La nascita del pensiero politico
islamico contemporaneo
Khaled Fouad Allam
L’Islam contemporaneo
(in G. Filoramo, L’Islam, Laterza, 2005,
pp. 219-252)
La fine dell’epoca classica e l’età moderna
Correnti di riforma del pensiero politico islamico
Dalla Nahda alla Salafiyya
Il riformismo indiano
Il pensiero fondamentalista
L’incontro-scontro con l’Occidente
La fine dell’epoca classica
• L’epoca classica dell’Islam si può estendere fino al XVI secolo
(decimo secolo dell’Egira), coincidente con il primo millennio
della storia musulmana.
•
Il primo millennio della storia musulmana si conclude nell’anno
1591 del calendario gregoriano, in un’epoca in cui comincia a
farsi pressante l’esigenza di un rinnovamento (tajdīd).
• Nonostante sia l’epoca dei grandi imperi sovranazionali che si
spartirono le terre dell’Islam, è un’epoca di ripiegamento e crisi.
• Il tentativo di arginare la decadenza e di modernizzarsi si concilia
con l’affermazione di una visione involutiva della storia, in cui si
guarda al passato come ad un’epoca d’oro: utopia retrospettiva.
L’età moderna nel mondo musulmano
• L’impero ottomano comincia già nel secolo XVII la
sua lunghissima agonia, perdendo ampi territori.
• Il 1798 è considerato l’anno dell’entrata nella
modernità del mondo islamico, con la spedizione di
Napoleone Bonaparte, che si concluderà politicamente
con un nulla di fatto ma avrà una enorme importanza
sul piano socio-culturale per il mondo musulmano.
• È il primo vero impatto con l’Occidente.
• Si inaugurano le scienze orientalistiche, si comincia a
parlare di question d’Orient, i musulmani scoprono un
altro ordine culturale.
L’epoca di Muhammad ‘Ali
L’albanese Muhammad ‘Ali è considerato il fondatore dell’Egitto
moderno. Dopo aver eliminato la vecchia classe dei Mamelucchi,
regna (1805-1849) in modo del tutto autonomo rispetto agli
Ottomani e porta a compimento una grandiosa opera di riforma
economica e amministrativa, a cominciare dall’esercito e
dall’istruzione.
Fondamentali per il rinnovamento del pensiero musulmano furono
le missioni di studenti mandati in Europa (Tahtawi e “L’oro di
Parigi”), l’introduzione della stampa e la fondazione di alcune
scuole (medicina, lingue).
Sarà dall’Egitto, ma anche dalla Siria e dal Libano, che partirà la
corrente di modernizzazione dell’Islam, all’interno della quale
cominciano a delinearsi i concetti di nazione, nazionalità, patria,
ma anche panarabismo (in senso ovviamente anti-ottomano).
Il ripiegamento dell’Islam su se stesso
• Nello stesso periodo della spedizione napoleonica, nelle remote
aree della penisola arabica nasce un movimento di pensiero
puritano e intransigente, che si rifaceva alla scuola giuridica
sunnita hanbalita, la più chiusa: il Wahhabismo, dal nome del suo
eponimo Muhammad ibn ‘Abd al-Wahhab (1703-1792).
• Esso riesce, grazie all’alleanza politica (1744) con la famiglia
Sa‘ud, che governava la regione del Nagd, a divenire il nerbo di
un forte Stato che sarebbe diventato, nel 1932, lo Stato dell’Arabia
Saudita, che ancora oggi ha il wahhabismo come sua ideologia
ufficiale.
• Il wahhabismo condanna anche la religiosità delle confraternite
(turuq o tariqāt) sufi, che avevano una grande importanza
all’epoca ed esprimevano la religiosità popolare, tuttavia esso
rappresenta, proprio come il sufismo, una forma di ripiegamento
dell’islam su se stesso.
• Qualche decennio dopo, nel cuore dell’impero ottomano e nel
Vicino Oriente, nell’epoca seguente lo sbarco napoleonico, si
assiste ad una ventata di riformismo occidentalizzante.
• Riforme sotto il califfo ottomano Mahmud II (1808-1839) e
soprattutto le Tanzīmāt sotto suoi successori ‘Abd al-Mejid
(1839-1861) e ‘Abd al-Hamid II (1876-1909).
• La definizione della cittadinanza in senso moderno prende il
posto dell’obsoleta distinzione fra musulmani e dhimmi.
• Anche il riformismo musulmano (islāh) condanna le forme
mistiche dell’Islam come retrograde e le accusa di mantenere la
religione in uno stato di arretratezza e ignoranza.
• È l’epoca della irruzione della modernità, ma anche del
colonialismo, e delle contraddittorie risposte che ad essa la
cultura islamica cercò di dare per rispondere ad una sfida
epocale destinata a perdurare fino ai nostri giorni.
La Nahda
• La Nahda (Rinascimento) è una complessa corrente di
pensiero che si sviluppa in Egitto alla fine del XIX secolo e si
propone di riformare il pensiero islamico per renderlo
perfettamente compatibile con le esigenze della modernità.
• Precursori della Nahda furono due grandi intellettuali:
‘Abd al-Rahman Al-Jabarti (1753-1825), storico egiziano
testimone della spedizione napoleonica in Egitto, che ci ha
lasciato una descrizione ammirata della cultura, delle scienze e
della tecnica di cui erano portatori i Francesi.
Rifa‘ah al-Tahtawi (1801-1873), uno dei primi partecipanti alle
missioni di studio volute da Muhammad ‘Ali in Francia,
traduttore, educatore e giornalista.
• Entrambi già si richiamavano ai temi della modernità, della
riforma politica, dell’istruzione e dell’emancipazione della
donna.
La “triade” della Nahda
•Jamal ad-din al-Afghani
•Muhammad ‘Abduh
•Rashid Rida
L’idea centrale di questo movimento è
islamizzare la modernità,
ovverosia far rientrare la contemporaneità nel quadro
della religione, dimostrando la perfetta compatibilità
dell’Islam con le istituzioni e le ideologie moderne.
• La Nahda è il movimento che dà inizio alla islāh,
la riforma del pensiero islamico, e al
panislamismo, la corrente di pensiero che
preconizza l’unione di tutti i musulmani come
strumento di riscatto contro le ingerenze e le
contaminazioni della politica e della cultura
imperialista coloniale.
• I protagonisti della Nahda viaggiano in Europa,
studiano le lingue, dibattono con i pensatori
europei, si confrontano con la modernità.
• Una visione nazionale panislamica comincia a
delinearsi a partire proprio dall’Egitto e dal Vicino
Oriente.
Jamal ad-din al-Afghani (1839-1897):
il padre del panislamismo
• Persiano, dissimulò la sua origine prendendo l’appellativo di
“afghano” per evitare diffidenze e discriminazioni in quanto
sciita.
• Intellettuale militante e rivoluzionario, viaggiò instancabilmente
nel mondo musulmano (e non), per diffondere la sua ideologia
politica basata sulla necessità di risvegliare i valori nazionali
dell’Islam e del panislamismo.
• Fu in Egitto ad al-Azhar a tenere conferenze sul suo progetto di
elevazione delle nazioni musulmane; fu a Parigi negli anni ‘80
del XIX secolo e qui si contrappose in un acceso dibattito al
noto filosofo e storico Ernest Renan, uno dei più prestigiosi
studiosi di orientalismo, che accusava l’Islam di essere
incompatibile con la modernità. Lottò contro il dispotismo nei
paesi islamici e contro il colonialismo, quello britannico in
modo particolare.
• La rivista al-Urwah al-Wuthqà (Il legame indissolubile, 18841885) fu portavoce del suo pensiero e di quello di ‘Abduh, suo
discepolo e grande collaboratore.
• Sosteneva l’uso della libera interpretazione delle Scritture,
affermando che la porta dell’ijtihād (interpretazione personale)
in realtà non si era mai chiusa definitivamente e che il ruolo del
taqlīd, l’imitazione pedissequa degli antichi, fino ad allora
prevalente, andasse ridimensionato.
• La religione/cultura islamica avrebbe dovuto affrontare un
coraggioso processo di “riforma” interna, sul modello di quella
protestante avvenuta nel Cristianesimo.
• Continuò a viaggiare in Inghilterra, in Persia, in Turchia, in
Afghanistan, tra conferenze e salotti, bella vita e circoli politici.
• Il suo ideale panislamico lo portò ad avvicinarsi molto al
califfato ottomano e al califfo ‘Abdul Hamid II (1876-1909).
• Morì proprio ad Istanbul nel 1897 a 59 anni (secondo alcuni
avvelenato per volere del sultano che non si fidava più di lui).
L’ideologo dell’islāh.
Muhammad ‘Abduh (1849-1905)
• Nonostante sia un uomo di religione, un teologo, fu costretto
a fuggire dall’Egitto e rimase in esilio per alcuni anni perché
coinvolto nella rivoluzione fallita di Urabi Pasha (1882), che
combattè contro l’instaurarsi del controllo britannico
sull’Egitto.
• Visse a Parigi dove conobbe Afghani e con lui collaborò, e
poi in Libano, prima di rientrare in Egitto.
• Teologo, professore (fu chiamato dai suoi allievi con
l’appellativo di “maestro guida”), giornalista, magistrato,
amministratore e infine muftì d’Egitto (dal 1899).
• In questa veste emanò molte sentenze “rivoluzionarie” e fu
promotore di una vasta riforma dei costumi e dell’istruzione,
prima di dimettersi per la durissima opposizione delle
autorità religiose.
• Basò la sua lettura delle fonti sacre sul concetto di maslaha
(“bene comune, convenienza”) per il quale la legge e la
moralità si devono adattare alle condizioni di vita del
contesto in cui operano.
• Fu la figura più influente del movimento riformista
della Nahda e la sua opera incarnò al meglio il motto
“islamizzare la modernità”.
• La sua opera più importante è Il trattato sull’unicità
divina.
• Propugnava la assoluta sintonia non solo tra l’Islam e
la ragione e la scienza (“L’islam è la religione della
ragione e della scienza”), ma anche fra l’Islam e la
forma democratico-liberale di governo (ripresa dei
concetti classici di ijmā’, shura etc.).
• Il suo è già un pensiero nazionalista, incentrato
sull’idea dell’amore per la patria (bilādī).
• Si adoperò soprattutto contro il conformismo (taqlīd),
il letteralismo, la superstizione e la violenza.
• Fu fautore della tolleranza verso le altre religioni e
dell’affermazione dei diritti della donna.
L’inventore della Salafiyya
Rashid Rida (1865-1935)
Allievo di ‘Abduh, propugnatore dell’idea del rinnovamento
dell’Islam attraverso il ritorno al Corano, alla sunna e all’età
dell’oro dell’Islam.
Ritorno ai pii antenati (as-salāf as-salih), espressione dalla quale
deriva il termine salafiyya.
Il suo pensiero diventa più conservatore e critico verso gli
eccessi del modernismo (tawhīd versus shirk).
Egli si scaglia da un lato contro le contaminazioni della
religiosità popolare (confraternite sufi) dall’altro contro
l’occidentalizzazione della società musulmana.
Sostenitore del panislamismo e del califfato (che in quegli anni,
nel 1924, fu abolito da Kemal Ataturk).
Fonda la famosa rivista al-Manar (1898), nel quale Muhammad
‘Abduh pubblica il suo rivoluzionario commentario al Corano.
Il suo discepolo più famoso è Hasan al-Banna (1906-1949),
fondatore dei Fratelli Musulmani.
Il dibattito riformista
• Alla corrente di pensiero conservatrice o più specificamente
fondamentalista (Rida e al-Banna) che si svilupperà nei decenni
successivi (e poi soprattutto dopo gli anni Settanta del XX secolo),
si contrappone, nell’Egitto di quegli anni, un movimento di
pensiero aperto, occidentalizzante, secolare.
• Sul piano sociale: Qasim Amin (1865-1908), autore di La nuova
donna e di L’emancipazione della donna.
• Sul piano religioso: Ali ‘Abd al-Raziq (1881-1951), sostenitore
della separazione tra religione e Stato e autore de L’Islam e i
fondamenti del potere.
• Sul piano culturale: Taha Husayn (1889-1973), docente
universitario, rettore di Università del Cairo, scrittore, ministro
dell’Educazione, accende un dibattito forte in cui auspica un
rinnovamento politico basato sul rispetto delle libertà
democratiche, sulla separazione fra spirituale e temporale,
sull’uguaglianza uomo-donna.
Un’altra “triade”: i riformisti indiani
• Un’altra corrente di pensiero riformista si sviluppa nell’India
musulmana fra il XIX e il XX secolo.
• L’Islam indiano è stato da sempre a contatto con culture religiose
diverse (induismo, innanzitutto) e si è fortemente ibridato.
• L’islamizzazione dell’India è stata realizzata in gran parte dalla
opera di propaganda dei mistici musulmani, i sufi, organizzati in
turuq o confraternite mistiche. Questo ha dato all’Islam indiano
una connotazione tutta particolare, che ancora oggi lo
contraddistingue.
• Due grandi tendenze sono individuabili nel dibattito politico:
quella che si rifà alla stretta osservanza della sharī‘a e quella che
predilige forme di sincretismo religioso, che si traduce in una idea
di islam complementare all’induismo.
Shah Wali Allah al-Dihlawi (1703-1762)
• Il primo grande pensatore riformista indiano, insiste sulla
necessità di un ritorno alle antiche fonti, pur adattando
l’interpretazione coranica al contesto sociale, sulla base
della elaborazione del concetto di “circostanze della
rivelazione”.
• Importanza dell’ijtihād e rifiuto del taqlīd (imitazione
pedissequa del pensiero tradizionale).
• Shah Wali Allah si può definire un premoderno, vissuto in
un’epoca non ancora caratterizzata da scontri fra indù e
musulmani né dalle ingerenze imperialistiche britanniche.
• Considera l’islam come parte integrante della grande
civiltà del subcontinente indiano.
Sayyid Ahmad Khan (1817-1898)
• È considerato il fondatore del modernismo
musulmano in India.
• Accetta il dominio militare britannico e
sostiene la necessità di collaborare con
esso; si oppone al partito del Congresso
indiano (laico) ma anche alle idee
panislamiche.
• Fra le tante istituzioni che fonda, da
ricordare la famosissima scuola di Aligarh
(1875), modellata sull’esempio dei college
inglesi, dove studierà buona parte della
futura classe dirigente indiana.
• Dal punto di vista teologico, si impegna
per la dimostrazione dell’autenticità della
Bibbia, tentando una riconciliazione fra
cristiani e musulmani.
Muhammad Iqbal (1876-1938)
• È considerato il padre spirituale del Pakistan.
È inoltre uno dei poeti più noti del mondo
musulmano.
• Studia a Cambridge e a Monaco di Baviera.
Tornato in patria, esercita l’attività di
avvocato e insegnante e si impegna
politicamente entrando nella Lega
Musulmana di cui diventa presidente (1930).
• Nel 1932 si reca in Francia dove entra in
contatto con personaggi come il filosofo
Henri Bergson e l’orientalista Louis
Massignon.
• Alla base del suo pensiero la convinzione di
una possibile sintesi fra pensiero musulmano
e pensiero occidentale.
Il “disincanto” del mondo musulmano
• Il mondo musulmano vive, fra la fine del XIX e l’inizio del XX
secolo, una serie di eventi amari, che sanciscono il fallimento del
tentativo dei pensatori riformisti di trovare una sintesi fra i due
sistemi culturali, quello subalterno e quello dominante.
• Tradimento della Gran Bretagna nei confronti dello sharif Husayn
della Mecca a seguito della rivolta araba contro gli Ottomani
(promessa inglese di creazione di un “califfato” cui seguono
invece gli accordi Sykes-Picot (1916) che preludono al sistema dei
mandati, con il quale Francia e Gran Bretagna si spartiscono (pace
di Parigi, 1919) tutto il Vicino Oriente (come ricompensa vengono
posti sul trono dei nuovi Stati di Iraq e di Transgiordania i due figli
di Husayn, Faysal e Abdallah).
• Dichiarazione Balfour del 1917 e avvio della migrazione ebraica
in terra di Palestina: rivolte del 1936, creazione Stato di Israele
(1948) e di nuovi Stati arabi prima inesistenti: Siria, Libano,
Giordania, Iraq.
• In conclusione il mondo musulmano reagisce
all’incontro con la modernità occidentale:
- subendone il fascino e tentando una sintesi fra
patrimonio culturale islamico e innovazioni
occidentali, ma anche…
- rifugiandosi nel mito del proprio passato (l’età
dell’oro) e della propria tradizione.
- Si assiste nel corso degli ultimi decenni del secolo
XIX al progressivo rifiuto delle forme di
occidentalizzazione (l’Occidente colonizzatore) e
alla nascita di un pensiero riformista islamico
tendente a recuperare la cultura e l’identità islamica
(panislamismo) da contrapporre alle idee europee di
superiorità culturale e di assimilazione.
L’irrompere del pensiero radicale islamico
• La nascita dell’islam militante
(il cosiddetto fondamentalismo
islamico) risale ai primi
decenni del XX secolo.
Accanto al recupero del
proprio patrimonio culturale
(turah) si sviluppa l’idea della
necessità della rivoluzione
(thawra) sia in senso
nazionalistico che in senso
culturale, contro l’ingerenza
occidentale e la perdita della
propria identità culturale e
religiosa.
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