CongiunturaEconomicaAbruzzese
Periodico trimestrale - Direttore Responsabile Rodolfo Berardi - Editore CRESA, Corso Vittorio Emanuele II, 112 - 67100 L’Aquila - Tel. 0862 25335-401631 Fax 0862 419951 - Progetto grafico Vinicio Corti - Realizzazione e stampa Gruppo Tipografico Editoriale - L’Aquila - Maggio 2001 - Reg. Cancelleria
Tribunale dell’Aquila n. 163 - Reg. Giornali del 17.3.1976 - Spedizione in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di L’Aquila
4
2000
temi e problemi
L’artigianato in Abruzzo:
una prima lettura come base per l’avvio di un osservatorio
di Rodolfo Berardi
1 - PREMESSA
mercio coinvolte sul piano più generale nell’ambito del Sistema Statistico Nazionale trovano
Seguendo il filone già tracciato nel precedente
una duplice collocazione nell’ambito di queste
numero 2 della presente rivista si ricorda che in
attività, l’una propriamente delegata da specifiquell’occasione furono sollevate due questioni di
che disposizioni, come è il caso della Legge Refondo, l’una connessa alla necessità di disporre
gionale 11/99 che assegna ad esse importanti
di appropriati strumenti di conoscenza della fefunzioni di monitoraggio, ma in altra collocanomenologia e dei fatti economici della regione e
zione ben più qualificante e sostanziale, e l’altra
l’altra riferita invece al ruolo che assumono le
in cui esse possono esprimere le proprie funzioni
Camere di Commercio e le strutture associate.
in un’integrazione settoriale e strutturale svolStrutture che svolgono anche specifici compiti
gendo un ruolo di raccordo unitario e coordinato
come Strumenti di osservazione dell’economia
nell’ambito del sistema informativo di cui la Recome è il caso del Cresa. Per inciso si ricorda
gione dovrà dotarsi nell’ambito del sistema statipure che nell’occasione si sollevava il problema
stico nazionale/regionale. In questo senso come
con specifico riferimento alla questione dell’Osper il commercio o l’artigianato, settori per i
servatorio sul Commercio.
quali sono previste della citata legge specifiche
In entrambe le questioni e per piani diversi il
incombenze, così per il siproblema di disporre di
stema di monitoraggio di
adeguati strumenti di cotutti gli altri settori, la funnoscenza sull’economia rezione principale che esse
gionale diviene giorno per
1
L’artigianato in Abruzzo: una prima lettura
devono assumere e svolgiorno sempre più imporcome base per l’avvio di un osservatorio.
gere a tutti i livelli è quella
tante ed urgente soprat7
Talune puntualizzazioni della disoccupazione
di porsi rispetto alla Retutto considerando da una
in Abruzzo: un confronto tra i dati della
gione come strutture proparte i mutamenti sempre
rilevazione delle forze di lavoro dell’Istat ed i
priamente dedicate all’inpiù veloci che interessano
dati degli iscritti alle liste di collocamento.
sieme di queste funzioni
l’evoluzione dell’economia
10 Aspetti monografici della popolazione
ponendosi in un raccordo
e dall’altra i ritardi che si
abruzzese. Una pubblicazione del Cresa in
corso di stampa.
coordinato tra di loro quali
vanno
accumulando
enti strumentali irrinuncianell’ambito dell’attività di
12 Congiuntura economica abruzzese:
bili per l’avvio degli Osserstudio dell’economia regioIV trimestre 2000.
nale, come utili ed indivatori
settoriali e quali stru19 Le nostre pubblicazioni.
spensabili basi per tutte le
menti tecnici che possano
attività di programmazione
assolvere funzioni di supnon solo della Regione e di tutti gli Enti e le Istiporto alle funzioni di governo dei vari comparti
tuzioni preposte al governo dell’economia.
e dell’economia in generale.
Si ricorda al riguardo come le Camere di Com• Continua a pag. 2
IN QUESTO NUMERO:
CRESA
1
temi e problemi
prese nate, il 25 percento sono artigiane.
Secondo quanto avviene ormai da diversi anni si rileva come le migliori evoluzioni di questo settore
siano appannaggio delle regioni più sviluppate per le
quali i ritmi di incremento sono superiori anche una
volta e mezzo di quelli conseguiti nelle regioni del
Mezzogiorno, nello stesso tempo l’incidenza delle
imprese artigiane, sia sul totale delle imprese che rispetto alla popolazione, in queste regioni più sviluppate dimostra come l’artigianato di fatto con la sua
maggiore incidenza costituisce il sostrato e la base
del processo di formazione del sistema imprenditoriale nella sua accezione più generale.
L’Abruzzo sotto questo profilo, come è evidente
nella generalità dei parametri utilizzati per la misura
dello sviluppo, si stacca decisamente dal Mezzogiorno, per il settore dell’artigianato in particolare, si
può dire che il suo peso ed il suo tasso di crescita
negli ultimi anni si sono allineati sui migliori livelli.
L’indice di diffusione rispetto alla popolazione è
nella media nazionale, tuttavia le migliori performances che va conseguendo come tasso di sviluppo delle
imprese, lasciano intravedere un ulteriore deciso
rafforzamento di questa parte fondamentale del tessuto produttivo regionale.
Più in dettaglio partendo dal movimento ricavabile
dalle imprese registrate presso le Camere di Commercio, che non sempre sono operanti in quanto
spesso si trovano in fase di catalogazione o di riorganizzazione, si può cogliere l’evoluzione dell’artigianato abruzzese riferendosi alle imprese attive (nel
• Segue dalla prima pagina
Per quanto riguarda l’artigianato la riprova di un
ruolo imprescindibile delle Camere di Commercio
oltre che derivare dal fatto che per la maggior parte
esse sono la sede naturale delle Commissioni provinciali dell’artigianato, deriva soprattutto dalla disponibilità di strumenti di gestione delle informazioni di
cui esse sono dotate e dai collegamenti e le connessioni che esse hanno nell’ambito dei sistemi informativi che sono alla base del governo dell’economia.
Ricordando che tale ruolo e tali funzioni le Camere
possono interpretarli al meglio quanto più esse si
rendono interpreti delle esigenze conoscitive che si
hanno nei vari aspetti dell’economia regionale.
E’ tale ragione che difatti ci ha spinto a presentare un
approccio conoscitivo dell’artigianato abruzzese e
tale che da esso si possano trarre quegli elementi che
ne identificano non solo i tratti essenziali, ma anche
gli aspetti problematici comunque presenti.
2 - IL QUADRO GENERALE DELL’ARTIGIANATO ABRUZZESE
Dai dati del Registro delle Imprese, pubblicato trimestralmente dall’Infocamere, che è il Sistema Informativo delle Camere di Commercio, si evince come in
Italia le imprese artigiane, nel 2000 abbiano raggiunto una cifra record di oltre 1.402.000 unità, con
un incremento nel processo di formazione di nuove
imprese che nel corso dell’anno ha sfiorato le 90.000
unità rispetto alle 366.000 di cui è cresciuto tutto il sistema produttivo nazionale. Come dire che delle im-
CRESA
Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali istituito dalle Camere di Commercio d’Abruzzo
L’Aquila - Corso Vittorio Emanuele II, 112 - Tel. 0862 25335 - 0862 401631 - Fax 0862 419951
Finalità del Centro (dall’art. 2 dello Statuto)
1 - Svolgimento e coordinamento di studi, indagini e ricerche sull’economia della regione e sulle prospettive di sviluppo, anche
per conto delle Camere aderenti.
2 - Studio dei problemi e delle iniziative concernenti la programmazione economica regionale, con particolare riguardo ai piani
regionali ed agli interventi delle pubbliche amministrazioni, diretti a migliorare le condizioni economiche e sociali della regione.
3 - Svolgimento di studi e ricerche per conto della Regione e di altri Enti Pubblici.
Organi del CRESA
Presidente
Avv. Benito Bove
Consiglieri
Dott. Giustino Di Carlantonio, Dott. Ezio Ardizzi, Comm. Dino Di Vincenzo, Direttore Dott. Mario Santucci
Studio della congiuntura economica abruzzese
Responsabile Rodolfo Berardi
Comitato di coordinamento
Rodolfo Berardi, Lucia Del Grosso, Loretta Del Papa, Antonella Di Stefano, Salvatore Florimbi,
Maria Loreta Pagliaricci, Maurizio Tani
2
temi e problemi
il panificatore ecc., ma più spesso è specifica di una
sovrapposizione di attività che seppure propriamente artigiane trovano una loro catalogazione nel
settore del commercio fermo restando che in esso
vengono inserite anche le officine di manutenzione.
2000 sono circa 30.000 anziché 32.000 come quelle registrate) negli anni 1995 e 2000.
Sul piano generale si rileva come nel corso del quinquennio lo sviluppo sia stato pressoché del 5,5%
medio annuo con alcuni settori che hanno registrato
crescite medie annue superiori al 7,5% come le costruzioni, l’intermediazione finanziaria mentre le
manifatturiere hanno conseguito una crescita di circa
il 6%.
Sempre sul piano generale i migliori risultati come
crescita complessiva dal punto di vista territoriale
sono stati conseguiti da Teramo (+43,3% nel quinquennio) e dall’Aquila (+39%), sintomo questo di un
generale rinnovamento del sistema della micro impresa che più specificamente ha rafforzato la propria
presenza nei settori tradizionali delle produzioni ma
anche nel settore dei servizi meno banali.
Gli aspetti settoriali
Riferendoci alla classificazione delle attività economiche (Classificazione Istat – 1991) adottata nel Registro delle Attività economiche (REA) delle Camere di
Commercio si può delineare un quadro sufficientemente articolato delle attività artigianali.
In linea di prima approssimazione attraverso questi
codici si possono evidenziare ad esempio centinaia di
attività artigiane dal settore della produzione al settore dei servizi.
Sono artigiani infatti pasticceri, idraulici, parrucchieri, estetisti, tassisti, imprenditori edili ma sono
artigiani gli orafi, i battitori di metallo, i saldatori ma
anche i produttori di programmi di software. Gli artigiani sono in buona sostanza creatori di lavoro finalizzati alla produzione di beni e di servizi e sono artigiani anche coloro che di fatto producono in serie e
secondo sistemi pressoché industrializzati.
Da qui si evince come una descrizione delle attività
artigiane sia quanto meno complessa e quindi definibile per gradi e per approssimazioni come potrebbe
essere quella che comunemente viene utilizzata per
la generalità delle attività economiche con l’eccezione, ovviamente di quei settori che per la loro specificità non contemplano attività artigianali come ad
esempio quelle riferite alla produzione di energia ed
al commercio in senso stretto.
In relazione a quella classificazione che fa riferimento
alle dodici grandi aggregazioni, si rileva come il
maggiore peso in assoluto lo hanno gli artigiani edili
e quelli del manifatturiero, con circa il 30% ciascuno
delle imprese artigiane, ed il settore del commercio
che comprende in particolare gli imprenditori titolari
di officine di riparazione di autoveicoli, che rappresentano circa il 12%.
Altri aspetti significativi della struttura dell’artigianato per attività economica è il peso che esso assume
all’interno dei singoli comparti e/o settori.
In oltre 120.000 imprese del settore privato che occupano circa 434.000 addetti, l’artigianato occupa uno
spazio di tutto rispetto: 30.256 imprese pari a circa il
25% del totale, con una occupazione di 66.000 addetti
pari a circa il 14% del totale dell’occupazione sviluppata da tutti i settori.
Sotto questo profilo l’artigianato in Abruzzo non solo
copre un ruolo di rilievo sul piano generale, ma soprattutto per la sua ridotta dimensione, in media
poco più di due addetti per impresa, esso ha una presenza diffusa sul territorio caratterizzandosi per tendenze localizzative strettamente legate alla presenza
di domanda.
Gli aspetti territoriali
Dal punto di visto territoriale si rafforza la presenza
dell’artigianato pressoché in tutto l’Abruzzo con
delle differenziazioni che evidenziano come ad esempio la provincia di Pescara vede scendere il proprio
peso, nel corso degli ultimi cinque anni, (dal 24%
circa a meno del 19%) mentre la crescita più incisiva
è quella conseguita dalla provincia di Chieti che tra
l’altro ha interessato la generalità dei settori.
Dal punto di vista di un maggior dettaglio territoriale l’evoluzione nel corso del quinquennio 19952000, se riferita ad esempio ai comuni per classe di
ampiezza, evidenzia in particolare una duplice connotazione di fondo costituita da una parte della maggior crescita in senso assoluto nei comuni di più
grandi dimensioni (che ad esempio nella provincia
dell’Aquila il capoluogo assieme agli altri tre capoluoghi della Marsica e della Valle Peligna assorbono
più dell’80% della crescita complessiva) nell’ambito
dei quali si sviluppa l’artigianato più innovativo,
mentre dall’altra parte nei comuni più piccoli e periferici lo sviluppo, decisamente più contenuto, riguarda le attività più tradizionali ed i settori più
strettamente legati ai fabbisogni essenziali come l’impiantistica, le officine, i servizi alle persone ecc.
Un altro carattere tipico dell’artigianato abruzzese,
con riferimento a quello più tradizionale e di tipo
produttivo è quello di essere fortemente radicato alle
specificità del territorio come ad esempio la maggiore presenza di artigiani dell’edilizia nei comuni a
specifica vocazione turistica ovvero la maggiore presenza di autotrasportatori nei comuni dove più significative sono le produzioni di beni (materiale di base,
prodotti agricoli ecc.).
Un aspetto atipico è invece quello dell’artigiano che
opera nel settore commerciale, attività evidentemente antitetica all’attività artigiana ma che tuttavia
trova spesso una copresenza, in parte di tipo autonomo, come ad esempio potrebbe essere il pizzaiolo,
3
temi e problemi
Tab. 1
Imprese artigiane ed addetti per provincia
Anno 2000
Settore
L’Aquila Teramo
Tab. 2
Il tasso di crescita delle imprese artigiane
nel periodo 1995/2000 (tassi medi annui)
Settore
Chieti Pescara Abruzzo
Agricoltura
Pesca
Estrattive
Manifatt.
Energia
Costruzioni
Commercio
Alberghi
Trasporti
Intermediazione Finanz.
Att. libero profess.
Istruzione
Sanità
Altri servizi
Non classificate
IMPRESE
Agricoltura
82
Pesca
Estrattive
14
Manifatt.
2.098
Energia
2
Costruzioni
2.574
Commercio
855
Alberghi
40
Trasporti
453
Intermediazione Finanz.
8
Att. libero profess.
341
Istruzione
10
Sanità
13
Altri servizi
868
Non classificate
10
131
2
1
2.617
6
2.758
922
33
527
7
296
6
15
1.104
36
70
2
8
2.515
1
2.596
1.158
81
566
5
488
19
9
1.291
27
41
324
6
1.566
9
1.256
881
50
536
3
273
6
6
960
8
29
8.796
9.184
3.816
204
2.082
23
1.398
41
43
4.223
81
Totale
8.453
8.841
5.594
30.256
7.368
Totale
139
882
5.728
15.979
1.643
57
748
19
457
20
11
1.574
125
Totale
27.382
10.192
72
1
22
6.184
26
4.297
2.228
155
1.012
25
763
32
6
1.706
79
58
30
4.293
5
3.041
1.751
116
960
48
494
9
10
1.411
38
359
1
980
19.556
40
26.406
6.885
378
3.437
103
2.214
85
37
5.698
267
16.608 12.271
66.453
Chieti Pescara Abruzzo
1,7
7,9
0,2
10,1
4,5
6,0
6,5
6,9
11,5
2,4
66,9
6,2
-1,6
10,7
-9,8
10,1
0,2
10,8
3,6
7,7
9,3
3,5
11,0
20,2
80,2
6,1
5,9
10,6
0,2
3,1
7,6
20,2
11,5
3,0
7,7
7,4
5,2
13,5
4,0
25,2
5,4
25,2
3,0
20,2
1,3
0,2
1,5
0,0
-0,6
1,3
10,2
0,6
0,2
-2,7
0,6
6,9
18,8
0,2
3,4
6,9
10,2
9,1
2,7
4,8
5,7
5,8
9,0
4,3
30,8
4,5
8,6
8,0
8,9
7,8
1,0
6,5
imprese in quei settori più innovativi come ad esempio i produttori di programmi software è l’appannaggio di nuove forze, per lo più giovani, comunque
preformati per loro specifica vocazione.
Questo fenomeno tra l’altro riconferma a tutti gli effetti l’artigianato come l’attività formativa e di incubazione per eccellenza assicurando da una parte la
possibilità di trovare immediata occupazione mettendosi in proprio, e dall’altra di mettersi alla prova, in
una sorta di sfida per la verifica della propria disponibilità e professionalità nel campo delle attività economiche.
ADDETTI
Agricoltura
90
Pesca
Estrattive
46
Manifatt.
3.351
Energia
9
Costruzioni
3.089
Commercio
1.263
Alberghi
50
Trasporti
717
Intermediazione Finanz. 11
Att. libero profess.
500
Istruzione
24
Sanità
10
Altri servizi
1.007
Non classificate
25
L’Aquila Teramo
Un aspetto particolare dell’artigianato per settore di
attività economica è quello relativo all’artigianato cosiddetto artistico e riferito in particolare alle attività
di produzione di beni.
Per questa catalogazione occorre sempre riferirsi ai
codici di attività che in qualche modo dovrebbero essere collegati alle attività di maggiore pregio - e che
sono quelle citate nel DPR del 23/10/1956.
Non tanto la data di emissione del provvedimento,
ma più ancora i mutamenti verificatisi nel sistema
nel corso di questo intervallo di tempo con la formazione di nuove attività e nuovi mestieri, hanno reso
quella catalogazione abbastanza anacronistica ed
oggi, alla luce delle nuove classificazioni delle attività economiche, anche inapplicabile ai fini della individuazione dei mestieri tradizionali .
Sappiamo tutti che la definizione dell’artigianato tradizionale è divenuto uno slogan, tanto da divenire
una sorta di fluido capace di rigenerare attività ed
occupazione.
Scorrendo l’elenco dei mestieri del DPR richiamato,
si rileva come pressoché tutte le attività citate costi-
Fonte: elaborazione su dati Registro Imprese
Questo è un aspetto senz’altro limitativo di quei processi di rinnovamento e di ricambio in specie per le
attività più tradizionali dove è anche indicata una relativa presenza di trasferimento di attività dai genitori ai figli.
Anche questo vale soprattutto per quelle attività più
tradizionali e generalmente dove è più facile non
solo ricapitalizzare le esperienze ma anche il capitale
fisso che generalmente è investito nelle aziende.
Questo fenomeno, in particolare, si evidenzia da una
forte presenza di movimenti di aziende per procedure di subingresso o di trasformazione degli assetti
aziendali, tra l’altro sicuramente più agevoli anche
per la recente introduzione della nuova disciplina
che consente assetti societari nuovi.
Resta peraltro dimostrato come la nascita di nuove
4
temi e problemi
Tab. 3
Indici caratteristici presenza artigiani per provincia
L’Aquila
1995
Popolazione residente
Numero artigiani
Totale imprese
Artigiani su tot. Imprese
Artigiani / mille abitanti
Imprese per mille abitanti
Settore costruzioni su tot. Artigiani
Settore manifatturiero su tot. Artigiani
Teramo
2000
303.879 303.972
5.300
7.368
21.626 28.718
24,5
23,2
17,4
24,2
71,2
104,3
32,5
34,9
28,6
28,5
1995
2000
286.234 290.919
5.900
8.453
24.485 33.529
24,1
23,2
20,6
29,1
85,5
127,7
30,6
32,6
29,6
31,0
Chieti
1995
Pescara
2000
1995
388.276 390.152
6.400
8.841
25.205 43.038
25,4
17,3
16,5
22,7
64,9
130,9
26,0
29,4
28,7
28,4
292.202
5.375
23.971
22,4
18,4
82,0
21,9
27,6
Abruzzo
2000
1995
2000
294.336 1.270.591 1.279.379
5.594
22.975 30.256
31.550
95.287 140.515
15,9
24,1
19,5
19,0
18,1
23,6
119,9
75,0
121,3
22,5
27,7
30,4
28,0
28,7
29,1
Tab. 4
Le imprese artigiane in Abruzzo secondo la classe di ampiezza dei comuni.
Valori assoluti al 2000 e crescita dal 1995 al 2000
Settore
CLASSI DI AMPIEZZA DEMOGRAFICA
fino a 1000
fino a 2000
fino a 5000
fino a 10000
oltre 10000
Totale
87
0
9
4485
7
4355
2243
136
1192
21
943
31
27
2553
47
16136
323
2
29
8796
9
9183
3816
204
2083
23
1399
41
43
4224
81
30256
35
0
1
1135
2
1351
253
24
253
5
281
5
15
468
15
3839
155
0
4
2209
3
2818
420
38
451
5
427
7
26
741
24
7276
VALORI ASSOLUTI
agricoltura
pesca
estrattive
manifatturiere
energia
costruzioni
commercio
alberghi
trasporrti
att. Finanziarie
att. libero profess.
istruzione
sanita
altri servizi
Non classificate
Totale
26
0
1
323
0
489
89
6
73
0
33
0
2
89
0
1131
64
1
9
922
0
1104
264
14
168
0
93
2
2
351
4
2998
66
0
6
1421
0
1632
573
23
324
1
153
5
3
594
10
4811
80
1
4
1645
2
1603
647
25
326
1
177
3
9
637
20
5180
DIFFERENZE ASSOLUTE 2000 - 1995
agricoltura
pesca
estrattive
manifatturiere
energia
costruzioni
commercio
alberghi
trasporrti
att. Finanziarie
att. libero profess.
istruzione
sanita
altri servizi
Non classificate
Totale
14
0
0
99
0
167
10
2
21
0
14
0
2
25
0
346
39
0
1
228
0
356
17
3
36
0
31
1
2
60
0
761
32
0
2
361
0
503
62
6
59
0
50
0
2
92
5
1156
5
35
0
0
386
1
441
78
3
82
0
51
1
5
96
4
1174
temi e problemi
tuiscono attività artigianali di tradizioni più o meno
antiche purché le metodologie produttive si attengano a scrupolosi canoni di manifattura con l’esclusivo prevalente apporto di manodopera diretta e con
produzioni che abbinano il carattere esclusivo alla
produzione originale , tanto da arrivare su questo
piano all’individuazione delle attività dell’artigianato artistico, come apice delle attività dell’artigianato tradizionale.
Per queste specifiche attività e soprattutto per le specifiche modalità esecutive è evidente che l’artigianato
tradizionale e quello artistico si differenziano solo ed
esclusivamente per l’apporto professionale diretto
che dà l’artigiano quando inventa un nuovo oggetto
come l’orafo, il merlettaio, o chi scolpisce la pietra o
restaura un mosaico.
L’aspetto interessante e preoccupante nel contempo
di questo tipo di attività è quello che troppo spesso si
è portati a confondere l’artigianato tradizionale, con
attività artigianali che non hanno nulla a che vedere
con le tradizioni e come estremo limite si è portati a
considerare artigiani anche quelli che producono in
serie e che non partecipano essi stessi ai processi produttivi.
Al di là dell’esigenza che si avverte di riconsiderare
le attività e i mestieri artigiani per una più corretta
classificazione ci si chiede quale possa essere invece
la forza dell’artigianato artistico nella nostra regione.
Partendo dalla classificazione del DPR/56 e dalla catalogazione delle imprese nel Registro degli esercenti
attività economiche (REA) in linea di larga massima
gli artigiani artistici e tradizionali ad una prima approssimazione se ne possono contare poco più di
1.100 [si veda la tabella 5].
A meglio guardare, tuttavia ci si rende conto che i
400 artigiani produttori di borse nel teramano o i 250
sarti esistenti in tutto l’Abruzzo forse hanno poco a
che fare con quello che intendiamo come artigianato
tradizionale o artistico considerando ad esempio che
i borsettifici del teramano per gran parte sono produttori di serie per conto terzi o i sarti per gran parte
sono aggiustatori che lavorano per conto della distribuzione.
Si arguisce così come gli artigiani artistici e tradizionali possano essere abbastanza di meno di quel circa
3,5% che verrebbe fuori se considerassimo tutti i
1.106 artigiani catalogati in tal modo.
C’è pure da dire che questi dati scontano tuttavia un
eccesso di approssimazione che viene applicata nel
momento in cui si registrano presso le Camere di
Commercio e nello stesso tempo, troppo spesso sono
essi stessi che non evidenziano con chiarezza la loro
effettiva posizione nell’ambito dei mestieri.
Considerando il ruolo che ha l’artigianato nell’ambito del sistema economico, in Abruzzo l’apporto
economico come flusso di reddito prodotto è di poco
inferiore al 20% del totale, si arguisce il grande ri-
Tab. 5
Le imprese presenti nelle attività artistiche
e tradizionali secondo la classificazione
del DPR. 23/10/1956
Settore
L’Aquila Teramo Pescara Chieti Abruzzo
Fabb. Tulli,pizzi, merletti
Confezioni su misura
Borse e selleria
Calzature
Prodotti in legno
Corniciai
Lavorazione del sughero
Articoli in paglia e intreccio
Vetro a mano e a soffio
Prodotti in ceramica
Lav. artist. del marmo
Gioielleria ed oreficeria
Totale
4
66
5
0
11
19
0
0
11
16
8
70
0
0
400
1
2
19
0
1
0
46
10
27
0
68
9
9
5
15
0
0
0
6
1
22
0
117
14
2
25
23
2
1
0
20
12
39
4
251
428
12
43
76
2
2
11
88
31
158
210
506
135
255
1106
lievo che può assumere questo settore se ricondotto
in un quadro più organico in cui si evidenzino le peculiarità dei vari mestieri ed attività per una valorizzazione più appropriata e mirata, non solo tenendo
conto dei vari segmenti di cui esso si compone, ma
soprattutto considerano il ruolo che ognuno di essi
può assumere nei vari contesti territoriali.
Per una giusta valutazione di questi problemi e per
una scelta più appropriata delle soluzioni da proporre non si può continuare a gestire il settore senza
che su di esso si abbiano indagini e studi finalizzati
alla migliore catalogazione dei mestieri e facendo le
conseguenti scelte per dei sostegni mirati, in base ai
mestieri stessi ed ai vari contesti territoriali.
La funzione di un Osservatorio in tal senso è insostituibile: si è vista infatti l’inadeguatezza delle rilevazioni standardizzate, come quella che adotta il sistema camerale e che sono state utilizzate per l’esame
del settore proposto attraverso questo articolo.
Le Commissioni provinciali dell’Artigianato, la Commissione Regionale in tal senso devono farsi interpreti di questa esigenza non trascurando un problema di ordine più generale che è quello di rivedere
il quadro a livello nazionale finalizzandolo alla ricerca non solo di classificazioni ma anche di sostegni
mirati a rapportarli alle varie tipologie di mestiere e
di arte: non si può pensare di dare pari sostegni o
agevolazioni a chi fa il ceramista o l’orafo ed a chi fa
l’idraulico o il carpentiere.
A tutti sicuramente va riconosciuta pari dignità soprattutto per la rilevante funzione formativa (scuola)
che possono assolvere ma sicuramente dando maggiore riguardo a quelle attività che sono fortemente
legate alle più antiche tradizioni.
6
temi e problemi
Talune puntualizzazioni della disoccupazione in Abruzzo:
un confronto tra i dati della rilevazione delle forze di lavoro
dell’Istat ed i dati degli iscritti alle liste di collocamento
di Rodolfo Berardi
mancanza di risultati per precedenti azioni di ricerca.
Considerando questi caratteri aggiuntivi delle persone
in età lavorativa, non può non ritenersi che essi a tutti
gli effetti costituiscano la forza lavoro che è alla base per
il calcolo dei tassi di occupazione e disoccupazione.
L’Istat cataloga queste persone secondo i seguenti due
aggregati:
- coloro che cercano lavoro non attivamente, ma sono
disponibili a lavorare;
- coloro che cercano lavoro, ma non sono immediatamente disponibili. Al riguardo si ricorda che l’Istat
considera disoccupato in senso stretto chi cerca lavoro
ed è disponibile ad accettarlo immediatamente.
Il prospetto che segue esemplifica con immediatezza la
situazione.
Dai centri per l’impiego e dall’Ente strumentale
Abruzzo Lavoro di recente sono stati messi a punto i
dati definitivi degli iscritti alle liste di disoccupazione.
La disponibilità dei dati a livello territoriale più dettagliati di quanto non fa l’Istat fornendo i dati a livello
provinciale, ci ha portato a riconsiderare la situazione
della disoccupazione abruzzese per meglio cogliere quegli aspetti più specifici che la caratterizzano territorialmente ed in termini di contenuti.
Come si sa presso gli uffici del lavoro ieri e presso i Centri per l’impiego oggi vengono registrati gli iscritti alle
liste di collocamento che seppure dichiarati alla ricerca
di occupazione di fatto non rappresentano la disoccupazione come la intende l’Istat con l’indagine sulle forze di
lavoro, sia perché l’Istat dichiara occupato e non disoccupato anche l’eventuale persona interessata che lavorando per un periodo inferiore ai tre mesi può restare
iscritta nelle liste di collocamento, sia perché l’Istat dichiara e rileva una persona come disoccupata solo se dichiaratamente ed espressamente, con appropriate
azioni, è alla ricerca di lavoro.
E questo spiega perché l’Istat per il 2000 rileva per
l’Abruzzo 38.000 disoccupati (o persone in cerca di occupazione), mentre dai dati dei Centri per l’impiego si
hanno più di 177.000 iscritti alle liste di collocamento intendendosi per essi la generalità delle persone in cerca di
un’occupazione che risponda alle proprie aspettative, ma
che nello stesso tempo è anche legata alla maturazione di
particolari processi: si pensi allo studente universitario o
chi è al servizio civile o militare.
L’Istat tuttavia con la propria indagine sulle forze di lavoro, in una sorta di concezione di “disoccupazione allargata” da diverso tempo rileva anche le persone che
sono in età lavorativa (15-64 anni) e che cercano lavoro o
in maniera non sistematica (ma comunque lo cercano) o
che dichiarano la propria disponibilità a lavorare a particolari condizioni.
In particolare arguisce così che sia l’uno che l’altro
gruppo di persone sono quelle che magari sono iscritte
alle liste di collocamento e che se non dichiarano di essere esplicitamente alla ricerca di lavoro (tali da rientrare in quei 38.000 per l’anno 2000) ciò dipende solo
dalla mancanza di un interesse imminente, ma che comunque, come propensione, si devono considerare a
tutti gli effetti come persone in cerca di lavoro.
D’altra parte all’interno di questo gruppo vanno pure ricordate le persone scoraggiate che magari non cercano
lavoro o per particolari difficili condizioni esterne (mancanza di domanda di lavoro) o perché sfiduciati per la
_______________________________________________________________________
Rilevazione forze lavoro Istat - Abruzzo media 2000
(valori in migliaia di unità)
RILEVAZIONI RILEVAZIONI
BASE
ALLARGATE
_______________________________________________________
v. a.
tassi
v. a.
tassi
448
92,4
448
80,0
totale persone in cerca
di occupazione
38
7,6
112
20,0
di cui: - alla ricerca attiva
di occupazione
38
occupati
38
- altre persone che cercano lavoro
in maniera non sistematica
29
- altre persone disposte a lavorare
a particolari condizioni
45
Totale forze lavoro
485
100,0
559 100,0
_______________________________________________________________________
Con questa impostazione si “spiega”, anche se non in
maniera esauriente, la differenza tra i disoccupati Istat e
gli iscritti alle liste di collocamento.
Si diceva in maniera non esauriente considerato che la
differenza tra le 112.000 persone in cerca di occupazione
dell’Istat secondo questa concezione “allargata” è sempre significativa considerato che risultano ben 55.000 le
persone che in Abruzzo sono iscritte come disoccupati
alle liste di collocamento ma a tutti gli effetti non ven-
7
temi e problemi
Tab. 1
Tassi di disoccupazione nelle province abruzzesi secondo le diverse definizioni
Tassi di disoccupazione
L’Aquila
Teramo
Pescara
Chieti
ABRUZZO
Numero indice Abruzzo = 100
a
b
c
a
b
c
10,3
6,7
6,8
7,4
7,8
16,3
13,2
11,5
11,2
12,9
25,2
17,2
19,5
18,4
20,0
132,9
86,1
88,1
95,3
100,0
125,8
102,2
89,2
86,5
100,0
126,4
85,9
97,5
92,0
100,0
Tab. 2
Tassi di disoccupazione in Abruzzo e nelle circoscrizioni secondo le diverse definizioni
Tassi di disoccupazione
ABRUZZO
Nord
Centro
Mezzogiorno
ITALIA
Numero indice Italia = 100
a
b
c
a
b
c
7,8
4,7
8,3
21,0
10,6
12,9
6,3
12,2
28,7
15,0
20,0
11,9
18,3
35,9
21,4
73,2
44,2
78,2
198,7
100,0
86,5
42,3
81,3
191,8
100,0
93,3
55,6
85,3
167,8
100,0
a = disoccupati in senso stretto
b = disoccupati in senso stretto + persone che cercano lavoro in maniera non sistematica
c = disoccupati in senso stretto + persone che cercano lavoro in maniera non sistematica + persone disposte a lavorare a particolari condizioni
Fonte: Istat, Rilevazione Forze Lavoro 2000
di Pescara.
Ritornando alla situazione regionale e facendo riferimento alla valutazione della disoccupazione nella sua
occupazione “allargata” si rileva come la posizione
dell’Abruzzo è ben più svantaggiata di quanto invece
appare dai dati della disoccupazione “ristretta” pubblicati dall’Istat .
E’ sufficiente osservare come l’indice di disoccupazione
relativo, rispetto alla situazione media italiana fatta
uguale a 100, passa da 73,2% a 93,3%.
Ciò mostra un Abruzzo ben più lontano dal Nord, 20%
di disoccupazione contro l’11,9% anziché il 7,8% contro
il 4,7% (si veda tabella 2).
Con riferimento all’interno dell’Abruzzo, si rileva come
la situazione della provincia dell’Aquila già cenerentola
dai dati dell’Istat sul piano occupazionale e disoccupazionale, se letta attraverso i dati dei Centri per l’impiego
evidenzia un quadro altrettanto allarmante e comunque
in linea con quanto emerge dal quadro calcolato sulla
base della disoccupazione allargata.
Sotto questo profilo è interessante rilevare che il quadro
più drammatico interessa in generale tutti e quattro i
Centri per l’impiego della provincia dell’Aquila (si veda
no considerati dall’Istat.
Prescindendo dagli aspetti definitori e di tipo più strettamente metodologico, tuttavia si rileva un relativo parallelismo tra i due dati statistici che ci consente di fare
con riferimento all’articolazione territoriale, una lettura
della disoccupazione anche a livello di aree subprovinciali come ad esempio ai territori riferiti ai Centri per
l’impiego che per l’Abruzzo sono 13 (Si veda la tabella 3).
La differenza tra le province della disoccupazione di
base come definita dall’Istat, già esaminata nel precedente numero 3 del presente periodico, evidenziavano
una situazione in cui la provincia dell’Aquila mostrava
il peggiore quadro occupazionale, con l’occupazione più
bassa, la disoccupazione più alta e una tendenza più
contenuta alla crescita rispetto a quella delle altre province (+0,8% contro 2 o 3 % per le province di Pescara e
di Chieti).
Se si fa riferimento alla disoccupazione nella sua accezione “allargata” (si veda la tabella 1) si evidenzia ancora per L’Aquila la situazione peggiore con un tasso di
disoccupazione del 25,2% di contro ad altri valori per le
altre province contenuti tra il 17,2% di Teramo e il 19,5%
8
temi e problemi
Tab. 3
Tab. 3 - Iscritti liste di collocamento e rapporto rispetto alla popolazione in età lavorativa (anno 2000)
Centri per l’impiego
(2001
totale pop.
Pop. 15-64
pop 15-64
su totale
popolazione
iscritti liste
collocamento
Iscritti su pop.
15-64
Numero Indice
Abruzzo =100
L’Aquila
Avezzano
Sulmona
Castel di Sangro
• Provincia L’Aquila
101.938
128.595
54.195
16.393
301.121
67.100
84.047
35.014
10.532
196.693
65,8
65,4
64,6
64,2
65,3
14.233
18.289
8.192
2.752
43.466
21,2
21,8
23,4
26,1
22,1
109,2
112,0
120,5
134,5
113,8
Teramo
Roseto
Giulianova
• Provincia Teramo
93.054
90.900
105.792
289.746
61.485
60.509
70.825
192.819
66,1
66,6
66,9
66,5
14.721
11.589
11.940
38.250
23,9
19,2
16,9
19,8
123,3
98,6
86,8
102,1
Pescara
Penne
Scafa
• Provincia Pescara
171.219
58.022
64.614
293.855
116.395
37.235
41.495
195.125
68,0
64,2
64,2
66,4
21.872
6.202
8.584
36.658
18,8
16,7
20,7
18,8
96,7
85,8
106,5
96,7
Chieti
Ortona
Lanciano
Vasto
• Provincia Chieti
108.677
66.914
116.150
95.722
387.463
74.227
42.846
73.753
63.601
254.427
68,3
64,0
63,5
66,4
65,7
14.033
6.092
12.442
12.032
44.599
18,9
14,2
16,9
18,9
17,5
97,3
73,2
86,9
97,4
90,2
1.272.185
839.064
66,0
162.973
19,4
100,0
Totale Abruzzo
Fonte: elaborazione su dati ISTAT e Abruzzo Lavoro
indici stessi, come è il caso di Castel di Sangro.
Con questo vogliamo ricordare come in Abruzzo la disoccupazione letta sia attraverso i dati Istat sia attraverso i dati degli iscritti alle liste di disoccupazione in
definitiva delinea una situazione di maggior disagio per
il complesso della provincia dell’Aquila.
Non a caso la generalità degli indicatori della provincia
sono tutti in posizioni peggiori rispetto alla situazione
media regionale. Si ricorda al riguardo come una situazione analoga emergeva anche dai dati sul reddito presentati nel precedente numero del presente periodico e
si ricorda pure come la provincia occupi oggi, eccetto taluni comuni più vivaci, un quadro demografico decisamente compromesso con quote di popolazione giovane
sempre meno consistenti.
Non va dimenticato tra l’altro come in provincia
dell’Aquila l’occupazione nel periodo più recente, registra tassi di crescita pressoché nulli e gli stessi tassi di
crescita delle imprese non sono eccellenti, considerando
che per lo più i cambiamenti riguardano settori tradizionali legati a funzioni di carattere essenziale, ciò confermando, in via definitiva, come essa rappresenti la parte
del territorio meno sviluppata della regione.
tabella 3), mentre i centri per l’impiego delle altre province presentano tutti un indice inferiore alla situazione
media regionale.
Fa eccezione il Centro per l’impiego di Teramo in cui la
disoccupazione è in misura pressoché pari al valore
medio regionale. Ciò ovviamente è legato alla struttura
monocentrica del capoluogo che riaggrega anche le
realtà del circondario esaltando anche il carattere proprio della domanda di lavoro in esso presente ed in cui
prevale l’occupazione nel settore della pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda le varie realtà della provincia
dell’Aquila va fatto notare come le differenze fra le varie
realtà non sono drammatiche come spesso viene denunciato come allarme, considerato che l’indice relativo registra un valore pari a 109 per la situazione dell’Aquila
di contro a 112 per Avezzano e 120 per Sulmona, che è
appena il 10% superiore rispetto a L’Aquila. Fa forse eccezione Castel di Sangro.
Non va dimenticato tra l’altro che per omogeneità i tassi
sono stati calcolati rispetto alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni) e quindi le situazioni in cui la quota
di popolazione in età lavorativa è più bassa esaltano gli
9
temi e problemi
Aspetti monografici della popolazione abruzzese.
Una pubblicazione del CRESA in corso di stampa.
aspetti strutturali (età, sesso, attività) e le componenti
territoriali, con particolare riferimento alle specificità
territoriali della distribuzione e dei caratteri intrinseci
della popolazione, come l’età.
Nel secondo capitolo si è approfondito l’aspetto relativo all’invecchiamento della popolazione abruzzese,
sia come fatto demografico sia in relazione ai fatti economici ad essa legati come le pensioni.
Di esse, in particolare, sono state considerate quelle
del segmento privato, evidenziandone i caratteri essenziali in rapporto alle varie tipologie ed anche in relazione al processo di formazione del reddito nelle
varie realtà del territorio regionale.
Nella collana di studi economici del CRESA è in corso
di pubblicazione un lavoro, recentemente concluso,
che approfondisce taluni aspetti essenziali del quadro
strutturale della popolazione abruzzese.
La popolazione abruzzese, come è noto, da diverso
tempo si è caratterizzata come una popolazione in decisa fase di declino sul piano biologico-demografico in
cui le componenti intrinseche hanno progressivamente evidenziato diffusi stati di debolezza tipici di
popolazioni con elevato indice di invecchiamento e
comunque degradate sul piano strutturale a causa
delle emigrazioni.
L’evoluzione della popolazione abruzzese nel corso
del tempo è nota: dopo flussi migratori che hanno
fatto perdere all’Abruzzo centinaia di migliaia di persone nel corso dei primi sessanta anni del secolo
scorso, la dinamica demografica in parte cambia rotta
quando nella regione si attivano i primi significativi
processi di sviluppo, che in qualche modo provocano
una prima stabilizzazione della popolazione sino al
periodo in cui sopravvengono i fenomeni di rientro
migratorio legati alle crisi economiche internazionali.
Da quell’epoca, e siamo ormai alla soglia degli anni
novanta, la popolazione abruzzese, con una struttura
sbilanciata sulle classi anziane, perde progressivamente il proprio potenziale riproduttivo, con la mortalità che dapprima eguaglia la natalità e gradualmente, ed in specie nel corso dell’ultimo decennio, supera decisamente la stessa natalità innescando un
regime di perdita di popolazione imputabile al ricambio naturale.
La regione, tuttavia, in parte a causa del mantenimento di un fenomeno latente come il rientro demografico legato alle passate emigrazioni ed in parte
a causa della progressiva attrattività che ha sviluppato l’Italia soprattutto per le immigrazioni extracomunitarie, è venuta conquistando man mano punteggi nel tasso di crescita tanto che allo stato attuale
registra indici di incremento medi annui superiori
all’1%.
Sebbene diversificata all’interno della regione la
popolazione abruzzese si evolve secondo un piano
abbastanza uniforme, con un’immigrazione extraeuropea pressoché diffusa in tutto il territorio e con tassi
di ricambio che penalizzano soprattutto le aree più
deboli e marginali costituito per lo più dai territori
montani.
Al di là degli aspetti più generali, con la pubblicazione in particolare si sono affrontati quattro tematiche di fondo, trattate in quattro diversi capitoli.
Il primo capitolo si riferisce all’analisi delle principali
componenti della popolazione e ne evidenzia i suoi
TAVOLA 1 - L’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE
NEI COMUNI ABRUZZESI NELL’ULTIMO VENTENNIO
Si evidenzia la crescente diffusione territoriale dell’invecchiamento
demografico (misurato dall’indice di vecchiaia) che ha interessato
in misura maggiore le aree montane e marginali della regione.
10
temi e problemi
tori di produttività e quelli relativi al ruolo svolto
dagli immigrati nella nostra regione per le componenti sociali.
Ritornando sul piano più generale, la popolazione
abruzzese, come quelle di altre regioni più vecchie
(Liguria, Friuli, Piemonte ecc.), rappresenta la sintesi
di un processo che investe tutta la popolazione italiana e più precisamente l’erosione delle classi più vitali (giovani ed adulti in età lavorativa) e soprattutto
la progressiva riduzione delle proprie potenzialità di
riproduzione.
Su questo piano gli scenari non sono rosei, ovvero si
rilevano tali solo in relazione alle ipotesi di miglioramento che si possono presumere nella progressione
del tempo, quali ad esempio un ipotetico risveglio
della fecondità della popolazione, ovvero in una più
realistica ipotesi di miglioramento ulteriore degli
scambi migratori.
Nel passato l’Istat faceva le previsioni demografiche
secondo l’ipotesi di natalità alta o bassa, oggi le cose
in Italia ed in Abruzzo sono cambiate, infatti le previsioni demografiche si fanno ipotizzando scenari di
alta o bassa immigratorietà. L’Abruzzo in tal senso è
nel pieno di una situazione di questo tipo pur non
avendo tassi di immigrazione esaltanti come altre realtà più vivaci dell’Italia.
Con il terzo capitolo si è sviluppato un excursus essenziale sull’evoluzione delle migrazioni regionali
nell’arco di oltre un secolo, cogliendo aspetti particolari relativi ai momenti salienti di questo importante
fenomeno.
Il quarto capitolo è dedicato all’immigrazione ed in
particolare all’immigrazione extracomunitaria nella
nostra regione. Di essa delinea, con dovizia di riferimenti, gli aspetti salienti di natura demografica (il
concorso dell’immigrazione al processo di ricambio
naturale) ed il ruolo che l’immigrazione assolve nella
nostra regione sul piano della formazione della forza
lavoro, nell’ambito del sistema economico regionale evidenziando gli aspetti più strettamente legati ai fat-
GRAFICO 1 - LA PRESENZA DELLE QUATTRO MAGGIORI COMUNITÀ STRANIERE IN ABRUZZO (AL 31 DICEMBRE 1999)
Le quattro comunità rappresentano il 47% circa del totale della popolazione straniera residente in Abruzzo (pari a 21.840 unità in termini assoluti). Significativa è la presenza della popolazione balcanica in provincia dell’Aquila.
11
abruzzo congiuntura
Congiuntura economica abruzzese
IV trimestre 2000
all’estero, rispetto al
1999, è stato del 30,5%, una
percentuale molto consistente
se si confronta con quella del Mezzogiorno pari al +19,3%. A favorire la
crescita delle esportazioni è stata la vendita di apparecchi elettrici e di precisione, cioè prodotti di alta specializzazione, a conferma della crescente organizzazione aziendale e competitività della piccola e media
impresa abruzzese.
In termini di composizione percentuale, l’export
abruzzese rappresenta il 2% delle esportazioni italiane, con un valore assoluto paria a 9848,9 miliardi,
mentre nel 1999 la percentuale era dell’1,8%.
Con la sempre più accentuata globalizzazione dei
mercati le imprese abruzzesi mostrano di saper puntare ai mercati internazionali con produzioni di alta
qualità, sia relativi all’industria che ad altri settori
come l’agricoltura.
I dati occupazionali mostrano una situazione generale
di crescita con decisi miglioramenti sia rispetto al trimestre precedente che rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.
Considerazioni generali
L’economia abruzzese nel corso del 2000 ha registrato
una fase di crescita sostenuta confermandosi decisamente la regione più dinamica del Mezzogiorno. Per
altro verso, nell’ambito dell’evoluzione anche più recente, permangono fattori di vischiosità che limitano
l’esplicazione di quelle potenzialità che le potrebbero
consentire di mettersi al passo con le regione del centro Italia.
Anche l’evoluzione dell’ultimo trimestre ha confermato quasto quadro facendo registrare andamenti positivi: i dati dell’ultimo trimestre dell’anno hanno mostrato, infatti, andamenti positivi soprattutto per la
trasformazione industriale e il terziario avanzato,
mentre più lenta è stata la crescita dei settori tradizionali come l’agricoltura e il commercio. In questo quadro non mancano però elementi negativi legati essenzialmente all’accentuarsi del divario tra le zone costiere più sviluppate e le aree interne meno vivaci, ma
anche alle carenze di infrastrutture che rendono meno
competitivo il sistema delle imprese.
L’economia regionale è stata quindi caratterizzata da
un andamento crescente della produzione industriale,
accompagnato da dinamiche positive sia per il fatturato che per gli ordini interni ed esteri. Queste indicazioni non trovano conferma nella formazione di
nuove imprese, secondo i dati della nati-mortalità derivanti dai Registri delle Camere di Commercio.
Nel trimestre considerato, infatti, il saldo tra iscrizioni
e cancellazioni è risultato negativo per il settore manifatturiero, così come per il commercio e per altri servizi. Contrario è stato invece il risultato per le costruzioni, che ha visto aumentare il numero delle imprese
che operano nel settore.
Sul lato della domanda si è assistito ad un discreto andamento delle variabili macroeconomiche considerate,
come prosecuzione degli andamenti dei trimestri precedenti. Gli investimenti sono cresciuti grazie, soprattutto, all’aumento degli acquisti di mezzi di trasporto,
mentre gli investimenti in macchine attrezzature e
altri prodotti sono rimasti stazionari. I consumi finali
sono stati caratterizzati da una crescita della spesa
delle famiglie e della pubblica amministrazione.
Il miglioramento delle condizioni della domanda, imputato dallo slancio delle esportazioni, che dovrebbe
consentire nei periodi futuri maggiori investimenti in
macchine e attrezzature, per adeguare ai maggiori livelli di produzione attesi la capacità produttiva degli
impianti.
Nell’anno 2000 l’aumento dei prodotti venduti
2. Il clima d’opinione e l’andamento dei prezzi
I giudizi delle famiglie
L’Anno 2000 si è chiuso con un miglioramento del
clima di fiducia delle famiglie, proseguendo l’andamento favorevole dei periodi precedenti. Così che lo
scenario che ci si attende per i prossimi mesi è
senz’altro positivo secondo le opinioni delle famiglie
oggetto dell’indagine dell’ISAE, l’Istituto di Studi e
Analisi Economiche.
A dicembre le aspettative degli operatori sono risultate in generale positive, sia riguardo la situazione
economica generale che riguardo alla situazione personale mentre per i consumatori si percepiscono atteggiamenti riflessivi soprattutto a causa del ridimensionamento della dinamica inflazionistica, che dovrebbe
consolidarsi entro un breve periodo. Appaiono in
netto miglioramento anche le valutazioni sulla situazione del mercato del lavoro, con una riduzione di coloro che si attendono un aumento della disoccupazione.
Per quanto riguarda le famiglie l’ottimismo degli intervistati si è riscontrato inoltre nelle valutazioni sulla
propria situazione personale, con un miglioramento
delle attese del proprio bilancio familiare, confermando l’esistenza di una maggiore convenienza al risparmio rispetto ai periodi precedenti e rafforzando le
12
abruzzo congiuntura
Le forze di lavoro in Abruzzo e nelle circoscrizioni italiane - Media anno 2000 (valori in migliaia di unità)
Regioni
Abruzzo
Nord
Centro
Mezzogiorno
Italia
Occupati
Disoccupati
463
10959
4310
6003
21273
14
224
159
486
869
In cerca
Altre persone
di prima occ. in cerca di lavoro
13
98
136
749
983
8
160
78
290
527
Totale
Forza lavoro
498
11441
4683
7528
23652
Fonte: Istat, Indagine Forze di Lavoro
duzione. I prezzi dei prodotti alimentari e non alimentari si sono, invece, tenuti ben al di sotto della media
generale dei prezzi al consumo, qualche tensione è
emersa soltanto nel comparto dei servizi privati. In
sintesi, il quadro di riferimento ha riflesso andamenti
contrastanti, con spinte rilevanti dal canale estero e
moderazione sul versante interno, che hanno impedito di innescare un circolo vizioso sul sistema dei
prezzi.
intenzioni di incrementare ulteriormente in prospettiva la loro propensione al risparmio.
Le intenzioni di acquisto dei beni durevoli sono rimaste stazionarie per quanto riguarda le abitazioni, sono,
invece, in crescita quelle di automobili.
La dinamica dei prezzi
Già dai primi mesi del 2000 era apparso evidente che
l’inflazione era destinata a aumentare. Lo scenario dei
prezzi era compromesso dagli impulsi congiunti di un
cambio più debole e di un petrolio più caro. Il 1999 si
era chiuso con un incremento medio annuo dei prezzi
al consumo dell’1,7%, mentre il 2000 si chiude con un
un’inflazione misurata dall’indice per l’intera collettività nazionale al 2,5%.
Nel corso dell’anno le tensioni sui prezzi alle prime
fasi del processo di commercializzazione si sono
acuite. Ancora una volta a trainare i prezzi alla produzione sono stati soprattutto i prodotti intermedi, che
più hanno risentito dell’accresciuto costo delle materie
prime energetiche.
Il dettaglio per settore di attività consente di dare una
migliore lettura degli effetti prodotti dallo shock di offerta. Gli aumenti più significativi si sono verificati nei
settori dell’energia elettrica, gas e acqua, dei prodotti
petroliferi raffinati, della carta e dei prodotti chimici.
Le spinte provenienti dal canale degli scambi internazionali sono state moderate dalle variabili interne dei
costi di produzione, ovvero dal costo del lavoro. Sulla
base degli andamenti osservati a monte, nel 2000
anche l’inflazione al consumo è stata trainata principalmente dai prodotti energetici, i cui prezzi hanno
incorporato gli andamenti dei relativi prezzi alla pro-
3. La congiuntura occupazionale
E’ proseguita anche nel quarto trimestre la buona
“performance” dell’occupazione dell’Abruzzo, rilevata già nei periodi trascorsi. Secondo l’indagine trimestrale dell’Istat sulle forze di lavoro condotta nel
mese di gennaio, il numero degli occupati è aumentato di dodici mila unità rispetto a tre mesi precedenti,
portandosi da 451 mila a 463 mila occupati. Non sono
aumentati solo i lavoratori dipendenti, ma anche gli
indipendenti, a conferma dell’ottimo momento che sta
attraversando l’imprenditoria abruzzese, in grado di
affrontare i cambiamenti e le sfide dei mercati.
L’occupazione è cresciuta in tutti i settori economici,
soprattutto nel settore industriale, che per diversi periodi aveva attraversato momenti di incertezza.
L’evoluzione positiva della domanda di lavoro è stata
accompagnata da un aumento dell’offerta, effetto che
ha determinato un’invariabilità del numero delle persone in cerca di occupazione e del tasso si disoccupazione, che si è mantenuto comunque ad un valore al di
sotto della media nazionale.
E’ opinione comune che gli ottimi risultati siano la
CASSA INTEGRAZIONE ANNO 2000 (NUMERO ORE AUTORIZZATE)
Province
L’Aquila
Teramo
Pescara
Chieti
Abruzzo
Gest. Ordinaria
1.075.477
1.261.271
247.862
1.026.172
3.610.782
Gest.spec.edilizia
279.600
91.199
238.935
363.145
972.879
Fonte: INPS
13
Commercio
33.206
10.912
45.029
6.624
95.771
Totale
1.388.283
1.363.382
531.826
1.395.941
4.679.432
abruzzo congiuntura
costi energetici e dei prezzi di concimi e mangimi,
nonché alle emergenze sanitarie nel comparto zootecnico.
Il comparto cerealicolo presenta solo un leggero incremento (+1%), a causa dei minori investimenti e minori
rese produttive, mentre più consistente è la variazione
della produzione degli ortaggi (+2,8%), grazie anche
al buon andamento delle patate che hanno raggiunto
anche caratteristiche qualitative superiori alla media.
La diminuzione della produzione è dovuta essenzialmente al risultato dell’andamento negativo delle
piante industriali (-5,1%) e delle colture arboree (-4%),
che hanno risentito della caduta del comprensorio olivicoli, a causa dell’alternanza legata ai cicli vegetativi
degli oliveti.
Passando ad esaminare le produzioni animali, si è rilevata una diminuzione della produzione (-2,5%). L’andamento negativo della produzione di carni bovine è
stato solo in parte compensato dall’incremento della
produzione di carni suine e ovicaprine.
Sul fronte occupazionale l’Indicatore delle Forze di
Lavoro ha evidenziato una leggera diminuzione degli
occupati del settore agricoltura rispetto al periodo
precedente.
conseguenza della flessibilizzazione di un mercato ancora legato a schemi tradizionali, che ha consentito
l’incontro tra offerta e domanda di lavoro.
Un dato negativo emerge, però, dagli iscritti alle liste
dell’ufficio di collocamento, che alla fine dell’anno
sono aumentati rispetto a settembre in tutte le province, con un valore più alto nella provincia di
L’Aquila e più basso in quella di Teramo.
L’analisi dei dati INPS della Cassa Integrazione Guadagni ha permesso di evidenziare una diminuzione
degli interventi complessivi del 9% rispetto all’anno
precedente. Le ore complessivamente erogate per l’integrazione salariale nell’anno 2000 risultano aumentate nella provincia di Pescara e Chieti e in diminuzione nelle altre due.
In termini settoriali si sono avuti aumenti degli interventi ordinari nel settore della carta e poligrafiche e
alimentari. Gli interventi straordinari hanno registrato
variazioni positive nel settore abbigliamento e
nell’edilizia.
ISCRITTI ALLE LISTE DI COLLOCAMENTO
PROVINCE
L’Aquila
Pescara
Chieti
Teramo
Abruzzo
GIUGNO
00
SETTEMBRE
44841
38662
46015
39788
169306
00
48290
40297
48873
39624
177084
VARIAZIONE
%
7,69
4,23
6,21
-0,41
4,59
Il commercio
Nel quarto trimestre dell’anno il comparto distributivo ha avuto, secondo i dati del Registro Imprese
delle Camere di Commercio, 551 iscrizioni e 555 cancellazioni, determinando una sostanziale stabilità
degli operatori esistenti nel settore.
Al di là dei dati demografici, il settore sembra essere
caratterizzato da andamenti positivi come dimostrano
i dati del valore delle vendite del commercio fisso al
dettaglio.
Nel corso del 2000 l’aumento più consistente delle
vendite si è registrato per i prodotti alimentari, mentre
leggermente più contenuta è stata la variazione positiva dei settore non alimentare. La crescita, inoltre, è
stata più marcata nella grande distribuzione, mentre
per le imprese operanti su piccole superfici si è verificato un incremento molto modesto.
I prodotti caratterizzati da aumenti tendenziali più
elevati sono stati i prodotti farmaceutici, abbiglia-
4 - La congiuntura dei settori economici
L’agricoltura
Secondo le stime realizzate dall’Istituto Nazionale di
Economia Agraria (INEA) la produzione dell’agricoltura in Abruzzo, in termini reali, ha segnato nel 2000
una riduzione dell’1% rispetto all’anno precedente. La
variazione delle quantità agricole prodotte sconta i
danni alle colture e agli allevamenti causati dai fattori
climatici avversi che hanno colpito alcune aree della
regione. Oltre alle calamità naturali, i fattori che
hanno maggiormente condizionato l’andamento delle
produzioni si possono ricondurre all’aumento dei
INDICATORI DELLA CONGIUNTURA INDUSTRIALE
(variazioni rispetto al trimestre precedente)
PRODUZIONE
GRADO UTILIZZO
FATTURATO
1° trim. 00
2° trim. 00
3° trim. 00
4° trim. 00
2,3
-0,8
-2,2
8,0
NUOVI ORDINI
mercato interno mercato estero
IMPIANTI
85,2
82,8
80,0
84,3
3,8
-2,2
1,0
10,0
14
13,7
0,8
8,0
10,5
2,3
-2,3
-2,8
9,2
abruzzo congiuntura
INDICATORI DI FONDO A LIVELLO PROVINCIALE
PRODUZIONE
UTILIZZO IMPIANTI
NUOVI ORDINATIVI
mercato interno
Chieti
L’Aquila
Pescara
Teramo
Abruzzo
3°trim 00
4° trim 00
3°trim 00
-5,6
-0,9
2,7
2
-2,2
14,0
0,6
2,2
0,3
8,0
85,0
73,8
78,6
65,7
80,0
4° trim 00
87,2
76,4
79,9
87,5
84,3
3°trim 00
13,9
-1,8
2,3
3,7
8,0
4° trim 00
18,4
-0,1
0,4
1,5
10,5
mercato estero
3°trim 00
4° trim 00
-6,4
-0,1
2
2,2
-2,8
16,2
-0,1
0,1
1
9,2
cedenti nei quali la variazione della produzione, tenuto conto delle diverse giornate lavorative, è stata
sempre positiva. I buoni risultati sono attribuibili soprattutto alla provincia di Chieti, mentre L’Aquila e
Teramo si caratterizzano per toni decisamente inferiori.
La buona performance realizzata dall’industria regionale si è tradotta in un innalzamento del grado di utilizzo degli impianti di circa quattro punti percentuali,
permettendo un aumento produttivo senza costi fissi
aggiuntivi.
Il fatturato è cresciuto più della produzione, accompagnato però da incrementi dei costi, che non sempre
hanno consentito alle imprese di ottenere margini di
profitto.
La crescita dell’industria manifatturiera è risultata sostenuta sia dalla forte espansione delle esportazioni di
manufatti, diffusa in quasi tutti i settori, sia dalla favorevole evoluzione della domanda interna. La vivace
dinamica delle esportazioni ha tratto origine soprattutto dai buoni risultati extra-UE, dai vantaggi derivanti dal cambio e dalla ripresa dei paesi asiatici, che
ha permesso alle vendite di prodotti locali verso tali
paesi di aumentare a ritmi sostenuti.
Nell’ultimo trimestre le imprese manifatturiere abruzzesi hanno continuato a subire pressioni dal lato dei
costi, derivanti dai rincari dei prodotti petroliferi. Il
quadro che si desume con riferimento ai prezzi delle
materie prime non energetiche è quello di un iniziale
rientro delle tensioni impresse dallo slittamento del
tasso di cambio. Secondo l’indagine congiunturale
anche il costo del lavoro ha riportato incrementi sia in
termini congiunturali che tendenziali.
L’interruzione delle fase di crescita del prezzo del pe-
mento e pellicceria e da radio tv, registratori e informatica.
L’analisi per tipologia distributiva della grande distribuzione, mostra il buon andamento degli hard discount e degli ipermercati, mentre la performance
delle grandi superfici specializzate e dei supermercati
risultano più contenute.
L’edilizia
E’ continuato l’effetto positivo della congiuntura economica del settore dell’edilizia, già evidenziatasi nei
trimestri precedenti.
Gli investimenti in costruzioni hanno segnalato una
sostanziale accelerazione, trainata soprattutto dall’edilizia residenziale. Secondo i dati dell’ANCE nel 2000
sono cresciuti tutti i comparti delle costruzioni rispetto all’anno precedente, anche l’edilizia non residenziale che nel 1999 aveva dato segni negativi.
Segni di vitalità sono ricavabili, inoltre, dal saldo iscrizioni meno cancellazioni al registro imprese delle Camere di Commercio, che è risultato positivo.
Elementi positivi emergono anche dai dati dell’occupazione, che sono in crescita rispetto all’anno precedente.
In Abruzzo nel 2000, secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, la variazione degli occupati
è stata del +8,6% rispetto al 1999. Secondo gli esperti,
però si è trattato in parte della regolarizzazione del lavoro nero.
La Cassa Integrazione Guadagni per l’anno 2000 ha
subito una diminuzione del 23% rispetto al 1999, dovuta sia ad una riduzione del numero di ore erogate
per gli interventi ordinari sia per quelli straordinari.
La congiuntura industriale
Aspetti generali
I risultati dell’indagine congiunturale condotta dal
CRESA sulle attività industriali presso un campione di
imprese manifatturiere si inscrivono tra i segnali favorevoli.
A fine del 2000 il quadro dell’economia regionale appare contraddistinto sul piano congiunturale da segnali positivi.
Si è rafforzata la tendenza già in atto nei trimestri pre-
INDICATORI DELLA
CONGIUNTURA INDUSTRIALE
(I dati sono riferiti al terzo timestre ’2000
con variazioni rispetto al trimestre precedente)
PRODUZIONE
GRADO UTILIZZO
FATTURATO OCCUPAZIONE
IMPIANTI
8
15
84,3
10,0
stazionaria
abruzzo congiuntura
GIUDIZIO DEGLI OPERATORI PER LE PROSPETTIVE A BREVE TERMINE
(percentuale risposte)
PRODUZIONE
Aumento
Stazionarietà
Diminuzione
18,2
77,4
4,4
OCCUPAZIONE
DOMANDA
8,1
88,0
3,9
PREZZI
interna
estera
14,9
77,5
7,6
11,1
82,2
6,7
11,8
86,9
1,3
Il settore delle calzature e pelli ha mostrato segni di debolezza con diminuzioni della produzione sia in termini congiunturali che tendenziali, a volte con giacenze in magazzino esuberanti.
I prezzi di vendita hanno presentato un andamento al
rialzo, con percentuale annua vicina al tasso di inflazione.
Negli ultimi mesi del 2000, l’andamento del settore lavorazione dei minerali non metalliferi è stato positivo con
riferimento a quasi tutti gli indicatori, ad eccezione
degli ordini esteri.
La fase ciclica di espansione è stata sostenuta dall’eccezionale dinamismo del settore delle costruzioni che
ha caratterizzato l’anno appena trascorso.
Le prospettive sull’andamento del comparto sono prevalentemente ottimistiche, ma non mancano operatori
che si attendono una diminuzione della produzione e
dell’occupazione.
L’attività produttiva del settore metalmeccanico ha registrato nel quarto trimestre un incremento congiunturale, ma ha evidenziato, nel corso dell’anno un costante rallentamento del tasso di crescita tendenziale,
che è divenuto più pronunciato nei mesi recenti.
L’interscambio dei prodotti metalmeccanici ha evidenziato un miglioramento rispetto al periodo precedente
e all’anno precedente. La previsione a breve sulla congiuntura industriale lasciano presupporre miglioramenti nella parte iniziale dell’anno in corso, sia per la
produzione che per l’occupazione.
Il 2000 si è chiuso per l’industria chimica in maniera
soddisfacente. I dati mostrano che la produzione è
stata caratterizzata da una forte espansione alla fine
dell’anno iniziata già nei trimestri passati. Per quanto
riguarda i prezzi i dati mostrano una riduzione della
tensione sul lato dei costi, che tuttavia restano elevati.
Gli aumenti dei prezzi di vendita, pur se contenuti,
hanno consentito un forte aumento del fatturato e un
miglioramento dei margini di profitto per le imprese.
Gli altri settori dell’industria manifatturiera non hanno
sempre riportato risultati positivi. In particolare i volumi produttivi dell’industria della carta hanno fatto
registrare una diminuzione nel periodo considerato.
La situazione appare connessa al rallentamento economico internazionale e al conseguente ridimensionamento della situazione dal lato della domanda, inadeguata agli sviluppi dell’offerta.
trolio che si è verificata alla fine dell’anno ha determinato un rallentamento dei prezzi alla produzione in
tutti i settori manifatturieri.
Il giudizio degli operatori sull’andamento previsto a
breve termine dei prezzi di vendita è in leggero miglioramento rispetto al trimestre precedente. E’ minore, infatti, la percentuale di operatori che si attendono un aumento dei prezzi di vendita per il semestre
futuro.
Sul fronte occupazionale gli indicatori del quarto trimestre hanno evidenziato un aumento degli occupati
del settore e una diminuzione delle ore erogate
dall’INPS per la Cassa integrazione Guadagni.
L’andamento dei vari settori
Dall’indagine trimestrale del CRESA emergono diverse indicazioni senz’altro utili per un’analisi settoriale dell’industria manifatturiera abruzzese.
La produzione del settore alimentare ha invertito il suo
trend di sviluppo nell’ultima parte dell’anno, facendo
registrare in media una crescita di appena lo 0,5%.
Il fatturato realizzato all’estero è stato favorito dai successi dei prodotti italiani sui mercati extra-UE, oltre
alla capacità delle industrie alimentari di mantenere in
crescita le vendite destinate ai mercati comunitari, che
continuano ad avere un’importanza predominante. Le
previsioni si confermano buone per il prossimo semestre, sia in termini di produzione che di domanda.
L’industria del tessile-abbigliamento è stata caratterizzata da una diminuzione della produzione nel trimestre considerato, ma la media annuale ha evidenziato
un risultato positivo per il settore a seguito di un rinnovato interesse dei consumatori per l’abbigliamento.
Nel settore c’è allarme sulla competitività, infatti, sono
risultati in diminuzione gli ordini sia interni che esteri.
Difficoltà si sono riscontrate anche nell’allineamento
dei prezzi di vendita agli aumenti delle materie prime
e dei costi aziendali.
L’industria del legno e mobili ha registrato una fase ciclica di espansione con tassi di variazione al di sopra
della media di tutta l’industria manifatturiera. Sia la
produzione che gli ordini sono risultati in aumento e
ottime sono rimaste le prospettive future degli operatori. I prezzi di vendita hanno presentato un rialzo,
ma molto limitato in confronto a incrementi più consistenti verificatisi dal lato dei costi delle materie prime.
16
dossier statistico
ANDAMENTO PRODUTTIVO DEL 4° TRIMESTRE 2000
SUL TRIMESTRE PRECEDENTE E SULLO STESSO TRIMESTRE DEL 1999
SETTORI
PRODUZIONE
(*)
(variaz. percentuali)
Trim.
prec.
Alimentari
-1,5
Tessili e abbigliamento -3,9
Legno e Mobili
11,6
Calzature,pelli
-3,8
Lav.min. non metall.
3,8
Metalmeccaniche
15,6
Chimiche
9,6
Varie
-1,5
Totale campione
8,0
Trim.anno
prec.
FATTURATO
PREZZI DI VENDITA
(variaz. percentuali)
(variaz. percentuali)
Trim.
prec.
Trim.
prec.
Trim.anno
prec.
Trim.anno
prec.
GRADO UTILIZZO
DEGLI IMPIANTI
Trim Trim.anno
in corso prec.
0,5
5,2
6,2
-1,5
4,9
2,1
7,7
-2,1
-0,8
-9,9
12,7
-9,5
0,6
18,3
18,8
3,4
1,8
-0,5
7,6
-0,7
10,3
6,5
18,0
2,5
0,1
0,5
0,1
0,8
0,9
0,8
1,2
0,0
1,6
2,2
2,1
2,3
0,7
-0,8
3,3
1,4
83,4
83,2
84,4
70,5
75,8
88,7
82,4
77,7
88,5
78,1
83,8
84,3
76,2
87,7
78,2
79,2
1,9
10,0
5,5
0,6
0,4
84,3
83,7
(*) Le variazioni della produzione si intendono in termini fisici
Fonte: Indagine congiunturale CRESA
VARIAZIONI PERCENTUALI DEL COSTO DEL LAVORO E DELLE MATERIE,
NUMERO DEGLI ADDETTI E CASSA INTEGRAZIONE
SETTORI
COSTO LAVORO
(variaz. percentuali)
Trim.
Trim.anno
prec.
prec.
Alimentari
0,0
Tessili e abbigliamento 5,2
Legno e Mobili
0,7
Calzature, pelli
0,4
Lav.min. non metall. 0,7
Metalmeccaniche
12,8
Chimiche
0,2
Varie
0,0
Totale campione
7,6
COSTO MATERIE
(variaz. percentuali)
Trim.
Trim.anno
prec.
prec.
OCCUPAZIONE
Addetti
inizio trim.
Addetti
fine trim.
CASSA INTEGRAZIONE
Addetti
N. Ore
0,9
7,5
2,4
0,9
4,8
14,2
2,1
1,6
2,5
3,5
16,2
0,4
1,5
16,5
1,4
-0,1
1,7
4,8
16,3
4,5
2,7
7,1
4,5
1,8
882
1017
324
382
702
5958
543
2034
869
996
326
375
717
6029
527
2041
21
11
15
24
14
0
0
0
4403
1624
24000
880
407
0
0
0
9,2
10,3
5,6
11842
11880
85
31314
Fonte: Indagine congiunturale CRESA
17
dossier statistico
VARIAZIONI PERCENTUALI DEGLI ORDINATIVI
E PRODUZIONE ASSICURATA
SETTORI
ORDINI ESTERO
ORDINI INTERNO
(variazioni percentuali)
(variazioni percentuali)
Trim.
prec.
Alimentari
Tessili e abbigliamento
Legno e Mobili
Calzature, pelli
Lav.min. non metall.
Metalmeccaniche
Chimiche
Varie
Totale campione
Trim.anno
prec.
Trim.
prec.
PRODUZIONE ASSICURATA
Trim.anno
prec.
fino a
fino a
30 giorni 90 giorni
oltre i
90 giorni
0,8
-0,7
2,0
0,3
-2,6
17,9
1,6
-0,7
1,6
1,0
0,9
-1,8
-1,0
4,5
3,8
-3,9
-1,8
-5,2
3,1
-2,2
0,4
20,9
3,5
0,3
-0,2
-6,6
4,3
-1,5
5,1
13,0
2,8
-2,3
19,4
5,6
0
61,2
4,6
75,1
100,0
93,1
76,1
7,8
95,1
38,8
68,7
17,1
0,0
5,6
4,5
86,6
4,9
0,0
26,7
7,8
0,0
1,3
9,2
1,8
10,5
6,2
63,8
24,5
11,7
Fonte: Indagine congiunturale CRESA
GIUDIZI DEGLI OPERATORI PER LE PROSPETTIVE
SUL PROSSIMO SEMESTRE
SETTORI
PRODUZIONE
aumento stazion.
DOMANDA ESTERA
diminuz.
aumento stazion.
DOMANDA INTERNA
diminuz.
aumento
stazion.
diminuz.
Alimentari
Tessili e abbigliamento
Legno e mobili
Calzature,pelli
Lav.min. non metall.
Metalmeccaniche
Chimiche
Varie
18
11,4
38,6
0
25,9
17
69,1
10,3
72,7
67,2
45,4
100,0
40,9
82,8
30,9
89,7
9,3
21,4
16
0
33,2
0,2
0
0
18
37
0
2
17,7
11,8
4,4
3,6
74,9
49,5
84,0
95,5
82,3
88,2
95,6
67,1
7,1
13,5
16
2,5
0
0
0
29,3
22,8
12,8
38,6
0
25,9
16,6
2,1
8,5
67,9
68,5
45,4
100,0
61,7
83,2
97,9
65,8
9,3
18,7
16,0
0,0
12,4
0,2
0,0
25,7
Totale campione
18,2
77,4
4,4
11,1
82,2
6,7
14,9
77,5
7,6
Fonte: Indagine congiunturale CRESA
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le nostre pubblicazioni
Aspetti dinamici e strutturali dello sviluppo demografico degli
Abruzzi e previsioni al 1971, Teramo 1968.
Polarità e mobilità territoriali per studio e lavoro in Abruzzo,
Lazio, Marche e Umbria, L’Aquila 1987.
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Annuario delle industrie abruzzesi 1987, L’Aquila 1988.
Il problema della casa in Abruzzo, L’Aquila 1972 (ciclostilato).
Il lavoro femminile in Abruzzo (a cura di Mario Santucci),
Consiglio Regionale d’Abruzzo, L’Aquila 1988.
Progetto di programma di sviluppo economico della regione
Abruzzo (1966-70), L’Aquila 1973 (ciclostilato).
Annuario delle industrie abruzzesi 1989, L’Aquila 1990.
Q UIRINO P., Indicatori socio-culturali a livello regionale,
L’Aquila 1990.
AA.VV., L’industria manifatturiera in Abruzzo, L’Aquila
1974 (ciclostilato).
Annuario delle industrie abruzzesi 1990, L’Aquila 1991.
La mobilita territoriale studentesca nel problema dei trasporti
(a cura di Franco Colonna), L’Aquila 1974 (ciclostilato).
Rapporto sull’economia abruzzese 1990 (a cura di Rodolfo
Berardi), Giunta Regionale d’Abruzzo, L’Aquila 1991.
Il patrimonio e il fabbisogno abitativo in Abruzzo (a cura di
Franco Colonna e Mario Santucci), L’Aquila 1974 (ciclostilato).
Orticoltura, viticoltura e allevamento bovino in tre aree della
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BERARDI R. ED ALTRI, L’assetto infrastrutturale in Abruzzo,
L’Aquila 1974 (ciclostilato).
L’attività edilizia nella provincia dell’Aquila (a cura di Rodolfo Berardi), Camera di Commercio I.A.A.
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L’artigianato in Abruzzo (a cura di Mario Santucci), IAPADRE, L’Aquila 1974.
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PIRODDI E., Omogeneità e gravitazioni territoriali in Abruzzo,
IAPADRE, L’Aquila 1974.
Rapporto sull’economia abruzzese 1992 (a cura di Rodolfo
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PIRODDI E., MARZIANI S., Modello di analisi paesaggistica, IAPADRE, L’Aquila 1974.
Annuario delle industrie abruzzesi 1992, L’Aquila 1993.
Rapporto sull’economia abruzzese 1993 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 1994.
Indagine sulla offerta occupazionale e sulla domanda di manodopera qualficata da parte delle aziende manifatturiere in
Abruzzo (a cura di Vincenzo Ruggieri), L’Aquila 1974
(ciclostilato).
Annuario delle industrie abruzzesi 1993, L’Aquila 1994.
Annuario delle industrie abruzzesi 1994, L’Aquila 1995.
Formazione professionale e domanda di manodopera qualificata nelle industrie abruzzesi (a cura di Mario Santucci),
L’Aquila 1975 (ciclostilato).
Rapporto sull’economia abruzzese 1994 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 1995.
BERARDI R., FLORIMBI S., QUIRINO N. E P., ROLLI G.L., ROMANO B., Il Turismo in Abruzzo, L’Aquila 1995.
SANTUCCI M., Turismo, uso del territorio e occupazione in
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Schema di riferimento per gli interventi in Abruzzo dei fondi
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BERARDI R., FLORIMBI S., QUIRINO N. E P., ROLLI G.L., ROMANO B., Il Turismo in Abruzzo, Lazio, Marche, Molise e
Umbria, L’Aquila 1996.
SANTUCCI M., Contributo per una recente bibliografia socioeconomica dell’Abruzzo, L’Aquila 1979 (ciclostilato).
Annuario delle industrie abruzzesi 1995, L’Aquila 1996.
Rapporto sull’economia abruzzese 1995 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 1996.
CRESA - Istituto di Architettura e Urbanistica Facoltà di
Ingegneria, Pianificazione integrata, Comunità Montana
Amiternina - piano di sviluppo, FERRI, L’Aquila 1979.
Annuario delle industrie abruzzesi 1996, L’Aquila 1997.
BERARDI R., Valutazione e localizzazione del fabbisogno abitativo in Abruzzo (legge 457), L’Aquila 1979 (ciclostilato).
Rapporto sull’economia abruzzese 1996 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 1997.
AA.VV., Problemi abruzzesi-materiali per un’analisi socioeconomica abruzzese, L’Aquila 1980.
Annuario delle industrie abruzzesi 1997/98, L’Aquila 1998.
Rapporto sull’economia abruzzese 1997 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 1998.
Annuario delle industrie abruzzesi 1981, L’Aquila 1982.
Annuario delle industrie abruzzesi 1998-1999, L’Aquila
1999.
BERARDI R., COLONNA F., PROPERZI P., SANTUCCI M., I dati
del XII censimento nell’analisi delle strutture urbane,
FERRI, L’Aquila 1984.
Rapporto sull’economia abruzzese 1998 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 1999.
Annuario delle industrie abruzzesi 1984, L’Aquila 1985.
Rapporto sull’economia abruzzese 1999 (a cura di Rodolfo
Berardi), L’Aquila 2000.
Annuario delle industrie abruzzesi 1985, L’Aquila 1986.
Polarità e mobilità territoriali per studio e lavoro in Abruzzo,
L’Aquila 1987.
Annuario delle industrie abruzzesi 2000, L’Aquila 2000.
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CRESA
Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali
istituito dalle Camere di Commercio d’Abruzzo
L’Aquila - Corso Vittorio Emanuele II, 112
Tel. 0862 25335 0862 401631- Fax 0862 419951
CRESA
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CONGIUNTURA 12-19