Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 1 ATTI del Convegno sulla programmazione dei Fondi Strutturali in Sardegna Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 2 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 1 ATTI del Convegno sulla programmazione dei Fondi Strutturali in Sardegna CAGLIARI - Grand Hotel CHIA LAGUNA Domus de Maria - 1 marzo 2002 1 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 2 Indice 2 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 3 Indice PRESENTAZIONE ...........................................................................................................................................................................4 APERTURA 1. On. Italo Masala, Assessore Regionale della Programmazione ...................................................................................5 INTERVENTI 2. Dr.Emilio Pani, Assessore Regionale della Difesa dell'Ambiente ................................................................................9 3. Dr. Antonio Monni, Direttore Generale Assessorato Regionale dell'Agricoltura ...................................................13 4. Dr. Gavino Pischedda, Autorità di Gestione del Por Sardegna 2000-2006 ...........................................................15 5. Dott.ssa Graziella Pisu, Segretario del Comitato di Sorveglianza del POR Sardegna 2000-2006...................19 6. On. Mauro Pili, Presidente della Giunta Regionale della Sardegna ..........................................................................26 7. Dott.ssa Anna Claudia Abis, FORMEZ - Assistenza tecnica per il Piano di Comunicazione POP 1994/1999..............................................................................................................29 8. Dr. Francesco Grillo, Valutatore Indipendente POP 1994/1999 e Pic Leader II .....................................................31 9. Dott.ssa Isabella Muntoni, Rappresentante sindacale U.I.L........................................................................................34 10. Dott.ssa Linetta Serri, Presidente Anci Sardegna ........................................................................................................36 11. Dr. Andrea Mairate, Capo Aggiunto, Unità di valutazione .........................................................................................39 12. Dott.ssa Paola De Cesare, Autorità di Gestione del QCS, Obiettivo 1 .......................................................................41 13. Dr. Alessandro Rainoldi, Commissione Europea, Coordinatore Obiettivo 1 - Italia ..............................................45 14. Dr. Gianfranco Miozzi, Unità di Valutazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze .................................47 15. Dr. Andrea Freschi, Autorità di Gestione del POR Basilicata ....................................................................................54 16. Dr. Pietro Satta, Assessore della Programmazione Provincia di Sassari ...............................................................58 17. Dott.ssa Grazia Manca, Commissione Regionale per le Pari Opportunità..............................................................60 18. Dr. Marco Sini, Tavolo di Coordinamento Associazioni Imprenditoriali ..................................................................63 19. Dott.ssa Orsola Altea, Consulente Imprese ....................................................................................................................66 DIBATTITO 20. Dr. Sandro Broccia, Segretario regionale della CNA ...................................................................................................68 21. Dr. Paolo Pisu, Sindaco di Laconi, Presidente del Consorzio Turistico Perda Iddocca .......................................70 Note ...............................................................................................................................................................................................72 Indice 3 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 4 Presentazione Gli Atti sulla Programmazione dei Fondi Strutturali in Sardegna, pur a due anni di distanza, rappresentano un utile e attuale strumento di riflessione. Il Convegno infatti ha rappresentato una grande opportunità per esaminare e valutare le strategie messe in atto nella programmazione 19941999, per evidenziare le buone pratiche e per riflettere sugli errori commessi. Durante l’incontro sono state presentate al pubblico le relazioni elaborate dagli uffici dell’Amministrazione regionale e le riflessioni di imprenditori, consulenti, rappresentanti politici e sindacali, sui risultati conseguiti. Da qui l’idea di divulgare l’intera giornata di lavoro con questa pubblicazione. La Sardegna ha potuto contare nel periodo di programmazione concluso nel dicembre 1999, su un ammontare complessivo di 3.500 miliardi di investimenti, di cui 2.400 miliardi di lire provenienti dal cofinanziamento nazionale e comunitario e di circa 1.100 miliardi di lire di risorse proprie. Gli investimenti del Programma Operativo Plurifondo (POP) ammontavano a 1816 miliardi di lire. Le priorità di intervento del POP e dei PIC hanno riguardato prevalentemente investimenti nel settore delle opere infrastrutturali e di supporto alle attività economiche, incentivi alle imprese agricole, industriali e artigianali, incentivi nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, nonché azioni a sostegno delle attività di formazione professionale finalizzate alla valorizzazione delle risorse umane. L’attuazione del Programma però ha risentito di talune criticità legate all’assenza di una cornice strategica nazionale e regionale e ad una organizzazione amministrativa poco flessibile alle esigenze del Programma. Le debolezze organizzative si sono manifestate principalmente nei sistemi di controllo e di informazione, causando un taglio delle risorse. I risultati raggiunti possono, comunque, considerarsi soddisfacenti, grazie alla infrastrutturazione viaria regionale e statale che ha favorito il miglioramento della viabilità esistente; al rafforzamento dei servizi reali alle imprese, alla valorizzazione delle potenzialità turistiche dei territori, alla modernizzazione del capitale umano e del comparto ovicaprino e alla riqualificazione di numerosi centri storici. L’esperienza del POP ha consentito di fare un ulteriore passo in avanti nel sistema organizzativo regionale e nei rapporti tra Regione e soggetti interessati allo sviluppo locale. Presentazione 4 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 5 Apertura 1) On. Italo Masala, Assessore Regionale della Programmazione "I risultati dei Programmi 1994/1999 cofinanziati con i Fondi strutturali." Nella mia qualità di Assessore alla programmazione sono lieto di inaugurare questi lavori ai quali parteciperà in proseguo di mattinata il Presidente della Giunta regionale On. Mauro Pili che interverrà a conclusione dei lavori medesimi. Ho il piacere di ringraziare tutti coloro che sono venuti a questo importante convegno, in particolare mi sia consentito ringraziare i rappresentanti dell'Unione Europea, i rappresentanti del Ministero dell’Economia, il responsabile della Programmazione della Regione Basilicata, il rappresentante, Assessore alla programmazione della Provincia di Sassari. Ringrazio anche per la collaborazione che verrà data ai lavori del convegno, i rappresentanti delle associazioni degli enti locali, in particolare l'ANCI, i rappresentanti delle associazioni produttive, delle organizzazioni sindacali. Infine, ma non perché debbano stare per ultimi, ringrazio tutte le autorità, soprattutto i sindaci e gli amministratori locali, che in fondo sono i più diretti destinatari di questo convegno. Da ultimo, ma sempre con la stessa logica di prima, ringrazio l'assessore Pani, l'assessore Contu, che oggi impedito, si fa sostituire degnamente dal suo direttore generale, dottor Monni. Il convegno si apre con la mia introduzione che vuol impostare un certo tipo di ragionamento che poi dovrà essere approfondito dagli esperti, gli addetti ai lavori. Il taglio che darò a questa introduzione sarà volto più che a guardare al passato, così come è, o si potrebbe capire dal titolo del convegno "La Regione Sardegna e le Risorse Comunitarie", ma piuttosto un taglio rivolto al futuro, e cioè al tipo di programmazione, POR Sardegna POR 2000/2006 che ci dovrà accompagnare in questi 4-5 anni prima della forse inevitabile uscita dall'Obiettivo 1, anche per l'allargamento che si verificherà in favore dei paesi dell'est, che inesorabilmente porterà ad abbassare le medie europee dei PIL, redditi individuali, la soglia del 75 per cento, così come oggi è stabilita, sarà destinata a scendere un pochino. Questo convegno vuole essere un momento di riflessione sia sui risultati raggiunti con i Programmi cofinanziati nella precedente fase di programmazione 94-99 sia sui risultati della programmazione che abbraccia la Programmazione 2000- 2006; è evidente che i risultati relativi al '94-'99, che hanno interessato l'intero territorio regionale, possono essere visti da più punti di vista. Innanzitutto dal punto di vista della utilizzazione delle risorse; in relazione a questo punto si può affermare che sulla base delle stime fatte al 31 dicembre 2001 le risorse comunitarie sono destinate a essere integralmente utilizzate, con la riserva che dobbiamo tenere per quanto riguarda le risorse FEOGA che, come è sicuramente noto a tutti voi, hanno subito un ritardo per i sopraggiunti impegni e difficoltà conseguenti alla epidemia della blue tongue. In relazione a questo ritardo la Giunta ha chiesto alla Unione Europea una proroga e a questo proposito la Direzione generale dell’agricoltura europea si è già favorevolmente espressa, quindi confidiamo nel fatto che l'Unione Europea acconsentirà a questa proroga perché le ragioni a sostegno della richiesta sono state ritenute soddisfacenti e meritevoli di apprezzamento. Questa capacità quindi che comunque la struttura regionale, le strutture regionali e tutto il mondo Apertura 5 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 6 imprenditoriale ed amministrativo e istituzionale della Sardegna ha dimostrato nella spendita delle risorse è un elemento che si comincia a vedere anche con riferimento alla spendita delle risorse del POR, e infatti, pur essendo noi intorno al 4% del totale delle risorse POR, siamo tuttavia tra le regioni ai primi posti nella utilizzazione delle risorse comunitarie, si può quindi affermare che dal punto di vista quantitativo effettivamente in Sardegna esiste questa capacità di tenere il passo con i tempi che l'Unione Europea giustamente impone alle regioni. Il problema invece che riguarda la qualità ed efficacia della spesa è certamente un problema un po' più complesso, perché la valutazione sull’efficacia della spesa richiede approfondimenti e dei tempi maggiori, in quanto è difficile stabilire immediatamente l’efficacia di una spesa nel momento stesso in cui la stessa viene sostenuta, occorre che passi qualche anno per vedere se l'indirizzo e l'obiettivo che attraverso la spesa doveva essere conseguito, se effettivamente lo sarà. Questo ragionamento è valido sia per la regione che si sta adeguando dal punto di vista organizzativo per ricercare e trovare dei punti di riferimento tali da poterci orientare sulla valutazione della efficacia della spesa, ma anche la Commissione Europea sta predisponendo un nucleo di valutazione ex post per verificare l'efficacia della spesa, perché è l'aspetto più importante che deve accompagnare l'utilizzazione delle risorse. Un altro elemento che deve essere valutato, in particolare, per quanto riguarda l'efficacia della spesa, è il riferimento all'indicatore indiretto. In Sardegna abbiamo notato che c'è una costante, anche se lenta, ripresa del PIL regionale che al 31 dicembre 2001 è già oltre il livello del 75% del reddito procapite europeo. Ci troviamo quindi di fronte a questo dato matematico, che naturalmente noi sappiamo essere questo anche il risultato degli interventi finanziari che derivano dall'utilizzazione delle risorse europee, talché se dovessero improvvisamente cessare queste risorse credo che il PIL precipiterebbe ancora al di sotto del 75%. Per cui si può ipotizzare una autosufficienza dell'economia sarda soltanto nell'ipotesi in cui questo PIL salisse molto al di sopra del 75%, perché diversamente sarebbe un’economia ancora assistita e, conseguentemente perdendo questo fondo di assistenza, si riprecipiterebbe nei livelli precedenti. Quindi è un dato che dobbiamo registrare positivamente, ma che allo stesso tempo ci deve fare riflettere. E’ uno dei punti che dobbiamo tenere presenti proprio in vista dell'utilizzazione delle risorse del POR Sardegna, perché è forse l'unica occasione che viene offerta alla Regione di poter adeguatamente utilizzare ingenti risorse nella direzione dello sviluppo e nella creazione delle precondizioni di quest’ultimo in modo che l'impresa sarda possa essere autogestibile, autogovernabile; possa camminare con le proprie gambe senza l'esigenza dei continui interventi che possiamo chiamare di natura incentivante, ma che in effetti sono di natura assistenziale, perché l'impresa ha bisogno di essere assistita. Perciò noi dovremmo approfittare di questa opportunità per creare le occasioni affinché il sistema produttivo sardo possa essere guidato ad operare autonomamente; deve essere aiutato a saper produrre da solo, perché col 2006 probabilmente ci troveremo nelle condizioni per dovere necessariamente andare da soli. Quindi bisogna cominciare ad impostare un tipo di politica economica che vada nella direzione della spesa, ma che cominci anche a rivolgere lo sguardo al settore delle entrate, perché noi non riusciamo ancora a ragionare in questi termini, basta che si accenni ad aumentare una piccola tariffa dello 0,1-0,2% che c'è lo scatenamento dell'ira di Dio, perché non si vuole parlare di aumenti. Noi in Sardegna non dobbiamo parlare assolutamente di tasse, ma nel 2006 saremo costretti a farlo. Appena lo Stato avrà ultimato la riforma fiscale che sta predisponendo, noi dovremo parlare di tasse, perché la Lombardia e il Veneto, tutte le regioni del nord, una volta che il sistema statale verrà regionalizzato, nonostante accettino l'idea che si deve incrementare il fondo di solidarietà regionale per sostenere l'economia delle regioni più sfavorite, certamente cercheranno di guardare con maggiore attenzione a quelle che sono le esigenze delle regioni ricche, e quindi inesorabilmente saranno anche portate a trascurare e ad attentare un pochino ai principi della solidarietà. Pertanto tanto vale che cominciamo a ragionare e a pensare di andare avanti con le nostre gambe. Apertura 6 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 7 Prima ci riflettiamo, prima decidiamo di imboccare questa strada, più facile sarà per noi affrontare le difficoltà del futuro. Nella programmazione 94/99 sono state realizzate numerose opere infrastrutturali, tra le quali meritano di essere citate proprio quelle in materia idrica, dato che l'argomento che noi abbiamo quotidianamente davanti ai nostri occhi è effettivamente che gran parte delle risorse del 94/99 sono state destinate proprio a questo scopo. In relazione alla programmazione 2000/2006, quella alla quale io sono più interessato anche perché ovviamente sono personalmente coinvolto, perché ricade sulle nostre spalle tutta la responsabilità della politica programmatoria di questa risorsa. I concetti base che hanno presupposto questo tipo di nuova programmazione fra i quali, per esempio, “il ciclo unico di programmazione”che deve essere un concetto che noi dobbiamo non solo affermare, ma anche realizzare con tutte le nostre forze e con tutte le nostre volontà. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che si sposa necessariamente al concetto di ciclo unico di programmazione anche una visione globale. Noi e non solo noi, Assessorato alla programmazione, Centro Regionale di Programmazione, che ringrazio per l'organizzazione del convegno, a partire dal direttore ed ai funzionari e che l'hanno materialmente e concettualmente organizzato al quale vanno i miei complimenti, dobbiamo vedere l'economia nel modo globale. Noi, che siamo costretti, per incarico istituzionale o per rapporti di natura di lavoro, a gestire questa materia, dobbiamo vedere l'economia nel modo globale, e cioè dobbiamo abbandonare la concezione settorialistica nella quale la Sardegna è sempre rimasta schiava. Abbiamo oggi di fronte una impostazione, anche dal punto di vista del bilancio e dal punto di vista organizzativo, eccessivamente settoriale, nel senso cioè che l'Assessorato all'agricoltura vede i problemi dell'agricoltura e non si rende conto di quello che accade in campo ambientale, e magari l'Assessorato all'ambiente vede soltanto gli aspetti di natura ambientalistica, ma non si rende conto che esistono anche esigenze di sviluppo. Il turismo non riesce ad essere trasformato concettualmente da settore in sistema, e cioè non si riesce a considerare il fatto che un vero turismo in Sardegna ha ragione d’essere in quanto è un’occasione di decollo anche degli altri settori economici, in particolare, l'agricoltura. Il movimento turistico, che in Sardegna è prevalentemente di natura costiera, e cioè legato soprattutto al periodo estivo alla organizzazione delle spiagge, deve essere strettamente collegato anche all’utilizzazione delle risorse agricole che vengono prodotte all'interno, e questo coinvolge anche il problema della viabilità, perché io posso portare la verdura da Ozieri a Olbia. Pertanto si tratta di un sistema che deve essere interconnesso e che quindi ci porta al ciclo unico di programmazione, come sopraccitato, che coinvolge tutto questo sistema. Per cui quando noi utilizziamo le risorse non dobbiamo pensare alle risorse POR slegate dalle risorse del CIPE o dalle risorse di altre cose, ma neppure slegate dalle risorse del bilancio regionale. Quando noi parliamo di sviluppo locale dobbiamo avere la capacità di collegare le risorse che mettiamo nei PIT, ma dobbiamo avere la capacità di collegarle anche alle risorse dei PIA per evitare cioè che si verifichi in futuro quello che si è verificato sino a ieri, e cioè che il progetto di riparazione del campanile del comune di… venga presentato sia in riferimento al PIA, sia in riferimento al PIT sia in riferimento non so a quali altre risorse ordinarie, per cui accade come è accaduto, ahimè, che sia stato finanziato per due volte la costruzione del campo sportivo di Cossoine! Questa è storia accaduta nella regione Sardegna. Non oggi, non ieri, è successo avantieri, ma è accaduto. Perché? Perché non si è mai tenuto conto del fatto che le risorse devono essere utilizzate come tanti tasselli che vanno collocati ognuno al suo posto in modo che, alla fine, uno abbia la visione complessiva e completa della Sardegna come una specie di carta geografica, dove collegando tutte le cose si riesce ad avere tutto. Per cui noi possiamo parlare, per esempio, della legge 36, e ne dobbiamo parlare interconnessa ai vari settori. La legge 36, di cui nessuno assume la paternità, per esempio, è una legge che ha creato posti Apertura 7 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 8 di lavoro dei quali alle volte si appropria una categoria, oppure un'altra categoria. In realtà sono posti di lavoro che sono stati creati perché è stata fatta una legge che ha consentito le condizioni affinché gli imprenditori potessero assumere dei nuovi dipendenti. Questo concetto fondante della Programmazione POR, del ciclo unico etc., deve essere letto attraverso una globalizzazione del processo economico, e per quanto mi riguarda, ma credo che su questo sia d'accordo anche il direttore del Centro Regionale di Programmazione Pischedda, che noi siamo impegnati nella realizzazione di un processo di monitoraggio che ci consente di avere tante carte geografiche della Sardegna. Una carta dei PIA innanzitutto che ci dà un colorino e ci dice dove vanno a finire le risorse, ma anche una dei PIT per vedere se le risorse vanno sullo stesso posto, oppure se vanno a coprire le aree che invece erano sfortunate, e lo sono state la prima volta. Noi abbiamo necessità di creare le condizioni della coesione fra tutti i territori della regione Sardegna, e quindi collegare e risolvere il problema delle zone interne, precondizione per lo sviluppo dell’Isola, perché fino a quando non riusciremmo a risolvere il problema che ci trasciniamo da secoli, delle cosiddette zone interne, che sono le zone meno fortunate dove c'è maggiore disoccupazione, dove c'è lo spopolamento, c'è questo flusso continuo. Se noi non risolviamo questo problema non riusciremo mai a risolvere il problema dello sviluppo della Sardegna, perché avremo zone avanzate, come la Gallura, dove d'estate, nel mese d'agosto, ci sono alberghi in cui si paga un milione a notte per dormire! E lì si potrebbe imporre la tassa di soggiorno! Perché chi può pagare un milione a notte, può pagare anche centomila lire in più di tassa, che deve essere utilizzata per migliorare le condizioni, per mantenere integro, pulito il mare, per mantenere così come Dio ha creato la natura. Consentire cioè quelle condizioni di utilizzazione tali che la natura possa essere usufruita dagli stessi turisti che vanno e possano goderla così come l'hanno conosciuta prima. A questo servono i soldi, per mantenere le risorse naturali così come le abbiamo trovate, come sono state create. Ecco dov'è il progresso. Ed io dico che sono molto interessato a questo progresso. Grazie. Apertura 8 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 9 Interventi 2) Dr.Emilio Pani, Assessore Regionale della Difesa dell'Ambiente Io, così come ha concluso il collega ed amico assessore Masala, ho la sfortuna invece di introdurre, secondo il compito che istituzionalmente mi viene riservato, gli elementi necessari per fornire la partecipazione al convegno su cui poi trasfondere le esperienze di ciascuno a seconda degli interventi, ma soprattutto la modifica della attuazione dei progetti per un migliore utilizzo delle risorse. È verissimo che nel Programma operativo plurifondo 1994/1999, il Quadro comunitario di sostegno per le regioni italiane dell'Obiettivo 1, le regioni in ritardo di sviluppo, cioè quelle il cui prodotto interno lordo, il PIL, è stato inferiore al 75% pro capite, la Sardegna attualmente - così come ha ben detto Masala - si è portata in questi anni al di sopra di questo limite. Però io che ho avuto modo di esaminare la trasfusione delle risorse nell'ambito dell'intero territorio regionale, posso ben dire, ed assieme lo vedremo adesso, che la nostra più grossa preoccupazione è quella di che cosa succederà quando non si dovrà più attingere e/o non si potrà più attingere a queste risorse perché saremo collocati al di fuori del limite minimo al quale stiamo facendo riferimento. Il primo programma operativo che è stato approvato per il POP, in senso nazionale, è quello proprio sardo; vedete, anche l'altro giorno a Roma approvando il primo accordo di programma quadro nazionale, abbiamo avuto la lieta sorpresa di avere appreso, soprattutto dalle indicazioni ministeriali, noi non lo sapevamo, almeno io non lo sapevo, che si stava attuando in Italia questo primo accordo di programma che interessava soprattutto l'utilizzo al meglio delle risorse idriche nel ciclo integrato. Ed allora, facendo le considerazioni che come sempre inorgogliscono noi sardi, che nella gestione dei nostri rapporti ci riteniamo sempre riservati, sempre attenti a non esagerare, e non presentarci oltre a quello che siamo, e quello che ci sembra che possiamo valere, ci sentiamo improvvisamente consapevoli del fatto che se ci presentiamo come primi, evidentemente siamo mossi da istanze che primi fra altri ci vedono coinvolti in problemi che, ahimè, sono per noi di vitale importanza. Sicché nella occasione proprio del varo del programma operativo principale noi in Sardegna come primi abbiamo cercato di portare avanti la strategia di sviluppo del programma che si basa soprattutto su una serie di interventi atti a favorire lo sviluppo economico della nostra isola, anche attraverso infrastrutture di base e di supporto alle attività economiche. Nel programma operativo di cui sto parlando, il sotto programma 4, infrastrutture a supporto delle attività economiche, le maggiori responsabilità sono ricadute in capo all'Assessorato che mi onoro di rappresentare. E per la misura dei parchi naturali a livello comunitario sono stati destinati nel programma del sessennio 143 miliardi circa, mentre invece per opere di risanamento ambientale sono stati riservati 45 miliardi circa, per un complessivo di 148 miliardi. La realizzazione degli interventi programmati con le due misure ha consentito all'Assessorato all'ambiente di spendere tutte le risorse disponibili, e di realizzare degli interventi a tutela della salvaguardia dell'ambiente, questo lo debbo affermare a chiare lettere perché il problema principale è quello dell'utilizzo delle risorse, perché non si fa altro che dire da più parti che nella realizzazione dei diversi interventi deve essere assolutamente perseguito l'obiettivo di spendere tutto, bene naturalmente non c'è bisogno neanche di dirlo, correttamente non c'è bisogno neanche di dirlo, legittimamente non c'è bisogno di dirlo, nell'interesse dell'intervento stesso, perché più si dimostra di avere speso con gli attributi ai quali ho fatto riferimento prima, e più si ha motivo di chiedere ulteriormente con l'attingere a risorse suppletive. E siccome mi piace fare riferimento a quanto si sta facendo, soprattutto da che abbiamo preso l'incarico di gestire queste risorse, debbo francamente Interventi 9 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 10 ammettere che lo scopo, l'obiettivo, l'intransigenza quasi che il sottoscritto ha riposto in queste richieste pressanti di documentazione di spendita, di accertamento di risorse che devono essere utilmente recuperate, io forse appaio talvolta nei confronti degli amministratori, dei responsabili che localmente devono gestire le spese, perché non vengono assolutamente gestite in prima persona dall'assessorato, dalla struttura, ma vengono delegati gli interventi ai diversi enti attuatori, io talvolta assumo il ruolo, credetemi non voluto, dell'intransigente, del soggetto che pretende che siano impostate soluzioni quanto prima con la cantierabilità, con i cantieri, con l'appalto delle opere con le risorse disponibili. Sicché, per esempio, esaminando il riepilogo, che non c'è bisogno che vi legga dettagliatamente, delle opere di risanamento ambientale che la struttura mi ha preparato puntualmente, debbo rimarcare che su 40 miliardi spendibili nel risanamento ambientale, 37 nel periodo al quale stiamo facendo riferimento, quindi dal '97 al 31 dicembre 2001, sono stati spesi e documentati da 91 comuni, da 5 consorzi e da un ente strutturale; ben 37 miliardi, quindi posso affermare che il risultato, e mi ricollego a quanto ha detto l'assessore Masala, certamente non può che essere confermato in questa sede, se non in termini di positivo riconoscimento. Il programma certamente, per quanto si riferisce all'ambiente, vede premiati, ahimè, rispetto all'indice degli interventi, la voce dei parchi. La regione Sardegna è diventata a livello europeo l'espressione migliore per quanto si riferisce all'ambiente, l'obiettivo di tutelare questa nostra regione perché diventi un parafulmine per tutti i problemi che interessano l'intera comunità a livello europeo. Sicché quando si parla di interventi a livello di parchi si deve pensare, così ammettono gli amministratori comunitari, alla Sardegna soprattutto perché è quella regione che dimostra di avere il rispetto che deve essere rivolto alla natura. Nel rispetto però di quelle condizioni alle quali noi non possiamo sottrarci, perché abbiamo da tenere sotto controllo il problema della economia dei risultati, perché altrimenti finiremo per premiare le azioni sui parchi senza tenere conto che gli esseri viventi, con la prerogativa di essere “gli umani”, devono essere messi da parte, accantonati. Sicché i benefici economici di prospettive ambientali ottimali non possano e non debbano ricadere beneficamente, mi si scusi il bisticcio, sui fruitori ultimi di questo sistema. Quindi è chiaro che nello spendere le risorse INTERREG che interessano in modo specifico, per esempio, la realizzazione della gestione del parco internazionale delle Bocche di Bonifacio, con l'intervento naturalmente della regione Corsa a noi fraternamente vicina, abbiamo realizzato delle opere comuni di notevole importanza; e sempre nell'ambito dello stesso INTERREG abbiamo avuto la possibilità di sottoporre a controllo, prevenzione e risanamento tutta la fascia costiera della Sardegna settentrionale, proprio quella che si affaccia lungo il perimetro delle Bocche, in contrapposizione con quella Corsa. E poi in ultimo, insieme alla Corsica, con un impegno interregionale, che oltre che la Sardegna ha coinvolto anche la Toscana, abbiamo avuto la possibilità di sperimentare, attuare, realizzare delle opere per quanto si riferisce al problema cruciale che ci affligge, che è quello della campagna antincendi. Vedete, per spendere qualche parola anche su questo argomento, in Sardegna noi abbiamo acquisito tale e tanta professionalità in questo campo che ci vede afflitti, direi, quasi geneticamente da questa iattura, e nel contempo quasi geneticamente abbiamo creato ormai una forza di intervento, che per quanto ho potuto esaminare in questi due anni di attività ha portato a questa considerazione: se non eccettuati casi sporadici - diciamo che possono essere quelli che si possono raggruppare in una mano, quindi cinque, sei - gli episodi di incendi anche di notevoli proporzioni in Sardegna si estinguono nel giro di 24 ore. Molti casi, molti elementi di paragone attestano questa considerazione, e queste Interventi 10 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 11 considerazioni che sono evidentemente prese in esame non soltanto da noi, ma anche da chi a livello nazionale e comunitario segue questi fatti e si porta appresso la considerazione che si vuol vedere che cosa abbiamo fatto, che cosa stiamo facendo e che cosa siamo in grado di fare per fronteggiare un pericolo che abbiamo visto, ahimè, travalica i limiti regionali della nostra regione per diventare poi un problema a livello comunitario di notevole interesse. Sicché gli incendi che hanno colpito, per esempio, la Gran Bretagna l'estate scorsa, e che hanno determinato in situazioni di siccità, in quei paesi fortunati quando non vedono l'acqua per 30 giorni 40 giorni parlano subito di catastrofe e di siccità, noi, dicevo al ministro Matteoli, viviamo in questa situazione non da 30 - 40 giorni, ma da 30 - 40 anni e quindi le considerazioni debbono essere diverse proprio sulla calamità che incombe sulla nostra regione in termini diversi rispetto a quegli stessi problemi che incombono sulle altre regioni. Però, vi ripeto, è in quest'ottica che siamo stati oggetto di particolari attenzioni, richieste di partecipazione, ahimè, ai nostri interventi da parte di terzi per creare quasi una scuola, una scuola di istruttori per gli interventi che si devono programmare, o si dovranno programmare secondo questa esigenza con la certezza dei risultati: abbreviando al minimo la capacità devastante degli incendi boschivi. Ed ecco perché come terzo punto di questa intesa INTERREG è stato inserito, accolto e finanziato questo programma antincendio. Il fatto che l'aspetto e le risorse verso i parchi abbiano trovato una qualche resistenza nella attuazione del sistema parchi non tanto regionali, quanto nazionali, è derivato dal fatto che noi sardi abbiamo una particolare gelosia verso qualsiasi forma di intrusione nei territori che riteniamo che siano nostri e soltanto nostri, così come è giusto che sia. E così come abbiamo difeso, talvolta allontanandoci dalle coste, che sono state - così come Montesquieu dice nell'Esprit de loi - "la parte più preoccupante della vita del sardo", perché dal mare arrivavano ed arrivano i pericoli, ancora oggi noi riteniamo che dal mare arrivino i pericoli che sono quelli che determinano talvolta gli inquinamenti ambientali più pericolosi. Gli inquinamenti ambientali che talvolta lasciano il segno per molti anni, che lasciano il segno in maniera indelebile, perché quelle cicatrici si risanano con grosse difficoltà. E non voglio parlare soltanto dei fatti sporadici del riversamento sulle nostre coste di residui oleosi derivanti dall'attività navale del trasporto degli idrocarburi, voglio invece parlare degli insediamenti industriali legati ad un sistema che non è nostro, perché il parco nostro per eccellenza, quello Geominerario, è soltanto legato all'attività che dall'epoca fenicia risale ai nostri giorni per importanza di interventi, importanza di estrazioni minerarie, importanza di attività connesse alla vita dell'uomo, parlo invece delle imprese, delle attività industriali che talvolta noi abbiamo dovuto sopportare, subire quasi, per ottenere in maniera precisa gli obiettivi di importanza particolare al fatto occupativo regionale. Per quanto invece si riferisce al risanamento ambientale, e per quanto, proprio in maniera specifica, il fondo ha interessato il FERS, nel periodo che è di prossimo inizio gli obiettivi specifici di riferimento sono quelli che dovranno garantire le disponibilità idriche adeguate, e come qualità, e come quantità, e come costo delle necessità idriche delle nostre popolazioni; questo è l'aspetto che mi interessa di più evidenziare in questa relazione, perché ritengo che da questo argomento, da questo capitolo possano essere ricavate le migliori utilizzazioni per quanto si riferisce alla priorità delle scelte fatte nel campo del settore della politica comunitaria in materia di acqua, cercando di creare le condizioni per mantenere la efficienza di un servizio che sta diventando sempre più importante, sempre più necessitato da impegni inderogabili. Ancora oggi sentivo dalla quotidiana trasmissione della radio Sardegna, la radio regionale, credo che le risorse idriche si stiano sempre più riducendo, sempre più diventano inconsistenti, sempre più ci devono preoccupare perché tali risorse non servono soltanto per gli usi idropotabili, ma servono e sono necessarie quanto mai per sostenere quel poco che riusciamo a produrre in campo agricolo. Interventi 11 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 12 Ed allora se vogliamo anche progredire sotto l'aspetto turistico non possiamo certamente trascurare la applicazione più rigorosa, la più possibile, la più urgente possibile delle necessità che sono legate all'utilizzo di queste risorse. Ritengo che bisognerà assolutamente migliorare le condizioni delle infrastrutture che devono appartenere a questo settore, che sono pertinenti a questo settore, e che debbono in qualche modo rendere non dico nullo, ma molto ridotto il fatto della perdita di risorse importanti, come sono quelle idriche. I nuovi impianti che si stanno ormai progettando dovranno avere il compito di migliorare questo aspetto. La popolazione civile, quella destinata in modo particolare a fruire di queste risorse, si sta rendendo conto dell'importanza di questo argomento, ed accoglie in questo senso anche la necessità di contribuire direttamente con l'aggiornamento delle tariffe; con l'aggiornamento dei costi che questi servizi devono essere resi indispensabili e disponibili per tutti e che devono essere sottoposti a particolari attenzioni e particolari rigori. Il miglioramento della competitività in senso territoriale, di queste utilizzazioni è un obiettivo primario del mio assessorato, e sono previsti per quanto si riferisce a questo settore, 140 miliardi di spendita per il periodo che va dal 2000 al 2006. Vorrei parlare ancora degli altri aspetti importanti, dei problemi che ci affliggono come il problema dei rifiuti, il trattamento degli stessi, la tutela ambientale, però il responsabile, il conduttore del convegno mi evidenzia la necessità di abbreviare i tempi, quindi comprendendo le ragioni di una riduzione del mio intervento mi propongo di far seguire lo stesso tecnicamente da chi ed è poi incaricato di gestire il proseguo dei lavori. Grazie. Interventi 12 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 13 3) Dr. Antonio Monni, Direttore Generale Assessorato Regionale dell'Agricoltura Vi chiedo scusa se parlerò da seduto, ma è soltanto per problemi di natura ottica perché se mi alzo in piedi poi, non ci vedo, non è certamente per poco rispetto di questa Illustre Platea. Peraltro mi limiterò ad un brevissimo intervento perché l'Assessore soltanto ieri pomeriggio, mi ha detto che non sarebbe potuto venire, e mi ha incaricato di porvi le sue scuse. I dati tecnici ve li risparmio perché sono contenuti nei documenti che ci sono stati consegnati e comunque sono conosciuti dagli addetti ai lavori. Mi limito pertanto ad alcune considerazioni che senza la pretesa di volerle classificare politiche o tecniche possono costituire comunque un messaggio per le valutazioni che ciascuno, secondo le specifiche attribuzioni, può avere interesse a fare. E` chiaro ed è noto a tutti che l'obiettivo del POP FEOGA 1994-1999 è riconducibile alla necessità di rispondere all'esigenza di salvaguardare le dimensioni e il livello occupazionale nell'agricoltura, con particolare attenzione al comparto ovi-caprino che occupa una posizione rilevante nell'ambito dell'economia agricola sarda. La conferma è data dal fatto che le misure direttamente ed indirettamente collegate al comparto anzidetto, hanno avuto oltre il cinquanta per cento delle risorse dell'intero programma; tuttavia non sono stati trascurati interventi neanche negli altri comparti a cominciare da quello degli impianti di trasformazione, della serricoltura, del florovivaismo, etc. C'è da osservare che il POP approvato nel novembre del 1994, ha subito nel dicembre del 1997 una riprogrammazione delle risorse con l'introduzione di sei nuove misure per il 1997 e il 1999, e questo sicuramente ha determinato una difficoltà nell'attuazione e quindi, nell'abbassamento della rendicontazione di cui dopo riferirò. Quanto allo stato di attuazione basta ricordare che a fronte di un costo totale di 650 milioni di Euro, in base ai dati in nostro possesso, al 31 dicembre del 2001 gli impegni hanno raggiunto il 105 per cento e i pagamenti circa l’85 per cento. Quindi, questo sprint in negativo, è stato determinato dal fatto che si sono ripetute nelle ultime annate agrarie avversità climatiche, a cominciare dalle siccità che abbiamo avuto dal 1995, anzi come diceva l'Assessore Pani da quarant'anni, ed in particolare, la diffusione nel 2000 e nel 2001 dell'epidemia della blue tongue hanno provocato una forte riduzione nel patrimonio ovi-caprino, indebolendo anche le capacità produttive e di autofinanziamento delle imprese del comparto, costrette quindi, per cause di forza maggiore, a rallentare e talvolta ad interrompere la realizzazione delle opere, che peraltro risultavano in fase di avanzata esecuzione. Possiamo tentare di analizzare i risultati conseguiti, anche se non è facile, come ha detto l'Assessore Masala per il fatto che occorrerà attendere qualche anno per verificare nel concreto i risultati effettivamente conseguiti. Tuttavia, la riflessione che facciamo riguarda soprattutto quella dell’efficacia della spesa, riferita all'obiettivo di modernizzare e razionalizzare, dell'assetto produttivo agricolo regionale. In realtà il settore agricolo non è uscito purtroppo dalla crisi, ed appare modesta la competitività tra aziende che hanno beneficiato dei Fondi strutturali ed aziende che ne sono rimaste escluse. Le ragioni sono molteplici e di diversa natura: sono connesse alle deficienze legate alla patologia strutturale del sistema agricolo, come per esempio la frammentazione delle strutture fondiarie; a questo punto, dovremmo pensare, magari copiandolo, al sistema tedesco dei Bauer, dove le aziende sono accorpate e non possono essere suddivise, ed addirittura, in casi di eredità tra gli eredi dello stesso dante causa, non può essere suddiviso lo stesso fondo. Oltre alla frammentazione, le difficoltà sono dovute alla scarsa dotazione di infrastrutture, che si sommano agli effetti della crisi economica generale degli ultimi anni. Si parla di due anni di regressione economica e non di aumento in campo nazionale e mondiale soprattutto. Faccio quindi riferimento alla scarsa dotazione di infrastrutture ed alle avversità atmosferiche e sanitarie, nonché alla scarsità delle risorse finanziarie complessivamente destinate all'agricoltura. Le risorse del POP infatti sarebbero dovute essere aggiuntive rispetto a quelle del bilancio ordinario regionale. Di fatto il blocco del complesso delle leggi regionali di incentivazione, dovute alla mancata notifica alla CEE, ha fatto venir meno il sostegno finanziario della Regione. Interventi 13 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 14 Inoltre la riduzione delle risorse all'interno del bilancio regionale per l'agricoltura ha fatto il resto, e questo non certo per cattiva volontà, quanto perché purtroppo molte risorse che sarebbero dovute essere destinate all'agricoltura per il miglioramento del comparto, sono state spese, come sapete, per pagare i danni causati dalle calamità naturali. Di fatto il nostro Assessorato, in gran parte è un Assessorato addetto al ristoro dei danni! Il mancato coordinamento in fase di programmazione e di attuazione tra il POP e gli altri programmi, che sono stati appunto realizzati nello stesso periodo, PIA, Leader, etc., hanno ridotto un possibile effetto moltiplicatore delle risorse. Il mancato raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del POP 1994-1999, per tutti gli operatori, ha causato un ulteriore svantaggio per le imprese agricole che non hanno beneficiato degli interventi: infatti la svolta impressa da Agenda 2000 in materia di requisiti minimi di accesso, quali quelli della redditività, dell’igiene e benessere degli animali, dell’ambiente, etc., penalizzano coloro che non li hanno raggiunti e non consentono di accedere ai nuovi fondi per il POR 2000-2006. Una proposta potrebbe essere quella di negoziare con la Comunità Europea la possibilità di sostenere attraverso un intervento specifico in deroga, le aziende escluse dai precedenti interventi finanziari al fine di raggiungere i requisiti minimi dell'impresa agricola. Cioè, se su 18 mila aziende, per esempio nel comparto dell'allevamento, hanno potuto beneficiare soltanto 10 mila aziende, le 8 mila escluse nel primo intervento non possono partecipare neanche al secondo perché non hanno conseguito, per mancanza di finanziamenti, i requisiti minimi cui facevo riferimento. Occorrerebbe una deroga perché fosse consentito anche a quelle 8 mila aziende, che non hanno potuto partecipare alla prima fase dei finanziamenti, di accedere ai fondi del secondo, non per quanto previsto dagli stessi, ma per acquisire quei requisiti minimi di cui tutti hanno necessità. Gli scenari che si profilano per la nostra agricoltura impongono attente riflessioni. Mi riferisco in particolare a queste: la possibile anzi quasi certa, fuoriuscita dall'Obiettivo 1, e la progressiva desertificazione del territorio. Pensare alla possibilità di restarci sarebbe comunque un tentativo da non trascurare. Pensiamo ad esempio a ciò che la Saras produce in Sardegna sapendo che è compreso nel Prodotto interno lordo della Sardegna. E siccome stare nell'Obiettivo 1 significa avere redditi inferiori al 75 per cento del reddito medio europeo, se nel PIL della Sardegna metto anche quello prodotto dalla Saras, è verosimile che il PIL totale diventi superiore al 75 per cento. Ma per sopra mercato; se poi dalla Saras non si possono neanche recuperare le imposte sull'IVA, e l’IRPEG dalla vendita dei prodotti petroliferi perché la sede della società è fuori dalla Sardegna, allora sono passatemi il termine - "cornuto e fustigato"! A questo bisognerà pensarci!! Sulla soluzione del problema dell'approvvigionamento idrico è stato già riferito, ma comunque anche questa è un’altra mia convinzione. Prima di tutto la soluzione del problema dell'acqua, è un problema trasversale che riguarda sia l'agricoltura che ogni altro settore produttivo. Non potremmo ad esempio far venire il doppio degli attuali turisti per ammirare le bellezze della nostra Isola, se non avessimo il doppio dell'acqua per lavarli!! E’ necessaria inoltre, anche una crescita della mentalità imprenditoriale degli operatori agricoli. Per favorire lo sviluppo delle forme societarie in agricoltura attraverso una disciplina tributaria adeguata alla specificità del settore sarebbe necessario un adeguamento della normativa statale tributaria e previdenziale. E’ necessario revisionare la normativa in materia di organizzazione ed accordi interprofessionali e favorire l'accesso ai mercati finanziari delle imprese agricole. E qui, poi, mi limito a fare soltanto un accenno, perché questo è un aspetto a margine di quello di cui stiamo parlando, ma secondo il mio modesto parere, occorrerebbe far rilevare nelle sedi della politica europea la necessità che i regolamenti comunitari debbano tener conto della specificità dei singoli Stati e al loro interno delle singole Regioni, pur mantenendo criteri di obiettiva uguaglianza al fine del rispetto delle norme sulla concorrenza. Termino con un esempio, che è chiaro e noto a tutti. Se in Italia si paga un tasso di interesse del 7 per cento e in Germania si paga il 3 per cento, la Commissione Europea non può dire che se io do un aiuto per abbattere questo dislivello sto erogando un aiuto alla gestione. Invece, se non lo dessi, favorirei la concorrenza sleale delle altre regioni e degli stati forti nei confronti del nostro, in questo caso debole! Interventi 14 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 15 4) Dr. Gavino Pischedda, Autorità di Gestione del Por Sardegna 2000-2006 Come diceva l'assessore Masala, il programma dei lavori della mattinata prevede l'analisi dei fattori critici e di successo che hanno caratterizzato l'attuazione dei programmi cofinanziati dell'Unione Europea nel periodo 1994 - '99. Ricordo che questo periodo si è chiuso il 31 dicembre del 2001. L'analisi che seguirà entrerà nel merito degli aspetti tecnici relativi alla programmazione, alla gestione e alla valutazione dei risultati raggiunti nel corso di questo periodo, ricordando peraltro che queste valutazioni non possono entrare nel merito delle valutazioni di impatto, che su un sistema socio economico in generale, in quanto questo tipo di analisi può essere fatto soltanto dopo un certo lasso di tempo. Prima di presentare i relatori che mi seguono nel corso della mattinata, vorrei rimarcare la rilevanza dell'incontro di oggi come momento di riflessione e di informazione sull'azione dei programmi comunitari cofinanziati dai fondi strutturali europei, in favore delle regioni come la Sardegna, in ritardo di sviluppo. Dicevo di informazione, perché nonostante la grande massa di notizie che normalmente vengono fornite dai mass-media, i cittadini, ma anche gli addetti ai lavori, per esempio i rappresentanti di enti locali, ma anche giornalisti, hanno difficoltà a districarsi tra le varie sigle, i POP, i POR, i PIT etc. etc., hanno difficoltà, il gergo usato all'interno di questa programmazione e quindi commettono degli errori anche notevoli di riferimento ai programmi; per esempio in questi giorni vedevo che c'era una confusione da parte di alcuni giornali tra PIT e programmi territoriali, che sono due strumenti completamente diversi come impostazioni. L'altro aspetto, dicevo, di riflessione, perché dobbiamo valutare con molta attenzione quanto è stato fatto fino ad oggi con la programmazione comunitaria 1994 - '99, per evitare di ripetere gli errori che ci hanno portato a fare delle scelte a monte sbagliate, viceversa fare memoria dei comportamenti corretti per migliorare l'efficienza e l'efficacia dei programmi. Sono certo che le relazioni che mi seguiranno nel corso della mattinata, unitamente al materiale informativo che è stato messo a disposizione di tutti i partecipanti a questo convegno, daranno risposta a questa esigenza di informazione e di conoscenza. La Dottoressa Pisu, che seguirà il mio intervento, svolgerà la sua analisi sulla base dell'esperienza acquisita come Segretaria del Comitato di Sorveglianza del POP, che ricordo è l'organismo previsto dai regolamenti, che serve per pilotare l'insieme dei programmi, quindi l'attuazione dei programmi in modo che gli atti che vengono compiuti dai soggetti responsabili dell'attuazione rispondono alle disposizioni contenute nel POP, nei regolamenti e nel quadro comunitario di riferimento. Successivamente parlerà il Dottor Grillo, che in qualità di Valutatore indipendente del POP, aveva il compito di evidenziare le criticità emerse nel corso dell'attuazione del programma e di proporre i correttivi al programma medesimo per renderlo più efficiente ed efficace, e quindi finalizzarlo meglio agli obiettivi che originariamente si erano prefissati. La sua relazione chiaramente è esposta in modo più approfondito nel documento che è stato allegato, e che voi tutti avete a disposizione, che peraltro è una sintesi del lavoro di valutazione compiuto complessivamente nel corso dell'attuazione del programma. Seguirà inoltre il Dottor Mairate, chiedo scusa per questa elencazione, ma è opportuna avere un elenco puntuale delle persone che si alterneranno a questo tavolo; il Dottor Mairate, in qualità di capo aggiunto dell'unità di valutazione della DG Regio della Commissione Europea, ed anche lui ci darà una lettura, individuando, secondo l'ottica della Commissione Europea, quanto di positivo o di negativo è stato realizzato con il programma, con il POP '94 - '99. Oltre a questi argomenti tecnici, sarà importante ascoltare le valutazioni che saranno espresse dal partenariato sociale e istituzionale, qui rappresentato dalle organizzazioni sindacali e dal Presidente dell'Anci Sardegna Linetta Serri, che ringrazio della loro presenza in questa sede; essi rimarcheranno certamente il disagio per alcuni obiettivi non raggiunti, ma spero esprimeranno anche alcune indicazioni su come migliorare l'azione delle politiche di sviluppo della regione sarda. Interventi 15 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 16 Ringraziamo anche il FORMEZ che ha fornito un supporto notevole di assistenza tecnica e di organizzazione di tutto questo convegno che, come diceva l'Assessore Masala, gode della presenza di un pubblico numeroso e molto attento. Dicevo che il mio intervento cercherà di fornire un quadro semplificato degli obiettivi che la regione sarda si era prefissata con i POP '94 e '99 nell'ormai lontano 1993, anno nel corso del quale è stato predisposto il programma. È opportuno ricordare che il POP era accompagnato da una molteplicità di programmi settoriali, cosiddetti POM, Programmi operativi multiregionali, gestiti a livello nazionale dai vari Ministeri o enti quali le Ferrovie, l'ANAS ed altri soggetti. Quindi noi avevamo tanti programmi operativi di carattere settoriale, per esempio nel settore dell'acqua, della depurazione, dei trasporti quindi ferrovie, viabilità etc., che dovevano fornire un supporto importante in termini di dotazioni infrastrutturali all'azione svolta dal Programma operativo regionale che invece aveva un spettro di competenze molto ampio, si andava da interventi nel campo della infrastrutturazione viaria, all'incentivo alle imprese, alla realizzazione di infrastrutture di supporto all'attività economica quale l'energia, i parchi etc.. Il POP, ricordo, muoveva un ammontare di risorse pari a 1816 miliardi di Euro, in quel periodo si parlava di ECU, un ammontare abbastanza elevato per quel periodo, ricordando peraltro che la manovra complessiva delle risorse era di circa il doppio, perché l'ambito regionale era coperto nella misura del 50 per certo di risorse comunitarie, l'altro 50 per cento veniva gestito all'interno dei programmi multiregionali. Quindi diciamo che la manovra complessiva in termini di risorse finanziarie poteva ammontare complessivamente a circa 3600 milioni di Euro. La presenza significativa di molti interventi in capo ai ministeri responsabili di settore sta a dimostrare che l'approccio programmatico adottato dal QCS di allora aveva una connotazione di carattere molto settoriale, quindi avevamo interventi gestiti dal ministero dei lavori pubblici, soggetto attuatore l'ANAS che realizzava interventi relativi alla viabilità, avevamo l'industria che tramite i suoi uffici gestiva le risorse per l'incentivazione al settore industriale, avevamo la Telecom che gestiva interventi nel campo delle telecomunicazioni e così via di seguito. Quindi una caratterizzazione settorializzata dall'approccio programmatico. Per quanto riguarda il POP peraltro anche la Giunta e il Consiglio di allora, sempre in un'ottica di settorializzazione dell'approccio programmatico, aveva scelto di affrontare alcune criticità fondamentali nel campo dell'infrastrutturazione regionale, do alcune indicazioni significative di questo tipo di approccio, era stato prescelto per esempio di finanziare integralmente la strada statale 125 perché risolvesse il problema dell'isolamento dell'Ogliastra rispetto al resto dell'ambito regionale, quindi un collegamento diretto Cagliari - Tortolì. Un altro intervento di valenza settoriale era la soluzione del problema dell'approvvigionamento energetico con l'intervento di gassificazione del carbone Sulcis, ricordo che in quel periodo si parlava molto anche della metanizzazione della Sardegna, quindi la dorsale, l'approvvigionamento dall'esterno, peraltro il quadro progettuale non era ancora maturo per fare delle proposte che potevano essere affrontare in modo significativo in quella fase, inoltre le risorse a disposizione erano decisamente scarse al riguardo e quindi o si decideva di realizzare il gassificatore o si realizzava la dorsale del metano. Altri argomenti significativi erano la mobilità urbana, con finanziamento delle metropolitane di Cagliari e di Sassari, il finanziamento in favore delle imprese industriali, artigianali e turistiche attivando le nuove leggi, appena approvate in favore di questi soggetti, e poi il consolidamento dell'attività di ricerca e la creazione del parco scientifico e tecnologico. C'era anche un altro intervento notevole che riguardava i parchi naturali, come ricordava stamattina l'assessore Pani. Per quanto riguarda il FEOGA ricordo l'intervento più significativo che riguardava l'adeguamento sanitario delle strutture aziendali della filiera del latte. Di tutto questo, di questi punti che io ritengo fondamentali nelle scelte strategiche di allora che cosa è stato realizzato? I dati finanziari richiamati dall'assessore Masala evidenziano che c'è stato un notevole successo in termini di realizzazione, peraltro questo è dovuto - cioè questo successo in termini finanziari della realizzazione - al fatto che il governo del programma fatto dal Comitato di Interventi 16 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 17 Sorveglianza e dall'Amministrazione regionale ha consentito di superare tutti gli ostacoli e le criticità che impedivano la realizzazione di vari interventi, quindi si è intervenuti in termini di riprogrammazione ogni volta che ciò si sia reso necessario. Io vorrei fare alcuni esempi significativi: analizziamo il caso del gassificatore del Carbone Sulcis, che richiedeva un ammontare molto elevato di risorse. Le difficoltà esistevano sin dalla fase di programmazione e riguardavano vari aspetti, la tecnologia del processo di gassificazione non era ancora maturo, quindi si era disorientati sulla tipologia, sulla tecnologia da adottare, la scarsa qualità del Carbone Sulcis, la localizzazione dell'impianto di gassificazione, a bocca di miniera o vicino al porto, ma soprattutto la difficoltà sulla bancabilità delle risorse. Io ricordo che la scelta di finanziare il gassificatore era dovuto anche al fatto che c'era l'esigenza di coinvolgere il privato nel cofinanziamento di iniziativa, una scelta importante che anche oggi stenta ad entrare all'interno della programmazione regionale, nonostante tutti i tentativi, da ultimi proposti anche dalla Giunta Regionale con degli incentivi ad hoc. Il rischio di non poter utilizzare le risorse destinate alla gassificazione ha convinto, dopo varie difficoltà e confronti vari, sia la Giunta che il Consiglio a riprogrammare le risorse per altre attività. Lo stesso discorso fatto per il gassificatore può riguardare la metropolitana di Cagliari, voi sapete che la metropolitana a Cagliari non si realizzerà, solo nei giorni scorsi c'è stato un bando per realizzare la tratta Piazza Repubblica - Monserrato, ma questo intervento viene realizzato con risorse non del programma operativo. Maggior risultato ha avuto la metropolitana di Sassari, che peraltro a breve darà i suoi benefici per la cittadinanza. Anche l'intervento nell'ambito dell'area parco, nonostante tutti gli aspetti positivi elencati stamattina dall'assessore Pani ha presentato varie difficoltà, i parchi regionali voi sapete, quelli previsti dalla legge 31, ma anche i parchi nazionali non sono decollati, le popolazioni regionali non hanno accettato il tipo di parco che veniva prospettato in quella fase, e nonostante tutte le scelte di carattere tecnico per rimuovere le difficoltà di accettazione da parte delle popolazioni non si è superato il problema, e quindi il tutto verrà riproposto in questa fase di programmazione. Difficilmente comunque i sardi accettano interventi calati dall'alto, che non siano mediati attraverso un confronto partenariale e istituzionale con le popolazioni locali. Continuando questo tipo di esposizione, che evidenzia le difficoltà a realizzare gli obiettivi originari del programma, potrei richiamare altri interventi di carattere strategico, per esempio la Strada statale 125, peraltro io dico che se la Giunta di allora e il Consiglio di allora non avessero deciso di inserire quell'intervento all'interno del Programma operativo, noi non avremmo neanche un lotto realizzato di questa strada, mentre sono sicuro che nel 2006, al massimo 2007, noi potremo percorrere il tratto della 125 da Cagliari a Tortolì senza deviare o andare in altra strada. Questo a significare che se la programmazione viene fatta con la giusta attenzione, noi riusciamo a raggiungere gli obiettivi anche se non nel periodo di media, nel lungo periodo di certo riusciremo a costruire quello che ci siamo prefissati. Vorrei fare un’ulteriore considerazione sulla ricerca, gli interventi che riguardano la ricerca. Ricordo che gli interventi che venivano prospettati servivano per consolidare il tessuto della ricerca a livello regionale, questo è stato fatto, peraltro nella attuale fase di programmazione. Noi dobbiamo fare un passo in avanti e questo naturalmente lo verificheremo strada facendo, come è stato realizzato il parco scientifico e tecnologico, ancora ci sono alcuni edifici che dovranno essere completati, però a metà anno noi avremo una struttura che può essere destinata e finalizzata alla ricerca che sarà una risorsa fondamentale per mettere insieme tutti i soggetti che in Sardegna svolgono questo importante compito. Volgendo lo sguardo dal POP ai vari POM, che come dicevo svolgevano una funzione di supporto fondamentale per l'azione infrastrutturale, di infrastrutturazione dell'isola, vorrei richiamare alcuni interventi significativi, per esempio il completamento della diga sul Tirso, l'ultima diga che ha una capacità di invaso notevolissimo, la realizzazione di molte tratte della strada statale 131, la realizzazione dei nuovi aeroscali di Cagliari, dell'aeroporto di Cagliari, di Olbia. Siamo vicino a Cagliari, quindi possiamo parlare anche del recupero della zona del Poetto, che è fondamentale. Potrei anche richiamare un altro fatto, che ai più non è conosciuto, è il monitoraggio ambientale Interventi 17 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 18 contro la criminalità che viene realizzato in alcune parti della regione Sardegna come azione di repressione preventiva, contro i sequestri di persona. Questo è un fatto fondamentale che in Sardegna ha un valore marginale rispetto a quello che viene in altre regioni, però ha il suo significato, e il fatto che da diversi anni non ci sia più un sequestro di persona, forse è dovuta anche a questa presenza importante dello Stato nel territorio. Alcuni aspetti negativi li devo richiamare, dell'azione della promozione nazionale; ricordo la diga di Monte Nieddu, un intervento importantissimo per questo territorio nel quale ci troviamo, che purtroppo è nella condizione in cui è, di falsa partenza. Poi il problema dell'acqua non è stato risolto, nonostante le notevoli risorse finanziarie previste dal POM di riferimento, sia per le risorse dell'acqua da destinare all'uso potabile che per l'acqua per l'irrigazione. Questi sono problemi che verranno affrontati in questa fase di programmazione, ma non soltanto dalle risorse comunitarie, anche da altre risorse; come voi sapete si è attivato un processo di coinvolgimento di tutti i soggetti, sia di livello nazionale, regionale, comunitario per risolvere questo grossissimo problema della regione Sardegna. Per concludere, prima di passare la parola alla dottoressa Pisu, vorrei focalizzare i limiti più importanti della programmazione precedente, del precedente Quadro Comunitario di Sostegno del POP relativo. Nel mio intervento alcuni elementi erano già evidenti; il limite più importante della programmazione è l'eccessiva settorializzazione degli interventi e la scarsa integrazione tra di loro. Questo riguarda sia il Programma regionale che i vari POM, sia gli interventi all'interno della stessa programmazione regionale. Ma l'elemento più critico che io richiamo, forse più rilevante, è l'assenza di un soggetto che sintetizzasse le varie politiche e svolgesse il ruolo di governo delle risorse nella loro complessità. La Regione, infatti, che era sì titolare di un programma operativo, non aveva il compito di coordinare l'azione complessiva degli altri interventi, quindi il suo ruolo veniva sminuito e reso inefficace rispetto alla strategia complessiva che ci si era data di ottenere la crescita della regione nel suo complesso. Un'altra carenza significativa era l'assenza di un'organizzazione amministrativa nel vero senso del termine, che fosse in grado a livello regionale di gestire l'attuazione del programma. Come diceva stamattina l'assessore Masala, l'amministrazione nei suoi comparti andava avanti per proprio conto, cioè l'assessorato agricoltura svolgeva le sue attività senza sapere e senza avere accortezza di quello che realizzava l'ambiente, e così via di seguito. Quindi non esisteva un'architettura organizzativa degna di tale nome, quindi con tutte le carenze relative ai sistemi di monitoraggio inteso come attività ordinaria di valutazione, ma di valutazione all'interno dell'amministrazione regionale. Altro elemento importante, carente nella fase di programmazione, è stata l'assenza di una vera valutazione ex ante di che cosa la programmazione ci avrebbe dato alla fine del periodo. La valutazione è fondamentale per orientare i soggetti nelle scelte, molti errori non li avremmo commessi, per esempio la scelta del gassificatore non l'avremmo fatta in quella fase se noi avessimo avuto chiaro il quadro ex ante di quello che stava per succedere. Questi problemi, queste criticità sono state utili per rivedere l'approccio programmatico della nuova fase di programmazione che la Regione Sardegna ha intrapreso, naturalmente di concerto col livello nazionale, col Ministero dell'Economia in particolare, ma con tutti gli altri soggetti di livello nazionale e regionale. Di questi aspetti ne parleremo stasera, evidenzieremo in modo analitico qual è stato il mutamento dell'approccio programmatico, che consentirà in questa fase di governare appieno non un singolo intervento ma la totalità dell'azione programmatica che noi abbiamo attivato nel 2000 e che si chiuderà nel 2006. Sono sicuro che tutti i soggetti qui presenti, ma anche quelli che stanno lontano e che non hanno accortezza di questo convegno, sono convinti che noi riusciremo a realizzare gli obiettivi dello sviluppo soltanto se c'è un'azione concertata, integrata e finalizzata e non un'azione fatta di piccole iniziative scollegate tra di loro, come è sempre avvenuto nel nostro territorio. Grazie. Interventi 18 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 19 5) Dott.ssa Graziella Pisu Segretario del Comitato di Sorveglianza del POR Sardegna 2000-2006 E’ appena terminato il secondo ciclo di programmazione comunitaria dalla riforma dei Fondi strutturali del 1998 e l’Amministrazione regionale ha ritenuto opportuno completare il pacchetto di informazioni divulgate attraverso il sito regionale alla pagina (EUROPA) con altri strumenti quali le brochure che troverete in cartella, le immagini del video che sarà proiettato alla fine della mattinata e questo convegno come momento di confronto e di riflessione sul rapporto tra la Sardegna e le risorse comunitarie. Questo evento rientra tra gli strumenti del Piano di comunicazione 94/99 elaborato dal CRP con l’assistenza tecnica del FORMEZ, finalizzato a: • Garantire la parità di accesso alle risorse finanziarie; • Fornire un'adeguata pubblicità ed una corretta informazione sugli interventi realizzati in Sardegna con il concorso dei Fondi strutturali. La Sardegna, accogliendo con grande interesse l’opportunità offertale con il Regolamento comunitario in materia di pubblicità e informazione, si è impegnata in questi anni per contribuire ad elevare il livello di conoscenza dell’opinione pubblica regionale sul ruolo svolto dall’Amministrazione regionale, con il concorso dello Stato e della Comunità Europea, nella realizzazione delle politiche strutturali. E’ stata svolta una preliminare attività di studio e di ricerca finalizzata ad individuare le misure e le azioni utili per il conseguimento degli obiettivi del Piano. A tal fine sono stati svolti alcuni sondaggi tra i potenziali destinatari delle azioni del Piano: Enti locali (Comuni, Province, Comunità Montane), rappresentanti del mondo dell'impresa, della finanza e del lavoro, operatori dell'informazione comunitaria presenti sul territorio, funzionari dell’Amministrazione regionale e Opinione pubblica in generale. Quest’ultima, nel sondaggio da noi commissionato, risultava poco informata circa il ruolo svolto dall'Unione Europea in favore dei Programmi di sviluppo. L'impegno assunto dal CRP in tale contesto è stato quello di creare sia un assetto organizzativo mirato e strutturato per la gestione e per l'alimentazione del sistema informativo, che di promuovere in collaborazione con gli Assessorati regionali e con alcuni servizi della Presidenza della Giunta la diffusione delle informazioni su questo tema. Ma come si è inserita la Sardegna nell’ambito delle politiche comunitarie? La Sardegna già dall’89/93 si è inserita, partecipando all’elaborazione del Programma integrato mediterraneo (PIM), del Programma nazionale di interesse comunitario (PNIC); del Programma operativo plurifondo (POP 89/93), di due Sovvenzioni Globali e di due Iniziative comunitarie, Interreg I e Leader I. Numerose sono state, in quella fase, le adesioni ad altre Iniziative comunitarie come VALOREN, STAR ed ENVIREG: le prime 2 hanno operato nel settore energetico e la 3a nel campo ambientale. Complessivamente, nei sei anni in cui tali iniziative hanno concretamente operato, la Comunità Europea ha stanziato contributi per circa 850 miliardi di lire che hanno favorito investimenti per oltre 1.700 miliardi di lire. • Gran parte della spesa destinata agli incentivi a favore delle piccole e medie imprese e del settore artigianale ha garantito il mantenimento dell’occupazione esistente e ha favorito la creazione di nuovi posti di lavoro in un numero considerevole d’imprese; • Sono stati finanziati interventi in diversi altri settori come il turismo, l’ambiente e la formazione professionale; • Abbastanza consistenti sono stati anche gli investimenti per la realizzazione di opere strutturali e infrastrutturali e la trasformazione e diversificazione del settore agricolo. Interventi 19 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 20 Ma veniamo al ciclo appena concluso. Nel periodo 94-99 l’intervento comunitario si dispiega attraverso diversi strumenti di sostegno allo sviluppo - il POP, INTERREG II, LEADER II, RECHAR II e PMI - che hanno garantito in sei anni investimenti per oltre 4.000 miliardi di lire. A questi vanno ad aggiungersi numerosi altri programmi di iniziativa comunitaria come ADAPT, LIFE, NOW, URBAN, diversi progetti innovativi (ricordiamo il progetto per la depurazione delle acque reflue realizzato nell’ambito dell’iniziativa INTERREG 2C) e le opere finanziate con i Programmi operativi multiregionali – i POM (ricordiamo le nuove strutture dell’aeroporto di Cagliari, il ripascimento del Poetto e gli itinerari culturali nell’ambito della sovvenzione globale “Parchi letterari”). Malgrado l’assenza di risultati analitici derivanti dall’esercizio di valutazione ex-post, sul periodo appena concluso si possono esprimere alcuni giudizi di carattere generale riguardo sia all’attività svolta, che ai problemi incontrati, ad alcuni nodi ancora irrisolti ed alle soluzioni adottate. La gestione del programma è stata caratterizzata da elementi innovativi e da difficoltà che hanno reso il percorso iniziale poco agevole rispetto al metodo di gestione adottato per l’utilizzo degli altri strumenti finanziari regionali e statali. Il recepimento dei meccanismi di modernizzazione, in un’Amministrazione allargata come quella regionale, è sempre relativamente lento; però vi sono stati comunque dei primi segnali di cambiamento. Tra gli elementi positivi - o, per usare una terminologia più moderna, i punti di forzache hanno caratterizzato il ciclo di programmazione appena concluso se ne possono elencare alcuni. • Si è riscontrata una maggiore vivacità sul territorio, determinata da un accresciuto coinvolgimento dei nuovi Soggetti di programmazione, come è avvenuto per la Provincia di Sassari nell’ambito del Programma INTERREG II. • Lo schema tradizionale di programmazione è stato capovolto con l’iniziativa comunitaria LEADER II che ha favorito la programmazione partecipativa dal basso (bottom-up) interessando i Comuni, le Comunità Montane, le associazioni di Comuni, gli agenti di sviluppo locale creati ad hoc come i GAL e gli OC. • Una significativa attenzione è stata posta alla qualità dei progetti attraverso una rilevante e costante attività di assistenza tecnica ai soggetti locali pubblici e privati da parte delle società Pricewaterhouse, ISRI e Passamonti (la misura sulla riqualificazione dei centri urbani ne è un esempio). • Numerose sono state le proposte e le iniziative adottate per modificare le strutture e le funzioni regionali per la gestione di sistemi complessi: è stata avvertita la necessità di andare oltre una gestione puramente amministrativa dei finanziamenti. Tutto questo però non è stato sempre accompagnato da una volontà politica sufficientemente decisa e capace di governare i processi di trasformazione. Di conseguenza, da un punto di vista organizzativo, non è stato elaborato un programma globale di riorganizzazione, ma diversi servizi all’interno degli Assessorati hanno messo in atto delle soluzioni autonome caratterizzate da miglioramenti della struttura gestionale in funzione dei nuovi compiti assegnati dai programmi comunitari. • E’ cresciuto l’interesse verso l’attività di valutazione quale elemento indispensabile per un’adeguata gestione del programma e per una buona futura programmazione. • Sono stati predisposti degli strumenti che non esistevano nel precedente periodo di programmazione. Mi riferisco alla messa a punto di una rete regionale di monitoraggio finanziario e fisico realizzata con il supporto tecnico delle Società di monitoraggio e assistenza tecnica. Fatto ancor più importante è che si è generata l’attitudine culturale ad utilizzare tali strumenti e a misurare la validità dell’azione programmata in base alle loro indicazioni. • Semplificazioni procedurali sono state riscontrate nei casi in cui ha operato la conferenza dei servizi. A questo proposito l’Amministrazione regionale ha portato avanti, con la collaborazione del FORMEZ, due progetti finalizzati alla razionalizzazione della normativa regionale i cui risultati saranno illustrati nel corso del convegno che si terrà il prossimo 8 marzo. Questi elementi sono piccoli segnali di cambiamento e conseguono dei risultati limitati, ma sappiamo quali difficoltà occorre superare per modificare le procedure consolidate nel tempo. Interventi 20 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 21 Possiamo notare che questa gradualità, che si è mostrata lenta nel ciclo appena concluso, sta subendo una forte accelerazione nel 2000/2006 nel rispetto di quel quinto principio di efficacia richiamato dai regolamenti comunitari del giugno ‘99. E’ indubbio che assegnare all’attività di gestione la stessa dignità che per decenni è stata attribuita all’attività d’impostazione della programmazione permetterà di diffondere sempre più la consapevolezza dell’importanza e della necessità di conoscere sia l’andamento, che gli effetti e i risultati della spesa pubblica. Le difficoltà incontrate - o meglio i punti di debolezza che hanno accompagnato il passaggio dalla fase di pianificazione alla fase di realizzazione - sono abbastanza note, ma alcune di queste sono proprio legate alla gestione dei Fondi strutturali: nelle diapositive che accompagnano la relazione ne ho sintetizzato alcune. I problemi affrontati nella gestione non discendono da un’unica causa, ma sono attribuibili ai diversi Livelli Istituzionali e in gran parte sono di carattere generale, in quanto comuni a molte regioni. Se ne possono elencare alcuni. • Il problema determinato dall’impossibilità di utilizzare le risorse finanziarie fino al momento della loro iscrizione nel bilancio regionale, iscrizione che può avvenire solo dopo la Decisione di approvazione del programma da parte della Commissione Europea. Infatti, il Consiglio regionale, prima dell’invio alla Commissione approva il programma e dopo la decisione da parte dell’organo Comunitario approva il relativo quadro finanziario. L’atto di approvazione da parte del Consiglio regionale rappresenta l’adempimento formale da cui dipende l’attivazione delle procedure amministrative di attuazione delle Misure. Per il POP la disponibilità delle risorse è avvenuta solo nel maggio del 1995, vale a dire un anno e mezzo dopo la data di ammissibilità della spesa e sei mesi dopo la Decisione di approvazione del Programma da parte della Commissione europea. • Altro elemento di difficoltà è collegato alla scarsa capacità decisionale del Comitato di Sorveglianza, che nelle intenzioni e nei principi dei Regolamenti comunitari doveva essere la sede naturale del coordinamento delle decisioni. Nel suo operare si è constatato invece il venir meno del ruolo di sede di partenariato, in quanto le decisioni venivano rinviate ad altre sedi o adottate con procedure diverse. I nuovi Regolamenti attribuiscono al Comitato un ruolo più forte. • Un altro ostacolo, comune a tutte le regioni del Sud, ha riguardato l’operatività dei Fondi strutturali, cioè la ridotta capacità dell’Amministrazione di attivare interventi compatibili con la tempistica comunitaria. Ciò dipende dal fatto che il metodo adottato è stato quello di avviare il processo di maturazione delle scelte di investimento contestualmente all’attribuzione delle risorse alla regione: un percorso obbligato, in assenza di un Piano generale di sviluppo di riferimento. La presenza di una strategia globale di programmazione avrebbe invece potuto indirizzare il processo decisionale verso scelte più selettive, favorendo così l’elaborazione, da parte dei soggetti locali, di un parco-progetti indispensabile e necessario a fronteggiare futuri e possibili strumenti finanziari (siano essi statali che comunitari). • Anche l’eccessiva articolazione della normativa nazionale di riferimento, caratterizzata spesso da continui aggiornamenti, ha comportato, in alcuni casi, procedure incerte e contraddittorie, stravolgendo le previsioni di fattibilità tecniche e amministrative e mettendo a forte rischio le risorse finanziarie. In quel periodo, si intervenne, più che in modo preventivo, con rimedi in corso d’opera. Le soluzioni possibili andavano tutte nella stessa direzione: la semplificazione delle procedure. Furono individuati vari strumenti come l’istituto della conferenza di servizi, che però nella fase operativa non ha sempre ottenuto i risultati sperati. La misura che finanziava alcuni tratti della maglia viaria del centro-sud della Sardegna è stata investita in pieno dalle modifiche delle norme sugli appalti pubblici, costringendo l’Amministrazione regionale ad aggiornare più volte le relative progettazioni. • Altro problema non marginale è stato quello legato alle incertezze in materia di ammissibilità della spesa, che è stato in gran parte attenuato con il progetto comunitario SEM 2000 del ’97, finalizzato a garantire un’utilizzazione ottimale delle risorse. Oggi resta ancora aperto il problema delle somme “per anticipi” erogate dal beneficiario finale all’atto dell’affidamento dei lavori. Infatti, queste non possono essere considerate spese rendicontabili pur dietro presentazione di una polizza fidejussoria, Interventi 21 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 22 poiché la dichiarazione di spesa per la richiesta del contributo comunitario deve corrispondere all’effettiva realizzazione degli interventi. Tra i problemi specifici del nostro programma occorre ricordare la sospensione dell’operatività delle misure dell’Asse 2 del POP - FESR e della misura dell’assistenza tecnica causato dal lungo negoziato intercorso con la Direzione Generale della Concorrenza della Commissione europea. L’elenco potrebbe essere ancora lungo ma ritengo che il problema principale sia ad ogni modo questo: da un lato la Commissione Europea considera le Amministrazioni nazionali e regionali sufficientemente flessibili da accogliere senza problemi le procedure, i nuovi strumenti e le nuove forme di intervento; dall’altro lato le Amministrazioni regionali e nazionali sono troppo spesso vincolate da leggi e regolamenti rigidi che le hanno rese incapaci di accogliere le innovazioni imposte dalla Commissione. Ma quali sono state le azioni adottate dall’Amministrazione per superare le difficoltà più emergenti del Programma operativo plurifondo che, con i suoi 3.800 miliardi di lire, rappresenta il programma con la dotazione finanziaria più consistente? Le misure più a rischio si presentavano nel sottoprogramma FESR: il gassificatore del Sulcis, la metropolitana di Cagliari e alcuni tratti della SS 125 Cagliari-Tortolì. L’approccio dell’Amministrazione per evitare il rischio di perdita delle risorse fu quello di rivedere le proprie scelte pur nel rispetto della strategia complessiva. A conclusione di un’osservazione approfondita e di un puntuale monitoraggio, fu avviata la metodologia della riprogrammazione. L’Amministrazione regionale stornò, da un lato, due grossi interventi dal Programma e li trasferì sotto l’ombrello del bilancio regionale ordinario, in quanto rappresentavano comunque priorità di sviluppo per l’Isola; dall’altro operò per rendere più flessibili alcune misure caratterizzate, nell’impostazione iniziale, da una eccessiva rigidità. Per il sottoprogramma cofinanziato dal Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEOGA), l’Amministrazione regionale, e per essa l’Assessorato dell’Agricoltura, ha ritenuto opportuno articolare la programmazione degli interventi in due trienni in conseguenza del fatto che il sistema agricolo si muove in uno scenario in rapida evoluzione e lo stesso Piano Mac Sharry, approvato nel ’92, era all’epoca prossimo alla scadenza. Pertanto il primo triennio è stato articolato con interventi puntuali, mentre per il secondo è stata fatta la scelta di programmare utilizzando un criterio a maglie larghe. L’andamento della spesa è stato diverso per i due intervalli temporali. Nel primo triennio le spese sostenute al 31 dicembre del ’96 rappresentavano il 27% dello stanziamento complessivo contro il 10% e il 23% rispettivamente del FESR e del Fondo sociale. La buona performance del FEOGA ha consentito di allineare la Sardegna alle regioni che presentavano la percentuale di spesa più elevata. La notevole performance delle azioni agricole che ha caratterizzato il primo triennio può essere ascritta a: • Esclusione degli Enti pubblici dai possibili beneficiari delle misure programmate, a favore dei Soggetti privati che hanno sempre mostrato una maggiore tempestività nell’utilizzo delle risorse; • Adeguamento, in tempi relativamente brevi, del sistema produttivo agricolo alla normativa comunitaria; • Sistema organizzativo-procedurale messo a punto dall’Assessorato. Il secondo triennio ha scontato invece una serie di problemi legati in gran parte alla situazione d’instabilità politica e alla mancata approvazione da parte del Consiglio regionale della legge che avrebbe consentito di utilizzare le risorse finanziarie, ma anche ai cambiamenti avvenuti nella struttura organizzativa dell’Assessorato. Le azioni formative finanziate dal Fondo sociale facevano riferimento a procedure consolidate, perciò non si sono presentate grosse difficoltà, se non quelle legate alla revoca di alcuni corsi di formazione, Interventi 22 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 23 superate grazie al fatto che il Fondo sociale funziona in modo diverso: le somme non spese nel corso dell’anno vengono trasferite nell’annualità successiva consentendo all’Autorità responsabile - in questo caso l’Assessorato regionale del Lavoro - di riprogrammare le attività formative. Le azioni avviate dall’Amministrazione regionale hanno garantito una notevole capacità di assorbimento di risorse, consentendo alla Sardegna di allinearsi nella fascia più alta tra le regioni del sud. La grande potenzialità di assorbimento di alcune misure del POP - FESR (2.1. incentivi alle PMI, 4.2. (risanamento ambientale), 3.2.riqualificazione dei centri urbani a fini turistici e la misura relativa alle infrastrutture idriche) ha reso possibile, nell’ambito della riprogrammazione del Quadro comunitario di sostegno avvenuta nel 1998, l’assegnazione di risorse aggiuntive destinate in parte allo stesso programma operativo e in parte ad alcuni programmi gestiti dall’Amministrazione statale per il finanziamento del progetto ricadenti nel territorio regionale quali la ristrutturazione dell’aeroporto di Cagliari ed il ripascimento del Poetto come sopra richiamato. Le azioni messe in atto sono state efficaci e, come annunciato dall’Assessore Masala, si rileva da dati ancora provvisori che il POP assorbirà il 100% delle risorse assegnate. Il monitoraggio fisico al 31 dicembre 2001, ancora in corso di verifica, ci consente di illustrare alcuni risultati tra i più significativi per i tre fondi e per le iniziative comunitarie. Gli interventi infrastrutturali del FESR hanno raggiunto gli obiettivi previsti, nonostante le rimodulazioni abbiano spostato nel tempo la realizzazione di alcuni interventi selezionati in origine. Infatti le opere finora realizzate hanno comunque migliorato le infrastrutture viarie, la dotazione di quelle idriche, aeroportuali e portuali, nonché la dotazione delle opere destinate alla depurazione delle acque in quanto tutte inserite all’interno di programmi di settore regionali. • 230 km di strade realizzate • 3 aeroporti ristrutturati • 116 interventi di recupero di centri storici • 27 interventi di valorizzazione turistico-ambientale • 168 interventi di bonifica ambientale nel campo fognario-depurativo Con riferimento alla SS 125, è necessario sottolineare l’efficacia dell’applicazione del principio di partenariato che ha reso possibile la conclusione della fase procedurale. Infatti, l’interessamento della Commissione Europea e l’intervento del Ministero dell’Economia, indussero l’ANAS ad assumere impegni ben precisi sui tempi di realizzazione delle opere. Il sostegno all’investimento produttivo, è stato significativo sia per le Piccole e medie imprese che per il settore artigianale e turistico. • PMI 611 • Imprese artigiane 5400 • Imprese turistiche 60 La realizzazione della sede del Parco scientifico e tecnologico di Pula e di Alghero è stata accompagnata da consistenti interventi a favore dei progetti di ricerca, di sviluppo e di sostegno alla ricerca anche attraverso borse di studio e contratti con i ricercatori. • Parco scientifico e tecnologico • 40 interventi di ricerca e sviluppo • 23 interventi di sostegno alla ricerca • 2 interventi di trasferimento tecnologico • 174 imprese hanno usufruito dei servizi tecnici, gestionali e organizzativi del BIC • 130 imprese sono state coinvolte nel progetto network del C.21 Su questo tema il valutatore farà gli opportuni approfondimenti. Gli interventi strutturali del FEOGA hanno consentito notevoli miglioramenti per quanto riguarda Interventi 23 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 24 l’aspetto igienico-sanitario avvicinando le aziende agli standard europei. Gli interventi di adeguamento hanno riguardato: • 715 aziende agricole • 60 caseifici • 3.947 aziende pastorali Gli interventi finalizzati allo sviluppo rurale hanno interessato: • 20 aziende di agriturismo • 14 impianti di mandorleti • 5 aziende fruttifere • 48 aziende di trasformazione • 41 caseifici aziendali • 2 cantine vitivinicole Le attività formative, che hanno avuto inizio nel 1995, hanno coinvolto oltre 50.000 utenti e si sono rivolte prevalentemente ai disoccupati di breve e di lunga durata. Anche le piccole e medie imprese interessate da adeguamenti e trasformazioni industriali hanno usufruito di queste attività. Le prime elaborazioni che trovate nella cartella che vi è stata consegnata e di cui ha parlato prima l’Assessore alla formazione fanno emergere che le categorie professionali, contrariamente a quanto ci si aspettava, sono sufficientemente rispondenti sia ai settori tradizionali che ai settori emergenti dell’isola. Esse ci consentono anche di conoscere, per la prima volta, l’universo delle categorie professionali. C’è l’intenzione di completare questa indagine con una analisi che approfondirà i legami tra l’offerta e i fabbisogni formativi. Anche le Iniziative comunitarie più rilevanti da un punto di vista finanziario come Leader II e INTERREG II presentano una stima di spesa molto positiva accompagnata da altri due elementi rilevanti come la qualità degli interventi e l’originalità della metodologia adottata. Per LEADER II i dati provvisori al 31 dicembre 2001 mostrano una percentuale di spesa di poco inferiore al 100%. La gestione del programma, che ha presentato elementi di complessità determinati soprattutto dall’innovazione del metodo, ha richiesto uno sforzo organizzativo rilevante. Al Gruppo di lavoro costituito presso il Centro di programmazione è stato affiancato il Comitato di partnership di decisione composto da funzionari regionali di vari Assessorati e incaricato di valutare i Piani di azione locale presentati dai Gal e dagli OC. E’ stata inoltre istituita la Commissione tecnico-amministrativa incaricata di verificare la regolarità contabile amministrativa presso i soggetti locali di sviluppo. La qualità dei progetti e il coinvolgimento degli operatori locali hanno assicurato un approccio dal basso verso l’alto, che si è rivelato incoraggiante per il futuro. Le forme di partenariato tra pubblico e privato hanno sollecitato la costituzione di 17 Gruppi di azione locale e due operatori collettivi, con il coinvolgimento di una popolazione di oltre 600.000 abitanti su un territorio pari all’80% di quello regionale. L’attività di partenariato ha reso complessa la prima fase di attuazione. Ma superate le difficoltà iniziali derivanti dal rodaggio delle procedure il Programma ha rispettato l’esecuzione del piano finanziario. I dati più significativi riguardano: • 19 Piani di azione locale elaborati • 304 Comuni coinvolti (+660.000 abitanti) • Creazione di una rete tra agenzie di sviluppo del programma • Formazione di agenti di sviluppo • Programmi di innovazione rurale • Oltre 700 nuove iniziative imprenditoriali • 329 aziende agrituristiche e strutture ricettive • 13 centri di accoglienza realizzati • 52 aziende alimentari (oleifici,caseifici,panifici) Interventi 24 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 25 • 66 aziende non alimentari • 148 interventi di sostegno dei prodotti tipici • 1267 Km di sentieri e percorsi turistici Con il programma INTERREG II si è intensificata la cooperazione tra la Sardegna del nord (la provincia di Sassari) e la Corsica del sud, già avviata con l’iniziativa del periodo precedente. Gli stanziamenti sono serviti segnatamente allo sviluppo delle - Infrastrutture viarie nel nord Sardegna al miglioramento della qualità dell’ambiente attraverso numerosi - Studi marino-ambientali - Rete di monitoraggio delle acque costiere allo sviluppo del turismo con la costituzione di - Itinerari turistico-culturali alla valorizzazione delle risorse umane attraverso la - Cooperazione in materia di formazione alla promozione di quelle economiche e scientifiche mediante l’intensificazione di - Scambi economici - Scambi scientifici e universitari Prima di concludere vorrei rivolgere un ringraziamento particolare alle Società che hanno svolto l’Assistenza tecnica e il monitoraggio degli interventi in questi anni (Pricewaterhouse, ISRI, Passamonti). Grazie ad esse l’Amministrazione ha potuto garantire una costante informazione, sia al Ministero che alla Commissione Europea, sull’andamento dei programmi. Un ringraziamento particolare al Formez di Cagliari, che ci ha fornito l’Assistenza tecnica per il piano di comunicazione; a tutti i colleghi dell’Amministrazione regionale e soprattutto agli uffici tecnici dei comuni per la collaborazione all’attività di monitoraggio. Conclusioni Mi avvio a concludere. Dalle politiche comunitarie finalizzate all’armonizzazione e alla coesione tra gli Stati membri ci sono arrivate in questi anni delle indicazioni forti per una diversa e più efficace amministrazione per lo sviluppo: integrazione, valutazione, più rigore nella gestione. Le indicazioni della Commissione Europea sono state integrate e rafforzate con quelle proposte dal Governo Centrale per il 2000/2006. Gli elementi principali rappresentano i presupposti della programmazione 2000-2006 di cui si parlerà questo pomeriggio. • Ciclo unico di programmazione (integrazione tra programmazione regionale, statale e programmazione dei Fondi Europei) • Maturare le scelte già dalla fase di programmazione (che ci consente di valutare meglio la qualità dei progetti) • Modernizzare l’Amministrazione pubblica Vi ringrazio per l’attenzione. Buon lavoro a tutti. Interventi 25 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 26 6) On. Mauro Pili, Presidente della Giunta Regionale della Sardegna Io credo che la presenza di tanti autorevoli esponenti del mondo della programmazione regionale e nazionale, oggi, a questo convegno, siano un'occasione importante per fare delle importanti riflessioni. Ognuno di noi, credo che abbia assunto questi dati e questi elementi che sono scaturiti da questi interventi di stamani per fare una valutazione sostanzialmente positiva di quello che è stato il periodo del programma del QCS 1994 - 1999 in Sardegna. Però, consentitemi questo: nelle valutazioni politiche e strategiche ai numeri bisogna dare il valore che hanno. Io credo che siano assolutamente importanti le performance richiamate poc'anzi, cioè nel momento in cui si raggiunge anche la spesa del 100% delle risorse disponibili. Però, chi è chiamato come noi e come voi a guardare al futuro, deve porsi il problema, il quesito se questo 100% è riuscito a raggiungere l'obiettivo prefissato. Vedete, nel passato e forse anche nel presente l'ordine dei fattori di valutazione prevedeva prima la spesa, secondo l'efficacia, e per ultima la strategia. Intesa la spesa come fattore di valutazione finanziaria, quantitativa, forse assolutamente gelida rispetto alla valutazione che doveva essere fatta in termini di strategia. Dico questo perché avendo vissuto il periodo del QCS 1994 - 1999 da Sindaco, mi rendevo conto che i comuni che dovevano essere chiamati a svolgere un ruolo importante nella pianificazione e nell'utilizzo delle risorse, molto spesso erano costretti a svuotare i propri armadi di progetti definiti esecutivi per poter accedere alle risorse finanziarie. Io ammetto qui che tutti i progetti che ho trasmesso alla Regione nel QCS 1994 - 1999 avevano poco di strategico per la Regione e per noi comuni. Lo dico ammettendo un deficit progettuale che i comuni, ieri come oggi, non possono sopportare rispetto ad un'indeterminatezza delle risorse, rispetto all'obiettivo che si vuole raggiungere. Riferisco questo perché è evidente che progettare opere di una rilevanza strategica per un territorio, per un Comune, ha necessità di un primo fondamentale presupposto che è quello di avere le risorse per farlo. Questo purtroppo nell'indeterminatezza dei fondi assegnati al singolo obiettivo è evidente che viene meno. Allora bisogna invertire il concetto; dobbiamo a monte pianificare in ogni singola realtà quello che dobbiamo raggiungere e non farci invece guidare da quello che abbiamo conservato negli anni dentro gli armadi.Cioè dobbiamo ripristinare un principio di pianificazione di programmazione che va da un nucleo centrale a quello regionale che sovrintende ad un progetto generale per integrarsi con quello che nei singoli territori si vuole realizzare. E non è un caso che sono nati nel 1994 - 1999 i cosiddetti Progetti Sponda, cioè, quei progetti che servivano a recuperare le risorse rispetto ai progetti che strategicamente non si potevano concretizzare. Cioè si erano scelti i progetti ed è stato richiamato il classificatore del Carbosulcis, che è stato sostituito in corso d'opera ed individuato prima come priorità e poi modificato, e la priorità diventava assolutamente elastica, quindi, ciò che era prioritario prima, diventava come ultima opzione, dopo. E` evidente che questo non porta a realizzare un principio di corretta gestione dei fondi comunitari. Mi assumo anche in questo caso la responsabilità, perché chiunque ha fatto l'amministratore locale e non importa se locale o regionale - deve assumersi un pezzo di responsabilità. È mancata in quella visione di priorità una strategia che veda la Sardegna collocata in un progetto di sviluppo. Progetto di sviluppo che ha invece, io credo, la necessità di invertire il processo sino ad oggi seguito. Non più spesa - efficacia - strategia, ma strategia - efficacia - spesa. Dico questo perché è fondamentale per noi e per quello che sta succedendo. Noi stiamo affrontando una partita finanziaria di 12 mila miliardi, e già il fatto stesso che noi parliamo di 12 mila miliardi e non di 24 mila è un errore strategico. Noi parliamo soltanto delle risorse assegnate attraverso i Fondi strutturali e mai parliamo di quello che questi Fondi devono generare in termini di partecipazione di capitali privati a progetti che, se concretamente sostenuti da un bilancio economico, devono vedere la partecipazione anche di privati. Interventi 26 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 27 La strategia che noi dobbiamo dare alla spesa dei Fondi comunitari, parlo e lascio il pregresso per parlare del futuro, è una strategia in cui dobbiamo fare sostanzialmente una scelta. Possiamo noi gestendo i Fondi comunitari pensare soltanto alla Sardegna come entità geografica, politica, sociale ed economica? Pensando a ridurre al nostro interno i deficit strutturali ed extrastrutturali, o dobbiamo pensare a quel valore aggiunto che può venire alla Sardegna dal collocarla in un quadro generale europeo di visione, per esempio, delle reti trans-europee dei trasporti, le reti trans-europee energetiche, della capacità di coesione anche nei poteri e nell'attribuzione delle stesse risorse. Su questo credo che la scelta la dovremmo fare con estrema chiarezza. Non pensare soltanto al giardino di casa, ma cercare di inserire la Sardegna in una logica, in un processo strategico che ci colleghi davvero con il processo europeo. Dico questo perché questo concetto bisogna assolutamente supportarlo con fattori oggettivi dell'infrastrutturazione e dello sviluppo dall'alto. Mi limito a due elementi strategici che non possono sfuggire dall'integrazione con l'Europa. Le reti trans-europee dei trasporti: noi abbiamo bisogno di rafforzare, di completare, di definire quello che nel QCS 1994 - 1999, ma con tutti gli stanziamenti dai piani di rinascita ai fondi CIPE, a tutto quello che è arrivato in Sardegna, si è fatto per trasformare, per realizzare in Sardegna una piastra logistica e una "mediterranea" che fosse funzionale a creare al centro del Mediterraneo una piattaforma che consentisse di creare le condizioni per spostare l'asse dei trasporti dall'area del versante est dell'Europa ad un versante più occidentale. L'attraversamento longitudinale del Mediterraneo ha poi delle direttrici che ci devono portare in Europa sul piano del commercio e dei traffici, la Sardegna ad oggi è totalmente esclusa da questo versante, da questa freccia che deve portarci verticalmente verso l'Europa. L'asse è quello balcanico, è quello degli Appennini; la rete Appenninica Autostradale per esempio, dice che il Governo Italiano e il piano dell'OR sulle autostrade è sovraccarica, ed allora è evidente che bisogna aprire un processo perché in Europa si trovi una nuova direttrice verticale. La direttrice verticale è quella della Sardegna, della Corsica e l'apertura verso il nord. Allora, in questa direzione noi dobbiamo focalizzare questo primo tema. Dobbiamo essere cerniera tra il Mediterraneo e l'Europa. Il primo concetto è quello di puntare ad infrastrutturare la Sardegna, funzionalizzando questa infrastrutturazione per noi, ma anche in un processo europeo del mercato e dello sviluppo. Secondo tema: le reti trans-europee energetiche. La Sardegna è una delle poche regioni d'Europa che non può usufruire dei vantaggi economici ed ambientali nell'utilizzo del metano. Allora, è evidente che noi non possiamo accettare la logica di fare un metanodotto funzionale solo alla Sardegna perché sarebbe anti-economico, nessuno lo realizzerebbe, ma possiamo e dobbiamo puntare a realizzare quel metanodotto funzionale all'Europa e noi essere strumento che sappia beneficiare di questa sua potenzialità al centro del Mediterraneo, per realizzare il metanodotto Algeria, Sardegna, Corsica e la Y Italiana e francese. Allora è evidente che in questo processo noi dobbiamo mettere assolutamente come base fondamentale della nostra strategia delle scelte chiare e nette. Scelte che sono dolorose, perché rispetto a quello che è successo sino ad oggi, lo ricordava il Dottor Pischedda, si è preferito utilizzare mille rigoli finanziari per alimentare i giardini di ognuno di noi, dimenticandosi che in Sardegna sotto ogni punto di vista avanzava il deserto. E se ognuno di noi pensa a curarsi del proprio giardino e non si preoccupa del fatto che in Sardegna avanza il deserto, prima o poi perderà anche il giardino, ed allora il nostro obiettivo è assolutamente quello di occuparci per esempio di un tema strategico che è quello dell'acqua. Non si può lasciare a metà la politica dell'acqua e non può essere - io qui mi assumo la responsabilità di quello che dico che la logica per curare l'emergenza è quella di dire: "pianifichiamo altre dieci o quindici dighe", che possono essere realizzate in venti o trent'anni. Vedete, credo che in Sardegna, oggi, vi sia la necessità di dire al nostro Piano Operativo Plurifondo regionale, al POR: "bisogna focalizzarsi su due temi che sono il risparmio e il riutilizzo della risorsa idrica". Noi perdiamo nelle nostre reti il 40% delle risorse idriche e riutilizziamo i reflui per nemmeno il 10%. Interventi 27 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 28 E` evidente che bisogna modificare la logica secondo la quale è bello essere sempre in emergenza, perché ne guadagnano i professionisti, ne guadagnano le imprese, ne guadagna certamente una gestione emergenziale per cui di volta in volta c'è un'erogazione di risorse che porta un indebitamento, vedi le decine e centinaia di miliardi per ogni annata di siccità. Allora, sul tema dell'acqua bisogna concentrare, bisogna rimodulare, io qui vi dico, perché vedo anche gli esponenti del Ministero dell'Economia che ringrazio per essere qui con noi, bisogna rimodulare il POR Sardegna, sappiamo che è un percorso lungo, ma è necessario cercare di focalizzare con certezza questi obiettivi. Così come aggiungo tra le scelte chiare e nette occorre quella dei trasporti, non si può pensare di non avere una rete autostradale in Sardegna, non si può pensare che questa rete autostradale non possa essere integrata dalle reti di connessione rispetto alle politiche di sviluppo di ogni singolo territorio, così vale per le politiche energetiche, della Innovation Tecnology e della formazione professionale. Concludo dicendo che il fattore meno importante è quello della spesa, perché guardate, avere performance del cento per cento, ma non aver raggiunto gli obiettivi mi ricordano quei medici che hanno detto: "Abbiamo consumato tutta la nostra farmacia e ce ne laviamo le mani, il paziente resta sempre malato". Il nostro obiettivo invece è un altro: é quello di tentare di utilizzare al meglio le medicine per curare il nostro paziente. E come? Invertendo la politica per esempio dei Programmi integrati territoriali. E so che anche qui con l'Assessore Masala, con la Giunta Regionale e con il Consiglio Regionale abbiamo un compito difficilissimo che è quello di riportare la logica dei Programmi integrati territoriali ad una logica di sviluppo reale integrato e non come purtroppo anche questa volta è capitato, e com'era accaduto con i Piani integrati d'area, ad una veloce ricostruzione di un pacchetto di progetti senza nessuna costruzione economico - progettuale - strategica di azioni di sviluppo. Dobbiamo dircelo con estrema chiarezza: dobbiamo ricondurre il processo della programmazione ad una sintesi unitaria che sappia tradursi forse con qualche mese, con un anno anche di ritardo, ma sapendo che quell'anno deve servire per rimodulare un processo di sviluppo che passa attraverso i fondi europei. Io di questo ne sono profondamente convinto. Credo che il dibattito che si svilupperà anche nel pomeriggio ci consentirà di focalizzare questa necessità, che è una necessità difficile da sostenere proprio oggi che abbiamo nello stesso POR Sardegna individuato 36 - 38 misure di spesa. Credo che sia un processo che vada assolutamente modificato, lo dico ai dirigenti della programmazione che hanno in questi anni governato questo processo di spesa, hanno dovuto "subire" un'indeterminatezza dell'azione politica che deve trovare invece il coraggio di definire puntualmente gli obiettivi. Se questo la classe politica - che deve assumersene totalmente la responsabilità - saprà fare, io sono convinto che l'esperienza maturata in questi anni tra i funzionari del Centro Regionale di Programmazione e dalla solerzia e dall'attenzione con cui i dirigenti nazionali ed europei hanno seguito la Sardegna, riusciremo a trovare quella via d'uscita e quella via di crescita per la Sardegna. Quando sento parlare di Comitato di Sorveglianza, io che sono un autonomista convinto, mi si drizzano i capelli! Io sono oggi uno di quelli che sostiene che il Comitato di Sorveglianza è fondamentale, ed è fondamentale che la Sardegna trovi all'interno del Comitato di Sorveglianza quei paletti che sono per noi una guida fondamentale per spendere bene queste risorse. Non forziamo la mano quando c'è da inserire un progetto per il nostro giardino, pensiamo piuttosto che dobbiamo bloccare il deserto perché la Sardegna può essere veramente l'Isola dello sviluppo nel Mediterraneo. Interventi 28 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 29 7) Dr.ssa Anna Claudia Abis, Formez, Assistenza Tecnica per il Piano di Comunicazione POP 1994-99 Prima di lasciar spazio alle immagini e alla musica del video, volevo raccontarvi qualcosa del contesto in cui questo video è stato progettato e realizzato, dato che ritengo che l'informazione e la comunicazione siano uno dei fattori critici nell'attuazione dei programmi cofinanziati dall'Unione Europea, e dato il ruolo che l'Unione Europea dà a questo aspetto della gestione dei Fondi comunitari. Il video sugli interventi cofinanziati dai Fondi strutturali '94 - '99 in Sardegna, che oggi presentiamo, è un tassello in quel mosaico di attività di informazione e pubblicità, che è il Piano di comunicazione '94 - '99, progettato e realizzato dalla Regione Sardegna con l'assistenza tecnica del Formez. Una collaborazione storica, quella tra la Regione Sardegna e il Formez, rafforzata dall'ingresso della Regione sarda nell'associazione Formez e dal decreto legislativo n. 285 del 30/07/99 che attribuisce al Formez un ruolo istituzionale. Tale norma prevede infatti che il Formez "deve assistere le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità Montane nelle attività da esse svolte per l'innovazione delle strutture organizzative e per la promozione dello sviluppo economico ed occupazionale del territorio". Questa collaborazione è inoltre in linea con tutta una serie di attività che il Formez svolge dal '97 a favore delle amministrazioni centrali, regionali e locali in tema di assistenza informativa e organizzativa sulla programmazione e gestione dei Fondi strutturali e che, per il periodo 2000–2006, è finanziata dal Dipartimento della Funzione Pubblica nell’ambito della Convenzione RAP100 CIPA e che potrà in futuro rientrare tra le attività del PON Assistenza tecnica. Torniamo però al Piano, che è un Piano di comunicazione pioniere perché, pur riferendosi alla programmazione '94 - '99, è stato concepito in linea col nuovo Regolamento 1159 del 2000 che, per non i addetti ai lavori, è quel Regolamento comunitario che impone alle amministrazioni che gestiscono i Fondi strutturali di informare, da un lato, i potenziali beneficiari degli interventi e, dall'altro, e questo è un aspetto importante in relazione al video che fra un po' vedremo, l'opinione pubblica, sul ruolo svolto dall'Unione Europea in favore degli interventi e soprattutto sui risultati conseguiti. Il Piano 1994-1999 è stato un banco di prova, un test per l'Amministrazione regionale, ma anche per il Formez e adesso speriamo, anche grazie a questa esperienza, di riuscire per una volta a portare la Regione Sardegna al nord. Abbiamo infatti già avuto delle richieste di assistenza da parte di alcune Amministrazioni del centro nord impegnate nella progettazione e attuazione dei Piani di comunicazione dei Fondi strutturali 2000–2006. Un risultato importante nel tentativo di portare la Sardegna fuori dall’Obiettivo 1. Come è stato strutturato questo Piano? Sempre sulla scia del Regolamento 1159, sono stati individuati obiettivi, target di riferimento, struttura organizzativa, misure, tempi e criteri di monitoraggio delle azioni. Le misure portanti del Piano hanno previsto, tra l’altro, la messa in rete dei funzionari che negli assessorati si occupano di programmazione e gestione dei Fondi strutturali e degli operatori locali dell'informazione comunitaria. La messa in rete dei soggetti maggiormente coinvolti nell’attuazione del Piano è fondamentale perché rafforza i processi di comunicazione interna ed esterna all'amministrazione. Il modo più efficace di descrivere un Piano di comunicazione è forse quello di “dare i numeri” ed è quello che intendo fare. Siamo partiti da un sondaggio di opinione che ci diceva che oltre il 90 per cento dei sardi non aveva mai sentito parlare del Programma operativo plurifondo. Quindi ci siamo attivati con un call center ed un help desk, ospitati all’interno della sede Formez di Cagliari, che ha dato risposta ad oltre 500 quesiti provenienti per lo più da soggetti privati, ossia soggetti che difficilmente arrivano a questa informazione specialistica sui Fondi strutturali. Con il Centro Regionale di Programmazione abbiamo inoltre progettato, realizzato e aggiornato pagine web raggiungendo anche lì un buon risultato, oltre 164 mila pagine visitate in un anno, con una Interventi 29 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 30 media di 451 pagine al giorno; Sono stati realizzati materiali informativi, parte dei quali sono stati inseriti in cartella, come il volume sui Fondi strutturali 1994-1999 in Sardegna e la monografia sulla risorsa cultura, risorsa strategica per la Sardegna oltre all'acqua, e i Fondi strutturali, altri, come il CD, verranno diffusi prossimamente. Il video: cinque minuti di immagini, otto giornate di riprese per presentare venti interventi. La selezione è stata durissima. Il criterio seguito è stato, come per le foto del volume e della brochure, quello di rappresentare tutte le tipologie di interventi dei Fondi strutturali e tutte le aree geografiche dell’Isola. Il video è di breve durata perché pensato all'interno di un percorso didattico multimediale, allestito nella sala Torre, percorso che per un'idea innovativa della comunicazione moderna è stato oggi ribattezzato “poster lunch”, esposizione e coffee break, ma che vi invito a ripercorrere con più calma. Il percorso didattico, costituito da dieci pannelli, un filmato e una postazione internet per l'accesso alle fonti di informazione comunitarie on-line, raggiungeranno il grande pubblico grazie alla collaborazione della rete degli informatori comunitari in Sardegna (Centri di documentazione europea, Euro info center, Carrefour). Molti dei nostri collaboratori sono presenti in sala, invito tutti ancora una volta a manifestare l'interesse a far girare il percorso con l’intento di raggiungere l'obiettivo proposto: parlare con tutti quei sardi che non conoscevano il Programma operativo plurifondo, che non sapevano che l'Unione europea faceva molto anche per lo sviluppo della Sardegna. Interventi 30 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 31 8) Dr. Francesco Grillo, Valutatore Indipendente POP 1994-99 e Pic Leader II Sono amministratore delegato di una società di consulenza, Vision & Value, nata un paio di anni fa, impegnati in una serie di progetti, direi molti, soprattutto sulla gestione di governo elettronico per ciò che concerne la Pubblica amministrazione, marker territoriali e valutazioni. Nati un paio di anni fa anche con l'idea di mettere a disposizione gli strumenti tipici delle società di consulenza internazionali a disposizione della Pubblica amministrazione italiana ed europea. Tra i progetti che abbiamo fatto, probabilmente uno dei più belli, più interessanti, è stato il progetto di valutazione indipendente, di valutazione intermedia del Programma operativo plurifondo della regione Sardegna per il '94 - '99. È stato un progetto estremamente interessante perché la valutazione comunque comporta delle sfide concettuali, anche implementative molto alte e molto sfidanti, ma anche perché abbiamo avuto come interlocutori una serie di persone particolarmente disponibili, trasparenti e simpatiche; anche questa è una valutazione. Ringrazio a questo proposito Graziella Pisu ed Elena Catte per averci dato una mano a fare questa pubblicazione che raccoglie i risultati della valutazione intermedia. L'idea del mio intervento di un quarto d'ora non è di fare una ricognizione di tutti i risultati che sono comunque raccolti in questa pubblicazione e nei rapporti più ampi che abbiamo già consegnato alla Regione Sardegna, ma di estrarre alcuni messaggi che mi sembrano particolarmente significativi. Devo anche dire che il mio intervento è stato totalmente spiazzato, starato dall'intervento del Presidente della Regione Sardegna che ha detto delle cose che mi hanno "illuminato", e quindi, ricordandomi anche che il mestiere del valutatore indipendente non è solo quello di raccogliere numeri e di fornire giudizi, ma anche quello di dare delle indicazioni di tipo "strategico" alla Regione, all'amministrazione ed ai suoi vertici politici come migliorare i processi di implementazione della programmazione. Mi sembra il caso di accettare la sfida di cambiare completamente la scaletta del mio intervento e focalizzarmi su una serie di punti che sono stimolati dall'intervento del Presidente. Il Presidente ha detto, ed è estremamente interessante e condivisibile dal mio punto di vista, che l'amministrazione finora ha dato priorità alla questione dei pagamenti, alla velocità della spesa. Si deve spostare verso una priorità che invece è quella della efficacia degli interventi, dovrebbe, possibilmente, in una terza, fare, arrivare ad una maggiore sottolineatura degli aspetti strategici, anzi, il Presidente ha detto una cosa che dobbiamo fare adesso, dobbiamo fare ancora prima di cominciare a spendere. Questa è una cosa che noi riteniamo assolutamente giusta e devastante, infatti mi pare di capire che l'intervento del Presidente abbia un po' spaccato la platea; mi sembra che laddove quelli che non vivono all'interno della Pubblica amministrazione, cittadini, imprese, amministrazioni locali, possano essere persino entusiasmati da una enunciazione di questo genere, chi vive nell'Amministrazione pubblica evidentemente può esserne anche terrorizzato, perchè spostare la Pubblica amministrazione dai pagamenti, dall'attenzione alla qualità della spesa, quindi alla capacità di implementazione ad uno stato in cui diventa centrale il momento dell'efficacia e poi il momento della strategia, questo banalmente coincide con tre stadi di sviluppo organizzativo della Pubblica amministrazione. Tre cicli storici per i quali i tempi sono evidentemente non brevi, già spostare l'amministrazione, come è stato fatto nel periodo '94 - '99, verso l'enfasi sulla questione dei pagamenti è stata un'impresa notevole, perché effettuare pagamenti più velocemente significa evidentemente aver acquisito una serie di semplificazioni importanti. Tuttavia il punto del Presidente a nostro avviso rimane un punto imprescindibile; se non siamo capaci di fare strategia, se non siamo capaci di fare valutazione dell'efficacia degli interventi e siamo solo ed esclusivamente orientati alla velocità dei pagamenti, è esattamente come andare su un'automobile a fari spenti, proporsi di andare quanto più velocemente possibile senza capire la direzione nella quale si sta andando con effetti che possono essere anch'essi abbastanza devastanti. È un punto importantissimo; in realtà effettuare pagamenti non significa necessariamente generare sviluppo, ci sono persino delle situazioni nelle quali non effettuare Interventi 31 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 32 pagamenti è meglio che effettuarli. E comunque, se anche valore aggiunto si riesce a produrre attraverso un programma, evidentemente questo valore aggiunto può essere molto diverso a seconda della qualità della strategia e poi della capacità di implementazione. Però il punto vero intorno al quale, secondo noi, da un punto di vista che è anche un po' esterno alla Pubblica amministrazione, diciamo manageriale, il punto intorno al quale stiamo girando come gli indiani attorno ad un fortino è sostanzialmente come cambiare la Pubblica amministrazione, come far assumere una capacità di leadership strategica di questo tipo. Non ci sono ancora risposte consolidate, non ci sono, e probabilmente quello che è più grave, mancano ancora i luoghi di confronto per trovare queste risposte, perché se il problema non ha ancora una soluzione specifica, significa che siamo ancora in una fase di quella che gli americani chiamano brain storming, evidentemente anche il Comitato di sorveglianza piuttosto che un congresso non può essere un luogo ideale per un confronto, anche sulla base del dubbio e di capire quali possono essere le soluzioni. Alcune indicazioni però si possono dare su come avvicinare progressivamente questo obiettivo. Direi, come prima cosa, se vogliamo spostare l'enfasi sulla strategia, allora deve essere pesantemente coinvolto nell'attuazione del Programma operativo regionale il politico, il Presidente, l'Assessore, perché sono loro i depositari finali della possibilità di fare strategia. Evidentemente c'è la Commissione Europea che svolge funzioni di stimolo e sorveglianza, c'è l'Amministrazione pubblica che deve dare il supporto tecnico, però l'amministrazione eletta dai cittadini deve evidentemente farsi carico pesantemente di questa funzione. Devo dire, tornando al nostro lavoro, alla nostra esperienza di valutazione, che laddove abbiamo avuto una esperienza positiva, molto positiva, dell'interlocuzione con i funzionari che abbiamo incontrato, in passato (evidentemente mi riferisco anche ad una situazione di cui l'attuale Giunta non ha nessuna responsabilità), abbiamo avuto delle difficoltà serie ad interloquire con i vertici politici, e quindi evidentemente anche questo è un segno di difficoltà. Parlerò ora più specificamente sulla questione della valutazione del POP della Sardegna, sperando poi che su queste cose ci si possa ritornare, perché evidentemente questi interventi non esauriscono la problematica. Noi abbiamo fatto una valutazione del POP della Sardegna seguendo un po', anticipando anche un po', se vogliamo, quelle che sono poi diventate le linee guida del Ministero del Tesoro per la Programmazione 2000 – 2006. Abbiamo cioè tentato di ricostruire il processo, la catena di attività, le fasi attraverso le quali la regione traduce obiettivi, risorse, interventi in bandi e poi in utilità che vengono consegnate ai destinatari finali ed abbiamo cercato di capire attraverso tutte quante le fasi lungo le quali il processo di attuazione si esplica, qual era la performance della Regione Sardegna. Devo dire che comparativamente, rispetto alle altre regioni, la situazione è sempre stata che la regione Sardegna si collochi in una posizione buona rispetto alle altre regioni dell'Obiettivo 1. Più nello specifico abbiamo cercato di capire qual era la coerenza esterna, come si dice nel linguaggio comunitario, quindi l'allineamento tra gli obiettivi della programmazione e i bisogni della regione. Questa è la prima cosa che abbiamo cercato di capire. Poi abbiamo cercato di capire quale fosse il livello di coerenza interna, cioè nel momento in cui sono stati stabiliti degli obiettivi, in che misura questi obiettivi generali si traducono a cascata in un'articolazione, che poi è quella del POR, in obiettivi specifici, assi, misure - adesso stiamo utilizzando un linguaggio tecnico - pezzi di POR, e poi scelte concrete di interventi della finanziaria. Poi abbiamo cercato di capire, evidentemente rispetto agli interventi che si è deciso di fare attraverso tutto questo processo, quanto velocemente venivano implementati, e se venivano implementati senza errori, e poi abbiamo cercato di cominciare a fare una valutazione sull'impatto, quindi sulla modifica che determinate variabili socio-economiche che la Regione ha deciso di impattare, si modificano in funzione del nostro intervento. Per ciò che concerne la coerenza tra gli obiettivi del POP '94 - '99 e i bisogni che noi abbiamo percepito della Regione, emerge che l'impianto strategico, le scelte sono sufficientemente condivisibili. C'è un'attenzione piuttosto forte su quelle che noi come valutatori indipendenti abbiamo peraltro consigliato come le scelte strategiche, ovviamente su questo c'è un confronto, che sono il Interventi 32 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 33 turismo e le tecnologie, con un'ottica di puntare a quelli che sono i vantaggi competitivi della Regione Sardegna per produrre degli shock che spingano in avanti il prodotto interno lordo. Ci è sembrato che comunque ci fosse una coerenza di fondo tra i bisogni e gli obiettivi programmati. Successivamente si sta sviluppando anche una rete per far emergere i bisogni dal territorio, e questo è un ulteriore elemento che garantisce una coerenza di fondo tra quelli che sono gli obiettivi della Regione e quelli che sono i bisogni della Regione stessa. Detto questo abbiamo dovuto comunque fare un forte lavoro per identificare questi obiettivi, perché nel POP non erano sempre chiaramente identificati né quantificati, e devo dire, peraltro che anche la struttura del POP per assi non è una struttura di tipo "gestionale" che identifica naturalmente degli obiettivi. Detto questo, dato un giudizio sostanzialmente positivo sulla coerenza esterna, i problemi cominciavano ad esserci in fase di coerenza interna delle varie strategie. Per esempio, la Regione si poneva il turismo come priorità, però, nella effettiva implementazione di questa strategia, al di là di un investimento sulla struttura ricettiva mancavano e probabilmente mancano ancora oggi delle risposte a delle domande essenziali nel momento in cui si vuole concepire una stagione. Non si conoscono bene i segmenti di turisti che attualmente vengono attratti dalla Sardegna, quali si possono attrarre, come si possono raggiungere i segmenti che si vogliono attrarre, che tipo di azione di marketing sviluppare. Questo tipo di informazioni di tipo soft sono ancora carenti, probabilmente anche perché il Centro Regionale di Programmazione non può essere onnisciente, questo è un problema di carattere organizzativo. La velocità di implementazione, la capacità di esecuzione nella strategia è buona, o perlomeno è buona rispetto ad altre regioni, con una difficoltà evidente sui grandi progetti; il gassificatore piuttosto che la strada statale. Per quanto riguarda l'impatto, la sensazione è che, pur essendo questo un tema che dovrà essere ripreso in fase di valutazione ex post, il POP abbia contribuito soprattutto negli ultimi anni a sostenere il prodotto interno lordo procapite della Sardegna rischiando addirittura di perdere la qualifica per poter accedere al finanziamento del ciclo di programmazione successivo. Al di là di queste valutazioni, che poi vengono riprese nella pubblicazione, ripeto, punto fondamentale era la valutazione dell'organizzazione che peraltro non è soltanto l'organizzazione dell'amministrazione regionale, è la valutazione di un'organizzazione diffusa che coinvolge Enti locali, soggetti attuatori. La valutazione che emerge con una certa chiarezza è che l'amministrazione ha un numero particolarmente rilevante di persone dotate di professionalità, di disponibilità al cambiamento - anche questa non è una cosa banale - di trasparenza, e tuttavia queste persone non riescono ancora a fare sistema. Ci sono dei problemi nelle modalità di comunicazione, molto banalmente, come abbiamo detto, tra Centro Regionale di Programmazione, gli Assessorati, i soggetti attuatori e i vertici della Regione. Questa questione di non riuscire a fare sistema appare un po' la sintesi della sintesi della valutazione, una caratteristica fondamentale della regione: grandi risorse, basta pensare al turismo e alle tecnologie; per ciò che concerne il turismo abbiamo fatto delle analisi, la regione Sardegna è la prima ad essere associata dagli italiani all'idea del mare, anche questa è una cosa abbastanza ovvia. Per quanto riguarda le tecnologie, ci sono state delle esperienze di livello assolutamente internazionali in Sardegna. Quindi grandi risorse, però ancora difficoltà a fare di queste risorse un sistema che sia in grado di difendersi ed affermarsi in un mercato globale. Interventi 33 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 34 9) Dott.ssa Isabella Muntoni, Rappresentante sindacale U.I.L Parlare di pomeriggio crea sempre qualche problema, sia perché si sedimentano i discorsi della mattinata e sia perché l'attenzione cala un pochino. Ma io vorrei fare soltanto alcune riflessioni sulla partecipazione di tutte le parti a questa politica di programmazione del Quadro comunitario di sostegno e dunque delle ingenti risorse che abbiamo da gestire. Quindi non una valutazione delle politiche passate, che pure sono state bene esaminate stamattina, e sulle quali si può soltanto dire che probabilmente se avessimo dovuto gestire ora quelle risorse, avremmo fatto tesoro di tutte le esperienze e degli errori fatti per poterle gestire meglio. È stato detto stamattina che uno dei grossi difetti è stata la frammentazione delle risorse in tanti rivoli che comunque non hanno portato a ciò che ci aspettavamo, cioè quel grado di sviluppo infrastrutturale che avrebbe permesso alla regione di gestire meglio anche queste risorse copiose che abbiamo da gestire in questi sei anni. Io rappresento le organizzazioni sindacali, dunque faccio parte di quel partenariato sociale che la Commissione Europea ha enfatizzato in tutti i documenti. L'Unione Europea ha evidenziato in tutti i documenti l'importanza del coinvolgimento delle parti sociali nella gestione sia delle ingenti risorse, che dei programmi di sviluppo, soprattutto nelle regioni che hanno da recuperare questo GAP. Noi abbiamo fatto una polemica quando avevamo paura di non essere inseriti nell'Obiettivo 1, perché ci rendevamo conto che nonostante la spesa delle risorse, noi non potevamo assolutamente considerarci tra i paesi più sviluppati: non tanto per la qualità della vita e il reddito individuale, ma proprio per le condizioni socio-economiche della nostra isola, vale a dire per la carenza di quelle infrastrutture che ci potevano collocare tra i paesi sviluppati. Dunque il sindacato si è posto questo grossissimo problema di partecipazione alle politiche e alla programmazione regionale, e perciò abbiamo con forza rivendicato il ruolo della concertazione per quanto riguarda le politiche generali, ma anche un ruolo propositivo e determinante all'interno di quegli organismi che erano inseriti all'interno della gestione delle risorse del Quadro comunitario di sostegno e dunque del nostro POR. Noi siamo abbastanza soddisfatti del coinvolgimento che abbiamo avuto all'interno di questi organismi - parlo del Comitato di sorveglianza, ma anche del GRC – dove, peraltro, inizialmente non tutti avevano gradito la possibile partecipazione di rappresentanti delle parti sociali, intese non soltanto come rappresentanti delle organizzazioni sindacali, ma anche come rappresentanti delle categorie di datori di lavoro. Io posso dire senza paura di essere smentita, che invece il ruolo di rappresentanti delle organizzazioni sindacali all'interno di questi organismi è stato determinante e propositivo, ed anche nella fase di gestione del primo bando dei PIP io credo che le persone che rappresentavano le parti sociali abbiano svolto un ruolo di grande importanza. Quindi il coinvolgimento delle parti sociali è decisivo nelle politiche di sviluppo. Ma non basta il coinvolgimento delle organizzazioni regionali; quello che bisogna fare, come d'altronde si auspica per tutto l'insieme della programmazione, è diffondere la programmazione dal basso, e dunque la partecipazione delle organizzazioni sindacali nei territori anche nelle politiche di concertazione, perché comunque sono la parte più viva, la parte che è a stretto contatto col territorio, che ne conosce i problemi, ma sa anche quali potrebbero essere le vie, il modo di impiego delle risorse nei risultati che tutti auspichiamo, affinché queste non vengano vanificate. Dunque un coinvolgimento capillare, ma anche una informazione che sia tale. E’ stato fatto molto - la dottoressa Pisu stamattina ha esposto i sistemi di informazione e di diffusione degli indirizzi e dei programmi - però non è abbastanza. Non è abbastanza per i territori: noi abbiamo una condizione geografica particolare, abbiamo necessità di arrivare anche nei piccoli comuni, abbiamo necessità di creare una rete, di creare un sistema, e questo ancora non riusciamo a farlo adeguatamente. Oltre un'informazione capillare, si tratta degli strumenti che rendono possibile l'arricchimento territoriale anche da questo punto di vista: per quanto riguarda l'esperienza ultima con il bando sui PIP, abbiamo visto che nei comuni non c'è ancora la cultura di lavorare insieme, di mettere in raccordo Interventi 34 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 35 stretto le parti, il privato, le parti sociali, il pubblico. Molti progetti non erano neppure sottoscritti dalle parti sociali, per fare un piccolo esempio. Questo vuol dire che non c'è stato all’origine quel lavoro che rendesse possibile un’attività di concertazione, un’attività di programmazione dal basso che vedesse tutte le parti coinvolte. Quindi io credo che la regione debba avere questo ruolo e debba attrezzarsi anche per svolgere queste funzioni. Un'altra cosa che mi preme dire è che in tutte le misure e negli assi del nostro POR si fa riferimento in continuazione a degli interventi per quanto riguarda la risorsa umana. E questo è un problema che grava sulla nostra isola, noi abbiamo troppa poca specializzazione, abbiamo una Pubblica amministrazione che non è adeguata. E’ necessario creare quelle infrastrutture adatte ad attuare poi anche i programmi di sviluppo. Credo anche che per quanto riguarda la risorsa umana, bisogna rispettare ciò che l'Unione Europea dice e continua a dire - tra l'altro, ci ha anche ripreso nell'ultimo Comitato di Sorveglianza per quanto riguarda l'attuazione delle Pari opportunità. Questo è un tema che viene anche difficile descrivere ed argomentare ancora, perché ormai dovrebbe fare parte adeguatamente di tutte le azioni di programmazione e di tutte le azioni di formazione; se la risorsa umana non viene considerata in questa ottica di Pari opportunità spreca una grande risorsa. Tra l'altro, noi investiamo molto: è detto ad abundantiam in tutte le statistiche che le donne in Sardegna hanno un alto tasso di istruzione, sono quelle che si specializzano di più, che studiano di più; poi noi questa risorsa la bruciamo perché non riusciamo a concretizzarla. Certo il problema non riguarda soltanto le donne, riguarda i giovani, e qui mi vorrei ricollegare con l'altro aspetto che a noi preme tantissimo, proprio perché riguarda quello che gestiamo quotidianamente, il lavoro. Per quanto riguarda la formazione professionale, noi abbiamo un sistema, ma sta cambiando tutto. Sta cambiando il sistema scolastico e il sistema universitario, e la formazione professionale ha bisogno di riforme, ma soprattutto è necessario coordinare tutti questi interventi. Noi stiamo facendo fronte alla nuova necessità per l'obbligo formativo: abbiamo attivato dei programmi di formazione post-universitaria e facciamo interventi di formazione professionale; ma non sappiamo esattamente come queste tre cose interagiscono tra loro e diano poi il meglio richiesto dal mercato del lavoro. Su questo le risorse sono ingenti - il Presidente della regione ci ricordava che complessivamente non parliamo di 12.000 miliardi, ma di 24.000, perché giustamente dobbiamo anche considerare l'apporto privato e i cofinanziamenti. Proprio perché buona parte di questi interagisce con tantissime misure, e gli assi portanti riguardano l'adeguamento della risorsa umana, sulla formazione professionale non si può tergiversare ancora. Mi riferisco alla formazione professionale a vasto raggio, partendo proprio dall'istruzione scolastica. Noi sappiamo benissimo cosa succederà in Sardegna con le nuove riforme, perché con l'autonomia ed il decentramento - soprattutto il decentramento fiscale - noi avremo tante risorse in meno. Se non razionalizziamo la normativa e siamo consci del modo in cui investiamo queste risorse probabilmente sprecheremo un’opportunità enorme che non ci sarà più data. Con il 2006 avremo forse altre opportunità, ma queste risorse certamente, se non le avremo spese al meglio, saranno state vanificate. Concludo qui perché ormai penso che tutti i programmi siano saltati e voglio lasciare spazio agli altri. Interventi 35 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 36 10) Dott.ssa Linetta Serri, Presidente Anci Sardegna Io credo che siano molto importanti questi momenti di riflessione e di discussione, soprattutto per quando riguarda la partita di risorse notevolissime della regione. Sono importanti se riusciamo con una riflessione, come è avvenuto fino ad ora, libera ed anche impietosa in alcuni momenti, a mettere a fuoco i problemi per superarli, perché non vorrei che avessimo, se mi consentite una piccola citazione, la stasi post prandiale. Non vorrei che fossimo costretti a prendere molta distanza anche fisica dalla Sardegna per poterla raccontare, per poterla vedere e raccontare, come è successo a tanti nostri letterati, dalla Deledda a Salvatore Satta, a Sergio Atzeni, compresi Nivola che a Manhattan ha ripensato alle madri mediterranee; cioè mettendo molta distanza tra loro e la Sardegna e hanno potuto affrontare meglio i problemi. Non dovremo essere costretti, dovremo avere la capacità politica, noi classe dirigente regionale, di mettere distanza rispetto ai problemi, di guardarli con molta freddezza. E parlando a nome dei comuni, quindi a nome di un soggetto che è partenariato istituzionale, io vorrei che tutti quanti noi affrontassimo questo aspetto; tutti quanti noi che apparteniamo alla politica regionale nelle sue diverse articolazioni affrontassimo questo problema della situazione di oggi, nel mutato quadro costituzionale. Siamo in una fase, ieri ha avuto inizio la Convenzione europea, di trasformazioni enormi da questo punto di vista, c'è una devoluzione di poteri dagli stati verso l'Europa, (la Convezione, ha avuto inizio ieri per quanto riguarda l'Italia, ma anche per altri stati membri dell'Unione Europea), c'è una devoluzione dall'alto verso il basso dei poteri. La nostra Costituzione, il nuovo Titolo Quinto ha in realtà rivoluzionato l'assetto, perché ha predisposto, non c'è una organizzazione gerarchica degli enti, questo appartiene al passato. Oggi siamo in presenza di una equiordinazione, comuni, province, città metropolitane, regione e Stato. Ed allora se la situazione è questa, è necessario un forte partenariato istituzionale partendo da questa base di equiordinazione. I comuni non possono più essere considerati i soggetti passivi; i passivi esecutori di scelte operate altrove, laddove non c'erano scelte, operate in maniera verticistica. Questo va tenuto in considerazione perché io dico con molta serietà, ma con molta durezza, con molta forza che noi ci stiamo collocando fuori da questo processo. La situazione dei controlli è emblematica, perché quando la legge costituzionale N° 3 ha abrogato l'articolo 130 che prevedeva la potestà regionale di controllare gli atti degli enti locali, un controllo preventivo di legittimità, e la Sardegna è ultima tra le regioni italiane ordinarie e speciali a non avere provveduto in alcun modo, perché anche la Sicilia vi ha provveduto contrariamente alle notizie della stampa che sono circolate, perché non ha rinnovato gli organismi, dunque controllo non ve ne è. Si perde tempo. Siccome proprio rispetto a questo tema io concordo con chi sottolinea il problema dello snellimento dell'attività amministrativa, di accelerare i tempi, ed allora stiamo dentro il quadro costituzionale, e si dica una parola chiara perché i comuni stanno procedendo per loro conto. Lo dico al Presidente della Regione, abbiamo già avuto modo di parlarne in tanti incontri, la maggior parte dei comuni in occasione soprattutto della discussione sui bilanci, o approva un ordine del giorno o lo mette nella relazione programmatica, prende atto della abrogazione dell'articolo 130 e del nuovo Titolo Quinto della Costituzione e non manda più al controllo. Ma è inammissibile che questo non avvenga, ma se noi crediamo davvero che il sistema Sardegna, la regione come ordinamento quindi, i comuni sono lo snodo fondamentale, allora procediamo in questa direzione. Diciamo una parola chiara agli amministratori, non lasciamoli soli, perché sono già troppo soli, e su questo argomento parlerò alla fine dopo avere fatto alcune altre valutazioni. Allora, io credo che gli enti locali siano, l'abbiamo sentito anche nelle relazioni di stamattina, quelli che poi devono garantire l'operatività, la spesa, sono un fattore fondamentale nella modernizzazione della nostra isola, ma c'è appunto una necessità perché questo diventi concreto, ci sia quello che chiamavo prima un forte partenariato istituzionale. Ora noi i punti di debolezza degli enti locali li conosciamo. Ma affrontiamoli. Interventi 36 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 37 Non possiamo rilevare alcuni punti di debolezza e poi non fare niente, non possiamo rilevare che c'è un eccessivo campanilismo e poi non fare niente, sollecitiamo, incentiviamo l'associazionismo fra gli enti locali, sosteniamo la riforma, la riorganizzazione interna dei comuni. Ci sono alcune misure del POR che sono fondamentali per questo, e mi riferisco (evito di dire i numeri) ad alcune misure che vanno coordinate fra di loro, che riguardano gli sportelli unici; tutto il tema della informatizzazione, della telematica, perché se noi non realizziamo nel territorio, nei nostri comuni attraverso una forma associata naturalmente, perché la gran parte dei nostri 377 comuni sono piccoli e piccolissimi lo sportello unico è un momento fondamentale. Se noi non realizziamo le diverse misure del POR, se non lo coordiniamo è inutile che noi mettiamo un'etichetta nei nostri comuni in un ufficetto "sportello unico", perché se quell'ufficio non può interloquire per via telematica, per via internet, come volete voi, con i diversi settori del Ministero dei beni culturali, o può essere l'ANAS, o la Camera di Commercio, se non c'è questa forma di interlocuzione, allora i tempi certi non ci saranno mai, avremmo un ufficio con quel titolo, ma non avremmo in realtà l'organizzazione che consente di... Peraltro questo è un aspetto fondamentale sia per la spendita, sia per la celerità, sia per avere anche la premialità, perché l'Unione Europea ha detto: "cari miei voi potete anche spendere bene, però non basta questo, io vi devo controllare se avete realizzato lo sportello unico, la riforma del collocamento" e via elencando. C'è la necessità quindi di coordinare, a partire dalla esperienza positiva del POP, per alcuni aspetti, penso ai LEADER, alla esperienza che gli amministratori locali hanno accumulato per esempio per quanto riguarda l'animazione economica. Io condivido le critiche che faceva Isabella per quanto riguarda i PIT, sulla debolezza nel realizzare il partenariato concretamente, ma dobbiamo anche pensare a quanto è stato fatto, per esempio nel settore della animazione, affrontiamo i problemi, vediamo quali sono le difficoltà, ma superiamoli. Per quanto riguarda il coordinamento sulle diverse azioni del POR, si è parlato qui di rimodulazione, aperti alla discussione, ma alcune cose, alcune misure del POR, secondo me non possono essere toccate perché è a scapito della modernizzazione della Sardegna, della efficienza della macchina, dalla efficienza del sistema, perché se non funzionano i comuni non funziona niente. Peraltro pure in queste condizioni, i comuni piccoli e piccolissimi, soprattutto quelli più piccoli, se guardo ad alcuni dati penso al famoso (famoso per noi sardi, chiedo scusa ai dirigenti dell'Unione Europea e del Ministero, spiego di che cosa si tratta) articolo 19 della Legge 37, ad una misura regionale che ha previsto i finanziamenti per i comuni e per i progetti di sviluppo locale. Se io guardo i dati del 1999 e considero che la comunicazione ai comuni è arrivata a maggio del 1999, la spesa (non gli impegni ma la spesa) dei piccoli comuni è quasi al 60 per cento. Se guardo i comuni oltre i venti mila abitanti, la spesa è dell'11%, lungi da me mettere i grandi comuni contro i piccoli, lungi da me questo. Cito questo dato per dire che i problemi e le difficoltà sono differenti, ma affrontiamoli in modo diverso e sappiamo però di che cosa stiamo trattando. Non consideriamo, avete ben capito e come mi è capitato più volte di dire - ce l'ho contro la cultura centralistica regionale che non ha alcun fondamento normativo e che è fuori dalla Costituzione ed è un impedimento per lo sviluppo della Sardegna. La cultura centralistica impedisce questo sistema, perché noi abbiamo una generazione di amministratori, e concludo con quest'ultima annotazione. Noi abbiamo tanti amministratori nel nostro territorio, un territorio vasto come sapete; i comuni sono piccoli e piccolissimi, siamo pochi, siamo un milione e seicento mila abitanti in un territorio vasto come quello della Sicilia, ma lì sono sei milioni, ma questi amministratori sono soli, sono un presidio democratico. Perché spesso, quasi sempre, nei nostri paesi il Sindaco, l'Amministratore comunale è l'unica carica pubblica che il cittadino incontri, è l'unica faccia dello Stato o è lo Stato che ha la faccia del Sindaco, dell'Assessore e quindi tutto si scarica sugli amministratori comunali. Un'ultima annotazione, e chiudo con questo: la recrudescenza degli attentati agli amministratori. In un silenzio molto preoccupante, voi sapete bene che arrivano sulle pagine dei giornali i fatti più eclatanti, quelli che non si possono nascondere, ma i tanti, tantissimi atti intimidatori vengono portati a conoscenza dell'Autorità ovviamente competente, ma non fanno notizia. Quindi, rispetto ai dati che noi conosciamo, il fenomeno è ben più vasto, ma questo ci deve preoccupare e deve, come dire, a partire da questo, essere un modo per mobilitare le coscienze, per Interventi 37 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 38 non lasciare soli gli amministratori, per non lasciare che tutti i problemi di una comunità si scarichino sugli amministratori, poi - come dicevo prima - è l'unica carica pubblica che il cittadino nei nostri paesi possa incontrare, ed allora se io posso condividere la necessità, perché la Sardegna ne ha bisogno, di scelte e di punti ed elementi strategici per lo sviluppo della Sardegna, discutiamone, vediamo, decidiamo insieme, è questo che sto chiedendo. Però, noi dobbiamo essere convinti, ed io lo sono profondamente, che è tutto il territorio della Sardegna, che anche se con velocità diverse deve progredire; tutto il territorio della Sardegna. Certo che alcune parti hanno uno sviluppo e potranno avere uno sviluppo diverso da altre, ma allora noi dobbiamo sostenere i territori più deboli, perché altrimenti i discorsi che facciamo sullo spopolamento ed altre cose sono, come dire, esperienze “oratoriche”, ci servono in convegni. Allora, ritengo e ne sono profondamente convinta, e siccome una delle precondizioni dello sviluppo è il clima generale, è il consenso e la tranquillità, ed è avere appunto un partenariato davvero di tutti. Perché questo si possa avere, noi abbiamo avuto fenomeni gravissimi e continuano, sono notizia di tutti i giorni gli attentati, io condanno un certo silenzio su questi fatti e dico che questo è un aspetto che noi dobbiamo considerare, altrimenti caro Presidente, glielo dico con tutta la stima che sa che ho per lei, il deserto verrà anche per altri motivi. Certamente anch'io combatto l'eccessivo campanilismo, ma dico e riconosco che questo è un risultato tra l'altro che abbiamo ottenuto, perché la finanziaria regionale ha colto la nostra richiesta di una partita di bilancio che riguarda appunto l'incentivazione delle unioni comunali, ma allora noi sosteniamo "l'associalismo", facciamo in modo che ci superi questo, ma non lasciando soli gli amministratori. Quindi facciamo in modo che ci siano gli interventi sulle grandi scelte strategiche per lo sviluppo della Sardegna, ma facciamo in modo che tutto il territorio della Sardegna, ad iniziare dai più deboli, che hanno dato dimostrazione, penso ai leader, di saper fare e di continuare a svilupparsi. Interventi 38 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 39 11) Dr. Andrea Mairate, Commissione Europea, Capo Aggiunto Unità di Valutazione A nome della Commissione Europea, vorrei ringraziare le Autorità regionali, qui rappresentate dal Presidente On.Pili e dall’Assessore On. Masala per averci invitato a questo convegno, che rappresenta un'iniziativa molto importante perché arriva in un momento in cui stiamo chiudendo la fase di programmazione precedente e stiamo cominciando ad attuare gli interventi per il 2000 – 2006. Quindi, siamo in una fase di transizione e pertanto è un momento sicuramente appropriato per svolgere questa riflessione. Questa mattina abbiamo sentito una serie di interventi da cui sono venuti fuori una serie di idee e di riflessioni molto importanti, e che vorrei riprendere anche se con una chiave un po' diversa ponendomi una domanda centrale: noi stiamo cercando di valutare e di capire quali siano stati i fattori di successo o di insuccesso della programmazione precedente in modo da trarre anche degli insegnamenti per il futuro, non solo per il 2000 - 2006, ma anche per il futuro periodo di programmazione. Quindi, la domanda che ci dobbiamo porre è: come giudicare il successo di un programma e quali sono i criteri? A questa domanda ovviamente si può rispondere in vari modi. Svolgere una riflessione a tutto campo su questo quesito, per poi concentrarmi su alcune indicazioni per il futuro. Prima di tutto dobbiamo ricordare di che cosa stiamo parlando. La politica di coesione economica e sociale è stata istituita nel 1986 con l'atto unico e poi è stata ripresa nel trattato di Maastricht, è una politica che si fonda su un principio chiave che è il principio di solidarietà. Il che significa che i 15 membri hanno deciso di assegnare delle risorse per un obiettivo, cioè per ridurre i divari socio - economici che esistono all'interno dell'Unione, tra Regioni, ma anche a favore dei ceti sociali e dei gruppi più svantaggiati. Una parte consistente del bilancio comunitario, oltre un terzo delle risorse, vanno a questo obiettivo. Rappresenta più o meno 218 miliardi oggi, di cui il 70 per cento va alle regioni Obiettivo 1, cioè le regioni più svantaggiate dell'Europa. Questi sono i dati attuali; il problema che ci poniamo è come valutare se abbiamo contribuito a realizzare questo obiettivo. L'obiettivo ultimo, la finalità degli interventi strutturali e delle politiche di coesione, è quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini europei, ed in particolar modo quelli che vivono nelle regioni più svantaggiate. Il criterio non può essere soltanto la crescita del reddito complessivo. Non può essere questo perché, come sapete, se il reddito cresce allo stesso ritmo della popolazione il benessere economico non varia, questo è un ragionamento molto semplice. Il numeratore è il reddito complessivo e il denominatore è la popolazione. Il reddito complessivo regionale, deve crescere più della popolazione e per fare questo significa che la parte che lavora della popolazione, cioè il tasso di occupazione, -la proporzione di occupati rispetto alla popolazione-, deve crescere e dall'altro lato deve aumentare la produttività del lavoro. L'obiettivo centrale è quello di aumentare la produttività. La produttività dipende da una serie di fattori che condizionano il potenziale di crescita e la competitività di lungo periodo di un’economia. Questi fattori sono le infrastrutture (e cioè lo stock di capitale pubblico), il sostegno alle imprese, attraverso investimenti produttivi, che incorporano le nuove tecnologie,e, infine il capitale umano. La Commissione Europea ha pubblicato nel 2001 una relazione molto importante, il "Secondo rapporto sulla coesione economica e sociale". Da questo rapporto abbiamo tratto una serie di conclusioni sull’insieme delle regioni Obiettivo 1 dell'Unione Europea. Se osserviamo l’andamento del PIL pro capite, c'è stato un recupero importante negli ultimi dieci anni, di sette punti percentuali, dal 63 al 70% della media comunitaria. Se vediamo il tasso di disoccupazione, c'è stato un calo significativo anche se il divario con le altre regioni europee rimane ancora molto consistente, oltre il 16% in media contro poco più del 9% per l’UE. Ma, se invece esaminiamo l’evoluzione della produttività, cioè il PIL per persona occupata, i progressi sono stati meno evidenti (dal 64 al 67% della media comunitaria tra il 1988 e il 1998), ad eccezione di alcuni casi come l’Irlanda. Questa è una conclusione importante: i divari di produttività sussistono nonostante gli interventi passati. Interventi 39 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 40 Dobbiamo spiegare perché alcune regioni hanno fatto dei progressi in termini di convergenza verso la media comunitaria ed in altre invece non si evidenziano queste tendenze. Ovviamente, questi miglioramenti strutturali non possono essere attribuiti interamente alla politica strutturale. Secondo le nostre stime circa un terzo di questi benefici possono essere imputati all’azione dei Fondi strutturali. Ma questo pone un problema molto più fondamentale: come si valuta l'efficacia degli interventi cofinanziati dai Fondi strutturali, quali sono i fattori determinanti per il loro successo? Ci sono tre fattori che condizionano l'efficacia dei Fondi strutturali. Il primo riguarda la stabilità economica: senza un quadro macroeconomico sano cioè la stabilità dei prezzi e un deficit di bilancio sotto controllo i Fondi strutturali non avranno un impatto rilevante. Questo mi sembra un dato di fatto. Poi, il secondo elemento da tenere in considerazione in questo tipo di valutazione è legato alle scelte allocative delle risorse tra le varie priorità e misure. Quando si fa una programmazione, si fanno delle scelte, che devono essere frutto di un consenso tra i vari attori. Tuttavia, c'è un principio che va ricordato secondo cui le risorse pubbliche non sono mai sufficienti per soddisfare tutte le domande e tutti i fabbisogni che vengono dal territorio. Quindi, significa che bisogna fare delle scelte, bisogna concentrare gli interventi su alcuni tipi di investimenti, con tipologie diverse. Questo è un problema di valutazione "ex ante", per utilizzare un termine un po' tecnico. Per valutare l'efficacia delle scelte, bisogna poter disporre di alcuni scenari alternativi in modo da poter determinare che l’impatto di quel mix di interventi (infrastrutture, incentivi alle imprese, capitale umano) è preferibile a quell’altro perché l’efficacia in termini di crescita e/o di produttività sarebbe superiore. Questo mi sembra un punto essenziale. Sulle scelte allocative se ne è discusso molto in sede di negoziato; stamattina, si è parlato di reti trans-europee, risorse idriche, queste sono alcune grandi priorità richiamate dal presidente Pili. Non ho sentito invece una grande priorità, almeno per la Commissione, che è la società dell'informazione. La Regione Sardegna è stata una tra le regioni pioniere in questo campo e mi sembra, del tutto logico che si punti su questo campo che avrà delle prospettive e delle ricadute molto importanti per l'economia sarda, in particolare per la creazione di nuove attività produttive di nuova occupazione. Stiamo parlando in questo senso di un nuovo modello di sviluppo e di politica regionale opposto a un modello tradizionale più centrato sulle infrastrutture e sulla formazione, che dovrebbe privilegiare i fattori immateriali e più concretamente la società dell’informazione e lo sviluppo sostenibile. Il terzo fattore che condiziona l'efficacia dei Fondi strutturali è la capacità gestionale. Per capacità gestionale si intende non soltanto la capacità di spesa, ma anche la qualità del processo di sorveglianza, di monitoraggio e di controllo, il modo in cui vengono selezionati i progetti. Si tratta cioè di mettere in piedi dei processi e delle procedure per garantire anche una certa qualità dell’ intervento pubblico. Questo riguardo al futuro, è sicuramente un punto fondamentale. Cioè, la qualità non viene dopo la spesa, è qualcosa che viene prima. Quindi, bisogna garantire prima la qualità degli interventi e poi pensare a come spendere le risorse a disposizione. Bisogna anche valutare, é l'unico modo per garantire la qualità degli interventi. Riguardo agli interventi per il periodo 2000-2006, vorrei fornirvi alcune indicazioni di metodo per incrementi il livello di qualità e di efficacia degli interventi. Prima di tutto, bisogna garantire una massa critica di risorse di rrisorse su alcuni interventi chiave e non tendere verso una certa frammentazione in modo da garantire ottimizzare l’impatto globale del programma. Inoltre, se c’è massa critica, i privati saranno più disposti a investire ininvestire le loro risorse e in questo modo si aumenta la sostenibilità finanziaria degli interventi. Un altro elemento importante, è l'approccio integrato. Per integrazione possiamo intendere degli interventi che siano sinergici, ma al tempo stesso dobbiamo giocare sulla complementarietà e l'interdipendenza dei vari strumenti di politica regionale che abbiamo a disposizione. A differenza di altri paesi in Italia c'è ancora una tendenza a separare le varie programmazioni; la programmazione comunitaria da un lato e la programmazione negoziata dall'altro, penso che ci sia una necessità di integrare di più i vari strumenti di programmazione. Interventi 40 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 41 Infine, ultimo punto che è stato richiamato in precedenza è il partenariato. Il partenariato è sicuramente la chiave di volta della politica regionale; non c'è una politica regionale efficace e visibile senza un partenariato forte; il partenariato non può essere soltanto visto alla luce della rappresentatività formale, non è il fatto che attorno ad un tavolo ci siano i vari soggetti, i vari attori rappresentati, il partenariato dev'essere anche efficace, cioè incidere con la qualità degli interventi sul modo in cui si fa sviluppo. Vorrei finire questo breve intervento con una citazione di un grande economista, Amartya Sen che è stato premio Nobel, che ha detto: “Development is not a task, it is a mission”, “Lo sviluppo non è un compito, è una missione” detto in inglese. Grazie della vostra attenzione. 12) Dott.ssa Paola De Cesare, Autorità di Gestione del QCS, Obiettivo 1 Grazie intanto alla Regione per l'invito rivolto al Dipartimento per lo Sviluppo del Ministero dell'Economia, autorità di gestione del QCS, e grazie anche al Presidente che mi onora dell'ascolto. Cercherò di essere quanto più possibile breve toccando argomenti che non sono stati affrontati nel corso della giornata, che già hanno messo in luce i punti cruciali, i nodi della vecchia e della nuova programmazione. La riflessione particolare che si pone è che, siamo all'inizio del 2002, e che al 30 giugno del 2002 scatta un appuntamento importante, di non ritorno nel processo di implementazione della programmazione 2000-2006. Questo perché? Perché il 30 giugno segna il confine formale e sostanziale tra la fase di transizione e la fase a pieno regime della nuova programmazione 2000-2006. A quella data, infatti, debbono essere formalizzate le ricognizioni di tutti i progetti, e di tutte le operazioni ammissibili prima dell'entrata in vigore dei criteri di selezione approvati col Complemento di programmazione. Da quel momento in poi tutta la progettazione e tutte le operazioni debbono essere perfettamente e irrevocabilmente conformi ai criteri che sono stati adottati nel completamento di programmazione per assicurare la qualità e la selezione degli interventi cofinanziati. Ma il 30 giugno è una data importante anche per un’altra ragione: perché si chiude la vecchia programmazione, la programmazione '94-'99 che a quella data deve essere definitivamente impacchettata e spedita a Bruxelles, consentendo agli uffici regionali di affrancarsi dal doppio fardello della vecchia e della nuova programmazione comunitaria per dedicarsi interamente ai programmi 2000-2006. Debbo necessariamente fare un accenno al '94-'99 non tanto per parlarne in modo diffuso stamattina la dottoressa Pisu ci ha fatto una ampia relazione, della quale mi complimento con lei, per aver toccato i punti fondamentali, e lo stesso Presidente della Regione ci ha esposto le luci e le ombre e anche del periodo che si chiude il 31 dicembre 2001 - ma mi sembra importante parlarne sia come lezione del passato, sia come momento di congiunzione e di riflessione per il futuro. La prima constatazione piacevole, devo dire, è quella che oggi raccogliamo con soddisfazione i frutti del grandissimo sforzo che è stato compiuto nel '94 - '99. L'annuncio ufficiale della Regione, che raggiungeremo il cento per cento della spesa, è motivo di orgoglio ma anche di grande tranquillità, perché ci consente di riscuotere un credito sulla credibilità della Regione e dello Stato italiano nei confronti dell'Unione europea. Voi sapete che l'Italia è stata spesso considerata – e non a torto, purtroppo - il fanalino di coda dell’Europa. Presentarci con questi risultati, quindi, ci dà forza, affidabilità e una rinnovata forza anche nei confronti degli altri Paesi. Questo di per sé è un grande risultato, che merita un riconoscimento nei confronti della Regione e da la possibilità di associare il mio Dipartimento a questo merito e ciò è molto importante. Come osservava correttamente il Presidente, il risultato raggiunto, probabilmente, ha un valore più quantitativo che qualitativo: la qualità della progettazione '94 - '99 qualche volta è stata persa di vista o messa in secondo ordine, proprio perché l'obiettivo del raggiungimento quantitativo dei livelli di Interventi 41 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 42 spesa per recuperare i ritardi della fase di avvio decollata in maniera molto debole e stentata, ha fatto necessariamente premio sulla qualità, come pubblicamente ammesso dallo stesso Presidente che ricordava di aver vissuto direttamente, come amministratore locale della Regione, questa esperienza. Purtroppo è andata così, ma pur così l’esperienza vissuta è stata di grande utilità. A partire almeno dal '98, da cui ci separano ormai tre-quattro anni di lavoro intenso, è stato fatto infatti uno sforzo senza precedenti per attrezzare le nostre amministrazioni in modo da dare più efficacia alle scelte, per diffondere la cultura della qualità, per disporre di una progettazione più mirata, che ci consentisse di investire in un futuro diverso. Il dato molto positivo dell'esperienza '94 - '99, emerge se consideriamo che la spesa è partita nel '97, a soli due anni dal termine di chiusura degli impegni, quindi tardissimo; che dal '97 al '99 è stata praticamente gestita una stagione di incessante programmazione della spesa, con un coraggio ed una capacità da parte delle amministrazioni che hanno contribuito alla riallocazione rapida e continua delle risorse iniziali, che meritano il risultato positivo di chiusura oggi annunciato. Devo dire anche che questo processo, letto oggi, da un punto di vista storico, è interessante, anche per il suo carattere prodromico nei confronti della nuova fase di programmazione. Nel '94 - '99 la quota di risorse che era stata conferita inizialmente alle regioni era nettamente minoritaria rispetto a quella delle amministrazioni centrali: attraverso le numerose riprogrammazioni effettuate per la riallocazione della spesa sui programmi o sulle forme di intervento più efficienti, le regioni hanno visto via via aumentare la loro quota a fronte della diminuzione di quella delle amministrazioni centrali, rendendo graduale e quasi naturale il passaggio alla fase del 2000 - 2006 in cui, tutti sapete, oltre il 70 per cento delle risorse del QCS sono gestite dai programmi regionali. Oggi, quindi, i programmi regionali presuppongono uno sforzo enorme per le Regioni, perché l'impegno finanziario che debbono onorare è più che triplicato rispetto al periodo precedente, e ciò avviene in una fase istituzionale particolarmente delicata e complessa che pone in capo alle Regioni, per effetto dei decreti Bassanini e per effetto del modificato titolo V della Costituzione, molte competenze che prima erano statali. Lo sforzo che viene chiesto alle Regioni in questa fase di programmazione è quindi veramente senza precedenti e questa è una circostanza che mi sembra assolutamente non opportuno ignorare e trascurare. Ma nel 2000- 2006, la sfida è fondata inoltre soprattutto sulla qualità, poiché i risultati quantitativi, è dimostrato storicamente, non costituiscono di per sé elemento e condizione sufficienti per assicurare una crescita effettiva e duratura dello sviluppo. La musica è completamente cambiata: nel 2000–2006 i progetti debbono rispondere a predeterminati e rigorosi criteri di selezione, a scelte prioritarie, e non essere semplicemente opportunità dirette ad incrementare la spesa, o progetti ammissibili solo perché cantierabili. La vera sfida che si gioca sulla qualità dei progetti è, a sua volta, una sfida che significa anche e soprattutto qualità professionali e organizzative delle amministrazioni che li propongono. La qualità tecnica e organizzativa dell'amministrazione in generale, in questa fase di programmazione, pertanto viene a collocarsi al centro dei processi virtuosi di attuazione delle politiche comunitarie, e quando parlo di amministrazioni intendo dire che tutta la filiera delle amministrazioni - partendo dalla Commissione europea, perché neppure la Commissione europea può essere sottratta al proprio dovere di contribuire al migliore andamento dei processi attuativi, per finire con l’ultimo ente locale, passando per le amministrazioni centrali e regionali che a vario titolo intervengono nei processi e che debbono saper effettivamente garantire che la qualità non sia soltanto una parola, ma rappresenti una risposta reale in termini di efficacia e tempestività dei nuovi progetti che dovremo finanziare. La presentazione dell'assessore Masala di questa mattina, del nuovo approccio programmatico che la Regione Sardegna si è data - quello che si caratterizza come il ciclo integrato della programmazione è musica per il Dipartimento dello Sviluppo del Ministero dell'Economia. La vocazione non settoriale del Dipartimento ci pone in piena sintonia con tale indirizzo, e non solo per la programmazione dei Fondi strutturali, ma più in generale per tutta la programmazione regionale che richiede una armonizzazione piena ed efficace con quella comunitaria. L'integrazione e la concentrazione sono due principi scritti nel regolamento comunitario, che sono essenziali, e che vanno declinati pienamente come strumenti programmatici dei quali non si può assolutamente fare a Interventi 42 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 43 meno per raggiungere obiettivi significativi, per evitare che la polverizzazione e la dispersione delle risorse depotenzi le opportunità offerte dai fattori di sviluppo presenti sul territorio, per creare meccanismi sinergici ed economie di scala, per utilizzare a pieno e in modo complementare l’insieme delle risorse attribuite. Questo approccio della Regione è un approccio perfettamente in linea con la cultura che in questi ultimi anni abbiamo tentato di affermare, in uno sforzo partenariale encomiabile e senza precedenti a tutti i livelli, dalla Commissione Europea, allo Stato membro e alle Regioni stesse, ma anche al resto delle amministrazioni pubbliche, attraverso la collaborazione e la cooperazione anche del partenariato-economico e sociale, che hanno permeato tutte le fasi dell'attuale ciclo di programmazione, dalla presentazione dei programmi, al negoziato, all'approvazione dei programmi e, quindi, alla adozione dei Complementi di programmazione. Sentir parlare di ciclo integrato della programmazione significa constatare che questi due principi cardine della programmazione 2000 – 2006 - quello della concentrazione e quello della integrazione - significa, evidentemente e concretamente, che la nuova programmazione è ormai destinata a rappresentare patrimonio comune di tutte le realtà istituzionali del Paese. Se questi principi si radicheranno nell'azione di tutti i decisori politici, e quando dico tutti, intendo riferirmi ai diversi livelli istituzionali in cui essi intervengono, il valore aggiunto dei fondi strutturali a favore dell'economia e soprattutto a favore delle collettività locali sarà sicuramente maggiore. Il QCS e tutti i suoi programmi, serviranno in tal modo al consolidamento e al rafforzamento dei fattori di sviluppo presenti sul territorio, come risorse mobili e immobili inespresse da valorizzare, quali le forze di lavoro, su cui il QCS interviene attraverso l'asse, risorse umane, ma anche il patrimonio naturale e culturale, cui sono dedicati altri due assi di intervento, come pure con il potenziamento dello sviluppo economico e sociale che viene perseguito attraverso gli interventi per lo sviluppo locale, le reti, gli assi e le città. Un mix di strumenti e di obiettivi per valorizzare l'insieme delle risorse disponibili, mobili e immobili, legate al territorio e alle quali si aggancerà la locomotiva dello sviluppo futuro di questa Regione in particolare, e del Mezzogiorno in generale. Il superamento della settorializzazione della programmazione è, come dire, un passaggio assolutamente obbligato, è un tema sul quale mi avvio alla rapida conclusione riallacciandomi a quanto ha ricordato il Presidente, in merito a quella che ha denominato la dinamica virtuosa delle fasi della programmazione: prima la strategia, poi l'efficacia e, per ultimo, la spesa. Questo è il giusto percorso e, in tale ambito, i tre obiettivi che emblematicamente il Dipartimento per lo Sviluppo del Ministero dell'Economia pone al centro della sfida sono rappresentati nell’ordine, dalla modernizzazione della Pubblica amministrazione, come modalità strategica per il raggiungimento degli obiettivi programmatici (sapete che l'avanzamento istituzionale è fatto oggetto di criteri di valutazione per l'attribuzione della riserva di premialità, dai quali ci attendiamo che le amministrazioni rispondano tempestivamente ed efficacemente), l'efficacia dell’azione amministrativa, quindi la qualità dei progetti che, è una delle sfide su cui occorre investire veramente molto (in termini di capacità di fare delle scelte, di valutazione della spesa, di migliore qualità della progettazione, di presupposti di fattibilità che motivino le scelte su basi consapevoli e fondate dal punto di vista economico sociale), l’efficienza e il volume della spesa che si configurano come anello terminale della catena e che sono motivo di grande preoccupazione. Quando si parla di quantità, infatti, dobbiamo avere presente una formula che assume il sapore di un incubo sconosciuto nella vecchia programmazione. La regola del cosiddetto N+2, che impone l’obbligo di tradurre gli stanziamenti posti in bilancio nell'anno N in pagamenti effettuati entro il secondo anno successivo (che determina una perdita equivalente alla differenza tra i suddetti stanziamenti e pagamenti) induce un rischio dal quale dobbiamo metterci per tempo al riparo, dando la massima accelerazione alla spesa stessa. Su questo obiettivo deve valere il richiamo che il tempo è un costo e che, quindi, la responsabilità dei tempi dei procedimenti di spesa è una responsabilità che ha risvolti contabili e finanziari di primo piano. Nel chiudere, esprimo pubblicamente una preoccupazione che vorrei fosse smentita dai fatti. La curva che ha descritto l'andamento della spesa nel periodo precedente – in cui ad una partenza molto lenta ha fatto seguito l’impennata dei pagamenti alla fine del periodo, frutto di una esplosione della Interventi 43 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 44 capacità di recupero delle amministrazioni - non abbia a invertirsi simmetricamente. Mi spiego meglio: registro che – è il caso della Sardegna - sussiste una discreta performance dell'andamento della spesa, ma temo che, proprio perché nei prossimi mesi sarà molto più stringente il criterio della qualità, diventi più difficile mantenere un elevato ritmo di pagamenti così come previsto dal profilo programmatico. Non vorrei in altri termini, che l'inizio relativamente confortante dei primi due anni non lasci il passo ad una tendenza non al passo con il volume degli impegni programmatici di spesa previsti per gli anni futuri. Il picco del profilo programmatico dei programmi si avrà a partire dal 2003. Dopo il 2003 sarà attribuita la riserva di premialità che premerà ulteriormente sulle capacità di spesa delle amministrazioni se si vorrà evitare il disimpegno automatico. Quindi, fermo restando quanto detto - che non basta spendere, bisogna spendere bene, perché, la qualità è fondamentale - l’invito che rivolgo alla Regione è quello di non abbassare la guardia sulla quantità, facendo del monitoraggio il sistema d’allarme dei ritardi per intervenire sugli enti attuatori che debbono effettuare la spesa e debbono produrre con rigore i dati di pagamento. Sarebbe un gran peccato non mantenere gli obiettivi quantitativi dopo che il Paese ha dimostrato di essere in grado di competere veramente con gli altri Paesi per la qualità della programmazione proposta e riscattare un passato che nonostante le risorse e gli ingenti interventi finanziari mobilitati non ha sollevato il Mezzogiorno dal ritardo di sviluppo. Grazie. Interventi 44 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 45 13) Dr. Alessandro Rainoldi, Commissione Europea, Coordinatore Obiettivo 1 - Italia Riprenderò in parte le tematiche che ha sviluppato il mio collega, dottor Mairate, dicendo forse più o meno le stesse cose, ma in un modo diverso. Innanzitutto cercherò di concentrare in questi dieci minuti gli argomenti che voglio trattare utilizzando qualche suggestione. Il 2002 è un anno cruciale per lo sviluppo della Sardegna. Perché proprio il 2002 e non il 2003, non il periodo 2000 - 2006 ma il 2002? Perché? Qual è la situazione passata? La situazione passata l'ha un po' illustrata Andrea Mairate, una situazione in cui lo sviluppo di questi dieci anni, da quando sono iniziati i Fondi strutturali, è rimasto stagnante per il mezzogiorno italiano, contrariamente a quanto è successo per altre regioni europee. Questa è una situazione di partenza. Qual è un possibile futuro? Partiamo dal peggiore dei futuri possibili. La Sardegna esce dall'Obiettivo 1 dopo il 2000 - 2006. Vi propongo l’esperienza dell’Abruzzo, l'unica regione d'Europa che è uscita dall'Obiettivo 1 nel '96. Dall'88 al '96 il reddito procapite dell'Abruzzo è passato dall'87% all'88% della media europea; stagnante, leggera salita. Dal '96 al '98 è precipitato all'84 per cento. Ha perso quattro punti in due anni. Può darsi benissimo che questo non sia dovuto alla mera uscita dall'Obiettivo 1, però è forse un dato su cui dovremmo riflettere. Quindi tra il passato e il futuro abbiamo in mezzo questo periodo di programmazione: 2000 - 2006, e che cosa abbiamo fatto per far sì che questa occasione possa essere sfruttata fino in fondo? C'è stato un negoziato importante, un piano di sviluppo del mezzogiorno importante, un Quadro Comunitario di Sostegno, c'è. Ci sono dei programmi regionali e nazionali che hanno posto l'attenzione in maniera molto esplicita e precisa sulla qualità degli interventi, su quello che ci stiamo dicendo da stamattina, che la qualità deve essere al primo posto. L'abbiamo detto, l'abbiamo deciso e concordato tutti insieme. Siamo d'accordo, la qualità deve essere il nostro obiettivo fondamentale. Quali sono gli scopi? Quindi la qualità degli interventi per lo sviluppo del mezzogiorno, per lo sviluppo della Sardegna. Il POR Sardegna ha come obiettivi generali la crescita del PIL superiore alla media europea e la riduzione del tasso di disagio delle aree interne dell'isola. Ha poi declinato questi obiettivi generali in obiettivi specifici, ha costruito una serie di assi prioritari, una serie di misure e in questo vi propongo una chiave di lettura un po' diversa del POR. Il POR ha 54 misure, ma se noi prendiamo sei misure, ovviamente non a caso, queste sei misure rappresentano un terzo degli stanziamenti di spesa pubblica del POR, e forse queste sei misure ci dicono qual è la strategia della Sardegna per arrivare allo sviluppo: ciclo integrato dell'acqua, difesa del suolo, trasporti, sviluppo rurale. Prendiamo i due obiettivi generali che ho detto prima; a questo proposito mi sembra che ci sia una coerenza sostanziale, di fondo tra gli obiettivi e l'allocazione delle risorse. Ritorniamo al terzo dei tre punti fondamentali che ha citato Andrea Mairate; la qualità, l'efficacia, l'allocazione delle risorse, la capacità di gestione. Il 2002 perché è cruciale? Perché noi abbiamo già l'inquadramento strategico possibile, adesso bisogna tradurre queste cose, tradurle in iniziative, progetti, in azioni concrete, perché se non iniziamo adesso probabilmente poi sarà troppo tardi e il 2006 può arrivare prima di quanto noi pensiamo possa giungere. Ma qual è una delle chiavi di lettura di questa necessità di tradurre la strategia in azione? Il 2000 2006 nella regolamentazione comunitaria, poi nella sua successiva declinazione nel Quadro Comunitario di Sostegno, ha dato tra le altre cose anche un forte impulso al partenariato, un forte impulso al processo di programmazione a livello locale, ad un processo di identificazione dei bisogni del basso e alla necessità di trovare il giusto equilibrio tra capacità di proposta progettuale, che è compito del territorio ai suoi più vari livelli, ma se vogliamo veramente una programmazione dal basso è compito del territorio veramente nelle sue disaggregazioni, dall'altro lato alla capacità di scelta, e la capacità di scelta deve essere rappresentata da chi se non dalla Regione? Interventi 45 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 46 La Regione, che deve essere in grado di coniugare bisogni che emergono ed obiettivi, che sono evidenziati e che devono essere il nostro cammino per arrivare ad un risultato prima che sia troppo tardi. A proposito di partenariato. Inizio raccontando un episodio che mi è accaduto questa estate: mi sono crogiolato al sole della Sardegna, devo ammetterlo, con molto piacere personale, ed un giorno ho deciso di visitare l'interno. Ho visitato un paesino del nuorese a caso. Andando in questo paese, parlando con i passanti nella piazza ho chiesto: "Ma cosa c'è da visitare in questo paese?" e tutti mi hanno detto "Ma vada al museo della civiltà contadina". Non una persona sola, ma varie persone. Dall'esperienza, a naso, ho detto: “Questo museo mi profuma di fondi comunitari". In effetti sono andato in questo museo, un piccolo museo, tre stanze, c'erano due giovani ragazzi con una passione enorme verso il lavoro che stavano facendo, era un progetto LEADER. Mi hanno raccontato come questo museo fosse stato recepito dalla cittadinanza locale come qualcosa di proprio, che i cittadini del paese hanno donato nel momento di istituzione di questo museo dei vecchi manufatti, vecchi vestiti, vecchi attrezzi contadini per creare questa occasione di sviluppo. Due posti di lavoro, solo due posti di lavoro. Che sono due posti di lavoro? Forse per un paesino dell'entroterra nuorese due posti di lavoro sono importanti. E quello che possono anche generare questi due posti di lavoro. Perché questo esempio? Perché in fondo penso che una chiave di volta della nostra missione, come ha detto Andrea Mairate, della vostra e della nostra, di tutti coloro che oggi stanno qui, è quella non solo di generare qualità ed efficacia della spesa, ma di generare anche la interiorizzazione dello sviluppo da parte del cittadino. Uno sviluppo cioè che non sia più percepito come dovuto o come calato dall'alto come compito di qualche capitale che sia Cagliari, che sia Roma, che sia Bruxelles, ma uno sviluppo in cui tutti i protagonisti, sia la classe politica, regionale e locale, siano i tecnici funzionari, lo dico a me stesso come lo dico ai funzionari regionali locali degli enti e dei Ministeri, a tutti gli operatori, province, enti locali, comuni, associazioni di categoria, sindacati, imprenditori, consulenti, associazioni, agenzie di sviluppo. Tutti noi presenti dobbiamo cercare di contribuire a questa idea di sviluppo in cui poi riusciamo ad arrivare da qua al 2006 ad una situazione, prima di tutto non abbiamo più paura di uscire da un sistema di assistenza, ma ci resta quasi un motivo di orgoglio poter dire tutti che non siamo solo stati attori di uno sviluppo, ma siamo stati anche autori del nostro sviluppo. Interventi 46 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 47 14) Dr. Gianfranco Miozzi Unità di Valutazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze L’attuazione del POR 2000 - 2006 attraverso Progetti Integrati Territoriali: riflessioni sulle prime esperienze operative di programmazione regionale. Il forte impulso dato dal QCS 2000–2006 alla “programmazione integrata per lo sviluppo del territorio” spezzando la rigida programmazione “verticale”, imposta dalla separatezza dei Fondi strutturali, sancita dai Regolamenti comunitari, ha determinato una intensa riflessione metodologica in tutte la regioni e sollecitato l’assunzione di decisioni e responsabilità tecniche determinanti per l’efficacia ed efficienza della spesa. Il primo bando per la selezione dei PIT, indetto dalla Regione Autonoma Sardegna nel Luglio 2001, si è concluso nel Novembre dello stesso anno con l’approvazione di una graduatoria di 13 PIT su 30 presentati da 19 aree PIT: circa 229,8 Meuro (455 MD lire di cui 389 MD lire disponibili nel bando, sufficienti a finanziarne pienamente 11) contro una domanda di 2.827,09 Meuro (5.470 MD lire). La valutazione dei PIT svolta dal Gruppo Regionale di Coordinamento nel quale facevano parte anche rappresentati delle Province e del Partenariato economico e sociale, ha dapprima selezionato i PIT sulla base di criteri oggettivi di ammissibilità previsti dal Bando (i 30 PIT esaminati comprendevano 3.182 operazioni di cui 964 riguardanti infrastrutture) ed ha successivamente esaminato i 13 PIT ammessi alla fase della valutazione. A seguito della selezione operata in sede di valutazione è risultata una decurtazione della domanda totale di finanziamento dei 13 PIT (circa 1829,81 Meuro ; 3.543 MD lire) di oltre 85% a causa della incoerenza delle operazioni previste nei PIT alle misure del POR ed della carenza delle informazioni. Sono state esaminate con profondità le cause del fenomeno di queste proporzioni identificandole principalmente in alcune fondamentali: 1. Non è stato colto appieno il significato di idea forza. In alcuni casi è stata individuata in un generico settore di attività che con la proposta di PIT si è inteso sviluppare, in altri casi l’idea forza è stata assimilata ad uno o più obiettivi generali di sviluppo del territorio interessato al PIT. 2. La quasi totalità delle proposte sono state strutturate piuttosto come un piano di sviluppo socioeconomico che come un Progetto integrato basato sulla realizzazione di una idea forza. 3. È mancata una conoscenza approfondita del POR e dei Complementi di programmazione e dei criteri di ammissibilità e valutazione previsti nelle misure. 4. Fortemente incoerenti si sono dimostrati i rapporti tra infrastrutture proposte ed investimenti produttivi (numerosi micro-interventi dispersi sul territorio in molteplici settori) di cui si chiedeva il cofinanziamento nelle Misure dell’asse IV. 5. Le operazioni riguardanti proposte di azioni di formazione prescindevano dalla normativa che regola la materia in fatto di qualificazione e competenze del soggetto formatore, e sono apparse piuttosto un espediente per introdurre operazioni finanziabili con FES in quanto il bando imponeva l’utilizzazione di almeno due fondi strutturali. 6. I temi trasversali della programmazione dei Fondi strutturali (sostenibilità ambientale, pari opportunità) sono stati solo sfiorati per lo più con generiche considerazioni prive di elementi prospettici. 7. Gli aspetti organizzativi legati alla gestione del PIT ed al monitoraggio secondo la procedura prevista dal POR non sono stati oggetto di riflessioni approfondite. 8. Alcuna attenzione è stata posta nella dimostrazione della coerenza e sinergia del PIT proposto rispetto ad altri strumenti di programmazione di sviluppo locale vigenti. Da queste osservazioni emergono una serie di temi che meriterebbero una ulteriore verifica ed approfondimento: a) La delimitazione delle 19 aree PIT. Fin dalle fasi iniziali della riflessione sullo sviluppo integrato territoriale è stato discusso a lungo, anche in Interventi 47 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 48 sede di QCS, sulla opportunità che la progettazione integrata dovesse partire da un territorio già definito o se il territorio dovesse essere semplicemente la risultante dell’applicazione del principio di aggregazione di diverse operazioni “coerenti ed integrate tra loro che convergono verso un obiettivo di sviluppo comune” massimizzando il rendimento economico e sociale delle risorse utilizzate. Questo elemento di definizione ex post dell’area avrebbe dato la massima efficacia alla costruzione dei PIT svincolandoli da ambiti territoriali precostituiti e dai complessi esercizi di ripartizione delle risorse per finanziare operazioni in tutti gli ambiti locali compresi nell’area. Di fatto, in Sardegna come nella maggior parte delle altre regioni, i processi di consultazione e concertazione partenariale si sono conclusi con una segmentazione predefinita delle aree che si sovrappongono a tutti gli altri zoning esistenti. Non è dimostrato che tali aree siano economicamente significative ed omogenee considerando che nel Bando PIT 2001 è stato posto il vincolo di una dimensione minima di 30.000 abitanti o almeno 10 Comuni. Sarebbe auspicabile che lo zoning derivi dal dispiegarsi del Progetto integrato e non sia riconducibile fondamentalmente ad uno strumento per la ripartizione di risorse sul territorio. b) Dai PIA, alla Programmazione negoziata, ai PIT. E’ opinione diffusa che la mancanza di una adeguata preparazione dei soggetti agenti a livello locale ed in assenza di una qualificata assistenza tecnica, si sia assistito, nel periodo intercorrente tra il primo bando PIT e la presentazione delle proposte alla Regione, ad una affannosa corsa per presentare proposte di finanziamento molto lontane dalla logica del POR e del Complemento di programmazione. In sostanza, la larga diffusione dei Progetti integrati di area ( PIA) previsti dalla LR 14/96 ha indotto molti a considerare i Progetti integrati territoriali (PIT) una figura non diversa da quella già conosciuta. Questo errore si è rivelato, in molti casi, determinante nell’esclusione di PIT dai finanziamenti dei Fondi strutturali. Nel dedicare ai PIT ulteriori risorse (restano da programmare il 30% delle risorse del POR), è opportuno ricordare che è assolutamente necessario, come è stato fatto nel primo bando PIT 2001, un approfondito studio sugli strumenti di programmazione dello sviluppo locale già esistenti nelle aree PIT per le quali non dovrebbe escludersi una rivisitazione per un maggiore assestamento ed aderenza sul territorio. Secondo recenti dati FORMEZ, sono attualmente presenti sul territorio regionale, non meno di 113 strumenti di sviluppo locale tra Contratti di area, Contratti di programma, PIA, Patti Territoriali. In sostanza, è operante uno di questi strumenti ogni 3 Comuni circa e ogni 15.000 abitanti. Dallo schema allegato (Allegato A) emerge che nelle attuali aree PIT insistono o totalmente o parzialmente, anche 10 strumenti di programmazione dello sviluppo locale (in media circa 6) dei quali si ignora la reciproca coerenza e la sinergia nell’area PIT. Il riconoscimento di tale esigenza deriva anche da recenti analisi del Banco di Sardegna I PIT, è bene ricordarlo, costituiscono, sono una modalità di attuazione del POR e non possono spaziare a tutto campo come gli strumenti di programmazione negoziata o i PIA. L’elemento, in particolare, che attribuisce al PIT una particolare forza è che una volta definite le operazioni che lo compongono, gli impegni e la spesa non possono aspettare perché sottoposti agli stretti vincoli del Regolamento 1260/99 che prevede la sanzione del “disimpegno automatico” delle risorse a scapito dell’intero POR. c) L’analisi territoriale strutturale e la valutazione d’impatto dei PIT: quali dati? E’ indiscutibile che l’adozione di strumenti di sviluppo locale richieda la disponibilità di dati statistici adeguati. Tale carenza espone a serio rischio anche le future azioni di sviluppo non essendo possibile, in assenza del monitoraggio dei risultati nell’area, svolgere una valutazione in itinere ed ex post per affinare le politiche e gli strumenti da adottare per lo sviluppo dell’area opera. La Regione potrebbe finanziare tramite i Fondi strutturali nelle misure di “Assistenza tecnica”, la costituzione di una efficiente banca dati territoriale. d) PIT, efficienza della spesa e programmazione finanziaria delle misure. L’esperienza finora maturata nelle regioni Ob. 1 mostra che i PIT non si sono dimostrati strumenti per l’accelerazione della spesa. Interventi 48 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 49 Oltre alla evidente difficoltà di orientare uno strumento di progettazione integrata nel contesto dei vincoli dei POR e dei diversi contesti territoriali, i tempi della concertazione hanno assorbito mesi per giungere a conclusione. E’ necessario quindi, tenere in conto che la definizione di un PIT nei tavoli partenariali comporta tempo ed è necessario ugualmente tempo per la preparazione completa della documentazione da inviare ai responsabili di misura per la valutazione delle singole operazioni. Da qui deriva una particolare attenzione all’andamento dei profili finanziari delle singole misure di cui si rischia di congelare risorse in attesa del completamento della concertazione dei PIT. I PIT infatti riguardano ben il 40% del POR. e) Un problema insoluto. Gli incentivi alle imprese in area PIT. Le infrastrutture finanziate con risorse pubbliche svolgono una funzione utile se sono in grado di offrire un servizio alla collettività da cui deriva la relativa domanda. Le imprese produttive costituiscono indubbiamente i soggetti da cui deriva la più pressante domanda infrastrutturale. Si pongono due casi principali - prevedere contestualmente l’individuazione di investimenti produttivi incentivati (con fondi del POR o Legge 488/92 o altre Leggi Regionali), e di infrastrutture ad essi coerenti e/o azioni di formazione ed animazione; - prevedere un programma composto esclusivamente di opere infrastrutturali a servizio delle imprese esistenti per aumentarne la produttività e predisporre il territorio ad attrarre nuovi investimenti non individuati nel PIT. Nel primo caso affinché il PIT esista realmente, è necessario assicurare che siano realizzati tutti gli investimenti previsti. Considerando che le possibili leggi di riferimento prevedono una istruttoria e la costruzione di graduatorie, non è affatto certo che gli incentivi richiesti da una impresa che partecipa al PIT siano accordati automaticamente perché non è certo l’esito della valutazione la posizione in graduatoria. Resta sempre possibile ricorrere ai “de minimis” che non costituisce però una strumento efficace per aumentare la dimensioni delle imprese. Oltre alla coerente utilizzazione delle possibilità offerta dalla Legge 488/92 è necessario creare uno strumento normativo regionale che consenta di indirizzare le risorse incentivanti nelle aree PIT. Nel secondo caso non avremmo più un PIT ma semplicemente un programma di investimenti in opere pubbliche che con i limiti settoriali posti dal POR potrebbe seguire molto semplicemente la normale procedura di attuazione delle misure pertinenti. Il totale delle risorse pubbliche del POR 2000–2006 che devono essere programmate attraverso i PIT ammonta a 1.556,98 Meuro (3015 MD lire). E’ un impegno molto consistente che impone una attenta riconsiderazione sulla fattibilità delle linee finora adottate per la programmazione dei PIT. Questa azione passa soprattutto attraverso una amministrazione pubblica efficace capace di trovare ed infondere forti motivazioni ideali per ottenere collaborazione a tutti i livelli, fornendo una adeguata assistenza tecnica per la costruzione di una diffusa cultura della programmazione basata sulla valutazione e la definizione di precisi obiettivi di sviluppo monitorabili. Dott. GianFranco Miozzi Ministero Economia e Finanze Dipartimento per lo Sviluppo Responsabile del Team per la Sardegna della Unità di Valutazione Investimenti Pubblici Cagliari 1 Marzo 2002 Interventi 49 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 50 Allegato Gli strumenti di sviluppo locale regionali e nazionali nella aree PIT (T= Totalmente inscritto nell'area PIT; P= Parzialmente inscritto) Prov. SASSARI SS 1 Pop. 165.611 Area Sassari, Porto Torres, Sorso, Sennori, Stintino Strumenti di sviluppo locale 1. Contratto di Area : Alghero, Sassari , Porto Torres (P) 2. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). 3. PIA SS04 Algherese Golfo dell'Asinara (P). 4. PIA SS02 Predda Niedda (T) SS 2 Pop. 60.372 Alghero, Bonorva, Semestene, Pozzomaggiore, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Giave, Cossoine, Cheremule, Thiesi, Bessude, 2. PIA SS04 Algherese Golfo dell'Asinara (P). Padria, Mara, Torralba, Borutta, Bonnanaro, Siligo, 3. PIA SS11 Meilogu -Valle dei Nuraghi (T). Banari SS 3 Pop. 43.751 Codrongianus, Florinas, Ittiri, Monteleone Rocca 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Doria, Olmedo, Osilo, Ossi. Ploaghe, Putifigari, 2. PIA SS6-7 Turismo interno ed agroindustria (T) Romana, Tissi, Uri, Usini, Muros, Cageghe, Villanova Monteleone SS 4 Pop.45.526 Castelsardo, Valledoria, Santa Maria Coghinas, 1. PIA SS09 Anglona - turismo integrato costa - interno (P). Viddalba, Trinità d’Agultu, Aggius, Tempio, 2. PIA SS18 Rinaggiu (T) Calangianus, Luras, Luogosanto, Aglientu, Santa 3. PIA SS21 Riviera di Gallura-riqualificazione turistico-imprenditoriale (P). Teresa di Gallura, Bortigiadas 4. PIA SS20 Alta Gallura- Distretto industriale del Granito (P). 5. PIA 17-19 Alta Gallura (T). 6. Patto Territoriale Bassa Gallura (P). 7. Patto Territoriale Tematico Anglona Verde (P). 8. Patto Territoriale Tematico Riviera di Gallura (P) SS 5 Pop.48.882 Mores, Ittireddu, Nughedu, Pattada, Ozieri, Oschiri, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Tula, Ardara, Illorai, Esporlatu, Burgos, Bottida, 2. PIA SS13-14 Monte Acuto-Turismo-zone interne-lago Coghinas (T). Bono, Anela, Bultei, Benetutti, Nule, Buddusò, Alà 3. PIA SS20 Alta Gallura- Distretto industriale del Granito (P) dei Sardi, Berchidda 4. PIA SS15 Monte Acuto Agricoltura Agroindustria (T) 5. PIA 16 Goceano (T). 6. Patto Territoriale Tematico Goceano e Monte Acuto (T) SS 6 Pop. 14.739 Badesi, Bulzi, Chiaramonti, Erula, Laerru, Martis, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Nulvi, Perfugas, Sedini, Tergu 2. PIA SS09 Anglona - turismo integrato costa - interno (P) SS 7 Pop. 81.125 Padru, Monti, Loiri, Telti, Olbia, S. Antonio di 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P) Gallura, Arzachena, Golfo Aranci, La Madalena, 2. Contratto di programma Sandalia-sviluppo del sistema turistico 3. Patto Territoriale Tematico Anglona Verde (P) Palau dell'area nord-orientale (P). 3. PIA SS21 Riviera di Gallura-riqualificazione turistico-imprenditoriale (P). 4. PIA SS20 Alta Gallura- Distretto industriale del Granito (P). 5. Patto Territoriale Bassa Gallura (P). 6. Patto Territoriale Tematico Riviera di Gallura (P) Interventi 50 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Prov. NUORO NU 1 Pop. 55.078 Pagina 51 Area Strumenti di sviluppo locale Bosa, Montresta, Suni, Modolo, Tinnura, Ma- 1. Contratto d'area Ottana ( T 36 interventi) gomadas, Sagama, Flussio, Sindia, Macomer, 2. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Bortigali, Birori, Borore, Silanus, Dualchi, Lei, Bolo- 3. PIA NU01 Turismo, ambiente-Marghine Planargia (T). tana, Gavoi, Noragugume, Ollolai, Oniferi, Orani, 4. PIA NU07 Iniziative produttive (P). Orotelli, Ottana, Olzai, Sarule 5. PIA NU05 Infrastrutture ed interventi per l'energia BIM Taloro (P). 6. Patto Territoriale Nuoro (P) NU 2 Pop. 74.389 San Teodoro, Budoni, Torpè, Posada, Siniscola, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P) Lodè, Onanì, Bitti, Osidda, Orune, Lula, Loculi, Irgoli, 2. Contratto di programma Sandalia-sviluppo del sistema turistico Onifai, Orosei, Galtellì, Dorgali, Oliena, Lodine, Fonni, Mamoiada, Orgosolo dell'area nord-orientale (P). 3. PIA NU04 Risorse ambientali .Piano legno (P). 4. PIA NU09 Estrazione e lavorazione Marmi e graniti (T). 5. PIA NU10 Iniziative produttive -Budoni-Irgoli (T). 6. PIA NU05 Infrastrutture ed interventi per l'energia BIM Taloro (P). 7. Patto Territoriale Nuoro (P). 8. Patto Territoriale Tematico Baronie (T) NU 3 Pop. 38.003 Nuoro 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). 2. PIA NU04 Risorse ambientali .Piano legno (P). 3. PIA NU07 Iniziative produttive (P). 4. Patto Territoriale Nuoro (P) NU 4 Pop. 105.035 Aritzo, Arzana, Atzara, Austis, Barisardo, Baunei, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P) Belvì, Cardedu, Desulo, Elini, Escalaplano, Escolca, 2. Contratto di programma Cartiera Arbatax (T). Esterzili, Gadoni, Gairo, Genoni, Gergei, Girasole, 3. PIA NU04 Risorse ambientali .Piano legno (P) Ilbono, Isili, Laconi, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Jerzu, 4. PIA NU11 Turismo-Ambiente (T). Orroli, Ortueri, Osini, Ovodda, Meana Sardo, 5. PIA NU12 Valorizzazione risorse amnientali e produzioni- Nuragus, Nurallao, Nurri, Perdasdefogu, Sadali, Serri, Seui, Seulo, Sorgono, Talana, Teti, Tertenia, Tiana, Triei, Tonara, Tortolì, Ulassai, Ussassai, Urzulei, Villagrande Strisaili, Villanovatulo MA Ogliastra (T). 6. PIA NU13-14 Infrastrutture ed impianti produttivi-turismo-ambiente. (T). 7. PIA NU15 -CA10 Consorzio dei laghi e turismo fluviale (P). 8. PIA NU05 Infrastrutture ed interventi per l'energia BIM Taloro (P). 9. Patto Territoriale Nuoro (P). 10. Patto Territoriale Tematico Sarcidano (P) Interventi 51 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 52 Prov. ORISTANO OR 1 Pop. 42.582 Area Strumenti di sviluppo locale Baratili S. Pietro, Bauladu, Bonarcado, Cabras, 1. PIA OR04 Sinis Montiferru Cuglieri, Milis, Narbolia, Nurachi, Ollastra, Riola 2. PIA OR03 Campidano (T) Sardo, Santu Lussurgiu, San Vero Milis, Scano 3. PIA 05 Horse Country - vacanze a cavallo (P). Montiferro, Seneghe, Sennariolo, Simaxis, 4. Patto per l'Occupazione (P) Solarussa, Tramatza, Tresnuraghes, Villanova Truschedu, Zerfaliu. OR 2 Pop. 71.413 Oristano, Arborea, Marrubiu, Mogoro, Palmas 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Arborea, San Nicolò d’Arcidano, Santa Giusta, 2. PIA OR04 Sinis Montiferru (P). Siamaggiore, Terralba, Uras, Zeddiani 3. PIA 05 Horse Country - vacanze a cavallo (P). 4. Patto per l'Occupazione (P) OR 3 Pop. 44.727 Abbasanta, Aidomaggiore, Albagiara, Ales, Allai, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Ardauli, Assolo, Asuni, Baradili, Badessa, Bidonì, 2. PIA OR04 Sinis Montiferru (P). Boroneddu, Busachi, Curcuris, Fordongianus, 3. PIA 05 Horse Country - vacanze a cavallo (P). Ghilarza, Gonnoscodina, Gonnosnò, 4. PIA OR01 Marmilla (T). Gonnostramatza, Masullas, Mogorella, Morgongiori, 5. PIA OR02 Altro Oristanese - Barigadu (T). Neoneli, Norbello, Nughedu Santa Vittoria, Nureci, 6. Patto per l'Occupazione (P). Pau, Paulilatino, Pompu, Ruinas, Samugheo, Sedilo, 7. Patto Territoriale Tematico Sarcidano (P) Senis, Siamanna, Siapiccia, Simala, Sini, Siris, Soddì, Sorradile, Tadasuni, Ulà Tirso, Usellus, Villa S. Antonio, Villaurbana, Villa Verde Interventi 52 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 53 Prov. CAGLIARI CA 1 Pop. 129.397 Area Strumenti di sviluppo locale Arbus, Guspini, Pabillonis, Gonnosfanadiga, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P) S.Gavino Monreale, Sanluri, Serramanna, Villasor, 2. Contratto di programma Atlantis (P). Vallermosa, Samassi, Villacidro, S.Sperate, Sestu, 3. PIA CA01 Ovest-Nord Ovest (P). Ussana, Monastir, Nuraminis, Serrenti, Furtei, 4. PIA CA05-2B Centro Agroalimentare (T). Segariu 5. PIA CA02-2A Centro Medio Campidano (T). 6. PIA CA03-2D Centro Cerealicoltura (T). 7. Patto Territoriale Marmilla - Trexenta - Medio Campidano (P). 8. Patto Territoriale Area vasta di Cagliari (P). 9. Patto Territoriale Arburese - Guspinese - Villacidrese (P). 10. Patto Territoriale tematico Area Iglesente Agricolo (P) 11. Patto Territoriale Tematico Medio Campidano (T) CA 2 Pop. 159.986 Buggerru, Calasetta, Carloforte, Carbonia, 1. Contratto d'area Sulcis Iglesiente (T 25 Interventi) Domusnovas, Decimoputzu, Fluminimaggiore, Giba, 2. Contratto di programma SARAS 1 (P) Gonnesa, Iglesias, Musei, Narcao, Nuxis, Perdaxius, 3. Contratto di programma SARAS 2 (P) Portoscuso, S. Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna 4. Contratto di programma SARAS 3 (P) Arresi, Sant’Antioco, Siliqua, Teulada, Tratalias, Uta, 5. PIA CA01 Ovest-Nord Ovest (P). Villamassargia, Villaspeciosa, Masainas, 6. PIA CA04-2C Centro Lattiero Caseario (T). Villaperuccio, Piscinas 7. Patto Territoriale Marmilla - Trexenta - Medio Campidano (P). 8. Patto Territoriale Area vasta di Cagliari (P). 9. Patto Territoriale tematico Area Iglesente Agricolo (P) CA 3 Pop. 45.161 Barumini, Collinas, Genuri, Gesico, Gesturi, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P). Guamaggiore, Guasila, Las Plassas, Lunamatrona, 2. PIA CA17 Sistema dei Colli (T). Mandas, Ortacesus, Pauli Arbarei, Pimentel, 3. PIA NU15-CA10 Consorzio dei laghi e turismo fluviale (P). Samatzai, S. Basilio, S. Andrea Frius, Sardara, 4. Patto Territoriale Sarrabus - Gerrei (P). Selegas, Senorbì, Setzu, Siddi, Siurgus Donigala, 5. Patto Territoriale Marmilla - Trexenta - Medio Campidano (P). Suelli, Tuili, Turri, Ussaramanna, Villamar, 6. Patto Territoriale Arburese - Guspinese - Villacidrese (P) Villanovaforru, Villanovafranca. CA 4 Pop. 410.265 Barrali, Dolianova, Donori, Maracalagonis, 1. Contratto di programma Reg. filiera latte ovino (P) Monserrato, Quartucciu, Selargius, Serdiana, 2. Contratto di programma SARAS 1 (P) Settimo S. Pietro, Sinnai, Soleminis. Assemini, 3. Contratto di programma SARAS 2 (P) Cagliari, Decimomannu, Elmas, Quartu S.Elena. 4. Contratto di programma SARAS 3 (P) Capoterra, Domus De Maria, Pula, Sarroch, Villa 5. Contratto di programma Atlantis (P). S.Pietro 6. PIA CA14 Sud-Santa Gilla (T). 7. PIA CA08-4A Nord. Sa Corona Arrubia (T) 8. PIA CA16-6D Sud Sviluppo inprenditoriale (T). 9. PIA CA13-5C Est-Serpeddì 10. Patto Territoriale Marmilla-Trexenta-Medio Campidano (P) 11. Patto Territoriale Area vasta di Cagliari (P) CA 5 Pop 26.913 Armungia, Ballao, Burcei, Castiadas, Goni, 1. Patto Territoriale Sarrabus - Gerrei (P) Muravera, S. Nicolò Gerrei, S.Vito, Silius, Villaputzu, Villasalto, Villasimius Interventi 53 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 54 15) Dr. Andrea Freschi, Autorità di Gestione del POR Basilicata Buonasera a tutti, sono molto contento di essere con voi, vi porto il saluto del mio Presidente, al Presidente Pili e naturalmente a tutti voi. Devo dirvi che la prima che mi ha lasciato non so se piacevolmente o sorpreso in generale, è stato il fatto che tutte le cose che si sono dette da questa mattina ad ora sono le stesse cose che si dicono in Basilicata, uguali, eppure pensavo che fossero due regioni differenti. Innanzitutto penso che anche la nostra regione, la Basilicata, che non è una isola fisicamente, sicuramente può competere per isolamento, quindi possiamo, su alcuni parametri, come numero di ore per raggiungere Roma da un paesino sperduto della nostra provincia, gareggiare da questo punto di vista. Poi siamo accomunati da un rischio, che a ben vedere non è un rischio, è una opportunità; il fatto di non essere più regioni dell'Obiettivo 1 significa non essere in ritardo di sviluppo: è una cosa bellissima. E’ una cosa splendida, un risultato che dobbiamo conseguire. La cosa che mi preoccupa, però, è che veniamo premiati solo per motivi statistici, e "dal pollo di Trilussa" in poi la statistica mi lascia sempre un po' perplesso. Allora capiamo, in sede di negoziato con l’UE, che cosa significa veramente uscire dall’Obiettivo 1: un traguardo su cui lavoriamo con efficienza ma con un’incertezza sul premio: io in particolare lavoro per perdere il lavoro, perché se sbaglio mi licenziano, se faccio bene non avrò più un programma da attuare, per cui alla fine di questo periodo io avrò certamente perso il lavoro, come va va. Però c'è questo sfondo della missione che abbiamo, anch'io mi vesto così da missionario per articolare un discorso di sviluppo delle nostre regioni. Che cosa ci aspetta nel futuro? Ci aspetta una grande stagione di negoziati su quella che sarà l'Unione Europea con il tema della "Governance", sul tema della ripartizione delle competenze ai diversi livelli dell'Unione, dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali. Regioni che, dal mio punto di vista di dipendente regionale, dobbiamo imparare a governare meglio. Dobbiamo acquisire in maniera consapevole quelle che sono le aggiornate responsabilità istituzionali, e riuscire a portarle a tutti i livelli ai quali dobbiamo sostenerle, cercando di consigliare anche agli amici dell'amministrazione centrale di essere meno centralisti, noi stessi come regioni di essere meno centraliste in questo tanto vituperato neo centralismo regionale. Trovando le risorse umane e finanziarie per accompagnare questo percorso ai diversi livelli, anche locali. Perché ogni volta che noi ci spostiamo a livello più basso, più basso non come altezza, ma semplicemente più vicino ai cittadini, più vicino agli interessi concreti del territorio, ampliamo il numero dei soggetti che sono concretamente interessati a gestire queste politiche. Se bastava un grande programmatore a Roma, ne servono 20 a livello regionale, ne servono 100 a livello provinciale e in modo esponenziale sempre più persone competenti che sanno fare questo lavoro sul territorio. Questo aumenta i costi della amministrazione, aumenta la necessità di trovare soggetti che siano in grado di governare e gestire queste operazioni, per cui tutto questo grande negoziato futuro, che si sta affrontando e che fa i grandi titoli dei giornali, "si esce, non si esce dall’Obiettivo 1, perdiamo i soldi dell'Unione Europea, o ne avremo ancora", dobbiamo condurlo bene come Stato perché di queste risorse aggiuntive c’è bisogno come sistema Italia. Noi oggi stiamo parlando di un negoziato futuro per il 32% delle risorse del bilancio comunitario, una cifra enorme, ma non diciamo una parola sul più di 40% delle risorse dedicate alla PAC, su quello che è tutto il bilancio della agricoltura, che è una cosa per le nostre regioni certamente importante, ma a livello comunitario significa che il 40% delle risorse va al 4% dei cittadini, quando abbiamo talvolta più del 20% della nostra forza lavoro disoccupata, e giovani e donne ben altro che il 20%. Dobbiamo pensare ad una ragionevole riallocazione delle risorse a livello di bilancio comunitario che non si può discutere separatamente per le politiche di coesione, si deve discutere a livello complessivo delle politiche europee. Ho parlato di grandi strategie, ora però vorrei scendere nelle cose pratiche che ci interessano. Innanzitutto un consiglio, lo do tutti i giorni a me stesso, voglio darlo anche a voi, ho sentito solo cose Interventi 54 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 55 che non andavano questa mattina: non va questo, non va quest'altro, poi per fortuna abbiamo visto il filmino di cinque minuti: tutte cose bellissime. C'è stato un attimo di spiazzamento, diciamo che le cose vanno male, poi le mostriamo con piccoli strumenti e tutto va benissimo. Quindi io vi racconterei delle cose che ritengo stiano andando bene nella mia regione. Sta andando bene la coesione sociale, cioè le persone che vivono nella regione sentono una forte identità con il territorio, e sono facilmente indirizzabili verso un progetto comune; una volta assunto, quale che sia la bandiera, quale che sia la provenienza, si porta avanti, viene condiviso. Quindi la condivisione è un momento importante. Per condividere bisogna parlare, bisogna potersi confrontare sugli obiettivi specifici. Va bene il fatto che c'è una bassa conflittualità sociale, deriva anche da questa capacità di dialogo che c'è sul territorio, e si riesce a dialogare perché è una regione piccola. Talvolta quando si scherza con gli altri amici regionali della Campania, della Sicilia, macro stati da quanto sono grandi, mi dicono "da voi è facile, da voi è una regione piccola, è tutto più facile". E anch’io fino ad oggi ho ripetuto: "Certo è facile perché è una regione piccola”, poi riflettendo, ma forse perché siamo piccoli che è facile, cioè esattamente il contrario. Forse è vero che le altre regioni sono troppo grandi per poter gestire efficacemente dei processi. Io ho fatto dei calcoli per capire quante persone sono completamente coinvolte nel processo di attuazione dei POR, ho visto che siamo al massimo 40, 50 funzionari dirigenti in qualche maniera coinvolti, quindi i soggetti che decidono sono 40, 50 persone, persone con la quali si dialoga quasi quotidianamente, con le quali si ha un filo diretto. Quando si supera questa dimensione di 40, 50 persone diventa difficile anche comunicare. Diventa anche difficile riuscire a condividere questi percorsi, quindi il problema di un eccesso di dimensione dovrebbe essere un momento di riflessione per le regioni più grandi che presentano qualche difficoltà interna di gestione. Da noi un'altra cosa che va molto bene è che criminalità non ce n'è. E questo è un fatto eccezionale, è un fatto che ci garantisce un livello di attrattività incomparabile rispetto a regioni limitrofe che hanno invece dei problemi gravissimi, purtroppo. Naturalmente ci sono anche i nostri problemi, trasporti impossibili, una massa critica insufficiente per poter attrarre i capitali privati per project financing, per fare servizi che siano redditivi, perché con 600 mila abitanti distribuiti su una superficie che è poco meno della metà della Sardegna molto difficilmente si trova una formula che garantisca l’economicità, la cosa è complicata e non è molto diversa dalla situazione della Sardegna dal punto di vista della densità della popolazione, siamo esattamente a quei livelli. Tutte queste cose che c'entrano con l'efficienza o non efficienza nella gestione dei Fondi strutturali? C'entra perché se una società va bene, vanno bene anche gli strumenti che si utilizzano. I Fondi strutturali, ha ragione l'Assessore Masala quando stamattina diceva: "Non è una cosa diversa", la programmazione è unica, i Fondi strutturali - chiedo perdono agli amici della Commissione - sono banalmente una fonte finanziaria a nostra disposizione, che magari va a premiare un certo comportamento di qualità per la scelta di progetti, ma altro non è che fonte finanziaria, come le risorse alle aree depresse, come le risorse della programmazione negoziata, che non sono ancora riuscito a capire perché non siano presso le Regioni piuttosto che stare a Roma: fare sviluppo locale a livello centrale è una contraddizione in termini, è proprio assurdo che si continui a pensare ad una cosa del genere. Due sono i progetti e/o le cose sulle quali funziona molto bene la Basilicata, che penso possano dare una svolta significativa e seria alla società. Una è la società dell’informazione, su cui stiamo puntando già dal precedente periodo di programmazione; siamo investendo su questo buona parte del POR, non eccessiva, perché sennò poi gli equilibri si spostano e quindi non è che si può spostare troppo, però una bella fetta l’abbiamo riservata alla società dell’informazione. Abbiamo lanciato un progetto, ormai si è concluso e sta funzionando; questo progetto prevede, per far sì che le famiglie della Basilicata entrino in rete, di dare un computer ad ogni famiglia, ma non tanto per dargli il computer ed agevolare l'imprenditore che distribuisce plastiche, vetro e silicio, ma diamo questo piccolo attrezzo per potersi connettere in rete, e la connessione in rete è gratuita. La connessione in rete è gratuita per questi cittadini e già si incominciano ad offrire servizi concreti, Interventi 55 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 56 quali per esempio: possono cambiare il medico di famiglia da casa, si possono prenotare le visite specialistiche nelle A.S.L., si possono fare i corsi di formazione, sono cose che potete vedere sul sito Basilicatanet.it: già oggi sono cose concrete. Quando ci siamo trovati a dover lanciare questa grande iniziativa abbiamo inviato lettere a tutte le famiglie per chi voleva partecipare, con le condizioni, c'erano i redditi in base al quale si dava il contributo. L'istruttoria com'è stata fatta? E` stata fatta con i codici a barre ottiche per il riconoscimento delle pratiche, contemporaneamente eravamo collegati on line con le banche dati del Ministero delle Finanze e con le Camere di Commercio in maniera tale che le dichiarazioni, dal numero di codice fiscale, etc., automaticamente veniva riempito ogni format della nostra base dati e noi verificavamo la coerenza delle dichiarazioni, per verificare se fossero stati fatti degli errori di compilazione, non naturalmente delle dichiarazioni false! Siamo riusciti a gestire questa complessa vicenda con l’ammissione di oltre 40.000 pratiche in pochi mesi, un tempo record. Oggi i cittadini hanno già acquistato, la maggior parte di loro, questo computer e si sono attaccati in rete. Ora, dobbiamo - per un errore forse di valutazione nostra - raddoppiare le risorse dei server a disposizione perché sono costantemente collegati qualcosa come 3 mila persone al giorno, che rapportati su 600 mila residenti ci confrontiamo con la Danimarca. Allora, se non riusciamo a rompere l'isolamento con le strade o con le ferrovie … pensate dal 1902 il capo del governo, Zanardelli, scriveva che la prima iniziativa che si doveva realizzare per la rottura di isolamento per la Basilicata era la ferrovia che collegava Matera con Bari, ancora oggi Matera non ha mai visto le ferrovie dello stato, dopo un secolo! Programmazione sì, ma cerchiamo anche di farle le cose! Altra cosa che mi sembra importante (scusa Gavino se ti occupo un po' di spazio però mi piace poter dire le cose positive che facciamo, magari la prossima volta venite in Basilicata e facciamo il contrario) è il sistema degli Enti locali e il modo concreto di aiutarli. PIT: Progetti integrati. E` una cosa sdrucciolevole ed è una cosa complicata. Ho sentito con attenzione l'intervento della Serri, il punto di vista degli Enti locali e di Miozzi, il punto di vista del “metodo”, che dice che i PIT devono essere in un certo modo. Noi forse abbiamo un po' barato da questo punto di vista, lo confesso, sui PIT. Noi abbiamo fatto un'aggregazione che mirava sì a fare la programmazione, però sostanzialmente a rivitalizzare il sistema degli Enti locali e a dare gli strumenti per andare avanti con le gambe proprie, per fare quello che ritengono di dover fare. Se gli Enti locali mi dicono: "Dobbiamo essere noi a gestire la programmazione", ma poi non hanno un laureato in Economia e Commercio, o una persona in grado di seguire tutti questi progetti e di fare un progetto meticoloso seguendo tutte le regole che la corretta gestione impone, come faranno i comuni più piccoli a sostenere una cosa del genere? Un Comune di mille abitanti dove trova le risorse per pagare questo? Ed allora, un sistema consortile, un sistema in cui si associano i servizi potrebbe essere l'idea giusta. Solo che se lo si dice apertamente il consorzio nessuno lo vuol fare. Abbiamo montato tutta una cosa con la quale li abbiamo convinti che fosse giusto fare così (se no niente soldi dei PIT) e tutti i Consigli comunali della Basilicata hanno deliberato di consorziarsi, di fare un ufficio comune pagato dai bilanci di ciascun Comune (hanno fatto anche le variazioni di bilancio) per cui ora c'è un ufficio sull'Amministrazione responsabile capofila, che è comune per tutti, ed è un primo tassello. Quest’ufficio in comune può fare tutto ciò che le pubbliche amministrazioni decidono di affidargli. L’ufficio è diretto da un project manager che in concreto è un dirigente della Pubblica amministrazione, interno o esterno, se lo scelgono loro, decidono loro come meglio fare le cose. Per la prima volta abbiamo messo di fronte gli amministratori ad una cosa un po' delicata. Quanta parte del sacchetto delle risorse che provengono dal POR, considerando che dovete fare cose che sono nelle schede di misura e non potete fare altro, volete utilizzarle per le opere pubbliche e quante risorse intendete destinare agli agricoltori, agli artigiani, alle imprese turistiche, alla formazione. Sono queste cose sulle quali gli amministratori locali non hanno esperienza. Molto più facilmente riescono a contrattare sulle risorse per fare delle cose, ma molto più difficilmente su tutto quello che è il tema dei regimi di aiuto, per non parlare poi delle complicazioni di Bruxelles su queste faccende, se ne usciremo vivi sarà una cosa fantastica! All’attualità il modello prevede che gli Enti locali indicano quanti soldi - di quelli messi a disposizione - Interventi 56 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 57 debbano andare ai loro territori e ci indicano come ponderare i criteri di selezione che sono già definiti nel Complemento di programmazione. Gli Enti quindi governano le scelte: la gestione, per adesso, si fa solo centralmente. La gestione, poi magari la si potrà fare localmente, direttamente o con società private, questo è tutto un problema di decisione, non è un problema di governo. In ogni caso non avevamo altra scelta per l'agricoltura, lì eravamo proprio tagliati fuori, dalle scelte fatte nel QCS. Su questo tema si sta creando un'aspettativa enorme, e ben lo sanno gli amici del FORMEZ (tutto il progetto RAP100 della Funzione pubblica l'abbiamo tutto focalizzato solo su questa task) che hanno gestito più di 1600 contatti - 130 comuni - di delucidazioni. Quindi, più di dieci per comune, contattando tutti i vertici amministrativi che ci sono. Una cosa incredibile! Tant'è che ci siamo spaventati perché non ci sono mai abbastanza soldi per fare tutto quello che si vuole, però è anche il momento in cui ci siamo accorti che effettivamente abbiamo dato l'idea agli amministratori: "Attenzione, in questo momento dovete scegliere voi che cosa fare" e non venire a chiedere a diverse porte dei diversi strumenti finanziari o dei diversi assessori una cosa in particolare. No. In Basilicata il POR è costituito così, ci sono infrastrutture che devono garantire servizi di accesso a tutti i cittadini che sono governati centralmente con meccanismi di carattere regionale e con la partecipazione di tutti i livelli istituzionali e di concertazione. Dopodiché tutto il resto va nei PIT. Quindi, una scommessa enorme e pericolosa nella quale però tutti ci stanno credendo: Regione, sistema degli Enti locali, Associazioni. Infine c’è un ultimo tema che vorrei toccare: l'integrazione degli strumenti. Ci siamo accorti, per esempio, che la società dell’informazione viaggiava un pò da sola; eppure nell'ordine dei prossimi giorni uscirà il bando nazionale per l’e-Government, dove si cerca di mettere assieme gli strumenti nazionali e quelli regionali. Come si fa? A questo punto, si deve far convergere anche qui il sostegno regionale per quei soggetti che si candidano sull’e-Government, solo per quei soggetti che si comportano in maniera coerente con la programmazione regionale. Se abbiamo deciso che il PIT sarà lo strumento ordinario di programmazione, va bene, allora noi sosterremo degli Enti locali che presentano il progetto, solamente quelli che sono in forma associata, perché sennò ci troviamo di fronte ad una sorta di deriva anarchica, che questa volta deriva dal Centro e che lancia un bando al quale possono partecipare sostanzialmente tutti, purché abbiano più di centomila abitanti. E quindi, spiazza completamente gli strumenti della programmazione regionale questa rincorsa continua, insomma, dovremmo in qualche maniera ragionevolmente cercare di far sì che il suo collega Bubbico e lei Presidente Pili, e gli altri Presidenti, riescano a governare meglio questa situazione, perché sennò noi facciamo sforzi enormi come funzionari e come operai dell'Amministrazione e, poi, ci troviamo del tutto spiazzati amministrativamente di fronte a pochi spiccioli. Perché a ben guardare tutto il piano del e-Government nazionale, ipotizzando una ripartizione classica di quanto spetta ad ogni Regione, è vero in questo caso c'è il bando e verranno selezionati i progetti di qualità, non vi è dubbio, però facendo anche la ripartizione classica dell'1% alla Basilicata questo 1% corrisponde a poco meno del dieci %, in quanto la Regione Basilicata investe sulla società dell’informazione. Quindi, anche per una cosa finanziariamente piccola mi trovo costretto ad ideare barocche procedure, complicandomi ancora la vita. Le regioni - ormai si è detto più volte - hanno oggi un'enorme responsabilità e giustamente grandissime ambizioni, devono riuscire a darsi anche la struttura, le forze e le persone, adeguatamente motivate, per poter portare avanti questi grandissimi temi e queste sfide. Interventi 57 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 58 16) Dr. Pietro Satta, Assessore della Programmazione Provincia di Sassari Buonasera a tutti, un saluto particolare dall'Amministrazione provinciale che ho il piacere di rappresentare, e naturalmente da me personalmente. Mi scuso per il ritardo col quale ci presentiamo e vi ringrazio dell'attenzione che ci vorrete ancora dedicare. Intanto siamo particolarmente lieti di portare il nostro contributo alla discussione in merito a questo argomento, che è di basilare importanza sull'utilizzo dei Fondi strutturali, e più in generale sulle opportunità offerte dalla Comunità Europea. La programmazione su area vasta, la pianificazione territoriale e l'Europa rappresentano momenti di primaria importanza per le province, anche e soprattutto in un momento come quello attuale, nel quale gli Enti locali vivono una profonda trasformazione. La provincia passa da un ruolo di comprimaria a uno di regista nel governo dell'economia e della società del proprio territorio, quindi meno attività ed erogazione dei servizi e più impegno nella realizzazione di interessi collettivi. L'Amministrazione provinciale di Sassari ha posto il principio della programmazione al centro dell'azione amministrativa di questi anni, costruendo una peculiare esperienza che va definendosi con sempre maggiore precisione nel corso di questo mandato amministrativo. L'attività della provincia di Sassari, in tema di programmazione e di utilizzo delle opportunità offerte dall'Unione Europea, è stata particolarmente intensa nell'ultimo anno, grazie all’avvio degli strumenti del POR regionale, con la progettazione integrata, ma in particolar modo con la programmazione del PIC INTERREG 3, che ha impegnato la struttura provinciale in modo assai deciso. L'Amministrazione è impegnata in numerose linee ed attività: i Progetti integrati territoriali, i PIT, il programma comunitario INTERREG 3 nelle forme del 3A transfrontaliero e del 3B transnazionale, altre iniziative comunitarie, il Piano urbanistico provinciale e il Piano territoriale di coordinamento. In relazione all'attività dei PIT, nella fase preliminare, la provincia grazie anche all'attività di pianificazione già in corso, ha offerto l’assistenza per l’architettura metodologica e organizzativa della struttura dei PIT, con i temi ed i territori; la famosa zonizzazione. Si è trattato di un lavoro di fondamentale importanza per la fase successiva, in quanto aver tracciato i confini territoriali tematici ha poi permesso un miglior lavoro di impostazione metodologica complessiva, per la gestione della proposta dei comuni aderenti ai PIT. La provincia ha inoltre fornito assistenza ai territori per la realizzazione della proposta dei PIT, secondo le direttive del bando regionale dello scorso 27 luglio. Particolarmente importante è stata poi l'attività di supporto tecnico alle attività di animazione per il partenariato pubblico e privato, con la realizzazione dei tavoli di concertazione che hanno permesso l'aggregazione su basi spontanee. Per il futuro auspichiamo un più stretto raccordo con la Regione, per evitare le difficoltà dovute probabilmente alle novità dello strumento introdotto, che hanno impedito che un numero ancora maggiore di territori beneficiassero delle risorse messe al bando. Il Programma di iniziativa comunitaria, INTERREG 3A, Sardegna, Corsica, Toscana, è giunto alla sua terza edizione e allo stato attuale, è ormai definito il Complemento di programma, che deve essere approvato dalla Commissione Europea. La Provincia nella definizione del PIC ha stabilito le modalità di attuazione e i soggetti attuatori per la Sardegna. Una parte importante nell'attuazione delle misure sarà svolta dalla provincia di Sassari, cui sono stati riservati parte delle risorse e il ruolo di Autorità ausiliaria di Gestione. Subito dopo l'approvazione del Complemento di programma verranno stabiliti i modi e i termini della partecipazione dei soggetti pubblici e privati, sulla base dei criteri di gestione e di spesa dei fondi relativi e delle indicazioni fornite dall'Assessorato Regionale alla Programmazione. La Provincia partecipa inoltre all’iniziativa comunitaria"Ecos & Ouverture", finalizzata allo scambio di esperienze tra regioni comunitarie diverse tra loro. Il progetto, promosso e coordinato dalla provincia di Sassari, ha visto l'attività di animazione locale, di promozione e di formazione di un centinaio di giovani europei, appartenenti a contesti diversi, quali la Svezia, l'Estonia, la Germania, e il Belgio. Attraverso questo progetto si sono potute verificare le potenzialità di strumenti di partenariato messi in campo dall'Europa, i quali permettono lo scambio di esperienze e di buone pratiche, al fine di combattere Interventi 58 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 59 il grave fenomeno della disoccupazione giovanile e dell'emarginazione, fenomeno purtroppo ancora presente anche all'interno dello spazio economico e comunitario. La pianificazione territoriale degli assetti paesistici, urbanistici ed ambientali, è stata affrontata attraverso l'elaborazione del Piano territoriale di coordinamento, previsto dall'articolo 15 della legge 142/90. La redazione ormai è finita, ed è stata approvata dalla Giunta Provinciale. Il Piano territoriale di coordinamento coincide col Piano urbanistico provinciale, disciplinato dal 45/89. Il Piano territoriale e di coordinamento presenta alcuni aspetti originali e innovativi rispetto agli strumenti di pianificazione utilizzati in passato. Esso consolida la posizione nodale della provincia sia nei rapporti con la regione, attraverso il concorso alla determinazione del programma regionale e di sviluppo, sia nei rapporti con i Comuni e gli altri Enti locali dai quali raccoglie proposte, svolgendo nel contempo una funzione di coordinamento e mediazione. Esso nasce da una accurata analisi del territorio, nelle sue diverse componenti, ambientali, demografiche, sociali ed economiche e costituisce uno strumento di supporto a tutta l'attività degli enti compresi nella circoscrizione provinciale. La redazione del Piano territoriale di coordinamento si è snodata attraverso varie fasi operative: partendo dalla analisi dei dati di fondo del territorio provinciale, sono stati individuati i principi e i principali processi di crisi che investono risorse e uso del territorio, e quindi si sono costruite le ipotesi di soluzione coerenti. I risultati ottenuti nelle diverse fasi di elaborazione, di volta in volta presentati alle Amministrazioni ed agli Enti del territorio interessati, in particolare gli Enti locali, sono stati oggetto di flusso informativo e di una continua interazione tra la struttura operativa provinciale e gli altri soggetti coinvolti. La ricerca ha condotto alla divisione del territorio provinciale in campi, unità elementari di analisi geografica, ambientale, demografica, sociale ed economica. Per ciascun campo sono state poi individuate linee guida di intervento nelle problematiche ritenute maggiormente rilevanti. Linearità in cui è stato suddiviso il territorio della provincia e che consistono in campi dell'ecologia geoambientali, fluviali e lacustri, dei sistemi costieri, dei parchi, e delle attività produttive, dell'insediamento storico, dell'ecologia degli insediamenti urbani, dei sistemi strategici di organizzazione della vita spaziale, della distribuzione delle acque dolci superficiali e dei paesaggi sociali. Altro elemento peculiare del Piano territoriale provinciale è rappresentato dalla sua disciplina procedimentale, cioè dall'individuazione di una serie di procedure e strumenti, riammissibili sostanzialmente negli accordi di campo, destinati a regolamentare i processi decisionali relativi agli interventi individuali del piano territoriale. Il Piano, in sostanza, intende promuovere una nuova organizzazione urbana del territorio provinciale, a partire dalla individuazione di alcuni punti metodologici fondamentali, da porre alla base del lavoro di pianificazione. Un concetto di centralità urbana non più legato alla attuale polarizzazione, ma che si diffonde e si articola sul territorio. La rilevazione dei mutamenti avvenuti nei rapporti tra società e territorio, superando suddivisioni geografiche e storico culturali non sono più interamente rappresentative delle nuove relazioni sviluppate nelle diverse comunità. L'individuazione di ambiti territoriali, come riferimento per gli scenari futuri di organizzazione dello spazio e la costruzione di impegni e di obblighi reciproci tra differenti soggetti del territorio. Il processo, tuttora in corso di attuazione, del federalismo amministrativo invece di ridursi ad una semplice azione di trasferimento e di competenze dal centro alla periferia, deve invece essere l'occasione per riordinare l'assetto istituzionale dei livelli di governo. La provincia è il luogo di sperimentazione ed attuazione del federalismo amministrativo, sviluppando procedure semplificate, tracciando scenari di sviluppo per l'organizzazione del territorio, e praticando politiche innovative. Rispetto poi alle opportunità dell'Unione Europea, si tratta di aprire la fase attuativa: compito della provincia sarà quello di rendere operative le progettazioni comunitarie e tutte quelle iniziative volte ad equilibrare l'economia, avviare un dialogo aperto con i cittadini e con tutte le istituzioni pubbliche e private. La provincia dovrà, in questa ottica, consolidare il proficuo rapporto con la Regione, affinché un filo diretto possa collegare l'organo regionale con l'ente intermedio, soprattutto in occasione di quelle scelte, incidenti sull'economia locale e sugli assetti territoriali ed ambientali. Questo confronto servirà a definire i contorni della nuova programmazione in uno scenario il più possibile aperto alle istanze locali, e teso ad un modello di efficienza nel governo del nostro territorio. Vi ringrazio per l'attenzione. Interventi 59 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 60 17) Dr.ssa Grazia Manca, Commissione Regionale per le Pari Opportunità Dato il protrarsi dei lavori, mi vedo costretta a modificare la scaletta che mi ero preparata. Colgo lo spunto da un invito fatto da un relatore a " pensare positivo", vorrei però sottolineare che io nel corso dei lavori ho sentito parlare di tante cose positive realizzate nella nostra regione in questi ultimi anni, credo però che ce ne manchi la consapevolezza. Basti pensare al misto di rammarico e disappunto con il quale affrontiamo la fase di uscita dall'Obiettivo 1, e quindi dal ritardo di sviluppo. E' vero che alcuni nodi infrastrutturali sono ancora tutti lì, irrisolti (vedi trasporti, energia) ma non si può negare che un pò di strada verso la modernità l'abbiamo fatta. La nostra è una regione dove negli ultimi trent'anni c'è stata una spinta fortissima verso la modernizzazione, e le grandi risorse che si sono spese hanno comunque generato uno sviluppo che io penso dovremmo valorizzare un pochino di più. Se penso alla faccia dei nostri bambini nelle scuole quando vedono i filmati dell'Istituto Luce che risalgono alla Sardegna di trenta-quarant'anni fa, hanno lo stesso atteggiamento compassionevolmente distratto che assumono di fronte a certi documentari sui paesi in via di sviluppo. Sono immagini lontane e da terzo mondo, proviamo tutti a rivederli, sarà impossibile per molti di noi riconoscere in quelle facce la nostra progenie, sarà ancora più difficile riconoscere le strade dei nostri paesi. Ciò significa che anche grazie agli aiuti che abbiamo avuto, spesso non tutti messi a frutto nel modo migliore, siamo riusciti nel bene e nel male a mandare avanti il processo di modernizzazione. Anche in Sardegna questo ha comportato profondi mutamenti sul piano sociale, non solo sul piano economico, e profondi mutamenti anche nello stile di vita. Ciò ha modificato la nostra struttura sociale, ma nel contempo con un alchimia di cui non credo possiamo individuare la formula, siamo riusciti a tenere fermi, saldi, intatti alcuni valori culturali e di identità che oggi sono un patrimonio ed una risorsa che noi stentiamo ancora a riconoscere. Questo dato per me è importantissimo per riflettere da protagonisti e non da comparse sul processo di globalizzazione mondiale di cui noi siamo già parte. Vediamo come pur compiendo anche noi ogni giorno come consumatori scelte “globali, siamo però tutti disgustati per esempio dall'omogeneizzazione e dei sapori. Avanza il bisogno di localismo,di riscoperta delle proprie radici di saperi e sapori locali, e già gli studiosi iniziano a parlare di bisogno di “glocalismo”. Ebbene noi siamo riusciti a mantenere in Sardegna molto più di altre regioni un mare di diversità, soprattutto nell'agro-alimentare, pensiamo alle varietà di pane, di dolci, alle dispute fra paesi sulla ricetta migliore per il raviolo o un'altra pietanza. Questo è il nostro grande patrimonio, l’aver conservato quasi intatte molte nostre tradizioni. In questo mosaico che ho cercato di comporre, la risorsa umana è la trama su cui tutto si innesca, sia nella conservazione dei nostri valori e tradizioni, sia nella spinta al rinnovamento ed alla modernità. Le donne sarde sono state parte determinante in questi processi di cambiamento. Basta guardare questa sala, a quante sono le donne presenti, per capire la strada che insieme abbiamo fatto verso il progresso. Questi mutamenti economici e sociali hanno portato sulla scena e sul mercato del lavoro una grande massa di donne. La nostra economia da prevalentemente agro-pastorale si è trasformata; oggi abbiamo un grande peso del terziario e conseguenti mutamenti nel mercato del lavoro, sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta. Abbiamo una forza lavoro femminile altamente scolarizzata, il 60% dei laureati sardi sono donne così come sono donne più del 60% dei nostri diplomati. Questo è un dato che non si riscontra in altre regioni Abbiamo quindi una struttura del mercato del lavoro ed una dinamica dell'economia che avrebbe dovuto vedere queste donne occupare anche in posizioni di rilievo. Questo non è avvenuto, così come molti nostri giovani scolarizzati oggi non occupano né posizioni di rilievo ma purtroppo, ahimè, neanche posizione stabili sul mercato del lavoro. Abbiamo quindi un punto di forza: una forza lavoro molto femminilizzata, una forza lavoro altamente Interventi 60 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 61 scolarizzata, ma anche una forza lavoro fortemente disoccupata. Per ragionare con i termini della programmazione, oltre i punti di forza, vediamo un po' alcuni dati significativi dei punti di debolezza : a tre anni dal diploma il 40% dei ragazzi che si diplomano trova lavoro, magari non stabile, precario, stagionale, ma trova lavoro. Invece solo l'11,2% delle ragazze riesce a trovare una collocazione nei primi tre anni. Anche per quanto riguarda l'università, si evidenzia una forte femminilizzazione anche dei corsi di laurea considerati tradizionalmente maschili, pensiamo ad ingegneria. Ma solo restando negli Atenei di Sassari e Cagliari, abbiamo oltre ingegneria, economia e commercio,agraria veterinaria che si stanno femminilizzando. Anche in medicina che già in passato per via della pediatria e dei medici scolastici, professioni ritenute più adatte alle donne, ne contava un buon 28%, la componente femminile oggi è arrivata a circa il 50%, fra un po’ si ipotizza il sorpasso. Nonostante questi dati sono sempre le donne quelle che più hanno difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro, nella carriera. Come rispondiamo a questo fenomeno che è di spreco e sottovalutazione del patrimonio di sapere e anche di saper fare di una parte importante della nostra popolazione? Di fronte a ciò, a questo dato, quali sono le risposte che noi riusciamo a dare? Ho voluto portare questo dato del mercato del lavoro poiché emblematico di una situazione delle donne sarde, che si riflette uguale in altri settori nel sociale, nella politica, dove abbiamo sempre questa grande massa di donne, attiviste nel volontariato, politicamente presenti e determinate ma mai ai vertici o nei processi decisionali, esprimono competenza, esperienza, sapere, ma poi continuano ad essere segregate. Questo è il dato di fatto. Adesso visto il panorama, torniamo alle cose belle. Abbiamo detto che in fondo nonostante tutto viviamo una realtà molto moderna, ma mi chiederete, che c’entra con la programmazione dei Fondi strutturali tutto questo? Come si concretizza? Nel POR e nel QCS ci sono due trasversalità: l'ambiente e le Pari opportunità, anche se il dottor Mozzi ci ha inoltre ricordato, che nel POR 2000/06 non sono state neanche sfiorate. Sappia che nel Comitato di Sorveglianza come Commissione Pari opportunità più volte abbiamo sollevato obiezioni, e ricordato che queste trasversalità non sono più degli optional. Quando le politiche di P.O. erano solo una raccomandazione , il risultato è stato che nel POP non si è fatto niente in materia di Pari opportunità, mentre invece adesso è un obbligo. Devo dire che dal punto di vista formale, anche grazie al contributo della struttura del Centro di Programmazione, nella stesura dei programmi, del Complemento di programmazione, anche nei vari Assi alcune cose sono entrate, in alcuni casi in modo formale, in altri in modo sostanziale. Per esempio i bandi dell'Assessorato all'agricoltura, nello stabilire il punteggio per le pratiche dei POR delle diverse misure, hanno deciso di dare tre punti alle aziende gestite da donne. Ebbene, questo semplice input ha fatto si che tutte quelle donne (lavoro nel settore e garantisco che sono molte) che già collaboravano nell’azienda familiare anche ai processi decisionali e gestionali, si sono decise ad uscire dall’ombra ed assumere un ruolo più chiaro in prima persona da imprenditrici. La risposta c’è stata , quindi si tratta di dare continuità a queste politiche sostenendo realmente le donne che vogliono diventare imprenditrici. La raccomandazione che come Commissione Pari opportunità abbiamo fatto al Comitato di Sorveglianza, mi sento di ripeterla anche in questa sede, è questa: abbiamo di fronte a noi una grandissima potenzialità, che non è rappresentata solo dalle risorse materiali che sono a disposizione nei Fondi strutturali, ma dalla possibilità attraverso queste di modificare la qualità della vita dei nostri paesi. La suggestione che è stata evocata prima di quel paese con quei due giovani che lavoravano mi ha colpito profondamente. Richiamando la suggestione io vi chiedo, ma se noi non facciamo si che donne e uomini insieme, ragazze e ragazzi, trovino un lavoro, una qualità della vita sociale e culturale nei piccoli paesi, nelle realtà rurali. Se non creiamo servizi e tutte quelle attrattive che convincano la gente a rimanere, che convincano le nostre ragazze che sposare un pastore o un contadino non significa per forza rinunciare ad un proprio lavoro se si è lontani dalla città, non potremo impedire la desertificazione umana dei nostri territori. Potremo continuare a dare incentivi ad una coltura o ad un comparto ma la gente se ne andrà se non creiamo le condizioni perché donne e uomini continuino a viverci, ed allora le misure per la difesa dei Interventi 61 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 62 suoli le faremo per i guardiani del suolo, non per gli abitanti che non ci saranno più in quel territorio. Molti amministratori presenti vedo che annuiscono. Allora pensare alla qualità dello sviluppo in termini sociali rivitalizzando le nostre aree interne è una priorità che ci dobbiamo dare non per le donne, non per le Pari opportunità ma per lo sviluppo della nostra isola. Questa è l'ottica che noi chiediamo si affronti di più e meglio quando si parla di Fondi strutturali, perché è una potenzialità di sviluppo per la regione e per noi. Sul piano operativo la cosa che noi chiediamo è che vengano attivati più tavoli tecnici sulle questioni di Pari opportunità, perché non c'è una necessità, le donne non chiedono la tutela, la tutela la sappiamo trovare in altre sedi, sappiamo difendere i nostri diritti in altre sedi. Noi chiediamo una gestione diversa delle risorse, di più per la qualità della vita, per la ridistribuzione del lavoro di cura. Credo che la rete dei servizi, il gas, l'energia siano i nodi strategici fondamentali, però la base di tutto è la risorsa umana, ed è quella che noi prima di tutto dobbiamo incentivare a stare nel territorio, e siccome le donne non vedono più il lavoro come una cosa in più, come una cosa alternativa, ma lo vedono come valore fondante della propria identità, allora quando si parla dello sviluppo bisogna pensare che bisogna far lavorare i nostri giovani e le nostre donne, perché tutti devono avere dignità e un ruolo. Interventi 62 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 63 18) Dr. Marco Sini, Tavolo di Coordinamento Associazioni Imprenditoriali Anch'io naturalmente, un pò sulla scia della scelta fatta da chi mi ha preceduto nell’intervento, ed anche perché vedo che, seppure alla chetichella, molti partecipanti al convegno continuano a guadagnare l'uscita, rinuncio al tipo di intervento che avrei voluto fare e che avrei fatto con i 15-20 minuti previsti e con un uditorio meno stanco, per fare solo qualche considerazione essenziale in pochi minuti. Mi sarei voluto soffermare su come si è dispiegata la concertazione tra le Parti economiche e sociali e la Giunta regionale, e più in generale sulle modalità e contenuti che hanno caratterizzato il dispiegarsi del partenariato economico-sociale fin dalla fase di costruzione delle linee del Programma Operativo Regionale 2000 - 2006, nella fase della definizione del Complemento di programmazione, e nella costruzione e definizione dei PIT (Programmi integrati territoriali). Il rapporto con la Giunta regionale da parte dell'associazionismo imprenditoriale, delle associazioni degli enti locali e delle organizzazioni sindacali ha avuto momenti di intensità costruttiva, ma ha avuto anche lunghe pause. Dall'estate del '99 (luglio e settembre), quando si è svolta la riunione del Tavolo del Partenariato istituzionale ed economico-sociale, fino all'ottobre del 2000, c'è stata una lunga pausa che ha visto la mancanza assoluta di confronto tra la Giunta regionale e le Associazioni imprenditoriali sui programmi comunitari. Poi naturalmente anche alcuni elementi che sono stati introdotti nella discussione dall'assessore Masala nella presentazione a proposito di uscita dall’Obiettivo 1, ma anche e soprattutto elementi e valutazioni che ha portato il Presidente della Giunta Mauro Pili impongono un approfondimento, una riflessione certamente non affrettata e superficiale. Penso che noi, come Tavolo di coordinamento delle associazioni imprenditoriali non ci sottrarremo al confronto. Poniamo e porremo l'esigenza di avere più chiare le finalità e gli obiettivi, quando si parla ad esempio di riprogrammazione e di rimodulazione del POR, e soprattutto vorremmo conoscere meglio le argomentazioni a supporto di queste proposte. Mi sarei voluto soffermare anche sullo stato di attuazione presentato per il POP 1994-99 ed in particolare sulle ricadute delle misure riferite agli investimenti, ai servizi reali per le PMI dei diversi settori, ecc., ancora sulle modalità della concertazione e della partecipazione delle parti sociali, ad esempio la nuova esperienza data dalla partecipazione, seppure in termini consultivi dei rappresentanti dei cinque comparti economici (Industria, Agricoltura, Artigianato, Cooperazione e commercio-turismo ) al Comitato di Sorveglianza. Naturalmente questo fatto, questa partecipazione non esaurisce né può essere considerato sostitutivo della concertazione e del confronto tra la Giunta e le parti sociali. Per ragioni di tempo perciò mi propongo di affrontare solo un argomento, un punto che peraltro è stato ripreso e che è diventato in questa fase forse la questione più rilevante per la quale si sono manifestate difficoltà, ed anche confusioni. Sto parlando dei PIT, i Piani integrati territoriali. Difficoltà e confusione perché i tempi di costruzione e della procedura ed anche dei bandi sono stati troppo stretti. C'è stata una lunga pausa elettorale, poi si è dovuto correre. Però alcuni elementi di difficoltà e di confusione erano presenti nella costruzione della procedura ed anche, dobbiamo dirlo per onestà, nella struttura del bando. Noi abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci su questi argomenti con la Giunta regionale ed avevamo messo in evidenza come Tavolo di coordinamento delle associazioni imprenditoriali anche i rischi, sia i rischi riferiti alla tempistica troppo stretta per poter impegnare poi le risorse, sia i vincoli che erano posti nella normativa, e che non dipendevano naturalmente solo dal bando: il vincolo del 40% delle risorse da destinare ai PIT, il 60% del 40% delle risorse da destinare a “aree svantaggiate” che rimanevano indefinite e la cui individuazione era affidata ad un improbabile e non misurabile media PIL “territoriale”. Ricordate la norma della finanziaria del 2001? Ha ingenerato confusione, per cui l'area più svantaggiata, in quanto a indice di spopolamento ed alto tasso di disoccupazione, paradossalmente è risultata Cagliari centro. Poi c'è stata la rivolta che tutti conosciamo. Interventi 63 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 64 Una osservazione che noi abbiamo fatto subito, a proposito di partenariato economico e sociale, è che se per un verso sul piano regionale il confronto c'è stato, seppure in termini critici, c'è stata una disomogeneità del confronto e della partecipazione del Partenariato economico e sociale a livello territoriale. L’esperienza del primo bando dei PIT, dobbiamo dire che ha registrato - in questo sono d'accordo con Linetta Serri - il protagonismo delle forze sociali, delle aggregazioni dei comuni, ed anche delle forze economiche e sociali presenti nel territorio, però poi la dimensione locale è degenerata in deriva localistica, che non ha niente a che vedere con lo sviluppo locale. Abbiamo assistito ad una proliferazione di microprogetti poco significativi, non sostenuti da adeguate idee forza, sono state raccolte una miriade di proposte, le più disparate, senza verificarne requisiti, congruità, impatto potenziale in termini occupativi, oltrechè la rispondenza con le stesse norme del POR e del Complemento di programmazione. A ciò si aggiunge che sono state seminate a piene mani anche aspettative ed illusioni sulle risorse e sulla certezza che ci sarebbe stata una soddisfazione per tutte le proposte avanzate (basta osservare lo squilibrio tra disponibilità e richiesta). E questa semina ha diversi padri, purtroppo anche soggetti che hanno responsabilità istituzionali, regionali e non solo, che hanno visitato i diversi territori non solo per fare una corretta animazione economica, ma per garantire risorse e opere. Poi c'è stata una amplificazione mediatica notevole. Io ricordo che sulle pagine locali dei quotidiani regionali, ma anche nei servizi dei corrispondenti locali dei telegiornali regionali, i servizi erano titolati con molta enfasi "dai PIT 300 miliardi a Nuoro, dai PIT 300 miliardi a Sassari, dai PIT 15 miliardi a Noragugume", e via dicendo. E questi titoli venivano fatti non dopo la pubblicazione della graduatoria, ma prima ancora che i PIT venissero presentati. E quindi si è ingenerata la sensazione che i PIT fossero un canale di finanziamento per tutti i soggetti e per tutte le operazioni, a prescindere dai requisiti,dalla compatibilità e dalla coerenza con le scelte del POR, a prescindere dall’istruttoria e, soprattutto, a prescindere dal fatto che gli interventi proposti rientrassero o meno nelle possibilità di finanziamento previste dalle singole misure. In questo senso sono andate le cose. Poi naturalmente c'è stata una rivolta, la rivolta degli esclusi. E a questo proposito abbiamo letto sulla stampa dichiarazioni di membri della Giunta e di consiglieri regionali che sono state improprie ed al limite delle norme e del buonsenso in quanto si pretendeva di aggirare le norme stesse correggendo sul piano politico le procedure e la graduatoria, che ha una valenza tecnica, che si basa comunque su un bando, discutibile quanto si vuole per le procedure previste, però quelle sono le procedure e vanno rispettate finché non si cambiano. Si è tentato insomma di mettere in discussione l’operato del Gruppo Regionale di Coordinamento, che è stato sicuramente difficile e complesso ma anche doverosamente corretto nel fare la selezione e noi come Tavolo di Coordinamento e come singole associazioni imprenditoriali abbiamo dato atto al GRC di questa correttezza. Devo dire insomma che anche la Giunta, su questo aspetto, ha un po' ondeggiato, tant'è che in sede di riunione del Comitato di sorveglianza questo ondeggiamento è stato rilevato anche dai Funzionari della Commissione Europea e del Ministero dell’Economia.. E arrivo al punto, alla questione di fondo, o alle questioni di fondo per le imprese private. La prima questione che è emersa anche qui, ne ha parlato diffusamente il dott. Miozzi, è relativa alla non certezza dei finanziamenti per le operazioni private, che pure sono state giudicate ammissibili, inserite nei PIT che hanno vinto la graduatoria, per usare un termine semplificato. Il malinteso, come l'ha chiamato il dott. Miozzi, è esploso, ormai c'è una rivolta generalizzata da parte delle imprese e delle aggregazioni dei comuni partecipi di PIT a forte presenza di operazioni private, basta leggere le cronache locali dell'Unione Sarda e della Nuova Sardegna. A nostro avviso occorre ricostruire una convenienza per la partecipazione dei privati ai PIT. Le prospettive possibili sono due o possono essere anche tre. Una è quella indicata anche dal dott. Miozzi di prevedere i PIT solo per le infrastrutture, noi su questo abbiamo qualche dubbio perché il PIT perderebbe la sua ragione d’essere. La seconda prospettiva è quella di abbandonare questa modalità di applicazione del POR, ed andare a bando per singola misura, ed anche questa ipotesi che potrebbe essere forse anche allettante per le imprese, sul piano politico e di immagine, è una ipotesi da scartare. Interventi 64 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 65 La terza soluzione, che è quella che come coordinamento delle Associazioni imprenditoriali riteniamo più adeguata e che proponiamo alla Giunta regionale, è quella di adottare una norma che potrebbe essere recuperata in questi giorni anche con un emendamento alla legge finanziaria, che sia un po' sulla falsa riga della norma che era prevista nella legge 14/96 sui Piani Integrati d'Area per gli interventi privati che erano inseriti a valere sulle diverse leggi di incentivazione (la 15, la 28, la 51 ecc.,. Tale norma prevedeva un di più di risorse che venivano riservate o “aggiunte” dal capitolo sui PIA dello Stato di previsione dell’Assessorato della Programmazione al capitolo specifico della 15, della 28 o della 51 ecc, per essere finalizzate alle iniziative previste in quel PIA. L’emendamento potrebbe contenere perciò, con un richiamo normativo al Regolamento comunitario 70 del 2001, la possibilità di costruire quella riserva finanziaria aggiuntiva nell’ambito delle leggi di settore, da destinare alle iniziative private che naturalmente superino l’istruttoria nell’ambito di PIT ammessi in graduatoria al finanziamento. Questa potrebbe essere la strada e noi pensiamo che possa essere percorsa. Naturalmente, poiché sulla costruzione del secondo bando dei PIT ancora non abbiamo avuto modo, come associazioni imprenditoriali, di avere un momento di confronto con l'Assessore alla programmazione, aspettiamo questo momento per confrontarci e sviluppare questo argomento. Sto finendo, voglio richiamare velocemente un altro punto che è stato richiamato: noi naturalmente siamo per lo sviluppo della concertazione e del confronto, della partecipazione dell'associazionismo imprenditoriale, sindacale e degli enti locali, ed occorrerà, io ritengo, a questo proposito sviluppare un confronto con la Giunta regionale, ma anche con altri soggetti, ad esempio le Province, l'ANCI, per definire meglio l'ambito di intervento del Partenariato economico e sociale a livello territoriale nella costruzione dei PIT. Ora, noi naturalmente non siamo per la costruzione in cogestione: siamo per partecipare alla costruzione delle linee programmatiche, ma anche per poter dire la nostra e verificare se c'è coerenza tra le singole proposte, tra le proposte progettuali e le linee programmatiche di quel PIT, le scelte di fondo, le linee del POR. Questo non significa cogestire, questo non significa entrare nel merito, in termini amministrativi di cui altri soggetti hanno la competenza, dei singoli progetti che vengono presentati. E questo ragionamento vale anche per quanto riguarda la presenza dei rappresentanti delle parti economiche e sociali all'interno del GRC. Ci sono presenti i distinguo che anche qui sono stati fatti su questo punto. Tra le associazioni imprenditoriali c'è stata e c'è anche una discussione sulla opportunità della presenza o meno delle parti sociali. C'è una discussione, ci sono anche posizioni diverse sulla presenza o meno e sulle sue modalità. Però voglio assicurare che c'è una posizione comune, univoca nel giudizio positivo sul lavoro svolto dai due rappresentanti delle forze imprenditoriali e sindacali, soprattutto perché hanno svolto un importante ruolo di garanzia e questo deve essere e dovrà continuare ad essere, se si confermerà la scelta della partecipazione, il compito principale. Interventi 65 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 66 19) Dott.ssa Orsola Altea, Consulente Imprese Buonasera, sono Orsola Altea, partecipo a questo convegno rispondendo all’invito del Dr. Pischedda e della Dott.ssa Pisu, per dare una testimonianza (vista l’attività svolta) su come l’universo delle imprese sarde, o parte di esso, ha colto o meno le opportunità dei programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali. Vorrei, prima di parlarvi di questo, fare una mia breve presentazione, affinché possiate cogliere appieno il “significato” e/o valore della testimonianza. Il termine generico di “consulente d’impresa” può, infatti, non avere per voi nessun significato, anzi forse qualcuno potrebbe pensare o sta già pensando ai “consulenti” come categoria che talvolta ha fatto più danni della grandine in agricoltura (e ciò è anche vero). Sono l’Amministratrice, nonché Responsabile Pianificazione e Sviluppo della Progetto O.A.S.I., società che opera nel settore della consulenza alle imprese, nell’ambito dell’organizzazione e assistenza alle aziende, analisi e pianificazione economico-finanziaria, studi, ricerche e sviluppo, formazione, implementazione e formazione SQ e Sistemi Integrati. Operiamo su tutto il territorio regionale, con collaborazioni a livello nazionale con aziende aventi sede a Roma, Milano e Bolzano, che svolgono attività a livello europeo. Ma ciò che è più importante è la mia provenienza dal mondo dell’impresa. “Faccio impresa”, infatti, dal 1983, anno di costituzione della mia prima società. Opero nel mondo dell’impresa, però, fin dal 1977 (studio-lavoro): a 20 anni ero Responsabile delle Risorse Umane e dell’Organizzazione in un’azienda con 40 dipendenti. Elemento su cui desidero centrare l’attenzione è che in quel periodo ero una studentessa di pedagogia con indirizzo psicologico, ed ho dovuto, da autodidatta, crearmi gli strumenti per dirigere un’azienda. Solo dopo diversi anni, infatti, mi sono specializzata in Management e organizzazione aziendale, ponendo le basi per la costituzione della Progetto O.A.S.I.: un mondo di soluzioni ai problemi delle imprese, che offre consulenza a 360°, con la creazione di una rete di aziende in grado di rispondere alle esigenze delle imprese. La mission dell’azienda, risalente all’anno 1994, è quella non solo di assumere il ruolo di propulsore per lo sviluppo dell’economia regionale, ma anche quello di migliorare in modo continuativo il livello di cultura imprenditoriale delle aziende esistenti. A tal fine fondamentale risulta essere l’organizzazione di seminari tematici su argomenti d’interesse per le imprese, la progettazione e realizzazione di corsi mirati alla formazione aziendale, la ricerca e l’aggiornamento continui sui cambiamenti del mondo imprenditoriale. La Politica della Qualità aziendale focalizza l’attenzione sull’offerta di un servizio di qualità, inteso come capace di soddisfare le esigenze dei clienti. Questa premessa era necessaria affinché venisse dato il giusto peso a ciò che dirò sulla percezione del rapporto “Fondi strutturali e imprese”. Informazione La diffusione dell’informazione sui Fondi Strutturali, nel periodo 1994-1999, è stata estremamente lacunosa, soprattutto nei primi anni. La situazione è andata lentamente migliorando nel corso del tempo, in quanto è stata offerta un’informazione più mirata e meno confusa, ma comunque rivolta unicamente agli addetti ai lavori. La mancanza di informazione non ha riguardato solo le imprese, ma ha coinvolto anche la comunicazione interna tra gli Assessorati preposti, tra i quali è venuto meno il coordinamento su un tema tanto importante. Questa situazione ha favorito il proliferare di “pseudo-consulenti” che, approfittando della diffusa situazione di mancanza d’informazione, hanno “venduto” finanziamenti alle imprese, mai arrivati, spacciandoli per finanziamenti comunitari provenienti direttamente da Bruxelles, creando così, com’è comprensibile, gravissimi danni al mondo imprenditoriale. Interventi 66 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 67 Enti preposti Numerosi degli Enti preposti alla diffusione dell’informazione sul territorio, cui potessero avere accesso tutte le imprese, si sono interessati maggiormente alla quantità piuttosto che alla qualità del servizio offerto. Non sono mancati, infatti, i momenti informativi - seminari, convegni -, ma purtroppo troppo spesso il risultato delle iniziative è stato misurato in termini di numero dei partecipanti, piuttosto che in qualità e validità di ciò che è stato comunicato e sulla base del grado di recepimento delle informazioni trasmesse. Monitoraggio attività svolta La conseguenza dell’aver dato maggiore importanza al numero dei partecipanti agli incontri informativi, piuttosto che alla qualità e rilevanza di ciò che veniva comunicato, ha determinato la mancanza di momenti di monitoraggio dell’attività svolta da questi Enti. In effetti, circa una decina di giorni fa, con la Dott.ssa Pisu, quando mi sono avvicinata all’Assessorato alla Programmazione per verificare se ci fossero dei dati già disponibili da consultare prima del seminario, parlavamo della necessità di un monitoraggio costante di questi Enti, per accertarsi che le informazioni trasmesse fossero corrette. A questo proposito, posso fare l’esempio dei PIT. L’estate scorsa ho ricevuto almeno 200 telefonate di imprenditori che avevano bisogno di informazioni in proposito, che già si erano rivolti a consorzi o a comuni, da cui avevano ricevuto un’informazione completamente distorta circa ciò che effettivamente i PIT chiedevano. Questo ha portato molti di loro a presentare le domande di finanziamento che, non rispondenti ai requisiti richiesti, sono state respinte, con conseguenti momenti di protesta generalizzata. Collaborazione La collaborazione è elemento fondamentale nella diffusione dell’informazione. Ciò che ho riscontrato è una forte mancanza di collaborazione tra Enti preposti all'informazione, tra le Associazioni di categoria, gli Amministratori Locali, Provinciali e Regionali. Questa mancanza si ripercuote inevitabilmente sulla collaborazione tra le imprese, che troppo spesso è praticamente inesistente. É assente la mentalità della collaborazione, aggravata dal fatto che i momenti d’informazione spesso escludono la partecipazione degli imprenditori, essendo rivolti agli addetti ai lavori. Pochi Enti, purtroppo, infatti, fanno informazione mirata al mondo dell'impresa e le stesse Associazioni di categoria, sovente, non collaborano tra di loro. A questo proposito posso fare un esempio che ho vissuto personalmente: mi è capitato, e qualche volta mi capita ancora, di fare delle docenze presso enti di formazione delle varie associazioni di categoria, e spesso ho suggerito la partecipazione degli allievi a seminari programmati da altre associazioni di categoria, come momento formativo. La risposta che ho ricevuto è stata: "Ma come, noi andiamo da loro? Ce li facciamo a casa i seminari!". Questa scarsa collaborazione si riflette necessariamente sul mondo delle imprese. Dobbiamo formare la mentalità degli imprenditori alla collaborazione e a diffondere la cultura d’impresa: questo può essere fatto anche attraverso il buon esempio, proveniente da chi si fa interprete delle esigenze delle imprese e gestisce la diffusione dell’informazione. Interventi 67 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 68 Dibattito 20) Dr. Sandro Broccia, Segretario regionale della CNA Le mie considerazioni sono sollecitate da alcuni passaggi degli interventi del Presidente della Regione e dell'Assessore alla Programmazione, che hanno avuto luogo stamattina. Nella prima parte dei lavori di questa giornata, ho assunto alcune informazioni che, se troveranno riscontro coi fatti, mi pare siano destinate a incidere in maniera significativa e profonda sul futuro economico e sociale della Sardegna. Sono venuto a conoscenza del fatto che la Sardegna è ormai fuori dall'Obiettivo 1, per cui dall’anno 2006, ci dovremo scordare nuove risorse da parte dell'Unione Europea. Credo che ci sia una scarsa valutazione strategica, davvero poco condivisibile in quest’affermazione, non solo perché la ritengo profondamente incoerente con i ragionamenti e le riflessioni che ci ha messo a disposizione lo stesso Presidente Pili nel suo intervento, laddove ha parlato di una visione strategica verso l’Europa dello sviluppo della Sardegna. Dare per scontato l'uscita dall'Obiettivo 1, significa, a mio parere, non mettere l'impegno che come Regione dobbiamo garantire, per l'affermazione concreta e non semplicemente annunciata, di quanto previsto dal trattato di Amsterdam sulla insularità della Sardegna e di altre regioni dell'Europa comunitaria. E credo che questo impegno sia sempre più urgente e decisivo, nel momento in cui i rappresentanti dei Paesi dell'Unione sono impegnati nell'elaborazione della carta costituzionale dell'Europa unita. Quali elaborazioni, quali iniziative, quali azioni la Regione intende mettere in campo, magari insieme ad altre regioni deboli dell'Europa, perché la carta costituzionale non sia scritta solo da paesi e regioni forti? Mi piacerebbe avere una risposta. Si tratta di un tema importante e decisivo di cui la Regione dovrebbe finalmente cominciare ad occuparsi. E’ stata fatta anche un'altra comunicazione stamattina. L'Assessore Masala ha detto che è ora che le imprese siano in grado di andare per conto loro. Ha detto ancora: “Dobbiamo cominciare a parlare di tasse, ma non è possibile perché basta che io proponga di aumentare dello 0,1 per cento qualche imposta, che subito si scatena il finimondo”. A me era sembrato di capire che il quadro politico rappresentato dall'Assessore, in Sardegna come in Italia, di tasse ne parlasse solo per abbassarle, piuttosto che aumentarle, come ci ha comunicato stamattina. Ma a parte la banalità di questa mia affermazione, a me interessa ancora una volta provare a ragionare, lo abbiamo già fatto più volte, in sede di partenariato, di Comitato di Sorveglianza, di concertazione con le varie Giunte Regionali. A me interessa ancora una volta provare a sottolineare e a ragionare su questo tentativo di scaricare i problemi della Sardegna sulla presunta incapacità del sistema imprenditoriale, che ha bisogno di aiuti e quindi di assistenzialismo. Ora io credo, sicuramente per la parte che rappresento, che la disponibilità delle imprese a rinunciare agli aiuti è piena e totale. Ma questo potrà avvenire solo se le nostre aziende potranno contare sulle stesse opportunità dei sistemi territoriali più evoluti. La competitività oggi non la vince e non la può vincere l'impresa da sola, ma è vinta se il sistema Sardegna nel suo complesso, si attrezza per affrontare la sfida della mondializzazione. Allora se questo è vero, non si può non tener conto del livello di infrastrutturazione di questo territorio; non possiamo non tener conto del fatto che il costo del danaro in Sardegna nel 2001, è di diversi punti percentuali superiore a quello della Lombardia; non possiamo non considerare che il trasporto merci su gomma in Sardegna viaggia ad una media di 35 chilometri all'ora, mentre in Lombardia e in Emilia Romagna la stessa media è di 76 chilometri all'ora; non possiamo non tener conto che la bolletta energetica delle imprese sarde è superiore del 30-40 per cento a quella delle imprese del continente; non possiamo non considerare che nella città capoluogo della Regione che fa parte di un Paese che è la quinta potenza del mondo, l'acqua viene distribuita solamente dalle sei alle dodici del mattino. Allora io contesto - e sono intervenuto soprattutto per questo - e respingo l'accusa che ci è stata Dibattito 68 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 69 rivolta, “di aver preferito pensare di curare il nostro giardino, mentre il deserto stava avanzando”. Io non sono assolutamente d'accordo. Il sistema imprenditoriale in Sardegna, con tutti i difetti, con tutte le debolezze, con tutte le incertezze insite nello stesso sistema imprenditoriale ha semplicemente - con enormi difficoltà e con enormi problemi - provato a fare impresa. Finisco con una battuta sulla intenzione, ultimo elemento di conoscenza che ho appreso, da parte dell'esecutivo regionale di rimodulare il POR Sardegna. E’ una scelta difficile e lunga - ha detto il Presidente - ma irrinunciabile. Io non ho nessuna intenzione di assumere la difesa d'ufficio del POR. Nel suo intervento il rappresentante del tavolo imprenditoriale, che condivido totalmente e in pieno, ha parlato di un periodo di vuoto nella fase di concertazione. Il periodo di vuoto richiamato è proprio il periodo in cui è stato elaborato il POR Sardegna. La responsabilità del POR Sardegna è interamente attribuibile all'ultima Giunta della precedente legislatura e alla prima Giunta di questa legislatura. Solo il senso di responsabilità delle associazioni imprenditoriali, che per l’elaborazione del POR non sono state coinvolte, solo il senso di responsabilità per i ritardi che stavamo accumulando perché per i sette-otto mesi che siamo stati senza governo, subito dopo le elezioni del 1999, solo il nostro senso di responsabilità ha evitato di segnalare o esporre all'Unione Europea e al Ministero del Tesoro un fatto, secondo me di straordinaria gravità, considerata l'importanza del partenariato e della concertazione, nella nuova programmazione della spendita delle risorse europee. Su una cosa sono assolutamente d'accordo con il Presidente Pili: l’indeterminatezza della classe politica di questi anni. La concertazione è per noi un metodo irrinunciabile. Concertazione che non significa cogestione di alcunché, ma contribuire con idee e proposte alla soluzione dei problemi economici e sociali della Sardegna: le forze sociali avanzano proposte, la Giunta si assume la responsabilità di accoglierle o meno. Al partenariato e alla concertazione, non siamo assolutamente disposti a rinunciare. Grazie. Dibattito 69 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 70 21) Dr. Paolo Pisu, Sindaco di Laconi, Presidente del Consorzio Turistico Perda Iddocca I Fondi Comunitari dell’Obiettivo 1 devono rappresentare anche l’occasione per il riequilibrio territoriale interno alla Sardegna. Mi è piaciuto molto questo convegno e ho ascoltato con piacere i tanti interventi che ci sono stati, per illustrare e commentare i risultati ottenuti con questi finanziamenti comunitari. Mi ha colpito positivamente anche l’intervento fatto dal funzionario della Basilicata, che ha parlato prima di me, soprattutto quando si è definito missionario, per il lavoro pionieristico che ha svolto in un’altra regione meridionale, che, come la Sardegna, è bisognosa di tante iniziative di promozione per uscire dall’endemico sottosviluppo in cui si trova. Mi sono ritrovato in questa figura perché anch’io, al pari di tanti colleghi, come Sindaco delle aree interne dell’Isola, posso definirmi un missionario laico. Questo perché mi trovo ad operare in una realtà particolare, diversa non solo dall’Italia o dall’Europa, ma anche dal resto della Sardegna. Da noi, al cronico sottosviluppo e allo spopolamento, si aggiungono la ripresa dell’emigrazione, la disoccupazione di massa e la carenza di servizi, che spinge tante persone ad andarsene, anche quando hanno il lavoro. Per questo, oltre ad essere chiamati a fare un bilancio in generale dell’intervento comunitario nell’isola, dobbiamo cercare di capire cosa è avvenuto nelle zone interne, cioè in quella parte della Sardegna dove le condizioni di sottosviluppo, sociali e di vita, sono più gravi. Non certo per sottovalutare gli importanti risultati ottenuti con questo primo intervento, ma per comprendere se essi hanno raggiunto tutta la Sardegna o principalmente le città e le zone costiere, come pare. Infatti, nel 92% dei piccoli Comuni che non superano i 3.000 abitanti, non mi pare ci sia stata una inversione di tendenza, anzi le cose stanno peggiorando ogni giorno di più. Tutto questo lo sto dicendo per attirare la vostra attenzione su uno dei temi centrali in Sardegna, che riguarda lo squilibrio territoriale, che si sta accentuando progressivamente, nell’indifferenza generale! Gentili signori, così come esistono due Europe e due Italie, esistono anche due Sardegne. Se così non fosse, non si spiegherebbe perché i due terzi del popolo sardo (di quello rimasto nell’isola), si sia concentrato in un terzo del territorio (città e coste), mentre il terzo restante sia disperso negli altri 2/3, dei 300 piccoli e piccolissimi Comuni delle aree interne. Se non si affronterà seriamente questo problema non si potrà mai dire che gli interventi comunitari hanno prodotto un positivo risultato per tutta la Sardegna. Si tratta di capire che il tessuto economico di queste aree è molto fragile e scarsamente competitivo. La capitalizzazione delle aziende e società è lentissima, come quella del passaggio da artigiani a piccoli imprenditori. Nelle aree artigianali (P.I.P.) o zone industriali del nostro territorio, la crescita è molto modesta. Gli imprenditori sono scoraggiati anche per la carenza di servizi e l’isolamento in cui ci troviamo, con una viabilità da terzo mondo, che si aggiunge ai problemi derivanti dall’insularità. Il Presidente Pili, che è stato Sindaco di una media città, poneva un interessante interrogativo. Diceva: come fanno i piccoli Comuni sardi, ma direi anche i piccoli imprenditori, a trasformare le idee e i progetti in programmi di sviluppo e di lavoro? Io sono tra quei Sindaci che non ho inteso il mio incarico in senso burocratico, limitandomi ad organizzare i servizi comunali e a fare cunette o marciapiedi. Mi sono assunto la responsabilità di impegnarmi a contrastare la cultura della rassegnazione e dell’assistenzialismo, stimolando i miei concittadini a promuovere le loro attività e a crearne delle nuove. Dopo anni di duro lavoro alcuni risultati positivi ci sono stati, ma non hanno intaccato il grosso della disoccupazione. Molti nostri progetti (del Comune, del Consorzio Turistico, dei privati) sono bloccati da anni dalla burocrazia regionale, una vera e propria palla di piombo al piede dell’economia sarda. Dibattito 70 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 71 Se a questo si aggiungono i ritardi e gli insufficienti finanziamenti regionali per le infrastrutture, si capisce anche lo scoraggiamento di tanti amministratori ed imprenditori dei nostri territori. Per avere più forza e farci ascoltare di più, a Laconi, nel mio paese, con ottanta Sindaci, abbiamo costituito la Consulta dei Piccoli Comuni Sardi, a cui hanno poi aderito in 220. E’ stato un fatto di grande rilevanza politica perché ha posto all’attenzione della classe politica e dirigente sarda un tema centrale: quello delle zone interne. Lo ricordo ancora perché sono convinto che lo sviluppo della Sardegna non ci sarà se non si affronta correttamente questo problema. Non è vero che in questi Comuni non cresciamo perché siamo campanilisti, come è stato detto. Questo ragionamento è fuorviante. Nella parte della Sardegna interna abbiamo costituito cinque Consorzi Turistici che coinvolgono 80 Comuni. Lo abbiamo fatto per lavorare assieme, per avere servizi intercomunali, per programmare lo sviluppo di territori molto vasti. Il vero problema è la scarsa attenzione da parte dello Stato e della Regione. Si accorgono di noi solo quando avvengono fatti di ordine pubblico o attentati e intimidazioni agli amministratori. Io penso che la causa del malessere risieda prevalentemente nel sottosviluppo, ed è questo che deve essere intaccato! Si tratta di operare una scelta politica che individui le aree interne come una sorta di Obiettivo 1, come ha fatto l’Europa con la Sardegna. Il bilancio della Regione e gli altri fondi devono essere indirizzati a questo, oltre alle quote già stabilite dai fondi POR del 2000/2006 per le Province di Oristano e Nuoro. Se non si apre un tavolo di confronto, se non si indirizzano risorse aggiuntive, in forma coordinata e concentrata con i comuni, le zone interne continueranno a sprofondare nel baratro. Da parte nostra però non ci rassegneremo a questa situazione e continueremo la nostra lotta per ottenere il diritto ad una vita dignitosa e civile nei nostri comuni. Non abbiamo altro modo per farci ascoltare, perché con l’attuale legge elettorale è quasi impossibile per i Sindaci e politici dei nostri territori arrivare in Consiglio Regionale. L’attuale legge, che io definisco “truffaldina”, è basata su circoscrizioni provinciali e viene eletto chi prende più preferenze. E’ chiaro che nelle città si possono ottenere un numero maggiore di voti di un piccolo paese di periferia. Per cui, in ogni provincia (soprattutto a Cagliari e Sassari), gli eletti sono delle città, mentre la nostra voce, quella dei piccoli centri, non arriva in Consiglio Regionale. Conseguenza vuole che solo gli eletti delle città tendono ad indirizzare le risorse finanziarie nei bacini elettorali di provenienza. Concludendo, mi permetto di suggerire a tutti i presenti, politici e tecnici, esperti e funzionari dell’Unione Europea, di avere con la Sardegna un approccio vero, cercando di conoscere e capire la complessa realtà isolana. Non ci sono da noi solo coste e le città di Cagliari e Sassari. Vi è una vasta area interna che può vantare una ricchezza di risorse ambientali e culturali di alto pregio, che se adeguatamente valorizzate possono rappresentare una formidabile occasione di sviluppo e di crescita civile per loro e per tutta la Sardegna. Dibattito 71 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 72 Note .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... .......................................................................................... Note 72 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 73 Atti di Chia TOT xp 4-08-2006 14:26 Pagina 74 CAGLIARI - Grand Hotel CHIA LAGUNA Domus de Maria - 1 marzo 2002