Prof.ssa Donatella Abignente
QUESTIONI INTRODUTTIVE E
PRECISAZIONI
TERMINOLOGICHE
Teologia morale fondamentale:
Sequela di Cristo
Una teoria critica della prassi
cristiana
TEOLOGIA MORALE
FONDAMENTALE GENERALE
= morale cristiana fondata biblicamente e
culturalmente
TEOLOGIA MORALE GENERALE
= studio dei principi generali della morale
TEOLOGIA MORALE
FONDAMENTALE E GENERALE
Questo corso riguarda entrambi gli aspetti
Si presenta come teoretico - sistematico
Teoretico = dare ragione all’esperienza morale
stessa
Sistematico = organicamente strutturato
Uso dei termini
Morale = etica
(mos = ethos)
Moralità = eticità
Teologia morale = etica teologica
Morale (aggettivo)
Moralmente buono/cattivo
A) Qualifica di una persona o di un
comportamento
Dimensione etica specifica riferita
all’interiorità personale
(libertà,consapevolezza,responsabilità)
B) In riferimento a ciò, qualifica di norme, virtù,
principi, ecc.
Morale (sostantivo)
= complesso di principi e norme, criteri, modelli, ecc.
Es.: la morale di Kant, la morale ellenistica
Moralità
= esperienza morale vissuta
= qualità morale di una persona
Ethos
= la morale di fatto mediamente assunta in un
determinato gruppo sociale
Teologia morale e rinnovamento
conciliare
1. Istanze del Concilio Vaticano II
- Optatam totius 16
- Gaudium et spes 16
• Sacra Scrittura fondamento e nutrimento
della TM
• Vivere la morale cristiana come vocazione, in
questo mondo
• Portare frutti per la vita del mondo
Optatam totius, 16
 “Si ponga speciale cura nel perfezionare la
teologia morale,
 in modo che la sua esposizione scientifica,
maggiormente fondata sulla Sacra Scrittura,
 illustri la grandezza della vocazione dei fedeli
in Cristo
 e il loro obbligo di portare frutto nella carità
per la vita del mondo”.
Gaudium et spes, 16
“In immo conscientiae homo legem detegit,
quam ipse sibi non dat, sed cui oboedire debet,
et cuius vox,
semper ad bonum amandum et faciendum ac
malum vitandum eum advocans,
ubi oportet auribus cordis sonat: fac hoc, illud
devita.
Nam homo legem in corde suo a Deo
inscriptam habet, cui parere ipsa dignitas eius
est et secundum quam ipse iudicabitur.
Gaudium et spes, 16
 Conscientia est nucleus secretissimus atque
sacrarium hominis, in quo solus est cum Deo,
cuius vox resonat in intimo eius. Conscientia
modo mirabili illa lex innotescit, quae in Dei et
proximi dilectione adimpletur.
Fidelitate erga conscientiam christiani cum
ceteris hominibus coniunguntur ad veritatem
inquirendam et tot problemata moralia, quae
tam in vita singulorum quam in sociali
consortione exsurguntur in veritate solvenda.
Gaudium et spes, 16
 Quo magis ergo conscientia recta praevalet, eo
magis personae et coetus a caeco arbitrio
recedunt et normis obiectivis moralitatis
conformari satagunt.
 Non raro tamen evenit ex ignorantia invincibili
conoscientiam errare, quin inde suam
dignitatem amittat. Quod autem dicit nequit
cum homo de vero ac bono inquirendo parum
curat, et conscientia ex peccati consuetudine
paulatim fere obcaecatur”.
Teologia morale e rinnovamento
conciliare
2. Tratti del dibattito seguente
• Rapporto alla Scrittura: acquisizioni e problemi.
• Preoccupazione circa la identità cristiana:
- Importanza della vita di fede per la vita morale
- Comprensibilità del bene e comunicazione di
valori (dialogo)
Nota: tutti i numerosi problemi emersi nei decenni
scorsi sono riconducibili a questi grandi nuclei.
I Parte
Esperienza morale
II parte
Unità personale nell’agire concreto
III Parte
Decisione morale nella fede
Consapevolezza:
 Conoscere – conoscersi:
 In rapporto all’alterità
 In un universo di relazioni
 Fattualità e trascendenza:
 Costituiti in relazione
 Capaci di relazione, capaci di scegliere tra le
relazioni possibili
Libertà consapevole
 Adamo è fatto capace di “dare un nome” alle
cose
SOGGETTO – oggetto
IO – cosa/cose
• L’oggetto è strumento. E’ l’uomo a dirne il senso
e il valore.
• La realtà è interpretata dall’uomo.
• La libertà non è illimitata: è libertà tra le
possibilità date.
Che significa “natura” “disponibile”?
Decisione
 Decidere – decidersi:
 Decidere una relazione = decidere se stessi in
quella relazione
 Decidere = modificare le possibilità date,
disponendo di esse
 Disporre della realtà è dare ad essa un senso in
funzione di se stessi
Unità di consapevolezza e decisione
 La continuità del consapevole decidere/decidersi di
un soggetto esprime il suo progettarsi
 In un orizzonte di comprensione e di decisione
 Attraverso i singoli momenti
 In unità di fattualità e trascendenza
LA PERSONA NON E’ SOLO
HOMO FABER
Dalla relazione al mondo alla
novità dell’incontro
RELAZIONE INTERPERSONALE
Adamo ed Eva:
“riconoscenti-riconosciuti”
 L’altro, di fronte a me, interpretante
[TU fine in sé ].
Quale novità?
 NOVITA’ DI ORIZZONTE/SENSO:
Interrelazione – comunione - dono
 NOVITA’ DELLA CONOSCENZA:
Da dominio/arbitrio a riconoscimento.
 NOVITA’ DELLA LIBERTA’
Nel rapporto al mondo la risposta al “TU”
Da rapporto “mondano” a rapporto “umano”
Da “natura ” a “natura personale”
DIFRONTE AD UN “TU”
LA MIA CONOSCENZA
E LIBERTA’ SONO
CHIAMATE A FARSI
RESPONSABILITA’
Nell’incontro con un “TU”
Sì
Alternativa
radicale
Accoglienza
incondizionata
(solo apparente
Sì
condizionato non è
No
accoglienza)
Non
accoglienza
Moralità positiva (onestà)
ACCOGLIENZA DELL’ ALTRO PER IL
SUO VALORE DI PERSONA
GRATUITA’
Non privilegio di sé
Ricerca del bene perché bene
La relazione con l’altro:
LUOGO ORIGINARIO DELLA
MORALITA’
=
Forma l’unità interiore di
consapevolezza, libertà e
responsabilità
L’altro è interlocutore:
mi dona e mi chiede il senso
dell’esistenza nella condivisione
(co-esistenza, co-umanità)
La libertà è morale perché
responsabile (non solo libertà di
scelta)
Il decidere e l’agire sono
personali in forza della
relazione che origina la
consapevolezza della
libertà come
responsabilità
DA CREDENTI
 Teologia della creazione
 Salvezza in Cristo
 Finalità di comunione
 Legge interiore/dono dello Spirito
Maturazione della relazione
Itinerario di costante
conversione e sequela,
che dura tutta la vita.
La relazione di accoglienza
è vero compimento
Del soggetto come persona
L’ESPERIENZA MORALE:
 Si costituisce nella relazionalità
interpersonale.
 È qualificata dall’unità personale di
conoscenza, libertà, responsabilità.
Morale e antropologia
 Rapporto di reciproca implicazione
 sul piano dell’esperienza
 sul piano teoretico
filosofico
 e teologico

NO
MORALE
ANTROPOLOGIA
ANTROPOLOGIA
MORALE
SI
PROVOCAZIONE
MORALE
ANTROPOLOGIA
AIUTO
attenzione all’esperienza
del bene e del male
attenzione alla globale
esperienza umana
Orizzonte di fede cristiana
La fede influisce
sull’orizzonte di comprensione dei credenti
Il compimento umano nel dono
è svelato nell’umanità di Gesù
Il senso dell’esistenza è interpretato
nella tensione alla comunione
Nella storia
Anche la comprensione di fede
matura in una storia
Con l’aiuto e il limite di una cultura
Che non offre il significato,
ma un modo di comprenderlo in un determinato
contesto di significati
 ASCOLTO DELLA SCRITTURA
 DA CREDENTI
 ESERCITANDO FIDES E RATIO
Fondamento biblico
Ethos seminomadico
LE FONTI: Gn 12-50
(soprattutto)
ETHOS SEMINOMADICO
1. Condizioni di vita
Comunità piccola, internamente
autosufficiente
2. Elementi di ethos
Solidarietà organica
3. Esperienza di fede ed itineranza
Rapporto personale-dialogico con Dio
“Dio-con” “essere-con”
Provvisorietà/vita affidata
FIGURA
L’ALTRO
ATTEGGIAMENTO
(prossimo)
Parente
Straniero
viandante
Straniero
sedentario
Familiare
Straniero/ospite
Diverso
aggressore
Straniero/nemico
Straniero/vicino
solidarietà
Ospitalità
(cf Gn 18-19)
(conflitti)
Accordo/patto
(cf Gn 12; 20, 26)
Vendetta di sangue
(go’el haddam)
(cf Es 21,13-14;
Nm 35,9-34;
Dt 19,1-13; ecc…
Cf Sal 72,14: i poveri
Rt 2,20. patrimonio e
levirato)
L’altro
Interpretazione della figura
di “prossimo” fino al
“farsi prossimo”
(Lc 10,25-37)
ESODO E RIVELAZIONE DEL
NOME
 Decisione di salvezza - liberazione
 Rivelazione del nome - autocomunicazione
 Liberazione
Rivelazione
 Conoscenza di Dio
conoscenza di sé
 Nella relazione a Dio che si rivela liberando
(liberazione esteriore ed interiore):
da non-popolo a popolo solidale
futuro - speranza (compimento)
ESODO-SINAI
La struttura di alleanza in Gs 24,1-28
I.
(AUTO) PRESENTAZIONE [Preambolo]: 24,2b
II.
RIEVOCAZIONE/KERIGMA [Prologo storico]: 24,2c-13
III. CHIAMATI A DECISIONE [Dichiarazione fondamentale]:
24,14-15 (16-24)
IV. COMANDAMENTO E LEGGI [clausole]: 24,25-26
cf Cd. Alleanza: Es 20,22-23.33;
Cod. Deuteronomico: Dt 12-26; Cod. Santità : Lv 17-26
cf Decalogo: Es 20,2-17; Dt 5,6-22
V.
I TESTIMONI: 24,26b-27 (24,1.22). Cf Dt 4,26 ecc.
VI.
BENEDIZIONE (maledizioni): 24,13.19-20. cf Dt 28.30
LA RELAZIONE “ALLEANZA”:
 Dono e compito (grazia e comandamento):
Intenzionalità salvifica e risposta di vita
 Il dono è la comunione
 Il compito è l’accoglienza della comunione
 Il comandamento appartiene alla grazia
 “Sarò il vostro Dio” - “sarete il mio popolo”:
- Rapporto stabile e globale
- Resi capaci di rispondere
 Salvezza come dono di vita e libertà (presente e futura)
da accogliere diventando un popolo solidale.
ALLEANZA:
 Iniziativa gratuita di Dio:
Creazione di un popolo solidale
Nella comunione con lui
 Responsabilità della risposta:
Diventare un popolo solidale
Nella comunione accolta
JAHVISMO E UNIFICAZIONE DELLE
TRIBU’:
 Assunzione del patrimonio esodale - sinaitico:
- processo di unificazione
- culturale- sociale, etica e religiosa.
 Novità della vita sedentaria - agricola:
- fedeltà e progettazione creativa
 Incontro con altre culture (Cananei):
- incarnare e conservare la propria identità
 Dio nella storia e Dio della natura:
- tradizione e novità
 Prime codificazioni etiche e giuridiche
MONARCHIA:
 I popoli vicini hanno una struttura unificata e
centralizzata
 Israele ne sente il bisogno, ma ha esperienza negativa
del monarca (Faraone, Og…)
 La figura del re come “re giusto”, al servizio del “popolo
dell’alleanza”
 Problema etico delle istituzioni: strumenti da
assumere responsabilmente
 La traditio vivente nella storia, interpretazione critica e
creativa di nuovi problemi
JAHVISMO E MORALE
 Timore per la novità di vita:
- non si perderà l’identità religiosa?
 La “religione di stato”:
- estensione dell’appartenenza religiosa
- rischio del minimalismo e del sincretismo
 Accento sul “culto” e sulla “legge”:
- favorisce la fedeltà nel quotidiano e la visibilità
dell’apparenza
- induce un senso di “separazione”: persona
onesta = religiosa = osservante
JAHVISMO E MORALE
Teologia della “elezione”:
- forza di identificazione
- tentazione nazionalista
Correnti “sapienziali”:
- unificazione della tradizione di fede con la
riflessione umana
- rischio: pretesa della “giusta retribuzione”
NATURA, STORIA, ALLEANZA
 Jahvè che elegge e chiama è Dio della natura, della
storia, dell’alleanza (teologia del dono)
 Uomo = fragilità e grandezza, fattualità e
trascendenza, carne e spirito. Vivere = lodare Dio.
 Modello: gratuità. Gratuito è il dono e gratuita deve
essere la risposta.
 La regalità di Jahvè chiede il “servizio” dell’uomo:
obbedienza, responsabilità etica di risposta.
LA TORAH
 E’ risposta di Israele alla salvezza donata.
 Servizio e “timore di Dio”.
 Comunione
fiducia.
TRATTI CARATTERISTICI
 La giustizia: via per la solidarietà-comunione
(anche se il male è operante, all’interno delle
strutture stesse).
 Senso del peccato e della bontà morale. Unità
e distinzione tra esperienza di fede e morale.
 Fede, morale e diritto: mediazioni
(interpretative) l’una dell’altra.
 Esempi normativi: Lv 19, 3-12.13-18 =
modello etico interpretativo.
Predicazione profetica:
 Possesso della terra
“possesso” della
salvezza.
 Culto è espressione di alleanza accolta (si
verifica nella prassi etica).
 Ingiustizia = infedeltà alla alleanza.
 Le istituzioni statali:
opera dell’uomo – strumenti.
FIGURA E RUOLO DEL PROFETA
 Figlio della traditio (passato): assunzione
profonda.
 Interprete della traditio (presente):
relazione personale.
 Padre della/nella traditio (futuro):
efficacia nella vita di altri.
IL NUOVO INIZIO
 L’esperienza pasquale dei discepoli
 Il nuovo inizio
 Morale e predicazione di Gesù
 Decisione di fede - Decisione etica
 Excursus. L’incontro con la cultura
ellenistica
LA NUOVA ALLEANZA IN GESÙ CRISTO
La novità è:
• essere incontrati nell’umanità di/da
Gesù di Nazareth (perdono paziente,
gratuito, incondizionato)
• è la consapevolezza della relazione
con Dio in Gesù Cristo operata nel
dono dello Spirito.
Nell’Antico Testamento
“conoscere” – “credere” in Dio significa
assumere l’intenzionalità riconosciuta nel
suo operare.
Nel Nuovo Testamento
“conoscere” – “credere” in Dio significa
assumere l’intenzionalità, il senso, i criteri
del vivere e dell’operare di Gesù.
Come vivere umanamente sulla terra?
Come Gesù. La figliolanza non è
astratta.
Adesione a Gesù: conversione di
fede e conversione morale.
• “Affidarsi a Gesù” significa staccarsi da
tutto ciò che ora costituisce la nostra
fiducia per riporla nella nuova realtà
annunciata.
• Il discepolo è colui che vive e parla alla
maniera di Gesù. Il primum è la
relazione personale con Gesù.
RADICALITÀ
EVANGELICA
=
Il discepolo è colui che dalla
relazione con Gesù decide
su ogni altra relazione.
L’annuncio di Gesù
Il regno “vicino”:
- La beatitudine dei poveri
- Perdono e conversione
- Il compimento della legge
La beatitudine dei poveri
 Dio ha deciso la salvezza e la attua. I poveri
(oggettiva condizione di vittime di arbitrarietà)
sono i primi destinatari del dono.
 Primo livello di significato dell’annuncio
(Mt 5 -Lc 6) è teologico
 Secondo livello di significato
(Mt 5 – Lc 6) è morale
“Poveri in spirito” (Mt 5)
“Voi poveri” (Lc 6)
Il perdono di Dio:
 È paziente
 È gratuito (non perché me lo merito)
 Non è mai subordinato alla
conversione
(piuttosto dinamica inversa)
L’ESPERIENZA CRISTIANA
è essenzialmente esperienza di
perdono ricevuto.
La salvezza e la conversione sono
dono di Dio che chiede
responsabilità di risposta.
La conversione implica la
sequela che implica a
sua volta la familiarità
LA FIGURA DI GESÙ COME
CRITERIO ETICO
• Il compimento della Legge proposto da
Gesù è nel cogliere il senso della
Legge, discernendo cosa è bene nel
contesto delle relazioni.
• Si tratta di ermeneutica morale della
Legge. La logica è la gratuità
dell’amore.
“Traditio vivente” (cf At 1,1-4, ecc…)
La memoria vivente del Signore matura in
contesti storici in cui l’umano è già
culturalmente mediato (assumere la
mediazione con consapevolezza critica).
“Ricordo interpretante”
La conoscenza del Signore permette di
capire come vivere “IN LUI” scelte di fronte
a problemi nuovi (anche senza esplicita
parola di Gesù).
BUONO – CORRETTO
MORALMENTE BUONO
MORALMENTE CORRETTO
Soggetto (qualifica la persona)
Atto/fatto (qualifica l’atto)
Intenzionalità
Oggetto concreto dell’azione
Libera – Consapevole responsabile
Intelligenza di valore (norme)
Decisione (motivazioni) della
persona
Azione, conseguenze
Reale relazione della persona alle
persone
Nella mediazione di beni e mali
oggettivi
Ricerca del bene (fede)
Esperienza – conoscenze –
competenze – culture
STORICITÀ E VALORI UMANI:
- il problema della non coincidenza “buono” – “corretto”
- esempi biblici (cf Abramo, Lot, Jefte, Paolo, ecc…)
- quale verità, quale normatività il testo biblico?
Valori umani
(bonum physicum)
• Ciò che “vale” per una
persona:
• soddisfa un bisogno,
• aiuta a vivere,
• realizza un bene
personale (vita, salute,
famiglia, cultura…)
<
Valore morale
(bonum morale)
• Esprime la libera e
consapevole
responsabilità:
• qualità morale della
persona nel suo
rapportarsi ai beni e ai
mali oggettivi
SOGGETTIVITÀ NON E’ SOGGETTIVISMO
espressione
“del soggetto”:
conoscere il reale
valutare
decidere
esercizio arbitrario
del conoscere,
interpretare,
valutare,
decidere…
OGGETTIVITA’ NON E’ OGGETTIVISMO
Oggettivistico  senza relazione al soggetto
Oggettivitàdi responsabilità=non arbitrarietà
Oggettività
• del VALORE (ALTRO - BISOGNOSO)
• delle CIRCOSTANZE
• delle PROPRIE POSSIBILITÀ REALI
Appartiene alla moralità
(bontà) personale la
ricerca
della correttezza oggettiva
del proprio
comportamento
“L’ordinamento razionale
dell’atto umano al bene nella
sua verità e il perseguimento
volontario di questo bene
costituiscono la moralità”
(VS,72)
CONFLITTO OGGETTIVO TRA I VALORI
 Può non dipendere in nulla dal soggetto.
 Simultanea compresenza di valori tali che non
tutti possono essere contemporaneamente
affermati e realizzati allo stesso modo.
 La valutazione che non rispetta l’oggettività
dei valori è oggettivamente scorretta.
DECISIONE OGGETTIVA
 Criterio di gerarchia:
- In base alla conoscenza dei valori in questione, del
rapporto tra loro, della maggiore o minore
importanza.
 Criterio di urgenza:
- In base alle condizioni reali delle persone nelle
circostanze concrete
La moralità sta nella
corrispondenza tra ciò che il
giudizio morale personale
propone come
comportamento
oggettivamente giusto e la
personale adesione
operativa.
INTENZIONALITÀ
 Reale rapporto della persona che agisce con il
fine del suo agire
 Unifica la persona nella prospettiva del fine
 Non si tratta di qualche “buona intenzione”,
ma di essere realmente orientati ad un fine
 L’intenzionalità reale di una persona è ciò che
realmente fonda, motiva, orienta, sostiene le
scelte e l’agire concreto
• Actus hominis:
Qualsiasi atto di fatto posta da una persona
• Actus humanus:
Azione posta dalla persona in quanto persona,
nell’esercizio della sua consapevole e libera
responsabilità
Cf Tommaso d’Aquino, S.Th. I-II, q.1, a.1
ATTO UMANO
=
ATTO PERSONALE
=
ATTO MORALE
“UMANO”
 Significato primo:
qualifica il soggetto personale in quanto tale
 Significato secondo:
- ciò che è pertinente alla persona
- ciò che è ordinato al vivere umano (norme,
principi, beni, strutture, ecc..)
Agire morale
E’ impegnata propriamente la persona in
quanto libera, consapevole, e responsabile
(actus humanus)
 direttamente di fronte ad un “tu”personale
 o in rapporto a realtà non personali che in
vario modo implicano il vivere personale di
qualcuno.
Fonti della moralità
criteri di riferimento necessari per qualificare
moralmente un comportamento
 OGGETTO: l’azione stessa, con il suo dinamismo e il
suo risultato materiale reale (= finis operis).
- È normalmente il “mezzo”scelto per lo scopo
 FINE: fine dell’agente, ciò che è oggetto della libera
decisione del soggetto (= finis operantis)
 CIRCOSTANZE (oggettive e soggettive)
FINE - MEZZI
Il fine non giustifica qualsiasi
azione o qualsiasi mezzo, ma il
mezzo, in quanto mezzo, è
giustificato solo dal fine che
qualifica l’azione
Il rapporto tra mezzi e fine è sempre in
circostanze concrete, e chiede una
valutazione comparativa tra i vari beni in
gioco.
La valutazione deve essere oggettiva e
proporzionata, secondo la possibilità
oggettiva e secondo l’intenzionalità
morale dell’agente.
PRINCIPIO della LEGITTIMA DIFESA
TERMINI del PRINCIPIO
- È LECITO DIFENDERE sé/terza persona
- Di fronte a AGGRESSIONE INGIUSTA /IN ATTO
- FINO AL LIMITE dell’uccisione dell’aggressore (extrema ratio)
- Con PROPORZIONE tra male inferto e bene minacciato
ARGOMENTAZIONI
- categorie di “vittima innocente” e “ingiusto aggressore”
- Ratio proportionata e condizioni soggettive: la formazione
della coscienza
- Caso “estremo” e “privilegio del debole”
PROBLEMI
- Oggettiva aggressione ingiusta, oggettiva debolezza
- Legittima difesa non significa legittimo possesso
- Logica della violenza egoistica/individualistica
Giudizio morale
Conclusione operativa di comparazione
oggettiva tra beni compiuta da soggetti
Norma morale
Indicazione formulata di valore
Quando nel rapporto tra valori si giunge
ad un giudizio di fatto generalmente
condiviso, esso può venire formulato in
una indicazione generale.
Norme di comportamento
Il vivere sociale comporta regole, di carattere
giuridico, sociale, consuetudinario..
Esistono sistemi di attese e sanzioni che
regolano lo strutturarsi delle relazioni.
Le norme esprimono il vivere sociale e la
cultura condivisa.
La norma è qualcosa che la persona eredita e
continua a essere vitale per una società se le
persone, generalmente, la condividono.
Norma
Il bene comune (finalità di
comunione) è ratio della norma:
“Ordinatio rationis ad bonum
commune ab eo qui curam
communitatis habet
promulgata”
[Tommaso d’Aquino, S. Th., I-II, q. 90]
Alcune domande:
1. Le norme sono necessarie?
2. Cosa caratterizza una norma
“morale”?
3. Quale fondamento e autorità hanno
le norme in rapporto all’agire?
4. Quale funzione ha una norma
morale?
Norma morale
- Giudizio previo rispetto al personale
giudicare concreto (modelli di
comportamento)
- Ricorda l’importanza di un valore
sollecitando la responsabilità di fronte ad
esso
- Aiuta a decifrare la correttezza di
comportamenti
- La responsabilità è attivata/ aiutata dalla
norma
- La norma è affidata alla responsabilità
Carattere della norma
La norma morale, essendo formulazione
di un valore, è astrazione dal concreto
Percezione valore
interpretazione/valutazione
norma (astrazione del valore)
Norma – percezione del valore
interpretazione/valutazione
giudizio morale personale
contestualizzato (concreta verità morale)
Storicità della norma
 Le norme morali sono formulazioni
di valori compresi/affidati nella
storia.
 STORICITÀ NON È RELATIVISMO.
 Relativo = “in relazione”.
LA NORMA INTERPELLA:
La coscienza
Il vivere interpersonale
Il contenuto della norma non è
un comportamento,
ma un criterio di
comportamento.
Il fondamento della norma
morale è l’oggettività del bene
da fare e del male da evitare
cioè
è la realtà oggettiva interpretata
in relazione alla libera
responsabilità dei soggetti.
Interpretato nella fede
Il fondamento della norma morale è
Dio,
creatore della realtà razionale
oggettiva,
creatore della razionalità umana
capace di cogliere le possibilità
umane e farsene responsabile
COSCIENZA E NORMA MORALE
Libero e responsabile esercizio della
recta ratio di molteplici coscienze
Norma morale
Libero e responsabile esercizio della
recta ratio della coscienza dei
destinatari
SENSO E RUOLO DELLA NORMA
 Il senso, il ruolo, il valore di una norma
morale stanno nel suo essere frutto di
recta ratio proposto all’esercizio della
ractio di coloro che ereditano la stessa
norma.
 La norma aiuta a conoscere i valori nella
loro importanza.
 La norma mi trascende: non sono
creatore, ma sono responsabile.
La norma non esonera dal
giudizio personale,
ma facilita il giudizio,
con l’autorevolezza della
previa verifica e
condivisione nella storia.
La norma come mediazione
 La norma media la condivisione
culturale del bene.
 A partire dalla condivisione reale di un
ethos culturale le coscienze capiscono
ed esprimono meglio altri valori.
 Un patrimonio morale chiede di essere
accolto.
 Quel patrimonio è già presente nel
personale percepire i valori umani.
Un patrimonio affidato
 Distinguiamo:
Crisi di valore: un valore (insieme di
valori) non viene riconosciuto o una
formulazione normativa non risulta
adeguata [capire]
Crisi di coscienza: un valore (insieme di
valori) viene disatteso [conversione di
coscienza]
Conflitto di valori: presenza di valori che
non possono essere realizzati
contemporaneamente [giudizio morale]
TRASMETTERE
Nella trasmissione di valori occorre:
 mostrare: indicare(non dimostrare) un valore;
 porre l’interlocutore in grado di riconoscere il
valore;
 aver cura che la ratio [di entrambi] sia recta ;
 facilitare (non determinare) l’evento di
coscienza;
 testimoniare il primato della moralità, come
assunzione di consapevole e libera
responsabilità.
NORMA DELLA MORALITÀ
Bonum faciendum, malum vitandum
comandamento dell’amore in/come Gesù: carità
NORME MORALI
GENERALI
eccezioni
“Non uccidere”
UNIVERSALI
sempre e ovunque
“non assassinare”
CATEGORIALI
particolare
Contenuto
Comportam. concreto
TRASCENDENTALI
globale-fondamentale
Soggetto
Esistenza personale
COSCIENZA
DI SÉ
MORALE

Autoconsapevolezza
di una persona

Specifica
consapevolezza
che viene
dall’esperienza
etica
Alla base c’è una dinamica di
coscienza psicologica e di
una coscienza individuale
che è partecipazione alla
coscienza collettiva
Con COSCIENZA MORALE
intendiamo:
IL SOGGETTO PERSONALE
IN QUANTO UNITÀ
DI CONSAPEVOLEZZA,
LIBERTÀ, RESPONSABILITÀ
La consapevolezza – seppure in gradi
che possono differire – è sempre
coinvolta.
Richiamo alla
conoscenza (intelligere),
talora non tematica o non
del tutto tematizzabile.
Coscienza di fede
è
Coscienza morale vissuta nella fede
Non solo:
“Coscienza psichica” vissuta nella fede
“Coscienza di sé” vissuta nella fede
COSCIENZA MORALE
- Luogo di
autocomprensione/autoprogettazione
- Luogo interiore/umano/personale del:
capire - capendosi
valutare - valutandosi
decidere - decidendosi
COSCIENZA MORALE
FONDAMENTALE
ATTUALE

LA PERSONA IN
QUANTO TALE

ESERCIZIO
ATTUALE,
NELL’ATTO DI
DECIDERE,
VALUTARE…
COSCIENZA “CREATIVA”
- La coscienza è il luogo di origine,
assunzione, verifica, trasmissione delle
norme.
- Non è solo applicativa delle norme.
- Non è creatrice di valori.
- Deve essere creativa nel discernere le
possibilità oggettive di bene.
Responsabile formazione
- Importanza della formazione della
coscienza
- Formazione di coscienza significa:
 cura di corretta oggettiva conoscenza
 cura del proprio essere unità di
conoscenza, libertà, responsabilità
LA FORMAZIONE MORALE NON PUÒ ESSERE:
 MANIPOLAZIONE
 IMPOSIZIONE
 VIOLENZA
 SUPERFICIALITÀ
NON SI RIDUCE ALL’INFORMAZIONE
COSCIENZA MORALE
BUONA
CATTIVA
•Interiorità personale,
coscienza sincera o insincera
•Riguarda la personale adesione
al bene conosciuto
COSCIENZA MORALE
VERA
FALSA
•Contenuto della coscienza (corretto o errato)
•Riguarda il giudizio sui valori
•Coscienza erronea: errore di valutazione nella
comprensione. Può essere colpevole (vincibile) o
non colpevole (invincibile)
COSCIENZA MORALE
CERTA
DUBBIOSA
•Conoscenza circa i contenuti di bene e di
male, circa la correttezza di un
comportamento
•La certezza del giudizio è necessaria e
sufficiente per una decisione buona, ma non è
garanzia di verità
•Con coscienza dubbiosa non è possibile
decidere e operare onestamente
COSCIENZA MORALE
LASSA
Non cura (in
qualche modo
consapevole)
della bontà
morale
Eccessiva
autogiustificazione
SCRUPOLOSA
DELICATA
Cura squilibrata, Cura equilibrata,
sproporzionata
consapevole,
alla realtà, della
sincera del
bontà morale
bontà morale
Eccessivo rigore
Traguardo di
formazione
TEOLOGIA MORALE E ALTRE DISCIPLINE
 Reciproca autonomia:
• Ambito proprio (oggetto materiale e formale)
• Statuto epistemologico, metodo, criteri di
verifica interni
 Reciproca relazione:
• Unità del sapere (un fatto e un compito)
• Necessità di integrazione
LA TEOLOGIA È INTELLECTUS FIDEI
IN DUPLICE SENSO:
 Intelligenza della fede: (genitivo oggettivo):
esercizio delle umane capacità di
comprensione per capire la fede stessa
 Intelligenza nella fede (genitivo soggettivo):
comprensione umana in forza della fede che
interpreta la realtà
La teologia morale è:
Intellectus fidei
circa il comportamento umano in quanto
consapevole, libero, responsabile
Si tratta di un ambito specifico dell’esperienza
del senso della fede e nella fede:
quello del bene e del male, dal punto di vista
del nostro coinvolgimento
RAPPORTO TRA MORALE E FEDE
 Il dibattito conciliare:
• Morale e Fede: fede come sequela e
specificità dei contenuti di valore.
• I cristiani hanno specifici contenuti etici?
• Storicità e mediazione culturale.
• Gli anni ‘70:
• Moralità e fede: il dibattito sull’autonomia
dell’esperienza di coscienza.
UMANO E CRISTIANO
• Ciò che il credente chiama “umano” è ciò che
egli riconosce essere assunto da Gesù Cristo.
• Ciò che il Verbo, facendosi carne, non ha
assunto è il peccato: in Gesù è svelato
il vero volto dell’uomo.
• Continuità tra creazione e redenzione.
• Ci sono valori che chiamiamo cristiani
vissuti prima e fuori del cristianesimo.
Mediazione cristiana dei valori umani
 L’intera esperienza morale è qualificata dalla
relazione con Dio in Gesù Cristo.
 Cristiano è l’orizzonte di comprensione e di
decisione, l’intenzionalità, il modo di
intendere e di assumere i contenuti (valori e
norme), l’ethos comunitario.
 Ma il ricordo del Signore condiviso e
interpretante è realtà storica e culturale.
 Dialogo etico razionale animato dalla fede.
VITA MORALE E VITA DI FEDE
 Dai contenuti etici alla fondazione
dell’esperienza morale.
 Fede e moralità: un’unica esperienza di
coscienza.
 La grazia di Cristo opera nella storia umana.
 Libertà e legge morale: il disegno di Dio è
riconoscibile e perciò ci è affidato.
AUTONOMIA MORALE
• Autonomia non è senso dell’ “io” senza “tu”. È
compito di libera responsabilità. Male morale
[peccato] è venir meno a questo compito [cf VS,70]
• Autonomia non è mancanza di leggi o norme (si
direbbe anomia). È legge interna all’uomo [VS,40-41
(cf GS,16) VS,36.62]
• Autonomia non è arbitrarietà (pretesa di
determinare da sé valori e regole). È cura di
discernimento oggettivo [cf GS,36.47; VS,40]
• Autonomia non è indipendenza o autarchia. È
capacità di consiglio donata e affidata.
Veritatis Splendor, 70
“Si ha, infatti, peccato mortale anche quando
l'uomo, sapendo e volendo, per qualsiasi
ragione sceglie qualcosa di gravemente
disordinato. In effetti, in una tale scelta [non
libera e responsabile] è già contenuto un
disprezzo del precetto divino, un rifiuto
dell'amore di Dio verso l'umanità e tutta la
creazione: l'uomo allontana se stesso da Dio e
perde la carità”.
Veritatis splendor, 40
“La legge naturale infatti, come si è visto, «altro non è che
la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa
conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve
evitare. Questa luce e questa legge Dio l'ha donata nella
creazione». La giusta autonomia della ragione pratica
significa che l'uomo possiede in se stesso la propria legge,
ricevuta dal Creatore (cf GS, 40). Tuttavia, l'autonomia della
ragione non può significare la creazione, da parte della
stessa ragione, dei valori e delle norme morali. Se questa
autonomia implicasse una negazione della partecipazione
della ragione pratica alla sapienza del Creatore e Legislatore
divino, oppure se suggerisse una libertà creatrice delle
norme morali, a seconda delle contingenze storiche o delle
diverse società e culture, una tale pretesa autonomia
contraddirebbe l'insegnamento della Chiesa sulla verità
dell'uomo. Sarebbe la morte della vera libertà”.
Veritatis splendor, 41
“La vera autonomia morale dell'uomo non significa affatto il
rifiuto, bensì l'accoglienza della legge morale, del comando di
Dio … E pertanto l'obbedienza a Dio non è, come taluni
credono, un'eteronomia, come se la vita morale fosse
sottomessa alla volontà di un'onnipotenza assoluta, esterna
all'uomo … in contraddizione con la rivelazione dell'Alleanza e
dell'Incarnazione redentrice. Una simile eteronomia non
sarebbe che una forma di alienazione, contraria alla sapienza
divina ed alla dignità della persona umana. Alcuni parlano, a
giusto titolo, di teonomia, o di teonomia partecipata, perché la
libera obbedienza dell'uomo alla legge di Dio implica
effettivamente la partecipazione della ragione e della volontà
umane alla sapienza e alla provvidenza di Dio … Per questo
occorre riconoscere nella libertà della persona umana
l'immagine e la vicinanza di Dio, che è «presente in tutti» (cf Ef
4,6); allo stesso modo, bisogna confessare la maestà del Dio
dell'universo e venerare la santità della legge di Dio
infinitamente trascendente”.
AUTONOMIA E FEDE CRISTIANA
• Per il cristiano l’autonomia morale può essere
intesa solo come autonomia creata [VS, 38-39]:
- voluta e resa possibile da Dio
- attuazione della comunione con lui
- regolata dalla sua intenzionalità operante, dalla
sua volontà, dalla sua parola.
• La fede nel creatore riconosce una dipendenza
radicale (teonomia)
LA FEDE
NON È ACCANTO O SOPRA IL
RICONOSCIMENTO DEI VALORI
E IL DINAMISMO INTERIORE
DELLA MORALITÀ.
VITA MORALE PERSONALE
UNITÀ DINAMICA
POSSIBILITÀ
LIMITE
STORIA
VITA MORALE PERSONALE UNITÀ
DINAMICA
IMPLICITO
ESPLICITO
FATTUALITÀ
TRASCENDENZA
INTELLIGENZA
VOLONTÀ
INDIVIDUALITÀ
SOCIALITÀ
CONOSCENZA
PROGETTAZIONE
INTENZIONALITÀ
 Non è un idea personale, un sentimento,
una “buona (o cattiva) intenzione”
 È la reale intentio finis, il reale aver scelto
e il reale-attuale perseguire il fine inteso.
 È il rapporto tra la persona e il fine che
essa realmente persegue: ciò che di fatto
motiva, orienta e sostiene le scelte e i
comportamenti con cui si cerca di
raggiungere il fine.
Intenzionalità cristiana:
 Si ha quando il fine della vita e dell’operare
- è capito nella fede cristiana
- e da persona credente è realmente perseguito
 Quando il decidere etico
- è assunto consapevolmente all’interno del
rapporto con Dio
- è espressione ed attuazione della relazione
con lui.
OPZIONE FONDAMENTALE
Riguarda il livello profondo del decidere
(non generico orientamento) e dello
operare personale.
E’ in questione la persona stessa
nell’unità e continuità del suo vivere.
In rapporto alle opzioni particolari (hic
et nunc, con particolare fine e
contenuto) il concetto è analogo.
Opzione fondamentale implica
decisione personale
consapevole deliberazione,
frutto di “sufficiente” libertà
La personalità morale del
soggetto,
dunque la sua bontà o malizia
morale,
si costituisce nella continuità
del soggetto che decide e
opera.
STADI
Il formarsi di una opzione
fondamentale passa attraverso
diverse fasi.
Stadio germinale
Stadio tendenziale
Stadio maturo
Attraverso l’esercizio [responsabile
o irresponsabile] della libertà
l’opzione fondamentale
 si conferma e consolida
oppure
 si contraddice e debilita
fino al possibile cambiamento
Opzione fondamentale
Opzioni particolari
Unità personale,
continuità
Atteggiamento
fondamentale
Nei molteplici momenti
“Essere deciso” in
rapporto al bene e al male
Nelle singole decisioni
circa il bene e il male
Intenzione – finalità
Attuata o contraddetta,
verificata o falsificata
Interiorità – non visibile
Nell’esprimersi visibile
Stato personale
Negli atti personali
Nei comportamenti
concreti
QUALE È LA MIA OPZIONE
FONDAMENTALE
È domanda circa
il mio “stato”
di grazia o di peccato
Opzione fondamentale positiva
bontà abituale – continuità ordinata
Soggetto
Opzione fondamentale
disordinata – tendenzialmente
negativa – senza centro orientativo
Soggetto
OPZIONE FONDAMENTALE
OPZIONI PARTICOLARI
PERSONA
ATTI DELLA PERSONA
Una migliore conoscenza della realtà
(valore) interessa anche il
comprendersi della
persona in relazione a tali valori
comprendere
comprendersi
decidere
decidersi
UNITÀ DI COMPRENDERE E AGIRE
Il decidere interessa sempre
(direttamente o indirettamente) l’ambito
interpersonale.
La logica delle relazioni è radicata:
• in ciò che la persona comprende di sé e
del suo bene,
• in ciò che assume come prospettiva di
senso per la sua vita,
• nel modo in cui assume la presenza
degli altri nel proprio orizzonte.
REALMENTE
UNIFICANTE È
L’INTENZIONALITÀ
(INTENTIO FINIS)
La conversione non si attua in un
unico momento, improvvisamente.
Occorre:
- Sincerità di ricerca nel comprendere e
decidere
- Cura per le condizioni della propria
libertà responsabile
- Assunzione dei limiti reali
- Attuazione del bene concretamente
possibile
L’OPZIONE MORALE FONDAMENTALE
CRISTIANA NON PUÒ ESSERE
REALMENTE CRISTIANA SENZA
ESSERE REALMENTE
OPZIONE MORALE FONDAMENTALE
UNITÀ PERSONALE
DIMENSIONE ETICA E DIMENSIONE DI
FEDE
OPZIONE FONDAMENTALE CRISTIANA
(qualificata dalla fede e dalla carità) è
PERSONALE ADESIONE A CRISTO
La conversione è tendenziale e
positiva adesione a Cristo
secondo la dinamica della
maturazione personale
Cura per la propria relazione e
familiarità con il Signore
(preghiera, ascolto della Parola, confronto
realtà concreta della vita).
Conversione:
Possibilità compresa - alla luce del
perdono- di un’ esistenza:
- Buona
- Significante
- Compiuta
Necessità di cambiare
- Mentalità
- Cuore
- Criteri di comportamento
SERIETÀ DELLA VENIALITÀ
La venialità abituale costituisce
la peccaminosità personale,
intacca l’opzione fondamentale
e la sincerità di conversione,
tende a diventare sempre più
criterio e stile di vita,
preparando la via al peccato
grave, fino al peccato mortale.
VENIALITÀ ABITUALE
Soggetto
Opzione fondamentale negativa: stato/atti
PECCATO. Unità e distinzione
CONDIZIONE REALE (cons. lib. resp.) SOGGETTO
MORTALE
VENIALE
MATERIA - OGGETTO
GRAVE
LEGGERO
“Peccato mortale”
separazione completa da Dio:
materia grave, piena consapevolezza e libertà.
Venialità “abituale”
tendenziale divisione personale:
La venialità abituale prepara lo status di
peccato personale mortale, compromette la
coscienza fino a tacitarla (cf habitus… fino a
“materia grave”).
• Chi vive o.f. negativa (disonestà)
non fa solo il male
• Chi vive o.f. positiva (onestà) non
fa solo il bene
• (cf Zaccheo: la persona
sollecitata dal bene … matura nei
comportamenti la conversione).
Persona humana [1975]
10. Il rispetto della legge morale, nel campo della sessualità, come anche la pratica
della castità, sono compromessi non poco soprattutto presso i cristiani meno
ferventi, dall'attuale tendenza a ridurre all'estremo - quando addirittura non è
negata - la realtà del peccato grave, almeno nell'esistenza concreta degli uomini.
Certuni arrivano fino ad affermare che il peccato mortale, che separa l'uomo da Dio,
si verificherebbe soltanto nel rifiuto diretto e formale, col quale ci si oppone
all'appello di Dio, o nell'egoismo che, completamente e deliberatamente, esclude
l'amore del prossimo. E allora soltanto, dicono, che ci sarebbe l'«opzione
fondamentale», cioè la decisione che impegna totalmente [lat.:”tota”] la persona e
che sarebbe richiesta per costituire un peccato mortale; per mezzo di essa l'uomo,
dall'intimo della sua personalità, assumerebbe o ratificherebbe un atteggiamento
fondamentale nei riguardi di Dio e degli uomini.
Al contrario, le azioni chiamate «periferiche» (che - si dice - non implicano, in
generale, una scelta decisiva) non arriverebbero a modificare l'opzione
fondamentale, tanto più che esse procedono spesso - si osserva - dall'abitudine.
Esse possono, dunque, indebolire l'opzione fondamentale, ma non modificarla del
tutto. Ora, secondo questi autori, un mutamento dell'opzione fondamentale verso
Dio avviene più difficilmente nel campo dell'attività sessuale, dove, in generale,
l'uomo non trasgredisce l'ordine morale in maniera pienamente deliberata e
responsabile, ma piuttosto sotto l'influenza della sua passione, della sua fragilità o
immaturità e, talvolta, anche dell'illusione di testimoniare così il suo amore per il
prossimo; al che spesso si aggiunge la pressione dell'ambiente sociale.
Persona humana, 10.
In realtà è, sì, l'opzione fondamentale che definisce, in ultima analisi, la
disposizione morale dell'uomo; ma essa può essere radicalmente
modificata da atti particolari, specialmente se questi sono preparati - come
spesso accade - da atti anteriori più superficiali. In ogni caso, non è vero
che uno solo di questi atti particolari non possa esser sufficiente perché si
commetta peccato mortale.
[…] L'uomo pecca, dunque, mortalmente non soltanto quando il suo atto
procede dal disprezzo diretto di Dio e del prossimo, ma anche quando
coscientemente e liberamente, per un qualsiasi motivo, egli compie una
scelta il cui oggetto è gravemente disordinato. In questa scelta, infatti,
come è stato detto sopra, è già incluso il disprezzo del comandamento
divino: l'uomo si allontana da Dio e perde la carità. Ora, secondo la
tradizione cristiana e la dottrina della chiesa, e come riconosce anche la
retta ragione, l'ordine morale della sessualità comporta per la vita umana
valori così alti, che ogni violazione diretta di quest'ordine è oggettivamente
grave.
[…] I pastori devono, dunque, dar prova di pazienza e di bontà; ma non è
loro permesso né di rendere vani i comandamenti di Dio, né di ridurre oltre
misura la responsabilità delle persone.
Veritatis splendor, 65-70 [1994]
65. L'interesse, oggi particolarmente acuto, per la libertà induce molti cultori
di scienze sia umane che teologiche a sviluppare un'analisi più penetrante
della sua natura e dei suoi dinamismi. Giustamente si rileva che la libertà
non è solo la scelta per questa o per quest'altra azione particolare; ma è
anche, dentro una simile scelta, decisione su di sé e disposizione della
propria vita pro o contro il Bene, pro o contro la Verità, in ultima istanza pro
o contro Dio […] Alcuni autori, tuttavia, propongono una revisione ben più
radicale del rapporto tra persona e atti. Essi parlano di una «libertà
fondamentale», più profonda e diversa dalla libertà di scelta, senza la cui
considerazione non si potrebbero né comprendere né valutare
correttamente gli atti umani. Secondo tali autori, il ruolo chiave nella vita
morale sarebbe da attribuire ad una «opzione fondamentale», attuata da
quella libertà fondamentale mediante la quale la persona decide
globalmente di se stessa, non attraverso una scelta determinata e
consapevole a livello riflesso, ma in forma «trascendentale» e «atematica».
Gli atti particolari derivanti da questa opzione costituirebbero soltanto dei
tentativi parziali (?) e mai risolutivi per esprimerla, sarebbero solamente
«segni» (Tommaso) o sintomi di essa. Oggetto immediato di questi atti — si
dice — non è il Bene assoluto (di fronte al quale si esprimerebbe a livello
trascendentale la libertà della persona), ma sono i beni particolari (detti
anche «categoriali»). Si giunge così ad introdurre una distinzione tra
l'opzione fondamentale e le scelte deliberate di un comportamento
concreto, una distinzione che in alcuni autori assume la forma di una
dissociazione […].
Veritatis splendor, 65-70 [1994]
66. Non c'è dubbio che la dottrina morale cristiana, nelle sue stesse radici
bibliche, riconosce la specifica importanza di una scelta fondamentale che
qualifica la vita morale e che impegna la libertà a livello radicale di fronte
a Dio. Si tratta della scelta della fede, dell'obbedienza della fede (cf Rm
16,26), «con la quale l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente,
prestando "il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà"» (Dei
Verbum,5; Dei Filius,3) […]. Mediante la scelta fondamentale l'uomo è
capace di orientare la sua vita e di tendere, con l'aiuto della grazia, verso il
suo fine, seguendo l'appello divino. Ma questa capacità si esercita di fatto
nelle scelte particolari di atti determinati, mediante i quali l'uomo si
conforma deliberatamente alla volontà, alla sapienza e alla legge di Dio.
Va pertanto affermato che la cosiddetta opzione fondamentale, nella
misura in cui si differenzia da un'intenzione generica […] si attua sempre
mediante scelte consapevoli e libere. Proprio per questo, essa viene
revocata quando l'uomo impegna la sua libertà in scelte consapevoli di
senso contrario, relative a materia morale grave. Separare l'opzione
fondamentale dai comportamenti concreti significa contraddire l'integrità
sostanziale o l'unità personale dell'agente morale nel suo corpo e nella
sua anima. Un'opzione fondamentale, intesa senza considerare
esplicitamente le potenzialità che mette in atto e le determinazioni che la
esprimono, non rende giustizia alla finalità razionale immanente all'agire
dell'uomo e a ciascuna delle sue scelte deliberate.
Veritatis splendor, 65-70 [1994]
68. Occorre aggiungere una importante considerazione
pastorale. Nella logica delle posizioni sopra accennate, l'uomo
potrebbe, in virtù di un'opzione fondamentale, restare fedele
a Dio, indipendentemente dalla conformità o meno di alcune
sue scelte e dei suoi atti determinati alle norme o regole
morali specifiche. In ragione di un'opzione originaria per la
carità, l'uomo potrebbe mantenersi moralmente buono,
perseverare nella grazia di Dio, raggiungere la propria
salvezza, anche se alcuni dei suoi comportamenti concreti
fossero deliberatamente e gravemente contrari ai
comandamenti di Dio, riproposti dalla Chiesa.
Veritatis splendor, 65-70 [1994]
70. L'Esortazione apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia ha
ribadito l'importanza e la permanente attualità della distinzione tra peccati
mortali e veniali, secondo la tradizione della Chiesa. E il Sinodo dei Vescovi
del 1983, da cui è scaturita tale Esortazione, «non soltanto ha riaffermato
quanto è stato proclamato dal Concilio Tridentino sull'esistenza e la natura
dei peccati mortali e veniali, ma ha voluto ricordare che è peccato mortale
quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso
con piena consapevolezza e deliberato consenso» (Reconciliatio et
paenitentia, 17). Il pronunciamento del Concilio di Trento non considera
soltanto la «materia grave» del peccato mortale, ma ricorda anche, come
sua necessaria condizione, «la piena avvertenza e il deliberato consenso».
Del resto, sia nella teologia morale che nella pratica pastorale, sono ben
conosciuti i casi nei quali un atto grave, a motivo della sua materia, non
costituisce peccato mortale a motivo della non piena avvertenza o del non
deliberato consenso di colui che lo compie. D'altra parte, «si dovrà evitare
di ridurre il peccato mortale ad un atto di "opzione fondamentale“ contro
Dio», concepito sia come esplicito e formale disprezzo di Dio e del prossimo
sia come implicito e non riflesso rifiuto dell'amore. «Si ha, infatti, peccato
mortale anche quando l'uomo, sapendo e volendo, per qualsiasi ragione
sceglie qualcosa di gravemente disordinato. […]. L'orientamento
fondamentale, quindi, può essere radicalmente modificato da atti
particolari. […]. In tal modo la dissociazione tra opzione fondamentale e
scelte deliberate di comportamenti determinati […] comporta il
misconoscimento della dottrina cattolica sul peccato mortale.
MALE e PECCATO
non si identificano:
non ogni male è peccato.
MALE MORALE e
PECCATO
si identificano.
Male morale o peccato
 significa negarsi al compito di
responsabilità verso i valori umani
moralmente rilevanti.
 significa libertà arbitraria (non
responsabile, non oggettiva).
 significa esistenza orientata al
privilegio di sé, non alla gratuità del
dono.
Il male morale è realtà di cui partecipiamo
ma che non abbiamo totalmente in mano
 Attenzione:
 NO alla ineluttabilità del male [raffinata
forma di autogiustificazione (cf Gn 2-3)].
 Il peccato è sempre consapevole e
libero (seppure “coadiuvato”)
 e quindi responsabile.
essere stato
peccatore (passato)
La consapevolezza
si dà
contemporaneamente
poter modificare
il modo di vivere
(presente/futuro)
La rivelazione ricorda che
Dio ha creato l’uomo capace del
bene
e continua
a renderlo capace
nel perdono di Cristo presente
nella storia.
IL RE DAVIDE (2 Sam 11 - 12)
Racconto da leggere sullo
sfondo della concezione
monarchica in Israele
Davide approfitta del suo essere re per il
proprio privilegio
Ottiene quanto vuole
Fa di tutto per non assumersi le sue
responsabilità
Coinvolge Joab nella logica di peccato
Uriah è condannato dalla propria giustizia
Uriah muore “tra gli altri”
Davide trova una soluzione per Betsabea (ma
questo non cancella le conseguenze del
peccato commesso)
Natan racconta una storia a Davide
Davide si converte e riconosce il
proprio peccato in termini di fede
(Sal 51 [50])
Joab non si converte
PECCATO E CONVERSIONE
PUR ESSENDO REALTÀ
INTERIORI
INFLUISCONO SU OGNI
RELAZIONE UMANA
COME INVITO
AL MALE O AL BENE.
IL BENE E IL MALE
HANNO EFFICACIA STORICA.
Ciò che appartiene alla nostra moralità
(conoscenza, libertà, responsabilità)
mediato dal nostro ambiente vitale.
ci
è
Tutte le relazioni tendono a strutturarsi
(mediante attese reciproche, finalità condivise)
in senso:
POSITIVO
(aiuto)
NEGATIVO
(ostacolo)
per la moralità
Nella mediazione delle relazioni
bene e male hanno la loro
efficacia storica a due livelli:
• beni o mali realizzati, relazioni
favorite o negate (phisicum)
• “logica” e desiderabilità del
bene o del male (morale)
 Cf le tentazioni di Gesù
CONVERSIONE DI FEDE e CONVERSIONE MORALE
non si identificano ma sono congiunte
(non sono due momenti giustapposti)
CONVERSIONE DI FEDE:
passaggio dal non credere al credere
approfondimento del credere stesso
CONVERSIONE MORALE:
progressivo superamento dello stato di peccato
assunzione di opzione fondamentale positiva
LA SALVEZZA DONATA
È PREVIA
ALLA CONVERSIONE
ma solo
LA VITA DI COSCIENZA
È LUOGO DEL RICONOSCIMENTO E
DELLA RISPOSTA AL DONO
IN PRINCIPIO IL DONO
Il paradigma etico – biblico
della conversione è la
liberazione:
Dio si rivela facendosi vicino
e liberando dall’estraneità e
dall’oppressione
IN PRINCIPIO IL PERDONO
Il Signore si “volta”
all’uomo, a Pietro, a noi peccatori…
Ciò rende possibile
il nostro “voltarci”
all’altro, a Dio, al bene
ABBIAMO CONOSCIUTO … FIN DAL
PRINCIPIO [1 Gv 1,1-4]
CONVERSIONE (due aspetti):
concretezza storica
cambiamento interiore
IN CRISTO
CONVERSIONE
NELLO SPIRITO
Nell’esperienza del credente
la conversione morale
è incarnazione
della conversione di fede
Si tratta di un vivere etico
che rivela e compie sulla terra
il riconoscere Dio
e il sapersi nella relazione con lui.
Riconoscere Dio
comporta anche
una vera conoscenza
di noi stessi e del nostro mondo
conoscere Dio …….. conoscersi
Conversione
ATTEGGIAMENTI:
Gratitudine
Percezione del peccato proprio e
del male morale
Responsabilità di comunione
Speranza
La conversione non si attua in un
unico momento, improvvisamente.
Occorre:
- sincerità di ricerca nel comprendere e
decidere
- cura per le condizioni della propria
libertà responsabile
- assunzione dei limiti reali
- attuazione del bene concretamente
possibile
Traditio vivente della chiesa
Incontro con Dio in Gesù Cristo
(perdonante, liberante, salvante)
Coscienza di Gesù
coscienza del cristiano
comunione con Cristo (conversione-sequela)
reciproca testimonianza (comunione ecclesiale)
ethos comunitario cristiano
esperienza morale, compresa e condivisa nella fede
riflessione – dottrina morale cristiana
sapienziale, profetica, normativa, sistematica
Magistero della chiesa
TRADITIO ECCLESIAE
Magistero e Traditio ecclesiae
 La medesima autorità pone:
- interventi dottrinali
[depositum fidei et morum cf DV,10; autorità
docente, circa la dottrina]
- interventi disciplinari
[vivere della chiesa 'ordinato': cura pastorale]
■Delimitazione materiale:
materia di fede e di morale
[in base all' ambito specifico di competenza]
■Differenziazione dei livelli formali di
espressione:
Magistero autentico [ufficiale]
Magistero ordinario e straordinario [cf LG,25]
■ Circa i contenuti formulati:
è necessaria una corretta ermeneutica dei testi
■ Circa la funzione:
il magistero non ha solo la funzione di
dichiarare e definire
il magistero ha la funzione di custodire il
depositum come traditio vivente:
funzione profetica [sapienziale]
Questioni specifiche
1. Magistero “in re morali”
 Senso della prassi alla luce della fede
 E’ possibile un'espressione di magistero
infallibile sui contenuti di morale?
 è possibile una dichiarazione infallibile su
contenuti di comportamenti morali
concreti?
Magistero “in re morali”
Problemi
 Contenuti concreti necessariamente vincolati
alla fede?
 Contenuti materialmente e formalmente rivelati
(non conoscibili senza Rivelazione)?
 Differenza tra norme/ comportamenti
fondamentali e categoriali [esempio: l’aborto]
 E’ possibile includere tutti i tipi di situazioni
concrete?
 La questione di Evangelium vitae [57.62]: occorre
leggere correttamente.
Questioni specifiche
2. Coscienza personale e magistero
Senso e valore della norma "morale”
Ermeneutica corretta
Discernimento vincolante per arrivare a un
giudizio giusto
Servizio di conoscenza all’esercizio di
coscienza
Coscienza personale e magistero
2.1 Non conflitto tra coscienza e magistero.
 Occorre evitare una falsa concezione di
entrambi
- “In coscienza” significa riconoscimento di un
vincolo.
 La conoscenza di ciascuno non è mai
indipendente.
- Autonomia e ricorso al parere di esperti.
- Autonomia proporzionale alle possibilità date:
quale uso?
Coscienza personale e magistero
2.2 Può darsi conflitto oggettivo di valori.
 Come sono proposti, come sono capiti.
 In situazioni concrete obiettivamente
conflittuali.
 Con necessità di un compromesso tra
valori.
Praesumptio veritatis a favore del
magistero e onus probandi a carico della
coscienza.
Coscienza personale e magistero
2.3 Responsabilità di "formazione”
 Formazione personale e di altri per arrivare a
giudizi “prudenti”.
 Dovere di informazione e confronto con
“probati auctores”.
 Rispetto per la coscienza e cura di ricerca di
verità.
 Formazione reciproca nella chiesa.
Obbedienza "in coscienza” [cf Tommaso
d’Aquino]
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Teologia Morale Fondamentale Generale