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Anno 111
n.
DOMENICA
26 OTTOBRE 2008
N
O
€1
Il crack del neoliberismo
S
oltanto pochi, pochissimi, sono stati capaci di spingere
l’analisi dell’attuale gravissima crisi economica fino alle
sue radici profonde che chiamano in causa una delle più
decantate e diffuse convinzioni degli ultimi decenni, quella
del neoliberismo. Una vera e propria ideologia che afferma
senza mezzi termini la supremazia e l’intangibilità del libero mercato, senza interventi esterni né da parte dello stato
né da parte di altri poteri pubblici. Lasciato a se stesso, il
mercato è capace di risolvere tutti i problemi nel migliore
dei modi: c’è soltanto da lasciarlo operare in pace. Dai suoi fautori
esso è paragonato a una mano invisibile che, in forza delle sue quasi taumaturgiche capacità, sistema tutto, regola tutto, tutto mette
al suo posto. Il libero mercato è sinonimo di sviluppo economico, di
pace sociale, di soluzione ultima e definitiva degli assetti economici
e finanziari delle società. “Lasciate fare, lasciate passare”. Il capitalismo che realizza se stesso e celebra il suo massimo trionfo.
L’ultima parola dell’evoluzione sociale. Soltanto pochi anni fa,
l’economista giapponese-americano Francis Fukuyama vedeva in
esso la fine della storia: con la vittoria sul socialismo reale miseramente crollato nel 1989, il cammino della società aveva raggiunto
il suo culmine. Il futuro è già presente; non c’è proprio da attendere
altro. Altri suoi colleghi ripeterono gli stessi concetti facendo addirittura ricorso agli schemi della storia della salvezza, registrati
dalla Bibbia. Così la transazione da una economia con intervento
dello stato a una economia totale di libertà di mercato è la traversata del deserto in cerca della patria promessa. Addirittura la
democrazia liberale era da considerarsi come la buona novella che
risuona in tutti i canti del globo. Di più ancora: il capitalismo è da
considerarsi il Dio efficiente che annuncia al mondo la buona novella, il vangelo.
Il libero mercato à la parola d’ordine del presente e del futuro,
il punto di riferimento di tutte le teorie e le operazioni economiche. Ormai si procede a direzione unica. Quanto queste idee sono
penetrate anche fra noi? Intendiamo dire fra noi italiani e fra noi
cristiani? E’ vero che c’è stato fino a oggi una sorta di pudore che
impediva perfino di nominare il neoloberismo. Ma i suoi presupposti erano tutt’altro che assenti in una certa cultura politica, anche
se l’arte del compromesso si ingegnava di evitare, o almeno di non
far vedere, le loro conseguenze più scottanti e più impopolari. Il
populismo è forse l’ideale polittico più seguito dalle nostre parti.
Così la confusione aumenta e allontana sempre di più la gente dalla
politica. Il desiderio di sapere cos’è la destra e cos’è la sinistra è
tutt’altro che un’esigenza eccessiva.
Ora, cosa avviene sotto i nostri occhi? Lo stato che per nessuna
ragione doveva intervenire nelle faccende economiche è costretto a
sanare con cifre semplicemente inimmaginabili i danni prodotti dalla malefatte liberiste. In questo senso i convertiti non si contano.
Solo pochi rimangono ancora fissi sulle loro teorie. Fra questi un
quotidiano italiano di destra. Altri preferiscono confessare il loro
peccato. Senza pentimenti, però. C’è stato perfino chi ha detto che
“l’intervento statale prima era un peccato, ora invece è un imperativo categorico”. Il che vuol dire: se ora questo intervento è ineludibile, poi però continueremo a fare come prima. Finché non arriverà un
nuovo e magari più impetuoso tzunami a rovinare le nostre banche
e i nostri capitali, naturalmente sacrificando anzitutto, come sempre, i più piccoli e i più indifesi. Il relativismo più sfacciato applicato all’economia.
Perché in circostanze come queste abbiamo il dovere di ricordare
che non è la prima volta che una crisi economica di così gravi proporzioni colpisce il mondo sviluppato. C’è un precedente: quello del
1929. Su di esso era intervenuto con braccio forte Pio XI con la sua
Quadragesimo anno (1931). Non sarà certo inutile rileggere oggi attentamente quelle pagine. In questo senso va anche ricordata l’esperienza di quei cattolici che, negli schemi di un’economia mista,
ispirandosi alle teorie di Keynes, vedevano la possibilità di realizzare una società più giusta senza finire nelle maglie del socialismo.
Vituperati anche loro e messi in disparte come ferrivecchi. Onore al
merito a Giovanni Paolo II, che più volte ha messo in guardia contro i pericoli mortali insiti nel neoliberismo. Ma l’eterna domanda
rimane: dov’ è finito il mondo cattolico. In quale angolo nascosto
ha dimenticato il pensiero sociale della sua Chiesa?
Giordano Frosini
all’interno
Lettura e studio
della Bibbia
Mentre il Sinodo dei Vescovi
continua nelle sue riflessioni,
dal Sudamerica è arrivata una
suggestiva testimonianza per
quanto riguarda la Lectio Divina
SERVIZIO
4
La corsa alla Casa Bianca
non cambia la politica Usa
Repubblicani
e democratici
hanno la stessa
concezione
del ruolo
degli
Stati Uniti
nel mondo
CARUSONE
15
Neoliberismo
sotto inchiesta
Il crack economico e finanziario
dei nostri giorni non è soltanto
una questione di tecnica,
ma di ideologia.
È il neoliberismo imperante
in questi ultimi decenni
che va rimesso radicalmente
in questione
SERVIZI
15 milioni di poveri
in Italia
2
Il rapporto della Caritas Italiana ha
messo in evidenza dati che hanno
fortemente impressionato
l’opinione pubblica.
Il programma
è quello
di ripartire
dagli ultimi
CAIFFA
13
2 in primo piano
n. 38
Vita
La
26 ottobre 2008
La crisi attuale alla luce
del pensiero sociale della Chiesa
C
Pio XI e la crisi del ‘29
ome è noto, negli anni Trenta,
a partire dal “venerdì nero” del 18 ottobre 1929, dopo il crack della borsa negli
Stati Uniti, nel mondo si era diffusa una
vastissima e impressionante crisi economica, accompagnata da disoccupazione di
massa, crollo dei prezzi, svendite generali,
svalutazione della moneta, rivolte sociali.
Nella sua enciclica “Quadragesimo
anno”, Pio XI criticava il principio della
libera concorrenza, visto come la ragione
ultima del grande disastro. Ecco un brano
dell’enciclica, utile a rileggersi anche oggi.
37. Un’altra cosa ancora si deve
procurare, che è molto connessa con
la precedente. A quel modo cioè che
l’unità della società umana non può
fondarsi nella opposizione di classe,
così il retto ordine dell’economia non
può essere abbandonato alla libera
concorrenza delle forze. Da questo
capo anzi, come da fonte avvelenata,
sono derivati tutti gli errori della
scienza economica individualistica, la
quale dimenticando o ignorando che
l’economia ha un suo carattere sociale,
non meno che morale, ritenne che
l’autorità pubblica la dovesse stimare
e lasciare assolutamente libera a sè,
come quella che nel mercato o libera
concorrenza doveva trovare il suo
principio direttivo o timone proprio,
secondo cui si sarebbe diretta molto
più perfettamente che per qualsiasi
intelligenza creata. Se non che la libera concorrenza, quantunque sia cosa
equa certamente e utile se contenuta
in limiti ben determinati, non può
essere in niun conto il timone del-
I
l cittadino non acculturato
in economia ha il diritto di domandarselo: Keynes, chi era costui? Da qualche settimana sente evocare questo
nome come un oracolo in tutti i luoghi
e momenti in cui si discuta della crisi
finanziaria che colpisce gli Stati Uniti
e perciò il mondo, Europa e Italia
incluse. Il fatto è che questo grande
economista, la cui dottrina aveva
dominato il campo dagli anni 30 agli
anni 80 del secolo scorso, era stato colpito da una vera damnatio memoriae. E
ciò per la semplice ragione che il suo
pensiero fu dichiarato incompatibile
con il neoliberismo di Milton Fiedman
e dei Chicago boys, impersonato in
politica da Reagan e dalla Tatcher e
divenuto ben presto pensiero unico.
La storia politica può anche essere narrata come conflitto di scuole
economiche che si inseguono in un
circuito di rivincite a somma zero.
Il liberismo economico trionfò nel
mondo fino all’esplosione della borsa
di New York nel 1929: propugnava il
mito della competizione degli “spiriti
animali” nell’agone salvifico del libero
mercato, ciò che avrebbe assicurato
“un pollo in ogni pentola”; e venne
affossato dal tracollo speculativo di
Wall Street. Fu allora che le idee di
John Maynard Keynes soppiantarono
di questo ordine, alla cui tutela e
rivendicazione efficace deve attendere
l’autorità pubblica; e lo potrà fare
tanto più facilmente se si sbrigherà
da quei pesi che non le sono proprii,
come abbiamo sopra dichiarato.
l’economia; il che è dimostrato anche
troppo dall’esperienza quando furono
applicate nella pratica le norme dello
spirito individualistico. E’ dunque al
tutto necessario che l’economia torni a
regolarsi secondo un vero ed efficace
suo principio direttivo. Ma tale ufficio
direttivo molto meno può essere preso
da quella supremazia economica
che in questi ultimi tempi è andata
sostituendosi alla libera concorrenza;
poiché essendo essa una forza cieca
e una energia violenta, per diventare
utile agli uomini ha bisogno di essere
sapientemente frenata e guidata.
Si devono quindi ricercare più alti
e più nobili principii da cui questa
egemonia possa essere vigorosamente
e totalmente governata: e tali sono la
giustizia e la carità sociali. Perciò è
necessario che alla giustizia sociale si
ispirino le istituzioni dei popoli, anzi
di tutta la vita della società; e più ancora è necessario che questa giustizia
sia davvero efficace, ossia costituisca
un ordine giuridico e sociale a cui
l’economia tutta si conformi. La carità
sociale poi deve essere come l’anima
42. Ultime conseguenze dello
spirito individualistico nella vita economica sono poi quelle che voi stessi
Venerabili Fratelli e diletti figli, vedete
e deplorate : la libera concorrenza cioè
si è da se stessa distrutta; alla libertà
del mercato è sottentrata la egemonia
economica; alla bramosia del lucro
è seguita la sfrenata cupidigia del
predominio; e tutta l’economia è così
divenuta orribilmente dura, inesorabile, crudele. A ciò si aggiungono i
danni gravissimi che sgorgano dalla
deplorevole confusione delle ingerenze e servigi proprii dell’autorità
pubblica con quelli della economia
stessa: quale, per citarne uno solo tra
i più importanti, l’abbassarsi della
dignità dello Stato, che si fa servo
e docile strumento delle passioni e
ambizioni umane, mentre dovrebbe
assidersi quale sovrano e arbitro delle
cose, libero da ogni passione di partito
e intento al solo bene comune e alla
giustizia. Nell’ordine poi delle relazioni internazionali, da una stessa fonte
sgorgò una doppia corrente; da una
parte, il nazionalismo o anche l’imperialismo economico, dall’altra, non
meno funesto ed esecrabile, l’internazionalismo bancario o imperialismo
internazionale del danaro, per cui la
patria è dove si sta bene.
Giovanni Paolo II
giudica il moderno
liberismo
D
opo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il
capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei paesi che
cercano di ricostruire la loro economia
e la loro società? E’ forse questo il
modello che bisogna proporre ai paesi
del Terzo mondo, che cercano la via
del vero progresso economico e civile?
La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica
un sistema economico che riconosce
il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà
privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della
libera creatività umana nel settore
dell’economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe
più appropriato parlare di «economia
d’impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia
libera». Ma se con «capitalismo» si
intende un sistema in cui la libertà del
settore dell’economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico
che la metta al servizio della libertà
umana integrale e la consideri come
una particolare dimensione di questa
libertà, il cui centro è etico e religioso,
allora la risposta è decisamente negativa.
(Dalla Centesimus annus, n. 42)
Una storia da non dimenticare
il “lasciar fare” del liberismo,, in base
ad una semplice proposizione: «Quando l’accumulazione del capitale di un
paese diventa il sottoprodotto delle
attività di un casinò è probabile che le
cose vadano male».
IL CAPITALISMO
INTELLIGENTE
Il nuovo corso, che assegnava allo
stato un preciso ruolo nel circuito economico, rispondeva alla necessità di
rimediare ai guasti di un meccanismo
che aveva messo sul lastrico milioni di
esseri umani in tutto il mondo, si basava su un concetto molto semplice: il
capitalismo è l’unico sistema in grado
di produrre ricchezza ma, lasciato a
se stesso, viene travolto dalle pulsioni
della finanza speculativa e porta tutti
alla malora. Dunque, delle due l’una:
o abolirlo secondo i canoni ideologici
del marxismo allora in auge, oppure
regolarlo in modo da esaltarne le capacità fruttuose senza gli effetti indesiderati di impoverimento delle masse.
Di certo la paura del peggio ebbe
un peso nelle scelte politiche di allora
(si pensi a Roosevelt negli Usa, ma
anche alla linea interventista seguita
in Europa dagli stati totalitari) e ne
nacque un sistema meno semplice
di quello andato in tilt, teoricamente
capace di assicurare prosperità a tutti
ma solo... nel lungo periodo, «quando
- ironizzava lo stesso Keynes - siamo
tutti morti». La nuova architettura,
viceversa, rispettava e potenziava la
libera impresa e il mercato in ogni sua
espressione, ma conferiva alla politica
(allora allo stato nazionale) il compito
di correggere le distorsioni, di prevenire i disastri e di distribuire in modo
meno iniquo la ricchezza.
Ne derivò una struttura complessa
nella quale il pilastro fondamentale
era costituito dalla piena occupazione che diventava il primo obiettivo
dell’azione pubblica. Assicurare un
salario alle famiglie avrebbe rimesso
in moto la domanda di beni e servizi
e quindi creato le condizioni per la
riattivazione delle imprese. In tale scenario si spostava il calcolo delle convenienze dei capitalisti: avete modo,
se volete, di fare profitto producendo
anche bene comune anziché rifugiarvi
nella speculazione delle tante Las Vegas di borsa. Inoltre, il pieno impiego
diventò una sorta di mito del capita-
lismo intelligente, adunato sotto le
bandiere del riformismo democratico,
compreso quello cattolico: si voleva
dimostrare che non c’era bisogno del
comunismo per realizzare la giustizia
sociale.
Naturalmente l’operazione non
era indolore. Per consentire allo
stato di orientare e condizionare lo
sviluppo e di apprestare i necessari
utensili anticrisi due erano i requisiti
necessari: un forte accumulo di risorse in mano pubblica da realizzare
con la leva fiscale e una capacità della
politica di programmare, nel senso
di indirizzare, l’intera economia
selezionando le scelte da compiere e
le relative priorità sociali. Un modo
di ragionare totalmente diverso dalle
abitudini consolidate, come, per fare
un esempio italiano, amava ripetere
negli anni 50 un grande assertore della programmazione economica, Ezio
Vanoni, il quale parlava di “educazione al piano” sia per le imprese che per
i lavoratori.
SREGOLATEZZA
E DISASTRO
Con molte variazioni e trasgres-
Sempre di più, in molti paesi
americani, domina un sistema noto
come il neo-liberismo”; sistema che,
facendo riferimento ad una concezione economicista dell’uomo, considera
il profitto e le leggi del mercato come
parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e del
popolo. Tale sistema si è tramutato,
talvolta, in giustificazione ideologica
di alcuni atteggiamenti e modi di
agire in campo sociale e politico, che
causano l’emarginazione dei più
deboli. Di fatto, i poveri sono sempre
più numerosi, vittime di determinate
politiche e strutture spesso ingiuste
(n. 56).
Dall’Esortazione apostolica
Ecclesia in America
sioni questo indirizzo egemone è
durato fino agli anni 80 quando, quasi
all’improvviso, tornò in auge il liberismo: insopportabilità della pressione
fiscale, inefficienza dell’economia
sussidiata, costo eccessivo ed effetto
deresponsabilizzante della protezione
sociale (assistenzialismo) ne furono i
cavalli di battaglia.
Le soluzioni keynesiane, imperniate sul ruolo degli stati nazionali,
non parvero più praticabili in presenza della mondializzazione dei mercati.
E poi il crollo sovietico aveva
spazzato via l’incubo del comunismo
e allargato a tutto il mondo l’area del
mercato, condizione ottimale per il rilancio a pieno volume del verbo liberista e, con esso, la virtù taumaturgica
della concorrenza e della deregultation
non solo nel campo economico ma
anche in quello delle relazioni sociali
dominate dall’individualismo. Per la
signora Tatcher non c’era la società
ma solo i singoli individui; quelli che
il compianto Ardigò chiamava con
apprensione “gli individui casuali”.
Domenico Rosati
Pagina a cura di
Giordano Frosini
Vita
La
26 ottobre 2008
cultura
n. 38
In libreria
Amare la Chiesa
Don Michele Do
L
a vita di don Michele
Do si è interamente dispiegata in un nascosto ministero
pastorale nella parrocchia del
piccolo borgo di Saint Jacques
d’Ayas, in Valle d’Aosta. In
quel luogo appartato in cui chi
scrive ha potuto incontrarlo
poco prima della sua scomparsa, avvenuta il 12 novembre
2005, aveva vissuto nel corso
della sua vita un’avventura
comunitaria intimamente
coerente con gli insegnamenti
di Sorella Maria dell’eremo
di Campello e di don Primo
Mazzolari, che riconosceva
esplicitamente come suoi maestri. E come figlio spirituale,
seguito e consigliato con affetto e talvolta con apprensione,
ne parlano ripetutamente i
due amici nel loro carteggio
edito di recente (L’ineffabile fraternità. Carteggio (1925-1959),
Introduzione e note a cura di
Mariangela Maraviglia, Edizioni Qiqajon Comunità di
Bose, Magnano 2007).
Saint Jacques era diventato
nel tempo spazio vitale di incontro, accoglienza, scambio
per amici come David Maria
Turoldo, Giuseppe Acchiappati, Umberto Vivarelli, Ernesto
Balducci e molti altri che si
moltiplicavano nel tempo per
un passaparola nascosto ma
inesauribile ed efficace.
Questo il titolo di un piccolo prezioso libro scritto
da don Michele Do, sconosciuto parroco di
montagna con cui dovrà fare i conti la storia del
Novecento religioso, stampato di recente dalle
edizioni della Comunità di Bose
di Mariangela Maraviglia
Affascinava la capacità di
don Michele di essere «uomo
di confine», di camminare
«lontano dai luoghi comuni
e ben perimetrati e vicino
all’incrocio di molte vie», conservando «una presenza salda
e veggente», come lo ricorda
Giancarlo Bruni, vicino a lui
fin dai primi anni del loro ministero. Affascinava la parola
forte ed eloquente di don Michele, che risuonava nel calore
dell’amicizia e si effondeva
con libertà e parresia evangelica, come ha ricordato Enzo
Bianchi in una delle prime
rievocazioni volute da quanti
hanno amato questo «solitario
della montagna».
Don Michele non amava
invece scrivere, e sarà da approfondire in sede storica il
motivo di questa scelta che ne
ha indubitabilmente circoscritto la possibilità di conoscenza
da parte di cerchie più vaste.
Di fatto questo piccolo libro
(Michele Do, Amare la chiesa,
prefazione di Enzo Bianchi,
priore di Bose, edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano 2008, pp. 108) ripropone
l’unico scritto pubblicato in
vita da don Michele: si tratta
di una relazione tenuta nel
corso del convegno In memoria di Don Primo Mazzolari
organizzato a Sotto il Monte
nell’aprile del 1985 e poi pubblicata nel volume collettivo
Don Primo Mazzolari. L’uomo, il
cristiano, il prete, Cens, Milano
1886. Insieme a questo testo
l’editore Qiqajon ripubblica
una relazione tenuta probabilmente nel 1968 e apparsa su Il
foglio 327 (2005) in occasione
della morte di don Michele.
Due scritti sulla Chiesa
esemplari di un amore attivo e
operante per quella che si riconosceva come propria «casa»,
propria «madre», per usare il
lessico mazzolariano; un amore teso alla ricostruzione di
«un’immagine evangelicamente pura della Chiesa» (p. 32).
Entrambi i testi esordiscono
con sguardi critici sul vicino
passato, sulla «chiesa della nostra giovinezza», la Chiesa del
«persistente antimodernismo»,
segnata dal sospetto sull’umano e dalla «paura di Dio», dal
suicidio dell’intelligenza in
nome di un «autoritarismo
dogmatizzante» che antepone-
va «il primato dell’ortodossia»
al «primato della verità».
Sulla scorta di Mazzolari
– e oltre Mazzolari – la riflessione di don Michele si propone di rileggere in chiave spirituale realtà e strutture che gli
appaiono bloccate e ridotte da
letture puramente giuridiche e
formalistiche.
Cruciale l’interpretazione che offre della categoria
di redenzione: se letta come
salvezza estrinseca operata
da Cristo con il suo sacrificio
espiatorio e sostitutivo, sottolinea don Michele, ne deriva
una immagine di Chiesa come
comunità mediatrice, a cui
occorre appartenere perché
«amministra la salvezza»; se
letta come trasfigurazione, a
opera dello Spirito, di tutto
l’essere dell’uomo, di tutta la
realtà cosmica in un cammino
ascensionale verso la pienezza
divina, anche la realtà della
Chiesa si disloca decisamente:
«La chiesa non è [più] una
struttura da aggiornare o da
restaurare, ma una Presenza
da accogliere. È lo Spirito che
è all’opera nel cuore della
creazione e che, dal di dentro,
fa crescere le cose fino a raggiungere la pienezza divina»
(p. 72).
Così, sulla scorta di antichi
e recenti maestri – da Ignazio
di Antiochia a Nicolas Berdiaev, da Romano Guardini a
Fëdor Dostoevskij, oltre naturalmente alla Bibbia, in particolare al Nuovo Testamento
- dalla nascosta parrocchia di
Saint Jacques giunge una proposta di vita cristiana densa di
insuperate suggestioni teologiche ed ecumeniche.
Con linguaggio poetico,
allusivo e insieme solidamente
In margine al Sinodo dei Vescovi
La dimensione letteraria della Bibbia
“L
a parola di Dio
nella vita e nella missione della Chiesa”: tema e messaggio
del Sinodo dei Vescovi in corso a Roma; e oltre, si direbbe,
proposta e stimolo sotto vari
aspetti nella operosità del cristiano. Nel momento in cui le
Scritture entrano nella vita e
nella cultura dell’uomo, allora
assumono angolature diverse
a seconda della cultura o delle
espressioni creative.
Al tempo in cui tenevo i
Corsi di Letteratura di ispirazione cristiana del Novecento
nelle Facoltà teologiche di
Firenze e Palermo, mi rendevo
conto di come dovesse essere
molto importante e determinante, approfondire la tematica della dimensione letteraria
della Bibbia o del rapporto letteratura-Bibbia. Fui perciò preso,
poco alla volta, da un sacro furore di accostarmi a tale mondo biblico culturale-letterario
che mi consentisse di leggere
la doppia, tripla, quadrupla…
realtà della Sacra Scrittura;
una sfaccettatura a più for-
me e colori che compone una
unità meravigliosa e divina, in
un orizzonte storico e perenne
proiettato verso un progetto di
Salvezza concepito nella mente
di Dio, fin dall’eternità.
Andavo pensando a una
dimensione letteraria della
Bibbia sotto due aspetti, in
maniera del tutto principale: il
valore letterario soggettivo, intrinseco alla Bibbia, e il valore
oggettivo, esterno, legato alle
opere letterarie nate sotto lo
stimolo delle pagine bibliche.
L’uno e l’altro richiamantesi
e con-fusamente coinvolgenti
come causa ed effetto di opere
altamente poetiche. In primis
pensavo alla Bibbia come al
“GRANDE CODICE” dell’arte,
al dire di Blake, che contiene
in sé suggestioni poetiche e
letterarie, indipendentemente
da altri libri orientali o coevi.
Pensavo alla Bibbia come a un
Libro verso cui “un approccio
letterario non è in sé illegittimo, nessun libro avrebbe
potuto esercitare un’influenza
letteraria così specifica senza
possedere esso stesso delle
qualità letterarie .Ma è soprattutto ovvio che la Bibbia è
“più” di un’opera di letteratura, qualsiasi cosa questo “più”
possa significare” (Northrop
Frye).
Pensavo alla Bibbia come
al libro “eternamente giovane,
come un torrente di montagna
che rotola da migliaia di anni.
Non soltanto essa è più giovane d’ogni altro libro, ma più
recente, in testa a tutto ciò che
si possa mai scrivere. L’uomo
che scriverà tra mille anni è già
in ritardo nei suoi confronti”
(Julien Green).
Pensavo alla Bibbia come
al “Discorso su Dio”, alla
Teologia, da cui non si può
prescindere, e di conseguenza
al rapporto primordiale tra
letteratura e teologia, come al
primo anello da cui partire per
continuare a intrecciare una
corona di parole tanto lunga
quanto preziosa, secondo
quanto già Giovanni Boccaccio
scriveva, tra l’altro, nella sua
Vita di Dante in merito a questa
tematica: “dico che la teologia
e la poesia quasi una cosa si
possono dire, dove uno medesimo sia il suggetto; anzi dico
di più: che la teologia niuna
altra cosa è che una poesia di
Dio. E che altra cosa è poetica fizione nella Scrittura dire
Cristo essere ora leone e ora
agnello e ora vermine, e quando drago e quando pietra, e in
altre maniere molte, le quali
volere tutte raccontare sarebbe
lunghissimo?”.
Pensavo alla Bibbia come a
“una raccolta di opere diverse
per intonazione, tecnica, tenuta espressiva… dalla storiografia alla narrativa e magari
all’epica, dalla lirica sacra a
quella patriottica o d’amore,
dal poema sapienziale alla
lamentazione… un mare di
forme attraverso le quali per
oltre mille anni un popolo si
esprime, si cerca, si riflette, si
confessa.” (Mario Pomilio).
Pensavo alla Bibbia, Parola
di Dio e parola dell’uomo.
Vincenzo Arnone
3
fondato, don Michele ci comunica l’intuizione profonda
che nella pienezza dell’incarnazione vive la ricchezza della
trasfigurazione, che Chiesa e
mondo non sono realtà dualisticamente contrapposte
perché tutta l’umanità vive
nello Spirito un cammino
ascensionale verso la pienezza
del Regno. La Chiesa è per lui
«il mondo trasfigurato nella
bellezza» secondo la splendida definizione del pensatore
russo Berdiaev, da don Michele molto amato fino agli ultimi
anni della sua vita.
«Tutte le grandi realtà
religiose lentamente e faticosamente emerse nel concilio e
salutate con gioia e sorpresa
dal mondo cristiano le avevamo già incontrate nell’esperienza di Mazzolari» (p. 58),
scrive don Michele. A partire
da Mazzolari egli prosegue
quel cammino di ricerca cristiana e di «cattolicità sostanziale, come apertura rispettosa
e cordiale a ogni uomo e a tutto l’umano» (p. 59) respirata
nella canonica di Bozzolo.
Un percorso che appare di
intatta spirituale vitalità nella
non facile contingenza del cattolicesimo contemporaneo.
Poeti
Contemporanei
GETTA LA GUERRA
Getta la guerra nel pozzo
e fai che nessuna mano
la possa ritirare su
con la corda della violenza
e il secchio dell’odio.
Gettala nel buio più profondo.
Inutili le promesse di pace
dietro al velo del presente.
Senza più voce
le urla disperate
delle vittime innocenti
della grande sete di potere.
Distruzione
e lacrime di sangue.
Sulla terra bruciata
non volano più le farfalle.
Le madri stringono al petto i loro figli
chiedendosi perché?
Getta la guerra nel pozzo
Sul cuore stanco della terra
risplenderà l’arcobaleno
e cresceranno fiori sulla luna.
Lalla Calderoni
4 attualità ecclesiale
“R
endere più
sistematica la Lectio Divina”; “viverla personalmente e aiutare le comunità a viverla”; “condividere un’esperienza di
Lectio vissuta nella diocesi di Valparaíso (Cile),
dal titolo: Incontri con
la Parola”. Queste le “tre
finalità” dell’”esposizione
esplicativa della Lectio
Divina” presentata da
mons. Santiago Jaime
Silva Retamales, vescovo
titolare di Bela e ausiliare di Valparaíso (Cile),
durante la quindicesima
congregazione generale
del Sinodo dei vescovi
(Vaticano, 5-26 ottobre).
Proponiamo una sintesi
della presentazione di
monsignor Silva Retamales.
DUE ASPETTI
Nella Lectio Divina,
ha affermato il vescovo
cileno, occorre “considerare” due aspetti. Il primo
riguarda la “spiritualità”
che va “intesa come dinamismo di santità”. A
tal riguardo, mons. Silva
Retamales ha evidenziato
tre punti. Innanzitutto,
“Dio va incontro all’umanità e la invita a vivere in
comunione con Lui. La
rivelazione, compresa
in categorie di dialogo e
di incontro, chiede una
lettura della Parola come
luogo di comunione”.
Perciò, “la Scrittura e la
Lectio esigono un approccio teologico e personale”.
In secondo luogo, “Dio si
offre pienamente attraverso suo figlio. L’incontro
con Gesù ci «porta a noi
stessi», personalità, storia,
motivazioni, intenzioni, e
ci ricrea”. Per questo, “la
Scrittura esige un approccio cristologico e antropologico”. Infine, “la gioia
dell’incontro personale e
comunitario, sperimentata nella comunione con
il Signore, ci conduce
all’azione, in particolare
all’azione missionaria e
di testimonianza”. Da qui
l’”approccio ecclesiologico e missionario”.
Il secondo aspetto da
“considerare” riguarda
“l’identità e la funzione
della Scrittura nella vita
della Chiesa”. La Costituzione dogmatica Dei
Verbum (Concilio Vaticano II), ha ricordato il
vescovo, “mostra che la
Sacra Scrittura è Parola
di Dio scritta, che occorre
interpretare (dimensione
sapienziale); è ispirata
dalla Spirito Santo, è Parola attuale ed efficace,
che occorre realizzare; è
affidata alla Chiesa per la
salvezza di tutti: è Parola
che interpella e che occorre proclamare (dimensione missionaria)”. In che
n. 38
SINODO
DEI
Vita
La
26 ottobre 2008
La Lectio Divina:
come renderla più
viva ed attuale.
Un’esperienza
sud-americana
V E S C OV I
I passi della Parola
modo, dunque, “nutrirsi
di tutta la ricchezza della
Scrittura per seguire il
Signore e crescere nel cammino di santità?”.
UN TENTATIVO
DI ACCOSTAMENTO
Un tentativo viene dalla Lectio che è, ha spiegato
mons. Silva Retamales,
“l’esercizio di lettura orante della Scrittura, individuale o comunitaria, per
conoscere - come diceva
San Gregorio Magno - il
cuore di Dio attraverso le
parole di Dio”.
Ecco, allora, il percorso
della Lectio Divina secondo quanto la Dei Verbum
dice della Scrittura. Questa è, innanzitutto, Parola di Dio scritta. “Nella
lettura (risignificare) - ha
affermato il vescovo - ci
si chieda: «Cosa dice il
testo biblico?». Occorre
comprendere la Parola per
scoprire ciò che Dio ci insegna attraverso l’autore
ispirato”.
Nella Costituzione
dogmatica si legge, poi,
che “la Scrittura è ispirata dallo Spirito Santo”.
“Nella meditazione (personalizzare) - ha suggerito
mons. Silva Retamales - ci
si chieda: «Cosa ci dice il
Signore attraverso la sua
Parola?». Occorre attuare
la Parola per interpellare
la vita, conoscerne il senso, migliorare la nostra
missione e rafforzare la
speranza. Nella preghiera (personalizzare), ci si
chieda: «Cosa diciamo
al Signore, motivati dalla sua Parola?». Occorre
pregare la Parola per dialogare con Dio e celebrare
la nostra fede in famiglia
o in comunità”.
La Dei Verbum ricorda
anche che “la Scrittura è
consegnata alla Chiesa per
la salvezza”. “Nella contemplazione-attuazione
(annunciare) - ha spiegato
Silva Retamales - ci si chieda: «Quale conversione ci
chiede la contemplazione
del Signore?». Occorre
contemplare la Parola per
vivere secondo i criteri del
Padre (conversione)”.
FORMA PRATICA
Monsignor Santiago
Jaime Silva Retamales
ha anche illustrato una
“forma pratica” di Lectio
Divina. Prima di iniziare,
ha detto, occorre “preparare l’ambiente esterno
(ambone, Bibbia...) e spirituale (“sedersi”, “cuore
limpido”...)”, “invocare il
dono dello Spirito Santo”
e “cercare il passo biblico”. Si procede, poi, con
la lettura: è necessario
“proclamare il testo, dando importanza anche al
silenzio. Leggere il passo
personalmente per segnarlo con un punto interrogativo, quando non lo si
comprende, o sottolinearlo, quando lo si considera
come messaggio centrale
della lettura. In gruppo,
scoprire il messaggio centrale seguendo i segni.
Continuare a leggere il
passo, segnandolo con
un punto esclamativo, per
la meditazione, quando
il passo interpella intenzioni e azioni; con un
asterisco, per la preghiera,
quando il passo aiuta a
pregare”. Alla lettura seguono la meditazione, la
preghiera e la contemplazione: la prima “seguendo il punto esclamativo.
Domande del messaggio
che interpellano la vita”;
la seconda “seguendo
gli asterischi e il vissuto
nell’incontro”; per la terza ci si può aiutare con
“la musica, le immagini,
il luogo...”. Infine, “l’attuazione: al margine del
testo scrivere una parola
che indica il cammino da
seguire. Si termina con la
condivisione finale”.
BIBBIA: UN FIUME IN PIENA
P
La lettura “giorno e notte”
oteva sembrare un’iniziativa stravagante per persone
che non hanno nulla da fare ed
invece ci sono state famiglie
che hanno aperto il televisore
sul canale rai educational e
l’hanno lasciato acceso per
tutto il tempo che qualcuno è
rimasto in piedi fino a tarda
notte, tuffandosi nell’ascolto
ogni momento che era possibile
senza interrompere il lavoro e
le faccende domestiche. Una
conseguenza interessante di ciò
è la messa sotto silenzio di altri
programmi, anche dei notiziari
pur riportando proprio in quella settimana la grave crisi finanziaria. A molti è sembrato che
non si potesse mettere il bavaglio alla Parola di Dio, come se
fosse uno sbattere la porta a chi
da un leggio posto al centro di
una basilica la propone proprio
a te che gli stati davanti. Nella
casa era entrata una presenza,
una voce, una persona per lo
più ignota o, se nota, spoglia
in quei pochi minuti della sua
particolare identità. Un peso
aggiunto alla lettura l’ha dato
la gente presente nella chiesa,
semplice, senza fare assemblea,
come di passanti e pellegrini
Roberto Benigni legge la Bibbia
che andavano ad un incontro
solo per ascoltare, per esserci
e sentirsi coinvolti con quanto
era scritto e detto in un passo
o nell’altro di quei 73 libri che
formano la Bibbia. Così anche
gli spettatori a casa, disposti ad
ascoltare tutto, anche qualche
brano che non si vorrebbe sentire, come la legge dello sterminio, dall’”In principio” ad una
qualsiasi fase della vicenda di
un popolo che cammina incontro al suo Signore e lo interpella
senza sosta fino alla fine, quando gli dice: “finalmente, Vieni”!
Giorno e notte parole,
come un fiume in piena, sono
scorse portando acque talvolta limpide e talaltra agitate e
minacciose provocando intima
commozione. Più di un lettore
ha trasmesso oltre alle parole
obbligate anche il proprio sentimento, uno di loro ha pianto in
diretta, un altro, il metropolita
greco ortodosso Gennadios, ha
cantato il prologo del vangelo
secondo Giovanni nella sua
lingua: “en archè en o logos”, in
principio era il Verbo. C’è stato
anche lo scherzo gioioso di un
bambino che ha strappato un
sorriso carpendo il cappuccio
del microfono, mentre sua madre che lo teneva stretto in braccio, leggeva. C’è stato spazio
per tutti e ognuno ha potuto,
volendo, ascoltare un parola
che lo riguarda.
Qualche puntiglioso spettatore ha ritenuto che l’uno o
l’altro lettore non era degno di
proclamare la parola di Dio.
E’ questo forse il giudizio di
chi guarda e non ascolta e non
sente la voce che lo sovrasta
per il messaggio che porta. La
Bibbia non è il libro di una setta
esoterica, né un testo magico riservato a sacerdoti deputati ad
un suo uso magico. E’ il libro di
tutti e per tutti. Per un po’ siamo usciti dall’asfissia della monotona ferialità comunicativa
ed abbiamo respirato aria viva
e profumata.
I sei giorni della Bibbia non
saranno come i giorni della
creazione che hanno visto
nascere il cielo e la terra, ma
potranno essere sei giorni in cui
alcuni semi di speranza sono
stati gettati per un sabato di
festa. Il seme seminato giorno e
notte cresce anche se il contadino dorme.
Elio Bromuri
Vita
La
26 ottobre 2008
S INODO
attualità ecclesiale
n. 38
DEI
V ESCOVI
Un gesto di sinodalità
L’intervento del Patriarca
Bartolomeo I
La Parola e le parole
XXX domenica tempo
ordinario - anno A
Es 22,20-26; Sal 17; 1Tess 1,5c-10; Mt 22,34-40
“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente... il secondo poi è simile al
primo Amerai il prossimo tuo come te stesso”
di Elio Bromuri
N
on è la prima volta
che Bartolomeo I, Patriarca di
Costantinopoli, si reca a Roma e
incontra Benedetto XVI. Le sue
presenze in Vaticano segnano
le ottime relazioni esistenti tra
Roma e il Fanar e spingono verso
una sempre più stretta collaborazione con Mosca e con tutte le
più importanti sedi patriarcali e
autocefale ortodosse. È in atto un
movimento complesso e promettente di scambi tra mondo cattolico romano e mondo ortodosso in
generale, sia ai vertici delle Chiese
sia in periferia.
È la prima volta, però, che si
svolge un incontro del genere tra
il Papa e il Patriarca Bartolomeo I
nella Cappella Sistina in presenza
dei padri sinodali della Chiesa
cattolica provenienti dal mondo
intero che stanno affrontando il
grande tema della Parola di Dio
nella vita e nella missione della
Chiesa. L’avvenimento è apparso
interessante e suggestivo. Volendo dare spazio alla fantasia si
potrebbe immaginare un futuro,
che nessuno può misurare quanto
lontano, in cui si svolga una presenza ortodossa per l’elezione del
successore di Pietro, primate della
Chiesa universale pienamente
riconciliata.
Senza eccedere con la fantasia,
la presenza di Bartolomeo I al Sinodo dei vescovi cattolici, ai quali
ha rivolto un discorso di alto contenuto teologico, è certamente più
di un fatto occasionale. Benedetto
XVI che ha programmato di esercitare durante il suo pontificato
un’azione ecumenica non di sole
parole e buoni sentimenti, ma di
gesti concreti, invitando il Patriarca, ha voluto mostrare, anche icasticamente, come in un’icona da
contemplare, che il primato non
è in contrasto con la collegialità
sinodale e la collegialità, espressa
nella forma sinodale, non è in
contrasto con il primato. Questo è
anche il contenuto del documento
di Ravenna approvato dalla Commissione mista cattolico-ortodossa l’anno scorso e sulla base del
quale continueranno i lavori per
studiare insieme l’esercizio del
primato nel primo millennio della
Chiesa indivisa.
Bartolomeo ha affermato esplicitamente l’importanza di sciogliere questo nodo storico quando
ha ringraziato il Papa dell’invito:
“È un gesto pieno di significato
e di importanza, osiamo dire,
un gesto storico in sé. Infatti è la
prima volta nella storia”. Ed ha
aggiunto: “È ben noto che la Chiesa ortodossa attribuisce al sistema
sinodale un’importanza ecclesiologica fondamentale. Assieme al
primato, la sinodalità costituisce
5
la struttura portante del governo e
dell’organizzazione della Chiesa”
ed ha fatto riferimento al documento di Ravenna sopra citato.
Ciò che è avvenuto nella Cappella
Sistina, dunque, secondo Bartolomeo I, aumenta “le speranze che
giunga il giorno in cui le nostre
due Chiese convergeranno pienamente sul ruolo del primato e della
sinodalità nella Chiesa”.
Il discorso del Patriarca si va ad
incastrare direttamente con l’appello rivolto da Giovanni Paolo
II con l’enciclica “Ut unum sint”,
nel 1995, quando ha chiesto di
essere aiutato a rinnovare il modo
di esercitare il ministero petrino
perché possa essere strumento di
unità per tutti i cristiani.
Al significato ecumenico del
fatto in sé, il discorso del Patriarca
ha aggiunto accenti di novità sul
tema della Parola di Dio trattato
dal Sinodo, in perfetta sintonia con
gli interventi dei padri sinodali.
Le citazioni dei Padri hanno mostrato la comune origine teologica
e la comune appartenenza ad una
stessa sorgente di ispirazione e di
metodo di interpretazione delle
Scritture. Il Papa ha detto a commento: “I vostri Padri sono anche
i nostri Padri e i nostri Padri sono
anche i vostri Padri”.
Ancor più e prima dei Padri è
dono condiviso la Parola di Dio,
che chiama tutti i discepoli di Cristo all’unione e attende di essere
annunciata insieme, a tutti gli
uomini cui è destinata per la loro
salvezza. I cristiani uniti, ha detto
il Patriarca, devono essere oggi
“segno distintivo” nello spazio
globale per il loro “diverso modo
di vivere” che deriva loro dall’essere risorti in Cristo. Un duplice
impegno concreto ha proposto il
Patriarca: “una prospettiva unica” e una comune azione a favore
dei poveri, della pace nel mondo,
contro il fondamentalismo e il
razzismo e uno sguardo nuovo nel
contemplare l’universo. “Il mondo
intero – ha affermato Bartolomeo
con frase insolita e audace – è un
prologo al Vangelo di Giovanni”,
volendo richiamare alle “proporzioni cosmiche dell’Incarnazione
divina”. Ha lamentato, che “ci
siamo comportati con arroganza
e indifferenza verso il creato...
Abbiamo rifiutato di contemplare
la Parola di Dio negli oceani del
nostro pianeta, negli alberi del
nostro continente e negli animali
della nostra terra”. Con un colpo
d’ala Bartolomeo ha invitato i vescovi del Sinodo a contemplare la
Parola nella bellezza delle icone
e nell’icona primaria e originaria
che è l’opera uscita dalle mani del
creatore, che “Dio vide ed era cosa
buona e bella”.
In ultimo, il Patriarca ha invitato a contemplarla “nella vita dei
santi come esperienza tangibile ed
espressione umana della Parola
di Dio nella nostra comunità”. Ad
essa cattolici ed ortodossi sono
chiamati indistintamente dallo Spirito di Verità che “verrà incontro
alla nostra debolezza”.
Nella storia della Cappella
Sistina questo gesto concreto di avvicinamento tra le due più antiche
sedi patriarcali sarà segnato come
un dono dello Spirito Consolatore
e come segno di un cammino che
non si può arrestare..
Ancora Gesù è interrogato non per ascoltarlo ma per
metterlo alla prova. Questa volta si tratta di uno scriba.
La domanda verte sul ‘grande comandamento’. E’ una
sfida perché Gesù prenda posizione a favore o contro
nel dibattito tra le scuole religiose del tempo. Gesù non
si sottrae, ma anziché parlare di un comandamento
ne indica due; amare Dio con tutto il cuore è il primo,
ma ce n’è un secondo ‘simile al primo’. La sua parola
riporta la questione dai dibattiti di scuola al coinvolgimento della vita. E forse si può anche intravedere tra le
righe come egli indichi anche un terzo comandamento,
perché per amare il prossimo è necessario passare
attraverso una giusta comprensione di cosa significhi
‘amare se stessi’: “amerai il prossimo come te stesso”.
C’è un ‘come’ che invita ad un percorso di ricerca e di
esperienza che investe la propria persona, scoperta
nelle radici della vita come relazione, senza cadere nella
mentalità che divide la realtà di Dio e quella dell’uomo.
Al primo posto sta il rivolgersi a Dio con una attitudine
particolare: c’è una totalità di coinvolgimento che è
richiesta: ‘con tutto il tuo cuore’ - il centro delle scelte
e degli orientamenti della vita - ‘con tutta l’anima e
con tutta la mente’ - ossia con tutti gli aspetti e tutte le
espressioni di vita di una persona. L’esperienza della
fede è un incontro che non investe solo alcune dimensioni o alcune attività settoriali dell’esistenza umana.
I confini sono allargati: la vita in tutti suoi momenti e
nei suoi aspetti più quotidiani e ordinari è il luogo in
cui s’incontra Dio, gli altri, in cui si matura il proprio
divenire persone. Amare Dio richiede un darsi nella
completezza. E forse questa totalità è sempre in cammino, non è mai raggiunta e raggiungibile con le forze
umane. Ma si apre anche un’altra domanda: quale Dio
è da amare con tutto il cuore? Gesù porta a considerare
che Dio da amare è il Padre che ha cura e compassione
delle persone nella loro individualità e concretezza.
Amare Dio non può mai essere contrapposto alla cura e
all’attenzione concreta e situata per qualcuno, con il suo
volto, con la sua storia. Sta qui la radice della grande
intuizione che la lotta per un vita umana delle persone,
per un mondo più giusto, per il riconoscimento dei
diritti fondamentali di ognuno, fa parte essenziale e
integrante dell’annuncio della bella notizia di un Dio
Padre che dona la sua vita e si è fatto vicino nei gesti
e nelle parole di Gesù. Il volto di Dio che Gesù invita
ad incontrare e a cui aprirsi è il Dio che dona la vita e
sogna la vita in abbondanza per tutti.
“Così dice il Signore: non molesterai il forestiero né lo opprimerai
perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano...”
Nel Primo Testamento il volto dello straniero è uno
tra i riferimenti centrali per esprimere la fede nel Dio
dell’esodo che ha scelto Israele quando era straniero e
oppresso, senza diritti in una terra di schiavitù.
“voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello
Spirito santo, così da diventare modello per tutti i credenti della
Macedonia e dell’Acaia”
Sono le parole con cui Paolo si rivolge alla comunità di
Tessalonica, lodando la fede, l’amore e la speranza di
questo piccolo nucleo di credenti che si trovava presso la casa di Lidia, una donna accogliente. I cristiani
di Tessalonica, piccolo gruppo che pure Paolo indica
come la ‘chiesa di Dio’, seguono l’esempio di Paolo e
di Gesù Cristo non nella gratificazione o in un’affermazione sociale. Paolo li loda perché sono fedeli al
vangelo e vivono nell’attitudine di chi attua una linea
di servizio in rapporto a Dio e attende dai cieli il suo
Figlio. Servizio e attesa, vissuti con impegno e operosità nel presente, sono i caratteri di una comunità che
si concentra sull’esenziale e cerca prima di ogni altra
cosa di rendere testimonianza al Signore.
Alessandro Cortesi op
6 spazio aperto
“In questi tempi di
discussioni e di progetti
nuovi, arrivano al nostro
tavolo molti interventi
da parte dei nostri
lettori.
Li pubblichiamo per
semplice spirito di
ospitalità e per dare
spazio alla libera
discussione,
naturalmente non
facendo nostre le varie
proposte in essi contenute”
(Dir.)
L’economia
della truffa
P
rendo a prestito il
titolo da un libretto pubblicato
nel 2004 da John K. Galbraith
, economista scomparso purtroppo dopo poco tempo e
marcando per quasi un secolo
il pensiero economico e politico
americano e non solo.
Nel saggio l’autore metteva
a nudo le derive di una prassi
operativa che permetteva ai
manager che assumevano il
controllo di una azienda, di
poter disporre dei capitali e del
lavoro dell’impresa a proprio
piacimento e senza un effettivo
controllo sull’operato da parte
degli azionisti, veri titolari
dell’impresa, ridotti nella maggior parte dei casi a constatare
o meno il raggiungimento di
obiettivi di bilancio a breve
termine.
I consigli di amministrazione, in genere rappresentativi
solo della maggioranza relativa del capitale, nominavano
manager con l’unico scopo di
rafforzare la propria posizione
all’interno del capitale sociale,
rendendo ininfluente la parte
rimanente degli azionisti costretta a subire spesso decisioni
che depauperavano la propria
partecipazione azionaria, e rendevano inutile ogni strumento
di partecipazione attiva al controllo della società.
Questi manager quindi,
proprio per il particolare mandato loro affidato, si sentivano
ed erano autorizzati a riservare
per sé trattamenti di favore
oltre ogni limite, vista la complicità con la maggioranza che
li aveva nominati che in breve
diveniva assoggettata alle decisioni dei manager stessi.
In poche parole: manager
nominati da una esigua maggioranza di azionisti, a tutela
dei propri interessi particolari e
non di quelli dell’intera azienda, si sono sentiti autorizzati a
perseguire fini che spesso non
erano a favore di tutta l’azienda ma personali e a breve termine.
Le notizie di questi giorni,
con il crollo di grossi istituti
n. 38
Vita
La
26 ottobre 2008
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
bancari americani che hanno
trascinato al ribasso non solo
quelli europei ma tutto il sistema economico mondiale, sono
l’inevitabile conseguenza di
questo stato di cose.
Il sistema capitalistico
occidentale, con le sue regole
che presuppongono un bilanciamento dei poteri all’interno
delle strutture di amministrazione e controllo dei capitali,
si è mantenuto sino ai nostri
giorni basandosi proprio sul
concetto che i titolari della proprietà (in genere gli azionisti)
tendevano al profitto e quindi
allo sviluppo dell’azienda. Si è
sempre giocato su un margine
di rischio che di volta in volta
veniva valutato adeguato a
preservare comunque la stabilità dell’impresa. Quando la
decisione è stata delegata a manager che traevano il loro profitto dal raggiungimento di un
budget ed erano spesso estranei al capitale dell’azienda, è
stato inevitabile che il grado di
rischio si sia spostato molto in
avanti, con l’esposizione dell’impresa al tracollo.
Galbraith metteva in allarme proprio per il consenso
morale con cui questo modo
di procedere era visto negli
ambienti economici americani
con un termine da lui definito
“truffa innocente”, in quanto, anche se tutti avevano
coscienza della distorsione e
dell’anomalia di questo modo
di operare, la cosa veniva eticamente ammessa e sottaciuta
considerando che fosse propedeutica allo sviluppo della
stessa impresa.
Oggi raccogliamo i cocci
di questa situazione che purtroppo si riverserà anche sulle
nostre tasche perché le banche
esposte a questi dissesti si
vedranno costrette a rivedere
la propria esposizione sul mercato e cominceranno a tagliare
i fondi proprio alle imprese in
difficoltà ed alle famiglie che
non offrono garanzie.
L’intervento dei governi
centrali che hanno garantito i
depositi e i rapporti interbancari (gli affidamenti delle banche
verso altre banche) forse servirà a salvare il sistema, anche se
a caro prezzo, con la consapevolezza che non solo non favorirà lo sviluppo economico ma
in qualche modo giustificherà
il comportamento di coloro che
a questa situazione ci hanno
portato. Il governo americano,
nel tentativo di applicare la
regola liberista che chi sbaglia
paga, ha lasciato alla deriva la
Lehman Brothers che con il suo
tracollo ha dato il via a questa
situazione. Subito dopo, comprendendo che di questo passo
l’intero sistema capitalistico
sarebbe imploso, ha effettuato
una virata senza precedenti varando interventi da parte dello
Stato che l’amministrazione
repubblicana si era sinora rifiu-
tata di applicare in altri settori
come quello dell’istruzione o
della sanità.
Ancora una volta la regola
della “libera impresa nel libero
mercato” ha dato i suoi frutti
finché si è intesa come “libera
volpe in libero pollaio” ed alla
prima occasione ha messo a
nudo tutte le proprie contraddizioni.
Marco Brizzi
Contro
i tumori
L
a parrocchia di Vicofaro ha organizzato la Festa
della Madonna nella settimana
dal 22 al 28 settembre durante
la quale, oltre a momenti di
preghiera colletiva, si sono
avuti incontri ricreativi, culturali, educativi.
Giovedì 25 settembre è
stato indetto un incontro sull’Educazione alla prevenzione
oncologica.
Dopo una breve introduzione del parroco, don Massimo
Biancalani, e una presentazione
dell’oratore da parte del dottor
Mario Livi che si è soffernato
nell’illustrare un curriculum
del relatore, il dottor Giancarlo
Piperno, vice presidente della
sezione pistoiese della Lega
italiana per la lotta contro i
tumori, ha illustrato l’attività
dello studio medico operante
sul territorio, al n. 39 di viale
Adua, dall’ottobre 2005, ed
ove, a richiesta spontanea, si
può usufruire dei seguenti
servizi: chirurgia vascolare,
senologia, prevenzione tiroidea, prevenzione orale, otorinolaringoiatria, dermatologia
per nei sospetti, prevenzione
ano-rettale, prevenzione prostatica, prevenzione testicolare,
consulenza chirurgica, agopuntura per dolore oncologico e/o
effetti collaterali da chemioterapia, supporto psicologico.
Per accedere alle prestazioni
suddette non occorre iter burocratico-amministrativo né è
richiesto il pagamento di ticket
perché la nostra associazione
vive di offerte spontanee e reinveste tali offerte nella salute dei
cittadini.
Il dottor Piperno ha illustrato le possibili cause dell’insorgenza di alcuni tumori ed ha
indicato alcuni stili di vita che
potrebbero essere utili alla prevenzione che aiuta a vincere il
tumore e fa vivere senza timori.
Ha inoltre rivolto un accorato appello a liberarsi dalla
schiavitù del fumo, concausa
dell’insorgere del tumore
polmonare; a tale scopo ha
ricordato che la sezione della
Lilt organizza corsi gratuiti per
la disassuefazione dal fumo
che possono rivelarsi un valido
aiuto per coloro che desiderino
smettere di fumare ma, da soli,
non ce la fanno.
Crisi
finanziaria
C
aro Direttore,
Perché è incominciata e
quando finirà la crisi finanziaria internazionale? Gli
interrogativi comprendono il
crollo delle borse nel mondo, la
sfiducia tra le banche, l’altalena
diversa dei tassi e del costo del
denaro, i prossimi effetti sull’economia reale, la protezione
del risparmio ed altro.
… andavano quasi tutti, e
andando… contavano dollari,
euro, monete del mondo e
derivati di finanza e finanza
creativa.
Tutti in un pianeta ferito
da sviluppo insostenibile, tra
povertà vecchie e nuove, dove
orsi e pinguini sono fotografati
sui giornali tra ghiacciai polari
disintegrati.
Una “bolla di Mammona”,
una crisi della ricchezza terrena
esaltata e quasi divinizzata,
una crisi nuova di strumenti
finanziari/novità nei quasi
telematici che possono nascondere avidità e corruzione, si
poteva “leggere” in una serie
di “financial thriller” pubblicati
in più lingue quasi dieci anni
orsono.
Da “Il labirinto di specchi”,
“Nido di vipere”, “Fondo avvoltoio” ed altri l’ambiente è
quello dei palazzi di vetro della
finanza, del personaggio “candidato ideale per il Bordway
Ventures, un fondo speculativo
che investe sul crack immobiliare di Manhattan”.
Dicevamo di una “bolla
Mammona” del terzo millennio
che, in “Zero coupon”, thriller
di alta finanza, scoppia davvero per l’intensa creatività di
William F. Saxon, reduce da tre
anni di carcere per speculazioni
illecite. Seppure il thriller di
alta finanza non ci faccia mancare la musa ispiratrice Denise,
affascinante ereditiera di San
Francisco, l’esperto Saxon per il
suo piano ambizioso e perfetto
esclude di anticipare spese per
una sede a Wall Street: “In un
ranch lontano da occhi indiscreti, tra supercomputer e ingegneri finanziari, Willie Saxon
organizza la sua fantascientifica base operativa: gioca sulle
Borse merci di tutto il mondo,
compera e vende allo scoperto
titoli comunali a zero coupon,
titoli spazzatura, persino titoli
inesistenti, prima di tuffarsi
nel mondo da capogiro degli
strumenti derivati più sofisticati e rischiosi, dai futures alle
option, dagli swap agli inverse
floater. La sua spregiudicatezza
lo porta a invischiarsi in operazioni più che illegali e al limite
della bancarotta, tanto più da
quando un vecchio socio si fa
vivo per ricattarlo…”.
Insomma un ambiente nuo-
vo di romanzi finanziari che,
nella realtà odierna, può evocare l’idea di una… “energia
rinnovabile”: infinita, mefitica!
Il gonfiore avido –tra informatica, telecomunicazioni
e media- di una “bolla toxic
asset” che può impedire o
ritardare –come scrive Ferruccio De Bortoli- “la capacità e
la lungimiranza di riscoprire
la centralità dell’impresa e la
civiltà del lavoro, liberandoci
dall’illusione, fortemente diseducativa, che il denaro produca
da solo altro denaro”.
B.P. Barni
Parlare
per non
sparlare
G
entile direzione,
anche in politica, ogni
tanto, per qualche ragione più
o meno giustificata, si torna
a rispolverare come fosse un
oggetto collocato in soffitta,
il termine “razzismo”. Questa accusa anche se non si sa
bene a chi è diretta, finisce per
investire i sentimenti del popolo italiano. Anche la Chiesa
com’è naturale, non rimane
insensibile e rinnova i suoi appelli a quella grande parte dei
cattolici tornando a chiedere
tolleranza, fratellanza, accoglienza.
Insistiamo ancora una
volta col dire che il popolo italiano in massa non è razzista;
e non lo è con gli immigrati,
che lasciano il loro paese per
fame o tirannia. A loro chiede
in cambio rispetto delle leggi
e regole alle quali esso stesso
si attiene. Mi sembra una richiesta giusta e democratica
e regolata da tutti gli altri
paesi ospitanti. Se purtroppo
avvengono casi d’intolleranza
isolata, questi vanno perseguiti a termine di legge. Non si
può far d’ogni erba un fascio,
addossando alla popolazione
gli oneri e i disagi.
Io penso che sia, oltre che
sbagliato, pericoloso urlarlo nelle piazze, perché può
offendere la sensibilità di
molti, inducendoli proprio
a imboccare quella strada. I
politici dovrebbero rifletterci,
e molto, prima di creare un
clima ostile e di contrapposizione. Alla fine non credo che
abbiano molto da guadagnarci
pure loro. “E le bandiere sono
come le donne”, sosteneva un
vecchio amico”. Se le esponi
troppo perdono di valore”.
Termino col dire: il sentimento d’umanità è soprattutto
personale; aiutiamo i nostri
giovani a viverlo e spenderlo
nel migliore dei modi. Il mondo ha bisogno della “pace”.
Tina, pensionata
Pistoia
Sette
N.
38
26 OTTOBRE 2008
M
artedì 21 ottobre,
con la prolusione del vescovo,
si è inaugurato il nuovo anno
della scuola di formazione
teologica. Era presente un
folto numero di alunni che
ha ascoltato con attenzione le
parole dell’oratore, di cui riportiamo quasi integralmente
la seconda parte contenente
un forte richiamo per tutti
all’aggiornamento teologico.
Una particolare attenzione
secondo il vescovo va dedicata
all’ascolto e al dialogo con la
cultura contemporanea e con
la vita dell’uomo di oggi.
“Molti, anche sacerdoti,
pur riconoscendo l’utilità di
questo servizio, sono titubanti
nel proporlo ai laici, soprattutto agli operatori pastorali, già
pressati da molte richieste e da
molti servizi.
Occorre, in certi casi, saper
fare una scelta coraggiosa, che
guarda lontano; la scelta di
tirare avanti alla meglio, ansimando ma arrivando almeno
oggi a tamponare le necessità
più urgenti della pastorale
M
ercoledì 15 ottobre
scorso con un incontro molto
partecipato il Vescovo ha aperto
il cammino dei giovani per l’anno
pastorale 08/09. Un anno certamente particolare e significativo
per la pastorale giovanile: è l’anno che viene dopo una GMG ma
soprattutto è l’anno che conclude
il cammino dell’Agora dei Giovani, il triennio di priorità giovani
che i Vescovi hanno voluto donare alle Diocesi come occasione
di ripartenza e di nuovo slancio.
Il triennio dell’Agorà non sarà
stato inutile, nemmeno a Pistoia,
se lascerà in eredità qualcosa
di significativo e di duraturo:
l’attenzione privilegiata alla pastorale giovanile che è opportuno
diventi prassi consolidata in tutte
le nostre comunità parrocchiali
e associazioni o movimenti che
in esse operano; qualche appuntamento o iniziativa su cui
convergere ed indirizzare gli
sforzi; una mentalità ed uno stile
di comunione, di largo respiro, di
slancio progettuale coraggioso e
creativo nella pastorale giovanile
di tutte le realtà della Diocesi.
Tra le cose vorremmo il Triennio lasciasse in eredità c’è anche
la prassi inaugurata mercoledì
scorso, ovvero iniziare il cammino annuale con i giovani con
un incontro alla presenza del
Vescovo e di un “invitato speciale”, come lo abbiamo definito
tra di noi. Ci piace pensare al
SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
La prolusione del vescovo
su “I laici e la teologia”
parrocchiale, non è sempre
una scelta saggia. Incoraggiare
alcuni laici a partecipare alla
scuola di formazione teologica,
rendere loro possibile quest’impegno di studio, alleggerendoli temporaneamente da
altri è, pastoralmente, fare un
investimento di speranza, un
investimento a lunga scadenza
che moltiplicherà domani, in
efficacia e validità, quanto oggi
si spende in fatica.
D’altro canto, e sembrerebbe quasi in contraddizione ma
è in perfetta consequenzialità,
non sempre le nostre comunità cristiane e la nostra chiesa
pistoiese sa mettere a frutto
il dono di laici che hanno frequentato e terminato la scuola
di formazione teologica. Si
assiste talora allo sconfortante
spettacolo dei talenti, non trafficati, ma nascosti e seppelliti
dalla chiesa stessa, da questa
chiesa di Pistoia che pure ne
ha un grande bisogno. Non si
riesce a far incontrare, a creare
l’aggancio tra disponibilità e
necessità, tra risposta e domanda, con grande senso di
frustrazione da ambedue le
parti. È il sintomo di vicende,
di percorsi, di servizi che non
sono ancora abbastanza radicati nell’ambito ecclesiale, non
comunicano sufficientemente
con quel grande bacino che
è la comunità diocesana ed il
suo cammino pastorale oggi,
per cui fruttificano al di sotto
delle loro potenzialità e qualche volta il frutto maturo rimane non colto, sul ramo. Ma
soprattutto ne soffre la crescita
del laicato nella nostra chiesa.
Per questo nel programma pastorale per il prossimo
biennio ho scritto: “Una parola
forte… va detta a proposito
della presenza e del ruolo dei
laici nella nostra chiesa. Vorrei
che questo biennio pastorale
segnasse una forte ripresa della loro identità e del loro servizio. C’è una vena sottilmente
clericale che sta crescendo
da qualche anno nelle nostre
chiese e che si esprime sia
come marginalizzazione della
presenza laicale, sia come clericalizzazione della figura del
Sulla prua della nave
Incontro con Fabio Zavattare per l’inizio dell’anno
pastorale con i giovani
futuro e immaginare di poter
chiedere agli altri uffici pastorali
della nostra diocesi di ricercare
insieme la persona da contattare.
Ringrazio molto l’Ufficio per le
Comunicazioni Sociali e Mauro
Banchini che ne è il direttore
per averci aiutato a contattare
ed incontrare Fabio Zavattaro,
vaticanista del TG1, l’invitato
speciale di quest’anno.
È stato molto bello rivivere, a
distanza di tre mesi, i colori e le
immagini della GMG di Sydney
e della GMG locale che si è svolta
qui a Pistoia. A conferma della
buona collaborazione con le amministrazioni locali ringrazio per
la loro presenza gli assessori alle
politiche giovanili della Provincia
e del Comune di Pistoia. Fabio
Zavattaro ha portato il contributo arricchente di un osservatore
competente e qualificato e ci ha
fatto riflettere sull’impatto che
eventi come questi possono avere
su chi li osserva anche da fuori,
anche da lontano. “Andate in
cerca di storie da raccontare – ha
detto Zavattaro – Abbiate una
storia da raccontare.” Mi veniva
da riflettere sull’importanza di
queste parole che sono quasi una
indicazione pastorale brillante
e suggestiva. In fondo ciascuno
di noi potrebbe raccontare la
“storia” che Dio ha fatto e sta
facendo con lui attraverso e le
vicende della vita. Ed è un giorno
indimenticabile quello in cui si
scopre l’opera di Dio, l’esistenza
di questa storia, rannicchiata
tra le pieghe della vita e degli
accadimenti. Non avevo mai
riflettuto su quanto eventi come
le GMG spezzando la monotonia
dell’ordinario, possano aiutare a
scoprire questa storia.
L’incontro è stata quindi l’occasione per confrontarsi con un
punto di vista ampio e di largo
respiro. La serata di mercoledì
può suggerire in concreto diversi
spunti che possono essere recuperati nelle PG delle parrocchie
e associazioni: l’importanza
del confronto di ampio respiro,
la possibilità di collaborazioni
significative, la progettualità
fantasiosa e creativa di iniziative
importanti.
Il Vescovo nel suo intervento
ha espresso apprezzamento per
l’esperienza della GMG locale
vissuta a Pistoia. Ha detto ai ragazzi di ripartire con slancio, con
una sgassata verso il cammino
di questo anno. Un anno in cui
l’ufficio di pastorale giovanile
cercherà di dedicarsi a consolidare i legami delle realtà giovanili
tra loro e con la diocesi, attraverso la Consulta. Il Vescovo ha
chiesto ai giovani di essere attivi
laico e del suo ruolo. La strada
della figura del laico e del suo
ruolo ad una seria formazione
dei laici, perché siano in grado
di assumere il loro ruolo ed
esprimere un’incisiva presenza nella comunità cristiana. A
questo scopo guardo con attenzione, gratitudine e speranza alla scuola di formazione
teologica presente nella nostra
diocesi, per l’apporto valido
che dà ad una formazione
“alta” del laicato, sottolineando però l’impegno a creare ed
offrire a queste persone anche
uno sbocco di servizio e di
corresponsabilità nel cammino
pastorale delle parrocchie e
della diocesi” (n. 7).
Le lezioni inizieranno
regolarmente martedì 28 ottobre in seminario alle ore 20,45
per il corso triennale. L’inzio
dell’anno di approfondimento dedicato all’attualissimo
tema della partecipazione
dei laici alla vita della chiesa
inizierà invece lunedì 10 novembre.
in una Chiesa che deve costruire
occasioni di ascolto dei suoi
giovani. “Dovete essere il cavallino rosso della chiesa pistoiese,
con il vostro entusiasmo dovete
stare alla prua della barca”. Alla
prua, dove il vento soffia contro
più forte e le oscillazioni sono le
più intense e quasi pericolose;
ma anche dove l’orizzonte è più
bello, dove c’è la primizia dei
colori in tutte le loro rifrazioni,
dove appaiono per prime le cose
in lontananza che chi sta dietro
al sicuro ancora non vede, dove
c’è libertà, prospettiva, slargo
d’orizzonte,
Durante la serata è stata citata
una poesia di Trilussa, che riporto. È un buon modo per iniziare
il cammino.
Quella vecchietta cieca, che incontrai la notte che me spersi in
mezzo ar bosco, me disse: - Se la
strada nun la sai, te ciaccompagno
io, ché la conosco. Se ciai la forza
de venimme appresso, de tanto in
tanto te darò ‘na voce, fino là in
fonno, dove c’è un cipresso, fino
là in cima, dove c’è la Croce… Io
risposi: - Sarà … ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede
… -La cieca allora me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! - Era fa
Fede.Buon cammino a tutti i giovani della nostra Diocesi! Grazie
ragazzi di esserci, grazie di quello
che siete e che fate!
Edoardo Baroncelli
8 chiesa pistoiese
n. 38
Una lettera di don Baronti
Vita
La
26 ottobre 2008
Ufficio catechistico
L’impegno per l’ufficio missionario Prossimi incontri
O
ggi, 18 ottobre 2008,
82a Giornata Missionaria
mondiale, sento il bisogno
di ringraziare il vescovo per
avermi chiesto di impegnarmi
nell’Ufficio missionario della
diocesi.
Dopo un “sì” abbastanza
convinto ho iniziato a riflettere
e a chiedermi se sarei stato
capace di assolvere a questo
compito che ritengo impegnativo e importante per la nostra
Chiesa di Pistoia. Sinceramente
i dubbi mi hanno assalito e ci
sono stati momenti nei quali
ho anche pensato che forse
sarebbe stato meglio trovare
qualche scusa per dirottare su
altri l’attenzione del vescovo.
Mi rendo anche conto che,
nella Chiesa, a nessuno viene
chiesto quello che non può
dare... e allora eccomi pronto
a ricevere da suor Sandra il
testimone.
A lei chiedo un aiuto e un
sostegno: dopo tredici anni certamente può farmi da maestra!
A tutti quelli che hanno
collaborato con lei rivolgo un
sincero invito perché non mi
lascino solo. E a quanti vorranno impegnarsi con me per
l’animazione missionaria in
diocesi l’appuntamento è nella
sede dell’Ufficio missionario,
in seminario, per lunedì 10 novembre alle 21.
Piergiorgio Baronti
Montale
La preziosa opera dei catechisti
C
on don Sergio
Domeniconi ci soffermiano sull’opera di catechesi nella parrocchia di
Montale. È stata rilevata
da una recente indagine
la necessità di recuperare una fede che non c
è più. Come risposta a
questo dato don Sergio
aggiunge:”deve esserci
una fede più consapevole che impegni il credente”. In parrocchia si
promuove una catechesi
rivolta alla famiglia e ai
ragazzi.
Una catechesi rivolta
alla famiglia come luogo
primario per la trasmissione di valori come
quello della fede ai figli.
La parrocchia di Montale
fa parte del vicariato di
Bure Bassa, ha un dia-
Incontro con don Sergio Domeniconi
cono permanente, Lido
Ciappei, e vi sono 15
ministri dell’Eucarestia.
Il paese di Montale conta 6820 abitanti e nella
chiesa di san Giovanni
Evangelista vengono
accolti e seguiti per il
sacramento della comunione e della cresima 250
ragazzi, con 35 catechisti
presenti impegnati per la
loro preparazione. Don
Sergio per loro programma ogni quindici giorni
un incontro per la lectio
divina e l’Eucarestia.
Questi momenti servono
a fare una verifica del
lavoro di catechesi svolto
e ad affrontare le problematiche dei casi psico-
logicamente particolari.
Vengono organizzati incontri con i ragazzi della
cresima, essendo questi
nel periodo dell’adolescenza, esortandoli alla
partecipazione all’Eucaristia preceduta dalla
confessione.
“È importante -afferma don Sergio- il dialogo
con i ragazzi; il catechismo per loro deve essere
un appuntamento gioioso, dove coniugare catechesi alla partecipazione
eucaristica; è importante
la coerenza al messaggio
evangelico”.
Per la catechesi familiare la parrocchia organizza incontri frequenti
Il Patronato Acli
“Dalla parte della gente”
È
stato promosso dalla
sede provinciale Acli un incontro con il vescovo il 30 ottobre
alle ore 21 al circolo di Masiano
su tematiche sociali.
Il patronato Acli dal 1945
è al servizio dei lavoratori per
fornire gratuitamente e con competenza una concreta assistenza
in campo previdenziale, infortunistico ed assistenziale.
Le Acli sono presenti in ogni
provincia con uffici zonali e di
segretariato sociale sul territorio,
nei comuni, nelle parrocchie
e nei luoghi di lavoro; inoltre
il patronato Acli è presente in
Argentina, Australia, Belgio,
Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Filippine, Francia, Germania,
Gran Bretagna, Lussemburgo,
Olanda, Sud Africa, Svizzera,
Uruguay, Usa, Venezuela.
L’assistenza del patronato
Acli è gratuita; attraverso una
rete di personale specializzato,
consulenti medici, consulenti
legali, può fornire assistenza per
lo svolgimento di ogni tipo di
pratica. Gli “addetti sociali” operano tra la gente e testimoniano
una esperienza di volontariato al
servizio delle fasce più emarginate della nostra società.
Nell’ambito previdenziale
è in grado di offrire assistenza
per pensioni di vecchiaia, invalidità, superstiti, pensioni ed
assegni sociali, maggiorazioni
e supplementi di pensione, infortuni e malattie professionali,
assegni familiari, domande di
disoccupazione, provvidenze
a favore di mutilati, invalidicivili, ciechi civili e sordomuti,
pensioni di guerra e previdenza
S
i è concluso a
Pistoia mercoledì 15 ottobre,
il consueto convegno dell’Apostolato della preghiera
della Regione Toscana.
Presenti circa 250 persone,
provenienti da varie diocesi
toscane. Un bell’incontro,
trascorso in amicizia, preghiera e comunione. Ringraziamo il direttore diocesano
don Carlo Bonaiuti e la presidente signora Annamaria
Innocenti, per l’impegno
profuso per la realizzazione
della giornata. Un ringraziamento speciale a tutti
gli intervenuti al convegno
e particolarmente a monsignor Mansueto Bianchi,
vescovo di Pistoia, che ha
concelebrato la S. Messa
complementare.
Il Patronato Acli è in dialogo aperto e disponibile con
associazioni, gruppi, movimenti,
enti, con i quali stipula anche
convenzioni particolari per un
servizio più puntuale ed efficace. Nelle parrocchie il servizio
del patronato Acli può essere
uno “strumento” di sostegno
all’azione delle commissioni ca-
nei quali si ribadisce il
ruolo dei genitori nell’educazione; i genitori
diventano anche collaboratori dei catechisti. Per
la preparazione al battesimo vengono organizzati degli incontri per far
loro prendere coscienza
dell’evento, ribadendo
l’importanza di partecipare alla celebrazione
dell’eucaristia. Nella
parrocchia di Montale
vengono preparati programmi per la pastorale
giovanile come il dopo
cresima e ritiri per i ragazzi della comunione:
si tratta di giornate con
attività formative con
la presenza di catechisti
più esperti.
Daniela Raspollini
Con oltre 50 anni
di esperienza
per i servizi sociali
dei lavoratori
e dei cittadini
rità, agli interventi delle Caritas
parrocchiali, ai centri di ascolto e
solidarietà e ai gruppi di volontariato socio assistenziale.
La sede provinciale di Pistoia è in corso Antonio Gramsci
77 tel 0573 24653. D.R.
S
i ricorda che è iniziato un corso di base per catechisti
organizzato dall’Ufficio catechistico diocesano sul tema “Chi è
il catechista”: per informazioni e iscrizioni rivolgersi all’ufficio
catechistico 0573 976133.
Le prossime date del corso sono:
mercoledi 29 ottobre: “Cosa” e “Chi” annuncia il catechista?
mercoledì 5 novembre: “Il catechista e la chiesa. La vita di comunità,
liturgia e carità.
Galleria Valiani
Mostra di quadri
di Marcello Bertini
S
abato 18 ottobre è stata inaugurata nella galleria
Valiani, la mostra personale del pittore Marcello Bertini dal
titolo: “La pittura senza tempo del verismo toscano”. La mostra comprende dipinti raffiguranti paesaggi toscani e tanti
fiori. I quadri, originali anche nelle dimensioni, resteranno
esposti fino al 25 novembre. La galleria è aperta nei giorni
feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30 ed è a ingresso libero.
Libreria San Iacopo
Nuova traduzione
della Bibbia
P
resso la libreria san Iacopo i parroci possono
ritirare in conto vendita copie della Bibbia nella nuova
traduzione, per agevolarne la diffusione.
Fraternità di Cristiani
Concerto
di beneficenza
S
abato 25 ottobre 2008 alle 21,15, la Fraternità di Cristiani nella
Chiesa di S. Michele in Cioncio Pistoia in via De Rossi organizza un
Concerto di beneficenza per l’associazione “Amici di Francesco”
tenuto da Roberto Duma, violino, e Riccardo Bini, chitarra. Ingresso
a offerta libera.
Programma:
Nicolò Paganini (1782-1840): Duetto per violino e chitarra n. 6 in la
min., Romanza: larghetto amabile; Polonese: mosso;
Heitor Villa-Lobos (1887-1959): Preludi n. 1, 2, e 5 per chitarra;
Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968): Tarantella, La Primavera
op. 190 per chitarra;
Johann Sebastian Bach (1685-1750): Ciaccona dalla partita B WV1004
per violino solo;
Nicolò Paganini (1782-1840): Sonata Concertata per chitarra e violino
Allegro spiritoso, Adagio assai espressivo, Rondò, Allegretto con
brio, scherzando.
Apostolato della preghiera
Convegno regionale Toscana
infondendo nei presenti un
nuovo vigore per continuare
nella missione di apostoli
del Sacro Cuore; la Chiesa
ha detto monsignor vescovo,
ha bisogno di voi, perché
voi con le vostre opere e preghiere siete il motore che la
fa andare avanti.
Ringraziamo padre Tommaso Guadagno, direttore
nazionale dell’Apostolato
della preghiera, che è venuto
da Roma per assisterci nella
giornata con la sua toccante
relazione sul tema “Innamorarsi di Dio”, che troveremo
stampata prossimamente
su “Messaggio del Cuore di
Gesù”, la rivista storica dell’Apostolato della preghiera,
da sempre portavoce della
spiritualità del Sacro Cuore.
“L’Amore, ha detto padre Tommaso, è una delle
verità umane fondamentali
ed in questo mondo, dove
sono andati in crisi i grandi
valori, dobbiamo riscoprire
la necessità della preghiera,
che possa aprirci ad una
nuova coscienza religiosa.
Siamo invitati a ritornare
alla radice autentica della
nostra fede, a convertirci
all’amore a Dio, come sulla
via di Damasco, questo
amore sconvolse ed invase
san Paolo. Simbolo del Sacro
Cuore è appunto l’amore,
diffonderlo e accenderlo
nel mondo: risveglierà la
consapevolezza dell’amore
infinito di Dio.”
Stefania Tempesti
delegata regionale AdP
Prossimi incontri
L
unedì 27 ottobre presso la parrocchia di Santa
Maria Assunta, Quarrata alle ore 16 si terrà l’incontro
promosso dall’Apostolato della preghiera dal titolo:
“Maria, nostra guida verso Gesù” con don Carlo Bonaiuti. Santo Rosario. A seguire la Messa.
Vita
La
26 ottobre 2008
chiesa pistoiese
n. 38
Gruppo di Volontariato Vincenziano
Programma futuro
I
gruppi di volontariato vincenziano
sono presenti in 9 province (Arezzo, Carrara,
Grosseto, Firenze, Lucca,
Pisa, Pistoia, Prato, Siena) 43 gruppi con 421
volontari attivi, 133.485
ore di servizio e 8.441
persone assistite a domicilio.
Nella diocesi di Pistoia è presente con un
gruppo: Pistoia centro
con 14 volontari attivi,
22 famiglie assistite, 9496
ore di servizio e nella
parrocchia di San Benedetto, 6 volontari attivi 7
famiglie assistite 362 ore
di servizio.
L’associazione svolge un servizio di prima
accoglienza e ascolto:
si tratta di un colloquio
con la persona che si
rivolge al centro per poi
compilare una sua scheda identificativa seguita
“Vedere nel Cristo il povero”
è l’ammonimento del fondatore
San Vincenzo de’ Paoli
dalla visita a domicilio
per stabilire le reali condizioni del nucleo familiare. Il gruppo si muove
con la collaborazione
della Caritas.
La visita a domicilio
dei poveri è l’attività
fondamentale dell’associazione: dopo una attenta verifica ogni famiglia
viene adottata dal gruppo che l’accompagna in
un percorso di autopromozione.
Al fine di consolidare
i servizi, estendere e rafforzare la presenza dei
gruppi di volontariato
vincenziano ci sarebbe
la necessità di avere
nuovi volontari. Ma che
cosa significa diventare
volontari vincenziani lo
spiega la presidente Gloria Gasperini Finocchi
con queste parole: “Essere volontari non significa
semplicemente fare un
lavoro non retribuito;
essere volontari non significa neppure dare un
po’ di tempo quando ne
abbiamo voglia; essere
volontari significa aver
fatto la scelta di donare
non solo del tempo ma
noi stessi. Il volontariato
vincenziano è quindi una
decisione personale impegnativa che si basa su
due aspetti complementari: la gratuità e la libertà: gratuità è uno stato
d’animo permanente, è
lo spirito di disponibilità
e del dono di noi stessi;
libertà è la decisione
autonoma di aderire, in
modo convinto, ad un
progetto di gratuità. Il
metodo vincenziano è
organizzare il servizio ai
poveri, essere flessibili e
aperti per individuare i
bisogni reali dei poveri
essere creativi per offrire
tipi di servizio diversificati”.
Come ogni anno il
volontariato vincenziano
organizza il mercatino di
Natale “Per non dimenticare gli altri” che sarà
aperto dal 20 novembre
in via del Cacio 12. Per
chi vuol contribuire con
oggetti e materiale si
ricorda che la sede, oratorio di San Leone, piazza S Leone 3, è aperta il
martedì pomeriggio ore
16-18 tel o57323157.
L’ associazione ha
programmato una messa
per i defunti il 10 novembre nella chiesa di
San Bartolomeo.
Daniela Raspollini
Parrocchia della Vergine
Gruppo di spiritualità familiare
A
lla parrocchia della Vergine da circa quattro anni è attivo
un Gruppo di spiritualità Familiare. Si tratta di
un’esperienza formativa
importante che nasce
dall’esigenza di condividere la quotidianità
della vita matrimoniale
gustandone tutte le
sfaccettature, arrivando
alla piena valutazione di
ogni aspetto che la caratterizza.
Il gruppo, attualmente formato da sei coppie,
si riunisce una volta al
mese a rotazione nelle
case dei componenti, meditando sulla Parola di
Dio con don Tommaso.
L’esperienza di questi
primi anni è positiva; gli
incontri sono frequentati
assiduamente e molto
sentiti dai partecipanti
tanto che a volte la discussione prosegue fino a
tarda sera e non si esau-
risce, rendendo necessari
ulteriori approfondimenti (come è avvenuto sulla
tematica del perdono che
ha costituito materia di
riflessione per un fine
settimana comunitario
alla Casa sulla Roccia).
Il gruppo ha sempre
considerato importante
partecipare alla vita parrocchiale e non ha mai
tenuto posizioni arroccate su se stesso perché la
vita senza le opere, come
dice San Paolo, è vuota;
pertanto ha organizzato
la festa delle famiglie in
occasione delle celebrazioni triennali della Vergine Maria, animando la
celebrazione liturgica.
Intendiamo infine ringraziare Piero Pierattini
e Paola Brachi, responsabili dell’Ufficio di pastorale familiare diocesano
del loro prezioso aiuto e
invitiamo voi a far parte
della nostra esperienza.
Calamecca
Per il Santo fiorentino, Miniato,
l’antico borgo si veste di festa
S
abato 25 ottobre, Calamecca
festeggia il patrono San Miniato, martire
del terzo secolo. Nei dintorni di Firenze c’è
una località che i turisti e gli amanti delle
cose belle conoscono ed amano, è una gradinata dedicata al Santo martire fiorentino,
una grande espressione di armonia, un
tramonto mozzafiato e Miniato è origine di
tanta bellezza.
Il presidente della Pro loco Luigi Masala -per l’occasione- proporrà momenti di
aggregazione popolare intorno a temi di
gastronomia autunnale tipica della montagna. Don Agostino Costanzini celebrerà in
forma solenne la messa, interverrà la corale
di Santa Barbara di Campo Tizzoro diretta
dal maestro Gilberto Valgiusti. Proseguendo da Prunetta, la Provinciale 633, sulla
destra troviamo un braccio di strada discendente che porta -attraverso la Macchia
degli Antonini- a Calamecca, pittoresco
castello ricco d’arte e storia. Il borgo è di
origine medievale con notevoli testimonianze storico artistiche come la chiesa che
festeggia in questo giorno il suo titolare. Si
notano attestazioni ancora visibili nell’an-
damento murario, gli stemmi testimoniano
una passata presenza nobiliare. La chiesa
è un tempio di architettura romanica, vi si
accede per mezzo di una bellissima scalinata in pietra.
L’interno è interessante, tre sono le
navate di archi a colonne, i capitelli sono
bene lavorati, tutto in pietra arenaria. Tra
i figli illustri troviamo il sacerdote Pietro
Contrucci, nato il 25 gennaio 1788; egli fu
fervente patriota e celebre epigrafista. Nel
borgo montano passò gli ultimi giorni della
vita il celebre condottiero fiorentino Francesco Ferrucci che da qui si diresse verso il
tragico destino di Gavinana. Di Calamecca
sono rimaste celebri le risposte che alcune
persone del luogo dettero agli esattori del
granduca Leopoldo che imponevano al
popolo sproporzionate tasse, “a Calamecca
chi non ci porta non ci becca”. Da quel
giorno le tasse furono più umane.
Giorgio Ducceschi
9
Centro culturale “Sbarra”
La vita di Renzo Bricchi
L
a professoressa Alessandra Covizzoli Caroli , cofondatrice
del centro culturale Sbarra di Quarrata e profonda conoscitrice della
vita del famoso sacerdote quarratino ispiratore del centro stesso, della
vita del quale ha anche scritto un libro, pone all’attenzione pubblica,
tramite la presentazione di un libro dello scrittore Marcello Pierucci,
la vita di un altro personaggio del mondo cristiano quale è stato
Renzo Bricchi di Prato, con la certezza che questi esempi siano di
stimolo per delle riflessioni nella ricerca di un mondo migliore.
Associazione “Pozzo di Giacobbe”
Agenzia educativa
per gli adulti
L’
associazione di volontariato “Pozzo di Giacobbe” è
diventata Agenzia Educativa dell’Educazione non Formale degli
Adulti della Provincia di Pistoia (Eda), entrando a far parte della
Long List Eda. Il programma degli interventi formativi per l’anno
2008-2009 prevede la realizzazione di tre corsi di formazione.
Questo il primo: Percorsi di cittadinanza - Corso di ingua e cultura italiana per stranieri. E’ un corso di lingua e cultura italiana,
finalizzato all’attivazione di percorsi di integrazione di cittadini
stranieri. Il corso rientra tra le attività del progetto “Percorsi di
Cittadinanza”, promosso dalla Provincia di Pistoia (Assessorato
alle politiche sociali). Gli obiettivi didattici prevedono l’apprendimento della lingua italiana, la diffusione tra i cittadini stranieri di
una maggiore conoscenza del territorio, della cultura e dei servizi
pubblici, la conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri. La
metodologia didattica prevede lezioni frontali, attività di gruppo ed esercitazioni pratiche. Il corso si svolgerà presso la sede
associativa in via Fiume, 53 a Quarrata (PT), avrà una durata di
120 ore, nel periodo ottobre 2008-maggio 2009 tutti i martedì e venerdì dalle ore 20:30 alle ore 23:30 ed è gratuito. Attestazioni: Cils
(Certificato italiano lingua straniera), rilasciato dall’Università per
stranieri di Siena, previo superamento esame finale.
Per informazioni e costi consultare il sito www.pozzodigiacobbe-onlus.com oppure gli interessati possono rivolgersi
direttamente alla referente (Arianna Baldi), tel. 0573 73 96 26 (dal
lun. al ven., ore 9.30 - 12.30). Prossimamente verranno organizzati
e realizzati un corso di patchwork e uno sulla comicità e la figura
del clown.
Alessio Frangioni
Chiesa di Sant’Andrea
Vandali in azione
L’appello di don Grazzini alle istituzioni
affinché collaborino alla sorveglianza
degli edifici di culto
P
rofanata da ignoti la chiesa pistoiese di Sant’Andrea, uno
gioielli del Romanico policromo toscano. Il primo ad accorgersi di
quanto era accaduto è stato il parroco, don Fernando Grazzini, il
quale sabato scorso ha trovato scritte con bestemmie e tracce di sputi
dappertutto, nell’acquasantiera, sull’altare, sulle foto dei bambini
che hanno celebrato la prima comunione. Domenica mattina, al
termine della messa, fermo davanti all’altare, don Fernando non
è riuscito a trattenere il suo dispiacere e la sua mortificazione
e ha informato i fedeli. In chiesa c’è stata un’ondata comune di
sgomento. I malviventi possono aver avuto facile accesso perché
la chiesa durante il giorno è sempre aperta, sia per i fedeli che per
i numerosi turisti. L’occhio è caduto subito sulla foto di gruppo dei
bimbi della prima comunione insieme a don Grazzini. Sopra qualcuno aveva vergato con la penna biro una bestemmia. A quel punto
la chiesa è stata controllata tutta. Sul candeliere alcune candele
erano stranamente incrociate e anche sull’altare erano state scritte
delle bestemmie. Parroco e volontari si sono dati subito da fare
per ripulire e cancellare ogni traccia. Ma poche ore dopo, quando
è stata tolta la tovaglia bianca dall’altare, qualcuno ha notato che,
con un lapis, vi era stata scritta nuovamente una bestemmia, segno
che i malviventi erano tornati una seconda volta. La domanda che
tutti si pongono a questo punto è se si tratta di bravate, vandalismi
ignobili, oppure di qualcos’altro. «Le istituzioni – ha commentato
don Grazzini – ci dovrebbero essere più vicine. L’anno passato i
turisti che hanno visitato questa chiesa sono stati oltre 30mila, è un
valore aggiunto per Pistoia, che vive anche di turismo. Un po’ di
queste risorse andrebbero investite anche nel garantire un minimo
di sorveglianza alle chiese, che appunto sono una delle principali
mete delle visite turistiche».
P.C.
10 comunità e territorio
n. 38
Urbanistica
26 ottobre 2008
Vita
La
Ingegneria dei trasporti
32 milioni di euro per la ex Breda Centro di ricerca
U
n pool di istituti
di credito, di cui è capofila la
Banca di Pistoia, finanzierà
l’intervento della ditta Giusti
per la riqualificazione del lotto
dell’area ex Breda riferito agli
edifici B, D e H e al padiglione
O. L’importo del finanziamento
ammonta a 32 milioni di euro.
Del pool capeggiato dalla Banca
di Pistoia, fanno parte anche la
Cassa di risparmio di Pistoia e
Pescia, Bnl e Banca Agrileasing.
Nell’iniziativa, che è stata illustrata in conferenza stampa dal
presidente della Banca di Pistoia,
Piergiorgio Caselli, dal direttore
Valter Vendemini, dal sindaco
Renzo Berti e dall’assessore
all’urbanistica Silvia Ginanni,
l’istituto di credito diretto da
Vendemini ha sostenuto il duplice ruolo di banca organizzatrice
(ovvero promotore del gruppo
di finanziatori) e di banca agente
(seguirà l’iter della procedura
fino a conclusione).
«Siamo molto soddisfatti dice il direttore generale Vendemini - di aver portato a termine
un’operazione che modificherà
in maniera profonda l’aspetto
della città, frutto della sinergia
fra una banca locale e un’impresa
locale». «Nell’operazione - aggi-
La Banca di Pistoia capofila di un pool
di istituti di credito che finanzierà
l’intervento
unge Piergiorgio Caselli, presidente della Banca di Pistoia - è
emersa la grande professionalità
del nostro istituto, riuscito ad
assemblare anche partner di
dimensioni più ampie, facendo
leva su quella che resta la sua
più importante particolarità: il
radicamento sul territorio». Il
sindaco Renzo Berti ha sottolineato come questa operazione
consenta di portare a termine un
intervento di cui si sta parlando
da trent’anni. Infine, l’assessore
Ginanni è entrata nel dettaglio
tecnico, specificando che il recupero dell’ex Breda è un’operazione di carattere strategico per
la città. L’intervento interessa
la costruzione (previa demolizione) degli edifici B, D e H del
Piano di Recupero, che riguarda
una superficie utile di 19200 mq,
di cui 1200 destinati a funzioni
commerciali, 3500 a sedi direzionali e terziario di servizio, 13500
a residenze, 1000 ad attrezzature
di interesse pubblico. L’edificio
A lanciare l’allarme Crisi occupazionale
è la Camera del
Lavoro di Pistoia.
Preoccupazione
anche da parte del Daniele Quiriconi, lancia un e se Breda le vincesse, i tempi
alle istituzioni affinché tecnici per lo sviluppo di un
presidente della appello
venga aperto in tempi brevi un treno veloce vanno dai 12 ai 18
Provincia Venturi e confronto con le forze sociali e mesi, questo significa che nelle
banche, affinché non lascino condizioni date AnsaldoBreda
da quello del Con- alle
sole le aziende del territorio in ha un buco produttivo molto
siglio Provinciale difficoltà.
preoccupante».
«Pensiamo
ci
sia
bisogno
Sull’argomento interviene
Giunti
di interventi straordinari – dice anche il presidente della Pro-
600 posti di lavoro
persi in 10 settimane
L
a Cgil di Pistoia lancia
un grido di allarme per la drammatica situazione occupazionale
che riguarda la provincia di Pistoia, dove in sole 10 settimane,
dal 1° agosto al 10 ottobre, ben
597 lavoratori hanno perso il
loro posto di lavoro o hanno
in corso le procedure per il
licenziamento, mentre sono
oltre una quindicina le aziende
del territorio che hanno avviato
le pratiche per la cessazione
dell’attività.
Il segretario generale della
Camera del Lavoro di Pistoia,
D
omenica 26 ottobre
presso i Vivai Vannucci di
Piuvica si svolgerà, nell’ambito
della nona edizione del “Meeting sul florovivaismo in Europa”, una giornata dedicata a
Verde e Sport. L’Associazione
Internazionale Produttori del
Verde “Moreno Vannucci”,
l’Amministrazione provinciale e la Federazione ciclistica
italiana, comitato provinciale
Quiriconi – Intanto chiediamo
alle istituzioni locali di promuovere un incontro aperto anche
agli istituti bancari e a tutte
le categorie economiche. Noi
pensiamo che la stessa Regione
non debba mobilitarsi solo di
fronte a vertenze eclatanti, ma
debba tener presente anche
lo stillicidio di licenziamenti
nelle piccole e medie imprese
e interessarsi del caso Pistoia.
Naturalmente questo riguarda
anche il Governo nazionale. Noi
abbiamo un tema molto delicato,
che si chiama gare per i treni
ad alta velocità. Ebbene, anche
se le gare fossero bandite oggi
vincia di Pistoia, Gianfranco
Venturi.
«La difficile crisi finanziaria,
che in queste ultime settimane
ha assunto una dimensione
planetaria – afferma Venturi
-, è destinata ad avere pesanti
ripercussioni sull’economia,
con effetti che saranno tanto più
acuti laddove più bassi erano
i tassi di crescita e dove già si
avvertivano maggiori difficoltà
a reggere la competitività ed i
livelli occupazionali. In questo contesto, come dimostrano
anche i dati diffusi in questi
giorni sia da parte imprenditoriale che sindacale, il nostro
Meeting sul florovivaismo
Verde & Sport
di Pistoia, hanno deciso infatti di organizzare, ripetendo
l’esperienza coinvolgente dei
due anni precedenti, la terza
edizione del Trofeo di ciclismo riservato alla categoria
giovanissimi, dando così l’opportunità di vivere insieme
due esperienze e tradizioni,
ciclismo e verde, tra le più
qualificanti e partecipate della
città di Pistoia. La corsa, che gli
anni passati ha visto la partecipazione di quasi 200 ragazzi e
bambini provenienti dai vari
comuni pistoiesi, ma anche da
B, articolato su tre piani fuori
terra più un piano interrato riservato ad autorimesse private,
è posto ai margini della grande
piazza/parco al confine con via
Ciliegiole. Avrà una superficie
utile di 6200 mq, interamente
destinati a residenze.
L’edificio D si affaccia lungo
la “Spina” a sud delle nuove
aule dell’Itc Einaudi. Il piano
terreno è destinato ad attività
commerciali e pubblici esercizi;
il primo piano a residenza; un
piano interrato ad autorimesse
private. L’edificio H occupa una
posizione strategica sul nuovo
asse pedonale che unisce la stazione ferroviaria alle mura e a via
della Costituzione. È prevista la
costruzione di un nuovo edificio
destinato ad accogliere al piano
terreno un centro commerciale
di tipo tradizionale, pubblici
esercizi, locali per spettacoli e
tempo libero; al primo e secondo
piano uffici privati e residenze;
al piano interrato parcheggi.
Il padiglione O, infine, verrà
destinato alla realizzazione di
un complesso immobiliare che
prevede anche un albergo di
quattro piani composto da 96
camere da letto doppie.
Patrizio Ceccarelli
territorio paga, in modo ancora
più accentuato, una debolezza
strutturale che trae origine dal
venire meno di quelle filiere
al cui interno si collocavano
tante piccole e medie imprese
locali. Ciò dipende in ampia
parte da fattori esterni, non
riconducibili alle politiche aziendali o locali, ma che scaricano
comunque qui i loro effetti».
«Per uscirne – conclude Venturi
-, occorre innanzi tutto puntare
a ricostruire un sistema produttivo che, partendo dalla valorizzazione delle risorse locali,
riesca a ricollocarle all’interno
dei nuovi orizzonti aperti dalla
globalizzazione e dai mercati
internazionali».
E il presidente del Consiglio
Provinciale, Marco Giunti, aggiunge che «i dati pesantemente
negativi sulle esportazioni nel
settore manifatturiero, i quasi
600 posti di lavoro persi in poche
settimane, le negative previsioni
per il futuro, evidenziano uno
stato di crisi che coinvolge
molti comparti produttivi del
nostro territorio» e annuncia
un consiglio provinciale aperto
alla cittadinanza, per i prossimi
giorni.
P.C.
fuori provincia, rappresenta
la chiusura simbolica della
stagione agonistica. Alla sua
organizzazione partecipano
molte società ciclistiche di
tutto il territorio provinciale,
coordinate dalla Federazione.
Sempre domenica 26 ottobre,
nell’ambito dello stesso programma, si svolgerà anche il
7° Trofeo calcistico “La Città
di Cino”.
P.C.
U
n centro di ricerca sull’ingegneria dei trasporti. Dai primi
di novembre, presso l’istituto S. Fedi di Pistoia dovrebbe operare a
tempo pieno un nuovo laboratorio di ricerca e di simulazione dinamica e meccatronica realizzato a scopo di ricerca e innovazione. Si tratta
di un’iniziativa messa a punto da tempo da parte della Provincia per
rilanciare e promuovere l’innovazione nel comparto del materiale rotabile e soprattutto il suo trasferimento al sistema produttivo a favore
di aziende locali che vi operano, ma anche a favore di molte altre che,
a livello nazionale o internazionale, potranno rivolgervisi. L’iniziativa, voluta dalla Provincia si colloca nell’ambito delle importanti
azioni di rafforzamento del marketing. Vi si svolgerà in prevalenza
attività di ricerca nel settore della meccanica del veicolo ferroviario
e della meccatronica iniziando con alcuni ricercatori competenti in
fatto di modellazione e simulazioni oltre che del controllo dei sistemi
meccanici e meccatronica. Non mancheranno, tuttavia, le attività
didattiche legate alle disciplina del corso di laurea in ingegneria dei
trasporti oltre a master e corsi post laurea necessari per l’aggiornamento professionale. I ricercatori avranno a loro disposizione
avanzate attrezzature di ricerca oltre ad avanzati strumenti di calcolo
dotati di software specialistico; prevista anche la realizzazione di un
banco prova in scala per carrelli ferro-tramvieri. Il nuovo laboratorio
pistoiese, nato grazie ai protocolli firmati fra Università di Firenze,
facoltà di ingegneria, Consorzio Uniser, enti locali, sindacati, Ansaldo
Breda e associazioni di categoria, è il primo in Toscana. “Si tratta di
un passo importante -dicono dall’ente provinciale- dato che da tempo
abbiamo impostato una strategia insieme a tali enti per sostenere la
ricerca nel campo del materiale rotabile e per il suo trasferimento
sul nostro territorio.” Il dipartimento raggruppa anche numerosi
docenti con interessi di ricerca in vari settori dell’ingegneria e fra le
sue sezioni annovera anche quella di meccanica applicata già ben
presente in campo internazionale in ricerche in materia di sicurezza
del veicolo ferroviario.
Edoardo Baroncelli
Disturbi dell’apprendimento
Un corso per conoscere
meglio la dislessia
P
erché questo bambino non sa leggere? Perché scrive così
male? Perché non sa le tabelline? Perché ha difficoltà nell’organizzazione dello studio? Perché non memorizza date e termini specifici?
Perché è così lento? Sono domande che spesso gli insegnanti si pongono, attribuendo poi a mille ragioni le risposte. Da un po’ di tempo
si è scoperto che una delle ragioni potrebbe essere un disturbo tanto
diffuso quanto poco conosciuto, la “dislessia”. Per questo motivo
l’Istituto comprensivo Cino da Pistoia, che ormai da diversi anni
s’impegna in maniera approfondita e sistematica in progetti atti a
promuovere il benessere psico-fisico dei propri alunni, ha avviato
un percorso di formazione sui disturbi specifici dell’apprendimento
(Dsa), coinvolgendo nell’iniziativa il V Circolo Didattico “G.Galilei”
di Pistoia . Il corso si articola in più incontri a partecipazione libera,
fino a gennaio. Info: 0573/903342 oppure 0573/903655.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
Vita
La
26 ottobre 2008
11
n. 38
CREDITO E SPORT
La Banca di Pistoia inaugura
la sua undicesima filiale
Con l’occasione
sono stati premiati
a Bottegone i due
ct azzurri Marcello
Lippi e Franco
Ballerini e altri
sportivi e dirigenti
di club
Assieme a Lippi, Ballerini
e alla società viola, sono stati
premiati altri esponenti (a vario
titolo) del mondo sportivo. Ecco
i loro nomi: Filippo Breschi
(Ac Pistoiese), Fiorello Toppo
(Pistoia Basket 2000), Luciano
Giovannetti (due volte medaglia
d’oro alle Olimpiadi: Mosca
1980 e Los Angeles 1984), don
Baronti (parroco di Bottegone e
presidente del Bottegone Basket
Sant’Angelo), Giovanni Biagini
(dirigente Virtus Bottegone
Calcio), Sergio Fedi (direttore
sportivo Ac Bottegone Calcio),
Alessandro Fedi (dirigente Gs
Bottegone Ciclismo), Claudio
Menici (vice presidente Progetto
Volley Bottegone) e Giacomo
I
due ct mondiali
Marcello Lippi e Franco Ballerini
e la Fiorentina dei fratelli Diego
e Andrea Della Valle sono i premiati Vip della festa dello sport
– dal titolo Sportività – che la
Banca di Pistoia ha organizzato
venerdì scorso a Bottegone nel
contesto dell’inaugurazione
della sua undicesima filiale.
L
a Protezione civile
di Agliana ha ufficializzato
recentemente il gemellaggio
con il gruppo Omega di Monticelli d’Ongina, località del
Piacentino. I contatti tra le
due associazioni sono iniziati
nei mesi scorsi con l’invito e
la partecipazione, a Piacenza,
della delegazione aglianese per
il convegno a cui prese parte
anche il capo della protezione
civile italiana, Guido Bertolaso
e poi con la presenza di una
delegazione monticellese in
occasione dell’intitolazione
della sede ubicata a nord del
parco Pertini a San Piero Aglia-
L’
iniziativa è promossa dalla segreteria comprensoriale del sindacato pensionati,
della quale è coordinatore Alfredo Sabatini. In un proprio
comunicato, dopo aver espresso
forte preoccupazione per i tagli
inferti dal governo alla scuola,
sanità e servizi sociali e per la
negativa ripercussione che tutto
ciò avrà sui ceti più deboli la
Spi/Cgil montana chiede che
tutte i sindacati aprano un confronto con i Comuni del comprensorio, anch’essi oggetto dei
tagli governativi. “Auspichiamo
e sollecitiamo le amministrazioni comunali –scrive Alfredo
Sabatini- a trovare elementi di
uniformità su qualità e costi dei
servizi che erogano, in particolare quelli rivolti alla popolazione
anziana”. “Spi/Cgil chiede
che sia ricercata, attraverso un
impegno politico forte e condiviso, l’unificazione dei servizi
alla persona, perseguendo, da
parte dei Comuni della nostra
montagna, appunto l’unificazione di costi e servizi e anche
delle soglie Isee per accedere
alle agevolazioni e gli sgravi,
Capecchi (segretario Gap Bottegone Hobby Pesca)
La serata ha avuto inizio
alle 19 con l’inaugurazione
della filiale della Banca di Pistoia in via Magellano (la sede
è già operativa dall’8 settembre
scorso), cui hanno partecipato,
oltre al presidente della Banca
di Pistoia Piergiorgio Caselli e al
vice presidente, Andrea Amadori, anche il sindaco Renzo Berti,
per il taglio del nastro, il vescovo
mons. Mansueto Bianchi e il
vicepresidente regionale delle
Banche di credito cooperativo
Nedo Ferrari. Quindi, dopo un
buffet nella tensostruttura allestita nella pista di pattinaggio
di via Da Verrazzano, le premiazioni sono state effettuate nella
sala del teatro adiacente, alla
presenza di un folto pubblico:
oltre 500 persone.
Patrizio Ceccarelli
Protezione civile di Agliana
TERRAZZA
SULLA MONTAGNA
Zaro Zavoli,
un nonno felice
G
li abitanti di Piteglio
ricordano Zaro Zavoli, scomparso
quest’anno a Sesto Fiorentino. Da
qui in avanti le estati pitegline
avvertiranno la mancanza del suo
intercalare, con quelle espressioni
vive e simpatiche che solitamente
rallegravano le giornate dei compaesani. Da oltre mezzo secolo,
infatti, trascorreva le sue vacanze
estive a Piteglio. Di animo socievole e gioviale, sapeva ben unire
la simpatia al sarcasmo delle sue
battute. Ricorderemo la sua caratteristica figura che, con le mani dietro la schiena, si avviava verso casa
salendo la salita di via Casa Nuova, salutando tutti e richiamando i
suoi nipotini Irene e Mattia.
Anche nell’aspetto Zaro si presentava come una figura ideale di
nonno, ben impersonava il personaggio di “Nonno felice” interpretato da Gino Bramieri nell’omonima serie televisiva. Caro Zaro ci
hai confermato che la vita, dato che è di per sé complessa, va presa
il più possibile con spirito ed ironia, cercando di avere sempre la
battuta pronta per sdrammatizzare. Non ti scorderemo, felici di
averti conosciuto.
Leonardo Soldati
Segretariato sociale
Un
servizio
Gemellaggio piacentino
per i detenuti
na. L’occasione per rendere
definitivo il gemellaggio si è
presentata con l’esercitazione
di tre giorni sulle sponde del
Po, che ha visto impegnati sia
aglianesi che monticellesi. “Le
attività – racconta il presidente
della protezione civile aglianese,
Domenico Sicari – hanno riguardato l’installazione di un campo
base e la simulazione delle varie
operazioni di soccorso in caso di
piena del fiume Po”. Alla ratifica
del gemellaggio hanno preso
parte naturalmente i due presidenti delle associazioni, Sicari e
Daniele Migliorati dell’Omega,
Massimo Misseri, ex presidente
e fondatore della protezione
civile di Agliana, Sergio Montanari sindaco di Monticelli
d’Ongina, Luigi Ziliani assessore provinciale di Piacenza alla
protezione civile e Aldo Tonioni,
omonimo assessore del Comune
di Agliana. “Gli scambi con il
Montagna
Crisi economica
Oltre all’unificazione di costi e servizi
gli anziani di Spi/Cgil perorano anche il
Comune unico
di Alessandro Tonarelli
superando così assurde disparità
di trattamento tra cittadini della
medesima comunità”. Riferendosi quindi alle notizie relative
all’accorpamento di Comuni
avvenuto in Valdarno lo Spi
montano della Cgil afferma di
seguire con grande interesse
queste nuove esperienze. “Finalizzate –rileva- ad avere finalmente quelle ‘economie di scala’
tanto auspicate e che crediamo
essere uno degli strumenti per
un maggior risparmio economico per i Comuni, determinando
maggiori risorse da indirizzare
a quei settori da noi richiamati,
che da sempre richiedono maggiore attenzione”. “L’auspicio
–conclude la nota- è che anche
da noi si possano perseguire percorsi politico-amministrativi che
colgano simili opportunità, tali
da uniformare economie, costi e
servizi nonché, di conseguenza,
determinare maggiori risorse
da dedicare ad agevolazioni e
servizi sociali per tutti, iniziando
dalle classi più deboli”. Ecco
che dunque l’iniziativa della
Spi/Cgil potrebbe conseguire, se
i Partiti politici smettesero di fare
‘orecchie da mercante’, quello
che con una battuta simpatica
quanto significativa qualcuno –si
trattava dell’ex assessore regionale, presidente della Comunità
Montana e sindaco dell’Abetone
Gino Filippini- ebbe a definire, unificando i nomi di San
gruppo Omega – conclude Domenico Sicari – continueranno
sicuramente nell’ottica di una
sempre maggiore collaborazione
e interscambio di esperienze,
anche in vista della realizzazione, per il centro-nord, del magazzino della protezione civile
nazionale a Piacenza”. E già si
parla di una possibile esercitazione da svolgersi ad Agliana
nella primavera 2009.
Marco Benesperi
Marcello, Cutigliano Piteglio e
Abetone, come il Comune ‘di
San Cutiglione’. Il quale potrebbe essere determinato magari
non dalla semplice unificazione
dei Comuni esitenti, ma anche
restituendo dignità di Montagna
a Pracchia, Orsigna ed altre
località montane che dal 1808
–quando, durante l’occupazione
francese, furono ricorstituiti i
Comuni- fanno parte del Comune di Pistoia. Per non dire del
fatto che un Ente a dimensioni
comprensoriali potrebbe, a norma della legge 1.101, rivendicare
fonzioni di Comunità Montana,
con conseguente soppressione
appunto dell’Ente comunitario.
E notevoli risparmi su personale
e strutture (molte delle quali
con analoghe competenze) attualmente disseminati per i
piccoli Comuni in cui si articola
il territorio. Non sarebbe a quel
punto tanto pellegrina nemmeno l’idea di costituire analoghi
accorpamenti di altri Comuni,
costituendo dei macro-enti che
potrebbero interloquire direttamente con la Regione, sopprimendo anche la Provincia.
C
on il contributo finanziario della Fondazione Cassa di
Risparmio di Pistoia e Pescia, anche quest’anno l’Associazione
di Volontariato Leonardo-Onlus ha dato vita a un servizio di
segretariato sociale presso la Casa Circondariale di Pistoia . In
che cosa consiste? E’un servizio che l’Associazione svolge –in
collaborazione con l’ufficio educatori del carcere e dell’Ufficio
esecuzione penale esterna ai carcerati che hanno bisogno di
svolgere pratiche relative alla loro posizione familiare, all’accesso alle misure alternative (permessi, semilibertà, affidamento in prova, etc.), alla ricerca di lavoro all’interno del carcere,
ove possibile, ed all’esterno una volta finita o sospesa la pena,
e così via.
Sta maturando sia pure lentamente anche in Italia la convinzione che il carcere concepito solo come reclusione ai fini
dell’espiazione della pena, non assolve ai fini previsti dalla nostra Costituzione che associa all’espiazione la rieducazione del
detenuto. E’ormai assodato che , soprattutto per i reati minori
che delineano la maggioranza della detenzione, il carcere non
è in grado di creare dei nuovi cittadini, anzi li peggiora. Per cui
l’opera del volontariato volta al reinserimento diventa quasi
una necessità anche per l’amministrazione che, specie nel caso
specifico, è oberata da innumerevoli regole e procedimenti.
Anche per il 2008 l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha
dato il suo valido contributo all’Associazione di Volontariato
Leonardo (Onlus) che opera da oltre dieci anni nel settore penitenziario. I destinatari del progetto erano inizialmente 6/7
detenuti ammessi alle misure alternative , da avviare al loro
inserimento lavorativo mediante borse lavoro. Il numero si è
fortemente ampliato lungo il corrente anno, perché sta maturando sempre più la convinzione che, specie per i reati minori,
il carcere non è in grado di assolvere alla duplice responsabilità
di punire il reato mediante la reclusione ma anche di avviare
il colpevole ad un pieno reinserimento sociale. Si aggiungono
altri motivi, quali le deficienze strutturali e gli alti costi. Il
volontariato penitenziario si è inserito in questa problematica
affiancando l’amministrazione penitenziaria nell’inserimento
sociale e lavorativo dei detenuti in grado di usufruire delle
misure alternative. L’Associazione Leonardo, con l’aiuto prezioso di organismi legati alla Caritas diocesana , ha avviato
circa quindici soggetti al lavoro esterno sia presso Cooperative
Sociali sia presso aziende , alcune delle quali hanno assunto il
soggetto dopo un periodo di prova inizialmente finanziato da
borse lavoro ottenute grazie ai fondi dell’Ente Cassa di Firenze.
Associazione di Volontariato Leonardo - Onlus
tel. 055 284292 - e_mail: [email protected]
12 economia e lavoro
n. 38
Vita
La
26 ottobre 2008
LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO PISTOIA MASSIMO DONNINI
U
n patto per Pistoia tra i rappresentanti
delle piccole e medie
imprese non è semplicemente necessario, ma
fondamentale se vogliamo tentare di rilanciare
la nostra provincia.
La crisi economica
nazionale è sotto gli occhi di tutti. La crisi economica locale anche. E
che tra le due vi sia una
stretta connessione non
c’è alcun dubbio.
Tuttavia, anche se
dovesse risolversi la
crisi finanziaria che
imperversa a livello internazionale, non necessariamente l’economia
riprenderebbe il volo: né
a livello nazionale né,
tanto meno, locale.
Il motore ormai è
ingrippato. L’economia
reale (quella cioè fatta
dalle Pmi, che non producono carte, ma beni
e servizi) è stata minata
alla base.
Le famiglie sono
Un richiamo all’unità
troppo impoverite e
l’emorragia di posti di
lavoro ha assottigliato la
capacità di spesa, in un
circolo vizioso da cui è
difficile uscire.
Le storiche difficoltà
delle piccole imprese
nell’accesso al credito
bancario sono diventate ancora più critiche:
è quindi sempre più
urgente potenziare il
ruolo dei Consorzi Fidi,
come Artigiancredito,
che forniscono garanzie
per consentire ai piccoli
imprenditori di ottenere
i finanziamenti necessari
ad effettuare investimenti e creare occupazione.
Nel fosco quadro
generale, peraltro, la
situazione della nostra
provincia è ancora più
preoccupante. Anche
laddove dovesse verificarsi un’eventuale
ripresa nazionale dell’economia reale, Pistoia
resterebbe comunque la
sorella povera, quella del
fondo classifica, mantenendo una posizione che
perdura ormai da troppo
tempo.
Accanto all’impoverimento complessivo delle
famiglie e delle imprese,
la nostra provincia soffre
infatti della cronica mancanza di valorizzazione
territoriale, sia nel manifatturiero sia nel turismo.
Remando ognuno verso
casa propria, soffermandosi sugli interessi
di bottega, si è perso di
vista completamente il
cuore dell’azione politica
e sindacale, lasciando
Pistoia e il suo tessuto
economico reale (fatto di
piccole e piccolissime imprese) in braghe di tela.
Già nei primi anni
Novanta Confartigianato
si è battuta in Camera di
commercio per la creazione di un marchio di
riconoscimento territoriale che facesse diventare Pistoia simbolo di
qualità, come Parma lo
è nel settore alimentare.
Ma questo non faceva
gioco a chi aveva già
delocalizzato e quindi
siamo rimasti al palo. A
pagarne le conseguenze
siamo tutti e in particolare le piccole imprese.
Credo che per Pistoia un ruolo decisivo
debba essere assegnato
all’Osservatorio per la
programmazione strategica e credo anche che i
sindacati debbano rivolgere la loro attenzione
non tanto a quella che è
un’aspirazione di molti
(industria), ma a ciò
che esiste e da sempre è
l’asse portante di Pistoia
e dell’Italia e cioè alle
piccole e medie imprese.
Quindi, il ruolo da protagonista, a questo punto,
spetta a chi, a livello nazionale, rappresenta il 99
per cento delle imprese
Quando, nel 2006,
stipularono il cosiddetto
accordo del Capranica,
i livelli nazionali delle
organizzazioni dell’artigianato, della piccola
e media impresa e del
commercio, per una
volta, avevano visto più
lontano dei livelli territoriali. Un Capranica locale
è forse l’unico punto
di partenza possibile
per risollevare la nostra
povera Pistoia: insieme
perché la crisi colpisce
indistintamente tutte le
categorie; insieme perché
di fronte alle istituzioni
bisogna avere un’unica
voce.
Massimo Donnini
sport pistoiese
PALLAVOLO
Aglianese, et voilà le squadre
U
n 2008/2009 all’insegna dei successi. E’ questo quanto si proponeva il Volley Aglianese alla vigilia del debutto della prima squadra nel campionato femminile
di serie C, avvenuto lo scorso fine settimana. L’Aglianese si identifica con la prima
squadra agonistica, ma non è soltanto la prima squadra. I dirigenti, infatti, hanno reso
note le rose di tutte le formazioni del sodalizio della Piana pistoiese. La squadra di
C, guidata dal capo-coach Martino Frangioni e dal suo assistente Simone Gualandi
(dirigenti accompagnatori Giovanni Fezzardi e Salvatore Gervasi, potrà contare
sulle palleggiatrici Alessia Breschi e Jessica Fondi, sull’opposta Alice Vezzosi, sulla
schiacciatrice/opposta Giulia Cheli, sull’universale Sabrina Rocchi, ex nazionale
azzurra di volley, il pezzo forte della campagna di rafforzamento, sulle centrali Alice
Giusti, Monica Serafini e Giulia Gervasi, sulla schiacciatrice Verusca Grilli e sul libero
Eleonora Fezzardi. L’Under 18, diretta da Meri Malucchi e dal già citato Gualandi
(dirigenti Gabriele Divitantonio e Annalisa Agostini), potrà disporre delle alzatrici
Silvia Nuti (1992) e Francesca Bartolesi (’93), del libero Natascia Carrozzo (’92), delle
centrali Ilaria Mungai (’92) e Irene Morotti (’93), della centrale/opposta Cinzia Mati
(’93), dell’opposta Alessandra Ciottoli (’92), della schiacciatrice/opposta Cecilia Torracchi (’92), delle schiacciatrici Francesca Bartoletti (’92) e Linda Divitantonio (’92). La
stessa compagine parteciperà al torneo di Prima Divisione provinciale avvalendosi
anche della schiacciatrice/opposta Renè Morosi (’87) e della schiacciatrice/centrale
Annalisa Orsini (’88). L’Under 16, allenata da Frangioni (dirigenti Stefania Pausetti
e Annalisa Agostini), farà affidamento sulle laterali Giulia Picchiotti (’93), Erika Innocenti (’93), Virginia Fagni (’94), sulle centrali Cinzia Mati (’93), Irene Morotti (’93),
Valentina Narducci (’94), sul libero Elena Losanno (’94), sulle schiacciatrici/opposte
Marta Generali e Rebecca Borsi (’94), sulla regista Giulia Staggini Giulia (’95). L’Under
16A/ Seconda Divisione, affidata a Mauro Clemente, si baserà su Veronica Cristiano
(’93), Giulia Manganiello, Ilaria Staropoli, Erika Benfari, Elisa Gigliotti, Diletta Bertocci
(’94), Marianna Morreale e Giulia Iacobellis (’95). L’Under 13/14, preparata da Malucchi e Alice Vezzosi (dirigenti Meri Romano, Fabrizio Fabbri e Armanda Bonetto),
annovera tra le proprie fila Elena Mazzei, Lucrezia Romano, Costanza e Martina
Bartolini, Martina Vettori, Alessia Ciabatti, Sara Fabbri, Giada Petruzzi, Linda Intrieri
e Margherita Rossi (’96), Irene Quadrino e Andrea Corsi (’97). L’ Under 12/13B, di
Vezzosi e Malucchi, farà giocare Angelica Rotondi, Veronica Breschi, Serena Pascucci,
Valentina Colzi, Marika Laschi, Matilde Masi, Martina Cappellini, Miriana e Federica
Fusco (’97), Giada Coppini, Giulia Pagni, Francesca Martini, Alessia Marseglia e Siria
Bassano (’98), Sofia Quadrino (’99). Il Mini e Superminivolley sezione di Agliana,
infine, avrà la guida di Francesco Pugliese ed Eleonora Fezzardi, mentre quello di
Montale di Giada Buchignani.
Gianluca Barni
contropiede
di Enzo Cabella
A
lla CARMATIC Basket non è
riuscita l’impresa di battere la capolista
Varese, che nell’ultimo quarto ha fatto
valere la maggiore esperienza.
Al di là della sconfitta di stretta misura
(71-73), alla squadra di Lasi sono mancati
gli stranieri. L’americano Darby è stato
molto scarso al tiro e nella regìa. Solo nel
finale di gara è diventato protagonista,
ma per adesso sta facendo rimpiangere
Davis. Anche l’altro americano Tyler, che
spesso è stato il trascinatore della squadra,
vero e proprio cecchino sotto i tabelloni,
ha tradito le attese, non solo nel tiro a
canestro ma anche nella gestione della
palla. Infine, il lituano Kazlauskas. Pur
in crescita, è ancora un enigma: discreto
in chiave difensiva, anonimo in attacco.
Se ad una squadra togliamo tre pezzi
che dovrebbero essere i punti di forza, è
logico che è destinata a perdere. Il cuore
e lo spirito combattivo e anche qualche
bella giocata di capitan Toppo e Rosselli
e Rabaglietti non sono bastati per avere la
meglio. Ora la Carmatic è attesa alla prova
della verità a Imola, che in classifica ha gli
stessi punti (2) della squadra di Lasi.
LA PISTOIESE va sempre più a fondo.
A Potenza, contro l’ultima della classe (la
squadra arancione è penultima), ha subìto
la quinta sconfitta fuori casa. Il bilancio
degli arancioni è in rosso profondo: una
vittoria, due pareggi e ben cinque sconfitte. E’ il fallimento di un progetto e di
un allenatore. Il progetto consisteva nel
varo della cosidetta «linea verde», facen-
do largo ai giovani, prelevati un po’ qua
e un po’ là ma con nessuna esperienza
tra i professionisti. I giovani vanno bene
purché siano bravi e vanno impiegati
poco alla volta e non sempre dall’inizio.
Invece, senza la minima preoccupazione
ma con notevole avventatezza se n’è
lanciati nella mischia quanti più possibile per guadagnare i cosidetti premi
di valorizzazione e i contributi federali.
Queste entrate, però, non hanno prodotto punti in classifica ma solo sconfitte e
tanti malumori tra i tifosi. L’allenatore
Miggiano, da quasi esordiente nel calcio
professionistico, si è adeguato. Con una
autostima che ha sfiorato la presunzione, l’inesperto (nel suo curriculum c’è
l’esperienza di due mesi fatta lo scorso
anno nella Paganese) tecnico leccese è
andato avanti cambiando formazione
ogni domenica, facendo giocare ragazzi
tecnicamente modesti e facendo scelte tecnico-tattiche abnormi: come quelle di far
giocare Bellazzini e Fanasca centravanti e
come schierare la difesa a tre, cosa che non
trova riscontri in un campionato di Prima
Divisione. I tifosi si aspettavano, dopo
otto giornate di campionato — penultimo
posto in classifica con soli 5 punti, 2 gol
segnati (peggior attacco del campionato)
e 9 subiti (terzultima difesa del torneo)
— l’esonero di Miggiano e quello del
consulente tecnico Bini, ma il presidente
Braccialini, pur rendendosi conto che la
situazione è estremamente difficile, ha
confermato la fiducia ad entrambi. Ma
fino a quando?
Vita
“L
La
otta alla povertà,
promozione del mezzogiorno,
garanzia dei livelli essenziali
dei servizi e delle prestazioni
sociali in tutta Italia, tutela della
non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso
all’abitazione, sono le priorità
che devono impegnare parlamento e governo per ridurre
la vulnerabilità nel Paese”.
Lo afferma l’ottavo Rapporto
povertà “Ripartire dai poveri”
curato da Caritas italiana e
Fondazione Zancan, presentato oggi, 15 ottobre, a Roma. Il
volume, di 268 pagine, descrive
una emergenza sociale che coinvolge circa 15 milioni di persone
in Italia (7,5 milioni di persone
ufficialmente sotto la soglia
della povertà e quelli definiti
“ad alto rischio”), con una serie
di proposte per risolvere una
situazione definita “strutturale,
radicata nell’incapacità di dare
risposta al problema”. Tra le
proposte contenute nel Rapporto: l’adozione di una misura
universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire
in servizi pubblici essenziali;
tutelare anziani e portatori di
handicap, che costituiscono una
“emergenza” per molte famiglie
italiane; nella crisi degli alloggi
intervenire con sostegni agli
affitti, garanzie ai proprietari
e edilizia pubblica; potenziare
il fondo nazionale per le politiche sociali, redistribuire le
risorse disponibili e ripartire in
maniera più razionale la spesa
sociale; affidare la gestione
delle risorse agli Enti locali;
attuare un migliore equilibrio
tra trasferimenti monetari a
realizzazione di servizi.
26 ottobre 2008
dall’Italia
n. 38
POVERTÀ IN ITALIA
Ripartire dagli ultimi
l’uguaglianza e nemmeno quello delle opportunità”: è il giudizio di mons. Vittorio Nozza,
direttore di Caritas italiana,
intervenuto alla presentazione
del volume. “Più di altri Paesi
europei - ha osservato - l’Italia
presenta grandi differenze fra
chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per
non oltrepassare la soglia della
povertà e chi dentro la povertà
ci sta da tempo e non intravede
nulla di nuovo nel futuro”. “Il
desiderio e l’ambizione di passare da una condizione all’altra
- ha sottolineato -, è più difficile
da realizzare da noi che altrove”.
Tra le tante “fragilità” italiane vi
sono, secondo il direttore della Caritas, “un’imbarazzante
divergenza tra nord e sud che
invece di diminuire aumenta, la
tragica carenza di innovazione,
le elevate disuguaglianze sociali
ed economiche. Il reddito non è
distribuito in modo equo, si concentra ai vertici ed è diluito alla
base”. Mons. Nozza ha ricordato che Paesi come l’Inghilterra,
ad esempio, destinano alla lotta
all’esclusione sociale l’1,7% del
Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello
0,9%. La questione povertà, ha
ammonito, “non è né di destra
né di sinistra” e “non può essere
affrontata con colpi di genio e ad
effetto ma solo con un piano nazionale strutturato e permanente”. “Assistiamo in questi giorni
- ha osservato mons. Nozza
-, a montagne di soldi pubblici
che, con il giusto accordo di
tutti, corrono al capezzale della
grande finanza e delle imprese
in crisi per tentare di mettere in
atto un salvataggio. Perché non
ITALIA INGIUSTA
“L’Italia non è il posto del-
D
i questi tempi è utile
rileggere un classico di
Carlo Collodi ovvero
“Pinocchio”. La lettura è
un’ utile istruzione per il
consumatore e il risparmiatore ad orientarsi nelle incertezze della vita.
La scena è quella in cui
Pinocchio, dopo essere stato
all’Osteria del Gambero rosso
ed essere sfuggito agli assassini,
incontra di nuovo il Gatto e la
Volpe.
“E le tue monete d’oro?
Chiede la Volpe a Pinocchio. Le
ho sempre in tasca. Perché non
vai a seminarle nel Campo dei
Miracoli? Oggi è impossibile:
vi andrò un altro giorno. Un
altro giorno sarà tardi! Perché
quel campo è stato comprato da
un gran signore, e da domani
in là non sarà più permesso a
nessuno di seminarvi i denari.
Andiamo pure io vengo con voi.
E partirono”.
Regola 1: non esiste nessun
contratto o affare che non può
aspettare prima di essere firmato. Ogni risparmiatore o consumatore deve avere tutto il tempo per pensarci, riflettere, informarsi, capire quali sono le sue
vere esigenze e le sue richieste.
Meglio perdere un buon affare
I poveri aumentano
sotto i nostri occhi:
ormai si parla
di 15 milioni
di Patrizia Caiffa
fare altrettanto per soccorrere
chi lotta quotidianamente per
sopravvivere all’indigenza e
alla precarietà?”
RINUNCIARE AI PRIVILEGI
Rinunciare a “rendite di
posizione e interventi burocratici” per mettere al centro i più
fragili (soprattutto famiglie con
persone non autosufficienti o
numerose) fornendoli di “più
servizi e meno trasferimenti
economici”, con maggiore solidarietà fiscale. È una delle
ricette contenute nel Rapporto,
come ricordato da monsignor
Giuseppe Pasini, presidente
della Fondazione Zancan, ha
denunciato le “profonde disuguaglianze” in Italia, dove
“il quinto delle famiglie con
i redditi più bassi percepisce
solo il 7,0% del reddito totale”
mentre “il quinto delle famiglie
con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”.
Mons. Pasini ha invitato a “ristabilire un equilibrio organico,
che consenta a tutti di fruire di
sufficienti risorse e di offrire il
proprio contributo”. “Non si
tratta di un’operazione indolore
- ha osservato -. Essa comporta
E CONOMIA
Rileggere Pinocchio
che trovarsi in “braghe di tela”
per tutta la vita. Come è importante non accettare mai contratti
incomprensibili anche a chi ne
propone la sottoscrizione.
“Arrivarono a una città che
aveva il nome Acchiappa-citrulli... Pinocchio vide tutte le strade
popolate di cani spelacchiati,
che sbadigliavano dall’appetito,
di pecore tosate, che tremavano
dal freddo, di galline rimaste
senza cresta e senza bargigli, che
chiedevano l’elemosina... e di
fagiani che zampettavano cheti
cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne d’oro e d’argento,
oramai perdute per sempre. In
mezzo a questa folla di accattoni
e di poveri vergognosi, passavano di tanto in tanto alcune
carrozze signorili con dentro
qualche Volpe...”.
Regole 2 e 3: un affare che ci
arricchisce a differenza di quelli
che vivono nella nostra città è
sospetto, soprattutto se chi ce
lo propone è uno di quelli che
va in carrozza. Oltre a pensare
che si possa diventare come una
Volpe occorre valutare l’ipotesi
in cui si diventasse come una
pecora tosata. Inoltre non dimentichiamoci mai della tradizione e di chi ha vissuto prima
di noi. Chissà se coloro che dal
2002 al 2007 hanno stipulato un
mutuo sulla casa a tasso variabile hanno mai chiesto consiglio ai
loro genitori? Una generazione,
quella degli anni 60-73, che è
stata baciata dalla fortuna del
mutuo a tasso fisso. Mutui sottoscritti a un tasso fisso tra il 5 e il
7% di durata ventennale che incapparono nel periodo 73-85 in
un tasso di inflazione a due cifre
(tra il 10 e il 20%) che di fatto annullarono il valore della rata da
pagare ogni semestre.
“Scavò la buca, ci pose le
quattro monete d’oro che gli
erano rimaste...”.
Regola 4: per i risparmiatori,
mai concentrare tutti i risparmi
in un unico investimento anche
se è il più redditizio. Diversificare, diversificare, diversificare...
Dopo aver sotterrato le
monete Pinocchio è in attesa e
“ritornato in città, cominciò a
contare i minuti a uno e uno...
E mentre camminava con passo
frettoloso, il cuore gli batteva
forte... E intanto pensava: e se
invece di mille monete ne trovassi... centomila? Oh che bel
signore, allora, che diventerei!
Vorrei avere un bel palazzo, mille cavallini di legno e mille scuderie, per potermi baloccare...”.
Regola 5: dedicata a tutti
quelli che giocano al Superenalotto e ad altri giochi simili. Non
passate ore e ore della vostra
giornata come le ha trascorse
Pinocchio. Ma se proprio vi
piace giocare limitate l’importo
a quello che spendereste non
prendendo un caffè. E durante
la giornata pensate ai vostri
cari, a fare una passeggiata, ad
assistere un caro malato o solo,
a leggere e studiare. Ci sono diverse opere buone che derivano
dalla nostra tradizione e che ci
insegnavano al catechismo da
13
rinunce a privilegi ingiustificati
da parte di tutti, dei cittadini
garantiti e anche da quelli in
disagio ma meno sfortunati di
altri; la creazione di nuove scale
di priorità nella spesa pubblica
da parte dello Stato e degli enti
locali, rinunciando a scelte forse utili ma non essenziali, per
destinare le risorse a chi è privo
del necessario; l’assunzione
di nuovi stili di vita improntati alla sobrietà ed escludenti
sprechi ed esibizioni sfacciate
di lusso”. Secondo mons. Pasini “dobbiamo trarre lezione
dall’attuale crisi economicafinanziaria”: “Per risolverla
non si è tardato a sconvolgere
alcuni fondamenti ideologici
del sistema capitalistico, che
sembravano inamovibili e dogmatici. Se si vuole veramente
il bene comune, un analogo
ripensamento va fatto anche
in rapporto alla società”. Tiziano Vecchiato, direttore della
Fondazione Zancan, ha fornito
cifre inequivocabili: “si può
dare risposta alla povertà senza
aumentare la spesa pubblica
complessiva per la protezione
sociale (366.878 milioni di euro)
e senza aumentare la spesa per
l’assistenza sociale (circa 47
miliardi di euro nel 2007)”. Ad
esempio, ha suggerito, “è possibile destinare ad un diverso
utilizzo parti rilevanti della
spesa per assistenza sociale,
oggi destinata alla persone non
autosufficienti e alle famiglie di
lavoratori con figli”. Anche se,
ha ammesso, “non è per niente
facile, perché chi oggi beneficia
dei trasferimenti pubblici e ne
ha fatto una fonte di reddito non
è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se
ragioni di equità portassero a
riconoscere il contrario”.
Sei regole per non
cadere in trappola
Sergio Pierantoni
piccoli.
Dopo la delusione di non
trovare l’albero con le monete
né le monete d’oro seppellite
nella buca un Pappagallo gli
dice: “Anch’io ho creduto una
volta e oggi ne porto le pene.
Oggi (ma è troppo tardi!) mi
sono dovuto persuadere che per
mettere insieme onestamente
pochi soldi bisogna saperseli
guadagnare o col lavoro delle
proprie mani o coll’ingegno della propria testa”,
Regola 6: il risparmio deriva dal reddito di chi lavora
e decide, riuscendoci, a non
consumare tutto quello che guadagna. Per lavorare, anche in
periodi di crisi, occorre usare le
mani e continuare a studiare per
tutta la vita. La migliore difesa
da ogni cattivo affare o investimento sbagliato è la capacità di
ogni individuo di studiare, di
analizzare, di confrontarsi con
chi è più esperto. Un lavoro che
aiuta ad assaporare il gusto della libertà di scelta.
14 dall’Italia
n. 38
Vita
La
26 ottobre 2008
COPPIE DI FATTO
D
opo i Dico e i Cus,
arrivano i Didore. L’acronimo
sta per “diritti e doveri di reciprocità dei conviventi”: ideati
dai ministri Brunetta e Rotondi,
al riguardo è stato presentato la
scorsa settimana alla Camera
dei deputati un progetto di
legge (primi firmatari Barani
e De Luca). La proposta, pur
partendo dalla consapevolezza
che la famiglia fondata sul matrimonio di cui all’art.29 della
Costituzione è “l’unica unione
possibile destinataria delle politiche di sostegno, economiche
e sociali, messe in atto dallo
Stato”, riconosce che vi sono
“migliaia di persone unite da un
legame di tipo reciprocamente
solidaristico e affettivo, ma non
fondato sul matrimonio, sia per
scelta sia per pregresse situazioni personali”. Per queste il provvedimento si pone l’obiettivo di
“prevedere un nucleo di tutela
dei diritti di natura individuale
di cui ciascun soggetto, nell’ambito del rapporto solidaristico,
potrà essere considerato titolare”. Su tale misura abbiamo
interpellato Giuseppe Dalla
Torre, giurista e rettore della
Libera Università Maria Ss.ma
Assunta (Lumsa), e Pietro Boffi,
responsabile dell’ufficio documentazione del Centro italiano
studi sulla famiglia (Cisf).
UNA VISIONE DISTORTA
È “irragionevole”, per Giuseppe Dalla Torre, il riferimento all’esigenza di non avere
discriminazioni nell’ambito
dei diritti individuali, perché
“tutti possono contrarre matrimonio”. Secondo il giurista, vi
è un “filo di continuità con una
visione distorta del problema,
quasi che siano irragionevoli
i diritti della famiglia fondata
sul matrimonio. L’irragionevo-
N
umerosi madri
hanno partecipato
all’incontro Le
Nuove mamme
che si è appena
tenuto a Milano
nei giorni scorsi. Il
dibattito ha preso
lo spunto da un sondaggio
proposto dal mensile Insieme, dal portale Quimamme e dal Centro Benedetta
d’Intino di Milano. Tra i
conduttori-partecipanti:
la direttrice del giornale
Insieme Valeria Covini, la
sociologa delle comunicazioni di massa Marina
D’Amato, la psicanalista
e docente di psicologia
dinamica all’Università di
Pavia Silvia Vegetti Finzi
e infine l’attrice Ambra
Angiolini. “Le mamme
- sostengono in coro
unanime le conduttrici
- sono cambiate. Secondo
il sondaggio sono nella
stragrande maggioranza
dei casi allegre, solari, serene, sensibili”. Non solo.
Nel segno dell’ambiguità
Presentato alla Camera
il “Testo unico
dei diritti e doveri
di reciprocità
dei conviventi”
ci dicono che di queste solo il
15-20% ha una convivenza che
supera i tre anni...”.
FACILI CONTENZIOSI
lezza, invece, sta nel pretendere
i diritti che discendono dal matrimonio senza contrarlo”. Dalla
Torre sottolinea “positivamente” il riferimento all’art.29 della
Costituzione, ossia alla famiglia
fondata sul matrimonio, ma
rileva anche come “in questo
Testo, nonostante le buone intenzioni, vi sia un riferimento
alla famiglia” dal momento che
il legame che intende regolare
“non si può contrarre tra parenti”. “Così - spiega - s’inserisce un
impedimento di tipo matrimoniale, assimilando tali unioni al
regime del matrimonio”.
LA VERA DISCRIMINAZIONE
Entrando nel merito della
proposta di legge, “il Testo
unico - osserva il rettore della
Lumsa - affronta problematiche in parte già risolte, in parte
facilmente risolvibili anche in
altro modo”. La successione
nel contratto di locazione, ad
esempio, “è un problema già
risolto dalla giurisprudenza”;
per altre questioni come l’assistenza in caso di malattia e
ricovero, invece, “basterebbe
una dichiarazione unilaterale”,
senza “scomodare modelli parafamiliari” con una legge apposita. Proseguendo l’esame del
Testo, il giurista evidenzia “due
casi in cui s’incide sui diritti dei
membri della famiglia legittima”. Il primo riguarda “il diritto
di abitazione per il convivente
superstite, che tocca lo status
dei figli legittimi”; il secondo,
invece, “concerne gli obblighi
alimentari, dove il convivente
«ha la precedenza sugli altri obbligati», ivi compresi eventuali
figli nati da precedenti unioni”.
Infine, sotto il profilo giuridico il
“vincolo dell’affettività” è “irrilevante” e crea “ambiguità”. “E
se ci sono rapporti di solidarietà
- domanda - tra due o più persone che vivono insieme, ma senza
legami affettivi? Qui nasce la
vera discriminazione”.
È IL CASO?
Ma “è davvero il caso di
riaprire il dibattito su questo
tema?”, si chiede Pietro Boffi.
Sebbene si distingua “dalle
proposte precedenti - sottolinea
- perché non va a costituire un
nuovo soggetto giuridico, né
struttura la convivenza, ma
prende atto di una situazione e
cerca di dare risposta a qualche
bisogno individuale”, tuttavia
“non è un provvedimento così
urgente e necessario” e “dopo
le brutte partenze nei dibattiti
precedenti è molto difficile che
oggi si possa riaprire questo
tema”. Boffi riporta i dati dell’Istat secondo i quali nel 2006 vi
erano 637.000 coppie conviventi, di cui 310.000 con precedenti
esperienze matrimoniali. Dato
che le persone vincolate da un
precedente matrimonio sono
escluse, “il provvedimento riguarda al massimo poco più di
400.000 coppie. Ma le statistiche
FAMIGLIA
Le nuove mamme
“L’aspetto più nuovo e dirompente che colpisce analizzando questa ricerca è il
senso di condivisione che
esprimono”, dice Marina
D’Amato. Il 79% di loro si
dà delle priorità basate ora
sui bisogni dei bambini ora
su quelli di coppia, il 40%
è consapevole che, per non
esaurire nella cura degli
altri tutte le proprie risorse
bisogna ritagliare tempo
per se stesse, per ricaricarsi
di energia e alimentare la
propria autostima.
Dal sondaggio è risultato inoltre anche che le
nuove mamme si dividono
molto spesso i compiti con
il marito; sono appassionate di Internet utilizzato
di frequente per risolvere
dubbi e problemi, si sfo-
gano e raccontano nei
blog parlando di ecologia,
problemi educativi e di
accudimento. Il 68% di loro
spiega che non ha amato
incondizionatamente il
proprio bambino subito
dopo la nascita. Ma che ha
costruito il rapporto con il
piccolo nel tempo accettando che l’amore materno,
come tutte le cose, è un gioco di luci e ombre. E tutto
questo è vissuto con consapevolezza e anche con una
buona dose di serenità. “A
differenza delle mamme
degli anni ‘80-90, fanatiche
del lavoro e della carriera, le nuove preferiscono
rinunciare alla perfezione
riequilibrando ambizioni
professionali e maternità”,
dice Silvia Vegetti Finzi,
docente di psicologia all’Università di Pavia. Inoltre, “se fino a dieci, quindici anni fa con il matrimonio
finivano le amicizie, ora, si
rinsaldano perché le donne
costituiscono con le amiche
una vera e propria rete di
solidarietà”, spiega Valeria
Covini.
Ma non tutte si rispecchiano in questo quadro.
Dietro le quinte del convegno qualcuna aveva da
ridire. Certo il sondaggio
ha anche previsto le frange
minoritarie che si discostano da questo modello.
Ma queste, forse, non sono
in percentuali così basse,
come segnala il sondaggio.
Secondo alcune mamme
presenti alla manifestazione sono numerose quelle
Vi è poi una “debolezza intrinseca” al provvedimento, che
“limitandosi a poche frasi con le
quali si va ad agire sul diritto
individuale” stabilisce norme
“di difficile applicazione, o che
facilmente possono dare adito
a contenziosi”. “Chi valuta l’effettiva durata e continuità della
convivenza?”, domanda Boffi,
dal momento che “il riferimento all’anagrafe è abbastanza
precario”. Solleva “perplessità” anche “la designazione in
forma scritta e autografa della
persona alla quale spettano
decisioni importanti in campo
sanitario” senza una verifica
delle condizioni in cui viene
sottoscritta tale dichiarazione.
Infine, il provvedimento va
ad agire sul patrimonio, stabilendo “il diritto di abitazione
vitalizio” del compagno o della
compagna in caso di morte di
uno dei conviventi. “Ci sono già
casi di fortissima litigiosità con
coniugati che poi si separano o
divorziano, figuriamoci - conclude l’esponente del Cisf - se
a ciò aggiungiamo anche una
convivenza”.
malinconiche che non
riescono a stabilire sinceri
rapporti di comunicazione e amicizia con le altre
all’uscita da scuola o nell’ambito delle varie attività
extrascolastiche seguite
dai figli. Il sondaggio ha
proposto dati incoraggianti circa la divisione dei
compiti con il partner e la
tenerezza dei papà. Nelle
retrovie si parlava delle
Un sondaggio da
leggere con buon
senso
di M. Angela Masino
difficoltà che tutte incontrano nel rendere coinvolti
i padri… Dubitare dei sondaggi? No, ma vale sempre
la regola del prenderli cum
grano salis.
Vita
La
L
a corsa alla Casa Bianca
apre diversi scenari per
il Paese più potente
del mondo ma, secondo gli analisti, lascia
per lo più inalterate le
prospettive sullo scacchiere internazionale
perché, si è visto alle Convention di Denver e di Saint Paul,
i due principali partiti “sono
uniti da una stessa concezione
del ruolo degli Stati Uniti nel
mondo”.
Anche se Washington è in
un vicolo cieco in Iraq e varie
bombe ad orologeria incombono in Medio Oriente e nel
Caucaso, è abbastanza evidente
come gli Stati Uniti, che sono
sopravvissuti all’avventura
del Vietnam, possano uscire
praticamente indenni anche da
quella irachena: “nonostante
il momentaneo sconcerto
-scrive lo storico Arno Mayer,
dell’università di Princeton -il
Paese continuerà la sua strada,
tra bipartitismo e pressione
degli ambienti economici e,
senza rivali militari all’altezza
rimarrà per qualche tempo
ancora l’unica superpotenza
mondiale”.
Gli Stati Uniti possiedono
l’esercito più potente del mondo: esso supera di gran lunga
quelli di tutte le grandi potenze precedenti. D’altro canto
Washington destina oltre il 20
per cento del bilancio annuo al
suo esercito, un investimento
pari al totale delle spese militari
nel resto del mondo. Onnipresenti sui mari, nell’aria, nello
spazio e nel cyberspazio, gli
Usa sanno proiettare la propria forza ovunque e, “come
uno sceriffo auto-proclamato
P
erché tanta violenza
contro i cristiani in India, un
paese dove il cristianesimo
è antico tanto quanto quello
europeo, un paese che molti
pensano essere la terra promessa della non violenza, ricordando figure come il mahatma
Gandhi o il poeta Tagore? È
una domanda che non trova
risposta razionale. L’ondata di
intransigenza fondamentalista
indù si è nuovamente scatenata
contro una comunità di cristiani che non ha niente a che
fare con l’induismo. Infatti i
cristiani che abitano lo stato di
Orissa, dove appunto si è scatenata la violenza, non sono indù
convertiti al cristianesimo, ma
sono parte di gruppi etnici
(cosiddetti adivasi = abitanti
dalle origini) di religione tradizionale o cosmica o animista,
e per sua natura aperta alla
fede cristiana. La conversione
alla fede cristiana dei gruppi
di adivasi è una realtà che si è
venuta sviluppando da più di
cento anni nel nord India, ad
opera iniziale di un certo padre
Lievens, un gesuita belga che
ha aperto un cammino di promozione a questi grossi gruppi
umani, lasciati ai margini della
società coinvolgente, anzi minacciati dalla prepotenza dei
26 ottobre 2008
dall’estero
n. 38
La corsa alla Casa Bianca
non cambia la politica Usa
-osserva Mayer- si precipitano
da un capo all’altro del pianeta
per controllare o sfruttare le
crisi, reali o fittizie”.
“Nessun angolo del mondo
è abbastanza remoto, nessuna
montagna abbastanza alta,
nessuna grotta o bunker abbastanza profondi per porre i
nemici fuori della nostra portata”, ha più volte detto Donald
Rumsfeld quando era ministro
della Difesa. E lo dimostrano
le basi militari, navali o aeree
a stelle e strisce installate in
oltre cento Paesi, dall’Etiopia
al Turkmenistan.
In particolare, osserva
Mayer, la Marina è la spina
dorsale dell’apparato bellico
Usa e, a Washington e al Pentagono, la Us Navy ha aumentato
la sua influenza sulla fanteria
e sull’aviazione. Washington
possiede dodici portaerei, di
cui nove nucleari: bastimenti
che trasportano fino a ottanta
aerei o elicotteri, e grandi contingenti di soldati, marinai e
piloti. Intorno ad esse gravitano
incrociatori, cacciatorpedinieri,
sottomarini, e con esse gli Stati
Uniti pattugliano le principali
vie marittime.
Attualmente, almeno
due portaerei stazionano tra
Behrein, Qatar e Gibuti: per
ricordare, come ha detto nel
gennaio 2007 il ministro della
Difesa Robert Gates, che “gli
Repubblicani e democratici comunque
hanno la stessa concezione del ruolo degli
Stati Uniti nel mondo
di Angela Carusone
Stati Uniti manterranno a lungo
la loro presenza nel Golfo”. La
costante è quindi rappresentata dal fatto che le parole del
repubblicano Gates avrebbero
Fondamentalismo indù:
perché tanta violenza?
grandi latifondisti del tempo,
desiderosi di possedere le terre
dei poveri, solo perché privi di
documenti di proprietà. Da allora i villaggi di adivasi si sono
orientati in gran numero alla
fede cristiana e costituiscono
oggi una comunità numerosa
e promettente. Non ha senso
pertanto applicare a tali comunità lo slogan proclamato
e gridato dai fondamentalisti
indù: “L’India agli indù”, perché questi cristiani dello stato
di Orissa, come di altre zone
tribali dell’india, non sono stati
mai né indù, né musulmani,
né buddisti, ma credenti nel
Dio della natura e del proprio
clan, “naturalmente aperti al
cristianesimo”, come diceva
già Tertulliano agli inizi del
cristianesimo: “l’animo umano
è naturalmente cristiano”.
Atti di violenza sono comuni in India, come in tanti
altri paesi del mondo. Pur portando in sé radici splendide di
non violenza, anche la cultura
indù ha bisogno del messaggio
di Gesù per essere purificata e
illuminata. Gandhi stesso non
sarebbe stato il profeta dell’azione nonviolenta (a-himsa)
senza il suo incontro con il
vangelo di Gesù. La risposta
che la Chiesa indiana ha dato
alla violenza subita è stata anch’essa motivata da sentimenti
di non violenza evangelica, con
proposte di preghiera e digiuno, con l’invito al rispetto e alla
potuto provenire da qualunque
ministro della difesa, segretario
di Stato o presidente statunitense degli ultimi sessant’anni.
È il caso di Jimmy Carter, che
riconciliazione.
Le contraddizioni non
mancano e non possono mancare in un paese così grande
come l’India, dove il pluralismo macroscopico fa emergere
momenti di rabbia e violenza,
come i ripetuti scontri tra indù
e musulmani, tra indù e sikh,
tra appartenenze ai diversi
strati del sistema castale, per se
stesso violento. Contraddizioni
non mancano neanche in casa
nostra, all’interno del mondo
cristiano, se pensiamo a certi
modi di propagare la fede di
alcuni gruppi protestanti di
matrice “liberale”, preoccupati
del numero. Ma, per quanto
riguarda la comunità cattolica indiana proveniente dai
gruppi di adivasi (aborigeni),
a noi spetta - doverosamente
e sinceramente - esprimere
stima e solidarietà, perché si
tratta di gruppi umani poveri
e umili, che la fede cattolica ha
“messo in piedi” e ai quali ha
dato dignità e speranza. A noi
spetta anche solidarizzare con
la preghiera, la carità e il digiuno, onorando quei fratelli che
stanno vivendo la beatitudine
evangelica: “Beati voi quando
sarete perseguitati a causa del
mio Nome”.
Giandomenico Tamiozzo
già nel gennaio 1980 era stato
assai chiaro: “ogni tentativo di
una forza esterna di prendere
il controllo del Golfo Persico
–aveva detto- sarà interpretato
come un attacco contro gli Stati
Uniti”. E il motivo è semplice: la
regione detiene i due terzi delle
risorse petrolifere esportabili
del mondo, e si trova a trecento
miglia dall’Oceano Indiano
e dallo stretto di Ormuz, una
rotta sulla quale transita la gran
parte delle risorse petrolifere
del mondo.
“Democratici e repubblicani -viene osservato- potrebbero
quindi parlare con la stessa
voce, tanto sembrano d’accordo
nell’agitare continuamente la
minaccia di un embargo economico più rigido e di un’azione
militare”. È un fatto che gli Stati
Uniti, conservando gigantesche
riserve soprattutto militari che
permettono loro di intervenire
ai quattro angoli del mondo,
non so se ne facciano risparmio:
che siano dirette o indirette,
aperte o segrete, militari o civili,
le intrusioni negli affari interni
di altri Stati, rappresentano,
dopo il 1945, la pietra angolare
della politica estera di Washington. Ogni volta “a difesa degli
interessi statunitensi –sottolinea
Mayer- e allo stesso tempo promuovendo una variante della
democrazia, del capitalismo e
dei diritti umani”.
C’è poi quello che Joseph
Nye, della Kennedy school
of Government di Harvard,
chiama il “soft power”: l’inglese-americano che si impone
al mondo intero come lingua
franca, in particolare per le
giovani generazioni e gli utenti
di internet; la cultura popolare
e gli stili di vita statunitensi,
proposti attraverso la tv che, nel
bene e nel male, penetrano negli
angoli più nascosti del mondo.
“Questa potenza non è affatto
il prodotto di una generazione
spontanea -sostiene Mayer-.
Nella sua sete permanente di
risorse naturali, di nuovi mercati e di posizioni strategiche,
essa assomiglia in maniera
preoccupante agli imperi del
passato: e l’impero è redditizio
sul piano economico, culturale
e psicologico”.
Eppure c’e anche chi, proprio negli Stati Uniti, si interroga sulle responsabilità, e anche
le eventuali colpe, che il Paese
ha verso il resto del mondo:
dimostrando la validità del
sistema democratico. Ci sono
laboratori che si interrogano
sui costi e sui vantaggi politici,
economici e sociali dell’impero
per gli Stati Uniti e per il resto
del mondo. Anche se al momento nessun candidato alla
presidenza propone soluzioni
di ricambio alla missione imperiale degli Stati Uniti.
15
Dal
mondo
VITTIME DEL
FRANCHISMO
È stato promosso in
Spagna il censimento
delle decine di migliaia di
vittime del franchismo: è
la decisione del giudice
della Audencia nacional,
Baltasar Garzon, che ha
agito in seguito a petizioni dell’associazione delle
famiglie delle vittime:
egli ha chiesto ai ministeri
(cultura, difesa, giustizia),
ai comuni (Madrid, Siviglia, Granada, Cordoba)
e alle 23mila parrocchie
spagnole ogni utile informazione sulle persone
sepolte in fosse comuni e
sulle altre vittime del regime franchista; Baltasar
Garzon ha fissato l’inizio
dell’indagine conoscitiva
nel 17 luglio del 1936,
il giorno nel quale ebbe
luogo il golpe di Francisco
Franco.
CEMENTO IN LIBIA
In collaborazione con il
Fondo libico per lo sviluppo economico, Italcementi
costruirà uno stabilimento in Libia, nell’area
orientale del paese nordafricano; già ottenuta la
concessione mineraria, il
gruppo italiano controllerà il 50% del capitale della
joint-venture; il nuovo
impianto sarà caratterizzato da una capacità
produttiva di 4 milioni
di tonnellate annue di
cemento “Portland”. La
particolare localizzazione
dello stabilimento darà
benefici alle esportazioni,
strategicamente rivolte
verso le rotte del Mediterraneo; l’impianto
soddisferà i crescenti
bisogni del mercato libico,
sostenendo i piani di investimento infrastrutturale e
residenziale.
CHARLES
DE FOUCAULD
Non indietreggiava mai
mentre camminava sulle
orme di Gesù e finalmente, dopo diversi fallimenti,
Charles de Foucauld trovò Gesù nel deserto sahariano. È una esperienza
le cui pietre miliari hanno
evidenza nel libro “Osate
vivere per amore” (Monti,
pp. 94, euro 8), a cura
della Fraternità di Spello
costituita dai “piccoli fratelli” del Vangelo che, nella Chiesa, sono chiamati a
praticare la spiritualità di
Charles de Foucauld. La
testimonianza di vita di
questi “Fratelli” è invito a
seguire Gesù di Nazareth,
nella comunione con il
Padre e con gli “ultimi”.
Nel volumetto è ricordato
anche l’operato di fratel
Carlo Carretto a Spello.
16 musica e spettacolo
L
a nuova maniera
di Woody Allen è
purtroppo da intendersi alla lettera,
manierata, ormai
piuttosto fiacca e
insipida. Quando
non si mette in scena come attore i suoi film
risentono di un’assenza
cruciale per l’atmosfera
generale, che alla fine si
rivela levigata e curata formalmente ma priva di idee.
È il caso di quest’ultimo
lavoro, “Vicky Cristina Barcellona”, trasloco in terra
catalana dopo il dittico londinese costituito da “Match
point” e da “Scoop”. Guarda caso, questo titolo, meno
ambizioso del precedente
e di quest’ultimo, ma con
Woody nel cast, esilarante
nella parte dello sgangherato prestigiatore Splendini,
aveva fatto sperare in un
ritorno del folletto newyorchese al cinema che più
gli si addice, la commedia
brillante con spruzzate di
sofisticherie intellettuali.
Ma, forse, essendosi accorto
C INEMA :
n. 38
IL NUOVO FILM DI
di Francesco Sgarano
che qui in Europa viene
acclamato per quei film più
impegnati e stilisticamente
più rifiniti -com’era anche
quel “Match point” che,
dispiaciuto a me, ha trovato
tuttavia molti consensi- si
è fiondato nuovamente su
una storia sul tema vetusto
delle motivazioni insondabili dell’amore, interpretato da tre stelle di prima
grandezza come Scarlett
Johansson, Penelope Cruz
e Javier Bardem, fresco di
Oscar per “Non è un paese
per vecchi”. La Johansson,
coi capelli ossigenati, è Cristina, giovane americana
dalla mentalità molto aperta, in cerca di esperienze
nuove, che si lascia sedurre
all’istante da inequivocabili
apprezzamenti di un pittore
macho ed epicureo, Juan
Antonio, che poi è Bardem
(doppiato al solito meravigliosamente). Le sue richieste di trascorrere un weekend insieme a lei a Oviedo,
non vengono però sulle
prime accettate dall’amica
di Cristina, Vicky, recatasi
a Barcellona per redigere
una tesi sulle abitudini e
sulle usanze del posto e in
procinto di sposarsi con un
bietolone, però innamorato
e devoto. Sarà proprio lei a
cadere per prima fra le braccia dello sfrontato artista,
rinunciando però ai moniti
del cuore per non rovinare
la solidità del rapporto col
fidanzato, ormai però compromesso. Cristina, invece,
andrà a convivere con Juan
Antonio, trovandosi però a
fare i conti piuttosto scomo-
La qualità di Report
l panorama dell’informazione televisiva di casa
nostra non brilla per la capacità di andare oltre i semplici
fatti, né per l’indipendenza dai
poteri forti. Sugli eventi di attualità che in questi ultimi mesi
hanno attraversato il panorama
sociale italiano i telegiornali e i
programmi di approfondimento informativo si sono spesso
limitati a dar voce ai diretti
protagonisti, accontentandosi
delle versioni ufficiali e prendendo raramente la briga di
cercare notizie di prima mano
da fonti alternative. Quanti di
noi, per esempio, hanno chiare
le ragioni del disastro Alitalia
e i contenuti degli accordi
con cui la vicenda sembra
essersi avviata a soluzione?
Chi ha capito con ragionevole
coscienza di causa che cosa sta
succedendo alle Borse, come
si sta evolvendo il panorama
economico e quali possono
essere le ricadute immediate
sulle nostre tasche di una serie
di decisioni governative?
Non è una questione di
quantità: su questi argomenti
e su altri non sono mancati i
lunghi servizi televisivi e le
paginate sulla carta stampata,
nemmeno i salotti e i talk show
si sono tirati indietro. Eppure
molti elementi utili a capire
le cose sono rimasti avvolti in
una fitta nebbia. È, dunque, un
problema di qualità dell’informazione, che sul piccolo schermo rende ancora più evidente
la scarsa tendenza al giornalismo di inchiesta che in questi
ultimi anni ha annacquato il
panorama informativo nazionale. Per questo, salutiamo
W OODY A LLEN
Vicky Cristina Barcellona
DENTRO LA TV
I
Vita
La
26 OTTOBRE 2008
volentieri il ritorno di “Report”
(RaiTre, domenica ore 21.30),
il programma di Milena Gabanelli che in più di un’occasione
ha aiutato i telespettatori
italiani a capire un po’ meglio
alcune vicende nazionali e non
di rado ha scoperto le vere
ragioni di alcuni fenomeni che
in altre sedi erano stati descritti
ma mai approfonditi a dovere.
Domenica sera il programma è ripartito proprio dal caso
Alitalia, per occuparsi poi di
sanità; nelle prossime settimane sono previsti servizi su tutte
le principali magagne politiche, economiche e sociali del
momento. Partendo dai dati
certi e non dai commenti, ricostruendo le vicende dal punto
di vista storico e supportando
le affermazioni giornalistiche
con riscontri documentati, “Report” riesce ancora a proporre
inchieste giornalistiche vere.
Oltre alla preoccupazione di
spiegare i singoli casi all’esame, emerge chiaro l’intento
di proporre un’informazione
di servizio. Se poi i giornalisti
e i curatori del programma
riescano sempre a tener fede a
questo proposito, ciascuno può
giudicarlo dal proprio punto di
vista. In alcuni casi, i collaboratori della Gabanelli si sono lasciati prendere la mano, come è
accaduto qualche tempo fa con
una ingenerosa inchiesta sugli
aiuti umanitari realizzata in
maniera decisamente affrettata
(ma il giornalista che la realizzò è scomparso dalla scena).
In genere, però, colgono nel
segno e l’attenta padrona di
casa si adopera per garantire
sempre la veridicità di quanto
viene proposto al pubblico.
A confermare la buona
qualità di questa trasmissione
è la collocazione in prima
serata che “Report” ha saputo
conquistare a suon di ascolti
televisivi e di critiche positive,
dopo che per molte stagioni
era stato confinato nella fascia
notturna. A prescindere da uno
di con l’improvviso arrivo
dell’ex moglie, in preda a
crisi depressiva e a turbe
psichiche, che non rinuncia
a metter su un menage a
trois che sconvolge persino
le prospettive assai spigliate
della giovane biondina. È
Penelope Cruz -che parla
quasi sempre in spagnolo,
sottotitolata- a tratteggiare
con molta bravura questo
personaggio. Rebecca Hall,
però, a parer mio, è la più
brava, nella parte di Vicky,
ragazza sicura solo in apparenza, che nella prima parte
del film ruba addirittura
la scena alla primadonna
Scarlett.
Questa la storia, francamente risaputa, anche
se da qualcuno potrà esser
scambiata per originale
come analisi disillusa sull’impossibilità del rappor-
Un’informazione
che spesso colpisce
nel segno
Homo Videns
stile a volte fin troppo pugnace
e da qualche forzatura a cui di
tanto in tanto i giornalisti ricorrono pur di ottenere quello che
vogliono, sicuramente si tratta
di una trasmissione che offre
spunti di conoscenza, riflessione e discussione. In questa
desolante epoca televisiva non
è poco.
to di coppia, e perdipiù
commentata da una loffia
voce fuori campo, che non
fa che aumentare la noia. È
un prodotto concepito evidentemente per il pubblico
internazionale, più mirato
al botteghino che non alla
qualità, dove l’unico momento di benessere si prova
vedendo impressi sullo
schermo la Sagrada Familia,
il Parco Guell, la Pedrera, la
Rambla: ma è un piacere da
turisti, non da cinefili, una
riprova in piú che “Vicky
Cristina Barcellona” è bello
come film-cartolina ma che
del Woody Allen che amano
gli alleniani doc, e tra questi
c’è anche lo scrivente, non
ha nulla. Che grande nostalgia per “Broadway Danny Rose” o “Radio Days”,
tasselli eccezionali di una
filmografia che appare via
via, di film in film, sempre
più diluita. Qualcuno po-
trebbe obbiettare che sono
andato troppo indietro nel
tempo e, vabbene, allora
citerò “Anything else” o
“La dea dell’amore”, ancora gradevolissimi anche se
non più capolavori.
Forse il commento più
azzeccato l’ha fatto una dolce presenza femminile, che
vedeva il film insieme a me:
che anche il grande Woody
si sia adeguato alla piattezza del cinema odierno? Per
conto mio, in ginocchioni
-perché la devozione per il
suo genio non muta di un
millimetro- gli consiglierei
di prendersi un anno sabbatico, riordinare le idee,
e riproporci uno dei suoi
lavori autentici. Se la vena,
al contrario, continua a
latitare, meglio fermarsi,
per non concludere in picchiata una delle carriere più
straordinarie degli ultimi
quarant’anni.
LaVita
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n. 38 26 ottobre