daìconfeguenti nèceffanj : im • »ap&V tìA ititi j
fch en o n fi faccia»
“fi
...
petto ; quefia figurahaueru uigore : & p o n d imeno non nafeerebbé da confeguentì necejjarif*
ma da g li a g g iu n ti: perche può ben pianger
n alcuno ferina bagnare il petto o lije r b a . adun*
que quefiafigura am plifica, esse quella folamen
te può dire il uero . Ecco Virgilio volendo ite»
(lir [in ferir di fig u ra T epica ; non p u r f f f f e j t
loco neceffqrio de confeguentiJfa'afioco afi»
preffi quello d e g l i aggiunti 'dffitòeroclieuo»
lendo d ir , che nell'orno pptouafffer in ferito ti
pero : rigttardo^a q u e l, w f f io te iid cdnfefiuì-'
f e . Penso
pero
inferito neìTorno , s e 'tiaùèuajffÙiuer ; fa ceva
bifigno
*
chefieffoTorno diuefoeri4bianco p e r i fio ri del
p ero. Mahauendo a d ir e , che nell'orno p ote­
va eJJ'er in feritala quercia; miro non al ne»
affario , ma Al'aggiunto . D ijfe adun que,
chei porci fpejfio urtino d f i / i g e r le gJiirtA o
fotto g l i olmi : gjP nondimeno nonjeguefot n e i '
fefiita quello [ d i T à i c h *percipaie pgirfabl)/
J fc .
'■
'
T A T o . ..
>
ma‘
i fe r r i* E tfe T ;
ritornare A la fig u r a d i Lucretio, la q u a l (g li
fóce d e l nfosojr
4* i cwfegfaent i r
f h rrTie?s
-ff
r
o£wsa
nisaf
trìUept/0
H ènfrijefcà riè f f ^ f o e t ^ u f t ^ a d i n u i f i i o t } '
f r a io f i tro fo rm a re un afif/tfigura dal mede»
finto loco, Jen^a u fu r p a r tflfifa . siosoem v/W , • ,
f o to còiifiderando, che a l nafeer del fanciullo
fo g n iti, c h 'e g li/ che nel neutre detta madre
nOn era aueZgp fifont ir 4
fettoni** caldo conti­
nuamente piacevole, esse poi nato incoftuncia
\
figura
presa
’« he/la figura j C
c o n s e g u lo s o
, „uadt , IJanseoosoesseoso sa w riuvlgesfi acquei
l________a
i a im ita qu&
* on d!
, che uari'ndavanti a l nafeeryjforytcrri
ucntio. y f i a u r a /a g li àniecedenti ; lochi wcfjfixrq :
cotoief e , feguitàrido ì Èlatohfoi, f o d i c e f i * co­
lu i difeefo dalle
ò d ^ p in $ file {ie lo
p e fle Jphere , esse defitto delle tencHe membra,
o d'hrimanita rnojharfi al mondo : o f e la m a­
teria lo .comfortafle jfiacesfi alcun g en ttlc ac­
cennarnento per la ùta delti mifitefi T heoltfgia
fi^ jfa fio ta d i Vafipbe congiunta col [Fauno ;
chefocorn fjktfibrQ folfofim filicff/ìrihifoplria
d
o
t
i
ì
■
non p ù r tifla ifi
à fio rn im i lochi
d eì thioTÈhedtrq \dfirioJfoprò il CQngÌHpgjinen-
•s*'/*
D E L L A I M I T A T I ONE V f
m a .il dtfcender deflam m a nel forpo» E tslri^
noi effe formare Una ff «nxa pur d i jw fó m e n to -.
da g li aggiunti ;
c o fe ,.c h e p o te ffè ro fe n \a n e k sfu a fe g u ìrg /^ # ^ •■
le è q u e fla , incomincia ìra d q p rfr g liò f a h p ff^ ^
u *'1
cofe del mondo , o g U 'idi
mortale. FA ancora da /c o n fid a r e ,clie> de f* ° u€ri •
k m /f fo n ó fie r ifif fc n m ff ifiig j? .
R aggiunti akunfifonó
neri fono tu tti quelli se de* q u a lifin o /q u e fio ^
loto habhiamo d a to g li efem pì, ì/y /q u a li fiojffa
no effere all'oratore y & .al Poeta corrim ani*,
quantunque Vorator g li,a d o p e r i tem p era ta - .
mente ; i fin ti fono del Poeta fo llm e n te , quali,
/ f i n o quelli , è ie finge V irgilio fcriuendo a
Pollione , che al nafeer del fanciullo le culle:
metteff 'ero if i o r i, s a renouato il fecolo haneffe.
a ritornare au reo. Iquali aggiunti fiq p . fon#,
d a ti f i l a fim ilitudine, f u la cagione, s a f a
l'effetto . s a cosi non fin o a g g iu n ti.pu ri} iqi-ri K
per oche asfim igliandoil nafeer del fa n c iu llo ^
nafeer del Sole nella prim auèra ; quelle coji , vse
che poteano confegjùre/àl S o llev a to , aggiunfe #
il fanciul n a to . I / penhe'aiw ìene, che ficcartipagnate al Sole alcune di loro poteffèro in alcun
modo effere neceffàrit: ma accompagnate a l
nafeer del fanciullo ,fiano non fidam ente ag­
giunte ; ma aggiunte fin ta m e n te . D isfi effer
fin d a ti anco J'u la cagione, s a f u l'effetto tir # se.
peroche il Sole è cagion ch ela te r r a m a p d if
fiori, che egli confittio n e accommodautlle culle} .
s a i fio ri fo n o , come affetti • D a l m ovim entos e
%v##incor folar^
'm iti
Jifo,
■
fojfong nrntr^TfectìM M ferro nriFiro , fa n a le
off etto f a r g iU ^ fr ifa tm f a t^ a g g iu n /è alna*
/ c t t d * ì f i f a i t i t t e y i b f a t i è-come unSolm effo*
fono, epicàr hellifiìm i ,
O S * * ; ^ ffin d eù fo n ò fa fim c^ m p a g n a ti f is c h e Fwto
d t d t d b o f r o o e d r ^ f a é i fonop/uelli n é ? A rgo­
nautica d t G 0 u M f a u t i l poeta m tin d 9 figu r a r la prim a rtauigation deCgh Argonauti ; fC iì
f i a q u e l, che fintam ente fip o teu a aggiugnere
a quella : ilpcrcbt dtfjè, th è tin im p h e d el mare
m e jfa o f a r i ilenpo piene d i m a ra vig lia , veg­
g e n te fi g ra n m a c h m a nel r e g tte tir o : oso poi
Jubìt+tagmugneiUKor. q u efio, che gli occhi d i a
tnotoella nane htbhero g r a tta ^
ty f a y p p M ì & f è N f o o d i gu ardar t i Dee m arili# : * d fa ffa ? p * rd > ? n o n feg u ed i ngeesfità,
éhe a i una f a r i a navigatione t i .Nere/de m et­
ta n o li capof a r del m a r e , oso chegliocchi mor
t a l i potejfèro g o d e r della: utf t a n i t i . D ee; oso
/•una oso l'altra figura n a fte fa g lfia g g iH n ti :
Et [p tr c h tm n e certo ttflim o n iò , che Cofif a tte
Dee veram ente pano : diciamo d e tti aggiunti
)mit*tió ri f a f i n t i : E t f e in alcun modo la p a tta tio n
arile panse fu o tro va r nelle-parole, 5 certo far a in quefie
™Xt ^ fd e W o r d m e topico » nel quale potremo im ita r
la!* * €f 1‘autor-nell'artificio fidam en te. oso per poterlo
bette m o to r i debbiamo f a t f a f a f a t e fig u re
tenere a v a n ti fernet g u à f t a r l e ^ y
ri-
ehiamarti a loro fimpiici ftJn bfi facendo ci
potremo fanpre renderfimili
in talcun
^ s ia p e r g r a gentil modofa t i divenir
tia di e/empio r
V* 1
tonìia
iati
D E L L A I M I T A T I Q N E . -ZZI
fonali non li pi/tessero hauer , f e i iò n m g li edir.
fu i antichi ne' quali l'arte de m a tto n i ferm ata,
fi fùjje ; s a uenga in de fiderio ad u fr architette
de inferi tempi d i fa re un hello edificio d im a t­
toni fecondo d difegho , che biweffè fih rfia to ,
nella mente, celtio farebbe affretto d i a b b a tter
fa terra alcuno edili et o antico ^ £& con quelle
pietre cotte f a r illtm o rp . & fi* foffìatrflupetto
nobile ; non dourebbegia leuare i. peZ jg d i
ro. s a della fabrica anticaper m et tergjuelU stel­
la fu a , che farebbono conofciuti per non fuai;
ma ridur tutto il muro a quel cumulo d i pietre,
doue l una fuJ]e dall'altra d i v i fa , f i comefurono
mentre il primo fabricator in opera le m ejfe .,
e il nero, cìie, quando uemffe alle cornici, alle
colonne , o ad a ltra figura d i m arm ore, che
fi/]e in alcun nicchio ; efio la donerebbe confe&r
uar cofi in te r a ,o per farne alcuna, fim ile a d
e/empio di quella , o per fa rla in alcun, p ru dente.modo diuentar , come f u a . Et benché, le
parole tu tte , che debbiamo coglier d a g li auto­
ri , non debbiamo,ordinar di felpate per Jempiise,
c i , che alcune aiicor delle proprie, non che del­
le trafilate uanno accompagnate , s a cofi deono
effer confiruate s a usate; nondimeno tu tte que
J lc , che non fin o da effer disgiunte, fono , come
fuffer. ridotte a i loro principi], mentre: uamto
fecondo l'ufo de g li autori con fa loro compa­
gnie . O Chrifiianife. o feltcifeimo. Re E rance fico, queffi fono i thefori, s a le ricchezze della
eloquentia che'lferuo di tua Maeflà Giulio G a m ^ iu lio t i apparecchia, quefte.fen le uie
mu­
/
:•*«#
fTR A T T
legnali afeend er di alla im m o rta lità . per qtiefle
non folam ente m ll'im prefa L a tin a f A ir potrai
a tan ta a ltcZ $ a, che g li Atri Re del mondo
perderanno la uijla , / e tiuorranno in f a t u a r ».
d a r e ; majincQrle M ufi'trancefche. potranno
p er quefìi ornamenti andare al pari delle Ro-c
m a n e , esse delle. G reche. Vtuae
gra n d eZ ^ a tua » che fe AcuCta cofa mancava <t
i m olti ornamenti dell1a lt iftimo ingegno tuo ;
lagra n fa b r ic a , che to g li apparecchio^ certaContra utente g ite la apporterà* Ma per f a r ritorno
MmUatio4
9 c^ e
w h a tio n negano confiderino
oso ne.
per Dto a q u a m a brutteZzanengonol* fc r itti fa \
A# dalla lor torta openion nafeono, esse aelld \
gran dtfcordia ; che /rae /ero e ; esse ancor a que- ,
ssa >che per le loro campofittovi di qui ad Acun
tempo no» potranno effer ri conofciuti., conte
huomini di Acun fecola, m a, come Scrittori
hiZarrt , 0 di fuo capo non babbiano voluto
convenir con la openton de prudentii»e<w la
ragion , ne con la-natura , ne Con l'arte .
he pur fe leggono i perfetti , troveranno fr itta
daQicer. nelfecondo delfuo Oratore, che tut­
ti i buoni fecoli quelli eccellenti f r itto ti, che
hanno Lanuti , tutti fempre fon convenuti in
imitare un perfetto» Ne far ebbe ne i loro fcrit
ti confaceuoUZ&a di Stilo,,fenon battefiero tutt i qu elli, che infum e di opemons'accordarono,
im itato una * llperche mentre fono le tti i loro ,
libri ; dalla form a uniuerfal, nellaquA s'accor
daranno, poffono effer g iu dica ti y qu A i fuffero■d'un Jecoloj esse guai JFm'Atro *
,
\
D E L L A IM IT A r i
E . %t9
i fcritti d t q u efli, che fenZa-uorma fe riu o n o \
faranno meffi tnfteme ; duqtà a pochi' anni non
f i potrà dar g iu d tr io , che in un medefimo fic o io fi f i ano trovati ,n e che in d t u e r j i . l n un
mede]imo no : perche ne anco qtiefti hanno al­
cuno tn d riZ j(o , alqual tu tù mirino , anX j nel;
tihr-difco*àe u ia d a buoni fono tr a lo r d i f io r ­
à i : oso p a r , cheXtafcuno habbia g iu ra to d i\
fa re al peggio che può « Non potranno' ancora»
effer g iu ricati per ifcrittori d i dtuerfi fecola fi
perche non f i potrà trouar feQplo, a lq u a lfe r
fin n litoidine dt openione potej]ero effere a ffim igh a l i , conciofia cofa, che nef]un di lor fi vuoi
/ dedicare a lin gua, che f i poteff'è riferire ad un
fecolo. Ev il v e r o , che s i potrebbe portar fo r fiK
fferanX a ,s e fu jfeu era la openion d el ritornò*^
noflro in quefio mondo; che quando effi ri ter*'
naf]'eru,efft forila poteff'ero rteom feer , fò la me*
mort a di f i cieca openione, oso sa cofi dura offri*
trattone non fù jfi ancor p a rtita d a loro ; E /V
che più dirò ? effi, quantunque, non fian n a tisa
nella lingua Latina ; ardifiono m trodur notr
dico figure to p u h e , non dico lodeuoli trafilati t
ma ttuoua proprietà d i vocaboli : perche Cice­
rone , o altri di quelfecolo, oso d i quella lingua
furono off d i fa r cofi, oso di perfuader che cofi safaccjje, mentre ejfa lingua era in ufo, oso ancor
fi andava facendo . N on riderefii uoi G a lli,
f i io flraniero uolejfe aggiugner vocaboli a lla
nofira lingua ? certo fi : *oso pur uenendo'io * no*, oso hauendo ad ha b ita t con u o i ; potrei1
<pprender la lingua uoflra * m a non f o t f a .
*110
T /R A T T A T O
aggi ugnarle f i fedelmente uocaboli, come f a ­
rebbe un d i n o i. Et f e uoi fitrefie le r if a ,
mentre io tfolefii effer cofi audace nella uofira
lingua y che tu tta via fiorifce- nella bocca s a
nelle mani del gran R e , s a d i tan ti a l t r i , che
Vaumentano ; più riderebbe Ce fa re s a Cicero»
d i Va ;fe veder poteffèro quefli nunut tqqQrfa
M inor e n o r certo farebboncjuefii, fe im itaffero un Vhnio , o un men buono ; perche potrebbono J p e r a r , che fuff'ero da alcun fecolo fla ti
Contra intefi yCome fig li quel fecolo fia tifo fie r o , Et
•
usar poro Perc^€
m i f i oppongono dicendo che ne a
le , non O s a r e A ne a Cicerone è uenuto detto tu tto •
rnigUorT I uèlo >chef i potrebbe dire : il perche afferm a- ^
Scrittoi! . no cche fe ci vogliamo f ir ingere ani uno d i quef i i perfetti}fa r a hifogno, che lafctamo di d ir
tu tto quello y che non e uenuto detto a ll autore ,
s a cofi diueniamo po u en , s a non accommoda­
t i a dire il tu tto ; A quefii A ffon do , c h e p e r
i
f i n , che io poffb hauer oro Tnon voglio n e a r 1
g e n to , ne ferro : ne- perche m alcun locom i pò*
|
*' teffe mancar l'oro; io lo uoglio abandonar%
’
uedendo y che Vargento o'I ferro mi.poteffe effer
copiofo per tu tto . M a quando haurò meffo in
t
opera tutto l o r o , s a che alcuna parte dell'ope­
ra m ia dimanda]]e alcuna giu n ta ; io m i vo l­
gerò all*argento , m a a l ferro non m a i. . Il
perche è da fiipere , che nella g ra n fabrica del
1
Theatro mio f in per lochi & imagini diffiofh
tu tti quei luoghi y che poff'on baffare a tener
collocati, s a tniniftrar tu tti g li humani con­
cetti , tuttofa c o fe jc h e fin o in tu tto i l m o n d o ^ * m
j
D E L L A I M I T A T I ONE.
f
mi
non pur quelle, chef i appartengono allefidenti e
t u tte , esse atte a rti nobili, esse m edianiche. So
b en , che quefiem ie parole partoriranno m a vaniglia, esse faranno g li bitumini increduli »
perfui che l'effetto non venga A fenfo: pur pre­
go q u e i, che quefia parte leggeranno ; itogliauó effer contenti d'uri efem pto, ch'io fo r ò fan*
•
rt>chiaro, che ben potrà dar tndicio d i M enta V
Auertifian prego ; prim a.,{he. fiiffèro\ tro va to
I
le uent idue lettere f a i nostro A phabetofoè'aU
\
cun f i fitffe ofi erto di dar uentidui ca ra tteri fa
conti quali po teff èro effer n o ta titu tti i penfier
n o firi, co quali tutte le cofe, delle quai par­
tiamo poteffèro effere ferrite : non farebbe fia to
beffato? esse pur veggi amo ,ch e quefie poche
I
le tte re , che fon ne l'Aphabeto , fono baflan ti a
e jf n m ere tl tu tto , E t la p r o n a , che e tu tto
dì nelle m ani di c J o r , che. fenuonv > n c fiim a tufefia f e d e . Appreffo, fe dapoi Aie f i trono»
v o m ì libri g ià f r i t t i ,
Jmarrito ìln u m e *
ro delle lettere dell'Aphabeto , esse che alcuno
noleffe prom etter d i condurle tu tte fu or de i lib ri
a certo esse picchi numeroffarebbe egti uccellate
da q u e lli, che meriterebbòito maggiore uccellav
m en to . iquati ueggerulo t libri pieni d i lettere
f i darebbono a credere ; che tu tte fuff'cro d iv e r­
t i > 0 che fcriuenào non fifaceffe ffeffò ritorno
atte mede fin te . So ben io , che m i b tjfd n a fa p refin te , prim a che non v e g g a n o a lim ù d ìe
parole, tutti. quelli a orecchie<fo e qt+alieue»
nutoquefio trovato mio.; esse purè+uero,. A p r — preffo, prim a ,.che fuffero f la ti v e d u ti/p r /d iK
iij
funse
itti
.1 Y R* A T T A T O
tom en ti d ‘ A Tiftctele ycln haurebbe m a i creda*
to , che a dieci principtj tu tte le cofe, che fa n é
m ciclo , in terra , s a nellabiffìs , f i potefiino
ridu rre? s a p urfoiio in lu ce, s a tutto d ì sa
veggono , leggono, s a f i conofce, che fono hafia titi fo li d ie c i. -Adunque p a rrà # quefli m iei
calunniatori tanto d a nucuo , seio mi ofjenfio
d a r tu tti i concetti humanig, & tu tte le cofe*,
delle q u a i/ i può parlar m tanto numero , eh*
ia fia n te fia ? i quai quantunque afe end ano
per loro fo p r a il numero di diecimila: pur di toto n e f i n più di trecento quarantatre G over­
natori , s a d i quefli G overnatori qtiarontano-»
# e G a p tta m , s a d e'G a fìta n i fe tte s o la m e n te ^
Principi . Taccio de'm aggiori fecreti ripofii
v e im a g g io t numero acconci a fa r quelle m ara­
vig lie , c h el roljor s a la nwdefiia. al prefente
s coprir non m i U fi to n o . Adunque p o i, cito
noi habbiamo tan ti lochi con ta n te im o g io i}
th è pojjòno m iniftrar non foU frtnfe materie S
eruditioni piene r s a artifictj con nuovi modi
condotti a l fenfi : nta an corale parole, s a tu fit­
t e le d ette cofe d i flin t e a i loro o rd in i, che posa
f in o effer bafianti a tu tti gh humani concetti :
fia to mio configito d i fa r d i per f i t t i f i m i a u ­
tori fi minuta Anatomia i che tutti que?lochi\
thè bau potuto ejjer fatti ricchi dalla lingua do*
mbolifiimifcrittori, non fonofiati contaminati
della lingua de' non perfetti : imperoche, fi co­
me ho detto > dove ho hauuto modo di mette­
te imopera foro; non ho voluto ne targento ,
« a i l f e r r o , ne il piom bo .
Ma > perche alcun um
D E L L A Isii I T A T I O N E.
Leo non era fia to adoperato da que feltri auto­
ri ; acetiche noi bauefiimo tu tti i concetti no*
f ir i » che partiffer.o, ym o n fu fiero -m u to li : m i
f in dato a f e r r i m i defiargento **oso per d ir
apertam ente, upa d iir e m e m i p a r , che habita ad effer offerti# a in xofi fa tt i mancamenti •
Ut prima è che noi più tofig.,potendo, debbia-Tre irledj
m.o levar tl.u o ca b ff, che
ne -perfetti
autori da alcuno Scrittorea iozjùcjno, chea) desia un
dalla propria licentia vnofira ; beitche nel p tiP 1* *
qut uocaboji, che non fonofia ti ufati da Cefa ­
re ,.da Cicerone osoda fin tili : » fono, hocabati
pertinenti a qualche arte : oso gli.autori della
arti j come della M edicinadel?Agricolturay
delti Mùtria, oso delle a /ir e , di tutte le, loro
Jpoglie i lochi miei adorneranno. Quefia adun
que difotrifare a i mancamenti è t i primaria*
f a feconda è tenuta ancor da Ciceróne, ososse
fa r i buoni : dimetter il Greco r i loco di quello+
che donerebbe effer Latino. baterZ au rigi** circonfoa
manca
^
/diro effere la a re onlgcutio n e, tiqu alancor. sitacutsonc
fa accQmmodatajtd ejprtmere tu tte quelle effe
che per non effere fia te in ufo appreffo g li an* la Ungua «
fichi ; non hanno ne anco hauuto vocabolo : cosa
me la bom barda, t i f ia f f a , C / q u e l, che nella
commune lingua d'Italia chiamiamo Capiton
di fu oco , oso fin tili. O circonlocutione aureo
foc^orfo in cofi f a tt i m ancam enti. tu f r i una d i
quelle rie , che di tanto impaccio liberar ci
p u o i, O rdì, poveri fa rci parer rie fili » tu queU
t i f i l a , per cui ancor nelle-cofe, che* o perche
jton caddero r i propffttou, o perche non f a * #
K iiij
A
,« 4
> T sR
T T A T Oi V
dalla n a tu r a tile co fe, 0 dottar te ancor m efi
f e m luce ; non f u m i m a i dette d a i L a tin i, ci
puoi fa r p a r e r .L a tin i. Q uelle tre Mie ittlunq i# ha» fornito di badanti parole tu tti i nostri
• concetti : iquali f i n g iu n ti a quel numero , che
a d ir tu tte le c o fi, che per lin g u a , o per cala|
rno , f i poffono effrim ere, fattsfannò . lrnpèroche, f i come ,f e mane afferò altalfabel o queJì e lettere f . R. effo farebbe manco : conciofia
cofa che quantunque per [a ltre lettere potejjète \fffife fe r itti qu tfti nomi D io , A ngelo, esse
tu ttig ti'a ltr i, d o v e n o n hauefjèro loco F. IL
M lid im ty o fe ' I b i fogno fuffe d i fc r iu ere Fritti- .
tefcorfffit;[alphabeto darebbe chiaro fogno d i ^
W m fljer perfetto ; Cofi mofirerebbe im perfett ì c t o *JMl# 4
trfifnÌQ, quando f i poteffe trovar
esse penfjvr{oticeìto 9it ovi loco non u ifu jfe * a llaquale.bM ianto.riccam ento proueduto * Et
fie o m e apprefe t i lettere d e tt alphabeto > ma
non ancor ffe rc ita te , fcriuerefiimo con afiuno
indugioquefieparole Francefeo R e , esse pochi
iorni dopo fetida peufarui fu dal calamo f u tto fip r a fa carta piouerthbono per /’habito
f a t t o i cofi im parato l'ordqie d a i lochi m ie i,
f e r a le un giorno Panimo neh ancora efercitato
■p tw rtu n -p u c h e tto , m a p ei per l'ufo in picch i
u m p * a sq u tftim V /a e o so /^ v /^ ^ ^ e^ u r w 4
quella <#mpofifJo» a f f a t i nobilita contiguità
f
per la im itazion e, patxd. m eritar laude : Ma
perjiolgcre a buon catnino q u e i, che ubandonato l'hanno fo t per fu g g ir la imitatione d i ali m p e r f e t t o , ricordam i, hauer letto in u n iiy
brelto
f
r
DELLA IMITATIONE.
M*
I r etto di D tonifio Altcarnaffeo fcfiito ( come
crejo) a Kuffó Melisio , che colui non potrà Burnita »
mai fierare eternità'a g li feri tri suot sei/qua/^oso oso".!
non bauerh haunto riguardo a tre maniere* di me duoac
fecali, a paJJ'att , a prefènti t & a futuri » A <l u
^‘
paffuti , perche debbiamo méttere'davanti I I
jnti perfetto dey paffàti ficoli r sa la clettipn
d'un cofifatto , satonfo dite Cicerone idee effere fatta con lunga confìderatioHé i &cò)tbfto#
conjiglio . A prefenti 'ancora' debbiamo hfàfcr
riguardo, a quelli dico, che nel nòjlro fecolo f i
pareffe effer dotati di prnd etnia sa di giudi (io : impercioche con essaloro ci debbiamo con­
figliare , fvl che prtni fu fiero di ogni pàfilone ,
sa pieni dt buon dtfeorfo ; sa ueder (èia compofitto» noftrafta uicina a quella perfotaidèa
dell'eloquentia, che es?i nella mentedìdueff&tò
collocata. ’ llperche M. Tullfa nel!\Orator fho Lapmdee
dice, chefempre la prudentia degliaudatorifù
quella, che diede norma alCelocjuentia^dial- norma.a-,
tra i . Et per nero dire ; quando Cicerone bd-ffo
uea ad orare, a quanta perfettion di configito
credete uoi lo condttceffè tl faper, che da u n C e fare, da un Pompeo, danti Bruto douea effer
afeoltato * Konpenfate u oi, che egli meiteffe
tutte le forze del fuo ingegnò per piacere d'
quelli huomini, die perauentura nella ntedefima eloquentia il primo loco tenevano, o d u iano al primo uoleuatio ? Afuturi fecòh deb­
biamo ancor riguardare, penfarido% tutte quel
le cofe, che poteffèro di/piacere a tutti‘ quelli,
che dopo noi verranno y ì> irh aletm^ e/oefièreK “d
tiS
*
- W & y c * T * X 'T ^ Ó
khpofiibib d ù fitp trc '! tónfi fio i o , thè ciò d i
tu tto non pofiianró sapere; m a ben dico Velie a
ito pofiianieprbuedere : imperoche f e bau eremo
htohatfrheiKil fetfeHoé’untteo- in tu tto quel ,
e h t i m a # f i p u o f f y f id e r à non potremo noi
efjèreifMfmiati feemeabiafirnudel perfètto autdre'in p ta to . B e r tifa tili ragioni d i Ùionifio /
neh fe come conjèguiraudb pfrpetM tà g l i f i r i t ­
ti di coloro , che da quefio propofito d'im itare
un perf ètto fim o lontani : percioche a uejjùno
d f ìa r e fic id ic o l p en fiti 'fi uolgtmo . d p a fla ti,
che dap a ffà tt n offù itn obitir o s o certo.■ fiprépongono^, d fa n a le efler fintili uoglianó ; anco
a b g fa d k ti d [ f r e f in ti non fo t tornei tono :
tq u a r itu tti, fa l che la d o lcezza della eloquen*
ttó g u fa to In ditiatm in qu efio almeno conuengoiUi, che più pofjom hauer veduto mtllè » che
’
.
•'■* •
y
,
fi
unfilo . HI, conti credete Hot, che'l perfetto
.
- . i i . .
.
*
■
.
autor, dìe et debbiamo proporre*, fi à giunto ‘
mt i'*C' alla perfettione ? Certo delfuòmnm tiapofio fe non la natura, oso quel poco di bèn e >chi da#n feti affettar fi può , oso la fatica dette
ttfeofferuau, oso gentilmente infieme teflit te
fatta compofittine. Adunque le cofe ; che per
4kdè0td$t#e# fùvono ojferuate , erano di alevu iìfa q u d di buono , che venne a cafo detosoeWMt#A4 ehrhMégitt»
rie in m io
uu t o te ,c o
elicti e n e a v a n ti j - ch eta n ti bei modi d e tti a
fa * fùffero ofl'eruati ; fi trovarono tutti in un
filo'* M a dapoi q u e lli, che fi diletta ro n o d èi-'
Dartifirio , andarono di fecolo in fecolo offer* ■Mando : fi che trorimdsfito in mille tuffi/, antif a
V
D E L L A I M I T A T I O N E . 'x%7
mille bellezze d i [ferfe in modo,y che per<u<en+tura ttna fola in cia/cunfulaineute fia m o lte .tea
nebre rijflendea;,quella età fiuaknente u e n n ey
nella quale. coni*aiuto d i coloro, che, ojferufilo
boaeano , f i poterono veder infinite? ojjèruatio m ,
ni t .0oè infinite perfeti ioni infiemdfoeqfafrs 4
&\
alcun perfetto ingegno, fu rqn norme ;t<dbwbfa.
te.perfettion i,
prim a e rm o difperfein m ola ­
ti autori, fu r o ìiv e f o te m te riluCere m a n f W
lo . .Adunque colui;> clic .im ita un p e rfe tto iChs Imf*
im ita tip e r fe tti a# dimiUtraunatcLÌn uno : esse oso muoso
tatrto m eglio, quanto.in quell*uno effa p e r f e tta perseti
tfatte, app ar continuata, n m m una fola partdjfaf^ oso
delfa compofitio n compofia ; ' fi.cotne in ale un dfa
qtfa[primi autori veder fi p o te a . Debbiamo
p w fa r* che non im itando n ofialcu n pp+ i
f e t t o , nta no i m td e fim ; in noi medefimi, norrpQjJa faJère fenon quel poco d i bello , cjieM na*.
%
tura.elcafo può dare a d & tu n , Etri» q u e fia ? ' si,, f i
buona openion ci dee -confermar la nobHffimfe ;‘
arje dtl.djfegno « fo tto Iqqualxade la T tttù r fa
*
esse la Scoltura imperoche neffm a d i q u e fity
g in ffe rìfa fu a fo m m itk 9perche alcm V àttor e,o *
Scultore del fido fu o ingegno fieónten taffè , #
perche uolcndo lafciare alcuna opera perfetta f -v
ej]o piglia/Je la fim itit udì ne. folam ente dt alcu~y
ita particolar perfona : perche i cieli noii d te d e ^
ro mai a d alcuno individuo tu tte le perfettionk •
a n d i tigiu dteio d i.Z e u fifu > d i più uergrni cAt
glier le parti più bellea. esse quelle accompagnò
alla belleZs .
4* ehe egli fibau eu a fo rm a to n e lla .
m e n te , p r fe ttìfìim a d ifig n a tr ic e 'J i quei f ù f a
:U8
T-R A T T A T O
crett, a quali ne la n a tu ra , ne l'arte può per­
ven ire. N e dal gn idi ciò d i 7
. enfi debbiamo
noi dtuenir prefonttiòfe nel levar d a m ù tile
parti più belle oso come fece Cicerone, o alcuno
altro pétfetto : perche quejìa fittica in tu tte le
generationidello fid o cff'o di hauer cela adom ­
brata p r o m e tti, cl>e Zeuft non fece fe non in
quella, che una bellifiim a giovane rapprefen*
tar p o tea . E t al prefente io non intendo , che
i dati ejfempi f i fe n d a n o fopra tu tte le p a rti
dell'eloquentia, ma filam en to fopra le p a ro le .
Debbiamo ancor penfar, che C iceron, fi per
effer nato nella lingua L a tin a , s a perhauer
fatto fiorir la fua e t à , laquale ancor per m olti
altri ingegni fio riv a ; come per hauer letto con
grdnde elezione g li a u to ri, che erano an dati
a u a n ti, s a per hauer conuerfato fim p re con
buomiiu pieni deficienti a , di buona Lingua ,
s a digiudicio , ad alcuno de*quali batteva an­
cor fa tica d t fa ti sfare; che egli habbia faputo
con maggior prudentia coglier le bclleZj(e della
lingua L a tin a , s a leuar via le parole troppo
popolarej'che, o comiche, o d u r e , o g ià a m i­
chette ; che non farebbe uno di noi non nato in
quella lin g u a , non dt tanto giu dici o , non tifo
con hvomtni d i tanto fenno : Et f i li Scultori
s a Pittori del prefente fecolo haueffero non pur
l'imagine di Z e u ft, nella quale fi vedeva quel,
che conueniua ad una giovane; ma tu tte le perfe ttio n i de' ftmulacri, da quali poteffèro coglier
tilt te quelle p a r ti, le qual conueniffèro a fin ­
ger non pur l'huomo, m a tu tti g li a ltri anim a-
D E L L A r MI T A T I O N E . - n*
li yf i come 1
)abbiamo noi tutte, le parole accom­
modate y come mollifiim a cera a cader fiotto
qualunque figlilo d i tre m anieri d i d ir divina­
mente tra tta ta da Cicerone s a d a c ia f curial­
tro perfetto ; farebbono di quella fatiga lib e r i,
della qual fiamo noi . E t fe quefli m edefiifi
Scultori s a Vittori , mentre voglio» fa re una
'figura ; più lofio, fi contentano d i pigliar la
im itation da una sta tu a antica fiu ta rla alcun
grande artefice, che da m olti individu i f i t t i
dalla n atu ra , ne qttaì ìe belleZj,e non fono uni­
te , s a non è poco , quando m ciafcu\i fe n e r ise
troni una : percioche nella fig u ra antica del pe­
n to artefice fi neggongia tu tte le belle cofe uni­
te ; perche debbiamo noi potendo levar la im i­
tation da un perfetto in tutto q u e l, che l'huomo far può , 0 di noftro capo ho ter ritornar si
que pnucipu , ne quali ha f i t t a g ià la fatica
quel perfetto autore ; 0 levar ancor le parole di
coloro , che nell'imperfetto fecolo JcrijJèro ? 0
follm en te rapprefentar quella picciola b ellez­
z a , che la particolar m fìra natura hauejfkbaunta dal Qielo ? Certo ni tanto error non può
cader ,so non co liti, che non ha g iu d i ciò d i bel­
le z z a , ne d i b o n tà , s a piglia confufxmente
ogni cofa per bella s a buon a. Q u e f i a tale cofi,
come non vuole il g iv a te io de' p r e je n ti, ne d e*
paffuti ; cofi ancor poco penfa a quelli 3
che f e gu iran n o, iquah fa r Mino forfè più fafiidiofi nel
voler fi contentar;, che non fono i preferiti, N e
tanto ho d e tto , perche io m i tenga eloquente :
rmperoche, che può d i fe promettere urilmorm
1JO
TRA T T A T 0 *i7
di fi piceiulo ingegno, com'io, oso occupato tan­
t i anni interno a quefia iniprefa perdi/occupare
altrui ? oso per fa r ijpartniar tu tta quella età ,
f a fvghvno ffendef'gli* huomini, mlVacqutfio
delle dotte lingue > acetiche le peffano collocar,
m i uefiir le jclentie , che ancora ignudo fo n o ,
oso principalmente le sacre f r i t t u r e ? E t pet
nero d ir e , io ten g o, oso certeffon dt faper. meno '
d i ciafciino, che dt lettere fi d iletti : ma ben
pofiò p ro m ettere # mio I le , che di quel poco 9
ch'io fo Kiti poco tempo fif a r à partecipe, osofe r u irajfm e, coniio , oso ta Uo tn egli o x quanto e
dotato d i pi# alto ingegno, He. al prefente feri
uo per infognam i, w a per dire il parem m o : i t i
qual fe ut parrà , che g io v a r ut poj]ài.ue;ren-r
dereti hfinqre a Qio». f a q v a le ogiu ben, proce­
de : f e anco la tro v a te ti, uang. * *pigliate . il *ni#
buo# upler 3oso atta f a n debilita fea ccia u i ba­
tter tompaffiont* Q r e fa a b f f tw f f i& h w x d ir
M iffraJofiqiitaO 0» d'ufi perfetto fatoF i fffri t o ,
wuM, oso/a openione di quelli osoor, pana, f/ja
t i pegany ; imperoche nenpoffon metter-pare*.,
tiftifrim e del fatto equabili > ne del f ut tabelle,
K/ psffa e in quefio nego rio d ell im ita r cofigr f i .
vanno im plicando, bor dicendo effer cofaim»
pofiibile y bar non.effer fa tica d a prendere,ma»
ehr da tu tti . f i dee pigliar q u e l , che ferijmetto
davan ti,, oso alcune altre v a n ita . nette qua* ,
confondono le parti detta eloquentia : Le quai
cofe mi fan ne credere , che fim o fia te d a lare,
mujlvppdiam ente d e tte , perche non hanno uo-
tuja philofophar intomo a quefio fa to » ne cor*.
DELTI A I M I T A T I O N E .
iji
Citi diligentemente qual cofane g li a ltr u i ferito
ti im itar nonf i possa, s a perche : & d i quelle,
t.
che pofri amo im ita r , tji/ael/ fi deuno d a un fifa
s a perfetto aut. r ricercare, s a quali da più
ancor di diuerfi fe c a li, s a d/ diuerfe lingue ri­
cercar, & im itar f i potrehbono. I Iperchei#
non come a r d ito , o perche io m i fiim i E fficien­
te ; ma come defidefofe, che quefla u erità fi tra
uaffe, con l'aiuto d'iddio m i darò fa tic a d i
a p rir, fecondo l'auifo m io , quali & quante
f i ano le pttrti della eloquentia , s a d i quefle
ijual fia quella, di cui folam ente l'effetto , s a '
non la cagione im itar pofri a m o , s a perche, s a * 1
quali s a quante fìano quelle, che ci pofri,imo
nell'altrui fcrittrp ro p o rre, & com e. Et per
incominciar , dico q u e l, eh'un'altra fiata iti
cfuefia oratione d ifri, che io ;to/t creda, che l^ u n o a u ^
natura dall'autore pofja effer im ita ta g ia m a i, torc non
ma folamente que' configli, che da lei procedo«
rio . s a per gra tia di efempio , un nuovo òrchi- rc i mitneae
re/to non potrà mai rapprefentar la natura '
d'Hn an tico, chehautffe fa tto utt tempio a d '
H ercole , o a Diana f i , che quella ifteffa potefje
’*
effer giudicata ; ma quel config lio , che l'antico
hehbe di fa r al tempio d'hi ercole le colonne ra.bufie , a quel di Diana le fiottili, s a d i volger '
la porta del tempio , o uerfo il fiu m e, perche
fujfe rivolta al 0io , che l'antichità credeaftiffe
nel fiume ; o uerfo la fira d a „ perche stinse ac­
commodata alle falnatiom de' nia n d a n ti. E t
in nero quefii configli Jono di tanta tur tri, per­
che [ d i dannò la T ir affa', s a i o iridrià/fp a - f y tf f
1
4’
t
x ; V jt * r r u t t a t o
*'
t t ilfenfi ; li qu ali. poteffèro effer tr a tta ti dalla
m~ eloquentia ; che di loro in loco della natura a
òajìa n \a contentarci po [riam o. Ma perche i
tonfigli dSnuiar l'eloquenza a quel camino, nel
qual era al più felice fecó lo , fono fla ti ta n ti loti
ton i dalla cognttiori d i q u e fli, che hannof i f r a ­
na opinione nétta, compofttione della lin g u a ,
quanto eff 'a lingua è fia ta lontana da loro ; tiri
sferrerò con alcuno ejèmpio di f a r quelli non
p u ru ia n i all'intelletto; ma ancora al fe n fo .
Hit non ui poffo dar l'efempio , ch'egli non fia
f i grande ; che abbracci il tu tto . Et effendo d iut/o in fe tte p a r ti; U fejìa folam ente fitra ac­
commodata a q u el, ch'io pro m etto. Foniamo,
che la nobili[rima arte del difegno fuffè per ef­
fere infegnatada i più periti Scultori, s a Pittori ta lm en te, che nejfuna parte d e ll op era ,
che uoliffero comporre haueffedifetto alcun» ,
a n zj comprendeffè tuffo q u e l, che poteffè mai
. .
f a r un Scultore, o un Pittore nell'opera dellef i ­
g u re . Siate contenti eccellenti Scultori s a Pis­
tori d i porgere un poco torecchio ad uno, chetile
* ” 1'
saolptr, ne dipinger f a : s a l e ui p a r r à , che nel
ila d 'tU f'k marauigliofa arte uofhra fappia difporre i uo
fi«» a gli feri fecreti a perfetto numero (fopra tlqu al non
tu Vittori fi fu 0 afcendeie3et fo tte tlqual fe n d e r nò f i dee;
acciochr potrete pigliar indicio , che io meglio jape f r i , o
fino Ini*' Potefi* f e r c
t0m quella (acuità >nc g li ordini del
t.ruU> otri laqualho collocato Audio g ià tanti anni. C erto,
/ rtu? ilVe Per
’ è ie io mi cred a, dourejìe fa r fe tte
tHianti- g ra d i principali, per tquah falendo potrefle
t W.
g tu gn ere pi r virtù della im ita i ione alla eccelle-
DELLA I M I T A T I O N E ,
ijr
fia de g li aniiilu u o fìri. Adunque nel prim e c.xiAo pii
grado deurefie hau ere ordinati ta n ti lo ch i, c7; e » ° ,
potè fiero alloggiar non filam en to l'Intorno ; m a . ■
tu tti g li altri a n im a li, che fitto il difegno e t effer o cadere, acci oche c o lu i, che uoleffe pi­
gliar le norme d i difegnar alcuno^ fapeffe an­
dar Va, dove a man faina tro va rlo poteffe ,
N e l fecondo, p e r d io a tv f i , dovrebbe effer c<d- $ « •» ufo
locata la differenza di e fu n ii m ali p er il fc jjo :
perche altra confideration f i dee hauer volendo
difegnar un mafchiq.., altra volendo fingere
una firn in a . N el terzo la differentia per (*e f o ttt9#
to , perche altrimentt.fi finge u ri huomo m afclm
essefanciullo t altrim enti un giovane, altrim en­
ti un ueccìno. E t perche la in fe r m ità , o la
~
fh vtch czza, la f i n i t à , o la robufteTfga b a tti#
g ran fomigtidnxa con l'età ; tu tte potrebbono in
quefio te r fo ordine capere. N e l quarto Aeti- quarte.
rebbono effer po fiig h o f f ci de g l i anim ali : per
cioche altrim enti farebbe,da efierfinto u r i huo­
mo religio f i , altramente un f o td a to , quello Info
mi l e , quefio altero cofi in altra uiuflcìtxti»
cava 'lo m dòm ito, in altra uno aueZyp alla gucr
r a , altrim enti un dato alle uit fa tich e: N el
quinto farebbon da effer richiamati non p u r g U ^ ^ tQ *
f o r t i cameni i d i tu tti g li anim A i , le f a tt e z z e
per fino a i n eru i, esse le magreZyS uicine a
quelle , esse poi le quan tità * esse le q u A ita delle
carn i, che in quelle entrar pvtefiero per da r co­
gnitione d i poter fa r di cofi fa tte note o empiute
d i carne, esse per la pittura potrebbono effere ag­
giu n ti i colori, esse le loro nujìure, esse anco l*#~
-
' ; * ::
* 1 4 A (T O T * T T X T O
‘
.f°4
t quelfi, oso, finalm ente i lum i y ? om bre,
t y appreffo tu tte le effe-,- che. poteffero andar
fg p ra t i carne. ig n u d a , che olii Scultori , oso
f i t t o t i fonocomtounù) cioè tu tti g it h a b iti, oso
S ito ,
.t *
g li ornam enti»,f a * , g irim m a lx fffietta n e
imperQchf Ig p k g h cd e panni vogliono effer ne
$ lùqghi noti dettafigura» m a ilu o g h i d o u ejò m
i riletti detcorpo apparenti , / ó m e l e fp a llè , i l
p e tto , le ginocchia , i bracci r deano effer n e tti
d ì pieghe , acciof a q u e ltip a rte del carpo , f a
J p u n ta , f i vegga d a r la fu a fir m a a lp a n n o ,
E t poche pieghe deo,ne x ffe r . dat e intorno a lti
figura pern o# cadere in confitfume > Joso f l u f a
p u r i f a deonoxffeTm ojhratt, vogliono porge»
%e gi namcnto, y effer in buon luogo \ N e lfe *
fa + d e o n o eflh&tadinate tu t te le , pofitioni 3o
f a r iP W tid e ty e ìp o » éb< dtiu ogham o x quefio
farebbe peraue tàuro. f a t i yuelquaL V artefri
ce .potrebbe m o f i r m p m ^ f a i n filtro h / l i t i
f a , t e b e f a H p 4< m iìn fiv k » A ffk fia # v p f a
osoni ; im p e rch é riafiuna. con u n * pieciòla a t i
ter#ion epotrebbe effer dittif a in molte ; nondintenó p J tfa farebhonole principali: oso, pur „
<m4#do:m c o r f i t t e l e principali jtoleffe ordinar
le f a t o d ir isai uercebbon fe n \a dubbio* nume».
t $ , che haUer\bbjexert 9f i n e . Q uefio ordine
adunque t#ofirerzrm w n fo la m p M tq u a n tep o fi
t f i r ip < /p t f a r m corpohumanoi o d i altro o titi
f tia le x w a t i f a fu ra d ic tifcu n a : percioche r t i
p jglia u d o .tittig lito rd in i d i f i p r a , m i m ede fi. mo corpo m afihio, g io ita n e, [U d a te , .uefiito r,
potrà effer c e f tifa Q tm w k e p p fitim h g n m efln
D ELLA IM IT A TI O N E.
tre haurà cpmpofte le membra in unor, darà urta
riùfura da un lato in un m odo, che in u ri a lita la .
vari arebbe per cagion di qualche firm o , chef r if ­
f e fatto da alcuna contranione , o d i qualche
aumento prodotto da alcuna cof a , che fa c effe
ftender quella parte. N el f e t tim o , fen Z a il
qual tu tti g li altri farebbon u n n i, haurebbe tuo*
go ilgiudicio d i elegger più toflo d i fin g er ih
quel nicchio u n im m o , che un L e o n e , p iù to'fio un m afdrio, che una fe m in a , firn tofio.un
g ì ouane robufio , cheyun fitncitfllo tenero > p i ù ,
tosto un faldato, che un reltgiofo, più toflo rii*
ueflito j che uno ignudo , s a più toflo quefio
r]
huomo m afclnogiovane, fa ld a to , s a uefitto ,
in talpofitione , che hauefiè il deftro p ie d e , che
•- se.
è il più f o r te , auan ti; che'l finifiro in a tto d i
Andante , non d i u n , che fi ripòfi , bat/endori*
guardo alla natura dell?animale ,
d e i luogo,
alla H icìnità, s a alla lo n ta n a n ti V -Ef ft.p er i
f i t t e ordini u ip a r che uno Scultor i o V ittore,
poteffe u en irt alla tm itaticn d i ciafeund figurtè
f o t te d a iperfettifim tb antichi uoflri ; k iu ia lé
f ic u r i, cheper ilmedefimo fettennario numerò
d ig r a d i, quando fuffe ripieno d i tu tte quelle
e ffe , che degno d 1
imitatione alcun eloquente
antico fa cejjeto , a quella ifiejfa eccellenza, che
giuufe CMitica, potrebbe co lu i, che imitaffeintilcunm odo perven ire.. E t il prim o gra d o
che hauef]e a curnfpondereal unsero yilquale < loqumtc >
A i t e t tig li anim ali ornato, farebbe con rin flp t? ^ J n u S lf
t ifimto tir dine d i te tte le m a te rie , f s a che' pò^TimiU a»
ìe/Jèro effer
■eloquente se
-
il*
T R A T T A T O
b d le Z fia farebbe fa vedere una dopo [ a lt r a tu t
te Popeniout di Art fio te le , di, fia to n e & d e g li
a ltri vhìlofopbi pei* fi» d e \.n o fir i C jm fiian i
T beologi, esse appreffatuttele/rifiorì*, -, che a
k ofifa tta piatejja appatfenejjèro,. JNe coftfa tte
m aterie dotierebbono, fi come al fuo luogo ho
-•m ojìro %effer fenda t i f i# p a f i w i ,n p ferizan
luoghi , da iquali le dette p fasi ani tira r f i p o p
fo n o . J« quefiofinalm ente tu tte non pur le, li­
b e ra li a rti ; m a aticor le altre esse degne 0 m è»
d e v ie deurebbopo tu tte le lor pompe f in tg a r e .
Il fecondo gradonqfiro da effer adeguato a l uo«ondo,*’€mf ! S p 3e-*
d e g li animati deurebbe m ofirar­
ci iefajferentte detti trattatiotu per il uerfo esse
per le profe : perche im a medefima m ot cria può
ejjer tra ttfa à à a l Poetae, esse dall'Oratore ; m a
altrim enti d m fa i? # esse a ltrim enti daWaUrò,
Teno.
4/osoC 0 g rafa tifa x éb l# afeender o lite ta ,p e r
lo f i fa r e , delle materie :>ètnperpché, fi come n t
iu o firi anim ali confiderai* Ifoaw fifaltìQ ytfic1\paf a [em plicita , la giouan eZ Ja tu tta dilette*
Vóti r la u irttifa g r a n e , la tiecchteZya fe u e ra ;
{j*\ de quoti alcuni fono fcm ptici, a lc u n id ititt\èfa tfa [a tiu fo g rtffa * t if a i feu ert per fin o .d
Quarto, numero,
f a d i fiìptdfi } l squarto
Vsi
y '
tw q u p Q p fm p h C it# (jpfalettfaionc J & g r f a
‘ u if it, esse fe tk ritd jja u erfoffa tjo ; nondimeno,
fi come nel uofiro f i faurehbe ueder, a f a a fe m piletta in un fanciullo, A tra infirihu^mo ro^o,
altrq fo rX fftn * » f o lf a r if a ^ fff a n p fa K p tir ta
DELLA I MITATIONE
137
a preZ jo ; cofi il nofho ordine ci m ette auanti
altrim enti la fem plicità d u n a materia , che
parla d'un fanciullo, altrim enti d i quella , che
tratta d'tm pafto re, 0 d ‘un ruflico : altrim enti
la gran ita di quella m a te ria , che tra tta dell'anima : altrim enti quella che parla dettitelo., de
*lt elem enti, 0 della Rep. ancor che tu tte quelle'
cangiano f it to la firn p ittila , & ejueflefitto la
g ra n ita
II quinto grado comprende le locu­
tioni proprie, traflate , topiche. E l le p r o p r ie * ^ 1** *
fin o qu elle, che a gutfa idi carne deono effer
meffe a 1 lochi, che la natura dimanda peli . .
corpo dell'eloquentia. ilqual f i r i \ a le parole*
m a g ia apparecchiato a riceuer quelle non altri­
menti 3che la m ateria g ià f a tt a tiicina alla
eloquentia, s a che g ià foff 'e dal!artificio aci\
concia s a d iffo fi.t, s a laqual fi come un corpo
organi\atti y ma fic o defideraffe la carne, è ie'
e
u f i ( A , s a tu tte le fu e parti n o te r ie m p ile ,
s a fie fio ancor noleffè mofirar non U carn ài *
ma i uejlim ent i ,. s a quefli fin o i traflati : de
quali traffati quelli , che f i n f i à d o p e ra tila tu t
t ig li autori; che non fanno Mifia d i effer trofia: /
t i , fitto la pernia d ì tu tti i buoni corfero,a g u i f
f a di quella parte de ueffim enti, che affètta be<s
ne a i pieni del corpo, s a paiono effer n a ti con
eff 'o lo ro , oue ferina v a g h e zza di fa ld e fiu n if cono co i nleui : ma doue per le p a r ti, che
fcaggiono, non può andar cofi fa tto affetta-,
m ento, han luogo le fa ld é defle p a r o le c io è l *
trajU to deflartificio dffFautarffolo. 'Eb+tper.*
che il Móflro fiffo gradò htfègnjfita.qtM nfofofi^
Sefto.
tj8
T R A T T A T O
. *Hrc poteffèro effer collocate in un corpo ; il noflr o , che gl* corriffonde, parimente potrebbe
dim ojìrare in quante pofitiom fia fla to colloca­
to il fenfo d+ma materia dal perfetto antico con
le nitfure fu e : percioche un medefimo fenfo
d?una ifteffa materia è Tlato pojìo hora in pofìtion d iru ta , hor a in obliqu a, hor in quella,
che porta am m iratione, hor in quella 3
che d i­
manda . Le quai p o fitio m , benché molte fila­
no , pur hanno il numero f in ito . Il fettim o
m io , s a ultimo g r a d o , per tlqual posfiamo f i a
nalm ente giungere a quello, che fi può : s a a lqual ajcefo posfiamo d ir d i hauer nel tutto im i­
ta to , e il dar giudicio della e ltttio n e , ilqual
dee correr per tu t ti g li a ltri f e i ordini : conciofìacofa, che hauuto riguardo a J n fife r in e , s a
alla fa cu ità >nellaqual f i ferine , s a alla cofa,
d i che fi fcriue per il giudicio d i colui , che Mor­
remo tnu tare ; potremo faper pigliar più toflo
delle m aterie q u ella , che m iniftretà Fiatone;
che q u e lli, che d a rà A nflotele : più tojìo quel­
la , che fa r à tr a tta ta da Bafilio, o da ChrtfoJlomo ; che quella d i Thomaf 'o, o dt Scotto : s a '
, più toflo la graue ; che la Jèuera : s a più toflo
la grane della m ateria deAanima ; che la graue ■
della Repub. più toflo la locution propria ; che
la tr a /la ta : ptu.toflo U f o fittoneam m irativa ;
che la d ir itta . L t tanto d i quefli fe tte gradi
voglio hauer d e tto , aeaoehe io u i habbia fola m ente aperto quanti s a quali a l parer mio fila­
no qu e lli, per tqualyalla im itatione afeender
posfiamo
N o n e adunque la eloquentia da e fi
n ELL A I MI T AT I ONE. »J9
,
fer folamenl e confidcrata nelle p a ro le, f i come noquen*
ne anche uri edificio nelle pietre fole . Et non*1* non
a ltrim en ti, che le pietre fa n fenfibìle quel tnodello , che prima fla v a occulto nella mente del- nelle pare
l'architetto ; cofi le parole firn fentir la f o r m a i ^olc *
dell'eloquentia, laqual p rim a je n \a cadere fiot­
tò l'altrui fenfo, nettammo dell'eloquente f l a ­
va ripofi a : esse di intono, fi come quel mede fi­
mo modello potrebbe effer fa tto fenfibìle da pie­
tre coite , da marmo b i a n c o , o d a porfido i coso ».
in un medefimo modello dteiotfuentia può effer
uefi no di parale G alliche, R im a n e , Greche ir,
AdiuvjHe è da confìderare , che p r im a , che%;
modello venga Ala cognition del fenfo per m e \ o delle parole, fia dattm telletto alla im ita tio »
di Acun perfetto ben fo rm a to , introdotto yessesi
dt/pofio. Percioche non A tn m e n ti r che malti*
edifici fi ueggon fabricaù dim a rm in o b ilifiim ib
fen\a difegno alcuno ; cofi ho uedutofi/efiò m o ti,
te compofitioni di belhsfime parole fenzazdeum,
na form a laudabile : esse pcrxontrario m olti bfó '
modelli d'tndigmsftmè pietre f a tt i* ;Rricordarmi
g ià in Bologna , che uno eccellente aitàtomifla
chiufe un corpo humano in una coffa tu tta per­
tugiala , esse poi la effofe ad un corrente d'un
fiu m e,ilqu al per que' pertugi nello {fa tto di po­
chi giorni confumò esse portò uta tu tta la carne
di quel corpo, che poi d i fe tnofiraua m araui- >
gito fi fecreti della n atu ran e g li oifi f o li, -essesa.
nerui rim a f i . Cofi fiu to corpo daHe offa. fifteto*.
nuto io affo miglio A modello della eloquente**
d A ti m ateria x esse d A Aifegno fitiffa tttm tù y ,*
-i4o
T R A T T A T O
Et cofi, come quel corpo potrebbe effere fia to
ripiego di carne d v n g ì ottone, o d 'un vecchio ;
cofi ti modello della eloquentia può effer ueflito
di parole, che nel buon fecolo fiorirono , o che
g ià nel caduto languide erano . FI cofi come
all'occhio di/piacerebbe ueder, che'l capo d'tin
ta l corpo fu ffeuefitto di carne & d i pelle ìli
gio ita n e, ma il collo d i canoe oso d i pelle di uecchio tu tta piena d i rughe; oso più ancor f ir n
una parte fu(fe di carne, oso di pelle d i mafchio
* tu tta ta r iti » in un*altra d i fem ina tu tta m olle,
oso maggiormente fe haueffe il braccio d i carne
pertinente al?huomo, oso il petto d i quella, che
f i richiede al B ue, onerò a l Leone, oso jw/isusa
f c tu tta equabile, y qttal dotterebbe effer netti
fu a più fiorita età ; cofi farebbe ingrato atto»
ròcchio, oso attintelletto l'u d ire , oso l'intende­
re Una ora tio n , che non haueffe tu tte le parti
Ucfiiie d'una lin g u a , oso non juffe tu tta a f i
medefima conforme , oso che non poteffe effer
richiam ata ad un fecolo. Et quando fa r à r i­
chiam ata a quello, nel quale ella p iù , che in
dUro haueffe mofiro il ua lo r, il u ig o r, oso la
bclleX$a fu a ; tanto più fa rà degna d i laude:
oso quanto meno in lei f i v ed rà lingua di altra
generatione;tunto meno di/piacerà . Et nel ne­
ro, fe la fauola d i Pelope fufje htfioria ; credo ,
che firà n a cofa farebbe fia ta ueder la /palla
fu a d i a v o rio , oso il re fio del corpo altrim enti
ta l uifta farebbe p e ra u e n tu r a ,y più /piacevo­
le un Satiro,un C entauro, un Mofiro. Per t i quai ragioni >fi conclude nella p erfetta compo* fition
DELLA IM ITATIONE.
^4«
fitio n tre cofi principaltfiime effer da o/Jèrutte,
l'età perfetpa a quello ,(h e ,è quafi fifio >
sc e c ie . L a eloquentia adunque ha due fitc o k y
lu n a , che riguarda il modello ; l'altra, le paro­
le , s a ilmodetto fialLi fu a parte ò a molte cofe,
come i configit, te m a terie, 'le "phfitoni, i e uie
tda introfiur fa/natetie , i tr f iU a tig lik j jo n ti,
*g li argom enti. fifet le parole , oltre, che uanne
in tré pòrti d iu if t, Tirano alcunefigu re d i oollo*
catione i mem bri 0e le g a tu re , la lesturdl, lV preiriaà à nu m eri ,
Vharmonia: lequai tu t­
te cofe con tdeune altre,che di d ir m i rifervo per
f in o , che alla RegiafiAaeJìa piacerà, s a no» f o ­
no di mmor p e f i, che quelle ,c h e te ho narrate,
« quelle, che nel corf i del*crai ione prefinte ho
propofio dt narrare, ti daran mano, f ie r o $■£*? ■
gnere in alcun modo a quella fim m ifà ^ d fffo
qual potremo guardar in g iù tu tti coloro fcìgf
j m \ a la im itatiòn d'un perfetto y alla compofi1ione uengcn ? . D « o lm i, che non m i f ia le a tp
dimo firare dt tu tte le d e tte x o fi la fa c ilita s a ,
la p r e f ie \\a . m a per fino d Qui v i b a ff i hauer
tntefo, che io h ablia l'arme cinta} con la q u a ije
m ifu jjè lecito con piacer del R e , s a che la leg­
ge di Chrìfio me lo perm ette/fi ; m i potrei d i­
fender contra q u e i, che a torto m i uanno lace­
rando. Q u e f i a arme, Erafino m io,m d i f if a m ia
et della tua mente, laqual f i ben,che dalli f r i t t i
tuoi d ifiord a quado nó m i fa rà uie tato m etter­
la a mano no g ià per o ff edere a ltru i, ma,perche
io nonm i laffioffendere ; f i e r oc attira g li altrui
morfi mofirar colfauor d i t u t t i i buoni ignu daa
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O R A T I ON P R I M A
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tia d im ftr a M a e ftk y l f f
quale col fuo. fp le n d q rè, .
r afferam ancora t i t q i e —
bre di quefio aere I hasse s
ttalm ente, riguardando­
t i io,mandato nelle m o ti
m io , Miilt desuo/ raggi, v
cheto d i gentili)uomo f o r e f iie r e p r iu o .di ognj
luce d i cpnfolatione, a lti fo la loro g u id a , d a ■
tu tti o non conof i u t o , o abandonato, f i n uenur$o a mifericordiofi p ied i j ù o i : dandptyi a crer
d e r , che non ejfendo R e in terra , il quale rapprefinti p/u Iddio nella apparenza, quando Ip
p oSesfimo u ed e re , cheuojlra M a eftà , non fq t
ancor Re, che nelle opre lo babbi a p iu a rdpprcp
f in ta r e , D ico a lù fftn p B ,e,}a n ta e f a e j a h i ^ .
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1
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F R A N C I >A.
m a r ita , la manfuettifane, 0 la clemeqUa nel}
• unsero dittino a ffe tto , che ritenuta fa debita jposo
uercntia, han pofio fin e a q u tl tim o re , cbeit$g
me fim pre perfino et.qui èfiato d ila fiiffim i C<t*r
dere 4* clejneutisfimt .picfa f a i , ^ ^ t o nel.
cader mio è infante cedute quel ù ì t m e f o e perv
saio « qui ini ha tenuto, in d ijf a r te . Mae v o g lia .
idd io, che we/ caedere del forpo 0 f a i
mik.»'troiài Iettata nel cuoxe fa uojfira
qu ella cpmpafiiotte , (aequae/ s e lf sdì p e sa re se-,
mile ae D ie \r0 anco troni t f a f f cranio. Icuatain me,qual fogltino hauer uerfi D io tu /ti q u e l-.
l i , che con tutta ilcuoren e lo f ita miferi cord/a..
f i commettono , Offfiche.» f i co p u la d iv in a m i- >
fericordta ha Fiancato tu tti i,calami cessegli iti*
chiofirt de p r o fe ti, cosi quella d i upflrq ^aenseoso,
habbia ad empire tu tti i f i g l i d?Qr/fcnfif
titri H fio r ic i, e P oeti. Nessun
f tw e fi grande, o grandi s f a ? JjWs n fjfiqfofirrL
\ a di lin gu a, o p enna,. la ^ /f a é jta pòjfe»te+ ^
no/i dico ad tlluflrare, ma d/si penae aedowhraesi
re le infinite lode A e llW te ^ #
meno uoflra benignità m i perdoni. . Nnseunae,
nseriae puo bavere acquiferi0 0 a^quifiara g io r t
m a i, che a qu efia, che. fi le/ropotvcfp n elp re«...
fin te g io rn o , habbia a poter fi ptireggìare. so '
henc, o Re incomparabile nejfuno Re d a l prin* f
cipio del m ondo, nejfuno lm per a d or e nejfuyi# ^
Duca d i efcrcito battere fa tto g e fli più notabili ^
n^pju maraviglio f i , nè in maggior? numero^^ ^
nc più disfim ili, nè con m aggi oret p r e f a X f / ^
ch<utfìra
.M lhjs-tfiffUSUiUffW M Sfi.
244
’O 'R A T * t . À s R f e
rnifericordia;
fa k propongo ; farà 'm o lto
m aggiore, s a durerà maggiormentè : impèro-'
che g li ìJ iflo riù , che fartuono, pojjono fem pre
de gli altrui fo tti fecòdq il loro piacere dtm inui
«rt»;facendogli", o « ca p ita rti; onere d i efere ito ,
d alla fortuna com m uni, m a netta gloria della
m i fe ri cotdta , che io le propongo priori potrà,
ba u tte nojhra Maefià compagno alcuno :tu ttr i­
fa r à f u a , non hauerà parte in q u ella , ne capi­
ta n o , ne èferctto, ne quella Mali* agi a fortuna,,
laquale, perchè dubitava > che t e tti iu ofiri bù­
tteri , tu tte le uofiro vitto rie ghane/foro ad effe-'
r e YicQriofciuteda&a fola uojìra m r tù , s a non
d a lei ì& àri riife c e fig r a n d e ingiuria inàptótiia m o fo h iffim o R e ; che le infinite uéflrelotii
‘r firiM fa o d + M ftrt g loriofifim i fo tti,fia n o fid é t'
anent* dglrJtM trfrattom dn date^
quando faranno i é ì e g « ‘ascoltate, rioripotraiipaffipr ferinafte p ttfip a tm o p to rtrd ri dìeferL
e k r,j'u o n id i troriibt^e^YandtiurH ^fon^M keo g r i d i ,, s a lam enti do g lifo p érttik ; f o t# i; s a
'Uccifi dal mfiro*alfa v a lo re . Lequai cofe, an»
-cor è ie fo n o ornate d i g lo ria , pure ddladH*mar '
na ten erezza fono lontane i m a quando f i l * g - <gfrà detta mtferteordid d i vofhtd h U e fta , s a
onasfimamenté d i qutfta^ che io demanderò r
d ritti q u e lli,d r e i udiranno y® leggerann o, f i
òndurraHnó tr ié tia d à m a rr ) & adorar r ia al- 4
J t£ f f a Uofirriy ancorici re non la haueffiro conofe m ta g ia m a i . Aggiungiamo poi, (he la gloria
delle arme non. fi partirà da quefio mondo y m a
quella d d U in if é ìfa r d iv .ù m a t^ r k eterna an* *
I
D i
E Rr A* N C .1 A. . W
cord m C ielo, per laquale potrà nofira Maefiù
tfiere fim de a Dio ; che per. quella delle arrqi
mi rendo h ormai certo a lti f i m o R e , che la
Mae/là uoftra habbia g ià comprejo dalla noce
oso dallo f in ito mio %eoe quella regge * la ifi effa
uoce C / lo medefimo fiir ito del Predicatore F ai
fiumano ; a chi effendio d a acerba prigione, g ià
' per più d'uno.awfp uiefato il, potere venire a i
piediJiioi, vengo i o , cjie H nicoefion fitittofiafellog li fin o \ a n X j uiene effo m edefirnoin un#
altro cqrpo, poi chealfttoin fi duro c/rcere è ri­
tenuto , dal qual t i f i l a nofira d c m e n tia l*
può liberare. & in nero anicinandofi uofir#
Maefià conia am pifi(m a g ra n d effifa fina a O ri
per le infinite altre fue v ir tù ; fisiche ritenga
t i m ifiricordi* » che non t i Morrebbe. ufiire dà
f in o i neffuno grado le mancherà per aggiungere a quella divina parte , attaquale f il o a n ta n ?
. t o R e , che t il prinio del mopdo
glorio f a
mente pervenire. Ne.dimando, q u e f ta f a f y icordia Sire.* che d a d a g iu fiitia d t'v o firtg iu d i»
. ci potrebbe ancorafinalmente, ven irti m a quella
fo la ,c h e nel clementifiimo petto dell'alteZjta
nofira vorrei deflare, dellaquale per neffun mo
. do ifv o i giudici fuffero partecipi , ella dee certo
efiere talmente d i uofir a M aefia., che altra por
fona non ne fia per hauer parte alcuna , ,.Nom
voglia Sire il fap tenti fiim o giudicio no (h o ri*
conofcer la divina v irtù della m ifericordia.d a l
Configlio d e fu cK g iu d ieij p erch en ei nero ella
non fa r ebbe m ifiric o rd ia .,m a p iu to fio d e b k a
ragione j
la rtconofi* f i l o d a l t i f i a i n f i f a
. - i i t ' ‘O l i i ' T i I r A i RE
H a clem en tia. & / e p l t r vuole degna? d i r ito ' n o fc e ttid a perfetta ; quella la dee certo ricottoosoere d a l fia t el mio ( l i q u i d i , fehon fuffe S la to
de cuf a t o , fenofffhjjè S ta to imprigionato , sa
l'aio» fu ffifla to lungamente Hejla prigione a f­
flitto ; uoflra MaeftànòH havrebbe cagione al
pre fente d i ufare t i più eccellente v ir tù d i tu tti
fé a lt r e R i t b r d i f t uoftra Metesed, che il pecca­
l o del primo huomo, fu cagione d i miiouer la
<!tntfertcordta d t Dio , che altrim enti non ia b a ­
e re b b e fa tta conofeere y oso d i m andar il j ù o f i y jiu o tii n te rta a'prender* t i humana carnè :
^deUa q kalm iferiòordiaùfata cofi, come hauef*fe obligatione al peccato hum ano, non fo ld fm en teeo l frrttìofo fangue del figliuolo la t i f o
'* t/ 4
nnutfò iìttaU peccatorefece compagno dei­
s ta c e l e f le h é e d k ^ N ìtn è Sire s ì d te r à fr itiìi* f e , sì Sbranò; ìfto r itM z la quefio H enrìftèr
^riari cb eyo u fa ffid -fite^ fu n ife f dtco m orifs
*im ritifero ,u n peccatore r vfd tiritiferico rd h i,
"per effer v irtù troppo eccellente j troppo d tu iA na y ft trova iti pochi. V arrà adunque uofita
* M a e s t a a ’mondo un te a , e n t n t r e nel numero de*
^trt&tii > o de* pochi f Vorrà ella p iu to jìo affo'm igliorfi all'hudnto y e /;e è imperfetto ; onerer à
'D io fcbe'c joprn tu tte te perfettroni p erfettifiiKmo ? 'V a tr k p iu toflo uoftra M aeft^éfèqtrit f i Kcondo ilie jììm o n io tt un mortale ; che non può
*feufittft di non effete peccatore, oso petauentura calunniatore, o per malvagia n a tu ra , o per
^errore , ouero per m ettere in efecutione il cìtnftg lio d i Qiefie Chrijìo nero D ìo , oso Intorno, tilt-
p
/
D I
F R A » G t ‘A .
ta n o d a ogni macchia , d a ogni livore ? Noto
tà ella, che dimandato da Pietro,, f i f i t te uoltf
haueffe a perdonare a l peccatore , g li rijfofekNon t i t i dico fepties), fid 'fip tu a g ie s f ip ii es :
lafciando fcritto in altro loco : N o ti m ortem
peccatoris , fe d ut convertatur esse uinat ? Pojm amo adunque : che il f i atei mio habbia pec­
cato , che ( certo io non lo ho m aiconofciutoper
ta le , quale g li aecufittori lo dannano} nonni*
g o , che io non [h abbia conofiu to , per huomo?
che jfe fje fiate per cagione d i r ifiu ta r e ha prò?
poflo delti cofe >tiqu ali e(fo ueramente non pie*
ne ancor che fujjèrà Siate altrim enti 'interpre­
tate . Foniamo dico ciò da una p a rte , esse lae
feuera giuflitia d a ll'a ltra , e la mifericordia : a
qual fi dee il clementifiimo mjó R / ap p o g g ia rp
f a t t o alla parte più Jicura d i p a c e te a V io : esse
f e ben la fa s ta feritturafajfpeJJ'o m & tfone delia
g iu flitia ; ella non * però interpretata d a fq p im
Ji.per quellafeuera g iu flitia # laq u a leA elflp m
i Principi u farecontrogli ofim ati delinquent*#
in manifefiifiim i errori, esse non in quelli , che
fono poJU in dubbiofe p arole, interpretate d à
accufator ignorante , & da chi non intende la
lingua Italiana,nella quale filo può hauer parla
to tlfia te l mio , perche t i g iu flitia il più delle
uolte è prefa da prudenti per t i b o n tà , come f a
chi meglio intende t i ferittu ra d i m e . P otrà
dir V . M aeflà di non poter mancare della pa­
rola fu a * Certo ,C h rifiia n ifi.R e, quando an­
che t i Maejlà uofira mancajfe della m in a ccia
uoi parola fu a 3ancor p iù J ì afim nfoiarebbeyt,
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*£pfri>f» 4jr:£tH.C0J‘*} ai? Iddi», tndnao lana
’t t o f t i a ì
Aeflra im a : cip g tu n fea p iu t}im a ta la ,p o te n i t a m i0 1( f y m i w m e n o fiorflQfit id d io t a l *nenie H/aerusafeiw* c b tM V o è tb b o ttH ta , s a
f i popolo f i o l i e v / i i f i e r f i ^ J A a c f tm m dir,e,
th è ancor f effiif SJjr, nffrfenqn p ^ ù f i a f i c ^
fio legninocele f i t t e , s a non fe c cia i l bene f i se
còitdo Jepromeffè; egli nondimeno èfem pre fere
fià , s a immutabile : s a tu tta la m utabilità,
procede fi# m ortali y i quali m u ta n d a fid i m al­
v a g i f i b u o n i, ifo$feeLlono p fie jjc r e p un iti :
C p d b fó ó fe 'fifi$nd<fi. in m a lv a g i, non m e rise
cheti fa fafjnfa Ihtébio
.f f ic a to j f y f h e j à V. Maejlà h a ifia g iu r a s se
non è te minacciato d i fa rlo pittu re. J-eco tl po
ìe ro fitti e h n io , che per la. noce rtiia chiede f i
io /h a M tJericordia.
L **' *
.1
i
jtic Ì n )ìÈ iw jfe iiimuacciurliruina,
■ ffr fifr i' (& ,n ? M n e n o .
p tc v v o r i,
m M tcóffiperitjat dar fo rò ,ilp rp m jfo flà g e lfri? M a g g io r^ o fi^ fo Si re * fe m ie lecito Atre;
lche il Signop nofiro nonJta ojfirtiataJa promcfi^
y it f a tt a con giuram ento al f i o caro popolo di'
j j r a e l , mentre che era in Ciitttutta : io non d i' co in cofi appartenenti a minaccio , m a a lene»
f i f a iq m v f o d ijf e prejfi D avid Trofica , Si
òblfivs fie r o fu i llferu filem ,, ohlitticmi, detur
ji^ t^ A m e a ù & c f o a l *ÌM fcm £iito.Juettejjèt
efiq fifer di quefiò , f i to m i feordero d i te g ià *
f i p f p . iqrufA cin, f ia mondata in oblivione la
»
;
, 1
i
V or/A d d /tfijilt ilnserA
’
MaefiàI
!
!
,
ni
fra *r;,t-u .
Maefik fa r punire un g e n tilh u o m o -ftfiiw trfy
Ithcui ragioni nonfono flnse
. de da uofira Maefià quella mifericorfiia, oso
quale egli finalmente cotifetuir a f o v e to * esse
fe noi crediam o, che'per g r /tp e c c à to r e , rfy*
egli T h ttofn ffe, Aie hauendo' aim a fo a to p e radono a Dio , g i f f i a d d l t fuad^iferie ofoia a fo
braceiato; chièdendo
ypJìra Ma e ftà , «orsa ella loirtrtiarftfoa quelle#
che fatto ha tifo ? Deh mffericordiofo Re ,
Deh Clementifiimo Monarca d à Qhriflìani re­
gn i , non voglia il perfettifiimo giudicio ftpfita
fare ad altrui. queUoin terra , che per f e n f o
vorrebbe in cielo. Ma fia lecito d ir e , che dopo
i molti acquijlati trionfi, dopo le molte hono­
rate Corone, dopo che la tefia d i uofira M àefia batterà tocco i l Cielo , esse li piedi tpèr fitto
[altro H e mi/fe r io: mentre la de(Irafuagover­
nerà l'O rien te, esse la fm ifira reggerà [O c c i­
dente: mentre la fchicna fv a fifo p p o g g ie ra r e d
mente n ett Aquilone 3esse che la faccia J ù a p la therà lo Aufiro : Dopo dico un lungo rivolgi­
m ento de fe c o li, quando ejfa mede/ima fi fa r à
fa tta defiderofa > per fu e rc h ia vecchiezza d i
dèporte tl corporeo v e lo , esse d i falire in cielo ,
cerco ancor che la maggior parte d t uofira Mae
f i a farà tu tta p e rfe tti f ii m a , tu tta purifiim a ,
tu tta divina ; puro ut è una certa parte x la q u /t
le non per fu o difetto , ma per effer compagna]'
della carne > porterà nella /ita feu<fiit\qu 4lcl&
nuvole to y qualche turbido diito n fo che.
'
.mando io a V à k a e f ià , f e .q u e l t i J u j t y a r i e j ^
' r . . ; > s ,* - •r
•
;
k i t «t:
‘ \>
w défìèetfira pruioftffiffjbr rasseritia tk fik l Soft d aliam fe r i cÓr'diJtdi i ) i o , o da quella detta
fu a fe n tr a giu flttta . e fe quefio defidererk per
tit(p e r c h e uu olfili ad a ltr u i, quello che per f i
f i effa non f i eleggerebbe ? Ma V me m ifero, a
Tne infelice, dotte ferfratello, </«al dura p ig io ­
n e m i tie n e , p e re ti non riti puoi tu al pref e r titi
aiutare ? T uf i a t etto hai potuto molte fia te con
le tue predicai ioni intenerire uerfo Dio la du­
r e z z a d i m o i t i . oso lo con la tua <lunse mede fim a uoce , non pofjò muouere a pietà il più pietosa Re del mondo ? T u f i a t etto con le tu e c ra ti m i hai ffeffe fia te p re g a tò D io a d a r perdono
A (peccatori t oso io non pofjò piegare quefio
gran d i fiim o R e , che tanto fe g li affò m ig lia , a
riten erti nella miferie ordia f u a ? Ecco fi-ateii o , ùedi , / e ueder puoi da me lontano incarce­
rato , et»ufo in tiifte tenebre -, pofio in tanto pe
vicolo ; u e d ìd ic o , f i puri [ l o ultimo ' ufficio,
che uerfo dt te pud fd re lo unico fratello tuo :
uient m quefio ultimo punto almen conio f i tri­
to tuo , ilqu alefu fem pre meco congiunto , uiew i, oso a piedt dello a lti f im o Re Francesco in
quefia tua ultim ahora abbracciam i, Stringi­
m i , d i te r iem p im i, m a primieramente f a r t uerentiA A piedi f u r i , oso con loro lam entati .
A rdtfci fratello d i aprii* quelle tue fuppltcbevo­
lt braccia a q u e f it tiv i gru p ie d i, p e r i a u ta tu a ,
per r honor mio , sanse per quello di tu tta t i fa *m iglia no fira , quelle Sue /braccia dico ardtfci
fupphcbeuolmente a p r ire , ti quali tu tante uolsteh aijterjò id d io ^ p e r la J a lu te d e lR e C h r i-
;
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{
(
,
D I
F R A N C I ^
*yt
fiu m i f im o ap erte. Lafjofi tuffo rt# , p e r f a ,
per tanti tuoi offtctj uerfodi m ef'O tello. n o li,
puffi ren derti, fin o n lagrime ? L a f f me , c h e .
in luogo d d tuo tanto minacciato corpo, ho»)
posse d a r ti, fe»on quefio corpo '. Q uefiq corpo *
f ateli*.) quefio f ip e r d e r a i, li tuo bafierà per
opibtdui x quefia lingua fpotrai anporp ufare ^
quante (i piacerà J n r g li eterni ì)onori del R e
Francef i o , esselrfa ra i conofiere,thè ancor dopo
la crudel morte che ti e procacciata,nejfuno fé ;
potrà leuare lo f i ir ito ,)tefJùnoti potrà le v a r e ..
quefia lingua nejfuno quefia uoce, laquale /...
a te esse a me commune;et dedicata alle im m orta .
li lode del Qbrifiiarufiirno Re Vrancefio : uieni*
f a te llo , uteni j piangiamo, in fa m e, /tieni co/t ...
lof iir ito tu o , c/;e io lo raccoglieròy 0 f a r a im e,[
co.una tfiejjà cofa, in un medefimo c o r oso
p ò , a perpetuo J eru ttio deljnoJlr%\ o s o .
Re ; p o i, che i malig n ii 0 ^?. sioso :
d e li, g li f ii e ta ti auer vv oso . oso f
fa rtjn o n pojfa,.... .. ..
iw p a tir ,
. ..
ette
xorpi. M a, rim e, che qui
màco da fonereine
lagrime, esse
dolo­
ne impedito*
■
''V'osooso..oso;
E
's i
sa)--n
■v.
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D i ~ M . C I V l i o *•"••• *
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l.t
..1fVv.:
« a e I s J lE
.A* v ^ jfiM :V 1
•• v'
* ' ' '• l >
A C H S s k Iddio clementifll
y f a q u e l notabile-defiderió i f a pcbbegia Socrat e, ha­
ueffe hor effetto ìtf me per un
pgco : itnperóclieriè ttffarei coj h etto d t trovare parole in quefio mio debito
ringrattam ento d'intorno al mifericordiofo oso
im m ortale beneficio, che V . Maestà benigna­
m ente ha d ig ita to fa rm i f ne F alteZza itof r a al
prefinte uerfo una coiai fua marauigltofit hu«v a n ita , chinata prenderebbe fa tica dt afcoltare cofe* lequ ali dtg iu g n erea tanto rfceuuto be­
ne baftanti eflere no# potranno. f o r ia te /d tf i
fim o R e , tì cui petto f u chiam ato^èm piÒ di Sa*
:
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1 • • . * •i r t
'
t
1 l
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pien ti a , haueua grande d eliderlo , che le hu mane m enti fujjera JenéJtrate talmente , che
per loro , come per fenejlra tutto Fattimo del-
ér
D I F R A N C I A. t s i
Tbimn.o potejjc effer, uedutfa Q fe qunseo fu/sa
liberalis fono
trebbono al pre/ente u ed éreìa d iu rim iptdgine.
d i fe m edijtm a federgtel pfo.alto luogo d e fla trima m ia , in quella Maefta & rii quel pie tofo
atto n u i quale d m a g g ip r m fa b ìfig m la b a v e
^ duta , f m \4hauerfeneg muovere m jirjgìam aj,<
' s a li m ede/imi sechi suo; ft- potrebbono vedere,
davanti la fe d e li mia cofianz#. trasformata in
un facro altare ,, fopra ilquale ancor d o p p ila
morte m ia collpctóeflat& i{donofattom i, lega-,
to fo rte nel me%$ fa n u n ^ f o d i una indifj'olubile catena di obligatione, tdqual con l*altro ca­
po tie n e , r y terrà m perpetuo circondato il
collo de fl!marno mio intcriore. Potrebbono a n m g li TJtefii .occhi veder d'ottanti alla detta,
im agine tu tti i miei arden ti fin ffi'jffltffg ifin d é fg a t sa* alla m i f i r i c o r d i a i m ^ f ^ ^ in
perpetuo dedicati lucer, come faefiftnfidffiqua
/ae.
r
f
,
che ftono J p w ti dalla in feìJ à éik tm ffd d riZ a
delle lagrime m ie . che p iù d irò ^ 'rMóJhimi la
v ia dej ringratfere. ta ìflefft g r a n d é z ià d d he& ficìo , & .m # lfln io ftri Tfinórédri qrrel beni­
g n o R e , (he il ben f i ciò-hafatioV O A r s o te ­
le j o di a lti fiim o ingegnò philofopho, o unico
trovatore d e g li fecret» di n a tu ra, come véra la
feiafit f r i t t a quella fin ie n tia , nella qvtil tu
tieni (o liti, che ha f it to )l beueppò f/tm a r m ag
g ì ormente il beneficiato 'di Q uel* che-il benefi­
ciato am arefiùpU f erfiùfil è ie fa tto Jmbbia il
Osi; A T *4 L A l R £ T
^
f a f ì f a l'alt u f im o R c J ìM fa m ofiratom agg io r amore uerfo d i m e à d jq u p f cheta poterà,
volendo efftre gra to 4 fu » Maiefià * portare ?
certo pfcrrfoo/à difa^ratitffm o^ puro è natu ra
t i ? Imperochè xfe eeafim afte/ìce am a Iope•tafaafificpriiefa H padr{ff a teneramente am a
tl fig liu o lo , c/ie *fu # fa ttu r a , effóndati henefi- h
cip opera , essefa ttu r a , non di colui ,, chela ri
c en e, ma di colui, che t i f a ; seg u e , che la reai
m i feri cordia battendo a me fa tto , nella refiituctone del fra te i mio $ un tanto beneficio ; effa
ancora.ami il detto beneficio, come opera /ita, ■
m p effóndo U benefichi collocato in m ecch e roso
tetfu tofiho. f e g c f a ancor a m i enfi#'tp m .fi
luogp jd o u e h a pesco il beneficio , che e la ditti*
fa .ip p o tr e t fua f a ^ f o f a n a r e , H o n e ificn io ,,
di
am?re# ma fe ben U uolapta.vufifo* fan atur#, non p u tte # perche [o p e r a iw n fm fa, Adunfoe,,:
f e L'aywre è dalla parte d i uofira M qefin m ago,
j u j r e > effondo l'opera fitta , come potrò t o , non
potendo bavere egual e jfe ttn m e , hauer parole,
f a À ricevuto beneficio poffono effer? e g u a k ì .
ì l per f a prego esse riprego ,an fa fu p p lico , fo fa k
non poffò ne potrò tro va r p a ra te , lequafta: pie­
no render t i d e b ito grapte * f a rm tforicarfafo
uofira M p fiq u a g U a w hf a n p n m g h a f u t fo ­
s c o dar la M o t t e f a f a a m à , esse d buon defidertom ioiMf a a fa g r f a l e n a del. beneficio esse
del m ofbrato.am ortfuo. llu ofiroben efictpfli*
esse ttù sforzo f a p w e n tr f ^ 'C a n f a
:*t#M ttfftiarniforiiffttfa >fa
itnwgeHf-
H T
6 l " F R ’A ' N C l X
fa
Tt
tiX £ * fono td tt y che tu tti coloro, c h in é rie*• \
nono, non altrim enti rim origano to n jù fi, che
quelli, iquali dopo lù iig ti tenebre diueuì/Jero
jm p o fe n tid ific e u & ti abotidanlìfiiMà liète d e l '
Sole, che loro foprauènijj'e . E nel iu e rò ,fe q u e
(li fufjero tanto dddU deltaÙ fjla, che no# potefi
fero netta lucè a ffìfirfi y ifome' potrèbbono dcUa '
11
^
[
1
I
j
■
ssetd luminof a v irtù tener ragionamento ? * H o f
rae chiamo in teftimonio uoieccelfo, uoi a lti f i l ­
mo R e , per la *v ir tù del quale il nomelòranceferia tante uolte pojjèHuto vittoria Cori laude ,
'oso non con fra k d e; per il cui'glorio fo ualore
spesse uolte, la nobilita Frane efe ha portato' té
palm e, oso leg h ivi and e d i lauro : p e rla q u a le
hanno gem uto g li inimici , ne ui ha m ai hauu­
to luògo la fortuna-, fenon quando per fa lfi m o- *
d i copèrtamente fe rie è u e m ta a m etter còntré
le uofbre lodi il fuo velen o . Chiamo dieduoftra
Maeftk in te (lim onio, fe quelle poche d i g r o t i t i ■
cheto render t i pofjò ; potranno effeò jM uififififi
nitla, ae/ld incompie nfibilefùd coffefìà córrijpbu
denti : & fe inferiori fermino , te r tarane ór 1
nelle parole [che t i cofa ràppr efin ta r debbono, •
mancheranno ; Ma qual pronteZ fa d'ingegno,
quàl fiunte d i eloquenti*, qual la tita , qual dii- '
rea maniera di dire , potrebbe chiuder in f e la
buona m ifm co n li.i ufeita dal uirtuofifiimo p e tto d ì Ubfira Mac fin , oso non più tofio effer chiù- fa da lei ? Spande Stire, fp a n d e U jpàciofi oso sa.
smniettfo lago d elti d im e n ila uójlra ità lm e m /"
fopra leriu e fu e ; che tu ttede risco p erte, oso af­
fo *
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e/stf
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.y-^vr,-J-TT,-/'(TV-, dV
ytfajkltercà artfilm in e dì
'óheffjtéfiffih'à tirfatargiàwf&jtfrffittalingua /Starni-
virtù ad
.■ ?
M"yHmjira uirrn
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é rite v k fb f i fè flitw tó
d esee^ rt^ i^ ij
fornello > ,& meJdfoàtellò f tf ià e r à tf im ó ì a c f
i éh ó U v ita ., ~ad a m bitivi ? f r ia r e e
tu tta
la fatrH gliltuoJtr<t còHfacqua d d td g ò 'f io ha
U v a ta q u f i U ì i f f i c f i i à ^
fa J é h b ttfii nome ntfirò rtm afa . E nel vero f e
X
'
■v.
oso •
'ManseiV
o /^ ^ a ij^ u n s e p n 'd ^ l^
u n u m p ò d a ìk
dtrtefèfontà dettafttzX a Vhffràl Starnò kdurijf r ttìif ip e r t o c } / # l
Jdlfatnffertcordia u a fijfifa rià é d È ìpfetfìféLfiri
dem ènte d i m e : de uè fq ró fd h d a ìò i f feria »
'fiàvefii potuta ottener i l / a tetto? in Italia ? tra
.m iti? ogni atira cofa haurei fa tto S ir e , quairinquetfm lontana regione, qualunque più d i­
f e tta la u rei habitato que fio a u a ri\o d t uita , f e
n iu efh a u efii potuto f e i/f d la vita,m ia , cioè
f i n \ a i l foauisfiipdfoytiéliti sper?>inselMuerfe m pre davanti a g l i etichi è ri Jefilfte IjàtfaebÙé te­
nuto bagnate le m ìe la g fim t ccndefue.. Q u a »
d o adunque verrà quel tem p o , che lo im m orta­
le beneficio d i uojìra Mdesia habbia ne g li a n ithi nof r i a m a rn e ? Q uando potrà m ai cadere
tanta
D- t a l l u . & £ . / , A !' i ; r ';
(# ria in gratitu d in e# fa g e n ty j? a }titr ifa a y c l^
U u f f ra liberalitàf f
Jìrj cuori ? . A lb o re s jre
>fi* .
poi la memori# m quefio mondo dita n to b en e f i cio » f a h n f f r a f a m g ljf tf tto m
disfi in queflo m<mdo i p c r f a n e lF f a o infiem /
con le anime noftre porterem o/colpito (gfitoqu#
o fa tto » n el/n o d o , c h f a A if f td i f o p r a ^ f a
i i# quefio- m ondi n o n /n a n fa r ^ /f in o n c o ff
M
il w f a p
fy a ic m 'd tf a & g M ii & M % h
fi.fadi& iicfto fe c fip ^ a g li o p e c c lfifii.q u ^ n # ^
« V
Feffetto della u f # a ..m ffen cordia , esse durerà
lungaptenle . D epfiercke M » fo n io p e m f f b e f f
< x jw a m o k > fa
f a m i fa filo
m o r i/a Sin ? • ;
terra d im # b t* ty k \
^ u o ld iu m p fife fa
tatedfacjcàfi(ff f a q f a i
u o ifiiripiffm p Re sa /uogR, d*infense m e rita te
fem pre ifo fa s fin ffo fa r ijii q u if io r i ? che tu tta
di cogliono le d o tto (N in fe netta fo m m ità del
Varnafo. O P d ia d e fittiti sfima D ea empif r e ­
go Fintelletto m io , y fallo capace tanto fie li/
altre infinite uirtu dsque/lo R e , q u a n to e jà tt#
d elti fifq m ife ric o rd ri^ acciof a io p o ffq con
Faiuto tuo honorage/ncpfq con quelle lo f i l l i
I L A l U ff
'feeft atem i i uofiri calam ibagnati ne dottis funi
'èmjnoftrt, che temprare [o tite nelle acque C af h ilte , quando le uoftre fatiche g li afciugano.
O fottedttm aefirs d i Corrieri diffionete hcmai
per le p afte i più uelvcA, i p m correnti ca va lli,
khe p o te te , apparecchiatemi non follm en te ap­
preffo alh pungentufim i fpvoni cocenti fla g e lli,
perche più toflo il corf i fortificano m a jhrocur*oso *
u jfe p o s fib ile t i d i aggiungere a ciaf(uno esse pium e esse a liprefh sfim e, acciò non folamente
corra > m a noli uerfo I ta lia , & per tu tta quoti
Sfaolando con la tromba de la uoce m ia d in o ti
g in tie le m e n tisfim a , la C lm fiiam sfim a, t i d i­
u tia mifericord/a del cl m e n tis fimo , d d c b r i *
fiù m h p m o esse dittino R eFtancefca /u te n d i,
a tte n d i ; f a t i vango bora , bora [fo n buona
U c in ttid tlrm fo /m tm o R e monterò , b o ra , bo­
ti# partirò * .tijfa r ifp r im a d ite ancora alcune
paròle) poiché torneggio itim io humanis fimo
R e cotrtanta hu m ari t i rtfcohanri», Che*don**
titio * che p r e fitte fiirò io aytefiraM rttftàSirc,
p e rta n to beneficioi prim a +(he d i qui m i Iteti*?
n o» le diffii a ccia; prego , che to ridoni a uofira
pòrtef i a t i donato mio f ia t elio * N on puffo Sire,
lafaare m aggior pegno appreffo.uofira Maffla,
nel p a rtir m io s che il. proprio fierielio.ùi M a ,
perche p a r ta forfè# th è ridonando io t i ifleffo
ricevuto dotto i .fia ptrHimoflrare f ohe quello ,
f a t u i « carisfimo , m i fu tin poca S tim a ,d ico
per le?ofe an date a v a n ti, quefio penfteronon
poter? cadere in uofira Maefia : esseittico d ido,
tin ch e fi dona m A c m m o d o tfia i t medefimo*#
b * • T R ‘a
C I A. o
"non d p ir ò conlem cde/lm ecanditionitr alm pto
rocf)e U clementia u o jlra rn i ' donò >un f i’Otel
' m io s a io doIto,un fuo fó r w to re lia c i emen­
tia uojìra m i donburtfratei m U tutto afflitto?,
s a io I / dono u n fuo f è m to r e , là fu a mercé
tu tto beto ; Inclem entia uojìra- m i dono ri»
fratei mio itt carcere, s a io le dopo un*feruùor
osoWse per la mfierieordÌA di quella in lib e r ta .. la
clementia uofiram idoriò w tfra te l m io ginduogo tetiebrofa, & i o le dottò unferuitcnjuv, per.
la pietà d i qu itU In chiariiftm alucese La cte*
m enti# uojìra mirlorio tlfi-a telm io inunlU o^
g o , che hauendvùnome M erci} chiamava tac$
2
tornente quella m e r ìè ;c h è m ifu dottata : s a i #
le dono un fu o feruitóte tn luogo, dou è la C hriShanifiitàa Reina v M u e fio m rifim ^dtuim fi±
g liu o ti, s a figliuole g douèjbrfoJanti Frincipf,
ta n ti Signori ;4
umridiqttéfioJLegno, dove fonh
ta n te Ittufrisfim èM adam pornam ento d i que*
fio Jecolo ; iquali t u t U foriofe dell sfimi alberghi
d i M ercè. A pcite& frU e& tkfim a R ein a , apri
*e aprite dwinisfimiàfigtiUoli y sa flg /tu o /e d i
quefio graridisfimo R e ,■ A prite a p n te lUnJhififim i frtn eipii aprite ancora Uoifinalmente chià
risfim e Madame i thefion della tioflra mercè ;
s a meco infiem e, perche i ofido non ardifio g ià
m a i, che troppo g ra n cofa ho ottenuto , meco
infieme pregate la reai b o n tà , che rueua U no~
no dono , s a orni della prim iera g ra tia colui,
che ha confcruato: cofi 3a lti f i me Re uojìra Ma i
f i a ,a me ancor maggiormente adorna il.fino bé
uefiàoypercheaggwngendowfiailacQnfem& ifa
,
k
. . . O Ks A T.y I li AL* RE
ttd?
*to t ancora I ornamento #ejfo d iu errà rn h o mag
\ g m t s Cofi renderà le fo r z e del mio rin g ra ta
mento motto m in ori, z:£equak*perche conofco
.d e b ili, non m i fa rfo to lto faltnen fo e fio , che
{quante uolte vedrò con g li occhi del torpo”, o
f a ll a mónte il /ra tei & fa : quante m ite vedrò t i
■aita fu a a me conferuata > esse.lae mia a lu i, lesquali cofe certo perpetuamente v e d r ò , toni*
.volte uedrò lo i u m o r tale esse di uni bene­
fìc io d i Hojh# Maefia ... Laqual
- . . * piaccia A Signor Qio difejr*
x. :
• ososi*
-
[fa ^ u n ^ m è ù te fo m .
f>* x x . . .
,ù 4t t y { u L ' ìr
■-
U
.o s o ^ ,
rososi-.',
- >n .
I
_
p a t t i dettafua iiu im fa & . ^ _ si
■, v. i . s i s i
• « s i-
•
m io m b id m fia te tfim
--
v si.
, s is ir v /"
•« si
,
vi , li-. GXZ
•■ t!G« «v\ » .
; 2 , « <s i V •••' s i5<
*
• V-si'- “ •V- ’■
*t-v. -vi «
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•; . .*• •
■ ' s i v s i s i ■ ■''/•'
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W * ■>vsi. ;
a
s;t. s ••' :^ •A -‘Hit-si ,
-VjV {>'; ■
•
usisi-rii-- si.
Visisi- •' s i- s is i
-
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•• ••'. . •>:
•
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>*
R
I ;M '- B I X
* •
, ,
;
i> r ò n
I
'i ■"
: C ^ M i L L Q u ,;sa'
A f o s c a notte g ià
con ta li t e ff
V a e r e abbracciaua, c't
triio’partire amaro :
.Q fa n d & d e htrnìa L
-•*»*$> * A ilu ifo chfafa
I file u & v a itic i tu tte Ifftc l
accef a a ^
l ì ‘*
P area iiceffc loro^ ò lu cia p p refè'Q \ s v-.v-V^!
Imparate arder dctfplendtm pi# tarò: ;>
Che i D ei la terrà d'altro lume ornaro i i l
Menare la m ia beltà qua g iù d tfc e fa *
P 01 volta a me con folgori cocenti , .
A
SenZjt tem prar de la lor g r à n v irtu te
i
Con lagrime pietofa pur un poco 5
. I : si"
V attene > disse, in pa:e ; oso mille ardenti. T
Fiamme mi mando a l cor ; mille f e t t a t ,k
I>t»qi^ansesassep4;^<osrsa^ueosojfo^^ y‘
-
oso!*
.E lf i
^
t^ em ertjf^ »«ra^
herb&fyifti t
F regar carifoddgop(yt# 0lgktffererio i ' £
ili/ /a rugiada pàra d tflb o tto r ìo f lr i. M i
& bella d e l i b t l k ì é u r g h t ^ e i - j à r - y <
^
fi
"*v-
H
Ih?- «ceda perì
jDnwfioso
li
V W /w r g a a m k l
tìMtet* f r é é tp if o ilta
b ^ e n tr e tl eelefiehétm orì^acquà foat<t ?>v. tf
à tftm * r a c c e g li^ ^ fe x
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N e fi saduesaouoiuscsseDle>. .v,*
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Q u d ls a r A ^
4 Bagnando m r h à f a w t t
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Che cìjargano attorfo rfè w m rfa a fa i h
N e posse f a f t 'd l p w d f r w w i t f a
C j^ ljfapfa# 4 >^ M 0 ia ardirsorregge i
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O reaenosran p # lr e d c k f f f e ;^ ^
JRrgnonM ggiorfaèfi 0 fam 0 ^
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T^ftgiaii CQìifrdle Jpotidf/iltt
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M rT fflJ w w g M f& ik jv fa - :
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« v * m jc, -« -r '»
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T adrfr, phe turbi U d e h ^ f s ^ / f a * !
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C orriate piace \ t l torbido f w V m à f h ir e
Sparger /o p ra i r e a tù attitfctiiofiri, ■ ■*
Sgombri quella p ie tà , chàtécotien i v
I p a n f l a t q del ciel del tuffo p ie tii^
y"
S o n d i p fo d in en cto }tìù À < d fa tim firi ; A
E t [À q u ile boti tempriti o r d u k r à fir i > ’
■ V er tingerli n e[ cor de nofiri fieni.
C ru d ei, ra p a ci, 0 affam at( augelli
**
L ungi Sta dal bel Rrgno tl kofiro nolo %
E in A fic a deferta iu é firih o n o ti. \ ' '
A n g elifo rtitn b en fo riu tih o fieU fi
' *">
^ È f ù f 0 fàncta gua rd a te ikfittolo 9
a fiutilo ,
p a M tA o ittr ig U M e ti si
*
-
fsiosoososiososi
R
ugìadoftlokS^À kÙ élntv'A • o <*
C elefiiliu m ò r >
p o ti* canne da not tante ptègiótc f
[
*ÉÀùoi doni de [a lp i alti esse d iv in i ; r
JfL^ br tr a g lio fcu rt e i lucidi c6 n fin f ‘ ’
p e la n otte esse del di (cosa jbaeièe)’ / k
o s o f n d u e la b é a d o k jf iim tr f f é e f
;
^ ^ Ù fiÙ fo fffa fu o firi d b e rjfltife W m im .
.
’*
'
«tèsaIfotèctd ' m i t f i ^ ^ i ^ ^ d r d o r i
' * T r a jf e /ltiià bene i esse f& esset dolce uano ?
J l fo g n ò irtiv; Ì Ù iu a L y coso e n A , il fogno
N enfino* p iù dolci 1
0 p a tio f ie r r o r fifo
X if ty f if a f a f o 'l u e r f i r U d ^ i M ^
r $ i f '/*•
'
M. G T V L I O C A M I L L O .
t* s
R Cile g li a ltri Jiiperbi altero augello,
\ E t tu nuntio del giorno ; poi che'l cielo
Levato u b a d a g lio c b i tlfofco velo ;
Che tanto piacque a l ferpe empio et rubello:
T emprate i duri ro jln ; s a quefio s a quello '
Q uafifiagofo folgorante telo ,
Spinto da un puro s a honorato Z e lo ,
G li franga ild o ìfo fuo fijuamefo s a fretto
C hor me i par riu ed tr nel lito MeroV ibrar la lingua s a arrotare i d en ti ;
Per darci d'ogni error debite /a lm e .
S i uedrem poi Tlatue d'argento, s a d'oro •
D rizza rv i a l'aura; s a con lev g ia d n accenti
Cantar le g io n e altiere , m u n te , s a alrnc ♦
0 fifa d i m araw glie s a d'honor piene g oso-Che f i jle n e fie g ià carne & figura
P e l m aggior cauallier ; che mai natura
E e centra Spagna s a l1[Africane arene ;
A nxt d g r a n d ì de t^ p rem i , sa de le p ettt
V fcite ignude de la tom ba o/cura ;
Sol per opporui a quelle di mifrura ;
»■
Che;1/ piu nobile Jjùrto in uita tie n e .
1 / gran R e 3
che'l Erane efi o almo paefre » *
Regge benigno ; e 7 nome da lui prende ,
D a l fommo è par a uoi fino a le piante *
M a yfe'lualor ,fie l'animo corte fe
i
D t duo Principi in u itti ancor contende;
Men è fiorofia il buon Sir uojlro ctA nglate #
M
il*
R I M E D I
F
/unirne ardenti dt D ia , Angeli f a n t i ,
Che la g u a rd ia di Francia in fo r te battete;
E t con g li a la ti jfo r ti uniti fe te ,
C h 'aigra» R e portan la corona auanti ;
G . t i m i filili ttojlri aiuti ta n ti
H a n lefo la f i t t i l e , s a ampia rete:
O nde prefa al trionfo homai tra ia te
L a Fortuna d i CARLO, e i/u o ig ra n va n ti.
N ùnica d i u ir tv cieca sfacciata.
Q u a n ti languon per. t e , q u a n tifin m orti,
Q u a n te im pudiche, e » dolorofi lu tti *
T e Dea diremo a C A R L O m aritata
Cagion d i tante in g iu rie , s a ta n ti to rti :
. L e g rid o » dietro g li elementi tu tti*
O ech i, chefulm inate fiamme s a f r a l i ,
Ho r che uolete più dal petto mio ?
Mofir e l mio cor , s a unsero il mto de/io ,
4
2
agion deluofiro b e n , & d e i miei m idi *
G ia feorgo in uoi con l'a v o te f o , s a Vali
E t con l'ardente fa ce il picciol Dio ;
Et par che m i minacci flato rio :
M a prima (oim e) non ui mofir afte ta li.
Z t fen o n che Cangelicheparole
Prometton pace a chi l'afiolta s a ode ,
M i .rimarrei d'entrar in tanto affan n o.
M a chi le utriù uoftre uniche s a fole :
Chi la b e lle z z a , s a I'altre uoflre lode
Farebbe conte a i fiecol, che verranno ?
M. G I V L I O C A M I L L O ,
usy
D / ben mille m ature e bionde fyich e
Cerere o rn a ta , s a di fe pieno il como 9"■
. D icea in un f acro a Giove alto f aggiorno
T ra le folenni pompe udendo Pfiche} *
S ante parole del coltel nemiche ,
Che fopra i hia n d ri aita rfa te ogni g io m *
Q u e l, che fojlien il mio candor d'intorno,
P ajjar ne Vhumqn Dio con fo r ze amiche :
A l fècreto honorato* uoftro J'uono i
O gni dolce filentio riaccompagni : '~ si
C h'in felue afeonda il più ripofto horrore •
T aciti i peccator g rid ili perdono;
N e au gel, ne N infa preffo a noi fi lagni ;
Et prego a me perpetuo t o n i honore.
O echi, che uergognar fa te le f e t t e ,
Q ualh orferite lor con m aggior la m p i
Serenando d el d e l g l i aperti campì , 4*I
Et moflrandogli cofe affai più belle ;
C ome d 'A d n a Veterne alte facelle
Giugnete cim e ? perche co chiari va m p i
Non cofi a luoghi men lontani s a am pi ;
O ri e l gran m ar men rotto da procelle ?
C he a me uedrefte qui del mio languire
Far tefiimon d i Tlieti il buon conforte
A le radici del g ra n Pireneo.
O echi, che ne Vamaro mio partire
Io uidi a fe iu tti, s a uaghi d i m ia m orte:
Cofi uedefie hor noi me un lieto O rfeo .
M
ij
i* 8
R I M E D I
/ verde Egitto per la «egra arena,
Ma più per q u e i, che la d o m a r d'ingegno ,
Finseg ià d*amicitia dolce fegno
L a nof r a form a et ogni fe d e piena ;
H or d i fedel'am or, di lunga pense
A la pianta del più felice legno
Finta non i o , ma nera nota uegno
.]Legato di ferm ifiim a ca ten a .
6 oso la Ninfa tu a non tenga f f e n ti
l fochi /noi con quelli di Fetonte
N e l più fuperbo fia te , c'babbia il T tòro.
6 o/i t la tra ti miei con g r a ti accenti
'Muouan tuoi r a m i, s a le du rezze conte
H onorato yg e n tile , alto Q intbro *
I
A ure le g g ia d re, benché mille ardenti
Fiamme d'A m o r , s a mille fu e fatiche
D etto babbi armo i le gran memorie antiche
H auer s offerto, s a wnlle o ffri torm enti ;
V incavi la pietà de ig ra n lam enti ,
Che fa Cupido fu le riite Apriche ;
V non fon F a u n i, ne le N infe amiche ,
Et eglie ferina V ali, e i fuochi h a ffe n ti ;
D am eta al uojlro fuon f it to un Laureto
D o rm e , ne fentir puo'l fanciul dal fiume
G ridar ; ch'un Capro lo fif fm g e a fonde •
A vre ferm ate y o Aure in aer queto
I l m ou er dolce de le uofhre piume ;
E fi rim anga il fo w to entro le fio n d o .
F
M. <31 V L I O C A M I L L O .
269
acendoffeccbio a la mia L 1 d i A un rio;
Chefogge queto fc n \a muouer onde
Al fauor di novelle ombrofe f onde ,
Dt quanto moffra a me benigno sa pio ;
P area Vacque correfjcr con dìfio
D'effer dipinte alhor tu tte feconde
Verso il fembiante honor d i quelle /fro n d e ,
Come il lucido corre al negro mio 3
M a toflo foor de Va beata parte
L a / h u a n la figura tn fle s a fo le
Fatta più bella da un foaue rtfo .
C oso a ruscelli fm p lic i comparte :
Et a g li occhi m iei f o lli, quando vuole 3
Gli Jchermi fa o i 3 e ì fu o fugace r i f i •
V dite r i v i , 0 date a l corfio fe n o i
. -I
O ferina onda eifen va da piano s a lento i
N el ftccian trem olar pietra, b e rla , 0 vento3
Se ffrecchi effer vo le te , 0 cari almeno ;
L I D I A il lume del uifo almo s a f r e n o
N el crejfro d'un di uoi vedendo ffrettio ;
E t fe tid a i bei color, presa Jfrauento
Non cofifoff'e o im e, uenuto meno .
G ridaua al cielo , e a i negri hofcbi infieme
incolpando il foo foco , s a la m ia cura
Con uoce t a l , d i ancor le valli ingom bra.
B en puoi veder cru del, s'Amor m i preme , se
Che per te m*è caduta ogni figura.;
E t d i me non fon p iù , clie parte#s a om bra.
M tij
17 ®
R I M E D I
parfo d'or l'arenofe ambe due corna
Con la f o n t e di Toro il Re d e 'fu m i
A la città volgendo iglau ch i lum i ;
Laqual il ferro del f i o nome adorna ;
I n forbito oro il ferro tuo ritorna
Parue diceff'e, è n buoni i rei coftumi ,
Et g li honorffentì in tan ti accefi lumi ;
Po/ che*/ Sol nuovo in te regna et fo g g i orna,
O domator de*rnojhi 3
o fin qui S ole,
M onde y ch'io volgo a cenni tu o i, benigno
R i/guarda; et co tuoi[g u a rd i ogrihor rifcì)iti
A lfin de le fu e tacite parole
(r d .
O gni riva fiorì , cantò ogni Cigno ,
D'orf i fe 'l f ic o l, l'aria y e l’acqua chiara.
S
f
oi che r .ilta fallite d*ognigente ,
Sangue s a fu dur piovendole dal uolto ,
N e l u e l/la m p o f i, che la D o m a fcio tto
D a l crin le porfe me/la s a riverente ;
Q jta fife m p h e e dgnel puro innocentev
Fra mille morft d'affrri lupijnuolto ,
Come poteu benignamente volto ,
A lei diffe con g li occhi s a con la m en tei
A ruma fola moffa a miei m a rto ri,
Dopo volger de luflri tornerai
Col ver ne prim i accenti, in ch'io rijùono :
A lì)or in carne feoffe d ’atri errori
L a m o rte , ch'io fofiegno, fe n d e r a i ;
E t io la dottorò dal fommo Throno •
M. G I V L I O C A M I L L O .
171
S
e’l «ero, ond'ba principio il nome uofir0
Donna fopra Fllluflri alte L a tin e ,
Tofje con quelle lodi pellegrine ,
Che date al mie non ben purgato inchioflrt\
S arei ( lasse) il'bcnor al fecol nofbro :
TJ tra le Ninfe federei d iv in e ,
else fon più care a Yebo oso più vicine
N el fiorito , frondosa, oso fiacro bofeo •
B en n o i, uoi fo ia con Fece e lfi mente
A le cagion pacando in ogni cofa ,
Leuate a la natura * fuoi fe c r e ti.
E t fian do Apollo, oso le lue Musa intente
A l nofìro dotto f ti l ,giagloriofit
A uangatc t filo so fi, e t Poeti •
T u } chefecondo FaltaRoma honora;
Sol coglier puoi per quefle rim e ombrofe
Le più fiefebe m o le , oso dtlettofe
N a te ad un parto con la bel?Aurora.
A te il bel T ebrole fue fro n d e infiora ;
Et per l a f onte tua purpuree rofe
S'apron, d‘ornarla quafi uergognofe ;
Che ghirlanda maggior [a f fe tta ancora *
A te i candidi pomi , a t e pendenti
Metto» dolce roffore : e l delfereno
P tu affai f i mofira , e i prati affiti più m olli •
C ofi cantò da un [affo in dolci accenti
D i fu ror pieno il gra n paflor Sileno :■
E t G i B £ R T 0 fonar G ib b r t o tio ttL
M iti)
17*
R I M E
D I
L E G A la benda negro
A la tua trifla f o n te
Musa che!gran D e l f i n morte accampa
Sorg i fquallula s a egra
(gn i.
D a l conturbato fonte :
Et vefli il mulo tuo d'opre di ragni :
E i f a tti eccelfi s a magni
D el Gar%on fèmpre in vitto
Stati le funebri pompe :
E t quella , che interrompe
V o lte glorie col termine preferitto ,
E i trofei mofir a faampie scoglie carchi •
D ou'eri Marte fero ;
Q uando fo li il tuo Sole
Dando ftvp o r al d e l del nono lume ?
N o n t'havea g ià L'Fhbero ;
N o n C A R L O , chef i duole
D e l vano ardir fu i rapido sa g r a ti fiume*
Q u a l aria a le tue piume
Sconfolato Cupido
C ede a d i nebbia piena ?
Certa il piatito s a la pena
N on u affliggeva in Paso, non in Gnido: t
Ma in luoghi o ffri s a feluaggi
TTra prU n, C ip re fli, s a fu lm in a ti Faggi .
nco a ulcan del petto
In loco arido s a itermo
, L a v a v a il duol le ferruginee la n e .
Lo feudo al g iovinetto
Fatto tene a, che fc!termo
Sarta Jol contra d tu tte l ’armi Yliffane : w
A
V
V
M-
, . Hi
M. C I V L I O C A M I L L O .
E id e le [quadre infane
E t dt C A r L o tra loro
T o rta la fu ga im prefia:
La m ttoria prortiejja
St uede tu tta n elfa b ril lavoro ;
*7
\
E'l gran Kc co fuoi fig li
*
Coronati d i Lauro , y aurei g ig li»
V er quefio (diffe) ii cafo » ■■
. t.
Fer quefio fiudo*auenne
\ ,
A d Etna d ia n z i , mentre fUtto accefe}
Che'l licor dal g ra n uafo ;
Che'l pesa non fofien n e,
Rido ruCo nel temprar Vinfufo arnefei
O nde k u k in paefe
D al liquido torrente .
D i metallo èfom m erfo.
E t fe F ebo per uerfo
Spenfe il lu m e , eh’ufiia d a l fu o O riente \
Anco Cefar m orio,
Q uando Etna a i fochi tante parte aprio %
M e n tregli Etnei Ciclopi
Eaticauan l*in cu d e,
Tremo t i te r r a , e i monti dier mugito 9
E t g li u n i, y g l i altri E thiopi,
E t ciò che’l d e l rinchiude,
V id e rfia i rotti Àbifii il g ra n Codio*
M a , percheg ià ogni lito
Branu.ua l'alma luce ,
Si tìnfe il Sol d'ofeuro ; .
E , come inuido e duro ,
V cdfeF alto y gloriofo D u ce;
T em en do , non cof in i
M j
174
R I M E D I
Il mondo difcopnrfe pria di lu i,
Q j(ì qui Nvife sorelle
D e la m ia mufa m ejìd
"Venite hor moli* dal corrente uetTQ :
Spegnete le facelle ;
E t con purpurea cefia . .
N embi di fior uerfate fu ife r e tr o ,
, come per ? adietro ,
D a le man uojlre fiocchi
Nette nel m ort o uifo ;
, che'l Faradì fo ,
tu tto 'l hel fi chiufc co* begli cechi.
M a a te Efculapio ad orno
i facro pria Vaugcl nuntio del giorno »
$ d o g li il uel fofeo fconfolata D iva ;
Che'l Delfin ttuouo H E N 1U C s)
G ià col Sol g ir a , esse g irerà fuo amico*
Et
Ecco
Et
E
I h
V
1 N E.
R
I
M
E
D
I
M
.
G I V L I O
C A M I L L O . /
a g g i v n t e
di
n v o v o
V A s i inccnfo odorato
al raggio efituo :
Q u a fi ili fio r fioa v ita v e f it ta :
D i piume faAurd>quando
è ben g r a d ita ,
Lungo il più c rfa llin o , et
verde rivo :
Q jta fi folfiam m eg g ia n te unico s a «tuo ?
Q u afi arco in nube dolce colorita :
Q u a fi Aurora dal vecchio fuo p a rtita :
Q uafi feren faognicontrariofchiuo :
Q jia fi d i perle pieno s a di rubini
Gran uafo d'or3quafi a l g a rrir inai fem pre
Fiume in vitato faamorojo augello :
Q jta fi fa ld e d i neve da d iv in i
Ostri difiinte con celefti tem pre
D 'E m ilia c ln o m e 3e ie u ir tu titlb e lle .
C / a n m eraviglia l)ehì/io T ofcana Musa ,
Q uando [ u d ì tr d i bei fio riti colli
1 D ei chiamar con g li occhi tu tti molli ,
O rnandoti A m a r m i, oso Arethusa ;
A cui tenendo ogni altra Ninfa e fclufit,
Lafciafii prender d ì uicini crolli
Q iie ‘ vaghi ponti', ch’io g ià indorilo volli
V ' pende'ancor la canna mia delu fa.
L unge era Emilia : oso uòi Emilia voi
D a l Re da'fiu m i , oso dal T efin felice
D im andavano i p i n i , e i prati to feh i.
D imandauan pur uoi co g r id i fuoi
1Mi r t i , le G in efire, oso le Mirice ,
E*imparavano Emilia i laur*, e i bofehi.
L o fc tolto dir de la purgata uena,
Che con l'ut il taihor tempra Fhonefio :
O fa 'l giudice ir a to , allegro, o mefio :
O lo d a , o danna fem pre ad onda piena ;
N on dee da r a chi afeo Ita indugio, o pena
N e f a r fentir alcun fenfo m olefio,
A n ? / chiaro fide adente , oso manifefio ,
Come è il bel f o l , che t i bell'alba m en a .
. M a la M usa, che al fu o diuin poeta
Lo Siti im penna, e infiamma le do ttrin e ,
Lo lena accefo al d e l con altri uan ni,
O nd'è calor di cofa ogni hor fecreta
Sotto ah di parole pellegrine,
Jilflro u a n d jg en til, nobtl G iovanni.
C o* purpurei corfier la bianca A uror a.
Seren m'addujfe , esse fortun ato il giorno
Ch'io ni conobbi d’ogni laude ad o rn e,
Ond'è la mente rugiadofa an cora .
C r e f e par uoi il picei ol Rheno ogni bora :
E t fem pre eterni f i or g li empiono il corno
De le u ir tu , chefanno in uot foggiorno
E t del boffitio che Bologna honora :
O pici.,'eh 1
e' G nidotti al d e l le v a te ,
Stando, nel bel contento uoflro hu m ili
De t i citta ne la ripofia parte ,
D el unsero nome i bei fogli f lie g a te ,
E t lo f lir to y eh'in uot tanto g e n tile ,
Sojlenga veder tin te le fu e c a rte .
C ofm o, ch'ornate il nobil fecol nojlró *
V o i, che'lgran Re nel culto dir facondo
Lega fi e conflu p o r d i tutto'l mondo ,
Rendendo luce al dolce fi'ate uoflro ;
h e u a te , prego , a l bel fecretom oflro
i l c o r , che a uoi ncjfuna cofa afeondo.
E t p o i, che'l d e l u i e tu tta qui fecondo »
E afetate hor A d r ia , esse chi fi uefìe d'oflro»
C h'effo M ercurio, Feho , esse la foretto.
Stringerete nel lor ricco legame
"Prima, ch’io auanTy l'Alpi al p a rtir prefls
C ofim i ftabenign/t ogni altra f l e t t i :
E t miniflri al m ioutuer lungo sìa m e
E ta rd i chiuda tl giorno m io fm ejh j^
A l'alto uojlro s a più che humano ingegno.
D ebbio le lo d i, s a g l / imm ortali honori ,
Cerron divino, s a l’arte y c i grati odori ,
Che fu i d el g ra n fecreto date il pegno :
N novo impero m ofirate , s a nuovo Regno ,
Che le corone d'or , e i vincitori
Lauri vince con tu iti ig ra n thefori ,
S i d ’ogni pregio , s a d'ogni Ti ima è degno •
P er noi g ià \fin to come l'alma f iolta
D a virtù a m ica, s a p er amicoJJnrt»
Faccia a l purgato corpo fuo ritorn o;
£ t poi che.a lei ogni im m onditia è to lta a
Come f i fiacri a la g ra n D ea del m irto +
V oifate voi d i tanta notte g io r n o .
P oi che lejfe lafon nel cuoio aurato
In lettre d 'o r , qual era il più perfetto ,
E t di tem prate q u a lità foggetto ;
O nde potrebbe l'buomo ejjer beato ;
E t com’egli egualmente dem entato
Poteva p o t, per magiftn'o e le tto ,
O gni incarco la jc ta r, ogni diffetto ,
E t l’alma ripigliar in puro f i a t o ,
X* alma , che con Mercurio nel ritegno
Per Cibele , O rio n , Bacco, A rifìeo
A ffetta r dee il ritorno a la magione
V id e g iù fcritto , s a rihebbe doglia, c [degno,
Cotanto ben non f i riferba a un reo ;
M a a l buon C e rro n F i lo ffio M e rc h io n c .
S fin to , c'1
) a il foco ne la ierraclnufo
G li a rg en ta ti, osofulfurei f l i r t i al cielo „
Con g li hum ìdi ita p o r , col dolce g ie ti
Che'l Sol attraffe 9leganfila fufo•
E t m entr e l'ombra Feho tien efclnfo,
S'aggrauan tanto nel notturno uelo ,
Che pria che torni il grande honor d i Dolo f
Si fla rg o n fopra t uaghifio r quagiufo .
P crchc t i pi oggih d 'o r , in che fu G ioue,
E t la te r r a , oso t i u ite , e'I mele ancora
H an g li m ed cfim ifu rti fempre am ichi •
G ia bell'aere ha picuuto, oso più non pioue ,
G ià parte a uoi t i rugiadofa Aurora ,
Care A p i, ufcitc homai a i lochi A p rich i.
L* a rm e , c'hor a l bel fianco almo terrem
R endo n del fol la luce sbigottita ,
E i tnobil più u e t i t i , c'hor p a rtita
V an t i fatica a Fonde del Tirrheno ;
S cn le cagion da f ir m i uenir m en o,
N o tig li altrui niorfi, non t i tela ordita
V e la coppia m alvagia al m al fi u n ita ,
V'ifituro infamia, infamia al piecroi Rheno:
M a noi flirto dinin ,fla g e l d'erro ri,
V tetra (aera a natura oso a le flette ,
F atta dì Febo a ita r , oso del fu o fluolo :
L of l d arm ate d ’ire oso d i fu rori ,
E t folnii nate le due lingue felle
Si 3 cbelJùon vada a l'uno, c al'altré poti.
iScr
T crche li numerofi ahi concenti,
Che non capir nel fin del tbofeo m e tro ,
M entre io rifpofì a quei del ditun Pietro ,
Trowo nel tutto ejjer da noi prouentt :
V erran de gli a ltri a nofìra lode in te n ti,
Qpiai dal bel crijlallin liquido uetro
N o n fajjofo , non turbido , non tetro .
V / dan le Mnfc per dolci a lim e n ti.
D ho , o g e n til, o mio honorato Varco ,
Che noi varcando già di colle , in culle
V i condujje ad Apollo una del choro :
t eiferbati fo lg lt f r a l i esse l'arco
D'bumor celejle ut fe tutto m olle,
Et diè ti cetra a uoi diede Pallor9 .
E
D o v n a , che col p a t t T uttio andate a paro
D el nome , esse del bel dir facondo esse raro
V a u re a , jè lic e , esse predo fa v e n a ,
Che forge del di uni candido petto
Con nuouo mormorio
Fra refe , esse perle uri aura dolce mena ,
Rifior d i dafeun nobil intelletto
Stanco d'alto defio ,
O di N infa celejle unico rio
Tramai per tuo fin rar l'aere mio chiaro?
D a ti
«.
D a le due luci uofire, an%jde!cielo
Vn angelico , altero , s a caldo nembo
D i fj>/rittlli ardenti
Piove foaue s a non l ’offendegiclo i
C ia f un porta nel fuo beato grem bo
Perdoni s a pentim enti
O m ejfaggier cortef i , a ititi, lucenti,
C h ifm t a me del fuo theforo avaro ?
Q jtn l è vago il fetftier dt latte p u ro ,
C he jegna il etc ì, poi c’ha d f r a t t o i lum i
N e la notte più bella :
T al pietà n o m a al maggior uofro^ofeuro
P ien di R e a li, accefi s a unti a cu m i,
Tra lu n a e Valtra Jìella ,
O ti ir t u , che’i rmo corfempre rappella
M i terraifem pre in quefio fla to amaro ?
G tVl Pelfin i o terren lieto contende
Col cicl ottauo d t beUeZgfo eterne ,
E’l nudo Autunno p a r , che tutto f u tr n t,
T an te a lui pompe l ’alma Fiora tende :
V n giovanetto fo l le f e lle accende,
O vunque g i r a , s a le fm a rrite e’interne ,
Soffringe s a quafi al mondo alte lucerne , i
Perche non s’efea dal cam ino, a p p en d e.
T ai volgete ig ra n d i a n n i, s a li m aggiori
D i f f e r o a i f i t f i , s a a l rotar d?Apollo
L e parche d i fa ta i confentim ento .
G ta verrà il tempo ; offrirà a i gra n d i honori
O del arbor dtm n caro rampollo
Nuovo d i Gioue s a grande ocaefcim ento
ìS i
D I V E R B I
D E I V E R B I SE M P L I C I>M E N T R E
uefiono tutto il co cetto,coni e fa la locutione.
fiV rim o grado.
|
Troprij
nerbi \
mentre uefiono f
il filo determ i­
nato .
*.
pP er f i
\ Per con•
f fuetudi O le .
^.Secondo g rado.
Troprij del primo grado fono tu tti quelli,che
figiufidano una coft f il a e per la propria v irtù ,
o per la prefa dalla confu et u d in e.
Troprij del fecondo grado fono tu tti quelli ,
(he con una fola uoce (ignificano piti cofi dìuerf i f i n \ a v irtù d i Trafiatione.
|
|
S o n o adunque alcune uoci talm ente prò
p r ie , come quefia , comp a filone , che quaft fi
dimofirano ejjcrc con la cofii fignificata nate :
\ imperaebe talm ente efprime il com patire, esse
quaft il computer dolore, che fi piglia dal m ifero , che in noi lo muove : che pare tnfieme con
quello effere fia ta p ro d o tta . E t il fo m m o g ra ­
do di proprietà prende d a l non figmficare altra
cofa lontana del predetto affetto hu m ano. M a
non tu tti fono di ta l d ig n ità , imperoche alcuni
, non moflrando in uifia ragione
rhe non* alcuna della fu a p ro p rietà , come trottare, cerappare.
care y essef i n u li. E/ quefia proprietà , benché
I
fia per f i , pur non appare tanto in ten fa , come
$ E M P I I C I ,
tSj
la precedente . Aleum altri per lungo ufo fo ­
no divenuti proprij : che nel uero , chi ben ri­
guarda , fono formati da T r a tta ti, come con*7.
i r e
1
n
■ 1
p a r d o Oli
sorto , cheforfè mene da quefia particola con 3 dc u;ene „
oso da forte; perche dim ofra la con flation e esc.
sere data per fortificare il debile , oso cascante
a n im o. Et fu/ferire da fu b , oso/e r o , che e dei
corpo , oso pur f i è tradotto dal corpo all'animo:
che per l'animo f diamente la confyetudine I'ti­
f i . FA la^p/fluej#M #e chtanio cofi quella de
g li A u ttc n , come quella del publico p a r tire m T u tte quelle uoci adunque, che et verranno d a
uanti t a l i , che alcuna almeno delle due confuetudn .i ha '/ita in cofiurne, feguiremo Curne pro­
p r ie . Et fi come il furto venutogli donanti il
panno per fa r la uefia , non dee prendere fatica
d i conftderare da quali pecore fojfe to n d u ta ti
la n a , di che il panno fu f a t t o , ne da c u i, n t
come f ila to , ma fidam en te, conftderar quello ,
ch'c più utcìno all'arte f u a , tlcofi noi hauend0 %
7 * ...........7 .......... * ' "
11
j m p i r U colonne ^ n fe b b ìm n ^ p W m iÓ a u if
fio) /ycen a erco7 pernierò a quelli cotanto lo n ta J r . .
. 1
J . .
.
r
j,
'•
ni principq , cbg affai p iù uale laconfuetudjne^
effe la ragione, ma difendere oso anicin o r d f
guanto p iy J d jo fiu fa Z d a r a n n o adunque d d |
noi tenuti proprtj del primo grado tu tti quelli,
C r (im i li ; conipafiione, a ffitto , per fo n a , con- drì'pfrLo
forto , me f i e r i , difereto , riputare , /'offerire, gwdo.
perche non più d i una cofa fign ificano. Mai
proprij del fecondogrado fono d i proprietà mol­
to rim e fifa ; imperochefignificando più co fi,n n i
**4
DE* V E R B I
fojjono effer nati con alcuna particolare. Per­
che d a g li antichi fono sta te diuife alcune paro­
le , m H omonimi s a Sinonim i, s a H omonimi
fono q u elli, che da Eilofof Latini E quivoci, s a
tfom oni - Sinonimi quelli che Vniuoct fono ch ia m a ti. E t
xnLofcqui hanno detto leiomonimi tu tti quelli fim p lici,
tto ei *
che conucngono nella voce, ma fono diuerfì nel­
la. ftgnificatione, com e, richieder, che hor l i ­
gnifica conuenirfì, hor dim an dare, s a quefia
cotiuenirc, che hor fignifica decentia, hor op
p ortu n ità , hor uenìre m fiem e. Et Sinonimi
muniticeli ***&* q**lli, che ne la ftgnìficatione convengono,
m a ne la voce fono d iffere n ti, come conforto ,
confolatione , s a finn l i . N on ofla adunque
che u n a tfte ffa a fa pojjà hauer più n o m i, fi co­
m e non ofìa 3che un nome non poffa hauer più
c
f ig m f cationi, s a nondimeno nell'uno, s a f a l­
tro , può hauer luogo la proprietà ; perche f e ranno propri] del fecondógrado tu tti quefli s a
f i n tili. H umano che hor fignifica differente
d a b e fiia l f f e c ie , hor benigno, non per v irtù
d i trafla tio n e , m a per effer H omonimo : coft,
don n a, che alcvna v o lta 'fi riceve per dt ffe r e n -,
tia di fa n ciu lla , talhora a differentia di età s a
talhor in honore ; Et quefla vo ce, hau er, fola
n t l'in finito, imperoche oltre chefignifichi quel
lo , ch'è il fuo verb o , fignifìca ancora la fa cu tt à . Finalmente dalldpredette parole compren­
d e r efi p u ò , che quefli del primo grado f io tta *
m ente pronontiati fvbito mamfeftano la loro f i
g n tfi catione per effere particolare, m a quelli
d e l fecondo g ra d o per hauer la [ignificatione
\
S E M P L I C I .
m ultiplice, non la poffono cofi m anififiare „ s a
non per le cofi a c ri [aggiungono y
f Prim a m aniera K
Setoli#.
D a anim ato a d
anim ato.
Da inanimato ad ,
inanimato!.
! Q ju trta.
|
‘Q u in ta •
D a inanimato ite!
animato *
D a uicino nel me»,
defimo tndim duo. .
Trafiato è quel n o m e, o uerbo tradotto d a l
proprio luogo a. quello, dotte il trafiato è miglio,
re del propr/o , ouero dove manca il proprio .
A L L A dichiaratione della predetta diferit
tione e da fiip ere , che coft nel trafiato f i cerca Ornato ^
l'ornato, come nel proprio la chtareZ ya. E t in c^e £
cofi come non poffono efjere chiamate proprie chieggo *
quelle uoci che fino ofeure, esse che ne la prim a no *
■
utfia non figm ficano la cofa, cofi ornamento
noti apportano quelle che duramente fono tra p ­
portate , come quella in D a n te , de t i uagina
I
iS<?
D E* V E R B I
delle membra f u e , «olendo figm ficare [hum a­
na pelle, che il Tetrarchachiamandola fcorZa,
nel nero e pia honefia esse più piaceuole, s i per­
chefi haueua a moflrare mutato in lauro : esse
f ? per effere da Platone deficritto l*Intorno per
un'albero riu o lto . Appreffo nifjùno trafilato
per fe pronuntiato tiene uirtu di trafilato , mae
d i proprio ; che pronuntiando vagina fen \a al­
t r o , fid a ro[fignifica il fino proprio ; cofi que­
f ia uoce fc o r\a ; esse solo nella teffura della compcrfitiune dimofirano effer trafilati. N ondime­
no noi per l'imprefa nofiìra « olendo fegnire piu
Caltrui che'l nofiìro ardire come fiempiici, esse
trafilati fernplici conferueremo per poterci cofi
d i loro feruire come gli A u ttu ri f itto hanno.
Traitotlo*
la trafilaticne fiipuò fare ad uno de* cin»ie a qiian qUe fu d e tti m o d i. EJ'empio del primo, s'ìq d ipuosare* coso* » che A c uno huomo corre trio m la ffe , per­
che da uno animato ad altro farebbe tr a d o tta .
Esempio del fecondo, le riue off renare i loro
f i u m i, perche è tradotta dal fieno che è inani­
m ato , a i fiu m i parim ente in a n im a ti. Pfem­
pio dal terZ o, rider i f io r i. Ffempio del quar­
to uagina delle membra . Q u in ta maniera è
quella, che fienZa partirci da mio medefimo in­
dividuo , traduciamo quello, che e d i uno m em ­
bro ad u r ia ltr o , come il parlare, o'I tacere a
T r tih to
occhi. Conofcerafìi adunque il trafilato
ionie jj co dall'Homonimo in quefio , che non come l'I lo nostra dui.- mommo tien fofbefo chi Vafcolta per la fua uaH hoinoNi
c
r
■
f
^
ria fighi fi catione, che pronontiato, richiedere,
l'huQiìio non può faper per la doppia fu a fig n ifi-
S E M P L I C I .
iS j
catione, in quale egli fi fi a allhora prefo ,f e n Za alcuna altra parte d efloration e. E t benché
ancora il traflato per fignificar prim a il pro­
prio , par effe ad alcuno fa r e il medefimo , non­
dimeno fe ben confo!ereremo non porgerà cofi
flato dubbio, imperoche d i prefente fignifica il
fuo proprio. Perche quando io dico J'ofìegno,
euero alleggi a m e n ti, fi rapprefenta fuhito il
proprio loro, che è l'uno d i fi/ten ere cofa caden­
te 3
faaltro d i alleviar p e f , m J nella tefìura ta l­
hor vengono come traflati Sinonimi a [igni ficare c o n fla ti une ; Il che avviene non folam ente
quando la voce è tradotta a fignificare meglio
ehfai proprio, qualifirebbon le d ette uoctfofiegno , & alleggiam ento, per c o n fla tio n e , per­
che affai più L’ufficio dinwfìrano che7 proprio
non fa re b b e , ma ancora mentre che fi conduce
al luogo l à , dove manca il proprio , f i come
q u efla noce gem m a afignificare quelli, che per
bavere vocabolo per traflatione occhi di v ite
ancor chiamiamo , fa ra n n o . adunque traflati
tu tti q u e fli, s a ftmiU ; accendere faam o re, a lùfiimo di n o b iltà , baffo d i conditione, che f i ­
no proprìj d i cofe corporee.
D e ifem phei figurati.
~V no per m olti.
Delta f in e tdoche.
Parse per il tu tto , o per con­
trario .
Genere per la ffrecie > o per
g -c o n tr a r io .
s incedo*
Sinecdoche è quella fig u ra , che f e n f a a ttri­
buire nome d i una p a r te , per darlo a d u n a a l­
tra , pone una parte per un a l t r a .
Metonìa
M etonim ia « quella fig u r a , che da il nome d i
m ia.
uno de'fuoi correlativi all'altro, ponendo l'uno
p e r l'altro»
"'U tm entore p e rii tro u a to ,
o per contrario,
llpoffeffor per ilpojfeduto ,
o per contrario.
Me t o n i­
m i a .
< I/ continente per il contenti* t o , o per contrario ,
Cagion per effetto , o per
contrario\
Alla cagione accidente de
~l'effetto,
.
1
S o n o alcuni a ltr i fim plici, iquali non
trafi a l i , ma più tofio fig u ra ti meritano d i effer
ch ia m a ti, non perche la traflatione non fia f i ­
g u r a , m a perche epuefii d i figura iau an \an o :
E t quefli fono , al creder mio , gouernati dalle
due figu re fopradtuifi Sinecdoche oso M etonim i a , lequali fiotto fi uicine, che a fa tica taihor
fi Lifeiano conofiere. E t quantunque la diffe­
r e n z a loro non fa m o l to al propofito neccjjar t a , pure cUremo effer ta le , che la Sinecdoche
S E M P L I C I .
iti
non ufo un nome per uno altro , come f o la M#»
tonim ia , arife nou f i parte quafi da fe medesi­
m a ; imperoche fi pone uno per m o lti, come i l
Romano.per li Romani; la parte p e r ii tu tto ;
come il tetto per la cafa ; fai genere per la fo e ­
d e , come il ferro per la fo a d a , non fi parte dal
fo g g e tto . M a la Metonim ta riceue uno nome Metonle
per uri altro , cornei*inventore p e r ii tro va to ,™
quale e Cerere peri il g r a n o , fai pojjeffiore per il
pojjèduto quale è Vulcano Per il fuoco , e l con­
tin en te per il contenuto , quale è il cielo per al­
cuno Dio , s a la cagione per l'effetto, quale a
lo Tirale per la ferii a , e l'eff etto per la cagio­
ne , quale c t'orma per il piede y s a t alhora da
alla cagione l1accidente deli*eff e tto , come p a lli­
da m o rte .
~T)a la pro p rietà .
D al quarto tuoco le iU
Metonimia,
Luoghi degli
E pith eti é
< Dalla differenda.
Dalla amplificatione »
Dalla Diminuitone »
"Dalla traflatione *. •
E P l T H K T O e quello , che f i Aggiunge *
ad uno altro nome , . onde altrim enti appofito è
N
19«
D E* V E R B I
Epitheto, chiam ato, più Ubero a Poeti che a g li O r a to r i.
o»*de fi D a s e i principali luogh i , per mio auifo , fi può
può trai> tr a n e \ Qepith eto. Dalla proprietà del nome a
cui è aggiunto , com e, Dentes a lb i, n/wae Aienuda e Fluutj liquentes. D al quinto luogo del­
ta metonim ia , Seneflus trijìis , pallida mors :
esse in quejìi due modi è chiamato altrim enti
epitheto pei'petuo, perchefempre a cotali nomi
to ta li epitheti per proprietà fi convengono .
Dalla d ijje r e n \a , com e, d illa placida , cioè
a differenza d i q u elli, quando dicono, d illa
ir a ta . Dall!am plificatione, come, parole fa n ­
te . D a lli dim in uitone, com e, animus minu­
tus , per animo picciolo . Dalla trafiationc ,
come ne sii d e tti efem pi, d ifla p la c id a , ouero
i r a t a , imperoche Vira esse piaceuolelfifa fono
trafilati dall'animo ; esse in tu tti qnefih quattro
m odi f i può cbtam tre epitheto tem porale, per­
che è m utabile esse non perpetuo di quelli nomi
a cui s'aggiunge. Q ualunque u d ta adunque
fi troverà alcuno a d ie ttiu o , prefio al fuo nome,
effere tra tto da uno de Jopra mofirati luogh i,
potrà effer tolto per epitheto. Et perche fièno
e p ith e ti, che fi poffono dare a n o m i, esse epithe
ti che da quelli fi poffono trarre , a me parreb­
be , che tu tti quelli che fi traggono , filano da
riporre nella colonna de fim p lu i, come quefio
nome , Amore , può bavere per epitheto , nobi­
le , alto , 0 filmili temporali : esse da lui fi può
trarre quejlo epitheto amorofo, da dare , per •
d ir c o fi, Ale fia m m e . Io direi che q u elli, no­
bile 0 a lto , fufi]ero da fegnarc per epitheti
S E M P L I C I .
191
suol : Mae amorofo poi che fa r à dato per epi­
theto alle fiam m e, o ad altra cofa conueneuole,
fof]e collocato nell a prima colonna del concetto
di am ore, come fìm g lc e , non altrim enti che,
nobile osoalto , tra a debiti loro fim plici fa tto
tlf io ufficio . E' una altra maniera d i epithett che di più noci f i f a ; oso perche è ima tfieffia
cofa con l a ? en fi a f t, nel fiegutnte tra tta to di
Inifi fa r à ragionarrtento,
D a lageneratione •
D a le cofi che opera, ha
operato , ofetol operare,
Della B erifra ji, V.
Da le cotte che pofifide, e li A
poffeduto
*
<.
\ Da gli ornam enti,
^ D a g l t configuenti.
D a cofi m a n e .
Tcrìfi-afi è circunlocutione, che in luoco del Perifrasa' 9
diritto nome pone un a ltr o , of o lo , o di più uo* fa* C°**
et accompagnato, onde è chiamata ancor A ntonoma f i a .
Q y E S T À e connumerata tra le ornatiffime fig u r e , oso però è molto p o etica , ne
*UO
appo g li O ratori hauere più dt tre luoghi ;
mentre uogltamo coprire le cofe disbonefic , elPcrifiafa^
N
tj
19*
DE* V E R B I
quitte che farehbono molefie a g li a u d ito r i, •
quelle che dar ebbono g r a v e z z a a' D icen ti, Mae
¥ ~ s l Boccaccio , che f u Jfrefio Poetae in p ro fa , non
in prosa, fi haguardato d i ufi ir fu o ri delle dette tre leg­
g i infognateci da H erm ogene. Et a noi è p ia ­
ciuto per due ragioni collocarla [a b ito dopo i e pitheto , prima perche effa talhor e pofla in una
v o c e , talhor in più : in una noce come, T itid e ,
V elide, l'impio, il P arricida, Venere , o Amo­
re , o fuoco per Tam ica, in più u o c i, come ;
Il T a f or c ita Golia ruppe la f o n te , per D a u id, ,
ttgltra perche qu alhor a prefju la circunlocntion efi pone ancora il circunfiritto ,fem p re la cirCfreonJo*cunlocutioneper autorità d t Q u in tiliano e d a
quando*ce0er ^ c im a ta epitheto : Ma n o i, o f ia , o non
da effer fia appoflo il circunf r itto , hauendo rifoetto d
epìthcco temt}* >che di lei ci vorremo fir n tre , fe r à da
noi fegnata come p erifia fi. Appreffo e da f a pere , che la perifiafi di più parole alcuna uolta
end nude uerbo, alcuna uolta non ue lo inchin­
ile , C W e Ouidto nel primo ufandula intorno
a l nome divino otto v o lte , le fe t la fece fe r ifa
nerbo , Mundi fabricator , opifex reru m , mo­
derans e u n d a , R exfuperum , K edurfiiperum ,
cale f i e numen , Q u i cclefha fccptra tenet ,
Q u i uaga fu lm ina m it t i t . netti quali due u lti­
m i luoghi d nerbo e inchiufio , come un de’f uoi
com ponenti. Ma ni ff una maniera delle locu­
tioni , che feguono , poff 'ono effer ferifet uerbo
n eram en te, s a li fu detti luoghi poffono darci
m a , s a da conofcerla , s a da form arla • Ef a n
pio del primo , com e[em piice, T itid e , ma co-
S E M P L I C I.
19}
me compofio figliuolo di Ma ia . D el fecon di
fabricator del mondo . Del te r\o colui che man
da h folm ini : del quarto colui che regge il mon
d o . De! quinto lubar infigne corujcis radqs
per il fo le . Da confeguenti , aqua Uberior , •
per il m a re. Dalie vicinità Regna K abathaa
per ÌO r ie n te . Et e differenza tra la perifiafi,
esse la d e fin ttio n e , fhe la perifiafi non fo la mente rimoue da fe il circonfcrilto, ilavale fa­
rebbe manifijhfitmo , ma quello da alcuno del­
ti sii detti luoghi circutifcriuc , esse cofi i t vuole
dare ad intendere. Ma la deferìttione fi ritie­
ne tl d e fin ito , esse quello fi come non mtefio d i­
chiara , aprendo alcune proprietà della fu a na­
tura . Jmptroche fe alcuno non fapeffe che fo ff e l'Aquila y esse che io glic'l uolefii dare ad in­
tendere , rA qu ila efjere uno uccello dio echio
pofjente a riguardarci raggi d e l fo le y & d i
unghie rapacifitm e, di cotanta grand, e ^ g a ,
esse di cotal c0fium e ; in quefia dichiarai ione •
non è rimoffo il deferitto anZy necejfariamente
ui è inchiufo;cofi s'io uolefii defcriucre un g ia r ­
dino , un u iaggio , nella prim a parte del ragio­
namento hmrebbe luogo la cofa, a r i\t in qua­
lunque parte potrebbe hauer e , laquale 10 h o - .
lefit deferiuere : esse queste deferittioni per la
fua lun ghezza esse natura f i conferueranno con
le m aterie.
X
iìf
fV r o p ria ,
g ? e r C ufo de*
[c o n g iu n ti .
Da g li antecedenti.
r Da
configuenti.
j D a g li fr u m e n ti
Laorp orali.
. Tropriamente
Locutione propria è quella maniera de* conpropria”*
ftmp l k i , che per lungo ufo fi fono ufati
««a*iata ; ad accompagnare per alcuna figmficatione par
* *gura- tito la re .
Locutione p ro p ria , fa rà quella , x h e fa r à
compofia di uoci p ro p rie, o come propriet , lequali per alcuna inchiufa particola della cofirut
none non fi potrebbono feparare fienai dtflrus­
tione dt quella.
. L ocution trafilata è quella, doue alcuno, o
più de* congiunti fono t r e f o l i .
Locutione figu rata è quella, per laquale noi
uggiiamo quafi m ofirarela figu ra , oso la im a­
g in e della cofa.
V E R A M E N T E appo g li antichi quefio
I ocu^ 0 ^tiome locutione altro non fu o n a , che modo d i
ite , che fi parlare , oso modo di parla re, non fuona altro %
guifixa. (j/e un nQn j 0cf}e
à i q u d lo , che fi ha da t i
S E M P L I C I .
i 9s
cofiruttione gram m aticale. Ter ehe fe ben tro­
tteremo degli accompagfhiti, che per g ra m m a tic A i regole fi fanno , cotali non fegniremo per
accom pagnati, come 3lodare alcuno , riputar
alcuno fidare ad alcuno qualche cofa ; Im peroche per fe la gram m aticA regola f a cofi fa tte
compagnie. Er a noi affai fa r à m ettergli nella
felua de fim plici, ma mentre ci fi pareranno
avanti alcuni propri] della prima maniera, cioè
di quelli che lungamente hanno in coflume d i
accompagnarfi per fignificare alcuna cofa 3co­
me prender moglie , per m aritar f i , imperoche
in luogo di prendere 3
A tro uerbo non baureb­
be lungo , cofi facere certiorem 3che in luogo d i
jacere non f i porrebbe reddere, cofi facere con­
fitti u m , in fin e contumeliam, che ne inferre
c o m itiu m , ne facere contumeliam fi trutta in
Cicerone , cofi facere u ia m , che da noi fi dice ,
esse anco f a r luogo. In fim m a tu tti quelli che
per lunga ufa tif a fogltono accompagnarfi , per
tùli ebef i ano come 3hauer mefliert ,f a r m efìier i , o Infogno, fono locutioni propriamente pro­
prie . imperoche quefìejafeiar andare, lafciar
paffare , lafciar cantare, andare all*horto , an*
dare alla p i a f g # , non fono da fegnare per I o c h
fiorii quantunque congiunti proprij le facciano.
Im perni): quefio nome locutione, corsi ho d e t­
to, importa una certa cofa d i più che ccjhruttion
gram m aticale, ilqual più fi coglie dall'ufo 3esse
l'usa non f i può uedere, mentre ad infinite cofe
le coffr ut t ioni fi poffòno appicare 3m a ad al­
cune particolari. Quelle ancora locutionip r o N
iiij •
.
oso
DE* V E R B I
prie fi ricetteranno lienche fi ano più rim effe, le- J
quali hon fi potrebbono difiruggerc fcn\a per- '
dimento d i alcuna fo r m a , o d i particola> o d i
a ltra p a r te , quantunque [offe Sfata fa tta dal ’
iflefj'o auttore nella coflruttione, conte m etter fi
in qualche operationi, riputare alcuno da m ol- 1
to , pensare ad alcuna cof a , penftre in alcuna
cofa , lequali uel uero f e fi corrompe/fero, non
f i coglierebbe alcuna uirtù : in fontina tu tte •
quelle fi deano cogliere, che per li congiunti'
fanno uno in telletto, che fe alcuno de g li con­
g iu n ti fi diuidejj'e, non fi f n tir e b b e .
/ “•oso
L a T rafiata fe n y t riguardo fera da coglie? '
re per conofcere il Giudicio del A u tto re, im perocht nelle tr a fla te , s a nellefig u ra te , effo può
folam ente mofirare del fuo artificio a perto, s a
s a le trafiate feranno comequcfie , (egu ire lai* '
d e , fèguire biafimo , feguir pericolo, tro va r
compadrone in alcuno, accenderfi d i Amore
pervenire a n o titia , concipere amore , porget ‘
refrigerio, portar opinione sporger piacere.
La fig u ra ta cofi chiamaremo a d iffere n za
della tr a fia ta , imperocbe quafi depinge, s a s i £«ra la cofa y onde di quanto la trafiata moue
il fenfo più che la propria 3tanto più la fig u ra ­
ta l o f t , che la pro p ria .
E T benché JpcJJe uolte la trafilata venga a l
la fa ttu ra della figurata, nondimeno quefiaper
le altre giunte la accrefce in b e lle zz a . E tjù o l
erari atu° * ^
ptu da cinque predetti luocbiform are, del
onde li cu h quali i quattro prim i fono topici , onde i belli
s a sottili argomenti fi oratoritj come] poetici f i
traggo n o .
SF.M F L I
C 1.
fa
Vfempio del p r im o .
Buccina,qux medio concepìt ubraera poni «fi
E t quale è quella diurna del P etrarca.
'*
E i vaghi f l i r t i in un fofliro accoglie. ■ *
P erri oche precede alfuono oso 'al con to , che Tae
re oso lo flir to fia accolto prima , Efirn pio de*
conseguenti è , che volendo O vidio m cflrarci
d a v a n ti a g li occhi dopo il diluvio im a r i oso i
f u m i difcrefciuti penfando che i fiu m i non f i
pojjono chiamare difcrefciuti, fe alle loro ripe,
non fono ritornati p perche a l dijcrefcere corife-*
gue il rimanere dentro dalle proprie rive, dijje.
la m m are littus h a b e t, plenos capit Alveus
am nes.
r'
Flumina f uhfidunt , colles exire videntur [
Surgit hum us, crefcunt loca decrefcentibus
u n d is.
Lequah tu tte fin o tra tte da i luoghi de i coni
feg u e n ti. Dalle cagioni mafiimamente effciek
t i , hauendo a dire che la terra produceua d a
f i t togliendo le cagioni che con artificio fi f a n
produ rre, d iffc .
R afiroj; in ta tta nec ullis ;
Saucia uomeribus per fe dabat omnia teflus.
D e g li effetti è che hauendo detto il Tetrarca
Laura accogliere i uaghi f li r ti in un fo fliro ,
soggiunse quello che nel fciogherli feguiua co­
me effetto , cioè uoce ch iara, f ia u e , angelica ,
divina ; oso differenza è tra configuenti oso esa pùferéth
L .
-
•
r
r
ir
1 r
* » 1 « o n fc
/ e t t i , che i con/eguenti non fono fi ejfenttalt, gUemi se
come g li e ffe tti, perche ta li, oso non ta li poffo-%# effetti,
nofig u ir e , onde g li effetti fin o come necejjàrù.
N
y
D e g li ifru m e n ti corporali, mentre g li k u tto r i prendono per luoghi effe parti del corpo, la­
qual uirtu nel nero molto p u ò , nel f a r qua fi da
g l i occhi uedere le cofe .
C om e,
Mone/i il V ccchierel canuto esse bianco,
ìn d i trahendo poi l'antico fa tic o .
In fom m a d rizza ta la mente ad effa n a tu ra ,
quella nelle fig u ra te locutioni ci fiera ottim a,
rnacfira.
f
h M. M A R C A N T O N I O
*
L
A
M
I
N
I
O.
O t e 5 s ’ i o M. M arcantonio
mio per lettere dimofirarui la bel»
lefjtyy e*l valore del libro , liqua­
te hauete in defiderio di conufi ere:
che prenderei ferm a fp e r a n \a per me^o uoflro
tti ufiire della m i f e r ia , in che, per non abban­
donar lu i., caduto m i truouo.. Et in uero fiele
pr.efenti parole d el Magnifico M Aleffand.ro
M anzuolt compagno di tan ta fa tic a , nonni
hanno potuto di lui fa r pigliare alcuno affig­
g i o : fi come dal nobilifin io M. Filippo O bermairo ho intefo ; come le lontane m ie potranno
m ai ? Ben fio io , che effeiuto dalla prefienz<t.
uofira diuifa , l ’opra è come impofiibile per
adombramento , che fi faccia di. le i, p o te rti
m ettere in n a n zi della fina diurnita la form a
g ra n d e, esse dell'ordine l'u tilità m aggiore. Che
f e acutifinrn è de g li A tr i fienfi il uedere , co n .
f i n ddcttvfi) conofiamt»to f i ■appw A on p ti co-A
*99
f e , che tanim o per g li occhi raccoglie, m entre
ancora da g li occhi com m endate, & dentro
m an dategli fo n o . Pur per fe g u irc , in quan­
to p o trò , il unsero piacere, m i di [porrò a diflen
derni in que fi a carta ciò , che in eJJ'o libro non
m i è concefio al prefente
Sono h ornai ; se ni
v a per ut memoria; più a n n i, che con grande
d ilig e n za incominciai ad offeruareli {empii­
ci , s a copulati fila tin i , come volgari ne g l i
fpatiofi campi de più lodati antichi fc ritto ri s a
quelli fecondo Vordine dell*Alfabeto mettere in *
ftem e : ma di cofi fa tta fatica non ho ricevuto
maggior p rofitto , che! conofcere con quanti s a
quali nomi fi per pro p rietà , f i ancora per tr a f a tto n e uetbi s'accompagnino. ìlche per g ra ­
tia di efempto fi potrà comprender per quefifa
due volgari lo cution i, pofie nella lettera . A«
A bbatter fi in alcuno, onero ad alcuno. A bbai*
ter e alcuna cofa'in terra ; che dalle la tin e, f r i ­
nendo bora in v o lg a re , nonmouerò parola •
D i/o ; che quantunque le predette fiano ancora
feguite da tu tte t a l t r e , in che quefio uerbo Ab»,
battere ha luogo o tran fi ti v a , o intranfitiucU
mente ; nondimeno ciafcuna battendo fignifica­
tione diu erfit, s a in nefifuna altra cofa infieme
fim igliandofi, che nel verbo capo della locutio­
ne , par euam i ta l ordine non potere efiere pre­
f io a miniflrare la lin g u a , fe non a co lu i, che.
a quello d i continuo fofie in tcfo. P ercioche sa,,
ad alcuno nuovo nelle dette lingue fa r à hifogno
d i aprire con favella , o con f rittura uno de'
d e tti [enfi , i n quale lettere dell?Alfabeto faprà
'
p i a i tr o v a r e con q u a n te
oso
t i c h i l'b a b b ia n o u e fiito (
A .
ch e a q u e lla d e l ,
B ;
q u a li p a r o le g l i a n ­
C om e
ou ero C
p t u a lla l e t t e r a
.
/ a p ra r ip a -
F arf i ? la q u a l f a c i l i t a d t t r o v a r e v o le n d o f i c o n ­
f e t t a r e d a n o i 3f a c e v a b i f o g n o d i p o r r e d a v a n t i
i t il a m e n t e a lc u n o g r a n d e l a v o r o d i p a r t i b e n d i
J h n t e ; a c c io c h e
p e r la fu a g r a n d e Z Z f1 u
o so
i
t e f f e r o c a p e r e le f i l m i g l i a i f \ e d i t u t t e le c o f e ,
p e r la d ifiin tio n e f e n Z a e rro re
,
oso f e
p°~
oso
n \ a lu n ­
g o p e n fu m e n to e f jc r a f e n i p r e p a r a te d o n a n t i ,
p ie n e d i t u t t i q u e ' m o d i d i p a rla re d i ch e g l i
'a n t i c h i f e r i r t i f i v e g g o n o o r n a t i
.*
E v
il vero ,
c h e d a u n a p a r te h a u e u a m o la m a n ie r a in a lc u p o e d i f i c i o d a C ic e r o n e p r i n c i p a l m e n t e t e n u t a
j
D a lT a ltr a q u e lla d i M e tr o d o r o n e d o d ic i f e g n i
d e l C ie lo
>
,
d o u e tr e c e n to f e fja n ta lu o g h i f e c o n d o
i l n u m ero d e g r a d i g l i eran o fa m ig lia n f iim i
M a
u eg g en d o n e Tuna poca d ig n ità
m o lta d tffic u ltà
,
&
,
«
n e l'a ltr a
a m b e d u e fo r f è p iù a l t i
r e c i t a t i o n e , ch e a lla c o m p o f itto n e a c c o n c te ,
r i-
v o l g e m m o t u t t o ' l p e n f i e r o a lla m e r a u i g l i o f a f a ­
b r i c a d e l c o r p o b u m a tr o
.
' A u u if i tn d o f e q u e f i a è
S la t a c h ia m a ta p ic c io l m o n d o , p e r h a u e r e in f i
p a r t i , c h e co n t u t t e le co fe d e l m o n d o f i c o n fa c tio n o
,
p o te r f i a q u a lu n q u e d i q u e lle a c c o m m o ­
d a r e fe c o n d o la
m ondo
lig n ific a n ti
f u a n a tu r a
a lc u n a co fa d e l
c o n fe g u e n te m e n te le p a r o le q u e lla
, o so
.
E t co m e ch e p e r la g r a n d e u ic m i-
t a d e lle p a r ti p a r r à f o r f è a u o i a d o m b r a r f i i l lu ­
m e d e lla d ifitn tio n e
,
n o n d i m e n o f e u e d e f l e co­
m e n e l lib r o f o n o c o llo c a te , p a r e b b e u i , n o n f e n
Z [ g r a n m e r a v i g l i a , J e p a r a ta m e n te v e d e r e in
*ò t
ordine da non ufcire m ai d i mente tante arcl?e \
o conjèrue , che dire vogliam o, da riporre cia­
scuna cofa , esse cia/cun modo d i d ir e , che nel
mondo f a . E t che le parti del corpo come luo­
ghi nceuere f i poffono , ci infegna Galeno ; i lquale nell'opera chefe c e , delle pafiioni, che alle
membra dell'huomo poffono auucnirc , dice > le
parti del corpo humano da tu tti g l i antichi effere Siate chiamate luoghi. Laquale im p re ft p r i
m a che ci porga la u tilità p r e d e tta , ci conduce
fecondo il fixnto detto d i Apollini alla cognitione
d i noi Sì e fii. Et veramente nonf i che pruden­
tia habbtano g li h m m tm di cercare dottrina d i
tu tte le cofifu o ri che d i fe me definii, conciofla
cofa che quefia donerebbe efferc la prim a . H or
quale opra u f i m ai fuori delle m ani detteterno
m a fro più divina d clt huomo? certo n in n a .
Et ciòJicuraniente poffo dire nonfolam ente per
hauer con alcuna. diltgenZji corfio più uoltc il
diurno T im eo , in che Vtifone è tutto d'intorno
alfyum ano c a po con grande m eraviglia occu­
pato r le opere di Galeno fopra ciò , Arifiotele ,
Cornelio Ceffo , Marco Tullio nel fecondo
della natura de i D e si Plinto,, L .U tantio, esse
m olti a ltr i, che fopra tale fabrica con d ivin i
p en feri fono d im o ra ti. MA per effermi ancora
d a uno Eccellente Anotomif a hornai in due cor­
p i humani di membro in membro il divino m agiflero mofirato : ne fidam ente ci t paruto toso
uerfi conftderare ignudo di fu ori > esse dentro
quefio corpo, m a a certi tem pi conti cneucli a
g u f a del Vertnrmo d i Ero [erti? essedl O m di#
h o t fptto m o ,h o r fiotto uri altro uefeimento. ,
che cofi tu tti li paefi del mondo per l ’ordine della
cofinografia per noi meraviglio]àm ente fono d i­
fettiti o tu tti g li o ffici, & le conditioni dt tu tte
le perfin e; fiche cofa non può ejjer im aginata
in cielo , in aere , in te rra , m acqua , s a in
abtjfo y cl?e nel. nofiro libro non po/Ja hauer (nè­
g o p e r f e , s a per quella parte di lingua accon­
cia a renderla ni anif i f i a . JVJae prim a ch’io prò
ceda più avanti m i darò a d allegare le due lo»
cationi da noi fo p ra in ejempio a d d o tte . Dico
adunque che g li nervi d e tti o p tic i, p e rii loro
inconlramento pcfiono essere accommodato luo­
go della p rim a , s a efe n d o da g li antichi d a to
alla u o la , che e nella cani t arietta mano tu tte le
v io le n ze, onde è da alcuni a M arte fuppofia ,
cotale luogo fin z a alcuno errore potrà riceuere
la fe c o n d a . N e quefii nofert luoghi fono ta li
che per impofittone nofira qnefia o quella cofa
habbtano a lign ificare, quali erano quelli d i
Cicerone, che cofi forfè a noi J'artbbono menda­
ci , s a talhora d i loro la memoria ci potrebbe
fu g g ire ; m a o per loro natura mofir ano la f i gm ficattone , com egh occhi il vedere , g l i orec­
chi lo afeoltare, la lingua il p a rla re, t piedi il
cammare , benché talhora cotale natura habbia hi fogno di essere a p e rta , come quella delT ambi hco ; dquale perche nafeiuto l’huomo cefi­
f a dall’ufficio, che haueua di porgerli il nodrim e n to , m lui capirano per locati tu tti g li ceffam enti , s a ripofamentt dall"opere. Et il fin ifiroR en e no» effondo d irim p etto d defero,
m a collocato dalla natura alquanta più baffi -,
per dar luogo alla m ilf a , pigli era per luca*
t i tutte le cefiion i. Cofi a quella parte delle pop­
p e d e t ta da Greci M ivo: ouero t oue il /a n g u e .
J ì conti erte in L u te , fono da dare tu lle le tra*i
sform atiom , o per a u to r ità , come alla infim a
parte de g li orecchi e dato da uoi il rendere
alcuno ricordevole ; oso anco il chiamare alcu­
no in giudicio ; percioche per quefio y & p c t
quello fecondo l'outtorità d i P'linio foleua effev .
re anticamente cotal parte ficoffa , E t perfaruùpiù noto quefio thè fo r o , fra alcuno chefi prò fo n
g a voler elegantifiimdniente feriuere alla fu a
ofim ata Donna , lui comprendere da ch iarifil­
m ifo g n i, che effa lo babbi a in poca 7
1
im a , oso
mafiimamente da quello, che egli m ai non ha
potuto rammollire in parte la dureffifa fina,
Q uefio fu ggetto tiene tre principali Jenfi, liquali qualunque, leggermente nella n o fira fi-brica in trodotto,■fa p ra di fila to com e, oso tri
q u a tti modi poter d ir e . Ver ci oche effóndo p ri­
m a am m aeflrato, che per li fig n i detti? umano
volto fi può pigliare iuditio delle fecrete pafiio- ;
ni dell'animo ; egli al luogo de Ino Ito troverà ap
parecchiati tu tti ifim plici oso copulati, per Uquah tali furono, d e tti da g li a n tic h i. E t cofi
potrà a fu a /celta occupare quella parte, che g li
parrà più acconcia. Appreffo fe dtfiorrera con.
la memoria tutto il corpo humano, troverà p r e f
fio il luogo dett angine quel cerchio f i t t o uefiito.
tfilhor di nero,da Greci chiamato
et efen d o
app o lo r o j C t m t d
w jr g n frb Ì Q ,m c tM f a -
-
riamo non Stimare alcuno un nero d'un ghia,
cofi fa tto luogo g lt m in iftrerà , hauer e , o tene­
re alcuno a u d e , esse a ltriftm ili ne Vuna esse [ a l
tra lingua fegucntemente haurà imprcffa la
opinione d e g li antichi: chefe la natura hau eff e fatto [offa fe n \a midolla , quelle in tanto in ­
durir ebbono , che del tutto infiangibtli fa re b hono : perche neceffariamente f i tnchtude chi
tan ta durezza mtenerifca ; d\l luogo della m i­
dolla trotterà come potere il te r \o fe n \a orna­
tam ente dire Ma fe in vece di quefto , f e n \a
j rammollire [a ltru i du rezza , lìducffe voluto
prendere a dire; non hauer potuto rendere m an
Jueta la fie r e z z a fu a , conuerrebbe che egli f i
conduceffe non al luogo della m idolla, rna a
quello della palma della m a n o , che con quella sa
fiogliono molte fiere domefi icare menandola per
il dof i o . Tot et e homai frateRo canfiimo hauer
in pM'te comprefo con quanta fa c ilità , esse con
quanta b e lle z z a p erle membra dell'humano
corpo noi apparecchiamo [u n a esse [a ltra lin ­
g u a . cofi potefii dim ofirarvi con qual ordine
[a g ric o ltu ra , la cofmografia, esse [a ltre f acui­
tà ; percioche in quefia medefima fabrica po­
trò in brevi fiim o tempo , esse con poca fa tica ,
non folamente le p a ro le, m a ancho le cofe infie
me allogare ; esse cosa rendere una imagine d i
quel vincolo della JàpienZa , esse eloquenza d a
Socrate a g ran torto difciolto, onde la filando
bora d d irv i un'altro mio penfiero d'intorno a
quefia op era , qualunque. udendo comporre ,
esse haucndofidamente udito da me lefg n ifica »
rioni
J
^
,4
fio ri de*lu&gfyi, che fono cento fo p ra quel d i
Metrodoro , fui ch'io babbi a un poco a i tem po
d t notare lo Alfabeto , s a d i ciò empire quefia
fabrica , potrà a fuo piacere trovare in ciafcvn# \
due fe lu c , una di cofe, L'altra d ì p aroU ,
A M. A G O S T I N O
ASBIOSO*
O ri canuto lettere da uno g e n til»
Èj
8 Intorno sa cafìellano d i F riuli,rie»’
H g E l B co s a figliuolo al fuo padre f o h t
dquale per ejfere fla to a ltre v o lt# .
fiotto la no/ha d ija p lm a , mentre leggeva laicap
s a per ejfcrmi com padre, & parte de P a n im i
m ia , perciò che il rimanente fi et e noi ; m i pre»
g a flrettam ente che io g li tro vi cafa più vici»
n a , ch'io pOjJlt, a avella in che albergo ; alle»
grondo fi meco di c itilo che ha ottenuto dal pa­
dre di poter venire , onde andandomi p e r la
memoria le pa ro le, che mi dicefte di uoler cafa \
d a g e r u o t, hommi o u ifa to , che farebbe ben *‘
fa tto vin te le due parti deipari ma m ia . cioè ds
riporle amendue f it to un medefimo setto ; ac­
cio che venendo io talhora a vedere P u r a , non
la troui dalPaltra d tu ifa . fe voi mi am ate 3d i/pon etevi ad incominciare am ar cofhti : perche
m aggior piacere fare non m i p o tr e te , che effer
contento di batterlo caro nella v a fr a compa­
gnia , in qualunque modo in Bologna alberga­
to v i tro verete. ilgiotutne g e n til incorno , olert
che m obo la uofira buona natura m i rappre-'
f e n ta , è tutto gentile in fittevi e canti , s a ne! *
comporre noti f ilo la m uflca, ma latino esse uolg a re , sol che non [offe nella u ia , tnche tutto il
mondo ua cieco : in fumma è tale che degno lo
ripu tai di batterlo per uno diflu ta to r e nel nofiro Platonico T en%onero a Dio . D i Bologna ,
alle x J 11 L d i Agofto.
M. D . X XL
A
M. P I E T R O
ARETINO;
K IL infinite pruoue ha conofetu
lo Molto Magnifico.fiaitlloyildno efjere il nofiro contraffar co*
d eh ; quando, àgriffa di nim ici congiurati, a l contrario delle
nofire v o g h e g ira n o . Che non ho fa tto io per
tener fermamente uolta la m ia navicella contra
alle f i r \ e delle tempeflafe o n d e, che contra fe m pre nettatele fin o ? esse nondimeno vìnto fin co»
f r e t t o a d a ffetta r la bonaccia, veduta g ià d a l­
la ffe ra n za m ia d i vicino : essefcnon , che io m i
riparo in un tranquillo fieno per racconciate le firn,
te tu tte , e s s e per rifanar 4’un poco d i feb re i
verrei cofi bagnato esse m al tra tta to dalla fortu­
na , al ditti» Coffetto di V .S . laqual quanto io .
am i esse ojferui, ungiam o le. fa r à palefe quella
m a n o , che con la fu a compagnia fi flende uerfi
la dolcifìim a, esse [ietofifiim a natura fua : pre­
g a n d o ti a tenerm i nella fua buona g r a tta , esse.
nella defidcrata racconciliatìone con tunico M
T itiano .percioche ho più de fiderio d i f a r v e •
dere a l mondo , ch'io intendo dare alla Fortu­
n a ogni volta , ch'io le po/fi effere fnperiore,per
S E M P L I C I .
j op
battermi vietato il poter fa re il debito m io g tiìt
non ho dt viver lungamente. . p e l l e t t o .4,
A L S. A N T O N I O
C O N T I
D I
ALT A NO
DB*
$ A L V A R O L O ,
ginocchio : prego adunque V. S, s a quella d d
Signor Cornelio Frangipan da Castello : a l i quali in quejìa mut infirm ita v o g lio , che quejfia fia commune : che non habbiano a m a le , f e
d a l mio ritorno in Italia non hanno m a i rice»
fiuto mie lettere yimperoche s a le g ra v e zze d elfi
le imprefie, s a Li mala diffrofition del corpo mi;
fono s ia te fem pre d'impedimento , s a poi (p er
ueìo dire ) debilifiime giudico quelle am i/là T
clic hanno bifogno dt effer puntellate dalla fo r za ,
delle le tte re . Pompeo m i ha prima fc r k to 3s a
poi detto conia lingua delle difiefe, che V . S« h a %
fa tto per me .♦io la ringratio ben del fv o buonoanim o, s a della imprefa prefaper Thcnor mio v
Ma , s a g /i aver f ir n , s a V. S. conofcendo la
maniera de*miei Tivdi , quali ejsifi fo n o .:,a m ?
bedue le parti vanamente s a contram e , s a in.
mio favore argomentano, V . S. adunque con.
più piacevole animo Cappotti la m alignità d i,
q u elli, che m i vorrebbono lacerare ; che li lor&
fnorfi ne anseranno n a n i, oso quando m i parta dì f a r loro romper li d e n ti, non m i mancatto
d i quelli, che ad un cenno lo faranno. Ma rin­
gratto D i o , che non m i ha dato fi vendicai tua
tin tu ra , prego ancora V .S .c h e , tjuawib m i
frouerocon lei non entri in quefli ragionamen­
t i . ClyriJ}o dia k ro la diritta mente., oso a V .
5 . tutto quello che defidtrano * D i Bologna
esili. X X d i Sett. del x x x I L '
A L
M E D E S I M O .
I ! N d o io r ifo n d e r a V . S.
fa pertinente al cavallo d i M.
ìd ic l nofiro Braceie tto , ho ìn te , che egli è 7
iato mandato g ià a .
F errara : i l perche V S. è libera d i quefia
amorevole p e fo . Io fero tofio a P a d o tta , oso co
f i con la venuta m ia fatisfarò a l de fiderio m io :
ilquale non è m inor di quel d i V. S. d i vederci, .
oso teneramente abbracciarci avanti al p a rtir
nofiro„ Ìlqu al g ià e vicino yfe Dio non ci man
da m aggior impedimento . R ingratio V S.
d el fu o buon animo d'intorno a l fa tto d i Me.
Georgio t Ìlqual inuero, non hauerei m ai collota to appreffo a ltr u i, fe prima i o non bauefli
intefo il piacer fuo . Con quefio tifeio V . S.
con molte m ie , .oso humili raccom andationi.
D i Vitretta atti 19. dt Cenaro . I y j j.
A L S. B E R N A R D I N O JF RAT INoso
} A c v e A ho intefo alcune eia * j c e , che fono Siate f c r itte , esse a t I taccate a P; laseri ; lequalt erane se^ _ j g r ifi catrici d i uiolativn detta no\ sera arniona . Deh Signore M. Bernardino,poi
che non è pofithile a m etter fieno a lesfien a te
lingue, che h M td m o noi a fa r .a ltr o , che a do­
lerci della loro mala n a tu ra , esse a d attender a
conferuar inuiolahile l'amor nofiro ? lo non peri
fio ad A tro , che a poter un giorno m vfirar a V .
5. quanto io l'a m i, esse o ffe rti. Mi fcriue an­
cor Pompjlio di alcune altre cofe r ib A d e , esse
tace quella, che Cuca m i ha detto . Io ogni mo
.do debberò prima ch'io uada più a u a n ìL tl uiag
g io m io , di fa r ritorno alla p a triay esse mofirar
ad alcuno, che a torto m i f a ingiuria!-. Tn que­
fio meZo V . S. f iia fana # esse doso? ricordevole
c o y g li Mag. fu c tfra te lli, esse a m ic i. E r degni
- a nuo nome fa lu ta r la g en tile fua, Sig.V io. E t
il mio Mag. Signore Q u in to . D i cui g ià A q u a n tig io rrijo b e l l i una amorevole letterina;
esse ne rw gratio , che le piaccia ricordar fi d i m e .
Cesare piglierà la corona di ferro il d ì della C a tedra di San Pietro , (Er otti. 14, riceverà quel­
la d 'oro, essefera il giorno detta fu a n a tiv ità 9
essegiorno della vittoria contra Francia. V uoi­
m i , che V. S. non f i tro vi a tanta fefia . c h i
quanhmque Bologna fia piena d i C o r ti, esse d ì
P rin cipi, nondimeno tv haurei lan u to una ca-
mera per V . 5. alUquale m i raccomando, s a a
Maestro A d ria n o. D i Bologna adì . iti. di. Feh. '
«j-jo. Degvii ancor salutarlo Eccellente M ac(h o mio C om padre.
<
Se in quefio m e\o tieni(fi alle morii d i V . 5.
im buon s a bel cavallo , d i g ra tia lo fo g li, s a ^
tenga appreffo di fe per fino alla venuta A i T hef i o , che ferri vici/ u .
lo b o acconcio P empiito p e r Camerero d el
Cardenal di Ravenna S. D ot tifi imo , s a ricc h tftm o .
J O l T O I d a f re Signora, s a Si I gnor a m ia offertiand t f i m a . Per
j bauermi atti giorni paff'ati già due
fiate fo c a to un medefimo p ie d e , et
■per ta l cagione fla to molto male ; io non ho po­
tuto fe r i uer a m /fra lllujhe Signoria, laqital
fo la con ttetto loJfrirìto am o , s a honoro :,aif:or
chefom pre Lt imagine di leifia d a g li occhi del­
l'animo mio v e d u ta . m a perche con gra n comp afiu n eta lh o r l>o conofciuto perfona; che più
m offra d'am ar con la lingua, o con la ferittura;
che neramente non fa col cuore, s a io temendo,
f e t o d m o r a f i molto nel fa r pale fi le p a fio n i
m ie a V . S. cì/io n o n fu fi ricevuto dal fuo g iu ­
ritelo per tale ; le terrò chiufe nel petto : perch'io
uogbo più toflo languir nel mìo Jecreto ; che dar
tm minimo [affretto d ifltlio n e a quella lllu fìriffom a 3s a divina D onna, laquale io ho colloca»
p s
*
#
fa
to n e lla c im a d e lla m /a m e n t e .
A d u n q u e p o i''
ch e è p ia c iu to a ch i l'h a p o tu to f a r e , d i f a r l'a ­
!
n im o m io ( o g g e tto a u o fir a lllu fir e S ig n o r ia ;p o r
t e r ò l e r a d i c a # l tr o n c o
r o fo ,
o so
V
i
^
V . s . o so
\a n e i f i o f r ,
che
ro
non
, o so t
r a m i d e l m io a m o
{ o lc if iim o p e fo d e n tr o d e l c u o r e ,
o so f r u t t i ,
oso
a l m o n d o I n f i le r ò u e d e r
ch e n e v e r r a n n o .
E t
per *
v o r r e i , ch e o g n i le g g ie r b r in a p e r la lo »
<i
d e b i l e l / # p o te f f c o f f e m e r i p a r ti d e l d e tto fi]
i
a lb e r o
; io
i
h ta a
p e r p e tu o h o n o r e d e lla i m m o r ta i g l o r i a
j è m p r e u o p e iìfa n d o a lla lo r o d u r a b i- .
d e ll'a lt e f fia . u o f ir a ,
.
in e te rn o te (lim o n io
o so
d e lle a r d e n ù f iim e f i a m m e m i e , n a te d a l p i ù b e l
10 y
oso
d a l p iù g e n t i l f u o c o , ch e m a i a cc e n d e ffe
11 p i ù a m o r o f o f i g l i u o l o d i
Ve n e r c .
M a p r im a »
V
c h ’i o l a f c i v e d e r e a u o f i r a l l l u f i r e S ig n o r i a a l c u ­
n e d e l l e m i e c o m p o f i t i o n i d ' i n t o r n o a g l i h o ti o r y
f
fu o i
;
.
ho d e lib e r a to d i m a n d a r a v a n ti tif if x f à * fi­
n i e n t i d i q u e l l e : a c c io c h e o g n ’h o r c h e l e u e r r a n * *
n o l e t t e d e l l e f a t i c ìie m i e i n l a u d e f u d [ f i t r o v i
p iù a p p a r e c c h ia ta a d i n t e n d e r l e : ch e in v e r o
o g n i p o e m a a t l 'h o r è p i ù c a r o a c h i i o l e g g e
;
m e n tr e f i h ro u a h a u e r a jfa g g ia to d e l f iig g e tto
;
E t
p e r i n c o m in c ia r d i t o , c h e v e d e n d o i o , c h e
q u a n t u n q u e m o l t i fi. f i a n o i m p a c c i a t i p e r f i n o a
q u i d i lo d a r il n o m e
d i
L
v
c
r e
t i
A ;
non­
d im e n o a n c o r n o n h o tr o u a to f c r i t t o r , ch e f i f a p
p i a p a r t i r d a l l a a litif io n e f i u t a a l l a R o m à n a f
ch e co l f e r r o a p r ì il fu o
p e tto .
T
e n fio
,
d ifd e g n o fé
oso
u tt i c o rro n o * a d a f itm ig lia r c ta fc im a
ch e h a b b ia il d e tto
n ó m e , a q u e lla
q u e l g r a t io f o n o m e f u jjè T i e r i l e ,
oso
:
,
c o fi c o m e f
non f i m g '
*-
oso*
Ai multe lette cofe. La/cianJo io adunque d i
f r efo tte di raccertar quelle lo d i, che fono fi prò
prie di uofira Signoria zebe A tra non u b a par­
t e , esse lafciando la nobilita , esse-jfteste altre do­
t i del corpo , d e tt anim o, & della f o t u n a , lefjtèàlifoglio talhor te/Jrr'col f i o d à ìfiieì uerftQ
esse*lequ ah fono in ogni modo f u e , àftSPFfoatiA o ella tcnefjè altro nome ; vengo pur ad effo nom e per m o fra r quel che fu o ri delti f o r i t i fù o i
ho fofp/ntc in luce . So che uofira Signoria fa
chel\fu o prettofo nome m i primo fuono fu o f i grafica guadagno preffo a g li orecchi de latini.
È t Platone in quel dialogo intitolato H ip par co
diftu ta n d o molto del guadagno y & d i co lu i,
(h e del guadagno è bratnofo , poi thè tre definìtio m del guadagno diedefecondo la openione d i
alcuni apparenti fi lofofi ; mefje in luce la fu a ,
effe è u e r a . Delle quali la prim a falsar era d i
alcuni antichi d ic e n ti, che coluifoffe d ifid ero f
d i guadagno,U quale haneffe nettammo d i gua­
dagnar in cofa non degne di Si im a : L a filan da
a r a , che il bramo fo d i guadagno fu fi e colui, ilq u a l per le tifiti tubile appetito tu tte le cofe, an
àcer le m in u te, esse t i l t marauigito fornente bra­
m a f ] e , esse in quelle medefime cercaffe il g n a Augno : La terZ ji difintttone diede per la ope­
nione dà quelli, che tenevano efjer honorata cof a , in q u itti cofe cercar guadagno nelle quali
g i t I)uomini cThonor non fareblono ardiri d i f a r
g u a d a g n o . Dalle d ette tre definitioni, non
m olto d iffere n ti, nostra lllufire Signorìa comf r e t t i er può in quanto errore erano foe* Fil o f f i
a m ic h i#
%
s
j
Jj
,
j
Jj
1
[
j
1
............................................
anticir i , ìqualì ntofii fila m e n ti da quefio ne»
me guadagn o, f i davano a creder, che fojfe
cofa m alvagia & non honoreuole. i l perche
Fiatone iiuluce Socrate, dannante le predette
fa ìfifim e ^ e fn o n i: dar que f i a nera definitio­
ne } c!)e'lguadagno fu fife ogni pojjcfiione di he
^ifcTfrfmwdi s lim a , laqual alcun pojj'a acqui•
IL
[
\
r
*
* lar o con nejfuna fu a fise fa ,.c con tale Jpefit,
cIk g li rendefj'e.fru ito maggior della Jpefit.
A du n qu e, unico fojlegno de g li /p ir iti m iei ,
£*** Potfte dalle predette effe conofcer, che!
uoflro honoreuolifiimo nom e, nelqual Pinchi»de il guadagno, tiene nel Jùo hit riti ficco cofa aro
ticlrifiim a, s a piena di laude per teftm onio. d i
Socrate, s a d i Plafone : i quali fi lontanano dal
m lg o de Filofio/anti, cheV nome del guadagno
tiene a v i l e . F enfo, che uojìra nobilifirna S ignoria ancor nella uera definitiori di Fiatone
troui nella nifia alcun fojpctto di m a le , per
quelle parole ferina fpefa : ma certo, f e l t r a ria/fio della per egri) uiti cn con quefia Corte mi
desse alcuno (patio da refi?ir or ; io fa r et veder
a uojìra lllujbre Signoria la d etta definitione
effer hcncfiifitma, s a tanto uera; quant o io fon
Juo uero f e r u ito r e c h e nefjùna cofa in que fio
mondo è più uera » Et f e pur uojìra Signoria
hauejfe alcuna ombra dt j'ofpetto ; io la prego
per ta fua n o b iltà , per la Jua grandeZg^i, per
le fue incomparabili v ir t ù , degiù fivrfi m etter
tlattanti Puipparco di Fiatone, s a conofiere col
fuo c a n d id ifim o , s a al ti fim o giudicio qutild
u cn ta , ch’io d i fidero le f ia p alefc. s a tanto
a
ri
3*4
#
.
fa
dico per paffar ad altra m a te r ia , ancor che il
:
Tetrarca da alcuna non fi lontana)]e quando
1
disse, Et danno fiogua d a g n o , oso a tti dann o.
m a io m irife rb o a aprire fe c o n d o il pcttfiero
m io, al mio v e n ir , la interpretation ì/fel detto
uerfo , oso di altri filmili, aiiXì. d e g lu titi fa i fi ^
d i Vintone : atti quali c o lu i, che gitrgm rfpuo
affai in quefia tu ta conoficer del detto honoreu»
le gu ad a g n o. del qual uogfio , che per me ta n ­
to fia detto al prefente : per die /fiero tofio con
la prefentia fa r piane molte cofe, d'intorno le­
gnali per cofi brieui le tte re , oso piene d i quel
r ifle tto , che m i fi contitene 7 ne pojfo, ne deb­
bo , Varò adunque punto qui alla lignificati ori
del gu adagn o, ben pregando la incomparabi­
le uoftra cortefia , che del guadagno , che m i
par hauer fa tto detta infinita Immanità di uo­
f ir a 1
Uufire Signoria, degni confermarmi ■ogni
C\ l
parte in te g r a . che cofi come neffuna. altra Don
ua Riamai più potrà dir , ch'io per lei fif lir i ;
cofi cuor non f i troui tra g li huom ini, fìiò ià
che'l mìo,che vantare neramente fi poffa di ha­
uer guadagnato dal uoffro q u e l, ch'io penfo d i
hauer acqui/iato non per miei m eriti; ma per la
g e n tile z za del nobilifim o animo di u offra Si­
gnoria , molto più lllufire oso (filendente ; che
*-raggi fiolari non fo n o . H or pajfitndo ad al*,
tra maniera di fa r partorir al pieno nome d i
nofira lllufire Signoria cofe, che per auentura
fiatino anco naffcoje ; d ico , che nell'antica prò»,
fietica Theologia erano fe tte modi d i theologi%are : de' quali l'uno era citiam ato S i r . y-v.t
ilqual
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■ l l S"/
il qual f i fa ceva per m utatione a i lettere da le
co: per laqual (i levavano fenfi a lti f i m i ,
E t per darne a fa g g io all'alteZya -dei f u - ^
bltrm àngegno uojìro ; dalla prim a
[[parola del G encfi,iaqual da
\
gli interpreti è detta.
I N P R IN C I­
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ososi
# L e b r a ic a u fo tà fi B E ». e s J t , f i t t o * *'
intelletti f a l d a t i dallo s a i* ** *
' rito Santo fiu a te per tratta
fm u ta tio n d L lettere»
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mutando 'ii P in f» il che è molto ufate appre/Jò
gli H e b r e i. Adunque d a quelle fole lettereyehe
fono la prim^Lparola delta Bibita ,-che appreffo
g li F lebr/fe Berefit , interpretata in principiot
.
t effettate per S tr u f quefie fenterCfe , il
P À lf a r t s
N É L F . t G L I V O L . O , :JPJLIN
C I P I 0 , ; E r' ÌPÌ rtl E ’HOl C R £ A T Ó ,
C A P; O , • V t * f* r O C n o so E T ,1;I,
f A N D A M E N T O ,
H VO M O > CON
1> E, n G IL. A N D Sì
PATTO
BVOK-O »
O S ignora lltufire / 0 luce de g l i occhi dell’ani»
mo mio i non ùede uofira lìltifire Signoria > ì
miracoli che .f a r può tu n a delle fe tte maniere
della Theologiaantica ? non vede quante fin »
tenti e poffpnojpcr rinolgimcntcnto di lei t e r /
effer leuate da una fola parola ? ne ciò creda:uà
Tira Signoria effer trovato humano ; m a d ittioso
no., im per oche D auid in fp irito conobbe, wr
perfona del figliuolo di D io r che nella parola
cm Tbro della fa n ta fferittu ra fi faceam ention
dt effo f ig lim i d i D io, f i come di fopra babbi a
mo ueduto 9il perclre dtffè , I N C A P I T A
&
c
L i b r i
r i jp t y "M e s t
D s
mjr#
Ma perche mio propofito non è di aprir è
dutini mi fie ri ; tanto uoglio hauer
detto per fa r fin tir e a uofira
Vlufire Signoria 3
che; , se
per la medefi»
? ' f f
m a v ia
:•
. .
•
dot
fi ^
u o s o fi^
diurno fuo nome ho levato
Jottofcrittefiententie.
oso
I
-oso
V,
O niJ'se"
T)att'intentione dette quali lettere d'el nenie d i
L v c x E T I A , fr come appar per la d etta
dimufiraij/one , pojjono efj'er levate tu tte quefle
( I n t e n t i L a c A R A , r. 7 c b , C R E A ,
R A R
CERTA,
R J T., E ,
AITA,
C 7R A ,
A R T E,
i RATA
- c i L A C E R A , - V a lte z z a dunque uofira
V s e riguarderà u n d fn u m c n [òpraferittìalle lei
tfte dei [no nome ; cono[cera effer nero quel
ch'io dicQ:ne nego che multe altre co fe per auen
tura m n putejjcro dalle mede fin e lettere effer
■ colte : ma per fino a qui non mi ho fermio nel­
le cotKpufiùoni mie fe non d t quejie : Lequati
compofitioni quando aereranno a g li occhi, oue­
ro a g li orecchi d i uofira lllufire Signoria none
le .faranno molto lontane dedi'intélletto yf in ta r
do far mentione dt Guadagno , di Gara. d.i Ksz
ce , di C re a , d i R a ra , d i C e r ta , d i A ita , d i
Cura , d i A tra , dt R e te ,. dt A rte *, m a non ticiddio pero , che ne cura atra ,.ne le ultime
parole che fono, Irata ci lacera, babbi ano m ai
luogo ne in Va. 5. ne in m e y ne nettiferriti m iei.
H a g ià potuto ned. e re , oso concficer la nobiltà
del?ingegno uofiro , che ftn zA fa r attnjioncy f
oso accennam elo alla Romana L u cretia, il no r
me fino può partorir molte cofe , ìequali m i fo­
no oso faranno m ateria nelle compufitioni m ie,
dette quali-al prefente io non mando*, alcuna*? .
[perandò di efjerne io medefimo in Imcue Vapr
portatore. Ne a V.. S. paia tanto uno un là v ia ,
ch'io tengo : imperoche ancor appreffu i Greci'
L itofono f u molto lodato del fafieficon lttùd&
;
-s i
oso s e - ' s i * s i* o s o * •
Ai chi piaceva à lui, f r u i r fi dette le tte re del n i
mie : .esse per g /a tia di efem pi ordirò d i q u el mo *
do che usò in m i er lodar la m ogli edf-Tolotneo^
chehauea nome ccpatvoni c h e f nona c fa a tio n d i
si-oso
piente, efio col helloforteto fio lrafir\ìtandole
le tte re in quefio modo la fece d m e n fa o r /ff d a f
A* Cignone * ■
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ir.si L ochiam o adunque u p a r ti# , d i una parola
facendo d u e , leq u d h fig m fo rn o M ivlà d i Ginn on e. Et benché quefia uia. d ì Ucofione f ia
bella ? nondimeno quella dellantica hcjjratcrt.
theologiae marauigliofa: esse tanto m aggfcrA
m e n te , quanto è comprobata; d a g li oracoli de*
P ro fe ti, Ma perche m i uo io dintorno a f i p n
fon de cofe auoghendo ? certo lllufire Signora
per dar cibo: contieneuole Ala profondità del uo
Siro A tifiim o ingegno : a l qual m i duol d i non
poter giungere# perche fo r e re i,s 'io g iu g n e fifi
Ai m e rita r ancor più caro Imco nel cuor fuo**Y ìtfruche più d/ro to ? Viro certo quefio >mol
•t 'o lUufire-Signoray esse unico fjìe g n o della men
l e inut; cherfondo io giunto a quefio luogo ; m i
f u p orta ta una lettera d i uofira Signoria-: la
A io h e lé c agrande miracolo# che fcrium »
*,
\
,
#
■\
doto A lei y in quel mede finto tempo r k e ti'f ò ;
delle fu e hum anfiim e lettere.: t i gnali mi*.min
no dato maggiore f l i n t o alia compof tio n ic h e
non hanno tfagto ,tutte le p redette inventioni [ l
Deh perche fleffe ttohe non fon io tn f la to , an
Zi fottecitato dalle dolcifiim e, oso. co rte/fiim e
lettele d ì uoftra Signoria? perche la corte/è
bontà fua tal!>or conia fa p ie n tifin ta fu a m n r
^ e , oso con l i delicatifiim a fu a mano non m o Lira di tener memoria del perpetuo f im o suo?
Ma facendo ritorno a quella , che bora Ito d e t­
to , oso ritta grm i cortejìa, che in quella m i rne^
Thra \dico ch'io ricetto coti fatto il cuore la libe­
rale offerta, che Vofira Iflufre S ign oria, ha
degnato fa r m i , oso è ben ragione f i 'Camma
mia ha dato eterno albergo alla im agine., oso
atta maggior parte di V. S. che V . S. alberghi
con la cajà fu a , & fe m e d e f m a oso coiài, che
la tiene caramente dentro d i l u i . ben prego V «
.1ttufi. 5* che non mofiri quefia le tte ra # p e rfi% d y fo t perch'io l'ho fa tta certo di- cuore, oso
fe n za cerimonie > Io non u fo con perfine ama*
te ,.oso cito t r i ttmtnOf, parole di' oficane, ne :»
alcuna maniera eìaganti Tchea mc~bafia <&
firm e r fim pheem ente, oso in quei medefim o
m otto, clTio p a rlo , in fin im a To attendo pìif~
àUè cofe ctiio tfógtto d ir e , cito atte parole orna -
ir
a e fucile com pefit i otri [ c h e fioro per effer u e d u T
te d a g li occhi d id a tti , osoche defiaèrano au*T
'rar lungamente lìdie m a n i, oso nella m em oria,
d e 'L e tto ri* Frego ancor sioso rifrego Immiti
sen.
\toiente V . ìthtfì. S. degni darm i rifoofla fulrito
. chehaucrà letta quefìa lettera ; la qual, nfpofa.
certo nn dara cagione d i venir toflo alla divina
prejentta fu a , laqual prego il futJSor Dio lun'g a m e n u confer ut s a fana > s a di r-’je ricorde­
v o le > s a la qual giorno Cflnottc è. dauantjgilla
unente m ia . Supplico arfgor, che vegga uolett<ticrSebafilano mio fcd el fe r u ito r , col qual no
.Tira JllufIre Signoria può parlar UberamenJjfèf
s a a lm dar la nfoojìa : laqual io piti defilerò,
.che altra più felice cofa, che in qtteflo mondo
tn i potejfe au en ire. A Dio lllufìre , un ica, s a
sol degna d ’ogni honore : alla cortefe Immanità
téli cui tu tto bumile s a riverente m i raccoman­
d o . D i Rouano in F ra n cia .olli V .d i MaegM. D„ X X X V ,
- Tdlumilm ente f ila to la di ulna S ig n o ra fiflneura fa a compagna E farà U fu a to un cd*
ual mio dall’apportat or d i quejìa per fin o alla
ven uta m i a , lo raccomando . D a poi fc r itta ,
penfo mandar que f a lettera per un dolcif i m o
amico che uà per le poftem
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