L’USO DEI GAS
NEI RIVELATORI DI
PARTICELLE
Modulo Formativo
in Materia di Sicurezza
a cura della
Dott.ssa Daniela Calvo
(INFN-Sezione di Torino)
Generalità sul Corso
 Che cosa si propone il corso?
 Fornire
informazioni
utili
alla
manipolazione dei gas e/o miscele nei
rivelatori di particelle
 Raccogliere leggi, formule, tabelle di
ordinaria utilizzazione nell’uso dei gas
 Argomenti che non verranno trattati:
 gas tossici
 recipienti in pressione
 contenitori in pressione di gas liquefatti
N.B. Le informazioni trattate non sono di
immediato trasferimento
alle applicazioni
1
industriali
SOMMARIO
 Generalità sui gas
 I gas infiammabili
 Differenti tipi di fughe di gas
 Rivelazione fughe
 Evacuazione dei gas utilizzati
 I gas inerti
Generalità sui gas
Che cosa è un gas ?
 elemento o composto in uno stato di
materia caratterizzato da variazione
di volume in seguito a variazioni di
pressione e temperatura
 esso riempie qualunque volume
all’interno del quale si trova
1
Le unità di misura
I parametri che compaiono nelle
leggi
che
descrivono
il
comportamento dei gas sono:
*
*
*
*
pressione
temperatura
volume
numero di moli
e dovrebbe essere “buona” norma
utilizzare per essi le unità di misura
del S.I. …
… ma, per ragioni storiche e/o
pratiche, spesso compaiono altre
unità
(per es. nel caso della pressione potremo
avere mmHg, torr, mbar…)
…quindi ATTENZIONE
nei calcoli...
1
Gas perfetto e reale
Le leggi e le relazioni che si utilizzano
per i gas si riferiscono ad un
comportamento ideale
un gas che segue perfettamente le
leggi è un gas perfetto o ideale.
I gas reali seguono un comportamento
tanto più prossimo a quello di un gas
perfetto quanto più sono lontani dalle
condizioni di liquefazione, quanto cioè
 è più bassa la pressione
 è più alta la temperatura
1
Alcune leggi sui gas
Equazione generale dei gas:
il prodotto della pressione per il volume di una
determinata massa di gas è direttamente
proporzionale alla sua temperatura assoluta
Legge di Dalton
in una miscela di gas la pressione totale è
uguale alla somma delle pressioni parziali, cioè
della pressione che ciascun componente
eserciterebbe se occupasse da solo l’intero
volume disponibile
Legge di Graham:
a parità di pressione e temperatura, le velocità
di efflusso di due gas differenti attraverso pareti
porose sono inversamente proporzionali alla
radice quadrata delle rispettive masse
1
volumiche
Il concetto di densità
La densità o massa volumica indica
il rapporto tra la massa di una certa
quantità di sostanza ed il suo volume
Si può utilizzare, nel caso di un gas,
la relazione:
1 pM
r
83.2 T
con
r : densità del gas
[gr/cm3]
M : massa molecolare [gr/mole]
T : temperatura assoluta [K]
p : pressione assoluta
[bar]
1
Il concetto di densità per
una miscela di gas
In questo caso si utilizza la relazione:
r mis 
1 p  M mis
83.2 T
dove
M mis
(c1  M1  c2  M 2  ...  cn  M n )

100
con
c1…cn : % volumetrica per il gas ‘1’…’n’
M1…Mn : massa molecolare del gas ‘1’...’n’
1
Esempio: la densità dell’aria
La densità dell’aria, il più comune
esempio di miscela, si calcola
ricordandone la composizione:
 78 % di azoto (MN2 = 28.0 gr/mole)
 21 % di ossigeno (MO2=32.0 gr/mole)
 1 % di argon (MAr = 39.9 gr/mole)
Si calcola la
dell’aria con:
massa
molecolare
78  28.0  21 32.0  1 39.9
M aria 
100
 29.0 gr/mole
e, ad 1 bar e 20 °C, si ricava:
raria  1.19 103 gr / cm3
1
La miscela come unico gas ...
Una miscela di gas
(una volta formata)
è da considerare come
un unico gas,
con una densità pari
a quella della miscela:
NON VI E’ SEPARAZIONE SPONTANEA
1
...
Ne consegue:
la miscela in fuga da un rivelatore, si
muoverà verso l’alto o verso il basso
a seconda della sua densità relativa
all’aria
la disposizione dei sensori di fughe è
correlata al tipo di miscela da
rivelare
è possibile realizzare una diluizione
ottenendo
una
miscela
non
infiammabile che non si separerà
spontaneamente nei suoi componenti
1
La separazione di una miscela
In un sistema chiuso, ad una certa T, contenente
due gas, con masse molecolari M1 e M2,
all’equilibrio le pressioni parziali dipendono
dall’altitudine secondo la relazione:
  M i gh 
pi h   p i 0  exp

RT


con h : altezza [m]
g : accelerazione di gravità [m/sec2]
R : costante gas perfetti [8320 J/Kmole K]
Mi : masse molecolari [gr/mole]
quindi il rapporto tra le pressioni parziali dei due
gas, in funzione dell’altitudine, è:
p1h  p10

 exp M1  M 2 gh / RT 
p 2 h  p 2 0
e dimostra un arricchimento del gas pesante in
basso rispetto il gas leggero in alto
Con tipici valori di h in 1metri ed alcune decine
per (M1-M2), l’effetto è trascurabile
I gas infiammabili
Un gas infiammabile
(gas combustibile)
è un qualunque gas che
reagisce
con
l’ossigeno
(puro o diluito come nell’aria),
 con produzione di calore
 e propagazione di fiamma
1
Concetti e definizioni I
 Temperatura di accensione:
la temperatura minima alla quale si
deve trovare la miscela combustibile
(gas infiammabile) - comburente
(aria) affinché si inneschi la
combustione
è una funzione di parametri quali:




la natura del combustibile
il tipo di comburente
pressione
modalità di riscaldamento
1
Concetti e definizioni II
La combustione innescata in un punto
si potrà propagare al resto della massa,
se i rapporti volumetrici della miscela
combustibile-comburente sono entro 2
limiti particolari:
• Limite
(LEL)
• Limite
di infiammabilità inferiore
di infiammabilità superiore
(UEL)
INTERVALLO di INFIAMMABILITA’
UEL
LEL
0%
gas infiammabile
100 %
aria
1
Concetti e definizioni III
 LEL (Low Explosive Limit):
la minima concentrazione di gas
infiammabile al di sopra della quale vi
è propagazione di fiamma;
al di sotto la miscela è troppo
“povera” per propagare la fiamma
 UEL (Upper Explosive Limit)
la massima concentrazione di gas
infiammabile al di sotto della quale vi
è propagazione di fiamma;
al di sopra la miscela è troppo “ricca”
per propagare la fiamma
1
Variazioni di temperatura
Un innalzamento della temperatura
comporta un allargamento dell’
intervallo di infiammabilità
%
gas inf.
100
UEL
LEL
T in.
T
Un aumento di pressione comporta,
ma non sempre, un aumento del
campo di infiammabilità
1
Concetti e definizioni IV
 detonazione
esplosione, confinata in spazio
ristretto, caratterizzata da:
 elevata pressione
 onde d’urto e fronte di fiamma:
 estremamente distruttive
 propagantisi
a
velocità
supersoniche (2000-3000 m/s)
deflagrazione
esplosione, confinata in spazio
ristretto, caratterizzata da:
 onde d’urto e fronte di fiamma:
 con velocità di propagazione
1
inferiore a quella
del suono in
aria (1 m/s)
Regola pratica di calcolo del LEL
(approssimativa, ma utile)
1
LEL   cst
2
nel caso di combustione in aria con la
produzione di anidride carbonica,
acqua, idracidi, anidride solforosa,
azoto:
cst 
100
5
1  4n c  n H  2n O  n hal  n s 
4
con
cst : concentrazione stechiometrica
nC : numero di atomi di carbonio presenti
nH : numero di atomi di idrogeno presenti
nO : numero di atomi di ossigeno presenti
nhal: numero di atomi di alogeni presenti
1
nS : numero di atomi di zolfo presenti
%
Calcolo dei limiti di
infiammabilità per una miscela
• Legge empirica di Le Chatelier:
100
%
Lm 
 c1   c2 
 c3  
 L    L   ... L 
 3 
 1   2 
dove
c1..cn
: % in volume dei gas
componenti
la
miscela
combustibile
L1…Ln :
limiti di infiammabilità
(inferiori o superiori)
Lm :
limite di infiammabilità
(inf. E sup.) della miscela
La legge non è di applicazione generale, e
risulta tanto meglio 1osservata quanto più
simile è la natura chimica dei costituenti la
Miscele ternarie
Ad una miscela
composta
da gas
infiammabile ed ossigeno viene aggiunto
un gas inerte:
 l’intervallo di
infiammabilità si
modifica con spostamento di LEL e
UEL
 se il gas inerte è in concentrazione
sufficiente, nella miscela ternaria vi
è l’eliminazione dell’intervallo di
infiammabilità
1
Tabella delle proprietà dei gas
non infiammabili di uso comune
nei rivelatori di particelle
GAS
Elio (He)
Peso
Densità relativa Punto ebollizione
molecolare all’aria
[°C]
4
0.14
-268.93
Neon ( Ne)
20
0.7
Argon (Ar)
40
1.38
Krypton
(Kr)
Xeno (Xe)
83.8
2.91
-153.35
131.3
4.56
-108.1
Azoto (N2)
28
0.97
-195.8
Ossigeno
(O2)
Anidride
Carbonica
(CO2)
Tetrafluorur
o di carbonio
(CF4)
Esafluoruro
di zolfo (SF6)
R
134a
(CH2F-CF3)
Aria
32
1.1
-182.97
44
1.53
-78.5*
88
2.84
-127.94
146
5.11
-63.8*
102
-252.77
-26.5
1
29
1
-194.35
Tabella delle proprietà dei gas
infiammabili di uso comune
nei rivelatori di particelle
GAS
Acetilene
(C2H2)
Idrogeno (H2)
Metano (CH4)
Etano (C2H6)
Propano
(C3H8)
n-Butano
(C4H10)
iso-Butano
(CH3CH(CH3
)CH3)
n-Pentano
(C5H12)
Dimetil Etere
(CH3OCH3)
Peso
Densità
molecolare relativa
all’aria
26
0.91
Stato fisico Pressione in Punto
in bombola bombola @ ebollizione
15°C [bar]
[°C]
disciolto
16-19
-84
2
16
30
44
0.695
0.55
1.05
1.56
gas
gas
liquido
liquido
180-200
180-200
33.8
8.8
-253
-161.5
-89
-42
58
2.05
liquido
1.76
-1
58
2.05
liquido
2.56
-11.7
72
2.48
liquido
46
1.59
liquido
1
36
4.24
-25
Tabella delle proprietà dei gas
infiammabili di uso comune
nei rivelatori di particelle
GAS
LEL UEL Temperatura
di
autoignizione
[°C]
Acetilene (C2H2)
1.5 100
305
Idrogeno (H2)
560
Metano (CH4)
4.4 16.9
537
Etano (C2H6)
2.4 14.6
515
Propano (C3H8)
1.8 10.4
493
n-Butano (C4H10)
372
iso-Butano
1.55 8.4
462
(CH3CH(CH3)CH
3)
n-Pentano
1.4 8.0
258
(C5H12)
Dimetil
Etere 3.0 27.0
350
(CH3OCH3)
1
Energia
minima di
ignizione
[mJ]
0.02
0.019
0.29
0.24
0.25
0.25
0.25
Calore di
combustione
[Kcal/mol]
0.25
782.04
57.7979
191.759
341.261
488.527
635.384
635.384
359.33
Diagramma ternario
Diagramma per il sistema metano-ossigenoazoto a pressione atmosferica e 26 °C
1
Diagramma Ternario
Diagramma per il sistema metano-ossigenoazoto a pressione atmosferica e 26 °C
1
Fughe di gas dai rivelatori di
particelle
 laminare
 diffusione del gas lungo superfici rigide
 mancanza di turbolenza
 processo lento
 pericolosa
 densità differente
 spostamento del gas in alto oppure in
basso in relazione alla sua densità relativa
all’aria
 spostamento prevedibile del gas in fuga
 getti turbolenti
 da un rivelatore in pressione rispetto
l’atmosfera circostante
 può essere rapida nella diffusione
1
Concentrazione del gas in
fuga (differente densità)
v
c
 17  
c0
 gz
2
0
5



1
3
M T

  0 a  1 
 M a T0

1
3
  3r  2 
 exp    
 z 
z è la distanza verticale [m] dall’orifizio di fuga, misurata
lungo la direzione del “camino” di fuga (verso l’alto oppure verso
il basso a seconda che il gas sia più leggero oppure più pesante
dell’aria),
r è la distanza radiale [m] a partire dall’asse del “camino”,
c è la concentrazione volumetrica al generico punto (z, r),
c0 è la concentrazione volumetrica a livello dell’orifizio di
fuga,
v0 è la portata volumetrica [m3/s] di fuga, a livello
dell’orifizio,
g è l’accelerazione di gravità,
M0 è la massa molecolare del gas in fuga,
T0 è la temperatura del gas [K]
Ma è la massa molecolare (media) dell’aria,
Ta è la temperatura dell’aria [K]
•Utilizzata
per velocità iniziale piccola e
quando una turbolenza favorisce la diffusione del gas
1
nell’ambiente;
• non è valida vicino all’orifizio di fuga
Concentrazione del gas nei
getti turbolenti
1
2
  2r  2 
c
 d 0   M a T0 
 9 
 exp    

c0
 x   M 0 Ta 
 x 
x è la distanza verticale [m] dall’orifizio di fuga, misurata lungo
la direzione del getto,
d0 è il diametro [m] dell’apertura di fuga,
r è la distanza radiale [m] a partire dall’asse del “camino”,
c è la concentrazione volumetrica al generico punto (z,r),
c0 è la concentrazione volumetrica a livello dell’orifizio di fuga,
M0 è la massa molecolare del gas in fuga,
T0 è la temperatura del gas [K]
Ma è la massa molecolare (media) dell’aria,
Ta è la temperatura dell’aria [K]
•
Utilizzata per valutare l’estensione della
contaminazione attorno alla fuga quando la turbolenza
favorisce una
rapida diffusione
del gas;
• utilizzabile quando la pressione di fuga è dell’ordine
di 0.1 bar;
1
• non è utilizzabile in prossimità
dell’orifizio
La rivelazione delle fughe
 e’ indispensabile per i rivelatori di particelle
che utilizzano gas
 deve essere affiancata ad una buona
ventilazione generale e/o estrazione locale dei
gas in fuga
 deve essere ottimizzata creando, per esempio,
raccoglitori di gas in fuga intorno ai rivelatori,
ed assicurando così una maggiore probabilità di
rilevazione
 prevede un controllo sistematico a rivelatore
assemblato che non esclude controlli parziali
durante l’assemblaggio (.. dimensioni e
granularità del rivelatore stesso...)
 prevede controlli periodici di parti critiche
 nella fase di operatività del rivelatore è
necessario un sistema
automatico di
1
rilevamento fughe di gas
La ricerca delle fughe I
 controllo sistematico di un rivelatore
di
particelle
e
del
sistema
adduzione/raccolta gas, mediante
sezionamento, scegliendo tra differenti
metodi di ricerca delle fughe:
 rumore
in sistemi in pressione, fughe di gas di
una certa entità possono essere sentite
dall’orecchio
dell’operatore
(prima
analisi)
 odore
gas in fuga con particolari odori rilevati
dall’olfatto dell’operatore (prima analisi)
 soluzioni saponose
se possibile, si può creare una leggera
pressione positiva, riferita a quella
atmosferica, nel 1sistema e rilevare la
presenza di bollicine
La ricerca delle fughe II
variazioni di pressione
in un sistema che può essere
pressurizzato (anche meno del centinaio
di mbar) si studia il decremento della
pressione in funzione del tempo
 rivelazione di elio
si utilizza l’elio, gas estremamente facile
a rilevare, all’esterno oppure all’interno
del sistema da controllare
 ultrasuoni
un gas in fuga da un piccolo foro crea un
ultrasuono rilevabile
 conducibilità termica
un elemento elettrico riscaldato si
raffredda in funzione del flusso di gas e
della conduttività 1termica del gas stesso
La ricerca delle fughe III
 macroscopicamente
misurare:
si
possono
 consumo all’uscita bombole del
gas
 flusso gas all’ingresso ed all’uscita
del rivelatore
( i valori numerici di queste misure
devono risultare uguali entro gli errori
degli strumenti)
1
Sistemi automatici di
rilevamento fughe di gas I
Il sistema automatico di rilevamento di
fughe di gas infiammabile deve
garantire le seguenti azioni:
 al 10 % (20 %) LEL
 allarme visivo nel laboratorio
 allarme sonoro nel laboratorio
 ripetizione di questi segnali alla
Counting Room, se presente ed utilizzata
1
Sistemi automatici di
rilevamento fughe di gas II
 al 20 % (40 %) LEL
 gli stessi del punto precedente
 interruzione delle alte e basse tensioni
 interruzione dei gas infiammabili e
miscele
 accensione di una ventilazione veloce
(dove la sua applicazione è possibile e ne è
stata studiata la sua inteferenza con una
situazione di pericolo)
 ripetizione
Pompieri
dell’allarme
anche
ai
 non deve essere possibile annullare le
1
azioni precedenti finche’
l’allarme non sia
stato identificato e rientrato
Sistemi automatici di
rilevamento fughe di gas III
I sensori utilizzati si basano su
differenti principi chimici e fisici:
 combustione catalitica
il calore generato dalla combustione del gas
infiammabile con l’aria dell’ambiente
all’interno di un elemento catalitico, che
risulta essere un ramo di un ponte di
Wheatstone, ne varia la resistenza elettrica
con generazione di un segnale elettrico
 assorbimento
nella
dell’infrarosso dello spettro
regione
il confronto tra radiazione non assorbita e
radiazione totale inviata attraverso il gas da
analizzare fornisce la concentrazione del gas
1
infiammabile
Sistemi automatici di
rilevamento fughe di gas IV
variazione conducibilità termica
strettamente collegata alla variazione della
composizione di una miscela
variazione conducibilità elettrica
la conducibilità elettrica sulla superficie di
un semiconduttore è modificata dalla
presenza di gas infiammabili (e altri)
assorbimento differenziale
realizzata con i gascromatografi, è una
tecnica troppo costosa
spettrometria di massa
le molecole del gas sono ionizzate, gli ioni
sono accelerati e 1separati in base al
rapporto massa/carica
Evacuazione gas dai rivelatori
Si riferisce a:
 dispersione del gas proveniente da un
flussaggio normale del rivelatore
uscita del gas dall’apertura manuale di
valvole,
sfiato di valvole di sicurezza,
non
corretto
funzionamento
dell’impianto adduzione/evacuazione
gas al/dal rivelatore
si realizza secondo tre possibili modi:
linee dedicate
ventilazione naturale
ventilazione forzata
1
Le linee dedicate
Tubazioni che prelevano la miscela di
gas direttamente alla sorgente (il
rivelatore di particelle) e la trasportano
all’esterno
del
laboratorio,
disperdendola all’atmosfera aperta:
 indispensabili per elevate quantità di
gas da evacuare da un rivelatore
 evitano la dispersione del gas in zone
non previste
 devono essere previste sulle valvole di
sicurezza
 nel caso di evacuazione di gas
infiammabili, al loro interno non deve
essere presente ossigeno
 potrebbero essere non utilizzabili nel
caso di una eccessiva perdita di carico
lungo la linea e per1 piccole quantità di
gas
La ventilazione naturale
Si tratta di una convezione turbolenta
dell’aria provocata dalle differenti
densità dell’aria e del gas , nel punto
dove vi è stata una fuga o
l’evacuazione di piccole quantità di
miscela dal rivelatore di particelle:
 valida soluzione se la zona dove viene
applicata è stata realizzata ad un simile
scopo
 affidabile, in quanto non richiede né
manutenzione né alimentazione
 è inefficace dove si formino delle
sacche di gas
 è inutile quando le densità dell’aria e
del gas sono simili
 è insufficiente nel1 caso di fughe di
elevate quantità di gas
La ventilazione forzata I
Deriva
dalla
creazione
della
convezione turbolenta nell’aria, per
esempio, tramite ventilatori:

particolarmente versatile ed adattabile

efficace qualunque sia la densità del
gas

dipende da un’alimentazione esterna

può diminuire la sensibilità dei sistemi
di rilevamento fughe

risulta rumorosa e crea correnti d’aria
1
La ventilazione forzata II

deve svolgere due differenti funzioni
(non tramite lo stesso sistema):

diluizione della miscela aria-gas, tramite
un movimento turbolento e ricircolando
l’aria dello stesso ambiente (velocità
dell’aria pari a 0.3-1.4 m/s)

estrazione con sostituzione dell’atmosfera
potenzialmente pericolosa con dell’aria
esterna all’ambiente considerato

la
direzione
principale
della
ventilazione deve essere uguale a
quella della convezione naturale

lo spostamento della miscela diluita
1
gas-aria deve essere
diretto verso una
zona dove non si verifichi accumulo
La ventilazione forzata III
• non deve essere sottodimensionata
• non è adatta a fughe caratterizzate da
velocità elevate e/o elevati quantità
• può essere realizzata con sistemi a due
differenti velocità ( la minore in
regime normale e la maggiore in
regime di allarme)
• risulta pericolosa in caso di incendio e
deve essere possibile effettuarne
l’interruzione
1
Evacuazione gas dai rivelatori
• i risultati migliori si ottengono
combinando le tre tecniche
• non esiste una soluzione esaustiva di
tutti i casi possibili
• ogni caso deve essere studiato a parte
• si devono valutare tutte le possibili
fughe dal sistema
• se i rivelatori sono posizionati in spazi
ristretti si deve garantire un’efficace
ventilazione di queste
• si deve evitare la contemporanea
presenza di miscele infiammabili
leggere e pesanti in1 differenti parti del
rivelatore
I gas inerti
 non sono infiammabili
 non sono tossici
 sono asfissianti in concentrazioni
sufficienti
quali sono?
He, Ne, N2, Ar...
 utilizzati nelle camere a
deriva, calorimetri, ecc…
 provenienti dall’evaporazione
di liquidi criogenici
1
Il problema della
diminuzione dell’ossigeno
Fuga di un’elevata quantità di gas
inerte -> riduzione ossigeno
% vol. di ossigeno in
aria
20.97 %
Sintomi presenti nelle
persone
Respirazione normale
20.97 % -> 16 %
Sovraccarico del
sistema
cardiocircolatorio
16 % -> 14 %
Affaticamento
generale, confusione
14 % -> 10 %
Perdita di conoscenza
<6%
1
Asfissia, arresto
cardiocircolatorio
Il problema dei
fluidi criogenici
largamente utilizzati per refrigerare
magneti, o nei calorimetri…
gli impianti che li utilizzano sono
potenzialmente , nel caso di rotture
accidentali, i maggiori emettitori di
gas inerte
Liquido criogenico [1 l]
Volume gas [l]
Azoto liquido (-195°C)
691 N2
Elio liquido (-271°C)
748 He
Argon liquido (-189°C)
835 Ar
1
Precauzioni da utilizzare
 gli impianti che utilizzano liquidi
criogenici devono essere costruiti
secondo la norma di “buona” tecnica per
 prevenire gli incidenti che potrebbero
derivare da getti di liquido criogenico
 prevenire l’evaporazione improvvisa di gas
liquefatti in grande quantità
 si deve assicurare un
sezionamento dell’impianto
 si
deve
ventilazione
l’impianto
discreto
garantire
una
buona
dell’ambiente circostante
 si deve tenere sotto controllo la
percentuale di ossigeno nell’ambiente
 si deve predisporre l’abbandono dei
1
locali con rischio di asfissia,
nel caso in
cui il personale avverta sintomi da basso
Bibliografia I
Sono stati utilizzati i seguenti testi:
.C. Brisi e V. Cirilli, “Chimica Generale e
Inorganica”, ed. Libreria Editrice Universale
Levrotto e Bella – Torino
.C. Brisi, “ Chimica Applicata”, ed. Libreria
Editrice Universale Levrotto e Bella – Torino
.“Manuel de Securité CERN
Inflammables” 1981, CERN
–
Gas
.“Flammable Gas Safety Manual” 1996 –
Annex to Safety Code G, ed. by Technical
Inspection and Safety Commission (TIS),
CERN
.H. Schonbacher, “Safety Aspects of LHC
Experiments”, Seminario presso LNF di
Frascati, 1996
1
Bibliografia II
“Handbook of Laboratory Safety”, Editor
N.V. Steere, The Chemical Rubber CO, 1976
“The
Determination
and
Graphic
Representation of the Limits of Flammability
of Complex Hydrocarbon Fuels at Low
Temperatures and Pressures”, 4th Symp. on
Combustion, pp. 121-126, William and
Wilkins, Baltimore, Md, 1953.
“Chemical Engineers Handbook”, R. H.
Perry and C. H. Chilton, Mc Graw-Hill Book
Company.
“Gas Encyclopedia”, l’Air Liquide, Division
Scientifique, ELSEVIER
1
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L`USO DEI GAS NEI RIVELATORI DI PARTICELLE