ANNO 2014/2015
Seduta I: lunedì 5 maggio 2014 - pomeridiana
SOMMARIO
1. Comunicazioni del Presidente .......................................................................................3
2. Discorso del Presidente uscente ...................................................................................3
3. Nomina dell'Ufficio presidenziale per l'anno 2014/2015 ................................................9
4. Presentazione Coro Clairière ........................................................................................9
5. Discorso del nuovo Presidente ......................................................................................9
6. Sostituzione di un capogruppo ....................................................................................12
7. Sostituzione di un membro di Commissione................................................................12
8. Presentazione di messaggi e proposta di attribuzione a Commissioni ........................13
9. Modifica di attribuzione a Commissione di petizione ...................................................14
10. Proposta di attribuzione a Commissione di iniziative parlamentari elaborate ..............14
11. Proposta di attribuzione a Commissione di iniziative parlamentari generiche ............. 14
12. Iniziativa parlamentare elaborata ritirata......................................................................15
13. Presentazione di atti parlamentari ...............................................................................15
14. Naturalizzazioni ...........................................................................................................15
- Rapporto del 7 aprile 2014 della Commissione petizioni e ricorsi
15. Scorporo del Tribunale penale cantonale dal Tribunale di appello ..............................15
- Messaggio del 12 dicembre 2012 n. 6722
- Messaggio aggiuntivo dell'11 febbraio 2014 n. 6722A
- Rapporto del 9 aprile 2014 n. 6722R/6722AR; relatrice: Giovanna Viscardi
16. Richiesta di un credito di 880'000 franchi e dell'autorizzazione a
effettuare una spesa di 1'000'000 di franchi per gli adattamenti degli
spazi che saranno liberati dal Reparto del traffico a favore dell'Unità
territoriale IV e della Gendarmeria, per la sistemazione dei posteggi,
la formazione di nuove pensiline presso il Centro di manutenzione
autostradale Bellinzona (CMB), Camorino e la sistemazione e relativa
messa in sicurezza del deposito pneumatici ...............................................................25
- Messaggio del 19 febbraio 2014 n. 6914
- Rapporto del 15 aprile 2014 n. 6914R; relatore: Walter Gianora
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17. Concessione alla Fondazione Bianca Maria, Cadro, di un contributo
unico a fondo perso di 4'250'000 franchi per le opere di ristrutturazione
e ampliamento della Casa per anziani Bianca Maria di Cadro ....................................26
- Messaggio del 18 marzo 2014 n. 6921
- Rapporto del 15 aprile 2014 n. 6921R; relatore: Corrado Solcà
18. Ricorsi .........................................................................................................................26
- 8 ottobre 2012 presentato dal signor Matteo Cheda, Bellinzona;
- 11 ottobre 2012 presentato dai signori Matteo Cheda, Luca Buzzi,
Daniele Polli, Antonio Mottini, Francesco Lombardo, Massimiliano Ay,
Rosanna Hechnova-Zanetti, Enrico Geiger, Michele Malè, Moritz Piller
e Franco Tognola
contro la decisione del 3 ottobre 2012 con cui il Consiglio di Stato ha
proclamato i risultati della votazione cantonale del 23 settembre 2012
riguardante il decreto legislativo concernente lo stanziamento di un
credito di fr. 2'500'000 per la progettazione definitiva delle opere
relative al semisvincolo N2 e del relativo posteggio di attestamento di
Via Tatti a Bellinzona nell'ambito del Piano regionale dei trasporti del
Bellinzonese (PTB)
- Rapporto del 7 aprile 2014; relatore: Matteo Quadranti
19. Chiusura della seduta e rinvio .....................................................................................27
PRESIDENZA: Alessandro Del Bufalo, presidente uscente
Gianrico Corti, nuovo presidente
Alle ore 14:10 il Presidente dichiara aperta la seduta, presenti 84 deputati.
Sono presenti le signore e i signori deputati:
Agustoni - Bacchetta-Cattori - Badaracco - Badasci - Balemi - Bang - Bassi - Beretta
Piccoli L. - Beretta-Piccoli F. - Bergonzoli - Bignasca A. - Bignasca M. - Bonacina-Rossi Boneff - Bordoni - Brivio - Caimi - Campana - Canepa - Canevascini - Caprara - Cavadini Cavalli - Caverzasio - Celio - Cereghetti - Chiesa - Corti - Cozzaglio - Crivelli Barella - De
Rosa - Del Bufalo - Del Don - Delcò Petralli - Dominé - Filippini - Foletti - Franscella Galusero - Garobbio - Garzoli - Ghisolfi - Gianora - Giudici - Gobbi - Guerra - Guidicelli Gysin - Jelmini - Kandemir Bordoli - Lepori - Lurati I. - Lurati S. - Maggi - Malacrida Martinelli Peter - Mellini - Minotti - Morisoli - Orsi - Ortelli - Pagani - Pagnamenta - Passalia
- Pedrazzini - Pedroni - Peduzzi - Pellanda - Pinoja - Polli - Ponzio-Corneo - Quadranti Ramsauer - Robbiani - Rückert - Sanvido - Savoia - Schnellmann - Seitz - Solcà - Steiger Storni - Viscardi - Vitta
Si sono scusati per l'assenza:
Bacchetta - Dadò - Denti - Paparelli - Pronzini
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Non si è scusato per l'assenza:
Fraschina
1. COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
DEL BUFALO A., PRESIDENTE USCENTE - Comunico che l'Ufficio presidenziale ha
deciso di proporre un nuovo concorso per la nomina di un procuratore pubblico e dare
modo al Consiglio di Stato di rispondere all'atto parlamentare 1 presentato dalla
granconsigliera Kandemir Bordoli. L'Ufficio presidenziale ne condivide i contenuti e
soprattutto è preoccupato per la fuga di notizie legate alla violazione del segreto d'ufficio.
La nomina del nuovo procuratore pubblico avverrà presumibilmente nella seduta di
settembre 2014.
2. DISCORSO DEL PRESIDENTE USCENTE
DEL BUFALO A., PRESIDENTE USCENTE - In qualità di Presidente uscente del Gran
Consiglio è per me un piacere, oltre che un onore, porgere i miei saluti al Presidente del
Consiglio di Stato, alla Consigliera di Stato e ai suoi colleghi Consiglieri di Stato, al
Cancelliere, alle colleghe e ai colleghi dell'Ufficio presidenziale e del Gran Consiglio, alle
altre autorità presenti, alle cittadine e cittadini sulle tribune e a coloro che ci seguono via
internet o alla televisione.
Al termine di un anno trascorso in qualità di Presidente del Parlamento cantonale è giunto
il momento di passare il testimone, o per meglio dire in quest'aula, la mitica campanella.
Vorrei ringraziare il mio gruppo, quello del partito liberale radicale, per avermi proposto e
voi tutti per avermi eletto. I Consiglieri di Stato e il Cancelliere, Giampiero Gianella, ma
soprattutto la Segreteria del Gran Consiglio, con il suo nuovo responsabile, Gionata
Buzzini, al quale spettava il compito non facile di sostituire Rodolfo Schnyder, e le sue
collaboratrici Marisa Morandi e soprattutto Jole Agostinetti, sempre pronta con i suoi
preziosi suggerimenti e consigli ogni qualvolta lo richiedevano le circostanze o quando ci
si allontanava dal protocollo.
Un sentito ringraziamento al consulente giuridico del Gran Consiglio Michele Albertini e al
futuro Presidente Gianrico Corti per la collaborazione durante le sedute parlamentari, e ai
due ultimi Presidenti Michele Foletti e Gianni Guidicelli, osservando i quali ho potuto
rendermi conto di cosa avrei dovuto aspettarmi durante l'anno presidenziale.
Un grazie anche a tutti i membri dell'Ufficio presidenziale, che hanno collaborato per
risolvere i numerosi problemi che si sono via via presentati, non da ultimo la trattanda delle
sedute parlamentari, troppo spesso forzatamente modificata per far fronte agli impegni di
qualche deputato, mozionante, iniziativista o relatore oppure di questo o quel Consigliere
di Stato.
1
Interrogazione n. 90.14: Metodi corleonesi per la nostra giustizia?, Pelin Kandemir Bordoli e
Saverio Lurati, 22.04.2014.
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Il mio sentito ringraziamento va anche a tutti voi, colleghe e colleghi. Con molti ho potuto
instaurare un rapporto schietto e sincero che ha indubbiamente contribuito a facilitare la
direzione delle sedute parlamentari. Ritengo che un buon arbitro sia colui che non si fa
notare durante una partita, e io ho cercato di gestire le sedute con discrezione, facendo
ricorso alla fermezza raramente e solo quando imposta dal regolamento che suo malgrado
il Presidente è tenuto a far rispettare.
Nel numero di marzo della prestigiosa rivista Harvard Business Review veniva trattato il
tema della contrapposizione tra il lavoro e la vita privata. In copertina il sottotitolo recitava:
Dimenticatevi l'equilibrio – dovete fare delle scelte, e l'articolo interno dal titolo Gestite il
vostro lavoro, gestite la vostra vita iniziava così: «L'equilibrio lavoro/vita privata» – e in
questo caso politica/vita privata – «è, nella migliore delle ipotesi, un ideale illusorio e, sul
lavoro, un mito assoluto. Ma molti dirigenti riescono a confrontarsi positivamente con il
lavoro, la famiglia e la loro comunità, scegliendo liberamente e in modo programmato quali
opportunità accettare e quali scartare, piuttosto che reagire all'ultimo momento di fronte
all'emergenza. Essi hanno scoperto, attraverso dure esperienze personali, che per avere
successo nel lungo termine occorre combinare attentamente casa e lavoro, per non
rischiare di perdere sé stessi, i propri cari o addirittura le basi sulle quali hanno costruito il
loro successo».
Nel corso dei miei quindici anni in Gran Consiglio ho dovuto constatare che il tempo e
l'impegno richiesti ai deputati per le sedute parlamentari e commissionali è aumentato
inesorabilmente. Mai come in questa legislatura abbiamo ricevuto dimissioni di deputati
per motivi personali e nominato così tanti subentranti. A tutti voi quindi, oltre al mio
ringraziamento, trasmetto anche la mia considerazione per aver accettato di svolgere un
compito importante per l'intera comunità, ma spesso eccessivamente gravoso in termini di
tempo quando svolto da un Parlamento di milizia come il nostro. Vi invio inoltre l'augurio di
saper conciliare i vari aspetti della vostra vita, sia essa professionale, politica o famigliare.
Già nel mio discorso di insediamento avevo sottolineato l'importanza di sentire il sostegno
della famiglia, e nel mio caso particolare avevo tenuto a ringraziare di cuore mia moglie
Monica; l'articolo che ho citato si conclude così: «Nessuno può farcela da solo. Di tutte le
strade che portano al successo, nessuna può essere percorsa da soli. Ma un sistema di
sostegno è fondamentale sia a casa che sul lavoro».
Per questo motivo oggi vorrei porre l'accento sul sostegno che mi hanno garantito sia
l'amministrazione del Cardiocentro di Lugano, ma soprattutto i miei colleghi dell'equipe di
cardiologia, diretta dal prof. Tiziano Moccetti, già nostro collega in questo Parlamento, e
dal suo vice Giovanni Pedrazzini, fratello dell'ex Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini. Tutti
hanno sempre dimostrato disponibilità e flessibilità nella gestione organizzativa, così da
permettermi di sfruttare al meglio il tempo dedicato agli interventi invasivi e quello dedicato
ai picchetti notturni e festivi per i pazienti infartuati. A tutti loro il mio più sentito
ringraziamento. Complessivamente è stato un anno molto intenso ma estremamente
interessante, una fantastica esperienza soprattutto sul piano umano: il contatto con i
cittadini del nostro Cantone è stato indubbiamente l'aspetto che ho maggiormente
apprezzato.
Dedico ora due parole alle attività parlamentari. Fatto straordinario è stata la nomina di
una Commissione parlamentare d'inchiesta che ha fatto molto parlare di sé e dei suoi
membri in primis, sia all'interno sia fuori dal Parlamento, non sempre a proposito. L'esito
dei lavori commissionali ha ribadito una volta di più che questo strumento deve essere
utilizzato con estrema attenzione e solo per questioni eccezionali.
I lavori parlamentari si sono occupati di molti temi, che non ripeterò in questa sede:
avendoli votati, dovreste conoscerli meglio di me. In alcune occasioni ho tuttavia avuto la
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sensazione che fossero riproposti dibattiti già avvenuti nelle Commissioni, senza peraltro
cambiare l'esito delle decisioni commissionali; oppure che fossero proposti emendamenti
già discussi e bocciati nelle specifiche Commissioni e, anche in questo caso, con nessun
risultato se non quello di allungare eccessivamente il dibattito del Gran Consiglio. Se in
futuro vorremo ottimizzare i tempi delle discussioni in aula, questo è un punto che si presta
a un considerevole miglioramento. Il necessario rinnovamento del Parlamento porta
inevitabilmente a riproporre temi già affrontati in passato. Ne citerò solo tre fra i tanti: il
limite massimo nella durata delle cariche, il sistema maggioritario e il conflitto di interessi.
Oltre ai temi ricorrenti, assistiamo anche a un aumento delle mozioni e delle iniziative
parlamentari. Il loro numero ha raggiunto un livello tale che né il Consiglio di Stato né le
Commissioni sono ormai in grado di rispettare i termini di legge per la loro evasione.
Nell'anno di presidenza del Gran Consiglio ho ricevuto numerosi inviti, sia pubblici sia
privati, nel Cantone, oltre San Gottardo e all'estero. Quelli di maggior rappresentanza
erano stati messi in agenda con largo anticipo e quindi tutti rispettati; quelli dell'ultimo
momento si sono dovuti spesso confrontare con un concomitante impegno assunto in
precedenza. Qualcuno, anche nel mio gruppo, era apparso scettico sul fatto che potessi
assolvere tutti gli impegni imposti dalla carica presidenziale, considerando i già numerosi
impegni professionali e gli interessi personali. In tutta la storia della nostra Repubblica
infatti un solo medico era stato eletto alla carica di Primo cittadino del Cantone.
Tra eventi pubblici, privati o di rappresentanza ne ho contati circa 300, cercando di essere
presente quando fattibile a tutta la manifestazione ed evitando nel limite del possibile le
brevi apparizioni. Ho volutamente evitato le occasioni mediatiche fini a sé stesse,
accettando solo quelle dove potevo portare un contributo; ricordo in particolare la
trasmissione televisiva sul sistema sanitario svizzero realizzata da Alfonso Tuor per
Teleticino.
Tra gli appuntamenti presidenziali di maggior rilevanza vorrei ricordare:
- la partecipazione all'assemblea della ProTicino a Parigi;
- l'incontro con l'Ufficio presidenziale della Regione Lombardia;
- il 1° agosto trascorso ai monti di Comino, ospite dell'amico Giorgio Pellanda, l'incontro
con Ueli Maurer a Sessa, e per finire i festeggiamenti nella mia città natale, Lugano;
- l'inaugurazione della nuova sede del Tribunale penale federale a Bellinzona;
- il Festival del film di Locarno che ci ha riservato numerose occasioni,
- oltre San Gottardo abbiamo partecipato all'incontro degli Uffici presidenziali del Gran
Consiglio dei Cantoni della Svizzera romanda, Berna e Ticino svoltosi a Berna; alla
Conferenza dei Governi cantonali, anch'essa a Berna e all'incontro dei Presidenti di
Gran Consiglio di tutta la Svizzera ad Aarau.
Purtroppo abbiamo dovuto partecipare anche alle esequie del Consigliere di Stato Michele
Barra, cerimonia gremita e toccante, per salutare un uomo che, nei pochi mesi in cui è
stato in carica, ha saputo proporsi con semplicità ma anche determinazione, e proprio per
questo era ben voluto da tutta la popolazione ticinese.
Ha fatto seguito la cerimonia di insediamento del nuovo Consigliere di Stato, avv. Claudio
Zali, che nei pochi mesi di lavoro ha già dimostrato concretezza e obiettivi ben definiti da
raggiungere. Il nostro Cantone ha vissuto anche l'insediamento del suo nuovo vescovo,
mons. Valerio Lazzeri, mentre da ex allievo salesiano permettetemi di ricordare l'arrivo a
Lugano dell'urna di san Giovanni Bosco.
Vi dicevo prima della partecipazione all'assemblea della ProTicino a Parigi. È stata
l'occasione per ricordare un'iniziativa nata all'inizio del Novecento, in un periodo in cui il
Ticino era fatto di gente povera costretta a emigrare per cercar fortuna. Un Cantone che
non conosceva l'immigrazione, il frontalierato o gli asilanti, ma fatto di persone abituate a
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rimboccarsi le maniche e a lottare nel quotidiano. Oggi si ha invece l'impressione che molti
(troppi) pretendano sempre di più dallo Stato, visto quasi alla stregua di un ente
assistenziale.
Se da un lato dobbiamo aiutare chi si trova in difficoltà, dall'altro non è etico e neppure
socialmente sostenibile elargire soldi pubblici a chi non ne ha bisogno: in questo modo si
sottraggono risorse di tutti i cittadini, che inevitabilmente vengono a mancare per altre
iniziative. La modifica – votata dal Parlamento e sottoposta prossimamente a votazione
popolare – per il calcolo dei sussidi di cassa malati è un primo passo in questa direzione.
Come ho già detto nel mio discorso di insediamento, la vita nel nostro Cantone è troppo
cara per molti, ma la soluzione non sta nell'aumentare i salari o le imposte. Se vogliamo
migliorare la qualità di vita dei cittadini dobbiamo ridurre i costi ai quali sono esposti. Se
vogliamo mantenere competitività a livello nazionale, ma soprattutto internazionale,
dobbiamo cercare di ridurre i costi di produzione e quelli per i servizi. Anche noi deputati
dovremo dar prova in futuro di maggiore coerenza tra le pretese di risparmio al Consiglio
di Stato in due mesi (quelli dei preventivi e dei consuntivi) e la richiesta di nuove spese e
nuovi compiti negli altri dieci mesi dell'anno.
Allo Stato si chiede spesso di regolamentare ogni aspetto della nostra vita sociale. Così
accade che la libertà conquistata dai nostri antenati, è rinchiusa in una gabbia, dorata fin
che si vuole, di codici e leggi che limitano e complicano sempre più la vita dei cittadini.
L'applicazione di una legge fatta dimenticandone i suoi principi ispiratori ed estraniandola
dal contesto che l'ha ispirata può portare a un risultato opposto a quanto auspicato dalla
sua introduzione. Del resto, una frase incorniciata e appesa al muro nell'ufficio di un ex
Consigliere di Stato recitava: "La legge: per gli amici si interpreta, per i nemici si applica".
Una cosa che tutti dobbiamo tener presente come principio fondamentale è quello in base
al quale ogni cittadino deve contribuire al buon funzionamento dello Stato, in varie forme e
modi. Lo Stato deve però porsi al servizio del cittadino, e non viceversa. Le varie istituzioni
servono alla società nella misura in cui svolgono un compito per il bene della comunità,
non per essere fini a sé stesse. Ogni devianza o abuso in questo campo porta
inevitabilmente a una limitazione dei diritti fondamentali del nostro Paese, quali la libertà e
la giustizia.
Per finire, vorrei toccare alcuni temi che preoccupano i nostri concittadini e per i quali
dobbiamo impegnarci maggiormente. Tutti sono preoccupati per l'aumento di furti e rapine
nel nostro territorio, in particolare nel Sottoceneri, dove si auspica una maggior tutela e
un'azione preventiva da parte delle forze dell'ordine.
Un altro aspetto che il cittadino fatica a comprendere è l'uso della videosorveglianza. A
livello comunale si moltiplicano, giustamente, le installazioni a scopo preventivo contro gli
atti di vandalismo, mentre viene rifiutata con determinazione la sua introduzione contro la
criminalità organizzata nelle zone ad alto rischio. A questo proposito ricordo la risposta del
Consiglio di Stato alle mozioni 2 dei colleghi Stefano Fraschina e Armando Boneff.
Contrariamente a quanto affermato nel citato messaggio governativo, gli abitanti di queste
zone provano già ora un senso di impotenza e insicurezza nei confronti dei malviventi.
Un altro problema irrisolto è quello del traffico, in particolare nel Sottoceneri. Se da un lato
si può capire che l'autostrada rimanga bloccata per alcune ore in seguito a un incidente,
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Messaggio n. 6889: Rapporto del Consiglio di Stato sulle mozioni: 19 dicembre 2012 presentata
da Stefano Fraschina "La criminalità d'oltre confine cresce a dismisura. Videosorveglianza mirata
sul territorio!"; 18 febbraio 2013 presentata da Armando Boneff "Una rete di sicurezza «integrata»
nelle zone ad alto rischio di atti criminali, per proteggere i cittadini e scoraggiare i malviventi",
11.12.2013.
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mal comprende il cittadino come non si possa intervenire preventivamente per scongiurare
le ormai inevitabili colonne serali da Lugano nord al confine di Chiasso. Infatti, come già
fatto in occasione dei lavori di ristrutturazione dei viadotti negli anni passati, sarebbe
certamente possibile utilizzare una delle corsie sud-nord per il transito del traffico nordsud, ottenendo così uno scorrimento 3:1. Oppure limitare – non bloccare – il transito dei
veicoli pesanti dopo un certo orario, scaglionandoli come fece la polizia grigionese in
occasione della chiusura del tunnel del San Gottardo.
Sarebbe auspicabile anche un'azione informativa nei confronti degli automobilisti: troppi
sono infatti coloro che, nella ripartenza della colonna ferma, si attardano lasciando a volte
centinaia di metri tra loro e il veicolo che li precede: se tutti gli automobilisti lasciassero la
stessa distanza, la colonna arriverebbe fino a Reggio Calabria!
Un'altra misura auspicabile potrebbe essere rappresentata dall'incentivare l'uso delle due
ruote attraverso la creazione di una corsia preferenziale in autostrada che non le obblighi
a stare incolonnate con le auto. Le attuali disposizioni di legge non la contemplano, ma la
soluzione andrebbe ricercata nella presentazione di un progetto pilota a livello nazionale.
Infine, l'annoso problema dei mezzi pubblici: se si vuole incentivare l'uso del treno occorre
anche realizzare i posteggi per le auto dell'utenza. Il nostro territorio è troppo dispersivo
per immaginare l'esclusivo utilizzo dei mezzi pubblici. In precedenza avevo accennato alle
decisioni di Berna che il nostro Cantone deve subire. Non so che immagine del Ticino
abbiano là, ma come ticinesi abbiamo spesso dato più di quanto ricevuto – pensate solo
agli introiti derivanti dai dazi sul carburante realizzati nel Mendrisiotto e nel Luganese.
Nel corso dell'anno abbiamo segnalato ripetutamente il nostro disappunto su temi puntuali,
basti pensare ai rimborsi per i premi di cassa malati pagati da anni in eccesso dagli
assicurati ticinesi, all'analisi della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) sulla
situazione del mercato del lavoro in Svizzera e nel nostro Cantone e per finire all'annoso
problema dei ristorni dei frontalieri. L'Ufficio presidenziale ha organizzato un incontro
apposito con i nostri deputati alle Camere federali: ne è emerso un quadro di intervento
troppo spesso non coordinato, che mina forzatamente l'impatto politico delle nostre pur
giuste iniziative. In futuro sarà indispensabile orchestrare meglio gli sforzi, e soprattutto
creare dapprima il necessario consenso, preferibilmente unanime, nel nostro Cantone.
Un pensiero anche all'incontro con i deputati della Regione Lombardia, molti dei quali
nuovi rispetto a quelli incontrati due anni or sono. Tra i temi affrontati vi erano il
collegamento ferroviario Mendrisio-Malpensa e la realizzazione di strutture Park&Ride alla
stazione di Albate-Camerlata. Sappiamo tutti come sono andate a finire le cose. I rapporti
transfrontalieri non sempre sono efficaci, ma è comunque fondamentale mantenerli vivi
per non abbandonare le possibilità di risolvere i problemi.
Infine, due temi che ci occuperanno per l'ultimo anno di questa legislatura. La
pianificazione ospedaliera e la creazione del master in medicina. Non posso nascondervi
infatti la mia personale preoccupazione per il compito estremamente impegnativo al quale
sono chiamati i membri della Commissione speciale per l'esame della pianificazione
ospedaliera. La proposta, ad oggi non ancora pervenuta al Parlamento in forma ufficiale, è
già contestata da più parti e sotto vari aspetti: da un lato per i tagli nelle regioni periferiche,
dall'altro soprattutto per il concetto di base sul quale si è fondato il progetto, in piena rotta
di collisione con lo spirito della nuova legge sul finanziamento ospedaliero votata la scorsa
legislatura da questo Gran Consiglio, che voleva lasciare alle singole strutture la possibilità
di autoregolamentarsi in funzione della qualità e dell'economicità degli interventi.
Contrariamente alle precedenti pianificazioni, che si erano occupate di strutture e posti
letto, questa sui mandati appare molto più complessa e delicata, perché sarà determinante
per l'offerta e la qualità della nostra medicina per i prossimi decenni.
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Non va infine dimenticato che la creazione del master in medicina comporterà da un lato
l'onore della formazione universitaria, ma dall'altro anche l'onere, per le strutture
ospedaliere, di garantire l'esperienza clinica. Indipendentemente da chi riceverà i mandati
di prestazione, tutte le strutture riconosciute nella futura pianificazione ospedaliera
dovranno garantire la loro disponibilità al progetto, vincolandone eventualmente il mandato
alla partecipazione ai corsi universitari.
Il progetto del master in medicina è una grossa opportunità di sviluppo per il Cantone, sia
sul piano della ricerca sia su quello clinico. Se da un lato lo sviluppo della ricerca di base è
fondamentale, dall'altro non dobbiamo dimenticare che il master prevede esclusivamente
l'ultima parte di formazione, quella clinica, la più importante per i nostri pazienti. Per
questo motivo auspico che il futuro decano della facoltà di medicina possa portare con la
sua nomina una forte esperienza professionale maturata nella gestione clinica quotidiana
dei pazienti.
Prima delle conclusioni, non posso sottacere un malvezzo che mina la credibilità delle
istituzioni. Anche nelle recenti vicende legate alla nomina del nuovo procuratore pubblico,
senza entrare nel merito, quello che deve farci preoccupare come organo di sorveglianza
delle istituzioni, è la regolare e sfrontata violazione del segreto d'ufficio. È una violazione
grave, soprattutto quando proviene da settori che dovrebbero tutelare i cittadini ma che al
contrario ne danneggiano la persona e/o la professione. Questo non significa promuovere
l'omertà ma garantire a tutti i cittadini parità di trattamento di fronte all'opinione pubblica,
ma soprattutto alla giustizia. Spero che i responsabili delle varie istituzioni coinvolte ne
facciano un punto fermo e d'onore per combattere un fenomeno indegno della nostra
società.
Durante tutto il periodo presidenziale ho cercato di essere il Presidente di tutti i ticinesi e
non solo di una parte o di una corrente politica. A essi, a tutti loro, ho dedicato il tempo
rubato alla famiglia, non alla professione. In generale, infatti, il tempo necessario per
assolvere il mandato presidenziale è stato trovato rinunciando alle vacanze famigliari. A
tutti i ticinesi dedico quindi questa splendida esperienza che tanto mi ha dato sul piano
umano. A chi mi succede, auguro altrettante soddisfazioni, ricordandogli la definizione che
diede Eugenio Jelmini in occasione della festa del 1° agosto sui monti di Comino:
presentando me, disse agli astanti: «Vi presento la persona più importante del Cantone»;
presentando il Presidente del Consiglio di Stato disse: «Vi presento la persona più potente
del Cantone».
L'importanza non è data dalla carica politica fine a sé stessa, ma dall'impegno con il quale
la si accetta e la si affronta e non da ultimo da quanta gliene attribuiscono le cittadine e i
cittadini del nostro Cantone. Contrariamente a quanto si possa pensare, durante gli
incontri con la gente ho sentito un profondo rispetto per le istituzioni e la voglia diffusa di
migliorare il nostro Cantone.
Se infatti osserviamo il nostro Paese nel contesto internazionale, non possiamo non
accorgerci dell'evoluzione che c'è stata dai primi anni del 1900 a oggi, il notevole
benessere che si è esteso a quasi tutti gli strati della popolazione. A chi ha lavorato prima
di noi, a chi lavora oggi con noi e a chi lavorerà un domani dopo di noi, i migliori auguri
affinché l'impegno non venga mai meno, nel rispetto della solidarietà, della giustizia e delle
libertà individuali che a molti popoli nel mondo sono negate.
Auguri al Ticino e a tutti i ticinesi.
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3. NOMINA DELL'UFFICIO PRESIDENZIALE PER L'ANNO 2014/2015
Ai sensi dell'art. 12 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato, si
procede alla nomina dell'Ufficio presidenziale.
KANDEMIR BORDOLI P. - A nome del gruppo PS propongo Gianrico Corti come
Presidente del Gran Consiglio.
DE ROSA R. - A nome del gruppo PPD+GG propongo Luca Pagani come primo
Vicepresidente del Gran Consiglio.
CAVERZASIO D. - A nome del gruppo Lega dei ticinesi, propongo Fabio Badasci come
secondo Vicepresidente del Gran Consiglio.
Da questo momento la presidenza del Gran Consiglio è assunta da Gianrico Corti.
4. PRESENTAZIONE CORO CLAIRIÈRE
Il Coro Clairière del Conservatorio della Svizzera italiana, composto da 42 giovani di voci
bianche e diretto da Brunella Clerici, eseguirà due brani prima e altri due dopo il discorso
del Presidente del Gran Consiglio Gianrico Corti.
5. DISCORSO DEL NUOVO PRESIDENTE
CORTI G., PRESIDENTE - Signor Presidente del Governo, Consigliera e Consiglieri di
Stato, colleghe e colleghi, gentili signore e signori, cari concittadini tutti, fin
dall'adolescenza mi ha colpito la figura di Lucio Quinzio Cincinnato, personaggio quasi
leggendario della storia di Roma antica. I senatori andarono da lui, occupato nella cura del
suo orticello, perché salvasse Roma da un'invasione. Assolto il suo compito, tornò al suo
lavoro. Poteva approfittare degli onori e del potere. Non lo fece, privilegiò lo spirito di
servizio alla comunità. Un insegnamento che, nel mio percorso – nel mio piccolo – mi ha
sempre accompagnato, come oggi.
Assumo questo compito con tre sentimenti di gratitudine. Ringrazio il mio gruppo politico
per avermi indicato a svolgere questa funzione: il partito socialista al quale appartengo con
serena convinzione dall'adolescenza, nella sua declinazione umanitaria e riformista.
Questa collocazione mi ha fatto apprezzare i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà
anche nel gesto quotidiano.
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Ringrazio la mia famiglia. Dedicarsi con intensità ma spassionatamente alla politica, nella
stagione dell'attività professionale come ora anche in quella del pensionamento, chiede
tempo e ne toglie fatalmente agli affetti familiari. Poter contare sulla comprensione e sul
paziente sostegno non è cosa da poco. Al centro di questo cerchio d'affetti, per tutti noi a
casa, punto di riferimento essenziale, attenta a ogni dettaglio con equilibrio, determinante
quanto discreta, c'è Marisa, mia moglie.
Ringrazio per finire voi care colleghe e cari colleghi: la scelta non è mai un atto formale e
un fatto scontato. Non dimentico, anche a nome vostro, di sottolineare la preziosa
assistenza del nostro segretario generale Gionata Buzzini, accompagnato dall'esperienza
di Jole Agostinetti e da Sergio Thoma in aula, come, accanto, da Marisa Morandi.
Occasione per ricordare anche la disponibilità di tutte e di tutti i segretari redattori, attivi
nelle nostre diverse Commissioni. E buon lavoro anche a chi opera nei media: senza
questa presenza e attività la politica avrebbe di certo minore divulgazione.
Poiché le bandiere sono simbolo e messaggio sintetico di identificazione e di un legame
particolare, tre di esse sono oggi presenti in quest'aula per dire che Lugano rappresenta la
mia vita, dove sono nato, cresciuto, ho formato la mia famiglia e ho iniziato la mia
partecipazione alla vita civica; Curio, nel Malcantone, le radici, il luogo delle origini di
famiglia, senza dimenticare quelle lucernesi di mia madre; Faido, in Leventina e in
particolare il suo villaggio di Rossura, il luogo dell'anima e della continua rigenerazione.
Casualmente città, periferia e montagna quale viatico per me utile nel cercare di
interpretare le necessità di un Paese come il nostro. A ogni modo così cerco di procedere,
come peraltro ognuno di voi, con modalità e caratteristiche magari diverse ma con analogo
presumibile intendimento, interpreta il proprio ruolo di rappresentante in questo
Parlamento.
La Repubblica e Cantone Ticino ha poco più di 210 anni di vita. Nonostante successive
celebrazioni per assegnarsi un abito unico, identitario e rispettato nel concerto degli altri
Cantoni nella nostra Confederazione elvetica, a volte ancora oggi suscita dubbi sulla sua
capacità di presentarsi in modo coeso e convincente per risolvere problemi reali e comuni,
seppur con giustificate caratteristiche locali.
Mi chiedo sovente se noi, eredi consapevoli di questo nostro bel Paese, delle sue
ricchezze ambientali e della sua crescita davvero notevole negli ultimi 65 anni in vari
ambiti, non siamo in fondo, nel nostro agire, eredi a questo punto inconsapevoli di un certo
modo di essere e di fare che trova la sua spiegazione nella storia. Eredi di chi ha vissuto,
e in che modo, la nascita di questo Cantone.
Con estrema onestà e realismo l'attuale generazione di storici ci offre una chiave di lettura.
Ritaglio alcune documentate affermazioni. Andrea Ghiringhelli, già nel titolo del suo studio
parla di «faticosa costruzione del Cantone» e sulla nascita del Cantone, Marco Marcacci ci
parla di un Paese frammentato. Sempre Ghiringhelli afferma: «Le sorti delle terre ticinesi
nel 1798 e nel 1803 non furono decise né da un'unanime volontà né da una sorta di
lealismo elvetico incondizionato. I baliaggi non agirono, ma reagirono, e le sorti degli
abitanti e delle terre ticinesi furono decise dalle vicende esterne, dalla Grande Storia». E
prosegue: «Il Ticino fu dunque la conseguenza di un matrimonio forzato e non voluto fra
territori giustapposti e popolazioni diverse, e più di una volta si rasentò il divorzio fra
continui litigi. È questo un dato di partenza essenziale per capire le difficoltà incontrate
nell'edificazione dello Stato cantonale». Marcacci precisa poi: «Le terre e le comunità che
sono state riunite, prima nelle prefetture elvetiche di Lugano e Bellinzona, poi nel 1803 nel
Cantone Ticino, non avevano mai conosciuto una vera unità politica. Nei tre secoli
precedenti avevano costituito i baliaggi italiani, termine generico con il quale si
designavano otto diversi possedimenti sottoposti alla sovranità dei Cantoni confederati.
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Ma nemmeno questa comune sudditanza aveva assunto aspetti unitari. I singoli baliaggi
conducevano un'esistenza propria e avevano scarse affinità. Il Cantone nasceva quindi
come un insieme di microregioni con pochi legami fra loro (…) L'estrema frammentazione
del futuro Cantone Ticino era accompagnata da un forte particolarismo, fondato su
un'estesa facoltà di gestione "infrastatale" delle comunità locali. La conseguenza di tale
situazione era un immobilismo totale e l'assenza di qualsiasi spirito pubblico o sentimento
di appartenenza che andasse oltre l'orizzonte del villaggio, del borgo o della vallata e, in
rari casi, del baliaggio. Oltre a una sostanziale estraneità tra loro (fonte di preoccupazione
dei primi governanti del Cantone) queste comunità erano ancora frammentate al loro
interno e avevano sviluppato numerose forme di rivalità e opposizioni».
A fronte di questo quadro magari impietoso è utile rammentare che gli otto baliaggi
diventarono semplicemente gli otto distretti del Cantone, con un'ulteriore suddivisione in
38 circoli. Nulla ci impedisce oggi di sprigionare l'orgoglio d'essere ticinesi: vicende e
convivenze successive ce lo consentono ampiamente.
Tuttavia, con un'azzardata analisi di psicologia collettiva, accanto al formarsi di partiti e
movimenti politici e ai loro accordi o alle loro contrapposizioni, ancora molte discussioni
politiche odierne si possono assimilare ad attitudini del passato che oggi definiamo
localismo o regionalismo. Non sempre fonte di saggi indirizzi quando sono esasperate e
fini a sé stesse anziché giustificate e collocate in modo proporzionale entro una
valutazione complessiva.
Oggi, fortunatamente, disponiamo di strumenti conoscitivi e vincolanti con i quali è più
agile operare: il Piano direttore cantonale con i suoi poli e le caratteristiche ambientali e
territoriali, sulle quali nonostante tutto è ancora possibile incidere e interpretare un futuro
sostenibile. In considerazione di questo nostro Ticino frammentato, per far passare un
indirizzo unico, un tema unico o un progetto unico, abilmente si riesce perlomeno a non
superare la suddivisione per quattro: così ad esempio sono gli enti regionali di sviluppo,
così probabilmente sarà il volto operativo del turismo con quattro organizzazioni turistiche
regionali, seppur con il supporto di un'azienda centrale. Nutro tuttavia qualche fondato
dubbio su come si riuscirà ad affrontare con oggettiva serenità e proporzionata
distribuzione l'offerta sanitaria con la prossima pianificazione ospedaliera, tra pubblico e
privato, tra qualità e soprattutto bisogni della popolazione. Strattonare i diversi bordi del
tappeto porterebbe a inevitabili sfilacciature.
Il Ticino, come altre realtà, è confrontato con difficili problemi finanziari, economici e del
mondo del lavoro: sono più facili la polemica e la frase a effetto, ma sedersi tutti attorno a
un tavolo, ascoltarsi davvero e guardarsi negli occhi è l'unica via per uscirne e farsi capire
e rispettare non solo a Berna. Gli strumenti per farlo li abbiamo. La loro efficacia e alcuni
segnali lo stanno a dimostrare.
Al Ticino non manca nulla per crescere: servono meno comunità locali, ma forti e davvero
autonome. Il Piano cantonale delle aggregazioni è una formidabile occasione di
collaborazione con l'attività del Governo. Il coraggio di aprire un nuovo percorso
accademico, con la facoltà di scienze biomediche, conferma e sottolinea la forza
dell'investimento nella formazione, da abbinare anche al consolidamento e allo sviluppo di
iniziative economiche e di ricerca già presenti nel territorio, come pure a livello nazionale.
Il Ticino ha tradizioni e valori: la recente legge di sostegno alla cultura non è solo un tetto
protettivo di ciò che già esiste, ma è stimolo alla nostra creatività.
Ognuno di noi ha il diritto, ma soprattutto il dovere, di essere protagonista della nostra
realtà. Dai ragazzi, che attendono il futuro, a chi come noi in questa aula, dalle piccole alle
grandi decisioni, lo stiamo affrontando e disegnando. Nazim Hikmet è un poeta turco, per
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anni imprigionato a causa delle sue opinioni e morto altrove in esilio. Ha scritto questa
poesia indirizzata a suo figlio. E noi tutti siamo figli!
«Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.
Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.
Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!»
A noi, parlamentari di milizia, spetta ora concludere questa legislatura con semplici ma
determinati propositi: svuotare i cassetti e affrontare messaggi, iniziative e mozioni.
Prendere quelle decisioni insomma che assicurino a tutti i cittadini benessere e qualità di
vita. Vi ringrazio dell'attenzione.
6. SOSTITUZIONE DI UN CAPOGRUPPO
Ai sensi dell'art. 12 cpv. 1 lett. c) della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il
Consiglio di Stato, il Presidente comunica che il signor Daniele Caverzasio subentra al
signor Michele Foletti quale capogruppo della Lega dei ticinesi.
7. SOSTITUZIONE DI UN MEMBRO DI COMMISSIONE
Ai sensi dell'art. 27 cpv. 4 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di
Stato, il Presidente comunica la seguente sostituzione:
•
Commissione speciale per la
revisione della LGC/CdS:
il signor Andrea Giudici subentra al signor
Franco Celio
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8. PRESENTAZIONE DI MESSAGGI E ATTRIBUZIONE A COMMISSIONI
n. 6924
26 marzo 2014
Rapporto del Consiglio di Stato sulle mozioni:
- 23 gennaio 2012 presentata da Francesca Bordoni Brooks e cofirmatari
"Rilevamento e prevenzione della pedofilia"
- 23 settembre 2013 presentata da Lara Filippini per il gruppo UDC "Creare un
primo convegno cantonale sulla pedofilia"
(alla Commissione della legislazione)
n. 6925
26 marzo 2014
Rapporto del Consiglio di Stato sulla mozione del 10 marzo 2014 presentata da
Daniele Caverzasio per il gruppo Lega dei ticinesi "Ufficio del lavoro via dal DFE"
(alla Commissione della gestione e delle finanze)
n. 6926
2 aprile 2014
Rapporto del Consiglio di Stato sulla mozione del 23 settembre 2013 presentata
da Giorgio Galusero e cofirmatari "Per un'unica Polizia nel Cantone Ticino"
(alla Commissione della legislazione)
n. 6929
9 aprile 2014
Rapporto del Consiglio di Stato sulla mozione del 24 gennaio 2011 presentata da
Francesco Maggi e cofirmatari "A quando delle vere misure per affrontare la
chiusura del San Gottardo?"
(alla Commissione della gestione e delle finanze)
n. 6931
15 aprile 2014
Rapporto del Consiglio di Stato sulla mozione del 16 dicembre 2013 presentata
da Pelin Kandemir Bordoli, Fiorenzo Dadò, Christian Vitta e Francesco Maggi
"Concessione di un permesso umanitario al giovane Arlind Lokaj (ai sensi dell'art.
30 della legge federale degli stranieri - casi di rigore)" (*)
n. 6932
15 aprile 2014
Modifica dei rimedi giuridici contro i risultati delle elezioni e delle votazioni
(alla Commissione speciale Costituzione e diritti politici)
n. 6933
15 aprile 2014
Rapporto del Consiglio di Stato sulla mozione del 18 dicembre 2013 presentata
da Michela Delcò Petralli e Francesco Maggi per il gruppo dei Verdi "Per sapere
chi sono le persone giuridiche che non pagano imposte" (*)
n. 6934
15 aprile 2014
Modifica degli articoli 2 e 3 della legge d'applicazione della legge federale
concernente condizioni lavorative e salariali minime per lavoratori distaccati in
Svizzera e misure collaterali (LDist.) e della legge federale concernente i
provvedimenti in materia di lotta contro il lavoro nero (LLN) dell'11 marzo 2008
(alla Commissione della gestione e delle finanze)
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n. 6935
15 aprile 2014
Modifica della legge sulla misurazione ufficiale
(alla Commissione speciale delle bonifiche fondiarie)
_______________________________________
(*) Art. 101 cpv. 4 - LGC/CdS
4
Se il Consiglio di Stato non accetta, integralmente o parzialmente, le proposte, il
mozionante può chiedere, entro un mese, che la mozione e il messaggio del Consiglio
di Stato siano trasmessi a una Commissione che riferisce al Gran Consiglio con un
rapporto entro un anno.
9. MODIFICA DI ATTRIBUZIONE A COMMISSIONE DI PETIZIONE
--- 08.04.2014
Petizione presentata da 4'030 cittadini per la difesa dei servizi ospedalieri nelle Tre Valli
(passa dalla Commissione delle petizioni e dei ricorsi alla Commissione speciale
pianificazione ospedaliera)
10. PROPOSTA DI ATTRIBUZIONE A COMMISSIONE DI INIZIATIVE PARLAMENTARI
ELABORATE
Chiesa M. e Savoia S. - 14.04.2014
Modifica degli art. 35 e 36 della Costituzione cantonale (Che sia il popolo a decidere!)
(alla Commissione speciale Costituzione e diritti politici)
Rückert A. e cofirmatari - 15.04.2014
Modifica della legge organica comunale e della legge organica patriziale (Estensione delle
possibilità di uso della posta elettronica)
(alla Commissione della legislazione)
11. PROPOSTA DI ATTRIBUZIONE A COMMISSIONE DI INIZIATIVE PARLAMENTARI
GENERICHE
Cavalli F. e cofirmatari - 14.04.2014
Modifica dell'articolo 56 della legge sull'esercizi dei diritti politici
(alla Commissione speciale Costituzione e diritti politici)
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12. INIZIATIVA PARLAMENTARE ELABORATA RITIRATA
Foletti M. e cofirmatari - 23.02.2011
Modifica dell'art. 11 lett. d) della legge sul turismo del 30 novembre 1998
(v. messaggio 19.06.2012 n. 6652)
13. PRESENTAZIONE DI ATTI PARLAMENTARI
Gli atti parlamentari sono allegati alla fine del verbale della seduta (vedi p. 28).
14. NATURALIZZAZIONI
Rapporto del 7 aprile 2014
Ai sensi dell'art. 69d della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato,
le deliberazioni parlamentari si svolgono nella forma della procedura scritta.
Conclusioni del rapporto della Commissione delle petizioni e dei ricorsi: concessione della
cittadinanza ticinese ai postulanti.
Messe ai voti, le conclusioni del rapporto sono accolte con 44 voti favorevoli, 12 contrari e
5 astensioni.
15. SCORPORO DEL TRIBUNALE PENALE CANTONALE DAL TRIBUNALE DI
APPELLO
Messaggio del 12 dicembre 2012 n. 6722
Messaggio aggiuntivo dell'11 febbraio 2014 n. 6722A
Ai sensi dell'art. 69c della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato,
le deliberazioni parlamentari si svolgono nella forma del dibattito ridotto.
Conclusioni del rapporto della Commissione della legislazione: si chiede al Parlamento di
rimandare entrambi i messaggi al Consiglio di Stato, con la preghiera di ripresentare un
messaggio omnicomprensivo, chiaro e definitivo, una volta conclusi i lavori del gruppo di
studio "Giustizia 2018".
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È aperta la discussione.
QUADRANTI M., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - II gruppo PLR sostiene
con convinzione il rapporto stilato per la Commissione della legislazione dalla collega
Giovanna Viscardi, che invita questo Gran Consiglio a rimandare entrambi i messaggi al
Consiglio di Stato, con la preghiera (ed è proprio il caso di usare questo termine) di
ripresentare un messaggio completo, chiaro e definitivo una volta conclusi i lavori del
gruppo di studio "Giustizia 2018".
Il tema della giustizia è troppo delicato e sensibile per prestarsi a improvvisazioni,
soluzioni intermedie e grossolane. Già sul tema dell'organizzazione della polizia –
cantonale, unica o no, collaborazione con quelle comunali, per non parlare dei problemi
legati alla logistica – stiamo assistendo a soluzioni insoddisfacenti, improvvisate e non
certo esenti da un aumento sensibile dei costi per il Cantone ma soprattutto per i Comuni,
su cui si scaricano e impongono oneri. Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per il
grande cantiere del Piano cantonale delle aggregazioni, di cui manca ancora tutta la parte
dei flussi e del riparto dei compiti tra Cantone e Comuni. Francamente non si comprende
come mai dal Dipartimento delle istituzioni siano fuoriusciti in questa legislatura tanti
messaggi ma altrettanti abbiano generato giustificate critiche. "La gatta frettolosa fa i
gattini ciechi" dice un motto popolare. Infatti, nello specifico, dopo il primo messaggio
governativo nel quale si indicava come urgente e necessario lo scorporo giuridico del
Tribunale penale cantonale dal Tribunale di appello, col messaggio aggiuntivo, giunto ben
oltre un anno dopo il primo, si fa completamente marcia indietro (e quindi si può attendere
tranquillamente il 2018), mentre ci si limita a insistere sul solo trasferimento della sede
logistica. Insomma, si vorrebbe traslocare senza ancora ben sapere chi, come e quando
dovrà o meno convivere sotto lo stesso tetto. Un gran pasticcio che invero ha avuto anche
il demerito di creare non pochi malumori in seno al potere giudiziario, segnatamente al
Tribunale di appello. Non necessita qui di entrare nel merito della questione se tutte o
parte delle critiche mosse dai giudici d'appello (quindi anche quelli del Tribunale penale) ai
messaggi in oggetto – e anche al documento "Giustizia 2018" posto in consultazione –
siano fondate e/o meritevoli di accoglimento.
Certo, non si può omettere di rilevare che forse il cambio di rotta di cui al messaggio
aggiuntivo possa essere il frutto dell'ingresso in Governo dell'ex giudice del Tribunale
penale Claudio Zali che a suo tempo fu sentito in Commissione. Egli non ebbe certo a
esprimere parole di lode in merito al primo messaggio uscito dal Dipartimento diretto dal
suo collega di movimento Norman Gobbi. Certo Zali non si espresse a titolo individuale in
Commissione, ma sostenne la posizione quasi unanime del giudici penali. Forse sarebbe
stato opportuno anche in questo frangente coinvolgere i vari gruppi d'interesse prima di
calare proposte dall'alto e formulare il messaggio. Già abbiamo appreso delle giuste
polemiche circa lo spostamento dell'Ufficio del registro di commercio da Lugano a Biasca,
le questioni relative alle Autorità regionali di protezione, eccetera. Insomma, la lista
comincia a farsi lunga.
La garanzia d'indipendenza dei tribunali per rapporto ad altri poteri in generale e,
all'interno dell'organizzazione giudiziaria, tra quelli di primo grado e di appello, non è cosa
da poco. Infatti, ben si rammentano nel rapporto le norme di rango costituzionale e
internazionale che in concreto vanno ossequiate in quanto rimandano a diritti fondamentali
della persona. La Costituzione federale, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali (CEDU), il Patto ONU Il e il Protocollo n. 7 della CEDU precisano
e sanciscono il principio del secondo grado di giudizio, che dev'essere indipendente e
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imparziale per rapporto al primo grado.
Il nuovo Codice di procedura penale (CPP) ha introdotto l'appello. Oggi abbiamo nel
Tribunale di appello una prima istanza, il Tribunale penale cantonale (TPC) a Lugano, e
una seconda istanza, ossia la Corte di appello e revisione penale (CARP), attualmente a
Locarno. In sostanza, abbiamo due autorità giudiziarie con la medesima latitudine di
giudizio all'interno del medesimo Tribunale. Da qui l'evidente inopportunità del
mantenimento di una collocazione istituzionale di entrambi i Tribunali all'interno del
Tribunale di appello. Resterebbero però da chiarire anche le posizioni dei Tribunali di
espropriazione e delle assicurazioni, che giudicano in prima istanza pur essendo
incorporati anch'essi nel Tribunale di appello. Quindi se grande riforma vi dovrà essere,
essa dovrà tener conto del complesso dell'organizzazione della giustizia.
Tuttavia i tempi non paiono essere maturi – come si evince dai vari pareri discordanti (a
vari livelli) messi in luce dal rapporto – per attuare da subito tale scorporo giuridico e
spostamento logistico. Sicuramente prioritari restano tutti gli interventi che riguardano
l'efficienza della giustizia (dotazione di personale qualificato, integro e indipendente,
risorse e mezzi) prima che la forma e l'ubicazione (che pur restano rilevanti).
Finché non vi saranno indicazioni definitive, gli spostamenti temporanei costituirebbero
una spesa inutilmente gravosa. Tanto più che ancora non vi è certezza circa
l'organizzazione finale del TPC e delle preture penali.
Per sua stessa ammissione, il Consiglio di Stato ritiene di dover attendere le risultanze del
gruppo di studio "Giustizia 2018" prima di proporre altre modifiche organizzative. È quindi
chiaro che la futura organizzazione logistica dipenderà da molti fattori non ancora definiti.
Pertanto e come indicato all'inizio, vista la generale e grande confusione circa la
riorganizzazione del sistema giudiziario il PLR invita a rispedire al mittente entrambi i
messaggi come proposto dal rapporto.
BIGNASCA A., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO LEGA - In merito al tema in
discussione, il nostro gruppo ritiene le opposizioni e i messaggi del collega Quadranti
pretestuosi e con l'unico scopo di intralciare il lavoro del direttore del Dipartimento delle
istituzioni. Ricordo che il nostro gruppo propose già 15 anni or sono di separare la
Magistratura inquirente da quella giudicante e riteniamo che ciò sia assolutamente
necessario. Siamo infatti l'unica democrazia in cui queste due magistrature non sono
divise. Chiediamo quindi di entrare in materia sul messaggio.
AGUSTONI M., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD+GG - All'ex presidente degli
Stati Uniti d'America Eisenhower è abitualmente attribuita la seguente proposizione "La
cosa importante è raramente urgente e ciò che è urgente è raramente importante". Questa
frase ha successivamente ispirato la cosiddetta "matrice Eisenhower", che propone di
selezionare le cose da fare secondo una griglia suddivisa in quattro quadrati: le cose
importanti e urgenti, le cose importanti e non urgenti, le cose non importanti e urgenti, le
cose né urgenti né importanti. Le cose importanti e urgenti vanno fatte ovviamente subito,
le cose importanti e non urgenti vanno fatte, ma prendendosi il tempo di riflettere sulla
miglior decisione, le cose non importanti e urgenti vanno delegate ai collaboratori, le cose
non importanti e non urgenti vanno semplicemente cancellate.
Leggendo il messaggio n. 6722 del 12 dicembre 2012 la Sottocommissione giustizia ha
avuto la chiara impressione di avere a che fare con una cosa importante e urgente, che
richiedeva quindi una celere evasione.
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Non a caso nelle conclusioni del messaggio si legge che, nonostante l'attuale separazione
fisica delle due istanze penali (la prima istanza è a Lugano, la seconda è provvisoriamente
a Locarno), «non reputiamo tuttavia opportuno procrastinare la separazione formale delle
due autorità giudiziarie e per tale ragione vi invitiamo ad accogliere il disegno di legge
allegato».
La Sottocommissione, dopo aver ascoltato gli esponenti delle diverse scuole di pensiero
rappresentate nel Tribunale d'appello (di cui dà bene conto il rapporto della collega
Viscardi), si era chiaramente indirizzata verso un'adesione al principio dello scorporo
giuridico del Tribunale penale cantonale dal Tribunale d'appello, a condizione che ai
giudici d'appello del Tribunale penale cantonale fosse garantito un equilibrato regime
transitorio, peraltro previsto dal disegno allegato al messaggio del Consiglio di Stato. La
Sottocommissione non aveva invece riconosciuto particolare urgenza allo scorporo
logistico, anche a fronte della paventata possibilità di installare sedi provvisorie del
Tribunale penale cantonale, il che avrebbe richiesto più traslochi, con costi considerevoli a
carico dell'ente pubblico.
Inoltre la fissazione della sede del Tribunale penale cantonale a Bellinzona avrebbe
dovuto essere inquadrata nella più ampia discussione sulla prevista riforma "Giustizia
2018"; alla maggioranza della Sottocommissione è del resto parso prematuro iniziare a
collocare le "pedine" dell'attuale sistema giudiziario prima di sapere quale sarebbe stata la
nuova scacchiera della giustizia ticinese.
Per quanto ci è noto, la procedura di consultazione su "Giustizia 2018" si trova in effetti a
uno stato appena embrionale; sarebbe quindi poco responsabile innanzitutto, in termini
finanziari, accettare oggi uno scorporo logistico che potrebbe domani rivelarsi non
adeguato alle eventuali future competenze e disponibilità di un ipotetico nuovo Tribunale
penale di prima istanza.
Ciò premesso, la Sottocommissione era pronta a dare via libera allo scorporo giuridico che
– dalla lettura del messaggio del Consiglio di Stato – pareva del resto essere l'aspetto più
delicato, importante e necessario. Con il suo messaggio aggiuntivo dell'11 febbraio 2014 il
Consiglio di Stato, invero in modo alquanto sorprendente, è sembrato tornare sui suoi
passi precisando che «dopo un attento esame del tema, reputiamo sia più opportuno
fissare sin d'ora l'entrata in vigore dello scorporo formale al 1° giugno 2018». Nel
messaggio non è esplicitato quali ragioni avrebbero determinato questo cambiamento
d'opinione, che non può certo risiedere nell'attento esame del tema; personalmente – ma
è anche l'opinione del mio gruppo – mi rifiuto di credere che il Consiglio di Stato nel
dicembre 2012 abbia proposto di scorporare una componente così importante del
Tribunale d'appello senza avere effettuato un attento esame del tema.
Detto ciò è ovvio che nella "matrice Eisenhower" il rinvio dell'entrata in vigore al
1° giugno 2018 fa scivolare lo scorporo giuridico dalla casella delle cose importanti e
urgenti alla casella delle cose importanti ma non urgenti. In assenza di un'effettiva urgenza
non c'è quindi alcuna necessità di decidere oggi un principio tanto importante, a maggior
ragione se si considera che è attualmente in corso un ripensamento generale e profondo
dell'assetto giudiziario ticinese che potrebbe rendere inutile o inadeguata la nostra
decisione odierna. Per quanto riguarda lo scorporo logistico la lettura del messaggio
aggiuntivo conferma la conclusione maturata dalla Sottocommissione secondo cui non si
tratta in alcun caso di una cosa urgente.
Nel messaggio aggiuntivo si legge in effetti che «ad oggi non è possibile determinare con
certezza il momento in cui l'autorità giudiziaria potrà essere insediata nello stabile
bellinzonese, è pensabile che il suo trasferimento avverrà in una data prossima a quella
della proposta di entrata in vigore della legge formulata nel presente messaggio». Nel
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messaggio aggiuntivo si fa nuovamente riferimento a potenziali sedi transitorie.
Quest'incertezza su tempi e modalità dello scorporo logistico impone – in presenza di
possibili spese dell'ordine di milioni di franchi – la presentazione di un messaggio che
spieghi in termini chiari e precisi – con l'indicazione delle varie tempistiche, dei costi
prospettati e delle sedi coinvolte – come si intende riorganizzare logisticamente la giustizia
ticinese. In questo senso, data la riconosciuta assenza di qualsivoglia urgenza,
confermata dal fatto che il Consiglio di Stato non intravvede ostacoli a che per i prossimi
quattro anni il TPC continui a essere integrato nel Tribunale d'appello, il gruppo PPD+GG
ritiene che sia preferibile assumere una decisione solo una volta noto il contenuto
definitivo del progetto "Giustizia 2018", che è tuttora in consultazione.
Il gruppo PPD+GG sosterrà quindi il rapporto della collega Giovanna Viscardi.
GYSIN G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO VERDI - Non voglio perdere troppo
tempo a ribadire i concetti appena espressi dai colleghi. Mi sento però di spendere
qualche parola sul travagliato iter che ha portato alla proposta di rinvio al Governo
contenuta nel rapporto commissionale. Nel messaggio governativo n. 6722 lo scorporo
giuridico del Tribunale penale dal Tribunale d'appello è descritto come «un irrinunciabile
tassello di una più ampia riorganizzazione del sistema giudiziario ticinese». Nell'ambito di
"Giustizia 2018" ci saranno certamente altri cambiamenti, ma la separazione dell'autorità
di prima istanza da quella di seconda «appare urgente e non può essere procrastinata». In
tale messaggio sono illustrate in modo persuasivo e dettagliato l'importanza e l'urgenza
dello scorporo, dettate anche dal fatto che i presupposti formali del diritto penale rivestono
un ruolo più importante che in altri ambiti. Parole e concetti chiarissimi che non lasciano
adito a interpretazione. Il fatto che il Consiglio di Stato nel messaggio aggiuntivo faccia
marcia indietro proprio sul punto centrale del messaggio, ossia lo scorporo giuridico, non
può che stupire chi ha letto anche solo trasversalmente il documento del Governo. Dal
messaggio aggiuntivo si evince che il cambiamento di rotta è avvenuto in seguito a un
incontro coi giudici del Tribunale penale, i quali – per usare le parole del Consigliere di
Stato Zali in occasione dell'audizione in Sottocommissione – vivono lo scorporo come un
declassamento in quanto non sarebbero più membri di una Corte d'appello. È
comprensibile che i giudici non vedano di buon occhio lo scorporo, ma suscita perplessità
il fatto che il Governo si lasci influenzare da interessi personali al punto da ritardare una
riforma da lui stesso definita urgente e inevitabile. Sarebbe pertanto opportuno che in un
campo importante come quello della giustizia si evitassero confusioni come quella che ci
troviamo a sbrogliare oggi. Per questo ho sottoscritto con convinzione la proposta di rinvio
contenuta nel rapporto della collega Viscardi, posizione ampiamente discussa e condivisa
in Sottocommissione giustizia, in cui – lo ricordo – sono rappresentati tutti i partiti, Lega
compresa.
La speranza è che il prossimo messaggio del Governo sul tema della giustizia convinca
non solo chi lo legge, ma anche il suo autore.
MARTINELLI PETER R., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - Come sappiamo, la
separazione del Tribunale penale cantonale dal Tribunale di appello fa parte di un progetto
più ampio di riorganizzazione del sistema giudiziario cantonale, denominato "Giustizia
2018". Nel gennaio 2013 il Dipartimento delle istituzioni ha messo in consultazione il
progetto, con proposte concrete di riorganizzazione sia logistica sia istituzionale di tutto
l'apparato giudiziario. Tra queste proposte vi è anche quella di creare un Tribunale penale,
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scorporato dal Tribunale d'appello e, in una seconda fase, di riunire Pretura penale e
Tribunale penale cantonale: l'idea è quella di aggregare le competenze delle Corti penali
di prime cure in un'unica autorità specializzata suddivisa in tre Camere: le Assise criminali,
le Assise correzionali e una terza Camera dedicata ai cosiddetti "reati minori", di cui
attualmente si occupa la Pretura penale. Il progetto di scorporo del Tribunale penale era
già concretizzato con il relativo messaggio, al momento della presentazione di "Giustizia
2018", mentre quello riguardante la Pretura penale è stato rimandato a una seconda fase.
Nel frattempo è stata chiusa la procedura di consultazione sul progetto "Giustizia 2018" e il
Dipartimento delle istituzioni, nel luglio 2013, ha deciso di proseguire i lavori con la
costituzione di quattro sottogruppi che tratteranno singoli temi del dossier "Giustizia 2018"
ritenuti prioritari. Il tema che trattiamo oggi è quindi parte integrante di un progetto in
corso, con il quale si intendono rivedere sia gli aspetti logistici, sia quelli istituzionali di tutto
l'apparato giudiziario. Vi è quindi da chiedersi se sia opportuno procedere con la messa in
atto di una parte di questo progetto prima che siano stati ultimati i lavori che sfoceranno in
un rapporto finale.
Per diversi motivi, che tratterò ora, riteniamo sia preferibile rimandare la decisione sullo
scorporo logistico e istituzionale e trattarlo nell'ambito del progetto "Giustizia 2018".
I motivi sono i seguenti:
- innanzitutto vi è l'aspetto logistico: prima di decidere dove ubicare il futuro Tribunale
penale, sarebbe opportuno prendere una decisione sull'assetto istituzionale, sia per
quanto riguarda l'aggregazione tra Tribunale penale e Pretura penale, sia per quanto
attiene alla riorganizzazione del Tribunale di appello. Una volta stabilito il nuovo assetto
si può procedere con la decisione sulla logistica, valutando se sia effettivamente
necessario centralizzare il Tribunale di appello in un'unica sede (ricordo che
attualmente la Corte penale di appello si trova a Locarno) oppure se sia possibile
prevedere due sedi. Occorre inoltre tenere conto del fatto che attualmente il Tribunale
penale opera a Lugano, dove si trovano le strutture con le quali vi è uno stretto legame:
in particolare la Procura pubblica e il carcere. Da non dimenticare inoltre la necessità di
ristrutturare il Palazzo di giustizia di Lugano, misura questa che comporterà la necessità
di trovare soluzioni transitorie; anche queste devono essere maggiormente approfondite
e inglobate nella decisione definitiva sulla nuova sistemazione logistica di tutto
l'apparato giudiziario.
- Vi è poi l'aspetto istituzionale dello scorporo, e qui vi sono tre punti particolari che
devono essere messi in rilievo:
1. la coesistenza all'interno dello stesso organo giudiziario della prima e della seconda
istanza penale appare inopportuna e su questo punto sembra esserci un certa
convergenza di opinioni. Non ho però trovato sufficienti motivi per ritenere che
questo tema sia prioritario e urgente e quindi da trattare prima di terminare i lavori in
corso riguardanti "Giustizia 2018". Con il messaggio aggiuntivo è stata chiarita la
posizione dei giudici del futuro Tribunale penale ed è stato proposto di rinviare
l'entrata in vigore dello scorporo al mese di giugno 2018. Decisione questa
comprensibile e condivisibile, ma che al contempo indica che non vi è urgenza; vi è
quindi il tempo per approfondire le questioni aperte e per reinserire il tassello dello
scorporo nel progetto generale di riordino dell'apparato giudiziario.
2. Il secondo punto riguarda la questione della Pretura penale e della sua eventuale
unione con il Tribunale penale. Questo tema è rimasto in sospeso; occorre ora
approfondirlo e affrontarlo unitamente allo scorporo e valutare se sono necessarie
misure organizzative particolari o se si vuole procedere con una semplice
unificazione delle due autorità giudiziarie.
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3. Vi è infine la questione della modifica costituzionale, che dovrebbe accompagnare
lo scorporo del Tribunale penale. Nel messaggio aggiuntivo si spiega che, dal
profilo giuridico, non appare necessaria una modifica costituzionale; non di meno il
Consiglio di Stato per dare «dignità costituzionale ai giudici del futuro Tribunale
penale» ritiene di dover modificare l'art. 36 della Costituzione, modifica che sarà
illustrata in un secondo tempo assieme alle altre modifiche costituzionali che si
imporranno in seguito alla riorganizzazione giudiziaria di "Giustizia 2018". Senza
entrare nel merito della necessità materiale di dover procedere a una modifica
costituzionale, riteniamo che da un punto di vista formale la proposta di procedere
in un secondo tempo alla modifica costituzionale appare, dal punto di vista della
gerarchia delle norme giuridiche, quanto meno inopportuna.
Per questi motivi, in conclusione sciolgo la riserva e confermo l'adesione del gruppo PS
alle conclusioni del rapporto di Giovanna Viscardi.
GOBBI N., DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI - È evidente sin dal
primo intervento – di Matteo Quadranti – che l'oggetto in esame non è stato preso per ciò
che è realmente: un tema legato alla riorganizzazione della giustizia. La questione va
trattata con urgenza e bisogna forzatamente anticipare i tempi, per semplici motivi di
pianificazione logistica e organizzativa, ma anche perché al Parlamento negli ultimi anni
sono state sottoposte proposte all'ultimo minuto in un ambito, quello della riorganizzazione
giudiziaria, che richiede un periodo di approfondimento medio-lungo. È importante
proporre i messaggi per tempo affinché anche le decisioni siano prese per tempo e in
modo da poter attuare le modifiche organizzative, logistiche e di pianificazione di risorse
umane e finanziarie.
Così va letto il messaggio, redatto dal mio Dipartimento e condiviso da tutto il Consiglio di
Stato, il quale ha condiviso anche il messaggio aggiuntivo, che semplicemente precisa le
norme transitorie presenti nella prima variante del decreto legislativo in risposta alle
preoccupazioni dei giudici eletti da questo Parlamento, in particolare dei giudici del
Tribunale d'appello, per renderle più chiare e comprensibili. Abbiamo quindi fissato il
termine preciso del 1° giugno 2018: se le modifiche saranno decise oggi, per quella data
sarà possibile attuarle.
La Commissione della legislazione e la Sottocommissione giustizia non hanno posto
attenzione alle reali necessità e ai bisogni della Magistratura: esse hanno a disposizione
da ben un anno il rapporto 3 stilato dopo i primi due anni di attuazione dei Codici di
procedura civile e penale – con l'aiuto della Magistratura, e contenente proposte per il
buon funzionamento della giustizia – ma non se ne sono ancora occupate.
Si rimproverano il Governo e il mio Dipartimento affermando che il messaggio aggiuntivo
contraddice quanto inserito nel primo messaggio: ribadisco che esso ha precisato e
migliorato alcuni aspetti, ma sostanzialmente chiede le stesse cose, ossia lo scorporo
formale e giuridico e quello logistico e di sede. Lo scorporo giuridico formale serve a
capire se in futuro sarà necessario produrre un messaggio che contempli una
riorganizzazione completa del Tribunale d'appello. Ricordo che i gruppi di lavoro di
"Giustizia 2018" non propongono una revisione totale del Tribunale d'appello, ma solo una
struttura migliore per la conduzione dello stesso (tema questo che è sorto in seguito alla
3
Messaggio n. 6823: Rapporto del Consiglio di Stato sulle conseguenze dell'entrata in vigore del
Codice di procedura civile e del Codice di procedura penale federali e proposte di adeguamenti
legislativi, 25.06.2013.
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discussione con i vari presidenti che si avvicendano ogni due anni alla testa dell'Alta
camera cantonale), così da fornire gli strumenti di conduzione, che al momento sono
garantiti dalla cancelliera e dal presidente del Tribunale d'appello, che deve sorbirsi l'onere
non indifferente di fare il suo mestiere di giudice e, appunto, il presidente.
Il gruppo di lavoro Preture, invece, ha sostanzialmente accolto quanto richiesto dal
Parlamento per quanto concerne l'Autorità regionale di protezione (ARP). E qui rispondo a
Quadranti dicendo che è stato lo stesso Parlamento a chiedere di andare nella direzione di
dare la competenza al Cantone togliendola ai Comuni o alle regioni dei Comuni. Il gruppo
di lavoro ha approfondito questo tema e ha formulato proposte che porteremo alla vostra
attenzione entro l'autunno di quest'anno, come previsto nel rapporto che abbiamo
discusso poco tempo fa.
Un altro gruppo di lavoro si occupa delle Giudicature di pace – che nulla hanno a che fare
con il tema trattato oggi – e prossimamente inizieremo con la revisione parziale del
Ministero pubblico, che – ve lo anticipo – prevede norme di riorganizzazione interna
nell'ambito del rapporto dopo i due anni di applicazione dei Codici di procedura penale e
civile.
Ho capito che i due messaggi saranno rinviati al mittente ed è quindi inutile dilungarsi in
ulteriori discussioni. Avrei voluto essere ascoltato dalla Sottocommissione quando
abbiamo chiesto di essere convocati alla fine di marzo per presentare nuovamente la
nostra posizione e dare ulteriori spiegazioni, ma purtroppo da parte della
Sottocommissione non c'è stata apertura.
Il deputato Quadranti ha citato la logistica. Ricordo che la logistica coinvolge due
Dipartimenti: uno che deve chiedere e l'altro che deve offrire e quest'ultimo deve poter
fornire soluzioni praticabili. È impossibile mettere mano al Palazzo di giustizia così come
era stato previsto. Solo il mio Dipartimento si è mobilitato per trovare una soluzione che
non fosse quella di lavorare su un piano alla volta. Trovare soluzioni è difficile, visto che i
giudici pongono limiti e vincoli e visto che noi ci occupiamo solo di proporre rimedi
amministrativi: il Tribunale rimane infatti indipendente nel suo giudizio, data la separazione
dei poteri.
Rimandare questi due messaggi non sarà utile: riproporremo le stesse misure, perché
devono essere adottate. Abbiamo iniziato col Tribunale penale cantonale per dare un
segnale al resto della Magistratura, perché il TPC è quello che a livello di entrate/uscite
funziona meglio, dunque smuovere la situazione di questo Tribunale può dare uno stimolo
al resto della Magistratura. Inoltre, quando proponevamo di por mano ad altri settori del
Tribunale d'appello ci veniva detto che avremmo dovuto dapprima sistemare il Tribunale
penale cantonale perché non era al posto giusto a livello istituzionale e organico.
Spero che la Sottocommissione e la relatrice Viscardi si chinino finalmente sulle proposte
che abbiamo presentato un anno fa, riguardanti miglioramenti procedurali, organizzativi e
di risorse. Si tratta di richieste avanzate dai magistrati e condivise dal Governo. Mi auguro
che la Commissione e il Parlamento faranno la loro parte.
VISCARDI G., RELATRICE - Ringrazio i membri della Sottocommissione, che hanno
lavorato in modo dettagliato. Volevo dire molte cose ma chi mi ha preceduto ha già
sviscerato tutti i temi importanti, quindi mi limiterò a qualche appunto. Ringrazio il
Consigliere di Stato Gobbi per aver svelato quali sono i misteri del sistema giudiziario
futuro, ma tengo a dire che si sbaglia quando dice che la Sottocommissione non ha
lavorato. Siccome è stato sentito una volta nel plenum e siccome il messaggio aggiuntivo
n. 6722A era chiaro, non è stato necessario riceverlo una seconda volta. In merito
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all'«anno di lavoro e più» citato dal ministro Gobbi, sono contenta che abbiamo impiegato
un attimo in più, visto che, se avessimo fatto un rapporto sullo scorporo giuridico in tempi
più brevi saremmo dovuti tornare sui nostri passi come ha fatto il Governo con il
messaggio aggiuntivo. Prima di pensare a un'organizzazione sia logistica sia giudiziaria,
bisogna sapere dove si vuole andare con la riforma "Giustizia 2018", ma è evidente che
non si è ancora in chiaro. È evidente anche il fatto che lo scorporo logistico era stato
inizialmente voluto per "tappare qualche buco organizzativo", per definire già la sede del
Tribunale penale (ossia a Bellinzona) e per evitare un'"ammucchiata" a Lugano.
Rimando al mittente le critiche rivolte alla Sottocommissione. Se è vero che all'inizio ha
ritenuto urgente lo scorporo dal profilo giuridico del Tribunale penale, è stato il messaggio
aggiuntivo a farle pensare il contrario. Rispondo ad Attilio Bignasca che nessuno ha mai
pensato di intralciare il lavoro del Dipartimento delle istituzioni. Prova ne è che anche la
Lega era d'accordo con quanto deciso inizialmente dalla Sottocommissione, tirandosi
indietro all'ultimo momento. Ben venga se la Lega si fa portavoce di qualcosa di costruttivo
e ben definito, cosa però che al momento non è.
Il messaggio che il ministro Gobbi vuole far passare, cioè il rifiuto dello scorporo da parte
della Sottocommissione, è scorretto: fin dall'inizio la Sottocommissione ha approvato lo
scorporo giuridico, ma non quello logistico. Ora, dopo che il Consiglio di Stato stesso è
tornato sui suoi passi, non comprendo queste critiche. Evidentemente quando non si
sanno fornire motivazioni chiare si va all'attacco a caso.
Prima di discutere dello scorporo logistico – e non ho nulla in contrario sul fatto che la
sede sia spostata a Bellinzona – dobbiamo definire lo scorporo giuridico in modo
dettagliato e capire cosa finirà nel Pretorio e da cosa esso sarà composto (se ci saranno le
Preture penali, quante persone andranno a lavorare nella nuova sede). Il Governo può
anche ripresentare il messaggio così com'è ora, ma quando sarà in chiaro su tutti i tasselli
della revisione della struttura giuridica del Cantone e noi saremo d'accordo. Abbiamo
rimandato il messaggio solo perché riteniamo che sia poco dettagliato, con proposte
raffazzonate.
Vi invito ad approvare il mio rapporto, consentendo al Governo di ripresentare un
messaggio più chiaro e particolareggiato, inserito in un contesto più ampio e definito.
AGUSTONI M. - Capisco che ci sia una certa concitazione nel dibattito, ma il Consigliere
di Stato Gobbi non può definire "mitica" la Sottocommissione giustizia come se fossimo
un'armata Brancaleone allo sbaraglio o accusarci di non avere a cuore i problemi della
giustizia ticinese. Nell'ultima sessione di aprile abbiamo approvato un'iniziativa
parlamentare presentata dai deputati Caimi e Calastri per dotare il Tribunale d'appello di
15 nuovi giudici così da fornirgli più mezzi.
Del messaggio citato dal Consigliere di Stato Gobbi sulle conseguenze dell'entrata in
vigore dei nuovi Codici di procedura penale e civile si sta occupando in Sottocommissione
Amanda Rückert, che ha annunciato la presentazione del rapporto per la prossima seduta.
Stiamo lavorando, con tutti i limiti di un Parlamento di milizia, ma mi sembra ingeneroso il
giudizio espresso.
Per quanto riguarda il merito della questione, faccio presente che la Sottocommissione
non ha ancora visto nulla di "Giustizia 2018", anche perché il progetto è in consultazione e
non c'è ancora un messaggio. Da quel poco che ci è dato di sapere, è prevista una
radicale riforma delle autorità penali di prima istanza. Mi sembrano quindi legittimi la
preoccupazione riguardante le nuove Preture penali e il desiderio di fare qualche
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riflessione in più sui mezzi, le competenze, gli spazi, di cui necessita il Tribunale penale
cantonale.
Per quanto riguarda lo scorporo giuridico, se il Consiglio di Stato dovesse ripresentare il
messaggio prevedendone l'entrata in vigore al 1° gennaio 2015, il mio gruppo sarebbe
disposto a votarlo anche in occasione della prossima sessione.
BIGNASCA A. - Io non ho criticato il rapporto ma l'intervento del rappresentante del partito
della relatrice, che ha messo insieme la polizia con la giustizia. Il punto è che qualsiasi
rapporto o messaggio che esce dal Dipartimento delle istituzioni trova un'opposizione
preconcetta, anche se a volte sposa tesi che vanno bene ad alcuni rappresentanti PLR,
come quella della polizia unica.
VISCARDI G., RELATRICE - Se Bignasca avesse letto attentamente il rapporto, si
sarebbe accorto che il collega Quadranti ha riportato quanto in esso contenuto.
AGUSTONI M. - Preciso che la collega Rückert si è assunta il compito di stilare il rapporto
solo qualche settimana fa e che non è lei a intralciarne il buon esito, visto che potrebbe
sembrare, da quello che ho detto prima, che ci stia lavorando da un anno e che sia colpa
sua.
GOBBI N., DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI - La deputata
Rückert si è occupata del rapporto perché gliel'ho chiesto io. L'obiettivo di formulare un
rapporto a due anni dall'entrata in vigore dei due Codici era quello di monitorare il
funzionamento degli stessi e capire quale fosse il fabbisogno di risorse per la Polizia e per
la Magistratura. Il rapporto è rimasto fermo in Commissione per un anno nonostante il
Parlamento abbia fissato e condiviso alcune scadenze. Questo non vuol dire prendersi a
cuore il tema della Magistratura, come invece avete fatto con altri temi. È importante dare
risposte a queste questioni organizzative e di risorse. Nutro inoltre qualche dubbio
sull'affermazione della deputata Viscardi secondo cui la Commissione non sarebbe
contraria allo scorporo logistico. Mi auguro possa condividere il messaggio una volta che
lo avremo riformulato in modo più dettagliato, sperando che non si dica che è troppo
dettagliato.
VISCARDI G., RELATRICE - Penso di poter rispondere al ministro Gobbi rassicurandolo e
dicendogli che io non ho dubbi. Il punto non è che siamo contrari, ma che questo non è il
momento giusto. Permane una certa confusione organizzativa sul futuro assetto della
giustizia ticinese. Voteremo lo scorporo logistico quando ci sarà presentato un rapporto
sensato e che posizioni senza inutili spese, provvisorietà e precarietà tutte le varie istanze
della giustizia a livello cantonale.
MELLINI E. N. - Voterò il rapporto che ho firmato e aggiungo che non posso accettare
come membro di questo Gran Consiglio che un Consigliere di Stato faccia una
dichiarazione come quella del ministro Gobbi quando dice «spero che il Gran Consiglio
faccia la sua parte»; il Parlamento fa la sua parte esattamente come la fa il Consiglio di
Stato, anche quando essi sono su posizioni divergenti.
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CEREGHETTI B. - Io non voterò le conclusioni del rapporto commissionale, perché sono
convinto che già oggi ci siano gli elementi per decidere in un senso o in un altro. Gli
elementi sono i seguenti: la necessità dello scorporo giuridico è una verità lapalissiana da
cui non ci si può scostare; l'accorpamento del polo penale a Bellinzona perseguiva una
logica; il 2018 è vicino e bisogna affrettarsi; la Commissione della gestione e delle finanze,
con una fuga in avanti che è stata criticata, aveva già approvato le conclusioni nel primo
messaggio, anche se poi aveva fatto marcia indietro; questo Parlamento aveva accolto,
nel contesto dei lavori di ristrutturazione del Pretorio di Bellinzona, l'insediamento dell'aula
penale.
CAVERZASIO D. - Concordo con quanto detto dal collega Cereghetti: oggi c'erano gli
elementi sufficienti per prendere una decisione, cosa che invece non si vuole fare.
La discussione è dichiarata chiusa.
Messe ai voti, le conclusioni del rapporto della Commissione della legislazione sono
accolte con 45 voti favorevoli, 20 contrari e 3 astensioni.
I messaggi sono pertanto rinviati al Consiglio di Stato.
16. RICHIESTA DI UN CREDITO DI 880'000 FRANCHI E DELL'AUTORIZZAZIONE A
EFFETTUARE UNA SPESA DI 1'000'000 DI FRANCHI PER GLI ADATTAMENTI
DEGLI SPAZI CHE SARANNO LIBERATI DAL REPARTO DEL TRAFFICO A
FAVORE DELL'UNITÀ TERRITORIALE IV E DELLA GENDARMERIA, PER LA
SISTEMAZIONE DEI POSTEGGI, LA FORMAZIONE DI NUOVE PENSILINE
PRESSO IL CENTRO DI MANUTENZIONE AUTOSTRADALE BELLINZONA (CMB),
CAMORINO E LA SISTEMAZIONE E RELATIVA MESSA IN SICUREZZA DEL
DEPOSITO PNEUMATICI
Messaggio del 19 febbraio 2014 n. 6914
Ai sensi dell'art. 69d della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato,
le deliberazioni parlamentari si svolgono nella forma della procedura scritta.
Conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze: adesione
all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo.
Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta all'unanimità dei 69 voti espressi.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo sono accolti all'unanimità dei 66 voti espressi.
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17. CONCESSIONE ALLA FONDAZIONE BIANCA MARIA, CADRO, DI UN
CONTRIBUTO UNICO A FONDO PERSO DI 4'250'000 FRANCHI PER LE OPERE
DI RISTRUTTURAZIONE E AMPLIAMENTO DELLA CASA PER ANZIANI BIANCA
MARIA DI CADRO
Messaggio del 18 marzo 2014 n. 6921
Ai sensi dell'art. 69d della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato,
le deliberazioni parlamentari si svolgono nella forma della procedura scritta.
Conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze: adesione
all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo.
Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta con 62 voti favorevoli e 1 contrario.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al messaggio
governativo sono accolti all'unanimità dei 67 voti espressi.
18. RICORSI
- 8 OTTOBRE 2012 PRESENTATO DAL SIGNOR MATTEO CHEDA,
BELLINZONA;
- 11 OTTOBRE 2012 PRESENTATO DAI SIGNORI MATTEO CHEDA, LUCA
BUZZI, DANIELE POLLI, ANTONIO MOTTINI, FRANCESCO LOMBARDO,
MASSIMILIANO AY, ROSANNA HECHNOVA-ZANETTI, ENRICO GEIGER,
MICHELE MALÈ, MORITZ PILLER E FRANCO TOGNOLA
CONTRO LA DECISIONE DEL 3 OTTOBRE 2012 CON CUI IL CONSIGLIO
DI STATO HA PROCLAMATO I RISULTATI DELLA VOTAZIONE CANTONALE
DEL 23 SETTEMBRE 2012 RIGUARDANTE IL DECRETO LEGISLATIVO
CONCERNENTE LO STANZIAMENTO DI UN CREDITO DI FR. 2'500'000 PER LA
PROGETTAZIONE DEFINITIVA DELLE OPERE RELATIVE AL SEMISVINCOLO N2
E DEL RELATIVO POSTEGGIO DI ATTESTAMENTO DI VIA TATTI A
BELLINZONA NELL'AMBITO DEL PIANO REGIONALE DEI TRASPORTI DEL
BELLINZONESE (PTB)
Rapporto del 7 aprile 2014
Ai sensi dell'art. 69d della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato,
le deliberazioni parlamentari si svolgono nella forma della procedura scritta.
Conclusioni del rapporto della Commissione delle petizioni e dei ricorsi: approvazione del
progetto di decisione annesso al rapporto medesimo.
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È aperta la discussione
DELCÒ PETRALLI M. - Il gruppo dei Verdi non è convinto del progetto di decisione e
dunque voterà contro lo stesso. Il timore è che con questo rimpallo (che è già avvenuto in
precedenza) il Tribunale cantonale amministrativo (TRAM), pur entrando nel merito della
questione, dichiari di non essere competente in materia. Materia che, lo ricordo, implica
anche un giudizio sulla vigilanza che il Consiglio di Stato deve esercitare sui Comuni, in
particolare sul fatto che questi ultimi hanno utilizzato i soldi dei contribuenti per finanziare
una campagna che non trovava il consenso di tutti i cittadini. Lo dimostra il fatto che il
semisvincolo è passato con una maggioranza risicata. Riteniamo dunque che quella in
oggetto sia una decisione di Ponzio Pilato, adottata nella speranza che anche il TRAM
decida di respingere il ricorso.
Teniamo a osservare che nella decisione non è stato menzionato che i "presunti"
finanziamenti occulti sono dimostrati, in quanto alla Cancelleria dello Stato sono
documentati tutti i finanziamenti ricevuti dal comitato a favore del semisvincolo.
CELIO F. - Preciso che nei Comuni ai quali si vorrebbe mettere la museruola il risultato
della votazione è stato favorevole nella misura di quasi l'80%.
QUADRANTI M., RELATORE - Nel progetto di decisione in oggetto si menzionano i
finanziamenti ma non il loro accertamento in merito al fatto se siano occulti o meno in
quanto spetterà all'autorità che dovrà istruire il ricorso procedere in tal senso.
Circa il fatto che il TRAM possa dichiararsi a sua volta incompetente, tale decisione spetta
al TRAM stesso. In forza della decisione del Tribunale federale appare evidente che a
essere oggetto di ricorso sono atti avvenuti nella fase preparatoria al voto. È più che
palese dunque che non è il Gran Consiglio a essere competente in materia bensì il TRAM.
La discussione è dichiarata chiusa.
Messo ai voti, il progetto di decisione allegato al rapporto commissionale è accolto con
59 voti favorevoli, 6 contrari e 4 astensioni.
I ricorsi sono pertanto dichiarati irricevibili e trasmessi al Tribunale cantonale
amministrativo.
19. CHIUSURA DELLA SEDUTA E RINVIO
Alle ore 16:20 la seduta è tolta e il Gran Consiglio è riconvocato per martedì
6 giugno 2014.
Per il Gran Consiglio:
Il Presidente, Gianrico Corti
Il Segretario generale, Gionata P. Buzzini
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PRESENTAZIONE DI ATTI PARLAMENTARI
INIZIATIVA PARLAMENTARE
presentata nella forma generica da Michela Delcò Petralli e cofirmatari per il Gruppo
dei Verdi per la modifica della Costituzione cantonale, della Legge sul Gran
Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato e della Legge sull’organizzazione
giudiziaria e relativi regolamenti (Si riveda la procedura di nomina dei magistrati)
del 5 maggio 2014
Nel rispetto del principio della separazione dei poteri, fondamento stesso dello Stato
democratico, i sottoscritti deputati ritengono imperativo sottrarre la nomina dei magistrati al
voto del Parlamento cantonale.
L’attuale sistema di elezione, che si appoggia sul parere della Commissione d’esperti, non
ci soddisfa.
I candidati sono sconosciuti alla gran parte dei parlamentari, e le conclusioni della
Commissione, che a volte parifica tutti i candidati con un giudizio di sola idoneità, non
aiuta l’organo elettivo a formarsi un giudizio sufficiente e completo sui singoli candidati. Ne
deriva che l’elezione dei magistrati diventa un’elezione puramente partitica.
Con la polemica sorta recentemente attorno alla nomina della nuova PP signora Item,
l’esame della Commissione di esperti è apparso del tutto carente. Appare oltremodo
strano che la Commissione non si sia informata o non abbia ricevuto informazioni sul
procedimento penale in essere, che coinvolgeva il di lei marito.
A parere dei sottoscritti deputati la nomina dei magistrati deve avvenire sulla base
dell’esperienza, della reputazione, del profilo psicologico e caratteriale (particolarmente
importante per la carica di magistrato penale) e del merito, e non dell’appartenenza
partitica.
Per questo motivo i sottoscritti deputati ritengono che la nomina dei magistrati deve essere
deferita al Consiglio della magistratura, la cui composizione può rimanere quella attuale
(magistrati e avvocati) ma la cui elezione deve essere deferita per intero all’assemblea dei
magistrati.
Il concorso per la nomina dei magistrati dell’ordine giudiziario sarà indetto dal Consiglio
della magistratura, o da un sua Sottocommissione. Si auspica che i candidati, oltre ai titoli
professionali, dimostrino una reputazione irreprensibile e vengano sottoposti a un
assessment che comprenda un esame attitudinale al posto vacante tra cui un esame
caratteriale e psicologico e un esame di capacità professionale. Il posto vacante verrà
assegnato sulla base dei risultati di tale esame.
28
Le leggi che dovranno essere modificate sono:
Costituzione cantonale (art. 36 cpv. 1 lett. da a) a g) e cpv. 2)
Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato
Legge sull’organizzazione giudiziaria e relativi regolamenti
Per il Gruppo dei Verdi
Michela Delcò Petralli
Crivelli Barella - Savoia
L'assegnazione dell'iniziativa a una Commissione ai sensi dell'art. 98 cpv. 2 della legge sul
Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato è rinviata a una prossima seduta.
INIZIATIVA PARLAMENTARE
presentata nella forma generica da Luca Pagani e cofirmatari per la modifica della
Legge tributaria (Deducibilità fiscale degli investimenti riguardanti l’istallazione di
sistemi di allarme e di sicurezza nelle abitazioni)
del 5 maggio 2014
Negli ultimi mesi il territorio cantonale è stato oggetto di veri e propri attacchi da parte di
bande di malviventi, per lo più provenienti da oltre frontiera, che hanno preso di mira in
particolare le nostre abitazioni.
Il sentimento di insicurezza nella popolazione è elevato.
Misure quali il ripristino del presidio dei valichi doganali, o quantomeno la chiusura di
alcuni di essi durante le ore notturne, come recentemente richiesto anche da
un’interpellanza PPD, si scontrano con una mancanza di sensibilità e di disponibilità a
entrare nel merito da parte delle Autorità federali.
D’altro lato i cittadini vengono pubblicamente invitati a essere più prudenti e ad adottare
concrete misure di prevenzione.
Al riguardo va tuttavia evidenziato come l’istallazione di sistemi d’allarme o di accresciuta
sicurezza (in particolare dispositivi anti-intrusione) comporti costi non indifferenti a carico
dei privati che, in base alle disposizioni della vigente Legge tributaria, non risultano
neppure deducibili fiscalmente, poiché vengono considerati migliorie e non costi di
manutenzione.
Pur riconoscendo che la grave problematica dei furti e delle rapine nelle abitazioni
necessiti di essere affrontata con una strategia globale a più livelli, si ritiene che un,
seppur modesto, incentivo alla realizzazione di sistemi d’allarme o anti-intrusione possa
contribuire positivamente alla prevenzione e ad accrescere il senso di sicurezza e la
serenità dei cittadini all’interno delle proprie abitazioni.
Del resto, nell’attuale situazione i menzionati dispositivi non posso essere considerati un
semplice lusso, ma ormai una necessità.
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In tal senso, con la presente iniziativa volutamente formulata nella forma generica per dar
modo al Consiglio di Stato di disciplinare adeguatamente i dettagli applicativi, si chiede
che la Legge tributaria sia adeguata con urgenza, al fine di permettere la
deducibilità fiscale dei costi di investimento sostenuti per l’istallazione di sistemi
d’allarme e di sicurezza nelle abitazioni.
Ciò in analogia a quanto la stessa Legge tributaria già ammette per gli investimenti
destinati al risparmio energetico o alla protezione dell’ambiante che, giusta l’art. 31 LT,
sono assimilati alle spese di manutenzione e come tali deducibili.
Luca Pagani
Bacchetta Cattori - Boneff - De Rosa Denti - Franscella - Passalia - Peduzzi
L'assegnazione dell'iniziativa a una Commissione ai sensi dell'art. 98 cpv. 2 della legge sul
Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato è rinviata a una prossima seduta.
INIZIATIVA PARLAMENTARE
presentata nella forma generica da Claudio Franscella e cofirmatari per la modifica
della Legge sanitaria (Introduzione di nuove norme relative alle professioni di
estetista, tatuatore e onicotecnico)
del 5 maggio 2014
Gli art. 54 e 56 della Legge sanitaria annoverano tra gli operatori sanitari anche le estetiste
e subordinano l’esercizio della professione all’ottenimento di un’autorizzazione da parte
dell’Ufficio sanità (i dettagli sono rinviati allo specifico Regolamento concernente l’esercizio
della professione di estetista del 5 luglio 1995).
L’attuale Regolamento appare desueto, tant’è vero che cita ancora l’UFIAML, oggi SEFRI
(Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione) e la maestria, ed è di
difficile lettura.
Inoltre, il suddetto Regolamento è contraddittorio per rapporto alla Legge sanitaria. Infatti,
mentre la Legge sanitaria si riferisce alla professione di estetista nella sua globalità, e
questa intende proteggere con l’istituzione del regime autorizzativo, il Regolamento
sembra circoscrivere l’obbligo di un’autorizzazione a sole quattro prestazioni, elencate
all’art. 1 (drenaggio linfatico, epilazione elettrica, estrazioni grani di miglio, trucco
permanente).
Questa scelta è perlomeno criticabile. Il Regolamento di applicazione disattende in pratica
quello che prevede la Legge sanitaria, permettendo l’accesso al mercato e l’esercizio della
professione anche a “estetiste” che non sono in possesso di un titolo professionale
riconosciuto.
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Mancando la protezione del regime autorizzativo a tutte le prestazioni connesse alla
professione di estetista, l’accesso al mercato e l’esercizio della professione è praticamente
libero e incontrollato.
Negli ultimi anni, corsi “à la carte”, offerti da scuole private senza autorizzazione cantonale
all’insegnamento della professione, sfornano decine di “estetiste” senza attestato di
capacità, che praticano ogni genere di trattamento, anche quelli sottoposti ad
autorizzazione.
A questo fenomeno si aggiunge la diffusione di altre attività, imparentate con quelle
dell’estetista, come l’onicotecnico e il tatuatore. Professioni che per il momento non
soggiacciono ad alcuna autorizzazione, malgrado comportino seri problemi di igiene e
possono causare danni irreversibili alla salute dei clienti.
Da qui nasce il malcontento dell’associazione di categoria (Associazione Estetiste della
Svizzera Italiana-AESI) che lamenta l’esistenza di un mercato incontrollato, generatore di
rischi per la salute degli utenti, di confusione e di false aspettative nella clientela. Ciò che
indubbiamente crea un danno di immagine a tutta la categoria.
L’attuale regolamentazione della professione di estetista, e di tutte quelle pratiche, non
mediche, che possono causare un danno - diretto o indiretto - alla salute degli utenti come
il tatuaggio o l’onicotecnica, merita quindi di essere attualizzata e completata.
Occorre innanzitutto una base legale chiara che accorpi tutte quelle professioni nella
Legge sanitaria e deleghi all’Esecutivo cantonale il compito di definire in un regolamento di
applicazione i requisiti necessari all’esercizio della professione.
Sulle condizioni a cui subordinare l’autorizzazione cantonale, già oggi prevista per la
professione di estetista, i sottoscritti deputati ritengono che le stesse debbano riferirsi al
conseguimento di un attestato AFC (Attestato federale di capacità) o, in alternativa, alla
prova di aver svolto almeno tre anni di pratica presso un istituto autorizzato o aver seguito
dei corsi in una scuola privata con il conseguimento di un diploma, parificabile nella
pratica, all’attestato federale.
In questo senso i sottoscritti deputati sono a conoscenza del fatto che l’Associazione
estetiste della Svizzera italiana intende prevedere un percorso formativo di completamento
per ottenere tale diploma, non solo per le estetiste, ma anche per le professioni di
onicotecnica e tatuatore.
Le condizioni di accesso alla professione e al suo esercizio della professione dovranno
pure prevedere prescrizioni minime di igiene quanto al luogo di lavoro, ai materiali utilizzati
e alla strumentazione.
I sottoscritti deputati chiedono quindi che nella Legge sanitaria venga inserita una
specifica base giuridica per sottoporre a obbligo autorizzativo le professioni di estetista,
onicotecnico e tatuatore e auspicano che:
- l’obbligo autorizzativo venga esteso alla professione di estetista nella sua globalità,
senza distinzione dei trattamenti offerti, salvo per quelli che necessitano un corso
supplementare rispetto all’AFC;
- l’autorizzazione all’esercizio della professione di estetista, onicotecnico o tatuatore è
personale e dovrà essere subordinata al conseguimento di un diploma riconosciuto
(AFC o titolo equipollente). In mancanza di tale titolo le/i richiedenti dovranno provare di
aver svolto almeno tre anni di pratica in un istituto autorizzato o aver seguito dei corsi in
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una scuola privata e aver conseguito un diploma a conclusione del corso specifico che
verrà istituito dall’AESI, a partire da ottobre 2014;
- ogni istituto deve disporre di locali e attrezzature adeguate per l’esercizio della
professione e garantire condizioni igieniche e sanitarie adeguate ai trattamenti offerti;
- il luogo di lavoro deve indicare in modo chiaro e immediatamente visibile alla clientela
quali sono i titoli di studio del titolare e quali trattamenti sono autorizzati;
- l’autorizzazione può essere revocata;
- si preveda una sanzione anche pecuniaria per chi viola le disposizioni del regolamento.
Claudio Franscella
Boneff - Bordoni - Crivelli Barella - Del Don - Filippini Garobbio - Guerra - Gysin - Kandemir Bordoli - Ortelli Ponzio-Corneo - Rückert - Steiger - Viscardi
L'assegnazione dell'iniziativa a una Commissione ai sensi dell'art. 98 cpv. 2 della legge sul
Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato è rinviata a una prossima seduta.
MOZIONE
Modificare le procedure di nomina dei magistrati
del 5 maggio 2014
Negli ultimi anni, a più riprese, si sono potute accertare le lacune insite nell’attuale sistema
di nomina dei magistrati.
Il Gran Consiglio si trova a decidere sulla base di dati che discendono da valutazioni
espresse in maniera sì oggettiva, ma pure impregnata di una certa soggettività.
Questo rende difficile la scelta, soprattutto se a ciò si aggiunge che il giudizio può essere
condizionato anche da valutazioni di carattere meramente politico, aspetto quest’ultimo
che non dovrebbe mai essere anteposto alle valutazioni di merito.
Le iniziative volte a reintrodurre il voto popolare, per la nomina dei magistrati, in realtà non
fanno altro che amplificare il problema e sminuire ulteriormente ogni tipo di distinzione di
merito.
Il Parlamento deve comunque rimanere l’autorità di nomina, in quanto - essendo nominato
dal popolo - rappresentativo delle varie sensibilità della società. Per aiutare il Gran
Consiglio nelle sue valutazioni bisogna però trovare un metodo efficace.
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In alcuni Stati, chi vuole intraprendere la carriera di magistrato è tenuto a seguire dei corsi
specifici e, poi, a sostenere un esame scritto.
In Ticino sarebbe possibile prevedere un corso obbligatorio di almeno un anno presso
l’Università della Svizzera Italiana (conciliabile con un’attività professionale): una sorta di
scuola di magistratura; una specializzazione che diverrebbe uno dei presupposti necessari
per partecipare ai concorsi per i posti - appunto - in magistratura.
Dopo la scuola di magistratura, per chi partecipa al concorso, si potrebbe prevedere un
esame scritto. Esame che potrebbe essere giudicato da una commissione indipendente,
magari formata da docenti di università con sede oltre Gottardo.
Per questo, con la presente mozione, si chiede al Consiglio di Stato di procedere con uno
studio sulla questione e di valutare la possibilità di realizzare quanto sopra proposto.
Giovanna Viscardi
Celio - Galusero - Schnellmann - Steiger
Ai sensi dell'art. 101 cpv. 3 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di
Stato, la mozione è trasmessa al Consiglio di Stato.
MOZIONE
Per un’azione di collocamento dei disoccupati nel settore sanitario e sociale
del 5 maggio 2014
È noto come il settore sanitario e sociale, per soddisfare le proprie esigenze, da sempre
debba far capo alla manodopera straniera e, in particolare, alla manodopera frontaliera.
Questa situazione non è una specificità del Cantone Ticino ma si presenta in tutti i Cantoni
della Svizzera.
Sul tema dell’aumento della manodopera frontaliera nei nostri istituti di cura e sociali e
della parallela presenza di un numero importante di disoccupati in questi settore, sono
state presentate diverse interrogazioni. Dalle risposte del Consiglio di Stato, in particolare
alle recenti interrogazioni n. 230.13 e 102.12, rilevo come venga confermato un costante
aumento del personale frontaliero, proprio per soddisfare un crescente bisogno di
manodopera dato anche dal fatto che non riusciamo a formare un numero sufficiente di
personale infermieristico e curante per soddisfare il fabbisogno.
Dalle statistiche mensili della disoccupazione rilevo per contro come ci sia un importante
numero di disoccupati nel settore “sanità e assistenza sociale”. Alla fine dello scorso mese
di marzo erano 423. Un numero che è aumentato dal 2008 al 2010 (dicembre 2008: 318,
dicembre 2010: 488) e che è rimasto stabilmente sopra le 400 unità negli anni successivi.
È il settore che presenta il maggior numero di disoccupati dopo alloggio e ristorazione
(1376), costruzioni (847) e commercio al dettaglio (533).
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Oltre ai disoccupati che figurano regolarmente nelle statistiche, ci sono sicuramente anche
persone al beneficio dell’assistenza sociale che erano attivi nei settori in questione e che
non figurano nella statistica dei disoccupati.
Le strutture ospedaliere cantonali (EOC e cliniche private), le case per anziani, i servizi di
assistenza e cure a domicilio e le istituzioni sociali beneficiano tutte di finanziamenti
pubblici. Ci si deve quindi aspettare da loro una particolare attenzione alla realtà locale e
una marcata responsabilità sociale.
In questo senso è ragionevole chiedere che si impegnino a riassorbire la fascia di
disoccupazione presente nei loro settori di attività, nell’ambito della normale rotazione del
personale.
Sono consapevole del fatto che la casistica dei disoccupati in questo settore può essere
molto variegata e che probabilmente ci saranno situazioni di formazione incompleta o
carente, persone con lunghi periodi di inattività e altro ancora. In questi casi ci sono però
gli strumenti, tramite la Legge sulla disoccupazione, la Legge sul rilancio dell’occupazione
e sul sostengo ai disoccupati o la Legge sull’assistenza sociale, che possono essere
attivati a favore dei datori di lavoro che saranno disposti ad assumere queste persone.
Con la presente mozione chiedo quindi
ƒ che la Sezione del lavoro promuova una campagna di collocamento dei disoccupati e
delle persone in assistenza che rientrano nella categoria della sanità e dell’assistenza
sociale, nei confronti degli istituti ospedalieri delle case per anziani, dei servizi di
assistenza e cura a domicilio e degli istituti sociali, siano essi pubblici o privati;
ƒ che con questa azione di collocamento vengano promossi e attivati tutti gli strumenti di
aiuto ai datori di lavoro previsti dalla LADI, dalla L-rilocc e dalla Legge sull’assistenza
sociale;
ƒ assicurare inoltre che le politiche di assunzione del personale sanitario da parte di
responsabili del personale a loro volta di origine frontaliera non istauri un meccanismo
di preferenza quasi naturale per i soggetti frontalieri, con i quali condividono
maggiormente la mentalità, la formazione e la cultura aziendale. Proprio perché
chiamato sempre più ad occuparsi di persone anziane, sarebbe invece auspicabile che
nella misura del possibile il personale sanitario sia vicino al territorio ticinese, per
conoscenze, mentalità e lingua.
Gianni Guidicelli
Ai sensi dell'art. 101 cpv. 3 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di
Stato, la mozione è trasmessa al Consiglio di Stato.
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seduta costitutiva per la legislatura 1999/2003