L’espressione di un
sentimento
Di
Enrica Bianchi
L’espressionismo
• Il termine espressionismo indica, in senso molto generale, un'arte
dove prevale la deformazione di alcuni aspetti della realtà, così da
accentuarne i valori emozionali ed espressivi.Prendendo così valenza
universale, come "classico", che esprime sempre il concetto di misura
e armonia, o di "barocco" , che caratterizza ogni manifestazione
legata al fantasioso o all' irregolare, il termine "espressionismo" è
sinonimo di deformazione.
• Con il termine espressionismo, indichiamo una serie di esperienze
sorte sopratutto io Germania, che divenne la nazione che più si
identificò con questo fenomeno culturale.
• Alla nascita dell'espressionismo contribuirono vari artisti operanti
negli ultimi decenni dell' ottocento. in particolare possono essere
identificati pre-espressionisti Van Gogh, Gauguin, Munch ed Ensor. In
questi pittori sono già presenti molti degli elementi che costituiscono
le caratteristiche più tipiche dell'espressionismo: l' accentuazione
cromatica, il tratto forte e deciso, la drammaticità dei contenuti.
Ernst Ludwig Kirchner
Sezione artistica
Decadentismo
Sezione letteraria
Prima guerra mondiale
Sezione storica
Otto Wagner
Sezione architettura
L‘attività fisica in quei giorni
Sezione educazione fisica
Generalità sui muscoli
Sezione anatomia
Ernst Ludwig
Kirchner
I parte
L’esperienza con Die Brucke
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Il 7 giugno del 1905 Kirchner insieme a altri tre artisti fonda a Dresda il movimento
artistico Die Brucke (il Ponte), la cui volontà è quella di unirsi alle forze delle
avanguardie espressioniste che in quegli anni si svilupparono in Europa. In occasione
della prima esposizione della Bruke tenutasi nel 1906 a Dresda, Kirchner formula il
programma del gruppo e lo incide nel legno.
Si tratta di un esortazione vitalistica a fare qualcosa di nuovo. A partire dal 1905 la sua
produzione pittorica è influenzati da artisti in voga a quell'epoca, le opere di George
Seureaut e di Paul Signac determinano l'avvicinamento di Kirchner al divisionismo
neoimpressionista, la sua pittura è arricchita dall'influsso di Van Gogh che gli
suggerisce una trattazione materica del colore, che diventa il tramite emozionale
dell'opera. I quadri di questi primi anni sono infatti caratterizzati da pennellate
corpose e decise che tratteggiano sommariamente le figure mentre superfici
cromatiche luminose e contrastate creano le immagini
Dal 1907 al 1909 Kirchner se reca sull'isola baltica di Fehmarn e ai laghetti Moritzburg
per le vacanze estive, insieme ai suoi compagni, dove vivono e lavorano in costante
contatto con la natura.Ama soffermarsi su strade campagne e villaggi, ritrae bagnanti
nude, covoni di grano e case contadine in immagini che tradiscono la sua
interpretazione fortemente emozionale del paesaggio ed è proprio in questi anni che
la Die Brucke conquista uno stile espressivo unitario reso possibile proprio da questo
rinnovato contatto con la natura.
•
Spontaneità di esecuzione, colori più diluiti e un cromatismo maggiormente
contrastato caratterizzano i dipinti dell'artista, i nuovi contatti con l'arte di
Munch e dei Fauves, insieme all'interesse per l'arte primitiva, portano l'artista
ad abbandonare la pittura densa dei primi anni per superfici cromatiche più
ampie e brillanti. Le composizioni sono rigorosamente bidimensionali, prive di
allusioni a spazialità o prospettiva e tra i soggetti più ricorrenti compaiono i
nudi femminili; anche la produzione grafica riceve un forte impulso e la
xilografia sopratutto diviene un importante mezzo di espressione
•
Nel 1910 partecipa insieme agli altri artisti della Die Brucke alla Nuova
Secessione fondata a Berlino,Kirchner giunge alla maturazione dello stile Die
Brucke, permane una certa scioltezza pittorica ma le figure ora appaiono più
angolose, i contorni si fanno più scuri, le posizioni sono scomposte e
disarmoniche.Erotismo e sessualità non sono più presentati come forze
positive, uomini e donne appaiono in contrasto con l'ambiente e talvolta
perfino in lotta con esso,Dalla pittura dell'artista emerge un senso di
inquietudine e di disagio esistenziale che preannuncia lo stile del periodo
berlinese.
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Nel 1911 si trasferisce a Berlino, il contesto di una grande metropoli lo aiuta
all'incontro con altre tendenze artistiche, il contatto con l'espressionismo
letterario e con le tendenze artistiche internazionali del momento spingono
Kirchner a mutamenti tematici e stilistici, nelle sue tele ora tende a una
maggiore semplificazione delle forme e a un uso di colori puri per esaltarne la
forza luminosa. L'artista coltiva sempre di più il proprio stile, il mondo
cittadino diviene il soggetto privilegiato, fino a giungere alle famose scene di
strada dove il tenero stile di Dresda la tavolozza si fa sempre più scura e la
linea più spigolosa.
Nell'estate del 1912 così come quella del1913 Kirchner torna con i compagni
della Brucke a Fehmarn, le opere testimoniano il fascino e al tempo stesso il
rifiuto della vita e dell'esperienza della grande metropoli, le tele e l'opera
grafica dell'artista esprimono un intensità aggressiva e un senso di dinamicità.
In questo ambito nasce il cosiddetto "geroglifico" kirchneriano realizzato
mediante un segno simbolico e sintetico, fortemente incisivo che caratterizza
il suo linguaggio figurativo
Nello stesso anno inizia a scrivere il testo della cronaca della Brucke che
conteneva di ciascun membro le stampe tirate a mano e le fotografie dei
dipinti, l'iniziativa non fù approvata dai compagni che decisero di non
pubblicarla e si procedette con lo scioglimento del gruppo
Ernst Ludwig
Kirchner
1914-1925
II parte
Berlino-la Guerra e Davos
• In occasione della mostra della "Frei Secession" a Berlino del 1914
Kirchner presenta le cosiddette "scene di strada", ispirate al contesto
cittadino; con esse l'artista giunge al culmine della sua espressione
artistica.
• Un tratteggio largo e una linea spigolosa definiscono le curve,
permangono le tinte forti di Dresda che vengono anzi accentuate da
superfici di colore maggiormente contrastate e dissonanti, la gamma
cromatica adottata risulta spesso dominata soltanto da due tonalità e
dalle loro sfumatura; l'effetto finale suggerisce un atmosfera di
tensione e ostilità, in linea con il vissuto dell'artista nella Berlino del
periodo prebellico.
• Gli anni della prima guerra mondiale indirizzarono Kirchner verso
nuove tematiche, suggerite dal difficile contesto bellico. Nonostante
siano momenti difficili per l'artista, la sua produzione artistica non
sembra risentire di tale crisi,: Kirchner realizza infatti tele e opere
grafiche di alta qualità, dotate di grande forza espressiva, tali opere
passano inizialmente inosservate ma sono oggi considerate tra i suoi
primi grandi successi artistici. I temi privilegiati della natura e
dell'uomo risentono del clima di tensione.
• A guerra finita l'artista, trasferitosi definitivamente a Davos, in
svizzera, può dedicarsi intensamente alla pittura di paesaggio
applicando al mondo alpestre i principi compositivi elaborati a
Berlino.
• Il "pittore della metropoli" diviene così "pittore alpino", ritraendo
contadini, animali e pascoli erbosi nelle diverse stagioni. Stafelalp e
frauenkirch sono un ottimo osservatorio della natura e permettono a
Kirchner di eseguire numerosi lavori sul tema, come per il trittico "La
vita alpina".
• Kirchner è entusiasmato dalla bellezza del paesaggio alpino, lui non
vuole riprodurre un preciso paesaggio svizzero, desidera invece
dipingere il ritmo naturale della vita con forme e colori trasfigurati
dalla sua fantasia e dal suo sentiero artistico.
• Nel 1919 Kirchner inizia a scrivere il cosiddetto "Diario di Davos" nel
quale descrive la rielaborazione delle proprie opere e abbozza alcuni
saggi di critica, in questi anni avvia una profonda riflessione sulla
propria produzione: gli interventi diventano spesso veri e propri
rifacimenti e ritorni sul tema, esegue personalmente le fotografie
delle sue opere per sé e per i cataloghi delle mostre a lui dedicate.
• Gli effetti di questa riflessione sono dal fatto che Kirchner rivisita e
ridata alcune tele dipinte prima di quel momento.
• Verso la metà degli anni venti l'artista abbandona i tratti violenti del
periodo Berlinese per composizioni monumentali, più regolari,
caratterizzate da una maggiore serenità espressiva; tra il 1923 e il
1925 elabora il cosiddetto "stile tessile" utilizzato per opere che si
avvicinano sempre di più all'astrazione. La linea perde la propria
tradizionale funzione descrittiva della realtà e si concede liberi
movimenti; grandi e compatte superfici cromatiche si liberano
dall'oggetto e acquisiscono significato autonomo mentre ritmo e
movimento dominano le composizioni.
• Ed è in questi anni che Kirchner cercherà di abbandonare “
l’Espressionismo” per dedicarsi ad uno stile astratto, dal 1926 e il
1938, uno stile che è stato preso in considerazione solo
recentemente.
• Nel 1937, 639 opere di Kirchner sono confiscate dai musei tedeschi,
distrutte o vendute all’estero, nell’estate dello stesso anno altre 32
sue opere figurano nell’esposizione di “arte degenerata” a Monaco e
in altre località.
• In preda alla disperazione, e con la paura dell’invasione tedesca in
Svizzera, Kirchner nasconde i suoi lavori da sguardi indesiderati,
ricoprendoli con una seconda tela. Questa situazione di insicurezza e
angoscia nei confronti del futuro, insieme a una cupa malinconia,
traspaiono nelle ultime creazioni dell’artista. Kirchner ha sempre
avvertito “sulla pelle e nel sangue” l’importanza del ruolo sociale e
morale dell’artista e non sopporta il dolore di vedere le sue opere
sequestrate dai nazisti.
• Kirchner si suiciderà il 15 giugno 1938.
Espressionismo
Letteratura
• L`espressionismo sorge in Germania come reazione al naturalismo e
all`impressionismo. Nel 1910-1920 si preciso`in un vasto movimento
che interesso`tutte le arti e diede origine a diversi correnti. Gli
espressionisti si ribellavano sopratutto al materialismo della borghesia
capitalistica e liberale, professando il ritorno all‘uomo primogenito e
l‘avvento di umanità libera e piu‘ consapevole delle proprie
possibilità.
• In letteratura venne considerato teorico di riferimento Nietzche
mentre M.Scheler ne fu` il profeta: la sua esaltazione
dell`irrazzionale e dell`istinto contro l`astrazione del pensiero
costituisce la chiave tematica degli espressionisti. Il pessimismo
apocalittico, il linguaggio aggressivo e grottesco, sono motivi e
procedimenti fondamentali della tecnica espressionistica.
• Benn nel 1933 in Professione di espressionismo e Kasimir Edschmid
autore del saggio Sull‘espressionismo in letteratura.
• Il sincretismo del movimento permette le piu`varie partenze:
dall‘iperbole decadentista e baudleriana, da quella estetizzante
dannunziana; si va dall‘uso di sonetti e strofi regolari o lievemente
ritoccati, al binarismo tipico della poesia biblica, al verso
moderatamente libero e a quello accentuato in direzione futurista,
alle visioni cosmiche dell`industria e della tecnica come esseri mitici.
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Nessun espressionista ha puntato su una poetica barocca della
meraviglia, ma in tutti è l`uso di una grana linguistica
semanticamente e foneticamente resistente e ruvida. Lòbbiettivo è
di precisare quella „dissipazione di lingua“ mentre alla
„diddipazione del mondo“, descritta da Benn come fine di una
generazione.
L‘espressionismo fu`anche linguisticamente espressionistico,
frequenti i verbi che denotano l`urlo e l`urto, una lacerazione e
una rottura; una predilezione rafforzata da vari procedimenti
metrici e grammaticali. La violenza del moto si riflette ad esempio:
Nell‘uso di forti enjambements,
Uninoni verbali presenti nello Sturm und Drang
La creazione di nuovi composti verbali
L‘assolutizzazione del verbo è ottenuta: con lùso di accatastare
infiniti: intere poesie espressioniste contengono solo infiniti, con o
senza lìniziale maiuscola per cui é difficile dire se siano verbi o
nomi. Ma anche con l predilezione del participio, che assume la
funzione architettonica di ponte;
Si cerca di giungere all`essenza del verbo sopprimendo il prefisso
e/o il suffisso
Un modo per giungere a forme di ermetismo espressionista,si ha quando
si coniuga il nome, facendolo diventare in qualche modo vitlistico.
E`stato notato come lo sperimentalismo linguistico dell`espressionismo
tedesco, le sperimentazioni si svolgono all`interno di un
contenitore linguistico chiuso, quello della lingua tedesca. Tuttavia
può essere indicativo delle affinità esistenti tra i vari autori.
La prima guerra mondiale
La prima guerra mondiale
• Le cause della prima guerra mondiale non si possono individuare in
modo preciso; tuttavia è possibile delineare i principali motivi di
dissidio tra le potenze europee. In primo luogo la questione dei
confini franco - tedeschi: la Germania nel 1870 si era annessa l'Alsazia
e la Lorena, fatto che non piacque alla Francia, che voleva
riprendersi le province. La Germania aveva anche il problema della
Russia, che si era alleata con la Francia e che avrebbe potuto aprire
un nuovo fronte orientale; contemporaneamente l'impero Turco aveva
avuto appoggi dalla Germania e ciò aggravava i suoi rapporti con
l'impero zarista; anche l'Austria aveva due potenziali fronti: l'Italia,
che rivendicava le terre irredente, e la zona balcanica,
• La Germania inoltre era la più terribile concorrente economica della
Gran Bretagna, anche se ad un grande sviluppo industriale
corrispondeva una forte dipendenza alimentare, aggravata dalla
mancanza di un vasto impero coloniale e da una flotta insufficiente.
• Questione coloniale e riarmo navale furono i principali motivi di
tensione tra Germania da un lato, Francia e Gran Bretagna dall'altro.
Riguardo la prima, la Germania, dopo aver subito molte sconfitte
diplomatiche, riteneva che la forza fosse l'unica soluzione possibile
per rompere questo accerchiamento delle altre potenze.
• Per fare questo però, bisognava rinforzare gli armamenti: la
Germania, andando contro il principio inglese del "two - powers
standard" (cioè la flotta inglese doveva essere pari alla somma delle
prime due potenze a lei successive) varò nuove navi, alle quali
l'Inghilterra rispose con il "two keels for one" (due chiglie per una),
ovvero costruì due navi, con enorme sforzo produttivo, per ognuna
varata dalla Germania.
Si assistette dunque ad una rivalutazione e ad un acquisto di potere
da parte delle gerarchie militari e ad un irrigidirsi del sistema di
alleanze europee che avrebbe impedito la soluzione diplomatica agli
incidenti che si sarebbero sviluppati dopo.
Il pretesto per lo scoppio fu l'assassinio in Serbia dell'arciduca
Francesco Ferdinando d'Austria con tutta la famiglia: l'Austria intimò
un ultimatum alla Serbia, con il quale chiedeva di collaborare alla
ricerca dei responsabili del delitto; in questo modo veniva sminuita la
sovranità dello stato. La Serbia non accettò e l'Austria, appoggiata
dalla Germania, le dichiarò guerra. Subito la Russia scese in campo
per difenderla, e la Germania le dichiarò guerra. Anche la Francia,
alleata Russa, scese in campo: la Germania, invadendo il Belgio
neutrale che non voleva far passare le truppe, dichiarò guerra alla
Francia ed anche l'Inghilterra, infastidita dal gesto, si schierò con
Francia e Russia. La situazione che si creò fù: da una parte la Triplice
Alleanza, formata da Germania, Austria e impero Ottomano; dall'altra
la Triplice Intesa, formata da Inghilterra, Francia, Russia, che
difendevano la Serbia. Rimanevano neutrali Italia e Romania.
• La guerra si dimostrò subito diverso rispetto a tutte le altre, sia per la
grande massa di uomini impiegati sia per i nuovi e terribili
armamenti.
Nonostante una prima posizione di neutralità, i socialisti europei
finirono per cedere alle posizioni nazionaliste e si dichiararono
favorevoli all'intervento in guerra, votando i crediti per gli
armamenti.
Esisteva una grande sproporzione tra le forze della Alleanza e quelle
dell'intesa e per questo motivo il piano tedesco ideato da Schlieffen
prevedeva la guerra - lampo, in modo da sconfiggere subito la Francia
e concentrare le forze sul fronte orientale russo. In un primo
momento l'offensiva riuscì, portando i tedeschi a 40 chilometri da
Parigi ma poi la controffensiva francese nella battaglia della Marna
fece ritirarele truppe tedesche. Dopo questa sconfitta si provò la
"corsa al mare", ovvero il tentativo di aggirare da nord le truppe
francesi e chiudere i rapporti marittimi con la Gran Bretagna: anche
questa offensiva fallì e i due eserciti si prepararono ad affrontare la
terribile guerra di trincea.
• La Germania si trovò così costretta a distribuire le sue forze su due
fronti. Su quello orientale le vicende erano altalenanti: a vittorie
tedesche succedevano quelle russe, e a favorire la Germania ci pensò
l'impero ottomano, che indebolendo la Russia, rese possibile una
controffensiva austriaca mirata a riconquistare la Galizia
precedentemente sottratta.
Sicuramente più successo ebbe il blocco navale Britannico, al quale si
opponeva la guerra sottomarina tedesca. Un incidente però, ossia
l'affondamento del piroscafo civile Lusitania, con 100 cittadini
americani, attirerà sulla Germania le antipatie degli Stati Uniti.
• L'Italia in guerra
In base all'articolo 7 del trattato che univa l'Italia alla Germania e
all'Austria, la posizione neutrale assunta dall'Italia era perfettamente
legittima, infatti il punto prevedeva la discussione preventiva dei
territori da dare in compenso alla fine della guerra e ciò non era
avvenuto. Ma il problema della posizione italiana rimaneva irrisolto.
All'interno del paese erano infatti schierati i neutralisti e gli
interventisti. Ai primi appartenevano:
• i socialisti: essi infatti ritenevano la guerra voluta dalle grandi
potenze imperialiste e capitaliste europee ma d'altra parte erano
isolati e il loro neutralismo era stato indebolito dalle posizioni
interventiste dei socialisti europei;
• i cattolici: ovviamente il pontefice non poteva che schierarsi contro
la guerra, anche se esisteva ancora il contrasto tra l'obbligato
neutralismo della Chiesa e la dovuta lealtà dei cattolici allo Stato di
cui facevano parte;
• i giolittiani: Giolitti sosteneva che la guerra sarebbe durata molto
tempo e l'Italia era impreparata sia economicamente che
militarmente ad affrontarla. Ma Giolitti non si limitò a manifestare la
sua posizione sulla situazione italiana, anzi formulò un'analisi della
situazione internazionale: egli riteneva che si sarebbe potuto
ottenere "parecchio" senza la guerra, ove parecchio indicava
l'opportunità di contrattare la neutralità come se fosse una vittoria.
La situazione dell'Austria, che lasciava pensare che avrebbe restituito
i territori italiani, invece era assolutamente contraria a qualsiasi
cessione di territori, nonostante le pressioni tedesche.
• Agli interventisti appartenevano:
• gli "interventisti democratici" e i "socialisti riformisti": i primi erano
fautori di una pronta cessione delle terre irredente; i secondi
ritenevano che solo sconfiggendo gli imperi centrali si potevano
attuare le aspirazioni di indipendenza nazionale e di democrazia
dell'Europa intera; gli esponenti del sindacalismo rivoluzionario:
guidati da Mussolini, essi credevano nella prospettiva rivoluzionaria
che potrebbe nascere dalla sconfitta degli imperi centrali e
criticavano apertamente la passività dei socialisti italiani;
• i nazionalisti: essi vedevano nella guerra esclusivamente anti democraticismo e ambizioni espansionistiche;
• i liberali conservatori: essi ritenevano che da un lato, entrando in
guerra, al parlamento venivano dati poteri straordinari tali da far
finire per sempre le riforme giolittiane, e dall'altro puntavano a
riottenere i territori del Trentino e Trieste e di far acquistare all'Italia
lo status di grande potenza.
• Era allora ormai inevitabile la rottura da parte dell'Italia della Triplice
Alleanza sancita nel 1915 con il Patto di Londra tra Italia, Inghilterra,
Francia, Russia. In caso di vittoria l'Italia avrebbe ottenuto il Trentino
e Trieste, l'Istria, la Dalmazia, il porto di Valona e altri territori da
stabilire.
• Rimaneva il problema di convincere il parlamento di maggioranza
giolittiana ad entrare in guerra. Molte furono le manifestazioni a
favore durante le "radiose giornate di maggio", e alla fine il re e
Salandra, con uno stratagemma, riuscirono nell'impresa. Salandra
finse di dare le dimissioni e al suo posto fu convocato Giolitti. Questi,
saputo parzialmente del patto di Londra, si rese conto che il suo
ottimismo su quello che avrebbe guadagnato l’italia non era più
sufficiente e rifiutò l'incarico. Allora il re non accettò le dimissioni di
Salandra, il governo ebbe poteri speciali e il 24 maggio 1915 l'Italia
dichiarò guerra all'Austria.
Le prime battaglie, come prevedibile, ebbero esito disastroso: nei
territori del Carso i soldati italiani subirono quattro cruente disfatte
(Battaglie dell'Isonzo). Nel frattempo la Bulgaria si schierava dalla
parte degli imperi centrali, aggravando la posizione russa nei Balcani
ma soprattutto quella serba. L'unico presidio dell'intesa nei Balcani fu
Salonicco, città greca ufficialmente neutrale ma in realtà alleata
dell'Intesa.
La guerra di trincea
• Il capitolo più terribile e sanguinoso di questa guerra fu rappresentato
proprio dalla guerra di trincea. Migliaia di uomini al freddo, vittime
delle malattie e dei cecchini, che persero la vita per conquistare
pochi metri.
Uno dei più sanguinosi massacri fu la battaglia di Verdun: l'alto
comando tedesco sapeva che difficilmente avrebbe potuto
conquistare il presidio francese di Verdun, ma contava sul fatto di
causare molte perdite al nemico in relazione alle sue. Un freddo
calcolo matematico dunque, che si dimostrò errato: infatti le perdite
furono enormi sia da una parte che dall'altra, senza grosse differenze.
Successivamente l'Austria mandò una spedizione punitiva contro il
traditore italiano, che però reagì favorito anche dal contemporaneo
attacco russo.
Gli eserciti centrali avevano dunque subito gravi sconfitte. La
Romania, sollecitata dalla vittoriosa avanzata delle truppe russe nei
Carpazi, decise di entrare in guerra con l'Intesa ma il suo debole
esercito fu annientato e il suo ricco territorio occupato. D'altronde
uno dei maggiori problemi della Triplice erano proprio gli
approvvigionamenti, bloccati bene dalla flotta inglese.
Nel frattempo in Medio Oriente Francia e Inghilterra si spartivano
l'Impero ottomano.
• L'andamento della guerra fece tornare su posizioni di pace i socialisti
europei, che nel congresso di Zimmerwald assunsero la linea di una
"pace senza annessioni e senza indennità". Stessa posizione nella
conferenza di Kienthal dove però trovò spazio la tesi del russo Lenin
secondo la quale la guerra imperialista doveva essere trasformata in
rivoluzione sociale.
Un po’ in tutti gli stati si assistette al rafforzamento del potere
esecutivo unendo al governo anche le opposizioni.I gabinetti di
guerra.
• Mentre le democrazie parlamentari attuavano i gabinetti di guerra, gli
imperi centrali accentuarono gli aspetti repressivi e autoritari dei loro
governi, vietando la libertà di stampa, di pensiero e centralizzando
l'economia. Poiché i materiali per rifornire l'esercito servivano in
abbondanza e presto, la qualità spesso ne risentiva mentre chi li
produceva si arricchiva: erano questi i profittatori di guerra.
L'intervento degli Usa e il
crollo degli imperi centrali
•
Alla fine del 1916 si era venuta a creare una situazione di stallo tra le
potenze belligeranti. Si pensò che la pace fosse vicina. La fine del
conflitto aveva come principale punto di riferimento gli Stati Uniti ed
il loro presidente. Proprio alla fine dello stesso anno il governo
tedesco propose delle condizioni di pace miranti all'acquisizione di
territori a est e ad ovest. Ma queste condizioni erano ben lontane da
quelle che avrebbero voluto le potenze dell'intesa.
L'imperatore austriaco offrì alla Germania parte dei suoi territori
polacchi se quest'ultima in cambio avesse ceduto in caso di pace
l'Alsazia e la Lorena alla Francia. L’Italia si oppose a quest'accordo
perché non avrebbe visto riconosciuto il principio di
autodeterminazione per la sua terre irredente.
• Le speranze di pace si affievolirono e ben presto ripresero le ostilità.
La Germania avviò una guerra sottomarina contro l'Inghilterra
pensando che questa entro sei mesi non sarebbe stata in grado di
provvedere al suo approvvigionamento a causa dei danni inferti al suo
sistemi di trasponi dai potentissimi sottomarini e gli Usa non
sarebbero entrati in guerra prima di un anno. Tutto ciò non fu vero
infatti l'Inghilterra in breve tempo si riprese dalla crisi e gli Usa dopo
l'affondamento del loro mercantile Vigilantia il 2 aprile 1917 decisero
di entrare in guerra.
Contemporaneamente usciva di scena a causa delle rivolte sociali la
Russia.
Il Pontefice Benedetto XV chiedeva invano una pace senza vincitori ne
vinti ma la volontà di vincere delle potenze dopo tutti gli sforzi
sopportati era troppa Così a metà del 1917 si ebbe una ripresa del
conflitto sul fronte orientale e su quello italiano.
• Gli imperi centrali grazie alla ritirata degli eserciti Russi potettero
occupare la Polonia e parte delle regioni Baltiche.
Contemporaneamente fu predisposta una controffensiva in Italia. Le
truppe italiane erano ancora predisposte in assetto da attacco e a
causa di errori tattici ed organizzativi a Caporetto, dopo che l'esercito
austriaco era stato rinforzato da alcune divisioni tedesche, si ebbe
una grave sconfitta. L'esercito austriaco penetrò in Italia per oltre 200
km. Questo fu uno dei momenti più drammatici della storia italiana e
parve quasi che la stessa unità fosse in pericolo.
• Al posto di Boselli sali al governo Orlando il quale era maggiormente
appoggiato e sostituì Cadorna con Armando Diaz affermando che più
terribile di una guerra è una guerraperduta.
• Nel 1918 il Presidente degli Stati Uniti pubblicò i 14 punti nei quali
fissava le condizioni che avrebbero dovuto regolare i rapporti tra le
nazioni alla fine del conflitto, In base al principio di nazionalità e
autodeterminazione dei popoli si doveva ridisegnare l'Europa. Doveva
essere una pace nuova; non doveva mirare all'espansionismo delle
potenze vincitrici ma doveva garantire il rispetto del principio di
nazionalità.
•
La pace di BREST-LITOVSY conclusa con gli imperi centrali nel l918
obbligava l'ex impero zarista alla cessione della Polonia, dell'Estonia,
della Lettonia, della Lituania e al riconoscimento dell'indipendenza
Ucraina.
Ormai tranquilli sul fronte orientale i tedeschi fecero affluire truppe
sul suolo francese riprendendo una tattica simile a quella utilizzata
all'inizio del conflitto in breve tempo si riportarono sulla linea della
Marna. Lo sfondamento che avevano fatto nelle barriere francesi non
era stato di grande importanza e cosi gli Inglesi e i Francesi uniti gli
eserciti contrattaccarono vincendo nella battaglia di Amiens.
Il fallimento tedesco seguito dall'insuccesso austriaco nel tentativo di
sfondare la linea italiana del Piave, lasciava prevedere la sconfitta
degli imperi centrali.
La Pace
• Nel tentativo di raggiungere una pace non troppo disastrosa,
Guglielmo il nominò cancelliere il democratico Baden il quale cercò di
trasformare la Germania da monarchico-mititare a liberaledemocratica. Sulla questione decisiva dell'abdicazione del re, però,
incontrò la secca opposizione del Kaiser e degli ambienti militari in
genere.
Seguirono una serie di rivolte ed ammutinamenti che portarono l'11
novembre 1918 alla firma dell’armistizio.
Lo sfaldamento dell'esercito austriaco determinò anche la fine
dell'impero asburgico. La Cecoslovacchia si proclamò indipendente, fu
formato lo stato Yugoslavo e si formarono governi provvisori in
Ungheria e a Vienna.
Il 3 novembre 1918 a Villa Giusti prima della sua abdicazione
l'imperatore austriaco firmò l’armistizio con l'Italia.
Otto Wagner
• In tutta Europa, la fine dell`ottocento era contraddistinta da una fase
di rinnovamento delle arti e dell`architettura in particolare. Una
serie di movimenti artistici dall`Inghilterra alla Germania, dalla
Spagna all`Austria segnavano il passaggio da una cultura artistica
improntata riproposizione stanca di stili passati ad una caratterizzata
dal respiro di modernità.
• Si passava da una cultura aristocratica ad una dove la nuova borghesia
aveva sempre più peso, dove la cultura liberale tentava di scrollarsi di
dosso il fardello del passato.
• Lo sviluppo industriale e le nuove scoperte tecnologiche davano un
duro colpo alla cultura eclettica dominante e nuovi stimoli per
proposte nuove in tutti i settori della cultura e delle arti
• In Austria e nella sua capitale Vienna, l‘architettura dell‘ottocento
era caratterizzata dalla riproposizione dello stile barocco e
rinascimentale fino allûltimo ventennio del secolo, allorquanto
l‘architetto Otto Wagner, sebbene attivo da tempo, avendo realizzato
architetture nel solco della tradizione classica, nominanto professore
all‘ Accademia d`arte di Vienna affermava la necessità del
rinnovamento dell`Architettura e divulga le sue idee con la
pubblicazione del libro Moderne Architektur.
Due erano i punti fondamentali delle sue teorie:
1.
Prima di tutto affermava la necessità che l`architettura fosse figlia
dei tempi e quindi non più riproposizione dell`architettura del
passato.
2.
In secondo luogo egli indicava nello sviluppo tecnologico la nuova
strada per l`architettura.
Così dopo la prima fase progettuale caratterizzata da un linguaggio
accademico, Otto Wagner cogliendo una serie di occasioni
offertegli dalla demolizione della vecchia cinta di mura e dalla
successiva realizzazione del ring, realizzava una serie di edifici per
le stazioni della metropolitana viennese in cui già si leggevano le
innovazioni compositive che verranno sviluppate negli anni
successivi e che daranno linfa nel 1897 al movimento della
Secessione Viennese, allorquando due allievi di Wagner, Olbrich e
Hoffmann insieme a Moser e Klimt davano vita alla rivolta contro
l`accademia.
A partire dalla demolozione delle mura della città storica e con la
crezione del Ring, un anello in cui si doveva affacciare la nuova
architettura, sempre più prendeva vigore la critica allo storicismo
che avrà come obbiettivo la crezione di una città figlia del tempo,
dello sviluppo tecnologico e di un nuovo linguaggio formale che
bene rappresentasse i cambiamenti in atto
•
•
•
•
La città si trasformava da rappresentazione del potere del sovrano
alla città figlia die nuovi movimenti liberli.
L‘ occasione della rete metropolitana, opera prettamente
ingegneristica veniva colta da Wagner per rivedere al contempo i
punti base del fare architettura. Si trattava di realizzare una serie
di edifici nuovi lungo RingStrasse che relizzassero senza traumi il
collegamento tra la città storica e la periferia che cresceva
velocemente.
Wagner rispose in modo eccellente a tale incarico, realizzando una
nuova architettura che sebbene ancora caratterizzata da un
accentuata simmetria e rigidezza planimetrica, portava con se una
serie di nuove proposte, dalle ampie superfici vetrate, all`uso di
nuovi materiali e della decorazione quali elementi del
rinnovamento del repertorio trdizionale.
Da questo momento Wagner aderiva al movmento secessionista
senza però osare troppo, ma raggiungendo ad ogni modo die
risultati dall`indubbio valore estetico formale.
• Egli era il più moderato dei rivoltosi e
• il più avanguardista degli accademici
L`attività sportiva „in quei giorni“
• Durante il ciclo mestruale è sempre opportuno giustificarsi e non fare
attività sportiva?
• Da un punto di vista medico non esistono controindicazioni in tal
senso e anzi bisogna ridimensionare la convinzione che la donna sia
debilitata nei giorni del ciclo. Sopratutto in ambito scolastico le
ragazze „in quei giorni“ oppongono spesso un deciso quanto
ingiustificato dal punto di vista fisiologico, rifiuto all‘attività fisica: in
realtà, solo nei casi di dismenorrea (mestruazone accompagnata da
forti dolori) e di metroraggia ( abbondanti perdite ematiche) è
opportuno astenersi dal fare sport.
• E‘ sicuramente un errore da parte delle donne, nel primo giorno del
ciclo, considerarsi ammalate; al contrario, per chi non pratica attività
fisica in modo sistematico, è consigliabile fare una piacevole
passeggiata in natura, eseguendo esercizi di stretching o esercizi
respiratori, abbinati a posizioni di rilassamento che portano beneficio
alla parte congestionta. Inoltre, non esiste miglior antidolorifico di
una rilassante nuotata in piscina o di una passeggiata in bicicletta.
• Chi prtica abitualmente un`attività sportiva intensa, durante il ciclo
mestruale dovrebbe svolgere un‘ allenamento leggero. Inoltre, le
atlete che praticano corsa prolungata o discipline di lunga durata
devono tenere presente che, quando il flusso è abbondante, la
carenza di ferro o la diminuzione della percentuale di emoglobina
possono influire negativamente sull^efficienza fisica durante la
perfrmance sportiva.
• È altrattanto importante sottolineare che lo stress psicofisico in
atlete particolarmente emotive può portare a problemi di irregolarità
del ciclo, con assenza di mestruazioni o aumento dell^intervallo tra
un ciclo e un altro. In queste circostanze il fattore psicologico è
importante perchü condiziona, positivamente o negativamente, il
rendimento fisico. Alcune atlete, sebbene all^inizio del ciclo, sono
riuscite a stabilire record mondiali, altre invece hanno reso al
minimo.
• Poichè la soglia di sopportazione del dolore varia da persona a
persona, alcune donne sono costrette a mettersi in condizione di
assoluto riposo, altre invece, specilmente quelle che praticano sport,
si pongono con un atteggiamento diverso e sopportano meglio il
dolore, poichè sono abituate a ricercare e a conoscere i propri limiti
fisiologici.
Decadentismo
• Il Decadentismo ebbe origine in Francia e si sviluppò in Europa tra gli
anni Ottanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Trova
un corrispettivo nella corrente artistico-architettonica che prese nomi
diversi a seconda del paese in cui fiorì: Liberty in Italia, Art Nouveau
in Francia, Jugendstil in Germania. Il Decadentismo rappresenta una
reazione decisa agli aspetti ideologici, morali e letterari del
Positivismo. Fu l’esasperazione di una delle due tendenze del
Romanticismo, quella rivolta alla contemplazione di un mondo di
mistero e di sogno, all’espressione di un soggettivismo estremo,
mentre il realismo e il verismo ne avevano sviluppato la tendenza
oggettiva.
Il termine “decadente” ebbe, in origine, un senso negativo; fu infatti
rivolto contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle
coscienze e la crisi di valori di fine Ottocento, sconvolto dalla
rivoluzione industriale, dai conflitti di classe, da un progressivo
scatenarsi degli imperialismi, dal decadere dei più nobili ideali
romantici. Questi poeti avvertirono il fallimento del sogno più
ambizioso del Positivismo: la persuasione che la scienza, distruggendo
le “superstizioni” religiose, sarebbe riuscita a dare una spiegazione
razionale ed esauriente del mistero della vita e avrebbe posto i
fondamenti di una migliore convivenza degli uomini.
• Il Decadentismo fu, prima di tutto, uno stato d’animo di perplessità
smarrita, un sentimento di crisi esistenziale, che si è venuto
progressivamente approfondendo nella prima metà del Novecento,
travagliata da tragiche esperienze di guerre, dittature, rivoluzioni, e
anche da scoperte scientifiche sconvolgenti.
Due sono gli aspetti fondamentali della spiritualità decadentista: il
sentimento della realtà come mistero e la scoperta di una nuova
dimensione nello spirito umano, quella cioè, dell’inconscio,
dell’istinto, concepita come anteriore e sostanzialmente superiore
alla razionalità.
La nuova spiritualità si riallaccia a due motivi essenziali del
Romanticismo: il sentimento ossessivo del mistero e l’irrazionalismo.
La ragione è decisamente ripudiata non più in nome del sentimento,
ma del disfrenarsi delle forze oscure del subcosciente. In riferimento
alla componente irrazionale del comportamento umano, Henri
Bergson concepì il tempo non come unità di misura dello scorrere dei
fatti ma come dimensione soggettiva e psichica, e Friedrich Nietzsche
diede risalto a quanto vi è di cieco, irrazionale, animale nel
comportamento umano.
Questa visione del mondo produce nell’arte una rivoluzione radicale,
nel contenuto e nelle forme, che potremmo riassumere nei termini di
simbolismo e misticismo estetico.
La Poetica del decadentismo
• Ammessa l’impossibilità di conoscere la realtà vera mediante
l’esperienza, la ragione, la scienza, il decadente pensa che soltanto
la poesia, per il suo carattere di intuizione irrazionale e immediata
possa attingere il mistero, esprimere le rivelazioni dell'ignoto. Essa
diviene dunque la più alta forma di conoscenza, l’atto vitale più
importante; deve scoprire la realtà che si nasconde dietro le
apparenze, esprimere i presentimenti che affiorano dal fondo
dell’anima. Per questo è concepita come pura illuminazione. Non
rappresenta più immagini o sentimenti concreti, rinuncia al racconto,
alla proclamazione di ideali; la parola non è usata come elemento del
discorso logico, ma per l’impressione intima che suscita, per la sua
virtù evocativa e suggestiva.
Nasce così la poesia del frammento rapido e illuminante, denso,
spesso, di una molteplicità di significati simbolici.
La nuova poesia non si rivolge all’intelletto o al sentimento del
lettore, ma alla profondità del suo inconscio, lo invita non a una
lettura, ma a una partecipazione vitale immediata. Essa si propone di
darci una consapevolezza più profonda del mistero.
Da questi principi sono nate molte mode letterarie e anche di
costume, a cominciare dal simbolismo (rappresentato, ad esempio,
dal Pascoli , espressione più conseguente e radicale della nuova
poetica), per continuare con l’estetismo(rappresentato, ad esempio,
dal D’Annunzio); difatti il decadentismo ha aspirazioni aristocratiche,
che si esprimono nel gusto estetizzante.
• Sul piano artistico l’estetismo si traduce nella ricerca di raffinatezza
esasperata ed estenuata. L’idea della superiorità assoluta
dell’esperienza estetica induce l’artista a tentare di trasformare la
vita stessa in opera d’arte, dedicandosi al culto della bellezza in
assoluta libertà materiale e spirituale, in polemica contrapposizione
con la volgarità del mondo borghese La svalutazione della moralità e
della razionalità, portarono, tra l’altro, ai vari miti del superuomo.
• Il decadentismo in Italia
•
In Italia, dove la trasformazione economica in senso capitalistico
avvenne in ritardo e in modo repentino, il Decadentismo non assunse
il carattere radicale e dirompente che ebbe nella vicina Francia.
Diversa è soprattutto la concezione della figura del poeta, il quale
mantiene una funzione di guida culturale della società, al contrario di
quanto avviene in Francia, dove si riconosce nell’isolamento la
condizione del poeta, costretto ai margini di una società che non gli
permette di vivere. Esemplare è la figura di D’Annunzio , poeta e
letterato, ma anche uomo pubblico e straordinario precursore della
moderna società dello spettacolo. D’Annunzio crea il mito di se
stesso, l’intellettuale più celebre e chiacchierato dell’epoca in Italia.
Tenne conto con grande tempismo delle esperienze letterarie
straniere contemporanee. La sua poesia divenne in breve il modello di
riferimento (sia in positivo che in negativo) della generazione di poeti
contemporanea e di quella successiva.
• La sua sensibilità straordinaria investe il mondo dei sentimenti, quello
della natura e quello dell’arte, e la sua affascinante scrittura, ricca e
suggestiva, ne costituisce la più appropriata traduzione in termini
letterari. I maggiori scrittori decadenti furono, oltre a D’Annunzio ,
Pascoli e Fogazzaro. In particolare Pascoli possiede una sensibilità
che gli permette di entrare in contatto con il mondo che egli canta
senza mediazioni razionali o intellettuali, e la sua poesia rende conto
di questa sintonia. Lo fa con termini molto precisi, anche di uso
comune, con versi spezzati e interrotti, con una ricerca sul suono che
vuole ridare la suggestione degli oggetti di tutti i giorni e degli
ambienti modesti che sono la base della sua ispirazione. Quindi la
rottura col Positivismo è già sancita dallo sviluppo delle poetiche
decadenti e dall’opera sopra citata di Pascoli e D’Annunzio , ma c’è
da dire che è proprio all’inizio del secolo che l’offensiva contro la
cultura che aveva dominato la scena fino alla seconda metà
dell’Ottocento si fa esplicita e imponente.
GABRIELE D’ANNUNZIO (1863-1938)
LA VITA
•
•
Nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia medio-borghese. Studia al collegio
Cicognini di Prato, una dei più prestigiosi d’Italia, quindi si stabilisce a Roma,
dove si iscrive alla facoltà di Lettere, senza però completare gli studi. Appena
sedicenne pubblica un libro di poesie intitolato “Primo vere”, e negli stessi
anni si trasferisce a Roma.
Il periodo romano è caratterizzato dalla frequentazione dei salotti, diviene
cronista mondano dell’aristocrazia della capitale e si immerge in una vita
d’esteta, protesa, fra amori e avventure, alla ricerca di piaceri raffinati. Vaste
ma non profonde sono, in questo periodo, le sue esperienze di cultura. Legge
soprattutto i poeti del Decadentismo europeo, di cui assorbe i motivi di
sensibilità più raffinata. Nel 1882 viene pubblicato il secondo libro di poesie,
“Canto Novo”.Qualche anno dopo pubblica un romanzo che ha un
notevolissimo successo: “Il piacere”. D’Annunzio cerca di trasferire il suo
gusto estetizzante anche nella vita, coltivando l’eleganza e indulgendo al
gesto clamoroso. Si sposa molto giovane, dopo una fuga d’amore, ed ha una
vita sentimentale intensissima, costellata di numerose amanti. Adora
circondarsi di raffinate opere d’arte e conduce una vita dispendiosa che lo
porta a indebitarsi.
• Proprio per sfuggire ai debiti si trasferisce nel 1891 a Napoli, dove
rimane fino al ’94. Le raccolte poetiche maggiori sono del 1903: con i
primi tre libri, “Maia”,”Elettra”,”Alcyone” si sarebbero misurati i
poeti italiani delle successive generazioni. Ad Alcyone appartengono
le famose liriche “La sera fiesolana” e “La pioggia nel pineto”, dove
viene ripreso il tema, già preannunciato nel Canto Novo,
dell’immedesimazione del poeta con la natura. Dal 1898 vive a
Settignano (Firenze), nella villa La Capponcina, vicino alla residenza
di un’ennesima donna amata, la celebre attrice Eleonora Duse, con la
quale ha un’intensa relazione. La vicinanza con la Duse fa sí che
D’Annunzio intensifichi l’attività teatrale; il meglio del suo teatro è
costituito dalle tragedie “Francesca da Rimini”, “La figlia di Jorio” e
“La fiaccola sotto il moggio”. I creditori riescono a sequestrargli la
villa e per questo nel 1910 D’Annunzio emigra in volontario esilio in
Francia, dove continua a scrivere. Vive quattro anni a Parigi. Fino
dalla fine dell’Ottocento comincia a registrare appunti e ricordi,
costituendo così la base per le prose raccolte nelle “Faville del
maglio”. Tornato in Italia nel 1915, tiene altisonanti e violenti discorsi
a favore dell’intervento in guerra e si impegna personalmente in
ardite azioni belliche. Dal 1921 fino alla morte vive sul lago di Garda,
a villa Cargnacco. Nell’opera di D’Annunzio la vita dell’autore e la
letteratura non solo si rispecchiano, ma l’esistenza privata diventa
spettacolo per il pubblico, attirando sul poeta un interesse mai
raggiunto da nessun autore italiano precedente e contemporaneo. E’
un artista inimitabile, anche grazie a gesta clamorose e avventurose,
come l’impresa di Fiume.
• LA POETICA
La poetica e la poesia del D’Annunzio sono l’espressione più
appariscente del Decadentismo italiano. Dei poeti decadenti europei
egli accoglie modi e forme, senza però approfondirne l’intima
problematica, ma usandoli come elementi decorativi della sua arte
fastosa e composita. Aderisce soprattutto alla tendenza
irrazionalistica e al misticismo estetico del Decadentismo,
collegandoli alla propria ispirazione narrativa, naturalistica e
sensuale. Egli rigetta la ragione come strumento di conoscenza per
abbandonarsi alle suggestioni del senso e dell’istinto; spesso vede
nell’erotismo e nella sensualità il mezzo per attingere la vita
profonda e segreta dell’io. Egli cerca una fusione dei sensi e
dell’animo con le forze della vita, accogliendo in sé e rivivendo
l’esistenza molteplice della natura, con piena adesione fisica, prima
ancora che spirituale. E’ questo il “panismo dannunziano”, quel
sentimento di unione con il tutto, che ritroviamo in tutte le poesie
più belle di D’Annunzio, in cui riesce ad aderire con tutti i sensi e con
tutta la sua vitalità alla natura, s’immerge in essa e si confonde con
questa stessa. La poesia diviene quindi scoperta intuitiva; la parola
del poeta, modulata in un verso privo di ogni significato logico,
ridotta a pura musica evocativa, coglie quest’armonia e la esprime
continuando e completando l’opera della natura.
• La sua vocazione poetica si muta poi in esibizionismo e la poesia vuol
diventare atto vitale supremo, una sorta di moralità alla rovescia,
estremamente individualistica e irrazionale. Abbiamo allora
l’esaltazione del falso primitivo, dell’erotismo o quella sfrenata del
proprio io, indicata nei due aspetti dell’estetismo.L’estetismo è in
definitiva il culto del bello, in pratica vivere la propria vita come se
fosse un’opera d’arte, o al contrario vivere l’arte come fosse vita.
Quest’atteggiamento, preso dal Decadentismo francese, è molto
consono, corrispondente cioè alla personalità del poeta. Quindi
l’esteta si limita a realizzare l’arte, ricercando sempre la bellezza;
ogni suo gesto deve distinguersi dalla normalità, dalle masse. Di
conseguenza vengono meno i principi sociali e morali che legano al
contrario gli altri uomini. A differenza di questo il superuomo
assomiglia all’esteta, ma si distingue per il suo desiderio di agire. Il
superuomo considera che la civiltà è un dono dei pochi ai tanti e per
questo motivo si vuole elevare al di sopra della massa; è l’esteta
attivo, che cerca di realizzare la sua superiorità a danno delle
persone comuni.
I Fauves
• Il primo movimento che può essere considerato espressionistico
nacque a Parigi nel 1905: i Fauves. Con questo termine vennero
dispregiativamente indicati alcuni pittori che esposero al Salon
'Automne quadri dall' impatto cromatico molto violento. Fauves in
francese significa "belve". Di questo gruppo facevano parte Matisse,
Derain Marquet e altri. La loro caratteristica era il colore steso in
tonalità pure. Le immagini che loro ottenevano erano sempre
autonome rispetto alla realtà. il dato visibile veniva reinterpretato
con molta libertà, traducendo tutto in segni colorati che creavano
una pittura molto decorativa.Alla definizione dello stile concorsero
sopratutto la conoscenza della pittura di Van Gogh e Gauguin. Da
questi due pittori i Fauves presero la sensibilità per il colore acceso e
la risoluzione dell'immagine solo sul piano bidimensionale.
Die Brucke
• Nello stesso 1905 che comparvero i Fauves si costituì a Dresda, in
Germania, un gruppo di artisti che si diede il nome " Die Bruke" (il
Ponte). I principali protagonisti di questo gruppo furono Ernst Ludwig
Kirchner e Emil Nolde. In esistono presenti i tratti tipici dell'
espressionismo : la violenza cromatica e la deformazione
caricaturale, ma in più vi è una forte carica di drammaticità che, ad
esempio mancava nei Fauves. Nell' espressionismo nordico, infatti,
prevalgono sempre temi di disagio esistenziale, l'angoscia psicologica,
la critica ad una società borghese ipocrita ed a uno stato militaristico
violento.
• Alla definizione dell' espressionismo nordico fu determinante il
contributo di pittori quali Munch ed Ensor. E proprio da Munch, i
pittori espressionisti presero la suggestione del fare pittura come un
esplosione, un grido interiore. Un grido che portasse in superficie
tutti i dolori e le sofferenze umane degli intellettuali e degli artisti
del tempo
Der Blau Reiter
• Un secondo gruppo espressionistico si costituì a Monaco nel
1911: "Der Blau Reiter" (il cavaliere azzurro) uno dei principali
ispiratori del movimento fu’ Franz Marc. Con questo
movimento l' espressionismo prese una svolta decisiva. Nella
pittura fauvista, o dei pittori del gruppo Die Bruke, la tecnica
era di rendere "espressiva" la realtà esterna così da farle
coincidere con le risonanze interiore dell' artista, al contrario
Der Blau Reiter propose un arte dove la componente principale
era l espressione interiore dell' artista che , al limite poteva
ignorare totalmente la realtà attorno a se stesso.
• Il gruppo Der Blau Reiter si sciolse in breve tempo. La loro
ultima mostra avvenne nel 1914 quando scoppiò la guerra e
Franz Marc, partito per il fronte, morì nel 1916.
Generalità sui muscoli
Generalità sui muscoli
• Quasi tutte le cellule del corpo umano posseggono particelle preposte
al movimento; le cellule che compongono il tessuto muscolare ne
contengono un`alta concentrazione acquisendo la prerogativa
primaria di generare il movimento.
• Queste cellule proteiche, aggregate in filamenti, sono denominate
actina e miosina; la differenza strutturale di queste cellule da luogo a
tre tipi di tessuto muscolare formando tre tipi di muscoli:
 MUSCOLO SCHELETTRICO (striato, volontario) chiamato così perché
l`origine delle sue inserzioni sono prevalentemente sullo scheletro e
solo in pochi casi sulla pelle ( questi muscoli sono detti: cutanei,
pellicciai o mimici e hanno un`inserzione schelettrica e una cutanea);
viene impropriamente chiamato „striato“ per le striature visibili al
microscopio nella composizione molecolare delle miofibrille. Viene
chiamato anche „ volontario“ perché dipende dalla nostra volontà,
cioé dal sistema nervoso centrale. È in grado di produrre contrazioni
rapide e potenti ma non durevoli.
 MUSCOLO LISCIO (Involontario) chiamato cosÌ perché non dipende
dalla nostra volontà, ma é innervato dal sistema nervoso centrale
autonomo. Si trova nelle pareti die visceri, nello stomaco, nella rete
die capillari, nell`apparato respiratorio, urinario, genitale, nel
derma. Ha contrazioni lente, estese e durevoli
 MUSCOLO CARDIACO (striato, involontario) forma praticamente il
cuore. È un muscolo che ha le caratteristiche cellulari del muscolo
schelettrico, ma a differenza di questo é involontario e il suo
movimento dipende dal sistema nervoso autonomo.
APPROFONDIMENTO DEL TESSUTO MUSCOLARE SCHELETTRICO
Il muscolo schelettrico presenta esternamente una membrana detta
EPIMISIO, le cui fibre, nei punti di inserzione con lo schelettro, si
commutano in fibre tendinee, o aponeurotiche.
Internamente, contenuti in una membrana detta PERIMISIO, vi sono fasci
terziari.
Ogni fascio terziario é composto da un insieme di FIBRE MUSCOLARI, che
rappresentano i fasci secondari; le fibre sono a forma di cilindretti e
allungate nel senso delle inserzioni schelettriche o cutanee e sono
rivestite da una membrana detta ENDOMISIO.
• Ogni fibra muscolare é composta da un insieme di MIOFIBRILLE, che
rappresentano i fasci primari.
• Le miofibrille, rivestite da una membrana detta SARCOLEMMA, sono
strutturate da gruppi di cellule filamentose, aggregate in modo da
formare delle microscopiche unità. Ogni unità, limitata dalla LINEA Z,
é detta SARCOMERO ed é composto da due bande di ACTINA e due
bande di MIOSINA( poste tra le due bande di actina) divise al centro
dalla LINEA M, che corrisponde anche al centro del sarcomero.
• Il fenomeno della contrattilità muscolare é dovuto al fatto che i
filamenti di actina e miosina non modificano la loro lunghezza
durante la contrazione del muscolo, ma scivolano l`uno sull`altro. Le
due bande laterali di actina penetrano parzialmente nelle bande di
miosina spingendosi verso il centro del sarcomero.
TIPI DI CONTRAZIONE
I movimenti di contrazione del muscolo strito volontario sono di 2 tipi:
• ISOMETRICO: quando si pone in trazione il muscolo facendo forza su
punti di iserzione senza produrre movimento. In questo caso il
muscolo si irrigidisce senza moficare le proprie dimensioni.
• ISOTONICO: quando si pone in trazione il muscolo facendo forza su un
punto d`inserzione e lasciando libero l`altro punto d`inserzione di
produrre il movimento. In questo caso il muscolo si accorcia e
aumenta il proprio volume.
• Alcuni gruppi di muscoli sono organizzare per partecipare insieme al
moviento, in questo caso sono SINERGICI. Altri gruppi sono organizzati
in modo che il movimento é reso possibile solo se alcuni si flettono
mentre, simultaneamente, altri si contraggono; in questi casi sono
ANTAGONISTI.
DENOMINAZIONE DEI MUSCOLI
I nomi attribuiti ai muscoli derivano dalla loro:
 FORMA
 POSIZIONE
 FUNZIONE
 DIREZIONE
 INSERZIONE
I Tendini
• A ciascun capo del muscolo vi é una parte TENDINEA o
APONEUROTICA.
• I tendini sono formati da un tessuto fibroso, sono molto resistenti,
inestensibili ( vi é una minima presenza di fibre elastiche); appaiono
lucenti e di colore biancastro. Le membrane connettivali dei fasci
terziari e secondari convergono gradualmente verso la terminazione
tendinea sino a diventare parte di essa.
• Generalmente hanno una forma a cordone, specie quando fanno parte
die muscoli affusolati e a sezione circolare. Quando fanno parte di
muscoli appiatiti assumono anch`essi la forma appiatita, a LAMINA, e
se le dimensioni del muscolo sono notevoli il tendine a forma di
lamina prende il nome di APONEUROSI.
• I punti di inserimento tendineo die muscoli sulle ossa si distinguono in
punto di Origine (O) detto anche punto fisso, caratterizzato da una
scarsa mobilità, da una minora lunghezza del tendine ed é situato in
genere in posizione „ prossimale“ rispetto all`asse centrale del corpo;
é punto di Intersezione (I) detto anche punto mobile, perché
caratterizzato da una maggior mobilità( dovuta al suo inserimento su
un osso mobile dello scheletro), da un tendine più lungo, ed é situato
in genere in posizione distale.
Anatomia
I muscoli arti superiori
Muscoli dell`avanbraccio
•
I muscoli dell`avanbraccio sono numerosi, venti, e possiamo
dividerli in 5 gruppi:
1.
Strato superficiale die muscoli anteriori
2.
Strato profondo dei muscoli anteriori
3.
Strato laterale
4.
Strato superficiale die muscoli posteriori
5.
Strato profondo die muscoli posteriori
I muscoli che danno forma all`avanbraccio sono, in generale, più
voluminosi all`origine e sono molto allungati, a volte appiatiti e
brevi e sono provvisti di tendini a volte sottili e lunghi sino alle ossa
della mano. La loro funzione é principalmente quella di agire sulla
ROTAZIONE, PRONAZIONE, SUPINAZIONE, dell`avanbraccio e della
mano; contribuiscono alla FLESSIONE ed alla ESTENSIONE delle dita
della mano.
Noi tratteremo i gruppi die muscoli superficiali.
Muscoli del braccio e muscolo deltoide
• Il Muscolo DELTOIDE copre totalmente l`articolazione scapolo-omerale
ed é propriamente il muscolo che forma la spalla.
• Il braccio é composto sostanzialmente da due gruppi di muscoli, uno
anteriore (flessore) formato dai muscoli bicipite, brachiale e
coracobrachiale; e un gruppo posteriore (estensore) formato dal
muscolo tricipite con i suoi tre capi, mediale, lungo e laterale.
• Il gruppo anteriore avvicina (flette) l‘avanbraccio al braccio, il gruppo
posteriore allontana( estende) l`avambraccio dal braccio.
1.
2.
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6.
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19.
Deltoide
Capo laterale del tricipite
Capo lungo del tricipite
Capo mediale del tricipite
Bicipite
Branchiale
Branchiorodiale
Estensore radiale del carpo
Muscoli dell`eminenza tenar
Aponeurosi palmare
Ipotenar
Muscolo flessore ulnare
Muscolo palmare lungo
Flessore radiale del carpo
Pronatore rotondo
Grande pettorale
22. Estensore comune delle dita
23. Estensore del mignolo
24. Estensore ulnare del carpo
25. Anconeo
27. Infraspinato
28. Piccolo Rotondo
29. Grande rotondo
30. Grande dorsle
1.
2.
3.
7.
8.
9.
23.
Trapezio
Deltoide
Infraspinato
Capo lungo del tricipite
Anconeo
Estensore ulnare del carpo
Pettorale
Muscoli del tronco
parte posteriore
Prendiamo in considerazione
i muscoli superficiali che
caratterizzano la
morfologia esterna e
alcuni muscoli dello strato
medio che sono in parte
visibili e che, come i
precedenti,
caratterizzano la forma
esterna del dorso.
I muscoli dello strato superficiale
M. TRAPEZIO
Questi due muscoli sono larghi piatti
e coprono quasi totalmente il
dorso ad eccezione della parte
scapolare.
M. GRANDE DORSALE
3.
Sternocleidomastoideo
4.
Muscolo Trapezio
5.
Elevatore della scapola
6.
Muscolo Romboideo
1.
Sternocleidomastoideo
2.
Trapezio
3.
Deltoide
4.
Tricipite
5.
Grande rotondo
6.
Infraspinato
7.
Piccolo Rotondo
8.
Grande Dorsale
9.
Romboideo
10. Grande Obliquo
11. Medio Gluteo
12. Grande Gluteo
Muscoli del tronco
parte anteriore
• Muscoli superficiali della parte superiore del tronco che
contribuiscono al modellato del torace e dell`addome sino alla zona
pubica
Grande Dentato
1.
2.
3.
4.
5.
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14.
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19.
20.
21.
Trapezio
Deltoide
Piccolo Rotondo
Grande Rotondo
Infraspinato
Grande dorsale
Grande Pettorale
Dentato Antariore
Grande Obliquo
Medio Gluteo
Tensore della fascia lata
Sartorio
Retto Femorale
Fascia Lata
Grande Gluteo
1.
2.
3.
4.
5.
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9.
10.
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15.
Sternocleidomastoideo
Trapezio
Deltoide
Tricipite capo laterale
Bicipite
Coracobrachiale
Grande rotondo
Grande dorsale
Grande pettorale
Grande dentato
Grande obliquo
Gluteo medio
Sartorio
Tensore della fascia lata
Muscolo retto femorale
• All`interno del torace vi é un muscolo appiattito e di forma circolare
che divide il cuore e i polmoni dallo stomaco dal fegato convessa
verso l`alto e, sulla superficie, ha die fori attraverso i quali passano
alcune vene importanti e l`esofago. Ogni foro é chiamato: IATO
• Questo muscolo ha una funzione importante nelle fasi della
respirazione; agisce, nell`ispirazione profonda, come compressore
dell`area intestinale e urogenitale.
Eine Kunstlergruppe (Die Maler Der Brucke) 1925/26
Berlinestrasse
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L`espressione di un sentimento