L’IRAP: Ragioni economiche del tributo, vincoli europei, possibili alternative Mauro Marè Università della Tuscia, Viterbo Argomenti 1. L’IRAP: definizioni e motivazioni tributo 2. Le questioni cruciali: a) b) c) d) e) f) il funzionamento dell’IRAP la definizione di valore aggiunto le possibili sovrapposizioni la sentenza della Corte di giustizia UE l’IVA quali alternative? 1 Le ragioni e la storia dell’IRAP Nella discussione italiana (1970-1990) prelievo sul valore aggiunto tipo prodotto netto o lordo nasce come tributo centrale Solo dopo, (Irvap, Ipar, Irep, ecc.) viene piegato alle esigenze del federalismo fiscale Idea di fondo: tassare valore aggiunto tipo reddito netto (o lordo) o prodotto netto. 1 Le ragioni e la storia dell’IRAP Possibili vantaggi generali: a) base imponibile molto ampia; b) possibilità di un gettito consistente, con bassa aliquota, c) Riduzione distorsioni del prelievo, data onnicomprensività e ampiezza base imponibile la sua d) tassazione di un momento vita economica importante: la produzione 1 Le ragioni dell’IRAP ma anche ….. (con D. Lgs. 466/dicembre 1997 che introduce IRAP) si voleva (ripreso da Commissione Gallo, 1996): • Razionalizzare e semplificare il prelievo tributario sulle imprese e i lavoratori autonomi; • Abolire i contributi sanitari, per ridurre il costo del lavoro; • creare un tributo regionale rilevante in termini di gettito e che avrebbe comportato una ampia autonomia finanziaria per le regioni 2 Le caratteristiche dell’IRAP • Tributi soppressi • definizione Base imponibile (definizione valore agg.) • elementi deducibili e indeducibili • base imponibile nei vari settori • le aliquote nei vari settori • il gettito regionale I tributi soppressi con l’introduzione dell’IRAP Imposta abolita Contributi sanitari Aliquota o importo Variabile per datore di lavoro e lavoratore Tassa sulla salute Variabile tra il 4,6% e il 6,6% (da 20.000 a 77.000 €) IC IA P Variabile Soggetti passivi Datori di lavoro e lavoratori Datori di lavoro e/o professionisti (redditi di lavoro autonomo, da capitale, da fabbricati, agricoli, da pensione) Imprese e professionisti (da 135 mila a 3,3 mil.) Tassa su partita IVA (per scoraggiare Piva fittizie) Importo fisso in base alla forma giuridica Titolari di partita IVA (100-250 mila) Imposta patrimoniale 7,5‰ del patrimonio netto Società o ditte individuali ILOR 16,2% del reddito Imprese commerciali Tasse comunali (varie ad esempio, concessioni di licenze) 2.1 Presupposto dell’imposta e soggetti passivi Il presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di un’attività economica diretta alla produzione o allo scambio di beni e alla prestazione di servizi. I soggetti passivi dell’imposta sono, di conseguenza, tutti coloro che esercitano professionalmente e sotto qualunque forma giuridica ogni tipo di attività economica volta alla produzione di beni e servizi. NB: già il presupposto dell’imposta è diverso da Irpef (percezione redditi) e IVA (cessione beni e prestaz. servizi) 2.2 Definizione di valore aggiunto Confusione frequente tra giuristi ed economisti. Le cose sono molto semplici. Non me ne vogliano amici giuristi Valore aggiunto: somma delle remunerazioni dei fattori produttivi Ovvero ∑ salari, profitti, interessi, ecc. La stessa cosa la si può vedere dal lato della produzione Ovvero Valore produzione – Valore beni intermedi utilizzati nella produzione 2.3 La Base Imponibile IRAP Può essere considerata sotto due aspetti: a) Se vista dal lato reddito, Somma dei salari (al lordo dei contributi) interessi, utili, compensi lav. autonomo b) Se vista dal lato produzione, = differenza totale dei ricavi (fatturato o produzione netta) e valore acquisti beni e servizi che si consumano nella produzione, compresi gli ammortamenti 2.3 La Base Imponibile IRAP Nonostante superficiale somiglianza con IVA, IRAP se ne differenzia alquanto: a) IVA in vigore è un’IVA tipo consumo: dal totale delle vendite si detrae l’intero valore dei beni e servizi, compresi gli investimenti (cespiti ammortizzabili) b) IRAP tassa il prodotto netto, indipendentemente dalla sua destinazione a consumo, investimenti ed esportazioni (cosa che si effettua invece con l’Iva) c) IVA considera acquisti e vendite secondo il tempo di acquisizione contabile e di emissione fatture. IRAP, in quanto imposta sul reddito, considera i crediti e i debiti afferenti all’esercizio. La Base Imponibile IRAP Per capire bene valore aggiunto, ci si può riferire al conto economico semplificato di un’impresa La base imponibile: il VA Costi Ricavi Scorte iniziali Vendite di beni di consumo a famiglie Salari, stipendi, interessi, ecc. pagati Vendite di beni intermedi ad altre a famiglie imprese Acquisti di altri beni da altre imprese Vendita di beni strumentali ad altre imprese Ammortamenti dell’anno Utile netto (voce di saldo) Scorte finali Salari, stipendi, interessi, ecc. + utile netto + ammortamenti annuali = vendite complessive a famiglie e imprese di beni di consumo, intermedi e strumentali + variazioni scorte – acquisti di beni intermedi da altre imprese Prodotto netto = = salari, stipendi, interessi, ecc. + utile netto (o Reddito netto) BI IRAP = vendite complessive + incremento delle scorte – acquisti di beni intermedi da altre imprese – ammortamenti Elementi deducibili e indeducibili nella determinazione della base imponibile IRAP Elementi deducibili Spese Inail Spese per apprendisti Spese per contratti di formazione e lavoro (solo il 70%) Elementi indeducibili Costi del personale Costi per prestazioni di lavoro occasionale Compensi a terzi per collaborazioni coordinate e continuative Utili degli associati in partecipazione Interessi passivi Compensi per prestazioni di lavoro assimilato a quello dipendente Determinazione della base imponibile per banche e istituti finanziari ∑ interessi attivi +proventi derivanti da partecipazioni + profitti da operazioni finanziarie + commissioni attive + rivalutazione di crediti + proventi vari di gestione - ∑ interessi passivi + commissioni passive + spese amministrative diverse da quelle afferenti al personale dipendente + perdite da operazioni finanziarie + ammortamenti + svalutazione di crediti + oneri vari di gestione Determinazione della base imponibile per gli istituti di assicurazione ∑ premi ed altri proventi + proventi derivanti da investimenti in immobili e da investimenti mobiliari - ∑ provvigioni + importi pagati per sinistri + oneri di gestione degli investimenti mobiliari e immobiliari + variazioni delle riserve obbligatorie + ammortamenti Determinazione della base imponibile per gli esercenti arti e professioni ∑ compensi percepiti - ∑ costi sostenuti nell’espletamento dell’attività esercitata Determinazione della base imponibile per le pubbliche amministrazioni Valore della Produzione: ∑ retribuzioni erogate al personale dipendente + emolumenti erogati per le cooperazioni coordinate e continuative Determinazione della base imponibile per le imprese agricole ∑ corrispettivi - ∑ acquisti destinati alla produzione Le aliquote IRAP Aliquota base Imprese, Professionisti, Enti non commerciali, Pubbliche amministrazioni 4,25% 8,5% Aliquota ridotta Aliquota maggiorata Aliquota agevolata Settore agricolo Banche Nuove iniziative produttive 2,5% (1998) 3% (1999) 3,5% (2000) 3,75% (2001) 5,4% (1998) 5% (1999) 4,75% (2000) 50% IRAP I soggetti passivi d’imposta Soggetti passivi Imprese (società di persone e di capitali, ditte individuali) Enti non commerciali (pubblici e privati) Stato e Amministrazioni pubbliche (Regioni, Province, Comuni) Liberi professionisti Produttori agricoli Soggetti esclusi Fondi pensione Fondi di investimento Geie I diversi regimi IRAP Imprese in contabilità ordinaria Valore della produzione netta = Valore produzione – Costi di produzione Imprese in contabilità semplificata Esercenti arti e professioni Valore della produzione netta = (Corrispettivi cessioni di beni e prestazioni di servizi + Nei costi di produzione sono rim anenze finali) – (Costi per Valore della produzione netta = inclusi: m aterie prim e, m aterie prim e, sussidiarie, di Com pensi derivanti dall’attività sussidiarie, di consum o e di consum o e di m erci + Costi per professionale e artistica – costi m erci; servizi; godim ento di beni servizi + rim anenze iniziali + inerenti all’attività di terzi; am m ortam enti; quote di am m ortam ento + variazioni di rim anenze di Acquisto di beni strum entali fino m agazzino, oneri diversi di a 500 €) gestione IL gettito IRAP Regioni Piemonte Liguria Lombardia Veneto Emilia R. Toscana Marche Umbria Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Totale R.S.O. IRAP pubblica mld € 0,510 0,249 0,975 0,531 0,524 0,509 0,206 0,126 1,119 0,177 0,050 0,847 0,521 0,093 0,315 6,752 IRAP privata mld € 2,073 0,543 6,435 2,263 2,177 1,452 0,536 0,251 2,337 0,328 0,055 0,869 0,620 0,095 0,235 20,269 IRAP Totale mld € 2,583 0,792 7,410 2,794 2,701 1,961 0,742 0,377 3,456 0,505 0,105 1,716 1,141 0,188 0,550 27,021 IRAP pubblica pro capite 119,09 153,84 106,94 116,97 130,95 143,59 140,59 149,93 211,20 138,60 155,36 146,50 127,58 154,90 154,26 Fonte: Buglione, E. – Marè, M. (2003) IRAP IRAP totale privata pro pro capite capite 483,32 602,40 335,44 489,28 705,50 8812,46 12,46 498,41 615,38 543,13 674,08 409,43 553,02 365,47 506,06 298,90 448,83 440,90 652,10 256,32 394,92 170,30 325,66 150,45 296,34 151,74 279,33 157,40 312,30 115,08 269,34 3 IRAP come tributo centrale-regionale 3.1 IRAP tributo centrale Vi sono alcuni punti fermi! IRAP può essere un buon tributo centrale Si realizzerebbe tassazione di un momento decisivo e importante vita economica, quello della produzione 3.2 IRAP tributo regionale Dubbi e limitazioni come tributo regionale: a) mancata applicazione principio del beneficio, b) finanziamento sanità, bene a consumo personale c) distribuzione non uniforme gettito sul territorio d) Esportazione imposta e) Libertà e autonomia var. aliquota f) difficoltà a ripartire base e gettito sul piano regionale g) Tax competition e comportamenti strategici imprese 3.2 IRAP tributo regionale Altre esperienze di business tax: Michigan: SBT (Single Business Tax) dal 1976 (su VA tipo consumo) New Hampshire BET (Business Enterprise Tax) (su VA tipo reddito lordo) Francia: taxe professionelle, diversa base e funzionamento Germania……. Uso di valore aggiunto tipo reddito e base da base. Utilizzo su base regionale?? 4 IRAP e IVA Punto partenza è noto ed evidente: IRAP è un’imposta sul valore aggiunto! Vi sono pochi dubbi al riguardo E allora? Qual è il problema? 4.1 IRAP ≠ IVA La questione cruciale non riguarda IRAP ma IVA E’ l’IVA che ha un nome errato e soprattutto l’IVA non è un’imposta sul valore aggiunto IVA imposta sui consumi finali delle famiglie Conclusioni: basi sovrapposizione imponibili diverse, non v’è 4.2 Differenze IRAP IVA Sono numerose e diverse le differenze tra IRAP e IVA. Ecco le principali 1) IRAP è un’imposta reale, IVA invece ha natura finanziaria 2) IRAP è legata al bilancio, mentre Iva ad ogni singolo atto di vendita 3) Definizione valore aggiunto con IRAP = base da base Definizione valore aggiunto IVA = imposta da imposta 4.2 Differenze IRAP IVA 4) Base Imponibile IRAP = VA tipo reddito netto Base imponibile IVA = VA tipo consumo 5) IRAP tassa Pubblica Amministrazione, IVA no 6) IRAP tassa le esportazioni (l’IVA no) mentre l’IVA colpisce le importazioni (IRAP no) 4.2 Differenze IRAP IVA Conclusioni al di là di una parziale somiglianza, basi imponibili diverse, le imposte sono diverse anche se si deve ammettere che v’è una certa sovrapposizione 4.2 Differenze IRAP IVA Ma allora perché si è deciso di ricorrere Corte UE? Tavola con distribuzione per settore base imponibile e gettito Banche non pagano IVA (settore esente) mentre pagano IRAP 4.3 IVA: incidenza e funzionamento Questione particolare è traslazione Nella sua natura astratta, IVA è imposta sui consumi finali, non su valore aggiunto. Poi, nella realtà, criteri di funzionamento nei vari paesi e normativa sulla indeducibilità degli acquisti (remanences) – che è imperfetta e parziale - fanno divergere il tributo ideale da quello reale. E il tributo si perde e in parte resta su altri soggetti. Ma IVA è e resta un tributo sui consumi finali, non su VA 5 Il dilemma IRAP-Corte UE Good question: non si poteva fare di più per difendere l’IRAP in sede europea? Si, senza dubbio. Vi sono ancora spazi di difesa Conclusioni Avvocato chiaramente errate generale Jacobs sono……. 5.1 Conclusioni Corte UE Per essere colpita dal divieto, un’imposta nazionale deve presentare tutte le 4 caratteristiche essenziali dell’IVA (art. 2, I Direttiva e VI Direttiva): a) Si applica in modo generale alla cessione di beni e servizi b) È proporzionale al prezzo di tali beni e servizi c) È applicata ad ogni fase del processo produzione e distribuzione d) Grava sul VA ai beni e/o ai servizi di cui si tratta 5.1 Conclusioni Corte UE Già a prima vista è evidente differenza tra IVA e IRAP; ma la perla si trova subito dopo: “la presenza di tutte le quattro caratteristiche essenziali dell’IVA è pertanto condizione tanto necessaria quanto sufficiente perché un’imposta sia vietata ai sensi art. 33 VI Direttiva. Tuttavia, è parimenti pacifico che un’imposta non sfugge al divieto semplicemente perché non è identica all’IVA sotto tutti i profili”(p. 6) Quindi con il gioco delle equivalenze si potrebbe affermare che larga parte delle imposte degli Stati Europei siano incompatibili con IVA. 5.1 Conclusioni Corte UE Governo italiano ha sostenuto che: • benché IRAP possa essere descritta come imposta generale, essa non è applicabile alle cessioni di beni e servizi • IRAP si applica a ricchezza creata e non a cessioni effettuate (es. impresa produce 1000 autoveicoli, in un periodo d’imposta, ma non li vende: pagherà IRAP, non IVA) • IRAP è imposta diretta, non indiretta • ma la Corte conclude che” la classificazione delle imposte in dirette e indirette non è sempre agevole o rilevante” (p. 8), con buona pace della Scienza delle Finanze. 5.1 Conclusioni Corte UE V’è una farsa e un paradosso Farsa è l’errore evidente della Corte Paradosso: in 30 anni, Commissione e Istituzioni comunitarie non sono riuscite a realizzare regime definitivo IVA. Proposta: mettiamo vicine analogie e differenze decidiamo per differenza se IRAP sia uguale a IVA. e 5.1 Conclusioni Corte UE Dal 1992 aspettiamo regime definitivo, che per fortuna non arriverà mai perché ci si è resi conto che principio origine è distorsivo, creerebbe conflitti insanabili (clearing mechanism) e muterebbe natura imposta; in the meantime, con regime temporaneo, attuale IVA è distorsiva e pregiudica il funzionamento del mercato unico, presenta elevata evasione, ecc. ma noi ci occupiamo dell’IRAP, così non si pensa….. all’IVA. 6 Quali alternative?… a) Eliminare tutta l’IRAP? Si ma come si finanzia?... b) Eliminare costo del lavoro: (circa 12 mld €) resta un’imposta su interessi e profitti di imprese (e lav. autonomo): vi sarebbero effetti positivi sull’”offerta” e competitività c) Proseguire nella strada ampliando deduzioni nuova occupazione (moltiplicatore…) d) Problemi sovrapposizione con Ires e) Addizionali Irpeg-Ires?? f) Addizionali Ire? Si forse …(ma quale effetti su progressività centrale?) g) Addizionali o imposte di scopo per finanziare sanità h) Unificare imposta sui servizi (prevista delega fiscale) e trasferirla alle regioni i) Aumentare aliquote IVA? (effetto su prezzi e domanda) l) legare deduzioni al valore aggiunto incrementale Resta comunque questione cruciale: Manovra fiscale 2006: Come fare? 33 mld €. Più di 6 mld. € da coprire con minori spese (o con IRAP pubblica?) Oppure finanziare abolizione Irap con eliminazione diversi incentivi e sussidi imprese. Effetti territoriali Resta gettito nuova imposta Manovra fiscale 2006: Come fare? 33 mld € Circa 10 mld Irap pubblica 12 mld € costo lavoro 23 IRAP privata 11 mld € reddito e interessi una parte Irap da cancellare (6 mld) e altra con aumento altre imposte e/o tagli spesa restano 7 Dall’IRAP all’IVA Revisione IRAP potrebbe essere invece ottima occasione per riprendere e concludere definitivamente il discorso sul regime definitivo IVA. 7.1 Una soluzione definitiva all’IVA? Soluzione regime definitivo IVA UE potrebbe rappresentare medio-termine buona soluzione per finanziare regioni Spezzare fase pre-dettaglio IVA dalla fase del dettaglio Marè-Sarcinelli (1990), Marè (1996, 2000) [Keen-Smith (1996, 2000), Keen (2000, 2002)] IVA predettaglio ad aliquota unica + monofase statale Tavola 1 Il coordinamento verticale nella tassazione dei consumi STATI VAT RST Nessuna Tassazione VAT FEDERAZIONE RST Nessuna Tassazione 1 2 3 Dual VAT VAT + RST VAT federale 4 5 6 RST + VAT RST + RST RST federale 7 8 9 VAT statale RST statale Tavola 2 Il coordinamento verticale nella tassazione dei consumi STATES VAT VAT FEDERATION Canada, Brazil RST Canada India RST No Taxation EU, Argentina USA No Taxation Germany, Switzerland, Australia Tavola 3 La tassazione dei consumi in Canada Province Livello federale Livello provinciale 1) Quebec GST QST 2) British Columbia, Ontario, Saskatchewan, Manitoba GST RST 3) Prince Edward Island GST RST 4) Newfoundland, Nova Scotia, New Brunswick HST HST 5) Alberta GST La GST è l'IVA federale che si applica in tutte le province. Nel gruppo 4) di province si applica un'IVA comune federale-provinciale, l'Harmonized Sales Tax (HST) amministrata dal governo federale. Nel Quebec, infine, esiste un'Iva provinciale la Quebec Sales Tax (QST). La tassazione dei consumi: le possibili soluzioni RST IVA predettaglio + RST Autonomia statale Dual VAT, CVAT IVA federale Imposta federale 7.2 Funzionamento imposte alternative IVA a) RST: tassa solo ultima fase, applica per definizione PD Soluzione che era stata adottata in molti stati federali (Canada, USA, Australia, Svizzera, India) Ora solo USA, Canada e India Non voglio riaprire vecchie polemiche (tassazione monofase vs. plurifase) ma RST più compatibile realtà federale senza frontiere 7.2 Funzionamento imposte alternative IVA b) Iva predettaglio + RST: Si tratta di applicare unica aliquota armonizzata sulle transazioni tra partite IVA. Mentre aliquota su transazioni con non partite IVA è quella nazionale Completa libertà stati nell’applicare aliquote nazionali sui consumi e quindi di decentrare o tassare i consumi a livello regionale Necessità comunque di un clearing mechanism Iva predettaglio + RST Operatore IVA tUE unificata → → → ↓ ↓ Identificati solo in base # IVA Altri Operatori IVA (senza distinguere se nazionali o UE) tn statale ↓ Consumatore finale (no partita IVA) tUE < tn Onere imposta è dato solo da tn cioè aliquota su vendite consumo finale Tavola 4 I criteri di tassazione delle merci sul piano internazionale Criteri Destinazione Origine (puro) aliquota applicata paese importatore paese esportatore paese importatore paese esportatore paese importatore paese esportatore Regime attuale UE (regime temporaneo) Regime definitivo UE (origine ibrido) aliquota applicata sugli scambi paese importatore paese esportatore paese che incassa definitivamente il gettito paese importatore paese importatore luogo di applicazione dell'imposta paese importatore paese esportatore sugli scambi paese che incassa definitivamente il gettito luogo di applicazione dell'imposta Posizione erronea della Commissione Mercato unico ha abolito frontiere fiscali. Con IVA serve perciò criterio di tassazione compatibile con nuova situazione. Principio di origine: Esportazioni tassate, importazioni no. Necessari però: a) unificazione aliquote (impossibile politicamente, distorsiva, no natura federale) b) clearing mechanism per redistribuire gettito: da’ luogo a imperfezioni, distorsioni e frodi, oltre che a contenzioso senza fine tra paesi La soluzione corretta Destinazione è l’unico principio compatibile con una vera imposta sui consumi finali. Per definizione lascia il gettito dove questo si materializza (paese dove consumo si verifica) Anziché cercare, nel nuovo contesto di mercato unico, una sua applicazione impossibile, motivata dal vero obiettivo della proposta – ridurre i costi per le imprese – Commissione avrebbe dovuto esplorare non tanto i due principi di tassazione (e i loro effetti) quanto le imposte effettivamente disponibili: ovvero le alternative all’IVA o le sue possibili modifiche che rendano la tassazione dei consumi compatibile con l’Unione in quanto UEM.