Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 40 (Sostenitore € 60) c/c p.n. 11044518 Pistoia CONTIENE I.P. G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 3 Anno 112 n. DOMENICA 25 GENNAIO 2009 N O € 1,10 Quel 25 gennaio di 50 anni fa E ra la festa liturgica della conversione dell’apostolo Paolo e Giovanni XXIII, proprio dalla basilica romana a lui dedicata, comunicò la decisione di convocare un nuovo concilio ecumenico. Forse nessuno si rese pienamente conto di quanto la decisione del vecchio Papa, il Papa di transizione, avrebbe cambiato il volto della chiesa e in qualche modo del mondo intero. Lentamente però l’idea prendeva corpo e consistenza e l’intera comunità cristiana concentrò in progressione crescente tutta la sua attenzione sullo straordinario evento, preparandolo con la sua riflessione e la sua preghiera. Erano quelli gli anni delle grandi attese e delle grandi speranze. Fra pochi anni sarebbe divampata la fiammata del mitico ‘68, destinato a sovvertire e rivoluzionare il mondo intero, in particolare il vecchio e addormentato continente europeo. Una volta tanto la Chiesa, per virtù del suo Papa profeta, riusciva a battere sul tempo il movimento della storia. Quando arriverà la rivoluzione culturale allora soltanto annunciata, essa avrà già preparato gli schemi del suo cammino futuro. I giovani in particolare, ma tutti allora si sentivano giovani, erano col fiato sospeso. Non c’è nessuno, credo, questo comunque non è il caso di chi scrive, che non collochi quei giorni, quelle ore fra i momenti più belli della sua vita. C’era l’orgoglio di essere cristiani, la gioia di appartenere a una grande famiglia che raccoglieva e incanalava le speranze e le attese dell’umanità intera. Soprattutto per chi allora era presente o non ebbe modo di prendere parte attiva al moto di entusiasmo che percorreva da un capo all’altro l’intero corpo della Chiesa, si può suggerire di leggere le parole dei due discorsi con cui il Papa buono comunicava al mondo i suoi pensieri, quello del giorno dell’apertura del concilio e quello che lo precedette di un mese. Un vero momento di grazia, un’ora di autentica commozione. Forse come non mai in quegli interventi Papa Giovanni dava la misura della sua fede e della sua grandezza. Era la Chiesa della pace, che parlava, la Chiesa della carità, della libertà, dell’amore per tutti e in particolare per i poveri, la Chiesa della misericordia che, come il buon samaritano, si chinava sul mondo ferito dalle culture dell’immanenza e dell’individualismo e insieme dalle guerre, dagli odi, dalle ingiustizie e dalla fame. Una inaspettata e meravigliosa primavera. A chi non c’era chiediamo di concederci di rivivere nella commozione quelle ore indimenticabili. Nelle nostre parole non c’è nessuna concessione alla retorica, ma solo la forza di un ricordo a cui si è aggrappata l’intera nostra vita. I tempi erano maturi. La carica tridentina e an- All ’interno 2 FEBBRAIO: GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA Una forma di vita in crisi domanda una particolare attenzione da parte dell’intera comunità cristiana SERVIZI A PAGINA 6 TESTAMENTO BIOLOGICO Le riflessioni di un noto moralista cattolico su uno dei temi più scottanti del momento PIANA A PAGINA 2 tiprotestante si stava esaurendo, coraggiosi movimenti sotterranei avevano preparato un materiale incandescente per una revisione completa di tutti gli schemi del passato, la teologia per virtù di tanti suoi illustri rappresentanti aveva lavorato con tanta energia e successo da ricordare i suoi tempi migliori. Papa Giovanni era la figura ideale per raccogliere tutti questi impulsi e gestirli nel modo migliore da grande protagonista. Un dialogo, una interpellanza, una proposta. Niente di più. Il Papa dava il tono giusto all’assise che stava per cominciare quando affermava che la Chiesa stava vivendo non l’ora delle condanne e dei rifiuti, ma dell’apertura e della mano tesa, con l’animo aperto alla speranza, in aperto rifiuto dei “profeti di sventura che annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo”. Chi conosceva anche sommariamente la nostra storia ricordava che giusto un secolo prima il Papa del tempo (prima Gregorio XVI, poi Pio IX) avevano sdegnosamente chiuso le porte della Chiesa non solo agli errori, ma anche agli erranti, spinti ormai ai margini di una comunità che sembrava non avere più niente da spartire con loro. Il “Sillabo” era esattamente dell’8 dicembre 1864. L’8 dicembre 1965, Paolo VI chiudeva solennemente uno degli atti più solenni e più importanti della storia della Chiesa. Un secolo che equivale a un millennio. Nessuno ricordava un Papa come Giovanni XXIII. Quando una sera, sotto le volte del cielo stellato di Roma, dal suo balcone egli salutò la luna che sembrava essersi fermata attonita e silenziosa sul luogo del miracolo, si ebbe la misura della sua grandezza. Tutti, senza eccezione avvertirono il tocco inconfondibile dello Spirito Santo. E la carezza inviata ai bambini era la carezza della Chiesa a tutti gli uomini della terra. La storia aveva cambiato pagina. Giordano Frosini IL PAPA AGLI AMMINISTRATORI PER SUPERARE LA CRISI COMINCIA L’ERA OBAMA SOTTO IL SEGNO DELL’IRAQ Parlando ai responsabili delle amministrazioni romane, BenedettoXVI ha messo in luce le esigenze che il pensiero della chiesa domanda in questo momento SERVIZIO A PAGINA 5 Tra le prime questioni chiave del neo Presidente, il ritiro delle truppe dal Paese CARUSONE A PAGINA 15 2 in primo piano A riportare al centro del dibattito massmediale la questione del “testamento biologico” ha concorso soprattutto, in questi ultimi mesi, la vicenda di Eluana Englaro; una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, suscitando reazioni di segno diverso, ma rendendo, nello stesso tempo, trasparente l’esistenza di uno stato di grave disagio di fronte al moltiplicarsi di situazioni, provocate in larga misura dagli sviluppi del progresso tecnologico, che impongono, per essere adeguatamente affrontate, nuove modalità di intervento anche in ambito legislativo. La conferma di questa esigenza è, del resto, venuta di recente, in modo autorevole, dallo stesso presidente della Cei cardinal Bagnasco, che, aprendo i lavori dell’ultima riunione del Consiglio permanente dei vescovi italiani, ha esplicitamente richiesto tale intervento, sottolineando l’importanza del rispetto della volontà del malato e ribadendo tuttavia l’aperto dissenso della Chiesa nei confronti dell’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale, nonché auspicando il riconoscimento di un ruolo più determinante del medico nelle decisioni. Il largo consenso, che si è creato attorno al “testamento biologico” (con l’appoggio per la prima volta della stessa Chiesa che aveva manifestato fino a pochi mesi fa la propria contrarietà) non deve tuttavia trarre in inganno. A quale testamento biologico infatti si allude? Quali le clausole che possono essere in esso inserite e quali no? Le questioni che rimangono aperte e sulle quali non è facile trovare punti di convergenza sono, in proposito, quelle sollevate dall’intervento del cardinal Bagnasco; si tratta di questioni che rinviano a posizioni etiche diverse e che meritano proprio per questo di essere fatte oggetto di una accurata riflessione. ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE: CURA O SOSTEGNO VITALE? La prima questione (e la più rilevante) riguarda anzitutto l’immissione nel testamento biologico della possibilità di interrompere, in alcune situazioni particolari e a certe condizioni, l’ali- n. 3 25 gennaio 2009 Vita La TESTAMENTO BIOLOGICO Fare la legge non è impossibile di Giannino Piana mente nell’assunzione delle decisioni. LA FUNZIONE mentazione e l’idratazione artificiale. È qui chiamato in causa un insieme variegato di stati di frontiera -quello di Eluana è uno di questi- nei quali è estremamente difficile stabilire il confine tra la cosiddetta “eutanasia passiva” -la locuzione, entrata a far parte del linguaggio comune, conserva aspetti indubbi di equivocità (meglio sarebbe forse limitare l’uso del termine “eutanasia” al solo atto positivo con cui si dà la morte)- e l’accanimento terapeutico; nelle quali, in altre parole, omettere di intervenire può, in alcuni casi, impedire ad un soggetto di fruire di una vita ancora umanamente dignitosa; intervenire può invece determinare, in altri casi, un prolungamento eccessivo della vita biologica a scapito della sua qualità umana. La riflessione etica (con una sorprendente convergenza al riguardo tra pensiero laico e pensiero cattolico) ha introdotto da tempo, per affrontare correttamente tali situazioni, la distinzione tra cure “proporzionate” e cure “sproporzionate”, sottolineando la necessità di approntare le prime e di bandire le seconde, ed evidenziando come la proporzionalità non è data dal mezzo con cui si interviene, ma deve essere valutata di volta in volta, in rapporto allo stato del paziente, cioè alle possibilità (o meno) di vita umanamente dignitosa che ancora sussistono per lui. È questa la ragione per cui lo stesso intervento, che praticato su una persona, suona come accanimento terapeutico, non praticato su un’altra, assume i connotati di omissione di soccorso, e dunque può essere classificato -secondo la terminologia in uso- come eutanasia passiva. La differenza di posizioni diviene tuttavia rilevante quando si passa a determinare ciò che appartiene all’ambito della “cura”, e può essere considerato a tutti gli effetti “atto medico”, e ciò che “cura” non è, ed esula dunque propriamente dall’”atto medico”. Vi è infatti chi include nell’ambito dell’attività curativa anche l’alimentazione e l’idratazione artificiali e ritiene pertanto che possano, in alcune situazioni, essere interrotte; e chi, invece, afferma che tali pratiche non possano essere considerate “cura”, in quanto rappresentano un sostegno vitale ordinario che come tale deve essere sempre e necessariamente fornito. Nel primo caso, l’insistere nel somministrare l’alimentazione e l’idratazione, assumerebbe, in alcune situazioni, i connotati dell’accanimento terapeutico; nel secondo, la sospensione di alimentazione e di idratazione si configurerebbe come un vero e proprio atto eutanasico. La complessità delle situazioni, che si ripetono oggi con sempre maggiore frequenza (e per le quali è prevedibile un ulteriore incremento nel prossimo futuro), non facilita l’assunzione di posizioni nette ed inequivocabili. Da un lato, pur sapendo quanto sia arduo stabilire il confine tra vita biologica (o vegetativa) e vita umana e quanto i criteri che si adottano per farlo siano labili e in certa misura opinabili, non ci si può nascondere che il prolungamento di alcune vite mediante nutrizione artificiale, susciti forti perplessità, trattandosi di situazioni innaturali -si pensi al caso di Eluana- che presentano tratti di profonda disumanità. Dall’altro, risulta forzato annettere alla “cura”, attività come l’alimentazione e l’idratazione artificiale, garantite dalla semplice applicazione di un sondino nasogastrico; mentre non è serio, d’altronde, attribuire scarso rilievo morale all’interruzione di tali attività, sottovalutando le pesanti conseguenze cui si va incontro: normalmente infatti la morte non è immediata, ma ha luogo a seguito di un processo che si prolunga nel tempo e che implica stati di tensione e di spasmo fisico con la possibilità di pesanti sofferenze. A proporsi è dunque un tragico dilemma, che va risolto scegliendo il “male minore”, senza durezze ingiustificate ma anche senza ingiustificati trionfalismi. A CHI SPETTA LA DECISIONE? La seconda questione riguarda il soggetto della decisione -chi ha il diritto di decidere- e le modalità attraverso le quali la decisione deve essere assunta. Il principio di autodeterminazione, che riveste un ruolo di primo piano nell’ambito della bioetica, assegnando il primato alla volontà dei paziente, affermando cioè che a decidere delle cure e della loro eventuale sospensione non può che essere il diretto interessato, ha aperto giustamente la strada all’esigenza di promuovere, a livello legislativo, la pratica del “testamento biologico”. Ma è evidente che lo spazio reale di decisione del paziente è legato a ciò che il testamento prevede come fattibile e, più in generale, a ciò che è consentito dalla legislazione italiana, la quale (almeno fino ad ora) esclude la possibilità del ricorso all’eutanasia. D’altra parte, pur riconoscendo l’alto significato del principio di autodeterminazione, si deve ricordare che esso non può essere fatto valere in termini assoluti ed univoci, sia perché si incorrerebbe altrimenti in una visione radicalmente individualista ed egocentrica della vita -come tale eticamente inaccettabilesia perché finirebbero per essere contraddetti altri principi della bioetica -primo fra tutti quello di beneficialità- riducendo il medico a semplice esecutore di ordini, anziché considerarlo -come vuole il modello dell’alleanza terapeutica- un vero (e prezioso) interlocutore che va coinvolto attiva- DEL MEDICO Il richiamo all’importante funzione del medico contenuto nell’intervento del cardinal Bagnasco -e ribadito con forza dal cardinal Tettamanzi, che sottolineava, a proposito della vicenda di Eluana, l’esigenza di lasciare al medico, “in scienza e coscienza” e in dialogo con i parenti, la ricerca della soluzione da adottare- non può essere eluso. Molte situazioni analoghe a quella di Eluana potrebbero infatti venire risolte nelle fasi precedenti, evitando di incorrere in forme di prolungamento artificiale della vita che finiscono per penalizzare gravemente la persona e dalle quali è difficile uscire evitando soluzioni traumatiche come l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, se esistesse una legislazione più rispettosa dell’autonomia decisionale del medico e più capace di tutelare l’esercizio della sua attività professionale. La tentazione di indulgere in comportamenti che conducono all’accanimento terapeutico è spesso alimentata dall’assenza di garanzie legali, perciò dalla paura di poter essere fatti oggetto di denunce giudiziarie con pesanti conseguenze anche di ordine penale. L’importanza del “testamento biologico” e l’urgenza di pervenire alla sua approvazione sono dunque fuori discussione. Si tratta di riconoscere nei fatti la priorità assoluta del malato nella scelta delle cure e della loro eventuale sospensione, dando così adempimento reale al dettato della nostra Costituzione (art. 32). Ma non si può ignorare la complessità e delicatezza dei problemi strettamente connessi alla sua formulazione e alla sua esecuzione. Si finirebbe altrimenti per indulgere in pericolose semplificazioni, destinate a creare nuove situazioni di disagio con inevitabili ripercussioni negative sulla vita delle persone malate. Vita La 25 gennaio 2009 I cavalieri di Santo Stefano di Maria Valbonesi N elle belle grandiose sale della biblioteca Fabroniana verso la fine dell’anno scorso il vescovo monsignor Mansueto Bianchi ha presentato un libro – autrice la dottoressa Anna Agostini – dal titolo non poco sorprendente: Pistoia sul mare. Infatti, che rapporto ci può essere fra il mare e «la ferrigna e rurale Pistoia»? Come viene subito precisato col sottotitolo – I cavalieri di Santo Stefano e Pistoia – questa inedita vocazione marinara non riguarda tanto la città quanto quei cittadini, anzi “signori” pistoiesi che nei secoli XVI, XVII e XVIII ne rinnovarono le antiche tradizioni religiose e bellicose sotto lo scudo crociato del Militare Sacro Ordine di Santo Stefano istituito dal granduca Cosimo I dieci anni prima della battaglia di Lepanto per difendere la fede cristiana e le coste del Mediterraneo dai tanto temuti attacchi dei musulmani. Alla storia dell’Ordine e alle sue finalità politico-religiose Anna Agostini ha dedicato il primo capitolo del libro – mentre gli altri tre più specificamente mettono in evidenza il contributo dei numerosi cavalieri pistoiesi. Praticamente non c’è nobile famiglia il cui nome non compaia, spesso e volentieri, negli elenchi di Santo Stefano; cultura n. 3 ma se tutti hanno – non di rado fino al sacrificio della vita – partecipato a spedizioni e battaglie, almeno quattro ne sono stati anche cronisti e illustratori. Così, attraverso le dettagliate descrizioni di Girolamo Cancellieri, Domenico Gatteschi, Domenico e Ignazio Fabroni l’autrice ha potuto ricostruire, in modo chiaro,efficace e coinvolgente, alcuni di questi viaggi, la vita sulle galere, scene di guerra, costumi e paesaggi esotici e anche intimamente “nostri”, come le violate, mutilate, frantumate eppure sempre incomparabili e immortali bellezze dell’antica Grecia. Ignazio Fabroni ha lasciato anche – o forse, data l’originalità del documento si dovrebbe dire soprattutto – un’ottantina di disegni, fatti o almeno abbozzati in loco, con i quali fissa e trasmette immediatamente il suo oggetto: immagini, insomma, al posto delle parole. Ora, se fra tanti analoghi eventi culturali dello scorso autunno, vien fatto di tornare proprio su questo, ciò è dovuto, appunto, ad alcuni aspetti eccezionali sia del libro – a cominciare dalla documentazione iconografica fino all’argomento stesso, tanto affascinante quanto poco conosciuto – sia della sua presentazione. La quale è stata tenuta davanti a un pubblico straordinariamente numeroso, nonostante gli ottanta scalini da salire per arrivare alle due sale, fra le più belle e meno frequentate di Pistoia, della biblioteca che agli inizi del ‘700 fu donata dal cardinale Carlo Agostino Fabroni – in che grado non saprei dire, ma certo parente di Ignazio e di Domenico. Per l’occasione nella seconda sala era esposto – ammiratissimo – un modello di galera del 3 Militare Sacro Ordine di Santo Stefano, che in veste adeguata ai tempi esiste tuttora, conservando anche,a quanto sembra, una certa attualità. Ocra gialla Il silenzio impossibile di Joë Bousquet I l silenzio impossibile di Joe Bousquet (Narbonne, 19 marzo 1897 – Carcassonne, 28 settembre 1950). Questo il titolo del volumetto numero 42 (pagg. 36, euro 4), della collana quadrimestrale “Ocra gialla”, curata da Fabrizio Zollo, pubblicato dalle Edizioni Via del Vento di Pistoia, che da alcuni anni propone, agli appassionati bibliofili, testi inediti e rari del Novecento e che in questa occasione presenta un’ampia scelta di pensieri, inediti in Italia, del poeta e scrittore surrealista francese, tratti dal suo quaderno di memorie Le pays des armes rouillées (Il paese delle armi arrugginite), apparso postumo in Francia nel 1969. Duemila gli esemplari numerati, impressi su carta vergatina avorio, per i tipi della Stamperia Elle Emme di Pieve a Nievole (Pistoia). A pagina 2 una bella foto in bianco e nero ritrae Joe nel 1945 circa, mentre in copertina è riprodotto un ritratto dello stesso Bousquet, matita su carta di Jean Camberoque. Antonio Castronuovo, che ha curato la nota al testo, evidenzia come “la «ferita» e la lunga immobilità (Bousquet era paraplegico, ridotto a letto da una pallottola che in guerra gli aveva leso la spina dorsale) ne fecero un sensore predisposto all’ascolto dello spazio interiore: in uno sforzo supremo di essenzialità diventò scrittore di grande finezza, nella cui opera si fecondano reciprocamente vita e arte, realtà e immaginazione, luce e tenebre, mediante un continuo scambio di ruoli. La condizione d’immobilità rende agevolmente ragione dell’abbondanza dei cahiers di Bousquet, quei taccuini con cui trascorreva le notti insonni registrandovi i moti della mente e del cuore”. “Qualcosa di soave Joë Bousquet nel 1945 circa sostiene queste pagine - sottolinea Castronuovo – come se anche qui Bousquet tentasse un’operazione poetica. Si tratta di entrare nel suo linguaggio, di adagiarsi nel torrente di questa logica eterodossa e trarne la sensazione di un flottare calmo. Chi leggerà questi ricordi dovrà insomma farsi semplicemente trasportare dalle parole: troverà così il tragitto di un’altra logica, garbata e notturna. La memoria di Bousquet agisce similmente alla fisiologia del ricordo: trattiene solo ciò che giudica fondamentale. Il soggetto delle memorie, come viene indicato alla fine del libro, è infatti «ciò che il tempo non ha cancellato e che mai si cancellerà dal tempo». Fondamentali sono gli spezzoni di sogno, le impressioni residue di antichi dialoghi, le apparizioni di figure vaghe e fuggenti. Questi sono i suoi ricordi: sogni soprattutto, i «taciturni sogni» che lo aiutano a vivere «senza distruggere la mia persona», che gettano cioè le basi strutturali della sua mente”. “Non è difficile cogliere dai ricordi la sua esistenza di paraplegico: nei rari riferimenti all’immobilità, ma soprattutto nella centralità assegnata alla camera in cui ognuno accede - conclude Antonio Castronuovo - ma dalla quale lui non esce. E’ un’immobilità che insegna in certo modo a morire, suggerisce di farlo «assorbito ciascuno dalla propria notte viva», di modo che anche un paralitico, vivo ma infisso nel «punto d’incontro in cui la luce è preda del buio», potrà diventare una stella, un occhio che guarda ed è guardato, nell’infinito riflesso di una singolare scissione psichica. A segnare questa sublimazione resta la cicatrice della ferita dorsale, motivo di trasfigurazione di ogni ricordo di Bousquet e sorgente della sua consapevolezza tragica: che, in fondo, «non si guarisce da nulla»”. La collana quadrimestrale di prosa “Ocra gialla” viene distribuita nelle migliori librerie e si può ricevere anche in abbonamento annuale mentre, per maggiori informazioni e curiosità sulla piccola ma im- portante casa editrice pistoiese, è attivo il sito internet all’indirizzo www.viadelvento.it. Franco Benesperi Poeti Contemporanei DIMMI IL TUO NOME «Al principio, c’era colui che è “la Parola”. Egli era con Dio; egli era Dio.» Giovanni, 1,1 “Signore, dimmi il tuo nome perché io possa adorarti secondo verità”. “Quale nome può definirmi? La terra, il cielo, o l’infinito, verso cui si rivolge l’indagine dell’uomo che ogni giorno disvela misteri antichi e ne incontra di nuovi, possono forse contenermi”? “Se non so chiamarti come potrai rispondere al mio grido”! “Se ti affiderai umilmente al silenzio e non cercherai d’imprigionarmi in una parola od un pensiero, io parlerò dentro il tuo cuore”. Orazio Tognozzi 4 attualità ecclesiale Era il 25 gennaio 1959: l’annuncio di Giovanni XXIII stupì il mondo di Elio Bromuri M olte cose sono avvenute dal 25 gennaio 1959 nella Chiesa e nel mondo. Avvenimenti che all’inizio degli anni Cinquanta nessuno avrebbe immaginato. C’erano stati appena dieci anni prima il Monitum e un’Istruzione (1948 e 1949) in cui si prendevano le distanze dal movimento ecumenico e si apriva un timido e diffidente spiraglio di apertura verso i cristiani dissidenti, di cui si auspicava il ritorno. Tre mesi dopo la sua elezione alla cattedra di Pietro, Giovanni XXIII, annuncia che essendo investito di “una duplice responsabilità di vescovo di Roma e di Pastore della Chiesa universale” intende proporre, “con umile risolutezza”, “la duplice celebrazione di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale”. La Chiesa improvvisamente ci apparve in una luce nuova, giovane e aperta al futuro, al centro dell’attenzione del mondo. Intervista con il cardinal Kasper “E ssere riuniti nella tua mano” (Ezechiele 37,17). È il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che ogni anno si celebra dal 18 al 25 gennaio. La Settimana è, oltre che occasione per pregare per l’unità dei cristiani, anche un’opportunità per tracciare un bilancio del movimento ecumenico e dei vari dialoghi che si sono intrapresi con le diverse Chiese. Lo facciamo con il cardinal Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Eminenza, in molti hanno l’impressione di un rallentamento del movimento ecumenico. Che bilancio si sente di stilare quest’anno? “Non posso parlare di un rallentamento. Anzi, abbiamo fatto molti passi in avanti, soprattutto con le Chiese n. 3 CONCILIO VATICANO II Un fremito improvviso Questa sensazione proveniva dalle parole, brevi e misurate, ma chiare e risolute ed anche dal tempo e dallo spazio in cui erano state pronunciate, la basilica di S.Paolo, nel giorno della festa della sua conversione. Il nuovo Papa, eletto solo tre mesi prima, considerato un Papa di transizione e un vegliardo di stampo tradizionale, con quelle parole inattese destò curiosità e stupore. Tutti subito pensarono all’unione dei cristiani, per l’aggettivo “ecumenico” interpretato in senso moderno, anche da parte del Servizio stampa del Vaticano che, in un comunicato pubblicato sull’Osservatore Romano del giorno dopo, spiegava che “la celebrazione del Concilio, nel pensiero del Santo Padre, mira non solo alla edificazione del popolo cristiano, ma vuole essere altresì un invito alle comunità separate per la ricerca dell’unità”. Questa intenzione sarà successivamente chiarita e ridimensionata, nel senso che non sarebbe stato un Concilio di tutte le con- UNITÀ DEI CRISTIANI In una sola mano ortodosse. Il Patriarca ecumenico è stato tre volte qui a Roma lo scorso anno e questo non era mai accaduto. Abbiamo accolto due Patriarchi armeni e sono stati sempre incontri molto cordiali. Ho fatto poi una lunga visita in maggio in Russia dove ho avuto un incontro molto cordiale con l’ormai defunto Patriarca Alessio II. Con gli ortodossi andiamo avanti, abbiamo un dialogo sul primato del vescovo di Roma nel primo millennio che ha portato alla elaborazione di un testo di base che vogliamo presentare alla plenaria di ottobre e che rappresenta un passo in avanti su questo punto cruciale ma anche molto difficile. Con i protestanti, è stato molto importante questo Sinodo sulla Parola perché la Parola di Dio è il loro interesse fondamentale e sono stati molti impressionati di questo. Nell’ultima plenaria del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani è stata presentata una raccolta di tutti i testi di convergenza ecumenica con anglicani, luterani riformati e metodisti raggiunti in più di 40 anni di storia e abbiamo visto che abbiamo fatto molti progressi in questi decenni. Certo, ci sono problemi che sono ancora aperti e vogliamo spingere il dialogo verso questa direzione”. Entriamo nei particolari delle singole Chiese. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani terminerà proprio quando in Russia si apriranno le elezioni del nuovo Patriarca di Mosca. Quale auspicio? “Spero che eleggano un Patriarca che sia un buon pastore per il suo gregge. Penso che questa sia la cosa più importante. La Russia si trova in una situazione difficile e hanno bisogno di un pastore. Il mio desiderio poi è di avere un Patriar- ca che sia un partner del dialogo perché la Russia è un Paese molto importante per l’Europa e la Chiesa ortodossa di Russia è la più grande Chiesa ortodossa e noi siamo interessati ad andare avanti con loro. Spero così che sia un Patriarca con il quale si possa dialogare in rispetto anche delle differenze che ci sono. Abbiamo molto migliorato i nostri rapporti e ora li vogliamo approfondire”. In febbraio ci sarà il Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra durante il quale sarà presentata una proposta per aprire la strada all’episcopato femminile... “Sì, con preoccupazione perché il dialogo con gli anglicani è andato molto bene, è avanzato tanto e adesso viviamo un periodo di difficoltà. L’ordinazione delle donne all’episcopato crea problemi anche 25 gennaio 2009 Vita La fessioni cristiane chiamate a raccolta, ma solo della Chiesa cattolica e, tuttavia, indirizzato a favorire l’unione, che in quel momento molti cattolici consideravano un ritorno alla “comune casa paterna”, come si era espresso papa Giovanni nell’omelia in S.Paolo. Precisato il senso del processo verso l’unità, che non si conclude con un semplice ritorno, ma con una comune conversione della mente e del cuore di tutti i cristiani, cattolici compresi, l’indirizzo e l’impianto “ecumenico” è rimasto in tutti i lavori di preparazione e di celebrazione del Concilio. Ritornando a quel 25 gennaio, dopo l’annuncio ai cardinali nella sala attigua alla basilica, che ha attraversato il mondo come fremito di sorpresa e di gioia al di là di ogni confine confessionale, papa Giovanni confessa nel suo diario, il “Giornale dell’anima”, che si sarebbe aspettato dai suoi più vicini collaboratori un plauso e un incoraggiamento, mentre invece si sentì avvolto da un “impressionante devoto silenzio”. Un Concilio è un evento epocale, che si misura nella prospettiva dei secoli, e mette la Chiesa in stato di tensione, come di fronte ad una svolta che può essere estremamente impegnativa e risulta, pertanto, una decisione coraggiosa che ad alcuni poteva sembrare persino avventata. Ma il Papa è un uomo di Dio, diligente esecutore dei suoi disegni e delle sue ispirazioni, che ragiona alla luce dello Spirito di cui evoca una nuova Pentecoste per la sua Chiesa a beneficio dell’intera umanità. Tutto il suo pensiero lo esprimerà poi nella Costituzione apostolica “Humanae salutis” di Indizione del Concilio, due anni dopo, ma l’annuncio di cinquant’anni fa segna il principio, l’atto di origine di qualcosa che dura ancora nel tempo e ha segnato profondamente la storia della Chiesa e del mondo. “Per la giornata odierna, disse Giovanni XXIII, basta questa comunicazione”, e chiese “una parola intima e confidente” per avere suggerimenti invocando l’intercessione di Maria e di “tutti i santi della Curia celeste”. Tutto ciò a “edificazione e letizia di tutto il popolo cristiano”, rinnovando l’invito “ai fedeli delle Comunità separate a seguirci anch’esse amabilmente in questa ricerca di unità e di grazia, a cui tante anime anelano da tutti i punti della terra” (Allocuzione del 25 gennaio 1959). interni all’anglicanesimo. Ci sono spaccature e divisioni interne che non facilitano il dialogo. Siamo quindi preoccupati per questo ma anche decisi a non interrompere il dialogo. Se ci sono difficoltà, si deve parlare. Sulle difficoltà non fa mai bene interrompere il dialogo. La Comunione anglicana è al momento in una situazione difficile, forse hanno anche bisogno del nostro aiuto”. ha risentito di un certo raffreddamento. È così? “Non parlerei di due velocità, ma di due qualità di dialogo. La qualità del dialogo con gli ortodossi è sicuramente diversa perché siamo molto vicini. Abbiamo gli stessi sacramenti, lo stesso ministero sacerdotale e la stessa venerazione per i santi e la Madonna. Con i protestanti ci sono più differenze, per cui è un’altra qualità di dialogo. Noi facciamo bene ogni dialogo e vediamo poi che cosa possiamo e cosa non possiamo fare. Non abbiamo in programma di rallentare o aumentare la velocità. I dialoghi hanno ciascuno i loro ritmi. Ci sono periodi di difficoltà e periodi in cui si va avanti. Non si deve esagerare una situazione attuale. Con molti protestanti siamo in buona sintonia, e molti protestanti sono contenti che noi manteniamo la linea”. C’è un rapporto molto intenso con l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams? “Sì, abbiamo un rapporto ottimo. Lui è un teologo di grande fama. È un uomo molto spirituale e aperto. Ripeto, ci sono difficoltà nella comunione anglicana per cui speriamo che loro le possano superare e che non ci siano nuove divisioni”. Si dice che in Europa c’è un ecumenismo a due velocità. Da una parte il dialogo con gli ortodossi con i quali la Chiesa cattolica ha una forte sintonia su molti temi. Dall’altro il dialogo con i protestanti, che È il dialogo della verità? “Sì. Dialogo della verità ma anche dialogo della carità. Sono due dimensioni che non si possono separare”. Vita La Da parte degli amministratori per superare la crisi D i fronte alla “grave crisi economica”, che “è connessa a quella strutturale, culturale e di valori”, occorre “reagire, superando le divisioni e concertando strategie che, se da una parte affrontano le emergenze di oggi, dall’altra mirano a disegnare un organico progetto strategico per gli anni futuri”. È l’invito che Benedetto XVI ha rivolto lunedì 12 gennaio agli amministratori di Roma e del Lazio in occasione del nuovo anno, ricevendo in udienza il sindaco capitolino Gianni Alemanno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e il presidente della Giunta regionale Pietro Marrazzo. Il Papa ha riconosciuto come la crisi “che va interessando l’economia mondiale” porti ricadute anche a livello locale: dunque, ha sottolineato, serve una risposta unanime da parte delle istituzioni, ispirata “a quei principi e valori che fanno parte del patrimonio ideale dell’Italia e, più specificamente, di Roma e del Lazio”. SINERGIA FRA LE ISTITUZIONI La comunità cattolica, della quale le amministrazioni laziali “apprezzano la presenza e l’attività”, “non chiede né vanta privilegi, ma desidera che la propria missione spirituale e sociale continui a trovare apprezzamento e cooperazione”, ha evidenziato il Papa, ricordando “che Roma e il Lazio hanno un ruolo peculiare per la cristianità” e “i cattolici qui si sentono stimolati ad una viva testimonianza evangelica e ad una solerte azione di promozione umana, in maniera speciale oggi, davanti alle difficoltà a noi ben note”. Proprio di fronte alle “crescenti necessità della gente” Benedetto XVI ha chiesto “una sinergia fra tutte le istituzioni per offrire risposte concrete”, rilevando come, da parte del mondo cattolico, “le Caritas diocesane, le comunità parrocchiali e le associazioni cattoliche non si risparmino nel prestare aiuto a quanti sono nel bisogno”. In particolare, il Santo 25 gennaio 2009 attualità ecclesiale n. 3 BENEDETTO XVI Una risposta unanime Padre ha rivolto un pensiero “alle famiglie, soprattutto a quelle con figli piccoli che hanno diritto a un avvenire sereno, e agli anziani, molti dei quali vivono in solitudine e condizioni disagiate”; ancora, ha citato “l’emergenza abitativa”, la “carenza di lavoro” e la “disoccupazione giovanile, la “non facile convivenza tra gruppi etnici diversi”, la “grande questione dell’immigrazione e dei nomadi”. I DEBOLI, “RISORSA DA VALORIZZARE” Allo Stato, ha aggiunto il Papa, spetta “attuare adeguate politiche economiche e sociali”, mentre la Chiesa “è chiamata a dare il suo apporto stimolando la riflessione e formando le coscienze dei fedeli e di tutti i cittadini di buona volontà”. Compito di cui è evidente l’importanza: “Forse mai come oggi – ha precisato – la società civile comprende che soltanto con stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà e alla responsabilità è possibile costruire una società più giusta e un futuro migliore per tutti”. Perciò, è “priorità inderogabile” formare “al rispetto delle norme, all’assunzione delle proprie responsabilità, a un’impostazione di vita che riduca l’individualismo e la difesa degli interessi di parte per tendere insieme al bene di tutti, avendo particolarmente a cuore le attese dei soggetti più deboli della popolazione, non considerati un peso, bensì una risorsa da valorizzare”. DEDICARSI AI GIOVANI Benedetto XVI ha quindi ricordato il tema dell’educazione, esprimendo “gratitudine” per la collaborazione tra istituzioni pubbliche e comunità ecclesiali “per quel che riguarda gli oratori e la costruzione di nuovi complessi parrocchiali nei quartieri che ne sono sprovvisti”: questi ultimi, ha evidenziato, “oltre a permettere l’esercizio del diritto fondamentale della persona umana che è la libertà religiosa, sono in realtà centri di aggregazione e di formazione ai valori della socialità, della pacifica convivenza, della fraternità e della pace”. Giungendo verso la fine del suo discorso, il Pontefice ha lanciato un appello per i ragazzi e i giovani. “La Chiesa – ha detto – invita tutti a dedicarsi seriamente ai giovani, a non lasciarli in balìa di se stessi ed esposti alla scuola di «cattivi maestri», ma a impegnarli in iniziative serie, che permettano loro di comprendere il valore della vita in una stabile famiglia fondata sul matrimonio. Solo così si dà loro la possibilità di progettare con fiducia il loro futuro”. Sono loro, infatti, i primi ad essere colpiti dall’“emergenza educativa” con un “nichilismo che pervade in maniera crescente il mondo giovanile”, minando “i valori naturali e cristiani che danno significato al vivere quotidiano”. IL “PREZIOSO SERVIZIO” DEGLI OSPEDALI CATTOLICI Infine, un pensiero alle strutture sanitarie cattoliche attive nel territorio, rispetto alle quali “da parte della Regione Lazio, pur nelle difficoltà delle attuali contingenze, si sono colti segnali positivi”. “Confido che, proseguendo gli sforzi in atto, tale collaborazione sia opportunamente incentivata – ha auspicato il Papa –, in modo che la gente possa continuare ad avvalersi del prezioso servizio che tali strutture di riconosciuta eccellenza svolgono con competenza, professionalità, oculatezza nella gestione finanziaria e premura verso i malati e le loro famiglie”. 5 La Parola e le parole III domenica Tempo ordinario - anno B Gn 3,1-5.10; Sal 24; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20 “Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: ‘alzati, va a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò’. Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino” Il libro di Giona è la narrazione di un cammino: il cammino di un uomo che si ribella a Dio, eppure è la vicenda di un uomo che è annoverato tra i profeti. Un libro profetico perché ha al centro la chiamata e l’invio da parte di Dio che affida la sua parola ad un uomo che cerca di sfuggirla e la vive contro voglia. Una profonda vena di humour soggiace alla narrazione: Giona è un uomo in fuga, cercare di andare lontano anzi in direzione opposta a quella di Ninive, si nasconde nel luogo più riposto della nave, è ritratto nella sua irritazione sulla collina guardando la città di Ninive. Eppure nella sua vita la chiamata di Dio è più forte della sua ribellione, si ripropone come domanda e invio. Giona è profeta chiamato a conversione. E’ questo il testo letto, nella tradizione ebraica, al momento della festa dello Yom Kippur, il giorno della conversione. Proprio la conversione è il filo rosso che lega i vari movimenti che compongono questo racconto. C’è la conversione di Giona anzitutto, ma anche la conversione dei niniviti, inattesa, addirittura non voluta da Giona, che desiderava vedere l’ira di Dio e la sua condanna scatenarsi sulla grande città. Annunciare la conversione significa dire che nella vita umana non c’è nessuna forza così potente da impedire che vi sia un futuro, una liberazione ed un cammino nuovo. L’uomo non è racchiuso in un destino già dato, ma si trova interpellato dalla parola di Dio verso un cambiamento sempre possibile. Conversione è accettare di partire per un cammino nuovo, lasciarsi smuovere da certezze scontate di mentalità di comodo. Ma c’è anche la conversione della grande città, risposta all’appello del profeta a vivere rapporti di giustizia, a lasciare un sistema di egoismo e di ingiusta ricchezza. Su tutti questi percorsi c’è il rivolgersi fedele, attento, paziente di Dio, preoccupato di far comprendere a Giona, agli abitanti di Ninive, ad Israele suo popolo, che il suo disegno di salvezza non è un privilegio da riservare a qualcuno, ma è dono per tutti e che la sua gioia è nel vedere che un cammino inizia, in modi diversi, per ognuno, in rapporto a questo disegno che va oltre i confini delle lingue, delle culture, delle religioni. Convertitevi e credete al vangelo ‘Convertitevi’ è l’imperativo al centro della chiamata di Gesù: è un’esigenza connessa al ‘credere al vangelo’. E, con il credere è posta dopo l’indicativo di una realtà nuova iniziata nella storia: il tempo ha raggiunto il suo compimento, l’azione di Dio che libera si è resa vicina. Solamente l’affidarsi al ‘regno vicino’ è motivo per un cambiamento. Credere e cambiare mentalità sono così due movimenti che vanno insieme. Chi crede si mette in cammino, prende un orientamento nuovo e radicale della vita: è quel seguire che viene espresso nella chiamata di Gesù ai primi discepoli: ‘seguitemi vi farò diventare pescatori di uomini’. Solo dopo aver lasciato le reti - annota Marco - lo seguirono. C’è qualcosa da lasciare, c’è un orizzonte da scegliere o meglio una relazione su cui impostare l’esistenza d’ora in poi. Lasciare... per seguire. Credere al vangelo è lasciare che nella propria vita abbia spazio la relazione con Gesù, l’incontro con lui, che chiama non ad una riflessione intellettuale e nemmeno ad obbedire ad una nuova legge, ma a seguire lui. C’è una dimensione di rapporto profondo personale, fatto di storia che segna questi brevi racconti di chiamata che aprono il testo di Marco. I discepoli nel loro mettersi a seguire Gesù sperimentano l’inconsistenza di ogni percorso che cerchi di porre il proprio valore di fronte a Dio (l’essere primi): scoprono invece la gratuità di una relazione offerta: Marco esprimerà questo dicendo che il discepolo è colui che ‘sta dietro’ e in questo ‘star dietro’ è chiamato a far propri i passi di colui che ha vissuto la strada verso Gerusalemme e la croce, cioè ha fatto della sua vita un servizio per tutti. Il tempo ormai si è fatto breve Paolo scrive ai Corinzi: ‘il tempo ormai si è fatto breve’. Tutta la vita diviene momento di passaggio in cui stare dentro le situazioni, ma nel contempo guardare all’approdo finale, cioè all’incontro con Cristo. Vivere come se non… non è invito a vivere una fuga dal mondo ed un disimpegno rispetto alle realtà della vita. Paolo piuttosto apre a considerare il senso del tempo che ha un orizzonte di riferimento definitivo. Tutto può essere vissuto intensamente ed in pienezza tenendo conto dell’incontro con Cristo, senso ultimo dell’esistere della comunità credente. Sta qui la radice della libertà del cristiano, non schiavo sotto la legge, ma libero in rapporto al dono di grazia, chiamato a vivere nella responsabilità la sua fedeltà al presente. Ma tutto ciò concretamente cosa può significare per noi oggi? Nel momento in cui viviamo, segnato da una crisi del sistema finanziario mondiale e da una situazione di difficoltà che giunge a toccare l’esistenza di tante famiglie e persone l’esigenza di conversione si pone come istanza di ripensare il modello di sviluppo dominante, di considerare in modi nuovi la questione ecologica nella responsabilità per coloro che abiteranno la terra dopo di noi, di ripensare la redistribuzione delle risorse nel pianeta, a partire da gesti concreti, da scelte di stili di vita. In ciò si attua un ri-orientare la nostra vita chiedendoci perché popolazioni ed aree della ‘grande città’, che è il nostro mondo, sono escluse da una possibilità di progresso e di vita dignitosa. Alessandro Cortesi op 6 n. 3 Vita La 25 gennaio 2009 2 FEBBRAIO 2009: GIORNATA MONDIALE VITA CONSACRATA Nella storia dell’uomo I l prossimo 2 febbraio si celebrerà la 13ma Giornata mondiale della vita consacrata. Per l’occasione la commissione episcopale per il clero e la vita consacrata ha diffuso un messaggio qui presentato in sintesi. COINVOLGIMENTO PERSONALE “E’ il Signore a irrompere nella storia dell’uomo, chiamandolo ad appartenergli completamente. Proprio così, in modo straordinario sulla via di Damasco, il Signore Gesù ha folgorato e conquistato (cfr. Fil 3,12) Saulo di Tarso”: lo afferma il messaggio per la 13ª Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2009), diffuso dalla Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata. Nel testo i vescovi si esprimono in questi termini sulla vita consacrata sempre riferendosi agli scritti paolini: “Nella luce abbagliante dell’incontro con Cristo, il consacrato è chiamato a vivere tutta la sua esistenza fino a poter dire: ‘Cristo vive in me’; a lasciarsi coinvolgere in un rapporto interpersonale tanto appassionato da non vedere altro se non il Cristo crocifisso e risorto, conformandosi a Lui fino a portare nel proprio corpo le sue stimmate”. IN SINTONIA CON LA PAROLA I vescovi parlano anche di un “amore appassionato di Gesù (che) suscita una risposta totalizzante da parte del consacrato nella reciprocità amicale e sponsale”. Nel messaggio si sottolinea il valore dell’ “obbedienza” da parte del consacrato alla Parola di Dio, con la quale è chiamato a mettersi in sintonia ogni giorno secondo il calendario liturgico. Il messaggio della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata sottolinea l’esigenza che “le comunità monastiche e religiose siano oasi nelle quali si vive il primato assoluto di Dio, nella sua gloria e nel suo amore”, esprimendo un “generoso servizio ai poveri, secondo il carisma dell’Istituto di appartenenza”. COSÌ I RELIGIOSI NEL MONDO E IN ITALIA Nel mondo i religiosi sono così distribuiti: religiosi presbiteri 136 mila, religiosi professi non sacerdoti 55 mila, religiose professe 750 mila (dati della Santa Sede aggiornati al 2006). In Italia, a fronte di 32.990 preti diocesani e 1.498 preti stranieri ci sono 18.610 religiosi e 122.356 religiose. Le case generalizie di ordini e congregazioni religiose presenti nel nostro Paese sono 360, mentre il numero dei conventi maschili e femminili è stimato attorno alle 1.000 unità. Al numero dei religiosi su richiamati occorre aggiungere alcune migliaia di consacrati appartenenti alle Società di Vita Apostolica e agli Istituti Secolari. L’impeto dell’irruzione C on tutto il rispetto e l’ammirazione dovuta al genio di Simone Weil qua e là un colpo di pollice al suo pensiero è dovuto; scriveva: «Come gli indù hanno visto, la grande difficoltà per cercare Dio è che lo portiamo al centro di noi stessi. Come andare verso di me? Ogni passo che compio mi conduce fuori di me. È per questo che non si può cercare Dio. Il solo procedimento è di uscire da sé e di contemplarsi dall’esterno. Allora dal di fuori, si vede al centro di sé Dio tale qual è. Uscire da sé è la rinuncia totale ad essere qualcuno, il consenso completo ad essere qualcosa». Prova a cercarLo e continuerai a cercarLo senza sosta perché rischi di non trovarLo, mai e in nessun luogo, neppure con il procedimento suggerito dalla filosofa francese. Noi non conosceremmo Dio se Dio stesso non fosse venuto verso di noi. Il movimento è decisamente di segno opposto. Il messaggio della Cei per la giornata della Vita Consacrata lo sottolinea con vigore e autorevolezza, citando lo stesso Benedetto XVI«“Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro. La sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale; […] è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma; [...] è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore”. E, se si parla di impatto non si parla di scontro o di inciampo. In modi diversi, tanti quanti sono i volti delle persone, Dio irrompe. Quando crede e come crede e, soprattutto con chi crede. Ma irrompe. Vale a dire si fa sentire, si rende percettibile, in sfumature dalla diversa cromatura, fino a far dire a Paolo“l’amore del Cristo ci possiede” (2Cor 5,14). Tre sono le dimensioni che il verbo greco contiene ed Leggendo il messaggio dei Vescovi di Cristiana Dobner esprime nell’amore agapico di Cristo: - ci avvolge: è un abbraccio che stringe? Una nube che circoscrive? Una luce che penetra e stacca da tutto? Un sussurro che annulla ogni richiamo? Ognuno, secondo l’antico detto, reagisce … secondo il proprio recipiente! -ci coinvolge: non è un punzone di qualità però inerte, è come il morso di una tarantola che mette in movimento ma per la vita non per la morte. Richiede tutta la persona perché il Tutto ha donato tutto. Ci travolge: perché il mutamento scatta e contagia. Le dimensioni di prima appaiono (e forse sono) insufficienti, limitanti. Abbatte perché crea. Quella gamba ferita di Inigo de Loyola che preludeva alla fine della sua carriera militare e di corte per un’infermità inaccettabile, è diventata la sua salvezza e la salvezza di tanti. Irruzione significa moto irruente, inarrestabile, movimento che nessuno può fermare, ostacolare e , malgrado, tutti i monitoraggi odierni neppure prevedere. Nessun sensore scatta in preallarme. L’irruzione avviene e poi si constata. Con buona pace di Simone Weil, peraltro acuta e fine interprete del sentire umano, Edith Stein invita invece ad entrare dentro di noi, a lasciarci trasportare dall’impeto dell’irruzione, di Lui che si fa presente e pone un pressante e ineludibile interrogativo: Lo accetto o lo rifiuto? È in gioco la libertà. Chi nel vortice subito comprende che Cristo lo vuole tutto per il Padre, quale segno profetico della vita che ci attende, si slancia e accetta i sigilli dei tre voti. Non pensati o ritenuti, ahimè, quali vincoli giuridici, canonici (conoscono anche questo aspetto), ma quale risposta alla Luce che travolge, quale dono di una vita avvolta, coinvolta e travolta dall’amore agapico. Le battute sulla molteplicità e pluriformità degli Istituti di vita consacrata pullulano ma rivelano un aspetto che dovrebbe far tremare le vene ai polsi: Colui che irrompe e travolge, rispetta nel modo più assoluto la persona e la lascia reagire per quella che è ma con lo stigma dell’Assoluto ormai impresso. Allora non si è qualche cosa, anche se per Simone Weil tale espressione indica l’esproprio totale, ma si è un “chi” in relazione, viva e pulsante, con il “Chi” che si è rivelato e donato. L’alchimia della pietra filosofale dell’amore è compiuta: la ferita impressa da Colui che irrompe sana e sospinge al servizio del Padre, della Chiesa e dei fratelli. Non dal di fuori guardando Dio, ma dall’interno, nel Dio che ha rotto le barriere trasfigurandole. Simone Weil si è spesa gratuitamente fino a morire, cioè a donare la vita. Chi porta impresso l’amore agapico nel segno dei tre voti, vive in Colui che è morto per noi e può gridare con Paolo «Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura”. “Per me il vivere è Cristo”». Nell’irruzione. Pistoia Sette N. 3 25 GENNAIO 2009 DUE LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA CON IL MOVIMENTO PER LA VITA “Pistoia per la vita” 2009 “L a forza della vita nella sofferenza”. Questo il tema, di fin troppo evidente attualità, della Giornata nazionale per la vita 2009 che viene celebrata domenica 1 febbraio. In diocesi di Pistoia, su iniziativa del locale Movimento per la vita, la giornata avrà il suo centro al Bottegone, presso la parrocchia di San Sebastiano, con la presenza del vescovo Mansueto Bianchi. Alle 10 sarà proprio il vescovo a celebrare la Santa Messa all’inizio della quale il presidente del Movimento per la vita, Umberto Maria Domenica 1 febbraio Santa Messa con monsignor Bianchi e giovedì 29 gennaio incontro on line con la co-presidente nazionale di Scienza&Vita, professoressa Di Pietro di Mauro Banchini Reali, presenterà le attività dell’associazione: seguirà, nell’attigua cappella della Compagnia, un incontro della comunità parrocchiale con il vescovo e con l’associazione. Verrà anche distribuito materiale informativo e sarà possibile firmare per la pe- tizione europea in difesa della vita. Alle ore 12:30 pranzo. Le manifestazioni hanno un carattere pubblico. Per maggiori informazioni rivolgersi al Movimento per la vita di Pistoia (sede in vicolo de’ Pazzi). Sempre nell’ambito della tematica per la vita è da segnalare un’altra iniziativa. Alle 20,45 di giovedì 29 gennaio, nei locali del seminario di Pistoia in via Puccini, videoconferenza in diretta attraverso internet con la presenza della copresidente dell’associazione nazionale Scienza&Vita, Maria Luisa Di Pietro. E’ professore associato di bioetica presso l’Università cattolica (Facoltà di medicina e chirurgia) nonché docente ed esperta in tematiche familiari ed etiche. L’iniziativa, organizzata dall’ufficio comunicazioni sociali della diocesi in collaborazione È uscita la quarta edizione Piccolo manuale di teologia L a rapida diffusione del piccolo manuale di teologia mostra a sufficienza il bisogno di una rapida sintesi, non superficiale ma seria, che possa aiutare tutti i responsabili dell’evangelizzazione, in particolare i catechisti. La mancanza di preparazione di molti di coloro che nelle nostre parrocchie esercitano il difficile ministero della catechesi è sotto gli occhi di tutti ed è spesso denunciata dai maggiori responsabili della Chiesa. Si tratta certamente anche dei problemi tecnici, didattici, pedagogici, ma si tratta soprattutto dei problemi di contenuto. Un metodo adatto non riesce certamente a supplire la mancanza o l’inesattezza delle idee che si intende comunicare. Una grossa responsabilità che grava sempre di più sulla comunità cristiana e sui suoi dirigenti. Si sa che le idee recepite da piccoli rimangono poi nella mente per sempre, o almeno fino al momento in cui uno non sente il bisogno di riprendere in mano le cose e rivedere e approfondire le proprie conoscenze. Cosa che accade sempre più raramente. Monsignor Frosini, autore del piccolo libretto che stiamo ripresentando, per la sua esperienza e la sua autorità di teologo affermato, garantisce la serietà dello scritto. Il prezzo è abbordabile: euro 6,40. Il libretto maneggevole, lo stile piano e intelligibile da tutti. Si trova in vendita presso la libreria San Jacopo in via Puccini 32 a Pistoia. Lo raccomandiamo in particolare a coloro che hanno bisogno di farsi idee Una sintesi dei problemi più scottanti della fede cristiana, aggiornata e di facile lettura chiare prima di trasmetterle agli altri. Nel clima che respiriamo, le difficoltà contro la fede aumentano di giorno in giorno. Questi i capitoli del testo: Presentazione 1. Gesù Cristo centro del messaggio cristiano Cominciare dall’umanità. Le date di una vita. Gli inizi dell’evangelizzazione. La risurrezione inizio del mondo nuovo. Una revisione di prospettive. Tre cammini per ricostruire la vicenda di Dio. 2. Gesù ci ha raccontato Dio Un Dio umile e paterno. L’inno dell’umiliazione. Da Gesù a Dio. Un unico Dio in tre persone. Lo Spirito Santo, il dimenticato. Un Dio creatore. E il male da dove viene? 3. Il peccato dell’uomo Una revisione attuale. Un gesto che si ripete. Il nostro peccato. Il decalogo come uno sbarramento. Il castigo di se stesso. 4. La Chiesa di Gesù Chiesa uguale convocazione; I tre concetti fondamentali. I sacramenti segni dell’incontro con Dio. “Senza la Chiesa non c’è salvezza”. Una Chiesa per il Regno. 5. “Senza di me non potete far nulla” Un insegnamento categorico. La divinizzazione. I doni dello Spirito. 6. Luci nuove sulle ultime realtà Nel segno della consolazione e della speranza. Prima di tutto l’escatologia universale. I novissimi personali. Il mistero del giudizio e della dannazione. Sperare per tutti. Purificazione dei nostri concetti. 7. La dottrina sociale della Chiesa Temi all’ordine del giorno. Attenzione ai problemi locali. Al di là e più in alto delle parti. Una voce rivolta a tutti. La nobiltà della politica. R. La parrocchia di San Sebastiano a Bottegone dove domenica 1 febbraio si svolgerà la giornata per la vita con il Movimento per la vita di Pistoia e con Scienza&Vita, prevede il collegamento in diretta on line con Roma, presso la sede del Copercom (l’associazione che riunisce molte associazioni cattoliche operanti nell’ambito della comunicazione) dove sarà presente la professoressa Di Pietro: sarà possibile interagire con domande e alle 21,45 al termine del collegamento (il cui inizio preciso è fissato per le 21) la serata proseguirà con un confronto locale. L’ingresso è libero: chi è interessato può intervenire. Apostolato della preghiera Incontro di formazione M artedì 27 gennaio alle ore 15, presso la parrocchia di San Benedetto a Pistoia l’apostolato della preghiera organizza un incontro di formazione tenuto da don Carlo Bonaiuti In Cattedrale Vespro d’organo con Elisa Teglia E lisa Teglia, bolognese, eseguirà le musiche del Vespro d’organo in programma domenica 1 febbraio (ore 17) in Cattedrale (organo Costamagna, 1969). Elisa Teglia ha una solida preparazione. Si è diplomata in organo e composizione organistica in Italia sotto la guida di Wladimir Matesic, ha terminato gli studi come organista liturgico a Bologna col massimo dei voti e si è quindi perfezionata per un biennio in Olanda sotto la guida di B. van Oosten. Si è laureata al Dams di Bologna ed ha concluso un dottorato di ricerca alla Sorbona di Parigi, in ambedue i casi col massimo dei voti e la lode. L’iniziativa è promossa dall’Accademia d’organo «Gherardeschi» in collaborazione con il Capitolo della Cattedrale. L’ingresso è gratuito. P.C. 8 chiesa pistoiese n. 3 ANNO PAOLINO I e con essa la gratuità. Non sente perciò la necessità di andare a Gerusalemme dagli apostoli. Le pagine degli Atti degli apostoli riprendono questi dati assai sobri e ne offrono una narrazione ampliata: Paolo è presentato come fariseo zelante, in viaggio verso Damasco per ricercare i cristiani di costì - ‘coloro che erano della via’ - e per farli prigionieri. Due elementi segnano l’evento che accade sulla via: la voce e la luce. La voce, appello di Gesù a Paolo, genera un breve dialogo ed è percepita da Paolo solamente (in At 22,7, mentre in At 9,7 è udita anche dagli altri) mentre la luce è vista anche dai presenti: “Saulo Saulo perché mi perseguiti?” “chi sei Signore?”. Nella domanda di Paolo già è racchiusa la professione di fede nel Cristo come Signore, la voce risponde rinviando alla vicenda di Gesù di Nazareth ed al rapporto tra Gesù e i suoi discepoli: “io sono Gesù il Nazareno che tu persegui- ti”. Compare qui la stretta identificazione tra Gesù e i suoi discepoli perseguitati. Inoltre in At 22 Paolo riceve il comando di recarsi a Damasco dove avrebbe poi ricevuto indicazioni: la narrazione accentua la cecità di Paolo, condotto per mano dai compagni fino a Damasco: lì l’incontro con il cristiano Anania gli fa riacquistare la vista. At 9 amplia questo momento e narra di una visione di Anania che recandosi da Paolo dice “mi ha mandato a te il Signore Gesù che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo” (At 9,17). Allora Paolo recuperò la vista e fu battezzato. La luce folgorante aveva causato la cecità, ora la presenza e la compagnia di Anania fa riacquistare la vista e il battesimo è presentato come ‘illuminazione’ e possibilità di sguardo nuovo. Questi testi ci fanno entrare nell’intimo della vicenda di Paolo. La prima questione è se quella di Parrocchia di San Paolo Appuntamenti Venerdì 23 gennaio ore 18,30: Messa presieduta da don Enzo Benesperi, missionario in Brasile; alle ore 21: Liturgia ecumenica della commissione diocesana per l’ecumenismo Sabato 24 gennaio ore 21: Liturgia vigilare presieduta da don Luca Carlesi Domenica 25 gennaio ore 10: celebrazione presieduta dal vescovo di Pistoia monsignor Mansueto Bianchi; ore 18: Vespri solenni presieduti dal vescovo, durante i quali darà inizio ai Centri di Ascolto della Parola. Vita La Parrocchia di Ferruccia La conversione di San Paolo At 22,3-16; Sal 116; 1Cor 7,29-31; Mt 16,15-18 n quest’anno paolino la festa della conversione di san Paolo coincide con la domenica e può essere celebrata l’Eucaristia con le letture della festa (mentre la seconda lettura è tratta dalla liturgia della III domenica del tempo ordinario). La figura di Paolo è affascinante e complessa. Tutta la sua vita trova un momento di svolta nell’evento descritto per tre volte in contesti diversi nel testo degli Atti degli apostoli (ai capitoli 9, 22 e 26) come accaduto sulla via di Damasco. Ma anche Paolo stesso fa riferimento, a suo modo, nella lettera ai Galati, al passaggio fondamentale della sua vita avvenuto a metà degli anni ‘30 del I secolo. In questo testo Paolo parla della sua esperienza per affermare che il vangelo da lui annunziato non è ‘modellato sull’uomo’, cioè non è frutto di pensiero o di opera umana ma è un dono. Egli stesso l’ha ricevuto ‘per rivelazione di Gesù Cristo’. Paolo non dice come ciò avvenne, ma gli è chiaro il senso profondo di tale evento: “quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco” (Gal 1,15-17). In queste poche righe dettate dalla sua voce, viene espressa l’esperienza unica e totalmente gratuita di sentirsi chiamato e oggetto di un dono di benevolenza. La ‘rivelazione’ riguarda non qualcosa, ma qualcuno: ‘colui che mi scelse fin dal seno di mia madre… si compiacque di rivelare a me suo Figlio’. C’è una centralità di Gesù Cristo, unita al dono di grazia del Padre che segnerà d’ora in poi la vita di Paolo: la bella notizia che dovrà annunziare proviene da Gesù Cristo. In altri testi Paolo dirà che il ‘vangelo’ è l’agire di Dio che ci ha amati gratuitamente, ci ha liberati dal peccato in Cristo e in lui siamo salvati per mezzo della fede (Rom 1,16; 3,21). E’ un rapporto con Gesù nella sua condizione di risorto, in vista di un compito che Paolo avverte inscindibilmente legato a questa chiamata. Da qui ha inizio una missione determinata: annunziare il Cristo in mezzo ai pagani. Paolo sottolinea l’autorità della chiamata e della scelta 25 gennaio 2009 Paolo fu una vera e propria ‘conversione’. Paolo era un convinto credente nel Dio di Abramo, della promessa e della legge: l’evento di Damasco gli rovescia il modo di considerare la religione e la vita stessa, ma gli fa percepire in modo più profondo la sua stessa tradizione di fede. Nella lettera ai Galati Paolo sottolinea il riferimento a Dio che lo scelse fin dal seno di sua madre: la sua fede rimane ancorata al Dio di Israele. Pur in tale continuità a Damasco irrompe una luce nuova, il Risorto lo investe della sua presenza e lo conduce a concepire in modo nuovo il rapporto con il Dio dei padri. Sta qui l’origine di quella tensione che Paolo vivrà nel sentirsi fratello e membro del popolo d’Israele, interrogandosi sul ruolo del suo popolo nella storia della salvezza, e contemporaneamente nell’avvertire la profonda novità dell’incontro personale con Gesù Cristo e l’apertura del vangelo a tutta l’umanità. Paolo vive la consapevolezza di essere stato chiamato gratuitamente, non per le sue opere, né per il suo zelo religioso, né per la sua cultura raffinata. Credere per lui diviene allora affidamento che sgorga dal sapersi toccato dalla gratuità di Dio senza alcun merito. Il vangelo che Paolo accoglie è la bella notizia del dono di presenza di Gesù il risorto. Tutto ormai nella sua vita ruoterà attorno all’essere ‘in Cristo’. Da questo incontro deriva quanto Paolo scrive ai Corinzi: ‘il tempo ormai si è fatto breve’. Tutta la vita diviene momento di passaggio in cui stare dentro le situazioni, ma nel contempo guardare all’approdo finale, cioè all’incontro con Cristo. Vivere come se… non è una forma di estraneità e di disimpegno, piuttosto l’attuare una fedeltà al tempo ed alle situazioni con uno sguardo proteso all’orizzonte ultimo della vita che è l’incontro con Cristo che comunica la grazia del Padre. Nella sua esperienza di essere stato scelto come apostolo (cfr Rom 1,1) Paolo ha compiuto il comando lasciato da Gesù ai suoi: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura’. Non solo gli ebrei, non solo coloro che appartengono ad una religione, non solamente una categoria particolare, ma ogni uomo e donna può aprirsi ad accogliere, nella fede, nella sua vita questo dono di grazia. Alessandro Cortesi op Festa di Sant’Antonio O ttima riuscita per la festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, svoltasi domenica 18 gennaio a Ferruccia con il patrocinio dei Comuni di Agliana e Quarrata, in collaborazione con Coldiretti di Pistoia e con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Vignole. La giornata quasi primaverile ha favorito la grande affluenza di pubblico. Nella piazza della chiesa ha avuto luogo la benedizione del pane e di moltissimi cavalli, cani, gatti, pecore, furetti, buoi e ogni tipo di animale, da parte del parroco, don Enrico Pretelli. Grande soddisfazione per la riuscita della manifestazione è stata espressa, al termine della giornata, dagli organizzatori della festa, con in testa il presidente dell’associazione “Feste Rurali”, Brunero Banci. E’ stata sicuramente un’occasione per riscoprire la continuità fra l’attuale civiltà dei consumi e le nostre origini e tradizioni contadine, di un tempo ormai lontano. Gli abitanti della Ferruccia, infatti, sono fieri di avere nelle loro tradizioni e nella loro religiosità un santo come Antonio Abate e di festeggiare e raccontare della sua antica pieve di San Iacopo e Filippo situata proprio presso l’argine del vicino torrente Ombrone. M. B. Associazione “Pozzo di Giacobbe” Corsi di computer al Paas di Quarrata D al 27 gennaio, ogni martedì sera dalle 21 alle 22, all’interno delle attività offerte dal Paas di Quarrata, gestito dall’associazione di Volontariato “Pozzo di Giacobbe” e realizzato grazie al contributo della Regione Toscana, ci sarà l’opportunità di partecipare ad un corso di computer di base completamente gratuito e aperto a tutti. INFO: Associazione di volontariato “Pozzo di Giacobbe” allo 0573/739626, e-mail [email protected] o direttamente in sede in via Fiume 53, 51039 Quarrata (PT). Piteglio 70 anni di sacerdozio per il canonico Vignozzi I l canonico Giuseppe Vignozzi, parroco di Piteglio e Prataccio, è nato nel 1914 a Vitolini e con l’arrivo del nuovo anno compie 95 primavere. Cantò la sua prima messa nel 1939. Dopo l’ordinazione sacerdotale fu inviato a San Marcello nella veste di cappellano. Il 23 settembre 1940 ebbe la nomina di titolare della chiesa di Santa Maria Assunta di Piteglio e del Carmelo di Prataccio. Ritardò l’ingresso in paese, che avvenne il 1° novembre giorno di Ognissanti, perché la gente era impegnata nella raccolta delle castagne e non poteva dare al novello prete un’adeguata accoglienza. 70 anni fa iniziò il ministero sacerdotale. In questi anni il lavoro del sacerdote è stato enorme. Negli anni ’50 fondò il bollettino parrocchiale “Voci Amiche”, giornale di informazione che ha avuto attenzioni anche negli Stati Uniti. Il mensile fu anello di congiunzione tra il paese e gli emigranti oltre che informazione per la gente della montagna. Il nostro parroco fu per molti anni presidente dell’associazione caduti in guerra: perse il babbo nella prima guerra mondiale. Don Giuseppe dal ’63 ai primi anni ottanta ha insegnato alla scuola media. Alcuni anni fa don Giuseppe Vignozzi ebbe la gioia di celebrare la messa a Castelgandolfo davanti al papa Giovanni Paolo II. Oggi don Vignozzi è amato e ben voluto da tutti, cura il ministero sacerdotale di chiese e parrocchiani con la vitalità di un ventenne. Negli anni ’90 al pievano di Piteglio fu conferita, da parte del vescovo Simone Scatizzi, l’onorificenza di canonico del capitolo della cattedrale di Pistoia. Giorgio Ducceschi Mercatino della solidarietà M anuela Nannini, presidente della sezione pensionati dell’ospedale di Pistoia informa della buona riuscita del “Mercatino della solidarietà”, svoltosi in dicembre 2008 nell’atrio dell’ospedale. Il ricavato dalla vendita degli oggetti esposti è stato di euro 2600 e verrà ripartito tra “Mensa dei poveri” don Siro Butelli e comunità “Nuovi Orizzonti” di Casore del Monte. Il ringraziamento della presidenza della sezione pensionati viene esteso alle ditte che hanno collaborato con l’offerta di materiale per la realizzazione degli oggetti creati dall’abilità di un gruppo di socie. Inoltre si rende noto che il ricavato del “Mercatino” del dicembre 2007 è stato speso in alimentari: euro 1000 per la “Mensa dei poveri” e euro 1000 per la comunità “Nuovi Orizzonti”. Enrica Aschieri Vita La 25 gennaio 2009 chiesa pistoiese n. 3 9 Compagnia della chiesa vecchia di San Biagio in Cascheri Il restauro del dipinto di Piero di Scalabrino di Laura Caselli, Francesca Laurencich e Francesca Rafanelli T orna a risplendere il dipinto di Piero di Scalabrino (1577) nella parrocchiale vecchia di San Biagio in Cascheri . L’opera di grande importanza storico-artistica, in quanto una delle poche rimaste e pienamente attribuibile all’autore, è stata con perizia restaurata da Laura Caselli e Francesca Laurencich, grazie al contributo del club Soroptimist di Pistoia, affiancato da quello di due giovani sposi Samuele Maffucci e Francesca Rafanelli che hanno scelto di rinunciare a parte dei loro regali di nozze e devolvere la somma raccolta per il completamento del restauro. Il dipinto, raffigurante Cristo risorto tra due confratelli, in cappa buffa di colore bianco, fu commissionato nel 1577 dalla Compagnia del SS. Sacramento (o del Corpus Domini) a Maestro Piero di Scalabrino dipintore come riporta il registro delle Entrate e Uscite in data 5 ottobre 1577. Il dipinto, nel 1674, per volere del Camarlingo Bastiano Pacini e del parroco don Domenico Piccinetti, venne coperto da una pregevole tela dipinta raffigurante La benedizione del pane e del vino, al cospetto di San Biagio martire e Sant’Antonio da Padova che regge il Bambino Gesù, oggi nella chiesa nuova di San Biagio. Da questo momento, ed in concomitanza dei lavori di ampliamento dell’oratorio che videro inoltre, nel 1681, la costruzione del nuovo altare, iniziò il progressivo oblio storico del dipinto che sarà riscoperto solo alla metà del XX secolo, in occasione di alcuni interventi di restauro. Fu in questo momento che la bellezza del ritrovamento si scontrò con l’incauta azione di alcuni muratori che ne provocarono il parziale sfondamento, contribuendo ad accelerare negativamente un già precario stato conservativo. L’opera, oggi, si presenta inquadrata all’interno dell’altare seicentesco, realizzato postu- mo all’esecuzione dell’opera e non come sua naturale cornice; le dimensioni originali sono state sacrificate e l’arco sovrastante demolito. La gravità del degrado dell’opera è da attribuire a più cause concorrenti. La tecnica esecutiva e la qualità dei materiali, nonché le condizioni ambientali (umidità di risalita) e l’incuria sono state responsabili dei diffusi problemi di adesione sia tra colore e preparazione che tra colore-preparazione e intonachino sottostante. La materia pittorica si presentava inoltre polverulenta in diversi colori. Le due enormi lacune visibili corrispondono ai punti di sfondamento provocati dall’ inserimento di due travi di solaio della casa appoggiata sulla schiena della chiesa. Questa drastica azione meccanica aveva provocato gravi distacchi interstrato, soprattutto tra arriccio ed intonachino ma anche tra paramento murario e arriccio. L’intervento conservativo ha avuto come obiettivo quello di fermare il grave degrado e non compromettere ulteriormente la leggibilità dell’opera. Si è, attraverso specifici interventi di consolidamento, restituita solidità ai materiali e coesione tra gli strati. L’ altro importante aspetto conservativo in questo restauro è stato quello concernente le stuccature. Le due grandi lacune sono state risolte a livello, mentre si è imposta la riflessione su come recuperare l’arco della nicchia, vista l’ampia demolizione operata per montare l’ altare seicentesco. Su indicazione della sovrintendenza si è optato per suggerire l’arco mancando lo spazio per un suo completo ripristino. Per ciò che concerne squisitamente la questione estetica in fase di ritocco si è ricorso a diverse tecniche in ragione della tipologia delle lacune da ridurre. Le piccole mancanze sono state risolte in leggero sottotono rispetto all’originale; con una tecnica differenziata, a tratteggio verticale sono state trattate le due grandi lacune. La questione più perigliosa è stata quella riguardante la Lettere in Redazione Ancora sulla riforma scolastica e universitaria I l presidente del consiglio Berlusconi e il ministro Gelmini hanno fatto recentemente dichiarazioni e scelte contraddittorie e contrastanti sulla riforma scolastica primaria ed universitaria ed anche sul Parlamento. Entrambi hanno dichiarato che i maestri in eccesso del ciclo della scuola elementare verranno reimpiegati nel tempo pieno, e tutto questo a vantaggio dei genitori che lavorano… mentre al maestro “prevalente” saranno affiancati gli insegnanti d’informatica e di educazione fisica. Allora domando: dov’è il risparmio economico prefissato? Questo dietrofront non è forse dipeso dal fatto che l’opposizione, sostenuta da quasi tutto il corpo insegnante, sindacati e studenti sono scesi in piazza manifestando contro il precedente decreto legge. Ancora: il presidente del consiglio ha affermato circa di decreti legge parlamentari: “I decreti legge sono necessari, sorpassando i disegni di legge, per snellire l’iter burocratico, per l’approvazione veloce delle leggi stesse”. A questo ha fatto eco l’onorevole Gasparri del Pdl che ha dichiarato: “anche Romano Prodi nella precedente legislatura ha fatto nello stesso modo”, dimenticandosi però che quest’ultimo aveva una maggioranza risicata in Parlamento: al Senato aveva 3 seggi in più, e alla Camera circa 40. Mentre la Pdl dal 2000 al 2005 andò sotto 100 volte, pur avendo allora come oggi 105 voti in più alla Camera e 55 in Senato. L’ultima “chicca” del ministro Gelmini è quella dell’approvazione, per decreto, del finanziamento ai ricercatori e professori universitari italiani operanti all’estero, mentre i ricercatori e professori universitari italiani idonei e già vincitori di cattedra vengono esclusi, rei soltanto di appartenere a università italiane, in deficit amministrativo-contabile, dovuto non a loro, ma invece ai capi (baroni universitari) per la loro maldestra amministrazione. Su questo tema recentemente il papa Benedetto XVI ha preso posizione sull’università dicendo che il diritto allo studio e la libertà d’insegnamento sono diritti-dovere sia per gli studenti che per i docenti. Infine è di pochi giorni fa il rifinanziamento delle scuole cattoliche e private italiane, dando loro 120 milioni di euro. Tutto questo per avere il consenso elettorale della parte cattolica del paese. Tutte queste decisioni politiche manifestano scelte discriminanti e contraddittorie, e vorrei con questa mia vis-polemica aprire gli occhi ai rappresentanti sindacali, ai cattolici della maggioranza e a tutti i cittadini dicendo che la vera “democrazia” non è solo confronto delle idee, ma fare scelte politiche condivise che non siano strumentali o di parte, ma vadano nella direzione dell’uguaglianza e del diritto personale e comunitario-sociale. Mauro Manetti A sinistra il dipinto prima dell’intervento; qui sopra dopo il restauro. scelta di come ricucire la vistosa lacuna sul corpo del Cristo. La completa perdita del particolare del braccio reggicroce è stata oggetto di profonda riflessione e di studio, per la ricerca di diverse soluzioni che favorissero una corretta lettura dell’insieme. Si è proceduto ad un attento studio anatomico basandosi sulla presenza di un frammento di gomito e sull’andamento della spalla che suggerivano la posizione del braccio rispetto alla croce. La mano è stata appena accennata per non farla concorrere con l’originale ma per farla solo rendere servizio alla lettura complessiva. L’inaugurazione del restauro si svolgerà martedì 3 febbraio ore 14.30 presso la compagnia della parrocchiale vecchia di San Biagio in Cascheri. Vicariato del Reno e montagna Incontri di formazione S ulla scia di un’altra serie di incontri tenuti nel mese di ottobre circa la figura di San Paolo, il Vicariato del Reno e della montagna ha pensato di rendere più ordinario un cammino di formazione rivolta a tutti coloro che vogliono approfondire la loro fede o che si trovano nella necessità di comprendere la Chiesa e l’uomo in rapporto al mondo contemporaneo. Quindi è stata programmata dal 28 gennaio al 10 giugno un’altra serie di incontri. Gli incontri dal titolo “Scuola della Fede”, si terranno ogni due mercoledì alle ore 20.30 presso la sala parrocchiale di San Marcello. Farà da filo conduttore degli incontri la lettera agli Efesini: “State ben fermi, cinti i fianchi con la Verità, rivestiti con la corazza della Giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo Zelo per propagare il Vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della Fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della Salvezza e la spada dello Spirito, cioè la Parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di Preghiere e di suppliche nello Spirito” (Ef 6, 6,14-18). Sulle tematiche di verità, giustizia, zelo, fede etc., verranno svolti i seguenti incontri: Mercoledì 28 gennaio: I falsi profeti, don Simone Amidei Mercoledì 11 febbraio: Le verità e la Verità, don Simone Amidei Mercoledì 25 febbraio: L’ingiustizia di Dio: la sofferenza, monsignor Cesare Tognelli Mercoledì 11 marzo: La giustizia dell’Uomo: La buona morte, dottor Marco Tamburini, presidente dell’Amci di Pistoia. Mercoledì 25 marzo: Apostoli della Nuova Evangelizzazione, don Simone Amidei Mercoledì 1 aprile: Aver fede oggi, don Tommaso Rekiel Mercoledì 15 aprile: “Le gioie e le speranze…”, monsignor Renato Bellini Mercoledì 29 aprile: “Noi, pur essendo molti...”, frà Pierluigi Biagioni Mercoledì 13 maggio: L’inganno nei Media, dottor Mauro Banchini Mercoledì 27 maggio: La Parola di Dio, don Paul Devreux Mercoledì 10 giugno: La preghiera: incontro con Dio, don Claudio Ciurli Tommaso Rekiel 10 comunità e territorio n. 3 EX BREDA Via libera alla realizzazione della nuova Questura V ia libera definitivo alla realizzazione della nuova Prefettura, Questura e Polizia Stradale nelle aree ex Breda. La scorsa settimana, al termine di una riunione nella sede prefettizia è stato infatti raggiunto un accordo definitivo tra Prefettura, Comune, Questura e Società Cooperativa Muratori Sterratori e Affini, che dà definitivamente avvio alle pratiche propedeutiche all’apertura del cantiere nelle aree ex Breda. L’area oggetto dell’intervento (su progetto dell’architetto Adolfo Natalini), per una superficie complessiva di 13mila e 200 metri quadrati, ospiterà dunque due nuclei: uno sarà destinato alla nuova sede della Questura e della Polizia stradale (8mila e 200 metri quadrati), mentre nell’altro (5mila metri quadrati) troverà sede la Prefettura, andando in Nell’area sorgeranno anche la nuova sede della Prefettura e della Polizia stradale questo modo a qualificare l’intera area con funzioni e servizi direzionali di rango centrale. Nei prossimi giorni sarà definita nel dettaglio la tabella di marcia, che prevede il rilascio, da parte del Comune dei relativi permessi a costruire, in modo da dare avvio quanto prima alla fase operativa del cantiere. Positivi, intanto, tutti i commenti. Il sindaco Renzo Berti ha sottolineato come finalmente venga data una risposta ad una esigenza “storica” della città, oltre al fatto che con lo spostamento della Prefettura, si apre un interessante dibattito pubblico sulla futura destinazione dell’immobile di piazza Duomo. Berti ha anche fatto notare come in questo modo si vada ad aggiungere un ulteriore e qualificante tassello ai nuovi equilibri che si stanno realizzando nelle aree ex Breda. Il prefetto Antonio Recchioni ha evidenziato come la realizzazione di un’unica struttura comporti notevoli vantaggi in termini Quarrata Controlli sulle attività commerciali D al 1 gennaio 2009 il Servizio Polizia Municipale del Comune di Quarrata ha affidato ad un vigile urbano l’incarico di occuparsi dei controlli in tutti i punti vendita della città, sia quelli a posto fisso che su area pubblica. In particolare l’agente ha il compito di verificare la regolarità di tutte le operazioni di vendita al pubblico, come l’esposizione dei listini prezzi, il rispetto dei turni e l’orario di chiusura, le autorizzazioni sanitarie e l’agibilità dei locali, nel rispetto delle vigenti normative. Le ispezioni della polizia municipale riguarderanno tutti i negozi della città per la tutela dei consumatori Si tratta di una campagna promossa dalla Polizia Municipale con l’obiettivo di tutelare i consumatori effettuando ispezioni assidue e costanti negli esercizi commerciali del territorio, per controllare in modo capillare che siano rispettate le normative di riferimento. I negozi soggetti al controllo saranno di tipologie merceologiche diverse, dall’alimentare all’abbigliamento, dall’arredamento alla cartoleria, dall’oreficeria ai negozi di elettrodomestici. L’agente incaricato, una volta effettuata l’ispezione, redigerà un verbale e se l’esercente risulterà non essere in regola sarà sanzionato. “La mansione di verificare la correttezza delle operazioni commerciali – ha sottolineato il sindaco Sabrina Sergio Gori - è uno dei compiti dell’attività dei Vigili Urbani, solitamente impegnati al controllo relativo al rispetto del codice della strada. Come istituzione con questa iniziativa vogliamo tutelare e dare certezze al consumatore, oltre a qualificare anche tutti coloro che lavorano nel commercio regolarmente, cercando di eliminare i casi di vendita non regolare”. Legambiente: un progetto pro Cernobyl U n’iniziativa per Chernobyl. E’ questo lo scopo che si propone il circolo Legambiente di Pistoia. E’ in fase di organizzazione, infatti , un progetto che prevede l’ospitalità di alcuni bambini bielorussi nel mese di giugno presso alcune famiglie della nostra città. “Questi bambini –si legge in un comunicato diffuso da Legambiente– provengono dalle zone contaminate a seguito dell’esplosione di un reattore della centrale nucleare di Chernobyl il 26 aprile 1986. Uno studio condotto dall’Enea ha confermato che la permanenza per un mese in un ambiente non contaminato permette ai bimbi di perdere dal 30 al 50% del Cesio 137 assorbito… Inoltre in questo periodo si possono far eseguire loro esami clinici per controllare il loro stato di salute (inesistenti nel loro Paese), si possono ottenere anche ottimi miglioramenti per il solo fatto che per un mese mangiano cibi sani (la loro dieta si basa su lardo, patate, rape e mele) oltre a condurre una vita igienicamente salubre (basti pensare che nella maggior parte delle loro case non ci sono servizi igienici e non c’è l’acqua corrente).” Per questi motivi Legambiente pistoiese si sta mobilitando per vedere se alcune famiglie hanno la possibilità di ospitare questi bambini durante i mesi estivi. I bambini hanno un’età compresa fra i 7 e i 12 anni, arriveranno accompagnati da un’interprete che starà con loro durante il periodo di permanenza e sarà a disposizione per qualsiasi problema; inoltre tali bimbi saranno impegnati ogni giorno dalle 9 alle 17 in un centro estivo e quindi ogni mattina dovranno essere accompagnati nel punto di ritrovo e saranno ripresi nel pomeriggio al termine dei loro impegni. Di conseguenza le famiglie ospitanti saranno impegnati con i bambini nella fascia serale più i fine settimana a meno che non ci siano impegni precisi già prefissati con tutti i gruppi per eventuali altre attività di gruppo. Legambiente tiene tuttavia a precisare che le famiglie che aderiranno a tale iniziativa saranno costantemente aggiornate su come e quando i bimbi verranno ospitati oltre a conoscere via via tutte le informazioni del caso. Chiunque sia interessato e per ogni tipo di informazione può rivolgersi a Legambiente nella persona di Sessa Antonio chiamando i numeri 0573/367688 o 329/0739870 o mandando una e-mail a [email protected]. Edoardo Baroncelli Vita La 25 gennaio 2009 di funzionalità degli uffici e di razionalizzazione delle attività. Il questore Domenico Gregori ha messo in risalto il fatto che, dopo una lunghissima attesa, gli operatori di Polizia e la cittadinanza tutta vedono concretizzarsi l’aspettativa di una sede dignitosa dove lavorare e dove ricevere una decorosa accoglienza per i dovuti servizi. Patrizio Ceccarelli Riceviamo e pubblichiamo Istituti raggruppati: bilancio e programmi N el corso del 2008 l’Azienda Istituti Raggruppati si è fortemente impegnata nel recupero e nella ristrutturazione di immobili di proprietà. Gli istituti hanno inoltre concesso in comodato gratuito alla “Incontro Società Cooperativa Sociale” un annesso rurale con corte pertinenziale, facenti parte del complesso di “Villa Castruccio” già detenuto, allo stesso titolo, dalla Cooperativa nonché a sottoscrivere un contratto di locazione, con canone agevolato, con la Cooperativa “Il Seminatore”. Sono stati indetti concorsi cat. B1 e C1 per assegnazione n. 2 per insegnante e collaboratrice posti da inserire presso la struttura asilo Arco Iris. Tra le altre iniziative: la “Festa a Palazzo 2008” in collaborazione con le associazioni di volontariato pistoiesi; l’assegnazione di 5 borse di studio a studenti meritevoli (il ricavato della giornata è stato devoluto all’Asilo delle donne e dei bambini “Vivendo y aprendendo” a Carabajibe, Brasile); l’organizzazione, presso il Palazzo Puccini, del forum “Un parco della musica a Montesecco?”; l’organizzazione presso il Palazzo Puccini, del seminario di lavoro “I servizi educativi in un sistema integrato”; il progetto “Ofelia”, in collaborazione con la Provincia di Pistoia, volto a costruire, attivare e monitorare un progetto integrato e coordinato che mutua dall’esperienza della sperimentazione fasce deboli. E’ stato attivato un rapporto collaborazione con il Centro di aggregazione “Il Tempio” per l’uso del campo di calcio da parte dei ragazzi del centro di aggregazione “Casa in Piazzetta” ed è stata rinnovata la convenzione con il Comune di Pistoia per la cogestione dell’asilo nido Arco Iris. Sono stati organizzati mercatini di Natale presso la scuola “Marconi” e presso il Palazzo Puccini in collaborazione con l’associazione di volontariato “Arcobaleno”, gli asili nido Arco Iris e Legnorosso e l’asilo privato “L’isola che non c’è” e sono stati presentati dei volumi sul recupero e restauro del Palazzo Puccini e sull’archivio storico degli Istituti Raggruppati; coop. Edificatrice Amicizia 2000. Per il 2009 è in programma il Progetto San Pantaleo e l’allargamento locali in uso a “Casa in Piazzetta”. Giancarlo Niccolai PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita La 25 gennaio 2009 VIABILITÀ Investimenti per 45 milioni A ccordo tra Provincia e Comune di Pistoia sugli interventi prioritari da realizzare da qui alla fine del 2010 per migliorare la viabilità del territorio pistoiese. L’intesa è stata sottoscritta pochi giorni fa dal presidente della Provincia Gianfranco Venturi e dal sindaco Renzo Berti. Si tratta di una serie di opere considerate strategiche per l’intero territorio, per la cui realizzazione sono previsti investimenti complessivi per 45 milioni di euro. Tra questi, oltre al raddoppio e riqualificazione della ferrovia Pistoia-Lucca, con l’eliminazione dei passaggi a livello, tra cui quello di via Ciliegiole, figurano il riordino degli incroci del Fagiolo e di via Erbosa (già previsti nel Piano investimenti del Comune, per 1 milione e 400mila euro); il collegamento tra la SP 9 Montalbano, la SR 66 Pistoiese e la SP 1 Variante Pratese, dal sottopasso autostradale della SP 9 fino a Bonelle, attraverso via del Casello fino alla via Fiorentina e da qui fino alla rotatoria esistente sulla SP 1 (il primo lotto, per un importo complessivo di circa 5 milioni e 350mila euro, è in corso di esecuzione da parte della Provincia: se ne prevede la conclusione entro la prossima estate); la riqualifica- C’ è fervore sul territorio aglianese per l’allestimento della 31esima edizione del Carnevale, organizzato dalla locale e attivissima associazione “Carnevale dei ragazzi”. I volontari dell’associazione sono a lavoro ormai da alcuni mesi e molto è già stato stabilito. Le sfilate sono previste domenica 8 febbraio a San Michele, il 15 a San Niccolò e San Piero, il 22 nuovamente a San Michele e il 1 marzo a Spedalino. Le due sfilate di San Michele saranno allietate dalla filarmonica “Verdi” di Luicciana mentre le altre due dal gruppo bandistico aglianese de “I Tigrotti”. Questi i temi dei carri al- U n’iniziativa ideata dal proprio vice presidente –dottor Marco Coppi- è stata subito avallata dalla Società operaia di mutuo soccorso Alfredo Baccarini e ha trovato piena adesione da parte di Istituto Comprensivo scolastico e Comune i cui responsabili –preside Maria Lucia Querques e sindaco Carla Strufaldi- si sono incontrati in municipio con lo stesso Coppi, programmando il da farsi. Educare, prevenire e reprimere sono le fasi in cui si articolerà un programma che, iniziando Provincia e Comune siglano l’intesa per gli interventi da realizzare entro il 2010. Tra le priorità il riordino degli incroci del Fagiolo e di via Erbosa zione della via di Chiazzano nel tratto che collega la SP 2 Pratese con la SP 1 Variante Pratese, per favorire i traffici commerciali legati al vivaismo (l’intervento sarà realizzato quest’anno dal Comune di Pistoia e finanziato dalla Provincia per un importo di 400mila euro); il secondo lotto 11 n. 3 della Strada dei Vivai, con il collegamento dall’area del previsto nuovo casello autostradale in località Badia a Pacciana fino alla SP 1 Variante Pratese a Chiazzano. Quest’ultimo intervento è inserito nel Piano investimenti del Comune di Pistoia per un importo complessivo di 4 milioni e 650mila euro, di cui 1 milione e 500mila euro a carico della Provincia di Pistoia. «Con la firma di oggi – ha dichiarato il sindaco Renzo Berti – si aggiorna un’intesa che, in particolare nel campo delle infrastrutture, ha guidato e valorizzato il lavoro sinergico del Comune e della Provincia in questi anni. Si tratta di un tema di grande rilevanza per la mobilità dei cittadini, che ha riflessi positivi sul sistema economico locale». «In un momento in cui gli enti locali sono spesso, e a torto, oggetto di critiche e di tagli indiscriminati – ha detto il presidente Venturi – la firma di un protocollo come questo conferma la loro capacità di progettare in modo integrato le infrastrutture necessarie per il territorio, per il suo sviluppo e la sua tutela, e di ricercare insieme le necessarie fonti di finanziamento». P.C. TERRAZZA SULLA CITTÀ Le macchinine di Renzo Bechi P ensionato ed artista. Non è mai troppo tardi, la vocazione di artista può nascere anche quando si è già raggiunta l’età della pensione. Renzo Bechi, artigiano tessile quarratino, quando si è disfatto dei telai ha deciso di dedicarsi alla costruzione di animali in miniatura, oggetti della vita quotidiana, tutti realizzati a mano ed in legno, in gran parte ricuperato dalle cataste che sarebbero finite ad ardere nella stufa o nel camino. Riguardo agli animali, Renzo ha costruito gatti, tartarughe, gufi. Altri oggetti ricavati sono cassette per la posta, vecchi scarponi, zoccoli olandesi, portavasi ed altro. La maggiore soddisfazione la ottiene costruendo modellini d’auto: «Ne ho fatte decine e decine, di tutte le marche, in particolare modelli dei primi anni del secolo scorso: sono auto stilisticamente molto elaborate, con ruote particolari, tetti in tela da potere aprire e chiudere, parafanghi esterni molto vistosi. Ma il materiale principale utilizzato è sempre e soltanto il legno. Si documenta grazie alle foto di giornali e riviste, «quando vedo un’auto che mi piace mi metto subito al lavoro. Non essendo però in possesso delle misure originali, mi rimane difficile costruire il modellino in scala reale: trovo le giuste dimensioni lavorando, pezzo dopo pezzo». I modelli automobilistici di Bechi sono sculture ed allo stesso tempo giocattoli; in molti casi si aprono non solo i tettucci delle vetture, ma anche le portiere, le ruote girano perfettamente, anche se sono di legno; tocco finale una perfetta verniciatura a pennello con colori che evidenziano tutti i particolari costruttivi. Gran parte della produzione la realizza nei mesi invernali, «in particolare nei giorni di pioggia e quando fa molto freddo, allora mi chiudo nel mio piccolo laboratorio dove dispongo di pochissimi attrezzi, giusto lo stretto necessario. Le mie sono sculture anche rispettose dell’ambiente, il legno è sempre di ricupero, se non è quello da stufa o caminetto, sono i pancali. M’è capitato che qualche conoscente e amico mi abbia chiesto di realizzare un’auto particolare e nei limiti del possibile accontento tutti: sia ben chiaro però che il mio non è un lavoro ma un passatempo». La storia di Bechi insegna che si invecchia meglio coltivando qualche hobby o interesse: l’orto di casa, la pittura, la fotografia ecc. La passione di Renzo è ad esempio il modellismo, che certamente lo aiuta a vivere più sereno. Leonardo Soldati Acli Agliana “Carnevale dei ragazzi” legorici. Il primo, come ogni anno, sarà “Re Carnevale” che presenterà la maschera dell’associazione per caratterizzare sempre di più la sentita manifestazione. Il secondo carro sarà “Sulle ali della pace” con una grande maschera che offrirà fiori e coriandoli per tutti, a seguire “Scacciapensieri”, con un’altalena alta oltre 3 metri che dondola un divertito pagliaccio che cerca in ogni modo di sfuggire ai troppi problemi che affliggono i giovani del nostro tempo. Il quarto carro sarà “I pirati del mare”, per la realizzazione del quale gli organizzatori hanno pensato ad una favola che ricorda i tempi antichi “quando non c’era veliero di pirati che non conoscesse un paese lontano, chiamato Hellana”. L’ultimo carro delle sfilate carnevalesche sarà “Kung fu Panda” con l’orsetto che sogna di diventare un campione di kung-fu e trova la forza di superare i proprio ostacoli partendo dalle debolezze. L’associazione con il presidente Romeo Palandri, si avvale della collaborazione di molti volontari a partire dai figli del vivaista Fabio Niccolai, Irene, Marco, Giulia e l’amica Veronica Gorgeri, proseguendo con Amedeo Giusti, Luciano Mergher, Franco Bonacchi, Dino Bigliazzi, Moreno Tempestini, Piero Melani, Massimo Giuntoli, Giorgio Cheli, Domenico Galliani, Cosimo Fornaro, Massimiliano Vannacci, Graziano Gorgeri, Andrea Cecchi, Simone Bartolini, Maurizio Chiti, Rossano Bindi, Marco Giovannelli e Silvano Buracchi. Marco Benesperi Scatta la proroga per la carta acquisti I l Patronato Acli di Pistoia informa che il ministero dell’economia e delle finanza, accogliendo la richiesta avanzata da più parti, Acli in prima fila, sta predisponendo un decreto che proroga al 28 febbraio 2009 la scadenza, già prevista al 31 dicembre 2008, per richiedere la Carta Acquisti ed ottenere l’accredito di 120 euro relativi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008. Pertanto tutti i destinatari della carta acquisti che non hanno ancora presentato la richiesta agli uffici postali potranno farlo nei prossimi due mesi senza perdere la prima ricarica di 120 euro. Ovviamente a decorrere dal 1° gennaio 2009 la carta acquisti sarà ricaricata anche di € 80 previsti per i primi due mesi del 2009. Per ulteriori chiarimenti: Patronato Acli, corso Gramsci, 77 (tel. 0573/24654), Pistoia. San Marcello Degrado ambientale e teppismo Un’associazione formula proposte che vengono recepite da scuole e Comune per combattere questi fenomeni di Alessandro Tonarelli dall’età scolare, intende sensibilizzare i cittadini e farli partecipi di dinamiche volte a migliorare la realtà ambientale, a partire da quella urbana. Mentre tra breve la Soms Baccarini convocherà un’assemblea pubblica appunto per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sul dovere civico di curare e manutenere strade e piazze, verrà proposto ad alunni e studenti di proporre una serie di cartelli che invitino la popolazione a non sporcare l’ambiente e che, realizzati a cura della stessa Soms, verranno posti in idonei ambienti della cittadina, mentre un sistema di telecamere vigilerà su strade e piazze. Ovviamente, gli autori di questi lavori scolastici verranno premiati, così come saranno promossi anche concorsi per i cittadini che cureranno meglio la strada in cui risiedono e magari anche il giardino della propria abitazione. “Con il denaro (migliaia di euro) che verrà risparmiato prevenendo ed eliminando certi atti teppistici –ha aggiunto il dottor Coppi- sarà peraltro possibile al Comune intraprendere altre iniziative”. Nel momento in cui i plessi dell’Istituto Comprensi- vo compongono un ‘villaggio scolastico’ grazie all’iniziativa che, finanziata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, li ha messi in rete con un sistema di Adsl, ecco che dunque sempre la scuola potrà rappresentare, in attuazione della proposta formulata dalla Soms Baccarini, il fulcro di una certo proficua ‘educazione al decoro’ che coinvolgerà, secondo un unanime auspicio, l’intera cittadinanza. Cominciando con l’iniziativa denominata “Adottiamo una strada”. 12 economia e lavoro n. 3 Vita La 25 gennaio 2009 CONFARTIGIANATO IMPRESE PISTOIA L’efficacia della formazione targata Cesat C ESAT, agenzia formativa di Confartigianato Imprese Pistoia, si qualifica sul territorio come un importante punto di riferimento per la formazione e l’aggiornamento di imprenditori, dipendenti e apprendisti, ma anche dei disoccupati. Accreditata dalla Regione Toscana e certificata ISO 9001:2000, CESAT svolge da sempre una costante attività di consulenza, progettazione, organizzazione e gestione di percorsi formativi mirati. Questi i principali percorsi formativi in programma per il 2009. FORMAZIONE GRATUITA FINANZIATA 2009 La Provincia di Pistoia ha I corsi gratuiti e quelli obbligatori per il 2009 pubblicato il bando per il finanziamento di corsi di formazione rivolti a titolari, soci, collaboratori e dipendenti delle imprese del territorio provinciale. Si tratta di corsi formativi completamente gratuiti che prevedono 3 o 4 interventi in aula e una parte di consulenza personalizzata in azienda per ciascuna impresa aderente. Tali corsi si svolgeranno a partire da aprile 2009. Ogni partecipante potrà scegliere se frequentare uno o più corsi tra quelli indicati nella Scheda di prenotazione (che può ritirata presso gli uffici Cesat o scaricata dal sito www. cesatformazione.com), oppure potrà esprimere sue particolari esigenze formative o di aggiornamento. Ogni corso sarà tenuto da docenti specializzati appartenenti al mondo delle professioni. Per ulteriori informazioni si prega di contattare gli uffici Cesat entro il 13 febbraio 2009 FORMAZIONE OBBLIGATORIA Apprendisti - Corsi per la formazione obbligatoria degli apprendisti in tutti i settori economici Settore alimentare: - Corsi normativa HACCP (D.g. R. 1388/2004) Settore autotrasporti: - Corsi ADR (trasporto merci pericolose) - Accesso alla professione per autotrasportatori - Corsi di preparazione all’esame per l’accesso alla professione di autotrasportatore Settore sicurezza (in collaborazione con Geos Pistoia srl) - Corso RSPP / RSL - Corso mulettisti - Corso addetto pronto soccorso / antincendio - Corso responsabile tecnico per la gestione dei rifiuti - Corsi obbligatori per addetti a montaggio e smontaggio ponteggi INFO: CESAT via Landucci 33 Pistoia tel. 0573-937842-823-865 Ponteggi, patentino obbligatorio E ntro il 23 febbraio tutti gli addetti al montaggio di ponteggi metallici dovranno essere in possesso dell’apposito patentino. Lo impone il Decreto legislativo 253/03. L’ultima chiamata arriva dall’agenzia formativa Cesat di Confartigianato Pistoia: il corso di formazione partirà nei prossimi giorni e avrà una durata di 28 ore, fra pratica e teoria. Le lezioni teoriche si svolgeranno presso la sede di Confartigianato Imprese Pistoia in via Enrico Fermi, 49 mentre quelle pratiche presso la ditta Arcadia srl, sempre in via Fermi, a Sant’Agostino. Il patentino è obbligatorio per tutti gli imprenditori (anche ditte individuali) e i lavoratori che svolgono attività di montaggio, smontaggio e trasformazione ponteggi: dopo il 23 febbraio, senza il certificato di partecipazione rilasciato al termine del percorso formativo, non si potrà procedere a nessuna delle attività relative ai ponteggi. Peraltro, con la recente entrata in vigore della Legge 123 del 3 agosto 2007 tali violazioni possono portare alla sospensione dei lavori e alla chiusura del cantiere, oltre all’applicazione di sanzioni pecuniarie. sport pistoiese Volley V Carbone per le giovani dell’Aglianese olley Aglianese, una Befana amara. La squadra under 14 della società della Piana, allenata da Meri Malucchi, non ha raccolto infatti soddisfazioni dal torneo, organizzato proprio negli impianti aglianesi, intitolato proprio alla simpatica vecchina che porta doni ai bambini. Le nostre portacolori, dopo aver disputato due gare di pregevole fattura nel girone di qualificazione al cospetto di Euro Due Firenze (da cui sono state comunque superate 2-1) e Casciavola (vittoria per 2-1), si sono letteralmente spente nelle fasi decisive della manifestazione. La formula della competizione prevedeva che le vincenti dei due gironi, più la migliore seconda, disputassero la finale per la prima posizione, mentre le altre tre giocassero per la quarta posizione. Le ragazze aglianesi hanno chiuso il girone di qualificazione al secondo posto, ma con un quoziente-punti inferiore rispetto al Calci (Pisa), classificatosi al secondo posto nell’altro raggruppamento. Chi si attendeva, dunque, che le nostre fossero comunque in grado di lottare per la quarta posizione è rimasto deluso. “Un passaggio a vuoto inspiegabile e su cui ci sarà bisogno di lavorare _ sostiene la responsabile Meri Malucchi _. La qualità tecnica delle squadre è stata indubbiamente molto buona; si sono viste giocatrici di sicuro avvenire. Ci ripaga il fatto che l’organizzazione sia stata pienamente all’altezza e che tutto si sia svolto nel migliore dei modi. E’ mancato solo un risultato positivo delle nostre ragazze, ma sono giovani e il futuro è dalla loro parte”. Una risposta saggia che merita gli onori della cronaca: lo sport infatti non è costituito di sole vittorie, ma anche di sconfitte, momenti fondamentali per una crescita sana ed equilibrata. Per completezza d’informazione, il Team Volley Prato si è aggiudicato la coppa in palio precedendo nell’ordine Euro Due Firenze, Volley Calci, Casciavola, Volley Piombino e, appunto, Aglianese CSI - Pistoia Interessante corso di ginnastica L a società di ginnastica Happygim, affiliata al Comitato provinciale Csi sezione di Pistoia, organizza un corso di ginnastica ritmica e moderna per bambine di età compresa tra i 5 e i 10 anni. Il corso si svolgerà in due giorni, il martedì e il giovedì, dalle ore 19 alle 20 al Circolo Mcl Immacolata, situato in via Antonelli, 82/A, a Pistoia. Il corso avrà inizio martedì 3 febbraio e terminerà alla fine del mese di maggio. Il costo complessivo per ogni iscritta sarà di 35 euro al mese (solo per il primo mese si dovrà includere anche la quota di 8 euro per l’assicurazione sanitaria valevole per l’intero 2009). Per ulteriori informazioni e iscriversi al corso è possibile contattare i numeri di cellulare 3485177085 e di telefono fisso 0573/964589, tutti i giorni feriali, in orario 16-19 o recarsi, allo stesso orario, presso la sede del CSI sezione di Pistoia. La società Happygim invita gli interessati ad affrettarsi. Gianluca Barni contropiede di Enzo Cabella È un momento oltremodo difficile per le maggiori formazioni pistoiesi. La Pistoiese calcio è incappata nella seconda sconfitta consecutiva, la Carmatic basket ha perso per la terza volta di seguito. Un disastro e un futuro pieno d’incognite. La Carmatic, nonostante il cambio di guida tecnica (Moretti per Lasi) è stata sconfitta a Veroli, contro la terza forza del campionato. La voglia di reagire, di voltare pagina ha permesso alla squadra biancorossa di giocare bene nei primi due quarti di gara, chiusi con 9 punti di vantaggio. Poi la vivace reazione dei padroni di casa e il progressivo calo dei pistoiesi hanno capovolto il match e decretato una nuova sconfitta della Carmatic. Che ha pagato, soprattutto, la giornata-no di Darby e di Tyler, cioè dei due americani che dovrebbero dare (e spesso hanno dato) alla squadra quel qualcosa in più per aggiudicarsi il match. E’ un periodo assai duro per la Carmatic, sprofondata all’ultimo posto della classifica, con soli 10 punti, a 2 dalla coppia Imola-Brindiasi e a 4 da un gruppo di ben sei squadre. Domenica arriva a Pistoia Jesi, formazione d’alto bordo, che occupa con altre quattro squadre il secondo posto dietro la lepre Varese. E’ scontato, al di là della forza della squadra marchigiana, affermare che la Carmatic dovrà giocare una partita superba per vincere; dovesse fallire ancora una volta, il suo futuro si tingerebbe di nero. La Pistoiese, caduta allo stadio Melani contro la capolista Gallipoli, ha perso anche contro la seconda, il Crotone. Il pronostico non dava chances agli arancioni di Polverino, che invece sul campo hanno offerta un’ottima prova, dominando addirittura nei primi 45 minuti, durante i quali hanno segnato un gol e colpito una traversa con Cipolla. Purtroppo, quando sembrava che ormai la partita avesse imboccato la strada del pareggio (risultato che sarebbe stato aderente all’andamento della gara, quindi giusto) l’arbitro ci ha messo lo zampino -era il 90°minuto-, fischiando un calcio di rigore molto dubbio a favore della squadra calabrese. E così la Pistoiese ha visto sfuggire di mano un prezioso punto che non avrebbe cambiato gran che la classifica ma avrebbe ridotto lo svantaggio nei confronti delle rivali dirette nella corsa alla salvezza. Visti i grossi problemi in fase di realizzazione, la società è alla disperata ricerca di un attaccante in grado di tradurre in gol il volume di gioco svolto. Ha intavolato diverse trattative ma o per l’ingaggio elevato dei giocatori o per la loro ritrosia ad accettare una squadra che lotta per salvarsi, l’acquisto è stato sempre procrastinato. Alla fine, però, Braccialini ce l’ha fatta. Ha preso in prestito dal Lumezzane il centravanti Lorenzo Dal Rio, 27 anni, bolognese, che due anni fa ha giocato nella Sangiovannese e nel Grosseto con eccellenti risultati. Speriamo che l’aria della Toscana continui a portargli fortuna. Vita La 25 gennaio 2009 dall’Italia n. 3 13 ECONOMIA Tra consumo e risparmio “C orteggiare: far corteggio a un principe”, “corteggio: schiera di persone che accompagnano o attorniano qualcuno per rendergli onore, o anche per adulazione”, sono le descrizioni che accompagnano il significato delle parole nel dizionario Garzanti. Ed è quello che succede oggi ai risparmiatori. Dopo essere stati snobbati per anni a favore del consumatore oggi sono ritornati al centro dell’attenzione: sono i “principi” del momento. In questo primo mese dell’anno sia lo stato che gli intermediari finanziari (banche, assicurazioni, fondi) stanno proponendo investimenti. Chi offrendo titoli di stato (come i Bot, Cct, Btp), chi le obbligazioni bancarie, garantite dallo stato. Entrambi hanno necessità dei soldi del risparmiatore. Lo stato per garantire i servizi essenziali, ripagare i debiti e attuare quella politica fiscale espansiva necessaria per attenuare in parte gli effetti della recessione. Le banche invece per continuare ad essere solvibili e per approvvigionarsi di liquidità da utilizzare per i prestiti alle imprese e alle famiglie. Per affidare il suo denaro al giusto corteggiatore, mai come quest’anno il risparmiatore dovrà informarsi e studiare bene quello che acquista per evitare altre disavventure finanziarie. I titoli degli stati sovrani appartenenti all’Unione Europea sono più affidabili e sono più facilmente scambiabili nei mercati ufficiali. Le obbligazioni bancarie offrono un rendimento maggiore e se garantite dagli stati (ma non tutte lo sono) hanno un difetto: quello di avere un mercato, dove sono trattate, meno efficiente. Quindi chi compra obbligazioni bancarie è opportuno che le tenga fino alla naturale scadenza. In ognuno di noi però vi è anche il lato del consumatore. E il consumatore italiano si è dimostrato più maturo e più in gamba di quello che gli osservatori ipotizzavano prima della fine dell’anno. Non c’è stato il temuto crollo dei consumi: in attesa dei dati definitivi sembrerebbe che il turismo ha tenuto, i saldi hanno funzionato, a Natale e Capodanno in famiglia si è festeggiato. Certo c’è stata più attenzione ad evitare gli sprechi, i regali acquistati sono stati più utili, c’è chi ha perfino regalato prodotti di investimento come le macchine per produrre il pane visto che i fornai non si decidono ad abbassare i prezzi. Per esperienza personale ho visto giovani coppie acquistare macchine da cucire per iniziare a sistemare i vestiti. Insomma il consumatore è più cauto, esprime la volontà di acquisire nuove competenze per affrontare il futuro incerto che gli si prospetta. Inoltre vi è una modifica delle modalità dei consumi non un “crollo” dei consumi. Al termine di questo periodo osserveremo con maggior chiarezza che a fronte dei settori che hanno diminuito il fatturato ce ne saranno stati altri che lo hanno aumentato. Torna utile il caso del crollo temporaneo dei consumi delle autovetture e la diminuzione della vendita di alcuni elettrodomestici che dipendono sia dalla paura del futuro, sia dalla facilità con cui si concedevano, nel passato, i prestiti al consumo. Con il prestito infatti si consuma oggi “impegnando” i futuri consumi (il prestito va restituito). Rimangono valide le diverse teorie sui consumi che pongono l’attenzione sul reddito permanente e sulle aspettative del reddito futuro: la propensione a consumare il reddito permanente è più alta della propensione a consumare il reddito transitorio. Quindi è importante che le poche risorse di cui dispone il nostro stato siano indirizzate a sostenere il reddito permanente: lavoro (investimenti pubblici) e ammortizzatori sociali. Il consu- CATTOLICI E POLITICA La laicità di Sturzo F ondato il 19 gennaio 1919, il 90° anniversario della nascita del Partito Popolare Italiano, suggerisce elementi di riflessione su una vicenda di lungo periodo, una storia ricca di insegnamenti e suggestioni. La proposta politica di don Luigi Sturzo, a conclusione della prima guerra mondiale, rappresenta un elemento cruciale di cambiamento e di rinnovamento della vita politica italiana. Per la prima volta la “moderna” forma partito viene proposta fuori dall’area delle opposizioni socialista e repubblicana, coinvolge settori importanti dell’opinione pubblica moderata e della classe dirigente. Per la prima volta viene affermato un programma francamente democratico e riformista, per la prima volta i cattolici assumono una iniziativa “sistemica”, dopo decenni di intransigentismo e di non expedit, cui aveva fatto seguito una breve stagione di accordo con la galassia liberale in funzione anti-socialista. Il Ppi ottiene un significativo successo, ma è oggetto dell’ostracismo del vecchio aggregato maggioritario liberale, che si trova alle prese con un nuovo, agguerrito concorrente al centro del sistema politico. Di qui la radicale incomprensione tra Giolitti e Sturzo, i reciproci “veti”, che, a fronte della deriva massimalista del partito socialista in seguito alle seduzioni rivoluzionarie provenienti dall’Unione Sovietica, indebolisce il campo liberal-demcoratico e lo rende vulnerabile all’iniziativa fascista. Giolitti, alle elezioni anticipate del 1921, preferisce allearsi con il piccolo movimento fascista, per ridimensionare il Ppi e le “pretese” del suo leader, un piccolo prete che neppure sedeva in parlamento. Questa “scommessa” si rivelerà suicida. Entrato in Parlamento, Mussolini del Parlamento si impossesserà, instaurando nell’arco di un paio d’anni, un regime dittatoriale. Sturzo sarà costretto all’esilio e l’ultimo segretario del PPI, Alcide De Gasperi, incarcerato per qualche tempo, E’ il momento di scelte intelligenti di Sergio Pierantoni matore ha infatti già dimostrato di saper fare la sua parte. Tocca al risparmiatore che è in ognuno di noi indirizzare oculatamente il proprio risparmio. E non può essere lo stato che si sostituisce alla persona aumentando la quantità di moneta in circolazione attraverso politiche monetarie espansive così come stanno facendo in America. L’apparente temporaneo sollievo sarà pagato duramente negli anni successivi con l’iperinflazione che è un pericolo molte volte superiore alla tanto vituperata “deflazione”. Dalla deflazione ogni cittadino, come abbiamo visto, sa e può difendersi, dalla iperinflazione gli riesce di meno. L’iperinflazione infatti rende ancora più incerti, di come avviene oggi, la scelta di chi deve investire (le imprese) e quella di chi risparmia. Un sano equilibrio in chi è chiamato a scegliere è fondamentale così come recita il vecchio detto: “chi va piano va sano e va lontano”. A 100 anni dalla nascita del Partito Popolare Italiano di Francesco Bonini durante il ventennio sarà un esule di fatto, come impiegato presso la Biblioteca Vaticana. Intanto, con i Patti Lateranensi, la Chiesa istituzionalizza la convivenza con il regime, salvaguardando spazi preziosi di libertà, all’interno dei quali si prepara la nuova classe politica dell’Italia democratica: qui c’è il filo che lega De Gasperi ad Andreotti, il cui 90° compleanno intreccia l’anniversario del Ppi, o a Fanfani, di cui si è di recente celebrato il centenario della nascita. Al di là della vicenda del sistema politico italiano il popolarismo sturziano è un passaggio fondamentale per superare l’antica rottura tra la Chiesa e lo Stato moderno. Sturzo mette in evidenza la laicità, non come contrapposizione, ma come distinzione di ambiti tra Stato e società civile: laicità non significa subordinazione allo stato delle comunità religiose e degli altri “corpi intermedi”, ma riconoscimento da parte dello Stato della loro funzione e del loro ruolo. Lo Stato come struttura istituzionale deve essere neutrale, ma interpretando la neutralità come posizione di aiuto e di servizio alle varie realtà presenti nella società civile: una lezione di pluralismo e di democrazia sempre fondamentale. 14 dall’Italia n. 3 L e Nazioni Unite hanno proclamato il 2009 Anno internazionale dell’Astronomia, accogliendo la proposta presentata dall’Italia nel 2003, approvata nel 2007. L’Unesco curerà insieme all’Unione astronomica internazionale (Uai) il coordinamento delle iniziative, in oltre 130 Paesi. Il referente italiano è l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Il 15 gennaio è la data scelta per la giornata inaugurale, che si terrà a Parigi. Il Sir ne ha parlato con il fisico Antonino Zichichi, tra i ricercatori del Cern di Ginevra, dove sono in atto studi sul bosone di Higgs e sulle origini dell’universo e presidente della Federazione mondiale degli scienziati, che ha promosso la mostra “Galileo, divin uomo” (dal 21 dicembre 2008 al 18 aprile 2009), presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma. Professor Zichichi, perché un anno dedicato all’astronomia? “L’Onu ha voluto, così, celebrare le grandi scoperte di Galileo Galilei, che, 400 anni fa, fu l’iniziatore della scienza moderna, di primo livello, da cui dipende l’astronomia, che è scienza di secondo livello, in quanto non riproducibile in laboratorio e che non può interferire con gli eventi. Ga- M artedì 13 gennaio 2009 rimarrà nella storia industriale italiana come il giorno del decollo della nuova Alitalia. Come l’Araba Fenice, sulle spoglie della vecchia compagnia di bandiera, si è librata in volo una compagnia tutta nuova, con nuovi azionisti e nuovi manager. Soltanto gli anni potranno dirci se questa risurrezione sarà una storia di successo. Intanto possiamo solo constatare le notizie buone e quelle cattive che questa rinascita porta con sé. Tra le buone notizie c’è indubbiamente quella che, da questo momento in poi, la politica resterà fuori dalla gestione diretta dell’azienda. Da oggi non esiste più il male oscuro che ha portato sul lastrico la vecchia Alitalia, un mix di difesa di diritti indifendibili, di rendite di posizione intollerabili in qualsiasi sistema di mercato serio e di connivenze (tipicamente italiane) tra portatori di interessi diversi. Non è detto che il nuovo management o i nuovi azionisti saranno capaci di fare il meglio per il bene dell’azienda. Tuttavia è certo che, qualora dovessero impostare strategie di sviluppo sbagliate, sarebbero puniti dal mercato e non comunque tutelati da una proprietà pubblica con funzioni di paracadute o di prestatore di ultima istanza, sempre e comunque. Un’altra buona notizia è che la nostra compagnia di Vita La 25 gennaio 2009 ANNO DELL’ASTRONOMIA Il 2009 dedicato dall’Onu alla scienza degli astri Cercare le impronte lilei scoprì le macchie lunari, i satelliti di Giove, gli anelli di Saturno, le fasi di Venere ma egli fu, soprattutto, lo scopritore della scienza in quanto tale, di un metodo della ragione per fare domande intelligenti a Colui che ha ordinato il mondo, che è il più intelligente di tutti”. Galilei scrutò per primo la galassia con il cannocchiale, per leggere meglio “il libro di Dio”. Keplero, individuò l’anno di nascita di Gesù studiando le stelle e i pianeti. Dunque, è possibile una alleanza tra fede e ragione? “Certamente. Fede e ragione operano su livelli differenti: la fede nel trascendente, la ragione nell’immanente. Ma, insieme sono alleate per dare senso alla vita dell’uomo. Galilei fu il primo vero scienziato e un vero credente. Fu il primo scienziato in quanto tale e il anche il primo a dire ‘no’ all’arroganza intellettuale, il primo a praticare il metodo dell’umiltà della ricerca, dell’esperimento. Invitava a studiare le pietre, considerate al suo tempo materia ‘volgare’, al pari delle stelle, materia ‘no- bile’, per cercare in ogni cosa le impronte del creatore, le leggi fondamentali della natura. Fu vittima della cultura dominante nel suo tempo, non della Chiesa. Infatti, il Papa e tre cardinali non vollero firmare la sua condanna”. Oggi, possiamo sperare in una nuova generazione di scienziati ? “Enrico Fermi disse: ‘Attenzione che all’Hiroshima della politica non segua l’Hiroshima della cultura’. Oggi, molti si intendono scienziati. Ma, la responsabilità delle degenerazioni razionaliste e antireligiose della scienza è perlopiù di quelli che si dicono scienziati, ma veri scienziati non sono, perché non hanno scoperto nulla. Il metodo della ragione scientifica è l’umiltà”. Ci sono tante teorie sulle origini dell’universo. Può esserci contrasto tra qualcuna di esse, come il Big Bang, e le verità di fede? “Nessun contrasto, proprio perché scienza e fede operano su livelli differenti. Si può par- di Emanuela Bambara lare di almeno tre Big Bangs: il primo, segnò il passaggio dal vuoto all’universo, il secondo, dalla materia inanimata a quella vivente, il terzo, portò all’apparire di quella forma di vita dotata di ragione che è l’essere umano. Questo terzo Big Bang è all’origine della storia. Ma queste sono sempre tracce di Dio e quindi fa bene il Santo Padre ad insistere sull’importanza e sulla responsabilità della ragione, che è la caratteristica dell’essere umano nell’immanente.”. Nella Via Lattea si trovano più di 200 pianeti. Qualche scienziato dice che potrebbe esserci vita altra intelligente. Per Benedetto XVI, ciò sarebbe compatibile con il Vangelo… “Le probabilità di vita intelligente nell’universo sono di 10 -54 . Ci sono oltre cento miliardi di galassie, con oltre cento miliardi di stelle ciascuna. È un miracolo che esistiamo qui, sulla Terra. La vita umana è un miracolo”. Nell’omelia per l’Epifania, il Papa ha detto che “le stelle, i pianeti non sono governati da forze cieche, ma dallo Spirito di Dio”… “Come credente, non c’è differenza tra lo scienziato e qualsiasi altra persona. La fede è un dono di Dio. L’esistenza di Dio e la speranza nella salvezza non si possono descrivere con equazioni matematiche. Se il mondo fosse guidato dal caos, come dicono gli atei, sarei disoccupato, come ogni altro scienziato. Se non avessi fede, sarei un disperato, perché la vita non avrebbe senso”. NUOVA ALITALIA In volo a mezz’aria bandiera non sarà più sola nella competizione internazionale. Air France - Klm, entrando nella compagine azionaria, potranno sostenere il piano di rilancio della compagnia insieme con i soci italiani. Si può continuare a discutere a lungo se la partnership individuata sia la migliore possibile o se non fosse stato meglio affidarsi a Lufthansa. Affrontare questa questione pensando alla sorte degli aeroporti del Nord, Tra segnali positivi e segnali negativi di Nico Curci presumibilmente penalizzati dalla scelta di Fiumicino come hub di riferimento, è piuttosto miope: significa infatti continuare a ragionare con i vecchi criteri in una situazione nuova. Oggi infatti Alitalia non è più una compagnia pubblica; in quanto tale ha il diritto-dovere di scegliersi i partner che vuole e che ritiene più utili a massimizzare il profitto. Alla politica resta il compito fondamentale di organizzare strategicamente il trasporto aereo nel Paese e di far sì che i cittadini abbiano servizi adeguati. Per raggiun- gere questo scopo, basterebbe liberalizzare gli slot lasciati liberi da Alitalia alla Malpensa, magari dando un assetto definitivo e più adeguato al sistema aeroportuale del Nord e arricchendo la dote infrastrutturale di Malpensa. Se la politica saprà far questo, dimostrerà di essere entrata anch’essa in una nuova fase, come Alitalia con Cai. Per il resto, le notizie sono tutte negative. Ai contribuenti italiani questo salvataggio costerà tantissimo. Ma non possono lamentarsene troppo: una buona maggioranza di loro ha votato alle elezioni politiche per chi questo salvataggio lo ha - più di tutti e contro tutti - voluto. Per la clientela italiana, la fusione tra Alitalia e Air One inoltre non è certo una bella notizia: sono probabili tariffe più alte a standard di servizio costanti, se tutto va bene, perché è prevedibile che la nuova compagnia voglia avvantaggiarsi del maggiore potere di mercato acquisito. Inoltre il salvataggio è stato reso possibile solo dall’intervento del Governo che ha garantito ai lavoratori in esubero ammortizzatori sociali molto generosi, come mai si erano visti in passato: questo crea l’ennesima distorsione in un mercato del lavoro sempre meno omogeneo dal punto di vista delle tutele e del sostegno alle fasce deboli. Come detto all’inizio, è difficile valutare una tale operazione oggi. I pro e i contro nell’immediato sono chiari e ognuno può farsi un’idea, anche sulla base delle proprie preferenze. Ma l’operazione in sé ha un senso solo in un’ottica pluriennale. Quindi il giudizio complessivo non può che rimanere ancora sospeso. Di conseguenza, tutti (cittadini, Governo, lavoratori, nuovi azionisti) devono stare ancora in guardia: della vicenda Alitalia parleremo ancora a lungo. Vita La C on il giuramento e l’impegno ad un nuovo corso dell’amministrazione Usa, è cominciata l’era Obama. Sul nuovo Presidente degli Stati Uniti gravano aspettative in grado di schiantare chiunque: due guerre, in iraq e in Afghanistan, una crisi economica senza precedenti e lo smarrimento di una società strattonata ora dall’orgoglio e ora dalle speranze, sono sfide che definire ardue è ridduttivo. Per questo le scelte, ogni scelta, operate da Barak Obama saranno poste sotto la lente di ingrandimento di una comunità internazionale che, alleata o avversaria, dovrà comunque fare i conti con la politica della Casa Bianca. Tra le questioni chiave, una delle prime riguarda la politica estera e, in particolare, l’exit strategy dall’Iraq. Obama ha promesso, durante la campagna elettorale, di far partire le truppe americane entro sedici mesi dal suo insediamento, e il destino di questo orientamento è visto come un indicatore dell’orientamento generale della sua politica estera. Il suo ragionamento in favore di un ritiro rapido è stato chiaramente enunciato quando il nuovo presidente ha detto che l’impegno militare statunitense in Iraq “ci distoglie dalle minacce che abbiamo di fronte e ci impedisce di sfruttare le numerose possibilità che sono a nostra disposizione”. La guerra in Iraq, ha sottolineato, indebolisce la nostra sicurezza, la nostra posizione nel mondo, il nostro esercito, la nostra economia, e ci toglie quelle risorse di cui abbiamo bisogno per affrontare le sfide del ventunesimo secolo”. “Il ruolo del presidente -ha “R esponsabilità” è la parola-chiave del discorso d’insediamento del presidente Obama. Di fronte all’America e al mondo, di fronte alle grandi attese di svolta e di nuovo inizio che la nuova presidenza suscita nel vivo di una crisi globale, le sue parole sono realistiche e sobrie, ma chiare e impegnative. È un discorso di forza tranquilla, un discorso aperto: spicca l’immagine (rivolta ai governanti che stanno “sul versante sbagliato della storia”): “Se sarete disposti ad allentare il pugno, troverete la nostra mano tesa verso di voi”. È un discorso franco, che prende atto del “logoramento della fiducia in tutto il Paese”, che constata un “inverno di sacrifici”, ma evoca le grandi potenzialità del- 25 gennaio 2009 dall’estero n. 3 Comincia l’era Obama sotto il segno dell’Iraq Tra le prime questioni chiave del neopresidente il ritiro delle truppe dal Paese di Angela Carusone aggiunto- è quello di spiegare ai generali qual è la loro missione”, spiegando che i soldati incaricati di combattere Al Qaida sarebbero stati schierati in altri paesi del Medio Oriente, Il primo ministro iracheno Nuri Al Maliki ha obbligato Bush ad accettare il ritiro completo non solo di tutte le truppe combattenti, ma anche di quelle non combattenti entro la fine del 2011. Il governo iracheno ha anche imposto il ritiro dei militari americani dai centri urbani entro il 2009 e il loro raggruppamento in basi la cui dislocazione sa- rebbe stata sottoposta ad un accordo con Baghdad. L’accordo vieta alle truppe americane di operare nel Paese senza la piena approvazione e il coordinamento iracheno e di imprigionare cittadini iracheni senza l’autorizzazione di un tribunale locale. Il documento esclude inoltre l’uso del territorio o dello spazio iracheno per lanciare attacchi ad altri Paesi. La scelta di Robert Gates, già segretario di Stato alla difesa con Bush, confermato nel suo ruolo, ha portato però la sensazione che Obama abbia deciso di non ordinare il rientro degli effettivi dal territorio o dallo spazio aereo iracheno: “Gates al Pentagono –sostengono alcuni analisti- sarebbe quindi il frutto di una strategia studiata per bloccare qualsiasi progetto di exit strategy dall’Iraq e garantire alla prossima amministrazione statunitense un alto grado di credibilità rispetto alle questioni di sicurezza nazionale. Il Pentagono –ha infatti scritto il New York Timesprogetta di mantenere in Iraq non meno di 70mila soldati americani per un lungo periodo, ben al di là del 2011. E propone di rinominare delle unità. In modo da poter ridislocare quelle che sono considerate attualmente truppe operative, e da poter ridefinire le loro operazioni Appello alla responsabilità Il 44° presidente Usa e la stagione dei doveri l’America, “la grandezza della nostra nazione”, con la certezza che “abbiamo scelto la speranza sulla paura, la coesione sul conflitto e la discordia”. Infine è un discorso radicato sull’appello ai “valori veri”. L’appello alla responsabilità, a una “nuova era di responsabilità”, è fondato proprio sulla necessità di “tornare a queste verità”, il lavoro e l’onestà, il coraggio e l’equità, la tolleranza e la curiosità, la lealtà e il patriottismo. Ecco, allora, l’altra parola chiave: doveri. Obama lancia insomma un messaggio preciso, una consapevolezza di nuovo inizio e lo incar- na, “perché un uomo, il cui padre meno di sessant’anni fa sarebbe stato scacciato da un ristorante di questa città, oggi è qui, davanti a voi per prestare il più sacrosanto dei giuramenti”. Questo radica l’appello al dovere, che merita citare più estesamente, forse perché è il meccanismo profondo che può determinare la ripartenza così attesa, “doveri che non accettiamo controvoglia, ma che accogliamo con gioia, nella certezza che non esiste cosa più grata allo spirito, né più temperante per il nostro carattere, che impegnarci a fondo per risolvere un compito arduo”. Nel giorno dell’insediamento la borsa di New York ha continuato a perdere punti: il primo giorno di lavoro è dedicato alla guerra (in Iraq e Afghanistan) e alla crisi economica: nessun “miracolo” immediato, certo, ma è ovvio che il 44° presidente deve marcare una soluzione di continuità. Obama ne ha squadernato, con la sua ormai proverbiale capacità persuasiva, le condizioni, le premesse, le ragioni, le prospettive e il disegno. In un sistema globalizzato l’America ha evidenti responsabilità di leadership: è chiaro però - e il discorso lo mostra - che servono “salde al- come azioni di formazione e di sostegno agli iracheni. Questo piano per mantenere per un tempo indefinito delle unità combattenti in Iraq attraverso l’addestramento e il rafforzamento dell’esercito iracheno –spiega lo storico Gareth Porterl’insistenza dell’ammiraglio Michael Mullen, capo dello Stato maggiore della Difesa, e degli altri capi militari per un “ritiro condizionato”, e le giustificazioni per aggirare le restrizioni imposte alle operazioni militari americane hanno un solo obiettivo: la volontà dell’esercito degli Stati Uniti e dei suoi alleati politici di aggirare sia il piano di ritiro di Obama che l’accordo con l’Iraq. “Obama può continuare a fare dichiarazioni sulla politica irachena – sostiene Porter- ma la nomina di Gates fa capire che il controllo di questo settore della politica è passato dalla Casa Bianca al Pentagono”. Altri invece ritengono che, a livello diplomatico, la decisione di affidare al Pentagono la pianificazione del ritiro delle truppe dall’Iraq solleverebbe la Casa Bianca da eccessive responsabilità nella questione, con la possibilitià per Barak Obama, nel caso di gravi tensioni con il governo di Baghdah, “di riprendere il controllo sul dossier, e ordinare una rapida smobilitazione delle truppe, riaffermando allo stesso tempo il ruolo del presidente come Comandante in capo delle Forze armate”. leanze e forti principi”. Ce n’è bisogno sui due fronti della guerra e della crisi: che tutti possano essere all’altezza di questo passaggio cruciale della storia contemporanea. Questo è anche lo spirito del caloroso messaggio di papa Benedetto XVI, che ricorda il quadro mondiale, le attese globali in un “momento in cui tanti nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo chiedono la liberazione dal flagello della povertà, della fame e della violenza” e, nello stesso tempo, il dinamismo americano, fondato appunto “sull’eredità religiosa e politica”, sui “valori spirituali e i principi etici” necessari alla “costruzione di una società libera e vera”: è la responsabilità e il dovere del nostro tempo. 15 Dal mondo GIUSTIZIA IN NIGERIA “Aspettando il boia” è il titolo del rapporto sulla pena di morte in Nigeria, redatto da Amnesty intemational in collaborazione con l’organizzazione nigeriana Ledap; in esso è affermato che centinaia di condannati alla pena capitale non hanno avuto un processo equo, e che il sistema giudiziario nigeriano è dominato da corruzione e negligenza. Molti prigionieri in attesa del processo, o nel braccio della morte, hanno riferito che al momento dell’arresto la polizia ha chiesto loro dei soldi: chi non avesse potuto pagare, sarebbe stato incriminato. A causa dell’elevata criminalità, la polizia compie arresti indiscriminatamente e, se non riesce ad arrestare un sospettato, arresta un parente o un testimone. “IL CAPITALE” In Germania pare che Karl Marx sia “di moda”, dal momento che la sua opera (“Il Capitale”) è assai richiesta in questa fase di crisi economica: è affermazione di Joern Schuetrumpf, manager dell’editrice berlinese KarlDietz che pubblica le opere di Marx e Friedrich Engel; le vendite sono quadruplicate dal 2005, quando assommavano a 500 le copie vendute. Sembra che la tendenza sia destinata a durare, considerato che in Germania la teoria del filosofo -secondo cui il capitalismo in eccesso si autodistrugge- è sempre più attuale; anche il governo potrebbe avere contribuito al boom delle vendite in libreria: “Dopotutto -ha detto il ministro delle finanze Peer Steinbrueck- alcune parti della teoria marxista non erano così sbagliate”. ATAHUALPA L’antropologa peruviana Natividad Vasquez crede di avere trovato la tomba di Atahualpa, l’ultimo imperatore inca ucciso nel 1553 dal “conquistador” Francisco Pizarro. In attesa che la scoperta ottenga l’avallo dell’istituto nazionale peruviano della cultura, gli archeologi hanno iniziato con metodo le operazioni di scavo nella località Ventanillas de Jangalanella, nella regione di Cajamarca, dove secondo Vasquez sarebbero stati trasportati i resti dell’imperatore, resti che i suoi seguaci avevano trafugato dalla cappella della città di Cajamarca dov’era stato sepolto. Atahualpa visse a Quito, in Ecuador: aveva promesso ai “conquistadores” montagne di oro e di argento, se gli fosse stata risparmiata la vita. 16 musica e spettacolo n. 3 Vita La 25 GENNAIO 2009 MASS MEDIA E DINTORNI Film a portata di mano Il fascino del grande schermo di Marco Deriu P erché la gente, stando a quanto confermano i dati statistici, va sempre meno al cinema? I motivi sono di varia natura e la tanto sbandierata crisi economica probabilmente non invoglia più di tanto a spendere i soldi per acquistare un biglietto. Ma anche la qualità della produzione cinematografica non sembra in grado di mobilitare grandi platee, più facilmente sollecitate dall’ondata degli “imperdibili” film di Natale (come hanno dimostrato ancora una volta le festività appena concluse) ma meno inclini al fa- scino del cinematografo rispetto a qualche anno fa. Le pay-tv hanno fatto il resto e così oggi la visione di un film avviene generalmente attraverso il piccolo schermo e non il grande. Per non parlare della possibilità di acquistare o noleggiare un film in dvd o addirittura (ma non si dovrebbe dire per non istigare gli spettatori a comportamenti scorretti) della possibilità di scaricare abusivamente la pellicola in uscita nelle sale cinematografiche attraverso i buchi della rete Internet in qualche sito “compiacente”. D’altra parte – dicono in molti – visto che anche i migliori film in prima visione si possono vedere in televisione, perché non aspettare di poterli vedere comodamente seduti sul divano di casa propria? La tv generalista cerca di rispondere a questa ondata di cinema a portata di mano recuperando nei propri palinsesti lo spazio per i film. Al di là dei contenuti, un film in tv è comunque tutt’altra cosa rispetto alla pellicola proiettata al cinema, non tanto a livello di linguaggio tecnico quanto nella capacità di coinvolgimento dello spettatore. L’effetto di straniamento che si prova quando ci si trova immersi nel buio della sala di fronte a immagini proiettate su uno schermo che, nella sua grandezza, cattura totalmente l’attenzione dello spettatore è prerogativa esclusiva del cinema e determina una modalità di fruizione in nessun modo paragonabile a quella di sapore domestico. A incrinare irrimediabilmente il fascino e la “magia” della proiezione casalinga contribuiscono le interruzioni pubblicitarie che frammentano il film in un susseguirsi di lunghe sequenze, rompendo il ritmo e la fluidità del racconto e infarcendolo di una serie di messaggi di altro genere, che nulla hanno a che vedere con la trama della vicenda. Quando poi tra un tempo e l’altro va in onda il telegiornale o addirittura – come accade nel caso dei film di durata consistente – accade che la proiezione venga divisa nell’arco di due serate, ben si comprende come l’effetto per il pubblico sia quello di una sempre maggiore distanza dal racconto cinematografico e di un coinvolgimento sempre meno diretto nella storia. Un ulteriore senso di spiazzamento da parte dello spettatore nella vi- DENTRO LA TV Professionalità o arroganza? I l battibecco in diretta televisiva fra Michele Santoro e Lucia Annunziata conclusosi con l’uscita di quest’ultima dagli studi di “Annozero” a trasmissione in corso ha dato la stura all’ennesima dose di polemiche sulla funzione della televisione pubblica italiana e sul ruolo dei protagonisti del piccolo schermo. Il fattaccio – ammesso che si possa definire tale – è noto anche a chi non ha assistito alla messa in onda del programma. La Annunziata, ospite in studio, ha fato notare al conduttore che secondo lei il dibattito sulla guerra che insanguina la Striscia di Gaza era troppo sbilanciato a favore dei palestinesi. Santoro ha perso le staffe e si è scagliato contro la collega, riversandole addosso parole offensive anche sul piano personale oltre che professionale. Dopo qualche minuto la ex presidente della Rai si è alzata e se n’è andata. Il caso è diventato pretesto per alimentare le solite tifoserie pro e contro. Santoro si è tirato addosso l’ira di autorevoli esponenti del centrodestra, guidati dal presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, il quale ha espresso formale solidarietà alla Annunziata. Altri hanno difeso l’autonomia giornalistica di Santoro, affermando che si è trattato di una scelta legittima nel trattare un argomento di drammatica attualità. Tutto già visto e tutto già sentito, per quanto riguarda la politicizzazione dei programmi di approfondimento informativo e le accuse di parzialità che conduttori e autori si sentono regolarmente rivolgere ogniqualvolta affrontano un tema di attualità con un taglio che si discosta da quello abituale. Più che i contenuti, il problema riguarda il modo in cui Santoro ha gestito il suo ruolo di “funzionario pubblico”, ovvero di giornalista che attraverso la televisione di Stato dovrebbe aiutare il pubblico degli abbonati al servizio a campire meglio quello che succede in alcune parti del mondo. Il paradosso si è rivelato proprio nel livello di conflittualità verbale, eccessivo e controproducente, all’interno di un dibattito sulle ragioni del conflitto bellico in corso. Non ci si può confrontare sulle cause di una guerra e sulla strage di innocenti in corso utilizzando a propria volta toni conflittuali che chiudono le porte al dialogo e le aprono alla rissa verbale. Santoro aveva e ha il diritto di impostare una trasmissione come meglio crede, a patto – però – di essere disponibile ad accogliere le critiche tanto quanto pretende che gli altri accettino il suo modo di fare giornalismo. Nel caso specifico, è da biasimare per non aver concesso alla collega il diritto di piena espressione, per la maleducazione con cui le ha risposto, per aver spostato il piano del confronto con lei dal piano giornalistico a quello personale, per averlo fatto in diretta televisiva, per aver abusato della posizione di forza che naturalmente il “padrone di casa” ha rispetto agli ospiti in studio, per non aver concesso diritto di replica. La scarsa capacità di mantenere i dibattiti entro i binari della correttezza comunicativa e della completezza informativa è un punto debole di Santoro, che peraltro insieme ai suoi collaboratori sa fare L’ennesimo “caso Santoro” di Homo Videns giornalismo di inchiesta come pochi altri. Sapersi confrontare con chi la pensa diversamente, anche e soprattutto se si tratta di colleghi stimati, è un punto di merito per chi sa di poter contare sulla forza della propria professionalità e non deve cedere alla permalosità tipica di chi non ha argomenti a proprio favore. Per chi lavora nel servizio pubblico e, quindi, è pagato anche da noi, questo diventa un obbligo professionale prima ancora che morale. Sostieni LaVita Abbonamento 2009 Sostenitore Amico c/c postale 11044518. Euro Euro Euro sione del film in tv è dovuto all’intervento della tecnologia, che permette di riversare le immagini dal supporto in celluloide alla memoria di un computer per meglio adattarne il formato alle caratteristiche del piccolo schermo. Attraverso l’informatica, per esempio, si può intervenire per restringere o allargare i bordi delle immagini, accentuare o sfumare le tonalità dei colori, modificare i rumori di fondo le stesse voci degli attori. Si può, di fatto, “riscrivere” completamente un film, rischiando di trasformarlo un qualcos’altro rispetto all’originario progetto autoriale. Altra caratteristica che distingue la visione di un film attraverso un supporto diverso da quello classico è che la fruizione può avvenire in maniera del tutto individuale, isolandosi completamente dal contesto esterno. Come ben raccontano alcune pellicole dedicate proprio al cinema (uno per tutti, “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore), la visione di un film sulle poltrone in sala insieme ad altre persone è una sorta di rito collettivo; o, perlomeno, così è stato per molti anni in passato. Se, invece, si assiste a un film proiettato sullo schermo del proprio computer attraverso un dvd, con le cuffie nelle orecchie per le voci e il sonoro, si va nella direzione esattamente opposta, in cerca di un isolamento dal contesto in cui ci si trova, per una fruizione assolutamente soggettiva. Il film è sempre lo stesso, ma cambia completamente la sua modalità di percezione. Se il film è di qualità, nel buio di un cinema è tutta un’altra visione. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore amministrativo e responsabile giuridico: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.22064 e-mail: [email protected] grafi[email protected] [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it 42,00 65,00 110,00 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.21293. (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. 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