Rassegna Internazionale di vita musicale - Concerti - Opera - Balletto
ANNO L I
gennaio 2015
euro 6, 50
ISSN 0544-7763
178
105
(nuova edizione)
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Cenerentola
Romabarocca
Rusalka
La leggenda
del fiore di Lino
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rivista n.102
Rassegna Internazionale di vita musicale - Concerti - Opera - Balletto
ANNO L I
dicembre 2013
euro 6,50
ISSN 0544-7763
175
102
(nuova edizione)
La Fisarmonica Digitale
Kisetsu No Iro
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Guglielmo Tell
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Rassegna internazionale
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Concerti - Opera - Balletto
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Rassegna Internazionale di vita musicale - Concerti - Opera - Balletto
Questo
è il futuro del
TEATRO DELL’OPERA?
DJ sul palcoscenico e discoteca nel golfo mistico
Nessun
dorma!!!
ANNO L I
ottobre 2014
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Sommario
All’opera di Roma
UNA RUSALKA
ACQUITRINOSA
di Lorenzo Tozzi
6
Moncalieri dedica
IL FESTIVAL DEL
JAZZ ad Adolphe Sax
di Angela Funaro
Gli ottanta anni di
ROLANDO NICOLOSI
di A. F.
IL ROMABAROCCA
ENSEMBLE
di Luigi Bellingardi
8
Il TELL di Rossini
e la LADY MACBETH
di Sciostackovic a Bologna
di Ivana Musiani
12
LA LEGGENDA DEL
FIORE DI LINO
14
al Nazionale di Roma
di I. M.
BON TON
di Ivanhoe
13° Edizione
DEL CONCORSO
OTTAVIO ZIINO
di A. F.
INFINITO TANGO
tra classico e moderno
di Alberto Cervi
NARNI
la Salisburgo Italiana
di Maria Serena Tait
RICORDANDO
I PRIX DE ROME
per la musica Francese
di Lorenzo Tozzi
A colloquio con
CLAUDIO SCIMONE
di Lorenzo Tozzi
15
16
RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI VITA MUSICALE -CONCERTI
OPERA -BALLETTO
18
19
20
21
22
25
a cura di Angela Funaro
26
LIBRI E CD
29
NOTIZIE
a cura di Luigi Bellingardi
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da
Dedicato
A chi insegue un sogno nella vita
ai tenaci, ai testardi, agli ostinati
a chi cade e si rialza
a chi ci prova sempre e a chi non molla mai.
Perché loro sono quelli che guardano avanti
quelli che sperimentano sempre
quelli che credono nel futuro e non smettono mai di sognare.
Quelli che si sentiranno vecchi
solo quando i rimpianti saranno superiori ai sogni.
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editoriale
di Maria Elisa Tozzi
Riflessioni di fine anno
Il sorprendente provvedimento preso dalle alte sfere politiche
e organizzative nostrane, di licenziare le masse artistiche del
Teatro dell’Opera di Roma (opportunamente riconsiderato)
c’induce, come musicisti professionisti, a delle serie riflessioni.
Il nostro paese sta subendo un periodo di grande decadenza morale provocando una crisi profonda in tutti i settori con totale perdita della serenità. Di fronte
a tanto sfacelo non è possibile restare indifferenti ma è necessario alimentare il meglio per evitare reazioni negative, purtroppo, imprevedibili. C’è d’augurarsi che il
2015 diventi un anno di vero cambiamento iniziando da una trasparente e costruttiva
politica saggiamente gestita, recuperando quel garbo che pare smarrito o dimenticato. Sarebbe opportuno incentivare la formazione culturale attualmente considerata
da molti un optional. E ancora perché non potenziare l’insegnamento musicale rendendolo obbligatorio a tutti i livelli di studi? L’Italia, il paese della musica, non può
continuare a ignorare la sua storia!.. Se gli italiani fossero indirizzati dall’infanzia
all’arte dei suoni come avviena in Europa, i risultati nel tempo sarebbero sicuramente diversi. Insomma, vogliamo credere e sperare in un anno di rinascita, di grande
ripresa collettiva, riesaminando tutto ciò che tempestivamente va riveduto e corretto.
Forse così, sarà possibile ritrovare quella fiducia e quell’ottimismo che in questo momento di buio ci appaiono lontanissimi, irraggiungibili.
A tutti “Buon Anno!”
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Inaugurazione in minore all’Opera di Roma
UNA RUSALKA ACQUITRINOSA
D
oveva essere l’Aida diretta da
Riccardo Muti il biglietto di
presentazione della stagione
lirica 2014-15 del Teatro Costanzi di
Roma. Ma le note vicende del “gran
rifiuto” del celebre Maestro hanno
indotto la direzione dell’Opera a più
miti consigli e non potendosi reperire
Antonin Dvorak sembra appartenere ancora al filone tardoromantico.
E questo non solo per il libretto del
giovane Jaroslav Kvapil intriso di
elementi fiabeschi, ma anche per la
musica, aliena da ogni comprensibile
modernismo, di Dvorak che già aveva trattato siffatti argomenti in poemi
Il tema aveva goduto di singolari
fortune nell’Ottocento grazie a una
novella di De la Motte - Fouqué
musicata da Lortzing e da Theodor
Hoffmann e alla celebre di Andersen
oggi scolpita sulla spiaggia di Copenhaghen, ma si arricchisce in Dvorak
di sfumature sentimentali inedite e di
Rusalka Svetla Vassileva (Rusalka)_®Yasuko Kageyama
bacchetta all’altezza di tanta bisogna,
si è ripiegati su una defilata opera boema, la Rusalka di Dvorak, proprio
poco adatta ad una serata inaugurale
in quanto certo non popolare ed in
lingua ai più ostica.
Anche se cronologicamente appartenente al secolo breve (andò infatti in
scena al Teatro Nazionale di Praga
alla fine di marzo del 1901), la favola lirica in tre atti Rusalka del boemo
sinfonici ispirati a ballate popolari
di Karel Jaromir Erben (1896) tra
cui una espressamente dedicata allo
Spirito delle acque. E proprio a una
creatura acquatica, una ninfa che per
amore assume sembianze umane con
conseguente tragico epilogo, si ispira
l’opera di Dvorak, che questa volta
fa uso del fiabesco in senso patetico
e simbolico piuttosto che grottesco o
comico come in precedenza.
elementi ispirati alla tradizione popolare. Tipici del boemo, che fu anche
direttore del Conservatorio di New
York, anche l’impressionismo del ritratto ambientale acquatico e il ricorso a Leimotive per delineare i diversi
personaggi ed il loro stato sociale.
L’allestimento inaugurale del Teatro
Costanzi era firmato dal regista Denis
Krief, noto per alcune sue apparizioni
alla Sagra malatestiana di Rimini, il
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Rusalka foto di scena ®C.M.Falsini
quale curava anche costumi e scenografie, mentre il direttore norvegese
Eivind Gullberg Jensen era chiamato
a guidare un cast formato dal soprano bulgaro Svetla Vassileva nei panni
del titolo, Maksim Aksenov in quelli
del Principe e Steven Humes come
Vodník, lo Spirito dell’acqua.
“Il palco – ha spiegato il regista di
formazione cosmopolita – sarà come
una scatola chiusa per rendere la dimensione cameristica della storia e
lavorare più sulla recitazione. Rusalka è l’opera che racconta un rito di
passaggio alla fine dell’adolescenza.
C’è la scoperta della sessualità, il desiderio dei sensi di una ragazza che
non vuole più essere bambina”.
Si trattava di non far rimpiangere in
fondo lo sparagnino allestimento del
Teatro di Ostrava visto già a Roma
nel 2007.
Sconosciute restano le ragioni che
hanno suggerito di scegliere un’opera marginale come la Rusalka per l’
inaugurazione della nuova stagione.
Certo non poco debbono avere pesato condizionamenti di austerity e
tutti devono aver tirato un sospiro di
sollievo alla apertura del sipario dopo
il lieto esito della ben nota e spinosa
vertenza.
Eccoci così piombati nelle nordiche
leggende acquitrinose care all’Est
europeo con la storia di una povera
ninfa, tanto bisognosa di amore da
scegliere la natura umana nonostante la consapevolezza di una pesante
maledizione.
Vicende fiabesche che dovrebbero
assurgere a viva umanità senza riuscirci. Dvorak rimane infatti sospeso
tra un certo epos post-wagneriano (i
melismi delle tre Ondine che ricordano le Figlie del Reno del Rheingold)
e il melodismo italiano, senza potersi paragonare minimamente ai due
esemplari modelli.
La scarna vicenda è calata dal regista Denis Krief entro uno stanzone
ligneo claustrofobico con due botole
per le vie di fuga e un saliscendi di
pannelli didascalici ambientali (una
lacustre losanga argentata, un canneto, un bosco, la facciata di una casa di
sughero, un colonnato), tutto in perfetta sintonia con le imperanti ragioni
economiche.
Ci si muove così in un’atmosfera più
realistica che fiabesca con un Signore delle acque con lunga palandrana
nera e arroganza da perfetto camorrista, tre Ondine in tuta da piloti di
Formula Uno e grandi veli di tulle, la
infelice Rusalka in tubicino e ballerine bianche e lo stralunato corpo di
ballo in spericolate minigonne.
Insomma ancora una volta si resta a
metà: né realismo né fiabesco, proprio
come Dvorak che rimane indeciso tra
le tinte liriche e quelle drammatiche,
anche se il direttore Jensen dimostra
più congenialità alle seconde. Alcuni
momenti ( la strega che danza, la cuoca e lo sguattero) denunciano addirittura tratti comico- grotteschi, un tono
lontano dalla tematica generale.
Alla prima svettavano vocalmente i
tre protagonisti: la candida ma mai
toccante Rusalka di Svetla Vassilieva,
il principe borghese di Maksim Aksenov e lo scultoreo Spirito dell’acqua
di Steven Humes, ma non hanno demeritato neppure gli altri. Alla fine
applausi incoraggianti, ma non senza
qualche perplessità di fondo.
Tra il pubblico in sala, a riempire prevedibili vuoti, molti studenti di licei
romani gettati senza adeguata preparazione nel mondo magico di un’opera non proprio adatta a loro. Speriamo che una volta tanto il buon giorno
non si veda dal mattino.
Lorenzo Tozzi
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Il ROMABAROCCA
ENSEMBLE
I
l Romabarocca Ensemble è stato fondato nel 1994 dal musicologo Lorenzo Tozzi per la riscoperta del vasto
repertorio musicale italiano centro-meridionale e soprattutto romano del Sei-Settecento in esecuzione filologica.
È oggi costituito da Laura Scipioni e Corrado Stocchi (violini), Gianfranco Russo (viola), Matteo Scarpelli (violoncello), Marco Pesci (tiorba) e Lorenzo Tozzi (cembalo e direzione). In repertorio, con strumenti originali o copie,
musiche inedite e rare, strumentali e vocali, sacre e profane, del barocco italiano, oratori, cantate, melodrammi ed
intermezzi comici anche in forma scenica.
OPERE COMPLETE IN REPERTORIO:
E. de’ Cavalieri: Rappresentazione di Anima e di Corpo (Roma, 1600)
A. Agazzari: Eumelio (Roma,1606) favola boschereccia
G. Cornacchioli: La Diana Schernita (Roma,1629) favola boschereccia
A. Scarlatti: Il Pastor di Corinto (Napoli 1701) favola pastorale
A. Scarlatti: Giuditta (Roma 1710) oratorio versione di Cambridge
F. Gasparini. L’Avaro (Venezia 1720) intermezzo
J. A. Hasse: Antonio e Cleopatra ( Napoli, 1725) serenata a due voci
L. Leo: Decebalo (Napoli 1743) festa teatrale
Serata Farinelli (Carlo Broschi) La voce regina
Serata Rainaldi architetto e musico del popolo romano (1611-1691)
G.B. Pergolesi: La Serva padrona (Napoli 1734)
Haendel: Il Trionfo del Tempo e del Disinganno (Roma 1707)
P.Quagliati: La Sfera armoniosa (Roma 1622)
D
ar
conto
minutamente dell’attività artistica
in Italia e all’Estero del
ROMABAROCCA ENSEMBLE
è impossibile per ragioni di spazio, Abbiamo pertanto avvicinato
Lorenzo Tozzi per chiarire alcuni
punti interessanti della sua esperienza artistica e organizzativa.
Maestro Tozzi, il far musica
d’un artista come d’un didatta specialista ha sempre delle
radici lontane. Qualche giorno
fa, leggendo un repertorio dei
Corsi di direzione d’orchestra
di Franco Ferrara a Santa Ce-
cilia ho letto il suo nome. In altra sede, parlando una volta con
Alan Curtis ho appreso che lei
era stato suo allievo in perfezionamento nel teatro barocco. Di
qui il quesito: quando e perché
ebbe a decidere di affiancare
alla professione di insegnante
di Storia della danza e di Storia
della musica il progetto del Romabarocca Ensemble?
Ho cominciato la mia carriera di
musicologo occupandomi negli
Anni Settanta dell’età che intercorre tra Gluck e Rossini: dunque
molto Cherubini, Spontini, musi-
ca napoleonica ma anche scuola
napoletana (Cimarosa, Paisiello,
Piccinni di cui ho curato edizioni
critiche per Ricordi). Quando ero
giovane avevo già sperimentato la
musica da camera suonando Telemann ma non potevo ancora possedere una coscienza filologica.
Poi sul finire degli Anni Ottanta
ho diretto per diversi anni la prestigiosa Accademia barocca. Solo
all’inizio degli Anni Novanta
(grazie anche a dei corsi fatti con
Curtis e Christensen) ho potuto
avvicinarmi alla prassi filologica
barocca ed allora ho comunicato
a mettere a frutto la mia esperien-
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za musicologica sul campo pratico (del resto oltre al pianoforte,
ho studiato composizione, musica corale e direzione
d’orchestra). E’ questo forse il mio segreto, quello di essere al
contempo musicologo
(ho lavorato anche per
la Fondazione Rossini e per il Cantiere
di Henze) e musicista. Ed è davvero una
gioia poter recuperare
musiche dimenticate e
portarle al pubblico di
oggi (qui nella scelta
mi aiuta anche la mia
sensibilità di critico
nel capire come e se
sono tuttora accettabili). Il problema è semmai che in
questo Paese non si fa abbastanza
ricerca e finisce così col pestare
sempre lo stesso orto musicale. Io
invece da sempre, musicalmente
parlando, amo andare controcorrente e seguire i sentieri solitari. Quindi opere meno note di autori
celebrati (Leo, Haendel, Scarlatti)
o autori semisconosciuti (Agazzari, Cornacchioli, Quagliati, Cavalieri) che sono invece il tessuto
connettivo della storia musicale.
Il nome dell’Ensemble e dell’associazione (Romabarocca in una
sola parola) è già un programma.
realtà è la mitologia che vi è trattata in maniera anticonvenzionale per i tempi. Ma a me interessa
no): Apollo scende nell’Inferno
per riportare alla vita il “peccatore” Eumelio che si è fatto corrompere da cattivi compagni.
Tra il 1996 e il 2000
l’Ensemble
conosce
una notevolissima carriera
internazionale
per tornare nel 2000 in
coincidenza del Giubileo ad una particolare
riproposta nella basilica di San Paolo della
“Rappresentatione
di Anima et di Corpo”
(1600). Poco dopo è la
volta della Giuditta” di
Alessandro Scarlatti. In
G. Cornacchioli La Diana Schernita Roma 1629 cosa consiste la versione
di Cambridge di questo
anche ciò che c’è dietro le opere,
oratorio?
lo spaccato sociale e le allusioni
più o meno sotterranee all’epoca
Ci sono due versioni della Giuditin cui le opere hanno visto la luce.
ta di Scarlatti. Quella di Napoli è
Così nella Diana Endimione tracon trombe e 5 personaggi, quella
vestito da Atteone canta alla luna
scelta da noi ( che si trova a Cam(l’impura Diana dea della castità)
bridge) è invece a 3 soli persocon un anacronistico cannocchianaggi (Giuditta soprano, Oloferne
le. (Chiara l’allusione a Galileo
tenore e la nutrice contralto) e per
che aveva scoperto le macchie lusoli archi ma è egualmente molto
nari). Così anche l’Eumelio, che
efficace. L’abbiamo fatta più volfu subito accettato da Luciano Alte sia al Gonfalone che al Festival
berti a Siena, che mescola mitobarocco di Viterbo e Verona. Della
logia e controriforma (il mito di
Rappresentazione per il Giubileo
Orfeo ad uso del Seminario romadel 2000 conservo un ricordo bel-
Con quale orientamento storico ed estetico ha scelto, già nel
1994, vent’anni fa, di allestire in
forma scenica al Festival di Tagliacozzo la “Diana schernita”
(1629) di Giacinto Cornacchioli
e due anni dopo alla Chigiana
di Siena, una ribalta di grande
prestigio internazionale, l’ “Eumelio” (1606) di Agostino Agazzari?
Ero molto interessato ( e lo sono
tuttora) all’opera romana così bistrattata e misconosciuta. Solo
all’estero la si può talvolta ascoltare. Inoltre avevo letto di un saggio
( in realtà irreperibile) su questa
prima opera comica (la Diana): in
E. de’ Cavalieri Rappresentazione di Anima e di Corpo Roma 1600
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lissimo: c’era davvero tanta gente
e molti erano commossi dalla musica di Cavalieri che ho cercato a
volte di rendere anche qui attuale
(le fiamme minacciate non erano
allegoriche ma reali come quelle
che in quello stesso febbraio del
1600 arsero sul rogo Giordano
Bruno a Campo dei Fiori a pochi
metri dalla Chiesa Nuova, dove
ebbe luogo la prima).
La scoperta nel 2003 di Carlo
Rainaldi, architetto e musicista,
come è avvenuta?
Sapevo di questa rarità: un architetto – musicista in una Roma
dove c’erano tante fabbriche aperte, quella di Bernini, Borromini e
Pietro da Cortona.
E’ un progetto che mi ha preso
molto tempo ed energie per raccogliere oltre 20 cantate e duetti
da tutti i fondi musicali (addirittura una in Illinois). Devo dire
che a ricerca già avviata ho avuto l’incoraggiamento prezioso e
illuminante di un grande maestro
come Paolo Portoghesi (l’abbiamo anche eseguito per la Mostra
Roma barocca a Castel S. Angelo
e all’Accademia di S. Luca) della
Accademia di San Luca e inizialmente dell’Ordine degli Architetti
Il 2005 è legato alla rivalorizzazione del “Decebalo” (1743) di
Leonardo Leo, con approdo alla
documentazione discografica.
Nello stesso anno vi è il “Notturno d’Arcadia”: di chi è? con
quale idea?
Il Decebalo (eroe
nazionale
rumeno
nella resistenza dei
Daci contro Roma)
nacque da una coproduzione con la
Romania e fu eseguito oltre che a
Tagliacozzo anche
al Teatro Ateneul
(in forma di concerto) ed all’Opera di
Bucarest (in forma
scenica). Il progetto
avrebbe dovuto proseguire con il Traiano di Mancini, ma
per la mancanza di fondi si è arenato. Cantanti e strumentisti erano sia italiani che rumeni.
Il Notturno d’arcadia è invece un
mio testo dedicato alla sfortunata
poetessa arcadica Petronilla Paolini Massimi di Tagliacozzo, moglie del governatore di castel S.
Angelo. E’ un visionario monologo notturno in cui la poetessa,
allontanata dai figli
e relegata in un convento, rivede come un
flashback la sua vita.
Vi erano intercalate
alcune cantate di Badia (accompagnate da
me al cembalo) autore che mise in musica dei testi di oratori
di Petronilla. Senza
meno meritorio il fatto che riesca a trovar
la via della registrazione discografica di
queste riscoperte moderne.
L. Leo Decebalo Napoli 1743
di Roma e del Lazio.
Credo sia davvero una scoperta
importante che mette in luce un
personaggio eclettico e originale
Anche per i lavori
più conosciuti come la sequenza drammatica “Marc’Antonio e Cleopatra” di Hasse o del
“Trionfo del Tempo e del Disin-
ganno” di Handel segue l’impostazione esecutiva di Alan Curtis o dei criteri propri?
No, procedo sempre secondo miei
criteri. La quadratura del cerchio
è essere filologicamente attendi-
J. A. Hasse Antonio e Cleopatra Napoli 1725
bili ma anche comunicativi ad un
pubblico d’oggi. Fare solo arida
filologia annoiando magari il pubblico non serve alla musica. Non
ho registrato Antonio e Cleopatra
che è un capolavoro, cerco sempre
se possibile un esito discografico
perchè rimanga qualcosa del lavoro fatto anche con i limiti della
registrazione live.
Nel 2007 è la volta della riproposta moderna de “Il pastor di
Corinto” (1701). Fa parte del
Progetto Leonardo Leo?
In un certo senso si. Ho molto
lavorato anche come musicologo
sulla scuola napoletana ora dopo
la Giuditta si ripresentava la possibilità di un’opera rara di Alessandro Scarlatti una delle tre pastorali ovvero di mezzo carattere.
E’ stata una bella impresa nella
quale ho coinvolto il mio compagno di scuola Tito Schipa jr e il
pittore Cannelli. E’ il primo esempio di opera barocca a fumetti. Un
aiuto apprezzato per il pubblico,
visti i limiti economici della messinscena. In realtà di Scarlatti,
padre della musica europea, ci sarebbe ancora molto da scoprire.
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La leggenda del fiore di Lino