PERIODICO DEL
DISTRETTO 2080 R.I.
[email protected]
N. 32
OTTOBRE 2005
LE NUOVE
PROFESSIONI
E LE CLASSIFICHE
ROTARIANE
NELLA NAVICELLA
SOYUZ C’ERA
ANCHE IL ROTARY
ROTARY FOUNDATION:
FONDO PERMANENTE
LA BIBLIOTECA
DEL ROTARY
SULL’ARA PACIS
VENTI DI GUERRA
CENSURA
DIAMOCI UN TAGLIO
la mappa di lettura
La lettera del Governatore di ottobre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
– Solo i valori etici ci faranno vincere lo “scudetto” di Giorgio Di Raimondo
Calamità naturali. Il Rotary per la difesa del territorio . . . . .
– Una rete di professionisti altamente qualificata di Giancarlo Giraldi
– Una lezione di apertura e altruismo di Gianpiero Gamaleri
Il Rotary e le nuove categorie del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
– AAA cercasi estro e fantasia di Nunzio Primavera
– Come siamo messi in classifica? di Giuseppe Bordignon
2
4
6
In copertina:
Vincenzo Giovannini,
Roma 1885,
olio su tela cm. 44x75
11
Anche il Rotary nello spazio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
– Il socio Vittori vola con la navicella Soyuz
12
Sempre più numeroso l’esercito dei poveri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
– A fine stipendio avanza troppo mese di Gian Paolo Cioccia
– Il bene va fatto bene di Egidio Todeschini
Rotary Foundation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
– Fondo permanente, garanzia del futuro di Alberto Cecchini
La biblioteca del Rotary
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
di Antonio de Majo
Il Messico invita il distretto 2080 a Cancun e Cozumel . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Come ti aggiorno medici e infermieri
di Guglielmo Bruno
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
Cosa farò da grande? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
– Intervista a Rosario De Rose di Bruno Benelli
Sull’Ara Pacis venti di guerra
Il Vaticano ha fatto centro
di Giovanni Carbonara
di Corso Donati
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
In via Amba Aradam il primo concilio della Chiesa
di Maria Cristina Zitelli
. . . . . . . . . . 28
Treno e cinema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
– In carrozza, ciak si gira! di Tiziana Grassi
Censura, diamoci un taglio!
di Massimo Scicchitano
A me la donna piace. Anche se è bella
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
di Domenico Apolloni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
.....................................
37
Dante e il conte Ugolino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
39
In guerra Dio è sempre con noi
di Lapo Hercolani
– Un falso episodio di cannibalismo di Mauro Albano
Voce del Rotary
Periodico del Distretto 2080 R.I.
Anno XXIV n. 32
Ottobre 2005
Poste Italiane S.p.A.
Spedizione in abbonamento postale D.L.
353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1
comma 1 - DCB - Roma
Antoine Jean-Baptiste Thomas (1791-1834) – L’Infiorata
(Litografia)
Direttore Responsabile
Bruno Benelli
Proprietà
Società Cooperativa Edizioni Rotariane del
Distretto 2080 R.I. - Via Salaria, 332 - 00199 Roma
Comitato di Redazione
Alberto Aime - Domenico Apolloni - Antonio
Arcese - Antonio Cogliandro - Claudio Marcello
Rossi - Pier Luigi Zanata
Art Director
Gaspare De Fiore - Claudio Marcello Rossi
Le firme
Mauro Albano - Domenico Apolloni - Bruno
Benelli - Giuseppe Bordignon - Guglielmo Bruno Giovanni Carbonara - Alberto Cecchini - Gian
Paolo Cioccia - Antonio de Majo - Giorgio Di
Raimondo - Corso Donati - Gianpiero Gamaleri Giancarlo Giraldi - Tiziana Grassi - Lapo Hercolani
- Nunzio Primavera - Massimo Scicchitano - Egidio
Todeschini - Maria Cristina Zitelli
35
Direzione e Redazione
Piazza Cola di Rienzo, 69 - 00192 Roma
Tel. 063242271 - Fax 0645437281
e-mail: [email protected]
Stampa
Borgia srl
Industrie Grafiche Editoriali Associate
Roma 00152 - Via di Monteverde n. 28-38
Tel 06536557 - Fax 0658200728
Questo numero di “Voce del Rotary” è stato chiuso in
tipografia Lunedì 19 settembre 2005
Registrata al Tribunale di Roma n. 191/82
Registro Nazionale della stampa n. 619 del 12/12/82
La proprietà e l’editore declinano ogni responsabilità
per le opinioni espresse dagli autori.
Associato all’USPI
2
Ottobre 2005
Lettera di OTTOBRE del Governatore
Mese dell’azione professionale
GIORGIO DI RAIMONDO
Solo i VALORI ETICI
ci faranno vincere lo
“scudetto”
Cari amici,
l’estate è ormai alle nostre spalle ed è arrivato il
momento di rimboccarci le maniche, perché il tempo
trascorre rapido e non dobbiamo farci trovare impreparati nel momento in cui dovremo tirare le somme e fare
il bilancio di quanto abbiamo realizzato.
Vi confesso che in questi due mesi trascorsi, nonostante la mia intenzione di “staccare la corrente”, il
Rotary mi è mancato molto, perché molto mi sono
mancate le tante occasioni di incontro e di contatti con
veri amici, quali vi considero tutti. Mi ha confortato la
certezza che, con la ripresa delle attività e delle visite
ai club, avrei avuto modo di recuperare tutto il tempo
rotarianamente perduto.
Posso illudermi che questo, almeno in parte, sia
accaduto anche a voi?
Gli impegni che ci attendono sono molto pesanti e
onerosi, ma sono certo che se verranno affrontati con
passione, determinazione e professionalità, saranno
compensati da tante meritate soddisfazioni.
Parlo di professionalità non a caso, perché il mese
di ottobre è dedicato all’azione professionale ed è con
professionalità che tutti noi, sia pure ai diversi livelli,
dobbiamo operare, e prima di tutto nel Rotary, in quanto è proprio la professionalità uno degli elementi che
caratterizza la nostra associazione.
Voglio infatti ricordare, anche se forse superfluo,
che il Rotary, tramite l’azione professionale, promuove
e incoraggia l’ideale del servire nell’esercizio quotidiano di ogni attività lavorativa e professionale.
Questa azione, spesso sottovalutata e trascurata, è
lo strumento per realizzare uno, e forse il primo, degli
scopi del Rotary: quello di informare ai principi della più
alta rettitudine l’attività professionale e imprenditoriale, riconoscendo la dignità di ogni occupazione utile e
facendo sì che venga esercitata nella maniera più nobile, quale mezzo per servire la collettività.
Ecco perché i club devono incoraggiare i soci ad
applicare questi principi, mediante la realizzazione di
progetti adeguati, mentre i soci hanno il dovere di
praticarli, improntando la loro vita professionale e privata ai più elevati valori etici, sempre disponibili ad
offrire le proprie capacità professionali al servizio della
collettività.
La seconda via d’azione del Rotary offre infinite
possibilità in questo senso, usando le nostre capacità
professionali per migliorare le nostre aziende, provvedere alla formazione dei giovani e fornire posti di lavoro ai disabili.
Affinchè però il Rotary e i club possano dispiegare
le loro grandi potenzialità, è necessario che le classifiche vengano coperte per colmare vuoti che costituiscono gravi lacune, procedendo mediante cooptazioni di
persone che offrano ampie garanzie di disponibilità,
predisposizione al volontariato, competenza e rettitudine. Oggi più che mai è essenziale che i rotariani diano
l’esempio con il loro modo di operare e in tale ambito è
innegabile l’applicabilità, nel mondo degli affari odierno, della “prova delle 4 domande”.
Tutti questi elementi sono condensati a vario titolo
nella “Dichiarazione degli operatori economici e dei
professionisti rotariani”, emanata dal Consiglio di
Legislazione del 1989 e ripresa dal recente Consiglio
del 2004. Le commissioni distrettuali per l’azione professionale, coordinate dal Pdg Gianni Gasbarrini Fortuna, come d’altra parte tutte le altre commissioni, sono
già al lavoro per supportare i club e per venire incontro a tutte le loro esigenze.
Raccomando a tutti di utilizzarle e di sfruttare al
massimo la loro piena disponibilità.
Nella cornice dell’azione professionale si inquadra
perfettamente il recente accordo stipulato con la Protezione civile, di cui ho già fatto cenno nella mia precedente lettera di settembre e che qui di seguito viene
compiutamente illustrato.
A questo proposito mi farebbe piacere una adesione unanime di tutti i club del distretto, in attesa di cercare di estenderla agli altri distretti italiani e invito nel
contempo tutti coloro che fossero disponibili a segna-
3
Ottobre 2005
larsi come volontari per i casi in cui ne fosse richiesta
la loro partecipazione.
Non posso non sottolineare l’efficacia di questa iniziativa, pienamente rispondente alle finalità del Rotary
e particolarmente rilevante ai fini della nostra immagine e presenza sul territorio.
Mi scuso di avervi intrattenuto forse troppo a lungo
sulla materia, ma ritengo che la sua importanza non
potesse essere trascurata.
Prima di chiudere consentitemi solo di evidenziare
che i club devono:
• convocare un assemblea per discutere il lavoro e i
programmi delle commissioni;
• comunicare i programmi mensili entro il 5 del mese
precedente affinché possano essere pubblicati su
“Voce del Rotary”;
• collaborare con “Voce del Rotary”, ancora in fase di
rodaggio, inviando suggerimenti, pareri, critiche,
notizie ed articoli per un eventuale pubblicazione.
Ricordo poi l’Idir del 29 ottobre a Macomer, il seminario della Rotary Foundation del 12 novembre a Sassari, per la zona Sardegna, il congresso e l’assemblea
distrettuali l’11-12-13 e 14 maggio 2006 a Viterbo.
Ma non dimenticate di focalizzare la vostra attenzione sulle note priorità:
alfabetizzazione, risorse idriche, immagine pubblica,
ammissione delle donne, cooperazione, continuità,
coordinamento tra club vicini,
rispettando sempre il principio
del “servire uniti in amicizia”.
Con un forte abbraccio
Nota di redazione: i temi della Protezione civile e dell’azione professionale richiamati dal governatore sono approfonditi rispettivamente nelle pagine 4-5 e 6-10.
Come primo atto da governatore Di Raimondo rende doveroso omaggio con una corona d’alloro al Milite Ignoto
Nella stessa mattinata del 1° luglio c.a. il governatore depone una corona ai piedi del monumento a Paul Harris (Tomba di Nerone sulla via
Cassia)
OTTOBRE, LE VISITE DEL GOVERNATORE
Ecco il calendario delle visite di Giorgio di Raimondo ai club nel mese di ottobre
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
3
4
5
6
7
12
18
19
20
=
=
=
=
=
=
=
=
=
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
R.C.
Quartu S.Elena
Carbonia
Sanluri M. Campidano
Senorbi – Trexenta
Alghero
Roma Tevere
Roma Appia Antica
Roma Aeroporto
Cerveteri Ladispoli
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
Giorno
21
22
24
25
26
27
28
29
=
=
=
=
=
=
=
=
R.C. Velletri
R.C. Terracina Fondi
R.C. Thiesi
R.C. Bosa
R.C. Macomer
R.C. Ozieri
R.C. Oristano
IDR Sardegna
4
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
Protocollo di intesa
Ottobre 2005
VITA DEL DISTRETTO
5
Rotary – Protezione civile
CALAMITÀ NATURALI
Il Rotary scende in campo per la difesa del territorio
Il distretto 2080 offre la piena e qualificata collaborazione per affrontare le situazioni di emergenza del territorio nazionale, soprattutto nei casi di calamità naturali,
nelle fasi successive all’emergenza vera e propria, quando si tratta di ricostruire e
normalizzare le condizioni di vita della popolazione.
L’accordo è esteso a tutti i club di Lazio e Sardegna e a quelli degli altri distretti.
Saranno stabilite procedure di mobilitazione rapide ed efficaci.
Una rete di
professionisti
altamente qualificata
G
Una lezione di apertura
e altruismo:
è il Rotary, bellezza
G
GIANCARLO
IRALDI
Presidente RC Roma Monte Mario
GIANPIERO AMALERI
Coordinatore distrettuale pubbliche relazioni e immagine
L’idea di realizzare una collaborazione fra Rotary e Protezione civile è nata due anni or sono in occasione di una relazione svolta dal vice capo del dipartimento, dr. Vincenzo Spaziante, presso il Rotary club Roma Monte Mario durante la
presidenza di Antonio Mastrangelo. Il passo successivo fu
quello di fare una attenta valutazione della composizione
dei club Rotary del distretto 2080, per offrire al dipartimento
della Protezione civile una collaborazione veramente utile e
significativa. Da questo studio è emerso che molte delle professionalità rappresentate ad alto livello nel nostro sodalizio,
come quelle di medici, architetti, ingegneri, avvocati, imprenditori, potevano costituire una base di collaborazione molto
valida nella fase di ricostruzione dopo una eventuale crisi.
Infatti se nella fase iniziale della emergenza causata da un
evento disastroso la gestione viene affidata alle classiche
istituzioni quali polizia, carabinieri, vigili del fuoco, la fase
successiva della uscita dalla emergenza richiede l’intervento
di professionisti disponibili a prestare la propria opera per
consentire alla popolazione il ritorno alla normalità, ed in
questa fase i rotariani possono trovare un impiego molto
importante e socialmente assai rilevante.
Da una valutazione statistica delle qualifiche rappresentate
nei circa 80 club del nostro distretto l’incidenza percentuale
delle diverse professionalità risulta così distribuita: al primo
posto gli imprenditori (20% del totale, in pratica uno su cin-
Il protocollo d’intesa tra i Rotary di Roma e la Protezione civile è stato firmato presso la sede storica del Dipartimento a
Roma, in via Ulpiano 11.
È stato sottoscritto dai presidenti di tutti i club romani, guidati dal governatore Giorgio Di Raimondo. Nel suo intervento Di Raimondo ha indicato la concreta possibilità che in
tempi brevi l’accordo possa essere ampliato in due direzioni.
Da una parte esso potrà comprendere tutti i Rotary del
distretto 2080, allargandosi quindi ai club del Lazio e della
Sardegna. E non vi è chi non veda l’importanza di questo sviluppo, riguardando aree spesso soggette a eventi, specie
incendi boschivi, che richiedono sempre più attente strategie di intervento.
Dall’altra il governatore prevede l’adesione di altri distretti.
“Ho già parlato – ha detto Di Raimondo – con il mio omonimo del distretto 2060, che riunisce il Veneto e la Venezia Giulia, verificando un orientamento disponibile. Si può ragionevolmente pensare di poterci progressivamente avvicinare a
un accordo a livello nazionale con tutti i distretti italiani, che
io stesso – ha concluso Di Raimondo – mi impegno a consultare in tempi brevi”.
Rispondendo a queste parole, il dottor Vincenzo Spaziante,
vice capo dipartimento in rappresentanza del responsabile
Guido Bertolaso – trattenuto proprio in Sardegna dalla
necessità di coordinare gli interventi per un grande incendio
boschivo – ha sottolineato l’importanza della convenzione.
“L’aspetto che più mi colpisce – ha detto Spaziante – è dato
non solo dall’alta qualificazione delle professionalità che il
Rotary potrà mettere a disposizione della Protezione civile,
ma anche dal fatto che si tratta
di competenze in dialogo fra
loro, così come appartiene alla
tradizione del sodalizio, fin
dalle sue origini. I problemi che
la Protezione civile si trova ad
affrontare sono problemi complessi e interdisciplinari, cui
poco giovano specializzazioni
chiuse in se stesse. Lo spirito di
servizio, di apertura, di altruismo, di reciproca collaborazione che caratterizza il Rotary è la
Da destra verso sinistra, Giancarlo Giraldi, presidente del club Monte Mario, iniziatore dell’accordo, Vinmigliore premessa per l’efficacenzo Spaziante, vice capo dipartimento della Protezione civile, Giorgio Di Raimondo, governatore
cia della collaborazione che
distretto 2080, Gianpiero Gamaleri, coordinatore distrettuale PR e immagine.
intende prestare alla ProtezioLa firma del protocollo d’intesa fra 25 club romani e il dipartine civile. L’ingegnere deve parlare con il medico, l’architetto
mento della Protezione civile, avvenuta il 25 luglio 2005, precon l’economista, il sociologo con il biologo e così via. Il
sente il governatore del distretto 2080 Giorgio Di Raimondo,
Rotary già lo fa e può mettere questa sua efficace impostaha suggellato questo accordo di collaborazione, ma rapprezione a disposizione della emergenze”.
senta solo la prima pietra dell’edificio, in quanto l’accordo
“Il dottor Spaziante ha interpretato così bene lo spirito rotadiventerà veramente utile ed operativo quando un numero
riano – ha aggiunto il governatore – da renderlo un candirilevante di club in Italia avranno aderito all’accordo. Ed è in
dato ideale a far parte del nostro sodalizio”.
questa direzione che ci muoveremo da oggi in poi, per stabiliSono stati particolarmente festeggiati i due rotariani che
re delle procedure di mobilitazione rapide ed efficaci e per
hanno promosso e dato impulso a questa iniziativa: Giancarconsentire una adesione semplificata di un numero più ampio
lo Girardi, presidente del Roma Monte Mario, che ha propopossibile di Rotary club, prima a livello distrettuale e poi intersto l’idea ed ha preso i primi contatti, e Luigi Schiffino,
distrettuale. Quando tutti e dieci i distretti italiani saranno
responsabile del Coordinamento dei Rotary romani (Co.In)
coinvolti, il dipartimento della Protezione civile potrà contare
che ha saputo con tenacia portare al tavolo della firma tutti i
sulla collaborazione
club della capitale.
fattiva del Rotary che
Ora resta da preveNE PARLA ANCHE IL CORRIERE DELLA SERA
sul territorio nazionadere e sviluppare
Il “Corriere della sera”, nella edizione del 29 luglio 2005, sottolinea l'imle ha una diffusione
tutto l’impegno
portanza dell'intesa:
capillare. Lavoreremo
per dare esecuzio«La Protezione civile potrà contare su ingegneri, architetti, medici,
con impegno per
ne a questo imporimprenditori ed esperti messi a disposizione dal Rotary International, che
contribuiranno a far fronte alle emergenze connesse a calamità naturali
raggiungere questi
tante accordo, indie a portare soccorso alle popolazioni sinistrate. E' quanto prevede un proobiettivi, certi del
viduando gli strutocollo d'intesa firmato da Guido Bertolaso, e dai presidenti dei Rotary
sostegno di tutti i
menti operativi più
club romani, guidati dal governatore distrettuale Giorgio di Raimondo».
soci italiani.
efficaci.
que), seguiti da avvocati e notai (14%), medici (12%), commercianti (11%), commercialisti (7%), pubblica amministrazione (6%), ingegneri (5%), architetti (4%), forze armate (3%),
farmacisti (1%), altro (17%).
6
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
Ottobre 2005
7
VITA DEL DISTRETTO
Il Rotary e le nuove categorie del lavoro
1
Ci sono 400 nuove professioni nel mondo: quante di esse sono rappresentate nel Rotary? Occorre allargare le basi sociali rotariane per essere specchio di una società in movimento che elabora in fretta i cambiamenti e lascia ai margini chi non è multiforme e multimediale. La logica del lavoro vuole fantasia e creatività
AAA
cercasi estro e fantasia
P
NUNZIO RIMAVERA
Rotary club Roma Parioli
Nella società fordista e produttivistica
su modello americano di inizio novecento il Rotary nasce come risposta
umana, sociale e solidale di servizio al di
sopra dell’interesse personale da parte
degli stessi leader di quella società
industriale. Oggi che viviamo appieno
nell’era postindustriale e ha ormai concluso la sua funzione quel modello di
sviluppo valido fino agli anni settanta,
nella società sono emersi indirizzi economici differenti verso cui puntare. La
deindustrializzazione è un fiume in
piena, un mare che non si combatte, ma
in cui si deve navigare decidendo rotta
e comportamenti e cercando, semmai,
nuove opportunità.
Non c’è futuro. Il mercato non è dato
più soltanto dalla domanda e dall’offerta, ma è costituito anche dalle relazioni, come richiamato anche da Adam
Smith che ha teorizzato sul mercato
tanto la presenza della mano invisibile, quanto del peso delle relazioni
sociali ed economiche che creano
molte più opportunità del passato. Il
mondo è cambiato e non c’è futuro
per chi non voglia ripensarsi in modo
diverso.
Dall’economia globalizzata ci sono
spinte che chiamano a interpretare
lavoro, impresa, professione secondo
processi formativi diversi dal passato e
predisposizione a rapporti sociali nuovi.
Di conseguenza, la logica del lavoro
prevede nuovi riferimenti e al lavoratore, a qualsiasi livello, si richiedono requisiti quali fantasia e creatività.
Nuovo umanesimo. Emerge, nel contempo, quello che molti sociologi
hanno definito come bisogno di un
nuovo umanesimo che colga tanto le
spinte verso un recupero di valori legati
alla persona, quanto la necessità di
rispondere alle sollecitazioni del mercato globale in termini di efficienza,
modernità e qualità e in chiave di promozione dei valori umani.
Nascono nuove figure professionali e
metodi di approccio diversi dal passato
verso occupazioni sconosciute solo
pochi anni fa. La capacità di cogliere le
nuove spinte dal cambiamento è uno
dei requisiti fondamentali richiesti dalle
imprese a chi si immette nel lavoro e
questa è una delle manifestazioni più
evidenti di una società che elabora in
fretta il cambiamento e che “macina” il
lavoratore se non è di multiforme ingegno e multifunzionale.
Rigenerarsi. La necessità di cogliere le
evoluzioni nel campo della comunicazione o in quello della finanza, o ancora
nella ricerca, giusto per fare alcuni tra gli
esempi più evidenti, comporta l’esigenza
di un costante adeguamento professionale o, addirittura, la sostituzione di figure consolidate nel passato con soggetti
caratterizzati da requisiti quali flessibilità
e capacità di aggiornarsi e rigenerarsi.
Anche il Rotary, che è una parte non
secondaria della società, ha affrontato
in tutto il mondo un dibattito che ha
colto appieno queste novità. La risposta
è stata l’allargamento della base sociale
a categorie nuove del lavoro. Ma ancora
moltissime di queste non sono presenti
nei club.
La scuola della vita. Un’analisi effettuata da esperti del mercato del lavoro
evidenzia che oltre alle professioni tradizionali, pur dovutamente aggiornate,
secondo le vecchie codificazioni, ci
sono circa quattrocento nuove professioni che spesso non si apprendono a
scuola, ma vengono apprese, o addirittura costruite, nell’ambito delle imprese
accanto a persone che svolgono attività
ad esse prossime.
In questa logica un giovane spesso oggi
si trova quasi nell’impossibilità di stabilire cosa farà da grande perché nell’arco di
pochi anni il panorama lavorativo cambia radicalmente. L’importante è adeguarsi al concetto del despecializing the
specialist: il lavoratore del XXI secolo
deve essere un uomo integrale molto
preparato e specializzato, ma contemporaneamente creativo e con un “contorno”
molto più ampio. Sarà, infatti, grazie alla
interdisciplinarietà che si potrà affrontare il mondo del lavoro. Un avvocato deve
sapersi destreggiare con il diritto in tutto
il mondo, un chirurgo che operando non
sappia utilizzare al meglio le risorse
informatiche o la robotica non è adeguato ai tempi, un giornalista che non cono-
Così parlò
KARL POPPER
“Il futuro è decisamente aperto,
esso dipende da noi, da tutti noi,
dipende da quello che noi e molte
altre persone facciamo e faremo
oggi, domani e dopodomani. E
quello che facciamo e faremo
dipende a sua volta dai nostri
pensieri e dai nostri desideri,
dalle nostre speranze e dalle
nostre paure. Dipende da come
vediamo il mondo e da come
valutiamo le possibilità largamente disponibili del futuro. Invece di
posare a profeti dobbiamo diventare i creatori del nostro destino
e imparare a far le cose nel
miglior modo che ci è possibile e
di andare alla ricerca dei nostri
errori, ma questo significa che
dobbiamo cambiare noi stessi.”
8
VITA DEL DISTRETTO
sca l’evoluzione dei mezzi di comunicazione è tagliato fuori dalla professione.
Tutti questi mutamenti, queste nuove
professionalità e questa flessibilità,
hanno lo scopo di creare nuova occupazione, ma soprattutto di perseguire l’obiettivo della qualità totale.
Essere giovani. Queste novità rappresentano la sostanza del futuro della base
sociale del Rotary del terzo millennio. Il
2
Rotary oggi ha molti soci che socialmente e professionalmente non rispecchiano i canoni del passato. E sono soci onorevoli che rispecchiano pianamente il
secolo in cui viviamo. Non pochi club
hanno compreso l’importanza di
aggiornare i propri organici per essere
pienamente specchio della società. Le
professioni e i contesti mutano con velocità e chiedono all’uomo capacità di
rigenerarsi costantemente e di essere
Ottobre 2005
Alcune considerazioni sulle professioni esercitate dai rotariani
Come siamo messi
in classifica?
B
GIUSEPPE
ORDIGNON
Segretario Rotary club Viterbo
gnati a una particolare categoria in
base alla professione o all’attività esercitata”.
L’articolo 7 dello statuto tipo dei club
VITA DEL DISTRETTO
9
giovane non solo anagraficamente, ma
anche nelle scelte professionali.
Anche nel Rotary occorre essere capaci
di rigenerarsi e di aprirsi concretamente
alle nuove professioni. Il rischio, altrimenti, è di non essere più al passo con i
tempi, al contrario di quanto furono
Paul Harris e i suoi amici un secolo fa nel
dare una risposta forte in chiave umana
e di servizio all’industrializzazione del
Novecento.
Sono in uso due elenchi di classifica curati dall’Istituto culturale rotariano e dal Rotary international. Ma i club spesso hanno diversità di
comportamento al momento dell’ammissione di nuovi soci. È necessario avere principi certi per evitare decisioni difformi: il consiglio di
legislazione dovrebbe promuovere l’interpretazione autentica della
norma. Il caso dei soci che non esercitano più la professione o sono in
pensione: come vanno classificati?
La classifica come è definita ufficialmente dal manuale di procedura 2004,
è il “sistema mediante il quale i soci, al
momento dell’ammissione, sono asse-
Ottobre 2005
precisa inoltre che è da prendere in
considerazione “l’attività principale” del
socio o dell’impresa, società o ente di
cui fa parte.
Due elenchi. Occorre anche ricordare
l’esistenza e l’uso di due elenchi di classifiche.
1) Quello redatto a cura dell’Istituto culturale rotariano (vedi pubblicazione
dell’Icr datata settembre 1995), elenco
esauriente in tutti i settori lavorativi esistenti in Italia. L’elenco comprende le
indicazioni della “classifica generale”
(agricoltura - artigianato ecc.), la “classifica specifica ” (agricoltura : allevamento
- colture arboree ecc) e la “classifica particolare” (agricoltura : allevamento - animali da pelliccia, api ecc.).
2) Quello denominato “elenco nuovi
codici occupazionali” redatto dal Rotary
International, molto sintetico e incompleto nel settore del lavoro in Italia.
Questo elenco prevede solo le classifiche generale e specifica.
Coesistenza. Il primo viene usato dai
club italiani ed è quello che trova
riscontro nelle indicazioni delle attività
professionali dei soci nell’annuario
redatto e distribuito a cura dell’Icr.
Il secondo è usato dal RI nel “rapporto
semestrale” sul quale appaiono le indicazioni di classifica con la numerazione
dell’elenco numero 2. In occasione di
tale rapporto infatti il prospetto che
alleghiamo al rapporto, per ogni nuovo
socio, viene compilato con riferimento a
quest’ultimo elenco.
Possiamo dire che i due elenchi possono coesistere, considerando che il
secondo risponde alle esigenze statistiche del RI, mentre il primo ha una maggiore possibilità di applicazione in Italia
in relazione al mondo del lavoro e alle
attività professionali.
Nuovi soci. Fatta questa premessa,
prendendo come base la casistica da
me raccolta in vent’anni di attività rotariana svolta con incarichi in due distretti, al nord ed al centro Italia, ho avuto
modo di osservare alcune diversità di
comportamento, da parte dei club, per
quanto riguarda l’applicazione delle
classifiche. Queste ultime hanno una
Le considerazioni
dell’articolista
possono essere
approfondite da
altri soci, che
ritengano di avere
idee propositive in
materia, per
iniziare un proficuo
dibattito volto a
omogeneizzare
l’applicazione
concreta
dell’assegnazione
degli iscritti in base
alla professione o
all’attività svolta
10
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
verla potrebbe essere una iniziativa del
nostro prossimo congresso distrettuale,
da presentare al consiglio di legislazione quale proposta di risoluzione.
notevole influenza nell’ammissione di
nuovi soci. Il problema non è del tutto
risolto, anche dopo la precisazione contenuta nel manuale di procedura 2004,
circa il numero dei soci ammessi alla
stessa classifica (5 per i club fino a 50
soci, il 10% per i club con più di 50 soci).
Questa decisione ha inteso evidentemente eliminare le ricerche forzate, in
tema di classifiche, a volte ricorrenti per
ammettere qualche nuovo socio.
Dubbi e diversità. Il problema di base è
quello interpretativo perché non è del
tutto chiaro, quanto meno non esplicito, se l’applicazione della nuova disposizione si riferisca alla classifica generale,
a quella specifica o a quella particolare.
Da questo dubbio interpretativo sono
nati e possono nascere diversità di comportamenti da parte di qualche club.
Certo è che la valutazione in questione
ha una diversa influenza ponderale a
seconda delle strutture economiche
locali. È però necessario avere un principio certo. La valutazione sull’argomento classifiche, contenuta nelle
parte prima del manuale di procedura
“I club” pag. 8 (ultime quattro righe del
primo capoverso), dal tenore molto
possibilista, può prestarsi a decisioni ai
limiti della norma.
La regola. Per tutte queste considerazioni, mi sembra che si possa affermare
che la regola (dei 5 soci e del 10%) si
debba riferire alla classifica specifica e
certamente no a quella particolare. Per
fare un esempio, nel caso di un medico :
attività libere e professioni; medici.
75.63.00 (Icr 22.00) (Ri).
Nel caso di un avvocato: attività libere e
professioni; avvocati. 75.21.00 (Icr)
18.01 (Ri).
Di conseguenza non potranno mai
essere ammessi ad un club 2 medici
cardiologi o 2 avvocati di diritto di
famiglia.
Consiglio di legislazione. Per una conferma di questa interpretazione potrebbe essere utile una risoluzione del consiglio di legislazione, quale interpretazione autentica della norma. A promuo-
Gli aggiornamenti. Sull’argomento
classifiche si dovrebbe inoltre richiamare l’attenzione delle commissioni dei
club su un più attento aggiornamento
delle stesse. Specialmente i club di più
antica costituzione hanno soci che da
più tempo non esercitano più la professione o che sono in stato di quiescenza
per l’incarico pubblico o privato ricoperto. In questi casi l’aggiornamento
dovrebbe distinguere.
1- Il caso del professionista (già iscritto
alla relativa categoria professionale) e
classificato nel club come tale secondo
il mio parere non dovrebbe perdere la
sua prerogativa professionale all’atto
della cancellazione dall’albo, e neanche
quella ricoperta presso il club (anche se
in ogni caso verrebbe escluso dal computo del 10% sopra menzionato). Infatti la sua competenza non cessa con la
cessazione dell’esercizio. Nell’indicazione sull’annuario si porrebbe la necessità dell’indicazione dello stato di quiescenza.
2- Il caso del dirigente o titolare di un
pubblico incarico nel momento in cui
cessa l’esercizio dell’incarico, se il suo
servizio quale socio del club continua, si
dovrebbe riclassificare tenendo conto
di eventuali attività subentrate e
comunque dovrebbe tenersi nota dello
stato di pensionamento.
11
PERISCOPIO
Ottobre 2005
L’astronautica sta scrivendo una nuova Eneide
ANCHE IL ROTARY
NELLO SPAZIO
Grazie al colonnello Vittori il guidoncino del club Roma Olgiata ha volato oltre l’atmosfera terrestre
Il Rotary vola in cielo, oltre l’atmosfera
terrestre. Grazie al colonnello Roberto
Vittori, socio onorario del club Roma
Olgiata, che ha portato il guidoncino
del club sulla Soyuz e sulla International
space station (Iss) in occasione della
seconda missione spaziale effettuata a
fine aprile 2005 (vedi foto).
Sul guidoncino – chiarisce il socio Maurizio Munno – è impresso l’annullo spe-
ciale della stazione spaziale: è molto
probabile che sia il primo “manufatto”
rotariano ad avere volato così in alto. Un
grande primato e un grande avvenimento per la scienza italiana, che vede
protagonista – anche se di rimbalzo – il
Rotary.
E sulla navicella – a bordo della quale
c’erano un italiano, un russo, un americano – s’è respirata aria rotariana.
Abbiamo avvicinato il colonnello Vittori,
che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione.
“Le due missioni a cui ho partecipato
sono state profondamente diverse tra
loro per complessità e finalità. La missione Eneide è stato un esperimento
riuscito e, adesso, bisogna andare avanti. Spero che il prossimo passo sia una
missione di lunga durata.
“ Confermo il mio ottimismo sul futuro
dell’Italia nello spazio e devo sottolineare il forte contributo del ministero della
difesa e dell’aeronautica
militare
in
questa partecipazione alla
conoscenza.
Personalmente vedo un
grande interesse delle due
istituzioni verso il settore
aerospaziale e
continuerò
con orgoglio a
indossare la
divisa azzurra.
“Credo che la partecipazione italiana
alle missioni sia un esempio della auspicata comune coscienza europea.
“Sono onorato di aver potuto contribuire alla conoscenza e alla promozione
del Rotary international le cui finalità di
servizio, riconosciute in tutti i paesi del
mondo, hanno numerosi elementi in
comune con le stesse finalità delle attività aerospaziali. Tutti e due puntano a
creare condizioni di migliore qualità di
vita, di progresso tecnologico e di conoscenza dei popoli”.
Pilota, astronauta, ingegnere,
commendatore e medaglia d’oro
Nato il 15 ottobre 1964 a Viterbo (41
anni proprio in questo mese di ottobre:
auguri da tutto lo staff
della rivista), sposato
con Valeria Nardi,
padre di tre bambini,
Vittori ha frequentato i
corsi regolari dell’accademia aeronautica
di Pozzuoli, conseguendo il brevetto di
pilota nel Texas (Usa).
Ha avuto tantissimi riconoscimenti: tra
gli altri ricordiamo la medaglia d’oro al
valore aeronautico attribuita dalla presidenza della Repubblica e il titolo di
commendatore della Repubblica da
parte del presidente Ciampi.
Vittori ha volato per circa 2 mila ore su
quaranta tipi diversi di aeroplani e nel
luglio 1988 è stato selezionato come
astronauta dall’agenzia spaziale italiana
(Asi) in cooperazione con il centro
astronomico europeo dell’Esa.
Ha lavorato a lungo presso la Nasa di
Houston e presso Star City, vicino
Mosca, partecipando nel 2002 alla missione taxi-flight Marco Polo, quale
primo astronauta italiano a partire dalla
base di lancio di Baikonur.
Vittori (ingegnere di volo) con Gidzenko
(comandante) e Shuttleworth (astronauta non professionista) hanno portato a termine una serie di esperimenti di
fisiologia umana e di fisica dei materiali
in microgravità.
Nell’aprile 2005 ha partecipato alla
seconda missione spaziale Eneide con
la nuova Soyuz.
12
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
Ottobre 2005
13
VITA DEL DISTRETTO
Sempre più numeroso l’esercito dei poveri
Riflessioni sulla povertà: su quella italiana e su quella del terzo mondo, in particolare dell'Africa. Due articoli per esaminare il fenomeno da chi vive e opera nel Rotary
e da un giornalista esterno. Due considerazioni amare sulla iniqua distribuzione
delle risorse, sui dispotismi, sulle corruzioni, sui mondi – incluso talvolta quello occidentale – dove gli errori diventano orrori. L'erronea convinzione che l'unica strada
per combattere la povertà sia quella degli aiuti economici.
A FINE STIPENDIO
AVANZA TROPPO MESE
Il paese sta invecchiando
mentre si assottigliano le
risorse per garantire un
adeguato welfare state.
Anche il terzo mondo è in
condizioni sempre peggiori:
sono 840 milioni le persone
che soffrono di denutrizione
cronica e di essi 200
milioni sono bambini sotto i
cinque anni. L’importanza
del Rotary nella lotta alla
povertà attraverso progetti
umanitari locali e
internazionali. Solo una
persona su cinque ha cibo
sufficiente al fabbisogno
d’ogni giorno nonostante la
decisa crescita della
produzione alimentare
mondiale.
Tanzania: il mercato
C
GIAN PAOLO
IOCCIA
Segretario Rotary Club Roma Parioli
La situazione attuale delle prospettive
di sviluppo dei paesi meno avanzati
mostra un quadro abbastanza contraddittorio. Infatti i risultati di quest’ultimo
decennio in termini di lotta alla povertà
e all’esclusione sociale appaiono deludenti e, come emerge dal rapporto
Dac/Ocse (Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico)
sullo sviluppo 2000, sembra destinato al
fallimento l’obiettivo del dimezzamen-
to della povertà entro il 2015 come
auspicato nella Dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite.
Secondo gli sconcertanti dati diffusi da
queste ultime organizzazioni sono 840
milioni gli individui che nel mondo soffrono di denutrizione cronica e di essi
200 milioni sono i bambini al di sotto
dei cinque anni che soffrono di una
forma acuta o cronica di insufficienza di
proteine e calorie.
Sovrappopolazione. Ingenti risorse
economiche vengono elargite dal
Rotary International e dalla Fondazione
Rotary per la sovvenzione di programmi
umanitari destinati ai poveri che vivono
nei più disparati angoli del pianeta. Purtroppo il solo aiuto economico, seppur
fondamentale, non è sufficiente a risolvere il complesso problema della fame
nel mondo. La sovrappopolazione, risorse insufficienti o sfortunati condizionamenti climatici rappresentano concause
ineliminabili del fenomeno, tant’è che –
sempre secondo i dati delle Nazioni
Unite – nei paesi in via di sviluppo solo
un individuo su cinque ha una quantità
di cibo sufficiente al proprio quotidiano
fabbisogno nonostante negli ultimi
trent’anni la produzione alimentare
mondiale sia cresciuta a un tasso più
alto dell’incremento demografico. Rimane infatti irrisolto il problema della poco
efficace ed efficiente produzione e nella
iniqua distribuzione delle risorse.
Il programma 3H. Proprio in questa
ottica si inserisce l’impegno del Rotary
che coinvolge attivamente nei progetti i
propri volontari che, oltre ad attuare
campagne di informazione tra le popolazioni e a rendersi fisicamente disponibili nella organizzazione e nella attuazione dei diversi progetti, aiutano a
creare il know-how necessario per far sì
che i beneficiari dell’intervento diventino autonomi al termine del progetto.
Ogni rotariano è invitato ogni anno a
sostenere tangibilmente i programmi
della Rotary Foundation e ognuno di
essi ha l’opportunità di mettere la propria esperienza e capacità professionale
al servizio di progetti umanitari locali o
internazionali: da ciò si creano rapporti
con le istituzioni del territorio e al
tempo stesso con istituzioni internazionali (Oms – Unesco – Fao).
Già dal 1978 la Fondazione Rotary ha
messo in piedi il programma 3H (health,
hunger and humanity) con la sovvenzione di progetti su larga scala che ogni
Rotary club si impegna giorno dopo
giorno a trasformare in realtà.
Tanti progetti. È impossibile ricordare le
migliaia di progetti che dalla Fondazione
ad oggi sono stati realizzati grazie all’iniziativa e alla buona volontà dei soci.Qualunque scelta di elencazione rischia di
essere parziale per i tanti che verrebbero
ingiustamente lasciati nell’ombra.
Tuttavia non si può non ricordare il progetto PolioPlus, “il dono del Rotary ai
bambini del mondo” finalizzato a eradicare la poliomielite dal pianeta, che dal
1985 ha comportato lo stanziamento di
circa 500 milioni di dollari di cui hanno
beneficiato oltre due miliardi di bambini in ben 122 paesi fra i più poveri del
mondo. Un altro esempio fra i tanti e a
noi più vicino è rappresentato dall’iniziativa del Rotary club Roma Sud Est,
con la quale è stato dato l’avvio a un
progetto in Tanzania per la creazione di
un orfanotrofio a Iringa nel villaggio di
Lwanj’a per gli orfani delle vittime dell’Aids (una piaga che sta decimando la
popolazione attiva dell’Africa) dove i
bambini potranno imparare un mestiere acquisendo conoscenze e competenze che li renderanno autosufficienti al
raggiungimento della maggiore età.
Ricchi e poveri. In realtà tutti i progetti,
anche i più piccoli, hanno una funzione
fondamentale sia per l’aiuto materialmente portato, sia per la spinta propositiva che stimola a fare sempre di più.
È comunque essenziale ricordare che se
nella realtà geo-politica globalizzante
che stiamo vivendo il gap fra paesi ricchi e paesi poveri è sempre più profondo, non è più possibile connotare il
terzo mondo in aree geograficamente
in passato ben localizzate e distanti
qualche ora d’aereo da noi.
La forte crescita demografica e l’assetto socio-economico di molti paesi in
via di sviluppo (ristagno economico,
elevata disoccupazione e sottoccupazione, mancanza di prospettive per le
fasce di popolazione più giovane,
guerre endemiche, carestie, ecc.) costituiscono fattori determinanti per la
crescita di preoccupanti ed incontrollati flussi migratori verso le aree a maggior reddito e benessere, con conseguente condizionamento delle relazioni fra paesi in via di sviluppo e i paesi
avanzati.
La soglia. Anche in questo caso il
Rotary con i suoi tanti progetti locali
offre un supporto attivo e costruttivo
verso queste persone alla ricerca di un
riscatto umano e sociale in attesa che si
creino le condizioni strutturali per una
dignitosa integrazione sociale ed economico-lavorativa.
RAPPORTO ONU, LE CIFRE DELLA DISFATTA
Cifre terrificanti dal 16° rapporto Onu sullo sviluppo umano. I dati –
conosciuti in questi giorni – si riferiscono al 2003 e riguardano 175
paesi membri: 2,5 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al
giorno; 10 milioni di bambini morti ogni anno per cause che si potrebbero prevenire; 1 miliardo senza acqua potabile; 2,6 miliardi senza
servizi sanitari; 115 milioni di bambini non vanno a scuola.
Tra le nazioni più ricche (ai primi posti Norvegia, Islanda, Australia)
Italia occupa il 18° posto. La nazione più povera è Niger, di poco preceduta da Sierra Leone, Burkina Faso, Mali e Ciad.
14
Purtroppo il terzo mondo è anche più
vicino di quanto possiamo pensare. La
soglia di povertà si sta espandendo
anche nella nostra comunità con conseguenti problematiche fino a qualche
anno fa impensate e talora a tutt’oggi
ignorate o sottostimate.
Secondo i recenti dati dell’Istat una
famiglia italiana su cinque è povera o è
a rischio di diventarlo. I nuovi poveri, un
esercito all’incirca di 7 milioni e mezzo
di persone con una percentuale in
aumento nel mezzogiorno d’Italia, sono
gli insospettabili che hanno difficoltà ad
arrivare alla fine del mese con un solo
stipendio, che deve garantire le necessi-
Altissima mortalità (25
mila persone ogni giorno
muoiono di fame), carestie,
miseria, malattie,
violazione dei diritti umani,
guerre civili, crudeli
satrapie, corruzione delle
istituzioni, carenza di
alfabetismo, mancanza di
servizi basilari quali luce e
acqua: che brutta
fotografia quella
dell’Africa.
Dobbiamo sbarazzarci del
complesso di colpa per il
passato colonialismo,
smettere di dare soldi “ad
occhi chiusi” e insegnare
agli africani a pescare e
non limitarci a regalare il
pesce. E smettere di essere
ipocriti, facendo i paladini
dell’economia globale a
parole e i protezionisti nei
fatti. Aiutiamo l’Africa ma
con raziocinio.
VITA DEL DISTRETTO
tà di una intera famiglia; sono gli anziani soli che, sempre secondo fonti Istat,
spendono circa il 60% del reddito per
l’acquisto di medicine, per vitto e alloggio; sono le famiglie che hanno a carico
persone disabili e/o anziane che necessitano di cure e assistenza non sempre
garantite dallo Stato; sono i sempre più
numerosi disoccupati o lavoratori licenziati. Siamo un paese che sta progressivamente invecchiando e le risorse per
garantire un adeguato welfare state si
stanno vieppiù assottigliando.
Aiutare l’”altro”. Anche in queste complesse dinamiche di casa nostra i rota-
Ottobre 2005
riani si prodigano per diffondere la cultura del servizio e dell’attenzione verso
l’”altro” con progetti e piccole grandi
iniziative in grado di portare dignità e
umanità ai meno abbienti. E questo
anche grazie alla particolare attenzione
che il Rotary rivolge ai giovani rotaractiani, i futuri professionisti che opereranno nella società civile, che sono incoraggiati a diventare ambasciatori della
pace e a proporre e a partecipare attivamente ad azioni di volontariato in
modo da garantire un prosieguo e una
diffusione degli universali ideali che
rappresentano i fondamentali principi
che muovono il Rotary stesso.
IL BENE
VA FATTO BENE
T
EGIDIO ODESCHINI
la voce.info
I concerti “Live8”, svoltisi qualche tempo
fa, a qualcosa sono serviti: a farci ricordare che c’è un’Africa che soffre. E a farcene parlare, benché non sia facile: sulla
sua situazione economica, politica e
sociale e sugli aiuti che l’Occidente le ha
offerto ed ancora offre si hanno notizie
spesso parziali, sovente contraddittorie,
sempre tardive. Non è facile neppure
sbarazzarsi del complesso di colpa per il
passato colonialismo, che blocca l’interventismo concreto degli Stati d’Europa.
E non è facile individuare la terapia giusta per sanare quel continente da tutti i
suoi mali.
Molti mali. Non sono pochi: c’è l’altissima mortalità (solo per fame, 25.000 persone al giorno!), dovuta a carestie, miseria,malattie,violazione dei diritti umani e
guerre civili; c’è la truce crudeltà di alcune satrapie (quella di Mugabe nello Zimbabwe è solo una tra tante); c’è la corruzione endemica degli apparati istituzionali di molti stati; c’è la carenza di alfabe-
tismo, di modernizzazione culturale, di
preparazione professionale, di conoscenze e strumenti tecnologici, perfino
di servizi basilari quali acqua e luce.
Errori e orrori. È di vecchia data la
situazione drammatica dei paesi africani. E serve poco, a loro e a noi, manifestare violentemente, come fanno anarchici e black bloc: se sono tanto “caritatevoli”, perché non vanno in Africa ad
aiutare quella povera gente? Serve
poco polemizzare su chi porta la
responsabilità dell’attuale situazione o
su come intendere il concetto di “solidarietà”, per alcuni sinonimo di esportazione di democrazia e tecnologia, per altri
equivalente a porte aperte all’immigrazione. Incominciamo a interessarci
seriamente al grave problema di questa
non piccola parte del mondo nella
quale si concentrano orrori ed errori.
Facciamolo prendendo coscienza dei
suoi aspetti incontestabili e delle diverse terapie di cui necessita.
La corruzione. Aiuti finanziari, per
esempio. Certo, se paragonati ai sussidi
stanziati dall’Unione Europea a favore
Ottobre 2005
della propria agricoltura (il 45% dell’intero bilancio comunitario, pari a 175
milioni di euro), i 25 milioni inviati in
Africa sono ben misera cosa. Ma se
riflettiamo che qualcosa come l’80% di
essi - a volte anche di più, fino al 94% non arriva sulle mense dei poveri ma
entrano nelle tasche dei corrotti governanti locali o sono reinvestiti fuori del
continente nero (dati forniti dall’agenzia Uneca dell’Onu), c’è da chiedersi se
valga veramente la pena di fare tale elemosina. E c’è da domandarsi dove finiranno i 40 o 50 miliardi di dollari dall’azzeramento del debito pubblico a 18
Stati subsahariani (su 47), previsto dai
responsabili istituzionali dell’ultimo G8.
Anche perché, a causa del terrorismo
I soldi inviati in
Africa sembra che
dicano: “Tu sei
povero? Mi spiace
ma noi andiamo
nelle tasche dei
governanti”.
È la solita storia
dei soldi che
chiamano i soldi.
VITA DEL DISTRETTO
we, che di soldi ne hanno intascati di
più, ma la cui gente dispone di 182
euro. L’anno!
Prevenire e curare. Se non esiste relazione tra quantità di aiuti offerti e sviluppo prodotto, che fare? Sarebbe ingiusto e disumano interromperne l’erogazione. Ma occorre però chiedere, in contropartita, il rispetto dei diritti umani e il
monitoraggio. Ed adoperare i fondi a
disposizione per prevenire, oltre che per
curare. Prevenire vuol dire insegnare a
pescare, non limitarsi a regalare il pesce.
Vuol dire, cioè, istruire, diffondere
mestieri e tecnologie, adoperare il raziocinio (le infezioni intestinali e la malaria
fanno strage: ma è inutile mandare zanzariere a chi non ha un letto o una finestra cui applicarle, o il latte in polvere per
i neonati a chi non ha acqua potabile
con cui diluirlo!), ed accorciare le distanze con Internet. E vuol dire anche frenare i massacri ed educare all’igiene.
Prodotti africani. Ma non basta aprire
il portafoglio. Occorre pure essere
meno ipocriti, paladini a parole del mercato globale, protezionisti nei fatti,
quando conviene tenere lontani i prodotti africani, come fa l’Unione Europea
nel settore agricolo (l’abolizione dei
15
dazi avverrà, pare, nel 2009: ma quanti
saranno, in questi residui 4 anni, i morti
per fame?) e gli Usa per quello cotoniero. Perché sarà anche vero che gli stati
del continente nero devono ridurre in
fretta dispotismi e corruzione; ma è
altrettanto vero che gli occidentali
devono cambiare con urgenza il loro
programma di solidarietà, trasformandolo da “elemosina”, sia pure miliardaria,
in contributo concreto e razionale allo
sviluppo di quelle lande.
È dovere di tutti noi prendersi cura di
quella parte del mondo che soffre. Ma il
“bene” va fatto bene, altrimenti non
serve.Va fatto abbandonando l’idea che
l’unica strada da percorrere sia quella
degli aiuti economici. Va fatto andando
sul posto per educare, istruire, portare
assistenza tecnica e sedare le rivolte. Va
fatto, come auspica il presidente della
Commissione Europea Barroso, non “per
sentirci migliori” ma con oculatezza e
con discernimento, cioè tenendo conto
delle diverse realtà locali. E va fatto subito, senza rinviare alle calende greche.
Per solidarietà e carità ma anche per
convenienza dell’Occidente. Che solo
con il progresso dei Paesi sottosviluppati vedrà ridurre l’immane peso dell’immigrazione. Soprattutto clandestina
e terroristica.
mediorientale, questi stessi Stati si troveranno con una bolletta petrolifera più
alta di 9 miliardi di euro l’anno. E ricomincerà l’indebitamento.
Riforme eque. C’è piuttosto da prendere atto di una realtà, paradossale ma
assodata: il denaro elargito a pioggia e
“ad occhi chiusi”, senza controllare a chi
arriva e com’è usato, non contribuisce
allo sviluppo di quelle popolazioni. Il
Botswana, che si è dato riforme eque e
gode di una dirigenza adeguata, ha
ormai un reddito annuo pro capite di
oltre 6.000 euro, benché abbia ricevuto
pochissimi fondi. Contrariamente al
Ghana, allo Zambia, al Ciad, al Zimbab-
Il bimbo dentro lo scheletro della capanna è l’immagine dell’Africa imprigionata e strangolata
dalla povertà
(foto Mummolo Carla 2004)
16
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
QUI ROTARY FOUNDATION
a cura di Antonio Lico
Cresce la domanda di interventi umanitari nel mondo
FONDO PERMANENTE
garanzia del futuro
Come si possono fare le donazioni al Fondo. Pubblici riconoscimenti per chi
contribuisce ai finanziamenti. Le attività nette del Fondo al 30 Giugno 2004
ammontano a 141 milioni di dollari. Se si considerano anche le promesse di
donazioni il totale supera i 400 milioni.
C
ALBERTO
ECCHINI
Coordinatore Commissione Fondo Permanente
La fondazione Rotary è lo strumento
con cui i rotariani hanno la possibilità di
attuare una vasta gamma di programmi
educativi, culturali e umanitari.
Il Fondo programmi annuali è la base
vitale della Fondazione Rotary: senza la
continua contribuzione dei rotariani
non ci sarebbero le borse di studio degli
ambasciatori, gli scambi di gruppi di
studio, i programmi umanitari.
Per consolidare le prospettive future
della Fondazione nel 1982 è stato istituito il Fondo permanente il cui scopo è
quello di assicurare un reddito supplementare che permetta alla Fondazione
di far fronte alla domanda crescente di
interventi umanitari nel mondo. I contributi al Fondo permanente non sono
spesi, ma vengono investiti e solo le
rendite sono utilizzate per i programmi
di servizio.
COMMISSIONE FONDO PERMANENTE
Alberto Cecchini (RC Golfo d’Anzio) – Coordinatore
Antonello Mastrangelo (RC Roma Monte Mario) – Area Roma
Donato D’Angelo (RC Monterotondo Mentana) – Area Lazio
Leonardo Tilocca (RC Sassari Nord) – Area Sardegna
I vari tipi di donazione. Il Fondo offre a
rotariani e non rotariani l’opportunità di
contribuire in maniera permanente al
futuro del Rotary. Le donazioni al Fondo
permanente possono essere fatte
secondo diverse modalità: contanti,
donazioni di beni e lasciti testamentari.
1 - I benefattori. Il titolo di benefattore
è conferito a chiunque contribuisca con
un importo pari o superiore a 1.000 Usd
al Fondo permanente, oppure indichi il
Fondo quale beneficiario di un lascito
testamentario.
Il Fondo annuale e quello permanente
sono cioè uno il complemento dell’altro: il Fondo annuale finanzia i programmi attuali della Fondazione, il
Fondo permanente garantisce la continuità dei programmi nel futuro.
La politica degli investimenti. Ogni
anno gli amministratori rivedono la
politica degli investimenti per assicurare che il valore reale del Fondo cresca
nel tempo e che il tasso annuale di
spesa non superi il tasso di redditività a
lungo termine previsto meno il tasso
d’inflazione previsto. Negli anni in cui la
redditività del capitale investito, ricalcolata per tenere conto dell’inflazione,
supera il tasso di spesa, il surplus viene
reinvestito per far fronte ai periodi in cui
avviene l’inverso. Secondo questa politica, la somma destinata ai programmi
nell’anno 2003-2004 (ultimo rapporto
ufficiale pubblicato) sarebbe stata pari
al 6,5% del valore medio di mercato del
Fondo nei tre anni precedenti. La forte
gli amministratori hanno indetto una
moratoria sulle sovvenzioni per evitare
di intaccare la consistenza patrimoniale
del Fondo permanente.
A partire dal 1 luglio 2004 gli amministratori hanno ridotto il tasso di spesa al
4,5%, di cui 3,75% sarà destinato alle
borse di studio, lo 0,25% alle spese operative dei programmi e lo 0,50% allo sviluppo del fondo ed ai costi amministrativi di carattere generale.
I TITOLI RILASCIATI DAL FONDO
– Benefattore
= chi contribuisce con almeno 1.000 dollari
– Bequest society = chi contribuisce con un lascito testamentario
– Grande donatore = chi contribuisce con almeno 10.000 dollari
Ogni benefattore riceve un attestato
personalizzato ed un distintivo. Non ci
sono vari livelli di riconoscimento quale
benefattore ed il riconoscimento è permanente. Per diventare benefattori non
è necessario essere già Paul Harris Yellow, le due cose sono completamente
indipendenti.
Il Fondo
permanente riceve
contributi in
contanti,
donazioni di beni e
lasciti testamentari
Gli utili di donazioni al Fondo permenente possono essere indirizzati dal
donatore anche al Fodd (Fondo distrettuale).
2 - Bequest society. Diventa membro
della Bequest society una persona o
una coppia che indichi la Fondazione
Rotary quale beneficiaria di un lascito
testamentario.
Per lasciti di 10.000 dollari o più viene
consegnato un riconoscimento consistente in una spilla circolare diamantata
a sei livelli ed un cristallo al primo livello.
3 - I grandi donatori. Per grande donazione s’intende un contributo minimo
di 10.000 Usd, in contanti o vitalizi, che
segue a pagina 18
prospettiva di partecipazione sarà dai soci attentamente considerata.
L’impegno del distretto 2080 a favore della Fondazione è stato negli ultimi anni davvero significativo.
Continuiamo su questa strada e aiutateci a raccogliere questa nostra sfida e a vincerla.
discesa dei mercati finanziari negli ultimi tre anni, tuttavia, ha inciso sul valore
di mercato del Fondo, che è sceso sotto
il valore cumulativo delle donazioni. Di
conseguenza, nell’anno fiscale 2003-04
I contributi al
Fondo permanente
vengono investiti e
la Fondazione
Rotary ne utilizza le
rendite per
finanziare i
programmi di
servizio
17
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
Riconsideriamo il nostro modo di contribuire alla Fondazione Rotary e le diverse opportunità che ci vengono offerte.
Molti rotariani del nostro distretto in
tante occasioni hanno dimostrato grande generosità e sensibilità verso gli
obiettivi della Fondazione e più in generale del Rotary International. Siamo
perciò sicuri che anche questa nuova
18
può essere indirizzato sia al Fondo programmi (Fondo annuale) sia al Fondo
permanente.
I livelli di riconoscimento per i grandi
donatori sono sei. I donatori ricevono
uno speciale riconoscimento ed hanno
diritto ad un cristallo inciso, unitamente
ad un distintivo circolare con uno o più
diamanti a seconda del livello di donazione. I contributi sono cumulativi.
I grandi donatori i cui contributi cumulativi superano i 250.000 Usd possono
avere il ritratto esposto nella sala d’onore presso la sede centrale. I grandi donatori che raggiungono i livelli da due a
sei saranno iscritti permanentemente
nella Sala d’onore
Fondi e borse di studio. Ci sono anche
altre opportunità di donazioni, quali:
• borse di studio dotate ed intestate, da
parte di singoli, aziende, fondazioni,
per un importo di almeno 25.000 Usd
(importo pari al costo di una borsa di
studio). I club ed i distretti non possono mettere in comune dei contributi
per creare una borsa intestata. Le
borse dotate sono istituite con un contributo di almeno 150.000 Usd
• fondi intestati (almeno 25.000 Usd)
• finanziamento di un programma specifico (almeno 50.000 Usd)
• donazioni a favore dei centri rotariani
VITA DEL DISTRETTO
Il Fondo
permanente,
pilastro
fondamentale per le
attività del XXI
secolo, ha finora
investito oltre 60
milioni $us
di studi internazionali (almeno
500.000 Usd)
• donazioni aziendali
• donazioni pianificate, lasciti testamentari, vitalizi, assicurazioni sulla vita, cessioni di proprietà con diritti di usufrutto a vita.
Quattro aree. I capitali sono investiti in
quattro aree specifiche. L’allocazione
degli investimenti ha come target il
60% in azioni statunitensi, il 20% in
azioni non statunitensi, il 15% in titoli
ed il 5% in proprietà immobiliari.
I fondi sono investiti in maniera tale da
assicurare il sostegno finanziario dei
programmi odierni e la possibilità di
finanziarli in futuro. L’obiettivo principale è la conservazione del capitale e il
10 PRESIDENTI
PER 60 ANNI DI DEMOCRAZIA
Siamo all’ultimo anno del mandato presidenziale di
Ciampi. Vogliamo ricordare i nomi dei 10 presidenti della
Repubblica italiana con il relativo periodo della carica?
Enrico De Nicola 1946-1948 prima come capo provvisorio
dello Stato e poi come presidente
Lugi Einaudi 1948–1955
Giovanni Gronchi 1955–1962
Antonio Segni 1962–1964 (da agosto a dicembre 1964
sostituito da Cesare Merzagora, presidente del Senato)
Giuseppe Saragat 1964–1971
Giovanni Leone 1971–1978
Sandro Pertini 1978–1985
Francesco Cossiga 1985–1992
Oscar Luigi Scalfaro 1992–1999
Carlo Azeglio Ciampi 1999–
Ottobre 2005
suo aumento a un tasso più alto di quello dell’inflazione, al fine di garantire il
potere di acquisto del fondo.
Al 30 giugno 2004 le attività nette del
Fondo ammontavano a 141,3 milioni di
dollari, considerando anche le promesse di donazioni il totale ammontava a
414,6 milioni di dollari.
Sensibilità. Decidere di contribuire
alla Fondazione con una grande donazione sottende un continuato impegno nei confronti dell’azione internazionale ed una sensibilità verso la missione del Rotary International che va al
di là dell’impegno personale come
socio di un club.
Ad ogni donatore viene lasciata l’opportunità di contribuire conservando l’anonimato, tuttavia la Fondazione apprezza
l’opportunità di un pubblico riconoscimento che non solo ha il valore di un
ringraziamento ma è di esempio ed
incoraggiamento per altre donazioni.
L’impegno della commissione distrettuale sarà quello di far conoscere il
Fondo permanente, le sue finalità e le
opportunità di contribuzione, verificare
l’interesse e la disponibilità dei soci
verso questa opportunità che la Fondazione ci offre e fornire, a tutti coloro che
risulteranno interessati, il supporto
necessario per le scelte più opportune.
Ottobre 2005
19
VITA DEL DISTRETTO
Un appello a tutti i soci
La biblioteca del Rotary
Di Raimondo, Ivaldi e Arzano sono decisi a risolvere il problema di trovare
la sede adatta, se messa gratuitamente a disposizione, o i mezzi per attuarla
D M
ANTONIO
E
AJO
Past District Governor
Da anni si era pensato di realizzare
una biblioteca, nella quale raccogliere tutte le pubblicazioni comunque
riferentisi al Rotary.
Il prof. Ernesto Cianci – governatore
nel 1970-71 del nostro distretto
(l’attuale 2080) ed autore del volume “Il Rotary nella società
italiana”, contenente la
storia del Rotary italiano
dalla sua fondazione –
ebbe a disporre nel suo
testamento che tutte le
pubblicazioni riferentisi al
Rotary, esistenti nella sua
abitazione, pubblicazioni
ormai introvabili e costituenti quindi una vera
rarità, venissero destinate ad una
biblioteca, che si augurava potesse
essere realizzata nel tempo. I di lui
eredi hanno anche recentemente
confermato di tenere a disposizione
tutto il materiale lasciato dal prof.
Cianci, augurandosi che si possa
realizzare la biblioteca così sognata.
Purtroppo gli anni sono passati
senza aver potuto attuare alcunché,
essenzialmente per la mancanza di
locali nei quali raccogliere le pubblicazioni. Anni addietro era stata
segnalata la disponibilità di un vecchio rotariano, che intendeva lasciare un appartamento al Rotary per la
realizzazione di una biblioteca da
intestare a suo nome; ma alla sua
scomparsa non si è reperito alcun
testamento in tal senso.
Purtroppo sono venuti a mancare
anche tanti rotariani che probabilmente avevano disponibilità di
importanti volumi sul Rotary: è fin
troppo evidente che gli eredi, non
rotariani, hanno mandato al macero
tutte tali pubblicazioni, che ad essi
non interessavano.
Negli scorsi anni chi scrive queste
note ha ricevuto diverse telefonate
da diverse parti d’Italia, in cui si
chiedeva, da giovani universitari ai
quali erano state assegnate tesi di
laurea sul Rotary, dove poter consultare libri e riviste in argomento.
Una di queste tesi, assegnata alla
figlia di un rotariano di Macomer, è
già a disposizione, avendo l’interessata ottenuto, oltre al 110 e lode,
anche la pubblicazione dell’elaborato. Naturalmente farà parte della
costituenda biblioteca.
Infatti l’attuale governatore Giorgio
Di Raimondo ed i due governatori
che gli succederanno, Roberto Ivaldi
e Franco Arzano, sono decisi a risolvere il problema di trovare la sede
adatta, se messa gratuitamente a
disposizione senza limiti di tempo o
i mezzi per attuarla.
Nel frattempo il prof. Luigi Apuzzo,
past president del R.C. Roma Appia
Antica (tel. 06-85.301.160; 347855.29.90) si è dichiarato disponibile a ricevere presso il proprio ufficio
quei volumi che volessero essere fin
da ora destinati alla costituenda
biblioteca e che fossero già stati
messi da parte da rotariani intenzionati in tal senso.
Perciò fin da ora si invitano
tutti i club, che hanno nel
tempo realizzato bollettini,
riviste o volumi, a raccogliergli: per tenerli pronti o
per inviarli fin da ora nei
locali messi a disposizione
da Apuzzo. In tal senso ha
già provveduto il club di
Siniscola.
Chi, pur disposto a donare i
propri volumi alla costituenda
biblioteca, fosse intenzionato a
conservarli ancora presso di sé, è
invitato a darne notizia scritta
all’autore di queste righe (00199
Roma – Via Salaria 332), elencando autore e titolo di ogni volume o
raccolta di riviste. Sarà prontamente informato se la costituenda
biblioteca abbia già la disponibilità
dei volumi offerti.
I presidenti ed i segretari dei club
sono pregati di rivolgere analogo
invito ai familiari di rotariani scomparsi, che si presume possano essere in possesso di pubblicazioni interessanti la biblioteca.
L’augurio è che al più presto si
riesca a realizzare l’iniziativa, di
sicura notevole rilevanza.
20
VITA DEL DISTRETTO
Ottobre 2005
Gli aspetti concreti dell’internazionalismo del Rotary
Il MESSICO (distretto 4200)
invita rotariani del distretto 2080
Famiglie rotariane messicane possono ospitare i soci del nostro distretto nelle zone di
Cancùn e Cozumel.
Carlos Roberto Michel Narvaez,
responsabile per il 2005-2006 del
progetto di scambio amicizia rotariana per il Distretto Rotary 4200°,
Mexico, propone ai soci del distretto
2080° possibilità di ospitalità presso
famiglie di rotariani messicani nella
zona di Cancun e Cozumel.
Nel distretto 4200° si trovano zone
di alto interesse archeologico e
ambientale per cui la visita potrebbe
rilevarsi di grande interesse culturale oltre che di valore per la possibilità di conoscere altri rotariani.
Gli interessati alla proposta possono
contattare il responsabile del
distretto 2080° Nunzio Primavera
([email protected]
06
6786686) e il responsabile messicano Carlos Roberto Michel Narvaez
[email protected] (ricordando di inviare sempre per conoscenza copia del messaggio a
Nunzio Primavera).
CANCUN
Cancún è il centro turistico più
importante del Messico ed uno dei
più famosi del mondo. La sofisticata
infrastruttura, l’offerta di servizi
turistici di alta qualità e la varietà
delle sue attrazioni, ne hanno fatto
la prima meta turistica dei Caraibi.
Visitata ogni anno da oltre 3 milioni
di persone. Ubicata nel nord del
Quintana Roo, uno stato che si trova
nella zona sud-est della Repubblica
Messicana, Cancún è il punto di
comunicazione con le zone
archeologiche della regione,
sia del Quintana Roo che del
vicino Yucatán. Si divide in
due aree: una situata nella
parte continentale, dove c’è la
vera e propria città, e l’altra in
un’isola lunga 22 km , su cui
si estende la zona degli alberghi (zona Hotelera). Appena
quarant’anni fa Cancún era
un’ isola deserta e poche persone ne conoscevano l’esistenza.
Situata nella regione più dimenticata dei Caraibi messicani, era formata da una duna a forma di sette, con
alcuni tratti larghi solo 20 metri,
separata dalla terraferma da due
stretti canali che collegavano il mare con
un ampio sistema di
lagune. Le rive erano
coperte da pantani
ed in generale circondate da mangrovie, selva vergine e
spiagge inesplorate.
La
denominazione
esatta presentava dei
dubbi: in alcune carte geografiche il
nome dell’area appariva come “Kankun” (un solo vocabolo con la lettera “k”), che in Maya significa “pentola di serpenti” o “nido di serpenti”.
COZUMEL
Situata di fronte alla penisola dello
Yucatan, a poca distanza da Cancun,
Cozumel ha saputo conservare
intatto il fascino dei Caraibi. La limpidezza dell’acqua e la bellezza delle
sue lunghe spiagge bianche ne
fanno un piccolo paradiso. Ciò che
l’ha resa famosa tra il popolo dei
viaggiatori subacquei sono sicuramente le spettacolari pareti a picco
sul mar dei Caraibi. Lungo tutta la
costa sud-ovest, reef di incontrastata bellezza si susseguono tra cunicoli e canyon abitati da banchi di pesci
dai mille colori. Un soggiorno a
Cozumel è un binomio perfetto tra
immersioni mozzafiato e spiagge
incontaminate, senza sottovalutare i
mille divertimenti notturni che questa perla del Caribe sa offrire.
VITA DEI CLUB
Ottobre 2005
21
Grazie al fattivo impegno del Rotary club Roma Sud, in collaborazione
con la Asl di Rieti, il comune e la provincia reatini e la società italiana
di allergologia e immunologia clinica.
Come ti
aggiorno
medici e
infermieri
B
PROF. GUGLIELMO
RUNO
Rotary club Roma Sud
Il Rotary Club Roma Sud si è fatto promotore di un originale ed innovativo
evento, unico e assolutamente inedito
nella storia del club e presumibilmente
anche del distretto 2080, concedendo gli
auspici ad un corso di aggiornamento
professionale medico, per il quale sono
stati concessi dal ministero della Salute i
crediti formativi.
Sui colli del Velino. Il VII corso di
aggiornamento reatino di immunoallergologia si è tenuto in un antico borgo
della Sabina, trasformato in hotel - centro congressi, il Relais Villa d’Assio, sui
colli del Velino, vicino Rieti. Il complesso
sorge in una posizione tranquilla nella
splendida e caratteristica campagna
rosea intorno alle vestigia della superba
villa del senatore romano Quinto Assio (I
secolo a.C.). I monti del Terminillo sullo
sfondo e il lago di Piediluco nelle vicinanze, caratterizzano il paesaggio che si
estende nella suggestiva riserva naturale dei laghi Lungo e Ripasottile, facenti
parte insieme ad altri laghi più piccoli
dell’antichissimo “Lacus Velinus”.
Settima edizione. Il corso di aggiornamento reatino di immunoallergologia ha
mosso i primi passi qualche anno fa e si
è progressivamente affermato, raggiun-
L’evento, di alto spessore scientifico, ha registrato un grande numero di partecipanti e ha permesso di assegnare cinque crediti formativi da parte del ministero della Salute.
gendo traguardi davvero insperati ed
inaspettati oltre ogni previsione. L’evento
scientifico, giunto alla VII edizione, ha
riscosso unanimi consensi, come ampiamente documentato dalla notevole
affluenza di partecipanti, oltre 250,, tutti
rimasti fino al termine dei lavori, interessati agli argomenti trattati, nonostante la
bellissima giornata, la splendida scenografia e soprattutto di sabato, giorno
sempre più frequentemente dedicato alla
privacy. I relatori, infatti, sono stati tutti
particolarmente attenti e scrupolosi, nel
presentare in modo semplice e accessibile la presentazione di dati spesso complessi e originali, derivanti da ricerche
molto avanzate.
Cinque crediti. Il successo della manifestazione è stato determinato anche dal
fatto che, per la prima volta in assoluto,
vi è stata una partecipazione straordinaria di medici e infermieri, tutti uniti da un
unico e comune obiettivo, l’aggiornamento professionale, come richiesto dal
ministero della Salute per gli operatori
sanitari, che deve essere documentato
dalla certificazione dei crediti formativi.
La manifestazione, organizzata dalla ASL
reatina, sotto il patrocinio del comune e
della provincia di Rieti, e della società
italiana di allergologia e immunologia clinica, ha ottenuto 5 crediti formativi dal
ministero della Salute da assegnare a
tutti i partecipanti, previa opportuna
verifica dello stato delle conoscenze
conseguente ai temi trattati nelle singole sessioni del corso.
Pratica clinica. Il programma scientifico comprendeva argomenti di rilevante
attualità, non solo sotto l’aspetto scientifico, ma anche e soprattutto nella pratica clinica, comprendenti anche tre
interventi su alcuni aspetti infermieristici
nella gestione delle diverse patologie
immunoallergiche, esposti con grande
competenza, equilibrio e professionalità
da parte degli operatori paramedici dell’azienda ospedaliera S. Camillo di Rieti.
Particolarmente efficace è stato il contributo delle infermiere del reparto di
pediatria, nell’illustrare le misure adottate per limitare al minimo i possibili traumi conseguenti alle varie procedure clinico-diagnostiche e terapeutiche nei piccoli pazienti, che nulla hanno da invidiare a strutture più prestigiose e all’avanguardia, il tutto sotto l’attenta e costante supervisione del primario e dei suoi
validissimi collaboratori.
Successo. Il VII corso ha riscosso un
successo enorme. Attraverso la realizzazione concreta di iniziative, come quella
sopra descritta, noi possiamo testimoniare in maniera inequivocabile il vero
spirito rotariano, che è quello di servire”
alla e nella società.
22
VITA DEI CLUB
Piccoli studenti crescono
COSA FARÒ
DA GRANDE?
Ottobre 2005
Un’ interessante esperienza vissuta
in compartecipazione dal Rotary
club Albano Laziale “Alba Longa”:
un incontro tra i soci professionisti
e gli studenti di liceo per fornire
utili indicazioni sui lavori richiesti
dal mercato.
B
BRUNO
ENELLI
Rotary club Albano Laziale Alba Longa
“Cosa farò da grande?”. E’ questa la
domanda che spesso
si ripete lo studente
che sta per raggiungere la maggiore età
e si accorge che è lì lì
per entrare in un nuovo ciclo vitale,
quello rivolto al mondo del lavoro.
La domanda quasi sempre è senza
risposta o con risposte insicure, zoppicanti, anche perché non si hanno nozioni precise sulle possibilità che il mercato del lavoro offre ai giovani.
Per superare questo gap, che spesso
spinge i ragazzi a scegliere un indirizzo
scolastico o lavorativo sbagliato, o
comunque un percorso che non è fatto
per loro, e quindi per dare un indirizzo
che possa rivelarsi utile, il club Alba
Longa di Albano (Roma) ha preparato
per i ragazzi del liceo classico Ugo
Foscolo un incontro interattivo per fornire informazioni precise e aggiornate
sulle varie professioni che si possono
più proficuamente svolgere dopo il
liceo o l’università. L’incontro è stato
rivolto agli studenti del secondo anno e
che ora sono all’ultimo gradino del
classico.
L’incontro – organizzato dal socio dott.
Rosario De Rose, attualmente presidente del club – si è svolto tra studenti,
corpo insegnante e Rotary, che ha
messo a disposizione una squadra di
professionisti rotariani in grado di indicare ai ragazzi le caratteristiche di ogni
singola professione e una valutazione
sulle possibili scelte lavorative. Accor-
Intervista a Rosario De Rose
INCONTRARSI E DIRSI ARRIVEDERCI
E per dare un indirizzo a
chi sta per concludere gli
studi superiori e iniziare un
percorso universitario.
Tra poco il secondo atto:
esercitazioni teoriche e
pratiche.
L’incontro è stata una iniziale presa di
contatto, tanto per rompere il ghiaccio
e sottolineare ai docenti e alla stampa –
che ha parlato diffusamente dell’evento
ARCESE: ALLARGHIAMO LA PARTECIPAZIONE
Antonio Arcese, istruttore distrettuale: “Plaudo all’iniziativa degli
amici di Albano e addito a tutti gli altri club questo avvicinamento fattivo del Rotary agli studenti. Siamo una forza sana della
nazione e abbiamo il dovere di venire incontro ai ragazzi che studiano e che vogliono avere un posto dignitoso nella società. Perciò mi auguro che altri club intraprendano questo “percorso di
servizio”, specie se rivolto al mondo della scuola, che soffre di
tante disfunzioni ma che resta un ganglio vitale delle sorti culturali, politiche, etiche ed economiche della nazione. E che perciò
non va abbandonato a se stesso”.
– la positiva azione del Rotary sul
territorio.
Tra breve si avrà il
secondo atto: il
club metterà a
disposizione l’esperienza dei soci
per fornire consulenze e assistenza ai giovani
attraverso esercitazioni teoriche e
pratiche in tema
di lavoro.
Perché il progetto?
Il contatto con il mondo dei giovani
e la constatazione delle difficoltà in
cui si dibattono, nonostante l’ostentata sicurezza, mi hanno portato a
elaborare il progetto di arricchire le
possibilità di scelta della facoltà
universitaria.
Dopo avere ascoltato diversi giovani
mi sono reso conto che la maggior parte di essi non aveva le idee
chiare sul futuro universitario, per cui, animato da spirito rotariano
e sostenuto dall’entusiasmo dei soci del club, ho preso contatto con
la preside e i docenti del liceo Foscolo, per costruire l’incontro.
Non l’hanno presa come una invasione di campo?
Assolutamente no. Hanno dimostrato una sensibilità e una disponibilità fortissime al progetto. E ci hanno ringraziato per la nostra voglia
di “servire” gli studenti.
Com’ è articolato il progetto?
La struttura consta di una parte teorica, sostenuta dalla diverse professionalità del nostro club e da una successiva parte meramente
pratica che si svolgerà presso gli studi degli stessi professionisti.
Qual è la speranza?
Che i giovani possano trarre da queste esperienze un proficuo aiuto
e un indirizzo valido per evitare scelte sbagliate e inopportune, che
si rivelerebbero deleterie per tutta la vita e l’attività future.
23
VITA DEI CLUB
Ottobre 2005
A ciascuno il suo
CLUB IN PRIMO PIANO
Una correzione e un aggiornamento sulla vita, sull’attività, sulla composizione dei club
ROMA PARIOLI
Il segretario per il corrente anno rotariano del club Roma Parioli è il prof. Gian Paolo Cioccia e non il dott.
Cavallini, come riportato da questa rivista nel numero 29/30 di luglio/agosto 2005.
Ci scusiamo per l’errata indicazione e ripariamo al malfatto con i più sinceri auguri di buon lavoro al segretario e a tutto il club.
FARFA CURES
Completiamo i dati salienti del nuovo club Farfa Cures riportati non completamente da questa rivista nel
precedente numero 29/30 di luglio/agosto 2005 per i ristretti tempi di lavorazione e di chiusura in tipografia.
ciando in tal modo il diaframma che esiste tra scuola e lavoro, che ancora sono
corpi separati, anche se molto è stato
fatto a livello di abbinamento scuolaapprendistato, attraverso leggi di stato
che esaltano il ruolo dell’apprendistato
professionalizzante.
Hanno illustrato i contenuti e gli scopi
del progetto i soci rotariani professionisti nelle seguenti attività: veterinaria,
giornalismo, avvocatura, imprenditoria,
medicina e chirurgia, odontoiatria,
ingegneria, dottori commercialisti,
architettura.
Presidente: Rocco CARCIONE
Segretario: Domenico FEDERICO
Via S. Maria 10 – 02034 Montopoli di Sabina (presidente)
Tel./fax 0746.484854 – Tel. 333.4246188 (segretario) – via Alessandro Comotti 4 – 02100 Rieti
Email : [email protected]
Conviviali: 2°, 3° e 4° venerdì. Consiglio direttivo con conviviale: 1° venerdì
Ristorante Il Poggetto- via Ternana 27 – Poggio Mirteto scalo
24
ATTUALITÀ
Ottobre 2005
IL NODO IRRISOLTO DI PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE. I lavori proseguono anche
dopo l’inaugurazione almeno fino alla fine dell’anno. Ci sarà il sottopasso per riunire il
monumento al fiume.
Dalla quinta architettonica
di Morpurgo alla nuova
teca progettata da Meier.
Dopo le celebrazioni del
bimillenario augusteo del
1938 è caduto l’oblio sul
Mausoleo, sistemato in
modo misero e arrangiato.
Sfrenato “consumo” del
sito, ridotto a canale di
traffico e a parcheggio più
o meno abusivo. Molti
ammoniscono: bisogna
ripensare tutta la piazza.
“Voce del Rotary” vuole
partecipare al dibattito
sull’ara augustea, che
purtroppo, anche per
motivi politici, è diventata
un altare di lotta.
C
PROF. GIOVANNI ARBONARA
Università “La Sapienza”, Roma
Il rapporto fra le aree di scavo archeologico e la circostante città contemporanea si pone con speciale evidenza nel
caso dei Fori imperiali ma, in effetti, esso
si ripresenta in molti altri siti di Roma,
rimasti irrisolti e come trascurati dalle
diffuse ma piuttosto frettolose campagne archeologico-scenografiche degli
scorsi anni Trenta (basti pensare all’area
sacra di largo Argentina ecc.) oppure, in
misura minore, da più recenti lavori di
ricerca condotti pur sempre in aree
urbane o suburbane. Né si tratta di semplici ‘buchi archeologici’ ma di punti forniti di grandi valenze simboliche e di
rigenerazione urbana, da aprire, se pos-
SULL’ARA PACIS
VENTI DI GUERRA
sibile, alla libera e quotidiana circolazione dei cittadini come già i Mercati di
Traiano, dopo la recente sistemazione
curata dalla Sovraintendenza comunale
ai Beni Culturali.
Piazza metafisica. Fra questi vecchi
casi irrisolti spicca, per l’importanza
intrinseca e la dimensione stessa dei
problemi che pone, l’area di piazza
Augusto Imperatore, Mausoleo ed Ara
Pacis compresi, con tutti i loro annessi e
con estensione alle quinte architettoniche realizzate, negli anni Trenta del
Novecento, dall’architetto Vittorio Ballio
Morpurgo; all’incombenza, sull’invaso
spaziale, della parte absidale della chiesa di S. Rocco e di quella, spropositata e
fuori misura nella presentazione attuale, della chiesa dei Ss. Ambrogio e Carlo;
alla banalità dei giardinetti che, solo nel
dopoguerra, hanno circondato il Mausoleo e sistemato i livelli e le scale di
passaggio dalla quota attuale a quella
archeologica. Per quanto l’insieme si
presenti come una sorta di ‘piazza
metafisica’, rarefatta e congelata nella
sua luminosa spazialità, nel concreto si
tratta d’un aggregato incompiuto, definito prima con grande fretta e poi,
quando l’interesse diretto di Benito
Mussolini per il sito era caduto, dopo le
celebrazioni del bimillenario augusteo
del 1938 e col successivo dissolversi
delle speranze di ricavare nel Mausoleo
la propria tomba, sistemato in modo
misero e arrangiato.
Soluzione impropria. Merita anche di
essere notata la troppo netta separazione fra parte archeologica e parte contemporanea, sottolineata dal trattamento dei dislivelli e dei salti di quota, la
quale ha generato due fenomeni complementari e opposti: da un lato l’isolamento e la ‘rimozione’, anche nella percezione e nel sentimento dei cittadini,
del Mausoleo, che era più grande di
quello di Adriano (anche se nessuno
potrebbe oggi accorgersene) ma che
attualmente ha una rilevanza urbana
pressoché nulla; dall’altro lo sfrenato
Ottobre 2005
‘consumo’ odierno della piazza, ai suoi
livelli contemporanei, ridotta ad un
canale di traffico e ad una serie di parcheggi, più o meno abusivi. Esso dipende, in massima parte, da una impropria
soluzione architettonica e urbanistica
che tuttavia, forse in modo inconsapevole, la nuova sistemazione progettata
da Richard Meier della teca dell’ara
augustea contribuirà a mettere in discussione.
Personalmente non mi sarei posto il
problema della demolizione della teca,
opera anch’essa di Ballio Morpurgo, che
conteneva e proteggeva l’Ara Pacis
Augustae, neanche per cogenti ragioni
di conservazione dell’antico monumento e delle sue delicate sculture. L’amministrazione comunale ha preferito invece, alcuni anni fa, affidare la progettazione d’una nuova e più ampia teca all’architetto più in voga del momento,
Richard Meier, condannando quella precedente alla demolizione.
Accorgimenti per
non danneggiare le
parti superstiti
dell’antico porto di
Ripetta
Il futuro museo. Una cosa è comunque
certa, ed è quella che mi rende possibilista e non decisamente contrario nei
confronti di quanto ormai intrapreso,
vale a dire del completamento del
primo lotto di lavori della nuova teca,
futuro museo dell’Ara Pacis, e dell’appalto del secondo lotto, ma con accorgimenti tecnici, in fondazione, atti a non
danneggiare le eventuali parti superstiti dell’antico Porto di Ripetta: che la
costruzione dell’edificio, anche troppo
grande, concepito da Meier modificherà
profondamente le relazioni volumetriche e spaziali che oggi regolano il sito,
venendo a costituire un deciso e inoppugnabile elemento di novità, più o
meno indipendentemente dalla qualità
della nuova architettura. Si tratterà allo-
ATTUALITÀ
25
Proposta di
sistemazione della
piazza Augusto
Imperatore (dalla tesi
di laurea in “restauro
architettonico” di G.L.
Cordella, relatore prof.
G. Carbonara,
correlatrice prof.ssa I.
Pecoraro, Università La
Sapienza di Roma,
Facoltà di architettura,
Valle Giulia, anno
accademico 2003-04)
ra di saper cogliere l’occasione di tale
dirompente modifica per attuare una
riflessione sulle nuove, impreviste possibilità di riqualificazione spaziale e urbana della piazza che verranno ad aprirsi;
insomma, di non lasciarsi sfuggire questa opportunità, a mio avviso più importante del dibattito sulla teca perduta e
sulla sterile definizione di particolari
secondari. Ne potrebbero derivare verifiche dei metodi e delle procedure,
anche concorsuali ed, una volta che si
fosse passati alla fase esecutiva, la sperimentazione d’interventi esemplari,
costituenti un indispensabile materiale
di riflessione anche per le future, più
complesse questioni relative ai Fori
Imperiali.
Fondali isolati. Sotto il profilo urbanistico e ambientale sembra indispensabile fare partecipare alla soluzione che
si vorrà adottare le architetture di V. Ballio Morpurgo, che non devono apparire,
come oggi, quali fondali lontani e isolati; procedere soprattutto per via di
aggiunte e d’ulteriore, precisa definizione dei molti spazi attuali irrisolti, dilatati e privi di tensione; riservare la massima attenzione alla terza dimensione,
Massima attenzione
alla “terza
dimensione”, alle
quinte arboree o
edificate
vale a dire ai movimenti delle quote del
terreno ed alla creazione di quinte,
arboree o edificate, opportunamente
sviluppate in altezza; recuperare il largo
di S. Rocco e il duplice arco verso il Tevere come propileo d’una eventuale piazza rettangolare estesa verso l’abside
della chiesa dei Ss. Si dovrebbe, infine,
considerare come un’esigenza di base
la ricostituzione della continuità del
fronte di via Ripetta per l’eccezionale
importanza urbanistica del rinascimentale ‘tridente’ viario di piazza del Popolo
e della sua integrità.
Vuoto e pieno. Da un lato c’è la ricerca
del ‘vuoto’ e dell’isolamento, perseguita
dal progetto dell’architetto Ballio Morpurgo con l’intento di celebrare la
sepoltura del più grande imperatore
della Roma antica in uno spazio fortemente simbolico, distante, rarefatto.
Dall’altro le poche tracce residue di quel
“pieno”, rappresentato dal quartiere
d’impianto cinquecentesco demolito
negli anni Trenta.
Sono note le divergenti opinioni in
materia, da chi propone il trasferimento
e la musealizzazione dell’Ara Pacis altrove, a chi prefigura una teca leggerissima
e trasparente, da chi contesta la chiusura sui quattro lati della piazza, preferendo una schema a C, aperto verso il Tevere, a chi propone una generale restituzione in pristino, e via dicendo.
Non si tratta di una questione facile né
univoca; prevale tuttavia la considerazione che si tratti di un nodo urbanistico irrisolto, privo di identità.
26
ATTUALITÀ
Ottobre 2005
Ottobre 2005
Quando la religione si propaga attraverso l’etere
Antenne
paraboliche
presso Castel
Sant’Angelo per
rilanciare il
segnale televisivo
in tutto il mondo.
IL VATICANO
HA FATTO CENTRO
Istituito nel 1983 il centro televisivo vaticano documenta con le immagini il ministero pastorale del Santo Padre e le attività della sede apostolica. Distribuisce immagini alle agenzie e alle tv che le richiedono e offre assistenza agli inviati. Videoteca di
oltre 10 mila cassette, alla quale attingono i produttori di tutto il mondo.
CORSO
DONATI
Forse pochi sanno
che le immagini,
che ci giungono da
San Pietro in occasione dei grandi
eventi ecclesiali o
anche, più semplicemente durante
l’angelus del Papa,
e che raggiungono
pressoché tutte le
nazioni della terra,
sono prodotte o Postazioni televisive davanti alla piazza di San Pietro in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI
comunque coordinate da una struttura della Santa Sede dedicata espres- trasmissioni in diretta, assistenze quoti- getto per la diffusione interattiva e multimediale di alcuni grandi eventi che
diane, produzioni, archivio.
samente alla diffusione televisiva.
segnano il passaggio al terzo millennio.
Seguendo l’evoluzione dei tempi e in
particolare dei diversi mezzi d’informa- Dirette. Il Ctv riprende in modo integrazione, dopo L’Osservatore Romano e la le circa 130 eventi ogni anno in Vatica- Servizi quotidiani. Il Ctv riprende quoRadio vaticana, fondata da Guglielmo no (angelus, udienze generali, altre tidianamente le attività pubbliche del
Marconi, è stato istituito nel 1983 il manifestazioni o celebrazioni) ai quali Santo Padre e le principali manifestazioCentro televisivo vaticano, che è diven- vanno aggiunte le trasmissioni in occa- ni che si svolgono nella sede apostolica.
tato dal novembre 1996 un organismo sione delle uscite del Santo Padre in Ita- Distribuisce le immagini alle agenzie e
collegato a pieno titolo con la Santa lia e nel mondo. Le dirette vengono tra- alle televisioni che le richiedono. DistriSede. Scopo principale del Ctv è di smesse da altre reti televisive cattoliche. buisce le immagini riprese al seguito
contribuire all’annuncio universale del Su richiesta delle varie reti televisive del del Santo Padre durante i viaggi, allevangelo, documentando con le imma- mondo, il Ctv può collegarsi via satellite stendo apposite strutture di duplicaziogini televisive il ministero pastorale del per inoltrare il segnale in tutti i conti- ne nei pressi dei centri stampa. In VatiSommo Pontefice e le attività della nenti. In via sperimentale, l’angelus cano può offrire assistenza e facilities
sede apostolica (statuto del 1 giugno viene trasmesso su Intelsat direttamen- per gli inviati (troupe, assistenza per
te dal Vaticano verso l’America ogni video e audio, lanci satellitari, montag1998).
I principali servizi offerti dal Ctv sono: domenica. Il Ctv è promotore di un pro- gio ecc.).
27
ATTUALITÀ
Produzioni. Numerosi sono i documentari prodotti dal Ctv negli ultimi dieci
anni sul pontificato di Giovanni Paolo II,
sul Vaticano e sulle basiliche romane.
Sono stati diffusi attraverso le reti televisive e in home video, a volte anche in
inglese, in spagnolo e in altre lingue.
Dalla pasqua 1998 è iniziata la trasmissione del magazine settimanale Octavia
dies (durata 25 minuti) ritrasmesso dalle
reti cattoliche italiane e dall’agenzia
Aptn in versione natural sound in tutto il
mondo.
Archivio. Il Ctv gestisce in ambiente a
controllo di umidità e temperatura una
videoteca di oltre 10.000 cassette con
circa 4.000 ore di registrazioni delle
immagini del pontificato di Giovanni
Paolo II, una documentazione esauriente a partire dal 1984. A tale videoteca
attingono le emittenti televisive e i produttori di documentari di tutto il
mondo. Grazie ad un sistema di schedatura analitica e di memorizzazione
informatizzata è possibile selezionare le
immagini anche con riferimento a specifiche circostanze e tematiche.
Organigramma. Presidente del Centro
televisivo vaticano è il dott. Emilio Rossi,
lunga carriera in Rai, dov’è stato anche
direttore del Tg1. Gli altri componenti
del consiglio di amministrazione sono
mons. Boccardo, segretario del governatorato e organizzatore dei viaggi del
Papa, mons. De Mauro dell’ amministra-
zione vaticana,
mons. Raich della segreteria di
Stato, mons. Todeschini, fondatore e responsabile dell’emittente Telepace, il
dott. Ettore Bernabei, già direttore generale
della Rai e ora
presidente della
Lux-Vide,
la
dott.ssa Angela
Buttiglione, direttore della testata
regionale della Rai, don Franco Lever,
salesiano, il dott. Angelo Scelzo della
pontificia commissione per le comunicazioni sociali.
Direttore generale è padre Federico
Lombardi, che coordina anche la radio
vaticana.
GAMALERI NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE
Con decreto della segreteria di Stato
del 27 giugno scorso è stato integrato
nel consiglio di amministrazione, con
nomina pontificia triennale firmata dal
cardinale Sodano, il prof. Gianpiero
Gamaleri, ordinario di sociologia delle
comunicazioni all’Università Roma Tre,
membro del board of governors European institute for
the media di Duesseldorf, nonché past president del
Rotary club di Roma e coordinatore pubbliche relazioni e
immagine del nostro distretto.
28
STORIA
Ottobre 2005
Ottobre 2005
STORIA
La dimora dei Laterani nascosta sotto il manto stradale
Il primo concilio della Chiesa?
Dieci metri sotto via Amba Aradam
Dalla congiura dei Pisoni alla donazione di Costantino (all’imperatore la “domus” fu
portata in dote dalla moglie Fausta, sorella di Massenzio), in seguito alla quale la chiesa romana ha rivendicato la legittimità del potere temporale. In Laterano i papi hanno
vissuto per più di mille anni, per poi trasferirsi in Vaticano. Le antiche strutture vennero alla luce nel 1959, in occasione della costruzione
MARIA CRISTINA ZITELLI
del palazzo della direzione provinciale di Roma dell’Inps
archeologa
Chiunque coltivi un’autentica passione
per Roma e si trovi a passeggiare per le
strade di questa straordinaria città, sa di
godere di un gran privilegio: ovunque
cammini, avverte la presenza di una vita
antica ancora pulsante sotto i suoi
piedi, in percorsi sotterranei spesso di
grande suggestione. Lungo uno di questi itinerari, risalendo la via dell’Amba
Aradam da Porta Metronia verso la Direzione Provinciale INPS di Roma, un paio
di millenni fa ci si sarebbe trovati a camminare tra un digradare di orti coltivati,
di giardini e di ricche dimore private.
Qui abitava Lucio Calpurnio Pisone,
mente eccellente della più famosa congiura ordita nel 65 d.C. contro l’imperatore Nerone: la congiura dei Pisoni,
appunto. Vi parteciparono diverse personalità della corte, vicine di casa tra
loro come Seneca, il poeta Lucano, lo
stesso Pisone e il console Plauzio Laterano. La sontuosa casa di quest’ultimo si
trovava proprio sotto l’attuale sede dell’INPS, una decina di metri sotto il livello
stradale: se ne possono ancora agevolmente visitare alcune strutture. Tutta la
zona circostante mai più avrebbe perso
l’appellativo di Laterano, toponimo
ancor oggi vivissimo e risonante. Il complotto contro Nerone fallì miseramente
nella terribile vendetta dell’imperatore
Marco Aurelio: “Un tempo anch’io vivevo in Laterano; poi, come la
lupa,sono stato spostato in Campidoglio, per respirare aria più fina”.
la proprietà tornò ancora all’imperatore
e così fino a Costantino.
“Un tempo vivevo in Laterano, poi ho cambiato casa ed ora alloggio sul
Campidoglio”
stesso, che mise a morte i congiurati e
ne confiscò le proprietà.
Sontuosa dimora. La sontuosa dimora
dei Laterani (egregiae Lateranorum
aedes, diceva Giovenale) venne salvata
in parte dalla distruzione ed entrò a far
parte dei possedimenti imperiali. Di
imperatore in imperatore, queste proprietà giunsero nelle mani di Marco
Aurelio, la cui notissima statua equestre
di bronzo, in epoca medievale ritenuta
di Costantino, rimase per secoli in questa zona, al centro di un peristilio, per
diventare poi il fulcro insostituibile della
michelangiolesca piazza del Campidoglio… sostituita di recente con una
nobile copia.
L’imperatore Settimio Severo fece dono
della proprietà ai “secondi Laterani”: il
console T. Sestio Laterano e il fratello
Torquato, i cui nomi sono leggibili sulle
fistule in piombo per l’adduzione dell’acqua nella casa. In mancanza di eredi,
Massenzio. Il suo collega e rivale Massenzio era figlio dell’imperatore Massimiano e regnò tra il 306 e il 312 come
imperatore associato, risiedendo a
Roma. Con l’intento di restituire all’impero l’antico prestigio, ristrutturò anche
l’antica dimora dei Laterani e qui probabilmente, al centro di un elegante porticato, su un piedistallo ancora visibile, fu
posta anche la “lupa capitolina”, simbolo
della più antica romanità.
A Fausta, sorella di Massenzio, fu intitolata la ristrutturata proprietà a carattere
privato, la “Domus Faustae in Laterano”,
che venne poi portata in dote all’atto
delle nozze celebrate tra Fausta e
Costantino nel 307, per volere dell’imperatore padre Massimiano.
Papa Milziade. Intanto, tra Costantino e
Massenzio stava per avvenire lo scontro
finale: la vittoria nella battaglia del
ponte Milvio, sotto il segno della croce
(“In hoc signo vinces”, “In questo segno
vincerai”), lasciò definitivamente nelle
mani di Costantino l’impero, nel 312.
Appena un anno dopo, il Papa Milziade
indisse il primo concilio della Chiesa
Romana, contro l’eresia di Donato, che
affermava che i sacramenti per essere
validi esigevano la santità del sacerdote. L’evento, di straordinaria importanza,
si svolse proprio nella nostra domus
Faustae.
In questo quadro maturò la decisione di
Costantino di offrire una sede adeguata
al Vescovo di Roma, capo di questa crescente comunità cristiana che doveva
convivere pacificamente con l’antica e
sempre dominante comunità pagana di
Roma. Costantino donò quindi al Papa –
in quel momento era Silvestro I – la zona che, essendo abbastanza periferica
non avrebbe creato interferenze con la
vita della città pagana. Su questa base,
probabilmente in età carolingia, fu
redatto un documento passato poi alla
storia come l’atto della “donazione di
Costantino”. Il documento, poi impugnato come falso dagli umanisti Nicolò
Cusano e Lorenzo Valla, attestava l’attribuzione da parte dell’imperatore al
Papa del potere temporale, oltre che
spirituale, sulla città di Roma, legittimando un ruolo cui il papato ambiva
fortemente. Sarebbero passati più di
mille anni prima che il Papa dal Laterano spostasse la sua sede in Vaticano.
Il patriarchio. La nostra zona vide saccheggi, terremoti, distruzioni e ricostru-
29
zioni, l’edificazione del Battistero e
quella della Basilica, dedicata nel 318 (la
più antica basilica cristiana costruita in
Roma), la realizzazione del “Patriarchio
lateranense”…
Intanto, silenziose vestigia del passato,
le antiche strutture continuarono a sussistere, venendo così alla luce nel 1959,
in occasione della costruzione del
palazzo della Direzione Provinciale di
Roma dell’INPS. Fu fatta, in quell’occasione, persino l’emozionante scoperta
di una pregevole statua ancora in piedi
sul suo piedistallo! Entrando nell’atrio
dell’INPS, la si può ammirare lì esposta,
nella delicatezza del marmo pentelico,
leggiadra scultura di provenienza
greca, databile al I sec. a.C.
La statua di Flora. Essa è stata verosimilmente portata a Roma da uno di
quei Laterani che sopravvivono ancora
oggi con il loro nome in questi luoghi.
L’incontro con la statua, identificabile
forse con Flora, la divinità dei giardini,
prelude all’accesso ai suggestivi sotterranei, ove si può individuare con precisione la sua antica collocazione; si può
inoltre vedere il piedistallo ovale che
fu probabile base della scultura della
lupa oggi esposta ai Musei Capitolini.
Un lungo porticato, nominato in un
documento del IX secolo come “porticus ad lupam”, le doveva fare da ala e
recava interessantissimi affreschi del IV
secolo, opportunamente staccati e ora
conservati presso il Museo Nazionale
Romano.
Gli uffici Inps. L’INPS ha l’orgoglio di
aver offerto la sua più ampia disponibilità e collaborazione alla ricerca scientifica e alla tutela del sito archeologico
sotterraneo, venuto alla luce nell’ambito di una sua proprietà. Scavi, opere di
consolidamento, pubblicazione delle
ricerche scientifiche, storiche e artistiche eseguite, sono avvenuti sotto il
patrocinio dell’Istituto stesso. L’azione
di tutela di tali testimonianze antiche
non può che dare lustro all’immagine
dell’Istituto, da sempre attivamente partecipe allo sviluppo della nostra società.
30
SPETTACOLI
Ottobre 2005
Cinepresa e locomotiva: percorsi paralleli di due “macchine in movimento”
La macchina da presa ama
il treno e tantissimi film
vengono girati in ambienti
ferroviari. Una
campionatura di pellicole
nelle quali la vita sui binari
è uno snodo romanzesco di
destini e accadimenti.
Western, drammi, comiche,
musical: molte vicende si
svolgono sul treno, che in
tal modo si trasforma in
una sala cinematografica,
in perfetta simbiosi con i
canoni estetici della
rappresentazione filmica.
G
TIZIANA
RASSI
giornalista – autrice televisiva
Arriva da lontano il rapporto tra cinema
e treno.Transita nel nostro immaginario
collettivo mentre già si proietta nella
prossima tappa della storia dell’umanità in movimento. Percorsi paralleli,
intrecciati a due invenzioni che rimandano continuamente l’una all’altra:
treno e cinema appartengono, infatti,
ad una comune civiltà votata al progresso economico e scientifico. Entrambi hanno contribuito notevolmente a
operare modificazioni in ogni campo
dell’agire e del pensare umano. Entrambi hanno inciso, sino a trasformarla, sulla
percezione del tempo e dello spazio.
Un viaggio nei viaggi. È questo l’articolato orizzonte di analisi storico-estetica
che sottende il volume di Roberto Scanarotti dal titolo “Treno e Cinema - Percorsi paralleli” (Edizioni Le Mani, Genova,
1997), unico testo, in Italia, che affronti
questo connubio, dopo la pregevole
pubblicazione “In treno al cinema”, fornita dalle Ferrovie dello Stato nel 1988.“Un
volume nato da una doppia passione,
per il mio lavoro nelle Ferrovie e per il
cinema - spiega l’autore - e che si snoda
attraverso un’analisi scientifica, pragmatica oltre che evocativo-emotiva.
Potremmo dire un “viaggio” nei viaggi,
ma soprattutto una lunga ricerca attraverso biblioteche, cineteche e preziose
testimonianze di colleghi ferrovieri che
hanno fatto del proprio mestiere una
vocazione”. Perché questo libro? “L’idea
del cinema in rapporto al treno ce l’abbiamo dentro – continua Scanarotti –, è
un rapporto vivo, che ha un forte valore
simbolico, inciso nella società, dentro di
noi. Lo vedo quando mi capita di parlarne con la gente… gli occhi brillano sempre ricordando quel “famoso film”…
Mentre lavoravo a questo volume, mi
accorgevo così che bastava semplicemente parlare con qualcuno per sentire
un titolo, per rivivere un’emozione legata a una particolare scena…”.
Straordinario legame. Sfogliando le
pagine di questo “viaggio” nei viaggi –
arricchito da un rilevante apparato iconografico – la ricerca focalizza alcuni
temi fondamentali di questo binomio.
Con una prima parte intitolata “Nascita
e sviluppo delle due macchine del
movimento” in cui, dopo un preliminare
inquadramento storico e sociale dei
fenomeni “cinema” e “treno” – accostati
Totò prende il treno e va a Parigi
In
carrozza
CIAK,
SI GIRA!
Il cinema
sale
in treno
nella loro caratteristica di “macchine del
movimento” –, si evidenziano le risorse
drammatiche, narrative e simboliche
del treno stesso. Segue “Il treno nel
western e nel comico” in cui da Porter a
Ford, DeMille e Leone da un lato a
Buster Keaton e Totò dall’altro, si cerca
di recuperare gli straordinari legami
narrativi ed emotivi che hanno consentito di far correre la storia del cinema a
doppio binario.
In un gioco di memoria e di rimandi,
l’autore enuncia il suo metodo di ricerca
centrato su alcuni film che possono
essere ragionevolmente considerati
paradigmatici rispetto al ruolo avuto
dal treno nella storia mondiale del cinema. Una campionatura in cui il treno
viene inteso come snodo romanzesco
di destini e al tempo stesso come teatro
di accadimenti.
Il testo evidenzia come nel corso del
tempo il treno nel cinema si sia trasformato da pura immagine cronachistica e
Ottobre 2005
spettacolare a elemento strutturante
della funzione narrativa. Tra i film selezionati che racchiudono particolari episodi ferroviari, citiamo, un po’ a caso,
“L’Angelo del male”,“Cafè Express”,“Quell’oscuro oggetto del desiderio”,“Assassinio sull’Orient Express”, “Totò a colori”,
“Intrigo internazionale”, “A qualcuno
piace caldo”… fino ai più recenti “Train
de vie”,“L’amore ritrovato”,“Ma che colpa
abbiamo noi”,“Tickets”.
Treni e cavalli. Per non parlare dei
numerosi western che hanno visto il
mezzo-ambiente ferroviario in molti casi
anche da protagonista, come “C’era una
volta il West”, “Butch Cassidy”, Duello al
sole”, ecc.. Al ricordo di incalzanti, indimenticabili inseguimenti a cavallo sulla
scia di treni in corsa, è opportuna una
riflessione
sulle motivazioni che hanno portato ad
enucleare il
genere western e il comico dal resto
della ricerca
dedicando
loro una particolare attenzione. Motivazioni, che come sottolinea
Un classico del cinema: il Far
Scanarotti, si
West tra treni e cavalcate
possono
spiegare con alcune considerazioni fondamentali: il western vede la luce già
nel 1903 e si afferma grazie ad un film la
cui storia ruota attorno a un convoglio
ferroviario,“La grande rapina al treno”. La
centralità del mezzo ferroviario si esalta
al punto da costituire un caposaldo
indiscusso nella creazione di un genere
basilare della storia del cinema in cui si
cimentano grandi registi e grazie al
quale brilleranno molte stelle del firmamento hollywoodiano. L’eccezionalità
della parte assegnata al treno in questo
genere espressivo è confermata dal
ruolo storico e sociale avuto nel processo di urbanizzazione e sviluppo degli
31
SPETTACOLI
I PRIMI DUE BIGLIETTI DISTANTI SETTANT’ANNI
La data di nascita ufficiale della ferrovia è il 25 settembre 1825, quella del cinema il
28 dicembre 1895. Sia l’inaugurazione della linea Stockton-Darlington, sia la serata
organizzata dai Lumière al Salon Indien del Gran Café di Parigi segnano i momenti
di arrivo e di partenza, allo stesso tempo, per due campi di ricerca a cui scienziati,
ingegneri, talvolta persino umili operai, avevano dedicato interesse e passione da
almeno un paio di secoli: il vapore come forza motrice e la riproducibilità visiva degli
aspetti dinamici della realtà.
Malgrado settant’anni separino quelle due memorabili giornate in cui vennero staccati, rispettivamente, il primo biglietto ferroviario e il primo biglietto cinematografico della storia, treno e cinema hanno in comune l’appartenenza all’Ottocento.
Stati Uniti d’America, come sarà poi epicamente narrato in alcune pellicole firmate da registi del calibro di Ford e
DeMille.
Totò e Keaton. Per quanto riguarda il
genere comico, a Keaton si deve il merito di aver esaltato soprattutto l’esteriorità del treno, il rapporto macchinistalocomotiva-tender, è a Totò che viene
riconosciuta la massima abilità nell’elevare e rafforzare la vis comica che può
nascere all’interno di una carrozza, nel
rapporto tra persone nel chiuso di uno
scompartimento.
Nuovi spazi urbani. Dopo l’era delle
grandi scoperte transoceaniche, nel
secolo scorso il mondo iniziò a farsi più
piccolo anche via terra, trovando nel
treno il miglior mezzo di collegamento
e nel cinema il più obiettivo cronista.
Paragonandolo ancora al teatro, il
cinema aveva un’ulteriore qualità: “Il
nuovo cinema – osserva lo storico
Kern, citato da Scanarotti – era una
forma d’arte eccezionalmente democratica: mentre il teatro era relativamente costoso e non era riproducibile,
la tecnologia del cinema riempiva centinaia di sale cinematografiche… Paragonato al teatro, il cinema era non soltanto assai più accessibile ma consentiva a tutti i suoi spettatori di vedere
ovunque ciò che una cinepresa poteva
vedere”. Una dimensione, quella della
condivisione, propria anche del treno:
il potere di riunire democraticamente
le folle gli appartiene: pensiamo soltanto alle stazioni – i nuovi spazi urba-
ni del secolo scorso, a cui si uniranno
poi le sale cinematografiche – o ai lunghi viaggi.
E ancora sul filo dei percorsi paralleli
che intersecano treno e cinema, rimandiamo al topos della fuga, reale o immaginaria. Quante fughe, infatti, ha favorito
o soltanto evocato, il treno, nell’immaginazione di uomini e donne infelici, o
semplicemente in cerca di avventura, di
altri spazi? Più o meno con lo stesso
procedimento psicologico sollecitato
dal cinema, la “macchina dei sogni” per
eccellenza, che sin dagli esordi ha fatto
compiere, nello spazio di pochi minuti,
lunghi viaggi nella pura fantasia.
Finestrino-schermo. Nella ricostruzione
di questo suggestivo “viaggio”in treno al
cinema, ci piace concludere con un ulteriore,imprescindibile punto d’incontro in
una possibile, comune identità di “dispositivi di rappresentazione”. Se, infatti, il
cinema è fenomeno di modernizzazione
che permette di mostrare e riflettere
attraverso le immagini un altro fenomeno di modernizzazione come il treno,
non si può dimenticare che a sua volta
anche il treno consente di ottenere una
continua rappresentazione di immagini
con diversi, mutevolissimi tipi di “inquadratura”. Per verificarlo è sufficiente
sedersi in uno scompartimento di un
convoglio in corsa e guardare all’esterno:
il finestrino si trasformerà subito in uno
schermo sul quale scorreranno i fotogrammi di una lunga “pellicola”a colori. E
lo scompartimento diventerà, di conseguenza, l’equivalente di una sala cinematografica. Percorsi paralleli, appunto.
32
SPETTACOLI
Ottobre 2005
Il punto di incontro tra libertà di espressione e responsabilità verso altri
“CHE IL TANGO A PARIGI SIA DAVVERO L’ULTIMO:
SI DISTRUGGA IL NEGATIVO!”.
Quando Cicciolina si fece paladina di Martin Scorzese.
Ecco un ristrettissimo elenco di film censurati, tanto per rendere l’idea.
Le “commissioni di revisione cinematografica” sono composte da otto persone, che
diventano nove se nel film sono utilizzati animali. Si deve stabilire se il film sia vietato ai minori di 14 o di 18 anni. Tagli contro le battute e le scene volgari e i comportamenti amorali, o situazioni erotiche o violente. Un piccolo elenco esemplificativo di pellicole incappate nella cieca e sorda censura.
Totò e Carolina di Mario Monicelli: 46 tagli per oltre 20 minuti di pellicola in quanto “offensivo del decoro e del prestigio
dei funzionari e degli agenti della forza pubblica”.
...et Dieu crèa la femme di Roger Vadim: censurato perfino nel titolo in quanto “in un film immorale la presenza di Dio
nel titolo poteva suonare blasfema”. Uscì col titolo venato di biasimo “Piace a troppi”.
La dolce vita di Federico Fellini la cui “prima” viene interrotta dalle urla rabbiose di alcuni spettatori che ricoprono di
insulti e di sputi il regista presente in sala. Il questore di Novara ordina la chiusura della sala in cui si proietta il film ed il
Gesuita Padre Trapani propone di far celebrare messe di espiazione per il peccato commesso dagli spettatori che hanno
osato vedere il film.
Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Per questo film Brando e Bertolucci ricevettero entrambi la nomination all’Oscar. In Italia, Bertolucci che in seguito riceverà il Nastro d’argento per la migliore regia, venne privato del diritto di voto
e condannato a 4 mesi per oscenità. La Corte di Cassazione, dopo un’altalena di gradi di giudizio,dispose la distruzione del
negativo. Il 21 settembre 1988, dopo oltre 15 anni dalla “prima” a Porretta Terme, con tagli complessivi equivalenti a metri
93,80 il film venne trasmesso alla televisione.
S
MASSIMO CICCHITANO
Presidente Cisal settore artistico, membro giuria David di Donatello
Già membro Commissione censura
le impegno rivolto ai giovani, trovano
nella censura uno specifico e delicato
punto di sintesi.
Alla libertà di espressione dell’autore ed
al diritto al consumo dell’individuo, si
contrappongono, in maniera altrettanto
legittima, il rispetto della
morale civile, la protezione dei
minori, il rispetto dell’essere.
Oggi la censura è argomento
avvertito tanto dal mondo
laico, quanto da quello cattolico ed è comune terreno di
lavoro per la ricerca di soluzioni che rispettino i valori e salvaguardino i diritti.
Le commissioni. Attualmente le commissioni di revisione cinematografica
sono composte nel seguente modo (
art.5, comma 1, decreto legislativo n.3
dell’8 gennaio 1998)
- 1 docente di diritto col titolo di presidente,
- 1 docente di psicologia o pedagogia;
- 2 esperti scelti tra critici, studiosi ed
autori;
- 2 rappresentanti dei genitori;
- 2 rappresentanti delle categorie di settore.
Un nono componente, esperto sugli
animali, interviene per l’esame delle
produzioni che utilizzano animali.
Maturità. C’è una nuova e rinnovata maturità civile in atto,
che tende sempre di più a
ricercare nella specifica
responsabilizzazione dei singoli il rispetto di fondamentali condizioni e prerogative che
debbono essere a base di un
vivere collettivo sano, all’interno del quale l’individuo deve
tuttavia trovare piena libertà
di espressione, ma anche giusta responsabilità verso terzi.
14 o 18 anni. Tali Commissioni hanno il
compito di stabilire se alla proiezione di
un film possano assistere i minori degli
anni 14 o i minori degli anni 18 in relazione alla particolare sensibilità dell’età
evolutiva ed alle esigenze della sua
tutela morale.
Particolare tutela è prevista poi nel caso
che la commissione ravvisi nel film offesa al buon costume così come contenuto nell’art.21 della Costituzione.
In ogni caso la norma prevede che deb-
1960: alcuni spettatori urlano contro la proiezione de “La
dolce vita”. Il questore di Novara ordina la chiusura della
sala in cui si proietta la pellicola. Il gesuita Trapani chiede
messe di espiazione per gli spettatori del film.
33
La censura italiana, ad esempio
CENSURA,
diamoci un taglio!
Il tema della censura è sempre più
argomento di attualità. L’evoluzione
tecnologica applicata alla diffusione,
ricezione e fruizione dei suoni e delle
immagini, la crescente esigenza della
difesa del consumatore, il fondamenta-
SPETTACOLI
Ottobre 2005
segue a pag. 26
Malizia di Salvatore Samperi: i tagli effettuati di ben 5 minuti (sostanzialmente tutta la scena finale in cui Angela si concede al ragazzo), resero incomprensibile il senso ultimo del film.
I dolci inganni di Alberto Lattuada, sequestrato nel 1960 e rimesso in circolazione nel 1961 mutilato di 11 minuti. Il regista dichiarò che, con i tagli effettuati, il film è stato ridotto a “una storia immorale e stupida, senza spiegazione logica”.
Totò, Peppino e...la dolce vita di Sergio Corbucci, censurato per la satira ai danni della borghesia.
L’avventura di Michelangelo Antonioni, venne sequestrato per ordine del Procuratore Generale della Repubblica di Milano
Pietro Trombi (lo stesso che ordinò il sequestro di “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti).
Il portiere di notte di Liliana Cavani per “offesa al comune sentimento del pudore”. In un messaggio di solidarietà alla
Cavani, Edoardo De Filippo scrisse “se fosse in mio potere, una sola limitazione imporrei al Portiere di notte: vietato a quelli che hanno scambiato il 1974 con il 1874”.
Casanova di Federico Fellini. Il film venne distribuito soltanto dopo l’assoluzione a Bolzano dall’accusa di oscenità.
L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. L’alea di scandalo annunciato fa scattare la preventiva denuncia di un
avvocato milanese, in seguito alla quale i giudici della Procura della Repubblica di Venezia visionano l’opera e la scagionano dall’accusa di essere blasfemo, chiedendo l’archiviazione della denuncia. L’on. Ilona Staller, di professione pornostar, in
quel momento in piena attività parlamentare, dichiarò:” come deputato del Parlamento italiano sono felice che il film di
Scorsese adesso potrà essere visto dagli spettatori italiani e giudicato. Non trovo però giusto che ci voglia la riunione del
Consiglio della magistratura per darci la possibilità di sentirci adulti”
MARY PER SEMPRE. E concludo con un evento singolare e, per certi versi storico. Capovolgendo il dettato dell’art. 8 del Regolamento d’esecuzione della legge sulla censura del 1962, che recita : “è obbligatoria la motivazione quando la Commissione si pronunci per il divieto della rappresentazione del film o per l’esclusione dei minori dalla visione del film” la commissione censura che
esamina “Mary per sempre” di Marco Risi decide, pur non essendovi
tenuta, di stilare una motivazione per la mancata apposizione di un
divieto al film: una sorta di giustificazione per non avere censurato una
pellicola i cui contenuti forti avrebbero preteso interventi repressivi e
un sicuro divieto, scongiurati dagli evidenti pregi artistici dell’opera.
Complimenti ai componenti di quella commissione!
(m.s.)
Totò e Carolina. L’agente Caccavallo secondo Scelba offende il
decoro e il prestigio degli agenti di pubblica sicurezza. Palazzo
Chigi trova 35 punti inaccettabili del film.
34
SPETTACOLI
BREVE STORIA DELLA CENSURA
DAL 1913 AI GIORNI NOSTRI
Anno 1913. Legge 25 luglio 1913, n.785: introduzione istituto censura mediante un progetto fiscale che instaura una tassa di 10 centesimi per ogni metro di pellicola.
Anno 1923. Vengono aggiunte alla precedente legge norme che
impongono l'esame preventivo dei soggetti e delle sceneggiature.
Anno 1947. L'Assemblea Costituente recepisce in toto la disciplina
prevista dalla precedente legge del 1923.
Anno 1962. Legge 21 aprile n. 161 da cui scaturisce la disciplina
vigente che limita l'intervento della commissione censura al solo buon
costume.
Anno 1990. Legge 6 agosto 1990 n.223 sulla disciplina del sistema
radiotelevisivo pubblico e privato che vieta la trasmissione di film vietati ai minori di anni 18 e stabilisce che un film, vietato ai minori di
anni 14, possa andare in onda soltanto dopo le 22,30.
bono ritenersi vietate ai minori le opere
cinematografiche che, se anche non
costituiscono offesa al buon costume,
contengono battute o gesti volgari,
indulgano a comportamenti amorali;
contengano scene erotiche o di violenza verso uomini o animali; fomentino
l’odio o la vendetta, presentino crimini
in forma tale da indurre ad imitazione o
a suicidio in forma suggestiva.
I Tv movie. Non sono invece, soggetti al
suddetto filtro censorio i cosiddetti “TV
movie” spesso più violenti, truci e bruta-
Ottobre 2005
li dei film censurati per il cinema, giacché non esiste per loro una censura
specificatamente televisiva. Non si tiene
conto, cioè, che mentre la visione di un
film è determinato da una libera scelta,
richiede di recarsi in una apposita sala,
di pagare un biglietto d’ingresso, al contrario, la televisione entra nelle case di
tutti ed è vista da milioni di persone,
bambini compresi ed ha, di conseguenza, una fondamentale importanza di
ordine sociale.
Per ovviare o, almeno cercare di ovviare,
a questa evidente contraddizione si è
dell’avviso di di estendere la competenza delle commissioni di revisione anche
ai film prodotti per la TV.
Anche 16 anni. Se, invece, non fosse
possibile procedere a questa estensione, sarebbe opportuno autorizzare le
commissioni a poter eventualmente
vietare la visione di un film non solo ai
minori degli anni 14 o 18 ma anche ai
minori degli anni 16, a seconda, ovviamente, della gravità e della insistenza
degli elementi “censurabili”” ed inoltre,
poter autorizzare la visione di un determinato film anche ai più piccoli purché
accompagnati in sala da adulti in grado
di spiegare loro la differenza fra la realtà
CINEMA, LA FRASE CULT È IN “VIA COL VENTO”:
“FRANCAMENTE ME NE INFISCHIO”
Tutti credevamo che una delle frasi più famose del cinema fosse quella di “Via col vento”
(1939), pronunciata da Rossella O’Hara/Vivien Leigh: “Domani è un altro giorno”.
Invece no. La frase prima in classifica è dell’altro coprotagonista Clark Gable/Rett Butler: “Francamente me ne infischio”.
È questo il risultato di una classifica stilata dall’American Film Institute (Afi) che ha
interpellato oltre 1.500 creativi dell’industria del cinema.
Al secondo posto di questa curiosa classifica c’è Marlon Brando/Don Vito Corleone che nel film “Il padrino”
(1972) dice: “Gli farò un’offerta che non può rifiutare”. Al terzo di nuovo Marlon Brando in “Fronte del porto”
(1954): “Non capisci! Avrei potuto avere classe. Potevo essere un campione. Avrei potuto essere qualcuno, invece di un fallito, che è quello che sono”.
Al quarto posto c’è Judy Garland nel film “Il mago di Oz” (1939), rivolta al suo piccolo cane: “Toto, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”. Al quinto Humprey Bogart/Rick Blaine nel classico “Casablanca”
(1942): “Alla tua salute, bambina”.
Solo all’undicesimo posto la frase – che secondo noi è invece la più famosa di tutte, insieme a quella di Rossella O’Hara – della superspia Sean Connery: “Il mio nome è Bond, James Bond”.
35
VARIE
Ottobre 2005
Quanto conta la “carrozzeria” muliebre?
A me la donna piace.
Anche se è bella
Tra le belle Teodora e Paolina Borghese, tra le brutte la regina Vittoria. Il minor peso del cervello femminile è collegato all’eccellenza della miniatura. L’intervento del chirurgo plastico va
bene, a patto che la donna non diventi schiava dell’ “apparire diversa”.
DOMENICO
APOLLONI
Sono passati trent’anni, da quando
Simone de Beauvoir rispose: non è il
destino biologico che definisce la donna
in quanto tale, ma la storia della sua vita.
La domanda, impertinente, gli arrivò nel
corso di una intervista in quel di Parigi e
la risposta, difficile da capire, spiazzò il
pubblico maschile presente: quella
dichiarazione rivendicava l’esser “donna” non come un privilegio acquisito
alla nascita, ma come un merito da conquistare, passo dopo passo e da mantenere nel tempo. Francamente, io condivido gran parte di questo pensare della
Simone e riconosco alla donna gradi di
sensibilità, di razionalità, d’intelligenza
istintiva, di resistenza fisica, superiori a
quelli che albergano nella mente e nel
corpo dell’uomo; credo che il minor
peso del suo cervello sia collegato
all’eccellenza della miniatura; però non
rinuncio a considerare la donna nella
sua qualità di depositaria della bellezza
umana, per una destinazione genetica
che ha significati concreti.
Anche brava. Ebbene si! Io mi discosto
un pochino dal pensiero della Beauvoir
che, essendo graziosa ma non proprio
bella, teneva in minor considerazione il
fattore fisico e, nella stanza delle
“donne”, faceva entrare soltanto chi se lo
meritava con il comportamento tenuto
e non con il corpo esibito. A me, la
donna piace anche se è bella; piace
anche se ha le fattezze armoniose, lo
sguardo intenso, la pelle vellutata, l’in-
to remota e cerchi di valorizzare quella
che ha.
Del resto, se la bellezza, intesa come
armonia dei lineamenti e come “curve al
posto giusto”, proprio non ci fosse, perché la si dovrebbe pretendere ad ogni
costo? Forse perché la donna di oggi è
sempre più spinta a credere che la carrozzeria conti molto? A fornirle suggestioni ci pensano le cronache dei giornali e delle riviste di moda, la pubblicità
sulla cura della pelle, sulle creme
abbronzanti e rassodanti, sui miracoli
della chirurgia estetica; a darle una statura tendente verso l’alto hanno già
provveduto gli omogeneizzati, massicciamente ingeriti nell’età infantile.
cedere elegante; piace quando esprime
tutta quanta la sua femminilità e la
porta con orgoglio. Poi, ritengo che la
donna bella possa essere contemporaneamente brava e, contrastando una
diceria diffusa da testimoni o narratori
poco attendibili, sostengo che nelle
pratiche sessuali la donna bella non sia
da meno di quella brutta.
Ma, declinando queste ragioni, non ho
inteso escludere dai sogni la donna con
attributi fisici minori: ho voluto soltanto
consegnare la palma della mia preferenza a chi si dimostri padrona della
bellezza posseduta, a chi proponga le
fattezze a sua disposizione, magari esaltandone i contorni, a chi non diventi
schiava della bellezza desiderata quan-
Basse e alte. Eppure, la storia è zeppa di
donne bassette ma fascinose, di donne
36
VARIE
che, abbracciando il maturo Pompeo e
segregandolo per un decennio nell’ozio
profumato dei Castelli Romani, spianò
la carriera al padre e gli spalancò l’ingresso nel palazzo della gloria; poi, Giulia di quindici secoli dopo, la bionda Farnese con due occhi ardenti ed una
quinta abbondante di seno, che sconvolse le notti di Papa Borgia e favorì gli
affari del prediletto fratello Alessandro.
Il destino beffardo, che le aveva unite
nel nome e nella disponibilità verso l’amore senile, non permise ad entrambe
di assaporare i frutti del sacrificio: tutte
e due le Giulie morirono prima che i
rispettivi parenti portassero a conclusione la loro scalata al potere.
bruttine che hanno impresso un’orma
indelebile sul cammino del tempo. Tra
le basse, ne ricordo due a caso: Teodora,
che usò il suo metro e mezzo di corpo
per guadagnarsi sia il cuore di Giustiniano che l’Impero di Bisanzio e Paolina
Bonaparte Borghese, che affidò al Canova il compito di tramandare la perfezione del suo piccolo seno. Per le bruttine,
ne basta una per tutte: Vittoria, che fu
regina d’Inghilterra per due terzi di
secolo, che si prese un marito aitante e
che non si risparmiò mai, né sul lavoro
né a letto, dove consumò dodici gravidanze e sfornò nove figli.
Di nome Giulia. Però, nella memoria
poco avara quando serve, ci sono pure
donne bellissime, che hanno utilizzato
la loro bellezza come un’arma vincente
o che sono state usate da altri, per le
doti fisiche di cui erano provviste. Mi
vengono in mente due donne dal nome
identico e dalla bellezza prorompente:
prima, Giulia nata dall’amore di Cesare e
Cornelia, la fanciulla mora e carnosa
Ottobre 2005
e si compra un ritocco ai glutei, magari
senza nasconderlo, anzi scherzandoci
sopra (come ho visto fare in televisione
da Simona Ventura e da Alba Parietti,
mentre esponevano un seno rigoglioso
e di nuova fattura); forse si potrebbe
dire che contribuisce addirittura all’ornamento dell’ambiente; l’unico ritocco
che proprio non concepisco è quello
delle labbra: la bocca è bene che resti
originale, perché il bacio è ancora più
buono, se ha il sapore del naturale!
La bocca no. Ma allora, dato che lo spazio c’è per tutte, belle e meno belle, che
motivo c’è di arricchire il chirurgo plastico per modificare le fattezze ricevute
o per nascondere i segni del tempo? Io
penso che il motivo ci sia e che sia
anche giustificato; a patto che la donna
non ricorra all’intervento estetico sull’onda emozionale, si accetti comunque
e non diventi schiava del desiderio di
apparire diversa. Questo mio pensiero si
era già capito, quando avevo accennato
alla “preferenza”e non ero ancora passato ai ricordi storici; ma ci tengo a ripeterlo per consentirle di ottenere un
impatto forte e duraturo: a mio avviso,
non fa nulla di male quella donna che
migliora il proprio apparato mammario
TUTTO SI FA PER TE
E chi se la dimentica la stupenda canzone “Donna”, scritta e musicata da Kramer, Garinei e Giovannini, cantata dal Quartetto Cetra!
Era l’anno 1958 e la canzone fece il suo ingresso in scena al teatro
Sistina nel musical “Un trapezio per Lisistrata”, rivisitazione della
antica commedia greca, incentrata sullo sciopero sessuale delle
donne per spingere gli uomini a non fare più la guerra.
Gli uomini cedettero alle lusinghe di Eros e cessarono il conflitto. E
la donna uscì vincitrice. Ma la vita reale insegna che Eros e Tanatos
vanno a braccetto: si continua a fare l’amore e la guerra.
Ottobre 2005
37
VARIE
La propaganda utilizzabile in caso di guerra fredda, calda o tiepida
In guerra Dio è sempre con noi
Siamo chiamati a difendere la morale, il diritto, l’onore e la
democrazia. Per il nemico ci può essere solo la corda.
Terminato il conflitto le “canaglie di turno” ridiventano frequentabili.
Anche la guerra ha i suoi dieci (falsi) comandamenti.
LAPO
HERCOLANI
Nel 1915 i tedeschi invasori del Belgio
iniziarono a tagliare le mani ai bambini.
Poi mutilarono le infermiere, squartarono i corpi dei prigionieri per farne lubrificanti, tapparono alcune miniere per
seppellirci vivi i minatori, bombardarono ospedali e chiese, sgozzarono lattanti…
La storia dei bambini dalle mani mozzate fece il giro del mondo e turbò in
modo particolare gli Usa che da questo
episodio furono spinti ad entrare nella
prima guerra mondiale, abbandonando la posizione di neutralità finora
mantenuta.
Con un particolare: la barbarie tedesca
era leggenda, erano racconti completamente inventati, come affermò tra gli
altri anche Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio dei ministri italiano e ministro durante la guerra.
Era leggenda, come leggenda sono
state le strazianti storie di neonati del
Kuwait strappati dalle incubatrici e uccisi dai soldati iracheni. Come leggenda
sono stati i piani serbi della “epurazione
etnica” del Kosovo.
La guerra è un grande spot pubblicitario: in esso sono condensate tutte le falsità della propaganda che mira a un
solo scopo, quello di spingere il popolo
alla pugna, perché “Dio è con noi e ci
chiama ad una guerra santa per estirpare il male”.
La base di partenza è sempre quella: noi
non vogliamo la guerra ma dobbiamo
farla per amore della pace. E chi parla di
evitare la guerra è un traditore, un anti-
patriota, quinta colonna del nemico.
La stampa ha in questo senso un ruolo
determinante, ma oggi la televisione ha
soppiantato tutti: è lei che detta e
impone l’ “ordine del giorno” a milioni
di persone.
In ciò aiutata da storici, intellettuali, artisti, uomini dello spettacolo.
L’autrice aggiunge i fatti della seconda
guerra mondiale per arrivare alle occupazioni di Afghanistan e Iraq e preconizzare quella prossima di Iran, allargando la visione dei meccanismi elementari della pubblicità, che ancora oggi vincono sui convincimenti politici, etici e
sociali di interi popoli.
I canoni pubblicitari che preparano e
spingono a fare guerra sono assemblati della scrittrice Anne Morelli, docente
presso l’Universitè libre de Bruxelles, in
una agile e godibilissimo libretto dal
titolo “Principi elementari della propaganda di guerra” (edizioni Ediesse, pag.
152, euro 9). Lo spunto per il libro è
stata la lettura dell’opera di lord Arthur
Ponsonby, pubblicata a Londra nel
1928, titolata “Falsità in tempo di guerra”, una stimolante riflessione sulla propaganda di guerra nel primo conflitto
sociale.
Anche la guerra ha i suoi dieci comandamenti. Questi.
Noi non vogliamo la guerra. La compagnia orrida dei venditori di morte si
presenta alla pubblica opinione come
amante della pace (un solo esempio:
Hitler voleva la pace a tutti i costi). Non
si riesce a capire come possano scoppiare le guerre quando tutti i contendenti anelano alla pace!
Il campo avverso è il solo responsabile della guerra. Ogni popolo è costretto a dichiarare la guerra per impedire
38
all’altro di mettere a ferro e fuoco il pianeta. Il nemico nostro, poi, è proprio
quello che non rispetta i trattati, è un
aggressore di natura, ci vuole accerchiare (la paura dell’accerchiamento è presente
in tutti i popoli, Urss in
testa).
Il nemico ha l’aspetto
del diavolo.
Non
potendo odiare un
gruppo umano nel suo
complesso, è efficace
concentrare l’odio sul
leader avversario demonizzandolo (apoleone, il Kaiser, Gheddafi,
Khomeini, Castro, Milosevic, ecc.). Il cittadino
ha bisogno di distinguere i buoni dai cattivi e la propaganda l’accontenta. Anche se, ad esempio,
Saddam Hussein, prima di diventare
emulo del dittatore nazista, era nostro
amico e un valido alleato contro l’Iran
degli ayatollah.
Noi facciamo la guerra per fini nobili.
Il consenso alla guerra viene accordato
dal popolo quando pensa che da essa
dipendano onore, libertà, indipendenza, la stessa vita. E per questo nobile
scopo ci alleiamo, ad esempio, con il
Kuwait, paese in cui la democrazia non
è di casa e i diritti umani sono calpestati ogni giorno. Oppure ci alleiamo con la
Russia (prima guerra mondiale), paese
lontano mille miglia dalla democrazia.
Vien da ricordare Emile Zola che nel
romanzo “Sidoine ed Maderic” fa dire a
VARIE
un personaggio:“I nostri soldati andranno in giro in qualità di civilizzatori,
tagliando il collo a quelli che non si civilizzeranno abbastanza in fretta”.
Il nemico provoca intenzionalmente
atrocità, le nostre sono semplici “sbavature”. Il nemico è il simbolo stesso
della devianza criminale, è un brigante
senza fede né legge. Gli americani, ad
esempio, hanno nei film raccontano la
cattiveria degli “indiani” dei quali peraltro hanno compiuto il completo genocidio. Occultiamo un semplice principio:
l’essenza stessa della guerra è la violenza per entrambi i concorrenti.
Il nemico usa armi illegali. Tutti hanno
accusato tutti di usare armi illegali. Ma
ancora oggi si continua a combattere
facendosi aiutare da gas asfissianti e
tossici, da mezzi batteriologici, da granate all’uranio, da mine anti-uomo, da
proiettili dum-dum, antrace,ecc. Il nemico opera una sistematica distruzione di
massa, nozione
estremamente
fluida che sembra
insinuare che ci
sono guerre in cui
si cerca di ammazzare il nemico solo sporadicamente.
Le perdite del
nemico sono terribili, le nostre
trascurabili. La
propaganda ci
Ottobre 2005
rassicura: la guerra sarà chiusa con zero
morti. Ed infatti inizia subito bene:
dopo pochi giorni il nemico si sta
arrendendo in massa. Salvo poi ad
accorgerci che la guerra l’abbiamo perduta.
Gli artisti e gli intellettuali sostengono la
nostra causa. È vero: la
macchina di guerra si
avvale dell’appoggio di
artisti,
intellettuali,
uomini di spettacolo e
di scienza, pittori, musicisti, registi, ecc. per
dimostrare la santità
della guerra. Tutte persone abili nel manipolare suggestioni e sentimenti. Se la guerra è
appoggiata da tanti uomini celebri, vuol
dire che è giusta. Solo che questo argomento anima il nostro nemico.
La nostra causa ha un carattere sacro.
L’argomento religioso è un forte componente della propaganda di guerra.
Disse tanti anni fa San Bernardo:“Il cavaliere di Cristo ammazza con coscienza e
muore tranquillo. Morendo si salva;
ammazzando, lavora per Cristo”. Lutero
non parlò diversamente e con lui tutti i
papi fino a Benedetto XV e la prima
guerra mondiale. Il Corano: “Quando
incontrerete gli infedeli, ammazzateli
fino a farne un gran massacro, uccideteli ovunque li troviate, combatteteli finché non ci sarà più alcun disaccordo e
rimanga solo il culto di Hallah”.
La stessa democrazia viene elevata al
rango di valore sacro, per il quale ogni
sacrificio è consentito, e per il “santo
mercato” si devono combattere gli stati
canaglia e le forze del male.
Chi non appoggia la guerra è agente
del nemico. È scontato: chi si oppone
alla politica bellica del momento è deriso, minacciato, emarginato. Nelle costituzioni europee non si dice che la libertà di opinione è soppressa in tempo di
guerra, ma di fatto così avviene. Gli scettici ci piacciono ma solo se stanno nel
campo del nemico. Nessuno osi chiedere “perché” la guerra.
Ottobre 2005
CULTURA
39
Dante ha inventato un falso episodio di cannibalismo
Il “FIERO PASTO”
non c’è stato
Il test del DNA
risolve il giallo
Il conte Ugolino è morto per fame e colpito, forse per pietà dei carcerieri, con
un colpo finale di spada. Con lui due figli e due nipoti, tutti sepolti a Pisa nella
chiesa di San Francesco.
MAURO
ALBANO
“La bocca sollevò dal fiero pasto / quel
peccator, forbendola a’ capelli / del capo
ch’elli avea di retro guasto”.
Così per Dante inizia la condanna eterna – raccontata nel XXXIII canto dell’Inferno – cui è destinato il conte Ugolino:
rodere la testa del suo nemico, l’arcivescovo Ruggieri, per cercare di saziare
per l’eternità quella fame che non ha
potuto saziare in vita, cibandosi del suo
avversario.
Senza denti
Il conte Ugolino cannibale? Ma quando
mai. Stavolta Dante è un Pinocchio ante
litteram: inventa un quadro macabro e
disgustoso, di altissima resa poetica
(uno dei mille vertici di sfolgorante bellezza della Commedia), ma falso e antistorico.
La risposta – stavolta definitiva – ci
viene dagli studi del professore Francesco Mallegni, direttore del dipartimento
di scienze archeologiche e antropologiche dell’Università di Pisa, responsabile
dello scavo nella tomba di famiglia dei
Della Gherardesca. Ugolino era privo di
Illustrazione di Gustave Doré. In alto calco alla plastilina del volto di Ugolino.
40
denti e quindi era impossibilitato a
mangiare carne umana non cotta. Era in
realtà un uomo imponente, alto 1,751,80 centimetri, quindi oltre dieci centimetri oltre la media del Duecento. Era
tra i 70 e gli 80 anni. Ma numerose carie
(molti ascessi o granulomi) avevano irrimediabilmente consumato i suoi denti.
CULTURA
alla storia con il nome di “torre della
fame”, dove morì dopo nove mesi di prigionia e di fame. Era il febbraio 1289.
Figli e nipoti
Il prof. Mallegni ha “visitato” tutti e cinque i cadaveri e ha accertato che gli altri
quattro scheletri sono di persone di
Ottobre 2005
sconfiggere i nemici della Gherardesca
e li fa imprigionare con figli e nipoti.
Riconosciuto signore di Pisa, ne diventa
podestà e capitano del popolo. Ma
governa pochi mesi. Nel marzo 1289,
dopo avere combattuto contro Firenze
e Lucca, lascia il potere a Guido da Montefeltro. Muore nel 1295, forse a Viterbo.
Il calco
Occhi scavati, espressione arcigna, naso
un po’ aquilino, labbra retratte (per via
dei denti mancanti), grandi orecchie.
È questa la descrizione che ci offre il
prof. Mallegni il quale, dopo una serie di
indagini scientifiche sulle ossa e sul
teschio, ha ricostruito con la plastilina
un calco che mostra con relativa precisione l’immagine del conte, grazie
all’impiego di tecniche di medicina
legale impiegate negli Usa dall’Fbi.
Gli attuali discendenti di Ugolino, residenti in Firenze (uno dei essi divenuto
famoso per l’“affettuosa amicizia” che lo
lega o lo legava a Sarah Fergusson),
hanno permesso di fare la prova del
DNA tra loro e l’avo. Il test genetico ha
confermato che i resti sepolti nella chiesa di San Francesco a Pisa – lì traslati nel
1902 e ricomposti nella cappella di
famiglia – sono di Ugolino.
Illustrazione di Gustave Doré.
La torre della fame
Ugolino di Guelfo della Gherardesca,
conte di Donoratico, nasce nella prima
metà del 1200 da nobilissima famiglia,
padrona di vasti feudi nella Maremma e
in Sardegna.
Sebbene ghibellino, si accordò per portare al potere a Pisa il partito guelfo. Scoperta la congiura fu bandito dalla città
ma vi tornò l’anno dopo riacquistando
prestigio e autorità. Dopo la sconfitta
dei pisani nella famosissima battaglia
della Meloria nel 1284, divenne signore
di Pisa con il titolo di podestà.
Nel 1288 la parte ghibellina insorse
sotto la guida dell’arcivescovo Ruggieri
degli Ubaldini. Accusato di tradimento
perché considerato responsabile della
sconfitta della Meloria, fu rinchiuso
senza processo insieme a due figli e due
nipoti nella torre della Muda, passata
sesso maschile, due di circa 50-55 anni e
due di 20-25. Sono proprio loro: i due
figli Gaddo e Uguccione, i due nipoti
Anselmuccio e Nino detto il Brigata.
Mallegni ha accertato che sulla parte
posteriore del cranio Ugolino ha un
colpo violento, con tutta probabilità
sferrato con una spada. Si ha motivo di
ritenere che i cinque prigionieri siano
stati uccisi per pietà dai carcerieri, dopo
avere passato nove mesi a pane e
acqua.
Arcivescovo
Ruggieri muore sei anni dopo, nel 1295.
Il personaggio appartiene alla famiglia
degli Ubaldini. Nel 1278 è arcivescovo di
Pisa, è fervente ghibellino e si pone contro il governo dopo la disfatta della
Meloria. Dopo alterne vicende riesce a
Immortalità
Cosa resta dell’episodio? La torre dove
morì Ugolino e i parenti, in quella mirabile piazza di Pisa ove si trova la Scuola
Normale superiore (istituita nel 1810 da
Napoleone), la cui facciata è stata a suo
tempo riordinata da Giorgio Vasari e lo
stupefacente canto con il quale Dante
ha saputo dare immortalità – pur accusandolo di cannibalismo – a un personaggio tutto sommato di secondo
piano, che ha tanto battagliato e sofferto nella vita e ha dovuto sopportare in
fine di vita la prigionia con la tremenda
prova della fame, vedendo morire di
fronte a sé figli e nipoti.
Il cannibalismo resta solo un episodio
letterario. E sicuramente Ugolino, dovunque sia, non è costretto a rodere per
l’eternità la testa del nemico Ranieri.
TROPPO TARDI
R. Bridgens (sec. XIX) – Gesti italiani
NON E’ POSSIBILE
(Litografia)
Vincenzo Giovannini (1817-1903) – Nella campagna romana. Acquedotto Claudio
(Olio su tela)
Scarica

professioni la biblioteca sull`ara pacis censura