Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 - 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] Abb. annuo e 42,00 (Sostenitore e 65,00) c/c p.n. 11044518 Pistoia LaVita G I O R N A L E C A T T O L I C O Il paese della illegalità U n titolo giornalistico per richiamare l’attenzione dei lettori, che ha bisogno però di due precisazioni. Da una parte, infatti, esso pecca per difetto, perché, più che di un paese, si tratta di una cultura, di un mondo dalle dimensioni imprecisate, comprendente almeno gran parte del mondo occidentale. Dall’altra, esso pecca per eccesso, perché il nostro paese contiene certamente persone, famiglie, comunità che vivono, o almeno si sforzano di vivere, in un clima di rispetto e di osservanza delle leggi, fra le quali vogliamo comprendere anche e soprattutto la legge morale, che sta alla base di tutto il resto. Già, perché il confine fra legalità e moralità è molto sottile, fino al punto che le due parole potrebbero anche esprimere la stessa cosa. Così, paese illegale è sostanzialmente anche sinonimo di paese immorale e viceversa. L’attenzione a questo punto dovrebbe ancora aumentare. Il nostro è un vero colpo di frusta. Se uno dovesse descrivere dettagliatamente gli episodi di illegalità, da quale parte dovrebbe cominciare? Dall’alto o dal basso, dal centro o dalla periferia, da sinistra o da destra? Meglio rinunciare a un’impresa del genere e riferirsi globalmente alla mentalità diffusa, al modo comune di pensare e di agire, a una cultura che ha invaso l’intera nostra società. Arrangiarsi sempre e comunque sembra diventato lo sport nazionale, nella convinzione, almeno implicita, che in questo arraffa-arraffa generale è sempre lecito trarre il miglior beneficio possibile, ricavare il maggiore interesse personale o di gruppo. Dalla cultura della legalità, che dovrebbe essere normale per un paese civile quale ci gloriamo di essere, si è passati assai celermente, pur con le riserve prima ricordate, a una vera e propria cultura della illegalità. Il male è tanto diffuso e capillare che anche coloro che vorrebbero cambiare la situazione rimettono la spada nel fodero, considerando l’impresa di molto superiore alle proprie possibilità, forse ormai al di là delle semplici capacità umane. Non vorremmo esagerare nelle nostre valutazioni, ma da quanto vediamo e sentiamo è difficile sfuggire a questa impressione certamente pessimista, ma, insieme, purtroppo, anche sostanzialmente realista. Ed è inutile che noi ci fingiamo un nemico diverso da quello vero, che è la società nel suo complesso e, in particolare, le persone oneste che vogliono vivere nel rispetto dei dettati della propria coscienza. Un esempio a portata di mano, che interessa tutti. Perché le nostre assicurazioni dell’auto sono così alte, tanto alte da raggiungere il doppio di quanto si paga anche in nazioni vicine, come la Francia? Qual è la ragione di questo esorbitante aumento e chi ne sono le vittime? E’ solo un esempio. Purtroppo ci sono forme ben più gravi di inganno e di illegalità. Si pensi soltanto al pagamento delle tasse, alle tangenti che corrono veloci da un settore all’altro della vita economica, al lavoro nero, alle carissime visite mediche senza riscontro e senza ricevuta, ai concorsi truccati. E si vada dicendo. Siamo in piena discesa e non è dato vedere quando questa potrà toccare il fondo. Ci sarebbe poi da risalire. Fin dove? Fino, si potrebbe dire, a raggiungere i livelli della nostra società pre-industriale e precapitalistica, quella dei nostri avi e dei nostri nonni. Non è detto che il progresso tecnico e sociale debba essere pagato con un regresso morale di così ampie proporzioni. E’ necessario, è urgente ritornare sui propri passi. E’ in questione la nostra stessa sussistenza. Se finiremo nel baratro, la colpa sarà poi di tutti. Il cosiddetto teologo ribelle, Hans Küng ha scritto nel suo ultimo libro: “Non si può ignorare che la morale che un tempo s’imparava fin da bambini – ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è umano e ciò che non lo è – è divenuta sotto molti aspetti un fatto discrezionale e che, per esempio, i Dieci comandamenti sono finiti nel dimenticatoio… A dare il cattivo esempio siamo noi adulti con il nostro atteggiamento improntato all’anything goes – tutto è permesso. In politica, la mera volontà di potere viene troppo spesso lodata come una qualità positiva. Nel mondo della finanza e in quello dell’economia reale la brama del profitto, il delirio di onnipotenza e la corruzione si diffondono in una misura finora sconosciuta. Alcuni mezzi di comunicazione propagandano un esibizionismo decadente e la perversione viene presentata come ‘normale merce d’intrattenimento’ nell’ambito della sessualità”. E la lista continua. Educare alla legalità è il titolo di un documento della CEI del 1991. Nel decennio dedicato all’educazione, sarebbe proprio il caso che lo riprendessimo in mano. Giordano Frosini T O S C A N O 24 Anno 113 DOMENICA 20 GIUGNO 2010 e1,10 1,10 e All’interno LA NOSTRA SITUAZIONE CARCERARIA Una denuncia forte da parte del gruppo pistoiese di riflessione politica “J. Maritain” su quanto sta succedendo negli istituti di pena, nell’indifferenza generale sia della gente che delle autorità DOCUMENTO A PAGINA L’anno sacerdotale è finito Le iniziative che si sono moltiplicate in tutto il mondo lasceranno certamente una benefica scia dietro di sé. Benedetto XVI ha definito l’anno sacerdotale appena concluso “un nuovo brillare del sacerdozio” DOLDI A PAGINA GIORNALI IN DIFFICOLTA’ 2 4 La soppressione delle agevolazioni postali da parte del governo sta creando gravi disagi a molti giornali, mettendo anche a rischio il loro futuro. Fra questi anche i settimanali cattolici. La denuncia dei settimanali del Triveneto CAMPOLEONE A PAGINA 14 CARACAS ALLA RICERCA DELLA TERZA VIA Libertà economiche e politiche sociali i due pilastri su cui si gioca il futuro del Venezuela CARUSONE A PAGINA 15 2 primo piano Le Carceri L a drammatica situazione delle carceri italiane non sembra scuotere l’opinione pubblica del nostro paese, assorbita da tanti altri problemi e, soprattutto, sempre più allineata sugli schemi di una mentalità individualistica e, alla resa dei conti, perfino egoistica. Anche i responsabili della cosa pubblica brillano normalmente per la loro assenza e il loro disinteresse. Qualche sussulto in occasione di certi avvenimenti straordinari, come, per esempio, il suicidio di qualche carcerato (siamo già a 31 nell’anno in corso), ma poi ritorna tutto come prima. La situazione interessa naturalmente anche le carceri della nostra città. Abbiamo riflettuto a fondo su quanto sta succedendo intorno a noi, vicino a noi, ascoltando attentamente il racconto dei pochi interessati, anch’essi demoralizzati per la generale mancanza di attenzione e, dopo matura riflessione, siamo venuti nella determinazione di denunciare apertamente uno stato di cose del tutto indegno di un paese civile, il quale, fra l’altro, ha ancora l’ardire di professarsi cristiano. I carcerati, nonostante le loro colpe, rimangono uomini e, come tali devono essere trattati. Per coloro che si riconoscono nell’ispirazione cristiana, non ci dovrebbe essere bisogno di richiami, tanto chiaro è l’insegnamento evangelico e tanto limpida è la tradizione plurisecolare della comunità cristiana. La categoria degli ultimi non si esaurisce certamente nei carcerati, ma certamente li comprende e non soltanto agli ultimi posti. C’è poi anche il dettato costituzionale che, nell’art. 27, ripete a chiare lettere:“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Parole che fanno onore ai nostri costituenti, ma che suonano severa condanna per l’intera nostra società, vertici e base. Se la persona condannata viene privata della libertà, questo non significa affatto che deve essere anche spogliata della propria inalienabile dignità; in più non si deve mai dimenticare che il periodo da trascorrere in carcere deve essere finalizzato alla rieducazione e a un opportuno e dignitoso reinserimento nella società. Nelle attuali condizioni, non sembra proprio che ci si interessi dell’una e dell’altra cosa. Una inadempienza che merita la nostra più severa condana. Disumano affollamento Sullo scandalo nazionale del sovraffollamento delle nostre carceri si possono fare alcune interessanti considerazioni. Anzitutto va detto che esso non dipende sempre dalla mancanza di spazi carcerari, quanto piuttosto dalla carenza di personale e dalla sua discutibile utilizzazione. Anche la comoda attribuzione al diffuso reato di immigrazione clandestina non regge del tutto. Se si confrontano infatti i dati Istat dal 1990 al 2005, i permessi di soggiorno sono passati da 436 mila a 2.286 mila, mentre i tassi di criminalità sono rimasti pressoché invariati (www.lavoce.info/articoli/ n. 24 20 GIUGNO 2010 Vita La Le carceri, un dramma che ci tocca da vicino Conclusioni del gruppo pistoiese di riflessione politica “J. Maritain” pagina1001534-351.html). A questo proposito si deve affermare che l’attuale nostra normativa è gravemente lacunosa e non tiene conto della differenza tra un lavoratore stabilizzato e regolarizzato che perde il posto di lavoro e lo straniero appena arrivato che non ha mai avuto un regolare permesso di soggiorno. Dell’aumento dei carcerati non può nemmeno essere incolpato l’indulto, misura straordinaria nell’estate del 2006, finalizzato a ridurre il sovraffollamento delle carceri: i detenuti usciti sono stati 27.965 e a tre anni di distanza i recidivi sono stati 8.477. Un successo se si considera che in media normalmente torna dietro le sbarre il 68%. (www.web.vita.it/news/ view/94148). Si deve anche ricordare l’esistenza di alcuni fattori che hanno prodotto l’aumento ingiustificato della popolazione carceraria: inasprimenti delle pene anche per reati minori e detenzione per quantità minime di hashish e marijuana (un reato che in molti paesi non richiede la carcerazione, ma solo un periodo di volontariato). I ripetuti suicidi La drammatica situazione delle nostre carceri è gravemente documentata dai suicidi e dai tentativi di suicidio, che si susseguono a ritmo frequente. Nel 2009 i carcerati suicidi sono stati 72, specie tra persone in attesa di giudizio ritenute coinvolte in fatti delittuosi. Il suicidio coinvolge sia giovani incensurati in attesa di giudizio, sia detenuti anziani che si vedono preclusa la possibilità di riscattarsi. (www.ristretti.it_Dossier: “Morire in carcere”). Le carceri di Pistoia Nella nostra città la condizione carceraria non si presenta migliore rispetto alla situazione generale. Come in molti istituti circondariali, vi è anche a Pistoia una realtà di sovraffollamento e nelle celle i detenuti sono stipati in pochi metri quadrati. Gli enti pubblici a livello comunale adottano interventi frammentari e talvolta duplicati nel tentativo di rispondere ai bisogni della popolazione carceraria e delle famiglie. Dal 1985 un’assistenza costante viene svolta dall’associazione “Il Delfino”, formata da volontari in appoggio all’attività del cappellano del carcere. Questi descrivono la vita dei detenuti nel carcere pistoiese con toni preoccupati e preoccupanti. In causa è anzitutto la carenza degli spazi. All’interno del carcere vi sono due tipologie di celle: le piccole di circa sette metri quadrati, che potrebbero ospitare solo una persona ed invece ne contengono tre; le più grandi di circa ventiquattro metri quadrati, che potrebbero ospitare fino a sei persone, ed invece ne contengono nove. All’interno, l’aria è irrespirabile. Il carcere pistoiese, che ha una capienza di 74 posti letto, ospita attualmente oltre 150 detenuti. Alcuni dormono nel sottoscala, altri su materassi stesi nel parlatorio. Le attività di formazione, seppure imposte dalla legge, vengono svolte solo parzialmente. La legge Gozzini del 1975 prevedeva uno stanziamento per finanziare le attività di reinserimento a favore dei carcerati che al termine del periodo di detenzione si apprestano ad essere reinseriti nel mondo sociale e lavorativo. Questi fondi, mai utilizzati negli anni, si sono accumulati. L’attuale ministro della giustizia Alfano ha arbitrariamente deciso di utilizzare questa somma per costruire nuove carceri. Le misure alternative alla detenzione sono le più efficaci per recuperare gli individui alla convivenza civile: occorrono per questo interventi di assistenza e reinserimento. A Pistoia non esiste una struttura idonea ad accompagnare e assistere le persone che potrebbero usufruire delle misure alternative alla detenzione. Il carcerato, quando esce in permesso e i familiari in visita, sono alloggiati presso la foresteria approntata dall’associazione “Il Delfino”.Tuttavia, ciò non consente di far fronte alle esigenze di chi potrebbe accedere alle misure alternative ed è quindi costretto a prolungare il soggiorno dietro le sbarre. Molti detenuti, abbandonati dalle famiglie, non hanno alcun mezzo di sostentamento e vengono assistiti nelle loro piccole necessità, come l’uso di schede telefoniche, la fornitura della biancheria e di qualche altro bene di prima necessità. Si sostiene per questo sarebbe auspicabile un alleggerimento della detenzione per i reati minori e un maggior ricorso alle pene alternative, nella convinzione che le pene alternative danno migliori garanzie di reinserimento. La difficoltà di convivenza nelle celle ristrette è aggravata dalla promiscuità tra condannati in attesa di giudizio, persone con patologie mentali, tossicodipendenti, alcolisti ed extracomunitari di varie culture. Questa promiscuità produce enormi difficoltà di dialogo e comprensione. A questo si aggiunge la cronica carenza di personale di sorveglianza che causa ulteriore blocco delle attività previste, comprese quelle ricreative minime. Degna di essere segnalata è anche la pessima situazione finanziaria dell’ente carcerario e degli altri enti preposti. In passato vi sono stati periodi nei quali è stato possibile assistere i detenuti con attività formative, anche molto qualificate, ma l’attuale affollamento rende tutto impossibile. I volontari non si peritano a definire “disumana” la situazione carceraria cittadina. Una situazione che ci ripresenta immagini più simili alle galere dei secoli passati, piuttosto che a moderni istituti di rieducazione, quali dovrebbero essere quelli di un paese che si dichiara civile.Al termine delle nostre riflessioni, ci permettiamo di formulare alcune proposte, sulle quali intendiamo richiamare l’attenzione delle autorità, dei volontari e tutte le persone di buona volontà. Le nostre conclusioni Secondo noi, non sembrano necessari nuovi edifici carcerari. Occor- re piuttosto reclutare giovani capacità che seguano i detenuti in progetti di assistenza e reinserimento. Per questo occorre: - Adeguare gli edifici esistenti, per renderli umanamente vivibili. La ASL dovrebbe verificare se le normative riguardanti gli spazi minimi di vivibilità siano rispettati. - Monitorare l’efficienza della situazione sanitaria. - Finanziare le attività di professionalizzazione come quelle svolte dalla cooperativa no-profit “In cammino” (cooperazione di tipo B), ripristinando le “Borse lavoro” della Provincia di Pistoia e concedendo vantaggi economici alle aziende che assumeranno ex- carcerati in prova. - Investire nel recupero e nella riabilitazione attraverso le nuove misure della “Giustizia riparativa e la mediazione penale”. (La giustizia riparativa è una possibile risposta al reato che coinvolge il reo e -direttamente o indirettamente- la comunità e/o la vittima, nella ricerca di possibili modi di riparare attivamente agli effetti dell’illecito e delle sue conseguenze. La mediazione penale è definita dal Consiglio d’Europa come il “procedimento che permette alla vittima e al reo di partecipare attivamente, se vi consentono liberamente, alla soluzione delle difficoltà derivanti dal reato con l’aiuto di un terzo indipendente (mediatore)”. Si ricorda che il 26 febbraio 2002 è stata istituita una commissione per definire le linee guida di questo provvedimento per l’adozione in Italia). - Realizzare una regia complessiva tra gli enti locali per evitare l’attuale frastagliamento di iniziative e progetti, adottando una “vera” integrazione delle risorse umane e finanziarie presenti sul territorio. Costruire una programmazione unitaria degli interventi e una ottimizzazione delle risorse producendo iniziative efficaci. Nel 2005 la Conferenza plenaria dei Sindaci delegò il coordinamento delle azioni all’Amministrazione Provinciale, ma tale i iniziativa positiva è ancora oggi disattesa. - In ultimo l’associazione Il Delfino propone il progetto “Una Casa per Amico”, che sia un centro di tutoraggio e contenga alcune unità abitative per consentire di utilizzare i regimi di semilibertà finalizzandoli all’effettivo reinserimento. Si tratta di una soluzione abitativa temporanea, un tentativo di risposta al bisogno di coloro che usufruiscono degli arresti domiciliari. L’alloggio dovrebbe essere abbinato alla presenza di tutori che accompagnano la persona in un percorso di effettivo reingresso nella società. Questo gruppo di riflessione politica è in grado di annunciare che, col contributo di persone attente e generose, questo progetto potrà essere presto realizzato. Vita La “ 20 GIUGNO 2010 Le beat i t udini” sono pagine che allargano l’animo e aprono lo spirito ad una serenità difficile da sperimentare nelle vicende della quotidianità costruita dagli uomini: esci da questa lettura con la consapevolezza che i tuoi giorni hanno sempre un valore, nella realtà di una progetto provvidenziale che è presente nel tessuto dei giorni, anche se, a volte, si decide di ignorarlo, quasi di misconoscerlo... L’introduzione del libro ‑edito da Rizzoli‑ è precisa e convincente nei suoi riferimenti: “Radicata nel presente e aperta sull’avvenire del regno di Dio, la felicità di cui parlano le beatitudini ha anche il suo aggancio in un passato preciso: quel momento nel tempo che sta alle nostre spalle in cui le beatitudini sono state pronunciate per la prima volta; anzi, importante non è il tempo, ma la persona di colui che, proclamandole, si presenta come loro garante. L’avvenire felice che le beatitudini promettono è cultura n. 24 Pagine di Enzo Bianchi, uomo di fede e cultura “Le vie della felicità” diventato realtà presente nella persona di Gesù” (Jacques Dupont, “Il messaggio delle beatitudini”). Oggi, diciamolo con sincerità, si fa fatica a parlare delle beatitudini, che in due forme diverse, ma con uno stesso messaggio, Matteo e Luca ci propongono; così come è ignorato il discorso sulla felicità, quasi persuasi che può essere scontato, sognando una “felicità” episodica, di qualche momento, che non incide sullo spirito, perché fatta solo di cose; però, segretamente, il fascino, anche solo delle parole semplici ed efficaci, continua a colpirci, soprattutto nei momenti di maggiore intensità spirituale, quando il chiasso è lontano e le pretese degli uomini non ci toccano. Quel grido che si congiunge alle grandi intuizioni, direi profetiche, “Beati”, con direzioni, umane e sociali, che ci appartengo- Scritti di don Vincenzo Arnone Una intensa stagione teatrale estiva d opo avere pubblicato Romanzo Toscano (che s’inserisce nella letteratura della città nei suoi connotati più profondi e poetici) in questi due mesi di giugno e luglio don Vincenzo Arnone mette in scena tre suoi testi teatrali drammatici, dove la ricerca storica e l’interrogazione religiosa intendono superare momenti accademici o di mero intrattenimento. Il 4 giugno nel Seminario arcivescovile di Firenze, è andato in scena Maria Maddalena de’ Pazzi, celebre santa mistica fiorentina. In un periodo storico (la seconda metà del cinquecento) di grande splendore rinascimentale e religioso, dopo il Concilio di Trento e con forti spinte in avanti a volere superare il profilo culturale medievale, si erge questa donna, di nobile famiglia fiorentina, la quale unisce in sé il trasporto per la mistica, l’’amore per la Croce e la ricerca di equilibrio tra amore di Dio e amore per il prossimo; nelle sue estasi manifesta i segni di un Cristo umanato con i suoi dolori e le sue piaghe e l’urgenza morale di un rinnovamento della chiesa e della vita religiosa. Il testo di Arnone si inserisce nei voli di questa mistica e nei drammi dei rapporti con familiari e consorelle che fanno fatica a entrare nelle pieghe della vita spirituale della santa. Il testo è stato rappresentato nel seminario arcivescovile perché nel cinquecento, tale edificio costituiva il Convento delle carmelitane 3 dove visse e morì la Santa mistica fiorentina. Il 7 luglio, ore 21, andrà in scena La notte di Aezamas (recitazione tolstoiana), nella chiesa di Montebonello, nell’ambito di una Rassegna teatrale del sacro, (che prevede anche assassinio in cattedrale e Eliot e dialoghi delle carmelitane di Bernanos.) Il testo, scritto nel 1994, è preceduto da una introduzione di Mario Luzi, il quale tra l’altro scrive: “Questa di Vincenzo Arnone mi pare un’eccellente idea drammaturgica… E’ un bel progetto appassionatamente eseguito. Lo spirito che lo anima è lo stesso che turba e dilania il discorso del protagonista (Tolstoi) tra rievocazione che rimorde e profezia che prorompe”. Il tentativo della spogliazione assoluta di Tolstoi in contrasto con la logica della moglie e dei figli è al centro del dramma di Arnone che ripercorre i gesti e le scelte di radicalità evangelica dello scrittore russo. Il 17 luglio, ore 21, nella celebre abbazia di Vallombrosa, andrà in scena Giovanni del Perdono, un testo su S. Giovanni Gualberto, fondatore della suddetta abbazia e grande protagonista della vita religiosa dell’XI secolo. Appartenente alla nobile famiglia dei Visdomini, Giovanni, una volta perdonato l’uccisore del La Comunità monastica di Bose sempre più punto di “riferimento per riflettere” di Angelo Rescaglio no, dai poveri a chi piange, ai miti, agli affamati e assetati di giustizia, ai misericordiosi, ai puri di cuore, agli operatori di pace, ai perseguitati per la giustizia... Una società, la nostra, che si scopre in queste scelte, non occasionali, nel parlare di Cristo, mettendo in luce i suoi paurosi limiti come pure il suo possibile futuro di felicità, in una immagine di giustizia che renda più vivibile il nostro mondo. Il priore di Bose è straordinario nell’individuare percorsi di vita, per l’uomo di oggi, interrogandosi su questi percorsi evangelici:“Pochi anni dopo la morte e resurrezione di Gesù, il filosofo Seneca scriveva:‘Tutti vogliono vivere felici (beate vivere) ma quando si tratta di veder chiaro cos’è che rende felice la vita (quod beatam vitam efficiat), sono avvolti dall’oscurità’. Ebbene, le beatitudini sono una lampada in questo cammino verso la felicità. Leggendole, scopriremo qual è lo spirito sotteso alla loro lettera e dunque conosceremo meglio Gesù, colui che le ha pronunciate; nello stesso tempo saremo più capaci dì provare senso e gioia in ciò che viviamo, e così di ‘salvare’ il nostro vivere quotidiano”. Le otto beatitudini, nelle analisi preziose e ricche di messaggi di Enzo Bianchi, sono interpretate con precisi riferimenti culturali e proiettate nella storia del nostro oggi, sempre più minacciato da un egoismo esasperato e da una indifferenza evidente; così, il linguaggio dell’autore può suonare duro e fortemente provocatorio, come nell’interpretazione della condizione del “povero”: La ricchezza nella sua forma variopinta ‑beni, denaro, mezzi, tempo‑ ci può rendere momentaneamente ciechi, come avviene a questa chiesa. Ma prima o poi viene l’ora in cui ci accorgiamo della condizione in cui siamo. Ed è allora che, nel nostro ritornare a Dio, rientriamo anche in noi stessi e ci rendiamo conto che nella prima beatitudine Gesù ci pone una domanda: che cosa sappiamo condividere con gli altri? Sì, questa beatitudine è offerta di una via umanamente salvifica per ciascuno di noi, è l’antidoto... a quell’egoismo mortifero che spinge gli uomini a chiudersi in se stessi. Essa ci sprona a trovare senso nell’essere liberi dalla schiavitù del possedere e del trattenere per sé, cioè a essere più disponibili alla meravigliosa arte del dare e del ricevere, arte in cui gli affetti si temprano, la comunicazione si instaura e la vita assume senso”. Altrettanto convincente quell’idea del “perdono”, accomunata a quella della “pace”, che si apre a questa riflessione: “Una prassi del perdono comporta a breve termine un’apparente perdita, forse anche una sconfitta, ma in realtà assicura un guadagno a lungo termine”. Forse, può costruirsi anche un domani più degno di essere vissuto. Poeti Contemporanei Le ali della libertà fratello, entrò prima nel monastero di S.Miniato a Monte, poi a Camaldoli e infine a Valle Ombrosa, dove rimase fino alla fine, anche se morì a Passignano. Del santo si mette in evidenza la grande coscienza di dovere riformare la chiesa del tempo e di lottare quindi contro la simonia e la corruzione del clero. Una lotta morale non contro la chiesa, ma all’interno della chiesa, nella vita monastica e in quella attiva. Tutti e tre i testi verranno messi in scena dalla Accademia teatrale di Firenze che ha in Pietro Bartolini e Ludovica Sanalitro i fondatori e gli interpreti più carismatici. Nascere liberi Poi.... Invisibili catene Correre, vivere, desiderio di volare aquiloni liberi nel vento ali di carta e cieli puliti contro ali di acciaio e fumi di guerra, la sete di potere, odio. Egoismo. Razzismo La distruzione dell’uomo Il pianto del Signore. Lalla Calderone 4 attualità ecclesiale “ Un nuovo brillare del sacerdozio”. Così ha definito Benedetto XVI l’Anno sacerdotale appena concluso. Effettivamente, ovunque nel mondo si sono svolte iniziative per mettere in luce il significato di un dono che, comunque, resta sempre “mistero”. Così lo intendeva san Giovanni Maria Vianney, protagonista di quest’anno, quando insegnava ai suoi fedeli che il sacerdozio lo si comprenderà davvero in Cielo; così pensava al suo sacerdozio il grande papa Giovanni Paolo II, che aveva racchiuso la sua vita di sacerdote in due parole: dono e mistero. Si è posti davanti a un dono di grazia. A questo deve essere lasciato il primato. Certo, ogni sacerdote deve impegnarsi per corrispondere con la vita alle esigenze più radicali del vangelo, deve costantemente tendere alla santità. Eppure, prima c’è la grazia. Questo è tipico del cristianesimo, il quale non si pone mai come un’etica, come una pura ascesi, ma come l’annuncio di un evento di grazia da parte di Dio. La grazia ha il primato non solo storico, perché il sacerdote è stato trasformato, ma perché ogni giorno egli è immerso nella dimensione soprannaturale. “Il sacerdote -ha detto Benedetto XVI- non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la l a comunità cristiana è capace oggi di discernere l’opera d’arte coerente con la liturgia? È l’interrogativo che ha animato l’ottavo convegno liturgico internazionale “Liturgia e arte. Le sfide della contemporaneità” tenutosi nei giorni scorsi presso il monastero di Bose. L’iniziativa, rivolta ad architetti, artisti e teologi, è stata promossa in collaborazione con l’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Cei. “L’arte contemporanea -ha affermato Enzo Bianchi, priore di Bose- appare una sfida per la liturgia” che “fa fatica ad accoglierla e ancor di più a risultare per essa ispiratrice”. Di qui la consapevolezza di “un fossato creatosi tra arte e fede cristiana, nonostante tentativi e dichiarazioni da parte della Chiesa - da Pio XII a Benedetto XVI passando attraverso la Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium’ - per riprendere il dialogo e giungere a una riconciliazione”. “La bellezza -ha proseguito Bianchi- è veramente tale se è a servizio della liturgia per rivelare anch’essa, con ciò che essa è, il mistero di Dio”. Se si mette in evidenza la necessità di questo ministero di rivelazione, s’intuisce la “distinzione tra arte religiosa e arte liturgica cristiana, perché l’arte religiosa non sempre appare idonea a essere collocata nel sito liturgico”. Se la missione dell’arte contemporanea, infatti, è “contestare ogni ordine stabilito, segnare n. 24 20 GIUGNO 2010 Anno sacerdotale Resta un dono Il prete nella vita della Chiesa e della società diMarco Doldi situazione della nostra vita”. Inoltre “pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo… che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e il suo Sangue, e trasformano così gli elementi del modo”. Il sacerdozio -ha aggiunto- “non è semplicemente ‘ufficio’, ma sacramento”. In questo senso, si può certamente dire che è più quello che il sacerdote riceve, che non quello che compie. Ogni giorno egli vive nella grazia, la respira, se ne alimenta, ne è fortificato. Invisibilmente, ma realmente egli è rinnovato dal dono di Dio, che come manna lo sostiene e lo riempie della presenza di Dio. Che cosa è chiesto al sacerdote? Di non porre ostacoli alla grazia, di lasciarsi plasmare sempre più ad immagine di Cristo, di lasciarsi trasformare la mente e il cuore secondo la misura di Cristo. La santità comincia da qui e si sviluppa in questa prospettiva; altro non è che vivere in pienezza il dono ricevuto e rinnovato ogni giorno. La scelta di diventare sacerdote è “un sì definitivo, un farsi prendere da Dio. Quello del sacerdote è un “sì” a Dio che, come il matrimonio, esige fedeltà nel momento in cui “l’arroganza della ragione oscura la presenza di Dio nel mondo”. Se Dio scompare,“scompare la radice della nostra cultura”. Ora, il celibato è proprio il “grande scandalo” e, allo stesso tempo, il miglior antidoto allo “scandalo secondario causato dalle nostre insufficienze mortali”. Il Papa ha invitato ad avere il coraggio di resistere alla apparente scientificità e non pensare che la ragione positivistica che esclude il trascendente è la vera ragione: è una ragione debole quella che presenta solo le cose sperimentabili. Il santo Curato d’Ars, come altri sacerdoti, stanno davanti non per schiacciarci, ma per incoraggiarci. Nessuno potrà mai imitare la loro vita, semplicemente, perché hanno ricevuto doni di grazia straordinari, che li hanno condotti a gesti grandi. Piuttosto, va assimilata la logica che Arte e liturgia Un cammino di liberazione La bellezza come esperienza educativa di Chiara Santomiero la messa in crisi dello sguardo convenzionale, fino a un’iconoclastia che distrugge le immagini” essa può creare “opere religiose o opere di arte cristiana, ma senza per questo essere coerente con la liturgia o trovare collocazione in essa”. L’arte liturgica dev’essere “a servizio dei fedeli nel partecipare alla santa liturgia”. Accade che “in nome di un andare empatico verso gli artisti e di un’obbedienza a una loro eventuale pretesa di autonomia e di libertà”, si finisca “per accogliere opere non coerenti con la liturgia cristiana”. L’esito è “un’impossibilità alla concelebrazione da parte delle opere d’arte espresse nell’edificio, nell’iconografia, nei libri liturgici, nella musica”. Si pone qui, ha concluso Bianchi, “la necessità di un discernimento che oggi appare poco esercitato, debole o addirittura inesistente”. “Per la sua capacità di dilatare gli orizzonti della vita umana - ha sottolineato mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, nel messaggio di saluto inviato ai convegnisti - l’arte può diventare luogo di esperienza estetica del mistero e ambito di un’educazione rivolta alla formazione delle coscienze”. Per questo la Cei “è convinta dell’importanza di dover incrementare un dialogo profondo con l’arte e gli artisti contemporanei”. L’arte può, secondo mons. Crociata, “farsi cammino di liberazione dell’uomo”. Diversamente “corre il forte rischio di diventare autoreferenziale, parlando solo di se stessa, limitandosi all’analisi dei suoi processi metalinguistici”. “È necessario - ha affermato mons. Stefano Russo, direttore dell’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Cei - recuperare l’arte a un contesto che non è solo spaziale o architettonico” ma prima di tutto riferito a “una esperienza di Chiesa particolare che ne rappresenta la cifra identitaria”. In mancanza di questo “anche l’arte del passato che tanto ammiriamo rischia di essere strumentalizzata e compresa in modo parziale”. Numerose le azioni promosse dalla Chiesa italiana in questa direzione, “dagli eventi li ha guidati: quella di corrispondere al dono ricevuto e di diventare sempre più immagine vivente di Cristo Signore nella preghiera, nella carità pastorale, nell’insegnamento della parola che salva, nel dono dei sacramenti. “Dio vuole che noi come sacerdoti -ha detto ancora il Papa- in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini.Vogliamo essere persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio”. E, riguardo all’ambito a lui affidato, il sacerdote, insieme col Signore, dovrebbe poter dire:“Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. Conoscere, nel significato della Sacra Scrittura, non è mai soltanto un sapere esteriore, così come si conosce il numero telefonico di una persona. Conoscere significa essere interiormente vicino all’altro. Il compito del prete -nelle parole di Benedetto XVI- è quello di “essere accanto alle persone a noi affidate”, anche e soprattutto nelle “notti oscure” della “tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi”. d’arte promossi dal convegno ecclesiale di Verona all’esperienza dei progetti-pilota della Cei per la realizzazione di nuovi edifici di culto”. “I convegni di arte e architettura e liturgia inseriti nel contesto della Biennale di Venezia ha ricordato mons. Russo - hanno permesso, inoltre, in questi anni di allargare lo sguardo su quanto accade nelle Chiese del mondo”. L’incontro dello scorso novembre di 300 artisti con Benedetto XVI nella Cappella Sistina è solo la prima tappa di un itinerario: lo ha spiegato mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura. “Il divorzio attuale tra arte e fede - ha affermato mons. Ravasi impedisce il loro incontro”, con “un’arte che si chiude nel cerchio dell’autoreferenzialità così come la teologia”. Il progetto prevede di “far incontrare architettura e arte per cominciare ad interrogarsi su grandi temi e simboli”. L’itinerario prevede, altresì “la realizzazione di un padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, chiamando 10 artisti di tutti i continenti e offrendo alla loro libertà espressiva un’indicazione tematica non strettamente codificata”. Questa potrebbe riguardare “i primi 11 capitoli del Libro della Genesi dove c’è una grande varietà di aspetti: l’essere e il nulla, il bene e il male, l’uomo e la donna, con un’ampia possibilità d’interrogarsi”. In questa luce, ha concluso mons. Ravasi, “far sì che arte e fede ritornino alla bellezza e nella bellezza si esprimano”. Vita La Chiesa ed educazione L’impegno per il prossimo decennio I l testo degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio sarà pronto in autunno. All’assemblea della Cei, che ha approvato il documento, demandandone il perfezionamento al gruppo di redazione, il Papa ha rivolto un impegnativo discorso, che di fatto rappresenta la migliore presentazione degli stessi Orientamenti. Prima di tutto nel loro respiro decennale. È un tempo lungo, ma “proporzionato alla radicalità e all’ampiezza della domanda educativa”, proprio perché deve essere il tempo del ripensamento e dell’investimento. Bisogna infatti “andare fino alle radici profonde” di quella che Benedetto XVI ha ribadito è una vera e propria emergenza. llora bisogna anche andare controcorrente, cogliere la radice antropologica della questione, messa in evidenza anche nel Rapportoproposta recentemente pubblicato dal Comitato per il progetto culturale. Il rapporto educativo infatti richiama quello della generazione e, dunque, ha ricordato il Papa, bisogna “superare questa falsa idea dell’autonomia dell’uomo, come un io completo in se stesso, mentre diventa io anche nell’incontro collettivo con il tu e il noi”. L’io insomma deve essere pensato in relazione. E qui s’innesta per il Papa la seconda sfida, cioè l’apertura al “Tu” di Dio. Si tratta di superare la cappa del relativismo, dello scetticismo, ritrovando un armonico circuito tra natura, rivelazione e storia, un “concerto” tra “creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale che sempre va avanti e nella quale noi ritroviamo sempre più il linguaggio di Dio”. Questa è la posta dell’educare e, nonostante le difficoltà, “non possiamo cedere alla sfiducia e alla rassegnazione”. Educare non è mai stato facile, ribadisce il Papa, “ma non dobbiamo arrenderci”. Anzi, è il momento di costruire “un’ampia convergenza di intenti”, in cui risalti la “perenne novità” del Vangelo, convergendo con tutti coloro che ci stanno, che hanno a cuore “lo sviluppo armonico delle persone”. Insomma il traguardo è alto, ma ci sono energie e risorse che si possono ulteriormente accrescere. Ecco, allora, l’impegno del decennio che si sta aprendo, a proposito del quale fondamentale diventa il riferimento ai giovani. Anche il recentissimo Rapporto Istat sull’Italia segnala una situazione di profondo disagio. Andiamo verso una situazione demografica in cui ci saranno sempre meno giovani, investiti di sempre maggiori responsabilità, di ordine economico, morale e sociale. Non possono essere lasciati soli, non ci si può limitare alla sciagurata discussione sul “bamboccioni”, che puntualmente riaffiora e rischia di diventare un alibi collettivo. “Torniamo dunque a proporre ai giovani la misura alta e trascendente della vita”, ripete il Papa. E così potremo parlare con fiducia di futuro, oltre la crisi, al di là dei tanti problemi di oggi, che reclamano nuova creatività. Francesco Bonini Vita La I 20 GIUGNO 2010 Scattare una fotografia dell’uso attuale che i sacerdoti fanno delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella propria esperienza religiosa”. Questo l’obiettivo principale della ricerca “Picture”, condotta durante l’Anno sacerdotale dall’Università della Svizzera Italiana in collaborazione con la Facoltà di comunicazione sociale istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, e il sostegno della Congregazione per il clero. A spiegarlo ai giornalisti - è stato il cardinal Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, specificando che l’iniziativa ha voluto raccogliere la “sfida” lanciata dal Papa, nel suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, ai sacerdoti, esortati ad “essere presenti nel mondo digitale”, partendo dalla consapevolezza che “i media sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari” per instaurare “forme di dialogo a più ampio raggio”. Il 94.7% dei sacerdoti nel mondo ritiene che internet e le nuove tecnologie permettano di “migliorare la formazione”. È questa la risposta della ricerca che ha ottenuto la percentuale più elevata. “Picture” ha raccolto - attraverso un questionario - la testimonianza dell’1.2% dei preti nel mondo: 4.992 sacerdoti, proporzionalmente divisi per Paese di attività. La raccolta dei questionari - ha reso noto mons. Lucio Ruiz, della Pontificia Università Santa Croce - è iniziata il 15 novembre 2009 e si è conclusa il 28 febbraio 2010. Il questionario è stato tradotto in sette lingue: francese, inglese, italiano, polacco, portoghese, spagnolo e tedesco. Sono state contattate tutte le Conferenze episcopali del mondo e tutte le diocesi dei 50 Paesi che ospitano il maggior numero di cattolici nel mondo (il 94.37%). La ricerca, ha puntualizzato Daniel Ara- “ attualità ecclesiale n. 24 Preti e media Il Vangelo nel digitale sa, della Pontificia Università Santa Croce, “non risponde alla domanda su quanti sacerdoti usano Internet e le nuove tecnologie, e quanti no, ma alle domande: che cosa i sacerdoti fanno nella Rete e quali sono le loro attitudini verso le tecnologie digitali”. Tra i rispondenti, il 22.8% sono sacerdoti regolari, mentre il 72.6% sono sacerdoti secolari. 117 le nazioni di provenienza: 54.6% dall’Europa, Guarderanno a me, colui che hanno trafitto” Un profeta anonimo, chiamato Secondo Zaccaria dagli studiosi, ci regala immagini che sono diventate famose nella rilettura cristiana. Basta pensare ai tre sicli d’argento ricevuti come paga dal pastore (Zc. 11,12 cfr. Mt. 27,3-10), o al re messia giusto e vittorioso che entra umile in Gerusalemme cavalcando un asino, un puledro figlio d’asina (Zc. 9,9 cfr. Mt 21,5), oppure all’acqua che sgorga zampillante per lavare il peccato e l’impurità (Zc. 13,1 cfr. Gv 7,38; 19,34). La liturgia odierna ci propone, nel contesto della fine di un assedio di Gerusalemme e conseguentemente di un tempo di grazia e consolazione, un uomo trafitto per cui gli abitanti di Gerusalemme fanno lutto e piangono come avviene per un figlio unico o un primogenito. Ma chi è questo trafitto? Alcuni lo interpretano come lo stesso popolo di Israele che si addolora per il passato idolatrico e, pentito, ritorna al suo Dio. Altri vi vedono il giusto re Giosia simbolo del popolo sconfitto e esiliato. Altri ancora sostengono che è lo stesso Dio che si sente trafitto in comunione con tutte le vittime innocenti. L’evangelista Giovanni riferisce questa oscura profezia a Gesù crocifisso quando, colpito al fianco con una lancia, gli fuoriescono sangue e acqua. Ciò avviene, annota l’evangelista, perché si compia il passo della Scrittura che dice: “Volgeranno lo sguardo Una ricerca su come i sacerdoti “utilizzano” internet diM. Michela Nicolais 37.3% dalle Americhe, 3.9% dall’Asia, 2.6% dall’Africa e 1.6% dall’Oceania. Il 61.5% dei preti nel mondo - ha riferito Lorenzo Cantoni, dell’Università della Svizzera Italiana - cerca materiali on line per le omelie (di cui il 46.7% una volta alla settimana e il 14.7% quasi ogni giorno): solo il 9% del campione della ricerca dichiara di non averlo mai fatto. Per quanto ri- La Parola e le parole XII Domenica Tempo ordinario - Anno C Zc. 12,10-11; 31,1; Luca 9,18-24 a colui che hanno trafitto” (Gv. 19,37). In questa domenica il passo di Zaccaria è stato scelto per disporci all’ascolto del Vangelo di Luca che descrive il primo solenne annuncio della passione di Cristo. “Il figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno” Gesù sta terminando il suo ministero pubblico in Galilea e sta per intraprendere il lungo viaggio verso Gerusalemme. Fino a questo momento sono stati in molti a chiedersi chi sia questo Gesù: gli abitanti di Nazaret: “Non è costui il figlio di Giuseppe?” (Lc. 4,22), gli apostoli stupiti per la pesca miracolosa (Lc. 5,4 ss.), il Battista: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc. 7,19) i commensali dopo il perdono concesso alla peccatrice: “Chi è costui che perdona anche i peccati?” (Lc. 7,49). Lo stesso Erode: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?” (Lc. 9,9). A questo punto è Gesù che chiede: “Chi dicono le folle che io sia?” I discepoli riferiscono che le folle hanno di Lui una grande stima, lo paragonano al Battista, ad Elia e ai grandi profeti del passato. Ma Gesù non accetta di essere relegato al passato anche se è un passato grandioso in cui i profeti hanno parlato, lottato e sofferto a fianco del popolo ingiustiziato contro re tirannici e oppressori. Per questo indaga ancora: “Ma voi chi dice che io sia?” La risposta di Pietro lo definisce correttamente: “Cristo di Dio”, consacrato dallo Spirito per realizzare quanto annunciato nella sinagoga di Nazaret all’inizio della vita pubblica. Gesù accetta la professione di Pietro ma deve illuminarla, deve spiegare “come” sarà Messia di Dio. Conosce bene infatti cosa Pietro, gli apostoli e le folle si aspettano dal messia: ricchezza, successo, dominio, potere. Gesù, proprio perché ha accettato di essere il messia di Dio e non il messia figlio di Davide, deve rivelare qual è su di lui il progetto del Padre: servire, donare la vita, perdere se stesso per salvare gli altri. Per compiere la volontà del Padre, che è di amore concreto e illimitato per gli uomini, è necessario che si scontri con chi domina e opprime il popolo. Annuncia perciò che la sua sofferenza e il suo rifiuto saranno causati dagli anziani, latifondisti e commercianti detentori del potere economico, dai capi dei sacerdoti che accumulano potere religioso. Sarà questo conflitto con i componenti del Sinedrio 5 guarda il gradimento, il 50.6% ritiene il ricorso ad Internet per la preparazione delle omelie “utile” o “molto utile”, contro il 6.8% che esprime parere negativo. Quanto all’uso del digitale per la direzione spirituale, c’è una forte polarizzazione: quasi il 39% dei preti non lo ritiene utile, preferendo la relazione interpersonale, ma il 26.7% lo considera “utile” o “molto utile”. Discorso analogo per la preghiera: il 35.9% del campione utilizza questa modalità, contro il 35.7% che non la utilizza mai. Del tutto diverso il capitolo sul rapporto tra Internet e inculturazione della fede: quasi il 73% dei preti ritiene il web uno strumento formidabile a questo scopo, e 3 sacerdoti su 4 lo giudicano molto utile soprattutto nell’evangelizzazione dei giovani. Pareri fortemente divergenti anche sull’uso dei social network: il 43.9% dei sacerdoti vi accede almeno settimanalmente, contro il 35.3% che non ne fa alcun uso. In sintesi, il 41.6% dei preti nel mondo considera “molto positivamente” il fatto che “l’uso delle tecnologie digitali ha migliorato il modo in cui svolgono la propria missione sacerdotale”.“L’approccio che risulta dalla ricerca è positivo, anche se non ingenuo”, ha commentato Cantoni: solo il 12.2% dei sacerdoti ha una “percezione negativa” del mondo digitale. “In realtà si tratta di una percentuale molto piccola”, ha affermato mons. Ruiz,“forse legata a fattori di età: i preti più anziani non hanno molta familiarità con le nuove tecnologie, e questo li spinge ad essere prudenti”. L’età media dei preti che hanno risposto al questionario che ha fatto “da base” alla ricerca è di 48 anni. Anche se non esiste ufficialmente un dato complessivo sull’età media dei sacerdoti nel mondo, tale cifra appare “in linea” con i dati scorporati per continente: l’età media del clero è infatti di 40 anni in Africa, 45 in Asia, 49 in America Latina, da 65 a 75 nei Paesi Occidentali. che porterà il Figlio dell’uomo alla cattura, alla condanna e alla morte. Gesù, dopo aver rivelato il proprio cammino, indica le condizioni che dovranno accettare tutti coloro che vorranno porsi alla sua sequela. Per seguire Gesù è necessario: 1) Rinnegare se stesso. Come ha fatto il Cristo. Dire di no all’accumulo di ricchezza, dire di no alla ricerca ossessiva del prestigio e del successo, dire di no soprattutto al potere di ogni genere per vivere il sì alla condivisione dei beni, il sì alla ricerca dell’ultimo posto, il sì alla donazione di sé e al servizio illimitato e incessante. 2) Prendere la propria croce ogni giorno. È il martirio quotidiano per chi sceglie di essere fedele ogni istante ai valori del vangelo. È la lotta contro i comportamenti dei “Sinedri” di ogni tempo per costruire un mondo altro, una società fraterna, giusta, accogliente, samaritana. Martirio e croce che sono allo stesso tempo beatitudine, come annunciato e promesso da Gesù “Beati voi quando gli uomini vi odieranno e disprezzeranno il vostro nome come infame a causa del figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno e esultate…” (Lc. 6,22-23). 3) Perdere la propria vita per il Cristo e insieme al Cristo. Ma per salvarla e risorgere con Lui. È obbligo quindi chiedersi: - mi va di accettare questo “messia di Dio”? e conseguentemente: - sono disposto a seguirlo nel cammino che porta a Gerusalemme? Enzo Benesperi 6 N on si può far finta di niente. Non si può tacere. Da due mesi e mezzo, ormai, è stato emanato il decreto che, da un giorno all’altro, senza preavviso, ha eliminato le agevolazioni postali per i giornali, i periodici e i libri, comportando per La Vita costi di spedizione più che raddoppiati. Da quel 1° aprile in cui è entrato in vigore il decreto si sono svolti alcuni incontri a Roma tra Poste Italiane, Editori e Governo. Incontri che però non hanno prodotto il frutto sperato e nessun accordo è stato raggiunto. Per la verità, il 27 aprile i rappresentanti delle Poste e di alcuni gruppi di periodici (tra cui i settimanali diocesani) avevano delineato i tratti di una possibile intesa che, rispetto alla situazione precedente, prevedeva un aumento delle tariffe di circa il 60 per cento in tre anni, a partire dal 2011. Accordo che però non si è perfezionato perché le Poste hanno fatto presente di voler prima concludere la trattativa con la Fieg (la Federazione italiana editori e giornali) che rappresenta le testate alle quali va l’80 per cento di tutte le agevolazioni postali. Inoltre è mancata anche la disponibilità del Governo a garantire almeno una parte dei fondi che finora hanno consentito di attivare le agevolazioni (rispetto ai quasi 300 milioni garantiti nel 2009, l’ipotesi di accordo prevedeva che lo Stato mettesse sul piatto 50 milioni per il 2011, 38 nel 2012 e 28 nel n. 24 20 GIUGNO 2010 Giornali in difficoltà senza agevolazioni postali La trattativa va ripresa 2013). Ma il Governo ha fatto sapere di non voler stanziare neppure un euro e la trattativa è saltata. Da allora il tavolo non è più stato convocato e, salvo il recupero di 30 milioni per le agevolazioni destinate a sostenere la spedizione di pubblicazioni degli enti non profit, nulla si è più mosso. Anzi, l’apertura del dibattito sulla manovra correttiva dei conti pubblici ha portato l’attenzione generale a concentrarsi su altre questioni. Di qui la necessità di riproporre con forza e chiarezza il problema, che certamente non può essere lenito o “digerito” col semplice trascorrere del tempo. Anzi! Le tariffe che sono ora in vigore stanno creando gravi difficoltà a molti giornali, mettendo anche a rischio il loro futuro. La lievitazione dei costi è di grande rilievo e il suo peso si è rivelato ancora più schiacciante perché giunto improvviso e inaspettato, quando le campagne abbonamenti erano già concluse, quando i bilanci di previsione erano già approntati, senza che ci fosse modo per le aziende editoriali di mettere in atto alcuna strategia per assorbire il colpo. Un colpo che, se non interverrà un accordo, farà sentire la sua forza d’urto anche sulle tasche degli abbonati che così vedranno penalizzato il loro desiderio di essere informati e di accedere a un prezzo contenuto a un mezzo di comunicazione di cui hanno fiducia. E’ necessario che la trattativa riparta subito, prima che l’aumento dei costi produca le sue gravi conseguenze, non solo sull’operatività dei giornali e sulla loro possibilità di giungere a destinazione, ma anche su tutto il mondo produttivo che a loro fa riferimento, dai giornalisti alle tipografie. Bisogna fare attenzione, infatti, che il risparmio sulle agevolazioni postali non si traduca poi in un costo sociale ed economico ben maggiore, oltre che nell’impoverimento di un servizio fondamentale come è quello dell’informazione. Ciò non significa che non ci si renda conto della necessità di collaborare al risanamento del bilancio pubblico anche tramite una razionalizzazione del sostegno garantito al settore dell’editoria. Ma razionalizzazione, non un colpo di spugna indifferenziato, che grava su tutti allo stesso modo, senza riconoscere la diversità esistente tra tante aziende editrici e tra tanti giornali. Non è lo stesso, infatti, che un giornale sia principalmente un veicolo pubblicitario o che invece sia voce di un territorio, specchio della Vita La sua realtà, occasione di dialogo e confronto. Non è lo stesso che un giornale venga spedito in modo anonimo e indifferenziato nelle case, magari occasionalmente per sostenere qualche campagna promozionale, o che invece raggiunga fedelmente i suoi abbonati, persone che lo apprezzano, che lo aspettano, che si fanno anche sentire in redazione se non arriva puntuale. Tagli indifferenziati che non tengono conto delle diversità delle varie realtà editoriali non hanno senso. Tanto meno se questi tagli sono totali, come è ora. La trattativa deve riprendere e se ci sarà qualcuno che commenterà: “anche i settimanali diocesani, come tutti, non cercano altro che difendere i loro interessi”, non sarà difficile rispondere che i settimanali diocesani non sono aziende a fini di lucro e che la loro vera natura, la ragione più autentica che li ha fatti nascere e continua ad animarli, è di sostenere il loro territorio e i suoi abitanti e, perciò, penalizzare i settimanali è penalizzare tutti i loro lettori. Anche per questo e soprattutto per questo la trattativa va ripresa subito e va portata avanti con la disponibilità di tutte le parti a fare qualche passo per raggiungere un punto d’equilibrio che possa essere davvero sostenibile. E’ anche una questione di rispetto della libertà di informazione e del suo pluralismo, valori irrinunciabili e fondamentali per la società. Carlo Arrigoni e i direttori dei settimanali del Triveneto Pistoia Sette N. 24 20 GIUGNO 2010 Associazione San Martino de’m Porres “...qui nessuno è straniero...” N el 1994 iniziò il servizio dell’Associazione “San Martino de Porres”. Incaricata dalla Caritas diocesana del servizio agli immigrati, l’Associazione fu ospitata negli ampi locali, generosamente messi a disposizione della diocesi dai Padri del convento San Domenico, in Via dei Magi, 9. Per molti anni, l’attività si sviluppo e diversificò i suoi servizi, sulla base delle problematiche e delle caratteristiche dell’immigrazione pistoiese e delle sue evidenti trasformazioni. Furono gli anni dei numerosi arrivi e dell’esplosione dei bisogni primari. Dall’ascolto dei tanti uomini, giovani e adulti, fuggiti da guerre e tensioni politiche, furono attivate risposte ad esigenze impellenti e ineludibili: mensa e docce per circa trenta persone al giorno; accompagnamento e assistenza legale; ambulatorio di prima emergenza gestito da medici volontari; lavanderia e stireria per tutti coloro che, non avendo casa, si trovavano in grave disagio.Tali bisogni, inoltre, convivevano con l’impossibilità per quelle persone di uscire dalla totale clandestinità. Con le regolarizzazioni, attuatesi negli anni 1996, 1998 e 2002, tanti immigrati, che non avevano ancora conseguito il permesso di soggiorno, hanno potuto restituire dignità alla loro vita, con un lavoro regolare e una propria abitazione (spesso individuata tra tante difficoltà, derivanti dai pregiudizi radicati nei pistoiesi...). Finalmente, gli immigrati arrivati con le prime ondate migratorie hanno potuto ricongiungersi alla famiglia rimasta in patria e progettare un nuovo futuro. Di conseguenza, i servizi offerti dall’Associazione si sono modificati: risoltesi quasi totalmente le richieste inerenti i bisogni primari, era urgente cercare di rispondere alle nuove esigenze, finalizzate soprattutto ad accompagnare gli immigrati nei complessi percorsi di inclusione sociale e di cittadinanza. Accanto alle frequenti richieste di sostegno economico per affrontare il peso delle spese vive (soprattutto utenze, difficili da gestire con un solo reddito e non sempre sicuro) si è imposta la necessità di accrescere la loro padronanza della lingua italiana, con i corsi di alfabetizzazione degli adulti e con il sostegno scolastico offerto ai tanti bambini, giunti qui piccolissimi o nati a Pistoia ed inseriti nelle nostre scuole. Nel frattempo, i due grandi spazi della sede, indispensabili per un buon svolgimento delle varie attività, sono stati dichiarati inagibili per complessi motivi strutturali... Pertanto, negli ultimi anni, è stato molto duro svolgere i numerosi servizi confinati soltanto in pochi ambienti molto angusti... Ma la protezione di San Domenico... e del suo santo Martino de Porres non si è certo fatta attendere.... Le Suore Domenicane, con particolare sensibilità ecclesiale, hanno offerto all’Associazione l’uso dei locali, ampi e ariosi, in cui per tanti anni avevano svolto il loro servizio educativo, con quella scuola materna che moltissimi pistoiesi ricordano con grande affetto...e che ormai era definitivamente chiusa.... L’associazione“San Martino de Porres” si è, dunque, potuta trasferire nella stessa Via dei Magi, al numero 5. Dopo ben 16 anni dal suo inizio,il nostro impegno si rinnova nella sede e nelle modalità di servizio. L’Associazione desidera, infatti, mantenere le profonde motivazioni che la ispirarono, pur consapevole che le mutate condizioni storico sociali ci Convegno su Dossetti e il suo messaggio S abato 19 e domenica 20 giugno prossimi si terrà presso presso la Casa eremo di Cerpiano, uno dei posti più tragici della strage di Montesole, nei pressi del Monastero della Piccola Famiglia dell’Annunziata, un convegno su don Giuseppe Dossetti e il messaggio da lui lasciato all’intera comunità cristiana. Saranno presenti diversi relatori tra cui ricordiamo Massimo Toschi, Giovanni Bianchi, Luigi Pedrazzi e alcuni responsabili delle comunità fondate da don Dossetti. L’orario è dal mattino di sabato 19 ore 9,30 a domenica pomeriggio alle 13 con la grigliata. INFO: Paolo Baravino [email protected]. chiamano ad essere sempre più efficaci, cercando di offrire accoglienza e concretezza per i bisogni dei tanti fratelli in difficoltà. L’incontro conviviale del 22 giugno, con inizio alle ore 18, oltre al saluto inaugurale di monsignor Mansueto Bianchi, sarà una felice occasione per valorizzare tutti coloro che, anche in questo anno, hanno seguito i corsi di alfabetizzazione, ricevendo la certificazione ufficiale, rilasciata dall’Università per stranieri di Siena; per festeggiare l’impegno dei bambini del doposcuola; per apprezzare tutti i volontari che con tanta generosità e costanza rendono possibile la vita quotidiana dell’associazione “San Martino de Porres”; per ringraziare i tanti che, in vario modo, sostengono i nostri servizi con generose offerte. Un ringraziamento speciale vogliamo rivolgere, questo anno, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che, con un contributo dal bando 2009, ha reso possibile la realizzazione di un corso di orientamento sociale rivolto a dieci donne, immigrate e italiane, in particolare difficoltà. Il corso, che si è avvalso del personale volontario dell’associazione e della Caritas diocesana, ha goduto inoltre della generosa collaborazione della Confcommercio e della Cna di Pistoia, che hanno seguito le varie fasi del percorso. A tutti il più sincero ringraziamento dell’Associazione. Nella festa conviviale del 22 giugno, altro motivo di particolare gioia sarà proposto all’intera comunità dal direttore della Caritas diocesana, che annuncerà l’apertura, con il mese di luglio prossimo, del Centro d’ascolto unico della diocesi di Pistoia, un grande segno di comunità e disponibilità alla collaborazione tra le varie realtà caritative del centro diocesano. Il nuovo Centro d’ascolto, situato anch’esso nei locali di Via dei Magi n. 5, renderà più coordinato ed efficace il servizio alle persone, italiane e immigrate, che, cariche delle vecchie e delle nuove povertà, sempre più numerose si rivolgono alla Caritas. Paola Bellandi Cattedrale 29 giugno 2010 Anniversari sacerdotali e di professione religiosa S olenne celebrazione presieduta dal vescovo per la festa di San Pietro e Paolo. Saranno festeggiati i 25esimi, 50esimi, 60esimi e i 70esimi di ordinazione sacerdotale Sacerdoti 25esimi Don Carlo Bonaiuti, don Alessandro Marini, don Luciano Tempestini 50esimi Padre Albino Trameri 60esimi monsignor Giordano Frosini, don Leonardo Giacomelli, don Fernando Grazzini, don Amerigo Meriggi 70esimi monsignor Aldemiro Cinotti 50esimo suor Maria Olimpia (Lorenza di Mario) trasferita a Roma Istituto Veritas 50esimo suor Maria Ignazia (Maria Grazie Vinciprova) Sacro cuore Bonelle 50esimo suor Maria Marta (Di Camillo Grazia) San Cipriano Nespolo Figlie di S. Anna Casa Famiglia “S. Anna” 50esimo suor Lucia Ursi Francescane minime del sacro cuore Poggio a Caiano 25esimo suor M. Fayeda Aayad di San Francesco (missionaria in Egitto) 50esimo suor M. Clotilde Muroni del Sacro Cuore 50esimo suor M. Arduina Meoni del Santissimo sacramento Religiose Istituto Suore Mantellate 50esimo suor Clemens Colombo 60esimo suor Anselma Cattani Domenicane (Ancelle del Signore Istituto Santa Cecilia) 50esimo suor Maria Giacinta (Angela San Filippo) Istituto Santa Cecilia Sorelle Clarisse di Bethania 60esimo madre della comunità suor Chiarangela Sergiantepetri. Benedettine (Monastero Santa Maria degli Angeli) 50esimo Madre Rosalia Cardone 8 comunità ecclesiale n. 24 7° Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato L’umanità in cammino nel creato S i terrà dal 25 al 27 giugno il 7° Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato. Questo il programma di Greenaccord. Venerdì 25 giugno Sala dei Vescovi Prima sessione: L’homo viator, Pistoia e Santiago di Compostela, presiede: Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera ore 15: Saluti: Gian Paolo Marchetti, Presidente Greenaccord, autorità ore 15.50: 1 Relazione: “Pellegrini come i nostri padri”: la dimensione biblica del pellegrinaggio, relatore: mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia ore16.30: dibattito ore16.50: II Relazione: San Jacopo ed il legame tra Pistoia e Santiago di Compostela, relatore: Franco Cardini, storico ore17.30: dibattito ore 17.50: III relazione: Il cammino, la natura ed il silenzio, relatore: Susanna Tamaro, scrittrice ore18.30: dibattito a ppello degli gli Fpr della parrocchia di Montale a quanti desiderano aggregarsi a loro per esprimere a Dio sentimenti d’amore e gratitudine attraverso la musica. Il gruppo musicale Fpr cerca nuovi strumentisti per concerti e per un prossimo progetto discografico che sarà realizzato con la collaborazione della Pastorale giovanile.Agostino Sammarco, porta- « I ricami dedicati all’arte floreale». Si intitola così la mostra che aprirà al pubblico il prossimo 24 giugno e potrà essere visitata fino al 24 luglio, all’interno del Museo del ricamo di Ripa del sale. La mostra, che rientra nelle iniziative collaterali al meeting internazionale «Vestire il paesaggio», Sala dei Vescovi Pistoia, 25-27 giugno 2010 Sabato 26 giugno Sala dei Vescovi SESSIONE MATTUTINA In cammino nel creato presiede: Witti Mitterer, giornalista ore 9.30: IV relazione: L’umanità in cammino verso il futuro: la sfida ecologica, relatore: Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio consiglio giustizia e pace ore10.15: dibattito ore11.35: Il cammino della fame e della speranza fra intolleranza e accoglienza mons. Giancarlo Perego, direttore generale Fondazione «Migrantes» ore11.20: dibattito ore11.40: Sesta relazione: Riscoprire il piacere del camminare in una città che corre, relatore Lucien Kroll, architetto ore12.25: dibattito SESSIONE POMERIDIANA presiede:Andrea Melodia, presidente SESSIONE MATTUTINA Esperienze di cammino nel creato presiede: Francesco Zanotti, vicepresidente vicario Fisc ore 9: Il “Cammino di Maria” da Monaco a Venezia, relatore: Claudia Tolpeit, pres. associazione “Agape” onlus ore 9.20: Camminare nel buio, relatore Wolfgang Fasser ore 9.40: Il significato del cammino nell’esperienza scout, relatore Maria Teresa Spagnoletti, capo guida Agesci In cerca di nuovi musicisti voce degli Fpr, spiega l’importanza di essere uniti tramite la musica a servizio dell’opera di evangelizzazione dei fratelli e contemporaneamente la voglia operare in beneficenza per i fratelli lontani poveri e malati. “Abbiamo avuto -dice- un primo incontro con don Simone Amidei della pastorale giovanile, abbiamo avuto l’idea di scrivere un musical che sarà ispirato alla perfetta letizia, tratto da un passo delle fonti francescane. I doni dello spirito ci aiutano ad evangelizzare, accrescono la nostra sensibilità, il desiderio di esaltare l’amore di Dio in noi. Frate Francesco è passato dalla vita al Vangelo e dal vangelo alla vita leggendo e attualizzando i testi. Così anche noi in semplicità e umiltà, portiamo avanti il suo messaggio”. Il gruppo musicale Fpr collabora da alcuni anni con il Magis movimento e azione dei gesuiti italiani per lo sviluppo, che si occupa della realizzazione di infrastrutture in Africa,America latina,Asia ed Europa: i proventi della vendita dei progetti Museo del ricamo L’arte floreale nei paramenti liturgici promosso da Provincia e Fondazione Caript, è stata presentata in anteprima alla stampa l’altra settimana don Claudio Ciurli il nuovo parroco di Carmignano,Verghereto e Montalbiolo. 44 anni, sacerdote da 9 e da 6 parroco a Chiesina Montalese, don Ciurli è stato trasferito a Carmignano dal vescovo monsignor Mansueto Bianchi che ha scritto una lettera di presentazione ai parrocchiani. “Don Claudio -scrive il vescovo- viene a voi con gioia e speranza ma anche con grande trepidazione perché bene conosce l’importanza e le risorse, umane e di fede, della vostra comunità, ma anche le problematiche, gli impegni, le sfide che lo attendono. Ho chiesto a lui di essere il prete di tutti, uomo di comunione, dialogo e ascolto ma anche di indirizzo e di decisione in modo che la comunità cristiana sia accogliente verso tutti, non schierata, non escludente, non elitaria ma neppure sciatta o generica”. La lettera prosegue con un invito (“stategli vicino, aiutatelo in questa fatica di servire la comunione e l’unità ecclesiale”) e con una considerazione (“un prete ha bisogno di sentire attorno a sé la partecipazione, la collaborazione, la sintonia e l’affetto della propria comunità”). Una lettera è stata scritta dal vescovo ai parrocchiani di Chiesina Montalese presso cui, don Ciurli continuerà a prestare servizio pastorale fino al definitivo trasferimento (“La diocesi provvederà alle necessità della vostra parrocchia in attesa di una nuova e definitiva sistemazione pastorale. La comunità cristiana ha bisogno della partecipazione e della leale e disinteressata collaborazione di tutti: vi chiedo di essere vicini a don Claudio in questo momento così importante per la sua vita”). In mostra fino al 24 luglio il «Paliotto» della chiesa di Santa Maria delle Grazie e il parato per la «Domenica in Albis» di Santa Maria degli Angeli dalla presidente della Provincia, Federica Fratoni e dalla responsabile del museo, Anna Maria Michelon Palchetti, presenti le volontarie del Moica (Movimento casalinghe) che gestiscono il museo. I visitatori si troveranno di fronte ad un tripudio di fiori ricamati con arte e pazienza da monache e suore di vari conventi pistoiesi, a partire dal 1600. Tra tutti i manufatti esposti spicca il «Paliotto» della chiesa della Madonna delle Grazie, risalente al 1601, che, come ha spiegato la professoressa Palchetti, è un vero e proprio compendio di botanica, con tutte le varietà di fiori, ma anche uccelli, farfalle, serpenti, insetti ed altri animaletti ricamati con grande professionalità, che stupirà senza dubbio i visitatori. Analoghi motivi floreali si trovano anche nel parato per la «Domenica in Albis» del secolo XVIII, unico per tipologia e raffinatezza decora- ore 10: dibattito ore 10.45: Soccorrere il prossimo in montagna, relatore: Josef Hurton, parroco di Solda e soccorritore alpino ore 11.15: L’accoglienza ai viandanti sulla via di Sigerico in Val d’Aosta, relatore: P. Klaus Sarbach, Canonico Regolare del Gran San Bernardo ore11.40: Architettura e liturgia: la nuova chiesa a Maristella di Cremona, relatore: Pietro Alquati, Biplano Living Concept ore12: dibattito ore12.30 Greenaccord Network ore13: Sintesi del Forum e prospettive, relatore:Andrea Masullo, presidente comitato scientifico Greenaccord Ai danni delle “maree nere” non si può e non ci si deve abituare Francesco povero ricco e Pastorale giovanile diocesana Don Ciurli nuovo parroco di Carmignano E’ Unione cattolica stampa italiana ore1: Tavola Rotonda: Nel cammino si ritrova se stessi Partecipano: Oscar Farinetti, ideatore di Eataly; Maurizio Zanolla, alpinista; - Roberto Weber, direttore dell’Istituto SWG; Gigi Borgiani, segretario nazionale Azione cattolica; Franco Torresani, “prete volante”. ore17.45: tavola rotonda ore18.30: Il documento della CeiI per la Giornata della Salvaguardia del Creato, relatore mons. Arrigo Miglio, presidente della commissione episcopale Psl Cei ore19: San Giovanni Fuorcivitas: Messa presieduta da mons. Arrigo Miglio ore 21: Teatro Bolognini: cerimonia conferimento Premio “Sentinella del Creato” Domenica 27 giugno Sala dei Vescovi Vita La 20 GIUGNO 2010 tiva. Non si tratta, infatti, del classico parato, composto da pianeta, piviale, tonacelle e relativi accessori, bensì di un insieme più complesso pensato per la solennità principale del monastero benedettino di S. Maria degli Angeli a cui partecipavano i canonici della Cattedrale. Era quindi prevista la compresenza di più sacerdoti per i quali le monache benedettine predisposero questo parato composito in seta ricamata. Rose, peonie, garofani e altri fiori, dalle forme più varie, con tralci vegetali, uniti in sinuose volute ad elementi di fantasia, disposti in modo speculare, danno vita a composizioni ricche ed elaborate. Ad accogliere e guidare i visitatori saranno le volontarie del Moica, che spiegheranno loro le particolarità di un’arte, quella del ricamo appunto, che nei secoli è diventata una delle caratteristiche di Pistoia. Patrizio Ceccarelli discografici di Fpr o eventuali offerte per gli eventi musicali del gruppo sono interamente devoluti a questa associazione. “Ci sembrava un controsenso -spiega Agostino- andare a cantar di Dio ed avere una parcella per eventuali concerti. Con questo tipo di mentalità abbiamo stretto un forte legame affettivo negli anni con diverse realtà diocesane italiane come Prato, Alessandria, Bologna, Teramo, Forli, Ferrara”. Intanto si ricorda che sabato 19 giugno si terrà il Christian festival, l’evento musicale che si svolgerà a Narnali di Prato. L’incontro, a livello regionale, di tutti i gruppi musicali di ispirazione cristiana sarà replicato i1 26 a Ferrara. INFO: sammarco-agostino@ libero.it, tel. 347.351.73.04 - www. fpr.it. Daniela Raspollini Gli anziani fanno festa in memoria di Luana Caroli I n questi giorni gli ospiti del Villone Puccini vivranno una serata di festa e di allegria in memoria di Luana Caroli volontaria che, per tanti anni, ha portato sollievo alle loro sofferenze e che, con la sua dolcezza e la sua amabilità, ha ridato loro la gioia di vivere. A quattordici anni dalla sua scomparsa, Luana infonde ancora riconoscenza e serenità in chi, come gli anziani del Villone, l’ha conosciuta. Anche quest’anno nell’anniversario della morte di Luana, i suoi familiari, con i loro bimbi e tanti amici, andranno a portare, oltre a varie golosità, tanta spensierata e allegria, proprio come faceva Luana nelle tante giornate passate con gli anziani del Villone, ridando loro momenti di felicità. Vita La S ono Nadia Vettori, nata a Ponte alla Stella ma cresciuta a Masiano. Non sono suora né laica consacrata. Sono semplicemente donna laica consacrata dal mio battesimo. Un canto brasiliano dice: “dal Battesimo ho ricevuto una missione: lavorare per il regno di Dio, annunciare il Vangelo alla gente, essere profeta, sacerdote, re, pastore”. Tutti noi riceviamo questo seme di missionarietà nel Battesimo Sono in missione da 36 anni. Sono partita con l’invio, ricevuto in Cattedrale dal vescovo di allora, monsignor Mario Longo Dorni e della diocesi di Pistoia Dal 1974 al 2003 ho lavorato a Manaus, nello stato dell’Amazonia, come infermiera. Dal 2004 sono a Balsas nello Stato del Maranhão. (Balsas è la diocesi dove monsignor Rino Carlesi, anche lui originario di Masiano, ha lavorato e dato la vita prima come missionario comboniano e poi, per 30 anni, come vescovo). A Manaus ho lavorato per 12 anni con i malati di hanseniasi (lebbra) e poi con la pastorale dei bambini. Una pastorale votata prevalentente alla medicina preventiva, che lavora con le mamme e famiglie insegnando metodi semplici, attenzioni particolari, per fare in modo che siano loro stesse a crescere meglio i loro bimbi, iniziando dalla gestazione. La Pastorale dei bambini è un’organizzazione comunitaria, di attuazione nazionale con un lavoro basato sulla solidarietà e nel condividere il “sapere” per la vita piena dei bambini. Tutto questo fatto da “lideres” che visitano mensilmente le famiglie e le gestanti, orientandole sullo sviluppo dei bimbi, sul valore nutrizionale degli alimenti e in maniera particolare del latte materno, sul controllo della denutrizione, la prevenzione di incidenti domestici, il controllo delle politiche sociali.... Nella diocesi di Balsas mi sto occupando di un progetto di formazione pastorale e socio culturale che ha come riferimento le idee, i valori e la missione della propria diocesi: missione evangelizzatrice, trasformatrice e liberatrice. Ma prima di parlare del progetto in sé, vorrei contestualizzarlo con alcuni dati. La diocesi di Balsas è situata a sud dello stato del Maranhão, ha un’estensione di 65.000 Km2, popolazione di 200 mila abitanti con l’80% cattolici, 18 comuni, 17 parrocchie, 26 preti e 30 religiosi. 20 GIUGNO 2010 comunità ecclesiale n. 24 Nadia Vettori racconta se stessa L’avventura missionaria continua Da Manaus a Balsas, un cambio di luogo e di mentalità. Un appello alla comunità diocesana Lo Stato del Maranhão è lo stato con gli indici di sviluppo più bassi di tutto il Brasile. Il 75% della popolazione minorile vive in condizioni di estrema povertà. 16% non frequenta la scuola e il 10% non è alfabetizzata (Unicef 2003). La città di Balsas (chiamata oggi, Capitale della Soja) ha circa 80 mila abitanti con un aumento di 10% all’anno, dovuto alle famiglie che vengono espulse dalla campagna a causa dell’“agronegozio”, (monocultura della soja, canna da zucchero e allevamento di bestiame) e che cercano nella città tutto ciò che hanno perso o che hanno venduto a prezzi irrisori. La maggioranza cerca ciò che non ha mai avuto (casa, lavoro, educazione per i figli, sistema sanitario efficiente) ma finisce per aumentare le “favelas” e tutto il resto: povertà, violenza, malattie, prostituzione. Il Bairro Tresidela è uno dei più antichi della città di Balsas. Per la sua configurazione geografica e per lo spazio che ancora offre, molte famiglie, vittime di questo contesto, si sono lì insediate creando la “Nuova Tresidela”. Nelle strade più lontane di questo nuovo Bairro risiedono 143 famiglie escluse dal processo convenzionale di sviluppo e impossibilitate a provvedere al proprio sostegno. Vivono in abitazioni precarie, senza le minime condizioni igieniche sanitarie e uno stipendio fisso. Molte si sostengono attraverso piccoli servizi o attività occasionali, mentre altre, senza il minimo indispensabile per vivere, ritirano dalla discarica il sostentamento e a volte anche gli “alimenti” per la propria sopravvivenza. A capo della famiglia ci sono donne sole, responsabili della casa e dei figli. La maggioranza degli uomini, quelli che ancora vivono con la famiglia, lavorano a tempo integrale nelle fazendas de soja e tornano a casa solo a fine mese per due, tre giorni al massimo. L’analfabetismo nega la possibilità di lavoro o di un lavoro qualificato. La disoccupazione e la mancanza di prospettive inducono i giovani alla droga, all’alcool o alla prostituzione. La maternità precoce è comune tra le adolescenti, mentre i bambini vagano nelle vie alla ricerca di ciò che è loro negato. E’ in questo contesto che si inserisce il nostro progetto “Diamoci le mani - Mutirão per una Tresidela Nuova”. Un progetto che negando l’assistenzialismo e attraverso una metodologia partecipativa vuole offrire, dare gli strumenti necessari per promuovere, creare una comunità educante nella fede e nella vita. Vogliamo rendere possibile che le persone siano libere per riconoscere le loro potenzialita, le loro doti, la loro intelligenza, la loro creatività, senza che sia necessario pagare con la propria dignità gli pseudo-favori che ricevono.Vogliamo, percorrendo i cammini della bellezza, arrivare fino al loro cuore e aiutarli a far nascere la bellezza che sta addormentata dentro di loro. Progetto è nato con l’aiuto dell’ambasciata italiana in Brasile e con l’offerta, da parte di questa, di una biblioteca comunitaria. Questo ci ha dato l’opportunita per costruire, oltre la biblioteca, anche: - la “Casa della comunità”. Si tratta di una casa multifunzionale che è diventata anche la Casa della fede per tutta la formazione e l’attivita pastorale: messa, (1 domenica al mese) celebrazioni della parola, catechismo, studi biblici - la “Casa della formazione” umana, sociale, artistica e professionale. Qui si organizzano corsi richiesti dalle stesse famiglie, per imparare a ricamare, fare tappeti, sapone e saponette, pane, biscotti, marmellate e frutte sciroppate approfittando la tanta frutta che abbiamo. Ai giovani volontari della casa abbiamo offerto un corso base di informatica. - la “Casa dell’arte e della cultura”. Danza, capoeira, teatro, percussione, chitarra vogliono essere strumenti per arrivare agli adolescenti e giovani e rendere loro la capacita di sognare e credere in loro stessi e nella vita. Vogliamo offrire loro opportunità di crescita e di sviluppo intellettuale e artistico preparandoli alla vita e facendoli desiderosi del bello, del buono e del vero attraverso il piacevole mondo dell’arte Il mondo della propria educazione. - la “Casa dell’accoglienza” per bambini, adolescenti e giovani. E’ una casa dove cerchiamo di curare le ferite della mente, del cuore, dell’anima. Molte volte dobbiamo tentare di ri-costruire questi bambini distrutti da tante violenze. Cosa che non è facile... - la “Casa dei sogni – dell’utopia” dove si cerca di dare a chi vi entra, la forza, il desiderio, il diritto di sognare e sognare alto. Questo progetto è iniziato con l’aiuto dell’ambasciata italiana in Brasile ma la casa è stata costruita con l’aiuto del Lions Castello di Prato, della diocesi di Pistoia, della parrocchia di Masiano e di tanti amici di tutta la diocesi. Ma non solo la Casa: questo nostro progetto direi che è un progetto di Pistoia perché continua a andare avanti, esclusivamente, con gli aiuti degli amici di Masiano e Pistoia. Salvo piccoli aiuti sporadici di amici di Balsas. Cosa è cambiato per me Ho dovuto, di nuovo, morire e rinascere... un poco... Manaus - maggioranza di discendenza indigena, Balsas – discendenza Africana. Questo comporta differenza in tutto. Nel parlare, nel nutrirsi, nel comportarsi, nel relazionarsi con gli altri e anche nella fede, nella religiosità popolare. Per capire e vivere tutto questo è necessario morire al vecchio sapere, alle vecchie pratiche per rinascere, imparare e viverne nuove e, come Gesu, inculturarsi senza criticare, senza giudicare. Cosa che non è facile ma che dobbiamo tentare a ogni momento, fino ad arrivarci. E’ cambiato anche il lavoro. Lavoro tutto nuovo e di formazione a tutti livelli. Lavoro che dobbiamo verificare e rinnovare ogni giorno. 9 Cosa è cambiato sul posto Dove c’era una capanna... ora c’è la casa della comunità; dove c’era strada intransitabile, acqua scarsa e luce precaria, oggi c’è una strada lastricata, acqua quasi regolare e luce normale; dove c’erano tutte case di paglia ce ne sono alcune in muratura; gli adulti dispersi stanno partecipando e, alcuni, assumendo responsabilità nella gestione della Casa e del progetto e nella pastorale. Gli adolescenti che ho trovato al mio arrivo, spersi e senza orizzonti, sono ora un gruppo di giovani volontari. Volontari nel lavoro della biblioteca, che ora conta gia con circa 2mila volumi ed è diventata “punto di lettura” del Ministero della cultura e in rete con tutte le altre biblioteche del Brasile; volontari nel doposcuola e nelle attivita con i bambini; giovani che dopo vari anni di catechesi hanno ricevuto il sacramento dell’eucarestia e della cresima e ora sono catechisti e animatori del gruppo di canto e liturgia; giovani che hanno studiato e si sono preparati per entrare nell’Università. Molto è stato fatto... molto rimane ancora da fare, e sempre ci sarà da fare altro, a tutti i livelli. Anche e soprattutto perché la vita è dinamica, è una continua crescita, un continuo cambiare, un continuo ricominciare. Una novità sempre nuova, con esigenze nuove che chiedono risposta, e... la formazione deve essere continua. Dopo un periodo in famiglia e in diocesi, ripartirò i primi di luglio. Pregate per me perché il Dio dei poveri mi dia sempre la capacita di rinovarmi, di rinascere per vivere con i poveri di Dio. Messaggio finale prima di ripartire Un passo del Vangelo di Giovanni dice: ”Dio ha tanto amato il mondo da consegnargli il Figlio, l’Unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita. Dio ha mandato il figlio nel mondo, non a giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi...”. Dall’amore di Dio per il mondo è scaturita la missione. Il padre ha amato il mondo. Cioè la totalità dell’essere e degli esseri, e con un’amore speciale per ogni singola creatura. Qui sta il cuore della missionarietà: nell’assunzione consapevole di questo amore di Dio per il mondo, anzi nella partecipazione a questo amore, donata dallo spirito Santo a ogni cristiano, fin dal Battesimo. C’è missione “là” e “qua”. Tutte sono importanti ma più importante è educarsi per assumere l’altro, il diverso lo straniero, il migrante. Il mondo dei poveri, delle culture “altre”. E da qui nasce, l’importanza, l’urgenza del “rilanciare” la parrocchia come laboratorio di missionarietà. Para-oikia = stare vicino alle case, alla gente. Parrocchia non come presidio della fede ma come “itineranza”, “missione”. Che il ritorno alla missionarietà vera, autentica nella nostra diocesi e nelle nostre parrocchie, sia il primo e promettente germoglio di una Chiesa per il Regno. E’ questo che auguro a tutti noi. N.V. 10 comunità e territorio S embra impossibile, ma gli imprenditori pistoiesi, per la prima volta dopo anni, guardano al futuro con moderato ottimismo. La crisi non è finita, ma almeno pare abbia toccato il fondo. L’euro debole favorisce le esportazioni e per questo gli indicatori che riguardano gli ordini dall’estero sono positivi (+5%). A preoccupare in questo momento è invece la disoccupazione, che avendo raggiunto livelli molto alti, mette a rischio la ripresa dei consumi. È quadro evidenziato dell’analisi congiunturale nell’industria pistoiese, relativa ai primi 4 mesi del 2010, realizzata dall’ufficio studi di Assindustria Pistoia e illustrata in conferenza stampa dal direttore di Assindustria, Carlo Stilli e dal responsabile dell’ufficio studi, Renzo Vettori. «C’è un miglioramento, ma questo non vuol dire che la situazione stia andando bene – precisa Stilli -, purtroppo la questione della disoccupazione ci preoccupa molto, perché questa poi si porta dietro una crisi dei consumi e quindi il rischio di uno sviluppo negativo. D’altro canto, ci sono dei segnali di ripresa, soprattutto dalle esportazioni». E sono proprio gli ordini dall’estero, risultati in crescita, a far d al 1° al 3 luglio torna a Pistoia la seconda edizione di «Vestire il paesaggio», la manifestazione che rinnova il confronto tra i produttori del verde ornamentale e i progettisti ed esperti di paesaggistica a livello internazionale sul tema «Come si pensa e come si produce il paesaggio di qualità». La manifestazione internazionale, organizzata dalla Provincia di Pistoia e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia con la collaborazione dei comuni di Pistoia, Quarrata e Pescia, del Distretto Vivaistico-Ornamentale Pistoiese e di molti altri partner, ha la finalità di proporre da Pistoia idee innovative per la progettazione del paesaggio, utilizzando pienamente le opportunità offerte dall’ampia gamma di piante coltivate nel distret- s ono circa 200 volontari che hanno partecipato al corso per l’utilizzo del defibrillatore semiautomatico e che disporranno in totale di ben 47 apparecchi, capillarmente distribuiti sul territorio, 14 dei quali, che vanno ad aggiungersi ai 33 già collocati negli impianti sportivi comunali, sono stati consegnati l’altra settimana ai vari soggetti che hanno aderito al progetto Pad (Pubblic access defibrillation). La consegna degli apparecchi è avvenuta nel corso di una cerimonia che si è svolta nella Sala del Gonfalone del Palazzo comunale di Pistoia, presenti, tra gli altri, il vicesindaco Mario Tuci e il direttore della Fondazione Caript, Umberto Guiducci. L’iniziativa fa parte di un percorso intrapreso già da diversi anni dall’amministrazione comunale di Pistoia, in collaborazione con l’Asl e grazie al contributo della Fondazione n. 24 Congiuntura L’euro debole favorisce l’export pistoiese Dall’analisi di Assindustria i primi spiragli di ripresa. Bene il metalmeccanico, mentre stenta ancora il mobile intravedere i primi segnali di ripresa, soprattutto in alcuni settori.Tra questi, il metalmeccanico, le calzature e il tessile-abbigliamento, che in questo momento mostrano una maggiore vitalità. Per il metalmeccanico, che a Pistoia vuol dire soprattutto AnsaldoBreda e indotto, l’aumento dell’attività è legato essenzialmente al miglioramento degli ordini dall’estero, che sono stati valutati in crescita da parte di una quota ampiamente prevalente di aziende. Non positiva, al contrario l’evoluzione degli ordini dall’Italia, per i quali è rimasto negativo il saldo fra le valutazioni di incremento e di diminuzione. Per il calzaturiero da registrare in positivo l’evoluzione dei livelli produttivi, che anche nell’ultimo anno di crisi hanno registrato una flessione inferiore rispetto alla media nazionale. Le previsioni sull’evoluzione probabile del portafoglio ordini mostrano una prevalenza netta degli ottimisti, soprattutto, anche qui, per quanto riguarda gli ordini dall’estero. Stentano ancora, invece, l’edilizia e il mobile, settori per i quali la ripresa sembra ancora lontana. Per il mobile l’andamento negativo dei livelli produttivi nasce soprattutto dalla flessione della preponderante componente estera, che già durante l’anno precedente aveva mostrato una evoluzione piuttosto deludente (-21,4% tendenziale nel primo trimestre 2009). Patrizio Ceccarelli Vivaismo Torna “Vestire il paesaggio” Si rinnova il confronto tra i produttori del verde ornamentale e gli architetti del paesaggio a livello internazionale to pistoiese e far emergere nuovi indirizzi di ricerca per la produzione di alberi ed arbusti, sempre più rispondenti alle nuove tendenze della paesaggistica ed alle diverse istanze della attuale realtà internazionale. La principale tematica affrontata in questa edizione sarà quella relativa all’uso del verde per migliorare la qualità della vita, affrontata in tutti i suoi più diversi e molteplici aspetti, incrociando quindi, come principali tematiche quelle collegate all’uso del verde, dell’ambiente, della salute, della pianificazione territoriale, del benessere, del turismo e della cultura. L’edizione 2010 vedrà il più ampio coinvolgimento degli operatori del settore vivaistico e dell’indotto e si svolgerà su tre giorni, in un’unica sede convegnistica, a villa La Magia di Quarrata. La manifestazione vedrà coinvolto l’intero territorio della provincia di Pistoia. Infatti saranno organizzate diverse mostre sul verde ed il paesaggio, esposte dal 25 giugno al 25 luglio, in un percorso all’interno di diversi siti artistici e significativi della città di Pistoia; visite guidate alla «Fattoria di Celle – Collezione Gori» di Santomato, sito conosciuto in tutto il mondo per l’unicità e la particolarità della collezione di arte ambientale; un evento che vedrà protagonista la bellezza delle Terme Tettuccio di Montecatini; e infine il Premio Porcinai, all’interno del Parco di Pinocchio a Collodi. In questa edizione, per rendere più diretto il confronto con la realtà vivaistica del territorio pistoiese, l’intera seconda giornata del convegno sarà dedicata alla visita delle aziende vivaistiche del territorio pistoiese e alla particolarità e eccellenza delle loro produzioni. P.C. Progetto Pad Arrivano 14 nuovi defibrillatori Saranno collocati nei luoghi più frequentati della città. Sono oltre 200 i volontari abilitati ad utilizzarli Caript, per rendere più sicuri non solo i luoghi dove si pratica l’attività sportiva, ma anche gli spazi pubblici più frequentati. I nuovi 14 defibrillatori verranno infatti collocati sulle auto della polizia municipale (tre), al tribunale (due), all’Apt, nella sede della Società sportiva bocciofila del Villaggio Belvedere, al Mèlos, al teatro Manzoni, al Bolognini, alla biblioteca San Giorgio, nel Palazzo comunale, all’ufficio tecnico di via dei Macelli e nelle sale espositive di Palazzo Fabroni. Ovunque ci sarà personale adeguatamente formato che all’occorrenza saprà come utilizzarli. Sono circa 300 le persone, in tutta la provincia di Pistoia, che ogni anno vengono colpite da arresto cardiaco. Di queste meno di 200 sono sottoposte a manovre di rianimazione (non sempre è possibile intervenire in tempo). Si calcola che nell’era pre-defibrillatori il 22% delle persone colpite da arresto cardiaco arrivavano vive al pronto soccorso, mentre Vita La 20 GIUGNO 2010 dopo la diffusione dei macchinari sul territorio questa percentuale è addirittura raddoppiata (44%). Nel 2008 sono state 62 le persone salvate grazie al defibrillatore, nel 2007 furono 53, nel 2006 36 e nel 2003 19. «Si tratta di un ulteriore passo – spiega il vicesindaco Mario Tuci – nella direzione importante di garantire sempre maggiore sicurezza non solo agli sportivi, ma ai cittadini in genere». P.C. Uno sportello per le energie rinnovabili A Pistoia uno sportello per le energie rinnovabili. E’ questo, in pratica il frutto di una convenzione firmata lo scorso 8 giugno fra la Provincia di Pistoia e Legambiente Centro nazionale Fonti Energetiche Rinnovabili. Nascerà dunque il primo sportello che opererà in tutto il territorio provinciale. “Si tratta di una iniziativa particolarmente importante -ha detto il Presidente di Legambiente Toscana Piero Baronti- dato che per circoscrivere i cambiamenti climatici è necessario sviluppare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili quali quella solare, quella fotovoltaica, la eolica, la geotermia e quella costituita da piccoli impianti a biomasse della filiera corta. Lo sportello informativo avrà dunque una utilità per tutti quei cittadini che vogliono contribuire a preservare la terra dai pericoli e il suo futuro da possibili inquietanti scenari.” Per l’assessorato all’ambiente la nascita di questo sportello è ritenuta come una risposta alla mancanza di informazione e di promozione sul territorio delle novità sul risparmio energetico. “La sua funzione va oltre quella del rispetto dell’ambiente -ha detto l’assessore Fragai- ma cercherà anche di assumere una certa importanza anche dal punto di vista economico e quindi oltre che sul risparmio e la sostenibilità anche su altre situazioni che con il tempo non potranno che avere effetti positivi.” Lo sportello rientra in una serie di impegni presi fra Legambiente e la Provincia nell’ambito di un accordo quadro energia e rifiuti in cui la Provincia si era impegnata a suo tempo a rispondere a delle sollecitazioni provenienti dal territorio a predisporre un certo tipo di servizio capace di informare orientare e supportare sia i cittadini che le imprese oltre alle varie associazioni di categoria. Sarà aperto 12 ore a settimana, sarà gratuito per l’utenza e gli addetti saranno presenti a rotazione anche un giorno a settimana nei vari Comuni della provincia per semplificare la vita a cittadini e imprese. Fra i suoi compiti c’è quello di iniziare una campagna di sensibilizzazione verso il pubblico, di attivare uno sportello on line sul sito della provincia, di divulgare informazioni per favorire l’utilizzo di dispositivi a risparmio energetico, di dare indicazioni sui finanziamenti agevolati offerti dagli Istituti bancari del territorio e di fornire notizie su quelle realtà locali che si occupano dell’energia per diffondere la conoscenza di attività e tecnologie di risparmio. Edoardo Baroncelli Vita v La erde, musica e solidarietà. Sono stati gli ingredienti del successo della serata promossa dalla Fondazione Giorgio Tesi onlus e dalla Circoscrizione 2, che si è svolta sabato negli spazi esterni della Fondazione Tesi, in via Badia a Bottegone. Nel corso della serata, organizzata per raccogliere fondi per il «Progetto Martina», che prevede la costruzione di una scuola in un quartiere degradato della città argentina di Salta, si sono esibiti, di fronte ad un folto pubblico, il Coro Giovanile Pistoiese, il Coro parrocchiale San Pietro e il Coro Genzianella. La realizzazione della scuola nella città argentina di Salta è ormai in fase di completamento e nel corso della serata è stato illustrato l’intero progetto e lo stato dei lavori. La scuola sorge all’interno di una missione dove operano le suore Ancelle del Signore, che gestiscono una “ Officinae” sta per diventare maggiorenne. Con la prossima edizione 2010-2011 il laboratorio comunale aglianese di ceramica e di disegno, curato dal 1993 da Vanni Melani, compirà il suo 18esimo anno di età. La vita di “Officinae” è stata davvero movimentata: in questi anni i corsisti che hanno preso parte all’apprezzato laboratorio hanno partecipate alle più disparate attività culturali dai viaggi per l’Italia, al ricevimento di ospiti prestigiosi passando per l’allestimento di mostre ed esposizioni e per l’assidua presenza alla Mostra mercato allestita, fino al 2009, in occasione dei festeggiamenti del “Giugno aglianese”. “Purtroppo negli ultimi 4 anni – ci riferisce v enerdì 18 giugno alle 16, presso la Fondazione Conservatorio San Giovanni si è tenuto un incontro dedicato al progetto “Casa della musica”. L’idea di realizzare una “Casa della Musica” nasce dalla necessità di valorizzare la vocazione musicale di Pistoia ed il suo prezioso patrimonio legato alla tradizione locale, e dalla volontà di dotare la città di un luogo aperto di sperimentazione e di divulgazione musicale, recuperando allo scopo uno dei maggiori complessi architettonici del centro storico, ad oggi sottoutilizzato. L’obiettivo è coniugare le prerogative di tutela del progetto di restauro con la realizzazione di un nuovo polo culturale in grado di ri- 20 GIUGNO 2010 comunità e territorio n. 24 Progetto Martina Pistoia Raccolti fondi per una scuola in Argentina Verde, musica e solidarietà per un progetto che vede protagonista la congregazione delle Ancelle del Signore con la loro missione nell’America Latina di Patrizio Ceccarelli scuola anche qui a Pistoia, al Nespolo. Il progetto è partito circa due anni fa e già è stato ultimato il primo piano, che al momento accoglie circa 80 bambini. Adesso c’è da completare l’opera e naturalmente per farlo occorrono fondi. Quelli raccolti nel corso dell’iniziativa di sabato ammontano a 1.370 euro. Alla manifestazione, oltre alle suore del Nespolo, erano presenti anche i genitori di Martina, una bimba prematuramente scomparsa, nel cui ricordo si è sviluppato il progetto omonimo. Nel corso dell’incontro musicale, cui è seguito un buffet, sono stati ricordati gli obiettivi della Fondazione Tesi, ufficialmente presentata alla comunità pistoiese lo scorso 20 dicembre, che ha finalità Agliana 18 anni di “Officinae” il curatore del laboratorio, Vanni Melani – con i tagli al settore della cultura abbiamo dovuto ridimensionare le nostre iniziative”. Ciò che non è cambiata è, però, la qualità delle splendide realizzazioni di ceramica da parte dei corsisti di Officinae. Recentemente si è svolto un incontro per fare il punto su quanto portato avanti in questi anni dal laboratorio aglianese che ha dato lustro e rilevanza al Comune di Agliana anche fuori dalla Provincia di Pistoia. Officianae è, innanzitutto, l’unico laboratorio che in 17 edizioni ha sempre mantenuto lo stesso operatore e che può basarsi, quindi, su personale preparato e qualificato. La particolarità della stagione 2009-2010 è stata la realizzazione delle compostiere artistiche, idea nata da due corsisti molto attenti alle problematiche ambientali. “La concreta costruzione delle compostiere artistiche –evidenzia ancora Melani– è stata curata dalla ditta Masini di Impruneta che le esporrà nel centro della cittadina fiorentina in occasione di un’importante manifestazione locale. L’idea della compostiera come opera d’arte è apprezzata da molti anni in paesi europei come Germania, Belgio e Francia e da qualche tempo lo è anche in Italia”. Trattando di Officinae è inevitabile ricordare il con- tributo apportato da Vanni Melani che, impegnato da decenni nel campo dell’arte e dell’insegnamento (anche scolastico) della stessa, vede le sue opere diffuse in tutto il mondo: sculture e bassorilievi dell’artista pistoiese sono giunte addirittura in Perù e in Nuova Zelanda. I “maestri” di Vanni Melani sono stati personaggi di grande rilievo umano e culturale come il padre Vasco, Jorio Vivarelli e Umberto Mariotti. Con Melani il laboratorio comunale aglianese e con esso la nostra cittadina, è diventato, quindi, un punto di riferimento in tutta la Provincia sia da un punto di vista artistico che storico. Marco Benesperi Conservatorio San Giovanni Il progetto “Casa della Musica” generare il luogo, creando uno spazio multiforme dedicato alla musica: non solo una degna e attrezzata cornice espositiva, ma anche un luogo aperto di promozione della cultura musicale, di grande interesse per il territorio, in una dimensione non solo locale. Si tratta del recupero della parte più antica dell’ex Conservatorio di San Giovanni Battista, oggi in parziale disuso, che occupa un vasto comparto del centro storico. L’intervento prevede il recupero di oltre 2500 mq di superficie coperta che interessano spazi di grande pregio: l’ex chiesa di San Giovanni, i due chiostri di Santa Chiara e Santa Lucia, la cucina con il monumentale camino, la canova, il refettorio, l’archivio storico e la pinacoteca. E’ inoltre prevista la riqualificazione del giardino retrostante, di oltre un ettaro, per restituirlo alla piena fruibilità della città e dei visitatori esterni, collegandolo con nuovi percorsi alla rete pedonale urbana e connotandolo come “giardino dei suoni”, con la realizzazione di un “teatro di verzura” per esibizioni all’aperto. La cinquecentesca chiesa di San Giovanni viene reinterpretata come auditorium per la musica, con una serie di servizi connessi. E’ prevista anche la piena valorizzazione del Centro di documentazione musicale e della Collezione Tronci di strumenti a percussione, già oggi ospitati nei locali del Conservatorio, e la realizzazione di spazi per mostre temporanee e per la divulgazione e sperimentazione musicale. L’incontro di venerdì, oltre a presentare lo stato di avanzamento del progetto, inserito nel Piuss del Comune di Pistoia, è l’occasione per far scoprire gli spazi interessati dal recupero che sono ai più sconosciuti, in quanto per gran parte inaccessibili ai fruitori esterni. 11 U In comune si parla di stalking n ordine del giorno che considera il fenomeno dello stalking (dall’inglese ‘inseguire ossessivamente’) come un problema psico-sociale diffuso nella società odierna, che comporta lo stravolgimento dell’esistenza per coloro che ne sono vittime. Rivolto a Parlamento e Governo nazionali, l’ordine del giorno è stato presentato nel Consiglio comunale di Pistoia, per richiedere di includere nel testo delle legge sulle intercettazioni e quindi nella legge sullo stalking approvata negli ultimi anni, la possibilità dell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche ai fini dell’indagine. Fino ad oggi, infatti, la pena prevista per tale reato, dai sei mesi ai quattro anni, non è rientrata nel tetto dei cinque necessari per poter ascoltare una telefonata. L’intercettazione telefonica costituisce prova certa a disposizione del magistrato, soprattutto nei casi nei quali l’identità del molestatore è sconosciuta alla vittima. L’ordine del giorno è stato approvato dalla maggioranza e dal gruppo consiliare dei Verdi – Arcobaleno, astenuti i gruppi di AN e Lega Nord Toscana in quanto in commissione Giustizia del Senato è già stato presentato un emendamento in tale direzione, da parte del senatore Luigi Li Gotti (IdV), approvato all’unanimità, e la ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna si è detta disponibile alla modifica. Il nuovo testo però deve esser ancora approvato dalle due Camere. Secondo un recente rapporto dell’Osservatorio nazionale sullo stalking, la Toscana è la prima regione in Italia per numero di casi, anche se questo dato dimostra anche la disponibilità dei cittadini toscani a denunciare il reato, vista la presenza nel territorio di vari Centri Antiviolenza che da 20 anni operano in sinergia con le istituzioni locali. Si è detto vittima dello stalking il 39% degli intervistati, sulla base di 9.600 questionari distribuiti, dal 2002 al 2007, in 16 regioni italiane. Leonardo Soldati Quarrata Novant’anni per Brunello Carradori B runello Carradori compie novant’anni e i suoi amici della Cisl di Quarrata e Pistoia hanno organizzato un incontro conviviale per festeggiarlo tutti insieme a “La Civetta di Quarrata” mercoledì 30 giugno alle 9,30. Nato a Canapale nel 1020 Brunello Carradori è sposato con Loretta Pacelli, dalla quale ha avuto due figli (Gianluca e Giorgetta) che gli hanno regalato 3 nipoti, due maschi e una femmina. Brunello da giovane ha fatto il sarto, ma è anche stato ciclista dilettante ai tempi di Bartali negli anni 40/45. Nel dopoguerra è entrato in Comune a Quarrata, all’ufficio anagrafe, dove stato impiegato per lungo tempo, fino ad arrivare alla pensione servendo il sindaco di allora,Vittorio Amadori per 25 anni e meritandosi l’appellativo di “Informatutto” in virtù della sua memoria eccezionale. Ha militato nell’Azione cattolica, poi nella Dc, nelle Acli e infine nella Cisl di Pistoia. Nella funzione pubblica, insieme al compianto maestro Giovanni Maraviglia, ha militato anche come rappresentatte degli invalidi civili e di guerra di Pistoia. Come rappresentante della Cisl quarratina ha provveduto a rilanciarla negli anni ‘80. Infine è stato co-fondatore della arciconfraternita “La Misericordia di Quarrata” dal 1986 al 90, ricoprendo la carica di cassiere, tesoriere e provveditore. Senza voler fare un panagirico esagerato, si può dire che è stato un cittadino esemplare, dinamico, verace, che si è speso e si spende ancora per la sua famiglia e per la società civile nel suo insieme. Si dice che chi sta in grazia di Dio vive a lungo; infatti Brunello è stato a lungo nella Chiesa di Quarrata ai tempi di don Aldo Ciottoli come tesoriere‑contabile. Mauro Manetti 12 a n. 24 tleti a ogni e t à , s o rridenti e vincenti. Addirittura iridati. Rosaria David e Romano Lomis (nella foto), tesserati per la squadra master della Silvano Fedi, sono stati recentemente protagonisti, ad Albignasego in provincia di Padova, di due corse valevoli rispettivamente quali Settima Prova mondiale di corsa alternata mista e Campionato italiano Aics di retro running (corsa all’indietro). Nella gara di retro running, sulla distanza di 3 chilometri, la David, 55 anni, ha ottenuto, al termine di una prestazione scintillante, il secondo posto nella pro- Sport: podismo contropiede Rosaria e Romano, l’iride a Pistoia ning, mentre Lomis correva in avanti, poi a metà percorso c’è stato il cambio tra i due, senza alcuna sbavatura. “Rosaria è stata bravissima _ ha commentato Romano Lomis _ perché ha messo una grinta eccezionale, specie nei primi 500 metri. Aveva intuito che tenevo moltissimo alla corsa ed è andata alla grande. Quanto a me, ho corso in scioltezza, ero sicuro di fare una grande prestazione, carico com’ero, mentalmente e fisicamente. Abbiamo superato due coppie sulla carta più forti di noi e appena tagliato il traguardo ci siamo resi conto subito di aver vinto. È stata una grossa soddisfazione quando il presidente del CONI ci ha consegnato le maglie di campioni mondiali. Non ho parole per descrivere la nostra gioia. L’alternata mista è una nuova specialità, che pian piano si sta affermando. Siamo contenti di aver dato lustro alla Silvano Fedi e alla città di Pistoia”. La piccola Pistoia, dunque, diventa, di tanto in tanto, grande con giovani e meno giovani: merito, spesso, degli sport a torto ritenuti minori e di sportivi più persone che personaggi. Così come dovrebbe sempre essere. Gianluca Barni Comincia bene scegli la qualità ! di Enzo Cabella f pria categoria, conquistando quindi una splendida medaglia d’argento. Il 70enne Lomis, vigile del fuoco in pensione, si è classificato sesto anche se, per sua stessa ammissione, non ha dato il tutto per tutto perché aveva puntato tutte le proprie chance sulla competizione alternata mista. In quest’ultima sfida, dinnanzi a una settantina di avversari e lunga un chilometro, la coppia David-Lomis ha letteralmente stupito: dapprima è stata la David a correre in retro run- PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] Vita La 20 GIUGNO 2010 allito l’obiettivo della promozione in serie D, la Holding Arancione ha deciso di cambiare, uomini e strategie, e imboccare strade nuove. Al posto di Fabio Fondatori, persona piena di entusiasmo e voglia di fare ma troppo legato al carro del sindaco, di cui è portavoce, i soci della finanziaria hanno scelto Orazio Ferrari, architetto, affari nel settore immobiliare. Il neo presidente era già stato ai vertici della Pistoiese 14 anni fa, quando insieme all’amico Andrea Baldi fu chiamato dal presidente Roberto Maltinti a gestire la società. Ferrari, sportivamente parlando, è un vincente. Tre anni fa ha creato il Pistoia Club e in tre anni ha vinto tre campionati di fila, passando dalla Terza categoria alla Promozione. Per non far morire il Pistoia Club, che lui ha sempre considerato un gioiello di famiglia, Ferrari ha trasbordato nella Pistoiese l’allenatore Riccardo Agostiniani, il direttore generale Roberto Agostiniani (che non è parente dell’allenatore) e il direttore sportivo Daniele Piemontesi. Quest’ultimo collaborerà con Federico Bargagna, prelevato dal Rosignano con la masione di consulente di mercato, nell’allestimento del nuovo organico, che sarà notevolmente rinnovato e ringiovanito. Infatti, sono parecchi i giocatori in partenza: di sicuro Innocenti, Olivieri, Chimenti, Bencistà, Rojas, Pifferi, Di Stefano, Petrilli, Lavorini e Bartoli, che saranno seguiti da qualcuno tra Flauto, Benedetti, Breschi, Carfora, Semboloni, Righini, Fedi e Paolicchi. In conclusione, a oggi sono soltanto tre quelli che vestiranno ancora la maglia arancione: Gemignani, Calanchi e Marrani. Ma le novità non saranno limitate solo alla Pistoiese. E’ molto probabile che cambi anche il presidente della holding, Andrea Bonechi. Dipenderà dall’ammontare delle quote che Ferrari, Bozzi e qualche altro sottoscriveranno quando sarà deciso l’aumento di capitale sociale. C’è, quindi, tutta l’intenzione di cambiare rotta, programmare il futuro e scegliere gli uomini che intendono gestirlo. Il Pistoia Basket, dopo l’uscita di scena dei fratelli Carrara e del loro marchio Carmatic come primo sponsor, sta pensando al futuro con non poca apprensione. Le disponibilità finanziarie sono piuttosto limitate, si è alla ricerca di un nuovo importante sponsor, i giocatori migliori se ne sono andati. Dirigenti e tifosi vivono giorni inquieti, dunque, in quanto davanti non c’è una solida prospettiva, il futuro è nebuloso. Il budget sarà giocoforza ridotto. Sono solo tre i giocatori che hanno il contratto anche per il prossimo anno: Toppo, Infanti e Berti. Tuttavia, si farà il possibile per far restare Fucka, che nonostante i suoi 39 anni è ancora in grado di dire la sua in Lega2. PROSSIME PARTENZE: 10/17 luglio settimana a VIGO di FASSA Viaggio in pullman G.T. andata e ritorno - ottimo hotel 4*sup – pensione completa con bevande ai pasti – assicurazione – accompagnatore d’agenzia – Tutto compreso € 850,00 & I VIAGGI di PIERO Il tour operator esperto del turismo religioso c/o Centro Comunitario Via Montalbano, 758 - 51034 Casalguidi – (PT) 20/27 luglio CAPONORD con Oslo e le isole Lofoten Trasferimenti per/da l’aeroporto in bus G.T. da Pistoia - voli di linea – ottimi hotels 3 e 4 stelle - pensione completa- visite come da programma con guida parlante italiano – accompagnatore d’agenzia – assicurazione – guida e borsa di viaggio – Tutto compreso € 2050,00 SPECIALISTI IN PELLEGRINAGGI PER TERRA SANTA, LOURDES e FATIMA 13/16 agosto ST MORITZ col trenino rosso Pullman g.t. da Pistoia – ottimo hotels 4* – pensione completa – accompagnatore d’agenzia – assicurazione – borsa di viaggio Tutto compreso QUOTE SPECIALI PER PARROCCHIE E GRUPPI PRECOSTITUITI € 635,00 I migliori servizi ai migliori prezzi 10/15 settembre Pellegrinaggio a LOURDES Pullman g.t. da Pistoia – ottimo hotels vicinissimo ai santuari – pensione completa – lungo il percorso visita di Avignone e Carcassonne – assistente spirituale – assicurazione – libretto di preghiera – borsa di viaggio - Tutto compreso € 590,00 Per informazioni e prenotazioni: tel. 0573 527259 - fax 0573 528185 - www.santabona.com - [email protected] Vita La Nel mondo 215 milioni di bambini sfruttati 20 GIUGNO 2010 dall’Italia n. 24 Lavoro minorile Il sorriso rubato R espirare il piombo mentre si cerca un grammo d’oro da rivendere sul mercato illegale per portare a casa qualcosa da mangiare. E restare così intossicati per avvelenamento da piombo. Una vera e propria strage di bambini in Nigeria: 111 ne sono morti nel Nord, intorno alle miniere dello Stato di Zamfara. In totale il bilancio ufficiale da gennaio è di 163 vittime, ma i morti potrebbero essere di più. Le ultime cifre fornite dall’Ilo, l’agenzia dell’Onu che si occupa di lavoro, parlano di 215 milioni di minori impiegati in attività lavorative, senza alcuna retribuzione o con salari irrisori. Ben 115 milioni sono impiegati in attività pericolose. Sul fenomeno dei bambini lavoratori sfruttati abbiamo chiesto un parere a Marco Griffini, presidente dell’associazione “Amici dei bambini” (Aibi). Una grande piaga Purtroppo la piaga del lavoro minorile è molto estesa nel mondo: “Quando ci sono episodi clamorosi come quello successo in Nigeria - l’ ospedale “San Camillo Forlanini” di Roma e la cooperativa sociale “Be Free” hanno organizzato l’8 giugno nella capitale un convegno dal titolo “Codice violenza: Sportello donna h24 al Pronto soccorso del San Camillo”, per promuovere un progetto pilota contro la violenza alle donne e ai minori da estendere alle altre aziende sanitarie della Regione Lazio. Nel corso dell’incontro è stato presentato il “Dossier Sportello donna h24 (novembre 2009-maggio 2010)”, curato dalla cooperativa “Be Free”. La violenza contro le donne. “La violenza - ha detto Maura Cossutta, referente del progetto del San Camillo - si consuma nel silenzio e dal silenzio continua ad essere avvolta”. “La violenza sessuale e domestica - ha sottolineato Cossutta - è un fenomeno esteso e sempre più rilevante”. Per il consigliere regionale Isabella Rauti, “il progetto pilota potrebbe creare una rete di servizi che ancora non ci sono. È un’iniziativa di frontiera che va incoraggiata e sostenuta”. Francesca Monaldi, vicequestore aggiunto della Questura di Roma, ha affermato che “il lavoro delle forze dell’ordine è in rete con le altre istituzioni” per far “uscire le donne dalla spirale della violenza”. Il pubblico ministero Roberto Staffa ha ricordato il “cambiamento culturale” degli ultimi anni: in passato, ha precisato, “la violenza domestica 13 risce - non vuol dire un padre e una madre che ti hanno generato, ma una famiglia che ti accoglie e ti accudisce”. È necessaria, a giudizio del presidente di Aibi, “una presa di coscienza sociale e culturale del fenomeno e poi intervenire, collocando ogni bambino in una famiglia, attraverso gli istituti dell’affido, dell’adozione e le case famiglia”. Anche in Italia afferma Griffini - salgono agli onori delle cronache, se ne parla sui media, ma non vengono fuori gli episodi di tutti i giorni che riguardano persone singole. Noi, che gestiamo le tematiche dell’emergenza abbandono dei bambini, sappiamo che lo sfruttamento è la piaga maggiore”. Recentemente, ricorda il presidente di Aibi,“sono state ritoccate le stime dei minori abbandonati, passando da 143 a 163 milioni, negli ultimi cinque anni. Il problema grosso si presenta quando un bambino abbandonato lascia la struttura di assistenza, al compimento del diciottesimo anno di età. I ragazzi sono letteralmente buttati in mezzo alla strada e in quel momento si crea il grande problema degli sfruttamenti”. Prendere coscienza Di fronte al dramma dello sfruttamento lavorativo dei minori, secondo Griffini, il primo passo da compiere è “il prendere coscienza che i minori devono stare in famiglia. Noi stiamo lanciando da qualche anno presso le istituzioni dell’Onu e il Parlamento europeo l’idea di riconoscere la categoria degli ‘Out of family children’, cioè coloro che sono fuori dalla famiglia, come vittime sociali. Il minore che è collocato fuori da una famiglia è un minore a rischio e come tale deve essere trattato. Anche nello sfruttamento lavorativo si deve capire se alle spalle c’è una famiglia”. E “avere una famiglia alle spalle - chia- Quanto siamo lontani da una cultura di vero rispetto dell’infanzia? “Tanto - risponde Griffini -. Persino in Italia esiste il problema, come dimostra il fatto di non sapere quanti sono esattamente i minori fuori famiglia nel nostro Paese: ci sono stime di 32-34-36 mila bambini”. Rispetto al problema dello sfruttamento nel mondo del lavoro, spiega il presidente di Aibi,“i minori fuori famiglia in Italia sono, comunque, tutelati e curati. Lo sfruttamento può capitare per i minori che hanno una famiglia e non sono, perciò, inseriti nel sistema di protezione dell’infanzia; minori che vivono, quindi, in una famiglia che li sfrutta”. In questi casi “è difficile intervenire anche da parte delle autorità nei confronti della famiglia.Anche in caso di sfruttamento del figlio per lavoro minorile o per mendicare nelle strade non c’è un’interruzione automatica della patria potestà, ma si cerca di recuperare la relazione anche quando è clamorosamente finita”. Responsabilità Violenza alle donne Rompere il silenzio Uno “sportello” contro un fenomeno esteso e nascosto di Patrizio Ciotti non era considerata”, ma oggi si è preso finalmente “coscienza del problema”. In Italia, secondo un’indagine Istat del 2006, risulta che “6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni hanno denunciato di essere state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita” e, in particolare, “circa un milione di donne hanno subito stupri o tentati stupri”. “Il 14,3% delle donne - ha proseguito Cossutta - ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner”, e solo il 7% di loro “lo ha denunciato”. “Il sommerso continua”, quindi, “a essere la norma”. Inoltre, ha aggiunto la curatrice del progetto, “appare ben più grave un altro dato: il 33,9% delle donne che subiscono violenza dal partner e il 24% di quelle che l’hanno subita” da altri, non ne parla “con nessuno”. I dati evidenziano infine che “il 30% di coloro che hanno assistito a violenze nella propria famiglia d’origine, il 34,8% di coloro che l’hanno subita dal padre” e “il 42,4% di chi l’ha subita dalla madre, divengono violenti con la propria partner”. Lo “Sportello donna h24” è attivo dal novembre 2009 presso il Pronto soccorso del “San Camillo Forlanini” di Roma; gestito dalla cooperativa sociale “Be Free”, è finanziato dall’azienda ospedaliera. È un punto d’ascolto e di accoglienza permanente, aperto 24 ore al giorno, tutto l’anno, cui possono accedere donne e minori vittime di maltrattamenti all’interno delle famiglie, di violenze e stupri, con consulenza e assistenza anche legale. Tra gli obiettivi immediati: una maggiore collaborazione tra forze dell’ordine, magistratura, servizio sanitario nazionale e privato sociale, l’adeguamento tra legislazione regionale e procedure, e l’attivazione del centro antiviolenza dell’ospedale San Camillo come luogo di riferimento per tutta la Regione Lazio. Il compito del futuro centro, ha spiegato Oria Gargano, presidente di “Be Free”, “sarà di assistere le vittime di violenza sessuale e domestica e di coordinare la formazione insieme agli esperti di queste tematiche, in accordo con i Comuni, le aziende ospedaliere e sanitarie locali”. Inoltre, ha aggiunto Gargano, verrà creata una banca dati “con le realtà istituzionali e non istituzionali”, per definire meglio il problema e “attuare misure di prevenzione”. “Ai consultori, ai centri dell’associazionismo femminile e del volontariato sociale - ha continuato Cossutta - arrivano donne che hanno già deciso di chiedere aiuto per uscire da un legame violento”, mentre “al pronto soccorso di un ospedale arrivano donne diverse, non meno sofferenti, ma ancora incapaci di dare un nome a ciò che è avvenuto”. Sono donne che “si nascondono dietro storie d’improbabili cadute accidentali o incidenti domestici contro spigoli di porte, o eventi altrettanto inverosimili”. Donne che “non riuscirebbero a pronunciare la parola violenza sessuale per descrivere i rapporti subiti dopo minacce o percosse”. Gli ambulatori medici e gli ospedali, ha osservato Cossutta, “sono luoghi dove non è facile trovare il tempo per curare con attenzione ferite nascoste” o “comprendere il contesto sociale e familiare delle persone che vi si rivolgono”. Di qui la necessità di “attuare un’azione di prevenzione”, fornendo agli operatori sanitari “una preparazione adeguata ad ascoltare in un modo diverso, a prestare attenzione anche alle parole non dette, perché troppo difficili da pronunciare”. Tuttavia “l’ascolto, la comprensione, l’empatia” non sono sufficienti “a determinare nella donna la scelta di uscire dalla violenza”, che richiede “un percorso ben più lungo e tortuoso”. Chiunque si “occupi di questo problema - ha concluso Cossutta - conosce il rischio di tramutare l’iniziale comprensione in giudizio negativo, in sofferenza, in esplicita intolleranza”. etica Lo sfruttamento del lavoro minorile, comunque, è più diffuso in Paesi in via di sviluppo. “Anche in questo caso - sostiene Griffini - si tratta, di solito, di minori inseriti nelle loro famiglie. In realtà, il fenomeno dello sfruttamento riguarda o le famiglie che abusano della loro autorità o il minore che esce dal sistema di protezione; e questo può avvenire quando vuole, perché le fughe sono all’ordine del giorno”. Anche il fenomeno dei “meninos de rua” (bambini di strada), in Brasile, ormai notissimo, si potrebbe contrastare “se passasse la cultura che il minore non può stare fuori dalla famiglia. Purtroppo, però, non c’è decisionismo su situazioni familiari precarie. E questo perché c’è la cultura del rispetto della famiglia di origine, che da un lato può essere anche giusta perché si tratta di una relazione importante, dall’altro preclude la possibilità di dare a questi minori un’altra famiglia e un futuro migliore”. Quando c’è un conflitto tra diritto di adulto e minore, rileva il presidente di Aibi, “prevale sempre il diritto o l’interesse dell’adulto, anche purtroppo nelle situazioni di abbandono o di sfruttamento del minore. Siamo ancora una cultura adulto-centrica. Si deve fare un cammino culturale e prendere coscienza che il minore, sia abbandonato sia sfruttato, anche se non è mio figlio, interroga la mia responsabilità etica. Anche se non sono colpevole dell’avvelenamento in Nigeria, comunque mi devo sentire responsabile perché sono coinvolti dei minori, che devo considerare come miei figli. Se ogni padre, ogni madre avesse questa coscienza della responsabilità etica verso un minore in difficoltà, le cose cambierebbero in meglio”. 14 dall’Italia “ Di fronte alla gravità della situazione l’imperativo è quello di tornare a pensare e operare per lo sviluppo”. È questa, secondo il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, la priorità dinanzi alla crisi finanziaria ed economica in corso. Il vescovo è intervenuto l’8 giugno a Roma alla presentazione del volume “Chiesa e capitalismo” (Morcelliana, Brescia 2010) del filosofo del diritto e presidente emerito del Tribunale costituzionale tedesco, Ernst-Wolfgang Böckenförde, e di Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo.Ai partecipanti all’incontro, ospitato dall’Università Cattolica, mons. Crociata ha ricordato che la crisi è il risultato della “pretesa di creare valore senza passare dal lavoro e dalla produzione di beni e servizi”; pertanto le sue “cause ultime” sono di natura etica e “la risposta alle questioni” che essa pone “supera i confini della competenza economica e finanziaria”. Accompagnare verso il bene comune “I costi di questa tempesta -ha fatto notare mons. Crociata- sono evidenti sulle fasce più deboli: nella fatica dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro, in chi ha perso -con il lavoro- la stabilità affettiva ed abitativa, in quanti hanno genitori anziani da assistere o familiari inabili”. Ma ne sono colpite anche le famiglie “normali” che “si indebitano per far fronte al mutuo della prima casa o per affrontare la crescita dei prezzi di prodotti di prima necessità”, impoverite “dal mancato aumento del reddito reale di stipendi e pensioni”. “Alla luce di queste considerazioni ha ammonito il segretario generale “ I media si astengano dal diffondere riprese e fotografie di persone in manette». Il richiamo dell’Autorità garante per la privacy ai mezzi di informazione giunge a proposito, dopo la pubblicazione delle immagini in cui viene mostrato in manette Fabio De Santis, ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, coinvolto nelle inchieste sugli appalti per il G8. Il Garante non fa altro che ribadire una regola già in essere da tempo, sancita anche dalla Carta dei doveri del giornalista, il codice deontologico che i professionisti dell’informazione sono tenuti a rispettare. A tutela dell’immagine e della dignità personale, il documento proibisce di mostrare le immagini video o le foto di persone con ferri o manette ai polsi, secondo il principio della presunzione di innocenza per cui un imputato non è colpevole fino al terzo grado di giudizio, né va presentato come tale dai media prima che l’iter giudiziario abbia completato il suo corso. Gli agenti di polizia e coloro che accompagnano le persone nelle questure o nelle aule processuali n. 24 Etica ed economia I limiti del mercato Per rifondare il sistema occorre una svolta antropologica SCUOLA e il costume nell’esercizio dell’attività economica”. Per il banchiere bisogna pervenire a un sistema guidato da regole improntate al “principio fondamentale di una riduzione effettiva delle disuguaglianze”, superando la “diffusa e radicata convinzione” che “all’economia guidata dal mercato spetti il compito di produrre ricchezza” e alla politica quello di “riequilibrarne la distribuzione”. L’obiettivo, è contemperare “la tutela della libertà con quella dell’equità e dell’uguaglianza, condizione imprescindibile” per l’instaurarsi di un’autentica “democrazia economica”. S Umanesimo e libertà Cei - l’esigenza è quella di trovare risposte alla crisi che, per quanto appropriate, non sono di per sé obbligate, ma esito di una scelta fra possibilità diverse”. Rammentando che “l’autonomia delle realtà terrene non può essere contrabbandata per assenza di Dio o, peggio, per conquista di spazi sottratti a lui, poiché è invece il luogo in cui la fede svolge la sua funzione costitutiva di leggere e animare in forma mediata la realtà tutta”, il vescovo ha precisato: “La Chiesa non ha una sua proposta di organizzazione sociale da avanzare e meno ancora di modello economico da far valere, né fa parte della sua missione elaborarla o cercare di realizzarla”. Il suo impegno consiste piuttosto “nell’accompagnare i credenti nel verificare costantemente la maggiore o minore approssimazione di una forma di organizzazione sociale ai criteri che permettono di giudicare l’attuazione del bene comune e dei principi che ne seguono”. Svolta culturale e antropologica Sulla necessità di un “riorientamento antropologico” si è soffermato Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Ateneo, che ha rammentato come la questione antropologica abbia costituito “il cuore del progetto culturale della Chiesa italiana” e come “l’ultima enciclica del papa” non si ponga “l’illusione di una terza via”, bensì esorti a “correggere le distorsioni dell’attuale modello capitalistico di sviluppo”. Sulla stessa linea Giovanni Bazoli, convinto che per rifondare il sistema economico-finanziario non bastino “nuove regole”, ma sia indispensabile accompagnare “la svolta normativo-istituzionale” con “una svolta culturale-antropologica a partire dalla formazione di operatori e manager”. La crisi “ha evidenziato sia lacune nelle regole, sia vizi di comportamento”; occorre pertanto “una profonda revisione dei valori e dei canoni etici” che informano “la prassi Le manette e il codice Etica, non solo giornalistica, e immagini di arresti di Marco Deriu dovrebbero avere per primi la sensibilità di non far sfilare gli imputati davanti a telecamere e macchine fotografiche, ma talvolta l’assedio degli operatori dell’informazione è talmente stringente che è impossibile evitarli. La responsabilità, allora, ricade proprio sugli operatori e sulle redazioni delle testate giornalistiche, che non dovrebbero pubblicare né mandare in onda le immagini, oppure che potrebbero renderle pubbliche mascherando le mani e le manette. Se una fotografia si può ritoccare mascherandone alcune parti con opportuni accorgimenti tecnici, non è altrettanto facile compiere l’oscuramento quando si tratta di riprese filmate. Infatti, è rarissimo assistere alla messa in onda di immagini parzialmente schermate da parte dei telegiornali nostrani, nonostante gli obblighi deontolo- gici citati. Oltre che dalle regole codificate e dalla responsabilità dei giornalisti, molto dipende dalla sensibilità popolare. Se il personaggio arrestato è ritenuto un pericolo pubblico o un pericolosissimo criminale, ci si fa meno problemi nel mostrarlo ammanettato. È quanto accaduto, per esempio, quando sono stati arrestati i mafiosi Giovanni Brusca e Totò Riina. Anche allora erano già in vigore le norme deontologiche, eppure i carabinieri non ebbero alcuna esitazione nel mostrare i catturati con soddisfazione e orgoglio, quasi come trofei di una caccia che in effetti c’era stata ed era durata molto a lungo. I giornali ripresero le fotografie scattate e le pubblicarono senza censura alcuna, nemmeno parziale. Giocò la sua parte, certamente, il sentimento di indignazione popo- Vita La 20 GIUGNO 2010 Anche secondo Luigi Campiglio, docente di politica economica alla Cattolica, “l’economia deve farsi carico delle ragioni dell’uguaglianza” perché “i guasti e le storture è meglio prevenirli che tentare poi di porvi rimedio”.“Siamo cresciuti - ha osservato - nella convinzione che il mercato faccia tutto: oggi occorre maturare la consapevolezza che esso è uno strumento” al quale “non possiamo chiedere ciò che non può dare”. “Oggi - ha evidenziato il germanista Claudio Magris - si guarda al capitalismo come se esso fosse non un sistema economico, bensì una componente della natura umana, e questo perché vi è la tendenza ad assolutizzare il presente come se fosse eterno”. Per lo studioso, con la sua “opzione per l’essere piuttosto che per il fare”, e con il suo insegnamento “a non trasformare le nostre realtà umane in assolute”, la Chiesa “difende i valori dell’umanesimo” e “propone un grande potenziale di libertà”. lare, insieme alla necessità di mandare un messaggio rassicurante rispetto alla capacità dello Stato di combattere la mafia decapitandone i vertici con arresti eccellenti. Quando si tratta di personaggi meno pubblicamente noti, sembra valere un’altra misura, dettata da regole più restrittive. In realtà, il dettato della Carta dei doveri non cambia e non fa distinzione fra (presunti) criminali incalliti e malfattori non professionisti. La persona è persona sempre. Manette ai polsi o no, il caso offre il destro a una considerazione collaterale, ma di estrema attualità. Se in questo momento fosse già in vigore il disegno di legge sulle intercettazioni in discussione questi giorni in Parlamento, che tante polemiche ha già provocato, probabilmente su De Santis e sugli altri protagonisti delle irregolarità nell’assegnazione degli appalti per il G8 non si sarebbero concentrate le attenzioni degli organi inquirenti. Soprattutto, le testate giornalistiche non avrebbero potuto riferirne in alcun modo, privando così i destinatari di informazioni comunque utili a sapere come in certi ambienti funzionano certi affarucci e quanto il malaffare sia diffuso tra le istituzioni. Altro che indignazione popolare… Deficit di entusiasmo? Domande aperte mentre si chiude un anno ono cominciati gli esami di terza media che quest’anno coinvolgono quasi 600 mila studenti e devono misurarsi con una serie di novità. Anzitutto, come per le superiori e l’ammissione alla maturità, per essere ammessi all’esame di terza media quest’anno è necessario avere la sufficienza in tutte le materie, compreso il voto in condotta. Naturalmente, viste le polemiche delle settimane scorse, in chiave maturità, vale ricordare che anche alle medie il “meccanismo” che decide è quello del voto collegiale, in Consiglio di classe. Un’altra novità importante riguarda la prova nazionale, il test dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione) che si svolgerà in tutte le scuole d’Italia il 17 giugno (le date delle altre prove sono fissate dai dirigenti scolastici, sentiti i collegi docenti). Il test in sé non è nuovo, visto che ha già debuttato negli anni scorsi. Il fatto nuovo sta nel suo “peso”: per la prima volta, infatti, anche questa prova farà media e concorrerà alla determinazione del punteggio finale insieme ai voti delle altre prove. Il test proposto dall’Invalsi riguarda Italiano e Matematica. Si tratta di una prova oggettiva che comprende domande a risposta multipla e aperta.Viene elaborata tenendo conto di parametri standard per valutare il livello di apprendimento raggiunto dagli studenti, rispondendo all’esigenza di monitorare in modo omogeneo alcuni risultati scolastici in tutto il Paese. Qualche giorno dopo la prova Invalsi nelle medie, scatterà la prima prova della “maturità”, il 22 di giugno, un appuntamento con lo scritto di Italiano, comune a tutti gli istituti. Poi ci saranno seconda e terza prova e infine gli orali. Il rituale degli esami è in fondo quello di sempre, come si può immaginare che quella di sempre sia l’emozione degli studenti, delle medie e delle superiori, che arrivano ad una tappa importante del loro cammino scolastico e non solo. Una tappa che vale, fatte le debite distinzioni per le età e il tipo di scuola, ben al di là della misurazione degli apprendimenti. E’ anche – e forse soprattutto – misura di un cammino complesso di crescita che insegna – e permette e, anche, abitua – ad affrontare le tante tappe successive che contraddistinguono non solo l’esperienza scolastica, ma la vita di ogni persona. Anche in questo si gioca il valore e il ruolo della scuola. Non bisogna dimenticarlo. Una scuola che va verso l’archiviazione di quest’anno scolastico, schiacciata tra i tagli della manovra e la prospettiva di una “fuga di massa” – come suggeriva in questi giorni “Tuttoscuola” – anche in virtù delle nuove regole pensionistiche. Una scuola, forse, in deficit di entusiasmo, che invece servirebbe davvero anche in vista delle sfide dei prossimi mesi: una su tutte l’avvio della riforma nelle superiori. Alberto Campoleoni Vita La U n a strategia di sviluppo propria, diversa dai modelli liberisti o comunisti, ma attenta alle libertà economiche e alla politica sociale. È quella che auspicano molti studiosi dell’America latina per il futuro del Venezuela, quest’anno all’appuntamento con le elezioni legislative, dove i successi del regime di Hugo Chavez si scontrano con un dirigismo che lascia poco alla libertà. “Speriamo in una nuova partenza del governo venezuelano per restaurare la proprietà privata e ritornare all’economia di mercato”, ha detto di recente il segretario di Stato statunitense, Hillary Clinton. “Speriamo che Caracas continui nella direzione degli investimenti sociali”, gli ha fatto eco Mark Weisbrot, condirettore del Centro di Ricerca Politica ed Econo- b ibite, marmellate, insalate, succhi di frutta e dolci, dopo tre anni, potranno entrare a Gaza. Sembrerebbe allentarsi la morsa israeliana sull’enclave palestinese che dura ormai dal 2006 e resa ancora più rigida nell’anno successivo, quando Hamas prese il controllo della Striscia, dopo aver espulso le forze di Fatah fedeli al presidente dell’Anp, Abu Mazen. Da allora a Gaza fu vietata l’importazione, per motivi di sicurezza, di apparecchi elettrici, materiale da costruzione ma anche di diversi alimenti e oggetti d’uso quotidiano. La possibile concessione di Israele, frutto anche delle pressioni internazionali, ha suggerito un certo ottimismo per le sorti della pace in Medio Oriente, nell’incontro del 9 giugno a Washington, tra il presidente Usa, Barack Obama, e il leader palestinese Abu Mazen, al quale, peraltro, è stato garantito un pacchetto di aiuti per 400 milioni di dollari. La situazione a Gaza, ha detto Obama, “è insostenibile”. 20 GIUGNO 2010 dall’estero n. 24 Caracas alla ricerca della terza via Libertà economiche e politiche sociali i due pilastri su cui si gioca il futuro del Venezuela ne più alta che nel resto del continente, ma va ricordato che le previsioni degli esperti internazionali indicano un rialzo regolare dei corsi del petrolio fino a 98 dollari al barile nel 2020, e che quelli dell’istituto geologico Usa hanno annunciato che la faglia dell’Orinoco racchiuderebbe 513 miliardi di barili di petrolio, il doppio della stima fatta fino a oggi. Poiché la legge venezuelana sugli idrocarburi prevede che la compagnia statale sia maggioritaria almeno al 60 per cento in tutti i progetti congiunti con società straniere e in ognuna delle fasi di sfruttamento, a rigor di logica, mantenendo il controllo sulle risorse petrolifere e adottando le opportune misure macroeconomiche, “Caracas ha ancora campo libero per cimentarsi in tutta una serie di esperienze economiche, politiche e sociali, e di trarne tutti gli insegnamenti utili”, spiega Weisbrot. E questo, aggiunge, vorrebbe dire “darsi i mezzi per una vera strategia di sviluppo, un concetto piuttosto esotico su un continente americano abbonato al neo liberismo da molti decenni”. Con i paradossi che ne conseguono. Proprio il Venezuela, infatti, Paese che si è scoperto essere il maggiore quanto a ricchezza petrolifera, si trova a dover affrontare l’austerità energetica, e il presidente Chavez ha decretato lo “stato di emergenza elettrica”, con l’obbligo per la popolazione e le imprese di ridurre i propri consumi. La crescita economica, la diminuzione della povertà, e lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche degli anni guidati dall’attuale dirigenza hanno considerevolmente aumentato la domanda di energia. Nei tre quarti del Paese la fornitura di corrente dipende dalle dighe idroelettriche, eredità dei governi precedenti d’intesa con il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale. In presenza della più intensa siccità dal 1947, ora il Venezuela si trova a vivere un deficit idrico del 25 per cento, che ha drammaticamente fatto abbassare il livello delle dighe, limitando di fatto la produzione di elettricità. Per questo, sottolinea il ministro dell’Energia Ali Rodriguez, al posto delle previste quattro nuove dighe, progettate a fine anni ’90 e che avrebbero accentuato la dipendenza del paese dalla situazione climatica, “è stato realizzato il più grosso investimento di produzione elettrica, per raddoppiare la capacità di produzione da qui al 2015, con risorse verso il termoelettrico, l’eolico e altre fonti alternative”. Una grande prigione in prima linea nel fronteggiare l’emergenza umanitaria in atto nella Striscia soprattutto nel campo sanitario. Abbiamo molti progetti in corso, tra questi una clinica mobile e sei punti di pronto soccorso medico. Oltre a ciò abbiamo allestito un consultorio psicologico per lavorare soprattutto con le persone più traumatizzate come bambini e anziani. Sosteniamo migliaia di famiglie in tutta la Striscia anche sul piano alimentare e igienico. La scorsa settimana abbiamo concluso un progetto di educazione igienica e sanitaria, con la consegna di prodotti ad hoc, a 4.500 famiglie. Ci sono molte cose che mancano a Gaza e, per questo, inviamo camion con derrate alimentari necessarie alla popolazione.Va detto, comunque, che a Gaza si trovano diversi prodotti, sapone, cioccolata, che arrivano attraverso i tunnel. Purtroppo i prezzi sono molto alti e quindi inaccessibili per molta parte della popolazione, segnata dalla disoccupazione. I prodotti disponibili nella Striscia hanno un prezzo molto più alto degli stessi che si vendono di Angela Carusone mica di Washington. Negli ultimi cinque anni, infatti, mentre il prodotto interno lordo reale del Paese cresceva del 95 per cento, la povertà è stata ridotta della metà, e la povertà estrema di oltre il 70 per cento; inoltre, la spesa sociale per abitante è più che triplicata, mentre l’accesso alle cure mediche e a un’istruzione più solida è considerevolmente migliorato. Tuttavia, con l’entrata in recessione degli Stati Uniti, a metà 2008, anche l’economia venezuelana ha cominciato a segnare il passo. In questi casi (lo hanno fatto, ultimamente, quasi tutti i Paesi occidentali), per fronteggiare la crisi si fa leva sulla spesa pubblica così da compensare il calo degli investimenti privati; ma per il Fondo monetario internazionale e per un certo numer o di altre istituzioni finanziarie, vi sono da tempo due pesi e due misure: Paesi ricchi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna possono tranquillamente permettersi pesanti deficit di bilancio per contrastare gli effetti di una recessione, mentre i Paesi in via di sviluppo sono chiamati a fere il contrario, cioè a ridurre la spesa pubblica e il deficit. l Venezuela, però, può tranquillamente permettersi di tirarsi fuori da questo meccanismo, attingendo alle sue riserve finanziarie per rilanciare l’economia: Il Paese ha infatti un debito estero assai basso (l’11 per cento del pil) e un debito pubblico totale che arriva solo al 20 per cento del pil (per fare un raffronto, quello italiano è del 116 per cento, quello statunitense è il 100 per cento). La crescita, quindi, non dipende così tanto dal petrolio, come si è portati a credere: il governo di Caracas ha infatti i mezzi per intervenire in funzione delle fluttuazioni del mercato petrolifero proprio perché il suo indebitamento è modesto e le sue riserva il valuta sono elevate. Certo, ha un’inflazio- Gaza Intervista alla segreteria di Caritas Gerusalemme di Daniele Rocchi Chi sin dall’inizio del blocco si sta impegnando a Gaza per lenire le sofferenze della popolazione, in particolare con progetti nel campo sanitario, è la Caritas Gerusalemme. Abbiamo intervistato la segretaria generale, Claudette Habesch. L’assalto israeliano alla flottiglia delle Ong ha riproposto Gaza all’attenzione del mondo. Ma di questi giorni è anche la notizia di un allentamento del blocco da parte d’Israele. Che ne pensa? “Il blocco di Gaza non si addice ad un mondo civilizzato. Come si può accettare, a livello internazionale, questo blocco che dura da più di tre anni? È possibile accettare che un milione e mezzo di palestinesi soffrano per questo, costretti in una prigione, la più grande del mondo, lasciando che Israele operi al di sopra della legge? Bisogna immediatamente rimuovere il blocco, liberare il popolo di Gaza e dargli la possibilità di vivere, lavorare, guadagnarsi la vita con dignità. È una questione di rispetto dei diritti umani come sancisce la Convenzione di Ginevra, ratificata anche da Israele. Il popolo palestinese soffre l’occupazione già da 43 anni, la più lunga del mondo moderno”. Ma come conciliare le esigenze di sicurezza di Israele con quelle umanitarie di Gaza? “Chi ha creato Hamas e perché Hamas è arrivato a queste posizioni? La sicurezza di Israele non si raggiunge con il blocco di Gaza, chiudendo le frontiere o mettendo check point. La sicurezza si raggiunge con la giustizia e la riconciliazione. Bisogna accettare, pertanto, che il popolo palestinese veda riconosciuti i propri diritti sanciti dalle leggi internazionali e dalle risoluzioni Onu. Quando si parla di sicurezza bisogna riferirsi a quella dei due popoli. Serve mettere in pratica quanto a livello internazionale è stato deciso per dirimere i problemi sul tappeto. Non possono esserci due pesi e due misure. La comunità internazionale si mobiliti per un cambiamento concreto, positivo per i due popoli. Non può esserci la vittoria di un solo popolo. Palestinesi e israeliani o vinceranno insieme la pace o la perderanno insieme”. Qual è l’impegno di Caritas Gerusalemme per la Striscia di Gaza? “La Caritas di Gerusalemme è 15 Dal mondo Nato, nuove sfide Per fare fronte a nuove minacce come il terrorìsrno, la pirateria, gli attentati ìnformatici e le armi di distruzione di massa, la Nato deve dotarsi di strumenti come quello dei sistema di difesa antimissile; ossia, occorre debba essere aggiornata la strategia generale che risale al 1999. Il rapporto presentato al segretario generale della Nato, e preparato da esperti, sarà esaminato a novembre nel vertice di Lisbona dove sarà evidenziata la necessità della cooperazione, interna alla Nato e fra alleati e partner come la Russia. L’alleanza militare atlantica è nata nel 1949. Dissalatori in Israele Israele ha accelerato l’esecuzione dei lavori per la costruzione del nuovo impianto di dissalazione, in località Hadera. Per fronteggiare con successo la cronica mancanza di risorse idriche nel territorio medio‑orientale, sono in fase di realizzazione cinque giganteschi dissalatori che saranno in grado di fornire, quando saranno completati e funzioneranno a pieno regime, ben due terzi dell’acqua potabile dell’intero stato ebraico. Il trattamento delle acque del mare è processo che le nuove teconologie forniscono e che in Israele trova piena applicazione. fuori di Gaza”. Lei chiede di dare ai palestinesi di Gaza la possibilità di guadagnarsi la vita dignitosamente. Ma come favorire la ripresa del lavoro? “In questo campo c’è molto da fare. Il nostro lavoro qui è quello di dare speranza a tutti, specie ai più giovani e a coloro che devono provvedere alla loro famiglia. È urgente provvedere alla ricostruzione delle infrastrutture, delle abitazioni, ma è difficile ottenere finanziamenti per rispondere a questi bisogni. Cerchiamo quindi di aiutare a trovare soldi per ricostruire la propria casa. L’economia è bloccata, basti pensare alla pesca, praticata dagli abitanti della Striscia. Le navi dei pescatori palestinesi vengono molto spesso bloccate o perquisite dalla flotta israeliana che staziona al largo della costa con grave danno all’economia locale. Mancano, poi, i materiali utili alla ricostruzione: Israele non permette l’ingresso di vetro, legno ed altro per motivi di sicurezza”. 16 musica e spettacolo U n set naturale, così era stata definita Pistoia già da Vittorio Sindoni, regista della fiction Tv “Le ragazze di San Frediano” girata nel 2006 prevalentemente a Pistoia. Per il suo centro storico rimasto pressoché intatto dal secondo dopoguerra ad oggi, per la sua periferia così estesa, per l’essere talmente contornata dal verde grazie al fatto che il florovivaismo è la sua principale risorsa. Quest’anno Pistoia ha confermato questa sua innata vocazione, ospitando le riprese del film “Amici Miei”: commedia all’italiana del regista di lungo corso Neri Parenti, ambientata in un contesto medievale seppur sul filone ideale degli “Amici Miei” di Giancarlo Tognazzi & co. Girato in città su 4 giorni, coinvolgendo circa 400 comparse. La produzione aveva già effettuato altre riprese a Roma, nella provincia senese, a Firenze ed in altre parti della Toscana. I protagonisti “Amici miei” a Pistoia di Leonardo Soldati sono nomi noti della comicità nostrana: Christian De Sica, Paolo Hendel, Giorgio Panariello, Massimo Ghini, Massimo Ceccherini. Spassose per l’appunto le scene delle prodezze sportive di Ceccherini, durante le partite del calcio storico fiorentino. Un plauso al regista Neri Parenti, per la cortesia e l’attenzione verso tutti che ha mostrato durante le riprese, sia verso il primo degli attori che verso l’ultimo degli assistenti di scena, così come verso tutti i cittadini pistoiesi, e non solo, che si sono prestati a fare le comparse. Determinato e preciso il suo assistente di regia Filippo. La produzione è a firma della Filmauro dei De Laurentiis. Rimarrà per un po’ nelle menti degli spettatori quell’auto nera, di grossa cilindrata e con i finestrini oscurati, che nel bel mezzo della mattinata, durante le riprese, arrivava sul set con il motore rombante: chi diceva che dentro c’era il più giovane della famiglia De Laurentiis, chi diceva invece che c’era proprio il capostipite Dino, che ha da poco compiuto 90 anni d’età!... Molto interessante è stato di per sé veder girare un film in tempo reale, osservare la moltitudine di persone che stanno dietro alla macchina da presa, vedere all’opera i potenti macchinari ultratecnologici utilizzati. Molto suggestivo è stato per le persone impegnate come comparse estraniarsi per 4 giorni dalla propria vita quotidiana, per ritrovarsi all’alba n. 24 presso il Centro Fiere, sede temporanea della produzione, e indossare i costumi di scena, per poi farsi trasportare sul set medievale dagli autobus del Copit, come catapultati a spasso nel tempo; oppure girare fino a notte fonda in Piazza del Duomo, a fianco di De Sica & co. Tra le comparse, il consigliere comunale Leonardo Soldati, il brillante consigliere circoscrizionale Nicola Guarino Lo Bianco, deus ex machina del paese di Sammommé,Tommaso Battaglia, il larcianese Paolo Pucci, il discografico Aurelio. Addetto alle scenografie anche l’energico pistoiese Riccardo Giorgi. La Filmauro si è trovata bene a Pistoia, tanto è vero che prossimamente girerà in città anche “Manuale d’Amore 3”. Non c’è dubbio che una produzione cinematografica fa da stimolo anche all’indotto Quel grido di libertà “ Si udrà sopra i suoni e le voci degli stadi? di Riccardo Moro la nuova Costituzione e far diventare “Nkosi, sikelel’ iAfrika” titolo e prima strofa del nuovo inno nazionale che integra strofe dell’inno precedente, in afrikaans, con strofe in Zulu, in Sesotho e in inglese. Risolvere l’ingiustizia non significa rivalersi sugli oppressori, significa camminare insieme condividendo canti e lingue di ognuno, vivendo una nuova condizione di fratellanza. Arrivando all’aeroporto internazionale di Johannesburg, viaggiatori di tutto il mondo leggono un’enorme scritta in inglese: “Sudafrica: più di 40 lingue locali e nemmeno una parola per dire straniero. Benvenuti nella nazione dell’arcobaleno”. Non sono slogan forzati. Il percorso vissuto dal Sudafrica è straordinario e autentico. Il grado di umiliazione e violenza che le “Security Force” imponevano ai neri raggiungeva la perversità dei crimini nazisti. Ma in quel clima due uomini, Nelson Mandela, la vittima simbolo della segregazione, incarcerato per oltre vent’anni, e un vescovo anglicano, Desmond Tutu, indicano una via di pace. Spiegano con pazienza e determinazione che occorre cambiare per camminare insieme, spiegano che il regolamento di conti più sano è quello della verità e del perdono. Come ebbe a scrivere Paul Ricoeur, il diritto è contenuto nel “dire”. Solo “dire la verità” permette riconciliazione e crea “diritto” e, quindi, giustizia. Tutu ebbe il merito di “insegnare” queste cose sul piano spirituale guidando la Commissione per la verità e la riconciliazione, che ha reso pubblico quanto era avvenuto, con confessioni sofferte e terribili che hanno riconciliato il Paese, anziché alimentarne il rancore. Mandela percorse quel cammino con le scelte politiche, includendo e mai escludendo. Con loro un terzo uomo, a volte dimenticato, Willem de Klerk, ultimo presidente del Sudafrica razzista, che scelse il negoziato con l’Anc ed evitò il bagno di sangue che molti ancora, tra le “Security Force”, cercavano. Con loro il Paese costruì la pace. Oggi il Sudafrica esercita un ruolo di guida economica e politica in Africa. Le tensioni razziali a volte riaffiorano, ma il loro rumore è più forte della loro consistenza. E un nuovo presidente, Jacob Zuma, guida con autorevolezza il Paese. Certo la sua figura all’estero suscita perplessità e qualche sorriso. Secondo la cultura zulu, alla quale orgogliosamente appartiene, è poligamo. È stato indagato più volte per corruzione e persi- pistoiese delle attività, dagli esercizi commerciali ai servizi turistici, oltre a mostrare a tutto il Belpaese, e forse non solo, quanto è magnifica la sua Piazza del Duomo. Spetta quindi all’amministrazione comunale e provinciale perorare al riguardo la disponibilità della provincia pistoiese verso Cinecittà ed il mondo del cinema in generale. Sede centrale Via IV Novembre, 108 Vignole di Quarrata (Pistoia) Tel. 0573 70701 - Fax 0573 717591 Mondiali di calcio Nkosi, sikelel’ iAfrika. Maluphakamis’upondo lwayo. Yiva imithandazo yetu. Nkosi sikelela, Thina lusapholwayo”. “Signore, benedici l’Africa e innalza la sua gloria. Ascolta le nostre preghiere e benedici noi, suoi figli”. Con queste parole inizia l’inno che per oltre un secolo ha dato voce al grido di libertà dei diseredati e degli oppressi in terra d’Africa. Oggi è inno nazionale, cantato dai Bafana Bafana, la nazionale di calcio, e da tutti i tifosi che stipavano lo stadio di Johannesburg all’inaugurazione dei Mondiali. La storia di questo inno rappresenta bene il percorso recente del Sudafrica. Nato come canto religioso nel 1897 in lingua xhosa, venne adottato negli anni Venti dall’“African National Congress” (Anc), il partitomovimento protagonista della lotta per l’indipendenza e contro il razzismo nella regione. Zambia e Tanzania indipendenti lo scelsero, con nuove parole, come inno nazionale e Nelson Mandela, divenuto presidente, lo indicò come inno sudafricano nel 1995. Proprio in questo passaggio Mandela stabilì uno degli elementi più importanti del suo “magistero”. L’inno precedente non venne abolito, il Sudafrica mantenne due inni ufficiali per un anno, il tempo di scrivere insieme Vita La 20 GIUGNO 2010 no per stupro, ma le accuse si sono rivelate sostanzialmente infondate. Ha confessato candidamente di non temere l’Aids perché si fa la doccia con frequenza, suscitando le ire di chi è impegnato nella prevenzione. Molti all’estero prevedevano un tracollo della sua presidenza, ma in patria è amato e guida il Paese con un abile stile consensuale che coinvolge davvero tutte le componenti. In realtà l’uomo è ridicolo solo agli occhi europei.Agli ex colonizzatori, che ridono quando vedono Zuma in costume leopardato durante le cerimonie zulu, bisognerebbe chiedere che effetto credono faccia la loro regina quando festeggia solennemente il compleanno in una data che non è la sua o, bardata in ermellino, legge senza vergogna discorsi al Parlamento nei quali non può nemmeno introdurre una virgola. Il Sudafrica vive i Mondiali come una consacrazione internazionale definitiva. Ma non ne ha bisogno. Molte commissioni per la verità e la riconciliazione sono state create nel mondo, soprattutto in America Latina, sull’esempio di quella sudafricana. Il Sudafrica ha dato alla storia etica e politica del mondo un contributo epocale. Ricordiamocene quando vedremo in questi giorni i tifosi soffiare nelle loro “vuvuzela” e cantare ancora una volta “Nkosi sikelela, Thina lusapholwayo”. Indirizzo internet: www.bccvignole.it Le nostre agenzie: Vignole, Quarrata, Santonuovo (Quarrata), Agliana, Spedalino (Agliana), San Giusto (Prato) San Paolo (Prato), Galciana (Prato), Lamporecchio, Sovigliana (Vinci), Ponte a Elsa (Empoli) I nostri ATM: La Querce (Prato) San Baronto (Lamporecchio) Banca di Credito Cooperativo di Vignole Sostieni Insieme per scelta, dal 1904. LaVita Abbonamento 2010 Abbonamento 2009-2010 Sostenitore 2010 Amico 2010 euro 42,00 euro 75,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. 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