biancorosso
C
ssmaceratese.it
uore
N° 5 - Novembre 2015
Cristiana Piangiarelli
I MIEI RAGAZZI
Francesco
FORTE IL PORTIERE
BATTICUORE
Il giorno di Naccarella
PISTACOPPO
il nome della nostra mascotte
MOMENTI DI GLORIA
14 ottobre Maceratese Savona 2-1 • 18 ottobre Maceratese Teramo 3-2 • 25 ottobre Siena Maceratese 0-1
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l’editoriale
SOGNAVO DI ESSERE
UN CALCIATORE…
A
di
Umberto
MASSEI
ppassionato da sempre, sono entrato da poco a far parte
della Maceratese anche se avrei desiderato poterlo fare
in altri tempi ed in altro ruolo, diciamo che il sogno si
è avverato più tardi del previsto ed in altra maniera. Da
qualche settimana sono nel direttivo della S.S. Maceratese,
già indosso la “divisa” biancorossa, e per dirla tutta mi sarebbe
alquanto piaciuto poter indossare anche la “maglia” biancorossa in gioventù. Il mio sogno era di giocare all’Helvia Recina con Pagliari e Morbiducci, la volontà era tanta, ma i piedi non erano buoni altrettanto ed il sogno è
rimasto sogno. Tuttavia ho provato l’emozione di giocare all’Helvia Recina,
con la maglia delle giovanili della mia città d’origine, salire dagli spogliatoi ed
entrare in campo e.. pronti via: subito a correre in avanti all’attacco e ripiego
in difesa, recupero palla e contropiede (adesso si dice ripartenza) con rilancio
lungolinea dove s’invola l’ala destra, da fondo campo lascia partire un cross
teso a rientrare, tiro forte sul primo palo, niente, fuori di un soffio.
Ma ogni stagione ha i suoi frutti e bisogna apprezzare e cogliere quelli che il
momento ti offre: la convocazione dei biancorossi è arrivata oggi per giocare
la partita nel direttivo dove farò del mio meglio, ora come allora se la partita
l’avessi giocata in campo. La domenica, allo stadio, quando sento lo speaker
dell’Helvia Recina chiamare “Massei” (che non sono io ma il bravo giocatore
ex Ascoli), provo un’emozione quasi fossi io a scendere in campo. E così il sogno riaffiora e batte più forte il cuore biancorosso.
3
biancorosso
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Miserie & Nobiltà
di
Andrea Verdolini
IL CALCIO: «’A LIVELLA DELLA VITA»
N
on vi so dire se ad Ascoli, lungo uno di quei piloni
autostradali che deturpano
l’ambiente, esiste ancora una
storica scritta. Tanti anni fa un anonimo tifoso vergò con lo spray una
supplica in stretto vernacolo piceno:
“Custantì tu ca je la voce nostra fa
casì”. Nonostante abbia frequentato
per anni quelle latitudini (al seguito
dell’Ascoli Calcio 1898) non sono riuscito ad avere dimestichezza con quel
dialetto così lontano dal nostro e fortemente imparentato con l’abruzzeseborbonico. Tuttavia era un accorato
appello al grande Costantino Rozzi,
allora “tribuno” del pallone di provincia al “Processo del lunedì” dominato
dai dirigenti e dai giornalisti “metropolitani”. Cito un altro aneddoto per
illustrare il personaggio ed il suo rapporto con i tifosi: una sera, ospite di
una trasmissione radiofonica, assiste
all’intervento telefonico in diretta di
un ascoltatore. Riconoscendolo, rigorosamente a microfoni aperti, gli urla:
“Ma tu si quille che venne li cocommeri
apresse lu stadie? Tieneme da parte uno
che mo’passe” (mi scuso con la traduzione sicuramente imperfetta). Ebbene, erano le ore 20 di una serata di fine
Aprile e chi si trovò a passare da quelle
parti notò, stupito, che il Cav. Rozzi,
presidente di una squadra di Serie A,
pluridecorato imprenditore conosciuto in mezzo mondo, era preso da una
discussione calcistica con il rivenditore
di angurie nei pressi del suo Ape Piaggio avente per argomento la posizione
in campo di Dirceu (celeberrimo trequartista carioca giudicato ai Mondiali
del ‘78 come terzo miglior giocatore
in assoluto dietro Kempes e Krol e ad
Ascoli nell’85). Ultimo episodio a cui
ho assistito di persona: ritorno da una
trasferta a Roma rovinosamente persa
dall’Ascoli sul campo della Lodigiani
allo Stadio Flaminio. Figurarsi la blasonatissima squadra bianconera battuta
dai carneadi capitolini... Troppo per i
tifosi, che pensarono bene di prendere a
sassate un guardialinee (con inevitabile
squalifica del campo ed un match giocato anche a Macerata, in campo neutro,
con la Turris in C1). Viaggiavo insieme
al Presidente Roberto Benigni e, al primo bar lungo la Salaria, un imprudente accompagnatore di cui non faccio il
nome chiese con forza di fermarsi per
un ristoro. Niente di male, direste voi se
non fosse per il fatto che c’erano alme-
Rodolfo Tambroni
Gianni Agnelli
Costantino Rozzi
no cento supporters del Picchio il cui
animo, ça va sans dire, non era molto
ben disposto. Benigni, a quei tempi, era
un galantuomo e non rifiutò la sosta,
ben sapendo a cosa andava incontro.
Con pazienza “orientale” si sottopose
per un’oretta ad una sorta di “Processo”
improvvisato che fu una specie di seduta psicologica collettiva da cui uscì anzi
risollevato e ferocemente determinato
(per la cronaca, era il ‘97/98 e la squadra si salvò senza passare per i playout).
Tutto per dirvi che una delle “nobiltà”
del calcio è proprio questa: la sua straordinaria capacità di unire persone
di estrazione sociale completamente
diversa. Visto poi che il “pallone” è la
materia più opinabile che esista, non
è detto che l’opinione del venditore di
cocomeri sulla strategia da adottare per
migliorare il rendimento di Dirceu non
sia stata trasmessa da Rozzi al suo allenatore del tempo (nientepopòdimeno
che Vujadin Boskov, il “Santone” che
portò allo scudetto la Sampdoria). Voi
penserete che certe cose ad Ascoli sono
inevitabili mentre in piazze “normali” molto più rare. Forse è così eppure,
nelle pieghe nascoste della memoria,
mi sovviene che anche il Senator Tambroni non disdegnasse di intrattenersi
con i suoi tifosi nella buona ma anche
nella cattiva sorte. Chissà, magari anche l’Avvocato, quello vero per intenderci, si sarà trovato a discutere di Platini, o più semplicemente di Cuccureddu
o Longobucco, con qualche suo operaio-sindacalista di Mirafiori con il quale poche ore prima si era scontrato sul
contratto di lavoro. E ci piace pensare
che insieme all’accordo sul tavolo delle “rivendicazioni” si sia trovato anche
un compromesso sull’annosa questione
della posizione in campo di Cuccureddu. Terzino o centrocampista?
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biancorosso
IL PORTIERE
FRANCESCO FORTE
Non è grande chi non cade mai
ma chi si rialza più FORTE di prima
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primo piano
Giovanissimo ma con quasi 180 partite nei professionisti, Francesco Forte, è il
portierone della Rata e si riconferma ogni volta un ragazzo dalle grandi potenzialità.
C
di Alessandro Savi
i accoglie con calore nel suo
appartamento maceratese chiedendoci scusa per il disordine anche se, in realtà, la casa è pulita e ordinata come mai ti aspetteresti da un ragazzo di appena ventiquattro anni. E’
umile e determinato Francesco Forte
che inizia subito con un battuta: “Facciamo tutti del nostro meglio e l’allenatore non ci molla un minuto”.
Francesco, non è facile superare questa difesa ma se gli avversari ci riescono arrivi tu…
Penso che abbiamo una delle difese
più forti del campionato.
I centrali Faisca e Fissore hanno alle
spalle carriere importantissime in categorie superiori e, grazie a loro, è più
facile gestire i momenti difficili. Io faccio del mio meglio ma con loro è tutto
più facile.
Come ti trovi a Macerata?
Come a casa mia. Ho girato mezza
Italia ma qui ho trovato una seconda
famiglia. I compagni di squadra sono
eccezionali: appena arrivato mi hanno
7
biancorosso
subito fatto sentire come uno di loro. E sentirsi parte di un
tutto ti aiuta a giocare meglio.
Molti dei tuoi compagni di squadra sono più grandi di te.
Siete amici anche fuori dal campo?
Ho legato con tutti. E’ normale che i compagni che hanno
una famiglia o dei figli siano proiettati a gestire il tempo
libero con i loro cari ma, spesso, ci capita
di stare a cena tutti insieme e sistematicamente, dopo ogni allenamento, ci
fermiamo a parlare. Sono bei momenti,
ti fanno crescere calcisticamente ed umanamente.
Il rapporto con il Mister?
E’ una gran persona. Lo conoscevo
solo di fama. Quando mi ha chiamato sono rimasto colpito dalle sue parole ed ho accettato perché ho capito
che, con lui, potevo fare un anno da
protagonista ed era quello di cui avevo
bisogno per lanciarmi definitivamente
nel mondo del calcio. E’ un allenatore
esigente, chiede sempre qualcosa in
più alla squadra. Poi ha uno spirito
battagliero e questo mi piace molto.
Ci incita sempre a non mollare: anche
sul 3-0 ci chiede di sfondare l’avversario. Mai fermarsi!
La qualità che fa la differenza per un
portiere?
La concentrazione è la risorsa principale. Ti possono capitare partite in cui
sei totalmente disimpegnato e sono proprio quelle le situazioni in cui devi essere
sempre attento: un tiro improvviso, una
uscita, una presa debbono trovarti
sempre al massimo della concentrazione. Guai a distrarsi o
deconcentrarsi, devi essere
sempre attento per tutti
i 90 minuti: un tuo
errore può costare
carissimo a tutta
la squadra.
C’è un portiere
in cui ti rivedi?
Confesso: sono in8
terista (lo dice ridendo). Francesco Toldo è un mito, ho la
stanza invasa dalle sue foto. Tra i portieri di oggi ammiro
Handonovic e Marchetti. Trovo i loro filmati in rete e cerco
di capire le loro tattiche.
La tua filosofia di vita.
Mi ripeto sempre: avanti per la mia
strada sempre e comunque. Ci sono
dei momenti in cui le cose non
vanno bene ma la luce in fondo al
tunnel c’è sempre, basta guardarla e
andare avanti. Se non molli, la raggiungi. E’ solo questione di determinazione. E di tempo.
C’è stato un momento nella tua
carriera in cui hai avuto bisogno
di uscire da quel tunnel?
Si, più di uno. In particolare, ricordo un derby tra Vigor Lamezia e Sambiase, praticamente due comuni attaccati, un carico di tensione incredibile. Lo stadio era
gremito, la città era in fibrillazione. Ricordo che venni
espulso dopo appena un minuto per aver preso la palla
con le mani fuori dall’area di rigore. Mi crollò il mondo addosso e venni criticato duramente tanto da esser
messo fuori dai titolari. Ho trovato la forza di rialzarmi e riprendermi il posto. Una lezione di vita dalla
quale sono uscito vincitore e che mi ha reso più forte.
Cosa fai quando non giochi? Leggi Dostoevskij
come Carotti?
No, lui è davvero un intellettuale (sorride). Io leggo
soprattutto i giornali sportivi e quando non mi alleno non esco molto, anche se dovrei farlo più spesso.
Macerata mi piace, soprattutto il centro storico lo
trovo incantevole.
Chi è
Francesco Forte
È nato a Cosenza il 12 ottobre 1991. Cresciuto nelle fila della Vigor Lamezia, è stato
acquistato dal Carpi che, attraverso una serie di prestiti, gli ha permesso di fare esperienza in società come Gavorrano e Aversa Normanna. Lo scorso agosto la società
emiliana, neopromossa in serie A, lo ha ceduto, a titolo definitivo, alla SS Maceratese.
Gismondi
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Casette Verdini - Pollenza
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biancorosso
Cristiana Piangiarelli
Ragazzi
LaVI fisioterapista
TENGO
della
Maceratese
D’OCCHIO
CRISTIANA
PIANGIARELLI
RAGAZZI,
VI TENGO D’OCCHIO
Li chiama una volta al giorno dopo una semplice contusione per sapere
come stanno perché la loro forma muscolare è nelle sue mani. Ma Cristiana è un punto di riferimento anche per i giocatori che stanno bene e che
hanno bisogno di sentirselo dire. Incontro con una persona speciale che
aiuta la squadra a vincere, non solo la partita.
di Nazzarena Luchetti
N
on ha i riflettori puntati addosso ma fa un lavoro
fondamentale prima, durante e dopo la partita. Sta
in panchina e le basta uno sguardo per capire se un
ragazzo è affaticato o si sta ripresentando quel problema che
gli ha fatto saltare qualche seduta di allenamento. Cristiana
Piangiarelli conosce bene tutti i ragazzi, è presente a ogni
seduta di allenamento coordinandosi con il massaggiatore.
Soprattutto è consapevole di quanto sia importante un intervento tempestivo durante un match. Gli ultimi dati nazionali
hanno registrato un aumento degli infortuni sportivi. Sforzi
continui, gare ravvicinate, ricerca della prestazione perfetta,
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stress che si accumula prima di ogni principale gara, sono
infatti le maggiori cause dell’aumento degli infortuni muscolari degli sportivi. E spesso le società tendono a sottovalutare il parere del medico accorciando i tempi di recupero
di chi si infortuna.
Cristiana, perchè è importante rispettare i tempi di recupero dopo un infortunio?
Il fisico ha bisogno di seguire un tempo di riposo biologico
per recuperare appieno la sensibilità. Per gli strappi muscolari o i piccoli stiramenti è fondamentale rispettare questo
l’intervista
tempo per non incorrere in situazioni recidive. Tempo biologico che purtroppo
è sempre meno compatibile con le logiche calcistiche. Per fare un esempio, per
uno stiramento occorrono almeno tre settimane di recupero. Per uno strappo
muscolare ci vuole almeno un mese e mezzo. La partita con il Savona che i nostri
ragazzi hanno giocato sotto la pioggia, avrebbe necessitato di un tempo di recupero maggiore quanto invece la gara successiva era fissata dopo appena 4 giorni. E’
stato bravo il Mister che, in quei giorni di mezzo, ha lasciato dei tempi di recupero
maggiori tra le sedute di allenamento, tra l’altro eseguite in piscina permettendo
così un minor affaticamento.
Cosa deve fare un bravo fisioterapista sportivo?
Innanzitutto deve acquisire la massima informazione sui giocatori e poi fare periodicamente il punto della situazione.
Nei casi di infortunio deve verificare l’andamento della terapia e, se è necessario,
modificarlo. Poi deve essere in grado di praticare qualsiasi tipo di massaggio: decontratturante, a seguito di una contrattura muscolare che può verificarsi dopo
un gioco intenso o dopo un allenamento pesante, defaticante, eseguito soprattutto a fine allenamento per sciogliere le tensioni, tonificante, fatto all’inizio dell’allenamento o prima della partita anche per risvegliare maggiormente la muscolatura. Comunque un buon massaggio prima di una gara serve per ottimizzare la
prestazione sportiva.
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biancorosso
Chi è
Cristiana
Piangiarelli
44 anni, è nata a
Bombay, in India. E’
fisioterapista professionista, lavora nel
reparto di riabilitazione dell’ospedale di
Treia. Da quattro anni
è la fisioterapista ufficiale della Maceratese. Sposata, con due
figli di 18 e 13 anni,
vive a Macerata.
Quali sono le terapie da preferire per accorciare i tempi
del recupero?
Ci sono molte terapie, una delle ultime è la tecar che sfrutta
i campi magnetici e agisce in profondità non solo a livello
muscolare ma addirittura arriva a interagire con l’ossatura. Il consiglio sempre valido rimane comunque quello di
ghiaccio e riposo.
Qual’è il lato più piacevole di questo lavoro?
Ce ne sono molti. Le racconto l’emozione più recente. Pochi giorni fa, dopo la partita con il Teramo, ho ricevuto la
telefonata di Giuffrida: “Voglio ringraziarti – mi dice - per
tutto quello che hai fatto, non solo professionalmente ma per
la vicinanza emotiva che hai avuto nei miei confronti in un
momento molto difficile per me.” Come saprà, Giovanni ha
avuto un problema che sembrava niente, ma in realtà si è
dimostrato più grave di quel che si credeva. Nonostante non
abbia seguito personalmente il suo recupero fisico, gli sono
sempre stata vicina emotivamente, incoraggiandolo quando
pensava di non farcela (si interrompe emozionata).
L’approccio emotivo è importante quanto quello terapico?
La professionalità è sempre importante ma è l’umanità che
fa la differenza. Voi in campo vedete solo dei bravi calciatori, ma sono dei ragazzi come tanti che vanno supportati, capiti, rassicurati. A volte lamentano dei dolori che sono
psicosomatici, altre vogliono solo delle rassicurazioni, delle
tenerezze. Oppure hanno un semplice mal di testa e gli serve
qualcuno che gli porti un’aspirina.
Come si sta nella Maceratese professionista?
Benissimo, c’è molto entusiasmo e dipende molto dal gruppo che abbiamo creato: i giocatori, lo staff tecnico, quello
medico, il manager e poi la nostra Presidente, grande persona e grandissima amica. Quest’anno c’è la sensazione di
far parte di una grande squadra, di una realtà che fa quasi
paura a pensarla figurati a viverla. E soprattutto abbiamo lui,
Cristian, il top degli allenatori, un professionista a 360 gradi,
che rispetta il lavoro di tutti. Per quanto riguarda i recuperi tiene in massima considerazione il parere del preparatore atletico Pescosolido, del medico e prima di reinserire un
giocatore nella squadra, ascolta sempre il mio parere. Adoro
Cristian Bucchi. Questo, però, non lo scrivere!
Cristiana Piangiarelli indossa abiti di Bulli & Pupe store, Macerata.
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biancorosso
Marco Nacciarriti,
classe 1971,
è nato e vive a Rosora,
in provincia di Ancona.
Ragioniere tributarista,
è sposato con Chiara
ed è padre di Filippo
e Leonardo.
MARCO NACCIARRITI
Saper sognare restando
con i piedi per terra
“Il passo secondo la gamba e scegliere
con parsimonia”. Si riassume così
il pensiero di Marco Nacciarriti,
anconetano di nascita, maceratese
nel cuore. Dallo scorso giugno è
Ceo della Maceratese con l’obiettivo di
vincere la sfida di restare in Lega Pro
contando sulla forza del gruppo.
14
l’intervista
titolo
rubrica
di Nazzarena Luchetti
N
el suo ricco portfolio ci sono numerose consulenze tributarie con studi commerciali a Castelplanio, Jesi, Milano, Roma. Vanta presenze in
vari consigli di amministrazione di Enti e Istituti Bancari.
Fa parte dell’Ascomfidi dove riveste un ruolo importante nel
favorire l’accesso al credito per le piccole e medie imprese.
A qualche mese dal suo mandato come amministratore delegato della S.S Maceratese, Marco Nacciarriti non si esalta
nonostante il secondo posto in classifica della squadra e continua a prendere decisioni puntando sulla sobrietà. “E’ una
sfida impegnativa ma stiamo riscuotendo l’interesse anche
di quelli più scettici”, rivela.
Come spiega questa passione biancorossa?
Sinceramente è una passione che ritorna. Sono già stato amministratore delegato della Maceratese durante la presidenza
dell’imprenditore ascolano Gaetano Malavolta. Anche allora
il direttore sportivo era Giulio Spadoni che ha voluto riavermi a fianco in questa nuova avventura. Mi ha presentato la
presidente Tardella e, insieme, abbiamo dato un nuovo assetto alla società.
E’ così complicato gestire una società del calcio professionistico?
E’ un peso non indifferente avere sulle spalle una società
che deve comportarsi seguendo tutte le regole stabilite dalla
Lega e anche quelle del nostro ordinamento tributario. Spero, però, che sia un peso da portare il più a lungo possibile.
Il momento più bello di questi primi mesi?
Ce ne sono stati tanti ma uno in particolare: quando, insieme alla Presidente, abbiamo scelto Mister Bucchi. La proposta arrivò da Giulio Spadoni, poi, dopo un lungo colloquio,
abbiamo capito che era la persona adatta a noi. O meglio, la
Presidente l’ha capito. Poi tutti ci siamo accodati.
Scelta lungimirante?
Precursore dei tempi, direi.
Si aspettava un inizio campionato del genere?
Pensavamo di poter far bene altrimenti non avremmo cambiato tutta la squadra. Siamo ai vertici della classifica: abbiamo un po’ le vertigini, ma sicuramente dobbiamo stare
con i piedi per terra e continuare a lavorare bene. Il nostro
obiettivo è e rimane la salvezza.
Perché non sognare qualcosa in più? Prenda il Carpi per
esempio…
Se dovessimo essere ispirati da una squadra sicuramente il
Carpi è il modello da prendere come riferimento. Con un
bilancio e un investimento ridotto ai minimi termini rispetto alle grandi squadre, sta facendo invece quello che le grandi spesso non riescono a fare in campionato, ovvero essere
ai vertici. Budget ridotti ma compensati da un’organizzazione societaria esemplare.
Che però non si fa scrupoli nel tagliare il marchigiano
Castori. Tutti sono utili nessuno inPeso che comunque è condiviso anche
dispensabile…
dai tifosi e dalle Istituzioni.
Anche la tifoseria ha E’ un motto che condivido. Quando
Guardi, fino ad ora siamo stati molto bra- capito quello che stiamo si diventa indispensabili vuol dire che
vi a reggere questo equilibrio. Cerchiamo
abbiamo sbagliato, che c’è qualcosa
facendo
e
ce
lo
sta
dimosempre di mettere a disposizione la noche non funziona all’interno di una
stra professionalità, sperando che anche strando domenica dopo società. Tutti dobbiamo lavorare per
gli altri facciano altrettanto. Bisogna ri- domenica riempiendo lo un progetto e nessuno è determinancordarsi che non siamo più dilettanti ma stadio.
te se non nella collegialità, specialprofessionisti. L’Amministrazione Comente in una squadra di calcio.
munale sta collaborando con la Società. E, finalmente, anche
la tifoseria ha capito quello che stiamo facendo e ce lo sta di- La squadra più forte della massima serie?
mostrando domenica dopo domenica riempiendo lo stadio.
Sono un tifoso juventino sfegatato.
“
”
Com’è lavorare con la patron della Maceratese
Un piacere e lo dico seriamente. Sono abituato alla presenza di donne brave e determinate nelle posizioni dirigenziali.
Mariella è un imprenditore capace, sa quello che vuole e sa
come trasmetterlo.
Concludiamo con un motto…
Un detto molto marchigiano: “Fare il passo secondo la gamba”. Non guardare troppo avanti e impegnarsi davvero in
quello che si sta facendo.
(Foto di Massimo Zanconi)
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di BiancaRossa
25 ottobre 2015. Diario di un giorno non proprio ordinario.
Dagli Appennini alle Ande
Mi sono svegliata con questo titolo in mente. I miei occhi
erano aperti ben prima che suonasse la sveglia. “Oggi si va
a Siena”, continuavo a ripetermi, e non a fare i turisti: si va a
giocare a calcio. Robur Siena - SS Maceratese, roba da non
crederci. Probabilmente, essendo donna e tifosa per discendenza familiare, non capirò il fuorigioco per DNA, come sostiene Scattolini, ma i sussulti del cuore so leggerli eccome.
Oggi batte a mille.
Quanti ricordi mi affollano la mente, degli highlights direbbero i giornalisti moderni. C’era il sole come questa mattina,
quel pomeriggio a Calcinelli quando, in un clima surreale una squadra di mercenari retrocedeva sul campo
per ottenere poi una benedetta salvezza a tavolino. Della
stagione successiva rivedo la corsa di Melchiorri sulla fascia, allora giocatore del Tolentino, che sgusciava a rete. Le mie labbra si muovevano in
una sorta di invisibile preghiera: “sbaglia, sbaglia, sbaglia”, continuavo a ripetere. E così fu.
Invece arrivò il gol di Biancucci e la promozione
in serie D. Poi i play off con Federico Pistacoppo
Superstar in quella sera di maggio che annichiliva la famosa
Vis Pesaro. Un incanto che ci fece definitivamente innamorare. E quanti episodi ancora, per arrivare finalmente all’anno degli Invincibili: una stagione fantastica che parte subito
con il piede giusto, il mantra della Samb, che prima o poi
ci riacciufferà, in un crescendo continuo e una trepidazione
che trascina lo stadio intero. Zero sconfitte, l’amor che move
il sole e l’altre stelle, scrisse su una grande “pezza” la curva:
dopo 42 anni si tornava tra i professionisti, in Lega Pro. Mi
alzo e mi infilo sotto la doccia: insieme all’acqua continuano
a scorrere i ricordi e non posso che pensare che questo percorso di emozioni, di esperienze, di tanti cuori che battono
come solo il calcio sa provocare non può che avere il titolo
di un racconto: Dagli Appennini alle Ande. Un’incredibile av-
ventura. Mi vesto, sono pronta: il presente oggi è fatto dalla
serena e forte determinazione di Cristian e di Giovanni, un
nostro ragazzo che ha giocato poco, ma, sono certa, sarà uno
dei futuri e amati “gladiatori” dell’HR. Poche sere fa mi ha
raccontato che dopo gli Invincibili, loro vorrebbero diventare per tutti i tifosi gli “Indimenticabili”. Un’affermazione
forte, fatta da un calciatore che in una scorsa domenica ha
chiesto a gran voce l’incitamento della tribuna in un momento difficile dell’incontro.
Hanno bisogno di noi. E noi ci siamo e ci saremo sempre. E
allora pronti per questa trasferta a Siena che è solo l’inizio
perché sabato prossimo ci aspetta la Spal. Non erano questi
il tenore e i blasoni delle trasferte solo tre o quattro anni
fa. Tutti ci abbiamo messo impegno e
passione e oggi siamo qui.
Non so come andrà oggi ma non importa, grazie alla loro tenacia andiamo a giocarcela con il
Siena a viso aperto, da secondi in classifica, umili
ma a testa alta. Ecco, per me siete già Indimenticabili.
Piazza del Campo, arriviamo!
L’ Orlando furioso... che sul finir della regolar tenzone
l’imberbe cavalier s’ adopra,
con fiera cavalcata al cospetto del bianconer nemico giunge
la sfera scaglia con violenza immane
l’incolpevol senese trafigge in un GOAL letale
Con rabbia giovanil urlante
al popol BIANCOROSSO volge l’Orlando
un Furioso grido
che la vittoria all’amata RATA dona
quegli, le braccia alzando,
in un sol grido di vittorioso ardor
della legion BIANCOROSSA le gesta canta.
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INDIMENT
biancorosso
25 OTTOBRE 2015. SIENA - MACERATESE 0-1
titolo rubrica
TICABILE
bC
biancorosso
20
9A GIORNATA
Sabato 31 Ottobre 2015 ore 15.00
L
a SPAL (Società Polisportiva Ars
et Labor) nacque da un circolo
religioso-culturale fondato da un
sacerdote salesiano; nel 1912 venne
istituita la sezione calcistica del circolo
e l’Associazione Calcio Ferrara, alla fine
della prima guerra mondiale, divenne definitivamente SPAL. Il bianco-azzurro che
caratterizza i colori sociali della squadra
ferrarese coincide con i colori dello stemma della congregazione dei Salesiani. La
SPAL è una delle tante nobili decadute
presenti nel campionato di Lega Pro tanto
che può vantare ben 21 partecipazioni al
massimo campionato italiano tra le quali
ben 16 riconducibili alla attuale serie A,
una Coppa Italia di serie C, una Coppa
dell’Amicizia Italo-svizzera, un campionato di serie B vinto nella stagione 1950/51,
una stella d’oro al merito sportivo (1974)
ed un record di categoria: quello relativo
al maggior numero di partecipazioni alla
vecchia serie C1. A tanta nobiltà, tuttavia,
fa riscontro un passato recente piuttosto
burrascoso. Nell’estate del 2012 la Spal
viene esclusa dal campionato di Lega Pro
seconda divisione ed è costretta a ripartire
dai dilettanti dove, con il nome di Società
Sportiva Dilettantistica Real Spal, punta a disputare un campionato di vertice.
Già a dicembre, però, vengono a mancare
le risorse per corrispondere ai giocatori
i rimborsi e due mesi più tardi gli stessi
giocatori entrano in sciopero e rifiutano
di allenarsi. La stagione viene conclusa
mestamente, mantenendo la categoria.
L’anno successivo, a seguito della fusione
con la Giacomense, nasce la nuova Spal
2013 che viene inserita in Lega Pro per la
stagione 2013/2014 e conquista un sesto
posto in classifica che vale la permanenza
nella nuova terza serie unica. Lo scorso
anno, dopo un avvio di stagione piuttosto
difficile, i biancoazzurri guidati dal nuovo
allenatore Leonardo Semplici si classificano al 4° posto sfiorando i play-off.
S.P.A.L.
L'opinione
di Giulio Spadoni
La classifica sta già dimostrando quanto si diceva in
estate: la SPAL è la principale candidata alla vittoria
del campionato. Ha fatto investimenti importanti mantenendo, però, l’ossatura dello
scorso anno quando fu protagonista di un bellissimo finale
di stagione. Si può dire che i
ferraresi abbiano sfruttato la
continuità e l’onda lunga del
recente passato. La squadra
è davvero molto attrezzata,
tecnicamente il livello è altissimo soprattutto in attacco
dove Cellini, Zigoni e Finotto
sono giocatori assolutamente
di primo piano per la categoria. Sono partiti con l’ambizione di vincere e stanno confermando tutte le aspettative,
un cliente davvero molto scomodo per noi.
MATTIA FINOTTO
GIANMARCO ZIGONI
LA ROSA
PORTIERI: Paolo Branduani (1989), Nikita Contini Baranovsky (1996),
Alessandro Macario (1997)
DIFENSORI: Marcello Cottafava (1977), Pietro Ceccaroni (1995),
Andrea Curci (1997), Daniele Gasparetto (1988), Nicolas Giani (1986),
Tommaso Silvestri (1991)
CENTROCAMPISTI: Davide Di Quinzio (1989), Manuel Lazzari (1993),
Alessandro Bellemo (1995), Federico Gentile (1985), Andrea Seghetto (1994),
Luca Mora (1988), Lorenzo Capezzani (1996), Michele Castagnetta (1989),
Alessandro De Vitis (1992), Francesco Posocco (1996)
ATTACCANTI: Mattia Fiotto (1992), Gianmarco Zigoni (1991),
Marco Cellini (1981), Jacopo Ferri (1995)
ALLENATORE: Leonardo Semplici
MARCO CELLINI
21
biancorosso
22
batticuore
di Alessandro Savi
L
a stagione 96/97 è passata alla storia come
una delle più intense e
appassionanti del calcio
biancorosso. La società è passata di mano, da Maurizio Mosca a Stefano Monachesi che promette la serie
B in tre anni ma che, pur investendo
imponenti risorse e tanta passione, non
riuscirà a portare la squadra neppure
in serie C1. Eppure, proprio nel primo anno della sua gestione, la Rata ha
sfiorato la promozione nel drammatico spareggio di Reggio Emilia: contro
il Livorno finì con secco 0-3 che lasciò
spazio soltanto a critiche e recriminazioni.
Eppure quella stagione è rimasta vivissima nel cuore e nella coscienza di tutti gli sportivi maceratesi. Il girone era
davvero durissimo, pieno zeppo di nobili decadute come Triestina, Ternana,
Livorno, Arezzo, Pisa e Rimini ma la
Rata riuscì a conquistare un ottimo terzo posto finale che, una volta superato
l’Arezzo nel primo turno dei play-off,
la oppose ai labronici nel nuovissimo
stadio “Giglio”, il primo stadio di proprietà di una squadra di calcio italiana,
la Reggiana.
Maceratese-Ternana 3-2
Ci sarà spazio nei prossimi numeri
di “Cuore Biancorosso” per ricordare
quello spareggio, per riaprire quella
piaga: oggi vogliamo ricordare solo
una delle tappe importanti di quella bellissima stagione insieme ad una
persona che porta nel cuore Macerata
e la Maceratese da sempre: Giuseppe
Naccarella, il terzino che il 16 marzo
del 1997 realizzò un gol da cineteca
contro quella Ternana che poi vinse il
campionato ed approdò direttamente
in C1. All’Helvia Recina quel giorno
c’erano circa 6000 spettatori – un migliaio i ternani – che diedero vita ad
uno spettacolo di altri tempi. Ricordare quella domenica con Peppe-gol
a quasi vent’anni di distanza è davvero
emozionante: il suo racconto è un film
che ti passa davanti, fotogramma dopo
fotogramma, emozione dopo emozione, brivido dopo brivido.
Il giorno di Naccarella
“C’è un antefatto che non tutti conoscono. All’andata Colantuono, squalificato, era in tribuna. Noi passammo in
vantaggio poi perdemmo 4-1 e la moglie di Mayer insultò il nostro capitano
che, sia negli spogliatoi che in pullman,
ci disse che al ritorno ci avrebbe ammazzato di botte se non avessimo vinto”. Prima della rivincita, la Rata aveva
perso malamente a Fano, un 2-1 carico
di rabbia per le tante occasioni fallite.
La sfida con la Ternana, dunque, era
importante: per restare agganciati alla
coppia Ternana-Livorno ma anche per
vendicare le offese subite da Colantuono al “Liberati” di Terni. “Avevamo entrambi i difensori centrali squalificati
(Colantuono e De Amicis, ndr) e mister
Nobili optò per una difesa particolare, stranissima, schierando a uomo sia
Consorti che me. Ero nervoso, mi era
sembrato un passo indietro pericoloso e privo di senso tanto che, dopo
appena sette minuti, feci un bruttissimo fallo su Rossi che, saltando di testa,
si beccò una mia scarpata sulla nuca.
Nel conseguente calcio di punizione, la
Ternana passò in vantaggio con un bel
gol di Modica. Poi fecero harakiri con
un retropassaggio errato di Scognamiglio sul quale si inserì Paoloni che subì
un fallo in area: rigore trasformato da
Ulisse Di Pietro che, abbracciandomi,
mi disse: “Peppe, ti prego, non far più
quelle entrate che sono pericolose”.
23
biancorosso
La Ternana, seppur ridotta in dieci,
reagì alla grande: dopo pochi minuti,
Monetta si inventò un gran tiro di controbalzo da venti metri che si infilò nel
sette. Poi venne il momento di Naccarella con quel gol che nessuno dei 6000
presenti potrà mai scordare: “intorno
alla mezz’ora del primo tempo ho fatto
un contrasto sempre con Rossi, entrai a
piedi uniti e lui si impaurì, la palla rotolò via verso un loro difensore e non ci
ho pensato due volte: ho calciato forte
senza nemmeno guardare la porta e il
pallone si è insaccato. Il momento più
bello della mia vita calcistica, una sensazione che non si può descrivere, sembra quasi che il cuore ti stia scoppiando
nel petto”.
La corsa pazza di Naccarella verso la
curva fu uno spettacolo nello spettacolo: “avevo un rapporto magnifico con i
tifosi ed era come se avessi fatto qualcosa da poter regalare proprio a loro,
un modo per ringraziarli per tutto ciò
che facevano per noi ogni domenica.
Peccato ci fosse la rete a dividerci: avrei
voluto abbracciarli tutti, uno ad uno”.
Quel momento Naccarella lo ha davanti a sé tutti i giorni e tutti i giorni lo
rivive: “ho una gigantografia appesa in
una parete di casa in cui vengo ritratto
mentre guardo verso la tribuna dove
c’erano i miei genitori e la mia ragazza
a guardarmi, quella gioia la porto sempre nel cuore”.
24
Stefano Monachesi e il sorpasso portafortuna
Stefano Monachesi, il presidente di
quegli anni, ha ancora un ricordo vivido di quella partita e di quel gol tanto
che, ancora oggi, conserva tra i suoi cimeli il pallone della gara: “è un ricordo
dal quale non mi separerei nemmeno
per tutto l’oro del mondo”. Ripensando
al gol di Naccarella, scoppia a ridere:
“lo prendemmo in giro per settimane,
gli chiedevamo come aveva fatto visto
che aveva due ferri da stiro al posto dei
piedi”. Poi, però, non può fare a meno
di esaltare la generosità dell’uomo e del
calciatore: “era un mastino, un giocatore dotato di grande intelligenza che
dava il massimo ogni volta che scendeva in campo: un difensore fortissimo”.
A proposito di Maceratese-Ternana,
l’ex presidente ci racconta un piccolo
aneddoto: “qualche settimana prima
della gara, durante un viaggio per una
trasferta, ci capitò di incontrare il pullman della squadra umbra. Il nostro
autista era “baffo”. Quando guidava lui
vincevamo sempre tanto che Colantuono chiedeva che fosse sempre lui
ad accompagnarci in trasferta. Avvistato il pullman, “baffo” lo superò e tutti
interpretammo quel sorpasso come di
buon auspicio: batteremo la Ternana,
dicemmo in coro”. E così fu. Grazie al
goal straordinario di quel terzino che
Macerata non dimenticherà mai.
Naccarella e Macerata:
finché morte non vi separi…
Nella sua storia quasi centenaria, la
Maceratese ha avuto a disposizione giocatori forti, qualcuno addirittura fortissimo in rapporto alla
categoria. Tuttavia non sono molti
quelli che sono diventati vere icone
del calcio biancorosso. Giuseppe
Naccarella è sicuramente tra questi.
Non solo per il gol alla Ternana, non
solo perché in campo lottava come
un leone ma, più semplicemente,
perché Naccarella amava e ama ancora Macerata e i maceratesi. Torna
spesso da noi, soprattutto in estate
in occasione della “Old Lions Cup”
per ricordare Just e tutti gli altri
tifosi scomparsi. E’ l’occasione per
scambiare quattro chiacchiere con
gli amici di sempre: Stefano, Nello,
Ettore, Marco e tutti gli altri della
“vecchia guardia”. Frequentava il
Bar Trapè dove gli anziani che giocavano a carte lo avevano adottato come un figlio. “Ero lontano da
casa ma sembrava di vivere con la
mia famiglia: Macerata è stato per
me un ambiente unico, straordinario. Non credevo di poter ricevere
tanto affetto da una città intera così
come, ancora oggi, mi sorprende
che certi momenti, certe situazioni vissute da voi vengano ricordate
come pagine importanti della storia biancorossa. Ricorda a tutti i
tifosi che ogni domenica è come se
fossi lì con loro a sostenere la Rata”.
In trasferta
am
bi
10A GIORNATA
PISTOIA domenica 8 novembre
l
d i C ar
oC
Pistoia, ascosa e bella,
ma “un c’è da fidassi”.
N
on cercate di capire perché in Toscana non c’è città che non ce l’abbia
con l’altra. Se chiedete in giro di Pistoia vi diranno che “un c’è da fidassi”. Una mano a costruire questa fama di sicuro l’ha data Dante che così
cita nell’Inferno: “Vita bestial mi piacque e non umana, sì come a mul ch’i’
fui; son Vanni Fucci bestia, e Pistoia mi fu degna tana”. Vanni
Fucci, bastardo di rango, si rese autore d’un furto sacrilego e
ancora oggi non gliela l’hanno perdonata. E’ Pistoia tra le città
toscane una di quelle che meno è nota per il turismo. Ma che
in fatto di calcio agita infinite passioni come le maglie arancioni a cui è legatissimo Francesco Guccini nativo di Pavana paese abbarbicato sull’Appenino al confine tra Modena e Pistoia.
L’esplorazione della città deve far seguito a quella di dintorni
che regalano più occasioni di curioso svago. A Collodi si va a
rimirare il parco di Pinocchio (le attrazioni sono un po’ agée
ma i bimbi si divertono lo stesso), la bellissima villa Garzoni
con annesso parco davvero suggestivo, la casa delle farfalle, la
biblioteca di Carlo Lazzerini (Collodi) per vedere le edizioni di
Pinocchio in tutte le lingue. Dopo Collodi ecco Lamporecchio
ad assaggiare i brigidini (sono cialde dolci speziate all’anice da
perdere il capo) e si ritorna per Montecatini a godere scenari liberty e passar’
l’acque miracolose. Da lì si va per Pescia per comprare i fiori più belli del mondo.
E’ questa la capitale dei vivaisti e tanti giardini s’incontrano nell’arrivare a Pistoia. Cosa vedere in città? Tanto. Un consiglio: lasciate la macchina in qualche
parcheggio e poi vagabondate per il centro storico. Imperdibile è il Duomo di
San Zeno in romanico pisano che ha al suo interno l’altare argenteo con le reliquie di San Jacopo. Entrando in Duomo vedrete le opere dei Della Robbia che
ornano il sovra-portico. Accanto al Duomo ecco il palazzo dei Vescovi e poi la
torre campanaria altissima e del tutto decontestualizzata. Da non perdere è il
Battistero. Continuando a vagabondare va visto l’ospedale del Ceppo, se avete
tempo un’occhiata al museo Marino Marini nel Palazzo del Tau ricompensa, ma
poi ci si deve affacciare su piazza della Dala che sta proprio dietro il Battistero.
Qui si mangia e si beve, si fa mercato e si chiacchiera. Se volete sapere cosa non
perdervi tra i dolci il Berlingozzo, tra le zuppe il Carcerato, tra i secondi la Cioncia pesciatina e poi i fagioli di Sorana. Tutti piatti poverissimi ma buonissimi.
26
Per una buona tavola ecco tre indirizzi:
“Il Frantoio”, in via di Valdibrana 66,
tel.0573.480040 qui regna lo stoccaffisso, poi ancora alla Trattoria La Bettola, in via Porta San Marco 69 (ingressi
da piazza San Lorenzo), tel. 0573 29662
per il massimo del tipico e infine sulla
strada per Quarrata – e lì dovete per
forza andare ad assaggiare la cioccolata
della Molina (Via Bologna, 21, Quarrata
tel. 0573 774379) – si va per ribollita e
crostini di fegato alla Locanda La Bussola da Gino, in via Statale 910, Catena
di Quarrata (tel. 0573 743128).
In trasferta
11 GIORNATA
PRATO domenica 15 novembre
A
L’imperial Prato, tra cantucci e Canton.
M
S’è fatta ora d’andare a tavola ed ecco
che tre posti sono da raccomandare: da
Tonio in piazza Mercatale (0574 21266)
cucina tradizionale e posto raffinato, da
Raja in piazza del Collegio (tel 0574
32032), ma il massimo sta fuori città
verso Calenzano. Sono le Tre Lune
via di Travalle 1/a, a Travalle (tel: 055
8873156) che valgono il viaggio.
ettete i panni di Giuseppe Tucci – il sinologo e l’antropologo gloria maceratese purtroppo obliato – che primo studiò davvero l’oriente. Mettete
quei panni per vedere Prato che da Manchester d’Italia – con
i telai che lavoravano tessuti d’inimitabile pregio – s’è trasformata in una Chinatown ubiqua. Ma mantiene questa città bellissima il piglio e l’allure imperiale che gli conferì Federico II°
costruendo il castello di cui restano le mura. In fatto di pallone Prato è ostica: qui sono nati Paolo Rossi e Christian Vieri
e tanto basta per aver qualche patema. Prato è città anche di
delizie: da non perdere sono i cantuccini (da Mattei, in via
Ricasoli 20, tel. 0574 25756), il vino di Carmignano (se avete
voglia bisogna andare ad Artimino a vedere la villa medicea
e a desinare da Delfina che è un posto unico: si trova in via
della Chiesa e risponde allo 055- 8718074) la mortadella pratese (da Domenico Mannori, via di Vergaio,18/20 tel. 0574
811537). Ma una tappa d’obbligo per ritemprare lo spirito è
da un altro Mannori, Luca il campione del mondo dei cioccolatieri che apre bottega in Via Alessandro Lazzerini 2 (tel. 0574 21628). Perché
- come si dice da queste parti- a pancia piena si ragiona meglio. E ora andiamo
alla conquista della città.
La prima tappa si fa a palazzo Datini per vedere la dimora di quel Francesco
Datini mercante pratese che fu l’inventore dell’assegno, della cambiale e della
filiale. Uomo straordinario è stato il primo a creare un orfanatrofio: il mirabile Ospedalino degli Innocenti a Firenze. E non era ancora il ‘400! Altra sosta
d’incanto a Prato è senza dubbio il Duomo di Prato ove è conservata la preziosa
cintola, una delle reliquie che hanno ispirato maggiori leggende della cristianità.
Era la cintola della Madonna, segno si dice della sua verginità. Nel duomo di
Prato vedrete Nicola Pisano e poi Donatello, Filippo Lippi, Paolo Uccello. Usciti
dal Duomo (non fate caso se vedete sui manifesti e sui muri scritte in Mandarino: qui i cinesi sono una minoranza schiacciante!) si va a Santa Maria delle
Carceri, la progettò il Sangallo, l’hanno decorata i Della Robbia e le vetrate sono
del Ghirlandaio. Da vedere anche il Palazzo Pretorio con l’annesso museo Comunale. Altre due raccolte meritano attenzione: la prima è il Museo del Tessuto
(Via Puccetti 3, tel. 0574 611503) la seconda è il centro d’arte contemporanea
(Viale della Repubblica, 277, tel. 0574 5317) Luigi Pecci considerato uno dei poli
di maggiore interesse in Europa. Ma certo molto altro resterebbe da godere: la
fontana del Bacchino, il castello, il convitto Cicognani, la biblioteca Lazzeriniana. Insomma un giorno non basta.
27
la mascotte
Il risultato del contest per scegliere il nome della mascotte: avete votato in 512 e 358 hanno scelto...
PISTACOPPO
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biancorosso
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32
Punto di vista
di
Giancarlo Nascimbeni
E se fosse un limite incostituzionale?
N
on è certamente elegante autocitarsi, ma non posso
esimermi dal farlo, per quanto accaduto nella tarda
serata di lunedì scorso allorché, come un fulmine a
ciel sereno, è pervenuta notizia che l’Osservatorio nazionale
sulle manifestazioni sportive di Roma ha vietato la presenza dei tifosi della Spal allo stadio Helvia Recina per la
partita di sabato per fatti che sarebbero accaduti di recente in
un autogrill tra essi e quelli del Rimini. Ebbene, nel numero
1 di questo giornalino, nel commentare l’adeguamento dello
stadio Helvia Recina alla rigorosa normativa a tutela dell’ordine pubblico imposta dal Ministero dell’Interno e dalla Federcalcio, scrivevo: “Vedrete che malgrado lo stadio così restaurato e divenuto un bunker inaccessibile ove tutti saranno
super controllati dall’accesso all’uscita, sarà comunque difficile disputarvi partite di campionato che presentino un rischio
di minimo contatto tra tifosi di opposte fazioni”. Quanto da
me paventato è puntualmente accaduto alla prima occasione
in cui è prevista la disputa di una importante gara all’Helvia
Recina tra la prima e la seconda in classifica ad appena nove
giornate dall’inizio del campionato. Giova ricordare che le
tifoserie della Spal e della Maceratese nelle poche occasioni in
cui, nella loro pur lunga storia, le due squadre si sono incontrate, mai hanno destato motivo di allarme. Il provvedimento
appare tanto più assurdo e ingiustificatamente punitivo, al
limite dell’offesa per chi deve a Macerata garantire l’ordine
pubblico, facendo di fatto ritenere che le pur attrezzate Forze
dell’Ordine maceratesi non sarebbero in grado di governare 300 tifosi ferraresi per i quali è previsto all’interno dello
stadio un settore separato, con ingressi autonomi e ben lontani da quelli riservati alla tifoseria locale, all’interno di una
struttura, appena adattata alle normative tanto rigorose, con
la possibilità di un controllo continuo dalle tante telecamere di videosorveglianza di cui il Comune è stato costretto a
dotarla per consentire un monitoraggio della condotta di
tutti i presenti alla gara. Tra l’altro, non se ne comprende il
motivo, l’inibizione all’ingresso allo stadio riguarda non solo
i tifosi della Spal, ma tutti i residenti nella territorialmente
vasta regione dell’Emilia-Romagna! Sfido chiunque a dimostrarmi la potenzialità offensiva di porre a rischio l’ordine
pubblico di un residente a Comacchio, a Parma, a Piacenza,
a Cesena, a Cattolica, a Bagnocavallo, e comunque emilianoromagnolo, che si trovasse per caso a Macerata il giorno della
partita e volesse assistervi, del tutto indifferente all’esito della
stessa, per il solo piacere di godersi uno spettacolo sportivo.
Non intendo certo fare l’avvocato in questa rubrica, ma nei
prossimi giorni vorrei interpellare qualche mio amico costituzionalista per valutare se una limitazione di tal natura per
la libera scelta di un comune cittadino che intenda espletare
attività lecite, non si ponga in contrasto con le norme pre-
viste da quella che tutti noi ci vantiamo di definire come
“la migliore Costituzione del mondo”. Mi risulta, comunque, che i Sindaci delle due città ed i Presidenti di Spal e
Maceratese si sono immediatamente allertati, di concerto fra loro, nel tentativo di far revocare il provvedimento
adottato dall’Osservatorio che ha preso di sorpresa tutti.
Purtroppo questa notizia ha costretto in secondo piano l’avvenimento che avrebbe invece meritato l’apertura di questo
mio commento ovvero la strepitosa vittoria di domenica
scorsa a Siena sul cui campo la Maceratese era riuscita a vincere, in molti campionati di Serie C e nell’unico di Serie B,
solo una volta nel 1948/49 per 2-1 con reti di Vittorio Pin e
Giovanni Compagnucci. Molti lettori di questi interventi sul
giornalino chiedono quali siano le fonti dei miei ricordi. Non
svelo certo un segreto se rivelo che ho appreso le notizie di
ciò che non ho vissuto direttamente da quel testo che io considero la “bibbia” dello sport maceratese che il compianto
Cav. Uff. Fernando Scattolini ha voluto tramandare a tutti
noi con quell’opera edita nel settembre 1970 che raccoglie
appunto “70 anni di sport maceratese”, frutto di sana passione peraltro da lui tramandata al figlio Enrico, giornalista
anch’egli che vanta il primato di aver seguito tutte le partite
della Maceratese da almeno 60 anni. Tornando all’attualità
ricordo che da quel lontano 1948/49 i biancorossi avevano
ottenuto a Siena tre pareggi e tutte sconfitte e ci è voluta una
brillante prestazione di tutta la squadra ed una prodezza finale del giovane Orlando per sfatare una lunga tradizione
negativa. La squadra è sembrata ben organizzata, tonica ed
aggressiva da meritare ampiamente il successo. La vittoria
ottenuta all’Artemio Franchi ha consentito di mantenere a
tre punti la distanza dalla capolista Spal ospite dell’Helvia
Recina sabato prossimo in una gara di grandissima importanza così come nessuno, neppure tra i più fiduciosi, poteva
prevedere all’inizio del campionato. In ogni caso qualunque
sarà il risultato c’è da essere orgogliosi che questa società presieduta dalla Dott.ssa Maria Francesca Tardella consenta agli
sportivi maceratesi più giovani di godere di emozioni mai
vissute ed a quelli come me, vecchi sportivi, di ricordare i
tempi passati quando, prima al Campo dei Pini poi all’Helvia Recina, la Maceratese affrontava squadre di alto lignaggio
rappresentanti città prestigiose e ben più grandi della nostra.
Godiamoci questo momento con la speranza che sabato
prossimo anche il settore ospiti possa essere rappresentato
da veri sportivi che non meritano l’umiliazione di vedersi
preclusa dall’Osservatorio la possibilità di assistere a una così
bella gara qualunque sarà il risultato finale. Auguro a tutti di
trascorrere una bella giornata all’Helvia Recina che prevedo,
pur con tante difficoltà per raggiungerlo, pieno di persone
con sano entusiasmo sportivo.
33
34
CLASSIFICA GENERALE - LEGA PRO
Girone B - 23.10.2015
Squadra
PT
G
V
N
P
GF GS
SPAL
20
8
6
2
0
14
3
MACERATESE
17
8
5
2
1
11
7
PISA
16
8
4
4
0
12
7
ANCONA
16
8
5
1
2
9
5
PONTEDERA
12
8
3
3
2
15
8
CARRARESE
12
7
3
3
1
12
8
PISTOIESE
10
8
2
4
2
5
6
ROBUR SIENA
9
8
1
6
1
4
3
L’AQUILA (-1)
9
8
3
1
4
7
7
AREZZO
9
7
2
3
2
6
8
SANTARCANGELO
8
7
1
5
1
8
8
RIMINI
8
8
2
2
4
6
14
TUTTOCUOIO
7
8
1
4
3
3
5
PRATO
6
8
1
3
4
6
9
LUCCHESE
5
8
1
2
5
7
11
TERAMO (-6)
4
7
3
1
3
11
9
SAVONA (-6)
1
6
2
1
3
6
8
LUPA ROMA
1
8
0
1
7
6
22
Via Trento - Macerata
Tel. 0733 238122
Ancora adesso che siamo nonni e pensionati abbiamo nel cuore il biancorosso della Maceratese. Lo abbiamo indossato tanti
anni fa e non lo abbiamo mai tolto. Qualcuno dice che quei
colori sono entrati nella pelle e, state certi che ci rimarranno
per sempre.
Siamo gli ex giocatori della Maceratese,
quelli che si incontrano ogni due, tre mesi intorno ad un tavolo
al ristorante per vedere e rivedere vecchie foto, articoli di stampa, per parlare, discutere... Rivivere quei momenti magici, le
vittorie, i goal fatti e subiti, gli arbitraggi, i giocatori,” i punteggi stadio”. In un attimo rivediamo il Genoa, la Spal, Tony
Giammarinaro, il Presidente Elio Ballesi, Palazzo de Vico, e, i
campionati vinti, le retrocessioni, e con un poco di commozione ricordiamo i compagni che non ci sono più. Riassaporare
l’atmosfera di quando eravamo ragazzi, vestivamo biancorosso e eravamo temuti e ammirati... guarda caso, proprio come
oggi. È l’amore per il pallone che ci inorgoglisce e ci spinge ogni
domenica verso l’Helvia Recina.
Per questo abbiamo accettato più che volentieri l’invito della dottoressa Maria Francesca Tardella per vedere
Maceratese - Spal tutti insieme.
Per noi tutti è stato un invito a nozze.
Pino Ciappelloni (Vecchie Glorie)
CUORE
BIANCOROSSO
Registrazione Tribunale
di Macerata
n. 626 del 23.07.2015
Direttore responsabile
Nazzarena Luchetti
Redazione
Alessandro Savi,
Andrea Verdolini,
Carlo Cambi,
Giancarlo Nascimbeni,
Massimiliano Pallotti
Realizzazione grafica
Stefano Ruffini
e Nazzarena Luchetti
Foto
Fabiola Monachesi
Per la pubblicità
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Per suggerimenti e opinioni
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Biemmegraf - Macerata
35
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Cuore Biancorosso N° 5