Corso di Psicologia Generale 2014–2015
www.cognitivelab.it
Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali,
Umane e della Formazione
1.
2.
3.
4.
Introduzione alla sensazione e percezione
La sensazione
La percezione: definizione e teorie
Principali fenomeni percettivi
Piazza G. Ermini, 1
06123 Perugia
Prof. Stefano Federici
[email protected]
+39 347 3769497
Introduzione alla percezione e
sensazione
2
› Sensazione  Noi acquisiamo la conoscenza del mondo
attraverso i nostri sensi.
–
–
I processi sensoriali sono tra i più accuratamente studiati in
neuroscienze cognitive.
Esplorazioni sistematiche dei processi sensoriali si sono
sviluppati su 2 domini 
1.
La natura fisica degli stimoli sensoriali come la natura delle onde luce e
del suono.
–
2.
L’anatomia degli organi di senso periferici, con attenzione al modo in cui le
caratteristiche anatomiche preparano lo stimolo fisico alla trasduzione
sensoriale.
–
3
Isaac Newton (1642–1727) Optiks è un esempio di questo approccio.
I bellissimi studi di von Békésy(1899-1972) sulle caratteristiche strutturali della
coclea e la relazione di tali caratteristiche per la codifica neuronale della
frequenza del suono ne sono un classico esempio (per i quali fu insignito del
Premio Nobel 1961 per la fisiologia e la medicina).
› Percezione  riflette la capacità di trarre senso dall’esperienza
sensoriale, sotto forma di informazioni sulla struttura e causalità
nell’ambiente del percepiente e in modo tale da guidare il
comportamento.
– Operativamente, possiamo distinguere la sensazione dalla percezione dalla
natura delle rappresentazioni interne:
› Sensazione  codifica le proprietà fisiche dello stimolo sensoriale prossimale
(l’immagine retinica, nel caso della visione),
› Percezione  riflette il mondo che probabilmente ha dato origine allo stimolo
sensoriale (la scena visiva).
– Poiché la relazione tra gli eventi sensoriali e percettivi non è mai unica – più
scene possono causare la stessa immagine retinica – la percezione è
necessariamente un’inferenza circa le probabili cause della sensazione.
4
› Una naturale ambiguità tra eventi sensoriali ed
esperienza percettiva (vedi le illusioni) si manifesta in 2
forme generali 
– Perceptual metastability  singoli eventi sensoriali che
suscitano più percetti distinti;
– Sensory synonyms  più eventi sensoriali che provocano lo
stesso stato percettivo.
Entrambe queste situazioni, che sono onnipresenti nella
normale esperienza, offrono l’opportunità di dissociare
sperimentalmente sensazione e percezione.
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› Perceptual metastability 
– La prima forma di ambiguità sensoriale-percettiva è
una conseguenza naturale della mappatura
indeterminata tra un segnale sensoriale e gli eventi
fisici che hanno dato origine ad esso.
› Il cubo Necker, in cui l’interpretazione tridimensionale inverte
periodicamente, nonostante il fatto che l’immagine retinica
rimane invariata.
6
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› Sensory synonyms  più immagini sensoriali generano la
stessa percezione e riflettono gli sforzi di sistemi sensoriali
per ricostruire attributi comportamentali significativi del
mondo a fronte di variazione lungo dimensioni sensoriali
irrilevanti.
– Costanza di dimensione  l’invarianza della dimensione percepita di
un oggetto rispetto alle diverse dimensioni di questo sulla retina.
– La costanza di luminosità e colore  l’invarianza della riflettanza
percepita o del colore di una superficie in presenza di variazioni di
illuminazione.
Queste costanze percettive suggeriscono un’invarianza neuronale
sottostante nonostante specifici cambiamenti di immagine.
8
9
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La sensazione
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› La sensazione 
– l’impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde
a una determinata intensità dello stimolo fisico.
› Le sensazioni pur essendo eventi privati e soggettivi, dei
quali soltanto ciascuno di noi ha un’esperienza diretta,
tuttavia possono essere:
– comunicate agli altri,
– comprese facilmente dagli altri,
– confrontate con quelle degli atri.
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› La comunicabilità, la comprensibilità e la confrontabilità
fra le sensazioni di diversi soggetti è dovuta a una
relazione psicofisica sistematica fra
– lo stimolo fisico (o stimolo distale) e
– la sensazione medesima (o stimolo prossimale)
› La relazione psicofisica sistematica 
– A determinate configurazioni di stimoli fisici corrispondono determinate
sensazioni sul piano psicologico.
– Di conseguenza, la sensazione costituisce una zona di interfaccia fra la
realtà esterna (materiale) e la realtà interna (psicologica).
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› Ogni modalità (o sistema) sensoriale è sensibile in
maniera specifica e definita alle manifestazioni e alle
variazioni di una determinata forma di energia fisica.
– Il sistema uditivo è sensibile a specifiche variazioni della pressione dell’aria (i
suoni e i rumori);
– Il sistema visivo è in grado di rispondere a determinate bande dell’energia
elettromagnetica (la luce).
› Siamo capaci di rispondere soltanto a quelle forme fisiche di stimolazione,
per le quali abbiamo a disposizione particolari apparati recettivi (od organi
di senso) in grado di captarle e di riceverle.
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Numero
Numero
dei
recettori
delle fibre
nervose
Organo di senso
Stimolo adeguato
Occhio
Onde elettromagnetiche
(lunghezza/ampiezza)
Colore
7·106
Intensità luminosa
7·108
Vibrazioni meccaniche
Altezza tonale
(frequenza ampiezza)
Volume
Orecchio interno
(coclea)
Orecchio interno
Accelerazione,
(canale semicircolare,
forza di gravità
labirinto)
Naso
Molecole di gas
Lingua, bocca, faringe Molecole di liquidi
Deformazione, sollecitazione
Epidermide, muscoli,
organi interni
Tensione muscolare
Lesione, sollecitazione
Temperatura
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Modalità
della sensazione
106
2·104
3·104
Movimento, rotazione,
equilibrio
2·104
2·104
Odore
2·107
2·103
Sapore
3·106
2·103
Contatto pressione
5·106
Posizione,
atteggiamento
106
Dolore
3·106
Freddo, calore
2·105
106
› L’individuo è predisposto a cogliere soltanto una parte
molto piccola della varietà e della massa degli stimoli
fisici che circondano il mondo.
– Non siamo capaci di rilevare la natura e l’intensità dei campi
elettromagnetici (degli elettrodotti ad alto voltaggio o dei
telefonini);
– non abbiamo la possibilità di captare le radiazioni alfa o
gamma, i raggi X (o di Rontgen), le radiazioni infrarosse o
ultraviolette.
› Il nostro organismo è notevolmente limitato a fronte dell’enorme varietà
delle forme dell’energia fisica.
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› La soglia assoluta segna il confine fra:
– gli stimoli che vengono recepiti dall’organismo 
› stimoli sovraliminari e
– gli stimoli che non sono avvertiti dall’individuo 
› stimoli infraliminari.
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› La soglia assoluta (o valore liminare) è il valore di uno stimolo che
nel 50% dei casi ha la probabilità di suscitare la sensazione
corrispondente.
› Si è soliti distinguere fra:
– la soglia assoluta iniziale
› il limite inferiore di discriminazione fra stimoli che producono una sensazione e
quelli che non la producono
– la soglia assoluta terminale la quantità minima di energia capace di produrre una
sensazione;
› il limite superiore al di sopra del quale la sensazione viene a cessare 
– è il caso dei raggi ultravioletti
› o cambia di natura
– è il caso di suoni molto forti, oltre i 140 dB che provocano una sensazione di dolore.
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19
› La soglia differenziale 
– o differenza appena rilevabile (just noticeable difference):
› è il valore della differenza minima fra due stimoli di diversa
intensità che è rilevata nel 50% dei casi
– La variazione di intensità (in aumento o in decremento) fra due
stimoli della medesima natura deve essere sufficientemente
elevata per essere colta dall’organismo.
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– Kant (1724–1804) aveva sostenuto che la psicologia empirica
non poteva essere realizzata, poiché non era possibile procedere
alla misurazione dell’attività psichica.
› Furono messi a punto metodi psicofisici di misurazione
del valore della soglia assoluta e differenziale.
– Metodo psicofisico studia la relazione sistematica tra 2
variabili:
› la sensazione  ordine soggettivo
› la stimolazione  ordine fisico
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› Metodo dei limiti 
– Al soggetto sono presentate ripetutamente diverse serie di stimoli:
› infraliminari in ordine ascendente nell’intensità degli stimoli fino a suscitare in lui
la sensazione corrispondente.
› sovraliminari in ordine discendente finché si giunge allo stimolo che non produce
la relativa sensazione.
– Il valore di soglia assoluta corrisponde allo stimolo che è stato avvertito dal soggetto
nel 50% dei casi.
› Limite del metodo 
– errore della direzione della serie (o errore di abitudine): i valori di soglia assoluta
tendono a essere diversi a seconda che si inizi con una serie ascendente o
discendente. Nel primo caso i valori liminari sono inferiori rispetto a quelli ottenuti
con le serie discendenti per un fenomeno di inerzia e di abitudine psicologica.
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› Metodo dell’aggiustamento 
– Si richiede al soggetto di aggiustare in modo continuo attraverso una manopola o un
cursore il livello di intensità di uno stimolo finché esso sia in grado di suscitare in lui
una risposta.
› Si parte da stimoli infraliminari o sovraliminari in modo simile al metodo dei limiti.
› Metodo degli stimoli costanti 
– Viene presentato al soggetto, in ordine casuale e per diverse volte, un certo numero di
stimoli che hanno differenti intensità, alcune sovraliminari, altre infraliminari.
› Ogni volta il soggetto è invitato a riferire se ha avvertito o no una sensazione. Lo
stimolo che ottiene il 50% delle risposte corrisponde al valore di soglia.
23
› La misurazione della soglia differenziale.
– Si presenta in ogni prova una coppia di stimoli di intensità differente
› lo stimolo standard tenuto costante e
› lo stimolo di confronto che invece varia di volta in volta.
– Il soggetto è invitato a riferire se è in grado di avvertire una differenza fra i due stimoli
(«questo suono è più forte di quello di prima?»).
› Abbiamo la determinazione della soglia differenziale, quando le differenze appunto
fra due stimoli sono avvertite nel 50% delle prove.
– ci sono possibili errori sistematici come:
› l’errore del campione (tendenza alla sovrastima)
› l’errore di posizione (una certa regione spaziale è privilegiata rispetto ad altre)
24
› Legge di Weber (1795–1878) 
– la differenza appena percettibile di due stimoli (ΔS) è una
proporzione k costante rispetto alla grandezza assoluta di uno
stimolo standard (S)
› k = ΔS/S
– Intensità luminosa 1,8-5%
– Stime di lunghezza 1%
– Pressione cutanea 3-10 %
– Peso
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2,5-3%
› Il soggetto era capace di distinguere un peso di 15gr da un altro di 15,5gr, o un
peso di 90gr da uno di 93 gr; nel primo caso, la ΔS era di 0,5g e nel secondo di
3g, ma in entrambi i casi corrispondeva a 1/30 del peso standard.
– K=0,5/15  0,03 ovverosia il 3,3% o 1/30
› In altri esperimenti Weber studiò la capacità di discriminare fra due linee di
lunghezza diversa presentate al soggetto l’una dopo l’altra, e di nuovo trovò che
esisteva una proporzione diretta e costante fra lo stimolo standard e la soglia
differenziale. In questo caso la frazione costante era, però, 1/100 anziché 1/30
come per il peso. Quindi, un soggetto era tipicamente in grado di distinguere la
differenza tra due linee quando l’una era lunga, ad esempio, 100mm e l’altra
101mm, oppure tra due linee di 1000 mm e 1010 mm.
– K=1/100  0,01 ovverosia l’1%
26
› Fechner (1801–1887), uno studioso tedesco di fisica, estese gli studi di Weber e
si propose di verificare in che modo la sensazione (I) potesse variare al variare
continuo dell’intensità della stimolazione (S).
› Legge di Fechner  l’intensità della sensazione (I) aumenta con il logaritmo
dell’intensità dello stimolo (S):
– I = k·log S
› Ciò significa che all’aumento in progressione geometrica dello stimolo
corrisponde un aumento in progressione aritmetica della sensazione.
– Per esempio, per uno stimolo che abbia la soglia assoluta di 8 e la costante k di Weber pari a
0,50, abbiamo il valore di sensazione
› 1 con lo stimolo di intensità 12 (8 + 8 X 0,50),
› 2 con lo stimolo di intensità 18 (12 + 12 X 0,50);
› 3 con lo stimolo di intensità 27 (18 + 18 X 0,50)
– Questa legge si è dimostrata valida per le diverse modalità sensoriali, eccetto che per i valori
estremi più alti o più bassi delie scale di intensità.
27
› In tempi più recenti Stevens 1957 diede origine alla nuova
psicofisica, da lui chiamata psicofisica soggettiva basata sul
concetto dell’uomo come organismo misuratore.
– I soggetti sono capaci di valutare direttamente l’intensità di una sensazione
associandola semplicemente a un numero.
› Si presenta al soggetto, per esempio, uno stimolo sonoro e gli si dice che esso ha
un valore pari a 10. Successivamente, in una seconda prova, si presenta uno
stimolo sonoro di diversa intensità e si richiede al soggetto di associarlo a un
numero che ne quantifichi la diversità: se egli ritiene che sia di intensità doppia,
assegnerà il valore di 20, se giudica che sia la metà, attribuirà il valore di 5, e così
via.
28
› La funzione di potenza di Stevens 
– la relazione fra il giudizio sensoriale del soggetto (ψ) e
l’intensità della sensazione (I) è una funzione di
potenza:
 = kIn
– secondo cui la grandezza soggettiva della sensazione
(ψ) è proporzionale all’intensità dello stimolo (I) elevata
a una certa potenza (n).
29
› Il grafico mostra la grandezza media
stimata di una sensazione (S) in
relazione al variare di tre stimoli (I):
– chiarezza di luce,
– lunghezza di una linea e
– shock elettrico.
› Queste curve sono state elaborate
secondo la legge di potenza di
Stevens (S=kIn), con l’esponente n
eguale a
– 0,33 per la chiarezza di luce,
– 1,00 per la lunghezza apparente e
– 3,50 per lo shock elettrico.
30
› La teoria della detezione del segnale ha posto in evidenza due
fattori:
a) la sensibilità dell’organismo nella sua finezza discriminativa degli stimoli;
b) il criterio soggettivo di decisione.
› Secondo la teoria della detezione del segnale nello studio
psicofisico del rapporto fra sensazione e stimolazione è
necessario prendere in considerazione, oltre alle capacità
recettive dell’organismo, anche i fattori soggettivi legati al
processo di decisione.
–
31
Data la complessità dinamica della percezione, sono essenziali sia i processi
dal basso verso l’alto (bottom-up) sia quelli dall’alto verso il basso (topdown).
› Misurazione e presa di decisione 
– La rilevazione non è un processo automatico e
semplice: in essa interviene sempre una presa di
decisione da parte del soggetto
› La teoria della decisione statistica prevede 4
possibilità:
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1.
Vero  dire sì, quando il segnale esiste realmente;
2.
Falso positivo  dire sì, quando il segnale non c’è;
3.
Falso negativo  dire no, quando il segnale in realtà esiste;
4.
Negativo  dire no, quando il segnale non esiste davvero.
› Processi bottom-up 
– In funzione delle informazioni sensoriali associate agli stimoli
ambientali, i processi dal basso verso l’alto vanno ad attivare
specifiche aree cerebrali primarie.
› Le informazioni sensoriali, quindi, sono necessarie, poiché, senza di esse,
cadiamo in una condizione di allucinazione (percezione illusoria in
assenza di uno stimolo esterno reale), come succede in una situazione di
severa deprivazione sensoriale.
› Tuttavia, sono insufficienti a spiegare ciò che percepiamo, poiché, per loro
natura, sono disperse e caotiche (non contengono abbastanza
informazioni).
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› Processi top-down 
– I processi dall’alto verso il basso partono da specifiche aree
cerebrali e influenzano l’attività nervosa dei recettori sensoriali
delle diverse modalità in relazione a ciò che già sappiamo.
› Entrano qui in gioco le conoscenze disponibili nei registri di memoria, le
credenze, le aspettative, nonché gli scopi della nostra condotta. La
conoscenza influenza i processi della percezione, rendendola più
efficiente, pertinente e accurata alla situazione contingente. È in grado,
infatti, di colmare gli elementi mancanti degli stimoli sensoriali sulla base
delle informazioni già immagazzinate.
34
La percezione: definizione e teorie
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› Secondo un realismo ingenuo ciò che noi percepiamo
(percetti) sarebbe una riproduzione di quanto si trova nella
realtà.
– Il mondo si presenterebbe a noi così come esso è e vi sarebbe una coincidenza
fra la realtà fisica e la realtà percettiva (fenomenica).
› Non in tutte le condizioni esiste una precisa corrispondenza
fra questi due piani della realtà.
– Assenza dell’oggetto fenomenico 
› Può essere presente a livello fisico uno stimolo che non compare a livello
percettivo, come succede nelle figure nascoste o mascherate (a, b, c).
– Assenza dell’oggetto fisico 
› Al contrario, possono essere operanti sul piano fenomenico (percettivo)
stimoli che non esistono nella realtà fisica, come indica il fenomeno delle
cosiddette figure anomale. In questo caso vediamo un oggetto per il quale
non esiste un corrispondente stimolo fisico.
36
37
38
39
› Discrepanza fra la realtà fisica e la realtà
percettiva 
– Contrasto di chiarezza
› In questo caso le superfici incluse (grigie o bianche) riflettono
la medesima quantità di luce, anche se sono percepite come
diverse per chiarezza.
– Illusioni ottico-geometriche
› si verifica una notevole disparità fra la configurazione reale
degli stimoli e la loro percezione.
40
41
› Occorre seguire il principio del rispetto-sospetto,
cioè trattare i fenomeni percettivi con il dovuto
rispetto e con il necessario sospetto, evitando
– l’errore dello stimolo 
› descrivere non ciò che si vede ma ciò che si sa, confondendo
i percetti con i concetti (illusioni ottico-geometriche).
– l’errore dell’esperienza 
› attribuire alla realtà proprietà che sono invece esclusive della
percezione.
43
› La percezione può essere intesa come
l’organizzazione immediata, dinamica e
significativa delle informazioni sensoriali,
corrispondenti a una data configurazione di
stimoli, delimitata nello spazio e nel tempo.
– È un processo intrinsecamente organizzato che, attraverso
molteplici attività di selezione, analisi, influenzamento reciproco
e coordinamento delle informazioni suscitate da una data
costellazione di stimoli, perviene a strutturare un mondo
fenomenico unitario, coerente e significativo, articolato in unità
distinte aventi proprietà e relazioni definite.
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› La catena psicofisica 
– Il nostro mondo percettivo è il risultato di una sequenza di mediazioni fisiche,
fisiologiche e psicologiche.
› Stimoli distali 
– Gli oggetti e gli eventi del mondo circostante producono in continuazione una
molteplicità indefinita di radiazioni (luminose, sonore o di altra natura) di varia
intensità e frequenza.
› Stimoli prossimali 
– le radiazioni che suscitano negli apparati recettivi precise sollecitazioni.
– Queste ultime non vanno intese come una condizione statica, bensì come una
situazione dinamica, soggetta a continui mutamenti. Nell’organizzazione percettiva
l’ordinamento temporale degli stimoli, infatti, è altrettanto importante del loro assetto
spaziale.
45
›
La percezione riunisce quello che nella ricezione era sparso;
–
Le riproduzioni di singoli oggetti, contenuti in una stanza, sono combinate e
–
organizzate nell’immagine di una vera stanza piena di oggetti.
Stimolo
prossimale
Stimolo
distale
Stimolo
prossimale
Stimolo
prossimale
46
Immagine
percettiva
› La stimolazione (sensazione),
evento fisico, suscita dunque una
rapida successione di eventi
fisiologici.
› Alle fasi terminali di questi
accadimenti fisiologici nei livelli
centrali dell’organizzazione
nervosa cerebrale corrisponde sul
piano soggettivo – cioè, sul
versante degli eventi psichici – la
percezione, ossia l’impressione
diretta e immediata della presenza
di determinate forme della realtà
ambientale.
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Evento
fisico
Evento
fisiologico
Evento
psichico
Realtà
ambientale
Percezione
Azione
Realtà
fenomenica
› La teoria empiristica 
– Secondo l’interpretazione empiristica della percezione proposta
originariamente da Hermann von Helmholtz(1821–1894), fisico e
fisiologo tedesco, le ripetute esperienze con la realtà ambientale
e l’apprendimento che ne consegue forniscono un contributo
essenziale alla percezione degli oggetti.
› Per loro natura i dati sensoriali sono parcellari e danno origine a un mosaico di
sensazioni elementari (per esempio, di luminosità, di colore, di durezza). Le
sensazioni sono integrate con altre informazioni e sintetizzate nella percezione
dell’oggetto grazie a meccanismi dell’associazione e dell’esperienza passata
(psicofisiologia).
– L’individuo, in base all’esperienza passata, compie una sorta di
ragionamento inconsapevole, in virtù del quale corregge e
integra le sensazioni elementari attuali.
48
› La scuola della Gestalt (o scuola di Berlino) 
– Nata in Germania all’inizio del XX secolo con le prime ricerche pubblicate nel 1912 da
Max Wertheimer(1880- 1943), proseguita con i contributi di Wolfgang Köhler(1887-1967), di
Kurt Koffka(1886–1941) e di Bruce Metzger(1914-2007) si oppose in maniera decisa al
principio empirista dell’esperienza passata e sostenne fin da subito che la percezione
non è preceduta da sensazioni, ma è un processo primario e immediato.
– Secondo la scuola della Gestalt la percezione non è dovuta al concorso di fattori
estranei (come le associazioni, le inferenze o i giudizi), ma risulta dall’organizzazione
interna delle forze che si vengono a creare fra le diverse componenti di uno stimolo.
– Il processo di organizzazione intrinseca è regolato da alcuni fattori o principi di
unificazione. In virtù di questi fattori le parti di un campo percettivo vengono a
costituire totalità coerenti e strutturate (Gestalt) come figure sullo sfondo, come
oggetti reali dotati di proprie caratteristiche (forma, grandezza, colore, movimento o
quiete, posizione ecc.).
– Pertanto, va riservata un’importanza secondaria all’esperienza passata, che non
influisce direttamente sui processi di organizzazione del campo fenomenico (o
percettivo), ma che può influire sul loro funzionamento soltanto in particolari
condizioni.
49
› La data di nascita della Gestalt
può essere indicativamente
fatta risalire al 1912, anno in
cui Wertheimer pubblica il suo
lavoro sul movimento
apparente o stroboscopico.
– Questo fenomeno, chiamato
fenomeno fi, è estremamente
importante per gli aspetti teorici
che sottende.
http://courses.ncssm.edu/gallery/collections/toys/animations/cyclist/cyclist400.htm
› Quello che avviene nell’esperienza
infatti non può essere spiegato da
ciò che succede agli oggetti fissi.
http://courses.ncssm.edu/gallery/collections/toys/animations/dragon2/dragon200.htm
50
› Il movimento del New Look 
– Sorse negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale. L’organizzazione della
percezione, oltre che da fattori intrinseci, dipende anche da altri fattori, come i bisogni, gli
stati emotivi, le aspettative e le motivazioni del soggetto percepente.
– Jerome Seymour Bruner(1915) verificò che, a parità degli altri parametri, i bambini di
disagiate condizioni socioeconomiche percepivano come più grande la moneta da mezzo
dollaro (stimolo dotato di alto valore) rispetto a un disco (neutro) di cartone delle
medesime dimensioni. Questo fenomeno non aveva luogo con i bambini di pari età, ma
appartenenti a una classe socioeconomica medio-alta o alta (abituati al denaro).
› Si tratta di una prospettiva funzionalistica, in quanto pone in evidenza le
funzioni della percezione.
– Il soggetto, quando percepisce uno stimolo, compie un’operazione di categorizzazione,
vale a dire, a partire da certi indizi, egli provvede alla identificazione e alla classificazione
dello stimolo medesimo, facendo riferimento a un sistema di categorie appropriate, idonee
per codificare la realtà ambientale sulla base delle relazioni rilevate fra le proprietà degli
oggetti e degli eventi.
51
› James J. Gibson(1904-1979) 
– la percezione non consiste né in un progressivo arricchimento fondato sull’esperienza,
né nell’elaborazione cognitiva del soggetto che impone la propria organizzazione agli
stimoli, bensì consiste nella capacità di cogliere le informazioni già contenute nello
stimolo medesimo.
› La stimolazione non è né caotica né indeterminata, ma offre un
ordine intrinseco, dovuto alle reciproche relazioni fra i vari aspetti
degli stimoli stessi.
– Una ricca informazione è già contenuta nella distribuzione spaziale e temporale degli
stimoli e resa disponibile per il soggetto. Gibson ha chiamato affordances queste
disponibilità già presenti nella stimolazione.
– Il soggetto deve soltanto riuscire a cogliere queste informazioni percettive già
esistenti nell’ambiente circostante (approccio ecologico).
52
› David Courtnay Marr(1945–1980) 
– Il soggetto codifica le immagini in funzione delle continue variazioni di intensità luminosa. L’attività percettiva
è distinta in fasi:
› lo schema grezzo originario (raw primal sketch) e
› lo schema a due dimensioni e mezzo (2 ½ dimensional sketch).
– Lo schema grezzo è formato da linee, punti e barre sulla base degli scarti di luminosità dell’immagine ordinati
in maniera gerarchica.
› Per esempio, il pelame nero del gatto può essere visto come insieme di singoli peli neri al livello gerarchico
più basso o come una superficie omogenea a un livello superiore di organizzazione spaziale globale.
L’immagine dipende dall’area di ampiezza considerata (un conto è osservare soltanto i capelli di una
persona per individuare le diversità di luminosità fra i singoli capelli; un conto è percepire la capigliatura
insieme con il viso). Secondo Marr il nostro sistema percettivo funziona sulla base del riconoscimento e
della registrazione delle frequenze spaziali ed è dotato di cellule deputate alla rilevazione delle differenze
di intensità luminosa procedendo in maniera ordinale: dalle cellule sensibili alle frequenze spaziali più
basse a quelle sensibili alle frequenze più elevate (sistema computazionale).
– Sulla base delle informazioni raccolte nello schema grezzo originario l’organismo procede a una seconda
elaborazione delle informazioni percettive che conduce allo schema a due dimensioni e mezzo.
› È stato chiamato in questo modo poiché esso, pur cogliendo una grande quantità di aspetti sulla
profondità, non esaurisce la totalità delle informazioni che esistono nella distanza fra due superfici
collocate in differenti parti del campo visivo.
– Gli elementi che sono percepiti come simili (medesima luminosità, contrasto, forma, colore od organizzazione
spaziale), tendono a essere aggregati in unità percettive, mentre gli elementi dissimili sono percepiti come
distinti e separati. In questa prospettiva Marr riprende i principi di aggregazione già proposti dalla Gestalt.
53
Percezione: I principali fenomeni
percettivi
54
› La mente umana organizza costantemente
l’attività percettiva in modo da cogliere oggetti ed
eventi in modo unitario e coerente.
› Questa segmentazione del flusso continuo delle
stimolazioni consente al soggetto di:
– orientarsi e di muoversi correttamente nello spazio,
– distinguere in modo appropriato gli oggetti gli uni dagli altri,
– procedere agli opportuni confronti fra di essi individuando
eguaglianze e differenze,
– fare previsioni attendibili sullo svolgimento futuro degli
avvenimenti.
55
› Articolazione figura-sfondo
– La prima segmentazione del flusso delle stimolazioni consiste di un processo universale e
costante, poiché non c’è figura senza sfondo. Come appare dalla figura,
› la figura ha forma, mentre lo sfondo è amorfo e indifferenziato.
› Il contorno appartiene alla figura, e non allo sfondo.
› La figura ha una estensione definita, mentre lo sfondo continua dietro alla figura in maniera
indeterminata.
› La figura appare in risalto rispetto allo sfondo.
› La figura ha un carattere oggettuale (è una cosa), mentre lo sfondo è meno distinto.
56
›
Le leggi dell’articolazione figura-sfondo sono:
a) inclusione: a parità delle altre condizioni, diventa figura la
regione inclusa (slide 59 a);
b) convessità: a parità delle altre condizioni, diventa figura la
regione convessa rispetto a quella concava (slide 59 b);
c) area relativa: a parità delle altre condizioni, diventa figura la
regione di area minore (slide 59 c);
d) orientamento: a parità delle altre condizioni, diventa figura la
regione i cui assi sono orientati secondo le direzioni principali
dello spazio percettivo (slide 59 d).
57
a) È percepito come figura la
regione inclusa.
b) La regione convessa
diventa figura.
c) L’area minore è percepita
come figura.
d) Diventa figura la regione
con gli assi orientati
secondo le direzioni
principali dello spazio
(croce nera a sinistra e
croce bianca o destra).
58
› Figure reversibili 
– Vale a dire figure nelle quali si ha una inversione tra la figura e lo
sfondo. Si creano quando le leggi dell’articolazione figurasfondo non riescono a intervenire.
› Si tratta di configurazioni instabili e ambigue (o equivoche),
nelle quali si registra un’alternanza periodica e regolare fra
figura e sfondo.
– È impossibile percepire nel medesimo tempo entrambi gli
elementi come figura, poiché il contorno appartiene, di volta in
volta, soltanto a uno di essi.
59
60
› Wertheimer [1923] individuò alcune leggi che determinano l’unificazione e
l’organizzazione di elementi discreti in unità percettiva.
61
1. Legge della vicinanza 
› a parità delle altre condizioni si unificano gli elementi vicini.
2. Legge della somiglianza 
› a parità delle altre condizioni, si unificano gli elementi simili.
3. Legge del destino comune 
› a parità delle altre condizioni, si unificano gli elementi che condividono lo stesso tipo e la
medesima direzione di movimento.
4. Legge della buona direzione 
› a parità delle altre condizioni, si unificano gli elementi che presentano continuità di
direzione.
5. Legge della chiusura 
› a parità delle altre condizioni, vengono percepiti come unità gli elementi che tendono a
chiudersi fra di loro.
6. Legge della pregnanza 
› sono preferite le configurazioni più semplici, regolari, simmetriche e stabili (tendenza alla
massima regolarità).
1. Legge della vicinanza
2.
3.
4.
5.
6.
7.
Legge della somiglianza
Legge del destino comune
Legge della buona direzione
Legge della chiusura
Legge della pregnanza
Legge dell’esperienza passata
3
1
5
2
6
7
6
62
4
63
64
65
66
67
68
› Le unità percettive non dipendono dalle caratteristiche e
dalle qualità possedute dai singoli elementi
› bensì dall’organizzazione totale della configurazione degli
elementi proprietà del tutto, secondo cui il tutto è più
della somma delle singole parti.
– Di conseguenza, le unità percettive (per esempio, le figure) si
presentano come totalità definite, coerenti e chiuse, strutturate
e organizzate, dotate di un elevato valore di coesione interna.
69
› Il problema di partenza 
– Lo spazio percettivo ha tre dimensioni, mentre le immagini
retiniche sono bidimensionali
– Eppure noi percepiamo la profondità.
E allora?
› Per spiegare questo paradosso percettivo che ha
appassionato filosofi e psicologi, occorre richiamare
l’attenzione su diversi fattori concorrenti.
70
› la convergenza
› l’accomodazione del cristallino
› la disparazione binoculare
– le due immagini retiniche non coincidono e sono fra loro
lievemente disparate; questo fenomeno dà origine alla fusione
binoculare che rappresenta una informazione importante per la
profondità: con la disparazione crociata l’oggetto è più vicino di
quello fissato e con la disparazione non crociata l’oggetto è più
lontano di quello fissato.
71
a) Chiasma ottico ed emicampi
visivi.
b) Disparazione binoculare
crociata (oggetto più vicino
rispetto o quello fissato) e
disparazione binoculare non
crociata (oggetto più lontano
rispetto a quello fissato).
a
– L = oggetto lontano;
– F = oggetto fissato;
– V = oggetto vicino.
72
b
› La densità microstrutturale 
– fenomeno del gradiente di densità della microstruttura delle
superfici sulla retina
› La prospettiva tissurale e la prospettiva lineare
› Gli indizi pittorici 
– il chiaroscuro
– l’occlusione o la sovrapposizione parziale
– l’altezza sul piano dell’orizzonte
– la parallasse di movimento
73
74
75
76
›
77
La parallasse di movimento fornisce utili informazioni per la percezione della distanza, poiché gli oggetti si
dispongono diversamente sulla retina in funzione del movimento dell’osservatore.
78
› La percezione della profondità e della
tridimensionalità è giustificata sul piano
psicologico da una serie sinergica di
– meccanismi fisiologici e
– indizi percettivi
che rendono possibile superare il dilemma iniziale
della bidimensionalità dell’immagine retinica.
79
› Le stimolazioni prossimali (per esempio, le immagini retiniche)
cambiano in continuazione per forma, grandezza e intensità
luminosa sia per le trasformazioni delle condizioni ambientali sia
per le incessanti variazioni dei potenziali nervosi endogeni.
› Nonostante questi continui e rilevanti cambiamenti, la percezione
dell’ambiente rimane stabile e costante.
› Le costanze percettive 
– gli individui percepiscono gli oggetti e gli eventi della realtà come dotati di invarianza
e di stabilità, pur al continuo variare delle stimolazioni prossimali.
80
› La costanza di grandezza 
– La grandezza dell’immagine retinica è inversamente proporzionale alla distanza dell’oggetto
dall’occhio.
› Ma continuiamo a percepire gli oggetti lontani come dotati di una grandezza relativamente
simile a quella con cui li percepiamo quando sono vicini.
– Oltre alle informazioni provenienti dall’immagine retinica, il soggetto tiene conto di indizi di
profondità che sono sempre presenti nell’ambiente.
› Gli oggetti non ci appaiono nel vuoto, ma sono regolarmente inseriti in schemi di riferimento
e in una scala costante della distanza, data dalla densità delle unità microstrutturali
dell’ambiente (gradiente di densità).
81
› Metzger (1966) tenta il superamento dell’autonomia percettiva
sostenendo che esistono delle capacità percettive innate:
– Per esempio la visione monoculare della profondità dipenderebbe da fattori formali e
quindi è una capacità insita nell’organismo fin dalla nascita e non appresa.
› Tuttavia Epstein (1967) ha trovato netti miglioramenti nella
valutazione della distanza, segno che l’esperienza incide sulla
visione della profondità
– Inoltre, ha trovato che i bambini molto piccoli e gli animali neonati indietreggiano
dinanzi alla cavità profonda precipizio visivo (visual cliff), quando – indotti dalla madre
– debbono superarla muovendosi a carponi.
– Ciò depone a favore di un’indipendenza della capacità della visione della profondità,
dall’esperienza individuale.
82
83
› La costanza di forma 
– È la tendenza ad attribuire agli oggetti la medesima forma, a dispetto della varietà di
forme che essi proiettano nel tempo sulla retina. Quando vi ponete di fronte alla serie
di finestre di un salone, le loro immagini passano da una forma rettangolare (la
finestra frontale davanti a voi) a diversi tipi di trapezoidi (le finestre collocate alla
vostra sinistra o alla vostra destra). Eppure, anche queste ultime sono percepite come
rettangolari.
– In effetti, grazie alla prospettiva lineare e al gradiente di densità microstrutturale (o
prospettiva tissurale) è possibile spiegare che la costanza di forma contiene il
medesimo numero di elementi nelle diverse posizioni.
– Al pari della costanza di grandezza, anche quella di forma è una proprietà di campo
più che una proprietà assoluta degli stimoli in sé.
84
› La costanza cromatica 
– Oltre ad avere una grandezza e una forma costanti, gli oggetti
dell’ambiente hanno un colore stabile e costante, per quanto
grandi possano essere le variazioni della illuminazione.
› La tonalità (hue) corrisponde a una determinata lunghezza d’onda del
colore;
› la chiarezza o luminosità (lightness) è un determinato livello di luminosità
compresa fra i due estremi del nero e del bianco passando per i grigi; essa
è data dall’ampiezza dell’onda luminosa, e
› la saturazione (saturation) è il grado di pienezza di una determinata
tonalità determinato dalla composizione spettrale e dalla purezza della
radiazione luminosa.
85
86
› La teoria quadricromatica, di Ewald Hering nel 1878, si
oppone alla teoria tricromatica di Young e van Helmholtz,
appare oggi la più fondata.
– Nella retina vi sarebbero tre sostanze che funzionano secondo
processi biochimici di assimilazione (composizione) e di dissimilazione
(scomposizione) sotto l’azione delle radiazioni luminose.
› La sostanza fotosensibile rosso-verde (con l’assimilazione si vede il verde, con
la dissimilazione si vede il rosso),
› la sostanza giallo-blu (con l’assimilazione si percepisce il blu, con la
dissimilazione o scomposizione si vede il giallo) e
› la sostanza bianco-nera (con l’assimilazione si vede il nero, con la
scomposizione si percepisce il bianco).
87
– Sono processi antagonisti: quando si percepisce un colore di una
coppia, non si può percepire l’altro.
88
› Le costanze percettive pongono in evidenza il fatto che le
nostre capacità percettive, più che cogliere gli stimoli
ambientali considerati in assoluto e come entità isolate,
si basano sul confronto simultaneo fra più stimoli
adiacenti, interconnessi a costituire un sistema di
riferimento unitario.
– Il nostro organismo, più che percepire la realtà in maniera
assoluta, è predisposto a rilevare i rapporti tra diversi stimoli, a
cogliere le loro differenze e le loro somiglianze, nonché a
istituire gli opportuni paragoni e confronti.
89
› Anche nel caso della percezione di oggetti in movimento siamo di
fronte a una condizione paradossale:
– quando ci spostiamo o quando muoviamo gli occhi, le immagini proiettate sulla retina
si spostano continuamente; eppure, non abbiamo la percezione che le cose siano in
movimento.
› La percezione del movimento è un processo complesso, regolato
da precisi meccanismi fisiologici
– non possiamo cogliere il movimento troppo lento, come la crescita delle foglie, o
troppo rapidi, come la traiettoria di una pallottola sparata da una pistola.
› Anche nel caso del movimento non vi è necessariamente una
corrispondenza fra il movimento reale e il movimento percepito o
fenomenico.
90
› La percezione del movimento reale 
– consiste nella capacità di cogliere nel tempo gli spostamenti reali di un oggetto rispetto ad altri
oggetti che restano immobili nello spazio percepito.
› L’oggetto in movimento proietta successivi spostamenti della propria immagine sulla retina.
› La percezione del movimento indotto 
– Se viene mostrato un rettangolo all’interno del quale si trova un punto luminoso, e il rettangolo è
spostato in una determinata direzione l’osservatore percepisce il movimento del punto incluso in
direzione opposta a quella del rettangolo.
– La spiegazione sta nel fatto che direzione e velocità del movimento dipendono unicamente dal
sistema di riferimento e dal rapporto fra elemento inducente (il rettangolo) ed elemento indotto
(il punto).
91
› Il movimento apparente o stroboscopico 
– consiste nella percezione di oggetti in movimento a partire da
stimoli statici presentati a intervalli regolari di tempo.
› Wertheimer nel 1912 riuscì a dare una spiegazione
soddisfacente di questo fenomeno, da lui denominato
fenomeno phi.
– La percezione del movimento stroboscopico è data
dall’organizzazione spazio-temporale nella successione degli
stimoli statici.
92
› Il movimento autocinetico 
› Se in una stanza totalmente buia si fissa un piccolo punto luminoso statico (per
esempio, una sigaretta accesa), dopo un certo intervallo di tempo, l’osservatore ha
la percezione che il punto compia movimenti erratici (a caso) di una certa
ampiezza.
– La spiegazione di questo fenomeno risiede nell’incapacità di mantenere a lungo la
traccia dell’esatta direzione verso cui si guarda, in combinazione con l’assenza di ogni
sistema di riferimento.
› In questo caso gli spostamenti del punto luminoso sulla retina, prodotti dai propri
movimenti oculari, sono erroneamente attribuiti a movimenti del punto luminoso
medesimo.
– È sufficiente introdurre un secondo punto luminoso o alternare la sua comparsa e
scomparsa (come i fari dei porti marittimi), affinché l’effetto autocinetico scompaia.
93
› Abbiamo considerato le capacità dell’essere umano nel cogliere le
informazioni provenienti dall’ambiente esterno.
– Egli non appare come un organismo passivo, unicamente capace di rispondere agli
stimoli esterni e di riprodurli dentro di sé come se fosse una fotocopiatrice.
– L’individuo umano si configura come un soggetto attivo, in grado di selezionare e di
rispondere selettivamente alle stimolazioni provenienti dall’ambiente.
› Egli è dotato di organi recettori e di meccanismi che gli consentono un
adattamento attivo alle situazioni che incontra. Grazie al loro funzionamento è
capace di cogliere in maniera attendibile e veritiera i diversi aspetti della realtà.
Ciò costituisce una premessa fondamentale, affinché egli possa fornire risposte
tempestive, efficaci e appropriate.
94
› Nello stesso tempo, l’individuo umano possiede una serie di competenze
percettive, in base alle quali egli è in grado di organizzare gli stimoli in
– unità discrete e in
– totalità dotate di significato,
attraverso un processo di segmentazione del flusso continuo delle stimolazioni
spaziali e temporali.
– L’individuo non ha la capacità di gestire un continuum ininterrotto di stimolazioni, ma deve
definirlo e circoscriverlo in oggetti, in eventi e in unità per poterlo controllare e per utilizzarlo.
› Sensazione e percezione costituiscono l’interfaccia fra il soggetto e la realtà
esterna. In esse operano congiuntamente sia processi cosiddetti
– dal basso verso l’alto (bottom up) in base alle informazioni che provengono dall’esterno, sia
– dall’alto verso il basso (top down) in funzione delle idee, delle credenze e delle aspettative che
ogni individuo possiede nei confronti della realtà esterna con cui, di volta in volta, interagisce.
95
› In tal modo l’individuo si trova a interagire con
– un mondo popolato da oggetti in sé definiti,
– nonché in relazione fra di loro.
› L’attività percettiva costituisce, pertanto, una premessa
fondamentale
– sia per i processi mentali di categorizzazione,
– sia per l’elaborazione dei significati e
– per la gestione degli interessi da condividere con altri individui.
96
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