Comunità locale e nuovo welfare
Il governo delle risorse
Piano di Zona 2012-2014
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito territoriale di Seriate
in data 14 marzo 2012
Allegato A
Piano di Zona 2012 - 2014
pianodizona2012-2014.doc
Piano di Zona 2012-2014  pag 3 di 81
Indice
Prologo provinciale .............................................................. 4
Premessa ..........................................................................22
Cap. 1 – Descrizione dell’Ambito territoriale ...........................25
 Cap. 1.1 – Dati anagrafici ...............................................25
 Cap. 1.2 – La spesa sociale dei Comuni dell’Ambito ............38
Cap. 2 – Dati di analisi e valutazione Piano di Zona 2009-2011 ..41
Cap. 3 – Programmazione....................................................47
 Cap. 3.1 – Finalità generali… ...........................................48

Cap. 3.1.1 – Finalità generale 1 ................................. 50

Cap. 3.1.2 – Finalità generale 2 ................................. 51

Cap. 3.1.3 – Finalità generale 3 ................................. 54

Cap. 3.1.4 – Finalità generale 4 ................................. 57

Cap. 3.1.5 – Finalità generale 5 ................................. 58
 Cap. 3.2 – Finalità specifiche...........................................60

Cap. 3.2.1 – Finalità specifica 1 ................................. 60

Cap. 3.2.2 – Finalità specifica 2 ................................. 61

Cap. 3.2.3 – Finalità specifica 3 ................................. 63

Cap. 3.2.4 – Finalità specifica 4 ................................. 65
Cap. 4 – Impianto organizzativo ...........................................67
Cap. 5 – I servizi a gestione associata ...................................71
Cap. 6 – Piano economico – finanziario ..................................74
Cap. 7 – Conclusioni ...........................................................77
Appendice – Normativa di riferimento....................................78
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Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 4 di 81
Prologo provinciale
PROLOGO PROVINCIALE
PIANI DI ZONA
2012-2014
Bergamo, marzo 2012
UFFICIO SINDACI
Via Gallicciolli, 4 - 24121 Bergamo - tel. 035.385383-4-5 / fax 035.385089 / Cell. 3351834092
e-mail: [email protected]
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10 ANNI DI PIANI DI ZONA
In questi anni si è assistito a una ridefinizione del concetto di welfare nel quadro costituzionale
delle competenze: dall’approvazione della Legge 328/2000, che disponeva la programmazione
di politiche sociali di Ambito, all’emanazione della Legge regionale 3/2008, che ha portato
all’accelerazione del processo di revisione e di riforma dei compiti degli Enti Locali.
Il contesto demografico, le fragilità familiari, le condizioni di precarietà occupazionale, l’impatto
della
condizione
migratoria:
sono
tutte
variabili
che
hanno
determinato
un
quadro
generalizzato di vulnerabilità, caratterizzato da una crescita esponenziale della domanda
sociale di tutela e da un continuo aumento del divario tra esigenze e possibilità di intervento;
tutto ciò amplificato, inoltre, dalla frammentazione delle risorse e degli interventi dei diversi
attori che agiscono nel sistema di protezione sociale.
In
provincia
di
Bergamo
questi
processi
hanno
interessato
sia
il
versante
della
programmazione delle politiche sociali sia il versante relativo alla loro effettiva realizzazione: a
partire già dalla prima triennalità dei Piani di Zona dei 14 Ambiti Territoriali della provincia di
Bergamo del 2002, la combinazione tra le indicazioni normative e le specificità locali hanno
dato vita ad un sistema di welfare territorialmente diversificato.
L’assunzione stessa del principio di sussidiarietà ha portato con sé dilemmi che hanno definito
esiti differenziati, derivanti da un mandato normativo non sempre chiaro e dall’adattamento
del sistema complessivo a variabilità, esigenze e capacità dei contesti locali.
La sovrapposizione di più livelli di competenza in cui responsabilità e compiti si suddividono in
uno stesso ambito di intervento, ha ampliato gli spazi della discrezionalità decisionale: il
rischio, in questa dimensione, diventa quello di sancire, dal punto di vista istituzionale, la
diseguaglianza dei cittadini.
La recente crisi economica del Paese, con il conseguente drastico ridimensionamento dei fondi
per le politiche sociali e dei trasferimenti agli Enti Locali, incide profondamente sulla
programmazione sociale dei Piani di Zona 2012-2014.
Il documento “Politiche sociali per lo sviluppo del welfare locale”, approvato dalla Conferenza
dei Sindaci il 15 dicembre 2011, indica la prospettiva di un ripensamento dell’intervento
pubblico e del ruolo delle Amministrazioni comunali nella funzione di programmazione degli
interventi
sociali
e
nel
tentativo
di
organizzare
un
welfare
territoriale
tramite
una
ridistribuzione di funzioni, compiti e spazi di autonomia decisionale tra i vari livelli istituzionali,
tecnici ed operativi.
Il prologo provinciale ai 14 Piani di Zona traduce, in una dimensione tecnica ed operativa, le
indicazioni emerse nel documento dei Sindaci, prevedendo lo sviluppo di un sistema di
protezione sociale in una cornice di senso così sintetizzabile:
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Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 6 di 81
 Comune: luogo in cui si riconosce il livello identitario del cittadino, in cui si esercita la
prossimità degli interventi, in cui si attiva il capitale sociale e relazionale del territorio
garantendo la coesione sociale della comunità locale;
 Ambito Territoriale: luogo dell’associazione dei Comuni, del raccordo e della cura della rete
sociale,
dell’individuazione
delle
priorità
di
destinazione
delle
risorse
e
della
programmazione condivisa degli interventi. E’ anche lo spazio dell’investimento sul capitale
professionale, sui processi di integrazione e del prendersi cura di situazioni complesse,
nonché della capacità di utilizzare economie di scala.
 Conferenza dei Sindaci: luogo di sintesi e di proposta di una possibile direzione provinciale
condivisa in relazione alle politiche sociali, con il fine ultimo di costruzione di un sistema di
protezione sociale in grado di garantire uniformità di intenti e prospettive nel territorio. La
Conferenza deve garantire la rappresentatività e la capacità di fare sistema dei Comuni
nello sviluppo relazionale e negoziale con gli altri attori del sistema sociale.
Nella consapevolezza di una prospettiva normativa incerta ed in continua evoluzione, emerge
la convinzione che la modalità più costruttiva per affrontare questo momento di crisi risieda
nella ricerca di soluzioni di sistema che possano garantire ai Comuni l’esercizio della funzione
pubblica e pertanto il perseguimento dell’intereresse generale.
Nell’area socio-assistenziale questo si esplica attraverso scelte che, al fine di garantire i diritti
civili e sociali dei cittadini, dovranno sempre più caratterizzarsi in termini di:
 Sistema - la costruzione di un welfare plurale necessita del contributo di molti e non potrà
essere più prerogativa di un unico Ente o Amministrazione;
 Organizzazione - le politiche territoriali per essere implementate vanno condivise tramite la
valorizzazione dell’associazione tra Comuni e quindi attraverso l’Ambito Territoriale;
 Risorse - è necessaria un’oculata qualificazione della spesa sociale complessiva dei Comuni
non potendo ipotizzare, ad oggi, un suo incremento; si aggiunge l’esigenza di includere la
valutazione delle condizioni reddituali e patrimoniali nell’accesso ai servizi.
Per trasformare in risorse economiche il capitale sociale e relazionale costruito in questi anni,
serve un insieme di processi a sostegno di un sistema che appartiene non solo ai Comuni ma
alla società tutta.
In questa direzione e come premessa generale, il prologo fotografa l’attuale situazione
demografica ed epidemiologica corredata dai dati di conoscenza dell’attuale situazione dei
servizi e delle risorse presenti nei 14 Ambiti Territoriali, nell’ottica degli interventi e della
gestione associata da questi attuati.
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Segue una sezione programmatica che definisce tre obiettivi strategici del triennio:
1. incremento della sinergia e del raccordo delle strategie e degli interventi nell’area socioassistenziale;
2. ampliamento dei settori di integrazione con i diversi attori del sistema di welfare locale;
3. reperimento di risorse aggiuntive per la sostenibilità della progettualità sociale degli
Ambiti Territoriali.
E’ indispensabile, in questa dimensione, imparare a comprendere e gestire nuove criticità e
nuovi saperi per trovare un possibile orientamento: coloro che si interfacciano ai servizi sociali
sono portatori non solo di diritti, ma anche di risorse, e in questa prospettiva la crescita e la
coesione della comunità locale sono l’oggetto centrale di impegno della funzione sociale.
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IL QUADRO DELLE CONOSCENZE

Evoluzione demografica
La popolazione presente a gennaio 2011 in provincia di Bergamo è costituita da un totale di
1.098.740 residenti, di cui 544.677 uomini e 554.063 donne (dati ISTAT 1/1/2011). Il saldo
naturale positivo (+2.795), congiuntamente ad un saldo migratorio ancor più positivo
(+8.741), ha determinato, anche nel corso del 2010, un aumento della popolazione.
La struttura demografica presenta un indice di vecchiaia pari a 121,80 con un peggioramento
rispetto all’anno precedente (pari a 114,2): tale indice rimane comunque inferiore sia rispetto
a quello di Regione Lombardia, sia rispetto a quello nazionale (entrambi pari a 141).
Fonte: Osservatorio Socio Sanitario ASL di Bergamo su dati 2010
La presenza di cittadini di origine straniera appare radicarsi sempre più: i maschi costituiscono
il 12% della popolazione maschile provinciale, le femmine il 10%. Il tasso di natalità della
popolazione straniera residente nella provincia di Bergamo (24‰ stranieri residenti) è
superiore ai corrispettivi indici regionale (20‰) e italiano (17,1‰). I tassi di fecondità delle
donne bergamasche rispetto alle donne straniere residenti sono inferiori della metà (34,6 vs
86,5).
T
a
s
s
o
n
a
t
a
l
i
t
à
Indice di vecchiaia
Fonte: Osservatorio Socio Sanitario ASL di Bergamo su dati 2010
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I dati riportati evidenziano una notevole eterogeneità del territorio provinciale rispetto a gran
parte degli indici considerati, al punto che gli Ambiti Territoriali risultano classificabili in tre
gruppi omogenei per comportamento degli indicatori demografici. Si veda in proposito il
diagramma a dispersione presentato nel grafico precedente, in cui sono riportati i valori degli
indici di vecchiaia e dei tassi di natalità per singolo Ambito.
Il primo gruppo è composto dagli Ambiti Territoriali di Dalmine, Romano di Lombardia, Valle
Cavallina, Basso Sebino, Isola Bergamasca e Valle San Martino, Treviglio, Seriate, Grumello; il
secondo gruppo da Alto Sebino, Valle Seriana Superiore, Valle Seriana, Bergamo, Valle
Imagna; il terzo gruppo dalla Valle Brembana.
Si può individuare un andamento progressivo degli indicatori, dal primo gruppo al terzo
gruppo, caratterizzato congiuntamente da una diminuzione della popolazione giovane e di
quella in età produttiva nonché da un aumento della popolazione anziana.
Nel quadro epidemiologico generale si rileva, anche a seguito dell’innalzamento dell’età, un
continuo ampliamento delle persone in condizione di fragilità, con particolare riferimento a
soggetti affetti da patologie cronico-invalidanti in forme differenziate in termini di gravità ma
caratterizzate per la gran parte da pluripatologie.
In questo contesto il concetto di cura si amplia notevolmente e aumentano sempre più le
categorie di persone portatrici di bisogni assistenziali e sociali.
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
I servizi e gli interventi
Secondo quanto stabilito dalla legge 328/00 e dalla legge regionale 3/2008, i Comuni singoli o
associati sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a
livello locale.
Di seguito sono sintetizzate le principali aree di intervento:
AREA DI
INTERVENTO
Cittadinanza
Famiglia e
minori
Disabilità
Anziani
FINALITÀ DI INTERVENTO
TIPOLOGIE DI PRESTAZIONE
Servizi sociali che si rivolgono a più tipologie
di utenti: attività generali svolte dai Comuni
e costi sostenuti per esenzioni e agevolazioni
offerte agli utenti delle diverse aree.
Pronto intervento sociale.
Segretariato sociale.
Servizio sociale professionale, sostegno al reddito,
contributi per alloggio, mensa e trasporto.
Interventi e servizi di supporto alla crescita
dei figli e alla tutela dei minori.
Sostegno educativo scolastico.
Sostegno socio-educativo territoriale e/o
domiciliare, affido.
Servizi semiresidenziali: asili nido, ludoteche, centri
di aggregazione per bambini e ragazzi, centri diurni
estivi.
Servizi residenziali: case famiglia, comunità
alloggio, appartamento.
Contributi scolastici per mensa e trasporto.
Interventi e servizi a cui possono accedere
utenti con problemi di disabilità fisica,
psichica o sensoriale
Servizio educativo domiciliare.
Sostegno socio-educativo scolastico,
accompagnamento e trasporto scolastico, voucher,
assegni di cura o buoni socio-sanitari, mensa,
trasporto.
Servizi semiresidenziali: centri diurni, soggiorni
estivi.
Laboratori protetti.
Inserimento lavorativo.
Servizi residenziali: case alloggio,residenze disabili.
Interventi e servizi mirati a migliorare la
Voucher, assegni di cura o buoni socio-sanitari,
qualità della vita delle persone anziane,
mensa, trasporto sociale, telesoccorso,
nonché a favorirne la mobilità, l’integrazione teleassistenza, fornitura di pasti e/o lavanderia a
domicilio, centri sociali e di aggregazione, soggiorni
sociale e lo svolgimento delle funzioni
estivi.
primarie.
In quest’area, anche i servizi e gli interventi a Assistenza domiciliare.
Assistenza domiciliare integrata.
favore di anziani affetti dal morbo di
Alzheimer e le prestazioni rivolte agli anziani Servizi semiresidenziali: centri diurni.
Servizi residenziali: case di riposo.
non autosufficienti.
Salute Mentale Interventi e servizi per l’integrazione sociale Inserimento lavorativo.
Sostegno al reddito.
e lavorativa.
Contributi per l’alloggio.
Residenzialità leggera.
Dipendenze
Immigrazione
Povertà e
disagio adulti
Interventi e servizi rivolti a persone
dipendenti da alcool e droghe.
Inserimento lavorativo.
Sostegno al reddito.
Contributi per l’alloggio.
Interventi e servizi finalizzati all’integrazione
Servizi residenziali: case famiglia, appartamento.
sociale, culturale ed economica degli
Inserimento lavorativo.
stranieri.
Percorsi formativi.
Interventi e servizi per ex detenuti, donne
Mensa e trasporto sociale.
maltrattate, persone senza fissa dimora,
indigenti e persone in difficoltà non comprese Inserimento lavorativo: borsa lavoro.
Servizi residenziali: dormitori,appartamenti protetti.
nelle altre aree.
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Le tipologie di intervento sopra esposte possono essere ricomprese nei cinque Livelli Essenziali
di Assistenza Sociale (LIVEAS) indicati nella L.328/00:

servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazione e consulenza
al singolo e ai nuclei familiari;

servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personali e
familiari;

assistenza domiciliare;

strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali;

centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario.
Il legislatore nazionale non ha ancora dato una definizione circoscritta dei LIVEAS per una
complessa serie di motivi, tra cui: la mancanza di indicazione rispetto all’assunzione di oneri
economici, la natura stessa delle prestazioni e servizi strettamente legati ai bisogni specifici dei
destinatari e alla loro situazione personale, la forte disomogeneità territoriale nella tipologia e
nella distribuzione dei servizi esistenti a livello locale, la mancanza di standard minimi comuni
ed infine le caratteristiche socio-demografiche della popolazione differenziate a livello
nazionale.

Le risorse
Nell’ultimo decennio, l’incremento dei bisogni della popolazione e il maggior ruolo affidato agli
enti locali dalle riforme di decentramento istituzionale hanno fatto sì che la spesa sociale
subisse un continuo incremento: per garantire gli interventi descritti nel paragrafo precedente
la spesa sociale complessiva dei 244 Comuni è infatti passata dagli 89.942.592,43€ del 2004 ai
130.351.138,53€ del 2010 che, a livello di spesa procapite si traduce in un passaggio dagli
89,60 € del 2004 ai 119,90 € del 2010.
Il dato rappresenta una media a livello provinciale che poi si differenzia nei 14 Ambiti
Territoriali. Così come rappresentato nel grafico seguente vediamo come si passi dai 2 Ambiti
la cui spesa procapite non supera gli 85€ agli ultimi tre ambiti la cui spesa procapite supera i
150€, ben oltre quindi la media provinciale.
3
media provinciale
€ 119,90
2
1
0
sino a 85
da 86 a 100
da 100 a 115 da 116 a 130 da 130 a 150
oltre 150
Grafico: Spesa pro capite per il sociale degli Ambiti Territoriali anno 2010
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A livello provinciale i servizi per i quali si investe di più sono quelli relativi a famiglia e minori,
seguiti dai servizi per disabili.
Minori-f amiglia
29,75%
Disabili
25,52%
Immigrazione
1,04%
Emarginazione
povertà
3,99%
Salute mentale
0,65%
Dipendenze 0,14%
Anziani
15,17%
Servizi sociosanitari
integrati
11,07%
Fondo di
solidarietà
1,13%
Udp
e gestione
associata
1,59%
Servizio sociale e
segretariato
9,93%
Accreditamento
0,03%
Grafico: le voci di spesa per le principali aree di intervento anno 2010
Il grafico che segue ci mostra invece i canali di finanziamento a copertura della spesa si La
spesa sociale comunale è finanziata da risorse proprie degli enti locali, da finanziamenti
pubblici (fondi nazionali e regionali) o dalla compartecipazione alla spesa da parte degli utenti.
Di seguito l’incidenza percentuale dei vari canali di finanziamento percentuale rispetto alla
spesa sociale.
Altri
Fondi Regionali
1%
Altre entrate
5,18%
Provincia
0,17%
Fondo
Intesa Nidi
1%
Utenza
10,73%
FNA
3,47%
Fondo
Intesa Famiglia
1%
FRS
7,00%
FNPS
3,18%
QUOTA COMUNI
67,92%
Grafico: canali di finanziamento a copertura della spesa sociale
Naturalmente quello presentato è il quadro a livello provinciale. Nei singoli Ambiti e Comuni la
situazione varia sensibilmente.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
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
Forme di gestione
La gestione del Piano di Zona ha avuto, dal varo della legge 328/00 ad oggi, un’evoluzione
notevole: basti pensare che nel nostro territorio si è passati da una situazione, anno 2002, in
cui la programmazione zonale era gestita da 9 Comuni capofila e 5 Comunità Montane, alla
situazione odierna, in cui i 14 Piani di Zona si sono differenziati in relazione all’eterogeneità dei
territori.
Enti gestori Piani di Zona, anno 2010
Consorzio
n. 1
Comunità
Montana n. 4
Società n. 1
Aziende
speciali n. 4
Comune n. 4
Nei vari Ambiti diversa è poi la forma di erogazione dei principali servizi. La tabelle seguente ci
da un’idea di come alcuni di questi, pur essendo presenti in tutti i 14 Ambiti abbiano forme di
erogazione totalmente diverse. La tendenza in questi anni è stata quella di incrementare la
forma associata.
Area di
intervento
Servizio
Forma di erogazione
Segretariato
sociale
Cittadinanza
Servizio sociale
professionale
Tutela minori
Minori e
famiglia
ADM
Disabili
SADH o ADH
Anziani e
domiciliarità
SAD
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Forma singola
Forma associata
Forma mista
Forma singola
Forma associata
Forma mista
N° Ambiti
(sui 14 totali)
6
3
5
4
2
8
9 Comuni
Forma singola
appartenenti a diversi Ambiti,
gestiscono il servizio di tutela
Forma associata
Forma mista
Forma singola
Forma associata
Forma mista
Forma singola
Forma associata
Forma mista
Forma singola
Forma associata
Forma mista
14
0
2
11
1
5
5
4
5
2
7
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
Le risorse impiegate
I grafici seguenti mostrano come il 24% dei 130.000.000€ spesi dai 244 Comuni bergamaschi
per le politiche sociali venga programmato e speso in forma associata mentre il restante 76%
è gestito, in autonomia, dalle singole amministrazioni comunali.
spesa a gestione
associate PdZ
€130.351.138,53
24%
€ 31.284.273,24
altre entrate 6,69%
€ 2.092.917.87
spesa a gestione comunale
trasferimenti
regionali e nazionali
48,99%
€ 15.326.165.46
quota comuni
44,32%
€ 13.865.189,89
76%
€ 99.066.865,28
Anche questi dati però si differenziano notevolmente a livello territoriale. Il grafico seguente
infatti ci mostra che solo 4 Ambiti hanno una percentuale di compartecipazione dei Comuni alla
gestione associata che si allinea alla media provinciale, per i restanti 10 la situazione è ben
diversa. Per 3 Ambiti la quota di compartecipazione si attesta tra il 10% e il 20%.
4
3
Media
provinciale
44,32%
2
1
0
0% - 10%
10% 20%
20% 30%
30% 40%
40% 50%
50% 60%
60% -70%
oltre
Grafico: Compartecipazione dei Comuni alle risorse associate del Piano di Zona anno 2010.
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Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 15 di 81

GLI OBIETTIVI Provinciali dei Piani di zona 2012-2014
Tre sono gli obiettivi strategici, per il triennio, a livello provinciale:
1. Incremento della sinergia e del raccordo delle strategie e degli interventi nell’area
socio-assistenziale;
2. Ampliamento dei settori di integrazione con i diversi attori del sistema di welfare locale;
3. Reperimento di risorse aggiuntive per la sostenibilità delle progettualità sociale degli
Ambiti Territoriali.
OBIETTIVO STRATEGICO N. 1
Incremento della sinergia e del raccordo delle strategie e degli interventi
nell’area socio-assistenziale
L’esperienza del prologo ai Piani di Zona 2009-2011 ha dimostrato che, pur avendo
incontrato criticità, la ricomposizione provinciale ha permesso di ottenere risultati su vari
fronti soprattutto nel favorire luoghi di sintesi e di ricomposizione del frammentato universo
dell’area sociale e nel restituire una maggiore uniformità e una più incisiva valenza operativa
al senso di rappresentanza provinciale anche in ottica negoziale.
AZIONE
RISULTATO ATTESO
Costruire
condizioni
logistiche,
motivazionali ed organizzative atte a
sostenere processi decisionali condivisi.
Produzione di linee guida provinciali e modelli di
lavoro uniformi per gli interventi e la lettura del
bisogno sociale.
AZIONI DI SISTEMA
Sviluppo del sistema
informativo unico per i
servizi sociali nei 14
Ambiti Territoriali e nei
244 Comuni della
provincia di Bergamo
Dotazione del software gestionale
per i servizi sociali ai 14 Uffici di
Piano
Entro il primo anno del
Piano di Zona
Dotazione del software gestionale
per i servizi sociali ai 244 Comuni
della provincia di Bergamo
Entro la triennalità
Piano di Zona
del
Accreditamento delle
Unità d’offerta sociali
Prosecuzione
del
lavoro
di
definizione ed accreditamento delle
diverse Unità d’offerta a livello
territoriale
in
una
cornice
di
uniformità provinciale
Entro la triennalità
Piano di Zona
del
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Progetti provinciali
nell’area della
marginalità sociale
Attività promozionali e
preventive a favore degli
Ambiti Territoriali
Definire, in sinergia con i 14 Ambiti
Territoriali della provincia di
Bergamo, una progettualità
complessiva ed istituzionalmente
sostenibile a favore degli interventi
di contrasto alla povertà e ai
fenomeni di grave marginalità
sociale, con particolare riguardo alle
aree di azione sviluppate dai bandi
promossi in collaborazione con la
Fondazione della Comunità
Bergamasca.
Attivazione di raccordi utili al fine di
sviluppare nei diversi Ambiti attività
di prevenzione e promozione di
iniziative a carattere sociale, anche
attraverso bandi regionali o locali
(es.: carovana per la famiglia)
Entro il primo anno del
Piano di Zona, ridefinizione
dell’accordo
con
la
Fondazione della Comunità
Bergamasca.
Entro la triennalità del
Piano
di
Zona,
la
progettualità complessiva.
Durante la triennalità del
Piano di Zona,
OBIETTIVO STRATEGICO N. 2
Ampliare i settori d’integrazione con i diversi attori del sistema di welfare
locale
In presenza di problematiche complesse non è pensabile ridurre le soluzioni all’interno di
schemi rigidi, lineari o meramente procedurali: integrare significa condividere una
rappresentazione comune delle criticità e distinguere sfere di competenza ricomponendo
possibilmente il meccanismo decisionale e il sistema dei vincoli in una dimensione di
governance condivisa dei problemi e delle possibili soluzioni.
Nell’esperienza della triennalità precedente del prologo ai Piani di Zona 2009-2011, la
capacità di integrazione e di “fare rete” con i diversi attori sociali ha consentito agli Ambiti
Territoriali di divenire gestori, per conto di altri ma su obiettivi comuni, di risorse aggiuntive
per il sistema sociale di competenza per circa 2.316.800,00 €.
AZIONE
RISULTATO ATTESO
Implementare i luoghi e le occasioni atte a
favorire
processi
d’integrazione
che
facilitano funzioni e servizi producendo
modalità
d’intervento
concordate
ed
economie gestionali.
Produrre maggiore integrazione con gli altri
attori del sistema.
Sostenere la capacità degli Ambiti Territoriali di
intercettare e gestire risorse indirizzate al
benessere sociale della comunità locale.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
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AZIONI DI SISTEMA
Integrazione area
interistituzionale
Compartecipazione: definizione
di
linee
guida
provinciale per la compartecipazione dell’utenza ai costi
delle principali unità d’offerta socio assistenziali e socio
sanitarie.
Entro
la
triennalità del
Piano di Zona
Conciliazione Tempi di vita e Lavoro: favorire i
processi condivisi attraverso la rete del Piano di Azione
Territoriale per la Conciliazione che coinvolge vari enti
appartenenti alla provincia Bergamasca proponendo gli
Ambiti Territoriali quali realizzatori delle azioni rivolte
alle comunità locali.
Durante
la
triennalità dei
Piani di Zona
Dispersione scolastica: azioni condivise per la
gestione del fenomeno della dispersione scolastica con
la regia della Provincia di Bergamo all’interno della rete
territoriale con la possibilità per gli Ambiti Territoriali di
attivare progetti individualizzati.
Durante
la
triennalità dei
Piani di Zona
Minori stranieri non accompagnati: Protocollo
d’intesa per la definizione di buone prassi in merito
all’affidamento dei minori stranieri non accompagnati e
dei minori in affidamento a stranieri regolarmente
soggiornanti
con
Prefettura,
Questura
di
Bergamo,Tribunale per i Minorenni di Brescia,Giudice
Tutelare di Bergamo e sua applicazione a valere per
tutti gli Ambiti Territoriali.
Entro il primo
anno
dei
Piani di Zona
sottoscrizione
e attuazione
Protocollo
Appalti pubblici per i servizi socio-sanitari,
assistenziali
ed
educativi:
sottoscrizione
e
applicazione Protocollo d'intesa per l'utilizzo di "buone
prassi" con la possibilità di usufruire di linee guida
condivise nonché di una commissione valutativa e di
garanzia in merito alle gare d’appalto promosse dagli
Enti Locali.
Entro il primo
anno
del
Piano di Zona
sottoscrizione
Protocollo
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 18 di 81
Integrazione area
socio-sanitaria
(di competenza ASL)
Integrazione area
sanitaria
(di competenza ASL e
Aziende Ospedaliere)
Accesso ai servizi: implementazione della rete
informativa PUOI; partecipazione ai processi di
standardizzazione della modulistica di accesso alle unità
d’offerta socio-sanitarie.
Durante la
triennalità
dei Piani di
Zona
Tutela minori: costruzione di linee guida provinciali
con l’ASL per la collaborazione degli Ambiti Territoriali
con i Consultori familiari e, in particolare, per la
definizione del ruolo dello psicologo in merito ai casi di
tutela minori.
Entro
il
primo anno
dei Piani di
Zona
Domiciliarità
e
continuità
delle
cure:
implementazione
dell’integrazione
tra
Ambito
Territoriale e Distretto socio sanitario per la gestione
della domiciliarità e della continuità delle cure attraverso
lo spazio organizzativo del CeAD (Centro per
l’Assistenza Domiciliare).
Durante
il
primo anno
del Piano di
Zona
Protezione giuridica: collaborazione per la consulenza
e la formazione rispetto alle forme di protezione
giuridica con particolare attenzione alla funzione
dell’Amministratore di sostegno con una sua estensione
a livello di Ambiti Territoriali.
Durante la
triennalità
dei Piani di
Zona
Dipendenze e Prevenzione: partecipazione alla
Commissione Prevenzione del Dipartimento Dipendenze
ASL e attivazione degli Ambiti per la promozione sul
territorio delle campagne preventive.
Durante la
triennalità
dei Piani di
Zona
Educazione alla salute e piani di prevenzione:
sostegno locale e partecipazione alle campagne locali di
promozione della salute e di stili di vita sani.
Durante la
triennalità
dei Piani di
Zona
Dimissioni protette: revisione ed aggiornamento dei
protocolli per le dimissioni protette tra ASL, Aziende
Ospedaliere, Ambiti Territoriali, con valutazione in
merito all’efficacia e alle ricadute operative sul territorio.
Entro
il
primo anno
dei Piani di
Zona
Salute Mentale e Neuropsichiatria infantile:
partecipazione agli Organismi di Coordinamento per la
Salute Mentale e per la Neuropsichiatria infantile e
dell’adolescenza al fine di implementare ed organizzare
una possibile rete territoriale di sostegno.
Durante la
triennalità
dei Piani di
Zona
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 19 di 81
Integrazione area
lavorativa
(di competenza della
Provincia di Bergamo)
Piano provinciale disabili: partecipazione degli
Ambiti Territoriali ai percorsi definiti dal Piano
provinciale disabili attraverso la presenza ai tavoli
territoriali e alla costante collaborazione con la
Provincia di Bergamo in merito alle singole azioni
intraprese.
Famiglia – Lavoro: rinnovo dell’intesa con la
Provincia di Bergamo per la gestione da parte degli
Ambiti Territoriali di un fondo per le famiglie colpite
dalla crisi economica.
Integrazione area
Terzo settore
Integrazione area
abitativa
Integrazione area
aziendale e
Organizzazioni
Sindacali
Terzo Settore: valorizzazione dei diversi settori del
terzo settore attraverso forme di coprogettazione con
le realtà delle imprese sociali territoriali e delle
organizzazioni di volontariato.
Housing sociale: prevedere lo sviluppo di azioni
condivise per lo sviluppo di una rete di servizi a favore
dei sistemi abitativi destinati a cittadini in difficoltà.
Imprese e Organizzazioni Sindacali: monitorare il
processo di costruzione di un sistema di welfare
integrativo all’interno degli accordi aziendali.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
In linea con le
scadenze del
Piano stesso
In
attesa
delle
decisioni della
Provincia
Durante
la
triennalità dei
Piani di Zona
Durante
la
triennalità dei
Piani di Zona
Durante
la
triennalità dei
Piani di Zona
Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 20 di 81
OBIETTIVO STRATEGICO N. 3
Reperimento di risorse aggiuntive per la sostenibilità della progettualità sociale
degli Ambiti Territoriali
Si assiste attualmente ad una continua diminuzione dei fondi nazionali e regionali destinati
alle politiche sociali, sommata alla riduzione dei trasferimenti agli Enti locali: la crisi che il
Paese sta attraversando non sembra essere congiunturale e nonostante gli sforzi di
valorizzazione ed ottimizzazione delle risorse, è evidente la necessità di reperire fondi
integrativi per il sostegno di progettualità territoriali già in essere e per la programmazione di
nuove azioni.
Rispetto all’operatività 2011, al sistema bergamasco vengono a mancare, dei principali
trasferimenti nazionali e regionali, circa 10.000.000,00 € per la programmazione sociale del
2012.
AZIONE
Intraprendere operazioni metodiche, condivise
anche dalla società civile e dai diversi attori
sociali, di fidelizzazione degli investitori sociali e
di
fundraising
come
strumento
di
consolidamento
della
cultura
della
partecipazione e della donazione.
RISULTATO ATTESO
Iniziative che riescano a raccogliere almeno
1.000.000,00
€
per
sostenere
la
progettualità degli Ambiti Territoriali.
L’azione trasversale a sostegno dei tre obiettivi qui definiti si sostiene con una costante attività
di formazione con le diverse agenzie del territorio ed in particolare con l’Assessorato alle
Politiche Sociali e Salute della Provincia di Bergamo.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Prologo provinciale - Piano di Zona 2012-2014  pag 21 di 81
La responsabilità politica istituzionale della realizzazione di tali obiettivi, in un’ottica sovra
comunale e provinciale, è affidata al Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e ai Presidenti
delle Assemblee Distrettuali dei Sindaci degli Ambiti Territoriali con il supporto della Consulta di
Orientamento L.328/00.
La traduzione tecnico-operativa e il raggiungimento degli obiettivi sono assegnati all’Ufficio
Sindaci e ai Responsabili degli Uffici di Piano, le cui modalità di funzionamento e raccordo sono
già state definite nel Regolamento specifico.
Il quadro delle azioni previste ha un orizzonte triennale; la sua sostenibilità economicooperativa, ad oggi, è però garantita solamente per l’anno 2012.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 22 di 81
Premessa
Verifica PdZ
2009-2011
La progettazione sociale dell’ambito di Seriate per il triennio
2012-2014 ha preso avvio da un rigoroso lavoro di analisi e
valutazione degli esiti del precedente Piano di Zona, che ha
evidenziato le aree di miglioramento da perseguire ed i risultati
da consolidare. L’individuazione delle aree strategiche di
intervento ha tenuto altresì conto delle indicazioni espresse dalle
linee di indirizzo regionali per la programmazione sociale (D.G.R.
n. IX/2505 del 16 novembre 2011), finalizzate a costruire un
sistema di welfare che valorizzi la centralità e la responsabilità
della persona e della famiglia.
La famiglia
La realizzazione del nuovo welfare necessita anzitutto
dell’assunzione di un orientamento culturale che sposti
l’attenzione dall’offerta alla domanda e che miri alla costruzione di
politiche integrate e sussidiarie a partire dalla famiglia, nodo
centrale delle politiche sociali regionali.
Nuovo welfare
Le strategie per la costruzione del nuovo welfare richiedono che la
programmazione locale:
Riferimenti
regionali: equità,
cura, pari
opportunità, reti
familiari
•
si connetta in modo coerente ed efficace con i processi di
riforma in corso di attuazione;
•
integri il più possibile le politiche pubbliche a livello di ambito
territoriale;
•
si connoti fortemente in termini di conoscenza, ossia
competenza nella lettura e analisi del territorio e del suo
capitale sociale, e di sostenibilità, cioè di capacità di costruire
interventi che permangono nel tempo. Si tratta di connettere
risorse, attori implicati e responsabilità condivise secondo un
modello reticolare nel quale l’ente locale svolga un ruolo
promozionale, facilitando la creazione di condizioni che
agevolino la partecipazione dei diversi soggetti alla
progettazione e realizzazione dei servizi.
La programmazione di ambito ha inoltre tenuto conto delle
indicazioni in merito alla realizzazione di interventi integrati a
favore della famiglia (D.G.R. n. IX/2055 del 28 luglio 2011), che
evidenziano quali ambiti prioritari di intervento:
1. Equità economica e revisione dell’ISEE nell’accesso ai servizi e
nella determinazione della compartecipazione dell’utente:
verrà sperimentato il Fattore Famiglia Lombardo, un modello
di valutazione delle situazioni familiari che non tiene conto
solamente della situazione patrimoniale e reddituale, ma
anche dei carichi di cura familiari;
2. Lavoro di cura familiare: interventi sulla disabilità e non
autosufficienza attraverso il rafforzamento dei servizi
territoriali per la cura della non autosufficienza e della
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 23 di 81
cronicità, l’assistenza territoriale, la realizzazione di nuove
unità di offerta per le cure intermedie e di low care;
3. Pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro; sia per
quanto concerne lo sviluppo di buone prassi di welfare
aziendale sia per quanto concerne la realizzazione di azioni di
sistema e specifiche sulla conciliazione famiglia-lavoro;
4. Valorizzazione delle reti associative familiari e del terzo settore
al fine di costruire rete con una pluralità di attori, pubblici e
privati, posti a diversi livelli territoriali e di governo, attraverso
relazioni concertative, non gerarchiche.
In considerazione delle linee di programmazione regionale, dei
risultati emersi dalla valutazione, delle priorità espresse dai
decisori politici, il sistema di welfare dell’ambito di Seriate si
prefigge il perseguimento delle seguenti finalità:
•
passaggio dalla logica dell’offerta a quella della domanda;
•
protezione delle persone più fragili;
•
rafforzamento della comunicazione e integrazione della rete;
•
promozione di modalità uniformi di accesso ai servizi;
Nell’intraprendere il percorso delineato abbiamo acquisito i
contributi di luoghi di elaborazione e confronto provinciali, quali il
Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci (CdRS), la Provincia di
Bergamo con i suoi gruppi d’elaborazione e formazione, l’ASL con
i suoi differenti ed articolati spazi di confronto, altri luoghi di
rappresentanza. In particolare segnaliamo il ‘Prologo ai piani di
Zona 2012-2014’ (CdRS e Ufficio Sindaci), il ‘Documento di lavoro
per i piani di zona 2012-2014’ (gruppi coordinati dalla Provincia di
Bergamo), il documento ‘La pratica della prevenzione: indicazioni
operative per la programmazione dei Piani di Zona 2012-2014’
(ASL di Bergamo), il documento ‘Osservazioni e orientamenti per i
piani di zona 2012-2014’ (Coordinamento provinciale delle
comunità alloggio e delle reti familiari).
La programmazione di ambito delinea delle linee generali, che
rimandano alla necessità di progettazioni esecutive - relative ai
diversi ambiti d’intervento - governate dagli organi politici e
tecnici dell’Ambito e aperte, in modo sistematico e continuativo,
ai contributi del territorio. La declinazione puntuale e la
realizzazione degli interventi del piano richiedono un significativo
investimento nella governance e nella manutenzione della rete,
strumento privilegiato che garantisce, in una logica di coprogettazione, il coinvolgimento di tutte le forze vive delle nostre
comunità.
Questa programmazione deve obbligatoriamente confrontarsi con
dei vincoli di contesto e di risorse che vedono oggi gli enti locali
in significativa difficoltà. È tuttavia necessario guardare ad un
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Finalità
Riferimenti
provinciali
Piano di Zona 2012-2014  pag 24 di 81
La gestione
associata
Il governo del
territorio
Tra autonomia e
corresponsabilità
Il nostro welfare
orizzonte più lontano, delineando con coraggio i possibili percorsi
futuri. Ciò significa verificare le condizioni nel prossimo triennio
per una gestione associata più marcata, caratterizzata da regole
comuni e, con la giusta gradualità, da gestioni associate dei
diversi servizi ora in capo ai singoli Comuni. Tutto questo deve
avvenire nel rispetto delle singole autonomie, che devono essere
non solo salvaguardate ma valorizzate.
L’instabilità di questo periodo, determinata in particolare dalla
contrazione delle risorse economiche, determinano uno scenario
di difficile governo. Nonostante questo, riteniamo che il Piano di
Zona possa e debba essere uno strumento per leggere il
territorio, approfondire le conoscenze, definire le priorità e le
alleanze; ciò al fine di agire quella funzione di governo
intercomunale in grado di operare le migliori scelte possibili, con
responsabilità e lungimiranza, per i cittadini.
La strategia di azione resta quella di garantire un equilibrio tra il
valore aggiunto della programmazione associata, in una logica di
corresponsabilità, e il rispetto delle prerogative di ciascun
Comune, coniugando l’autonomia dei Comuni e la vocazione
associata dell’Ambito.
L’esito finale è un welfare locale, istituzionale,
territoriale e
sussidiario, che consenta di connettere visioni, soggetti e
responsabilità differenziate, e che sappia coniugarli con le risorse
disponibili per lo sviluppo della persona, della famiglia e della
comunità.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 25 di 81
Cap. 1 – Descrizione dell’Ambito territoriale
Cap. 1.1 – Dati anagrafici
L’Ambito territoriale di Seriate si colloca nella fascia est della
provincia di Bergamo a ridosso del comune capoluogo. Costituito
da 11 Comuni, che si configurano in modo molto diverso tra loro
per dimensioni e caratteristiche (dai 24.297 abitanti di Seriate ai
2.326 abitanti di Torre de’ Roveri – tab. 1), rappresenta una
realtà socio economica, urbanistica e demografica complessa e
diversificata, attraversata da un vivace processo di evoluzione e
crescita.
Il territorio, non particolarmente ampio, si conferma densamente
abitato con una media nettamente superiore a quella provinciale
(graf. 1).
Tab. 1 – Popolazione dei Comuni dell’Ambito territoriale di Seriate al 31.12.2009 e al
31.12.2010 (Fonte Comuni dell’Ambito - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Altitudine Superficie
m.
kmq
Albano S.Alessandro
243
5,3
Bagnatica
220
6,3
Brusaporto
255
5
Cavernago
199
7,5
Costa di Mezzate
218
5,1
Grassobbio
225
8,3
Montello
229
1,7
Pedrengo
262
3,6
Scanzorosciate
279
10,8
Seriate
247
12,4
Torre de' Roveri
271
2,7
Media 240 m.
Totale Ambito
68,7
Comuni Ambito
Abitanti
2009
8.001
4.119
5.250
2.340
3.326
6.252
3.173
5.622
9.767
23.877
2.320
74.047
Abitanti
2010
8.075
4.190
5.354
2.450
3.369
6.322
3.253
5.777
9.843
24.297
2.326
75.256
% ab. su
tot. Ambito
10,7%
5,6%
7,1%
3,3%
4,5%
8,4%
4,3%
7,7%
13,1%
32,3%
3,1%
1098,15
1200
1000
403,52
600
415,70
201,20
400
200
0
Ambito di
Seriate
Provincia di
Bergamo
Regione
Lombardia
Italia
La struttura demografica del territorio, descritta nelle tabelle e nei
grafici seguenti, evidenzia come l’Ambito di Seriate conferma una
costante crescita della popolazione. La presenza sul territorio di
insediamenti produttivi, infrastrutture, servizi sanitari e territoriali
e la vicinanza con la città capoluogo, ha una discreta capacità
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Famiglie: 29.995
Abitanti al 31.12.2010
Torre de'
Roveri
3%
Albano
S.Alessandro
11%
Bagnatica
6%
Seriate
32%
Brusaporto
7%
Cavernago
3%
Costa di
Mezzate
4%
Grassobbio
9%
Scanzorosciate
13%
Pedrengo
8%
Montello
4%
100%
Graf. 1 – Densità demografica per kmq al 31.12.2010 (Fonte Comuni dell’Ambito elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
800
Gli abitanti al
31.12.2010: 75.252
Densità
demografica:
1.095,42 ab/Kmq
Piano di Zona 2012-2014  pag 26 di 81
attrattiva con
popolazione.
l’effetto
di
concorrere
all’aumento
della
In particolare nel grafico seguente risalta il fatto che il trend di
crescita della popolazione negli ultimi 10 anni è quasi
perfettamente lineare (graf. 2).
Graf. 2 – Serie storica della popolazione residente nel periodo 2001-2010 (Fonte Comuni
dell’Ambito - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
78.000
76.000
Trend di crescita
2001-2010:
+ 18,8%
74.000
72.000
70.000
68.000
66.000
64.000
62.000
60.000
58.000
56.000
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Si evidenzia che in tutti i comuni dell’Ambito si registra una
variazione positiva, anche se con un intervallo tra il valore più
alto e quello più basso quasi otto punti percentuali (vedi graf. 3).
In particolare la crescita percentuale più alta si è verificata nei
Comuni medio piccoli posti a sud-est quali Cavernago (+9,3%) e
Montello (+6,4%). Mentre la maggior parte dei comuni si
assestano su una percentuale di crescita tra il 2% e il 4%.
Graf. 3 – Variazione percentuale della popolazione residente nel triennio 2008-2010 nei
Comuni dell’Ambito (Fonte Comuni dell’Ambito - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Cavernago
Montello
Costa di Mezzate
Brusaporto
Pedrengo
Seriate
Albano S.Alessandro
Bagnatica
Scanzorosciate
Torre de' Roveri
Grassobbio
0%
2%
4%
6%
8%
10%
Il Bilancio Demografico riporta, quindi, un saldo positivo che
conferma le dinamiche degli ultimi anni, con una prevalenza del
saldo migratorio rispetto al saldo naturale che mostra in modo
evidente non solo il contributo degli stranieri ma anche la mobilità
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 27 di 81
interna diretta verso il nostro Ambito (tab. 2).
Tab. 2 – Bilancio demografico anni 2009 e 2010 (Fonte ISTAT e Comuni dell’Ambito)
Bilancio demografico 01.01.2010 Bilancio demografico 01.01.2011
Pop. inizio anno: 72.577
Pop. inizio anno: 74.047
nati
935
morti
521
immigrati emigrati
3.607
2.539
saldo naturale
414
Stranieri
minori stranieri
morti
518
saldo naturale
377
saldo migratorio immigrati emigrati saldo migratorio
1.068 3.842
3.010
832
Pop. Fine anno 74.047
di cui:
in età 0-14 anni
11.988 16,2%
in età 15-39 anni 25.369 34,3%
in età 40-64 anni 25.891 35,0%
in età da 65 anni 10.799 14,6%
Minorenni
nati
895
Pop. Fine anno 75.256
di cui:
in età 0-14 anni
12.599 16,7%
in età 15-39 anni 24.551 32,6%
in età 40-64 anni 26.911 35,8%
in età da 65 anni 11.195 14,9%
14.633
19,8%
Minorenni
7.500
1.943
10,1%
2,6%
Stranieri
minori stranieri
Tasso var. popolazione
2,0%
14.670
19,5%
8.228
2.182
10,9%
2,9%
Tasso var. popolazione
1,6%
Particolarmente interessante è la strutturazione demografica che
mostra la distribuzione della popolazione per le diverse classi
d’età (graf. 4 – tab. 3).
Graf. 4 – Piramide delle età riferita alla popolazione residente al 01.01.2011 (Fonte ISTAT elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
classi
di età
maschi
femmine
00-04
2.202
2.218
4.420
05-09
2.213
2.003
4.216
10-14
2.042
1.921
3.963
15-19
1.874
1.689
3.563
20-24
1.936
1.850
3.786
25-29
2.306
2.276
4.582
30-34
3.014
2.810
5.824
35-39
3.577
3.219
6.796
40-44
3.460
3.153
6.613
45-49
3.246
3.117
6.363
50-54
2.596
2.539
5.135
55-59
2.215
2.143
4.358
60-64
2.156
2.286
4.442
65-69
1.603
1.704
3.307
70-74
1.433
1.620
3.053
75-79
926
1.244
2.170
80-84
555
974
1.529
>=85
299
837
1.136
37.653
37.603
75.256
Totale
totale
Tab. 3 – Popolazione residente
al 01.01.2011 (Fonte ISTAT).
In particolare la piramide delle età, riportando l’incidenza di
ciascuna classe d’età quinquennale distintamente per sesso (graf.
4), mette in evidenza il peso delle classi d’età più giovani, di
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 28 di 81
quelle lavorative e degli anziani, tra i quali si registra sempre più
una netta prevalenza delle donne sugli uomini, dovuta alla
maggiore longevità dei soggetti di sesso femminile.
I grafici che seguono confrontano la distribuzione della
popolazione degli Ambiti della provincia di Bergamo per età
attraverso un diagramma ternario, dove la struttura per età viene
sintetizzata in tre soli parametri: % di bambini (0-14 anni); % di
adulti (15-64 anni) e % di anziani (65+ anni), che segmentano le
tre altezze di un triangolo equilatero, così che la configurazione di
ciascun Ambito è identificata da un punto all’interno dello spazio
così costruito (graf. 5).
Il diagramma ternario offre una descrizione sintetica e completa
dei valori numerici comunemente usati per descrivere la struttura
demografica della popolazione degli Ambiti considerati, in quanto
le tre percentuali precedenti si combinano tra loro per definire i
principali indicatori di struttura (indice di carico sociale, indice di
vecchiaia).
100%
25%
%
Provincia
62
,5%
0%
Graf. 5 – Diagramma ternario distribuzione della popolazione per sesso ed età della
popolazione residente al 01.01.2011 (Fonte ISTAT - elaborazione a cura di Antonio
Rinaldi).
Ambiti
10
20
%
90%
80%
40
%
70%
67
,5%
30
%
20%
%
60%
50
50%
V.Cavallina
70
V.Seriana
30%
Alto Sebino
Seriate
Romano di L.dia
Isola Bergamasca
Treviglio
%
15%
20%
Dalmine
Basso Sebino
72
,5%
60
%
Grumello
V.Imagna
%
40%
V.Seriana e Scalve
80
V.Brembana
%
Bergamo
90
0%
10%
77
,5%
10
Distribuzione
della popolazione
per età
0%
,5%
12
,5%
17
,5%
22
,5%
27
0%
%
%
10
20
%
30
%
%
40
50
%
%
60
%
80
70
%
%
90
0
10
10%
I diagrammi seguenti descrivono la collocazione di ciascun
Ambito, dove le dimensioni dei cerchi sono proporzionali alle
dimensioni demografiche, mentre i colori indicano i saldi migratori
(graf. 6).
In particolare vengono evidenziate le percentuali dei bambini, che
vanno dal 13,7% dell’Ambito di Bergamo al 17,2% dell’Ambito
della Val Cavallina (graf. 7), degli adulti dal 63,7% dell’Ambito di
Bergamo al 68,6% dell’Ambito di Romano di L.dia (graf. 8) e degli
anziani, dal 14,6% dell’Ambito di Grumello del Monte al 22,6%
dell’Ambito di Bergamo (graf. 9). La differenza tra i valori minimo
e massimo indicano, quindi, come la composizione della
popolazione negli Ambiti non è omogenea, ma rispecchia le
peculiarità dei singoli territori, che vanno lette anche in rapporto
al saldo migratorio.
Da una parte, Bergamo si identifica come l’Ambito con la struttura
demografica più pesante: pochi bambini e molti anziani, seguito
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 29 di 81
da vicino dagli Ambiti delle Valli; dall’altra, tutti gli altri Ambiti,
Valle Cavallina, Grumello e Seriate su tutti, mostrano una
struttura decisamente più giovane. I saldi migratori sono tutti
positivi ma le differenti intensità (rappresentate in ordine
crescente da verde chiaro, verde scuro e azzurro) segnalano
pochi movimenti verso le Valli, e una forte capacità attrattiva
nell’Ambito di Bergamo e poi in quello di Seriate e nell’Isola
Bergamasca.
67
,5%
25%
62
,5%
Graf. 6 – Diagramma ternario distribuzione della popolazione per sesso ed età della
popolazione residente negli Ambiti al 01.01.2011 (Fonte ISTAT - elaborazione a cura di
Antonio Rinaldi).
20%
V.Cavallina
Grumello
V.Seriana
15%
Dalmine
Basso Sebino
Seriate
Romano di L.dia
Isola Bergamasca
Alto Sebino
72
,5%
V.Imagna
Treviglio
V.Seriana e Scalve
V.Brembana
77
,5%
Bergamo
10%
,5%
12
,5%
17
,5%
22
,5%
27
La percentuale di bambini
(soggetti in età 0-14 anni) va
dal 13,7% dell’Ambito di
Bergamo al 17,2% dell’Ambito
della Valle Cavallina.
La
differenza
tra
valore
minimo e valore massimo è di
poco
più
di
3
punti
percentuali.
Nel diagramma ternario è
rappresentata dall’altezza dei
cerchi rispetto al vertice in
alto.
67
,5%
25%
62
,5%
Graf. 7 – Percentuale di bambini (età 0-14 anni) nella popolazione degli Ambiti al
01.01.2011 (Fonte ISTAT - elaborazione a cura di Antonio Rinaldi).
20%
V.Cavallina
Grumello
15%
Alto Sebino
Seriate
Romano di L.dia
Isola Bergamasca
,5%
V.Seriana
Dalmine
Basso Sebino
72
V.Imagna
Treviglio
V.Seriana e Scalve
V.Brembana
77
,5%
Bergamo
10%
12
,5%
%
,5%
%
,5
17
22
,5
27
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 30 di 81
67
,5%
25%
62
,5%
Graf. 8 – Percentuale di adulti (età 15-64 anni) nella popolazione degli Ambiti al 01.01.2011
(Fonte ISTAT - elaborazione a cura di Antonio Rinaldi).
20%
V.Cavallina
Grumello
15%
Seriate
Romano di L.dia
Isola Bergamasca
Alto Sebino
%
V.Seriana
Dalmine
Basso Sebino
72
,5
V.Imagna
Treviglio
V.Seriana e Scalve
V.Brembana
77
,5%
Bergamo
10%
La
percentuale
di
adulti
(soggetti in età 15-64 anni) va
dal 63,7% dell’Ambito di
Bergamo al 68,6% dell’Ambito
di Romano di L.dia. La
differenza tra valore minimo e
valore massimo è di quasi 5
punti percentuali.
Nel diagramma ternario è
rappresentata dall’altezza dei
cerchi rispetto al vertice a
destra.
Le
stesse
altezze
rappresentano anche l’indice di
carico sociale: una percentuale
di adulti del 67,5% corrisponde
a un indice di carico sociale del
48,1%.
,5%
,5%
,5%
12
17
22
,5%
27
La percentuale di anziani
(soggetti in età 65+ anni) va
dal 14,6% dell’Ambito di
Grumello del Monte al 22,6%
dell’Ambito di Bergamo.
La differenza tra valore minimo
e valore massimo è di quasi 8
punti percentuali. Quindi la
percentuale di anziani è quella
che è capace di discriminare di
più gli Ambiti.
Nel diagramma ternario è
rappresentata dall’altezza dei
cerchi rispetto al vertice a
sinistra.
67
,5%
25%
62
,5%
Graf. 9 – Percentuale di anziani (età + 65 anni) nella popolazione degli Ambiti al 01.01.2011
(Fonte ISTAT - elaborazione a cura di Antonio Rinaldi).
20%
V.Cavallina
Grumello
15%
Alto Sebino
Seriate
Romano di L.dia
Isola Bergamasca
,5%
V.Seriana
Dalmine
Basso Sebino
72
V.Imagna
Treviglio
V.Seriana e Scalve
V.Brembana
77
,5%
Bergamo
10%
12
,5%
%
,5%
%
,5
17
22
,5
27
Infine, nel grafico seguente viene rappresentata l’evoluzione
demografica dell’ultimo decennio (graf. 10). Sono, infatti,
rappresentati gli spostamenti intervenuti in ciascun ambito dal
2000 al 2010. Per tutti quanti è evidente lo spostamento a destra,
indice di un generale invecchiamento misurato dall’aumentare
della percentuale degli anziani. Per quasi tutti, inoltre (eccezion
fatta per l’Alta Valle Seriana – Val di Scalve e la Valle Brembana),
si osserva anche un moderato spostamento verso l’alto, segno di
un leggero innalzamento nel peso delle classi di età più giovani.
Insieme questi due trend comportano però un forte aumento
dell’indice di carico sociale, dovuto alla riduzione della percentuale
dei soggetti in età produttiva.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 31 di 81
,5%
Graf. 10 – Evoluzione demografica nella popolazione degli Ambiti dal 200 al 2010 (Fonte
ISTAT - elaborazione a cura di Antonio Rinaldi).
Ambiti di:
1. Bergamo
2. Dalmine
3. Seriate
4. Grumello
5. Valle Cavallina
6. Basso Sebino
7. Alto Sebino
8. Valle Seriana
9. Valle Seriana e Scalve
10. Valle Brembana
11. Valle Imagna
12. Isola Bergamasca
13. di Treviglio
14. Romano di Lombardia
67
,5%
62
25%
20%
5
3
6
7
,5%
14
12
9
10
77
,5
%
1
13
72
8
15%
4
2
11
10%
12
,5%
,5%
%
,5%
17
22
,5
27
Si conferma che l’Ambito di Seriate ha una popolazione
strutturalmente più giovane della media provinciale, con un
numero medio di componenti per famiglia pari a 2,5 persone.
I dati relativi alla popolazione possono fornire alcuni indicatori
significativi per dare un’immagine sintetica del quadro
complessivo di partenza, al fine di effettuare una analisi
territoriale utile per impostare le azioni del prossimo triennio. La
dinamica demografica, infatti, risulta maggiormente significativa
se confrontata con gli indici provinciali, regionali e nazionali.
Nell’Ambito di Seriate si conferma una situazione con un tasso di
natalità leggermente più alto e un tasso di mortalità
significativamente più basso rispetto alla media, pertanto questo
indicatore combinato con il saldo migratorio, entrambi positivi,
evidenzia e conferma un trend di crescita costante come per il
triennio precedente (tab. 4 – graf. 11).
Tab. 4 – Indicatori demografici relativi agli indici di natalità e mortalità al 01.01.2011 (Fonte
ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Popolazione
residente al
01/01/2011
Ambito di Seriate
Provincia di
Bergamo
Regione
Lombardia
Italia
Indice di natalità
Indice di mortalità
Indice di
crescita
naturale
nati vivi*1000/pop.totale
decessi*1000/pop tot
indice di natalitàIndice di mortalità
11,9
6,9
5,0
10,7
8,2
2,5
9,9
9,1
0,8
9,3
9,7
-0,4
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Numero medio di
componenti per
famiglia:
Ambito: 2,5
Provincia: 2,4
Regione: 2,3
Italia: 2,0
Piano di Zona 2012-2014  pag 32 di 81
Graf. 11 – Confronto tra gli indici di natalità e mortalità al 01.01.2011 (Fonte ISTAT elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
11,9
12,0
10,7
10,0
9,9
8,2
9,3
9,1
9,7
6,9
8,0
5,0
6,0
4,0
2,5
2,0
0,8
0,0
-0,4
-2,0
Ambito di
Seriate
Provincia di
Bergamo
Indice di natalità
Regione
Lombardia
Indice di mortalità
Italia
Indice di crescita naturale
La tendenza demografica sopra descritta riesce in parte a
contenere il fenomeno del progressivo invecchiamento della
popolazione che a livello nazionale è ormai rilevante.
Nelle tabelle e nei grafici che seguono vengono illustrati alcuni
indicatori demografici relativi alla struttura per età della
popolazione che mostrano il fenomeno che caratterizza l’Ambito di
Seriate rispetto alla provincia di Bergamo, alla Regione Lombardia
e all’Italia.
Graf. 12 – Indicatori demografici relativi alla struttura per età riferiti alla popolazione
residente al 01.01.2011 (Fonte ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
0,0%
0-14 (%)
15-39 (%)
Ambito di Seriate
40-64 (%)
Provincia di Bergamo
≥65 (%)
6,5%
6,8%
5,0%
4,7%
3,5%
20,3%
17,8%
14,9%
14,2%
10,0%
14,0%
15,0%
15,5%
20,0%
20,1%
35,3%
36,1%
35,8%
30,3%
25,0%
29,6%
30,0%
30,9%
32,6%
35,0%
35,8%
40,0%
16,7%
Indicatori
demografici: una
popolazione
giovane
≥80 (%)
Regione Lombardia
Italia
Graf. 13 – Indicatori demografici relativi al tasso di incidenza della popolazione infantile (0-4
anni) e minorile (0-17 anni) al 01.01.2011 (Fonte ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di
Piano).
20,0%
19,5%
18,0%
18,4%
16,0%
16,8%
16,9%
14,0%
12,0%
10,0%
8,0%
6,0%
4,0%
5,9%
5,4%
5,0%
4,7%
2,0%
0,0%
Ambito di Seriate
Provincia di
Bergamo
Tasso di incidenza Pop. Infantile (0-4)
Regione Lombardia
Italia
Tasso di incidenza Pop. Minorile (0-17)
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 33 di 81
Tab. 5 – Indicatori demografici relativi al peso della popolazione anziana rispetto alla
popolazione complessiva al 01.01.2011 (Fonte ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di
Piano).
Indice di
vecchiaia
Indice di
invecchiamento
Indice di carico
sociale negli
anziani
popolazione età >= 65
anni*100/popolazione
0-14 anni
popolazione età >= 65
anni*100/popolazione
totale
popolazione età >= 65
anni*100/popolazione
15-64 anni
88,9
14,9
21,8
Provincia di Bergamo
114,2
17,8
26,6
Regione Lombardia
141,1
20,1
30,5
Italia
144,5
20,3
30,9
Popolazione residente al
01/01/2011
Ambito di Seriate
Tab. 6 – Indicatori demografici relativi al peso dei soggetti in età lavorativa e fuori dall’età
lavorativa (indice di carico sociale) rispetto alla popolazione complessiva al 01.01.2011
(Fonte ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Indice di carico
sociale
Indice di lavoro
Indice di
popolazione
attiva
(popolazione 0-14
anni + pop. >= 65
anni)*100/popolazione
15-64 anni
popolazione 15-64
anni*100/pop totale
popolazione 40-64
anni*100/popolazione
15-39
Ambito di Seriate
46,2
68,4
109,6
Provincia di Bergamo
49,9
66,7
116,1
Popolazione residente al
01/01/2011
Regione Lombardia
52,2
65,7
122,2
Italia
52,3
65,7
116,5
Gli indicatori illustrati offrono un quadro significativo rispetto alla
programmazione dei servizi. Nell’ambito di Seriate si configura
una situazione “positiva” rispetto alla popolazione sia anziana che
in età lavorativa, con un basso indice di vecchiaia (88,9%) e di
carico sociale (46,2%) a fronte di un buon indice di lavoro
(68,4%) e di popolazione attiva (109,6%) ovvero di un ricambio
generazionale che rispecchia una popolazione più giovane delle
medie provinciali, regionali e nazionali.
Un elemento da tenere in considerazione è legato alla popolazione
straniera, passata da 5.909 nel 2007 (pari all’8,3% della
popolazione) a 8.228 nel 2010 (pari al 10,9% della popolazione),
con un trend di crescita continua sia in termini assoluti che
percentuali (graf. 14).
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
La popolazione
straniera
Piano di Zona 2012-2014  pag 34 di 81
Graf. 14 – Serie storica e crescita percentuale della popolazione residente straniera nel
periodo 2007-2010 (Fonte Comuni - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
12,0%
8.500
11,0%
8.000
7.500
10,0%
7.000
9,0%
6.500
8,0%
6.000
7,0%
5.500
6,0%
5.000
2007
2008
2009
Crescita %
2010
Valore assoluto
Nelle tabelle e nei grafici che seguono viene analizzata la
popolazione straniera dell’Ambito di Seriate, dove si evince che a
fronte di una media in linea con il dato provinciale esistono
notevoli differenze fra i Comuni del territorio.
Stranieri: le presenze 2010
Stranieri residenti
Percentuale degli stranieri sulla pop. residente
nell’Ambito
nella Provincia
8.228
10,9%
120.807
11,0%
Tab. 7 – Presenza della popolazione straniera nell’Ambito di Seriate al 31.12.2010 (Fonte
ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Comune
Albano S.Alessandro
Bagnatica
Brusaporto
Cavernago
Costa di Mezzate
Grassobbio
Montello
Pedrengo
Scanzorosciate
Seriate
Torre de' Roveri
Totale Ambito
residenti
8.075
4.190
5.354
2.450
3.369
6.322
3.253
5.777
9.843
24.297
2.326
75.256
stranieri
stranieri
presenze assolute presenze %
966
343
235
435
396
570
722
496
604
3.299
162
8.228
12,0%
8,2%
4,4%
17,8%
11,8%
9,0%
22,2%
8,6%
6,1%
13,6%
7,0%
10,9%
Il grafico seguente illustra in che modo i Comuni differiscono tra
loro rispetto all’incidenza percentuale di stranieri residenti. La
forbice tra la percentuale più alta e quella più bassa è di circa 18
punti percentuali, elemento che mette in evidenza specifiche
dinamiche di immigrazione e presenza di stranieri, per cui
esistono territori di forte attrazione.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 35 di 81
Graf. 15 – Presenza della popolazione straniera nell’Ambito di Seriate al 31.12.2010 (Fonte
ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
25,0%
3.500
3.000
20,0%
2.500
2.000
15,0%
1.500
10,0%
1.000
5,0%
500
presenze assolute
Brusaporto
Scanzorosciate
Torre de'
Roveri
Bagnatica
Pedrengo
Grassobbio
Costa di
Mezzate
Albano
S.Alessandro
Seriate
Cavernago
0,0%
Montello
0
presenze %
In particolare la presenza degli stranieri nasce all’interno di un
territorio caratterizzato dalla presenza di attività produttive che
risultano essere una fonte di attrazione lavorativa per gli stranieri,
in particolare nei Comuni di Montello, Cavernago, Seriate e
Albano Sant’Alessandro.
Questo dato che è rimasto costante rispetto al triennio
precedente, necessita di essere riconsiderato anche nello scenario
più ampio della crisi economica e finanziaria, con il carico di
domanda di integrazione che ciò comporta, anche se una
prevedibile progressiva stabilizzazione deve portare ad evitare
l’automatismo che connette il cittadino straniero al portatore di
bisogni sociali specifici.
Le principali nazionalità presenti provengono da tre direttrici:
Africa (Marocco e Senegal), Asia (India e Pakistan) ed est Europa
(Romania e Albania). Tuttavia sul territorio sono presenti
immigrati provenienti da 97 nazioni diverse.
0%
10%
20%
30%
40%
50%
Altri
42,5%
Pakistan
7,0%
Senegal
5,9%
Albania
8,3%
India
9,3%
Romania
13,0%
Marocco
14,1%
Graf. 16 – Stranieri: le principali nazionalità. Il grafico elenca i sei principali paesi di
provenienza e il loro peso relativo nonché l’incidenza percentuale degli altri stati non
riportati (Fonte ISTAT - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
60%
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
70%
80%
90%
100%
Principali
nazionalità:
Marocco 14,1%
Romania 13,0%
India 9,3%
Piano di Zona 2012-2014  pag 36 di 81
Minori stranieri
Infine, va evidenziata la forte presenza di minorenni stranieri che
richiama alla necessità di prevedere una adeguata progettualità
volta a contrastare i fenomeni di esclusione o emarginazione,
anche e soprattutto in rapporto alla scuola.
Minorenni stranieri 2010
nell’Ambito
Tasso pop. minorile negli stranieri
Tasso stranieri nella pop. minorile
26,5%
14,9%
(Fonte Comuni - elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Dati sociosanitari
Psichiatria
Di seguito vengono riportati alcuni dati di tipo socio-sanitario che
servono ad illustrare la situazione dell’Ambito rispetto agli utenti
assistiti con un particolare sguardo ai temi della salute mentale,
della non autosufficienza e delle tossicodipendenze.
Soggetti residenti in carico nel 2010
ai servizi psichiatrici territoriali
Ambito Provincia
N. soggetti (valore assoluto)
Prevalenza x 1000 Ab.
569
13,7‰
9.692
15,3‰
(Fonte A.S.L. di Bergamo – Anno 2010).
Neuropsichiatria
infantile
Utenti in carico alla Neuropsichiatria infantile
N. soggetti (valore assoluto)
Soggetti in carico ogni 1000 ab.
Ambito Provincia
522
5,9‰
8.355
6,1‰
(Fonte A.S.L. di Bergamo – Anno 2010).
Invalidità
Invalidità civile
Ambito Provincia
N. soggetti
3.335
N. soggetti invalidità 100%
762
N. soggetti invalidità 100% con accompagnamento
1.078
Tasso st. prevalenza IC
37,8‰
Tasso st. prevalenza IC 100%
8,6‰
Tasso st. prevalenza IC 100% + accompagnamento 12,2‰
58.613
13.315
20.300
43,1‰
9,8‰
14,9‰
(Fonte A.S.L. di Bergamo – Anno 2010).
Graf. 17 – Invalidità civile % soggetti per tipologia - anno 2010 (Fonte A.S.L. di Bergamo).
Provincia
IC
Ambito di Seriate
IC 100%
IC
0%
IC 100%
20%
40%
Invalidità civile - età
60%
IC 100% + acc
IC 100% + acc
80%
100%
Ambito Provincia
Età media
Età mediana
Deviazione standard
63,01
68,00
21,85
64,66
69,00
21,32
(Fonte A.S.L. di Bergamo – Anno 2010).
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 37 di 81
Infine presentiamo i dati relativi all’attività dei
provinciali, dove quello di Seriate si configura come un
molto vicino alla media provinciale in quasi tutte
intervento, con l’eccezione dell’area della tutela dei
assume un’importanza maggiore (graf. 18).
consultori
consultorio
le aree di
minori che
Le prestazioni dei
consultori
Romano di
L.dia
Treviglio
Isola
Bergamasca
Valle Imagna
Valle
Brembana
Valle Seriana
Sup. - Scalve
Valle Seriana
Alto Sebino
Basso Sebino
Valle Cavallina
Grumello
d.Monte
Seriate
Dalmine
Bergamo
Graf. 18 – Prestazioni dei consultori. Le dimensioni delle bolle rappresentano il peso
assoluto di ciascuna voce (in termini di numero di interventi), mentre i colori
rappresentano il peso relativo, cioè l’importanza della voce rapportata alle altre dello
stesso consultorio o dello stesso Ambito (Fonte A.S.L. di Bergamo - elaborazione a cura di
Antonio Rinaldi – Anno 2010.)
Pre venzio ne
gine colog ica e
o nco lo gica
Gra vid anza e
pre pa razio ne
alla n ascita
Tutela M in ori
In d iv id ua lità Re la zioni d i
cop pia e
C ura e sa lu te
d el ba m bino
P ost pa rtu m /
urp erio / do po
nascita
Ad ozio ne
n azion ale e
intern azio n ale
Co ntracc ezio n e
- Pro cre azio ne
Infa nzia
Ad oles cenza
Me no p ausa
Sosteg no a lla
g en itorialità
I.V. G.
Affido
pre ad ottivo /
inserim en to
 sotto la media  nella media , ,  sopra e molto sopra la media
I dati che seguono fanno riferimento al Servizio tossicodipendenze
dell’A.S.L. di Bergamo. Nel 2009, gli utenti tossicodipendenti
residenti nell’Ambito di Seriate sono stati 159, di cui 126 maschi e
33 femmine, dato lievemente in calo rispetto agli anni precedenti
(167 nel 2008, 166 nel 2007). Analizzando la composizione
dell’utenza per età (graf. 19), si evidenzia la presenza della quota
di soggetti giovanissimi (tra i 15 e i 24 anni), inferiore alla media
provinciale e la più bassa tra tutti gli Ambiti, mentre c’è una
prevalenza della fascia d’età sopra i 35 anni (quasi il 60%
dell’utenza).
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Media provinciale
44,32%
Ser.T.
Piano di Zona 2012-2014  pag 38 di 81
Graf. 19 – Utenti in carico ai Ser.T. di età compresa tra i 15 -24 anni – Valori % - anno
2009 (Fonte A.S.L. di Bergamo).
Cap. 1.2 – La spesa sociale dei Comuni dell’Ambito
Al fine di avere un quadro territoriale significativo non può
mancare l’aspetto economico legato agli investimenti che i
Comuni dell’Ambito di Seriate sono impegnati a sostenere
annualmente per far fronte ai bisogni sociali sempre crescenti che
i dati sopra riportati sintetizzano nella loro complessità.
In particolare questa analisi risulta efficace se raffrontata con i
macro dati nazionali, regionali e provinciali di cui di seguito si
riportano alcune analisi grafiche di sintesi.
La spesa per i servizi sociali a livello nazionale nel 2008 è stata 6
miliardi e 662 milioni di euro con una media pro capite nazionale
di € 110,00 e regionale di € 120,00 (graf. 21 e 21)
Graf. 20 – Spesa sociale a livello nazionale anno 2008 (Fonte ISTAT).
25%
75%
Gestione singola
Gestione associata
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 39 di 81
Graf. 21 – Spesa pro capite a livello nazionale anno 2008 (Fonte ISTAT).
Nel 2010 la spesa sociale nella provincia di Bergamo è stata di
€ 130.351.138,53 di cui il 67,9% sostenuta direttamente dai
Comuni, il 10,7% dall’utenza, mentre il restante 21,4% circa
frammentata su diverse fondi di finanziamento.
Graf. 22 – Spesa pro capite a livello nazionale anno 2008 (Fonte ISTAT).
Altri
Fondi Regionali
1%
Altre entrate
5,18%
Provincia
0,17%
Fondo
Intesa Nidi
1%
Utenza
10,73%
FNA
3,47%
Fondo
Intesa Famiglia
1%
FRS
7,00%
FNPS
3,18%
QUOTA COMUNI
67,92%
In questo quadro è interessante quindi conoscere dove si colloca
l’Ambito di Seriate rispetto alla compartecipazione dell’utenza.
Dall’analisi dei dati risulta che l’Ambito di Seriate con una
compartecipazione pari al 5% si colloca al di sotto della media
provinciale pari al 12,7% (graf. 23).
Graf. 23 – Compartecipazione degli utenti alla spesa dei Comuni anno 2010 (Fonte Comuni
– elaborazione Ufficio Sindaci).
Ambiti territoriali
6
5
4
3
2
1
0
0-5%
5% - 10%
10% - 15%
15 -20%
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
20% -25%
25% - 30%
Piano di Zona 2012-2014  pag 40 di 81
È inoltre significativo conoscere come si orienta la spesa dei
Comuni rispetto a servizi e interventi di carattere sociale nelle
varie aree di intervento. I grafici e le tabelle sono l’elaborazione
dei dati raccolti con le schede di rendicontazione del debito
informativo regionale riferite all’anno 2010 e servono per capire
come è orientata la spesa dei Comuni rispetto all’Ambito pur
considerando che i due soggetti sono complementari tra di loro e
si rivolgono allo stesso bacino di popolazione.
Nel 2010 la spesa sociale complessiva dei Comuni dell’Ambito è
stata pari a € 7.089.067,00 mentre quella dell’Ambito è stata pari
a € 1.637.422,00.
Rispetto alle aree di intervento si può notare un impegno
percentuale maggiore dei Comuni rispetto alla spesa totale
nell’area della disabilità mentre l’Ambito si è caratterizzato per
una maggiore percentuale di spesa rispetto al totale nell’area dei
minori e della famiglia.
Graf. 24 – Spesa per area di intervento – anno 2011 (Fonte: Comuni e Ambito di Seriate –
elaborazione a cura dell’Ufficio di Piano).
Comuni
Ambito
0%
20%
40%
Anziani
Minori e famiglia
Emarginazione e dipendenze
Servizi Socio-Sanitari integrati
Gestione Associata e Ufficio di Piano
60%
80%
100%
Disabili
Immigrazione
Salute mentale
Servizio sociale
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 41 di 81
Cap. 2 – Dati di analisi e valutazione Piano di
Zona 2009-2011
Il triennio 2009-2011 ha visto l’Ambito di Seriate impegnato su
diversi fronti, dal consolidamento dei servizi e delle attività
intraprese fin dalla prima triennalità, allo sviluppo di nuove
progettualità volte a potenziare e ampliare gli interventi in atto.
Tra i punti di attenzione fissati dal Piano di Zona 2009-2011 è
presente il tema dei titoli sociali, che nel triennio si è consolidato
raggiungendo nel 2011 l’adozione di un regolamento unico per
l’erogazione i titoli sociali, al fine di ottenere una razionalizzazione
e semplificazione del sistema complessivo.
Di seguito vengono riportati i dati complessivi di Ambito riferiti
agli utenti e alla spesa sostenuta nel triennio, dove si evidenzia in
particolare per anziani e disabili una sostanziale crescita della
domanda a fronte di una stabilità delle risorse a disposizione.
Rispetto ai titoli per minori e assistenti familiari non è possibile
effettuare delle valutazioni sul trend in quanto i dati si riferiscono
solo all’ultimo anno del Piano di Zona.
Tab. 1 – Andamento storico dell’erogazione dei titoli sociali nel triennio 2009-2011 riferiti
agli utenti, ai richiedenti e al numero di buoni (Fonte: Ufficio di Piano).
Tipologia
N. Richiedenti
N. Beneficiari
2009 2010 2011 2009 2010 2011
Buono Anziani
90
73
69
57
40
36
Buono Ass. fam. 34
37
32
24
25
10
Buono Disabili
59
62
50
44
22
22
Buono Minori
89
69
61
89
55
53
Totale
272 241 212
214
142
130
Totale triennio
725
486
N. Buoni erogati
2009 2010 2011
521
434
415
205
210
120
282
204
211
465
353
246
1473 1201 990
3.664
Tab. 2 – Andamento storico della spesa per l’erogazione dei titoli sociali nel triennio 20092011 (Fonte: Ufficio di Piano).
Tipologia titolo
Buono Anziani
Buono Ass. familiari
Buono Disabili
Buono Minori e famiglie
Totale
Totale triennio
€
€
€
€
€
Importo totale erogato
2009
2010
2011
177.425,00 € 147.600,00 € 122.100,00
61.500,00 € 63.000,00 € 36.000,00
60.000,00 € 47.800,00 € 36.000,00
109.000,00 € 85.007,58 € 60.000,00
407.925,00 € 343.407,58 € 254.100,00
€ 1.005.432,58
Nel complesso la situazione consolidata nel triennio risulta
positiva soprattutto per quanto riguarda il meccanismo del buono
mirato, per cui i beneficiari e le loro famiglie ricevono il titolo
sociale a seguito della condivisione e sottoscrizione di un progetto
con il Servizio sociale di base del Comune di residenza.
I dati complessivi del triennio sotto riportati illustrano l’attività e
l’impegno finanziario complessivo dell’Ambito. I titoli sociali
erogati nel triennio hanno permesso a persone e famiglie in
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Titoli sociali
Piano di Zona 2012-2014  pag 42 di 81
situazione di disagio di far fronte ai diversi ed elevati bisogni
assistenziali di cui erano portatrici.
Grado di
soddisfazione
della domanda
nel triennio:
67,0%
L’importo medio dei buoni nel triennio è stato pari a € 274,00 per
complessivi 3.664 titoli sociali erogati, con un tasso complessivo
di soddisfazione della richiesta (domanda/beneficiari*100) del
67,0%, pari a 486 utenti beneficiari a fronte di 725 richiedenti.
Tab. 3 – Dati complessivi relativi ai titoli sociali erogati nel triennio 2009-2011 (Fonte:
Ufficio di Piano).
Beneficiari Richiedenti
Buono Anziani
Tasso
sodd.
N. Buoni
erogati
Importo totale
erogato
140
232
60,3%
1.368
€
447.125,00
Buono Ass.
familiari
61
103
59,2%
535
€
160.500,00
Buono Disabili
88
171
51,5%
697
€
143.800,00
197
219
90,0%
1.064
€
254.007,58
486
725
67,0%
3.664
Buono Minori e
famiglie
TOTALE triennio
09-11
€ 1.005.432,58
Graf. 1 – Rapporto tra domanda e offerta nei termini delle richieste soddisfatte nel triennio
2006-2008 (Fonte: Ufficio di Piano).
250
219
232
200
171
150
103
100
197
140
50
61
88
0
Buono Anziani
Buono Ass. familiari
Beneficiari
Servizio tutela
minori
Buono Disabili
Buono Minori e famiglie
Richiedenti
La gestione associata definita dal Piano di Zona ha visto tra i suoi
punti di maggiore investimento il Servizio “Tutela Minori”
dell’Ambito territoriale di Seriate, che, avviato nel 2005, è stato
posto all’interno del Piano di Zona 2009-2011 tra i punti di
attenzione con l’intento di sviluppare un percorso di maggiore
integrazione con gli interventi e i servizi del territorio, con
particolare
attenzione
ai
servizi
di
tipo
consultoriale,
all’implementazione di una rete affidi di Ambito e all’avvio
dell’Assistenza Domiciliare Minori in forma associata.
Si conferma anche in quest’ultimo triennio il progressivo e
costante aumento dei casi, dove la forbice tra nuovi casi e casi
chiusi si sta lentamente ampliando.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 43 di 81
Graf. 2 – Tutela minori: andamento del triennio 2009-2011 (Fonte: Ufficio di Piano).
350
300
278
286
76
67
294
250
200
150
100
50
0
90
39
35
43
2009
2010
2011
N. Casi
N. Casi nuovi
N. Casi chiusi
Anche il S.I.L., affidato all’esterno per la gestione in forma
associata con l’Ambito di Grumello del Monte, nel corso del
triennio ha realizzato gli obiettivi posti dal Piano di Zona,
rafforzando la connessione del servizio con le attività della legge
13/03 (con conseguente affinamento - quantitativo e qualitativo della conoscenza dei potenziali destinatari del servizio,
ampliamento degli interventi sui disabili fisici e ottimizzazione
delle risorse a disposizione) e aprendosi ad interventi a favore di
persone che hanno subito gli effetti della crisi economica.
Il S.I.L. ha mantenuto le sue attività specifiche come la raccolta
del bisogno, la stesura di schede professionali e bilanci di
competenza, la mappatura aziende, la collaborazione con i servizi
territoriali e specialistici, l’orientamento, l’avvio di tirocini e le
consulenze, che sono state integrate con la partecipazione alle
azioni previste dai Bandi provinciali sulla L.R. 13/03 (azioni di
sistema e sistema dotale).
L’utenza presa in carico dal servizio è stata caratterizzata dalla
presenza sia di disabilità psichica che fisica o mista. Tali utenti
dopo una prima valutazione del servizio sono poi stati inseriti nel
sistema dotale del Piano Provinciale disabili 2010/2012. In
particolare, le situazioni psichiatriche hanno richiesto una
gestione particolarmente attenta e monitorata, mentre per alcuni
casi con invalidità fisica è stato necessario attivare raccordi con
servizi specialistici come la Medicina del Lavoro dell’A.S.L. e degli
OO.RR., il reparto Malattie Infettive (OO.RR. di Bergamo), i Medici
Competenti delle aziende interessate nei casi di mantenimento del
posto di lavoro, oltre che i consueti raccordi con il CPS di
Trescore, il CRA di Sarnico o il CPS di Bergamo.
I dati del servizio evidenziano che il lavoro svolto nel triennio è
stato costante sia rispetto ai casi seguiti in valore assoluto che
per i risultati raggiunti, dove però si evidenzia una crescente
attività di monitoraggio post assunzione.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Servizio
Inserimenti
Lavorativi (S.I.L.)
Piano di Zona 2012-2014  pag 44 di 81
Graf. 3 – S.I.L.: andamento del triennio 2009-2011 (Fonte: Ufficio di Piano).
57
60
50
44
43
40
30
20
20
10
4
2
11 11
9
0
2009
2010
2011
N. utenti
N. utenti avviati al lavoro
N. utenti monitoraggio post assunzione
Graf. 4 – S.I.L.: tipologia utenti del triennio 2009-2011 (Fonte: Ufficio di Piano).
2011
2010
25
2009
32
0%
Probl. fisica
Il sistema di
accreditamento
I progetti di
Ambito
Progetto “Neo
mamma”
7
28
20%
8
10
3
23
40%
Probl. psichica
60%
Probl. mista
80%
6
2
100%
Svantaggio sociale
L’Ambito di Seriate si è attivato anche per la realizzazione del
sistema di accreditamento delle unità d’offerta sociali. In
particolare è stato implementato il processo di accreditamento
delle strutture per la prima infanzia (ad oggi 16 strutture sono
accreditate presso l’Ambito), con l’erogazione di voucher per la
riduzione delle rette, e dei Centri diurni per disabili (CDD) con
l’erogazione di voucher per il trasporto e i servizi aggiuntivi.
L’Ambito oltre al consolidamento dei servizi sopra descritti ha
garantito nel triennio l’impegno alla prosecuzione degli interventi
attivati rispetto alle cosiddette leggi di settore in particolare
consolidando i progetti “Neo mamma” (L. 285/1997), “Nogaye”
(L. 40/1998) e “Jonathan” (L. 45/1999).
Il progetto “Neo mamma”, nato con lo scopo di realizzare una
prima azione di sostegno al puerperio, è ormai un’attività
consolidata che, attraverso interventi domiciliari da parte di
un’ostetrica, fornisce un sostegno alle donne che si trovano a
vivere la loro prima esperienza di maternità. L’azione principale
del progetto ha quindi come destinatari principali le madri al
primo figlio, lavorando nell’area della normalità per sostenere un
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 45 di 81
periodo particolarmente delicato della vita delle donne e delle
giovani famiglie. A questo si accompagnano ulteriori azioni di
sostegno quali l’accompagnamento educativo, ove necessario, i
gruppi di confronto e alcuni momenti di informazione e
formazione. Il progetto ha confermato nel triennio i suoi buoni
risultati con riscontri positivi confermati dai dati sotto riportati.
Tab. 4 – Dati attività progetto “Neo mamma” nel triennio 2009-2011 (Fonte: Ufficio di
Piano).
Attività "Neo mamma"
n. nuovi nati nell'Ambito
n. visite ostetriche domiciliari al primo figlio
n. visite ostetriche domiciliari a figli succ. al primo
n. seconde visite
copertura del servizio (visite/nati)
n. incontri del gruppo neomamma
n. interventi educativi
2011
2010
2009
935
264
12
13
30%
11
5
901
266
13
20
35%
11
7
860
269
19
18
33%
11
12
Il progetto “Nogaye”, nel contesto di una responsabilità condivisa
tra i Comuni dell’Ambito, ha visto nel corso nell’ultimo triennio il
consolidamento delle sue attività, diventando un teso a sviluppare
un’attività di mediazione interculturale tra i cittadini immigrati e la
comunità locale accompagnando entrambe le parti nella rimozione
di barriere culturali e linguistiche, valorizzando le culture di
appartenenza e promuovendo la conoscenza dei diritti/doveri
vigenti in Italia e dei servizi del territorio.
Servizio di
mediazione
interculturale
“Nogaye”
Il servizio, rivolto a migranti (famiglie, minori, donne, adulti),
istituzioni (Comuni e Istituti Comprensivi) e comunità locale, si è
concretizzato principalmente in azioni di mediazione interculturale
e linguistica a supporto delle attività dei Comuni e degli Istituti
Comprensivi dell’Ambito, nonché in azioni di raccordo tra
comunità locale, istituzioni e terzo settore. La logica di intervento
è quella della mediazione di territorio, ovvero della presenza in
una comunità locale di un mediatore unico, in grado di lavorare
sulle dinamiche di integrazione a prescindere dai gruppi nazionali
e dalle aree di provenienza dei migranti.
Tab. 5 – Dati attività del servizio “Nogaye” anni 2010-2011 (Fonte: Ufficio di Piano).
Attività "Nogaye"
n. stranieri/famiglie seguite
n. interventi di mediazione sociale
n. interventi di mediazione scolastica
n. interventi di mediazione linguistica
2011
372
276
136
97
2010
377
280
157
119
Il terzo progetto consolidato nel corso di questa triennalità del
Piano di Zona ha riguardato la prevenzione rispetto all’uso di
sostanza psicoattive, in particolare tra i giovani. Il progetto
“Jonathan” ha visto sia la realizzazione di interventi di infopoint
sul territorio, ma soprattutto una nuova linea di intervento in
collaborazione con le polizie locali e altri soggetti del territorio,
volta a diffondere la conoscenza tra gli operatori e condividere
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Jonathan –
Giovani sicuri
Piano di Zona 2012-2014  pag 46 di 81
buone prassi per interventi che hanno
prevenzione e la sicurezza tra i giovani.
come
oggetto
la
Altri interventi
Infine l’Ambito di Seriate ha promosso nel corso dell’ultimo
triennio alcuni interventi specifici come la consulenza
psicopedagogica per le scuole dell’infanzia pubbliche e paritarie e
le scuole primarie (primo ciclo), la collaborazione con l’Azienda
Ospedaliera per il Servizio adolescenti, la collaborazione con l’ASL
per il Centro di assistenza domiciliare (CeAD) e la collaborazione
con la Provincia di Bergamo per l’assistenza ai disabili sensoriali.
Le fonti di
finanziamento
Rispetto ai finanziamenti con cui l’Ambito conduce le sue attività
una prima nota da evidenziare è legata all’aumento di
competenze che anche nel terzo triennio (2009-2011) sono state
gestite e che si sono tradotte in entrate maggiori legate in
particolare a finanziamenti specifici (fondo non autosufficienze,
fondo intese, fondo nidi, ecc.).
Graf. 5 – Le risorse finanziarie I^, II^ e III^ triennalità del PdZ (Fonte: Ufficio di Piano).
5.000.000,00
4.000.000,00
4.859.767,25
3.000.000,00
3.938.590,75
2.000.000,00
1.000.000,00
0,00
1.224.768,33
I° Triennio
II° Triennio
III° Triennio
Dal grafico seguente si evidenzia come negli ultimi due anni si è
assistito sia ad una progressiva diminuzione del F.N.P.S. e del
F.S.R. che ad un incremento di risorse finalizzate (FNA, fondo
intese, fondo nidi, ecc.).
Graf. 6 – Le risorse finanziarie del triennio 2009-2011 (Fonte: Ufficio di Piano).
€ 2.000.000,00
1.179.101,50
1.524.489,25
1.659.907,18
€ 1.500.000,00
Altro
€ 1.000.000,00
Comuni
FNA
FSR
€ 500.000,00
€-
FNPS
2009
2010
2011
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 47 di 81
Cap. 3 – Programmazione
Tenendo conto delle priorità dettate dalla Regione Lombardia, dei
dati territoriali, illustrati nei capitoli precedenti, e dei risultati
raggiunti nel precedente piano, andiamo ora ad articolare in modo
dettagliato finalità, strategie ed attività che prevediamo di
realizzare nel prossimo triennio.
La prospettiva del Piano di Zona è, dunque, quella di una
programmazione che contempli azioni di sistema che da una parte
aiutino a determinare orizzonti condivisi in merito all'integrazione
delle politiche (non solo sociali e sanitarie ma anche
dell’istruzione, della casa, formative e del lavoro) e dall'altra
consentano una crescita di tipo culturale, in grado di diffondere
idee, pensieri, elaborazioni, riflessioni, ma anche buone prassi,
crescita economica e sociale nella nostra comunità.
Questa prospettiva di condivisione è costruita con la necessaria e
opportuna gradualità, attraverso un percorso comune di indirizzo
e raccordo delle politiche municipali, sempre nel rispetto
dell’autonomia, dell’originalità e della specificità di cui ciascun
Comune è portatore. L’integrazione delle politiche sociali comunali
è quindi raggiunta attraverso la valorizzazione e la salvaguardia
delle singole esperienze, in un’ottica di scambio reciproco e nel
rispetto della libertà dei comuni nell’autodeterminare le proprie
politiche.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Azioni di sistema
Integrazione
delle politiche
Autonomia e
condivisione
Piano di Zona 2012-2014  pag 48 di 81
Cap. 3.1 – Finalità generali…
Configurazione e sviluppo nuovo welfare, tra
domanda e offerta
-
2
Protezione delle persone e delle famiglie più fragili
-
-
3
Consolidare la programmazione associata
Allargare il perimetro di azione dell’Ambito
Ottimizzare l’utilizzo dei servizi territoriali
Consolidare politiche di prevenzione integrate
Sviluppare la fase matura del progetto interculturale
dell’Ambito
Promozione modalità uniformi di accesso ai servizi
-
5
Contenere la fragilità e la vulnerabilità sociale legata alla
crisi
Aumentare la protezione sociale nell’area minori e famiglia
Garantire attenzione specifica alla salute mentale
Attivare e/o mantenere spazi dedicati di interlocuzione e
programmazione con i partner istituzionali in ordine alle
fragilità
Sostenere azioni di prevenzione specifica
Rafforzamento della integrazione, anche in termini di
risorse, delle politiche e della rete
-
4
Analizzare la domanda, il sistema d’offerta e la spesa
sociale
Riconfigurare, in un disegno d’Ambito, iniziative e servizi
dei comuni nelle diverse aree d’intervento
Il nuovo welfare
1
Sviluppare una modalità omogenea di informazione
inerente i servizi
Raccogliere e gestire in modo uniforme i dati della
domanda e dell’offerta sociale
Omogeneizzare l’offerta sociale dell’Ambito
Sviluppo modello di welfare comunitario e innovativo
-
Creare i presupposti per una politica sussidiaria
Interagire in modo continuativo con il mondo delle
imprese
Individuare modalità integrate per finanziare il sistema
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 49 di 81
… finalità specifiche
-
Interventi integrati per la famiglia
Equità, ISEE
-
Rivedere la compartecipazione alle spese
dei servizi orientata a nuovi criteri di equità
sociale
Sperimentare una compartecipazione alla
spesa più equa nelle aree d’intervento
consolidate
Cura
 Sviluppare l’integrazione con il Centro
Assistenza Domiciliare (CeAD)
 Sperimentare
forme
di
domiciliarità
integrata (famiglia/servizi) per la non
autosufficienza
 Assumere il ‘Progetto di vita’ quale criterio
degli interventi per la disabilità
Conciliazione
 Sviluppare le politiche sulla conciliazione in
sede locale
 Garantire
un’attenzione
specifica
alla
neogenitorialità
 Curare la filiera dei servizi per l’età
evolutiva (0-6 ed extrascuola)
Terzo settore
 Condividere il ruolo futuro del terzo
settore in sede locale
 Favorire l’evoluzione delle politiche del
lavoro locali
 Prefigurare un ruolo più attivo del terzo
settore nella filiera dei servizi alla persona
 Sostenere la Rete Affidi di Ambito
 Sostenere la mutualità familiare
 Promuovere la terza età attiva
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 50 di 81
Cap. 3.1.1 – Finalità generale 1
Configurazione e sviluppo nuovo welfare, tra domanda e offerta
Riconfigurare il sistema di protezione sociale a livello territoriale: questa la sfida da
lanciare in questo triennio per evitare di vivere una transizione (dal ciclo ‘328’, in via
di esaurimento, al ‘welfare che verrà’) in modo passivo e per immettere nelle nostre
comunità elementi in grado di prefigurare il sistema nuovo che ci attende.
Punto di partenza inevitabile: chiedersi se l’offerta attuale è la migliore possibile,
stante la domanda e considerate le possibilità economiche a disposizione. In altri
termini, con una forte assunzione di responsabilità da parte dei decisori, si giunge ad
una nuova rilevazione del bisogno, riclassificando le priorità con la comunità.
Di conseguenza, una volta individuate le priorità, ciò che può fare la differenza non è
tanto la risposta ad ogni necessità quanto l’assunzione di una prospettiva d’insieme
del sistema d’offerta che per gli 11 Comuni dell’Ambito sia in grado di dare conto
innanzitutto della vita delle persone (dei loro bisogni, non solo delle loro domande) e
delle loro famiglie e, entro certi limiti e laddove possibile, in grado di favorire scelte
consapevoli in ordine ai propri percorsi di benessere e di cura.
Strategia
Analizzare la domanda, il sistema d’offerta e la spesa sociale
Attività
Avvio osservatorio territoriale, tenendo conto dei dati disponibili (Regione,
ASL e Comuni)
Indicatori
Redazione di due report specifici, per consentire di tenere aggiornato il
quadro della situazione a livello di Ambito
Soggetti
Gruppo Tecnico e Coord. A.S.
Tempi
Secondo semestre 2012 (1° report) e secondo semestre 2014 (2° report)
Strategia
Riconfigurare in un disegno d’Ambito iniziative e servizi dei comuni
nelle diverse aree d’intervento
Attività
Condivisione ‘portafoglio’ sistema d’offerta da parte degli 11 comuni
Indicatori
Stesura di un documento riguardante gli interventi previsti in ambito
sociale dai comuni dell’Ambito per il biennio 2013 e 2014
Soggetti
Assemblea Sindaci, Assessori alle Politiche sociali dei Comuni, Gruppo
tecnico e Coord. A.S.
Tempi
Secondo semestre 2012
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 51 di 81
Cap. 3.1.2 – Finalità generale 2
Protezione delle persone e delle famiglie più fragili
I sistemi più all’avanguardia nella protezione sociale (quelli, per intenderci, che
garantiscono il sostegno allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno) non possono non
considerare quale propria specifica vocazione l’attenzione alle persone (bambini,
ragazzi, giovani, adulti e anziani) che, per motivi diversi, si trovano a vivere serie
difficoltà nella sfera personale, familiare e sociale.
In termini generali, la crisi in cui siamo attanagliati ci sta portando a modificare
abitudini consolidate nell’approcciare il cosiddetto disagio e ad approfondire il
fenomeno della vulnerabilità sociale, caratterizzata da profili che, sul territorio, non
sono sempre così bene individuabili.
Permane la necessità di una specifica attenzione alla salute mentale, per integrare e
raccordare la presa in carico sociale in capo ad ogni singolo comune.
Valore strategico assume il completamento della ‘filiera minori’, a partire dal buon
lavoro condotto sinora, oltre che il sostegno ad azioni di prevenzione (Consulenza
psicopedagogica).
Dal punto di vista metodologico la specificità e il limite delle competenze comunali
rispetto a situazioni in cui il confine del problema non è sempre così definito,
impongono il raccordo con i servizi specialistici, con i quali condividere obiettivi e
azioni.
Nota: L’attenzione specifica alla disabilità (con le differenti implicazioni legate alle diverse sue
manifestazioni – congenite o connesse a traumi) e agli anziani fragili trova luogo nella finalità specifica
della cura (vedi pag. 41 e seguenti).
Strategia
Contenere la fragilità e la vulnerabilità sociale legata alla crisi
Attività
Garanzia di uno strumento specifico condiviso tra i comuni
Indicatori
Budget annuo dedicato per titoli sociali i cui beneficiari siano le situazioni di
maggiore fragilità (da individuare secondo criteri definiti)
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Gruppo tecnico e Coord. A.S.
Tempi
In sede di previsionale e consuntivo dei budget 2012, 2013 e 2014
Strategia
Aumentare la protezione sociale nell’area minori e famiglia
Attività
Completamento filiera minori (Tutela, Affidi, ADM, Inc. protetti)
1. Conferma livello di prestazioni della Tutela minori (in termini di ore
annue front line)
Indicatori
2. Messa a regime Servizio Affidi (a. Assestamento del gruppo dedicato,
con minimo 20 famiglie; b. Approvazione regolamento affidi di Ambito)
3. Messa a regime Servizio ADM (a. Report di valutazione dell’operato del
servizio di Ambito e della soddisfazione dei Comuni; b. Estensione
servizio a tutti comuni dell’Ambito)
4. Avvio nuovo servizio della filiera (incontri protetti)
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Gruppo tecnico, Coord. A.S., enti partner e gestori
dei servizi
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 52 di 81
1. Intero triennio
2. a. Secondo semestre 2012
Tempi
b. Secondo semestre 2012
3. a. Primo semestre 2013 e secondo semestre 2014
b. Entro fine triennio
4. Secondo semestre 2013
Strategia
Garantire attenzione specifica alla salute mentale
Attività
Condivisione con i Comuni di una prospettiva d’insieme che si traduca in
una progettualità d’Ambito, integrata a quella del DSM
Indicatori
1. Presidio esigenze sul fronte abitativo ed occupazionale delle persone in
cura al DSM (report specifico)
2. Continuità nella collaborazione all’azione d’intervento precoce sul
disagio psichico in adolescenza (messa a disposizione sede dell’Ambito)
3. Azioni territoriali di sensibilizzazione e contrasto allo stigma (uno
all’anno)
Soggetti
Assemblea sindaci, Gruppo tecnico, Coord. A.S., DSM, SIL
Tempi
1. Aggiornamento annuale (entro giugno di ogni anno – 2012, 2013,
2014)
2. Intero triennio
3. Intero triennio
Strategia
Attivare e/o mantenere spazi dedicati di interlocuzione
programmazione con i partner istituzionali in ordine alle fragilità
e
Attività
Raccordo con servizi ASL (Consultorio, Dipartimento Dipendenze, Ufficio
Protezione Giuridica) e dell’A.O. Bolognini (Dipartimento Salute Mentale,
Neuro Psichiatria Infantile)
1. Funzionamento equipe integrata (UdP-Consultorio) in ordine alle
casistiche inerenti le fragilità familiari (5-6 incontri l’anno)
2. Definizione protocollo rapporto tra Comuni e Dipartimento Dipendenze
in ordine a cura e trattamento
Indicatori
3. Attivazione
presidio
territoriale
(Amministratore di sostegno)
per
la
protezione
giuridica
4. Incontri tra Comuni e DSM per monitoraggio casistiche psichiatriche
(un ciclo d’incontri ogni anno)
5. Incontri
tra
Comuni
e
NPI
per
monitoraggio
casistiche
neuropsichiatriche in età evolutiva (1-2 cicli d’incontri ogni anno), anche
per quanto concerne lo specifico dell’assistenza educativa scolare (e
della scuola potenziata) entro una logica di politica scolastica d’Ambito
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Gruppo tecnico, Coord. A.S., Assessori politiche
sociali, ASL e AO
Tempi
1.
2.
3.
4.
5.
A decorrere dal primo semestre 2012
Primo semestre 2013
A decorrere dal primo semestre 2012
Entro giugno di ogni anno (2012, 2013 e 2014)
Entro ottobre di ogni anno (2012, 2013 e 2014)
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 53 di 81
Strategia
Sostenere azioni di prevenzione specifica
Attività
Partnership per progetti mirati quali la Consulenza Psicopedagogica per le
scuole dell’infanzia e primarie del territorio
Indicatori
Definizione percorso, compatibile con le risorse disponibili, per la continuità
della Consulenza psicopedagogica (oggi in carico all’Ambito)
Soggetti
Scuole dell’infanzia, Istituti comprensivi, UdP
Tempi
Secondo semestre 2012
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 54 di 81
Cap. 3.1.3 – Finalità generale 3
Rafforzamento dell’integrazione, anche in termini di risorse, delle
politiche e della rete
Dieci anni di programmazione e gestione associata sono per gli undici comuni del
nostro Ambito un bel traguardo. Ora bisogna insistere e, guardando oltre i problemi
contingenti, immaginarsi cosa c’è oltre il guado per essere pronti alle sfide dei
prossimi decenni, continuando a garantire il coordinamento, la razionalizzazione,
l’omogeneizzazione e mantenendo uno sguardo d’insieme sulle comunità del nostro
Ambito territoriale.
Questo sguardo lungo e responsabile ci porta a definire passaggi ulteriori oltre quelli
già condivisi sinora, da tradurre innanzitutto in un irrobustimento della convenzione
dell’Ambito, strumento agile e forte se utilizzato in tutte le sue potenzialità, su cui
innestare in termini coerenti e per evitare frammentazioni, i percorsi di aggregazione
sulle funzioni fondamentali dei comuni sotto i 5000 abitanti.
Ciò che si fa come comuni però non basta; occorre ‘allargare il perimetro’, collegarsi
ad altri interventi che, pur avendo una loro specificità all’interno dei diversi ambiti
d’azione, sono chiamati all’integrazione tra le politiche (sociali, sanitarie,
dell’istruzione, della casa, formative e del lavoro), nella convinzione che questa sia
benefica ai fini della crescita economica e sociale del territorio.
In alcuni casi specifici che si decide di ‘trattare’ (Strutture socio sanitarie, “Giovani
sicuri” e “Nogaye”) l’integrazione dipende da stimoli all’evoluzione della rete di
accesso ai servizi, delle politiche giovanili (secondo quanto previsto dalla recenti linee
regionali) e delle politiche per le migrazioni a partire da quanto consolidato sinora.
Laddove ci siano le condizioni si possono consolidare logiche di sovra ambito, avviate
negli ultimi anni per esempio con la gestione del SIL insieme all’Ambito di Grumello
del Monte.
Strategia
Consolidare la programmazione associata
Attività
Rinforzo ruoli e funzioni dell’Ambito
Indicatori
1. Analisi congiunta della Convenzione di Ambito e delle implicazioni
derivanti, per le funzioni fondamentali da associare (tra cui quella
sociale), ai Comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti, con
relativo report
2. Redazione documento indicante il percorso integrato tra Ambito e
Comuni chiamati ad associare le funzioni fondamentali
3. Definizione documento indicante gli indirizzi per la gestione associata
dal 2015 in poi nel rispetto (e con piena valorizzazione) dell’autonomia
comunale
4. Continuazione azioni legate all’accreditamento dei servizi
5. Azioni formative mirate per amministratori e tecnici (1 per ogni anno)
6. Report specifico inerente l’individuazione delle aree su cui implementare
un percorso nella prospettiva di sovra ambito
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Sindaci e Giunte comunali, segretari comunali,
Gruppo Tecnico
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 55 di 81
Tempi
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Strategia
Allargare il perimetro di azione dell’Ambito
Attività
Integrazione tra sociale, socio sanitario e sanitario e con gli altri ambiti di
policy
Indicatori
1. Documento istituzionale specifico che, a partire dal PdZ, attesti una
pianificazione territoriale condivisa con ASL (distretto) prioritariamente
in ordine a CeAD, area materno infantile e consultoriale e con AO
Bolognini per quanto concerne NPI e psichiatria adulti e preveda
specifici protocolli operativi
2. Documento istituzionale specifico che, a partire dal PdZ, attesti una
pianificazione territoriale condivisa con Provincia di Bergamo per
quanto concerne l’area formativa e le politiche del lavoro (riguardanti
in particolare l’inserimento lavorativo dei disabili – fisici e psichici – e
l’orientamento scolastico e lavorativo dei ragazzi e dei giovani)
3. Documento istituzionale specifico che, a partire dal PdZ, attesti una
pianificazione territoriale condivisa con l’Ufficio scolastico per la
Lombardia – Ambito territoriale di Bergamo e le rappresentanze delle
scuole paritarie per quanto concerne l’area dell’istruzione (in
particolare per la dispersione scolastica e la disabilità)
4. Linee d’indirizzo di Ambito per quanto concerne le politiche abitative
Soggetti
Comuni, ASL, AO Bolognini, Provincia di Bergamo, Ufficio Scolastico per la
Lombardia, Istituti comprensivi, CTRH
Tempi
1.
2.
3.
4.
Strategia
Ottimizzare l’utilizzo dei servizi territoriali
Attività
Convenzioni tra le strutture socio sanitarie territoriali (CDI, RSA, CDD,
RSD) e l’Ambito per favorire l’accesso e la fruizione dei servizi
Indicatori
Coinvolgimento di un numero significativo strutture (3) interessate e vaglio
ipotesi di convenzionamento
Definizione convenzioni ritenute prioritarie in base all’analisi
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Gruppo tecnico, Coord. A.S.
Tempi
Secondo semestre 2012 e primo semestre 2013
Strategia
Consolidare politiche di prevenzione integrate
Attività
Messa a sistema di “Giovani sicuri”
1. Definizione annuale delle iniziative formative e di sensibilizzazione
previste nei Comuni dell’Ambito, tramite calendario specifico
2. Attuazione ‘Codice etico’ (inerente le feste nei territori)
3. Incontri (5/6 ogni anno) gruppo di referenti territoriali (‘moltiplicatori’)
sulle tematiche della prevenzione
Indicatori
Primo semestre 2012
Primo e secondo semestre 2012
Primo semestre 2014
Intero triennio
Intero triennio
Secondo semestre 2013
Secondo semestre 2012
Secondo semestre 2013
Secondo semestre 2014
Primo semestre 2015
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 56 di 81
4. Collaborazione ai progetti di prevenzione denominati ‘Life Skill Training
Program’, ‘Giovani Spiriti’ e ‘Unplugged’ (con almeno 1 azione specifica
di promozione concertata con Dipartimento Dipendenze dell’ASL e
rivolta alle scuole del territorio)
Soggetti
ASL (Dipartimenti Prevenzione e Dipendenze), Comuni, gestori locali,
gruppi e associazioni del territorio interessati/e
Tempi
1.
2.
3.
4.
Strategia
Sviluppare la fase matura del progetto interculturale dell’Ambito
Attività
Configurazione del ‘secondo tempo’ di Nogaye
Indicatori
1. Documento che indichi la prospettiva del progetto nel triennio (con
un’attenzione particolare a donne e minori)
2. Definizione modello organizzativo che contempli la sintesi tra
salvaguardia della figura del mediatore di territorio e l’utilizzo dei
mediatori linguistici
3. Progettualità specifica per il coinvolgimento, come risorse, degli
immigrati residenti da molti anni in Italia
Soggetti
Gruppo tecnico, Coordinamento A.S. ente gestore del progetto
Tempi
1. Primo semestre 2012
2. Primo semestre 2012
3. Dal secondo semestre 2013
Entro Ottobre di ogni anno (2012, 2013 e 2014), per l’anno successivo
Dal secondo semestre 2012 in poi
Per l’intero triennio
A partire dal secondo semestre 2012
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 57 di 81
Cap. 3.1.4 – Finalità generale 4
Promozione di modalità uniformi di accesso ai servizi
Pensare ad ogni cittadino e non solamente a coloro che abitualmente si rivolgono ai
servizi sociali è il criterio che, se ben declinato, può consentire la costruzione di un
sistema di accesso ai servizi funzionale ed efficace. Ciò significa da una parte garantire
un’informazione rapida e dall’altra offrire servizi con regole condivise tra i Comuni
dell’Ambito, per una gestione in grado di ottimizzare le risorse salvaguardando
l’autonomia e le specificità comunali. Sul fronte dell’informazione è opportuno
utilizzare al meglio il percorso promosso da ASL e Consiglio di Rappresentanza dei
Sindaci relativo al progetto PUOI.
Per quanto concerne i servizi, a partire dalla maturità della filiera minori e del SIL,
tenuto conto delle buone esperienze di Neomamma, Nogaye e Jonathan, considerato
quanto si andrà a sperimentare con l’ADM associata, l’Ambito è chiamato a rinforzare,
facendolo evolvere, il proprio sistema d’offerta, con regole e gestioni condivise anche
nelle aree storiche che riguardano anziani e disabili.
Strategia
Sviluppare una modalità omogenea di informazione inerente i
servizi
Attività
Implementazione Punto Unico Offerta Informativa (PUOI)
Indicatori
Avvio, nei comuni interessati, del PUOI (minimo 5 comuni entro il triennio)
Soggetti
A.S.L. e Comuni interessati
Tempi
Dal primo semestre 2013
Strategia
Raccogliere e gestire in modo uniforme i dati della domanda e
dell’offerta sociale
Attività
Implementazione del software unico provinciale dei servizi sociali
Indicatori
Coinvolgimento nei comuni dell’Ambito nell’utilizzo del software
Soggetti
A.S.L., Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci e Comuni dell’Ambito
Tempi
Dal primo semestre 2013
Strategia
Omogeneizzare l’offerta sociale dell’Ambito
Attività
Regolamentazione e gestione comune, previa verifica di fattibilità e
salvaguardia della qualità e nel rispetto delle prerogative di ogni singola
autonomia locale, di alcune unità d’offerta oggi in capo ai Comuni (a partire
da Servizio Assistenza Domiciliare e Assistenza Educativa Scolare)
Indicatori
1. Piano di fattibilità gestione SAD di Ambito (comprensivo di ipotesi di
Regolamento unico)
2. Raccordo e presidio di Ambito dei servizi di AES dei Comuni (con il
coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti – scuola, NPI, gestori servizi)
3. Piano di fattibilità gestione AES di Ambito
Soggetti
Tempi
Assemblea dei Sindaci, Comuni, Gruppo Tecnico, Coordinamento A.S., enti
e partner territoriali
1. Secondo semestre 2012
2. Primo semestre 2013
3. Primo semestre 2014
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 58 di 81
Cap. 3.1.5 – Finalità generale 5
Sviluppo di un modello di welfare comunitario e innovativo
La base su cui abbiamo costruito sinora il rapporto con le forze vive del tessuto sociale
richiede di essere rifondata su basi che contemplino la condivisione non solo di
obiettivi e metodologie d’intervento, ma anche delle risorse (umane, strutturali,
economiche).
Alcune eccellenze presenti sul nostro territorio, riconducibili alle realtà del
volontariato, dell’associazionismo e della cooperazione sociale, possono costituire il
punto da cui partire per orientare lo sviluppo di un modello comunitario rispondente ai
bisogni territoriali.
Un campo nuovo d’azione su cui sviluppare connessioni è quello del rapporto tra
welfare pubblico e welfare privato (a partire dal cosiddetto welfare contrattuale e/o
aziendale).
Attenzione specifica andrà garantita allo studio di forme specifiche di finanziamento
del sistema, stante la graduale e costante diminuzione delle risorse pubbliche
disponibili.
Strategia
Creare i presupposti per una politica sussidiaria
Attività
Sviluppo modelli d’intervento comunitari, valorizzando le reti associative
territoriali, del terzo settore, delle imprese sociali
Indicatori
1. Apertura confronto con i soggetti (singoli ed associati) interessati ad
un progetto che lanci nel nostro territorio proposte per l’innovazione
(che si concludono con 2 incontri plenari)
2. Definizione piano territoriale per l’innovazione
3. Avvio azioni
Soggetti
Da individuare previa selezione
1. Primo semestre 2013
Tempi
2. Secondo semestre 2013
3. Primo semestre 2014
Strategia
Interagire in modo continuativo con il mondo delle imprese
Attività
Connessione tra welfare pubblico e welfare aziendale
Indicatori
1. Ricognizione esperienze di welfare aziendale presenti nell’Ambito
territoriale
2. Pubblicizzazione c/o le aziende dei servizi di cura presenti nel territorio
3. Sperimentazioni connessioni tra servizi territoriali e aziende
Soggetti
UdP, Gruppo tecnico, SIL e aziende del territorio
1. Secondo semestre 2012
Tempi
2. Primo semestre 2013
3. Secondo semestre 2013
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 59 di 81
Strategia
Individuare modalità integrate per finanziare il sistema
Attività
Piano dedicato per recupero fondi
Indicatori
1. Analisi fonti possibili per contributi connessi alle aree presidiate dal
piano di Zona
2. Selezione bandi su cui puntare nel triennio per possibili erogazioni
(puntare ad 1 progetto ogni anno)
Soggetti
Ufficio di Piano e Gruppo Tecnico
Tempi
Dal secondo semestre 2012
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 60 di 81
Cap. 3.2 – Finalità specifiche
Cap. 3.2.1 – Finalità specifica 1
Equità economica e revisione dell’ISEE nell’accesso ai servizi e nella
determinazione della compartecipazione dell’utente
La disparità ancora presente nell’accesso ai servizi nei diversi Comuni, l’intento di
superamento dell’ISEE da parte della Regione con la prevista introduzione di un nuovo
sistema di classificazione, la tenuta economica dei servizi che richiede la definizione di
criteri più serrati di compartecipazione alla spesa da parte dei fruitori comportano la
necessità di un impegno specifico per il prossimo triennio in ordine allo stabilire regole
e comportamenti che determinino una sostanziale equità di trattamento all’interno del
sistema d’offerta del nostro territorio.
Ambito che si presta da subito ad essere campo di sperimentazione in tal senso è la
compartecipazione alle spese sociali e socio sanitarie nell’area della disabilità (es.
CDD) e nell’area anziani (es. servizi domiciliari).
Strategia
Rivedere la compartecipazione alle spese dei servizi orientata a
nuovi criteri di equità sociale
Attività
Definizione di linee guida per la compartecipazione al costo dei servizi da
parte dei cittadini (revisione ISEE)
1. Acquisizione elementi di novità provenienti dai livelli istituzionali
sovraordinati (Stato, Regione), con report specifico
Indicatori
2. Approfondimenti inerenti le rette dei servizi sociali e socio sanitari, con
report specifico
3. Definizione documento d’indirizzo
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Gruppo Tecnico, Coordinamento A.S.
1. Secondo semestre 2012
Tempi
2. Primo semestre 2013
3. Secondo semestre 2013
Strategia
Sperimentare una compartecipazione alla spesa più equa nelle aree
d’intervento consolidate
Attività
Rivisitazione compartecipazione alla spesa area disabilità (es. CDD) e area
anziani (es. servizi domiciliari)
Indicatori
Soggetti
Tempi
1. Articolazione nuova modalità di suddivisione dei costi tra famiglia e
comuni per la frequenza ai Centri Diurni Disabili (CDD)
2. Definizione criteri per suddividere i costi tra famiglia e comuni per
l’utilizzo di servizi domiciliari
Assemblea dei Sindaci, Assessorati ai servizi sociali, Gruppo tecnico, Coord.
A.S, Associazioni familiari
1. Secondo semestre 2012
2. Primo semestre 2013
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 61 di 81
Cap. 3.2.2 – Finalità specifica 2
Lavoro di cura
autosufficienza
familiare:
interventi
sulla
disabilità
e
non
L’andamento demografico da qui a vent’anni determinerà sempre più un’attenzione
specifica al lavoro di cura inerente i grandi anziani.
La sensibilità e l’attenzione cresciute gradualmente nei confronti delle persone con
disabilità si traducono sempre più in politiche di aiuto alla cura familiare.
La non autosufficienza e la disabilità (nelle sue diverse manifestazioni) sono pertanto
due grossi ambiti su cui investire energie, per trovare, insieme alle famiglie, una
strada che si traduca realmente in un percorso di accompagnamento e sostegno,
capace di dare conto delle specifiche storie di vita delle persone.
L’utilizzo intelligente del CeAD, servizio a scavalco tra il sanitario e il sociale, ci
sembra essere la leva tramite cui assumere la giusta prospettiva rispetto al sostegno
al lavoro di cura familiare. Siamo al contempo convinti che non basterà questo
servizio ed occorrerà indirizzare gli sforzi dei prossimi anni da una parte
nell’integrazione operativa, in sede domiciliare, tra famiglie e servizi (secondo quanto
previsto dalla riforma regionale sull’A.D.I.) e dall’altra nella declinazione in sede locale
del Piano Disabilità deliberato da Regione Lombardia.
Strategia
Sviluppare l’integrazione con il Centro Assistenza Domiciliare
(CeAD)
Attività
Presidio strutturato del CeAD
1. Attivazione di un’equipe integrata Distretto/UdP
Indicatori
2. Monitoraggio periodico delle prestazioni rese dal servizio
3. Avvio presidio AdS (Amministratore di Sostegno)
Soggetti
Tempi
Gruppo tecnico, Coordinamento A.S., UdP e distretto
1. Primo semestre 2012, prevedendo 5/6 incontri ogni anno (2012, 2013
e 2014)
2. In continuità con quanto già previsto, report semestrali
3. Primo semestre 2012
Strategia
Sperimentare forme di domiciliarità integrata (famiglia/servizi) per
la non autosufficienza
Attività
Avvio modello d’intervento d’Ambito omogeneo ed integrato
Indicatori
1. Analisi stato dell’arte dei servizi esistenti in ogni comune, con report
specifico
2. Definizione linee d’indirizzo per una progettualità integrata
3. Sperimentazione almeno in 2 comuni dell’Ambito
Soggetti
Gruppo Tecnico, Coordinamento A.S., distretto e partner territoriali (es.
gestori ADI)
1. Secondo semestre 2012
Tempi
2. Nel corso del 2013
3. Nel corso del 2014
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 62 di 81
Strategia
Assumere il ‘Progetto di Vita’ quale criterio degli interventi per la
disabilità
Attività
Sviluppo in sede locale del Piano di Azione regionale a favore delle persone
con disabilità
1. Coinvolgimento gruppi, associazioni e cooperative del territorio, che si
conclude con due incontri in plenaria con i soggetti interessati
Indicatori
2. Analisi politiche e servizi degli 11 comuni dell’Ambito sul fronte
disabilità, con report specifico
3. Definizione Piano di Azione per
progettualità specifica per autismo)
Soggetti
la
disabilità
(con
inclusione
di
Assemblea dei Sindaci, Gruppo Tecnico, Coordinamento A.S., Istituti
comprensivi, CTRH, enti territoriali interessati
1. Primo semestre 2012
Tempi
2. Secondo semestre 2012
3. Primo semestre 2013
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 63 di 81
Cap. 3.2.3 – Finalità specifica 3
Conciliazione famiglia e lavoro
È un elemento che sempre più si configura come un’opportunità per modernizzare
l’impianto di welfare, in connessione con le ipotesi di ricalibratura del sistema
tradizionale di protezione sociale.
Per sfruttare l’opportunità occorre però tradurre in sede locale una politica specifica
che si connetta ai sistemi tradizionali di welfare e possa configurare l’attenzione del
nostro territorio alle pari opportunità e alla conciliazione, sull’onda del notevole
dispiegamento di forze ed energie messe in campo da Regione Lombardia negli ultimi
anni.
Ciò significa collegarsi compiutamente al piano territoriale provinciale da poco
approvato e inserire entro questo alveo le azioni di sostegno alla neogenitorialità, ai
servizi per la prima infanzia (servizi di nido e servizi educativi integrativi per bambini e
genitori) e l’extrascuola (vero e proprio laboratorio di rete capace di integrare soggetti
diversi della comunità), alle importanti e significative esperienze territoriali animate
dal volontariato e dall’associazionismo.
Strategia
Sviluppare le politiche sulla conciliazione in sede locale
Attività
Definizione in sede locale di un piano territoriale per le pari opportunità e
per la conciliazione tra famiglia e lavoro
Indicatori
1. Coinvolgimento aziende, pubbliche e private, interessate all’ipotesi,
con 2 incontri conclusivi in plenaria
2. Condivisione, tra Comuni e aziende, delle priorità in ordine ad un
progetto territoriale sulla conciliazione, con report specifico
3. Redazione progetto
Soggetti
Assemblea dei Sindaci, Comuni, Aziende, UdP
Tempi
1. Secondo semestre 2012
2. Primo semestre 2013
3. Secondo semestre 2013
Strategia
Garantire un’attenzione specifica alla neogenitorialità
Attività
Evoluzione del progetto Neo mamma
Indicatori
1. Definizione progettualità condivisa sulla neogenitorialità tra Ambito e ASL,
attraverso convenzionamento in cui collocare anche l’attuale Neomamma
2. Ipotesi di nuove modalità di gestione e/o erogazione del progetto “Neo
mamma” (documento specifico)
3. Evidenziazione e messa in rete delle esperienze territoriali sulla
neogenitorialità (Report specifico sulla presenza di esperienze,
spontanee e organizzate, nel nostro territorio; definizione progetto di
messa in rete e attuazione iniziative che saranno previste nel progetto)
Soggetti
Udp, Gruppo Tecnico, distretto, gruppi di mamme e associazioni per la
genitorialità, servizi per la prima infanzia, operatori Neomamma
Tempi
1. Secondo semestre 2012
2. Primo semestre 2013
3. Dal secondo semestre 2012
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 64 di 81
Strategia
Curare la filiera dei servizi per l’età evolutiva (0-6 ed extrascuola)
Attività
Raccordo tra i servizi della stessa tipologia presenti nei diversi territori
1. Formazione, supporto ed accompagnamento, condivisi con e per i
servizi 0-3 e per gli extrascuola, con programmi annuali dedicati
Indicatori
2. Incontri periodici tra i servizi (5/6 incontri l’anno), su un programma
definito
3. Evento annuale di Ambito
4. Formazione per i genitori
Soggetti
Comuni, enti gestori, UdP
1. Definizione programma entro giugno di ogni anno (2012, 2013, 2014)
per l’anno successivo
Tempi
2. Intero triennio
3. A partire dal 2012
4. A partire dal 2013
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 65 di 81
Cap. 3.2.4 – Finalità specifica 4
Valorizzazione e promozione delle reti associative familiari e del terzo
settore
Quanto maturato nelle diverse comunità locali dell’Ambito in ordine al ruolo del
volontariato, dell’associazionismo e del terzo settore va collocato entro un disegno più
ampio teso a rendere compiuto il valore di queste specificità nel rappresentare le
forme attive di partecipazione del tessuto sociale alla costruzione della sussidiarietà
orizzontale.
Strumenti privilegiati a tal fine sono da una parte un vero e proprio piano locale di
valorizzazione del terzo settore (coinvolgendo organismi di rappresentanza) e
dall’altra azioni tese a far emergere le capacità di produzione di capitale sociale (Affidi
e mutualità familiare) e gestionali (SIL, SFA e altri servizi).
In relazione alle azioni possibili su tale fronte si riconosce il ruolo strategico di
organismi di rappresentanza (ad es. quelli della cooperazione), di coordinamento (ad
es. il Centro Bergamasco per l’Integrazione) o di service (ad es. il Centro Servizi
Volontariato), quali soggetti in grado di garantire da una parte una forte conoscenza
delle istanze territoriali più profonde e dall’altra una capacità di risposta ai bisogni
sociali.
Strategia
Condividere il ruolo futuro del terzo settore in sede locale
Attività
Piano locale di sviluppo del terzo settore
Indicatori
Coinvolgimento rappresentanze del terzo settore per condividere un piano
locale, con due incontri plenari. Definizione Piano territoriale ad hoc
Soggetti
Gruppi, associazioni, cooperative, altre realtà non profit, UdP, Gruppo
tecnico
Tempi
Primo e secondo semestre 2013
Strategia
Favorire l’evoluzione delle politiche del lavoro locali
Attività
Riconfigurazione SIL
1. Verifica sviluppi politiche del lavoro a livello regionale, provinciale e
territoriale, con report dedicato
Indicatori
2. Condivisione con enti di terzo settore dell’evoluzione del SIL, con linee
guida definite
3. Piano gestionale di riconfigurazione del servizio
Soggetti
Provincia di Bergamo, Enti accreditati,
associazioni familiari dei disabili
Gruppo
tecnico,
gruppi
e
1. Secondo semestre 2012
Tempi
2. Primo semestre 2013
3. Secondo semestre 2013
Strategia
Prefigurare un ruolo più attivo del terzo settore nella filiera dei
servizi alla persona
Attività
Verifica possibile evoluzione gestione servizi pubblici comunali (es. NIDI, SFA)
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 66 di 81
1. Condivisione con i comuni interessati circa l’evoluzione di alcune unità
d’offerta, con report dedicato
Indicatori
2. Analisi implicazioni giuridiche, tecniche ed economiche, con report
specifico
3. Piano di ‘riconversione’
Soggetti
Comuni, Gruppo tecnico, partner di terzo settore
1. Primo semestre 2012
Tempi
2. Secondo semestre 2012
3. Primo e secondo semestre 2013
Strategia
Sostenere la Rete Affidi di Ambito
Attività
Evoluzione gruppo famiglie della Rete
Indicatori
1. Valutazione possibilità di costituzione di associazione ad hoc per
rinforzare la rete di famiglie, con report dedicato
2. Piano specifico per la messa a regime della rete
Soggetti
Tempi
UdP, gruppo di famiglie, Servizio Affidi
1. Secondo semestre 2012
2. Primo semestre 2013
Strategia
Sostenere la mutualità familiare
Attività
Azioni territoriali dedicate (con attenzione specifica alle famiglie numerose)
Indicatori
1. Connessione alle reti familiari presenti a livello provinciale, con un
incontro plenario
2. Definizione piano di lavoro territoriale
3. Implementazione azioni
Soggetti
UdP, gruppi di famiglie, gruppi e associazioni territoriali
1. Secondo semestre 2012
Tempi
2. Primo semestre 2013
3. Dal secondo semestre 2013
Strategia
Promuovere la terza età attiva
Attività
Iniziative ad hoc
1. Collegamento con le azioni specifiche per la terza età del Dipartimento
Prevenzione ASL, con due incontri dedicati di programmazione comune
Indicatori
2. Definizione piano di lavoro territoriale
3. Progetto dedicato per “Anziani che si prendono cura di Anziani”
4. Iniziative per la valorizzazione del patrimonio culturale locale
Soggetti
UdP, gruppi di famiglie, gruppi e associazioni territoriali
1. Secondo semestre 2012
Tempi
2. Primo semestre 2013
3. Secondo semestre 2013
4. Primo semestre 2014
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 67 di 81
Cap. 4 – Impianto organizzativo
Partiamo da un semplice considerazione: siamo in un momento di
passaggio ad un nuovo sistema di welfare, in cui il governo delle
risorse diventa fondamentale per il mantenimento e lo sviluppo
dei servizi. Perché questo piano di zona possa essere reale ed
avere possibilità di successo è necessario che ci sia la
consapevolezza di fondo che oggi siamo chiamati ad utilizzare al
meglio le risorse che ci sono sia quelle economiche e soprattutto
quelle umane.
In questo momento di incertezza e difficoltà è necessario puntare
il più possibile alla valorizzazione di chi opera nei comuni, nelle
associazioni, nelle cooperative, negli organismi istituzionali che a
diverso titolo interagiscono nella dinamica di una programmazione
associata, che rimane – ad oggi – un percorso lungo su cui ancor
più è necessario investire e che richiede impegno e
determinazione da parte di chi vi concorre.
Ormai alla quarta triennalità, possiamo oggi parlare di
consolidamento dell’assetto organizzativo, che comunque è
sempre in divenire per quanto riguarda il coinvolgimento di altri
soggetti o per nuove funzioni assegnate al piano. Tuttavia
continuiamo a porre attenzione alla gradualità nel raggiungere gli
obiettivi della programmazione e della gestione associata, che
richiede lungimiranza e capacità di aggregare creando consenso
intorno alle scelte utili agli obiettivi comuni.
Governare le
risorse
Valorizzare le
risorse
Aggregare
creando consenso
Per continuare il percorso intrapreso, delineamo di seguito
l’impianto organizzativo (che è anche metodologico) del Piano di
Zona, i livelli di responsabilità e le funzioni operative, le risorse
strutturali ed umane.
L’attenzione al terzo settore e, più in generale, alle prerogative di
chi rappresenta la comunità locale (gruppi, associazioni,
cooperative, sindacati, organismi di rappresentanza), richiede
oggi uno sforzo in più per mettere a frutto la logica della
partecipazione attiva di pubblico e privato sociale alla funzione di
programmazione (che e continua e non si limita alla fase di
stesura del piano). Questo significa per noi curare il
coinvolgimento di queste realtà sia nei gruppi di lavoro che in
momenti di condivisione e verifica degli obiettivi del piano.
Assemblea dei Sindaci
L’Assemblea dei Sindaci è l’organo politico di governo generale
dell’Ambito. Ad essa sono attribuite tutte le funzioni di scelta,
indirizzo, pianificazione, programmazione e controllo degli
interventi e dei servizi associati previsti dal Piano di Zona
facendosi carico di promuovere l’adozione dello stesso nelle sedi
istituzionali competenti con i necessari atti deliberativi. È
composta dai Sindaci o dagli Assessori alle Politiche Sociali dei
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Attenzione al
terzo settore
Piano di Zona 2012-2014  pag 68 di 81
Comuni dell’Ambito delegati. Svolge le proprie funzioni
avvalendosi delle proposte, della consulenza e dell’operatività
delle altre configurazioni tecniche e organizzative interne
all’Ambito (Ufficio di Piano, gruppi di lavoro, Coordinamento A.S.).
I compiti
dell’Assemblea
dei Sindaci
L’Assemblea, pertanto, ha il compito di:
 decidere la politica sociale di Ambito esprimendo gli indirizzi, le
finalità, i programmi e gli obiettivi specifici da realizzare
nonché le loro modalità generali di attuazione;
 approvare il Piano di Zona;
 stabilire le priorità di intervento;
 approvare i piani operativi annuali, gli interventi e i progetti
specifici;
 approvare il bilancio preventivo annuale e triennale
dell’Ambito, con specificazione delle quote che i Comuni
associati dovranno versare per il funzionamento di uffici,
servizi e interventi comuni previsti dal Piano di Zona e dalla
Convenzione intercomunale;
 approvare il Consuntivo annuale e triennale dell’Ambito e
verificare il raggiungimento degli obiettivi del PdZ;
 approvare le richieste di adesione da parte di eventuali altri
Comuni o soggetti pubblici;
 approvare i criteri e regolamenti che disciplinano gli interventi
sociali a livello di Ambito;
 definire gli indirizzi generali organizzativi e gestionali per
l’attività di realizzazione degli interventi e dei servizi comuni;
 approvare i contenuti degli Accordi di Programma;
 scegliere le forme di gestione per l’Ambito approvando gli atti
(Statuti, convenzioni, regolamenti) che le definiscono.
Ufficio di Piano
Consulenza
Attuazione
L’Ufficio di Piano è l’organismo tecnico di studio, consulenza,
proposta e di supporto all’Assemblea dei Sindaci per la
programmazione e gestione degli interventi e dei Servizi di
Ambito. Ha anche il compito di attuare le indicazioni
dell’Assemblea dei Sindaci e di realizzare le azioni necessarie alla
realizzazione del Piano di Zona garantendo la consultazione e il
coinvolgimento delle diverse espressioni del territorio e delle
formazioni sociali.
Valutazione
Assume, infine, le funzioni di organismo tecnico di coordinamento
e di supporto all’Assemblea dei Sindaci per il monitoraggio e la
valutazione del raggiungimento degli obiettivi del Piano di Zona.
Staff ufficio di
piano
L’Ufficio di Piano è un organismo tecnico collegiale di raccordo e
coordinamento (Gruppo tecnico) che trova poi esecuzione delle
proprie attività di programmazione nella struttura esecutiva
attivata dal Comune Capofila e composta dal Dirigente Servizi alla
Persona, dal Responsabile Servizi Sociali di Ambito, dal
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 69 di 81
Coordinatore Sociale di Ambito e dagli Istruttori Amministrativi
(Staff dell’Ufficio di Piano).
L’organismo di coordinamento dell’Ufficio di Piano è composto da:








Gruppo tecnico
Dirigente Servizi alla Persona del Comune capofila;
Responsabile Servizi Sociali di Ambito;
Coordinatore Sociale di Ambito;
Responsabili Servizi Sociali dei Comuni associati;
Direttore del Distretto A.S.L.;
Coordinatore sociale del Distretto A.S.L. di Seriate;
Coordinatori dei servizi associati di Ambito;
Referenti di area.
Coordinamento Assistenti Sociali
La funzione di Servizio Sociale professionale è stata individuata
tra le questioni rilevanti del PdZ di Seriate. Il gruppo
professionale del servizio sociale di base è ormai una realtà
consolidata all’interno del Piano di Zona. Nel gruppo sono
impegnate tutte le Assistenti Sociali che operano presso i Comuni
dell’Ambito e nel servizio associato della Tutela dei Minori.
Si conferma la funzione del gruppo che è quella di:






implementare la gestione coordinata del servizio sociale
professionale del territorio;
presidiare l’applicazione del Piano per le parti di competenza e
promuovere l’introduzione della cosiddetta metodologia del
“Case Management”;
attuare forme di coordinamento e condivisione metodologiche;
stabilire forme di connessione e collaborazione tra i servizi
sociali presenti nell’Ambito, anche mediante la definizione di
“protocolli operativi” che facilitino la gestione degli interventi
sociali gestiti da figure professionali appartenenti ad
organizzazioni diverse;
attuare le indicazioni sviluppate nel documento comune di
servizio sociale;
realizzare forme di raccordo con le altre forme di ascolto di
bisogni sociali che avvengono in contesti non professionali.
Il gruppo
comunale.
di
lavoro
è
coordinato
da
un’assistente
Gruppo
professionale
sociale
Aree di intervento
In coerenza con il presente Piano di Zona e i suoi obiettivi, si
conferma la scelta di non impostare l’attività su aree tematiche,
per valorizzare la trasversalità dei temi trattati (fragilità,
conciliazione, accesso ai servizi, ecc.). Pertanto viene confermata
la volontà di operare nei confronti del territorio attraverso gruppi
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Gruppi di lavoro
Piano di Zona 2012-2014  pag 70 di 81
di lavoro attivati su oggetti specifici previsti dal piano.
L’attivazione e il raccordo tra i gruppi di lavoro e gli obiettivi del
piano sarà garantita dal Coordinatore sociale dell’Ambito.
I gruppi di lavoro sono composti da rappresentanti degli enti
pubblici, del terzo settore, della scuola, della realtà ecclesiale e
del volontariato, che garantiscono una partecipazione competente
e ancorata al territorio, con la funzione di allargare la
partecipazione e la corresponsabilità, confrontare e integrare le
diverse esperienze, approfondire aspetti tematici specifici con
l’obiettivo di formulare proposte innovative, progettuali ed
operative, all’Ufficio di Piano.
Modelli condivisi
Attenzioni
trasversali
In particolare i gruppi di lavoro devono consentire lo scambio e lo
sviluppo di modelli condivisi e definire gli strumenti da adottare
per i servizi e le attività riferiti sia ad aree di intervento specifiche
(anziani, disabili, minori, ecc.) che trasversali (famiglia, disagio,
povertà, ecc.), in una logica di integrazione.
I gruppi che verranno attivati saranno composti da tecnici
segnalati all’Ufficio di Piano dai rispettivi enti e/o organizzazioni di
riferimento, rappresentativi delle diverse realtà del territorio sia
pubbliche sia del privato sociale. In termini generali la
partecipazione deve essere omogenea e coerente alle indicazioni
di cui all’art. 1 comma 4 e 5 della Legge n. 328/2000.
Secondo le aree di lavoro la composizione potrà essere
diversamente articolata, ma si dovrà cercare il più possibile di
consentire un’equilibrata e attiva partecipazione delle diverse
realtà del territorio. Alle diverse agenzie e organizzazioni verrà
richiesto di individuare operatori “competenti”, che lavorano nel
settore e sono attivi nelle formazioni sociali delle comunità locali
dell’Ambito territoriale di Seriate.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 71 di 81
Cap. 5 – I servizi a gestione associata
La sfida del nuovo welfare richiede una gestione strategica e di
“governo” delle politiche sociali più che di produzione e gestione
diretta degli interventi. Questa partita si gioca soprattutto a livello
territoriale attraverso una revisione dei modelli di gestione e un
nuovo approccio ai problemi da parte delle professionalità
tecniche e amministrative per riuscire a compiere una sintesi
spendibile tra i bisogni crescenti e le risorse economiche sempre
più limitate.
Il territorio diviene, pertanto, il luogo fondamentale col quale
confrontarsi per individuare le risorse in grado di sostenere e
sviluppare i servizi, ma anche per leggere i bisogni di assistenza e
definire le modalità gestionali più opportune per fornire risposte
adeguate e coerenti. La gestione associata deve allora esser
orientata principalmente a “governare” e coordinare la "rete
integrata per l’offerta dei servizi e degli interventi". In questo
contesto è sempre più importante promuovere l’affermazione di
logiche di governance da parte della Pubblica amministrazione e
di sviluppo del partenariato pubblico – privato.
Per quanto riguarda il modello di governo della gestione associata
si prevedono gli strumenti dell’Accordo di Programma e della
Convenzione intercomunale. L’Accordo di Programma è anche il
principale strumento per la definizione delle premesse di
regolamentazione della partecipazione delle altre istituzioni e
degli enti del territorio oltre che delle realtà di terzo settore; la
convenzione assume la funzione di strumento per la gestione
degli interventi e dei servizi associati (Tutela minori e affidi, SIL,
Titoli sociali, accreditamento, ADM, ecc.).
Gestione
strategica
Governo
e coordinamento
Accordo di
programma
Convenzione
intercomunale
Struttura tecnica dell’Ufficio di Piano
La gestione associata del PdZ viene affidata alla struttura tecnica
dell’Ufficio di Piano istituita presso il Comune di Seriate, quale
ente capofila. L’organizzazione e il funzionamento dell’Ufficio di
Piano è regolata da apposita convenzione intercomunale
sottoscritta ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs. n. 267/2000. In
particolare all’Ufficio di Piano è affidata la gestione tecnicoamministrativa e l’esercizio delle funzioni pubbliche relative
all’accordo per l’attuazione operativa del PdZ. Per la gestione
economico-finanziaria l’Ufficio di Piano si avvale del supporto del
Comune di Seriate, quale ente capofila.
La sede degli uffici e servizi è individuata presso l’ente capofila,
che si doterà delle risorse umane e strumentali necessarie da
porre a carico del bilancio del PdZ. Per il funzionamento dei
suddetti uffici/servizi si applicano le procedure e le responsabilità
previste dall’ente capofila, all’interno del quale gli uffici/servizi
sono organicamente inseriti per la parte amministrativa e
gestionale, rimanendo dipendenti dall’Assemblea dei Sindaci per
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Gestione tecnicoamministrativa
Uffici e servizi
Piano di Zona 2012-2014  pag 72 di 81
la parte funzionale di indirizzo politico.
Incarichi esterni
L’Ufficio di Piano può avvalersi di consulenti o collaboratori esterni
per l’esecuzione dei compiti ad esso affidati. Gli incarichi verranno
attribuiti con appositi atti dall’Ente capofila in conformità con la
normativa vigente per la Pubblica Amministrazione e sulla base
dei bilanci dell’Ambito approvati dall’Assemblea.
Oltre all’Ufficio di Piano e ad esso funzionalmente e
gestionalmente dipendenti, vengono individuati per la gestione
associata dei servizi di Ambito l’Ufficio Tutela Minori e Affidi e il
Servizio Inserimenti Lavorativi (S.I.L.).
La Tutela Minori
Servizio
specialistico
Il Servizio per la “Tutela dei Minori” è il primo vero servizio gestito
dall’Ambito di Seriate in forma associata e coordinata, con una
specifica convenzione ai sensi dell’art. 30 della Legge n.267/2000.
L’equipe per la tutela dei minori, pur costituendo un servizio
dedicato ad alta specializzazione, fa pienamente parte a tutti gli
effetti del servizio sociale di Ambito e collabora quindi
attivamente con le assistenti sociali dei singoli Comuni dell’Ambito
di Seriate, in un rapproto reciproco.
L’equipe psico-sociale dell’Ufficio Tutela Minori (costituita da
operatori dell’Ambito e dell’A.S.L.) si avvale di collaborazioni con
servizi socio-sanitari specialistici: consultorio, Neuropsichiatria
infantile, ecc., allo scopo di garantire al minore ed alla sua
famiglia, dove necessario, interventi specialistici di valutazione del
danno e di cura psicoterapeutica. Una particolare attenzione deve
essere posta a quest’ultimo aspetto, nodo cruciale nell’intervento
che necesita di maggiore considerazione.
Servizio affidi
Nel corso dell’utima triennalità il servizio si è arricchito con
l’attivazione del servzio affidi di Ambito, con un’equipe
specializzata su questo tema. Il servizio collabora strettamente
con la tutela minori, pur mantenedo la sua specificità che è
rappresentata dagli interventi di sensibilizzazione del territorio sul
tema e dall’accompagnamento della rete delle famiglie dell’Ambito
in un percorso di crescita e di accoglienza dei minori.
Inoltre, nella logica della filiera dei servzi, è stato attivato il
servzio assistenza domiciliare minori (A.D.M.) di Ambito.
L’inserimento lavorativo degli svantaggiati
Il lavoro
come priorità
Il Piano di Zona si propone, alla luce dei buoni risultati conseguiti,
da una parte di consolidare il servizio di inserimento lavorativo
rivolto a persone segnalate dal territorio con disabilità fisica e
psichica e dall’altra di garantire attenzione alle esigenze
occupazionali di altre fasce di popolazione (persone svantaggiate
e/o a rischio di emarginazione, giovani, persone senza lavoro a
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 73 di 81
seguito della crisi, ecc.).
Le disposizioni regionali, infatti, invitano i comuni - attraverso
l’organizzazione dei Piani di Zona – a prestare attenzione al tema
del lavoro come una delle priorità anche per le politiche
pubbliche.
Nell’ottica dell’avvicinamento dei servizi ai cittadini
la
collocazione del Servizio di Inserimento Lavorativo direttamente a
livello di Ambito territoriale consente una maggiore articolazione
delle azioni di incontro tra domanda e offerta, che può nel nostro
caso contare sul coinvolgemento attivo delle risorse della
comunità (l’associazionismo, la famiglia, i servizi sociali, le
aziende), quali protagonisti del processo.
In una logica di razionalizzazione degli interventi, si conferma la
gestione unitaria del servizio con l’Ambito di Grumello del Monte.
Gestione unitaria
con Grumello del
Monte
I titoli sociali
Pur in uno scenario di contrazione delle risorse, l’approvazione del
nuovo regolamento per l’erogazione di titoli sociali destinati alle
famiglie residenti nei Comuni dell’Ambito territoriale di Seriate è
la conferma della volontà di dotarsi di uno strumento per il
sostegno delle situazioni di maggior fragilità, che possa essere
efficace e flessibile al fine di rispondere adeguatamente ai bisogni
del territorio.
Questo nuovo strumento conferma la gestione consolidata per cui
a livello di Ambito si trattano tutte le fasi dell’istruttoria quali la
valutazione delle domande, l’erogazione dei benefici, il
monitoraggio e la valutazione di sistema realizzata dall’Ufficio di
Piano; la raccolta delle domande, la definizione dei progetti
personalizzati e le verifiche degli stessi sono invece realizzate dai
singoli servizi sociali comunali. Tuttavia l’aver individuato la
famiglia nel suo insieme come beneficiario permette una visione
complessiva dell’intervento e una valutazione del bisogno
assistenziale più precisa.
Il sistema d’accreditamento
Come previsto dalle norme regionali, l’Ambito si conferma come
promotore e gestore del sistema di accreditamento delle unità
d’offerta sociali, attraverso l’attività di istruttoria e verifica delle
domande di accreditamento e la gestione delle procedure per
nuovi settore da accreditare.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Gestione
consolidata
Attenzione alla
famiglia
Piano di Zona 2012-2014  pag 74 di 81
Cap. 6 – Piano economico – finanziario
La logica che sottende le risorse a disposizione dell’Ambito è
quella del budget unico, per cui si può parlare di Fondo unico di
Ambito, in cui confluiscono le varie voci di finanziamento.
In particolare la realizzazione del Piano di Zona è supportata dalle
seguenti fonti di finanziamento gestite in modo associato
dall’Ambito:
• Fondo Nazionale Politiche Sociali;
• Fondo Sociale Regionale;
• Fondi erogati da leggi speciali;
• Cofinanziamento dei Comuni aderenti al presente Accordo
sottoforma di quota pro capite, definita in € 5,00/ab., con la
possibilità da parte dell’Assemblea dei Sindaci di modificarla in
fase di approvazione del Bilancio annuale di previsione;
• Eventuali finanziamenti di altri Enti pubblici e/o privati;
• Eventuale compartecipazione degli utenti.
I fondi di Ambito costituito dalle fonti di finanziamento sopra
descritte saranno destinati alla copertura dei costi derivanti dal
funzionamento degli uffici/servizi comuni e dall’attuazione degli
interventi/progetti/attività previsti dal PdZ.
Il Piano finanziario è soggetto a riconferma annuale da parte
dell’Assemblea dei Sindaci. In caso di necessità l’Assemblea dei
Sindaci provvederà in base agli obiettivi indicati nel Piano alla ridefinizione delle modalità di copertura finanziaria per la
realizzazione dei relativi interventi.
Previsione economica – prima annualità 2012
La previsione economica per la prima annualità è indicata per
macro voci, soggetta a revisioni in corso d’anno da parte
dell’Assemblea dei Sindaci a seguito dell’accertamento di ulteriori
entrate e/o all’attivazione degli interventi previsti dal piano.
ENTRATA:
Finanziamenti dallo Stato
€ 405.886,00
Fondo Nazionale Politiche Sociali
Fondo Non Autosufficienze residuo 2010 - DGR 889/2011
Fondo prima infanzia - DGR 11152/2010
Residuo FNA 2009
Finanziamenti dalla Regione
Fondo Sociale Regionale
€ 151.305,00
€ 133.806,00
€ 110.775,00
€ 10.000,00
€ 220.000,00
€ 220.000,00
Finanziamenti dalla Provincia
Assistenza disabili sensoriali
Contributo extrascuola
€ 15.000,00
14.000,00
€ 1.000,00
Altri finanziamenti
€ 38.000,00
Fondazione Cariplo per progetto affidi (II annualità)
Altro
€ 30.000,00
€ 8.000,00
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 75 di 81
Totale Finanziamenti esterni
€ 678.886,00
Fondo di Ambito
€ 766.280,00
Quote di compartecipazione per la gestione associata
Fondo di Ambito - residuo
Totale fonti di finanziamento
€ 376.280,00
€ 390.000,00
€ 1.445.166,00
USCITA:
Gestione associata e Ufficio di Piano
€ 147.500,00
Servizio Tutela Minori e Affidi
€ 228.300,00
Servizio Inserimenti Lavorativi
€ 47.500,00
Titoli Sociali (buoni e voucher)
€ 252.581,00
Titoli sociali per non autosufficienza
Voucher CDD
Voucher prima infanzia
Progetti e Servizi di Ambito
Progetto Neo mamma
Progetto Nogaye
Progetto Jonathan – Giovani sicuri
CeAD
Consulenza psicopedagogica
Assistenza disabili sensoriali
Altre iniziative territoriali
Fondo di solidarietà per minori
€ 43.806,00
€ 98.000,00
€ 110.775,00
€ 130.000,00
€ 23.000,00
€ 41.500,00
€ 5.000,00
€ 10.000,00
€ 7.500,00
€ 14.000,00
€ 7.000,00
€ 22.000,00
Riparto Fondo Sociale Regionale
€ 220.000,00
Fondo di riserva
€ 419.285,00
Totale uscite
€ 1.445.166,00
Previsione economica – seconda annualità 2013
Il Piano di Zona prevede aggiornamenti annuali con approvazione
in Assemblea dei Sindaci dei relativi piani operativi ed economici.
In entrata e uscita vengono riproposte le medesime voci generali
che non vengono ulteriormente dettagliate.
ENTRATA:
Finanziamenti dallo Stato
Finanziamenti dalla Regione
€ 0,00
€ 220.000,00
Finanziamenti dalla Provincia
€ 14.000,00
Totale Finanziamenti esterni
€ 234.000,00
Fondo di Ambito (compart. Comuni e residui)
€ 795.565,00
Totale fonti di finanziamento
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
€ 1.029.565,00
Piano di Zona 2012-2014  pag 76 di 81
USCITA:
Gestione associata e Ufficio di Piano
€ 129.500,00
Servizio Tutela Minori e Affidi
€ 224.500,00
Servizio Inserimenti Lavorativi
€ 40.000,00
Titoli Sociali (buoni e voucher)
€ 50.000,00
Progetti e Servizi di Ambito
€ 117.000,00
Riparto Fondo Sociale Regionale
€ 220.000,00
Fondo di riserva
€ 248.565,00
Totale uscite
€ 1.029.565,00
Previsione economica – terza annualità 2014
Il Piano di Zona prevede aggiornamenti annuali con approvazione
in Assemblea dei Sindaci dei relativi piani operativi ed economici.
In entrata e uscita vengono riproposte le medesime voci generali
che non vengono ulteriormente dettagliate.
ENTRATA:
Finanziamenti dallo Stato
€ 0,00
Finanziamenti dalla Regione
€ 220.000,00
Finanziamenti dalla Provincia
€ 14.000,00
Totale Finanziamenti esterni
€ 234.000,00
Fondo di Ambito (compart. Comuni e residui)
€ 624.845,00
Totale fonti di finanziamento
€ 858.845,00
USCITA:
Gestione associata e Ufficio di Piano
€ 129.500,00
Servizio Tutela Minori e Affidi
€ 224.500,00
Servizio Inserimenti Lavorativi
€ 40.000,00
Titoli Sociali (buoni e voucher)
€ 50.000,00
Progetti e Servizi di Ambito
€ 117.000,00
Riparto Fondo Sociale Regionale
€ 220.000,00
Fondo di riserva
Totale uscite
€ 77.845,00
€ 858.845,00
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 77 di 81
Cap. 7 – Conclusioni
La prospettiva del Piano di Zona, come di qualsiasi altra
pianificazione pubblica, richiede un governo strategico di ampio
respiro che presuppone di non lasciarsi assorbire dalla gestione
quotidiana e dal governo dell’emergenza.
Respiro ampio
In questa prospettiva è necessario monitorare in modo
continuativo il grado di raggiungimento degli obiettivi, in una
logica valutativa che, in corso d’opera, consenta di riconoscere gli
scostamenti, valutare le performance delle varie aree e prevedere
la possibilità in itinere di revisione dei programmi di attività o
degli stessi obiettivi strategici.
Presidio degli
obiettivi
Questo triennio si apre su uno scenario economico-finanziario
drammatico. Anche per questo è necessario partire dalle possibili
azioni di ciascuno dei nostri Comuni per affrontare con coraggio
e pragmatismo il futuro, sapendo che solo se si sta insieme si
possono raggiungere risultati insperati.
Immaginarsi il
futuro
I nostri interventi, i molteplici servizi, i luoghi dell’educazione e
della cura che progettiamo, sono le risposte possibili per
affrontare nel miglior modo le istanze dei nostri cittadini. Per fare
questo dobbiamo lavorare sempre di più insieme noi Comuni
dell’Ambito, rinforzando le reti di connessione con l’ASL, la
Provincia e tutti i soggetti del Terzo settore che agiscono nelle
nostre comunità.
Solo così noi riusciremo a costruire una società orientata al
benessere, al rispetto reciproco e, in ultima analisi, alla fiducia tra
le persone e le istituzioni. Questa è la sfida che affrontiamo con
consapevolezza e determinazione per il futuro delle nostre
comunità.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
La nostra sfida
Piano di Zona 2012-2014  pag 78 di 81
Appendice – Normativa di riferimento
Di seguito la cornice normativa di riferimento con particolare
attenzione ai provvedimenti attuativi della legislazione.
Leggi e
provvedimenti
nazionali
L. 328/2000
Leggi di settore
Leggi e
provvedimenti
regionali
Nazionale:

L. 11-8-1991, n. 266 “Legge-quadro sul volontariato”;

L. 8-11-1991, n. 381 “Disciplina delle cooperative sociali”;

D.Lgs. 18-08-2000, n. 267 “Testo unico delle leggi sull'ordinamento
degli enti locali”;

L. 08-11-2000, n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema
integrato di interventi e servizi sociali”;

L. 07-12-2000, n. 383 “Disciplina delle associazioni di promozione
sociale”;

L.Cost. 18-10-2001, n. 3 “Modifiche al titolo V della parte seconda
della Costituzione”;

D.P.C.M. 14-02-2001 “Atto di indirizzo e coordinamento in materia di
prestazioni socio-sanitarie”;

D.P.C.M. 30-03-2001 “Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi
di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell'art. 5 della L. 8
novembre 2000, n. 328”;

D.M. 21-05-2001, n. 308 “Regolamento concernente «Requisiti
minimi strutturali e organizzativi per l'autorizzazione all'esercizio dei
servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale, a
norma dell'articolo 11 della L. 8 novembre 2000, n. 328»”;

D.P.C.M. 29-11-2001 “Definizione dei livelli essenziali di assistenza”;

L. 05-02-1992, n. 104 “Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione
sociale e i diritti delle persone handicappate”;

L. 21-05-1998, n. 162 “Modifiche alla L. 5 febbraio 1992, n. 104,
concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap
grave”;

L. 12-03-1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”;

L. 28-08-1997, n. 285 “Disposizioni per la promozione di diritti e di
opportunità per l'infanzia e l'adolescenza;

L. 4-5-1983 n. 184, “Diritto del minore ad una famiglia”;

L. 28-3-2001, n. 149 “Modifiche alla L. 4 maggio 1983, n. 184,
recante «Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori»,
nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile”;

L. 06-03-1998, n. 40 “Disciplina dell'immigrazione e norme sulla
condizione dello straniero”;

D.Lgs. 25-07-1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni
concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero”

L. 18-02-1999, n. 45 “Disposizioni per il Fondo nazionale di
intervento per la lotta alla droga e in materia di personale dei Servizi
per le tossicodipendenze”;
Regionale:

L.R. 11-07-1997, n. 31 “Norme per il riordino del Servizio sanitario
regionale e sua integrazione con le attività dei servizi sociali”;
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 79 di 81

L.R. 06-12-1999, n. 23 “Politiche regionali per la famiglia”;

L.R. 05-01-2000, n. 1 “Riordino del sistema delle autonomie in
Lombardia. Attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (…)”;

L.R. 23-11-2001, n. 22 “Azioni di sostegno e valorizzazione della
funzione sociale ed educativa svolta dalle parrocchie mediante gli
oratori”;

L.R. 14-12-2004, n. 34 “Politiche regionali per i minori”;

L.R. 14-02-2008, n. 1 “Testo unico delle leggi regionali in materia di
volontariato, cooperazione sociale, associazionismo e società di
mutuo soccorso”;

L.R. 12-03-2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei
servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”;

L.R.Stat. 30-08-2008, n. 1 “Statuto d'autonomia della Lombardia”;

L.R. 30-12-2009 n. 33/2009 “Testo unico delle leggi regionali in
materia di sanità”;

Reg. 24-04-1998, n. 1 “Regolamento regionale concernente le
attribuzioni e il funzionamento della conferenza dei sindaci e del
consiglio di rappresentanza dei Sindaci ….”;

Reg. 12-06-1999, n. 1 “Regolamento di funzionamento del
dipartimento per le attività socio-sanitarie integrate delle Aziende
Sanitarie Locali …”;

D.C.R. 28 settembre 2010, n. 56 “Programma Regionale di Sviluppo
della IX Legislatura”

D.C.R. 17 novembre 2010, n. 88 “Piano Socio Sanitario Regionale
2010-2014”

D.g.r. 30-09-2003, n. 7/14369 “Linee di indirizzo per la definizione
delle nuove unità di offerta dell'area socio sanitaria per persone
disabili gravi: Centri diurni semiresidenziali (CDD); Comunità socio
sanitarie residenziali (CSS)”;

D.g.r. 11-02-2005, n. 7/20588 “Definizione dei requisiti minimi
strutturali e organizzativi di autorizzazione al funzionamento dei
servizi sociali per la prima infanzia”;

D.g.r. 16-02-2005, n. 7/20762 “Definizione dei requisiti minimi
strutturali e organizzativi per l'autorizzazione al funzionamento dei
servizi sociali di accoglienza residenziale per minori”;

D.g.r. 16-02-2005, n. 7/20763 “Definizione dei requisiti minimi
strutturali e organizzativi per l'autorizzazione al funzionamento dei
servizi sociali per le persone disabili”;

D.g.r. 16-02-2005, n. 7/20943 “Definizione dei criteri per
l'accreditamento dei servizi sociali per la prima infanzia, dei servizi
sociali di accoglienza residenziale per minori e dei servizi sociali per
persone disabili”;

D.g.r. 13-06-2008, n. 8/7433 “Definizione dei requisiti minimi per il
funzionamento delle unità di offerta sociale «servizio di formazione
all'autonomia per le persone disabili»”;

D.g.r. 13-06-2008, n. 8/7437 “Determinazione in ordine
all'individuazione delle unità di offerta sociali ai sensi dell'articolo 4,
comma 2 della l.r. 3/2008”;

D.g.r. 13-06-2008, n. 8/7438 “Determinazione in ordine
all'individuazione delle unità di offerta sociosanitarie ai sensi
dell'articolo 5, comma 2 della l.r. 3/2008”;
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
L.R. n. 3/2008
Regolamenti,
D.C.R.
D.G.R. e …
Piano di Zona 2012-2014  pag 80 di 81
… circolari
attuative

D.g.r. 30-07-2008, n. 8/7797 “Rete dei servizi alla persona in ambito
sociale socio-sanitario - Istituzione del Tavolo di consultazione dei
soggetti del Terzo settore (art. 11, c. 1, lett. m), l.r. n. 3/2008);

D.g.r. 30-07-2008, n. 8/7798 “Rete dei servizi alla persona in ambito
sociale e socio-sanitario - Istituzione degli organismi di consultazione
degli Enti Locali, dei soggetti di diritto pubblico e privato, delle
organizzazioni sindacali (Art. 11, comma 1, lett. m), l.r. n. 3/2008)”;

D.g.r. 22-10-2008, n. 8/8243 “Realizzazione di interventi a favore
delle famiglie e dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.
Attuazione della d.g.r. n. 6001/2007 e della intesa del 14-02-2008”;

D.g.r. 26-11-2008, n. 8/8496 “Disposizioni in materia di esercizio,
accreditamento, contratto, e linee di indirizzo per la vigilanza ed il
controllo delle unità di offerta sociosanitarie”;

D.g.r. 11-12-2009, n. 8/10759 “Determinazioni in ordine alla
realizzazione del Centro per l’Assistenza Domiciliare nelle Aziende
Sanitarie Locali”;

D.g.r. 17-03-2010 n. 11496 “Definizione dei requisiti minimi di
esercizio dell’unità di offerta sociale –Centro Ricreativo Diurno per
Minori”;

D.g.r. 5-8-2010 n. 381 “Determinazioni in ordine al recepimento e
all’attuazione Intesa Stato Regioni in tema di conciliazione tra tempi
di vita e di lavoro”;

D.g.r. 15-12-2010 n. 983 “Determinazioni in ordine al Piano d’Azione
Regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità e alla
relativa relazione tecnica”;

D.g.r. 25-02-2011 n. 1353 “Linee guida per la semplificazione
amministrativa e la valorizzazione degli enti del Terzo Settore
nell’ambito dei servizi alla persona e alla comunità”;

D.g.r. 18-05-2011, n. 9/1746 “Determinazioni in merito alla
qualificazione della rete dell’Assistenza domiciliare in attuazione del
PSSR 2010-22014”;

D.g.r. 04-08-2011, n. 9/2185 “Determinazioni in ordine al processo
di individuazione e accompagnamento dell’alunno con disabilità ai fini
dell’integrazione scolastica”;

D.g.r. 16-11-2011, n. 9/2505 “Approvazione documento Un welfare
della sostenibilità e della conoscenza – linee di indirizzo per la
programmazione sociale a livello locale 2012-2014”;

D.g.r. 16-11-2011, n. 9/2508 “Approvazione documento “Linee di
indirizzo per una governance delle politiche giovanili in Lombardia
2012-2015”;

D.g.r. 6-12-2011, n. 9/2933 “Determinazioni in ordine alla gestione
del servizio socio-sanitario regionale per l’esercizio 2012”;

D.g.r. 20-04-2011 n. 9/1576 “Determinazioni in ordine all’attuazione
del Piano regionale per favorire la conciliazione dei tempi di vota e
lavoro”;

D.g.r. 24-05-2011 n. 1772 “Linee guida per l’affidamento familiare”;

Circ. 17-12-2003, n. 42 “Competenze in merito agli oneri per minori
inseriti in strutture residenziali ed in affido familiare”;

Circ. 02-02-2004, n. 6 “Indicazioni per l’attivazione e l’erogazione
dei buoni sociali e dei voucher sociali”;

Circ. 24-08-2005, n. 35 “Primi indirizzi in materia di autorizzazione,
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
Piano di Zona 2012-2014  pag 81 di 81
accreditamento e contratto in ambito socio-assistenziale”;

Circ. 18-12-2006, n. 31 “Indirizzi per la sperimentazione di titoli
sociali finalizzati al sostegno della famiglia ed in via principale delle
famiglie numerose”;

Circ. 6-11-2007, n. 35 “Oneri per minori inseriti in strutture
residenziali o in affido familiare”

Circ. 07-04-2008, n. 5 “Prime indicazioni sui provvedimenti da
adottare in ottemperanza alla L.R. 12 marzo 2008, n. 3”;

Circ. 20-06-2008, n. 8 “Seconda circolare applicativa della L.R. n.
3/2008 "Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona
in ambito sociale e sociosanitario";

Circ. 27-06-2008, n. 9 “Costituzione dell'Ufficio di protezione
giuridica delle persone prive di autonomia o incapaci di provvedere ai
propri interessi”;

Circ. 16-01-2009, n. 1 “Accreditamento delle Unità d’Offerta Sociali”;

Circ. 11-05-2009, n. 10 “Ufficio di Protezione Giuridica”;

Circ. 20-06-2011, n. 5591 “Determinazione in ordine agli schemi di
convenzione tra pubblica amministrazione e soggetti del Terzo
settore”;

Decreto del Direttore Generale Famiglia e Solidarietà sociale 15-022010 n. 1254 “Prime indicazioni operative in ordine a esercizio e
acreditamento delle unità d’offerta sociali”;

Decreto del Direttore Generale Famiglia, Conciliazione, Integrazione
e Solidarietà sociale 20-12-2010, n.13304 “Composizione conferenza
delle associazioni rappresentative degli enti gestori delle unità
d’offerta sociali e socio-sanitarie”;

Decreto del Direttore Generale Famiglia, Conciliazione, Integrazione
e Solidarietà sociale 28-12-2011 n. 12884 “Indicazioni in ordine alla
procedura di co-progettazione fra comune e soggetti del terzo
settore per attivita’ e interventi innovativi e sperimentali nel settore
dei servizi sociali”;

Decreto del Direttore Generale Industria, Artigianato, Edilizia e
Cooperazione 13-07-2011 n.6459 “Indirizzi inmateria di affidamento
dei servizi e convenzioni tra Enti Pubblici e Coperatove Sociali in
attuazione della D.G.R. n.1353/2011”.
Approvato dall’Assemblea dei Sindaci - 14 marzo 2012
… altri decreti
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Piano di Zona 2012 - 2014