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LaVita
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All ’interno
LETTERA
AI CERCATORI
DI DIO
Un invito alla riflessione
per tutti coloro che
sono alla ricerca di Dio.
Il testo contiene ulteriori
indicazioni che possono
guidare nello studio
degli argomenti religiosi
BROMURI A PAGINA
4
S
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n.
DOMENICA
14 GIUGNO 2009
N
O
€ 1,10
L’EUCARISTIA,
SACRAMENTO DEL FUTURO
La pace necessaria
ome non ripensare a Giorgio La Pira ascoltando i discorsi che il nuovo presidente
americano ha tenuto in Egitto e in Europa in
questi ultimi giorni? Nuovo non soltanto in
ordine di tempo, ma soprattutto sorprendentemente nuovo nella mentalità e negli orientamenti fondamentali della sua politica. “La
pace necessaria” era un pensiero ricorrente
nelle parole del sindaco fiorentino. Perché la pace è
l’unica vera alternativa alla distruzione generale.
“Tertium non datur”, una terza possibilità non è più
possibile. I tempi sono cambiati, ma la situazione
mondiale è rimasta sostanzialmente la stessa. L’unica via da battere rimane ancora il sentiero d’Isaia,
cioè la via del dialogo, della comprensione vicendevole, della solidarietà, della fraternità.
Ma c’è di più. E’ semplicemente impressionante
il fatto che i due protagonisti si ritrovino uniti a
distanza nello stesso richiamo alle comuni radici
religiose dei tre popoli che abitano il bacino del
Mediterraneo. L’intuizione profetica di La Pira sta
finalmente trovando la sua realizzazione. Nessuno
dei capi di Stato americani aveva finora pronunciato
simili parole.
Ha detto testualmente il presidente Obama:
“Noi tutti condividiamo la responsabilità di dover
lavorare per il giorno in cui le madri israeliane e palestinesi potranno vedere i loro figli crescere insieme
senza paura; in cui la Terra Santa delle tre grandi religioni diverrà quel luogo di pace che Dio voleva che
fosse; in cui Gerusalemme sarà la casa sicura ed eterna di ebrei, cristiani e musulmani insieme, la città di
pace nella quale tutti i figli di Abramo convivranno
come nella storia di Isra (una sura del Corano che
narra dell’arrivo dell’arrivo di Maometto alla ‘Moschea più lontana’, quasi certamente Gerusalemme,
ndt), allorché Mosè, Gesù e Maometto – la pace sia
con loro - si unirono in preghiera”.
E’ l’eco ampliata del sogno di Martin Luther
King, dell’utopia cullata da Giorgio La Pira, dell’azione coraggiosa di Giovanni Paolo II, continuata
oggi dal suo successore Benedetto XVI. Il cammino
ascensionale della storia. In tutto questo il credente
non può non vedere l’influsso dello Spirito Santo che
guida invisibilmente il cammino dei popoli verso il
loro compimento finale.
Il Medio Oriente non è certamente l’unico territorio in cui la pace si trova oggi a repentaglio; anche
l’Africa, anche il lontano Oriente sono incandescenti
focolai di guerra e di distruzione. Ma nessuno potrà negare che il dissidio palestinese è il punto più
delicato per le risonanze che ha nell’intero popolo
O
23
Anno 112
La nostra catechesi insiste normalmente
sull’eucaristia come sacrificio e come banchetto.
Rimane in secondo piano, e forse del tutto
dimenticata, la dimensione del futuro.
La chiesa antica vedeva in essa il viatico
che ci accompagna nel cammino
verso l’eternità
FROSINI A PAGINA
2
musulmano. Prescindendo dalla presenza sempre più
rarefatta dei cristiani, in quel martoriato lembo di
terra si trovano due etnie a diretto confronto e, dopo
tanti conflitti e tante vittime, non si è ancora trovato
un modo ragionevole per farle convivere pacificamente insieme. La guerra nell’Iraq ha terribilmente
complicato le cose e il terrorismo (come era facilmente prevedibile), anziché scomparire o anche soltanto
diminuire di forza e di intensità, si è ulteriormente
rinvigorito e fatto più minaccioso.
Che la guerra non avrebbe risolto nulla, anzi
avrebbe terribilmente aggravato la situazione, era
il discorso di tutti coloro che guardavano senza paraocchi e senza interessi al futuro. Non di tutti però.
E noi non possiamo non ricordare quei numerosi
cattolici che alla voce forte e autorevole di Giovanni Paolo II, che ammoniva sulle conseguenze di un
gesto violento e sconsiderato preferirono battere la
strada opposta, anteponendo ancora una volta la
scelta politica alle ragioni della fede. Un vizio che
sta diventando piuttosto usuale all’interno del co-
siddetto mondo cattolico. Oggi quei tali dovrebbero
domandare scusa anzitutto a se stessi, ma immediatamente dopo anche a coloro che furono allora bollati di nomignoli offensivi tipo quello di cattocomunista. Che dire poi di quei politici che prima applaudirono con grande entusiasmo al presidente Bush e oggi
si affrettano a manifestare il loro totale consenso a
colui che si colloca in posizioni esattamente opposte? Che queste cose passino inosservate non è certo
un segno di maturità di un popolo.
La via della pace è insieme la via della ragione e
della fede. Per questo plaudiamo a quanto abbiamo
visto e ascoltato in questi giorni. Non senza un richiamo al popolo cristiano, per definizione il popolo
della pace e della fraternità. Anche se gli attuali disegni andassero presto in porto, il cammino per forgiare tutte le spade in vomeri e tutte le lance in falci,
sarebbe ancora lungo. E’ di questi giorni l’annuncio
di una spesa folle per comprare nuovi caccia-bombardieri. L’utopia è ancora lontana.
Giordano Frosini
OBAMA INDICA UN NUOVO
INIZIO DELLA STORIA
POVERTÀ E DIVISIONI
ETNICHE SCUOTONO
LA PICCOLA MOLDAVIA
Soprattutto nel discorso
del Cairo, ma anche in
quelli tenuti in Francia
per la commemorazione
dello sbarco in Normandia,
il neo-Presidente
americano chiude l’epoca
delle incomprensioni
del passato e annuncia
il tempo della
comprensione e del dialogo
ROCCHI A PAGINA
13
Una
popolazione
che non arriva
a quattro
milioni,
ma un
territorio
protagonista
di annessioni
e amputazioni
CARUSONE A PAGINA
15
2 in primo piano
di Giordano Frosini
I
n. 23
14 Giugno 2009
Vita
La
Eucaristia e speranza oggi
l ritorno della speranza,
che si registra ai nostri giorni, diventa l’occasione propizia per riflettere
anche sul rapporto fra la seconda virtù teologale e l’Eucaristia: una considerazione non proprio usuale, anzi
praticamente quasi ignorata, nella
nostra riflessione e, di conseguenza,
nella prassi pastorale della comunità
cristiana. Parlare dell’Eucaristia come
sacramento della speranza potrebbe
a qualcuno addirittura sembrare una
forzatura, una licenza per niente
giustificata dalla tradizione e dagli
stessi testi ispirati, su cui la teologia e
la stessa devozione privata in questi
ultimi tempi si sono sempre di più
specializzate. Anche il recente anno
dedicato all’Eucaristia non ha spostato di molto i termini del rapporto.
Una cosa, questa, che sorprende
alquanto e che ai nostri giorni appare
ormai una lacuna da colmare decisamente e urgentemente proprio per la
fedeltà a quella tradizione.
FUTURO
Prima di procedere, però, è bene
chiarire il significato da attribuire
al termine «futuro», un termine che
sembra quasi del tutto dimenticato
nel vocabolario della cultura moderna avanzata o post-moderna che
dir si voglia. Nei decenni passati,
dal fascino del futuro si è passati
celermente alla paura del futuro e, in
ultimo, all’assenza del futuro. No future, era provocatoriamente stampato
sulle magliette dei nostri giovani,
come aveva notato anche Giovanni
Paolo II. Nessun futuro. L’allusione
è al futuro storico e quindi, a fortiori,
al futuro escatologico, assoluto,
definitivo. Il quale, a sua volta, ha
un duplice significato: il significato
personale, tipico dei novissimi, e il
significato collettivo e cosmico, tipico
dell’escatologia vera e propria.
Del significato collettivo e cosmico del futuro è cifra la parusìa
o «ritorno» del Signore alla fine dei
tempi; del significato personale, invece, è cifra la morte personale, che
può essere anche considerata come la
piccola parusìa. L’uno e l’altro sono
degni della nostra attenzione, vanno
però chiaramente distinti. L’escatologia ha propriamente a che fare col
significato collettivo e cosmico, cioè
col punto terminale verso cui la storia dell’umanità e del cosmo è diretta
e incamminata. I novissimi individuali, che praticamente esaurivano
la conoscenza del popolo cristiano,
vanno collocati e letti al suo interno.
Una conversione di attenzione che la
teologia ha già compiuto, ma che tarda a realizzarsi nella catechesi e nella
pastorale. Della distinzione interna al
futuro escatologico parleremo a suo
tempo.
UN MONDO
SENZA FUTURO
La caduta delle ideologie, che
ha segnato la fine o il cambiamento
dell’epoca moderna, ha portato con
sé anche l’eclisse delle speranze di
carattere storico. Quelle speranze
che l’apostolo Paolo, quando parlava della speranza cristiana nel suo
primo scritto, riconosceva ancora
agli «altri», cioè ai pagani, ai non cristiani (cf 1 Ts 4,13). Un chiaro ritorno
all’indietro. Il rifiuto della speranza
escatologica era già avvenuto nel
clima euforico e pretenzioso della
modernità: l’éschaton veniva allora
riportato all’interno della storia e
demandato alle sole forze dell’uomo:
«Da me, da solo ». Le ideologie sono
state giustamente riconosciute come
la trascrizione laica del modello escatologico biblico.
Se vogliamo, sulla scia di S.
Natoli, possiamo tracciare uno schema storico che va dal paganesimo
senza pretese e chiuso in se stesso
all’avvento del cristianesimo che, inaspettatamente, introduce nel mondo
il concetto di salvezza totale e definitiva. A ciò segue la pretesa dell’uomo
di salvarsi da solo all’interno della
storia, tipica delle ideologie, fino a
giungere al ritorno del paganesimo
nella versione attuale del neo-paganesimo. Dopo il crollo della speranza
intrastorica, un ritorno alla proposta
della salvezza cristiana non sembra
rientrare negli schemi del pensiero
contemporaneo. Si ricomincia da
capo, se vogliamo con impostazioni
anche più radicali. Della salvezza non
si avverte più nessun bisogno.
In questo clima, E. Montale parla
di un’avara speranza, ma questa è
già una posizione benevola; altri,
i più, non esitano a eliminare del
tutto questo atteggiamento che ha
accompagnato da sempre il cammino
dell’uomo sulla terra. Riassumendo,
un noto teologo spagnolo afferma:
«stiamo assistendo alla caduta della
speranza nella cornice della cultura
non credente. Questa cultura si presenta oggi non solo come incredula,
ma anche come priva di speranza».
L’avventura terrestre è l’unica
vicenda che l’uomo pensa di dover
percorrere nel corso della sua vita.
Al di là, semplicemente non c’è
nulla, come afferma con sicurezza e
cattedraticamente B. Brecht: «Non vi
fate sedurre da schiavitù e da piaghe.
Che cosa vi può ancora spaventare?
Morirete con tutte le bestie e non c’è
niente, dopo».
Una mentalità che, dai libri, è
rapidamente arrivata alla base. Il
neo-paganesimo si è diffuso fra noi a
macchia d’olio. Con questa mentalità
dobbiamo oggi fare i conti. La spe-
ranza va costruita praticamente dal
nulla: cominciando dalla speranza
nella storia alla speranza oltre i suoi
limiti. Una situazione ancora peggiore di quella del tempo delle ideologie.
L’indifferenza rinunciataria, che grava come una cappa di piombo sulla
nostra società, è difficilmente vincibile. Con l’indifferente, almeno nei tempi e nelle condizioni normali, il dialogo è praticamente impossibile. Forse,
alla speranza cristiana sarà più facile
arrivare se si riuscirà a restituire agli
uomini di oggi la fiducia nel futuro
immediato, nel futuro a dimensione
storica. È anche attraverso le anticipazioni e le preparazioni nel tempo
attuale che il cristiano rende ragione
della propria speranza, secondo il
noto programma dell’apostolo Pietro
(cf 1 Pt 3,15).
EUCARISTIA E FUTURO
Se ora, tenendo presente questo
sfondo, riportiamo la nostra attenzione alla situazione della catechesi, della liturgia e della prassi della Chiesa
in ordine al tema Eucaristia-speranza,
Eucaristia-futuro, si ha la netta impressione di trovarci davanti a un’occasione che, perlomeno, potrebbe
essere più intelligentemente sfruttata.
Le normali esposizioni sull’Eucaristia danno infatti molto spazio alla
dimensione sacrificale e conviviale,
lasciando praticamente in disparte la
dimensione escatologica sulla quale,
al massimo, si registrano soltanto
pochi timidi, timidissimi accenni.
Soprattutto l’aspetto sacrificale fa la
parte del leone nell’esposizione del
mistero eucaristico in Occidente.
Si sa che la teologia occidentale
è rimasta sospesa alla teoria della
«soddisfazione vicaria», che ha in S.
Anselmo d’Aosta, soprattutto nel Cur
Deus homo, il suo primo sostenitore
e divulgatore. Per la verità, il suo
pensiero soltanto difficilmente viene
presentato con la dovuta precisione
e oggettività. Ma anche nella sua
versione esatta, specialmente ai nostri
giorni, esso ha suscitato forti perplessità e anche feroci critiche, non solo al
di fuori ma anche al di dentro degli
ambienti cristiani. D’altra parte, è
impossibile non vedere come la teoria
anselmiana ha segnato a fondo tutta
quanta la riflessione e la spiritualità
dell’Occidente, dal medioevo fino
ai nostri giorni. Tutto rimane legato
alla sofferenza redentrice di Gesù, a
scapito non solo della vita ma anche
dell’evento fondamentale della risurrezione, che soltanto nella seconda
metà del secolo scorso ha ritrovato
il posto che le spettava e che aveva
occupato vittoriosamente nei primi
secoli cristiani.
La stessa Eucaristia veniva, di
conseguenza, costretta in questo
«letto di Procuste». Forse, nemmeno
l’aspetto conviviale ha trovato sempre e dovunque la sua logica e consequenziale applicazione.
In tal modo, l’Eucaristia è stata presentata soprattutto come la
rinnovazione del sacrificio del Calvario. Così si è insegnato per secoli,
dimenticando del tutto o quasi altre
ricchezze che il sacramento centrale
della fede cristiana racchiude in se
stesso. Fra questa certamente, ma non
soltanto, la dimensione futuristica ed
escatologica. Un vuoto da colmare,
una lacuna da superare.
L’Eucaristia, così, rimaneva
chiusa sostanzialmente nella considerazione del «memoriale» (anamnesis):
«O memoriale mortis Domini», si
è cantato per molto tempo, isolando questo aspetto da tutti gli altri.
Giustamente si sviscerava l’antico
termine «memoriale», al quale si
riconosceva il valore dell’efficacia e
della presenzialità. Non si trattava
soltanto di un ricordo vuoto o semplicemente psicologico, ma di una
memoria efficace, ontologica, reale. Il
gesto era così strappato alla storia e
reso presente a coloro che lo celebravano, come se questi partecipassero
di persona a quanto veniva commemorato. Niente da defalcare in questa
presentazione, semplicemente da
completare.
IL PANE DEL CAMMINO
La dimenticanza del futuro
nel mistero eucaristico può essere
utilmente e opportunamente vista
in connessione col processo di privatizzazione che il pensiero cristiano,
compreso quello escatologico, ha
conosciuto dopo il medioevo. Due
processi che si possono benissimo
connettere insieme: la privatizzazione
della speranza e la privatizzazione
dell’Eucaristia. Due processi indebiti
che hanno fortemente depauperato
il nostro patrimonio spirituale e, di
conseguenza, anche la nostra vita
pastorale. Così, l’antica ricostruzione,
ha perso molto dell’aspetto pratico,
rivoluzionario, dirompente e coinvolgente dell’Eucaristia. Trasformato e
folgorato dalla prassi pastorale delle
comunità dell’America Latina, Arturo
Paoli ha richiamato con forza alla
nostra attenzione questo aspetto, con
parole che contengono almeno una
grossa parte di verità:
«Credo che la vera novità può
essere soltanto quella di produrre
un’etica a partire dall’intenzione di
Cristo di salvare il mondo. Per dirla
con il neologisino di Teilhard de
Chardin: “amoriser le monde”. Bisogna lasciare la retorica che annunzia
che il mondo è già stato salvato da
Gesù e cominciare col dire che Gesù
in noi e con noi sta salvando il mondo. L’umanità aspetta una risposta
qui e ora, e non dopo la morte. Oggi,
solo se partendo dall’Eucaristia nascono etiche esigenti che aiutano il
progetto di Cristo a farsi reale, può
nascere credibilità alla Chiesa e al
cristianesimo. Quando parlo di etiche
penso a un’etica-economica, un’etica
politica, un’etica comunitaria. Dare
senso all’Eucaristia oggi è possibile
solo se la togliamo dall’aurea grandezza in cui l’ha collocata la filosofia
dell’essere e la riscopriamo nel senso
etico che è reale di questo tempo e di
questa terra».
L’Eucaristia va contemplata e
vissuta sullo sfondo del regno che
cresce sulla terra, anche per opera
dell’uomo, fino alla sua venuta finale
al termine della storia. Ouesta, in
categorie cristiane, è da vedersi come
un cammino progressivo che, di epoca in epoca, nel groviglio apparentemente disordinato degli avvenimenti,
conduce fino alle porte della Gerusalemme celeste. E l’Eucaristia è il pane
che sostenta il popolo cristiano in
questo cammino di costruzione e in
questa marcia di avvicinamento.
Vita
La
14 Giugno 2009
cultura
n. 23
Pensare al futuro
dell’essere umano
«L
a rimozione del futuro,
cancellato quanto più avremmo bisogno di pensarvi, è l’autentico male
che oscura e incupisce i nostri anni»
(p.5). E’ su questo tema che si incentra il breve libretto “Storia e destino”
(Einaudi, 2008, pp.109, euro 8) di
Aldo Schiavone, di professione storico e direttore dell’Istituto italiano
di Scienze umane di Firenze-Napoli.
Persi nel presente, fin troppo ossequiosi della storia, quello che difetta
all’uomo contemporaneo è proprio
una riflessione ragionata sul destino
del genere umano, tanto più necessario oggi, di fronte all’accelerazione
esponenziale della tecnologia che ha
condotto «sul bordo estremo di una
soglia finora nemmeno concepibile:
oltre la quale ci aspetta un passaggio
senza precedenti» (p.5).
Per farla breve, tale soglia è la
possibilità per l’uomo di giungere
“oltre la specie”, come l’autore
intitola uno dei capitoletti finali
del suo volume. E’ la rivoluzione
dell’informatica e della biologia a
rendere pensabile questa inaudita
possibilità. Giungere oltre la specie
significa abbandonare la nostra dimensione “naturale” per proiettarsi
in una interamente “culturale” o
“spirituale”, sebbene quest’ultimo
N
otte in treno di Irène
Némirovsky (Kiev, 11 febbraio 1903 Auschwitz, 17 agosto 1942). Questo il
titolo del volumetto numero 44 (pagg.
36, euro 4), della collana quadrimestrale “Ocra gialla”, curata da Fabrizio
Zollo per le Edizioni Via del Vento di
Pistoia, che da alcuni anni propone,
agli appassionati bibliofili, testi inediti
e rari del Novecento e che in questa
occasione propone ai lettori un racconto, inedito in Italia, della grande
scrittrice francese, di origine ucraina,
autrice della celeberrima Suite francese.
Duemila gli esemplari numerati,
impressi su carta vergatina avorio,
per i tipi della Stamperia Elle Emme
di Pieve a Nievole (Pistoia).
Sparse qua e là nel volumetto,
alcune foto ritraggono la Némirovsky
da sola o con la figlia Denise, avuta
dal marito Michel Epstein, che sposò
nel 1926.
Nata in una famiglia della ricca
borghesia ebraica, Irène visse solitaria
e infelice, rifugiandosi ben presto
nei libri e iniziando fin da giovane a
scrivere i suoi primi racconti, con stile
lucido e introspettivo.
Allo scoppio della Rivoluzione
d’Ottobre, fuggì prima in Finlandia e
quindi in Francia, dove si laureò alla
Sorbona e pubblicò il suo primo testo,
all’età di diciotto anni, su “Fantasio”.
A Parigi trascorse vent’anni, in
un susseguirsi di successi fra romanzi
e racconti pubblicati, tanto da annoverarla fra i massimi autori francesi
dell’epoca.
È del 1929 David Golder, storia
di un banchiere ebreo nella Russia
sovietica, mentre nel 1930 pubblica
Il ballo, nel 1931 Come le mosche d’autunno, nel 1936 Jézabel e nel 1940 I cani
e i lupi, tutte opere tradotte anche in
Un breve saggio di Aldo Schiavone riflette
sull’inconcepibile punto della storia in cui
è collocato, oggi, il genere umano.
E offre spunti di natura etica e teologica
di Andrea Vaccaro
termine assuma connotazioni un
po’ diverse da come siamo abituati
ad intenderlo.
L’uomo, prevede Schiavone
sulla scia delle menti più acute
dell’attuale mondo della scienza e
della tecnologia, entro pochi anni
non sarà più definito dai limiti che la
natura gli impone (limiti temporali,
spaziali, materiali …), piuttosto «dal
fatto di averli aboliti». Le scoperte
nell’ambito della genetica, della biologia molecolare, delle neuroscienze
fanno sì che non sarà più l’evoluzione, con la sua buona componente
casuale, a determinare il futuro del
genere umano, bensì sarà la volontà
dell’uomo stesso. L’uomo vivrà
finché vorrà, assumerà la forma che
gli piacerà, proverà esperienze mentali ora irrapresentabili. L’uomo alla
guida dell’evoluzione: l’intuizione
quasi profetica di Teilhard de Chardin sembra trovare la sua concreta
realizzazione.
C’è più da aver paura o da
rallegrarsi di ciò? E’ preferibile
affidarsi al cieco Destino, a Madre
Natura o all’Intelligenza dell’uomo?
La questione ha uno strato teologico
tutto da approfondire. A primo impatto la Natura sembra possedere
una saggezza quasi provvidenziale
e mettere in mano all’uomo una
potenza sovrumana richiama miti
piuttosto infausti (Adamo, Prometeo, Frankenstein) ed episodi storici
non proprio rassicuranti, su tutti
la bomba atomica sganciata dalla
saggia America. E’ anche vero però
che, soprattutto in ottica cristiana,
l’uomo è l’unico ente ad avere il
requisito del Logos, perché solo lui
è creato “ad immagine e somiglianza
di Dio”.
Proprio su questo versetto
della Genesi si chiude la radicale
riflessione di Schiavone che si
Ocragialla
Notte in treno
Italia.
Soprattutto, però, la Némirovsky
è conosciuta per il romanzo in più
parti, Suite francese, scritto nei mesi
precedenti l’arresto del 1942 e conservato per anni in manoscritto da una
delle figlie, pubblicato con clamore in
Francia nel 2004 e tradotto con successo in tutto il mondo.
Il racconto qui proposto, invece,
uscì sul settimanale parigino “Gringoire”, il 5 ottobre 1939, con il titolo La
nuit en wagon.
Antonio Castronuovo che ha
curato la nota al testo evidenzia come
questo racconto sia la “magnifica
prova dell’aspra nitidezza dello stile
della Némirovsky e della sua mirabile
perizia nel creare, in brevi tratti e con
accorta regia, una scena multiforme,
un corale concorso di voci e di volti,
armonizzando quadri di massa a dialoghi solisti.
La scena è il vagone di un treno
che attraversa la Francia in una calda notte di settembre, prima notte
di guerra, col suo carico umano
di storie pigiate nello spazio di un
compartimento, storie disparate e
anche dissonanti, come diversi sono
i destini delle figure che si scorgono
dai finestrini: i soldati di guardia ai
binari, i crocchi di contadine, la donna
truccata e incollata alle sue <cose>,
quei gioielli e quelle pellicce che, all’annuncio di un conflitto, diventano
effimeri all’istante”.
“Al centro del racconto - sottolinea Castronuovo - si erge la figura
della ragazza fuggita di casa per
amore, fuggita anche da una madre
insoffribile, figura nella quale si coglie
qualcosa della perfida madre di Irène,
donna che l’aveva messa al mondo per
compiacere al marito, ma accogliendo
quella nascita come primo segno del
declino: una madre che, scomparsa a
Parigi nel 1989 a centodue anni, è lungamente sopravvissuta alla figlia”.
“Tutto il racconto - conclude
Antonio Castronuovo - può essere
assunto come un’anticipazione della
Suite, come un preludio alla narrazione di quella Francia che affolla,
con auto stracolme di suppellettili, le
strade dell’esodo. E’ la stessa Francia
che si comincia a intravedere dai
finestrini del nostro treno che arranca
nella notte.
Il tratto maggiore dello stile della
Némirovsky è l’implacabile capacità
di incidere mediante la scrittura:
l’esperienza che si compie entrando
nelle sue pagine è quella di un francese puro, asciutto, una lingua senza
alcuna decorazione, ma lacerata
da una sorta di segreta irruenza, di
velato tormento. Notte in treno ne è
esempio vibrante”.
La collana quadrimestrale di prosa “Ocra gialla” viene distribuita nelle
migliori librerie e si può ricevere anche in abbonamento annuale mentre,
per maggiori informazioni e curiosità
sulla piccola ma qualificata casa editrice pistoiese, è attivo il sito internet
all’indirizzo www.viadelvento.it.
Franco Benesperi
chiede infine se l’uomo
fatto a somiglianza di
Dio sia da intendere
il gibbone di Neanderthal, il cavaliere
medievale, l’uomo
moderno, cioè noi, o
forse quello che sta
per venire, quello che si libererà
dalla selezione
naturale verso
una selezione
“innaturale”,
cioè non più
animalesca,
«stazione
d’arrivo
… che potremmo
chiamare
non più
laicamente
il nostro
destino,
m a
religiosamente la
nostra prospettiva escatologica»
(p. 95).
L’autore non concede molto
tempo, il tempo si fa breve e la meta
attira sempre più via via che ci si
avvicina al suo nucleo. Se un vizio
è percepibile – afferma Schiavone
– non è tanto da attribuire alla velocità della tecnica, «ma all’incapacità
della politica e dell’etica» (p. 83) di
starle dietro. «La politica arranca
dietro alla tecnica, in affanno: non
riesce a guidare una rivoluzione cui
non sente di partecipare. Perde di
significato e di rilevanza: non tocca
contenuti essenziali. Il disincanto
collettivo la spenge e la cancella
nella ripetizione sempre più stanca
di una ritualità priva di anima» (p.
84). Anche l’etica si trova in difficoltà dinanzi a dilemmi mai concepiti
prima, dinanzi a quesiti non contemplati nella casistica tradiziona-
3
le, dinanzi
a categorie che
sparigliano quanto ordinato faticosamente fino ad adesso.
L’autore non segnala solo i punti
critici, ma cerca anche di offrire
una sua proposta: lo sviluppo di
«un’etica che sappia trovare il divino nell’accrescimento delle facoltà
dell’uomo e non nella sacralità della
natura; un’etica della trasformazione e non della conservazione … che
non rifiuti l’aumento illimitato di
potenza, ma ne determini gli obiettivi; che non consideri definitivo
nessun assetto biologico o sociale,
ma accetti di considerarli tutti come
figure del mutamento e della transizione; che cerchi le sue leggi non
nella natura, ma nell’intelligenza e
nell’amore» (p. 89).
Un libro di piccole dimensioni,
ma di spessore notevole.
Poeti Contemporanei
LA SOFFITTA
Esiste in me una soffitta,
dentro vi conservo un raggio di luna,
una lucciola
una pietruzza di mare,
un po’ di chiarezza per quando è buio
ma più importante di tutto
vi ho riposto il mio ricordo più bello
che mi fa trasalire
più di quando era vita.
Questa soffitta è la mia vera casa:
là dialogo col mistero
e chiedo alle stelle il loro segreto,
là mi vengono incontro
le corse gioiose della mia infanzia
e vi ascolto
la voce nuda della mia povera terra,
la voce dei suoi stracci
e della sua fame
ma anche lo splendido canto azzurro
dei suoi mari.
Quando torno dalle strade rumorose
apro la mia soffitta:
dentro mi parla
senza parole il silenzio,
là nessuno mi viene a trovare,
mio solo ospite
è lo “sguardo di Dio”
Anna Tassitano
4 attualità ecclesiale
Tre nodi ancora
irrisolti, laici,
donne e povertà
della Chiesa
di Giorgio Campanini
U
n diffuso disagio serpeggia da qualche
tempo nella comunità
cristiana che è in Italia,
od almeno in alcune sue
componenti più attente
e sensibili. Da Il brutto
anatroccolo di Fulvio
De Giorgi (accorata denuncia della persistente
condizione di minorità
del laicato), a numeri
speciali di riviste come
Servitium, da alcuni pubblici interventi di Enzo
Bianchi alle riflessioni
dello scrivente (se è consentita un’autocitazione)
scaturite da un incontro in sede di Consulta
dell’apostolato dei laici
(vedi Dopo Verona, è tempo di corresponsabilità dei
laici, in «Coscienza», n.
3, 2008), assai lungo è
l’elenco degli interventi
di quanti auspicano un
«nuovo corso», più autenticamente «conciliare» della Chiesa italiana.
Lettera ai cercatori
di Dio
di Elio Bromuri
È
nelle librerie
un volumetto intitolato
“Lettera ai cercatori di
Dio”. Un’iniziativa della
Commissione dei vescovi
italiani per la dottrina
della fede, presieduta dal
teologo Bruno Forte, arcivescovo di Chieti. Intende
rispondere a coloro che
sono alla ricerca. Nei giorni scorsi un quotidiano
nazionale strillava su due
pagine dedicate alla cultura la domanda: “Dio, ma
ci sei o no? Mistero della
fede. Certezze, confessioni, dubbi. Così si ripropongono gli interrogativi
di sempre”. Nell’articolo
si dà un resoconto di libri
che trattano di argomenti
religiosi. In verità si deve
Senza negare che importanti passi in avanti sono
stati compiuti, molta
strada resta da percorrere e, a cinquant’anni
dall’avvio del Concilio,
sembra giunto il momento di fare il bilancio
di quanto è passato e di
quanto è rimasto nel regno delle pie intenzioni.
Tre nodi, in particolare,
attendono di essere
sciolti. In primo luogo
un’adeguata partecipazione dei laici alla vita
della Chiesa, soprattutto
nel momento della consultazione che precede
la decisione: importanti
le indicazioni emerse dal
convegno ecclesiale di
Verona sulla «corresponsabilità», nella comunione in spirito di collaborazione, dei laici nella
Chiesa. In secondo luogo
l’ancora irrisolta «questione femminile», e cioè
l’individuazione di forme di più incisiva presenza della donna nella
Chiesa: sembra quasi
che la profetica Mulieris
dignitatem (1988) non abbia lasciato tracce nella
prassi ecclesiale.
Infine la questione
della «povertà della
Chiesa» –grande tema
conciliare - almeno nella
n. 23
14 Giugno 2009
Partire
dal Concilio:
come?
sua forma, solo apparentemente minimale,
di una più lucida e responsabile «sobrietà» (in
linea con le autorevoli
indicazioni provenute
al riguardo dall’arcivescovo di Milano). Si
potrebbe sostenere che
si tratta di questioni che
interessano un numero
limitato di fedeli, ma ci
si dovrebbe domandare
se non sia legato all’incapacità di affrontare
seriamente questi temi il
disincanto di non pochi
giovani e la loro opzione,
nel migliore dei casi, per
un personale rapporto
con la figura di Cristo,
al di là di una fattiva appartenenza alla Chiesa.
Non dunque nostalgie
(e magari antichi risentimenti) di «combattenti
e reduci» del 1968, ma
problemi reali per troppo tempo accantonati e
che, avvicinandosi il 50°
dell’avvio del Concilio,
appare opportuno affrontare. Perché dunque
non cogliere l’occasione
di questa ricorrenza per
fare il punto sull’attuazione (e in qualche caso
sulle ragioni della mancata attuazione) in Italia
del Vaticano II?
L’orientamento della
Chiesa italiana è stato
quello di celebrare i
convegni ecclesiali a
scadenza decennale e
dunque, dopo Verona
(2006), occorrerebbe attendere il lontano 2016.
Ma un evento così importante come il Vaticano
II meriterebbe di essere
Vita
La
ricordato e riattualizzato
con un convegno straordinario nel 2012, a 50
anni dall’avvio del Concilio , con uno schietto e
franco confronto con le
forze vive della Chiesa,
anche con quelle componenti che –in una recente giornata di studi a
Firenze– hanno espresso
riserve e disagio sull’attuale situazione della
Chiesa italiana. Il rischio
che quanto rimane della
cristianità italiana sta
correndo potrebbe essere
quello di indurre al «dissenso» quanti, sia pure
criticamente, continuano
ad amare appassionatamente la Chiesa. Non
sarebbe meglio avviare
un ampio dibattito, con
la disponibilità da parte
di tutti alla «revisione di
vita» , in nome di quella
Ecclesia semper riformanda
evocata dai Padri e che
non ha paura né del confronto né del dialogo?
«La riforma –ha scritto
una volta Primo Mazzolari in riferimento alla
Chiesa del suo tempo
– non è una parola scomunicata e un desiderio
biasimevole. I santi e gli
spiriti cristiani d’ogni
tempo l’hanno voluta,
preparata, predicata».
UOMINI E RELIGIONI
La domanda fondamentale
dire che, forse anche per
merito dei critici e dei
negazionisti della fede,
c’è un aumento di pubblicazioni su temi religiosi
che indica un aumento di
interesse.
La Chiesa, spesso accusata di occuparsi solo
di bioetica o di sociologia
e politica, in realtà è una
comunità di credenti ed ha
come principale scopo di
vivere la fede e parteciparla ad altri. Dio è l’orizzonte della vita della Chiesa,
ed in questo orizzonte non
può escludere l’uomo che
è il bersaglio della luce
divina.
Un amico, dopo la
prolusione del card. Angelo Bagnasco alla 59ª
assemblea generale della
Cei (Roma, 25-29 maggio),
ha detto che aveva l’impressione che il cardinale
avesse preso il posto di
Epifani, il segretario della
Cgil, perché ha difeso i
disoccupati e le famiglie
povere. È proprio per
questa fede che non si possono chiudere gli occhi. Il
credente, infatti - ha detto
Simone Weil - è come chi
camminando nella notte
accende una torcia: non
si mette a fissare la torcia,
ma la strada e gli oggetti
che essa illumina. Così è
anche del sole: non si fissa
il sole ma le cose che risplendono alla sua luce. La
fede cambia la vita, perché
vi immette una luce nuova, dall’alto.
Il Vangelo dice che chi
non crede è nelle tenebre.
Per questo si dice che i
credenti sono missionari,
e possono diventare anche fanatici, come alcuni
rimproverano, mentre gli
atei non lo sarebbero. A
parte che vi è un ateismo
militante e missionario (c’è
sempre stato), i credenti
che hanno scritto la Lettera non intendono imporre
nulla, solo affiancarsi ai
“cercatori” per dare loro
una mano e insegnare la
“grammatica della fede”,
quei percorsi che aiutano. Un universitario ha
confessato in un recente
incontro amichevole con
altri giovani che si trovava in una tale confusione
mentale in campo religioso
ed etico da non riuscire
più a combinare niente,
finché ha trovato un gruppo di credenti che lo hanno aiutato a entrare nella
logica della fede e si è sentito rinascere. Oggi è una
persona nuova che riesce a
fare... anche esami.
Non sono miracoli. È
la legge della rispondenza
alla domanda fondamentale degli uomini segnati
dalla Trascendenza. Ne è
segno l’esistenza di tante
religioni, che si possono
descrivere come grandi
pellegrinaggi alla ricerca
dell’Assoluto. Nei giorni
scorsi (dal 29 al 31 maggio)
i buddisti hanno festeggiato il Vesak, la ricorrenza
della nascita, dell’illuminazione e della dipartita
del Buddha Shakyamuni.
È la festa più importante
onorata dai buddisti di
tutte le tradizioni di tutto
il mondo. Nella società
multiculturale in cui ci
troviamo, anche se le fedi
non sono tutte uguali,
può considerarsi uguale o
almeno simile la sincerità
e la “buona fede” di coloro che cercano Dio e lo
onorano con cuore sincero
senza secondi fini. Le reli-
gioni possono ammalarsi,
deviare e corrompersi e i
loro membri dare scandalo
per inadempienza, ma ciò
nonostante, superando
l’ostacolo, nessuno dei veri
cercatori di Dio rimarrà
deluso.
Vita
La
Incontro con
Paolo De Benedetti
di Francesca Lozito
G
uarda il mondo attraverso la Bibbia Paolo De Benedetti. È questo il punto di osservazione privilegiato di un uomo che fin
da piccolissimo è stato abituato ad
“appassionarsi” alle Scritture. Fin
da quando, bambino, le ascoltava
dalla voce della mamma. Oggi
Paolo De Benedetti ha 82 anni e lascia l’insegnamento in giudaismo
presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale a Milano, che nei
giorni scorsi ha organizzato una
serata in suo onore. Cattolico di
radici ebraiche, laureato in filosofia all’Università di Torino nel
1949; perfezionatosi in lingue e letterature orientali presso l’Università Cattolica, per diversi anni ha
alternato il lavoro in casa editrice
con l’insegnamento universitario.
Continuerà ad essere docente di
Antico Testamento presso gli Istituti superiori di scienze religiose
di Trento e Urbino. Lo abbiamo
intervistato.
Come vede la situazione
odierna del mondo tra la crisi
economica e la perdita di tanti
valori?
“È un mondo molto più instabile di una volta. E l’instabilità
ha diversi aspetti. Proprio oggi le
persone in grandissima maggioranza si devono spostare. Quando
ero bambino chi viveva in un paese o in una città lavorava lì. Adesso il mondo è pieno di pendolari,
di gente che si muove per affari: è
dimostrato da una quantità enorme di automobili. Inoltre, oggi
l’individuo riceve da fuori un numero incredibile di stimoli: il rapporto tra interno ed esterno che
allora era più stabile ora non lo
è più. Ma questo mondo è anche
dominato da una forma abnorme
di messianismo. Se religiosamente
il messianismo ebraico cristiano
ha una tensione verso il futuro, il
messianismo della società di oggi
è invece la continua aspirazione a
qualcos’altro”.
Può fare un esempio?
“Una forma degenere di messianismo, una delle infinite
tensioni verso le quali si è
sbilanciati è: «Oh, se
potessi avere
quella
Mercedes!».
Questo succede perché
l’essere umano ha sempre
teso verso il futuro,
ma con diverse aspettative rispetto a quelle di
oggi”.
Che cosa provoca questa tensione?
“Oggi c’è una mescolanza tra
molte cose, come religione, economia, e così si cancella anche il
14 Giugno 2009
attualità ecclesiale
n. 23
BIBBIA E VITA
I nomi e i sassi
passato. Provate a chiedere a un
bambino il nome dei suoi nonni o
addirittura dei suoi bisnonni: ne
troverete molti che non lo sanno.
Questa è una perdita del passato”.
Un problema di memoria?
“Sì, non voglio dire che il
passato sia tutto buono o bello.
Ma va conservato. Io sono molto
legato alla mia origine ebraica e
ci sono due cose che considero
fondamentali e cerco di inculcare
in tutti. Prima di tutto ricordare
i nomi di coloro che sono morti,
perché la vera morte consiste nel
dimenticare il nome. Non è un
caso che nella liturgia ebraica, nel
giorno dell’espiazione, a Kippur si
recitano i nomi di tutti coloro che
sono morti nell’anno. Non solo per
suffragio ma perché ci siano anche
loro lì con noi. E la seconda cosa
che mi emoziona è che nei cimiteri
ebraici certe volte sulle tombe si
trova un sasso appoggiato lì. Questo significa che colui che è sepolto
in quel luogo non è dimenticato.
Mi preoccupo sempre di mettere
un sasso sulla tomba delle persone
care perché vuol dire che c’è qualcuno vivo che non si dimentica di
chi è esistito. Ho messo un sasso
anche sulla tomba del cimitero
cristiano dove sono sepolti i miei
genitori”.
Cosa vuol dire perdere il passato?
“Ignoranza, oppure desiderio
di non ricordare cose tristi. Questa
perdita del passato è uno degli
aspetti più pericolosi e negativi del
nostro presente”.
Questo ci fa anche vivere male
la tensione verso il futuro?
“Non c’è dubbio. Non dobbiamo dimenticare che a un certo punto del futuro noi saremo
passato. Nella tradizione biblica
c’è un verbo che è fondamentale:
zakhor, ricorda. Anche nel cristianesimo, oggi, dopo il Vaticano II
si è introdotta una parola che la
gente dice senza rendersi conto
di quanto sia importante: memoriale, che non è solo memoria, ma
far diventare presente quello che
è passato, non solo che sia vivo
quello che è ricordo, ma che torni
ad essere presente”.
Cambiamo argomento. Che
cosa ha colto del viaggio del Papa
in Terra Santa?
“Giudico positivamente questo
viaggio perché Benedetto XVI è
riuscito a dire cose importanti senza dover ricorrere alla diplomazia,
facendo discorsi che potevano essere ascoltati senza polemica”.
Crede che potrà rilanciare il
cammino di pace?
“Lo spero, però da tutte e due
le parti ci sono gli oltranzisti. Spero che le cose molto terrene, politica, diplomazia riescano dove le
attese messianiche non funzionano
ancora. Ci vuole pazienza”.
Non possiamo non riservare
un’ultima riflessione agli animali,
che le sono così cari al punto dall’aver dedicato un libro alla loro
“teologia”.
“La nostra vicinanza agli animali è molto maggiore di quanto
non crediamo. Dio ha voluto incarnare la vita in infinite forme di animali (dove anima vuol dire respiro
alla maniera ebraica). Noi abbiamo
una maggiore sensibilità per gli
animali superiori, ma bisogna
avere amore per qualsiasi forma di
vita, anche per le piante, che nella
tradizione ebraica pregano Dio
perché doni la pioggia”.
5
La Parola e le parole
Corpo e Sangue di Cristo
Es 24,3-8; Ebr 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26
“Prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo.
Dissero: ‘Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e ne presteremo
ascolto’. Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo”.
In queste parole e nel gesto dell’aspersione del sangue di un animale
sono racchiusi aspetti fondamentali dell’esperienza di fede d’Israele.
Il primato sta nella parola del Signore che ha parlato e continua a
parlare. Quanto ha detto il Signore è il momento di partenza e la fonte
di ogni movimento di risposta e di accoglienza della sua presenza
nella fede. C’è tuttavia da notare che nella sensibilità d’Israele si
entra in rapporto con la Parola del Signore innanzitutto nell’eseguire
concretamente i dettami della legge percepita come indicazione di
vita che fa vivere un incontro con Dio nel quotidiano. Certamente
questa sensibilità si può esporre alla deviazione di una osservanza
staccata dal nucleo profondo della legge quale indicazione di un
cammino per riconoscere la presenza di Dio nella vita e la costruzione di rapporti giusti con gli altri. Ciononostante è da cogliere
l’attenzione alla concretezza, ed un approccio ben diverso da quello
intellettualistico che non incide sull’esistenza. Il rappporto con Dio
deve penetrare il quotidiano, va vissuto nella realtà della storia e
nella fattualità dei gesti concreti. Per Israele ascoltare è possibile
solamente nella misura in cui si entra in un coinvolgimento concreto
di azione e di lasciarsi plasmare dalla Parola di Dio. Prima c’è un
eseguire e poi un prestare ascolto. Saremmo portati a pensare che
prima avviene l’ascolto e poi l’esecuzione: invece proprio nell’agire,
secondo questo testo, si rende possibile un ascolto che costituisce il
movimento più profondo della fede. Ma questo non è un punto di
partenza piuttosto un momento secondo di tutto un percorso che
inizia dall’azione/parola di Dio e che si concretizza in scelte e comportamenti. I rabbini in Israele commentavano così: “come sul melo i
frutti precedono le foglie, Israele si è impegnato a fare prima d’udire”.
Il filosofo Emmanuel Lévinas ne farà oggetto di una sua riflessione
nella sue ‘Quattro letture talmudiche’, proprio sulla responsabilità
come struttura fondamentale dell’essere umano. Il gesto del sangue
di animali sparso è simbolo della vita di Dio, del suo amore donato
e condiviso che lega insieme in un rapporto di vita tutti coloro che
partecipano a questo rito: è il sacrificio di comunione, vertice della
liturgia del Primo Testamento, espressione di un perdono e di una
accoglienza di Dio nella partecipazione alla sua vita.
“Se il sangue dei capri e dei vitelli … sparsi su quelli che sono
contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto più
il sangue di Cristo, il quale, mosso da uno Spirito eterno, offrì se
stesso senza macchia a Dio”
La lettera agli Ebrei costituisce una approfondita riflessione sulla
vicenda della morte di Gesù in rapporto alla antica liturgia del
sacrificio. Da un lato sono ripresi i motivi profondi che stavano
alla base della liturgia ebraica del sacrificio, dall’altro questo scritto
si concentra sul fatto che l’unico sacerdote è ormai Cristo che non
ha compiuto un sacrificio con animali ma ha compiuto nella sua
obbedienza il dono di sè totale al Padre e ai suoi fratelli. E’ lui che
è entrato nel santuario del cielo non per via di riti religiosi, ma offrendo se stesso, una volta per tutte. In questa prospettiva il sacrificio
autentico, il più alto atto religioso, è la sua vita donata, e liturgia del
credente diverrà unirsi a Gesù nel fare della propria vita un dono
e un servizio, in rapporto al Padre e per la vita degli altri, non solo
nell’area religiosa del tempio, ma nei luoghi profani della vita. E’ un
annuncio di grande portata che relativizza ogni concezione di tipo
sacrificale legata ai riti religiosi. Proprio perché Gesù ha vissuto la sua
vita e ha affrontato l’ingiusta condanna e la morte come esperienza
in cui si è mantenuto fedele all’amore al Padre – ciò che la lettera
indica come la sua obbedienza -, per questa via egli è divenuto causa
di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, che vivono
un ascolto come trasformazione dell’esistenza.
“In città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane recitò la benedizione lo spezzò lo
diede loro… Poi prese un calice. Disse loro: questo è il mio sangue
dell’alleanza, che è versato per molti”
Nelle ore drammatiche che lo avvicinano al processo e alla condanna
Gesù trascorre con i suoi un momento di grande intimità ripetendo
quell’esperienza così consueta del mangiare insieme, che costituiva il
luogo privilegiato dell’incontro con le persone e del suo insegnamento in un contesto di condivisione e di fraternità: i vangeli riferiscono
di una cena in atmosfera pasquale, vicino ai giorni della Pasqua, di cui
anche Paolo parla nella più antica testimonianza della prima lettera
ai Corinti. Nella cena di Gesù sono da leggere tutti i significati della
celebrazione della Pasqua ebraica che affondava le sue radici nella
memoria dell’esodo, nell’antica fase nomadica dell’esistenza di Israele e nei riti - come quello degli azzimi - che si andarono sviluppando
nella fase dello stabilirsi nella terra di Canaan e dopo la costruzione
del tempio a Gerusalemme. Gesù legge la sua vita, simboleggiata nel
vino che distribuisce e indica come suo sangue, alla luce dell’alleanza.
Tutto nel suo agire è stato nell’orizzonte dell’incontro tra Dio e il suo
popolo. Tutto è orientato ad un mangiare e bere insieme nel regno
di Dio in un rinvio ad una dimensione di attesa e di speranza. Nel
suo racconto Marco evidenzia che Gesù compie questo gesto mentre
attorno a lui tutto si sta muovendo nella direzione del tradimento e
dell’abbandono: Gesù, ci dice Marco, rimane fedele al suo progetto di
una vita donata nonostante ogni rifiuto, e prepara i suoi ad affrontare
ogni motivo di delusione nel far proprio l’atteggiamento del maestro.
Celebrare la festa del corpo e sangue del Signore è occasione per
scoprire la chiamata nella vita personale e comunitaria a divenire
esistenza sulla via del dono di sé, dell’obbedienza al Padre, di
attuazione delle parole dell’alleanza.
Alessandro Cortesi op
Pistoia
Sette
N.
23
14 Giugno 2009
Domenica 7 giugno in Seminario
Greenaccord
Tutto pronto
per il sesto Forum
dell’informazione cattolica
I
n occasione del sesto
Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del
Creato, che si svolgerà dal 26
al 28 giugno a Pistoia, l’associazione Greenaccord ha pubblicato on line “Greencanal”,
un nuovo spazio informativo
visitabile all’indirizzo www.
greencanal.eu. Su Greencanal,
si trovano notizie continuamente aggiornate e approfondimenti sul sesto Forum dell’informazione cattolica. Un
appuntamento rivolto a tutti
gli operatori dell’informazione
e della comunicazione, dedicato quest’anno al tema “Il
Tempo dell’uomo e il tempo
del Creato”. Voci di autorevoli
esperti, esponenti del mondo
scientifico, accademico ed ecclesiale, rifletteranno su questo argomento per riscoprire il
senso profondo del vivere, in
modo responsabile e sostenibile, alla luce della fede.
Greencanal è solo l’embrione del primo organo d’informazione ufficiale di Greenaccord, un progetto molto più
ampio di prossima realizzazione. Il sito “greencanal.eu”, che
sarà presentato al Forum di
Pistoia, vuole essere uno strumento utile e snello a disposizione di tutti i giornalisti che
parteciperanno al Forum, con
informazioni utili su programma, comunicati ed informazioni logistiche. L’appuntamento
è aperto a tutti gli operatori
dell’informazione e della comunicazione che si riuniranno
a Pistoia per un week end di
formazione, appunto dal 26
al 28 giugno prossimi. Il programma prevede gli interventi, fra gli altri, del segretario
generale di Coldiretti Franco
Pasquali, del fotografo naturalista Maurizio Biancarelli,
della vicedirettrice Censis Carla Collicelli, del filosofo Aldo
Masullo, del prefetto emerito
della Congregazione Cause
dei Santi card. José Saraiva
Martins. Interverranno anche
Appuntamento a Pistoia dal 26 al 28 giugno.
Tutte le informazioni su “greencanal.eu”
il presidente dell’Azione Cattolica Franco Miano, un rappresentante degli scout Agesci,
il presidente della Commissione Cei per i problemi sociali
Arrigo Miglio, l’inventore
della «Giornata mondiale della
lentezza» Bruno Cortigiani e
il presidente della stampa cattolica Andrea Melodia. Fra le
varie esperienze che verranno
presentate, anche quella di
una parrocchia della diocesi
di Mantova (Colle Aperto) che
illustrerà un particolare sistema di finanziamento ad azionariato popolare per mandare
avanti le attività parrocchiali
grazie all’energia solare. Si
parlerà anche di bioarchitettura e sarà presentato il nuovo
documento dei vescovi italiani
per la giornata (1 settembre)
dedicata alla salvaguardia del
Creato. Durante il forum di
Pistoia saranno conferiti per la
prima volta i premi «Sentinella
del creato», in collaborazione
con Ucsi e Fisc, a tre giornalisti
italiani, che si sono particolarmente distinti nella trattazione
di temi inerenti la salvaguardia dell’ambiente.
Patrizio Ceccarelli
Incontro di famiglie
adottive in nome
diConMadre
Teresa
la partecipazione di monsignor Mansueto
Bianchi si è parlato di “famiglia e media”
T
utto centrato sul rapporto tra media e famiglia il momento pomeridiano di riflessione organizzato a Pistoia dalle
Suore Missionarie della Carità e dai loro collaboratori toscani.
Hanno partecipato le famiglie vicine alle suore di Madre Teresa
di Calcutta che, in Toscana, hanno adottato bambini provenienti
dal Sud del mondo.
L’appuntamento (“una vera festa”, precisano da Pistoia i coniugi Michela e Alessandro Ginanni che con le famiglie Silvia e
Armando Pepe, Lucia e Maurizio Passanti, rispettivamente di Sesto
Fiorentino e Firenze, hanno organizzato l’incontro) è stato ospitato,
domenica 7 giugno, nei locali del seminario vescovile di Pistoia.
E’ intervenuto il vescovo Bianchi che, con il direttore dell’ufficio
diocesano per le comunicazioni sociali, ha parlato sul rapporto
non sempre facile tra famiglia e internet, televisione, mezzi di
informazione e comunicazione.
La giornata con le suore di Madre Teresa di Calcutta (“Fa della
tua famiglia una famiglia d’amore”, una frase di madre Teresa,
è il motto dell’incontro) è iniziato al mattino con la Santa Messa
seguita da un momento di pranzo comunitario. Nel pomeriggio la
riflessione seguita da filastrocche, storie e canzoni (“un momento
di svago per bambini e non”) a cura di Daniele Poli.
28 giugno 2009 in Cattedrale
Una ordinazione
sacerdotale e i diversi
ricordi giubilari
I
l 28 giugno 2009 alle ore 18 in Cattedrale, ci sarà l’ordinazione sacerdotale di don Ciprias Farcas.
Nella stessa occasione saranno celebrati gli anniversari di ordinazione sacerdotale e di professione religiosa. Di seguito l’elenco
dei festeggiati.
SACERDOTI
25° di ordinazione
Don Roberto Breschi
Don Paolo Firindelli
60° di ordinazione
Don Garibaldo Bisconti
Padre Filippo Canigiani
Don Alfredo Chiarucci
Mons. Renato Gargini
Don Renato Gori
Don Napoleone Toccafondi
70° di ordinazione
Mons. Giuseppe Vignozzi
RELIGIOSE
Suore minime Sacro Cuore
50° di professione religiosa
Sr. M. Irene Camedda
Sr. M. Eligia Di Palma
Sr. M. Amanda Celli
Sr. M. Teresa Eletta Butini (missionaria nello Sri Lanka)
Sr. M. Giovannetta Toro
Sr. M. Elvirita Obino
60° di professione religiosa
Sr. M. Giannina Sini
Casa di Riposo di Bonistallo
25° di professione religiosa
Sr. Maria Zoppi
Suore Mantellate
50° di professione religiosa
Sr. Albina Trinci
60° di professione religiosa
Sr. Emilia Pagnan
Suore Clarisse
50° di professione religiosa
Sr. Maria Pia Da Rold
Sr. M. Bernarda Biasin
Suore Salesiane (Visitazione)
50° di professione religiosa
Sr. Maria Pischedda
Suore Domenicane
(U. S. Tommaso D’Aquino)
Crocifissine
60° di professione religiosa
Sr. Giovannangela Silingardi
8 chiesa pistoiese
n. 23
24a marcia nazionale dei Servi di Maria
C
Fin dagli inizi, la marcia si svolge
nella notte di luna piena del mese di
maggio.
È evidente il significato simbolico.
È noto a tutti che il mese di maggio è
dedicato a Maria, la madre di Gesù. La
luna piena invece, è simbolo archetipo
della rinascita, della ciclicità, e del
continuo rinnovamento che permea la
realtà della vita.
Nelle tradizioni le scuole spirituali,
sia occidentali che orientali, in differenti epoche storiche hanno usato la
notte di luna piena di ogni mese per
condurre pratiche e ritualità di crescita
spirituale.
I maestri spirituali ritenevano che
la luna piena fosse una fonte di energia
molto potente.
A differenza di quella solare che è
di tipo attivo ed estroverso (maschile)
l’energia lunare è femminile e perciò
apre spazi di coscienza più sottili ed
anche più profondi.
La bussola è il simbolo scelto per la
marcia 2009: ci indica l’oriente, il luogo
da cui viene il sole del mattino. Il sole
è il centro della vita, la luce verso cui
ciascun uomo tende. Il sole è il simbolo
del centro dell’uomo, della sua profonda
essenza spirituale, è luminosità, vitalità,
armonia, chiarezza.
Il nostro cammino è un andare insieme nella notte, sulle strade, ma è anche
attendere quel raggio di luce che a poco
a poco ti annuncia che il sole viene.
La strada è il luogo in cui Dio ci
raggiunge con segni, voci, presenze che
ci invitano alla conversione.
Catia Vezzosi
Bilancio e progetti
Le promesse mantenute
del “Chicco di Senape”
L’
associazione Il Chicco di Senape ha mantenuto
le promesse. Tutti i progetti
programmati per gli anni 2007
e 2008 sono stati portati a termine. In particolare gli aiuti
programmati per i bambini ed
i ragazzi che vivono negli slum
(o baraccopoli) di Nairobi. Lo
testimonia Roberto Baroncelli,
uno dei soci fondatori della
associazione, che è anche il
garante di fatto dell’arrivo a
destinazione dei contributi.
Roberto infatti (a proprie spese)
visita le scuole sostenute fino
ad oggi e pianifica, insieme
agli operatori ed ai missionari
comboniani di Kariobangi, direttamente in loco le azioni da
intraprendere.
L’associazione vuole ringraziare tutti i soci ed i sostenitori
per lo sforzo profuso nell’anno
passato e per i contributi ero-
gati (in particolare la Cassa di
Risparmio di Pistoia e Pescia,
la Banca di Pistoia, gli scout
Agesci Quarrata 1, il Masci (o
vecchi scout) e la Misericordia
di Pistoia).
L’associazione Il Chicco di
Senape ha già pianificato anche l’attività per l’anno 2009: si
tratta di sostenere una nuova
scuola elementare, sorta in uno
slum di San Martin nei pressi
di Kariobangi (Nairobi). Ci si
propone di far conseguire la
licenza elementare a 300 bambini veramente dimenticati dal
mondo, contribuendo al pagamento degli stipendi del corpo
insegnante e alla distribuzione
di cibo nelle mense. La scuola
è cogestita con la parrocchia di
Kariobangi che è anche impegnata a costruire locali più ampi
e sicuri.
In parallelo ci si propone di
Parrocchia di san Niccolò Agliana
formare 20 adolescenti in un
percorso formativo professionale. I missionari comboniani
hanno già selezionato gli operatori sociali che seguiranno il
progetto non solo da un punto
di vista tecnico ma anche di
affiancamento ai fini della motivazione e dell’orientamento
dei ragazzi.
L’associazione sarà quindi
impegnata per tutto il 2009 a
reperire fondi per tali scopi.
I cittadini pistoiesi potranno
contribuire seguendo le varie attività proposte o contattando il
numero 057333307 o versando il
proprio contributo direttamente
sul conto aperto presso la Cassa
di Risparmio di Pistoia e Pescia
Iban IT84W0626013800000003
296C00.
INFO: Associazione onlus “Il
chicco di senape”
tel. 335 237614
Serata medievale
Il ricavato delle
manifestazioni è a favore
delle opere parrocchiali
ormai nel Dna del gruppo
parrocchiale di S. Niccolò l’organizzare al meglio spettacoli ed
eventi che abbiano diverse finalità,
quello di coivolgere la gente, e
quello di reperire risorse per far
fronte alle molteplici attività della
parrocchia.
La serata del 2 giugno è stata
ricca di avvenimenti, con la partecipazione del Gruppo Castellina,
del Gruppo Sbandieratori e Musici
di Pescia, e del cantiere Ikrea di
Montespertoli-Firenze. Hanno
aperto la serata, lungo le vie del
paese, il Gruppo Castellina e il Gruppo Sbandieratori riversandosi poi
nella piazza Aldo Moro dove un
folto pubblico presente applaudiva
incessantemente.
terra”: anche quella serata gremita
di pubblico volevamo che non finisse mai, per il grande calore e per
la bellissima musica di don Giosj e
dei suoi ragazzi.
Insomma merito del gruppo
parrocchiale di san Niccolò che in
collaborazione anche con Lenza
Aglianese ha centrato di nuovo
l’obiettivo che non sempre è facile quando si tratta appunto di
ritornare indietro nel tempo, nel
medioevo.
Un merito va dato anche al priore don Rodolfo Vettori che ha infuso
nei suoi parrocchiani la voglia di
fare, e non è poco, ma noi questo
merito già abbiamo avuto modo di
sperimentarlo con don Rodolfo.
Roberto Fini
È
L’organizzazione parrocchiale
ha poi organizzato la cena medioevale ricca di vivande dal sapore e
dalla preparazione stile moedioevale. Ogni vivanda veniva accompagnata da uno spettacolo e su su
per tutta la serata.
Al termine era programmata la
presenza del drago bianco con giullari e danze del fuoco; la cosiddetta
«ciliegina sulla torta», e così è stato:
grandi applausi e un finale ricco di
emozioni. Come dicevamo all’inizio il gruppo parrocchiale di san
Niccolò ha veramente nel proprio
Dna il saper cogliere i momenti aggregativi. Nel 2008 centrò l’obiettivo
con don Giosj Cento, un parroco
attivo che ha fondato l’associazione
“Ragazzi del cielo. Ragazzi della
Vita
La
Fism
Dalla memoria il futuro
on Maria di Nazareth nelle
strade del quotidiano in cerca di te!
Questo è il titolo della 24a Marcia
nazionale notturna della famiglia dei
Servi di S. Maria che si è tenuta nella
notte fra il 9 e 10 maggio con itinerario
città di Ancona-Candia. Naturalmente
la parrocchia della SS.Annunziata di
Pistoia ha partecipato numerosa come
tutti gli anni. Con Maria, nelle strade
di ogni giorno, pellegrini di speranza.
Con Maria, nelle strade di Nazareth,
di Cana, di Gerusalemme, nel faticoso
sentiero verso il Calvario e in ultimo,
verso il luogo dell’attesa paziente e
gioiosa dello Spirito, con i discepoli di
Gesù. Tante volte abbiamo parlato della
marcia, e dei temi prescelti.
Questa volta vorrei spiegare la
scelta della notte di luna piena.
14 Giugno 2009
Festa del bambino 2009
Concluso il progetto”A scuola di Gioco-Sport”
L
a Fism di Pistoia ha ritenuto importante favorire e valorizzare l’interesse
partecipativo manifestato dai bambini delle scuole dell’infanzia nel seguire il
percorso di educazione motoria attuato negli anni precedenti e condividere con le
insegnanti e le famiglie le finalità educative di questo percorso. L’attività motoria,
infatti, consente ai bambini processi di confronto, di socializzazione, di crescita
psico-fisica e costituisce, inoltre, un valido strumento per prevenire forme di disagio
scolastico. La Fism, pertanto, ha rinnovato anche per quest’anno scolastico il protocollo d’intesa con il Coni ed il Csi per attuare nelle scuole dell’infanzia paritarie
e federate un progetto di educazione motoria, definito “A scuola di Gioco-Sport”
per indicare la metodologia ludico-motoria che lo caratterizza.
Il percorso si è concluso il 9 maggio scorso con la Festa del bambino che si è svolta
al campo-scuola di Pistoia: i bambini sono stati accompagnati dalle loro insegnanti
e dagli istruttori del Coni rispettivamente in una delle quattro aree in cui il camposcuola era stato suddiviso ed hanno iniziato le varie attività (staffette, lanci, salti,
slalom…); per poi, a turno, passare alle aree successive e completare le attività anche
con l’uso di materiali strutturati e secondo specifici criteri temporali ed adeguate
differenziazioni secondo le fasce d’età.
Conclusi i vari e diversi esercizi-gioco, ai bambini è stata offerta la merenda e
proposto un divertente spettacolo di pagliacci. Anche dopo i saluti ed i ringraziamenti delle autorità, rivolti a tutti i partecipanti e a quanti hanno generosamente
contribuito per la buona riuscita della festa, molti bambini con le loro famiglie si
sono attardati a giocare, godendo degli ampi spazi del campo scuola.
Centro studi minori e media
Diritti incompiuti
dei bambini anche nei media
A 20 anni dalla convenzione Onu
sui diritti dell’infanzia
T
ra le dieci sfide dell’appello mondiale per una nuova mobilitazione
dell’infanzia presentato a Ginevra dal Bureau International Catholique de
l’Enfance (Bice) in occasione del 20° anniversario della Convenzione Onu
sui diritti del bambino ce ne è anche una rivolta ai media .
Il Bice chiede infatti che, oltre a rispettare il diritto alla vita, alla salute
e all’educazione dei bambini, a sostenere la famiglia, a lottare contro la
povertà e tutte le forme di violenza e ad umanizzare la giustizia minorile,
si mettano le nuove tecnologie a servizio del bambino. In particolare sollecita una riflessione sull’infanzia e sull’adolescenza da parte dei media per
una rappresentazione rispettosa dei minori, un impegno a far risaltare il
valore della diversità e favorire così il dialogo fra persone, generazioni e
comunità ed una diffusione della cultura dei diritti dei minori anche nella
comunicazione.
“Questo appello –afferma Isabella Poli direttore scientifico del Centro
studi minori e media– evidenzia carenze e diritti “incompiuti” anche nel
nostro paese. L’immagine del bambino presentato dai media - si legge
nel documento del Bice che accompagna l’appello –è quella di un bambino
ultraconsumatore, target privilegiato della pubblicità oppure di un bambino
vittima o protagonista di atti violenti. Un bambino ben lontano, dunque,
dal bambino “soggetto di diritti“ della convenzione Onu di cui si celebra il
20° anniversario.
Da questa analisi –continua Isabella Poli- emerge la necessità di un impegno
maggiore dei media e delle istituzioni per azioni non solo di tutela dei minori,
ma anche di formazione degli operatori della comunicazione e di una produzione che promuova la partecipazione dei bambini e ne aiuti la crescita.
L’educazione all’uso responsabile dei media , la “media education”, inserita
come materia di studio nel percorso scolastico dei bambini e dei ragazzi
potrebbe essere un segno di attenzione alle problematiche del rapporto tra
media e minori ed un contributo alla attuazione dei diritti dell’infanzia e
dell’adolescenza nel nostro paese”.
INFO: tel. 348 2639642 - e-mail: [email protected].
Monastero della Visitazione
Festa del sacro cuore
di Gesù
PREPARAZIONE ALLA FESTA DAL 15 AL 18 GIUGNO
Lunedì 15, martedì 16, mercoledì 17 ore 18,30: vespri e Messa.
Giovedì 18 ore 16,30: S. Rosario e Messa del “Cenacolo mariano”
GIORNO DELLA FESTA - 19 GIUGNO
Ore 7,30: Messa conventuale, seguono le lodi ed esposizione del SS. Sacramento
Ore 12: recita di nona
Ore 16: ora di adorazioone animata dal gruppo “Apostolato della preghiera”
Ore 17: S. Messa presieduta dal vescovo, monsignor Mansueto Bianchi, il quale aprirà solennemente l’anno giubilare della fondazione dell’ordine della Visitazione.
Ore 21: nella chiesa di San Paolo: Messa presieduta dal vescovo.
Vita
La
14 Giugno 2009
20 giugno 2009 - Parrocchia di San Paolo
Ministero del diaconato
a fratel Pierluigi
I
l 20 giugno, presso la parrocchia di San Paolo, verrà conferito il
diaconato a fratel Pierluigi. Parliamo
con lui della sua esperienza di fede.
Come è nata questa vocazione ad
impegnarti devotamente alla chiesa?
Provengo dalla parrocchia di Canapale; pur essendo nato in una farniglia
cristiana, e partecipando quindi alla
Messa domenicale, fino a 18 anni non
ho vissuto con grande intensità la
realtà parrocchiale. Quello che mi ha
responsabilizzato in parrocchia è stata
la fondazione di un gruppo giovani che
si ritrovava con cadenza settimanale e
che rifletteva in modo esperienziale e
biblico sulle varie tematiche giovanili.
Un’altra esperienza di fede che mi ha
toccato il cuore è stata quella del Rinnovarnento nello Spirito Santo (RnS). Ho
capito che quanto il Signore mi donava
gratuitamente, dovevo gratuitamente
corrispondere. Si è prospettato in me
un desiderio di donare la mia vita al
Signore. Desiderio che mi ha portato
anche ad entrare in seminario per un
certo tempo, con la consapevolezza
però di dover precisare il mio cammino di risposta. Ho lasciato gli studi di
ingegneria elettronica e ho intrapreso
gli studi di Teologia rendendomi subito
conto che essi aiutavano a crescere
solo se sostenuti dalla preghiera e dal
chiesa pistoiese
n. 23
servizio, servizio nella parrocchia con
il catechisrno, nel Consiglio pastorale
parrocchiale e in un gruppo del Rns.
Ho conseguito quindi la laurea in teologia vivendo in questa prospettiva di
servizio ecclesiale.
Tu sei un insegnante di religione
e ancora tra i responsabili diocesani
del Rns. Come hai suddiviso il tuo
tempo?
Per diversi anni dopo la laurea in
teologia ho insegnato religione alle
scuole medie e superiori alternando
questo lavoro con momenti di servizio
ecclesiale tra cui appunto quello dei
Rns. L’insegnamento della religione è
una grande possibilità di evangelizzazione perché, pur non essendo catechesi, mi mette continuamente di fronte alle
domande più profonde sulla vita che i
ragazzi implicitamente o esplicitamente
si pongono. Sia nell’insegnamento che
nell’opera pastorale in parrocchia o nei
gruppi ecclesiali c’è il tentativo di dare
risposta, in modo più o meno esplicito,
a quelle domande esistenziali che interpellano ogni uomo.
Appartenendo alla Fraternità apostolica di Gerusalemme quali sono le
regole che devi seguire?
Dopo aver scelto di entrare nelle
Fraternità apostoliche di Gerusalemme
il mio cammino di fede si è approfondito. Ho mantenuto la stessa prospettiva
di servizio nell’insegnamento e nella
parrocchia, ma tutto ha assunto consistenza con gli impegni di vita religiosa.
E’ come il buon soldato che non si disperde nelle cose profane per essere più
pronto ad obbedire al proprio capitano.
In effetti più che regola di vita abbiamo
un “Libro di vita” che siamo chiamati
a mettere in pratica e che traccia e
scandisce il nostro quotidiano percorso
spirituale di vita di monachesimo cittadino. La preghiera tre volte al giorno,
la lectio divina, il lavoro e le attività
pastorali segnano il tessuto spirituale e
materiale della giornata. Questo tipo di
monachesimo nella città mira a mostrare con la vita quelle che sono le sorgenti
d’acqua viva nel cuore della città e del
mondo per essere testimoni efficaci di
Cristo risorto.
Cosa significa diventare diacono
per te; è un percorso per accedere al
sacerdozio?
Per me diventare diacono significa
offrire la mia disponibilità ad essere
sempre più radicalmente al servizio
della Chiesa in Pistoia, ancora più sollecitato e stimolato ad amarla, rimanendo
umile, cioè consapevole che solo con la
grazia di Dio è possibile compiere questi
passi, fino al dire sì alla prospettiva del
ministero presbiterale.
Vuoi dare un messaggio alla comunità in questo tempo di smarrimento?
E’ sempre difficile oggi dare dei
messaggi, cioè dire delle parole in una
Anno Paolino
società che sovvrabbonda di parole. La
parola oggi più che mai deve essere
sorretta dalla testimonianza. Che cosa
può testimoniare la mia vita religiosa
vissuta attraverso gli impegni di castità,
povertà, obbedienza? Il mondo oggi
ha bisogno di una bussola per vedere
dove andare, cioè per costruire tessuti
sociali uniti e pacifici. Quello che dice
Gesù, “i Cieli e la terra passeranno, ma
la mia Parola non passerà”, vale oggi
ancora di più. Radicarsi nella Parola di
Dio implica radicarsi in Gesù. Rimanere
unedì 22 giugno alle 21,15
nell’ambito della via culturale delle
iniziative legate all’Anno paolino,
nella sala di San Gaetano (chiesa di
San Paolo) ci sarà la presentazione del
libro di Annalisa Colzi dal titolo “Come
Satana corrompe la società”. Sarà presente l’autrice e dopo la presentazione
seguirà un dibattito. Le abbiamo posto
alcune domande.
Perché ha deciso di scrivere questo
libro?
Ricorda cosa diceva lo scrittore
Charles Baudelaire? “la più grande
astuzia del demonio è di persuaderci
che non esiste”. In questo modo può
agire indisturbato, senza che nessuno
si accorga delle sue malefatte . E devo
dire, purtroppo che ci è riuscito molto
bene. Oggi pochi fanno caso alla sua
azione diabolica, tentatrice, invasiva.
I giovani si drogano? Colpa della
società. I giovani sono violenti? Colpa
della società. I giovani si suicidano?
Colpa della società. Ma questa società
l’abbiamo plasmata noi, e l’abbiamo
modellata a nostro uso e consumo,
togliendo ogni riferimento religioso, o
addiritura costruendoci una religione fai
da te. Ed ecco allora il perché di questo
libro: cercare di far conoscere l’azione di
satana attraverso un mondo, soprattutto quello mediatico, in cui il relativismo
la fa da padrone. Sesso, droga, bellezza,
potere sono questi i punti di riferimento
della maggior parte dei nostri giovani.
D’altra parte non potevamo aspettarci
di meglio, visto che la maggior parte di
essi sono cresciuti a pane e televisione, a
pane e internet, a pane e cattiva stampa.
Lunedì 22 giugno alle 21,15 nell’ambito della via
culturale nella sala di San Gaetano presentazione
del libro di Annalisa Colzi. Sarà presente l’autrice
Con questo tipo di educatori non potevamo che aspettarci una futura società
malata. Ho ritenuto quindi opportuno
ristabilire una verità imprescidibile:
Satana esiste e vuole le nostre anime,
egli desidera distruggere i nostri figli
per portarci alla disperazione. Penso
che sia arrivato il momento di difenderci
da questo assalto malefico, e la prima
cosa che dobbiamo fare è conoscere
la sua strategia. Hai mai visto iniziare
una guerra senza conoscere le mosse
del nemico? Bene, Satana è il nostro più
grande e astuto nemico e l’attacco più
feroce e subdolo lo sferra attraverso i
mezzi che sono alla portata di tutti.
A quale categoria di persone si
rivolge questo libro?
Come scrive don Gabriele Amorth
nella prefazione, è un libro per adulti,
perché ci sono dei passaggi molto
crudi . Ma non si può dimenticare che
il libro è tratto da esperienze vere che
i giovani e giovanissimi fanno ogni
giorno. Sicuramente è per i genitori, gli
insegnanti , i sacerdoti , gli educatori. È
il momento, come dicevo prima, di non
appoggiarsi più al caso, ma di istruirsi
per poi istruire.
Vuole approfondire un concetto
a proposito del contenuto del suo
libro?
Sì, il concetto del male e del bene.
Il mondo, come diceva Sant’ Agostino,
è diviso in due città: la città di Dio e la
città di Satana e queste due città sono
mescolate fino alla fine dei secoli. Sta
alla nostra libertà di decidere a quale
città appartenere. Se si decide di stare
con Dio, bisogna però dare un taglio
netto e deciso a tutto ciò che ci allontana
da lui; San Paolo, il più grande apostolo
ce lo ricorda: “non conformatevi alla
mentalità di questo secolo”.
Invece molti, anche fra i cattolici,
si sono adeguati ad un certo andazzo:
rapporti prematrimoniali, divorzi,
abbigliamento quasi inestente: ma in
questo modo si rischia, come è scritto
nel libro dell’Apocalisse, di essere vomitati da Dio perché “tiepidi”. Eppure
è così semplice sconfiggere il maligno,
basta seguire i comandamenti di Dio e
affidarci alla Vergine Maria. È questo
un consiglio che vorrei dare in primo
luogo ai genitori: rimettere la preghiera
al centro della famiglia. Qualsiasi tipo
di preghiera, ma certo un posto speciale
lo riserverei al Santo Rosario. Non c’è
problema che non si possa risolvere
con questa preghiera meravigliosa, e
non dobbiamo dimenticarci che la Madonna è un’acerrima nemica di Satana.
Ritorniamo allora a vivere in pienezza
il cristianesimo attraverso il Cuore Immacolato di Maria, solo così riusciremo
a trasmettere quei valori di cui oggi,
come mai la società ha bisogno, solo così
potremo colmare quel vuoto presente in
tanti giovani
D.R.
in Lui attraverso la preghiera, la lectio
divina e la liturgia possono essere anche
oggi quella bussola che vissuta e partecipata consapevolmente permette di
accogliere percorsi di pace per il nostro
tempo. I nostri impegni di vita religiosa
che esprimono il nostro affidamento a
Dio attraverso l’obbedienza al priore
manifestano il nostro affidarci fiduciosi
nelle mani materne della madre chiesa
che è anche quella roccia su cui le porte
degli Inferi non prevarranno.
Daniela Raspollini
Amci
Prossimi appuntamenti
P
er concludere degnamente l’attività di quest’anno, dopo le serate dedicate
all’evoluzionismo, ai trapianti ed agli stati vegetativi, alla morale ed all’esame della
Gaudium et spes, abbiamo preparato una serie di tre conferenze.
La prima sarà tenuta da monsignor vescovo il 18 giugno, giovedì, alle 21, in
seminario, sul tema “Attualità del messaggio di San Paolo” al termine dell’Anno
giubilare in onore dell’apostolo delle genti.
Domenica 21 giugno alle 17.30, sempre in seminario, il giornalista Luigi Sandri, esperto vaticanista del giornale “L’Adige”, ci intratterrà, insieme agli amici
dell’associazione “Insieme per la Terra Santa”, sul tema “Gerusalemme tra venti
di guerra e sogni di pace”.
Martedì 23 giugno, alle 21, sempre in seminario, don Roberto Breschi concluderà il ciclo delle sue conferenze sulla morale e sulla Gaudium et spes, parlandoci
di: “Speranze e angosce dell’uomo di oggi”.
È poi anche il momento di rinnovare l’adesione all’associazione, per cui questa
“settimana dell’Amci”, con i suoi tre interessanti appuntamenti ai quali è superfluo
dire tutti sono caldamente invitati a partecipare, costituisce un’occasione davvero
propizia per concludere rapidamente il tesseramento.
Marco Tamburini
Parrocchia di Casalguidi
Inaugurata la sala «Frassati»
Come Satana corrompe la società G
L
9
Servirà per gli incontri della comunità
e per le attività dei giovani
rande festa, domenica scorsa, a Calsaguidi, dove è stata inaugurata la nuova sala «Pier Giorgio Frassati», attigua alla chiesa di San
Pietro, dedicata agli incontri della comunità e alle attività dei giovani.
La sala si trova all’interno dell’edificio che sino a qualche anno fa ospitava la sede
della Misericordia e che adesso verrà utilizzata per questa nuova funzione grazie
anche a un importante lavoro di ristrutturazione. Il taglio del nastro è avvenuto
al termine della messa delle 17.30, celebrata da don Simone Amidei, responsabile
della pastorale giovanile per la Diocesi di Pistoia. Il parroco, don Renzo Aiardi,
ha espresso l’auspicio «che questo nuovo ambiente di aggregazione possa fornire
soprattutto ai giovani un punto di riferimento sul piano umano e sul piano cristiano»
ed ha benedetto i nuovi locali, presentandoli poi alla comunità insieme ai ragazzi
del gruppo post-cresima e del gruppo giovani della parrocchia. Alla cerimonia
religiosa è seguito un buffet, accompagnato da musica dal vivo.
Un aiuto del Moica
Donne al volante
I
l Movimento italiano casalinghe di Pistoia è corso in aiuto alle
donne che incappano in un incidente stradale e devono misurarsi con
assicurazioni e carrozziere.
Intorno al tavolo ha messo l’Ad del consorzio intercar Anna Maria
Gandolfi, l’avvocato Stefania Boccaccini e le signore hanno potuto avere
informazioni. C’è un accordo fra Intercar e il Moica per prestare particolare
attenzione al mondo femminile che fa ben il 56 per cento degli automobilisti. Quello di giovedì 4 giugno nella sala sinodale del palazzo dei Vescovi
g.c. ha visto la partecipazione di ben oltre un centinaio di persone.
Le nuove norme consentono di richiedere i danni alle proprie assicurazioni e non a quelle della controparte e il modo è stato ben spiegato
da Gangolfi e Boccaccini. Presenti l’autocarrozzeria di Capecchi Mauro e
l’infortunistica 2A e Elica Rent.
L’occasione, che ha visto la presenza di tutte le autorità cittadine (vescovo, prefetto, sindaco, presidente della Provincia, rappresentante della
“Folgore”, presidente dell’Aci e altri), è servita anche a presentare i candidati alla presidenza della Provincia. Alla diretta richiesta della presidente
del Moica, “Come e quanto credete possa incidere sul vostro programma
la presenza del volontariato nella nostra città e quanto la valorizzazione
del Museo del ricamo, unico in Italia, destinato alla conservazione, alla
manutenzione ed esposizione di materiali tessili ricamati di cui Pistoia
può ritenersi centro eccellente di produzione già nella storia antica e in
quella più recente?”, il Moica è certo di avere fatto la sua parte ma serve
sempre il convinto sostegno delle istituzioni.
Annamaria Michelon Palchetti
10 comunità e territorio
n. 23
ELEZIONI PROVINCIA DI PISTOIA
Federica Fratoni è la nuova
presidente della Provincia
F
ederica Fratoni, 36
anni, laureata in economia e
commercio all’Università
di Firenze, con una tesi sul
Cespevi (Centro sperimentale
per il vivaismo), è la nuova
presidente della Provincia di
Pistoia. Fratoni è stata eletta
al primo turno, sostenuta da
Pd, Idv, Prc, Comunisti Italiani e Socialisti. È la prima donna presidente della Provincia
di Pistoia. La sua è stata una
campagna elettorale lunga ed
estenuante cominciata subito
dopo le primarie di febbraio.
Noi l’abbiamo incontrata
lunedì, appena resi noti i
risultati delle urne.
«Le vittorie sudate sono
sempre le più belle –ci ha
detto– È stata una lunga
galoppata, che ci ha condotto
a questo 8 giugno, partita
ormai alla metà di dicembre, quando ho deciso di
candidarmi alle elezioni primarie. Devo dire che è stata
un’esperienza straordinaria
in entrambe le fasi, perché
questo mi ha consentito di
conoscere in maniera molto
approfondita il nostro territorio, di crescere sotto il profilo
«L
«Intendo affrontare subito i problemi
del territorio, perché la crisi morde
in maniera molto pesante e c’è la necessità
di una guida politica che io spero
di interpretare al meglio»
personale, politico e culturale
e mi ha consentito, credo, di
farmi conoscere per quella
che sono, cercando di portare
avanti una proposta politica
molto tarata sulle cose concrete e i problemi da affrontare.
Problemi che intendo affrontare da subito, perché questo
territorio ha bisogno: la crisi
morde in maniera molto pe-
sante e c’è la necessità di una
guida politica che io spero di
interpretare al meglio».
Lei ha ottenuto un buon
risultato anche nelle roccaforti del Centrodestra, come
Montecatini e Abetone. Se
l’aspettava?
«Io credo che in quelle
realtà abbia pesato anche il
governo di centrodestra, che
il voto di Montecatini sia un
giudizio politico sull’esperienza di Ettore Severi. Ho
cercato di dirlo più volte in
campagna elettorale, sono
stata, purtroppo per lui, una
Cassandra di quello che poi
si è rivelato nel voto. Comunque, onore al merito,
è stata una bella campagna
elettorale, i miei competitori
l’hanno animata giocando
molto sui contenuti e poco
sulle polemiche sterili quindi
il mio ringraziamento va a
loro e va agli elettori tutti,
che mi hanno consentito di
raggiungere questo obiettivo
importante».
Una campagna elettorale, che è cominciata con un
centrosinistra diviso, che
però è riuscito a ricompattarsi al momento giusto.
Come commenta questa
unità ritrovata?
«Io credo che gli elettori
siano sempre stati più avanti
della classe dirigente del partito, che certamente ha trovato
un momento di contrapposizione forte, perché sono state
primarie vere, però devo dire
che io fino dal 2 febbraio, un
La crisi come opportunità
per il vivaismo a Pistoia
a crisi c’è eccome.
Ma se esuliamo da una lettura
superficiale, essa potrebbe rivelarsi anche un’interessante
opportunità di crescita per
l’intero comparto vivaistico
pistoiese». Ad auspicarlo è
Francesco Mati, noto vivaista e
responsabile di comunicazione
e marketing dell’azienda di
famiglia, nonché vice-direttore
della ConfAgricoltura locale. Il
suo, dunque, è un punto di vista
privilegiato.
I fatti dicono che il settore
vivaistico a Pistoia – fortemente
improntato alle esportazioni
– sta risentendo pesantemente
dei contraccolpi della crisi globale, che ha ridotto mediamente
i fatturati di circa il 25% (dati
non ufficiali). Tra le prime a
soffrire sono soprattutto le ditte
individuali o a conduzione familiare che lavorano “conto terzi”,
che sono cioè incaricate dalle
aziende più grandi di realizzare
quote di prodotto che verranno
poi raccolte e distribuite sul mercato. La loro ridotta dimensione
le espone spesso ad un rapporto
esclusivo con un solo cliente,
con il rischio di andare in gravi
difficoltà finanziarie se il cliente
non ritira quanto ordinato. Cosa
che è puntualmente accaduta in
questi mesi, costringendo alcune
aziende a chiudere i battenti. Nel
complesso, il settore sta dunque
scontando gli effetti di una generalizzata contrazione della domanda (sia italiana che straniera)
unitamente alle conseguenze
di politiche produttive che in
questi anni hanno puntato più
sulla quantità che sulla ricerca
e la qualità.
Un’altra carenza strutturale
risiede nel rapporto con settore
pubblico, cui i vivaisti pistoiesi
destinano una quota modestissima della loro produzione. I bassissimi standard richiesti nella
realizzazione del verde pubblico
in Italia – figli di una pressochè
assente cultura arboricola ed
urbanistica – spesso portano le
nostre aziende a preferire la vendita ad enti pubblici esteri, che
esigono invece livelli qualitativi
molto più alti e valorizzano a
dovere i prodotti a maggiore valore aggiunto, inserendoli in un
contesto cittadino ben più studiato ed armonico. Il problema è
acuito anche dal sistema con cui
vengono gestiti gli appalti per il
rifacimento urbano di strade ed
aree verdi: sovente a vincere la
gara sono le stesse società edili
che si occupano dell’asfalto o
dell’illuminazione, e che poi
conferiscono l’incarico ai vivai
in sub (a volte anche sub-sub)
appalto, con ovvia dilatazione
di tempi e costi.
Dal ripensamento di quest’ultimo rapporto può nascere
però per i vivaisti pistoiesi
l’opportunità di ripartire dopo
diversi anni di stagnazione. In
particolare, l’inserimento di
“progetti verdi urbani” tra gli
investimenti infrastrutturali
pensati per rilanciare l’economia a livello nazionale, nonché
l’adeguamento (verso l’alto) degli standard qualitativi richiesti
per il verde pubblico, potrebbero
costituire il volano per la ripresa
di centinaia di aziende della
città. Il periodo di crisi, cioè,
potrebbe catalizzare l’attenzione del mondo politico verso il
miglioramento del patrimonio
verde pubblico nazionale, inteso
come strumento per elevare le
condizioni di vita della città.
Mati propone un nuovo “disciplinare” che, appositamente
per l’Italia, fissi le regole qualitative e procedurali per l’erogazione di beni e servizi da parte
delle aziende florovivaistiche,
in cambio della valorizzazione
della loro attività di ricerca e
specializzazione, e che punti ad
un decisivo risanamento delle
nostre aree verdi. L’azione di
cui si sta facendo promotore
– attraverso ConfAgricoltura,
le altre associazioni di categoria
e il distretto vivaistico pistoiese
– ambisce a coinvolgere il maggior numero di controparti istituzionali e a far diventare Pistoia
un “modello-pilota” per l’intero
vivaismo italiano, con sperimentazioni e progetti da replicare
poi su scala nazionale. Mati si
dice fiducioso, aggiungendo
che – quale che sia il risultato
delle tornate elettorali prossime venture – le forze politiche
nostrane hanno capito la posta
in gioco ed hanno mostrato un
vivo interesse: «Il fondo è stato
toccato, ora si comincia a risalire.
Il settore vivaistico pistoiese
non potrà che adattarsi alle
nuove dinamiche di mercato,
e fissare nuovi parametri per
una maggiore e migliore produzione, soprattutto in ambito
pubblico, non potrà che giovare
immensamente all’intero comparto. E’ necessario però che
cittadini e istituzioni compiano
un salto culturale, prima ancora
che imprenditoriale: capire che
le aree verdi sono funzionali a
migliorare la vita nelle e delle
nostre città, come già avviene
in quasi tutta Europa». Dovesse
passare il messaggio, la crisi si
tramuterebbe in una concreta
occasione di crescita.
Massimo Tagariello
14 Giugno 2009
minuto dopo aver archiviato
quell’esperienza, ho trovato
in tutti gli elettori che ho
incontrato la volontà di superare quella fase, di guardare
in maniera congiunta contro
il comune avversario. Devo
dire che in questa campagna
elettorale ho comunque avuto
il sostegno di tutto il partito,
non posso assolutamente
Vita
La
lamentare nessuna carenza o
assenza, perché il partito ha
capito che questa sfida era
molto importante. Effettivamente i numeri dimostrano
che ormai non c’è più un voto
fidelizzato, ma va conquistato
sul campo e il Partito Democratico ha fatto la sua parte
ampiamente».
Patrizio Ceccarelli
Lavori pubblici a Pistoia
Al via la sostituzione
delle vecchie
tubature del gas
S
Prevista un’estate di disagi
nelle vie del centro storico
i preannuncia un’estate di disagi, per chi vive o lavora nel
centro storico di Pistoia. Lunedì 8 giugno sono cominciati, infatti, i
lavori di Toscana Energia per la sostituzione di oltre 1.900 metri della
vecchia rete del gas. Ce ne sarà per tutta l’estate. L’intervento fa parte
di un importante piano operativo pluriennale varato da Toscana
Energia per il risanamento della rete di distribuzione, attraverso la
sostituzione delle condotte gas in ghisa grigia con tubazioni in polietilene, da realizzare entro il 2014 nelle città di Pistoia, Montecatini
e Firenze. Nel corso del 2009 le risorse destinate a questa tipologia
di interventi sul territorio servito ammonteranno ad oltre 6 milioni
di euro. I lavori consisteranno nello smontaggio delle pavimentazioni esistenti, nella eliminazione delle barriere architettoniche per
consentire la piena fruibilità dei percorsi alle persone portatrici di
handicap, nel rifacimento delle pavimentazioni con lastre in cemento
scalpellinato, che risulta un sistema di copertura che bene si inserisce
nel contesto e che risulta il più adatto a resistere all’usura. Il programma degli interventi riguarderà in particolare cinque strade cittadine
del centro: Corso Silvano Fedi (da piazza Garibaldi all’intersezione
con via Vannucci e via Cino), via della Madonna, via Curtatone e
Montanara, via Pietro Bozzi e via Abbi Pazienza.
Questo il calendario con l’inizio previsto dei lavori. Via della
Madonna, inizio cantiere lunedì 8 giugno, stima prevista per la posa
della nuova conduttura 13 giorni; corso Gramsci, inizio cantiere 13
luglio; via San Bartolomeo, inizio cantiere 24 agosto; via Pacini , inizio
cantiere 7 settembre; via della Torre, inizio cantiere 5 ottobre; via Buozzi, inizio cantiere 8 giugno; via Sacconi , inizio cantiere 24 giugno; via
Puccini, inizio cantiere 13 luglio; via Curtatone e Montanara, inizio
cantiere 24 agosto; via Bozzi, inizio cantiere 28 settembre.
«L’obiettivo –spiega l’ing. Marcello Rubino, dirigente di Toscana
Energia- è di mantenere un alto standard di sicurezza della rete e
di migliorarne la gestione che viene quotidianamente effettuata
attraverso una costante ricerca preventiva delle dispersioni, un frequente controllo dell’odorizzazione e un efficiente sistema di pronto
intervento».
Pa.Ce.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
A
La
l via le iscrizioni ai
corsi di musica della scuola civica “Teodulo Mabellini” per l’anno scolastico 2009/2010, corsi
che come ogni anno inizieranno
in autunno, nel mese di ottobre.
Lo ha deciso la giunta, che ha
anche dato il via libera all’iter
che porterà ad un rapporto di
collaborazione con l’Associazione Teatrale Pistoiese, «volto
a valorizzare ulteriormente la
scuola».
Confermata, da parte dell’amministrazione comunale,
l’attenzione per una realtà,
quella della scuola civica di musica, definita di eccellenza, che
ogni anno permette ad oltre 400
studenti di avvicinarsi, ovvero
di perfezionarsi nella pratica
musicale. Una realtà per la quale
ogni anno il Comune investe
notevoli risorse, producendo
uno sforzo economico ragguardevole, soprattutto in tempi,
come gli attuali, caratterizzati
da forti tagli alle entrate degli
enti locali.
La scuola “Mabellini”, che
lo scorso anno ha festeggiato i
suoi 150 anni di vita, offre agli
utenti la possibilità di accedere
ad insegnamenti individuali e
14 Giugno 2009
11
n. 23
SCUOLA DI MUSICA MABELLINI
Al via le iscrizioni
L’inizio dei corsi come sempre sarà
ad ottobre, ma quest’anno ci sono novità
riguardo alla gestione
personalizzati di armonia e contrappunto, nonché di tutta una
serie di strumenti musicali. Per
i bambini da 5 a 10 anni sono attivati corsi di propedeutica musicale e danza, e ancora laboratori
di jazz per giovani ed adulti,
coro, musica da camera, musica
d’insieme jazz, orchestra. Molti
i momenti di dialogo attivati
dalla scuola con la città, come
nel caso delle lezioni di musica
dell’orchestra per le scuole, o
come in occasione dei concerti
di fine anno, che anche durante
queste settimane hanno visto
impegnati studenti e insegnanti
in concerti e spettacoli al seminario vescovile (nella foto uno
degli ultimi eventi), all’assessorato alla cultura, nella chiesa di
Sant’Ignazio e al piccolo teatro
Bolognini.
Il passaggio della gestione
ed organizzazione dei corsi dal
Comune all’Atp, i cui dettagli
sono in via di definizione proprio in questi giorni nell’ambito
di un accordo di cooperazione
pluriennale che sarà portato all’attenzione del consiglio
comunale già nelle prossime
settimane, servirà ad ottimizzare
l’organizzazione dei corsi stessi
e a valorizzare ulteriormente
l’attività della scuola. A restare
invariata, secondo la volontà
dell’amministrazione comunale, sarà la finalità educativa e
culturale della civica scuola di
musica pistoiese.
Patrizio Ceccarelli
“Giugnoaglianese”
Iniziano i festeggiamenti 2009
M
olto ricco il programma della manifestazione
organizzata dal Comune di
Agliana in collaborazione con
l’associazione “L’Agorà”. Ecco
alcuni degli appuntamenti principali. Domenica 14 giugno, in
p.za Gramsci, si svolge la premiazione del concorso di poesia
Giovanni da S. Piero, presentata
da Serena Magnanensi. Al parco,
Trovarobato Night con iniziative e
musica per bambini. La sera seguente Radio Morgana in concerto, in p.za Gramsci ed esibizione
del gruppo pattinaggio Nuovo
Verdi al parco Pertini. Martedì 16
appuntamento con lo spettacolo
di moda organizzato dalla Lenza
aglianese, al parco spazio per il
cinema curato dalla Klab e dal
Cral Breda il film Broadway Danny Rose. Il 17 la Misericordia di
L
a collaborazione che
l’Istituto omnicomprensivo montano ha attivato con associazioni
e istituzioni del comprensorio
si è tradotta in interessanti e
valide iniziative, tre delle quali
sono sfociate in interessanti
manifestazioni conclusive. Il
Lions Club Abetone-montagna
pistoiese presieduto da Giuliano
Tonarelli ha conferito vari premi
agli studenti delle scuole medie
inferiori e superiori che avevano
partecipato a una iniziativa volta
a prevenire le ‘stragi del sabato
sera’ attraverso lezioni, incontri e lavori sulla educazione
stradale. Altra kermesse è stata
rappresentata dalla cerimonia
conclusiva di “Da cosa nasce
cosa”, attività triennale che studenti e insegnanti hanno condotto insieme all’area territoriale
Agliana in collaborazione con la
Bottega delle Maschere presenta
lo spettacolo comico Sibilla e lo
“spirito” del teatro, al Pertini proiezione del film Johnny Stecchino, in
via Magni e p.za della Resistenza
mangio e ballo con MarcoFolk e
torneo di volley in collaborazione
con l’Asd Aglianese. Giovedì 18,
spazio agli Sciagattori in piazza
Gramsci, concerto di Nada e Massimo Zamboni al parco Pertini
e nuovo appuntamento con il
Ccn “Per negozi e botteghe”: è la
volta di Hola, serata spagnola. Il 19
l’associazione Basula presenta la
serata Riccardo Marasco, metti un
giullare in piazza. Sabato 20 torna
in p.za Gramsci la Festa dei popoli
presentata dall’associazione PortAperta con cena etnica e concerto
dei Giguywassa, al parco spazio
per Dialoghi – arte e paesaggio a
confronto, un progetto di Vdg25.
org, presso i locali de “Il Monte”,
appuntamento con la Sagra del
Papero. Il 23 spazio per il saggio
di danza della Danzarte e per la
proiezione de La rosa purpurea
del Cairo. Venerdì 26 Sotto a chi…
danza! con la Danzarte, al parco
spazio per il Sonar Script 2009 e
prima serata della IX Mostra mercato delle attività produttive aglianesi e VI della Piana che durerà fino
a lunedì 29. In località Pontato il
Rebus Group è protagonista con
il VI Motoraduno motoenigma
che proseguirà anche nel corso
delle due giornate successive,
al Polispazio Hellana, invece,
spettacolo Come si fa a mettere
in scena l’amore. Allo stadio, match tra vecchie glorie pistoiesi
ed aglianesi. Sabato 27 giugno
concerto dei Tigrotti in piazza
Montagna pistoiese
Due realtà scolastiche
Casa del futuro ed educazione stradale con
Cna e Lions, manutenzione urbana
e prevenzione del teppismo con la Baccarini
di Alessandro Tonarelli
pensionati della confederazione
nazionale dell’artigianato. Oltre
a concorrere alla redazione di
un libro, le scolaresche hanno
progettato una ‘casa del futuro’
della quale, con la consulenza
dell’architetto Pellegrini, è stato
realizzato un plastico. Presidenti
provinciale e comprensoriale
della confederazione artigiana
–Menichini e Gaggioli-, coordi-
natore del progetto –Paoleschi- e
dirigente scolastica M. Lucia
Qurques hanno condotto la doppia, manifestazione conclusiva
dell’iniziativa. E’ stata quindi la
volta, nel salone Baccarini della
cittadina montana, di presentazione e premiazione dei cartelli
che, realizzati dai ragazzi della
scuola media, sono stati prodotti
nell’ambito di “Adottiamo una
Gramsci, altra serata del Sonar
Script, presso la Vacchereccia di
S. Michele cena su prenotazione;
a seguire esibizione della New
Line Dance One, appuntamento
con il Ccn in centro. Il 28 cena
sotto le stelle presso il Nuovo Verdi
di p.za Gramsci, a seguire Les
Griotes, al Pertini appuntamento
con il laboratorio comunale e
Teatr’Anti. Torna ancora il Centro commerciale naturale e la
Misericordia promuove la visita
alla nuova sede. Chiusura lunedì
29 giugno con la 41a edizione
della Sagra del Pesce, curata dalla
Lenza aglianese in concomitanza
con il concerto dell’Isola di Uait,
il Ccn organizza Calici sotto le
stelle. Al Pertini premiazione dei
campioni dello sport locale con
musica e intrattenimento.
M. B.
strada”, iniziativa promossa
dalla Società operaia di mutuo
soccorso presieduta da Stefano
Gaggini e volta a promuovere,
un’opera di sensibilizzazione
sulla cura dell’arredo urbano
e di prevenzione sugli atti di
teppismo di cui fanno le spese
strutture pubbliche e private. A
questo proposito la compagnia
montana dell’arma ha attivato
un servizio di telecamere che,
insediate in ambienti a rischio,
li controllano sempre. Tornando alla scuola si è avuta anche
un’interessante ‘simulazione’
dell’esame di maturità messa in
atto a conclusione del ‘Progetto
Borsa’, che l’Istituto omnicomprensivo aveva attuato durante
l’anno con la collaborazione della Banca di credito cooperativo
della montagna pistoiese.
Centro Studi “Donati” di Pistoia
XXVII edizione
del Premio La Pira
Più di settecento elaborati giunti per
l’Edizione del Premio Internazionale di
Narrativa e Poesia “Giorgio La Pira” 2009
I
l 31 maggio è scaduto il termine per la consegna degli
elaborati per la partecipazione al XXVII Premio internazionale di
narrativa e poesia “Giorgio La Pira” 2009 organizzato dal centro studi
“Donati” di Pistoia. La commissione giudicatrice è già al lavoro: sono
più di settecento gli elaborati pervenuti, e non sarà facile scegliere i
vincitori viste le capacità degli autori che ogni anno si cimentano nel
concorso. L’adesione di partecipanti, conferma nuovamente il successo e il prestigio di questo premio letterario che ancora una volta
si presenta come una delle manifestazioni culturali meglio inserite
nella storia e nella sensibilità di Pistoia. In particolare, è motivo di
grande soddisfazione per il centro studi “Donati” il fatto che sempre
più poeti e narratori guardino al premio come ad un’occasione per
esprimere un messaggio di pace e di speranza. Per gli organizzatori
è un vero e proprio invito a investire in un concorso nei confronti del
quale la cittadinanza mostra affetto e partecipazione. La premiazione
dei vincitori, si terrà domenica 29 novembre in occasione della XXVII
Giornata internazionale della pace, della cultura e della solidarietà.
Verranno assegnati i seguenti premi sia per la sezione di narrativa
che di poesia: 1° Premio di € 700 e targa del Presidente della Repubblica, 2° Premio di € 500, 3° premio di € 250. Sono previste anche sei
segnalazioni speciali con premi di rappresentanza. La cittadinanza
è naturalmente invitata a partecipare a questo intenso momento
di condivisione di valori umani e artistici. La giornata della pace,
del resto, si tiene anche per mostrare come l’arte e la bellezza siano
tra gli strumenti migliori per comunicare e sostenere i valori della
solidarietà e della giustizia.
TERRAZZA SULLA CITTÀ
Un eroe di nome
Giorgio Venturi
P
artigiano e sindacalista per molti anni, classe 1919: è Giorgio
Venturi, che ha raggiunto l’ulteriore traguardo dei novant’anni d’età.
Nato a Pracchia, ha un passato da combattente sempre e comunque.
Ha lavorato alla Smi di Campotizzoro, dove ha conosciuto sua moglie
Irma, licenziato assieme ad altri suo colleghi per le idee politiche. Ha
combattuto da partigiano nella Foresta del Teso, come componente
della Brigata Bozzi. Non ci tiene ad essere considerato un eroe, bensì
gli preme essere trattato come una persona che «la coscienza non
l’ha mai venduta».
«Si tratta solo di fare delle scelte, anche se si ha paura delle
conseguenze» ha affermato Venturi «Si deve saper affrontare le situazioni e andare comunque avanti, fino in fondo con determinazione
e volontà. Quando i tedeschi passavano casa per casa per portare in
Germania i giovani, tutti noi, messi così alle strette, scegliemmo di
essere partigiani, ma si lottava tutti i giorni con la fame. In particolare,
mi ricordo di una volta che un contadino ci regalò una delle sue due
mucche, perché la gente ci aiutava sempre come poteva. L’attaccammo per le zampe a due pini. I partigiani arrivavano e si tagliavano
un pezzo di carne e se lo cuocevano lì sul posto. Il secondo giorno
la mucca era piena di mosche. Con il machete tagliavamo via più
mosche che carne, ma la fame era più forte». Data la dimostrazione
dimostrata nella sua esperienza di partigiano, a Venturi venne proposto di entrare nel sindacato della Cgil.
Lavorò quindi alla Camera del Lavoro di Monsummano, occupandosi degli operai dipendenti dei calzaturifici. «Dormivo in una
brandina e non tornavo a casa praticamente mai. Gli operai erano
erano “acerbi” e dovevamo andare nelle fabbriche e convincere
molti di loro, perché avevano paura dei padroni». A casa la moglie
Irma Vivarelli si prendeva cura delle due figlie, Maruska e Manola,
oltre che della suocera malata di cuore. Per integrare lo stipendio del
marito, inoltre, Irma raccoglieva castagne nei boschi. «È per lei –ha
affermato Giorgio- che ho scritto quelle righe pubblicate sul giornale.
Questa donna, non solo ha sempre portato il massimo rispetto a me e
a tutta la famiglia, ma mi ha dato anche amore!». Una carriera continuata nel direttivo provinciale della Cgil, poi direttore dell’Inca ed a
seguire incarichi direttivi in enti previdenziali quali Inps, Inam, Fila (il
Fondo integrativo per dipendenti delle ditte artigiane). Adesso accusa
qualche acciacco fisico, ma Venturi nello spirito è rimasto quello di
sempre. «Io oggi rimango allibito –ha dichiarato Venturi- di fronte alle
promesse e poi ai voltafaccia dei politici. La gente non la puoi tradire
in questo modo. Devi essere sempre presente. Nella vita quello che
conta sono i fatti e il lavoro, l’impegno quotidiano. La vita offre tante
possibilità e tante cose, bisogna farle!».
Leonardo Soldati
12 economia e lavoro
n. 23
Vita
La
14 Giugno 2009
CONFARTIGIANATO IMPRESE PISTOIA
Premiati gli studenti di “E se Geppetto...”
O
ltre 200 studenti hanno
affollato ieri (giovedì 4 giugno) la Sala maggiore del Comune di Pistoia per la cerimonia di premiazione del VI concorso artigianato-scuola “E se
Geppetto…”, organizzato da
Confartigianato Pistoia, Anap
e Gruppo Giovani Imprenditori, con il sostegno della
Cassa di Risparmio di Pistoia
e Pescia spa e il patrocinio del
Comune di Pistoia.
Il concorso chiedeva agli
studenti delle scuole elementari e medie inferiori quale
aspetto avrebbe avuto Pinocchio se suo padre, anziché il
falegname, avesse fatto un
altro mestiere artigiano. E le
sorprese non sono mancate,
con Pinocchi usciti dalle mani
di Geppetti sarti, panettieri,
ceramisti, idraulici, elettricisti,
orafi, pasticceri e quan’altro.
La giuria quest’anno era composta dal professor Antonio
Frintino, dalla maestra Angela Palandri, dal segretario
regionale Anap Stefano Tosi,
da Cristina Tuci della Cassa di
risparmio di Pistoia e Pescia e
dal vicepresidente di Confarti-
gianato Pistoia Simone Balli.
La cerimonia, cui hanno partecipato numerosi autorità cittadine e regionali, è stata arricchita dall’esecuzione di alcuni
brani da parte degli studenti
della Scuola media ad indirizzo musicale “Cino da Pistoia”,
che da sempre collaborano alla
realizzazione dell’iniziativa.
Questi i premiati.
SEZIONE
SCUOLE ELEMENTARI
1° premio assoluto
“ConfartPin – l‘associazione
dei Pinocchi artigiani” realizzato dagli studenti della 2°
classe della scuola primaria
Croce di Gora (Pistoia): Bartoli
Gentili Jesus Enrique, Cappelli Iacopo, Cecchi Gloria,
Cecconi Pietro, Chiaramonti
Asia, Colonna Alessandro,
Esposito Francescaurora, Fontana Matteo, Gori Matteo, Ilari
Gaia, Innocenti Federico, Masi
Michela, Mengoni Melania,
Michelacci Laura, Migliori
Ginevra, Milaneschi Matteo,
Mucci Margherita, Muraca
Irene, Nesti Bianca, Niccolai
Alessandro, Pignalosa Martina, Romano Andrea Paolo,
Scannerini Leonardo, Selvaggi
Brayan, Talini Lorenzo.
Docenti: Micheloni Maristella,
Mucci Anna
SEZIONE SCUOLE MEDIE
3° PREMIO ex aequo
“Geppetto pasticcere” realizzato da Cappellini Marco
Aurelio della classe 1° A della
scuola media “Istituto Suore
Mantellate” (Pistoia)
Docente: Stefano Gambini
3° PREMIO ex aequo
“Geppetto orafo” realizzato
da Giulia Dolfi, Aurora Lotti,
Bianca Maraviglia della classe
1° E della Scuola media “A.
Roncalli” (Pistoia)
Docenti: Capparelli Maria,
Marchetti Maria Virginia, Annamaria Pellicci
2° PREMIO ex aequo
“Geppetto stilista” realizzato
Ilaria Nerli, Arianna De Masi
della classe 2° H della Scuola
media “G. Chini” (Montecatini
Terme)
Docente: Teresa Fera
2° PREMIO ex aequo
“Geppetto tappezziere” realizzato dagli studenti della classe
1° E della Scuola media “B
da Montemagno (Quarrata):
Biscardi Marta, Breschi Erika,
Catarzi Diletta, Ceccarelli Carolina, Cecchi Matteo, Chirico
Diletta, Coppini Alberto, Drovandi Anna, Fondi Silvia Maria, Giacomelli Simone, Gonda
John Robin, Maccioni Irene,
Manetti Edoardo, Mangialardi
Francesca, Marconi Maicol,
Martini Elena, Pagano Davide,
Pagliai Camilla, Pappalardo
Daniela, Pavel Ioan Angelo,
Rinaldini Alice, Rossi Giulia,
Spagnesi Stefano, Vizzino
Luana.
Docente: Morosi Barbara
1° PREMIO
“Geppetto ceramista” realizzato dagli studenti del laboratorio di ceramica delle classi 1°
della Scuola media “Melani”
(Montale): Fumia Sara, Neri
Matilde, Torracchi Tommaso,
Foresta Flora, Calusi Alessandro, Bucciantini Emma, Ferri
Corinna, Lenzi Giulia, Morreale Samuele, Petracchi Chiara,
Simoni Sara, Bistoni Linda,
Nerini Andrea, Tortini Alessia.
Docente: Luciano Angioli
sport pistoiese
EVENTI
XXV Memorial Bardelli,
successo di pubblico
S
traordinario successo di pubblico per la venticinquesima edizione
del “Memorial Giampaolo Bardelli”, l’iniziativa etica a carattere nazionale per
promuovere la corretta pratica sportiva e premiare chi ha ben operato contro il
doping nello sport, promossa dal giornalista/scrittore/docente universitario di
etica sportiva Renzo Bardelli, e organizzata a Pistoia dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport - Sezione “Celina Seghi” di Pistoia in collaborazione con Coni
Provinciale di Pistoia, Panathlon Club International Pistoia – Montecatini e
Accademia della Chionchina. In una Sala Maggiore del Palazzo Comunale gremita, alla presenza del sindaco e del prefetto della città di Pistoia, Renzo Berti e
Antonio Recchioni, del presidente e dell’assessore alle aree metropolitane della
Regione Toscana, Claudio Martini (che ha espressamente ribadito la richiesta di
poter avere il Mondiale di ciclismo in Toscana, promuovendo la candidatura di
Firenze 2013) e Agostino Fragai, si è svolta la cerimonia di premiazione della significativa manifestazione. Tra gli insigniti, l’ex sindaco di Roma, attuale deputato nonché scrittore, Walter Veltroni, per il ruolo decisivo e fondamentale che
ha avuto, negli anni di governo, nell’indicare una concreta e radicale inversione
di rotta e prospettive di ben altra valenza per le sorti dell’intero sport italiano.
Veltroni ha parlato di “doping come traduzione dei disvalori della società, ove
è necessario vincere sempre e in cui si pensa che le regole si possano aggirare.
La battaglia -ha esortato i presenti- dovrà allora svolgersi in due direzioni: bene
i controlli e lodevoli le iniziative come quelle di Bardelli, ma è doverosa una
battaglia culturale per ripristinare il sistema dei valori”. Sulla falsariga gli altri
premiati, dagli Uffici di Procura e Antidoping del Coni, impersonati dall’avvocato Ettore Torri e dal dottor Marco Arpino al medico Mario Zorzoli, membro
del gruppo di lavoro sul doping ematico della Wada, il padre del “passaporto
biologico” contro il doping nel ciclismo, dai Nas dei Carabinieri di Firenze, con
in testa il proprio comandante, tenente Fedele Verzola, al magistrato Luciano
Costantini, esperto di legislazione antidoping e docente di corsi universitari,
ai 3 laureati del corso di laurea di Scienze Motorie della facoltà di Medicina
dell’Università degli Studi di Firenze: Andrea Giusti di Caprona (Pisa), autore
di una tesi sul doping nel ciclismo, Elisa Marsili di Ponte Buggianese (Pistoia),
che ha elaborato una tesi sul viagra quale sostanza dopante, e Alice Tanturli di
Firenze, artefice di una tesi sul doping nella danza sportiva.
Gianluca Barni
contropiede
L
a retrocessione della Pistoiese in Seconda Divisione (ex C2) è una
condanna sportiva per tutta la città.
Qualcuno parla addirittura di vergogna. Certo è che, dopo 16 anni trascorsi tra C1 e B, cadere così in basso è
quanto meno avvilente. E, per come è
arrivata, c’è da arrabbiarsi parecchio.
E’ stato il brutto epilogo di un campionato sempre sofferto, combattuto
sul filo del rasoio. Ma dopo l’arrivo di
Moreno Torricelli sulla panchina della
squadra, il cammino della Pistoiese è
cambiato radicalmente. Con passione,
entusiasmo, voglia di riuscire a centrare l’obiettivo salvezza, l’ex difensore
di Juve e Fiorentina ha saputo svolgere un ottimo lavoro e poco alla volta
ha guidato la squadra dall’ultimo
posto della classifica fino alla spiaggia
dei playout. Qui ha incontrato il Foligno, che si era piazzato appena sopra
la Pistoiese, 35 punti i biancazzurri
umbri, 33 gli arancioni pistoiesi: un
handicap che, al termine del doppio
confronto playout, si è confermato
decisivo. Infatti, nella partita d’andata
la squadra di Torricelli ha vinto 2-1,
mentre in quella di ritorno ha perso
per 1-0. A parità di punteggio, è valsa
la classifica finale del campionato.
Sarebbe bastato vincere una partita
in più durante la cosidetta ‘regular
season’ oppure vincere per 3-1 la gara
playout a Pistoia e sarebbe stata salvezza per la Pistoiese. Invece, è andata
male.
Ora si tratta di vedere che cosa farà
di Enzo Cabella
la famiglia Braccialini, proprietaria
della società. Resterà o se ne andrà? Le
prospettive sono tutt’altro che rosee,
perché sono note le difficoltà economiche in cui si trovano i proprietari della
società. Senza disponibilità finanziarie
sarà ben difficile fare un campionato
d’avanguardia, che riscatti il biennio
della deludente gestione Braccialini:
il primo anno finita ai playout dove
la squadra si salvò; il secondo, quello
appena concluso, terminato con la
retrocessione. Bisogna ammettere che
la loro gestione è stata una delle più
deludenti degli ultimi trent’anni di
storia arancione. Intanto, Torricelli se
n’è andato, deluso, amareggiato e arrabbiato dal modo in cui si è conclusa
la sua pur meritevole gestione tecnica,
finita con un bilancio di 6 vittorie, 4
pareggi e 4 sconfitte. I tifosi, la città, si
chiedono che cosa faranno i Braccialini. Troveranno qualche imprenditore
disposto ad aiutarli nella gestione,
cederanno la società a qualcuno che
voglia rischiare di rimettere in sesto
una società a pezzi oppure decideranno di andare avanti ma col rischio di
peggiorare ancor più la situazione. La
situazione economica è drammatica:
gli stipendi dei giocatori sono stati
pagati fino a dicembre; il bilancio si
è chiuso in rosso, con una perdita di
circa 500mila euro; per l’iscrizione al
campionato è necessario presentare
le liberatorie dei giocatori e pagare
70mila euro. I Braccialini sono in grado
di garantire tutti questi adempimenti?
Vita
La
14 Giugno 2009
dall’Italia
n. 23
13
ELEZIONI EUROPEE
La domanda forte
che viene dal voto
di Francesco Bonini
U
na delle poche
certezze delle elezioni per
il rinnovo del parlamento
europeo è il nuovo record di
astensioni. La percentuale dei
votanti infatti nei 27 è scesa
al 43,09%. Il sistema proporzionale, adottato con diverse
varianti nazionali (con o senza
preferenze, con o senza soglia
di sbarramento) favorisce la
frammentazione dei risultati:
sono pochissime le forze politiche che superano la barra
psicologica del 30%. E’ il
secondo dato sistemico. Sommando astensionismo e piccola taglia delle forze politiche,
queste elezioni sembrano
offrire un quadro abbastanza
fedele del clima complessivo
che si respira nei 27: incertezza, assenza di slancio verso
il futuro, preoccupazione
diffusa. Per quanto concerne
la composizione dell’Europarlamento crollano i socialisti,
che non sono maggioritari
in nessuno dei grandi paesi,
“I
have come here
to seek a new beginning between the United States and
Muslims around the world”.
“Sono venuto qui per cercare
un nuovo inizio tra Usa e i
musulmani nel mondo”. Il
discorso che il presidente Usa,
Barack Obama, ha tenuto il
4 giugno all’Università del
Cairo, passerà, probabilmente,
alla storia per queste parole
che ne riassumono tutto il senso. Citazioni del Corano, del
Talmud e della Bibbia hanno
arricchito i diversi passaggi
del testo che rappresenta una
vera e propria mano tesa al
mondo arabo e musulmano.
Obama allunga la mano ponendo in evidenza ciò che unisce Usa e musulmani, senza
negare, tuttavia, la diffidenza
e le differenze, con la consapevolezza che non basta certo un
discorso a cancellare anni di
paura, stereotipi e pregiudizi
da entrambe le parti. I problemi sul tappeto da risolvere
sono quelli di sempre, ben
noti: gli estremismi, il conflitto
israelo-palestinese, le armi nucleari, la democrazia, la libertà
religiosa, i diritti delle donne,
lo sviluppo economico, senza
dimenticare l’Afghanistan,
l’Iran e l’Iraq. Ce n’è tanto per
ricordare le parole di un altro
famoso americano, Martin Luther King, “I have a dream”: il
sogno di Obama è quello di un
nuovo inizio.
ALLE PAROLE “SEGUANO I
FATTI”
Dalle chiese mediorientali
arrivano apprezzamenti per il
presidente Usa. “Un discorso
Una nuova strada
perdendo anche la Spagna, per
cui il PPE si conferma come la
maggiore forza politica, ormai
con larga distanza. Si affermano le formazioni nazionaliste o
euroscettiche. Rispetto a tanta
retorica “federalista” tradizionale urge piuttosto disegnare
una nuova e coerente strada
di sviluppo del processo europeo, credibile ed efficace nel
nuovo sistema mondiale che si
va disegnando ed in cui il posto dell’Europa è in discussione. La scarsa partecipazione fa
di queste elezioni di “second
order” una sorta di sondaggione credibile a proposito
dei diversi governi nazionali,
del loro stato di salute e delle
prospettive, in particolare nei
paesi, come la Germania o la
Gran Bretagna, dove il voto è
imminente o vicino. Il caso più
eclatante è forse proprio quello
inglese, con il partito laburista
terzo dopo i conservatori, che
pure non superano il 30%, e
l’euroscettico UKIP: gli inglesi non si sono fatti mancare
neppure la prima pattuglia
di destra estrema. In Italia si
è votato di più (66%) , grazie
anche all’effetto di trascinamento delle amministrative.
Dal punto di vista dei numeri
DISCORSO DI OBAMA ALL’ISLAM
Un nuovo inizio?
che ci voleva da tanto tempo
– dichiara monsignor Giuseppe Sarraf, vescovo del Cairo
dei Caldei, tra coloro che
erano presenti all’Università
ad ascoltare Obama – il presidente Usa ha avuto il coraggio
di farlo, scegliendo l’Egitto
per la sua posizione e il suo
peso in Medio Oriente e nel
mondo islamico. Il messaggio
forte che arriva è lavorare insieme per trovare la soluzione
a tutta una agenda di temi,
la democrazia, il terrorismo,
la libertà religiosa, i diritti
umani, la dignità della donna,
Il discorso del Cairo:
“a new beginning”
di Daniele Rocchi
la globalizzazione, che sono
al centro di discussione nel
mondo islamico tra moderati
e fondamentalisti”. “Speriamo – conclude – che l’Islam
e il mondo arabo sappiano
recepire questa mano tesa.
Inizia un nuovo processo, una
nuova era. Credo anche che
l’immagine degli Usa ne trarrà
giovamento. Obama vuole
vermanete cambiare”.
“DETERMINATO
E SINCERO”
Anche per il custode di
Terra Santa, padre Pierbattista
Pizzaballa, “siamo davanti ad
un evidente cambiamento di
strategia americano che sicuramente sarà accolto in modo
positivo dal mondo arabo.
Fa ben sperare per il futuro”.
“Il presidente Usa – spiega il
francescano – è stato molto
equilibrato, ribadendo il legame con Israele ma assumendo
nel contempo una posizione
nuova con il mondo arabo
che segna una ripartenza e
un cambio di strategia e di
rapporti che daranno ulteriore
impulso alla ricerca di una
soluzione del problema principale, quello del conflitto israelo-palestinese”. Un cambiamento politico e diplomatico
che per Pizzaballa “comporterà di certo delle rinunce alle
parti in campo: Israele e palestinesi dovranno ripensare le
rispettive posizioni e richieste.
Altra novità, importante, da
segnalare è che Obama si è
rivolto ad Hamas chiedendo
di fatto il riconoscimento di
Israele. Come anche il riconoscimento del nucleare pacifico
per l’Iran. Temi che probabilmente non saranno piaciuti ad
Israele”. Tuttavia, aggiunge il
custode, “Obama si è, in ma-
– considerato che mancano
all’appello un considerevole
numero di elettori rispetto alle
politiche – vengono soprattutto delle conferme. Intanto la
soglia di sbarramento limita la
delegazione di eurodeputati
ai partiti già rappresentanti al
parlamento italiano. Restano
infatti fuori le sinistre comunista e “movimentista” e tutte
le altre formazioni, tranne
l’UDC, che supera i suoi obiettivi, ben sopra il 6%, l’IDV, che
conferma l’annunciata crescita, quasi all’8%, la Lega, che
supera di slancio il 10% (e la
frontiera del Po). Il PD arretra
vistosamente anche se non
rovinosamente, mentre il PDL
non si avvicina all’ambizioso
obiettivo fissato dal presidente
Berlusconi, pur confermandosi sopra il 35%, così da inviare
a Strasburgo una delle più
consistenti pattuglie. Supera
inoltre sia pure di poco (29,33
contro 28,38) la Lega nella
emblematica competizione in
Veneto, tutta interna alla maggioranza. Per tutti, in Italia e
in Europa, torna ora il tempo
del fare: uscire dalla crisi e
rilanciare richiede una politica
di qualità ed a tutti lungimiranza e tanto, tanto lavoro.
niera equilibrata, impegnato
nei confronti sia di Israele sia
dei palestinesi”. Sul rischio
di un discorso solo di facciata, il religioso non ha dubbi:
“Certamente gli Usa vogliono
rifarsi un’immagine davanti al
mondo arabo, oggi negativa,
ma non basta un discorso, ci
vogliono fatti concreti. Oggi
ho visto un Obama sincero,
determinato e trasparente”.
DISCORSO IMPORTANTE
A porre l’attenzione sul
conflitto israelo-palestinese è anche monsignor Paul
Dahdah, vicario apostolico
dei latini di Beirut per il quale
“le parole di Obama saranno
importanti tanto più se le due
parti, Usa e mondo arabo si
riveleranno sinceri”. Spiega
il vicario: “L’auspicio è che
questo discorso non serva solo
a cambiare l’immagine degli
Usa ma anche a dare slancio
ad un’attività politica forte che
miri a risolvere quella che è la
vera radice di ogni problema
qui nella regione, il conflitto
tra israeliani e palestinesi. Se
non si risolve questo, il tendere la mano non porterà a
nessun risultato”. I riferimenti
fatti dal presidente americano
alla difesa della giustizia e del
diritto per mons. Dahdah sono
“fondamentali”. “Se ci sarà
il rispetto dei diritti di tutte
le parti in causa si troverà la
soluzione. Ripeto: questo discorso non deve servire solo
a rifare l’immagine degli Usa
deturpata da scelte di guerra
ma deve veramente segnare
un nuovo inizio. Alle parole
seguano fatti concreti”.
14 dall’Italia
Cattolici
in politica
C
di Vincenzo Rini
he cosa debbono essere allora i cattolici per i partiti? Risponde un documento
della Chiesa di Cremona: devono essere «un bacino fecondo di idee, progetti ed energie
atti a contribuire all’animazione delle città e del Paese».
Il che significa: basta appelli
ai cattolici in stile accattivante
per carpirne il voto, pronti a
rifiutare, subito dopo le elezioni, ogni confronto sereno con
le loro convinzioni etiche e
sociali. I cattolici hanno molto
da dare al Paese, in virtù della
loro visione della persona,
della vita, della convivenza…
È con queste ricchezze che politici e partiti devono confrontarsi sempre, senza rifiuti preventivi. Il documento affronta
anche un dato quanto mai
attuale: la dispersione partitica
dei cattolici. Un dato di fatto
difficile da accettare da parte
di chi ancora si sente legato
ai tempi della Democrazia
Cristiana, partito “di” cattolici
che, però, spesso era inteso
come partito “dei” cattolici. Il
documento prende atto della
realtà e la teorizza: se è vero
che la Chiesa «non deve e
non intende coinvolgersi con
alcuna scelta di schieramento
politico o di partito», è altrettanto vero che «L’impegno
politico, lecito e doveroso, dei
fedeli cristiani oggi può essere
svolto anche in diversi schieramenti»; e «Ciò non deve
rappresentare un elemento
di scandalo... Piuttosto è un
apprezzabile segno della ricchezza delle vocazioni che ha
saputo esprimere».
Con tutto ciò, però, i cristiani, dall’una o dall’altra
parte collocati, devono «avere
come riferimento imprescindibile il Vangelo e la Dottrina
sociale della Chiesa». Affermazione che si traduce in doveroso spirito di profonda libertà
di coscienza. In altre parole:
un vero cattolico non vende la
testa e la coscienza al partito a
cui dà il voto.
n. 23
14 Giugno 2009
ALCIDE DE GASPERI
È
uscita in questi giorni
la biografia, in tre volumi, di
Alcide De Gasperi, realizzata
dalla Fondazione che porta il
suo nome e scritta a più mani
da docenti universitari quali
Pier Luigi Ballini, Alfredo
Canavero, Francesco Malgeri, Paolo Pombeni e Giorgio
Vecchio, nonché dal prefetto
della Congregazione per i vescovi, card. Giovanni Battista
Re. Edita dalla Fondazione
Alcide De Gasperi e da Rubettino, l’opera – di carattere
scientifico – porta in apertura
la presentazione di Giulio
Andreotti e l’introduzione di
Maria Romana De Gasperi.
La presentazione ufficiale è
avvenuta giovedì 28 maggio a
Roma, nella Sala della Regina
della Camera dei Deputati,
alla presenza del presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Tre volumi di biografia
per ripercorrere la vita
dello statista trentino
La vera
politica
di Francesco Rossi
“europeo” di De Gasperi nacque, ad avviso del card. Re,
dalla “visione” di un futuro
di pace, ma anche dalla convinzione che l’Europa unita
avrebbe portato al “recupero
dei valori che stanno alla radice del continente”. Assieme
a Schuman e Adenauer, ha
ricordato il prelato, De Gasperi non cercava tanto vantaggi
economici dall’Europa unita,
quanto piuttosto voleva “darle un’anima”, che si basasse
appunto sui valori della pace
e della convivenza, ma anche
su quelle che sono le radici
storiche e religiose del continente. “Prima ancora che essere europeista – ha aggiunto
il presidente della Camera
dei Deputati, Gianfranco Fini
– De Gasperi si sentiva ed era
europeo”, avendo sperimentato nelle due guerre mondiali
“le lacerazioni e le sofferenze
delle popolazioni nei territori
dai confini incerti e mutevoli”.
Immaginava così “un’Europa
dei popoli più che delle nazioni, nella quale trovassero posto e venissero valorizzate le
reciproche diversità e dove la
molteplicità delle esperienze e
delle storie regionali mettesse
a frutto le radici comuni”.
CREDENTE E POLITICO
SENZA COMPROMESSI
Alcide De Gasperi fu un
credente e un politico “senza
compromessi e senza sovrapposizioni”, “nella chiara distinzione dei ruoli di politico
e di cattolico”, ma al tempo
stesso le sue radici religiose
furono “la sorgente che ha
dato linfa al suo impegno
politico e al suo prodigarsi
per la costruzione del bene
comune”. Così il card. Giovanni Battista Re ha parlato
dello statista trentino alla
presentazione della biografia.
Il porporato ha ricordato la
coerenza di De Gasperi, disposto a “collaborare con tutti
quelli che erano disponibili a
lavorare per il bene dell’Italia”
e al tempo stesso “chiaro nelle
sue posizioni”. Come pure
la sua “formazione umana e
spirituale”, che lo portava a
sentirsi “responsabile davanti
a Dio del suo agire morale” e
per questo motivo lo indirizzava alla “costruzione di una
società giusta, pacifica e solidale”. “La fede – ha aggiunto
il card. Re – fu l’ossatura della
sua vita”: una fede “dovuta
non soltanto alla formazione
che aveva ricevuto, ma frutto
di una profonda maturazione
personale”, che gli consentì di
“dare prova del suo spessore
umano e della sua fedeltà agli
ideali” tanto negli anni della
sventura, quanto in quelli del
Vita
La
UNA PACE INTERIORE
“PIÙ RICCA DI OGNI
COMPENSO”
successo.
NESSUNA DISTINZIONE TRA
PUBBLICO E PRIVATO
Per il senatore a vita Giulio
Andreotti, che da De Gasperi
fu chiamato all’impegno politico, l’assenza di distinzioni
tra profilo pubblico e privato
è uno dei segni della sua “assoluta coerenza”. Egli insegna
che “l’uomo è uno, non esiste
l’uomo pubblico e quello privato”, ha evidenziato Andreotti, auspicando che l’opera permetta alle nuove generazioni
non solo di conoscere una delle figure chiave per la nascita
della Repubblica, ma pure di
comprendere “la concezione
vera della politica”. “Nell’uso
corrente – ha aggiunto – la po-
litica è qualcosa di degradato,
approssimativo” e per farla occorre solo “furbizia”: “tutto il
contrario di quello che si desume dalla vita di De Gasperi”,
che ha lasciato ai posteri “una
concezione della vita politica
assolutamente rigorosa e univoca”. E questo, ha concluso
il sette volte presidente del
Consiglio, è ciò che devono
prendere ad esempio i giovani:
una “concezione politica che
dev’essere innanzitutto assolutamente rigorosa dal punto di
vista morale”.
L’IMPEGNO PER UNA
EUROPA UNITA E CON
“UN’ANIMA”
Andando al di là dei
confini nazionali, l’impegno
LEGGE ELETTORALE
I tre referendum
QUESITO N. 1 (SCHEDA VERDE)
Il quesito n. 1 riguarda il premio di maggioranza nazionale per la Camera dei
deputati. Esso intende abolire le ‘coalizioni’: vince il premio di maggioranza - che
garantisce 340 seggi - il partito (ovvero la
‘lista’) che ottiene più voti; partecipano
alla ripartizione dei seggi le ‘liste’ che
ottengono almeno il 4% dei voti su base
nazionale.
QUESITO N. 2 (SCHEDA BIANCA)
Il quesito n. 2 concerne il premio di maggioranza regionale per il Senato. Anche
tale quesito intende abolire le ‘coalizioni’:
vince il premio regionale - che garantisce
il 55% dei seggi della Regione - il partito
(ovvero la ‘lista’) che ottiene più voti; partecipano alla ripartizione dei seggi le liste
che ottengono almeno l’8% dei voti su
base regionale.
“Mio padre viveva la sua
epoca come un trampolino di
lancio” e fu con questo spirito che “aveva affrontato a
60 anni la ricostruzione di un
Paese”, con una “pace interiore più ricca di ogni lode e
di ogni compenso”. Parole di
Maria Romana De Gasperi, la
quale ha ricordato il silenzio
che ha avvolto la figura paterna per mezzo secolo dopo
la scomparsa. L’anniversario,
viceversa, ne ha riportato in
luce la memoria, ed ora questa biografia la consolida. Un
impegno importante in particolare per i giovani, che oggi,
ha sottolineato Maria Romana,
“hanno un grande bisogno di
conoscere la propria storia e
sentirsi parte di essa”.
I referendum indetti
con decreto del Presidente
della Repubblica
QUESITO N. 3 (SCHEDA ROSSA)
Il quesito n. 3 è relativo alla disciplina
della candidature. Intende abolire le cosiddette ‘candidature multiple’, ossia la
possibilità di candidarsi in più circoscrizioni in liste aventi il medesimo contrassegno, con successiva eventuale opzione
nel caso di elezione in più di una circoscrizione.
P.A.
Vita
La
14 Giugno 2009
dall’estero
n. 23
Povertà e divisioni etniche
scuotono la piccola Moldavia
R
itenuto tutt’ora
una dei Paesi più
arretrati d’Europa
e, secondo alcuni,
uno degli Stati
più infelici del
mondo, la Moldavia di quando in
quando è scossa anche
da divisioni etniche che
rischiano di vanificare
quei difficili progressi
verso la stabilità economica e politica compiuti
in precedenza.
È accaduto in aprile
quando, dopo le elezioni legislative, oltre
diecimila manifestanti
sono scesi in piazza per
contestare l’esito elettorale, hanno assaltato e
occupato il Parlamento,
sono stati respinti dalle
forze dell’ordine, in una
protesta terminata con
oltre 250 feriti e alcuni
arresti.
Gli attivisti non sono
stati capaci di coinvolgere gli abitanti delle
campagne e i ceti meno
abbienti, e sono stati accusati di essere al soldo
di Bucarest, per sobillare
la maggioranza rumena
contro i russofoni.
Il territorio dell’attuale repubblica Moldava,
che non arriva a quattro
milioni e maezzo di
abitanti, è grosso modo
quello della Bessarabia
storica, ma l’identità
S
arà ancora la coalizione a guida sunnita,
la filo-occidentale “14
marzo”, capeggiata da
Saad Hariri, a guidare
il Libano. Il voto del 7
giugno le ha attribuito,
infatti, 71 seggi su 128,
rispetto ai 57 dell’alleanza filo-siriana guidata da
Hezbollah che dunque
resta all’opposizione. Un
risultato, questo uscito
dalla urne, che secondo
alcuni analisti dovrebbe
consentire la formazione
di un governo di unità
nazionale ma senza
quel diritto di veto di
cui godevano i ministri
dell’opposizione nella
precedente legislatura.
In attesa di conoscere
l’esito del voto in Iran
del 12 giugno, che potrebbe avere dei riflessi
su quello libanese, due
sono le certezze che arrivano dalle urne libanesi.
La prima è che questa
tornata elettorale, che si
è svolta senza particolari
tensioni, grazie anche
all’ingente schieramento di 50 mila militari in
Una popolazione che non arriva a quattro
milioni, ma un territorio protagonista
di annessioni e amputazioni
di Angela Carusone
non è per nulla precisa a
causa delle numerose annessioni e amputazioni
territoriali.
Oltre che dalla Bessarabia, il Paese è infatti
costituito anche dalla
Transnistria, che costituisce il 12 per cento dell’intero territorio: si tratta
di due aree che hanno
vissuto vicende storiche
separate e, con un referendum la Transnistria si
è autoproclamata repubblica nel 2006.
La sua collocazione
geopolitica ha sempre
conferito alla Moldavia
il carattere di frontie-
ra: “la Moldavia è allo
stesso tempo frontiera
geografica e frontiera
politica”, sottolinea lo
storico Matei Cazacu, ricordando che le continue
invasioni, le conquiste e
le migrazioni hanno contribuito a plasmare una
struttura etnica piuttosto
varia in Bessarabia e,
ancor più in Transnistria,
“situata alla frontiera
della frontiera”.
Nelle sue relazioni internazionali, la Moldavia
continua a trovarsi in bilico tra oriente e occidente, tra legami strutturali
e dipendenza energetica
nei confronti di Mosca,
e l’attrazione verso le
strutture euroatlantiche.
Paese eminentemente
agricolo, dopo il crollo
dell’Urss ha risentito del
venir meno dei privilegi
commerciali con Mosca,
entrando in una costante
recessione economica,
con pesanti ripercussioni
sul livello di vita della
popolazione, che percepisce in media un salario
mensile di 40 euro, e ha
visto da un lato aumentare il tasso di mortalità
infantile e dall’altro diminuire la speranza di
vita.
Di più, vive una profonda instabilità strutturale, in cui la corruzione
è ancora una caratteri-
ELEZIONI IN LIBANO
IlVersofuturo
è
insieme
un nuovo governo di unità nazionale?
tutto il Paese dei Cedri,
è stata l’alta affluenza
alle urne, ben il 52,5%,
molto più del 45,8% delle
presidenziali. La seconda
è la divisione politica dei
cristiani il cui fronte si è
spezzato: da una parte
i fedeli all’ex generale
Aoun, passato nel 2005
con gli Hezbollah filo
siriani ed uscito sconfitto, dall’altra quelli del
comandante delle Forze
Libanesi, Samir Geagea,
premiato dalle urne. I
risultati elettorali sono
stati commentati anche
da alcuni esponenti della
Chiesa cattolica locale.
ESITO POSITIVO
“La vittoria del fronte
filo-occidentale non può
che essere positiva. Tutte
le implicazioni politiche
vanno tuttavia ancora
verificate ma resta il fatto
che l’esito è stato molto
positivo”. Padre Davide
M. Jeager esprime soddisfazione per l’esito delle
urne libanesi che potrebbero, eventualmente
anche rilanciare un dialogo col vicino Israele.
Una ipotesi che potrebbe
essere favorita anche dal
fatto che “tra i due Paesi
non esistono conflitti
territoriali. Le nazioni
Unite, già anni addietro,
dopo la ritirata israeliana
del 2000, hanno confermato che Israele non è
più in possesso di alcun
territorio del Libano. Ci
sono delle insistenze su
qualche pezzettino di
terra che hanno il sapore
del pretesto più che di
reale rivendicazione”. Le
divergenze territoriali
ci sono ma tra Libano e
Siria. “Stando così le cose
le due parti potrebbero,
volendo, arrivare ad una
pace – spiega l’esperto
– anche se politicamente
appare difficile che il
Libano possa avventurarsi in un tale trattato di
pace separatamente dalla
Siria. Se Israele dovesse
intavolare un dialogo
per arrivare alla pace
con la Siria quella con il
Libano verrebbe quasi
di conseguenza”. Circa
la divisione dei cristiani
all’interno delle due coalizioni questa non viene
vista così negativamente
da Jaeger: “se parliamo
di democrazia non è
necessario che cittadini
della stessa fede votino
gli stessi partiti. I cittadini votano secondo la loro
coscienza. Non è sempre
negativo che ci siamo cristiani in diversi schieramenti, anche per evitare
un muro contro muro
che li veda contrapposti
agli altri”.
Daniele Rocchi
stica di fondo, sopravvissuta all’avvicendarsi
delle diverse forze politiche, e uno dei principali
ostacoli al suo sviluppo
risiede nella debolezza
dell’apparato statale.
Che blocca la crescita nonostante l’introduzione
di una moneta stabile,
la privatizzazione della
terra e dell’industria, la
liberalizzazione del mercato del capitale e del
commercio estero.
“I vizi strutturali del
sistema politico moldavo
e il mantenimento del
potere nelle mani della
ex nomenclatura sovietica sono dovuti sia alla
mancanza di un compatto movimento dissidente
prima dell’indipendenza, sia al persistere di
una cultura clientelare
volta alla protezione
degli interessi della
classe dirigente’’, spiega
Nicoletta Pusterlla, dell’Università di Trieste. E
aggiunge: ‘’parte della
classe politica, legata
alle lobby economiche
costituite da ex dirigenti
di imprese statali sovietiche, favorisce infatti
il mantenimento dello
status quo, per i vantaggi che può trarre dal
passaggio in Moldavia
di vari traffici illeciti organizzati in Transnistria
dove – sottolinea – tutti i
problemi della Moldavia
sono presenti, ma in forma più evidente e acuta:
la classe politica è più
corrotta e meno preparata e, di conseguenza, le
condizioni di vita sono
peggiori e le tensioni
etniche si fanno più pesanti”.
Il giovane Stato moldavo si trova dunque
ad affrontare numerosi
problemi come l’estensione dell’economia
sommersa, l’evasione
fiscale, il contrabbando
e la costante recessione
economica, che hanno
provocato un peggioramento del livello di vita,
con una conseguente
crescita dell’instabilità
sociale.
Da qui l’urganza
che l’occidente dedichi
maggiore interesse e
attenzione al processo
di democratizzazione
e transizione moldavo,
cercando di garantire
nell’Europa sudorientale una situazione di
stabilità, che recherebbe
vantaggio a tutta la comunità internazionale.
15
Dal
mondo
SICUREZZA
STRADALE E ONU
La commissione per la sicurezza stradale globale ha
lanciato da Roma l’appello
“Contro gli incidenti stradali,
intervenga l’Onu”. E’ invocazione giustificata dal fatto
che il mondo pare spesso
dimenticare l’alto numero di
decessi che avvengono ogni
giorno sulle strade. Contro
questa “epidemia nascosta”
che nei paesi in via di sviluppo fa già più morti della
malaria, e che nel mondo è la
prima causa di morte giovanile, la commissione chiede
che si istituisca un “Decennio
di iniziative per la sicurezza
stradale” coordinato dall’Onu e allo scopo di investire in infrastrutture, educare
all’uso di caschi e cinture,
controllare i limiti di velocità
e la sobrietà di chi guida;
tutto ciò potrebbe salvare 5
milioni di vite ed evitare 50
milioni di feriti gravi.
FUMO IN CINA
Per annullare il deficit delle
casse locali, la contea cinese di Gong’an impone ai
pubblici dipendenti e agli
insegnanti il fumo, pena
una multa salata; per rimpinguare le casse, l’obiettivo
dell’amministrazione è rappresentato da un consumo
di “bionde” per i dipendenti
pubblici fino a 230mila
pacchetti all’anno: la marca
delle sigarette da acquistare
è obbligatoria, la “Hubei”.
In Cina, il vizio del fumo è
generalizzato ed altissimo: vi
muore un milione di persone
all’anno, per malattie connesse al consumo di tabacco.
Il provvedimento adottato
costituisce una scelta in
controtendenza, rispetto alle
campagne anti-fumo diffuse
ampiamente in tutto il pianeta, ed è violenza contro la
persona.
I NIBELUNGHI
DI TOLKIEN
“La mia speranza è che i
lettori possano apprezzare
e ammirare anche questa
opera di mio padre, che cercò di illuminare con la sua
passione poetica la leggenda
nordica dei Nibelunghi...”:
così il figlio dello scrittore
inglese John Tolkien (18921973) ha manifestato su “The
Guardian” le attese e i timori
suoi sull’accoglenza che gli
estimatori dell’autore de “Il
signore degli anelli” riserveranno alla nuova opera
postuma del poeta, uscita a
maggio nelle librerie inglesi,
intitolata “The legend of Sigurd and Gudrun”, e scritta
in versi fra il terzo ed il quarto decennio del XX secolo
quando Tolkien era professore di letteratura anglosassone
all’università di Oxford.
16 musica e spettacolo
È
già una star, a
soli sedici anni,
osannata dalle adolescenti
come un idolo.
A soli tredici
anni è stata lanciata nella famosa serie televisiva “Hannah Montana”,
in onda negli Stati Uniti,
su Disney Channel, dal
2006 e poi trasmessa in
ben altri 50 Paesi.
Miley Cyrus recita,
canta, compone canzoni
e balla come una dannata! Ha già venduto milioni di cd, tutto esaurito
nelle sette tappe del suo
tour. È uscita in questi
giorni nelle librerie italiane la sua autobiografia “Miley Cyrus. La mia
strada”.
Sul grande schermo
è approdato “Hannah
Montana – The Movie”,
regia di Peter Chelsom,
O
ra che qualcuno
ha ventilato anche possibili conseguenze giudiziarie, la telenovela nata
dalla partecipazione del
Presidente del Consiglio
a una festa di compleanno
e dalle conseguenti esternazioni di sua moglie non
accenna a lasciare spazio
ad altri argomenti. Le
prime pagine dei quotidiani ne riportano traccia
ogni giorno, così come i
sommari dei telegiornali;
i programmi di approfondimento informativo
non si lasciano scappare
l’occasione e cavalcano la
vicenda ogni volta che è
possibile.
Nel frattempo, accadono cose ben più importanti e, soprattutto,
maggiormente foriere di
possibili conseguenze
dirette anche per noialtri
comuni cittadini, che però
ci vengono raccontate con
minore dettaglio e maggiore approssimazione.
Per esempio, la principale
casa automobilistica italiana mette in atto manovre di espansione europea
e globale, in un gioco
di interessi economici e
politici che coinvolgono
svariate migliaia di lavoratori. Il Governatore della Banca d’Italia fa in conti
in tasca alle casse italiane
e fornisce cifre preoccupanti sulla disoccupazione e sul futuro sviluppo
della crisi. Diversi vertici
tematici del G8 cercano
di proporre soluzioni a
urgenti problemi globali
riguardanti l’ambiente, la
sicurezza, l’economia, la
sanità, l’istruzione.
Dentro i nostri confini nazionali, l’emergenza dopo il terremoto in
Abruzzo è tutt’altro che
risolta; si affacciano nuovi
problemi di gestione dei
n. 23
Vita
La
14 Giugno 2009
TERRAZZA SULLE STELLE
Magnifica Hannah Montana
che negli States ha incassato nel primo week-end
32 milioni di dollari.
Il film racconta la storia di una ragazza dalla
doppia vita: adolescente
dalla vita normale, Miley
Stewart la sera, con una
parrucca bionda in testa,
si trasforma nella pop
star Hannah Montana.
Una doppia vita che la
manda in crisi e quindi
suo padre Robby Ray
Stewart (attore e cantante country, vero padre di
Miley ed al fianco della
figlia anche nella serie tv,
giunta alla terza stagione) decide di riportarla
per un po’ a casa. Afferma il padre: «Siamo una
di Leonardo Soldati
MASS MEDIA E DINTORNI
Noi e la frivolezza
rifiuti in diverse regioni
dello Stivale; si allunga la
lista dei morti sul lavoro;
aumentano i numeri della
disoccupazione; si discute
in Parlamento di ammortizzatori sociali e nuove
regole per la sicurezza;
si schierano i candidati
per le elezioni europee
e amministrative del 6-7
giugno; i casi di nuova
influenza – virus che solo
pochi giorni fa era sulle
prime pagine di tutti i
giornali – aumentano, ma
nessuno ormai sembra
preoccuparsene più di
tanto (eppure l’allarme
sanitario è cresciuto)…
Eppure la scena è occupata dalla vicenda di
ragazza appena diciottenne che vuole sfondare nel
mondo dello spettacolo e
per le polemiche intorno
alla vicenda “politica” che
riguarda lei e altri personaggi più noti. Quando
poi ci si mette uno dei
quotidiani più venduti a
incalzare i protagonisti
con domande, interviste,
inchieste e approfondimenti, è quasi inevitabile
che gli altri media seguano a ruota, cercando di
non essere da meno e di
non “bucare” altri aspetti
della vicenda. E la telenovela continua.
Rimane il problema
di un flusso informativo che una volta di più
privilegia non soltanto
glia argomenti degni del
peggiore gossip, ma soprattutto i modi tipici dei
discorsi da pettegolezzo e
non delle cronache sugli
aspetti della realtà e del
mondo che dovrebbero
Basta puntare il dito contro
certa informazione?
di Marco Driu
maggiormente interessare i destinatari. Questi
ultimi, dal canto loro, non
sono esenti da colpe. Se i
media propongono certi
contenuti e certe modalità
di racconto, è perché – evidentemente – dall’altra
parte trovano una massa
di persone i cui interessi
sono rivolti più ai fatti di
sangue o alle storielle di
sapore boccaccesco che all’analisi della realtà nella
sua concretezza.
Probabilmente siamo
tutti quanti vittime di
quell’inquinamento morale che ancora una volta
Papa Benedetto XVI ha
voluto stigmatizzare, che
ci rende ottusi e insensibili verso i veri problemi
che ci circondano, tanto
quanto pronti a scagliarci
avidamente sulle faccende
private altrui o su immagini e racconti che spettacolarizzano la violenza, il
piacere, il disprezzo per
la persona. Per questo, ci
sentiamo autorizzati da
un lato a entrare nella vita
delle persone attraverso i
media ficcanaso, dall’altro a far finta di niente di
fronte alle vere questioni
nodali – a partire dagli
aspetti etici e valoriali
– dell’esistenza nostra e
altrui. Tutto molto comodo, tutto molto pericoloso.
A costo di apparire anacronistici e ripetitivi, ci
permettiamo di rilanciare
l’auspicio che i mezzi di
comunicazione tornino
a essere ciò che dovrebbero essere: strumenti al
servizio dell’uomo e del
suo sviluppo personale e
sociale.
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famiglia di musicisti: lo
era anche mio nonno e lo
sono anche il mio figlio
ventenne Trace, chitarrista nel gruppo pop
“Metro Station”, e mia
figlia Brandi, che mi seguirà prossimamente in
tour. Miley ha un ottimo
talento sia per la recitazione sia per il canto. Ha
la testa sulle spalle, un
grande cuore ed è molto
più saggia di quanto lo
si è alla sua età. Sono
molto orgoglioso di lei».
A Miley viene chiesto
se si riconosce un po’
nel suo personaggio e lei
risponde:
«Sono un po’ Hannah
Montana e un po’ Miley
Stewart. Quando sono in
giro per lavoro, per fare
concerti o, come adesso,
per promuovere il film,
mi sento un po’ Hannah
Montana. Ma poi, quando smetto di lavorare,
torno una ragazza acqua
e sapone che ama stare
in famiglia e con gli amici. E questo film è arrivato proprio al momento
giusto. Perché anch’io,
come il mio personaggio,
avevo bisogno di staccare un po’ e soprattutto di
tornare a casa. Il ritorno
a casa del mio personaggio, è coinciso con il mio
effettivo ritorno a casa,
perché abbiamo girato
a Nashville, non lontano dalla fattoria dove
sono cresciuta. Tornare
lì è stato bellissimo, ha
significato ritrovare le
mie radici. Sicuramente
c’è molta follia nei media, ma fanno parte del
pacchetto. Mi piace moltissimo quello che faccio:
cantare, tenere concerti,
recitare in televisione e
ora anche realizzare il
sogno di fare un film. Se
il prezzo di tutto questo
è avere i media addosso, pazienza. Fa parte
del gioco». Quando le
viene chiesto quale è
stato il giorno più bello
della sua vita, afferma:
«Quello in cui mi hanno
telefonato per dirmi che
ero stata scelta per Hannah Montana. In quel
momento non mi sono
resa conto bene di come
questo avrebbe cambiato
la mia vita. Vorrei poterlo rivivere più volte,
per poter gustare fino in
fondo quella immensa
gioia».
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n. 23 14 Giugno