biancorosso
C
ssmaceratese.it
uore
rivista ufficiale N° 8 - Dicembre 2015
In regalo
il poster del
calendario
biancorosso
CORNI E AMULETI
Riti scaramantici allo stadio
L’intervista
EMANUELE D’ANNA
Umiltà, entusiasmo, complicità
L’ EROICA MACERATESE
distribuzione gratuita
#credercisempre #esaltarsimai
RISTORANTE
PIZZERIA
da Silvano
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MACERATA
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l’editoriale
P
di
Paola
PIPPA
Sostenere la Rata.
Senza se e senza ma!
rima di essere una professione, quella della
Maceratese è una grande passione che nasce già
in tenera età quando mio nonno mi portava la
domenica allo stadio. Quante esperienze nel mondo
del calcio. Ricordo la prima volta che “scesi in campo”
per accompagnare la squadra degli esordienti della U.S.
Tolentino dove militava mio figlio. Una grande emozione: “Sei
la prima donna accompagnatrice delle Marche”, mi diceva sempre il
Presidente Regionale S.G.S. Sig. Bernacchia. Fu l’inizio di un full immersion
nel meraviglioso mondo calcistico: corsi per dirigenti, accompagnatrice di
diverse categorie S.G.S., Berretti Nazionali, la gestione delle segreterie come
quella del settore giovanile e poi della prima squadra della US Tolentino.
Dodici anni indimenticabili, centinaia di bambini e ragazzi che ancora
ricordo con affetto, e poi allenatori, giocatori, dirigenti di altre società,
presidenti di Federazioni. Dopo tanta esperienza e tanto lavoro e pensando
di aver già dato tutto, avevo deciso di smettere. Fu la chiamata della società
Maceratese, nel 2009, a rinnovare l’entusiasmo. Troppo bello ritornare a
condividere con i ragazzi, con la dirigenza e con la tifoseria le gioie ed i
dolori del calcio. Ed eccomi di nuovo segretaria, questa volta a tempo pieno:
massima collaborazione con tutti, tifosi compresi, con i quali credo di aver
avuto da sempre un buon rapporto di fiducia e rispetto reciproco. Dopo una
storia meravigliosa iniziata a Tolentino, la mia vita nel calcio continuava
con l’inaspettata (ma neanche tanto, vista la caparbietà della dott.ssa
Tardella) avventura con la Maceratese, fino alla promozione in Lega Pro.
Oggi, guardando indietro, mi rendo conto che tutto il lavoro, l’impegno, a
volte le arrabbiature, sono niente rispetto alle emozioni delle promozioni
che la Società ha ottenuto in soli in cinque anni. La passione per il calcio è
un grande motore che ha unito, e continua ad unire, tutti quelli che, come
me, amano questa città e questa squadra. Tutti noi, veri tifosi che, senza se e
senza ma, continuano a sostenere questa grande realtà. Forza Rata.
Cari cuori biancorossi,
vedere la sorprendente posizione della nostra SS Maceratese non può che suscitare
in tutti noi un profondo orgoglio. Un percorso, quello per arrivare tra i professionisti,
non privo di difficoltà ma anche di tante soddisfazioni. Ogni partita, giocata in qualsiasi campo, è di enorme
importanza per il nostro obiettivo, anche se qualcuna ti fa battere il cuore più di altre: entrare in stadi
come quelli di Siena o Pisa e uscirne con onore è, per tutti noi, una gioia indescrivibile.
Grande è l’emozione per questa stagione che vivo insieme a tutto il popolo biancorosso, alle
famiglie, ai ragazzi della scuola calcio e del settore giovanile, linfa vitale della società. Grazie a tutti,
alle squadre, agli staff tecnici, ai tifosi, ai tanti collaboratori, alla dirigenza, alle Istituzioni, ai nostri sostenitori,
a tutti quelli che ci seguono con costanza e passione.
A tutti voi che avete la Rata nel cuore,
auguro un felice Natale e un buon 2016.
Il Presidente
Maria Francesca Tardella
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biancorosso
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Punto di vista
di
Giancarlo Nascimbeni
CREDERCI SEMPRE, ESALTARSI MAI
C
oncludevo la rubrica dell’ultimo numero della rivista
ripromettendomi di analizzare la partita che la Maceratese avrebbe
disputato a Pisa sabato scorso. Ebbene, così come confidavo, la squadra ha
confermato di essere autoritaria, ben
disposta in campo e, soprattutto, di
non subire quella paventata sudditanza
verso un club tanto prestigioso come
quello toscano ed un pubblico così numeroso e caloroso che avrebbe potuto
condizionare l’esito della gara. Anche
se in tanti anni di frequentazione
degli stadi non mi è mai capitato
di accorgermi che il blasone di un
club, né un tifoso, abbiano mai siglato una rete, non nascondo che
nutrivo preoccupazione sull’esito
dell’incontro che, ove fosse stato
sfavorevole, avrebbe determinato
il sorpasso del Pisa ai nostri danni
nel prestigioso secondo posto in
classifica. Del pareggio tra Pisa e
Maceratese non ha approfittato la
Spal per allungare, anzi solo al 96°,
all’ultimo assalto, ha raggiunto l’Arezzo sul 3-3. All’esito di questo turno,
sulla carta assolutamente sfavorevole,
la Maceratese non solo ha conservato il
secondo posto in classifica, ma non ha
aggravato il distacco dal primo posto.
Bravi davvero i biancorossi e lo staff
tecnico che li ha preparati ad una così
difficile gara. Se giudicassi il risultato
conseguito dalla Maceratese un’impresa, sminuirei il valore della squadra che oramai si è affermata come
pretendente ai primi posti della classifica finale, nessuno escluso!
Non si batte la Spal, il Teramo e la Carrarese con tanta autorevolezza, non si
vince a Siena, Pistoia ed Aprilia, non
si pareggia ad Ancona, Prato e Pisa, se
non si è veramente forti ed organizzati,
per cui ho motivo di ritenere che anche
il girone di ritorno potrà confermare la
Maceratese come una delle migliori
squadre del girone. In ogni caso, questo campionato sarà ricordato come
uno dei migliori in assoluto della
quasi centenaria storia del calcio maceratese.
Tutto quanto fin qui detto, con assoluta convinzione, non deve però distrarre la squadra dall’insidia del prossimo
incontro. Sarà ospite dell’Helvia Recina quell’Arezzo che, oltre ad aver messo in difficoltà la capolista Spal, è anche
l’unica squadra del girone a non aver
mai perso in trasferta (una vittoria e sei
pareggi). Qualcosa vorrà dire, per cui
attenzione agli amaranto toscani che
potranno essere battuti se la Maceratese saprà confermare l’autorevolezza
e la tranquillità con cui ha affrontato
fino ad ora le gare più difficili del campionato.
L’ultimo ricordo degli incontri tra le
due squadre è assolutamente positivo
per aver la Maceratese prevalso nella
doppia sfida di semifinale play off del
campionato di serie C/2 1996/1997
(pareggio 1-1 ad Arezzo e vittoria 1-0 a
Macerata), che consentì ai biancorossi
di giocarsi la promozione, purtroppo
fallita, nello spareggio con il Livorno
sul neutro a Reggio Emilia.
L’Arezzo è stata sempre squadra competitiva nei tanti campionati disputati in Serie C unica e contro di noi ha
sempre mostrato particolari ambizioni, tanto che in due occasioni furono
proprio loro a vincere il campionato
di Serie C conseguendo la promozione
in Serie B. Il primo incontro tra le due
rivali di domenica prossima risale
addirittura al campionato di Prima divisione nazionale 1931/1932
e fu dopo un pareggio conseguito
al Campo dei Pini contro i toscani
che la Maceratese si dovette ritirare dal campionato, scomparendo
dalla scena, per una grave crisi finanziaria.
Le due squadre si sono poi incontrate in altri dieci campionati di
Serie C unica. Le vittorie dell’Arezzo sono state nove in casa con una
sola vittoria della Maceratese in Toscana nel campionato 1967/1968 per 2-0
con reti di Stelvio Attili e Del Negro,
mentre al Campo dei Pini o all’Helvia
Recina è stata la Maceratese a prevalere quattro volte, l’Arezzo tre volte e
gli altri tre incontri si sono conclusi in
parità.
La vittoria più prestigiosa dei biancorossi (4-0) risale al campionato di Serie C 1939/1940 al termine del quale la
Maceratese fu promossa in Serie B.
Mi fermo qui: biancorossi, cercate di
vincere, anche con un risultato meno
altisonante, poi vedremo!
In ogni caso, Buon Natale e Felice
Anno Nuovo a tutti.
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Miserie & Nobiltà
La repubblica della “boca”:
Non tremate ma battete di passione!
S
e il calcio vi interessa non
soltanto come fenomeno
sportivo ed agonistico ma
anche per i suoi straordinari risvolti
sociologici, vi consiglio un illuminante tour alla Boca, il popolare quartiere
di Buenos Aires che deve il suo nome,
traducibile in “foce”, per il fatto di situarsi alla confluenza tra il Rio della
Plata ed un fiumiciattolo locale. Potreste obiettare che è un po’ fuori mano
(14 ore di trasvolata atlantica) ed allora
cercherò di illustrarvi la straordinaria
identità che si è creata tra un “barrio”
o quartiere, ed il suo club di football.
Vi dico subito che gli esteti potrebbero
rimanere delusi: molto, se non tutto,
diffonde una chiara idea di decadenza,
di un’epoca per certi versi splendida
ed irripetibile, quella delle massicce
emigrazioni dall’Europa che popolarono il continente sudamericano dalla
fine dell’800 almeno sino agli anni ‘50.
Complice l’invenzione dei frigorificos
allestiti dai britannici, i grandi stabilimenti di macellazione e refrigerazione
delle carni bovine provenienti dalle
ricchissime ed incontaminate pianure
rioplatensi. I terreni allora costavano
zero (soprattutto per chi deteneva le
ambitissime sterline) ed i cugini d’Oltremanica divennero così numerosi da
pensar bene di riunirsi in associazioni sportive. Tra queste il Club Atletico Boca Juniors con sede proprio nei
pressi del vecchio porto: immaginate
i ragazzini appena sbarcati dall’Italia
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(tantissimi dalle Marche e dalla Liguria), dalla Spagna o addirittura dalla
Svezia, trascinati dalle famiglie attirate dalla “terra promessa”, guardare
con curiosità quei “gentiluomini” che
si divertivano correndo dietro ad un
pallone. Ci è voluto meno di un amen
ad affiancare al rude e razionale calcio
all’inglese il futbol bailado sudamericano secondo estro, animosità agonistica ed istinto teatrale tout court tipico
degli immigrati (tuttora il soprannome
del Boca è Xeneizes ossia genovesi).
Teniamo conto di altro non secondario aspetto: la gioventù “proletaria”
di quegli anni, che nella madrepatria
non aveva nemmeno la certezza del
pane quotidiano, cresceva nel nuovo
Mondo, gioconda e felice, a forza di bistecche con un plus-calorico che i loro
avi sognavano. C’era anche un grande
spirito di rivalsa: l’ambiente spagnolo
tradizionale era contrario, a dir poco,
ad aprirsi ai nuovi arrivati (i cosiddetti gringos come si diceva per disprezzarli). Fortunatamente, però, le battaglie avvenivano soltanto all’interno di
campi sportivi: da una parte il Boca, la
squadra delle classi più squisitamente
popolari, dei lavoratori del porto, degli operai, dall’altra il River Plate, los
milionarios, che rappresentava l’alta
borghesia, un po’ snob ed aristocratica.
Da allora molte cose sono cambiate: i
transatlantici sono quasi scomparsi e
comunque non trasportano più emigranti, semmai qualche turista di lusso,
l’Argentina ha conosciuto democrazie
un po’ sui generis, dittatori, rivoluzioni, crisi sociali ed economiche sanguinose ed è un pezzo che non è più la
“tierra prometida”. Nella Boca adesso
c’è il trionfo della ruggine con strutture
obsolete che rischiano di cadere a pezzi, edifici che testimoniano un passato
ruggente e un presente malinconico,
almeno all’osservatore che vuole anche
andare un po’ oltre i classici tour turistici. Quelli continueranno a proporvi il “Caminito” con le sue suggestive
case colorate o i locali ad uso e consumo dei danarosi yankees dove si balla
di
un tango d’esportazione. Alcune cose
però sono rimaste eccezionalmente autentiche e tra queste lo stadio, la mitica
“Bombonera”, che si erge imponente al
centro del barrio e che ogni volta che
ospita il Boca dà l’impressione di una
caffettiera pronta ad esplodere: d’altronde, come dicono i tifosi quando cominciano in 60mila a saltare in maniera ritmata, “La Bombonera no tiembla,
late”(non trema, batte di passione). Tutto attorno, nelle avenide ostaggio della
motorizzazione più sfrenata, una serie
di affollatissimi campi di calcio, in terra battuta, in cemento, talvolta con, al
posto delle porte, assi di legno tenuti su
“
come capita così come i playground di
basket a New York o Belgrado. Adesso
il Boca Juniors ha 140 mila soci, una vocazione decisamente più interclassista
ma la capacità unica di avere Penas (fan
club) anche nelle più desolate lande della Patagonia. Figuratevi che la società
ha anche pensato ad una linea di bare
ufficiali disponibili per gli aficionados che vogliono essere sepolti accompagnati dai colori sociali. Entrando al
Rancho Banchero, uno dei locali più tipici della zona, se al cameriere iniziate a
tessere le lodi di Martin Palermo, Juan
Roman Riquelme o Carlitos Tevez (non
serve nemmeno scomodare Marado-
Andrea Verdolini
na), lo sconto è assicurato e se spendete
una parola su Schelotto,Walter Samuel
o il mister Carlos Bianchi vi tirerà fuori, dalla sua riserva speciale, la camiseta
del club. Attenzione però: per guadagnarvi la sua benevolenza non fingetevi genovesi, vi potrebbe tirar fuori un
vocabolo in quell’incomprensibile dialetto mettendovi in crisi. Per chiudere il
famoso periodico inglese “The Observer”, nel 2004, ha stilato una lista delle
50 cose sportive da fare prima di morire e, indovinate un po’, vedere Boca
Juniors-River Plate era al primo posto.
Roba da palato fine e, aggiungerei, stomaco forte.
60.000 tifosi saltano in maniera ritmata:
la Bombonera no tiembla, late
”
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biancorosso
EMANUELE
D’AN
Risvegliate la forza
che è in voi
Vantare 400 partite nel calcio professionistico vuol dire aver vissuto tante emozioni
ma anche momenti di sofferenza dove si impara a non mollare. La sua forza?
“Contare sulla compattezza del gruppo. E sulla famiglia”. Intanto ci suggerisce
i regali di Natale perché, dice, “Bisogna essere uomini di polso”.
E con un orologio firmato, è meglio.
di Nazzarena Luchetti
D
i origine campana, 33 anni, occhi furbi, una risata contagiosa e un modo di raccontare che non ti
annoia mai. Emanuele D’Anna è il grande difensore
della Maceratese e da alcuni mesi vive nella città dei pistacoppi insieme alla moglie Carmelina e alle due splendide
bimbe Emanuela, 5 anni e Maria Vittoria, di 2.
Come si trovano le tue bimbe a Macerata?
La piccolina bene, quella grande ha qualche difficoltà ad inserirsi a scuola: non è facile quando si cambia sempre luogo.
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Lasciano i vecchi compagni, devono farsi nuove amicizie,
riprendere nuove abitudine. E’ difficile per noi, figuriamoci
per loro.
Come è nata l’avventura con la squadra biancorossa?
Mi viene da ridere se penso a Bucchì quando mi chiamò al
telefono. Mi trovavo a Gallipoli, al mare con la famiglia e
lui mi fa: “Emanué, che voi fa? Vieni con me nella Maceratese?”. Giravano voci che il Mister mi voleva con sé ma
la chiamata mi sorprese comunque. “So un po’ impicciato,
l’intervista
N
NNA
Chi è
Nato a Baiano, provincia di Avellino, il 23
maggio del 1982, EMANUELE D’ANNA si forma nelle giovanili dell’Ascoli e del Milan; nel 2000 si trasferisce a
Chieti dove rimane per tre stagioni fino
alla chiamata del Piacenza (dal 2003 al
2005) e dell’Arezzo (2005/06) in serie B.
La stagione 2006/07 la vive con le maglie
della Juve Stabia e del Pisa in serie C1
ma, proprio con i toscani, riconquista la
serie cadetta. Le 36 presenze ed i 4 gol
realizzati alla corte del mister nerazzurro
Ventura gli valgono un contratto triennale
con il Chievo: nel campionato 2008/09,
D’Anna riuscirà a collezionare 9 presenze in serie A (esordio il 31 agosto 2009
contro la Reggina). Tuttavia, a metà stagione, trovando poco spazio nella formazione veronese, si trasferisce nuovamente a Pisa con la formula del prestito ma
il campionato si concluderà con la retrocessione in serie C1. Viene acquistato
dal Benevento dove giocherà per quattro
stagioni collezionando 109 presenze e
realizzando 10 reti. Nel mese di giugno
del 2013 rescinde il contratto con i giallorossi campani e rimane senza squadra
fino al gennaio successivo quando viene
ingaggiato dal Sorrento (2° divisione). Lo
scorso campionato ha militato nel Gubbio in Lega Pro e, dal luglio 2015, gioca
nella Maceratese.
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biancorosso
Cristian”, risposi, e lui: “Liberate, che ti voglio con me. Domani ti faccio chiamare dal ds Spadoni e ti accordi con lui”.
Non è che mi diede tanto tempo per pensarci. Io venivo da
una annata non facile, da Gubbio che era appena retrocessa
con i play-out. Dopo aver fatto sette mesi alla grande, gli ultimi due mesi ci siamo suicidati.
Mai esaltarsi troppo…
Mai mollare soprattutto. Ma è un consiglio che non vale per
questa squadra. La Maceratese è più esperta su questo punto.
Per quanto mi riguarda, a 33 anni, sono davvero contento
di vivere questa esperienza calcistica. Anche se ci sono state
delle critiche.
Cosa dicevano?
“Non è più il D’Anna di una volta, corre di meno…”. Ma un
calciatore ha sempre voglia di dimostrare il suo valore e si
rimette in discussione. Così non mi sono posto limiti.
Ti aspettavi un inizio campionato così sorprendente?
Durante il ritiro estivo, quando la squadra non era ancora
al completo, percepivo buone sensazioni: Bucchi era determinato, i giocatori motivati, mi sono detto che, con qualche
innesto, ce la potevamo giocare bene. Sensazioni che avevo
raccontato a diversi giornalisti.
A propositi di giornalisti, quanto incide la pressione mediatica sul rendimento della squadra?
Sono sincero: non vado sempre d’accordo con i giornalisti.
Se tu domani scrivi una cosa tipo: “D’Anna se ne va” oppure: “Fissore litiga con la presidente”, svolgi malissimo il tuo
lavoro. Questo genere di notizie sono insopportabili. Tra di
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noi magari ci ironizziamo pure, però ti danno fastidio. Poi
ti chiamano nelle trasmissioni e ti trovi a smentire cose che
non hai mai pronunciato. In Italia questa stampa che insinua cose non sempre vere è più presente che in altre parti.
Un giornalista può fare la differenza. Metti sta cosa delle pagelle il giorno dopo che hai giocato: se a me dai un otto e domani un altro giornalista, per la stessa partita, mi da cinque,
chi ha ragione? Sono cose che ti destabilizzano.
Torniamo alla squadra, il bello di questa Maceratese?
Tutto! (ride). E’ una squadra che ha puntato molto sulla
compattezza e sull’umiltà. Non si esalta troppo, sa soffrire e
risvegliare la forza quando serve dare il massimo.
Un assaggio di serie A poi tanta serie B e serie C. Grandi
stadi, grandi tifoserie…
Il tifo è essenziale per un calciatore e per una squadra. Quando giocavo nel Pisa non c’era alcuna differenza tra giocare in
casa o fuori casa e questo, in campo, ti trasmette una carica
incredibile.
Nonostante i brillanti risultati, l’affluenza all’Helvia Recina è ancora debole. Come lo spieghi?
Da un lato mi dispiace perché, dopo tanti anni nei dilettanti, la Maceratese sta disputando un campionato incredibile.
Dall’altro, in questa fase di crisi, capisco le tante persone che
vorrebbero venire allo stadio ma non possono: non è semplice per una famiglia, in questo periodo, mettere insieme i
soldi per acquistare i biglietti ogni domenica. Per noi può
essere banale ma per una famiglia magari è un sacrificio. Comunque, quando vengono, il calore che si sente allo stadio
è fantastico: sono sbalordito dalla carica che ci trasmettono.
l’intervista
“
Un calciatore
ha sempre voglia
di dimostrare il
suo valore e, se
serve, si rimette
in discussione
Tanti anni nel calcio, a quale giocatore ti sei ispirato?
Mi piace molto l’Inter e adoravo Zanetti. Soprattutto quando ho iniziato a giocare, a 14 anni, lo ammiravo, ne seguivo
le tecniche.
Che cosa ti piaceva di Zanetti?
Un po’ tutto. Era uno che dove lo mettevi giocava. Mi rivedevo in quel ruolo perché anch’io, nel corso della mia carriera, ho cambiato tanti ruoli: da esterno base a esterno alto,
in mezzo al campo, attaccante. Così, come Zanetti che dove
lo mettevi stava. Sempre con grande umiltà, determinazione
e sacrificio. Ed ha fatto quello che ha fatto.
E’ una caratteristica di questa Maceratese quella di ricoprire più ruoli...
Certo, non è facile farlo. Bisogna avere una predisposizione
mentale, una certa flessibilità, se non ti chiudi in schemi rigidi, puoi ricoprire diversi ruoli. E’ fondamentale, però, che
sei contento di quello che fai. Se il mister ti inserisce in un
ruolo che tu non senti, poi le difficoltà si vedono.
Il momento più emozionante della tua carriera
A Pisa, quando ho vinto il campionato e siamo passati dalla
C1 alla B. Venivo da un’annata non proprio perfetta e a Pisa
ho potuto dare il meglio di me. Forse i migliori anni della mia
vita, a livello calcistico. A parte quello che sto vivendo ora!
Il periodo meno entusiasmante…
Quando me ne sono andato da Benevento, da capitano e
dopo 4 anni. Facevo fatica a provare entusiasmo tanto da
pensare di fermarmi. Avevo 30 anni, mi dicevo che forse era
arrivato il momento di dire basta. Sono stato sei mesi fer-
”
mo. Facile che ti salga l’avvilimento stare tutto quel tempo
lontano dal campo, soprattutto se sei un calciatore in piena
attività.
Poi che è successo?
Il sostegno della famiglia è stato fondamentale. Grazie a mia
moglie Carmelina e alle bambine mi sono rimesso in corsa.
Si dice che sei uno spendaccione, è vero?
Si (ride divertito). Mi piace comprare di tutto!
Oggetti di qualità: hai un bell’orologio al polso...
Sono un uomo di polso! Scherzo, mi piacciono le cose belle e ben fatte. Non è comunque vero che compro di tutto.
Da qualche anno mi sto frenando perché con la famiglia hai
altre esigenze. Adesso preferisco soddisfare i desideri delle
mie figlie.
Hai già fatto i regali di Natale?
Quasi tutti. Sono ancora indeciso su cosa regalare a mia
moglie: sto pensando ad una cosa preziosa. I diamanti sono
sempre i migliori amici delle donne. E i peggiori nemici degli uomini (ride).
Hai appena festeggiato 400 partite nel calcio che conta.
Cosa fai quando smetti la professione?
Fin quando avrò il sorriso giocherò. Poi mi ritiro a Gallipoli.
Ho un B&B in pieno centro storico. Posso farmi pubblicità?
Prego…
Venite nel mio “Elamar”, a 50 metri dal mare. Sconto speciale per tutti i tifosi biancorossi!
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Tu vo’ fa il maceratese
di
Andrea Barchiesi
Coltiviamo musica e sport:
ci porteranno in alto
C
ristiana Barbatelli è una
delle figlie che Macerata
porta nel mondo. Grande
viaggiatrice, torna spesso in Italia. Lavora ovunque: Milano, Pechino e Macerata sono le tappe di un percorso che
ormai conosce a memoria. Quando
parli di lei, e con lei, non puoi dimenticare sor Ettore e tutto quel periodo
che ha fatto nascere in città un fior
fiore di celebrità. Da Shanghai, dove
vive ormai da trent’anni, conserva un
segno di riconoscenza verso quella
città che è stata sua fino a sette anni
prima di trasferirsi a Varese. Per focalizzare l’attenzione dei maceratesi su
questa figlia d’arte, basta un nome che
è anche una garanzia: Ettore Pompei.
Chi non ricorda sor Ettore e la sua pasticceria negli anni sessanta e settanta?
“Mio zio mi accompagnava spesso in
laboratorio per farmi mangiare le tante specialità, era un personaggio sui
generis ed un punto di riferimento
per il tessuto sociale della città”. Da
allora Cristiana ne ha fatta di strada,
laureandosi alla Ca Foscari di Venezia e partendo poi per la Cina, assunta
da una grande banca italiana. La Cina
non è solo Marco Polo e il gesuita Padre Matteo Ricci. Per i maceratesi di
mezza età è anche questa straordinaria donna che con molta umiltà e resistenza ha deciso di mettersi in proprio
nel paese asiatico per prestare consulenze alle aziende italiane e straniere
che decidono di investire i propri tesori in oriente. Lunghi viaggi, percorsi
avventurosi e lavoro ad oltranza: “In
macchina ascolto musica, in treno
lavoro e in aereo dormo”, così rigenera in ogni ambiente il suo personaggio che non è mai domo. “Macerata
si distingue per la sua grande qualità
della vita e in questa atmosfera di serenità trionfano le arti. Non è detto
che i cervelli migliori possano nascere
solo quando c’è movimento, è necessaria anche la serenità”, dice Cristiana.
La città sta vivendo un bel momento
sportivo: le piace il calcio? “ Purtroppo non ho avuto modo di praticare discipline sportive ma di certo il calcio è
un grande fenomeno sociale che può
benissimo stare insieme all’altrettanto fenomeno culturale che è lo Sferisterio, un’arena straordinaria. Sport
e musica possono davvero elevare la
nostra bella Macerata”.
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Vedo, prevedo e (non)
Dai numeri fortunati, al solito posto occupato allo stadio, dall’amuleto
sempre con sé, al giaccone termico indossato anche d’estate. Ognuno
ha il suo repertorio scaramantico perché, anche se non è vero, hai
visto mai che se non metto quella maglia la squadra non segna?
“Scusi, si potrebbe alzare da quel posto, io devo
sempre stare a destra, sennò Buonaiuto non
piglia una palla”. “Può darmi il biglietto n. 22? è il
giorno che è nato mi nonno che vince sempre e, sa,
me porta bene”. Alzi la mano chi non ha mai sentito parole
simili allo stadio e si faccia un mea culpa chi pensa di essere
immune ai riti scaramantici pre partita. Ogni tifoso ha una
storia da raccontare legata a qualche giornata speciale della
nostra amata Rata, un oggetto che rimanda alla memoria,
un’emozione come la t-shirt indossata il giorno della promozione in lega pro o il biglietto del derby vincente, gelosamente custodito nel portafoglio. Per non parlare dei feticci
adorati come veri e propri oggetti di culto, delle sciarpe legate al collo con qualsiasi temperatura, al cornetto di corallo
in tasca, dalla maglia avuta da quel giocatore sfoggiata con
orgoglio dai ragazzi (guai a lavarla, pena la perdita dell’aura vincente), alle mutande di qualche bomber trafugate in
lavanderia con la stessa trepidazione di un saccheggio nel
caveau di Cartier. Per non parlare di chi farebbe carte false
per avere la maglia di un giocatore appena finito un match
che, seppur indossata da un nostro eroe nello stadio Arena
Garibaldi, ha lo stesso odore di una comune maglietta dopo
na corsetta sotto casa. “ Ma che dite?”, vi risponderanno infuriati, “Quello non è sudore, è profumo di vittoria!”. E se,
come diceva Pascal, “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione
non conosce”, capire i motivi psicologici di fronte alle più
svariate scaramanzie rimane un mistero glorioso. I gesti scaramantici sono visti come contributi al successo della squadra. Io porto sempre con me un ciondolo con il colore del
cielo più azzurro, è il mio portafortuna e provo una sorta
di magnanimità nel condividerlo con tutta la squadra, gesto
ormai indispensabile. Poco ragionevole? Forse, ma l’anno
passato si è usciti imbattuti, quest’anno si è perso a Rimini,
O
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ed io non c’ero. Una irragionevolezza che accomuna tutti e
diverte: se i numeri scaramantici avessero un peso specifico
nel decidere una vittoria, quello, notevole, di tutte le persone
che all’HR, senza distinzione di genere, età e classe, indossano, ad ogni partita, la stessa felpa, lo stesso impermeabile,
lo stesso piumino, la stessa sciarpa biancorossa con una primavera di trenta gradi, con tutta probabilità ci avrebbe portato in Champions League. Se si butta uno sguardo sui gesti
anti jella delle varie dirigenze, l’elenco delle squadre che potrebbero essere ammesse nella famosa coppa dei Campioni sarebbe davvero lungo. In questi anni ho visto di tutto:
presidenti con camice hawaiane, direttori con improponibili cravatte anni 70, accompagnatori con tute sdrucite. Da
questo tarlo non è immune neanche la Presidente Tardella.
Malgrado il carattere deciso, l’abbigliamento severo e senza
fronzoli, ormai tutte le foto allo stadio la ritraggono con lo
stesso giaccone. Avviso ai navigati giornalisti: rassegnatevi,
se non rilascia dichiarazioni post partita, non provate a decifrarne il pensiero dall’espressione in foto perché potrebbe
trattarsi di uno scatto in un momento degli “invincibili”:
sempre lo stesso giaccone. Oltre a questo, fa parte del rito
pre partita della nostra presidente, l’ascolto, rigorosamente in cuffia dal suo immancabile IPAD, dell’Ouverture di
Rossini (vi sconsiglio di regalarle un CD a Natale di una
versione qualunque dell’opera: se non siete più che esperti
dei Wiener Philarmoniker e conoscendo i modi non sempre
diplomatici della nostra amata presidente, potrebbe tirarvela in testa insieme a un “Somaro!”). Ma se dall’opera ogni
tanto si separa, l’orrido giaccone”, definirlo logoro è ormai
un eufemismo, rimane la sua divisa scaramantica. Ai tempi
dell’Eccellenza era allegramente verde militare con l’interno
arancio. Caldo e confortevole, in quel freddo inverno dai risultati altalenanti, sopportò il bagno di pioggia, spumante e
ci credo
gavettoni di quella domenica a Cagli perdendo solo un po’
di colore. Ma in quel pomeriggio, della mise faceva anche
parte la maglia regalata per l’occasione dal mitico cugino
ternano (!) compagno di consueti sfottò calcistici a righe
biancorosse con stampati fantomatici scudetti, senza lesinare le varie coppe europee. Nel periodo seguente, quasi a non
voler credere che “l’orrido” portasse fortuna,
è rimasto confinato a casa per essere poi richiamato in servizio nei derby vinti con Citano’ e la sera del play off con la Vis Pesaro. La
scorsa stagione non c’è stata partita in cui non
l’abbia indossato: inseparabile uguale invincibile. Ormai, dice lei, è una certezza, magari
sono 30 gradi e ci sto abbracciata, ma in quel pomeriggio
dell’Agnonese, con sotto solo la polo di una probabile vittoria celata fino al fischio finale, era regolarmente allacciato
con il sudore che colava copioso. Certo nella sala stampa ed
in quella dell’ospitality di tante squadre blasonate, racconta
di essersi vergognata un po’, ma quello che conta è l’essere
usciti vincenti da quegli stadi. In fondo, in quell’umida serata a Siena anche quel presidente indossava un’improbabile
giacca arancio estiva con sotto un maglioncino di lana consunto a quadri bianconeri. Ma tutti sappiamo com’è andata:
1 a 0 per l’orrido giaccone.
Da non crederci…
Non basterebbe tutto il giornale per raccontare i tanti episodi legati alle credenze magiche allo stadio. A incominciare, si ancora lei, dalla nostra presidente che, sempre nel suo
orrido giaccone, lanciava sale negli scorsi campionati. Sarebbe curioso sapere se qualcuno era a conoscenza di quel
sacco da 25 kg nascosto, a mò di scorta, sotto la panchina e
lì rimasto per tutto il campionato (si rimandano al mittente
accuse su una eventuale responsabilità dell’attuale stato precario dell’erba dell’HR). La stessa pratica era comune anche
all’arcinoto Romeo Anconetani, ex patron del Pisa che faceva cospargere l’Arena Garibaldi con decine di kg di sale ad
ogni partita. Tutte le dirigenze hanno le proprie fobie. L’ex
presidente del Cagliari Massimo Cellino, tanto per fare un
esempio, stava al numero 17 come il diavolo e l’acqua san-
di Bianca&Rossa
ta tanto da fare divieto assoluto di indossare la maglia con
quel numero. Allo stadio il posto 17 era sostituito dal 16bis.
Per Aurelio de Laurentis i numeri da evitare erano 16 e 13,
oltre, ca va sans dire, al colore viola, mentre è gialla l’immancabile cravatta portafortuna di Adriano Galliani. Tra gli
allenatori è quasi inimmaginabile pensare che un mito come
Nils Liedholm avesse bisogno di corni e polveri magiche fornite da un fido astrologo o
a Walter Mazzarri sempre ultimo ad entrare in campo; Trapattoni aveva sempre con
se dell’acqua santa e Ancelotti un rosario ad
anello. Ma se fa sorridere pensare che Renzo
Ulivieri indossava un certo cappotto anche in
estate, cosa dire di Marcello Lippi nel vederlo sgattaiolare
in campo prima della partita e fare un gol a porta vuota?
Probabilmente a qualche santo si appellerà anche il nostro
Cristian Bucchi, visto il bracciale al polso che ne contempla
un consistente numero. E i calciatori? Nel calcio mondiale
segnaliamo Maradona che portava sempre negli spogliatoi
la copia del giornale che celebrava la vittoria del secondo
mondiale dell’Argentina. Pippo Inzaghi, invece, mangiava
biscotti Plasmon, Daniele De Rossi teneva una manica della casacca più lunga dell’altra, Zambrotta infilava per prima
la scarpa sinistra, Adriano Mutu indossava esclusivamente
mutande al contrario. Gigi Riva portava sempre la casacca
n°11 e l’unica volta che accettò la 9 si ruppe una gamba (per
dirla tutta, gli successe anche con la 11). Pelé regalò la maglia ad un tifoso per farsela poi restituire dopo una partita
disastrosa, certo che il suo talento se ne fosse andato con lei.
Johan Cruyff sputava la gomma solo nella metà campo avversaria, Karl Heinz Rumenigge sul pullman sedeva vicino
al finestrino della quarta fila a sinistra e mangiava quei tre
biscotti prima della gara. Anche così si diventa dei fuoriclasse. Se il duro allenamento, lo spirito di sacrificio, la professionalità, la capacità manageriale, l’intuito, i conti, possono
essere delle variabili nel mondo pallonaro, a unire tutti ci
pensa la scaramanzia. Perché la legge di Murphy è sempre
in agguato: si può fare una cosa a prova di bomba ma non a
prova di jella.
15
16A GIORNATA
Domenica 20 Dicembre 2015 ore 14.00
L
a storia dell’Arezzo inizia il 10 settembre del 1923. L’attuale società
è stata rifondata nell’agosto 2010
dalle ceneri dell’AC Arezzo che, a sua
volta, riuscì a ripartire dopo il fallimento a campionato in corso nella stagione
1992/93. La massima categoria alla quale gli amaranto hanno partecipato è la
serie B, conquistata per la prima volta nel
1966 e, dopo un’immediata retrocessione, riconquistata nel 1969 e mantenuta
fino al 1975. Il nuovo ritorno nella serie
cadetta avvenne nel 1982. Nel 1984
l’Arezzo riuscì ad ottenere un brillante 5°
posto, a soli 5 punti dalla zona promozione. Dopo il fallimento del 1993, grazie
all’impegno dell’ex bomber della Nazionale Ciccio Graziani, la società amaranto
è riuscita a risalire lentamente la china
fino a guadagnare ancora una volta la serie B nella stagione 2005/2006 (settimo
posto ad un passo dai play off per la serie
A). In quell’anno la società toscana venne
coinvolta nello scandalo di “Calciopoli” e
penalizzata di 9 punti (poi ridotti a 6) nel
campionato 2006/07. Alla guida tecnica
degli amaranto c’era Antonio Conte (attuale CT della Nazionale Italiana) che si
rese protagonista di una polemica clamorosa nei confronti della Juventus, la sua
ex squadra: i bianconeri infatti, essendo
matematicamente promossi in serie A,
schierarono diversi giocatori della Primavera e persero in casa contro lo Spezia,
condannando in tal modo gli aretini alla
retrocessione diretta. Alla vigilia dello
scorso campionato, l’estromissione del
Siena dalla serie B per dissesto finanziario ed il conseguente ripescaggio del Vicenza, hanno favorito l’ascesa dell’Arezzo in Lega Pro che ha disputato un buon
campionato concluso al nono posto.
Tra i personaggi illustri che hanno scritto la storia della società toscana, oltre ai
già menzionati Graziani e Conte, occorre
citare l’ex bomber dell’Inter Antonio Valentin Angelillo (allenatore nella stagione
1981/82), gli stimati tecnici Mario Somma, Serse Cosmi, Elio Gustinetti, Antonio
Cabrini, Marco Tardelli e Maurizio Sarri,
l’attuale allenatore del Napoli.
16
AREZZO
L'opinione
di Giulio Spadoni
E’ una buona squadra, molto quadrata che non vince molto ma, allo
stesso tempo, perde pochissimo.
L’Arezzo può contare su diversi
giocatori di categoria tra i quali
l’attaccante Cori - fortissimo anche a livello agonistico - e il centrocampista ex Reggiana Luca
Tremolada. La vera “star” della
squadra è sicuramente il mister:
Ezio Capuano, oltre ad essere un
“personaggio”, è un tecnico preparatissimo che ha fatto bene in
tutte le piazze in cui è stato. Ha
una personalità molto spiccata,
tanto da catalizzare l’attenzione
dei media, ma l’aspetto tecnico è
veramente di grande spessore.
LUCA TREMOLADA
MISTER EZIO CAPUANO
LA ROSA
PORTIERI: Paolo Baiocco (1989), Antonio Rosti (1993),
Lorenzo Garbinesi (1996), Stefano Fortunato (1990).
DIFENSORI: Riccardo Carlini (1991), Simone De Martino (1991),
Saverio Madrigali (1995), Edoardo Masciangelo (1996), Luca Milesi (1993),
Salvatore Monaco (1992), Aniello Panariello (1988), Alessandro Vinci (1987).
CENTROCAMPISTI: Matteo Brumat (1995), Giorgio Capece (1992),
Andrea Feola (1992), Alessandro Gambadori (1981), Mario Pugliese (1996),
Luca Tremolada (1991), Matteo Del Magro (1996).
ATTACCANTI: Ruben Betancourt (1993), Antonio Calabrese (1996),
Edoardo Ceria (1996), Sasha Cori (1989), Edoardo Defendi (1991),
Niccolò Mariani (1996).
ALLENATORE: Ezio Capuano
In trasferta
am
bi
17A GIORNATA
SANTARCANGELO 9 gennaio, ore 20,30
l
d i C ar
oC
Gridate “A La Giola i la dà”.
E Santarcangelo è conquistata
Antica s
tamperia
llo stadio gridate forte “Ma a La Giola i la dà”, vedrete i santarcangiolesi purosangue scartare di lato.
E’ un chiaro incitamento a dire “non c’è partita”. La Giola è una frazioncina di questo cuore di Romagna assurta a
simbolo di vittoria annunciata quando durante le partite di
“marafon”(tresette con la briscola che va giocato solo con le
carte romagnole) c’è manifesta inferiorità dell’avversario.
Così sarà, si spera, a vantaggio della Maceratese. V’ho condotto tra carte e dialetto perché è il miglior modo di gustare Santarcangelo che è una summa della Romagna. Diviso
com’è tra diavolo e acqua santa o se preferite tra Tonino
Guerra (lo sceneggiatore di Fellini, il cantore della Romagna e della Val Marecchia in particolare che ha progettato
la fontana che orna il bel parco della città) e Clemente XIV
(nato Giovani Ganganelli) che è ha un posto nella storia
Grotte tufacee di Santarcangelo
per essere stato il Papa che ha sciolto l’Ordine dei Gesuiti.
Ma girovagando all’ombra della Rocca Malatestiana, qui
dove Medioevo e Rinascimento si danno la mano, si hanno molte possibilità
Per placare l’appetito ecco qualche sugdi metter insieme il sacro con il profano. Fino al sei gennaio, nelle grotte del
gerimento. Il primo è la Sangiovesa
Colle Giove (attorno al quale si è sviluppato Santarcangelo) sono ospitati dei
(Piazza Beato Simone Balacchi, 14 tel.
bellissimi presepi animati. In quelle grotte (oltre 150) sono occultate anche leg0541 620710) che è insieme genius loci
gende e storie: da una basilica paleocristiana di cui si favoleggia, agli antri delle
e coci: qui la Romagna vive di tradizioni.
streghe. Per contro è bene sapere che se si portano le corna a Santarcangelo si
Un’alternativa è la Trattoria del Passaè benvenuti. Qui si tiene la fiera dei becchi e si dice che tutti i viventi che hanno
tore (Via Cavour, 1, tel. 0541 625466).
le corna sono ben accetti. Dunque, non cadete nel ridicolo sospettando delle
Da prendere in serissima consideraziovirtù della moglie dell’arbitro, qui avrebbe trovato casa. E la leggenda vuole
ne: l’Osteria Enoteca Montegiove (Via
che l’Arco del Papa sia anche l’arco dei becchi: decidete voi se passarci sotto!
Pio Massani, 10 tel. 0541 623906), la
Ci sono moltissime occasioni di stupore del bello in questa città (la pieve di San
Trattoria Renzi (Via Canonica 2122 tel.
Michele, la Rocca, l’inusuale museo del bottone, il Campanone che è il simbolo
0541 627197) e il Lazaroun (Via del
Platano 21 tel. 0541 624417) proprio
del borgo), ma – lo dico alle tifose - un’occasione da non perdere è far visita
in centro storico. Se siete da piada un
all’antica stamperia di stoffe Marchi (via Cesare Battisti 15, tel 0541-626018)
buon indirizzo è Amarcord (in via Mazdove comprare i tessuti romagnoli ancora impressi a ruggine dal Mangano che
zini 82/b tel. 0541623099).
sta lì dal 1633! Sono stoffe di lino e di canapa da cui si ricava di tutto: dalle ten-
A
de, alle tovaglie, alla parannanza!
17
biancorosso
www.biemmegraf.it
2016
18
Un anno di persone che non mollano, che sanno difendere i p
primo piano
Via dell’Industria, 287
Corridonia (MC) - Tel. 0733 292410
[email protected]
propri valori e attaccare quando serve. Un anno biancorosso. 19
Foto Massimo Zanconi
b
MOMENTI DA CAMPIONI
chi lo è già...
PISA 13 Dicembre 2015
chi lo diventerà...
RATAPOINT 9 Dicembre 2015
chi li sostiene
Helvia Recina
20
Ricordi di un cronista
Ma quanta strada per rivederti ancora…
Dagli inizi della prima partita in quel 1981, vista con gli occhi di un bambino, alla Rata di oggi che gioca
a Pisa, osservata da cronista. Ricordi di un giornalista che ha trasmesso anche a suo figlio una passione,
un’emozione, un nome: la Maceratese.
di Lorenzo Ottaviani
a penso esattamente come la pensano i tifosi della Maceratese: “Rata alè non tifo gli squadroni ma tifo te”.
Ho sempre creduto che il tifo per la squadra della propria città rappresenti uno splendido intreccio di emozioni con i momenti chiave della propria vita personale . Per me è
stato sempre così e continuo e ritengo che lo sarà anche in futuro.
Posso già fare un bilancio. Fase della gioventù. Sono diventato
ufficialmente tifoso biancorosso il 6 aprile del 1981 a 10 anni ; prima gara vista all’Helvia Recina: il derby della storia, Maceratese
Civitanovese 1- 0, partita che ha segnato calcisticamente la mia
generazione; oltre all’incredibile presenza di pubblico fui fulminato dalla straordinaria bravura di Giovanni Pagliari da Tolentino che con il gemello Moreno Morbiducci componeva la coppia
di attacco di quella formidabile squadra. Fu tanta l’ammirazione
per il bravo Pagliari che nel 1983 obbligai mio padre a portarmi al
Curi di Perugia per assistere ad un mitico Perugia - Milan di serie
B terminato 3 a 2 per gli umbri con doppietta proprio del buon
Giovanni. Tifosissimo del Milan, riuscii a farmi passare la delusione della sconfitta perchè l’idolo della mia gioventù, passato nel
frattempo agli umbri, aveva segnato 2 goal, anche se alla mia squadra del cuore. Il secondo, grande innamoramento biancorosso di
gioventù è legato all’arrivo a Macerata di Giovanni Maria Frinzi,
detto il Professore. Possedeva le doti del grandissimo giocatore: testa alta, lancio millimetrico, visione di gioco totale. Poche volte ho
visto un calciatore coniugare classe ed eleganza come lui ed il fatto
di condividere l’ ammirazione per Frinzi con il tecnico degli “Invincibili” Beppe Magi mi induce a pensare che avessi visto giusto.
Fase dell’inizio della mia avventura giornalistica. Approccio migliore non poteva esserci alla mia grande passione per il giornalismo sportivo: debutto per l’emittente Tvrs con servizio relativo a
Potenza Picena - Macerata Calcio stagione 90-91 campionato di
promozione; ricordo che, oltre l’enorme emozione di un diciannovenne alle prese per la prima volta con microfono e taccuino,
la fatica più grande fu realizzare una cronaca “super partes”. Ho
sempre pensato che un giornalista possa essere tifoso di una squadra ma al momento della cronaca o della composizione di un articolo l’imparzialità è d’obbligo nel rispetto del telespettatore/lettore. Questa è stata e sarà sempre la mia stella polare di riferimento.
Da quella stagione iniziale, il seguito della Rata non conosce soste
e tra tanti, un ricordo indelebile: la cavalcata vincente verso l’allora
serie C2 del 1993 con i sei successi finali ed il recupero straordinario al Forlì. E, a tal proposito, ricordo ancora con emozione
la trasferta proprio di Forlì accompagnato da mio padre, sempre
generosissimo nell’assecondare la mia passione, e la fretta nel ritornare a Recanati per portare la cassetta della partita da mandare
L
in onda in orario per
la trasmissione serale. Per fortuna a quei
tempi in autostrada
non c’erano i tutor.
Fase della maturità.
Ho sempre sofferto a
distanza per la Rata
anche nei momenti Bruno Pizzul e Lorenzo Ottaviani
in cui per piacevolissimi motivi “pallavolistici” al seguito giornalistico della Lube
non sono riuscito più ad andare con frequenza all’Helvia Recina.
Ma, come sostiene Antonello Venditti, certi amori fanno dei giri
immensi e poi ritornano. Ripiombo infatti allo stadio per seguire
giornalisticamente la Maceratese di Guido Di Fabio e rimango
folgorato da un ragazzo nato il 6 gennaio, come il sottoscritto e
già questa era per lui una nota di merito, ma proveniente da un’altra galassia calcistica. Federico Melchiorri mi riporta alla gioventu’ della Maceratese di Pagliari e Morbiducci ed i goal che realizza
nei play off di serie D contro la Vis Pesaro di tal Beppe Magi passano direttamente nella mia personale videoteca, archiviati solo
sotto al DVD dedicato a MARCOVANBASTEN.
La Rata “Tardelliana”, mi ha fatto tornare l’entusiasmo di un
ragazzino alle prime esperienze giornalistiche e di questo sarò
eternamente grato alla presidente. Prima con la Maceratese degli “Invincibili” 34 atti di una storia unica per qualità di attori e
qualità di recita. Di tutta la scorsa stagione due ricordi sempre
indelebili: la trasferta a San Benedetto con una curva biancorossa
mai vista e la splendida e spontanea festa di piazza per festeggiare
la promozione, piena di tifosi con i colori biancorossi. Ed adesso
ci divertiamo con la Rata di Bucchi; in giro per piazze importanti
dell’Italia Pallonara con una squadra che non finisce mai di stupire. Con la Maceratese di questa stagione sono tornato proprio
alle origini della mia carriera; partenza per la trasferta la mattina
con la curiosità delle città e degli stadi da visitare, servizio, interviste e via di corsa verso casa con le ore del viaggio passate a
parlare di tecnica, tattica, formazioni ed un tocco di amarcord.
Stessa passione ed un unico cambiamento: nelle trasferte, ora al
posto di mio padre viene un bambino di 11 anni, mio figlio Nicolò, divenuto un grandissimo tifoso della Rata e soprattutto un
preziosissimo aiuto giornalistico. Per rendere l’idea, questa estate, nel mentre di una anestesia per un intervento chirurgico, si è
svegliato di soprassalto declinando, al basito infermerie di turno,
tutta la formazione della Maceratese 2014-2015. Una malattia che
non va più via. E altamente contagiosa.
21
batticuore
biancorosso
CLAMOROSO
AL “CIBALI”:
la Rata
È CAMPIONE
D’ITALIA
di Alessandro Savi
A
llo stadio “Cibali” di Catania il 26 giugno del dei biancorossi, gli ospiti chiesero all’arbitro di sostituire
1999 gli allievi della Maceratese (classe ‘82/’83) tutti i parastinchi perdendo così minuti preziosi.
vinsero lo scudetto battendo in finale il Faenza La gara di ritorno venne disputata a Nocera Inferiore e finì
per due a zero. Un sogno iniziato nel girone A con il risultato di 2-1 per i padroni di casa: il gol del model campionato regionale 1998/99 letteralmente dominato e mentaneo vantaggio biancorosso (realizzato da Verdicchio
concluso con ampio vantaggio sulle inseguitrici Fano e Vis al 17°) - essendo stato siglato in trasferta – consentì agli alPesaro che consentì ai giovani biancorossi l’accesso alle fi- lievi di Pettinari l’accesso alla finalissima del “Cibali”.
nali nazionali.
Gli allievi – guidati dal bravissimo tecniSotto gli occhi di Zeman e Bruno Conti
co Fiorenzo Pettinari - superarono nella
A Catania in quella magnifica serata eraprima fase nazionale avversari del calino presenti oltre duemila spettatori tra
bro di Sora (3-1 con rete di Verdicchio e
i quali autentiche icone del calcio come
doppietta di Tomassini) e Teramo (stesZdenek Zeman, Bruno Conti, Gianni Di
so risultato con reti di Tacconi, Latini e
Marzio e Antonio Rocca. Il titolo equiPietrella); l’uno a uno di Gubbio (gol di
valente – sia per gli allievi che per i gioDomizi) valse la doppia semifinale convanissimi – dei professionisti di serie A
tro la quotatissima e imbattuta Nocerina.
e B venne vinto dalla Roma che annoveL’andata venne disputata all’Helvia Rerava giocatori che, negli anni successivi,
Il mister Fiorenzo Pettinari
cina di fronte ad oltre 500 spettatori:
si sarebbero affermati come autentici
la Maceratese si impose per 1-0 (gol di
campioni. Tra questi, l’attuale difensore
Nadenich al 31° del secondo tempo) ma
del Torino Cesare Bovo, il vice capitail risultato fu addirittura stretto per i rano della Salernitana Maurizio Lanzaro,
gazzi di Pettinari: solo la bravura del poril portiere campione del mondo Marco
tiere campano Acampa riuscì ad evitare
Amelia, il centrocampista ex Fiorentina
alla Nocerina uno svantaggio pesantissiAlberto Aquilani, il centrocampista ex
mo. Nel corso della ripresa, infatti, per
Roma e Udinese Gaetano D’Agostino.
Lauro
Ricci
spezzare il ritmo della partita e l’assalto
L’allenatore dei giovanissimi giallorossi
22
“
Alcuni di quei
ragazzi, se adeguatamente
sostenuti negli anni
successivi, avrebbero
potuto percorrere strade
diverse, più prestigiose
”
La festa al Cibali
era Alberto De Rossi, padre di Daniele.
Mister Pettinari ricorda la vigilia della sfida: “erano giorni
caldissimi, un inizio d’estate da record. Noi partimmo alla
volta di Catania il giorno prima in aereo, ma i genitori dei
ragazzi furono davvero fantastici: con quel caldo si fecero
due trasferte in pullman in meno di sei giorni, Nocera Inferiore e Catania, per un totale di 3.600 chilometri.”
Dopo un avvio di gara contrassegnato da una leggera supremazia romagnola (i faentini colpirono una traversa),
gli allievi biancorossi presero in mano il pallino del gioco e
passarono in vantaggio al 14° con una magistrale punizione
realizzata da Domizi; nel secondo tempo, dopo la mancata concessione di un sacrosanto rigore per atterramento di
Verdicchio in piena area, la Maceratese legittimò il successo con un bel gol di Tomassini al termine di una bellissima
azione personale in cui dribblò anche il portiere avversario
in uscita.
Al fischio finale dell’arbitro, esplose la gioia incontenibile di
Pettinari: salti di gioia in mezzo al campo, abbracci, pianti
di felicità. “Rivivo quei momenti spessissimo” – ricorda il
mister – “ho passato trent’anni della mia vita insieme ai ragazzi dedicandogli tempo, affetto, energie. Indubbiamente
aver vinto uno scudetto è una soddisfazione che ripaga ampiamente dei tanti sacrifici che ho fatto.”
Nei giorni immediatamente successivi la vittoria, i ragazzi di
Pettinari vennero ricevuti in Provincia dall’allora presidente
Sauro Pigliapoco che, commosso, li ringraziò per aver coperto
di onore il nostro territorio: “è bene che le istituzioni ricordino
l’onore che avete dato a Macerata” – affermò il presidente –
“la nostra provincia, grazie a voi, è ora più ricca di campioni”.
Fiorenzo Pettinari ricorda perfettamente questo onore: “lo
scudetto fu un gran vanto per noi ma anche per la società.
Nei giorni immediatamente successivi alla vittoria, infatti, la
Maceratese ricevette non so quante richieste di genitori che
intendevano portare i loro ragazzi a giocare nel nostro settore giovanile. Diverse di queste richieste venivano addirittura
da fuori regione. Ripensando al futuro dei ragazzi, l’unico
cruccio che ho è l’impressione che alcuni di essi avrebbero
potuto, con ogni probabilità, percorrere strade diverse e più
prestigiose se fossero stati adeguatamente sostenuti negli
anni successivi”. Vi è poi un’altra nota stonata nel ricordo di
Pettinari: “tra le società che possono vantare un titolo come
quello che conquistammo noi, ce ne sono alcune particolarmente prestigiose: Palermo e Foggia, ad esempio, sono
tra quelle che ci hanno preceduto mentre, negli ultimi anni,
Novara e Frosinone hanno vinto il nostro stesso titolo. Mi
sono sempre chiesto perché la società di allora non abbia
mai voluto inserire questo trofeo nelle distinte della prima
squadra”. Accolgo l’appello e prometto di adoperarmi per
rendere giustizia, sia pur tardivamente, alla sua sacrosanta
richiesta.
Lauro Ricci e i giovanissimi
Mister Lauro Ricci è stato giocatore, allenatore e addirittura
23
biancorosso
I campioni d’Italia allievi 1998/99
Portieri: Diego Staffolani, Daniele Stortoni.
Difensori: Gino Battellini, Alessio Cervigni,
Lorenzo Latini, Enrico Massaccesi,
Roberto Ramaccini, Moreno Tacconi.
Centrocampisti: Federico Antolini, Cristian Bara,
Giuseppe Di Caro, Riccardo Domizi,
Michele Pietrella.
Attaccanti: Fabio Acciarresi, Elvino Cassetta,
Gregory Giustozzi, Michele Nadenich,
Gianluca Tomassini, Andrea Verdicchio
Allenatore: Fiorenzo Pettinari
Responsabile settore giovanile: Pino Brizi
Dirigenti accompagnatori: Agostino Carradò,
Nello Savi
cantante/compositore dell’inno della Maceratese: un vero e
proprio cuore biancorosso a 360 gradi! Come giocatore fu
tra i protagonisti negli anni immediatamente successivi alla
mancata iscrizione del 1989 (chi ricorda la S.S. Maceratese 1989 di Faggiolati?) mentre come allenatore, tra le tante
esperienze, fu alla guida dei giovanissimi l’anno precedente
la vittoria del campionato degli allievi: una sorta di preparatore del trionfo dei nostri ragazzi. “Con i futuri campioni
d’Italia vincemmo il campionato regionale e il nostro primo
Trofeo Velox al “Della Vittoria”. Erano già un bel gruppo
poi la bravura e l’esperienza di Pettinari li condusse al trionfo l’anno successivo. Un vissuto che, ancora oggi, ricordo
con le lacrime agli occhi soprattutto ripensando ad una persona speciale che non c’è più: il grande Nello, dirigente ac-
I campioni d’Italia con le maglie scudettate
24
La panchina dei Campioni d’Italia:
Il primo a sinistra Fiorenzo Pettinari, ultimo a destra Nello Savi.
compagnatore di quella squadra, che si commosse come un
bambino il giorno della vittoria”
Nello era mio padre. Un uomo semplice, buono come il
pane. Una persona che aveva il calcio nell’anima e che ha
dato tutto alla Maceratese. Sempre presente alle partite della prima squadra ma il suo cuore pulsava soprattutto per i
ragazzi delle giovanili che, letteralmente, adorava. Di quella cavalcata trionfale io ricordo soprattutto il suo sguardo
fiero, quasi estasiato: lo sguardo di un padre che è pieno di
orgoglio per l’impresa dei suoi tanti figli che hanno portato
i colori biancorossi sul tetto d’Italia. Nel mio piccolo, dare
una mano alla Maceratese è anche un modo per stargli ancora accanto.
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26
Settore giovanile
MACERATESE BERRETTI E JUNIORES,
l’impegno per diventare grandi
di Luca Muscolini
ai piccoli ai grandi. Questa volta protagonisti
dello spazio riservato alle giovanili sono coloro
che a breve potrebbero fare capolino in prima
squadra. Stiamo parlando della Berretti di Giovanni Ciarlantini e della Juniores di Matteo Angeletti. Impegnate entrambe in difficili tornei nazionali, stanno
calcando il proscenio con il primo obiettivo di accumulare
esperienza, non disdegnando ovviamente la possibilità di
mettersi in mostra con le vittorie. La Juniores nazionale, essendoci la Berretti, “non fa classifica”, e tuttavia l’impegno è
tutt’altro che minore. Ma vediamoli in dettaglio attraverso le
parole dei loro timonieri, partendo dal settore Berretti con
mister Giovanni Ciarlantini.
“Allenare la Berretti della SS Maceratese in Lega Pro – dice
Ciarlantini - è sicuramente una situazione bellissima, impegnativa ma stimolante. La categoria rappresenta il momento
più alto del Settore giovanile, la fase in cui i nostri ragazzi
iniziano a fare due conti sul loro futuro. Cercano, infatti, la
concreta possibilità di poter realizzare quel sogno serbato per
tanto tempo nel cassetto. In un’età difficile, dove la tentazione
di evitare sacrifici è sempre dietro l’angolo, ai nostri giocatori
non basta più giocare, vogliono certezze, soprattutto sul loro
futuro e dalle persone adulte che li circondano. Per i ragazzi
nulla è più scontato ed i giudizi, anche se approssimativi, diventano macigni che pesano molto, forse troppo, sul proprio
futuro. La realtà giovanile della SS Maceratese è sicuramente nuova per questa categoria, per molti si tratta della prima
esperienza in un campionato impegnativo ed il confronto
con le altre compagini è sicuramente aspro, partita dopo
partita, ma l’entusiasmo che ci contraddistingue, nonostante
qualche “capitombolo”, ci infonde forza e coraggio sempre
maggiori. Il ruolo dell’allenatore è quello di andare oltre il
risultato prettamente sportivo, si deve lavorare “sull’uomo”,
D
perché sebbene appaia chiara la difficoltà a scalare le classifiche, d’altro canto è certa la necessità da parte della società di
avere a disposizione a fine anno dei giocatori da poter inserire nella rosa della prima squadra. Sono soddisfatto della voglia di crescere dei miei ragazzi, vedo in loro tanto impegno e
voglia di sacrificarsi ed è proprio grazie a questo che, giorno
dopo giorno, si trovano gli stimoli per continuare a crederci”.
“Vivere il sogno della Lega Pro ed essere parte integrante dello staff tecnico del Settore giovanile – soggiunge Matteo Angeletti, allenatore della Juniores nazionale - è per me motivo
di grande soddisfazione, considerando che sono nato e risiedo a Macerata. È con questo entusiasmo e senso di appartenenza alla Rata che vivo il progetto biancorosso con i ragazzi
della Juniores. Sono giovani che devono sostenere quotidianamente enormi sacrifici, ma che mettono la loro passione e
le loro aspettative davanti a tutto. Il gruppo è composto da ragazzi esterni che, dopo un primo periodo di ambientamento,
stanno mostrando grande attaccamento alla maglia e locali
con cui hanno creato il giusto feeling. Disputiamo un campionato fuori classifica poiché il torneo di riferimento per la
Lega Pro è la Berretti. È evidente, pertanto, che si lavora in
prospettiva ed in funzione di questa. Ci impegniamo a tale
scopo ed anche i risultati ci stanno sorridendo. Il tutto avviene sotto la preziosa supervisione del responsabile tecnico,
Franco Gianangeli, uomo di grande professionalità calcistica ed umana, e di uno staff di grande qualità che va dal preparatore dei portieri a quello atletico, dai sanitari alla psicologa,
per terminare con i dirigenti e gli accompagnatori che sono
sempre presenti, con la loro passione e vicinanza. A questi ed
a tutti quelli che quotidianamente mangiano “pane e Rata” va
il mio profondo ringraziamento”. La forza del singolo, così,
viene amplificata da quella del gruppo che fa della Maceratese
un’autentica, grande società.
27
Psicologia sportiva
biancorosso
I valori educativi
e formativi dello sport
A cura di Barbara Rossi
N
on ci sono dubbi sul fatto
che la maggior parte dei
genitori affidino alle società sportive i loro figli per
far in modo che trascorrano un tempo
libero di qualità. Le problematiche dei
giovani di questi ultimi anni riguardano una sempre maggiore tendenza
all’ipernutrizione,
all’analfabetismo
motorio e sociale ed al non uso di alcune fasce muscolari. Tutto ciò crea le
condizioni per disturbi psicologici e del
sistema nervoso e patologie a carico anche del sistema osteo-articolare. I bambini di oggi hanno sempre meno opportunità di muoversi in maniera libera
e armonica e per un tempo sufficiente
ad elaborare adeguatamente le competenze motorie di base, pertanto essi
strutturano degli schemi motori spesso
deficitari, il tutto è aggravato dall’abuso
di apparecchi tecnologici (telefonini,
IPad, PC, Playstation ecc) che li mette
sempre più in condizione di non sperimentare adeguatamente l’interazione
diretta con il prossimo. La conseguenza
per i bambini non è solo la difficoltà di
diventare da grandi degli ottimi atleti
ma il pericolo di non sviluppare adeguate competenze cognitive e una personalità equilibrata la cui formazione
è molto legata alla piena maturazione
motoria e sociale. Raggiungere la coscienza di sé in una situazione di deficit motorio e di sovraccarico di stimoli
cognitivi, porta il bambino a sviluppare
28
sempre più spesso sindromi ansiose e
difficoltà nello stare attento. Molte Nazioni riconoscono all’attività motoria
un ruolo importante nella scuola materna e nella scuola primaria; ciò che
sorprende è che nella scuola italiana ciò
non accada. Dal momento che sappiamo che i bambini stanno la prima metà
del giorno seduti a scuola affaccendati
in attività quasi esclusivamente cognitive e che l’altra metà sia dedicata prevalentemente a fare i compiti o a giocare da seduti con i giochi tecnologici,
è importante proporre in quelle poche
ore settimanali dedicate al movimento
ed allo sport. Da queste constatazioni
si trae l’urgenza di una riflessione che
coinvolga tutti gli addetti ai lavoro circa un provvidenziale ripensamento di
tutto il mondo sportivo che parta dalle
attività proposte ai più piccoli e si basi
sull’ individuazione di progetti e metodologie centrate sulle reali necessità del
bambino e sulla specializzazione delle
figure professionali che si occupano a
vario titolo della pratica sportiva. Professionisti formati e competenti che si
occupino di sviluppare una riflessione
seria sull’etica e la missione che deve
guidare lo sport giovanile.
L’etica è perciò importante nel contesto sportivo nella misura in cui è capace
di produrre in campo comportamenti
orientati a ciò che è buono e utile per
i bambini: la loro salute, la loro felicità e la loro capacità di esprimersi pienamente attraverso il movimento apprendendo gradualmente gesti nuovi
sempre più specifici e perfezionati. Non
si può infine prescindere dal coinvolgimento delle famiglie nella vita del giovane sportivo, i genitori hanno il diritto/dovere di essere informati sulle attività svolte dai figli, hanno la possibilità
di creare un legame educativo con gli
operatori della società sportiva condividendo con loro i messaggi, i valori e
il linguaggio per parlare con i bambini
ed i ragazzi.
Il successo di un allenatore non è una
coppa ma è la serenità, lo sviluppo e
l’incremento delle capacità del bambino nel tempo attraverso lo sport. Il
risultato è che i giovani, crescendo,
impareranno anche che l’applicazione
ripaga, che l’impegno porta a dei risultati e che ciò che all’inizio era difficile
può diventare facile e dare soddisfazioni.
Messaggio
Settore
promozionale
giovanile
Anna Orazi
UOMINI,
vi acconcio
per le partite
l salone “barba e capelli” di una volta? Scordatevelo.
O meglio aspettatevi una gamma di servizi insospettata ed un’accoglienza, quella sì, d’altri tempi.
Inoltre, particolare non trascurabile, Anna Orazi è
l’hairstilyst preferita, da sempre, da molti sportivi e tra questi,
da annoverare ormai tra i fedelissimi, c’è il centravanti della
Maceratese Giordano Fioretti, abilissimo a smarcarsi dagli
avversari in area di rigore ma evidentemente meno scaltro
a “liberarsi” dalle cure dello staff del salone di Via Roma, a
Macerata. Cosa avrà “rapito” il goleador biancorosso da farlo
diventare un cliente assiduo di Anna Orazi? Probabilmente
proprio il fatto di aver trovato una gamma di servizi infinitamente superiore a quanto ci si possa normalmente aspettare. “Credo”, dice Anna “che la bravura di un’estetista e di
una parrucchiera sia proprio quella di interpretare le esigenze della propria clientela anche le più incoffessate cercando
quindi di accompagnarla verso le soluzioni migliori per la
propria personalità.” Tra le novità del salone va segnalata
l’ossigenoterapia che ha trovato riscontri estremamente favorevoli: “E’ una nuova frontiera nella cura dei capelli che favorisce il microcircolo e la salute del cuoio capelluto”. Il tutto
è reso possibile anche grazie alla collaborazione di una delle
più note tricologhe a livello nazionale che ha assistito alcuni
clienti a risolvere delle situazioni che sembravano compromesse. “Tutti i prodotti che utilizziamo”, prosegue Anna,
“sono assolutamente naturali e la loro bontà è stata certificata
anche da sportivi professionisti.” Non è un caso se il salone di
Anna Orazi da 30 anni accompagna generazioni di maceratesi:
“Una delle mie soddisfazioni più grandi è proprio quella di
aver visto crescere tanti clienti che con il tempo magari hanno
cambiato colore e taglio di capelli ma non hanno mai cambiato parrucchiera!”.
Ovviamente è un
salone a tinte biancorosse... “Il sogno?
Consentitemene due:
la Maceratese ancora
più in alto ed una
cliente d’eccezione,
quella che ancora
non ho avuto il piacere di avere nel
mio salone. Il nome
non lo svelo...magari
vedrete le foto sul
prossimo numero di
Cuore biancorosso”.
I
A.S.
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La trasferta
Pullman biancorosso: tutti per la maceratese!
L’emozione di una trasferta
di Fabio Staffolani e Giovanni Orlandi
emozionante trasferta di Pisa, oltre al risultato
sportivo ottenuto sul campo dalla squadra di Mr.
Bucchi, è una conferma dell’iniziativa dei tifosi denominata Pullman BIANCOROSSO. Dopo alcune
trasferte affrontate in auto insieme ad altri amici, due appassionati tifosi della Maceratese, Giovanni Orlandi e Fabio
Staffolani, hanno deciso di dare un maggiore sostegno alla
squadra cercando di creare maggiore unità tra i tifosi, tradizionalmente più organizzati, che seguono sempre la Rata
in trasferta e che finora avevano seguito a fasi alterne e con
mezzi propri la nostra squadra del cuore. Solo per passione e,
quindi, senza alcuno scopo di lucro ed in collaborazione con
altri tifosi, sono stati prima organizzati dei pullman per la
trasferta di Pistoia e per quella di Prato, che hanno fatto registrare subito un riscontro positivo. A Novembre è stato creato il gruppo Facebook Pullman BIANCOROSSO. https://
www.facebook.com/groups/pullmanbiancorosso.
E’ nato subito un grande interesse partecipativo che si è manifestato con l’ iscrizione al gruppo di quasi duecento tifosi
che sono stati costantemente informati e coinvolti in vista
dell’ imminente organizzazione del Pullman BIANCOROSSO per la sfida Pisa – Maceratese. Importante è stata la collaborazione offerta da Anna De Stephanis nella comunicazione web e quella dell’ Edicola Stazione di Macerata che,
senza alcun compenso, hanno dato e, continueranno a dare,
ai tifosi la possibilità di prenotare il posto in pullman al momento dell’ acquisto dei biglietti venduti in edicola attraverso
il circuito Booking Show. Certamente il successo di questa
iniziativa va ampiamente riconosciuto anche ad altri: ai tifosi
del Gruppo Vergini, bellissimo il loro bandierone “Orgoglio e vanto”; ai tifosi del gruppo 40+
sempre presente in gradinata all’ Helvia Recina
ed a tutti gli altri che indipendentemente dalla
loro possibile partecipazione alle trasferte, hanno
trasmesso il loro entusiasmo ai loro amici e conoscenti con il passa parola ed un fitto scambio di
messaggi. Il giorno della trasferta in terra toscana, dal campo sportivo di Collevario, sono partiti
due pullman che hanno contribuito a far salire
il numero dei tifosi biancorossi presenti all’ Arena Garibaldi a circa duecento persone. In questa
occasione, sono stati organizzati
due pullman, uno partito alle 9.30
per permettere una visita alla famosa Torre di Pisa; l’ altro partito
alle 11.30 per giungere direttamente
allo stadio a beneficio di chi, per ra-
L’
gioni di impegni di lavoro
o familiari, non sarebbe
potuto partire prima. Durante le ore di del viaggio
di andata e ritorno, tra un
assaggio e l’altro di dolci e
caffè, si è molto dibattuto
sul tema delle difficoltà
di accesso al nostro stadio soprattutto dopo aver visto la cordialità e disponibilità
con cui siamo stati accolti noi tifosi maceratesi dalla società
ospitante. Nelle città in cui i tifosi maceratesi hanno deciso
di non limitare la trasferta al diretto accesso allo stadio, Siena e Pisa in particolare, l’impressione avuta è andata oltre la
sensazione di cordialità, fino a sentirsi ospiti graditi nel vero
senso della parola. Abbiamo avuto modo di riscontrare che
le misure di sicurezza adottate, che pure erano presenti, non
davano quella sensazione di essere considerati un pericolo,
mortificante impressione che invece, purtroppo, è sempre
presente quando ci si reca all’Helvia Recina. Riflettendoci,
non è difficile comprendere come la difficoltà della crescita
del pubblico sugli spalti dell’ Helvia Recina, sia causata oltre
che da date ed orari discutibili imposti dalla Lega Pro, anche
da problematiche relative all’ impossibilità di parcheggio nelle vicinanze dello stadio e dall’ imposizione di provvedimenti
sulla sicurezza che spesso appaiono sproporzionati alla realtà
della civilissima tifoseria biancorossa.
Nella città del Palio, arrivati in auto privata, e nella città della
torre pendente, in pullman, ccon gli stadi ubicati nel cuore
delle due città, è stato possibile parcheggiare nelle immediate vicinanze dell’ingresso del settore ospiti senza le difficoltà
che invece incontriamo nel nostro stadio. A Pisa inoltre, nel
pieno dello spettacolo calcistico, un impressionante tifoseria neroazzurra nella curva, rimanendo sempre ordinata,
ha sostenuto con canti, luci e suoni la propria squadra.
Non solo, hanno fatto uso di tamburi e fumogeni che
evidentemente non sono da quelle
parti assimilati ad armi di sterminio di massa ma parte integrante
di spettacolari coreografie che fanno parte della tradizione del tifo di
ogni città. Senza la pretesa di voler
persuadere qualcuno, vogliamo
semplicemente dire che potrebbe
venire molta più gente allo stadio se
solo fosse messa nelle migliori condizioni per farlo.
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biancor
C
CLASSIFICA GENERALE - LEGA PRO
Girone B - 14.12.2015
FRANCESCO
FORTE (P)
MATTIA
DI VINCENZO (P)
uore
NICOLAS
CANTARINI (P)
VASCO
FAISCA (D)
RICCARDO
FISSORE (D)
FRANCESCO
KARKALIS (D)
GIANLUCA
CLEMENTE (D)
LUIGI
DJIBO (D)
ALESSANDRO
DE ANGELIS (D)
IGOR
LASICKI (D)
MATTIA
ALTOBELLI (D)
MARCO
MASSEI (D)
EMANUELE
D’ANNA (D)
RAFFAELE
IMPARATO (D)
GIOVANNI
GIUFFRIDA (C)
Squadra
SPAL
MACERATESE
PISA (-1)
ANCONA
ROBUR SIENA
PONTEDERA
CARRARESE
TUTTOCUOIO
L’AQUILA (-1)
PRATO
LUCCHESE
SANTARCANGELO
AREZZO
TERAMO (-6)
RIMINI
PISTOIESE
LUPA ROMA
SAVONA (-12)
BADARA
SARR (C)
PT
31
29
28
26
23
21
21
20
20
20
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15
12
9
1
G
15
15
15
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15
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15
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15
15
15
15
15
15
LORENZO
CAROTTI (C)
V
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5
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CUORE
BIANCOROSSO
Registrazione Tribunale
di Macerata
n. 626 del 23.07.2015
Direttore responsabile
Nazzarena Luchetti
FABIO
FOGLIA (C)
MASSIMO
GANCI (A)
MATTEO
CESCA (C)
GIORDANO
FIORETTI (A)
YASSINE
BELKAID (C)
ISNIK
ALIMI (A)
CRISTIAN
BUONAIUTO (A)
RICCARDO
CALAMITA (A)
FRANCESCO
ORLANDO (A)
DANIEL
KOUKO (A)
ERRATA CORRIGE
Con riferimento all’intervista all’avvocato
Massimo Nascimbeni pubblicata nel numero 7, si precisa che, per refuso, nell’ul
tima riga dell’introduzione a pag. 14,
l’avvocato viene definito legale rappresentante della società. Come indicato in altri
punti dell’articolo, l’avvocato Nascimbeni
è, invece, il legale della società biancorossa. Il legale rappresentante è la Presidente Tardella. Ci scusiamo con i lettori.
Redazione
Alessandro Savi,
Andrea Verdolini, Luca Moscolini,
Carlo Cambi, Andrea Barchiesi,
Giancarlo Nascimbeni,
Realizzazione grafica e
impaginazione
Stefano Ruffini,
Nazzarena Luchetti
Foto
Fabiola Monachesi
Massimo Zanconi
Per suggerimenti e opinioni
[email protected]
Stampa
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Cuore Biancorosso 08