John Bowlby
(1907-1990)
e la Teoria
dell’attaccamento
• Elabora un modello di
ispirazione etologica e
cognitivista
• Ritiene che la psicoanalisi
abbia troppo insistito sulla
fantasia → Bowlby intende
riportarla sul terreno della
realtà.
• Alla base di un sano sviluppo della
personalità c’è la sicurezza che il
bambino riesce a provare nel rapporto
con la madre, in particolare la sua
disponibilità a essere presente, protettiva
e affettuosa quando il bambino si sente
in pericolo o ha paura.
Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali
il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i
rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bambino impara
il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della
madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che
mancano
Bowlby
• Il comportamento di attaccamento si attiva
quando il bambino prova dolore, fatica o
paura.
• In quelle occasioni il bambino cerca il
caregiver [= la persona che si prende cura
del bambino], che rappresenta una “base
sicura” che offre protezione e affetto.
Sicurezza ↔ Esplorazione
• Se il bambino non riesce a percepire la
madre come base sicura ingaggia
comportamenti di protesta; se la madre
non consola il bambino, questi prova una
crescente disperazione; se continua a non
avvenire, il bambino si distacca dalla madre
Separazione dalla madre
1. Protesta
→
Angoscia di
separazione
2. Disperazione
→
Depressione, lutto
3. Distacco
→
Difese
• La madre si sente spontaneamente indotta
(sensibilità materna) a offrire quel tipo di
cure e attenzioni
– In alcuni casi basta la vista o la voce della madre.
In altri casi il bambino deve aggrapparsi alla
mamma. In casi più intensi solo un prolungato
vezzeggiamento farà cessare il comportamento.
• Insightfulness (Goldsmith, Oppenheim, KorenKarie) = vedere il mondo dal punto di vista del
bambino. Capacità dei genitori di fornire una
sorta di fotografia complessa e integrale del
mondo interno del bambino, valorizzando i
pensieri e il mondo interno del bambino, che
così si sente una persona completa e accolta.
• Presente sin dalla nascita, il comportamento
di attaccamento si inizia a “stabilizzare” verso
la fine del primo anno di vita.
• Si vanno a formare anche degli schemi di
rappresentazione del sé e della/e figure/e di
attaccamento (o MOI: modelli operativi
interni).
• I modelli operativi interni hanno la valenza del concetto
psicoanalitico di «oggetto interno» ma riformulato in
termini cibernetico-cognitivi di mappa di realtà:
non solo è ragionevole postulare che il cervello elabori
modelli operativi del suo ambiente, ma anche che, per
comprendere il comportamento umano, è difficile evitare una
simile ipotesi. (Bowlby, Attaccamento e perdita, vol. 1, 1969)
• Per Bowlby i singoli eventi ed episodi della propria vita
sono conservati nella memoria a breve termine
(memoria episodica) e poi generalizzati nella memoria
a lungo termine (memoria semantica), che contiene
quindi proposizioni generalizzate e universali. Per
Bowlby, fra questi due modi di registrare l’esperienza
può esserci un conflitto. Infatti
non è detto che l’informazione immagazzinata
semanticamente vada sempre d’accordo con quella
immagazzinata episodicamente; in alcuni individui tra le due
categorie può esistere il più ampio divario (Bowlby,
Attaccamento e perdita, vol. III)
• Bowlby parla dei meccanismi di difesa come di scissioni
del Sé che intervengono quando ci sono dei modelli
operativi mutuamente antitetici.
– Ad esempio, un soggetto che abbia avuto un attaccamento
insicuro può possedere un modello operativo cosciente che
considera il Sé come cattivo, tale da giusitificare il rifiuto
materno. Un secondo modello operativo interno può
rappresentare il sé come buono e la madre come cattiva.
Questa scissione comporta l’esclusione difensiva delle
informazioni disturbanti per il livello cosciente.
• I. Bretherton non pensa che un individuo insicuro abbia
due modelli operativi interni separati e ben organizzati
della stessa relazione, uno basato sulla memoria episodica
e inconscio, l’altro basato sulla memoria semantica e
conscio, piuttosto esistono, a partire da schemi interattivi
molto vicini alla realtà («quando mi faccio male mia madre
viene a consolarmi») dei livelli via via crescenti di
generalizzazione («mia mamma viene sempre quando ho
bisogno di lei») fino ad arrivare a schemi generali del tipo
«mia madre è una persona affettuosa» e «io sono amato».
• Successivamente, con la scoperta della memoria
procedurale, si sono aperte nuove prospettive teoriche.
La memoria procedurale rappresenta «modi di essere
con», come dice D. Stern, che poi vengono generalizzati
a livello di memoria semantica, esplicita e dichiarativa.
• Il «modo» in cui mio padre mi ha parlato, come evidenzia
S. Mitchell, rimane vivo nella memoria procedurale.
• Il comportamento di attaccamento è
contraddistinto da intense emozioni.
→ se la relazione è buona, c’è gioia e senso di
sicurezza. Sul versante del Sé c’è la sensazione di
essere degno di amore, fiducia che le proprie
esigenze avranno ascolto  attaccamento sicuro;
→ se è minacciata, c’è gelosia, angoscia e rabbia; se
è stata interrotta, c’è dolore e angoscia. Sul
versante del Sé c’è la sensazione di non essere
degno di amore e incapacità di esprimere le
emozioni in modo adeguato, angoscia e senso di
colpa per l’espressione dei propri sentimenti
 attaccamento insicuro.
La strange situation (M. Ainsworth)
La strange situation è un procedimento messo a punto da
M. Ainsworth & coll. nel 1964 che consiste nel lasciare solo
un bambino in una stanza dove vi sono due sedie e dei
giocattoli. Il bambino entra nella stanza con la madre e
inizia a giocare. Poi entra l’estraneo, con atteggiamento
amichevole. La madre esce dalla stanza lasciando il
bambino solo con l’estraneo. Entro 3 minuti la madre
rientra. Poi escono sia la madre che l’estraneo e il bambino
rimane solo. Poi rientrano, nell’ordine, prima l’estraneo e
poi la madre. Tutto il procedimento è videoregistrato e
viene commentato con la madre.
PATTERN DI ATTACCAMENTO (Ainsworth)
• Attaccamento sicuro. Il bambino gioca con i giocattoli; mostra
segni di disagio all’allontanarsi della madre e la cerca attivamente
durante l’assenza. Al suo rientro la cerca e chiede conforto, poi
ricomincia a giocare. La madre è sensibile alle richieste e ai segnali
di disagio del bambino. Il bambino percepisce sicurezza interna e
fiducia. Mostra segni di disagio alla separazione, ma al ritorno
della madre si lascia consolare
– Categorie: sentirsi sicuri e protetti
• Attaccamento insicuro-evitante. Il bambino evita la vigilanza della
madre e mostra scarso interesse alla separazione. Al suo rientro,
evita il contatto con lei. Durante l’esperimento, l’interesse del
bambino è verso gli oggetti inanimati che verso le persone. La
madre si dimostra insensibile ai segnali del bambino; tende a
rifiutarlo sul piano del contatto fisico. Il bambino, che non ha
fiducia in una risposta adeguata da parte della madre, sviluppa
distacco ed evitamento del contatto che sfocia in eccesso di
autonomia e indifferenza alla separazione
– Categorie: diffidenza, evitamento, controllo
• Attaccamento insicuro di tipo ansioso-ambivalente. Il bambino
reagisce con grande disagio alla separazione. Al rientro della
madre mostra affetti ambivalenti, come rabbia e ricerca
compulsiva di vicinanza. La sua attenzione è concentrata sulla
figura di attaccamento. La madre è imprevedibile nelle risposte,
che risultano dettate più dai suoi bisogni che da quelli del
bambino (intrusività). Il bambino rimane incerto rispetto alla
disponibilità materna, non riesce a utilizzarla come base sicura
e ne è assorbito completamente. Mostra forte disagio alla
separazione ed è inconsolabile al ritorno della madre.
– Categorie: amore, rabbia, ansia, dipendenza, paura
dell’abbandono
• Attaccamento disorganizzato. La madre è dominata da
esperienze traumatiche irrisolte e non risponde alle richieste
del bambino. Il bambino non dispone di strategie stabili,
manifesta comportamenti contradditori, azioni mal dirette,
stereotipate e asimmetriche, con congelamento, immobilità,
disorientamento.
Adult attachment interview (AAI)
(George, Kaplan e Main, 1985)
• Valuta le idee che i soggetti hanno rispetto alle proprie
esperienze di attaccamento.
• Si tratta di un colloquio strutturato in cui si chiede al
soggetto di descrivere e valutare alcune esperienze
significative della sua storia di attaccamento.
• Le trascrizioni delle interviste vengono codificate
utilizzando un metodo standardizzato.
• Ciò che appare importante è il tenore generale con cui le
esperienze vengono comunicate più che i contenuti
specifici.
L’AAI è un’intervista semistrutturata, inizialmente ideata per indagare se
sussistesse una relazione fra il modo in cui le madri dei bambini osservati
nella Strange Situation si rappresentano le proprie esperienze di
attaccamento e il comportamento di attaccamento dei loro figli.
Successivamente, gli autori hanno ritenuto che l’intervista potesse valutare
lo “stato della mente” del genitore relativamente al proprio attaccamento,
cioè come il genitore narra e si pone, sia pure a livello parzialmente
conscio, rispetto alle proprie esperienze di attaccamento.
Durante l’intervista vengono rievocate esperienze di attaccamento passate
(l’esperienza del soggetto con le figure di riferimento durante l’infanzia,
durante le situazioni di difficoltà ecc.). Parallelamente, il soggetto viene
invitato a riflettere sulle esperienze passate, alla luce delle sue convinzioni
e dei vissuti attuali in quanto adulto.
La durata media della prova è di circa un’ora. L’intervista viene
audioregistrata e, successivamente, trascritta, parola per parola, al fine di
consentirne l’analisi. L’intervista viene prima classificata utilizzando delle
scale con riferimento 1. all’esperienza di attaccamento così come riportata
dal soggetto e 2. al modo in cui oggi si rappresenta l’attaccamento.
Successivamente l’intervista viene riletta cercando di attribuire una
classificazione dell’attaccamento a partire dal suo senso complessivo. La
classificazione contempla le seguenti categorie: Sicuro (Free: F),
Distanziante (Dismissing: Ds), Preoccupato (Entangled: E), Irrisolto
(Unresolved: U), Inclassificabile (Cannot Classify: CC).
L’ADULT ATTACHMENT INTERVIEW
1. Ripensando alla famiglia in cui è vissuto, può dirmi dove ha vissuto, con chi ha
vissuto, di che cosa si occupavano i suoi genitori, se ci sono stati dei cambiamenti nella
sua vita o dei trasferimenti nel corso della sua infanzia? Ha conosciuto i suoi nonni da
bambino? (Se erano già morti sa a quale età? Che cosa sa di loro?) Vivevano altre
persone con lei nella sua casa quando era bambino? Ha fratelli e sorelle? Attualmente
vivono vicino o lontano da lei e dalla sua famiglia?
2. Vorrei che provasse a descrivermi la sua relazione con i suoi genitori quando era
piccolo. Può iniziare dal momento più indietro nel tempo che può ricordare?
3. Ora vorrei chiederle di scegliere cinque aggettivi o parole che riflettono il suo rapporto
con sua madre a partire dai primi ricordi, prima che riesce ad arrivare; diciamo, fa 5 anni
a 12 anni va bene. So che questo può prendere un po 'di tempo... poi vorrei chiedere è
perché li ha scelti. Ricorda un episodio specifico che possa esemplificare ognuno di
questi aggettivi, sempre cercando di andare il più possibile indietro nel tempo?
4. Ora vorrei chiederle di scegliere cinque aggettivi o parole che riflettono il suo rapporto
con sua padre a partire dai primi ricordi, prima che riesce ad arrivare; diciamo, fa 5 anni
a 12 anni va bene. So che questo può prendere un po 'di tempo... poi vorrei chiedere è
perché li ha scelti. Ricorda un episodio specifico che possa esemplificare ognuno di
questi aggettivi, sempre cercando di andare il più possibile indietro nel tempo?
5. Ora mi chiedo se mi può dire, a quale genitore si è sentito più vicino, e perché?
Perché non c'è questo sentire con l'altro genitore?
6. Da bambino quando era preoccupato cosa faceva? Quando era preoccupato
emotivamente. Può illustrarlo con episodi specifici? Può ricordare cosa capitava quando
ai faceva un po' male fisicamente? Ancora, le vengono in mente episodi specifici? E'
stato mai malato da piccolo? Ricorda cosa succedeva? Come si comportavano i suoi
genitori?
7. Qual è stata la prima volta che ricorda di essere stato separato dai suoi genitori?
Come ha risposto e come hanno risposto loro? Ci sono altre separazioni che le vengono
in mente?
8. Si è mai sentito rifiutato quando era piccolo? Naturalmente, guardando indietro
adesso, può rendersi conto che non era realmente in rifiuto, ma quello che voglio
chiederle è se si ricorda di essersi mai sentito rifiutato nell'infanzia. E ricorda sensazioni
di rifiuto da parte di altre persone (altri adulti significativi o compagni)?
9. Alcune persone ricordano episodi di maltrattamento all'interno della propria famiglia
nella loro infanzia. E' capitato qualcosa di simile nella sua famiglia? Che gravità ha
avuto? Con che frequenza accadeva?
10. Come pensa che queste esperienze con i suoi genitori abbiano influenzato la sua
personalità adulta? Pensa che possano avere rappresentato un ostacolo o una
difficoltà per lei? Cosa pensa delle ragioni del comportamento dei suoi genitori
durante la sua infanzia? Ci sono stati dei cambiamenti nei rapporto con i suoi genitori
dall'infanzia ad oggi? Come vive il rapporto con i suoi genitori ora che è adulto?
11. Perché pensi che i tuoi genitori si comportavano come hanno fatto durante la tua
infanzia?
12.Ci sono stati adulti a cui era legato quando era bambino? (Adulti importanti, anche
se non parenti.) Che età avevano? Vivevano nella sua casa? Avevano qualche
responsabilità nei suoi confronti? Si prendevano cura di lei in qualche modo? Perché
ritiene che fossero importanti?
13. Ha sperimentato la perdita di un genitore o altre persone amate intime
(fratello/sorella, o parenti stretti) quando era piccolo? Può parlarmi delle circostanze, e
quanti anni aveva a quel tempo? Come ha reagito allora? La morte è stata improvvisa
o prevedibile? Può ricordare i suoi sentimenti di allora?
Le fu permesso di partecipare al funerale, è come è stato questo per lei?
Quale direbbe che è stato l'effetto su … (genitori, famiglia, …) e come ciò è .cambiato
negli anni? Direbbe che questa perdita ha avuto un effetto sulla sua personalità
adulta? Come influenza il tuo approccio a tuo figlio?
[Continua con altre 7 domande…]
• Per la Main, l’attaccamento infantile sarebbe fortemente
condizionato dalla capacità metacognitiva dei genitori. La
capacità metacognitiva, che si sviluppa relativamente tardi
(intorno ai 6 anni), permette di configurare e dare un senso
all’esperienza svincolandosi dall’esperienza immediata.
• Fonagy, seguendo la Main, insiste sull’importanza della
«riflessività», cioè nel riflettere e controllare cognitivamente le
emozioni. Un bambino in grado di pensare gli stati mentali
degli altri può anche spiegarsi che il rifiuto da parte dei genitori
possa essere basato su false credenze e pertanto moderare
l’impatto negativo di tale rifiuto
– Ad esempio, da una indagine con madri deprivate è emerso che tutte le
madri deprivate con alti punteggi nel Sé riflessivo avevano bambini con
attaccamento sicuro, mentre nel gruppo di madri deprivate ma senza
elevata capacità riflessiva solo una su 17 aveva un bambino con
attaccamento sicuro. La funzione riflessiva del Sé sembrava avere meno
importanza nelle madri non deprivate. I risultati evidenziano che le
ripetizioni intergenerazionali possono essere interrotte se il genitore
acquisisce la capacità di riflettere sul proprio stato mentale (Fonagy, 1994)
• «L’armonia della relazione madre-bambino
contribuisce allo sviluppo del pensiero
simbolico» (Bretherton & al., 1979)
– Cfr. Bion: contenitore e distruzione del
contenitore
Il caregiver si relaziona al pianto del bambino con una specifica
domanda in mente: «Vuoi che ti cambi il pannolino?», «Hai
bisogno di coccole?». È improbabile che un caregiver sensibile
affronti la situazione senza avere in mente proprio il bambino
come persona, ed è quindi improbabile che dica: «Hai il sedere
bagnato?», o «Sei stato da solo per troppo tempo?». Il caregiver
sensibile sa creare un collegamento tra la realtà fisica e
un’attenzione al mondo interno, in modo adeguato perché il
bambino sappia riconoscere le situazioni tra esperienza interna
ed esterna. Infine, il bambino può arrivare alla conclusione che la
reazione del caregiver verso di lui è razionale, supponendo la
presenza di uno stato interiore di credenze e desideri. In modo
inconscio e progressivamente sempre più efficace, il caregiver
attribuisce, con il suo comportamento, uno stato mentale al
bambino e lo tratta come agente mentale; il bambino percepisce
questo fatto e lo usa nell’elaborazione die modelli teleologici e,
successivamente, nello sviluppo di un senso nucleare di un Sé
mentale (Fonagy, Target, Attaccamento e funzione riflessiva)
• «Addolora quello che non hai mai ricevuto»
(Fonagy, Steele)
• I bambini insicuri hanno imparato a deviare i
genitori dai propri bisogni di attaccamento,
perché segnalarli apertamente provoca in essi
stati emotivi angoscianti.
AINSWORT
CRITTENDEN
ZEANAH
– Sicuro: cognitività e–
affettività equilibrate)
Attaccamento insicuro-– Distanziante: prevale –
evitante:
la cognitività
– diffidenza, evitamento,
controllo
–
Attaccamento insicuro – Preoccupato: prevale –
ansioso-ambivalente:
l'affettività
amore, rabbia, ansia,
–
dipendenza, paura
dell’abbandono
Attaccamento sicuro
Attaccamento
disorganizzato
– Non equilibrato
F = sicuro/autonomo
Ds = distanziante/evitante
- idealizzante
- svalutante
E = preoccupato
/ambivalente:
- passivo
- arrabbiato
- ancora spaventato da
eventi traumatici
– U = irrisolto/
disorganizzato
cc contraddizioni e
rottura della trategie
• Il comportamento di attaccamento è evidente
soprattutto nella prima infanzia, ma può
essere osservato nell’ambito dell’intero ciclo
di vita, specialmente nei momenti di
emergenza.
• Il comportamento di attaccamento è
trasmissibile a livello intergenerazionale
• Es. Quale rappresentazione il genitore ha del
bambino? (Zeanah, 1986)
CASO: Madre iper-ansiosa; bambino con difficoltà nei
ritmi sonno-veglia e alimentari.
La madre prova verso il bambino ansia e delusione,
vede segnali di rifiuto e critica nel comportamento del
bambino perché non è quello descritto nel libro;
d’altra parte, neanche lei è la madre descritta nel
libro. Contrappone il bambino del libro col bambino
reale: così che si sviluppano idealizzazione del
bambino, da un lato, autosvalutazione, dall’altro.
Dolore da abbandono da parte del marito durante la
gravidanza e dopo il parto.
• Trattamento: incoraggiamento nell'analizzare i
bisogni reali del bambino. Liberare il bambino dal
passato della madre.
Es. Daniele – 1° incontro
– Contatta il consultorio tramite mail
– Vive con la madre, il fratello più grande, la nonna e la madre (i genitori sono separati
quando aveva 2 anni)
– Infanzia vivace: ma poi mi sono introvertito a partire dalle medie inferiori
– Le superiori sono andate bene: piene di studio
– Studia psicologia; prima andava avanti e indietro all’università; poi ha preso casa. Lì
sono cominciati disturbi, ossessioni, che si manifestavano con quei ragazzi che
frequentava di più. Aveva la sensazione di essere «contaminato», di essere toccato
nella sua «identità pura». Doveva adottare delle de-contaminazioni per liberarla
dagli influssi altrui
– La madre ha sempre lavorato e pertanto era poco presente. Non ha nulla da dire
rispetto alla madre. Non è la persona che mi parla dei propri problemi. Evita i propri
problemi. C’è poca intimità.
– La nonna, invece, è presenza affettiva costante.
– Ha detto alla madre che sarebbe venuta in consultorio; non è intervenuta più di
tanto.
– All’asilo tutto ok; stress alle superiori.
– Mi manca la sintonia stretta con alcuni amici.
– (Altro?) Mi scordo gli impegni, dice mia madre. Non provo emozioni di euforia o
molto positive.
• Daniele – 2° incontro
– V’è un ragazzo in particolare verso cui prova le ossessioni, quello con cui
co-abita: è maniacale nello studio, ma nella vita privata ha un lato
edonistico: quasi uno sdoppiamento della personalità
– È un po’ simbiotico, lo cerca spesso, non rispetta gli spazi di Daniele, che si
sente «tampinato»
– Dice di aver ripensato al discorso delle emozioni: non arriva mai al
coinvolgimento totale
• Controllo/ritiro ↔ espansione/relazione
• Controllo del Self a fronte della paura della
contaminazione con l’ «oggetto» (mondo, altro,
relazione…)
Un concetto utile: il percorso di
“separazione-individuazione” (M. Mahler)
È un paradosso
dell’esistenza umana il
fatto che l’uomo debba
simultaneamente
cercare l’unione e
l’indipendenza
(E. Fromm, 1947, tr. it.
1971, p. 79).
• M. Mahler descrive in modo molto efficace
la conquista di una propria personalità da
parte del bambino, distanziandosi dal
rapporto “simbiotico” con la madre.
– Per “separazione” ella intende “l’emergenza
del bambino da una fusione simbiotica con la
madre”
– Per “individuazione” intende “quelle
conquiste che denotano l’assunzione da parte
del bambino delle proprie caratteristiche
individuali”
• Ella si interessa soprattutto della capacità del
bambino di relazionarsi col mondo umano.
• Pur avendo compiuto approfondite indagini
osservative, ella evidenzia come lo sviluppo del
senso del Sé costituisce il prototipo di
un’esperienza interna soprattutto personale,
che è difficile – se non impossibile – rintracciare
negli studi di osservazione, come anche nella
situazione psicoanalitica ricostruttiva. Si rivela
più facilmente nei suoi fallimenti che nelle sue
variazioni rispetto alla norma (Mahler et alii, La
nascita psicologica del bambino, 1975, tr. it.
1978, p. 255).
• Ciò che risulta osservabile è la “separazione”, cioè
quelle azioni che il bambino in crescita mette in
atto per distinguersi dalla madre – pur volendosene
contemporaneamente assicurare amore e
protezione; ma “ciò che il bambino sente
soggettivamente […] sfugge all’occhio
dell’osservatore” (ibidem, p. 251).
Anche se abbiamo avuto la possibilità di osservare i
momenti intimi della vita del bambino, non siamo stati
tuttavia in grado di vedere come il bambino costituisca il
nucleo della propria rappresentazione del Sé.
• Mahler e i suoi collaboratori ricordano il caso di
Sam, un bambino verso il quale hanno rivolto la
loro osservazione. Stupiti dalla capacità di Sam di
sviluppare un percorso di individuazione
nonostante le difficoltà incontrate nella fase di
separazione, gli autori si sono convinti che
“la pressione maturativa, la pulsione di individuazione e
verso l’individuazione, nel bambino normale sia uno
straordinario dono innato che, pur potendo essere sminuito
da prolungate interferenze, si manifesta durante tutto il
percorso di separazione-individuazione” (in corsivo nel
testo, ibidem, p. 238).
“non si tratta di sentire chi sono ma che sono; ed è proprio
questo il primo passo verso lo sviluppo dell’individualità”
(Mahler 1975, p. 44).
• La fase più interessante descritta dalla Mahler è
quella che va dai 6 ai 24 mesi. Nel descrivere il
periodo precedente di vita del bambino, in
particolare quello 0-2 mesi (che chiama “fase
autistica”) ella pare eccessivamente influenzata
da una certa tradizione psicoanalitica che
ipotizza che il bambino sia refrattario alla
comunicazione col mondo esterno e desideroso
di abbassare al massimo gli stimoli che
provengono dal mondo esterno.
Fase di separazione-individuazione (6-24
mesi),comprende le seguenti sottofasi:
– sottofase della differenziazione (4/5-10 mesi). Durante
questa fase il bambino appare più vigile, inizia a tirare i
capelli della madre, ad esplorarla abbandonando
posizioni più simbiotiche. Un po’ più tardi, il bambino
inizierà ad esplorare il mondo al di là della diade madrebambino, così da stabilire la differenza “madre” e “altro”.
Il bambino, muovendosi a carponi, inizierà ad
allontanarsi dalla madre, rompendo la condizione di
totale passività, ma senza mai allontanarsi più di tanto
da lei. Il bambino intanto sviluppa il suo Io ed è in grado
di riconoscere la differenza fra sé e l’oggetto. Più avanti,
sarà capace di discriminare fra la madre e gli altri
oggetti, che dà origine all’angoscia dell’estraneo
[l’angoscia dell’estraneo, descritta da Spitz, compare verso l’ottavo
mese: il bambino che, fino a quel momento, “si era fatto prendere in
braccio da tutti”, inizia a spaventarsi degli estranei. Ciò indica che ha
messo a fuoco il rapporto privilegiato con la madre]
– la sottofase della sperimentazione (10-16 mesi). È
suddivisa in due sottofasi: della sperimentazione
iniziale e della sperimentazione vera a propria.
Entrambe sono rese possibili dalla maturazione
fisiologica.
I. Sottofase di sperimentazione iniziale. Inizia col
movimento a carponi del piccolo, che si allontana dalla
madre ma ritorna ad essa considerandola una
“casa madre” dove trarre rifornimento emotivo.
L’interesse del bambino si rivolge agli oggetti, uno dei
quali può diventare transizionale nel senso di Winnicott.
In tale contesto si sviluppano tre elementi decisivi nel
processo di separazione/individuazione:
– aumento della differenziazione corporea dalla madre;
– formazione di un legame basato sulla capacità della
madre di offrire rifornimento affettivo;
– clamorosa crescita delle funzioni dell’Io.
II. Sottofase di sperimentazione vera e propria. È il
periodo che per la Mahler segna la nascita psicologica
in senso stretto. Il bambino allarga i suoi orizzonti grazie
alla conquista della posizione erette. È al massimo del
narcisismo secondario e dell’amore oggettuale. Egli
vive una “relazione amorosa col mondo”. Egli è
concentrato sulle sue crescenti capacità, che percepisce
come onnipotenza. Egli mostra anche una tendenza –
connaturata al processo di separazione – ad
allontanarsi dalla madre, e forse anche questo genera
euforia. I suoi passi, è stato osservato, vanno
inevitabilmente in direzione opposta alla madre. Egli
tratta ancora la madre come “casa-base” e non è in
grado di percepirla come persona autonoma. La madre,
per consentire la separazione, deve rinunciare al
possesso del corpo del bambino ed incoraggiare con
gioia la sua capacità di stare staccato da lei e
funzionare in maniera autonoma. Ella deve
sintonizzarsi con lui, piuttosto che con le sue idee
preconcette di come dovrebbe essere un bambino.
– la sottofase di riavvicinamento (15/18-24 mesi). Verso
la metà del secondo anno (di solito verso i 15/18-24
mesi) il bambino si rende conto del suo essere piccolo
in un mondo molto grande. Tale constatazione genera
una perdita del senso di onnipotenza e segna la
ricomparsa di un’angoscia di separazione. Egli
diviene consapevole che la madre è una persona
separata, che non può sempre aiutarlo nella vastità
del mondo.
• Uno dei tipici atteggiamenti di questa sottofase è il
corteggiamento del bambino nei confronti della madre.
– Nel corso della crisi di riavvicinamento il bambino
ha bisogno dell’aiuto esterno ma
contemporaneamente deve negare, ai fini di
mantenere la separazione, il suo bisogno di aiuto.
Alterna così un aggrapparsi alla madre con
reazioni negative e aggressive nei suoi confronti.
– La felice risoluzione della crisi di
riavvicinamento e l’acquisizione di un
equilibrio fra bisogno di separazione e
bisogno della madre è visto dalla Mahler
come essenziale per evitare patologie. Come
reagirà la madre alle contrastate richieste di
riavvicinamento del bambino? Lo avvilupperà di
nuovo o lo respingerà? La Mahler sottolinea
che la reazione della madre è importante in
questa come in tutte le sottofasi.
• La felice risoluzione della crisi di
riavvicinamento e l’acquisizione di un
equilibrio fra bisogno di separazione e
bisogno della madre è visto dalla Mahler
come essenziale per evitare patologie.
– Come reagirà la madre alle contrastate richieste di
riavvicinamento del bambino?
– Lo avvilupperà di nuovo o lo respingerà?
• La Mahler sottolinea che la reazione della madre
è importante in questa come in tutte le sottofasi.
Nella fase di riavvicinamento, noi crediamo che
risieda il motivo principale dell’eterna lotta dell’uomo
sia contro la fusione che contro l’isolamento. Si
potrebbe considerare l’intero ciclo vitale come un
processo, più o meno riuscito, di distanziamento dalla
madre simbiotica, e di introiezione della perduta
madre simbiotica, un’eterna bramosia per un “ideale
stato di sé”, reale o fantasticato, che sta per una
fusione simbiotica con la madre tutta buona, che era
una volta parte del sé in un beato stato di benessere.
(M. Mahler, 1972)
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Psicologia della personalità AA 2012-13