Previdenza pubblica e
previdenza complementare
Lezione 14
Scienza delle finanze - CLEP
a.a. 2010-2011
1
Sistemi pensionistici
 Sistema a capitalizzazione (SC): i (miei)
contributi di oggi pagano la (mia) pensione di
domani (regime privato o pubblico)
 Sistema a ripartizione (SR): i contributi di
oggi pagano le pensioni degli anziani di oggi
(regime prevalentemente pubblico)
Effetti di shock esogeni
SR entra in crisi se diminuisce:
 la produttività
 la natalità
 la mortalità
 l’occupazione
Rischio demografico: la ripartizione entra in crisi se
aumenta l’indice di dipendenza:
numero pensionati/numero occupati
Effetti di shock esogeni
SC è esposta ai rischi di:
 fluttuazioni dei tassi di interesse reali,
 inflazione
 crisi finanziarie
SC è preferibile se r aumenta e supera il tasso
di crescita del Pil (che dipende da
occupazione e produttività)
Effetti di shock esogeni
I sistemi sono esposti a rischi diversi:
Ripartizione
shock demografici
n
shock di produttività
u
Capitalizzazione
shock finanziari (i: tasso nominale,
inflazione)
r
ALCUNE CONCLUSIONI SU
CAPITALIZZAZIONE E RIPARTIZIONE
 Una combinazione di SC e SR consente
di ridurre il rischio, ma …. è sufficiente?
 Il passaggio da SR a SC pone il problema
della doppia contribuzione
ALTRE CARATTERISTICHE DEI
SISTEMI PENSIONISTICI
• A beneficio definito (BD) e a
contribuzione definita (CD): può
verificarsi sia in SC che SR
• A ripartizione di tipo contributivo e di
tipo retributivo
SISTEMA A RIPARTIZIONE
RETRIBUTIVO E CONTRIBUTIVO
La misura della pensione dipende
prevalentemente:
Retributivo: dall’entità del salario
Contributivo: dall’ammontare dei
contributi versati
SISTEMA A RIPARTIZIONE
RETRIBUTIVO
La pensione è calcolata come prodotto
tra:
 tasso di rendimento (es. 2%)
 numero degli anni di contribuzione
 retribuzione pensionabile (es. ultima
retribuzione o media di anni)
SISTEMA A RIPARTIZIONE
CONTRIBUTIVO
La pensione è calcolata in modo che
esista una stretta corrispondenza tra
valore attuale dei contributi e
valore attuale atteso delle
prestazioni pensionistiche
LA RIFORMA DINI (L.335/95)
Introduzione di un sistema a ripartizione di
tipo contributivo. La pensione è il prodotto
tra:
 montante contributivo
 coefficiente di trasformazione
Separazione tra previdenza e assistenza
nelle gestioni Inps
Semplificazione delle gestioni
pensionistiche
RIFORMA DINI - CALCOLO DELLA
PENSIONE
La pensione della riforma Dini è una pensione
reale costante che garantisce una
corrispondenza tra contributi versati (MC) e
prestazioni ricevute (MP)
Esempio quattro periodi:
due di lavoro e due di pensione
t2
t1
sw
sw
t3
P
t4
P
MC = MP
MC = sw (1+g)2 + sw (1+g)
C=
MP = P + P/(1+i) = P/C
1
1+1/(1+i)
sw[(1+g)2 +(1+g)]
P = CMC =
1+ 1/(1+i)
Contributi sociali pari al 33% del reddito (l.d.)
Rivalutati ogni anno sulla base della
variazione media del Pil
del quinquennio precedente
Montante contributivo
x
Coefficiente di trasformazione
Pensione annua
Il montante contributivo MC è pari:
 al montante dei contributi versati dal
momento di inizio del periodo di
quiescenza
 capitalizzati con un tasso pari alla
variazione media quinquennale del Pil
MC = sw (1+g)2 + sw (1+g)
Il coefficiente di trasformazione C:
• È calcolato in modo coerente con l’equivalenza
tra monte contributivo e valore attuale delle
prestazioni pensionistiche attese, sulla base di
un tasso di rendimento dell’1,5%;
• Dipende dunque dalle aspettative di vita (è
tanto più basso quanto più lunga è l’aspettativa
di vita), oltre che dal tasso reale di rendimento
della rateizzazione della pensione dell’1,5%
• Non distingue tra uomini e donne
Coefficienti di trasformazione
età
57
60
65
……
valori
4,720 %
5,163 %
6,136 %
 I coefficienti sono tanto più alti quanto più elevata
è l’età di pensionamento i
 I parametri avrebbero dovuto essere aggiornati
dopo 10 anni (durante secondo governo Berlusconi),
ma sempre rinviati (da ultimo governo Prodi al 2010,
con successivi aggiornamenti triennali e automatici).
 Nuovi coefficienti in vigore dal 2010
P=
MC (s,g,w, l)
= [sw
(1+g)2
C(i, p) =
1
+ sw (1+g)]
1+ 1/(1+i)
= F( s, g, w, l, i, p)
La pensione aumenta
- se aumentano s, g, w, l, i
- se diminuisce p
(dove: l = periodo lavorativo
p = periodo di pensione)
Caratteristiche della riforma Dini
Per g = i = r la pensione Dini è identica a quella
ottenibile in un sistema a capitalizzazione
A regime risolve il problema delle pensioni di
anzianità
La riforma Dini crea “pensioni di annata” perché
le pensioni sono indicizzate solo ai prezzi e non
ai salari. Non rispetta il principio delle PRF
Il tasso di sostituzione (rapporto tra pensione
e ultima retribuzione) può assumere grande
variabilità
Esempio
 Ipotizzate un sistema pensionistico a ripartizione
secondo il metodo contributivo introdotto con la
riforma Dini (l.335/95) e assumete che:
i salari siano pari a 15.000 euro
siano versati contributi per due periodi con
un’aliquota del 20%
il tasso di crescita dell’economia sia
costante e pari al 2%
il periodo di pensione sia pari a due periodi
• Riempite la seguente tabella:
Formula
Valore
Montante
contributivo
Coefficiente di
trasformazione
Rata
pensionistica
Il tasso di rendimento interno è …………….
 Sarebbe più conveniente in queste circostanze un
sistema a capitalizzazione, se riuscisse a garantire
un rendimento del 2%?
Esempio
 Si ipotizzi un modello a generazioni sovrapposte, con due generazioni
di individui che vivono per quattro periodi (t=0, 1, 2, 3): nei primi due
lavorano, negli altri due vivono come pensionati. Valgono inoltre le
seguente ipotesi:
 a) la retribuzione del lavoratore al periodo t=0 è pari a 30.000 euro e cresce
ad un tasso costante del 2%;
 a) il tasso di interesse reale di mercato è il 3%;
 b) il tasso di crescita del Pil reale è costante e pari al 3%;
 c) la popolazione non cresce.
 Calcolate la pensione pro-capite nei periodi t= 2, 3 e il loro valore
attuale secondo i seguenti sistemi pensionistici:
 i) il sistema a ripartizione, nell’ipotesi che i contributi versati, con una
aliquota del 30%, anno per anno siano integralmente destinati al
pagamento delle pensioni;
 ii) il sistema a capitalizzazione, ipotizzando che il lavoratore versi in premi
contributivi al fondo pensione il 30% della sua retribuzione;
 iii) il sistema introdotto con la riforma Dini, assumendo che l’aliquota di
computo del montante contributivo sia sempre il 30%.
 Quale sistema, date le ipotesi effettuate, è più favorevole per il
pensionato? Cambierebbe il risultato se si ipotizzasse che i salari
crescono al tasso del 3%?
I sistemi a capitalizzazione:
fondi pensione
e agevolazioni fiscali
Tre fasi di tassazione



Il risparmio previdenziale gode spesso di un
trattamento di favore: meritorietà di questo tipo di
risparmio (incentivo al risparmio volontario).
Per analizzare e comprendere il problema occorre
assumere un’ottica pluriperiodale che tenga conto
del periodo che va dalla contribuzione al fondo (o al
piano pensionistico) fino al momento
dell’ottenimento della pensione.
Occorre distinguere tre fasi:



la fase dell’accantonamento, in cui vengono versati i
contributi;
la fase dell’accumulazione, in cui i contributi versati
fruttano un rendimento;
la fase della prestazione, in cui si percepisce la rendita
o pensione (ed eventualmente, anche una quota del
risparmio accumulato, sotto forma di capitale o lump
sum).
Esempio: individuo che versa contributi, in ammontare pari a
100 euro, per due periodi. All’inizio del terzo periodo va in
pensione e riceve la pensione in un’unica soluzione.
L’ammontare della pensione è pari ai contributi capitalizzati al
tasso di interesse di mercato, che si ipotizza essere il 10%
t1
Fase a)
Fase b)
S1
t3
100
S2
100
Interessi
su S1
10
Interessi
su S2
Fase c)
t2
11
10
231
Imposizione secondo il concetti di reddito entrata (t=20%)
TTE (Tassazione-Tassazione-Esenzione)
t1
Fase a)
Fase b)
S1
t3
100(1-0,20)= 80
S2
100(1-0,20)=80
Interessi
su S1
8(1-20)=6,4
Interessi
su S2
Fase c)
t2
8,64(10,20)=6,9
8(1-0,20)=6,4
179,7
Imposizione secondo il criterio di reddito entrata ma con
esenzione nella fase iniziale (t=20%)
ETT (Esenzione-Tassazione-Tassazione)
t1
Fase a)
Fase b)
S1
t3
100
S2
100
Interessi
su S1
10(1-0,20)=8
Interessi
su S2
Fase c)
t2
10,8 (1-0,20)=8,64
10(1-0,20)=8
224,64(1-0,20)=179,7
Imposizione secondo l’imposta sulla spesa (t=20%)
EET (Esenzione-Esenzione-Tassazione)
t1
Fase a)
Fase b)
S1
t3
100
S2
100
Interessi su
S1
10
Interessi su
S2
Fase c)
t2
11
10
231(1-0,20)=184,8
Esenzione nella fase di accumulazione (t=20%)
TEE (Tassazione-Esenzione-Esenzione)
t1
Fase a)
Fase b)
S1
t3
100(1-0,20)= 80
S2
100(1-0,20)=80
Interessi
su S1
8
Interessi
su S2
Fase c)
t2
8,8
8
184,8
Confronto fra regimi
TTE = ETT
TEE = EET
 Uguaglianze valide in VA (se aliquote sono proporzionali
e costanti; timing diverso)
 Le condizioni che garantiscono l’equivalenza fra sistemi sono
tuttavia difficilmente soddisfatte:
 l’aliquota ordinaria a cui è assoggettato il contribuente durante il
periodo di contribuzione è solitamente più alta di quella del
periodo in cui percepisce le prestazioni; pertanto, un sistema che
esenta da tassazione la prima fase invece della terza è tanto più
vantaggioso per il contribuente, quanto più alto è il divario fra le
aliquote di imposta a cui è soggetto nel tempo (tax averaging):
 la tendenza a ridurre il numero degli scaglioni e ad ampliarne, ad
un tempo, la dimensione ha però contribuito a ridimensionare
questo fenomeno, se non a invertirne il segno.
 EET (o TEE) sono più vantaggiosi di TTE (o ETT)
I regimi adottati nella realtà
 Il modello di tassazione prevalentemente applicato ai
fondi pensione è il cosiddetto modello anglosassone,
e cioè un modello EET, ma spesso ci si scosta da
questo modello puro:
 vi sono limiti alla deducibilità dei contributi,
 non sempre la fase di accumulazione è del tutto esente,
 vi sono ulteriori agevolazioni fiscali, soprattutto per la parte
delle prestazioni che viene erogata sotto forma di capitale
 Il regime dei fondi pensione è comunque
solitamente di vantaggio rispetto ad altri
investitori istituzionali, fra cui in particolare i
fondi comuni di investimento, assoggettati di
solito ad un regime tipo reddito entrata: TTE (o
TtE, come in Italia) o TET (molti paesi europei:
deferral)
EET
1. Vantaggi




assunzione del rischio: lo stato diventa un partner nel fondo
posticipare la tassazione può allentare i vincoli di liquidità e
sollecitare al risparmio pensionistico anche i soggetti più giovani e
con un reddito più basso (questo effetto non va enfatizzato:
l’esenzione nella fase della contribuzione non può eliminare il
problema dei soggetti il cui reddito è così basso che oltre ad
avere in generale poche o nessuna possibilità per alimentare un
fondo, potrebbero anche non avere reddito sufficiente per
usufruire dell’esenzione)
l’esenzione dei contributi rende più visibile e quindi più
apprezzabile il beneficio fiscale e, per questa via, facilita il
collocamento dei prodotti previdenziali presso il pubblico. In
particolare, essa non espone il contribuente al “rischio politico”
che l’agevolazione promessa oggi per i periodi futuri venga poi
abbandonata quando sarebbe venuto il momento di goderne.
l’adozione di un sistema che esenti i contributi obbliga a
sostenere subito il costo dell’agevolazione, invece che rinviarlo al
futuro; dovrebbe stimolare l’assunzione di scelte politiche più
attente e responsabili rispetto al costo effettivo dell’incentivo.
EET
1. Problemi

Il difetto peggiore del sistema di esenzione dei contributi
riguarda i suoi effetti distributivi: il risparmio di imposta è
tanto più elevato quanto più ricco è il soggetto che
contribuisce al fondo. Questo risparmio di imposta non è
generalmente annullato da una maggiore imposta
equivalente nella fase della prestazione. La tassazione
complessiva che ne deriva è dunque solitamente
regressiva.



Specializzazione del portafoglio del fondo
Credito di imposta ai dividendi
Discriminazione nei confronti degli investimenti in
titoli esteri (impossibilità di recupero della ritenuta)
Problemi di coordinamento nella UE


La non convergenza verso un modello di tassazione
comune, e, in particolare, l’adozione di un modello EET
da parte di alcuni stati e TEE, o altro, da parte di altri
stati, può generare fenomeni di doppia tassazione o di
doppia esenzione in capo ai lavoratori che mutino la
propria residenza nel corso della vita, versando i
contributi quando residenti in uno stato e fruendo delle
prestazioni quando residenti in un altro stato.
La Commissione non ha proposto alcuna direttiva, ma
ricorre allora alla moral suasion, sollecitando la
convergenza dei modelli di tassazione dei diversi stati
membri verso il modello EET, sulla base dell’assunto
che tale modello sia già di gran lunga prevalente in seno
alla Comunità.
I benefici fiscali sono
generalizzati
Una citazione…. (Queisser et. al.,2007)
“The traditional way of encouraging voluntary savings
for retirement has been through tax incentives.
However, these can be expensive and there is strong
evidence that they are inefficient, in that much of the
saving would have happened anyway without the
incentive; tax incentives tend to be worth more for
higher earners….”
Inefficienti e
inefficaci
Non sono equi
L’Italia non fa eccezione, anzi …
 … si è fatto ampio e crescente ricorso a agevolazioni
fiscali:
 che non sembrano avere particolare importanza nelle scelte
individuali (poco efficaci rispetto all’obiettivo)
 che hanno un costo, spesso sottostimato, anche perché in
parte proiettato in un futuro lontano (poco efficienti e poco
trasparenti)
 che tendono ad avvantaggiare i percettori di reddito più alti
(poco eque)
 che si sono evolute in modo contraddittorio e sotto molti
aspetti peggiorativo
 che hanno reso il sistema complesso, anche per la
coesistenza di diversi regimi
Evoluzione normativa: principali interventi
 Principali interventi:
 d.lgs. 124/93
 legge 335/95
 d.lgs 47/2000
 d.lgs. 252/2005 (attuazione legge delega 243/04;
modificato da LF 2007, n. 296/2006, che ha tra l’altro
disposto l’anticipazione al 1 gennaio 2007 dell’entrata in
vigore del decreto e da LF 2008, n.244/07, che ha tra
l’altro previsto modifiche alla tassazione del TFR)
La tassazione dei fondi pensione in Italia
D. lgs.124/93
Legge 335/95
D. lgs. 47/2000
D. lgs 252/05
Fase 1: Contribuzione (lavoratori dipendenti)
Datore di lavoro
Lavoratori
Deducibili
Detraibili 27% (22% dal ’95)
Deducibili
Deducibili
Deducibili
Deducibili
Deducibili
Deducibili
Limitazioni
Entro 2,5 milioni di lire
(3milioni se 500 mila a fondi,
dal 1994)
Agevolazione datore di lavoro
subordinata all’impiego quote
Tfr
Agevolazione alternativa a
premi assicurativi
Fino a 2% del reddito con limite
massimo di 2,5 milioni di lire
Fino a 12% del reddito con limite massimo di
5.164,57 euro
Entro 5.164,57 euro
Agevolazione datori e lavoratori
subordinata all’impiego quote Tfr
Agevolazione datori e lavoratori subordinata
all’impiego quote Tfr
Agevolazione cumulabile con
quella dei premi assicurativi
Agevolazione alternativa tra i diversi strumenti Agevolazione alternativa tra i
previdenziali
diversi strumenti previdenziali
Riserva in sospensione di imposta
del 3% delle quote Tfr destinate al
fondo
Possibilità di aumento della riserva in
sospensione per imprese con meno di 50
addetti
Tassa di ingresso
Atre agevolazioni
Deducibilità del 4% del Tfr
destinato ai fondi (6% per
imprese con meno di 50 addetti)
Fase 2: Accumulazione (tassazione in capo al fondo)
Redditi di capitale e
plusvalenze maturate
Ritenute ala fonte e imposta
patrimoniale (come fondi
comuni)
Ritenute alla fonte e imposta fissa
(più favorevole rispetto ai fondi
comuni)
11% sul risultato netto di gestione (fondi
Invariato
comuni: 12,5%). Credito del 15% (6%) su
proventi di fondi comuni tassati al 12,5% (5%)
a) capitale:
- limite massimo
33%
33%
33%
- parte capitale
tassazione separata
tassazione separata
tassazione separata ( media degli ultimi 5 anni) massimo 15%, minimo 9%
- parte finanziaria
b) rendita
- parte contributiva
tassazione separata
tassazione separata
esenzione
esenzione
tassazione ordinaria
tassazione ordinaria
tassazione ordinaria
massimo 15%, minimo 9%
Fase 3: Prestazioni
- parte finanziaria (fase tassazione ordinaria
accumulazione)
-parte finanziaria (fase tassazione ordinaria
prestazione)
esenzione forfetaria (abbattimento del esenzione
50%
esenzione
12,5% della rendita complessiva)
tassazione ordinaria
12,5%
12,5%
Il progressivo aumento delle agevolazioni
 Nel corso del tempo sono aumentate le agevolazioni, in
tutte tre le fasi (contribuzione, accumulazione,
prestazione), ma soprattutto (Giannini, Guerra, 2006):
 in quella di contribuzione, con il passaggio da detrazione a
deduzione, per i contributi dei lavoratori (legge 335/95)
 in quella di prestazione, con l’ultima riforma, che ha ridotto
fortemente la tassazione in questa fase
 Nella fase di accumulazione si è sempre fatto riferimento a
attività finanziarie alternative, principalmente ai fondi comuni,
rispetto ai quali si prevede in genere un trattamento un po’ più
agevolato
Il d.lgs.252/2005: Fase 1 - Contribuzione
Contributi (datore di lavoro e lavoratore)
 Deducibili entro il limite massimo di 5.164,57 euro (come
normativa previgente)



Aumento della deduzione per i lavoratori di prima occupazione,
limitatamente ai primi cinque anni…
Abolizione della soglia percentuale previgente (12% del reddito);
anche soggetto che dichiara poco o nulla può usufruire
dell’agevolazione.
L’agevolazione non è più subordinata al dirottamento di quote di TFR
ai fondi pensione
Vantaggio fiscale:


per datore di lavoro: risparmio di imposta del 33%, ora 27,5%, di Ires,
se società di capitali; del 4,25% (ora 3,9%) di Irap, solo da 2007, per
lavoro dipendente a tempo indeterminato;
da 23% a 43% se soggetto Irpef: aumenta all’aumentare del reddito!
Il d. lgs.252/2005: Fase 2 - Accumulazione
Rendimenti:
 tassazione con aliquota dell’11% sul risultato netto della
gestione del fondo (12,5% sui fondi comuni)

i proventi derivanti da partecipazioni a o.i.c.v.m. (tassati in capo al
fondo al 12,5%) ricevono un credito del 15% e concorrono assieme
al credito a determinare il risultato di gestione a cui si applica
l’aliquota dell’11%
Vantaggio fiscale rispetto ad altre forme di risparmio:



Limitato: 1,5 punti percentuali
Non vi è mai stata esenzione in questa fase (il vantaggio fiscale
sarebbe comunque limitato, data la tassazione agevolata del
risparmio in Italia)
I benefici sono concentrati nelle fasi 1 e 3 (non conviene molto
accumulare oltre la soglia di deducibilità)
Il d.lgs.252/2005: Fase 3 - Prestazione

Prestazione a fronte dei contributi dedotti nella fase 1, sia
per la parte capitale (fino al 50%), sia per la rendita:



aliquota flat del 15%, sulla quota a fronte dei contributi che hanno
goduto dell’esenzione nella fase di contribuzione. L’aliquota è
ridotta dello 0,30 per ogni anno oltre il 15° fino a un minimo del 9%
(raggiungibile dopo 35 anni di contribuzione)
Prestazione a fronte dei redditi di capitale maturati nella
fase di accumulazione: esenti
Prestazioni a fronte redditi di capitale maturati nella fase di
prestazione: 12,5%
Normativa previgente (d.lgs. 47/2000)
Fase 3 - Prestazione
La normativa previgente era diversa per quanto riguarda la
prestazione a fronte contributi deducibili


Parte capitale (limite massimo 33%): tassazione separata, come TFR
(media ultimi cinque anni);
Parte rendita: tassazione ordinaria
Principali novità riforma (differenze tra d.lgs 252/05 e 47/00):



Si innalza la quota capitale massima
Si tassa capitale e rendita in modo uguale, con tassazione ad aliquota
proporzionale e molto bassa (dal 15% al 9%); molto più bassa aliquote
Irpef (23%-43%)
Il nuovo sistema privilegia i fondi rispetto al TFR (LF 2008 prevede
intervento correttivo per 2008 e 2009 e istituzione Commissione di studio; DM
20 marzo 2008, detrazione 70 euro fino a 7500 euro di reddito, poi decrescente
fino ad annullarsi per un reddito di 30.000 euro)
Il regime vigente (da 2007)
 Non è sistema EET (come lasciava intendere legge
delega), ma Et*t**




t*=11% (resta invariato)
t**= da 15% a 9% (cala fortemente)
Nonostante due fasi di tassazione (che anticipano anche il
gettito) il sistema è più favorevole del sistema EET
tradizionale, con piena tassazione, con aliquota ordinaria
Irpef, T, delle prestazioni (a fronte sia dei contributi
deducibili, sia dei rendimenti esenti)
E’ anche più favorevole:



del sistema previgente (d.lgs. 47/2000),
di quello riservato alle pensioni pubbliche (ET)
di altre forme di risparmio, ad esempio un fondo comune (TtE, con
t=12,5%)
Confronto fra regimi (Giannini e Guerra, 2006)
 Già regime d.lgs. 47/2000 era più conveniente sistema EET e
regime fiscale dei fondi
 Nuovo regime (d.lgs. 252/05, da gennaio 2007) è ancora più
vantaggioso del regime precedente
 Il vantaggio aumenta all’aumentare del reddito. Forte
asimmetria tra deducibilità dei contributi (Irpef da 23% a
43%) e tassazione delle prestazioni ( da 15% a 9%). Il
prelievo è fortemente regressivo.
 Il vantaggio cresce al crescere del periodo di contribuzione,
data la previsione dell’abbattimento dell’aliquota al crescere
degli anni di contribuzione oltre il quindicesimo.
 Il vantaggio si riduce al crescere del rendimento…..
Differenza cuneo: fondo pensione rispetto a fondo comune
(Giannini e Guerra, 2006)
Caso base
d.lgs.
47/00
-27,32
d.lgs.
252/05
EET
-43,96
Tasso di interesse più basso (1%)
-43,67
-102,27 -31,69
Reddito più alto (70.000)
-46,72
-83,28
-20,15
Maggior periodo di contribuzione
(40+18)
-20,98
-44,16
-5,37
Maggior periodo di contribuzione
(40+18) e reddito più alto
-44,33
-80,24
-14,19
-19,15
Confronto fra regimi
(Cesari, Grande, Panetta, 2006, 2007, 2008)
 Metodologie e ipotesi diverse, ma analoghi risultati
qualitativi
 Il regime vigente comporta consistenti vantaggi fiscali
rispetto a investimento in attività finanziarie;
 E’ assai più conveniente del sistema precedente e di un
sistema EET. Sistema d.lgs. 47/2000 era comunque già
più conveniente di EET (T tassazione ordinaria)
 I vantaggi crescono significativamente al crescere del
reddito e del periodo di accumulazione: esempio, dopo
30 anni di accumulazione dell’importo massimo
deducibile, per i redditi più elevati lo scarto fra montanti
sfiora il 70%
Scarto % fra montanti: fondo pensione rispetto a titoli
(Cesari, Grande, Panetta, BI, 2006; lavoce.info 2007)
d.lgs.
47/00
d.lgs.
252/05
EET
Lavoratore anziano
(10 anni di contribuzione)
5,6
14,2
2,8
Lavoratore medio
(20 anni di contribuzione)
10,7
19,0
6,2
Lavoratore giovane
(30 anni di contribuzione)
14,8
23,8
9,8
Scarto % fra montanti: fondo pensione rispetto a titoli
(Cesari, Grande, Panetta, BI, 2006; lavoce.info 2007)
Ruolo ed effetto dei benefici fiscali (1)




Non si può attribuire al fisco (come invece spesso si è teso a
fare, stimolando ulteriori interventi incentivanti) la
responsabilità del mancato o lento decollo della previdenza
integrativa
Il fattore fiscale sembra avere avuto poca influenza anche nella
recente scelta se destinare o meno il flusso del TFR ai fondi
pensione. Molto più importanti, sono le attese di redditività e la
liquidità dei due strumenti (Cozzolino et al., 2006).
D.lgs 252 è intervenuto anche su questo, rendendo altrettanto e
forse anche più liquidi e flessibili i fondi (percentuale di
capitale al 50%; possibilità ampie di riscatto, anticipazioni
etc…) del TFR, snaturandone anche la funzione previdenziale
Per incentivare le imprese a smobilizzare TFR sono state
previste altre agevolazioni fiscali (deducibilità addizionale 4% TFR
destinato ai fondi, 6% se meno 50 addetti)
Ruolo ed effetto dei benefici fiscali (2)
 Benefici sono rinviati al futuro: sono credibili? Il costo per il
bilancio pubblico non è valutato, ma potrà essere notevole, al
momento (ancora molto lontano nel tempo) delle prestazioni.
Effetto negativo, legato a incertezza.. (alimentata anche dai
frequenti cambi di normativa e dalla situazione dei conti
pubblici).

Quasi il 50% di quelli che ritengono poco conveniente la nuova
normativa indica come motivo l’insufficiente certezza sui
benefici promessi (ISAE, 2006)
 Benefici tendono ad andare soprattutto a vantaggio di soggetti
con redditi più elevati, che risparmierebbero comunque
 Inefficacia soprattutto rispetto all’obiettivo principale:
stimolare il risparmio previdenziale per soggetti più giovani,
con redditi più bassi e lavori meno stabili
 Poco coerenti in ambito comunitario…
Confronti internazionali
 Il modello di tassazione prevalentemente applicato ai fondi
pensione è il cosiddetto modello anglosassone, e cioè un
modello EET, ma spesso ci si scosta da questo modello
puro:
 vi sono limiti alla deducibilità dei contributi,
 non sempre la fase di accumulazione è del tutto esente,
 vi sono ulteriori agevolazioni fiscali, soprattutto per la parte delle
prestazioni che viene erogata sotto forma di capitale
 Il regime dei fondi pensione è comunque solitamente di
vantaggio rispetto ad altri investitori istituzionali, fra cui in
particolare i fondi comuni di investimento, assoggettati di
solito ad un regime tipo reddito entrata: TTE (o TtE, come in
Italia) o TET (molti paesi europei: deferral)
Problemi di coordinamento nella UE


LF 2007 ha esteso la deducibilità anche ai contributi versati a
fondi pensione di altri paesi della UE e aderenti allo spazio
economico europeo, che prevedono scambio di informazioni
ponendo fine al contenzioso con la Commissione, che aveva
aperto una procedura di infrazione presso la ECJ
Permangono problemi più generali di coordinamento


La non convergenza verso un modello di tassazione comune, e, in
particolare, l’adozione di un modello EET da parte di alcuni stati e
TEE, o altro, da parte di altri stati, può generare fenomeni di doppia
tassazione o di doppia esenzione in capo ai lavoratori che mutino
la propria residenza nel corso della vita, versando i contributi
quando residenti in uno stato e fruendo delle prestazioni quando
residenti in un altro stato.
La Commissione non ha proposto alcuna direttiva, ma sollecita la
convergenza verso il modello EET (già di gran lunga prevalente
nella UE).
Si può migliorare?
 Nessuno schieramento politico o categoria interessata parla
dei riformare il sistema: nessuno si vuole assumere
responsabilità di ridurre agevolazioni…
 Eppure il sistema andrebbe riformato (anche se troppe
riforme hanno effetti negativi e aumentano complessità).
 Linee guida di una possibile riforma per quanto riguarda
aspetti fiscali:





Sistema più simile ad altri paesi UE: EET
Coordinamento con (da tempo) attesa riforma tassazione fondi
comuni e attività finanziarie…
Incentivi più orientati a obiettivo principale: incentivare risparmio
previdenziale dei soggetti più a rischio
Più equo negli effetti redistributivi
Esempio: proposta Giannini -Guerra (2006): sistema tipo EET con
tassazione finale ad aliquota proporzionale t, uguale a quella a fronte
della quale consentire la deducibilità all’inizio, nella fase di
contribuzione.
Si può migliorare?
Un mix fra pensione pubblica a ripartizione (metodo
contributivo) e privata a capitalizzazione (fondi pensione),
sostenuta da agevolazioni fiscali, può non essere sufficiente a
garantire una vecchiaia dignitosa (a coprire dai rischi di
impoverimento durante la vecchiaia)
“The severity of recent financial market developments certainly justifies the
tendency to concentrate on the short term. The crisis is especially costly
for senior workers, whose pension wealth, both inside and outside pension
plans, has been dented by the sharp decrease in asset prices. As in
previous financial markets downturns, some of these workers may react by
postponing retirement. In certain cases this might not be enough, and an
argument could be made for public intervention (for instance, in the case of
workers near to retirement whose pension benefits would mostly derive
from mandatory private pension schemes). This situation also calls,
however, for measures to improve the future working of pension systems.
The current crisis has only highlighted the urgent need for betterfunctioning markets and better retirement products, if future retirees are to
be guaranteed adequate living standards” (I. Visco, 2008)
“ We cannot regard the current events as just one more
protracted period of high financial market volatility, to
be followed sooner or later by a return of investors’
expectations and risk premia to more comfortable
levels. The financial crisis has already proved to be a
watershed for the international financial system and it
is changing the attitude of public authorities towards
banking and capital market regulation. It might also
deeply affect the propensity of private investors to take
risks. It will not be business as usual anymore”.
“The pension fund industry has already been hit very
badly by the crisis. In the four quarters ending in June
2008, in the United States the pool of assets managed
by funded private and public pension schemes has
declined by more than 9 percentage points, or almost
900 billion dollars. Since then losses have probably
doubled, given the collapse of bond and stock prices.
Pension funds have also invested a huge amount of
resources in troubled assets: according to IMF
estimates, potential write downs on US loans and
securities range between 125 and 250 billion dollars”.
…..
“….. More importantly, the global banking crisis that still
engulfs intermediaries and markets threatens to cast a
shadow on the very notion that financial markets could
be a reliable source of retirement income. More than
the never ending dispute of the pros and cons of
equities versus bonds, the focus is increasingly on the
ability of financial markets to assure workers a
sufficient level of retirement income even over long
term investment periods. Beyond the unresolved issue
of aggregate longevity risk, we need to think whether
workers should be left alone to deal with financial
markets tail risks (i.e. the fact that extreme losses tend
to be more frequent than it would be by chance in
normal conditions)”.
“Even the decision to join a pension fund (where private
pension plans are not mandatory) is likely to be
seriously affected by the crisis. Investors’ confidence
in the soundness of financial intermediaries and
markets has been shaken and this may well spread
disaffection among workers, notably with respect to
pension funds’ defined contribution (DC) schemes.
Workers may feel less able than in the past to make
difficult decisions about the appropriate level of
contributions and dependable asset allocation”.
Tendenza a risparmiare troppo poco
 E’ aumentato il peso dei fondi DC
 Rischio che il risparmio non sia sufficiente
There is “a serious risk that DC plan members face is not saving
enough for their old age.
Contributions to DC plans tend to be low”
 Le persone tendono ad essere miopi
 Sono poco informate, ad es. sulla copertura pensione pubblica
 Non si pongono obiettivi sul tasso di rimpiazzoe “the lack of retirement goals
may also reflect the poor incentives of selling agents, who have no
contractual obligation to deliver any particular fund size on th retirement
date…”
 Preferiscono investimenti sicuri (“In order to accumulate a sufficient pool of
funds, they should save relatively more compared with more equity oriented
long term investors. At the same time equity oriented portfolios may expose
investors to huge investment risks..”).
Strumenti per aumentare il risparmio previdenziale
 Incentivi fiscali
Contributi dei datori di lavoro
“Both are effective means of boosting pension fund returns and greatly
increase the convenience of joining a funded retirement scheme. Both have
drawbacks, however. Fiscal incentives are usually expensive, regressive, and
possibly prone to time inconsistency, especially when tax advantages apply
to the payout phase. Employers’ contributions might be offset by a reduction
in net wages and not necessarily produce an increase in the worker’s total
wealth. Moreover, as they are typically the result of agreements between
employers and trade unions, their portability across different retirement
schemes may be far from seamless. In any case, workers seem to exploit
fiscal incentives and employers’ contributions only partially. For example, a
recent study of a sample of DC plan members in the United States finds that
each year between 20 and 60 percent of these workers contribute below the
threshold (even if they could make penalty-free withdrawals), losing as much
as 6 percent of their annual pay – a free lunch left on the table”.
Strumenti per aumentare il risparmio previdenziale
 Riduzione dei costi di gestione (economie di scala e
concorrenza fra schemi pensionistici). Serve trasparenza e
confrontabilità, facilitare il trasferimento dei contributi,
soprattutto per chi ha lavori a termine o carriere frammentate
“Indeed, charges may have a major impact on the final balance
accrued to workers over an extended period of time. The
importance of keeping pension funds’ total costs low has been
emphasized, among others, by the Turner Report, which argues
that, against reasonable expectations of long term returns,
annual charges of 1.5 percent (not at all uncommon in many
countries) are high enough to represent a rational disincentive to
voluntary private savings and undermine the case for providing
earnings-related pensions in a funded rather than a PAYG form”.
Strumenti per aumentare il risparmio previdenziale
 Fornire tempestive e corrette informazioni (che benefici ci
si può attendere da DC etc..)
“The better workers are informed, the quicker they revise their
expectations and adjust their saving pattern”
 Struttura dei piani previdenziali: opzioni di accesso,
contribuzione, investimenti e prestazioni
Muoversi da piani DC non protetti a piani protetti….
Piani DC protetti?
“ A cursory look at financial market data (Figure 2) shows that
over long periods of accumulation higher risks have on average
been associated with higher returns. Accumulated returns are
lowest for investment strategies that merely track consumer
prices, highest for equities, and somewhere in-between for
nominal government bond portfolios. However, as we move from
the least to most rewarding investment strategy, return variability
escalates as well, and in certain periods a pure equity strategy
may be overtaken by a bond strategy. Moreover, holding period
returns clearly indicate that even over long term accumulation
periods the returns from a pure equity strategy may be subject to
large drops, as may happen when the holding period includes the
first ten months of 2008. This bird’s eye view of financial market
returns also shows that by holding a balanced portfolio of stocks
and fixed income instruments, long term investors may try to
increase expected portfolio returns, while keeping return
volatility moderate.
“What I would like to emphasize, however, is that basing asset
allocation on the past properties of asset returns may still leave
the investor considerably exposed to investment risk, for at least
two reasons:
First, past realizations may come from different underlying
economic regimes or conceal structural breaks, so that care
should be taken when using observed returns to estimate
expected returns.
Second, even if expected returns on equities are higher than
those on bonds in the long term, actual returns on equities
may turn out to be sharply negative… .., there is evidence
that the distribution of many asset prices has fatter tails than
the normal distribution (possibly signalling the unexpected
occurrence of very large shocks that may be at odds with
standard applications of the central limit theorem).
I mercati finanziari offrono diverse possibilità di copertura
dai rischi e alcune garanzie di rendimenti minimi, ma è
chiaro che coprirsi dai rischi dei mercati finanziari non è
senza costi.
“With intertemporal smoothing of returns, good investment years
subsidize bad investment periods, with a potential redistribution of
investment income across plan members. Therefore, all these forms of
protection from investment risks may result in lower net of fees returns.
If these are not offset by higher contributions during the accumulation
phase, they lead to a lower pension during the decumulation stage – i.e.
lower returns imply lower consumption, either during working age or in
retirement or both.
More importantly, market-based solutions cannot protect investors from
strong aggregate shocks hitting several asset classes and economic
sectors at the same time. In such an event, aggregate wealth is not only
redistributed across individuals and sectors, but it is also destroyed.”
“One might argue that in such exceptional circumstances
there is a straightforward solution: a public rescue of pension
funds by the government (especially when enrolment is
mandatory rather than voluntary). A bail-out of pension fund
members would always be an available policy option, provided
that it were limited to workers who are close to retirement and
unable to take advantage of a possible recovery of asset
prices over medium- to long-term horizons. However, a bailout of pension fund members should always remain the last
option for two well-known reasons: it is costly to taxpayers
and it may encourage opportunistic behaviour by pension
funds in the future.
A more sustainable and efficient form of protection
could come from some kind of collective intergenerational arrangement. One possibility is that of
hybrid pension plans, such as those previously
mentioned, in which participants transform their risky
claims into guaranteed claims as they become older. In
practice, younger workers would partly insure the
pension rights of older workers, by accepting to pay
higher contributions in periods of adverse financial
market shocks. In some countries (for example the
Netherlands) these investment vehicles already exist.
Another possibility would be a more active role of the
State in providing insurance against grave systemic risks.
Tail risk in financial markets is similar to what is called
aggregate longevity risk, i.e. the risk of a whole cohort
living longer than expected. Aggregate longevity risk
must be kept distinct from idiosyncratic longevity risk, i.e.
the risk of an individual living longer than his or her
cohort’s average (a risk that the market can easily insure
away). ….
Riferimenti bibliografici
•
•
P. Bosi, a cura di , Corso di Scienza delle
finanze, Bologna, Il Mulino, 2010.
P. Bosi, M.C. Guerra, I tributi nell'economia
italiana, Bologna Il Mulino, ultima edizione
(2010)
Altre letture
Visco I., Retirement Savins and the Payout Phase: hoe to get there and how
to get the most out of it, Keynote speech to the roundtable on “The
impact of the payout phase on financial markets” at the OECD
conference “The payout phase of pensions, annuities and financial
markets”, Paris, 12 November 2008 .
Cesari R., G. Grande, F. Panetta, La previdenza complementare in Italia:
caratteristiche, sviluppo e opportunità per i lavoratori, Questioni di
Economia e finanza, Occasional papers, Banca d’Italia, n.8 maggio
2007; Giornale degli economisti e annali di economia, vol.67, pp.21-73.
Cesari R., G. Grande, F. Panetta, Quel vantaggio molto fiscale,
www.lavoce.info, 19.6.2007
Giannini e M.C. Guerra, Alla ricerca di una disciplina fiscale per la
previdenza complementare, in M. Messori (a cura di), La previdenza
complementare in Italia, Il Mulino, Bologna, 2006
Cozzolino M., F. Di Nicola, M. Raitano, Il Futuro dei fondi pensione:
opportunità e scelte sulla destinazione del TFR, ISAE, WP 64, 2006
Queisser M., E. Withehouse and P. Whiteford, The public-private pension
mix in OECD countries, Industrial Relations Journal, 38:6, 2007
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SF Lezione 14 Previd.. - Università degli Studi di Bologna