N.3 • ottobre 2012
Notiziario d’informazione religiosa.
In corso di registrazione presso
il Tribunale di Milano.
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comunit
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ALLA SCOPERTA
DEL DIO VICINO
La lettera pastorale
del card. Scola
Tre grandi eventi sono avvenuti nel tempo delle vacanze appena terminate:
• il VII incontro Mondiale delle famiglie culminato
con la visita del Papa,
• la morte del card. Carlo Maria Martini
• la pubblicazione e la consegna alla Diocesi della
prima lettera pastorale del Cardinale Angelo Scola.
L’incontro con il successore di Pietro, ha coinvolto
anche molti di noi e, come ha rilevato l’Arcivescovo,
è stato una preziosa occasione per essere riuniti e
confermati nella fede.
La morte del card. Martini per tutti è stato un commosso e grato riandare al suo magistero episcopale,
un lasciar scorrere nella memoria e nel cuore molte
immagini e ricordi, un religioso sostare sui carismi
umani e spirituali che hanno contraddistinto il suo
essere stato tra noi “padre, pastore, maestro, servo,
intercessore, testimone della verità di Dio e dell’uomo” come ha affermato l’emerito card. Tettamanzi.
“Alla scoperta del Dio vicino” è il titolo della prima
lettera pastorale che il card. Angelo Scola ha consegnato alla Diocesi, in occasione della tradizionale
festa della Natività di Maria per orientare il quotidiano cammino di fede di ogni credente.
Di seguito è riportato uno stralcio d’intervista, rilasciata da monsignor Mario Delpini, Vicario generale
della Diocesi di Milano. Le spiegazioni del Vicario
possono aiutare sia a cogliere il messaggio fondamentale che l’Arcivescovo ci invia sia a utilizzare il
testo della lettera come utile strumento di riflessione
sulla vita di fede.
Monsignor Delpini, qual è il messaggio
fondamentale proposto dall’Arcivescovo?
Una lettera pastorale è un atto di magistero che deve
favorire una “grammatica comune” tra i battezzati
della nostra Chiesa. Queste parole un po’ astratte
intendono attirare l’attenzione e l’impegno di tutta
la comunità cristiana sul suo compito: proporre e
rendere praticabile per tutti l’incontro con il Signore
che salva. Il Cardinale Arcivescovo invita ogni battezzato e ogni comunità a fare propria l’invocazione del padre del figlio malato, che prega: «Credo.
Aiuta la mia incredulità!». Dalla fede, dalla grazia
della fede, si parte per un cammino di fede. Non si
comincia sempre da capo, eppure si deve sempre
riprendere il cammino. E tutti sono chiamati a fare
dell’invocazione il proprio sospiro, il proprio desiderio, la grazia sperata. Tutti: le famiglie, i giovani,
i consacrati, i cri-stiani presenti nella società plurale.
Come andrà utilizzata questa lettera?
L’intenzione dell’Arcivescovo è che la lettera pastorale si presenti con la caratteristica della levità. Una
presenza discreta: per chi ne ha desiderio, c’è una
parola buona, una provocazione a pensare e a mettersi in gioco. Un argomentare pacato: per chi ne
raccoglie lo svolgimento, è offerta una pista per un
convergere sull’essenziale e trovarlo ragionevole.
Una indicazione leggera: non un cumulo d’iniziative che si aggiunge alla pratica pastorale ordinaria,
ma l’invito a ricondurre alla semplicità la vita delle
comunità cristiane, alla semplicità e alla letizia.
Perciò la lettera pastorale può essere utilizzata come
strumento per una riflessione personale sulla propria
fede e sul proprio desiderio di essere aiutato a credere. Può essere usata nelle comunità cristiane come
un punto di riferimento per convergere su interrogativi e per qualificare iniziative già programmate allo
scopo di rileggere il Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa
cattolica.
Che quest’anno
pastorale dedicato alla fede, alla
rilettura del Concilio Vaticano II,
alla riscoperta del
Catechismo della
Chiesa cattolica
sia per tutti un
dono e un tempo
di grazia.
Don Roberto
CENTENARIO
CHIESA PARROCCHIALE
1913-2013
Chiesa di S. Maria Nascente
Il prossimo 17 ottobre 2012, alla presenza del
card. Dionigi Tettamanzi, si apre il cammino in preparazione al centenario della chiesa parrocchiale
di Senago, benedetta il 17 ottobre 1913 dal beato
card. Carlo Andrea Ferrari e dallo stesso intitolata
alla Natività di Maria.
Celebrare il centenario dell’apertura al culto della
nostra chiesa significa ricordare persone, situazioni,
luoghi… e riflettere sul nostro essere chiesa.
Tra i protagonisti da ricordare c’è anzitutto il parroco don Ambrogio Rocca, la cui lungimiranza ha
colto il bisogno della sua Comunità di avere una
chiesa più capiente e adeguata a una popolazione
in aumento demografico. Vi sono altri protagonisti
e collaboratori nella realizzazione del progetto: il
sig. Bertarelli – Degli Occhi, che regala alla Parrocchia il terreno, il conte Febo Borromeo che approva l’erezione della nuova chiesa e che affida al
barone Giuseppe Bagatti Valsecchi la preparazione
del disegno. Inoltre è doveroso ricordare la molta
gente di Senago che, con grande fede e tenacia, ha
voluto e collaborato a edificare la propria
chiesa, consapevole che tra tutte le loro
case, quella del Signore era la più necessaria per riconoscersi popolo di credenti,
comunità unita, chiesa vivente, stretta al
suo Signore.
In questo edificio, “casa” tra le case, è
condensata tanta storia del nostro territorio e della nostra Comunità. Questa chiesa ha raccolto e udito le nostre preghiere,
lodi, adorazioni; in questo luogo abbiamo fatto esperienza della misericordia di
Dio e incontrato Cristo nei sacramenti.
Essa è lì, ben visibile, come dono e come
segno della presenza di Dio tra noi, come
risposta di fede della nostra gente, come
luogo particolare dove Dio incontra noi,
suo popolo radunato. La Comunità cristiana di Senago continua l’esperienza di sentirsi ‘una’ pur nella
diversità di carismi e di vocazioni in essa esistenti,
professa la propria adesione di fede nel mistero della Chiesa, corpo mistico di Cristo di cui noi siamo le
membra e lui il capo. La chiesa, in un centro abitato,
è come il cuore in una persona. Con ritmi alterni,
esso compie movimenti tra loro opposti: si concentra
e si dilata, raccoglie e disperde consentendo la vita.
La nostra chiesa rappresenta il grande amore di
Dio che coinvolge nel suo ritmo divino le nostre vite.
Convocata dallo Spirito, la Comunità si concentra
nell’amore per dilatarsi ai fratelli; si raccoglie in intimità per disperdersi tra la gente. La vitalità cristiana che scaturisce dall’amore testimonia la fede e la
speranza in Dio.
Celebrare il nostro centenario significa accogliere,
come dono speciale, la proposta di vivere in comunione con il Papa e con tutta la Chiesa l’anno della
Fede, rimettersi alla scuola di Gesù, riprendere le
intuizioni e gli insegnamenti del Concilio Vaticano
II, riappropriarci dei contenuti della nostra fede così
come sono presentati nel Catechismo della Chiesa
Cattolica.
Celebrare il centenario della nostra chiesa, in concomitanza con l’anno della Fede, non è soltanto una
casualità. Il Signore semini abbondanti grazie in tutte le famiglie della Comunità!
Don Roberto
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SCUOLE
CASTELLETTO
Le ragioni di una scelta
Festeggiare i 30 e i 40 anni di attività di una scuola cattolica significa avere presente alcuni concetti
ben precisi che caratterizzano e differenziano scuole come le nostre: “la G.V. Argenti e la S. M. di
Loreto”. Credo anzitutto che la progettazione curricolare elaborata dalle scuole dell’infanzia e primaria – che prepara una persona ad affacciarsi all’età
adolescenziale – debba inevitabilmente dare all’individuo delle certezze e delle sicurezze.
Certezze, per aver appreso significativamente delle
nozioni, delle conoscenze teoriche e di aver esplorato consapevolmente il mondo del sapere; sicurezze per aver acquisito adeguate competenze che
consentono di muovere i primi passi all’interno della
vita sociale con idee chiare e di effettuare autonomamente scelte responsabili. Per raggiungere questi
obiettivi, bambini e ragazzi devono essere soggetti
attivi e protagonisti del loro apprendimento: devono
esplorare, sperimentare, imparare ad ascoltare, osservare, rielaborare, applicare, riflettere, studiare…
D’altra parte gli insegnanti hanno il compito di essere
i registi dell’apprendimento significativo degli allievi predisponendo ambienti idonei all’accoglienza,
individuando strategie didattiche atte a mantenere
viva la motivazione, valorizzando le risorse, le esperienze, le capacità e i talenti che ogni persona porta
con sé all’interno del patrimonio genetico ereditato dai genitori. Il tempo scolastico, per ogni nostro
alunno, si conclude al termine della scuola primaria;
il percorso formativo però, certamente non ancora
concluso, ha guidato i ragazzi attraverso esperienze che hanno favorito la maturazione dell’identità
personale e avviato alla responsabilità nello svolgere il proprio lavoro, nell’avere cura di sé, degli
altri e dell’ambiente. L’altro punto fondamentale è
l’indirizzo delle nostre scuole. Diverse e contrastanti
sono le ideologie educative che troviamo sparse nelle varie scuole di ogni ordine e grado. La nostra Costituzione sancisce il “diritto gratuito allo studio e la
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libera scelta educativa da parte della famiglia” (sul
‘gratuito’ sappiamo purtroppo che non è così); chi
si affaccia alla nostra realtà scolastica, pur con un
certo sacrificio in termini economici, è consapevole che le scelte educative delle nostre scuole hanno
inevitabilmente un indirizzo cattolico (vedi il Piano
dell’Offerta Formativa – POF – che all’inizio di ogni
anno scolastico viene distribuito a ogni famiglia). A
garantire questa impostazione progettuale è soprattutto la presenza della figura religiosa, impegnata
quotidianamente nel coordinamento didattico delle
scuole, affiancata da insegnanti che ne condividono
le scelte. I primi alunni che hanno frequentato le nostre scuole agli inizi degli anni 70 e 80 sono ormai
adulti, inseriti nella società e nel mondo del lavoro;
molti tornano e ci raccontano; parecchi sono genitori che iscrivono i loro figli; qualcuno nella veste di insegnante, prosegue il progetto educativo all’interno
della scuola stessa. Quanto quotidianamente viene
seminato con impegno, volontà e fatica è destinato
a dare nel tempo i frutti desiderati se l’obiettivo comune tra scuola e famiglia è quello di far crescere
un individuo nella pienezza delle sue capacità e nella consapevolezza dei suoi ideali.
Ringrazio tutti gli insegnanti laici e religiosi che hanno dato il loro contributo alle nostre scuole in questi
30 e 40 anni di attività, le famiglie che, con scelta
responsabile, hanno creduto al progetto educativo
dell’istituto, consapevoli che il periodo della scuola
dell’ infanzia e della scuola primaria è, per ogni ragazzo, fondamentale e determinante per diventare
l’uomo di domani.
Il Presidente
Alderino Dalla Pria
VALERIO ZEFFIN
IL RICORDO DEL SUO SORRISO
La comunità senaghese si
stringe attorno alla famiglia per
l’ultimo saluto
Valerio Zeffin, 18 anni, è morto in un
fatale incidente avvenuto il 12 luglio a
Lomazzo mentre stava pedalando verso
Cantù dopo un allenamento. era una
giovane promessa del ciclismo, un ragazzo molto amato da tutti per il suo
carattere buono e disponibile e per il suo
sorriso spontaneo.
Fui investito e sconvolto dalla tua scomparsa mentre
ero in ufficio.
Mi chiamò mia madre, con voce spezzata: “Ale... è
successa una terribile disgrazia... Valerio Zeffin...”.
Ora, non ricordo riuscì a finire la frase. E comunque, se lo fece, la mia mente era già paralizzata
dal peso delle parole che avevo appena udito.. Il
ricordo delle ore successive mi scuote ancora.
Incredulità.
Vuoto.
Come poter accettare una notizia del genere?
Rimasi per un tempo indeterminato a fissare il monitor del PC davanti a me, gli occhi gonfi... “no.. Valerio no... non è possibile... non voglio crederci!”.
Pensai a Francesco, Anna e Giorgia, la tua famiglia, senza riuscire nemmeno ad immaginare quale
potesse essere il loro dolore in quel momento.
In certi casi la realtà è davvero difficile da sopportare; provai a cercare conforto aprendo la rubrica e
chiamando il primo nome amico che incontrai nella
lista: “Giò ma come può essere vero tutto ciò...”.
“Ale che succede??”. Gli riferii quanto avevo udito
mezz’ora prima. “Ale ma come ti viene in mente di
dire una cosa del genere!! Ti pare uno scherzo da
fare?!?”. ”Vorrei tanto che lo fosse Giò...lo vorrei
tanto...”. La sola idea della tua scomparsa pareva
in effetti la cosa più lontana dalla realtà, assolutamente non accettabile...
Quel pomeriggio passai davanti casa tua, già piena delle persone a te più care, amici, parenti, vicini;
attraversai il cancello, esattamente come facevo in
quelle occasioni in cui ci vedavamo per un’ultimo
ripasso di matematica prima della verifica, sempre
preceduta dal nostro “rito della Golia”: “Maestro
prego! prenda pure una Golia! Non vorremo iniziare senza prima aver preso una Golia!” mi dicevi,
sempre pronto a scherzare.. Furono le parole di tuo
padre che più di tutte mi colpirono in quell’occasione: “Sono sempre i migliori che se ne vanno”.
Parole spesso gettate lì quasi come un intercalare,
ma che con te, più che mai, assumevano il loro significato letterale.
E proprio nel tuo cortile ci salutammo per l’ultima
volta.. Allora le lacrime erano per le barzellette che
ci raccontavamo! Non sai quanto manca a tutti noi
il tuo viso sorridente..
Sei arrivato al passo prima di noi Vale, proteggirci
da lassù e fà che nei nostri cuori torni sempre vivo e
forte il ricordo del tuo sorriso.
Alessandro
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BUEN
CAMINO
Diario di un pellegrino sul
cammino di Santiago
Erano anni che sognavo di percorrere, se non tutto,
almeno una parte significativa del CAMMINO di
SANTIAGO ma serie ragioni familiari me l’avevano impedito. Ora, venute meno queste ultime, volevo assolutamente partire ma, considerata la mia
non più tenera età, mi necessitava un compagno
d’avventura. L’ho trovato in Donato, ugualmente
motivato e determinato ma, con nostra grande sorpresa, a un mese dalla partenza si è aggiunto padre Bruno che covava questo desiderio in attesa di
un’occasione propizia.
Scelta la città di Leon come punto di partenza ci
arriviamo la sera del 28 maggio e la prima notte
la passiamo al rifugio nel monastero delle suore
benedettine, dopo avere partecipato con gli altri
pellegrini alla recita della compieta. Di buon mattino affrontiamo la prima delle dodici tappe che,
seguendo il cammino francese, ci porteranno a
Santiago dopo aver percorso circa 320 chilometri
a piedi.
Tante le vicissitudini, gli episodi, alcuni spassosi
altri meno, che ci sono capitati lungo il Cammino,
ma non è questa la sede per parlarne. Quasi certamente, con Donato, organizzeremo una serata
all’Università del Tempo Libero in via Neruda per
tutti coloro che fossero interessati a Santiago.
Qui invece mi preme fare alcune considerazioni
che, sia ben chiaro, sono soprattutto personali, ma
che spesso sono state condivise con i miei compagni di viaggio. Ci sono motivazioni diverse alla
base della decisione di partire, dalle più serie ( un
voto, una tensione religiosa, la ricerca di se stessi
,ecc.) alle più banali ( l’impresa sportiva, la conquista della “Compostela” da mettere in cornice e
mostrare agli amici, semplice turismo, ecc.) e spesso si parte con una certa intenzione e poi le cose
cambiano, anche significativamente, come nel mio
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caso personale.
State certi comunque che nessuno vi verrà spontaneamente a confidare il perché della sua decisione, a meno che non si tratti di un vero amico,
perché ciascuno è in un certo senso “geloso” di
questo suo personale sentire.
Prima di partire ho parlato con diverse persone che
questa esperienza l’avevano già fatta e mi hanno
allertato sulle difficoltà che inevitabilmente s’incontrano. In primo luogo la fatica fisica, che prima o
poi si manifesta; poi i disagi o peggio le sofferenze
agli arti inferiori, sempre in agguato, che in alcuni
casi possono anche costringere a lunghe soste o
addirittura a dover interrompere il cammino.
Infine mi hanno avvisato che mi potevano succedere cose impensate, in un certo senso imprevedibili,
che per tanti costituiscono la più valida giustificazione, a posteriori, del Cammino; cosa che è successa fortunatamente al sottoscritto che, all’improvviso, senza un’apparente motivazione, si è trovato,
in momenti diversi, a ripercorrere criticamente una
parte della sua esistenza.
Non vi dico la “preoccupazione” iniziale di fronte
a questo evento, ma poi tutto è proseguito con la
massima serenità in un clima di completa tranquillità e, alla fine, sono giunto a considerazioni ( e
conseguenti decisioni ) che, ne sono certo, avranno
un’influenza positiva sulla mia vita futura.
In una parola il Cammino di Santiago mi ha in
parte cambiato ( mi auguro in meglio ).
Ma ora bando a tanta serietà e veniamo ad un
recitare alcune preghiere nelle varie lingue dei presenti sottolineando di fatto il carattere universale
del Cammino.
Fino alla insperata fortuna di poter partecipare alla
Messa celebrata da Bruno nella cripta della Cattedrale di Santiago dove sono custodite le reliquie
del Santo. Cripta che conteneva a stento noi tre ed
altri due amici pellegrini, tutti commossi fino alle
lacrime. Potenza della “tessera del Vaticano” di
padre Bruno, come sottolineato dal canonico della
Cattedrale, che non smetteva di dire: “grande privilegio, il vostro!”.
altro aspetto molto significativo: l’incontro con gli
altri pellegrini. La stragrande maggioranza di loro
saluta augurando “buen camino” e ben presto s’impara a capire dallo sguardo o dall’atteggiamento
se uno è disposto a parlare o a fare un percorso,
più o meno lungo, in vostra compagnia.
Nascono così, nella maniera più spontanea e naturale, contatti che possono portare in alcuni casi
ad aprirsi con gli altri; non è infrequente trovarsi
dopo alcuni minuti a parlare della propria vita e
delle proprie vicissitudini come se si fosse legati da
un vincolo di parentela o da una lunga frequentazione.
Quante persone conosciute in quei giorni e quale arricchimento dallo scambio di impressioni ed
esperienze! È proprio vero quanto si sente spesso
dire: la meta non è tanto la Cattedrale di Santiago,
quanto il cammino stesso.
Donato ed io abbiamo avuto poi la fortuna di avere come compagno di viaggio padre Bruno, cosa
che ha dato particolare rilievo all’aspetto spirituale
del viaggio. Quante Messe celebrate in cappelle
o chiese, le più disparate, da soli o in compagnia
di qualche pellegrino, con sacerdoti che facevano
Il giorno prima, domenica 10 giugno, abbiamo
assistito alla Messa celebrata da tutti i sacerdoti
pellegrini ( una dozzina ) e alle evoluzioni del “botafumeiro”, un enorme incensiere che oscilla per
180 gradi alzandosi per decine di metri nel transetto della cattedrale, rinnovando così il rito millenario che ha accompagnato l’arrivo dei pellegrini
fin dalle origini del Cammino. È una cerimonia nel
corso della quale si dà libero sfogo alla commozione e alla felicità e si ringrazia Iddio per la positiva
conclusione della fatica.
E per finire seguiamo la fila ordinata di quanti vanno ad abbracciare, da dietro, la statua di San Tiago per affidargli, in quei pochi secondi di sosta,
tutti i messaggi e le richieste che ti sei portato da
casa anche a nome di amici o conoscenti.
Manca solo l’ultimo atto, il ritiro della “Compostela” dopo avere mostrato la “Credencial” zeppa di
timbri ed aver subito le domande di chi vuole essere sicuro che sei stato un autentico pellegrino.
A mente fredda, a tre mesi dalla fine del Cammino,
non posso che confermare il mio primo giudizio: è
stata per me un’esperienza unica, molto più appagante di quanto mi sarei aspettato.
Grazie di cuore a Donato e Bruno per avermi permesso di realizzarla e a Roberto che non ha mai
smesso di incoraggiarmi.
Adesso comincia ad affiorare la nostalgia e un fortissimo desiderio di compiere l’intero tragitto del
Cammino francese.
Chissà…. se Dio vorrà….
Lino
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FRANCIA 2012
Narrare con la fede l’arte e la
grandezza di Dio
Il viaggio in Francia, che si è tenuto dal 17 al 24
Agosto, è stata un’occasione unica di arricchimento
culturale e spirituale, un autentico nutrimento della
mente e dello spirito.
Il principale filo conduttore è stato quello di ammirare i segni della grandezza di Dio, testimoniata
dalla spiritualità dei grandi santi francesi (ricordiamo, solo per citare i più importanti, Santa Teresa
di Lisieux, il Santo Curato d’Ars, Santa Giovanna
d’Arco, Santa Margherita Maria Alacoque, Santa
Bernadette), dei quali abbiamo appreso l’intensa
vita di fede, e manifestata visivamente attraverso le
splendide opere, nella pluralità di forme d’arte (pittura, scultura, architettura, letteratura) e di materiali
(la pietra, il legno, il vetro, il ferro) che l’ingegno
umano sa modellare.
Non sono però mancati momenti più prettamente
culturali (in fondo questo viaggio era una vacanza
e non solo un pellegrinaggio!) come le passeggiate serali a Dinan, grazioso centro della Bretagna a
circa 100 chilometri da Mont Saint Michael, a Digione, capoluogo della Borgogna, ed il soggiorno
a Parigi, che ha rappresentato, almeno dal punto di
vista temporale, il cuore del nostro viaggio in Francia.
Della due giorni parigina ricordiamo senz’altro il
viaggio in battello sulla Senna, il giro panoramico
per la città lungo le sue grandi vie alberate, l’Arco di
Trionfo, Place de la Concorde, la Tour Eiffel, monumento di ingegneria e del sapere tecnico dell’uomo
che arriva fino al cielo, Notre Dame, infine la visita
al palazzo e agli splendidi giardini di Versailles, le
sontuose stanze di Fontainbleau: in questo caso il
centro era il sovrano, il suo prestigio, la maestà dei
re di Francia e di Napoleone.
Ripercorriamo in breve le tappe di questo viaggio.
Primo momento importante è stato la visita alla grande Chartreuse, in Savoia. Il monastero della Grande
Chartreuse è la casa madre dell’ordine dei Certosini. Come primo insediamento dell’ordine, esso è il
prototipo dello spazio monastico certosino. In conformità alla regola dell’ordine, il monastero non è
visitabile; tuttavia è stato allestito un museo più a
valle che comprende anche una ricostruzione delle
celle dei monaci: la visita al museo ci ha aiutato a
comprendere la vita di santità e preghiera dei monaci che lo abitano.
Altro luogo carico di significato che abbiamo avuto
la fortuna di visitare è stato l’abbazia di Cluny, che
fece parte dell’Ordine benedettino. L’Ordine di San
Benedetto fu una delle istituzioni della società europea di maggior rilievo nell’Alto Medioevo, tanto
che, grazie anche alla fedele aderenza ad una rinnovata Regola benedettina, Cluny divenne la guida
illuminata del monachesimo occidentale già a partire dal tardo X secolo. L’abbazia conobbe periodi
di grande importanza fino al XVIII secolo, quando
subì un declino, anche a seguito dei disastri compiuti dalla rivoluzione francese, che fu infatti fatale
a Cluny: i fabbricati vennero distrutti, previa vendita di quanto in essi contenuto (dalle tappezzerie ai
mobili, per arrivare fino agli oggetti di culto). Nel
1793 vennero bruciati gli archivi e saccheggiata la
grande biblioteca. Le terre abbaziali furono vendute. I fabbricati dell’abbazia vennero utilizzati come
cave di pietra per gli edifici della zona. Ad oggi,
delle strutture originali, non rimane che l’8%.
Altro capolavoro che abbiamo avuto occasione
di visitare, la mattina del quarto giorno del nostro
viaggio, è stato senz’altro Mont Saint-Michel, sulla
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costa settentrionale della Francia. Sull’isolotto venne costruito (nel X secolo) un santuario in onore di
San Michele Arcangelo (uno dei tre maggiori luoghi
di culto europei intitolati a san Michele Arcangelo,
insieme alla Sacra di San Michele in val di Susa –
che abbiamo osservato durante il viaggio d’andata
mentre percorrevamo l’autostrada, e al santuario di
San Michele Arcangelo sul Gargano). Tale culto,
ampiamente diffuso in tutta Europa fin dall’antichità,
ha fatto di Mont Saint-Michel una delle principali
mete di pellegrinaggio della cristianità. La notevole
architettura del santuario e la baia nel quale l’isolotto sorge con le sue maree ne fanno uno dei siti
turistici più frequentati dell’intera Francia, dichiarato
dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.
Come abbiamo ricordato prima, è stato bello per
noi ammirare le opere dell’uomo, ma anche rimanere affascinati dalle figure dei grandi santi francesi,
che abbiamo potuto conoscere in questo viaggio.
Ad Ars, nella regione del Rodano Alpi, abbiamo
visitato la casa di Giovanni Maria Battista Vianney,
sacerdote francese, reso famoso col titolo appunto
di “Curato d’Ars” per la sua intensa attività di parroco in questo piccolo villaggio. Beatificato nel 1905
da papa Pio X, è stato proclamato santo da papa
Pio XI nel 1925 e dichiarato patrono dei parroci.
Additato come modello per i sacerdoti da Giovanni
XXIII, è stato ricordato con uno speciale anno sacerdotale, per il centocinquantenario della sua morte,
nel 2009 da papa Benedetto XVI.
Particolarmente carica di significato è stato inoltre la
visita a Nevers, dove ci siamo raccolti in preghiera
e abbiamo partecipato alla Messa nella cripta dove
riposano le spoglie di Bernadette. Dopo le apparizioni di Lourdes, Bernadette si ritirò infatti presso il
convento delle Suore della Carità di Nevers all’età
di 22 anni. Spese lì gli ultimi anni della sua breve
esistenza, lavorando come assistente nell’infermeria
e poi come sacrestana, creando ricami per abiti
d’altare e vesti. Dopo la sepoltura il corpo venne
esumato nel 1909 e apparve inesplicabilmente
incorrotto. Altre esumazioni avvennero il 3 aprile
1919 e nel 1925, e il corpo non mostrava ancora
segni di corruzione. I medici presenti nelle tre esumazioni giudicarono il fenomeno “non naturale”.
Dal 1925 il corpo di S. Bernadette è esposto alla
devozione dei fedeli. Le è stato posto solo un leggero strato di cera sul volto.
Ci piacerebbe concludere questo breve articolo
dando spazio ad una figura piccola e umile, ma
quasi un gigante della fede: Santa Teresa del Bambin Gesù, a Lisieux, dove abbiamo ammirato la basilica, innalzata in suo onore nel 1937 e sfuggita ai
bombardamenti anglo americani del 1944.
Il messaggio di Teresa, una piccola via universale,
quasi un cammino di speranza e di santità, consiste
nell’essere semplici con Dio e con se stessi: Teresa
ha fatto l’esperienza di Dio che è Padre ed Amore
misericordioso, di Dio che ama tutti gli uomini, che
conosce ciò di cui abbiamo bisogno prima ancora
che glielo chiediamo.
Grazie ai suoi scritti pubblicati un anno dopo la sua
morte, con il titolo Storia di un’anima, Teresa è presto conosciuta e amata nel mondo intero. Il processo
per la sua glorificazione è aperto nel 1910, la beatificazione è del 23, la canonizzazione del 25 da
parte di Pio XI. Papa Pio X la definì la più grande
santa dei tempi moderni, mentre Giovanni Paolo II
nel 77 la proclamò Dottore della Chiesa.
“Voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una
via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta
nuova. Siamo in un secolo d’invenzioni, non vale
più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi
un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei
anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a
Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura
scala della perfezione”.
Gabriele
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Co
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tà ecc
lesiale
INCONTRO MONDIALE
DELLE FAMIGLIE
il racconto del
Responsabile
Organizzativo Locale (rol)
Nel corso dell’anno 2011 l’annuncio del VII incontro Mondiale delle Famiglie a Milano mi aveva subito affascinato e fatto nascere il desiderio di aderirvi
in qualche modo: per la sua importanza, per la necessità e la curiosità di ospitare qualche famiglia e
per la presenza del Santo Padre.
Il nuovo Consiglio Pastorale in gennaio creò una
commissione per guidare la comunità a vivere
l’evento; io fui nominato Responsabile Organizzativo Locale, (ROL) un ruolo previsto dal comitato
organizzativo dell’evento per coordinare l’Incontro
delle Famiglie in ogni parrocchia. La squadra funzionò subito a pieno ritmo: Marilena, Giovanna,
Stefano, Cristina, Alice, Lorenzo, Elisa, Sara ed
io, Edoardo. Il punto di forza è stato il lavoro di
squadra e la reciproca fiducia che mi hanno aiutato ad allontanare ogni dubbio e cominciare con
entusiasmo questo percorso. Si parte: si informa la
comunità dell’evento, si programmano le tappe di
avvicinamento, l’ospitalità, la festa cittadina delle
famiglie, l’adesione alla Messa del Papa; volantini,
e-mail, telefonate, avvisi.
Buona la risposta; infatti: 22 famiglie disposte all’
ospitalità, 17 i volontari per
l’organizzazione, numerosissime le famiglie presenti
a Castelletto per la festa del
15 aprile, 78 persone per la
Messa a Bresso, un rappresentante al Congresso teologico.
Ma ciò che più desideravamo non si concretizza: l’
ospitalità di Milano città e
dei comuni limitrofi è molto
generosa e da sola soddisfa
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il fabbisogno. Comprensibile un po’ di delusione
per non aver incontrato altre famiglie venute da lontano e con storie diverse da condividere!
Quasi al termine dell’evento però grande e piacevole colpo di scena:
pomeriggio di sabato 2 giugno, vigilia della Messa
con Benedetto XVI, suonano alla casa di don Roberto. Sette persone, due genitori e cinque dei loro sette
figli, chiedono dove poter piazzare la loro tenda
per la notte per poter partecipare all’Incontro con
le Famiglie. Don Roberto concede il prato di fianco
alla Chiesa (qualcuno l ‘ha vista sabato sera). Si
accampano e poi via a Bresso per la serata delle
testimonianze.
Poi il ritorno, la notte in tenda e al mattino di domenica 3 giugno via con le bici (dei senaghesi) alla
messa del Papa: li hanno visti solo i ciclisti di Senago e Castelletto che con loro hanno pedalato per
raggiungere il luogo della messa a Bresso. Poi nel
pomeriggio il ritorno verso la Francia.
Lo smacco iniziale è stato così mitigato da questa
supersorpresa: non siamo rimasti del tutto senza
ospiti. In circa cinque mesi ho sentito risuonare tante volte la parola “famiglia” in avvisi, volantini, email, cuore, colloqui, sogni; sui giornali, al telefono,
in TV, nelle veglie notturne, nelle omelie.
I pensieri più belli sono quelli legati all‘essenza della famiglia, a ciò che in essa si vive e si desidera:
amore, condivisione, pazienza, passione, solidarietà, costanza, gioia, apertura, sacrificio, fedeltà,
affetto, sincerità, compassione; ma spesso la famiglia fa anche esperienza di difficoltà di rapporti,
separazione, incomprensione, malattia, cattiveria,
disgrazie, dolore, divorzio, problemi di lavoro, ingiustizia, solitudine, emergenza economica, violenza, disattenzione.
E’ stato un periodo ricco di sollecitazioni tese alla
valorizzazione della vita famigliare e a riconsiderare il modo di vivere il lavoro e la festa, attraverso
le catechesi preparatorie all’incontro, le relazioni
degli oratori al Congresso, le testimonianze di tante
persone, l’incontro di S. Siro e le parole del Papa.
Ma è stato anche un invito a concretizzare. Mi sembra significativo l’esempio della famiglia francese:
partire (da Grenoble, più di 400 chilometri da
Senago) senza paure o incertezze, per incontrare
come famiglia unita nella semplicità (una tenda) la
moltitudine accorsa a Milano e unirsi ad essa per
pregare con il Santo Padre, per sentire le sue parole
e fare propri i valori che contano e che segnano la
strada da percorrere. Si potrebbe osservare: tutto
qui? Niente di straordinario, certo.
Ciò che è straordinario e la parabola evangelica
dell’amore di cui ognuno di noi ha bisogno per
vivere e che trova nella famiglia il suo primo luogo
di realizzazione.
IL PAPA
A SAN SIRO
Incontro con i cresimandi
Sulle orme di Pietro un’esplosione di gioia e di colori
Sabato 2 giugno siamo andati a San Siro per l’incontro dei Cresimandi con il Papa. È stata un’esperienza fantastica. Non avevo mai visto questo stadio
e vederlo in questa situazione è stato emozionante.
Tutta quella gente, quei colori, quelle coreografie,
non le avevo mai viste tutte assieme.
È stato bello anche perché non avevo mai visto il
Papa così da vicino. È stata una bella occasione
anche per pregare tutti sulla figura di Pietro.
Alice M.
Sabato 2 giugno ho partecipato all’incontro dei
cresimandi col Papa a S. Siro: è stata un’esperienza molto bella, ho vissuto insieme a tantissimi altri
Se qualcuno è stato stimolato da qualche situazione
vissuta nel corso di questo evento, parli, condivida
le sue idee e dia il suo contributo per concretizzarle;
provare a partire forse può valere la pena.
Edoardo
ragazzi che come me avevano appena ricevuta la
S. Cresima momenti di preghiera alternati a canti e
balli. La presenza del Papa poi ha creato un clima
davvero di comunione fra ragazzi di varie comunità pastorali della nostra diocesi che insieme hanno
pregato.
Giulia T.
L’incontro con il Papa a San Siro è stata un’ esperienza molto importante per ognuno di noi. La parte della giornata passata in compagnia che mi è
piaciuta di più è stata quando è entrato il Papa nel
campo di San Siro e ha fatto un giro dello stadio
con la sua papa-mobile per poter salutare più da
vicino tutti quanti noi. Tutti sventolavano quei foulard
colorati per dimostrare la gioia che ognuno provava
in quel momento. Per noi ragazzi la presenza del
Papa è stata molto significativa, ci ha fatto sentire
importanti perché ci ha donato un po’ del suo tempo
durante la visita a Milano.
Federica C.
11
Co
muni
tà ecc
lesiale
LA TUA FAMIGLIA
TI RENDE GRAZIE
La Messa con il Santo
Padre a Bresso
E’ trascorso già qualche mese dal VII Incontro Mondiale delle Famiglie ma vivo rimane il ricordo di
quanto vissuto; le strade milanesi si sono popolate di famiglie intere che hanno chiesto accoglienza
nelle nostre città, si sono riempite di colori e suoni
provenienti da più parti del mondo. Chi si è lasciato
coinvolgere da questa esperienza, ha potuto sperimentare in prima persona qualcosa che non accade
tutti i giorni nella nostra diocesi, come anche nella
nostra comunità pastorale. Le occasioni create sono
state numerose e per tutti i gusti – cineforum, festa
cittadina, adorazione eucaristica “speciale” – ed è
proprio da quest’ultima che è partito l’intenso fine
settimana di incontri con Benedetto XVI. Abbiamo
voluto condividere un appuntamento a distanza –
l’adorazione eucaristica appunto – nello stesso momento in cui anche il Papa pregava nel duomo di
Milano. In tanti, quella sera, eravamo ciascuno a
tu per tu con Gesù, e nello stesso tempo eravamo
tutti assieme con Gesù, quasi a rivolgerGli un invito
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davvero speciale: “Che ne dici Signore se questa
sera ti fermi da noi? Ti accoglieremo in casa come a
Nazareth e vivremo la quotidianità con le sue meraviglie. Che ne dici Signore se ci insegnerai a costruire la nostra vita? Inseguiremo lo Spirito dovunque
egli ci porti e sarai con noi nel nostro agire. Che
ne dici Signore se alla domenica sarà sempre festa
con te? Ci radunerai insieme e saremo la tua famiglia, e con le altre famiglie saremo la tua comunità.”
Così ci preparavamo a vivere una domenica davvero speciale; noi eravamo lì, in quel grande tempio a cielo aperto, a poche centinaia di metri dal
grande altare, eravamo lì con la nostra emozione
percepibile e condivisa l’un con l’altro, eravamo lì
anche per tutte quelle persone che non erano potute
venire (ma assistevano da casa all’appuntamento)
e alle quali ci sentivamo legate; eravamo lì dopo
giorni vissuti nell’attesa di un dono prezioso che ha
preparato il cuore ad accogliere tutto ciò che si dispiegava in quelle ore: stava per iniziare quello che
per i cristiani è un incontro dalla I maiuscola, l’incontro con Gesù nell’Eucarestia, momento di gioia
e di comunione nell’assemblea. Un canto comune si
levava, l’inno dell’evento intitolato “La tua famiglia
ti rende grazie” che così recita: “Noi ti preghiamo
Padre dell’uomo per ogni famiglia che tu doni a noi;
noi ti preghiamo Cristo Signore sei fonte di gioia
per l’umanità; noi ti invochiamo Spirito Santo guida
sempre la tua chiesa. La tua famiglia ti rende grazie per tutti i doni
che Tu le dai: festa e lavoro, gioia
e fatica, sei nostra vita, Signore
Gesù.” E’ con l’entusiasmo riscoperto in quei giorni dunque che
si vuole ripartire nel nuovo anno
pastorale, con anche un sogno realizzabile: che le nostre famiglie
– le famiglie che abbiamo formato con la personale scelta di vita
compiuta – non siano famiglie
isolate o chiuse in loro stesse, ma
sempre più coinvolte nella comunità pastorale, ne diventino parte
attiva e siano di sostegno l’una
all’altra.
Elisa Cattaneo
UNA VITA DONATA
PER LA CHIESA
Il Card. Martini ha guidato la
nostra diocesi con coraggio e
lungimiranza
C’è una cosa che non posso togliere dai miei pensieri:
il fatto che dal 1980, quando cioè p. Carlo Maria Martini è venuto come vescovo in mezzo a noi, una grazia
si è estesa per la nostra comunità diocesana, e non
solo. Ci è stato fatto il dono di poter percorrere un cammino unico nella sua preziosità e lungimiranza, “unico” perché squisitamente evangelico. In un panorama
ecclesiastico piuttosto faticoso, controverso e alquanto
depresso, in Italia come altrove, per oltre 22 anni a noi
è stato fatto il dono di essere aiutati a tenere lo sguardo
su quanto maggiormente conta. Fuori da ogni tentazione di potere, siamo stati aiutati ad essere Chiesa di
Gesù, comunità credente chiamata a cogliere i doni
seminati da Dio nella storia e nel mondo, anche al di
fuori dei sacri recinti in cui “noi” ci contiamo e ci auto
confermiamo.
Senza di lui, senza il card. Martini, siamo un po’ “come
tutti”, siamo senza la presenza viva di un uomo che ha
ispirato il cammino pastorale di questa nostra grande
diocesi, e anche il cammino di molti altri. Per 22 anni
siamo stati un poco “speciali”, e di questa vivacità
evangelica la Chiesa dovrebbe riconoscerne sempre
il bisogno. Il suo insegnamento rimane, e soprattutto
resta il dono dello Spirito che continuerà ad esprimersi nella sua libertà e nella sua fantasia. Saremo forse
un poco più soli, un poco più esposti alla confusione,
alla tentazione saccente del potere, a quella di contarci
continuamente, a quella di prendere noi il timone della
storia assumendo tutti i ruoli e tutte le responsabilità.
Non c’è però, affatto! da sentirsi abbandonati o improvvisamente impoveriti. Forse la cosa più importante
è riconoscerci e dirci riconoscenti, perché questo dono
ci è stato fatto. E riconoscerci chiamati a raccogliere
un’eredità che forse non abbiamo ancora ben capito
e che ci fa responsabili e ci chiama alla gioia e alla
libertà della Buona Notizia.
don Orazio
Nato a Torino il 15 febbraio 1927, entra in seminario dai Gesuiti nel 1944 dove compie il curriculum di
filosofia e teologia.
Il 13 luglio 1952 viene ordinato sacerdote a Chieri
(To). Nel 1958, consegue la laurea in teologia fondamentale alla Gregoriana di Roma, proseguendo
poi gli studi in Sacra Scrittura, perfezionandoli anche all’estero.
Il 2 febbraio 1962 pronuncia la solenne professione
di fede e nello stesso anno gli viene assegnata la
cattedra di critica testuale al Pontificio istituto biblico
di Roma. Di lì a poco, nel 1978, Martini passò a
reggere la Pontificia Università Gregoriana. Lo stesso anno, viene invitato dal Papa a predicare il ritiro
quaresimale in Vaticano: sarà l’ultimo di Paolo VI.
Il 29 dicembre del 1979 Giovanni Paolo II lo elegge
alla cattedra episcopale di Milano e subito dopo, il 6
gennaio del 1980, viene consacrato vescovo, in San
Pietro. Il 2 febbraio 1983 il Papa lo crea cardinale
con il titolo di Santa Cecilia.
Da arcivescovo di Milano introdusse in diocesi la
“Scuola della parola”,che consiste nell’aiutare il popolo di Dio ad accostare la Scrittura secondo il metodo della “lectio divina”, oltre alle migliaia di iniziative, incontri, gesti che hanno lasciato un’impronta
indelebile nella città e nella diocesi.
Lasciata Milano come arcivescovo emerito nel 2002,
visse per alcuni anni a Gerusalemme riprendendo gli
studi biblici, finchè l’avanzare del morbo di Parkinson lo costrinse a tornare in Italia, dove si è spento
all’Aloisianum di Gallarate.
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toral
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CAMPEGGIO
VALGRISENCHE
1° TURNO
Ma come si scrive “Valgrisenche” o “Valgrisanche”?!
Forse più della metà di noi, 63 partecipanti al primo turno di campeggio, ancora ora non saprebbe
rispondere.
Questo per dire quanto sperduta e sconosciuta, ai
più, sia questa meravigliosa località della val d’Aosta, che ha visto la nostra vivace presenza dal 7
al 15 luglio, durante il primo turno del campeggio
della nostra comunità pastorale.
C’è anche da dire che le nostre tende sono davvero
ben costruite se pensiamo a quali folate di vento
hanno sopportato!
Ma a parte il vento tutto è stato davvero bellissimo.
Le pazze gite el don... siamo arrivati (tutti!!!) fino a
3000 metri per poi ridiscendere ai 2900 del rifugio degli Angeli, le partite a baseball (di cui siamo
diventati giocatori accaniti), le sfide a calcio e a
pallavolo, al campo sportivo, i giochi notturni e anche le riflessioni sul libro del Piccolo Principe e sul
Vangelo. Bellina davvero anche la cappella che era
costituita da una tenda, come una delle nostre, ma
posizionata nel punto più alto del campo.
Ci siamo divertiti moltissimo anche con i mitici balli
di gruppo: bastava metterne uno e la pagoda e a
volte anche il prato circostante si riempivano di ballerini più o meno esperti ma sempre pronti a “spriz-
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zare di gioia”.
Le molte foto scattate e alcuni video, tra cui eccelle
quello del mitico regista Masato e dell’invidiabile
cast dei maschi, davvero da non perdere, saranno
per noi un lungo e fantastico ricordo che ci condurrà
certamente all’anno prossimo.
A proposito sono già aperte le iscrizioni?
Rebecca e Silvia
2° TURNO
Cosa puó aggiungere a quello che giá hanno detto
Rebecca e Silvia sul primo turno in campeggio la
nostra incerta penna?
Crediamo solo due piccolissime annotazioni, vogliate scusare la la nostra brevitá... Magari qualcuno ci
ringrazierà pure....!!!
Siamo giunti in Valgrisenche al termine del feriale...
i giorni intensi e affollati hanno lasciato lo spazio a
un numero più ristretto di amici... eravamo in 43.
Ci si era detti che eravamo un po’ meno dell’anno
scorso e ci dispiaceva un po’. Poi peró é stato bellissimo, abbiamo stretto amicizie forse piú intense,
insomma ci siamo sentiti forse un po’ più grandi e
ci ha fatto piacere. Essere un po’ di meno alla fine
é stato un aiuto per approfondire le nostre amicizie.
Anche il don è riuscito a fare un colloquio con tutti
noi ed é stato bello, anche se difficile per noi, provare a dialogare con qualcuno di adulto di noi stessi...
Ultima osservazione: non abbiamo fatto grandissime
gite se non due di noi accompagnati da Giovanni,
il seminarista e dal don... Fino a 3200, di fianco ai
ghiacciai, al col Bassac. Questo lo abbiamo scritto
sotto minaccia di due anonimi scalatori... Ora peró
vorremmo dire che la vera “gitona” sará vivere un
bell’anno in oratorio coi i gruppi a preado e ado...
È lí ci saremo tutti.
Ciao!!!!
Giulia e Lele
BORGIO
VEREZZI
Un’esperienza da rifare!
Anche quest’anno il silenzioso e verde parco di Villa
Zaveria, a pochi passi dal mare, è stato riempito
dalle risate dei ventidue bambini che hanno scelto
di partecipare a questa vacanza, diventata ormai
una tradizione a Senago, ma che sorprende nell’essere ogni volta un’esperienza sempre nuova.
Mare, giochi e canti: questi sono i semplici ingredienti che fanno di questi dieci giorni una straordinaria ed emozionante convivenza.
Le giornate sono scandite da piccoli
gesti di condivisione, quasi rituali: un
dolce “Buongiorno” accompagnato
dalla colazione preparata dalle nostre
splendide cuoche e poi, via…. Verso la
spiaggia! Il pranzo in villa ed un primo
pomeriggio di riposo e tempo libero
sono seguiti dal ritorno in spiaggia fino
all’ora di cena. La serata si svolge tra
canti, balli e tantissimi giochi a squadre
organizzati dagli animatori. La preghiera si alterna sempre ai momenti di svago e, accompagnando la vacanza, fa
del tempo passato insieme una tappa
importante della nostra crescita.
La collaborazione tra adulti, animatori e bambini
è la componente su cui si fonda la perfetta riuscita
della vacanza. L’impegno e gli sforzi nell’organizzare i giochi e i momenti di vita insieme sono stati
tra adulti animatori e bambini la chiave, che ha reso
così perfetta la vacanza. La grande serietà e disponibilità dei bambini nell’accogliere le proposte degli educatori ha scaturito una grande soddisfazione
per il lavoro preparato e ha reso così ancora più
divertente giocare insieme. I sorrisi e gli abbracci di
questi bambini creano ogni anno un’atmosfera particolare a Villa Zaveria, si viene a creare una vera
e propria famiglia, composta di reciproco rispetto e
complicità che fanno ancora una volta una vacanza
meravigliosa da condividere con i nostri bambini.
Ed i Grazie non sono mai abbastanza per cui…
Un grazie va dato alle nostre meravigliose cuoche
che hanno saputo viziarci ogni giorno con piatti
sempre nuovi, un grazie alle suore che ogni anno
ci danno la possibilità di far parte, anche se solo
per nove giorni, della loro quotidianità, al Don Roberto che sa sempre condurci alla riflessione con la
preghiera,un grazie agli animatori che hanno saputo mettersi a completa disposizione per i nostri bambini, ed infine ma non per minore importanza, un
grazie grandissimo al Gigi che ci accompagna ogni
anno e che fortemente crede in noi e nella vacanza!
Che altro dire?!
Alice
ARRIVEDERCI ALL’ANNO PROSSIMO!
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P as
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ORATORIO
IN SICILIA
Con Libera per conoscere,
condividere, capire
...ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne’ affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono
un eroe...
(Storia Di Luigi Delle Bicocche, Caparezza)
Questa frase di una canzone del sagace cantautore
pugliese traduce in modo incisivo quello che l’esperienza vissuta ci ha lasciato, meglio sarebbe dire, ci
ha testimoniato. Sono stati molti, infatti, gli incontri
e le testimonianze che ci hanno arricchiti. Siamo andati per conoscere, condividere, capire. Di questo
avevamo bisogno, questo abbiamo trovato.
Avevamo bisogno di sentirci raccontare, anzitutto,
la storia. Quando si parte per un campo di volontariato solitamente ci si sente un po’ “supereroi”, con
poteri speciali. Nulla di più banale, inutile e sbagliato...
Bisogna invece pensare che facciamo qualcosa che
aiuta in primo luogo noi stessi, che cambia anzitutto qualcosa in noi. Vedere la bellezza naturalistica
e culturale della Sicilia fa pensare. Quasi, quasi,
non si comprende se tale bellezza abbia attratto nel
corso della storia così tante civiltà o se siano state
esse a rendere così bella questa parte del mondo...
fascino misterioso di una terra dalle infinite risorse...
Monreale, Palazzo dei Normanni, la Martorana, il
Duomo di Palermo. Se questi luoghi vi dicono poco,
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beh, non ve ne raccontiamo nulla, rischieremmo di
tradirne la bellezza. Andateci.
Terra bellissima e terra di grandi tragedie: Portella
della Ginestra (alloggiavamo a 10 minuti dal luogo dell’eccidio del 1 Maggio 1947), Capaci, Via
D’Amelio, Via Notarbartolo con l’albero di Falcone
e Borsellino, sono state mete del nostro itinerare.
Mete della speranza, insieme: se lasciano segno
nella coscienza.
Abbiamo ascoltato le sincere, intelligenti, fresche e
profonde parole di chi alla mafia ha detto il suo no,
ascoltate dal vivo e lette sul libretto preparato per
accompagnare la riflessione e la preghiera nei giorni trascorsi insieme. Su tutte ricordiamo, con particolare riconoscenza, alcune delle affermazioni di un
simpaticissimo ottantenne, superstite della strage di
Portella della Ginestra: “non prendete soldi senza
esserveli sudati; abbracciate con il vostro impegno
chi non studia, chi è povero, anche colpevolmente,
di valori, chi la pensa diversamente da voi (quanti
punti di contatto con il motto episcopale del Cardinal Martini “Pro veritate adversa diligere”!)
...”Indimenticabile, approfondita e coraggiosa, poi,
la lunga testimonianza e ricostruzione storica della vicende di mafia dalla liberazione del 1945 ad
oggi, di Placido Rizzotto, nipote e omonimo del
sindacalista ucciso nel 1947.
A maggio di quest’anno, si sono celebrati i funerali
di Stato dopo che sono state ritrovate, a distanza di
più di mezzo secolo, le sue spoglie mortali.
Abbiamo, poi, lavorato davvero (sveglia alle 5.15
del mattino per il lavoro di spietratura nei campi),
condividendo la concretezza di chi fatica con onestà per il proprio lavoro, attività che Libera, nel suo
piccolo, ha letteralmente “rimesso in piedi”, in terre, prima, di dominio mafioso. Queste persone ci
hanno insegnato che la lotta per la giustizia e la
legalità non sono qualcosa di straordinario: non siamo andati a compiere una missione speciale, ma
ad amare e servire nella quotidianità il prossimo. In
Sicilia siamo stati bene con gli altri e con noi stessi.
Abbiamo fatto quanto mai nostra questa frase di
uno dei martiri della lotta alla mafia, Carlo Alberto
Dalla Chiesa: “Ci sono cose che non si fanno per
coraggio, si fanno per poter continuare a guardare
serenamente negli occhi i propri figli”.
L’esempio dello “Eroe borghese” Giorgio Ambrosoli,
conosciuto durante le attività di riflessione e preghiera, ci ha idealmente riportati a Milano e al semplice
e “bastante” senso del dovere. Quella Milano nella
quale è necessario, più che mai oggi, perseguire
comportamenti virtuosi in tutti gli ambiti del vivere.
Basta questo per eliminare la corruzione ad ogni
livello e, quindi, per dire no alle mafie. Compito non
facile, ma indispensabile.
Così abbiamo vissuto fantastici e indimenticabili
giorni tra il 25 Luglio e il 4 Agosto in Sicilia... e ci
siamo anche divertiti un sacco!!! Vogliamo concludere questo affresco con una duplice pennellata. La
prima è un semplice elenco. Ecco le località che, nel
tempo libero dalle attività sopra descritte, abbiamo
toccato nel nostro viaggio: Mondello, Selinunte, Cefalù, Segesta, Riserva dello Zingaro, Scopello, San
Vito Lo Capo, l’entroterra corleonese. Nomi che
sono metafore di quanto sia bella e radiosa questa terra e di come potrebbe esserlo il suo futuro.
Metafora è l’intera Sicilia: di come potrebbe essere
straordinaria, permetteteci, l’Italia intera...La seconda si concreta in un manifesto affisso fuori dalla porta del duomo di Palermo, nel quale si dice che nel
corso dell’istituito “anno della fede”, indetto nel cinquantesimo anniversario della apertura del Concilio
Ecumenico Vaticano II (e ventesimo del Catechismo
della Chiesa Cattolica) e che si aprirà l’11 ottobre
2012, verrà proclamato beato don Pino Puglisi (la
cui vicenda è forse nota ai più dal film “Alla luce del
sole”). Il riconoscimento è avvenuto, precisamente
come “riconoscimento del martirio”: la sua uccisione ad opera dei boss avvenne quindi “in odio alla
fede”. Il Papa lo ha decretato nell’udienza al prefetto per le Cause dei santi card. Angelo Amato, il 28
Giugno 2012.
Un bel segno che ci introduce nella celebrazione
dell’anno della fede e una chiara indicazione, per
la vita di ogni cristiano, che come credente, non
può tollerare il fenomeno mafioso, in tutte le sue
complesse implicazioni.
Martina e don Leo
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Sp
ort
SPORT
CASTELLETTO
O.d.B.
Si riparte... nuovi sogni e progetti, nuove occasioni
di sport ed esperienze di vita! Chi ama lo sport sa
sperare e chi spera non smette di operare, lottare e
credere in uno sport diverso e migliore. La speranza è una scelta di pensiero che richiede impegno e
coerenza. Sperare significa cercare nei momenti bui
una piccola...seppur flebile fonte di luce. Chi gioca
e sta perdendo conta sul tempo ancora restante; chi
è stato sconfitto sa che potrà avere un’altra chance;
chi teme o soffre cerca il senso e le motivazioni profonde di quel che vive per andare sempre avanti.
Vorremmo contagiarci reciprocamente di quelle piccole, costruttive, educative, positive, buone notizie
che ognuno di noi, ogni squadra, atleta o dirigente
vive, osserva, verifica o addirittura realizza.
Quante volte mi sono stupito davanti a piccoli gesti
SPORT
SENAGO
A.S.D POLIS
Anche quest’anno, per il quinto anno, ricomincia
l’attività della nostra società sportiva, l’ASD Polis
Senago. Come per tutti gli anni precedenti perseguirà lo scopo, a nostro avviso importantissimo, di
sviluppare lo sport in Oratorio, dando la possibilità
a ragazzi e giovani di praticare basket, pallavolo e
calcio e sviluppare un momento di crescita legato ai
valori cristiani della fede e dello spirito comunitario.
Nonostante le piccole problematiche strutturali,
legate al cantiere del nuovo oratorio, quest’anno
avremo, oltre all’aumento degli atleti in quelle già
esistenti, anche la nascita di alcune nuove squadre.
Inoltre, nonostante le numerose iscrizioni già avute
per incentivare ulteriormente lo sviluppo dello sport
18
gratuiti ed eroici al tempo stesso, dicendomi che tutti
avrebbero dovuto sapere di cosa sono capaci certi
giovani con il loro entusiasmo, i risultati umani e di
amicizia che ottengono in un evento sportivo ben
organizzato.
Credo che se facessimo circolare buone notizie,
potremmo anche indurre altri a scovarle. Concludo
ringraziando coloro che sapranno vedere le cose
belle dello sport... perché se è vero che affrontare i
problemi e risolverli è importante, credo che anche
trovare tesori e condividerli renda più bello il nostro
agire. Auguro all’O.d.B. un anno … di buone notizie.
il presidente Daniele Pozzi
PER INFORMAZIONI
SEDE C/O ORATORIO Via Pacinotti, 8
Daniele Pozzi: Cel. 339.3989589
dalle 17.00 alle 19.00
[email protected]
in oratorio, i nostri allenatori (alcuni dei quali hanno
appena sostenuto corsi di preparazione per l’allenamento di bambini e ragazzi) sono a completa disposizione per far provare le varie discipline sportive a
tutti coloro che lo desiderassero.
Ci accingiamo quindi ad intraprendere molto
fiduciosi la nuova stagione agonistica, sperando che i risultati che si otterranno possano essere
ancora migliori di quelli, già positivi, ottenuti la scorsa stagione.
A.S.D. POLIS SENAGO
PER INFORMAZIONI
SEDE C/O ORATORIO Via Repubblica, 7
Stefano Brenna (presidente)
Cel. 339.1455929
Claudia Viale (Resp Settore Basket)
Cel. 347 4225432
Roberta Zerbetto (Resp Settore Volley)
Cel. 335 8019911
Giovanni Barbera (Resp Settore Calcio)
Cel.338 1641556
gi
g
a
t
o
Car
NUOVO SINDACO
DI SENAGO
Lucio Fois
Lucio Fois, 50 anni. Nato a Orvieto, risiede a
Senago dal 1968. Sposato, padre di un figlio.
Professione commerciante. Con il 61,1% dei voti Lucio Fois è stato eletto Sindaco del nostro comune, lo
scorso mese di maggio. Gli abbiamo rivolto alcune
domande per conoscere meglio il suo impegno.
1) Che cosa l’ha spinto a candidarsi?
Per chi come me si è sempre impegnato nella politica locale, l’essere chiamato a candidarsi al ricoprire delle cariche pubbliche penso sia la logica e
diretta conseguenza dell’impegno stesso. Ognuno
di noi è “importante” in qualche modo e forse, in
questo momento, ritenendo di avere quel bagaglio
di esperienza amministrativa e politica necessario
per far sintesi ed aiutare il centrosinistra a ritrovarsi,
per prospettare un buon programma amministrativo, ho accettato l’invito a candidarmi giuntomi da
molti concittadini.
2) Il suo programma
E’ quello dell’intera coalizione, con molta attenzione all’ambito sociale, declinato in molte forme e con
un denominatore comune: quello del far “rete”, del
ricercare la massima partecipazione di tutti nella
gestione della cosa pubblica. Questo lungo periodo
di crisi sta minando alle fondamenta le nostre radici ed è necessario che tutti ne siamo consapevoli.
Dobbiamo ritrovarci tralasciando l’individualismo e
ragionando più come comunità, altrimenti non potremo assolutamente far fronte alle crescenti richieste
ed alle minori capacità di spesa.
3) In questi 100 giorni: difficoltà e aspettative
Quelle che mi attendevo. una gravissima crisi sociale, con persone che non trovano risposta a problemi
importanti come quello della casa e del lavoro. Ricevo quotidianamente persone che vengono sfrattate
o che perdono il proprio lavoro, non riuscendo a
ricollocarsi. E mi ritrovo impotente, accompagnato
però per fortuna da un’ottima squadra di giunta.
A tutto questo si aggiunga la questione delle vasche
di laminazione, con la Regione fortemente intenzionata alla realizzazione e la nostra opera per contrastare tale ipotesi. Questi primi mesi sono stati molto
intensi; Senago usciva da tre anni di immobilismo
amministrativo ed abbiamo dovuto impegnarci su
più fronti contemporaneamente , incontrando tante
persone, dal disoccupato all’imprenditore, che attendono proposte e risposte. Nel contempo abbiamo
iniziato a lavorare su un importante atto amministrativo che dobbiamo assolutamente adottare entro
il 31 dicembre, il Piano di Governo del Territorio,
abbiamo rivisto la macchina amministrativa proponendo una nuova struttura organizzativa ed infine
abbiamo deciso di abbandonare la vecchia fiera,
che riteniamo abbia ormai perso la sua funzione,
per ridefinirla negli spazi e nei contenuti. Abbiamo
così proposto una vera e propria Festa di Senago,
improntata sulle Associazioni e sui commercianti.
Vogliamo che i cittadini si riapproprino della città,
riscoprendo il piacere di passeggiare per le vie del
paese, dandogli possibilità di ascoltare musica, assistere a spettacoli teatrali e di cabaret, oppure molto
più semplicemente ritrovarsi per degustare del buon
vino o mangiar qualcosa in compagnia. Tutto qua,
cercheremo di favorire quel bisogno di socialità che
ognuno di noi ha.
Lucio Fois
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RUBRICA
LettiVisti&Ascoltati per voi
Il Vangelo secondo Pilato di Eric-Emmanuel Schmitt esordisce con
un’“apertura di sipario” folgorante. In un prologo scandito come una confessione, il narratore in prima persona è lo stesso Jeshua (Gesù di Nazareth). Nel culmine tenebroso del
Getsemani, il Nazareno ripercorre il suo cammino esistenziale, dall’infanzia e dalla giovinezza “normali” fino alla progressiva presa di coscienza della propria missione. Questo
singolarissimo taglio autobiografico genera una rilettura e, a tratti, una reinvenzione della
vita di Cristo sospesa tra il polo dello stupore, del dubbio, della turbata rivelazione di sé
a se stesso, e il polo della coraggiosa assunzione di responsabilità nell’economia della
salvezza: un atto di fede proteso verso il traguardo della croce con angoscia mista a
incrollabile determinazione d’amore.
uscito di scena Jeshua che si avvia verso la Passione e il Calvario, inizia il vero e proprio
Vangelo secondo Pilato. un vangelo, un romanzo in qualche misura “poliziesco”, intessuto di indagini, interrogatorii, sopralluoghi, esperimenti, capovolgimenti di prospettiva. un’inchiesta innescata
dalla scoperta che il corpo di Jeshua è scomparso dal sepolcro. una ricerca inesauribile che si dipana nei meandri di Gerusalemme e, in pari tempo, nel labirinto della coscienza di Pilato. Il prefetto della Giudea – un giovane
funzionario inquieto, intelligente, dinamico – ne stende il resoconto in una ventina di lettere indirizzate al fratello
Tito, che da Roma segue le sue vicende. Il “testimone” dell’io-narrante passa così, in un’ideale staffetta, dalla
mano della vittima alla mano del carnefice.
Vagliate e scartate tutte le possibili spiegazioni razionali del mistero insito nella scomparsa e riapparizione del
Nazareno, all’investigatore non resta che confrontarsi con una “impossibile” interpretazione soprannaturale. A
spingerlo in questa direzione sono un’onesta sete di conoscenza («Che cos’è la verità?») e l’appassionato sentimento d’amore per la moglie Claudia Procura, che crede nella realtà della Resurrezione. Ma quale atteggiamento
assumerà Pilato, alla fine del romanzo, nei confronti di Jeshua? «Nel caso Jeshua – dice Pilato nel romanzo – ho
cercato di salvare la ragione, di salvarla ad ogni costo contro il mistero. Ho fallito e ho capito che c’era qualcosa
d’incomprensibile. Mi lamento spesso con Claudia: prima ero un romano che sapeva; ora sono un romano che
dubita».
“Dubitare e credere sono la stessa cosa… Solo l’indifferenza è atea”.
La Strada di Cormac McCarthy Che cosa resta quando non c’è più un dopo
perché il dopo è già qui? Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto in risposta le loro visioni di luce e tenebra. Ci hanno prospettato inferni d’acqua e di fuoco e
aldilà celesti , fini irrevocabili e nuove nascite, ci hanno variamente affascinato o repulso,
rassicurato o atterrito.
Nell’insuperabile creazione mccarthiana de La strada, la post-apocalisse ha il volto realistico di un padre e un figlio in viaggio su un groviglio di strade senza origine e senza
meta, dentro una natura ridotta a involucro asciutto, fra le vestigia paurosamente riconoscibili di un mondo svuotato e inutile.
Restano dunque, su questa strada, esseri umani condannati alla sopravvivenza, la loro
quotidiana ordalia per soddisfare i bisogni insopprimibili e cancellare gli altri, la furia
dell’umanità tradita e i residui, impagabili scampoli di piacere dell’essere vivi; restano i
cristalli purissimi del sentimento che lega padre e figlio e delle relazioni che i due intessono fra loro e con gli altri, ridotte all’estrema essenza nella ferocia come nella tenerezza.
E restano le parole, splendide, precise, molto più numerose ormai delle cose che servono a designare; la prodigiosa lingua di McCarthy elevata a canto funebre per «il sacro idioma, privato dei suoi referenti e quindi della
sua realtà». Resta dell’altro, un residuo via via più cospicuo in mezzo al niente circostante: resta un bambino che
porta il fuoco e un uomo che lo protegge dalle intemperie del mondo semimorto con implacabile amore, uomo e
bambino tradotti in ogni uomo e ogni Bambino, con responsabilità e ruoli che inglobano e trascendono quelli dei
singoli individui. E resta, perciò, uno sguardo discreto in avanti e forse in alto, oltre a quello nostalgico voltato a
rimirare il regno dell’uomo così come lo conosciamo.
In questa risposta di McCarthy – epica, elegiaca, mitica, profetica, straziante, universale – resta perfino l’imprevedibile: un’affettuosa quotidianità che consola e scalda il cuore.
20
L’AMPLIAMENTO DELL’ORATORIO
IL RESOCONTO ECONOMICO
RENDICONTO PRINCIPALI OPERE PARROCCHIALI
SPESE PER OPERE, RISTRUTTURAZIONI E MANUTENZIONI STRAORDINARIE
EFFETTUATE NEL PERIODO 2010 - 2012
RISTRUTTURAZIONE
CASA CANONICA
557.000,00
RISTRUTTURAZIONE
SACRESTIA E SALONE SUPERIORE
81.000,00
IMPIANTI MICROFONICI
18.120,00
RIP. OROLOGIO E CAMPANE
9.100,00
PIAZZALE CHIESA PARROCCHIALE 61.600,00
SENAGHINO: Tetto Chiesa
28.940,00
Borgo e varie
32.000,00
SITUAZIONE ECONOMICA AL 30/09/2012
SAN BERNARDO: Campanile
Revisione tetto e sost. Lattonerie
Riparazione Recinzione
ORATORIO: Impianto fotovoltaico
Automazione cancello di ingresso
2.500,00
32.560,00
4.000,00
84.700,00
2.500,00
Da recuperare nel 2012/2013
RESTAURO ARCHIVIO STORICI
8.292,00
TOTALE
OPERE IN PROGETTO
Ripristino organo Chiesa Parrocchiale
Ripristino pavimento int. Chiesa Parr.
922.312,00
55.000,00
30.000,00
Oltre le spese di manutenzione ordinaria degli edifici
ed impianti e i lavori svolti dai volontari dal Gruppo
Amici di Don Bosco.
Pagato
797.314,24 36%
Disponibile
503.301,60 23%
Vendita Immobili
200.000,00
9%
1.500.615,84 68%
699.384,16 32%
2.200.000,00 100%
OFFERTE FINALIZZATE AD OPERE STRAORDINARIE
1° Domenica del mese da gen a sett.
una tantum sett. 2011 – sett. 2012
“un caffè al giorno” dic. 2011 –2012
Da associazioni:
Confraternita della Pentola
Moto Guzzi
Dorvan
Polis Basket
Unitalsi
Da attività e iniziative varie in Oratorio
Posa prima pietra oratorio (gen 2012)
Pranzo festa patronale
Totale entrate
22.219,00
9.500,00
11.000,00
1.500,00
100,00
500,00
500,00
1.000,00
5.872,50
3.777,10
2.598,00
58.566,60
MODALITÀ PER CONTRIBUIRE:
• impegno mensile/annuale
“un caffè al giorno”
• contributi Una Tantum
• prestito di 5.000/10.000,00
senza interessi,
rimborsabile in 5 anni
An
agra
fe parr
occhiale
Li abbiamo accolti nella comunità con il Battesimo
MAGGIO
•Stoppa Claudia •Bugatti Alessandro
•Cerati Gioele•Mandaradoni Thomas E Martina
•Lippolis Samuel•Mangialavori Francesco
•Corradini Beatrice•Deponti LudovICA
•Solinari Giulia •Lazzari Leonardo
•Bellettato Matteo•Coletta Aurora
• Fodda Alex •Gentile Noemi
• Romeo Maurizio• Trimboli Edoardo
•Cristofori Gabriele •Bosisio Tessa
•Elena Calza•Nicolò Landini
•Buxha Roberta•SAava Andrea
•Silvia Rossetti•Nicholas Verdun
•Minervino Gioele•Sirchia Giovanni Battista
•Elia Borrelli•Enrico CambiaghI
•Di Giacomo Riccardo•Rossi Gemma
•Andrea Moro•Alessandro Sudati
•Trizio Thomas•Cerioli Alice
Luglio
Giugno
•Pisolo Beatrice •Rizzo Sara
•Dominelli Emanuele •Di Paola Vittoria
• Martinelli Matteo•Romano Vittoria
•Eridano Gaia •Falcone Manuel
•Camnasio Andrea •Zoffino Antonino
•Zanon Tommaso •Bordone Isacco
•Baldassare Federico •Chiappetti Daniele
•Clerici Piervalerio
Abbiamo accolto il loro amore nel Signore
MAGGIO
Giaccone Calogero con Fredella Carolina
Falanga Victor con Roimondo Veronica
Abbaco Francesco CON De Feo Desirèe
Gaetano Pittala’ con Binda Paola
Barion Roberto con Galetti Erica
LUGLIO
Carrera Christian con Pegorarotto Elisa
Raniti Gabriele con Chiriatti Melanie Antonella
Mirco Alicata con Piazza Laura
Picchione Corrado con Gerolimetto Sonia
Bruno Francesco con Sposari Fabiana
GIUGNO
Turrin Christian con Turriciano Claudia
Sanfilippo Luigi con Boschetti Michela
Marcin Moris con Chinetti Elisabetta
Ambrosio Luigi Massimiliano con Piredda Cinzia
Bornati Carlo Francesco con De Biasi Enrica
Sioli Francesco con Meneghin Federica
Pagani Massimo con Calabrese Francesca
Bergami Davide Giuseppe con Civenni Tatiana Marialuisa
Vadalà Massimiliano con Giangrande Rossana
Bombaci Fabrizio con Guadagno Debora
Ghirardello Andrea con Quistini Laura
AGOSTO
Baio Francesco con Cassata Concetta
Sono tornati alla casa del Padre
MAGGIO
•auriemma maria neve•niCaStro luigi
•Beretta gianni•Fontana maria Carlotta
•SChiavo zaira•lodoli marCo
•mattioli armido•naggi virgilio
•zeFFin valerio•d’aleSSio maria
•pellegrino di girolamo armando
•terliSio giovanni•gugliotta FranCeSCo
•pellini pierina•roSSetti giovanni
•Colzani antonio
AGOSTO
•Santoro pietro•StrangeS luigina
•valenti Carmelo angelo•veSpo Benedetto
GIUGNO
•BarBera maria•Beretta dante
•Cairoli liliana•Codarin mario
•Bodini attilio•pelizzoni dino
•Colzani giulio•Ferrarini Carla
•Borghi Carla•volpi giannina
•guerra paSQuale•iannaCone iSaBella
•girotto margherita•porteSan vilma dorotea
•leone maria•mariani CeSarina
•BroCCo giorgio
•mazzuCCo giannino•Sarno paSQuale
LUGLIO
•SChiavolin CoStantina•travagliati amelia
•CaStellini Corrado•garBagnati angela
•utzari Caterina•zigliani alBa•Borghi gina
A
•teSSandri pierino•Brenna elvezia oreSta
v
i e comunicazi
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ni
CENTENARIO
CHIESA PARROCCHIALE 1913-2013
Chiediamo aiuto a tutti perché questo evento
diventi anche una festa corale con proposte e
suggerimenti da parte di ognuno organizzando
ad esempio:
Una raccolta di testimonianze della vita comunitaria in questi cento anni.
Raccolta di foto di eventi personali avvenuti in
questa chiesa come matrimoni, battesimi, cresime,
comunioni, visite pastorali, celebrazioni varie,
processioni, pellegrinaggi, gite, rosari, feste di
gruppi parrocchiali, oratorio, campeggi, vecchie
cartoline, ecc.
Briciole di storia degli anziani, delle scuole elementari ed asilo, delle associazioni
In questo anno centenario, ottobre 2012 ottobre 2013, i sacerdoti che hanno trascorso tra noi un periodo del loro ministero, si
susseguiranno a celebrare l’Eucarestia, ogni
secondo mercoledì del mese.
Mercoledì
17 ottobre 2012
ore 21.00
Sua Em.za Rev. Card.
Dionigi Tettamanzi
apre il centenario
della chiesa
parrocchiale
19 - 20 E 21 OTTOBRE
GIORNATE EUCARISTICHE
Direttore
Don Roberto Gatti
Comitato di redazione:
Don Roberto Gatti, Don Leo Porro,
Sr. Carla Maria, Marilena Tamburini, Tiziana Veneroni,
Alessandro Sioli, Fabio Amighetti, Gianmario Franchin.
Realizzazione Grafica
Ilaria Leo
Redazione
Via S. Maria Nova 1 - Senago
Stampa
Jollgraf Via Berlinguer 16 - Senago (Mi)
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Crocevia_n°03_ott_2012 - Comunità Pastorale S.Paolo Apostolo