Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 Fax 0573/25149 sito internet: www.settimanalelavita.it e_mail: [email protected] Abb. annuo € 40 (Sostenitore € 60) c/c p.n. 11044518 Pistoia G I O LaVita R N A L E C A T T O L I C O T O S C A 38 Anno 111 n. DOMENICA 26 OTTOBRE 2008 N O €1 Il crack del neoliberismo S oltanto pochi, pochissimi, sono stati capaci di spingere l’analisi dell’attuale gravissima crisi economica fino alle sue radici profonde che chiamano in causa una delle più decantate e diffuse convinzioni degli ultimi decenni, quella del neoliberismo. Una vera e propria ideologia che afferma senza mezzi termini la supremazia e l’intangibilità del libero mercato, senza interventi esterni né da parte dello stato né da parte di altri poteri pubblici. Lasciato a se stesso, il mercato è capace di risolvere tutti i problemi nel migliore dei modi: c’è soltanto da lasciarlo operare in pace. Dai suoi fautori esso è paragonato a una mano invisibile che, in forza delle sue quasi taumaturgiche capacità, sistema tutto, regola tutto, tutto mette al suo posto. Il libero mercato è sinonimo di sviluppo economico, di pace sociale, di soluzione ultima e definitiva degli assetti economici e finanziari delle società. “Lasciate fare, lasciate passare”. Il capitalismo che realizza se stesso e celebra il suo massimo trionfo. L’ultima parola dell’evoluzione sociale. Soltanto pochi anni fa, l’economista giapponese-americano Francis Fukuyama vedeva in esso la fine della storia: con la vittoria sul socialismo reale miseramente crollato nel 1989, il cammino della società aveva raggiunto il suo culmine. Il futuro è già presente; non c’è proprio da attendere altro. Altri suoi colleghi ripeterono gli stessi concetti facendo addirittura ricorso agli schemi della storia della salvezza, registrati dalla Bibbia. Così la transazione da una economia con intervento dello stato a una economia totale di libertà di mercato è la traversata del deserto in cerca della patria promessa. Addirittura la democrazia liberale era da considerarsi come la buona novella che risuona in tutti i canti del globo. Di più ancora: il capitalismo è da considerarsi il Dio efficiente che annuncia al mondo la buona novella, il vangelo. Il libero mercato à la parola d’ordine del presente e del futuro, il punto di riferimento di tutte le teorie e le operazioni economiche. Ormai si procede a direzione unica. Quanto queste idee sono penetrate anche fra noi? Intendiamo dire fra noi italiani e fra noi cristiani? E’ vero che c’è stato fino a oggi una sorta di pudore che impediva perfino di nominare il neoloberismo. Ma i suoi presupposti erano tutt’altro che assenti in una certa cultura politica, anche se l’arte del compromesso si ingegnava di evitare, o almeno di non far vedere, le loro conseguenze più scottanti e più impopolari. Il populismo è forse l’ideale polittico più seguito dalle nostre parti. Così la confusione aumenta e allontana sempre di più la gente dalla politica. Il desiderio di sapere cos’è la destra e cos’è la sinistra è tutt’altro che un’esigenza eccessiva. Ora, cosa avviene sotto i nostri occhi? Lo stato che per nessuna ragione doveva intervenire nelle faccende economiche è costretto a sanare con cifre semplicemente inimmaginabili i danni prodotti dalla malefatte liberiste. In questo senso i convertiti non si contano. Solo pochi rimangono ancora fissi sulle loro teorie. Fra questi un quotidiano italiano di destra. Altri preferiscono confessare il loro peccato. Senza pentimenti, però. C’è stato perfino chi ha detto che “l’intervento statale prima era un peccato, ora invece è un imperativo categorico”. Il che vuol dire: se ora questo intervento è ineludibile, poi però continueremo a fare come prima. Finché non arriverà un nuovo e magari più impetuoso tzunami a rovinare le nostre banche e i nostri capitali, naturalmente sacrificando anzitutto, come sempre, i più piccoli e i più indifesi. Il relativismo più sfacciato applicato all’economia. Perché in circostanze come queste abbiamo il dovere di ricordare che non è la prima volta che una crisi economica di così gravi proporzioni colpisce il mondo sviluppato. C’è un precedente: quello del 1929. Su di esso era intervenuto con braccio forte Pio XI con la sua Quadragesimo anno (1931). Non sarà certo inutile rileggere oggi attentamente quelle pagine. In questo senso va anche ricordata l’esperienza di quei cattolici che, negli schemi di un’economia mista, ispirandosi alle teorie di Keynes, vedevano la possibilità di realizzare una società più giusta senza finire nelle maglie del socialismo. Vituperati anche loro e messi in disparte come ferrivecchi. Onore al merito a Giovanni Paolo II, che più volte ha messo in guardia contro i pericoli mortali insiti nel neoliberismo. Ma l’eterna domanda rimane: dov’ è finito il mondo cattolico. In quale angolo nascosto ha dimenticato il pensiero sociale della sua Chiesa? Giordano Frosini all’interno Lettura e studio della Bibbia Mentre il Sinodo dei Vescovi continua nelle sue riflessioni, dal Sudamerica è arrivata una suggestiva testimonianza per quanto riguarda la Lectio Divina SERVIZIO 4 La corsa alla Casa Bianca non cambia la politica Usa Repubblicani e democratici hanno la stessa concezione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo CARUSONE 15 Neoliberismo sotto inchiesta Il crack economico e finanziario dei nostri giorni non è soltanto una questione di tecnica, ma di ideologia. È il neoliberismo imperante in questi ultimi decenni che va rimesso radicalmente in questione SERVIZI 15 milioni di poveri in Italia 2 Il rapporto della Caritas Italiana ha messo in evidenza dati che hanno fortemente impressionato l’opinione pubblica. Il programma è quello di ripartire dagli ultimi CAIFFA 13 2 in primo piano n. 38 Vita La 26 ottobre 2008 La crisi attuale alla luce del pensiero sociale della Chiesa C Pio XI e la crisi del ‘29 ome è noto, negli anni Trenta, a partire dal “venerdì nero” del 18 ottobre 1929, dopo il crack della borsa negli Stati Uniti, nel mondo si era diffusa una vastissima e impressionante crisi economica, accompagnata da disoccupazione di massa, crollo dei prezzi, svendite generali, svalutazione della moneta, rivolte sociali. Nella sua enciclica “Quadragesimo anno”, Pio XI criticava il principio della libera concorrenza, visto come la ragione ultima del grande disastro. Ecco un brano dell’enciclica, utile a rileggersi anche oggi. 37. Un’altra cosa ancora si deve procurare, che è molto connessa con la precedente. A quel modo cioè che l’unità della società umana non può fondarsi nella opposizione di classe, così il retto ordine dell’economia non può essere abbandonato alla libera concorrenza delle forze. Da questo capo anzi, come da fonte avvelenata, sono derivati tutti gli errori della scienza economica individualistica, la quale dimenticando o ignorando che l’economia ha un suo carattere sociale, non meno che morale, ritenne che l’autorità pubblica la dovesse stimare e lasciare assolutamente libera a sè, come quella che nel mercato o libera concorrenza doveva trovare il suo principio direttivo o timone proprio, secondo cui si sarebbe diretta molto più perfettamente che per qualsiasi intelligenza creata. Se non che la libera concorrenza, quantunque sia cosa equa certamente e utile se contenuta in limiti ben determinati, non può essere in niun conto il timone del- I l cittadino non acculturato in economia ha il diritto di domandarselo: Keynes, chi era costui? Da qualche settimana sente evocare questo nome come un oracolo in tutti i luoghi e momenti in cui si discuta della crisi finanziaria che colpisce gli Stati Uniti e perciò il mondo, Europa e Italia incluse. Il fatto è che questo grande economista, la cui dottrina aveva dominato il campo dagli anni 30 agli anni 80 del secolo scorso, era stato colpito da una vera damnatio memoriae. E ciò per la semplice ragione che il suo pensiero fu dichiarato incompatibile con il neoliberismo di Milton Fiedman e dei Chicago boys, impersonato in politica da Reagan e dalla Tatcher e divenuto ben presto pensiero unico. La storia politica può anche essere narrata come conflitto di scuole economiche che si inseguono in un circuito di rivincite a somma zero. Il liberismo economico trionfò nel mondo fino all’esplosione della borsa di New York nel 1929: propugnava il mito della competizione degli “spiriti animali” nell’agone salvifico del libero mercato, ciò che avrebbe assicurato “un pollo in ogni pentola”; e venne affossato dal tracollo speculativo di Wall Street. Fu allora che le idee di John Maynard Keynes soppiantarono di questo ordine, alla cui tutela e rivendicazione efficace deve attendere l’autorità pubblica; e lo potrà fare tanto più facilmente se si sbrigherà da quei pesi che non le sono proprii, come abbiamo sopra dichiarato. l’economia; il che è dimostrato anche troppo dall’esperienza quando furono applicate nella pratica le norme dello spirito individualistico. E’ dunque al tutto necessario che l’economia torni a regolarsi secondo un vero ed efficace suo principio direttivo. Ma tale ufficio direttivo molto meno può essere preso da quella supremazia economica che in questi ultimi tempi è andata sostituendosi alla libera concorrenza; poiché essendo essa una forza cieca e una energia violenta, per diventare utile agli uomini ha bisogno di essere sapientemente frenata e guidata. Si devono quindi ricercare più alti e più nobili principii da cui questa egemonia possa essere vigorosamente e totalmente governata: e tali sono la giustizia e la carità sociali. Perciò è necessario che alla giustizia sociale si ispirino le istituzioni dei popoli, anzi di tutta la vita della società; e più ancora è necessario che questa giustizia sia davvero efficace, ossia costituisca un ordine giuridico e sociale a cui l’economia tutta si conformi. La carità sociale poi deve essere come l’anima 42. Ultime conseguenze dello spirito individualistico nella vita economica sono poi quelle che voi stessi Venerabili Fratelli e diletti figli, vedete e deplorate : la libera concorrenza cioè si è da se stessa distrutta; alla libertà del mercato è sottentrata la egemonia economica; alla bramosia del lucro è seguita la sfrenata cupidigia del predominio; e tutta l’economia è così divenuta orribilmente dura, inesorabile, crudele. A ciò si aggiungono i danni gravissimi che sgorgano dalla deplorevole confusione delle ingerenze e servigi proprii dell’autorità pubblica con quelli della economia stessa: quale, per citarne uno solo tra i più importanti, l’abbassarsi della dignità dello Stato, che si fa servo e docile strumento delle passioni e ambizioni umane, mentre dovrebbe assidersi quale sovrano e arbitro delle cose, libero da ogni passione di partito e intento al solo bene comune e alla giustizia. Nell’ordine poi delle relazioni internazionali, da una stessa fonte sgorgò una doppia corrente; da una parte, il nazionalismo o anche l’imperialismo economico, dall’altra, non meno funesto ed esecrabile, l’internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del danaro, per cui la patria è dove si sta bene. Giovanni Paolo II giudica il moderno liberismo D opo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? E’ forse questo il modello che bisogna proporre ai paesi del Terzo mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile? La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d’impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà del settore dell’economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa. (Dalla Centesimus annus, n. 42) Una storia da non dimenticare il “lasciar fare” del liberismo,, in base ad una semplice proposizione: «Quando l’accumulazione del capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un casinò è probabile che le cose vadano male». IL CAPITALISMO INTELLIGENTE Il nuovo corso, che assegnava allo stato un preciso ruolo nel circuito economico, rispondeva alla necessità di rimediare ai guasti di un meccanismo che aveva messo sul lastrico milioni di esseri umani in tutto il mondo, si basava su un concetto molto semplice: il capitalismo è l’unico sistema in grado di produrre ricchezza ma, lasciato a se stesso, viene travolto dalle pulsioni della finanza speculativa e porta tutti alla malora. Dunque, delle due l’una: o abolirlo secondo i canoni ideologici del marxismo allora in auge, oppure regolarlo in modo da esaltarne le capacità fruttuose senza gli effetti indesiderati di impoverimento delle masse. Di certo la paura del peggio ebbe un peso nelle scelte politiche di allora (si pensi a Roosevelt negli Usa, ma anche alla linea interventista seguita in Europa dagli stati totalitari) e ne nacque un sistema meno semplice di quello andato in tilt, teoricamente capace di assicurare prosperità a tutti ma solo... nel lungo periodo, «quando - ironizzava lo stesso Keynes - siamo tutti morti». La nuova architettura, viceversa, rispettava e potenziava la libera impresa e il mercato in ogni sua espressione, ma conferiva alla politica (allora allo stato nazionale) il compito di correggere le distorsioni, di prevenire i disastri e di distribuire in modo meno iniquo la ricchezza. Ne derivò una struttura complessa nella quale il pilastro fondamentale era costituito dalla piena occupazione che diventava il primo obiettivo dell’azione pubblica. Assicurare un salario alle famiglie avrebbe rimesso in moto la domanda di beni e servizi e quindi creato le condizioni per la riattivazione delle imprese. In tale scenario si spostava il calcolo delle convenienze dei capitalisti: avete modo, se volete, di fare profitto producendo anche bene comune anziché rifugiarvi nella speculazione delle tante Las Vegas di borsa. Inoltre, il pieno impiego diventò una sorta di mito del capita- lismo intelligente, adunato sotto le bandiere del riformismo democratico, compreso quello cattolico: si voleva dimostrare che non c’era bisogno del comunismo per realizzare la giustizia sociale. Naturalmente l’operazione non era indolore. Per consentire allo stato di orientare e condizionare lo sviluppo e di apprestare i necessari utensili anticrisi due erano i requisiti necessari: un forte accumulo di risorse in mano pubblica da realizzare con la leva fiscale e una capacità della politica di programmare, nel senso di indirizzare, l’intera economia selezionando le scelte da compiere e le relative priorità sociali. Un modo di ragionare totalmente diverso dalle abitudini consolidate, come, per fare un esempio italiano, amava ripetere negli anni 50 un grande assertore della programmazione economica, Ezio Vanoni, il quale parlava di “educazione al piano” sia per le imprese che per i lavoratori. SREGOLATEZZA E DISASTRO Con molte variazioni e trasgres- Sempre di più, in molti paesi americani, domina un sistema noto come il neo-liberismo”; sistema che, facendo riferimento ad una concezione economicista dell’uomo, considera il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e del popolo. Tale sistema si è tramutato, talvolta, in giustificazione ideologica di alcuni atteggiamenti e modi di agire in campo sociale e politico, che causano l’emarginazione dei più deboli. Di fatto, i poveri sono sempre più numerosi, vittime di determinate politiche e strutture spesso ingiuste (n. 56). Dall’Esortazione apostolica Ecclesia in America sioni questo indirizzo egemone è durato fino agli anni 80 quando, quasi all’improvviso, tornò in auge il liberismo: insopportabilità della pressione fiscale, inefficienza dell’economia sussidiata, costo eccessivo ed effetto deresponsabilizzante della protezione sociale (assistenzialismo) ne furono i cavalli di battaglia. Le soluzioni keynesiane, imperniate sul ruolo degli stati nazionali, non parvero più praticabili in presenza della mondializzazione dei mercati. E poi il crollo sovietico aveva spazzato via l’incubo del comunismo e allargato a tutto il mondo l’area del mercato, condizione ottimale per il rilancio a pieno volume del verbo liberista e, con esso, la virtù taumaturgica della concorrenza e della deregultation non solo nel campo economico ma anche in quello delle relazioni sociali dominate dall’individualismo. Per la signora Tatcher non c’era la società ma solo i singoli individui; quelli che il compianto Ardigò chiamava con apprensione “gli individui casuali”. Domenico Rosati Pagina a cura di Giordano Frosini Vita La 26 ottobre 2008 cultura n. 38 In libreria Amare la Chiesa Don Michele Do L a vita di don Michele Do si è interamente dispiegata in un nascosto ministero pastorale nella parrocchia del piccolo borgo di Saint Jacques d’Ayas, in Valle d’Aosta. In quel luogo appartato in cui chi scrive ha potuto incontrarlo poco prima della sua scomparsa, avvenuta il 12 novembre 2005, aveva vissuto nel corso della sua vita un’avventura comunitaria intimamente coerente con gli insegnamenti di Sorella Maria dell’eremo di Campello e di don Primo Mazzolari, che riconosceva esplicitamente come suoi maestri. E come figlio spirituale, seguito e consigliato con affetto e talvolta con apprensione, ne parlano ripetutamente i due amici nel loro carteggio edito di recente (L’ineffabile fraternità. Carteggio (1925-1959), Introduzione e note a cura di Mariangela Maraviglia, Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano 2007). Saint Jacques era diventato nel tempo spazio vitale di incontro, accoglienza, scambio per amici come David Maria Turoldo, Giuseppe Acchiappati, Umberto Vivarelli, Ernesto Balducci e molti altri che si moltiplicavano nel tempo per un passaparola nascosto ma inesauribile ed efficace. Questo il titolo di un piccolo prezioso libro scritto da don Michele Do, sconosciuto parroco di montagna con cui dovrà fare i conti la storia del Novecento religioso, stampato di recente dalle edizioni della Comunità di Bose di Mariangela Maraviglia Affascinava la capacità di don Michele di essere «uomo di confine», di camminare «lontano dai luoghi comuni e ben perimetrati e vicino all’incrocio di molte vie», conservando «una presenza salda e veggente», come lo ricorda Giancarlo Bruni, vicino a lui fin dai primi anni del loro ministero. Affascinava la parola forte ed eloquente di don Michele, che risuonava nel calore dell’amicizia e si effondeva con libertà e parresia evangelica, come ha ricordato Enzo Bianchi in una delle prime rievocazioni volute da quanti hanno amato questo «solitario della montagna». Don Michele non amava invece scrivere, e sarà da approfondire in sede storica il motivo di questa scelta che ne ha indubitabilmente circoscritto la possibilità di conoscenza da parte di cerchie più vaste. Di fatto questo piccolo libro (Michele Do, Amare la chiesa, prefazione di Enzo Bianchi, priore di Bose, edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano 2008, pp. 108) ripropone l’unico scritto pubblicato in vita da don Michele: si tratta di una relazione tenuta nel corso del convegno In memoria di Don Primo Mazzolari organizzato a Sotto il Monte nell’aprile del 1985 e poi pubblicata nel volume collettivo Don Primo Mazzolari. L’uomo, il cristiano, il prete, Cens, Milano 1886. Insieme a questo testo l’editore Qiqajon ripubblica una relazione tenuta probabilmente nel 1968 e apparsa su Il foglio 327 (2005) in occasione della morte di don Michele. Due scritti sulla Chiesa esemplari di un amore attivo e operante per quella che si riconosceva come propria «casa», propria «madre», per usare il lessico mazzolariano; un amore teso alla ricostruzione di «un’immagine evangelicamente pura della Chiesa» (p. 32). Entrambi i testi esordiscono con sguardi critici sul vicino passato, sulla «chiesa della nostra giovinezza», la Chiesa del «persistente antimodernismo», segnata dal sospetto sull’umano e dalla «paura di Dio», dal suicidio dell’intelligenza in nome di un «autoritarismo dogmatizzante» che antepone- va «il primato dell’ortodossia» al «primato della verità». Sulla scorta di Mazzolari – e oltre Mazzolari – la riflessione di don Michele si propone di rileggere in chiave spirituale realtà e strutture che gli appaiono bloccate e ridotte da letture puramente giuridiche e formalistiche. Cruciale l’interpretazione che offre della categoria di redenzione: se letta come salvezza estrinseca operata da Cristo con il suo sacrificio espiatorio e sostitutivo, sottolinea don Michele, ne deriva una immagine di Chiesa come comunità mediatrice, a cui occorre appartenere perché «amministra la salvezza»; se letta come trasfigurazione, a opera dello Spirito, di tutto l’essere dell’uomo, di tutta la realtà cosmica in un cammino ascensionale verso la pienezza divina, anche la realtà della Chiesa si disloca decisamente: «La chiesa non è [più] una struttura da aggiornare o da restaurare, ma una Presenza da accogliere. È lo Spirito che è all’opera nel cuore della creazione e che, dal di dentro, fa crescere le cose fino a raggiungere la pienezza divina» (p. 72). Così, sulla scorta di antichi e recenti maestri – da Ignazio di Antiochia a Nicolas Berdiaev, da Romano Guardini a Fëdor Dostoevskij, oltre naturalmente alla Bibbia, in particolare al Nuovo Testamento - dalla nascosta parrocchia di Saint Jacques giunge una proposta di vita cristiana densa di insuperate suggestioni teologiche ed ecumeniche. Con linguaggio poetico, allusivo e insieme solidamente In margine al Sinodo dei Vescovi La dimensione letteraria della Bibbia “L a parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”: tema e messaggio del Sinodo dei Vescovi in corso a Roma; e oltre, si direbbe, proposta e stimolo sotto vari aspetti nella operosità del cristiano. Nel momento in cui le Scritture entrano nella vita e nella cultura dell’uomo, allora assumono angolature diverse a seconda della cultura o delle espressioni creative. Al tempo in cui tenevo i Corsi di Letteratura di ispirazione cristiana del Novecento nelle Facoltà teologiche di Firenze e Palermo, mi rendevo conto di come dovesse essere molto importante e determinante, approfondire la tematica della dimensione letteraria della Bibbia o del rapporto letteratura-Bibbia. Fui perciò preso, poco alla volta, da un sacro furore di accostarmi a tale mondo biblico culturale-letterario che mi consentisse di leggere la doppia, tripla, quadrupla… realtà della Sacra Scrittura; una sfaccettatura a più for- me e colori che compone una unità meravigliosa e divina, in un orizzonte storico e perenne proiettato verso un progetto di Salvezza concepito nella mente di Dio, fin dall’eternità. Andavo pensando a una dimensione letteraria della Bibbia sotto due aspetti, in maniera del tutto principale: il valore letterario soggettivo, intrinseco alla Bibbia, e il valore oggettivo, esterno, legato alle opere letterarie nate sotto lo stimolo delle pagine bibliche. L’uno e l’altro richiamantesi e con-fusamente coinvolgenti come causa ed effetto di opere altamente poetiche. In primis pensavo alla Bibbia come al “GRANDE CODICE” dell’arte, al dire di Blake, che contiene in sé suggestioni poetiche e letterarie, indipendentemente da altri libri orientali o coevi. Pensavo alla Bibbia come a un Libro verso cui “un approccio letterario non è in sé illegittimo, nessun libro avrebbe potuto esercitare un’influenza letteraria così specifica senza possedere esso stesso delle qualità letterarie .Ma è soprattutto ovvio che la Bibbia è “più” di un’opera di letteratura, qualsiasi cosa questo “più” possa significare” (Northrop Frye). Pensavo alla Bibbia come al libro “eternamente giovane, come un torrente di montagna che rotola da migliaia di anni. Non soltanto essa è più giovane d’ogni altro libro, ma più recente, in testa a tutto ciò che si possa mai scrivere. L’uomo che scriverà tra mille anni è già in ritardo nei suoi confronti” (Julien Green). Pensavo alla Bibbia come al “Discorso su Dio”, alla Teologia, da cui non si può prescindere, e di conseguenza al rapporto primordiale tra letteratura e teologia, come al primo anello da cui partire per continuare a intrecciare una corona di parole tanto lunga quanto preziosa, secondo quanto già Giovanni Boccaccio scriveva, tra l’altro, nella sua Vita di Dante in merito a questa tematica: “dico che la teologia e la poesia quasi una cosa si possono dire, dove uno medesimo sia il suggetto; anzi dico di più: che la teologia niuna altra cosa è che una poesia di Dio. E che altra cosa è poetica fizione nella Scrittura dire Cristo essere ora leone e ora agnello e ora vermine, e quando drago e quando pietra, e in altre maniere molte, le quali volere tutte raccontare sarebbe lunghissimo?”. Pensavo alla Bibbia come a “una raccolta di opere diverse per intonazione, tecnica, tenuta espressiva… dalla storiografia alla narrativa e magari all’epica, dalla lirica sacra a quella patriottica o d’amore, dal poema sapienziale alla lamentazione… un mare di forme attraverso le quali per oltre mille anni un popolo si esprime, si cerca, si riflette, si confessa.” (Mario Pomilio). Pensavo alla Bibbia, Parola di Dio e parola dell’uomo. Vincenzo Arnone 3 fondato, don Michele ci comunica l’intuizione profonda che nella pienezza dell’incarnazione vive la ricchezza della trasfigurazione, che Chiesa e mondo non sono realtà dualisticamente contrapposte perché tutta l’umanità vive nello Spirito un cammino ascensionale verso la pienezza del Regno. La Chiesa è per lui «il mondo trasfigurato nella bellezza» secondo la splendida definizione del pensatore russo Berdiaev, da don Michele molto amato fino agli ultimi anni della sua vita. «Tutte le grandi realtà religiose lentamente e faticosamente emerse nel concilio e salutate con gioia e sorpresa dal mondo cristiano le avevamo già incontrate nell’esperienza di Mazzolari» (p. 58), scrive don Michele. A partire da Mazzolari egli prosegue quel cammino di ricerca cristiana e di «cattolicità sostanziale, come apertura rispettosa e cordiale a ogni uomo e a tutto l’umano» (p. 59) respirata nella canonica di Bozzolo. Un percorso che appare di intatta spirituale vitalità nella non facile contingenza del cattolicesimo contemporaneo. Poeti Contemporanei GETTA LA GUERRA Getta la guerra nel pozzo e fai che nessuna mano la possa ritirare su con la corda della violenza e il secchio dell’odio. Gettala nel buio più profondo. Inutili le promesse di pace dietro al velo del presente. Senza più voce le urla disperate delle vittime innocenti della grande sete di potere. Distruzione e lacrime di sangue. Sulla terra bruciata non volano più le farfalle. Le madri stringono al petto i loro figli chiedendosi perché? Getta la guerra nel pozzo Sul cuore stanco della terra risplenderà l’arcobaleno e cresceranno fiori sulla luna. Lalla Calderoni 4 attualità ecclesiale “R endere più sistematica la Lectio Divina”; “viverla personalmente e aiutare le comunità a viverla”; “condividere un’esperienza di Lectio vissuta nella diocesi di Valparaíso (Cile), dal titolo: Incontri con la Parola”. Queste le “tre finalità” dell’”esposizione esplicativa della Lectio Divina” presentata da mons. Santiago Jaime Silva Retamales, vescovo titolare di Bela e ausiliare di Valparaíso (Cile), durante la quindicesima congregazione generale del Sinodo dei vescovi (Vaticano, 5-26 ottobre). Proponiamo una sintesi della presentazione di monsignor Silva Retamales. DUE ASPETTI Nella Lectio Divina, ha affermato il vescovo cileno, occorre “considerare” due aspetti. Il primo riguarda la “spiritualità” che va “intesa come dinamismo di santità”. A tal riguardo, mons. Silva Retamales ha evidenziato tre punti. Innanzitutto, “Dio va incontro all’umanità e la invita a vivere in comunione con Lui. La rivelazione, compresa in categorie di dialogo e di incontro, chiede una lettura della Parola come luogo di comunione”. Perciò, “la Scrittura e la Lectio esigono un approccio teologico e personale”. In secondo luogo, “Dio si offre pienamente attraverso suo figlio. L’incontro con Gesù ci «porta a noi stessi», personalità, storia, motivazioni, intenzioni, e ci ricrea”. Per questo, “la Scrittura esige un approccio cristologico e antropologico”. Infine, “la gioia dell’incontro personale e comunitario, sperimentata nella comunione con il Signore, ci conduce all’azione, in particolare all’azione missionaria e di testimonianza”. Da qui l’”approccio ecclesiologico e missionario”. Il secondo aspetto da “considerare” riguarda “l’identità e la funzione della Scrittura nella vita della Chiesa”. La Costituzione dogmatica Dei Verbum (Concilio Vaticano II), ha ricordato il vescovo, “mostra che la Sacra Scrittura è Parola di Dio scritta, che occorre interpretare (dimensione sapienziale); è ispirata dalla Spirito Santo, è Parola attuale ed efficace, che occorre realizzare; è affidata alla Chiesa per la salvezza di tutti: è Parola che interpella e che occorre proclamare (dimensione missionaria)”. In che n. 38 SINODO DEI Vita La 26 ottobre 2008 La Lectio Divina: come renderla più viva ed attuale. Un’esperienza sud-americana V E S C OV I I passi della Parola modo, dunque, “nutrirsi di tutta la ricchezza della Scrittura per seguire il Signore e crescere nel cammino di santità?”. UN TENTATIVO DI ACCOSTAMENTO Un tentativo viene dalla Lectio che è, ha spiegato mons. Silva Retamales, “l’esercizio di lettura orante della Scrittura, individuale o comunitaria, per conoscere - come diceva San Gregorio Magno - il cuore di Dio attraverso le parole di Dio”. Ecco, allora, il percorso della Lectio Divina secondo quanto la Dei Verbum dice della Scrittura. Questa è, innanzitutto, Parola di Dio scritta. “Nella lettura (risignificare) - ha affermato il vescovo - ci si chieda: «Cosa dice il testo biblico?». Occorre comprendere la Parola per scoprire ciò che Dio ci insegna attraverso l’autore ispirato”. Nella Costituzione dogmatica si legge, poi, che “la Scrittura è ispirata dallo Spirito Santo”. “Nella meditazione (personalizzare) - ha suggerito mons. Silva Retamales - ci si chieda: «Cosa ci dice il Signore attraverso la sua Parola?». Occorre attuare la Parola per interpellare la vita, conoscerne il senso, migliorare la nostra missione e rafforzare la speranza. Nella preghiera (personalizzare), ci si chieda: «Cosa diciamo al Signore, motivati dalla sua Parola?». Occorre pregare la Parola per dialogare con Dio e celebrare la nostra fede in famiglia o in comunità”. La Dei Verbum ricorda anche che “la Scrittura è consegnata alla Chiesa per la salvezza”. “Nella contemplazione-attuazione (annunciare) - ha spiegato Silva Retamales - ci si chieda: «Quale conversione ci chiede la contemplazione del Signore?». Occorre contemplare la Parola per vivere secondo i criteri del Padre (conversione)”. FORMA PRATICA Monsignor Santiago Jaime Silva Retamales ha anche illustrato una “forma pratica” di Lectio Divina. Prima di iniziare, ha detto, occorre “preparare l’ambiente esterno (ambone, Bibbia...) e spirituale (“sedersi”, “cuore limpido”...)”, “invocare il dono dello Spirito Santo” e “cercare il passo biblico”. Si procede, poi, con la lettura: è necessario “proclamare il testo, dando importanza anche al silenzio. Leggere il passo personalmente per segnarlo con un punto interrogativo, quando non lo si comprende, o sottolinearlo, quando lo si considera come messaggio centrale della lettura. In gruppo, scoprire il messaggio centrale seguendo i segni. Continuare a leggere il passo, segnandolo con un punto esclamativo, per la meditazione, quando il passo interpella intenzioni e azioni; con un asterisco, per la preghiera, quando il passo aiuta a pregare”. Alla lettura seguono la meditazione, la preghiera e la contemplazione: la prima “seguendo il punto esclamativo. Domande del messaggio che interpellano la vita”; la seconda “seguendo gli asterischi e il vissuto nell’incontro”; per la terza ci si può aiutare con “la musica, le immagini, il luogo...”. Infine, “l’attuazione: al margine del testo scrivere una parola che indica il cammino da seguire. Si termina con la condivisione finale”. BIBBIA: UN FIUME IN PIENA P La lettura “giorno e notte” oteva sembrare un’iniziativa stravagante per persone che non hanno nulla da fare ed invece ci sono state famiglie che hanno aperto il televisore sul canale rai educational e l’hanno lasciato acceso per tutto il tempo che qualcuno è rimasto in piedi fino a tarda notte, tuffandosi nell’ascolto ogni momento che era possibile senza interrompere il lavoro e le faccende domestiche. Una conseguenza interessante di ciò è la messa sotto silenzio di altri programmi, anche dei notiziari pur riportando proprio in quella settimana la grave crisi finanziaria. A molti è sembrato che non si potesse mettere il bavaglio alla Parola di Dio, come se fosse uno sbattere la porta a chi da un leggio posto al centro di una basilica la propone proprio a te che gli stati davanti. Nella casa era entrata una presenza, una voce, una persona per lo più ignota o, se nota, spoglia in quei pochi minuti della sua particolare identità. Un peso aggiunto alla lettura l’ha dato la gente presente nella chiesa, semplice, senza fare assemblea, come di passanti e pellegrini Roberto Benigni legge la Bibbia che andavano ad un incontro solo per ascoltare, per esserci e sentirsi coinvolti con quanto era scritto e detto in un passo o nell’altro di quei 73 libri che formano la Bibbia. Così anche gli spettatori a casa, disposti ad ascoltare tutto, anche qualche brano che non si vorrebbe sentire, come la legge dello sterminio, dall’”In principio” ad una qualsiasi fase della vicenda di un popolo che cammina incontro al suo Signore e lo interpella senza sosta fino alla fine, quando gli dice: “finalmente, Vieni”! Giorno e notte parole, come un fiume in piena, sono scorse portando acque talvolta limpide e talaltra agitate e minacciose provocando intima commozione. Più di un lettore ha trasmesso oltre alle parole obbligate anche il proprio sentimento, uno di loro ha pianto in diretta, un altro, il metropolita greco ortodosso Gennadios, ha cantato il prologo del vangelo secondo Giovanni nella sua lingua: “en archè en o logos”, in principio era il Verbo. C’è stato anche lo scherzo gioioso di un bambino che ha strappato un sorriso carpendo il cappuccio del microfono, mentre sua madre che lo teneva stretto in braccio, leggeva. C’è stato spazio per tutti e ognuno ha potuto, volendo, ascoltare un parola che lo riguarda. Qualche puntiglioso spettatore ha ritenuto che l’uno o l’altro lettore non era degno di proclamare la parola di Dio. E’ questo forse il giudizio di chi guarda e non ascolta e non sente la voce che lo sovrasta per il messaggio che porta. La Bibbia non è il libro di una setta esoterica, né un testo magico riservato a sacerdoti deputati ad un suo uso magico. E’ il libro di tutti e per tutti. Per un po’ siamo usciti dall’asfissia della monotona ferialità comunicativa ed abbiamo respirato aria viva e profumata. I sei giorni della Bibbia non saranno come i giorni della creazione che hanno visto nascere il cielo e la terra, ma potranno essere sei giorni in cui alcuni semi di speranza sono stati gettati per un sabato di festa. Il seme seminato giorno e notte cresce anche se il contadino dorme. Elio Bromuri Vita La 26 ottobre 2008 S INODO attualità ecclesiale n. 38 DEI V ESCOVI Un gesto di sinodalità L’intervento del Patriarca Bartolomeo I La Parola e le parole XXX domenica tempo ordinario - anno A Es 22,20-26; Sal 17; 1Tess 1,5c-10; Mt 22,34-40 “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente... il secondo poi è simile al primo Amerai il prossimo tuo come te stesso” di Elio Bromuri N on è la prima volta che Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli, si reca a Roma e incontra Benedetto XVI. Le sue presenze in Vaticano segnano le ottime relazioni esistenti tra Roma e il Fanar e spingono verso una sempre più stretta collaborazione con Mosca e con tutte le più importanti sedi patriarcali e autocefale ortodosse. È in atto un movimento complesso e promettente di scambi tra mondo cattolico romano e mondo ortodosso in generale, sia ai vertici delle Chiese sia in periferia. È la prima volta, però, che si svolge un incontro del genere tra il Papa e il Patriarca Bartolomeo I nella Cappella Sistina in presenza dei padri sinodali della Chiesa cattolica provenienti dal mondo intero che stanno affrontando il grande tema della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. L’avvenimento è apparso interessante e suggestivo. Volendo dare spazio alla fantasia si potrebbe immaginare un futuro, che nessuno può misurare quanto lontano, in cui si svolga una presenza ortodossa per l’elezione del successore di Pietro, primate della Chiesa universale pienamente riconciliata. Senza eccedere con la fantasia, la presenza di Bartolomeo I al Sinodo dei vescovi cattolici, ai quali ha rivolto un discorso di alto contenuto teologico, è certamente più di un fatto occasionale. Benedetto XVI che ha programmato di esercitare durante il suo pontificato un’azione ecumenica non di sole parole e buoni sentimenti, ma di gesti concreti, invitando il Patriarca, ha voluto mostrare, anche icasticamente, come in un’icona da contemplare, che il primato non è in contrasto con la collegialità sinodale e la collegialità, espressa nella forma sinodale, non è in contrasto con il primato. Questo è anche il contenuto del documento di Ravenna approvato dalla Commissione mista cattolico-ortodossa l’anno scorso e sulla base del quale continueranno i lavori per studiare insieme l’esercizio del primato nel primo millennio della Chiesa indivisa. Bartolomeo ha affermato esplicitamente l’importanza di sciogliere questo nodo storico quando ha ringraziato il Papa dell’invito: “È un gesto pieno di significato e di importanza, osiamo dire, un gesto storico in sé. Infatti è la prima volta nella storia”. Ed ha aggiunto: “È ben noto che la Chiesa ortodossa attribuisce al sistema sinodale un’importanza ecclesiologica fondamentale. Assieme al primato, la sinodalità costituisce 5 la struttura portante del governo e dell’organizzazione della Chiesa” ed ha fatto riferimento al documento di Ravenna sopra citato. Ciò che è avvenuto nella Cappella Sistina, dunque, secondo Bartolomeo I, aumenta “le speranze che giunga il giorno in cui le nostre due Chiese convergeranno pienamente sul ruolo del primato e della sinodalità nella Chiesa”. Il discorso del Patriarca si va ad incastrare direttamente con l’appello rivolto da Giovanni Paolo II con l’enciclica “Ut unum sint”, nel 1995, quando ha chiesto di essere aiutato a rinnovare il modo di esercitare il ministero petrino perché possa essere strumento di unità per tutti i cristiani. Al significato ecumenico del fatto in sé, il discorso del Patriarca ha aggiunto accenti di novità sul tema della Parola di Dio trattato dal Sinodo, in perfetta sintonia con gli interventi dei padri sinodali. Le citazioni dei Padri hanno mostrato la comune origine teologica e la comune appartenenza ad una stessa sorgente di ispirazione e di metodo di interpretazione delle Scritture. Il Papa ha detto a commento: “I vostri Padri sono anche i nostri Padri e i nostri Padri sono anche i vostri Padri”. Ancor più e prima dei Padri è dono condiviso la Parola di Dio, che chiama tutti i discepoli di Cristo all’unione e attende di essere annunciata insieme, a tutti gli uomini cui è destinata per la loro salvezza. I cristiani uniti, ha detto il Patriarca, devono essere oggi “segno distintivo” nello spazio globale per il loro “diverso modo di vivere” che deriva loro dall’essere risorti in Cristo. Un duplice impegno concreto ha proposto il Patriarca: “una prospettiva unica” e una comune azione a favore dei poveri, della pace nel mondo, contro il fondamentalismo e il razzismo e uno sguardo nuovo nel contemplare l’universo. “Il mondo intero – ha affermato Bartolomeo con frase insolita e audace – è un prologo al Vangelo di Giovanni”, volendo richiamare alle “proporzioni cosmiche dell’Incarnazione divina”. Ha lamentato, che “ci siamo comportati con arroganza e indifferenza verso il creato... Abbiamo rifiutato di contemplare la Parola di Dio negli oceani del nostro pianeta, negli alberi del nostro continente e negli animali della nostra terra”. Con un colpo d’ala Bartolomeo ha invitato i vescovi del Sinodo a contemplare la Parola nella bellezza delle icone e nell’icona primaria e originaria che è l’opera uscita dalle mani del creatore, che “Dio vide ed era cosa buona e bella”. In ultimo, il Patriarca ha invitato a contemplarla “nella vita dei santi come esperienza tangibile ed espressione umana della Parola di Dio nella nostra comunità”. Ad essa cattolici ed ortodossi sono chiamati indistintamente dallo Spirito di Verità che “verrà incontro alla nostra debolezza”. Nella storia della Cappella Sistina questo gesto concreto di avvicinamento tra le due più antiche sedi patriarcali sarà segnato come un dono dello Spirito Consolatore e come segno di un cammino che non si può arrestare.. Ancora Gesù è interrogato non per ascoltarlo ma per metterlo alla prova. Questa volta si tratta di uno scriba. La domanda verte sul ‘grande comandamento’. E’ una sfida perché Gesù prenda posizione a favore o contro nel dibattito tra le scuole religiose del tempo. Gesù non si sottrae, ma anziché parlare di un comandamento ne indica due; amare Dio con tutto il cuore è il primo, ma ce n’è un secondo ‘simile al primo’. La sua parola riporta la questione dai dibattiti di scuola al coinvolgimento della vita. E forse si può anche intravedere tra le righe come egli indichi anche un terzo comandamento, perché per amare il prossimo è necessario passare attraverso una giusta comprensione di cosa significhi ‘amare se stessi’: “amerai il prossimo come te stesso”. C’è un ‘come’ che invita ad un percorso di ricerca e di esperienza che investe la propria persona, scoperta nelle radici della vita come relazione, senza cadere nella mentalità che divide la realtà di Dio e quella dell’uomo. Al primo posto sta il rivolgersi a Dio con una attitudine particolare: c’è una totalità di coinvolgimento che è richiesta: ‘con tutto il tuo cuore’ - il centro delle scelte e degli orientamenti della vita - ‘con tutta l’anima e con tutta la mente’ - ossia con tutti gli aspetti e tutte le espressioni di vita di una persona. L’esperienza della fede è un incontro che non investe solo alcune dimensioni o alcune attività settoriali dell’esistenza umana. I confini sono allargati: la vita in tutti suoi momenti e nei suoi aspetti più quotidiani e ordinari è il luogo in cui s’incontra Dio, gli altri, in cui si matura il proprio divenire persone. Amare Dio richiede un darsi nella completezza. E forse questa totalità è sempre in cammino, non è mai raggiunta e raggiungibile con le forze umane. Ma si apre anche un’altra domanda: quale Dio è da amare con tutto il cuore? Gesù porta a considerare che Dio da amare è il Padre che ha cura e compassione delle persone nella loro individualità e concretezza. Amare Dio non può mai essere contrapposto alla cura e all’attenzione concreta e situata per qualcuno, con il suo volto, con la sua storia. Sta qui la radice della grande intuizione che la lotta per un vita umana delle persone, per un mondo più giusto, per il riconoscimento dei diritti fondamentali di ognuno, fa parte essenziale e integrante dell’annuncio della bella notizia di un Dio Padre che dona la sua vita e si è fatto vicino nei gesti e nelle parole di Gesù. Il volto di Dio che Gesù invita ad incontrare e a cui aprirsi è il Dio che dona la vita e sogna la vita in abbondanza per tutti. “Così dice il Signore: non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano...” Nel Primo Testamento il volto dello straniero è uno tra i riferimenti centrali per esprimere la fede nel Dio dell’esodo che ha scelto Israele quando era straniero e oppresso, senza diritti in una terra di schiavitù. “voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia” Sono le parole con cui Paolo si rivolge alla comunità di Tessalonica, lodando la fede, l’amore e la speranza di questo piccolo nucleo di credenti che si trovava presso la casa di Lidia, una donna accogliente. I cristiani di Tessalonica, piccolo gruppo che pure Paolo indica come la ‘chiesa di Dio’, seguono l’esempio di Paolo e di Gesù Cristo non nella gratificazione o in un’affermazione sociale. Paolo li loda perché sono fedeli al vangelo e vivono nell’attitudine di chi attua una linea di servizio in rapporto a Dio e attende dai cieli il suo Figlio. Servizio e attesa, vissuti con impegno e operosità nel presente, sono i caratteri di una comunità che si concentra sull’esenziale e cerca prima di ogni altra cosa di rendere testimonianza al Signore. Alessandro Cortesi op 6 spazio aperto “In questi tempi di discussioni e di progetti nuovi, arrivano al nostro tavolo molti interventi da parte dei nostri lettori. Li pubblichiamo per semplice spirito di ospitalità e per dare spazio alla libera discussione, naturalmente non facendo nostre le varie proposte in essi contenute” (Dir.) L’economia della truffa P rendo a prestito il titolo da un libretto pubblicato nel 2004 da John K. Galbraith , economista scomparso purtroppo dopo poco tempo e marcando per quasi un secolo il pensiero economico e politico americano e non solo. Nel saggio l’autore metteva a nudo le derive di una prassi operativa che permetteva ai manager che assumevano il controllo di una azienda, di poter disporre dei capitali e del lavoro dell’impresa a proprio piacimento e senza un effettivo controllo sull’operato da parte degli azionisti, veri titolari dell’impresa, ridotti nella maggior parte dei casi a constatare o meno il raggiungimento di obiettivi di bilancio a breve termine. I consigli di amministrazione, in genere rappresentativi solo della maggioranza relativa del capitale, nominavano manager con l’unico scopo di rafforzare la propria posizione all’interno del capitale sociale, rendendo ininfluente la parte rimanente degli azionisti costretta a subire spesso decisioni che depauperavano la propria partecipazione azionaria, e rendevano inutile ogni strumento di partecipazione attiva al controllo della società. Questi manager quindi, proprio per il particolare mandato loro affidato, si sentivano ed erano autorizzati a riservare per sé trattamenti di favore oltre ogni limite, vista la complicità con la maggioranza che li aveva nominati che in breve diveniva assoggettata alle decisioni dei manager stessi. In poche parole: manager nominati da una esigua maggioranza di azionisti, a tutela dei propri interessi particolari e non di quelli dell’intera azienda, si sono sentiti autorizzati a perseguire fini che spesso non erano a favore di tutta l’azienda ma personali e a breve termine. Le notizie di questi giorni, con il crollo di grossi istituti n. 38 Vita La 26 ottobre 2008 RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO bancari americani che hanno trascinato al ribasso non solo quelli europei ma tutto il sistema economico mondiale, sono l’inevitabile conseguenza di questo stato di cose. Il sistema capitalistico occidentale, con le sue regole che presuppongono un bilanciamento dei poteri all’interno delle strutture di amministrazione e controllo dei capitali, si è mantenuto sino ai nostri giorni basandosi proprio sul concetto che i titolari della proprietà (in genere gli azionisti) tendevano al profitto e quindi allo sviluppo dell’azienda. Si è sempre giocato su un margine di rischio che di volta in volta veniva valutato adeguato a preservare comunque la stabilità dell’impresa. Quando la decisione è stata delegata a manager che traevano il loro profitto dal raggiungimento di un budget ed erano spesso estranei al capitale dell’azienda, è stato inevitabile che il grado di rischio si sia spostato molto in avanti, con l’esposizione dell’impresa al tracollo. Galbraith metteva in allarme proprio per il consenso morale con cui questo modo di procedere era visto negli ambienti economici americani con un termine da lui definito “truffa innocente”, in quanto, anche se tutti avevano coscienza della distorsione e dell’anomalia di questo modo di operare, la cosa veniva eticamente ammessa e sottaciuta considerando che fosse propedeutica allo sviluppo della stessa impresa. Oggi raccogliamo i cocci di questa situazione che purtroppo si riverserà anche sulle nostre tasche perché le banche esposte a questi dissesti si vedranno costrette a rivedere la propria esposizione sul mercato e cominceranno a tagliare i fondi proprio alle imprese in difficoltà ed alle famiglie che non offrono garanzie. L’intervento dei governi centrali che hanno garantito i depositi e i rapporti interbancari (gli affidamenti delle banche verso altre banche) forse servirà a salvare il sistema, anche se a caro prezzo, con la consapevolezza che non solo non favorirà lo sviluppo economico ma in qualche modo giustificherà il comportamento di coloro che a questa situazione ci hanno portato. Il governo americano, nel tentativo di applicare la regola liberista che chi sbaglia paga, ha lasciato alla deriva la Lehman Brothers che con il suo tracollo ha dato il via a questa situazione. Subito dopo, comprendendo che di questo passo l’intero sistema capitalistico sarebbe imploso, ha effettuato una virata senza precedenti varando interventi da parte dello Stato che l’amministrazione repubblicana si era sinora rifiu- tata di applicare in altri settori come quello dell’istruzione o della sanità. Ancora una volta la regola della “libera impresa nel libero mercato” ha dato i suoi frutti finché si è intesa come “libera volpe in libero pollaio” ed alla prima occasione ha messo a nudo tutte le proprie contraddizioni. Marco Brizzi Contro i tumori L a parrocchia di Vicofaro ha organizzato la Festa della Madonna nella settimana dal 22 al 28 settembre durante la quale, oltre a momenti di preghiera colletiva, si sono avuti incontri ricreativi, culturali, educativi. Giovedì 25 settembre è stato indetto un incontro sull’Educazione alla prevenzione oncologica. Dopo una breve introduzione del parroco, don Massimo Biancalani, e una presentazione dell’oratore da parte del dottor Mario Livi che si è soffernato nell’illustrare un curriculum del relatore, il dottor Giancarlo Piperno, vice presidente della sezione pistoiese della Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha illustrato l’attività dello studio medico operante sul territorio, al n. 39 di viale Adua, dall’ottobre 2005, ed ove, a richiesta spontanea, si può usufruire dei seguenti servizi: chirurgia vascolare, senologia, prevenzione tiroidea, prevenzione orale, otorinolaringoiatria, dermatologia per nei sospetti, prevenzione ano-rettale, prevenzione prostatica, prevenzione testicolare, consulenza chirurgica, agopuntura per dolore oncologico e/o effetti collaterali da chemioterapia, supporto psicologico. Per accedere alle prestazioni suddette non occorre iter burocratico-amministrativo né è richiesto il pagamento di ticket perché la nostra associazione vive di offerte spontanee e reinveste tali offerte nella salute dei cittadini. Il dottor Piperno ha illustrato le possibili cause dell’insorgenza di alcuni tumori ed ha indicato alcuni stili di vita che potrebbero essere utili alla prevenzione che aiuta a vincere il tumore e fa vivere senza timori. Ha inoltre rivolto un accorato appello a liberarsi dalla schiavitù del fumo, concausa dell’insorgere del tumore polmonare; a tale scopo ha ricordato che la sezione della Lilt organizza corsi gratuiti per la disassuefazione dal fumo che possono rivelarsi un valido aiuto per coloro che desiderino smettere di fumare ma, da soli, non ce la fanno. Crisi finanziaria C aro Direttore, Perché è incominciata e quando finirà la crisi finanziaria internazionale? Gli interrogativi comprendono il crollo delle borse nel mondo, la sfiducia tra le banche, l’altalena diversa dei tassi e del costo del denaro, i prossimi effetti sull’economia reale, la protezione del risparmio ed altro. … andavano quasi tutti, e andando… contavano dollari, euro, monete del mondo e derivati di finanza e finanza creativa. Tutti in un pianeta ferito da sviluppo insostenibile, tra povertà vecchie e nuove, dove orsi e pinguini sono fotografati sui giornali tra ghiacciai polari disintegrati. Una “bolla di Mammona”, una crisi della ricchezza terrena esaltata e quasi divinizzata, una crisi nuova di strumenti finanziari/novità nei quasi telematici che possono nascondere avidità e corruzione, si poteva “leggere” in una serie di “financial thriller” pubblicati in più lingue quasi dieci anni orsono. Da “Il labirinto di specchi”, “Nido di vipere”, “Fondo avvoltoio” ed altri l’ambiente è quello dei palazzi di vetro della finanza, del personaggio “candidato ideale per il Bordway Ventures, un fondo speculativo che investe sul crack immobiliare di Manhattan”. Dicevamo di una “bolla Mammona” del terzo millennio che, in “Zero coupon”, thriller di alta finanza, scoppia davvero per l’intensa creatività di William F. Saxon, reduce da tre anni di carcere per speculazioni illecite. Seppure il thriller di alta finanza non ci faccia mancare la musa ispiratrice Denise, affascinante ereditiera di San Francisco, l’esperto Saxon per il suo piano ambizioso e perfetto esclude di anticipare spese per una sede a Wall Street: “In un ranch lontano da occhi indiscreti, tra supercomputer e ingegneri finanziari, Willie Saxon organizza la sua fantascientifica base operativa: gioca sulle Borse merci di tutto il mondo, compera e vende allo scoperto titoli comunali a zero coupon, titoli spazzatura, persino titoli inesistenti, prima di tuffarsi nel mondo da capogiro degli strumenti derivati più sofisticati e rischiosi, dai futures alle option, dagli swap agli inverse floater. La sua spregiudicatezza lo porta a invischiarsi in operazioni più che illegali e al limite della bancarotta, tanto più da quando un vecchio socio si fa vivo per ricattarlo…”. Insomma un ambiente nuo- vo di romanzi finanziari che, nella realtà odierna, può evocare l’idea di una… “energia rinnovabile”: infinita, mefitica! Il gonfiore avido –tra informatica, telecomunicazioni e media- di una “bolla toxic asset” che può impedire o ritardare –come scrive Ferruccio De Bortoli- “la capacità e la lungimiranza di riscoprire la centralità dell’impresa e la civiltà del lavoro, liberandoci dall’illusione, fortemente diseducativa, che il denaro produca da solo altro denaro”. B.P. Barni Parlare per non sparlare G entile direzione, anche in politica, ogni tanto, per qualche ragione più o meno giustificata, si torna a rispolverare come fosse un oggetto collocato in soffitta, il termine “razzismo”. Questa accusa anche se non si sa bene a chi è diretta, finisce per investire i sentimenti del popolo italiano. Anche la Chiesa com’è naturale, non rimane insensibile e rinnova i suoi appelli a quella grande parte dei cattolici tornando a chiedere tolleranza, fratellanza, accoglienza. Insistiamo ancora una volta col dire che il popolo italiano in massa non è razzista; e non lo è con gli immigrati, che lasciano il loro paese per fame o tirannia. A loro chiede in cambio rispetto delle leggi e regole alle quali esso stesso si attiene. Mi sembra una richiesta giusta e democratica e regolata da tutti gli altri paesi ospitanti. Se purtroppo avvengono casi d’intolleranza isolata, questi vanno perseguiti a termine di legge. Non si può far d’ogni erba un fascio, addossando alla popolazione gli oneri e i disagi. Io penso che sia, oltre che sbagliato, pericoloso urlarlo nelle piazze, perché può offendere la sensibilità di molti, inducendoli proprio a imboccare quella strada. I politici dovrebbero rifletterci, e molto, prima di creare un clima ostile e di contrapposizione. Alla fine non credo che abbiano molto da guadagnarci pure loro. “E le bandiere sono come le donne”, sosteneva un vecchio amico”. Se le esponi troppo perdono di valore”. Termino col dire: il sentimento d’umanità è soprattutto personale; aiutiamo i nostri giovani a viverlo e spenderlo nel migliore dei modi. Il mondo ha bisogno della “pace”. Tina, pensionata Pistoia Sette N. 38 26 OTTOBRE 2008 M artedì 21 ottobre, con la prolusione del vescovo, si è inaugurato il nuovo anno della scuola di formazione teologica. Era presente un folto numero di alunni che ha ascoltato con attenzione le parole dell’oratore, di cui riportiamo quasi integralmente la seconda parte contenente un forte richiamo per tutti all’aggiornamento teologico. Una particolare attenzione secondo il vescovo va dedicata all’ascolto e al dialogo con la cultura contemporanea e con la vita dell’uomo di oggi. “Molti, anche sacerdoti, pur riconoscendo l’utilità di questo servizio, sono titubanti nel proporlo ai laici, soprattutto agli operatori pastorali, già pressati da molte richieste e da molti servizi. Occorre, in certi casi, saper fare una scelta coraggiosa, che guarda lontano; la scelta di tirare avanti alla meglio, ansimando ma arrivando almeno oggi a tamponare le necessità più urgenti della pastorale M ercoledì 15 ottobre scorso con un incontro molto partecipato il Vescovo ha aperto il cammino dei giovani per l’anno pastorale 08/09. Un anno certamente particolare e significativo per la pastorale giovanile: è l’anno che viene dopo una GMG ma soprattutto è l’anno che conclude il cammino dell’Agora dei Giovani, il triennio di priorità giovani che i Vescovi hanno voluto donare alle Diocesi come occasione di ripartenza e di nuovo slancio. Il triennio dell’Agorà non sarà stato inutile, nemmeno a Pistoia, se lascerà in eredità qualcosa di significativo e di duraturo: l’attenzione privilegiata alla pastorale giovanile che è opportuno diventi prassi consolidata in tutte le nostre comunità parrocchiali e associazioni o movimenti che in esse operano; qualche appuntamento o iniziativa su cui convergere ed indirizzare gli sforzi; una mentalità ed uno stile di comunione, di largo respiro, di slancio progettuale coraggioso e creativo nella pastorale giovanile di tutte le realtà della Diocesi. Tra le cose vorremmo il Triennio lasciasse in eredità c’è anche la prassi inaugurata mercoledì scorso, ovvero iniziare il cammino annuale con i giovani con un incontro alla presenza del Vescovo e di un “invitato speciale”, come lo abbiamo definito tra di noi. Ci piace pensare al SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA La prolusione del vescovo su “I laici e la teologia” parrocchiale, non è sempre una scelta saggia. Incoraggiare alcuni laici a partecipare alla scuola di formazione teologica, rendere loro possibile quest’impegno di studio, alleggerendoli temporaneamente da altri è, pastoralmente, fare un investimento di speranza, un investimento a lunga scadenza che moltiplicherà domani, in efficacia e validità, quanto oggi si spende in fatica. D’altro canto, e sembrerebbe quasi in contraddizione ma è in perfetta consequenzialità, non sempre le nostre comunità cristiane e la nostra chiesa pistoiese sa mettere a frutto il dono di laici che hanno frequentato e terminato la scuola di formazione teologica. Si assiste talora allo sconfortante spettacolo dei talenti, non trafficati, ma nascosti e seppelliti dalla chiesa stessa, da questa chiesa di Pistoia che pure ne ha un grande bisogno. Non si riesce a far incontrare, a creare l’aggancio tra disponibilità e necessità, tra risposta e domanda, con grande senso di frustrazione da ambedue le parti. È il sintomo di vicende, di percorsi, di servizi che non sono ancora abbastanza radicati nell’ambito ecclesiale, non comunicano sufficientemente con quel grande bacino che è la comunità diocesana ed il suo cammino pastorale oggi, per cui fruttificano al di sotto delle loro potenzialità e qualche volta il frutto maturo rimane non colto, sul ramo. Ma soprattutto ne soffre la crescita del laicato nella nostra chiesa. Per questo nel programma pastorale per il prossimo biennio ho scritto: “Una parola forte… va detta a proposito della presenza e del ruolo dei laici nella nostra chiesa. Vorrei che questo biennio pastorale segnasse una forte ripresa della loro identità e del loro servizio. C’è una vena sottilmente clericale che sta crescendo da qualche anno nelle nostre chiese e che si esprime sia come marginalizzazione della presenza laicale, sia come clericalizzazione della figura del Sulla prua della nave Incontro con Fabio Zavattare per l’inizio dell’anno pastorale con i giovani futuro e immaginare di poter chiedere agli altri uffici pastorali della nostra diocesi di ricercare insieme la persona da contattare. Ringrazio molto l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali e Mauro Banchini che ne è il direttore per averci aiutato a contattare ed incontrare Fabio Zavattaro, vaticanista del TG1, l’invitato speciale di quest’anno. È stato molto bello rivivere, a distanza di tre mesi, i colori e le immagini della GMG di Sydney e della GMG locale che si è svolta qui a Pistoia. A conferma della buona collaborazione con le amministrazioni locali ringrazio per la loro presenza gli assessori alle politiche giovanili della Provincia e del Comune di Pistoia. Fabio Zavattaro ha portato il contributo arricchente di un osservatore competente e qualificato e ci ha fatto riflettere sull’impatto che eventi come questi possono avere su chi li osserva anche da fuori, anche da lontano. “Andate in cerca di storie da raccontare – ha detto Zavattaro – Abbiate una storia da raccontare.” Mi veniva da riflettere sull’importanza di queste parole che sono quasi una indicazione pastorale brillante e suggestiva. In fondo ciascuno di noi potrebbe raccontare la “storia” che Dio ha fatto e sta facendo con lui attraverso e le vicende della vita. Ed è un giorno indimenticabile quello in cui si scopre l’opera di Dio, l’esistenza di questa storia, rannicchiata tra le pieghe della vita e degli accadimenti. Non avevo mai riflettuto su quanto eventi come le GMG spezzando la monotonia dell’ordinario, possano aiutare a scoprire questa storia. L’incontro è stata quindi l’occasione per confrontarsi con un punto di vista ampio e di largo respiro. La serata di mercoledì può suggerire in concreto diversi spunti che possono essere recuperati nelle PG delle parrocchie e associazioni: l’importanza del confronto di ampio respiro, la possibilità di collaborazioni significative, la progettualità fantasiosa e creativa di iniziative importanti. Il Vescovo nel suo intervento ha espresso apprezzamento per l’esperienza della GMG locale vissuta a Pistoia. Ha detto ai ragazzi di ripartire con slancio, con una sgassata verso il cammino di questo anno. Un anno in cui l’ufficio di pastorale giovanile cercherà di dedicarsi a consolidare i legami delle realtà giovanili tra loro e con la diocesi, attraverso la Consulta. Il Vescovo ha chiesto ai giovani di essere attivi laico e del suo ruolo. La strada della figura del laico e del suo ruolo ad una seria formazione dei laici, perché siano in grado di assumere il loro ruolo ed esprimere un’incisiva presenza nella comunità cristiana. A questo scopo guardo con attenzione, gratitudine e speranza alla scuola di formazione teologica presente nella nostra diocesi, per l’apporto valido che dà ad una formazione “alta” del laicato, sottolineando però l’impegno a creare ed offrire a queste persone anche uno sbocco di servizio e di corresponsabilità nel cammino pastorale delle parrocchie e della diocesi” (n. 7). Le lezioni inizieranno regolarmente martedì 28 ottobre in seminario alle ore 20,45 per il corso triennale. L’inzio dell’anno di approfondimento dedicato all’attualissimo tema della partecipazione dei laici alla vita della chiesa inizierà invece lunedì 10 novembre. in una Chiesa che deve costruire occasioni di ascolto dei suoi giovani. “Dovete essere il cavallino rosso della chiesa pistoiese, con il vostro entusiasmo dovete stare alla prua della barca”. Alla prua, dove il vento soffia contro più forte e le oscillazioni sono le più intense e quasi pericolose; ma anche dove l’orizzonte è più bello, dove c’è la primizia dei colori in tutte le loro rifrazioni, dove appaiono per prime le cose in lontananza che chi sta dietro al sicuro ancora non vede, dove c’è libertà, prospettiva, slargo d’orizzonte, Durante la serata è stata citata una poesia di Trilussa, che riporto. È un buon modo per iniziare il cammino. Quella vecchietta cieca, che incontrai la notte che me spersi in mezzo ar bosco, me disse: - Se la strada nun la sai, te ciaccompagno io, ché la conosco. Se ciai la forza de venimme appresso, de tanto in tanto te darò ‘na voce, fino là in fonno, dove c’è un cipresso, fino là in cima, dove c’è la Croce… Io risposi: - Sarà … ma trovo strano che me possa guidà chi nun ce vede … -La cieca allora me pijò la mano e sospirò: - Cammina! - Era fa Fede.Buon cammino a tutti i giovani della nostra Diocesi! Grazie ragazzi di esserci, grazie di quello che siete e che fate! Edoardo Baroncelli 8 chiesa pistoiese n. 38 Una lettera di don Baronti Vita La 26 ottobre 2008 Ufficio catechistico L’impegno per l’ufficio missionario Prossimi incontri O ggi, 18 ottobre 2008, 82a Giornata Missionaria mondiale, sento il bisogno di ringraziare il vescovo per avermi chiesto di impegnarmi nell’Ufficio missionario della diocesi. Dopo un “sì” abbastanza convinto ho iniziato a riflettere e a chiedermi se sarei stato capace di assolvere a questo compito che ritengo impegnativo e importante per la nostra Chiesa di Pistoia. Sinceramente i dubbi mi hanno assalito e ci sono stati momenti nei quali ho anche pensato che forse sarebbe stato meglio trovare qualche scusa per dirottare su altri l’attenzione del vescovo. Mi rendo anche conto che, nella Chiesa, a nessuno viene chiesto quello che non può dare... e allora eccomi pronto a ricevere da suor Sandra il testimone. A lei chiedo un aiuto e un sostegno: dopo tredici anni certamente può farmi da maestra! A tutti quelli che hanno collaborato con lei rivolgo un sincero invito perché non mi lascino solo. E a quanti vorranno impegnarsi con me per l’animazione missionaria in diocesi l’appuntamento è nella sede dell’Ufficio missionario, in seminario, per lunedì 10 novembre alle 21. Piergiorgio Baronti Montale La preziosa opera dei catechisti C on don Sergio Domeniconi ci soffermiano sull’opera di catechesi nella parrocchia di Montale. È stata rilevata da una recente indagine la necessità di recuperare una fede che non c è più. Come risposta a questo dato don Sergio aggiunge:”deve esserci una fede più consapevole che impegni il credente”. In parrocchia si promuove una catechesi rivolta alla famiglia e ai ragazzi. Una catechesi rivolta alla famiglia come luogo primario per la trasmissione di valori come quello della fede ai figli. La parrocchia di Montale fa parte del vicariato di Bure Bassa, ha un dia- Incontro con don Sergio Domeniconi cono permanente, Lido Ciappei, e vi sono 15 ministri dell’Eucarestia. Il paese di Montale conta 6820 abitanti e nella chiesa di san Giovanni Evangelista vengono accolti e seguiti per il sacramento della comunione e della cresima 250 ragazzi, con 35 catechisti presenti impegnati per la loro preparazione. Don Sergio per loro programma ogni quindici giorni un incontro per la lectio divina e l’Eucarestia. Questi momenti servono a fare una verifica del lavoro di catechesi svolto e ad affrontare le problematiche dei casi psico- logicamente particolari. Vengono organizzati incontri con i ragazzi della cresima, essendo questi nel periodo dell’adolescenza, esortandoli alla partecipazione all’Eucaristia preceduta dalla confessione. “È importante -afferma don Sergio- il dialogo con i ragazzi; il catechismo per loro deve essere un appuntamento gioioso, dove coniugare catechesi alla partecipazione eucaristica; è importante la coerenza al messaggio evangelico”. Per la catechesi familiare la parrocchia organizza incontri frequenti Il Patronato Acli “Dalla parte della gente” È stato promosso dalla sede provinciale Acli un incontro con il vescovo il 30 ottobre alle ore 21 al circolo di Masiano su tematiche sociali. Il patronato Acli dal 1945 è al servizio dei lavoratori per fornire gratuitamente e con competenza una concreta assistenza in campo previdenziale, infortunistico ed assistenziale. Le Acli sono presenti in ogni provincia con uffici zonali e di segretariato sociale sul territorio, nei comuni, nelle parrocchie e nei luoghi di lavoro; inoltre il patronato Acli è presente in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Filippine, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Olanda, Sud Africa, Svizzera, Uruguay, Usa, Venezuela. L’assistenza del patronato Acli è gratuita; attraverso una rete di personale specializzato, consulenti medici, consulenti legali, può fornire assistenza per lo svolgimento di ogni tipo di pratica. Gli “addetti sociali” operano tra la gente e testimoniano una esperienza di volontariato al servizio delle fasce più emarginate della nostra società. Nell’ambito previdenziale è in grado di offrire assistenza per pensioni di vecchiaia, invalidità, superstiti, pensioni ed assegni sociali, maggiorazioni e supplementi di pensione, infortuni e malattie professionali, assegni familiari, domande di disoccupazione, provvidenze a favore di mutilati, invalidicivili, ciechi civili e sordomuti, pensioni di guerra e previdenza S i è concluso a Pistoia mercoledì 15 ottobre, il consueto convegno dell’Apostolato della preghiera della Regione Toscana. Presenti circa 250 persone, provenienti da varie diocesi toscane. Un bell’incontro, trascorso in amicizia, preghiera e comunione. Ringraziamo il direttore diocesano don Carlo Bonaiuti e la presidente signora Annamaria Innocenti, per l’impegno profuso per la realizzazione della giornata. Un ringraziamento speciale a tutti gli intervenuti al convegno e particolarmente a monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, che ha concelebrato la S. Messa complementare. Il Patronato Acli è in dialogo aperto e disponibile con associazioni, gruppi, movimenti, enti, con i quali stipula anche convenzioni particolari per un servizio più puntuale ed efficace. Nelle parrocchie il servizio del patronato Acli può essere uno “strumento” di sostegno all’azione delle commissioni ca- nei quali si ribadisce il ruolo dei genitori nell’educazione; i genitori diventano anche collaboratori dei catechisti. Per la preparazione al battesimo vengono organizzati degli incontri per far loro prendere coscienza dell’evento, ribadendo l’importanza di partecipare alla celebrazione dell’eucaristia. Nella parrocchia di Montale vengono preparati programmi per la pastorale giovanile come il dopo cresima e ritiri per i ragazzi della comunione: si tratta di giornate con attività formative con la presenza di catechisti più esperti. Daniela Raspollini Con oltre 50 anni di esperienza per i servizi sociali dei lavoratori e dei cittadini rità, agli interventi delle Caritas parrocchiali, ai centri di ascolto e solidarietà e ai gruppi di volontariato socio assistenziale. La sede provinciale di Pistoia è in corso Antonio Gramsci 77 tel 0573 24653. D.R. S i ricorda che è iniziato un corso di base per catechisti organizzato dall’Ufficio catechistico diocesano sul tema “Chi è il catechista”: per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’ufficio catechistico 0573 976133. Le prossime date del corso sono: mercoledi 29 ottobre: “Cosa” e “Chi” annuncia il catechista? mercoledì 5 novembre: “Il catechista e la chiesa. La vita di comunità, liturgia e carità. Galleria Valiani Mostra di quadri di Marcello Bertini S abato 18 ottobre è stata inaugurata nella galleria Valiani, la mostra personale del pittore Marcello Bertini dal titolo: “La pittura senza tempo del verismo toscano”. La mostra comprende dipinti raffiguranti paesaggi toscani e tanti fiori. I quadri, originali anche nelle dimensioni, resteranno esposti fino al 25 novembre. La galleria è aperta nei giorni feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30 ed è a ingresso libero. Libreria San Iacopo Nuova traduzione della Bibbia P resso la libreria san Iacopo i parroci possono ritirare in conto vendita copie della Bibbia nella nuova traduzione, per agevolarne la diffusione. Fraternità di Cristiani Concerto di beneficenza S abato 25 ottobre 2008 alle 21,15, la Fraternità di Cristiani nella Chiesa di S. Michele in Cioncio Pistoia in via De Rossi organizza un Concerto di beneficenza per l’associazione “Amici di Francesco” tenuto da Roberto Duma, violino, e Riccardo Bini, chitarra. Ingresso a offerta libera. Programma: Nicolò Paganini (1782-1840): Duetto per violino e chitarra n. 6 in la min., Romanza: larghetto amabile; Polonese: mosso; Heitor Villa-Lobos (1887-1959): Preludi n. 1, 2, e 5 per chitarra; Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968): Tarantella, La Primavera op. 190 per chitarra; Johann Sebastian Bach (1685-1750): Ciaccona dalla partita B WV1004 per violino solo; Nicolò Paganini (1782-1840): Sonata Concertata per chitarra e violino Allegro spiritoso, Adagio assai espressivo, Rondò, Allegretto con brio, scherzando. Apostolato della preghiera Convegno regionale Toscana infondendo nei presenti un nuovo vigore per continuare nella missione di apostoli del Sacro Cuore; la Chiesa ha detto monsignor vescovo, ha bisogno di voi, perché voi con le vostre opere e preghiere siete il motore che la fa andare avanti. Ringraziamo padre Tommaso Guadagno, direttore nazionale dell’Apostolato della preghiera, che è venuto da Roma per assisterci nella giornata con la sua toccante relazione sul tema “Innamorarsi di Dio”, che troveremo stampata prossimamente su “Messaggio del Cuore di Gesù”, la rivista storica dell’Apostolato della preghiera, da sempre portavoce della spiritualità del Sacro Cuore. “L’Amore, ha detto padre Tommaso, è una delle verità umane fondamentali ed in questo mondo, dove sono andati in crisi i grandi valori, dobbiamo riscoprire la necessità della preghiera, che possa aprirci ad una nuova coscienza religiosa. Siamo invitati a ritornare alla radice autentica della nostra fede, a convertirci all’amore a Dio, come sulla via di Damasco, questo amore sconvolse ed invase san Paolo. Simbolo del Sacro Cuore è appunto l’amore, diffonderlo e accenderlo nel mondo: risveglierà la consapevolezza dell’amore infinito di Dio.” Stefania Tempesti delegata regionale AdP Prossimi incontri L unedì 27 ottobre presso la parrocchia di Santa Maria Assunta, Quarrata alle ore 16 si terrà l’incontro promosso dall’Apostolato della preghiera dal titolo: “Maria, nostra guida verso Gesù” con don Carlo Bonaiuti. Santo Rosario. A seguire la Messa. Vita La 26 ottobre 2008 chiesa pistoiese n. 38 Gruppo di Volontariato Vincenziano Programma futuro I gruppi di volontariato vincenziano sono presenti in 9 province (Arezzo, Carrara, Grosseto, Firenze, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena) 43 gruppi con 421 volontari attivi, 133.485 ore di servizio e 8.441 persone assistite a domicilio. Nella diocesi di Pistoia è presente con un gruppo: Pistoia centro con 14 volontari attivi, 22 famiglie assistite, 9496 ore di servizio e nella parrocchia di San Benedetto, 6 volontari attivi 7 famiglie assistite 362 ore di servizio. L’associazione svolge un servizio di prima accoglienza e ascolto: si tratta di un colloquio con la persona che si rivolge al centro per poi compilare una sua scheda identificativa seguita “Vedere nel Cristo il povero” è l’ammonimento del fondatore San Vincenzo de’ Paoli dalla visita a domicilio per stabilire le reali condizioni del nucleo familiare. Il gruppo si muove con la collaborazione della Caritas. La visita a domicilio dei poveri è l’attività fondamentale dell’associazione: dopo una attenta verifica ogni famiglia viene adottata dal gruppo che l’accompagna in un percorso di autopromozione. Al fine di consolidare i servizi, estendere e rafforzare la presenza dei gruppi di volontariato vincenziano ci sarebbe la necessità di avere nuovi volontari. Ma che cosa significa diventare volontari vincenziani lo spiega la presidente Gloria Gasperini Finocchi con queste parole: “Essere volontari non significa semplicemente fare un lavoro non retribuito; essere volontari non significa neppure dare un po’ di tempo quando ne abbiamo voglia; essere volontari significa aver fatto la scelta di donare non solo del tempo ma noi stessi. Il volontariato vincenziano è quindi una decisione personale impegnativa che si basa su due aspetti complementari: la gratuità e la libertà: gratuità è uno stato d’animo permanente, è lo spirito di disponibilità e del dono di noi stessi; libertà è la decisione autonoma di aderire, in modo convinto, ad un progetto di gratuità. Il metodo vincenziano è organizzare il servizio ai poveri, essere flessibili e aperti per individuare i bisogni reali dei poveri essere creativi per offrire tipi di servizio diversificati”. Come ogni anno il volontariato vincenziano organizza il mercatino di Natale “Per non dimenticare gli altri” che sarà aperto dal 20 novembre in via del Cacio 12. Per chi vuol contribuire con oggetti e materiale si ricorda che la sede, oratorio di San Leone, piazza S Leone 3, è aperta il martedì pomeriggio ore 16-18 tel o57323157. L’ associazione ha programmato una messa per i defunti il 10 novembre nella chiesa di San Bartolomeo. Daniela Raspollini Parrocchia della Vergine Gruppo di spiritualità familiare A lla parrocchia della Vergine da circa quattro anni è attivo un Gruppo di spiritualità Familiare. Si tratta di un’esperienza formativa importante che nasce dall’esigenza di condividere la quotidianità della vita matrimoniale gustandone tutte le sfaccettature, arrivando alla piena valutazione di ogni aspetto che la caratterizza. Il gruppo, attualmente formato da sei coppie, si riunisce una volta al mese a rotazione nelle case dei componenti, meditando sulla Parola di Dio con don Tommaso. L’esperienza di questi primi anni è positiva; gli incontri sono frequentati assiduamente e molto sentiti dai partecipanti tanto che a volte la discussione prosegue fino a tarda sera e non si esau- risce, rendendo necessari ulteriori approfondimenti (come è avvenuto sulla tematica del perdono che ha costituito materia di riflessione per un fine settimana comunitario alla Casa sulla Roccia). Il gruppo ha sempre considerato importante partecipare alla vita parrocchiale e non ha mai tenuto posizioni arroccate su se stesso perché la vita senza le opere, come dice San Paolo, è vuota; pertanto ha organizzato la festa delle famiglie in occasione delle celebrazioni triennali della Vergine Maria, animando la celebrazione liturgica. Intendiamo infine ringraziare Piero Pierattini e Paola Brachi, responsabili dell’Ufficio di pastorale familiare diocesano del loro prezioso aiuto e invitiamo voi a far parte della nostra esperienza. Calamecca Per il Santo fiorentino, Miniato, l’antico borgo si veste di festa S abato 25 ottobre, Calamecca festeggia il patrono San Miniato, martire del terzo secolo. Nei dintorni di Firenze c’è una località che i turisti e gli amanti delle cose belle conoscono ed amano, è una gradinata dedicata al Santo martire fiorentino, una grande espressione di armonia, un tramonto mozzafiato e Miniato è origine di tanta bellezza. Il presidente della Pro loco Luigi Masala -per l’occasione- proporrà momenti di aggregazione popolare intorno a temi di gastronomia autunnale tipica della montagna. Don Agostino Costanzini celebrerà in forma solenne la messa, interverrà la corale di Santa Barbara di Campo Tizzoro diretta dal maestro Gilberto Valgiusti. Proseguendo da Prunetta, la Provinciale 633, sulla destra troviamo un braccio di strada discendente che porta -attraverso la Macchia degli Antonini- a Calamecca, pittoresco castello ricco d’arte e storia. Il borgo è di origine medievale con notevoli testimonianze storico artistiche come la chiesa che festeggia in questo giorno il suo titolare. Si notano attestazioni ancora visibili nell’an- damento murario, gli stemmi testimoniano una passata presenza nobiliare. La chiesa è un tempio di architettura romanica, vi si accede per mezzo di una bellissima scalinata in pietra. L’interno è interessante, tre sono le navate di archi a colonne, i capitelli sono bene lavorati, tutto in pietra arenaria. Tra i figli illustri troviamo il sacerdote Pietro Contrucci, nato il 25 gennaio 1788; egli fu fervente patriota e celebre epigrafista. Nel borgo montano passò gli ultimi giorni della vita il celebre condottiero fiorentino Francesco Ferrucci che da qui si diresse verso il tragico destino di Gavinana. Di Calamecca sono rimaste celebri le risposte che alcune persone del luogo dettero agli esattori del granduca Leopoldo che imponevano al popolo sproporzionate tasse, “a Calamecca chi non ci porta non ci becca”. Da quel giorno le tasse furono più umane. Giorgio Ducceschi 9 Centro culturale “Sbarra” La vita di Renzo Bricchi L a professoressa Alessandra Covizzoli Caroli , cofondatrice del centro culturale Sbarra di Quarrata e profonda conoscitrice della vita del famoso sacerdote quarratino ispiratore del centro stesso, della vita del quale ha anche scritto un libro, pone all’attenzione pubblica, tramite la presentazione di un libro dello scrittore Marcello Pierucci, la vita di un altro personaggio del mondo cristiano quale è stato Renzo Bricchi di Prato, con la certezza che questi esempi siano di stimolo per delle riflessioni nella ricerca di un mondo migliore. Associazione “Pozzo di Giacobbe” Agenzia educativa per gli adulti L’ associazione di volontariato “Pozzo di Giacobbe” è diventata Agenzia Educativa dell’Educazione non Formale degli Adulti della Provincia di Pistoia (Eda), entrando a far parte della Long List Eda. Il programma degli interventi formativi per l’anno 2008-2009 prevede la realizzazione di tre corsi di formazione. Questo il primo: Percorsi di cittadinanza - Corso di ingua e cultura italiana per stranieri. E’ un corso di lingua e cultura italiana, finalizzato all’attivazione di percorsi di integrazione di cittadini stranieri. Il corso rientra tra le attività del progetto “Percorsi di Cittadinanza”, promosso dalla Provincia di Pistoia (Assessorato alle politiche sociali). Gli obiettivi didattici prevedono l’apprendimento della lingua italiana, la diffusione tra i cittadini stranieri di una maggiore conoscenza del territorio, della cultura e dei servizi pubblici, la conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri. La metodologia didattica prevede lezioni frontali, attività di gruppo ed esercitazioni pratiche. Il corso si svolgerà presso la sede associativa in via Fiume, 53 a Quarrata (PT), avrà una durata di 120 ore, nel periodo ottobre 2008-maggio 2009 tutti i martedì e venerdì dalle ore 20:30 alle ore 23:30 ed è gratuito. Attestazioni: Cils (Certificato italiano lingua straniera), rilasciato dall’Università per stranieri di Siena, previo superamento esame finale. Per informazioni e costi consultare il sito www.pozzodigiacobbe-onlus.com oppure gli interessati possono rivolgersi direttamente alla referente (Arianna Baldi), tel. 0573 73 96 26 (dal lun. al ven., ore 9.30 - 12.30). Prossimamente verranno organizzati e realizzati un corso di patchwork e uno sulla comicità e la figura del clown. Alessio Frangioni Chiesa di Sant’Andrea Vandali in azione L’appello di don Grazzini alle istituzioni affinché collaborino alla sorveglianza degli edifici di culto P rofanata da ignoti la chiesa pistoiese di Sant’Andrea, uno gioielli del Romanico policromo toscano. Il primo ad accorgersi di quanto era accaduto è stato il parroco, don Fernando Grazzini, il quale sabato scorso ha trovato scritte con bestemmie e tracce di sputi dappertutto, nell’acquasantiera, sull’altare, sulle foto dei bambini che hanno celebrato la prima comunione. Domenica mattina, al termine della messa, fermo davanti all’altare, don Fernando non è riuscito a trattenere il suo dispiacere e la sua mortificazione e ha informato i fedeli. In chiesa c’è stata un’ondata comune di sgomento. I malviventi possono aver avuto facile accesso perché la chiesa durante il giorno è sempre aperta, sia per i fedeli che per i numerosi turisti. L’occhio è caduto subito sulla foto di gruppo dei bimbi della prima comunione insieme a don Grazzini. Sopra qualcuno aveva vergato con la penna biro una bestemmia. A quel punto la chiesa è stata controllata tutta. Sul candeliere alcune candele erano stranamente incrociate e anche sull’altare erano state scritte delle bestemmie. Parroco e volontari si sono dati subito da fare per ripulire e cancellare ogni traccia. Ma poche ore dopo, quando è stata tolta la tovaglia bianca dall’altare, qualcuno ha notato che, con un lapis, vi era stata scritta nuovamente una bestemmia, segno che i malviventi erano tornati una seconda volta. La domanda che tutti si pongono a questo punto è se si tratta di bravate, vandalismi ignobili, oppure di qualcos’altro. «Le istituzioni – ha commentato don Grazzini – ci dovrebbero essere più vicine. L’anno passato i turisti che hanno visitato questa chiesa sono stati oltre 30mila, è un valore aggiunto per Pistoia, che vive anche di turismo. Un po’ di queste risorse andrebbero investite anche nel garantire un minimo di sorveglianza alle chiese, che appunto sono una delle principali mete delle visite turistiche». P.C. 10 comunità e territorio n. 38 Urbanistica 26 ottobre 2008 Vita La Ingegneria dei trasporti 32 milioni di euro per la ex Breda Centro di ricerca U n pool di istituti di credito, di cui è capofila la Banca di Pistoia, finanzierà l’intervento della ditta Giusti per la riqualificazione del lotto dell’area ex Breda riferito agli edifici B, D e H e al padiglione O. L’importo del finanziamento ammonta a 32 milioni di euro. Del pool capeggiato dalla Banca di Pistoia, fanno parte anche la Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, Bnl e Banca Agrileasing. Nell’iniziativa, che è stata illustrata in conferenza stampa dal presidente della Banca di Pistoia, Piergiorgio Caselli, dal direttore Valter Vendemini, dal sindaco Renzo Berti e dall’assessore all’urbanistica Silvia Ginanni, l’istituto di credito diretto da Vendemini ha sostenuto il duplice ruolo di banca organizzatrice (ovvero promotore del gruppo di finanziatori) e di banca agente (seguirà l’iter della procedura fino a conclusione). «Siamo molto soddisfatti dice il direttore generale Vendemini - di aver portato a termine un’operazione che modificherà in maniera profonda l’aspetto della città, frutto della sinergia fra una banca locale e un’impresa locale». «Nell’operazione - aggi- La Banca di Pistoia capofila di un pool di istituti di credito che finanzierà l’intervento unge Piergiorgio Caselli, presidente della Banca di Pistoia - è emersa la grande professionalità del nostro istituto, riuscito ad assemblare anche partner di dimensioni più ampie, facendo leva su quella che resta la sua più importante particolarità: il radicamento sul territorio». Il sindaco Renzo Berti ha sottolineato come questa operazione consenta di portare a termine un intervento di cui si sta parlando da trent’anni. Infine, l’assessore Ginanni è entrata nel dettaglio tecnico, specificando che il recupero dell’ex Breda è un’operazione di carattere strategico per la città. L’intervento interessa la costruzione (previa demolizione) degli edifici B, D e H del Piano di Recupero, che riguarda una superficie utile di 19200 mq, di cui 1200 destinati a funzioni commerciali, 3500 a sedi direzionali e terziario di servizio, 13500 a residenze, 1000 ad attrezzature di interesse pubblico. L’edificio A lanciare l’allarme Crisi occupazionale è la Camera del Lavoro di Pistoia. Preoccupazione anche da parte del Daniele Quiriconi, lancia un e se Breda le vincesse, i tempi alle istituzioni affinché tecnici per lo sviluppo di un presidente della appello venga aperto in tempi brevi un treno veloce vanno dai 12 ai 18 Provincia Venturi e confronto con le forze sociali e mesi, questo significa che nelle banche, affinché non lascino condizioni date AnsaldoBreda da quello del Con- alle sole le aziende del territorio in ha un buco produttivo molto siglio Provinciale difficoltà. preoccupante». «Pensiamo ci sia bisogno Sull’argomento interviene Giunti di interventi straordinari – dice anche il presidente della Pro- 600 posti di lavoro persi in 10 settimane L a Cgil di Pistoia lancia un grido di allarme per la drammatica situazione occupazionale che riguarda la provincia di Pistoia, dove in sole 10 settimane, dal 1° agosto al 10 ottobre, ben 597 lavoratori hanno perso il loro posto di lavoro o hanno in corso le procedure per il licenziamento, mentre sono oltre una quindicina le aziende del territorio che hanno avviato le pratiche per la cessazione dell’attività. Il segretario generale della Camera del Lavoro di Pistoia, D omenica 26 ottobre presso i Vivai Vannucci di Piuvica si svolgerà, nell’ambito della nona edizione del “Meeting sul florovivaismo in Europa”, una giornata dedicata a Verde e Sport. L’Associazione Internazionale Produttori del Verde “Moreno Vannucci”, l’Amministrazione provinciale e la Federazione ciclistica italiana, comitato provinciale Quiriconi – Intanto chiediamo alle istituzioni locali di promuovere un incontro aperto anche agli istituti bancari e a tutte le categorie economiche. Noi pensiamo che la stessa Regione non debba mobilitarsi solo di fronte a vertenze eclatanti, ma debba tener presente anche lo stillicidio di licenziamenti nelle piccole e medie imprese e interessarsi del caso Pistoia. Naturalmente questo riguarda anche il Governo nazionale. Noi abbiamo un tema molto delicato, che si chiama gare per i treni ad alta velocità. Ebbene, anche se le gare fossero bandite oggi vincia di Pistoia, Gianfranco Venturi. «La difficile crisi finanziaria, che in queste ultime settimane ha assunto una dimensione planetaria – afferma Venturi -, è destinata ad avere pesanti ripercussioni sull’economia, con effetti che saranno tanto più acuti laddove più bassi erano i tassi di crescita e dove già si avvertivano maggiori difficoltà a reggere la competitività ed i livelli occupazionali. In questo contesto, come dimostrano anche i dati diffusi in questi giorni sia da parte imprenditoriale che sindacale, il nostro Meeting sul florovivaismo Verde & Sport di Pistoia, hanno deciso infatti di organizzare, ripetendo l’esperienza coinvolgente dei due anni precedenti, la terza edizione del Trofeo di ciclismo riservato alla categoria giovanissimi, dando così l’opportunità di vivere insieme due esperienze e tradizioni, ciclismo e verde, tra le più qualificanti e partecipate della città di Pistoia. La corsa, che gli anni passati ha visto la partecipazione di quasi 200 ragazzi e bambini provenienti dai vari comuni pistoiesi, ma anche da B, articolato su tre piani fuori terra più un piano interrato riservato ad autorimesse private, è posto ai margini della grande piazza/parco al confine con via Ciliegiole. Avrà una superficie utile di 6200 mq, interamente destinati a residenze. L’edificio D si affaccia lungo la “Spina” a sud delle nuove aule dell’Itc Einaudi. Il piano terreno è destinato ad attività commerciali e pubblici esercizi; il primo piano a residenza; un piano interrato ad autorimesse private. L’edificio H occupa una posizione strategica sul nuovo asse pedonale che unisce la stazione ferroviaria alle mura e a via della Costituzione. È prevista la costruzione di un nuovo edificio destinato ad accogliere al piano terreno un centro commerciale di tipo tradizionale, pubblici esercizi, locali per spettacoli e tempo libero; al primo e secondo piano uffici privati e residenze; al piano interrato parcheggi. Il padiglione O, infine, verrà destinato alla realizzazione di un complesso immobiliare che prevede anche un albergo di quattro piani composto da 96 camere da letto doppie. Patrizio Ceccarelli territorio paga, in modo ancora più accentuato, una debolezza strutturale che trae origine dal venire meno di quelle filiere al cui interno si collocavano tante piccole e medie imprese locali. Ciò dipende in ampia parte da fattori esterni, non riconducibili alle politiche aziendali o locali, ma che scaricano comunque qui i loro effetti». «Per uscirne – conclude Venturi -, occorre innanzi tutto puntare a ricostruire un sistema produttivo che, partendo dalla valorizzazione delle risorse locali, riesca a ricollocarle all’interno dei nuovi orizzonti aperti dalla globalizzazione e dai mercati internazionali». E il presidente del Consiglio Provinciale, Marco Giunti, aggiunge che «i dati pesantemente negativi sulle esportazioni nel settore manifatturiero, i quasi 600 posti di lavoro persi in poche settimane, le negative previsioni per il futuro, evidenziano uno stato di crisi che coinvolge molti comparti produttivi del nostro territorio» e annuncia un consiglio provinciale aperto alla cittadinanza, per i prossimi giorni. P.C. fuori provincia, rappresenta la chiusura simbolica della stagione agonistica. Alla sua organizzazione partecipano molte società ciclistiche di tutto il territorio provinciale, coordinate dalla Federazione. Sempre domenica 26 ottobre, nell’ambito dello stesso programma, si svolgerà anche il 7° Trofeo calcistico “La Città di Cino”. P.C. U n centro di ricerca sull’ingegneria dei trasporti. Dai primi di novembre, presso l’istituto S. Fedi di Pistoia dovrebbe operare a tempo pieno un nuovo laboratorio di ricerca e di simulazione dinamica e meccatronica realizzato a scopo di ricerca e innovazione. Si tratta di un’iniziativa messa a punto da tempo da parte della Provincia per rilanciare e promuovere l’innovazione nel comparto del materiale rotabile e soprattutto il suo trasferimento al sistema produttivo a favore di aziende locali che vi operano, ma anche a favore di molte altre che, a livello nazionale o internazionale, potranno rivolgervisi. L’iniziativa, voluta dalla Provincia si colloca nell’ambito delle importanti azioni di rafforzamento del marketing. Vi si svolgerà in prevalenza attività di ricerca nel settore della meccanica del veicolo ferroviario e della meccatronica iniziando con alcuni ricercatori competenti in fatto di modellazione e simulazioni oltre che del controllo dei sistemi meccanici e meccatronica. Non mancheranno, tuttavia, le attività didattiche legate alle disciplina del corso di laurea in ingegneria dei trasporti oltre a master e corsi post laurea necessari per l’aggiornamento professionale. I ricercatori avranno a loro disposizione avanzate attrezzature di ricerca oltre ad avanzati strumenti di calcolo dotati di software specialistico; prevista anche la realizzazione di un banco prova in scala per carrelli ferro-tramvieri. Il nuovo laboratorio pistoiese, nato grazie ai protocolli firmati fra Università di Firenze, facoltà di ingegneria, Consorzio Uniser, enti locali, sindacati, Ansaldo Breda e associazioni di categoria, è il primo in Toscana. “Si tratta di un passo importante -dicono dall’ente provinciale- dato che da tempo abbiamo impostato una strategia insieme a tali enti per sostenere la ricerca nel campo del materiale rotabile e per il suo trasferimento sul nostro territorio.” Il dipartimento raggruppa anche numerosi docenti con interessi di ricerca in vari settori dell’ingegneria e fra le sue sezioni annovera anche quella di meccanica applicata già ben presente in campo internazionale in ricerche in materia di sicurezza del veicolo ferroviario. Edoardo Baroncelli Disturbi dell’apprendimento Un corso per conoscere meglio la dislessia P erché questo bambino non sa leggere? Perché scrive così male? Perché non sa le tabelline? Perché ha difficoltà nell’organizzazione dello studio? Perché non memorizza date e termini specifici? Perché è così lento? Sono domande che spesso gli insegnanti si pongono, attribuendo poi a mille ragioni le risposte. Da un po’ di tempo si è scoperto che una delle ragioni potrebbe essere un disturbo tanto diffuso quanto poco conosciuto, la “dislessia”. Per questo motivo l’Istituto comprensivo Cino da Pistoia, che ormai da diversi anni s’impegna in maniera approfondita e sistematica in progetti atti a promuovere il benessere psico-fisico dei propri alunni, ha avviato un percorso di formazione sui disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), coinvolgendo nell’iniziativa il V Circolo Didattico “G.Galilei” di Pistoia . Il corso si articola in più incontri a partecipazione libera, fino a gennaio. Info: 0573/903342 oppure 0573/903655. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita La 26 ottobre 2008 11 n. 38 CREDITO E SPORT La Banca di Pistoia inaugura la sua undicesima filiale Con l’occasione sono stati premiati a Bottegone i due ct azzurri Marcello Lippi e Franco Ballerini e altri sportivi e dirigenti di club Assieme a Lippi, Ballerini e alla società viola, sono stati premiati altri esponenti (a vario titolo) del mondo sportivo. Ecco i loro nomi: Filippo Breschi (Ac Pistoiese), Fiorello Toppo (Pistoia Basket 2000), Luciano Giovannetti (due volte medaglia d’oro alle Olimpiadi: Mosca 1980 e Los Angeles 1984), don Baronti (parroco di Bottegone e presidente del Bottegone Basket Sant’Angelo), Giovanni Biagini (dirigente Virtus Bottegone Calcio), Sergio Fedi (direttore sportivo Ac Bottegone Calcio), Alessandro Fedi (dirigente Gs Bottegone Ciclismo), Claudio Menici (vice presidente Progetto Volley Bottegone) e Giacomo I due ct mondiali Marcello Lippi e Franco Ballerini e la Fiorentina dei fratelli Diego e Andrea Della Valle sono i premiati Vip della festa dello sport – dal titolo Sportività – che la Banca di Pistoia ha organizzato venerdì scorso a Bottegone nel contesto dell’inaugurazione della sua undicesima filiale. L a Protezione civile di Agliana ha ufficializzato recentemente il gemellaggio con il gruppo Omega di Monticelli d’Ongina, località del Piacentino. I contatti tra le due associazioni sono iniziati nei mesi scorsi con l’invito e la partecipazione, a Piacenza, della delegazione aglianese per il convegno a cui prese parte anche il capo della protezione civile italiana, Guido Bertolaso e poi con la presenza di una delegazione monticellese in occasione dell’intitolazione della sede ubicata a nord del parco Pertini a San Piero Aglia- L’ iniziativa è promossa dalla segreteria comprensoriale del sindacato pensionati, della quale è coordinatore Alfredo Sabatini. In un proprio comunicato, dopo aver espresso forte preoccupazione per i tagli inferti dal governo alla scuola, sanità e servizi sociali e per la negativa ripercussione che tutto ciò avrà sui ceti più deboli la Spi/Cgil montana chiede che tutte i sindacati aprano un confronto con i Comuni del comprensorio, anch’essi oggetto dei tagli governativi. “Auspichiamo e sollecitiamo le amministrazioni comunali –scrive Alfredo Sabatini- a trovare elementi di uniformità su qualità e costi dei servizi che erogano, in particolare quelli rivolti alla popolazione anziana”. “Spi/Cgil chiede che sia ricercata, attraverso un impegno politico forte e condiviso, l’unificazione dei servizi alla persona, perseguendo, da parte dei Comuni della nostra montagna, appunto l’unificazione di costi e servizi e anche delle soglie Isee per accedere alle agevolazioni e gli sgravi, Capecchi (segretario Gap Bottegone Hobby Pesca) La serata ha avuto inizio alle 19 con l’inaugurazione della filiale della Banca di Pistoia in via Magellano (la sede è già operativa dall’8 settembre scorso), cui hanno partecipato, oltre al presidente della Banca di Pistoia Piergiorgio Caselli e al vice presidente, Andrea Amadori, anche il sindaco Renzo Berti, per il taglio del nastro, il vescovo mons. Mansueto Bianchi e il vicepresidente regionale delle Banche di credito cooperativo Nedo Ferrari. Quindi, dopo un buffet nella tensostruttura allestita nella pista di pattinaggio di via Da Verrazzano, le premiazioni sono state effettuate nella sala del teatro adiacente, alla presenza di un folto pubblico: oltre 500 persone. Patrizio Ceccarelli Protezione civile di Agliana TERRAZZA SULLA MONTAGNA Zaro Zavoli, un nonno felice G li abitanti di Piteglio ricordano Zaro Zavoli, scomparso quest’anno a Sesto Fiorentino. Da qui in avanti le estati pitegline avvertiranno la mancanza del suo intercalare, con quelle espressioni vive e simpatiche che solitamente rallegravano le giornate dei compaesani. Da oltre mezzo secolo, infatti, trascorreva le sue vacanze estive a Piteglio. Di animo socievole e gioviale, sapeva ben unire la simpatia al sarcasmo delle sue battute. Ricorderemo la sua caratteristica figura che, con le mani dietro la schiena, si avviava verso casa salendo la salita di via Casa Nuova, salutando tutti e richiamando i suoi nipotini Irene e Mattia. Anche nell’aspetto Zaro si presentava come una figura ideale di nonno, ben impersonava il personaggio di “Nonno felice” interpretato da Gino Bramieri nell’omonima serie televisiva. Caro Zaro ci hai confermato che la vita, dato che è di per sé complessa, va presa il più possibile con spirito ed ironia, cercando di avere sempre la battuta pronta per sdrammatizzare. Non ti scorderemo, felici di averti conosciuto. Leonardo Soldati Segretariato sociale Un servizio Gemellaggio piacentino per i detenuti na. L’occasione per rendere definitivo il gemellaggio si è presentata con l’esercitazione di tre giorni sulle sponde del Po, che ha visto impegnati sia aglianesi che monticellesi. “Le attività – racconta il presidente della protezione civile aglianese, Domenico Sicari – hanno riguardato l’installazione di un campo base e la simulazione delle varie operazioni di soccorso in caso di piena del fiume Po”. Alla ratifica del gemellaggio hanno preso parte naturalmente i due presidenti delle associazioni, Sicari e Daniele Migliorati dell’Omega, Massimo Misseri, ex presidente e fondatore della protezione civile di Agliana, Sergio Montanari sindaco di Monticelli d’Ongina, Luigi Ziliani assessore provinciale di Piacenza alla protezione civile e Aldo Tonioni, omonimo assessore del Comune di Agliana. “Gli scambi con il Montagna Crisi economica Oltre all’unificazione di costi e servizi gli anziani di Spi/Cgil perorano anche il Comune unico di Alessandro Tonarelli superando così assurde disparità di trattamento tra cittadini della medesima comunità”. Riferendosi quindi alle notizie relative all’accorpamento di Comuni avvenuto in Valdarno lo Spi montano della Cgil afferma di seguire con grande interesse queste nuove esperienze. “Finalizzate –rileva- ad avere finalmente quelle ‘economie di scala’ tanto auspicate e che crediamo essere uno degli strumenti per un maggior risparmio economico per i Comuni, determinando maggiori risorse da indirizzare a quei settori da noi richiamati, che da sempre richiedono maggiore attenzione”. “L’auspicio –conclude la nota- è che anche da noi si possano perseguire percorsi politico-amministrativi che colgano simili opportunità, tali da uniformare economie, costi e servizi nonché, di conseguenza, determinare maggiori risorse da dedicare ad agevolazioni e servizi sociali per tutti, iniziando dalle classi più deboli”. Ecco che dunque l’iniziativa della Spi/Cgil potrebbe conseguire, se i Partiti politici smettesero di fare ‘orecchie da mercante’, quello che con una battuta simpatica quanto significativa qualcuno –si trattava dell’ex assessore regionale, presidente della Comunità Montana e sindaco dell’Abetone Gino Filippini- ebbe a definire, unificando i nomi di San gruppo Omega – conclude Domenico Sicari – continueranno sicuramente nell’ottica di una sempre maggiore collaborazione e interscambio di esperienze, anche in vista della realizzazione, per il centro-nord, del magazzino della protezione civile nazionale a Piacenza”. E già si parla di una possibile esercitazione da svolgersi ad Agliana nella primavera 2009. Marco Benesperi Marcello, Cutigliano Piteglio e Abetone, come il Comune ‘di San Cutiglione’. Il quale potrebbe essere determinato magari non dalla semplice unificazione dei Comuni esitenti, ma anche restituendo dignità di Montagna a Pracchia, Orsigna ed altre località montane che dal 1808 –quando, durante l’occupazione francese, furono ricorstituiti i Comuni- fanno parte del Comune di Pistoia. Per non dire del fatto che un Ente a dimensioni comprensoriali potrebbe, a norma della legge 1.101, rivendicare fonzioni di Comunità Montana, con conseguente soppressione appunto dell’Ente comunitario. E notevoli risparmi su personale e strutture (molte delle quali con analoghe competenze) attualmente disseminati per i piccoli Comuni in cui si articola il territorio. Non sarebbe a quel punto tanto pellegrina nemmeno l’idea di costituire analoghi accorpamenti di altri Comuni, costituendo dei macro-enti che potrebbero interloquire direttamente con la Regione, sopprimendo anche la Provincia. C on il contributo finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, anche quest’anno l’Associazione di Volontariato Leonardo-Onlus ha dato vita a un servizio di segretariato sociale presso la Casa Circondariale di Pistoia . In che cosa consiste? E’un servizio che l’Associazione svolge –in collaborazione con l’ufficio educatori del carcere e dell’Ufficio esecuzione penale esterna ai carcerati che hanno bisogno di svolgere pratiche relative alla loro posizione familiare, all’accesso alle misure alternative (permessi, semilibertà, affidamento in prova, etc.), alla ricerca di lavoro all’interno del carcere, ove possibile, ed all’esterno una volta finita o sospesa la pena, e così via. Sta maturando sia pure lentamente anche in Italia la convinzione che il carcere concepito solo come reclusione ai fini dell’espiazione della pena, non assolve ai fini previsti dalla nostra Costituzione che associa all’espiazione la rieducazione del detenuto. E’ormai assodato che , soprattutto per i reati minori che delineano la maggioranza della detenzione, il carcere non è in grado di creare dei nuovi cittadini, anzi li peggiora. Per cui l’opera del volontariato volta al reinserimento diventa quasi una necessità anche per l’amministrazione che, specie nel caso specifico, è oberata da innumerevoli regole e procedimenti. Anche per il 2008 l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha dato il suo valido contributo all’Associazione di Volontariato Leonardo (Onlus) che opera da oltre dieci anni nel settore penitenziario. I destinatari del progetto erano inizialmente 6/7 detenuti ammessi alle misure alternative , da avviare al loro inserimento lavorativo mediante borse lavoro. Il numero si è fortemente ampliato lungo il corrente anno, perché sta maturando sempre più la convinzione che, specie per i reati minori, il carcere non è in grado di assolvere alla duplice responsabilità di punire il reato mediante la reclusione ma anche di avviare il colpevole ad un pieno reinserimento sociale. Si aggiungono altri motivi, quali le deficienze strutturali e gli alti costi. Il volontariato penitenziario si è inserito in questa problematica affiancando l’amministrazione penitenziaria nell’inserimento sociale e lavorativo dei detenuti in grado di usufruire delle misure alternative. L’Associazione Leonardo, con l’aiuto prezioso di organismi legati alla Caritas diocesana , ha avviato circa quindici soggetti al lavoro esterno sia presso Cooperative Sociali sia presso aziende , alcune delle quali hanno assunto il soggetto dopo un periodo di prova inizialmente finanziato da borse lavoro ottenute grazie ai fondi dell’Ente Cassa di Firenze. Associazione di Volontariato Leonardo - Onlus tel. 055 284292 - e_mail: [email protected] 12 economia e lavoro n. 38 Vita La 26 ottobre 2008 LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO PISTOIA MASSIMO DONNINI U n patto per Pistoia tra i rappresentanti delle piccole e medie imprese non è semplicemente necessario, ma fondamentale se vogliamo tentare di rilanciare la nostra provincia. La crisi economica nazionale è sotto gli occhi di tutti. La crisi economica locale anche. E che tra le due vi sia una stretta connessione non c’è alcun dubbio. Tuttavia, anche se dovesse risolversi la crisi finanziaria che imperversa a livello internazionale, non necessariamente l’economia riprenderebbe il volo: né a livello nazionale né, tanto meno, locale. Il motore ormai è ingrippato. L’economia reale (quella cioè fatta dalle Pmi, che non producono carte, ma beni e servizi) è stata minata alla base. Le famiglie sono Un richiamo all’unità troppo impoverite e l’emorragia di posti di lavoro ha assottigliato la capacità di spesa, in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Le storiche difficoltà delle piccole imprese nell’accesso al credito bancario sono diventate ancora più critiche: è quindi sempre più urgente potenziare il ruolo dei Consorzi Fidi, come Artigiancredito, che forniscono garanzie per consentire ai piccoli imprenditori di ottenere i finanziamenti necessari ad effettuare investimenti e creare occupazione. Nel fosco quadro generale, peraltro, la situazione della nostra provincia è ancora più preoccupante. Anche laddove dovesse verificarsi un’eventuale ripresa nazionale dell’economia reale, Pistoia resterebbe comunque la sorella povera, quella del fondo classifica, mantenendo una posizione che perdura ormai da troppo tempo. Accanto all’impoverimento complessivo delle famiglie e delle imprese, la nostra provincia soffre infatti della cronica mancanza di valorizzazione territoriale, sia nel manifatturiero sia nel turismo. Remando ognuno verso casa propria, soffermandosi sugli interessi di bottega, si è perso di vista completamente il cuore dell’azione politica e sindacale, lasciando Pistoia e il suo tessuto economico reale (fatto di piccole e piccolissime imprese) in braghe di tela. Già nei primi anni Novanta Confartigianato si è battuta in Camera di commercio per la creazione di un marchio di riconoscimento territoriale che facesse diventare Pistoia simbolo di qualità, come Parma lo è nel settore alimentare. Ma questo non faceva gioco a chi aveva già delocalizzato e quindi siamo rimasti al palo. A pagarne le conseguenze siamo tutti e in particolare le piccole imprese. Credo che per Pistoia un ruolo decisivo debba essere assegnato all’Osservatorio per la programmazione strategica e credo anche che i sindacati debbano rivolgere la loro attenzione non tanto a quella che è un’aspirazione di molti (industria), ma a ciò che esiste e da sempre è l’asse portante di Pistoia e dell’Italia e cioè alle piccole e medie imprese. Quindi, il ruolo da protagonista, a questo punto, spetta a chi, a livello nazionale, rappresenta il 99 per cento delle imprese Quando, nel 2006, stipularono il cosiddetto accordo del Capranica, i livelli nazionali delle organizzazioni dell’artigianato, della piccola e media impresa e del commercio, per una volta, avevano visto più lontano dei livelli territoriali. Un Capranica locale è forse l’unico punto di partenza possibile per risollevare la nostra povera Pistoia: insieme perché la crisi colpisce indistintamente tutte le categorie; insieme perché di fronte alle istituzioni bisogna avere un’unica voce. Massimo Donnini sport pistoiese PALLAVOLO Aglianese, et voilà le squadre U n 2008/2009 all’insegna dei successi. E’ questo quanto si proponeva il Volley Aglianese alla vigilia del debutto della prima squadra nel campionato femminile di serie C, avvenuto lo scorso fine settimana. L’Aglianese si identifica con la prima squadra agonistica, ma non è soltanto la prima squadra. I dirigenti, infatti, hanno reso note le rose di tutte le formazioni del sodalizio della Piana pistoiese. La squadra di C, guidata dal capo-coach Martino Frangioni e dal suo assistente Simone Gualandi (dirigenti accompagnatori Giovanni Fezzardi e Salvatore Gervasi, potrà contare sulle palleggiatrici Alessia Breschi e Jessica Fondi, sull’opposta Alice Vezzosi, sulla schiacciatrice/opposta Giulia Cheli, sull’universale Sabrina Rocchi, ex nazionale azzurra di volley, il pezzo forte della campagna di rafforzamento, sulle centrali Alice Giusti, Monica Serafini e Giulia Gervasi, sulla schiacciatrice Verusca Grilli e sul libero Eleonora Fezzardi. L’Under 18, diretta da Meri Malucchi e dal già citato Gualandi (dirigenti Gabriele Divitantonio e Annalisa Agostini), potrà disporre delle alzatrici Silvia Nuti (1992) e Francesca Bartolesi (’93), del libero Natascia Carrozzo (’92), delle centrali Ilaria Mungai (’92) e Irene Morotti (’93), della centrale/opposta Cinzia Mati (’93), dell’opposta Alessandra Ciottoli (’92), della schiacciatrice/opposta Cecilia Torracchi (’92), delle schiacciatrici Francesca Bartoletti (’92) e Linda Divitantonio (’92). La stessa compagine parteciperà al torneo di Prima Divisione provinciale avvalendosi anche della schiacciatrice/opposta Renè Morosi (’87) e della schiacciatrice/centrale Annalisa Orsini (’88). L’Under 16, allenata da Frangioni (dirigenti Stefania Pausetti e Annalisa Agostini), farà affidamento sulle laterali Giulia Picchiotti (’93), Erika Innocenti (’93), Virginia Fagni (’94), sulle centrali Cinzia Mati (’93), Irene Morotti (’93), Valentina Narducci (’94), sul libero Elena Losanno (’94), sulle schiacciatrici/opposte Marta Generali e Rebecca Borsi (’94), sulla regista Giulia Staggini Giulia (’95). L’Under 16A/ Seconda Divisione, affidata a Mauro Clemente, si baserà su Veronica Cristiano (’93), Giulia Manganiello, Ilaria Staropoli, Erika Benfari, Elisa Gigliotti, Diletta Bertocci (’94), Marianna Morreale e Giulia Iacobellis (’95). L’Under 13/14, preparata da Malucchi e Alice Vezzosi (dirigenti Meri Romano, Fabrizio Fabbri e Armanda Bonetto), annovera tra le proprie fila Elena Mazzei, Lucrezia Romano, Costanza e Martina Bartolini, Martina Vettori, Alessia Ciabatti, Sara Fabbri, Giada Petruzzi, Linda Intrieri e Margherita Rossi (’96), Irene Quadrino e Andrea Corsi (’97). L’ Under 12/13B, di Vezzosi e Malucchi, farà giocare Angelica Rotondi, Veronica Breschi, Serena Pascucci, Valentina Colzi, Marika Laschi, Matilde Masi, Martina Cappellini, Miriana e Federica Fusco (’97), Giada Coppini, Giulia Pagni, Francesca Martini, Alessia Marseglia e Siria Bassano (’98), Sofia Quadrino (’99). Il Mini e Superminivolley sezione di Agliana, infine, avrà la guida di Francesco Pugliese ed Eleonora Fezzardi, mentre quello di Montale di Giada Buchignani. Gianluca Barni contropiede di Enzo Cabella A lla CARMATIC Basket non è riuscita l’impresa di battere la capolista Varese, che nell’ultimo quarto ha fatto valere la maggiore esperienza. Al di là della sconfitta di stretta misura (71-73), alla squadra di Lasi sono mancati gli stranieri. L’americano Darby è stato molto scarso al tiro e nella regìa. Solo nel finale di gara è diventato protagonista, ma per adesso sta facendo rimpiangere Davis. Anche l’altro americano Tyler, che spesso è stato il trascinatore della squadra, vero e proprio cecchino sotto i tabelloni, ha tradito le attese, non solo nel tiro a canestro ma anche nella gestione della palla. Infine, il lituano Kazlauskas. Pur in crescita, è ancora un enigma: discreto in chiave difensiva, anonimo in attacco. Se ad una squadra togliamo tre pezzi che dovrebbero essere i punti di forza, è logico che è destinata a perdere. Il cuore e lo spirito combattivo e anche qualche bella giocata di capitan Toppo e Rosselli e Rabaglietti non sono bastati per avere la meglio. Ora la Carmatic è attesa alla prova della verità a Imola, che in classifica ha gli stessi punti (2) della squadra di Lasi. LA PISTOIESE va sempre più a fondo. A Potenza, contro l’ultima della classe (la squadra arancione è penultima), ha subìto la quinta sconfitta fuori casa. Il bilancio degli arancioni è in rosso profondo: una vittoria, due pareggi e ben cinque sconfitte. E’ il fallimento di un progetto e di un allenatore. Il progetto consisteva nel varo della cosidetta «linea verde», facen- do largo ai giovani, prelevati un po’ qua e un po’ là ma con nessuna esperienza tra i professionisti. I giovani vanno bene purché siano bravi e vanno impiegati poco alla volta e non sempre dall’inizio. Invece, senza la minima preoccupazione ma con notevole avventatezza se n’è lanciati nella mischia quanti più possibile per guadagnare i cosidetti premi di valorizzazione e i contributi federali. Queste entrate, però, non hanno prodotto punti in classifica ma solo sconfitte e tanti malumori tra i tifosi. L’allenatore Miggiano, da quasi esordiente nel calcio professionistico, si è adeguato. Con una autostima che ha sfiorato la presunzione, l’inesperto (nel suo curriculum c’è l’esperienza di due mesi fatta lo scorso anno nella Paganese) tecnico leccese è andato avanti cambiando formazione ogni domenica, facendo giocare ragazzi tecnicamente modesti e facendo scelte tecnico-tattiche abnormi: come quelle di far giocare Bellazzini e Fanasca centravanti e come schierare la difesa a tre, cosa che non trova riscontri in un campionato di Prima Divisione. I tifosi si aspettavano, dopo otto giornate di campionato — penultimo posto in classifica con soli 5 punti, 2 gol segnati (peggior attacco del campionato) e 9 subiti (terzultima difesa del torneo) — l’esonero di Miggiano e quello del consulente tecnico Bini, ma il presidente Braccialini, pur rendendosi conto che la situazione è estremamente difficile, ha confermato la fiducia ad entrambi. Ma fino a quando? Vita “L La otta alla povertà, promozione del mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso all’abitazione, sono le priorità che devono impegnare parlamento e governo per ridurre la vulnerabilità nel Paese”. Lo afferma l’ottavo Rapporto povertà “Ripartire dai poveri” curato da Caritas italiana e Fondazione Zancan, presentato oggi, 15 ottobre, a Roma. Il volume, di 268 pagine, descrive una emergenza sociale che coinvolge circa 15 milioni di persone in Italia (7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà e quelli definiti “ad alto rischio”), con una serie di proposte per risolvere una situazione definita “strutturale, radicata nell’incapacità di dare risposta al problema”. Tra le proposte contenute nel Rapporto: l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire in servizi pubblici essenziali; tutelare anziani e portatori di handicap, che costituiscono una “emergenza” per molte famiglie italiane; nella crisi degli alloggi intervenire con sostegni agli affitti, garanzie ai proprietari e edilizia pubblica; potenziare il fondo nazionale per le politiche sociali, redistribuire le risorse disponibili e ripartire in maniera più razionale la spesa sociale; affidare la gestione delle risorse agli Enti locali; attuare un migliore equilibrio tra trasferimenti monetari a realizzazione di servizi. 26 ottobre 2008 dall’Italia n. 38 POVERTÀ IN ITALIA Ripartire dagli ultimi l’uguaglianza e nemmeno quello delle opportunità”: è il giudizio di mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, intervenuto alla presentazione del volume. “Più di altri Paesi europei - ha osservato - l’Italia presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della povertà e chi dentro la povertà ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro”. “Il desiderio e l’ambizione di passare da una condizione all’altra - ha sottolineato -, è più difficile da realizzare da noi che altrove”. Tra le tante “fragilità” italiane vi sono, secondo il direttore della Caritas, “un’imbarazzante divergenza tra nord e sud che invece di diminuire aumenta, la tragica carenza di innovazione, le elevate disuguaglianze sociali ed economiche. Il reddito non è distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed è diluito alla base”. Mons. Nozza ha ricordato che Paesi come l’Inghilterra, ad esempio, destinano alla lotta all’esclusione sociale l’1,7% del Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello 0,9%. La questione povertà, ha ammonito, “non è né di destra né di sinistra” e “non può essere affrontata con colpi di genio e ad effetto ma solo con un piano nazionale strutturato e permanente”. “Assistiamo in questi giorni - ha osservato mons. Nozza -, a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perché non ITALIA INGIUSTA “L’Italia non è il posto del- D i questi tempi è utile rileggere un classico di Carlo Collodi ovvero “Pinocchio”. La lettura è un’ utile istruzione per il consumatore e il risparmiatore ad orientarsi nelle incertezze della vita. La scena è quella in cui Pinocchio, dopo essere stato all’Osteria del Gambero rosso ed essere sfuggito agli assassini, incontra di nuovo il Gatto e la Volpe. “E le tue monete d’oro? Chiede la Volpe a Pinocchio. Le ho sempre in tasca. Perché non vai a seminarle nel Campo dei Miracoli? Oggi è impossibile: vi andrò un altro giorno. Un altro giorno sarà tardi! Perché quel campo è stato comprato da un gran signore, e da domani in là non sarà più permesso a nessuno di seminarvi i denari. Andiamo pure io vengo con voi. E partirono”. Regola 1: non esiste nessun contratto o affare che non può aspettare prima di essere firmato. Ogni risparmiatore o consumatore deve avere tutto il tempo per pensarci, riflettere, informarsi, capire quali sono le sue vere esigenze e le sue richieste. Meglio perdere un buon affare I poveri aumentano sotto i nostri occhi: ormai si parla di 15 milioni di Patrizia Caiffa fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà?” RINUNCIARE AI PRIVILEGI Rinunciare a “rendite di posizione e interventi burocratici” per mettere al centro i più fragili (soprattutto famiglie con persone non autosufficienti o numerose) fornendoli di “più servizi e meno trasferimenti economici”, con maggiore solidarietà fiscale. È una delle ricette contenute nel Rapporto, come ricordato da monsignor Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan, ha denunciato le “profonde disuguaglianze” in Italia, dove “il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale” mentre “il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”. Mons. Pasini ha invitato a “ristabilire un equilibrio organico, che consenta a tutti di fruire di sufficienti risorse e di offrire il proprio contributo”. “Non si tratta di un’operazione indolore - ha osservato -. Essa comporta E CONOMIA Rileggere Pinocchio che trovarsi in “braghe di tela” per tutta la vita. Come è importante non accettare mai contratti incomprensibili anche a chi ne propone la sottoscrizione. “Arrivarono a una città che aveva il nome Acchiappa-citrulli... Pinocchio vide tutte le strade popolate di cani spelacchiati, che sbadigliavano dall’appetito, di pecore tosate, che tremavano dal freddo, di galline rimaste senza cresta e senza bargigli, che chiedevano l’elemosina... e di fagiani che zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne d’oro e d’argento, oramai perdute per sempre. In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi, passavano di tanto in tanto alcune carrozze signorili con dentro qualche Volpe...”. Regole 2 e 3: un affare che ci arricchisce a differenza di quelli che vivono nella nostra città è sospetto, soprattutto se chi ce lo propone è uno di quelli che va in carrozza. Oltre a pensare che si possa diventare come una Volpe occorre valutare l’ipotesi in cui si diventasse come una pecora tosata. Inoltre non dimentichiamoci mai della tradizione e di chi ha vissuto prima di noi. Chissà se coloro che dal 2002 al 2007 hanno stipulato un mutuo sulla casa a tasso variabile hanno mai chiesto consiglio ai loro genitori? Una generazione, quella degli anni 60-73, che è stata baciata dalla fortuna del mutuo a tasso fisso. Mutui sottoscritti a un tasso fisso tra il 5 e il 7% di durata ventennale che incapparono nel periodo 73-85 in un tasso di inflazione a due cifre (tra il 10 e il 20%) che di fatto annullarono il valore della rata da pagare ogni semestre. “Scavò la buca, ci pose le quattro monete d’oro che gli erano rimaste...”. Regola 4: per i risparmiatori, mai concentrare tutti i risparmi in un unico investimento anche se è il più redditizio. Diversificare, diversificare, diversificare... Dopo aver sotterrato le monete Pinocchio è in attesa e “ritornato in città, cominciò a contare i minuti a uno e uno... E mentre camminava con passo frettoloso, il cuore gli batteva forte... E intanto pensava: e se invece di mille monete ne trovassi... centomila? Oh che bel signore, allora, che diventerei! Vorrei avere un bel palazzo, mille cavallini di legno e mille scuderie, per potermi baloccare...”. Regola 5: dedicata a tutti quelli che giocano al Superenalotto e ad altri giochi simili. Non passate ore e ore della vostra giornata come le ha trascorse Pinocchio. Ma se proprio vi piace giocare limitate l’importo a quello che spendereste non prendendo un caffè. E durante la giornata pensate ai vostri cari, a fare una passeggiata, ad assistere un caro malato o solo, a leggere e studiare. Ci sono diverse opere buone che derivano dalla nostra tradizione e che ci insegnavano al catechismo da 13 rinunce a privilegi ingiustificati da parte di tutti, dei cittadini garantiti e anche da quelli in disagio ma meno sfortunati di altri; la creazione di nuove scale di priorità nella spesa pubblica da parte dello Stato e degli enti locali, rinunciando a scelte forse utili ma non essenziali, per destinare le risorse a chi è privo del necessario; l’assunzione di nuovi stili di vita improntati alla sobrietà ed escludenti sprechi ed esibizioni sfacciate di lusso”. Secondo mons. Pasini “dobbiamo trarre lezione dall’attuale crisi economicafinanziaria”: “Per risolverla non si è tardato a sconvolgere alcuni fondamenti ideologici del sistema capitalistico, che sembravano inamovibili e dogmatici. Se si vuole veramente il bene comune, un analogo ripensamento va fatto anche in rapporto alla società”. Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan, ha fornito cifre inequivocabili: “si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l’assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)”. Ad esempio, ha suggerito, “è possibile destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, oggi destinata alla persone non autosufficienti e alle famiglie di lavoratori con figli”. Anche se, ha ammesso, “non è per niente facile, perché chi oggi beneficia dei trasferimenti pubblici e ne ha fatto una fonte di reddito non è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se ragioni di equità portassero a riconoscere il contrario”. Sei regole per non cadere in trappola Sergio Pierantoni piccoli. Dopo la delusione di non trovare l’albero con le monete né le monete d’oro seppellite nella buca un Pappagallo gli dice: “Anch’io ho creduto una volta e oggi ne porto le pene. Oggi (ma è troppo tardi!) mi sono dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll’ingegno della propria testa”, Regola 6: il risparmio deriva dal reddito di chi lavora e decide, riuscendoci, a non consumare tutto quello che guadagna. Per lavorare, anche in periodi di crisi, occorre usare le mani e continuare a studiare per tutta la vita. La migliore difesa da ogni cattivo affare o investimento sbagliato è la capacità di ogni individuo di studiare, di analizzare, di confrontarsi con chi è più esperto. Un lavoro che aiuta ad assaporare il gusto della libertà di scelta. 14 dall’Italia n. 38 Vita La 26 ottobre 2008 COPPIE DI FATTO D opo i Dico e i Cus, arrivano i Didore. L’acronimo sta per “diritti e doveri di reciprocità dei conviventi”: ideati dai ministri Brunetta e Rotondi, al riguardo è stato presentato la scorsa settimana alla Camera dei deputati un progetto di legge (primi firmatari Barani e De Luca). La proposta, pur partendo dalla consapevolezza che la famiglia fondata sul matrimonio di cui all’art.29 della Costituzione è “l’unica unione possibile destinataria delle politiche di sostegno, economiche e sociali, messe in atto dallo Stato”, riconosce che vi sono “migliaia di persone unite da un legame di tipo reciprocamente solidaristico e affettivo, ma non fondato sul matrimonio, sia per scelta sia per pregresse situazioni personali”. Per queste il provvedimento si pone l’obiettivo di “prevedere un nucleo di tutela dei diritti di natura individuale di cui ciascun soggetto, nell’ambito del rapporto solidaristico, potrà essere considerato titolare”. Su tale misura abbiamo interpellato Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Libera Università Maria Ss.ma Assunta (Lumsa), e Pietro Boffi, responsabile dell’ufficio documentazione del Centro italiano studi sulla famiglia (Cisf). UNA VISIONE DISTORTA È “irragionevole”, per Giuseppe Dalla Torre, il riferimento all’esigenza di non avere discriminazioni nell’ambito dei diritti individuali, perché “tutti possono contrarre matrimonio”. Secondo il giurista, vi è un “filo di continuità con una visione distorta del problema, quasi che siano irragionevoli i diritti della famiglia fondata sul matrimonio. L’irragionevo- N umerosi madri hanno partecipato all’incontro Le Nuove mamme che si è appena tenuto a Milano nei giorni scorsi. Il dibattito ha preso lo spunto da un sondaggio proposto dal mensile Insieme, dal portale Quimamme e dal Centro Benedetta d’Intino di Milano. Tra i conduttori-partecipanti: la direttrice del giornale Insieme Valeria Covini, la sociologa delle comunicazioni di massa Marina D’Amato, la psicanalista e docente di psicologia dinamica all’Università di Pavia Silvia Vegetti Finzi e infine l’attrice Ambra Angiolini. “Le mamme - sostengono in coro unanime le conduttrici - sono cambiate. Secondo il sondaggio sono nella stragrande maggioranza dei casi allegre, solari, serene, sensibili”. Non solo. Nel segno dell’ambiguità Presentato alla Camera il “Testo unico dei diritti e doveri di reciprocità dei conviventi” ci dicono che di queste solo il 15-20% ha una convivenza che supera i tre anni...”. FACILI CONTENZIOSI lezza, invece, sta nel pretendere i diritti che discendono dal matrimonio senza contrarlo”. Dalla Torre sottolinea “positivamente” il riferimento all’art.29 della Costituzione, ossia alla famiglia fondata sul matrimonio, ma rileva anche come “in questo Testo, nonostante le buone intenzioni, vi sia un riferimento alla famiglia” dal momento che il legame che intende regolare “non si può contrarre tra parenti”. “Così - spiega - s’inserisce un impedimento di tipo matrimoniale, assimilando tali unioni al regime del matrimonio”. LA VERA DISCRIMINAZIONE Entrando nel merito della proposta di legge, “il Testo unico - osserva il rettore della Lumsa - affronta problematiche in parte già risolte, in parte facilmente risolvibili anche in altro modo”. La successione nel contratto di locazione, ad esempio, “è un problema già risolto dalla giurisprudenza”; per altre questioni come l’assistenza in caso di malattia e ricovero, invece, “basterebbe una dichiarazione unilaterale”, senza “scomodare modelli parafamiliari” con una legge apposita. Proseguendo l’esame del Testo, il giurista evidenzia “due casi in cui s’incide sui diritti dei membri della famiglia legittima”. Il primo riguarda “il diritto di abitazione per il convivente superstite, che tocca lo status dei figli legittimi”; il secondo, invece, “concerne gli obblighi alimentari, dove il convivente «ha la precedenza sugli altri obbligati», ivi compresi eventuali figli nati da precedenti unioni”. Infine, sotto il profilo giuridico il “vincolo dell’affettività” è “irrilevante” e crea “ambiguità”. “E se ci sono rapporti di solidarietà - domanda - tra due o più persone che vivono insieme, ma senza legami affettivi? Qui nasce la vera discriminazione”. È IL CASO? Ma “è davvero il caso di riaprire il dibattito su questo tema?”, si chiede Pietro Boffi. Sebbene si distingua “dalle proposte precedenti - sottolinea - perché non va a costituire un nuovo soggetto giuridico, né struttura la convivenza, ma prende atto di una situazione e cerca di dare risposta a qualche bisogno individuale”, tuttavia “non è un provvedimento così urgente e necessario” e “dopo le brutte partenze nei dibattiti precedenti è molto difficile che oggi si possa riaprire questo tema”. Boffi riporta i dati dell’Istat secondo i quali nel 2006 vi erano 637.000 coppie conviventi, di cui 310.000 con precedenti esperienze matrimoniali. Dato che le persone vincolate da un precedente matrimonio sono escluse, “il provvedimento riguarda al massimo poco più di 400.000 coppie. Ma le statistiche FAMIGLIA Le nuove mamme “L’aspetto più nuovo e dirompente che colpisce analizzando questa ricerca è il senso di condivisione che esprimono”, dice Marina D’Amato. Il 79% di loro si dà delle priorità basate ora sui bisogni dei bambini ora su quelli di coppia, il 40% è consapevole che, per non esaurire nella cura degli altri tutte le proprie risorse bisogna ritagliare tempo per se stesse, per ricaricarsi di energia e alimentare la propria autostima. Dal sondaggio è risultato inoltre anche che le nuove mamme si dividono molto spesso i compiti con il marito; sono appassionate di Internet utilizzato di frequente per risolvere dubbi e problemi, si sfo- gano e raccontano nei blog parlando di ecologia, problemi educativi e di accudimento. Il 68% di loro spiega che non ha amato incondizionatamente il proprio bambino subito dopo la nascita. Ma che ha costruito il rapporto con il piccolo nel tempo accettando che l’amore materno, come tutte le cose, è un gioco di luci e ombre. E tutto questo è vissuto con consapevolezza e anche con una buona dose di serenità. “A differenza delle mamme degli anni ‘80-90, fanatiche del lavoro e della carriera, le nuove preferiscono rinunciare alla perfezione riequilibrando ambizioni professionali e maternità”, dice Silvia Vegetti Finzi, docente di psicologia all’Università di Pavia. Inoltre, “se fino a dieci, quindici anni fa con il matrimonio finivano le amicizie, ora, si rinsaldano perché le donne costituiscono con le amiche una vera e propria rete di solidarietà”, spiega Valeria Covini. Ma non tutte si rispecchiano in questo quadro. Dietro le quinte del convegno qualcuna aveva da ridire. Certo il sondaggio ha anche previsto le frange minoritarie che si discostano da questo modello. Ma queste, forse, non sono in percentuali così basse, come segnala il sondaggio. Secondo alcune mamme presenti alla manifestazione sono numerose quelle Vi è poi una “debolezza intrinseca” al provvedimento, che “limitandosi a poche frasi con le quali si va ad agire sul diritto individuale” stabilisce norme “di difficile applicazione, o che facilmente possono dare adito a contenziosi”. “Chi valuta l’effettiva durata e continuità della convivenza?”, domanda Boffi, dal momento che “il riferimento all’anagrafe è abbastanza precario”. Solleva “perplessità” anche “la designazione in forma scritta e autografa della persona alla quale spettano decisioni importanti in campo sanitario” senza una verifica delle condizioni in cui viene sottoscritta tale dichiarazione. Infine, il provvedimento va ad agire sul patrimonio, stabilendo “il diritto di abitazione vitalizio” del compagno o della compagna in caso di morte di uno dei conviventi. “Ci sono già casi di fortissima litigiosità con coniugati che poi si separano o divorziano, figuriamoci - conclude l’esponente del Cisf - se a ciò aggiungiamo anche una convivenza”. malinconiche che non riescono a stabilire sinceri rapporti di comunicazione e amicizia con le altre all’uscita da scuola o nell’ambito delle varie attività extrascolastiche seguite dai figli. Il sondaggio ha proposto dati incoraggianti circa la divisione dei compiti con il partner e la tenerezza dei papà. Nelle retrovie si parlava delle Un sondaggio da leggere con buon senso di M. Angela Masino difficoltà che tutte incontrano nel rendere coinvolti i padri… Dubitare dei sondaggi? No, ma vale sempre la regola del prenderli cum grano salis. Vita La L a corsa alla Casa Bianca apre diversi scenari per il Paese più potente del mondo ma, secondo gli analisti, lascia per lo più inalterate le prospettive sullo scacchiere internazionale perché, si è visto alle Convention di Denver e di Saint Paul, i due principali partiti “sono uniti da una stessa concezione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo”. Anche se Washington è in un vicolo cieco in Iraq e varie bombe ad orologeria incombono in Medio Oriente e nel Caucaso, è abbastanza evidente come gli Stati Uniti, che sono sopravvissuti all’avventura del Vietnam, possano uscire praticamente indenni anche da quella irachena: “nonostante il momentaneo sconcerto -scrive lo storico Arno Mayer, dell’università di Princeton -il Paese continuerà la sua strada, tra bipartitismo e pressione degli ambienti economici e, senza rivali militari all’altezza rimarrà per qualche tempo ancora l’unica superpotenza mondiale”. Gli Stati Uniti possiedono l’esercito più potente del mondo: esso supera di gran lunga quelli di tutte le grandi potenze precedenti. D’altro canto Washington destina oltre il 20 per cento del bilancio annuo al suo esercito, un investimento pari al totale delle spese militari nel resto del mondo. Onnipresenti sui mari, nell’aria, nello spazio e nel cyberspazio, gli Usa sanno proiettare la propria forza ovunque e, “come uno sceriffo auto-proclamato P erché tanta violenza contro i cristiani in India, un paese dove il cristianesimo è antico tanto quanto quello europeo, un paese che molti pensano essere la terra promessa della non violenza, ricordando figure come il mahatma Gandhi o il poeta Tagore? È una domanda che non trova risposta razionale. L’ondata di intransigenza fondamentalista indù si è nuovamente scatenata contro una comunità di cristiani che non ha niente a che fare con l’induismo. Infatti i cristiani che abitano lo stato di Orissa, dove appunto si è scatenata la violenza, non sono indù convertiti al cristianesimo, ma sono parte di gruppi etnici (cosiddetti adivasi = abitanti dalle origini) di religione tradizionale o cosmica o animista, e per sua natura aperta alla fede cristiana. La conversione alla fede cristiana dei gruppi di adivasi è una realtà che si è venuta sviluppando da più di cento anni nel nord India, ad opera iniziale di un certo padre Lievens, un gesuita belga che ha aperto un cammino di promozione a questi grossi gruppi umani, lasciati ai margini della società coinvolgente, anzi minacciati dalla prepotenza dei 26 ottobre 2008 dall’estero n. 38 La corsa alla Casa Bianca non cambia la politica Usa -osserva Mayer- si precipitano da un capo all’altro del pianeta per controllare o sfruttare le crisi, reali o fittizie”. “Nessun angolo del mondo è abbastanza remoto, nessuna montagna abbastanza alta, nessuna grotta o bunker abbastanza profondi per porre i nemici fuori della nostra portata”, ha più volte detto Donald Rumsfeld quando era ministro della Difesa. E lo dimostrano le basi militari, navali o aeree a stelle e strisce installate in oltre cento Paesi, dall’Etiopia al Turkmenistan. In particolare, osserva Mayer, la Marina è la spina dorsale dell’apparato bellico Usa e, a Washington e al Pentagono, la Us Navy ha aumentato la sua influenza sulla fanteria e sull’aviazione. Washington possiede dodici portaerei, di cui nove nucleari: bastimenti che trasportano fino a ottanta aerei o elicotteri, e grandi contingenti di soldati, marinai e piloti. Intorno ad esse gravitano incrociatori, cacciatorpedinieri, sottomarini, e con esse gli Stati Uniti pattugliano le principali vie marittime. Attualmente, almeno due portaerei stazionano tra Behrein, Qatar e Gibuti: per ricordare, come ha detto nel gennaio 2007 il ministro della Difesa Robert Gates, che “gli Repubblicani e democratici comunque hanno la stessa concezione del ruolo degli Stati Uniti nel mondo di Angela Carusone Stati Uniti manterranno a lungo la loro presenza nel Golfo”. La costante è quindi rappresentata dal fatto che le parole del repubblicano Gates avrebbero Fondamentalismo indù: perché tanta violenza? grandi latifondisti del tempo, desiderosi di possedere le terre dei poveri, solo perché privi di documenti di proprietà. Da allora i villaggi di adivasi si sono orientati in gran numero alla fede cristiana e costituiscono oggi una comunità numerosa e promettente. Non ha senso pertanto applicare a tali comunità lo slogan proclamato e gridato dai fondamentalisti indù: “L’India agli indù”, perché questi cristiani dello stato di Orissa, come di altre zone tribali dell’india, non sono stati mai né indù, né musulmani, né buddisti, ma credenti nel Dio della natura e del proprio clan, “naturalmente aperti al cristianesimo”, come diceva già Tertulliano agli inizi del cristianesimo: “l’animo umano è naturalmente cristiano”. Atti di violenza sono comuni in India, come in tanti altri paesi del mondo. Pur portando in sé radici splendide di non violenza, anche la cultura indù ha bisogno del messaggio di Gesù per essere purificata e illuminata. Gandhi stesso non sarebbe stato il profeta dell’azione nonviolenta (a-himsa) senza il suo incontro con il vangelo di Gesù. La risposta che la Chiesa indiana ha dato alla violenza subita è stata anch’essa motivata da sentimenti di non violenza evangelica, con proposte di preghiera e digiuno, con l’invito al rispetto e alla potuto provenire da qualunque ministro della difesa, segretario di Stato o presidente statunitense degli ultimi sessant’anni. È il caso di Jimmy Carter, che riconciliazione. Le contraddizioni non mancano e non possono mancare in un paese così grande come l’India, dove il pluralismo macroscopico fa emergere momenti di rabbia e violenza, come i ripetuti scontri tra indù e musulmani, tra indù e sikh, tra appartenenze ai diversi strati del sistema castale, per se stesso violento. Contraddizioni non mancano neanche in casa nostra, all’interno del mondo cristiano, se pensiamo a certi modi di propagare la fede di alcuni gruppi protestanti di matrice “liberale”, preoccupati del numero. Ma, per quanto riguarda la comunità cattolica indiana proveniente dai gruppi di adivasi (aborigeni), a noi spetta - doverosamente e sinceramente - esprimere stima e solidarietà, perché si tratta di gruppi umani poveri e umili, che la fede cattolica ha “messo in piedi” e ai quali ha dato dignità e speranza. A noi spetta anche solidarizzare con la preghiera, la carità e il digiuno, onorando quei fratelli che stanno vivendo la beatitudine evangelica: “Beati voi quando sarete perseguitati a causa del mio Nome”. Giandomenico Tamiozzo già nel gennaio 1980 era stato assai chiaro: “ogni tentativo di una forza esterna di prendere il controllo del Golfo Persico –aveva detto- sarà interpretato come un attacco contro gli Stati Uniti”. E il motivo è semplice: la regione detiene i due terzi delle risorse petrolifere esportabili del mondo, e si trova a trecento miglia dall’Oceano Indiano e dallo stretto di Ormuz, una rotta sulla quale transita la gran parte delle risorse petrolifere del mondo. “Democratici e repubblicani -viene osservato- potrebbero quindi parlare con la stessa voce, tanto sembrano d’accordo nell’agitare continuamente la minaccia di un embargo economico più rigido e di un’azione militare”. È un fatto che gli Stati Uniti, conservando gigantesche riserve soprattutto militari che permettono loro di intervenire ai quattro angoli del mondo, non so se ne facciano risparmio: che siano dirette o indirette, aperte o segrete, militari o civili, le intrusioni negli affari interni di altri Stati, rappresentano, dopo il 1945, la pietra angolare della politica estera di Washington. Ogni volta “a difesa degli interessi statunitensi –sottolinea Mayer- e allo stesso tempo promuovendo una variante della democrazia, del capitalismo e dei diritti umani”. C’è poi quello che Joseph Nye, della Kennedy school of Government di Harvard, chiama il “soft power”: l’inglese-americano che si impone al mondo intero come lingua franca, in particolare per le giovani generazioni e gli utenti di internet; la cultura popolare e gli stili di vita statunitensi, proposti attraverso la tv che, nel bene e nel male, penetrano negli angoli più nascosti del mondo. “Questa potenza non è affatto il prodotto di una generazione spontanea -sostiene Mayer-. Nella sua sete permanente di risorse naturali, di nuovi mercati e di posizioni strategiche, essa assomiglia in maniera preoccupante agli imperi del passato: e l’impero è redditizio sul piano economico, culturale e psicologico”. Eppure c’e anche chi, proprio negli Stati Uniti, si interroga sulle responsabilità, e anche le eventuali colpe, che il Paese ha verso il resto del mondo: dimostrando la validità del sistema democratico. Ci sono laboratori che si interrogano sui costi e sui vantaggi politici, economici e sociali dell’impero per gli Stati Uniti e per il resto del mondo. Anche se al momento nessun candidato alla presidenza propone soluzioni di ricambio alla missione imperiale degli Stati Uniti. 15 Dal mondo VITTIME DEL FRANCHISMO È stato promosso in Spagna il censimento delle decine di migliaia di vittime del franchismo: è la decisione del giudice della Audencia nacional, Baltasar Garzon, che ha agito in seguito a petizioni dell’associazione delle famiglie delle vittime: egli ha chiesto ai ministeri (cultura, difesa, giustizia), ai comuni (Madrid, Siviglia, Granada, Cordoba) e alle 23mila parrocchie spagnole ogni utile informazione sulle persone sepolte in fosse comuni e sulle altre vittime del regime franchista; Baltasar Garzon ha fissato l’inizio dell’indagine conoscitiva nel 17 luglio del 1936, il giorno nel quale ebbe luogo il golpe di Francisco Franco. CEMENTO IN LIBIA In collaborazione con il Fondo libico per lo sviluppo economico, Italcementi costruirà uno stabilimento in Libia, nell’area orientale del paese nordafricano; già ottenuta la concessione mineraria, il gruppo italiano controllerà il 50% del capitale della joint-venture; il nuovo impianto sarà caratterizzato da una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue di cemento “Portland”. La particolare localizzazione dello stabilimento darà benefici alle esportazioni, strategicamente rivolte verso le rotte del Mediterraneo; l’impianto soddisferà i crescenti bisogni del mercato libico, sostenendo i piani di investimento infrastrutturale e residenziale. CHARLES DE FOUCAULD Non indietreggiava mai mentre camminava sulle orme di Gesù e finalmente, dopo diversi fallimenti, Charles de Foucauld trovò Gesù nel deserto sahariano. È una esperienza le cui pietre miliari hanno evidenza nel libro “Osate vivere per amore” (Monti, pp. 94, euro 8), a cura della Fraternità di Spello costituita dai “piccoli fratelli” del Vangelo che, nella Chiesa, sono chiamati a praticare la spiritualità di Charles de Foucauld. La testimonianza di vita di questi “Fratelli” è invito a seguire Gesù di Nazareth, nella comunione con il Padre e con gli “ultimi”. Nel volumetto è ricordato anche l’operato di fratel Carlo Carretto a Spello. 16 musica e spettacolo L a nuova maniera di Woody Allen è purtroppo da intendersi alla lettera, manierata, ormai piuttosto fiacca e insipida. Quando non si mette in scena come attore i suoi film risentono di un’assenza cruciale per l’atmosfera generale, che alla fine si rivela levigata e curata formalmente ma priva di idee. È il caso di quest’ultimo lavoro, “Vicky Cristina Barcellona”, trasloco in terra catalana dopo il dittico londinese costituito da “Match point” e da “Scoop”. Guarda caso, questo titolo, meno ambizioso del precedente e di quest’ultimo, ma con Woody nel cast, esilarante nella parte dello sgangherato prestigiatore Splendini, aveva fatto sperare in un ritorno del folletto newyorchese al cinema che più gli si addice, la commedia brillante con spruzzate di sofisticherie intellettuali. Ma, forse, essendosi accorto C INEMA : n. 38 IL NUOVO FILM DI di Francesco Sgarano che qui in Europa viene acclamato per quei film più impegnati e stilisticamente più rifiniti -com’era anche quel “Match point” che, dispiaciuto a me, ha trovato tuttavia molti consensi- si è fiondato nuovamente su una storia sul tema vetusto delle motivazioni insondabili dell’amore, interpretato da tre stelle di prima grandezza come Scarlett Johansson, Penelope Cruz e Javier Bardem, fresco di Oscar per “Non è un paese per vecchi”. La Johansson, coi capelli ossigenati, è Cristina, giovane americana dalla mentalità molto aperta, in cerca di esperienze nuove, che si lascia sedurre all’istante da inequivocabili apprezzamenti di un pittore macho ed epicureo, Juan Antonio, che poi è Bardem (doppiato al solito meravigliosamente). Le sue richieste di trascorrere un weekend insieme a lei a Oviedo, non vengono però sulle prime accettate dall’amica di Cristina, Vicky, recatasi a Barcellona per redigere una tesi sulle abitudini e sulle usanze del posto e in procinto di sposarsi con un bietolone, però innamorato e devoto. Sarà proprio lei a cadere per prima fra le braccia dello sfrontato artista, rinunciando però ai moniti del cuore per non rovinare la solidità del rapporto col fidanzato, ormai però compromesso. Cristina, invece, andrà a convivere con Juan Antonio, trovandosi però a fare i conti piuttosto scomo- La qualità di Report l panorama dell’informazione televisiva di casa nostra non brilla per la capacità di andare oltre i semplici fatti, né per l’indipendenza dai poteri forti. Sugli eventi di attualità che in questi ultimi mesi hanno attraversato il panorama sociale italiano i telegiornali e i programmi di approfondimento informativo si sono spesso limitati a dar voce ai diretti protagonisti, accontentandosi delle versioni ufficiali e prendendo raramente la briga di cercare notizie di prima mano da fonti alternative. Quanti di noi, per esempio, hanno chiare le ragioni del disastro Alitalia e i contenuti degli accordi con cui la vicenda sembra essersi avviata a soluzione? Chi ha capito con ragionevole coscienza di causa che cosa sta succedendo alle Borse, come si sta evolvendo il panorama economico e quali possono essere le ricadute immediate sulle nostre tasche di una serie di decisioni governative? Non è una questione di quantità: su questi argomenti e su altri non sono mancati i lunghi servizi televisivi e le paginate sulla carta stampata, nemmeno i salotti e i talk show si sono tirati indietro. Eppure molti elementi utili a capire le cose sono rimasti avvolti in una fitta nebbia. È, dunque, un problema di qualità dell’informazione, che sul piccolo schermo rende ancora più evidente la scarsa tendenza al giornalismo di inchiesta che in questi ultimi anni ha annacquato il panorama informativo nazionale. Per questo, salutiamo W OODY A LLEN Vicky Cristina Barcellona DENTRO LA TV I Vita La 26 OTTOBRE 2008 volentieri il ritorno di “Report” (RaiTre, domenica ore 21.30), il programma di Milena Gabanelli che in più di un’occasione ha aiutato i telespettatori italiani a capire un po’ meglio alcune vicende nazionali e non di rado ha scoperto le vere ragioni di alcuni fenomeni che in altre sedi erano stati descritti ma mai approfonditi a dovere. Domenica sera il programma è ripartito proprio dal caso Alitalia, per occuparsi poi di sanità; nelle prossime settimane sono previsti servizi su tutte le principali magagne politiche, economiche e sociali del momento. Partendo dai dati certi e non dai commenti, ricostruendo le vicende dal punto di vista storico e supportando le affermazioni giornalistiche con riscontri documentati, “Report” riesce ancora a proporre inchieste giornalistiche vere. Oltre alla preoccupazione di spiegare i singoli casi all’esame, emerge chiaro l’intento di proporre un’informazione di servizio. Se poi i giornalisti e i curatori del programma riescano sempre a tener fede a questo proposito, ciascuno può giudicarlo dal proprio punto di vista. In alcuni casi, i collaboratori della Gabanelli si sono lasciati prendere la mano, come è accaduto qualche tempo fa con una ingenerosa inchiesta sugli aiuti umanitari realizzata in maniera decisamente affrettata (ma il giornalista che la realizzò è scomparso dalla scena). In genere, però, colgono nel segno e l’attenta padrona di casa si adopera per garantire sempre la veridicità di quanto viene proposto al pubblico. A confermare la buona qualità di questa trasmissione è la collocazione in prima serata che “Report” ha saputo conquistare a suon di ascolti televisivi e di critiche positive, dopo che per molte stagioni era stato confinato nella fascia notturna. A prescindere da uno di con l’improvviso arrivo dell’ex moglie, in preda a crisi depressiva e a turbe psichiche, che non rinuncia a metter su un menage a trois che sconvolge persino le prospettive assai spigliate della giovane biondina. È Penelope Cruz -che parla quasi sempre in spagnolo, sottotitolata- a tratteggiare con molta bravura questo personaggio. Rebecca Hall, però, a parer mio, è la più brava, nella parte di Vicky, ragazza sicura solo in apparenza, che nella prima parte del film ruba addirittura la scena alla primadonna Scarlett. Questa la storia, francamente risaputa, anche se da qualcuno potrà esser scambiata per originale come analisi disillusa sull’impossibilità del rappor- Un’informazione che spesso colpisce nel segno Homo Videns stile a volte fin troppo pugnace e da qualche forzatura a cui di tanto in tanto i giornalisti ricorrono pur di ottenere quello che vogliono, sicuramente si tratta di una trasmissione che offre spunti di conoscenza, riflessione e discussione. In questa desolante epoca televisiva non è poco. to di coppia, e perdipiù commentata da una loffia voce fuori campo, che non fa che aumentare la noia. È un prodotto concepito evidentemente per il pubblico internazionale, più mirato al botteghino che non alla qualità, dove l’unico momento di benessere si prova vedendo impressi sullo schermo la Sagrada Familia, il Parco Guell, la Pedrera, la Rambla: ma è un piacere da turisti, non da cinefili, una riprova in piú che “Vicky Cristina Barcellona” è bello come film-cartolina ma che del Woody Allen che amano gli alleniani doc, e tra questi c’è anche lo scrivente, non ha nulla. Che grande nostalgia per “Broadway Danny Rose” o “Radio Days”, tasselli eccezionali di una filmografia che appare via via, di film in film, sempre più diluita. Qualcuno po- trebbe obbiettare che sono andato troppo indietro nel tempo e, vabbene, allora citerò “Anything else” o “La dea dell’amore”, ancora gradevolissimi anche se non più capolavori. Forse il commento più azzeccato l’ha fatto una dolce presenza femminile, che vedeva il film insieme a me: che anche il grande Woody si sia adeguato alla piattezza del cinema odierno? Per conto mio, in ginocchioni -perché la devozione per il suo genio non muta di un millimetro- gli consiglierei di prendersi un anno sabbatico, riordinare le idee, e riproporci uno dei suoi lavori autentici. Se la vena, al contrario, continua a latitare, meglio fermarsi, per non concludere in picchiata una delle carriere più straordinarie degli ultimi quarant’anni. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore amministrativo e responsabile giuridico: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.22064 e-mail: [email protected] grafi[email protected] [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 Sostieni LaVita Abbonamento ordinario Sostenitore Amico Euro Euro Euro Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Indirizzo internet: www.bccvignole.it 40,00 60,00 100,00 c/c postale 11044518. I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.21293. (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. 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