La progettazione integrata:
dati, valutazioni e prospettive
Raffaele Colaizzo
Parma, 6 marzo 2008
Dati disponibili su
www.retenuvv.it
Dati essenziali sulla PI 2000-2006
nelle Regioni dell’Obiettivo 1
• 156 Progetti Integrati Territoriali approvati
e in corso, di cui 17 classificabili come
programmi e progetti di tipo urbano
• Quasi un terzo dei Progetti localizzati in
Campania. Seguono, per numerosità di
Progetti identificati, Sicilia (36) e Calabria
(29)
A questi valori andrebbero
aggiunti gli importi
determinati dalla seconda
fase di progettazione
integrata in Sardegna,
nell’ambito della quale sono
stati approvati 199 Progetti
integrati di sviluppo, di
natura sostanzialmente
diversa rispetto ai PIT di
prima generazione.
• Risorse
finanziarie
complessivamente
mobilitate pari a 8.079 milioni di euro, di cui
6.883 milioni di risorse pubbliche (18% circa
del totale del QCS Obiettivo 1)
• Dimensione finanziaria media di 52 mln di
euro circa, con forti differenze fra regioni e
dentro le regioni.
• 53,6%
delle
risorse
destinate
ad
infrastrutture, 30,2% a regimi di aiuto, 13,2%
a servizi
I PIT per regione
TOTALE
NUMERO DI PIT
PROGETTI E PROGRAMMI URBANI
Molise
156
17
Campania
7
-
51
5
Puglia
10
-
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
10
29
36
13
2
6
3
1
NUMERO DI INTERVENTI
9.034
562
3.217
237
435
960
3.056
567
RISORSE TOTALI PROGRAMMATE
8.079
109
3.974
1.037
277
756
1.454
472
RISORSE TOTALI PROGRAMMATE (%)
100,0
1,3
49,2
12,8
3,4
9,4
18,0
5,8
RISORSE PUBBLICHE PROGRAMMATE
6.883
67
3.317
715
277
590
1.454
463
51,8
15,6
77,9
103,7
27,7
26,1
40,4
36,3
DIMENSIONE MEDIA
Integrare gli interventi è utile
• I Programmi Operativi finanziano
migliaia di operazioni. Integrare queste
operazioni “sul territorio” è utile per
contrastare la frammentazione delle
politiche (vedi la tabella della prossima
slide)
• Per quanti riguarda l’integrazione
finanziaria, su un totale di risorse
pubbliche POR di circa 5.360 mln di euro
destinate ai Progetti Integrati, l’83,2% è
di fonte FESR, l’8,6% FSE, il 7,8% FEOGA,
lo 0,4% SFOP.
• Su 6.650 milioni di euro di risorse
pubbliche, l’80,7% è di fonte POR, il 5,6%
APQ, il 13,8% altre risorse pubbliche.
PIT e QCS
Infrastrutture
Aiuti
Servizi
TOTALE
PIT
Numero di progetti
3.772
..
3.290
..
1.972
..
9.034
Costo dei progetti (mln euro)
4.152
70,1
1.203
20,3
564
9,5
5.919
Dimensione media (mln euro)
1,100
..
0,370
..
0,290
..
0,660
Numero di progetti
17.692
8,2
162.038
75,4
35.315
16
215.045
Costo dei progetti (mln euro)
21.600
43,5
18.547
37,4
9.490
19
49.637
Dimensione media (mln euro)
1,220
..
0,110
..
0,270
..
0,230
Totale QCS
Nota: i dati medi sui regimi di aiuto non sono comparabili
Fonte dei dati QCS: Rapporto MEF – IGRUE sull’attuazione delle politiche
strutturali in Italia (anno 2006)
I primi Progetti Integrati per dimensione
Costo
pubblico
Spesa su costo
pubblico
% Servizi
Peso % su
totale PIT
GAC NAPOLI
280,7
27,79
1
86,86
6,69
6,44
4,1
GAC CAMPI FLEGREI
225,4
10,59
4
79,85
8,12
12,03
3,3
CITTÀ DI NAPOLI
223,7
22,44
1
80,20
15,67
4,12
3,3
POMPEI ERCOLANO
153,4
20,72
11
67,70
16,31
15,98
2,2
CITTÀ DI AVELLINO
137,5
14,19
1
92,00
6,45
1,56
2,0
PN CILENTO
134,8
10,71
95
64,08
20,89
15,03
2,0
FILIERA TERMALE CAMPANIA
129,3
9,30
19
5,42
69,03
25,56
1,9
PORTUALITÀ TURISTICA CAMPANIA
124,4
7,51
60
95,19
-
4,81
1,8
SUB APPENNINO DAUNO
104,4
-
29
65,0
15,6
6,3
1,5
CITTÀ DI CASERTA
101,4
20,91
1
91,63
6,82
1,54
1,5
CITTÀ DI SALERNO
98,1
32,24
1
92,81
4,49
2,70
1,4
AREA DELLA MURGIA
93,9
15,05
14
8,8
66,9
24,3
1,4
PIT
TOTALE
1.807,1
..
Numero
comuni
237
% Infrastr.
..
% Aiuti
..
..
26,3
I Progetti Integrati di minore dimensione
PIT
PIT 23 AREA GRECANICA
Costo pubblico
Spesa su costo
pubblico
Numero
comuni
% Infrastr.
% Aiuti
% Servizi
10,0
-
12
2,02
60,73
12,42
SL TURISMO ISERNIA
9,7
45,82
23
8,34
52,69
34,00
PIT 6 SILA IONICA
9,4
0,55
13
1,91
47,79
39,84
PIT 1 ALTO TIRRENO COSENTINO
9,1
-
14
2,38
14,35
46,41
PARCO REGIONALE ROCCAMONFINA
8,0
16,30
7
0,83
68,81
17,54
PIT 12 SILA CROTONESE
7,8
0,45
-
41,43
40,61
THAPSOS MEGARA AUGUSTA
7,7
-
3
1,16
-
-
PIT 10 SAVUTO
6,8
-
19
1,37
39,42
34,14
MEDIO TRIGNO MOLISE
5,5
28,41
9
4,33
83,91
14,64
MINORANZE ARBËRËSH E CROATE TERMOLI
5,0
35,32
5
3,1
62,7
34,6
PARCO REGIONALE FIUME SARNO
3,9
12,57
11
5,98
73,47
13,20
E-MOLISE
3,4
4,23
-
-
40,85
-
-
L’avanzamento dei PIT in
termini di spesa
Nessuno dei Progetti Integrati
è concluso, quindi è
prematuro parlare di effetti.
Delle osservazioni possono
invece essere fatte sul tema
dell’efficienza attuativa.
A fine 2007, l’avanzamento
dei POR Obiettivo 1 è al
76,7%. Il monitoraggio dei
Nuclei dà la spesa dei PIT al
21,7% (la data delle
rilevazioni è però, per alcune
regioni, ferma alla fine del
2006 o a ottobre 2007)
POR
PIT
0
10
20
30
40
50
60
70
80
Le cause del ritardo attuativo dei Progetti Integrati
Avvio ritardato
dell’attuazione rispetto
al resto dei POR
Diversa incidenza dei
progetti sponda
Ritardo attuativo
dei PIT
Difficoltà di gestione di
regimi di aiuto e
formazione
Inefficienza locale
Maggiore complessità
dei rapporti fra Regione
e territori
I PIT per anno di approvazione
L’avvio dell’attuazione dei
PIT ha subito un lag
temporale molto consistente
rispetto alla parte
“ordinaria” dei Programmi
Operativi. La maggior parte
dei Progetti è stata
approvata solo nel 2004, ai
limiti della scadenza posta
dal QCS revisionato, e per
alcuni progetti la stipula
degli Accordi di Programma
fra Regioni e partenariati
locali è avvenuta nel 2005
Anno 2004
42%
Anno 2002
35%
Anno 2003
23%
I PIT con l’esecuzione più alta
PIT
Costo pubblico
Spesa su costo
pubblico
SARCIDANO BARBAGIA
31,0
63,7
Un discreto numero di PIT ha
tassi di esecuzione avanzata. In
diversi casi, si tratta di Progetti
con una certa dimensione
finanziaria.
AQUAE LABODES SCIACCA
30,8
59,0
PISU CITTA´ DI POTENZA
41,0
59,0
BRINDISI
74,0
55,7
STI COSTA CENTRO-SETTENTRIONALE TRAPANI
22,4
55,3
CALATINO SUD SIMETO
47,0
53,8
AMBIENTE TURISMO IMPRESA CAMPOBASSO
22,0
53,0
Le forti polarizzazioni, anche
nelle regioni partite prima
(come Sicilia e Basilicata), fra
Progetti con buone percentuali
di spesa e Progetti con forti
ritardi o sostanzialmente falliti,
sono un segnale indiretto del
peso dell’inefficienza locale.
GUSPINESE E MEDIO CAMPIDANO
40,9
51,7
BARIGADU GHILARZESE GRIGHINE MARMILLA
27,8
51,2
SVILUPPO EQUILIBRATO TERMOLI
11,0
50,4
TINDARI NEBRODI MESSINA
37,1
50,2
MADONIE
42,4
48,2
MAGAZZOLO PLATANI SICANI AGRIGENTO
23,3
45,9
9,7
45,8
ECOMUSEO DEL MEDITERRANEO SIRACUSA
61,8
45,0
ETNA
66,3
43,8
PORTA D´EUROPA OLBIA
43,9
43,2
CIVILTÀ DELL´ACQUA ISERNIA
10,7
42,7
AREA VASTA CAGLIARI SUD EST
13,3
42,0
HYBLON-TUKLES SIRACUSA
28,5
41,5
PISU CITTA´ DI MATERA
32,4
41,4
COMPRENSORIO DI GELA
33,3
41,0
STL INTEGRATO TAORMINA
28,9
40,1
SISTEMA LOCALE TURISMO ISERNIA
Uno studio (2006) a campione sulla
qualità dei PIT Obiettivo 1
Poiché non è ancora
possibile osservare
effetti dei PIT, è
interessante cercare
di capire almeno
qual è il loro
potenziale d impatto
valutandone la
qualità
Nel 2006, il Formez ha condotto uno studio sulla
qualità dei PIT dell’Obiettivo 1, chiedendo ad
esperti di sviluppo locale di esprimere un giudizio
sulla qualità delle progettazioni, secondo una
griglia predefinita. La valutazione è stata
condotta su 47 PIT.
Le variabili su cui si è esercitata la valutazione
sono: (a) la specificazione, la peculiarità e la
pertinenza territoriale dell’idea forza; (b) la
coerenza fra l’analisi e l’interpretazione del
contesto, la definizione degli obiettivi e delle
singole operazioni; (c) l’integrazione e la
completezza della maglia delle operazioni
previste; (d) la concentrazione su pochi obiettivi
essenziali e l’individuazione di operazioni
portanti; (e) un’ampia mobilitazione degli attori
locali ed il coinvolgimento di attori chiave.
I risultati dello studio
Progetti
Progetti a basso
di buona qualità
impatto
19%
27%
Piccoli POR
15%
Partenariati
senza progetto
11%
Progetti senza
mobilitazione
9%
Gruppi di
operazioni locali
13%
Grandi progetti
monosettoriali
6%
Le tipologie di PIT individuate (1)
• I Progetti di buona qualità (19%) hanno
ricevuto un punteggio elevato ed hanno quindi
un’idea forza chiaramente specificata, una
chiara coerenza, un buon grado di
integrazione, ecc.
• I Piccoli POR (15%) hanno una dimensione
territoriale e finanziaria per lo più modesta,
un’idea forza generica, un sistema di
operazioni frammentato, nessuna “massa
critica”.
• I Grandi Progetti Monosettoriali (6%) sono
fortemente caratterizzati sul piano settoriale,
spesso sono imperniati su un solo asse, hanno
dimensioni finanziarie elevate ed in molti casi
prevedono operazioni di notevole rilievo.
Posseggono massa critica ma non sono
integrati.
Le tipologie di PIT individuate (2)
• I Gruppi di Operazioni Locali (13%) hanno
un grado di integrazione modesta, sono di
dimensioni
relativamente
ridotte
e
prevedono un numero limitato di
operazioni che potranno presumibilmente
essere utili per specifiche componenti del
territorio e del sistema produttivo.
• I Progetti privi di mobilitazione
territoriale
(9%) hanno una qualità
accettabile in termini di coerenza,
rappresentatività
dell’idea
forza,
integrazione e concentrazione ma sono
manifestamente
lacunosi
sul
piano
dell’articolazione e della numerosità dei
partner e per l’assenza di attori chiave.
Le tipologie di PIT individuate (3)
• I Partenariati senza progetto (11%) sono
tipici dei PIT con un buon grado di
mobilitazione
territoriale,
che
non
dispongono però di una progettazione di
qualità
sotto
il
profilo
della
rappresentatività dell’idea forza, della
coerenza,
dell’integrazione
e
della
concentrazione.
• I Progetti a basso impatto potenziale (27%)
hanno riportato punteggi bassi per tutti i
caratteri indagati.
Cinque Progetti da approfondire
Questi Progetti
hanno un buon
giudizio di qualità,
una discreta
consistenza
finanziaria e una
spesa
relativamente
avanzata
• Il PIT Grande Attrattore Culturale Napoli (296 mln
di euro) prevede il restauro di beni culturali di alto
rilievo, integrato con aiuti e formazione.
• Il PIT Alto Basento (19 mln di euro) sta realizzando
opere di valorizzazione paesaggistica e di attrazione
turistica nell’area delle Dolomiti Lucane.
• Il PIT Brindisi (74 mln di euro) sta attuando opere
di completamento dell’infrastrutturazione per la
logistica a servizio del bacino portuale.
• Il PIT Etna (66 mln di euro) realizza interventi
diversificati, fra cui aiuti alle imprese, per la tutela
e la fruizione turistica del Parco dell’Etna.
• Il PIT Nebrodi (64 mln di euro) attua interventi di
sostegno alla fruizione turistica, alla generazione
imprenditoriale ed alla tutela ambientale del Parco.
Forze della PI
• Intensità e forza della
mobilitazione intorno alla PI
• Nuova centralità delle risorse
territoriali nelle politiche di
sviluppo
• Cooperazione verticale tra le
filiere istituzionali
• Maggiore cooperazione fra Enti
Locali per il coordinamento dei PIT
e l’organizzazione tecnica locale
• Valorizzazione delle relazioni
maturate attraverso i precedenti
strumenti di sviluppo locale
• Costruzione di nuovi sistemi
informativi e gestionali a livello di
territorio
• Innovazione nei sistemi di
valutazione e negoziazione
Debolezze della PI
• Assenza di concentrazione e
selettività, genericità delle idee
guida, difficoltà ad individuare il
territorio pertinente
• Fragilità dello spessore analitico
delle ipotesi di sviluppo e carenze
nell’applicazione dell’integrazione
• Bassa partecipazione dei partner
economico-sociali e coinvolgimento
del tessuto produttivo
• Difficoltà di integrazione con le
altre politiche per il territorio
• Ritardi diffusi nelle procedure di
approvazione e start up, forti ritardi
nell’esecuzione dei Progetti
• Carenza di informazione e
valutazione dell’efficacia dei Progetti
I Punti di Forza [1]
Partner nella concertazione dei PIT
Partner
Basilicata
Calabria
Campania
129
409
362
233
9
67
5
13
23
32
2
Enti Parco
1
5
10
-
1
7
24
Soprintendenze
1
3
86
-
3
18
111
3
63
-
1
4
8
45
-
4
26
87
Organizzazioni datoriali
28
145
23
64
74
213
547
Organizzazioni sindacali
8
47
29
27
38
62
211
Org.ni per la promozione industriale
2
12
4
3
17
41
79
Università e centri S&T
1
11
4
10
3
30
59
Rappresentanze di interessi diffusi
22
44
1
7
137
211
Enti di prom. turistica e del territorio
70
51
1
3
5
16
146
Agenzie di sviluppo
3
14
4
2
3
35
61
Istituti di credito
2
14
36
52
Altri partner socioeconomici
184
18
1
15
30
248
TOTALE
468
816
732
380
1.029
3.774
Comuni
Province
-
Comunità Montane
Amministrazioni Centrali
Altri partner istituzionali
-
-
Puglia
Sardegna
196
13
-
-
-
349
Sicilia
Totale
365
1.694
13
94
-
83
-
67
I Punti di Forza [2]
Presenza nei PIT di alcuni attori chiave di sviluppo
PIT in c ui sono presenti uno o più
Attori c hiave
degli attori elenc ati
Percentuale sul
Numero
totale dei PIT
Università e Centri di Ricerca
39,0
28,9
Enti di ricerca e formazione
17,0
12,6
Istituti di credito
30,0
22,2
9,0
6,7
Soprintendenze
53,0
39,3
Agenzie di sviluppo, GAL, Società di Patto
40,0
29,6
Camere di commercio
49,0
36,3
Organizzazioni per la facilitazione dell'accesso al credito
I Punti di Forza [3]
L’organizzazione tecnica locale
TOTALE
Molise
-
Campania
Puglia
UFFICIO UNICO
44
SOCIETÀ MISTA
5
5
-
-
UFFICIO COMUNE
36
1
-
-
UFFICIO DEL SOGGETTO CAPOFILA
55
1
COMUNE UNICO
3
-
ENTE PARCO
9
-
ALTRI
4
-
-
10
42
-
Calabria
-
Sicilia
2
-
8
-
9
-
-
Basilicata
2
27
32
Sardegna
-
-
-
-
-
-
-
12
-
-
1
-
-
-
-
-
-
-
4
-
Architetture istituzionali ed amministrative
per lo sviluppo locale
Tavolo di concertazione
Istituzionale
Consulta
socioeconomica
Comitato di Vigilanza
Nucleo di
valutazione
Coordinatore
Regionale
Capofila
Struttura di collegamento
Responsabili
di Misura
Project Manager
Unità di assistenza tecnica
Ufficio Comune
I Punti di Forza [4]
La procedura di “valutazione negoziata” in Campania
I Punti di Forza [5]
La procedura di “valutazione negoziata” in Campania (2)
Il “controllo di gestione”
Il territorio al centro delle
politiche di sviluppo
“Una deriva pericolosa [delle politiche di sviluppo]
sarebbe la regressione ad un concetto di territorio
inteso come mero contenitore di opere e di fattori
materiali di localizzazione, insieme indistinto sul
piano della morfologia fisica ed sociale, luogo in cui
collocare “corridoi” e “piattaforme” di reti
internazionali di trasporti e logistica. Le politiche di
scala nazionale o interregionale (sui trasporti, sulla
ricerca e l’innovazione, sulle agevolazioni) trovano
sul territorio le condizioni essenziali per il loro
successo e la loro sostenibilità. I limiti evidenziati
dall’esperienza della progettazione integrata non
hanno compromesso il rilievo dei metodi dell’azione
locale per lo sviluppo, della territorialità attiva e
dell’integrazione”
Formez (2006)
I Punti di Forza [6]
Le criticità dei PIT
Scarsa concentrazione e selettività, genericità
delle idee guida, localismo, difficoltà ad
individuare il territorio pertinente
Fragilità dello spessore analitico delle ipotesi
di sviluppo e carenze nell’applicazione
dell’integrazione
Conflitto tra razionalità tecnica e razionalità
politica, collusività, deficit di capacità valutativa e
di competenze, mancato inquadramento dei
progetti locali in strategie generali, carente
addizionalità
Bassa partecipazione dei partner economicosociali e coinvolgimento del tessuto
produttivo
Chiusura dei partenariati, inadeguatezza degli
strumenti di sostegno, rarefazione del tessuto
produttivo, scarsa capacità dei progetti di creare
vantaggi competitivi e capacità di attrazione
Difficoltà di integrazione con le altre politiche
per il territorio
Mancanza di quadri di riferimento programmatico,
carenza di filiere istituzionali e di modelli
organizzativi adatti
Ritardi diffusi nelle procedure di
approvazione e start up, forti ritardi
nell’esecuzione dei Progetti
Avvio ritardato dell’attuazione nei POR, deficit di
capacità amministrativa a livello regionale e locale,
deficit di interoperabilità
Carenza di informazione e valutazione
dell’efficacia dei Progetti
Formalismo e genericità delle pratiche di
valutazione correnti, deficit di capacità
amministrativa, collusività, carenza di cultura di
valutazione a livello locale.
Prospettive
Esiste, nel 2007-2013, un terreno di
politiche e di sistemi di governance
a cui è utile e sostenibile applicare
le innovazioni della PI?
Integrazione tra
fondi e politiche
Tematizzazione e
specializzazione
Rilancio degli
strumenti
partecipativi
La dimensione territoriale
nel QSN 2007-2013
Secondo il QSN,
“l’attenzione ai contesti
territoriali in cui gli
interventi vengono
direttamente realizzati, o
che interventi di portata
più ampia sono diretti a
servire, è una connotazione
propria della politica
regionale”.
Quadro Strategico Nazionale,
par. III.1, pag. 56
« La dimensione territoriale della politica
regionale 2007-2013 deve trovare la sua
declinazione nell’ambito delle singole
priorità. [...] Tuttavia, le Priorità 7
[sviluppo produttivo] e 8 [città] affrontano
specificamente, anche dal punto di vista
del metodo, la necessità di una forte
attenzione rivolta alla costruzione di una
programmazione
e
progettazione
territoriale,
basata
quindi
sulla
valorizzazione delle specifiche identità e
potenzialità, rintracciabili nelle aree
urbane e rurali e nei sistemi produttivi
locali ».
Uno dei due ambiti
prioritari di applicazione
della PI viene identificato
nello sviluppo urbano
(Priorità 8), con riferimento
sia a città trainanti che a
sistemi territoriali
intercomunali.
Quadro Strategico Nazionale,
par. III.1, pag. 111
L’approccio integrato per lo
sviluppo urbano
« La combinazione degli obiettivi specifici
dovrà consentire la più appropriata
concentrazione di risorse e interventi che,
per la intrinseca multisettorialità delle
politiche urbane, troveranno attuazione
attraverso progetti integrati e complessi,
secondo schemi e disegni progettuali
flessibili definiti dalla programmazione
operativa regionale. Il potenziamento dei
servizi urbani necessario al raggiungimento
degli obiettivi specifici potrà avvenire
promuovendo forme di partenariato pubblico
privato e di finanza di progetto e
coinvolgendo l’imprenditoria locale ».
L’approccio integrato per la
competitività dei sistemi produttivi
Quadro Strategico Nazionale,
par. III.1, pag. 99
Secondo il QSN, per progetto
territoriale si deve intendere
“un insieme di azioni e
interventi che sono definiti e
messi in atto per il
perseguimento di un obiettivo
chiaramente identificato di
sviluppo e promozione di un
sistema territoriale. Un
progetto vero e proprio
assume quindi finalità
specifiche, ha un inizio e una
fine in quanto progetto, se ne
possono valutare i risultati”.
« La Priorità 7 “Competitività dei sistemi
produttivi e occupazione” individua ambiti e
modalità di intervento finalizzati a sostenere
i sistemi locali nel loro complesso, integrando
in contesti specifici le azioni rivolte alla
competitività e sostenibilità dei processi
produttivi,
gli
interventi
a
favore
dell’occupazione e quelli rivolti al capitale
sociale. Ciò soprattutto attraverso progetti
territoriali costruiti con metodi partenariali
con i soggetti locali, in grado di coniugare la
promozione dei processi sostenibili di
sviluppo e innovazione imprenditoriale con le
azioni per aumentare la possibilità di ciascun
individuo di partecipare attivamente e
regolarmente al mercato del lavoro ».
Discontinuità nei modelli di PI
rispetto al 2000-2006
• La nuova progettazione integrata dovrà
esplicitare le priorità (territoriali, settoriali
e tematiche) in modo chiaro e motivato
sulle quali intervenire e adottare una
maggiore selettività.
• Dovrà inoltre esserci una forte apertura
del “locale” alla conoscenza esterna, con il
coinvolgimento di soggetti portatori di
conoscenze forti (Università, centri di
ricerca, Camere di commercio, grandi
imprese, ecc.).
• Dovrà
inoltre
essere
assicurata
l’integrazione
fra
diverse
scale
di
programmazione, locale e di area vasta,
nazionale e internazionale.
Territorio ed integrazione
finanziaria e programmatica
Quadro Strategico Nazionale,
par. III.1, pag. 56
Quadro Strategico Nazionale,
par. III.6.4, pag. 154
« L’approccio di sviluppo locale a cui fare
riferimento – così come la strumentazione da
utilizzare – dovrà in futuro essere in grado di
assicurare l’interazione e la complementarietà
delle politiche economiche e delle politiche
per l’occupazione verso la comune finalità
dello sviluppo: la loro programmazione dovrà
indicare
le
modalità
per
integrare
effettivamente gli interventi rivolti alle
persone e quelli indirizzati alle imprese.
L’integrazione finanziaria e programmatica va
perseguita
incentivando
modalità
di
programmazione e attuazione adeguati. Sarà
dunque opportuno: favorire la possibilità di
combinare i diversi fondi all’interno della
progettazione integrata. [...] ».
I profili dell’integrazione
nel 2007-2013
• Integrazione fra politiche di coesione e
Orientamenti Integrati per la Crescita e
l’Occupazione (Lisbona e strategia per
l’occupazione).
• Integrazione fra politiche di coesione,
politiche di sviluppo rurale e politiche per la
pesca, rese più difficile dalla separazione tra
e i fondi strutturali e i nuovi fondi per lo
sviluppo rurale (FEASR) e la pesca (FEP).
• Integrazione tra fondi strutturali (FESR e
FSE), maggiormente complessa che in passato
per il passaggio a Programmi Operativi
monofondo, e fra PO distinti per obiettivo.
• Integrazione
fra
politiche
cofinanziate dai FS, politiche
nazionali (FAS) e spesa ordinaria.
regionali
regionali
La programmazione di area vasta
Il Piano Strategico
Nazionale per lo
Sviluppo Rurale
individua le forme di
integrazione nei
progetti territoriali e
di filiera, oltre che
nei pacchetti
aziendali
• Nel 2007-2013, gli strumenti di integrazione
territoriale sono previsti, oltre che dai Programmi
Operativi, anche dai Piani di Sviluppo Rurale.
• Molte amministrazioni regionali stanno cercando di
inquadrare in una programmazione di area vasta i
diversi progetti, per coordinarli armonicamente
• La delibera attuativa del QSN chiede alle Regioni di
identificare, all’interno del DUP, una Strategia di
Sviluppo Locale Integrata, che riguarda le iniziative di
progettazione integrata riferite a specifici ambiti
territoriali sub-regionali finanziate all’interno della
politica regionale, nazionale e comunitaria e quindi,
qualora esistano, tutti i progetti integrati che si
propongano di coordinare fra loro tipologie di
intervento di natura diversa all’interno di un’area
territoriale sub-regionale circoscritta.
Integrazione e area vasta (segue)
• Se l’organizzazione per ambiti territoriali
presenta vantaggi in termini di coordinamento e
semplificazione, essa determina anche il rischio di
impoverire e irrigidire la progettazione territoriale
e l’azione locale, costringendola in schemi
predefiniti. È infatti inimmaginabile ridurre
l’azione locale in perimetri territoriali predefiniti
Scelte regionali
• Le scelte sulla programmazione di area vasta
sono
particolarmente caratteristiche in
Campania, dove il riferimento per la nuova
generazione di politiche locali è costituito dalla
zonizzazione elaborata dal Piano Territoriale
Regionale, sulla base di un principio di
integrazione fra programmazione economica e
pianificazione territoriale.
• In Puglia, un primo orientamento consiste
nell’organizzazione del territorio secondo gli
ambiti di pianificazione strategica.
• Un orientamento analogo è evidente in Abruzzo,
Molise e Basilicata, dove le scelte regionali
sembrano porsi in sostanziale continuità rispetto
agli ambiti territoriali identificati per la
progettazione integrata 2000-2006.
Opportunità e rischi della
pianificazione strategica
• Opportunità di promuovere gli strumenti della
democrazia deliberativa vs. rischio di un uso
strumentale e formalistico della partecipazione.
• Opportunità di disporre di una cornice strategica
di
medio
lungo
periodo,
da
attuare
progressivamente attraverso i programmi operativi,
vs. rischio di costruire uno strumento destinato a
rimanere vuoto ed inattuato, chiuso nei cassetti
delle Amministrazioni.
• Opportunità di sviluppare una visione partecipata
della trasformazione del territorio, vs. rischio di
isomorfismo dei Piani (che spesso tendono ad
assomigliarsi fra loro e non producono valore
aggiunto locale).
Integrare operazioni, fondi e politiche a
livello territoriale, secondo principi di
apertura, selettività, multiscalarità e
decentramento
Possibili implicazioni
dell’approccio territoriale del QSN
Costruire quadri di senso delle politiche di area vasta, integrando
programmazione dello sviluppo e pianificazione territoriale
Determinare unità territoriali di
riferimento per la programmazione
Identificare partenariati strategici rappresentativi della unità
territoriale di riferimento
Promuovere la semplificazione attuativa e gestionale in un quadro
generale di decentramento e specializzazione delle funzioni delle
amministrazioni
Costruire
progetti
territoriali
selettivi e interconnessi, attuati su
base decentrata e basati su
partenariati di progetto aperti e
competenti
Promuovere la cooperazione di partenariati e organismi tecnicoamministrativi impegnati nella gestione di programmi di sviluppo
territoriale
Valorizzare l’accumulazione maturata nel 2000-2006
Integrare scale di programmazione
appartenenti a diversi livelli e
competenze
Accrescere i livelli di cooperazione e “contrattualizzazione” fra
amministrazioni titolari di programmazioni diverse. Articolare i
meccanismi di premialità.
Articolare le filiere istituzionali e amministrative, anche attraverso
un ruolo più forte agli enti intermedi
Tre modi di rappresentare il territorio
nelle politiche 2007-2013
• Come luogo di concentrazione di disparità e
problemi territoriali (ad esempio per l’esistenza di
svantaggi geografici o naturali) e/o di mancata
integrazione tra aree con funzioni diverse (ad
esempio fra città ed aree rurali).
• Come risorsa e/o come sistema di opportunità per
l’attrazione e la generazione produttiva, in una
prospettiva di sostenibilità che assicuri qualità
territoriale, uso efficiente delle risorse del
territorio, rispetto dell’identità culturale.
• Come luogo della territorialità attiva, in cui si
realizza l’azione collettiva intenzionale ed
organizzata delle comunità locali. Secondo questa
visione, non è solo il sistema di risorse ed
opportunità del territorio che determina lo sviluppo,
ma il protagonismo consapevole degli attori locali.
Tassonomia di progetti territoriali
per il 2007-2013
• Progetti di upgrading delle politiche locali
rispetto agli obiettivi di Lisbona ed alla
cooperazione territoriale.
• Progetti
di
rafforzamento
e
migliore
distribuzione dei fattori di competitività.
• Progetti di risposta locale ai movimenti di
ristrutturazione economica e sociale nell’Europa
allargata.
• Progetti di superamento delle situazioni di
marginalità territoriale, di handicap geografico e
di emarginazione sociale.
• Progetti in grado di contribuire alle politiche di
prossimità per il superamento delle criticità
legate all’esistenza delle frontiere.
Un’altra storia: le piattaforme territoriali
• Secondo Bonomi (2003), le piattaforme produttive
territoriali sono “geocomunità” di area vasta in cui
si articola “il quarto capitalismo”. Le piattaforme
(Bonomi ne censisce 12 con circa 4.000 imprese)
oltrepassano i confini dei tradizionali distretti
industriali e dei sistemi produttivi locali, sviluppano
le loro reti di relazioni in una scala più ampia.
• “Nella parola geocomunità” dice Bonomi (2006) “il
geo sta per la nuova geografia dei luoghi ridisegnata
nella globalizzazione dal rapporto tra flussi globali e
il vivere e il produrre locale ove si distende e
assume altro significato la parola pesante comunità
che rimanda al paese, alle cento città e alle tante
comunità economiche dei distretti. La dissolvenza
dei distretti, la crisi della grande industria prende
corpo in enormi piattaforme produttive che cercano,
partendo dal territorio, di ridarsi senso e modelli
nella globalizzazione”.
Le piattaforme territoriali
nell’approccio del MIT
• Culturalmente “contaminata” dalla posizione di
Bonomi
è l’iniziativa
del
Ministero
delle
Infrastrutture e dei Trasporti sulle piattaforme
territoriali, definite come aree capaci di raggiungere
“alti livelli di competitività e di eccellenza
nell’offerta territoriale e nella produzione di
ricchezza”. La riflessione sulle piattaforme
territoriali qualifica e dà profondità al tema dei
“corridoi transnazionali”.
• Le piattaforme sono articolate su tre livelli:
transnazionali, attestate sui corridoi transeuropei,
nazionali, individuate sulle trasversali TirrenoAdriatico e interregionali, che integrano e
completano le piattaforme nazionali, a sostegno
dello sviluppo policentrico per il riequilibrio
territoriale.
Le piattaforme territoriali
nell’approccio del MIT (segue)
“L’individuazione delle piattaforme territoriali è un
compito che ci sta impegnando da tempo. Non si
tratta solo di individuare un certo numero di ambiti
territoriali sui quali prevedere o promuovere la
realizzazione di opere […]. È necessario capire con
precisione […] di quale rango sono le relazioni che
questi territori possono sviluppare al meglio, in
ragione delle loro peculiarità geografiche, delle
vocazioni socio-economiche, delle prospettive di
sviluppo. Dobbiamo sapere, cioè, quali sono le parti
del territorio in cui si annodano le relazioni di rango
sovrazionale; quali, invece, appartengono a sistemi
contenuti all’interno dei nostri confini; quali altre,
infine, sono il baricentro di sistemi locali”.
Intervista a Gaetano Fontana, 2005.
Le piattaforme territoriali
nell’approccio del MIT (segue)
All’interno delle piattaforme strategiche, il MIT
evidenzia la necessità di concentrare il massimo
sforzo di mobilitazione ed integrazione degli
investimenti sui territori snodo. In particolare, “lo
spazio fisico è riletto come esito dell’incontroscontro tra i territori area sedimentati localmente
e i territori snodo espressione dei flussi
multilivello che connettono materialmente e
immaterialmente le diverse località, dove ciascun
polo si definisce come punto di incrocio e di
commutazione di reti multiple, nodo di densità
dentro una gigantesca intersezione di flussi”.
Un aspetto importante sullo sviluppo
integrato nel 2007-2013
Quattro tesi su territorio e strategia di
Lisbona:
Territorio e strategia di
Lisbona: le tesi emerse dagli
Open Days organizzati a
Lanciano dal progetto “Reti
per lo sviluppo locale” del
Formez, nel quadro del
Programma Empowerment
• il territorio e l’azione locale sono
determinanti per promuovere la ricerca e
l’innovazione dei sistemi economici regionali
• le condizioni territoriali sono determinanti
per attrarre nuovi investimenti
• il patrimonio di competenze e di beni
relazionali maturato sul territorio può
costituire un fattore di spinta rilevante per
trasformare le strategie territoriali in
direzione dell’innovazione e della nuova
imprenditorialità
• le azioni di apertura internazionale e
cooperazione affondano molte delle loro
radici nel livello territoriale
Raffaele Colaizzo
FORMEZ
[email protected]
sviluppolocale.formez.it
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