Lezione X
Gli effetti della conquista romana
sugli assetti socioeconomici della
regio III
Gli effetti immediati della vittoria
romana
• La degradazione sociale di Lucani e Bruzi, privati del
diritto di servire nell’esercito dopo la II guerra punica.
• La confisca di parte dei territori delle comunità ostili a
Roma, soprattutto lucane e bruzie, che diviene ager
publicus populi Romani.
– Le prime confische sono operate dopo la guerra contro Pirro; altri
provvedimenti in questo senso dopo la II guerra punica.
– Parte dell’ager publicus sarà lasciato indiviso e sfruttato da grandi
possidenti o da societates romane per la pastorizia e la silvicolura,
parte accoglierà colonie di diritto romano e latino.
2
Aulo Gellio, Notti Attiche, X, 3, 18-19:
umiliante punizione dei Bruzi
• Quando il cartaginese Annibale si
trovava con l’esercito in Italia e il
popolo romano aveva combattuto
alcune battaglie sfavorevoli, primi
in tutta l’Italia i Bruzi passarono
dalla parte di Annibale. I Romani
sopportarono ciò di malanimo e
quando Annibale abbandonò l’Italia ed i Cartaginesi furono sconfitti, a causa di tale infamia non arruolarono più i Bruzi come soldati,
né li consideravano alleati, ma li
assegnarono al posto degli schiavi
ai magistrati che si recavano nelle
province per assisterli e servirli.
• Cum Hannibal Poenus cum
exercitu in Italia esset et aliquot
pugnas
populus
Romanus
adversas pugnavisset, primi
totius
Italiae
Bruttii ad
Hannibalem desciverunt. Id
Romani aegre passi, postquam
Hannibal
Italia
decessit
superatique Poeni sunt, Bruttios
ignominiae causa non milites
scribebant nec pro sociis
habebant, sed magistratibus in
provincias euntibus parere et
praeministrare servorum vicem
iusserunt.
3
La riduzione del territorio silano
ad ager publicus
• Un provvedimento che Dionigi di Alicarnasso,
XX, 15 data alla conclusione della guerra contro
Pirro.
• Qualche studioso ha ipotizzato che il
provvedimento menzionato da Dionigi vada
spostato dopo la guerra annibalica, senza
motivazioni del tutto convincenti.
• Probabile che le requisizioni all’indomani della II
guerra punica, ricordate da Appiano, si siano
aggiunte alle precedenti confische, attestate per
l’area silana da Dionigi.
4
Dionigi di Alicarnasso, XX, 15: la riduzione
del territorio silano ad ager publicus e il suo
sfruttamento
OiJ
Brevttioi
eJkovnte"
uJpotagevnte" JRwmaivoi" th;n
hJmivseian
th'"
ojrei-nh'"
parevdwkan aujtoi'", h} kalei'tai
me;n Sivla, mesth; d j ejsti;n u{lh"
eij~
oijkodomav~
te
kai;
nauphgiva" kai; pa'san a[llhn
kataskeuh;n eujqev-tou: pollh;
me;n ga;r ejlavth pevfu-ken
oujranomhvkh" ejn aujth/', pollh;
de; ai[geiro", pollh; de; piveira
peuvkh ojxuvh te kai; pivtu" kai;
fhgo;" ajmfilafh;" kai; melivai tai'"
diarreouvsai"
libavsi
piainovmenai, kai; pa'sa a[llh
baqei'a sunufaino-mevnh toi'"
klavdoi" u{lh skiero;n ajpotelou'sa
• I Bruzi si sottomisero spontaneamente ai Romani e cedettero loro
metà della selva che si chiama Sila,
ricca di alberi adatti all’edificazione
di case, ad allestimenti navali e ad
ogni altro genere di costruzioni. Vi
crescevano abeti che toccavano il
cielo, numerosi pioppi, resinosi
pini, faggi, pini marittimi, ampie
querce, frassini fecondati dalle
acque che scorrono in mezzo, e
ogni altro genere di albero che coi
rami densi mantiene ombreggiato il
monte per tutto il giorno.
5
Dionigi di Alicarnasso, XX, 15: la riduzione
del territorio silano ad ager publicus e il suo
sfruttamento
∆Ex h|" hJ me;n e[ggista qalavtth"
kai; potamw'n fuomevnh tmhqei'sa
th;n
ajpo;
rJivzh"
tomh;n
oJlovklhro" ejpi; tou;" limevna"
tou;" e[ggista katavgetai, pavsh/
diarkh;~ ∆Italiva/ prov" te ta;
nautika; kai; pro;" ta;" tw'n oijkiw'n
kataskeuav": hJ de; a[nw qalavtth"
kai;
potamw'n
provsw
kormasqei'sa kata; mevrh kwvpa"
te parevcei kai; kontou;" kai; o{pla
pantoi'a kai; skeuvh ta; katoikivdia,
foravdhn
uJp
j
ajnqrwvpwn
komizomevnh:
• Gli alberi che crescono più vicini al
mare e ai fiumi sono tagliati sino al
ceppo in un unico pezzo e vengono
spediti ai porti più vicini e
forniscono a tutta l’Italia il
fabbisogno per costruzioni navali
ed edilizie; quelli invece che si
trovano lontani dal mare e dai fiumi
sono tagliati in diversi pezzi e
trasportati a spalla dagli uomini;
questi alberi forniscono remi,
pertiche e ogni genere di attrezzi e
suppellettili domestiche.
6
Dionigi di Alicarnasso, XX, 15: la riduzione
del territorio silano ad ager publicus e il suo
hJ de; pleivsthsfruttamento
kai;
piotav-th
pittourgei'tai
kai; parevcei pasw'n w|n
i[smen
hJmei'"
eujwdestavthn te kai;
glukutavthn
th;n
kaloumevnhn Brettivan
pivttan: ajf j h|" megavla"
oJ tw`n JRwmaivwn
dh'mo" kaq j e{kaston
ejniauto;n
ejk
tw'n
misqwvsewn lambavnei
prosovdou".
• Ma la parte più abbondante e resinosa viene
utilizzata nella fabbricazione della pece, di cui
fornisce la qualità più
odorosa e soave che si conosca, la cosiddetta pece
bruzia, dal cui appalto lo
stato romano ricava ogni
anno grosse entrate.
7
Ateneo, Deipnosofisti, V, 208 f: sfruttamento
degli alberi ad alto fusto della Sila
tw'n de; iJstw'n oJ • Degli alberi [della
me;n deuvtero" kai;
Syracusia di Ierone II],
trivto" euJrevqhsan,
il secondo e il terzo
dusce-rw'" de; oJ
furono trovati senza
prw'to" euJrevqh ejn
difficoltà, mentre il
primo fu trovato a
toi'"
o[resi
th'"
fatica, sulle montagne
Brettiva"
uJpo;
del Bruzio, da un
subwvtou ajndrov":
guardiano di porci. Lo
ka-thvgage
d
j
portò giù al mare
aujto;n
ejpi;
Phileas, ingegnere di
qavlattan Fileva" oJ
Tauromenio.
Tauromenivth"
mhca-nikov".
8
Le specie arboree sfruttate nella Sila
•
1.
2.
3.
Una notevole varietà, in relazione all’altitudine, alla vicinanza al
mare, al grado di umidità.
ejlavth oujranomhvkh", “abete che tocca il cielo” (Abies): un
legname usato in edilizia, nella carpenteria navale (navi da guerra,
per la sua leggerezza), fornisce naturalmente una resina, ma era
annoverato tra gli alberi da pece.
ai[geiro", “pioppo” (Populus Nigra): per la sua leggerezza impiegato
per scudi; i rametti erano impiegati per legare le viti.
piveira peuvkh, “pino resinoso” (Pinus Nigra): un pino di
montagna, in Calabria e Sicilia presente nella varietà di alta quota
pinus nigra laricio Calabrica, uno degli alberi più imponenti
d’Europa; molto apprezzato per la pece, era utilizzato anche in
carpenteria navale (l’albero maestro della Syracusia).
9
Il pino laricio in Calabria
• Diffuso oggi in tutta la Sila e,
parzialmente, nelle Serre e in
Aspromonte, tra le altitudini di 1100 e
1700 metri.
• Uno degli alberi più imponenti
d’Europa, raggiunge i 45 metri di
altezza e un diametro alla base di 2
metri.
• Nell’immagine uno dei pini larici della
riserva naturale dei Giganti della Sila,
in località Fallistro (Spezzano della
Sila).
10
Le specie arboree sfruttate nella Sila
4.
5.
6.
7.
ojxuvh , “faggio” (Fagus): le numerose specie non erano distinte
dagli antichi; Teofrasto consiglia l’uso di questo legname per
fabbricare mobilio, oggetti al tornio, aste per le lance; sconsigliato in
edilizia e in carpenteria perché teme l’umidità; i suoi frutti entravano
nell’alimentazione suina e anche umana.
pivtu~, “pino” (tradizionalmente identificato con il Pinus
Halepensis), un pino marittimo impiegato in carpenteria navale per
sue forme sinuose e per la sua vicinanza al mare.
fhgo;" ajmfilafhv" , “ampia quercia” (Quercus Aegilops), la quercia
vallonea; un legno resistente impiegato nelle costruzioni, anche
navali, per la sua resistenza all’acqua; le sue ottime ghiande
entravano anche nell’alimentazione umana.
melivai tai'" diarreouvsai" libavsi piainovmenai, “frassini resi
verdeggianti dalle zone umide” (Fraxinus Excelsior): un legname
flessibile, adatto alla fabbricazione di carri, remi, aste per lance.
11
Le tre tipologie di sfruttamento del
legname silano secondo Dionigi
• Sono in rapporto con la vicinanza al mare o a corsi
d’acqua:
1.
2.
3.
Gli alberi più vicini al mare e ai fiumi (Savuto, Crati,
Neto) forniscono materiali per i cantieri navali e l’edilizia.
Gli alberi più lontani dalle vie di comunicazione erano
tagliati e portati a dorso d’uomo.
Principalmente abeti e pini di montagna producono una
pece assai grassa e profumata, la migliore nota
nell’antichità.
• Non rientrano nella schema di Dionigi di Alicarnasso i
grandi pini larici, che crescevano nei luoghi più alti e
distanti dai corsi d’acqua.
12
Il rapporto della silvicoltura con
le altre attività produttive
• La viticoltura: l’impiego di pali di legno per sostenere le
viti, legate con rametti di frassino; l’uso della pece per
impermeabilizzare i contenitori e aromatizzare il vino.
• L’allevamento: i frutti delle querce vallonee (in inverno)
e quelli dei faggi (in estate) davano cibo al bestiame.
• La cantieristica navale: i diversi tipi di legname erano
adatti alla costruzione di molte parti di una nave.
• La produzione di armi: alcuni tipi di legname erano
adatti alla fabbricazione di scudi e lance (o{pla pantoi'a
nel senso stretto di “armamenti di ogni genere”).
• La produzione ceramica: il legname (e il carbone
vegetale) forniva combustibile per le fornaci.
13
Cicerone, Brutus, 85: tensioni nella Sila
del II sec. a.C.
• Memoria teneo Smyrnae
me ex P. Rutilio Rufo audisse, cum diceret adulescentulo se accidisse, ut
ex senatus consulto P.
Scipio et D. Brutus, ut
opinor, consules de re
atroci magnaque quaererent.
• Mi ricordo di aver
sentito raccontare a
Smirne da P. Rutilio
Rufo
un
episodio
avvenuto quando egli
era un ragazzino: per
decreto del Senato i
consoli, mi pare P.
Scipione e D. Bruto,
dovettero istruire un
processo su un delitto di
grande efferatezza.
14
Cicerone, Brutus, 85: tensioni
nella Sila del II sec. a.C.
• nam cum in silva Sila
facta caedes esset notique homines interfecti,
insimulareturque familia, partim etiam liberi
societatis eius, quae
picarias de P. Cornelio
L. Mummio censoribus
redemisset, decrevisse
senatum, ut de ea re
cognoscerent et statuerent consules.
• Nella foresta della Sila era
stato compiuto un eccidio,
nel quale erano stati uccisi
alcuni personaggi molto noti;
ne venivano incolpati gli
schiavi, e anche alcuni
uomini liberi, della società
che dai censori P. Cornelio e
L. Mummio aveva avuto in
appalto l’estrazione della
pece; il Senato stabilì che
sull’avvenuto indagassero e
giudicassero i consoli.
15
Cicerone, Brutus, 85: tensioni nella Sila
del II sec. a.C.
• Un episodio del 138 a.C., che Cicerone afferma di aver
appreso da un contemporaneo agli eventi.
– P. Rutilio Rufo in quanto legato del governatore d’Asia nel 94-93
a.C. si era opposto ai publicani che avevano l’appalto delle tasse
provinciali.
– Al ritorno a Roma subì un processo ed fu costretto all’esilio, nella
stessa provincia d’Asia, dove Cicerone lo incontrò.
• Non un semplice fatto di cronaca nera o una rivolta servile
(coinvolgimento anche di uomini liberi), ma la spia di
tensioni economiche fra la società che nel 142 a.C. aveva
ottenuto l’appalto dell’estrazione della pece nella Sila e,
forse, l’élite dirigente locale.
16
Il problema dei noti homines
• L’ipotesi di A. Giardina: possidenti terrieri locali, impegnati in
attività agricole, poiché i publicani tendevano a sfruttare per
comodità le aree boschive più vicine al mare e ai corsi d’acqua
(che erano anche quelli di maggior pregio agricolo).
• L’ipotesi di J.-C. Beal: gruppi che intendevano sfruttare in modo
meno distruttivo i boschi delle zone interne e più alte (che
davano la pece migliore), selezionando gli alberi più vecchi, da
tagliare per la produzione di legname.
• La definizione ciceroniana noti homines pare comunque
escludere modesti allevatori o montanari: dovremmo piuttosto
pensare, al limite, ai gruppi dirigenti di qualche comunità locale.
17
Cicerone, Brutus, 85: tensioni
nella Sila del II sec. a.C.
• Possibile anche che il conflitto fosse originato da una
controversia confinaria tra la società di publicani e una
comunità locale.
• Cicerone conferma comunque le forme di sfruttamento di
questa sezione dell’ager publicus attestate da Dionigi di
Alicarnasso: appalto censorio a societates di publicani.
• Il processo (Cic., Brutus, 86-88) terminò con la piena
assoluzione dei socii, grazie all’energica difesa del grande
oratore Ser. Sulpicio Galba.
18
Plutarco, Catone maggiore, 21, 5: il
coinvolgimento della nobilitas nello
sfruttamento della pcce
• Impegnatosi più strenuamente ad
acquisire denaro, giunse a considerare l’agricoltura più come un diletto che come un’attività redditizia, e
investì i suoi capitali in affari sicuri
e garantiti. Acquistò impianti di piscicoltura, sorgenti termali, botteghe concesse ai follatori, laboratori
per la lavorazione della pece,
terreni con pascoli e foreste; tutto
ciò gli procurò grandi profitti e, per
usare le sue parole, “non poteva
esser rovinato nemmeno da Zeus”.
• ἁπτόμενος δὲ συντονώτερον
πορισμοῦ τὴν μὲν γεωργίαν
μᾶλλον ἡγεῖτο διαγωγὴν ἢ
πρόσοδον, εἰς δ᾽ ἀσφαλῆ πράγματα καὶ βέβαια κατατιθέμε-νος
τὰς ἀφορμάς ἐκτᾶτο λίμ-νας,
ὕδατα θερμά, τόπους κνα-φεῦσιν
ἀνειμένους, ἔργα πίσ-σια, χώραν
ἔχουσαν αὐτοφυεῖς νομὰς καὶ
ὕλας, ἀφ᾽ ὧν αὐτῷ χρήματα
προσῄει πολλὰ μηδ᾽ ὑπὸ τοῦ Διός,
ὥς φησὶν αὐτός, βλαβῆναι
δυναμένων.
19
Altre forme di sfruttamento
dell’ager publicus indiviso
• Aldilà del ben documentato sfruttamento da parte delle
societates dei publicani ai fini della silvicoltura, si possono
supporre altre forme di uso dell’ager publicus:
– L’assegnazione di ampie estensioni a ricchi imprenditori romani,
per le attività di tipo estensivo, prevalentemente di pastorizia
(soprattutto in Lucania).
– Le scarse testimonianze di proprietà private di senatori o cavalieri
nella regione nel II sec. a.C. confermano che l’attenzione di questi
imprenditori si concentrò proprio sull’ager publicus.
– L’assegnazione in piccoli lotti ai vecchi proprietari, dietro
pagamento di un canone (come documentato nella regione di
Taranto).
20
Le attività di pastorizia nell’ager
publicus
• Un’attività
condotta
prevalentemente
attraverso
manodopera servile, in condizioni simili a quelle che
determinarono una rivolta servile di pastores in Apulia nel
185 a.C.
• Un colpo alla piccola e media proprietà locale, che contava
sullo sfruttamento delle vecchie terre comuni come
complemento alla coltivazione delle proprietà private.
• Accanto all’allevamento di caprini e ovini, da rilevare per
la nostra regione l’importanza dei suini.
21
La colonizzazione dell’Italia
meridionale
• Una prima iniziativa nel 273 a.C., con la fondazione, poco
documentata, della colonia latina di Paestum, nel territorio
confiscato ai Lucani dopo la guerra contro Pirro.
• Un più ampio programma, attuato negli anni 197-192 a.C.,
che portò alla distribuzione di ampie porzioni di ager
publicus.
• Fondazione di 8 colonie romane, probabilmente con 300
capifamiglia ciascuna: Puteoli (Pozzuoli), Volturnum (Castel
Volturno), Liternum (presso Villa Literno), Salernum
(Salerno), Sipontum (vicino a Manfredonia), Buxentum
(Policastro Bussentino), Croto (Crotone) e Tempsa (presso
Falerna?).
• Creazione di due popolose colonie latine nel territorio bruzio:
Copia (Sibari - Thurii), con 3.300 coloni e lotti di 40 e 20
iugeri, e Valentia (Vibo), con 4.000 coloni e lotti di 30 e 15
iugeri.
22
La colonizzazione nell’area campana e apula
23
La
colonizzazione
nell’area
lucana e bruzia
24
24
Livio, XXXII, 29, 3-4 (197 a.C.): il
voto di 5 colonie romane
• C. Atinius tribunus plebis tulit
ut quinque coloniae in oram
maritimam deducerentur, duae
ad ostia fluminum Uolturni
Liternique, una Puteolos, una
ad Castrum Salerni: his
Buxentum adiectum; trecenae
familiae in singulas colonias
iubebantur
mitti.
Tresuiri
deducendis iis, qui per triennium magistratum haberent,
creati M. Seruilius Geminus, Q.
Minucius Thermus, Ti. Sempronius Longus.
• Il tribuno della plebe Gaio Atinio
presentò la proposta che venissero
dedotte cinque colonie sulla costa,
due presso la foce dei fiumi
Literrno e Volturno, una a
Pozzuoli, una presso Castro di
Salerno; a queste venne aggiunta
Bussento, e fu ordinato che
venissero inviate in ciascuna delle
singole colonie trecento famiglie.
Furono nominati triumviri, con
l’incarico di dedurre queste
colonie, Marco Servilio Gemino,
Quinto Minucio Termo e Tiberio
Sempronio Longo. Erano destinati
a restare in carica tre anni.
25
Livio, XXXIV, 45, 1-5: la fondazione di
otto colonie romane nel Mezzogiorno
• Coloniae ciuium Romanorum eo anno deductae sunt
Puteolos Uolturnum Liternum, treceni homines in
singulas. item Salernum Buxentumque coloniae ciuium
Romanorum deductae sunt.
deduxere
triumuiri
Ti.
Sempronius Longus, qui tum
consul erat, M. Seruilius Q.
Minucius Thermus. ager
diuisus est, qui Campanorum
fuerat.
• Quell’anno [194 a.C.] vennero
dedotte colonie di cittadini
romani a Pozzuoli, Volturno e
Literno, con trecento uomini
ciascuna. Del pari furono
dedotte colonie di cittadini
romani a Salerno e Bussento. I
triumviri che provvidero alla
deduzione
furono
Tiberio
Sempronio Longo, che allora
era console, Marco Servilio e
Quinto Minucio Termo. Venne
distribuito il territorio che era
appartenuto ai Campani.
26
Livio, XXXIV, 45, 1-5: la fondazione di otto
colonie romane nel Mezzogiorno
• Sipontum item in agrum qui
Arpinorum fuerat coloniam ciuium
Romanorum alii triumuiri, D.
Iunius Brutus, M. Baebius Tamphilus, M. Heluius deduxerunt.
Tempsam item et Crotonem coloniae ciuium Romanorum deductae.
Tempsanus ager de Bruttiis captus
erat: Bruttii Graecos expulerant;
Crotonem
Graeci
habebant.
triumuiri Cn. Octauius L. Aemilius
Paulus C. Laetorius Crotonem,
Tempsam L. Cornelius Merula Q.
<. . .> C. Salonius deduxerunt.
• Del pari a Siponto, nel territorio un
tempo di proprietà degli abitanti di
Arpi, altri triumviri, Decimo Giunio
Bruto, Marco Bebio Tanfilo e
Marco Elvio, dedussero una colonia
di cittadini romani. Colonie di
cittadini romani furono fondate
anche a Tempsa e a Crotone. Il
territorio di Tempsa era stato
sottratto ai Bruzi; i Bruzi avevano
cacciato i Greci, che invece
tenevano Crotone. I triumviri Gneo
Ottavio, Lucio Emilio Paolo e Gaio
Letorio dedussero la colonia di
Crotone, Lucio Cornelio Merula,
Quinto … e Caio Salonio quella di
Tempsa.
27
Liv., XXXIV, 53, 1-2: la decisione di fondare
le colonie di Copia e di Valentia
• Exitu anni huius Q. Aelius
Tubero tribunus plebis ex
senatus consulto tulit ad
plebem plebesque sciuit uti
duae Latinae coloniae, una in
Bruttios, altera in Thurinum
agrum
deducerentur.
his
deducendis triumuiri creati,
quibus in triennium imperium
esset, in Bruttios Q. Naeuius M.
Minucius Rufus M. Furius
Crassipes, in Thurinum agrum
A. Manlius Q. Aelius L.
Apustius. ea bina comitia Cn.
Domitius praetor urbanus in
Capitolio habuit.
• Sul finire dell’anno [194 a.C.] il
tribuno della plebe Q. Elio
Tuberone propose al popolo, in
base ad un senatoconsulto, che
fossero dedotte due colonie latine,
una nel Bruzio, una nel territorio di
Turii; il popolo approvò. Furono
nominate per costituirle dei
triumviri, con poteri triennali: per il
Bruzio Q. Nevio, M. Minucio Rufo
e M. Furio Crassipede, per il
territorio di Turii A. Manlio, Q.
Elio e L. Apustio. I comizi per
quelle
due
elezioni
furono
presieduti dal pretore urbano Cn.
Domizio, in Campidoglio.
28
Livio, XXXV, 9, 7-8: la fondazione della
colonia latina nel territorio di Turii
• eodem anno coloniam Latinam
in castrum Frentinum triumuiri
deduxerunt A. Manlius Uolso L.
Apustius Fullo Q. Aelius
Tubero, cuius lege deducebatur.
tria milia peditum iere, trecenti
equites, numerus exiguus pro
copia agri. dari potuere tricena
iugera in pedites, sexagena in
equites: Apustio auctore tertia
pars agri dempta est, quo
postea, si uellent, nouos colonos
adscribere possent; uicena
iugera pedites, quadragena
equites acceperunt.
• In quello stesso anno [193 a.C.] i
triumviri A. Manlio Vulsone, L.
Apustio Fullone e Q. Elio Tuberone,
autore
della
legge
relativa,
dedussero una colonia latina a
Castro Frentino. Vi si recarono 3
mila fanti e 300 cavalieri, un
numero
piccolo
in
rapporto
all’estensione del territorio. Si
sarebbero potuti assegnare 30 iugeri
ciascuno ai fanti e 60 ai cavalieri:
per suggerimento di Apustio si
lasciò da parte un terzo del
territorio, per poterne in seguito, se
si fosse voluto, iscrivere nuovi
coloni; i fanti ebbero 20 iugeri
ciascuno, i cavalieri 40.
29
Livio, XXXV, 40, 5-6: la fondazione
di una colonia latina a Vibo
• Eodem hoc anno Uibonem
colonia deducta est ex
senatus consulto plebique
scito. tria milia et septingenti
pedites
ierunt,
trecenti
equites; triumuiri deduxerunt eos Q. Naeuius M.
Minucius M. Furius Crassipes; quina dena iugera
agri data in singulos pedites
sunt, duplex equitibus. Bruttiorum proxime fuerat ager;
Brutti ceperant de Graecis.
• Nel medesimo anno [192 a.C.]
fu dedotta una colonia a Vibo in
base a un senatoconsulto e ad
un plebiscito. Vi andarono
3.700 fanti e 300 cavalieri; li
condussero i triumviri Q.
Nevio, M. Minucio e M. Furio
Crassipede; vennero assegnati
15 iugeri di terra ciascuno ai
fanti, il doppio ai cavalieri.
Quel territorio apparteneva
ultimamente ai Bruzi; i Bruzi lo
avevano preso ai Greci.
30
Il rapporto con le antiche colonie greche
• Una sovrapposizione a:
–
–
–
–
–
–
Dikearchia – Puteoli
Pyxous – Buxentum
Temesa – Tempsa
Kroton – Croto
Thurioi – Copia
Hipponion – Valentia
• L’invio di coloni solo nei centri più spopolati, in cui l’elemento
greco era in crisi, e il rispetto per le città magnogreche ancora
vitali: Metaponto, Locri e Reggio nella nostra regione, ma anche
Napoli e Taranto.
• La possibilità che il centro urbano della colonia non coincidesse
con la città greca: il caso di Croto, forse ubicata a Capo
Colonna.
31
Le motivazioni sociali e strategiche
del programma di colonizzazione
• La critica concorda nell’assegnare al programma di
colonizzazione
dell’Italia
meridionale
ragioni
principalmente strategiche e, in secondo luogo, sociali.
• La motivazione strategica: il controllo delle coste,
minacciate dall’invasione di Filippo V di Macedonia e
Antioco III di Siria.
– O piuttosto un controllo verso l’interno, sulle riottose popolazioni
italiche?
• La motivazione sociale: insediamento di contadini
impoveriti e di veterani in aree spopolate dalla II guerra
punica.
32
Le motivazioni e gli effetti economici
del programma di colonizzazione
• Parte della critica ha sottolineato l’inefficacia economica di
programma di colonizzazione pensato da Roma per le
proprie esigenze strategiche, piuttosto che in base alle
necessità della regione.
• Una destrutturazione degli assetti economici della regione,
già duramente colpita dalla II guerra punica.
• In definitiva, anche la colonizzazione romana avrebbe
contribuito alla decadenza economica del Mezzogiorno.
• Una eccessiva semplificazione, che non tiene conto delle
situazioni particolari, come lo straordinario successo di
Puteoli, ma anche i buoni risultati della colonizzazione di
Copia e Valentia.
33
Le motivazioni e gli effetti economici
del programma di colonizzazione
• Il programma di colonizzazione ebbe certo anche
effetti economici, non sempre negativi, sulla
Lucania e sul Bruzio.
• Ma il programma stesso prevedeva questi effetti?
Vi erano delle motivazioni di ordine economico
dietro di esso?
• Due possibili direzioni:
– Lo sfruttamento dei territori coloniari ai fini
dell’agricoltura e dell’allevamento.
– Lo sfruttamento dei territori coloniari ai fini del
commercio.
34
La vocazione agricola delle colonie
latine
• Le tre popolose colonie latine di Paestum, Copia e
Valentia sorgevano in alcuni fra i territori più estesi e
adatti all’agricoltura di tutta la regione.
• L’impianto dei coloni incise fortemente sulle forme di
occupazione del territorio:
– Le ricognizioni nell’ager di Paestum mostrano la crisi delle
vecchie fattorie lucane e una conversione delle colture
dall’arboricoltura verso i cereali.
– Nel territorio di Copia l’archeologia mostra la cessazione
delle attività delle vecchie fattorie della fase precedente.
35
Una vocazione agricola per le
colonie di diritto romano?
• Anche la colonia romana di Croto poteva contare su un
buon terreno agricolo
• Meno ampio il terreno a disposizione di Buxentum e, forse,
di Tempsa: ma qui i coloni erano probabilmente solo 300,
secondo la tradizione delle coloniae civium Romanorum.
– Le ricerche di superficie nel territorio di Buxentum mostrano in
effetti una continuità nelle forme di occupazione del territorio:
fattorie dove si praticava soprattutto una policoltura di sussistenza.
– Ma la rete delle fattorie si riorganizza su nuove linee di
comunicazione, dirette a Buxentum, Velia e Paestum.
36
Il carattere delle proprietà nelle
nuove colonie
• Le assegnazioni nelle colonie latine danno vita a proprietà
di estensione media per i pedites (5 ha a Copia, poco meno
di 4 ha a Valentia), medio-grande per gli equites (10 ha a
Copia, 7,5 ha a Valentia).
• Nelle proprietà degli equites potrebbero aver trovato lavoro
come braccianti i contadini locali, vittime delle
espropriazioni.
• Nessun dato in riferimento all’estensione dei lotti nelle
colonie romane: in precedenza i lotti erano di appena 2
iugeri (mezzo ettaro).
– La sopravvivenza dei coloni doveva necessariamente essere
assicurata dallo sfruttamento dell’ager publicus rimasto indiviso.
37
Il problema della riduzione delle
assegnazioni a Copia
• Livio, XXXV, 9, 8 ricorda che i lotti assegnati a Copia
avrebbero potuto essere di maggiore estensione; ma su
suggerimento del triumviro L. Apustio Fullone si decise
di accantonare 1/3 del territorio per futuri insediamenti.
• Di fatto non abbiamo notizia di nuovi invii di coloni.
• La decisione di Apustio potrebbe esser stata motivata
dalla volontà di lasciare indivisa parte del territorio, in
favore della classe imprenditoriale romana, che poteva
sfruttare questo ager publicus ai fini della pastorizia.
• Forse da qui il germe di nascita del latifondo dell’agro
Copiense, noto circa un secolo dopo dall’orazione Pro
M. Tullio di Cicerone.
38
Una motivazione commerciale dietro
il programma di colonizzazione?
• Un’ipotesi particolarmente sviluppata in anni recenti da
Rita Compatangelo-Soussignan.
– Le colonie si impiantano dove esistevano installazioni portuali,
naturali punti di sbocco delle produzioni locali su tutto il
Mediterraneo.
– Un programma portato avanti da Scipione Africano e dal suo
gruppo, il cui interesse per il Mediterraneo orientale non era solo
politico.
– I commercianti magnogreci potevano essere gli apripista dei
negotiatores romani nella penetrazione sui mercati orientali (anche
nella forma di joint ventures).
– I contatti tra le colonie dell’Italia meridionale e il grande centro
commerciale di Delo.
39
I contatti tra le colonie e Delo
• Il confronto tra le presenze italiche nella ben documentata
Delo e il popolamento delle colonie del Mezzogiorno non
porta a risultati soddisfacenti, a causa della quantità, della
cronologia e della qualità della documentazione epigrafica
di queste ultime:
– Buxentum non ci ha restituito iscrizioni di età repubblicana.
– Croto, Tempsa, Vibo Valentia e Copia presentano qualche
consonanza onomastica, ma per lo più in riferimento a gentilizi
latini molto diffusi in tutta Italia.
– Più precise le relazioni che si possono stabilire con le colonie
campane, specialmente con Puteoli.
40
Il caso dei Laronii di Vibo
Valentia
• Una gens senatoria probabilmente originaria di Vibo
Valentia per la presenza di numerosi laterizi bollati con
tale nomen nel territorio vibonese e per l’attestazione di un
Q. Laronius Q. f. che fu IIIIvir iure dicundo quinquennalis
a Vibo.
• Q. Laronius legatus di Agrippa nella guerra guerra contro
Ses. Pompeo e poi console suffetto nel 33 a.C.
• Presenze di Laronii a Messina agli inizi del II sec. a.C.
• Attestazioni del gentilizio a Delo verso il 125 a.C.
41
Il caso dei Venuleii - Vinuleii di
Copia
• La gens Vinuleia è attestata nell’élite economica e
politica di Copia nella tarda età repubblicana.
• La gens Venuleia entra a far parte del Senato forse
già nella prima parte del I sec. a.C. (un possibile
IIIvir capitalis nell’82 a.C., un legatus senatorio
nel 45-43 a.C.).
• Un Venuleius esattore della decima in Sicilia ai
tempi di Verre.
• Una presenza dei Venuleii a Delo intorno al 140
a.C.
42
Le motivazioni commerciali della colonizzazione:
un’ipotesi da valutare con prudenza
• La dubbia rilevanza di queste motivazioni nella politica romana in
genere.
• Gli indizi richiamati dalla Compatangelo-Soussignan sono piuttosto
labili per le colonie della nostra regione: i Venuleii possono
identificarsi con i Vinuleii?
• Indizi che appaiono a partire dalla metà del II sec. a.C., circa 50 anni
dopo la fondazione delle colonie.
• La documentazione archeologica delle colonie nella prima metà del II
sec. a.C. al momento mostra piuttosto una stasi dei commerci, in
particolare con la quasi completa assenza della ceramica Campana A.
• Più prudente considerare gli sviluppi evocati dalla CompatangeloSoussignan come un effetto a lungo termine della colonizzazione,
piuttosto che come una delle sue ragioni.
43
Le attività artigianali nelle nuove
colonie
• Un fenomeno ancora poco studiato per i
primi decenni di vita delle nuove colonie.
• A Copia si segnala tuttavia una
caratteristica produzione di ceramica grigia,
destinata alle esigenze locali (ma
rinvenimenti anche nelle vicine Metaponto
ed Eraclea).
44
Gli effetti demografici del programma di
colonizzazione: il dato delle fonti letterarie
• La colonizzazione porta ad una parziale ripresa demografica della regione: i
dati relativi alle 5 colonie di inizio II sec. a.C. indicano l’installazione di
8.200 famiglie.
• La finalità di una ripresa demografica è esplicitamente richiamata per Copia
da Strabone.
• Possibile che il programma abbia incontrato difficoltà e che i suoi effetti
siano stati limitati e temporanei:
– Alcuni indizi lasciano presumere una certa difficoltà nel reclutamento dei
coloni e che dunque il programma non fosse del tutto gradito.
– I nomi beneauguranti di Copia e Valentia volevano forse presentare in
modo accattivante colonie che non destavano grande interesse?
– Lo stato di spopolamento di Buxentum e Sipontum pochi anni dopo la
fondazione delle colonie (ma le due colonie vennero rifondate e almeno
Buxentum fu per i secoli seguenti un centro di una certa importanza).
– La definizione di Liternum come vicus ignobilis ac deserta palus in
Valerio Massimo, Detti e fatti memorabili, V, 3, 2b .
45
Strabone, VI, 1, 13: Copia come
colonia di ripopolamento
• Θούριοι δ᾽ εὐτυχήσαν-τες
πολὺν
χρόνον ὑπὸ
Λευκανῶν
ἠνδραποδίσθησαν, Ταραντίνων δ᾽
ἀφελομένων ἐκείνους ἐπὶ
Ῥωμαίους κατέφυ-γον. οἱ
δὲ πέμψαντες συνοίκους
ὀλιγανδροῦ-σι
μετωνόμασαν Κωπιὰς τὴν
πόλιν.
• Quanto agli abitanti di Turi,
costoro, dopo aver avuto per
lungo tempo buona fortuna,
furono poi fatti schiavi dai
Lucani; quando però i
Tarantini cacciarono questi
ultimi, essi fecero ricorso ai
Romani, che vi mandarono
coloni per supplire allo
scarso numero di abitanti e
denominarono la città Copia.
46
Livio, XXXIV, 42, 5-6: i Latini di Ferentinum
si iscrivono nelle colonie romane
• nouum ius eo anno a
Ferentinatibus temptatum,
ut Latini qui in coloniam
Romanam nomina dedissent ciues Romani essent:
Puteolos Salernumque et
Buxentum adscripti coloni
qui nomina dederant, et,
cum ob id se pro ciuibus
Romanis ferrent, senatus
iudicauit non esse eos
ciues Romanos.
• In quell’anno [195 a.C.] gli
abitanti di Ferentino cercarono
di far approvare una nuova
norma di diritto per la quale i
Latini che si fossero fatti
iscrivere in una colonia romana
sarebbero divenuti cittadini
romani: per Pozzuoli, Salerno e
Bussento furono iscritti come
coloni quelli che avevano dato i
loro nomi, e siccome essi
pretendevano di essere per
questo cittadini romani il
Senato sentenziò che non lo
erano.
47
Il dato di Livio, XXXIV, 42, 5-6
• Le possibili motivazioni “strumentali” dei coloni
che ancora non erano cives Romani: ottenere
attraverso l’iscrizione nella colonia la cittadinanza.
– Ottenuto lo status desiderato, è legittimo sospettare che
i nuovi cittadini avrebbero presto abbandonato la
colonia per tornare ai loro luoghi d’origine.
• Il Senato respinse questa interpretazione, ma
apparentemente non impedì che i Latini di
Ferentinum si iscrivessero nelle liste delle colonie:
un indice di difficoltà nel reclutare anche il modesto
numero di 300 coloni.
48
Livio, XXXIX, 23, 3-4 (186 a.C.): lo
spopolamento di Buxentum e Sipontum
• extremo anni, quia Sp.
Postumius consul renuntiauerat peragrantem se propter quaestiones utrumque
litus Italiae desertas colonias Sipontum supero, Buxentum infero mari inuenisse, triumuiri ad colonos
eo scribendos ex senatus
consulto ab T. Maenio praetore urbano creati sunt L.
Scribonius Libo M. Tuccius
Cn. Baebius Tamphilus
• Alla fine dell’anno [186 a.C.],
poiché il console Sp. Postumio
aveva riferito che, durante le
sue peregrinazioni dovute alle
inchieste lungo i due litorali
dell’Italia, aveva trovato spopolate le colonie di Siponto
sull’Adriatico e di Bussento sul
Tirreno, con un decreto del
Senato furono nominati triumviri dal pretore urbano T. Menio
– per il reclutamento di coloni
in quelle località – L. Scribonio
Libone, M. Tuccio e Cn. Bebio
Tanfilo.
49
Gli effetti demografici del programma di
colonizzazione: il dato delle fonti archeologiche
• Alcuni indizi archeologici confermano la persistenza di
problemi demografici anche nei nuovi insediamenti:
– L’area dell’urbanizzazione di Copia è inferiore a quella di Turii: il
Lungo Muro taglia i quartieri della città greca.
– A Crotone l’abitato (la città greca alleata?) si restringe alla collina
del Castello, corrispondente alla vecchia acropoli; alcuni dei
vecchi quartieri abitativi sono occupati da necropoli.
– Le stesse difficoltà di identificazione di Tempsa sembrano indicare
che la colonia ebbe vita stentata e per questo non ha lasciato segni
archeologici evidenti.
50
L’area degli abitati di Sibari,
Turii e Copia
51
L’andamento del Lungo Muro di Copia
52
La monetazione
• Lo stabile inserimento della regione nella
compagine egemonica di Roma determina un
mutamento nei caratteri della monetazione.
• La moneta romana acquisisce il monopolio degli
scambi ad ampio raggio.
• La residua monetazione cittadina delle comunità
latine (Paestum, Copia, Valentia) e forse di
qualche città socia, come Petelia, presenta
nominali bassi e ha una circolazione ristretta: è la
moneta dei piccoli scambi a livello locale.
53
La monetazione di Copia
• Una monetazione bronzea con nominali di basso valore,
dall’asse al sestante, che si uniformano al sistema romano.
• Il tipo del dritto riprende sostanzialmente i motivi iconografici
(ritratti di divinità) della serie dell’aes grave romano.
– Eccezione il tipo del semisse, forse rappresentante Demetra velata,
coronata da un modius, che rimanderebbe alla fertilità cerealicola del
territorio.
• Il rovescio presenta regolarmente il simbolo della cornucopia,
che rimanda al nome stesso della colonia latina.
• Una monetazione che risale ai primi decenni delle colonia:
presente nei gruzzoli di Città S. Angelo e Paestum (metà del II
sec. a.C.).
– Il quadrante di Città S. Angelo è anche il pezzo rinvenuto a maggior
distanza da Copia
54
La monetazione di Copia
• Quadrans di Copia: al D/ testa di Ercole con il segno di valore 3; al
rovescio cornucopia con il segno di valore 3, una stella a cinque punte
e la legenda Copia.
55
La monetazione di Valentia
• Anch’essa una monetazione bronzea, con bassi
nominali, dall’asse alla semioncia (1/24 di asse),
fondato sul sistema ponderale romano.
• Nei tipi del dritto ritratti di divinità.
• In quelli del rovescio il corrispondente simbolo
della divinità (con un accoppiamento tipologico che
trova confronto in alcune monetazioni peteline e
brettie).
• Anche in questo caso si tratta di una moneta a scarsa
circolazione, il cui periodo di coniazione fu forse un
poco più lungo di quello della moneta di Copia (fino
alla Guerra Sociale?).
56
La monetazione di Valentia
• Sextans di Valentia: al D/ testa di Apollo e segno di valore 2; al R/ lira,
legenda Valentia e segno di valore 2.
57
Il Senatus consultum de Bacchanalibus,
spia di tensioni sociali
• Nel 186 a.C. il Senato ordina una dura repressione dei culti
di Bacco, originari del Mediterraneo orientale, e diffusi in
Italia soprattutto tra le classi inferiori.
• La vicenda è nota, oltre che da Livio, XXXIX, 8-19, da
una straordinaria iscrizione su bronzo rinvenuta nel XVII
sec. a Tiriolo, oggi al Kunstinstorisches Museum di
Vienna.
• L’epigrafe riporta il testo di un decreto emanato allora dal
Senato per la repressione dei culti bacchici, precisando
all’ultima linea (con mano diversa) la sua pubblicazione in
agro Teurano.
58
La tavola
bronzea con il
testo del
Senatus
consultum
59
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• [Q(uintus)] Marcius L(uci)
f(ilius), S(purius) Postumius
L(uci) f(ilius) co(n)s(ules)
senatum consoluerunt n(onis) Octob(ribus), apud
aedem Duelonai. Sc(ribundo) arf(uerunt) M(arcus)
Claudi(us) M(arci) f(ilius),
L(ucius) Valeri(us) P(ubli)
f(ilius), Q(uintus) Minuci(us)
C(ai) f(ilius).
• Il console Quinto Marcio
[Filippo], figlio di Quinto, e
Spurio Postumio [Albino],
figlio di Lucio, consultarono
il Senato alle none di ottobre
[ = 7 ottobre 186 a.C.] presso
il tempio di Bellona. Erano
presenti [alla redazione del
senatoconsulto]
Marco
Claudio, figlio di Marco,
Lucio Valerio, figlio di
Publio, e Quinto Minucio,
figlio di Caio.
60
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• De Bacanalibus quei foideratei
esent, ita exdeicendum censuere: «Neiquis eorum [B]acanal
habuise velet. Seiques esent,
quei sibei deicerent necesus ese
Bacanal habere, eeis utei ad
pr(aitorem) urbanum Romam
venirent, deque eeis rebus, ubei
eorum v[e]r[b]a audita esent,
utei senatus noster decerneret,
dum ne minus senator[i]bus C
adesent, [quom e]a res cosoleretur.
• Riguardo ai Baccanali è stato
deciso di ordinare agli alleati
che nessuno di loro celebri i
Baccanali. Se vi sono persone
che affermano che è per loro
necessario celebrare i Baccanali, che si rechino presso il
pretore urbano a Roma e, una
volta ascoltate le loro parole,
che il nostro Senato deliberi su
tali questioni, a condizione che
siano presenti almeno 100
senatori quando la questione
viene discussa.
61
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• Bacas vir nequis adiese velet
ceivis Romanus neve nominis
Latini neve socium quisquam, nisei pr(aitorem) urbanum adiesent, isque [d]e
senatuos sententiad, dum ne
minus
senatoribus
C
adesent, quom ea res cosoleretur, iousisent. Censuere.
• Ai riti bacchici non partecipi
nessun uomo, sia esso
cittadino
romano,
né
cittadino di diritto latino, né
alleato, a meno che non si sia
presentato al pretore urbano
e
questi
abbia
dato
l'autorizzazione, su decreto
del Senato, a condizione che
siano presenti almeno 100
senatori quando la questione
viene discussa. Approvato.
62
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• sacerdos nequis uir eset.
Magister neque uir neque
mulier quisquam eset. neve
pecuniam quisquam eorum
comoine[m h]abuise velet.
Neve magistratum, neve pro
magistratu[d], neque virum
[neque mul]ierem qui[s]quam fecise velet. Neve post
hac inter sed conioura[se
nev]e comvovise neve conspondise neve conpromesise
velet, neve quisquam fidem
inter sed dedise velet.
• Non vi sia alcun uomo come
sacerdote, non vi sia alcun
uomo o alcuna donna come
presidente. Non vi sia nè
alcuna cassa comune, né
alcuna magistratura. Non si
crei alcun uomo o alcuna
donna come promagistrato.
E inoltre nessuno si unisca in
giuramento, né pronunci
voti, né si leghi in obblighi,
né faccia promesse, nessuno
dia la propria parola a
qualcun altro.
63
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• Neve in poplicod neve in
preivatod neve exstrad
urbem sacra quisquam
fecise velet, nisei pr(aitorem) urbanum adieset,
isque de senatuos sententiad, dum ne minus
senatoribus C adesent,
quom ea res cosoleretur,
iousisent. Censuere.
• Nessuno celebri atti di
culto, né in pubblico, né in
privato, né al di fuori di
Roma, a meno che non si
sia presentato al pretore
urbano e questi abbia dato
l'autorizzazione, su decreto del Senato, a condizione che siano presenti
almeno
100
senatori
quando la questione viene
discussa. Approvato.
64
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• Homines plous V oinvorsei
virei atque mulieres sacra ne
quisquam fecise velet, neve
inter ibei virei plous duobus,
mulieribus plous tribus
arfuise velent, nisei de
pr(aitoris) urbani senatuosque sententiad, utei suprad
scriptum est.» Haice utei in
coventionid exdeicatis ne
minus trinum noundinum,
senatuosque sententiam utei
scientes esetis, eorum sententia ita fuit:
• Gli atti del culto non siano
celebrati
da
un
gruppo
maggiore di cinque persone in
totale, uomini e donne, e non vi
assistano più di due uomini e tre
donne, se non con l'autorizzazione del pretore urbano e del
Senato, come sopra si è stabilito. Si ordina di proclamare
quanto stabilito in assemblea
per non meno di tre giorni di
mercato e, per fare in modo che
abbiate conoscenza del decreto
del Senato, è stato decretato
quanto segue:
65
Corpus Inscriptionum Latinarum, I2 581: il
testo del senatoconsulto
• «Sei ques esent, quei arvorsum ead
fecisent, quam suprad scriptum est,
eeis rem caputalem faciendam
censuere». atque utei hoce in
tabolam ahenam inceideretis, ita
senatus aiquom censuit, uteique eam
figier ioubeatis, ubei facilumed
gnoscier potisit. Atque utei ea
Bacanalia, sei qua sunt, exstrad
quam sei quid ibei sacri est, ita utei
suprad scriptum est, in diebus X,
quibus vobeis tabelai datai erunt,
faciatis utei dismota sient. In agro
Teurano.
• se
vi
sono
persone
che
contravvengono a quanto sopra
prescritto, essi [cioè i senatori]
hanno deciso che siano passibili di
pena di morte; e il Senato ha
ritenuto giusto che incidiate queste
decisioni su di una tavola di
bronzo e che si ordini che tale
tavola sia affissa ove sia più facile
prenderne conoscenza; e che se i
Baccanali vengono celebrati al di
fuori dei luoghi consacrati,
secondo quanto è sopra prescritto,
entro dieci giorni dal momento in
cui vi sono state consegnate le
tavolette, facciate in modo che
siano banditi. Nell'agro Teurano.
66
Per un’interpretazione socioeconomica
del Senatus consultum de Bacchanalibus
• Nell’interpretazione del Senato le conventicole bacchiche
travalicavano l’aspetto puramente religioso e si proponevano
anche come aggregazioni pericolose per lo stato (Livio,
XXXIX, 13, 14: gli aderenti ai Baccanali quali multitudinem
ingentem, alterum iam prope populum esse).
• Un timore spesso ritenuto fondato dagli studiosi moderni:
– I fedeli dei culti bacchici, particolarmente diffusi in Italia meridionale,
appartenevano in genere agli strati bassi della società.
– Il ritrovamento di una copia a Tiriolo (ma l’esatto contesto è ignoto)
mostra che i Baccanali erano diffusi anche nel Bruzio: e le difficili
condizioni sociali ed economiche della regione autorizzano un’interpretazione dei Baccanali in chiave di protesta contro il dominio romano.
– Gli altri riferimenti in Livio alla repressione dei Baccanali rimandano
sempre all’Italia meridionale, particolarmente colpita dagli effetti della II
guerra punica.
67
Una connessione tra Baccanali e
rivolte di pastori in Apulia
• Livio, XXXIX, 41, 6: L. Postumius praetor cui
Tarentum provincia evenerat magnas pastorum
coniurationes vindicavit et reliquias Bacchanalium
quaestionis cum cura exsecutus est (“Il pretore L.
Postumio, cui era toccata la provincia di Taranto,
represse una grande congiura di pastori e portò a termine
con grande zelo quanto rimaneva dell’inchiesta sui
Baccanali”).
• Esiste una relazione tra la coniuratio dei pastores apuli e
la repressione dei culti bacchici in Apulia (e per
analogia nella Lucania et Bruttii)? O le due questioni
erano indipendenti?
68
Le obiezioni all’interpretazione
socio-economica del senatoconsulto
• I riferimenti all’Italia meridionale nella repressione dei
Bacchanalia non si spiegano per le condizioni religiose o
socio-economiche della regione (O. De Cazenove).
– Solo questa area si erano di recente create vaste estensioni di ager
publicus (con la fondazione di colonie latine): e la repressione si
applicò appunto alle comunità latine o a quelle che sorgevano
sull’ager Romanus.
– L’interpretazione di foideratei come “alleati latini” e l’inclusione
dell’area di Tiriolo nel territorio della colonia latina di Valentia.
• Tra i fedeli dei culti bacchici Livio ricorda personaggi di
un certo rilievo, quasi mai gli appartenenti agli strati
inferiori della società (B. Perri).
69
Le obiezioni all’interpretazione
socio-economica del senatoconsulto
• Nel racconto di Livio ai fedeli dei Baccanali si
rimproverano
soprattutto
i
consueti
comportamenti: ebbrezza, pratiche orgiastiche
e promiscuità sessuale, manifestazioni
religiose sfrenate, riti notturni celebrati
segretamente.
• Come si adattano questi comportamenti al
profilo di pastori, presumibilmente di
condizione servile, del Mezzogiorno?
70
Bibliografia di approfondimento per le
tematiche delle lezioni IX e X
• J.-C. Beal, Le massif forestier de la Sila et la poix du Bruttium d'après les
textes antiques, «L'arbre et la foret, le bois dans l'Antiquité», a cura di J.-C.
Beal, Paris 1995, pp. 11-25.
• R. Compatangelo-Soussignan, Modalités de la romanisation en Italie
méridionale: fondations coloniales, structures portuaires et commerce
maritime au début du IIe s. av. n. è., «Histoire, espaces et marges de
l'Antiquité: hommages à Monique Clavel-Lévêque», 2, a cura di M.
Garrido-Hory - A. Gonzalès, Besançon 2003, pp. 255-289.
• Ead., Les Italiens à Délos et l'économie de l'Italie méridionale ai IIe s. av.
n.è., «Athenaeum», 94 (2006), 1, pp. 167-198.
• O. De Cazanove, I destinatari dell'iscrizione di Tiriolo e la questione del
campo d'applicazione del senatoconsulto de Bacchanalibus, «Athenaeum»,
88 (2000) 88, pp. 59-68.
• H. Fracchia, The Romanization of the ager Buxentinus (Salerno),
«Modalità insediative e strutture agrarie nell'Italia meridionale in età
romana», a cura di E. Lo Cascio - A. Storchi Marino, Bari 2001, pp. 55-73
71
Bibliografia di approfondimento
• F. Ghinatti, Magna Grecia post-annibalica, «Quaderni di Storia», 3 (1977), 5,
pp. 147-160; 3 (1977), 6, pp. 99-115.
• A. Giardina, Allevamento ed economia della selva in Italia meridionale:
trasformazioni e continuità, «Società romana e produzione schiavistica, I,
L’Italia, insediamenti e forme economiche», a cura di A. Giardina - A.
Schiavone, Bari 1981, pp. 99-100.
• G.P. Givigliano, Fondazione di colonie romane e latine nei Bruttii
postannibalici. Brevi note sul contesto storico e politico, «Miscellanea di
Studi Storici», 15 (2008) [2010], pp. 49-61.
• J. Granet, Dionysos contre Rome, «Pallas», 36 (1990), pp. 53-70.
• P.G. Guzzo, I Brettii. Storia e archeologia della Calabria preromana, Milano
1989.
• E. Lepore, Roma e le città greche o ellenizzate nell'Italia meridionale, «Les
"bourgeoisies" municipales italiennes aux IIe et Ier siècles av. J.-C. Centre
Jean Bérard. Institut Français de Naples, 7-10 décembre 1981», Paris Naples 1983, pp. 347-354.
72
Bibliografia di approfondimento
• K. Lomas, Rome and the Western Greeks 350 BC - AD 200.
Conquest and Acculturation in Southern Italy, London - New
York 1993, pp. 117-125.
• B. Perri, Il Senatus consultum de Bacchanalibus in Livio e
nell'epigrafe di Tiriolo, Soveria Mannelli 2005.
• Id.,
Senatus
consultum
de
Bacchanalibus,
<http://www.basilioperri.net/home.html>
• M. Taliercio Mensitieri, Le emissioni monetarie della Calabria
dall'età di Dionigi II a quella di Annibale, «Storia della
Calabria antica, II, l'età italica e romana», a cura di S. Settis,
Roma - Reggio Calabria 1994, pp. 421-436.
• Ead., Le emissioni monetarie dei Lucani, «Storia della
Basilicata. 1. L'antichità», a cura di D. Adamesteanu, Roma Bari 1999, pp. 471-485.
• Ead., La monetazione di Valentia, Roma 1989.
73
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