Ministri
Straordinari
della
Comunione
Centro Scolastico F. Gresner
22 gennaio 2011
don Gianni Naletto
si lavorerà, seguendo le indicazioni dei Vescovi italiani, a valorizzare in chiave operativa, nelle nostre realtà, i numerosi documenti del Magistero già esistenti su qu
i malati”.
Gli Orientamenti pastorali per il
decennio 2010-2020 intendono offrire
alcune linee di fondo per una crescita
concorde delle Chiese in Italia nell’arte
delicata e sublime dell’educazione.
In essa noi Vescovi riconosciamo una
sfida culturale e un segno dei tempi, ma
prima ancora una dimensione costitutiva
e permanente della nostra missione di
rendere Dio presente in questo mondo e
di far sì che ogni uomo possa incontrarlo,
scoprendo la forza trasformante del suo
amore e della sua verità, in una vita
nuova caratterizzata da tutto ciò che è
bello, buono e vero.
Educare alla vita buona del Vangelo
significa, infatti, in primo luogo farci
discepoli del Signore Gesù, il Maestro
che non cessa di educare a una umanità
nuova e piena. Egli parla sempre
all’intelligenza e scalda il cuore di coloro
che si aprono a lui e accolgono la
compagnia dei fratelli per fare
esperienza della bellezza del Vangelo.
La Chiesa continua nel tempo la sua
opera: la sua storia bimillenaria è un
intreccio fecondo di evangelizzazione e
di educazione. Annunciare Cristo, vero
Dio e vero uomo, significa portare a
pienezza l’umanità e quindi seminare
cultura e civiltà. Non c’è nulla, nella
nostra azione, che non abbia una
significativa valenza educativa.
si lavorerà, seguendo le indicazioni dei Vescovi italiani, a valorizzare in chiave operativa, nelle nostre realtà, i numerosi documenti del Magistero già esistenti su qu
i malati”.
“Educare alla vita nella fragilità
Sfida e profezia
per la pastorale della salute”
Direttrici fondamentali entro
cui si muove la nostra azione
educativa sono da intendersi
il servizio e la presenza
accanto all’uomo nel tempo
della fragilità, cioè nel
momento in cui la vita umana
è attraversata dalla sofferenza
e dalla povertà e necessita di
un maggiore sostegno.
Mistero della sofferenza
“…l’esperienza di chi ha attraversato la sofferenza
o si è fatto compagno di chi è nella malattia e nel dolore,
è un tesoro di umanità e di verità che arricchisce tutti.
Per questo, è assolutamente importante e urgente
evitare che la malattia sia vissuta senza consolazione,
fino a diventare un’esperienza desolata e maledetta;
per questo, anche, è necessario valorizzare e comunicare
la straordinaria forza vitale che si sprigiona dalla vita
fragile e da chi se ne prende cura, specie in un tempo
segnato dall’utilitarismo e dall’individualismo”.
La Chiesa “riscrive”
la parabola del Buon Samaritano
 Consapevolezza
 Compassione
 Vicinanza
 Condivisione
 Accompagnamento
 Collaborazione
Prefazio - Gesù Buon Samaritano
Nella sua vita mortale
egli passò beneficando
e sanando tutti coloro
che erano prigionieri del male.
Ancor oggi come buon samaritano
viene accanto ad ogni uomo
piagato nel corpo e nello spirito
e versa sulle sue ferite
l’olio della consolazione
e il vino della speranza.
Per questo dono della tua grazia,
anche la notte del dolore
si apre alla luce pasquale
del tuo Figlio crocifisso e risorto
Nel momento in cui la vita umana
è attraversata dalla sofferenza e dalla povertà
necessita di un maggiore sostegno.
La fragilità attraversa l’esistenza:
 vita che nasce e cresce
 adolescenza
 vecchiaia
 handicap
 disturbo psichico
 relazioni familiari difficili
 nella malattia
 nella vita che muore
 nel tempo del lutto
Giornata Mondiale del Malato 2008
Confrontarsi realmente con l’evento
della morte per una famiglia diventa
oggi ancor più drammatico e
insostenibile, poiché la cultura
attuale ha anestetizzato la
percezione del morire e l’ha esibita
nell’illusione di esorcizzarla. Vista dal
video la morte appare un evento
virtuale, che si ritiene di non dover
mai affrontare nella realtà della vita.
Quando, però, cade l’apparato
scenico della drammatizzazione ed
appare quello reale della storicità e
caducità della vita, il soggetto si
sente smarrito e il dolore per l’evento
morte appare in tutta la sua
lacerante violenza.
Tendenza diffusa
ad emarginare eventi malattia,
sofferenza, morte
Spesso soli e impreparati
per affrontare queste esperienze
Celebrazioni e riti di commiato
consumati rapidamente
Subentrata una “diffusa
intolleranza sociale verso ogni
espressione di tristezza”
da evento “sociale”…
In casa
tra parenti e persone amiche
che accompagnano e
sostengono la famiglia
nel tempo della malattia
e nelle fasi del lutto
I riti comunitari
viatico, unzione, vestizione,
veglia funebre, corteo,
il banchetto dopo il funerale
i segni del lutto nell’abbigliamento
la ripresa della vita sociale
… a quasi “fatto privato”
Oggi più del 70 % delle persone
muore in ospedale.

Riti funebri frettolosi:
ritmi e tempi ristretti
avviliscono comunicazione
e condivisione.
 La difficoltà del tempo del lutto
in assenza di relazioni significative
viene spesso coperta
da ansiolitici e antidepressivi.
 Il lutto viene vissuto
come esperienza solo interiore
senza bisogno di manifestazioni
esteriori o sociali,
vissuto come evento inevitabile
sul quale non serve molto soffermarsi
o parlarne più del necessario.

Lutto: un “nuovo campo di lavoro”
un cammino di speranza
dalla solitudine alla solidarietà
Una problematica emergente










Tuo figlio vive
Figli in cielo
Gruppo eventi
Eppure il vento soffia ancora
Il deserto e la speranza
Fuori dal buio
Stare bene insieme
E la vita cammina quasi dritta
Un aiuto a dire addio
Insieme continuiamo
 Gruppi di preghiera
 Gruppi di Auto Mutuo Aiuto
Gruppi di Auto Mutuo Aiuto
IL BOOM DEI GRUPPI DI AUTO MUTUO AIUTO
nell’ambito familiare (9000 in Italia)
Disabilità. Adolescenza, Lutto:
Ecco i contorni di un fenomeno
che chiede alle istituzioni di
essere riconosciuto.
Non dà mai soluzioni, ma fa in modo che la comunicazione fra le
persone porti alla costruzione di risposte.
Le stime recenti dell'Oms riferivano di circa 130 ambiti diversi di
gruppi.
Il successo sta nella formula: non si parla di "aria fritta" o di problemi
in generale, ma proprio di quel problema specifico».
Noi genitori e figli – Avvenire 28 novembre 2010
Lazzaro – Gv 11 , 1 - 45
Il lutto
 erano in casa con lei a consolarla
 pensando che andasse a piangere al








sepolcro
Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello
non sarebbe morto!
Gesù … la vide piangere, e piangere anche i
Giudei
si commosse profondamente … molto
turbato
Gesù scoppiò in pianto
Guarda come lo amava
era una grotta e contro di essa era posta
una pietra
piedi e mani legati con bende, e il viso
avvolto da un sudario
Liberàtelo e lasciàtelo andare
Nel racconto di
Lazzaro troviamo
 il cor_doglio
 il cuore che sente dolore
 le con_doglianze
 il condividere il dolore
 il lutto
 il pianto, le manifestazioni
emotive suscitate dalla ferita per
la perdita di una persona
significativa
Perché si soffre?
“Dissero allora i
giudei, Guarda come
lo amava!”
Quando sopravviene la morte di una
persona significativa, si produce una
ferita al sistema dell’attaccamento
tra le persone.
Uno dei ricercatori più noti nel
campo del lutto, scrive che:
“il dolore del cordoglio
fa parte della vita esattamente
quanto la gioia dell’amore;
esso è, forse,
il prezzo che paghiamo per l’amore,
il costo del coinvolgimento”.
chi sceglie di amare sceglie di soffrire
Ma la sofferenza è solo negativa?
Disse un’ostrica a una vicina:
«Ho veramente un gran dolore dentro di me.
È qualcosa di pesante e di tondo, e sono stremata».
Rispose l’altra con borioso compiacimento:
«Sia lode ai cieli e al mare, io non ho dolori in me.
Sto bene e sono sana sia dentro che fuori».
Passava in quel momento un granchio e udì le due ostriche, e disse a
quella che stava bene ed era sana sia dentro che fuori: «Sì, tu stai
bene e sei sana; ma il dolore che la tua vicina porta dentro di sé é
una perla di straordinaria bellezza».
E’ la grazia più grande, quella dell’ostrica:
Quando le entra dentro un granello di sabbia, una pietruzza che la
ferisce, non si mette a piangere, non strepita non si dispera.
Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla:
il capolavoro della natura.
Intensità
e durata
 Chi è la persona che hai perduta?
Un parente, un congiunto, un figlio,
un amico?
 In quali circostanze si è verificata la
separazione?
Dopo una lunga malattia?
O si è trattato di un incidente, un suicidio?
Morte improvvisa?
 Ti eri preparato? Se sì, in che maniera?
 Come hai imparato a vivere questa
situazione dolorosa nella tua famiglia?
 In che rapporti stavi con la persona che è
scomparsa, nel momento della sua
sparizione?
Diverse
manifestazioni
 Il lutto è un sentimento umano generale che







“Quale sei tu?”

però viene vissuto ed elaborato da ogni persona
in modo personale e unico
A volte queste diversità possono portare anche
a dissapori e incomprensioni nelle famiglie
Alcune persone si comportano in maniera
distaccata e controllata
Altre piangono e si disperano rumorosamente
Alcune vogliono stare sole, altre preferiscono
una compagnia costante
Alcune eliminano subito dopo la morte le cose
che appartenevano al defunto, altre le
conservano immutate per anni
Alcune vanno ogni giorno al cimitero altre lo
rifuggono totalmente
C’è diversità tra:
uomo (non mostrare, evitare le persone, iper
attività, alcol, fumo…)
e donna (esprime più visibilmente, cerca
vicinanza, sonniferi e/ calmanti…)
Non meravigliarsi, vincere la tentazione di
giudicare… non si sa come reagiremo noi.
Diverse
forme
di lutto
 Lutto Anticipatorio
quando sia il malato che i familiari si
preparano all’evento, anche se non si è mai
totalmente preparati all’evento…
 Lutto Ritardato
tipico di quelle persone che, nelle fasi iniziali
del lutto, sembrano mantenere il controllo
della situazione senza manifestare segni
apparenti di sofferenza (“Siamo preoccupati
perché non ha ancora pianto…”)
 Lutto Cronico
si trascina per anni. Chi rimane è assorbito da
costanti ricordi ed è incapace di reinserirsi nel
tessuto sociale.
 Lutto Patologico
la persona è sopraffatta dalla gravità della
perdita e gli squilibri fisici e psichici si
spezzano. In questi casi, è necessario un
intervento terapeutico.
Le tappe del lutto
Nella sua “dimensione normale” – diciamo così – per quanto riguarda
la durata del lutto, nelle società tradizionali si parla solitamente di un
periodo di nove mesi di lutto (è anche il periodo di una gestazione).
Secondo molti specialisti, un lutto profondo richiede almeno due anni
per essere assorbito in maniera esaustiva.
In ogni caso, se è importante la lunghezza del tempo che si spende in
questo lutto, più importante ancora è saper utilizzare in maniera
appropriata ed efficace questo periodo, questo tempo.
Che non ha la stessa durata per tutti, perché abbiamo a che fare con
un itinerario complesso, reso vario dalla diversità delle esperienze
individuali.
Malgrado questo è possibile identificare alcune tappe di un cammino il
cui scopo è di portare la persona a uscire, certamente cambiata e
possibilmente arricchita, dal tunnel della sofferenza causata dalla
perdita di una persona significativa.
Un autore canadese, Jean Monbourguette, propone otto tappe.
Prima fase:
lo schock
 Fase di stordimento in cui le persone
sono un pò come inebetite di fronte
alla perdita:
"non ci posso credere…
non è possibile…".
 Alcuni sintomi più frequenti sono:
 una apparente insensibilità di fronte
alla tragedia appena avvenuta,
ronzio delle orecchie,
vista obnubilata,
 sensazione di freddo e di paralisi
interiore, senso di grande pesantezza
fisica, affaticamento globale.
Seconda
fase:
negazione

Fase di ricerca e struggimento per la
persona persa: è la più tipica del lutto.

È caratterizzata dall’alternanza tra
percepire la mancanza della persona e
accettarne la perdita, e l'incapacità di
accettare.

Spesso in questa fase si vivono intensi
momenti di angoscia: l’unica cosa che può
consolare è riavere il proprio caro, tutto il
resto non mi interessa.

Dolori, singhiozzi disperati, pensiero
continuo, rimuginino permanentemente,
collera possono appartenere a questa fase.

Negare la sofferenza provoca una specie di
soffocamento, ci si chiude a riccio.
Terza Fase:
Emozioni e
Sentimenti
 Affinché il lutto abbia un decorso positivo
è indispensabile sopportare il tormento
emotivo che comporta:
 depressione
 sensi di colpa
 tristezza
 collera
 rabbia
 Vergogna
 “Lascia che il fiume delle emozioni e dei
sentimenti segua il suo corso: ti
trasporterà verso acque più calme, quelle
della tua tranquillità interiore;
avrai spalancato le porte ad un’affettività
per lungo tempo repressa”.
Il mio naviglio andava per acque tranquille.
Scivolava su giornate felici e senza storia.
All’improvviso, una burrasca imprevista
lo sorprese, deviò la sua rotta,
minacciando di mandarlo a picco.
Le vele schioccano furiosamente.
Le sartìe vibrano, lo scafo si è inclinato.
Ho perso il controllo del mio naviglio.
Non comando più io a bordo.
Il mio naviglio più non mi ubbidisce.
Ubriaco sopra le onde scatenate, rulla,
vacilla, va alla deriva, senza più rotta.
Disperato, mi avvinghio al timone.
Poi, ecco, cessa l’angoscia
e il vento si lascia dominare.
Quel vento che voleva gettarmi fra le onde
gonfia ora le mie vele e mi spinge verso il porto.
Soffierà, soffierà il vento forte della vita,
soffierà sulle vele e le gonfierà di te
Quarta Fase:  - mantenere e adempiere le promesse
adempimento
dei doveri
Queste incombenze non sono lenitive: non è
connessi
al lutto
adempiere agli ultimi doveri funebri:
fatte nel momento della separazione.
- mettere in ordine oppure eliminare le
tracce della persona scomparsa.

mai facile liberarsi e seppellire i documenti
di una felicità svanita.
 Ma, quando si è riusciti a farlo, ci si sente
più capaci a dare il vero significato alla
perdita subita.
E la guarigione arriva prima.
 Queste piccole decisione, se incoraggiate,
possono aiutare a prendere, con il tempo,
altre decisioni più importante, necessarie
per continuare a vivere con libertà.
Quinta Fase:
significato
della
perdita
• Ogni perdita ha un significato reale, anche se
non è sempre facile scoprirlo.
• Quale significato può assumere
perdita nella mia esistenza?
questa
• In che misura mi può aiutare a conoscere
meglio me stesso?
• Quali nuove risorse ha fatto scoprire in me?
• Quale NUOVA direzione prenderà la mia
esistenza?
• In quale misura ho utilizzato la mia fede?
• Come programmare una mia crescita dopo un
simile evento?
Sesta Fase:
il perdono
reciproco
Chiedere perdono
all’altro aiuta ad attenuare i propri
sensi di colpa e a riconoscere quelli
che sono stati i limiti del proprio
amore.
Concedere il perdono
è indispensabile per poter accettare
l’eredità, significa riconoscere il
proprio attaccamento e nello stesso
tempo il proprio distacco.
Il perdono ti fa re o regina
Perdonare è un gesto da re o da regina.
Quando te ne sentirai capace, perdona.
Perdonare non è dimenticare l'offesa
o la fuga, non è scusare l'altro,
non è rinnegare le proprie emozioni
e i propri sentimenti.
Perdonare è innanzitutto liberarsi
dal desiderio di vendetta e dal rancore,
è ammettere la gioia che si è provata
ricevendo il perdono dagli altri,
è condonare all'altro il suo debito,
é volere il suo bene.
Se perdoni, ti fai re o regina!
Settima
Fase:
l’eredità
Alcuni credono che il lavoro sul lutto sia
terminato quando la ferita sembra
cicatrizzata.
Altri lo credono terminato quando ci si
rassegna alla perdita e si torna alla vita
«normale».
Questa fase consiste nel recuperare
l’energia, l’amore ed anche le qualità della
persona amata.
Sovente, attaccandosi all’altro, ci si attacca
alle qualità che di lui si sarebbe voluto
possedere. Si arriva anche ad identificarsi
con l’essere amato, che viene idealizzato.
Se attraverso il lutto si riesce a staccarsi da
lui e a lasciarlo partire definitivamente, si
arriva a godere di una sua nuova presenza.
Ottava
Fase:
la fine
del lutto
In passato la fine del lutto era “evidenziata”.
Oggi è più difficile rendersene conto, perché non
vi sono più segni esteriori o un codice sociale cui
fare riferimento.
Quando riconosco e accetto che ci sia stata
questa perdita nella mia vita e me la ritrovo
dentro come qualcosa/qualcuno che sento
vivere in me, il lutto comincia a risolversi.
Allora le energie, di affetto, di amore, di servizio,
di condivisione, diventano energie che posso reinvestire su altre relazioni, sulle altre persone
che con me condividono la perdita.
Ricordi, valori, immagini non sono solo motivo di
nostalgia ma si trasformano in nuova energia in
me.
Come stare vicino?
 Molte persone in lutto si sentono dire
frasi che feriscono come la lama di un
coltello. Si sentono ferite o non prese in
considerazione nel loro dolore.
Avvertono anche la mancanza di stima
per il/la defunto/a.
 Frasi come quelle che seguono possono
essere vissute come una pretesa
eccessiva e sono, per lo più, tentativi
maldestri di mostrare la propria
compassione o l’espressione della
propria impotenza.
Frasi
da Evitare
 “Lui/lei era comunque già molto anziano/a.”
 “Così va il mondo!”
 “Tu sei ancora giovane, puoi avere presto un









altro bambino.”
“Dovresti dimenticare tutto il più presto
possibile.”
“Sarebbe potuto andare anche peggio!”
“Chissà che cosa gli/le é stato risparmiato.”
“È ormai ora che tu ti tolga gli abiti neri!”
“Non dovresti lasciarti andare così!”
“Il tempo guarisce tutte le ferite!”
“Tu sei sempre stato/a così forte.”
“Adesso tu devi pensare a quelli che restano
ed essere qui per loro!”
Allora superato? Dai sono già due settimane
 ATTENZIONE al “sadismo teologico”:
se Dio ha voluto così…
Che cosa
aggrava
il lutto?
Ci sono circostanze che possono rendere l’elaborazione
del lutto complicata e difficile:
Ciò si verifica spesso quando:
 diversi lutti colpiscono una persona in un breve lasso






di tempo;
un vecchio lutto non elaborato si inserisce in uno
nuovo;
non viene permesso di parlare del/la defunto/a;
non è possibile o è stato impedito il saluto di
commiato;
non resta né tempo né forza per l’espressione del
lutto;
si devono anteporre altre priorità (bambini piccoli,
oneri finanziari, contese ereditarie);
sono presenti o si aggiungono malattie psichiche
come la depressione.
Accogliere il
lamento
 Una fase necessaria in ogni lutto è quella
del “lamento”. Può essere una fase
difficile per parenti e amici eppure è
importante permettere che questo
avvenga.
 Il lamento impedito e l’ira repressa
possono far ammalare la persona.
 Consolare e calmare troppo velocemente
vengono spesso percepite come
aggressioni nell’interessato
e possono disturbare le relazioni
interpersonali.
Sensi
di
colpa
 A volte l’evento luttuoso, le circostanze in cui si
verifica, può portare i parenti a provare sensi di
colpa:





Non abbiamo fatto tutto il possibile…
Non ci siamo accorti che…
Potevamo provare anche…
Potevo dire una volta di più “Ti voglio bene”
E perché non ti ho abbracciato quella volta…?
 Liti che non hanno avuto riappacificazione
 Non presa sul serio una preoccupazione
 Non ho avuto il coraggio di dire qualcosa di
importante
 Riconciliarsi con se stessi,
sapendo riconoscere…
Che cosa aiuta?
- Riprendere la routine quotidiana, interrompendola con dei momenti di relax.
- Approfittare dei momenti in cui le emozioni sono a fior di pelle per esprimerle.
- Secondo le situazioni, darsi dei momenti di solitudine per meglio digerire il proprio
lutto.
- Riannodare vecchie amicizie.
- Trovare qualcuno che sappia ascoltare adeguatamente.
- Evitare di prendere delle decisioni importanti.
- Evitare le persone che divorano le nostre energie.
- Evitare gli sport violenti, la velocità eccessiva...
- Preferire all’alcol o ai tranquillanti momenti di distensione, una mano amica, un
massaggio...
- Stare in contatto con la natura.
- Diventare consapevoli che la persona amata non sarà dimenticato anche se poco alla
volta si apprende a non pensare a lui/lei continuamente.
Aiuta ripetere a se stessi:
“Ho fatto il possibile / Non ero capace di fare altrimenti in quella situazione /
Accetto di sentirmi impotente davanti al dramma di questa perdita...”
E i
bambini?
 Anche i bambini vivono il loro lutto e lo
esprimono nei modi più diversi, in tempi diversi
e con diversa intensità.
 Hanno bisogno di risposte chiare ma anche
possono sentirsi dire che certe cose e ciò che
accade, anche se si è “grandi”, sono difficili da
capire .
 Creare attorno a loro un ambiente sereno, dove
si sentono presi sul serio nel loro lutto.
 Qualcuno si prende cura di loro durante il
funerale e, se vengono meno i genitori,
assicurare che qualcuno in futuro si occuperà di
loro.
 Rasserenare sul senso di colpa che possono
manifestare.
Vuoi che ne parliamo?
Raccontami un momento felice
Cosa
sostiene
 È di grande importanza prendere sul






serio le persone in lutto e addentrarsi
nei loro bisogni.
Con un po’ di sensibilità ed
attenzione si può prestare il tipo di
sostegno più adeguato.
Aiuti offerti, ma non imposti.
Il linguaggio non verbale
Accogliere gli sfoghi e non frenare le
emozioni.
Cercare di comprendere più che voler
spiegare
Tornare su luoghi significativi
L’importanza della Comunità
Riti e ricorrenze
L’aiuto della fede
“Non mi
trattenere”
 “Donna, perché piangi?” Lei gli risponde
chiedendogli se sapesse dove avevano
portato la salma di Gesù. Il Cristo si fa
riconoscere dal modo con cui la chiama:
“Maria!” Piena di commozione e di affetto
ella risponde: “Maestro”, e si butta ai suoi
piedi per abbracciarli. Ma Gesù glielo
impedisce dicendole: “Noli me tangere,
non trattenermi”. Qual è il senso di queste
parole? Potremmo riassumerlo così:
“Maria, è terminato il tempo della mia
presenza visibile. E’ giunto il momento in
cui il Maestro che ti ha accompagnato su
questa terra deve diventare il tuo maestro
interiore. A questo maestro interiore devi
ora aggrapparti. Da Lui ti verrà lo slancio
che ti porterà ad annunciare agli altri
quanto hai imparato attraverso
l’esperienza.
“Credo” di un gruppo di auto mutuo aiuto
Crediamo che la perdita di persone care faccia parte della vita
e che sia necessario elaborare il proprio cordoglio per guarire e rinascere.
Crediamo che il lutto non sia un’infermità, ma un processo normale
nella vita di ogni persona, che orienta all’acquisizione di una maturità più profonda.
Crediamo che il superamento del lutto esiga energia e coraggio.
Crediamo importante trovare spazi dove si possa esprimere il dolore senza sentirsi giudicati.
Crediamo necessario poter contare sull’ascolto e sul sostegno degli altri.
Crediamo che i sentimenti siano naturali
e che si possano vivere positivamente, se hanno la possibilità di esprimersi.
Crediamo importante che ogni persona cammini con il suo ritmo nel gruppo,
vivendo le varie tappe del cordoglio.
Crediamo di possedere tutte le risorse necessarie
per elaborare positivamente il lutto, in modo da crescere come persone più libere e mature.
Crediamo inoltre che abbiamo bisogno delle risorse spirituali per guarire.
Crediamo che, una volta elaborato il lutto, potremo acquisire una maturità affettiva più profonda.
Fine del lutto: Caro Bob…
“Caro Bob,
la tua famiglia è tutta qui insieme per celebrare la tua vita.
E’ trascorso un anno dalla tua morte,
ma tu continui ad essere tra noi in tanti modi.
Pensiamo a te e parliamo spesso di te.
Dove andiamo, ci ricordiamo di essere stati lì con te.
Sarebbe sciocco pretendere di non essere tristi.
Eri una persona così speciale, tanto piena di vita e di gioia che aiutavi chi ti
circondava ad avere una consapevolezza più intensa del piacere di vivere.
Ci manchi molto.
Ma c’è un altro sentimento che proviamo ed è di gratitudine per averti avuto
nella nostra famiglia.
Anche se continui a mancarci abbiamo ripreso a ridere, a fare nuove amicizie.
Litighiamo fra noi e poi facciamo pace.
Ogni giorno ci sono sorprese e piaceri nuovi e cerchiamo di vivere pienamente
come hai fatto tu.
Ti ricordiamo continuando a vivere e ad amare perché sappiamo che questo è
ciò che tu vorresti più di ogni altra cosa.
Le tue figlie hanno assimilato i messaggi più importanti che hai trasmesso
loro: di avere fiducia negli altri, di essere curiose e di restare aperte al
prossimo.
Tutte le cose belle che hai fatto per noi ti mantengono vivo nel mondo”.
CEI - Giornata del Malato 2011
“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24)
Padre, che ami la vita,
Ti imploriamo
nella salute e nella malattia.
Tu non vuoi il nostro male,
né ci lasci soli nel dolore.
La Pasqua del tuo Figlio, Gesù Cristo,
ci ha salvato per sempre dalla morte.
Dalle Sue piaghe siamo veramente guariti!
Spirito del Risorto,
consolaci e rendici fratelli nella sofferenza.
Fa’ che le mani di chi cura
siano piene dell’amore
e della tenerezza di Maria,
Madre di misericordia.
Amen!
MARKO IVAN RUPNIK - CENTRO ALETTI,
La Santa Anástasi - Venezia,
Basilica di San Marco Volta ovest della cupola dell'Ascensione (XII secolo
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lutto – aggiornamento 2011