08
rivista mensile gratuita per le nuove tendenze: musica sport moda hi-tech eventi cinema letteratura arte
www.resetmagazine.ch
trend.setters
oltre la pelle
travel
tentacolare barcellona
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spedizione 2004
hi.tech
soundtrack apple
10.2003
bizzarre
TBWA
ABSOLUT COUNTRY OF SWEDEN MANDRIN & LOGO, ABSOLUT, ABSOLUT BOTTLE DESIGN AND ABSOLUT CALLIGRAPHY ARE TRADEMARKS OWNED BY V & S VIN & SPRIT AB.
© 1999 V & S VIN & SPRIT AB.
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sato tra e con voi, un bel traguardo per un
“giornaletto” come il nostro che è cresciuto
ed è stato rafforzato grazie al vostro stimolante
sostegno! Per festeggiare questo anniversario
abbiamo una novità per tutti quanti: la re.set card. I possessori
di questa carta avranno la possibilità d’approfittare di sostanziose riduzioni sul prezzo
dei biglietti d’entrata presso locali live e musei. Trovate informazioni dettagliate in merito a pag. 60. Inoltre, per chi acquisterà la re.set card, ogni mese ci sarà un’offerta appetitosa che promuoveremo su re.set, ma anche sul nostro nuovo sito web. Ecco, questa è la seconda sorpresa per voi lettori: il nuovo sito web di re.set (www.resetmagazine.ch). Qui trovate la vostra rivista preferita on-line, oltre a news, agenda concerti, concorsi e tanto altro. Fateci un salto, siete i benvenuti, come sono benvenuti quelli che s’iscriveranno alla mailing list tramite il sito. Con la mailing list vi renderemo attenti su avvenimenti della nostra regione che non abbiamo fatto in tempo a pubblicare su re.set,
quindi… fatevi sotto! Per quanto riguarda questo
numero di re.set dal titolo Bizzarre, ragazzi…
questo mese in redazione siamo quasi (piacevolmente) impazziti! Le novità sono tantissime.
Come potrete constatare voi stessi, in questo
numero abbiamo ampliato la sezione di recensioni dischi, e ancora non basta! Tanto per fare
numeri solo questo mese sono usciti qualche
centinaio di Cd di musica rock-pop. Quindi capirete le nostre difficoltà. In questo numero trovate anche le agende dei concerti per quest’inverno in Svizzera, e le date delle esposizioni d’arte
nazionali e a Milano. Un numero prezioso, questo, con il quale potrete programmare le vostre
attività per i mesi futuri. Un articolo sulle avventure di due “rampegadores” ticinesi, le novità in
ambito hi-tech e games, il servizio dal nostro
inviato al Toronto Film Festival e tanto altro completeranno la vostra lettura. Che ne dite, abbiamo superato noi stessi? A voi la sentenza!
editoriale
Con questo numero re.set festeggia
un anno di pubblicazione. Un anno pas-
014
016
031
040
044
050
index 08
open.space
Lettere dei lettori
006
trend.setters
Report - Oltre la pelle
Interview - Ti-Tattooo Convention
Report - Buonaaseeerraa & Freak Show
008
009
012
free.style
Report - Spedizione 2004
014
hi.tech
Cybercorner - Soundtrack Apple
Cyberflash
Webcorner & Webflash
Games - Ultima on-line
Games - EyeToy USB Camera & Gameflash
016
017
018
020
022
re.view
re.play
Dischi - Recensioni
Report - Iggy Pop
Report - A very short history of nu metal
Report - Arrivederci ...
Informer
Live - Recensioni
Live - Live preview
Live - Agenda
Localcorner - My Stupid Dream
Localcorner -Ali Perdute
026
031
032
033
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035
036
037
038
039
re.vision
Cinema - Divagazioni mentali
Cinema - Toronto Film Festival
Cinema - Rassegne
Kult - Arancia meccanica
Cartoon - Piccante Betty Boop
040
041
042
044
045
re.ad
Libri - Recensioni & Kult
Libri - Anitaverse
Libri - Donne alterate
046
048
049
travel
Report - Tentacolare Barcellona
050
re.art
Teatro - Agenda
Gallery - Mondo Bizzarro Gallery
Gallery - Christian Marclay
Mostre - Ticino, Svizzera e Milano
053
054
056
058
Abo
Impressum
061
062
054
copertina by marco cassino
006
mail
open.space
LETTERE DEI LETTORI
[email protected]
Cari amici di re.set, volevo farvi i le felicitazioni per il vostro compleanno (ho letto
l’articolo uscito sulla Regione). Come passa in fretta il tempo! Volevo fare i complimenti anche alle pagine di Squalo. I temi
trattati da lui sono spiritosi, ma il bello è
quando si leggono: sembra di sentire la
sua voce baritonale che legge, come
quando fa le sue critiche sui film alla Rete
Tre. Divertente! Una lettura con sonoro, è
una figata… Ciao, avanti così che siamo in
tanti a volervi bene!
Lorenzo
Salve carissima redazione di reset, volevo
complimentarvi con voi perché avete colmato un grosso vuoto con le vostre pagine. Ci voleva proprio un mensile che parlasse di cose nostrane! Volevo solo farvi
notare un cantante sul quale mi farebbe
piacere se pubblicaste un articolo, Si
chiama Patrice Bart-Williams (babatunde) è un cantante reggae ragga soul hip
hop e altro. C’è veramente da dire che è
un talento e personaggio che meriterebbe un po’ di spazio nel vostro mensile!
Potreste approfittare del concerto che
farà a Laax il 6. dicembre per avere qualcosa di più da dire.
Fiduciosa in di un vostro riscontro positivo, attendo il prossimo numero!
Tanti saluti
Alida
Patrice Bart-Williams è
un musicista che vive
e lavora in Germania e
di cui le riviste specializzate tedesche parlano un gran bene.
“How do you call it” è il
suo quinto album, ed è
in uscita per metà ottobre. Figlio di madre
tedesca e di padre della Sierra Leone,
Patrice potrebbe essere definito il Ben
Harper tedesco. Gran conoscitore di musica, raffinato, intenso e poliedrico, quest’artista è rinomato in Germania, Belgio,
Olanda e Francia. Da scoprire, come giustamente Alida ci consiglia. Per informazioni visitare il sito dei suoi fan tedeschi:
www.patrice-bart-williams.de
Gentile redazione,
innanzitutto complimenti per per il vostro
primo anno di attività! Posso vantarmi di
essere un abbonato di re.set dai primi numeri…Bravi davvero! Mi domando se il
panorama ticinese meriti una rivista (gratuita!) come re.set, così impegnata nella
ricerca ed al passo con i trend internazionali. Dico questo perché conosco bene il
panorama ticinese -a parte alcune nicchie di attenti e dinamici personaggi- in
generale il livello culturale è bassino e
mancano spesso gli stimoli per cercare di
fare qualcosa in più oltre il banale.
Diciamoci la verità, oltre i fasti della piccola capitale economica luganese, ci troviamo in una posizione periferica dove manca una cultura umanistica ed i personaggi
brillanti e creativi tendono ad emigrare
verso città più dinamiche. Per finire, noto
spesso un atteggiamento di partenza nichilistico e rassegnato, e sottomesso da
parte di giovani che vorrebbero esprimersi in Ticino. Spero che questa sia una
tendenza che possa cambiare, forse internet potrà dare una mano e spero che
anche re.set possa stimolare molti a coltivare interessi culturali ed artistici.
Possiamo sperare?
Niki(l)
Sì, possiamo sperare. Grazie a re.set abbiamo scoperto una nuova apertura, una
nuova dinamica tra i giovani che spinge
ad esprimersi ed esporsi con più coraggio ed intraprendenza. Vedi solo i fatti che
riguardano i vari centri sociali sparsi per il
Ticino, vedi le varie mostre d’arte emergente, vedi nuovi locali gestiti da gente
sempre più giovane, vedi i numerosi organizzatori di concerti, rave ed eventi
sportivi appena maggiorenni. La scena
giovanile ticinese sta evolvendo, sempre
più, anche se lentamente ed a singhiozzo. Internet è un veicolo capace di dare
visibilità a chi si sente culturalmente impegnato, l’importante però è non fermarsi
solo a questo mezzo, ma uscire allo scoperto. Re.set è nato perché crediamo
che il sottobosco culturale ticinese meriti
una sua vetrina, non l’avremmo fatto se
non ne fossimo stati convinti. E’ con questo spirito che a dicembre pubblicheremo il Ticino Music Guide, una guida che
disegnerà una mappa della scena musicale in Ticino. Più convinti di così!
M’ha incuriosito l’articolo che avete pubblicato sul numero scorso di re.set, quello
sui sacchetti profumati. Mi sono riconosciuto in pieno in ciò che avete descritto,
io sono tra quelli che vanno (anzi, andavano) a comprare la ganja nei canapai. Io
sono un cosidetto cannaiolo, e fumare
una canna ogni tanto è un’abitudine che
ho da quando avevo vent’anni. Ora ne ho
quarantadue. E sono in perfetta salute,
tanto per dire. I canapai erano perfetti per
quelli come me. Una questione pulita,
senza troppi stress. Ora mi devo rivolgere alle vecchie conoscenze per ottenere
qualche cimetta messa in croce. Non è
difficile, basta avere le conoscenze giuste. Però mi ritrovo, come quando avevo
vent’anni, a compiere una cosa sporca, illegale. Avanti di un passo, indietro di tre.
Sembra che le cose in Ticino vadano così. Non vi pare?
Sebastiano
Lasciamo la domanda in sospeso, forse
qualche lettore vuole rispondere.
Gentile redazione, questi ultimi mesi sono
stati devastanti per la musica rock.
Abbiamo perso Strummer, poi Cash…
Su Strummer non avete ancora fatto niente, e su Cash? Vi faccio notare che sta
uscendo un Cd postumo di Strummer.
Spero in un vostro articolo su questi due
artisti fondamentali che, tra parentesi, erano anche in stretto contatto.
Un saluto e buon lavoro.
Beatrice Galli
Abbiamo dedicato un tributo a Strummer e
a Cash a pagina 33. Hai ragione, erano due
grandi artisti, indimenticabili.
Siete tutti invitati
al matrimonio dell’anno
per un altro assaggio di...
AL CINEMA!
008
trend.setters
di apache
Oltre la pelle
"Decorano i loro corpi con piccole incisioni, o pungendo la pelle con piccoli strumenti fatti d’ossa
e denti di animale. Le incisioni vengono colmate con una miscela blu scura o nera ottenuta dal
carbone di una pianta oleosa. Quest’operazione, chiamata dagli indigeni tattaw, lascia un segno
indelebile sulla pelle. In genere è applicata ai bambini dai dieci anni in su in diverse parti del corpo…". Così scriveva il capitano James Cook nel suo diario di ritorno dal viaggio, compiuto nel
1771, che gli permise di scoprire l'isola di Tahiti. La breve descrizione di Cook introdusse il termine tattaw da cui sarebbe derivata la parola tattoo, "tatuaggio" in italiano.
In realtà il tatuaggio è antico quanto l’inizio dell’umanità, ed
era noto e praticato presso innumerevoli civiltà, come
quella egiziana, oppure etrusca, romana, polinesiana,
giapponese, africana, siberiana e sudamericana... Il suo
simbolismo è arcaico ed esotico: lo troviamo citato nella
Bibbia, nel Corano, negli scritti di Giulio Cesare e nel Milione
di Marco Polo.
Oggi, dopo alti e bassi nella sua millenaria storia, il tatuaggio
è una tecnica di decorazione corporea molto diffusa, con
la quale vengono applicati indelebilmente al corpo segni,
disegni, lettere, simboli o altri motivi, attraverso l’impuntura
dello strato superiore della pelle e la successiva iniezione di
pigmenti colorati. Che si usi la tecnica manuale antica o
quella elettrica moderna, in ogni caso la pelle viene bucata
da un oggetto molto appuntito, in genere da un ago.
Il tatuaggio va oltre la
moda: è la ricerca di
un’identità personale
da collocare al di fuori
dai ruoli sociali imposti
dalla civiltà.
Nel ‘800 il tatuaggio
era tipico tra i carcerati ed i marinai quale affermazione individuale in situazioni
caratterizzate dallo spogliamento totale di tutti gli attributi
personali, come avviene abitualmente in un carcere o su
una nave. Un marchio che a prima vista definiva subito l’asocialità di una persona: al tatuaggio, fino ad una trentina
d’anni fa, erano associate le definizioni di criminale, vagabondo, straniero, drogato, ribelle, zingaro, ecc… Niente di
più sbagliato! Anche nelle alte sfere il tatuaggio è sempre
stato diffuso, come tra i reali d’Inghilterra e altre casate europee, tra politici affermati, tra intellettuali ed artisti famosi,
ma pure tra medici, religiosi, insegnanti, giudici… Il discorso
quindi si fa ampio: qual sono le ragioni che spingono una
persona a tatuarsi? Per affermare la propria individualità in
una società soffocante, per ricordare un fatto importante o
celebrare un avvenimento, per superare una prova di forza
o per entrare nell’età adulta, per un rituale scaramantico ed
acquisire poteri magici, ma anche per questioni esteticoartistiche, per professare la propria devozione all’oggetto
amato, ad un movimento, ad un credo, ad una religione…
Un motivo inconscio che spinge molte persone è l’inesorabile impotenza umana di fronte al
destino: si trasforma e si modifica
quindi il corpo per rafforzarlo (e sentirsi fortificati) di fronte agli inconsulti
casi della vita e della morte.
Modern Primitives
Il piercing percorre lo stesso tragitto storico
del tatuaggio. Praticato da molte popolazioni
primitive, come per esempio le popolazioni
africane come i masai, o le popolazioni indie
nord e sud-americane o asiatiche, è strettamente legato al fachirismo, ed oggi ha cultori
in tutto il pianeta. Erroneamente associato in
passato esclusivamente all’ambiente sadomaso, il piercing oggi ha assunto un’identità
globale, adottata prevalentemente dai più
giovani. Il più grande promotore di quest’arte
corporale è Fakir Musafar, un signore sui sessant’anni dall’aspetto di un comune
uomo d’affari americano, difatti è account executive di una grande agenzia pubblicitaria. Allo stesso tempo, però, è anche il capo spirituale di quel movimento che egli stesso ha definito Modern Primitives. Nel corso della sua vita (dai dodici anni in poi) Fakir
Musafar si è sottoposto alle pratiche più estreme della body art: dal letto di chiodi al restare appeso per ore e ore a degli uncini infilati nel petto, dal restringimento del giro-vita all’allungamento del pene. Secondo la sua filosofia: "…alle culture moderne sembra
mancare un’intera parte di vita. Dilaga l’alienazione e la
gente ha perso il contatto con le cose e con se stessa.
Serve un rimedio, e il principio base può essere sintetizzato così: gioca con il tuo corpo e fanne ciò che vuoi. A mio
avviso la gente ha un disperato bisogno di questi riti, ecco
perché rinascono il piercing e il tatuaggio. In un modo o
nell’altro, c’è ancora bisogno di una cultura tribale".
Musafar è anche il curatore di “Body Play”, una rivista specializzata su quanto di più strano è possibile fare con e sul
proprio corpo: una rivista di culto unica al mondo.
(www.bodyplay.com)
The Leu Family
Oltre a Fakir Musafar sono molti i nomi famosi della cultura del tattoo e del piercing: su
tutti Don Ed Hardy, direttore della rivista
“Tattootime”. Oltre ad essere un eminente
tatuatore, Hardy è filosofo, storico, pittore ed
innovatore, ed ha promosso su scala mondiale un significativo aumento della credibilità
della sua professione. Tra gli altri grandi cultori storici della body art troviamo Leo Zuleta,
Tatto Mike, ManWoman, Hanky Panky, e
tanti tanti altri… In Svizzera abbiamo la famiglia Leu, il cui capostipite Felix (il suo stile
morbido e psicadelico ha fatto scuola) è considerato tra i migliori tatuatori del pianeta. Papà Felix, mamma Loretta, Filippe e Titine Leu, hanno partecipato ad innumerevoli conventions ed hanno due studi di tattoo a casa, a Losanna. Il fotografo italiano
Fabio Paleari ha pubblicato un interessante libro (The Family Iron) ed un film-documentario che ritrae questa famiglia d’artisti che hanno dato un incredibile contributo
al tatuaggio, inteso soprattutto come espressione artistica.
009
repor t
Ti-Tattoo Convention
Ultimamente stiamo assestendo ad un boom del tatuaggio e del
piercing, soprattutto tra i giovani: hanno ancora il loro significato
tribale e rituale? In questo merito intervistiamo Katya Cavallini
(tatuatrice) e Lorys Tosolini (piercer) dell’Eyera Tattoo Studio di
Bissone. Katia e Lorys sono le organizzatrici della Ti-Tattoo
Convention, giunta quest’anno alla sua quinta edizione e prevista dal 21 al 22 novembre presso il Centro Esposizioni di Lugano.
I giovani d’oggi ed i tatuaggi o i piercing. Una
forma corporale tornata alla ribalta da una
decina d’anni a questa
parte. Secondo voi una
questione di moda? A
parte una minoranza che
si fa tatuare per il solo
motivo di seguire una
moda, la maggior parte
adelle persone arrivano
con una motivazione ben
precisa.
Svariati motivi possono indurre le persone a farsi tatuare: ragazzi laureati da
poco che devono per ragioni di lavoro lasciare il
proprio paese e recarsi a
lavorare all’estero, donne
in fase di divorzio che desiderano ricordare questo
passaggio di vita, ragazzi
prima di andare a fare
scuola recluta ecc…La
moda dei gabber di oggi
fa tatuare simboli inerenti
al loro stile - come fanno i
motociclisti ed altri ancora . Quindi è ritenuta sia
una prova di forza che
una forma di tribalizzazione. Quali sono le forme
di tattoo più richieste
dai giovani? I tribali sono
i piu’ gettonati in questo
periodo. Katia, tu sei
esperta in quale stile?
Io eseguo con grande
entusiasmo tatuaggi di
tutti i generi. Prediligo pero’ i soggetti bianco nero
sfumati. Qual è il tatuaggio che ti ha impegnato più a lungo?
Attualmente sto lavorando su una schiena totale,
un lavoro che implica circa 35/30 ore in totale. Il tatuaggio è un’operazione indelebile. Ti è
già capitato di dissuadere un cliente perché non ti sembrava
convinto? No, non mi è mai capitato, ma ho già cercato di far cambiare
idea sul posto scelto del corpo. Non eseguo volentieri lavori su mani o
parti visibili, possano danneggiare il cliente nel proprio mondo lavorativo e
famigliare. Lorys, oggi cosa è più praticato, il piercing o il tatuaggio? I piercing sono piu’ praticati dei tattoo per il semplice motivo che nel
momento che non interessano piu’ si tolgono e il buco si chiude. Per il tatuaggio la cosa è molto piu’ complicata. Il piercing è anche una forma
di abbellimento sessuale (piercing ai capezzoli o in zona genitale). Hai molte richieste in questo senso? E’ abbastanza richiesto ma
molto piu’ spesso da donne che da uomini. Dappertutto si legge di
complicazioni sopraggiunte dopo un piercing (pruriti, infezioni,
cheloidi). Quali sono le cautele che si devono addottare per evitarle? E’ estremamente importante seguire le indicazioni del piercer.
Considerare che si tratta di una ferita e come tale va rispettata.
Disinfettare il piercing con le mani sempre pulite. Non cambiare il gioiello
prima della totale guarigione che si aggira da uno a nove mesi a seconda
del tipo di persona. E’ comunque molto importante che lo studio che esegue i piercing si metta a disposizione per ulteriori spiegazioni anche dopo
aver fatto il piericing.
I piercing in zona labbra e nelle lingua a volte comportano dei
problemi ai denti ed al palato. E’ possibile evitare questo tipo
d’inconvenienti?
Si possono mettere delle
barrette in teflon e le palline in plastica dura per la
lingua e per il piercing al
labbro. Cio’ impedisce di
rovinare lo smalto dei
denti.
Si vedono in giro dei
giovani con dei piercing piuttosto grossi
e pesanti. La tecnica
per allargare i buchi
è dolorosa? Allargare i
piercing non e’ doloroso.
Bisogna farlo gradualmente e di pochi millimetri
per volta. Bisogna lasciare guarire il buco prima di
allargarlo ulteriormente.
Le forme più conosciute d’espressione
corporale sono il tatuaggio ed il piercing.
Ce ne sono delle altre? Sono praticate in
Ticino? Ci sono il branding (segni ottenuti tramite bruciature), il cutting
(tagli) e lo scarring (scarnificazione)…non ci risulta
nessun studio che effettua questi tipi di modificazioni corporali in Ticino.
Non ufficialmente per lo
meno. In Ticino è nata
un’associazione di cui
voi siete rispettivamente presidente e
segretaria. Di che si
tratta? L’ associazione
A.T.S.I è nata allo scopo
di tutelare la clientela degli studi, e di assistere e
informare questi ultimi su
novità del nostro mondo.
Una commissione di
controllo visiterà gli studi
associati per un controllo
dell’igiene e delle regole
fondamentali che uno studio deve avere per poter garantire e tutelare la
clientela. Un adesivo verrà messo bene in vista per informare il pubblico, e
all’interno degli studi verrà posto un certificato garantirà la serietà professionale dell’artista scelto.
Tutti alla Ti-Tattoo Convention, quindi, per scoprire novità e curiosità in questo affascinante e particolare mondo espressivo.
Per informazioni:
A.T.S.I C/o Studio Eyera - Bissone
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012
trend.setters
repor t
di tanica
Un backstage tutt’altro che roseo
Quest’anno a Cannes, il Leone d’Oro per la pubblicità è
andato alla campagna tv della Peugeot 206, quella in cui
un giovane ragazzo indiano s’improvvisa autodidatta nel
modificare una vecchia auto ad immagine e somiglianza
dell’enfant terribile della casa transalpina. Se il rapporto
con la pubblicità s’identifica con quel distacco-disturbo che
porta ad usare il telecomando, in casi come quello premiato è difficile non riconoscere l’efficacia e l’ironia di una
simile comunicazione persuasiva. Lo spot della 206 tiene
lo schermo. Alla grande. Ecco un esempio di spot globalmente riuscito, nel senso che non ha punti deboli.
Ora però spostiamoci nel lato oscuro della pubblicità, quello dei
punti deboli, quello che non fa aumentare le vendite alle aziende,
pur facendo divertire il pubblico. “Buonaaseeerraa!”. Sono certo
che avete già capito. Guanti di plastica, grembiule, una scenata al
telefono e un vestito da sera. Questi gli ingredienti sulla bocca di
tutti per più di un anno. Ora però vi sfido a ricordare il claim (slogan)
e il prodotto di quella campagna. Su, pensateci un attimo… fate
fatica a ricordare? La soluzione la trovate alla fine. Quello che sicuramente rammenterete è che la bella signorina della pubblicità fa la
velina a Passaparola e che la scena dello spot è stata usata come
promo televisivo per Mai dire gol.
Vi state chiedendo che fine abbia fatto Mr. Buonaaseeerraa? E’
subito detto: dopo essere stato protagonista dello spot molte
compagnie teatrali lo hanno richiesto come attore. Il successo
dunque non ha risparmiato nessuno dei protagonisti, peccato però
che a livello commerciale lo spot si è rivelato un vero flop.
La campagna Buonaaseeerraa è un tipico esempio di “carinismo”
pubblicitario. Il “carinismo” è frutto di pigrizia e di mancanza di rigore
intellettuale: corrisponde all’esclusivo affidarsi, nel momento in cui si
procede ad ideare una campagna, alla pura invenzione e intuizione.
E’ proprio questo il più facile errore in cui agenzie e clienti possono
incorrere, quello di pensare che un’idea creativa sia esclusivamente
frutto dell’inconscio e dell’estro innato di una persona. Il secondo
errore nasce da una bassa considerazione del livello critico del pubblico a cui ci si rivolge, ed è figlio di una scarsa attenzione e conoscenza dei codici espressivi che meglio possono adattarsi al target.
Pensare che le persone non arrivino a capire che la pubblicità della
Fiat Palio (che fa retromarcia lasciando cadere un ciclista nell’atto di
appoggiarsi al cofano) è solo un’iperbole e non un’istigazione alla
violenza urbana,mi sembra davvero troppo. Nonostante molti pubblicitari affermino il contrario, chi guarda la pubblicità non è uno
sprovveduto!
Soluzione Buonaaseeerraa
Campagna: Fiat - promozione Punto, Cinquecento e Seicento
Claim: “Cogli l’attimo”
Buonaaseeerraa!
I freak sono attorno a noi, lavorano con noi, spesso chiedono i
nostri soldi, i nostri voti, ci guidano e ci mostrano un futuro radioso
che è sempre a portata di mano, appena dietro l'angolo. Altri freak
sono semplicemente dei perdenti, dei sognatori che seguono una
chimera, dei potenziali poeti. Chi non si è mai sentito, almeno una
volta, un freak? Come dice l'immortale canzone, "Le freak c'est
chic". Nel Freak Show di Rete Tre c’è spazio proprio per loro, un
mondo parallelo di ruderi a due zampe e derelitti metropolitani
tutto da scoprire e tutto da ridere.
re
Rete T Show
Freak
Tre,
Rete
ne di
io
s
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asm
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mattin
abato
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Sign
che il
12.
11 alle
dalle
Ogni sabato mattina, dalle undici a mezzogiorno, va in onda questa nuova trasmissione comica di Ottavio Panzeri, mente-bracciovolto ma soprattutto voce di tanti personaggi storici della Tre: il
vecchietto, Fernando e Giancarlo Annovazzi, Sauro, Mailer, lo
pseudo-Eros Costantini, lo pseudo-Nano Bignasca eccetera.
Questa volta, la sua versatilità vocale viene messa al servizio dei
“mostri” del Freak Show, nel più esilarante e devastante zoo
umano della stagione.
Lo assisteranno: un narratore di mostri con accento inglese, passaporto inglese e inequivocabile humor inglese; un dittatore molto
magnanimo; la “splendida” mugliera di Maurizio Sostanzo, Maria
De Calypso. E ancora numerosissimi coatti assortiti, tutti pronti a
muoversi a ritmi post-punk e smaniosi di urlare “voglia de lavorà,
saltame addosso!”.
Il Freak Show: perché siamo tutti un po’ freak, chi più chi meno.
Sì, pure tu, lì dietro, coi pedalini corti e quell’accenno di coda.
>Skytalk
SMS Party:
il day after
Domenica mattina. Mi trascino fuori dal letto,
vado in bagno, mi guardo allo specchio.
Non che sia una novità, lo faccio tutti i giorni.
Ma oggi c’è qualcosa di strano: sulla mia
fronte campeggia uno strano foglietto con
un numero di cellulare. Che significa?
Dopo tanti caffè e ancor più punti interrogativi
i ricordi della sera prima cominciano a riaffiorare nella mia mente annebbiata. Eh già!
Sabato sera, si esce… lo sapete come va a
finire, no? Alla fine mi ritorna in mente anche
cos’è successo alle mie dita, che adesso si
stringono come paralizzate intorno alla tazzina
del caffè. Un effetto collaterale del tutto
innocuo: fa parte dei postumi da SMS Party.
Forte, l’idea! Entri e ti danno un cellulare.
E anche un adesivo con sopra scritto il tuo
numero. E tu te lo appiccichi dove vuoi,
meglio se in un posto visibile, ma senza
esagerare. Io me lo sono messo... sulle terga
elegantemente vestite, e in men che non si
dica la serata a ritmo di flirt via SMS è iniziata.
La regola numero 1 di tutti gli SMS Party è:
scrivi in un messaggino quello che non oseresti
dire faccia a faccia. Un esempio? Mago in
cerca di incantesimo folgorato da una fatina
bionda (sarei io?). In altre parole: visto che
lei non sembra reagire ai suoi tentativi di
abbordaggio, lui cerca di smuovere le acque
con un SMS carino. Ma com’è un SMS carino?
Semplice: inventatevi qualcosa. Va tutto
(o quasi) bene. Guardate un po’ che
messaggi sono arrivati ieri sul mio
display:
1. «Hai da accendere?»
2. «Non ci siamo già conosciuti da qualche
parte?»
3. «Hai degli occhi stupendi.»
>Facts
* Agli Skyline SMS Party i cellulari per flirtare sono gratis. E potete spedire
gratuitamente tutti i messaggini che volete.
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15 novembre all’escolette Beachparty di Langenthal.
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E che cosa si risponde? Io ho optato per le tre
risposte gratuite «sì», «no», «grazie». Poi però
mi sono messa in caccia! A questo punto cosa
posso dirvi? Che si chiama Eros e bacia da dio.
Tra l’altro abbiamo vinto il concorso della
coppia più bella della serata. Compresi i ricchi
premi. C’è altro da dire? Ah, sì: come diavolo
ci è arrivato il bigliettino sulla mia fronte?
Buona domanda. Non ne ho idea.
014
repor t
free.style
di gabriella bernasconi
Spedizione 2004
Questione
d’armonia
"Arrampicare! Parlare di scalata in termini di piacere può sembrare strano, eppure è di questo che si
tratta. A tutte le età e a qualunque grado di pratica i massi e le falesie procurano piaceri profondi e a
diversi livelli: padroneggiare armoniosamente il corpo, imparare a vincere il dubbio, tentare di superare se stessi, o, ancora, dividere un momento d’amicizia. L'arrampicata è veramente aperta a tutti."
Queste le parole di uno degli arrampicatori più famosi al mondo, Patrick Edlinfger, pensieri senz’altro condivisi da due “rampegadores” ticinesi, Giovanni Quirici e Francesco
Pellanda, entrambi ventisettenni. Climbers di lunga data (Giovanni è pluricampione ticinese, ed ambedue hanno già affrontato delle importantissime cime all’estero), essi
sono in procinto di partire assieme per una spedizione che li impegnerà per più di
dieci mesi. A gennaio la partenza, quindi, verso la Grecia, la Turchia, l’Iran, il Pakistan,
il Tibet, il Nepal e l’India, alla ricerca delle pareti più belle e spettacolari. Però qui non
si tratta di solo sport… il percorso di Giovanni e Francesco sarà da loro stessi filmato in un documentario-diario. Un progetto degno d’attenzione che al ritorno dei due ci
avvicinerà a posti mozzafiato ed a culture differenti dalle nostre.
Spiegateci esattamente in che consiste l’arrampicata libera. L’arrampicata libera si effettua in due con la corda, poi c’è l’arrampicata in solo si fa da soli con la corda, infine c’è l’arrampicata solo integrale, che si fa da soli senza corda. Noi pratichiamo il primo tipo d’arrampicata, che
è una scalata di pareti di roccia utilizzando esclusivamente il proprio corpo per la progressione,
quindi senza l'ausilio di mezzi artificiali. L'utilizzo di mezzi di protezione è previsto esclusivamente
per ridurre al minimo i rischi in caso di caduta. Frequentate assiduamente l’ambiente dell’arrampicata libera in Svizzera e anche all’estero. Di ragazze che fanno questo tipo
di sport ce ne sono molte? Sì ce ne son tante, ma l’arrampicata libera rimane lo stesso uno
sport più maschile che femminile: calcolerei un 80% di uomini e un 20% di donne. E’ per una
questione di forza fisica? Forse l’uomo, più della donna, ha un bisogno di sfide, cioè di confrontarsi con la natura in maniera forte. Fisicamente la donna è dotata per arrampicarsi, non ci
sono controindicazioni. Le donne che primeggiano nell’arrampicata stanno quasi allo stesso livello degli uomini. In questo sport ho notato che siete tutti molto magri. Dovete fare delle
diete speciali o è lo sport stesso che vi “asciuga”? Noi non facciamo rinunce alimentari, è
lo sport che ci mantiene così. E’ proprio il tipo di sforzo. Ci sono quelli che fanno body building e
si gonfiano, mentre con l’arrampicata lo sforzo è tale che il muscolo si brucia, non s’ingrossa. Ne
consegue una muscolatura più asciutta e fibrosa. Il progetto di partire, di stare via così
tanto tempo implica un grande impegno a livello personale: si lascia il lavoro, la casa,
gli affetti. Quando tornerete molte cose saranno mutate… Anche noi saremo cambiati!
Prenderemo “libero” da tutto per poter seguire fino in fondo il nostro tragitto, e fino a quando lo
vorremo. Le vostre famiglie che pensano di questo progetto un po’ folle? Sono con noi,
in fondo è un’esperienza che abbiamo deciso di fare nella nostra vita, e loro si adeguano. Per
quanto riguarda la vostra avventura, come vi organizzerete? Partiremo a gennaio.
Stiamo preparando tutto con attenzione. Questa volta è una sfida anche con le nostre doti d’organizzatori. C’è la parte burocratica per i permessi, quella sanitaria con vaccinazioni e profilassi, e
stiamo dando una cura particolare per il nostro mezzo di locomozione, un furgone. Per lavarci
abbiamo progettato un serbatoio-doccia per quelle volte che non avremo altre possibilità. Poi c’è
la questione del film, un diario-documentario sulla spedizione che fa parte del progetto. Noi non
siamo dei cineasti, quindi in questi giorni ci stiamo impratichendo con le videocamere digitali per
affrontare questo mezzo visivo che testimonierà la nostra avventura. Ci stiamo organizzando con
dei pannelli solari che ci forniranno l’energia per ricaricare la videocamera ed annessi. Che cosa
mangerete durante le spedizioni in montagna? Cercheremo di fornirci dei prodotti sul posto
che reputiamo adatti, e per i momenti estremi vedremo di mangiare cibo più specifico, il più
nutriente possibile. Carboidrati, proteine, l’ideale è un’alimentazione variata. Quindi niente cioccolato svizzero? (risate) Magari qualche tavoletta ce la porteremo dietro, al limite inviatecela voi!
Il vostro viaggio consiste in svariate tappe, tutte molto impegnative. La vostra intenzione è di superarle tutte… Dipende. Il tragitto che ci siamo prefissati è questo, ma le circo-
stanze possono cambiare il programma. Ci saranno di sicuro dei
cambiamenti di percorso. Il clima è un fattore determinante: quando il tempo non è favorevole è meglio rinunciare ad arrampicarsi,
troppo rischioso. Bisogna saper accettare che non si può fare tutto
a tutti i costi. C’è una ragione particolare perché partite a
gennaio? Sempre per una questione di clima. A gennaio saremo
a Meteroa in Grecia, poi in Turchia con tappa sui monti Adana,
Antalya e Parmakkaya, e poi a luglio in Iran, quando lì il clima sarà
favorevole per arrampicarci sul Bisotun e sull’Alamakuh.
L’obbiettivo finale è lo stupendo Women and Chalk in Pakistan.
Faremo un tragitto che è stato effettuato solo una volta, aperto da
noto climber italiano, Bubu alias Mauro Bole. Poi, se sarà possibile
passare dal Pakistan in Tibet, andremo a Lhasa, per approdare infine, attraverso il Nepal, in India. Incontrerete molte culture differenti! Sì, e sarà interessante scoprire come il territorio ha plasmato
le popolazioni. Abbiamo già conosciuto in altre spedizioni gli aborigeni od i boscimani: sono popolazioni completamente in simbiosi
con il loro territorio. L’arrampicata non è solo un gesto tecnico e
sportivo. C’è anche l’importante contatto con la gente che conosce bene l’ambiente naturale in cui vogliamo muoverci. Anche il film
sarà improntato su questo. Non filmeremo solo le nostre performance, ma daremo un ampio spazio anche ai momenti di vita quotidiana, cercando di carpire lo spirito globale del momento e del
luogo. E’ uno sport che mi ha sempre affascinato, il vostro.
Mi dà un’impressione di forza e d’equilibrio molto potente.
La roccia è un elemento importante per ritrovare l’equilibrio interiore. Bisogna cercare di percepire le energie dei posti, ed assecondarle. L’arrampicata libera non è uno sport fine a sé stesso, implica
molti fattori a livello fisico e mentale. Non si cerca l’estremo sforzo,
ma piuttosto la qualità, la fluidità, l’armonia, l’elasticità, la fusione con
la parete. Un paragone potrebbe essere il balletto, forza ed armonia fuse assieme, celate dalla semplicità di un bel gesto. La definizione giusta sarebbe che l’arrampicata libera è come una danza in
verticale. Naturalmente in questo sport, come in tutti, c’è la tendenza alla performance estrema, ma non è quello che cerchiamo
noi. Fate ricorso anche alla meditazione? Piuttosto facciamo
una ricerca sulla respirazione, che aiuta sempre, eppoi la solitudine
e l’assenza dei comfort favoriscono il raccoglimento mentale. Il
silenzio è un altro motivo di fascino in questo sport.
Immagino che lassù, in cima ad una roccia, il silenzio sia
imponente. Sì, noi cerchiamo il silenzio… però sulle cime il silenzio
non è mai completo. Si sente il battito del cuore, si sente sé stessi
e lo spazio. Il silenzio arriva anche durante un’arrampicata con del
rumore circostante. La concentrazione annulla qualsiasi rumore, si
fa la quiete attorno. Siete in due, direi ben assortiti: caratteri
differenti ma complementari. Una coppia vincente. Ci lega
una profonda amicizia. Il compagno è fondamentale, quando non
ce la fai più, è il compagno che ti sostiene. E’ una simbiosi che
implica una fiducia totale, incondizionata e senza compromessi.
Una cosa di cui mi sono accorta subito è che Giovanni e
Francesco hanno una tremenda, irrefrenabile, urgente
voglia di partire. Però, in questo momento di preparativi
durante il quale i ragazzi stanno ponderando su ogni dettaglio possibile, si dimostrano anche molto pazienti ed
attenti. Qui si parla di un’avventura, di un sogno a lungo
accarezzato che si sta realizzando. Partite ragazzi: avete il
nostro pensiero… v’immaginiamo lì, come lucertole danzanti, sulle pareti più belle del mondo.
Per informazioni e sostegno:
Spedizione 2004
Te. 079 - 5402306
e-mail: [email protected]
www.spedizione2004.altervista.org
016
hi.tech
di webspider
Soundtrack
V 1.0.1
Hardware: iMac, eMac, iPod, iSight, iBook, ecc… Software: iDvd,
iMovie, iTunes, iChat, iMail, iPhoto, iCal, ecc… Tutti gli “iCosi” che la
Apple produce, subito imitati nei colori, nelle curve e nello stile, sono
sempre più intriganti e all’avanguardia, tanto che il nome di questi
software, inclusi anche nella dotazione delle macchine per tutti
(vengono usati con apprezzamento anche in ambito professionale), fa intuire cosa fanno.
Da una telecamera DV, trasferire nel Mac senza paura d’inceppamenti, perdita di suono o altro, le riprese effettuate per ricordo,
gioco, passione e lavoro, è un’operazione che dura il tempo del filmato stesso. Quindi si possono montare i vari spezzoni di video fra
di loro utilizzando iMovie, aggiungere delle proprie immagini con
iPhoto e registrare tutto con iDvd. Oppure crearsi un nuovo Cd con
una selezione dei brani preferiti estratti da una decina di Cd presi
qua e là utilizzando iTunes. Magari decidere di utilizzare la stessa
selezione di brani per un sfondo sonoro dei filmati Dvd e naturalmente registrarsi tutti e dieci i Cd, selezione compresa, su iPod,
mettersi le cuffiette (R sul destro L sull’altro) e farsi a suon di musica un Safari fra gli “iCosi” che rimangono. L’incredibile facilità e intuitività d’uso di questi programmi gratuiti accende ancora di più la
passione degli amanti del settore e dei semplici utenti di computer.
Così come i più esigenti e seri professionisti del multimedia tendono ad essere meglio disposti ad investire qualche soldino in più per
del software aggiuntivo.
Nei cataloghi della Apple troviamo per l’audio e il
video tutta una serie di pacchetti comunemente
usati anche nelle grandi produzioni multimediali e
cinematografiche: FinalCutpro, LogicPlatinum,
Shake , DVDpro e il freschissimo neonato già maturo Soundtrack.
Annunciata nei siti Apple con lo slogan “Dedicato ai professonisti.
Perfetto per gli appassionati” è in vendita a 450 franchi questa
magica scatola sonora che si lascia subito addomesticare con
qualche colpo di mouse… Sicuramente è un azzeccato e imperdibile strumento di lavoro per Dj, praticissimo per creare rapidamente innovativi stacchetti radiofonici. Soundtrack è un sorprendente
giocattolo anche fra le dita del principiante: il risultato, garantito, è
confermato dall’incredulo stupore di aver creato un vero “pezzo”
musicale, semplicemente mettendo un po’ di batteria quà e là,
qualche chitarra che grattugia metallo fra suoni sintetici di tutti i tipi,
qualche fanfara, orchestre, fiati e armoniche blues, poi basta un
click e suona tutto subito con la possibilità di modificare in tempo
reale tutto quello che ci pare. I suoni appaiono come dei rettangolini allungabili, uno per ogni suono e separati su varie traccie sovrapposte in una specie di rigo musicale elettronico in cui basta spostarli
a destra o sinistra per sincronizzare fra di loro e con molta precisione l’inizio, la durata e la fine degli eventi.
La confezione contiene un Cd e un Dvd, le licenze e il manuale. Il
primo Cd è il programma alla versione 1.0.1, e su un powerPC (portatile MAC), sistema X.2.6, 512mb di Ram e 40GB di HD, s’installa
in circa tre minuti e funziona subito senza restart. Soundtrack si
prende tutto lo schermo e l’interfaccia è, come da tradizione Apple,
semplice e intuitiva, ed è chiara anche la disposizione dei vari pulsantini nonostante 3/5 dello schermo siano occupati dallo spazio
(ora vuoto) in cui trascinare i suoni. Ben studiato e insostituibile il
modo in cui direttamente dal software è possibile organizzare in
modo logico la propria banca dei suoni, anche se sparsi nel computer in cartelle diverse.
Il confronto con software simili tipo Peek, Protools, Cubase e le loro
complicate pannellate di micropulsantini fa pensare al solito programmucolo ma guardando agli altri “iCosi” la fiducia verso questo
prodotto è quasi automatica. Oltretutto si possono anche importare traccie video anche in formato televisivo e DV... che non è poco!
L’installazione del Dvd dura circa venti minuti, visto che di tratta
appunto del Dvd Apple Loops che lascia sull‘HD ben 4 giga e
mezzo di suoni! Sono loops ovvero degli anelli sonori che nel caso
tipico di quattro battute di batteria possiamo far girare all’infinito
creando un tappeto sonoro sul quale aggiungere rullate, chitarre,
trombe, synth ecc. Questi loop sono gratuiti, quindi non bisogna
pagare nessuno per usare i brani prodotti per stacchetti, sonorizzazioni e colonne sonore.
In Soundtrack è incredibilmente facile consultare la miriade di suoni
(oltre quattromila), con una specie di juke-box che li raggruppa tutti
ordinandoli per genere, tipo di strumento, tempo, tonalità o secondo il nostro gusto pratico.
Le sorprese non sono finite! Finalmente ora è possibile riprendere un filmato a caso, magari di un bambino col suo triciclo nuovo, e per gioco risonorizzarlo
completamente aggiungendo rumori di moto, frenate da brivido, ma anche un commento sonoro direttamente col
microfono incorporato in ogni portatile. Il tutto su una base acustica, magari di chitarre country, balalaike e mandolini.
Il principio per la sonorizzazione di un video è lo stesso degli studi di
produzione: si guardano le immagini, si decide il suono, si ferma
l’immagine lì dove deve partire il suono, si mette il suono, un click
col mouse e la mano del bimbo sul gas del triciclo fa veramente
“brum brummm”. I comandi usati sono gli ormai famosi stop, play,
rec, ff e rwd, trascina, copia e incolla.
Non penserete che dopo aver usato un suono, Soundtrack sia limitato su quel tipo di suono. Oltre a poter cambiare un giro in A di una
cybercorner
017
Per finire un piccolo appunto su Quick Time e Mpeg-2. Pagando la licenza di Quick Time e quella sulle funzioni aggiunte per l’Mpeg è possibile
manipolare o convertire tutta una serie di formati sonori dal midi al wav
all’mp3 e risalvarli con varie compressioni aggiungendo nuove potenzialità inaspettate a tutti i programmi che manipolano suoni e immagini fisse o
in movimento.
Con Soundtrack i giochi sono aperti a tutti e ne sentiremo delle belle, il limite è solo nella creatività di chi lo usa interagendo fra suoni e immagini che
fanno parte di questa vita digitale la quale, quando le cose funzionano,
regala emozioni.
chitarra rock in B e al volo riarrangiare tutto il brano composto, è anche
possibile estrarre una nota da un arpeggio di chitarra e con flanger, corus,
echo e adsr farla diventare un martelletto di una campana di rame! Ogni
suono puo’ essere rivoluzionato a piacimento grazie a decine di filtri ed
effetti e creare nuovi suoni simili o completamente diversi dall’originale.
Questo rende piacevolmente problematico conservare tutti questi nuovi
loops in fondo qualche Dvd o un HD capiente sono sempre meglio di una
parete piena di bobine, cassette, Cd, dischi e nastrini vari sempre più preistorici.
Cyberflash
di Alessio Cassis
AOL: America Offline?
P4 Extreme, SATA2 e PCI Express
Sembra che il marchio che per anni ha accompagnato milioni d’internauti
oltre oceano stia per scomparire per volere del suo stesso proprietario. La
Time Warner appunto, ha deciso di rinnovare l’immagine del provider
America Online, cambiando il suo nome da AOL a TWX. Ovvero la sigla
Time Warner con l’aggiunta di una misteriosa X, che a parere degli esperti di
marketing “fa” molto giovane e dinamico. I maligni pensano invece che la
TW abbia voluto piuttosto far sparire “America” dalla sua marca, non troppo popolare di questi tempi…
Ondata di novità per il mondo PC. Intel ha annunciato il rilascio nei prossimi
mesi di Pentium4 Extreme, un processore per la fascia consumer che con i
suoi 2 MB di cache L2 dovrebbe aumentarne le prestazioni. Sempre Intel
ha annunciato che per la fine del 2004 saranno pronti i primi chipset per i
bus PCI Express, il nuovo standard che prenderà il posto degli attuali bus
AGP 8x. Grande interesse ruota anche intorno alla realizzazione di SATA2,
la nuova tecnologia d’accesso ai dischi serial ATA che dovrebbe raddoppiarne la velocità.
MSN Messenger, update or die!
RIAA, la legge è uguale per tutti.
La Microsoft ha invitato gentilmente gli utenti di MSN, il popolare client d’instant messaging, ad aggiornare la propria versione a quella più recente. Il
big di Redmond ha dato tempo fino al 15 d’ottobre per passare a MSN 6.0,
dopo di che non sarà più possibile accedere alla rete di MSN. MSN
Messenger può vantare 100 milioni di connessioni al mese e sembra che
poco meno della metà degli utenti debba ancora effettuare l’aggiornamento.
Partono le prime 261 denuncie contro utenti p2p americani, ma la RIAA
(Recording Industry Association of America) sembra colpire alla cieca. Tra
le persone colpite figurano infatti una ragazzina dodicenne e un signore
settantenne. Nel frattempo, dal solo download.com, il software di file-sharing Kazaa è stato scaricato tre milioni di volte in una settimana. Insomma,
la crociata della RIAA sembra che non porti i suoi frutti, mentre la professione di avvocato sembra sia in netta ripresa!
Problemi per le Xbox modificate
Verisign nei guai
I possessori di Xbox modificate per far girare giochi copiati o Linux, hanno
visto morire improvvisamente il proprio giocattolino. Per gli utenti connessi
alla rete di Xbox live, è scattato un aggiornamento automatico che senza
mostrare avvisi agli utenti, ha aggiornato la console proprio per mettere
fuori gioco chi ha fatto il furbo aggiungendo il ModChip o installando Linux
sfruttando una nota vulnerabilità. Ricordiamo che negli USA, la modifica di
hardware e software è proibita dalla legge che prevede il carcere per i trasgressori. Proprio per questo motivo l’Xbox Linux Project ha la sua base in
Europa e non negli Stati Uniti.
Questa volta Verisign l’ha combinata grossa. La società americana che gestisce i domini .com e .net ha reindirizzato verso il proprio sito tutti coloro
che per errore digitavano un indirizzo inesistente. Vale a dire che invece di
rispondere con il classico “errore DNS”, i furbetti di Verisign deviavano tutto
il traffico “anomalo” verso un loro sito. Lo scherzetto non è piaciuto ad un
sacco di gente, e così dopo cinque giorni ecco piovere la prima denuncia
con allegata richiesta per 100 milioni di dollari di risarcimento. C’è da scommettere che non sarà l’ultima…
018
webcorner
hi.tech
di alessio cassis
http://theapplecollection.com
www.mame.net
www.maciste.it
www.plug-pray.org
Grazie al connubio tra design e tecnica, la Apple stimola da sempre la voglia di tecnologia in tutto il mondo.
Con il lancio del riuscitissimo MacOS
X prima, e con l’introduzione nella
fascia consumer dell’architettura a
64bit poi, è riuscita a portare una
ventata di novità in un mercato che
sembrava strizzare l’occhio unicamente ai cicli del processore. Così mi
è sembrato giusto dedicare ai fan
della Mela questo sito contenente
centinaia di bellissime foto e immagini che propongono G5, iMac e soci
sotto ogni forma immaginabile.
La sigla “mame” sta per Multiple
Arcade Machine Emulator. Suona
complicato? Nient’affatto.
Il sito mame.net vi permette di scaricare un simulatore per i buon vecchi
videogiochi da bar tanto amati agli inizi degli anni Novanta. Li ricordate i
giochi mitici come 1941, Arkanoid
e Tetris? Il software per sistemi
Windows Mame, vi permetterà di riprovare le stesse emozioni di allora,
con la stessa grafica e gli stessi suoni.
Ma attenzione, Mame di per se è solo
un simulatore. I giochi, o roms, come
vengono chiamate in gergo, li dovete
cercare altrove su Internet, ad esempio sul prossimo sito consigliato.
ll meglio e il peggio d’Internet, oltre
che alle roms per Mame come
accennato accanto, li trovate su
maciste.it. Immagini, file audio,
barzellette, storie buffe e leggende metropolitane. Tutto questo
vi viene offerto sulle pagine di maciste.it, che gli stessi ideatori definiscono un mix tra trash e cult. I contenuti
sono davvero tantissimi, e anche dopo un paio d’ore passate a navigarci,
penso di non aver visto nemmeno il
10% del sito. Per cui rinuncio sciorinarvi la solita lista di quello che potreste trovare, invitandovi a visitarlo
personalmente. Un piccolo avvertimento però: alcuni dei file proposti
sono degni del miglior rotten.com,
per cui n’è sconsigliata la visione alle
anime fragili.
Cambiare religione ora è facile e
possibile! Così si presenta il simpatico e demenziale plug-ray.org, che
fornisce un fantomatico kit per cambiare religione a seconda delle occasioni. Il sito propone cinque pacchetti
d’installazione per le maggiori religioni del mondo, con tanto d’istruzioni
per l’uso e supporto on-line. Tutto
virtuale naturalmente, ma la realizzazione del sito è così realistica che di
sicuro non sono mancati gli internauti che hanno fatto richiesta di
Plug&Pray.
webflash
SpyBot Search & Destroy 1.2
A caccia di spyware
ZEUS Powerline-Bridge
Ethernet ad alta tensione
http://www.safer-networking.org
SpyBot S&D è un piccolo software che in poco tempo sta conquistando
milioni di felici utenti. Sviluppato gratuitamente dal giovane tedesco Patrick
Kolla, SpyBot va alla caccia di tutti quei software che webmaster senza scrupoli installano sul vostro PC per obbligarvi a visitare i loro siti, offrirvi servizi di
cui non avete bisogno, o ancora peggio, stabilire connessioni a pagamento
a prezzi esorbitanti.
Così se la vostra homepage torna sempre ad ospitare donnine più o meno
vestite, o se dei noiosi pop-up vi propongono ogni sorta di marchingegno
per ingrandire il vostro amico pelato, vi consiglio vivamente di scaricare questo programma dall’uso facile e intuitivo.
A mio personale giudizio, SpyBot non teme la concorrenza dei più quotati, e
costosi, software di Lava Soft e BulletProof Soft. Anzi, a parere di P. Kolla,
BulletProof avrebbe deliberatamente rubato il suo database di malware per
inserirlo all’interno del suo programma Spyware Remover.
Questo dispositivo prodotto da Zeus è un vero gioiello tecnologico. Vi
permette infatti, con una spesa relativamente contenuta, di trasformare
una normale linea elettrica in “ponte” per le vostre LAN. Il PowerlineBridge è particolarmente adatto per chi volesse, ad esempio, portare un
collegamento ADSL in qualsiasi parte della casa. Oppure per chi, al
momento dell’installazione del modem/router ADSL, non disponga di
una presa telefonica a portata di mano. Zeus Powerline-Bridge permette la trasmissione dati fino a 14Mbps per una portata massima di 300m,
e grazie alla crittografia DES a 56 bit, tiene lontane le orecchie indiscrete. Da notare che Zeus produce anche un modello USB-Adapter, pensato soprattutto per coloro che dispongono di un normale modem
ADSL con prese USB.
020
hi.tech
di michel bartolotti
Ultima On-line
Nascita e diffusione dei MMORG
Come perdere ore di sonno
e mantenere un sorrisone compiaciuto.
Mi pare fosse intorno agli anni Ottanta il periodo in cui fece la sua comparsa una
moda tanto innovativa quanto audace: cercare di creare la realtà virtuale, idea citata
dai libri dello scrittore Gibson, attraverso l’uso di speciali caschi e di una piattaforma in
cui era possibile muoversi a 360 gradi. L’idea forse ai tempi fu troppo pretenziosa. Si
risolse tutto in una buffa e goffa versione di un videogioco in soggettiva. La tecnologia era ancora in una fase troppo acerba per poter far fronte ad enormi esigenze di
potenza di calcolo. Ovviamente questo mercato non trovò il suo pubblico e svanì
tanto velocemente quanto era apparso. Anni sono trascorsi da allora, ma l’idea di
ricreare mondi alternativi in cui poter vivere imprese degne di grandi eroi ha accompagnato la fantasia di molti sviluppatori di videogiochi.
Oggi attraverso l’introduzione d’internet e della banda larga, assistiamo ad un nuovo
fenomeno che sta catalizzando l’attenzione delle grandi case di produzione d’intrattenimento elettronico: il fenomeno dei cosiddetti MMORG (Massive Multiplayer Online Role Playing Games). Sigla lunghissima per identificare un nuovo tipo di gioco in
cui migliaia di giocatori si ritrovano proiettati in un universo alternativo, e seguono da
vicino la nascita, lo sviluppo e l’eventuale declino del proprio alter ego virtuale. Il più
famoso e ormai considerato padre fondatore del genere è Ultima On-line. Il nome
“Ultima” prende spunto da un vecchio videogioco fantasy che fu originariamente
pubblicato per AppleII nel 1980, e che vide la luce grazie al talento di Richard Garriott,
fondatore della software house Origin. Nei ventitré anni trascorsi dalla sua nascita uno
dei più famosi giochi per computer RPG ha raccolto numerosi consensi di pubblico e
di critica attraverso una tripla trilogia.
Nel frattempo Ultima si è spostato su Internet raccogliendo l'eredità dei MUD (giochi
testuali), e diventando de facto il punto di riferimento per i MMORG delle generazioni
successive. Ultima On-line (UOL) è nato nel settembre del 1997. Si è presentato al
mondo con lo stile di Ultima VII (a detta della maggioranza vertice assoluto della serie)
con miglioramenti nella grafica e nell'interfaccia. Il mondo di UOL è in continua mutazione: realisticamente si alternano il giorno e la notte, i giocatori possono costruire
città, gestire taverne, partecipare e organizzare guerre in un ambiente enorme comprendente una dozzina di città e vasti dungeons.
Dall'uscita dell'originale Origin ha introdotto nuove espansioni con cadenza pressoché annuale. Oggi Ultima è un fenomeno talmente diffuso che può vantare oltre tre
milioni d’utenti sparsi in tutto il mondo, Italia e Svizzera incluse. Ultima On-line però
risente ormai pesantemente dell’età e di una veste grafica e tecnica assolutamente
datata rispetto ai nuovi standard. I suoi concorrenti più conosciuti quali Everquest e
Dark age of Camelot sfoderano ambientazioni completamente tridimensionali, ed un
impatto molto più immediato e accattivante rispetto al loro progenitore.
021
games
Inoltre dal filone originale del fantasy sono nate diverse alternative più o
meno originali, per esempio giochi con ambientazioni fantascientifiche
alla Blade Runner come Anarchy On-line, oppure The Sims On-line,
dove è possibile incontrare altre persone in una piccola città virtuale e
chattare facendo nuove amicizie. Da citare indubbiamente Planetside,
gioco di stampo squisitamente arcade, dove in un’immensa arena di
otto isole, in un mondo alla Starship Troopers tre fazioni combattono
una guerra incessante per la supremazia del pianeta. Potrei continuare per ore visto che ormai i MMORG stanno catalizzando il mercato dei
videogiochi per PC, e anche per le console di progetti futuri ce ne sono
a bizzeffe. Il segreto del successo di questa nuova moda? Semplice: il
fatto è che risulta mille volte più divertente giocare con/contro altri
esseri umani, imprevedibili e intelligenti (ogni tanto…) rispetto a personaggi artificiali che alla lunga appariranno inevitabilmente prevedibili.
E tra un mouse e una tastiera, d’ora in poi non più un monitor ma uno
scrigno dove i sogni si realizzano…
Il cellulare per gli amanti dei giochi.
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022
games
hi.tech
EyeToy USB Camera
per PlayStation 2
La realtà virtuale? Sony ha presentato la sua idea con
EyeToy, un interessantente base per sviluppare un
nuovo approccio al gioco digitale. Già nel numero scorso di re.set abbiamo presentato Play, il primo gioco,
sicuramente di una lunga serie, compatibile con questo
rivoluzionario sistema di comander. Grazie ad una speciale telecamera posizionata di fronte a voi, apputo l’
EyeToy USB Camera, la vostra immagine è proiettata
sullo schermo ed inserita nel contesto, e per giocare
basta muoversi in sintonia con il gioco! Decisamente
siamo solo all’inizio, questo sistema dal costo di circa
novanta franchi, dovrà passare la lunga trafila delle varie
tappe evolutive per finanziarsi, evolversi e raggiungere
quella chimera che è la realtà virtuale.
Il giocattolo occhialuto funziona al meglio delle sue possibilità se dietro alla vostra persona si trova un muro o se
installate un telo bianco, i giochi sono ancora sempliciotti ma divertenti in occasione di una ludica e ridente
serata tra amici. Ma entriamo nell’ottica dell’evoluzione
dei giochi del futuro… pensate a quello che erano dieci
anni fa ed a come si presentano oggi! Dal bidimensionale al tridimensionale il passo è corto, potremmo
vederci correre e combattere dalle angolazioni che
desideriamo come negli attuali giochi in soggettiva.
Passeranno sicuramente degli anni, ma già oggi la Sony
annuncia solennemente che presto potremo relegare
le attuali cloche in cantina… un’evoluzione tutta da
seguire… e a proposito, gli avversari Microsoft e
Nintendo cosa s’inventeranno per controbattere?
Gamesflash
Home World II
per PC
(Relic )
Tutti coloro che hanno provato l’originale sapevano che sarebbe stato arduo emulare un gioco che
di difetti ne aveva veramente pochi. Eppure la Relic anche questa volta, a distanza d’anni dal primo
Homeworld ha partorito un altro gioiello di tecnica e giocabilità. Non limitandosi a mera operazione
di cosmesi tramite una grafica più dettagliata e un sonoro d’ambiente, gli sviluppatori hanno approfondito ed ampliato tutto il sistema di gioco rendendolo estremamente avvincente. Homeworld II
inoltre è l’unico strategico in tempo reale a sfruttare pienamente la terza dimensione come fattore
tattico per i propri attacchi. Difatti i combattimenti degli eserciti si svolgono nello spazio in aree di
gioco simili ad enormi sfere. Osservare una battaglia di questo gioco ricorda molto i combattimenti
epici di guerre stellari. Consigliato!
Colin McRae Rally 4
per ps2
(Codemasters)
Non basta avere un predecessore conosciuto. Non basta avere un testimonial del calibro di Colin
McRae. Non basta qualche aggiuntina, qua e là, per avere un buon seguito di un simulatore di Rally
che già aveva dimostrato i suoi limiti alla sua terza uscita. Delusione su quasi tutti i fronti questo prodotto della Codemasters, che pecca di presunzione e di una fisica di guida vergognosamente imprecisa e pressappochista. Graficamente superiore al terzo, ma sempre inferiore agli standard
dettati dalla concorrenza. Evitabile, diversivo in attesa di WRC3.
Donkey Star Wars :
Knights
of the old republic
per Xbox
(Bioware)
Golden Sun:
the Lost Age
per Game Boy Advance
(Nintendo - Camelot
Software)
P.N.03
per Game Cube
(Capcom )
Di giochi di ruolo la console Microsoft ne ha sempre sentito la mancanza. A colmare questa grave
lacuna giunge dopo un’interminabile attesa, quest’opera colossale, costata tempo e mezzi alla
Lucas Arts, che fonde il mondo tanto amato di Guerre Stellari con quello dei giochi di ruolo alla
Dungeons & Dragons. Aspettatevi una storia incredibilmente coinvolgente, ambientata 4'000 anni
prima degli avvenimenti della nuova trilogia (a mio parere la storia del videogioco supera di molto
quella dei film), un gioco di ruolo immediato, corredato da una grafica mozzafiato e una colonna sonora tra le migliori uscite quest’anno. Non posso commentare il parlato, poiché la versione recensita è in inglese. Non resta che dire, compratelo assolutamente The force will be with you!
Ritornano le avventure di Isaac e dei suoi compagni nel seguito del miglior gioco di ruolo per Game
Boy Advance, ad un anno esatto di distanza dall’uscita del gioco originale. La struttura di gioco rimane pressappoco invariata, proponendo lo stesso schema del capitolo precedente, ma con in
più molte migliorie. La grafica è notevolmente più dettagliata e pulita, e la colonna sonora è tra le migliori disponibili per il portatile di casa Nintendo. Per quanto riguarda la giocabilità, il gioco offre maggiori possibilità d’esplorazione, grazie ad una trama che si sviluppa in modo più aperto ed ad un
mondo decisamente più vasto. Gli svariati enigmi presenti nel gioco sono inoltre più difficili, ed anche il sistema d’evocazioni è stato esteso rendendolo più complesso in modo da permettere una
maggiore gamma di tattiche durante i combattimenti.
In conclusione Golden Sun: the Lost Age si rivela un ottimo prodotto ed un degno successore del
primo capitolo della saga. Consigliato a tutti i possessori di Game Boy Advance e specialmente agli
amanti del genere. Attenzione però, perché per capire appieno la trama di questo titolo è necessario aver giocato il predecessore, visto che la storia riparte da dove era stata lasciata.
L’ultimo prodotto di Capcom per il cubo Nintendo potrebbe essere classificato tra quei giochi in cui
una buona idea iniziale viene sfruttata male in fase di realizzazione. In P.N.03 vestirete i succinti abiti
di Vanessa, una seducente eroina che distrugge i suoi nemici con i proiettili energetici che la sua tuta genera attraverso i suoi passi di danza. Nonostante l’idea di fondo se non altro interessante, il
gioco si rivela presto all’insegna della monotonia. Vi ritroverete infatti ad attraversare una dozzina di
livelli dalla struttura oltremodo semplice (dei lunghi corridoi), mentre combattete contro una serie di
nemici tutti uguali. Come se ciò non bastasse i controlli sono inutilmente complicati, e la risposta del
personaggio ai nostri comandi è lenta. Tecnicamente il gioco si attesta su livelli scarsi, con una grafica decisamente povera, e dei pessimi effetti sonori. In definitiva P.N.03 è un disastro, che ha come
unico pregio una buona colonna sonora.
025
re.play
live preview
re.vision
toronto film festival
re.ad
anitaverse
re.art
mondo bizzarro gallery
Iggy l'inossidabile
026
dischi
re.play
Muse
Sting
Pennywise
Iron Maiden
Absolution
Mushroom
Sacred Love
Universal
From the ashes
Epitaph
Dance Of Death
Emi
by naca
by cheu
by pablo
by michel
Ho in mano Absolution dei
Muse, non l’ho ancora ascoltato, e devo ammettere che dubito fortemente sulla riuscita di
quest’album. Reputo che, tra la
miriade di giovani band che sono esplose tra la fine degli anni
’90 e l’inizio di questo secolo,
questi tre inglesi del Devon sono una delle certezze più piacevoli del panorama, soprattutto
di quello comunque appetibile
alle grandi masse e che riesce a
trovare spazio sulle radio.
Conoscendo ottimamente i primi due dischi, il sorprendente
Showbiz (1999) e l’affascinante
Origin of Simmetry (2001), e
avendo assistito a due (esplosivi) concerti di questa band, avevo in cuore mio il dubbio che anche per i Muse fosse arrivata
l’ora del buco nell’acqua.
Absolution invece, è un disco
bellissimo, pieno di grandiose
orchestrazioni e di livelli altissimi
d’intensità emotiva, costante
immutata del genio compositivo e musicale di Bellamy.
Le somiglianze con i Radiohead
dei tempi di The Bends restano,
ma tanto meglio, visto soprattutto la carriera e l’evoluzione di
questi ultimi. Infatti, anche se
molto simile a Origin of Simmetry,
quest’album evolve in maniera
impercettibile, limando quella
fastidiosa ridondanza negli arrangiamenti che poteva annoiare, e puntando maggiormente
sulla varietà tra i pezzi, senza
però trascurare i stupefacenti
intrecci sonori tra pianoforte e
bassi distorti.
Assolutamente degne di nota
l’apertura Apocalypse Please, la
durissima Stockholm Sindrome,
e Butterflies and Hurricanes,
semplicemente stupenda.
Sacred Love esce dopo quattro anni dall’ultimo disco in studio (Brand New Day) e due da
All this time, live registrato nella
sua villa in Toscana l’11 settembre, data che ha fortemente
influito sui contenuti di questo
nuovo album. Infatti, Sacred
Love viene registrato in un periodo molto complesso, poiché
coincide con l’inizio dell’agonizzante guerra in Iraq, che tutti
purtroppo conosciamo. In questo disco un solo brano contiene chiari riferimenti alla guerra
ed è quindi dedicato all’attuale
situazione politica (This War), in
tutte le altre tracce Sting racconta, con grande sensibilità e
intelligenza (che da sempre lo
distinguono), la confusione che
c’e’ dentro ognuno di noi, le
contraddizioni, le paure.
Attraverso questi bellissimi testi
cerca di far comprendere le
sue sensazioni, senza imporre
nessun dogma. In Whenever I
Say Your Name Sting duetta
con l’eccezionale Mary J. Blige,
anche se, francamente, i brani
che caratterizzano e danno enfasi all’album sono altri, come
ad esempio l’open track Inside
oppure Stolen Car o ancora la
stupenda The Book Of My Life,
dove Anoushka Shankar suonando il sitar ci ricorda le sonorità di Desert Rose. Gordon
Matthew Sumner, alias Sting riesce ad unire flamenco, jazz,
elettronica, pop e soul in modo
spettacolare. Sicuramente, anche grazie all’aiuto dei musicisti
che suonano con lui, tra i migliori del panorama musicale internazionale. In definitiva: Sacred
Love forse non sarà il miglior album di Sting, ma è senza dubbio un ottimo disco.
Ecco uno degli album più attesi
dalla comunità Punk mondiale, il
nuovo lavoro dei Pennywise - il
nono della loro carriera - esce
nuovamente su Epitaph a distanza di due anni dall’ottimo
Land Of Free.
In tutta la loro carriera il quartetto di Hermosa Beach ha sempre dimostrato una linea artistica e ideologica molto coerente,
fregandosene delle mode hanno dato al loro sound tipicamente californiano un’impronta
personale, che hanno imposto
come marchio di fabbrica disco
dopo disco.
From the ashes conferma la regola e si presenta come un album che rispecchia tutti i classici stilemi dell’hardcore melodico
californiano: batteria a velocità
vertiginose, linee di basso semplici ed efficaci, riff di chitarra inconfondibili con quel suono che
da sempre contraddistingue la
sei corde di Fletcher. Dal pezzo
di apertura Now I Know fino a
quello di chiusura Judgement
Day, si susseguono 14 pezzi tirati con molti testi politici (uno su
tutti God Save USA) con ritmiche devastanti, classiche del repertorio del gruppo, ma che
non stancano mai. I pezzi che
più si distinguono sono la trascinante Waiting, che già mi
vedo come colonna sonora
ideale di qualche video di snow
o skate, e la bellissima Look
Who You are, che sprona le
persone a ribellarsi dallo status
di schiavi di una società troppe
volte ipocrita. From The Ashes
non passerà alla storia come
un album originalissimo, ma sicuramente è un’eccellente testimonianza dell’ottimo stato di
forma in cui versano i paladini
della East Coast californiana.
Ritmi incalzanti, melodie che si
intrecciano, improvvisi cambi di
tempo, soli di chitarre come ondate… sì, le aspettative non sono state per nulla deluse.
Questo è quello che i fans degli
Iron Maiden volevano dai loro
beniamini.
L’apertura con Wildest Dream è
interessante, ma non così coinvolgente. New Frontier si adeguava forse maggiormente come impatto, melodie e struttura.
Il viaggio continua con The
Rainmaker, musicalmente un
classico dove si comincia ad individuare il leitmotiv delle liriche
che costellano l’album. Mondo
corrotto, speranza di cambiare
e soprattutto l’elemento immancabile di questo genere
musicale: la dose giusta di rabbia e voglia di cambiare. In No
More Lies s’accenna l’idea di
una possibile rinascita: “Maybe I
‘ll be back some other day, to live again just who can say in
what shape or form that I might
be. Just another chance for
me.”; con Paschendale il pezzo
migliore, sia musicalmente sia
per la lirica: un inizio molto insolito, leggero battere su charlie e
chitarra molto sommessa, seguiti da un’esplosione improvvisa, un fortissimo. Riffs di chitarra
molto graffianti, staccati, melodie e soli si inseguono, il tutto legato comme il faut.
Ritorna poi al leggero battere
per poi smorzarsi come un sospiro. Journeyman… un brano
completamente acustico! Una
piacevole sorpresa, molto inaspettata. Per rubare un’espressione inglese, un “must” per i
fans dell’heavy metal.
Peaches
A Perfect Circle
Fatherfucker
Kitty-yo
Thirteenth Step
Virgin
by iggi
by naca
Canadese, carina (non guardate la copertina!) ma tanto, tanto
trash! Ha visto giusto papà Iggy
Pop a farsi scrivere, per il suo
nuovo album, due pezzi da
questa squinternata. Sono i
brani migliori! Eccovi quindi
Fatherfucker, cioè il porco
mondo di Peaches fatto di punzecchiante elettronica, creata
con il suo punk-groovebox nudo e crudo, e sporcata da primitivo rock'n'roll! Fantastico
Kick It in cui Peaches ha un divertente dialogo con Iggy Pop.
Belle anche Tombstone, il pezzo più soft-core, e Stuff Me Up
con i suoi consigli dietetici: "Eat
a big dick, eat a big clit everyday!" Disgustati? Allora smettete di leggere.
Chi è interessato invece ascolti
Fatherfucker…ne resterà intimamente scosso. Una che come Peaches si denuda sul palco, parla e canta di sesso
spudoratamente, e vomita frasi
del tipo "I don't give a damn
about my reputation. Shit!" forse non potrà mai avere un largo
seguito, anche se quello che ha
l’adora pazzamente. A voi un
estratto della sua filosofia: “ Ho
scritto Shake Yer Dix per i ragazzi. In giro si sente dire: ragazze, muovete le tette, agitate il sedere… E a loro chi ci
pensa? Il mio invito è: shake
your dicks, muovete i vostri cosi. Spero di trovare qualcuno
che sappia farlo girare come le
pale di un elicottero. Magari per
utilizzarlo come performer nei
miei concerti.”.
Peaches ha Iggi come mentore,
e Marylin Manson se la porterà
dietro nel suo tour europeo. Con
dei padrini così, questa chi la ferma più? Per attitudine e grinta,
personaggio novità dell’anno.
The Thirteen Step, il secondo
album di questa super band,
non delude da nessun punto di
vista. Anzi.
Maynard James Keenan riesce
nuovamente a dimostrare che
di vocalist come lui ce ne sono
veramente pochi in giro. Il leader dei favolosi Tool, coadiuvato dal celeberrimo tecnico del
suono di Nine Inch Nails Billy
Howerdel, da James Iha exSmashing Pumpkins alla chitarra, da Josh Freese alla batteria
e da Twiggy Ramirez al basso,
sforna un degno successore al
piccolo capolavoro che era stato il debutto, Mer de Noms
(2000). Vero punto di forza del
disco è la magnetica presenza
vocale di Keenan. Riesce nuovamente ad infondere quella
strana sensazione di rabbia e
malinconia che solo lui possiede
nel suo timbro. A differenza dei
Tool però, gli A Perfect Circle risultano essere la dimensione
meno cupa della personalità di
Keenan, in cui l’influenza di
Howerdel, il vero cervello degli
APC, si fa sentire moltissimo.
Howerdel porta infatti con sé le
sue esperienze assieme a Billy
Corgan e Trent Reznor, e si capisce subito che tutta questa
ricchezza musicale accomunata con un genio del livello di
Keenan riesce a dare alla luce
un risultato tanto interessante.
Musicalmente raffinatissimo (la
struttura dei pezzi è spesso
molto originale) e emotivamente pieno di passione, Thirteen
Step è uno di quei dischi che si
ascolta affascinati, sdraiati sul
proprio letto, incapaci di muovere un muscolo, catturati da
quella particolare energia che
riesce a sprigionare.
Assoluta perla la terza traccia,
The Noose.
028
re.play
Erikah Badu
Spiritualized
The Rapture
Broadcast
Worldwide underground
Motown
Amazing Grace
Sanctuary Records
Echoes
Mercury
Ha Ha Sound
Warp
by owen
by gabi
by apache
by mr. loop
Eleganza, sensualità, raffinatezza, groove: qualità che sono sempre state proprie della
bella cantante afro-americana
Erikah Badu. Alla pubblicazione
del suo primo album, Baduizm
uscito all’inizio del 1997, la Badu
si è subito distinta tra le migliori
donne della musica black in circolazione.
Questa donna ha poi collaborato con Guru, Busta Rhymes,
Common e altri, ed è stata anche attrice, come nei film Le regole della casa del sidro e in
Blues Brothers (2000). Esce
ora il suo nuovo Cd Worldwide
Underground, un magnifico album che si discosta percettibilmente dai suoi precedenti lavori. Un occhio al modern soul,
un altro al soft-funky anni ’70, in
un accattivante mix tra Billie
Holliday (somiglianze vocali con
la Lady, è indubbio) Shaft e gli
Arrested Devleopement.
Un concentrato di free-soul e
blaxplotation, stile Motown del
periodo storico. Splendido. Da
notare la copertina ed il booklet,
chiari riferimenti a perline, make
peace no war, black power e
bassi sleppati, chitarre colloquiali e una manciata di psichedelia.
Questo lavoro è squisitamente
spontaneo, pensato come se
fosse una lunga jam-session (in
teoria sarebbe un Ep, ma di 50
minuti), quindi niente kitschproduzione laccata e rigida.
Una sequenza che vi consiglio
è The Grind, Danger (il singolo),
Think Twice, Love Of My Life
Worldwide: qui dal soul, si passa al funk, al jazz, per arrivare all’hip-hop e alla disco (un omaggio a Ring My Bell di Anita
Ward?). Fuoco caldo ed avvolgente, perfetto per le vostre
serate invernali.
Amazing Grace è il nuovo lavoro degli Spiritualized in studio,
realizzato in sole tre settimane,
e pubblicato repentinamente
grazie al contratto firmato dalla
band di Jason Pierce con la
Sanctuary Records. Qui troviamo, a differenza del loro passato musicale, un sound dal gusto
più diretto e semplice. Il Cd si
apre con una breve ed insolente introduzione, per poi attaccare con This Is Little Life On Mine,
un brano ruvido, sorprendentemente dal sapore garage e rock
‘n’roll, seguito poi dalla veloce
She Kissed Me (It Felt Like A Hit),
dove vibrazioni di chitarre elettriche magnetizzano l’ascolto. Le
tossiche visioni melodiche che
percorrono questo nuovo disco
rendono la psichedelia una
questione serissima! Siamo dalle parti di 13th Floor Elevators in
versione nuovo millennio… Il disco subisce un repentino rallentamento con l’introspettiva Hold
On, una ballata dark voce e piano con una sognante armonica
country, che in coppia con il melodico e delicato sound di Oh
Baby, ricordano nelle atmosfere
il precedente Let It Come
Down. In Cheapster si respirano
gli anni Settanta, atmosfere di
gospel pagano nella riflessiva e
mistica Lord Let It Rain On Me,
jazz ed eletric-guitar nella strumentale The Power and the
Glory. Pierce, rendendosi conto
di non poter facilmente raggiungere la perfezione dei dischi
precedenti, ha abbandonato alcuni fronzoli autoreferenziali e
pesanti, ed ha dato un taglio
netto alla durata delle sue composizioni rendendole più snelle
e vitali. Da riascoltare varie volte.
Ho letto di questo Echoes dei
The Rapture (nome preso dal titolo di un famoso brano dei
Blondie) su tutte le riviste in solenni e fuorvianti recensioni stile
“next big thing”. Sembra che sia
rimasto per un anno in un cassetto, in attesa della miglior offerta. L’ha spuntata la Mercury,
che con un gran can-can propone la band come punta di
diamante di questo mese. Viste
le premesse sono un po’ diffidente.. Metto il Cd nel lettore.
Sgomento iniziale: Mattie Safer,
il vocalist, ha la voce come
Robert Smith, oddio, è un plagio! Già, lo dicevo io, il solito pacco… passo al secondo brano e
il fastidio per la somiglianza di
voce passa già, Heaven è un
brano stupendo e la musica
prende il soppravvento. Segue
la delicata Open Up Your Heart,
dove la voce un po’ stonata e
tremula, rende questo pezzo
debole ma intrigante, stiamo
dalle parti new wave o giù di lì.
Ora sono affascinata. Echi (è il
caso di dirlo visto il titolo dell’album) alla P.I.L nelle brutali e coinvolgenti I Need Your Love, The
Coming Of Spring e ancor di più
nella title-track, che aggredisce
con percussioni a tutto spiano.
E che dire dell’acida House Of
Jealous Lovers? Pura quintessenza di Gang Of Four.
Straordinaria. Altri echi d’elettronica e di techno, cioè un tocco
moderno per attualizzare.
Sentire Sister Saviour (bellissima) che pompa come un brano
nu-funk dei Talking Heads, ma
starebbe bene anche ad un rave. Ragazzi, sono conquistata!
Questo è un album di gran carattere. Scaltro, seducente ed
adrenalinico.
Ecco un altro lavoro che conferma come il “buon vecchio” pop
psichedelico sia diventato negli
ultimi due anni un’influenza compositiva ricorrente per molte
band non solo rock, ma anche
dell’avanguardia electronica. In
questo senso è emblematico
l’ultimo album dei Future Sound
Of London dell’anno scorso, The
Isness che suona talmente anacronistico da risultare un tributo
ai Pink Floyd… Anche in questo
Ha Ha Sound troviamo due brani un po’ pinky: Pendulum e
Minimum, ma qui stiamo parlando dei Broadcast, che al loro secondo album ci ripropongono
con il loro indie electro un’estetica ed uno stile unico. Durante
tutto il disco delizia la voce eterea
di Trish Keenan che canta una
ninnananna delicata ed onirica.
Degno di nota è anche l’apporto
del batterista ospite Neil Bullock
con il suo ispiratissimo stile sixty.
La prima metà dell’album è squisitamente dolce, e ci accompagna in un mood sospeso che ci
fa trippare fino alla stupenda
Lunch Hour Pops.
Ma come in ogni recital che si rispetti, il sole scompare e arriva la
brusca mini-track Black Umbrella
che interrompe il volo, la mente
deve uscire da quello stato e ritrovarsi “ …seduta sulle scale ad
aspettare che i pensieri si calmino”, tutto è andato perduto e
non rimane che aspettare in un
paesaggio ora innevato…Quella
che ci raccontano i Broadcast è
una storia senza tempo, la musica di questo concept album è
costruita sul testo ad arte integrando perfettamente sonorità
vintage e moderna elettronica.
Nuove coordinate per una musica che viene da una memoria
lontana.
029
dischi
Various
Blondie
Living Colour
Nickelback
Oceanclub for China
V2
The curse of Blondie
Epic/Sony
Collideoscope
Sanctuary
The long road
Roadrunner
by stoner
by iggi
by naca
by iggi
Motivo per prendere in considerazione questa compilazione sono gli autorevoli curatori:
Thomas Fehlmann, nato a
Zurigo, è un big della scena elettronica tedesca da vent’anni,
paladino dell’underground resistance, protagonista dell’interscambio culturale con la scena
di Detroit, e vanta anche una
lunga partnership con gli istituzionali Orb.
L’altro nome è Gudrun Gut,
membro degli Einstürzende
Nuebauten e qui non c’è bisogno di presentazioni.
I due hanno fondato nel 1994 il
progetto Oceanclub, che consiste in produzioni di compilazioni, promozioni di serate live
e una radio on line le quali emissioni sono anche ospitate in
varie radio ufficiali in tutta la
Germania ed in Cina, da qui il titolo del Cd. Questo progetto
ha il merito di farci conoscere
affermati artisti della scena
elettronica sperimentale.
Tra le perle contenute in questo
Oceanclub for China cito il raffinato electro di Autopilot dello
stesso Fehlmann, il soft hip hop
femminile in Delaware dei
Monkeytribe, il sublime sound
alla Twin Peaks in Luck di Masha
Qrella, il remix tecno sperimentale di T.Raumschmiere in 3
Hours, From A Distance dei mitici Orb, in If’s And’s And But’s la
classe di un altro big della scena
tedesca, Jan Jelinek. Chiude il
disco il gioiello di Ekkehard
Ehlers, apprezzato manipolatore in camice bianco che ha
electro-rivisitato grandi artisti
del passato come Robert
Johnson e Albert Ayler. Un
ascolto piacevolissimo, semilounge ma di quello ricercato.
Occasione per scoprire notevoli artisti di nicchia.
Tornano i Blondie, storica band
capitanata da Deborah Harry.
Con 17 film, 43 apparizioni in serial tv, 40 milioni d’album venduti nel mondo, Deborah Harry è
un'icona della musica pop e
della moda.
L'undicesimo capitolo della loro
discografia s’intitola The curse
of Blondie (tradotto in italiano
La maledizione di Blondie). In
scaletta quattordici tracce.
Sulla scelta del titolo l’artista
spiega che "Tra noi era diventato uno scherzo. Ogni volta che
succedeva qualcosa di strano
dicevamo: Ecco, è la maledizione dei Blondie! Il titolo ricorda
quelli dei film con Vincent Price,
vampiri e horror. Però io penso
che porterà bene".
In questo nuovo disco c’è lo stile inconfondibile e la classe unica della leggendaria band di
New York. Spirito moderno con
il “maledetto” funky/rap di
Shakedown (ricordiamo il primo brano di rap-bianco della
storia, Rapture, composto dai
Blondie nel 1980), e con il singolo Good Boys a base di techno dance rock. Ottimo il tiro di
Golden Rod (reminiscenze
dell’epoca?) in equilibrio sulla
dolcezza di un’affascinante
Deborah Harry che sa ancora
adulare come non mai. In scaletta anche Hello Joe, dedicata
al compianto Joey Ramone.
The curse of Blondie rimette indietro d’una quindicina d’anni le
lancette dell'orologio artistico
della band. Non s’arriva alla perfezione assoluta che fu di
Plastic Letters (1977) e Parallel
Lines (1978), ma questo nuovo
album rimane un classico ed
esperto lavoro che farà ri-parlare di sé una band influente e seminale.
Ritorno abbastanza anonimo per
i Living Color, che solo per la loro
importanza storica nel rock USA,
dovrebbero essere sempre trattati come dei reali. Infatti, quando
durante gli anni ‘80 il rock mainstream riusciva a produrre solamente band di raccapricciante
banalità, questi quattro ragazzi di
colore finalmente riuscivano a
portare una ventata d’aria nuova,
aprendo nuovi orizzonti per la favolosa energia e originalità degli
anni ‘90. Collideoscope non colpisce proprio nel segno, ma non delude completamente regalandoci
una band che sembrava sparita.
La grungy Someday l’abbiamo
già sentita in radio come singolo, fino alla nausea. Canzone
carina, però. E il resto com’è?
Con tutta la buona volontà che
ho speso per trovare qualcosa
di kicking in questo disco, mi
dispiace dirlo: i Nickelback ancora non mi convincono. Tanto
sicuri di sé che questa volta non
hanno voluto nessun produttore. Mah! Forse un po’ di modestia (e una capace mano in più)
avrebbe portato a risultati maggiormente pregnanti. The long
road è piacevole, ma fastidiosamente banale.
Viktor Vaughn
Obie Trice
Vaudeville Villain
Cheers
Shady Records
Sound Ink (www.soundink.com)
by mr. loop
by mr. loop
Viktor Vaughn, conosciuto come
MF Doom, newyorkese, esce
quest’anno con due Cd: Take
Me to Your Leader sotto l’alias
King Geeborah, e con Vaudeville
Villain. Nooshit! Questo disco
underground rap è candidato
ad essere “album of the year”
nel suo genere. Velatamente
ironico, nichilista, amaro, minaccioso e con stile, sia nei testi che nella musica, è perfetto
esempio di come si sta muovendo l’attuale avanguardia.
Funk, electro, retròbeats e featuring d’altri rapper attestano la
maturità di questo’artista.
Se non avete una pistola con
voi, cambiate strada, si sta avvicinando la limousine dei BO$$ di
Detroit. Dr Dre, Eminem, 50 cent
ed il resto della cosca ci ricordano chi domina la scena e ci presentano le gesta di Obie Trice,
membro della famiglia che abbiamo già sentito nella colonna
sonora di 8 Miles. Proiettili, mignotte, minacce, giungla urbana, autodeterminazione e don’t
fuck with me muthaf…beh, avete capito. Il sound ha naturalmente il certificato di garanzia
Dr.Dre, ed Eminem è produttore esecutivo.
030
dischi
re.play
David Sylvian
Dido
Blemish
Samadhisound
Life for Rent
Arista
kult
by aliosha k.
by cheu
Ritorno in grande stile di David
Sylvian, a quattro anni di distanza
da Dead Bees on a Cake. Attenti:
qui non troverete nemmeno
l’ombra di una canzone pop.
Sylvian abbandona la forma canzone e si lancia in profondità cercando l’annullamento del suono.
O meglio, un silenzio rumoroso.
Otto pennellate sonore, colme
d’intimità, dove la calda voce di
Sylvian viene sorretta dalle oblique chitarre di Derek Bailey e dai
trattamenti elettronici dell’incensato Fennesz. Da ascoltare con
parsimonia. Scheletrico.(order
on: www.davidsylvian.com)
Lei è la sorella di Rollo, mente
dei Faithless, in cui ha militato
come vocalist. Questo nuovo
album unisce una chiara radice
cantautoriale ad una passione
per gli arrangiamenti elettronici
e, come nel suo precedente disco, è lei che firma, assieme al
fratello, tutti i brani. Life For Rent
è composto da undici ballate
(dodici se si calcola la ghost
track) che si lasciano ascoltare
con facilità, anche se la sua voce “soffiata” stanca già dopo i
primi brani del disco. L’unica nota di colore di quest’album è
Sand In My Shoes.
Alice Cooper
Andrew W.K.
The eyes of Alice Cooper
Spitfire
The Wolf
Island
by iggi
by iggi
E’ uscito The Eyes Of Alice
Cooper, il nuovo album del provocatorio cantante che tanti anni fa ha deciso di usare come
pseudonimo il nome di una strega bruciata sul rogo.
Cooper ci serve, come al solito,
il suo malefico sound che funge
da colonna sonora ai suoi show
a base di zombie, ghigliottine,
patiboli e mannaie insanguinate: l' anziano horror-rocker si diverte ancora a scandalizzare la
parte di America più moralista e
puritana, e lo fa bene! Disco decisamente kitsch, però divertente e ben prodotto.
Un ibrido tra metal, pop e dance, che tributa la parte più sleazy
e caciarona di questi tre generi:
Andrew W.K. (le iniziali per
White Killer) è un party-guerrilla
amatissimo nei rave USA.
Incendiario personaggio durante i live, con questo Cd ci conferma solo che negli States un
certo gusto (tra Kid Rock,
AC/DC, Kiss e Napalm Death, il
tutto frullato con un estratto di
techno-house) è duro a morire. Non un brutto disco (a furia
d’ascoltarlo potrebbe anche
entrarvi in testa), di sicuro meglio dal vivo.
Talking Heads
Stop making sense
1983, Sire/Warner
di iggi
Dada-pop, punk&no-wave, white-funk, surrealismo, modern art e
spasmi anfetaminici: questo e quant’altro l’alchimia degli inimitabili
Talking Heads, epica band capitanata da un febbrile David Byrne. Il
miracolo dei Talking Heads durò circa un decennio, a cavallo tra il’77
e l’88, durante il quale questi arguti newyorkesi ebbero modo di diffondere un alto numero di brani entrati nella storia della musica rock.
Canzoni angolose, alienate, ma anche eteree, languide, concentrate ora in un monumentale box in uscita per l’11 novembre, su Rhino
Records. Nel box di 4 Cd sono raccolti capolavori come Psycho
Killer, Take Me To The River, Heaven, I Zimbra, Life During Wartime,
Burning Down the House, Road to Nowhere, Mr. Jones e molti altri.
Ma non è del box che vorrei parlare, bensì di Stop Making Sense, l’unico disco live della band. Avrei potuto optare per il primo album 77
(1977), oppure per quel capolavoro che fu Remain in Light (1980),
quello che li consacrò al mondo. Che fetta di storia si portano dietro
questi dischi! Il periodo era quello dell’influenza punk e new wave inglese, mentre a New York la scena era concentrata attorno al
CBGB’s, un piccolo club dove tra sudore e droghe sintetiche proruppero alcune band dissimili fra loro ma assemblate sotto l’etichetta “no-wave”, tra cui i Talking Heads, appunto, poi Patti Smith, i
Contorsions, Lydia Lunch, i DNA e i Television. Le “teste parlanti”, cioè
David Byrne, Jerry Harrison, Tina Weymouth (una gran bassista!) e
Chris Frantz, furono i precurori di un rock alto, intellettuale, strettamente legato all’arte visuale, contaminato dalle nuove tecnologie
multimediali. Stop Making Sense è colonna sonora dell’omonimo film
(girato da Jonathan Demme) di un tour nel 1983: momento topico
nella carriera artistica della band. Questo disco è da ascoltare e da
vedere. Recuperate il video, il pulsare ritmico dell’intro vi catturerà in
una spirale tra immagini rotanti, suoni nervosi, colori sgargianti, il tutto presentato con una classe ed un’intensità mai ragginta fino ad ora
da nessun altro. Una band unica, inimitabile, senza tempo. Byrne oggi prosegue con successo le sue ricerche etnico-sperimentali, la
Weymouth ogni tanto spunta fuori con i suoi Tom Tom Club, Harrison
e Frantz collaborano nell’ombra di altri artisti.
Dispersi ma non dimenticati.
penoso
sufficente
discreto
buono
ottimo
capolavoro
031
repor t
re.play
di gabi
Iggy Pop La classe non è acqua
“Ho composto alcuni pezzi per un lavoro di danza contemporanea, ho
lavorato sui testi di un nuovo film, ho preso parte ad un paio di lungometraggi e ho trovato il tempo, tra un impegno e l’altro, per disegnare una
nuova linea di preservativi… e mi sono parecchio divertito.”.
Con queste parole l’Iguana del rock Iggy
Pop torna con un nuovo cd, Skull Ring, frutto della collaborazione - dopo trent’anni di
separazione - con Ron e Scott Asheton
(The Stooges), assieme ai quali ha prodotto quattro canzoni. Non solo: l’inossidabile
Iggy per il suo nuovo album ha voluto forze
giovani e fresche. Quindi ecco le collaborazioni con Green Day, Sum41 e Peaches.
Iggy Pop, cioè James Jewel Osterberg
(nato nel 1947), è una delle leggende più
longeve del rock. Correva l’agosto del
1969 quando l’Elektra pubblicò l’album
d’esordio (omonimo) della sua band di
Detroit, The Stooges, un lavoro prodotto
da John Cale dei Velvet Underground.
Inizialmente il disco non fu un successo. Le
vendite di questo e dei due dischi seguenti
(Fun House e Raw Power) non furono all’altezza delle aspettative, e per risollevare
le sorti commerciali di Pop, dopo lo scioglimento della band, fu necessaria un’accu-
rata operazione di “restyling” da parte di
quell’astuto manager del rock che è David
Bowie. Da qui nasce la lunga carriera solista del cantante che si aprì con la pubblicazione di The Idiot. Chi conosce la storia
di Iggy sa che è costellata da alti e bassi in
quanto questo essere è caratterialmente
ribelle a qualsiasi costrizione. E’ un furioso
animale da palco, atleticamente guizzante ed eccentrico fino all’autolesionismo.
Una personalità istintiva senza peli sulla
lingua. Un tipino non facile.
Con gli anni però (ne ha 56) l’irruenza
dell’Iguana si è ammansita un po’, ed ora,
dall’alto della sua esperienza, spartisce la
sua musica con uno spirito di condivisione
rivolto ai più giovani. Per il nuovo disco, come già detto, ha voluto vicino i suoi antichi
compagni di lotta, Ron e Scott Asheton, e
gli amici The Trolls, la sua personale band.
Per “svecchiare” il suo suono si è avvalso
dell’esperienza di giovani melo-punkers
come Green Day e Sum41 (una scelta criticata dai puristi) dei quali Iggy apprezza freschezza e melodicità. Con Peaches il rapporto è fondato sul massimo rispetto,
difatti la cantante è entrata nelle sue grazie. Uno scambio di brani (due di Peaches
sull’album di Iggy, uno di Iggy sul disco di
Peaches) ha consolidato quest’alleanza
che sa di consacrazione divina per la cantante. Skull ring parte con un’energetica
Little Eletric Chair, e le cose sono chiare fin
dall’inizio. Puro Stooges garage rock’n’roll.
Perverts In The Sun e Skull Ring (Skull ring,
fast cars, hot chikies, fancy things) seguono le stesse eccitanti coordinate. Sapori
anni ‘70 con Superbabe, poi Loser, Private
Hell, Little Know It All: puro punk Detroit
style, metallico, veloce, immediato, tagliente. Segue Dead Rock Star, brano per
un Bowie fatto di mescalina. Da urlo Rock
Show e Motor Inn di e con Peaches.
Per concludere: con i Trolls siamo dalle
parti psych-seventies, con i Green Day e
Sum41 scaturisce un punk-rock sferzante
ed elastico, per niente commerciale. Con
gli Stooges, bhé, è già chiaro: spacca! Con
Peaches… altro che White Stripes e tutte
le coppiette pseudo rock’n’roll. Qui c’è la
Vera Attitudine, fatta di sangue e sudore! In
totale quattordici brani che faranno tacere
per un bel po’ tutti i giovani virgulti del nugarage rock’n’roll. Come dice Iggy stesso:
"Questi giovanotti d’oggi conoscono alla
perfezione gli spartiti, ma non sanno neppure cosa significhi vomitare…”. Parole sante!
Iggy Pop Skull Ring Emi/Virgin
032
re.play
di blindFREAK
A very short
history of nu metal
Limp Bizkit
Results may vary
Geffen - Interscope
Deftones
Korn
I primi ad essere definiti new metal furono i KoRn, nati
nel 1994 a Bakersfield, California. Il loro omonimo esordio sconvolge letteralmente il mondo del metal: basso
e batteria pesantissimi, chitarre usate come mai prima
per produrre effetti e suoni disconnessi e isterici, testi
allucinati, frutto di ossessioni e drammi del vocalist
Jonathan Davis, che più che cantare urla, piange, sussurra e si dimena in modo quasi epilettico. Tutto questo viene accuratamente elaborato dal giovane produttore Ross Robinson, che oltre a loro scoprirà altre
“piccole” band: tali Glassjaw, Vex Red, Slipknot e Limp
Bizkit (ho detto niente!). Nel 1997 Ross produce infatti
Three dollar bills, yall esordio dei Limp Bizkit. Un cd
ricco di cattiveria, urlato, d’impatto, sofferto, dalle atmosfere distorte ma
curatissime grazie a dei musicisti davvero spaventosi. La sezione ritmica è
stupefacente, come la chitarra, suonata dal camaleontico Wes Borland, il
tutto arricchito da Dj Lethal, ex House of Pain. Tutti questi fattori fanno del
primo album dei Limp Bizkit il loro miglior disco. Nello stesso periodo e nella
stessa zona si formano i Deftones che escono con Adrenaline nel 1995.
Anch’essi definiti nu metal per la diversità enorme che c’è tra la loro musica e quella convenzionale, alla fine dei conti di simile ai KoRn non hanno
praticamente nulla. Chino Moreno è uno dei migliori cantanti che la storia
Limp Bizkit
Nasce nel 1994 dopo tanto grunge e punk, esplode nel 1999,
decade nel 2002 e ora si spera in una resurrezione. Sto parlando
del numetal, musica generalmente odiata dagli amanti del metal
tecnico e puro, un genere che ha inglobato costantemente nuovi
stili, con chitarre pesanti, testi generalmente rappati e tanti soldi
che (sfortunatamente) ci ruotano attorno. E’ un metal diverso da
quello originale: non ne ha la tecnica e la velocità, né la voce né
le caratteristiche, ma è ugualmente pesante e rabbioso.
del metal abbia mai avuto e i Deftones creano uno stile a sé stante, impossibile da etichettare. A differenza di KoRn e Limp Bizkit, Chino & co. mantengono un lato molto underground e pur essendo famosi in tutto il
mondo, possiedono una cerchia ristretta di fans devotissimi. L’enorme
successo dei primi due apre la strada ad una moltitudine di band, alcune
originali ed innovative (per es: Incubus, Lost Prophets dall’Inghilterra,
Pleymo dalla Francia, System of a Down), altre cloni malriusciti dei loro predecessori (non facciamo nomi).
Ma ora il mondo del nu metal che combina?
Tanto per cominciare i Korn sono miliardari e sembrerebbero in dirittura
d’arrivo con il loro sesto album, previsto per novembre. Il loro ultimo lavoro Untouchables ha lasciato molto a desiderare, salvo per la voce di
Jonathan che ha fatto passi da gigante. Excursus dei tre precedenti lavori
è invece l’ultimo capolavoro dei Deftones, che fonde rabbia, classe, caos
e sperimentazione per riassumere questi nove anni di carriera.
Gli idoli delle teenagers Linkin Park hanno sfornato da qualche mese la loro
opera seconda Meteora, la difficoltà sta nel distinguerla dalla loro opera
prima, visto che è praticamente identica, salvo qualche canzone qua e là.
Il primo disco era favoloso, so che potrebbero fare di meglio!
Fuori dal 22 settembre l’atteso Results may vary dei Limp
Bizkit, orfani del camaleontico chitarrista Wes Borland. Dopo
essere esplosi con la colonna sonora di Mission impossibile, i 5
hanno sfornato Chocolate Starfish and the hot dog flavored
water (2000), che è la versione tamarrissima e rovinata del bellissimo Significant other (’99), suo predecessore. Con questo
nuovo prodotto la band di Jacksonville si rifà leggermente in
diversi brani, soprattutto in quelli melodici. Ma Wes se n’è andato, e si sente. Lo si nota soprattutto nei pezzi più violenti, dove
ora manca la fantasia e l’inventiva che Wes possedeva e che
rendeva anche i brani più “hollywoodiani” dei Limp dei piccoli
capolavori. I Limp freschi, cattivi e dinamici del primo album
sono ormai scomparsi e Fred, dopo il successo di Significant
Other, si è troppo montato la testa (dimostrazione lampante è il
terzo album: una vera americanata musicale), ma con quest’ultimo disco trovo che qualcosa di buono sia ritornato, forse proprio in quei pezzi melodici sicuramente apportati dal nuovo chitarrista Mike Smith (ex Snot). Io darei ancora una chance ai
Limp Bizkit, voi no?
033
repor t
di iggi
Un ultimo saluto…
Joe Strummer
Johnny Cash
E’ in uscita (per il 20 ottobre) l’album postumo di Joe Strummer
con i Mescaleros, Streetcore, che include le ultime incisioni dell'ex
leader dei Clash scomparso per una crisi cardiaca nel dicembre
2002. Solo un mese prima aveva fatto sognare tutti per quei tre bis
che fece al Acton Royal Hall con Mick Jones, al concerto di quest’ultimo… Una grande perdita che il mondo rock ancora sta piangendo: l’indimenticabile ex-leader dei Clash ha lasciato un segno
profondo in tutti.
Un album postumo quindi, con i pregi ed i difetti del caso, ma che
certifica con decisione un fatto: Strummer aveva ritrovato (dopo un
lunghissimo periodo di silenzio post-Clash) la voglia di esprimersi
con la musica. Con Rock art and the X-Ray Style (Hellcat, 1999) e
Global a go-go (Hellcat, 2001) aveva già affermato la sua ritrovata
vena musicale, nel suo stile inconfondibile, in bilico tra rock e caraibi, tra punk e blues, cajun e white country. Non aveva esaurito le
pallottole, Strummer, e la sua mira stava tornando precisa.
Purtroppo Streetcore lo ha lasciato incompleto, quindi due
Mescaleros (Martin Slattery e Scott Shields) lo hanno rifinito aggiungendo due cover: un’ardente Redemption Song di Bob Marley e
Before I Grow Too Old del cajun-singer Bobby Charles (questa una
scelta discutibile visto il titolo). La passione che Strummer aveva
per il reggae fa capolino tra le note di Coma Girl (il singolo), e con
prepotenza in Get Down Moses. La cotta adolescenziale per le
campionature è evidente in All In A Day, lo struggimento adulto si
trova in ballate come Long Shadow e Burning Street. Sottile la nostalgia in Ramshackle Day Parade e Silver Day…
Un bel disco, purtroppo incompiuto, ma prezioso lo stesso. Crudele
il destino! Portarcelo via mentre era completamente immerso in un rinnovato amore
per la musica… Poteva ancora darci molto.
Non ci resta che tenerci stretto
quel mondo che con generosità Strummer ci ha fatto scoprire. Un mondo rassicurante, dove rifugiarci nei momenti bui…
Il grande cantautore americano Johnny Cash è morto il
12 settembre nell'ospedale di Nashville in cui si trovava
ricoverato da alcuni giorni per un’ennesima polmonite.
Lo scorso 15 maggio era rimasto vedovo in seguito alla
scomparsa dell’adorata moglie, June Carter Cash.
Colgo l’occasione dell’uscita postuma del Cd di Joe
Strummer per rivolgere un ultimo saluto anche a questo personaggio incredibile e di gran carattere. Con
Cash è scomparso l’ultimo baluardo della musica tradizionale americana. Il suo soprannome era The Man In
Black. I Walk The Line, Ring Of Fire, Folsom Prison
Blues e A Boy Named Sue sono solo alcune delle più
belle canzoni con le quali Cash ha lasciato un segno indelebile nella storia. Il cantautore ha passato la sua vita
a soffrire: diabetico, la sua salute era minata già da giovane dall’abuso d’anfetamine, e vari interventi malriusciti alla mascella lo avevano reso schiavo dei farmaci
antidolorifici. Una vita dura e dolorosa, costellata da
periodi di successo a lunghi momenti di solitario silenzio. Solo la forza e la devozione della moglie, figlia di
una famosa dinastia di country-singers americani, e la
ritrovata fede religiosa, sono riusciti a sostenerlo. Il produttore dei suoi ultimi dischi, Rick Rubin, ha il merito di
aver fatto conoscere Cash al pubblico più giovane, infondendogli così una nuova primavera. Negli ultimi anni
Cash aveva anche coverizzato numerosi brani d’artisti
come Nick Cave, Nine Inch Nails, Depeche Mode e U2,
rendendoli ancor più pregnanti e vibranti. Negli ultimi
tempi si era messo al lavoro duramente, come presagendo la fine: la figlia Roseanne ha riferito che il padre
registrava anche tre nuove canzoni al giorno. In previsione, quasi certamente, un album postumo.
Johnny Cash: una persona coraggiosa, che non si è
mai stancata d’elargirci canzoni toccanti e commoventi grazie alla sua voce, forse la più profonda e tremendamente maschia che ci è capitato di sentire. Ci
lascia un vuoto incolmabile.
Joe Strummer
& the Mescaleros
Streetcore
Hellcat
034
informer
re.play
••
Sonic Youth, Green Day, NOFX, Tom Morello e The Donnas sono alcuni degli artisti ad aver preso parte all'associazione Bands
Against Bush, un progetto dal titolo esplicito, dedito all'opposizione contro la politica del Presidente Usa. Le band che hanno aderito all'organizzazione parteciperanno ad una serie di live in tournée per gli States. In previsione una compilation.•• La Southern ha
finalmente confermato l'uscita dl primo disco dei Probot, band ideata da Dave Grohl dei Foo Fighters. Il disco omonimo sarà nei negozi dal 10 Febbraio 2004. Questo album è un tributo che Grohl, Adam Kasper (produttore dei Foo Fighters) e l'ex-Zwan Matt
Sweeney hanno voluto fare alla musica metal, in particolare ai cantanti della loro adolescenza, alcuni dei quali sono stati invitati a pertecipare con le loro interpretazioni. •• Le undici canzoni del primo album solista di Morgan si sono aggiudicate la Targa Tenco 2003:
Canzoni dell'appartamento è stato decretato, praticamente all'unaminità, come "miglior opera prima". •• In attesa di far uscire il suo
primo album solista American Sweetheart, Courtney Love si dà alla pazza “gioia” e ha ancora trovato il modo di far parlare di sé.
Pare che il 2 ottobre la cantante si sia fatta arrestare dalla polizia di Los Angeles per essere entrata a casa di un conoscente dopo
aver rotto una finestra. Poi, un'ora dopo aver lasciato (sotto cauzione di 2.500 dollari) il commissariato di Beverly Hills, pare che sia
stata ricoverata d'urgenza in clinica a causa di un’overdose di qualche sostanza non meglio specificata. Courtney Love: una donna
impegnata…•• Dopo sei anni di pausa Frankie Hi-Nrg Mc si ripresenta sul mercato discografico più sarcastico e grintoso che mai.
Dopo Verba manent (1992) e La morte dei miracoli (1997), Frankie Hi-Nrg pubblica Ero un autarchico (Bmg). L’album uscirà il 31 ottobre e sarà preceduto dalla programmazione del brano Chiedi Chiedi. •• Atteso per la primavera prossima il nuovo album di Beck,
per il quale è prevista la collaborazione con Dan the Automator.
••
Previsto per dicembre il processo in Lituania nei confronti di
Bertrand Cantat, accusato per la morte di Marie Trintignant in seguito a delle percosse. Intanto degli anonimi gli hanno bruciato, distruggendola, la casa in Bretagna, e la madre di Marie, la regista Nadine, ha pubblicato in Francia un libro sulla figlia: 140'000 copie
vendute nei primi tre giorni. •• L'ex-frontman degli Stone Temple Pilots, Scott Weiland sta attraversando un periodo prolifico. Non
solo lavora a tempo pieno con la sua nuova band, i Velvet Revolver, formata insieme agli ex-Guns 'n’Roses, ma ha trovato anche il
tempo di fondare un'etichetta discografica, la Softdrive Records. I primi a beneficiare dell'attività della Softdrive saranno i Campfire
Girls, il cui nuovo album, Tell Them Hi, uscirà fra qualche settimana. •• E’ in uscita una versione inedita di Let it be, l’utlimo album dei
Beatles al quale sono stati eliminati effetti sonori ed rindondanze orchestrali. •• Bono ha momentaneamente abbandonato la musica per darsi al disegno, illustrando le 64 pagine del libretto di accompagnamento di una nuova versione di Pierino e il Lupo di
Prokofiev. I ricavati del progetto saranno devoluti all'Irish Hospice Foundation, una fondazione per la cura del cancro. I disegni originali sono stati realizzati dal musicista con l'aiuto dei figli Jordan, 14 anni, e Eve. Il libretto nel quale sono riprodotti i disegni sarà pubblicato in Gran Bretagna dalla casa editrice Bloomsbury. •• Dopo molti tentativi e varie carriere soliste gli Europe annunciano un nuovo album in studio, un nuovo tour e un DVD con video e interviste. Ne sentivamo la mancanza, proprio!
••
Radiohead: la band di
Thom Yorke è stata la vincitrice del premio come miglior band del mondo nella notte dei Q Awards, i premi della rivista Q. I grandi
sconfitti sono stati i Coldplay che non hanno portato a casa nessun premio. Ecco gli altri principali vincitori: The Thrills (miglior debutto), Blur (con Think Tank, miglior album) e Muse (band più innovativa). Intanto Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead, ha realizzato il primo album solista della sua carriera, Bodysong, in uscita a fine ottobre. E’ la colonna del film omonimo diretto da Simon
Pummell, il cui debutto avverrà sugli schermi britannici il 5 dicembre. L'album vede anche l'apporto del fratello di Jonny, Colin, bassista dei Radiohead, nel brano 24 Hour Charleston. •• E’ morto venerdì 26 settembre Robert Palmer, per un attacco di cuore. Il poliedrico cantante aveva 54 anni. Si trovava in vacanza a Parigi in compagnia della sua fidanzata, Mary Ambrose. Già collaboratore di
Duran Duran (con il progetto Power Station) e dei Talking Heads, Palmer raggiunse la fama nel 1985, quando pubblicò l'album Riptide,
e grazie ai singoli Addicted To Love, e John & Mary ebbe un successo planetario. Palmer abitava da quindici anni in Ticino (a Bosco
Luganese), dove diceva d’aver trovato la sua vera casa. •• In Time, il Best Of dei R.E.M. in uscita il 27 ottobre, raccoglierà i migliori
brani scritti dai 1988 in poi. Cliccando sui titoli dei brani nella home page dei R.E.M. (www.remhq.com) è possibile scaricare video e
audioclips di alcuni pezzi del disco. Il Best Of includerà due brani inediti, Bad Day (il singolo apripista) e Animal, oltre ad All The Right
Friends, estratto dalla colonna sonora di Vanilla Sky.
••
Peaches, nuovo fenomeno della scena undeground grazie al suo disco
Fatherfucker (vd. recensioni dischi), farà da supporter a Marilyn Manson nel tour europeo che la gothik-star inizierà il prossimo 19 novembre ad Amburgo e terminerà a Lisbona il 27 dicembre. •• E’ già concluso il viaggio artistico di Billy Corgan con la band Zwan.
Corgan ha annunciato lo scioglimento degli Zwan in un’intervista in diretta ad una radio americana.
••
In uscita presso le librerie
Anomalia Subsonica, un libro che racconta la storia della nota band Subsonica, redatto da Paolo Ferrari, giornalista di Rumore e Il
Manifesto, e Dj presso la RAI e Radio Popolare. •• Digustato dall’industria discografica, Krist Novoselic ha messo fine al suo progetto Eyes Adrift. L’ex-bassista trentottenne dei Nirvana vorrebbe intraprendere la carriera politica. •• La Rhino ha prodotto un cofanetto contenente quattro Cd dedicati alla storia del punk. Trattasi di cento brani tratti dai lavori di Ramones, Stooges, Jam, Damned,
Clash, Saints e Germs. Inspiegabile l’assenza di brani dei Sex Pistols. •• Se tutto va bene, a fine novembre dovrebbe uscire il nuovo
Cd dei Korn. Tra la quindicina di brani inediti, una cover di One dei Metallica.
035
live
re.play
Deftones + A Perfect Circle
25 settembre - Frauenfeld
di blindFREAK
Sono state fatte petizioni, raccolte di firme e richieste disperate, ma i Deftones
la data in Italia non l’hanno fatta.
Per fortuna hanno deciso di presentarsi
nella ridente cittadina di Frauenfeld, dove hanno suonato insieme agli A Perfect
Circle e ai Revolution Smile.
Purtroppo non ho assistito all’esibizione di
questi ultimi, ma fortunatamente non mi sono persa la performance degli A Perfect
Circle, che oltre al nuovo album Thirteenth
step hanno presentato anche la nuova formazione della band, che vede al basso l’ex
Marilyn Manson Twiggy Ramirez, alla chitarra James Iha (fu Smashing Pumpkins) e Josh
Freese alla batteria. Il suono, l’esecuzione, la
presenza scenica e persino la disposizione
sul palco erano impeccabili e particolari, per
non parlare ovviamente della voce profonda
e incantatrice di Maynard Keenan. Il loro nome è decisamente azzeccato, perché musicalmente raggiungono qualcosa di veramente perfetto.
Non altrettanto perfetto ma sicuramente emozionantissimo è stato lo show dei Deftones, o
meglio, di Chino Moreno. La voce più bella del
nu metal (se così si può definire il loro stile) è
senza dubbio il pilastro portante del quartet-
to, senza il quale probabilmente i Deftones
perderebbero gran parte del loro fascino e
carisma. Chino ha dato spettacolo per tutto il
concerto, cantando magnificamente e, a differenza di molti altri artisti altrettanto famosi
(es: Korn), ha interagito molto con il pubblico,
ringraziando più volte i fans, scendendo dal
palco per stare a contatto con la gente e
stringendo mani a destra e a sinistra. Che i
musicisti dei Deftones non siano dei genii di
tecnica e originalità è risaputo, ma la loro musica è stata, ed è ancora, innovativa e ogni loro canzone possiede tantissima atmosfera,
grazie soprattutto a Dj Frank Del Gado. Tra un
brano classico e uno nuovo, i Deftones hanno condotto uno show favoloso, che mi ha
emozionato tantissimo vista la mia gran passione per loro, infatti non mi sento del tutto
imparziale nel recensire questo concerto.
Nonostante per alcuni siano forse mancate
capacità esecutive, originalità, tecnica e precisione, lo show dei Deftones mi ha fatto tornare a casa felicissima, con il pensiero di aver
stretto la mano a Chino e Abe (drums) e stringendo tra le mani il plettro di Stephen (guitar),
mi sono resa conto che non bisogna per forza fare gli assoli di Satriani o le rullate di
Lombardo, ma basta semplicemente tanto
contatto, entusiasmo e passione per fare di
quattro ragazzi una band grandiosa.
David Bowie
8 settembre Reality Show - Londra
Riuscito a metà il pomposamente annunciato Reality Show di David Bowie,
trasmesso in diretta da un esclusivo
concerto di Londra in 68 cinema di 22
Paesi europei.
Grande era l’attesa di ascoltare dal vivo i nuovi brani tratti dal nuovo (e, sans dire, pregevole) omonimo album, uscito qualche settimana
fa; altrettanta era la voglia d’interagire telematicamente ed in simultanea (come promesso)
con la rockstar. Indagando tra le notizie pervenute in merito le cose si sarebbero svolte
così: prima dell’inizio dello show, sullo schermo dei cinema prescelti era indicato un numero Sms cui indirizzare le domande per l’intervista a Bowie. Un numero di cui non è
stato possibile abusare, nel senso che sono
state rivolte al cantante solo dieci sms-domande (su 22 paesi!) …e pare che siano state domande banali e senza curiosità.
Dubbio: il pubblico era effettivamente così
loffio o la scelta delle domande da parte della regia è stata semplicemente un po’ superficialotta? Passiamo allo show. Elogi alla
forma di Bowie, più grintoso ed affascinante
che mai, però, secondo fonti accreditate, il
suono nei cinema era inferiore al previsto.
Non eravamo presenti, quindi non possiamo
confermare. Il concerto sembra che sia stato inferiore alle aspettative dei fan, i brani del
nuovo album in versione live non erano completamente rodati ed i picchi si sono raggiunti limitatamente con quei pochi brani cult
(Modern Love e Hello Spaceboy) che il Duca
ha avaramente elargito. Insomma, le recensioni non sono tanto positive, ma lasciano
una speranza per i concerti della grossa
tournée Reality (all’Hallenstadium di Zurigo il
24.10.2003). I fan aspetteranno Bowie al varco. E lui, con la sua consueta classe, saprà difendersi bene.
036
re.play
Livepreview
In Svizzera l’autunno s’annuncia ricco d’avvenimenti musicali. Gli organizzatori di concerti elvetici hanno annunciato le
prossime date, tra le quali abbiamo fatto una scelta tra quelle più appetitose per i fans della Svizzera Italiana.
L’agenzia Art Contact di Ginevra (tel. 026 / 6751054) propone per i prossimi mesi tre concerti d’alto spessore rock:
Placebo, Blur e Muse.
Anche gli altri organizzatori e promoter si sono dati da fare. Il programma fino a dicembre è veramente intenso, e c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Di seguito eccovi le date degli altri concerti più importanti per quest’autunno svizzero.
ottobre
Placebo si esibiranno il 25 ottobre all’Arena di Ginevra.
Condotti dal carismatico leader Brian Molko, il trio glam britannico promette di offrire uno show intenso e trascinante.
I Muse, con il loro sound maestoso ed in tensione, adattissimo all’imponente acustica dell’Arena di Ginevra, saranno in
Svizzera il 2 novembre. Il trio britannico proporrà per questo
concerto brani tratti dal loro nuovo album (Absolution, vd. tra
le recensioni dischi), con il suo consueto stile irruento e melodico. I Muse non si sono più esibiti in Svizzera dal 2002,
quindi questo è un concerto molto atteso dai fan svizzeri.
Tra i concerti in previsione per Art
Contacts anche quello dei Blur,
presso la sala Métropole di
Losanna il 13 novembre, con di
spalla gli Elbow.
Serata speciale all’insegna della
qualità, concessa solo a 2’000
fortunati (la capienza della sala
ha questo massimo). Per questo
concerto restano ancora pochi
biglietti (www.ticketcorner.ch)
Blur
17
Stereophonics / Volkshaus - Zurigo
24
David Bowie / Hallenstadion - Zurigo
25
The Dandy Warhols / Rocking Chair - Vevey
28
Keziah Jones / X-TRA - Zurigo
30
Iron Maiden / Hallenstadion - Zurigo
31
Fun Lovin' Criminals / Schüür - Lucerna
novembre
03
Paradise Lost + Amorphis + Godhead
Abart - Zurigo
05
Moloko / Volkshaus - Zurigo
08
16 Horsepower / Fri-Son - Friborgo
10
Ben Harper / Hallenstadion - Zurigo
18
Kings of Leon / Salzhaus - Winterthur
18
Sepultura / Kaserne - Basilea
29
Black Rebel Motorcycle Club / Abart - Zurigo
30
Marilyn Manson / Hallenstadion - Zurigo
30
The Mars Volta / Abart - Zurigo
dicembre
arper
Ben H
07
Lamb / Fri-Son - Friborgo
08
Metallica / Hallenstadion - Zurigo
17
Busta Rhymes / Tägerhard - Wettingen
I biglietti per tutti i concerti elencati in questa pagina li trovate presso Ticketcorner (www.ticketcorner.ch). Affrettatevi, vanno via come il pane...
Black Rebel Motocycle Club
ls
Dandy Warho
Fun Lovin’ Crim
inals
Iron Maiden
037
agenda
ottobre
10 venerdì
16 giovedì
Garage Music - Castione
Live con PRETTY FACE
(garage-beat anni '60)
Living Room - Lugano
Live con ALI PERDUTE e SO79
(alternative&indie rock)
La Fabbrica - Losone
Live con DOCKERY FARMS
(soul, rock & blues)
24 venerdì
Garage Music - Castione
CABARET TSI + Dj set Night
Inizio ore: 19.00
Living room - Lugano
Dj set MindEqualizer con ROLLZ
(breakbeat, acid & tribal groove)
sabato
Living room - Lugano
Dj set con Chocolate
(from electro to minimal house)
25 sabato
Garage Music - Castione
Live con CHERRY PIE
(rock’n’roll’n’blues)
Garage Music - Castione
Live con BRIAN AUGER's
OBLIVION EXPRESS
(jazzy e funky-hammond)
La Fabbrica - Losone
Live con KING TONGUE
(art rock da Milano)
Living room - Lugano
Halloween party!
Dj set con IGSMAN
(trip hop, electronica, big beat)
Living room - Lugano
Live con MUSh (britrock)
30 giovedì
Living room - Lugano
Dj set MAFFIA SOUND SYSTEM
con Dj [email protected]
(breakbeat, d‚n‚b)
La Fabbrica - Losone
Live con OFFBIIT
(acappella à la carte)
Living room - Lugano
Live con COSMETIC
(alternative rock)
CinemaTeatro - Chiasso
Live con SERGIO CAMMARIERE
(musica d’autore)
Living room - Lugano
Dj set MondoRaba
con RABA (Rete 3)
Bar Hieronymus - Morbio Inferiore
Live con PUSSYWARMERS
(rock’n’billy)
CinemaTeatro - Chiasso
Live con Sainkho Namtchylak
(canti elettro-etnici)
Garage Music - Castione
Halloween Night Party
Dj set
fino alle cinque di mattina…
18 sabato
Garage Music - Castione
Live con VASCO JAM
(cover-band)
15 mercoledì
31 venerdì
Garage Music - Castione
Lachrima Krisma
Live con KRISMA
& Dj set con LORENZ
(from elektricity to elektro clash)
17 venerdì
Living room - Lugano
Sinapsi
DJ SET V/S VIDEO
(nu-jazz, broken-beat,
drum'n' bass)
11
re . p l a y
23 giovedì
Garage Music - Castione
EXTRA MUSIC dal Garage
Prima selezione del concorso
per band emergenti
24 ottobre
Garage Music - Castione
Lachrima Krisma
From elektricity to elektro clash
Live con KRISMA & Dj set con LORENZ
Una delle novità della stagione presso il garage Music di Castione consiste in un evento previsto per il 24
ottobre, intitolato Lachrima Krisma
(From elektricity to elektro clash, durante il quale due personaggi illustri
“occuperanno” il Garage con ospiti,
suoni e vibrazioni elektro-caleidoscopici. Sto parlando dei Krisma, uno
dei nomi anni ’80 più di culto in Italia
ed in Europa, coppia italo-svizzera
pioniera delle sonorità elektro-wave.
Fautori di un innovativo sound electrowave-punk, i Krisma hanno prodotto album memorabili ed avanguardistici come
U, Chinese Restaurant e Clandestine
Anticipation. Al presente le leve dell’elet-
Palabasket - Bellinzona
Festival CI SIAMO!
Live con PUNKSECK, MAJA,
CONFUSED e altri
(punk & core)
Dalle 20.00
tronica italiane come Subsonica (con i
quali i Krisma hanno inciso il brano Nuova
Ossessione), e poi Wagooba, Morgan,
Sirenetta H. e altri, omaggiano il talento e
l’inventiva di questa coppia storica con
collaborazioni e scambi. Sempre all’avanguardia e mai stanchi d’esplorare le più innovative sonorità (come la techno, il d’n’b
e l’elctroclash), oggi i Krisma sono più attivi che mai. Durante la serata Lachrima
Krisma (From elektricity to elektro clash) si
potrà ulteriormente constatare dal vivo
tutta l’esperienza e l’estro di Christina e
Maurizio, questa volta accompagnati da
Dj Lorenz, un esperto veterano del sound
anni ’80. Ma la vera sorpresa è che essi,
fungendo da navigati maestri delle cerimonie, torneranno al Garage ogni mese
con ospiti e amici (avete visto chi sono…)
ed esclusivi Dj. Assolutamente da non
mancare l’appuntamento con la prima
serata, il 24 ottobre. Stay tuned!
Info su: www.garagemusic.ch
In omaggio un biglietto ai primi dieci lettori che invieranno un messaggio intestato KRISMA all’email [email protected]
Le date indicate sono
quelle pervenuteci entro
la chiusura redazionale.
Potete trovare costanti
aggiornamenti sui concerti
nella nostra regione al
link "agenda" presso il
nostro sito web
www.resetmagazine.ch
038
re.play
di naca
My Stupid Dream
Il sogno continua
I luganesi My Stupid Dream, composti
da Nicolas Bosia, Raphael Cecchin,
Vito Chiofalo, Pablo Creti e Davide
Gentile, sono senz’ombra di dubbio
una delle certezza musicali più consolidate della scena punk ticinese.
Ora, dopo tanta gavetta sui palchi di
tutta Svizzera e Italia e un primo disco
datato 1998 (Happy to be Punck rockers), è finalmente pronto il loro
nuovo lavoro, Place trust in your
friends. Proprio per questo motivo ci
siamo ritrovati con Davide, il cantante
della band, per discuterne.
Come è andato il lavoro di concepimento
del disco?
Per 18 mesi abbiamo lavorato assiduamente al
disco. In certi periodi eravamo veramente prolifici, in altri evidentemente meno, ma è così per
tutti. L’idea del disco è comunque nata gradualmente, essendo le nostre prove sempre
concentrate sulla preparazione dei concerti.
Poi ad un tratto ci siamo resi conto che i pezzi
completi e che ci piacevano cominciavano ad
essere un bel po’. Nel maggio 2002 abbiamo
prima di tutto registrato una demo di quattro
pezzi che però è rimasta sempre e soltanto a
scopo promozionale. Poi, tra il gennaio e il febbraio di quest’anno siamo entrati in studio per
lavorare al disco. I quattro pezzi della demo sono stati registrati di nuovo e fanno ora parte di
Place trust in your friends.
Come funziona il lavoro di preparazione di
una canzone, come la “componete”?
Spesso devo dire che le idee a livello musicale
le ha Raphael. Partiamo dalle sue proposte e
poi diamo libero sfogo alla nostra creatività.
Da lì in poi diventa uno sforzo di gruppo.
E’emozionante vedere come i pezzi si sviluppano. Una volta trovata la melodia che più ci
soddisfa comincio mettermela in testa fino a
quando riesco a trovare un’idea per una linea di
canto. Una volta trovata quella mi rimane da
scrivere il testo.
A proposito dei testi, mi è sembrato di capire che vuoi trasmettere dei messaggi
importanti?
Si, devo dire che anche se l’inglese non è la mia
lingua madre, cerco sempre di dire qualcosa
d’interessante. C’è un pezzo a favore dell’eutanasia, The Right To Choose, che anche musicalmente è interessante, con una bella melodia
che sprigiona energia. Ci sono altri pezzi con dei
testi che cercano di dire qualcosa come per
esempio, Solve Don’t Hide, che parla del problema delle droghe. È un lento con il pianoforte, che ha gentilmente suonato Tato Zampieri,
una vera chicca, e lui è decisamente un grande.
Sei soddisfatto del risultato finale?
Si, devo dire di sì, anche se non ci si deve mai
sentire soddisfatti; sono fatto così, guardo sempre avanti e sento che c’è ancora tanta strada
da fare. Adesso non vedo già l’ora di ricominciare a suonare sui palchi del Ticino e provare
anche nuovi pezzi. Comunque il disco mi soddisfa, i pezzi sono di buona fattura, sono stati registrati bene, e nell’insieme abbiamo raggiunto
una buona varietà raggiungendo diverse sfaccettature del nostro emo punk rock.
My Stupid Dream
Place trust in your friends
Honey Records
Al nuovo album dei luganesi My Stupid Dream, Place
Trust in your friends, non manca proprio niente per essere considerato un buon disco emo-punk. Uscito il 4 ottobre, questo disco conferma il buon momento della musica rock ticinese.
I pezzi sono belli tirati, le ritmiche incalzanti, i testi interessanti, l’energia non si fa desiderare, ma è sopratutto la voce di Davide Gentile e le melodie che riesce a disegnare che permette a quest’album di
risultare impegnativo e piacevole allo stesso tempo. I meccanismi sono oliati alla perfezione - con l’esperienza dei membri della band non ci si poteva aspettare altro. I My
Stupid Dream sono infatti riusciti a sfornare un ottimo lavoro da tutti i punti di vista dimostrando che anche alle nostre latitudini il lavoro e la dedizione portano a risultati sorprendenti. Pezzi come l’apertura di Your Trophy's Bleeding, la title track Place Trust In
Your Friends, e le bellissime Solve Don’t Hide e The Wolrd Through the Window non lasciano dubbi sulla consistenza musicale del disco e di questa band nostrana. Place trust
in your friends è un album completo, che esplora con naturalezza tutte le sfaccettature del genere punk, senza risultare forzato. Anzi, proprio questa naturalezza e quest’affiatamento faranno sicuramente la forza dei My Stupid Dream sul palco. Quindi, in attesa dei primi concerti dei My Stupid Dream, non ci resta che gustarci questo Place trust
in your friends, consapevoli che finalmente si avrà voglia di lasciare un prodotto ticinese
nel proprio lettore Cd.
Da cosa è ispirato questo titolo, Place
trust in your friends?
(Davide ride, ndr.) Beh, il titolo è ispirato a un gioco della Play Station, in cui si sottolinea come
per costruirsi una propria personalità ben distinta e quindi guadagnarsi il rispetto degli altri,
bisogna sempre e comunque fidarsi degli amici, ma appunto, senza esserne schiavi. Quando
ho letto questa frase mi sono fermato un attimo
a pensare cosa volesse significare per me.
Ecco, questo è il ragionamento che è seguito,
e reputo che sia veramente importante avere
fiducia negli altri.
I My Stupid Dream suoneranno il 15 novembre 2003 al Metrò di Lugano in compagnia dei The Gone Overseas, e di un
terzo gruppo a sorpresa di cui già si vociferano grandi cose… Check it out!
Info: www.mystupiddream.com
039
localcorner
intervista di iggi
Aliperdute
Un’altra prospettiva
Ali Perdute è un gruppo che si può definire veterano nella scena
musicale della Svizzera Italiana. Nata nel dicembre 1997 tra
Lombardia e Svizzera Italiana, questa band ha debuttato nel 1998, e
d’allora ha partecipato a numerosi concorsi musicali (Emergenza
Rock Italia, Deep Rock Festival Varese, Palco ai Giovani, ecc).
Prossimamente è in uscita il nuovo Cd, Nessuno vede il vetro.
Aliperdute, qual`è il significato di questo nome? E’ un nome che sta
un po’ a significare il rapporto che abbiamo con la musica, che poi è un po’
quello che qualsiasi persona può avere con l’arte in genere, cioè un mezzo
per staccare dal quotidiano e cercare risposte “altre” rispetto a quelle che
si hanno guardando sempre dalla solita prospettiva. Avete partecipato
a vari festival e concorsi italiani. Vedete qualche differenza tra
l’Italia e la Svizzera rispetto a come viene ospitata la musica live?
Differenze sostanziali no, forse in Italia ti capita di percepire più facilmente
un certo coinvolgimento, ma poi ogni concerto fa storia a sé, dipende dal
posto, dall’atmosfera, è difficile generalizzare. Raccontateci la vostra
esperienza all’Arteplage di Bienne durante l’Expo2002... Non abbiamo ancora capito com’è successo che ci abbiano chiamati, comunque
è stata un’esperienza molto positiva, il suono sul palco era fantastico, quindi suonare è stato particolarmente piacevole. L’orario pomeridiano della
manifestazione ha limitato un po’ il pubblico ma quello presente sembrava
davvero partecipe. Avete da poco cambiato formazione, prima la
presenza di uno strumento classico come il flauto dolce faceva sì
che vari recensori abbiano definito il vostro progetto come “tendente al progressive”... ora è cambiato qualcosa?
Se per progressive s’intende la commistione di vari generi, tra rock classico,
influenze metal e un po’ di noise lo possiamo definire così. Ora che abbiamo
perso il flauto c’è meno richiamo abbastanza diretto con alcuni gruppi “progressive” ma di fondo la struttura dei pezzi non è cambiata, continuiamo a
mescolare generi e sonorità secondo il nostro gusto personale.
Quali sono le vostre influenze musicali? Appunto, ognuno di noi ha i
suoi gusti e le sue influenze personali, arrangiamo tutto in modo democratico quindi i diversi tipi di musica che ognuno di noi ascolta finiscono per influenzare quello che facciamo... e la scelta è ampia perché andiamo dal
metal al pop passando per vari gradi intermedi.
Le composizioni delle vostre canzoni come avvengono? Di solito
da un giro di chitarra e da un testo su cui lavoriamo insieme, anche improvvisando, fino a che l’idea iniziale non prende una forma definita che ci suoni
bene e che ci piaccia suonare.
Gira la voce che avete in previsione un nuovo Cd. Sì, è un Ep di cinque pezzi, però (abbiamo il vizio di non limitarci ai tre minuti di canzone) è
un totale di più di mezz’ora di musica. Se tutto va bene dovrebbe essere
disponibile a metà ottobre, s’intitola Nessuno vede il vetro, è stato registrato al Minimal Studio da Marco Valsangiacomo e sarà venduto al prezzo politico di dieci “ciaccaeffe”. Ricomincia quindi la stagione dei concerti.
Quali sono quelli in previsione? Ad essere sinceri non ci stiamo sbattendo più di tanto per trovare date, da giugno e per tutta l’estate ci siamo
impegnati molto per registrare questo Ep lasciando un po’ a parte la questione live, ma ora ci daremo da fare. Intanto v’invitiamo al nostro concerto
in compagnia degli italiani SO79 presso il Living room, il 16 ottobre.
Ci saremo di sicuro! Chi vuole contattarvi dove deve rivolgersi?
Abbiamo un sito, www.aliperdute.ch, e un indirizzo e-mail che è [email protected], dove informeremo su eventuali concerti futuri, e poi se
qualcuno è interessato al disco... chiedete, e vi sarà dato!
040
re.vision
di squalo
Divagazioni
Mentali
Si fa presto a dire bizzarre… Effettivamente, però, non è così semplice definire cosa potrebbe essere considerato tale. Troppi sono i
parametri per stabilire, definire, delimitare cosa sia veramente bizzarre. Forse una delle parole chiavi è proprio “delimitare”: tutto ciò
che esce dalla norma è, quantomeno bizzarre. A questo punto
sorge implicita una ricerca di cosa si possa intendere per norma
(escludendo a priori il fatto che qualcuno possa deciderlo in vece
nostra!). La norma (intesa come regola, esempio, modello… non
come nome di una mia amica) è volubile di suo (e qui Norma mi
sarà riconoscente della precedente precisazione!) dal momento
che, per natura, è soggettiva ed adattabile alla realtà quotidiana
dove si vive. Esempio cinematografico : qualcuno poteva ritenere
bizzarre la Divine di John Waters ai tempi di Mondo Trasho (1969),
magari vista in un’oscura proiezione di una sperduta saletta di periferia. Adesso, con il suo italico clone Platinette che impazza nei ciacolanti salotti televisivi mentre, magari, voi in pigiama vi scolate una
birra dall’alto del vostro divano, è da considerarsi altrettanto bizzarre?
Tutta quest’immane ed arzigogolata premessa perché la redazione m’impone tematiche cinematograficamente non facili da elucubrare (bella piena questa parolona, speriamo di non averla usata
troppo a sproposito). Cosa posso avere mai visto di cotanto bizzarre da intrattenere un intero articolo? Posso considerare tali gli
striptease di The Rocky Horror Pictures Show? Il film di Jim
Sharman era del ’75 (io l’ho visto mooolto dopo, è vero) ma ad una
qualsiasi Street Parade adesso vedo bizzarrie molto più trasgressive. Cos’altro posso elencare? I documentari (troppo spesso oltre
lo snuff od il farlocco) di Gualtiero Jacopetti? Date un’occhiata ad
Internet e poi me lo dite. È vero : uno dei tanti meriti del Cinema è
quello di avere (quasi) sempre anticipato i tempi e/o la realtà (ancora sto aspettando l’Orgasmatron visto ne Il Dormiglione di Woody
Allen, ma temo Il Pianeta delle Scimmie e la maggior parte dei film
di fantascienza).
Ecco : ci sono! Qualcosa di davvero devastante e bizzarre l’ho visto
anche se in un film non da grande sala. Piccolo problema : adesso
come ve lo spiego? …mumble…mumble… Dunque…hem… avete
presente una delle tendenze attuali dei film porno ? (dai, non fate
finta di rimanere scandalizzati e/o di non averne mai visto uno, ipocriti!). C’è un sub-filone in questo genere che è tutto un programma : la parodia dei film “seri” in chiave (NO ! non c’è il doppiosenso) pornografica. Solitamente d’attinente ci sono soltanto dei titoli
spassosissimi : da 007 e i Servizietti Segreti ad Aporcalypse
Now, da Banana Meccanica fino ad Eiaculazione da Tiffany.
L’unico limite è la fantasia. Qualcuno mi aveva passato (questi film
non si comprano mai: ce li prestano!) la versione hard di Edward
Mani di Forbice. Lascio alla vostra malizia ed indiscrezione capire
cosa potesse avere al posto delle mani e dell’uso che poteva farne
quest’Edward… ma vi giuro che vedere il protagonista cercare di
mangiarsi degli spaghetti era la cosa più bizzarra (allucinante, divertente, disgustosa, il tutto nel contempo!) che riesca a ricordarmi.
Forse oggi come oggi il vero bizzarre (non inteso come genere a
se stante) lo si può ritrovare solo nel cinema porno. In fondo, anche
se tenuto nascosto come un fratello degenere anche l’hard hai i
suoi meriti. Meriti senz’altro economici visto che l’hard si porta a
casa la stessa cifra d’incassi dell’industria cinematografica (quella
nobile) e musicale messe insieme (e qui dire che sia un mercato
che “tira” mi sembra quantomeno scontato…)! Meriti anche tecnici anche se decisamente discutibili. All’inizio degli anni ’80 c’erano
tre distinte categorie di videoregistratori: il Video200 (della Philips
con cassette registrabili sui due lati, con un fermo-immagine e
moviola ottimi per l’epoca), il Betamax (della Sony) ed il VHS della
sconosciuta JVC. Come mai alla fine ci ritrovammo tutti a casa una
ciofeca che aveva sconfitto due colossi mondiali? Semplice: l’industria del Porno (concedetemi almeno questa maiuscola) decise di
utilizzare il VHS come standard per e sue produzioni. La gente, pur
di potersi gustare filmetti sporcellenti tra le mura di casa propria, iniziò a comprare i prodotti della JVC sdegnando quelli delle concorrenti. Da questo punto ecco la sparizione delle sale a luci rosse, ed
il dilagare dell’imperfetto sistema di videoregistrazione (grazie DvD!).
Mi sta venendo un terribile, amletico, spaventoso dubbio: non è
che per caso Rocco Siffredi & Co. abbiano scelto Window per il loro
computer?
cinema
041
Da Toronto - ado bader e thomas carta
La magia del Cinema
nel cuore di Toronto
Una scandalosa Meg Ryan ed un simpatico Woody Harrelson, horror ultrasplatter e sorprese di casa nostra. Questo ed altro al più importante festival
cinematografico del nord-America, in un foto-diario esclusivo dal Canada per i lettori di re.set.
Per capire quanto il Cinema sia di casa, qui a Toronto, basterebbe osservare le chilometriche code che si formano davanti ai botteghini dei cinema di Downtown, come
quelle lungo la frenetica e colorata Yonge Street. Nel corso della seconda settimana di
settembre, infatti, il cuore cinematografico della città inizia a pulsare con maggiore insistenza e la magia del Cinema inizia a contagiare la multietnica, stravagante e culturalmente all'avanguardia Toronto. Gli spettatori vengono così coinvolti in una maratona di
dieci giorni per scoprire le migliori pellicole mondiali. Non a caso molti chiamano la cinerassegna canadese il “Festival dei festival”, per sottolineare che all'appuntamento convergono, ogni anno, i più recenti ed interessanti film provenienti da ogni angolo del
globo. Quest'anno anche noi abbiamo avuto l'occasione di curiosare tra alcune delle
centinaia proposte dell'allettante cartellone.
Una produzione nostrana a Toronto
Il cinema elvetico, naturalmente, ha avuto una parte rilevante alla rassegna canadese.
Tra le produzioni di casa nostra, il recente e premiato a Venezia Vodka Lemon. La pellicola, che è co-prodotta dalla dinamica e prolifica Amka Film di Massagno, illustra in
maniera lucida la vita nella miseria d’alcuni sperduti villaggi abitati da curdi e armeni.
"Emozionante, toccante e straordinario per come riesce a raccontare la realtà": questi i
commenti da parte di pubblico e giornalisti raccolti all'uscita delle sale.
Follie di mezzanotte
Da veri estimatori del genere horror non abbiamo potuto resistere alla tentazione di provare brividi di terrore grazie agli spaventi concessi dalla folle sezione denominata Midnight
Madness. Questo particolare programma - rigorosamente proposto ad orari da lupi mannari - offre una decina delle più recenti produzioni del genere. In maniera avida, abbiamo
visto di tutto: dall'ultimo incubo visionario di Takashi Miike (l'autore dell'insostenibile
Audition) ai vampiri e licantropi d’Underworld (presto anche sui nostri schermi), fino al
nuovo cyber-noir Cypher del regista de Il Cubo Vincenzo Natali. La pellicola che però ci ha
più impressionato è stato un thriller francese intitolato Haute Tension. Scritto e diretto da
Alexandre Aja, il film racconta delle disavventure di due ragazze braccate da un serial killer
nelle campagne di un'imprecisata località della Francia. Haute Tension, a tratti così violento
da rasentare ogni limite di sopportazione, è privo di humour ed è sicuramente uno dei più
interessanti horror usciti dalle officine cinematografiche europee negli ultimi dieci anni.
Le trasgressioni di Meg Ryan …
Oltre alle proposte di cinema dai quattro continenti il festival di
Toronto è anche un ideale trampolino di lancio per le ultime produzioni hollywoodiane. Ci siamo divertiti molto con School of
Rock diretto dal regista di SubUrbia Richard Linklater e interpretato da uno scatenato Jack Black. La vera sorpresa è stata
però In The Cut, l'ultimo film della regista neozelandese Jane
Campion (Lezioni di Piano). È stato
sorprendente, infatti, constatare la
radicale svolta di carriera intrapresa dalla protagonista del film: una
conturbante Meg Ryan che, in
molte sequenze, recita senza veli.
In effetti la regina delle commedie
romantiche e strappalacrime, qui
interpreta una scrittrice newyorchese che inizia una travolgente e
pericolosa relazione con un poliziotto sulle tracce di un misterioso omicida. Come ci ha spiegato personalmente la Ryan durante la conferenza stampa la pellicola è intrisa di scene piuttosto spinte, al punto che ne sono
state montate due differenti versioni. Una integrale per il mercato europeo ed un'altra, più soft per quello statuinitense. Il
pubblico ticinese potrà vedere la Meg della nuova generazione all'uscita del film nelle nostre sale, previsto per - salvo ripensamenti dei distributori - poco prima di Natale.
...e la semplicità di Woody Harrelson
Innumerevoli gli appuntamenti extra-cinematografici al festival di Toronto. Durante una
passeggiata lontana dalla frenesia delle sale, ci siamo infatti imbattuti nel simpatico
Woody Harrelson (Natural Born Killer, Proposta indecente) durante una gigantesca
seduta di yoga all'aperto, che ha visto coinvolte un migliaio di persone. Astuzie promozionali: l'evento, infatti, è stato organizzato per lanciare il suo nuovo film dal titolo Go
Further. Tra una battuta e l'altra, il disponibilissimo Woody si è prestato per una veloce
foto ricordo Insomma, il festival internazionale del film di Toronto è stata
un'esperienza indimenticabile: un appuntamento immancabile ricco di
nuove scoperte cinematografiche!
042
rassegne
re.vision
11 e 18 ottobre
DeGENERE
Ex-Cinema Corallo - Novazzano
(inizio ore 21.00)
Una serata stravagante e divertente quella della presentazione di DeGENERE, opera
prima del regista ticinese Tobia Botta. Il suo film è un ironico excursus nella storia del
cinema e dei suoi luoghi comuni o caratteristici, che attraversa i diversi generi cinematografici, dall’horror al western, dalla fantascienza al war movie. In un clima festoso in cui
ci sono anche gli stessi collaboratori del film, si svolge la visione di quello che si dimostra
un prodotto unico; raccontato con un discorso leggero e allegro, con alcuni soluzioni
cinematografiche molto interessanti: ad esempio le scenografie che richiamano il
mondo dei fumetti, ma anche, perché no, l’espressionismo… DeGENERE diverte, proponendo contemporaneamente una duplice riflessione sul rapporto uomo-grande
schermo (meta-cinema allo stato puro) tramite una sorta di film nel film, dove ogni spettatore è anche protagonista: il cinema è sì una fabbrica di sogni che emoziona, stupisce,
illude e coinvolge, ma qualche volta ci fa dimenticare che la vita reale è un’altra, e che
non necessariamente è tanto brutta da doverci rifugiare in un film.
(di Freak of Picasso)
DeGENERE verrà presentato in tutto il Ticino grazie ad un tour che partirà da metà
novembre.
Per prenotazioni ed informazioni: www.bobina.org
Cineroom
A fine settembre ha preso il via la nuova stagione cinematografica Cineroom presso il Living room a Lugano.
Per quest’autunno le tematiche annunciate dal collettivo
Cinemino comprendono varie rassegne. Da seguire il
ciclo dedicato a François Truffaut dal titolo François
Truffaut, l'enfant sauvage, in un viaggio a ritroso nell'opera di uno tra i più grandi cineasti francesi di tutti i tempi. In
rassegna le pagine della sua filmografia più ricca di spunti e fascinazioni: da Vivement Dimanche a La femme d'à
côtè, dal film-manifesto L'homme qui aimait les femmes
a L'histoire d'Adèle H.
In programma anche l’interessante ciclo dedicato a Jim
Jarmusch, dal titolo Jim Jarmusch - Personaggi in cerca
di America, una panoramica omaggiante un’anticonformista regista che ci ha rivelato un’America straniante,
stregata e affascinante come non mai. In previsione, inoltre, un ciclo dedicato al cinema del conflitto dal titolo
Difficili convivenze - Il cinema del conflitto, ed un ciclo
dedicato al cinema di culto e di genere.
Cineroom è un appuntamento settimanale con il cinema
da non mancare assolutamente: rendez-vous, quindi,
tutti i mercoledì, apertura alle 21.00 ed inizio proiezione
alle 21.30. Ingresso libero.
15 ottobre
François Truffaut
L'enfant sauvage
L’homme qui aimait
les femmes
(Francia, 1977)
22 ottobre
Difficili convivenze
Il cinema del conflitto
Beyrouth Al Gharbiyya
(Libano, 1998)
29 ottobre
Jim Jarmusch
Personaggi
in cerca di America
Stranger than Paradise
(Id., USA, 1983)
Regia e soggetto di François Truffaut
Musiche di Maurice Jaubert
Con Charles Denner, Brigitte Fossey,
Nelly Borgeaud, Geneviève Fontanel,
Leslie Caron, Nathalie Baye e altri.
Versione originale francese
con sottotitoli in italiano
Regia e sceneggiatura di Ziad Doueiri
Musiche originali di Stewart Copeland
Con Rami Doueiri, Mohamad
Chamas, Rola Al Amin, Carmen
Lebbos, Joseph Bou Nassar e altri.
Versione originale libanese
con sottotitoli in francese
Regia e sceneggiatura di Jim Jarmusch
Musiche originali di John Lurie
Con John Lurie, Eszter Balint, Richard
Edson, Cecilia Stark, Tom DiCillo e altri
Versione originale inglese
con sottotitoli in francese
Per informazioni
Living room - Lugano
Tel. ++41/ +91/ 970 15 17
www.livingroomclub.ch www.thermos.org/cinemino
Mon cher Simenon
Cinema Iride - Lugano
Segnaliamo un ciclo cinematografico organizzato da
LuganoCinema93 (peraltro già iniziato a fine settembre
presso il Cinema Iride di Lugano) dedicato a George
Simenon, l’autore belga che più d’ogni altro ha conquistato l’immaginario cinematografico francese ed europeo. Mon cher Simenon è un’interessante rassegna che
presenta pellicole difficilmente reperibili alle nostre latitudini. Ogni giovedì sera, fino al 6 novembre. Inizio alle
20.30.
Per informazioni:
LuganoCinema93
e-mail: [email protected]
16 ottobre
La veuve Couderc
(1971)
23 ottobre
Monsieur Hire
(1988)
Regia di Pierre Granier-Deferre
Con Simone Signoret, Alain Delon
e Ottavia Piccolo
Regia di Patrice Leconte
Con Michel Blanc, Sandrine Bonnaire,
Wilms e Luc Thuiller
30 ottobre
L’inconnu dans la maison Regia di George Lautner
(1992)
Con J. Paul Belmondo, Renée Faure,
Christina Réali, Sébastien Travel e François Perrot
6 novembre
En cas de malheur
Regia di Claude Autant-Lara
(1958)
Con Jean Gabin, Brigitte Bardot, Edwige Feuillère,
Nicole Berger e Franco Interlenghi
044
re.vision
cinema
di pablo
Arancia
Meccanica
Kult
Arancia Meccanica
(Gran Bretagna - 1971)
Regia e scenggiatura
di Stanley Kubrick
Con Malcolm McDowell,
Patrick Magee, Michael Bates,
Warren Clark
Da molti considerato come il capolavoro assoluto di Stanley
Kubrick, Arancia Meccanica è un film dal fortissimo impatto
sociale e le tematiche che ha sviluppato negli anni ‘70 sono
drammaticamente attuali. Il film è una gran riflessione sull’uomo, sulla sua natura a contatto con i condizionamenti esterni.
Kubrick sembra voler affermare che non esiste una terza via fra
violenza di Stato e violenza autogestita, che il controllo del potere è esercitato in maniera esclusivamente repressiva e non
rieducativa.
Girato nel 1971 e ambientato in un non meglio precisato futuro, Arancia
Meccanica narra la paradossale storia di Alex (splendidamente interpretato da Malcom Mc Dowell), i cui unici passatempi sono l’ultra violenza e
Ludwig Van Beethoven, e dei suoi compagni-drughi. La storia di Alex è
una vera e propria parabola del devastante futuro verso cui sta andando
incontro la nostra società, in cui ordine sociale e libertà personale sono in
costante antitesi, in cui le istituzioni assorbono gli uomini e se ne servono. La violenza individuale viene strumentalizzata dalla società, che ne fa
a suo piacere forma di repressione, intrattenimento o spettacolo.
Ciò che colpisce sin da subito è l’apparato scenografico del film, cosi kitsch
e futuristico, una raffinata fusione tra passato e futuro: i protagonisti, infatti,
sono vestiti con dei “pigiamoni” ed una bombetta, mentre Alex in borghese è vestito quasi in stile ottocentesco; le abitazioni hanno dei colori sgargianti, così come la capigliatura della madre di Alex; anche il linguaggio dei
protagonisti è molto particolare, uno “slang” molto futuristico con molti riferimenti a George Orwell; su tutto, però, regna l’arredamento del Korova
Milk Bar (punto di ritrovo dei drughi), formato da delle statue, per lo più
donne nude, da cui esce il tanto amato “latte più” (latte e mescalina).
Dal punto di vista formale e stilistico, Arancia Meccanica è uno dei film più
raffinati di Kubrick per le invenzioni visive e registiche, con un montaggio
brillante metaforico e intenso, immerso in pieno nella cultura anni ‘60-‘70
a base di droghe, pop art, libertà sessuale, improvvisazione ed estasi,
anarchia, connivenza fra malavita e Stato. Le musiche sono parte fondante del racconto, e diventano addirittura motivo d’azione; in tal senso
sono da vedere le scene con la nona sinfonia di Beethoven e la Gazza
Ladra di Rosssini, o la sequenza del pestaggio accompagnato musicalmente dall’americana perbenista Singin in The Rain.
Il futuro ipotizzato da Kubrick non è molto lontano da quello di 1984 di
Orwell o quello di Brave New World di Huxley. Arancia Meccanica è uno
dei film più importanti della sua epoca ed è il maggior rivelatore dell’ideo-
logia kubrickiana: quella cioè di un regista che pur muovendosi nell'ambito del sistema, ha rivolto nei confronti dell'universo capitalista e borghese una critica puntuale, feroce: non essendo egli un rivoluzionario, ha
tuttavia svolto un lavoro di metodica distruzione di usi, costumi, istituzioni dell'Occidente (segnatamente degli Stati Uniti) che non ha uguali. Per
raggiungere un più vasto pubblico Kubrick usa la figura dell’iperbole, una
voluta esaltazione del fenomeno della violenza nel mondo. Come diceva
Macchiavelli, più lontano e con forza si spara, più possibilità ci sono di
raggiungere bersagli distanti.
Arancia Meccanica è un meraviglioso trattato sul libero arbitrio, e sul
condizionamento che la società tenta di esercitare -con sempre più successo- sui suoi soggetti. Un film che tenta di spiegare che non siamo
altro che uno strumento nelle mani del potere, e che siamo tutti inconsciamente delle arance ad orologeria.
cartoon
045
re.vision
di apache
Piccante Betty Boop
Per la copertina di questo numero di re.set abbiamo scelto un’eroina
d’altri tempi, la leggendaria Betty Boop. Questa protagonista dei
cartoon americani degli anni ’30 ebbe una vita bizzarra e controversa. In ambito cartoon, Betty Boop fu la prima figura femminile
protagonista, la prima ad avere sembianze erotiche, quindi
anche la prima ad essere censurata…
Era il lontano 1931, e il cinema d'animazione subiva il
monopolio di due grandi scuole: la Walt Disney e gli studi
dei fratelli Fleischer. Nelle sue storie la Walt Disney inseriva dei personaggi femminili, relegandoli però a parti di
minimo rilievo e sempre di spalla ai protagonisti maschili. I
fratelli Fleischer, invece, decisero di creare un personaggio
femminile indipendente ed opposto: nacque così la mitica
Betty Boop. I due disegnatori diedero a Betty Boop le
sembianze provocanti dell'attrice Mae West per il
corpo, e quelle maliziose della cantante Helen Kate
per il volto. Era nato il primo cartone animato erotico
della storia, e nel ‘34 ne fu tratta la versione a fumetti. Fu
un gran successo. Nelle sue storie Betty non dipendeva da
nessuno e viveva dalle sue attività artistiche, era una cantante
esotica di successo che ogni sera concedeva il suo cuore ad un
uomo diverso. Piacque soprattutto il suo aspetto da femme fatale che saliva sul palcoscenico con un ancheggiare malizioso,
abbigliata con vestitini semitrasparenti che, per la prima volta,
lasciavano intravedere il seno, Autori di altri cartoon di successo i
fratelli Fleischer disegnavano tranquillamente la diva in topless e
gonna di paglia, come si vede nel loro Popeye the Saylor, il celebre
cortometraggio dove Braccio di Ferro incontra Betty Boop. In questo cartoon in particolare, tra i 24 fotogrammi al secondo ne inserirono un paio (non visibili ad occhio nudo) dove Betty era completamente
spogliata.
A quel punto la censura americana vide nell’eroina un pericolo che minava la
moralità sociale. Betty Boop fu il primo fumetto a subire l'intervento della
censura, e perciò la sua carriera non durò molto. I fratelli Fleischer ne
decretarono la fine, e nel ‘35 produssero un ultimo cartoon dove una Betty
dallo sguardo tristissimo era infagottata in un vestito informe e sgraziato.
Un‘eroina coraggiosa, emancipata, molto femminile, indipendente e cosciente
delle proprie potenzialità, ora Betty Boop è l’emblema di un certo erotismo pulito ed elegante, fatto di calze di seta e giarrettiere, di battiti di ciglia e labbra color
ciliegia. Betty Boop è una deliziosa figura riscoperta e rivalutata: miscela esplosiva di seduzione, forza e gioia di vivere…
Biancheria ed accessori di H&M
046
re.ad
recensioni stefano kirk
Hilde Bruch
La gabbia d’oro - L’enigma dell’anoressia mentale
Feltrinelli
La professoressa in psichiatria Hilde Bruch presso il Baylor College of Medicine di Houston, un’autorità in patologie dell’alimentazione, pubblica questo libro ricco di casi ed esempi per riconoscere
e prevenire una malattia che colpisce soprattutto ragazze adolescenti, e che non solo incide sulla
loro salute immediata, ma può renderle invalide per il resto della vita.
Le vittime dell’anoressia sono soprattutto ragazze adolescenti o preadolescenti che si sentono
spesso imprigionate da mete inaccessibili ed aspettative inattuabili imposte dalla società e dalla famiglia. Si sentono come chiuse in una gabbia d’oro. La manifestazione principale della malattia è
disastrosa e comporta perdite di peso al limite del sopportabile. La terapia per contrastare o bloccare la progressiva consunzione fisica è ardua, e la guarigione è problematica per la maggior parte dei casi. I meccanismi di sviluppo della patologia non sono ancora stati contraddistinti in ambito
scentifico e psichiatrico. Eppure l’anoressia oggi affligge innumerevoli adolescenti con una preoccupante incidenza rapidamente in crescita. Si potrebbe parlare di un’epidemia per la quale non esiste un agente contagioso, sennonché la diffusione di questo “morbo” è da attribuire a fattori socio-psicologici. La malattia consiste nell’implacabile e morbosa ricerca di una magrezza estrema,
nonostante la fame, i dolori lancinanti e le conseguenze a volta letali. E’ una malattia enigmatica,
piena di contraddizioni ed incongruenze. C’è nell’anoressia, paradossalmente, un elemento d’esibizionismo, sebbene poche anoressiche siano disposte ad ammetterlo. Malattia devastante: la denutrizione cronica si accompagna
ad alterazioni biochimiche le quali influiscono in misura rilevante sul pensiero, sui sentimenti e sul comportamento. Hilde Bruch, utilizzando numerosi esempi della propria casistica, disegna un quadro lucido sulle cause, sugli effetti e sulla possibile terapia che, per essere efficace necessita di una diagnosi precoce. Il suo libro si rivolge a medici, psicologi, insegnanti e genitori, a tutti coloro che hanno
la possibilità di osservare i soggetti adolescenti e di riconoscere i sintomi prima che le manifestazioni cliniche si consolidino.
Come si scrive il
Corriere della Sera
Bur Edizioni
Quale descrizione del dietro le
quinte del Corriere della Sera,
questo libro è un viaggio alla
scoperta degli intricati meccanismi che producono un quotidiano, e degli uomini che ogni
giorno con la loro penna ed il
loro mestiere rinnovano il miracolo che gli permette d’essere
in edicola tutte le mattine. La ricerca e la valutazione delle notizie in Italia e dall’estero, la corsa contro il tempo di chi scrive,
di chi lavora in redazione, di chi
impagina, la cronaca, le inchieste, le interviste, le polemiche,
la sfida contro Internet: questo e altro ancora nel racconto in prima
persona del direttore e dei suoi collaboratori, dalle grandi firme degli inviati fino ai correttori di bozze. Un ampio glossario e dettagliati
consigli di scrittura profusi dagli addetti ai lavori sono utili strumenti
per giornalisti e collaboratori, ma anche per il lettore comune, che
così scopre trucchi e curiosità di una redazione febbrile e sempre
accesa. Un manuale di scrittura quindi, una sorta di vademecum
per un accurato viaggio nel giornalismo contemporaneo.
Osservatorio privilegiato, il Corriere della Sera è una delle migliori testate d’Europa, è pare compia 125 anni di storia quest’anno.
Scrivo pare perché mi sorge un dubbio… Leggo sul capoverso:
”Attraverso le pagine del Corriere della Sera, dal 1876 ai giorni nostri, è possibile vedere scorrere la Storia in diretta da un affascinante osservatorio privilegiato…”. Controllo all’interno del capitolo “I
Direttori”: Eugenio Torelli Viollier… fondatore del Corriere della Sera,
direttore dal n. I datato domenica-lunedì 5-6 marzo 1876. Quindi,
secondo i miei calcoli, questa prestigiosa testata dovrebbe avere
127 anni. Dubbi su quest’oscura operazione di ringiovanimento e lifting a parte, questo libro è l’indispensabile guida per chi vuol fare del
giornalismo la ragione di vita. Con interventi di Giancarlo Besana,
Enzo Biagi, Ennio Carretto, Indro Montanelli, Beppe Severgnini,
Giorgio Tosatti, Emilio Giannelli,Giuliano Zincone e molti altri.
David Grossman
Col corpo capisco
Mondadori
Col corpo capisco il grande scrittore israeliano David
Grossman dà seguito con due nuovi racconti al suo precedente fortunato romanzo epistolare Che tu sia per
me il coltello, dimostrando ulteriormente come la vita
vissuta nell'immaginazione sia spesso più vera della vita
reale. Con lo stile avvolgente e licenzioso con cui lo scrittore induce il lettore a scavare dentro di sé, Grossman
invita così ad affrontare una delle emozioni più potenti,
la gelosia, un sentimento che non lascia via d’uscita. La
gelosia di Shaul, la voce narrante del primo di due lunghi
racconti, è l’ossessione di un uomo che per dieci anni
spia morbosamente la relazione di sua moglie con un altro. E la gelosia di Rotem, protagonista del secondo racconto, è quella di una figlia disperata per la misteriosa relazione di sua madre con un ragazzo giovane.
Qui troviamo due intense storie che accompagnano il
lettore in un viaggio introspettivo nel quale riconosceresi e ritrovarsi. Ha scritto un noto critico israeliano: "La lettura di Col corpo capisco è un'esperienza intensa e toccante. Siamo davanti ad una nuova fase nell'opera di
Grossman, e ad uno dei più grandi libri della narrativa
israeliana contemporanea". Splendido.
047
libri
Marco Baudino
Alieni Immaginari
Commissione Cantonale
per la gioventù
E’ nuovamente disponibile
nella 4° edizione il libro
Alieni immaginari di Marco
Baudino, operatore sociale che attualmente lavora
presso l’Ufficio dei giovani,
della maternità e dell’infanzia del Dipartimento della
sanità e della socialità del
Cantone Ticino.
Professionalmente impegnato nel campo del tempo libero Baudino è testimone in prima linea delle
difficoltà, dei sogni e dei bisogni dei giovani. Con questo saggio dà voce alle questioni importanti che impegnano ed appassionano la gioventù ticinese
presentando brevi riflessioni, in tutta libertà, sul tempo libero, il
tempo occupato, il tempo dei divertimenti e sui Centri giovanili,
suddividendo in questi capitoli testimonianze ed esperienze personali inserite nel contesto sociale della nostra regione. Alieni immaginari è un arguto saggio, indispendabile a chi lavora ed opera tra i giovani e degno di attenzione pure per le famiglie, ma
anche per chi giovane lo è, o si sente come tale. Per ricevere gratuitamente, al proprio domicilio, il libro Alieni immaginari è sufficiente telefonare durante gli orari d’ufficio ad Infogiovani: 091 /
814 71 51 o ordinarlo tramite il sito web: www.ti.ch/infogiovani
Guido Michelone
Imagine
Effatà Editrice
Dal sottotitolo “Il rock-film
tra nuovo cinema e musica
giovanile”, Imagine è un’intrigante saggio che analizza
lo stretto rapporto tra cinema e musica rock.
Troviamo in questo libro oltre cinquecento film legati a
band, cantanti, attori e registi compresi in mezzo secolo di grandi musiche e
stupende pellicole: fiction e
documentari, festival e biografie, passando per le carriere d’icone rock come
Beatles, Rolling Stones,
Prince, Lou Reed, David Bowie, Elvis, Dylan, Bono, Madonna,
Bjork e tanti altri, e stimati registi come Oliver Stone, Richard
Lester, Martin Scorsese, Wim Wenders, John Carpenter e così
via. L’autore, Giorgio Michelone, è docente di Civiltà musicale
afroamericana e Musica filmica al Master in comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano. Michelone si è impegnato in
questa oserei dire titanica impresa, conglobando all’informazione annedoti e curiosità che rendono avvincente la lettura di questo libro. Nulla è tralasciato: b-movie, capolavori cinematografici,
musical e film che documentano le grandi manifestazioni rock
sono suddivisi in capitoli per genere musicale, dal country al
glam, dal grunge al soul, dal metal al folk. Un libro che mette d’accordo i fanatici del rock ed i cineasti più incalliti, conducendoli in
un’avvincente ed efficace fusione - in versione letteraria - tra musicalità ed immaginario visivo. Per informazioni: www.effata.it
kult
Diabolik presenta: I bestseller del crimine
Auguste Le Breton
Rififi
Sonzogno
Mi sono sempre piaciute le storie che raccontano d’ardimentose rapine messe in pratica con destrezza, abilità, astuzia e
professionalità. Non per niente Diabolik, il ladro mascherato più
sfuggente del mondo, è stato uno dei miei eroi più amati dei
fumetti, tanto quanto ho adorato pellicole cinematografiche
come Rififi, Topkapi, Le Iene, Ocean’s Eleven, The Italian Job,
eccetera... E’ per questo che gioisco di fronte all’iniziativa di
Mario Gomboli, sceneggiatore, storico e ora direttore della serie a fumetti Diabolik, e di Andrea Carlo Cappi, scrittore e curatore di “Diabolik presenta: I bestseller del crimine”, una nuova
collana edita dalla Sonzogno che raccoglie per la prima volta
gli scrittori più famosi ed i maggiori bestseller del genere “hold
up”. Tra i titoli proposti, Rififi (1953) di Auguste le Breton è la scelta più spontanea che potessi fare. La leggendaria figura di Tony
il Lionese (nel film omonimo di Jules Dassin - Palma d’oro a
Cannes nel ’55 - è interpretato da un sublime Jean Gabin) è
emblema di un mondo malavitoso ormai in via d’estinzione. La
trama racconta di Tony che reduce dal carcere è in procinto
d’effettuare coi complici di sempre, Joe lo Svedese e Mario
l'Italiano, un colpo eccezionale in una gioielleria di Parigi contenente un tesoro in diamanti. Tony ha anche dei sospesi con
l’avvenente Mado, che lo ha mollato per stare con la banda dei
Sora. Da qui si scatena le rififi: la guerra tra gang, senza esclusione di colpi. Il rififi è una resa dei conti nel mondo della mala
francese, in cui persino il criminale più incallito può dimostrare
di avere un proprio senso dell'onore…Un gran libro, scritto
senza peli sulla lingua ed in grado di sorprendere il lettore più
smaliziato. Criminali, spacciatori, donne di malaffare, prostitute
lesbiche: un mondo, quello di Le Breton, variegato, caratteristico e fin troppo umano. Auguste Le Breton è il soprannome
del francese Auguste Montfort (1913-1999), vissuto a lungo nel
mondo della delinquenza e del gioco clandestino. Grazie a
questo romanzo e al film che ne fu tratto, divenne scrittore e
sceneggiatore cinematografico di successo. Scrisse molti altri
romanzi sul mondo del crimine, da cui vennero tratti film con
Gabin, Lino Ventura e Alain Delon. Lo stile di Le Breton ha influenzato non solo il linguaggio e la letteratura francesi, ma anche la stessa malavita. Per questa imperdibile collana sono già
usciti i bestseller di Richard Stark (Comeback-Colpo su colpo)
e di Lawrence Sanders (Rapina record a New York). In previsione John Godey con Il colpo della metropolitana e Albert
Simonin con Grisbi. Assolutamente imprescindibili!
048
re.ad
di stefano kirk
Anitaverse
“Il mio nome completo è Anita Katherine
Blake e ho 24 anni. Qualcuno dice che
sono bella: occhi e capelli neri, carnagione chiara, fisico atletico… Mah, forse.
Come lavoro, faccio la Risvegliante presso la Animators Inc. Dietro compenso - e
per un breve periodo - faccio risorgere i
morti… Se ci pensate, è una cosa molto
utile, per esempio nei processi per omicidio. Una carriera tranquilla, insomma,
proprio come l’altro mio incarico: sono
una cacciatrice di vampiri autorizzata. A
questo punto, non vi sorprenderà scoprire che sono cintura nera di judo e che giro sempre armata (pistola e crocifisso).
Non si può mai sapere chi o che cosa è in
agguato là fuori, nella notte di St. Louis,
la mia città…”.
Laurell K. Hamilton
Nodo di sangue
Editrice Nord
Finalmente esce in italiano per l’Editrice
Nord il primo di una decina di romanzi
improntati sulle avventure della cacciatrice Anita K. Blake, fantaeroina gotica
sveglia-morti e ammazza-vampiri che
vanta una schiera d’estimatori in tutto il
mondo. I vampiri che vivono a St. Louis
dividono la loro esistenza con la consapevolezza della sete, che sempre grava come un demone sulle spalle. Sete
inesauribile, che non potrà mai estinguersi completamente. I loro più acerrimi nemici sono gli odiati zombies… e
qui subentra la nostra umana eroina,
che si ritrova, paradossalmente e suo
malgrado, a difendere la comunità dei
succhiatori di sangue dalle efferate minacce dei morti viventi. A questo pun-
to mi sorge un dubbio: siamo sicuri che
l’impavida Anita (“Il mio mondo è uguale al vostro, con qualche piccola, inquietante differenza…”) sia davvero un
personaggio di fantasia? Siamo certi
che zombies (“Un secolo trascorso
sottoterra non migliora l’aspetto di nessuno…”) e vampiri (“Le nostre labbra
s’unirono, ma, quando la mia lingua incontrò le zanne dure e lisce, interruppi il
bacio…”) siano solo frutto di fervide immaginazioni tramandate nei secoli?
Leggete questo libro, e poi mi direte.
L’ideatrice di questo personaggio da
culto è Laurell K. Hamilton, un’affascinante signora americana che vive nel
Missouri, che, oltre ad essere una quotata scrittrice, è anche una fervente animalista e anti-vivisezionista.
Appassionata fin da piccola di romanzi
fantasy e horror (una passione tramandata dalla nonna), ha deciso ben presto
di abbandonare l'idea di diventare una
biologa a favore della scrittura. Chi la
conosce afferma che ha molte affinità
caratteriali con il suo personaggio, l’indomita Anita. I libri della Hamilton sono
in testa alle classifiche americane e sono pubblicate con successo anche in
Francia, Spagna, Germania, Olanda,
Grecia, Polonia e Russia. Dedicati alla
sua eroina ammazza-vampiri, sono sorti vari siti web e giochi di ruolo on-line curati dalla vasta comunità di fan denominata “Anitaverse” (vedi ad es. su
www.timber-wolf.net/blake/ oppure su
www.geocities.com/anitaverseaddict/).
Con Nodo di sangue - il primo di una serie d’avventure - eccovi un riuscito mix
di horror, thriller, passione e fertile inventiva, il tutto sostenuto da un intreccio “mostruoso” ed avvincente.
Lasciatevi tentare da questa lettura: seguire le memorabili imprese di Anita è un
vantaggio non indifferente. Anche da noi
le notti sono buie e fredde, piene d’insidie sconosciute … a proposito, non dimenticate il paletto e le pallotole d’argento, stasera, quando uscite di casa…
049
libri
di apache
Donne alterate
Maitena
Donne a fior di nervi
Mondadori
Esce per la Mondadori un volume che dovrebbe essere acquistato da ogni essere
femminile bipede. Trattasi di astorie a strisce
per spiegare l’universo “donna”, visto dagli
occhi di Maitena Burundarena, disegnatrice
ed umorista argentina dotata di un’(auto)ironia tale da coinvolgere tutte le donne: grasse,
magre, bionde, rosse, brune, sfigate, allegre,
vivaci, affrante, impegnate, indipendenti…
Maitena vive a Buenos Aires, ha un viso spiritoso e i capelli biondi corti, ha tre figli da due
uomini diversi, e coltiva la sua deliziosa e pungente ironia applicandola innanzittutto a se
stessa, prendendosi come modello da cui
trarre le sue storie. Donne a fior di nervi racconta di figure alterate, tenere, nevrotiche,
inevitabilmente manipolate, confuse, turbate
dalla vita e dalla banale quotidianità.
Ne affiora una “donna” alle prese non solo con
le incombenze domestiche, ma anche con
l’ossessione del lavoro, con lo stress da maternità e con la strenua lotta contro la cellulite,
senza dimenticare il suo eterno arrancare tra
le spine tortuose dell’amore. In queste strisce
emerge la veridica rappresentazione di un
mondo femminile frenetico, logorato dal dovere di fare assolutamente tutto, subito e bene.
Quest’illustratrice raccoglie con semplicità, ma
nella stessa maniera tagliente ed ironica, l’eredità dei famosi Frustati di Claire Brétécher, la
celebre disegnatrice francese che fece furore
negli anni ’70. Stesso stile: tagliente, sagace,
immediato, bruciante, distruttivo.
Maitena gioca con le sue donne, le presenta
in situazioni imbarazzanti, nella loro più completa intimità, in preda al panico, alla disperazione, alla rassegnazione, perse di fronte all’incomprensibile paradosso femminile.
Grande nella sua capacità di cogliere disordini, difetti e manie: questo libro è preferibile a
qualsiasi trattato psico-sociologico sull’argomento, vissuto e pensato da una donna per
far riflettere le sue simili.
Utile anche, agli uomini che si chiedono perché le donne sono sempre nervose. Come
afferma l’autrice: “Volevo rompere con il mito della donna misteriosa, irraggiungibile. Le
donne non sono esseri strani, e questo gli
uomini lo devono capire.".
Dopo aver letto e gustato questo libro, direi
che forse il mito della “donna irragiungibile e
misteriosa” è meglio mantenerlo …
050
travel
di erik console
travel
051
Tentacolare Barcellona
Barcellona è una delle città europee più ricche di divertimenti e di vita: una città antica dal
cuore giovane ed instancabile. Subito dopo la caduta del regime franchista, nella metropoli
catalana ha cominciato a fiorire la vita giovanile, si sono aperti locali e radio, discoteche e
gallerie d’arte: un fermento cuturale battezzato come la movida.
Oggi Barcellona è una metropoli magnifica, aperta alle contaminazioni culturali che valorizzano la sua affascinante cultura storica.
Badar
Dicono che se volete conoscere la Barcellona più vera dovete badar, cioè vagabondare tra le stradine della Ciutat
Vella, di Gràcia o dell'Eixample. Perdervi tra gli angusti vicoli dei suoi barrios, bighellonare tra i banchi del glorioso
Mercat de San Josep (soprannominato dai barcellonesi
come La Boqueria) o passeggiare lungo i moli del Port Vell,
è l'unico modo per scoprire i segreti nascosti di questa città
marittima, per cogliere odori, sapori e umori di una metropoli
del tempo presente ed in costante evoluzione. Barcellona si
trasforma costantemente recuperando intere zone off limits fino a poco tempo fa: una volta era inimmaginabile avventurarsi nel barrio de La Ribera o in quello operaio del
Raval. Oggi invece sono pieni di ristorantini, bar e boutiques
alla moda. Barcellona è ricca di monumenti storici d’ogni influenza archittetonica, e anche di musei e gallerie.
Una città cosmopolita, che offre al turista innumerevoli occasioni di svago.
Barcellona di Gaudì
Un itinerario di grande fascino ci porta alla ricerca delle testimonianze del genio di Antoni Gaudí i Cornet (1852-1926), il
grandissimo architetto catalano. In Plaça Reial, alle spalle
delle Ramblas si possono vedere i lampioni in pietra e ghisa
che il giovane Gaudì realizzò nel 1878, dopo aver vinto un
concorso indetto per l'arredo urbano. Un'altra importante
tappa è il Palazzo Guell, residenza del magnate Eusebi
Guell. Da visitare per ammirare lo spettacolare interno dove
convivono gli stili più disparati, dal gotico all'egizio, dall'arabo
al rococò. Come in tutte le dimore private da lui progettate,
Gaudì curò personalmente anche l'arredamento interno,
dai quadri appesi alle pareti alle sedie, fino alla serie di camini
che ornano il tetto, tutti diversi tra loro e realizzati con i materiali più disparati. Da vedere anche Casa Calvet, una costruzione testimone dall'influenza modernista con alcune influenze barocche.
Sul grande Passeig de Gracia si affacciano Casa Battlò,
cioè la “casa delle ossa” per via dei balconi che sembrano
scheletri animali, e Casa Milà, da tutti chiamata la Pedrera a
causa della sua facciata in pietra apparentemente rustica.
Verso la periferia della città si trova una delle realizzazioni più
magnifiche e scenografiche di Gaudì, il Park Guell.Tutte le
costruzioni del parco sembrano uscire dal terreno in seguito
ad un fenomeno che l'artista definì evidenza tellurica, come
se un terremoto avesse provocato una sollevazione del terreno e creato dal nulla le costruzioni presenti.
La Sagrada Familia è da visitare per ultima: l'incompiuta
cattedrale nasconde tanti segreti e misteri, con le sue facciate così differenti l'una dall'altra e piena di simbologie apparentemente incomprensibili. Un itinerario di grande fascino e suggestione, unico nel suo genere.
052
travel
Movida
Non passa un giorno senza che a Barcellona si apra un nuovo bar,
un club, un ristorante, un negozio o una galleria d'arte. Spesso nascono là dove fino a poco tempo prima c'era una casa che crollava a pezzi. Il nucleo della movida, il movimento culturale barcellonese ebbe il suo boom nella prima metà degli anni ’90 e si
espresse in ogni campo. Il movimento si concentra attorno all’antico quartiere centrale, il barrio gotico, il quale si sviluppa attorno ai
viali delle Ramblas, che da Plaça de Catalunya portano fino al
mare. Di notte più che di giorno, il quartiere è percorso da una folla di giovani che si accalcano in bar e locali per ascoltare le proposte dell’ultima tendenza musicale, oppure semplicemente
per incontrare gli amici. Nella bella stagione i viali e le piazze, che
di giorno sono quasi deserti, di sera sono animati di gente che
passeggia e socializza. Anche se la vita notturna sembra negli ultimi tempi spostarsi verso altri quartieri, il barrìo gotico non perde
il suo fascino accattivante.
travel
Sulla Plaça Reial c’è un via vai a qualunque ora, anche perché
ospita due locali tra i più frequentati. Al Jamboree la musica,
principalmente del genere r’n’b e funky, prosegue fino al mattino. Il piano superiore, che offre musica spagnola e latina ad ingresso libero, è accessibile solo agli habituèe. A pochi metri di distanza c’è il Karma dove il buttafuori, secondo il vostro look, può
farvi entrare gratuitamente o a pagamento. Qui si ascolta mainstream ed elettronica.
Poco lontano, in quello che un tempo era il quartiere a luci rosse,
c’è la Piazza George Orwell. Da poco ristrutturata questa
piazza è diventata il punto d’incontro degli studenti, il cui centro è
il Limón Negro è disposto su due piani: di sopra si può mangiare
mentre sotto, in una bella sala antica che ospita mostre d’artisti
contemporanei, il venerdì e il sabato si può ascoltare musica dal
vivo o assistere a degli spettacoli. Un altro barrio recuperato è
quello di Barceloneta, dove convivono vecchie osterie, negozi
specializzati in articoli per la pesca e un gran numero di club e ristoranti che fanno di questa zona una meta da non perdere.
I locali più cool e trendy sono il Discothèque e l’Otto Zutz, discoteche dove si ritrova il jet set nazionale. La Paloma, splendida dance-hall che risale ai primi anni del secolo, ha in scaletta
concerti, serate latine e afro-latine il giovedì e il venerdì, ed è affollata tutte le notti fino a mattina. Più underground La Bella
Bestia dove al ritmo di calypso, soca e reggae, si possono ammirare mostre di fotografia e arte tribale. A Barcellona, come in
tutta la Spagna d’altronde, l'orologio è spostato in avanti di qualche ora. Se avete un invito per pranzo, sappiate che s’intende tra
le 14.00 e le 15.00 del pomeriggio. Mentre se qualcuno vi dà appuntamento in un club, non presentatevi sul luogo prima delle tre
di notte, altrimenti potreste ritrovarvi in un locale deserto…
Tentacolare, accogliente, vivace, affascinante e suggestiva …
Barcellona è una metropoli che riserva incessantemente sorprese e malie inaspettate. Lasciatevi sorprendere dal suo magnifico
incantesimo…
Anny del Disseny 2003
Barcellona è considerata la capitale del design, e quest’anno è la
sede privilegiata del Anny del Disseny 2003 (l’Anno del Design). Il
progetto propone per tutto l’anno mostre, festival di strada, conferenze, pubblicazioni e workshops che si svolgeranno principalmente a Barcellona, ma anche in altre città spagnole e nel mondo: per esempio tra Berlino, New York e Mosca ruoterà
l’esposizione 100% Catalan Design che metterà in mostra tutta la
storia del design catalano dell’ultimo secolo.
A Barcellona molta importanza è data all’opera dei giovani designers con l’istituzione di dieci premi nelle differenti discipline creative, e ci saranno mostre e conferenze sulla grafica, sulla storia del
design e sulle opere d’alcuni artisti conosciuti a livello internazionale. Pure la cultura alternativa ai canali ufficiali - come riviste minori, cartelli pubblicitari e tutti quei lavori che riguardano la musica,
l’elettronica e la generazione digitale - ha un ampio spazio in quest’articolato evento che attesta definitivamente l’importanza vitale della città catalana per la cultura internazionale.
www.bcn.es
www.gaudiclub.com
www.designyear2003.org
053
teatro
re.ar t
.................................................................
10 ottobre
.................................................................
19 ottobre
Cinema Teatro - Chiasso
Due di Due
Le temps du repli
Spettacolo di danza
di e con Josef Nadj e Cécile Thiéblemont
Cinema Teatro - Chiasso
ChiassoTeatro
Beppe Grillo
.................................................................
Dal 16 al 18 ottobre
Teatro Sociale - Bellinzona
Chi è di scena
Come cucinarsi il marito
regia di Marinella Anaclerio
con Lucia Vasini, Bebo Storti e Tiziana Sensi
.................................................................
24 - 25 ottobre
Teatro Sociale - Bellinzona
Teatro delle meraviglie
Mozart preposteroso!
Spettacolo del mimo e clown Nola Rae
Regia di John Mowat
(domenica 26 ottobre ore 16.00)
.................................................................
25 ottobre
Cinema Teatro - Chiasso
ChiassoTeatro
Tutto per bene
Di Luigi Pirandello
Regia di Jurij Ferrini
Con G. Tedeschi, M. Laszlo, S. Tedeschi
e G. Candia
Presso il Cinema Teatro di Chiasso (17 e 18
ottobre) torna Bebbe Grillo con la sua comicità
tagliente e sagace. Il geniale comico genovese
è maestro nell’arte dell’invettiva, è il creatore
della satira ecologica, ed i bersagli peferiti della
sua irrefrenabile ironia sono i politici, ma anche
l’irresponsabile ed indifferente atteggiamento
di molti, anzi troppi, ai problemi dell’ambiente
ecologico. Sostenitore convinto dell’energia
alternativa (a casa sua un insieme di pannelli
solari converte l'energia solare in elettricità) il
comico ci porrà tutti sotto il suo mirino argomentando sulle nostre manie tpicamente ticinesi: difatti, prima degli spettacoli nella nostra
regione Grillo s’informa in dettaglio sulle ultime
vicissitudini del nostro Cantone. Saranno due
coinvolgenti serate che ci porteranno, fra le inevitabili risate, a profonde riflessioni sui nostri
inconsapevoli comportamenti. E’ ora di svegliarsi, dicono in definitiva le battute di questo
personaggio coerente e costante nella sua
opera di risveglio popolare.
“Sei di sinistra?, mi chiedono. Non lo so... io
sono stato fermo: si sono spostati tutti gli altri.”
Beppe Grillo
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4 - 5 novembre
Informazioni e prenotazioni:
Cinema Teatro - Chiasso
ChiassoTeatro
La mort de Krishna
Regia di Peter Brook Con Maurice Bénichou
Cinema Teatro - Chiasso
tel. 091- 695 09 16
www.chiasso.ch
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Teatro Pan
Armonia e creatività
Questa stagione sarà ricca d’attività per il Teatro Pan che nel 2004
conterà ben 28 anni di vita sul territorio ticinese. Presso la sede
luganese i progetti fioriscono: oltre ai sedici appuntamenti dedicati
ai più piccoli nell’ambito di Senza Confini, grandi e piccini insieme a
teatro, organizzato tra Mendrisio, Lugano e Chiasso, il Teatro Pan
riserverà al suo pubblico la sedicesima edizione di Ti-Teatro &
Danza di cui daremo i dettagli alla pubblicazione del programma
completo. Il Teatro Pan propone inoltre una serie di corsi dedicati
all’arte e alla creatività. Il seminario Fine Settimana Teatrando è
aperto a tutti gli adulti di qualsiasi professione o provenienza. Lo
scopo è di creare un gruppo difforme e vario per sviluppare in compagnia il potenziale creativo ed intutivo attraverso la scrittura, il disegno, il movimento, la rappresentazione, il rilassamento del corpo e
la sua espressione. In poche parole si tratta di ritrovare le proprie
capacità creative affossate e dimenticate nella quotidianità di tuti i
giorni. Come proclama lo slogan della brochure di presentazione di
questo seminario: “Ci vuole esperienza? Manco per sogno! E
sapete perché. Perché tutti siamo stati una volta bambini. Tutti
abbiamo un mondo espressivo da scoprire. Dobbiamo solo permettercelo...”. Tornare bambini per vivere meglio: l’efficace formula
per la serenità che dimentichiamo troppo spesso!
Interessante pure Per-corsi Teatrali, un laboratorio espressivo
sulle tematiche dell’opera teatrale di Henrick Ibsen. Corpo, voce,
esplorazione personale, lettura ed analisi del testo, ed infine itnterpretazione sono le tappe di questo laboratorio che è indirizzato a
tutti a partire dai 18 anni. Anticipiamo che sempre presso il Teatro
Pan da gennaio inizierà il corso Movimento con la musica, che
secondo la tecnica di Rio Abierto (ovvero il “fiume aperto”) è strutturato in lezioni settimanali di un ora accompagnate dalla musica per
recuperare la gioia del movimento e risvegliare la mobilità del corpo.
Fine settimana Teatrando
A partire da ottobre un week-end al mese
(sabato tre ore, domenica idem) Quota: 65 franchi
Per-corsi Teatrali
A partire dal 8 ottobre, ogni mercoledì sera dalle ore 20.00 alle 21.45
Quota: 190.- (7 incontri)
Movimento con la musica
Da gennaio, il giovedì alle ore 9.30
Quota: 150 franchi (10 lezioni)
Prenotazioni ed informazioni:
Teatro Pan - Lugano Tel.:091-922 61 58 E-mail: [email protected]
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054
re.ar t
gallery
Mondo
Bizzarro
Gallery
François Escalmel
A Bologna, città magica ed umanistica, si trova una galleria
unica nel suo genere, un luogo pieno di segreti inconfessati. Mondo Bizzarro Gallery è un ambiente dedicato all’arte subpop e trash. Presso la stessa sede si trova anche un
fornitissimo negozio dedicato all’underground e all'erotismo, con libri irreperibili altrove e rare videocassette bmovie. Per chi fosse interessato a questo genere di cultura, qui è l’indirizzo giusto.
In questo spazio riservato al mondo dei grandi autori della
controtendenza e all’avanguardia tra fumetto e arte postpopmoderna, si sono svolte le esposizioni di grandi artisti
mondialmente apprezzati, come Roberto Baldazzini,
François Escalmel, Denni Lugli, Mattia Giambanco e Marc
Ryden. Sono autori di visioni scabrose al limite della fantasia, dove l’essere umano è rappresentato nelle sue perverse ossessioni, sessuali ma non solo.
Con un occhio disincantatamente spalancato sul mondo e
sulle torbide profondità dell’uomo, questi artisti offrono uno
scorcio dell’animo umano che ormai non turba più, anzi,
affascina, poiché ci mette di fronte ad una realtà divenuta
regolare, anche per tutti noi “profani”.
Per gli appassionati del genere questa è una galleria da
visitare ed apprezzare, per gli altri è da conoscere per
capire.
Roberto Baldazzini
Sull’organizzato sito www.mondobizzarro.net si possono
trovare ed acquistare libri, manifesti, t-shirt e video rivolti
alla controcultura pop ed underground.
Un must per i collezionisti…
Per informazioni:
Mondo Bizzarro Gallery
via Alessandrini 7- Bologna
[email protected]
In programma
Fino al 29 ottobre
Trevor Brown
Retrospettiva 1992 - 2003
Dal 31 ottobre al 4 dicembre
Opere di Dorian X
Dal 6 dicembre al 22 gennaio 2004
Opere di Rinat Baibekov
Dal 24 gennaio al 4 marzo
Opere di Gilles Berquet
Trevor Brown
Dal 6 marzo al 1° aprile 2004
Suor Dentona e altri pezzi
Opere di Filippo Scozzari
056
re.art
Christian Marclay
Vedere
la musica
Christian Marclay
Tape Falls
1989
mixed media (reel-to-reel tape
recorder, ladder, speaker and
magnetic tape) site-specific
Photo: Ben Blackwell
Courtesy : Paula Cooper Gallery (NY)
Musica e arte, un connubio spesso esplosivo. E’ su quest’innesto che opera l’artista svizzero-americano Christian Marclay,
uno dei cultori e sperimentatori del vinile più conosciuti ed
apprezzati al mondo. Il soprannome di “Grandfather of
Turnablism” distingue la levatura internazionale di questo personaggio che s’esprime distruggendo, deformando e modificando i vinili, donandogli così una nuova funzione ed inaspettati suoni tradotti poi in vibrazioni visive. Per Marclay tra la musica e l’arte non ci sono confini, ed ambedue sono a rispettivo
servizio.
Christian Marclay è un artista visivo, ma soprattutto un Dj appassionato
di fonografia il cui motto è “vedi la musica ed osserva i suoni”. Le sue
performance e registrazioni hanno avuto un impatto significativo sulla
scena della musica e dell’arte moderna negli ultimi vent'anni. Le sue
sculture ed installazioni sono esposte nei più prestigiosi musei d’arte
contemporanea. Le sue performance musicali sono ospitate in tutti i
grandi festival d’elettronica, e ha collaborato suonando nei dischi dei più
grandi. Con John Zorn per esempio, in otto dischi dal ’83 al ’98, ma
anche in alcuni lavori di Fred Frith, David Moss, Eliott Sharp, Art Lindsey,
Zeena Parkins, Tenko, Otomo Yoshide, Lee Ranaldo, Thurston Moore,
insomma con i più grandi in ambito jazz e musica sperimentale moderna. Un curriculum da far paura! Marclay non ha un suo sito web personale, ma per trovare utili informazioni sulle sue esposizioni correnti
basta mettere il suo nome in un browser qualunque. Uno dei suoi progetti attualli è il Christian Marclay’s Video Quartet, un video in cui quattro indipendenti musicisti suonano melodie in tempi e circostanze
molto differenti fra loro, assemblati poi nel video in un unico movimento musicale.
Slide Easy In
(dalla serie "Body Mix")
1992
record covers
and cotton thread
68.6 x 34.3 cm
framed: 81.9 x 47.6 x 5 cm
Courtesy :
Paula Cooper Gallery (NY)
Damien Hirst
057
gallery
Video Quartet
2002
Four-channel DVD projection, with sound
243.84 x 1219.2 cm
Courtesy : Jay Jopling/White Cube (London)
© the artist
Nato nel 1955 da padre svizzero e madre americana, per i suoi studi
Christian Marclay è arrivato dalla Svizzera a Boston nel ’77, per approdare poi nel ’78 a New York. L’hobby personale di accumulare vinili acquistati per non più di un dollaro in svendite e negozietti dell’usato, è divenuto ben presto una prolifica fonte d’ispirazione. A livello musicale,
Marclay è stato uno dei pionieri del cut & paste modeno, affermandosi
subito nell’ambiente underground newyorkese e mondiale come un originale Dj in grado di condurre ad hoc sia un selvaggio techno rave party,
sia una sperimentale sessione musicale di jazz moderno. Come ai pionieri dell’hip hop, è chiaro che Marclay rivoluziona il rispetto sacrale che
tutti danno alle incisioni ed ai supporti fonografici. A livello artistico quest’artista è sedotto dall’imperfezione e attratto dalla corruzione naturale
o artificiale del vinile. L’interesse di Marclay per la fonografia s’esprime in
maniera risolutamente anticonformista: manipola la plastica nera con
tagli, la deforma con il calore, la completa di materiali incollati, la assembla in figure improbabili. Riserva lo stesso trattamento anche agli strumenti ed alle apparecchiature tecniche e sonore.
L’arte di Marclay è devozione viscerale, che con amore veste e sveste
l’oggetto del desiderio dalle sue originarie funzionalità. Marclay è uno che
tra le spire del suo immagnario ha afferrato l’iridescente anima della
musica, come un pittore del surrealismo, che al posto dei colori utilizza
suoni e forme mutanti.
If You Can't Lick
Recycled Records
(from the series ‘Body Mix’)
1981
1992
collaged vinyl record
record covers
diameter 30.5 cm
and cotton thread
Photo: Adam Reich
22 x 16 1/4 in.
Courtesy :
Courtesy : Paula Cooper Gallery
Paula Cooper Gallery (NY)
(NY)
058
re.ar t
ticino
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Fino al 24 ottobre
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Fino al 22 novembre
Galleria AAA - Ascona
Opere di
Malù Cortesi
Galleria Gottardo - Lugano
The Spiritual Landscape
Opere di A. Gleizes, V. Kandinsky, F. Marc, P.
Mondrian, G. Münter e E. Nolde
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Fino al 25 ottobre
La Fabbrica - Losone
Una commedia umana
Ritratti e reportage di Mario Dondero
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Fino al 29 ottobre
Galleria Cons Arc - Chiasso
Maestri della fotografia
dell'avanguardia ceca (1920-1930)
Fotografie di Franti˚Ek Drtikol, Jaroslav Rössler
e Jaromír Funke
In collaborazione con Art...on paper - Lugano
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Dal 25 ottobre al 4 gennaio
Museo d’Arte - Mendrisio
Sculture di Selim Abdullah
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Fino al 16 novembre
Costituita da opere della collezione permanente del Solomon R. Guggenheim Museum, la
mostra The Spiritual Landscape presso la
Galleria Gottardo presenta capolavori di alcuni
dei maggiori artisti dell’avanguardia europea:
Albert Gleizes, Vasily Kandinsky, Franz Marc,
Piet Mondrian, Gabriele Münter e Emil Nolde.
La mostra è un’analisi dei modi con cui gli artisti citati, nella fase chiave che ha preceduto l’inizio dell’astrazione nelle loro opere, hanno
messo in relazione il tema della natura al senso
e ai valori della spiritualità.
Paesaggi spirituali, quindi: per il pubblico internazionale che segue le esposizioni in Ticino
questa importante mostra costituisce un’opportunità unica ed esclusiva per ammirare una
selezione di venticinque opere del Museo
Guggenheim, alcune delle quali raramente
autorizzate a lasciare la propria sede.
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Museo Vela - Ligornetto
Racconto di forme e colori
Opere di Petra Weiss
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Fino al 22 novembre
Museo d'Arte Moderna
Villa Malpensata - Lugano
L'opera incisa di Giovanni Fattori
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Fino al 30 novembre
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Fino al 22 novembre
Galleria Doppia V - Lugano
Dipinti ed opere di Enrique Breccia
La Fabbrica - Losone
The Gunfighters
Foto, disegni e wall painting di Gino Lucente
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Fino al 30 novembre
Pinacoteca Züst - Rancate
Tra pittura di paese e pittura animalista
Opere di Luigi Chialiva
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Fino al 30 novembre
Castello Montebello - Bellinzona
Blitzarte 3 - Con un filo di luce
Collettiva di Fiorenza Bassetti, Hanny Bürgin,
Ivano Facchinetti, Aurora Ghielmini, Marco
Prati e Antonio Tabet (Apertura fino alle 22.00)
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Fino al 21 dicembre
Pinacoteca Casa Rusca - Locarno
Antologica su Italo Valenti
Presso la Galleria Doppia V di Lugano è possibile ammirare fino al 30 novembre la mostra
personale di Enrique Breccia.
Artista argentino di fama internazionale nell’ambito del fumetto, Breccia è pure un gran
pittore, anche s’espone le sue opere pittoriche
sporadicamente, fra l’Argentina e gli Stati Uniti.
Docente dell’Instituto de Directores de Arte di
Buenos Aires, Breccia ha realizzato una miriade di tavole, tra cui delle interessanti riduzioni a
fumetti di classici della letteratura: L’isola del
tesoro, Moby Dick e Il re del fiume d’oro.
Breccia è il personaggio di questa stagione artistica in Ticino: molte sue tavole sono esposte
presso la rassegna Manor Fumetto di Lugano
(in atto fino al 11 ottobre), mentre la Galleria
Doppia V offre un’occasione imperdibile per
visionare (ed eventualmente acquistare) una
serie di suoi grandi dipinti, disegni e tavole.
Per informazioni:
www.galleriadoppiav.com
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Fino al 4 gennaio 2004
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Museo Villa dei Cedri - Bellinzona
Opere di Serge Brignoni
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059
mostre
svizzera
milano
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Fino al 15 ottobre
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Fino al 19 ottobre
Kunstraum Walcheturm - Zurigo
Which side are you on?
Opere di Andro Wekua, Ann Course & Paul
Clark, Cecilia Lundquist, David Chieppo, Grrr,
Ingo Giezendanner e Guillaume Pinard
Centro Culturale Svizzero
Superilluman
grafica e illustrazioni di François Berthoud
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Fino al 19 ottobre
Kunstmuseum - Berna
Opere di Käthe Kollwitz
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Fino al 9 novembre
Fondation Beyeler - Riehen
Paul Klee
L'accomplissement dans l'œuvre tardive
Opere di Paul Klee
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Dal 14 al 25 ottobre
Galleria Associazione Cortina
Decostruzione e inconscio visibile
Opere di Alberto Valsecchi
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Dal 24 al 30 novembre
Galleria C/O Care Of…
Linee di confine.
I giovani che guardano l'arte
Opere di Capraro, Ermoli, Luiselli, Nolasco,
Pornflakes Queer Crew, Savelli, Ciocia, Gartner,
Milanesi, Panzeri, Rovida, Sudano, Depetro,
Giordani, Tabibzadeh, Pao, Savastano, Zanetti.
(In contemporanea presso Galleria Openspace)
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Fino al 2 novembre
Galleria Carla Sozzani
Bruce Weber - Filmography
Fotografie di Bruce Weber
copyright©Bruce Weber from the film "Chop Sucy", 2000
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Fino al 22 novembre
Paul Klee - Timbalier (1940)
Paul-Klee-Stiftung, Kunstmuseum Bern
© 2003, ProLitteris, Zurich
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Fino al 23 novembre
Fondation Pierre Gianadda - Martigny
Opere di Paul Signac
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Fino al 14 dicembre
Kunstmuseum - Berna
Homage to EWK
Opere di Alberto, Diego e Giovanni Giacometti
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Fino al 4 gennaio 2004
Kunstmuseum - Basilea
Ernst Ludwig Kirchner - Mountain Life
The Early Years in Davos (1917–1926)
Lorenzelli Arte
Tataboo
Opere di Ronnie Cutrone
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Dal 9 ottobre al 8 febbraio 2004
Galleria Permanente
Frida Kahlo, la mostra
Opere di Frida Kahlo
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Dal 16 ottobre al 15 novembre
Galleria Zonca & Zonca
Fotografie di Nobuyoshi Araki
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Dal 18 ottobre al 25 gennaio 2004
Kunsthaus - Zurigo
Opere di Georgia O'Keeffe
Fondazione Mazzotta
Il cavaliere azzurro (Der blaue Reiter)
Opere di Barrera Bossi, Campendonk,
Delaunay, Gontcharova, Heckel, von
Jawlensky, Kandinsky, Klee, Kirchner, Kubin,
Larionov, Marc, Morgner, Müller, Münter,
Macke, Pechstein, Picasso e Rousseau.
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Fino al 1° febbraio
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