La musica cristiana
Dal Cinquecento al Settecento
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Indice generale
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Il Cristianesimo e il sospetto ( di ascendenza platonica) nei confronti
della musica: la musica può essere pericolosamente sensuale e
seducente. Attrae l’attenzione verso la propria bellezza, sviandola dalla
contemplazione della Bellezza eterna e spirituale. L’individuo può
perdere la propria solidità “virile” e sciogliersi i dolcezze “femminee”
Concilio di Tours
Docta sanctorum Patrum di Giovanni XXII
Giovanni Calvino (1509-1564)
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Dal Medioevo al Rinascimento.
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Diffusione della Riforma. La Germania protestante e la diffusione del
corale.
Il Concilio di Trento ( 1545-1563) e la musica nel cattolicesimo.
Elaborazioni musicali avanzate ( Barocco e Settecento).
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Il passaggio potrebbe esprimersi in estrema sintesi
con la ricerca di una forma plastica anche nelle composizioni musicali ( come nell’arte
figurativa): musiche organizzate, con elementi in rilievo e altri di legame, capace di
ombreggiare attraverso l’uso sapiente di tensioni espressive. Polifonia più sapientemente
legata e unitaria nelle sue voci, che a tratti si richiamano imitandosi. Composizioni più “rotonde
“ e compiute. Sviluppate “in verticale”. Composizioni e teorie.
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Concilio di Tours ( 813)
“Tutto ciò che seduce le orecchie e gli occhi e che
può corrompere il vigore dell’animo deve essere
tenuto lontano dai sacerdoti di Dio; infatti,
accarezzando l’orecchio e l’occhio la moltitudine
dei vizi entra generalmente nell’anima.”
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Docta Sanctorum Patrum
La bolla di Giovanni XXII ( 1324-25)
“Alcuni discepoli di una nuova scuola impegnando tutta la loro attenzione a misurare il tempo, cercano con
nuove note di esprimere arie inventate solo da loro, a scapito degli antichi canti che essi sostituiscono con
altri composti di brevi e semibrevi e di note quasi inafferrabili. Essi interrompono le melodie, le rendono
effeminate con l’uso del discanto, le riempiono a volte di triple e volgari mottetti, in modo da giungere spesso
a disprezzare i principi fondamentali dell’Antifonario e del Graduale, ignorando i fondamenti stessi su cui
costruire, confondendo i toni senza conoscerli. La moltitudine delle loro note cancella i semplici ed equilibrati
ragionamenti per mezzo dei quali nel canto piano si distinguono le note une dall’altra. Essi corrono e non si
riposano mai, inebriano le orecchie e non curano gli animi; essi imitano con gesti ciò che suonano, cosicché
si dimentica la devozione che si cercava e viene mostrata la rilassatezza che doveva essere evitata.”
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Umanesimo e Rinascimento
 Canto gregoriano:
canto piano, senza scansioni ritmiche regolari, senza
tensioni dovute all’allontanarsi e al ritornare delle note verso una nota principale
che non c’è. Canto sospeso, orizzontale e lineare il cui fascino sta, per noi, oggi,
forse nel suo non risolversi mai, e non riposare su una struttura plastica definita.
 Un compositore antico: Perotinus (secc.XII-XIII). Qui c’è più
movimento, più organizzazione ritmica. Il canto è polifonico ( il gregoriano è
monodico) e le sue strutture architettoniche sono ardite come quelle delle cattedrali
gotiche i cui veniva eseguito. In seguito verrà giudicato intellettuale ed astratto, non
naturale, con melismi su ogni sillaba del testo tali da renderlo irriconoscibile.
 Un compositore moderno: Josquin Desprez (1440-1521?)
Ricerca di naturalezza d’accenti. Scrittura limpida e consonante. Lo studio della
perfezione formale si accompagna ad una maggiore sensibilità verso la
piacevolezza sensibile e la dulcedo.
Effetto auditivo.
 Un teorico: Zarlino (1517-1590)
Istitutioni Harmoniche (1558), Dimostrationi harmoniche (1571)
Razionalizzazione, semplificazione, naturalizzazione.
Lo studio matematico e scientifico della musica produce effetti nelle emozioni.
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Cuius regio eius religio
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Formula dovuta a Joachim Stephani, 1612, che sintetizzava il principio
sancito con la pace di Augusta (3 ottobre 1555). Significa: la religione
sia di colui del quale è la regione. Cioè: “in uno stato è ammessa una
sola religione, quella del sovrano”.
La formula originaria era Ubi unus dominus, ibi una sit religio.
In Germania diventano luterani i due terzi del territorio. Sassonia,
Turingia, Brandeburgo, Meclemburgo, Prussia, Vesfalia, Palatinato, ecc.
In tutti questi stati si riorganizzano i culti e si perfezionano i connotati
della nuova spiritualità. In campo musicale prende forma il corale
protestante.
Lutero e la musica
 La musica è come la disciplina che rende gli uomini
più pazienti e più dolci, più modesti e più ragionevoli
… essa è un dono di Dio e non degli uomini; essa
scaccia il demonio e li rende felici … dal punto di vista
teologico nessun’ arte può stare accanto alla musica …
è il balsamo più efficace per calmare, per rallegrare e
vivificare il cuore di chi è triste e di chi soffre. La
musica è dono sublime, datoci da Dio, ed è simile alla
teologia.
Il corale protestante (I)
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Il luteranesimo faceva progredire la cultura e la rinnovava, tanto
sul piano della dottrina teologica quanto su quello degli affetti
spirituali.
La prassi devozionale e liturgica della chiesa evangelica aveva fatto
del corale intonato a più voci dalla cantoria o dalla comunità dei
fedeli, il veicolo unitario dell’esperienza musicale religiosa.
Lutero stesso aveva raccolto testi e melodie che costituirono un
patrimonio edificante e ( come nota Alberto Basso nella recente
Storia della Musica edita da Utet) intriso di dolce lirismo.
Poesia dell’ineffabile
Stato mistico permanente
Gusto per l’introspezione psicologica
Tendenza a cogliere in ogni cosa un clima sentimentale
Prosegui con “ Il corale protestante”
Il corale protestante (II)
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La diffusione di culti domestici ( raccolta della famiglia per le
preghiere del mattino e della sera, per le devozioni favorite da testi
e da immagini) aveva portato a la formazione di un repertorio di
canti semplici che accompagnavano i pensieri semplici: meditazioni
per la maggior gloria del Signore, per l’espiazione dei peccati, e
per la salvezza dell’anima.
Più tardi, la pubblicazione dei Pia Desideria (1675) di Phillipp Jakob
Spener, promotore del Pietismo (movimento antidogmatico, di
ricerca di una condizione mistica, in cui l’abbandono nelle braccia
del Salvatore si accompagnava a uno stato di perenne malinconia)
darà una spinta essenziale per lo sviluppo della prassi devozionale.
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Calvino e la musica
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Il mondo dei suoni è denso di pericoli,da condannarsi ove non sia posto
al servizio della fede. Bisogna cantare salmi in chiesa alla presenza di Dio
e degli angeli.
Uso cauto e restrittivo della musica. Non si abusi di essa affinché non si
trasformi in occasione di dar libero sfogo alla dissolutezza rendendoci
effeminati con piaceri disordinati.
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Il Concilio di Trento e la musica
Tutto deve essere regolato in modo tale che … ogni cosa, chiaramente ed
opportunamente pronunciata, scenda dolcemente nelle orecchie e nei cuori degli
uditori … In ogni modo, tutta questa maniera di salmodiare in musica non deve
essere composta per un inutile diletto delle orecchie, bensì in modo tale che le
parole siano percepite da tutti, affinché i cuori degli ascoltatori siano conquistati
dal desiderio delle armonie celesti e dal gaudio della contemplazione dei beati.
( Sessione XXII, settembre 1562)
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Giovanni Pierluigi da Palestrina ( 1524/5-1594) realizzò in forma mirabile gli
intendimenti del Concilio anche se nelle sue composizioni non si può trovare il
disprezzo per “l’inutile diletto delle orecchie”. Equilibrio formale delle voci
polifoniche sempre sostenuto da meditazione spirituale. Attenzione per la
comprensibilità del testo e per la sua resa musicale.
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La musica ispirata ai dettami del Concilio richiedeva un corpo specializzato di
esecutori. Il popolo non cantava, ammirava da lontano senza partecipazione
diretta. Necessità di una “musica degli affetti”.
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Fine della presentazione
Musica degli affetti
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Nell’epoca medievale il fervore religioso e l’elemento corale del
gregoriano sostenevano l’interesse dei fedeli che in tal modo
partecipavano collettivamente alla liturgia.
La nuova musica si rivolge a singoli che ascoltano, a un pubblico
tendenzialmente passivo. Il compositore deve trovare i mezzi per
toccarlo e commuoverlo. La musica non può quindi disperdersi in
lunghi voli melismatici o in vie complicate e intellettualistiche.
Deve recepirsi chiaramente e con facilità.
Musica dalla struttura semplice, razionale,breve, concisa,
comprensibile in tutte le sue parti.
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La musica cristiana ( dal `500 al `700)