biancorosso C ssmaceratese.it uore rivista ufficiale N° 8 - Dicembre 2015 In regalo il poster del calendario biancorosso CORNI E AMULETI Riti scaramantici allo stadio L’intervista EMANUELE D’ANNA Umiltà, entusiasmo, complicità L’ EROICA MACERATESE distribuzione gratuita #credercisempre #esaltarsimai RISTORANTE PIZZERIA da Silvano Piaggia Della Torre, 15 MACERATA Piediripa-Macerata, Via Cluentina 16/aVendite,officina, carrozzeria, gommista, ricambi, revisioni 0733 286800 l’editoriale P di Paola PIPPA Sostenere la Rata. Senza se e senza ma! rima di essere una professione, quella della Maceratese è una grande passione che nasce già in tenera età quando mio nonno mi portava la domenica allo stadio. Quante esperienze nel mondo del calcio. Ricordo la prima volta che “scesi in campo” per accompagnare la squadra degli esordienti della U.S. Tolentino dove militava mio figlio. Una grande emozione: “Sei la prima donna accompagnatrice delle Marche”, mi diceva sempre il Presidente Regionale S.G.S. Sig. Bernacchia. Fu l’inizio di un full immersion nel meraviglioso mondo calcistico: corsi per dirigenti, accompagnatrice di diverse categorie S.G.S., Berretti Nazionali, la gestione delle segreterie come quella del settore giovanile e poi della prima squadra della US Tolentino. Dodici anni indimenticabili, centinaia di bambini e ragazzi che ancora ricordo con affetto, e poi allenatori, giocatori, dirigenti di altre società, presidenti di Federazioni. Dopo tanta esperienza e tanto lavoro e pensando di aver già dato tutto, avevo deciso di smettere. Fu la chiamata della società Maceratese, nel 2009, a rinnovare l’entusiasmo. Troppo bello ritornare a condividere con i ragazzi, con la dirigenza e con la tifoseria le gioie ed i dolori del calcio. Ed eccomi di nuovo segretaria, questa volta a tempo pieno: massima collaborazione con tutti, tifosi compresi, con i quali credo di aver avuto da sempre un buon rapporto di fiducia e rispetto reciproco. Dopo una storia meravigliosa iniziata a Tolentino, la mia vita nel calcio continuava con l’inaspettata (ma neanche tanto, vista la caparbietà della dott.ssa Tardella) avventura con la Maceratese, fino alla promozione in Lega Pro. Oggi, guardando indietro, mi rendo conto che tutto il lavoro, l’impegno, a volte le arrabbiature, sono niente rispetto alle emozioni delle promozioni che la Società ha ottenuto in soli in cinque anni. La passione per il calcio è un grande motore che ha unito, e continua ad unire, tutti quelli che, come me, amano questa città e questa squadra. Tutti noi, veri tifosi che, senza se e senza ma, continuano a sostenere questa grande realtà. Forza Rata. Cari cuori biancorossi, vedere la sorprendente posizione della nostra SS Maceratese non può che suscitare in tutti noi un profondo orgoglio. Un percorso, quello per arrivare tra i professionisti, non privo di difficoltà ma anche di tante soddisfazioni. Ogni partita, giocata in qualsiasi campo, è di enorme importanza per il nostro obiettivo, anche se qualcuna ti fa battere il cuore più di altre: entrare in stadi come quelli di Siena o Pisa e uscirne con onore è, per tutti noi, una gioia indescrivibile. Grande è l’emozione per questa stagione che vivo insieme a tutto il popolo biancorosso, alle famiglie, ai ragazzi della scuola calcio e del settore giovanile, linfa vitale della società. Grazie a tutti, alle squadre, agli staff tecnici, ai tifosi, ai tanti collaboratori, alla dirigenza, alle Istituzioni, ai nostri sostenitori, a tutti quelli che ci seguono con costanza e passione. A tutti voi che avete la Rata nel cuore, auguro un felice Natale e un buon 2016. Il Presidente Maria Francesca Tardella 3 biancorosso 4 Punto di vista di Giancarlo Nascimbeni CREDERCI SEMPRE, ESALTARSI MAI C oncludevo la rubrica dell’ultimo numero della rivista ripromettendomi di analizzare la partita che la Maceratese avrebbe disputato a Pisa sabato scorso. Ebbene, così come confidavo, la squadra ha confermato di essere autoritaria, ben disposta in campo e, soprattutto, di non subire quella paventata sudditanza verso un club tanto prestigioso come quello toscano ed un pubblico così numeroso e caloroso che avrebbe potuto condizionare l’esito della gara. Anche se in tanti anni di frequentazione degli stadi non mi è mai capitato di accorgermi che il blasone di un club, né un tifoso, abbiano mai siglato una rete, non nascondo che nutrivo preoccupazione sull’esito dell’incontro che, ove fosse stato sfavorevole, avrebbe determinato il sorpasso del Pisa ai nostri danni nel prestigioso secondo posto in classifica. Del pareggio tra Pisa e Maceratese non ha approfittato la Spal per allungare, anzi solo al 96°, all’ultimo assalto, ha raggiunto l’Arezzo sul 3-3. All’esito di questo turno, sulla carta assolutamente sfavorevole, la Maceratese non solo ha conservato il secondo posto in classifica, ma non ha aggravato il distacco dal primo posto. Bravi davvero i biancorossi e lo staff tecnico che li ha preparati ad una così difficile gara. Se giudicassi il risultato conseguito dalla Maceratese un’impresa, sminuirei il valore della squadra che oramai si è affermata come pretendente ai primi posti della classifica finale, nessuno escluso! Non si batte la Spal, il Teramo e la Carrarese con tanta autorevolezza, non si vince a Siena, Pistoia ed Aprilia, non si pareggia ad Ancona, Prato e Pisa, se non si è veramente forti ed organizzati, per cui ho motivo di ritenere che anche il girone di ritorno potrà confermare la Maceratese come una delle migliori squadre del girone. In ogni caso, questo campionato sarà ricordato come uno dei migliori in assoluto della quasi centenaria storia del calcio maceratese. Tutto quanto fin qui detto, con assoluta convinzione, non deve però distrarre la squadra dall’insidia del prossimo incontro. Sarà ospite dell’Helvia Recina quell’Arezzo che, oltre ad aver messo in difficoltà la capolista Spal, è anche l’unica squadra del girone a non aver mai perso in trasferta (una vittoria e sei pareggi). Qualcosa vorrà dire, per cui attenzione agli amaranto toscani che potranno essere battuti se la Maceratese saprà confermare l’autorevolezza e la tranquillità con cui ha affrontato fino ad ora le gare più difficili del campionato. L’ultimo ricordo degli incontri tra le due squadre è assolutamente positivo per aver la Maceratese prevalso nella doppia sfida di semifinale play off del campionato di serie C/2 1996/1997 (pareggio 1-1 ad Arezzo e vittoria 1-0 a Macerata), che consentì ai biancorossi di giocarsi la promozione, purtroppo fallita, nello spareggio con il Livorno sul neutro a Reggio Emilia. L’Arezzo è stata sempre squadra competitiva nei tanti campionati disputati in Serie C unica e contro di noi ha sempre mostrato particolari ambizioni, tanto che in due occasioni furono proprio loro a vincere il campionato di Serie C conseguendo la promozione in Serie B. Il primo incontro tra le due rivali di domenica prossima risale addirittura al campionato di Prima divisione nazionale 1931/1932 e fu dopo un pareggio conseguito al Campo dei Pini contro i toscani che la Maceratese si dovette ritirare dal campionato, scomparendo dalla scena, per una grave crisi finanziaria. Le due squadre si sono poi incontrate in altri dieci campionati di Serie C unica. Le vittorie dell’Arezzo sono state nove in casa con una sola vittoria della Maceratese in Toscana nel campionato 1967/1968 per 2-0 con reti di Stelvio Attili e Del Negro, mentre al Campo dei Pini o all’Helvia Recina è stata la Maceratese a prevalere quattro volte, l’Arezzo tre volte e gli altri tre incontri si sono conclusi in parità. La vittoria più prestigiosa dei biancorossi (4-0) risale al campionato di Serie C 1939/1940 al termine del quale la Maceratese fu promossa in Serie B. Mi fermo qui: biancorossi, cercate di vincere, anche con un risultato meno altisonante, poi vedremo! In ogni caso, Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti. 5 Miserie & Nobiltà La repubblica della “boca”: Non tremate ma battete di passione! S e il calcio vi interessa non soltanto come fenomeno sportivo ed agonistico ma anche per i suoi straordinari risvolti sociologici, vi consiglio un illuminante tour alla Boca, il popolare quartiere di Buenos Aires che deve il suo nome, traducibile in “foce”, per il fatto di situarsi alla confluenza tra il Rio della Plata ed un fiumiciattolo locale. Potreste obiettare che è un po’ fuori mano (14 ore di trasvolata atlantica) ed allora cercherò di illustrarvi la straordinaria identità che si è creata tra un “barrio” o quartiere, ed il suo club di football. Vi dico subito che gli esteti potrebbero rimanere delusi: molto, se non tutto, diffonde una chiara idea di decadenza, di un’epoca per certi versi splendida ed irripetibile, quella delle massicce emigrazioni dall’Europa che popolarono il continente sudamericano dalla fine dell’800 almeno sino agli anni ‘50. Complice l’invenzione dei frigorificos allestiti dai britannici, i grandi stabilimenti di macellazione e refrigerazione delle carni bovine provenienti dalle ricchissime ed incontaminate pianure rioplatensi. I terreni allora costavano zero (soprattutto per chi deteneva le ambitissime sterline) ed i cugini d’Oltremanica divennero così numerosi da pensar bene di riunirsi in associazioni sportive. Tra queste il Club Atletico Boca Juniors con sede proprio nei pressi del vecchio porto: immaginate i ragazzini appena sbarcati dall’Italia 6 (tantissimi dalle Marche e dalla Liguria), dalla Spagna o addirittura dalla Svezia, trascinati dalle famiglie attirate dalla “terra promessa”, guardare con curiosità quei “gentiluomini” che si divertivano correndo dietro ad un pallone. Ci è voluto meno di un amen ad affiancare al rude e razionale calcio all’inglese il futbol bailado sudamericano secondo estro, animosità agonistica ed istinto teatrale tout court tipico degli immigrati (tuttora il soprannome del Boca è Xeneizes ossia genovesi). Teniamo conto di altro non secondario aspetto: la gioventù “proletaria” di quegli anni, che nella madrepatria non aveva nemmeno la certezza del pane quotidiano, cresceva nel nuovo Mondo, gioconda e felice, a forza di bistecche con un plus-calorico che i loro avi sognavano. C’era anche un grande spirito di rivalsa: l’ambiente spagnolo tradizionale era contrario, a dir poco, ad aprirsi ai nuovi arrivati (i cosiddetti gringos come si diceva per disprezzarli). Fortunatamente, però, le battaglie avvenivano soltanto all’interno di campi sportivi: da una parte il Boca, la squadra delle classi più squisitamente popolari, dei lavoratori del porto, degli operai, dall’altra il River Plate, los milionarios, che rappresentava l’alta borghesia, un po’ snob ed aristocratica. Da allora molte cose sono cambiate: i transatlantici sono quasi scomparsi e comunque non trasportano più emigranti, semmai qualche turista di lusso, l’Argentina ha conosciuto democrazie un po’ sui generis, dittatori, rivoluzioni, crisi sociali ed economiche sanguinose ed è un pezzo che non è più la “tierra prometida”. Nella Boca adesso c’è il trionfo della ruggine con strutture obsolete che rischiano di cadere a pezzi, edifici che testimoniano un passato ruggente e un presente malinconico, almeno all’osservatore che vuole anche andare un po’ oltre i classici tour turistici. Quelli continueranno a proporvi il “Caminito” con le sue suggestive case colorate o i locali ad uso e consumo dei danarosi yankees dove si balla di un tango d’esportazione. Alcune cose però sono rimaste eccezionalmente autentiche e tra queste lo stadio, la mitica “Bombonera”, che si erge imponente al centro del barrio e che ogni volta che ospita il Boca dà l’impressione di una caffettiera pronta ad esplodere: d’altronde, come dicono i tifosi quando cominciano in 60mila a saltare in maniera ritmata, “La Bombonera no tiembla, late”(non trema, batte di passione). Tutto attorno, nelle avenide ostaggio della motorizzazione più sfrenata, una serie di affollatissimi campi di calcio, in terra battuta, in cemento, talvolta con, al posto delle porte, assi di legno tenuti su “ come capita così come i playground di basket a New York o Belgrado. Adesso il Boca Juniors ha 140 mila soci, una vocazione decisamente più interclassista ma la capacità unica di avere Penas (fan club) anche nelle più desolate lande della Patagonia. Figuratevi che la società ha anche pensato ad una linea di bare ufficiali disponibili per gli aficionados che vogliono essere sepolti accompagnati dai colori sociali. Entrando al Rancho Banchero, uno dei locali più tipici della zona, se al cameriere iniziate a tessere le lodi di Martin Palermo, Juan Roman Riquelme o Carlitos Tevez (non serve nemmeno scomodare Marado- Andrea Verdolini na), lo sconto è assicurato e se spendete una parola su Schelotto,Walter Samuel o il mister Carlos Bianchi vi tirerà fuori, dalla sua riserva speciale, la camiseta del club. Attenzione però: per guadagnarvi la sua benevolenza non fingetevi genovesi, vi potrebbe tirar fuori un vocabolo in quell’incomprensibile dialetto mettendovi in crisi. Per chiudere il famoso periodico inglese “The Observer”, nel 2004, ha stilato una lista delle 50 cose sportive da fare prima di morire e, indovinate un po’, vedere Boca Juniors-River Plate era al primo posto. Roba da palato fine e, aggiungerei, stomaco forte. 60.000 tifosi saltano in maniera ritmata: la Bombonera no tiembla, late ” 7 biancorosso EMANUELE D’AN Risvegliate la forza che è in voi Vantare 400 partite nel calcio professionistico vuol dire aver vissuto tante emozioni ma anche momenti di sofferenza dove si impara a non mollare. La sua forza? “Contare sulla compattezza del gruppo. E sulla famiglia”. Intanto ci suggerisce i regali di Natale perché, dice, “Bisogna essere uomini di polso”. E con un orologio firmato, è meglio. di Nazzarena Luchetti D i origine campana, 33 anni, occhi furbi, una risata contagiosa e un modo di raccontare che non ti annoia mai. Emanuele D’Anna è il grande difensore della Maceratese e da alcuni mesi vive nella città dei pistacoppi insieme alla moglie Carmelina e alle due splendide bimbe Emanuela, 5 anni e Maria Vittoria, di 2. Come si trovano le tue bimbe a Macerata? La piccolina bene, quella grande ha qualche difficoltà ad inserirsi a scuola: non è facile quando si cambia sempre luogo. 8 Lasciano i vecchi compagni, devono farsi nuove amicizie, riprendere nuove abitudine. E’ difficile per noi, figuriamoci per loro. Come è nata l’avventura con la squadra biancorossa? Mi viene da ridere se penso a Bucchì quando mi chiamò al telefono. Mi trovavo a Gallipoli, al mare con la famiglia e lui mi fa: “Emanué, che voi fa? Vieni con me nella Maceratese?”. Giravano voci che il Mister mi voleva con sé ma la chiamata mi sorprese comunque. “So un po’ impicciato, l’intervista N NNA Chi è Nato a Baiano, provincia di Avellino, il 23 maggio del 1982, EMANUELE D’ANNA si forma nelle giovanili dell’Ascoli e del Milan; nel 2000 si trasferisce a Chieti dove rimane per tre stagioni fino alla chiamata del Piacenza (dal 2003 al 2005) e dell’Arezzo (2005/06) in serie B. La stagione 2006/07 la vive con le maglie della Juve Stabia e del Pisa in serie C1 ma, proprio con i toscani, riconquista la serie cadetta. Le 36 presenze ed i 4 gol realizzati alla corte del mister nerazzurro Ventura gli valgono un contratto triennale con il Chievo: nel campionato 2008/09, D’Anna riuscirà a collezionare 9 presenze in serie A (esordio il 31 agosto 2009 contro la Reggina). Tuttavia, a metà stagione, trovando poco spazio nella formazione veronese, si trasferisce nuovamente a Pisa con la formula del prestito ma il campionato si concluderà con la retrocessione in serie C1. Viene acquistato dal Benevento dove giocherà per quattro stagioni collezionando 109 presenze e realizzando 10 reti. Nel mese di giugno del 2013 rescinde il contratto con i giallorossi campani e rimane senza squadra fino al gennaio successivo quando viene ingaggiato dal Sorrento (2° divisione). Lo scorso campionato ha militato nel Gubbio in Lega Pro e, dal luglio 2015, gioca nella Maceratese. 9 biancorosso Cristian”, risposi, e lui: “Liberate, che ti voglio con me. Domani ti faccio chiamare dal ds Spadoni e ti accordi con lui”. Non è che mi diede tanto tempo per pensarci. Io venivo da una annata non facile, da Gubbio che era appena retrocessa con i play-out. Dopo aver fatto sette mesi alla grande, gli ultimi due mesi ci siamo suicidati. Mai esaltarsi troppo… Mai mollare soprattutto. Ma è un consiglio che non vale per questa squadra. La Maceratese è più esperta su questo punto. Per quanto mi riguarda, a 33 anni, sono davvero contento di vivere questa esperienza calcistica. Anche se ci sono state delle critiche. Cosa dicevano? “Non è più il D’Anna di una volta, corre di meno…”. Ma un calciatore ha sempre voglia di dimostrare il suo valore e si rimette in discussione. Così non mi sono posto limiti. Ti aspettavi un inizio campionato così sorprendente? Durante il ritiro estivo, quando la squadra non era ancora al completo, percepivo buone sensazioni: Bucchi era determinato, i giocatori motivati, mi sono detto che, con qualche innesto, ce la potevamo giocare bene. Sensazioni che avevo raccontato a diversi giornalisti. A propositi di giornalisti, quanto incide la pressione mediatica sul rendimento della squadra? Sono sincero: non vado sempre d’accordo con i giornalisti. Se tu domani scrivi una cosa tipo: “D’Anna se ne va” oppure: “Fissore litiga con la presidente”, svolgi malissimo il tuo lavoro. Questo genere di notizie sono insopportabili. Tra di 10 noi magari ci ironizziamo pure, però ti danno fastidio. Poi ti chiamano nelle trasmissioni e ti trovi a smentire cose che non hai mai pronunciato. In Italia questa stampa che insinua cose non sempre vere è più presente che in altre parti. Un giornalista può fare la differenza. Metti sta cosa delle pagelle il giorno dopo che hai giocato: se a me dai un otto e domani un altro giornalista, per la stessa partita, mi da cinque, chi ha ragione? Sono cose che ti destabilizzano. Torniamo alla squadra, il bello di questa Maceratese? Tutto! (ride). E’ una squadra che ha puntato molto sulla compattezza e sull’umiltà. Non si esalta troppo, sa soffrire e risvegliare la forza quando serve dare il massimo. Un assaggio di serie A poi tanta serie B e serie C. Grandi stadi, grandi tifoserie… Il tifo è essenziale per un calciatore e per una squadra. Quando giocavo nel Pisa non c’era alcuna differenza tra giocare in casa o fuori casa e questo, in campo, ti trasmette una carica incredibile. Nonostante i brillanti risultati, l’affluenza all’Helvia Recina è ancora debole. Come lo spieghi? Da un lato mi dispiace perché, dopo tanti anni nei dilettanti, la Maceratese sta disputando un campionato incredibile. Dall’altro, in questa fase di crisi, capisco le tante persone che vorrebbero venire allo stadio ma non possono: non è semplice per una famiglia, in questo periodo, mettere insieme i soldi per acquistare i biglietti ogni domenica. Per noi può essere banale ma per una famiglia magari è un sacrificio. Comunque, quando vengono, il calore che si sente allo stadio è fantastico: sono sbalordito dalla carica che ci trasmettono. l’intervista “ Un calciatore ha sempre voglia di dimostrare il suo valore e, se serve, si rimette in discussione Tanti anni nel calcio, a quale giocatore ti sei ispirato? Mi piace molto l’Inter e adoravo Zanetti. Soprattutto quando ho iniziato a giocare, a 14 anni, lo ammiravo, ne seguivo le tecniche. Che cosa ti piaceva di Zanetti? Un po’ tutto. Era uno che dove lo mettevi giocava. Mi rivedevo in quel ruolo perché anch’io, nel corso della mia carriera, ho cambiato tanti ruoli: da esterno base a esterno alto, in mezzo al campo, attaccante. Così, come Zanetti che dove lo mettevi stava. Sempre con grande umiltà, determinazione e sacrificio. Ed ha fatto quello che ha fatto. E’ una caratteristica di questa Maceratese quella di ricoprire più ruoli... Certo, non è facile farlo. Bisogna avere una predisposizione mentale, una certa flessibilità, se non ti chiudi in schemi rigidi, puoi ricoprire diversi ruoli. E’ fondamentale, però, che sei contento di quello che fai. Se il mister ti inserisce in un ruolo che tu non senti, poi le difficoltà si vedono. Il momento più emozionante della tua carriera A Pisa, quando ho vinto il campionato e siamo passati dalla C1 alla B. Venivo da un’annata non proprio perfetta e a Pisa ho potuto dare il meglio di me. Forse i migliori anni della mia vita, a livello calcistico. A parte quello che sto vivendo ora! Il periodo meno entusiasmante… Quando me ne sono andato da Benevento, da capitano e dopo 4 anni. Facevo fatica a provare entusiasmo tanto da pensare di fermarmi. Avevo 30 anni, mi dicevo che forse era arrivato il momento di dire basta. Sono stato sei mesi fer- ” mo. Facile che ti salga l’avvilimento stare tutto quel tempo lontano dal campo, soprattutto se sei un calciatore in piena attività. Poi che è successo? Il sostegno della famiglia è stato fondamentale. Grazie a mia moglie Carmelina e alle bambine mi sono rimesso in corsa. Si dice che sei uno spendaccione, è vero? Si (ride divertito). Mi piace comprare di tutto! Oggetti di qualità: hai un bell’orologio al polso... Sono un uomo di polso! Scherzo, mi piacciono le cose belle e ben fatte. Non è comunque vero che compro di tutto. Da qualche anno mi sto frenando perché con la famiglia hai altre esigenze. Adesso preferisco soddisfare i desideri delle mie figlie. Hai già fatto i regali di Natale? Quasi tutti. Sono ancora indeciso su cosa regalare a mia moglie: sto pensando ad una cosa preziosa. I diamanti sono sempre i migliori amici delle donne. E i peggiori nemici degli uomini (ride). Hai appena festeggiato 400 partite nel calcio che conta. Cosa fai quando smetti la professione? Fin quando avrò il sorriso giocherò. Poi mi ritiro a Gallipoli. Ho un B&B in pieno centro storico. Posso farmi pubblicità? Prego… Venite nel mio “Elamar”, a 50 metri dal mare. Sconto speciale per tutti i tifosi biancorossi! 11 12 Tu vo’ fa il maceratese di Andrea Barchiesi Coltiviamo musica e sport: ci porteranno in alto C ristiana Barbatelli è una delle figlie che Macerata porta nel mondo. Grande viaggiatrice, torna spesso in Italia. Lavora ovunque: Milano, Pechino e Macerata sono le tappe di un percorso che ormai conosce a memoria. Quando parli di lei, e con lei, non puoi dimenticare sor Ettore e tutto quel periodo che ha fatto nascere in città un fior fiore di celebrità. Da Shanghai, dove vive ormai da trent’anni, conserva un segno di riconoscenza verso quella città che è stata sua fino a sette anni prima di trasferirsi a Varese. Per focalizzare l’attenzione dei maceratesi su questa figlia d’arte, basta un nome che è anche una garanzia: Ettore Pompei. Chi non ricorda sor Ettore e la sua pasticceria negli anni sessanta e settanta? “Mio zio mi accompagnava spesso in laboratorio per farmi mangiare le tante specialità, era un personaggio sui generis ed un punto di riferimento per il tessuto sociale della città”. Da allora Cristiana ne ha fatta di strada, laureandosi alla Ca Foscari di Venezia e partendo poi per la Cina, assunta da una grande banca italiana. La Cina non è solo Marco Polo e il gesuita Padre Matteo Ricci. Per i maceratesi di mezza età è anche questa straordinaria donna che con molta umiltà e resistenza ha deciso di mettersi in proprio nel paese asiatico per prestare consulenze alle aziende italiane e straniere che decidono di investire i propri tesori in oriente. Lunghi viaggi, percorsi avventurosi e lavoro ad oltranza: “In macchina ascolto musica, in treno lavoro e in aereo dormo”, così rigenera in ogni ambiente il suo personaggio che non è mai domo. “Macerata si distingue per la sua grande qualità della vita e in questa atmosfera di serenità trionfano le arti. Non è detto che i cervelli migliori possano nascere solo quando c’è movimento, è necessaria anche la serenità”, dice Cristiana. La città sta vivendo un bel momento sportivo: le piace il calcio? “ Purtroppo non ho avuto modo di praticare discipline sportive ma di certo il calcio è un grande fenomeno sociale che può benissimo stare insieme all’altrettanto fenomeno culturale che è lo Sferisterio, un’arena straordinaria. Sport e musica possono davvero elevare la nostra bella Macerata”. 13 Vedo, prevedo e (non) Dai numeri fortunati, al solito posto occupato allo stadio, dall’amuleto sempre con sé, al giaccone termico indossato anche d’estate. Ognuno ha il suo repertorio scaramantico perché, anche se non è vero, hai visto mai che se non metto quella maglia la squadra non segna? “Scusi, si potrebbe alzare da quel posto, io devo sempre stare a destra, sennò Buonaiuto non piglia una palla”. “Può darmi il biglietto n. 22? è il giorno che è nato mi nonno che vince sempre e, sa, me porta bene”. Alzi la mano chi non ha mai sentito parole simili allo stadio e si faccia un mea culpa chi pensa di essere immune ai riti scaramantici pre partita. Ogni tifoso ha una storia da raccontare legata a qualche giornata speciale della nostra amata Rata, un oggetto che rimanda alla memoria, un’emozione come la t-shirt indossata il giorno della promozione in lega pro o il biglietto del derby vincente, gelosamente custodito nel portafoglio. Per non parlare dei feticci adorati come veri e propri oggetti di culto, delle sciarpe legate al collo con qualsiasi temperatura, al cornetto di corallo in tasca, dalla maglia avuta da quel giocatore sfoggiata con orgoglio dai ragazzi (guai a lavarla, pena la perdita dell’aura vincente), alle mutande di qualche bomber trafugate in lavanderia con la stessa trepidazione di un saccheggio nel caveau di Cartier. Per non parlare di chi farebbe carte false per avere la maglia di un giocatore appena finito un match che, seppur indossata da un nostro eroe nello stadio Arena Garibaldi, ha lo stesso odore di una comune maglietta dopo na corsetta sotto casa. “ Ma che dite?”, vi risponderanno infuriati, “Quello non è sudore, è profumo di vittoria!”. E se, come diceva Pascal, “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, capire i motivi psicologici di fronte alle più svariate scaramanzie rimane un mistero glorioso. I gesti scaramantici sono visti come contributi al successo della squadra. Io porto sempre con me un ciondolo con il colore del cielo più azzurro, è il mio portafortuna e provo una sorta di magnanimità nel condividerlo con tutta la squadra, gesto ormai indispensabile. Poco ragionevole? Forse, ma l’anno passato si è usciti imbattuti, quest’anno si è perso a Rimini, O 14 ed io non c’ero. Una irragionevolezza che accomuna tutti e diverte: se i numeri scaramantici avessero un peso specifico nel decidere una vittoria, quello, notevole, di tutte le persone che all’HR, senza distinzione di genere, età e classe, indossano, ad ogni partita, la stessa felpa, lo stesso impermeabile, lo stesso piumino, la stessa sciarpa biancorossa con una primavera di trenta gradi, con tutta probabilità ci avrebbe portato in Champions League. Se si butta uno sguardo sui gesti anti jella delle varie dirigenze, l’elenco delle squadre che potrebbero essere ammesse nella famosa coppa dei Campioni sarebbe davvero lungo. In questi anni ho visto di tutto: presidenti con camice hawaiane, direttori con improponibili cravatte anni 70, accompagnatori con tute sdrucite. Da questo tarlo non è immune neanche la Presidente Tardella. Malgrado il carattere deciso, l’abbigliamento severo e senza fronzoli, ormai tutte le foto allo stadio la ritraggono con lo stesso giaccone. Avviso ai navigati giornalisti: rassegnatevi, se non rilascia dichiarazioni post partita, non provate a decifrarne il pensiero dall’espressione in foto perché potrebbe trattarsi di uno scatto in un momento degli “invincibili”: sempre lo stesso giaccone. Oltre a questo, fa parte del rito pre partita della nostra presidente, l’ascolto, rigorosamente in cuffia dal suo immancabile IPAD, dell’Ouverture di Rossini (vi sconsiglio di regalarle un CD a Natale di una versione qualunque dell’opera: se non siete più che esperti dei Wiener Philarmoniker e conoscendo i modi non sempre diplomatici della nostra amata presidente, potrebbe tirarvela in testa insieme a un “Somaro!”). Ma se dall’opera ogni tanto si separa, l’orrido giaccone”, definirlo logoro è ormai un eufemismo, rimane la sua divisa scaramantica. Ai tempi dell’Eccellenza era allegramente verde militare con l’interno arancio. Caldo e confortevole, in quel freddo inverno dai risultati altalenanti, sopportò il bagno di pioggia, spumante e ci credo gavettoni di quella domenica a Cagli perdendo solo un po’ di colore. Ma in quel pomeriggio, della mise faceva anche parte la maglia regalata per l’occasione dal mitico cugino ternano (!) compagno di consueti sfottò calcistici a righe biancorosse con stampati fantomatici scudetti, senza lesinare le varie coppe europee. Nel periodo seguente, quasi a non voler credere che “l’orrido” portasse fortuna, è rimasto confinato a casa per essere poi richiamato in servizio nei derby vinti con Citano’ e la sera del play off con la Vis Pesaro. La scorsa stagione non c’è stata partita in cui non l’abbia indossato: inseparabile uguale invincibile. Ormai, dice lei, è una certezza, magari sono 30 gradi e ci sto abbracciata, ma in quel pomeriggio dell’Agnonese, con sotto solo la polo di una probabile vittoria celata fino al fischio finale, era regolarmente allacciato con il sudore che colava copioso. Certo nella sala stampa ed in quella dell’ospitality di tante squadre blasonate, racconta di essersi vergognata un po’, ma quello che conta è l’essere usciti vincenti da quegli stadi. In fondo, in quell’umida serata a Siena anche quel presidente indossava un’improbabile giacca arancio estiva con sotto un maglioncino di lana consunto a quadri bianconeri. Ma tutti sappiamo com’è andata: 1 a 0 per l’orrido giaccone. Da non crederci… Non basterebbe tutto il giornale per raccontare i tanti episodi legati alle credenze magiche allo stadio. A incominciare, si ancora lei, dalla nostra presidente che, sempre nel suo orrido giaccone, lanciava sale negli scorsi campionati. Sarebbe curioso sapere se qualcuno era a conoscenza di quel sacco da 25 kg nascosto, a mò di scorta, sotto la panchina e lì rimasto per tutto il campionato (si rimandano al mittente accuse su una eventuale responsabilità dell’attuale stato precario dell’erba dell’HR). La stessa pratica era comune anche all’arcinoto Romeo Anconetani, ex patron del Pisa che faceva cospargere l’Arena Garibaldi con decine di kg di sale ad ogni partita. Tutte le dirigenze hanno le proprie fobie. L’ex presidente del Cagliari Massimo Cellino, tanto per fare un esempio, stava al numero 17 come il diavolo e l’acqua san- di Bianca&Rossa ta tanto da fare divieto assoluto di indossare la maglia con quel numero. Allo stadio il posto 17 era sostituito dal 16bis. Per Aurelio de Laurentis i numeri da evitare erano 16 e 13, oltre, ca va sans dire, al colore viola, mentre è gialla l’immancabile cravatta portafortuna di Adriano Galliani. Tra gli allenatori è quasi inimmaginabile pensare che un mito come Nils Liedholm avesse bisogno di corni e polveri magiche fornite da un fido astrologo o a Walter Mazzarri sempre ultimo ad entrare in campo; Trapattoni aveva sempre con se dell’acqua santa e Ancelotti un rosario ad anello. Ma se fa sorridere pensare che Renzo Ulivieri indossava un certo cappotto anche in estate, cosa dire di Marcello Lippi nel vederlo sgattaiolare in campo prima della partita e fare un gol a porta vuota? Probabilmente a qualche santo si appellerà anche il nostro Cristian Bucchi, visto il bracciale al polso che ne contempla un consistente numero. E i calciatori? Nel calcio mondiale segnaliamo Maradona che portava sempre negli spogliatoi la copia del giornale che celebrava la vittoria del secondo mondiale dell’Argentina. Pippo Inzaghi, invece, mangiava biscotti Plasmon, Daniele De Rossi teneva una manica della casacca più lunga dell’altra, Zambrotta infilava per prima la scarpa sinistra, Adriano Mutu indossava esclusivamente mutande al contrario. Gigi Riva portava sempre la casacca n°11 e l’unica volta che accettò la 9 si ruppe una gamba (per dirla tutta, gli successe anche con la 11). Pelé regalò la maglia ad un tifoso per farsela poi restituire dopo una partita disastrosa, certo che il suo talento se ne fosse andato con lei. Johan Cruyff sputava la gomma solo nella metà campo avversaria, Karl Heinz Rumenigge sul pullman sedeva vicino al finestrino della quarta fila a sinistra e mangiava quei tre biscotti prima della gara. Anche così si diventa dei fuoriclasse. Se il duro allenamento, lo spirito di sacrificio, la professionalità, la capacità manageriale, l’intuito, i conti, possono essere delle variabili nel mondo pallonaro, a unire tutti ci pensa la scaramanzia. Perché la legge di Murphy è sempre in agguato: si può fare una cosa a prova di bomba ma non a prova di jella. 15 16A GIORNATA Domenica 20 Dicembre 2015 ore 14.00 L a storia dell’Arezzo inizia il 10 settembre del 1923. L’attuale società è stata rifondata nell’agosto 2010 dalle ceneri dell’AC Arezzo che, a sua volta, riuscì a ripartire dopo il fallimento a campionato in corso nella stagione 1992/93. La massima categoria alla quale gli amaranto hanno partecipato è la serie B, conquistata per la prima volta nel 1966 e, dopo un’immediata retrocessione, riconquistata nel 1969 e mantenuta fino al 1975. Il nuovo ritorno nella serie cadetta avvenne nel 1982. Nel 1984 l’Arezzo riuscì ad ottenere un brillante 5° posto, a soli 5 punti dalla zona promozione. Dopo il fallimento del 1993, grazie all’impegno dell’ex bomber della Nazionale Ciccio Graziani, la società amaranto è riuscita a risalire lentamente la china fino a guadagnare ancora una volta la serie B nella stagione 2005/2006 (settimo posto ad un passo dai play off per la serie A). In quell’anno la società toscana venne coinvolta nello scandalo di “Calciopoli” e penalizzata di 9 punti (poi ridotti a 6) nel campionato 2006/07. Alla guida tecnica degli amaranto c’era Antonio Conte (attuale CT della Nazionale Italiana) che si rese protagonista di una polemica clamorosa nei confronti della Juventus, la sua ex squadra: i bianconeri infatti, essendo matematicamente promossi in serie A, schierarono diversi giocatori della Primavera e persero in casa contro lo Spezia, condannando in tal modo gli aretini alla retrocessione diretta. Alla vigilia dello scorso campionato, l’estromissione del Siena dalla serie B per dissesto finanziario ed il conseguente ripescaggio del Vicenza, hanno favorito l’ascesa dell’Arezzo in Lega Pro che ha disputato un buon campionato concluso al nono posto. Tra i personaggi illustri che hanno scritto la storia della società toscana, oltre ai già menzionati Graziani e Conte, occorre citare l’ex bomber dell’Inter Antonio Valentin Angelillo (allenatore nella stagione 1981/82), gli stimati tecnici Mario Somma, Serse Cosmi, Elio Gustinetti, Antonio Cabrini, Marco Tardelli e Maurizio Sarri, l’attuale allenatore del Napoli. 16 AREZZO L'opinione di Giulio Spadoni E’ una buona squadra, molto quadrata che non vince molto ma, allo stesso tempo, perde pochissimo. L’Arezzo può contare su diversi giocatori di categoria tra i quali l’attaccante Cori - fortissimo anche a livello agonistico - e il centrocampista ex Reggiana Luca Tremolada. La vera “star” della squadra è sicuramente il mister: Ezio Capuano, oltre ad essere un “personaggio”, è un tecnico preparatissimo che ha fatto bene in tutte le piazze in cui è stato. Ha una personalità molto spiccata, tanto da catalizzare l’attenzione dei media, ma l’aspetto tecnico è veramente di grande spessore. LUCA TREMOLADA MISTER EZIO CAPUANO LA ROSA PORTIERI: Paolo Baiocco (1989), Antonio Rosti (1993), Lorenzo Garbinesi (1996), Stefano Fortunato (1990). DIFENSORI: Riccardo Carlini (1991), Simone De Martino (1991), Saverio Madrigali (1995), Edoardo Masciangelo (1996), Luca Milesi (1993), Salvatore Monaco (1992), Aniello Panariello (1988), Alessandro Vinci (1987). CENTROCAMPISTI: Matteo Brumat (1995), Giorgio Capece (1992), Andrea Feola (1992), Alessandro Gambadori (1981), Mario Pugliese (1996), Luca Tremolada (1991), Matteo Del Magro (1996). ATTACCANTI: Ruben Betancourt (1993), Antonio Calabrese (1996), Edoardo Ceria (1996), Sasha Cori (1989), Edoardo Defendi (1991), Niccolò Mariani (1996). ALLENATORE: Ezio Capuano In trasferta am bi 17A GIORNATA SANTARCANGELO 9 gennaio, ore 20,30 l d i C ar oC Gridate “A La Giola i la dà”. E Santarcangelo è conquistata Antica s tamperia llo stadio gridate forte “Ma a La Giola i la dà”, vedrete i santarcangiolesi purosangue scartare di lato. E’ un chiaro incitamento a dire “non c’è partita”. La Giola è una frazioncina di questo cuore di Romagna assurta a simbolo di vittoria annunciata quando durante le partite di “marafon”(tresette con la briscola che va giocato solo con le carte romagnole) c’è manifesta inferiorità dell’avversario. Così sarà, si spera, a vantaggio della Maceratese. V’ho condotto tra carte e dialetto perché è il miglior modo di gustare Santarcangelo che è una summa della Romagna. Diviso com’è tra diavolo e acqua santa o se preferite tra Tonino Guerra (lo sceneggiatore di Fellini, il cantore della Romagna e della Val Marecchia in particolare che ha progettato la fontana che orna il bel parco della città) e Clemente XIV (nato Giovani Ganganelli) che è ha un posto nella storia Grotte tufacee di Santarcangelo per essere stato il Papa che ha sciolto l’Ordine dei Gesuiti. Ma girovagando all’ombra della Rocca Malatestiana, qui dove Medioevo e Rinascimento si danno la mano, si hanno molte possibilità Per placare l’appetito ecco qualche sugdi metter insieme il sacro con il profano. Fino al sei gennaio, nelle grotte del gerimento. Il primo è la Sangiovesa Colle Giove (attorno al quale si è sviluppato Santarcangelo) sono ospitati dei (Piazza Beato Simone Balacchi, 14 tel. bellissimi presepi animati. In quelle grotte (oltre 150) sono occultate anche leg0541 620710) che è insieme genius loci gende e storie: da una basilica paleocristiana di cui si favoleggia, agli antri delle e coci: qui la Romagna vive di tradizioni. streghe. Per contro è bene sapere che se si portano le corna a Santarcangelo si Un’alternativa è la Trattoria del Passaè benvenuti. Qui si tiene la fiera dei becchi e si dice che tutti i viventi che hanno tore (Via Cavour, 1, tel. 0541 625466). le corna sono ben accetti. Dunque, non cadete nel ridicolo sospettando delle Da prendere in serissima consideraziovirtù della moglie dell’arbitro, qui avrebbe trovato casa. E la leggenda vuole ne: l’Osteria Enoteca Montegiove (Via che l’Arco del Papa sia anche l’arco dei becchi: decidete voi se passarci sotto! Pio Massani, 10 tel. 0541 623906), la Ci sono moltissime occasioni di stupore del bello in questa città (la pieve di San Trattoria Renzi (Via Canonica 2122 tel. Michele, la Rocca, l’inusuale museo del bottone, il Campanone che è il simbolo 0541 627197) e il Lazaroun (Via del Platano 21 tel. 0541 624417) proprio del borgo), ma – lo dico alle tifose - un’occasione da non perdere è far visita in centro storico. Se siete da piada un all’antica stamperia di stoffe Marchi (via Cesare Battisti 15, tel 0541-626018) buon indirizzo è Amarcord (in via Mazdove comprare i tessuti romagnoli ancora impressi a ruggine dal Mangano che zini 82/b tel. 0541623099). sta lì dal 1633! Sono stoffe di lino e di canapa da cui si ricava di tutto: dalle ten- A de, alle tovaglie, alla parannanza! 17 biancorosso www.biemmegraf.it 2016 18 Un anno di persone che non mollano, che sanno difendere i p primo piano Via dell’Industria, 287 Corridonia (MC) - Tel. 0733 292410 [email protected] propri valori e attaccare quando serve. Un anno biancorosso. 19 Foto Massimo Zanconi b MOMENTI DA CAMPIONI chi lo è già... PISA 13 Dicembre 2015 chi lo diventerà... RATAPOINT 9 Dicembre 2015 chi li sostiene Helvia Recina 20 Ricordi di un cronista Ma quanta strada per rivederti ancora… Dagli inizi della prima partita in quel 1981, vista con gli occhi di un bambino, alla Rata di oggi che gioca a Pisa, osservata da cronista. Ricordi di un giornalista che ha trasmesso anche a suo figlio una passione, un’emozione, un nome: la Maceratese. di Lorenzo Ottaviani a penso esattamente come la pensano i tifosi della Maceratese: “Rata alè non tifo gli squadroni ma tifo te”. Ho sempre creduto che il tifo per la squadra della propria città rappresenti uno splendido intreccio di emozioni con i momenti chiave della propria vita personale . Per me è stato sempre così e continuo e ritengo che lo sarà anche in futuro. Posso già fare un bilancio. Fase della gioventù. Sono diventato ufficialmente tifoso biancorosso il 6 aprile del 1981 a 10 anni ; prima gara vista all’Helvia Recina: il derby della storia, Maceratese Civitanovese 1- 0, partita che ha segnato calcisticamente la mia generazione; oltre all’incredibile presenza di pubblico fui fulminato dalla straordinaria bravura di Giovanni Pagliari da Tolentino che con il gemello Moreno Morbiducci componeva la coppia di attacco di quella formidabile squadra. Fu tanta l’ammirazione per il bravo Pagliari che nel 1983 obbligai mio padre a portarmi al Curi di Perugia per assistere ad un mitico Perugia - Milan di serie B terminato 3 a 2 per gli umbri con doppietta proprio del buon Giovanni. Tifosissimo del Milan, riuscii a farmi passare la delusione della sconfitta perchè l’idolo della mia gioventù, passato nel frattempo agli umbri, aveva segnato 2 goal, anche se alla mia squadra del cuore. Il secondo, grande innamoramento biancorosso di gioventù è legato all’arrivo a Macerata di Giovanni Maria Frinzi, detto il Professore. Possedeva le doti del grandissimo giocatore: testa alta, lancio millimetrico, visione di gioco totale. Poche volte ho visto un calciatore coniugare classe ed eleganza come lui ed il fatto di condividere l’ ammirazione per Frinzi con il tecnico degli “Invincibili” Beppe Magi mi induce a pensare che avessi visto giusto. Fase dell’inizio della mia avventura giornalistica. Approccio migliore non poteva esserci alla mia grande passione per il giornalismo sportivo: debutto per l’emittente Tvrs con servizio relativo a Potenza Picena - Macerata Calcio stagione 90-91 campionato di promozione; ricordo che, oltre l’enorme emozione di un diciannovenne alle prese per la prima volta con microfono e taccuino, la fatica più grande fu realizzare una cronaca “super partes”. Ho sempre pensato che un giornalista possa essere tifoso di una squadra ma al momento della cronaca o della composizione di un articolo l’imparzialità è d’obbligo nel rispetto del telespettatore/lettore. Questa è stata e sarà sempre la mia stella polare di riferimento. Da quella stagione iniziale, il seguito della Rata non conosce soste e tra tanti, un ricordo indelebile: la cavalcata vincente verso l’allora serie C2 del 1993 con i sei successi finali ed il recupero straordinario al Forlì. E, a tal proposito, ricordo ancora con emozione la trasferta proprio di Forlì accompagnato da mio padre, sempre generosissimo nell’assecondare la mia passione, e la fretta nel ritornare a Recanati per portare la cassetta della partita da mandare L in onda in orario per la trasmissione serale. Per fortuna a quei tempi in autostrada non c’erano i tutor. Fase della maturità. Ho sempre sofferto a distanza per la Rata anche nei momenti Bruno Pizzul e Lorenzo Ottaviani in cui per piacevolissimi motivi “pallavolistici” al seguito giornalistico della Lube non sono riuscito più ad andare con frequenza all’Helvia Recina. Ma, come sostiene Antonello Venditti, certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. Ripiombo infatti allo stadio per seguire giornalisticamente la Maceratese di Guido Di Fabio e rimango folgorato da un ragazzo nato il 6 gennaio, come il sottoscritto e già questa era per lui una nota di merito, ma proveniente da un’altra galassia calcistica. Federico Melchiorri mi riporta alla gioventu’ della Maceratese di Pagliari e Morbiducci ed i goal che realizza nei play off di serie D contro la Vis Pesaro di tal Beppe Magi passano direttamente nella mia personale videoteca, archiviati solo sotto al DVD dedicato a MARCOVANBASTEN. La Rata “Tardelliana”, mi ha fatto tornare l’entusiasmo di un ragazzino alle prime esperienze giornalistiche e di questo sarò eternamente grato alla presidente. Prima con la Maceratese degli “Invincibili” 34 atti di una storia unica per qualità di attori e qualità di recita. Di tutta la scorsa stagione due ricordi sempre indelebili: la trasferta a San Benedetto con una curva biancorossa mai vista e la splendida e spontanea festa di piazza per festeggiare la promozione, piena di tifosi con i colori biancorossi. Ed adesso ci divertiamo con la Rata di Bucchi; in giro per piazze importanti dell’Italia Pallonara con una squadra che non finisce mai di stupire. Con la Maceratese di questa stagione sono tornato proprio alle origini della mia carriera; partenza per la trasferta la mattina con la curiosità delle città e degli stadi da visitare, servizio, interviste e via di corsa verso casa con le ore del viaggio passate a parlare di tecnica, tattica, formazioni ed un tocco di amarcord. Stessa passione ed un unico cambiamento: nelle trasferte, ora al posto di mio padre viene un bambino di 11 anni, mio figlio Nicolò, divenuto un grandissimo tifoso della Rata e soprattutto un preziosissimo aiuto giornalistico. Per rendere l’idea, questa estate, nel mentre di una anestesia per un intervento chirurgico, si è svegliato di soprassalto declinando, al basito infermerie di turno, tutta la formazione della Maceratese 2014-2015. Una malattia che non va più via. E altamente contagiosa. 21 batticuore biancorosso CLAMOROSO AL “CIBALI”: la Rata È CAMPIONE D’ITALIA di Alessandro Savi A llo stadio “Cibali” di Catania il 26 giugno del dei biancorossi, gli ospiti chiesero all’arbitro di sostituire 1999 gli allievi della Maceratese (classe ‘82/’83) tutti i parastinchi perdendo così minuti preziosi. vinsero lo scudetto battendo in finale il Faenza La gara di ritorno venne disputata a Nocera Inferiore e finì per due a zero. Un sogno iniziato nel girone A con il risultato di 2-1 per i padroni di casa: il gol del model campionato regionale 1998/99 letteralmente dominato e mentaneo vantaggio biancorosso (realizzato da Verdicchio concluso con ampio vantaggio sulle inseguitrici Fano e Vis al 17°) - essendo stato siglato in trasferta – consentì agli alPesaro che consentì ai giovani biancorossi l’accesso alle fi- lievi di Pettinari l’accesso alla finalissima del “Cibali”. nali nazionali. Gli allievi – guidati dal bravissimo tecniSotto gli occhi di Zeman e Bruno Conti co Fiorenzo Pettinari - superarono nella A Catania in quella magnifica serata eraprima fase nazionale avversari del calino presenti oltre duemila spettatori tra bro di Sora (3-1 con rete di Verdicchio e i quali autentiche icone del calcio come doppietta di Tomassini) e Teramo (stesZdenek Zeman, Bruno Conti, Gianni Di so risultato con reti di Tacconi, Latini e Marzio e Antonio Rocca. Il titolo equiPietrella); l’uno a uno di Gubbio (gol di valente – sia per gli allievi che per i gioDomizi) valse la doppia semifinale convanissimi – dei professionisti di serie A tro la quotatissima e imbattuta Nocerina. e B venne vinto dalla Roma che annoveL’andata venne disputata all’Helvia Rerava giocatori che, negli anni successivi, Il mister Fiorenzo Pettinari cina di fronte ad oltre 500 spettatori: si sarebbero affermati come autentici la Maceratese si impose per 1-0 (gol di campioni. Tra questi, l’attuale difensore Nadenich al 31° del secondo tempo) ma del Torino Cesare Bovo, il vice capitail risultato fu addirittura stretto per i rano della Salernitana Maurizio Lanzaro, gazzi di Pettinari: solo la bravura del poril portiere campione del mondo Marco tiere campano Acampa riuscì ad evitare Amelia, il centrocampista ex Fiorentina alla Nocerina uno svantaggio pesantissiAlberto Aquilani, il centrocampista ex mo. Nel corso della ripresa, infatti, per Roma e Udinese Gaetano D’Agostino. Lauro Ricci spezzare il ritmo della partita e l’assalto L’allenatore dei giovanissimi giallorossi 22 “ Alcuni di quei ragazzi, se adeguatamente sostenuti negli anni successivi, avrebbero potuto percorrere strade diverse, più prestigiose ” La festa al Cibali era Alberto De Rossi, padre di Daniele. Mister Pettinari ricorda la vigilia della sfida: “erano giorni caldissimi, un inizio d’estate da record. Noi partimmo alla volta di Catania il giorno prima in aereo, ma i genitori dei ragazzi furono davvero fantastici: con quel caldo si fecero due trasferte in pullman in meno di sei giorni, Nocera Inferiore e Catania, per un totale di 3.600 chilometri.” Dopo un avvio di gara contrassegnato da una leggera supremazia romagnola (i faentini colpirono una traversa), gli allievi biancorossi presero in mano il pallino del gioco e passarono in vantaggio al 14° con una magistrale punizione realizzata da Domizi; nel secondo tempo, dopo la mancata concessione di un sacrosanto rigore per atterramento di Verdicchio in piena area, la Maceratese legittimò il successo con un bel gol di Tomassini al termine di una bellissima azione personale in cui dribblò anche il portiere avversario in uscita. Al fischio finale dell’arbitro, esplose la gioia incontenibile di Pettinari: salti di gioia in mezzo al campo, abbracci, pianti di felicità. “Rivivo quei momenti spessissimo” – ricorda il mister – “ho passato trent’anni della mia vita insieme ai ragazzi dedicandogli tempo, affetto, energie. Indubbiamente aver vinto uno scudetto è una soddisfazione che ripaga ampiamente dei tanti sacrifici che ho fatto.” Nei giorni immediatamente successivi la vittoria, i ragazzi di Pettinari vennero ricevuti in Provincia dall’allora presidente Sauro Pigliapoco che, commosso, li ringraziò per aver coperto di onore il nostro territorio: “è bene che le istituzioni ricordino l’onore che avete dato a Macerata” – affermò il presidente – “la nostra provincia, grazie a voi, è ora più ricca di campioni”. Fiorenzo Pettinari ricorda perfettamente questo onore: “lo scudetto fu un gran vanto per noi ma anche per la società. Nei giorni immediatamente successivi alla vittoria, infatti, la Maceratese ricevette non so quante richieste di genitori che intendevano portare i loro ragazzi a giocare nel nostro settore giovanile. Diverse di queste richieste venivano addirittura da fuori regione. Ripensando al futuro dei ragazzi, l’unico cruccio che ho è l’impressione che alcuni di essi avrebbero potuto, con ogni probabilità, percorrere strade diverse e più prestigiose se fossero stati adeguatamente sostenuti negli anni successivi”. Vi è poi un’altra nota stonata nel ricordo di Pettinari: “tra le società che possono vantare un titolo come quello che conquistammo noi, ce ne sono alcune particolarmente prestigiose: Palermo e Foggia, ad esempio, sono tra quelle che ci hanno preceduto mentre, negli ultimi anni, Novara e Frosinone hanno vinto il nostro stesso titolo. Mi sono sempre chiesto perché la società di allora non abbia mai voluto inserire questo trofeo nelle distinte della prima squadra”. Accolgo l’appello e prometto di adoperarmi per rendere giustizia, sia pur tardivamente, alla sua sacrosanta richiesta. Lauro Ricci e i giovanissimi Mister Lauro Ricci è stato giocatore, allenatore e addirittura 23 biancorosso I campioni d’Italia allievi 1998/99 Portieri: Diego Staffolani, Daniele Stortoni. Difensori: Gino Battellini, Alessio Cervigni, Lorenzo Latini, Enrico Massaccesi, Roberto Ramaccini, Moreno Tacconi. Centrocampisti: Federico Antolini, Cristian Bara, Giuseppe Di Caro, Riccardo Domizi, Michele Pietrella. Attaccanti: Fabio Acciarresi, Elvino Cassetta, Gregory Giustozzi, Michele Nadenich, Gianluca Tomassini, Andrea Verdicchio Allenatore: Fiorenzo Pettinari Responsabile settore giovanile: Pino Brizi Dirigenti accompagnatori: Agostino Carradò, Nello Savi cantante/compositore dell’inno della Maceratese: un vero e proprio cuore biancorosso a 360 gradi! Come giocatore fu tra i protagonisti negli anni immediatamente successivi alla mancata iscrizione del 1989 (chi ricorda la S.S. Maceratese 1989 di Faggiolati?) mentre come allenatore, tra le tante esperienze, fu alla guida dei giovanissimi l’anno precedente la vittoria del campionato degli allievi: una sorta di preparatore del trionfo dei nostri ragazzi. “Con i futuri campioni d’Italia vincemmo il campionato regionale e il nostro primo Trofeo Velox al “Della Vittoria”. Erano già un bel gruppo poi la bravura e l’esperienza di Pettinari li condusse al trionfo l’anno successivo. Un vissuto che, ancora oggi, ricordo con le lacrime agli occhi soprattutto ripensando ad una persona speciale che non c’è più: il grande Nello, dirigente ac- I campioni d’Italia con le maglie scudettate 24 La panchina dei Campioni d’Italia: Il primo a sinistra Fiorenzo Pettinari, ultimo a destra Nello Savi. compagnatore di quella squadra, che si commosse come un bambino il giorno della vittoria” Nello era mio padre. Un uomo semplice, buono come il pane. Una persona che aveva il calcio nell’anima e che ha dato tutto alla Maceratese. Sempre presente alle partite della prima squadra ma il suo cuore pulsava soprattutto per i ragazzi delle giovanili che, letteralmente, adorava. Di quella cavalcata trionfale io ricordo soprattutto il suo sguardo fiero, quasi estasiato: lo sguardo di un padre che è pieno di orgoglio per l’impresa dei suoi tanti figli che hanno portato i colori biancorossi sul tetto d’Italia. Nel mio piccolo, dare una mano alla Maceratese è anche un modo per stargli ancora accanto. LA TUA OCCASIONE IMMOBILIARE IN VENDITA SU WWW.GOBID.IT ! PORTO RECANATI Appartamenti al Mare Porto Recanati Bolognola Porto Recanati Negozio in centro Villa in Montagna Appartamento fronte mare [email protected] 0737.78.20.80 25 26 Settore giovanile MACERATESE BERRETTI E JUNIORES, l’impegno per diventare grandi di Luca Muscolini ai piccoli ai grandi. Questa volta protagonisti dello spazio riservato alle giovanili sono coloro che a breve potrebbero fare capolino in prima squadra. Stiamo parlando della Berretti di Giovanni Ciarlantini e della Juniores di Matteo Angeletti. Impegnate entrambe in difficili tornei nazionali, stanno calcando il proscenio con il primo obiettivo di accumulare esperienza, non disdegnando ovviamente la possibilità di mettersi in mostra con le vittorie. La Juniores nazionale, essendoci la Berretti, “non fa classifica”, e tuttavia l’impegno è tutt’altro che minore. Ma vediamoli in dettaglio attraverso le parole dei loro timonieri, partendo dal settore Berretti con mister Giovanni Ciarlantini. “Allenare la Berretti della SS Maceratese in Lega Pro – dice Ciarlantini - è sicuramente una situazione bellissima, impegnativa ma stimolante. La categoria rappresenta il momento più alto del Settore giovanile, la fase in cui i nostri ragazzi iniziano a fare due conti sul loro futuro. Cercano, infatti, la concreta possibilità di poter realizzare quel sogno serbato per tanto tempo nel cassetto. In un’età difficile, dove la tentazione di evitare sacrifici è sempre dietro l’angolo, ai nostri giocatori non basta più giocare, vogliono certezze, soprattutto sul loro futuro e dalle persone adulte che li circondano. Per i ragazzi nulla è più scontato ed i giudizi, anche se approssimativi, diventano macigni che pesano molto, forse troppo, sul proprio futuro. La realtà giovanile della SS Maceratese è sicuramente nuova per questa categoria, per molti si tratta della prima esperienza in un campionato impegnativo ed il confronto con le altre compagini è sicuramente aspro, partita dopo partita, ma l’entusiasmo che ci contraddistingue, nonostante qualche “capitombolo”, ci infonde forza e coraggio sempre maggiori. Il ruolo dell’allenatore è quello di andare oltre il risultato prettamente sportivo, si deve lavorare “sull’uomo”, D perché sebbene appaia chiara la difficoltà a scalare le classifiche, d’altro canto è certa la necessità da parte della società di avere a disposizione a fine anno dei giocatori da poter inserire nella rosa della prima squadra. Sono soddisfatto della voglia di crescere dei miei ragazzi, vedo in loro tanto impegno e voglia di sacrificarsi ed è proprio grazie a questo che, giorno dopo giorno, si trovano gli stimoli per continuare a crederci”. “Vivere il sogno della Lega Pro ed essere parte integrante dello staff tecnico del Settore giovanile – soggiunge Matteo Angeletti, allenatore della Juniores nazionale - è per me motivo di grande soddisfazione, considerando che sono nato e risiedo a Macerata. È con questo entusiasmo e senso di appartenenza alla Rata che vivo il progetto biancorosso con i ragazzi della Juniores. Sono giovani che devono sostenere quotidianamente enormi sacrifici, ma che mettono la loro passione e le loro aspettative davanti a tutto. Il gruppo è composto da ragazzi esterni che, dopo un primo periodo di ambientamento, stanno mostrando grande attaccamento alla maglia e locali con cui hanno creato il giusto feeling. Disputiamo un campionato fuori classifica poiché il torneo di riferimento per la Lega Pro è la Berretti. È evidente, pertanto, che si lavora in prospettiva ed in funzione di questa. Ci impegniamo a tale scopo ed anche i risultati ci stanno sorridendo. Il tutto avviene sotto la preziosa supervisione del responsabile tecnico, Franco Gianangeli, uomo di grande professionalità calcistica ed umana, e di uno staff di grande qualità che va dal preparatore dei portieri a quello atletico, dai sanitari alla psicologa, per terminare con i dirigenti e gli accompagnatori che sono sempre presenti, con la loro passione e vicinanza. A questi ed a tutti quelli che quotidianamente mangiano “pane e Rata” va il mio profondo ringraziamento”. La forza del singolo, così, viene amplificata da quella del gruppo che fa della Maceratese un’autentica, grande società. 27 Psicologia sportiva biancorosso I valori educativi e formativi dello sport A cura di Barbara Rossi N on ci sono dubbi sul fatto che la maggior parte dei genitori affidino alle società sportive i loro figli per far in modo che trascorrano un tempo libero di qualità. Le problematiche dei giovani di questi ultimi anni riguardano una sempre maggiore tendenza all’ipernutrizione, all’analfabetismo motorio e sociale ed al non uso di alcune fasce muscolari. Tutto ciò crea le condizioni per disturbi psicologici e del sistema nervoso e patologie a carico anche del sistema osteo-articolare. I bambini di oggi hanno sempre meno opportunità di muoversi in maniera libera e armonica e per un tempo sufficiente ad elaborare adeguatamente le competenze motorie di base, pertanto essi strutturano degli schemi motori spesso deficitari, il tutto è aggravato dall’abuso di apparecchi tecnologici (telefonini, IPad, PC, Playstation ecc) che li mette sempre più in condizione di non sperimentare adeguatamente l’interazione diretta con il prossimo. La conseguenza per i bambini non è solo la difficoltà di diventare da grandi degli ottimi atleti ma il pericolo di non sviluppare adeguate competenze cognitive e una personalità equilibrata la cui formazione è molto legata alla piena maturazione motoria e sociale. Raggiungere la coscienza di sé in una situazione di deficit motorio e di sovraccarico di stimoli cognitivi, porta il bambino a sviluppare 28 sempre più spesso sindromi ansiose e difficoltà nello stare attento. Molte Nazioni riconoscono all’attività motoria un ruolo importante nella scuola materna e nella scuola primaria; ciò che sorprende è che nella scuola italiana ciò non accada. Dal momento che sappiamo che i bambini stanno la prima metà del giorno seduti a scuola affaccendati in attività quasi esclusivamente cognitive e che l’altra metà sia dedicata prevalentemente a fare i compiti o a giocare da seduti con i giochi tecnologici, è importante proporre in quelle poche ore settimanali dedicate al movimento ed allo sport. Da queste constatazioni si trae l’urgenza di una riflessione che coinvolga tutti gli addetti ai lavoro circa un provvidenziale ripensamento di tutto il mondo sportivo che parta dalle attività proposte ai più piccoli e si basi sull’ individuazione di progetti e metodologie centrate sulle reali necessità del bambino e sulla specializzazione delle figure professionali che si occupano a vario titolo della pratica sportiva. Professionisti formati e competenti che si occupino di sviluppare una riflessione seria sull’etica e la missione che deve guidare lo sport giovanile. L’etica è perciò importante nel contesto sportivo nella misura in cui è capace di produrre in campo comportamenti orientati a ciò che è buono e utile per i bambini: la loro salute, la loro felicità e la loro capacità di esprimersi pienamente attraverso il movimento apprendendo gradualmente gesti nuovi sempre più specifici e perfezionati. Non si può infine prescindere dal coinvolgimento delle famiglie nella vita del giovane sportivo, i genitori hanno il diritto/dovere di essere informati sulle attività svolte dai figli, hanno la possibilità di creare un legame educativo con gli operatori della società sportiva condividendo con loro i messaggi, i valori e il linguaggio per parlare con i bambini ed i ragazzi. Il successo di un allenatore non è una coppa ma è la serenità, lo sviluppo e l’incremento delle capacità del bambino nel tempo attraverso lo sport. Il risultato è che i giovani, crescendo, impareranno anche che l’applicazione ripaga, che l’impegno porta a dei risultati e che ciò che all’inizio era difficile può diventare facile e dare soddisfazioni. Messaggio Settore promozionale giovanile Anna Orazi UOMINI, vi acconcio per le partite l salone “barba e capelli” di una volta? Scordatevelo. O meglio aspettatevi una gamma di servizi insospettata ed un’accoglienza, quella sì, d’altri tempi. Inoltre, particolare non trascurabile, Anna Orazi è l’hairstilyst preferita, da sempre, da molti sportivi e tra questi, da annoverare ormai tra i fedelissimi, c’è il centravanti della Maceratese Giordano Fioretti, abilissimo a smarcarsi dagli avversari in area di rigore ma evidentemente meno scaltro a “liberarsi” dalle cure dello staff del salone di Via Roma, a Macerata. Cosa avrà “rapito” il goleador biancorosso da farlo diventare un cliente assiduo di Anna Orazi? Probabilmente proprio il fatto di aver trovato una gamma di servizi infinitamente superiore a quanto ci si possa normalmente aspettare. “Credo”, dice Anna “che la bravura di un’estetista e di una parrucchiera sia proprio quella di interpretare le esigenze della propria clientela anche le più incoffessate cercando quindi di accompagnarla verso le soluzioni migliori per la propria personalità.” Tra le novità del salone va segnalata l’ossigenoterapia che ha trovato riscontri estremamente favorevoli: “E’ una nuova frontiera nella cura dei capelli che favorisce il microcircolo e la salute del cuoio capelluto”. Il tutto è reso possibile anche grazie alla collaborazione di una delle più note tricologhe a livello nazionale che ha assistito alcuni clienti a risolvere delle situazioni che sembravano compromesse. “Tutti i prodotti che utilizziamo”, prosegue Anna, “sono assolutamente naturali e la loro bontà è stata certificata anche da sportivi professionisti.” Non è un caso se il salone di Anna Orazi da 30 anni accompagna generazioni di maceratesi: “Una delle mie soddisfazioni più grandi è proprio quella di aver visto crescere tanti clienti che con il tempo magari hanno cambiato colore e taglio di capelli ma non hanno mai cambiato parrucchiera!”. Ovviamente è un salone a tinte biancorosse... “Il sogno? Consentitemene due: la Maceratese ancora più in alto ed una cliente d’eccezione, quella che ancora non ho avuto il piacere di avere nel mio salone. Il nome non lo svelo...magari vedrete le foto sul prossimo numero di Cuore biancorosso”. I A.S. 29 29 30 PER I TUOI REGALI DI NATALE RATA POINT BIGLIETTERIA • FELPE • T-SHIRT • BOMBER • SCIARPE • OROLOGI • GADGET GALLERIA DEL COMMERCIO, 12 - MACERATA - TEL. 0733 235446 In collaborazione con Prince Sport 31 Io compro nella mia città Via Francesco de Vico 7 0733.233.565 Macerata (MC) [email protected] www.ottica-tasselli.it CONFEZIONI DA REGALO DOLCIUMI BOMBONIERE C.so della Repubblica, 5 tel. 0733 261133 - MACERATA 32 La trasferta Pullman biancorosso: tutti per la maceratese! L’emozione di una trasferta di Fabio Staffolani e Giovanni Orlandi emozionante trasferta di Pisa, oltre al risultato sportivo ottenuto sul campo dalla squadra di Mr. Bucchi, è una conferma dell’iniziativa dei tifosi denominata Pullman BIANCOROSSO. Dopo alcune trasferte affrontate in auto insieme ad altri amici, due appassionati tifosi della Maceratese, Giovanni Orlandi e Fabio Staffolani, hanno deciso di dare un maggiore sostegno alla squadra cercando di creare maggiore unità tra i tifosi, tradizionalmente più organizzati, che seguono sempre la Rata in trasferta e che finora avevano seguito a fasi alterne e con mezzi propri la nostra squadra del cuore. Solo per passione e, quindi, senza alcuno scopo di lucro ed in collaborazione con altri tifosi, sono stati prima organizzati dei pullman per la trasferta di Pistoia e per quella di Prato, che hanno fatto registrare subito un riscontro positivo. A Novembre è stato creato il gruppo Facebook Pullman BIANCOROSSO. https:// www.facebook.com/groups/pullmanbiancorosso. E’ nato subito un grande interesse partecipativo che si è manifestato con l’ iscrizione al gruppo di quasi duecento tifosi che sono stati costantemente informati e coinvolti in vista dell’ imminente organizzazione del Pullman BIANCOROSSO per la sfida Pisa – Maceratese. Importante è stata la collaborazione offerta da Anna De Stephanis nella comunicazione web e quella dell’ Edicola Stazione di Macerata che, senza alcun compenso, hanno dato e, continueranno a dare, ai tifosi la possibilità di prenotare il posto in pullman al momento dell’ acquisto dei biglietti venduti in edicola attraverso il circuito Booking Show. Certamente il successo di questa iniziativa va ampiamente riconosciuto anche ad altri: ai tifosi del Gruppo Vergini, bellissimo il loro bandierone “Orgoglio e vanto”; ai tifosi del gruppo 40+ sempre presente in gradinata all’ Helvia Recina ed a tutti gli altri che indipendentemente dalla loro possibile partecipazione alle trasferte, hanno trasmesso il loro entusiasmo ai loro amici e conoscenti con il passa parola ed un fitto scambio di messaggi. Il giorno della trasferta in terra toscana, dal campo sportivo di Collevario, sono partiti due pullman che hanno contribuito a far salire il numero dei tifosi biancorossi presenti all’ Arena Garibaldi a circa duecento persone. In questa occasione, sono stati organizzati due pullman, uno partito alle 9.30 per permettere una visita alla famosa Torre di Pisa; l’ altro partito alle 11.30 per giungere direttamente allo stadio a beneficio di chi, per ra- L’ gioni di impegni di lavoro o familiari, non sarebbe potuto partire prima. Durante le ore di del viaggio di andata e ritorno, tra un assaggio e l’altro di dolci e caffè, si è molto dibattuto sul tema delle difficoltà di accesso al nostro stadio soprattutto dopo aver visto la cordialità e disponibilità con cui siamo stati accolti noi tifosi maceratesi dalla società ospitante. Nelle città in cui i tifosi maceratesi hanno deciso di non limitare la trasferta al diretto accesso allo stadio, Siena e Pisa in particolare, l’impressione avuta è andata oltre la sensazione di cordialità, fino a sentirsi ospiti graditi nel vero senso della parola. Abbiamo avuto modo di riscontrare che le misure di sicurezza adottate, che pure erano presenti, non davano quella sensazione di essere considerati un pericolo, mortificante impressione che invece, purtroppo, è sempre presente quando ci si reca all’Helvia Recina. Riflettendoci, non è difficile comprendere come la difficoltà della crescita del pubblico sugli spalti dell’ Helvia Recina, sia causata oltre che da date ed orari discutibili imposti dalla Lega Pro, anche da problematiche relative all’ impossibilità di parcheggio nelle vicinanze dello stadio e dall’ imposizione di provvedimenti sulla sicurezza che spesso appaiono sproporzionati alla realtà della civilissima tifoseria biancorossa. Nella città del Palio, arrivati in auto privata, e nella città della torre pendente, in pullman, ccon gli stadi ubicati nel cuore delle due città, è stato possibile parcheggiare nelle immediate vicinanze dell’ingresso del settore ospiti senza le difficoltà che invece incontriamo nel nostro stadio. A Pisa inoltre, nel pieno dello spettacolo calcistico, un impressionante tifoseria neroazzurra nella curva, rimanendo sempre ordinata, ha sostenuto con canti, luci e suoni la propria squadra. Non solo, hanno fatto uso di tamburi e fumogeni che evidentemente non sono da quelle parti assimilati ad armi di sterminio di massa ma parte integrante di spettacolari coreografie che fanno parte della tradizione del tifo di ogni città. Senza la pretesa di voler persuadere qualcuno, vogliamo semplicemente dire che potrebbe venire molta più gente allo stadio se solo fosse messa nelle migliori condizioni per farlo. 33 34 biancor C CLASSIFICA GENERALE - LEGA PRO Girone B - 14.12.2015 FRANCESCO FORTE (P) MATTIA DI VINCENZO (P) uore NICOLAS CANTARINI (P) VASCO FAISCA (D) RICCARDO FISSORE (D) FRANCESCO KARKALIS (D) GIANLUCA CLEMENTE (D) LUIGI DJIBO (D) ALESSANDRO DE ANGELIS (D) IGOR LASICKI (D) MATTIA ALTOBELLI (D) MARCO MASSEI (D) EMANUELE D’ANNA (D) RAFFAELE IMPARATO (D) GIOVANNI GIUFFRIDA (C) Squadra SPAL MACERATESE PISA (-1) ANCONA ROBUR SIENA PONTEDERA CARRARESE TUTTOCUOIO L’AQUILA (-1) PRATO LUCCHESE SANTARCANGELO AREZZO TERAMO (-6) RIMINI PISTOIESE LUPA ROMA SAVONA (-12) BADARA SARR (C) PT 31 29 28 26 23 21 21 20 20 20 17 16 16 15 15 12 9 1 G 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 LORENZO CAROTTI (C) V 9 8 8 7 5 5 5 5 6 5 5 3 2 6 4 2 2 3 N 4 5 5 5 8 6 6 5 3 5 2 7 10 3 3 6 3 4 P 2 2 2 3 2 4 4 5 6 5 8 5 3 6 8 7 10 8 GF 25 21 22 14 18 23 22 11 16 12 18 13 14 21 11 8 11 10 GS 10 13 14 10 10 17 18 10 16 12 19 15 17 21 22 15 29 22 CUORE BIANCOROSSO Registrazione Tribunale di Macerata n. 626 del 23.07.2015 Direttore responsabile Nazzarena Luchetti FABIO FOGLIA (C) MASSIMO GANCI (A) MATTEO CESCA (C) GIORDANO FIORETTI (A) YASSINE BELKAID (C) ISNIK ALIMI (A) CRISTIAN BUONAIUTO (A) RICCARDO CALAMITA (A) FRANCESCO ORLANDO (A) DANIEL KOUKO (A) ERRATA CORRIGE Con riferimento all’intervista all’avvocato Massimo Nascimbeni pubblicata nel numero 7, si precisa che, per refuso, nell’ul tima riga dell’introduzione a pag. 14, l’avvocato viene definito legale rappresentante della società. Come indicato in altri punti dell’articolo, l’avvocato Nascimbeni è, invece, il legale della società biancorossa. Il legale rappresentante è la Presidente Tardella. Ci scusiamo con i lettori. Redazione Alessandro Savi, Andrea Verdolini, Luca Moscolini, Carlo Cambi, Andrea Barchiesi, Giancarlo Nascimbeni, Realizzazione grafica e impaginazione Stefano Ruffini, Nazzarena Luchetti Foto Fabiola Monachesi Massimo Zanconi Per suggerimenti e opinioni [email protected] Stampa Biemmegraf - Macerata © Copyright Tutti i diritti riservati Per la pubblicità [email protected] 348-7645385 35