ANNO ACCADEMICO 2009/2010 FILOSOFIA DEL DIRITTO 1 A-L
A.A. 2009/2010
Filosofia del diritto A-L
Prof. Adriano Ballarini
SUPPORTO DIDATTICO ALLE LEZIONI del II Semestre A.A. 2009/2010
T
I
T
O
L
O
D
E
L
C
O
R
S
O
ERMENEUTICA
DELLA
FATTUALITA’
E
COSTITUZIO
NALISMO
CONTEMPO
RANEO
PIANO
DELL’
OFFERTA
FORMATI
VA
LEZIONI FRONTALI
Materiale aggiuntivo: slides
Inizio mercoledi 24 febbraio
AULA IV
SEMINARIO (3 CFU)
“Le origini del totalitarismo”
Dott.ssa Viviana Bianconi
INIZIO: 11 marzo ore 15 AULA
“Don Minzoni”
Colloquio facoltativo
1
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Che cos’è il diritto?
All’interno delle coordinate storico, geografiche, istituzionali nelle quali
Il PRINCIPIO DI RAPPRESENTANZA è il FONDAMENTO MATERIALE
dell’ESERCIZIO LEGITTIMO DEL POTERE, vale l’equazione
DIRITTO=STATO
Adoperando l’espressione STATO intendiamo oggi:
1. Innanzitutto lo STATO MODERNO (con caratteri che NON si ritrovano nelle strutture politiche delle
epoche storiche precedenti);
2. Quindi, la sua forma attuale di STATO COSTITUZIONALE DI DEMOCRAZIA PLURALISTA.
Con questa equazione riconosciamo come DIRITTO IL SISTEMA COMPLESSO DI REGOLAMENTAZIONI DEL RAPPORTO
INDIVIDUO-SOCIETA’-STATO
Attraverso il quale:
1. L’INDIVIDUO (popolo, nazione) mantiene ed esercita il possesso originario della SOVRANITA’.
2. Il POTERE che lo STATO RICEVE DAGLI INDIVIDUI (contratto, rappresentanza) è COSTITUZIONALMENTE IMBRIGLIATO così da non
tradursi in ARBITRIO.
3. E’ GIURIDICAMENTE GARANTITA E PROMOSSA L’IDENTITA’ FATTUALE DI OGNI SINGOLO e, con essa, l’UGUAGLIANZA NELLA
DIVERSITA’.
4. Lo STATO resta l’ORDINAMENTO GIURIDICO ORIGINARIO, pur riconoscendo e promuovendo la PLURALITA’ DEGLI ORDINAMENTI dei
quali si compone strutturalmente il SOCIALE.
2
ELEMENTI BASE DELLA RAGIONE GIURIDICA MODERNA
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A. L’equazione DIRITTO=STATO (valida solo all’interno delle coordinate storico,
geografiche, istituzionali nelle quali è RISCONTRABILE una legittimazione dell’Autorità
politica come prodotto dell’accordo tra individui uguali) è il risultato di un FATTO:
Il PASSAGGIO (anch’esso riscontrabile solo all’interno di
precise coordinate storico, geografiche, istituzionali)
dal SUBJECTUM al SOGGETTO attraverso il quale si instaura
nell’occidente europeo continentale, a partire dal XVI
secolo, la legittimazione materiale dell’autorità, BASE
DELL’ORDINE GIURIDICO MODERNO.
B. Ogni trattazione sul DIRITTO, all’interno delle coordinate dove vale la LEGITTIMAZIONE
MATERIALE DELL’ AUTORITA’, ha nel passaggio dal Subjectum al Soggetto la sua QUESTIONE
PRELIMINARE, e nei confini di quella stessa LEGITTIMAZIONE il suo PRIMARIO CAMPO DI
COMPRENSIONE.
3
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C. Dal Subjectum al Soggetto: questo passaggio imposta correttamente la
comprensione dei MODI, delle FORME, dei TERMINI attraverso i quali si instaura e si
sviluppa quello che chiamiamo DIRITTO MODERNO.
D. Dal Subjectum al Soggetto. Ciò che questi due termini SEGNANO è il passaggio
- da una CONDIZIONE D’ESSERE, correttamente espressa dal termine Subjectum,
- ad un’altra CONDIZIONE D’ESSERE, della quale il termine Soggetto
esprime il RISULTATO DA RAGGIUNGERE E GARANTIRE.
Non sono STRUTTURE FONDAMENTALI, quelle che si
presentano come Subjectum o come Soggetto
MA
REALI CONDIZIONI DI ESISTENZA STORICAMENTE DETERMINATESI
4
COSI’
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E. CONTENUTI ED OBBIETTIVI DEL DIRITTO MODERNO vanno posti
- SEMPRE SUL PIANO DELLE REALI CONDIZIONI DI ESISTENZA,
- MAI SU QUELLO DELLE ESSENZE.
E’ sempre e solo l’instaurarsi storico della CONDIZIONE DI
ESISTENZA all’interno della quale l’uomo da Subjectum
diviene Soggetto
E’ QUESTO FATTO
Quello che decide CARATTERI, CONTENUTI, OBBIETTIVI del
DIRITTO MODERNO
5
GLOSSARIO del passaggio dal Subjectum al Soggetto spiegato sul piano delle
CONDIZIONI STORICHE DI ESISTENZA.
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1. Diritto moderno. Ha il suo atto di nascita nel riconoscimento del fatto che spetta ad ogni
uomo la condizione di soggetto, che in quanto tale è uguale ad ogni altro uomo, e che in forza
di questa parificante soggettività, ha pieno titolo a legittimare l’autorità giuridica,
semplicemente attraverso un patto (o contratto), senza bisogno di alcuna altra giustificazione
(naturale, storica, divina, metafisica). Questo accordo di soggettività, riconosciuto come
esclusiva (originaria) fonte di legittimazione e questa stessa legittimazione, senza la quale non
abbiamo l’ordine giuridico che nella storia del pensiero e delle istituzioni occidentali
qualifichiamo come diritto moderno, pongono IN PRIMO PIANO L’ESSERE SOGGETTO.
SOGGETTO E DIRITTO MODERNO COSTITUISCONO UN BINOMIO INSCINDIBILE.
2. Essere-soggetto. Non va trattato come una essenza, qualcosa di già dato, una sorta di
proprietà attribuibile all’in sé dell’uomo. Esso si presenta piuttosto come una condizione di
esistenza da fare, da realizzare, per la quale occorre sempre garantire reali possibilità di
attuazione. Non un essere (secondo le categorie filosofiche tradizionali), non una realtà
costitutiva dell’uomo, bensì un modo d’essere che si attua come aver-da-essere. Vale la legge: si
è Soggetto solo all’interno di una condizione di esistenza nella quale il posto dell’uomo è di
esistere garantito come Soggetto.
3. Aver-da-essere, condizioni di esistenza da fare, reali possibilità di attuazione. Sono questi i
confini del piano proprio all’essere soggetto. Espressioni che è un errore ritenere indicative
della condizione di Soggetto come condizione di pura possibilità. E’ IL PASSAGGIO STORICO DAL
SUBJECTUM AL SOGGETTO LO SPAZIO REALE ALL’INTERNO DEL QUALE L’ESSERE- SOGGETTO SI
PRESENTA COME CONDIZIONE DI ESISTENZA GIURIDICAMENTE GARANTITA. NON C’E’
SOGGETTO AL DI FUORI DI QUESTO PASSAGGIO E DELL’ORDINE GIURIDICO MODERNO CHE LO
PROMUOVE E GARANTISCE.
6
4. Subjectum e Soggetto: non essenze, bensì modi d’essere. Modi d’essere che solo reali condizioni di
esistenza rendono effettivi. In prima approssimazione, soggetto è il modo d’essere che il diritto moderno
ha da garantire, garantendo la condizione di esistenza all’interno della quale non dominano né sono
giuridicamente garantiti i modi e le forme storiche del Subjectum.
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5. Hobbes (pensiero di). DE NATURA, DE HOMINE, DE CIVE: PARADIGMA DELL’ORDINE GIURIDICO
MODERNO; BASE ESPLICATIVA DEL CORRETTO SIGNIFICATO DI SUBJECTUM E DI SOGGETTO; inizio del
passaggio dall’ESSERE all’AVER-DA-ESSERE COME BASE DELLA LEGITTIMAZIONE MATERIALE
DELL’AUTORITA’.
6. De Natura. Campo del dover essere secondo il modello (essenza) che l’ontologia fissa e sostiene come
ordine delle cose. Destino della necessità impresso nel reale dalla ontologia così che niente valga mai di
per sé (per la sua semplice ed esclusiva fattualità), ma valga sempre e solo se immagine, ripetizione,
copia di una essenza, se parte di quello che, secondo le essenze, viene stabilito come ordine delle cose
(Natura). Natura: campo del modo d’essere secondo la Logica dell’originario e la sintassi autenticoinautentico (Principio del Fondamento). Paradigma del modo d’essere secondo un vor-ge-stellt. Ontologia
come Logica (rappresentazione) dell’ente (Nietzsche). Modo dell’abitare secondo il dominio. Condizione di
esistenza di assoggettamento ai modi ed alle forme del dominio.
7. Ontologico. Tutto quanto riconduce la realtà ad un Principio del Fondamento e instaura una condizione
di esistenza (materiale, storica, giuridica) determinata dalla Logica dell’originario e dal modo d’essere del
vor-ge-stellt.
8. Vor-ge-stellt. Modo d’essere di chi si pone rispetto a ciò che muta, che ha da essere, che ancora non è,
che dunque sta davanti (vor) sempre riconducendolo a qualcosa che in quanto ritenuto già dato (ge-), in
quanto considerato posto una volta per tutte (ge-stellt) vale come senso, principio, misura dell’essere ed è
con ciò l’autentico (essenza, origine, verità) del quale essere copia, immagine, parte, così da poter valere
come una identità.
7
9. Ontologica. Condizione d’essere che destina l’esistere a ripetere quanto posto come principio (essenza,
fondamento) determinando una necessità dalla quale dipende senza appello se e quanto si ha diritto ad essere
riconosciuti come una identità (cioè se si vale come un essere), oppure se non si ha questo diritto, in quanto si è, ma
come ciò che appartiene all’effimero, all’inautentico, a ciò che è trascurabile.
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10. Ontologia. Rappresentazione del reale (ripetizione di ciò che, posto come l’originario, vale come modello)
secondo la sintassi dei gradi d’essere (scissione autentico-inautentico come senso e misura di ciò che è).
11. Ontologica (esistenza). Modo dell’abitare improntato al dominio. Una natura (ge-) è posta così da chiamare
l’intero reale a rendere ragione del suo essere (se autentico o inautentico). L’intero reale è assoggettato a gradi
d’essere.
12. De Cive. Condizione d’essere non assoggettata al destino della necessità proprio al De Natura. Spazio di esistenza
dell’uomo che può ritenersi soggetto-in-quanto-non-assoggettato-all’ordine-della-ripetizione-dell’originario (Natura,
naturale, autentico). Questo esattamente significa: IN QUANTO VALE NON PERCHE’ COPIA O IMMAGINE DI UN
MODELLO, MA SECONDO LA PROPRIA SPECIFICA FATTUALITA’.
13. Dal de Natura al de Cive, dal Subjectum al Soggetto. Ciò che si attua è il passaggio: 1. dalla condizione nella
quale è obbligo per essere ripetere il modello dato come l’originario (essenza), perché solo così si vale (si è parte
dell’ordine autentico delle cose), all’aver da essere una esistenza nella quale ciò che vale è essere secondo la
fattualità; 2. dall’essere assoggettato alla ripetizione di un già sempre dato (Subjectum) all’aver da fare, da realizzare
una condizione d’essere nella quale ciò che vale non ha bisogno d’altro per valere che della sua fattualità. QUESTO
SPECIFICO NON-ASSOGGETTAMENTO, UNA VOLTA GIURIDICAMENTE GARANTITO COME REALE CONDIZIONE DI
ESISTENZA, QUESTO E’ LO STATUS DI SOGGETTO.
14. Aver da essere (dell’uomo), aver da fare (del diritto). Ciò che l’uomo ha da essere è ESISTERE COSI’ DA
VALERE SECONDO FATTUALITA’ E NON IN QUANTO RIPETIZIONE DI MODELLI. QUESTA SPECIFICA CONDIZIONE DI
ESISTENZA, NELLA QUALE HA POSTO L’UOMO SOGGETTO, E’ IL DA FARE CHE SPETTA AL DIRITTO REALIZZARE.
8
15. Subjectum, Soggetto (condizione di). Non essenze, bensì condizioni di esistenza sostenute da
specifiche condizioni d’essere. A. Sostenuta la prima dalla condizione nella quale essere significa
ripetere un gia-sempre-dato. La conformità ad una essenza, a ciò che è posto come originario, come
fondamento, è solo questo che da diritto ad essere riconosciuti come identità reale. B. Sostenuta la
seconda dalla condizione nella quale essere ed essere fattuale coincidono, senza altro riconoscimento
se non del fatto che si è e del modo specifico di questo essere.
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16. Essere-Soggetto (spazio reale dell’) . Non è una essenza, ma una condizione di esistenza da realizzare
superando modi e forme della condizione di Subjectum. Modo d’essere che necessita sempre di uno spazio
reale di esistenza. Si è soggetto se si ha lo spazio per esistere come soggetto. Si esiste come soggetto se
innanzitutto non dominano modi e forme del Subjectum.
17. Fattualità (accadere della). Non il puro campo dell’accadere, la successione seriale dei fatti, bensì la
specifica condizione d’essere che storicamente diventa realizzabile garantendo il passaggio dal Subjectum al
Soggetto.
18. Fattualità (campo della). Specifico campo operativo del diritto moderno. Spazio della garanzia
dell’identità dell’uomo la cui condizione d’essere non è determinata dalla ripetizione di un modello.
19. Realtà fattuale. Il reale non dominato dal Principio del Fondamento (modo d’essere del vor-ge-stellt) e
non assoggettato alla sintassi autentico-inautentico (condizione d’essere del Subjectum).
20. Ermeneutica della fattualità. Chiarificazione dei modi e delle forme di assoggettamento a modelli, delle
quali il diritto moderno deve liberarsi. Esatta comprensione della identità fattuale per la quale il diritto
moderno deve garantire la condizione di esistenza. Comprensione delle condizioni d’essere non riconducibili
alla ripetizione di un modello. Superamento del modo del vor-ge-stellt (modo d’essere ontologico), della
Logica dell’originario, della sintassi autentico-inautentico.
9
Principio generale di metodo della ragione giuridica moderna: rispetto del fatto che esseresoggetto non è un’essenza, ma un modo d’essere (storico) da tradurre in condizione di
esistenza (storicamente: da tradurre in modo d’essere non assoggettato al Principio del
Fondamento).
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APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO
1. Nel campo delle condizioni di esistenza Subjectum e Soggetto sono modi d’essere.
2. In questo campo possiamo correttamente parlare di un modo d’essere ontologico e di un modo d’essere
fattuale.
3. I modi d’essere sono modi dell’abitare le cui forme, se rintracciate legittimano la conclusione che si è in
presenza di condizioni di esistenza nelle quali il posto dell’uomo
- può essere solo quello di Subjectum,
- ovvero esclusivamente quello di Soggetto.
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4. Sul piano dei modi d’essere, Subjectum e Soggetto sono PARADIGMI
CHE L’ORDINE GIURIDICO DEVE SOSTENERE O ELIMINARE, CHE
STORICAMENTE HA SOSTENUTO O ELIMINATO (diritto
premoderno e diritto moderno), CHE PUO’ GARANTIRE O NON
GARANTIRE (ordine giuridico moderno).
5. Oggetto dell’ordine giuridico moderno è la garanzia del MODO D’ESSERE DEL SOGGETTO
Il che significa, non garanzia giuridica del modo assoggettante della ontologia.
6. Essere soggetto: modo d’essere che necessita sempre di un reale spazio di esistenza e della
garanzia che questo spazio riconosca l’uomo nella sua identità fattuale e non come
ripetizione di un modello.
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Principio della ragione giuridica moderna: si è Soggetto se si ha lo spazio per esistere come
Soggetto, si esiste come Soggetto se non dominano modi e forme del Subjectum.
L’ESSERE-SOGGETTO E’ UNA
CONDIZIONE D’ESSERE CHE NON
PUO’ MAI ESSERE RICONDOTTA
ALLA LOGICA DELL’ORIGINARIO
QUESTA STRUTTURA DELL’ESSERE SOGGETTO IMPRIME AL
DIRITTO MODERNO LA SUA SPECIFICA DINAMICA.
DOVENDO REALIZZARE UNA CONDIZIONE DI ESISTENZA, ALL’INTERNO DELLA QUALE IL POSTO
DELL’UOMO E’ DI SOGGETTO E NON DI SUBJECTUM, IL DIRITTO MODERNO DEVE GARANTIRE
UNO SPAZIO ALL’INTERNO DEL QUALE NON DOMINANO MAI MODI E FORME RICONDUCIBILI
ALLA LOGICA DELL’ORIGINARIO.
LA DINAMICA E’ IMPRESSA DAL FATTO DI DOVER
COSTANTEMENTE SUPERARE MODI E FORME
ATTRAVERSO LE QUALI ESSERE NON VALE DI PER SE’,
MA SOLO SE RIPETE CORRETTAMENTE UN MODELLO
POSTO COME ORIGINARIO.
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ORDINE GIURIDICO MODERNO
A. Cambia il sistema delle fonti di diritto sulla base della legittimazione materiale
dell’Autorità.
B. Nasce lo Stato.
C. Si afferma il Principio di Sovranità autonoma e non derivata.
D. Le coordinate culturali e l’ordine giuridico si spostano dal Giusnaturalismo al
Positivismo giuridico, perfezionando progressivamente questo spostamento.
E. L’uomo viene giuridicamente garantito e promosso quanto alla sua identità
fattuale.
N.B. NIENTE DI TUTTO QUESTO PUO’ ESSERE
COMPRESO SUL PIANO DELLE ESSENZE. NE’ GLI
ATTORI, CHE COMPAIONO SULLA SCENA GIURIDICA
( INDIVIDUO, SOVRANITA’, STATO), NE’ LA
LEGITTIMAZIONE MATERIALE DELL’AUTORITA’ (CHE
RIVOLUZIONA IL TRADIZIONALE SISTEMA DELLE
FONTI DI DIRITTO), NE’ I MODI E LE FORME CHE IL
DIRITTO MODERNO ASSUME NEL SUO
PROGRESSIVO IMPORSI STORICO.
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Ciò che determina la DINAMICA propria all’ordine giuridico moderno è proprio il
FATTO che in esso non si tratta mai di ESSENZE o di STRUTTURE FONDAMENTALI.
Sempre abbiamo a che fare con una
CONDIZIONE D’ESSERE per la quale
occorre garantire la sua SPECIFICA
CONDIZIONE DI ESISTENZA.
E QUESTA CONDIZIONE DI ESISTENZA, QUALI CHE
SIANO I SUOI MODI O LE SUE FORME, NON PUO’
MAI ESSERE TRASFORMATA IN UNA ESSENZA, UNA
LOGICA DELL’ORIGINARIO, UN PRINCIPIO DEL
FONDAMENTO.
L’ESSERE-SOGGETTO non può avere posto dove, in qualunque forma, domina il modo del VOR-GE-STELLT.
14
a.
INDIVIDUO
ATTORI:
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Individuo.
Sovranità.
Stato
b.
PERNO:
Legittimazione
materiale
dell’autorità
c.
DINAMICA:
Instabilità del
rapporto tra
gli Attori
DINAMICA
DINAMICA
Legittimazione
materiale dell’Autorità
STATO
SOVRANITA’
DINAMICA
15
Dal Subjectum al Soggetto: storicamente PARADIGMA di questo PASSAGGIO è HOBBES.
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De Natura. De Homine. De Cive.
INTERPRETAZIONE TRADIZIONALE
a.
b.
c.
d.
Nascita dell’Individuo, della Sovranità, dello Stato.
Nascita dei diritti civili.
Contrapposizione Ius-Lex.
Contrapposizione Individuo-Stato.
AL NATURALE SI
SOSTITUISCE L’ARTIFICIALE
Compare l’Io-soggetto.
L’uomo prende coscienza di
sé e della sua autonomia.
CREPUSCOLO DEGLI DEI
Emancipazione dal fisico e
dal metafisico.
Signoria sul tempo, il
divenire, le cose.
Hybris moderna.
16
Dal Subjectum al Soggetto: storicamente, paradigma di questo passaggio è HOBBES.
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A. Il dato: De Natura De Homine De Cive
De Natura: condizione dell’uomo Subjectum
De Cive: si instaura il Soggetto
Che cosa ci dice questo dato?
1. Letture tradizionali (Manuali. Storia della filosofia del diritto.
Storia delle Istituzioni).
2. Sintesi: la specifica condizione descritta nel De Natura si
riassume nel fatto che l’uomo, causa l’essenza e per essenza, è
assoggettato a contrapposizioni insanabili che generano uno
stato di conflitto permanente
B. Comprendere il dato dal quale muove Hobbes significa innanzitutto comprendere la
specifica condizione descritta nel De Natura. QUESTO SIGNIFICA RISPONDERE ALLA
DOMANDA: PONENDOSI OLTRE QUALE SPECIFICO ASSOGGETTAMENTO L’UOMO ACQUISTA
LO STATUS DI SOGGETTO?
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Vocabolario base.
A.
De Natura.
1. ambito di ciò che identifica l’uomo sul piano delle realtà in sé, delle realtà
date già da sempre, proprie all’uomo in modo inalienabile;
2. regione della necessità, di ciò di cui non si dispone, che è dato una volta
per tutte.
B. De Natura: ciò che tratta di quanto nell’uomo c’è del mondo delle cose immodificabili,
sottratte ai mutevoli caratteri dell’accadere, stabili e permanenti.
C. De Natura: scienza della Natura dell’uomo, cioè della sua Essenza.
D. De Natura: descrizione della condizione d’essere naturalmente propria
all’uomo(necessariamente, inalienabilmente, per Essenza), dello status che l’uomo ha per
sua stessa Natura (Essenza) nell’ordine delle cose.
18
Prime metodologiche osservazioni sulla posizione di Hobbes.
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A. Si può dire senz’altro che, attraverso il De Natura, Hobbes non vuole innanzitutto
descrivere una situazione storica o politica, un assoggettamento dell’uomo a
qualcuno o a qualcosa.
Trattando della Natura dell’uomo, Hobbes
non si colloca sul piano del potere, del suo
esercizio, delle sue leggi, condizioni e
conseguenze.
B. Si
deve dire, invece, che, descrivendo lo status dell’uomo a partire
dalla sua Natura, Hobbes pone la condizione umana sul piano
ontologico, delle cose date una volta per tutte, e con ciò descrive
l’uomo, il suo status, la sua esistenza a partire da quello che,
secondo la tradizione occidentale, va trattato e considerato come
ciò che fonda, sostiene, giustifica, da senso e ragione alle cose.
19
La precisazione del piano sul quale poggia l’analisi di Hobbes è decisiva.
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Chiarito questo infatti ne deriva che quanto Hobbes descrive nel De Natura,
quanto dice dell’uomo e della sua condizione, in sintesi tutto quanto accade in
quell’ambito ACCADE PER CAUSE ONTOLOGICHE,
accade dunque
1. secondo ciò che è dato una volta per tutte,
2. secondo ciò che fonda, giustifica, sostiene, da senso e
ragion d’essere.
Ai fini della comprensione di ciò che accade con Hobbes ed a partire da Hobbes vale
dunque come principio metodologico il fatto che
il De Natura non tratta di possibilità ma di necessità
e questo secondo quanto il termine necessità
significa in un ambito ontologico.
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De Natura: trattando del mondo delle Essenze essa tratta dell’ordine
della necessità che a questo mondo è proprio.
Vocabolario.
Necessario: ciò che è così com’è e non c’è alcuna possibilità di cambiarlo. Lo sono le cose date
una volta per tutte, quelle che non mutano; per tradizione concettuale: le essenze .
Necessità: quella che senz’altro si attua e si attua in un modo già da sempre stabilito, che è
ineluttabile quale che sia il divenire e l’accadere.
La necessità come ordine: ciò che permane nonostante il divenire, contro il divenire e contro
l’occasionalità dell’accadere visto come fondamento, il permanente contrapposto al mutevole, il
permanente come senso.
Ordine della necessità: la necessità come ordine imposta alle cose; la realtà come ciò che ha
senso e ragion d’essere se e per il fatto che ha in sé qualcosa che non muta, qualcosa di stabile,
che permane nonostante e contro il divenire; la stabilità, ciò che non muta, che sottrae al
divenire, come ciò che esclusivamente vale, perché sola sostiene, fonda, da senso; la stabilità
come decreto, in quanto prima di ogni altra essa per le cose vale (le fonda) e solo per essa le
cose, la realtà hanno il loro primario valore (sono, hanno senso).
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E’ secondo l’ordine della necessità impresso nelle cose dal fondamento che l’uomo è
Subjectum.
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Subjectum: assoggettato. Sul piano ontologico ciò vale per l’uomo
come per ogni altro ente. Tutto infatti di ciò che è reale è
ontologicamente assoggettato all’ordine della necessità imposto alle
cose da ciò che le fonda, da ciò che permette ad esse di permanere, di
durare, di apparire, dunque di essere, nonostante il divenire.
Subjectum. Per l’uomo significa che la sua esistenza è indelebilmente
improntata, segnata, qualificata dal fatto che ciò che di lui vale, ciò che
gli conferisce consistenza, senso, identità è ciò che di lui non muta, che
di lui è inalienabile, dato una volta per tutte.
Ordine della necessità: ontologicamente l’uomo è destinato dal
fondamento ed il suo destino è segnato dal fatto che, comunque, quale
che sia il divenire del suo esistere, quali che siano gli accadimenti, egli
vale per quanto ha come essenza e non per la sua esistenza.
Ordine della necessità: decreto che fissa per l’uomo il destino al quale è
assoggettato senza speranza. Per questo destino l’uomo ha uno status
ed è secondo questo stesso destino che ha uno specifico modo d’essere.
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Sul piano ontologico, ciò che il Fondamento imprime nelle cose è
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un
DESTINO DELLA NECESSITA’
dal quale dipendono status e modo d’essere delle cose stesse.
Se allora
A. ciò che è dato una volta per tutte e che fonda è antinomico rispetto al
divenire ed all’accadere, come lo è per l’ontologia (improntata alla
contrapposizione in quanto scienza di ciò che permane di fronte, contro,
nonostante il mutare);
B. se questa antinomia, in quanto poggia su ciò che è dato una volta per
tutte, è insanabile;
SARA’ ALLORA DESTINO DELLA NECESSITA’ RITROVARE L’ACCADERE OVUNQUE SEGNATO DA QUESTA
INSANABILE ANTINOMIA. ONTOLOGICAMENTE APPARTERRA’ AD ESSO COME CONDIZIONE (STATUS) L’
ESSERE IL TERRENO DEL CONFLITTO COSTANTE ED IRRISOLVIBILE (MODO) TRA TUTTO CIO’ CHE E’
DELL’ESSENZA (ESSERE) E TUTTO CIO’ CHE ATTIENE AL MUTAMENTO (ESISTENZA, DIVENIRE).
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Conclusione
Trattando della Natura dell’uomo, Hobbes tratta per questo di una condizione di
conflittualità permanente. Permanente perché ontologica.
Sul piano della ontologia, infatti, non importa quale sia la causa specifica del
conflitto.
In Hobbes è la natura dell’uomo come ius in omnia ciò che genera la situazione di
guerra di tutti contro tutti.
Stesso risultato, stessa situazione, si ha quale che sia l’essenza (natura).
Sul piano ontologico è DESTINO DELLA NECESSITA’ che l’esistenza sia il
terreno del conflitto irriducibile impresso in essa dalla antinomia
insanabile con l’essenza.
Ogni essenza assoggetta l’esistenza al destino della conflittualità irriducibile
tra antinomie insanabili.
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Subjectum
Status ontologico di colui che è assoggettato come destino
alla antinomia insanabile tra essenza ed esistenza ed a tutti i
conflitti irriducibili che questa antinomia imprime
nell’accadere.
Condizione d’essere di chi è costantemente lacerato da
antinomie insanabili e da conflitti irriducibili.
Condizione di esistenza dell’uomo che antinomie insanabili
e conflitti irriducibili rendono estraneo a sé stesso, al
mondo, agli altri.
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N.B. Spiegando il Subjectum sul piano ontologico abbiamo impostato correttamente la comprensione del
passaggio dal Subjectum al Soggetto. Questo tuttavia, sebbene necessario per le reali possibilità di
riuscita della ricerca, non basta ai fini del nostro oggetto, che è e resta quello di comprendere l’essere
soggetto come base della legittimazione materiale dell’Autorità e dunque come condizione di realtà del
diritto che giunge fino a noi attraverso le forme del binomio DIRITTO=STATO.
Per comprendere esattamente quel passaggio dobbiamo compiere un
passo decisivo. Dobbiamo trattare l’ONTOLOGIA INNANZITUTTO
COME UNA SPECIFICA, REALE CONDIZIONE DI ESISTENZA
STORICAMENTE DETERMINATASI.
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ATTENZIONE!
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Il rapporto con qualunque fenomeno, sia esso storico, naturale, esistenziale,
sociale o giuridico, può essere instaurato facendo come scelta di metodo quella
di trattarlo innanzitutto come un puro e semplice fatto storicamente
determinatosi.
Con ciò non si escludono altri piani, né vengono negate letture e comprensioni diversamente impostate.
Piuttosto, il fatto che quell’accadimento si è dato storicamente ed il modo nel quale esso si è dato, questi
dati vengono assunti come prioritario oggetto di indagine. Che quello con il quale si ha a che fare è un
fatto con un suo specifico modo d’essere, questa constatazione precede ogni altra considerazione.
La scelta di metodo diviene così anche una scelta di campo. Inevitabilmente, lavorare sul piano dei modi
d’essere, stando all’interno delle coordinate storiche, geografiche ed istituzionali alle quali
apparteniamo, nelle quali dominante è in ogni caso il sistema concettuale improntato alla comprensione
del reale secondo la filosofia dell’essere, significa innanzitutto che il fenomeno non viene comunque
ricondotto ai tradizionali schemi concettuali ai quali la nostra realtà culturale fa comunque riferimento.
Non si parte allora da nessuna realtà pre-data. Il fenomeno non si commisura con verità prime o ultime
(quali che siano) capaci di definirne senso ed identità. Lo si descrive piuttosto assumendo come principio
metodologico il fatto che il piano sul quale esso si mostra e si impone come un essere è innanzitutto
quello del suo specifico modo d’essere. Il che è una scelta di campo, perché sposta la ricerca, dalla
regione dell’ essere (mondo delle verità pre-date o delle essenze), a quella delle cose per le quali (almeno
nei limiti del divenire, dove esse, fin tanto che sono, ancora non sono) non c’è alcun essere se non in
quanto modo d’essere (non c’è alcuna realtà prima, al di fuori, di fronte al fatto che, fin tanto che siamo,
ancora non siamo).
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Dall’Essere al modo d’essere: per la nostra ricerca, lo spostamento di
piano ha conseguenze immediate e rilevanti.
Sono conseguenze che riguardano:
1. il metodo;
2. l’oggetto;
3. il campo di indagine.
.
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A.A. 2009/2010
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A. IL METODO. Da questo momento la ricerca deve attenersi innanzitutto alla
seguente impostazione.
Trattare l’ontologia come un fatto storicamente determinatosi
significa trattarla come un modo d’essere che ha nel Subjectum la
reale e necessaria condizione di esistenza ad essa conforme.
Di conseguenza, ponendoci su questo piano, il SUBJECTUM si
dimostra come lo STATUS di quella specifica condizione di
esistenza storica che la tradizione occidentale chiama
CONDIZIONE ONTOLOGICA.
A sua volta, sul piano dei fatti storicamente determinatisi, la
condizione ontologica è lo status che ha nei modi e nelle forme
della ontologia la sua reale e necessaria condizione di esistenza.
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Sul piano delle realtà storicamente determinatesi
occorre assumere come conclusione il fatto che
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la condizione ontologica
è una forma di esistenza
storica
strutturata
secondo
modi specifici.
Questi modi li conosciamo. Sono 1. l’antinomia insanabile tra Essenza ed Esistenza e 2. la
conflittualità permanente.
Sul piano della storia, questi modi diventano
parametri attraverso i quali uno status si mostra
identificabile come la condizione d’essere conforme e
necessaria ad una forma di esistenza ontologica.
Lo spostamento dall’essenza alle forme di esistenza vale ora
come principio di metodo.
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Attuando questo principio, i termini del passaggio dal Subjectum al Soggetto vengono
reimpostati.
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Subjectum. Abbiamo detto: colui che, secondo l’ordine della necessità, vale per quanto ha
come essenza e non per la sua esistenza. Subjectum come assoggettato alla scissione
insanabile tra essenza ed esistenza ed alla conflittualità permanente che questa antinomia
comporta.
Ciò che qualifica lo status di Subjectum è dunque che appartiene ad una condizione nella
quale, ciò che comunque vale è ciò che si ha come essenza. Tutto il resto accade per
conseguenza.
Essenza: secondo la tradizione l’in sé delle cose, la verità prima, già-sempre-data,
immodificabile ed inalienabile.
Se ci spostiamo sul piano delle forme storiche di esistenza, anch’essa è un modo d’essere. E’ il
modo per il quale ciò che vale è comunque ciò che dura, che non muta, che non cambia, che
si ripete. Se ciò che permane viene contrapposto in modo insanabile a ciò che muta,
abbiamo antinomie e conflittualità, di fatto un modo d’essere secondo l’essenza.
Subjectum: condizione propria ad una forma di esistenza identificabile
come ontologica perchè strutturata nel modo d’essere specifico
dell’essenza.
31
Se accettiamo lo spostamento dall’essere al modo d’essere, dall’ essenza alle condizioni di
esistenza il Subjectum diventa dunque una CONDIZIONE DI ESISTENZA PARADIGMATICA.
Viene con ciò realizzato un risultato determinante ai fini della comprensione del passaggio
dalla condizione di Subjectum a quella del Soggetto. Compiamo del pari un passo avanti non
secondario nella corrispondente comprensione dei termini propri a quello che definiamo
ordine giuridico moderno.
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Posti sul piano dei modi d’essere, là dove riscontriamo una
esistenza assoggettata ad antinomie insanabili ed a conflitti
irriducibili, una esistenza lacerata ed estraniata, lì possiamo
riconoscere il modo d’essere specifico dell’essenza e concludere
che siamo di fronte ad una forma di esistenza ontologica
Quella che in questo modo ci si presenta è senz’altro una
condizione di assoggettamento, una condizione d’essere
correttamente definibile e descrivibile secondo i modi e le
forme storicamente proprie al Subjectum, una
condizione nella quale non c’è posto per l’uomo
soggetto.
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Il De Natura di Hobbes va trattato come un paradigma.
A. Sul piano delle forme storiche di esistenza, il Subjectum non è circoscrivibile allo status
dell’uomo pre-moderno. Esso si mostra come la condizione di ogni uomo sia assoggettato
ad un destino della necessità, di ogni uomo la cui condizione d’essere sia definibile
ontologica perché strutturata secondo il modo delle essenze.
B. Su questo piano, modi e forme d’essere riconducibili al De Natura, dovunque e comunque
si presentino, indicano modi e forme di assoggettamento a destini della necessità DAI
QUALI L’UOMO DEVE ESSERE SOTTRATTO se deve essere posto nella condizione e nel
modo d’essere di soggetto.
Come paradigma, il De Natura di Hobbes mostra LA CONDIZIONE DI
REALTA’ del diritto moderno
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Condizione di realtà del diritto moderno
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A. Se, sul piano delle forme storiche di esistenza, il Subjectum non è semplicemente
identificabile con lo status dell’uomo pre-moderno;
B. se piuttosto esso si mostra come la condizione di ogni uomo sia assoggettato ad un
destino della necessità, di ogni uomo cioè la cui condizione d’essere sia definibile
ontologica perché strutturata secondo il modo delle essenze;
C. se su questo piano, modi e forme d’essere riconducibili al De Natura, dovunque e
comunque si presentino, indicano modi e forme di assoggettamento a destini della
necessità DAI QUALI L’UOMO DEVE ESSERE SOTTRATTO per poter essere posto nella
condizione e nel modo d’essere di soggetto.
ALLORA
A. Non basta superare l’ontologia storica per passare dal Subjectum al
Soggetto, e con essi dall’ordine giuridico classico all’ordine giuridico
moderno.
B. Ciò che occorre superare (ciò che giuridicamente è necessario non
garantire) sono tutti i modi e le forme attraverso le quali si instaura
una forma di esistenza ontologica e con essa un modo d’essere
assoggettato a destini della necessità.
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OCCORRE SEMPRE RIPETERLO! Le coordinate sono quelle storiche e geografiche
all’interno delle quali accade storicamente il passaggio dal Subjectum al Soggetto, si
instaura la legittimazione materiale dell’Autorità, vale il binomio diritto=Stato.
Nei confini segnati da queste coordinate, se assumiamo
lo spostamento dall’essere al modo d’essere e dall’
essenza alle condizioni di esistenza, il chiarimento del
passaggio dal Subjectum al Soggetto e, con esso, di ciò
che il diritto deve garantire volendo, come il diritto
moderno vuole, porsi oltre modi e forme di esistenza
ontologica, questo chiarimento riceve un percorso
preciso.
Ne abbiamo individuato i principi di metodo, occorre ora definirne l’oggetto e poi i
campi di indagine
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B. L’OGGETTO.
Poiché la condizione ontologica è lo status che ha nei modi e nelle forme della
ontologia la sua reale e necessaria condizione di esistenza;
poiché è questa condizione, segnata da antinomie insanabili
e da conflitti irriducibili, quella che separa il Subjectum dal
Soggetto;
dato questo, si dimostra chiaramente oggetto della ricerca il modo d’essere che fa della ontologia
la forma di esistenza all’interno della quale non c’è posto per la condizione di soggetto, bensì
esclusivamente per quella di subjectum.
Individuare e definire esattamente questo modo è il passo decisivo che da
alla ricerca la sua direzione definitiva, segnandola attraverso precisi
obbiettivi.
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Modo d’essere dell’ontologia: il fondamento come ordine della necessità
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Sappiamo che questo significa:
a. la necessità come ordine imposta alle cose; la realtà come ciò che ha
senso e ragion d’essere se e per il fatto che ha in sé qualcosa che non
muta, qualcosa di stabile, che permane nonostante e contro il divenire;
la stabilità, ciò che non muta, che sottrae al divenire, come ciò che
esclusivamente vale, perché sola sostiene, fonda, da senso; la stabilità
come decreto, in quanto prima di ogni altra essa per le cose vale (le
fonda) e solo per essa le cose, la realtà hanno il loro primario valore
(sono, hanno senso);
b. che l’ esistenza dell’uomo è indelebilmente improntata, segnata,
qualificata dal fatto che ciò che di lui vale, ciò che gli conferisce
consistenza, senso, identità è ciò che di lui non muta, che di lui è
inalienabile, dato una volta per tutte;
c. che l’uomo è destinato dal fondamento ed il suo destino è segnato dal
fatto che, comunque, quale che sia il divenire del suo esistere, quali che
siano gli accadimenti, egli vale per quanto ha come essenza e non per
la sua esistenza.
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Sappiamo anche che,
Se ciò che è dato una volta per tutte e che fonda è antinomico rispetto al
divenire ed all’accadere, come lo è per l’ontologia (improntata alla
contrapposizione in quanto scienza di ciò che permane di fronte, contro,
nonostante il mutare);
se questa antinomia, in quanto poggia su ciò che è dato una volta per tutte, è
insanabile;
SARA’ ALLORA DESTINO DELLA NECESSITA’ RITROVARE L’ACCADERE OVUNQUE
SEGNATO DA QUESTA INSANABILE ANTINOMIA. ONTOLOGICAMENTE
APPARTERRA’ AD ESSO COME CONDIZIONE (STATUS) L’ ESSERE IL TERRENO DEL
CONFLITTO COSTANTE ED IRRISOLVIBILE (MODO) TRA TUTTO CIO’ CHE E’
DELL’ESSENZA (ESSERE) E TUTTO CIO’ CHE ATTIENE AL MUTAMENTO
(ESISTENZA, DIVENIRE).
Sul piano ontologico, ciò che il Fondamento imprime
nelle cose è un DESTINO DELLA NECESSITA’ dal quale
dipendono status e modo d’essere delle cose stesse.
Lo status è quello di assoggettato ad antinomie insanabili; il modo d’essere è quello
della conflittualità irriducibile. Da qui una condizione di esistenza lacerata ed estraniata.
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Tutto questo appartiene ai risultati già acquisiti.
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Ciò che dobbiamo acquisire, è la comprensione del fatto
che
il FONDAMENTO, sul quale poggia una
qualunque ONTOLOGIA, non è mai una
REALTA’, bensì sempre e soltanto una
IPOTESI
ipotesi posta come necessità secondo una logica
deduttiva di tipo naturalistico.
Realizziamo così il passo decisivo sul piano della comprensione del modo
d’essere che fa della ontologia la forma di esistenza all’interno della quale
non c’è posto per la condizione di soggetto, bensì esclusivamente per
quella di subjectum.
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Il percorso per giungere a questa comprensione è impostato da Nietzsche
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Esso può essere fatto coincidere con la
“Nuova interpretazione dell’accadere”
da lui progettata a partire dal settembre 1885
LOGICA, FISICA,
MORALE, ARTE, POLITICA.
secondo la successione
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LOGICA
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Alla base della esperienza del reale c’è una ipotesi. Di fronte al fatto che si
diviene, che tutto è in mutamento, che fintanto che si è ancora si ha da
essere, di fronte a questo viene fatta valere una deduzione logica: se si
diviene, comunque si è; sempre, dire che si diviene, significa anche dire che
si è; essere nel mutamento è sempre essere nonostante il mutamento; e se
si è nonostante il mutamento, allora qualcosa si sottrae al mutamento
stesso. Il divenire è possibile perché qualcosa di diverso da esso, di opposto
ad esso, di estraneo ad esso lo sostiene. Risultato: il divenire è possibile,
perché ad esso si oppone l’essere; il divenire è possibile grazie al fatto che
ad esso si oppone l’essere, grazie al fatto che essere e divenire sono due
potenze tra loro completamente ed irrimediabilmente opposte. La potenza
dell’essere fa da baluardo alla potenza del divenire permettendo che le cose
siano.
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Alla base dell’esperienza del reale c’è una ipotesi. L’essere non è infatti una realtà che si
sperimenta. L’unica cosa che si sperimenta è il divenire. Si suppone però come necessario
che NON PUO’ ESSERCI UN DIVENIRE SENZA QUALCOSA DI TOTALMENTE DIVERSO DA
ESSO , DI OPPOSTO AD ESSO CHE LO SOSTENGA.
L’ipotesi è la seguente: si è nel mutamento, DUNQUE deve esserci qualcosa che non
muta, ALTRIMENTI NON SI SAREBBE NEANCHE. Questo qualcosa che non muta DEVE
AVERE IL CARATTERE DEL TOTALMENTE ALTRO RISPETTO A CIO’ CHE MUTA.
Questo TOTALMENTE ALTRO, che sempre e
comunque la realtà PRESUPPONE, questa IPOTESI
NECESSARIA, senza la quale non si darebbe la
possibilità di configurare qualcosa come ESSERE, è
il FATTO IPOTETICO ORIGINARIO da PORRE ALLA
BASE DI OGNI REALTA’ ABBIA IL CARATTERE DEL
DIVENIRE. Esso, PER IL REALE, è il FONDAMENTO.
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Fatto ipotetico originario, il fondamento ha uno specifico modo d’essere: esso
GIUSTIFICA.
Poiché a. vale la deduzione logica: si è nel divenire, dunque deve esserci qualcosa
che non diviene, ALTRIMENTI NON SI SAREBBE NEANCHE,
b. il fatto ipotetico originario, l’ipotesi, è FONDAMENTO COME CIO’ CHE GARANTISCE DAL
NON ESSERE, COME CIO’ CHE PORTA DAL NON ESSERE ALL’ESSERE E MANTIENE
NELL’ESSERE.
Il FONDAMENTO, ciò senza cui non si sarebbe neanche, SOSTIENE SUL NULLA E SOTTRAE
DAL NULLA.
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La condizione d’essere del reale che diviene è che, per essa, TUTTO DIPENDE DAL
TOTALMENTE ALTRO CHE COMUNQUE VA PRESUPPOSTO E TUTTO E’ IN GIOCO RISPETTO
AL TOTALMENTE ALTRO. ESSERE REALE E’ ESSERE GIUSTIFICATO DAL FATTO IPOTETICO
ORIGINARIO.
COSI’
Nel campo del divenire, non c’è un essere che di per sé abbia una qualche consistenza,
perché niente nel divenire si sostiene da solo. Secondo LOGICA, tutto dipende totalmente
da quel qualcosa CHE GIUSTIFICA, E LOGICAMENTE NON PUO’ ESSERE CHE COSI’. Secondo
logica è infatti solo ipotizzando un totalmente altro dal divenire che si giustifica il divenire
stesso. L’ipotesi logica impone che, dato il divenire, necessariamente qualcosa dal nulla
porta tra le cose che sono e necessariamente tra di esse mantiene, qualcosa che non
diviene ed i cui caratteri sono del tutto estranei al divenire stesso. Per tutto ciò, il REALE
FONDAMENTO delle cose che sono, l’essenza della realtà E’ LA DIFFERENZA
PRESUPPOSTA, INCOLMABILE tra ciò che diviene e ciò che non diviene. Il modo d’essere
del reale che diviene, di conseguenza, è ESSERE ALLO SPECCHIO, essere una IMMAGINE,
una RAPPRESENTAZIONE dell’IPOTETICO FATTO ORIGINARIO che unicamente giustifica,
senza il quale non si sarebbe, che dunque solo HA CONSISTENZA E PUO’ RITENERSI UN
ESSERE IN SE’.
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Glossario secondo il progetto nietzschiano di nuova
interpretazione dell’accadere.
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Fondamento. Non una verità. Neanche una realtà. Esso e’ una deduzione logica necessaria, inderogabile
che giustifica e spiega il fisico. Una deduzione formulata semplicemente per opposto, per differenza-dalfisico-stesso, sul presupposto semplicemente postulato che il fisico non è, non ha possibilità di essere se
non è giustificato da qualcosa di oltre-fisico. Un postulato logico, una ipotesi come necessità alla base
delle cose che sono.
Onto-logia. Modo d’essere del fondamento. Giustificazione delle cose che sono a partire da una ipotesi
oltre-la-fisica.
Ontologico. Ordine delle cose improntato alla necessità di essere giustificate da una ipotesi oltre-fisica
come condizione per valere come essere-fisico
Natura ontologica. Identità per differenza da ciò che giustifica. Essere in quanto immagine riflessa di ciò
che è posto come fondamento.
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Condizione ontologica. Esistenza allo specchio. Specchio del fatto che nel divenire si è solo se
giustificati. Specchio della differenza tra ciò che di per sé vale (l’oltre-fisico) e ciò che di per sé non
vale (il fisico). Rappresentazione della differenza che vale come fondamento all’interno della quale
le cose valgono, sono giustificate, hanno il grado dell’essere se, e solo se, ripetono, sono
rappresentazioni di quella differenza medesima. Il grado di rappresentazione costituisce il grado
d’essere.
Modo d’essere ontologico. Assoggettamento. Volontà di potenza. Una ipotesi viene posta come
necessità delle cose per essere, come la Natura che le sostiene ed alla quale devono rendere
interamente conto. Una ipotesi che, in quanto giustifica, è imposta e si impone alle cose senza
dover rendere conto di altro se non del fatto che giustifica. Il modo d’essere ontologico è Al di là
del bene e del male.
Fisica. L’ipotesi come condizione di realtà. La condizione di realtà delle cose che sono come Natura
delle cose stesse. La rappresentazione della Natura come la realtà. La prassi della differenza come
realtà ed oggetto della Fisica. La Volontà di potenza come prassi ontologica. La Fisica come Teoria
delle formazioni dominanti.
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Morale. Il totalmente altro come realtà e verità. Lacerazioni e conflittualità dell’esistenza come
inappagabile tensione al vero di per sé irraggiungibile. L’antinomia insanabile spiegata a partire dalla
colpa. Le condizioni di esistenza scambiate per manifestazioni della verità. Il reale sottoposto alle
scissioni vero-falso, bene-male, autentico-inautentico. L’ipotesi logica estraniata e falsificata.
L’esistenza allo specchio come alienazione. La rappresentazione come l’innaturale e l’effimero.
Fin qui Nietzsche. Da qui, l’ applicazione del
progetto di Nietzsche per realizzare il passo
decisivo sul piano della comprensione del modo
d’essere che fa della ontologia la forma di
esistenza all’interno della quale non c’è posto per
la condizione di soggetto, bensì esclusivamente
per quella di subjectum.
Tutto ciò, OCCORRE SEMPRE RIPETERLO, avendo
come oggetto una ricerca che affronta il passaggio
dal Subjectum al Soggetto, in quanto attraverso di
esso si instaura la legittimazione materiale
dell’Autorità ed acquista forma istituzionale il
binomio diritto=Stato.
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Tutto ciò avendo raggiunto come
risultato
A. che non basta superare
l’ontologia storica per passare
dal Subjectum al Soggetto, e
con essi dall’ordine giuridico
classico all’ordine giuridico
moderno;
B. che ciò che effettivamente
occorre superare (ciò che
giuridicamente è necessario
non garantire) sono tutti i
modi e le forme attraverso le
quali si instaura una forma di
esistenza ontologica e con
essa un modo d’essere
assoggettato a destini della
necessità.
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Con Nietzsche, l’ontologia diventa un MODO D’ESSERE, il modo di una IPOTESI (modello, idea,
interpretazione) che GIUSTIFICA PER DIFFERENZA.
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E’ ontologica, a questo punto, qualunque forma di esistenza il cui modo d’essere è la
RAPPRESENTAZIONE DI MODELLI posti come GIUSTIFICAZIONE DELL’ESISTERE
STESSO, cioè qualunque forma di esistenza nella quale un MODELLO E LA SUA
RIPETIZIONE sono ciò che esclusivamente conferiscono SENSO e RAGIONE D’ESSERE.
L’ontologia diventa un modo d’essere. Come modo d’essere ha FORME che vanno oltre quelle
dell’ontologia classica.
Come modo d’essere, l’ontologia diventa PARADIGMA di ciò che a. determina la condizione di
Subjectum e b. deve essere superato se si vogliono superare modi e forme di esistenza
ontologica.
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La nuova interpretazione dell’accadere di Nietzsche diventa
interpretabile come paradigma del passaggio dal Subjectum al
Soggetto in quanto PARADIGMA DEL SUPERAMENTO di ogni
condizione di esistenza ontologica.
Attraverso Nietzsche, i modi del DESTINO DELLA NECESSITA’ vanno
1. Dalle forme naturalistiche dell’Ontologia classica (LOGICA. FISICA);
2. Alla condizione dell’Io e di ogni forma di esistenza strutturata secondo il binomio Ionon Io, soggetto-oggetto, Io-mondo (ARTE);
3. Fino al totalitarismo ideologico come produzione di modelli-uomo e modelliambiente (POLITICA).
Sono tutti i modi che Nietzsche riconosce propri alla VOLONTA’ di POTENZA (la FISICA
come LOGICA) e che la tradizione ha estraniato in INTERPRETAZIONI MORALI
DELL’ACCADERE (il FONDAMENTO, l’IO come VERITA’, l’ ONTOLOGIA COME SCIENZA DEL
VERO).
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Successione dei risultati raggiungibili a
partire dal fondamento come ipotesi
logico deduttiva e dalla condizione
ontologica come esistenza allo specchio.
A. Modo d’essere del fondamento: logica dell’originario; vor-ge-stellt.
Il comparire di questo modo, quale che sia l’originario, quale che sia il
già-sempre-dato (ge-) indica una forma di esistenza allo specchio,
all’interno della quale è posta come fondamento la differenza tra
qualcosa che giustifica (conferisce senso e ragione d’essere) e ciò che è
giustificato. In questa forma di esistenza il dato fondante è la
differenza (quale che sia) e si ha identità solo per differenza. Un
qualunque fatto, ma anche una qualunque ipotesi, così come un’idea
o un modello possono valere come ciò per differenza dal quale si è
giustificati, ciò di cui, per valere come essere, come identità, occorre
essere rappresentazione. Si può dire che, ovunque l’esistenza è nel
modo del vor-ge-stellt, lì siamo in presenza di una forma di esistenza
improntata al fondamento, dunque ad una forma di esistenza
ontologica. Dato quanto con Nietzsche si è detto dell’ontologia, siamo
in presenza di una condizione che assoggetta il reale ad essere
immagine, specchio, rappresentazione di ciò che, posto come
giustificazione, si impone come senso e ragione d’essere. Il modo
d’essere del fondamento, quale che esso sia, è il ritorno dell’uguale
(Nietzsche), cioè la continua ripetizione del fondamento stesso (fatto,
idea, modello, ipotesi).
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B. Subjectum. Status di qualunque uomo assoggettato da un modello (sociale,
storico, naturale, ideale) a valere, ad avere identità esclusivamente per
differenza dal modello stesso. Condizione d’essere propria a qualunque forma
di esistenza allo specchio
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C. Diritto. Così come non basta superare l’ontologia storica per passare dal
Subjectum al Soggetto, e con essi dall’ordine giuridico classico all’ordine
giuridico moderno, ma occorre superare tutti i modi e le forme attraverso
le quali si instaura una forma di esistenza ontologica, ugualmente, per
superare il modo d’essere ontologico occorre superare i modi e le forme
del fondamento.
D. Modi del fondamento: modi e forme di esistenza allo specchio; condizioni di
esistenza che lasciano posto esclusivamente ad identità per differenza.
Questione dell’Io.
Questione dell’ideologia totalitaria.
L’Io e l’ideologia totalitaria come esistenze allo specchio, modi e forme del
fondamento, dunque modi e forme del Subjectum.
Netta separazione della condizione di esistenza dell’Io dalla condizione di
soggetto. Il primo antitetico al secondo. L’Io come forma preparatoria
dell’ideologia totalitaria.
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Segue D. Modi del fondamento
1. Io e soggetto delimitano due condizioni d’essere tra loro diverse ed estranee;
2. essere-soggetto significa essere estraneo ai modi ed alle forme della condizione
d’essere propria all’Io;
3. garantire l’essere soggetto significa non garantire i modi e le forme dell’Io;
4. la condizione di esistenza propria all’essere soggetto è quella nella quale non
hanno posto condizioni di esistenza proprie all’Io.
E. Dal Subjectum al Soggetto: oltre il fondamento e l’ontologia, oltre l’esistenza allo
specchio, oltre l’identità per differenza, oltre l’Io e l’ideologia totalitaria.
F. Costituzionalismo ed ermeneutica della fattualita’: dalla garanzia della identità per
differenza da modelli alla garanzia della identità fattuale.
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ermeneutica della fattualita* e costituzionalismo contemporaneo