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CONTIENE I.P.
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LaVita
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3
Anno 112
n.
DOMENICA
25 GENNAIO 2009
N
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€ 1,10
Quel 25 gennaio di 50 anni fa
E
ra la festa liturgica della conversione dell’apostolo Paolo e Giovanni XXIII, proprio
dalla basilica romana a lui dedicata, comunicò la decisione di convocare un nuovo
concilio ecumenico. Forse nessuno si rese
pienamente conto di quanto la decisione del
vecchio Papa, il Papa di transizione, avrebbe
cambiato il volto della chiesa e in qualche
modo del mondo intero. Lentamente però
l’idea prendeva corpo e consistenza e l’intera comunità cristiana concentrò in progressione
crescente tutta la sua attenzione sullo straordinario
evento, preparandolo con la sua riflessione e la sua
preghiera.
Erano quelli gli anni delle grandi attese e delle
grandi speranze. Fra pochi anni sarebbe divampata
la fiammata del mitico ‘68, destinato a sovvertire e
rivoluzionare il mondo intero, in particolare il vecchio e addormentato continente europeo. Una volta
tanto la Chiesa, per virtù del suo Papa profeta, riusciva a battere sul tempo il movimento della storia.
Quando arriverà la rivoluzione culturale allora soltanto annunciata, essa avrà già preparato gli schemi
del suo cammino futuro.
I giovani in particolare, ma tutti allora si sentivano giovani, erano col fiato sospeso. Non c’è
nessuno, credo, questo comunque non è il caso di chi
scrive, che non collochi quei giorni, quelle ore fra i
momenti più belli della sua vita. C’era l’orgoglio di
essere cristiani, la gioia di appartenere a una grande
famiglia che raccoglieva e incanalava le speranze e
le attese dell’umanità intera.
Soprattutto per chi allora era presente o non ebbe
modo di prendere parte attiva al moto di entusiasmo
che percorreva da un capo all’altro l’intero corpo
della Chiesa, si può suggerire di leggere le parole dei
due discorsi con cui il Papa buono comunicava al
mondo i suoi pensieri, quello del giorno dell’apertura
del concilio e quello che lo precedette di un mese. Un
vero momento di grazia, un’ora di autentica commozione. Forse come non mai in quegli interventi Papa
Giovanni dava la misura della sua fede e della sua
grandezza.
Era la Chiesa della pace, che parlava, la Chiesa
della carità, della libertà, dell’amore per tutti e in
particolare per i poveri, la Chiesa della misericordia
che, come il buon samaritano, si chinava sul mondo
ferito dalle culture dell’immanenza e dell’individualismo e insieme dalle guerre, dagli odi, dalle ingiustizie e dalla fame. Una inaspettata e meravigliosa
primavera. A chi non c’era chiediamo di concederci
di rivivere nella commozione quelle ore indimenticabili. Nelle nostre parole non c’è nessuna concessione
alla retorica, ma solo la forza di un ricordo a cui si è
aggrappata l’intera nostra vita.
I tempi erano maturi. La carica tridentina e an-
All ’interno
2 FEBBRAIO:
GIORNATA DELLA
VITA CONSACRATA
Una forma di vita in
crisi domanda una
particolare attenzione
da parte dell’intera
comunità cristiana
SERVIZI A PAGINA
6
TESTAMENTO
BIOLOGICO
Le riflessioni di un noto
moralista cattolico su uno dei
temi più scottanti del momento
PIANA A PAGINA
2
tiprotestante si stava esaurendo, coraggiosi movimenti sotterranei avevano preparato un materiale
incandescente per una revisione completa di tutti
gli schemi del passato, la teologia per virtù di tanti
suoi illustri rappresentanti aveva lavorato con tanta
energia e successo da ricordare i suoi tempi migliori.
Papa Giovanni era la figura ideale per raccogliere
tutti questi impulsi e gestirli nel modo migliore da
grande protagonista.
Un dialogo, una interpellanza, una proposta.
Niente di più. Il Papa dava il tono giusto all’assise che stava per cominciare quando affermava che
la Chiesa stava vivendo non l’ora delle condanne e
dei rifiuti, ma dell’apertura e della mano tesa, con
l’animo aperto alla speranza, in aperto rifiuto dei
“profeti di sventura che annunziano eventi sempre
infausti, quasi che incombesse la fine del mondo”.
Chi conosceva anche sommariamente la nostra storia ricordava che giusto un secolo prima il Papa del
tempo (prima Gregorio XVI, poi Pio IX) avevano
sdegnosamente chiuso le porte della Chiesa non solo
agli errori, ma anche agli erranti, spinti ormai ai
margini di una comunità che sembrava non avere più
niente da spartire con loro. Il “Sillabo” era esattamente dell’8 dicembre 1864. L’8 dicembre 1965, Paolo
VI chiudeva solennemente uno degli atti più solenni
e più importanti della storia della Chiesa. Un secolo
che equivale a un millennio.
Nessuno ricordava un Papa come Giovanni
XXIII. Quando una sera, sotto le volte del cielo stellato di Roma, dal suo balcone egli salutò la luna che
sembrava essersi fermata attonita e silenziosa sul
luogo del miracolo, si ebbe la misura della sua grandezza. Tutti, senza eccezione avvertirono il tocco inconfondibile dello Spirito Santo. E la carezza inviata
ai bambini era la carezza della Chiesa a tutti gli uomini della terra. La storia aveva cambiato pagina.
Giordano Frosini
IL PAPA
AGLI AMMINISTRATORI
PER SUPERARE LA CRISI
COMINCIA
L’ERA OBAMA
SOTTO IL SEGNO
DELL’IRAQ
Parlando ai responsabili delle
amministrazioni romane,
BenedettoXVI
ha messo in luce
le esigenze che
il pensiero della
chiesa domanda
in questo momento
SERVIZIO A PAGINA
5
Tra le prime
questioni chiave
del neo
Presidente,
il ritiro
delle truppe
dal Paese
CARUSONE A PAGINA
15
2 in primo piano
A
riportare
al centro del dibattito
massmediale la questione del “testamento
biologico” ha concorso
soprattutto, in questi
ultimi mesi, la vicenda
di Eluana Englaro; una
vicenda che ha scosso
profondamente l’opinione pubblica, suscitando
reazioni di segno diverso, ma rendendo, nello
stesso tempo, trasparente l’esistenza di uno
stato di grave disagio di
fronte al moltiplicarsi
di situazioni, provocate
in larga misura dagli
sviluppi del progresso
tecnologico, che impongono, per essere adeguatamente affrontate,
nuove modalità di intervento anche in ambito
legislativo. La conferma
di questa esigenza è, del
resto, venuta di recente,
in modo autorevole, dallo stesso presidente della
Cei cardinal Bagnasco,
che, aprendo i lavori
dell’ultima riunione del
Consiglio permanente
dei vescovi italiani, ha
esplicitamente richiesto
tale intervento, sottolineando l’importanza del
rispetto della volontà
del malato e ribadendo
tuttavia l’aperto dissenso della Chiesa nei confronti dell’interruzione
dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale,
nonché auspicando il riconoscimento di un ruolo più determinante del
medico nelle decisioni.
Il largo consenso, che
si è creato attorno al “testamento biologico” (con
l’appoggio per la prima
volta della stessa Chiesa
che aveva manifestato
fino a pochi mesi fa la
propria contrarietà) non
deve tuttavia trarre in
inganno. A quale testamento biologico infatti si
allude? Quali le clausole
che possono essere in
esso inserite e quali no?
Le questioni che rimangono aperte e sulle quali
non è facile trovare punti
di convergenza sono, in
proposito, quelle sollevate dall’intervento del
cardinal Bagnasco; si
tratta di questioni che
rinviano a posizioni etiche diverse e che meritano proprio per questo
di essere fatte oggetto di
una accurata riflessione.
ALIMENTAZIONE
E IDRATAZIONE: CURA
O SOSTEGNO VITALE?
La prima questione (e
la più rilevante) riguarda
anzitutto l’immissione
nel testamento biologico della possibilità di
interrompere, in alcune
situazioni particolari e
a certe condizioni, l’ali-
n. 3
25 gennaio 2009
Vita
La
TESTAMENTO BIOLOGICO
Fare la legge non è impossibile
di Giannino Piana
mente nell’assunzione
delle decisioni.
LA FUNZIONE
mentazione e l’idratazione artificiale. È qui chiamato in causa un insieme
variegato di stati di frontiera -quello di Eluana è
uno di questi- nei quali
è estremamente difficile
stabilire il confine tra la
cosiddetta “eutanasia
passiva” -la locuzione,
entrata a far parte del
linguaggio comune, conserva aspetti indubbi di
equivocità (meglio sarebbe forse limitare l’uso del
termine “eutanasia” al
solo atto positivo con cui
si dà la morte)- e l’accanimento terapeutico; nelle quali, in altre parole,
omettere di intervenire
può, in alcuni casi, impedire ad un soggetto di
fruire di una vita ancora
umanamente dignitosa;
intervenire può invece
determinare, in altri casi,
un prolungamento eccessivo della vita biologica a
scapito della sua qualità
umana.
La riflessione etica
(con una sorprendente
convergenza al riguardo tra pensiero laico e
pensiero cattolico) ha
introdotto da tempo,
per affrontare correttamente tali situazioni,
la distinzione tra cure
“proporzionate” e cure
“sproporzionate”, sottolineando la necessità
di approntare le prime
e di bandire le seconde,
ed evidenziando come
la proporzionalità non è
data dal mezzo con cui
si interviene, ma deve
essere valutata di volta
in volta, in rapporto allo
stato del paziente, cioè
alle possibilità (o meno)
di vita umanamente
dignitosa che ancora
sussistono per lui. È
questa la ragione per cui
lo stesso intervento, che
praticato su una persona,
suona come accanimento
terapeutico, non praticato su un’altra, assume
i connotati di omissione
di soccorso, e dunque
può essere classificato
-secondo la terminologia
in uso- come eutanasia
passiva.
La differenza di posizioni diviene tuttavia
rilevante quando si passa
a determinare ciò che
appartiene all’ambito
della “cura”, e può essere considerato a tutti
gli effetti “atto medico”,
e ciò che “cura” non è,
ed esula dunque propriamente dall’”atto
medico”. Vi è infatti chi
include nell’ambito dell’attività curativa anche
l’alimentazione e l’idratazione artificiali e ritiene
pertanto che possano, in
alcune situazioni, essere
interrotte; e chi, invece,
afferma che tali pratiche non possano essere
considerate “cura”, in
quanto rappresentano
un sostegno vitale ordinario che come tale deve
essere sempre e necessariamente fornito. Nel
primo caso, l’insistere nel
somministrare l’alimentazione e l’idratazione,
assumerebbe, in alcune
situazioni, i connotati
dell’accanimento terapeutico; nel secondo, la
sospensione di alimentazione e di idratazione si
configurerebbe come un
vero e proprio atto eutanasico.
La complessità delle
situazioni, che si ripetono oggi con sempre
maggiore frequenza (e
per le quali è prevedibile
un ulteriore incremento
nel prossimo futuro),
non facilita l’assunzione
di posizioni nette ed inequivocabili. Da un lato,
pur sapendo quanto sia
arduo stabilire il confine
tra vita biologica (o vegetativa) e vita umana
e quanto i criteri che si
adottano per farlo siano
labili e in certa misura
opinabili, non ci si può
nascondere che il prolungamento di alcune
vite mediante nutrizione
artificiale, susciti forti
perplessità, trattandosi
di situazioni innaturali
-si pensi al caso di Eluana- che presentano tratti
di profonda disumanità.
Dall’altro, risulta forzato
annettere alla “cura”,
attività come l’alimentazione e l’idratazione
artificiale, garantite dalla
semplice applicazione di
un sondino nasogastrico;
mentre non è serio, d’altronde, attribuire scarso
rilievo morale all’interruzione di tali attività,
sottovalutando le pesanti
conseguenze cui si va
incontro: normalmente
infatti la morte non è
immediata, ma ha luogo
a seguito di un processo che si prolunga nel
tempo e che implica stati
di tensione e di spasmo
fisico con la possibilità
di pesanti sofferenze. A
proporsi è dunque un
tragico dilemma, che
va risolto scegliendo il
“male minore”, senza
durezze ingiustificate ma
anche senza ingiustificati
trionfalismi.
A CHI SPETTA
LA DECISIONE?
La seconda questione
riguarda il soggetto della
decisione -chi ha il diritto di decidere- e le modalità attraverso le quali
la decisione deve essere
assunta. Il principio di
autodeterminazione, che
riveste un ruolo di primo
piano nell’ambito della
bioetica, assegnando il
primato alla volontà dei
paziente, affermando
cioè che a decidere delle
cure e della loro eventuale sospensione non
può che essere il diretto
interessato, ha aperto
giustamente la strada all’esigenza di promuovere, a livello legislativo, la
pratica del “testamento
biologico”. Ma è evidente che lo spazio reale di
decisione del paziente è
legato a ciò che il testamento prevede come fattibile e, più in generale, a
ciò che è consentito dalla
legislazione italiana, la
quale (almeno fino ad
ora) esclude la possibilità
del ricorso all’eutanasia.
D’altra parte, pur
riconoscendo l’alto significato del principio di
autodeterminazione, si
deve ricordare che esso
non può essere fatto valere in termini assoluti
ed univoci, sia perché si
incorrerebbe altrimenti in
una visione radicalmente
individualista ed egocentrica della vita -come tale
eticamente inaccettabilesia perché finirebbero per
essere contraddetti altri
principi della bioetica
-primo fra tutti quello di
beneficialità- riducendo
il medico a semplice esecutore di ordini, anziché
considerarlo -come vuole
il modello dell’alleanza
terapeutica- un vero (e
prezioso) interlocutore
che va coinvolto attiva-
DEL MEDICO
Il richiamo all’importante funzione del
medico contenuto nell’intervento del cardinal
Bagnasco -e ribadito con
forza dal cardinal Tettamanzi, che sottolineava,
a proposito della vicenda di Eluana, l’esigenza
di lasciare al medico, “in
scienza e coscienza” e
in dialogo con i parenti,
la ricerca della soluzione da adottare- non
può essere eluso. Molte
situazioni analoghe a
quella di Eluana potrebbero infatti venire risolte
nelle fasi precedenti,
evitando di incorrere in
forme di prolungamento
artificiale della vita che
finiscono per penalizzare
gravemente la persona
e dalle quali è difficile
uscire evitando soluzioni
traumatiche come l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione,
se esistesse una legislazione più rispettosa dell’autonomia decisionale
del medico e più capace
di tutelare l’esercizio
della sua attività professionale. La tentazione
di indulgere in comportamenti che conducono
all’accanimento terapeutico è spesso alimentata
dall’assenza di garanzie
legali, perciò dalla paura
di poter essere fatti oggetto di denunce giudiziarie con pesanti conseguenze anche di ordine
penale.
L’importanza del
“testamento biologico”
e l’urgenza di pervenire
alla sua approvazione sono dunque fuori
discussione. Si tratta
di riconoscere nei fatti la priorità assoluta
del malato nella scelta
delle cure e della loro
eventuale sospensione,
dando così adempimento reale al dettato
della nostra Costituzione
(art. 32). Ma non si può
ignorare la complessità e
delicatezza dei problemi
strettamente connessi
alla sua formulazione
e alla sua esecuzione.
Si finirebbe altrimenti
per indulgere in pericolose semplificazioni,
destinate a creare nuove
situazioni di disagio con
inevitabili ripercussioni
negative sulla vita delle
persone malate.
Vita
La
25 gennaio 2009
I cavalieri
di Santo Stefano
di Maria Valbonesi
N
elle belle
grandiose sale della biblioteca Fabroniana verso la fine dell’anno scorso il vescovo monsignor
Mansueto Bianchi ha
presentato un libro – autrice la dottoressa Anna
Agostini – dal titolo non
poco sorprendente: Pistoia sul mare. Infatti, che
rapporto ci può essere
fra il mare e «la ferrigna
e rurale Pistoia»? Come
viene subito precisato
col sottotitolo – I cavalieri di Santo Stefano e
Pistoia – questa inedita
vocazione marinara non
riguarda tanto la città
quanto quei cittadini,
anzi “signori” pistoiesi
che nei secoli XVI, XVII
e XVIII ne rinnovarono
le antiche tradizioni religiose e bellicose sotto lo
scudo crociato del Militare Sacro Ordine di Santo
Stefano istituito dal granduca Cosimo I dieci anni
prima della battaglia di
Lepanto per difendere la
fede cristiana e le coste
del Mediterraneo dai
tanto temuti attacchi dei
musulmani.
Alla storia dell’Ordine e alle sue finalità
politico-religiose Anna
Agostini ha dedicato il
primo capitolo del libro
– mentre gli altri tre più
specificamente mettono
in evidenza il contributo
dei numerosi cavalieri
pistoiesi.
Praticamente non
c’è nobile famiglia il
cui nome non compaia,
spesso e volentieri, negli
elenchi di Santo Stefano;
cultura
n. 3
ma se tutti hanno – non
di rado fino al sacrificio
della vita – partecipato
a spedizioni e battaglie,
almeno quattro ne sono
stati anche cronisti e
illustratori. Così, attraverso le dettagliate
descrizioni di Girolamo
Cancellieri, Domenico
Gatteschi, Domenico e
Ignazio Fabroni l’autrice
ha potuto ricostruire, in
modo chiaro,efficace e
coinvolgente, alcuni di
questi viaggi, la vita sulle galere, scene di guerra,
costumi e paesaggi esotici e anche intimamente
“nostri”, come le violate,
mutilate, frantumate eppure sempre incomparabili e immortali bellezze
dell’antica Grecia.
Ignazio Fabroni ha
lasciato anche – o forse,
data l’originalità del
documento si dovrebbe
dire soprattutto – un’ottantina di disegni, fatti o
almeno abbozzati in loco,
con i quali fissa e trasmette immediatamente
il suo oggetto: immagini,
insomma, al posto delle
parole.
Ora, se fra tanti analoghi eventi culturali
dello scorso autunno,
vien fatto di tornare
proprio su questo, ciò
è dovuto, appunto, ad
alcuni aspetti eccezionali
sia del libro – a cominciare dalla documentazione iconografica fino
all’argomento stesso,
tanto affascinante quanto poco conosciuto – sia
della sua presentazione.
La quale è stata tenuta
davanti a un pubblico
straordinariamente
numeroso, nonostante
gli ottanta scalini da
salire per arrivare alle
due sale, fra le più belle
e meno frequentate di
Pistoia, della biblioteca
che agli inizi del ‘700
fu donata dal cardinale
Carlo Agostino Fabroni
– in che grado non saprei
dire, ma certo parente di
Ignazio e di Domenico.
Per l’occasione nella seconda sala era esposto
– ammiratissimo – un
modello di galera del
3
Militare Sacro Ordine di
Santo Stefano, che in veste adeguata ai tempi esiste tuttora, conservando
anche,a quanto sembra,
una certa attualità.
Ocra gialla
Il silenzio impossibile di Joë Bousquet
I
l silenzio impossibile di Joe Bousquet
(Narbonne, 19 marzo
1897 – Carcassonne, 28
settembre 1950).
Questo il titolo del
volumetto numero 42
(pagg. 36, euro 4), della
collana quadrimestrale
“Ocra gialla”, curata da
Fabrizio Zollo, pubblicato dalle Edizioni Via
del Vento di Pistoia, che
da alcuni anni propone,
agli appassionati bibliofili, testi inediti e rari
del Novecento e che in
questa occasione presenta un’ampia scelta di
pensieri, inediti in Italia,
del poeta e scrittore surrealista francese, tratti
dal suo quaderno di memorie Le pays des armes
rouillées (Il paese delle
armi arrugginite), apparso postumo in Francia
nel 1969.
Duemila gli esemplari numerati, impressi su
carta vergatina avorio,
per i tipi della Stamperia
Elle Emme di Pieve a
Nievole (Pistoia).
A pagina 2 una bella
foto in bianco e nero
ritrae Joe nel 1945 circa,
mentre in copertina è
riprodotto un ritratto
dello stesso Bousquet,
matita su carta di Jean
Camberoque.
Antonio Castronuovo, che ha curato la nota
al testo, evidenzia come
“la «ferita» e la lunga
immobilità (Bousquet
era paraplegico, ridotto
a letto da una pallottola
che in guerra gli aveva
leso la spina dorsale) ne
fecero un sensore predisposto all’ascolto dello
spazio interiore: in uno
sforzo supremo di essenzialità diventò scrittore
di grande finezza, nella
cui opera si fecondano
reciprocamente vita e
arte, realtà e immaginazione, luce e tenebre,
mediante un continuo
scambio di ruoli.
La condizione d’immobilità rende agevolmente ragione dell’abbondanza dei cahiers di
Bousquet, quei taccuini
con cui trascorreva le
notti insonni registrandovi i moti della mente e
del cuore”.
“Qualcosa di soave
Joë Bousquet nel 1945 circa
sostiene queste pagine
- sottolinea Castronuovo
– come se anche qui Bousquet tentasse un’operazione poetica. Si tratta
di entrare nel suo linguaggio, di adagiarsi nel
torrente di questa logica
eterodossa e trarne la
sensazione di un flottare
calmo. Chi leggerà questi
ricordi dovrà insomma
farsi semplicemente
trasportare dalle parole:
troverà così il tragitto di
un’altra logica, garbata e
notturna.
La memoria di Bousquet agisce similmente
alla fisiologia del ricordo: trattiene solo ciò che
giudica fondamentale. Il
soggetto delle memorie,
come viene indicato alla
fine del libro, è infatti
«ciò che il tempo non ha
cancellato e che mai si
cancellerà dal tempo».
Fondamentali sono gli
spezzoni di sogno, le
impressioni residue
di antichi dialoghi, le
apparizioni di figure
vaghe e fuggenti. Questi
sono i suoi ricordi: sogni
soprattutto, i «taciturni
sogni» che lo aiutano a
vivere «senza distruggere la mia persona»,
che gettano cioè le basi
strutturali della sua
mente”.
“Non è difficile cogliere dai ricordi la sua
esistenza di paraplegico: nei rari riferimenti
all’immobilità, ma soprattutto nella centralità
assegnata alla camera in
cui ognuno accede - conclude Antonio Castronuovo - ma dalla quale
lui non esce. E’ un’immobilità che insegna in
certo modo a morire,
suggerisce di farlo «assorbito ciascuno dalla
propria notte viva», di
modo che anche un paralitico, vivo ma infisso
nel «punto d’incontro in
cui la luce è preda del
buio», potrà diventare
una stella, un occhio che
guarda ed è guardato,
nell’infinito riflesso di
una singolare scissione psichica. A segnare
questa sublimazione
resta la cicatrice della
ferita dorsale, motivo di
trasfigurazione di ogni
ricordo di Bousquet e
sorgente della sua consapevolezza tragica: che, in
fondo, «non si guarisce
da nulla»”.
La collana quadrimestrale di prosa “Ocra
gialla” viene distribuita
nelle migliori librerie e
si può ricevere anche in
abbonamento annuale
mentre, per maggiori
informazioni e curiosità
sulla piccola ma im-
portante casa editrice
pistoiese, è attivo il sito
internet all’indirizzo
www.viadelvento.it.
Franco Benesperi
Poeti Contemporanei
DIMMI IL TUO NOME
«Al principio,
c’era colui che è “la Parola”.
Egli era con Dio;
egli era Dio.» Giovanni, 1,1
“Signore, dimmi il tuo nome
perché io possa adorarti
secondo verità”.
“Quale nome può definirmi?
La terra, il cielo,
o l’infinito,
verso cui si rivolge
l’indagine dell’uomo
che ogni giorno
disvela
misteri antichi
e ne incontra di nuovi,
possono forse contenermi”?
“Se non so chiamarti
come potrai rispondere al mio grido”!
“Se ti affiderai
umilmente al silenzio
e non cercherai d’imprigionarmi
in una parola od un pensiero,
io parlerò dentro il tuo cuore”.
Orazio Tognozzi
4 attualità ecclesiale
Era il 25 gennaio
1959: l’annuncio
di Giovanni XXIII
stupì il mondo
di Elio Bromuri
M
olte cose sono
avvenute dal 25 gennaio
1959 nella Chiesa e nel
mondo. Avvenimenti che
all’inizio degli anni Cinquanta nessuno avrebbe
immaginato. C’erano stati
appena dieci anni prima il
Monitum e un’Istruzione
(1948 e 1949) in cui si
prendevano le distanze
dal movimento ecumenico e si apriva un timido
e diffidente spiraglio di
apertura verso i cristiani
dissidenti, di cui si auspicava il ritorno. Tre mesi
dopo la sua elezione alla
cattedra di Pietro, Giovanni XXIII, annuncia che
essendo investito di “una
duplice responsabilità di
vescovo di Roma e di Pastore della Chiesa universale” intende proporre,
“con umile risolutezza”,
“la duplice celebrazione
di un Sinodo diocesano
per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la
Chiesa universale”. La
Chiesa improvvisamente
ci apparve in una luce
nuova, giovane e aperta
al futuro, al centro dell’attenzione del mondo.
Intervista
con il cardinal
Kasper
“E
ssere riuniti
nella tua mano” (Ezechiele 37,17). È il tema
della Settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani che ogni anno
si celebra dal 18 al 25
gennaio. La Settimana è,
oltre che occasione per
pregare per l’unità dei
cristiani, anche un’opportunità per tracciare
un bilancio del movimento ecumenico e dei
vari dialoghi che si sono
intrapresi con le diverse
Chiese. Lo facciamo con
il cardinal Walter Kasper,
presidente del Pontificio
Consiglio per l’unità dei
cristiani.
Eminenza, in molti
hanno l’impressione di
un rallentamento del
movimento ecumenico.
Che bilancio si sente di
stilare quest’anno?
“Non posso parlare
di un rallentamento.
Anzi, abbiamo fatto
molti passi in avanti,
soprattutto con le Chiese
n. 3
CONCILIO VATICANO II
Un fremito
improvviso
Questa sensazione proveniva dalle parole, brevi
e misurate, ma chiare e risolute ed anche dal tempo
e dallo spazio in cui erano
state pronunciate, la basilica di S.Paolo, nel giorno
della festa della sua conversione. Il nuovo Papa,
eletto solo tre mesi prima,
considerato un Papa di
transizione e un vegliardo
di stampo tradizionale,
con quelle parole inattese
destò curiosità e stupore.
Tutti subito pensarono
all’unione dei cristiani,
per l’aggettivo “ecumenico” interpretato in senso
moderno, anche da parte del Servizio stampa
del Vaticano che, in un
comunicato pubblicato
sull’Osservatore Romano
del giorno dopo, spiegava
che “la celebrazione del
Concilio, nel pensiero del
Santo Padre, mira non
solo alla edificazione del
popolo cristiano, ma vuole essere altresì un invito
alle comunità separate
per la ricerca dell’unità”.
Questa intenzione sarà
successivamente chiarita e
ridimensionata, nel senso
che non sarebbe stato un
Concilio di tutte le con-
UNITÀ DEI CRISTIANI
In una sola mano
ortodosse. Il Patriarca
ecumenico è stato tre
volte qui a Roma lo scorso anno e questo non era
mai accaduto. Abbiamo
accolto due Patriarchi armeni e sono stati sempre
incontri molto cordiali.
Ho fatto poi una lunga
visita in maggio in Russia dove ho avuto un
incontro molto cordiale
con l’ormai defunto Patriarca Alessio II. Con
gli ortodossi andiamo
avanti, abbiamo un
dialogo sul primato del
vescovo di Roma nel
primo millennio che ha
portato alla elaborazione
di un testo di base che
vogliamo presentare alla
plenaria di ottobre e che
rappresenta un passo in
avanti su questo punto
cruciale ma anche molto
difficile. Con i protestanti, è stato molto importante questo Sinodo sulla
Parola perché la Parola
di Dio è il loro interesse
fondamentale e sono
stati molti impressionati
di questo. Nell’ultima
plenaria del Pontificio
Consiglio per l’unità dei
cristiani è stata presentata una raccolta di tutti
i testi di convergenza
ecumenica con anglicani,
luterani riformati e metodisti raggiunti in più
di 40 anni di storia e abbiamo visto che abbiamo
fatto molti progressi in
questi decenni. Certo, ci
sono problemi che sono
ancora aperti e vogliamo
spingere il dialogo verso
questa direzione”.
Entriamo nei particolari delle singole
Chiese. La Settimana di
preghiera per l’unità dei
cristiani terminerà proprio quando in Russia
si apriranno le elezioni
del nuovo Patriarca di
Mosca. Quale auspicio?
“Spero che eleggano
un Patriarca che sia un
buon pastore per il suo
gregge. Penso che questa
sia la cosa più importante. La Russia si trova in
una situazione difficile
e hanno bisogno di un
pastore. Il mio desiderio
poi è di avere un Patriar-
ca che sia un partner del
dialogo perché la Russia
è un Paese molto importante per l’Europa e la
Chiesa ortodossa di Russia è la più grande Chiesa ortodossa e noi siamo
interessati ad andare
avanti con loro. Spero
così che sia un Patriarca
con il quale si possa dialogare in rispetto anche
delle differenze che ci
sono. Abbiamo molto
migliorato i nostri rapporti e ora li vogliamo
approfondire”.
In febbraio ci sarà il
Sinodo generale della
Chiesa di Inghilterra
durante il quale sarà
presentata una proposta per aprire la strada
all’episcopato femminile...
“Sì, con preoccupazione perché il dialogo con gli anglicani è
andato molto bene, è
avanzato tanto e adesso
viviamo un periodo di
difficoltà. L’ordinazione
delle donne all’episcopato crea problemi anche
25 gennaio 2009
Vita
La
fessioni cristiane chiamate
a raccolta, ma solo della
Chiesa cattolica e, tuttavia, indirizzato a favorire
l’unione, che in quel momento molti cattolici consideravano un ritorno alla
“comune casa paterna”,
come si era espresso papa
Giovanni nell’omelia in
S.Paolo. Precisato il senso
del processo verso l’unità,
che non si conclude con un
semplice ritorno, ma con
una comune conversione
della mente e del cuore
di tutti i cristiani, cattolici
compresi, l’indirizzo e
l’impianto “ecumenico” è
rimasto in tutti i lavori di
preparazione e di celebrazione del Concilio.
Ritornando a quel 25
gennaio, dopo l’annuncio ai cardinali nella sala
attigua alla basilica, che
ha attraversato il mondo
come fremito di sorpresa
e di gioia al di là di ogni
confine confessionale,
papa Giovanni confessa
nel suo diario, il “Giornale dell’anima”, che si
sarebbe aspettato dai suoi
più vicini collaboratori
un plauso e un incoraggiamento, mentre invece
si sentì avvolto da un
“impressionante devoto
silenzio”.
Un Concilio è un evento epocale, che si misura
nella prospettiva dei secoli, e mette la Chiesa in
stato di tensione, come di
fronte ad una svolta che
può essere estremamente
impegnativa e risulta,
pertanto, una decisione
coraggiosa che ad alcuni
poteva sembrare persino
avventata. Ma il Papa è
un uomo di Dio, diligente
esecutore dei suoi disegni
e delle sue ispirazioni, che
ragiona alla luce dello
Spirito di cui evoca una
nuova Pentecoste per la
sua Chiesa a beneficio
dell’intera umanità.
Tutto il suo pensiero
lo esprimerà poi nella
Costituzione apostolica
“Humanae salutis” di Indizione del Concilio, due
anni dopo, ma l’annuncio
di cinquant’anni fa segna
il principio, l’atto di origine di qualcosa che dura
ancora nel tempo e ha
segnato profondamente
la storia della Chiesa e del
mondo. “Per la giornata
odierna, disse Giovanni
XXIII, basta questa comunicazione”, e chiese “una
parola intima e confidente” per avere suggerimenti
invocando l’intercessione
di Maria e di “tutti i santi
della Curia celeste”. Tutto
ciò a “edificazione e letizia
di tutto il popolo cristiano”, rinnovando l’invito
“ai fedeli delle Comunità
separate a seguirci anch’esse amabilmente in
questa ricerca di unità e di
grazia, a cui tante anime
anelano da tutti i punti
della terra” (Allocuzione
del 25 gennaio 1959).
interni all’anglicanesimo. Ci sono spaccature
e divisioni interne che
non facilitano il dialogo.
Siamo quindi preoccupati per questo ma anche
decisi a non interrompere il dialogo. Se ci sono
difficoltà, si deve parlare.
Sulle difficoltà non fa
mai bene interrompere il
dialogo. La Comunione
anglicana è al momento
in una situazione difficile, forse hanno anche bisogno del nostro aiuto”.
ha risentito di un certo
raffreddamento. È così?
“Non parlerei di due
velocità, ma di due qualità di dialogo. La qualità
del dialogo con gli ortodossi è sicuramente diversa perché siamo molto vicini. Abbiamo gli
stessi sacramenti, lo stesso ministero sacerdotale
e la stessa venerazione
per i santi e la Madonna.
Con i protestanti ci sono
più differenze, per cui è
un’altra qualità di dialogo. Noi facciamo bene
ogni dialogo e vediamo
poi che cosa possiamo e
cosa non possiamo fare.
Non abbiamo in programma di rallentare o
aumentare la velocità. I
dialoghi hanno ciascuno i loro ritmi. Ci sono
periodi di difficoltà e periodi in cui si va avanti.
Non si deve esagerare
una situazione attuale.
Con molti protestanti
siamo in buona sintonia,
e molti protestanti sono
contenti che noi manteniamo la linea”.
C’è un rapporto
molto intenso con l’arcivescovo di Canterbury,
Rowan Williams?
“Sì, abbiamo un rapporto ottimo. Lui è un
teologo di grande fama.
È un uomo molto spirituale e aperto. Ripeto,
ci sono difficoltà nella
comunione anglicana per
cui speriamo che loro le
possano superare e che
non ci siano nuove divisioni”.
Si dice che in Europa c’è un ecumenismo
a due velocità. Da una
parte il dialogo con gli
ortodossi con i quali la
Chiesa cattolica ha una
forte sintonia su molti
temi. Dall’altro il dialogo con i protestanti, che
È il dialogo della
verità?
“Sì. Dialogo della
verità ma anche dialogo
della carità. Sono due
dimensioni che non si
possono separare”.
Vita
La
Da parte
degli amministratori
per superare la crisi
D
i fronte alla “grave crisi
economica”, che “è connessa a
quella strutturale, culturale e di
valori”, occorre “reagire, superando le divisioni e concertando strategie che, se da una parte affrontano le emergenze di oggi, dall’altra
mirano a disegnare un organico
progetto strategico per gli anni futuri”. È l’invito che Benedetto XVI
ha rivolto lunedì 12 gennaio agli
amministratori di Roma e del Lazio in occasione del nuovo anno,
ricevendo in udienza il sindaco
capitolino Gianni Alemanno, il
presidente della Provincia Nicola
Zingaretti e il presidente della
Giunta regionale Pietro Marrazzo.
Il Papa ha riconosciuto come la
crisi “che va interessando l’economia mondiale” porti ricadute
anche a livello locale: dunque, ha
sottolineato, serve una risposta
unanime da parte delle istituzioni,
ispirata “a quei principi e valori
che fanno parte del patrimonio
ideale dell’Italia e, più specificamente, di Roma e del Lazio”.
SINERGIA FRA LE ISTITUZIONI
La comunità cattolica, della
quale le amministrazioni laziali
“apprezzano la presenza e l’attività”, “non chiede né vanta
privilegi, ma desidera che la propria missione spirituale e sociale
continui a trovare apprezzamento
e cooperazione”, ha evidenziato
il Papa, ricordando “che Roma e
il Lazio hanno un ruolo peculiare
per la cristianità” e “i cattolici
qui si sentono stimolati ad una
viva testimonianza evangelica e
ad una solerte azione di promozione umana, in maniera speciale
oggi, davanti alle difficoltà a noi
ben note”. Proprio di fronte alle
“crescenti necessità della gente”
Benedetto XVI ha chiesto “una
sinergia fra tutte le istituzioni per
offrire risposte concrete”, rilevando come, da parte del mondo cattolico, “le Caritas diocesane,
le comunità parrocchiali e
le associazioni cattoliche
non si risparmino nel
prestare aiuto a
quanti sono nel
bisogno”. In
particolare,
il Santo
25 gennaio 2009
attualità ecclesiale
n. 3
BENEDETTO XVI
Una risposta
unanime
Padre ha rivolto un pensiero “alle
famiglie, soprattutto a quelle con
figli piccoli che hanno diritto a un
avvenire sereno, e agli anziani,
molti dei quali vivono in solitudine
e condizioni disagiate”; ancora, ha
citato “l’emergenza abitativa”, la
“carenza di lavoro” e la “disoccupazione giovanile, la “non facile
convivenza tra gruppi etnici diversi”, la “grande questione dell’immigrazione e dei nomadi”.
I DEBOLI, “RISORSA
DA VALORIZZARE”
Allo Stato, ha aggiunto il Papa,
spetta “attuare adeguate politiche
economiche e sociali”, mentre la
Chiesa “è chiamata a dare il suo
apporto stimolando la riflessione
e formando le coscienze dei fedeli
e di tutti i cittadini di buona volontà”. Compito di cui è evidente
l’importanza: “Forse mai come
oggi – ha precisato – la società civile comprende che soltanto con
stili di vita ispirati alla sobrietà,
alla solidarietà e alla responsabilità
è possibile costruire una società
più giusta e un futuro migliore per
tutti”. Perciò, è “priorità inderogabile” formare “al rispetto delle
norme, all’assunzione delle proprie
responsabilità, a un’impostazione
di vita che riduca l’individualismo
e la difesa degli interessi di parte
per tendere insieme al bene di tutti,
avendo particolarmente a cuore le
attese dei soggetti più deboli della
popolazione, non considerati un
peso, bensì una risorsa da valorizzare”.
DEDICARSI AI GIOVANI
Benedetto XVI ha quindi ricordato il tema dell’educazione,
esprimendo “gratitudine” per la
collaborazione tra istituzioni pubbliche e comunità ecclesiali “per
quel che riguarda gli oratori e la
costruzione di nuovi complessi
parrocchiali nei quartieri che ne
sono sprovvisti”: questi ultimi, ha
evidenziato, “oltre a permettere
l’esercizio del diritto fondamentale
della persona umana che è la libertà religiosa, sono in realtà centri di
aggregazione e di formazione ai
valori della socialità, della pacifica
convivenza, della fraternità e della
pace”. Giungendo verso la fine del
suo discorso, il Pontefice ha lanciato un appello per i ragazzi e i
giovani. “La Chiesa – ha detto – invita tutti a dedicarsi seriamente ai
giovani, a non lasciarli in balìa di
se stessi ed esposti alla scuola di
«cattivi maestri», ma a impegnarli
in iniziative serie, che permettano
loro di comprendere il valore della
vita in una stabile famiglia fondata sul matrimonio. Solo così si
dà loro la possibilità di progettare
con fiducia il loro futuro”. Sono
loro, infatti, i primi ad essere colpiti dall’“emergenza educativa”
con un “nichilismo che pervade in
maniera crescente il mondo giovanile”, minando “i valori naturali
e cristiani che danno significato al
vivere quotidiano”.
IL “PREZIOSO SERVIZIO”
DEGLI OSPEDALI CATTOLICI
Infine, un pensiero alle strutture sanitarie cattoliche attive nel
territorio, rispetto alle quali “da
parte della Regione Lazio, pur nelle difficoltà delle attuali contingenze, si sono colti segnali positivi”.
“Confido che, proseguendo gli
sforzi in atto, tale collaborazione
sia opportunamente incentivata
– ha auspicato il Papa –, in modo
che la gente possa continuare ad
avvalersi del prezioso servizio che
tali strutture di riconosciuta eccellenza svolgono con competenza,
professionalità, oculatezza nella
gestione finanziaria e premura
verso i malati e le loro
famiglie”.
5
La Parola e le parole
III domenica Tempo
ordinario - anno B
Gn 3,1-5.10; Sal 24; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20
“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: ‘alzati, va a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò’. Giona si alzò e andò a Ninive
secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate
di cammino”
Il libro di Giona è la narrazione di un cammino: il cammino di un
uomo che si ribella a Dio, eppure è la vicenda di un uomo che è annoverato tra i profeti. Un libro profetico perché ha al centro la chiamata
e l’invio da parte di Dio che affida la sua parola ad un uomo che cerca
di sfuggirla e la vive contro voglia. Una profonda vena di humour
soggiace alla narrazione: Giona è un uomo in fuga, cercare di andare
lontano anzi in direzione opposta a quella di Ninive, si nasconde
nel luogo più riposto della nave, è ritratto nella sua irritazione sulla
collina guardando la città di Ninive. Eppure nella sua vita la chiamata
di Dio è più forte della sua ribellione, si ripropone come domanda e
invio. Giona è profeta chiamato a conversione. E’ questo il testo letto,
nella tradizione ebraica, al momento della festa dello Yom Kippur,
il giorno della conversione. Proprio la conversione è il filo rosso
che lega i vari movimenti che compongono questo racconto. C’è la
conversione di Giona anzitutto, ma anche la conversione dei niniviti,
inattesa, addirittura non voluta da Giona, che desiderava vedere l’ira
di Dio e la sua condanna scatenarsi sulla grande città. Annunciare la
conversione significa dire che nella vita umana non c’è nessuna forza
così potente da impedire che vi sia un futuro, una liberazione ed un
cammino nuovo. L’uomo non è racchiuso in un destino già dato, ma
si trova interpellato dalla parola di Dio verso un cambiamento sempre
possibile. Conversione è accettare di partire per un cammino nuovo,
lasciarsi smuovere da certezze scontate di mentalità di comodo. Ma
c’è anche la conversione della grande città, risposta all’appello del
profeta a vivere rapporti di giustizia, a lasciare un sistema di egoismo
e di ingiusta ricchezza. Su tutti questi percorsi c’è il rivolgersi fedele,
attento, paziente di Dio, preoccupato di far comprendere a Giona,
agli abitanti di Ninive, ad Israele suo popolo, che il suo disegno di
salvezza non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma è dono per
tutti e che la sua gioia è nel vedere che un cammino inizia, in modi
diversi, per ognuno, in rapporto a questo disegno che va oltre i confini
delle lingue, delle culture, delle religioni.
Convertitevi e credete al vangelo
‘Convertitevi’ è l’imperativo al centro della chiamata di Gesù: è
un’esigenza connessa al ‘credere al vangelo’. E, con il credere è
posta dopo l’indicativo di una realtà nuova iniziata nella storia: il
tempo ha raggiunto il suo compimento, l’azione di Dio che libera
si è resa vicina. Solamente l’affidarsi al ‘regno vicino’ è motivo per
un cambiamento. Credere e cambiare mentalità sono così due movimenti che vanno insieme. Chi crede si mette in cammino, prende
un orientamento nuovo e radicale della vita: è quel seguire che viene
espresso nella chiamata di Gesù ai primi discepoli: ‘seguitemi vi farò
diventare pescatori di uomini’. Solo dopo aver lasciato le reti - annota
Marco - lo seguirono. C’è qualcosa da lasciare, c’è un orizzonte da
scegliere o meglio una relazione su cui impostare l’esistenza d’ora
in poi. Lasciare... per seguire. Credere al vangelo è lasciare che nella
propria vita abbia spazio la relazione con Gesù, l’incontro con lui,
che chiama non ad una riflessione intellettuale e nemmeno ad obbedire ad una nuova legge, ma a seguire lui. C’è una dimensione di
rapporto profondo personale, fatto di storia che segna questi brevi
racconti di chiamata che aprono il testo di Marco. I discepoli nel
loro mettersi a seguire Gesù sperimentano l’inconsistenza di ogni
percorso che cerchi di porre il proprio valore di fronte a Dio (l’essere
primi): scoprono invece la gratuità di una relazione offerta: Marco
esprimerà questo dicendo che il discepolo è colui che ‘sta dietro’ e
in questo ‘star dietro’ è chiamato a far propri i passi di colui che ha
vissuto la strada verso Gerusalemme e la croce, cioè ha fatto della
sua vita un servizio per tutti.
Il tempo ormai si è fatto breve
Paolo scrive ai Corinzi: ‘il tempo ormai si è fatto breve’. Tutta la vita
diviene momento di passaggio in cui stare dentro le situazioni, ma
nel contempo guardare all’approdo finale, cioè all’incontro con Cristo.
Vivere come se non… non è invito a vivere una fuga dal mondo ed
un disimpegno rispetto alle realtà della vita. Paolo piuttosto apre a
considerare il senso del tempo che ha un orizzonte di riferimento
definitivo. Tutto può essere vissuto intensamente ed in pienezza tenendo conto dell’incontro con Cristo, senso ultimo dell’esistere della
comunità credente. Sta qui la radice della libertà del cristiano, non
schiavo sotto la legge, ma libero in rapporto al dono di grazia, chiamato a vivere nella responsabilità la sua fedeltà al presente. Ma tutto
ciò concretamente cosa può significare per noi oggi? Nel momento in
cui viviamo, segnato da una crisi del sistema finanziario mondiale e
da una situazione di difficoltà che giunge a toccare l’esistenza di tante
famiglie e persone l’esigenza di conversione si pone come istanza
di ripensare il modello di sviluppo dominante, di considerare in
modi nuovi la questione ecologica nella responsabilità per coloro
che abiteranno la terra dopo di noi, di ripensare la redistribuzione
delle risorse nel pianeta, a partire da gesti concreti, da scelte di stili di
vita. In ciò si attua un ri-orientare la nostra vita chiedendoci perché
popolazioni ed aree della ‘grande città’, che è il nostro mondo, sono
escluse da una possibilità di progresso e di vita dignitosa.
Alessandro Cortesi op
6
n. 3
Vita
La
25 gennaio 2009
2 FEBBRAIO 2009: GIORNATA MONDIALE VITA CONSACRATA
Nella storia
dell’uomo
I
l prossimo 2 febbraio si
celebrerà la 13ma Giornata mondiale
della vita consacrata. Per l’occasione la
commissione episcopale per il clero e la
vita consacrata ha diffuso un messaggio qui presentato in sintesi.
COINVOLGIMENTO
PERSONALE
“E’ il Signore a irrompere nella
storia dell’uomo, chiamandolo
ad appartenergli completamente.
Proprio così, in modo straordinario
sulla via di Damasco, il Signore
Gesù ha folgorato e conquistato
(cfr. Fil 3,12) Saulo di Tarso”: lo
afferma il messaggio per la 13ª
Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2009), diffuso
dalla Commissione episcopale
per il clero e la vita consacrata.
Nel testo i vescovi si esprimono in
questi termini sulla vita consacrata
sempre riferendosi agli scritti paolini: “Nella luce abbagliante dell’incontro con Cristo, il consacrato
è chiamato a vivere tutta la sua
esistenza fino a poter dire: ‘Cristo
vive in me’; a lasciarsi coinvolgere
in un rapporto interpersonale tanto
appassionato da non vedere altro
se non il Cristo crocifisso e risorto,
conformandosi a Lui fino a portare
nel proprio corpo le sue stimmate”.
IN SINTONIA
CON LA PAROLA
I vescovi parlano anche di un
“amore appassionato di Gesù (che)
suscita una risposta totalizzante da
parte del consacrato nella reciprocità amicale e sponsale”. Nel messaggio si sottolinea il valore dell’
“obbedienza” da parte del consacrato alla Parola di Dio, con la quale è chiamato a mettersi in sintonia
ogni giorno secondo il calendario
liturgico. Il messaggio della Commissione episcopale per il clero e
la vita consacrata sottolinea l’esigenza che “le comunità monastiche
e religiose siano oasi nelle quali
si vive il primato assoluto di Dio,
nella sua gloria e nel suo amore”,
esprimendo un “generoso servizio
ai poveri, secondo il carisma dell’Istituto di appartenenza”.
COSÌ I RELIGIOSI
NEL MONDO E IN ITALIA
Nel mondo i religiosi sono
così distribuiti: religiosi presbiteri
136 mila, religiosi professi non
sacerdoti 55 mila, religiose professe 750 mila (dati della Santa
Sede aggiornati al 2006). In Italia,
a fronte di 32.990 preti diocesani e
1.498 preti stranieri ci sono 18.610
religiosi e 122.356 religiose. Le case
generalizie di ordini e congregazioni religiose presenti nel nostro
Paese sono 360, mentre il numero
dei conventi maschili e femminili è
stimato attorno alle 1.000 unità. Al
numero dei religiosi su richiamati
occorre aggiungere alcune migliaia
di consacrati appartenenti alle
Società di Vita Apostolica e agli
Istituti Secolari.
L’impeto dell’irruzione
C
on tutto il rispetto e
l’ammirazione dovuta al genio
di Simone Weil qua e là un
colpo di pollice al suo pensiero è dovuto; scriveva: «Come
gli indù hanno visto, la grande
difficoltà per cercare Dio è che
lo portiamo al centro di noi
stessi. Come andare verso di
me? Ogni passo che compio
mi conduce fuori di me. È per
questo che non si può cercare
Dio. Il solo procedimento è di
uscire da sé e di contemplarsi
dall’esterno. Allora dal di fuori, si vede al centro di sé Dio
tale qual è. Uscire da sé è la
rinuncia totale ad essere qualcuno, il consenso completo ad
essere qualcosa».
Prova a cercarLo e continuerai a cercarLo senza sosta
perché rischi di non trovarLo,
mai e in nessun luogo, neppure con il procedimento suggerito dalla filosofa francese.
Noi non conosceremmo
Dio se Dio stesso non fosse venuto verso di noi. Il movimento è decisamente di segno opposto. Il messaggio della Cei
per la giornata della Vita Consacrata lo sottolinea con vigore e autorevolezza, citando lo
stesso Benedetto XVI«“Tutto
ciò che Paolo fa, parte da
questo centro. La sua fede è
l’esperienza dell’essere amato
da Gesù Cristo in modo tutto
personale; […] è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo,
un amore che lo sconvolge fin
nell’intimo e lo trasforma; [...]
è l’impatto dell’amore di Dio
sul suo cuore”.
E, se si parla di impatto
non si parla di scontro o di
inciampo. In modi diversi,
tanti quanti sono i volti delle
persone, Dio irrompe. Quando
crede e come crede e, soprattutto con chi crede. Ma irrompe. Vale a dire si fa sentire, si
rende percettibile, in sfumature dalla diversa cromatura,
fino a far dire a Paolo“l’amore
del Cristo ci possiede” (2Cor
5,14). Tre sono le dimensioni
che il verbo greco contiene ed
Leggendo il messaggio dei Vescovi
di Cristiana Dobner
esprime nell’amore agapico
di Cristo: - ci avvolge: è un
abbraccio che stringe? Una
nube che circoscrive? Una luce
che penetra e stacca da tutto?
Un sussurro che annulla ogni
richiamo? Ognuno, secondo
l’antico detto, reagisce … secondo il proprio recipiente!
-ci coinvolge: non è un
punzone di qualità però inerte, è come il morso di una
tarantola che mette in movimento ma per la vita non
per la morte. Richiede tutta
la persona perché il Tutto
ha donato tutto. Ci travolge:
perché il mutamento scatta
e contagia. Le dimensioni di
prima appaiono (e forse sono)
insufficienti, limitanti. Abbatte
perché crea. Quella gamba
ferita di Inigo de Loyola che
preludeva alla fine della sua
carriera militare e di corte per
un’infermità inaccettabile, è
diventata la sua salvezza e la
salvezza di tanti.
Irruzione significa moto
irruente, inarrestabile, movimento che nessuno può fermare, ostacolare e , malgrado,
tutti i monitoraggi odierni
neppure prevedere. Nessun
sensore scatta in preallarme.
L’irruzione avviene e poi si
constata.
Con buona pace di Simone Weil, peraltro acuta e fine
interprete del sentire umano,
Edith Stein invita invece ad
entrare dentro di noi, a lasciarci trasportare dall’impeto
dell’irruzione, di Lui che si fa
presente e pone un pressante
e ineludibile interrogativo: Lo
accetto o lo rifiuto? È in gioco
la libertà.
Chi nel vortice subito comprende che Cristo lo vuole
tutto per il Padre, quale segno
profetico della vita che ci
attende, si slancia e accetta i
sigilli dei tre voti. Non pensati
o ritenuti, ahimè, quali vincoli
giuridici, canonici (conoscono
anche questo aspetto), ma
quale risposta alla Luce che
travolge, quale dono di una
vita avvolta, coinvolta e travolta dall’amore agapico.
Le battute sulla molteplicità e pluriformità degli Istituti
di vita consacrata pullulano
ma rivelano un aspetto che
dovrebbe far tremare le vene
ai polsi: Colui che irrompe e
travolge, rispetta nel modo
più assoluto la persona e la
lascia reagire per quella che è
ma con lo stigma dell’Assoluto ormai impresso.
Allora non si è qualche
cosa, anche se per Simone
Weil tale espressione indica
l’esproprio totale, ma si è
un “chi” in relazione, viva e
pulsante, con il “Chi” che si è
rivelato e donato. L’alchimia
della pietra filosofale dell’amore è compiuta: la ferita
impressa da Colui che irrompe
sana e sospinge al servizio
del Padre, della Chiesa e dei
fratelli. Non dal di fuori guardando Dio, ma dall’interno,
nel Dio che ha rotto le barriere
trasfigurandole.
Simone Weil si è spesa
gratuitamente fino a morire,
cioè a donare la vita. Chi porta
impresso l’amore agapico nel
segno dei tre voti, vive in Colui che è morto per noi e può
gridare con Paolo «Per lui ho
lasciato perdere tutte queste
cose e le considero spazzatura”. “Per me il vivere è Cristo”». Nell’irruzione.
Pistoia
Sette
N.
3
25 GENNAIO 2009
DUE LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA CON IL MOVIMENTO PER LA VITA
“Pistoia per la vita” 2009
“L
a forza della
vita nella sofferenza”.
Questo il tema, di fin
troppo evidente attualità, della Giornata nazionale per la vita 2009 che
viene celebrata domenica 1 febbraio. In diocesi
di Pistoia, su iniziativa
del locale Movimento
per la vita, la giornata
avrà il suo centro al Bottegone, presso la parrocchia di San Sebastiano,
con la presenza del vescovo Mansueto Bianchi.
Alle 10 sarà proprio
il vescovo a celebrare la
Santa Messa all’inizio
della quale il presidente
del Movimento per la
vita, Umberto Maria
Domenica 1 febbraio Santa Messa con
monsignor Bianchi e giovedì 29 gennaio
incontro on line con la co-presidente
nazionale di Scienza&Vita,
professoressa Di Pietro
di Mauro Banchini
Reali, presenterà le attività dell’associazione:
seguirà, nell’attigua
cappella della Compagnia, un incontro della
comunità parrocchiale
con il vescovo e con l’associazione. Verrà anche
distribuito materiale
informativo e sarà possibile firmare per la pe-
tizione europea in difesa
della vita. Alle ore 12:30
pranzo. Le manifestazioni hanno un carattere
pubblico. Per maggiori
informazioni rivolgersi
al Movimento per la vita
di Pistoia (sede in vicolo
de’ Pazzi).
Sempre nell’ambito
della tematica per la vita
è da segnalare un’altra
iniziativa. Alle 20,45 di
giovedì 29 gennaio, nei
locali del seminario di
Pistoia in via Puccini, videoconferenza in diretta
attraverso internet con
la presenza della copresidente dell’associazione
nazionale Scienza&Vita,
Maria Luisa Di Pietro.
E’ professore associato
di bioetica presso l’Università cattolica (Facoltà
di medicina e chirurgia) nonché docente ed
esperta in tematiche familiari ed etiche.
L’iniziativa, organizzata dall’ufficio comunicazioni sociali della
diocesi in collaborazione
È uscita la quarta edizione
Piccolo manuale di teologia
L
a rapida diffusione del piccolo
manuale di teologia mostra a sufficienza
il bisogno di una rapida sintesi, non
superficiale ma seria, che possa aiutare
tutti i responsabili dell’evangelizzazione,
in particolare i catechisti. La mancanza
di preparazione di molti di coloro che
nelle nostre parrocchie esercitano il
difficile ministero della catechesi è sotto
gli occhi di tutti ed è spesso denunciata
dai maggiori responsabili della Chiesa.
Si tratta certamente anche dei problemi
tecnici, didattici, pedagogici, ma si tratta
soprattutto dei problemi di contenuto.
Un metodo adatto non riesce certamente
a supplire la mancanza o l’inesattezza
delle idee che si intende comunicare.
Una grossa responsabilità che grava
sempre di più sulla comunità cristiana e
sui suoi dirigenti. Si sa che le idee recepite da piccoli rimangono poi nella mente
per sempre, o almeno fino al momento
in cui uno non sente il bisogno di riprendere in mano le cose e rivedere e approfondire le proprie conoscenze. Cosa che
accade sempre più raramente.
Monsignor Frosini, autore del piccolo
libretto che stiamo ripresentando, per la
sua esperienza e la sua autorità di teologo affermato, garantisce la serietà dello
scritto. Il prezzo è abbordabile: euro 6,40.
Il libretto maneggevole, lo stile piano e
intelligibile da tutti. Si trova in vendita
presso la libreria San Jacopo in via Puccini 32 a Pistoia.
Lo raccomandiamo in particolare a
coloro che hanno bisogno di farsi idee
Una sintesi dei problemi
più scottanti
della fede cristiana,
aggiornata
e di facile lettura
chiare prima di trasmetterle agli altri.
Nel clima che respiriamo, le difficoltà
contro la fede aumentano di giorno in
giorno.
Questi i capitoli del testo:
Presentazione
1. Gesù Cristo centro del messaggio
cristiano
Cominciare dall’umanità. Le date di una
vita. Gli inizi dell’evangelizzazione. La
risurrezione inizio del mondo nuovo.
Una revisione di prospettive. Tre cammini per ricostruire la vicenda di Dio.
2. Gesù ci ha raccontato Dio
Un Dio umile e paterno. L’inno dell’umiliazione. Da Gesù a Dio. Un unico Dio in
tre persone. Lo Spirito Santo, il dimenticato. Un Dio creatore. E il male da dove
viene?
3. Il peccato dell’uomo
Una revisione attuale. Un gesto che si
ripete. Il nostro peccato. Il decalogo come
uno sbarramento. Il castigo di se stesso.
4. La Chiesa di Gesù
Chiesa uguale convocazione; I tre concetti fondamentali. I sacramenti segni dell’incontro con Dio. “Senza la Chiesa non
c’è salvezza”. Una Chiesa per il Regno.
5. “Senza di me non potete far nulla”
Un insegnamento categorico. La divinizzazione. I doni dello Spirito.
6. Luci nuove sulle ultime realtà
Nel segno della consolazione e della speranza. Prima di tutto l’escatologia universale. I novissimi personali. Il mistero
del giudizio e della dannazione. Sperare
per tutti. Purificazione dei nostri concetti.
7. La dottrina sociale della Chiesa
Temi all’ordine del giorno. Attenzione ai
problemi locali. Al di là e più in alto delle
parti. Una voce rivolta a tutti. La nobiltà
della politica.
R.
La parrocchia di San Sebastiano a Bottegone dove domenica 1 febbraio
si svolgerà la giornata per la vita
con il Movimento per
la vita di Pistoia e con
Scienza&Vita, prevede il
collegamento in diretta
on line con Roma, presso
la sede del Copercom
(l’associazione che riunisce molte associazioni
cattoliche operanti nell’ambito della comunicazione) dove sarà
presente la professoressa
Di Pietro: sarà possibile
interagire con domande
e alle 21,45 al termine
del collegamento (il cui
inizio preciso è fissato
per le 21) la serata proseguirà con un confronto
locale.
L’ingresso è libero:
chi è interessato può intervenire.
Apostolato della preghiera
Incontro di formazione
M
artedì 27 gennaio alle ore 15, presso la
parrocchia di San Benedetto a Pistoia l’apostolato
della preghiera organizza un incontro di formazione
tenuto da don Carlo Bonaiuti
In Cattedrale
Vespro d’organo
con Elisa Teglia
E
lisa Teglia, bolognese, eseguirà le musiche del
Vespro d’organo in programma domenica 1 febbraio
(ore 17) in Cattedrale (organo Costamagna, 1969).
Elisa Teglia ha una solida preparazione. Si è diplomata in organo e composizione organistica in Italia
sotto la guida di Wladimir Matesic, ha terminato gli
studi come organista liturgico a Bologna col massimo
dei voti e si è quindi perfezionata per un biennio in
Olanda sotto la guida di B. van Oosten. Si è laureata al
Dams di Bologna
ed ha concluso un
dottorato di ricerca alla Sorbona di
Parigi, in ambedue i casi col massimo dei voti e la
lode. L’iniziativa è
promossa dall’Accademia d’organo
«Gherardeschi»
in collaborazione
con il Capitolo
della Cattedrale.
L’ingresso è gratuito. P.C.
8 chiesa pistoiese
n. 3
ANNO PAOLINO
I
e con essa la gratuità. Non
sente perciò la necessità di
andare a Gerusalemme dagli
apostoli.
Le pagine degli Atti degli
apostoli riprendono questi
dati assai sobri e ne offrono
una narrazione ampliata:
Paolo è presentato come
fariseo zelante, in viaggio
verso Damasco per ricercare i
cristiani di costì - ‘coloro che
erano della via’ - e per farli
prigionieri. Due elementi
segnano l’evento che accade
sulla via: la voce e la luce.
La voce, appello di Gesù a
Paolo, genera un breve dialogo ed è percepita da Paolo
solamente (in At 22,7, mentre
in At 9,7 è udita anche dagli
altri) mentre la luce è vista
anche dai presenti: “Saulo
Saulo perché mi perseguiti?”
“chi sei Signore?”. Nella
domanda di Paolo già è racchiusa la professione di fede
nel Cristo come Signore, la
voce risponde rinviando alla
vicenda di Gesù di Nazareth
ed al rapporto tra Gesù e i
suoi discepoli: “io sono Gesù
il Nazareno che tu persegui-
ti”. Compare qui la stretta
identificazione tra Gesù e i
suoi discepoli perseguitati.
Inoltre in At 22 Paolo riceve il comando di recarsi a
Damasco dove avrebbe poi
ricevuto indicazioni: la narrazione accentua la cecità di
Paolo, condotto per mano dai
compagni fino a Damasco:
lì l’incontro con il cristiano
Anania gli fa riacquistare la
vista. At 9 amplia questo momento e narra di una visione
di Anania che recandosi da
Paolo dice “mi ha mandato
a te il Signore Gesù che ti è
apparso sulla via per la quale
venivi, perché tu riacquisti
la vista e sia colmo di Spirito Santo” (At 9,17). Allora
Paolo recuperò la vista e fu
battezzato. La luce folgorante
aveva causato la cecità, ora la
presenza e la compagnia di
Anania fa riacquistare la vista e il battesimo è presentato
come ‘illuminazione’ e possibilità di sguardo nuovo.
Questi testi ci fanno
entrare nell’intimo della
vicenda di Paolo. La prima
questione è se quella di
Parrocchia di San Paolo
Appuntamenti
Venerdì 23 gennaio
ore 18,30: Messa presieduta da don Enzo Benesperi,
missionario in Brasile; alle ore 21: Liturgia ecumenica
della commissione diocesana per l’ecumenismo
Sabato 24 gennaio
ore 21: Liturgia vigilare presieduta da don Luca Carlesi
Domenica 25 gennaio
ore 10: celebrazione presieduta dal vescovo di Pistoia monsignor
Mansueto Bianchi; ore 18: Vespri solenni presieduti dal vescovo,
durante i quali darà inizio ai Centri di Ascolto della Parola.
Vita
La
Parrocchia di Ferruccia
La conversione
di
San
Paolo
At 22,3-16; Sal 116; 1Cor 7,29-31; Mt 16,15-18
n quest’anno
paolino la festa della conversione di san Paolo coincide
con la domenica e può essere
celebrata l’Eucaristia con le
letture della festa (mentre la
seconda lettura è tratta dalla
liturgia della III domenica
del tempo ordinario).
La figura di Paolo è
affascinante e complessa.
Tutta la sua vita trova un
momento di svolta nell’evento descritto per tre volte in
contesti diversi nel testo
degli Atti degli apostoli (ai
capitoli 9, 22 e 26) come accaduto sulla via di Damasco.
Ma anche Paolo stesso fa riferimento, a suo modo, nella
lettera ai Galati, al passaggio
fondamentale della sua vita
avvenuto a metà degli anni
‘30 del I secolo. In questo
testo Paolo parla della sua
esperienza per affermare che
il vangelo da lui annunziato
non è ‘modellato sull’uomo’,
cioè non è frutto di pensiero
o di opera umana ma è un
dono. Egli stesso l’ha ricevuto ‘per rivelazione di Gesù
Cristo’. Paolo non dice come
ciò avvenne, ma gli è chiaro
il senso profondo di tale
evento: “quando colui che
mi scelse fin dal seno di mia
madre e mi chiamò con la
sua grazia si compiacque di
rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo
ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza
andare a Gerusalemme da
coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia
e poi ritornai a Damasco”
(Gal 1,15-17).
In queste poche righe
dettate dalla sua voce, viene
espressa l’esperienza unica
e totalmente gratuita di
sentirsi chiamato e oggetto
di un dono di benevolenza.
La ‘rivelazione’ riguarda
non qualcosa, ma qualcuno: ‘colui che mi scelse fin
dal seno di mia madre… si
compiacque di rivelare a me
suo Figlio’. C’è una centralità di Gesù Cristo, unita al
dono di grazia del Padre che
segnerà d’ora in poi la vita
di Paolo: la bella notizia che
dovrà annunziare proviene
da Gesù Cristo. In altri testi
Paolo dirà che il ‘vangelo’ è
l’agire di Dio che ci ha amati
gratuitamente, ci ha liberati
dal peccato in Cristo e in lui
siamo salvati per mezzo della fede (Rom 1,16; 3,21). E’
un rapporto con Gesù nella
sua condizione di risorto, in
vista di un compito che Paolo avverte inscindibilmente
legato a questa chiamata. Da
qui ha inizio una missione
determinata: annunziare il
Cristo in mezzo ai pagani.
Paolo sottolinea l’autorità
della chiamata e della scelta
25 gennaio 2009
Paolo fu una vera e propria
‘conversione’. Paolo era un
convinto credente nel Dio di
Abramo, della promessa e
della legge: l’evento di Damasco gli rovescia il modo di
considerare la religione e la
vita stessa, ma gli fa percepire in modo più profondo la
sua stessa tradizione di fede.
Nella lettera ai Galati Paolo
sottolinea il riferimento a
Dio che lo scelse fin dal seno
di sua madre: la sua fede
rimane ancorata al Dio di
Israele. Pur in tale continuità
a Damasco irrompe una luce
nuova, il Risorto lo investe
della sua presenza e lo conduce a concepire in modo
nuovo il rapporto con il Dio
dei padri. Sta qui l’origine
di quella tensione che Paolo
vivrà nel sentirsi fratello e
membro del popolo d’Israele, interrogandosi sul ruolo
del suo popolo nella storia
della salvezza, e contemporaneamente nell’avvertire la
profonda novità dell’incontro personale con Gesù Cristo e l’apertura del vangelo a
tutta l’umanità. Paolo vive la
consapevolezza di essere stato chiamato gratuitamente,
non per le sue opere, né per
il suo zelo religioso, né per
la sua cultura raffinata. Credere per lui diviene allora
affidamento che sgorga dal
sapersi toccato dalla gratuità
di Dio senza alcun merito. Il
vangelo che Paolo accoglie
è la bella notizia del dono di
presenza di Gesù il risorto.
Tutto ormai nella sua vita
ruoterà attorno all’essere ‘in
Cristo’.
Da questo incontro deriva quanto Paolo scrive ai
Corinzi: ‘il tempo ormai si
è fatto breve’. Tutta la vita
diviene momento di passaggio in cui stare dentro le
situazioni, ma nel contempo
guardare all’approdo finale,
cioè all’incontro con Cristo.
Vivere come se… non è una
forma di estraneità e di disimpegno, piuttosto l’attuare
una fedeltà al tempo ed alle
situazioni con uno sguardo
proteso all’orizzonte ultimo
della vita che è l’incontro
con Cristo che comunica la
grazia del Padre.
Nella sua esperienza di
essere stato scelto come apostolo (cfr Rom 1,1) Paolo ha
compiuto il comando lasciato da Gesù ai suoi: “Andate
in tutto il mondo e predicate
il vangelo ad ogni creatura’.
Non solo gli ebrei, non solo
coloro che appartengono ad
una religione, non solamente
una categoria particolare,
ma ogni uomo e donna può
aprirsi ad accogliere, nella
fede, nella sua vita questo
dono di grazia.
Alessandro Cortesi op
Festa di Sant’Antonio
O
ttima riuscita per la festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, svoltasi domenica 18 gennaio a Ferruccia con
il patrocinio dei Comuni di Agliana e Quarrata, in collaborazione
con Coldiretti di Pistoia e con il contributo della Banca di Credito
Cooperativo di Vignole. La giornata quasi primaverile ha favorito
la grande affluenza di pubblico. Nella piazza della chiesa ha avuto
luogo la benedizione del pane e di moltissimi cavalli, cani, gatti,
pecore, furetti, buoi e ogni tipo di animale, da parte del parroco, don
Enrico Pretelli. Grande soddisfazione per la riuscita della manifestazione è stata espressa, al termine della giornata, dagli organizzatori
della festa, con in testa il presidente dell’associazione “Feste Rurali”,
Brunero Banci. E’ stata sicuramente un’occasione per riscoprire
la continuità fra l’attuale civiltà dei consumi e le nostre origini e
tradizioni contadine, di un tempo ormai lontano. Gli abitanti della
Ferruccia, infatti, sono fieri di avere nelle loro tradizioni e nella loro
religiosità un santo come Antonio Abate e di festeggiare e raccontare
della sua antica pieve di San Iacopo e Filippo situata proprio presso
l’argine del vicino torrente Ombrone.
M. B.
Associazione “Pozzo di Giacobbe”
Corsi di computer
al Paas di Quarrata
D
al 27 gennaio, ogni martedì sera dalle 21 alle 22, all’interno
delle attività offerte dal Paas di Quarrata, gestito dall’associazione di Volontariato “Pozzo di Giacobbe” e realizzato grazie al
contributo della Regione Toscana, ci sarà l’opportunità di partecipare ad
un corso di computer di base completamente gratuito e aperto a tutti.
INFO: Associazione di volontariato “Pozzo di Giacobbe” allo
0573/739626, e-mail [email protected] o direttamente in sede in via Fiume 53, 51039 Quarrata (PT).
Piteglio
70 anni di sacerdozio
per il canonico Vignozzi
I
l canonico Giuseppe Vignozzi, parroco di Piteglio e Prataccio, è nato nel 1914 a Vitolini e con l’arrivo del nuovo anno compie 95
primavere. Cantò la sua prima messa nel 1939. Dopo l’ordinazione
sacerdotale fu inviato a San Marcello nella veste di cappellano. Il 23
settembre 1940 ebbe la nomina di titolare della chiesa di Santa Maria
Assunta di Piteglio e del Carmelo di Prataccio. Ritardò l’ingresso in
paese, che avvenne il 1° novembre giorno di Ognissanti, perché la
gente era impegnata nella raccolta delle castagne e non poteva dare
al novello prete un’adeguata accoglienza. 70 anni fa iniziò il ministero
sacerdotale. In questi anni il lavoro del sacerdote è stato enorme. Negli anni ’50 fondò il bollettino parrocchiale “Voci Amiche”, giornale
di informazione che ha avuto attenzioni anche negli Stati Uniti. Il
mensile fu anello di congiunzione tra il paese e gli emigranti oltre
che informazione per la gente della montagna. Il nostro parroco fu
per molti anni presidente dell’associazione caduti in guerra: perse il
babbo nella prima guerra mondiale. Don Giuseppe dal ’63 ai primi
anni ottanta ha insegnato alla scuola media.
Alcuni anni fa don Giuseppe Vignozzi ebbe la gioia di celebrare la
messa a Castelgandolfo davanti al papa Giovanni Paolo II. Oggi don
Vignozzi è amato e ben voluto da tutti, cura il ministero sacerdotale di
chiese e parrocchiani con la vitalità di un ventenne. Negli anni ’90 al
pievano di Piteglio fu conferita, da parte del vescovo Simone Scatizzi,
l’onorificenza di canonico del capitolo della cattedrale di Pistoia.
Giorgio Ducceschi
Mercatino
della solidarietà
M
anuela Nannini, presidente della sezione pensionati
dell’ospedale di Pistoia informa della buona riuscita del “Mercatino
della solidarietà”, svoltosi in dicembre 2008 nell’atrio dell’ospedale.
Il ricavato dalla vendita degli oggetti esposti è stato di euro 2600 e
verrà ripartito tra “Mensa dei poveri” don Siro Butelli e comunità
“Nuovi Orizzonti” di Casore del Monte. Il ringraziamento della
presidenza della sezione pensionati viene esteso alle ditte che hanno collaborato con l’offerta di materiale per la realizzazione degli
oggetti creati dall’abilità di un gruppo di socie. Inoltre si rende noto
che il ricavato del “Mercatino” del dicembre 2007 è stato speso in
alimentari: euro 1000 per la “Mensa dei poveri” e euro 1000 per la
comunità “Nuovi Orizzonti”.
Enrica Aschieri
Vita
La
25 gennaio 2009
chiesa pistoiese
n. 3
9
Compagnia della chiesa vecchia di San Biagio in Cascheri
Il restauro del dipinto
di Piero di Scalabrino
di Laura Caselli,
Francesca Laurencich
e Francesca Rafanelli
T
orna a risplendere
il dipinto di Piero di Scalabrino
(1577) nella parrocchiale vecchia di San Biagio in Cascheri .
L’opera di grande importanza storico-artistica, in
quanto una delle poche rimaste e pienamente attribuibile
all’autore, è stata con perizia
restaurata da Laura Caselli e
Francesca Laurencich, grazie al
contributo del club Soroptimist
di Pistoia, affiancato da quello
di due giovani sposi Samuele
Maffucci e Francesca Rafanelli
che hanno scelto di rinunciare
a parte dei loro regali di nozze
e devolvere la somma raccolta
per il completamento del restauro.
Il dipinto, raffigurante Cristo risorto tra due confratelli,
in cappa buffa di colore bianco,
fu commissionato nel 1577
dalla Compagnia del SS. Sacramento (o del Corpus Domini)
a Maestro Piero di Scalabrino
dipintore come riporta il registro delle Entrate e Uscite in
data 5 ottobre 1577.
Il dipinto, nel 1674, per
volere del Camarlingo Bastiano Pacini e del parroco don
Domenico Piccinetti, venne
coperto da una pregevole tela
dipinta raffigurante La benedizione del pane e del vino, al
cospetto di San Biagio martire
e Sant’Antonio da Padova
che regge il Bambino Gesù,
oggi nella chiesa nuova di San
Biagio.
Da questo momento, ed
in concomitanza dei lavori di
ampliamento dell’oratorio che
videro inoltre, nel 1681, la costruzione del nuovo altare, iniziò il progressivo oblio storico
del dipinto che sarà riscoperto
solo alla metà del XX secolo, in
occasione di alcuni interventi
di restauro. Fu in questo momento che la bellezza del ritrovamento si scontrò con l’incauta azione di alcuni muratori
che ne provocarono il parziale
sfondamento, contribuendo ad
accelerare negativamente un
già precario stato conservativo.
L’opera, oggi, si presenta
inquadrata all’interno dell’altare seicentesco, realizzato postu-
mo all’esecuzione dell’opera e
non come sua naturale cornice;
le dimensioni originali sono
state sacrificate e l’arco sovrastante demolito.
La gravità del degrado
dell’opera è da attribuire a più
cause concorrenti. La tecnica
esecutiva e la qualità dei materiali, nonché le condizioni ambientali (umidità di risalita) e
l’incuria sono state responsabili
dei diffusi problemi di adesione sia tra colore e preparazione
che tra colore-preparazione
e intonachino sottostante. La
materia pittorica si presentava
inoltre polverulenta in diversi
colori.
Le due enormi lacune
visibili corrispondono ai punti
di sfondamento provocati dall’
inserimento di due travi di solaio della casa appoggiata sulla
schiena della chiesa.
Questa drastica azione
meccanica aveva provocato
gravi distacchi interstrato, soprattutto tra arriccio ed intonachino ma anche tra paramento
murario e arriccio.
L’intervento conservativo
ha avuto come obiettivo quello
di fermare il grave degrado e
non compromettere ulteriormente la leggibilità dell’opera.
Si è, attraverso specifici interventi di consolidamento,
restituita solidità ai materiali
e coesione tra gli strati. L’ altro
importante aspetto conservativo in questo restauro è stato
quello concernente le stuccature. Le due grandi lacune sono
state risolte a livello, mentre
si è imposta la riflessione su
come recuperare l’arco della
nicchia, vista l’ampia demolizione operata per montare l’
altare seicentesco. Su indicazione della sovrintendenza si
è optato per suggerire l’arco
mancando lo spazio per un suo
completo ripristino.
Per ciò che concerne squisitamente la questione estetica
in fase di ritocco si è ricorso
a diverse tecniche in ragione
della tipologia delle lacune da
ridurre. Le piccole mancanze
sono state risolte in leggero
sottotono rispetto all’originale;
con una tecnica differenziata, a
tratteggio verticale sono state
trattate le due grandi lacune.
La questione più perigliosa
è stata quella riguardante la
Lettere in Redazione
Ancora sulla riforma scolastica e universitaria
I
l presidente del consiglio Berlusconi e il ministro
Gelmini hanno fatto recentemente dichiarazioni e scelte
contraddittorie e contrastanti
sulla riforma scolastica primaria ed universitaria ed anche sul
Parlamento. Entrambi hanno
dichiarato che i maestri in eccesso del ciclo della scuola elementare verranno reimpiegati
nel tempo pieno, e tutto questo
a vantaggio dei genitori che
lavorano… mentre al maestro
“prevalente” saranno affiancati
gli insegnanti d’informatica
e di educazione fisica. Allora
domando: dov’è il risparmio
economico prefissato? Questo
dietrofront non è forse dipeso
dal fatto che l’opposizione,
sostenuta da quasi tutto il corpo
insegnante, sindacati e studenti
sono scesi in piazza manifestando contro il precedente decreto
legge. Ancora: il presidente del
consiglio ha affermato circa di
decreti legge parlamentari: “I
decreti legge sono necessari,
sorpassando i disegni di legge,
per snellire l’iter burocratico,
per l’approvazione veloce delle
leggi stesse”. A questo ha fatto
eco l’onorevole Gasparri del
Pdl che ha dichiarato: “anche
Romano Prodi nella precedente legislatura ha fatto nello
stesso modo”, dimenticandosi
però che quest’ultimo aveva
una maggioranza risicata in
Parlamento: al Senato aveva
3 seggi in più, e alla Camera
circa 40. Mentre la Pdl dal 2000
al 2005 andò sotto 100 volte,
pur avendo allora come oggi
105 voti in più alla Camera e 55
in Senato.
L’ultima “chicca” del ministro Gelmini è quella dell’approvazione, per decreto, del
finanziamento ai ricercatori e
professori universitari italiani
operanti all’estero, mentre i
ricercatori e professori universitari italiani idonei e già vincitori
di cattedra vengono esclusi, rei
soltanto di appartenere a università italiane, in deficit amministrativo-contabile, dovuto
non a loro, ma invece ai capi
(baroni universitari) per la loro
maldestra amministrazione. Su
questo tema recentemente il
papa Benedetto XVI ha preso
posizione sull’università dicendo che il diritto allo studio
e la libertà d’insegnamento
sono diritti-dovere sia per gli
studenti che per i docenti.
Infine è di pochi giorni fa
il rifinanziamento delle scuole
cattoliche e private italiane,
dando loro 120 milioni di euro.
Tutto questo per avere il consenso elettorale della parte cattolica
del paese.
Tutte queste decisioni politiche manifestano scelte discriminanti e contraddittorie, e vorrei
con questa mia vis-polemica
aprire gli occhi ai rappresentanti sindacali, ai cattolici della
maggioranza e a tutti i cittadini
dicendo che la vera “democrazia” non è solo confronto delle
idee, ma fare scelte politiche
condivise che non siano strumentali o di parte, ma vadano
nella direzione dell’uguaglianza
e del diritto personale e comunitario-sociale.
Mauro Manetti
A sinistra il dipinto prima dell’intervento; qui sopra dopo il restauro.
scelta di come ricucire la vistosa lacuna sul corpo del Cristo.
La completa perdita del
particolare del braccio reggicroce è stata oggetto di profonda
riflessione e di studio, per la
ricerca di diverse soluzioni che
favorissero una corretta lettura
dell’insieme. Si è proceduto ad
un attento studio anatomico
basandosi sulla presenza di
un frammento di gomito e
sull’andamento della spalla che
suggerivano la posizione del
braccio rispetto alla croce. La
mano è stata appena accennata
per non farla concorrere con
l’originale ma per farla solo
rendere servizio alla lettura
complessiva.
L’inaugurazione del restauro si svolgerà martedì 3
febbraio ore 14.30 presso la
compagnia della parrocchiale
vecchia di San Biagio in Cascheri.
Vicariato del Reno e montagna
Incontri
di formazione
S
ulla scia di un’altra serie di incontri tenuti nel mese
di ottobre circa la figura di San Paolo, il Vicariato del Reno
e della montagna ha pensato di rendere più ordinario un
cammino di formazione rivolta a tutti coloro che vogliono
approfondire la loro fede o che si trovano nella necessità di
comprendere la Chiesa e l’uomo in rapporto al mondo contemporaneo. Quindi è stata programmata dal 28 gennaio al
10 giugno un’altra serie di incontri.
Gli incontri dal titolo “Scuola della Fede”, si terranno ogni
due mercoledì alle ore 20.30 presso la sala parrocchiale di San
Marcello. Farà da filo conduttore degli incontri la lettera agli
Efesini: “State ben fermi, cinti i fianchi con la Verità, rivestiti
con la corazza della Giustizia, e avendo come calzatura ai piedi
lo Zelo per propagare il Vangelo della pace. Tenete sempre
in mano lo scudo della Fede, con il quale potrete spegnere
tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo
della Salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio.
Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di Preghiere
e di suppliche nello Spirito” (Ef 6, 6,14-18). Sulle tematiche
di verità, giustizia, zelo, fede etc., verranno svolti i seguenti
incontri:
Mercoledì 28 gennaio: I falsi profeti, don Simone Amidei
Mercoledì 11 febbraio: Le verità e la Verità,
don Simone Amidei
Mercoledì 25 febbraio: L’ingiustizia di Dio: la sofferenza,
monsignor Cesare Tognelli
Mercoledì 11 marzo: La giustizia dell’Uomo: La buona morte,
dottor Marco Tamburini, presidente dell’Amci di Pistoia.
Mercoledì 25 marzo: Apostoli della Nuova Evangelizzazione,
don Simone Amidei
Mercoledì 1 aprile: Aver fede oggi, don Tommaso Rekiel
Mercoledì 15 aprile: “Le gioie e le speranze…”,
monsignor Renato Bellini
Mercoledì 29 aprile: “Noi, pur essendo molti...”,
frà Pierluigi Biagioni
Mercoledì 13 maggio: L’inganno nei Media,
dottor Mauro Banchini
Mercoledì 27 maggio: La Parola di Dio, don Paul Devreux
Mercoledì 10 giugno: La preghiera: incontro con Dio,
don Claudio Ciurli
Tommaso Rekiel
10 comunità e territorio
n. 3
EX BREDA
Via libera alla realizzazione
della nuova Questura
V
ia libera definitivo alla realizzazione della
nuova Prefettura, Questura e Polizia Stradale nelle
aree ex Breda.
La scorsa settimana, al
termine di una riunione
nella sede prefettizia è stato
infatti raggiunto un accordo definitivo tra Prefettura,
Comune, Questura e Società Cooperativa Muratori
Sterratori e Affini, che dà
definitivamente avvio alle
pratiche propedeutiche all’apertura del cantiere nelle
aree ex Breda.
L’area oggetto dell’intervento (su progetto dell’architetto Adolfo Natalini), per una superficie
complessiva di 13mila e
200 metri quadrati, ospiterà dunque due nuclei: uno
sarà destinato alla nuova
sede della Questura e della
Polizia stradale (8mila e
200 metri quadrati), mentre nell’altro (5mila metri
quadrati) troverà sede la
Prefettura, andando in
Nell’area sorgeranno anche la nuova sede
della Prefettura e della Polizia stradale
questo modo a qualificare
l’intera area con funzioni e
servizi direzionali di rango
centrale.
Nei prossimi giorni sarà
definita nel dettaglio la
tabella di marcia, che prevede il rilascio, da parte
del Comune dei relativi
permessi a costruire, in
modo da dare avvio quanto
prima alla fase operativa
del cantiere.
Positivi, intanto, tutti i
commenti. Il sindaco Renzo
Berti ha sottolineato come
finalmente venga data una
risposta ad una esigenza
“storica” della città, oltre al
fatto che con lo spostamento della Prefettura, si apre
un interessante dibattito
pubblico sulla futura destinazione dell’immobile
di piazza Duomo. Berti ha
anche fatto notare come in
questo modo si vada ad
aggiungere un ulteriore e
qualificante tassello ai nuovi equilibri che si stanno
realizzando nelle aree ex
Breda.
Il prefetto Antonio Recchioni ha evidenziato come
la realizzazione di un’unica struttura comporti notevoli vantaggi in termini
Quarrata
Controlli sulle attività commerciali
D
al 1 gennaio 2009 il
Servizio Polizia Municipale del
Comune di Quarrata ha affidato
ad un vigile urbano l’incarico di
occuparsi dei controlli in tutti
i punti vendita della città, sia
quelli a posto fisso che su area
pubblica. In particolare l’agente
ha il compito di verificare la
regolarità di tutte le operazioni
di vendita al pubblico, come
l’esposizione dei listini prezzi,
il rispetto dei turni e l’orario
di chiusura, le autorizzazioni
sanitarie e l’agibilità dei locali,
nel rispetto delle vigenti normative.
Le ispezioni della polizia municipale
riguarderanno tutti i negozi della città
per la tutela dei consumatori
Si tratta di una campagna
promossa dalla Polizia Municipale con l’obiettivo di tutelare
i consumatori effettuando ispezioni assidue e costanti negli
esercizi commerciali del territorio, per controllare in modo
capillare che siano rispettate le
normative di riferimento.
I negozi soggetti al controllo
saranno di tipologie merceologiche diverse, dall’alimentare
all’abbigliamento, dall’arredamento alla cartoleria, dall’oreficeria ai negozi di elettrodomestici. L’agente incaricato, una volta
effettuata l’ispezione, redigerà
un verbale e se l’esercente risulterà non essere in regola sarà
sanzionato.
“La mansione di verificare
la correttezza delle operazioni
commerciali – ha sottolineato
il sindaco Sabrina Sergio Gori
- è uno dei compiti dell’attività
dei Vigili Urbani, solitamente
impegnati al controllo relativo al
rispetto del codice della strada.
Come istituzione con questa
iniziativa vogliamo tutelare e
dare certezze al consumatore,
oltre a qualificare anche tutti
coloro che lavorano nel commercio regolarmente, cercando
di eliminare i casi di vendita
non regolare”.
Legambiente: un progetto pro Cernobyl
U
n’iniziativa per Chernobyl. E’ questo lo scopo che si
propone il circolo Legambiente
di Pistoia. E’ in fase di organizzazione, infatti , un progetto che
prevede l’ospitalità di alcuni
bambini bielorussi nel mese di
giugno presso alcune famiglie
della nostra città.
“Questi bambini –si legge
in un comunicato diffuso da
Legambiente– provengono dalle
zone contaminate a seguito dell’esplosione di un reattore della
centrale nucleare di Chernobyl il
26 aprile 1986. Uno studio condotto dall’Enea ha confermato
che la permanenza per un mese
in un ambiente non contaminato
permette ai bimbi di perdere dal
30 al 50% del Cesio 137 assorbito… Inoltre in questo periodo si
possono far eseguire loro esami
clinici per controllare il loro stato
di salute (inesistenti nel loro
Paese), si possono ottenere anche
ottimi miglioramenti per il solo
fatto che per un mese mangiano
cibi sani (la loro dieta si basa su
lardo, patate, rape e mele) oltre a
condurre una vita igienicamente
salubre (basti pensare che nella
maggior parte delle loro case non
ci sono servizi igienici e non c’è
l’acqua corrente).”
Per questi motivi Legambiente pistoiese si sta mobilitando per vedere se alcune famiglie
hanno la possibilità di ospitare
questi bambini durante i mesi
estivi. I bambini hanno un’età
compresa fra i 7 e i 12 anni,
arriveranno accompagnati da
un’interprete che starà con loro
durante il periodo di permanenza e sarà a disposizione per
qualsiasi problema; inoltre tali
bimbi saranno impegnati ogni
giorno dalle 9 alle 17 in un centro
estivo e quindi ogni mattina dovranno essere accompagnati nel
punto di ritrovo e saranno ripresi
nel pomeriggio al termine dei
loro impegni. Di conseguenza
le famiglie ospitanti saranno
impegnati con i bambini nella
fascia serale più i fine settimana
a meno che non ci siano impegni
precisi già prefissati con tutti i
gruppi per eventuali altre attività
di gruppo.
Legambiente tiene tuttavia a
precisare che le famiglie che aderiranno a tale iniziativa saranno
costantemente aggiornate su
come e quando i bimbi verranno
ospitati oltre a conoscere via via
tutte le informazioni del caso.
Chiunque sia interessato e
per ogni tipo di informazione
può rivolgersi a Legambiente
nella persona di Sessa Antonio
chiamando i numeri 0573/367688
o 329/0739870 o mandando una
e-mail a [email protected].
Edoardo Baroncelli
Vita
La
25 gennaio 2009
di funzionalità degli uffici
e di razionalizzazione delle
attività. Il questore Domenico Gregori ha messo in
risalto il fatto che, dopo
una lunghissima attesa,
gli operatori di Polizia e la
cittadinanza tutta vedono
concretizzarsi l’aspettativa
di una sede dignitosa dove
lavorare e dove ricevere
una decorosa accoglienza
per i dovuti servizi.
Patrizio Ceccarelli
Riceviamo e pubblichiamo
Istituti raggruppati:
bilancio e programmi
N
el corso del 2008 l’Azienda Istituti Raggruppati si è fortemente impegnata nel recupero e nella
ristrutturazione di immobili di proprietà.
Gli istituti hanno inoltre concesso in comodato
gratuito alla “Incontro Società Cooperativa Sociale”
un annesso rurale con corte pertinenziale, facenti parte
del complesso di “Villa Castruccio” già detenuto, allo
stesso titolo, dalla Cooperativa nonché a sottoscrivere
un contratto di locazione, con canone agevolato, con
la Cooperativa “Il Seminatore”. Sono stati indetti concorsi cat. B1 e C1 per assegnazione n. 2 per insegnante
e collaboratrice posti da inserire presso la struttura
asilo Arco Iris.
Tra le altre iniziative: la “Festa a Palazzo 2008” in
collaborazione con le associazioni di volontariato pistoiesi; l’assegnazione di 5 borse di studio a studenti
meritevoli (il ricavato della giornata è stato devoluto
all’Asilo delle donne e dei bambini “Vivendo y aprendendo” a Carabajibe, Brasile); l’organizzazione, presso
il Palazzo Puccini, del forum “Un parco della musica
a Montesecco?”; l’organizzazione presso il Palazzo
Puccini, del seminario di lavoro “I servizi educativi in
un sistema integrato”; il progetto “Ofelia”, in collaborazione con la Provincia di Pistoia, volto a costruire,
attivare e monitorare un progetto integrato e coordinato
che mutua dall’esperienza della sperimentazione fasce
deboli.
E’ stato attivato un rapporto collaborazione con il
Centro di aggregazione “Il Tempio” per l’uso del campo
di calcio da parte dei ragazzi del centro di aggregazione
“Casa in Piazzetta” ed è stata rinnovata la convenzione
con il Comune di Pistoia per la cogestione dell’asilo
nido Arco Iris.
Sono stati organizzati mercatini di Natale presso
la scuola “Marconi” e presso il Palazzo Puccini in
collaborazione con l’associazione di volontariato “Arcobaleno”, gli asili nido Arco Iris e Legnorosso e l’asilo
privato “L’isola che non c’è” e sono stati presentati dei
volumi sul recupero e restauro del Palazzo Puccini e
sull’archivio storico degli Istituti Raggruppati; coop.
Edificatrice Amicizia 2000.
Per il 2009 è in programma il Progetto San Pantaleo
e l’allargamento locali in uso a “Casa in Piazzetta”.
Giancarlo Niccolai
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
La
25 gennaio 2009
VIABILITÀ
Investimenti
per 45 milioni
A
ccordo tra Provincia e Comune di Pistoia
sugli interventi prioritari da
realizzare da qui alla fine del
2010 per migliorare la viabilità
del territorio pistoiese. L’intesa
è stata sottoscritta pochi giorni
fa dal presidente della Provincia
Gianfranco Venturi e dal sindaco
Renzo Berti. Si tratta di una serie
di opere considerate strategiche
per l’intero territorio, per la
cui realizzazione sono previsti
investimenti complessivi per 45
milioni di euro.
Tra questi, oltre al raddoppio e riqualificazione della ferrovia Pistoia-Lucca, con l’eliminazione dei passaggi a livello,
tra cui quello di via Ciliegiole,
figurano il riordino degli incroci
del Fagiolo e di via Erbosa (già
previsti nel Piano investimenti
del Comune, per 1 milione e
400mila euro); il collegamento
tra la SP 9 Montalbano, la SR
66 Pistoiese e la SP 1 Variante
Pratese, dal sottopasso autostradale della SP 9 fino a Bonelle,
attraverso via del Casello fino
alla via Fiorentina e da qui fino
alla rotatoria esistente sulla SP
1 (il primo lotto, per un importo
complessivo di circa 5 milioni e
350mila euro, è in corso di esecuzione da parte della Provincia: se
ne prevede la conclusione entro
la prossima estate); la riqualifica-
C’
è fervore sul territorio aglianese per l’allestimento
della 31esima edizione del
Carnevale, organizzato dalla
locale e attivissima associazione
“Carnevale dei ragazzi”.
I volontari dell’associazione
sono a lavoro ormai da alcuni
mesi e molto è già stato stabilito.
Le sfilate sono previste domenica 8 febbraio a San Michele, il
15 a San Niccolò e San Piero, il
22 nuovamente a San Michele e
il 1 marzo a Spedalino. Le due
sfilate di San Michele saranno allietate dalla filarmonica
“Verdi” di Luicciana mentre le
altre due dal gruppo bandistico
aglianese de “I Tigrotti”.
Questi i temi dei carri al-
U
n’iniziativa ideata
dal proprio vice presidente –dottor Marco Coppi- è stata subito
avallata dalla Società operaia di
mutuo soccorso Alfredo Baccarini e ha trovato piena adesione
da parte di Istituto Comprensivo scolastico e Comune i cui
responsabili –preside Maria
Lucia Querques e sindaco Carla
Strufaldi- si sono incontrati in
municipio con lo stesso Coppi, programmando il da farsi.
Educare, prevenire e reprimere
sono le fasi in cui si articolerà
un programma che, iniziando
Provincia e Comune siglano l’intesa per
gli interventi da realizzare entro il 2010.
Tra le priorità il riordino degli incroci
del Fagiolo e di via Erbosa
zione della via di Chiazzano nel
tratto che collega la SP 2 Pratese
con la SP 1 Variante Pratese, per
favorire i traffici commerciali
legati al vivaismo (l’intervento
sarà realizzato quest’anno dal
Comune di Pistoia e finanziato
dalla Provincia per un importo
di 400mila euro); il secondo lotto
11
n. 3
della Strada dei Vivai, con il collegamento dall’area del previsto
nuovo casello autostradale in
località Badia a Pacciana fino alla
SP 1 Variante Pratese a Chiazzano. Quest’ultimo intervento è
inserito nel Piano investimenti
del Comune di Pistoia per un
importo complessivo di 4 milioni
e 650mila euro, di cui 1 milione
e 500mila euro a carico della
Provincia di Pistoia.
«Con la firma di oggi – ha
dichiarato il sindaco Renzo
Berti – si aggiorna un’intesa
che, in particolare nel campo
delle infrastrutture, ha guidato
e valorizzato il lavoro sinergico
del Comune e della Provincia
in questi anni. Si tratta di un
tema di grande rilevanza per
la mobilità dei cittadini, che
ha riflessi positivi sul sistema
economico locale».
«In un momento in cui gli
enti locali sono spesso, e a torto,
oggetto di critiche e di tagli
indiscriminati – ha detto il
presidente Venturi – la firma
di un protocollo come questo
conferma la loro capacità di
progettare in modo integrato
le infrastrutture necessarie per
il territorio, per il suo sviluppo
e la sua tutela, e di ricercare
insieme le necessarie fonti di
finanziamento».
P.C.
TERRAZZA SULLA CITTÀ
Le macchinine
di Renzo Bechi
P
ensionato ed artista. Non è mai troppo tardi, la
vocazione di artista può nascere anche quando si è già raggiunta l’età della pensione. Renzo Bechi, artigiano tessile
quarratino, quando si è disfatto dei telai ha deciso di dedicarsi alla costruzione di animali in miniatura, oggetti della vita
quotidiana, tutti realizzati a mano ed in legno, in gran parte
ricuperato dalle cataste che sarebbero finite ad ardere nella
stufa o nel camino. Riguardo agli animali, Renzo ha costruito
gatti, tartarughe, gufi. Altri oggetti ricavati sono cassette per
la posta, vecchi scarponi, zoccoli olandesi, portavasi ed altro.
La maggiore soddisfazione la ottiene costruendo modellini
d’auto: «Ne ho fatte decine e decine, di tutte le marche, in
particolare modelli dei primi anni del secolo scorso: sono
auto stilisticamente molto elaborate, con ruote particolari,
tetti in tela da potere aprire e chiudere, parafanghi esterni
molto vistosi. Ma il materiale principale utilizzato è sempre
e soltanto il legno. Si documenta grazie alle foto di giornali e
riviste, «quando vedo un’auto che mi piace mi metto subito
al lavoro. Non essendo però in possesso delle misure originali, mi rimane difficile costruire il modellino in scala reale:
trovo le giuste dimensioni lavorando, pezzo dopo pezzo». I
modelli automobilistici di Bechi sono sculture ed allo stesso
tempo giocattoli; in molti casi si aprono non solo i tettucci
delle vetture, ma anche le portiere, le ruote girano perfettamente, anche se sono di legno; tocco finale una perfetta verniciatura a pennello con colori che evidenziano tutti i particolari costruttivi. Gran parte della produzione la realizza nei
mesi invernali, «in particolare nei giorni di pioggia e quando
fa molto freddo, allora mi chiudo nel mio piccolo laboratorio
dove dispongo di pochissimi attrezzi, giusto lo stretto necessario. Le mie sono sculture anche rispettose dell’ambiente, il
legno è sempre di ricupero, se non è quello da stufa o caminetto, sono i pancali. M’è capitato che qualche conoscente e
amico mi abbia chiesto di realizzare un’auto particolare e nei
limiti del possibile accontento tutti: sia ben chiaro però che il
mio non è un lavoro ma un passatempo». La storia di Bechi
insegna che si invecchia meglio coltivando qualche hobby o
interesse: l’orto di casa, la pittura, la fotografia ecc. La passione di Renzo è ad esempio il modellismo, che certamente lo
aiuta a vivere più sereno.
Leonardo Soldati
Acli
Agliana
“Carnevale dei ragazzi”
legorici. Il primo, come ogni
anno, sarà “Re Carnevale” che
presenterà la maschera dell’associazione per caratterizzare
sempre di più la sentita manifestazione. Il secondo carro sarà
“Sulle ali della pace” con una
grande maschera che offrirà fiori
e coriandoli per tutti, a seguire
“Scacciapensieri”, con un’altalena alta oltre 3 metri che dondola
un divertito pagliaccio che cerca
in ogni modo di sfuggire ai
troppi problemi che affliggono
i giovani del nostro tempo. Il
quarto carro sarà “I pirati del
mare”, per la realizzazione del
quale gli organizzatori hanno
pensato ad una favola che ricorda i tempi antichi “quando non
c’era veliero di pirati che non
conoscesse un paese lontano,
chiamato Hellana”. L’ultimo
carro delle sfilate carnevalesche
sarà “Kung fu Panda” con l’orsetto che sogna di diventare un
campione di kung-fu e trova la
forza di superare i proprio ostacoli partendo dalle debolezze.
L’associazione con il presidente Romeo Palandri, si
avvale della collaborazione di
molti volontari a partire dai
figli del vivaista Fabio Niccolai,
Irene, Marco, Giulia e l’amica
Veronica Gorgeri, proseguendo
con Amedeo Giusti, Luciano
Mergher, Franco Bonacchi, Dino
Bigliazzi, Moreno Tempestini,
Piero Melani, Massimo Giuntoli, Giorgio Cheli, Domenico
Galliani, Cosimo Fornaro, Massimiliano Vannacci, Graziano
Gorgeri, Andrea Cecchi, Simone
Bartolini, Maurizio Chiti, Rossano Bindi, Marco Giovannelli
e Silvano Buracchi.
Marco Benesperi
Scatta la proroga
per la carta acquisti
I
l Patronato Acli di Pistoia informa che il ministero
dell’economia e delle finanza, accogliendo la richiesta avanzata
da più parti, Acli in prima fila, sta predisponendo un decreto
che proroga al 28 febbraio 2009 la scadenza, già prevista al 31
dicembre 2008, per richiedere la Carta Acquisti ed ottenere
l’accredito di 120 euro relativi ai mesi di ottobre, novembre e
dicembre 2008.
Pertanto tutti i destinatari della carta acquisti che non hanno
ancora presentato la richiesta agli uffici postali potranno farlo nei
prossimi due mesi senza perdere la prima ricarica di 120 euro.
Ovviamente a decorrere dal 1° gennaio 2009 la carta acquisti
sarà ricaricata anche di € 80 previsti per i primi due mesi del
2009. Per ulteriori chiarimenti: Patronato Acli, corso Gramsci,
77 (tel. 0573/24654), Pistoia.
San Marcello
Degrado ambientale e teppismo
Un’associazione formula proposte
che vengono recepite da scuole e Comune
per combattere questi fenomeni
di Alessandro Tonarelli
dall’età scolare, intende sensibilizzare i cittadini e farli partecipi
di dinamiche volte a migliorare
la realtà ambientale, a partire da
quella urbana. Mentre tra breve
la Soms Baccarini convocherà
un’assemblea pubblica appunto
per sensibilizzare e coinvolgere
i cittadini sul dovere civico di
curare e manutenere strade e
piazze, verrà proposto ad alunni
e studenti di proporre una serie
di cartelli che invitino la popolazione a non sporcare l’ambiente e
che, realizzati a cura della stessa
Soms, verranno posti in idonei
ambienti della cittadina, mentre
un sistema di telecamere vigilerà
su strade e piazze. Ovviamente,
gli autori di questi lavori scolastici verranno premiati, così
come saranno promossi anche
concorsi per i cittadini che cureranno meglio la strada in cui
risiedono e magari anche il
giardino della propria abitazione. “Con il denaro (migliaia di
euro) che verrà risparmiato prevenendo ed eliminando certi atti
teppistici –ha aggiunto il dottor
Coppi- sarà peraltro possibile
al Comune intraprendere altre
iniziative”. Nel momento in cui
i plessi dell’Istituto Comprensi-
vo compongono un ‘villaggio
scolastico’ grazie all’iniziativa
che, finanziata dalla Fondazione
Cassa di risparmio di Pistoia e
Pescia, li ha messi in rete con
un sistema di Adsl, ecco che
dunque sempre la scuola potrà
rappresentare, in attuazione
della proposta formulata dalla
Soms Baccarini, il fulcro di una
certo proficua ‘educazione al
decoro’ che coinvolgerà, secondo un unanime auspicio, l’intera
cittadinanza. Cominciando con
l’iniziativa denominata “Adottiamo una strada”.
12 economia e lavoro
n. 3
Vita
La
25 gennaio 2009
CONFARTIGIANATO IMPRESE PISTOIA
L’efficacia della formazione targata Cesat
C
ESAT, agenzia formativa di Confartigianato Imprese
Pistoia, si qualifica sul territorio
come un importante punto di
riferimento per la formazione e
l’aggiornamento di imprenditori, dipendenti e apprendisti, ma
anche dei disoccupati.
Accreditata dalla Regione Toscana e certificata ISO
9001:2000, CESAT svolge da
sempre una costante attività
di consulenza, progettazione,
organizzazione e gestione di
percorsi formativi mirati.
Questi i principali percorsi
formativi in programma per
il 2009.
FORMAZIONE GRATUITA
FINANZIATA 2009
La Provincia di Pistoia ha
I corsi gratuiti e quelli
obbligatori per il 2009
pubblicato il bando per il finanziamento di corsi di formazione
rivolti a titolari, soci, collaboratori e dipendenti delle imprese
del territorio provinciale.
Si tratta di corsi formativi
completamente gratuiti che
prevedono 3 o 4 interventi in
aula e una parte di consulenza
personalizzata in azienda per
ciascuna impresa aderente.
Tali corsi si svolgeranno a
partire da aprile 2009.
Ogni partecipante potrà
scegliere se frequentare uno
o più corsi tra quelli indicati
nella Scheda di prenotazione
(che può ritirata presso gli uffici
Cesat o scaricata dal sito www.
cesatformazione.com), oppure
potrà esprimere sue particolari
esigenze formative o di aggiornamento.
Ogni corso sarà tenuto da
docenti specializzati appartenenti al mondo delle professioni.
Per ulteriori informazioni
si prega di contattare gli uffici
Cesat entro il 13 febbraio 2009
FORMAZIONE
OBBLIGATORIA
Apprendisti
- Corsi per la formazione obbligatoria degli apprendisti in tutti
i settori economici
Settore alimentare:
- Corsi normativa HACCP (D.g.
R. 1388/2004)
Settore autotrasporti:
- Corsi ADR (trasporto merci
pericolose)
- Accesso alla professione per
autotrasportatori
- Corsi di preparazione all’esame per l’accesso alla professione
di autotrasportatore
Settore sicurezza (in collaborazione con Geos Pistoia srl)
- Corso RSPP / RSL
- Corso mulettisti
- Corso addetto pronto soccorso
/ antincendio
- Corso responsabile tecnico per
la gestione dei rifiuti
- Corsi obbligatori per addetti
a montaggio e smontaggio
ponteggi
INFO: CESAT
via Landucci 33 Pistoia
tel. 0573-937842-823-865
Ponteggi, patentino
obbligatorio
E
ntro il 23 febbraio tutti gli addetti al montaggio di ponteggi metallici
dovranno essere in possesso dell’apposito patentino. Lo impone il Decreto
legislativo 253/03.
L’ultima chiamata arriva dall’agenzia formativa Cesat di Confartigianato
Pistoia: il corso di formazione partirà nei prossimi giorni e avrà una durata di
28 ore, fra pratica e teoria. Le lezioni teoriche si svolgeranno presso la sede di
Confartigianato Imprese Pistoia in via Enrico Fermi, 49 mentre quelle pratiche
presso la ditta Arcadia srl, sempre in via Fermi, a Sant’Agostino.
Il patentino è obbligatorio per tutti gli imprenditori (anche ditte individuali) e i lavoratori che svolgono attività di montaggio, smontaggio e trasformazione ponteggi: dopo il 23 febbraio, senza il certificato di partecipazione rilasciato
al termine del percorso formativo, non si potrà procedere a nessuna delle
attività relative ai ponteggi.
Peraltro, con la recente entrata in vigore della Legge 123 del 3 agosto 2007
tali violazioni possono portare alla sospensione dei lavori e alla chiusura del
cantiere, oltre all’applicazione di sanzioni pecuniarie.
sport pistoiese
Volley
V
Carbone per le giovani
dell’Aglianese
olley Aglianese, una Befana amara. La squadra under 14 della società della Piana, allenata
da Meri Malucchi, non ha raccolto infatti soddisfazioni dal torneo, organizzato proprio negli impianti aglianesi, intitolato proprio alla simpatica vecchina che porta doni ai bambini. Le nostre portacolori, dopo aver disputato due gare di pregevole fattura nel girone di qualificazione al cospetto
di Euro Due Firenze (da cui sono state comunque superate 2-1) e Casciavola (vittoria per 2-1), si
sono letteralmente spente nelle fasi decisive della manifestazione. La formula della competizione
prevedeva che le vincenti dei due gironi, più la migliore seconda, disputassero la finale per la prima
posizione, mentre le altre tre giocassero per la quarta posizione. Le ragazze aglianesi hanno chiuso
il girone di qualificazione al secondo posto, ma con un quoziente-punti inferiore rispetto al Calci
(Pisa), classificatosi al secondo posto nell’altro raggruppamento. Chi si attendeva, dunque, che le
nostre fossero comunque in grado di lottare per la quarta posizione è rimasto deluso. “Un passaggio a vuoto inspiegabile e su cui ci sarà bisogno di lavorare _ sostiene la responsabile Meri Malucchi
_. La qualità tecnica delle squadre è stata indubbiamente molto buona; si sono viste giocatrici di
sicuro avvenire. Ci ripaga il fatto che l’organizzazione sia stata pienamente all’altezza e che tutto
si sia svolto nel migliore dei modi. E’ mancato solo un risultato positivo delle nostre ragazze, ma
sono giovani e il futuro è dalla loro parte”. Una risposta saggia che merita gli onori della cronaca: lo
sport infatti non è costituito di sole vittorie, ma anche di sconfitte, momenti fondamentali per una
crescita sana ed equilibrata. Per completezza d’informazione, il Team Volley Prato si è aggiudicato
la coppa in palio precedendo nell’ordine Euro Due Firenze, Volley Calci, Casciavola, Volley Piombino e, appunto, Aglianese
CSI - Pistoia
Interessante corso di ginnastica
L
a società di ginnastica Happygim, affiliata al Comitato provinciale Csi sezione di Pistoia,
organizza un corso di ginnastica ritmica e moderna per bambine di età compresa tra i 5 e i 10 anni. Il
corso si svolgerà in due giorni, il martedì e il giovedì, dalle ore 19 alle 20 al Circolo Mcl Immacolata,
situato in via Antonelli, 82/A, a Pistoia. Il corso avrà inizio martedì 3 febbraio e terminerà alla fine del
mese di maggio. Il costo complessivo per ogni iscritta sarà di 35 euro al mese (solo per il primo mese
si dovrà includere anche la quota di 8 euro per l’assicurazione sanitaria valevole per l’intero 2009).
Per ulteriori informazioni e iscriversi al corso è possibile contattare i numeri di cellulare 3485177085
e di telefono fisso 0573/964589, tutti i giorni feriali, in orario 16-19 o recarsi, allo stesso orario, presso
la sede del CSI sezione di Pistoia. La società Happygim invita gli interessati ad affrettarsi.
Gianluca Barni
contropiede
di Enzo Cabella
È
un momento oltremodo difficile
per le maggiori formazioni pistoiesi. La
Pistoiese calcio è incappata nella seconda sconfitta consecutiva, la Carmatic
basket ha perso per la terza volta di
seguito. Un disastro e un futuro pieno
d’incognite. La Carmatic, nonostante
il cambio di guida tecnica (Moretti per
Lasi) è stata sconfitta a Veroli, contro la
terza forza del campionato. La voglia di
reagire, di voltare pagina ha permesso
alla squadra biancorossa di giocare bene
nei primi due quarti di gara, chiusi con
9 punti di vantaggio. Poi la vivace reazione dei padroni di casa e il progressivo
calo dei pistoiesi hanno capovolto il match e decretato una nuova sconfitta della
Carmatic. Che ha pagato, soprattutto,
la giornata-no di Darby e di Tyler, cioè
dei due americani che dovrebbero dare
(e spesso hanno dato) alla squadra quel
qualcosa in più per aggiudicarsi il match. E’ un periodo assai duro per la Carmatic, sprofondata all’ultimo posto della
classifica, con soli 10 punti, a 2 dalla
coppia Imola-Brindiasi e a 4 da un gruppo di ben sei squadre. Domenica arriva
a Pistoia Jesi, formazione d’alto bordo,
che occupa con altre quattro squadre il
secondo posto dietro la lepre Varese. E’
scontato, al di là della forza della squadra marchigiana, affermare che la Carmatic dovrà giocare una partita superba
per vincere; dovesse fallire ancora una
volta, il suo futuro si tingerebbe di nero.
La Pistoiese, caduta allo stadio Melani contro la capolista Gallipoli, ha perso
anche contro la seconda, il Crotone.
Il pronostico non dava chances agli
arancioni di Polverino, che invece sul
campo hanno offerta un’ottima prova,
dominando addirittura nei primi 45
minuti, durante i quali hanno segnato
un gol e colpito una traversa con Cipolla. Purtroppo, quando sembrava
che ormai la partita avesse imboccato
la strada del pareggio (risultato che
sarebbe stato aderente all’andamento
della gara, quindi giusto) l’arbitro ci ha
messo lo zampino -era il 90°minuto-,
fischiando un calcio di rigore molto
dubbio a favore della squadra calabrese. E così la Pistoiese ha visto sfuggire
di mano un prezioso punto che non
avrebbe cambiato gran che la classifica
ma avrebbe ridotto lo svantaggio nei
confronti delle rivali dirette nella corsa
alla salvezza. Visti i grossi problemi in
fase di realizzazione, la società è alla
disperata ricerca di un attaccante in
grado di tradurre in gol il volume di
gioco svolto. Ha intavolato diverse trattative ma o per l’ingaggio elevato dei
giocatori o per la loro ritrosia ad accettare una squadra che lotta per salvarsi,
l’acquisto è stato sempre procrastinato.
Alla fine, però, Braccialini ce l’ha fatta.
Ha preso in prestito dal Lumezzane il
centravanti Lorenzo Dal Rio, 27 anni,
bolognese, che due anni fa ha giocato
nella Sangiovannese e nel Grosseto con
eccellenti risultati. Speriamo che l’aria
della Toscana continui a portargli fortuna.
Vita
La
25 gennaio 2009
dall’Italia
n. 3
13
ECONOMIA
Tra consumo e risparmio
“C
orteggiare: far corteggio a un principe”, “corteggio: schiera di persone che
accompagnano o attorniano
qualcuno per rendergli onore,
o anche per adulazione”, sono
le descrizioni che accompagnano il significato delle parole
nel dizionario Garzanti. Ed è
quello che succede oggi ai risparmiatori. Dopo essere stati
snobbati per anni a favore del
consumatore oggi sono ritornati
al centro dell’attenzione: sono i
“principi” del momento.
In questo primo mese dell’anno sia lo stato che gli intermediari finanziari (banche,
assicurazioni, fondi) stanno
proponendo investimenti. Chi
offrendo titoli di stato (come i
Bot, Cct, Btp), chi le obbligazioni
bancarie, garantite dallo stato.
Entrambi hanno necessità dei
soldi del risparmiatore. Lo stato
per garantire i servizi essenziali,
ripagare i debiti e attuare quella
politica fiscale espansiva necessaria per attenuare in parte
gli effetti della recessione. Le
banche invece per continuare
ad essere solvibili e per approvvigionarsi di liquidità da utilizzare per i prestiti alle imprese e
alle famiglie. Per affidare il suo
denaro al giusto corteggiatore,
mai come quest’anno il risparmiatore dovrà informarsi e studiare bene quello che acquista
per evitare altre disavventure
finanziarie. I titoli degli stati
sovrani appartenenti all’Unione
Europea sono più affidabili e
sono più facilmente scambiabili
nei mercati ufficiali. Le obbligazioni bancarie offrono un rendimento maggiore e se garantite
dagli stati (ma non tutte lo sono)
hanno un difetto: quello di avere
un mercato, dove sono trattate,
meno efficiente. Quindi chi
compra obbligazioni bancarie è
opportuno che le tenga fino alla
naturale scadenza.
In ognuno di noi però vi è
anche il lato del consumatore.
E il consumatore italiano si è
dimostrato più maturo e più in
gamba di quello che gli osservatori ipotizzavano prima della
fine dell’anno. Non c’è stato il
temuto crollo dei consumi: in
attesa dei dati definitivi sembrerebbe che il turismo ha tenuto, i
saldi hanno funzionato, a Natale e Capodanno in famiglia si è
festeggiato. Certo c’è stata più
attenzione ad evitare gli sprechi, i regali acquistati sono stati
più utili, c’è chi ha perfino regalato prodotti di investimento
come le macchine per produrre
il pane visto che i fornai non si
decidono ad abbassare i prezzi.
Per esperienza personale ho
visto giovani coppie acquistare
macchine da cucire per iniziare
a sistemare i vestiti. Insomma
il consumatore è più cauto,
esprime la volontà di acquisire
nuove competenze per affrontare il futuro incerto che gli si
prospetta. Inoltre vi è una modifica delle modalità dei consumi
non un “crollo” dei consumi.
Al termine di questo periodo
osserveremo con maggior chiarezza che a fronte dei settori
che hanno diminuito il fatturato
ce ne saranno stati altri che lo
hanno aumentato. Torna utile
il caso del crollo temporaneo
dei consumi delle autovetture
e la diminuzione della vendita
di alcuni elettrodomestici che
dipendono sia dalla paura del
futuro, sia dalla facilità con cui
si concedevano, nel passato,
i prestiti al consumo. Con il
prestito infatti si consuma oggi
“impegnando” i futuri consumi
(il prestito va restituito).
Rimangono valide le diverse
teorie sui consumi che pongono
l’attenzione sul reddito permanente e sulle aspettative del
reddito futuro: la propensione a
consumare il reddito permanente è più alta della propensione
a consumare il reddito transitorio. Quindi è importante che le
poche risorse di cui dispone il
nostro stato siano indirizzate a
sostenere il reddito permanente:
lavoro (investimenti pubblici) e
ammortizzatori sociali. Il consu-
CATTOLICI E POLITICA
La laicità di Sturzo
F
ondato il 19 gennaio
1919, il 90° anniversario della
nascita del Partito Popolare
Italiano, suggerisce elementi
di riflessione su una vicenda di
lungo periodo, una storia ricca
di insegnamenti e suggestioni.
La proposta politica di don
Luigi Sturzo, a conclusione
della prima guerra mondiale, rappresenta un elemento
cruciale di cambiamento e di
rinnovamento della vita politica italiana. Per la prima volta
la “moderna” forma partito
viene proposta fuori dall’area
delle opposizioni socialista e
repubblicana, coinvolge settori
importanti dell’opinione pubblica moderata e della classe
dirigente. Per la prima volta
viene affermato un programma francamente democratico e
riformista, per la prima volta i
cattolici assumono una iniziativa “sistemica”, dopo decenni di
intransigentismo e di non expedit, cui aveva fatto seguito una
breve stagione di accordo con
la galassia liberale in funzione
anti-socialista.
Il Ppi ottiene un significativo successo, ma è oggetto
dell’ostracismo del vecchio aggregato maggioritario liberale,
che si trova alle prese con un
nuovo, agguerrito concorrente
al centro del sistema politico. Di
qui la radicale incomprensione
tra Giolitti e Sturzo, i reciproci
“veti”, che, a fronte della deriva
massimalista del partito socialista in seguito alle seduzioni
rivoluzionarie provenienti dall’Unione Sovietica, indebolisce
il campo liberal-demcoratico e
lo rende vulnerabile all’iniziativa fascista. Giolitti, alle elezioni
anticipate del 1921, preferisce
allearsi con il piccolo movimento fascista, per ridimensionare il
Ppi e le “pretese” del suo leader,
un piccolo prete che neppure
sedeva in parlamento. Questa
“scommessa” si rivelerà suicida.
Entrato in Parlamento, Mussolini del Parlamento si impossesserà, instaurando nell’arco
di un paio d’anni, un regime
dittatoriale. Sturzo sarà costretto all’esilio e l’ultimo segretario
del PPI, Alcide De Gasperi,
incarcerato per qualche tempo,
E’ il momento
di scelte intelligenti
di Sergio Pierantoni
matore ha infatti già dimostrato
di saper fare la sua parte. Tocca
al risparmiatore che è in ognuno
di noi indirizzare oculatamente
il proprio risparmio. E non può
essere lo stato che si sostituisce
alla persona aumentando la
quantità di moneta in circolazione attraverso politiche
monetarie espansive così come
stanno facendo in America.
L’apparente temporaneo sollievo sarà pagato duramente
negli anni successivi con l’iperinflazione che è un pericolo
molte volte superiore alla tanto
vituperata “deflazione”. Dalla
deflazione ogni cittadino, come
abbiamo visto, sa e può difendersi, dalla iperinflazione gli
riesce di meno. L’iperinflazione
infatti rende ancora più incerti,
di come avviene oggi, la scelta
di chi deve investire (le imprese) e quella di chi risparmia.
Un sano equilibrio in chi
è chiamato a scegliere è fondamentale così come recita il
vecchio detto: “chi va piano va
sano e va lontano”.
A 100 anni dalla
nascita del Partito
Popolare Italiano
di Francesco Bonini
durante il ventennio sarà un
esule di fatto, come impiegato
presso la Biblioteca Vaticana.
Intanto, con i Patti Lateranensi, la Chiesa istituzionalizza
la convivenza con il regime,
salvaguardando spazi preziosi
di libertà, all’interno dei quali si
prepara la nuova classe politica
dell’Italia democratica: qui c’è
il filo che lega De Gasperi ad
Andreotti, il cui 90° compleanno intreccia l’anniversario del
Ppi, o a Fanfani, di cui si è di
recente celebrato il centenario
della nascita.
Al di là della vicenda del
sistema politico italiano il popolarismo sturziano è un passaggio fondamentale per superare
l’antica rottura tra la Chiesa e
lo Stato moderno. Sturzo mette in evidenza la laicità, non
come contrapposizione, ma
come distinzione di ambiti tra
Stato e società civile: laicità non
significa subordinazione allo
stato delle comunità religiose
e degli altri “corpi intermedi”,
ma riconoscimento da parte
dello Stato della loro funzione
e del loro ruolo. Lo Stato come
struttura istituzionale deve essere neutrale, ma interpretando
la neutralità come posizione
di aiuto e di servizio alle varie
realtà presenti nella società
civile: una lezione di pluralismo e di democrazia sempre
fondamentale.
14 dall’Italia
n. 3
L
e Nazioni Unite hanno
proclamato il 2009 Anno internazionale dell’Astronomia,
accogliendo la proposta presentata dall’Italia nel 2003, approvata nel 2007. L’Unesco curerà
insieme all’Unione astronomica
internazionale (Uai) il coordinamento delle iniziative, in oltre
130 Paesi. Il referente italiano è
l’Istituto nazionale di astrofisica
(Inaf). Il 15 gennaio è la data
scelta per la giornata inaugurale, che si terrà a Parigi. Il Sir ne
ha parlato con il fisico Antonino
Zichichi, tra i ricercatori del
Cern di Ginevra, dove sono in
atto studi sul bosone di Higgs
e sulle origini dell’universo e
presidente della Federazione
mondiale degli scienziati, che
ha promosso la mostra “Galileo,
divin uomo” (dal 21 dicembre
2008 al 18 aprile 2009), presso
la Basilica di Santa Maria degli
Angeli e dei Martiri, a Roma.
Professor Zichichi, perché
un anno dedicato all’astronomia?
“L’Onu ha voluto, così, celebrare le grandi scoperte di
Galileo Galilei, che, 400 anni
fa, fu l’iniziatore della scienza
moderna, di primo livello, da
cui dipende l’astronomia, che
è scienza di secondo livello,
in quanto non riproducibile
in laboratorio e che non può
interferire con gli eventi. Ga-
M
artedì 13 gennaio 2009 rimarrà nella storia
industriale italiana come il
giorno del decollo della nuova
Alitalia. Come l’Araba Fenice,
sulle spoglie della vecchia
compagnia di bandiera, si è
librata in volo una compagnia
tutta nuova, con nuovi azionisti e nuovi manager. Soltanto
gli anni potranno dirci se
questa risurrezione sarà una
storia di successo. Intanto
possiamo solo constatare le
notizie buone e quelle cattive
che questa rinascita porta con
sé. Tra le buone notizie c’è
indubbiamente quella che,
da questo momento in poi,
la politica resterà fuori dalla
gestione diretta dell’azienda.
Da oggi non esiste più il male
oscuro che ha portato sul
lastrico la vecchia Alitalia, un
mix di difesa di diritti indifendibili, di rendite di posizione intollerabili in qualsiasi
sistema di mercato serio e di
connivenze (tipicamente italiane) tra portatori di interessi
diversi. Non è detto che il
nuovo management o i nuovi
azionisti saranno capaci di
fare il meglio per il bene dell’azienda. Tuttavia è certo che,
qualora dovessero impostare
strategie di sviluppo sbagliate,
sarebbero puniti dal mercato
e non comunque tutelati da
una proprietà pubblica con
funzioni di paracadute o di
prestatore di ultima istanza,
sempre e comunque.
Un’altra buona notizia è
che la nostra compagnia di
Vita
La
25 gennaio 2009
ANNO DELL’ASTRONOMIA
Il 2009 dedicato
dall’Onu alla scienza
degli astri
Cercare le impronte
lilei scoprì le macchie lunari, i
satelliti di Giove, gli anelli di
Saturno, le fasi di Venere ma egli
fu, soprattutto, lo scopritore della scienza in quanto tale, di un
metodo della ragione per fare
domande intelligenti a Colui
che ha ordinato il mondo, che è
il più intelligente di tutti”.
Galilei scrutò per primo la
galassia con il cannocchiale,
per leggere meglio “il libro di
Dio”. Keplero, individuò l’anno di nascita di Gesù studiando
le stelle e i pianeti. Dunque, è
possibile una alleanza tra fede
e ragione?
“Certamente. Fede e ragione
operano su livelli differenti: la
fede nel trascendente, la ragione
nell’immanente. Ma, insieme
sono alleate per dare senso
alla vita dell’uomo. Galilei fu il
primo vero scienziato e un vero
credente. Fu il primo scienziato
in quanto tale e il anche il primo
a dire ‘no’ all’arroganza intellettuale, il primo a praticare il
metodo dell’umiltà della ricerca,
dell’esperimento. Invitava a
studiare le pietre, considerate
al suo tempo materia ‘volgare’,
al pari delle stelle, materia ‘no-
bile’, per cercare in ogni cosa le
impronte del creatore, le leggi
fondamentali della natura. Fu
vittima della cultura dominante
nel suo tempo, non della Chiesa.
Infatti, il Papa e tre cardinali
non vollero firmare la sua condanna”.
Oggi, possiamo sperare
in una nuova generazione di
scienziati ?
“Enrico Fermi disse: ‘Attenzione che all’Hiroshima della
politica non segua l’Hiroshima
della cultura’. Oggi, molti si
intendono scienziati. Ma, la responsabilità delle degenerazioni
razionaliste e antireligiose della
scienza è perlopiù di quelli che
si dicono scienziati, ma veri
scienziati non sono, perché non
hanno scoperto nulla. Il metodo della ragione scientifica è
l’umiltà”.
Ci sono tante teorie sulle
origini dell’universo. Può esserci contrasto tra qualcuna
di esse, come il Big Bang, e le
verità di fede?
“Nessun contrasto, proprio
perché scienza e fede operano
su livelli differenti. Si può par-
di Emanuela Bambara
lare di almeno tre Big Bangs: il
primo, segnò il passaggio dal
vuoto all’universo, il secondo,
dalla materia inanimata a quella
vivente, il terzo, portò all’apparire di quella forma di vita
dotata di ragione che è l’essere
umano. Questo terzo Big Bang è
all’origine della storia. Ma queste sono sempre tracce di Dio e
quindi fa bene il Santo Padre ad
insistere sull’importanza e sulla
responsabilità della ragione,
che è la caratteristica dell’essere
umano nell’immanente.”.
Nella Via Lattea si trovano
più di 200 pianeti. Qualche
scienziato dice che potrebbe
esserci vita altra intelligente.
Per Benedetto XVI, ciò sarebbe
compatibile con il Vangelo…
“Le probabilità di vita intelligente nell’universo sono di 10
-54
. Ci sono oltre cento miliardi di
galassie, con oltre cento miliardi
di stelle ciascuna. È un miracolo
che esistiamo qui, sulla Terra. La
vita umana è un miracolo”.
Nell’omelia per l’Epifania,
il Papa ha detto che “le stelle, i
pianeti non sono governati da
forze cieche, ma dallo Spirito
di Dio”…
“Come credente, non c’è
differenza tra lo scienziato e
qualsiasi altra persona. La fede
è un dono di Dio. L’esistenza di
Dio e la speranza nella salvezza non si possono descrivere
con equazioni matematiche.
Se il mondo fosse guidato dal
caos, come dicono gli atei, sarei
disoccupato, come ogni altro
scienziato. Se non avessi fede,
sarei un disperato, perché la
vita non avrebbe senso”.
NUOVA ALITALIA
In volo a mezz’aria
bandiera non sarà più sola
nella competizione internazionale. Air France - Klm, entrando nella compagine azionaria,
potranno sostenere il piano di
rilancio della compagnia insieme con i soci italiani. Si può
continuare a discutere a lungo
se la partnership individuata
sia la migliore possibile o se
non fosse stato meglio affidarsi a Lufthansa. Affrontare questa questione pensando alla
sorte degli aeroporti del Nord,
Tra segnali positivi e segnali negativi
di Nico Curci
presumibilmente penalizzati
dalla scelta di Fiumicino come
hub di riferimento, è piuttosto miope: significa infatti
continuare a ragionare con i
vecchi criteri in una situazione
nuova. Oggi infatti Alitalia
non è più una compagnia
pubblica; in quanto tale ha il
diritto-dovere di scegliersi i
partner che vuole e che ritiene
più utili a massimizzare il
profitto. Alla politica resta
il compito fondamentale di
organizzare strategicamente
il trasporto aereo nel Paese e
di far sì che i cittadini abbiano
servizi adeguati. Per raggiun-
gere questo scopo, basterebbe
liberalizzare gli slot lasciati
liberi da Alitalia alla Malpensa, magari dando un assetto
definitivo e più adeguato
al sistema aeroportuale del
Nord e arricchendo la dote
infrastrutturale di Malpensa.
Se la politica saprà far questo,
dimostrerà di essere entrata
anch’essa in una nuova fase,
come Alitalia con Cai. Per il
resto, le notizie sono tutte negative. Ai contribuenti italiani
questo salvataggio costerà
tantissimo. Ma non possono
lamentarsene troppo: una
buona maggioranza di loro ha
votato alle elezioni politiche
per chi questo salvataggio lo
ha - più di tutti e contro tutti
- voluto. Per la clientela italiana, la fusione tra Alitalia e Air
One inoltre non è certo una
bella notizia: sono probabili
tariffe più alte a standard di
servizio costanti, se tutto va
bene, perché è prevedibile che
la nuova compagnia voglia
avvantaggiarsi del maggiore
potere di mercato acquisito.
Inoltre il salvataggio è stato
reso possibile solo dall’intervento del Governo che ha
garantito ai lavoratori in esubero ammortizzatori sociali
molto generosi, come mai si
erano visti in passato: questo
crea l’ennesima distorsione in
un mercato del lavoro sempre
meno omogeneo dal punto di
vista delle tutele e del sostegno alle fasce deboli. Come
detto all’inizio, è difficile valutare una tale operazione oggi.
I pro e i contro nell’immediato
sono chiari e ognuno può farsi
un’idea, anche sulla base delle
proprie preferenze. Ma l’operazione in sé ha un senso solo
in un’ottica pluriennale. Quindi il giudizio complessivo
non può che rimanere ancora
sospeso. Di conseguenza, tutti
(cittadini, Governo, lavoratori,
nuovi azionisti) devono stare
ancora in guardia: della vicenda Alitalia parleremo ancora
a lungo.
Vita
La
C
on il giuramento
e l’impegno ad un
nuovo corso dell’amministrazione Usa,
è cominciata l’era
Obama. Sul nuovo
Presidente degli Stati
Uniti gravano aspettative in grado di schiantare
chiunque: due guerre, in iraq
e in Afghanistan, una crisi
economica senza precedenti e
lo smarrimento di una società
strattonata ora dall’orgoglio
e ora dalle speranze, sono
sfide che definire ardue è
ridduttivo.
Per questo le scelte, ogni
scelta, operate da Barak Obama saranno poste sotto la lente di ingrandimento di una
comunità internazionale che,
alleata o avversaria, dovrà
comunque fare i conti con la
politica della Casa Bianca.
Tra le questioni chiave,
una delle prime riguarda la
politica estera e, in particolare, l’exit strategy dall’Iraq.
Obama ha promesso, durante
la campagna elettorale, di far
partire le truppe americane
entro sedici mesi dal suo
insediamento, e il destino
di questo orientamento è
visto come un indicatore
dell’orientamento generale
della sua politica estera.
Il suo ragionamento in
favore di un ritiro rapido è
stato chiaramente enunciato
quando il nuovo presidente
ha detto che l’impegno militare statunitense in Iraq “ci
distoglie dalle minacce che
abbiamo di fronte e ci impedisce di sfruttare le numerose
possibilità che sono a nostra
disposizione”. La guerra in
Iraq, ha sottolineato, indebolisce la nostra sicurezza, la
nostra posizione nel mondo,
il nostro esercito, la nostra
economia, e ci toglie quelle
risorse di cui abbiamo bisogno per affrontare le sfide
del ventunesimo secolo”.
“Il ruolo del presidente -ha
“R
esponsabilità”
è la parola-chiave del
discorso d’insediamento
del presidente Obama.
Di fronte all’America e
al mondo, di fronte alle
grandi attese di svolta
e di nuovo inizio che la
nuova presidenza suscita
nel vivo di una crisi globale, le sue parole sono
realistiche e sobrie, ma
chiare e impegnative. È
un discorso di forza tranquilla, un discorso aperto: spicca l’immagine
(rivolta ai governanti che
stanno “sul versante sbagliato della storia”): “Se
sarete disposti ad allentare il pugno, troverete la
nostra mano tesa verso
di voi”. È un discorso
franco, che prende atto
del “logoramento della
fiducia in tutto il Paese”,
che constata un “inverno
di sacrifici”, ma evoca le
grandi potenzialità del-
25 gennaio 2009
dall’estero
n. 3
Comincia l’era Obama
sotto il segno dell’Iraq
Tra le prime questioni chiave del
neopresidente il ritiro delle truppe dal Paese
di Angela Carusone
aggiunto- è quello di spiegare ai generali qual è la loro
missione”, spiegando che
i soldati incaricati di combattere Al Qaida sarebbero
stati schierati in altri paesi del
Medio Oriente,
Il primo ministro iracheno
Nuri Al Maliki ha obbligato
Bush ad accettare il ritiro
completo non solo di tutte le
truppe combattenti, ma anche
di quelle non combattenti entro la fine del 2011. Il governo
iracheno ha anche imposto il
ritiro dei militari americani
dai centri urbani entro il 2009
e il loro raggruppamento in
basi la cui dislocazione sa-
rebbe stata sottoposta ad un
accordo con Baghdad.
L’accordo vieta alle truppe americane di operare nel
Paese senza la piena approvazione e il coordinamento
iracheno e di imprigionare
cittadini iracheni senza l’autorizzazione di un tribunale
locale. Il documento esclude
inoltre l’uso del territorio o
dello spazio iracheno per lanciare attacchi ad altri Paesi.
La scelta di Robert Gates,
già segretario di Stato alla
difesa con Bush, confermato
nel suo ruolo, ha portato però
la sensazione che Obama
abbia deciso di non ordinare
il rientro degli effettivi dal
territorio o dallo spazio aereo
iracheno: “Gates al Pentagono –sostengono alcuni analisti- sarebbe quindi il frutto
di una strategia studiata per
bloccare qualsiasi progetto
di exit strategy dall’Iraq e
garantire alla prossima amministrazione statunitense
un alto grado di credibilità
rispetto alle questioni di
sicurezza nazionale.
Il Pentagono –ha infatti
scritto il New York Timesprogetta di mantenere in
Iraq non meno di 70mila
soldati americani per un
lungo periodo, ben al di là del
2011. E propone di rinominare delle unità. In modo da
poter ridislocare quelle che
sono considerate attualmente
truppe operative, e da poter
ridefinire le loro operazioni
Appello alla responsabilità
Il 44° presidente Usa e la stagione dei doveri
l’America, “la grandezza
della nostra nazione”,
con la certezza che “abbiamo scelto la speranza
sulla paura, la coesione
sul conflitto e la discordia”. Infine è un discorso
radicato sull’appello ai
“valori veri”. L’appello
alla responsabilità, a una
“nuova era di responsabilità”, è fondato proprio
sulla necessità di “tornare
a queste verità”, il lavoro
e l’onestà, il coraggio e
l’equità, la tolleranza e
la curiosità, la lealtà e il
patriottismo. Ecco, allora, l’altra parola chiave:
doveri.
Obama lancia insomma un messaggio preciso,
una consapevolezza di
nuovo inizio e lo incar-
na, “perché un uomo, il
cui padre meno di sessant’anni fa sarebbe stato
scacciato da un ristorante
di questa città, oggi è qui,
davanti a voi per prestare
il più sacrosanto dei giuramenti”. Questo radica
l’appello al dovere, che
merita citare più estesamente, forse perché è il
meccanismo profondo
che può determinare la
ripartenza così attesa,
“doveri che non accettiamo controvoglia, ma
che accogliamo con gioia,
nella certezza che non
esiste cosa più grata allo
spirito, né più temperante per il nostro carattere,
che impegnarci a fondo
per risolvere un compito
arduo”.
Nel giorno dell’insediamento la borsa di
New York ha continuato
a perdere punti: il primo
giorno di lavoro è dedicato alla guerra (in Iraq e
Afghanistan) e alla crisi
economica: nessun “miracolo” immediato, certo,
ma è ovvio che il 44° presidente deve marcare una
soluzione di continuità.
Obama ne ha squadernato, con la sua ormai
proverbiale capacità persuasiva, le condizioni, le
premesse, le ragioni, le
prospettive e il disegno.
In un sistema globalizzato l’America ha
evidenti responsabilità di
leadership: è chiaro però
- e il discorso lo mostra
- che servono “salde al-
come azioni di formazione e
di sostegno agli iracheni.
Questo piano per mantenere per un tempo indefinito
delle unità combattenti in
Iraq attraverso l’addestramento e il rafforzamento
dell’esercito iracheno –spiega lo storico Gareth Porterl’insistenza dell’ammiraglio
Michael Mullen, capo dello
Stato maggiore della Difesa,
e degli altri capi militari per
un “ritiro condizionato”, e le
giustificazioni per aggirare
le restrizioni imposte alle
operazioni militari americane
hanno un solo obiettivo: la
volontà dell’esercito degli
Stati Uniti e dei suoi alleati politici di aggirare sia il
piano di ritiro di Obama che
l’accordo con l’Iraq.
“Obama può continuare
a fare dichiarazioni sulla
politica irachena – sostiene
Porter- ma la nomina di Gates fa capire che il controllo di
questo settore della politica
è passato dalla Casa Bianca
al Pentagono”. Altri invece ritengono che, a livello
diplomatico, la decisione
di affidare al Pentagono la
pianificazione del ritiro delle
truppe dall’Iraq solleverebbe
la Casa Bianca da eccessive
responsabilità nella questione, con la possibilitià per
Barak Obama, nel caso di
gravi tensioni con il governo
di Baghdah, “di riprendere
il controllo sul dossier, e
ordinare una rapida smobilitazione delle truppe, riaffermando allo stesso tempo
il ruolo del presidente come
Comandante in capo delle
Forze armate”.
leanze e forti principi”.
Ce n’è bisogno sui due
fronti della guerra e della
crisi: che tutti possano essere all’altezza di questo
passaggio cruciale della
storia contemporanea.
Questo è anche lo
spirito del caloroso
messaggio di papa Benedetto XVI, che ricorda
il quadro mondiale, le
attese globali in un “momento in cui tanti nostri
fratelli e sorelle di tutto
il mondo chiedono la
liberazione dal flagello
della povertà, della fame
e della violenza” e, nello
stesso tempo, il dinamismo americano, fondato
appunto “sull’eredità
religiosa e politica”,
sui “valori spirituali e i
principi etici” necessari
alla “costruzione di una
società libera e vera”: è la
responsabilità e il dovere
del nostro tempo.
15
Dal
mondo
GIUSTIZIA
IN NIGERIA
“Aspettando il boia” è il
titolo del rapporto sulla
pena di morte in Nigeria,
redatto da Amnesty intemational in collaborazione con
l’organizzazione nigeriana
Ledap; in esso è affermato
che centinaia di condannati
alla pena capitale non hanno
avuto un processo equo, e
che il sistema giudiziario
nigeriano è dominato da
corruzione e negligenza.
Molti prigionieri in attesa
del processo, o nel braccio
della morte, hanno riferito
che al momento dell’arresto
la polizia ha chiesto loro dei
soldi: chi non avesse potuto
pagare, sarebbe stato incriminato. A causa dell’elevata
criminalità, la polizia compie
arresti indiscriminatamente
e, se non riesce ad arrestare
un sospettato, arresta un parente o un testimone.
“IL CAPITALE”
In Germania pare che Karl
Marx sia “di moda”, dal momento che la sua opera (“Il
Capitale”) è assai richiesta
in questa fase di crisi economica: è affermazione di
Joern Schuetrumpf, manager
dell’editrice berlinese KarlDietz che pubblica le opere
di Marx e Friedrich Engel; le
vendite sono quadruplicate
dal 2005, quando assommavano a 500 le copie vendute.
Sembra che la tendenza sia
destinata a durare, considerato che in Germania la
teoria del filosofo -secondo
cui il capitalismo in eccesso
si autodistrugge- è sempre
più attuale; anche il governo
potrebbe avere contribuito al
boom delle vendite in libreria: “Dopotutto -ha detto il
ministro delle finanze Peer
Steinbrueck- alcune parti
della teoria marxista non
erano così sbagliate”.
ATAHUALPA
L’antropologa peruviana
Natividad Vasquez crede
di avere trovato la tomba di
Atahualpa, l’ultimo imperatore inca ucciso nel 1553 dal
“conquistador” Francisco Pizarro. In attesa che la scoperta ottenga l’avallo dell’istituto nazionale peruviano della
cultura, gli archeologi hanno
iniziato con metodo le operazioni di scavo nella località
Ventanillas de Jangalanella,
nella regione di Cajamarca,
dove secondo Vasquez
sarebbero stati trasportati i
resti dell’imperatore, resti
che i suoi seguaci avevano
trafugato dalla cappella della città di Cajamarca dov’era
stato sepolto. Atahualpa
visse a Quito, in Ecuador:
aveva promesso ai “conquistadores” montagne di oro e
di argento, se gli fosse stata
risparmiata la vita.
16 musica e spettacolo
n. 3
Vita
La
25 GENNAIO 2009
MASS MEDIA E DINTORNI
Film a portata di mano
Il fascino
del grande schermo
di Marco Deriu
P
erché la gente,
stando a quanto
confermano i dati
statistici, va sempre meno al cinema? I motivi sono
di varia natura e la
tanto sbandierata
crisi economica
probabilmente non invoglia più di tanto a spendere i soldi per acquistare un biglietto. Ma anche
la qualità della produzione cinematografica
non sembra in grado di
mobilitare grandi platee,
più facilmente sollecitate
dall’ondata degli “imperdibili” film di Natale
(come hanno dimostrato
ancora una volta le festività appena concluse)
ma meno inclini al fa-
scino del cinematografo
rispetto a qualche anno
fa. Le pay-tv hanno fatto
il resto e così oggi la visione di un film avviene
generalmente attraverso
il piccolo schermo e non
il grande. Per non parlare della possibilità di
acquistare o noleggiare
un film in dvd o addirittura (ma non si dovrebbe
dire per non istigare gli
spettatori a comportamenti scorretti) della
possibilità di scaricare
abusivamente la pellicola
in uscita nelle sale cinematografiche attraverso i
buchi della rete Internet
in qualche sito “compiacente”. D’altra parte – dicono in molti – visto che
anche i migliori film in
prima visione si possono
vedere in televisione,
perché non aspettare di
poterli vedere comodamente seduti sul divano
di casa propria?
La tv generalista cerca
di rispondere a questa
ondata di cinema a portata di mano recuperando nei propri palinsesti
lo spazio per i film.
Al di là dei contenuti,
un film in tv è comunque
tutt’altra cosa rispetto
alla pellicola proiettata
al cinema, non tanto
a livello di linguaggio
tecnico quanto nella capacità di coinvolgimento
dello spettatore. L’effetto
di straniamento che si
prova quando ci si trova
immersi nel buio della
sala di fronte a immagini proiettate su uno
schermo che, nella sua
grandezza, cattura totalmente l’attenzione dello
spettatore è prerogativa
esclusiva del cinema e
determina una modalità
di fruizione in nessun
modo paragonabile a
quella di sapore domestico.
A incrinare irrimediabilmente il fascino e la
“magia” della proiezione
casalinga contribuiscono
le interruzioni pubblicitarie che frammentano
il film in un susseguirsi
di lunghe sequenze,
rompendo il ritmo e la
fluidità del racconto e
infarcendolo di una serie
di messaggi di altro genere, che nulla hanno a
che vedere con la trama
della vicenda. Quando
poi tra un tempo e l’altro
va in onda il telegiornale
o addirittura – come accade nel caso dei film di
durata consistente – accade che la proiezione
venga divisa nell’arco di
due serate, ben si comprende come l’effetto per
il pubblico sia quello di
una sempre maggiore
distanza dal racconto
cinematografico e di un
coinvolgimento sempre
meno diretto nella storia.
Un ulteriore senso di
spiazzamento da parte
dello spettatore nella vi-
DENTRO LA TV
Professionalità o arroganza?
I
l battibecco in diretta televisiva fra Michele
Santoro e Lucia Annunziata
conclusosi con l’uscita di
quest’ultima dagli studi di
“Annozero” a trasmissione
in corso ha dato la stura all’ennesima dose di polemiche
sulla funzione della televisione pubblica italiana e sul
ruolo dei protagonisti del
piccolo schermo. Il fattaccio
– ammesso che si possa definire tale – è noto anche a chi
non ha assistito alla messa in
onda del programma. La Annunziata, ospite in studio, ha
fato notare al conduttore che
secondo lei il dibattito sulla
guerra che insanguina la Striscia di Gaza era troppo sbilanciato a favore dei palestinesi.
Santoro ha perso le staffe e si
è scagliato contro la collega,
riversandole addosso parole
offensive anche sul piano personale oltre che professionale.
Dopo qualche minuto la ex
presidente della Rai si è alzata
e se n’è andata.
Il caso è diventato pretesto per alimentare le solite
tifoserie pro e contro. Santoro
si è tirato addosso l’ira di autorevoli esponenti del centrodestra, guidati dal presidente
della Camera dei Deputati,
Gianfranco Fini, il quale ha
espresso formale solidarietà
alla Annunziata. Altri hanno
difeso l’autonomia giornalistica di Santoro, affermando
che si è trattato di una scelta
legittima nel trattare un argomento di drammatica attualità. Tutto già visto e tutto già
sentito, per quanto riguarda
la politicizzazione dei programmi di approfondimento
informativo e le accuse di
parzialità che conduttori e autori si sentono regolarmente
rivolgere ogniqualvolta affrontano un tema di attualità
con un taglio che si discosta
da quello abituale.
Più che i contenuti, il problema riguarda il modo in cui
Santoro ha gestito il suo ruolo
di “funzionario pubblico”,
ovvero di giornalista che attraverso la televisione di Stato
dovrebbe aiutare il pubblico
degli abbonati al servizio a
campire meglio quello che
succede in alcune parti del
mondo. Il paradosso si è rivelato proprio nel livello di conflittualità verbale, eccessivo e
controproducente, all’interno
di un dibattito sulle ragioni
del conflitto bellico in corso.
Non ci si può confrontare sulle cause di una guerra e sulla
strage di innocenti in corso
utilizzando a propria volta
toni conflittuali che chiudono
le porte al dialogo e le aprono
alla rissa verbale.
Santoro aveva e ha il diritto di impostare una trasmissione come meglio crede, a
patto – però – di essere disponibile ad accogliere le critiche
tanto quanto pretende che gli
altri accettino il suo modo di
fare giornalismo. Nel caso
specifico, è da biasimare per
non aver concesso alla collega
il diritto di piena espressione,
per la maleducazione con cui
le ha risposto, per aver spostato il piano del confronto con
lei dal piano giornalistico a
quello personale, per averlo
fatto in diretta televisiva, per
aver abusato della posizione
di forza che naturalmente il
“padrone di casa” ha rispetto agli ospiti in studio, per
non aver concesso diritto di
replica.
La scarsa capacità di mantenere i dibattiti entro i binari
della correttezza comunicativa e della completezza informativa è un punto debole di
Santoro, che peraltro insieme
ai suoi collaboratori sa fare
L’ennesimo
“caso Santoro”
di Homo Videns
giornalismo di inchiesta come
pochi altri. Sapersi confrontare con chi la pensa diversamente, anche e soprattutto se
si tratta di colleghi stimati, è
un punto di merito per chi sa
di poter contare sulla forza
della propria professionalità
e non deve cedere alla permalosità tipica di chi non ha
argomenti a proprio favore.
Per chi lavora nel servizio
pubblico e, quindi, è pagato
anche da noi, questo diventa
un obbligo professionale prima ancora che morale.
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sione del film in tv è dovuto all’intervento della
tecnologia, che permette
di riversare le immagini
dal supporto in celluloide alla memoria di un
computer per meglio
adattarne il formato alle
caratteristiche del piccolo schermo. Attraverso
l’informatica, per esempio, si può intervenire
per restringere o allargare i bordi delle immagini,
accentuare o sfumare le
tonalità dei colori, modificare i rumori di fondo
le stesse voci degli attori.
Si può, di fatto, “riscrivere” completamente un
film, rischiando di trasformarlo un qualcos’altro rispetto all’originario
progetto autoriale.
Altra caratteristica
che distingue la visione
di un film attraverso
un supporto diverso da
quello classico è che la
fruizione può avvenire
in maniera del tutto
individuale, isolandosi
completamente dal contesto esterno. Come ben
raccontano alcune pellicole dedicate proprio
al cinema (uno per tutti,
“Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore), la visione di un
film sulle poltrone in sala
insieme ad altre persone
è una sorta di rito collettivo; o, perlomeno, così
è stato per molti anni in
passato. Se, invece, si assiste a un film proiettato
sullo schermo del proprio computer attraverso
un dvd, con le cuffie
nelle orecchie per le voci
e il sonoro, si va nella
direzione esattamente
opposta, in cerca di un
isolamento dal contesto
in cui ci si trova, per una
fruizione assolutamente
soggettiva. Il film è sempre lo stesso, ma cambia
completamente la sua
modalità di percezione.
Se il film è di qualità, nel
buio di un cinema è tutta
un’altra visione.
LaVita
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n. 3 25 gennaio