V - I REPERTI 1. I REPERTI CERAMICI In questa lettura in senso storico-archeologico dei frammenti ceramici provenienti dal cassero della Rocca d Montemassi ci trove remo a dover far riferimento, per le identi ficazioni tipologiche, a ricerche pubblicate ormai da molti anni. Si tratta della classifi cazione della ceramica medievale di produ zione senese 1, dello scavo della Fortezza me dicea di Grosseto 2, delle considerazioni sui tipi aretino/senesi 3 o addirittura dei pionie ristici recuperi dell’area di Buriano e Badia al Fango 4. Si tratta, soprattutto per i lavori espressa mente dedicati alla ceramica senese, di ri cerche tutt’oggi pienamente valide, non smentite né nella scansione cronologica né nella successione dei tipi, come hanno di mostrato una recente tesi di laurea 5, ancora inedita, che ha esaurito la catalogazione del ricchissimo repertorio del pozzo della con trada della Civetta e lo scavo di alcuni de positi bassomedievali all’interno del com plesso dello Spedale del Santa Maria della Scala 6. Semmai si sono delineate possibilità di integrazione delle serie conosciute, sia sotto il profilo morfologico che decorativo, con nuove acquisizioni e ci auguriamo che quanto prima sia la tesi che i risultati dello scavo recente dentro lo Spedale vengano pub blicati per avere una rassegna ancor più com pleta della produzione medievale a Siena. 1. FRANCOVICH 1982; BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986. 2. FRANCOVICH , GELICHI 1980a. 3. FRANCOVICH , GELICHI 1983. 4. GELICHI 1977; GELICHI 1978. 5. LUNA 1996/97; parzialmente edita in LUNA 1999. 6. MILANESE 1991. Lo scavo dello Spedale (interno) è ripreso nel 1998, sotto la direzione scientifica del prof. R. Francovich, del prof. D. Manacorda e del prof. G. Pucci (responsabili sul campo la dott. ssa A. Molinari e il dott. E. Papi). Gli insediamenti di costa indagati in questi anni (Rocca San Silvestro, Suvereto, Campi glia M.ma) 7 del resto non ci sono di grande aiuto in questa riflessione sui reperti di Mon temassi. La costa toscana fino a tutto il XIV secolo è dominio politico e commerciale pisano; rari dunque sono i prodotti senesi che vi si indi viduano. Scarlino 8 è il castello di costa in cui si nota di più una compresenza di cera miche pisane e senesi, ma le seconde sono pur sempre in netta minoranza. Più interessanti ed utili i castelli più arretra ti nell’interno come Rocchette Pannocchie schi e Castel di Pietra 9 (distanti una ventina di Km circa da Montemassi). Il contributo che può venire da questi scavi va nella dire zione del riconoscimento di produzioni di area senese, caratterizzanti di certi contesti territoriali, associate alle ceramiche “urba ne” note di età bassomedievale. Rocchette è già in parte edito e ha per il momento fornito dati su ceramiche dalla II metà del XIII secolo a tutto il XIV secolo, mettendo in luce maioliche arcaiche di pro duzione volterrana/massetana (vedi infra) e invetriate da fuoco con rivestimento verde/ nero presenti anche a Scarlino, Castel di Pie tra, Montemassi stesso, di cui possiamo dire già alcune cose interessanti per la loro col locazione spazio-temporale (vedi infra). Castel di Pietra è in corso di studio e ha re stituito un contesto ricchissimo di cerami che trecentesche: maiolica arcaica di produ 7. Per S. Silvestro cfr. F RANCOVICH , PARENTI 1985, BOLDRINI, GRASSI, MOLINARI 1997, AGRIPPA et alii 1985; per Suvereto cfr. CUTERI 1990; per Campiglia M. ma cfr. BIANCHI , MENICONI 1997; BOLDRINI , GRASSI 1999. 8. C UCINI 1985. 9. BIANCHI, BOLDRINI, DE LUCA 1994; ALBERTI et alii 1997; BOLDRINI, DE LUCA 1997; FRANCOVICH et alii 1999. 191 zione senese, acroma grezza di tipo senese ma forse su impasti locali, depurate sia pisa ne che senesi. Presto dunque anche questo sito fornirà il suo contributo alla costruzio ne di tipi ceramici per la Toscana centro-meridionale. Più difficile e prematuro il discorso sui con testi pre-maiolica; poco noti a Siena città (ma anche qui ci auguriamo informazioni dal Santa Maria della Scala e da una tesi di lau rea che ricostruisce i contesti tra VIII e XII secolo nel castello di Montarrenti) 10 non sono ancora stati messi in luce nei castelli di cui stiamo parlando (Rocchette, Castel di Pietra, Montemassi). Sono invece in fase di caratterizzazione per Campiglia M.ma e per S. Silvestro (sicura mente tra X e XII secolo); sarà interessante, quando questi contesti emergeranno anche nei castelli più interni, verificare identità e differenze e continuità e iati con le situazio ni più tarde. Un discorso a parte infine necessita per l’acroma depurata, che a Montemassi, come a Castel di Pietra e Rocchette, è data come senese per il contesto politico e commercia le, ma presenta anche, seppur in misura mi nore, tipi pisani, riconoscibili per i bolli sul le anse e per i boccali tipo “Busi” 11, cioè per gli elementi più caratteristici della produzio ne di Pisa, almeno ad un’analisi solo morfo logica. Il problema è che, in assenza di que sti elementi tipici, è abbastanza difficile at tribuire all’uno o all’altro centro di produ zione i numerosi frammenti di brocche, boc cali e catini che questi scavi restituiscono. A parte dunque la necessità, ovvia, di una ca ratterizzazione delle argille, per la depurata senese occorre una seriazione più dettaglia ta delle morfologie, attualmente circoscrit 10. La tesi di laurea sarà discussa da F. Cantini, relatore prof. R. Francovich. Per contesti ceramici di area senese si veda anche naturalmente la pubblicazione parziale dello scavo di Poggio Imperiale (Poggibonsi) in V ALENTI (a cura di) 1996. L’area valdelsana è comunque un’area di transizione e passaggio tra cultura ceramica senese, fiorentina in senso lato e volterrana, cui aggiunge caratteri propri territoriali. Si vedano inoltre i risultati, anch’essi per ora parziali, della carta archeologica della provincia di Siena, in VALENTI (a cura di), 1995; VALENTI 1999. 11. BERTI, GELICHI 1995; BOLDRINI, GRASSI 1997; BUSI 1984; BOLDRINI, GRASSI 1999. ta, e non in modo completo, alle cosiddette anforette, con collo cilindrico e spalla pro nunciata. I materiali che qui presentiamo sono relativi alle campagne di scavo 1990-1994 e dun que all’uso ortivo dell’area, all’uso e all’abbandono della forgia, alle distruzioni e ai li vellamenti che si susseguono dalla fine del XIII secolo. Si tratta in ognuno di questi casi di situazio ni rimaneggiate, con frequenti attività di spostamento/livellamento delle terre e ciò si ri flette nelle caratteristiche della restituzione ceramica, altamente frammentaria, in molti casi disomogenea. L’unico contesto veramente omogeneo, per ché sigillato dai depositi della forgia, è dato dal riempimento del pozzo nero (att.42, pe riodo V), con forme ricostruibili in cerami ca e vetro (cfr. Tav. VIII). Inoltre la natura della stratigrafia evidenzia ta non ci è sembrata tale da poter offrire si gnificativi dati sui rapporti quantitativi tra le varie forme e sui numeri minimi presenti per ogni tipo; questo calcolo è utile e frut tuoso quando si hanno contesti omogenei, strati sigillati e affidabili, ben collegati ad un orizzonte di vita del sito o dell’edificio che si sta scavando. Date le caratteristiche sopra elencate della stratigrafia e della restituzione ceramica, abbiamo dunque scelto di presentare in que sta occasione solo un panorama dei tipi più significativi, per cominciare a sviluppare un quadro delle produzioni ceramiche presenti nel castello, indicatori di rapporti commer ciali, di mercati privilegiati o obbligati dai rapporti politici, di presenza di artigianato locale; tale panorama subirà ovviamente pre cisazioni e approfondimenti nei contributi futuri alla ricerca. Per il momento, nel corso del XIV secolo e nel primo XV, vediamo presenti a Monte massi prodotti in massima parte senesi o di area senese, “massetani-volterrani” (per la definizione di questo termine cfr. infra il di scorso sulla maiolica arcaica), pisani e in minima parte, per i prodotti più tardi, di ambito fiorentino. Questo quadro rispetta in linea di massima una situazione delinea bile nel bassomedioevo in numerosi centri 192 della Toscana centro-meridionale (vedi supra); ciò che varia, a seconda delle sfere di dominio politico, è il rapporto tra pro dotti senesi e prodotti pisani. Analizzeremo dunque il materiale per classe ceramica, iniziando dalla maiolica arcaica, il cui problema archeologico di base, (la provenienza/produzione) in siti “marginali” è già stato inquadrato, ma non risolto pienamen te, da oltre un decennio 12. Siamo infatti in area senese-grossetana, area che del centro “trainante”, sotto il profilo della produzio ne ceramica di smaltate, cioè Siena, risente molto in termini di tipologie formali e de corative, ma non sappiamo quali e quanti siano i centri di produzione minori in loco e se a produrre siano maestranze locali che imi tano e mutuano tecnologie e decori oppure sia manodopera itinerante, che operando lontano dal centro maggiore di provenien za, si discosta in misura maggiore o minore dai prototipi della zona d’origine. C’è inol tre la possibilità che un certo numero di vasi venga anche importato direttamente da Sie na 13. Da ricordare a tal proposito la presenza di fabbriche in Massa Marittima, documentata ai primi del Quattrocento, e l’ipotesi fatta anche per un’area più costiera (Scarlino-Vignale) sulla maiolica arcaica “locale” 14 le cui forme aperte «sono costituite quasi esclusi 12. FRANCOVICH 1982, p. 25 e 103. L’Insegnamento di Archeologia Medievale ed il Laboratorio di Archeo metria del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena in collaborazione con il Museo di Montelupo e con altre Università (Genova, Pisa) hanno portato a conclusione il lavoro di caratterizzazione chimico-fisica e mineralogica dei prodotti in maiolica arcaica di alcuni dei maggiori centri di produzione toscana: Pisa, Siena, Montelupo. Si è contemporaneamente iniziata in modo sistematico la raccolta dei campioni per la caratterizzazione delle produzioni dei vari centri minori, sempre toscani, avvalendosi di reperti provenienti da situazioni di scavo o da recuperi in aree significative. 13. Questo caso sembra essere testimoniato a Castel di Pietra (scavo diretto dal prof. R. Francovich con la responsabilità sul campo del dott. C. Citter), castello vicinissimo a Montemassi (circa 10 Km), controllato dai conti Pannocchieschi per tutto il XIV secolo. Il materiale in maiolica arcaica, in corso di studio, è di altissima qualità e trova confronti diretti nei recuperi urbani senesi, quali il pozzo di butto della contrada della Civetta (LUNA 1999) e del Nicchio (FRANCOVICH 1982). 14. CUCINI 1985, p. 309. vamente da catini o ciotole con piede a di sco appena rilevato, che presentano un bor do ingrossato esternamente a nastro conves so, che ricorda i tipi senesi, ma che presenta la variante significativa di una gola più o meno accentuata che marca lo stacco infe riore del bordo del corpo del vaso». Cucini ipotizza la produzione massetana di tali for me segnalando altresì che caratteristiche morfologiche simili sono documentate per la maiolica arcaica di altri centri minori, come Volterra 15. Per chiarire questa problematica sono neces sari studi più mirati, sia sul fronte delle fon ti documentarie che su quello delle analisi archeometriche da effettuare su più ampie campionature e sicuramente sarà un tema da sviluppare nel proseguimento della ricerca. MAIOLICA ARCAICA Individuato quello che è il problema centra le relativamente a questa classe ceramica, analizziamo le forme significative evidenziate fino a questo momento dallo scavo. Abbiamo una campionatura di fondi di boc cale con piede leggermente svasato (Tav. I, 6, 9, 10, 11, 12, 14, 17) che rimandano a forme di passaggio tra il piede decisamente svasato della prima fase di produzione e i piedi a disco con corpo del vaso spostato verso il basso dell’ultima fase e che dunque in linea di massima si possono inserire in un periodo compreso tra la metà del XIV seco lo e l’inizio del XV 16. In particolare i nn. 7 e 8, per la forma con cava del fondo, richiamano forme legger mente più antiche 17. Forme analoghe, definite di “passaggio”, nei termini sopra descritti, sono documentate ad Arezzo 18, altra area, insieme a quella della Maremma interna, in cui il rapporto con la produzione (e i produttori) di ceramica di tipo “senese” è molto marcata 19. 15. PASQUINELLI 1984. 16. BERTI , CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, p. 485, fig. 1 n. 6, 8; LUNA 1999. 17. BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, p. 485, fig. 1 n. 3. 18. FRANCOVICH , GELICHI 1983, p. 34. 19. FRANCOVICH , GELICHI 1983, p. 35 193 Tav. I – Maiolica arcaica, forme chiuse. Ancora alla II metà /fine del XIV secolo può essere riportato il frammento di boccale bi troncoconico (Tav. I, 15) (tipologia frequente nella stratigrafia evidenziata), di cui si tro vano esemplari anche a Grosseto 20, e alla metà dello stesso secolo si può datare il fram mento con decorazione a palmette in bruno (Tav. I, 18), analogo, per decoro, ad esem plari rinvenuti a Prato 21 e a Siena 22. 20. BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, p. 492, tav. 9; FRANCOVICH , GELICHI 1980, p. 145 e tav. 38, n. 16. 21. FRANCOVICH et alii, 1978, p. 59, n. 681, con corpo globulare. 22. F R A N C O V I C H 1982, p. 31, fig. 13, con corpo piriforme. Il fondo di boccale in Tav. I,19 si differenzia dagli altri per il corpo ovoide e il piede a disco con orlo marcato ed è documentato a Siena 23 e a Grosseto 24 tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Da segnalare inoltre il boccale in Tav. I,13 con corpo molto più allungato del preceden te che rimanda ad alcuni esempi pisani 25. Infine una forma particolare è il “bicchiere” (Tav. I,16) con fondo piatto, corpo cilindri forme, orlo arrotondato e decorazione a re 23. FRANCOVICH 1982, tipo A. 4. 1. 24. FRANCOVICH, GELICHI 1980, tav. 37, n. 14, p. 147. 25. ALBERTI 1993, p. 597, tipo c 10, presente dalla 2° metà del XIV s. alla 1° metà del XV secolo. 194 ticolo in ramina e manganese. Per questa forma non esistono dei confronti precisi, ma boccali con forma simile sono presenti a Volterra 26 e a Grosseto 27. Le anse documentabili sono bifide (Tav. I,1 e 3) o a bastoncello schiacciato, con tipiche decorazioni a bande orizzontali in ramina e manganese (Tav. I, 2,4,5). Più varia la presenza tipologica delle forme aperte, in gran parte ascrivibili a catini e cio tole con piede a disco più o meno sagomato (Tav. II, 1,11, 4, 14) 28 e bordo a nastro con vesso, più o meno accentuato e con parte finale appuntita e distaccata dal vaso (Tav. II, 8 e 12) 29 o poco distinto dal corpo e quin di riconducibili a forme diffuse tra la II metà del XIV secolo e i primi decenni del XV, nell’area senese-grossetana 30. Forme analo ghe, come per i boccali, si trovano anche in territorio aretino (Tav. II, 7, 6) 31. Presenti anche forme aperte con cavetto carenato già attestate a Grosseto (Tav. II, 5) 32. Le forme aperte con nastro convesso segna to da una gola più o meno accentuata dal corpo del vaso, possono richiamare morfo logicamente i tipi rinvenuti in area grosseta na (zona Scarlino-Vignale, cfr. supra) e attri buiti in linea d’ipotesi alle fabbriche attesta te a Massa M.ma da documenti quattrocen teschi. Questi reperti hanno però «un impa sto rosa chiaro o beige, spesso tenero. Le decorazioni sono eseguite in bruno e verde e le superfici interne delle forme chiuse e quelle esterne delle forme aperte sono rico perte da una sottile vetrina trasparente» 33 e differiscono dunque dai reperti rinvenuti a 26. PASQUINELLI 1987, tav. XIII, n. 11, p. 52 datato alla 2° metà del XIV s. 27. FRANCOVICH , GELICHI 1980, tav. 40, n. 24. 28. I nn. 1 e 11 sono riconducibili al tipo B. 7. 1 in FRANCOVICH 1982, p. 135; i nn. 4 e 14 sono simili a PASQUINELLI 1987, tav. VIII, n. 6, p. 46. 29. Il n. 12 è una variante di fig. 122. 3 – FRANCOVICH 1982 – rinvenuto a Massa M. ma e di na 15 p. 205. 30. BERTI, CAPPELLI , FRANCOVICH 1986, p. 487, fig. II, n. 44; GELICHI 1977, pp. 306-313, in particolare, tav. II, nn. 26-38. 31. Per il n. 7 cfr. FRANCOVICH, GELICHI 1983, tav. 6, n. 14; per il n. 6 cfr. FRANCOVICH 1982 fig. 98 1a p. 88). 32. BERTI , CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, fig. II, n. 43, p. 487; FRANCOVICH , GELICHI 1980, tav. 17, n. 54. 33. CUCINI 1985 p. 309. Montemassi, che presentano impasti rosa arancio e vetrine differenziate, spesse, nelle varie tonalità del marrone. Ma segnalano co munque una produzione non propriamente senese (il tipo con gola marcata non è mai stato rinvenuto tra gli scarti di fornace della città) e da individuare in un altro centro di produzione minore di area maremmana, sempre sotto l’influenza commerciale e po litica di Siena 34. Le decorazioni documentate riconducono ad un repertorio “classico” della maiolica ar caica: si veda il fiore trilobato (Tav. II, 6) e la frequenza della treccia in ramina sotto il bordo entro bande in manganese (Tav. II, 3,5,7,8). Più particolari le decorazioni a na stri intrecciati e campiture a graticcio (Tav. II, 2 e 13). Il catino in Tav. VIII, 3 è ancora un esempio tipico di maiolica arcaica di tipo senese, con decorazione M.1.4 (foglie d’ulivo poste in croce, con fiori trilobati e tratti in bruno in basso nei settori di risulta) e forma B. 1. 1 35. Gli impasti della maiolica arcaica fin qui esa minata sono duri, arancio-rosati (Munsell 2.5 YR 5/8, 7/8, 7/6; 5 YR 7/6); le vetrine esterne delle forme chiuse e aperte giungo no spesso fin sotto il piede; gli smalti sono spessi e coprenti, le decorazioni in ramina hanno tonalità azzurrina, tipica della pro duzione di area senese, soprattutto nelle fasi più tarde. Esula dal tipo del catino a nastro convesso la forma Tav. II, 9; ha orlo ingrossato rien trante e tesa piana inclinata verso l’esterno; smalto, vetrina e impasto hanno le stesse caratteristiche delle forme sopra esaminate. Per la forma Tav. II,10 si può parlare sì di nastro convesso, quasi indistinto dal corpo e di piccolo spessore; lo smalto è però assai 34. A tal proposito si segnalano anche nel castello di Rocchette, presso Massa M. ma, frammenti di forme aperte e forse coperchi in maiolica arcaica con impasti non analoghi a quelli propriamente senesi, bensì beige giallo – più vicino dunque a quello ipotizzato come proprio dei reperti massetani – con smalti spessi e decorazioni atipiche per il repertorio di area senese conosciuto. Inoltre sono presenti in questo castello in contesti della seconda metà del XIV secolo forme aperte in maiolica arcaica con gola accentuata sotto al bordo. Cfr. BOLDRINI, DE LUCA 1997 tav. II, n. 5 e tav. III n. 9. 35. FRANCOVICH 1982, p. 141 e p. 131. 195 Tav. II – Maiolica arcaica, forme aperte. povero rispetto ai tipi sin qui esaminati e la superficie esterna del vaso presenta solo delle colature di vetrina al di sotto del bordo. Un confronto per questa forma si trova nel ca stello di Rocchette in un contesto della fine del XIV-inizi XV secolo 36. ACROMA DEPURATA Scarsi e poco significativi i frammenti sin qui esaminati, pertinenti per lo più a brocche e brocchette, catini e ciotole, con impasti si mili a quelli della maiolica arcaica. Da segnalare che le ciotole o piccoli catini (Tav. III, 4-9), sono evidentemente biscotti di maiolica arcaica utilizzati senza copertu ra. I nn. 4, 7, 8 e 9 sono varianti del tipo 36. BIANCHI, BOLDRINI , DE LUCA 1994, tav. III, n. 3, p. 266. senese B.1.4 37 ed in particolare il n. 9 ripor ta anche a forme aretine di primo XIV seco lo 38. La stessa datazione si può proporre per i tipi in nn. 5 e 6 39. A tal proposito un inventario delle masseri zie presenti nel cassero di Montemassi alla metà del XIV secolo (tra il 1356 ed il 1363) 40 cita «otto tazze di biscotto rotte gattive e guaste» ed un analogo e coevo documento riferito al Cassero di Sassoforte (castello vi cino a Montemassi) annota «sette tazze di biscotto gattivo» 41. 37. FRANCOVICH 1982, p. 132. 38. FRANCOVICH , G ELICHI , 1983, p. 42 n. 4, tav. 8 (I metà XIV sec. ). Lo stesso tipo è presente sempre ad Arezzo come biscotto, ibidem, tav. 6, n. 14 p. 38. 39. BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH , 1986, fig. II, n. 7. 40. ASS, Casseri e fortezze. Vedi FARINELLI in questo stesso volume. 41. ASS, Casseri e fortezze. 196 Tav. III – Acroma depurata, forme aperte. Il termine biscotto può indicare generica mente terracotta non coperta e non neces sariamente riferirsi a forme analoghe a quelle rivestite in smalto, utilizzate dopo la sola prima cottura, ma i documenti attestano in ogni caso la presenza di forme aperte depu rate di piccole dimensioni, ad uso probabil mente individuale, definibili come “tazze” ma anche come ciotole o piccoli catini, se condo la nostra denominazione. Abbiamo poi i catini con tesa (Tav. III, 1-3). Queste forme risultano ampiamente diffuse nella Toscana centro-meridionale lungo tut to il XIV/XV secolo ed ancora non esiste una seriazione sicura dei tipi in questo periodo. Le variazioni morfologiche riguardano l’inclinazione e la larghezza della tesa, l’andamento più o meno concavo o a pareti verti cali della vasca; i diametri degli orli sono normalmente compresi tra i 20 e i 30 cm, quelli dei fondi tra i 12 e i 16). Essi, insieme ai boccali da mensa e alle più grandi broc che da immagazzinamento, sembrano costi tuire il corredo acromo non da fuoco delle abitazioni trecentesche. Tendono a scompa rire alla fine del XV secolo e le loro funzioni saranno sostituite progressivamente da cati ni ingubbiati, dipinti o no. Le grandi brocche, poco ricostruibili, sono rap presentate da tipi pisani con motivo impresso sull’ansa a nastro 42 (Tav. IV, 3) e con collo leg germente svasato ben distinto dalla spalla (Tav. IV, 2) 43. I boccali da mensa, sono rappresen tati dal tipo Tav. IV n.6 e, forse dal n.1 44. È rapportabile invece ad un repertorio senese-aretino la brocca ad alto collo e spalla se gnata da solcatura n.4 45. 42. BERTI , GELICHI 1995, tav. 1 n. 2, tipo Ia; MENCHELLI, RENZI RIZZO , CAPELLI 1997. 43. Il fr. 2 tav. IV è presente come brocca integra al Museo del Temperino-Parco Archeominerario di Rocca S. Silvestro (Campiglia Marittima-LI), che raccoglie i reperti dello scavo dell’omonima rocca. La brocca si data alla metà del XIV secolo. Cfr. BERTI, GELICHI 1995. 44. Anche questo piccole esemplare ha un confronto diretto con un reperto esposto al Museo sopracitato, databile alla II metà del XIV secolo, di produzione pisana. Ma si veda anche B E RT I , G E L I C H I 1995; MENCHELLI , RENZI RIZZO , CAPELLI 1997. 45. FRANCOVICH , GELICHI 1983, tav. LXVII, 129/130 e AA. VV. 1985 (Arezzo città) nn. 84, 8 p. 45 (metà XIV-inizi XV, con max. sviluppo nel XV). 197 Tav. IV – Acroma depurata, forme chiuse. Una sola fuseruola è stata identificata nei depositi scavati, in acroma depurata, con decorazione a rotella dentata (Tav. IV, 5) (II metà XIV secolo). ZAFFERA A RILIEVO Il frammento in Tav. I, n.20, appartiene ad un boccale decorato “alla zaffera” (zaffera 198 diluita) 46 (ultimo trentennio XIV-anni ’70 del XV secolo) con decorazione a foglie di quercia. Ha impasto beige-rosato, duro, smalto esterno spesso, bianco-rosato (ma la colorazione è difficile da leggere per il catti vo stato di conservazione del frammento), smalto interno più sottile e con maggiori im purità. Ardua, data l’esiguità del pezzo e la sua cattiva conservazione, l’attribuzione ad un centro produttivo. Può trattarsi o di un prodotto valdarnese di transizione, tra le prime realizzazioni ancora su impasto rosso e quelle di pieno XV con impasto avorio 47, oppure di un prodotto di area senese 48. Del resto per una corretta e completa lettura del frammento ci mancano i dati essenziali della composizione decorativa e della morfologia. Da segnalare due frammenti di zaffera a ri lievo, pertinenti a boccali, ma di piccolissi me dimensioni, provenienti dall’US 218. Presentano in un caso impasto analogo al frammento sopra descritto; nell’altro impa sto più avorio. In ambedue i frammenti gli smalti, interni ed esterni, sono bianchi, co prenti, ma non troppo spessi. Non risulta identificabile la decorazione. ACROMA GREZZA Le forme di ceramica grezza individuate sono rappresentative del tipico corredo da cucina bassomedievale dei siti rurali: si tratta infat ti per la maggior parte di olle (circa l’87% di tutta la ceramica da fuoco) associate a te sti e coperchi. Gli impasti che caratterizza no queste produzioni, pur differenziandosi per alcune componenti, sono, come molti impasti di ceramica da fuoco, ricchi di quar zo e calcite macinati, nonché di chamotte. Non essendo state effettuate analisi, incerta rimane sino ad ora l’individuazione del sito o dei siti di fabbricazione. Solo nel caso di alcuni frammenti di olle prodotte a “tornio lento” 49 sono state fatte delle analisi in se 46. B ERTI 1997, p. 144. L’autore precisa come i frammenti sin qui noti debbano essere datati entro i sessanta anni compresi tra il 1380 e il 1440 circa «…momento di effettiva diffusione della zaffera a rilievo». Per le caratteristiche tecniche di questa produzione si veda ALINARI, BERTI 1991. 47. BERTI 1997, p. 148. 48. FRANCOVICH 1982, p. 262. zione sottile, ma le sezioni sono risultate mol to generiche e non precisamente inquadrabi li in nessuna area geografica determinata 50. Dato il contesto di ritrovamento, ampiamen te presentato nel paragrafo introduttivo, non siamo stati in grado di creare griglie crono tipologiche di riferimento per la ceramica da cucina, ma ci limiteremo a fornire per i tipi più ricorrenti alcuni confronti morfolo gici in Toscana. Quello che scaturirà da que sta analisi sarà semplicemente un primo orientamento per cercare di capire le influen ze ceramiche del castello. Le olle appartengono in gran parte alla ti pologia con orlo ad arpione, più o meno accentuato, corpo perlopiù globulare, e pa reti piuttosto sottili, diffusa in tutta l’area senese-grossetana (Tav. V, 4, 7, 10, 11, 12) 51. Vi sono inoltre dei tipi diversi che richiama no quelli ad arpione, ma presentano l’orlo leggermente squadrato (Tav. V, 8, 2, 3) op pure orlo arrotondato e di sottile spessore (Tav. V, 6) attestati in vari siti della Toscana meridionale come Buriano 52, Grosseto 53, Rocchette Pannocchieschi 54. Il frammento in Tav. V, 5 con bordo estro flesso ed orlo piano e tagliato è presente in un contesto inedito della seconda metà del XIV secolo di Castel di Pietra. Ad un conte sto pisano di XII-XIV secolo è invece riferi bile un’olla con bordo estroflesso e orlo pia no e squadrato (Tav. V, 1) 55. I fondi delle olle sono piani, apodi, con at tacco della parete più o meno inclinato e 49. Parlando di tornio lento ci riferiamo all’utilizzo non di un vero e proprio tornio con ruota, ma di un semplice piano di appoggio girevole. 50. GRASSI 1998 a e b. 51. Il n. 7 e il n. 12 sono una variante di FRANCOVICH 1982 fig. 192, p. 207, na 36; il n. 2 è una variante di FRANCOVICH 1982 p. 217, fig. 199, nb5; il n. 10 è una variante di FRANCOVICH 1982, fig. 215, fa; il n. 11 é simile a FRANCOVICH 1982 fig. 188, p. 203, na 9 datato alla seconda metà del XV secolo. Tale varietà di orli ad arpione di tipo senese si trova sia a Castel di Pietra, in un contesto inedito, sia a Rocchette Pannocchieschi (BOLDRINI , DE LUCA 1997, tav. I, n. 3) nella seconda metà del XIV secolo. 52. GELICHI, 1978, p. 59, fig. 33, n. 4. 53. FRANCOVICH , G ELICHI , 1980, tav. 15, n. 31, metà XIV sec. 54. BOLDRINI, DE LUCA 1997, tav. III, nn. 4-5. 55. BEDINI et alii 1987, p. 329, tav. II, n. 2. 199 Tav. V – Acroma grezza, forme chiuse. diametro che varia da 10 a 13,5 cm. Sostan zialmente si tratterebbe quindi di una sola “misura” di olla, un tipo cioè di grandezza media, utilizzabile quotidianamente in cuci na. Evidenti e molto frequenti sono infatti le tracce di fumigazione su orli e pareti. Infine l’olla in Tav. V, 9 rientra in una tipo logia di olle prodotte a “tornio lento” stu diate per la Toscana meridionale 56. A Mon temassi le presenze quantitative sono mini 56. GRASSI 1998b. me (si tratta di 3 forme attestate nella prima metà del XV secolo) e, come detto inizial mente, incerto risulta il luogo di produzio ne, attestato invece localmente per altri ca stelli maremmani. È interessante comunque mettere in evidenza la presenza di questi prodotti casalinghi, perché rappresentano una semplificazione sia tecnologica che for male dei corredi da cucina e potrebbero quin di essere spia di fenomeni economici più complessi, che interessarono tutto il castel lo. 200 Tav. VI – Acroma grezza, forme aperte. I testi sono caratterizzati da un unico impa sto duro e ruvido al tatto, con frattura irre golare e rari inclusi di calcite di dimensioni da 1 a 2 mm e frequenti inclusi di quarzo e mica con dimensioni molto più piccole. La produzione è sicuramente a mano, ma pre sentano sulle pareti e sul fondo segni di li sciatura e regolarizzazione delle superfici. I testi variano nel diametro dell’orlo da 18 a 36 cm e possono presentare piede a disco (Tav. VI, 7) o piede indistinto, pareti spesse e orlo arrotondato (Tav. VI, 1, 3, 4, 6, 8) oppure tagliato (Tav. VI, 2). Volutamente non è stato fatto alcun tentativo di raggruppa mento dei testi con caratteristiche formali simili, poiché occorre ricordare che questi manufatti difficilmente possono suggerire elementi di datazione, non corrispondendo le variazioni di forma ad altrettante varia zioni cronologiche 57. Infatti testi simili sono assai diffusi negli insediamenti non urbani fino a tutto il XIV secolo, sostituiti progres sivamente dalle forme invetriate. Tra le forme aperte è da segnalare una pic cola ciotola (Tav. VI, 5) a corpo profondo con orlo arrotondato e leggermente rientran te proveniente da uno strato di XIV secolo e per la quale non sono stati trovati dei con fronti precisi. La forma è comunque molto simile a quella delle coeve ciotole in maioli ca arcaica. 57. GRASSI 1998 a, b. Nel deposito del pozzo nero (att. 5) è stato recuperato un coperchio di forma tronco conica, con orlo squadrato, presa a nastro, con fori di sfiato, tipico del periodo e che trova confronti diretti nel repertorio propria mente senese 58 e nella ceramica del castello di Rocchette, nei pressi di Massa Marittima 59 (Tav. VIII, 1). Ad un orizzonte cronologico di pieno XV secolo sembrano appartenere due coperchi (Tav. V, 13, 14) con orlo arro tondato e parete quasi verticale analoghi ad un coperchio proveniente dal castello di Montarrenti e da reperti scavati a Castel di Pietra 60. INVETRIATA Si segnalano il tegame in Tav. VII, 4 con ansa a larga “orecchietta”, interno completamente invetriato ed esterno con colature, su impa sto depurato, ascrivibile ad una produzione di XV secolo e la pentola (Tav. VII,1) con caratteristiche tecnologiche analoghe 61. Il tegame n.5, Tav.VII, ha invece impasto grezzo e invetriatura nera e spessa, due pre se a linguetta; trova un confronto con mate 58. Fornace Del Nicchio (Siena), FRANCOVICH 1982, fig. 188, na 3 e fig. 209 nc 55. 59. BOLDRINI , DE LUCA 1997, tav. I, n. 2. 60. RONCAGLIA 1985, p. 410, tav. I, n. 8; FRANCOVICH et alii 1999, c. s. 61. FRANCOVICH et alii 1978, tav. XXXVIII, II metà XIV secolo. 201 Tav. VII – Invetriata. Produzioni Numero frammenti % Peso frammenti % Acroma depurata Acroma grezza Maiolica arcaica Maiolica arcaica monocroma Invetriata Vetrina verde Zaffera a rilievo Graffita arcaica Maiolica postmedievale Ingobbiata e invetriata Smaltata bianca 1226 391 1220 10 278 11 7 7 257 17 97 35.82 11.10 34.65 0.28 7.90 0.31 0.20 0.20 7.30 0.48 2.76 19904 9734 11562 196 3862 79 63 92 2394 390 594 40.73 19.92 23.65 0.40 7.90 0.16 0.13 0.19 4.90 0.80 1.22 Totale 3521 100.00 48870 100.00 riale proveniente da Scarlino in contesti del primo trentennio del XIV secolo e con fram menti inediti da Rocchette e Castel di Pie tra, inseribili nella seconda metà del XIV se colo 62. Da notare il fatto che questo tipo di tegami sembrano essere presenti per ora solo in alcuni castelli del territorio maremmano, in particolare in quelli situati nell’entroterra, dove si nota una prevalenza, a livello ce ramico, di prodotti massetani e senesi. 62. Il tegame di Scarlino è esposto presso il locale Centro di Documentazione del Territorio, che ospita i reperti provenienti dallo scavo della Rocca (Insegnamento di Archeologia Medievale - Università di Siena 1979-1983). Su queste produzioni cfr. GRASSI 1999, c. s. 202 Tav. VIII – I reperti del pozzo nero. Le pentole n. 3 e n. 2 hanno un confronto nella produzione senese di fine XIV-metà XV secolo 63; in particolare la n. 2 richiama il tipo in acroma grezza illustrato in Tav. V, 3, al quale rimandiamo per i confronti. Infine la ciotola n. 6 è chiaramente un esem pio di invetriata su biscotto della maiolica arcaica, probabilmente di area volterrana/ massetana, data la forma con orlo a nastro convesso e gola marcata. Numerosi infine i frammenti di maioliche ri nascimentali e post-rinascimentali e di ingob biate, in ridotte dimensioni, trattandosi di materiali che vengono dagli strati di uso or tivo dell’area, di cui si presenta il profilo di un boccale in smaltata bianca (XVI/XVII se colo) (Tav. I, 21), utilizzato per la datazione stratigrafica della realizzazione della fonte. 63. FRANCOVICH 1982, fig. 202, n. 39. E.B., F.G. 203 BIBLIOGRAFIA AA.VV. 1991 AGRIPPA 1985 ALBERTI 1993 ALBERTI et alii 1997 BEDINI et alii 1987 BERTI 1997 BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986 BERTI, GELICHI 1995 BIANCHI 1997 BIANCHI, BOLDRINI , DE LUCA 1994 BIANCHI , MENICONI 1997 BOLDRINI, DE LUCA 1997 BOLDRINI, GRASSI 1997 BOLDRINI-GRASSI 1999 c.s. AA.VV., Zaffera et similia nella maiolica italiana, Viterbo. M.C. AGRIPPA, Area 4000, in R. FRANCOVICH et alii, Un vil laggio di minatori e fonditori di metallo nella Toscana del medioevo: San Silvestro (Campiglia Marittima), «Archeo logia Medievale», XII, pp. 313-402. A. 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