Progetto Powerpoint 2009
GLI ARCHIVI
PALEOCLIMATICI
IN AREA CARSICA
a cura di
Sophie Verheyden
con la collaborazione di: L. Bruce Railsback
Yavor Shopov
Martin van Breukelen
Serge Delaby
Thomas Urgyan
Dominique Genty
Fadi Nader
Stalagmite 65 cm, Grotta di Père Noël –
Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden)
TIPI DI DEPOSITI SOTTERRANEI
A fianco è riportata una tipica
sezione di depositi carsici
in una grotta
delle medie latitudini.
Si possono distinguere depositi
autoctoni, formati in loco
(es. blocchi calcarei e depositi
minerali, come le concrezioni)
e depositi alloctoni,
che provengono dall’esterno
(es. i depositi fluviali).
La presenza stessa di depositi
può già dare informazioni
di tipo climatico.
Tipica successione di depositi carsici in una grotta alle medie latitudini
(Fig. S. Verheyden)
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PERIODO FREDDO ~ DEPOSITI DETRITICI
Durante i periodi freddi (glaciali),
la scarsa vegetazione protegge
in modo minore il suolo e i prodotti
dell’erosione. Il ruscellamento
superficiale e i torrenti prendono
in carico grandi quantità di sedimenti
detritici che si accumulano sotto terra.
Sedimenti del Weichseliano (ultimo glaciale)
nella Grotta della Vilaine Source, Belgio (foto S. Verheyden)
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PERIODO TEMPERATO ~ CONCREZIONAMENTO
Durante i periodi temperati
(interglaciali e periodi meno freddi durante
i glaciali~interstadiali), la vegetazione
è più fitta e la concentrazione di CO2
nel suolo più alta.
L’acqua di percolazione si carica in CO2,
dissolve il calcare e lo rideposita
sotto forma cristallina (calcite o aragonite)
nei vuoti sotterranei.
La Chavée, Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden)
Grotta di Han, Belgio (foto S. Verheyden)
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PERIODO TEMPERATO ~ CONCREZIONAMENTO
La curva della frequenza d’età
delle concrezioni
(ottenuta grazie alle datazione
delle stesse) mostra
delle variazioni simili
alla curva dei cicli
glaciali-interglaciali espressi
attraverso il rapporto isotopico
(d18O) dei foraminiferi
nei sedimenti marini oppure
delle carote dei ghiacci polari.
Interglaciale
Interglaciale
Glaciale
Modificato da Baker et al., 1996. J. of Quaternary Science 11: 107-114
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SPELEOTEMI
Dal greco:
Spelaion ~ grotta
Thema ~ soggetto
È un termine generale che indica
i depositi mineralogici secondari delle grotte
(Moore, 1952. The NSS News 10(6):2; Gunn, 2004.
Encyclopedia of Caves and Karst Science. NY).
La stragrande maggioranza degli speleotemi
è composta da calcite o aragonite (CaCO3).
Negli studi paleoclimatici si utilizzano preferibilmente
le stalagmiti per la loro stratigrafia continua e ben definita.
La cima delle stalagmiti corrisponde al luogo d’impatto
della goccia d’acqua, nel punto in cui si deposita la calcite.
Sezione di una stalagmite della Grotta di Jeita, Libano (foto F. Nader)
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VANTAGGI DEGLI SPELEOTEMI
PER GLI STUDI PALEOCLIMATICI
- Diversi parametri misurabili (=proxy) (cristallografia, concentrazione
di vari elementi e isotopi, luminescenza …), forniscono informazioni
climatiche e ambientali;
- datazione assoluta, grazie alla catena di disintegrazione dell’Uranio
e del 14C;
- lunghe serie continue di informazioni, (fino a più cicli di glacialeinterglaciale);
- grande risoluzione, (annuale e stagionale, cfr. le lamine in certi
speleotemi);
- in generale poco influenzati da cambiamenti post-deposizionali
(diagenesi, bioturbazione, ricristallizazzione …) e spesso preservati
da degradazione antropica;
- ampia distribuzione mondiale: possibilità di fare dei confronti spaziali
d’informazione.
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SVANTAGGI DEGLI SPELEOTEMI
PER GLI STUDI PALEOCLIMATICI
- Il principale svantaggio è dato dalla moltitudine di fattori implicati nella
composizione chimica e isotopica degli speleotemi: fattori climatici con
risposte contraddittorie e altri fattori non climatici (fattori locali come la
precipitazione precoce della calcite, apporti delle rocce incassanti,
processi nel suolo, scambi tra le gocce e l’atmosfera delle grotte,
meteorologia sotterranea ....). Questa complessità ha, fino ad oggi,
impedito una “traduzione” quantitativa dei parametri misurati negli
speleotemi in parametri climatici (temperatura, pluviometria ...);
- le interruzioni nel concrezionamento (durante un periodo più o meno
lungo, oppure stagionali con uno stop nella deposizione) possono essere
presenti nelle stalagmiti e sono talvolta difficili da riconoscere.
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DATAZIONE (1/2)
L’uranio (234U, 235U, 238U), presente in natura in piccole quantità,
è solubile e può essere trasportato dalle acque carbonatiche sotto forma
di UO2(CO3)22- e UO2(CO3)34-. Questi ioni sono inglobati nella calcite.
Il torio (230Th, 232Th),
è praticamente insolubile,
forma dei complessi
con le argille o particelle
organiche e non viene
inglobato nella calcite.
L’238U e l’234U, radioattivi
decadono e portano
alla formazione,
tra gli altri, di 230Th
con tempo
di dimezzamento noto.
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DATAZIONE (2/2)
Con lo scorrere del tempo, la quantità di Uranio diminuisce e la quantità
di 230Th aumenta. Questo processo costituisce quindi un geocronometro.
Quantificando l’U che resta e il 230Th prodotto, è possibile calcolare
la quantità d’U iniziale e quindi la durata necessaria per formare il 230Th
rinvenuto. Si determina quindi l’età della parte di stalagmite analizzata.
U
Th
t=0
t = t1
Fig. S. Verheyden
Grazie a nuove
tecnologie
è possibile ottenere
una precisione
fino a ±0.5% (2s).
La calcite datata
a 10 mila anni
si è quindi depositata
tra 9.950
e 10.050 anni fa
(probabilità del 95%).
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“PROXY” IN SPELEOTEMI
‘Proxy’= parametro di riferimento per un altro parametro.
Qui, di un parametro climatico (temperatura, pluviometria ...)
o ambientale (attività nel suolo, tipo di vegetazione ...).
La figura illustra le differenti possibilità di ‘proxy’ nelle stalagmiti.
(Fig. S. Verheyden)
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VELOCITÀ DI ACCRESCIMENTO
Percolazione più rapida
(clima più umido)
Percolazione
lenta (clima
meno umido)
La velocità di accrescimento
di uno speleotema
dipende da:
- concentrazione degli ioni
di calcio;
- temperatura;
- portata dell’acqua
di percolazione.
Sotto uno stillicidio copioso
(clima umido), la crescita,
così come il diametro
della stalagmite, tenderanno
ad incrementare.
Grotta della Vilaine Source (Namur) e Grotta di Père Noël (Han-sur-Lesse), Belgio
(foto S. Verheyden)
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LA STRUTTURA PETROGRAFICA
DEGLI SPELEOTEMI (TESSITURA)
Le tessiture più comuni sono:
colonnare (foto B e C): lunghi cristalli dritti,
perpendicolari all’asse di accrescimento;
microcristallina: piccoli cristalli, granuloso;
dendritica: cristalli di fibre raggiate.
Lamine (foto A): alternanza di tessitura
cristallina, di densità di pori o di imperfezioni
nella tessitura, legati a dei cambiamenti
nelle condizioni climatiche e ambientali.
A
B
Stalagmite CLL-1 Cueva de las Lechuzas, Peru.
Vista a microscopio elettronico
(foto S. Kars, M. Van Breukelen)
C
1
cm
Stalagmite ‘Proserpine’, Grotte de Han-sur-Lesse,
Belgio (foto S. Verheyden)
Plancher HST-32, Grotte de Han-sur-Lesse, Belgio.
Sezione sottile. Larghezza della foto ~200mm
(foto S. Verheyden)
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MINERALOGIA DEGLI SPELEOTEMI
1.
Un cambiamento o un’alternanza
di mineralogia è talvolta osservata
nelle stalagmiti e viene messa in
relazione con cambiamenti climatici.
Per esempio: precipitazione
di calcite durante i periodi umidi e
di aragonite durante quelli più aridi.
Durante i periodi (o nelle regioni)
più aridi, l’acqua di percolazione
ristagna più a lungo negli interstizi
della roccia carbonatica
e si arricchisce in ioni come Mg e Sr
provenienti dalla roccia,
favorendo la deposizione
di aragonite nelle grotte.
2.
1) La larghezza della foto è 2.1 millimetri.
2) Ingrandimento del quadro rosso della foto 1. Drotsky's Cave, Ngamiland, Botswana; Stalagmite BDS1 (DS87); Campione preso da G. A. Brook
(Dep. of Geography. Univ. of Georgia, USA). C: calcite, A: aragonite (foto L. B. Railsback, Atlas of speleothem Microfabrics)
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POLLINI, INSETTI E ALTRE PARTICELLE
Diverse “particelle”
provenienti dalla superficie
portate dalle acque
di percolazione (pollini, argille,
ceneri vulcaniche oppure
prodotti durante incendi ...),
oppure da correnti d’aria
(pollini, polveri sottili ...),
oppure portate deliberatamente
(zanzare, escrementi,
scheletri di pipistrelli ...)
possono venire inglobate
nella calcite.
Insetto parzialmente inglobato nella calcite (foto S. Verheyden)
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ELEMENTI IN TRACCE (1/2)
Gli speleotemi registrano sia variazioni di breve durata (tra le stagioni)
sia quelle più lunghe (glaciale-interglaciale).
Sensibilità
dei diversi elementi:
Magnesio (Mg), Silicio (Si):
idrologia.
Bario (Ba), Stronzio (Sr)
e Sodio (Na): velocità
di deposizione della calcite.
Fosforo (P): temperatura
stagionale, attività vegetale
e idrologia.
(Schema S. Verheyden)
Rame (Cu), Piombo (Pb),
Bromo (Br), Yttrio (Y),
Zinco (Zn): attività
ed erosione del suolo.
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ELEMENTI IN TRACCE (2/2): PROCESSI
Aridità: tempi di permanenza
dell’acqua di percolazione
nella roccia calcarea, dissoluzione,
Mg e Sr nelle acque
e nelle stalagmiti.
Precipitazione di calcite
(prima di arrivare nella grotta):
concentrazione di elementi
nelle acque (con coefficiente
di ripartizione <1) come Mg e Sr.
Estrazione preferenziale
di certi elementi.
Dissoluzione differenziale
di calcite e dolomite.
Effetto pistonaggio quando l’acqua
spinge fuori quella “vecchia”
(carica in elementi)
contenuta nelle fessure (vadosa).
Concrezioni di aragonite nella Grotta Hoq sull’Isola di Socotra, Yemen,
dove la piovosità è di circa 200 millimetri all’anno (foto S. Delaby)
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ISOTOPI STABILI (1/8)
Gli isotopi sono elementi
chimici di una stessa specie
(quantità di protoni)
che si differenziano tra loro
solo per il numero
di neutroni contenuti
nel loro nucleo.
Il carbonio 12 (12C)
conta 6 protoni, 6 neutroni
e 6 elettroni.
Il 13C conta sempre 6 protoni
e 6 elettroni, ma 7 neutroni.
Questo isotopo è quindi
un po’ più “pesante”.
12C e 13C sono isotopi stabili,
mentre 14C è un isotopo
radioattivo.
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ISOTOPI STABILI (2/8):
GLI ISOTOPI STABILI DELL’OSSIGENO,
DEL CARBONIO E DELL’IDROGENO
Gli isotopi sono presenti
in natura
in certe proporzioni.
Ogni processo fisico
(evaporazione) o chimico
(precipitazione di calcite)
cambia la proporzione
(18O/16O, 13C/12C …)
nella materia.
Si parla di frazionamento
isotopico.
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ISOTOPI STABILI (3/8)
La composizione isotopica di un componente A è data in valori delta (d)
espressi in millesimi (‰). Inoltre, se il d di una sostanza è basso,
vuol dire che contiene più isotopi leggeri rispetto a una sostanza standard.
The Delta-value
(18O/16O)sample - (18O/16O)standard
d18Osample (‰) =
----------------------------------------- * 1000
(18O/16O)standard
Standard:
per i carbonati: PDB (belemnite della Formazione di Pee-Dee);
per l’acqua e i carbonati: SMOW (Standard Mean Ocean Water,
ossia valore medio dell’acqua oceanica).
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ISOTOPI STABILI (4/8):
δ18O NEGLI SPELEOTEMI - TEORIA
Il d18O in una stalagmite
dipende:
1) dal d18O dell’acqua
di percolazione
(l’acqua della pioggia
che si infiltra);
2) dal frazionamento
dell’ossigeno durante
la precipitazione
della calcite,
processo
che dipende
dalla temperatura.
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ISOTOPI STABILI (5/8):
CALCOLO DELLA TEMPERATURA
Il d18O dell’acqua di percolazione (acqua vadosa)
corrisponde spesso a quella media annua dell’acqua piovana.
MA: spesso il d18O
dell’acqua non è noto.
Si utilizza una stima.
-4.0
O (permil VSMOW)
se d18Oacqua è conosciuto
e d18Ocalcite misurato,
si può calcolare la Tmed. annua
-2.0
18
In moltissime grotte poco
o mediamente profonde:
T grotta = T media annua
dell’aria esterna
-6.0
-8.0
-10.0
rainwater Han-sur-Lesse
seepage water Salle du
Dôme
-12.0
-14.0
01-Sep-05
01-Nov-05
01-Jan-06
03-Mar-06
03-May-06
03-Jul-06
02-Sep-06
02-Nov-06
time of sampling
d18O dell’acqua piovana presso Han-sur-Lesse e dell’acqua di percolazione
nella Sala “du Dôme” della Grotta di Han, Han-sur-Lesse, Belgio (grafico S. Verheyden)
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ISOTOPI STABILI (6/8):
δ18O NEGLI SPELEOTEMI - OSSERVAZIONI
δ O (per mil VPDB)
-4.0
-5.0
-6.0
-7.0
-8.0
-9.0
-10.0
-11.0
9 ± 14 anni prima del 2004
0
189 ± 19
1000
U/Th datering (a BP)
Corr δ13C (Timide)
888 ± 32
3000
4000
5000
1604 ± 47
3068 ± 55
5380 ± 93
6000
Corr δ18O (Vilaine Source)
Réseau Sud vs Vilaine Source
2000
age (années avant 2000)
Corr δ18O (Timide)
Corr δ 13C (Vilaine Source)
-5.0
-6.0
-7.0
-8.0
-9.0
-10.0
-11.0
-12.0
In pratica, il
nelle stalagmiti è spesso
interpretato come dovuto
a cambiamenti del d18O
dell’acqua di percolazione
e quindi dell’acqua piovana,
che a sua volta dipende
da una serie di fattori
(temperatura,
quantità di pioggia,
direzione dei venti ...),
legati al percorso compiuto
dal vapore d’acqua
dal luogo in cui è evaporato
fino al punto in cui piove
(circolazione atmosferica).
18
d18O
Altezza: 50 cm
Stalagmite ‘la timide’, Grotta di Han, Han-sur-Lesse, Belgio, dalla stalagmite
alla ‘serie temporale’ del d18O e d13C. Il grafico mostra le curve di due stalagmiti
(foto e grafica S. Verheyden)
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ISOTOPI STABILI (7/8):
δ13C NEGLI SPELEOTEMI - TEORIA
Il frazionamento del carbonio è influenzato molto meno dalla temperatura.
Fig.: S. Verheyden
Il d13C di speleotemi dipende
dal tipo di vegetazione
in superficie (incorporazione
del C che viene dalla CO2
della respirazione
delle piante).
C3: gli alberi e le piante
dei paesi in clima temperato.
C4: piante di savana resistenti
alla mancanza d’acqua;
per esempio il mais.
In genere una piccola
quantità di C (0-20%)
proviene dalla roccia
carbonatica incassante.
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ISOTOPI STABILI (8/8):
δ13C NELLE STALAGMITI - OSSERVAZIONI
Osservazione: in una regione con gli stessi tipi di piante il d13C varia:
valori più negativi di d13C ↔ periodi che favoriscono la vegetazione
e quindi la maggiore attività nel suolo ↔ più C “leggero”
(preferibilmente 12C) nella stalagmite.
Il d13C nella stalagmite
di Villars segue i cicli
di Dansgaard-Oeschger,
episodi di riscaldamento
e raffreddamento rapidi
durante l’ultima era glaciale
scoperti nei ghiacci
della Groenlandia.
Modificato da Genty et al.,
2003. Nature 421: 833-838
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INCLUSIONI FLUIDI
- Da qualche centimetro a qualche micrometro;
- in media: molto variabile, intorno a 1 microlitro d’acqua per grammo
di calcite;
- acqua di percolazione, quindi antica acqua di pioggia, intrappolata
nella calcite;
- analisi del d18O e del dD (delta deuterio) dell’acqua, quindi indirettamente
dell’antica acqua di pioggia, da delle informazioni di tipo paleoclimatico.
Grotta di Père Noël, Han-sur-Lesse, Belgio
(foto D. Genty)
Inclusione in sezione sottile della colata
HST-32, Han-sur-Lesse, Belgio
(foto S. Verheyden)
Alternanza di lamine ricche e povere
in inclusioni fluidi nella colata HST-32,
Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Verheyden)
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LUMINESCENZA
Si parla di fluorescenza e fosforescenza, rispettivamente,
quando un campione emette della luce contemporaneamente
a una sorgente d’eccitazione o dopo che essa viene spenta
(UV, raggi-x, elettroni, calore ...).
La fluorescenza da UV
è spesso utilizzata per ricostruire
delle variazioni nella copertura
vegetale. La fluorescenza
è prodotta da composti organici
incorporati nella stalagmite.
L’intensità di fluorescenza
dipende dalla quantità
e dalla massa delle molecole
organiche presenti nella calcite.
Le ali della farfalla sono una parte del pavimento di concrezione nella Jewel Cave, Black Hills, South Dakota. Il corpo non è carbonatico.
Le ali in basso: fluorescenza (sotto UV) di un pavimento calcitico formata da acque di infiltrazione.
Le ali in alto: fosforescenza (dotto UV e luce visibile). Le lamine sono delle variazioni d’intensità di luminescenza legate a delle variazioni
nella quantità di materia organica incorporata, e indicano indirettamente l’attività vegetale in superficie. (foto Y. Shopov)
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MONITORAGGIO SOTTERRANEO
Un’interpretazione affidabile dei ‘proxy’ negli speleotemi
necessita di una buona conoscenza del funzionamento idrologico,
geochimico e climatologico della grotta.
Il monitoraggio di diversi
parametri (temperatura
dell’aria e dell’acqua, stillicidio
e portata di percolazione,
PCO2 dell’aria, pH
e conducibilità dell’acqua ....)
forniscono dei parametri
‘proxy’ da mettere in relazione
con il clima attuale.
Monitoraggio nella Grotta di Père Noël, Han-sur-Lesse, Belgio (foto T. Urgyan)
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RICOSTRUZIONE DELLA PALEOGEOGRAFIA
L’età di una stalagmite indica un periodo in cui la tavola d’acqua
si trovava a una quota inferiore di quella della stalagmite,
in quanto essa si è formata al di fuori dell’acqua.
La stalagmite fornisce quindi
un’età superiore per l’incisione
della valle vicina (o in genere
del livello di base) e dà quindi
informazioni sulle variazioni
topografiche.
Possono anche dare
informazioni sulle inclinazioni
subite dai blocchi di roccia
sui quali si sono formate
le stalagmiti stesse (foto).
Sala della Pentecôte, Han-sur-Lesse, Belgio (foto S. Delaby)
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PROTEZIONI DEGLI SPELEOTEMI
Fino ad oggi la maggior parte
delle analisi è distruttiva.
Le tecniche recenti permettono
di utilizzare quantità sempre più piccole
e possono anche diventare
non distruttive.
Attualmente è diventato possibile
analizzare una stalagmite,
incollarla nuovamente e rimetterla
nel posto dove è stata prelevata.
Un’altra possibilità
che permette
di salvaguardare
il paesaggio sotterraneo
è di realizzare
delle copie in resina
delle stalagmiti
prelevate.
Stalagmite della Grotta de la Vilaine source, Namur, Belgio,
dopo le analisi (1997) (foto S. Verheyden)
Replica in gesso di una stalagmite della Grotte de Jeita, Libano (foto F. Nader)
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SEDIMENTI MOBILI
Argille: < 2 micrometri
Silt: tra 2 e 62 micrometri
Sabbia: >62 mm e <2mm
Ghiaia: >2 mm
Si depositano sotto terra
principalmente ad opera dell’acqua
di percolazione e dei fiumi.
L’analisi della composizione
mineralogica e della struttura
di questi depositi consente
di ottenere delle informazioni
sulle condizioni paleo ambientali
e climatiche
durante la loro deposizione.
Galleria Aranzadi, Pierre St Martin, Francia (foto S. Verheyden)
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PARTICELLE E VELOCITÀ DI FLUSSO
Il diagramma di Hjulström illustra il comportamento delle particelle
in funzione della loro grandezza e della velocità di flusso.
Basse velocità: le particelle fini
restano in sospensione,
quelle più grandi si depositano.
Alte velocità: le particelle anche
grandi restano in sospensione.
Una particella fine (~10-2mm)
depositata in una certa corrente
(0.1cm/s) necessita
di una corrente molto più grande
(~40cm/s) per poter essere
rimessa in sospensione
(erosione).
Diagramma di Hjulström
La granulometria dei depositi dà delle informazioni sulla velocità
delle correnti, quindi indirettamente sulle condizioni climatiche.
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ANALISI GRANULOMETRICHE
L’analisi granulometrica consente di misurare la dimensione dei granuli
di un sedimento. La ripartizione di granuli di dimensioni differenti
(classe granulometrica) fornisce delle informazioni sulla storia del deposito,
e in particolare sulle condizioni di sedimentazione.
Si utilizza la tecnica dei setacci
con una serie di filtri di dimensioni differenti.
Per i granuli più piccoli, <2 micrometri, il metodo dei setacci
non funziona più. Si utilizza allora la velocità di sedimentazione
del sedimento in un liquido per dedurre la dimensione dei granuli
(basata sulla Legge di Stokes).
Le quantità relative di ciascuna classe granulometrica
sono riportate sotto forma grafica.
Un sedimento ben equilibrato assumerà una curva di Gauss.
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STRUTTURA DEI DEPOSITI
La struttura dei depositi fornisce delle informazioni
sull’ambiente (fiume principale, affluente,
infiltrazione), sul tipo di deposito
(fluviale, lacustre, glaciale, eolico) e sul clima
(poligoni di essiccamento – frammenti crioclastici).
Poligoni di essiccamento nella Hoq Cave, Socotra, Yemen (foto S. Verheyden)
Sezione tipica
in sedimenti fluviali.
Si vede la successione
di materiali (sabbie,
argille) e lo spostamento
laterale dei canali
di scorrimento.
Grotta della Vilaine
Source (Belgio)
(S. Verheyden, 2001.
Tesi di Dottorato,
non pubblicata,
Vrije Univ. Brussel)
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NATURA DEI DEPOSITI:
COMPOSIZIONE DEI MATERIALI E ORIGINE
La composizione
(mineralogia, caratteristiche chimiche)
dei depositi detritici sotterranei
dà delle informazioni
sulla loro provenienza
e quindi sulle direzioni
di scorrimento ipogeo.
Trou d’Haquin, Belgio, frana d’entrata (foto S. Verheyden)
Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009
PER SAPERNE DI PIÙ
FAIRCHILD I.J., SMITH C.L., BAKER
A., FULLER L. SPOTL C. MATTEY D.,
McDERMOTT F. and EIMF. (2006),
Modification and preservation
of environmental signals
in speleothems, Earth Science
Reviews 75 (1-4), pp. 105-153;
SASOWSKY I.D., MYLROIE J.
(Eds) (2004), Studies of cave
sediments. Physical and chemical
records of paleoclimate, Kluwer
Academic, New York, pp. 329;
HILL C., FORTI P. (1997),
Cave minerals of the World,
Nat. Spel. Soc., pp. 464;
FORD D., WILLIAMS P. (2007), Karst
geomorphology
and hydrology, Kluwer Academic,
Dordrecht, pp. 562.
Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009
CREDITI
Questa lezione è stata coordinata da Sophie Verheyden
con la collaborazione di Martin van Breukelen, Serge Delaby,
L. Bruce Railsback e Yavor Shopov.
Tradotta in italiano da Jo De Waele.
Per la parte fotografica si ringraziano i fotografi:
Serge Delaby, Dominique Genty, Saskia Kars, Fadi Nader,
L. Bruce Railsback, Yavor Shopov, Thomas Urgyan e Sophie Verheyden.
I disegni sono stati preparati da Sophie Verheyden.
©
Società Speleologica Italiana
Ogni parte di questa presentazione può essere riprodotta sotto la propria responsabilità,
purché non se ne stravolgano i contenuti. Si prega di citare la fonte.
Gli archivi paleoclimatici in area carsica – Società Speleologica Italiana 2009
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