Arte ed Economia Lezione : Musica Sergio Zangirolami Crocetta marzo 2011 Fino al Settecento, ogni musica aveva avuto piú o meno una sua immediata destinazione: veniva scritta per incarico del principe, del Comune o della Chiesa e doveva intrattenere una corte, aumentare lo splendore di una solennità pubblica, o rendere piú profonda la devozione del servizio divino. .I compositori erano musici al servizio della corte, di una chiesa o della città; la loro attività artistica si limitava ad assolvere i doveri del loro ufficio e molto di rado pensavano a comporre spontaneamente. Fuor che ai balli, in chiesa e nelle festività, i borghesi avevano rare occasioni di ascoltare musica; e ai trattenimenti musicali che si tenevano in casa dei nobili e a corte solo eccezionalmente potevano partecipare. Verso la metà del Settecento questo cominciò a essere sentito come una lacuna, e nelle città sorsero le prime società musicali. Dai primi collegia musica, ancora a carattere privato, si sviluppò l’uso dei concerti pubblici, e con essi un’autonoma vita musicale della borghesia. Le società affittarono sale sempre piú grandi e diedero concerti a pagamento per un pubblico sempre piú numeroso. Si creò così un libero mercato anche per le produzioni musicali, corrispondente al mercato letterario con i suoi giornali, i periodici, le case editrici. I frequentatori dei concerti pubblici si distinguevano dalI’uditorio di corte per alcuni tratti essenziali: erano meno esperti nel giudicare le opere in genere; erano un pubblico che pagava di volta in volta, quindi sempre da riconquistare e da soddisfare; si riunivano unicamente per godersi la musica, senza altri fini come avveniva in chiesa, al ballo, a una festa cittadina o anche in un ricevimento a corte. Furono soprattutto queste caratteristiche del pubblico a provocare quella lotta per il successo che spingeva a moltiplicare gli effetti, a farli sempre piú acuti e forzati, fino a determinare quello stile caricato, inteso a sempre maggiore intensità espressiva, che caratterizza la musica dell’Ottocento. Fra il comporre per un gran signore o per qualsiasi altro committente e il creare per l’anonimo pubblico dei concerti, c’è una differenza essenziale, ed è che: l’opera su commissione per lo piú è destinata a un’esecuzione unica, mentre il pezzo da concerto attende il piú gran numero possibile di repliche . Ciò spiega, non soltanto la maggior cura della composizione, ma anche il modo piú ambizioso di presentarla. Ora che il compositore non è piú costretto ad opere condannate ad essere dimenticate rapidamente oblio, vuol crearle che durino nel tempo. Haydn (1732-1809) è già molto piú attento e lento nel comporre che i suoi predecessori. Ma egli scrive ancora quasi cento sinfonie; Mozart (1756-1791) ne scrive soltanto la metà e Beethoven (1770-1827) soltanto nove. Il romanticismo (quell’orientamento culturale che si è affermato in Europa fra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento) porta a termine il processo che s’era iniziato nella seconda metà del Settecento: la musica diventa esclusivo possesso della borghesia. Non soltanto le orchestre passano dalle sale dei castelli e dei palazzi alle sale da concerto affollate di borghesi, ma anche la musica da camera (singolo esecutore o piccoli gruppi strumentali) trova il suo ambiente nelle case borghesi, anziché nei salotti aristocratici Tutto ciò porta a delle trasformazioni profonde: - nelle orchestre, che divennero sempre più grandi - nei compositori e nelle composizioni - nei compensi Altro grande cambiamento avverrà nel momento della riproducibilità della musica, non più limitata alla pubblicazione delle partiture, ma all’ascolto attraverso dischi, radio, televisione. Sorge il problema dei diritti d’autore. L’orchestra era un complesso di sessanta, ottanta, novanta o più operai altamente specializzati, ognuno dei quali contribuiva ad un lavoro anche più complesso e difficile di quello scaturito dal coordinamento delle diverse mansioni degli operai all’interno di un processo industriale. Da questo punto di vista, quindi, l’orchestra sinfonica è stata il riflesso dei caratteri della civiltà industriale europea. Grande orchestra (sinfonica 70-100 strumenti; da camera max 50), con la disposizione dei vari strumenti Strumenti a percussione strumenti a fiato - legni - ottoni strumenti ad arco Il gusto del pubblico e la tendenza a utilizzare sale sempre più capienti, compatibilmente con la solidità finanziaria dell’impresario, spingevano verso una veste strumentale sempre più ricca e sonora. Ne risultò non solo un ampliamento dell’organico orchestrale, ma anche il modificarsi degli strumenti per rispondere sempre meglio alle nuove condizioni d’uso. Il violino subì una serie di trasformazioni per aumentarne il volume sonoro. Il manico venne allungato e lo strumento rinforzato per reggere corde metalliche più lunghe, più grosse e più tese. Modificati furono anche ponticello e archetto. Anche il pianoforte, dal tardo Settecento in poi, subì una profonda metamorfosi che ebbe anche risvolti di carattere sociale, legati appunto al suo impiego in locali sempre più capienti e al suo nuovo ruolo concertistico a fianco di orchestre dall’accresciuta sonorità. A partire dai primi decenni dell’Ottocento, il definitivo affermarsi di strumenti dalla sonorità mediamente più potente e la popolarità crescente dei nuovi virtuosi, rese possibile presentare al pubblico organici da camera meno numerosi o anche solisti di violino o di pianoforte. Solista di violino Niccolò Paganini (1782-1840) Capriccio n. 13 in si bemolle maggiore (n. 7) Solista di pianoforte Maurizio Pollini (1942) suona Fryderyk Chopin studi op. 25 n. 9 allegro assai Solo dopo gli anni ‘30 e ‘40 del Novecento vi fu un ritorno anche alle piccole orchestre. Piccola orchestra es. quartetto d’archi (2 violini, viola, violoncello) Dal punto di vista del compositore, i piccoli complessi strumentali offrivano la possibilità di più esecuzioni e, di conseguenza, di realizzare maggiori introiti di quelli che si potevano ricavare con un’orchestra dell’Ottocento, a parte il vantaggio di mettere a punto nuove tecniche compositive. Quando Benjamin Britten (1913-76, il più noto compositore britannico contemporaneo), subito dopo il trionfo di Peter Grimes del 1945, si è dedicato all’opera da camera con The Rape of Lucrezia (Il ratto di Lucrezia), per giustificare il ricorso ad un organico di dodici elementi (cinque archi solisti, cinque fiati, percussione e arpa) ha addotto motivi di ordine pratico ed economico. Un’opera di questo tipo non aveva bisogno di grandi teatri, creati per grandi orchestre e con grandi palcoscenici, in grado di impiegare grandi masse corali. Le dimensioni degli organici proposti da Britten potevano trovare facilmente posto in quasi ogni teatro, anche di piccole città, riducendo così i costi di produzione, a tutto vantaggio del carattere sociale dell’arte attraverso la ricerca, possibilmente coronata da successo, di platee nuove. L’interesse verso orchestre sempre più piccole, variamente articolate, era condiviso dal pubblico. Il successo in Inghilterra della Boyd Neel Orchestra sin dalla sua fondazione (1932) e quello di altri complessi simili in Europa - I Musici in Italia, l’Orchestra da camera di Mosca e l’Orchestra da camera di Stuttgart, ecc. - hanno portato alla scoperta di un nuovo repertorio a partire dalla fine degli anni ‘40, compositori quasi dimenticati come Vivaldi (1678-1741) hanno cominciato a entrare nei programmi e anche nei cataloghi discografici Antonio Vivaldi (1678-1741) Concerto in re minore RV 566 (n. 9) Il compositore cessa di essere un dipendente di corte o di una istituzione, ecclesiastica o cittadina, per diventare un libero professionista. Le sue composizioni devono attrarre il pubblico, diventando più leggere e più adatte ai gusti. Le condizioni di lavoro cambiarono molto meno per l’operista che non per il compositore dedito primariamente alla musica strumentale. Se si confronta un catalogo di un compositore d’opera del Sei o Settecento con uno del XIX secolo, si notano, a parte i titoli e gli argomenti dei drammi, differenze scarsamente apprezzabili. Pur contando su un pubblico, su una committenza e su sistemi produttivi diversi, il teatro continua infatti in gran parte a svolgere il suo ruolo tradizionale. Alessandro Scarlatti (1660-1725) compose circa una settantina d’opere, più o meno quante Gaetano Donizetti (1797-1848); Händel (1685-1759) produsse una quarantina di opere, circa quante Gioachino Rossini (1792-1868) e non molte di più della trentina di titoli di Giuseppe Verdi (1813-1901). Al contrario, se si confronta la produzione di Vivaldi, di Telemann, di Bach o di Haydn con quella di Beethoven o di Chopin o di Brahms, ci si trova di fronte a una clamorosa diversità che non è più solo qualitativa: da parecchie centinaia o addirittura migliaia di composizioni si passa all’ordine del centinaio o poco più. Le oltre 1.500 cantate di Telemann (1681-1767), i cinquecento concerti di Vivaldi (1678-1741), le oltre cento sinfonie di Haydn (1732-1809) non trovano più riscontro nell’Ottocento che, dopo Beethoven, sembra quasi impedire ai compositori la possibilità di oltrepassare il numero fatidico delle nove sinfonie portate a termine dall’autore dell’Eroica Non passò molto tempo prima che il compositore scoprisse che fornire musica da ballo e per intrattenimento era al di sotto della sua dignità, ma portava a un largo successo; la necessità sociale era soddisfatta non da Brahms e Wagner, Verdi e Bruckner, anche se l’opera lirica aveva un grande pubblico, ma dalla famiglia Strauss, con i suoi valzer e le sue polke. Johann Strauss (1825-1899) Frühlinsstimmen (voci di primavera) op. 410 (n. 9) I compensi non vengono più garantiti dal mecenatismo, ma dal mercato. Nel 1435 a Guillaume Dufay (1400-74), già cantore presso la cappella pontificia, viene conferita la nomina per un anno a maistre de la chapelle alla corte dei Savoia con un compenso di 25 fiorini. È un salario non molto superiore a quello di un buon amanuense e sebbene nel corso del secolo il trattamento dei musicisti vada notevolmente migliorando anche a causa della concorrenza fra le corti per accaparrarsi gli elementi migliori - la loro condizione non è neppure lontanamente paragonabile a quella di maestri di altre discipline artistiche (pittori, scultori). Attorno al 1490, alla corte ferrarese di Ercole d’Este un musicista autorevole come il fiammingo Johannes Martini, inquadrato come cantore, riceveva come salario circa 22 ducati all’anno mentre, ad esempio, tale Mathio de Ferrara, homo d’arme riceveva circa 67 ducati e la paga di un balestriere era di 37 ducati. Scorrendo le cifre dei compensi elargiti da Ercole d’Este, colpisce il fatto che tubetti, piffari, tromboni, cioè gli strumentisti, fossero retribuiti assai meglio dei cantori, con un paga media di circa 60 ducati Nel corso del secolo XIX i guadagni dei compositori più famosi crebbero vertiginosamente. L’equivalente di 5.000 franchi che Rossini ricevette dal Teatro la Fenice (1823) per la prima di Semiramide (una somma pari a poco meno di dieci mila € odierni) fu, per l’epoca, un compenso altissimo Eppure, pochi anni dopo Bellini prese ad avanzare pretese di gran lunga maggiori. A Milano negli anni 1831-1832 arrivò a farsi pagare l’equivalente di 10.440 franchi sia per La sonnambula, sia per Norma, e poco prima di morire concluse un accordo col Teatro San Carlo che gli avrebbe garantito quasi 40.000 franchi per tre opere. Donizetti, dal canto suo, ottenne nel 1833 dal Teatro alla Scala circa 5.600 franchi per Lucrezia Borgia e solo dal 1837-1838 raggiunse le quotazioni di Bellini. Nel 1844 il Teatro La Fenice pagò a Verdi per Ernani l’equivalente di 10.440 franchi, mentre l’anno successivo, l’editore Lucca commissionò e comprò Il corsaro per una cifra pari a 24.000 franchi. ... È stato calcolato che mediamente verso il 1870 un’opera poteva fruttare a un compositore di successo dalle 20.000 alle 40.000 lire più i diritti, in ragione di una percentuale oscillante attorno al 30 40%. (Si tenga presente che essendo il valore nominale della lira italiana fissato in 4,5 grammi d’argento, a fronte di un valore di 5 grammi del franco francese, il rapporto fra le due monete era di circa nove a dieci.) è interessante (anche per un confronto con i guadagni dei compositori) seguire, a titolo di esempio, le fortune di una prima donna del rango di Giuditta Pasta. Nel 1822, per la stagione di Carnevale del Regio di Torino (essendo in carriera già da sette anni e avendo già cantato con successo nei maggiori teatri europei), risulta aver percepito l’equivalente di 11.000 franchi Giuditta Pasta nata Giuditta Negri - (Saronno, 26 ottobre 1797 – Blevio, 1 aprile 1865) è stata un mezzosoprano e soprano. nel 1833 per la stagione alla Fenice ricevette ben di 35.000 franchi; ma a Londra, nel 1827, era stata scritturata, a quanto risulta, per la somma di ben 57.500 franchi. Sempre alla Fenice, nel 1822 un celebre castrato ° come Giovanni Battista Velluti venne scritturato per 16.000 franchi; nel 1834 lo stesso teatro corrispose al tenore Domenico Donzelli 35.000 franchi. Quattro anni prima, a Milano, Donizetti (in carriera da dodici anni), per Anna Bolena, si era accontentato di circa 3.500 franchi. ... ° utilizzati in particolare nel XVI-XVIII sec. In ogni caso, le retribuzioni dei compositori si mantennero comunque di gran lunga al di sotto dei compensi percepiti dai cantanti. Ancora nel 1822 sempre Giovanni Battista Velluti venne scritturato alla Fenice di Venezia per 16.000 franchi, mentre nel 1823, sempre alla Fenice, Rossini (1792-1868), l’operista più celebre d’Europa, con Semiramide ebbe il compenso più alto corrispostogli fino ad allora: 5.000 franchi. Con dischi, radio, televisione, cinema si passa ai diritti d’autore (Nel 1882 venne costituita la SIAE - Società italiana degli autori ed editori). Un riconoscimento dei diritti d’esecuzione di qualsiasi tipo di musica era già avvenuto in Francia dopo il 1850, grazie ad un compositore di musica leggera, che, ascoltando sue canzoni nel ristorante dove stava cenando, si era rifiutato di pagare il conto perché nessuno aveva pagato lui per l’uso che si stava facendo delle sue musiche; il caso si era concluso in tribunale con la sua vittoria. ... E siccome la maggior parte delle esecuzioni di una composizione di grandi dimensioni nuova, o relativamente nuova, da parte di un’organizzazione concertistica avveniva non comprando le singole parti pubblicate ma noleggiandole, è stato necessario che il compositore fosse pagato non in base alle copie vendute bensì secondo il numero delle esecuzioni date fino a che quella musica era sotto copyright. ... Artisti che si sostiene abbiano venduto almeno 1 miliardo di dischi Frank Sinatra '30-'90 Pop / Swing / Big Band The Beatles '60-'70 Rock / Pop Artisti che si sostiene abbiano venduto almeno 500 milioni di dischi Bing Crosby '20-'70 Jazz / Pop Michael Jackson '60-00s Pop / R&B / Rock / Soul Elvis Presley '50-'70 Rock and Roll / Pop / Gospel Alcuni Artisti che si sostiene abbiano venduto almeno 200 milioni di dischi Elton John 60s-00s Pop / Rock / Adult Contemporary Madonna 80s-00s Pop / Dance / Techno / Elettronica Pink Floyd 60s-90s Progressive Rock / Psychedelic Rock / Art Rock / Hard Rock The Rolling Stones 60s-00s Rock / Hard Rock Alcuni Artisti che si sostiene abbiano venduto almeno 100 milioni di dischi Adriano Celentano 50s-00s Rock / Pop Barbara Streisand 60s-00s Pop / Adult Contemporary / Classical / Easy listening / Showtunes Bruce Springsteen 70s-00s Rock Charles Aznavour 30s-00s Pop / Chanson Segue: Dalida 50s-80s Pop / Disco Fats Domino 40s-00s Rock / R&B Frankie Laine 40s-00s Jazz / Pop / Gospel / Country Johnny Hallyday 50s-00s Pop/Rock Luciano Pavarotti 60s-00s Opera Paul McCartney 70s-00s Rock / Pop Perry Como 30s-00s Pop / Swing http://the.best.of.metal.forumfree.it/?t=24682480 Alla fine degli anni ‘20 anche il cinema, prima dell’avvento del sonoro, ha avuto un ruolo. Ovunque ci fosse un successo cinematografico - ovvero in quasi tutto il mondo civilizzato - c’era bisogno di musicisti. Se in ogni piccola sala cinematografica c’era un pianista ad accompagnare la proiezione con l’esecuzione dei brani che gli sembravano più adatti, i locali più grandi e più cari impiegavano intere orchestre, alcune delle quali non solo eseguivano la colonna sonora dal vivo ma erano abbastanza famose da suonare per conto proprio. ... I musicisti impegnati nelle sale cinematografiche sono stati rovinati dall’avvento del sonoro (1927 The Jazz singer), soprattutto in Inghilterra ed in USA. mentre un nuovo ruolo assumeranno i compositori. Per l’autore di colonne sonore il cinema sarà molto remunerativo. Dmitrij Sostakovič (1906 - 7 5 ) ha composto musica da film sin dal 1928 (Novyi Vavilon, La nuova Babilonia di Leonid Z.Trauberg), avendo già collaborato alla colonna sonora de La Corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejsenstejn del 1926. Sergej Prokof’ev (1891-1953) ha cominciato nel 1924 per poi trovare una felicissima collaborazione con Eisenstein per Alexander Nevskij e per la trilogia, incompiuta, Ivan il Terribile. ... Il compositore Goffredo Petrassi (1904 – 2003) si dedicò pure alla musica da film, nonostante avesse lui stesso espresso molte riserve su quel genere di musica, ed avendo sempre ammesso di essersi dedicato ad essa per motivi prettamente pratici. Ha composto le colonne sonore dei film: Riso amaro e Non c'è pace tra gli ulivi di Giuseppe De Santis, Cronaca familiare di Valerio Zurlini La pattuglia sperduta di Piero Nelli. Vi sono registi che hanno musicato i loro film: ad es. Chaplin (Il Monello (The Kid) (1921), La febbre dell'oro (The Gold Rush) (1925), Luci della città (City Lights) (1931), Tempi moderni (Modern Times) (1936), Luci della ribalta (Limelight) (1952) Alcuni compositori italiani di colonne sonore: Ennio Morriconi (1928) ha composto parecchie colonne sonore, per film come, ad es., Per un pugno di dollari o Giù la testa di Sergio Leone. Il 25 Febbraio 2007, dopo cinque nominations non premiate, gli è stato conferito il Premio Oscar alla carriera. Piero Piccioni (1921 – 2004), ha composto le musiche di tredici dei diciassette film di Francesco Rosi e ha lavorato molto con Alberto Sordi. Tra le sue musiche più famose, quelle dei film Il caso Mattei (1972) di Francesco Rosi e Un italiano in America (1967) e Polvere di stelle (1973) dello stesso Sordi. Nino Rota (1911 - 1979), instaura con Federico Fellini un'amicizia lunga trent'anni e una collaborazione per numerosi film, ben 16 tra il 1951 e il 1979, tra i quali 8 e ½. Nel 1974 vince l'Oscar con le musiche del film Il Padrino parte II. Nicola Piovani (1946), ha lavorato con i maggiori registi del cinema italiano vincendo il premio Oscar per le musiche del film La vita è bella. Armando Trovaioli (1917) 1960 - La ciociara (regia di Vittorio De Sica 1963 - Ieri, oggi, domani (regia di Vittorio De Sica) 1963 - I mostri (regia di Dino Risi) 1964 - Matrimonio all'italiana (regia di Vittorio De Sica) 1966 - L'arcidiavolo (regia di Ettore Scola) 1966 - Operazione San Gennaro (regia di Dino Risi) 1968 - La matriarca (regia di Pasquale Festa Campanile) 1968 - Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (regia di Ettore Scola) 1968 - Il profeta (regia di Dino Risi 1969 - Il commissario Pepe (regia di Ettore Scola) segue: 1969 - Dove vai tutta nuda? (regia di Pasquale Festa Campanile) 1969 - Nell'anno del Signore (regia di Luigi Magni) 1970 - Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (regia di Ettore Scola) 1974 - C'eravamo tanto amati (regia di Ettore Scola) 1974 - Profumo di donna (regia di Dino Risi) 1976 - Brutti, sporchi e cattivi (regia di Ettore Scola) 1977 - In nome del Papa Re (regia di Luigi Magni) 1977 - Una giornata particolare (regia di Ettore Scola) Pino Donaggio (1941) Negli anni Settanta diventa autore di colonne sonore per film e si trasferisce negli Stati Uniti. Il suo esordio avviene con A Venezia ... un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg, realizzato nel 1973. Inizia la collaborazione con Brian De Palma per cui scrive le colonne sonore di Carrie, lo sguardo di Satana, Vestito per uccidere, Blow Out e Omicidio a luci rosse. Altri suoi lavori sono la colonna sonora per i film 7 chili in 7 giorni con Renato Pozzetto e Carlo Verdone, Il mio West con Pieraccioni e Bowie, L'anima gemella di e con Sergio Rubini e Il figlio di Chucky di Don Mancini. Dimitri Tiomkin (1894 – 1979) Tiomkin portò nel cinema americano il gusto tutto russo e romantico per il colore, il dramma e il sentimento, dentro l'educazione musicale classicissima ricevuta in Russia e in Germania. Nella sua lunga carriera, Tiomkin musicò circa 140 film, fu candidato all'Oscar per 23 volte e ne vinse 3, per Mezzogiorno di fuoco, 1952, di Fred Zinnemann, Prigionieri del cielo, 1954, di William A. Wellman, e Il vecchio e il mare, 1958, di John Sturges. fonte A.Hauser "Storia sociale dell’arte", Einaudi 1983 H. Reynor "Storia sociale della musica" Il Saggiatore 1990 B. Jappelli “Chi ha paura della musica sinfonica? Una guida ai piaceri dell’ascolto” Mondadori 1991 G. Montecchi "Una storia della musica" BUR 1999 http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_degli_artisti_musicali_per_mag giori_vendite#Artisti_che_si_sostiene_abbiano_venduto_almeno_5 00_milioni_di_dischi http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Autori_di_colonne_sonore I testi delle conferenze sono riportati nel sito: http://xoomer.alice.it/setedaza