Quando nasce la biblioteca
La biblioteca nasce nel momento in cui si
iniziano a raccogliere oggetti particolari
che costituiscono il supporto fisico delle
registrazioni di simboli, registrazioni che
vanno a sostituire o comunque ad
affiancare la comunicazione orale.
Biblioteca e archivio
Inizialmente biblioteche e archivi coincidono
sostanzialmente È’ stata la specificità del libro a
determinare la separazione fra i due istituti.
Agli archivi fu affidato il compito di raccogliere e
conservare le testimonianze dirette di un'epoca, i
documenti non elaborati, i materiali grezzi
tramandati perché le generazioni future potessero
ricavarne una storia.
Biblioteca e archivio
La biblioteca invece si caratterizza come
raccolta di documenti mediati, come
deposito dei prodotti intellettuali e
spirituali, ossia delle espressioni letterarie,
delle scoperte scientifiche, delle riflessioni
filosofiche, delle narrazioni storiche.
Biblioteca e archivio
La biblioteca, quindi, nasce in funzione del
libro, che non è solo un supporto fisico
della memoria, ma anche e soprattutto un
mezzo di comunicazione.
Biblioteca e archivio
Tutto questo comporta anche differenze
fra i due istituti nello sviluppo, nella
gestione, nell'ordinamento e nell'uso.
Resta comunque un'analogia: sia il
patrimonio degli archivi che quello delle
biblioteche rappresentano fisicamente la
continuità storica.
L’evoluzione della biblioteca
Il concetto di biblioteca in ogni epoca storica
investe una molteplicità di significati diversi ed
implica quindi modelli diversi.
L’evoluzione della biblioteca è determinata da
una serie di elementi: il libro, i lettori, il
sistema di circolazione del sapere, il contesto
esterno in cui si colloca.
Il libro e la biblioteca
La forma del libro (pensiamo al rotolo e poi al
codex) condiziona l’organizzazione dello spazio in
cui devono essere accolti e conservati, ma anche il
funzionamento della biblioteca.
Anche le pratiche di lettura, molto diverse nel corso
del tempo, non possono che avere una ricaduta
importante sull’organizzazione del servizio
bibliotecario.
Il libro e la biblioteca
Il libro poi ha una doppia natura: è un manufatto,
un prodotto tecnologico, che ha avuto ed ha un
costo più o meno elevato, a seconda dei momenti.
Ma è anche un contenitore di segni, di simboli che
hanno valore di messaggio linguistico, scientifico,
artistico, etc., suscettibili di trasformasi, in chi è in
grado di riceverli, in linguaggio, in notizie, in
informazioni di varia natura. La disponibilità di
documenti scritti è indispensabile per il
mantenimento di ogni struttura sociale, per il
progresso scientifico e tecnologico.
La funzione sociale della
biblioteca
Ogni qualvolta il costo dell'oggetto libro e
la quantità dei libri disponibili, e quindi
da conoscere e da utilizzare, diventano
incompatibili per le capacità economiche
della maggior parte degli uomini, si
creano le premesse per il sorgere e il
prosperare delle biblioteche.
Il concetto di pubblicità
Collegato alla funzione sociale della
biblioteca è il concetto di pubblicità.
La biblioteca pubblica si fonda su valori e
su principi che tendono a dare applicazione
e sostanza ad un assioma etico, quello cioè
che tutti gli uomini hanno uguale diritto a
progredire intellettualmente e a coltivare i
propri interessi culturali.
Biblioteca pubblica
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Una biblioteca può essere definita
pubblica quando in essa siano
compresenti questi tre elementi:
accessibilità ampia e indiscriminata;
proprietà di un titolare del potere
pubblico;
finanziamento attraverso risorse
pubbliche.
Le biblioteche nel mondo
antico. Grecia
Nella Grecia arcaica e fino agli inizi del periodo
classico non esistono biblioteche, ma solo
archivi orali.
La formazione delle prime biblioteche greche è
legata alle scuole filosofiche: sicuramente
possedevano libri Aristotele, ma anche Epicuro.
E’ all’interno di queste scuole che si delinea il
primo modello di biblioteca. La raccolta libraria
è costituita dai libri che contengono gli scritti
del maestro, da quelli che eventualmente
venivano acquisiti e che poi sono lasciati in
dono alla scuola e ai maestri che succedono.
Le biblioteche nel mondo
antico. Grecia
Non era una biblioteca pubblica (non era
stata fondata da un istituzione pubblica;
non era destinata ad un generico
pubblico).
La sua funzione era tutta interna alla
scuola: serviva per garantire la
continuità del pensiero del maestro e dei
suoi successori; a garantire l’integrità del
testo per chi volesse commentarlo,
trascriverlo, annotarlo.
Le biblioteche nel mondo
antico. Grecia
Biblioteche esistevano anche all’interno di
alcuni “ginnasi”, che erano istituzioni
pubbliche, ma anche in questo caso il
modello era identico: stanza deposito di
testi (magari tipologicamente più vari) che
servivano esclusivamente alla attività del
ginnasio e che in ogni caso venivano letti e
consultati in ambienti diversi da quelli dove
erano conservati
Le biblioteche nel mondo
antico. L’età ellenistica
Si tratta sostanzialmente dello stesso
modello bibliotecario di origine
aristotelica che si era diffuso nelle scuole
filosofiche, che si modifica parzialmente
perché si innesta in un contesto diverso,
quello dei regni ellenistici.
Le biblioteche nel mondo
antico. L’età ellenistica
Obiettivo della biblioteca filosofica:
conservare e tramandare in modo
corretto il pensiero del maestro
(diacronia e selezione);
Obiettivo della biblioteca ellenistica:
raccogliere gli scritti di tutti i tempi e di
tutto il mondo conosciuto, in greco o in
traduzione greca (sincronia).
Le biblioteche nel mondo
antico. L’età ellenistica
Caratteristiche:
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sono biblioteche esclusive, riservate a pochi;
hanno anche un’altra funzione, quella di
soddisfare ampiamente la smania di grandezza dei
sovrani ellenistici;
raccolgono una quantità di testi alta ed hanno
un’organizzazione complessa;
ma non prevedono assolutamente il servizio di
consultazione/lettura all’esterno e, neppure, la
circolazione libera del libro.
Le biblioteche nel mondo
antico. Roma
A Roma il modello di biblioteca
ellenistico viene profondamente
modificato, perché il contesto è molto
diverso (espansione dell’alfabetizzazione;
produzione libraria separata dalla
biblioteca).
Le biblioteche nel mondo
antico. Roma
L’organizzazione fisica dei libri segue il
criterio linguistico: libri greci e libri latini.
Spesso ai due gruppi sono riservate sale
specifiche, ma anche quando la biblioteca è
costituita da un solo ambiente, sono
rigorosamente divisi (libri scritti in greco
percepiti come modelli; libri in latino, come
rielaborazione e riscrittura dei modelli).
Le biblioteche nel mondo
antico. Roma
L’organizzazione dello spazio riflette la
modifica funzionale: spariscono le
stanze/deposito e la sala destinata alle
riunioni dei filologi nelle biblioteche
ellenistiche diviene la vera biblioteca, dotata
di nicchie alle pareti per accogliere i rotoli, a
cui si accede facilmente tramite gradini.
La biblioteca cessa anche di essere centro
di attività editoriale.
Le biblioteche nel mondo
antico. Roma
La biblioteca è accessibile dall’esterno:
questo dato è attestato dai ritrovamenti
archeologici (iscrizioni con l’orario di
apertura e con la formula di giuramento
contro i furti).
Le biblioteche nel mondo
antico. Roma
Funzionamento diverso da quello moderno
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Le biblioteche erano luoghi di conservazione.
Consentivano il prestito per la riproduzione dei
testi per uso privato, ma forse anche
commerciale, il riscontro e il controllo
(attestazioni nella letteratura).
Non erano però sedi di lettura come le
biblioteche moderne.
(Nel mondo antico la lettura si svolge altrove, negli spazi
pubblici, nei viali delle terme: è una lettura ad alta voce e
collettiva).
Le biblioteche nel Medioevo
Biblioteche degli ordini monastici (Benedettini,
Cistercensi, etc.)
La biblioteca benedettina è costituita da uno spazio
solitamente ampio, che ospita i libri, lo
scriptorium, ma anche l’archivio, cioè la raccolta di
documenti inerente il monastero.
I libri possono essere conservati in armadi collocati
all’interno, o comunque in spazi adiacenti e
contigui allo scriptorium (canale quasi esclusivo di
alimentazione della biblioteca; rare sono le
donazioni).
Le biblioteche nel Medioevo
Molte biblioteche accumulano patrimoni librari
anche consistenti (ovviamente in relazione alla
produzione libraria del momento), ma questo non
significa che esse siano luogo di lettura e di studio.
In genere i libri vengono prodotti all’interno dello
scriptorium in qualche caso acquistati, e
comunque conservati, esclusivamente come valore
patrimoniale: essi rientrano fra i beni del
monastero e costituiscono una parte non
secondaria del suo potere economico.
Le biblioteche nel Medioevo
I libri depositati nella biblioteca sono in
genere destinati alla conservazione; quelli
che si leggono e si usano (breviari, testi
devozionali, testi didattici) stanno in altri
luoghi, in chiesa, nelle celle, nel refettorio.
Le biblioteche nel Medioevo
Biblioteche vescovili
Si formano vicino alle cattedrali, alle sedi
vescovili, (nuclei librari abbastanza
ridotti, salvo rare eccezioni), finalizzati
all’uso liturgico, ma anche a quello
didattico, in quanto le sedi vescovili
erano anche sedi di istituzioni
scolastiche.
Le biblioteche nel Medioevo
Biblioteche conventuali degli ordini mendicanti
(Francescani, Domenicani, etc.)
Si formano a partire dal XIII sec., legate a forti mutamenti
socio-culturali:
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Nascita dell’università
Crescita demografica
Flussi migratori dalla campagna verso la città, dove
sorgeranno i conventi degli ordini mendicanti
Nascita di nuovi mestieri
Ripresa dell’alfabetizzazione
Le biblioteche nel Medioevo
Caratteristiche:
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Si spezza innanzitutto la contiguità, o meglio la
promiscuità fra biblioteca e archivio;
La biblioteca viene alimentata attraverso
canali esterni, per cui si rescinde
definitivamente anche il rapporto fra biblioteca
e scriptorium.
Inoltre la biblioteca torna ad essere non più
solo luogo di conservazione, ma anche di
lettura e di consultazione.
Le biblioteche nel Medioevo
Solitamente è situata al primo piano
dell'edificio che ospita il convento e non è
accessibile dall'esterno.
E' costituita da un'unica sala, affacciata
sul chiostro, da cui prende la luce. Nella
sala solo situati i banchi (plutei),
solitamente in due file, mentre alle pareti
sono posizionati degli armadi.
Le biblioteche nel Medioevo
Sui plutei sono incatenati i libri di
consultazione, generalmente di grande
formato, testi cioè che sono alla base del
percorso culturale e che costituiscono
punti di riferimento continuo per
qualunque ulteriore lettura, mentre gli
armadi accolgono gli altri.
Le biblioteche nel Medioevo
E' dunque una biblioteca, concepita per
la lettura e lo studio, non più alimentata,
se non parzialmente, dal lavoro degli
appartenenti alla comunità, ma rifornita
attraverso il circuito esterno della
produzione libraria; sicuramente non è
però concepita come pubblica.
Le biblioteche nell’Umanesimo
e nel Rinascimento
Biblioteche degli umanisti
Accolgono i libri prodotti dagli stessi
umanisti che copiano gli antichi codici, ne
correggono i testi contenuti, rinnovando il
prodotto libro nell’impostazione e nella
grafica.
Le biblioteche nell’Umanesimo
e nel Rinascimento
Le biblioteche signorili e cortesi
Nate spesso per l’adesione degli stessi
principi al clima culturale
dell’Umanesimo e del Rinascimento, più
che rispondere ad esigenze di cultura,
rispondono ad esigenze di prestigio e di
mecenatismo dinastico-familiare o
personale.
Le biblioteche nell’Umanesimo
e nel Rinascimento
Sono biblioteche di conservazione, non di uso,
(o comunque di uso ristretto).
Il luogo della conservazione era generalmente
situato in luogo sicuro, vicino all’archivio e al
tesoro del signore, solitamente in casse (e non
in armadi).
Il luogo della lettura poi non era fisso, anche
perché il leggere si configura qui non come
studio, ma come svago, riposo.
La biblioteca non aveva una sede fissa, ma si
spostava al seguito del signore, quando
cambiava residenza.
Le biblioteche nell’età
moderna
Fenomeni che influenzeranno l’evoluzione
della biblioteca:
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Riforma e Controriforma
Nascita dei grandi stati nazionali
Collezionismo
Le biblioteche nell’età
moderna
Dietro impulso dello stesso Lutero,
nell’Europa riformata sorsero molte
biblioteche.
Con Lutero libri e biblioteche diventano
un'arma da utilizzare nella lotta per le idee e
gli interessi politici, acquistando un
significato e un ruolo sociale, e quindi
pubblico, che non perderanno più.
La biblioteca moderna
Le novità del nuovo modello bibliotecario
(Ambrosiana di Milano)
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La biblioteca non dipende da istituzioni che
abbiano fini diversi da quelli culturali:
l'Ambrosiana, infatti, non è inserita né presso
un convento, né presso una sede vescovile o
universitaria, ma ha una sede autonoma.
Viene affidata ad un Collegio di dottori,
svincolato da qualsiasi tipo di appartenenza. E'
concepita quindi come un centro culturale
autonomo.
La biblioteca moderna
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La biblioteca viene costruita al piano terreno,
con un ingresso indipendente, quasi a
simboleggiare la necessità che una struttura
del genere sia facilmente accessibile.
La biblioteca moderna
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Spariscono i plutei sostituiti da tavoli di
lavoro e spariscono gli armadi.
La sala della biblioteca, ampia rettangolare,
riceverà la luce da grandi finestroni situati
nei lati più corti, mentre i libri saranno
sistemati, divisi per materia, nelle
scaffalature che corrono lungo i lati più
lunghi, sfruttando tutta l'altezza con la
costruzione di un ballatoio, da cui si accede
alle scaffalature collocate in alto.
La biblioteca moderna
Non è prevista alcuna discriminazione per
l'accesso alla biblioteca; addirittura è prescritto
di fornire carta e penna a chi non possa
permettersele. Si afferma quindi
un'accessibilità ampia e indiscriminata alla
biblioteca, anche se ovviamente, nel 1609,
anno di apertura dell'Ambrosiana, la
discriminazione era nei fatti: solo chi aveva
tempo a disposizione e una preparazione
culturale adeguata avrebbe avuto la possibilità
di fruire della biblioteca.
La biblioteca moderna
Il progetto culturale su cui si fonda
l’Ambrosiana si ispira alla Bibliotheca
Universalis di Conrad Gesner (Zurigo, 1545),
ovvero una biblioteca di carattere generale,
senza limitazioni ideologiche o religiose.
La biblioteca moderna
A loro volta l’Ambrosiana, e le altre
biblioteche sorte all’inizio del Seicento, furono
il modello a cui si ispirò Gabriel Naudé, nel
suo Advis pour dresser une bibliothèque
publique (1627), in cui il bibliotecario del
cardinal Mazarino delinea un modello di
biblioteca enciclopedica, non condizionata
dal punto di vista confessionale e ne detta i
principi e le regole per organizzarla.
Erudizione e collezionismo fra
Seicento e Settecento
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Si formano grandi collezioni private di carattere
generale ed enciclopedico (Magliabechi,
Marucelli, Muratori, etc.)
Cambia la concezione delle biblioteche private:
da luoghi di accumulo di rarità e di “mirabilia”,
a luoghi di uso, culturale in primo luogo,
finalizzati allo studio, ma anche sociale, perché
diventano sedi di contatti, di rapporti culturali,
di informazione
Queste biblioteche si trasformeranno in
biblioteche pubbliche per volontà dei
possessori
Le grandi biblioteche di Stato
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Sono collegate alla formazione di grandi stati,
con confini precisi, e caratteristiche
linguistiche e culturali tendenzialmente
omogenee, a cui sul piano politico
corrisponderà la formazione delle monarchie
assolute, fondate su un'organizzazione dello
Stato fortemente accentrata.
Le grandi biblioteche di Stato
La creazione di grandi biblioteche di corte,
in alcuni casi, come in Francia, alimentate
anche dall'obbligo imposto agli stampatori di
depositare almeno una copia, è un
fenomeno complesso in cui interagiscono
fenomeni diversi:
1) le inclinazioni bibliofiliche dei singoli
sovrani
Le grandi biblioteche di Stato
2) la tradizione ereditata dal mecenatismo
tardo-rinascimentale
3) la progressiva concentrazione dei nuclei
librari nella sede centrale del potere del
monarca assoluto
4) la concezione della biblioteca come
simbolo della centralità del potere reale, a
sua volta garanzia ideologica, culturale e
religiosa dell'unità dello Stato.
La rivoluzione francese
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Con la Rivoluzione francese alle biblioteche per
la prima volta nella storia si attribuisce,
attraverso un’esplicita volontà politica, un
carattere pubblico, nel senso di appartenenza
ad un patrimonio pubblico.
Durante questo periodo furono affrontati e
impostati tutti i problemi connessi con questa
istituzione:
le funzioni della biblioteca pubblica
i suoi rapporti con altri istituti
l’organizzazione territoriale dei beni librari e dei
diversi tipi di biblioteche
La rivoluzione francese
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la duplice natura, documentaria e
comunicativa, posseduta dal libro e dalle
raccolte
la realizzazione di un sistema bibliografico
nazionale
I problemi connessi agli aspetti tecnici,
inventariali, catalografici e gestionali
Eppure i risultati non furono eccellenti.
La rivoluzione francese
Limiti:
 L’aver ancorato la biblioteca pubblica al
concetto di nazione
 Mancato coinvolgimento degli strati sociali
emergenti
 approccio limitato al problema del rapporto
libro-lettura-istruzione
L’esperienza della public
library
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Fino dall'inizio la public library non viene
concepita come struttura di conservazione e
gestione dei beni, ma piuttosto come istituzione
rivolta ad un servizio di lettura
questa tipologia di biblioteca fu pensata per
quei ceti che erano definiti "working class
una biblioteca liberamente accessibile, un
servizio gratuito come le iniziative assistenziali
ed educative rivolte alle classi lavoratrici
L’esperienza della public
library
Il Public libraries Act prevedeva che
 i consigli municipali delle città con
popolazione di almeno 10.000 (dal 1855
divennero 5000) abitanti potevano chiedere
agli aventi diritto al voto se intendevano
pagare una tassa per la costituzione di una
"free library";
L’esperienza della public
library
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in caso di assenso della comunità (con una
maggiorana di almeno due terzi)
l'amministrazione poteva imporre una tassa
non superiore a mezzo penny per ogni
sterlina di imponibile;
il gettito della tassa poteva essere
impiegato esclusivamente per la istituzione
e la gestione della biblioteca;
le amministrazioni potevano anche
accendere mutui a questo scopo.
Le biblioteche nell’Ottocento
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Modifiche nella produzione del libro, che
portano ad una crescita esponenziale della
produzione editoriale
Mancanza di spazio per organizzare le
raccolte
Industrializzazione
Consistente crescita delle città
Spinta ad un’alfabetizzazione più ampia
Le biblioteche nell’Ottocento
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Le biblioteche dovranno ripensare
l’organizzazione dello spazio
Nascita dei magazzini: il luogo della
conservazione del libro si separa da quello
della lettura
Necessità di strumenti di mediazione più
sofisticati
Necessità di una differenziazione tipologica,
per meglio rispondere a esigenze e bisogni
diversificati.
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Le biblioteche nel Medioevo