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Lettera 193
Al nome
di Gesù Cristo crocifisso e di Maria
dolce
Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù.
Io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù
Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo,
con desiderio di vedervi amatore e seguitatore
della verità, e spregiatore della bugia.
Ma questa verità non si può avere né amare s'ella
non si conosce.
Chi è Verità? Dio è somma ed eterna Verità.
In chi la conosceremo? In Cristo dolce Gesù; perché
col sangue suo ci manifesta la verità del Padre
eterno.
La verità sua è questa, verso di noi: che egli ci creò
all’immagine e similitudine sua per darci vita
eterna, e partecipassimo e godessimo del bene
suo.
Ma per la colpa dell'uomo questa verità non
s'adempiva in lui; e però Dio ci donò il Verbo del
suo Figliuolo;
e gli impose questa obbedienza, che dovesse
restituire l'uomo a Grazia con molto sostenere,
purgando la colpa dell'uomo sopra di sé, e nel
sangue suo manifestasse la sua verità.
Onde per l'amore ineffabile che l'uomo trova
mostrarsi a sé da Dio,
con questo mezzo del sangue di Cristo conosce,
che non cerca né vuole altro che la nostra
santificazione.
E per questo fine fummo creati: e ciò che Dio dà e
permette a noi in questa vita, dà, perché siamo
santificati in lui.
Questa verità, chi la conosce, non se ne scorda,
ma sempre la segue e ama, tenendo per le
vestigia di Cristo crocifisso.
E siccome questo dolce e amoroso Verbo, a nostro
esempio, e dottrina,
spregiò il mondo e tutte le delizie, e volle sostenere
fame e sete, obbrobri e rimproveri fino
all'obbrobriosa morte della Croce, per onore del
Padre e salute nostra;
così queste vie e vestigie segue colui ch'è amatore
della verità, la quale conobbe col lume della
santissima fede.
Perché senza questo lume non si potrebbe
conoscere;
ma, avendolo, la conosce; e conoscendola, l'ama, e
diventa amatore di ciò che Dio ama, e odia ciò che
Dio odia.
Questa differenza è tra colui che ama la verità, e colui
che l'odia.
Colui che odia la verità, è quello che giace nella
tenebra del peccato mortale.
Questo odia quello che Dio ama, e ama quello che
Dio odia.
Dio odia il peccato e il disordinato diletto e piacere del
mondo; e egli l'ama, nutrendosi nella miseria del
mondo; e in ogni stato si corrompe.
Onde, s'egli ha ufficio per il quale egli abbia a
ministrare alcuna cosa al prossimo suo,
egli non lo serve se non in quanto se ne vede trarre
utilità, e più no: ed è fatto amatore di sé medesimo.
Cristo benedetto diede la vita per noi, ed egli non
vuole dare una parola in servizio del prossimo che
non si veda pagato e sovrappagato.
E se egli è poverello che non possa pagare, egli lo fa
stentare prima che gli dica la verità; e spesse volte
non gliela dice;
ma si fa beffe di lui; e dove egli deve esser pietoso e
padre dei poveri, ed egli è fatto crudele all'anima
sua, perché offende i poverelli.
Ma il misero uomo non vede che il sommo Giudice non
gli renderà altro che quello che riceve da lui;
perché giustamente ogni peccato è punito, e ogni bene
è remunerato.
Cristo abbracciò la povertà volontaria, e fu amatore
della continenza;
e il misero uomo il quale è fatto seguitatore e amatore
della bugia, fa tutto il contrario;
però che non tanto che egli stia contento a quello
ch'egli ha, o ch'egli rifiuti per amore della virtù; ma
egli invola l'altrui.
E non che egli stia contento allo stato del
matrimonio nel quale, se l'osserva come diede,
può stare con buona coscienza;
ma egli come disordinato e animale bruto si involle
in ogni miseria,
e come il porco s'involle nel loto, così fa egli nel
loto dell'immundizia.
Ma noi potremmo dire:
«Che farò io, che ho le ricchezze e sono nello stato del
matrimonio, se queste cose sono dannazione
dell'anima mia?».
O carissimo fratello, in ogni stato che è l'uomo, può
salvare l'anima sua e ricevere in sé la vita della
Grazia;
ma non mentre che egli sta in colpa di peccato
mortale.
Però che ogni stato è piacevole a Dio; e non è
Onde noi le possiamo tenere quando si tengono con
ordinata volontà;
perché ciò che Dio ha fatto, è buono e perfetto,
eccetto il peccato, che non è fatto da lui, e però non
è degno d'amore.
Le ricchezze e lo stato del mondo, se l'uomo le vuol
tenere, lo può;
e non offende Dio né l'anima sua: ma se egli le
lasciasse, sarebbe maggior perfezione, però che
maggiore perfezione è a lasciare che a tenere.
Ma s'egli non vuole lasciare attualmente, deve lasciare
e rifiutare col santo desiderio,
e non porre in loro il suo principale affetto, ma solo in
Dio;
e tenerle per uso ai suoi bisogni e della sua famiglia, e
come cosa prestata, e non come cosa sua.
Facendo così, non riceve pena mai d'alcuna cosa
creata;
perché la cosa che non si possiede per amore, non si
perde mai con dolore.
Onde vediamo che i servi del mondo, amatori della
bugia, portano nella vita loro grandissime pene, e
infine all'ultimo crociati tormenti.
Chi n'è cagione? Il disordinato amore che ha a sé e
alle cose create, amandole fuori di Dio.
Perché la divina Bontà ha permesso che ogni
disordinato affetto sia incomportabile a sé
medesimo.
Questo cotale sempre crede la bugia,
perché in lui non è conoscimento di verità.
E credesi di tenere il mondo e starsi in delizie,
farsi Dio del corpo suo,
e delle altre cose ch'egli ama disordinatamente, un
Dio;
e gli conviene lasciare.
Onde noi vediamo, che o egli le lascia morendo,
o Dio permette che elle ci siano levate dinanzi.
E tutto dì lo vediamo:
però che testé è l'uomo ricco, e testé povero;
oggi è salito nello stato del mondo,
e domani è disceso;
ora sano, e ora infermo.
E così ogni cosa è mutabile.
E ci sono levate dinanzi quando ce le crediamo bene
stringere;
o noi siamo tolti a loro col mezzo della morte.
Sicché vedete che ogni cosa passa.
Onde, vedendo che elle passano, si debbono
possedere con modo e lume di ragione, amandole
con quel modo che si debbono amare.
E così tenendole, non le terrà con lenimento di
colpa, ma con grazia;
e con larghezza di cuore, e non con avarizia: con
pietà dei poveri, e non con crudeltà;
con umiltà, e non con superbia; con gratitudine, e
non con ingratitudine; e li riconoscerà dal suo
Creatore, e non da sé.
E con questo medesimo amore ordinato amerà i
figliuoli, e gli amici e i parenti,
e ogni altra creatura che ha in sé ragione.
E terrà lo stato del matrimonio ordinato, ma ordinato
sì come Sacramento;
avrà in riverenza i dì che sono comandati dalla
santa Chiesa.
Sarà, e vivrà come uomo, e non come animale: e
non essendo continente, sarà continente e
ordinerà la volontà sua.
Questi sarà un albero fruttifero, che produrrà i frutti
delle virtù;
e sarà odorifero, perché stando nella puzza, getterà
odore;
e il seme che uscirà di lui, sarà buono e virtuoso.
Sicché vedete che in ogni stato potete avere Dio;
perché lo stato non è quello che ce lo toglie, ma solo
la mala volontà.
La quale volontà essendo posta in amore della
bugia, è disordinata;
e con essa volontà corrompe ogni sua operazione.
Ma s'egli ama la verità, segue le vestigia della
verità;
onde odia quello che odia la verità, e ama quello
che ama la verità;
e allora è buona e perfetta ogni sua operazione.
In altro modo non gli sarebbe possibile di
partecipare la vita della Grazia;
né alcuna sua operazione farebbe frutto di vita.
Onde, non conoscendo io altra via, dissi che
desideravo di vedervi amatore e seguitatore della
verità e spregiatore della bugia;
cioè che odiate il dimonio padre delle bugie, e la
propria sensualità, che segue cosiffatto padre;
e amiate Cristo crocifisso, ch'è via, verità e vita.
Perché, chi va per lui, giunge alla luce, e si veste del
lucido vestimento della carità, dove sono fondate
tutte le virtù.
La quale carità ed amore ineffabile, quando è
nell'anima,
non si chiama contenta allo stato comune,
ma desidera d'andare più innanzi.
Onde dalla povertà mentale desidera d'andare
all'attuale,
e dalla mentale continenza vuole andare all'attuale,
per osservare i comandamenti e consigli di Cristo;
cominciandogli a venire a tedio il fracidume del mondo.
E perché molto gli pare malagevole stare nel loto e
non imbrattarsi;
desidera con ansietato desiderio, e affocata carità
di sciogliersi a un tratto dal mondo, in quanto gli
fosse possibile.
E non essendogli possibile di levarsi attualmente,
si studia d'essere perfetto nello stato suo:
almeno il desiderio non gli manca.
Adunque, carissimo fratello, non dormiamo più, ma
destiamoci dal sonno.
Aprite l'occhio dell'intelletto col lume della fede a
conoscere e amare e seguire questa verità
la quale conoscerete nel sangue dell'umile e
amoroso Verbo.
E il sangue conoscerete nel conoscimento di voi,
però che la faccia dell'anima si lava col sangue:
e il sangue è nostro; e nessuno ce lo può togliere, se
noi non vogliamo.
Non siate, adunque, negligente;
ma, come vasello, empitevi nel sangue di Cristo
crocifisso.
Altro non dico.
Gesù dolce
Gesù amore
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