UN MONDO D’ ACQUA
Percorso multimedialeinterdisciplinare della 1°C ITI
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La carta dell’ acqua proclamata
dal consiglio d’ Europa-1
 Non c’è vita senz’ acqua
 Le disponibilità d’acqua dolce non sono inesauribili. E’ indispensabile
preservarle,controllarle e,se è possibile accrescerle
 Alterare le qualità dell’ acqua significa nuocere alla vita dell’ uomo e degli altri esseri
viventi che da essa dipendono
 La qualità dell’ acqua deve essere mantenuta in modo da poter soddisfare le esigenze
delle utilizzazioni previste. Specialmente per i bisogni della salute pubblica
 Quando l’acqua, dopo essere stata utilizzata viene restituita all’ ambiente naturale,
deve essere in condizioni da non compromettere i possibili usi, sia pubblici che
privati.
 La conservazione di una copertura vegetale,appropriata di preferenza forestale,è
essenziale per la conservazione delle risorse idriche
 Le risorse idriche devono essere accuratamente inventariate
 La buona gestione dell’acqua deve essere materia di pianificazione da parte
 La salvaguardia dell’acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica ,di
formazione di specialisti e di formazione pubblica
 L'acqua è un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da tutti.
Ciascuno ha il dovere di economizzarla e utilizzarla con cura
 La gestione delle risorse dovrebbe essere inquadrata nel bacino naturale piuttosto
che entro frontiere amministrative e politiche.
 L'acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune la cui tutela richiede la
cooperazione internazionale.
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La carta dell’ acqua proclamata
dal consiglio d’ Europa-2
•
Sul nostro pianeta non ci sarebbe la vita se non ci fosse l'acqua.
Nonostante tutti siano consapevoli di ciò, ancora oggi c'è chi fatica a comprendere
l'importanza degli aspetti legati alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e ancor
meno a quelli riguardanti la salvaguardia della qualità delle acque: mentre da un lato occorre
infatti rilevare che stiamo assistendo ad un progressivo impoverimento della quantità, non
possiamo dall'altro dimenticare che da più parti ne viene anche denunciato il deterioramento
qualitativo. Dopo gli scempi accaduti in un recente passato che hanno obiettivamente
contribuito ad abbassare la qualità della vita, l'accresciuta coscienza ecologica impone una
scelta precisa per tutti. La corretta gestione delle acque è l'obiettivo primario per qualunque
processo che intenda mantenere costante il controllo sulla salute umana ed il rispetto
dell'ambiente, questo anche in relazione al fatto che non è possibile pensare di avere buona
qualità per l'acqua destinata unicamente al consumo umano vista la correlazione esistente con
quella destinata all'agricoltura, all'industria, ai servizi, ecc. Riveste quindi particolare
importanza evitare gli sprechi, preservare le acque da ogni tipo d'inquinamento, recuperare il
massimo delle acque di processo riducendo il più possibile la necessità di trattamenti in modo
da poterne disporre senza eccessive manipolazioni. In questo contesto assumono quindi una
particolare importanza tutte quelle tecnologie capaci non solo di risolvere problemi
contingenti ma anche capaci di non crearne, sicure, poco costose e in grado di agire su ogni
tipo di acqua, civile, agricola, reflua, industriale, di processo; tecnologie innovative capaci di
contrastare, invece che aggravare ulteriormente, il grado di inquinamento, sia batterico che
chimico delle acque.
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L’ACQUA DELLE CIVILTA’
L'acqua ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle prime civiltà
antiche, che erano localizzate lungo i grandi fiumi dell'Oriente: il Nilo per
la civiltà egizia, il Tigri e l'Eufrate per le civiltà mesopotamiche (Sumeri,
Babilonesi e Assiri), lo Huang Ho (Fiume Giallo) per la Cina, l'Indo e il
Gange per l'India.
I grandi bacini fluviali costituivano un'opportunità per la maggior fertilità
del suolo e per la facilità dei trasporti, ma determinavano
un'organizzazione sociale più complessa necessaria per gestire i conflitti
per le risorse e per affrontare la costruzione e manutenzione di imponenti
sistemi di irrigazione e di protezione dalle alluvioni.
Minore, ma tutt'altro che trascurabile, fu anche l'importanza dei mari
interni, soprattutto il mare Mediterraneo, che facilitavano i commerci e i
contatti culturali fra popoli lontani, con la formazione di civiltà
prevalentemente dedicate al commercio (anzitutto i Fenici).
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L’ACQUA DELLE CIVILTA’
L'importanza dell'acqua è riconosciuta nelle religioni e nei sistemi filosofici sin dai tempi
antichi. Molte religioni venerano dei legati all'acqua o i corsi d'acqua stessi (ad esempio, il
Gange è una dea per
primigenio presso molti popoli, anche molto lontani fra loro; ad esempio in Cina venne
identificata con il caos, da cui ha avuto origine l'universo, mentre nella Genesi compare già
nel secondo versetto, prima della luce e delle terre emerse.
Anche il filosofo greco Talete associò l'acqua all'origine di tutte le cose e asserì che la
sua scorrevolezza è in grado di spiegare anche i mutamenti delle cose stesse. Anche in
Polinesia l'acqua venne considerata la materia prima fondamentale.
Con lo sviluppo dei primi sistemi filosofici, l'acqua venne affiancata da pochi altri elementi
primigeni senza perdere la sua importanza. In tutte le civiltà antiche era molto diffusa la
convinzione che la molteplicità della natura potesse essere ricondotta alla combinazione di
pochissimi elementi costitutivi: l'acqua, appunto, il fuoco, la terra e l'aria (o il legno) ed
eventualmente una quinta essenza. Così ad esempio in oriente il taoismo cinese include
l'acqua fra i suoi cinque elementi con terra, fuoco, legno e metallo. In Occidente anche
Empedocle (492 a.C. circa – 430 a.C. circa) annoverò l'acqua fra i quattro elementii
fondamentali, ai quali Platone nel Timeo aggiunse l'etere. Lo stesso Aristotele (384 a.C. 322 a.C.) sosteneva che la materia fosse formata dall'interazione dei quattro elementi
citati da Empedocle.
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L’ACQUA NELLA STORIA
La tradizione sapienzale mistica ebraica della Qabbalah individua nell'acqua il
simbolo della Sefirah Chessed indicante la qualità divina della Misericordia, della
gentilezza e della grandezza; molti i riferimenti della Torah all'acqua, anche suo
simbolo. Secondo l'esegesi ebraica lo stesso termine Ebreo, in Ebraico Yivrì,
significa colui che viene da oltre il fiume ed è presente nella Bibbia ebraica usato
per la prima volta riguardo ad Avraham. Il termine ebraico che traduce la parola
acqua, Maim, se associato al termine Esh, fuoco, forma la parola Shamaim che
significa Cielo: si ritiene infatti che i Cieli presentino l'unione di acqua e fuoco.
L'attribuzione all'acqua di caratteristiche negative è molto più rara e recente. Nel
XVI secolo, durante l'epidemia della peste, si pensò che l'acqua favorisse il contagio
Ipori della pelle attraverso cui si sarebbero infiltrati i presunti agenti patogeni,
chiamati seminaria, per cui si riteneva che il lavaggio del corpo indebolisse
l'organismo, ed era pertanto sconsigliato.
L'indispensabilità dell'acqua per il fiorire della vita colpì molte civiltà. Ad esempio,
nella lingua sumera "a" significa sia "acqua" sia "generazione". Nella maggior parte
delle religioni, quindi, l'acqua è diventata un simbolo di rinnovamento e perciò di
benedizione di Dio.Essa compare logicamente nei riti di "purificazione" e di rinascita
di molti culti, ad esempio nei riti di immersione del battesimo cristiano e nelle
abluzioni dell'ebraismo e dell'islam. Anche nello scintoismo l'acqua è usata nei
rituali di purificazione di persone o luoghi.
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L’Acqua
H
H
O
L'acqua è un composto chimico di formula molecolare H2O. In condizioni di
temperatura e pressione normali si presenta come un sistema bifase, composto
da un liquido incolore e insapore (che viene chiamato "acqua" in senso stretto)
e un gas invisibile (detto vapore acqueo); il suo punto di fusione è a 0 °C
(273,15 K), mentre il suo punto di ebollizione è a 100 °C (373,15 K).
L'acqua è un ottimo solvente, per cui le acque naturali contengono disciolte
moltissime altre sostanze. Per questo motivo con il termine "acqua" si intende
comunemente sia il composto chimico puro di formula H2O (che in generale può
presentarsi allo stato aeriforme, liquido, solido o come sistema composto da
più fasi) sia la miscela (liquida) formata dallo stesso composto chimico con
altre sostanze disciolte al suo interno.
L'acqua in natura è tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è alla base di
tutte le forme di vita conosciute, uomo compreso; la stessa origine della vita è
dovuta alla presenza di acqua nel nostro pianeta.
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Tabella Dell’Acqua
Altri nomi:
monossido di di idrogeno
idrossido di idrogeno
ossano
acido ossidrilico
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare
H2O
Massa molecolare (u)
Aspetto
Numero CAS
Densità (g/l, in c.s.) a 4 °C
Indice di rifrazione
18,0153 g/mol
liquido incolore
7732-18-5
999,972 a 277,15 K
1,3330
Temperatura di fusione (K)
273,15 (0,00 °C)
Temperatura di ebollizione (K)
373,15 (100,00 °C)
Punto triplo
Punto critico
273,16 K (0,01 °C)
611,73 Pa
647 K (374 °C)
2,2064 × 107 Pa
Tensione di vapore (Pa) a 293,15 K
2338,54
Sistema cristallino
esagonale (vedi ghiaccio)
Viscosità dinamica (mPa.s a 20 °C)
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Ghiaccio:
L'acqua allo stato liquido presenta diverse anomalie:
punto di ebollizione molto alto;
volume molare piuttosto basso;
calore specifico elevato con un minimo a 35 °C;
viscosità che presenta un minimo alle alte pressioni;
un punto di massimo nel diagramma densità-temperatura, per cui al di sotto
della temperatura di massimo il liquido diminuisce di volume all'aumentare della
temperatura.
Inoltre durante il processo di congelamento si ha un notevole aumento di
volume, per cui a differenza della maggior parte delle altre sostanze, per le
quali la forma solida presenta una densità maggiore rispetto alla forma liquida,
il ghiaccio è meno denso dell'acqua liquida.
Le condizioni di temperatura e pressione in cui le fasi solida, liquida e gassosa
di una sostanza coesistono in equilibrio tra loro è detta punto triplo. Per
l'acqua il punto triplo viene assunto come riferimento per la misurazione della
temperatura, avendo fissato per convenzione che questi è a 273,16 K (e a
0,01 °C).
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L'acqua possiede un'elevata tensione
superficiale, osservabile dalla geometria
sferica delle gocce d'acqua e dal fatto che
alcuni oggetti (ad esempio un ago) o insetti
riescono a galleggiare sulla superficie
dell'acqua. La tensione superficiale svolge un
ruolo fondamentale nelle funzioni di molti
organismi viventi.
L'acqua pura, detta acqua distillata è un buon
isolante elettrico, cioè un cattivo conduttore.
Ma, essendo anche un buon solvente, spesso
reca in sé tracce di sali disciolti in essa, che,
con i loro ioni la rendono un buon conduttore di
elettricità.
Date le sue buone capacità solventi, l'acqua pura è difficile da trovare in natura.
Analogamente le gocce di pioggia presentano sempre una seppur minima acidità.
La presenza di ossidi di zolfo o di azoto nell'atmosfera, tramite la loro dissoluzione
nelle gocce di pioggia, porta a piogge acide aventi valori di pH minori di 5. In Italia si
sono registrati anche piogge acide con valori di pH intorno a 3,5 , i cui effetti
sull'ambiente sono ben più seri. Il pH dell'acqua di mare è tra 7,7 e 8,4.
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Un'importante caratteristica dell'acqua
è data dalla polarità della sua
molecola, con momento di dipolo
molecolare pari a 1,847 D. La molecola
dell'acqua forma un angolo di 104,5°
con l'atomo di ossigeno al vertice e i
due atomi di idrogeno alle due
estremità. Dato che l'ossigeno ha una
elettronegatività maggiore, il vertice
della molecola ospita una parziale
carica elettrica negativa (δ-), mentre
le estremità recano una parziale carica
elettrica positiva (δ+). Una molecola
che presenta questo squilibrio di
cariche elettriche è detta essere un
dipolo elettrico.
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La presenza del legame idrogeno spiega ad esempio i
valori relativamente alti del punto di fusione e del
punto di ebollizione dell'acqua: è necessaria infatti
una maggiore energia, rispetto a sostanze meno
polari, per rompere i legami idrogeno che tengono
unite le molecole le une alle altre.
Il legame idrogeno spiega anche
l'insolito comportamento dell'acqua
quando questa congela: a causa di
questo legame, quando la temperatura
si abbassa fino al punto di
congelamento, le molecole di acqua si
organizzano in una struttura cristallina
dalla simmetria esagonale tipica del
ghiaccio, che risulta essere meno
densa dell'acqua liquida.
Dal fatto che il ghiaccio sia meno
denso dell'acqua liquida discende che il
ghiaccio può essere fuso anche in
seguito ad un aumento di pressione.
Tale pressione risulta essere piuttosto
elevata.
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Chimicamente l'acqua è un buon solvente. Le proprietà solventi dell'acqua sono essenziali
per gli esseri viventi.
Il comportamento di solvente dell'acqua è determinato dalla polarità della sua molecola:
quando un composto ionico o polare viene disciolto in acqua, viene circondato dalle
molecole di acqua, le quali, si inseriscono tra uno ione e l'altro o tra una molecola e
l'altra di soluto (grazie alle loro piccole dimensioni), orientandosi in modo da presentare
ad ogni ione (o estremità polare) del soluto la parte di sé che reca la carica opposta;
ogni ione (o ogni molecola polare) si ritrova quindi solvatato (o idratato), cioè circondato
completamente da molecole d'acqua che interagiscono con esso.
Un esempio di soluto ionico è il comune sale da cucina (cloruro di sodio), un esempio di
soluto molecolare polare è lo zucchero.
In generale, le sostanze ioniche polari (quali acidi, alcoli e sali) sono abbastanza solubili
in acqua, mentre non lo sono le sostanze non polari (quali grassi ed oli).
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L’ Acqua Marina e Le Acque Dolci
• L’acqua marina rappresenta il 97% del totale. Tuttavia, l’alta percentuale
di sali minerali che vi è contenuta (3,6% circa) la rende utilizzabile
dall’uomo soltanto per la pesca, la navigazione e per pochi altri impieghi.
Le acque dolci continentali, utilizzabili dalla vegetazione e dall’uomo, non
rappresentano che il 3% del totale. Inoltre, la massima parte di queste
acque, pari al 90%, è immobilizzata nei ghiacciai in zone periferiche
all’ecumene, e quindi poco sfruttabile.
A reale disposizione dell’uomo restano l’acqua che cade sui continenti
sotto forma di precipitazioni, che in parte defluisce in superficie verso il
mare, e l’acqua conservata nelle falde sotterranee. Le risorse idriche
sono distribuite sui continenti in modo non uniforme. In alcune aree
l’acqua a disposizione è anche troppo abbondante, mentre altre zone sono
eccessivamente aride.
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LE ZONE UMIDE E ARIDE
Zone Aride
Zone Umide
•
• Le zone umide corrispondono in
genere:
a) alle zone costiere, dove sono più
frequenti le precipitazioni data la
forte evaporazione della superficie
marina;
b) alle fasce equatoriali, dove le
piogge abbondano durante tutti i
mesi dell’anno e spesso superano i
2000 mm annui;
c) ai grandi delta fluviali, come
l’intero territorio del Bangladesh,
che corrisponde alla zona di sbocco
in mare del Gange e del
Brahmaputra, i due maggiori fiumi
della regione.
Le zone aride in genere si trovano:
a) nelle parti interne dei continenti,
dove le masse d’aria umida di
provenienza oceanica penetrano
difficilmente;
b) nelle aree interessate dal
carsismo, dove l’acqua delle
precipitazioni percola rapidamente
nel sottosuolo attraverso le
fratture della roccia calcarea ed è
evacuata attraverso condotti
sotterranei. La penetrazione
dell’acqua al di sotto della
superficie è tanto rapida che il
liquido può essere utilizzato dalla
vegetazione e dall’uomo soltanto in
minima parte.
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DISTRIBUZIONE DELL’ACQUA
SULLA TERRA
Il volume di acqua presente sulla Terra è stimato in 1 360 000 000 km3; di
questi:
• 1 320 000 000 km3 (pari a circa il 97% del totale) sono acque marine (in
maggioranza oceano).
• 25 000 000 km3 (pari a circa il 2% del totale) sono nei ghiacciai e nelle
calotte polari.
• 13 000 000 km3 (pari a circa l'1% del totale) sono nel suolo, nelle falde
acquifere.
• 250 000 km3 (pari a circa lo 0,02% del totale) sono acque dolci nei laghi, nei
mari interni e nei fiumi.
• 13 000 km3 sono vapore acqueo nell‘atmosfera.
• L'acqua dolce rappresenta solo il 2,5% del volume totale presente sulla Terra
per più dei 2⁄3 si trova in pochi ghiacciai, in particolare nell‘ Antartide e in
Groenlandia, i quali sono quindi la principale riserva di acqua dolce nel nostro
pianeta.
• Un ulteriore 30% di acqua dolce si trova in riserve sotterranee e solo meno
dell'1% dell'acqua dolce si trova in laghi, fiumi o bacini ed è quindi
facilmente accessibile.
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DISTRIBUZIONE
DELL’ACQUA SULLA TERRA
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DISTRIBUZIONE ED
UTILIZZO DELL’ACQUA
 La fusione dei ghiacciai a causa dell'effetto serra e dell'aumento
delle temperature ha un forte impatto ambientale, sia per
l'innalzamento del livello dei mari ma anche per la scomparsa di
questa riserva. Durante la fusione dei ghiacci, infatti, l'acqua
dolce si mescola a quella salata del mare, divenendo inutilizzabile
dall'uomo.
 In uno studio pubblicato nel 1996 dalla rivista Science si stimava
che:
 il ciclo dell'acqua genera un totale di acqua dolce rinnovabile pari
a circa 110 300 km3/anno;
 circa 69 600 km3/anno delle precipitazioni evapora a sua volta
(ma consente la vita di forme importanti di vegetazione, quali le
foreste, non irrigate dall'uomo);
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•
•
•
DISTRIBUZIONE ED
UTILIZZO DELL’ACQUA
Rimangono circa 40 700 km3/anno, che ritornano nei mari e negli oceani; di tale
acqua:
 7 774 km3/anno sono in zone di difficile accesso e, in pratica, non utilizzate
(circa il 95% del Rio delle Amazzoni, metà del Congo, buona parte dei fiumi
nelle terre più settentrionali);
 29 600 km3/anno finiscono in mare senza essere utilizzati mediante dighe;
 12 500 km3/anno possono essere utilizzati dall'uomo; di questi:
 4 430 km3/anno vengono direttamente utilizzati nell'agricoltura (2880
km3/anno), nell'industria (975 km3/anno) e nelle città (300 km3/anno); il
dato comprende, peraltro, anche la perdita di riserve per evaporazione
(275);
 2 350 km3/anno vengono utilizzati "così come sono", ad esempio per
navigazione, pesca e parchi;
la costruzione di dighe può aumentare di circa il 10% la disponibilità di acqua dolce
utilizzabile dall'uomo nel 2025, ma si prevede che per quel tempo la popolazione
potrebbe aumentare di circa il 45%;
l'aumento stimato dell'acqua disponibile può inoltre risultare ottimistico, a causa
del crescente inquinamento e del riscaldamento globale
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Ciclo Idrologico
•
•
•
Il ciclo idrologico non ha un punto di partenza, ma un buon posto da dove
cominciare è il mare. Il sole, che attiva il ciclo dell’acqua, riscalda l’acqua del
mare. Parte di essa evapora nell’aria. Una piccola quantità d’acqua nell’atmosfera
proviene dalla sublimazione. Le correnti d’aria ascensionali sollevano il vapore in
alto nell’atmosfera dove la temperatura più bassa ne provoca la condensazione in
goccioline microscopiche che formano le nuvole.
I venti trasportano le nubi per il mondo, e le particelle delle nubi collidono, si
accrescono, e cadono dal cielo come precipitazione. Nella precipitazione si può
verificare la caduta della neve, essa nelle zone più calde si scioglie in acqua che
fluisce come ruscellamento della neve. Gran parte scende nel mare, nelle terre
emerse. Nelle terre emerse l’acqua si muove come ruscellamento superficiale,
esso si muove come flusso incanalato verso il mare. Non tutto il ruscellamento
score in corpi idrici superficiali. Molto se ne infiltra nel terreno.
Gran parte dell’acqua si infiltra in profondità nel terreno ed alimenta gli
acquiferi. Parte dell’acqua sotterranea sta vicino alla superficie terrestre e può
filtrare di nuovo entro corpi idrici superficiali, mentre parte trova vie d’uscita
nella superficie della terra ed emerge come sorgenti d’acqua dolce. Nel tempo,
tuttavia, quest’acqua continua a muoversi, e parte rientra nel mare dove il ciclo
termina e ricomincia.
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Il Ciclo Idrologico
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L’Idrosfera
La parte di crosta terrestre occupata dall'acqua si chiama
idrosfera.
Fanno quindi parte dell'idrosfera gli oceani, i mari, i fiumi, i
laghi, i ghiacciai e le acque sotterranee. Il 94% dell'idrosfera è
costituito da acqua salata, Il restante 6% è costituito da: acqua
sotterranea, per circa il 4,3%; ghiaccio - sotto forma di calotte
polari e ghiacciai, per circa l’ '1,7%; laghi, fiumi e acqua dispersa
nell‘atmosfera rappresentano soltanto lo 0,03%. L'acqua circola
continuamente: dal suolo, dagli oceani e dai mari evapora e sale
nell'atmosfera. Anche in superficie circola continuamente,
attraverso i fiumi e i laghi, o infiltrandosi sottoterra, dove
fluisce e talora provoca curiosi fenomeni come la formazione di
grotte o di geyser.
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Le Forme di Inquinamento
• L'inquinamento idrico è un'alterazione degli ecosistemi che
hanno come componente fondamentale l'acqua. Può essere:
1. CIVILE: deriva dagli scarichi delle città, quando l'acqua si
riversa senza alcun trattamento di depurazione nei fiumi o
direttamente nel mare;
2. INDUSTRIALE: formato da sostanze diverse che
dipendono dalla produzione industriale;
3. AGRICOLO: legato all'uso eccessivo e scorretto di
fertilizzanti e pesticidi, che essendo generalmente
idrosolubili, penetrano nel terreno e contaminano le falde
acquifere.
4. L'inquinamento delle acque può derivare anche da cause
accidentali, ad esempio gli incidenti alle petroliere.
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Gli agenti inquinanti delle
acque-1
• L'acqua usata in campo domestico, industriale,
agricolo o zootecnico spesso contiene sostanze che
alterano l'ecosistema, per cui non possono essere
scaricate direttamente nei corsi d'acqua, in quanto
contribuirebbero ad inquinare le acque superficiali ed
il suolo.
• Gli agenti inquinanti delle acque più comuni sono:
inquinamento fecale provocato dagli escrementi
animali e da i residui alimentari.
Sostanze organiche non naturali: come ad esempio i
diserbanti, gli antiparassitari, gli insetticidi, portano
vantaggi all'agricoltura ma possono inquinare sia le
acque che il suolo.
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Gli agenti inquinanti delle
acque-2
• Inquinanti fecali: derivano dagli escrementi animali e dai residui
alimentari. In condizioni aerobiche consumano O2 per formare
CO2, NO3-, PO34-, SO2, mentre in condizioni anaerobiche
formano CH4, NH3, H2S, PH3. Nel caso ci sia un forte
inquinamento di tipo fecale, si può avere la presenza nell'acqua di
microrganismi patogeni (tifo, colera, epatite virale, ecc.).
• Sostanze inorganiche tossiche: sono costituite dagli ioni dei
metalli pesanti (come ad esempio Cr6+, Hg2+, Cd2+, Cu2+, CN-)
che possono bloccare l'azione catalitica degli enzimi
dell'organismo determinando avvelenamenti o la morte. Le
industrie che usano questi metalli nelle loro lavorazioni, prima di
scaricare le acque, devono eliminarli con i loro impianti di
depurazione.
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Gli agenti inquinanti delle
acque-3
•
Sostanze inorganiche nocive: sono costituite dai
fosfati ed i polifosfati presenti nei fertilizzanti,
detersivi, composti fosforati ed azotati ed in alcuni
scarichi industriali. Queste provocano
l'eutrofizzazione, ovvero un enorme sviluppo della
flora acquatica che in gran parte muore depositandosi
sul fondo decomponendosi e perciò consumando
notevoli quantità di ossigeno. Quando nella massa
d'acqua si determina un deficit di ossigeno, si iniziano
a liberare i prodotti della decomposizione anaerobica
con conseguente morte della fauna per asfissia. Il
corso d'acqua così si intorbidisce limitando la
penetrazione della luce in profondità peggiorando
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ulteriormente la situazione
L’Inquinamento Idrico
nelle acque marine
• L'inquinamento delle acque oceaniche è sviluppato oltre
che dalla dispersione di idrocarburi (provocati dal
rovesciamento di cisterne navali), anche da alcuni
sottomarini a propulsione nucleare che, rimasti affondati
sui fondali, col passare del tempo verranno corrosi dalla
salsedine, con conseguente rilascio di sostanze
radioattive. È anche causato da petroliere che nei giorni
di nebbia vengono portate a largo dove vengono ripulite da
cima a fondo. Tutto il petrolio rimasto nella nave viene
rigettato in acqua. L'ecosistema viene intaccato da ciò
che l'uomo rifiuta e adopera: le grandi navi e gli yacht
sono responsabili del 77% di tutti gli scarichi in mare,
percentuale che include liquami vari, plastiche, residui di
carburante, acque di zavorra e gas di scarico.
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L’Inquinamento Idrico Fluviale
• L'inquinamento fluviale da parte degli
scarichi agricoli causa l'eutrofizzazione
dove i fosfati e i nitrati rilasciati
alimentano le alghe che consumano
ossigeno e soffocano la vita animale e
vegetale.
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Sostanze chimiche nell’acqua
• Alcune sostanze chimiche presenti
nell'acqua sono particolarmente
pericolose per la salute dell'uomo e per
la sopravvivenza di numerose specie
viventi. Per esempio il cromo, il mercurio
e i solventi clorurati, che rendono
tossici e nocivi tutti i rifiuti che li
contengono.
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Fertilizzanti chimici
• I fertilizzanti chimici usati in
agricoltura e i liquami prodotti dagli
allevamenti sono ricchi di sostanze
organiche che, dilavate dalla pioggia,
vanno a riversarsi nelle falde acquifere
o nei corpi idrici superficiali. A queste
sostanze si aggiungono spesso detriti più
o meno grossi, che si depositano sul
fondo dei fiumi.
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Le piogge acide
• Il fenomeno delle piogge acide, che
consiste nella contaminazione dell'acqua
piovana da parte delle sostanze tossiche
presenti nell'atmosfera ha effetti
devastanti su foreste.
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Le due soluzioni
all’inquinamento
dell’acqua:Naturale;Umano
•
•
NATURALE: ad esempio i fiumi che sono sempre stati in grado di
depurarsi autonomamente perchè contengono dei batteri che
decompongono le sostanze organiche provenienti dai resti di esseri
viventi morti. L'acqua, in condizioni normali, è in grado di autodepurarsi
grazie ad una certa quantità di ossigeno disciolto (la solubilità di O2 in
acqua è di 9 ppm a 20 °C con pressione pari ad 1 atm) che trasforma le
sostanze, grazie alla decomposizione aerobica (ossidazione), in composti
non inquinanti (come l'anidride carbonica, i nitrati, i fosfati, i solfati).
Se l'ossigeno disciolto in acqua non è sufficiente per ossidare tutte le
sostanze inquinanti presenti, si formano prodotti come il metano,
l'ammoniaca, la fosfina-PH3-, acido solfidrico che fanno scomparire ogni
forma di vita nell'acqua.
UMANE:si potrebbero costruire depuratori efficenti alla pulizia dei
fiumi dato che le centrali che si trovano vicino i fiumi scaricano rifiuti
tossici nelle acque del torrente.
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Non lasciamo che il WTO decida
sull’ erogazione dell’ acqua
•
•
Il WTO (World Trade Organization)vorrebbe proseguire
"la progressiva liberalizzazione del prezzo delle acque” con
la conseguente privatizzazione di tutti i servizi, inclusi i
servizi pubblici.
The General Agreement on Trade in Services (GATS),
(gli Accordi Generali delle Agevolazioni Commerciali),
adottate per la prima volta nel 1994, comprende l'impegno a
negoziare ulteriori liberalizzazioni partendo dal 2000. Ora i
negoziatori europei vogliono includere l'acqua potabile negli
accordi del GATTS.
Gli Europei hanno grandi profitti con le TNC come Suez
Lyonnaise des Eaux che sono coinvolti nei servizi della
privatizzazione municipale nel mondo, inclusa la città di
Indianapolis, così che è nel loro interesse avere acqua per
essere parte del GATS. I negoziatori degli Stati Uniti
stanno pensando come rispondere. Essi sanno che c'è una
controversia negli Stati Uniti sull'ottenere una copertura
del GATS sull'acqua. Le corporazioni americane vorrebbero
limitare le coperture in aree dove essi sono competitivi con
le corporazioni Europee. I sostenitori dell'ambiente e della
giustizia non vogliono l'acqua compresa nel GATS.
Gli Stati Uniti stanno cercando una posizione di
compromesso. Essi sono premurosi di proporre che il GATS
"intacca" esclude, il trasporto della maggior parte
dell'acqua attraverso le frontiere internazionali da parte
delle compagnie private. (l'operazione di oleodotti è un
servizio). Questo potrebbe essere buono dalla prospettiva
di cittadini e organizzazioni che credono che l'acqua è un
diritto non una necessità che deve essere fornita dai
mercati del profitto. L’Acqua rappresenta il diritto alla vita
di tutta l’umanità, occorre che i paesi occidentali decidano
di sfruttarla razionalmente onde garantire la possibilità di
accesso anche a tutti i popoli del terzo e quarto mondo.
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LE GUERRE PER L’ACQUA
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QUALCHE ARTICOLO…
L’acqua: un diritto o solo un bisogno?
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A mani nude sull'acqua, dopo
Istanbul di Emilio Molinari
15/05/2009
Il Forum mondiale nega il diritto umano all'acqua, l'Italia
marcia verso l'obbligo di privatizzare i servizi idrici.
Riflessioni sulle strategie del movimento
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La legge 133/08 contenente la manovra 2009-2013, all'art. 23 bis,
ha chiuso per il Movimento Italiano dell'acqua la fase della legge
d'iniziativa popolare. Il rifiuto, per la quinta volta, di dichiarare
l'acqua diritto umano, pronunciato dal Forum Mondiale di
Istanbul ha chiuso, per il movimento internazionale, un'altra fase,
quella dei Forum Mondiali e dei Controforum. I due eventi messi
assieme, rispecchiano paradossalmente la medesima cultura
giuridico legislativa verso la quale ci avviamo.
A Istanbul, negando il diritto umano all'acqua, si è negato
l'obbligo per tutte le istituzioni a legiferare al fine di garantire, a
tutti i cittadini del mondo, l'accesso a tale diritto. In Italia, d'altro
canto, obbligando per legge tutte le istituzioni locali a
privatizzare i servizi idrici, si è resa obbligatoria la negazione di
tale diritto.
Questo impone alcune serie riflessioni su come procedere.
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I successi ottenuti ad Istanbul sono innegabili:
- 26 paesi hanno dichiarato che l'acqua è un diritto umano e 16 di questi hanno
sostenuto che l'Onu deve gestire direttamente i prossimi Forum Mondiali.
- Il movimento ha dettato i punti essenziali dell'agenda del Forum Mondiale.
Eppure le difficoltà sono sostanzialmente nostre.
I successi infatti registrano solo quanto abbiamo inciso nelle istituzioni
mondiali. Ma sono le multinazionali che hanno vinto, riuscendo nell'intento di
far negare alla «politica» il più elementare e naturale dei principi: l'acqua è un
diritto umano. Loro hanno l'iniziativa politica.
Può darsi che il movimento italiano non sia d'accordo, ma i punti a favore delle
multinazionali sono tanti:
- l'Italia, con la legge 133 art. 23 bis del 6 Agosto, obbliga i comuni a
privatizzare i servizi idrici entro il 2010.
- il sistema politico, con i ricatti economici, sta in questi giorni piegando i
comuni riottosi o dubbiosi a privatizzare, oppure procede con fusioni societarie
(Iride/Enia, A2A che assorbe Lecco, Pavia ecc..) che preludono alla nascita di
una grande multiutility italo-francese di tutti i servizi pubblici.
- l'Europa definisce l'acqua un bene di “interesse generale a prevalenza
economica”; il parlamento europeo assume tale posizione e legittima il
Forum mondiale dell'acqua.
- l'ONU rinvia di tre anni il rapporto sul diritto all’acqua, legittima il Forum
Mondiale e permette che l'acqua sia dichiarata un bisogno e non un diritto.
- nel World Economic Forum di Davos, si è costituita una lobby definita
“Patto per l'acqua” formata dalle multinazionali: Nestlè, Coca Cola, Pepsi
Cola, Unilever, General Electric, Levi Strauss, alla quale l'Onu ha
delegato la definizione delle linee guida della politica mondiale dell'acqua;
- in Italia la lobby ha costituito una fondazione dal nome: Food and Water for
Live, con Nestlè, Giulio Tremonti e Marco Tronchetti Provera alla guida;
- tutta la politica ambientale mondiale ha assunto come priorità
totalizzante i mutamenti climatici e la riduzione delle emissioni di gas
serra; così facendo nega l'esistenza di una specifica “crisi mondiale
dell'acqua”, con il risultato che per ridurre i gas serra, si indica nella
produzione di energia, la priorità nell'uso dell'acqua dando impulso, con
veste ambientalista, al proliferare delle dighe e alle coltivazioni degli
agrocarburanti. E’ quanto il ministro turco ha dichiarato al Forum Mondiale di
Istanbul ed è un terribile cambio di paradigma che determinerà: l'aumento
degli assetati, degli affamati, l'espulsione di un miliardo di contadini della
sussistenza, nuovi slum, nuova emigrazione, il passaggio alla mercificazione/
commercializzazione di tutta l'acqua del pianeta e la definizione del suo prezzo
al “barile”;
- le multinazionali, nelle loro sedi, decidono la priorità degli
obiettivi, si danno una strategia unitaria per realizzarli,
concentrano gli sforzi e coordinano le istituzioni. Il movimento
dei Forum Sociali invece, si riunisce da ben 10 anni, ma non
decide nulla, non concentra gli sforzi di tutte le realtà associative
e la politica delle istituzioni che l’animano, non crea sinergie, non
indica impegnative priorità.
Questa a me sembra la realtà dopo Istanbul, che ci obbliga a
riaggiornare la nostra strategia in due direzioni apparentemente
contrastanti.
Prima conviene fare un passo indietro.
-Tornare tra la gente normale, quella che di solito non si
raggiunge.
-Tornare a formare cultura dell'acqua e del diritto, riprendere
i valori originari della nostra narrazione, che forse abbiamo perso
per strada, presi dalla necessità di affrontare tecnicismi contabili e
contingenze da associazione dei consumatori.
Per poi fare due passi avanti.
Il primo, dandoci l’obiettivo di «conquistare» ai contenuti dell'acqua
tutto il movimento di Porto Alegre. Il movimento sembra incapace di
battaglie mirate, in cui tutte le realtà decidono di impegnarsi senza per
questo venir meno alla loro vocazione. Ognuno persegue la propria
missione e le proprie priorità, trascurando l'emergenza che vale per tutti.
Inoltre molte realtà che partecipano ai Social Forum non si sono
pronunciate contro la privatizzazione dell'acqua, anzi talvolta la sposano.
E questo è un ostacolo da rimuovere da parte nostra.
Il secondo, puntando la nostra iniziativa in alto, interloquendo
direttamente con alcuni governi (penso ai governi Latino Americani),
lavorando sui rapporti che si sono stabiliti tra essi e i movimenti, con le
carovane che abbiamo fatto, attraverso i forum che intendiamo
promuovere in Centro America. Occorre determinare strategie che
rendano tali governi protagonisti non saltuari verso il resto delle
istituzioni: i governi incerti, gli appuntamenti dell'Onu, i vari G8, G20,
affinché si diano degli obiettivi e propongano un'agenda in tal senso.
Prima però mi permetto di indicare, per la situazione italiana, il
compito di accumulare forze nuove al fine di modificare la legge
133/08 art, 23 bis. Togliendo ogni riferimento all'obbligatorietà
alla privatizzazione, permettendo ai 61 Ato che ancora detengono
la totalità delle azioni di competenza, di scegliere liberamente la
gestione in house, tra le tre varianti ammesse dall'Europa e
introducendo bensì criteri tali da impedire che attraverso le
fusioni societarie determinate da politica e multinazionali, si
sottraggano alla direttiva di scegliere tra la gara e la gestione in
house.
Una azione questa, possibile attraverso emendamenti nella
prossima finanziaria, creando una mobilitazione delle coscienze,
degli intellettuali, informando l'opinione pubblica, costruendo un
rapporto speciale con i sindaci e con alcuni parlamentari di tutti i
partiti.
Tenendo conto di entrambi gli obiettivi, occorre completare il quadro:
1. Finora abbiamo raggiunto una piccola parte dei cittadini, spesso nella
indispensabile forma della mobilitazione contro le tariffe, secondo il
principio che la gente si muove solo quando è toccata nel portafoglio.
Abbiamo agito per affinità politiche, rivolgendoci al popolo di alcuni
partiti. Ma non basta più, occorre parlare anche alla gente che non ci è
affine. Senza deflettere dai nostri principi di fondo, il consenso va
cercato nelle sedi del popolo di centro destra, della Lega in particolare.
Parlare nelle università all'insieme degli studenti non attraverso qualche
frazione di sinistra.
Parlare ai fedeli sul terreno della spiritualità e con l'idea di coinvolgere le
alte sfere della Chiesa.
Cercare gli uomini di cultura, dell'arte e dello spettacolo per portarli a
scelte di campo costanti.
Promuovere iniziative con associazioni lontane dalla nostra missione.
2. Le istituzioni internazionali hanno risucchiato la crisi
dell'acqua dentro i mutamenti climatici, dando priorità alla
produzione idroelettrica e dei biocombustibili. Così, hanno
definito l'agenda, gli appuntamenti internazionali e i contenuti da
negoziare da qui al 2012, nell’ambito del post /Kyoto.
Questa dimensione dei negoziati sul protocollo, non è più
eludibile da parte nostra. E’ il momento di una strategia
complessiva sull’acqua, con al centro il diritto, ma non limitata al
servizio idrico.
Occorre una nostra agenda fatta di contenuti e di appuntamenti.
Copenhagen 2009 diventa un appuntamento obbligatorio in tal
senso.
Inserire un protocollo sull'acqua dentro ai negoziati sul clima, in
discussione a Copenhagen è un modo per riprendere l'iniziativa
dopo Istanbul. In questa prospettiva, il nuovo rapporto, tutto da
costruire, con i governi diventa oltre che determinante, urgente.
Così dicasi per il rapporto tra i due movimenti, i soli
internazionalmente organizzati, dell'acqua e della terra/cibo:
diventa strategico.
Lo stesso rapporto va perseguito e costruito con i numerosi
movimenti che in tutto il mondo: Turchia, Centro America,
Brasile, India, Cina ecc.. si battono contro le grandi dighe, la
canalizzazione e derivazione dei fiumi. Questi movimenti non
sono ancora coordinati tra loro e nella prospettiva di
Copenhagen, l'agenda del movimento dell'acqua deve arricchirsi
di incontri in tal senso, di contenuti da trovare assieme e da
rovesciare dentro ai negoziati.
Il G8 diverso
A luglio in Italia si svolgerà il primo G8 dell'era Obama. La
domanda che sorge spontanea è: questo fatto cambia qualcosa?
Cambia anche per noi del movimento?
Oggi, secondo una prassi immutabile, stiamo discutendo di
seminari nei quali le diverse realtà potranno riproporre i temi
preferiti e ribadire le proposte. Stiamo anche discutendo dove
riunirci, visto che il G8 si tiene all'Aquila e dobbiamo tener conto
di una città sconvolta dal terremoto e del disagio delle persone
sopravvissute a una tragedia.
Si sta già discutendo delle aree tematiche da affrontare con
maggior risalto. Si discuterà, perché qualcuno lo riproporrà
sicuramente, di fare una improponibile manifestazione in
Abruzzo contro gli otto grandi che si arrogano il diritto di
decidere le sorti del mondo.
Certo, i seminari vanno fatti e i problemi affrontati. Il movimento
dell'acqua dovrà presentare le sue proposte per contrastare la
dichiarata Crisi Mondiale dell'Acqua oggi più che mai, dopo che il
Forum Mondiale di Istanbul si è rifiutato, per la quinta volta!, di
dichiarare che l'acqua è un diritto umano e un bene comune,
mentre nel pianeta se ne afferma la mercificazione universale.
E' tutto giusto, ma è tutto scontato. Questa prospettiva di lavoro
è davvero al passo con i tempi? Non si ripropone come una
abitudine nel pensare e nell'agire? Come un rito che non tiene
conto dei cambiamenti politici avvenuti? Mentre nell'era Obama
a cambiare, se non tutto, sono molte cose.
Senza enfatizzare e senza farmi illusioni, penso stiano cambiando
le relazioni internazionali, il modo di affrontare certi conflitti.
Negli Usa cambia persino il modo di affrontare la difficile realtà
dell'emigrazione o dei problemi ambientali, finora ridicolizzati. La
sanità pubblica viene chiamata con il termine bene comune.
Cambiano le politiche verso governi che fino ad ieri erano al
bando e cambia anche il loro atteggiamento verso la grande
potenza imperialista. L'era Obama sembra quella in cui i
problemi si affrontano con il : parliamone. Perché non pensare
che anche il movimento, portatore di grandi problemi, possa
essere un soggetto del parliamone? Perché non metterci in
questa ambiziosa dimensione e pensare di poterci rivolgere al
Presidente degli USA ponendo i problemi e chiedendo risposte?
E' così velleitario, così sopra le righe?
C'è stato un momento in cui, come movimento, ci siamo definiti
“potenza mondiale”. Se oggi cambiano gli atteggiamenti del
Venezuela, dell'Iran; se si attivano canali di comunicazione con
Cuba, perché non partire da quella presunzione di noi stessi per
cercare di aprire canali diretti di confronto?
Da una parte ci sono sempre i potenti della terra e dall'altra la
società civile,h i movimenti sociali, alternativi e sempre a rischio
di venire cooptati nelle logiche della «governance».
Ma guardando dall'osservatorio dell'acqua, penso sia questo il
momento di osare simili strade per rompere l'impasse che si è
determinato dopo Istanbul. Di provare a dire: presidente Obama,
agli occhi del mondo Lei rappresenta il cambiamento della
politica mondiale. Questa politica si rifiuta di dichiarare la cosa
più evidente e cioè che l'acqua è un diritto umano. Poiché gli
Usa sono i principali sostenitori di questo rifiuto, cosa intende
fare se questa la politica, come per il petrolio, fa governare
l'acqua da quel mercato che ha generato la crisi economica che
travaglia il mondo? E' giusto che l'ONU deleghi alle
multinazionali le scelte mondiali sull'acqua?
Parliamone, in concreto, su questi 4 problemi, fondamentali per
la pace:
- Il diritto umano all'acqua,
- la mercificazione di questo bene,
- l'assunzione di responsabilità dell'Onu sull'acqua,
- l'inserimento della crisi dell'acqua nei negoziati sui
mutamenti climatici.
Perché non provare? Perché non domandarci se attivando tutte
le forze del movimento, le personalità che lo animano, i governi
con cui dialoghiamo questa prospettiva non possa diventare
realistica? Produrrebbe una amplificazione delle nostre battaglie,
una maggiore credibilità dei nostri contenuti.
Certo è una strada costellata di forse, se, ma, di rotture con
abitudini consolidate, di rischi di essere cooptati nel sistema, ma
è anche vero che con Obama tutto non sarà più come
prima...anche per noi.
Presidente Comitato Italiano per un Contratto Mondiale
sull'Acqua
( le parti in grassetto sono state evidenziate dalla classe I C, in
sede di lettura e di analisi del testo)
Nestlè è il numero 1 mondiale nel
mercato dell'acqua in bottiglia
Quale ruolo gioca Nestlè in questo enorme mercato dell'oro blu? La
multinazionale svizzera è il numero 1 mondiale nel mercato dell'acqua in
bottiglia. L'impresa possiede di fatto più o meno il 16% del mercato
mondiale, seguita da Danone con pressappoco il 12%. Vengono poi CocaCola Co. e PepsiCo. Questo mercato rappresenta oggi 36 miliardi di Euro
e gli esperti contano su una progressione media tra il 7 e l'8% all'anno fino al
2010, il che significa che la domanda dovrebbe raddoppiare in meno di 10
anni.. Nestlè Waters, gruppo di imprese che organizza i suoi interessi nelle
acque, è molto redditizia: piu del 6% di benefici netti di Nestlè sono stati
realizzati in questo settore nel 2003. Un altro indice dimostra che l'acqua è un
settore molto interessante per la multinazionale di Vevey: quasi il 20% dei
suoi investimenti nel 2003 sono stati fatti in questo settore! Nestlè gestisce
decine di marchi d'acqua, di cui le più conosciute sono Perrier, Vittel, Contrex,
San Pellegrino, Nestlè Pure Life e Nestlè Aquarel.
61
Nestlè compra delle sorgenti
private e delle concessioni per
pompare milioni di litri d'acqua
Per procurarsi la materia prima, Nestlè Waters, l’impresa svizzera,
compra nel mondo delle concessioni di prelievo e delle sorgenti
privatizzate, dalle quali pompa delle quantità enormi di acqua. Le
conseguenze sulle regione circostante sono spesso giudicate
catastrofiche. Così, la nappa freatica, es non può rinnovarsi al ritmo dei
prelievi, scende, il che può avere delle conseguenze
nefaste sull’equilibrio ecologico della regione e può fare prosciugare
altre sorgenti vicine. In modo generale, quello che viene messo in causa
è la manomissione da parte di una società privata di un bene comune,
pagando dei diritti di licenza spesso irrisori, per tirarne dopo enormi
benefici.
Alcuni movimenti di cittadini in Brasile,
negli Stati Uniti si oppongono…
Dei gruppi di cittadini, di diversi
continenti, si oppongono a questa
politica di Nestlè.
In Brasile, a Sao Lourenco, i movimenti cittadini per l’acqua denunciano il
sovrasfruttamento di una sorgente a 150 metri di profondita da Nestlè in
mezzo ad un parco naturale, che avrebbe delle conseguenze disastrose sulla
qualità dell’acqua e la fragilità ecologica di questa regione, due sorgenti si
sarebbero così esaurite. Di più, Nestlè violerebbe la legge brasiliana
demineralizzando l’acqua (di fatto, per produrre Pure Life, Nestlè
demineralizza l’acqua per poi reintrodurre i minerali per potere vendere
dappertutto nel mondo un'acqua identica). Un processo a questo soggetto è
in corso contro la multinazionale. Il movimento brasiliano ha lottato contro il
gigante svizzero, anche attraverso i media elvetici, denunciando regolarmente
i misfatti della fabbrica brasiliana con articoli e inchieste televisive.
Questo modo di agire è stato particolarmente doloroso per
Nestlè che tiene a salvaguardare la sua immagine, soprattutto
nel paese centro delle sue attività. Così, in un forum organizzato
nel gennaio 2004, in parallelo al World Economic Forum di
Davos, Peter Brabeck annuncia che Nestlè si ritira dal parco
d’acqua di Sao Lourenco. Questo successo, piegare la
multinazionale nella sua ricerca di profitti ad ogni costo, può
essere interpretato come conseguenza diretta del lavoro di
divulgazione messo in opera dal gruppo brasiliano. Però, il
rappresentante del gruppo, Franklin Frederick, non si fida: «Non
è escluso che l’annuncio del suo padrone non nasconda una
manovra per fare un ritorno trionfale sulla scena». Egli si aspetta
che l’impresa agiti lo spaventapasseri dei licenziamenti con
conseguente chiusura della fabbrica e non si occupi dei danni
causati da anni di prelievi eccessivi.
Un altro centro di interesse per Nestlè si situa negli Stati Uniti,
nella regione dei Grandi Laghi, dove si trova pressappoco un
quinto delle riserve mondiali di acqua fresca del mondo. Da
qualche anno, il gruppo Nestlè Waters North America (che si
chiamava prima Perrier Group of America) tenta di approfittare il
più possibile di questo potenziale di acqua per riempire milioni di
bottiglie di Ice Mountain e Poland Springs vendute negli Stati
Uniti. Il primo tentativo di Nestlè (allora Perrier Group) ha luogo
nel Wisconsin. L’impresa ottiene, nel settembre 2000, un
permesso di sfruttamento per due sorgenti ad alta capacità
vicino a New Haven e si appresta a costruirci una fabbrica per
100 milioni di dollari. Ma la resistenza a questo sfruttamento è
reale: si formano diversi movimenti di cittadini per opporsi al
pompaggio di quantità gigantesche di acqua che avrebbe delle
conseguenze dirette sull’ambiente e sull’equilibrio ecologico.
D’altronde, nei pressi delle fabbriche di pompaggio di Nestlè in
Texas e in Florida, la popolazione subisce delle interruzioni
regolari nella fornitura dell’acqua.
Rapidamente, vari referendum sono stati indetti, delle risoluzioni
passano, un appello al boicottaggio è lanciato, e finalmente una
denuncia è deposta dalla tribù indiana Ho-Chunk che evidenzia i
legami culturali della tribù con la sorgente e da un gruppo di
cittadini di Newport. La corte mantiene la validità della licenza
accordata alla multinazionale, ordinando però dei nuovi studi di
impatto ambientale del progetto. Ma, di fronte alle pressioni
popolari, Nestlè rinuncia al progetto e si gira verso lo stato
vicino, il Michigan. Il portavoce di Perrier Group of America, Kim
Jeffrey constata: «la gente nel Michigan è molto piu recettiva.
Andremo a realizzare un'operazione coronata di grande successo
in un altro stato, il che permetterà alla gente del Wisconsin di
vedere chi siamo in realita». Ed è presso le Grandi Cascate, che
Nestlè Waters North America ottiene, nel 2000, una licenza di
sfruttamento di quattro sorgenti, per le quali avrebbe pagato la
somma irrisoria di più o meno 100 dollari!
Di fatto, l’amministrazione repubblicana del Michigan, sensibile alle
promesse di Nestlè di creare dei posti di lavoro, e molto favorevole al
progetto, avrebbe accordato in più al momento della firma quasi 10
milioni di dolalri di riduzione di imposte. L’impresa ha realizzato una
fabbrica da 150 milioni di dollari, con una capacità di pompare piu di
881 milioni di litri d’acqua all’anno. Ma, la storia si ripete e tre tribù
indiane sporgono denuncia, come l’associazione cittadina di nuova
formazione, Michigans Citizens for Water Conservation. Questo gruppo
pone alla corte questa domanda di ordine generale per sapere se Perrier
o qualsiasi altra impresa ha il diritto di privatizzare l’acqua, prelevarla
alla regione dei Grandi Laghi e venderla altrove per il beneficio privato.
Nel novembre 2003, il tribunale del Mecosta county circuit Court of
Michigan pronuncia un verdetto storico: dà ragione al gruppo di cittadini
e ordina a Nestlè di chiudere le fabbriche di pompaggio. Questa
decisione -come l’esempio del Brasile- dimostra che i movimenti dei
cittadini possono avere una reale influenza sui margini di manovre
concesse alle multinazionali.
E pure, anche lì non si può cantare vittoria: per il momento
Nestlè continua a sfruttare la sorgente (l’impresa ha fatto ricorso
e ha ottenuto di sfruttare la sorgente fino al nuovo giudizio). Di
più, non bisogna scordarsi che Nestlè sfrutta qualche decina di
altre sorgenti negli Stati Uniti, e che nel 2003 le sue vendite di
acqua hanno continuato a crescere in questo paese. Annotiamo
ancora un altro caso, dove la lotta contro lo sfruttamento di una
sorgente d’acqua da parte di Nestlè è stata coronata di successo:
in Svizzera, un movimento di resistenza organizzato da AttacNeuchatel ha potuto evitare che Nestle ottenesse una
concessione di prelievo d’acqua minerale delle sorgenti a Bevaix,
nel cantone di Neuchatel.
Il mercato occidentale: fare credere che
l’acqua in bottiglia è di qualità superiore
all’acqua del rubinetto.
Come i suoi concorrenti Danone, Pepsi e Coca-Cola, Nestlè conduce una
campagna pubblicitaria offensiva in modo che i consumatori associno
l’acqua in bottiglia ad un prodotto superiore all’acqua del rubinetto:
campagna di vitale importanza per i profitti della multinazionale visto
che l’acqua che vende costa centinaia di volte più cara che l’acqua del
rubinetto. Secondo uno studio del World Wildlife Fund oggi la
maggioranza della popolazione considera l’acqua in bottiglia più sana, il
che è un esempio rivelatore del potere immenso della pubblicità. E
pure, la qualità dell’acqua del rubinetto nei paesi occidentali è
generalmente buona e non si differenzia veramente nel gusto, è quello
che tendono a confermare dei test condotti alla cieca.
In piu, la qualità dell’acqua venduta a prezzi moltiplicati non è
sempre irreprensibile. Così, il Dipartimento della Sanità del
Kansas, Stati Uniti, ha testato un centinaio di marchi di bottiglie
d’acqua reperibile in commercio: un terzo delle bottiglie testate
riscontrava delle tracce di sostanze indesiderabili. In più, lo
stoccaggio e il trasporto delle bottiglie, che può durare dei
mesi, hanno lasciato tracce di cloroformio, nitrati e anche di
piombo nei campioni testati. Una qualità in contrasto con gli
aggettivi purezza, acqua di roccia, etc… riportate sulle etichette.
Nel giugno 2003, una denuncia è stata depositata contro Poland
Spring (un marchio di Nestlè Waters North America) a
Greenwich. Il marchio è accusato di ingannare i consumatori
affermando che Poland Spring proviene da «sorgenti protette e
pure al centro delle foreste del Maine, quando invece l’acqua
sarebbe estratta, di fatto, da sorgenti artificiali, di cui una
almeno si trova in un parcheggio vicino alla strada principale.
Il mercato dei paesi del sud: dei
profitti con la sete dei paesi poveri
Con milioni di litri d’acqua prelevati così da diverse sorgenti nel mondo,
Nestlè riempie le sue bottiglie di acqua Pure Life. Secondo il PDG di Nestlè,
Peter Brabeck: «Pure Life e sensata essere la soluzione al problema dell’acqua
nel mondo». Di fatto questo marchio è stato lanciato nel 1998 per diventare a
lungo termine il primo marchio mondiale d’acqua. E' stata introdotta
progressivamente sui mercati dei paesi del sud cominciando dal Pakistan,
dove Pure Life ad oggi ha una parte del mercato superiore al 50%. Lanciando
il marchio in quel paese, Nestlè avrebbe, secondo l’Asian Wall Street Journal,
usato dei metodi poco ortodossi: l’impresa avrebbe, qualche mese prima del
lancio, sensibilizzato la popolazione sulla questione dell’igiene dell’acqua con
dei seminari dove dei funzionari pubblici proclamavano che lo stato dell’acqua
in Pakistan era catastrofico.
Pure Life veniva poi presentata come la presunta alternativa. Però, solo una
ristretta parte della popolazione può permettersi quest’acqua. Secondo lo stesso
quotidiano, i bisogni di una sola persona in acqua potabile per un anno in
Pakistan, ammonterrebbe a 243 dollari comprando Pure Life. Il reddito medio
annuale in Pakistan è attorno ai 495 dollari. Pure Life è cosi proposta come falsa
alternativa a milioni di persone che soffrono la sete. Più grave ancora, e che il
lancio di questo marchio nei paesi così detti del terzo mondo può scoraggiare i
poteri pubblici ad investire nel miglioramento della rete di distribuzione
pubblica d’acqua potabile.Per Nestlè, questa miseria è una sorgente di profitti:
sul suo sito internet, il marchio constata che l’Asia, in materia di consumazione
di acqua in bottiglia ha «un importante potenziale di crescita per gli anni a
venire». E sul Medio-oriente e l’Africa: «dell’acqua potabile fresca è vitale per
questa regione e i nostri concorrenti constatano il valore dell’acqua in bottiglia
con delle cifre in crescita». Nestlè dichiara, finalmente, nel suo bilancio di
gestione: «le nostre attività sono cresciute in Asia, Medio-Oriente e in Africa,
con dei tassi di crescita organici generalmente superiori al 20%».
L’accesso all’acqua è un diritto
umano
Come segnala la Comunità di lavoro delle ONG svizzere, l’acqua non è
una merce come le altre, perché non ha sostituti ed è una necessità
vitale. L’accesso all’acqua deve essere considerato un diritto umano: non
è accettabile che più di un miliardo di persone siano privati di questa
risorsa per mancanza di mezzi o perché la multinazionale che ha
comprato le concessioni non giudica redditizio distribuire la sua acqua in
tale o talaltra regione periferica. La vera risposta alla miseria creata
attorno al mondo per la mancanza d’acqua non è la manomissione
mercantile o la speculazione in borsa ma l’investimento da parte dei
poteri pubblici per il miglioramento della rete di distribuzione
dell’acqua, che, ricordiamolo, esiste in modo abbondante su questo
pianeta.
Privatizzazione dell’ acqua:
approvato il decreto Ronchi
La riforma dell’ acqua, passata con 302 voti favorevoli e
263 contrari, è contenuta in particolare nell’ articolo 15
del decreto legge. Articolo che da un lato ribadisce
come la proprietà dell’ acqua sia pubblica; dall’ altra
però manda in soffitta tutte le gestioni in house entro il
31 dicembre 2011 a meno che entro questa data la
società che gestisce il servizio non sia per il 40%
affidata a privati.
LA GESTIONE DELL’ ACQUA
La norma, in particolare, prevede due modalità per la gestione
dell’ acqua in via ordinaria ed un’altra in via straordinaria. Si
stabilisce così che la gestione del servizio idrico debba essere
affidato ad un soggetto privato scelto tramite gara ad evidenza
pubblica oppure ad una società mista (pubblico-privato) nella
quale il privato sia stato scelto con gara. Oppure, ed è il caso
straordinario, la gestione del servizio idrico può essere affidata
(“in casi eccezionali”) in via diretta, vale a dire senza gara, ad una
società privata o pubblica. In tal caso, però, si deve in primo
luogo trattare di una società in house, ossia una società su cui l’
ente locale esercita un controllo molto stretto; in secondo luogo,
l’ ente locale deve presentare una relazione all’ Antitrust in cui
motiva la ragione dell’ affidamento senza gara. In terzo luogo, l’
Antitrust deve dare il proprio parere
GLI AFFIDAMENTI IN HOUSE
Poiché, come noto, ad oggi sono già moltissimi i casi di
affidamento in house, il decreto mette nero su bianco il da farsi
nella fase transitoria. Il provvedimento, infatti, prevede nel
dettaglio che le gestioni in house debbano tutte decadere entro
il 2011, a meno che entro questa data la società che gestisce il
servizio non sia per il 40% affidata a privati. Resta comunque
possibile per la società spiegare all’Antitrust i motivi per cui
ricorra il caso straordinario che permette l’ affidamento diretto
Di fatto, con l’ attuale formulazione dell’ articolo 15, si
obbligano gli enti locali a mettere sul mercato l’ acqua“.
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Le conseguenze della scarsità di
acqua
A causa della crescita delle attività umane, la disponibilità di acqua potabile per
persona sta diminuendo. All’inizio del terzo millennio si calcolava che oltre un
miliardo di persone non avesse accesso all’acqua potabile e che il 40% della
popolazione mondiale non potesse permettersi il lusso dell'acqua dolce per una
minima igiene.
La conseguenza è che oltre 2 milioni e duecentomila persone, in maggioranza
bambini, sono morte nel 2000 per malattie legate alla scarsità di acqua pulita.
Nel 2004 l'organizzazione umanitaria britannica "WaterAid" calcolò la morte di
un bambino ogni 15 secondi per via di malattie facilmente prevenibili, contratte
a causa della scarsità di acqua pulita. Nel 2006 si sono calcolate trentamila
persone morte ogni giorno nel mondo per cause riconducibili alla mancanza
d'acqua pulita.
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Inoltre il World Water Development Report dell'UNESCO nel
2003 indica chiaramente che nei prossimi vent'anni la quantità
d'acqua disponibile per ogni persona diminuirà del 30%. Per
questo l'acqua è una risorsa strategica per molti Paesi.
Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, nel 1995
affermò:
“Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il
petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del
contendere l’acqua”. [4] La rivendicazione del diritto all'acqua
La gestione pubblica del servizio idrico ha spesso incontrato
difficoltà pratiche per una cronica tendenza a non fare necessari
investimenti e a non eseguire le necessarie manutenzioni (ad
esempio la ricerca delle perdite degli acquedotti e la loro
riparazione); molti paesi hanno quindi affidato la gestione del
servizio a grandi società private (come le francesi Vivendi
Environment, Suez Lyonnaise des Eaux e Saur o la tedesca
Rwe/Thames water).
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IL finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra
governo e gestore è ottenuto in genere tramite considerevoli
aumenti delle tariffe di vendita dell'acqua, che gli utenti hanno
ritenuto sproporzionati e insostenibili, determinando una forte
conflittualità fra la società civile e le compagnie private e spesso
una vera e propria rivolta contro la privatizzazione delle risorse
idriche e per rivendicare il diritto all'acqua come uno dei
fondamentali diritti umani.
La trasformazione dell’acqua in merce è la strategia
strenuamente perseguita da organismi sovranazionali come il
WTO (World Trade Organization), la Banca mondiale e il Fondo
Monetario Internazionale che da tempo legano la concessione
dei prestiti alla deregulation e alla privatizzazione dei servizi, tra
cui anche la fornitura dell'acqua.
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Durante il round di negoziati del WTO a Doha nel 2001 si parlò
esplicitamente di eliminazione delle “barriere tariffarie e non
tariffarie sui beni e servizi ambientali”, tra cui ovviamente rientra
anche l’acqua. Alle risorse idriche come bene commerciabile fa
esplicito riferimento anche il NAFTA (North American Free Trade
Agreement).
Nel 1998 il "Comitato internazionale per il contratto mondiale
sull’acqua" si è riunito a Lisbona e ha proclamato il Manifesto
dell'acqua che si conclude con l'affermazione: "L’acqua è
patrimonio dell’umanità."
Il Parlamento Europeo già nel 2002 aveva recepito queste
sollecitazioni, ribadendole nel 2003. Il 15 marzo 2006 è stata
approvata una risoluzione in vista del quarto "Forum mondiale
dell'acqua", organizzato ogni tre anni dal Consiglio Mondiale
sull'Acqua, affermando che "l'acqua è un bene comune
dell'umanità e come tale l'accesso all'acqua costituisce un diritto
fondamentale della persona umana".
Un lungo cammino…
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I primi tre "Forum mondiali dell'acqua" si sono tenuti a Marrakech
(1997), all'Aia (2000) e a Kyoto (2003). Il quarto si è tenuto a Città del
Messico dal 16 al 22 marzo del 2006, con la partecipazione di 146 paesi
e si è concluso con la "Dichiarazione degli enti locali sull’acqua". Il Forum
tuttavia non ha affermato il riconoscimento dell'accesso all'acqua come
un diritto fondamentale di ciascun essere umano, stabilendo il livello
minimo di 20 litri di acqua al giorno come diritto non commerciabile.
Dal 18 al 20 marzo 2007 si è tenuta a Bruxelles, nella sede del
Parlamento Europeo, l'Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per
l’acqua con 650 partecipanti tra parlamentari, sindaci, amministratori
locali, rappresentanti delle imprese pubbliche dell'acqua, responsabili
dei sindacati della funzione pubblica e cittadini impegnati nei movimenti
in difesa dell'acqua provenienti da tutto il mondo. Nella sessione
conclusiva è stata approvata una lettera da inviare a tutti i capi di stato e
di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e
sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
con impegni e richieste concrete.
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La sesta sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni
Unite, riunita a settembre 2007, ha discusso un nuovo studio
dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i
Diritti Umani sull'obbligo di considerare nel novero dei diritti
umani l'accesso all'acqua potabile e l'uso di servizi igienici.
In Italia, negli studi giuridici, si è affermata da alcuni anni una
dottrina civilistica (Alberto Maria Gambino, professore ordinario
di Diritto privato nell'Università Europea di Roma), che ha
teorizzato il carattere extramercatorio del bene giuridico acqua,
che dunque pur rimanendo oggetto di contratti commerciali non
è sottoposto alle stesse regole di mercato degli altri beni di
consumo.
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Diritto all’acqua
Il diritto all'acqua risulta quale estensione del diritto alla vita affermato
dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Esso riflette
l'imprescindibilità di questa risorsa relativamente alla vita umana.
« "È ormai tempo di considerare l'accesso all'acqua potabile e ai servizi
sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per
tutti, senza discriminazioni, all'accesso ad una sufficiente quantità di
acqua potabile per uso personale e domestico - per bere, lavarsi, lavare i
vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa - allo scopo di migliorare la
qualità della vita e la salute.
Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all'uso personale e
domestico dell'acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i
passi necessari per assicurare che questo quantità sufficiente di acqua
sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno
la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa.»
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