Indicatori Complementari al Tasso di Disoccupazione:
Descrivere un Mondo Complesso
Obiettivi
Il Tasso di Disoccupazione è un indicatore condiviso a livello internazionale nella forma, nella metodologia e nelle
definizioni sottostanti, sviluppato con il coordinamento dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e
adottato anche da Eurostat in forma standard per consentire la più larga comparabilità internazionale.
Un ampio dibattito si è recentemente sviluppato, a livello sia nazionale sia internazionale, per proporre degli
indicatori complementari da affiancare al tasso di disoccupazione ufficiale allo scopo di integrare l’informazione
tenendo conto di una più ampia area di vulnerabilità degli individui, rispetto la condizione lavorativa.
Con l’obiettivo di definire misure complementari della disoccupazione da affiancare a quelle ufficiali, Eurostat ha
costituito una task force, a cui ha partecipato anche l’ILO, che ha individuato varie strade da percorrere.
Il lavoro prende spunto dalla nostra partecipazione ai lavori della task force, applicandone alcuni risultati al
mercato del lavoro italiano utilizzando come fonte informativa l’indagine Istat sulle forze di lavoro.
Metodi e Strumenti
Figura 1. I confini della disoccupazione. Indagine Forze di Lavoro
- anno 2008.
La rilevazione Istat sulle forze di lavoro, è la fonte
ufficiale
per
la
produzione
del
tasso
di
Occupazione
Disoccupazione
Inattività
disoccupazione, calcolato come rapporto tra i
disoccupati di età compresa tra 15 e 74 anni e la
popolazione attiva ottenuta come somma del
Definizione Standard
numeratore e del totale degli occupati.
L’attenzione è rivolta agli aggregati di popolazione da
considerare
nell’analisi
della
disoccupazione,
Misure Complementari
l’esercizio si basa sulle definizioni ufficiali di
occupazione, disoccupazione e inattività allentando la
rigidità dei confini tra esse.
E’ quindi possibile identificare ulteriori aggregati di
popolazione utili a misurare il fenomeno della
disoccupazione.
Il primo aggregato proposto è costituito dai ‘sottoccupati’, definiti come occupati in età tra 15 e 74 anni che
vorrebbero lavorare più ore disponibili a lavorarle, a loro volta distinti per tipologia di orario (pieno o parziale);
questi rappresentano una misura di occupazione inutilizzata da unire ai disoccupati.
Il secondo aggregato è costituito dagli inattivi che risultano vicini all’attività in quanto disponibili a lavorare o in
cerca d’occupazione, definiti in “zona grigia”. Questo aggregato viene ulteriormente distinto tra chi cerca e non è
disponibile e chi non cerca ma è disponibile.
Tali aggregati consentono di valutare sia l’ammontare di popolazione vicina alla disoccupazione sia indicatori
sintetici complementari al tasso di disoccupazione; questi indicatori vengono calcolati a partire dal tasso ufficiale
aggiungendo i nuovi disoccupati. In particolare per calcolare un tasso comprensivo dei sottoccupati, questi sono
stati aggiunti solo al numeratore poiché il denominatore contiene già tutti gli occupati tra le forze di lavoro; nel
caso degli inattivi in zona grigia, l’ammontare di individui è stato aggiunto sia al numeratore che al denominatore
poiché nessuno dei due contiene una quota di non forze di lavoro.
Risultati
La maggior parte degli spunti emergono dall’analisi dei sottogruppi; il numero di sottoccupati ha un andamento
che segue quello della disoccupazione standard il che conferma una vicinanza tra i due collettivi con una
diminuzione tra il 2004 e il 2007 seguita da una fase di crescita negli ultimi due anni.
Tabella 1. Disoccupati da definizione standard e nuove misure
della disoccupazione in Italia – Indagine Forze di Lavoro anni
2004-2009.
Il sottogruppo di potenziali disoccupati proveniente
dall’inattività ha una consistenza molto superiore ai
sottoccupati; dal 2005 nella zona grigia si collocano un
numero di individui sempre maggiore al triplo degli
occupati che vorrebbero lavorare più ore e sarebbero
disponibili a lavorarle.
La popolazione appartenente alla zona grigia
rappresenta una riserva di forza lavoro in continua
crescita; benché la popolazione attiva abbia avuto un
aumento di oltre 600 mila individui tra il 2004 e il 2009, i
potenziali attivi, negli ultimi due anni, hanno raggiunto
quasi il 12% delle forze di lavoro.
Grafico 1. Tasso di disoccupazione standard e indicatori
complementari con nuove tipologie di disoccupati, anni 2004-2009.
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Il grafico 1 mostra il confronto tra l’andamento del tasso di
disoccupazione, dal 2004 al 2009, e gli indicatori che si
ottengono considerando tra i disoccupati prima tutti i
sottoccupati, poi tutti gli appartenenti alla zona grigia.
Il tasso di disoccupazione è sempre inferiore ai due
indicatori considerati: aggiungendo gli occupati che
vorrebbero lavorare di più l’aumento si attesta sempre
intorno ai tre punti percentuali, aggiungendo invece gli
inattivi vicini alla disoccupazione il nuovo tasso è sempre
superiore al doppio di quello standard.
Conclusioni
16
14
12
Tasso di disoccupazione standard
Indicatore con sottoccupati
Indicatore con inattivi in zona grigia
10
8
6
4
2004
2005
2006
2007
2008
2009
La misura della disoccupazione è un tema di grande attualità
Anni
che impegna gli addetti ai lavori e interessa i cittadini.
Ulteriori indicatori, affiancati al tasso di disoccupazione standard, possono contribuire a comprendere meglio il
fenomeno tenendo conto di una più ampia area di vulnerabilità degli individui, rispetto la condizione lavorativa.
I risultati illustrano alcune ipotesi di lavoro in ambito Eurostat applicate alla realtà del mercato del lavoro in Italia,
tali ipotesi costituiscono una valida base di discussione per sviluppare, nel contesto della statistica ufficiale, un
quadro informativo sulla disoccupazione più articolato ed esauriente.
Autori
Riccardo Gatto: [email protected]
Cinzia Graziani: [email protected]
Alessandro Martini: [email protected]
Silvia Loriga: [email protected]
Andrea Spizzichino: [email protected]
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