LA STORIA
DELLA DONNA
LA STORIA DELLA DONNA
La storia delle donne nella cultura e nella vita civile è stata una storia di
emarginazione fino alla fine dell'Ottocento e in gran parte ancora fino alla
metà del Novecento, almeno nei paesi industrializzati. In molti paesi in via
di sviluppo, salvo rare eccezioni, le donne sono ben lontane non solo
dall'aver raggiunto la parità con l'altro sesso, ma anche dal vedere loro
riconosciuti i più elementari diritti di esseri umani. Quali possono essere le
cause di questa situazione che risale indietro nei secoli? Forse già nelle
epoche preistoriche, la forza fisica necessaria per sopravvivere, le
numerose gravidanze e il lungo periodo di allattamento e di cura della
prole hanno portato alla differenziazione dei compiti. Oggi, i progressi della
scienza e della medicina, e le conseguenti applicazioni tecnologiche
hanno annullato la condanna biblica - uomo lavorerai con fatica, donna
partorirai con dolore - almeno nei paesi industrializzati.
Le sufragette
CON IL TERMINE SUFFRAGETTE SI INDICAVANO LE APPARTENENTI A UN MOVIMENTO DI
EMANCIPAZIONE FEMMINILE NATO PER OTTENERE IL DIRITTO DI VOTO PER LE DONNE
CHE IN QUASI NESSUN PAESE VENIVA RICONOSCIUTO LORO.
IN SEGUITO LA PAROLA "SUFFRAGETTA" HA FINITO PER INDICARE, IN SENSO LATO, LA
DONNA CHE LOTTA O SI ADOPERA PER OTTENERE IL RICONOSCIMENTO DELLA
PROPRIA DIGNITÀ, COINCIDENDO IN PARTE QUINDI CON IL TERMINE FEMMINISTA.
IN ITALIA IL PERCORSO FU IN PARTE RALLENTATO DALLA UNIFICAZIONE AVVENUTA
SOLO NEL 1861. NEL 1919 LE DONNE OTTENNERO L'EMANCIPAZIONE GIURIDICA, E
PURE PAPA BENEDETTO XV SI PRONUNCIÒ PUBBLICAMENTE FAVOREVOLE AL DIRITTO
DI VOTO ALLE DONNE. STORICAMENTE, AI PRIMI NUCLEI FEMMINILI ORGANIZZATI DI
INIZIO NOVECENTO, ADERIRONO INIZIALMENTE LE DONNE DELLA BORGHESIA, ALLE
QUALI SI AFFIANCARONO SUCCESSIVAMENTE CATTOLICHE E SOCIALISTE. FU SOLO IL
30 GENNAIO 1945,QUANDO L'ITALIA ERA ANCORA IN GUERRA, CHE IL CONSIGLIO DEI
MINISTRI DELL’ITALIA LIBERA PRESIEDUTO DA BONOMI APPROVÒ IL DECRETO LEGGE
DE GASPERI-TOGLIATTI, CHE PREVEDEVA IL DIRITTO DI VOTO ESTESO A TUTTI GLI
ITALIANI CHE AVESSERO 21 ANNI COMPIUTI. LE DONNE VOTARONO, PER LA PRIMA
VOLTA, IL 2 GIUGNO 1946, PER IL REFERENDUM PER LA SCELTA TRA MONARCHIA E
REPUBBLICA.
LA CACCIA ALLE STREGHE
La caccia alle streghe è la ricerca e la persecuzione da parte della religione cristiana di donne sospettate di
compiere atti di magia quali sortilegi, malefici, fatture, legamenti, o di intrattenere rapporti con forze oscure e
infernali dalle quali ricevere i poteri per danneggiare l'uomo, specialmente nella virilità, o nello sciogliere o
stringere legami amorosi;
Il fenomeno della caccia alle streghe nacque all'incirca alla fine del XV secolo. In quell'epoca, le streghe,
ritenute sospette e pericolose dalle autorità civili e religiose, furono oggetto di persecuzioni che sovente
terminavano con condanne a morte a seguito delle quali le stesse venivano arse vive sul rogo.
Le presunte streghe appartenevano perlopiù alle classi sociali inferiori ed erano di solito vedove, levatrici ed
herbarie.
La stragrande maggioranza era composta da persone innocenti, di ogni età e condizione, spesso levatrici e
guaritrici o prostitute, in un tempo in cui decotti ed infusi a base di piante usati dall'empirico sapere
tradizionale delle guaritrici risultavano non meno efficaci e sicuri di medicine e medici. Veniva considerata
"strega" anche chi possedeva gatti neri, aveva i capelli rossi o un neo nell'iride dell'occhio (il cosiddetto
"segno del diavolo").
Moltissime "streghe" vennero torturate e bruciate vive con le motivazioni ufficiali più varie, ma spesso in base
a delazioni anonime mosse anche da futili ragioni e, in molti casi, per avidità: ottenendo sotto
tortura, in cambio della riduzione dei tormenti, il nome di persone possibilmente benestanti, ree di complicità,
si poteva cosi istruire il processo successivo, considerato fortemente remunerativo dato che il condannato
subiva anche la confisca dei beni.
LE DONNE NELLA I GUERRA MONDIALE
Nel 1914, con la prima guerra mondiale, le femministe sospendono le loro rivendicazioni per compiere il loro dovere di
donne, mettendosi così alla prova svolgendo una funzione di supporto sia al fronte come crocerossine i, sia nel Paese,
nelle fabbriche e nei campi, nei posti di lavoro riservati fino ad allora agli uomini.
La prima guerra mondiale è un potente mezzo per l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, perché le donne
sostituiscono per quattro anni gli uomini partiti per il fronte, in tutte le professioni, comprese quelle più faticose.
Donne con lunghi capelli raccolti, con i vitini da vespa, guidano tram, lavorano al tornio facendo proiettili, montano fucili,
si occupano dei raccolti.
Le signore lasciano i loro larghi cappelli e i loro boa per vestire la divisa da infermiere e le ragazze lavorano nelle
fabbriche di esplosivi.
Tutto cambia quando gli uomini tornano dal fronte: la stampa le dipinge come coloro che sottraggono il lavoro agli
uomini e sono incoraggiate a tornare all’interno delle mura domestiche, per liberare i posti di lavoro per gli uomini.
L'esigenza di trovare un lavoro per i reduci spinge talvolta al licenziamento rapido e completo delle donne dalle
occupazioni che hanno ricoperto, anche se in alcuni settori, per esempio nel terziario, la loro presenza continua a
resistere.
La difficoltà di trovare lavoro scatena la guerra dei sessi che naturalmente è perduta dalle donne, che solamente per un
breve periodo ebbero diritto al sussidio di disoccupazione.
La situazione dell’occupazione femminile è rilevata solo nel 1921, data in cui risultano occupate nell’agricoltura 3 milioni
di donne, nell’industria un milione e 173.000 in meno rispetto al 1913, mentre le donne inattive sono 14 milioni.
LE CROCEROSSINE
Un altro aspetto che coinvolse la sfera femminile durante la Grande Guerra fu quello di
organizzare centri di incontro per la promozione di iniziative a sostegno della guerra come le
raccolte di denaro o materiale destinati alle famiglie dei soldati impegnati al fronte oppure
l'organizzazione di visite ai soldati stessi.
Parallelamente a questo tipo di assistenza "materna" si sviluppò anche quello in campo
medico con la mobilitazione di donne e ragazze volontarie della Croce Rossa.
Gli ospedali nelle retrovie e non solo si riempirono di infermiere impegnate nel prestare
soccorso e sollievo ai soldati feriti e reduci dai terribili periodi passati in trincea. Secondo
alcuni calcoli, nel 1917 le volontarie della Croce Rossa furono circa 10mila a cui vanno
sommate altrettante facenti parte di altre associazioni.
La loro figura fu ben più celebre rispetto alle altre donne italiane della Grande Guerra.
Presenti nelle retrovie in ambienti caratterizzati da una forte presenza maschile e con lo
scopo di curare il corpo di un uomo attraverso il contatto fisico, le infermiere divennero un
simbolo della femminilità che si fondeva con l'erotismo. Un'immagine sfruttata anche dalla
propaganda: "Numerosissime sono le cartoline in cui esse, graziosamente racchiuse nelle loro
divise non prive di civetteria, occhieggiano in direzione di gagliardi soldati, li abbracciano,
assumono atteggiamenti scopertamente seduttivi.
Una delle più famose è Florence Nightingale (prima della I Guerra Mondiale)
La donna
nella I guerra
IL FEMMINICIDIO
Il termine femminicidio, nella sua accezione
contemporanea, è un neologismo semantico che
identifica tutti quei casi di omicidio doloso o
preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da
un uomo per motivi basati sul genere. Esso costituisce
dunque un sottoinsieme della totalità dei casi di
omicidio aventi un individuo di sesso femminile come
vittima. Un aspetto spesso comune a tale tipologia di
crimini è la sua maturazione in ambito familiare, o
comunque all'interno di relazioni sentimentali più o
meno stabili.
I diritti delle
donne
FLORENCE NIGHTGALE
Florence Nightingale (Firenze, 12 maggio 1820 – Londra, 13 agosto
1910) è stata un'infermiera britannica nota come "La signora con la
lanterna". È considerata la fondatrice dell'assistenza infermieristica
moderna, in quanto fu la prima ad applicare il metodo scientifico
attraverso l'utilizzo della statistica.
Inoltre, è importante poiché propose
l'organizzazione degli ospedali da campo.
Le
crocirossine
SARA SIMEONI
Sara Simeoni (Rivoli Veronese, 19 aprile 1953) è un'ex atleta
italiana specializzata nel salto in alto.
Campionessa olimpica e medaglia d'oro alle XXII Olimpiadi di
Mosca nel 1980, è stata primatista del mondo con la misura di
2,01 metri stabilita due volte nel 1978, anno in cui vinse il
campionato europeo. Ha vinto inoltre due medaglie d'oro alle
Universiadi, altrettante ai Giochi del Mediterraneo e quattro titoli
di campionessa europea indoor.
Quattordici volte campionessa italiana, ha
detenuto il primato italiano per 36 anni dal 12
agosto 1971 all'8 giugno 2007, quando fu superato
da Antonietta Di Martino. Nel 2014 viene eletta
"Atleta del Centenario" insieme ad Alberto Tomba
Le olimpiadi
in occasione dei 100 anni del CONI.
LA DONNA NELO SPORT
Se da una parte esistono prove di un pratica femminile di attività fisiche e sportive fin dal 1900 a.C., dall'altra le donne
ebbero invece un ruolo assai limitato quando nacque lo sport moderno. Ciò va imputato agli influssi del romanticismo
ottocentesco, che aveva creato l'immagine della donna quale essere languido e malinconico.
Il francese Pierre De Coubertin, inventore delle olimpiadi moderne, inconsapevole della partecipazione anche femminile
ai Giochi di Olimpia, affidò per questo alla donna una funzione ancillare, in un ruolo che prevedeva solo l'incoronazione
dei vincitori. A questo si oppose la francese Alice Milliat, fondatrice, nel 1921, della Federazione sportiva femminile
internazionale, con la quale riuscì alla fine a dare importanza e riconoscimento alle donne nello sport agonistico.
Nel 1922 e nel 1926 furono organizzati, a Parigi e a Göteborg, i Giochi mondiali femminili, che minacciarono di oscurare i
Giochi Olimpici; il loro successo indusse il Comitato Olimpico Internazionale ad ammettere, ai Giochi di Amsterdam del
1928, la partecipazione di quelle che un giornalista definì spregiativamente le atletesse.
Inizialmente non prendevano parte alle gare di atletica, e la loro partecipazione era limitata a gare di tennis e di tiro con
l'arco. Nel 1912, le donne parteciparono per la prima volta alle gare di nuoto nei Giochi della V Olimpiade di Stoccolma.
De Coubertinespresse la propria opinione in questi termini: "Un'Olimpiade femminile non sarebbe pratica, interessante,
estetica e corretta."
De Coubertin ribadì il suo pensiero anche dopo il 1928.
Nel 1952, solo una metà dei Paesi partecipanti inviò una rappresentanza femminile alle Olimpiadi di Helsinki. E nel 1968, a
Giochi di Città del Messico, nonostante la folta rappresentanza femminile dei Paesi socialisti, la percentuale delle
concorrenti non superò il 12% .
Si dovette attendere la seconda parte del XX secolo per assistere a un aumentata partecipazione femminile nello sport,
una crescita che evidenziava la volontà di raggiungere la parità dei sessi in campo sportivo, rimanendo in tal senso un
indicatore in grado di testimoniare i progressi nello status sociale della donna.
L’ ANORESSIA
L'anoressia è la mancanza o riduzione dell'appetito, si tratta di
un sintomo che accompagna numerose e distinte malattie.
L'anoressia nervosa, insieme alla bulimia, è uno dei più
importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche
Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue
l'anoressia nervosa è il rifiuto del cibo da parte della persona e
la paura ossessiva di ingrassare. Nelle forme più gravi possono
svilupparsi malnutrizione, inedia, amenorrea ed emaciazione.
Coinvolge nella sua evoluzione funzioni psicologiche,
neuroendocrine, ormonali e metaboliche. Trattamenti possibili
sono ancora in fase di studio, le cure farmacologiche attuali
possono dare solo un modesto beneficio alla persona.
L'anoressia nervosa è una malattia, e non deve essere confusa
con il sintomo chiamato anoressia, la cui presenza invece è
indice di un differente stato patologico dell'individuo.
LE OLIMPIADI
I Giochi olimpici sono un evento sportivo quadriennale che prevede la
competizione tra i migliori atleti del mondo in quasi tutte le discipline
sportive praticate nei cinque continenti. Il nome Giochi olimpici è stato
scelto per ricordare gli antichi Giochi olimpici che si svolgevano nella
Grecia antica presso la città di Olimpia, nei quali si confrontavano i
migliori atleti greci.
La donna
nello sport
Il barone Pierre de Coubertin alla fine del XIX secolo ebbe l'idea di
organizzare dei giochi simili a quelli dell'antica Grecia, e quindi preclusi
al sesso femminile, ma su questo punto non venne ascoltato. Le prime
Olimpiadi dell'era moderna si svolsero ad Atene nel 1896. A partire dal
1924, vennero istituiti anche dei Giochi Olimpici invernali specifici per
gli sport invernali.
LE VIOLENZE DOMESTICHE
La violenza domestica è un fenomeno molto diffuso che riguarda ogni forma di
abuso psicologico, fisico, sessuale e le varie forme di comportamenti coercitivi
esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo
familiare. Può portare gravi conseguenze nella vita psichica delle donne, degli
uomini e dei bambini che la subiscono perché può far sviluppare problemi
psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia,
sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, bassa autostima, disturbo
post-traumatico da stress e molti altri. Le condizioni di chi subisce la violenza sono
tanto più gravi quanto più la violenza si protrae nel tempo, o quanto più esiste un
legame consanguineo tra l’aggressore e la vittima. Dal punto di vista fisico le
violenze domestiche possono generare gravi danni permanenti e portare
difficoltà del sonno o nella respirazione. Le conseguenze della violenza
domestica protratta nel tempo lasciano segni anche sul piano relazionale perché
le vittime che la subiscono spesso perdono il lavoro, la casa, gli amici e le risorse
economiche di sostentamento.
La donna
nella
religione
In una indagine ISTAT (2006) condotta su un campione di 25.000 donne tra i 16 e i 70 anni
sono emersi dati allarmanti. Sono più di 6 milioni le donne dai 16 ai 70 anni che hanno subito
abusi fisici o sessuali nell’arco della loro vita. Sono 2 milioni le donne che hanno subito
violenza domestica dal partner attuale o da un ex partner, mentre 5 milioni di donne hanno
subito violenza fuori dalle mura domestiche. Gli autori delle violenze sono sconosciuti
(15,3%), o persone conosciute superficialmente (6,3%), a volte apparentemente
insospettabili come amici (3%), colleghi di lavoro (2,6%), parenti (2,1%), partner (7,2%) o ex
partner (17,4%).
LA DONNA VISTA DALLA
RELIGIONE
La religione come cristianesimo e ebraismo praticano la
parità dei sessi. L’ Islam e l’ induismo sono invece i culti
che più marcano la superiorità del uomo, causando all’
universo femminile una vita piena di limiti e restrizione.
Due concezioni di antipodi. Da una parte la donna
emancipata, con lo sguardo rivolto verso il mondo
occidentale. Dall’ altro una persona che viene privata
persino dei diritti più elementari perché considerata di
rango inferiore rispetto all’ uomo.
LA DONNA SECONDO LA
RELIGIONE CRISTIANA
Oggi, nel mondo cristiano, la donna vive una condizione di uguale dignità
e responsabilità rispetto all'uomo, nei vari ruoli all'interno della società.
È una protagonista attiva nella stessa, soppratutto nei Paesi occidentali, e
le istituzioni
ecclesiastiche ne supportano l'azione. Certo, la dimensione materna e
familiare resta un elemento
fondamentale soppratutto per la chiesa cattolica, ortodossa e copta. Per
i protestanti le donne
La donna
nella
religione
possono ricevere finanche l'ordinazione sacerdotale.
Non fu sempre cosi, una volta le donne venivano perseguitate facilmente
per stregoneria.
LA DONNA SECONDO LA
RELIGIONE MULSULMANA
Il ruolo e la condizione femminile cambiano completamente
quando ci si sposta in Oriente. Una delle religioni più
controverse in tal senso è l'Islam. Dal punto di vista religioso
non sembrano esserci problemi. Per la legge islamica la donna
ha gli stessi doveri dell'uomo, non c’è per essa alcuna
discriminazione nella vita eterna che l’attende dopo la morte.
Alla parità “spirituale” non si rispecchia un’uguaglianza
nella vita di tutti i giorni.
Negli stati più tradizionalisti come l'Afghanistan o l'Iran, la dottrina coranica si segue alla
lettera. Pertanto la donna, finché rimane in famiglia, è sottoposta all’autorità del padre e dopo,quando si sposa, passa
sotto l’autorità del marito. In questo modo le donne sono private dei fondamentali diritti umani e civili. Non possono La donna
decidere
nella
il proprio destino, né quello dei propri figli e sono totalmente sottomesse all'uomo, da cui
possono venire ripudiate (e non viceversa). Inoltre sono obbligate a coprire il proprio corpo e spesso anche il viso.
religione
LA DONNA SECONDOLA
RELIGIONE EBRAICA
Anche nell'Ebraismo la donna riveste un ruolo primario
perché è considerata la colonna portante della famiglia
e deve comportarsi da madre esemplare, tramandando
ai figli le tradizioni e i riti ebraici.
Le più rigorose rispettano alla lettera gli obblighi religiosi
indicati dalla Mishnà, uno dei maggiori testi sacri del
giudaismo: tra questi c’è il prelievo di una parte dell'impasto
destinato alla panificazione e l'accensione dei lumi al sabato e
durante le maggiori festività.
La donna
nella
religione
Ma nulla preclude alla donna la possibilità di svolgere fuori casa una qualsiasi
attività
lavorativa, purché si concili con i “compiti” da adempiere tra le mura domestiche.
LA DONNA NELL’ ISIS
L’Isis, nato da una rottura nella leadership di Al Qaeda, vede il ruolo delle donne
diversamente dalla storica organizzazione di militanza islamica. Secondo Al Qaeda le
donne devono essere passive e sottomesse. Per l’Isis devono essere sì subordinate, ma
sono anche chiamate a partecipare attivamente nella costruzione e nel
mantenimento del califfato islamico.
Nell’Isis combattono anche le donne, a cui vengono assegnate responsabilità pari a
quelle delle loro controparti maschili.
La presenza femminile nei ranghi dello Stato Islamico ha un effetto domino. Attraverso
contatti personali e l’uso dei social media, donne in territorio Isis sono direttamente
coinvolte nel reclutamento di coetanee da tutto il mondo. Si stima che 550 donne
occidentali si siano già unite.
Le donne in territorio Isis sono costrette a indossare sempre un velo, una larga tunica
lunga fino ai piedi, e guanti: vestite di nero e con gli occhi coperti, secondo
testimonianze raccolte dal Guardian. Non possono lasciare casa senza un
accompagnatore maschio.
Oltre a restringere le libertà delle donne, l’Isis sta conducendo una vera e propria
campagna di abusi contro di loro, l’Isis usa lo stupro come arma da guerra.
Dalle donne sfruttate, a quelle le cui libertà vengono strozzate, a quelle che si
uniscono allo Stato Islamico, sono molti i punti di contatto tra l’Isis e le donne.
Il traffico
di schiave
IL TRAFFICO DI SCHIAVE
Dal dicembre 2013 si denunciano in vano un nutrito traffico di
esseri umani tra la Repubblica Democratica del Congo e il
Libano. Sarebbero già sei cento le ragazze congolesi vittime di
questo traffico. Il metodo utilizzato è comune anche in altri Paesi
africani quali Etiopia, Nigeria e Uganda. Le ragazze vengono
reclutate a Kinshasa (capitale del Congo) da una agenzia che
promette lavori ben retribuiti in Libano. Un volta arrivate nel
Paese mediorientale alle ragazze viene requisito il passaporto e
vendute a famiglie libanesi benestanti che le trasformano in
schiave.
I diritti delle
donne
L’ultima testimonianza dell’orrore targato Isis e propagato in nome della
Jihad islamica arriva da diverse ragazze irachene, catturate dai terroristi
islamici dell’Isis e usate come schiave del sesso. Vendute come “merce di
scambio”. Stuprate e torturate come tragici trofei di una guerra condotto da
mercenari e aguzzini spietati arruolati nella legione dell’Isis
La discriminazione della donna
I diritti della donna
Oggi la vita delle donne, soprattutto in Occidente, è molto migliorata, anche
se sono ancora molto frequenti le violenze domestiche e il femminicidio, ma nel
resto del mondo vi sono Paesi in cui la lotta per il rispetto dei diritti femminili non
è ancora finita, esempio il traffico di schiave.
Le donne stanno facendo passi avanti in Sudafrica e in Estremo Oriento e
cercano di mantenere le loro conquiste in Russia e in Europa orientale.
In alcune nazioni come il Marocco e la Malesia, l’emancipazione femminile,
cioè il processo che porta all’uguaglianza in termini di diritti tra uomini e donne,
riguarda solo la fascia di popolazione più ricca e istruita e determina cosi
un’ulteriore discriminazione. Le donne povere che non ricevono un’istruzione
continuano a vivere in condizioni di inferiorità, mentre quelle ricche svolgono
lavori importanti e partecipano alla vita pubblica.
LA DONNA NELLA
II GUERRA MONDIALE
Durante la guerra le donne, non solo si erano fatte carico delle
responsabilità sociali avevano anche scelto di schierarsi e
combattere, nelle diverse forme possibili, la lotta resistenziale,
ribaltando la consueta divisione dei ruoli maschile e femminile.
Nei libri di storia si accenna appena alla partecipazione delle
donne alla Resistenza, sebbene il loro apporto si fosse rivelato
determinante ai fini di una maggior efficacia dell'organizzazione
delle formazioni partigiane, entrando a far parte di diritto nella
storia della Liberazione nazionale: le donne si occupavano della
stampa e propaganda del pensiero d'opposizione al
nazifascismo, attaccando manifesti o facendo volantinaggio,
curando collegamenti, informazioni, trasportando e
raccogliendo documenti, armi, munizioni, esplosivi, viveri, scarpe
o attivando assistenza in ospedale, preparando documenti falsi,
rifugi e sistemazioni per i partigiani.
La seconda guerra mondiale ha permesso alle donne, in un certo senso, di emergere
dall'anonimato e le ha trasformate in soggetti storici finalmente visibili, nell'esperienza di
sostegno e solidarietà offerta all'azione partigiana; solidarietà che ha valicato l'ambito
familiare ed è diventata valore civile di convivenza.
Le
suffragette
LA DONNA NELLA
SCIENZA
Per secoli le donne che potevano avere accesso
all'istruzione erano quelle rinchiuse nei conventi. Forse per
questo le donne che sono emerse nel passato erano
soprattutto umaniste, pittrici, scrittrici, poetesse, ma molto più
raramente scienziate.
Malgrado le difficoltà incontrate, non
sono poche le scienziate che hanno
portato importanti contributi allo
sviluppo della scienza.
Due esempi importanti sono Rita Levi
Montalcini e Marie Curie, entrambe
vincitrici del premio Nobel.
RITA LEVI MONTALCINI
Rita Levi Montalcini nasce a Torino il 22 aprile 1909. All’età di
venti anni Rita Levi Montalcini CHIESE AL PADRE DI
INTRAPPRENDERE UNA CARRIERA PROFESSIONALE : in otto mesi
riuscì a terminare gli studi superiori e ad iscriversi alla facoltà di
Medicina presso l’Università di Torino. Nel 1936 Rita Levi
Montalcini si laurea con il massimo dei voti; subito dopo inizia a
frequentare un corso di specializzazione in neurologia e
psichiatria.
Terminata la guerra, torna a Torino con la famiglia. Nel '47
viene invitata a St Louis dal professor Viktor Hamburger per
ripetere gli esperimenti sugli embrioni di gallina iniziati molti anni
prima. Nel '56 diviene professore associato nell'Università della
città americana e, due anni dopo, professore ordinario. Nel
1962 crea una équipe di ricerca a Roma e, dal '69 al '78,
ricopre la carica di direttore presso l'Istituto di Biologia Cellulare
del C.N.R. di Roma.
La donna
nella scienza
Nel 1986 le viene assegnato il Premio Nobel per la Medicina
insieme al biochimico americano Stanley Cohen (suo studente)
per le ricerche volte alla comprensione dei fattori della crescita
nello sviluppo umano. In particolare, Rita Levi Montalcini viene
citata per la scoperta del fattore che promuove la crescita
delle cellule nel sistema nervoso periferico.
Nell’ agosto 2001 e stata nominata senatrice a vita
MARIE CURIE
Maria Skłodowska nasce il 7 novembre 1867 a Varsavia, in una
Polonia assoggettata alla Russia. Marie Curie crebbe nella Polonia
russa; poiché qui le donne non potevano essere ammesse agli studi
superiori, si trasferì a Parigi e nel 1891 iniziò a frequentare la
Sorbona, dove si laureò in fisica e matematica. Nel dicembre del
1897 iniziò a compiere degli studi sulle sostanze radioattive, che da
allora rimasero al centro dei suoi interessi.
Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica assieme al marito
Pierre Curie per i loro studi sulle radiazioni e, nel 1911, del premio
Nobel per la chimica per la sua scoperta del radio e del polonio.
Marie Curie è stata l'unica donna tra i quattro vincitori di più di un
Nobel.
.
Dopo la morte accidentale
del marito Pierre Curie, avvenuta nel 1906, le fu
La donna nella
scienza
concesso di insegnare nella prestigiosa università della Sorbona. Due anni più tardi
le venne assegnata la cattedra di fisica generale, diventando la prima donna ad
insegnare alla Sorbona
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LA STORIA della DONNA 3C - Istituto Comprensivo "GB Rubini"