negli Annali franco-tedeschi: la questione ebraica (1844) viene ripreso il tema della
separazione tra società civile e stato quando si affronta il problema della
perfetta emancipazione umana
“ Lo Stato sopprime nel suo modo le differenze di nascita, di condizione, di
educazione, di occupazione, dichiarando che nascita, condizione,
educazione, occupazione non sono differenze politiche, proclamando
ciascun membro del popolo partecipe in egual misura della sovranità
popolare, senza riguardo a tali differenze, trattando tutti gli elementi della
vita reale del popolo dal punto di vista dello Stato. Nondimeno lo Stato
lascia che la proprietà privata, l'educazione, l'occupazione operino nel loro
modo, cioè come proprietà privata, come educazione, come occupazione,
e facciano valere la loro particolare essenza. […]
Là dove lo Stato politico ha raggiunto il suo vero sviluppo, l'uomo conduce
non soltanto nel pensiero, nella coscienza, bensì nella realtà, nella vita,
una doppia vita, una celeste e una terrena, la vita nella comunità politica
nella quale egli si afferma come comunità, e la vita nella società civile
nella quale agisce come uomo privato, che considera gli altri uomini come
mezzo, degrada se stesso a mezzo e diviene trastullo di forze estranee.
[…] %
Il conflitto nel quale si trova l'uomo come seguace di una religione
particolare, con se stesso in quanto cittadino, con gli altri uomini in
quanto membri della comunità, si riduce alla scissione mondana tra lo
Stato politico e la società civile. Per l'uomo in quanto bourgeois, "la vita
nello Stato è soltanto apparenza o una momentanea eccezione contro
l'essenza e la regola". Certamente il bourgeois, come l'ebreo, rimane
nella vita solo sofisticamente, così come solo sofisticamente il citoyen
rimane ebreo o bourgeois; ma tale sofistica non è personale.
Essa è la sofistica dello Stato politico stesso. La differenza tra l'uomo
religioso e il cittadino è la differenza tra il commerciante e il cittadino, tra
il salariato giornaliero e il cittadino, tra il proprietario fondiario e il
cittadino, tra l'individuo vivente e il cittadino. La contraddizione nella
quale si trova l'uomo religioso con l'uomo politico, è la medesima
contraddizione nella quale si trova il bourgeois con il citoyen, nella quale
si trova il membro della società civile con il suo travestimento politico.
[…]
L'emancipazione politica è certamente un grande passo in avanti, non è
però la forma ultima dell'emancipazione umana in generale, ma è l'ultima
forma dell'emancipazione umana entro l'ordine mondiale attuale.
S'intende: noi parliamo qui di reale, di pratica emancipazione.”
(Marx, La questione ebraica)
nei Manoscritti economico-filosofici (1844) Marx opera
una critica dell’economia politica:
intende partire dai presupposti (linguaggio, leggi) dell’economia
politica per mostrare come questi conducano a
contraddizioni, nel senso che l’economia viene a “supporre ciò
che deve spiegare”
in questo modo inficia il suo valore di scienza e la sua
capacità di comprendere la realtà
ad esempio l’economia politica parte dall’esistenza della proprietà privata
come se fosse un dato naturale e ne fa valere le leggi come se fossero
leggi naturali:
il compito di una scienza, invece, dovrebbe essere quello di mostrare come
queste leggi risultino dall’essenza della proprietà privata
un’applicazione di questa dinamica dialettica (in luogo di quella statica ed acritica
dell’economia tradizionale) è l’analisi del lavoro alienato
la prima alienazione: dall’oggetto del lavoro
“Questo fatto non esprime altro che questo: che l'oggetto prodotto dal lavoro,
prodotto suo, sorge di fronte al lavoro come un ente estraneo, come una
potenza indipendente dal producente…. La realizzazione del lavoro si
palesa tale privazione, che l'operaio è spogliato fino alla morte per fame.
L'oggettivazione si palesa tale perdita dell'oggetto, che l'operaio è
derubato non solo degli oggetti piú necessari alla vita, ma anche degli
oggetti piú necessari al lavoro... L'operaio mette nell'oggetto la sua vita e
questa non appartiene piú a lui, bensí all'oggetto.
L'alienazione dell'operaio nel suo oggetto si esprime... in modo che, quanto
piú l'operaio produce, tanto meno ha da consumare; e quanto piú crea dei
valori, tanto piú egli è senza valore e senza dignità; e quanto piú il suo
prodotto ha forma, tanto piú l'operaio è deforme; e quanto piú è potente il
lavoro, tanto piú impotente diventa l'operaio, e quanto piú è spiritualmente
ricco il lavoro, tanto piú l'operaio è divenuto senza spirito e schiavo della
natura.” (Marx, Manoscritti economico-filosofici)
la seconda alienazione : dall’attività lavorativa
“In che cosa consiste ora l'espropriazione del lavoro? Primieramente in
questo: che il lavoro resta esterno all'operaio, cioè non appartiene al suo
essere, e che l'operaio quindi non si afferma nel suo lavoro, bensí si nega,
non si sente appagato ma infelice, non svolge alcuna libera energia fisica
e spirituale, bensí mortifica il suo corpo e rovina il suo spirito. L'operaio si
sente quindi con se stesso soltanto fuori del lavoro, e fuori di sé nel
lavoro... Il suo lavoro non è volontario, bensí forzato, è lavoro costrittivo. Il
lavoro non è quindi la soddisfazione di un bisogno, bensí è soltanto un
mezzo per soddisfare dei bisogni esterni ad esso... Il lavoro esterno, il
lavoro in cui l'uomo si espropria, è un lavoro-sacrificio, un lavoromortificazione. Finalmente l'esteriorità del lavoro al lavoratore si palesa in
questo: che il lavoro non è cosa sua ma di un altro; che non gli
appartiene, e che in esso egli non appartiene a sé, bensí ad un altro...
Il risultato è che l'uomo (il lavoratore) si sente libero ormai soltanto nelle
sue funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere e nel generare, tutt'al piú
nell'avere una casa, nella sua cura corporale ecc., e che nelle funzioni
umane si sente solo piú una bestia. Il bestiale diventa l'umano e l'umano il
bestiale.” (Marx, Manoscritti economico-filosofici)
la terza alienazione : dal genere umano
“ Invero anche l'animale produce: esso si costruisce un nido, delle
abitazioni, come le api, i castori, le formiche ecc. Ma esso produce
soltanto ciò di cui abbisogna immediatamente per sé e per i suoi nati;
produce parzialmente, mentre l'uomo produce universalmente; produce
solo sotto il dominio del bisogno fisico immediato, mentre l'uomo
produce anche libero dal bisogno fisico e produce veramente soltanto
nella libertà dal medesimo. L'animale produce solo se stesso, mentre
l'uomo riproduce l'intera natura; il prodotto dell'animale appartiene
immediatamente al suo corpo fisico, mentre l'uomo conforma libero il
prodotto. L'animale forma cose solo secondo la misura e il bisogno della
specie cui appartiene, mentre l'uomo sa produrre secondo la misura di
ogni specie e dappertutto sa conferire all'oggetto la misura inerente,
quindi l'uomo forma anche secondo le leggi della bellezza.”
(Marx, Manoscritti economico-filosofici)
la quarta alienazione: dagli altri uomini con cui convive
“ Se il prodotto del lavoro mi è estraneo, e mi sta di fronte come una
potenza straniera, a chi esso appartiene allora? Se la mia propria
attività non mi appartiene, ma è estranea e coartata attività, a chi
appartiene allora? Ad un ente altro da me. Chi è questo ente? la
Divinità? ... L'ente estraneo, al quale appartiene il lavoro e il prodotto
del lavoro, al servizio del quale sta il lavoro e per il godimento del
quale sta il prodotto del lavoro, può essere soltanto l'uomo stesso.
Quando il prodotto del lavoro non appartiene all'operaio e gli sta di
fronte come una potenza estranea, ciò è solo possibile in quanto
esso appartiene ad un altro uomo estraneo all'operaio. Quando la
sua attività gli è penosa, essa dev'essere godimento per un altro,
gioia di vivere di un altro. Non gli Dei, non la natura, soltanto l'uomo
stesso può essere questa potenza estranea sopra all'uomo.”
(Marx, Manoscritti economico-filosofici)
perché il lavoro è alienante?
perché è in funzione del profitto
“ L'impiego piú utile del capitale è per il capitalista quello che a pari sicurezza
rende maggior profitto... Le operazioni più importanti del lavoro sono regolate
e condotte secondo i piani e le speculazioni di coloro che impiegano i capitali, e
lo scopo ch'essi si propongono... è il profitto.” (Marx, Manoscritti economico-filosofici)
la logica del profitto fa sí che il capitalista solleciti nell'uomo nuovi
bisogni:
lo costringe a nuovi sacrifici, lo riduce in nuova dipendenza
“ E un eunuco non lusinga piú bassamente il suo despota, e non cerca con dei
mezzi piú infami di eccitarne la ottusa facoltà di godimento, per carpirgli un
favore, di come l'eunuco dell'industria, il produttore, per carpire la moneta
d'argento o cavar fuori l'uccellino d'oro dalle tasche del prossimo
cristianamente amato, si piega ai capricci piú bassi dell'altro, fa da mezzano fra
questi e il suo bisogno, eccita in lui desideri morbosi, spia ogni sua debolezza,
per poi chiedere il compenso per questo affettuoso servizio.” (Marx, Manoscritti
economico-filosofici)
tutto ciò il capitalista fa per conquistare denaro, che nella società
borghese dà nuova essenza al suo possessore
“Ciò che è mio mediante il denaro, ciò che io posso, cioè può il denaro comprare, ciò sono io, il
possessore del denaro stesso. Tanto grande la mia forza quanto grande la forza del denaro.
Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore... Ciò che io sono e posso, dunque,
non è affatto determinato dalla mia individualità... Io sono, come individuo, storpio, ma il
denaro mi dà 24 gambe: non sono dunque storpio” (Marx, Manoscritti economico-filosofici)
la proprietà privata è la vera fonte dell'alienazione del lavoro e di ogni
altra alienazione; per realizzare la disalienazione dell'uomo bisogna
sopprimere la proprietà privata:
ciò è possibile solo con l'instaurazione del comunismo
“Il comunismo come soppressione positiva della proprietà privata... e quindi come reale
appropriazione dell'essenza dell'uomo mediante l'uomo e per l'uomo; perciò come ritorno
dell'uomo per sé, dell'uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto
cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. Questo
comunismo... è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la natura e l'uomo e tra l'uomo e
l'uomo... È la soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa
soluzione... L'intero movimento della storia è quindi l'atto reale di generazione del
comunismo.” (Marx, Manoscritti economico-filosofici)
Scarica

Diapositiva 1