Sui sentieri quotidiani
dell’esistenza al “crocicchio
del villaggio”, vi è nascosta
la ricchezza che ti può
saziare…qui oggi, il Signore
ti aspetta per svelarti il
segreto della vita.
Tanto tempo fa c’era un uomo che cercava ardentemente il segreto della vita. Un saggio gli indicò
un pozzo che possedeva la risposta. L’uomo corse al pozzo e pose la domanda: “C’è un segreto
della vita?”. Dalla profondità del pozzo echeggiò: “Vai al crocicchio del villaggio: là troverai ciò
che cerchi”. L’uomo obbedì, ma al luogo indicato trovò soltanto tre botteghe: una vendeva fili
metallici, un’altra legno e la terza pezzi di metallo. Nulla e nessuno in quei paraggi sembrava
avere a che fare con il segreto della vita. Deluso, l’uomo tornò al pozzo a chiedere una
spiegazione, ma il pozzo gli rispose: “Capirai in futuro”. Col passare del tempo, il ricordo di questa
esperienza svanì, finchè una notte udì il suono di un sitar, lo strumento musicale dell’oriente. Era
una musica meravigliosa. Affascinato, si diresse verso il suonatore; vide il sitar e gridò di gioia,
perché aveva capito. Il sitar era composto di fili metallici, di pezzi di metallo e di legno come
quelli che aveva visto nelle tre botteghe al crocicchio del villaggio e che aveva giudicato senza
particolare significato.
•I strada
•Attendere qualcosa, parla di tendere a,
essere tesi verso qualcosa; dunque c’è
sempre un desiderio, nella speranza: che
nome hanno i nostri desideri?
Prima ancora: abbiamo dei desideri? Il
nostro tempo rischia di trasformare i
desideri in semplici voglie. “Se le persone
non trovano quello che desiderano, si
accontentano di desiderare quello che
trovano…”, ha detto qualcuno.
Desidero?
Che cosa?
• II strada è la fiducia
•Siamo disposti a non mettere misure alla fiducia, quando da ogni
parte ci giungono messaggi minacciosi, inviti alla “prudenza”, al “buon
senso”? Quanti proverbi miopi e diffidenti incontriamo: “Fidarsi è
bene, non fidarsi è meglio”… “Buoni sì, ma non fessi…”.
• In realtà coloro che parlano così sono persone ferite, che non hanno
potuto dare un significato agli inevitabili limiti della vita, nelle sue
tante umanissime variazioni, come se il limite fosse segno unicamente
di una sconfitta, di un errore, una sventura..
Ho fiducia
ancora?
In che
misura?
• III strada: affidarsi a Dio
• Si tratta di incontrare e fidarsi di Qualcuno del quale
abbiamo conosciuto l’amore. Qui sta il segreto della
Speranza: nel sapere che siamo Amati infinitamente da Dio,
che il mio Signore è Dio per me, ieri, oggi e sempre, che il
Signore mi ha sempre accompagnato nella vita, anche
quando non lo vedevo e non ci pensavo e mai più mi
lascerà…
“Sperare è ben più che desiderare,
e noi spesso confondiamo l’una cosa con l’altra.
Sperare è attendere con illimitata fiducia
qualcosa che non si conosce,
ma da parte di Colui del quale si conosce l’amore”.
Conosco il Signore o, almeno, lo cerco?
Finchè come esseri umani siamo in
cammino, cioè dentro questa vita,
questo tempo, questo mondo, ciò che
ci fa stare in piedi è solo quella che
chiamiamo speranza: un uomo senza
speranza in qualche modo non esiste,
sbiadisce. Chi non attende più niente
dalla vita è come morto…
La bellezza della vita è nel vedere che la
storia propria e del mondo è abitata
da Dio, nasconde in sé una promessa;
è nel camminare verso quella
promessa… ci chiediamo:
 come sto a speranza?
•IV strada: non
andare altrove
•“C’è una cosa che si può trovare in
un unico luogo al mondo, è un
grande tesoro. Lo si può chiamare il
compimento dell’esistenza. E il
luogo in cui si trova questo tesoro è
il luogo in cui ci si trova… Ci
sforziamo sempre, in un modo o
nell’altro, di trovare da qualche
parte quello che ci manca. Da
qualche parte, in una zona qualsiasi
del mondo o dello spirito, ovunque
tranne che là dove siamo, là dove
siamo stati posti; ma è proprio là, e
da nessun’altra parte, che si trova il
tesoro. Nella situazione che mi è
toccata in sorte, in quello che mi
capita giorno dopo giorno, in quello
che la vita quotidiana mi richiede:
proprio in questo risiede il mio
compito essenziale, lì si trova il
compimento dell’esistenza messo
alla mia portata”. (Martin Buber)
Vedo nella mia vita tutto il
bene che vi è contenuto?
Prendo con gratitudine
tutte le piccole cose di cui è
intessuto il mio quotidiano?
Ci vuole audacia.
La Vita che state vivendo vivetela in modo denso. Perché non
tornerà più. E non abbiate paura di entusiasmarvi per le cose.
Molti di voi hanno paura. Hanno paura che un giorno la Storia,
il loro futuro possa ridacchiare sul loro presente. Molti hanno
paura di esporsi. Per non correre il rischio di subire il
contraccolpo di questa disunione tra i sogni di oggi e la realtà di
domani, preferiscono non sognare.
E questo significa dare le dimissioni dalla Vita.
Aver paura di entusiasmarsi oggi, alla
vostra età, significa suicidio. Un giorno
vi scalderete alla brace divampata nella
vostra giovinezza. Non abbiate paura di
entusiasmarvi. C’è tantissima gente che
mangia il pane bagnato col sudore della
fronte dei sognatori. Ci sono tanti
sognatori. Meno male che c’è questa
dimensione del sogno nella vita: sono
ganci a cui attaccarci. Meno male che ci
sono dei pazzi da slegare, da mettere in
circolazione perchè vadano a parlare di
grandi sogni. Quello che è pericoloso è
che i sogni si raffreddino nel cuore dei
giovani.
Io vi voglio augurare che non abbiate a
perdere la dimensione della
quotidianità e del sogno. Scavate sotto
il vostro lettuccio e troverete il tesoro.
Non siete inutili, siete irripetibili.
L’uomo
che
piantava
gli alberi
Fai memoria:
da quali aspetti,
incontri, esperienze
della tua vita nasce il
tuo sogno?
Guarda avanti:
quali sono le tue
paure? Su che cosa e
su chi, puoi contare?
Guarda il
presente: come stai
facendo crescere il
tuo sogno?
Ho imparato a sognare…
 Osserviamo la nostra vita come il luogo in cui il Signore ci
ha già incontrato,
 ci chiama
 ci invita a realizzare insieme il nostro sogno,
 che è anche il suo progetto.
Per guardare e sognare, Signore, devo
rinunciare ad essere un viaggiatore distratto,
un passeggero annoiato, un turista stanco.
Per guardare e vedere la tua presenza
devo fermarmi, per guardare devo fissare
Il mio sguardo e il mio cuore alla ricerca di
qualcosa o di qualcuno…
In quel momento, come per incanto,
quello che accade non è più una combinazione
casuale di colori e di cose…
Se osservo e sogno è perché sono sicuro
che non è tutto casuale su questa terra
e che per decifrare questa realtà complessa
di uomini e di cose, di affetti e di relazioni
bisogna trovare la chiave capace di aprire ogni
porta.
Se osservo e sogno è perché non ho perduto
la voglia ei esplorare, la speranza di scoprire,
il desiderio di imbattermi in qualcosa di grande
e di bello
capace di catturare tutta la mia vita.
Se osservo e sogno è perché so che sotto la
superficie della realtà prima o poi riuscirò a
decifrare i segni della tua presenza, Signore, le
tracce della tua azione.
E allora non potrò che rallegrarmi di tutto
quello che tu fai
per cambiare la mia vita e la faccia della terra.
E allora non potrò più sentirmi sola,
né abbandonata al mio destino,
perché tu sei qui accanto a me, e continui a
offrire misericordia e vita.
E se, osservando, vedo solo
che il mio presente è tanto grigio?
Una storia.
In autunno, raccolsi
tutte le mie pene e le
sotterrai in giardino.
Quando rifiorì
primavera, ed aprile e la
terra celebrarono le
nozze, il mio giardino fu
cosparso di fiori
splendidi e rari.
I miei vicini vennero ad
ammirarli e ognuno mi
disse: “Quando tornerà
l’autunno, la stagione
della semina, ci darai dei
semi di questi fiori
perché possiamo
piantarli nei nostri
giardini?”. (K. Gibran)
… e Dio non si stanca mai di
far crescere e di attendere!
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abito il presente - Oblate di Maria Vergine di Fatima