SOMMARIO
CAPITOLO I La storia
CAPITOLO II Il territorio
CAPITOLO III Fortificazioni
CAPITOLO IV Le Porte
CAPITOLO V Monumenti
CAPITOLO VI Il verde
CAPITOLO VII I rioni
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PRINTED IN ITALY APRILE 2012
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pag 10
pag.18
pag.20
pag.27
pag.32
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Capitolo I – La storia
La fondazione di Catanzaro
secondo la leggenda fu dovuta
a due mitici capi militari
bizantini: Cattaro e Zaro (da cui
il nome) i quali condussero gli
abitanti i centri costieri della
magna-grecia di Scolacium, che
va dall’attuale quartiere
marinaro della città fino al
comune di Squillace, prima sul
colle Zarapotamo (quartiere
Santa Maria) e
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poi sul colle Trivonà l'attuale
centro storico cittadino. Le
motivazioni di questo
spostamento furono le continue
incursioni saracene che
rendevano insicure le coste
ioniche. Al di là dei due
leggendari militari bizantini, lo
spostamento verso il Trivonà
delle popolazioni rivierasche è
un fatto storico. A guidare le
popolazioni, non furono però
Cattaro e Zaro, ma Flagizio
luogotenente del generale
Niceforo Foca II.
Dati storici ed inconfutabili
citano Catanzaro come luogo
in cui è nato il nome Italia dal
vocabolo Italói termine con
cui gli antichi greci
chiamavano i Vituli popolo
adoratore di un simulacro di
vitello per cui indicati come
''abitanti della terra dei vitelli''.
Fino al V secolo a.C. con Italia
si indicò solo la Calabria, in
seguito il nome fu esteso al
meridione quindi all’intera
Penisola e alle isole.
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Altre fonti citano che il popolo
degli Enotri si stabilì nell'attuale
quartiere Germaneto lungo il
fiume Corace capeggiati dal Re
Enotrio Italo.
« "L'intiera terra fra i due golfi
di mari, il Nepetinico (S.Eufemia
) e lo Scilletinico (Squillace), fu
ridotta sotto il potere di un
uomo buono e saggio che
convinse i vicini, gli uni con le
parole, gli altri con la forza.
Questo uomo si chiamava Italo e
denominò per primo questa
terra Italia".» ( Antioco di
Siracusa V secolo a. C.).
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« Italo, re degli Enotri, da lui in
seguito presero il nome di Itali
e Italìa l'estrema propaggine
delle coste europee delimitata
dai golfi di Squillace e di
S.Eufemia, di lui dicono che
abbia fatto degli Enotri, da
nomadi che erano, degli
agricoltori stabili e che abbia
imposto loro nuove leggi
istituendo tra l'altro per primo
le sissizie* »
(Aristotele,Politica,VII,10,2-3)
* erano pasti comuni consumati dai cittadini divisi
in comunità formate in genere da 15 membri
Capitolo II – Il territorio
Alla confluenza dei torrenti
Musòfalo e Fiumarella su uno
sperone insiste Catanzaro,
conosciuta come la "Città dei due
mari” perchè è posta nella parte
più stretta d'Italia - soli 30 km
separano lo Ionio dal Tirreno per cui in giorni particolarmente
limpidi è possibile vedere i due
mari, le isole Eolie e lo Stromboli.
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CALABRIA
Catanzaro è situata a 320 mt.
s.l.m. con una superficie di 102,3
km² e con 93.144 abitanti (al
31.05.2011). Anticamente era
conosciuta come “Città dei tre
colli”: il Colle di San Trifone (oggi
San Rocco), il Colle del
Vescovato (Piazza Duomo) e il
Colle del Castello (oggi San
Giovanni); Città delle tre V: “V“
di San Vitaliano patrono della
città. “V” di vento per le brezze
provenienti dal Mar Ionio e
dall’altipiano della Sila.
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CATANZARO
“V” di velluto per la seta
prodotta fin dai tempi dei
bizantini. Sulla base di un antico
testo si ritiene che l'arte della
seta sia stata introdotta nel
1072 da artigiani orientali.
Secondo una tradizione
catanzarese proprio in quel
secolo furono introdotti in
Europa, sia il baco da seta che il
gelso di cui il verme si nutre.
Alcune ipotesi fanno derivare il
nome stesso della città dal
termine Katartarioi, ovvero
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"filatori di seta". È certo che in
Europa i primi centri dove si
lavorava la seta (fine IX e primi
anni del X secolo d.C.) furono
italiani, per l'esattezza
Catanzaro e Palermo. La
spiegazione è: una era sotto il
dominio bizantino, l’altra era
araba e, quindi, entrambe
legate a culture orientali allora
molto forti. Agli inizi del
Quattrocento, sotto il dominio
Aragonese l’antica
tradizione della lavorazione e
del commercio della seta ebbe
un ulteriore sviluppo, tanto che il
Re Carlo V nel 1519 riconosce il
Consolato dell'Arte della Seta.
Infatti alcuni artigiani
catanzaresi chiamati per
insegnare l'arte della seta che, è
certo, era già florida molto
prima a Catanzaro, andarono a
Palermo nel 1432, in Francia a
Lione nel 1466, a Messina nel
1468 e a Tours nel 1470, quando
il re Luigi XI decise di istituire la
manifattura della seta nei propri
domini.
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Così comparve lì il primo telaio
meccanizzato di "Giovanni il
calabrese".
Capitolo III – Fortificazioni
Catanzaro fu fin dalla sua
fondazione una fortezza
dotata di torri, bastioni, porte
civiche e racchiusa con una
cinta muraria di 7 km circa. Fu
costruita con precisi scopi
difensivi per resistere a lunghi
assedi. La sua stessa posizione
infatti, accerchiata da ripide
valli e fossati formavano
naturali trincee fortificate.
Sulle colline che fiancheggiano
la valle (gli odierni quartieri
Sala, Santa Maria e Lido), era
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un susseguirsi di torri cavallare
d'avvistamento. Una è ancora
oggi visibile sulle colline del
quartiere Aranceto a sud della
città.
Catanzaro – Torre cavallara
Capitolo IV – Le Porte
Catanzaro – Porta di mare
Le porte di accesso erano 6:
“Porta Marina o Granara”, la più
importante, era l’accesso a sud
per chi veniva dalla costa ed era
utilizzata per il commercio del
frumento.
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“Porta di San Giovanni o
Castellana”, a nord nei pressi
dell‘odierna piazza Matteotti;
nelle adiacenze esisteva un
profondo fosso (rivellino),
attraversabile tramite un
ponte levatoio. “Porta di
Pratica” (anche Prattica), da
cui si accedeva da occidente
al rione Paradiso, oggi
quartiere Case Arse, nome
dovuto ad un immane incendio
scoppiato durante
l’insurrezione dei cittadini
contro il tiranno Marchese
Centelles che era in rivolta
contro il sovrano Carlo V.
I francesi cercarono invano di
conquistare Catanzaro,
assediandola per molte
settimane e nonostante la loro
inferiorità numerica, i
catanzaresi resistettero
eroicamente e dopo la vittoria,
l'Imperatore concesse alla città il
diritto di utilizzare come suo
simbolo l'Aquila imperiale,
recante sul petto uno scudo che
rappresentava i tre colli della
città sormontati da una corona
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e reggente con il becco un
nastro azzurro con l’iscrizione
“Sanguinis Effusione” e
insignendola col titolo di
“fedelissima”.
Catanzaro – Stemma civico
Inoltre fu concessa alla città
l'esenzione dai tributi regi e la
facoltà di battere moneta del
valore di un carlino. Le monete
recavano scritto "OBSISSO
CATHANZARIO" sul dritto e
"CAROL. V S IMP“ sul verso.
Catanzaro – Moneta del XVI secolo
Nell’omonimo rione ad oriente
del del centro storico c’era la
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“Porta Stratò“ , una porta civica
ad arco a sesto chiuso nascosta
dalla chiesetta di Santa Maria
della Portella, che fungeva da
luogo di culto e da postazione di
avvistamento, in quanto in caso
di pericolo veniva suonata la
campana che avvertiva la
popolazione della chiususa delle
porte. È tuttora visibile il
sentiero che sale dalla valle del
Musofalo e porta fino alla
chiesetta ora distrutta.
“
Capitolo V - Monumenti
Il nome stesso "Stratò"
deriverebbe dal greco e significa
occulto, nascosto. “Porta del
Gallinaio”, era un porta civica
secondaria, utilizzata per
l'accesso del bestiame; “Porta
Silana”, anch'essa porta civica
secondaria utilizzata per il
passaggio di bestiame.
Consentiva l'accesso alla città
dall’altopiano della Sila.
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Oltre a Sant’Omobono , una
chiesetta risalente al XI–XII
secolo, i monumenti più
importanti e che si trovano tutti
nella stessa zona sono: Il
Duomo, anacronistica
ristrutturazione dove prima
esisteva la cattedrale eretta in
epoca normanna; la seicentesca
chiesa del Monte dei Morti e la
chiesa del Santissimo Rosario
costruito nel XV°-XVI° secolo.
Poco distante si trova la basilica
dell’Immacolata dedicata alla
patrona della città; più oltre
sorge su uno dei colli della città,
in corrispondenza dei resti
dell'antico castello, la chiesa di
San Giovanni del Sovrano
Militare Ordine (dei cavalieri) di
Malta. Le opere civili sono: il
Ponte Bisantis o (Viadotto
Morandi ) secondo in Europa,
terzo nel mondo tra quelli ad
una sola arcata.
Ponte Bisantis
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La Fontana monumentale “Il
Cavatore”, ideata e costruita
dallo scultore Giuseppe Rito al
quale si devono le origini
dell’arte contemporanea in
Calabria, posta nella grande
nicchia del distrutto castello.
Il Cavatore
Nel tardo Seicento, quando
nacque l'erede al trono spagnolo,
ci furono molte rappresentazioni
in piazza San Giovanni e
continuarono in piazza Duomo fin
quando fu costruito il Teatro
Comunale chiamato il piccolo San
Carlo perchè era simile al più noto
teatro napoletano. Nel 1938
venne demolito in seguito alla crisi
della 1^ guerra mondiale.
Nel 2002 nello stesso luogo del
vecchio viene costruito il nuovo
Teatro Politeama.
Teatro Comunale
Nuovo Politeama
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Il Monumento ai Caduti della
Grande Guerra 1915-1918: Situato
davanti al Palazzo di Giustizia, è un
poderoso gruppo scultoreo in
bronzo opera di Michele Guerrisi
(1893-1963). Inaugurato nel 1933
e danneggiato in parte dai
bombardamenti del 1943.
Monumento ai Caduti
Capitolo VI – Il verde
Oltre ai burroni e ai canali pieni di
vegetazione, la città ha due
importanti polmoni verdi: a sud la
Villa Comunale,
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a nord il Parco della
Biodiversità mediterranea. La
villa fu intitolata alla Regina
Margherita in occasione della
visita della famiglia reale nel
1881; evento ricordato con
un epigrafe sulla facciata del
Museo. L’impianto oggi è
chiamato Villa Trieste.
un giardino botanico, due
laghetti, diverse specie di
mammiferi ed uccelli, piste per
jogging e ciclabili, area
pattinaggio, parco giochi e un
Museo militare.
Capitolo VII – I rioni
Villa Comunale
Il Parco della Biodiversità
mediterranea, dovuto dalla
Amministrazione provinciale,
vanto della città, comprende
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I rioni di Catanzaro sono nati
nelle diverse epoche
attraversate dalla città. I più
caratteristici sono:
“La Grecìa” , il più antico;
l’ipotesi sulla sua origine è
contrastata ma la più
accreditata afferma che fu
l'antica area che accolse i
cittadini Greci provenienti
dalla costa in seguito alle
invasioni saracene.
« ...in questi tempi cominciano
a declinare i Greci nelle città in
modo che fra pochi anni
cedendo quasi che tutta quella
(area) ai latini si ridussero in
quell'angolo estremo che oggi
appellasi Grecìa. Secondo il De
Nobili l'origine greca di
Catanzaro sarebbe
comprovata. »
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Così riportava Vincenzo
D'Amato nelle sue Memorie
historiche dell'illustrissima,
famosissima, fedelissima città
di Catanzaro (1670). “Piazza
Mercanti” , oggi Piazza
Grimaldi che così la descrisse
Luise Gariani:
« ... questa piazza fu il
palcoscenico della vita
catanzarese e vide i mercanti
ed i setaioli, gli uomini d'armi e
quelli di toga, i forestieri e la
gente del contado, i patrizi ed i
poveri che accorrevano al Monte
di Pietà; la piazza dove per secoli
il popolo di Catanzaro visse feste
e spettacoli, sommosse e tumulti,
parate e processioni, comizi e
quaresimali ».
“Via Filanda”, situata nel rione
Maddalena, zona scelta dal
setaiolo Primocerio che vi costruì
uno dei primi filatoi in quanto la
sua posizione molto ventilata
consentiva il perfetto svolgersi
delle operazioni seriche.
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“I Coculi”, attualmente Piazza
Larussa, era un quartiere
popolare in cui erano situate
numerose botteghe ed il
mercato alimentare. Proprio dai
prodotti venduti in questo rione,
in gran parte, uova, frutta, noci e
nocciole cioè oggetti tondi e di
piccole dimensioni, deriva il nome
coculi che significa ciottoli. “Case
Arse”, rione chiamato
anticamente "Paradiso" per la
vista che spaziava fino alla costa
osservabile dal terrazzo
del complesso monumentale San
Giovanni, (ex castello
Normanno). ma divampò un
incendio, da qui il nome, per
un’insurrezione che colpi il
castello adiacente.
“Gelso Bianco”, era il rione in cui
c’erano piantagioni di gelso
bianco utilizzato come
nutrimento per i bachi da seta.
“Porta Marina”, attualmente
rione Bellavista, il Gariani cita
« la città di Catanzaro tiene sei
porte. La prima fu detta
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della Marina ovvero Granara
poiché entra per essa tutto il
frumento ». Il nome deriva dalla
posizione rivolta verso il mare.
”Fontana Vecchia” già
rione Fuori Porta, per la presenza
di una delle fontane più antiche
della città. Oggi rimane solo il
nome della via.
“Vurgheddhi”, dal termine
dialettale vurga che significa
pozzanghera, per la presenza di
pozze d'acqua stagnate che si
formavano dall'acqua che
scendeva dal colle del Vescovato
(Piazza Duomo) in posizione
soprastante rispetto al rione.
“Scinduta de’ Forgi”, che oggi si
chiama Discesa Gradoni era la
sede di botteghe artigianali del
ferro e di maniscalchi.
“Vico Carbonai”, era il rione della
produzione di carbone vegetale,
che proveniva dalla campagne
circostanti la città; era trasportato
per la sua produzione da carovane
di asini attraverso la Porta di
Pratica o Prattica.
Catanzaro – Torre del castello Normanno
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addì 19 novembre 2013
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Storia di Catanzaro - Cassano