V Convegno Annuale SIM – Milano, 3-4 ottobre 2008
Competitività e localizzazione.
Analisi del distretto del vino in Campania.
Matteo Rossi
Dottore di ricerca in Economia e gestione delle imprese
Dipartimento di Analisi dei Sistemi Economici e Sociali (DASES)
Università degli Studi del Sannio
V Convegno Annuale SIM – Milano, 3-4 ottobre 2008
Indice degli argomenti
1. Globalizzazione e competizione
2. Competitività e localizzazione: il ruolo dei distretti
3. Il processo di ricerca: research questions e strumenti
4. Il distretto vitivinicolo campano
5. Considerazioni conclusive
Competitività e localizzazione. Analisi del distretto del vino in Campania - Matteo Rossi
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Globalizzazione e competizione
 Nell’ultimo decennio si è assistito a una competizione tra i sistemi
economici che sta profondamente modificando le caratteristiche
strutturali dei settori produttivi. La competizione, inizialmente
circoscritta ai sistemi industriali, si è estesa oltre i confini
dell’impresa, divenendo competizione fra sistemi territoriali (Bonomi
e De Rita, 1998).
 Le nuove dimensioni della competizione sono quelle relazionale
e cognitiva.
 Nella nuova economia della conoscenza, società, territori e
persone hanno una chiave diretta di accesso alla forza produttiva
della conoscenza socialmente condivisa, scavalcando i confini della
proprietà.
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Il ruolo del territorio nella nuova
competizione globale
 Al territorio viene riconosciuta una nuova centralità nelle dinamiche
produttive: da contenitore diviene accumulatore. E’ uno spazio
relazionale, complesso, unico e difficilmente imitabile (Rullani, 1999).
Con le “riserve” di intelligenza e di capacità contenute nella società
che ospita, il territorio si rivela una risorsa fondamentale per
fronteggiare l’escalation della nuova complessità ingovernata e anzi
per tradurla in un fattore di vantaggio competitivo (Rullani, 2003;
Beccattini, 2000; Viesti, 2000; Garofoli, 1999).
 La capacità competitiva di un sistema territoriale è la sintesi di una
capacità di attrazione al suo interno delle fonti di determinate risorse e
della capacità di metabolizzazione di queste risorse a vantaggio degli
stessi attori che fanno parte del territorio e che, con le loro azioni, ne
determinano l’evoluzione fisiologica (Caroli, 2006)
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Capacità competitiva di un territorio e
competitività delle sue imprese
 Esiste una stretta correlazione fra la forza competitività di un
territorio e la competitività internazionale delle sue imprese
PATRIMONIO DI RISORSE MATERIALI
E IMMATERIALI DEL TERRITORIO
Efficienza
Costi dei fattori di
produzione
Condizione di
utilizzazione dei fattori
di produzione
Capacità
innovativa
Opportunità di
apprendimento
Generazione di
innovazione
Qualità della
localizzazione
Sistema
relazionale
Qualità della vita
Vantaggio
competitivo sul
mercato in termini
di:
CAPACITA’ DI
DIFFERENZIAZIONE
PRODUTTIVITA’
Caroli, 2006
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Competitività e localizzazione
 Nell’economia globalizzata molti dei vantaggi competitivi si fondano
su economie esterne o su effetti esterni, trasversali a imprese e
industrie di vario genere.
 In questa nuova ottica il rapporto tra competitività e localizzazione è
sempre più stretto e il territorio può influenzare l’orientamento
all’innovazione, soprattutto nei sistemi distrettuali dove
l’interconnessione fra imprese e istituzioni crea un maggiore valore
della somma delle singole parti.
 Il distretto è un’area produttiva a elevata specializzazione
manifatturiera settoriale in virtù della quale le imprese, appartenenti
alla stessa filiera, stringono relazioni di collaborazione caratterizzate
da accentuata stabilità nel tempo.
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I distretti
 La concentrazione dei distretti ha luogo perché la prossimità fra
imprese serve ad ampliare molti benefici in termini di produttività e
innovazione (Enright, 1990; Porter, 1990): in questi contesti si assiste,
infatti, ad una riduzione dei costi di transazione, a un miglioramento
della circolazione delle informazioni e a una maggiore attenzione da
parte delle istituzioni locali.
 La cultura relazionale di un distretto, pertanto, può generare un
vantaggio competitivo non solo su scala nazionale, ma anche su scala
globale. La rete delle relazioni all’interno della quale le PMI sono
coinvolte innesca meccanismi di cross fertilization che favoriscono lo
sviluppo di quella capacità all’adattamento e quell’apprendimento
esplorativo richiesti dai processi di internazionalizzazione (Cantù e
Gavinelli, 2008).
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Le due frontiere della
condivisione di conoscenze
 In un’economia dell’intangibile e della conoscenza (Rullani, 2004),
gli elementi territoriali, e le risorse intangibili costituiscono per le PMI
italiane una vera e propria opportunità.
 I sistemi locali di impresa diventano sistemi cognitivi la cui
sopravvivenza, però, dipende dalla capacità di gestire due frontiere
che definiscono (Rullani, 2003):
- la frontiera interna dell’inclusione, che consente a chi vive e lavora in
un luogo di avere accesso alle conoscenze sedimentate nel luogo
(tacite, contestuali, condivise) e disponibili a basso costo
(contrattualmente o no) grazie alla permeabilità cognitiva del sistema
locale;
- la frontiera esterna dell’esclusione, che impedisce a chi non vive e
lavora nel sistema locale di avere accesso (anche pagando) alle
conoscenze specifiche che si generano nelle attività locali.
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Il processo di ricerca
Formulazione del
problema
Disegno della
ricerca
Analisi dei dati e
interpretazione dei
risultati
Raccolta dei dati
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Research questions
 Esiste un distretto vinicolo in Campania?
 Quali le criticità che ne potrebbero
compromettere lo sviluppo?
 Quali le azioni che potrebbero rilanciarne la
competitività?
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I metodi di raccolta dei dati
I dati primari sono stati raccolti, in una
precedente indagine, attraverso lo strumento
del questionario.
I dati secondari sono stati raccolti presso
diverse banche dati: ISTAT, INEA, ISMEA e
Regione Campania.
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Il settore vitivinicolo campano: caratteristiche
La zona più vocata della regione è senza dubbio la provincia di
Avellino, ma il territorio che dispone delle culture a vite più estese per
uve da vino è Benevento con 11.226 ettari; seguono Avellino (7.519
ettari), Salerno (6.079), Caserta (5.135) e Napoli (2.557)
La distribuzione territoriale delle aziende con marchio proprio vede
in testa la provincia di Avellino (28%), seguita da quella di Napoli
(25%), Benevento (23%), Caserta (14%) e Salerno (10%)
La popolazione è costituita soprattutto da imprese di produzione
(94,44%); pochissime sono le strutture di sola trasformazione
(5,56%).
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Il distretto vitivinicolo campano
Uva
Fertilizzanti,
pesticidi
Enti locali (Regione,
Province)
Attrezzature
per la
vinificazione
Organi intermedi
(Consorzi, SdV, AIS)
Tini
Attrezzature
per la
vendemmia
Bottiglie
CapsuleCapsule
Tappi
Tecnologia
della
irrigazione
Viticoltori
Vigne
Cantine
Trattamento
uve
Etichette
Pubblicità
Stampa
specializzata
Distretto
agricolo
campano
Legenda:
Sviluppato
In via di sviluppo
Ancora da sviluppare
Organizzazioni per la
formazione e la ricerca
Fonte: Nostra Elaborazione da Porter, 2007
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Distretto del
turismo
Distretto
alimentare
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Caratteristiche del distretto vitivinicolo
 Consolidamento degli attori tradizionali del distretto
(produttori di uve e vinificatori, in particolare).
 Ottimo operato della Regione Campania che, nel quadro
delle politiche comunitarie a sostegno dell’agricoltura e
dello sviluppo rurale ha implementato autonome linee
programmatiche di sviluppo.
 Strutturale debolezza di alcune imprese di supporto,
legate allo sviluppo di tecnologie e di attività di ricerca (enti
di ricerca e formazione, in particolare).
 Debolezza di alcune strutture intermedie (consorzi).
 Assenza di legami forti con il settore turistico e con altri
comparti del settore agricolo.
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Considerazioni conclusive
 Una scelta di arroccamento sulla qualità specifica
potrebbe far diminuire la capacità di comunicare agli altri il
proprio valore differenziale, pertanto è necessario avere il
coraggio di aprirsi
Non manca l’insidia del rischio (Rullani, 2003), ovvero:
- la frontiera inclusiva potrebbe non resistere a lungo se
non c’è una forte iniezione di intelligenza che consenta di
entrare in contatto con le innovazioni che contano,
- se il sistema locale dovesse aprirsi troppo rapidamente ai
circuiti esterni, potrebbe perdersi l’esclusività della
conoscenza contestuale.
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Considerazioni conclusive
 Il distretto vinicolo campano dovrebbe adottare “strategie
comportamentali” in grado di (Rullani, 2003):
- analizzare le capacità che la risorsa conoscenza ha di
generare valore economico e sociale sostenibile,
- esaminare le possibilità di mantenere uno spazio alla
condivisione locale delle conoscenze.
 Il distretto campano potrà riuscire a divenire sistema
cognitivo solo se riuscirà a sperimentare in modo diffuso le
nuove fonti del vantaggio competitivo e dell’innovazione,
affiancando al know-how informale (implicito e localizzato)
con competenze di R&S più sistematicamente realizzate.
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