CongiunturaEconomicaAbruzzese Periodico trimestrale - Direttore Responsabile Rodolfo Berardi - Editore CRESA, Corso Vittorio Emanuele II, 112 - 67100 L’Aquila - Tel. 0862 25335-401631 Fax 0862 419951 - Progetto grafico Vinicio Corti - Realizzazione e stampa Gruppo Tipografico Editoriale - L’Aquila - Maggio 2001 - Reg. Cancelleria Tribunale dell’Aquila n. 163 - Reg. Giornali del 17.3.1976 - Spedizione in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di L’Aquila 4 2000 temi e problemi L’artigianato in Abruzzo: una prima lettura come base per l’avvio di un osservatorio di Rodolfo Berardi 1 - PREMESSA mercio coinvolte sul piano più generale nell’ambito del Sistema Statistico Nazionale trovano Seguendo il filone già tracciato nel precedente una duplice collocazione nell’ambito di queste numero 2 della presente rivista si ricorda che in attività, l’una propriamente delegata da specifiquell’occasione furono sollevate due questioni di che disposizioni, come è il caso della Legge Refondo, l’una connessa alla necessità di disporre gionale 11/99 che assegna ad esse importanti di appropriati strumenti di conoscenza della fefunzioni di monitoraggio, ma in altra collocanomenologia e dei fatti economici della regione e zione ben più qualificante e sostanziale, e l’altra l’altra riferita invece al ruolo che assumono le in cui esse possono esprimere le proprie funzioni Camere di Commercio e le strutture associate. in un’integrazione settoriale e strutturale svolStrutture che svolgono anche specifici compiti gendo un ruolo di raccordo unitario e coordinato come Strumenti di osservazione dell’economia nell’ambito del sistema informativo di cui la Recome è il caso del Cresa. Per inciso si ricorda gione dovrà dotarsi nell’ambito del sistema statipure che nell’occasione si sollevava il problema stico nazionale/regionale. In questo senso come con specifico riferimento alla questione dell’Osper il commercio o l’artigianato, settori per i servatorio sul Commercio. quali sono previste della citata legge specifiche In entrambe le questioni e per piani diversi il incombenze, così per il siproblema di disporre di stema di monitoraggio di adeguati strumenti di cotutti gli altri settori, la funnoscenza sull’economia rezione principale che esse gionale diviene giorno per 1 L’artigianato in Abruzzo: una prima lettura devono assumere e svolgiorno sempre più imporcome base per l’avvio di un osservatorio. gere a tutti i livelli è quella tante ed urgente soprat7 Talune puntualizzazioni della disoccupazione di porsi rispetto alla Retutto considerando da una in Abruzzo: un confronto tra i dati della gione come strutture proparte i mutamenti sempre rilevazione delle forze di lavoro dell’Istat ed i priamente dedicate all’inpiù veloci che interessano dati degli iscritti alle liste di collocamento. sieme di queste funzioni l’evoluzione dell’economia 10 Aspetti monografici della popolazione ponendosi in un raccordo e dall’altra i ritardi che si abruzzese. Una pubblicazione del Cresa in corso di stampa. coordinato tra di loro quali vanno accumulando enti strumentali irrinuncianell’ambito dell’attività di 12 Congiuntura economica abruzzese: bili per l’avvio degli Osserstudio dell’economia regioIV trimestre 2000. nale, come utili ed indivatori settoriali e quali stru19 Le nostre pubblicazioni. spensabili basi per tutte le menti tecnici che possano attività di programmazione assolvere funzioni di supnon solo della Regione e di tutti gli Enti e le Istiporto alle funzioni di governo dei vari comparti tuzioni preposte al governo dell’economia. e dell’economia in generale. Si ricorda al riguardo come le Camere di Com• Continua a pag. 2 IN QUESTO NUMERO: CRESA 1 temi e problemi prese nate, il 25 percento sono artigiane. Secondo quanto avviene ormai da diversi anni si rileva come le migliori evoluzioni di questo settore siano appannaggio delle regioni più sviluppate per le quali i ritmi di incremento sono superiori anche una volta e mezzo di quelli conseguiti nelle regioni del Mezzogiorno, nello stesso tempo l’incidenza delle imprese artigiane, sia sul totale delle imprese che rispetto alla popolazione, in queste regioni più sviluppate dimostra come l’artigianato di fatto con la sua maggiore incidenza costituisce il sostrato e la base del processo di formazione del sistema imprenditoriale nella sua accezione più generale. L’Abruzzo sotto questo profilo, come è evidente nella generalità dei parametri utilizzati per la misura dello sviluppo, si stacca decisamente dal Mezzogiorno, per il settore dell’artigianato in particolare, si può dire che il suo peso ed il suo tasso di crescita negli ultimi anni si sono allineati sui migliori livelli. L’indice di diffusione rispetto alla popolazione è nella media nazionale, tuttavia le migliori performances che va conseguendo come tasso di sviluppo delle imprese, lasciano intravedere un ulteriore deciso rafforzamento di questa parte fondamentale del tessuto produttivo regionale. Più in dettaglio partendo dal movimento ricavabile dalle imprese registrate presso le Camere di Commercio, che non sempre sono operanti in quanto spesso si trovano in fase di catalogazione o di riorganizzazione, si può cogliere l’evoluzione dell’artigianato abruzzese riferendosi alle imprese attive (nel • Segue dalla prima pagina Per quanto riguarda l’artigianato la riprova di un ruolo imprescindibile delle Camere di Commercio oltre che derivare dal fatto che per la maggior parte esse sono la sede naturale delle Commissioni provinciali dell’artigianato, deriva soprattutto dalla disponibilità di strumenti di gestione delle informazioni di cui esse sono dotate e dai collegamenti e le connessioni che esse hanno nell’ambito dei sistemi informativi che sono alla base del governo dell’economia. Ricordando che tale ruolo e tali funzioni le Camere possono interpretarli al meglio quanto più esse si rendono interpreti delle esigenze conoscitive che si hanno nei vari aspetti dell’economia regionale. E’ tale ragione che difatti ci ha spinto a presentare un approccio conoscitivo dell’artigianato abruzzese e tale che da esso si possano trarre quegli elementi che ne identificano non solo i tratti essenziali, ma anche gli aspetti problematici comunque presenti. 2 - IL QUADRO GENERALE DELL’ARTIGIANATO ABRUZZESE Dai dati del Registro delle Imprese, pubblicato trimestralmente dall’Infocamere, che è il Sistema Informativo delle Camere di Commercio, si evince come in Italia le imprese artigiane, nel 2000 abbiano raggiunto una cifra record di oltre 1.402.000 unità, con un incremento nel processo di formazione di nuove imprese che nel corso dell’anno ha sfiorato le 90.000 unità rispetto alle 366.000 di cui è cresciuto tutto il sistema produttivo nazionale. Come dire che delle im- CRESA Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali istituito dalle Camere di Commercio d’Abruzzo L’Aquila - Corso Vittorio Emanuele II, 112 - Tel. 0862 25335 - 0862 401631 - Fax 0862 419951 Finalità del Centro (dall’art. 2 dello Statuto) 1 - Svolgimento e coordinamento di studi, indagini e ricerche sull’economia della regione e sulle prospettive di sviluppo, anche per conto delle Camere aderenti. 2 - Studio dei problemi e delle iniziative concernenti la programmazione economica regionale, con particolare riguardo ai piani regionali ed agli interventi delle pubbliche amministrazioni, diretti a migliorare le condizioni economiche e sociali della regione. 3 - Svolgimento di studi e ricerche per conto della Regione e di altri Enti Pubblici. Organi del CRESA Presidente Avv. Benito Bove Consiglieri Dott. Giustino Di Carlantonio, Dott. Ezio Ardizzi, Comm. Dino Di Vincenzo, Direttore Dott. Mario Santucci Studio della congiuntura economica abruzzese Responsabile Rodolfo Berardi Comitato di coordinamento Rodolfo Berardi, Lucia Del Grosso, Loretta Del Papa, Antonella Di Stefano, Salvatore Florimbi, Maria Loreta Pagliaricci, Maurizio Tani 2 temi e problemi il panificatore ecc., ma più spesso è specifica di una sovrapposizione di attività che seppure propriamente artigiane trovano una loro catalogazione nel settore del commercio fermo restando che in esso vengono inserite anche le officine di manutenzione. 2000 sono circa 30.000 anziché 32.000 come quelle registrate) negli anni 1995 e 2000. Sul piano generale si rileva come nel corso del quinquennio lo sviluppo sia stato pressoché del 5,5% medio annuo con alcuni settori che hanno registrato crescite medie annue superiori al 7,5% come le costruzioni, l’intermediazione finanziaria mentre le manifatturiere hanno conseguito una crescita di circa il 6%. Sempre sul piano generale i migliori risultati come crescita complessiva dal punto di vista territoriale sono stati conseguiti da Teramo (+43,3% nel quinquennio) e dall’Aquila (+39%), sintomo questo di un generale rinnovamento del sistema della micro impresa che più specificamente ha rafforzato la propria presenza nei settori tradizionali delle produzioni ma anche nel settore dei servizi meno banali. Gli aspetti settoriali Riferendoci alla classificazione delle attività economiche (Classificazione Istat – 1991) adottata nel Registro delle Attività economiche (REA) delle Camere di Commercio si può delineare un quadro sufficientemente articolato delle attività artigianali. In linea di prima approssimazione attraverso questi codici si possono evidenziare ad esempio centinaia di attività artigiane dal settore della produzione al settore dei servizi. Sono artigiani infatti pasticceri, idraulici, parrucchieri, estetisti, tassisti, imprenditori edili ma sono artigiani gli orafi, i battitori di metallo, i saldatori ma anche i produttori di programmi di software. Gli artigiani sono in buona sostanza creatori di lavoro finalizzati alla produzione di beni e di servizi e sono artigiani anche coloro che di fatto producono in serie e secondo sistemi pressoché industrializzati. Da qui si evince come una descrizione delle attività artigiane sia quanto meno complessa e quindi definibile per gradi e per approssimazioni come potrebbe essere quella che comunemente viene utilizzata per la generalità delle attività economiche con l’eccezione, ovviamente di quei settori che per la loro specificità non contemplano attività artigianali come ad esempio quelle riferite alla produzione di energia ed al commercio in senso stretto. In relazione a quella classificazione che fa riferimento alle dodici grandi aggregazioni, si rileva come il maggiore peso in assoluto lo hanno gli artigiani edili e quelli del manifatturiero, con circa il 30% ciascuno delle imprese artigiane, ed il settore del commercio che comprende in particolare gli imprenditori titolari di officine di riparazione di autoveicoli, che rappresentano circa il 12%. Altri aspetti significativi della struttura dell’artigianato per attività economica è il peso che esso assume all’interno dei singoli comparti e/o settori. In oltre 120.000 imprese del settore privato che occupano circa 434.000 addetti, l’artigianato occupa uno spazio di tutto rispetto: 30.256 imprese pari a circa il 25% del totale, con una occupazione di 66.000 addetti pari a circa il 14% del totale dell’occupazione sviluppata da tutti i settori. Sotto questo profilo l’artigianato in Abruzzo non solo copre un ruolo di rilievo sul piano generale, ma soprattutto per la sua ridotta dimensione, in media poco più di due addetti per impresa, esso ha una presenza diffusa sul territorio caratterizzandosi per tendenze localizzative strettamente legate alla presenza di domanda. Gli aspetti territoriali Dal punto di visto territoriale si rafforza la presenza dell’artigianato pressoché in tutto l’Abruzzo con delle differenziazioni che evidenziano come ad esempio la provincia di Pescara vede scendere il proprio peso, nel corso degli ultimi cinque anni, (dal 24% circa a meno del 19%) mentre la crescita più incisiva è quella conseguita dalla provincia di Chieti che tra l’altro ha interessato la generalità dei settori. Dal punto di vista di un maggior dettaglio territoriale l’evoluzione nel corso del quinquennio 19952000, se riferita ad esempio ai comuni per classe di ampiezza, evidenzia in particolare una duplice connotazione di fondo costituita da una parte della maggior crescita in senso assoluto nei comuni di più grandi dimensioni (che ad esempio nella provincia dell’Aquila il capoluogo assieme agli altri tre capoluoghi della Marsica e della Valle Peligna assorbono più dell’80% della crescita complessiva) nell’ambito dei quali si sviluppa l’artigianato più innovativo, mentre dall’altra parte nei comuni più piccoli e periferici lo sviluppo, decisamente più contenuto, riguarda le attività più tradizionali ed i settori più strettamente legati ai fabbisogni essenziali come l’impiantistica, le officine, i servizi alle persone ecc. Un altro carattere tipico dell’artigianato abruzzese, con riferimento a quello più tradizionale e di tipo produttivo è quello di essere fortemente radicato alle specificità del territorio come ad esempio la maggiore presenza di artigiani dell’edilizia nei comuni a specifica vocazione turistica ovvero la maggiore presenza di autotrasportatori nei comuni dove più significative sono le produzioni di beni (materiale di base, prodotti agricoli ecc.). Un aspetto atipico è invece quello dell’artigiano che opera nel settore commerciale, attività evidentemente antitetica all’attività artigiana ma che tuttavia trova spesso una copresenza, in parte di tipo autonomo, come ad esempio potrebbe essere il pizzaiolo, 3 temi e problemi Tab. 1 Imprese artigiane ed addetti per provincia Anno 2000 Settore L’Aquila Teramo Tab. 2 Il tasso di crescita delle imprese artigiane nel periodo 1995/2000 (tassi medi annui) Settore Chieti Pescara Abruzzo Agricoltura Pesca Estrattive Manifatt. Energia Costruzioni Commercio Alberghi Trasporti Intermediazione Finanz. Att. libero profess. Istruzione Sanità Altri servizi Non classificate IMPRESE Agricoltura 82 Pesca Estrattive 14 Manifatt. 2.098 Energia 2 Costruzioni 2.574 Commercio 855 Alberghi 40 Trasporti 453 Intermediazione Finanz. 8 Att. libero profess. 341 Istruzione 10 Sanità 13 Altri servizi 868 Non classificate 10 131 2 1 2.617 6 2.758 922 33 527 7 296 6 15 1.104 36 70 2 8 2.515 1 2.596 1.158 81 566 5 488 19 9 1.291 27 41 324 6 1.566 9 1.256 881 50 536 3 273 6 6 960 8 29 8.796 9.184 3.816 204 2.082 23 1.398 41 43 4.223 81 Totale 8.453 8.841 5.594 30.256 7.368 Totale 139 882 5.728 15.979 1.643 57 748 19 457 20 11 1.574 125 Totale 27.382 10.192 72 1 22 6.184 26 4.297 2.228 155 1.012 25 763 32 6 1.706 79 58 30 4.293 5 3.041 1.751 116 960 48 494 9 10 1.411 38 359 1 980 19.556 40 26.406 6.885 378 3.437 103 2.214 85 37 5.698 267 16.608 12.271 66.453 Chieti Pescara Abruzzo 1,7 7,9 0,2 10,1 4,5 6,0 6,5 6,9 11,5 2,4 66,9 6,2 -1,6 10,7 -9,8 10,1 0,2 10,8 3,6 7,7 9,3 3,5 11,0 20,2 80,2 6,1 5,9 10,6 0,2 3,1 7,6 20,2 11,5 3,0 7,7 7,4 5,2 13,5 4,0 25,2 5,4 25,2 3,0 20,2 1,3 0,2 1,5 0,0 -0,6 1,3 10,2 0,6 0,2 -2,7 0,6 6,9 18,8 0,2 3,4 6,9 10,2 9,1 2,7 4,8 5,7 5,8 9,0 4,3 30,8 4,5 8,6 8,0 8,9 7,8 1,0 6,5 imprese in quei settori più innovativi come ad esempio i produttori di programmi software è l’appannaggio di nuove forze, per lo più giovani, comunque preformati per loro specifica vocazione. Questo fenomeno tra l’altro riconferma a tutti gli effetti l’artigianato come l’attività formativa e di incubazione per eccellenza assicurando da una parte la possibilità di trovare immediata occupazione mettendosi in proprio, e dall’altra di mettersi alla prova, in una sorta di sfida per la verifica della propria disponibilità e professionalità nel campo delle attività economiche. ADDETTI Agricoltura 90 Pesca Estrattive 46 Manifatt. 3.351 Energia 9 Costruzioni 3.089 Commercio 1.263 Alberghi 50 Trasporti 717 Intermediazione Finanz. 11 Att. libero profess. 500 Istruzione 24 Sanità 10 Altri servizi 1.007 Non classificate 25 L’Aquila Teramo Un aspetto particolare dell’artigianato per settore di attività economica è quello relativo all’artigianato cosiddetto artistico e riferito in particolare alle attività di produzione di beni. Per questa catalogazione occorre sempre riferirsi ai codici di attività che in qualche modo dovrebbero essere collegati alle attività di maggiore pregio - e che sono quelle citate nel DPR del 23/10/1956. Non tanto la data di emissione del provvedimento, ma più ancora i mutamenti verificatisi nel sistema nel corso di questo intervallo di tempo con la formazione di nuove attività e nuovi mestieri, hanno reso quella catalogazione abbastanza anacronistica ed oggi, alla luce delle nuove classificazioni delle attività economiche, anche inapplicabile ai fini della individuazione dei mestieri tradizionali . Sappiamo tutti che la definizione dell’artigianato tradizionale è divenuto uno slogan, tanto da divenire una sorta di fluido capace di rigenerare attività ed occupazione. Scorrendo l’elenco dei mestieri del DPR richiamato, si rileva come pressoché tutte le attività citate costi- Fonte: elaborazione su dati Registro Imprese Questo è un aspetto senz’altro limitativo di quei processi di rinnovamento e di ricambio in specie per le attività più tradizionali dove è anche indicata una relativa presenza di trasferimento di attività dai genitori ai figli. Anche questo vale soprattutto per quelle attività più tradizionali e generalmente dove è più facile non solo ricapitalizzare le esperienze ma anche il capitale fisso che generalmente è investito nelle aziende. Questo fenomeno, in particolare, si evidenzia da una forte presenza di movimenti di aziende per procedure di subingresso o di trasformazione degli assetti aziendali, tra l’altro sicuramente più agevoli anche per la recente introduzione della nuova disciplina che consente assetti societari nuovi. Resta peraltro dimostrato come la nascita di nuove 4 temi e problemi Tab. 3 Indici caratteristici presenza artigiani per provincia L’Aquila 1995 Popolazione residente Numero artigiani Totale imprese Artigiani su tot. Imprese Artigiani / mille abitanti Imprese per mille abitanti Settore costruzioni su tot. Artigiani Settore manifatturiero su tot. Artigiani Teramo 2000 303.879 303.972 5.300 7.368 21.626 28.718 24,5 23,2 17,4 24,2 71,2 104,3 32,5 34,9 28,6 28,5 1995 2000 286.234 290.919 5.900 8.453 24.485 33.529 24,1 23,2 20,6 29,1 85,5 127,7 30,6 32,6 29,6 31,0 Chieti 1995 Pescara 2000 1995 388.276 390.152 6.400 8.841 25.205 43.038 25,4 17,3 16,5 22,7 64,9 130,9 26,0 29,4 28,7 28,4 292.202 5.375 23.971 22,4 18,4 82,0 21,9 27,6 Abruzzo 2000 1995 2000 294.336 1.270.591 1.279.379 5.594 22.975 30.256 31.550 95.287 140.515 15,9 24,1 19,5 19,0 18,1 23,6 119,9 75,0 121,3 22,5 27,7 30,4 28,0 28,7 29,1 Tab. 4 Le imprese artigiane in Abruzzo secondo la classe di ampiezza dei comuni. Valori assoluti al 2000 e crescita dal 1995 al 2000 Settore CLASSI DI AMPIEZZA DEMOGRAFICA fino a 1000 fino a 2000 fino a 5000 fino a 10000 oltre 10000 Totale 87 0 9 4485 7 4355 2243 136 1192 21 943 31 27 2553 47 16136 323 2 29 8796 9 9183 3816 204 2083 23 1399 41 43 4224 81 30256 35 0 1 1135 2 1351 253 24 253 5 281 5 15 468 15 3839 155 0 4 2209 3 2818 420 38 451 5 427 7 26 741 24 7276 VALORI ASSOLUTI agricoltura pesca estrattive manifatturiere energia costruzioni commercio alberghi trasporrti att. Finanziarie att. libero profess. istruzione sanita altri servizi Non classificate Totale 26 0 1 323 0 489 89 6 73 0 33 0 2 89 0 1131 64 1 9 922 0 1104 264 14 168 0 93 2 2 351 4 2998 66 0 6 1421 0 1632 573 23 324 1 153 5 3 594 10 4811 80 1 4 1645 2 1603 647 25 326 1 177 3 9 637 20 5180 DIFFERENZE ASSOLUTE 2000 - 1995 agricoltura pesca estrattive manifatturiere energia costruzioni commercio alberghi trasporrti att. Finanziarie att. libero profess. istruzione sanita altri servizi Non classificate Totale 14 0 0 99 0 167 10 2 21 0 14 0 2 25 0 346 39 0 1 228 0 356 17 3 36 0 31 1 2 60 0 761 32 0 2 361 0 503 62 6 59 0 50 0 2 92 5 1156 5 35 0 0 386 1 441 78 3 82 0 51 1 5 96 4 1174 temi e problemi tuiscono attività artigianali di tradizioni più o meno antiche purché le metodologie produttive si attengano a scrupolosi canoni di manifattura con l’esclusivo prevalente apporto di manodopera diretta e con produzioni che abbinano il carattere esclusivo alla produzione originale , tanto da arrivare su questo piano all’individuazione delle attività dell’artigianato artistico, come apice delle attività dell’artigianato tradizionale. Per queste specifiche attività e soprattutto per le specifiche modalità esecutive è evidente che l’artigianato tradizionale e quello artistico si differenziano solo ed esclusivamente per l’apporto professionale diretto che dà l’artigiano quando inventa un nuovo oggetto come l’orafo, il merlettaio, o chi scolpisce la pietra o restaura un mosaico. L’aspetto interessante e preoccupante nel contempo di questo tipo di attività è quello che troppo spesso si è portati a confondere l’artigianato tradizionale, con attività artigianali che non hanno nulla a che vedere con le tradizioni e come estremo limite si è portati a considerare artigiani anche quelli che producono in serie e che non partecipano essi stessi ai processi produttivi. Al di là dell’esigenza che si avverte di riconsiderare le attività e i mestieri artigiani per una più corretta classificazione ci si chiede quale possa essere invece la forza dell’artigianato artistico nella nostra regione. Partendo dalla classificazione del DPR/56 e dalla catalogazione delle imprese nel Registro degli esercenti attività economiche (REA) in linea di larga massima gli artigiani artistici e tradizionali ad una prima approssimazione se ne possono contare poco più di 1.100 [si veda la tabella 5]. A meglio guardare, tuttavia ci si rende conto che i 400 artigiani produttori di borse nel teramano o i 250 sarti esistenti in tutto l’Abruzzo forse hanno poco a che fare con quello che intendiamo come artigianato tradizionale o artistico considerando ad esempio che i borsettifici del teramano per gran parte sono produttori di serie per conto terzi o i sarti per gran parte sono aggiustatori che lavorano per conto della distribuzione. Si arguisce così come gli artigiani artistici e tradizionali possano essere abbastanza di meno di quel circa 3,5% che verrebbe fuori se considerassimo tutti i 1.106 artigiani catalogati in tal modo. C’è pure da dire che questi dati scontano tuttavia un eccesso di approssimazione che viene applicata nel momento in cui si registrano presso le Camere di Commercio e nello stesso tempo, troppo spesso sono essi stessi che non evidenziano con chiarezza la loro effettiva posizione nell’ambito dei mestieri. Considerando il ruolo che ha l’artigianato nell’ambito del sistema economico, in Abruzzo l’apporto economico come flusso di reddito prodotto è di poco inferiore al 20% del totale, si arguisce il grande ri- Tab. 5 Le imprese presenti nelle attività artistiche e tradizionali secondo la classificazione del DPR. 23/10/1956 Settore L’Aquila Teramo Pescara Chieti Abruzzo Fabb. Tulli,pizzi, merletti Confezioni su misura Borse e selleria Calzature Prodotti in legno Corniciai Lavorazione del sughero Articoli in paglia e intreccio Vetro a mano e a soffio Prodotti in ceramica Lav. artist. del marmo Gioielleria ed oreficeria Totale 4 66 5 0 11 19 0 0 11 16 8 70 0 0 400 1 2 19 0 1 0 46 10 27 0 68 9 9 5 15 0 0 0 6 1 22 0 117 14 2 25 23 2 1 0 20 12 39 4 251 428 12 43 76 2 2 11 88 31 158 210 506 135 255 1106 lievo che può assumere questo settore se ricondotto in un quadro più organico in cui si evidenzino le peculiarità dei vari mestieri ed attività per una valorizzazione più appropriata e mirata, non solo tenendo conto dei vari segmenti di cui esso si compone, ma soprattutto considerano il ruolo che ognuno di essi può assumere nei vari contesti territoriali. Per una giusta valutazione di questi problemi e per una scelta più appropriata delle soluzioni da proporre non si può continuare a gestire il settore senza che su di esso si abbiano indagini e studi finalizzati alla migliore catalogazione dei mestieri e facendo le conseguenti scelte per dei sostegni mirati, in base ai mestieri stessi ed ai vari contesti territoriali. La funzione di un Osservatorio in tal senso è insostituibile: si è vista infatti l’inadeguatezza delle rilevazioni standardizzate, come quella che adotta il sistema camerale e che sono state utilizzate per l’esame del settore proposto attraverso questo articolo. Le Commissioni provinciali dell’Artigianato, la Commissione Regionale in tal senso devono farsi interpreti di questa esigenza non trascurando un problema di ordine più generale che è quello di rivedere il quadro a livello nazionale finalizzandolo alla ricerca non solo di classificazioni ma anche di sostegni mirati a rapportarli alle varie tipologie di mestiere e di arte: non si può pensare di dare pari sostegni o agevolazioni a chi fa il ceramista o l’orafo ed a chi fa l’idraulico o il carpentiere. A tutti sicuramente va riconosciuta pari dignità soprattutto per la rilevante funzione formativa (scuola) che possono assolvere ma sicuramente dando maggiore riguardo a quelle attività che sono fortemente legate alle più antiche tradizioni. 6 temi e problemi Talune puntualizzazioni della disoccupazione in Abruzzo: un confronto tra i dati della rilevazione delle forze di lavoro dell’Istat ed i dati degli iscritti alle liste di collocamento di Rodolfo Berardi mancanza di risultati per precedenti azioni di ricerca. Considerando questi caratteri aggiuntivi delle persone in età lavorativa, non può non ritenersi che essi a tutti gli effetti costituiscano la forza lavoro che è alla base per il calcolo dei tassi di occupazione e disoccupazione. L’Istat cataloga queste persone secondo i seguenti due aggregati: - coloro che cercano lavoro non attivamente, ma sono disponibili a lavorare; - coloro che cercano lavoro, ma non sono immediatamente disponibili. Al riguardo si ricorda che l’Istat considera disoccupato in senso stretto chi cerca lavoro ed è disponibile ad accettarlo immediatamente. Il prospetto che segue esemplifica con immediatezza la situazione. Dai centri per l’impiego e dall’Ente strumentale Abruzzo Lavoro di recente sono stati messi a punto i dati definitivi degli iscritti alle liste di disoccupazione. La disponibilità dei dati a livello territoriale più dettagliati di quanto non fa l’Istat fornendo i dati a livello provinciale, ci ha portato a riconsiderare la situazione della disoccupazione abruzzese per meglio cogliere quegli aspetti più specifici che la caratterizzano territorialmente ed in termini di contenuti. Come si sa presso gli uffici del lavoro ieri e presso i Centri per l’impiego oggi vengono registrati gli iscritti alle liste di collocamento che seppure dichiarati alla ricerca di occupazione di fatto non rappresentano la disoccupazione come la intende l’Istat con l’indagine sulle forze di lavoro, sia perché l’Istat dichiara occupato e non disoccupato anche l’eventuale persona interessata che lavorando per un periodo inferiore ai tre mesi può restare iscritta nelle liste di collocamento, sia perché l’Istat dichiara e rileva una persona come disoccupata solo se dichiaratamente ed espressamente, con appropriate azioni, è alla ricerca di lavoro. E questo spiega perché l’Istat per il 2000 rileva per l’Abruzzo 38.000 disoccupati (o persone in cerca di occupazione), mentre dai dati dei Centri per l’impiego si hanno più di 177.000 iscritti alle liste di collocamento intendendosi per essi la generalità delle persone in cerca di un’occupazione che risponda alle proprie aspettative, ma che nello stesso tempo è anche legata alla maturazione di particolari processi: si pensi allo studente universitario o chi è al servizio civile o militare. L’Istat tuttavia con la propria indagine sulle forze di lavoro, in una sorta di concezione di “disoccupazione allargata” da diverso tempo rileva anche le persone che sono in età lavorativa (15-64 anni) e che cercano lavoro o in maniera non sistematica (ma comunque lo cercano) o che dichiarano la propria disponibilità a lavorare a particolari condizioni. In particolare arguisce così che sia l’uno che l’altro gruppo di persone sono quelle che magari sono iscritte alle liste di collocamento e che se non dichiarano di essere esplicitamente alla ricerca di lavoro (tali da rientrare in quei 38.000 per l’anno 2000) ciò dipende solo dalla mancanza di un interesse imminente, ma che comunque, come propensione, si devono considerare a tutti gli effetti come persone in cerca di lavoro. D’altra parte all’interno di questo gruppo vanno pure ricordate le persone scoraggiate che magari non cercano lavoro o per particolari difficili condizioni esterne (mancanza di domanda di lavoro) o perché sfiduciati per la _______________________________________________________________________ Rilevazione forze lavoro Istat - Abruzzo media 2000 (valori in migliaia di unità) RILEVAZIONI RILEVAZIONI BASE ALLARGATE _______________________________________________________ v. a. tassi v. a. tassi 448 92,4 448 80,0 totale persone in cerca di occupazione 38 7,6 112 20,0 di cui: - alla ricerca attiva di occupazione 38 occupati 38 - altre persone che cercano lavoro in maniera non sistematica 29 - altre persone disposte a lavorare a particolari condizioni 45 Totale forze lavoro 485 100,0 559 100,0 _______________________________________________________________________ Con questa impostazione si “spiega”, anche se non in maniera esauriente, la differenza tra i disoccupati Istat e gli iscritti alle liste di collocamento. Si diceva in maniera non esauriente considerato che la differenza tra le 112.000 persone in cerca di occupazione dell’Istat secondo questa concezione “allargata” è sempre significativa considerato che risultano ben 55.000 le persone che in Abruzzo sono iscritte come disoccupati alle liste di collocamento ma a tutti gli effetti non ven- 7 temi e problemi Tab. 1 Tassi di disoccupazione nelle province abruzzesi secondo le diverse definizioni Tassi di disoccupazione L’Aquila Teramo Pescara Chieti ABRUZZO Numero indice Abruzzo = 100 a b c a b c 10,3 6,7 6,8 7,4 7,8 16,3 13,2 11,5 11,2 12,9 25,2 17,2 19,5 18,4 20,0 132,9 86,1 88,1 95,3 100,0 125,8 102,2 89,2 86,5 100,0 126,4 85,9 97,5 92,0 100,0 Tab. 2 Tassi di disoccupazione in Abruzzo e nelle circoscrizioni secondo le diverse definizioni Tassi di disoccupazione ABRUZZO Nord Centro Mezzogiorno ITALIA Numero indice Italia = 100 a b c a b c 7,8 4,7 8,3 21,0 10,6 12,9 6,3 12,2 28,7 15,0 20,0 11,9 18,3 35,9 21,4 73,2 44,2 78,2 198,7 100,0 86,5 42,3 81,3 191,8 100,0 93,3 55,6 85,3 167,8 100,0 a = disoccupati in senso stretto b = disoccupati in senso stretto + persone che cercano lavoro in maniera non sistematica c = disoccupati in senso stretto + persone che cercano lavoro in maniera non sistematica + persone disposte a lavorare a particolari condizioni Fonte: Istat, Rilevazione Forze Lavoro 2000 di Pescara. Ritornando alla situazione regionale e facendo riferimento alla valutazione della disoccupazione nella sua occupazione “allargata” si rileva come la posizione dell’Abruzzo è ben più svantaggiata di quanto invece appare dai dati della disoccupazione “ristretta” pubblicati dall’Istat . E’ sufficiente osservare come l’indice di disoccupazione relativo, rispetto alla situazione media italiana fatta uguale a 100, passa da 73,2% a 93,3%. Ciò mostra un Abruzzo ben più lontano dal Nord, 20% di disoccupazione contro l’11,9% anziché il 7,8% contro il 4,7% (si veda tabella 2). Con riferimento all’interno dell’Abruzzo, si rileva come la situazione della provincia dell’Aquila già cenerentola dai dati dell’Istat sul piano occupazionale e disoccupazionale, se letta attraverso i dati dei Centri per l’impiego evidenzia un quadro altrettanto allarmante e comunque in linea con quanto emerge dal quadro calcolato sulla base della disoccupazione allargata. Sotto questo profilo è interessante rilevare che il quadro più drammatico interessa in generale tutti e quattro i Centri per l’impiego della provincia dell’Aquila (si veda no considerati dall’Istat. Prescindendo dagli aspetti definitori e di tipo più strettamente metodologico, tuttavia si rileva un relativo parallelismo tra i due dati statistici che ci consente di fare con riferimento all’articolazione territoriale, una lettura della disoccupazione anche a livello di aree subprovinciali come ad esempio ai territori riferiti ai Centri per l’impiego che per l’Abruzzo sono 13 (Si veda la tabella 3). La differenza tra le province della disoccupazione di base come definita dall’Istat, già esaminata nel precedente numero 3 del presente periodico, evidenziavano una situazione in cui la provincia dell’Aquila mostrava il peggiore quadro occupazionale, con l’occupazione più bassa, la disoccupazione più alta e una tendenza più contenuta alla crescita rispetto a quella delle altre province (+0,8% contro 2 o 3 % per le province di Pescara e di Chieti). Se si fa riferimento alla disoccupazione nella sua accezione “allargata” (si veda la tabella 1) si evidenzia ancora per L’Aquila la situazione peggiore con un tasso di disoccupazione del 25,2% di contro ad altri valori per le altre province contenuti tra il 17,2% di Teramo e il 19,5% 8 temi e problemi Tab. 3 Tab. 3 - Iscritti liste di collocamento e rapporto rispetto alla popolazione in età lavorativa (anno 2000) Centri per l’impiego (2001 totale pop. Pop. 15-64 pop 15-64 su totale popolazione iscritti liste collocamento Iscritti su pop. 15-64 Numero Indice Abruzzo =100 L’Aquila Avezzano Sulmona Castel di Sangro • Provincia L’Aquila 101.938 128.595 54.195 16.393 301.121 67.100 84.047 35.014 10.532 196.693 65,8 65,4 64,6 64,2 65,3 14.233 18.289 8.192 2.752 43.466 21,2 21,8 23,4 26,1 22,1 109,2 112,0 120,5 134,5 113,8 Teramo Roseto Giulianova • Provincia Teramo 93.054 90.900 105.792 289.746 61.485 60.509 70.825 192.819 66,1 66,6 66,9 66,5 14.721 11.589 11.940 38.250 23,9 19,2 16,9 19,8 123,3 98,6 86,8 102,1 Pescara Penne Scafa • Provincia Pescara 171.219 58.022 64.614 293.855 116.395 37.235 41.495 195.125 68,0 64,2 64,2 66,4 21.872 6.202 8.584 36.658 18,8 16,7 20,7 18,8 96,7 85,8 106,5 96,7 Chieti Ortona Lanciano Vasto • Provincia Chieti 108.677 66.914 116.150 95.722 387.463 74.227 42.846 73.753 63.601 254.427 68,3 64,0 63,5 66,4 65,7 14.033 6.092 12.442 12.032 44.599 18,9 14,2 16,9 18,9 17,5 97,3 73,2 86,9 97,4 90,2 1.272.185 839.064 66,0 162.973 19,4 100,0 Totale Abruzzo Fonte: elaborazione su dati ISTAT e Abruzzo Lavoro indici stessi, come è il caso di Castel di Sangro. Con questo vogliamo ricordare come in Abruzzo la disoccupazione letta sia attraverso i dati Istat sia attraverso i dati degli iscritti alle liste di disoccupazione in definitiva delinea una situazione di maggior disagio per il complesso della provincia dell’Aquila. Non a caso la generalità degli indicatori della provincia sono tutti in posizioni peggiori rispetto alla situazione media regionale. Si ricorda al riguardo come una situazione analoga emergeva anche dai dati sul reddito presentati nel precedente numero del presente periodico e si ricorda pure come la provincia occupi oggi, eccetto taluni comuni più vivaci, un quadro demografico decisamente compromesso con quote di popolazione giovane sempre meno consistenti. Non va dimenticato tra l’altro come in provincia dell’Aquila l’occupazione nel periodo più recente, registra tassi di crescita pressoché nulli e gli stessi tassi di crescita delle imprese non sono eccellenti, considerando che per lo più i cambiamenti riguardano settori tradizionali legati a funzioni di carattere essenziale, ciò confermando, in via definitiva, come essa rappresenti la parte del territorio meno sviluppata della regione. tabella 3), mentre i centri per l’impiego delle altre province presentano tutti un indice inferiore alla situazione media regionale. Fa eccezione il Centro per l’impiego di Teramo in cui la disoccupazione è in misura pressoché pari al valore medio regionale. Ciò ovviamente è legato alla struttura monocentrica del capoluogo che riaggrega anche le realtà del circondario esaltando anche il carattere proprio della domanda di lavoro in esso presente ed in cui prevale l’occupazione nel settore della pubblica amministrazione. Per quanto riguarda le varie realtà della provincia dell’Aquila va fatto notare come le differenze fra le varie realtà non sono drammatiche come spesso viene denunciato come allarme, considerato che l’indice relativo registra un valore pari a 109 per la situazione dell’Aquila di contro a 112 per Avezzano e 120 per Sulmona, che è appena il 10% superiore rispetto a L’Aquila. Fa forse eccezione Castel di Sangro. Non va dimenticato tra l’altro che per omogeneità i tassi sono stati calcolati rispetto alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni) e quindi le situazioni in cui la quota di popolazione in età lavorativa è più bassa esaltano gli 9 temi e problemi Aspetti monografici della popolazione abruzzese. Una pubblicazione del CRESA in corso di stampa. aspetti strutturali (età, sesso, attività) e le componenti territoriali, con particolare riferimento alle specificità territoriali della distribuzione e dei caratteri intrinseci della popolazione, come l’età. Nel secondo capitolo si è approfondito l’aspetto relativo all’invecchiamento della popolazione abruzzese, sia come fatto demografico sia in relazione ai fatti economici ad essa legati come le pensioni. Di esse, in particolare, sono state considerate quelle del segmento privato, evidenziandone i caratteri essenziali in rapporto alle varie tipologie ed anche in relazione al processo di formazione del reddito nelle varie realtà del territorio regionale. Nella collana di studi economici del CRESA è in corso di pubblicazione un lavoro, recentemente concluso, che approfondisce taluni aspetti essenziali del quadro strutturale della popolazione abruzzese. La popolazione abruzzese, come è noto, da diverso tempo si è caratterizzata come una popolazione in decisa fase di declino sul piano biologico-demografico in cui le componenti intrinseche hanno progressivamente evidenziato diffusi stati di debolezza tipici di popolazioni con elevato indice di invecchiamento e comunque degradate sul piano strutturale a causa delle emigrazioni. L’evoluzione della popolazione abruzzese nel corso del tempo è nota: dopo flussi migratori che hanno fatto perdere all’Abruzzo centinaia di migliaia di persone nel corso dei primi sessanta anni del secolo scorso, la dinamica demografica in parte cambia rotta quando nella regione si attivano i primi significativi processi di sviluppo, che in qualche modo provocano una prima stabilizzazione della popolazione sino al periodo in cui sopravvengono i fenomeni di rientro migratorio legati alle crisi economiche internazionali. Da quell’epoca, e siamo ormai alla soglia degli anni novanta, la popolazione abruzzese, con una struttura sbilanciata sulle classi anziane, perde progressivamente il proprio potenziale riproduttivo, con la mortalità che dapprima eguaglia la natalità e gradualmente, ed in specie nel corso dell’ultimo decennio, supera decisamente la stessa natalità innescando un regime di perdita di popolazione imputabile al ricambio naturale. La regione, tuttavia, in parte a causa del mantenimento di un fenomeno latente come il rientro demografico legato alle passate emigrazioni ed in parte a causa della progressiva attrattività che ha sviluppato l’Italia soprattutto per le immigrazioni extracomunitarie, è venuta conquistando man mano punteggi nel tasso di crescita tanto che allo stato attuale registra indici di incremento medi annui superiori all’1%. Sebbene diversificata all’interno della regione la popolazione abruzzese si evolve secondo un piano abbastanza uniforme, con un’immigrazione extraeuropea pressoché diffusa in tutto il territorio e con tassi di ricambio che penalizzano soprattutto le aree più deboli e marginali costituito per lo più dai territori montani. Al di là degli aspetti più generali, con la pubblicazione in particolare si sono affrontati quattro tematiche di fondo, trattate in quattro diversi capitoli. Il primo capitolo si riferisce all’analisi delle principali componenti della popolazione e ne evidenzia i suoi TAVOLA 1 - L’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE NEI COMUNI ABRUZZESI NELL’ULTIMO VENTENNIO Si evidenzia la crescente diffusione territoriale dell’invecchiamento demografico (misurato dall’indice di vecchiaia) che ha interessato in misura maggiore le aree montane e marginali della regione. 10 temi e problemi tori di produttività e quelli relativi al ruolo svolto dagli immigrati nella nostra regione per le componenti sociali. Ritornando sul piano più generale, la popolazione abruzzese, come quelle di altre regioni più vecchie (Liguria, Friuli, Piemonte ecc.), rappresenta la sintesi di un processo che investe tutta la popolazione italiana e più precisamente l’erosione delle classi più vitali (giovani ed adulti in età lavorativa) e soprattutto la progressiva riduzione delle proprie potenzialità di riproduzione. Su questo piano gli scenari non sono rosei, ovvero si rilevano tali solo in relazione alle ipotesi di miglioramento che si possono presumere nella progressione del tempo, quali ad esempio un ipotetico risveglio della fecondità della popolazione, ovvero in una più realistica ipotesi di miglioramento ulteriore degli scambi migratori. Nel passato l’Istat faceva le previsioni demografiche secondo l’ipotesi di natalità alta o bassa, oggi le cose in Italia ed in Abruzzo sono cambiate, infatti le previsioni demografiche si fanno ipotizzando scenari di alta o bassa immigratorietà. L’Abruzzo in tal senso è nel pieno di una situazione di questo tipo pur non avendo tassi di immigrazione esaltanti come altre realtà più vivaci dell’Italia. Con il terzo capitolo si è sviluppato un excursus essenziale sull’evoluzione delle migrazioni regionali nell’arco di oltre un secolo, cogliendo aspetti particolari relativi ai momenti salienti di questo importante fenomeno. Il quarto capitolo è dedicato all’immigrazione ed in particolare all’immigrazione extracomunitaria nella nostra regione. Di essa delinea, con dovizia di riferimenti, gli aspetti salienti di natura demografica (il concorso dell’immigrazione al processo di ricambio naturale) ed il ruolo che l’immigrazione assolve nella nostra regione sul piano della formazione della forza lavoro, nell’ambito del sistema economico regionale evidenziando gli aspetti più strettamente legati ai fat- GRAFICO 1 - LA PRESENZA DELLE QUATTRO MAGGIORI COMUNITÀ STRANIERE IN ABRUZZO (AL 31 DICEMBRE 1999) Le quattro comunità rappresentano il 47% circa del totale della popolazione straniera residente in Abruzzo (pari a 21.840 unità in termini assoluti). Significativa è la presenza della popolazione balcanica in provincia dell’Aquila. 11 abruzzo congiuntura Congiuntura economica abruzzese IV trimestre 2000 all’estero, rispetto al 1999, è stato del 30,5%, una percentuale molto consistente se si confronta con quella del Mezzogiorno pari al +19,3%. A favorire la crescita delle esportazioni è stata la vendita di apparecchi elettrici e di precisione, cioè prodotti di alta specializzazione, a conferma della crescente organizzazione aziendale e competitività della piccola e media impresa abruzzese. In termini di composizione percentuale, l’export abruzzese rappresenta il 2% delle esportazioni italiane, con un valore assoluto paria a 9848,9 miliardi, mentre nel 1999 la percentuale era dell’1,8%. Con la sempre più accentuata globalizzazione dei mercati le imprese abruzzesi mostrano di saper puntare ai mercati internazionali con produzioni di alta qualità, sia relativi all’industria che ad altri settori come l’agricoltura. I dati occupazionali mostrano una situazione generale di crescita con decisi miglioramenti sia rispetto al trimestre precedente che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Considerazioni generali L’economia abruzzese nel corso del 2000 ha registrato una fase di crescita sostenuta confermandosi decisamente la regione più dinamica del Mezzogiorno. Per altro verso, nell’ambito dell’evoluzione anche più recente, permangono fattori di vischiosità che limitano l’esplicazione di quelle potenzialità che le potrebbero consentire di mettersi al passo con le regione del centro Italia. Anche l’evoluzione dell’ultimo trimestre ha confermato quasto quadro facendo registrare andamenti positivi: i dati dell’ultimo trimestre dell’anno hanno mostrato, infatti, andamenti positivi soprattutto per la trasformazione industriale e il terziario avanzato, mentre più lenta è stata la crescita dei settori tradizionali come l’agricoltura e il commercio. In questo quadro non mancano però elementi negativi legati essenzialmente all’accentuarsi del divario tra le zone costiere più sviluppate e le aree interne meno vivaci, ma anche alle carenze di infrastrutture che rendono meno competitivo il sistema delle imprese. L’economia regionale è stata quindi caratterizzata da un andamento crescente della produzione industriale, accompagnato da dinamiche positive sia per il fatturato che per gli ordini interni ed esteri. Queste indicazioni non trovano conferma nella formazione di nuove imprese, secondo i dati della nati-mortalità derivanti dai Registri delle Camere di Commercio. Nel trimestre considerato, infatti, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni è risultato negativo per il settore manifatturiero, così come per il commercio e per altri servizi. Contrario è stato invece il risultato per le costruzioni, che ha visto aumentare il numero delle imprese che operano nel settore. Sul lato della domanda si è assistito ad un discreto andamento delle variabili macroeconomiche considerate, come prosecuzione degli andamenti dei trimestri precedenti. Gli investimenti sono cresciuti grazie, soprattutto, all’aumento degli acquisti di mezzi di trasporto, mentre gli investimenti in macchine attrezzature e altri prodotti sono rimasti stazionari. I consumi finali sono stati caratterizzati da una crescita della spesa delle famiglie e della pubblica amministrazione. Il miglioramento delle condizioni della domanda, imputato dallo slancio delle esportazioni, che dovrebbe consentire nei periodi futuri maggiori investimenti in macchine e attrezzature, per adeguare ai maggiori livelli di produzione attesi la capacità produttiva degli impianti. Nell’anno 2000 l’aumento dei prodotti venduti 2. Il clima d’opinione e l’andamento dei prezzi I giudizi delle famiglie L’Anno 2000 si è chiuso con un miglioramento del clima di fiducia delle famiglie, proseguendo l’andamento favorevole dei periodi precedenti. Così che lo scenario che ci si attende per i prossimi mesi è senz’altro positivo secondo le opinioni delle famiglie oggetto dell’indagine dell’ISAE, l’Istituto di Studi e Analisi Economiche. A dicembre le aspettative degli operatori sono risultate in generale positive, sia riguardo la situazione economica generale che riguardo alla situazione personale mentre per i consumatori si percepiscono atteggiamenti riflessivi soprattutto a causa del ridimensionamento della dinamica inflazionistica, che dovrebbe consolidarsi entro un breve periodo. Appaiono in netto miglioramento anche le valutazioni sulla situazione del mercato del lavoro, con una riduzione di coloro che si attendono un aumento della disoccupazione. Per quanto riguarda le famiglie l’ottimismo degli intervistati si è riscontrato inoltre nelle valutazioni sulla propria situazione personale, con un miglioramento delle attese del proprio bilancio familiare, confermando l’esistenza di una maggiore convenienza al risparmio rispetto ai periodi precedenti e rafforzando le 12 abruzzo congiuntura Le forze di lavoro in Abruzzo e nelle circoscrizioni italiane - Media anno 2000 (valori in migliaia di unità) Regioni Abruzzo Nord Centro Mezzogiorno Italia Occupati Disoccupati 463 10959 4310 6003 21273 14 224 159 486 869 In cerca Altre persone di prima occ. in cerca di lavoro 13 98 136 749 983 8 160 78 290 527 Totale Forza lavoro 498 11441 4683 7528 23652 Fonte: Istat, Indagine Forze di Lavoro duzione. I prezzi dei prodotti alimentari e non alimentari si sono, invece, tenuti ben al di sotto della media generale dei prezzi al consumo, qualche tensione è emersa soltanto nel comparto dei servizi privati. In sintesi, il quadro di riferimento ha riflesso andamenti contrastanti, con spinte rilevanti dal canale estero e moderazione sul versante interno, che hanno impedito di innescare un circolo vizioso sul sistema dei prezzi. intenzioni di incrementare ulteriormente in prospettiva la loro propensione al risparmio. Le intenzioni di acquisto dei beni durevoli sono rimaste stazionarie per quanto riguarda le abitazioni, sono, invece, in crescita quelle di automobili. La dinamica dei prezzi Già dai primi mesi del 2000 era apparso evidente che l’inflazione era destinata a aumentare. Lo scenario dei prezzi era compromesso dagli impulsi congiunti di un cambio più debole e di un petrolio più caro. Il 1999 si era chiuso con un incremento medio annuo dei prezzi al consumo dell’1,7%, mentre il 2000 si chiude con un un’inflazione misurata dall’indice per l’intera collettività nazionale al 2,5%. Nel corso dell’anno le tensioni sui prezzi alle prime fasi del processo di commercializzazione si sono acuite. Ancora una volta a trainare i prezzi alla produzione sono stati soprattutto i prodotti intermedi, che più hanno risentito dell’accresciuto costo delle materie prime energetiche. Il dettaglio per settore di attività consente di dare una migliore lettura degli effetti prodotti dallo shock di offerta. Gli aumenti più significativi si sono verificati nei settori dell’energia elettrica, gas e acqua, dei prodotti petroliferi raffinati, della carta e dei prodotti chimici. Le spinte provenienti dal canale degli scambi internazionali sono state moderate dalle variabili interne dei costi di produzione, ovvero dal costo del lavoro. Sulla base degli andamenti osservati a monte, nel 2000 anche l’inflazione al consumo è stata trainata principalmente dai prodotti energetici, i cui prezzi hanno incorporato gli andamenti dei relativi prezzi alla pro- 3. La congiuntura occupazionale E’ proseguita anche nel quarto trimestre la buona “performance” dell’occupazione dell’Abruzzo, rilevata già nei periodi trascorsi. Secondo l’indagine trimestrale dell’Istat sulle forze di lavoro condotta nel mese di gennaio, il numero degli occupati è aumentato di dodici mila unità rispetto a tre mesi precedenti, portandosi da 451 mila a 463 mila occupati. Non sono aumentati solo i lavoratori dipendenti, ma anche gli indipendenti, a conferma dell’ottimo momento che sta attraversando l’imprenditoria abruzzese, in grado di affrontare i cambiamenti e le sfide dei mercati. L’occupazione è cresciuta in tutti i settori economici, soprattutto nel settore industriale, che per diversi periodi aveva attraversato momenti di incertezza. L’evoluzione positiva della domanda di lavoro è stata accompagnata da un aumento dell’offerta, effetto che ha determinato un’invariabilità del numero delle persone in cerca di occupazione e del tasso si disoccupazione, che si è mantenuto comunque ad un valore al di sotto della media nazionale. E’ opinione comune che gli ottimi risultati siano la CASSA INTEGRAZIONE ANNO 2000 (NUMERO ORE AUTORIZZATE) Province L’Aquila Teramo Pescara Chieti Abruzzo Gest. Ordinaria 1.075.477 1.261.271 247.862 1.026.172 3.610.782 Gest.spec.edilizia 279.600 91.199 238.935 363.145 972.879 Fonte: INPS 13 Commercio 33.206 10.912 45.029 6.624 95.771 Totale 1.388.283 1.363.382 531.826 1.395.941 4.679.432 abruzzo congiuntura costi energetici e dei prezzi di concimi e mangimi, nonché alle emergenze sanitarie nel comparto zootecnico. Il comparto cerealicolo presenta solo un leggero incremento (+1%), a causa dei minori investimenti e minori rese produttive, mentre più consistente è la variazione della produzione degli ortaggi (+2,8%), grazie anche al buon andamento delle patate che hanno raggiunto anche caratteristiche qualitative superiori alla media. La diminuzione della produzione è dovuta essenzialmente al risultato dell’andamento negativo delle piante industriali (-5,1%) e delle colture arboree (-4%), che hanno risentito della caduta del comprensorio olivicoli, a causa dell’alternanza legata ai cicli vegetativi degli oliveti. Passando ad esaminare le produzioni animali, si è rilevata una diminuzione della produzione (-2,5%). L’andamento negativo della produzione di carni bovine è stato solo in parte compensato dall’incremento della produzione di carni suine e ovicaprine. Sul fronte occupazionale l’Indicatore delle Forze di Lavoro ha evidenziato una leggera diminuzione degli occupati del settore agricoltura rispetto al periodo precedente. conseguenza della flessibilizzazione di un mercato ancora legato a schemi tradizionali, che ha consentito l’incontro tra offerta e domanda di lavoro. Un dato negativo emerge, però, dagli iscritti alle liste dell’ufficio di collocamento, che alla fine dell’anno sono aumentati rispetto a settembre in tutte le province, con un valore più alto nella provincia di L’Aquila e più basso in quella di Teramo. L’analisi dei dati INPS della Cassa Integrazione Guadagni ha permesso di evidenziare una diminuzione degli interventi complessivi del 9% rispetto all’anno precedente. Le ore complessivamente erogate per l’integrazione salariale nell’anno 2000 risultano aumentate nella provincia di Pescara e Chieti e in diminuzione nelle altre due. In termini settoriali si sono avuti aumenti degli interventi ordinari nel settore della carta e poligrafiche e alimentari. Gli interventi straordinari hanno registrato variazioni positive nel settore abbigliamento e nell’edilizia. ISCRITTI ALLE LISTE DI COLLOCAMENTO PROVINCE L’Aquila Pescara Chieti Teramo Abruzzo GIUGNO 00 SETTEMBRE 44841 38662 46015 39788 169306 00 48290 40297 48873 39624 177084 VARIAZIONE % 7,69 4,23 6,21 -0,41 4,59 Il commercio Nel quarto trimestre dell’anno il comparto distributivo ha avuto, secondo i dati del Registro Imprese delle Camere di Commercio, 551 iscrizioni e 555 cancellazioni, determinando una sostanziale stabilità degli operatori esistenti nel settore. Al di là dei dati demografici, il settore sembra essere caratterizzato da andamenti positivi come dimostrano i dati del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio. Nel corso del 2000 l’aumento più consistente delle vendite si è registrato per i prodotti alimentari, mentre leggermente più contenuta è stata la variazione positiva dei settore non alimentare. La crescita, inoltre, è stata più marcata nella grande distribuzione, mentre per le imprese operanti su piccole superfici si è verificato un incremento molto modesto. I prodotti caratterizzati da aumenti tendenziali più elevati sono stati i prodotti farmaceutici, abbiglia- 4 - La congiuntura dei settori economici L’agricoltura Secondo le stime realizzate dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA) la produzione dell’agricoltura in Abruzzo, in termini reali, ha segnato nel 2000 una riduzione dell’1% rispetto all’anno precedente. La variazione delle quantità agricole prodotte sconta i danni alle colture e agli allevamenti causati dai fattori climatici avversi che hanno colpito alcune aree della regione. Oltre alle calamità naturali, i fattori che hanno maggiormente condizionato l’andamento delle produzioni si possono ricondurre all’aumento dei INDICATORI DELLA CONGIUNTURA INDUSTRIALE (variazioni rispetto al trimestre precedente) PRODUZIONE GRADO UTILIZZO FATTURATO 1° trim. 00 2° trim. 00 3° trim. 00 4° trim. 00 2,3 -0,8 -2,2 8,0 NUOVI ORDINI mercato interno mercato estero IMPIANTI 85,2 82,8 80,0 84,3 3,8 -2,2 1,0 10,0 14 13,7 0,8 8,0 10,5 2,3 -2,3 -2,8 9,2 abruzzo congiuntura INDICATORI DI FONDO A LIVELLO PROVINCIALE PRODUZIONE UTILIZZO IMPIANTI NUOVI ORDINATIVI mercato interno Chieti L’Aquila Pescara Teramo Abruzzo 3°trim 00 4° trim 00 3°trim 00 -5,6 -0,9 2,7 2 -2,2 14,0 0,6 2,2 0,3 8,0 85,0 73,8 78,6 65,7 80,0 4° trim 00 87,2 76,4 79,9 87,5 84,3 3°trim 00 13,9 -1,8 2,3 3,7 8,0 4° trim 00 18,4 -0,1 0,4 1,5 10,5 mercato estero 3°trim 00 4° trim 00 -6,4 -0,1 2 2,2 -2,8 16,2 -0,1 0,1 1 9,2 cedenti nei quali la variazione della produzione, tenuto conto delle diverse giornate lavorative, è stata sempre positiva. I buoni risultati sono attribuibili soprattutto alla provincia di Chieti, mentre L’Aquila e Teramo si caratterizzano per toni decisamente inferiori. La buona performance realizzata dall’industria regionale si è tradotta in un innalzamento del grado di utilizzo degli impianti di circa quattro punti percentuali, permettendo un aumento produttivo senza costi fissi aggiuntivi. Il fatturato è cresciuto più della produzione, accompagnato però da incrementi dei costi, che non sempre hanno consentito alle imprese di ottenere margini di profitto. La crescita dell’industria manifatturiera è risultata sostenuta sia dalla forte espansione delle esportazioni di manufatti, diffusa in quasi tutti i settori, sia dalla favorevole evoluzione della domanda interna. La vivace dinamica delle esportazioni ha tratto origine soprattutto dai buoni risultati extra-UE, dai vantaggi derivanti dal cambio e dalla ripresa dei paesi asiatici, che ha permesso alle vendite di prodotti locali verso tali paesi di aumentare a ritmi sostenuti. Nell’ultimo trimestre le imprese manifatturiere abruzzesi hanno continuato a subire pressioni dal lato dei costi, derivanti dai rincari dei prodotti petroliferi. Il quadro che si desume con riferimento ai prezzi delle materie prime non energetiche è quello di un iniziale rientro delle tensioni impresse dallo slittamento del tasso di cambio. Secondo l’indagine congiunturale anche il costo del lavoro ha riportato incrementi sia in termini congiunturali che tendenziali. L’interruzione delle fase di crescita del prezzo del pe- mento e pellicceria e da radio tv, registratori e informatica. L’analisi per tipologia distributiva della grande distribuzione, mostra il buon andamento degli hard discount e degli ipermercati, mentre la performance delle grandi superfici specializzate e dei supermercati risultano più contenute. L’edilizia E’ continuato l’effetto positivo della congiuntura economica del settore dell’edilizia, già evidenziatasi nei trimestri precedenti. Gli investimenti in costruzioni hanno segnalato una sostanziale accelerazione, trainata soprattutto dall’edilizia residenziale. Secondo i dati dell’ANCE nel 2000 sono cresciuti tutti i comparti delle costruzioni rispetto all’anno precedente, anche l’edilizia non residenziale che nel 1999 aveva dato segni negativi. Segni di vitalità sono ricavabili, inoltre, dal saldo iscrizioni meno cancellazioni al registro imprese delle Camere di Commercio, che è risultato positivo. Elementi positivi emergono anche dai dati dell’occupazione, che sono in crescita rispetto all’anno precedente. In Abruzzo nel 2000, secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, la variazione degli occupati è stata del +8,6% rispetto al 1999. Secondo gli esperti, però si è trattato in parte della regolarizzazione del lavoro nero. La Cassa Integrazione Guadagni per l’anno 2000 ha subito una diminuzione del 23% rispetto al 1999, dovuta sia ad una riduzione del numero di ore erogate per gli interventi ordinari sia per quelli straordinari. La congiuntura industriale Aspetti generali I risultati dell’indagine congiunturale condotta dal CRESA sulle attività industriali presso un campione di imprese manifatturiere si inscrivono tra i segnali favorevoli. A fine del 2000 il quadro dell’economia regionale appare contraddistinto sul piano congiunturale da segnali positivi. Si è rafforzata la tendenza già in atto nei trimestri pre- INDICATORI DELLA CONGIUNTURA INDUSTRIALE (I dati sono riferiti al terzo timestre ’2000 con variazioni rispetto al trimestre precedente) PRODUZIONE GRADO UTILIZZO FATTURATO OCCUPAZIONE IMPIANTI 8 15 84,3 10,0 stazionaria abruzzo congiuntura GIUDIZIO DEGLI OPERATORI PER LE PROSPETTIVE A BREVE TERMINE (percentuale risposte) PRODUZIONE Aumento Stazionarietà Diminuzione 18,2 77,4 4,4 OCCUPAZIONE DOMANDA 8,1 88,0 3,9 PREZZI interna estera 14,9 77,5 7,6 11,1 82,2 6,7 11,8 86,9 1,3 Il settore delle calzature e pelli ha mostrato segni di debolezza con diminuzioni della produzione sia in termini congiunturali che tendenziali, a volte con giacenze in magazzino esuberanti. I prezzi di vendita hanno presentato un andamento al rialzo, con percentuale annua vicina al tasso di inflazione. Negli ultimi mesi del 2000, l’andamento del settore lavorazione dei minerali non metalliferi è stato positivo con riferimento a quasi tutti gli indicatori, ad eccezione degli ordini esteri. La fase ciclica di espansione è stata sostenuta dall’eccezionale dinamismo del settore delle costruzioni che ha caratterizzato l’anno appena trascorso. Le prospettive sull’andamento del comparto sono prevalentemente ottimistiche, ma non mancano operatori che si attendono una diminuzione della produzione e dell’occupazione. L’attività produttiva del settore metalmeccanico ha registrato nel quarto trimestre un incremento congiunturale, ma ha evidenziato, nel corso dell’anno un costante rallentamento del tasso di crescita tendenziale, che è divenuto più pronunciato nei mesi recenti. L’interscambio dei prodotti metalmeccanici ha evidenziato un miglioramento rispetto al periodo precedente e all’anno precedente. La previsione a breve sulla congiuntura industriale lasciano presupporre miglioramenti nella parte iniziale dell’anno in corso, sia per la produzione che per l’occupazione. Il 2000 si è chiuso per l’industria chimica in maniera soddisfacente. I dati mostrano che la produzione è stata caratterizzata da una forte espansione alla fine dell’anno iniziata già nei trimestri passati. Per quanto riguarda i prezzi i dati mostrano una riduzione della tensione sul lato dei costi, che tuttavia restano elevati. Gli aumenti dei prezzi di vendita, pur se contenuti, hanno consentito un forte aumento del fatturato e un miglioramento dei margini di profitto per le imprese. Gli altri settori dell’industria manifatturiera non hanno sempre riportato risultati positivi. In particolare i volumi produttivi dell’industria della carta hanno fatto registrare una diminuzione nel periodo considerato. La situazione appare connessa al rallentamento economico internazionale e al conseguente ridimensionamento della situazione dal lato della domanda, inadeguata agli sviluppi dell’offerta. trolio che si è verificata alla fine dell’anno ha determinato un rallentamento dei prezzi alla produzione in tutti i settori manifatturieri. Il giudizio degli operatori sull’andamento previsto a breve termine dei prezzi di vendita è in leggero miglioramento rispetto al trimestre precedente. E’ minore, infatti, la percentuale di operatori che si attendono un aumento dei prezzi di vendita per il semestre futuro. Sul fronte occupazionale gli indicatori del quarto trimestre hanno evidenziato un aumento degli occupati del settore e una diminuzione delle ore erogate dall’INPS per la Cassa integrazione Guadagni. L’andamento dei vari settori Dall’indagine trimestrale del CRESA emergono diverse indicazioni senz’altro utili per un’analisi settoriale dell’industria manifatturiera abruzzese. La produzione del settore alimentare ha invertito il suo trend di sviluppo nell’ultima parte dell’anno, facendo registrare in media una crescita di appena lo 0,5%. Il fatturato realizzato all’estero è stato favorito dai successi dei prodotti italiani sui mercati extra-UE, oltre alla capacità delle industrie alimentari di mantenere in crescita le vendite destinate ai mercati comunitari, che continuano ad avere un’importanza predominante. Le previsioni si confermano buone per il prossimo semestre, sia in termini di produzione che di domanda. L’industria del tessile-abbigliamento è stata caratterizzata da una diminuzione della produzione nel trimestre considerato, ma la media annuale ha evidenziato un risultato positivo per il settore a seguito di un rinnovato interesse dei consumatori per l’abbigliamento. Nel settore c’è allarme sulla competitività, infatti, sono risultati in diminuzione gli ordini sia interni che esteri. Difficoltà si sono riscontrate anche nell’allineamento dei prezzi di vendita agli aumenti delle materie prime e dei costi aziendali. L’industria del legno e mobili ha registrato una fase ciclica di espansione con tassi di variazione al di sopra della media di tutta l’industria manifatturiera. Sia la produzione che gli ordini sono risultati in aumento e ottime sono rimaste le prospettive future degli operatori. I prezzi di vendita hanno presentato un rialzo, ma molto limitato in confronto a incrementi più consistenti verificatisi dal lato dei costi delle materie prime. 16 dossier statistico ANDAMENTO PRODUTTIVO DEL 4° TRIMESTRE 2000 SUL TRIMESTRE PRECEDENTE E SULLO STESSO TRIMESTRE DEL 1999 SETTORI PRODUZIONE (*) (variaz. percentuali) Trim. prec. Alimentari -1,5 Tessili e abbigliamento -3,9 Legno e Mobili 11,6 Calzature,pelli -3,8 Lav.min. non metall. 3,8 Metalmeccaniche 15,6 Chimiche 9,6 Varie -1,5 Totale campione 8,0 Trim.anno prec. FATTURATO PREZZI DI VENDITA (variaz. percentuali) (variaz. percentuali) Trim. prec. Trim. prec. Trim.anno prec. Trim.anno prec. GRADO UTILIZZO DEGLI IMPIANTI Trim Trim.anno in corso prec. 0,5 5,2 6,2 -1,5 4,9 2,1 7,7 -2,1 -0,8 -9,9 12,7 -9,5 0,6 18,3 18,8 3,4 1,8 -0,5 7,6 -0,7 10,3 6,5 18,0 2,5 0,1 0,5 0,1 0,8 0,9 0,8 1,2 0,0 1,6 2,2 2,1 2,3 0,7 -0,8 3,3 1,4 83,4 83,2 84,4 70,5 75,8 88,7 82,4 77,7 88,5 78,1 83,8 84,3 76,2 87,7 78,2 79,2 1,9 10,0 5,5 0,6 0,4 84,3 83,7 (*) Le variazioni della produzione si intendono in termini fisici Fonte: Indagine congiunturale CRESA VARIAZIONI PERCENTUALI DEL COSTO DEL LAVORO E DELLE MATERIE, NUMERO DEGLI ADDETTI E CASSA INTEGRAZIONE SETTORI COSTO LAVORO (variaz. percentuali) Trim. Trim.anno prec. prec. Alimentari 0,0 Tessili e abbigliamento 5,2 Legno e Mobili 0,7 Calzature, pelli 0,4 Lav.min. non metall. 0,7 Metalmeccaniche 12,8 Chimiche 0,2 Varie 0,0 Totale campione 7,6 COSTO MATERIE (variaz. percentuali) Trim. Trim.anno prec. prec. OCCUPAZIONE Addetti inizio trim. Addetti fine trim. CASSA INTEGRAZIONE Addetti N. Ore 0,9 7,5 2,4 0,9 4,8 14,2 2,1 1,6 2,5 3,5 16,2 0,4 1,5 16,5 1,4 -0,1 1,7 4,8 16,3 4,5 2,7 7,1 4,5 1,8 882 1017 324 382 702 5958 543 2034 869 996 326 375 717 6029 527 2041 21 11 15 24 14 0 0 0 4403 1624 24000 880 407 0 0 0 9,2 10,3 5,6 11842 11880 85 31314 Fonte: Indagine congiunturale CRESA 17 dossier statistico VARIAZIONI PERCENTUALI DEGLI ORDINATIVI E PRODUZIONE ASSICURATA SETTORI ORDINI ESTERO ORDINI INTERNO (variazioni percentuali) (variazioni percentuali) Trim. prec. Alimentari Tessili e abbigliamento Legno e Mobili Calzature, pelli Lav.min. non metall. Metalmeccaniche Chimiche Varie Totale campione Trim.anno prec. Trim. prec. PRODUZIONE ASSICURATA Trim.anno prec. fino a fino a 30 giorni 90 giorni oltre i 90 giorni 0,8 -0,7 2,0 0,3 -2,6 17,9 1,6 -0,7 1,6 1,0 0,9 -1,8 -1,0 4,5 3,8 -3,9 -1,8 -5,2 3,1 -2,2 0,4 20,9 3,5 0,3 -0,2 -6,6 4,3 -1,5 5,1 13,0 2,8 -2,3 19,4 5,6 0 61,2 4,6 75,1 100,0 93,1 76,1 7,8 95,1 38,8 68,7 17,1 0,0 5,6 4,5 86,6 4,9 0,0 26,7 7,8 0,0 1,3 9,2 1,8 10,5 6,2 63,8 24,5 11,7 Fonte: Indagine congiunturale CRESA GIUDIZI DEGLI OPERATORI PER LE PROSPETTIVE SUL PROSSIMO SEMESTRE SETTORI PRODUZIONE aumento stazion. DOMANDA ESTERA diminuz. aumento stazion. DOMANDA INTERNA diminuz. aumento stazion. diminuz. Alimentari Tessili e abbigliamento Legno e mobili Calzature,pelli Lav.min. non metall. Metalmeccaniche Chimiche Varie 18 11,4 38,6 0 25,9 17 69,1 10,3 72,7 67,2 45,4 100,0 40,9 82,8 30,9 89,7 9,3 21,4 16 0 33,2 0,2 0 0 18 37 0 2 17,7 11,8 4,4 3,6 74,9 49,5 84,0 95,5 82,3 88,2 95,6 67,1 7,1 13,5 16 2,5 0 0 0 29,3 22,8 12,8 38,6 0 25,9 16,6 2,1 8,5 67,9 68,5 45,4 100,0 61,7 83,2 97,9 65,8 9,3 18,7 16,0 0,0 12,4 0,2 0,0 25,7 Totale campione 18,2 77,4 4,4 11,1 82,2 6,7 14,9 77,5 7,6 Fonte: Indagine congiunturale CRESA 18 le nostre pubblicazioni Aspetti dinamici e strutturali dello sviluppo demografico degli Abruzzi e previsioni al 1971, Teramo 1968. Polarità e mobilità territoriali per studio e lavoro in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, L’Aquila 1987. Il Commercio in Abruzzo, IAPADRE, L’Aquila 1971. Annuario delle industrie abruzzesi 1987, L’Aquila 1988. Il problema della casa in Abruzzo, L’Aquila 1972 (ciclostilato). Il lavoro femminile in Abruzzo (a cura di Mario Santucci), Consiglio Regionale d’Abruzzo, L’Aquila 1988. Progetto di programma di sviluppo economico della regione Abruzzo (1966-70), L’Aquila 1973 (ciclostilato). Annuario delle industrie abruzzesi 1989, L’Aquila 1990. Q UIRINO P., Indicatori socio-culturali a livello regionale, L’Aquila 1990. AA.VV., L’industria manifatturiera in Abruzzo, L’Aquila 1974 (ciclostilato). Annuario delle industrie abruzzesi 1990, L’Aquila 1991. La mobilita territoriale studentesca nel problema dei trasporti (a cura di Franco Colonna), L’Aquila 1974 (ciclostilato). Rapporto sull’economia abruzzese 1990 (a cura di Rodolfo Berardi), Giunta Regionale d’Abruzzo, L’Aquila 1991. Il patrimonio e il fabbisogno abitativo in Abruzzo (a cura di Franco Colonna e Mario Santucci), L’Aquila 1974 (ciclostilato). Orticoltura, viticoltura e allevamento bovino in tre aree della provincia dell’Aquila, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura dell’Aquila, L’Aquila 1991. BERARDI R. ED ALTRI, L’assetto infrastrutturale in Abruzzo, L’Aquila 1974 (ciclostilato). L’attività edilizia nella provincia dell’Aquila (a cura di Rodolfo Berardi), Camera di Commercio I.A.A. dell’Aquila, L’Aquila 1992. L’artigianato in Abruzzo (a cura di Mario Santucci), IAPADRE, L’Aquila 1974. Rapporto sull’economia abruzzese 1991 (a cura di Rodolfo Berardi), Giunta Regionale d’Abruzzo, L’Aquila 1992. RANIERI P., Le risorse minerarie ed idriche dell’Abruzzo, IAPADRE, L’Aquila 1974. Annuario delle industrie abruzzesi 1991, L’Aquila 1992. PIRODDI E., Omogeneità e gravitazioni territoriali in Abruzzo, IAPADRE, L’Aquila 1974. Rapporto sull’economia abruzzese 1992 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1993. PIRODDI E., MARZIANI S., Modello di analisi paesaggistica, IAPADRE, L’Aquila 1974. Annuario delle industrie abruzzesi 1992, L’Aquila 1993. Rapporto sull’economia abruzzese 1993 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1994. Indagine sulla offerta occupazionale e sulla domanda di manodopera qualficata da parte delle aziende manifatturiere in Abruzzo (a cura di Vincenzo Ruggieri), L’Aquila 1974 (ciclostilato). Annuario delle industrie abruzzesi 1993, L’Aquila 1994. Annuario delle industrie abruzzesi 1994, L’Aquila 1995. Formazione professionale e domanda di manodopera qualificata nelle industrie abruzzesi (a cura di Mario Santucci), L’Aquila 1975 (ciclostilato). Rapporto sull’economia abruzzese 1994 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1995. BERARDI R., FLORIMBI S., QUIRINO N. E P., ROLLI G.L., ROMANO B., Il Turismo in Abruzzo, L’Aquila 1995. SANTUCCI M., Turismo, uso del territorio e occupazione in Abruzzo, L’Aquila 1976 (ciclostilato). Schema di riferimento per gli interventi in Abruzzo dei fondi CEE, L’Aquila 1978 (ciclostilato). BERARDI R., FLORIMBI S., QUIRINO N. E P., ROLLI G.L., ROMANO B., Il Turismo in Abruzzo, Lazio, Marche, Molise e Umbria, L’Aquila 1996. SANTUCCI M., Contributo per una recente bibliografia socioeconomica dell’Abruzzo, L’Aquila 1979 (ciclostilato). Annuario delle industrie abruzzesi 1995, L’Aquila 1996. Rapporto sull’economia abruzzese 1995 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1996. CRESA - Istituto di Architettura e Urbanistica Facoltà di Ingegneria, Pianificazione integrata, Comunità Montana Amiternina - piano di sviluppo, FERRI, L’Aquila 1979. Annuario delle industrie abruzzesi 1996, L’Aquila 1997. BERARDI R., Valutazione e localizzazione del fabbisogno abitativo in Abruzzo (legge 457), L’Aquila 1979 (ciclostilato). Rapporto sull’economia abruzzese 1996 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1997. AA.VV., Problemi abruzzesi-materiali per un’analisi socioeconomica abruzzese, L’Aquila 1980. Annuario delle industrie abruzzesi 1997/98, L’Aquila 1998. Rapporto sull’economia abruzzese 1997 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1998. Annuario delle industrie abruzzesi 1981, L’Aquila 1982. Annuario delle industrie abruzzesi 1998-1999, L’Aquila 1999. BERARDI R., COLONNA F., PROPERZI P., SANTUCCI M., I dati del XII censimento nell’analisi delle strutture urbane, FERRI, L’Aquila 1984. Rapporto sull’economia abruzzese 1998 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 1999. Annuario delle industrie abruzzesi 1984, L’Aquila 1985. Rapporto sull’economia abruzzese 1999 (a cura di Rodolfo Berardi), L’Aquila 2000. Annuario delle industrie abruzzesi 1985, L’Aquila 1986. Polarità e mobilità territoriali per studio e lavoro in Abruzzo, L’Aquila 1987. Annuario delle industrie abruzzesi 2000, L’Aquila 2000. 19 CRESA Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali istituito dalle Camere di Commercio d’Abruzzo L’Aquila - Corso Vittorio Emanuele II, 112 Tel. 0862 25335 0862 401631- Fax 0862 419951 CRESA 20