FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE, SOCIALI
E DELLA COMUNICAZIONE
A.A. 2012-2013
RELAZIONI ISTITUZIONALI E
RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA
PARTE II: RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA
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1
GLI OBIETTIVI DEL CORSO
• Far comprendere cosa è la Responsabilità Sociale (RSI)
• Fornire esempi e casi di studio di RSI
• Speigare la differenza tra social responsibility and
responsiveness
• Chiarire il concetto di corporate social performance (CSP)
• Mettere in correlazione la social performance alla financial
performance
• Fornire I principali strumenti di rendicontazione della
performance sociale, in particolar modo il Bilancio Sociale,
il Bilancio di sostenibilità e il Bilancio Integrato
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3
RSI: DEFINIZIONE
Libro Verde della Commissione Europea (2001):
RSI
“… integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed
ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e
nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente
responsabili significa non solo soddisfare pienamente obblighi
giuridici applicabili, ma anche andare al di là, investendo “di
più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le
parti interessate”
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4
PERCHÉ PARLARE DI CSR
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5
PERCHÉ PARLARE DI CSR
Scelte e vincoli derivanti dall’ordinamento giuridico-politico in
relazione a determinati aspetti: grado di libertà economica,
disciplina dell’economia, regolamentazione pubblica,
imposizione fiscale, norme a tutela del lavoro, ecc.
AMBIENTE POLITICOISTITUZIONALE
Struttura della
popolazione e
AMBIENTE SOCIOtendenze
DEMOGRAFICO
demografiche,
ripartizione per strati
sociali e grado di
mobilità sociale
IMPRESA
AMBIENTE
CULTURALETECNOLOGICO
AMBIENTE
ECONOMICO
La tecnologia
influenza l’impiego
delle risorse, mentre
la cultura si riflette
soprattutto sul
consumo di beni e
servizi
Modello di funzionamento del sistema economico
prevalente nell’ambito territoriale di riferimento:
economia di mercato, economia di piano, ecc.
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6
PERCHÉ PARLARE DI CSR
MODELLI DI CAPITALISMO A CONFRONTO
Per comprendere appieno dove e perché la CSR si sia diffusa e quali forme abbia
assunto a seconda del modello economico-sociale di riferimento, occorre differenziare
i diversi modelli di capitalismo in Europa e in America a partire dagli anni ’80. E’
possibile distinguere tre ‘ideal-tipi’ di capitalismo a seconda del ruolo più o meno
esclusivo giocato dal mercato rispetto allo Stato e ad altre istituzioni pubbliche e
private: market driver, renano e autoritario.
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MODELLI DI CAPITALISMO A CONFRONTO 1/2
Tipo di modello e
caratteristiche
Market driver
Renano
Autoritario asiatico
Governance
Public companies, centralità
degli shareholders, ruolo
della borsa, logica di breve
periodo
Finanza oligopolistica,
gruppi con assetti
proprietari integrati,
centralità degli
stakeholders, ruolo delle
banche, logica di lungo
periodo
Finanza oligopolistica,
relazioni particolaristiche,
debolezza degli stakeholders,
logica di lungo periodo nel
ruolo di programmazione
dello Stato
Modalità di coordinamento
Mercato e gerarchia, bassa
pressione fiscale, ruolo
dell’apparato militare industriale
Ruolo redistributivo dello
Stato,importanza delle
associazioni e dei network,
centralità del
coordinamento settoriale
Ruolo propulsivo dello Stato
(developmental state) e
riduzione della concorrenza
domestica a favore della
competitività sul mercato
internazionale
Regimi di welfare
Residuale: promozione di
soluzioni di mercato che si
basano sull’assunzione
individuale dei rischi
Welfare pubblico, basato sul
riconoscimento
universalistico dei diritti di
cittadinanza, e offerta di
servizi pubblici o di
trasferimenti alle famiglie
Welfare debole e incompleto
a carattere aziendale,
limitato ai lavoratori delle
grandi imprese, ma
accompagnato da interventi
statali relativi alle
infrastrutture sociali
( case e trasporti)
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MODELLI DI CAPITALISMO A CONFRONTO 2/2
Tipo di modello e
caratteristiche
Market driver
Renano
Autoritario asiatico
Formazione del capitale
umano
Lasciata al mercato e
conseguenti problemi di
produzione del bene
collettivo
Servizio pubblico basato
sulla collaborazione tra
Stato e associazioni
Specializzazione nella
produzione ad alta
intensità di manodopera
e tecnologia matura,
ruolo centrale dello
Stato, in funzione dei
bisogni delle imprese
Relazioni industriali
Sindacato debole e uso
della flessibilità numerica
Sindacato forte e uso della
flessibilità funzionale
Controllo politico della
forza lavoro
Meccanismo di contenimento
salariale
Ruolo della disoccupazione
in un mercato del lavoro
flessibile
Controllo mediante accordi
neocorporativi macro o
accordi aziendali
Tenore di vita modesto e
conseguente basso costo
della manodopera,
massiccio utilizzo del
dumping sociale come
vantaggio competitivo
globale
Fonte: Chiesi A.M., Modelli di capitalismo, in Sacconi (a cura di), 2005
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RASSEGNA DI ALCUNE TEORIE ECONOMICHE
Dopo il 1870
Economisti neoclassici
(Walras, Marshall, Pareto, …)
 Equilibrio del mercato attraverso il modello domanda/offerta
 “Marginalismo”  massimizzazione dell’utilità per imprenditori e
consumatori
XX secolo
Milton Friedman
John M. Keynes
(scuola monetarista)
 Studi
sulla teoria quantitativa della
moneta Inflazione come fenomeno
monetario, non utile per risolvere la
disoccupazione nel lungo periodo 
Controllo della crescita della massa
monetaria
 Libero mercato  rifiuto di qualsiasi
intervento dello Stato in economia
 In caso di crisi (insufficiente
domanda)  necessità di un
intervento pubblico in economia
(politiche fiscali e monetarie) per
garantire la piena occupazione
 Ispirazione al new deal di
Roosevelt per uscire dalla grande
crisi del ‘29
 Rifiuto della teoria degli stakeholder
e della responsabilità sociale
d’impresa
“La responsabilità sociale di un’impresa è generare
profitti”
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L’Europa a un bivio
La globalizzazione dell’economia e della finanza ha rivoluzionato gli scenari della
competizione internazionale con il progressivo affermarsi di Paesi emergenti.
COSA FARE?
Restare fermi nelle proprie
posizioni cercando di difendere
i livelli di benessere
Non sostenibile nel
tempo
Cambiare per adeguarsi ai
nuovi scenari
Erodere i sistemi di
welfare per accrescere
la competitività
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Costruire nuovi
vantaggi competitivi
di lungo termine
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La scelta di Lisbona
• Varata a Lisbona nel 2000 dai capi di stato e
di governo dell’Unione Europea
• Obiettivo fare dell’Unione Europea la più
competitiva e dinamica economia della
conoscenza entro il 2010
• La strategia è stata valutata, corretta e
rilanciata nel 2005
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La scelta di Lisbona
SFIDE STRATEGICHE
I RISCHI
PRIORITA’ STRATEGICHE
Globalizzazione
Società della conoscenza
Perdita di quote di mercato
Cambiamento
tecnologico (new
Rallentamento della
produttività
economy)
Invecchiamento della
popolazione
Insostenibilità del sistema di
welfare
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Creare un contesto favorevole
agli imprenditori Approfondire il
mercato comune
Riformare il mercato del lavoro
ed il welfare state
L’ambiente come vincolo ed
opportunità
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Sfide strategiche
• La globalizzazione
– La Cina cresce non solo nel manifatturiero tradizionale
ma anche in segmenti industriali ad alto valore
aggiunto
– L’India si specializza nel terziario avanzato grazie ad un
capitale umano anglofono di alta qualità
– Gli Stati Uniti dominano nel campo delle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione
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Sfide strategiche
• L’invecchiamento della popolazione
– Il rapporto di dipendenza cresce velocemente
– Il modello di previdenza sociale diventa sempre
più oneroso e difficile da finanziare
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Sfide strategiche
• Il cambiamento nel paradigma tecnologico
– L’Europa è in ritardo nell’adozione e
diffusione delle tecnologie dell’informazione e
della comunicazione
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I rischi
• A rischio in sintesi è il modello sociale
europeo basato su
– Crescita
– Elevata occupazione
– Elevata coesione sociale
– Rispetto e valorizzazione dell’ambiente
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Le priorità strategiche
• Società della conoscenza: investimenti in ricerca e sviluppo per
l’innovazione
• Contesto favorevole agli imprenditori: creare condizioni
amministrative, fiscali e finanziare favorevoli alla nascita di nuove
imprese
• Riforma del mercato del lavoro e del welfare state: aumento del tasso
di occupazione, flessibilità, adattabilità ed occupabilità, riforma del
sistema previdenziale
• Approfondire il mercato comune: crescita del mercato,
specializzazione ed economie di scala, liberalizzazione
• L’ambiente come vincolo ed opportunità: puntare ad uno sviluppo
sostenibile ma anche sfruttare le opportunità economiche (tecnologie
ambientali)
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EUROPA 2020
• Europa 2020 viene dopo la strategia di
Lisbona. La strategia di Lisbona aveva come
principali obiettivi accelerare la crescita
dell’Unione Europea e elevare il tasso di
occupazione. Questi obiettivi non sono stati
raggiunti anche per l’esplodere della crisi
alla fine del decennio che ha interrotto i
processi di crescita
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EUROPA 2020
• Europa 2020 è la denominazione della
strategia di crescita dell’Unione europea
dal 2010 al 2020. Essa indica gli obiettivi
prioritari da perseguire, i target da
raggiungere, gli strumenti da utilizzare e il
metodo di governance da adottare da qui al
2020
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EUROPA 2020
• Europa 2020 si pone gli stessi obiettivi di
crescita, competitività ed occupazione della
strategia di Lisbona e si fonda sulla stessa
analisi delle cause di fondo delle difficoltà
economiche dell’Unione europea
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EUROPA 2020
• Le sfide che l’Unione Europea deve affrontare sono quelle
già individuate dalla strategia di Lisbona. La sfida della
globalizzazione che deriva dalla sempre più agguerrita dei
paesi emergenti. La sfida dell’innovazione, legata in
particolare ai ritardi nell’introduzione e diffusione delle
tecnologie dell’informazione e comunicazione. La sfida in
campo energetico ed ambientale relativa ad un uso più
efficiente e più sostenibile delle risorse. La sfida
dell’occupazione legata ai processi di invecchiamento
della popolazione, alle difficoltà di una piena inclusione
sociale, alla crisi dei modelli di welfare.
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EUROPA 2020
• Europa 2020 individua tre priorità:
– crescita intelligente- sviluppare un’economia
basata sulla conoscenza e sull’innovazione
– crescita sostenibile- promuovere un’economia
più efficiente sotto il profilo delle risorse, più
verde e più competitiva
– crescita inclusiva- promuovere un’economia
con un alto tasso di occupazione, che favorisca
la coesione economica, sociale e territoriale
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“La misurazione delle performance economiche e del progresso sociale”(Dossier
sul rapporto della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi, 2009)
La Commissione ha individuato una serie di dimensioni che dovrebbero essere
considerate:
I. condizioni di vita materiale;
II. salute;
III. istruzione;
IV. attività personali incluso il lavoro;
V. partecipazione alla vita politica e governance;
VI. legami e relazioni sociali;
VII. ambiente (stato attuale e futuro);
VIII. insicurezza, sia economica sia fisica.
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Responsabilità Sociale d’Impresa
Concetti introduttivi
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RSI: DEFINIZIONE
Libro Verde della Commissione Europea (2001):
RSI
“… integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed
ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e
nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente
responsabili significa non solo soddisfare pienamente obblighi
giuridici applicabili, ma anche andare al di là, investendo “di
più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le
parti interessate”
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Il SIGNIFICATO di RESPONSABILITA’
La parola RESPONSABILITA ’ nasce nella seconda metà del 18° secolo sul
modello del francese responsabilité
Deriva da RESPONSABILE: “ che risponde di ” , che è garante di ” derivato dal
participio passato del latino “respondere”: rispondere impegnandosi solennemente”
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Il SIGNIFICATO di RESPONSABILITA’
La teoria morale, oggi maggiormente in auge negli studi di RSI, è l’etica della
responsabilità, così come essa interpretata dal modello analitico degli stakeholder. Ai
nostri tempi, si può attribuire la paternità di tale teoria a Max Weber che, nel celebre
saggio La politica come professione, la indicazione come l’etica che deve caratterizzare
chi “vuole mettere le mani negli ingranaggi della storia” (1969, p.101). Aggiungendo,
poche pagine più avanti, che la responsabilità “è la disponbilità a rispondere delle
conseguenze prevedibili delle proprie azioni” (p.109).
Alla formulazione weberiana dell’etica della responsabilità, Jonas (1990) aggiungerà
poi una qualificazione importante. Basandosi su “un’euristica delle paura”, Jonas non
considera sufficiente soffermarsi sulle sole conseguenze prevedibili; occorre spingersi
fino a prendere in conto le conseguenze possibili delle azioni. L’imperativo adeguato
al nuovo tipo di agire umano è, per Jonas: “agisci in modo tale che gli effetti della tua
azione siano compatibili con la continuazione di una vita autenticamente umana”.
Dall’imperativo Kantiano “puoi, perché devi” si passa così al “devi, perché puoi”
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Il SIGNIFICATO di RESPONSABILITA’
RESPONSABILITA’
GIURIDICA
RESPONSABILITA’
SOCIALE
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RESPONSABILITA’
MORALE FILOSOFIA
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RESPONSABILITÀ SOCIALE COME FENOMENO VOLONTARIO
Responsabilità sociale =ƒ ( economia, ambiente, etica )
Frontiera etica
L’etica è lo spazio del non esigibile per
norma. È condizionata da diversi elementi:
religiosi, politici, culturali, ecc.
SPAZIO DEL COMPORTAMENTO ETICO
Area del
non esigibile,
dove si colloca
la responsabilità sociale
Frontiera giuridica
Rispetto delle
norme
SPAZIO DELLE NORME
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Fuori dalla
norma
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Il SIGNIFICATO di RESPONSABILITA’: RESPONSABILITA’ GIURIDICA
Da responsabilità
INDIVIDUALE A
sicurezza e difesa
sociale: la società
si premunisce
della pericolosità
del reo
CIVILE: la
situazione è
ripristinabile;
incide sulle cose,
oggetti e
patrimonio del
responsabile
COLLETTIVA:
impegno di tutti i
membri di un
organizzazione (
da una società a
uno Stato)
PENALE: la
situazione non è
ripristinabile;
incide sulla
persona del
responsabile
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IL PRINCIPIO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE
La responsabilità sociale
Non è una responsabilità giuridica – imputata
Non è una responsabilità morale - scelta
È una responsabilità etica – condivisa
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IL PRINCIPIO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE
Responsabilità
sociale d’impresa
Responsabilità
ambientale
Responsabilità
economico
finanziaria
Responsabilità
etico-sociale
Sostenibilità (sviluppo sostenibile)
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La libertà d’impresa
VALORE
SOCIALE
VALORE
D’IMPRESA
Art. 41 Cost
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno
alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività
economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini
sociali.
(programmazione democratica dello Stato…)
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Impresa e socialità
Il concetto di “impresa” implica di per sé un aspetto
sociale.
Molti precursori dell’economia aziendale, nel
definire il fenomeno dell’impresa, ne riconoscono
peculiarità non solo strettamente economiche ma
anche attinenti a tematiche della socialità e
dell’eticità.
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Impresa e socialità
Se la vera “fonte legittimante” dell’attività d’impresa risiede nello
svolgimento della sua intrinseca funzione sociale, e se è l’etica a
garantirne il corretto assolvimento, allora la stretta osservanza
delle leggi sarebbe di per sé inadeguata ad assicurare all’impresa
quell’indispensabile “diritto di cittadinanza” che si pone ormai
come precondizione che porta all’esistenza dell’impresa stessa e,
al medesimo tempo, come l’attributo che ne assicura la
sopravvivenza
(SCIARELLI S., Responsabilità sociale ed etica d’impresa: una relazione
finalizzata allo sviluppo aziendale, Finanza, Marketing e Produzione,
n° 1, 1999 )
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Impresa e socialità
«La nozione di azienda, mentre è tutta costruita sul solo aspetto
economico della vita umana, non contrasta con la necessaria
visione di tutti gli aspetti non economici di tale vita, religioso,
etico, sociale, politico, giuridico, tecnico, …».
(G. Zappa, Le produzioni nell’economia delle imprese , Giuffrè,
Milano, 1956, p. 51).
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37
Impresa e socialità
«Le aziende si costituiscono ed operano in ordine alla soddisfazione dei
bisogni umani (…).
I peculiari ed essenziali problemi dell’azienda sono quindi produzione,
scambio, acquisizione e consumo di beni economici. In questo senso e
soltanto in questo senso si può dire che l’azienda abbia oggetto
economico.
L’affermazione non significa che la sua vita ponga soltanto problemi
economici. Come istituto sociale l’azienda serve ad elevare il benessere
dell’uomo, a favorire lo sviluppo della sua personalità ed a far meglio
realizzare i fini della vita umana associata che sono essenzialmente di
natura etica. La concreta condotta delle aziende è fondamentalmente
subordinata a tali fini, e quindi all’etica».
(P. Onida, Economia d’azienda, Utet, Torino, 1965, p. 44).
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38
RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
OBIETTIVO
VALORE
SOCIALE
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VALORE
D’IMPRESA
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39
La nascita della CSR o RSI: Friedman contro Freeman
Shareholder Model
“C’è una ed una sola responsabilità sociale dell’impresa: utilizzare risorse e intraprendere attività in
modo da aumentare il profitto, a condizione di rispettare le regole del gioco di un libero mercato, cioè
evitando l’inganno e la frode”
M. Friedman, The Social Responsibility of Business is to Increase Profits, 1970
Stakeholder Model
“Ogni impresa può essere intesa come un insieme di relazioni tra soggetti (individui e/o gruppi) che
hanno un interesse nei confronti delle attività che essa svolge, in quanto sono in grado di influenzarne
gli obiettivi e le scelte o possono subirne gli effetti. L’impresa pertanto deve farsi carico degli interessi
di tutti questi
soggetti.”
Ed Freeman, Strategic Management: A Stakeholder Approach, 1984
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40
Lo spirito della CSR: contro l’impresa irresponsabile
“Si definisce irresponsabile un’impresa che al di là degli obblighi di legge suppone di non
dover rispondere ad alcuna autorità pubblica o privata, né all’opinione pubblica, in merito
alle conseguenze in campo economico, sociale e ambientale delle sue attività.
Tra queste vanno considerate: le strategie industriali e finanziarie, le condizioni di lavoro
offerte in ogni paese, le politiche dell’occupazione, il rapporto dei prodotti e dei processi
produttivi con l’ambiente, l’impiego dei fondi che le sono stati affidati in forma di azioni o
obbligazioni, la redazione dei bilanci, la qualità conferita ai prodotti, i rapporti con la
comunità in cui opera, le localizzazioni o le delocalizzazioni delle attività produttive, il
comportamento fiscale.”
Luciano Gallino, L’impresa irresponsabile, 2009.
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44
Impresa e Rsi
Cade la concezione classica di “impresa”
L’azienda, perseguendo i propri scopi istituzionali di natura economica, persegue di
fatto anche finalità sociali
Massimizzare economicità
esprime la condizione di vita
autonoma dell’impresa, senza il
ricorso a terze economie
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massimizzare benessere
collettivo (beni, ricchezza e
occupazione)
ma l’operare secondo
economicità(equilibrio nei flussi dei
valori economici e finanziari) non è
sufficiente a garantire l’equilibrio
economico durevole ed evolutivo
dell’impresa
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45
Impresa e Rsi
Se le regole del gioco economico fossero complete; se i processi di
legiferazione fossero in grado di seguire, in tempi rapidi, l’evoluzione
delle vicende economiche in fasi di accelerata dinamica sociale come
l’attuale; se tutto ciò fosse assicurato, allora sarebbe vero che non
metterebbe conto parlare di RSI.
Ma non è così
(…)perché i contratti sono principalmente incompleti e perché i mercati
non sempre esistono che nascono i numerosi problemi di agenzia
(principale-agente) e quelli associati all’abuso di autorità da parte di chi
detiene il diritto residuale di controllo nei confronti degli stakeholder
non controllanti. (Sacconi, 2003)
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Impresa, RSI e stakeholder
CONCEZIONE CLASSICA:
Clienti
Interlocutori
Fornitori
TEORIA DEGLI STAKEHOLDER:
L’impresa è intesa al centro di un reticolo di interlocutori
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47
Impresa e Rsi
Prosperità di impresa (economicità) e soddisfazione degli
interlocutori sociali (“socialità”) vengono così a saldarsi
inscindibilmente
Ne deriva l’esigenza del management di attuare una
strategia gestionale e di comunicazione che consideri con
attenzione gli stakeholder e le loro aspettative
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48
Impresa, stakeholder e RSI
Gli interlocutori assumono consapevolezza del ruolo che
possono svolgere nei processi aziendali di creazione di
valore e manifestano le loro riflessioni, perplessità ed
aspettative.
L’impresa, quindi, oltre a perseguire performance
economiche e finanziare nel tempo è obbligata ad assumere
un solido orientamento sociale, ovvero, a porre l’attenzione
alla soddisfazione delle attese legittime di tutti gli
stakeholder.
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RSI: DEFINIZIONE
RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA (CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY – CSR)
volontà dell’impresa di rispondere a uno o più
soggetti che avanzano richieste, attese o istanze che
possono avere natura e caratteristiche differenti
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RSI: DEFINIZIONE
A livello normativo non esiste una definizione univoca e formalizzata. In sintesi:
RSI
insieme di politiche che consentono di minimizzare l’impatto negativo
delle attività di un’organizzazione sulla società, massimizzando nel
contempo l’impatto positivo
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RSI: DEFINIZIONE
La RSI implica pertanto un approccio multistakeholder nella
gestione strategica dell’impresa e nei sistemi di governance,
gestione che tenga conto delle diverse e, a volte, discordanti
aspettative degli stakeholder coinvolti.
Gli obiettivi che una politica aziendale socialmente
responsabile vuole raggiungere concorrono nel medio e
lungo periodo a migliorare qualitativamente e
quantitativamente il patrimonio intangibile dell’impresa
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RSI: DEFINIZIONE
RSI: SHAREHODER VALUE – VS – STAKEHOLDER VALUE
RSI= GOVERNANCE ALLARGATA
La definizione di Csr proposta è: “un modello di governance allargata, in base alla
quale chi governa l’impresa ha responsabilità che si estendono dall’osservanza di
doveri fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei
riguardi in generale di tutti gli stakeholder” (SACCONI, 2004)
La procedura di attuazione della responsabilità sociale permette quindi di
esprimere l’autentico interesse sociale che l’impresa deve perseguire (interesse
sociale allargato), che SUPERA quello ristretto usualmente affermato nel diritto
societario e dalle teorie neoistituzionaliste: Cfr. Grossmann S., Hart O. (1986);
Hart O. e Moore J. (1990)
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RSI= GOVERNANCE ALLARGATA
Cos’è la Corporate Governance?
 PROFILO GIURIDICO
 PROFILO AZIENDALISTICO
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RSI= GOVERNANCE ALLARGATA
Cos’è la Corporate Governance?
L’insieme dei principi, delle istituzioni, dei meccanismi che regolano (sovraintendono)
il potere “supremo” del governo aziendale…..si tratta in altri termini delle “regole del
gioco” attraverso le quali si sviluppano le più importanti decisioni dell’impresa, quelle
che in linea di principio concorrono a determinare la prosperità o l’insuccesso di
un’azienda.
SOCI (SHAREHOLDERS)
AMBIENTE ESTERNO E SOGGETTI INTERESSATI ALL’AZIENDA (STAKEHOLDERS)
DIREZIONE (MANAGEMENT)
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
ORGANI DI CONTROLLO (INTERNI ED ESTERNI)
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RSI: DEFINIZIONE
VERSO UNA LETTURA STRATEGICA DELLA RSI
“L’esercizio autentico della responsabilità sociale da parte
dell’impresa si verifica quando essa si fa carico delle attese
degli stakeholder anche oltre gli obblighi di legge non come
puro moto di liberalità, ma quando tale comportamento è
inscritto nella strategia dell’impresa sì da tendere a costituire
una fonte di vantaggio competitivo.”(Molteni, 2004)
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RSI: DEFINIZIONE
Il Modello piramidale delle responsabilità elaborato da Carroll (1991)
Responsabilità
discrezionali, filantropiche
Responsabilità etiche
Responsabilità legali
Responsabilità economiche
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RSI: DEFINIZIONE
A.B. Carroll (1979, 1991) definisce un modello concettuale di
corporate social performance che si articola su tre dimensioni:
1)definizione delle responsabilità dell’impresa nei confronti
della società civile;
2)individuazione dei problemi sociali;
3)analisi delle modalità, delle strategie o della filosofia secondo
cui l’impresa risponde ai problemi sociali (social
responsiveness)
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RSI: DEFINIZIONE
VERSO UNA LETTURA STRATEGICA DELLA RSI
E’ tipico della RSI rifiutare la celebre dicotomia di J.S. Mill tra
leggi della produzione e leggi della distribuzione della ricchezza.
Non è socialmente responsabile l’impresa che, mentre produce
ricchezza, non guarda troppo per il sottile alla difesa dei diritti
umani, al rispetto e all’integrità morale delle persone, ecc., e
diventa compassionalmente generosa nel momento della
distribuzione della ricchezza prodotta
> J.D. Rockefeller negli USA di fine Ottocento
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RSI: DEFINIZIONE
VERSO UNA LETTURA STRATEGICA DELLA RSI
“Una configurazione aziendale di principi di responsabilità sociale, processi di
responsabilità sociale e di politiche, programmi e altri risultati osservabili
collegati alle relazioni sociali dell’impresa” (D. J. Wood, “Corporate Social
Performance Revisited”, Academy of Management Review, 16,1991).
La proposta di Wood è che i tre elementi, principi, processi e risultati
osservabili, integrati in un modello, possono essere usati per valutare la
performance sociale di un’impresa. In vista di ciò si dovrà esaminare:
il grado a cui principi di social responsibility motivano le azioni intraprese per
conto dell’impresa, il grado a cui l’impresa fa uso di processi socialmente
responsivi, l’esistenza e la natura di politiche e programmi volti a gestire le
relazioni sociali dell’impresa e gli impatti sociali (i risultati osservabili) di azioni,
programmi e politiche dell’impresa.
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RSI: DEFINIZIONE
VERSO UNA LETTURA STRATEGICA DELLA RSI
Una società sana dà luogo a una domanda crescente di business, man mano
che un maggior numero di bisogni viene soddisfatto e che le aspirazioni
crescono. Qualunque impresa persegua i propri fini a spese della società in cui
opera scoprirà che il successo di cui gode è illusorio e, in fin dei conti,
temporaneo. Allo stesso tempo, una società sana ha bisogno di imprese di
successo. Nessuna iniziativa sociale può eguagliare il settore del business
quando si tratta di creare i posti di lavoro, la ricchezza e l’innovazione che
migliorano progressivamente gli standard di vita
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RSI: DEFINIZIONE
VERSO UNA LETTURA STRATEGICA DELLA RSI
Una società sana dà luogo a una domanda crescente di business, man mano
che un maggior numero di bisogni viene soddisfatto e che le aspirazioni
crescono. Qualunque impresa persegua i propri fini a spese della società in
cui opera scoprirà che il successo di cui gode è illusorio e, in fin dei conti,
temporaneo. Allo stesso tempo, una società sana ha bisogno di imprese di
successo. Nessuna iniziativa sociale può eguagliare il settore del business
quando si tratta di creare i posti di lavoro, la ricchezza e l’innovazione che
migliorano progressivamente gli standard di vita (PORTER E., KRAMER M.R.
(2007), Il punto di incontro tra il vantaggio competitivo e la Corporate Social
Responsibility, «Harvard Business Review Italia», gennaio-febbraio)
La RSI permette di coniugare il progresso sociale e lo sviluppo territoriale
con il miglioramento della competitività e produttività, stimolando
l’innovazione, migliorando il clima aziendale, le relazioni con la comunità e
la corporate reputation.
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RSI: DEFINIZIONE
VERSO UNA LETTURA STRATEGICA DELLA RSI
SILVA E., L’etica fattore chiave, «Il Sole 24 Ore – Responsabilità sociale Rapporti»,
25 marzo 2008.
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LA RESPONSABILITA’ GIURIDICA ED
ECONOMICA
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
“L’azienda è un sistema di forze economiche che realizza,
nell’ambiente di cui è parte complementare,
in condizioni di autonomia
e in condizioni di durabilità,
un’attività economica consistente in un processo di
produzione e di distribuzione della ricchezza a favore
delle persone che formano il soggetto aziendale
o di altre collettività di riferimento”
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
Ciascun tipo di azienda persegue
delle finalità istituzionali
• Di ordine sociale, etico, morale,
filantropico, politico, culturale, sportivo,
ricreativo, economico, ecc)
• Possono essere diverse, ma in ogni caso
devono garantire:
– Autonomia
– Durabilità
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
Autonomia e durabilità
• Durare nel tempo
•
•
•
•
commisurata alla finalità
perchè gli obiettivi sono potenzialmente infiniti
a prescindere dalle persone che vi lavorano
A favore dei soggetti beneficiari e del sistema economico
• Autonomo (ma non isolate)
• Senza autonomia non si perseguono finalità istituzionali
• Se non si è autonomi molte volte non c’è la sostenibilità
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
Il compendio di queste due è detto
Economicità
La capacità di durare nel tempo e di mantenere
una situazione di relativa autonomia – e quindi
la possibilità di soddisfare le finalità istituzionali
– dipende in modo determinante da un
insieme di performance e di condizioni di
equilibrio dell’azienda che viene solitamente
compendiato nel concetto di ECONOMICITA’
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
Le performance aziendali
• Le performance aziendali riguardano sia
l’efficacia che l’efficienza.
• Differenza fra efficacia ed efficienza
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
Efficacia
• Rappresenta la capacità di perseguire le finalità
istituzionali parametro ultimo di valutazione del
successo aziendale, in sua mancanza tutto il resto
perde d’importanza (anche l’economicità)
• Efficacia non è quindi un semplice tassello
dell’economicità, è un concetto più elevato e allo
stesso tempo ne è parte.
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LA RESPONSABILITA’ ECONOMICA DELL’AZIENDA
Efficienza
• Efficienza è la capacità di impiegare razionalmente
le risorse disponibili
• Ed è ugualmente importante, perché si da il caso
di aziende riescono a raggiungere i propri fini
(efficaci) ma sprecano moltissimo, precludendo a
tanti altri il possibile soddisfacimento.
• Anche se efficaci, tali aziende non sono da
giudicare positivamente.
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Gli obblighi giuridici delle imprese 1/2
• La responsabilità degli amministratori verso la società
Il nuovo testo dell’art. 2392 c.c., dedicato alla responsabilità degli amministratori nei
confronti della società, conserva la formulazione originaria del codice del 1942,
introducendo tuttavia alcuni importanti elementi di novità, relativi a:
 la natura della diligenza richiesta;
 la responsabilità solidale degli amministratori;
 la responsabilità diretta degli organi deleganti.
• La responsabilità degli amministratori verso gli stakeholder
Secondo quanto previsto dall’art. 2423 c.c. “gli amministratori devono redigere il bilancio
d’esercizio, costituito dalla stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota
integrativa. Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo
veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato
economico dell’esercizio.
La responsabilità verso i creditori sociali:
I presupposti dell’azione di responsabilità dei creditori sociali sono: da un lato “l’inosservanza
(da parte degli amministratori) degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del
patrimonio sociale”, dall’altro il fatto che “il patrimonio sociale risulta insufficiente al
soddisfacimento dei loro crediti” (D.Lgs. 6/2003)
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Gli obblighi giuridici delle imprese 2/2
•
La responsabilità degli amministratori verso gli stakeholder
La responsabilità nei confronti dei concorrenti
La violazione dei principi di correttezza professionale fra due soggetti in rapporto di
concorrenza genera gli “atti di concorrenza sleale” idonei, secondo quanto previsto
dall’art. 2598 c.c., a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente o a
determinare il discredito ed a danneggiare l’altrui azienda
La responsabilità nei confronti dei clienti/consumatori
Per la tutela dei diritti, le Istituzioni hanno contribuito al miglioramento e al rafforzamento
della posizione dei clienti/consumatori, anche per il positivo concorso di molte norme
emanate dall'Unione Europea, mediante l’approvazione e l'entrata in vigore della legge
281 del 30 luglio 1998 che ha istituito il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti
(CNCU) e ha legittimato le associazioni dei consumatori ad agire a tutela degli interessi
collettivi.
La responsabilità nei confronti dei lavoratori
Agli stessi deve essere garantita una retribuzione idonea, tale da consentire “un’esistenza
libera e dignitosa” (art. 36, Costituzione). Inoltre, la legge impone al datore di lavoro
l’obbligo di individuare e di valutare i rischi connessi ai luoghi di lavoro e alle mansioni
svolte, al fine di creare le condizioni per garantire la sicurezza e la salubrità dei lavoratori
(Legge 626 del 1994)
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DOVE STIAMO ANDANDO: VALORI CONDIVISI ?
L’intera società attuale (pubblico e privato, amministrazione pubblica e imprese private, imprese
sociali) deve rivisitare le loro attuali posizioni e interazioni.
Il progresso come una obiettivo unitario e integrato e non come derivata di una lotta tra opposte
concezioni, tra permessi e licenze, tra profitto e rendicontazione sociale.
Non più la “mano invisibile” di Adam Smith, ma condivisione da parte dell’impresa con l’ambiente
esterno, con il territorio di riferimento (i cluster) delle politiche di sviluppo economiche e sociali.
“Il concetto si fonda sulla premessa che sia il progresso
economico sia il progresso sociale vanno affrontati con dei
principi basati sul valore. Il valore si definisce in termini di
benefici in relazione ai costi e non in termini esclusivamente
di benefici. ....Le imprese tuttavia, non hanno quasi mai
affrontato i problemi sociali in una prospettiva di valore, ma
li hanno sempre considerati aspetti periferici. Ciò ha reso
meno visibili le connessioni tra obiettivi economici e obiettivi
sociali. ....Le organizzazioni sociali e le agenzie pubbliche
considerano spesso il successo solo in base ai benefici
ottenuti o ai soldi spesi. Nel momento in cui i Governi e le
ONG cominceranno a ragionare maggiormente in termini di
valore , il loro interesse per la collaborazione con le imprese
crescerà inevitabilmente.”
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