V - I REPERTI
1. I REPERTI CERAMICI
In questa lettura in senso storico-archeologico dei frammenti ceramici provenienti dal
cassero della Rocca d Montemassi ci trove­
remo a dover far riferimento, per le identi­
ficazioni tipologiche, a ricerche pubblicate
ormai da molti anni. Si tratta della classifi­
cazione della ceramica medievale di produ­
zione senese 1, dello scavo della Fortezza me­
dicea di Grosseto 2, delle considerazioni sui
tipi aretino/senesi 3 o addirittura dei pionie­
ristici recuperi dell’area di Buriano e Badia
al Fango 4.
Si tratta, soprattutto per i lavori espressa­
mente dedicati alla ceramica senese, di ri­
cerche tutt’oggi pienamente valide, non
smentite né nella scansione cronologica né
nella successione dei tipi, come hanno di­
mostrato una recente tesi di laurea 5, ancora
inedita, che ha esaurito la catalogazione del
ricchissimo repertorio del pozzo della con­
trada della Civetta e lo scavo di alcuni de­
positi bassomedievali all’interno del com­
plesso dello Spedale del Santa Maria della
Scala 6. Semmai si sono delineate possibilità
di integrazione delle serie conosciute, sia
sotto il profilo morfologico che decorativo,
con nuove acquisizioni e ci auguriamo che
quanto prima sia la tesi che i risultati dello
scavo recente dentro lo Spedale vengano pub­
blicati per avere una rassegna ancor più com­
pleta della produzione medievale a Siena.
1. FRANCOVICH 1982; BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986.
2. FRANCOVICH , GELICHI 1980a.
3. FRANCOVICH , GELICHI 1983.
4. GELICHI 1977; GELICHI 1978.
5. LUNA 1996/97; parzialmente edita in LUNA 1999.
6. MILANESE 1991. Lo scavo dello Spedale (interno) è
ripreso nel 1998, sotto la direzione scientifica del prof.
R. Francovich, del prof. D. Manacorda e del prof. G.
Pucci (responsabili sul campo la dott. ssa A. Molinari
e il dott. E. Papi).
Gli insediamenti di costa indagati in questi
anni (Rocca San Silvestro, Suvereto, Campi­
glia M.ma) 7 del resto non ci sono di grande
aiuto in questa riflessione sui reperti di Mon­
temassi.
La costa toscana fino a tutto il XIV secolo è
dominio politico e commerciale pisano; rari
dunque sono i prodotti senesi che vi si indi­
viduano. Scarlino 8 è il castello di costa in
cui si nota di più una compresenza di cera­
miche pisane e senesi, ma le seconde sono
pur sempre in netta minoranza.
Più interessanti ed utili i castelli più arretra­
ti nell’interno come Rocchette Pannocchie­
schi e Castel di Pietra 9 (distanti una ventina
di Km circa da Montemassi). Il contributo
che può venire da questi scavi va nella dire­
zione del riconoscimento di produzioni di
area senese, caratterizzanti di certi contesti
territoriali, associate alle ceramiche “urba­
ne” note di età bassomedievale.
Rocchette è già in parte edito e ha per il
momento fornito dati su ceramiche dalla II
metà del XIII secolo a tutto il XIV secolo,
mettendo in luce maioliche arcaiche di pro­
duzione volterrana/massetana (vedi infra) e
invetriate da fuoco con rivestimento verde/
nero presenti anche a Scarlino, Castel di Pie­
tra, Montemassi stesso, di cui possiamo dire
già alcune cose interessanti per la loro col­
locazione spazio-temporale (vedi infra).
Castel di Pietra è in corso di studio e ha re­
stituito un contesto ricchissimo di cerami­
che trecentesche: maiolica arcaica di produ­
7. Per S. Silvestro cfr. F RANCOVICH , PARENTI 1985,
BOLDRINI, GRASSI, MOLINARI 1997, AGRIPPA et alii 1985;
per Suvereto cfr. CUTERI 1990; per Campiglia M. ma
cfr. BIANCHI , MENICONI 1997; BOLDRINI , GRASSI 1999.
8. C UCINI 1985.
9. BIANCHI, BOLDRINI, DE LUCA 1994; ALBERTI et alii 1997;
BOLDRINI, DE LUCA 1997; FRANCOVICH et alii 1999.
191
zione senese, acroma grezza di tipo senese
ma forse su impasti locali, depurate sia pisa­
ne che senesi. Presto dunque anche questo
sito fornirà il suo contributo alla costruzio­
ne di tipi ceramici per la Toscana centro-meridionale.
Più difficile e prematuro il discorso sui con­
testi pre-maiolica; poco noti a Siena città (ma
anche qui ci auguriamo informazioni dal
Santa Maria della Scala e da una tesi di lau­
rea che ricostruisce i contesti tra VIII e XII
secolo nel castello di Montarrenti) 10 non
sono ancora stati messi in luce nei castelli di
cui stiamo parlando (Rocchette, Castel di
Pietra, Montemassi).
Sono invece in fase di caratterizzazione per
Campiglia M.ma e per S. Silvestro (sicura­
mente tra X e XII secolo); sarà interessante,
quando questi contesti emergeranno anche
nei castelli più interni, verificare identità e
differenze e continuità e iati con le situazio­
ni più tarde.
Un discorso a parte infine necessita per
l’acroma depurata, che a Montemassi, come
a Castel di Pietra e Rocchette, è data come
senese per il contesto politico e commercia­
le, ma presenta anche, seppur in misura mi­
nore, tipi pisani, riconoscibili per i bolli sul­
le anse e per i boccali tipo “Busi” 11, cioè per
gli elementi più caratteristici della produzio­
ne di Pisa, almeno ad un’analisi solo morfo­
logica. Il problema è che, in assenza di que­
sti elementi tipici, è abbastanza difficile at­
tribuire all’uno o all’altro centro di produ­
zione i numerosi frammenti di brocche, boc­
cali e catini che questi scavi restituiscono. A
parte dunque la necessità, ovvia, di una ca­
ratterizzazione delle argille, per la depurata
senese occorre una seriazione più dettaglia­
ta delle morfologie, attualmente circoscrit­
10. La tesi di laurea sarà discussa da F. Cantini, relatore
prof. R. Francovich. Per contesti ceramici di area
senese si veda anche naturalmente la pubblicazione
parziale dello scavo di Poggio Imperiale (Poggibonsi)
in V ALENTI (a cura di) 1996. L’area valdelsana è
comunque un’area di transizione e passaggio tra
cultura ceramica senese, fiorentina in senso lato e
volterrana, cui aggiunge caratteri propri territoriali.
Si vedano inoltre i risultati, anch’essi per ora parziali,
della carta archeologica della provincia di Siena, in
VALENTI (a cura di), 1995; VALENTI 1999.
11. BERTI, GELICHI 1995; BOLDRINI, GRASSI 1997; BUSI 1984;
BOLDRINI, GRASSI 1999.
ta, e non in modo completo, alle cosiddette
anforette, con collo cilindrico e spalla pro­
nunciata.
I materiali che qui presentiamo sono relativi
alle campagne di scavo 1990-1994 e dun­
que all’uso ortivo dell’area, all’uso e all’abbandono della forgia, alle distruzioni e ai li­
vellamenti che si susseguono dalla fine del
XIII secolo.
Si tratta in ognuno di questi casi di situazio­
ni rimaneggiate, con frequenti attività di spostamento/livellamento delle terre e ciò si ri­
flette nelle caratteristiche della restituzione
ceramica, altamente frammentaria, in molti
casi disomogenea.
L’unico contesto veramente omogeneo, per­
ché sigillato dai depositi della forgia, è dato
dal riempimento del pozzo nero (att.42, pe­
riodo V), con forme ricostruibili in cerami­
ca e vetro (cfr. Tav. VIII).
Inoltre la natura della stratigrafia evidenzia­
ta non ci è sembrata tale da poter offrire si­
gnificativi dati sui rapporti quantitativi tra
le varie forme e sui numeri minimi presenti
per ogni tipo; questo calcolo è utile e frut­
tuoso quando si hanno contesti omogenei,
strati sigillati e affidabili, ben collegati ad un
orizzonte di vita del sito o dell’edificio che
si sta scavando.
Date le caratteristiche sopra elencate della
stratigrafia e della restituzione ceramica,
abbiamo dunque scelto di presentare in que­
sta occasione solo un panorama dei tipi più
significativi, per cominciare a sviluppare un
quadro delle produzioni ceramiche presenti
nel castello, indicatori di rapporti commer­
ciali, di mercati privilegiati o obbligati dai
rapporti politici, di presenza di artigianato
locale; tale panorama subirà ovviamente pre­
cisazioni e approfondimenti nei contributi
futuri alla ricerca.
Per il momento, nel corso del XIV secolo e
nel primo XV, vediamo presenti a Monte­
massi prodotti in massima parte senesi o di
area senese, “massetani-volterrani” (per la
definizione di questo termine cfr. infra il di­
scorso sulla maiolica arcaica), pisani e in
minima parte, per i prodotti più tardi, di
ambito fiorentino. Questo quadro rispetta
in linea di massima una situazione delinea­
bile nel bassomedioevo in numerosi centri
192
della Toscana centro-meridionale (vedi
supra); ciò che varia, a seconda delle sfere
di dominio politico, è il rapporto tra pro­
dotti senesi e prodotti pisani.
Analizzeremo dunque il materiale per classe
ceramica, iniziando dalla maiolica arcaica,
il cui problema archeologico di base, (la provenienza/produzione) in siti “marginali” è già
stato inquadrato, ma non risolto pienamen­
te, da oltre un decennio 12. Siamo infatti in
area senese-grossetana, area che del centro
“trainante”, sotto il profilo della produzio­
ne ceramica di smaltate, cioè Siena, risente
molto in termini di tipologie formali e de­
corative, ma non sappiamo quali e quanti
siano i centri di produzione minori in loco e
se a produrre siano maestranze locali che imi­
tano e mutuano tecnologie e decori oppure
sia manodopera itinerante, che operando
lontano dal centro maggiore di provenien­
za, si discosta in misura maggiore o minore
dai prototipi della zona d’origine. C’è inol­
tre la possibilità che un certo numero di vasi
venga anche importato direttamente da Sie­
na 13.
Da ricordare a tal proposito la presenza di
fabbriche in Massa Marittima, documentata
ai primi del Quattrocento, e l’ipotesi fatta
anche per un’area più costiera (Scarlino-Vignale) sulla maiolica arcaica “locale” 14 le cui
forme aperte «sono costituite quasi esclusi­
12. FRANCOVICH 1982, p. 25 e 103. L’Insegnamento di
Archeologia Medievale ed il Laboratorio di Archeo­
metria del Dipartimento di Archeologia e Storia delle
Arti dell’Università di Siena in collaborazione con il
Museo di Montelupo e con altre Università (Genova,
Pisa) hanno portato a conclusione il lavoro di
caratterizzazione chimico-fisica e mineralogica dei
prodotti in maiolica arcaica di alcuni dei maggiori
centri di produzione toscana: Pisa, Siena, Montelupo.
Si è contemporaneamente iniziata in modo sistematico
la raccolta dei campioni per la caratterizzazione delle
produzioni dei vari centri minori, sempre toscani,
avvalendosi di reperti provenienti da situazioni di
scavo o da recuperi in aree significative.
13. Questo caso sembra essere testimoniato a Castel
di Pietra (scavo diretto dal prof. R. Francovich con la
responsabilità sul campo del dott. C. Citter), castello
vicinissimo a Montemassi (circa 10 Km), controllato
dai conti Pannocchieschi per tutto il XIV secolo. Il
materiale in maiolica arcaica, in corso di studio, è di
altissima qualità e trova confronti diretti nei recuperi
urbani senesi, quali il pozzo di butto della contrada della
Civetta (LUNA 1999) e del Nicchio (FRANCOVICH 1982).
14. CUCINI 1985, p. 309.
vamente da catini o ciotole con piede a di­
sco appena rilevato, che presentano un bor­
do ingrossato esternamente a nastro conves­
so, che ricorda i tipi senesi, ma che presenta
la variante significativa di una gola più o
meno accentuata che marca lo stacco infe­
riore del bordo del corpo del vaso». Cucini
ipotizza la produzione massetana di tali for­
me segnalando altresì che caratteristiche
morfologiche simili sono documentate per
la maiolica arcaica di altri centri minori,
come Volterra 15.
Per chiarire questa problematica sono neces­
sari studi più mirati, sia sul fronte delle fon­
ti documentarie che su quello delle analisi
archeometriche da effettuare su più ampie
campionature e sicuramente sarà un tema da
sviluppare nel proseguimento della ricerca.
MAIOLICA
ARCAICA
Individuato quello che è il problema centra­
le relativamente a questa classe ceramica,
analizziamo le forme significative evidenziate
fino a questo momento dallo scavo.
Abbiamo una campionatura di fondi di boc­
cale con piede leggermente svasato (Tav. I,
6, 9, 10, 11, 12, 14, 17) che rimandano a
forme di passaggio tra il piede decisamente
svasato della prima fase di produzione e i
piedi a disco con corpo del vaso spostato
verso il basso dell’ultima fase e che dunque
in linea di massima si possono inserire in un
periodo compreso tra la metà del XIV seco­
lo e l’inizio del XV 16.
In particolare i nn. 7 e 8, per la forma con­
cava del fondo, richiamano forme legger­
mente più antiche 17.
Forme analoghe, definite di “passaggio”, nei
termini sopra descritti, sono documentate ad
Arezzo 18, altra area, insieme a quella della
Maremma interna, in cui il rapporto con la
produzione (e i produttori) di ceramica di
tipo “senese” è molto marcata 19.
15. PASQUINELLI 1984.
16. BERTI , CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, p. 485, fig. 1 n. 6, 8;
LUNA 1999.
17. BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, p. 485, fig. 1 n. 3.
18. FRANCOVICH , GELICHI 1983, p. 34.
19. FRANCOVICH , GELICHI 1983, p. 35
193
Tav. I – Maiolica arcaica, forme chiuse.
Ancora alla II metà /fine del XIV secolo può
essere riportato il frammento di boccale bi­
troncoconico (Tav. I, 15) (tipologia frequente
nella stratigrafia evidenziata), di cui si tro­
vano esemplari anche a Grosseto 20, e alla
metà dello stesso secolo si può datare il fram­
mento con decorazione a palmette in bruno
(Tav. I, 18), analogo, per decoro, ad esem­
plari rinvenuti a Prato 21 e a Siena 22.
20. BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, p. 492, tav. 9;
FRANCOVICH , GELICHI 1980, p. 145 e tav. 38, n. 16.
21. FRANCOVICH et alii, 1978, p. 59, n. 681, con corpo
globulare.
22. F R A N C O V I C H 1982, p. 31, fig. 13, con corpo
piriforme.
Il fondo di boccale in Tav. I,19 si differenzia
dagli altri per il corpo ovoide e il piede a
disco con orlo marcato ed è documentato a
Siena 23 e a Grosseto 24 tra la fine del XIV e
l’inizio del XV secolo.
Da segnalare inoltre il boccale in Tav. I,13
con corpo molto più allungato del preceden­
te che rimanda ad alcuni esempi pisani 25.
Infine una forma particolare è il “bicchiere”
(Tav. I,16) con fondo piatto, corpo cilindri­
forme, orlo arrotondato e decorazione a re­
23. FRANCOVICH 1982, tipo A. 4. 1.
24. FRANCOVICH, GELICHI 1980, tav. 37, n. 14, p. 147.
25. ALBERTI 1993, p. 597, tipo c 10, presente dalla 2°
metà del XIV s. alla 1° metà del XV secolo.
194
ticolo in ramina e manganese. Per questa
forma non esistono dei confronti precisi, ma
boccali con forma simile sono presenti a
Volterra 26 e a Grosseto 27.
Le anse documentabili sono bifide (Tav. I,1
e 3) o a bastoncello schiacciato, con tipiche
decorazioni a bande orizzontali in ramina e
manganese (Tav. I, 2,4,5).
Più varia la presenza tipologica delle forme
aperte, in gran parte ascrivibili a catini e cio­
tole con piede a disco più o meno sagomato
(Tav. II, 1,11, 4, 14) 28 e bordo a nastro con­
vesso, più o meno accentuato e con parte
finale appuntita e distaccata dal vaso (Tav.
II, 8 e 12) 29 o poco distinto dal corpo e quin­
di riconducibili a forme diffuse tra la II metà
del XIV secolo e i primi decenni del XV,
nell’area senese-grossetana 30. Forme analo­
ghe, come per i boccali, si trovano anche in
territorio aretino (Tav. II, 7, 6) 31. Presenti
anche forme aperte con cavetto carenato già
attestate a Grosseto (Tav. II, 5) 32.
Le forme aperte con nastro convesso segna­
to da una gola più o meno accentuata dal
corpo del vaso, possono richiamare morfo­
logicamente i tipi rinvenuti in area grosseta­
na (zona Scarlino-Vignale, cfr. supra) e attri­
buiti in linea d’ipotesi alle fabbriche attesta­
te a Massa M.ma da documenti quattrocen­
teschi. Questi reperti hanno però «un impa­
sto rosa chiaro o beige, spesso tenero. Le
decorazioni sono eseguite in bruno e verde
e le superfici interne delle forme chiuse e
quelle esterne delle forme aperte sono rico­
perte da una sottile vetrina trasparente» 33 e
differiscono dunque dai reperti rinvenuti a
26. PASQUINELLI 1987, tav. XIII, n. 11, p. 52 datato
alla 2° metà del XIV s.
27. FRANCOVICH , GELICHI 1980, tav. 40, n. 24.
28. I nn. 1 e 11 sono riconducibili al tipo B. 7. 1 in
FRANCOVICH 1982, p. 135; i nn. 4 e 14 sono simili a
PASQUINELLI 1987, tav. VIII, n. 6, p. 46.
29. Il n. 12 è una variante di fig. 122. 3 – FRANCOVICH
1982 – rinvenuto a Massa M. ma e di na 15 p. 205.
30. BERTI, CAPPELLI , FRANCOVICH 1986, p. 487, fig. II,
n. 44; GELICHI 1977, pp. 306-313, in particolare, tav.
II, nn. 26-38.
31. Per il n. 7 cfr. FRANCOVICH, GELICHI 1983, tav. 6, n.
14; per il n. 6 cfr. FRANCOVICH 1982 fig. 98 1a p. 88).
32. BERTI , CAPPELLI, FRANCOVICH 1986, fig. II, n. 43, p.
487; FRANCOVICH , GELICHI 1980, tav. 17, n. 54.
33. CUCINI 1985 p. 309.
Montemassi, che presentano impasti rosa­
arancio e vetrine differenziate, spesse, nelle
varie tonalità del marrone. Ma segnalano co­
munque una produzione non propriamente
senese (il tipo con gola marcata non è mai
stato rinvenuto tra gli scarti di fornace della
città) e da individuare in un altro centro di
produzione minore di area maremmana,
sempre sotto l’influenza commerciale e po­
litica di Siena 34.
Le decorazioni documentate riconducono ad
un repertorio “classico” della maiolica ar­
caica: si veda il fiore trilobato (Tav. II, 6) e
la frequenza della treccia in ramina sotto il
bordo entro bande in manganese (Tav. II,
3,5,7,8). Più particolari le decorazioni a na­
stri intrecciati e campiture a graticcio (Tav.
II, 2 e 13).
Il catino in Tav. VIII, 3 è ancora un esempio
tipico di maiolica arcaica di tipo senese, con
decorazione M.1.4 (foglie d’ulivo poste in
croce, con fiori trilobati e tratti in bruno in
basso nei settori di risulta) e forma B. 1. 1 35.
Gli impasti della maiolica arcaica fin qui esa­
minata sono duri, arancio-rosati (Munsell
2.5 YR 5/8, 7/8, 7/6; 5 YR 7/6); le vetrine
esterne delle forme chiuse e aperte giungo­
no spesso fin sotto il piede; gli smalti sono
spessi e coprenti, le decorazioni in ramina
hanno tonalità azzurrina, tipica della pro­
duzione di area senese, soprattutto nelle fasi
più tarde.
Esula dal tipo del catino a nastro convesso
la forma Tav. II, 9; ha orlo ingrossato rien­
trante e tesa piana inclinata verso l’esterno;
smalto, vetrina e impasto hanno le stesse
caratteristiche delle forme sopra esaminate.
Per la forma Tav. II,10 si può parlare sì di
nastro convesso, quasi indistinto dal corpo
e di piccolo spessore; lo smalto è però assai
34. A tal proposito si segnalano anche nel castello di
Rocchette, presso Massa M. ma, frammenti di forme
aperte e forse coperchi in maiolica arcaica con impasti
non analoghi a quelli propriamente senesi, bensì beige­
giallo – più vicino dunque a quello ipotizzato come
proprio dei reperti massetani – con smalti spessi e
decorazioni atipiche per il repertorio di area senese
conosciuto. Inoltre sono presenti in questo castello in
contesti della seconda metà del XIV secolo forme aperte
in maiolica arcaica con gola accentuata sotto al bordo.
Cfr. BOLDRINI, DE LUCA 1997 tav. II, n. 5 e tav. III n. 9.
35. FRANCOVICH 1982, p. 141 e p. 131.
195
Tav. II – Maiolica arcaica, forme aperte.
povero rispetto ai tipi sin qui esaminati e la
superficie esterna del vaso presenta solo delle
colature di vetrina al di sotto del bordo. Un
confronto per questa forma si trova nel ca­
stello di Rocchette in un contesto della fine
del XIV-inizi XV secolo 36.
ACROMA
DEPURATA
Scarsi e poco significativi i frammenti sin qui
esaminati, pertinenti per lo più a brocche e
brocchette, catini e ciotole, con impasti si­
mili a quelli della maiolica arcaica.
Da segnalare che le ciotole o piccoli catini
(Tav. III, 4-9), sono evidentemente biscotti
di maiolica arcaica utilizzati senza copertu­
ra. I nn. 4, 7, 8 e 9 sono varianti del tipo
36. BIANCHI, BOLDRINI , DE LUCA 1994, tav. III, n. 3, p.
266.
senese B.1.4 37 ed in particolare il n. 9 ripor­
ta anche a forme aretine di primo XIV seco­
lo 38. La stessa datazione si può proporre per
i tipi in nn. 5 e 6 39.
A tal proposito un inventario delle masseri­
zie presenti nel cassero di Montemassi alla
metà del XIV secolo (tra il 1356 ed il 1363) 40
cita «otto tazze di biscotto rotte gattive e
guaste» ed un analogo e coevo documento
riferito al Cassero di Sassoforte (castello vi­
cino a Montemassi) annota «sette tazze di
biscotto gattivo» 41.
37. FRANCOVICH 1982, p. 132.
38. FRANCOVICH , G ELICHI , 1983, p. 42 n. 4, tav. 8 (I
metà XIV sec. ). Lo stesso tipo è presente sempre ad
Arezzo come biscotto, ibidem, tav. 6, n. 14 p. 38.
39. BERTI, CAPPELLI, FRANCOVICH , 1986, fig. II, n. 7.
40. ASS, Casseri e fortezze. Vedi FARINELLI in questo
stesso volume.
41. ASS, Casseri e fortezze.
196
Tav. III – Acroma depurata, forme aperte.
Il termine biscotto può indicare generica­
mente terracotta non coperta e non neces­
sariamente riferirsi a forme analoghe a quelle
rivestite in smalto, utilizzate dopo la sola
prima cottura, ma i documenti attestano in
ogni caso la presenza di forme aperte depu­
rate di piccole dimensioni, ad uso probabil­
mente individuale, definibili come “tazze”
ma anche come ciotole o piccoli catini, se­
condo la nostra denominazione.
Abbiamo poi i catini con tesa (Tav. III, 1-3).
Queste forme risultano ampiamente diffuse
nella Toscana centro-meridionale lungo tut­
to il XIV/XV secolo ed ancora non esiste una
seriazione sicura dei tipi in questo periodo.
Le variazioni morfologiche riguardano l’inclinazione e la larghezza della tesa, l’andamento più o meno concavo o a pareti verti­
cali della vasca; i diametri degli orli sono
normalmente compresi tra i 20 e i 30 cm,
quelli dei fondi tra i 12 e i 16). Essi, insieme
ai boccali da mensa e alle più grandi broc­
che da immagazzinamento, sembrano costi­
tuire il corredo acromo non da fuoco delle
abitazioni trecentesche. Tendono a scompa­
rire alla fine del XV secolo e le loro funzioni
saranno sostituite progressivamente da cati­
ni ingubbiati, dipinti o no.
Le grandi brocche, poco ricostruibili, sono rap­
presentate da tipi pisani con motivo impresso
sull’ansa a nastro 42 (Tav. IV, 3) e con collo leg­
germente svasato ben distinto dalla spalla (Tav.
IV, 2) 43. I boccali da mensa, sono rappresen­
tati dal tipo Tav. IV n.6 e, forse dal n.1 44.
È rapportabile invece ad un repertorio senese-aretino la brocca ad alto collo e spalla se­
gnata da solcatura n.4 45.
42. BERTI , GELICHI 1995, tav. 1 n. 2, tipo Ia; MENCHELLI,
RENZI RIZZO , CAPELLI 1997.
43. Il fr. 2 tav. IV è presente come brocca integra al
Museo del Temperino-Parco Archeominerario di
Rocca S. Silvestro (Campiglia Marittima-LI), che
raccoglie i reperti dello scavo dell’omonima rocca.
La brocca si data alla metà del XIV secolo. Cfr. BERTI,
GELICHI 1995.
44. Anche questo piccole esemplare ha un confronto
diretto con un reperto esposto al Museo sopracitato,
databile alla II metà del XIV secolo, di produzione
pisana. Ma si veda anche B E RT I , G E L I C H I 1995;
MENCHELLI , RENZI RIZZO , CAPELLI 1997.
45. FRANCOVICH , GELICHI 1983, tav. LXVII, 129/130 e
AA. VV. 1985 (Arezzo città) nn. 84, 8 p. 45 (metà
XIV-inizi XV, con max. sviluppo nel XV).
197
Tav. IV – Acroma depurata, forme chiuse.
Una sola fuseruola è stata identificata nei
depositi scavati, in acroma depurata, con
decorazione a rotella dentata (Tav. IV, 5) (II
metà XIV secolo).
ZAFFERA A
RILIEVO
Il frammento in Tav. I, n.20, appartiene ad
un boccale decorato “alla zaffera” (zaffera
198
diluita) 46 (ultimo trentennio XIV-anni ’70
del XV secolo) con decorazione a foglie di
quercia. Ha impasto beige-rosato, duro,
smalto esterno spesso, bianco-rosato (ma la
colorazione è difficile da leggere per il catti­
vo stato di conservazione del frammento),
smalto interno più sottile e con maggiori im­
purità. Ardua, data l’esiguità del pezzo e la
sua cattiva conservazione, l’attribuzione ad
un centro produttivo. Può trattarsi o di un
prodotto valdarnese di transizione, tra le
prime realizzazioni ancora su impasto rosso
e quelle di pieno XV con impasto avorio 47,
oppure di un prodotto di area senese 48. Del
resto per una corretta e completa lettura del
frammento ci mancano i dati essenziali della
composizione decorativa e della morfologia.
Da segnalare due frammenti di zaffera a ri­
lievo, pertinenti a boccali, ma di piccolissi­
me dimensioni, provenienti dall’US 218.
Presentano in un caso impasto analogo al
frammento sopra descritto; nell’altro impa­
sto più avorio. In ambedue i frammenti gli
smalti, interni ed esterni, sono bianchi, co­
prenti, ma non troppo spessi. Non risulta
identificabile la decorazione.
ACROMA
GREZZA
Le forme di ceramica grezza individuate sono
rappresentative del tipico corredo da cucina
bassomedievale dei siti rurali: si tratta infat­
ti per la maggior parte di olle (circa l’87%
di tutta la ceramica da fuoco) associate a te­
sti e coperchi. Gli impasti che caratterizza­
no queste produzioni, pur differenziandosi
per alcune componenti, sono, come molti
impasti di ceramica da fuoco, ricchi di quar­
zo e calcite macinati, nonché di chamotte.
Non essendo state effettuate analisi, incerta
rimane sino ad ora l’individuazione del sito
o dei siti di fabbricazione. Solo nel caso di
alcuni frammenti di olle prodotte a “tornio
lento” 49 sono state fatte delle analisi in se­
46. B ERTI 1997, p. 144. L’autore precisa come i
frammenti sin qui noti debbano essere datati entro i
sessanta anni compresi tra il 1380 e il 1440 circa
«…momento di effettiva diffusione della zaffera a
rilievo». Per le caratteristiche tecniche di questa
produzione si veda ALINARI, BERTI 1991.
47. BERTI 1997, p. 148.
48. FRANCOVICH 1982, p. 262.
zione sottile, ma le sezioni sono risultate mol­
to generiche e non precisamente inquadrabi­
li in nessuna area geografica determinata 50.
Dato il contesto di ritrovamento, ampiamen­
te presentato nel paragrafo introduttivo, non
siamo stati in grado di creare griglie crono­
tipologiche di riferimento per la ceramica
da cucina, ma ci limiteremo a fornire per i
tipi più ricorrenti alcuni confronti morfolo­
gici in Toscana. Quello che scaturirà da que­
sta analisi sarà semplicemente un primo
orientamento per cercare di capire le influen­
ze ceramiche del castello.
Le olle appartengono in gran parte alla ti­
pologia con orlo ad arpione, più o meno
accentuato, corpo perlopiù globulare, e pa­
reti piuttosto sottili, diffusa in tutta l’area
senese-grossetana (Tav. V, 4, 7, 10, 11, 12) 51.
Vi sono inoltre dei tipi diversi che richiama­
no quelli ad arpione, ma presentano l’orlo
leggermente squadrato (Tav. V, 8, 2, 3) op­
pure orlo arrotondato e di sottile spessore
(Tav. V, 6) attestati in vari siti della Toscana
meridionale come Buriano 52, Grosseto 53,
Rocchette Pannocchieschi 54.
Il frammento in Tav. V, 5 con bordo estro­
flesso ed orlo piano e tagliato è presente in
un contesto inedito della seconda metà del
XIV secolo di Castel di Pietra. Ad un conte­
sto pisano di XII-XIV secolo è invece riferi­
bile un’olla con bordo estroflesso e orlo pia­
no e squadrato (Tav. V, 1) 55.
I fondi delle olle sono piani, apodi, con at­
tacco della parete più o meno inclinato e
49. Parlando di tornio lento ci riferiamo all’utilizzo
non di un vero e proprio tornio con ruota, ma di un
semplice piano di appoggio girevole.
50. GRASSI 1998 a e b.
51. Il n. 7 e il n. 12 sono una variante di FRANCOVICH
1982 fig. 192, p. 207, na 36; il n. 2 è una variante di
FRANCOVICH 1982 p. 217, fig. 199, nb5; il n. 10 è una
variante di FRANCOVICH 1982, fig. 215, fa; il n. 11 é
simile a FRANCOVICH 1982 fig. 188, p. 203, na 9 datato
alla seconda metà del XV secolo. Tale varietà di orli
ad arpione di tipo senese si trova sia a Castel di Pietra,
in un contesto inedito, sia a Rocchette Pannocchieschi
(BOLDRINI , DE LUCA 1997, tav. I, n. 3) nella seconda
metà del XIV secolo.
52. GELICHI, 1978, p. 59, fig. 33, n. 4.
53. FRANCOVICH , G ELICHI , 1980, tav. 15, n. 31, metà
XIV sec.
54. BOLDRINI, DE LUCA 1997, tav. III, nn. 4-5.
55. BEDINI et alii 1987, p. 329, tav. II, n. 2.
199
Tav. V – Acroma grezza, forme chiuse.
diametro che varia da 10 a 13,5 cm. Sostan­
zialmente si tratterebbe quindi di una sola
“misura” di olla, un tipo cioè di grandezza
media, utilizzabile quotidianamente in cuci­
na. Evidenti e molto frequenti sono infatti
le tracce di fumigazione su orli e pareti.
Infine l’olla in Tav. V, 9 rientra in una tipo­
logia di olle prodotte a “tornio lento” stu­
diate per la Toscana meridionale 56. A Mon­
temassi le presenze quantitative sono mini­
56. GRASSI 1998b.
me (si tratta di 3 forme attestate nella prima
metà del XV secolo) e, come detto inizial­
mente, incerto risulta il luogo di produzio­
ne, attestato invece localmente per altri ca­
stelli maremmani. È interessante comunque
mettere in evidenza la presenza di questi
prodotti casalinghi, perché rappresentano
una semplificazione sia tecnologica che for­
male dei corredi da cucina e potrebbero quin­
di essere spia di fenomeni economici più
complessi, che interessarono tutto il castel­
lo.
200
Tav. VI – Acroma grezza, forme aperte.
I testi sono caratterizzati da un unico impa­
sto duro e ruvido al tatto, con frattura irre­
golare e rari inclusi di calcite di dimensioni
da 1 a 2 mm e frequenti inclusi di quarzo e
mica con dimensioni molto più piccole. La
produzione è sicuramente a mano, ma pre­
sentano sulle pareti e sul fondo segni di li­
sciatura e regolarizzazione delle superfici.
I testi variano nel diametro dell’orlo da 18 a
36 cm e possono presentare piede a disco
(Tav. VI, 7) o piede indistinto, pareti spesse
e orlo arrotondato (Tav. VI, 1, 3, 4, 6, 8)
oppure tagliato (Tav. VI, 2). Volutamente non
è stato fatto alcun tentativo di raggruppa­
mento dei testi con caratteristiche formali
simili, poiché occorre ricordare che questi
manufatti difficilmente possono suggerire
elementi di datazione, non corrispondendo
le variazioni di forma ad altrettante varia­
zioni cronologiche 57. Infatti testi simili sono
assai diffusi negli insediamenti non urbani
fino a tutto il XIV secolo, sostituiti progres­
sivamente dalle forme invetriate.
Tra le forme aperte è da segnalare una pic­
cola ciotola (Tav. VI, 5) a corpo profondo
con orlo arrotondato e leggermente rientran­
te proveniente da uno strato di XIV secolo e
per la quale non sono stati trovati dei con­
fronti precisi. La forma è comunque molto
simile a quella delle coeve ciotole in maioli­
ca arcaica.
57. GRASSI 1998 a, b.
Nel deposito del pozzo nero (att. 5) è stato
recuperato un coperchio di forma tronco­
conica, con orlo squadrato, presa a nastro,
con fori di sfiato, tipico del periodo e che
trova confronti diretti nel repertorio propria­
mente senese 58 e nella ceramica del castello
di Rocchette, nei pressi di Massa Marittima 59
(Tav. VIII, 1). Ad un orizzonte cronologico
di pieno XV secolo sembrano appartenere
due coperchi (Tav. V, 13, 14) con orlo arro­
tondato e parete quasi verticale analoghi ad
un coperchio proveniente dal castello di
Montarrenti e da reperti scavati a Castel di
Pietra 60.
INVETRIATA
Si segnalano il tegame in Tav. VII, 4 con ansa
a larga “orecchietta”, interno completamente
invetriato ed esterno con colature, su impa­
sto depurato, ascrivibile ad una produzione
di XV secolo e la pentola (Tav. VII,1) con
caratteristiche tecnologiche analoghe 61.
Il tegame n.5, Tav.VII, ha invece impasto
grezzo e invetriatura nera e spessa, due pre­
se a linguetta; trova un confronto con mate­
58. Fornace Del Nicchio (Siena), FRANCOVICH 1982,
fig. 188, na 3 e fig. 209 nc 55.
59. BOLDRINI , DE LUCA 1997, tav. I, n. 2.
60. RONCAGLIA 1985, p. 410, tav. I, n. 8; FRANCOVICH
et alii 1999, c. s.
61. FRANCOVICH et alii 1978, tav. XXXVIII, II metà
XIV secolo.
201
Tav. VII – Invetriata.
Produzioni
Numero frammenti
%
Peso frammenti
%
Acroma depurata
Acroma grezza
Maiolica arcaica
Maiolica arcaica monocroma
Invetriata
Vetrina verde
Zaffera a rilievo
Graffita arcaica
Maiolica postmedievale
Ingobbiata e invetriata
Smaltata bianca
1226
391
1220
10
278
11
7
7
257
17
97
35.82
11.10
34.65
0.28
7.90
0.31
0.20
0.20
7.30
0.48
2.76
19904
9734
11562
196
3862
79
63
92
2394
390
594
40.73
19.92
23.65
0.40
7.90
0.16
0.13
0.19
4.90
0.80
1.22
Totale
3521
100.00
48870
100.00
riale proveniente da Scarlino in contesti del
primo trentennio del XIV secolo e con fram­
menti inediti da Rocchette e Castel di Pie­
tra, inseribili nella seconda metà del XIV se­
colo 62. Da notare il fatto che questo tipo di
tegami sembrano essere presenti per ora solo
in alcuni castelli del territorio maremmano,
in particolare in quelli situati nell’entroterra, dove si nota una prevalenza, a livello ce­
ramico, di prodotti massetani e senesi.
62. Il tegame di Scarlino è esposto presso il locale
Centro di Documentazione del Territorio, che ospita
i reperti provenienti dallo scavo della Rocca
(Insegnamento di Archeologia Medievale - Università
di Siena 1979-1983). Su queste produzioni cfr. GRASSI
1999, c. s.
202
Tav. VIII – I reperti del pozzo nero.
Le pentole n. 3 e n. 2 hanno un confronto
nella produzione senese di fine XIV-metà XV
secolo 63; in particolare la n. 2 richiama il
tipo in acroma grezza illustrato in Tav. V, 3,
al quale rimandiamo per i confronti.
Infine la ciotola n. 6 è chiaramente un esem­
pio di invetriata su biscotto della maiolica
arcaica, probabilmente di area volterrana/
massetana, data la forma con orlo a nastro
convesso e gola marcata.
Numerosi infine i frammenti di maioliche ri­
nascimentali e post-rinascimentali e di ingob­
biate, in ridotte dimensioni, trattandosi di
materiali che vengono dagli strati di uso or­
tivo dell’area, di cui si presenta il profilo di
un boccale in smaltata bianca (XVI/XVII se­
colo) (Tav. I, 21), utilizzato per la datazione
stratigrafica della realizzazione della fonte.
63. FRANCOVICH 1982, fig. 202, n. 39.
E.B., F.G.
203
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