PERIODICO DEL DISTRETTO 2080 R.I. [email protected] N. 32 OTTOBRE 2005 LE NUOVE PROFESSIONI E LE CLASSIFICHE ROTARIANE NELLA NAVICELLA SOYUZ C’ERA ANCHE IL ROTARY ROTARY FOUNDATION: FONDO PERMANENTE LA BIBLIOTECA DEL ROTARY SULL’ARA PACIS VENTI DI GUERRA CENSURA DIAMOCI UN TAGLIO la mappa di lettura La lettera del Governatore di ottobre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – Solo i valori etici ci faranno vincere lo “scudetto” di Giorgio Di Raimondo Calamità naturali. Il Rotary per la difesa del territorio . . . . . – Una rete di professionisti altamente qualificata di Giancarlo Giraldi – Una lezione di apertura e altruismo di Gianpiero Gamaleri Il Rotary e le nuove categorie del lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – AAA cercasi estro e fantasia di Nunzio Primavera – Come siamo messi in classifica? di Giuseppe Bordignon 2 4 6 In copertina: Vincenzo Giovannini, Roma 1885, olio su tela cm. 44x75 11 Anche il Rotary nello spazio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – Il socio Vittori vola con la navicella Soyuz 12 Sempre più numeroso l’esercito dei poveri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . – A fine stipendio avanza troppo mese di Gian Paolo Cioccia – Il bene va fatto bene di Egidio Todeschini Rotary Foundation . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 – Fondo permanente, garanzia del futuro di Alberto Cecchini La biblioteca del Rotary . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19 di Antonio de Majo Il Messico invita il distretto 2080 a Cancun e Cozumel . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 Come ti aggiorno medici e infermieri di Guglielmo Bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Cosa farò da grande? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22 – Intervista a Rosario De Rose di Bruno Benelli Sull’Ara Pacis venti di guerra Il Vaticano ha fatto centro di Giovanni Carbonara di Corso Donati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26 In via Amba Aradam il primo concilio della Chiesa di Maria Cristina Zitelli . . . . . . . . . . 28 Treno e cinema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 – In carrozza, ciak si gira! di Tiziana Grassi Censura, diamoci un taglio! di Massimo Scicchitano A me la donna piace. Anche se è bella . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32 di Domenico Apolloni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..................................... 37 Dante e il conte Ugolino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 In guerra Dio è sempre con noi di Lapo Hercolani – Un falso episodio di cannibalismo di Mauro Albano Voce del Rotary Periodico del Distretto 2080 R.I. Anno XXIV n. 32 Ottobre 2005 Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - DCB - Roma Antoine Jean-Baptiste Thomas (1791-1834) – L’Infiorata (Litografia) Direttore Responsabile Bruno Benelli Proprietà Società Cooperativa Edizioni Rotariane del Distretto 2080 R.I. - Via Salaria, 332 - 00199 Roma Comitato di Redazione Alberto Aime - Domenico Apolloni - Antonio Arcese - Antonio Cogliandro - Claudio Marcello Rossi - Pier Luigi Zanata Art Director Gaspare De Fiore - Claudio Marcello Rossi Le firme Mauro Albano - Domenico Apolloni - Bruno Benelli - Giuseppe Bordignon - Guglielmo Bruno Giovanni Carbonara - Alberto Cecchini - Gian Paolo Cioccia - Antonio de Majo - Giorgio Di Raimondo - Corso Donati - Gianpiero Gamaleri Giancarlo Giraldi - Tiziana Grassi - Lapo Hercolani - Nunzio Primavera - Massimo Scicchitano - Egidio Todeschini - Maria Cristina Zitelli 35 Direzione e Redazione Piazza Cola di Rienzo, 69 - 00192 Roma Tel. 063242271 - Fax 0645437281 e-mail: [email protected] Stampa Borgia srl Industrie Grafiche Editoriali Associate Roma 00152 - Via di Monteverde n. 28-38 Tel 06536557 - Fax 0658200728 Questo numero di “Voce del Rotary” è stato chiuso in tipografia Lunedì 19 settembre 2005 Registrata al Tribunale di Roma n. 191/82 Registro Nazionale della stampa n. 619 del 12/12/82 La proprietà e l’editore declinano ogni responsabilità per le opinioni espresse dagli autori. Associato all’USPI 2 Ottobre 2005 Lettera di OTTOBRE del Governatore Mese dell’azione professionale GIORGIO DI RAIMONDO Solo i VALORI ETICI ci faranno vincere lo “scudetto” Cari amici, l’estate è ormai alle nostre spalle ed è arrivato il momento di rimboccarci le maniche, perché il tempo trascorre rapido e non dobbiamo farci trovare impreparati nel momento in cui dovremo tirare le somme e fare il bilancio di quanto abbiamo realizzato. Vi confesso che in questi due mesi trascorsi, nonostante la mia intenzione di “staccare la corrente”, il Rotary mi è mancato molto, perché molto mi sono mancate le tante occasioni di incontro e di contatti con veri amici, quali vi considero tutti. Mi ha confortato la certezza che, con la ripresa delle attività e delle visite ai club, avrei avuto modo di recuperare tutto il tempo rotarianamente perduto. Posso illudermi che questo, almeno in parte, sia accaduto anche a voi? Gli impegni che ci attendono sono molto pesanti e onerosi, ma sono certo che se verranno affrontati con passione, determinazione e professionalità, saranno compensati da tante meritate soddisfazioni. Parlo di professionalità non a caso, perché il mese di ottobre è dedicato all’azione professionale ed è con professionalità che tutti noi, sia pure ai diversi livelli, dobbiamo operare, e prima di tutto nel Rotary, in quanto è proprio la professionalità uno degli elementi che caratterizza la nostra associazione. Voglio infatti ricordare, anche se forse superfluo, che il Rotary, tramite l’azione professionale, promuove e incoraggia l’ideale del servire nell’esercizio quotidiano di ogni attività lavorativa e professionale. Questa azione, spesso sottovalutata e trascurata, è lo strumento per realizzare uno, e forse il primo, degli scopi del Rotary: quello di informare ai principi della più alta rettitudine l’attività professionale e imprenditoriale, riconoscendo la dignità di ogni occupazione utile e facendo sì che venga esercitata nella maniera più nobile, quale mezzo per servire la collettività. Ecco perché i club devono incoraggiare i soci ad applicare questi principi, mediante la realizzazione di progetti adeguati, mentre i soci hanno il dovere di praticarli, improntando la loro vita professionale e privata ai più elevati valori etici, sempre disponibili ad offrire le proprie capacità professionali al servizio della collettività. La seconda via d’azione del Rotary offre infinite possibilità in questo senso, usando le nostre capacità professionali per migliorare le nostre aziende, provvedere alla formazione dei giovani e fornire posti di lavoro ai disabili. Affinchè però il Rotary e i club possano dispiegare le loro grandi potenzialità, è necessario che le classifiche vengano coperte per colmare vuoti che costituiscono gravi lacune, procedendo mediante cooptazioni di persone che offrano ampie garanzie di disponibilità, predisposizione al volontariato, competenza e rettitudine. Oggi più che mai è essenziale che i rotariani diano l’esempio con il loro modo di operare e in tale ambito è innegabile l’applicabilità, nel mondo degli affari odierno, della “prova delle 4 domande”. Tutti questi elementi sono condensati a vario titolo nella “Dichiarazione degli operatori economici e dei professionisti rotariani”, emanata dal Consiglio di Legislazione del 1989 e ripresa dal recente Consiglio del 2004. Le commissioni distrettuali per l’azione professionale, coordinate dal Pdg Gianni Gasbarrini Fortuna, come d’altra parte tutte le altre commissioni, sono già al lavoro per supportare i club e per venire incontro a tutte le loro esigenze. Raccomando a tutti di utilizzarle e di sfruttare al massimo la loro piena disponibilità. Nella cornice dell’azione professionale si inquadra perfettamente il recente accordo stipulato con la Protezione civile, di cui ho già fatto cenno nella mia precedente lettera di settembre e che qui di seguito viene compiutamente illustrato. A questo proposito mi farebbe piacere una adesione unanime di tutti i club del distretto, in attesa di cercare di estenderla agli altri distretti italiani e invito nel contempo tutti coloro che fossero disponibili a segna- 3 Ottobre 2005 larsi come volontari per i casi in cui ne fosse richiesta la loro partecipazione. Non posso non sottolineare l’efficacia di questa iniziativa, pienamente rispondente alle finalità del Rotary e particolarmente rilevante ai fini della nostra immagine e presenza sul territorio. Mi scuso di avervi intrattenuto forse troppo a lungo sulla materia, ma ritengo che la sua importanza non potesse essere trascurata. Prima di chiudere consentitemi solo di evidenziare che i club devono: • convocare un assemblea per discutere il lavoro e i programmi delle commissioni; • comunicare i programmi mensili entro il 5 del mese precedente affinché possano essere pubblicati su “Voce del Rotary”; • collaborare con “Voce del Rotary”, ancora in fase di rodaggio, inviando suggerimenti, pareri, critiche, notizie ed articoli per un eventuale pubblicazione. Ricordo poi l’Idir del 29 ottobre a Macomer, il seminario della Rotary Foundation del 12 novembre a Sassari, per la zona Sardegna, il congresso e l’assemblea distrettuali l’11-12-13 e 14 maggio 2006 a Viterbo. Ma non dimenticate di focalizzare la vostra attenzione sulle note priorità: alfabetizzazione, risorse idriche, immagine pubblica, ammissione delle donne, cooperazione, continuità, coordinamento tra club vicini, rispettando sempre il principio del “servire uniti in amicizia”. Con un forte abbraccio Nota di redazione: i temi della Protezione civile e dell’azione professionale richiamati dal governatore sono approfonditi rispettivamente nelle pagine 4-5 e 6-10. Come primo atto da governatore Di Raimondo rende doveroso omaggio con una corona d’alloro al Milite Ignoto Nella stessa mattinata del 1° luglio c.a. il governatore depone una corona ai piedi del monumento a Paul Harris (Tomba di Nerone sulla via Cassia) OTTOBRE, LE VISITE DEL GOVERNATORE Ecco il calendario delle visite di Giorgio di Raimondo ai club nel mese di ottobre Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno 3 4 5 6 7 12 18 19 20 = = = = = = = = = R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. R.C. Quartu S.Elena Carbonia Sanluri M. Campidano Senorbi – Trexenta Alghero Roma Tevere Roma Appia Antica Roma Aeroporto Cerveteri Ladispoli Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno Giorno 21 22 24 25 26 27 28 29 = = = = = = = = R.C. Velletri R.C. Terracina Fondi R.C. Thiesi R.C. Bosa R.C. Macomer R.C. Ozieri R.C. Oristano IDR Sardegna 4 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 Protocollo di intesa Ottobre 2005 VITA DEL DISTRETTO 5 Rotary – Protezione civile CALAMITÀ NATURALI Il Rotary scende in campo per la difesa del territorio Il distretto 2080 offre la piena e qualificata collaborazione per affrontare le situazioni di emergenza del territorio nazionale, soprattutto nei casi di calamità naturali, nelle fasi successive all’emergenza vera e propria, quando si tratta di ricostruire e normalizzare le condizioni di vita della popolazione. L’accordo è esteso a tutti i club di Lazio e Sardegna e a quelli degli altri distretti. Saranno stabilite procedure di mobilitazione rapide ed efficaci. Una rete di professionisti altamente qualificata G Una lezione di apertura e altruismo: è il Rotary, bellezza G GIANCARLO IRALDI Presidente RC Roma Monte Mario GIANPIERO AMALERI Coordinatore distrettuale pubbliche relazioni e immagine L’idea di realizzare una collaborazione fra Rotary e Protezione civile è nata due anni or sono in occasione di una relazione svolta dal vice capo del dipartimento, dr. Vincenzo Spaziante, presso il Rotary club Roma Monte Mario durante la presidenza di Antonio Mastrangelo. Il passo successivo fu quello di fare una attenta valutazione della composizione dei club Rotary del distretto 2080, per offrire al dipartimento della Protezione civile una collaborazione veramente utile e significativa. Da questo studio è emerso che molte delle professionalità rappresentate ad alto livello nel nostro sodalizio, come quelle di medici, architetti, ingegneri, avvocati, imprenditori, potevano costituire una base di collaborazione molto valida nella fase di ricostruzione dopo una eventuale crisi. Infatti se nella fase iniziale della emergenza causata da un evento disastroso la gestione viene affidata alle classiche istituzioni quali polizia, carabinieri, vigili del fuoco, la fase successiva della uscita dalla emergenza richiede l’intervento di professionisti disponibili a prestare la propria opera per consentire alla popolazione il ritorno alla normalità, ed in questa fase i rotariani possono trovare un impiego molto importante e socialmente assai rilevante. Da una valutazione statistica delle qualifiche rappresentate nei circa 80 club del nostro distretto l’incidenza percentuale delle diverse professionalità risulta così distribuita: al primo posto gli imprenditori (20% del totale, in pratica uno su cin- Il protocollo d’intesa tra i Rotary di Roma e la Protezione civile è stato firmato presso la sede storica del Dipartimento a Roma, in via Ulpiano 11. È stato sottoscritto dai presidenti di tutti i club romani, guidati dal governatore Giorgio Di Raimondo. Nel suo intervento Di Raimondo ha indicato la concreta possibilità che in tempi brevi l’accordo possa essere ampliato in due direzioni. Da una parte esso potrà comprendere tutti i Rotary del distretto 2080, allargandosi quindi ai club del Lazio e della Sardegna. E non vi è chi non veda l’importanza di questo sviluppo, riguardando aree spesso soggette a eventi, specie incendi boschivi, che richiedono sempre più attente strategie di intervento. Dall’altra il governatore prevede l’adesione di altri distretti. “Ho già parlato – ha detto Di Raimondo – con il mio omonimo del distretto 2060, che riunisce il Veneto e la Venezia Giulia, verificando un orientamento disponibile. Si può ragionevolmente pensare di poterci progressivamente avvicinare a un accordo a livello nazionale con tutti i distretti italiani, che io stesso – ha concluso Di Raimondo – mi impegno a consultare in tempi brevi”. Rispondendo a queste parole, il dottor Vincenzo Spaziante, vice capo dipartimento in rappresentanza del responsabile Guido Bertolaso – trattenuto proprio in Sardegna dalla necessità di coordinare gli interventi per un grande incendio boschivo – ha sottolineato l’importanza della convenzione. “L’aspetto che più mi colpisce – ha detto Spaziante – è dato non solo dall’alta qualificazione delle professionalità che il Rotary potrà mettere a disposizione della Protezione civile, ma anche dal fatto che si tratta di competenze in dialogo fra loro, così come appartiene alla tradizione del sodalizio, fin dalle sue origini. I problemi che la Protezione civile si trova ad affrontare sono problemi complessi e interdisciplinari, cui poco giovano specializzazioni chiuse in se stesse. Lo spirito di servizio, di apertura, di altruismo, di reciproca collaborazione che caratterizza il Rotary è la Da destra verso sinistra, Giancarlo Giraldi, presidente del club Monte Mario, iniziatore dell’accordo, Vinmigliore premessa per l’efficacenzo Spaziante, vice capo dipartimento della Protezione civile, Giorgio Di Raimondo, governatore cia della collaborazione che distretto 2080, Gianpiero Gamaleri, coordinatore distrettuale PR e immagine. intende prestare alla ProtezioLa firma del protocollo d’intesa fra 25 club romani e il dipartine civile. L’ingegnere deve parlare con il medico, l’architetto mento della Protezione civile, avvenuta il 25 luglio 2005, precon l’economista, il sociologo con il biologo e così via. Il sente il governatore del distretto 2080 Giorgio Di Raimondo, Rotary già lo fa e può mettere questa sua efficace impostaha suggellato questo accordo di collaborazione, ma rapprezione a disposizione della emergenze”. senta solo la prima pietra dell’edificio, in quanto l’accordo “Il dottor Spaziante ha interpretato così bene lo spirito rotadiventerà veramente utile ed operativo quando un numero riano – ha aggiunto il governatore – da renderlo un candirilevante di club in Italia avranno aderito all’accordo. Ed è in dato ideale a far parte del nostro sodalizio”. questa direzione che ci muoveremo da oggi in poi, per stabiliSono stati particolarmente festeggiati i due rotariani che re delle procedure di mobilitazione rapide ed efficaci e per hanno promosso e dato impulso a questa iniziativa: Giancarconsentire una adesione semplificata di un numero più ampio lo Girardi, presidente del Roma Monte Mario, che ha propopossibile di Rotary club, prima a livello distrettuale e poi intersto l’idea ed ha preso i primi contatti, e Luigi Schiffino, distrettuale. Quando tutti e dieci i distretti italiani saranno responsabile del Coordinamento dei Rotary romani (Co.In) coinvolti, il dipartimento della Protezione civile potrà contare che ha saputo con tenacia portare al tavolo della firma tutti i sulla collaborazione club della capitale. fattiva del Rotary che Ora resta da preveNE PARLA ANCHE IL CORRIERE DELLA SERA sul territorio nazionadere e sviluppare Il “Corriere della sera”, nella edizione del 29 luglio 2005, sottolinea l'imle ha una diffusione tutto l’impegno portanza dell'intesa: capillare. Lavoreremo per dare esecuzio«La Protezione civile potrà contare su ingegneri, architetti, medici, con impegno per ne a questo imporimprenditori ed esperti messi a disposizione dal Rotary International, che contribuiranno a far fronte alle emergenze connesse a calamità naturali raggiungere questi tante accordo, indie a portare soccorso alle popolazioni sinistrate. E' quanto prevede un proobiettivi, certi del viduando gli strutocollo d'intesa firmato da Guido Bertolaso, e dai presidenti dei Rotary sostegno di tutti i menti operativi più club romani, guidati dal governatore distrettuale Giorgio di Raimondo». soci italiani. efficaci. que), seguiti da avvocati e notai (14%), medici (12%), commercianti (11%), commercialisti (7%), pubblica amministrazione (6%), ingegneri (5%), architetti (4%), forze armate (3%), farmacisti (1%), altro (17%). 6 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 Ottobre 2005 7 VITA DEL DISTRETTO Il Rotary e le nuove categorie del lavoro 1 Ci sono 400 nuove professioni nel mondo: quante di esse sono rappresentate nel Rotary? Occorre allargare le basi sociali rotariane per essere specchio di una società in movimento che elabora in fretta i cambiamenti e lascia ai margini chi non è multiforme e multimediale. La logica del lavoro vuole fantasia e creatività AAA cercasi estro e fantasia P NUNZIO RIMAVERA Rotary club Roma Parioli Nella società fordista e produttivistica su modello americano di inizio novecento il Rotary nasce come risposta umana, sociale e solidale di servizio al di sopra dell’interesse personale da parte degli stessi leader di quella società industriale. Oggi che viviamo appieno nell’era postindustriale e ha ormai concluso la sua funzione quel modello di sviluppo valido fino agli anni settanta, nella società sono emersi indirizzi economici differenti verso cui puntare. La deindustrializzazione è un fiume in piena, un mare che non si combatte, ma in cui si deve navigare decidendo rotta e comportamenti e cercando, semmai, nuove opportunità. Non c’è futuro. Il mercato non è dato più soltanto dalla domanda e dall’offerta, ma è costituito anche dalle relazioni, come richiamato anche da Adam Smith che ha teorizzato sul mercato tanto la presenza della mano invisibile, quanto del peso delle relazioni sociali ed economiche che creano molte più opportunità del passato. Il mondo è cambiato e non c’è futuro per chi non voglia ripensarsi in modo diverso. Dall’economia globalizzata ci sono spinte che chiamano a interpretare lavoro, impresa, professione secondo processi formativi diversi dal passato e predisposizione a rapporti sociali nuovi. Di conseguenza, la logica del lavoro prevede nuovi riferimenti e al lavoratore, a qualsiasi livello, si richiedono requisiti quali fantasia e creatività. Nuovo umanesimo. Emerge, nel contempo, quello che molti sociologi hanno definito come bisogno di un nuovo umanesimo che colga tanto le spinte verso un recupero di valori legati alla persona, quanto la necessità di rispondere alle sollecitazioni del mercato globale in termini di efficienza, modernità e qualità e in chiave di promozione dei valori umani. Nascono nuove figure professionali e metodi di approccio diversi dal passato verso occupazioni sconosciute solo pochi anni fa. La capacità di cogliere le nuove spinte dal cambiamento è uno dei requisiti fondamentali richiesti dalle imprese a chi si immette nel lavoro e questa è una delle manifestazioni più evidenti di una società che elabora in fretta il cambiamento e che “macina” il lavoratore se non è di multiforme ingegno e multifunzionale. Rigenerarsi. La necessità di cogliere le evoluzioni nel campo della comunicazione o in quello della finanza, o ancora nella ricerca, giusto per fare alcuni tra gli esempi più evidenti, comporta l’esigenza di un costante adeguamento professionale o, addirittura, la sostituzione di figure consolidate nel passato con soggetti caratterizzati da requisiti quali flessibilità e capacità di aggiornarsi e rigenerarsi. Anche il Rotary, che è una parte non secondaria della società, ha affrontato in tutto il mondo un dibattito che ha colto appieno queste novità. La risposta è stata l’allargamento della base sociale a categorie nuove del lavoro. Ma ancora moltissime di queste non sono presenti nei club. La scuola della vita. Un’analisi effettuata da esperti del mercato del lavoro evidenzia che oltre alle professioni tradizionali, pur dovutamente aggiornate, secondo le vecchie codificazioni, ci sono circa quattrocento nuove professioni che spesso non si apprendono a scuola, ma vengono apprese, o addirittura costruite, nell’ambito delle imprese accanto a persone che svolgono attività ad esse prossime. In questa logica un giovane spesso oggi si trova quasi nell’impossibilità di stabilire cosa farà da grande perché nell’arco di pochi anni il panorama lavorativo cambia radicalmente. L’importante è adeguarsi al concetto del despecializing the specialist: il lavoratore del XXI secolo deve essere un uomo integrale molto preparato e specializzato, ma contemporaneamente creativo e con un “contorno” molto più ampio. Sarà, infatti, grazie alla interdisciplinarietà che si potrà affrontare il mondo del lavoro. Un avvocato deve sapersi destreggiare con il diritto in tutto il mondo, un chirurgo che operando non sappia utilizzare al meglio le risorse informatiche o la robotica non è adeguato ai tempi, un giornalista che non cono- Così parlò KARL POPPER “Il futuro è decisamente aperto, esso dipende da noi, da tutti noi, dipende da quello che noi e molte altre persone facciamo e faremo oggi, domani e dopodomani. E quello che facciamo e faremo dipende a sua volta dai nostri pensieri e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dalle nostre paure. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità largamente disponibili del futuro. Invece di posare a profeti dobbiamo diventare i creatori del nostro destino e imparare a far le cose nel miglior modo che ci è possibile e di andare alla ricerca dei nostri errori, ma questo significa che dobbiamo cambiare noi stessi.” 8 VITA DEL DISTRETTO sca l’evoluzione dei mezzi di comunicazione è tagliato fuori dalla professione. Tutti questi mutamenti, queste nuove professionalità e questa flessibilità, hanno lo scopo di creare nuova occupazione, ma soprattutto di perseguire l’obiettivo della qualità totale. Essere giovani. Queste novità rappresentano la sostanza del futuro della base sociale del Rotary del terzo millennio. Il 2 Rotary oggi ha molti soci che socialmente e professionalmente non rispecchiano i canoni del passato. E sono soci onorevoli che rispecchiano pianamente il secolo in cui viviamo. Non pochi club hanno compreso l’importanza di aggiornare i propri organici per essere pienamente specchio della società. Le professioni e i contesti mutano con velocità e chiedono all’uomo capacità di rigenerarsi costantemente e di essere Ottobre 2005 Alcune considerazioni sulle professioni esercitate dai rotariani Come siamo messi in classifica? B GIUSEPPE ORDIGNON Segretario Rotary club Viterbo gnati a una particolare categoria in base alla professione o all’attività esercitata”. L’articolo 7 dello statuto tipo dei club VITA DEL DISTRETTO 9 giovane non solo anagraficamente, ma anche nelle scelte professionali. Anche nel Rotary occorre essere capaci di rigenerarsi e di aprirsi concretamente alle nuove professioni. Il rischio, altrimenti, è di non essere più al passo con i tempi, al contrario di quanto furono Paul Harris e i suoi amici un secolo fa nel dare una risposta forte in chiave umana e di servizio all’industrializzazione del Novecento. Sono in uso due elenchi di classifica curati dall’Istituto culturale rotariano e dal Rotary international. Ma i club spesso hanno diversità di comportamento al momento dell’ammissione di nuovi soci. È necessario avere principi certi per evitare decisioni difformi: il consiglio di legislazione dovrebbe promuovere l’interpretazione autentica della norma. Il caso dei soci che non esercitano più la professione o sono in pensione: come vanno classificati? La classifica come è definita ufficialmente dal manuale di procedura 2004, è il “sistema mediante il quale i soci, al momento dell’ammissione, sono asse- Ottobre 2005 precisa inoltre che è da prendere in considerazione “l’attività principale” del socio o dell’impresa, società o ente di cui fa parte. Due elenchi. Occorre anche ricordare l’esistenza e l’uso di due elenchi di classifiche. 1) Quello redatto a cura dell’Istituto culturale rotariano (vedi pubblicazione dell’Icr datata settembre 1995), elenco esauriente in tutti i settori lavorativi esistenti in Italia. L’elenco comprende le indicazioni della “classifica generale” (agricoltura - artigianato ecc.), la “classifica specifica ” (agricoltura : allevamento - colture arboree ecc) e la “classifica particolare” (agricoltura : allevamento - animali da pelliccia, api ecc.). 2) Quello denominato “elenco nuovi codici occupazionali” redatto dal Rotary International, molto sintetico e incompleto nel settore del lavoro in Italia. Questo elenco prevede solo le classifiche generale e specifica. Coesistenza. Il primo viene usato dai club italiani ed è quello che trova riscontro nelle indicazioni delle attività professionali dei soci nell’annuario redatto e distribuito a cura dell’Icr. Il secondo è usato dal RI nel “rapporto semestrale” sul quale appaiono le indicazioni di classifica con la numerazione dell’elenco numero 2. In occasione di tale rapporto infatti il prospetto che alleghiamo al rapporto, per ogni nuovo socio, viene compilato con riferimento a quest’ultimo elenco. Possiamo dire che i due elenchi possono coesistere, considerando che il secondo risponde alle esigenze statistiche del RI, mentre il primo ha una maggiore possibilità di applicazione in Italia in relazione al mondo del lavoro e alle attività professionali. Nuovi soci. Fatta questa premessa, prendendo come base la casistica da me raccolta in vent’anni di attività rotariana svolta con incarichi in due distretti, al nord ed al centro Italia, ho avuto modo di osservare alcune diversità di comportamento, da parte dei club, per quanto riguarda l’applicazione delle classifiche. Queste ultime hanno una Le considerazioni dell’articolista possono essere approfondite da altri soci, che ritengano di avere idee propositive in materia, per iniziare un proficuo dibattito volto a omogeneizzare l’applicazione concreta dell’assegnazione degli iscritti in base alla professione o all’attività svolta 10 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 verla potrebbe essere una iniziativa del nostro prossimo congresso distrettuale, da presentare al consiglio di legislazione quale proposta di risoluzione. notevole influenza nell’ammissione di nuovi soci. Il problema non è del tutto risolto, anche dopo la precisazione contenuta nel manuale di procedura 2004, circa il numero dei soci ammessi alla stessa classifica (5 per i club fino a 50 soci, il 10% per i club con più di 50 soci). Questa decisione ha inteso evidentemente eliminare le ricerche forzate, in tema di classifiche, a volte ricorrenti per ammettere qualche nuovo socio. Dubbi e diversità. Il problema di base è quello interpretativo perché non è del tutto chiaro, quanto meno non esplicito, se l’applicazione della nuova disposizione si riferisca alla classifica generale, a quella specifica o a quella particolare. Da questo dubbio interpretativo sono nati e possono nascere diversità di comportamenti da parte di qualche club. Certo è che la valutazione in questione ha una diversa influenza ponderale a seconda delle strutture economiche locali. È però necessario avere un principio certo. La valutazione sull’argomento classifiche, contenuta nelle parte prima del manuale di procedura “I club” pag. 8 (ultime quattro righe del primo capoverso), dal tenore molto possibilista, può prestarsi a decisioni ai limiti della norma. La regola. Per tutte queste considerazioni, mi sembra che si possa affermare che la regola (dei 5 soci e del 10%) si debba riferire alla classifica specifica e certamente no a quella particolare. Per fare un esempio, nel caso di un medico : attività libere e professioni; medici. 75.63.00 (Icr 22.00) (Ri). Nel caso di un avvocato: attività libere e professioni; avvocati. 75.21.00 (Icr) 18.01 (Ri). Di conseguenza non potranno mai essere ammessi ad un club 2 medici cardiologi o 2 avvocati di diritto di famiglia. Consiglio di legislazione. Per una conferma di questa interpretazione potrebbe essere utile una risoluzione del consiglio di legislazione, quale interpretazione autentica della norma. A promuo- Gli aggiornamenti. Sull’argomento classifiche si dovrebbe inoltre richiamare l’attenzione delle commissioni dei club su un più attento aggiornamento delle stesse. Specialmente i club di più antica costituzione hanno soci che da più tempo non esercitano più la professione o che sono in stato di quiescenza per l’incarico pubblico o privato ricoperto. In questi casi l’aggiornamento dovrebbe distinguere. 1- Il caso del professionista (già iscritto alla relativa categoria professionale) e classificato nel club come tale secondo il mio parere non dovrebbe perdere la sua prerogativa professionale all’atto della cancellazione dall’albo, e neanche quella ricoperta presso il club (anche se in ogni caso verrebbe escluso dal computo del 10% sopra menzionato). Infatti la sua competenza non cessa con la cessazione dell’esercizio. Nell’indicazione sull’annuario si porrebbe la necessità dell’indicazione dello stato di quiescenza. 2- Il caso del dirigente o titolare di un pubblico incarico nel momento in cui cessa l’esercizio dell’incarico, se il suo servizio quale socio del club continua, si dovrebbe riclassificare tenendo conto di eventuali attività subentrate e comunque dovrebbe tenersi nota dello stato di pensionamento. 11 PERISCOPIO Ottobre 2005 L’astronautica sta scrivendo una nuova Eneide ANCHE IL ROTARY NELLO SPAZIO Grazie al colonnello Vittori il guidoncino del club Roma Olgiata ha volato oltre l’atmosfera terrestre Il Rotary vola in cielo, oltre l’atmosfera terrestre. Grazie al colonnello Roberto Vittori, socio onorario del club Roma Olgiata, che ha portato il guidoncino del club sulla Soyuz e sulla International space station (Iss) in occasione della seconda missione spaziale effettuata a fine aprile 2005 (vedi foto). Sul guidoncino – chiarisce il socio Maurizio Munno – è impresso l’annullo spe- ciale della stazione spaziale: è molto probabile che sia il primo “manufatto” rotariano ad avere volato così in alto. Un grande primato e un grande avvenimento per la scienza italiana, che vede protagonista – anche se di rimbalzo – il Rotary. E sulla navicella – a bordo della quale c’erano un italiano, un russo, un americano – s’è respirata aria rotariana. Abbiamo avvicinato il colonnello Vittori, che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione. “Le due missioni a cui ho partecipato sono state profondamente diverse tra loro per complessità e finalità. La missione Eneide è stato un esperimento riuscito e, adesso, bisogna andare avanti. Spero che il prossimo passo sia una missione di lunga durata. “ Confermo il mio ottimismo sul futuro dell’Italia nello spazio e devo sottolineare il forte contributo del ministero della difesa e dell’aeronautica militare in questa partecipazione alla conoscenza. Personalmente vedo un grande interesse delle due istituzioni verso il settore aerospaziale e continuerò con orgoglio a indossare la divisa azzurra. “Credo che la partecipazione italiana alle missioni sia un esempio della auspicata comune coscienza europea. “Sono onorato di aver potuto contribuire alla conoscenza e alla promozione del Rotary international le cui finalità di servizio, riconosciute in tutti i paesi del mondo, hanno numerosi elementi in comune con le stesse finalità delle attività aerospaziali. Tutti e due puntano a creare condizioni di migliore qualità di vita, di progresso tecnologico e di conoscenza dei popoli”. Pilota, astronauta, ingegnere, commendatore e medaglia d’oro Nato il 15 ottobre 1964 a Viterbo (41 anni proprio in questo mese di ottobre: auguri da tutto lo staff della rivista), sposato con Valeria Nardi, padre di tre bambini, Vittori ha frequentato i corsi regolari dell’accademia aeronautica di Pozzuoli, conseguendo il brevetto di pilota nel Texas (Usa). Ha avuto tantissimi riconoscimenti: tra gli altri ricordiamo la medaglia d’oro al valore aeronautico attribuita dalla presidenza della Repubblica e il titolo di commendatore della Repubblica da parte del presidente Ciampi. Vittori ha volato per circa 2 mila ore su quaranta tipi diversi di aeroplani e nel luglio 1988 è stato selezionato come astronauta dall’agenzia spaziale italiana (Asi) in cooperazione con il centro astronomico europeo dell’Esa. Ha lavorato a lungo presso la Nasa di Houston e presso Star City, vicino Mosca, partecipando nel 2002 alla missione taxi-flight Marco Polo, quale primo astronauta italiano a partire dalla base di lancio di Baikonur. Vittori (ingegnere di volo) con Gidzenko (comandante) e Shuttleworth (astronauta non professionista) hanno portato a termine una serie di esperimenti di fisiologia umana e di fisica dei materiali in microgravità. Nell’aprile 2005 ha partecipato alla seconda missione spaziale Eneide con la nuova Soyuz. 12 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 Ottobre 2005 13 VITA DEL DISTRETTO Sempre più numeroso l’esercito dei poveri Riflessioni sulla povertà: su quella italiana e su quella del terzo mondo, in particolare dell'Africa. Due articoli per esaminare il fenomeno da chi vive e opera nel Rotary e da un giornalista esterno. Due considerazioni amare sulla iniqua distribuzione delle risorse, sui dispotismi, sulle corruzioni, sui mondi – incluso talvolta quello occidentale – dove gli errori diventano orrori. L'erronea convinzione che l'unica strada per combattere la povertà sia quella degli aiuti economici. A FINE STIPENDIO AVANZA TROPPO MESE Il paese sta invecchiando mentre si assottigliano le risorse per garantire un adeguato welfare state. Anche il terzo mondo è in condizioni sempre peggiori: sono 840 milioni le persone che soffrono di denutrizione cronica e di essi 200 milioni sono bambini sotto i cinque anni. L’importanza del Rotary nella lotta alla povertà attraverso progetti umanitari locali e internazionali. Solo una persona su cinque ha cibo sufficiente al fabbisogno d’ogni giorno nonostante la decisa crescita della produzione alimentare mondiale. Tanzania: il mercato C GIAN PAOLO IOCCIA Segretario Rotary Club Roma Parioli La situazione attuale delle prospettive di sviluppo dei paesi meno avanzati mostra un quadro abbastanza contraddittorio. Infatti i risultati di quest’ultimo decennio in termini di lotta alla povertà e all’esclusione sociale appaiono deludenti e, come emerge dal rapporto Dac/Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sullo sviluppo 2000, sembra destinato al fallimento l’obiettivo del dimezzamen- to della povertà entro il 2015 come auspicato nella Dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite. Secondo gli sconcertanti dati diffusi da queste ultime organizzazioni sono 840 milioni gli individui che nel mondo soffrono di denutrizione cronica e di essi 200 milioni sono i bambini al di sotto dei cinque anni che soffrono di una forma acuta o cronica di insufficienza di proteine e calorie. Sovrappopolazione. Ingenti risorse economiche vengono elargite dal Rotary International e dalla Fondazione Rotary per la sovvenzione di programmi umanitari destinati ai poveri che vivono nei più disparati angoli del pianeta. Purtroppo il solo aiuto economico, seppur fondamentale, non è sufficiente a risolvere il complesso problema della fame nel mondo. La sovrappopolazione, risorse insufficienti o sfortunati condizionamenti climatici rappresentano concause ineliminabili del fenomeno, tant’è che – sempre secondo i dati delle Nazioni Unite – nei paesi in via di sviluppo solo un individuo su cinque ha una quantità di cibo sufficiente al proprio quotidiano fabbisogno nonostante negli ultimi trent’anni la produzione alimentare mondiale sia cresciuta a un tasso più alto dell’incremento demografico. Rimane infatti irrisolto il problema della poco efficace ed efficiente produzione e nella iniqua distribuzione delle risorse. Il programma 3H. Proprio in questa ottica si inserisce l’impegno del Rotary che coinvolge attivamente nei progetti i propri volontari che, oltre ad attuare campagne di informazione tra le popolazioni e a rendersi fisicamente disponibili nella organizzazione e nella attuazione dei diversi progetti, aiutano a creare il know-how necessario per far sì che i beneficiari dell’intervento diventino autonomi al termine del progetto. Ogni rotariano è invitato ogni anno a sostenere tangibilmente i programmi della Rotary Foundation e ognuno di essi ha l’opportunità di mettere la propria esperienza e capacità professionale al servizio di progetti umanitari locali o internazionali: da ciò si creano rapporti con le istituzioni del territorio e al tempo stesso con istituzioni internazionali (Oms – Unesco – Fao). Già dal 1978 la Fondazione Rotary ha messo in piedi il programma 3H (health, hunger and humanity) con la sovvenzione di progetti su larga scala che ogni Rotary club si impegna giorno dopo giorno a trasformare in realtà. Tanti progetti. È impossibile ricordare le migliaia di progetti che dalla Fondazione ad oggi sono stati realizzati grazie all’iniziativa e alla buona volontà dei soci.Qualunque scelta di elencazione rischia di essere parziale per i tanti che verrebbero ingiustamente lasciati nell’ombra. Tuttavia non si può non ricordare il progetto PolioPlus, “il dono del Rotary ai bambini del mondo” finalizzato a eradicare la poliomielite dal pianeta, che dal 1985 ha comportato lo stanziamento di circa 500 milioni di dollari di cui hanno beneficiato oltre due miliardi di bambini in ben 122 paesi fra i più poveri del mondo. Un altro esempio fra i tanti e a noi più vicino è rappresentato dall’iniziativa del Rotary club Roma Sud Est, con la quale è stato dato l’avvio a un progetto in Tanzania per la creazione di un orfanotrofio a Iringa nel villaggio di Lwanj’a per gli orfani delle vittime dell’Aids (una piaga che sta decimando la popolazione attiva dell’Africa) dove i bambini potranno imparare un mestiere acquisendo conoscenze e competenze che li renderanno autosufficienti al raggiungimento della maggiore età. Ricchi e poveri. In realtà tutti i progetti, anche i più piccoli, hanno una funzione fondamentale sia per l’aiuto materialmente portato, sia per la spinta propositiva che stimola a fare sempre di più. È comunque essenziale ricordare che se nella realtà geo-politica globalizzante che stiamo vivendo il gap fra paesi ricchi e paesi poveri è sempre più profondo, non è più possibile connotare il terzo mondo in aree geograficamente in passato ben localizzate e distanti qualche ora d’aereo da noi. La forte crescita demografica e l’assetto socio-economico di molti paesi in via di sviluppo (ristagno economico, elevata disoccupazione e sottoccupazione, mancanza di prospettive per le fasce di popolazione più giovane, guerre endemiche, carestie, ecc.) costituiscono fattori determinanti per la crescita di preoccupanti ed incontrollati flussi migratori verso le aree a maggior reddito e benessere, con conseguente condizionamento delle relazioni fra paesi in via di sviluppo e i paesi avanzati. La soglia. Anche in questo caso il Rotary con i suoi tanti progetti locali offre un supporto attivo e costruttivo verso queste persone alla ricerca di un riscatto umano e sociale in attesa che si creino le condizioni strutturali per una dignitosa integrazione sociale ed economico-lavorativa. RAPPORTO ONU, LE CIFRE DELLA DISFATTA Cifre terrificanti dal 16° rapporto Onu sullo sviluppo umano. I dati – conosciuti in questi giorni – si riferiscono al 2003 e riguardano 175 paesi membri: 2,5 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno; 10 milioni di bambini morti ogni anno per cause che si potrebbero prevenire; 1 miliardo senza acqua potabile; 2,6 miliardi senza servizi sanitari; 115 milioni di bambini non vanno a scuola. Tra le nazioni più ricche (ai primi posti Norvegia, Islanda, Australia) Italia occupa il 18° posto. La nazione più povera è Niger, di poco preceduta da Sierra Leone, Burkina Faso, Mali e Ciad. 14 Purtroppo il terzo mondo è anche più vicino di quanto possiamo pensare. La soglia di povertà si sta espandendo anche nella nostra comunità con conseguenti problematiche fino a qualche anno fa impensate e talora a tutt’oggi ignorate o sottostimate. Secondo i recenti dati dell’Istat una famiglia italiana su cinque è povera o è a rischio di diventarlo. I nuovi poveri, un esercito all’incirca di 7 milioni e mezzo di persone con una percentuale in aumento nel mezzogiorno d’Italia, sono gli insospettabili che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese con un solo stipendio, che deve garantire le necessi- Altissima mortalità (25 mila persone ogni giorno muoiono di fame), carestie, miseria, malattie, violazione dei diritti umani, guerre civili, crudeli satrapie, corruzione delle istituzioni, carenza di alfabetismo, mancanza di servizi basilari quali luce e acqua: che brutta fotografia quella dell’Africa. Dobbiamo sbarazzarci del complesso di colpa per il passato colonialismo, smettere di dare soldi “ad occhi chiusi” e insegnare agli africani a pescare e non limitarci a regalare il pesce. E smettere di essere ipocriti, facendo i paladini dell’economia globale a parole e i protezionisti nei fatti. Aiutiamo l’Africa ma con raziocinio. VITA DEL DISTRETTO tà di una intera famiglia; sono gli anziani soli che, sempre secondo fonti Istat, spendono circa il 60% del reddito per l’acquisto di medicine, per vitto e alloggio; sono le famiglie che hanno a carico persone disabili e/o anziane che necessitano di cure e assistenza non sempre garantite dallo Stato; sono i sempre più numerosi disoccupati o lavoratori licenziati. Siamo un paese che sta progressivamente invecchiando e le risorse per garantire un adeguato welfare state si stanno vieppiù assottigliando. Aiutare l’”altro”. Anche in queste complesse dinamiche di casa nostra i rota- Ottobre 2005 riani si prodigano per diffondere la cultura del servizio e dell’attenzione verso l’”altro” con progetti e piccole grandi iniziative in grado di portare dignità e umanità ai meno abbienti. E questo anche grazie alla particolare attenzione che il Rotary rivolge ai giovani rotaractiani, i futuri professionisti che opereranno nella società civile, che sono incoraggiati a diventare ambasciatori della pace e a proporre e a partecipare attivamente ad azioni di volontariato in modo da garantire un prosieguo e una diffusione degli universali ideali che rappresentano i fondamentali principi che muovono il Rotary stesso. IL BENE VA FATTO BENE T EGIDIO ODESCHINI la voce.info I concerti “Live8”, svoltisi qualche tempo fa, a qualcosa sono serviti: a farci ricordare che c’è un’Africa che soffre. E a farcene parlare, benché non sia facile: sulla sua situazione economica, politica e sociale e sugli aiuti che l’Occidente le ha offerto ed ancora offre si hanno notizie spesso parziali, sovente contraddittorie, sempre tardive. Non è facile neppure sbarazzarsi del complesso di colpa per il passato colonialismo, che blocca l’interventismo concreto degli Stati d’Europa. E non è facile individuare la terapia giusta per sanare quel continente da tutti i suoi mali. Molti mali. Non sono pochi: c’è l’altissima mortalità (solo per fame, 25.000 persone al giorno!), dovuta a carestie, miseria,malattie,violazione dei diritti umani e guerre civili; c’è la truce crudeltà di alcune satrapie (quella di Mugabe nello Zimbabwe è solo una tra tante); c’è la corruzione endemica degli apparati istituzionali di molti stati; c’è la carenza di alfabe- tismo, di modernizzazione culturale, di preparazione professionale, di conoscenze e strumenti tecnologici, perfino di servizi basilari quali acqua e luce. Errori e orrori. È di vecchia data la situazione drammatica dei paesi africani. E serve poco, a loro e a noi, manifestare violentemente, come fanno anarchici e black bloc: se sono tanto “caritatevoli”, perché non vanno in Africa ad aiutare quella povera gente? Serve poco polemizzare su chi porta la responsabilità dell’attuale situazione o su come intendere il concetto di “solidarietà”, per alcuni sinonimo di esportazione di democrazia e tecnologia, per altri equivalente a porte aperte all’immigrazione. Incominciamo a interessarci seriamente al grave problema di questa non piccola parte del mondo nella quale si concentrano orrori ed errori. Facciamolo prendendo coscienza dei suoi aspetti incontestabili e delle diverse terapie di cui necessita. La corruzione. Aiuti finanziari, per esempio. Certo, se paragonati ai sussidi stanziati dall’Unione Europea a favore Ottobre 2005 della propria agricoltura (il 45% dell’intero bilancio comunitario, pari a 175 milioni di euro), i 25 milioni inviati in Africa sono ben misera cosa. Ma se riflettiamo che qualcosa come l’80% di essi - a volte anche di più, fino al 94% non arriva sulle mense dei poveri ma entrano nelle tasche dei corrotti governanti locali o sono reinvestiti fuori del continente nero (dati forniti dall’agenzia Uneca dell’Onu), c’è da chiedersi se valga veramente la pena di fare tale elemosina. E c’è da domandarsi dove finiranno i 40 o 50 miliardi di dollari dall’azzeramento del debito pubblico a 18 Stati subsahariani (su 47), previsto dai responsabili istituzionali dell’ultimo G8. Anche perché, a causa del terrorismo I soldi inviati in Africa sembra che dicano: “Tu sei povero? Mi spiace ma noi andiamo nelle tasche dei governanti”. È la solita storia dei soldi che chiamano i soldi. VITA DEL DISTRETTO we, che di soldi ne hanno intascati di più, ma la cui gente dispone di 182 euro. L’anno! Prevenire e curare. Se non esiste relazione tra quantità di aiuti offerti e sviluppo prodotto, che fare? Sarebbe ingiusto e disumano interromperne l’erogazione. Ma occorre però chiedere, in contropartita, il rispetto dei diritti umani e il monitoraggio. Ed adoperare i fondi a disposizione per prevenire, oltre che per curare. Prevenire vuol dire insegnare a pescare, non limitarsi a regalare il pesce. Vuol dire, cioè, istruire, diffondere mestieri e tecnologie, adoperare il raziocinio (le infezioni intestinali e la malaria fanno strage: ma è inutile mandare zanzariere a chi non ha un letto o una finestra cui applicarle, o il latte in polvere per i neonati a chi non ha acqua potabile con cui diluirlo!), ed accorciare le distanze con Internet. E vuol dire anche frenare i massacri ed educare all’igiene. Prodotti africani. Ma non basta aprire il portafoglio. Occorre pure essere meno ipocriti, paladini a parole del mercato globale, protezionisti nei fatti, quando conviene tenere lontani i prodotti africani, come fa l’Unione Europea nel settore agricolo (l’abolizione dei 15 dazi avverrà, pare, nel 2009: ma quanti saranno, in questi residui 4 anni, i morti per fame?) e gli Usa per quello cotoniero. Perché sarà anche vero che gli stati del continente nero devono ridurre in fretta dispotismi e corruzione; ma è altrettanto vero che gli occidentali devono cambiare con urgenza il loro programma di solidarietà, trasformandolo da “elemosina”, sia pure miliardaria, in contributo concreto e razionale allo sviluppo di quelle lande. È dovere di tutti noi prendersi cura di quella parte del mondo che soffre. Ma il “bene” va fatto bene, altrimenti non serve.Va fatto abbandonando l’idea che l’unica strada da percorrere sia quella degli aiuti economici. Va fatto andando sul posto per educare, istruire, portare assistenza tecnica e sedare le rivolte. Va fatto, come auspica il presidente della Commissione Europea Barroso, non “per sentirci migliori” ma con oculatezza e con discernimento, cioè tenendo conto delle diverse realtà locali. E va fatto subito, senza rinviare alle calende greche. Per solidarietà e carità ma anche per convenienza dell’Occidente. Che solo con il progresso dei Paesi sottosviluppati vedrà ridurre l’immane peso dell’immigrazione. Soprattutto clandestina e terroristica. mediorientale, questi stessi Stati si troveranno con una bolletta petrolifera più alta di 9 miliardi di euro l’anno. E ricomincerà l’indebitamento. Riforme eque. C’è piuttosto da prendere atto di una realtà, paradossale ma assodata: il denaro elargito a pioggia e “ad occhi chiusi”, senza controllare a chi arriva e com’è usato, non contribuisce allo sviluppo di quelle popolazioni. Il Botswana, che si è dato riforme eque e gode di una dirigenza adeguata, ha ormai un reddito annuo pro capite di oltre 6.000 euro, benché abbia ricevuto pochissimi fondi. Contrariamente al Ghana, allo Zambia, al Ciad, al Zimbab- Il bimbo dentro lo scheletro della capanna è l’immagine dell’Africa imprigionata e strangolata dalla povertà (foto Mummolo Carla 2004) 16 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 QUI ROTARY FOUNDATION a cura di Antonio Lico Cresce la domanda di interventi umanitari nel mondo FONDO PERMANENTE garanzia del futuro Come si possono fare le donazioni al Fondo. Pubblici riconoscimenti per chi contribuisce ai finanziamenti. Le attività nette del Fondo al 30 Giugno 2004 ammontano a 141 milioni di dollari. Se si considerano anche le promesse di donazioni il totale supera i 400 milioni. C ALBERTO ECCHINI Coordinatore Commissione Fondo Permanente La fondazione Rotary è lo strumento con cui i rotariani hanno la possibilità di attuare una vasta gamma di programmi educativi, culturali e umanitari. Il Fondo programmi annuali è la base vitale della Fondazione Rotary: senza la continua contribuzione dei rotariani non ci sarebbero le borse di studio degli ambasciatori, gli scambi di gruppi di studio, i programmi umanitari. Per consolidare le prospettive future della Fondazione nel 1982 è stato istituito il Fondo permanente il cui scopo è quello di assicurare un reddito supplementare che permetta alla Fondazione di far fronte alla domanda crescente di interventi umanitari nel mondo. I contributi al Fondo permanente non sono spesi, ma vengono investiti e solo le rendite sono utilizzate per i programmi di servizio. COMMISSIONE FONDO PERMANENTE Alberto Cecchini (RC Golfo d’Anzio) – Coordinatore Antonello Mastrangelo (RC Roma Monte Mario) – Area Roma Donato D’Angelo (RC Monterotondo Mentana) – Area Lazio Leonardo Tilocca (RC Sassari Nord) – Area Sardegna I vari tipi di donazione. Il Fondo offre a rotariani e non rotariani l’opportunità di contribuire in maniera permanente al futuro del Rotary. Le donazioni al Fondo permanente possono essere fatte secondo diverse modalità: contanti, donazioni di beni e lasciti testamentari. 1 - I benefattori. Il titolo di benefattore è conferito a chiunque contribuisca con un importo pari o superiore a 1.000 Usd al Fondo permanente, oppure indichi il Fondo quale beneficiario di un lascito testamentario. Il Fondo annuale e quello permanente sono cioè uno il complemento dell’altro: il Fondo annuale finanzia i programmi attuali della Fondazione, il Fondo permanente garantisce la continuità dei programmi nel futuro. La politica degli investimenti. Ogni anno gli amministratori rivedono la politica degli investimenti per assicurare che il valore reale del Fondo cresca nel tempo e che il tasso annuale di spesa non superi il tasso di redditività a lungo termine previsto meno il tasso d’inflazione previsto. Negli anni in cui la redditività del capitale investito, ricalcolata per tenere conto dell’inflazione, supera il tasso di spesa, il surplus viene reinvestito per far fronte ai periodi in cui avviene l’inverso. Secondo questa politica, la somma destinata ai programmi nell’anno 2003-2004 (ultimo rapporto ufficiale pubblicato) sarebbe stata pari al 6,5% del valore medio di mercato del Fondo nei tre anni precedenti. La forte gli amministratori hanno indetto una moratoria sulle sovvenzioni per evitare di intaccare la consistenza patrimoniale del Fondo permanente. A partire dal 1 luglio 2004 gli amministratori hanno ridotto il tasso di spesa al 4,5%, di cui 3,75% sarà destinato alle borse di studio, lo 0,25% alle spese operative dei programmi e lo 0,50% allo sviluppo del fondo ed ai costi amministrativi di carattere generale. I TITOLI RILASCIATI DAL FONDO – Benefattore = chi contribuisce con almeno 1.000 dollari – Bequest society = chi contribuisce con un lascito testamentario – Grande donatore = chi contribuisce con almeno 10.000 dollari Ogni benefattore riceve un attestato personalizzato ed un distintivo. Non ci sono vari livelli di riconoscimento quale benefattore ed il riconoscimento è permanente. Per diventare benefattori non è necessario essere già Paul Harris Yellow, le due cose sono completamente indipendenti. Il Fondo permanente riceve contributi in contanti, donazioni di beni e lasciti testamentari Gli utili di donazioni al Fondo permenente possono essere indirizzati dal donatore anche al Fodd (Fondo distrettuale). 2 - Bequest society. Diventa membro della Bequest society una persona o una coppia che indichi la Fondazione Rotary quale beneficiaria di un lascito testamentario. Per lasciti di 10.000 dollari o più viene consegnato un riconoscimento consistente in una spilla circolare diamantata a sei livelli ed un cristallo al primo livello. 3 - I grandi donatori. Per grande donazione s’intende un contributo minimo di 10.000 Usd, in contanti o vitalizi, che segue a pagina 18 prospettiva di partecipazione sarà dai soci attentamente considerata. L’impegno del distretto 2080 a favore della Fondazione è stato negli ultimi anni davvero significativo. Continuiamo su questa strada e aiutateci a raccogliere questa nostra sfida e a vincerla. discesa dei mercati finanziari negli ultimi tre anni, tuttavia, ha inciso sul valore di mercato del Fondo, che è sceso sotto il valore cumulativo delle donazioni. Di conseguenza, nell’anno fiscale 2003-04 I contributi al Fondo permanente vengono investiti e la Fondazione Rotary ne utilizza le rendite per finanziare i programmi di servizio 17 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 Riconsideriamo il nostro modo di contribuire alla Fondazione Rotary e le diverse opportunità che ci vengono offerte. Molti rotariani del nostro distretto in tante occasioni hanno dimostrato grande generosità e sensibilità verso gli obiettivi della Fondazione e più in generale del Rotary International. Siamo perciò sicuri che anche questa nuova 18 può essere indirizzato sia al Fondo programmi (Fondo annuale) sia al Fondo permanente. I livelli di riconoscimento per i grandi donatori sono sei. I donatori ricevono uno speciale riconoscimento ed hanno diritto ad un cristallo inciso, unitamente ad un distintivo circolare con uno o più diamanti a seconda del livello di donazione. I contributi sono cumulativi. I grandi donatori i cui contributi cumulativi superano i 250.000 Usd possono avere il ritratto esposto nella sala d’onore presso la sede centrale. I grandi donatori che raggiungono i livelli da due a sei saranno iscritti permanentemente nella Sala d’onore Fondi e borse di studio. Ci sono anche altre opportunità di donazioni, quali: • borse di studio dotate ed intestate, da parte di singoli, aziende, fondazioni, per un importo di almeno 25.000 Usd (importo pari al costo di una borsa di studio). I club ed i distretti non possono mettere in comune dei contributi per creare una borsa intestata. Le borse dotate sono istituite con un contributo di almeno 150.000 Usd • fondi intestati (almeno 25.000 Usd) • finanziamento di un programma specifico (almeno 50.000 Usd) • donazioni a favore dei centri rotariani VITA DEL DISTRETTO Il Fondo permanente, pilastro fondamentale per le attività del XXI secolo, ha finora investito oltre 60 milioni $us di studi internazionali (almeno 500.000 Usd) • donazioni aziendali • donazioni pianificate, lasciti testamentari, vitalizi, assicurazioni sulla vita, cessioni di proprietà con diritti di usufrutto a vita. Quattro aree. I capitali sono investiti in quattro aree specifiche. L’allocazione degli investimenti ha come target il 60% in azioni statunitensi, il 20% in azioni non statunitensi, il 15% in titoli ed il 5% in proprietà immobiliari. I fondi sono investiti in maniera tale da assicurare il sostegno finanziario dei programmi odierni e la possibilità di finanziarli in futuro. L’obiettivo principale è la conservazione del capitale e il 10 PRESIDENTI PER 60 ANNI DI DEMOCRAZIA Siamo all’ultimo anno del mandato presidenziale di Ciampi. Vogliamo ricordare i nomi dei 10 presidenti della Repubblica italiana con il relativo periodo della carica? Enrico De Nicola 1946-1948 prima come capo provvisorio dello Stato e poi come presidente Lugi Einaudi 1948–1955 Giovanni Gronchi 1955–1962 Antonio Segni 1962–1964 (da agosto a dicembre 1964 sostituito da Cesare Merzagora, presidente del Senato) Giuseppe Saragat 1964–1971 Giovanni Leone 1971–1978 Sandro Pertini 1978–1985 Francesco Cossiga 1985–1992 Oscar Luigi Scalfaro 1992–1999 Carlo Azeglio Ciampi 1999– Ottobre 2005 suo aumento a un tasso più alto di quello dell’inflazione, al fine di garantire il potere di acquisto del fondo. Al 30 giugno 2004 le attività nette del Fondo ammontavano a 141,3 milioni di dollari, considerando anche le promesse di donazioni il totale ammontava a 414,6 milioni di dollari. Sensibilità. Decidere di contribuire alla Fondazione con una grande donazione sottende un continuato impegno nei confronti dell’azione internazionale ed una sensibilità verso la missione del Rotary International che va al di là dell’impegno personale come socio di un club. Ad ogni donatore viene lasciata l’opportunità di contribuire conservando l’anonimato, tuttavia la Fondazione apprezza l’opportunità di un pubblico riconoscimento che non solo ha il valore di un ringraziamento ma è di esempio ed incoraggiamento per altre donazioni. L’impegno della commissione distrettuale sarà quello di far conoscere il Fondo permanente, le sue finalità e le opportunità di contribuzione, verificare l’interesse e la disponibilità dei soci verso questa opportunità che la Fondazione ci offre e fornire, a tutti coloro che risulteranno interessati, il supporto necessario per le scelte più opportune. Ottobre 2005 19 VITA DEL DISTRETTO Un appello a tutti i soci La biblioteca del Rotary Di Raimondo, Ivaldi e Arzano sono decisi a risolvere il problema di trovare la sede adatta, se messa gratuitamente a disposizione, o i mezzi per attuarla D M ANTONIO E AJO Past District Governor Da anni si era pensato di realizzare una biblioteca, nella quale raccogliere tutte le pubblicazioni comunque riferentisi al Rotary. Il prof. Ernesto Cianci – governatore nel 1970-71 del nostro distretto (l’attuale 2080) ed autore del volume “Il Rotary nella società italiana”, contenente la storia del Rotary italiano dalla sua fondazione – ebbe a disporre nel suo testamento che tutte le pubblicazioni riferentisi al Rotary, esistenti nella sua abitazione, pubblicazioni ormai introvabili e costituenti quindi una vera rarità, venissero destinate ad una biblioteca, che si augurava potesse essere realizzata nel tempo. I di lui eredi hanno anche recentemente confermato di tenere a disposizione tutto il materiale lasciato dal prof. Cianci, augurandosi che si possa realizzare la biblioteca così sognata. Purtroppo gli anni sono passati senza aver potuto attuare alcunché, essenzialmente per la mancanza di locali nei quali raccogliere le pubblicazioni. Anni addietro era stata segnalata la disponibilità di un vecchio rotariano, che intendeva lasciare un appartamento al Rotary per la realizzazione di una biblioteca da intestare a suo nome; ma alla sua scomparsa non si è reperito alcun testamento in tal senso. Purtroppo sono venuti a mancare anche tanti rotariani che probabilmente avevano disponibilità di importanti volumi sul Rotary: è fin troppo evidente che gli eredi, non rotariani, hanno mandato al macero tutte tali pubblicazioni, che ad essi non interessavano. Negli scorsi anni chi scrive queste note ha ricevuto diverse telefonate da diverse parti d’Italia, in cui si chiedeva, da giovani universitari ai quali erano state assegnate tesi di laurea sul Rotary, dove poter consultare libri e riviste in argomento. Una di queste tesi, assegnata alla figlia di un rotariano di Macomer, è già a disposizione, avendo l’interessata ottenuto, oltre al 110 e lode, anche la pubblicazione dell’elaborato. Naturalmente farà parte della costituenda biblioteca. Infatti l’attuale governatore Giorgio Di Raimondo ed i due governatori che gli succederanno, Roberto Ivaldi e Franco Arzano, sono decisi a risolvere il problema di trovare la sede adatta, se messa gratuitamente a disposizione senza limiti di tempo o i mezzi per attuarla. Nel frattempo il prof. Luigi Apuzzo, past president del R.C. Roma Appia Antica (tel. 06-85.301.160; 347855.29.90) si è dichiarato disponibile a ricevere presso il proprio ufficio quei volumi che volessero essere fin da ora destinati alla costituenda biblioteca e che fossero già stati messi da parte da rotariani intenzionati in tal senso. Perciò fin da ora si invitano tutti i club, che hanno nel tempo realizzato bollettini, riviste o volumi, a raccogliergli: per tenerli pronti o per inviarli fin da ora nei locali messi a disposizione da Apuzzo. In tal senso ha già provveduto il club di Siniscola. Chi, pur disposto a donare i propri volumi alla costituenda biblioteca, fosse intenzionato a conservarli ancora presso di sé, è invitato a darne notizia scritta all’autore di queste righe (00199 Roma – Via Salaria 332), elencando autore e titolo di ogni volume o raccolta di riviste. Sarà prontamente informato se la costituenda biblioteca abbia già la disponibilità dei volumi offerti. I presidenti ed i segretari dei club sono pregati di rivolgere analogo invito ai familiari di rotariani scomparsi, che si presume possano essere in possesso di pubblicazioni interessanti la biblioteca. L’augurio è che al più presto si riesca a realizzare l’iniziativa, di sicura notevole rilevanza. 20 VITA DEL DISTRETTO Ottobre 2005 Gli aspetti concreti dell’internazionalismo del Rotary Il MESSICO (distretto 4200) invita rotariani del distretto 2080 Famiglie rotariane messicane possono ospitare i soci del nostro distretto nelle zone di Cancùn e Cozumel. Carlos Roberto Michel Narvaez, responsabile per il 2005-2006 del progetto di scambio amicizia rotariana per il Distretto Rotary 4200°, Mexico, propone ai soci del distretto 2080° possibilità di ospitalità presso famiglie di rotariani messicani nella zona di Cancun e Cozumel. Nel distretto 4200° si trovano zone di alto interesse archeologico e ambientale per cui la visita potrebbe rilevarsi di grande interesse culturale oltre che di valore per la possibilità di conoscere altri rotariani. Gli interessati alla proposta possono contattare il responsabile del distretto 2080° Nunzio Primavera ([email protected] 06 6786686) e il responsabile messicano Carlos Roberto Michel Narvaez [email protected] (ricordando di inviare sempre per conoscenza copia del messaggio a Nunzio Primavera). CANCUN Cancún è il centro turistico più importante del Messico ed uno dei più famosi del mondo. La sofisticata infrastruttura, l’offerta di servizi turistici di alta qualità e la varietà delle sue attrazioni, ne hanno fatto la prima meta turistica dei Caraibi. Visitata ogni anno da oltre 3 milioni di persone. Ubicata nel nord del Quintana Roo, uno stato che si trova nella zona sud-est della Repubblica Messicana, Cancún è il punto di comunicazione con le zone archeologiche della regione, sia del Quintana Roo che del vicino Yucatán. Si divide in due aree: una situata nella parte continentale, dove c’è la vera e propria città, e l’altra in un’isola lunga 22 km , su cui si estende la zona degli alberghi (zona Hotelera). Appena quarant’anni fa Cancún era un’ isola deserta e poche persone ne conoscevano l’esistenza. Situata nella regione più dimenticata dei Caraibi messicani, era formata da una duna a forma di sette, con alcuni tratti larghi solo 20 metri, separata dalla terraferma da due stretti canali che collegavano il mare con un ampio sistema di lagune. Le rive erano coperte da pantani ed in generale circondate da mangrovie, selva vergine e spiagge inesplorate. La denominazione esatta presentava dei dubbi: in alcune carte geografiche il nome dell’area appariva come “Kankun” (un solo vocabolo con la lettera “k”), che in Maya significa “pentola di serpenti” o “nido di serpenti”. COZUMEL Situata di fronte alla penisola dello Yucatan, a poca distanza da Cancun, Cozumel ha saputo conservare intatto il fascino dei Caraibi. La limpidezza dell’acqua e la bellezza delle sue lunghe spiagge bianche ne fanno un piccolo paradiso. Ciò che l’ha resa famosa tra il popolo dei viaggiatori subacquei sono sicuramente le spettacolari pareti a picco sul mar dei Caraibi. Lungo tutta la costa sud-ovest, reef di incontrastata bellezza si susseguono tra cunicoli e canyon abitati da banchi di pesci dai mille colori. Un soggiorno a Cozumel è un binomio perfetto tra immersioni mozzafiato e spiagge incontaminate, senza sottovalutare i mille divertimenti notturni che questa perla del Caribe sa offrire. VITA DEI CLUB Ottobre 2005 21 Grazie al fattivo impegno del Rotary club Roma Sud, in collaborazione con la Asl di Rieti, il comune e la provincia reatini e la società italiana di allergologia e immunologia clinica. Come ti aggiorno medici e infermieri B PROF. GUGLIELMO RUNO Rotary club Roma Sud Il Rotary Club Roma Sud si è fatto promotore di un originale ed innovativo evento, unico e assolutamente inedito nella storia del club e presumibilmente anche del distretto 2080, concedendo gli auspici ad un corso di aggiornamento professionale medico, per il quale sono stati concessi dal ministero della Salute i crediti formativi. Sui colli del Velino. Il VII corso di aggiornamento reatino di immunoallergologia si è tenuto in un antico borgo della Sabina, trasformato in hotel - centro congressi, il Relais Villa d’Assio, sui colli del Velino, vicino Rieti. Il complesso sorge in una posizione tranquilla nella splendida e caratteristica campagna rosea intorno alle vestigia della superba villa del senatore romano Quinto Assio (I secolo a.C.). I monti del Terminillo sullo sfondo e il lago di Piediluco nelle vicinanze, caratterizzano il paesaggio che si estende nella suggestiva riserva naturale dei laghi Lungo e Ripasottile, facenti parte insieme ad altri laghi più piccoli dell’antichissimo “Lacus Velinus”. Settima edizione. Il corso di aggiornamento reatino di immunoallergologia ha mosso i primi passi qualche anno fa e si è progressivamente affermato, raggiun- L’evento, di alto spessore scientifico, ha registrato un grande numero di partecipanti e ha permesso di assegnare cinque crediti formativi da parte del ministero della Salute. gendo traguardi davvero insperati ed inaspettati oltre ogni previsione. L’evento scientifico, giunto alla VII edizione, ha riscosso unanimi consensi, come ampiamente documentato dalla notevole affluenza di partecipanti, oltre 250,, tutti rimasti fino al termine dei lavori, interessati agli argomenti trattati, nonostante la bellissima giornata, la splendida scenografia e soprattutto di sabato, giorno sempre più frequentemente dedicato alla privacy. I relatori, infatti, sono stati tutti particolarmente attenti e scrupolosi, nel presentare in modo semplice e accessibile la presentazione di dati spesso complessi e originali, derivanti da ricerche molto avanzate. Cinque crediti. Il successo della manifestazione è stato determinato anche dal fatto che, per la prima volta in assoluto, vi è stata una partecipazione straordinaria di medici e infermieri, tutti uniti da un unico e comune obiettivo, l’aggiornamento professionale, come richiesto dal ministero della Salute per gli operatori sanitari, che deve essere documentato dalla certificazione dei crediti formativi. La manifestazione, organizzata dalla ASL reatina, sotto il patrocinio del comune e della provincia di Rieti, e della società italiana di allergologia e immunologia clinica, ha ottenuto 5 crediti formativi dal ministero della Salute da assegnare a tutti i partecipanti, previa opportuna verifica dello stato delle conoscenze conseguente ai temi trattati nelle singole sessioni del corso. Pratica clinica. Il programma scientifico comprendeva argomenti di rilevante attualità, non solo sotto l’aspetto scientifico, ma anche e soprattutto nella pratica clinica, comprendenti anche tre interventi su alcuni aspetti infermieristici nella gestione delle diverse patologie immunoallergiche, esposti con grande competenza, equilibrio e professionalità da parte degli operatori paramedici dell’azienda ospedaliera S. Camillo di Rieti. Particolarmente efficace è stato il contributo delle infermiere del reparto di pediatria, nell’illustrare le misure adottate per limitare al minimo i possibili traumi conseguenti alle varie procedure clinico-diagnostiche e terapeutiche nei piccoli pazienti, che nulla hanno da invidiare a strutture più prestigiose e all’avanguardia, il tutto sotto l’attenta e costante supervisione del primario e dei suoi validissimi collaboratori. Successo. Il VII corso ha riscosso un successo enorme. Attraverso la realizzazione concreta di iniziative, come quella sopra descritta, noi possiamo testimoniare in maniera inequivocabile il vero spirito rotariano, che è quello di servire” alla e nella società. 22 VITA DEI CLUB Piccoli studenti crescono COSA FARÒ DA GRANDE? Ottobre 2005 Un’ interessante esperienza vissuta in compartecipazione dal Rotary club Albano Laziale “Alba Longa”: un incontro tra i soci professionisti e gli studenti di liceo per fornire utili indicazioni sui lavori richiesti dal mercato. B BRUNO ENELLI Rotary club Albano Laziale Alba Longa “Cosa farò da grande?”. E’ questa la domanda che spesso si ripete lo studente che sta per raggiungere la maggiore età e si accorge che è lì lì per entrare in un nuovo ciclo vitale, quello rivolto al mondo del lavoro. La domanda quasi sempre è senza risposta o con risposte insicure, zoppicanti, anche perché non si hanno nozioni precise sulle possibilità che il mercato del lavoro offre ai giovani. Per superare questo gap, che spesso spinge i ragazzi a scegliere un indirizzo scolastico o lavorativo sbagliato, o comunque un percorso che non è fatto per loro, e quindi per dare un indirizzo che possa rivelarsi utile, il club Alba Longa di Albano (Roma) ha preparato per i ragazzi del liceo classico Ugo Foscolo un incontro interattivo per fornire informazioni precise e aggiornate sulle varie professioni che si possono più proficuamente svolgere dopo il liceo o l’università. L’incontro è stato rivolto agli studenti del secondo anno e che ora sono all’ultimo gradino del classico. L’incontro – organizzato dal socio dott. Rosario De Rose, attualmente presidente del club – si è svolto tra studenti, corpo insegnante e Rotary, che ha messo a disposizione una squadra di professionisti rotariani in grado di indicare ai ragazzi le caratteristiche di ogni singola professione e una valutazione sulle possibili scelte lavorative. Accor- Intervista a Rosario De Rose INCONTRARSI E DIRSI ARRIVEDERCI E per dare un indirizzo a chi sta per concludere gli studi superiori e iniziare un percorso universitario. Tra poco il secondo atto: esercitazioni teoriche e pratiche. L’incontro è stata una iniziale presa di contatto, tanto per rompere il ghiaccio e sottolineare ai docenti e alla stampa – che ha parlato diffusamente dell’evento ARCESE: ALLARGHIAMO LA PARTECIPAZIONE Antonio Arcese, istruttore distrettuale: “Plaudo all’iniziativa degli amici di Albano e addito a tutti gli altri club questo avvicinamento fattivo del Rotary agli studenti. Siamo una forza sana della nazione e abbiamo il dovere di venire incontro ai ragazzi che studiano e che vogliono avere un posto dignitoso nella società. Perciò mi auguro che altri club intraprendano questo “percorso di servizio”, specie se rivolto al mondo della scuola, che soffre di tante disfunzioni ma che resta un ganglio vitale delle sorti culturali, politiche, etiche ed economiche della nazione. E che perciò non va abbandonato a se stesso”. – la positiva azione del Rotary sul territorio. Tra breve si avrà il secondo atto: il club metterà a disposizione l’esperienza dei soci per fornire consulenze e assistenza ai giovani attraverso esercitazioni teoriche e pratiche in tema di lavoro. Perché il progetto? Il contatto con il mondo dei giovani e la constatazione delle difficoltà in cui si dibattono, nonostante l’ostentata sicurezza, mi hanno portato a elaborare il progetto di arricchire le possibilità di scelta della facoltà universitaria. Dopo avere ascoltato diversi giovani mi sono reso conto che la maggior parte di essi non aveva le idee chiare sul futuro universitario, per cui, animato da spirito rotariano e sostenuto dall’entusiasmo dei soci del club, ho preso contatto con la preside e i docenti del liceo Foscolo, per costruire l’incontro. Non l’hanno presa come una invasione di campo? Assolutamente no. Hanno dimostrato una sensibilità e una disponibilità fortissime al progetto. E ci hanno ringraziato per la nostra voglia di “servire” gli studenti. Com’ è articolato il progetto? La struttura consta di una parte teorica, sostenuta dalla diverse professionalità del nostro club e da una successiva parte meramente pratica che si svolgerà presso gli studi degli stessi professionisti. Qual è la speranza? Che i giovani possano trarre da queste esperienze un proficuo aiuto e un indirizzo valido per evitare scelte sbagliate e inopportune, che si rivelerebbero deleterie per tutta la vita e l’attività future. 23 VITA DEI CLUB Ottobre 2005 A ciascuno il suo CLUB IN PRIMO PIANO Una correzione e un aggiornamento sulla vita, sull’attività, sulla composizione dei club ROMA PARIOLI Il segretario per il corrente anno rotariano del club Roma Parioli è il prof. Gian Paolo Cioccia e non il dott. Cavallini, come riportato da questa rivista nel numero 29/30 di luglio/agosto 2005. Ci scusiamo per l’errata indicazione e ripariamo al malfatto con i più sinceri auguri di buon lavoro al segretario e a tutto il club. FARFA CURES Completiamo i dati salienti del nuovo club Farfa Cures riportati non completamente da questa rivista nel precedente numero 29/30 di luglio/agosto 2005 per i ristretti tempi di lavorazione e di chiusura in tipografia. ciando in tal modo il diaframma che esiste tra scuola e lavoro, che ancora sono corpi separati, anche se molto è stato fatto a livello di abbinamento scuolaapprendistato, attraverso leggi di stato che esaltano il ruolo dell’apprendistato professionalizzante. Hanno illustrato i contenuti e gli scopi del progetto i soci rotariani professionisti nelle seguenti attività: veterinaria, giornalismo, avvocatura, imprenditoria, medicina e chirurgia, odontoiatria, ingegneria, dottori commercialisti, architettura. Presidente: Rocco CARCIONE Segretario: Domenico FEDERICO Via S. Maria 10 – 02034 Montopoli di Sabina (presidente) Tel./fax 0746.484854 – Tel. 333.4246188 (segretario) – via Alessandro Comotti 4 – 02100 Rieti Email : [email protected] Conviviali: 2°, 3° e 4° venerdì. Consiglio direttivo con conviviale: 1° venerdì Ristorante Il Poggetto- via Ternana 27 – Poggio Mirteto scalo 24 ATTUALITÀ Ottobre 2005 IL NODO IRRISOLTO DI PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE. I lavori proseguono anche dopo l’inaugurazione almeno fino alla fine dell’anno. Ci sarà il sottopasso per riunire il monumento al fiume. Dalla quinta architettonica di Morpurgo alla nuova teca progettata da Meier. Dopo le celebrazioni del bimillenario augusteo del 1938 è caduto l’oblio sul Mausoleo, sistemato in modo misero e arrangiato. Sfrenato “consumo” del sito, ridotto a canale di traffico e a parcheggio più o meno abusivo. Molti ammoniscono: bisogna ripensare tutta la piazza. “Voce del Rotary” vuole partecipare al dibattito sull’ara augustea, che purtroppo, anche per motivi politici, è diventata un altare di lotta. C PROF. GIOVANNI ARBONARA Università “La Sapienza”, Roma Il rapporto fra le aree di scavo archeologico e la circostante città contemporanea si pone con speciale evidenza nel caso dei Fori imperiali ma, in effetti, esso si ripresenta in molti altri siti di Roma, rimasti irrisolti e come trascurati dalle diffuse ma piuttosto frettolose campagne archeologico-scenografiche degli scorsi anni Trenta (basti pensare all’area sacra di largo Argentina ecc.) oppure, in misura minore, da più recenti lavori di ricerca condotti pur sempre in aree urbane o suburbane. Né si tratta di semplici ‘buchi archeologici’ ma di punti forniti di grandi valenze simboliche e di rigenerazione urbana, da aprire, se pos- SULL’ARA PACIS VENTI DI GUERRA sibile, alla libera e quotidiana circolazione dei cittadini come già i Mercati di Traiano, dopo la recente sistemazione curata dalla Sovraintendenza comunale ai Beni Culturali. Piazza metafisica. Fra questi vecchi casi irrisolti spicca, per l’importanza intrinseca e la dimensione stessa dei problemi che pone, l’area di piazza Augusto Imperatore, Mausoleo ed Ara Pacis compresi, con tutti i loro annessi e con estensione alle quinte architettoniche realizzate, negli anni Trenta del Novecento, dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo; all’incombenza, sull’invaso spaziale, della parte absidale della chiesa di S. Rocco e di quella, spropositata e fuori misura nella presentazione attuale, della chiesa dei Ss. Ambrogio e Carlo; alla banalità dei giardinetti che, solo nel dopoguerra, hanno circondato il Mausoleo e sistemato i livelli e le scale di passaggio dalla quota attuale a quella archeologica. Per quanto l’insieme si presenti come una sorta di ‘piazza metafisica’, rarefatta e congelata nella sua luminosa spazialità, nel concreto si tratta d’un aggregato incompiuto, definito prima con grande fretta e poi, quando l’interesse diretto di Benito Mussolini per il sito era caduto, dopo le celebrazioni del bimillenario augusteo del 1938 e col successivo dissolversi delle speranze di ricavare nel Mausoleo la propria tomba, sistemato in modo misero e arrangiato. Soluzione impropria. Merita anche di essere notata la troppo netta separazione fra parte archeologica e parte contemporanea, sottolineata dal trattamento dei dislivelli e dei salti di quota, la quale ha generato due fenomeni complementari e opposti: da un lato l’isolamento e la ‘rimozione’, anche nella percezione e nel sentimento dei cittadini, del Mausoleo, che era più grande di quello di Adriano (anche se nessuno potrebbe oggi accorgersene) ma che attualmente ha una rilevanza urbana pressoché nulla; dall’altro lo sfrenato Ottobre 2005 ‘consumo’ odierno della piazza, ai suoi livelli contemporanei, ridotta ad un canale di traffico e ad una serie di parcheggi, più o meno abusivi. Esso dipende, in massima parte, da una impropria soluzione architettonica e urbanistica che tuttavia, forse in modo inconsapevole, la nuova sistemazione progettata da Richard Meier della teca dell’ara augustea contribuirà a mettere in discussione. Personalmente non mi sarei posto il problema della demolizione della teca, opera anch’essa di Ballio Morpurgo, che conteneva e proteggeva l’Ara Pacis Augustae, neanche per cogenti ragioni di conservazione dell’antico monumento e delle sue delicate sculture. L’amministrazione comunale ha preferito invece, alcuni anni fa, affidare la progettazione d’una nuova e più ampia teca all’architetto più in voga del momento, Richard Meier, condannando quella precedente alla demolizione. Accorgimenti per non danneggiare le parti superstiti dell’antico porto di Ripetta Il futuro museo. Una cosa è comunque certa, ed è quella che mi rende possibilista e non decisamente contrario nei confronti di quanto ormai intrapreso, vale a dire del completamento del primo lotto di lavori della nuova teca, futuro museo dell’Ara Pacis, e dell’appalto del secondo lotto, ma con accorgimenti tecnici, in fondazione, atti a non danneggiare le eventuali parti superstiti dell’antico Porto di Ripetta: che la costruzione dell’edificio, anche troppo grande, concepito da Meier modificherà profondamente le relazioni volumetriche e spaziali che oggi regolano il sito, venendo a costituire un deciso e inoppugnabile elemento di novità, più o meno indipendentemente dalla qualità della nuova architettura. Si tratterà allo- ATTUALITÀ 25 Proposta di sistemazione della piazza Augusto Imperatore (dalla tesi di laurea in “restauro architettonico” di G.L. Cordella, relatore prof. G. Carbonara, correlatrice prof.ssa I. Pecoraro, Università La Sapienza di Roma, Facoltà di architettura, Valle Giulia, anno accademico 2003-04) ra di saper cogliere l’occasione di tale dirompente modifica per attuare una riflessione sulle nuove, impreviste possibilità di riqualificazione spaziale e urbana della piazza che verranno ad aprirsi; insomma, di non lasciarsi sfuggire questa opportunità, a mio avviso più importante del dibattito sulla teca perduta e sulla sterile definizione di particolari secondari. Ne potrebbero derivare verifiche dei metodi e delle procedure, anche concorsuali ed, una volta che si fosse passati alla fase esecutiva, la sperimentazione d’interventi esemplari, costituenti un indispensabile materiale di riflessione anche per le future, più complesse questioni relative ai Fori Imperiali. Fondali isolati. Sotto il profilo urbanistico e ambientale sembra indispensabile fare partecipare alla soluzione che si vorrà adottare le architetture di V. Ballio Morpurgo, che non devono apparire, come oggi, quali fondali lontani e isolati; procedere soprattutto per via di aggiunte e d’ulteriore, precisa definizione dei molti spazi attuali irrisolti, dilatati e privi di tensione; riservare la massima attenzione alla terza dimensione, Massima attenzione alla “terza dimensione”, alle quinte arboree o edificate vale a dire ai movimenti delle quote del terreno ed alla creazione di quinte, arboree o edificate, opportunamente sviluppate in altezza; recuperare il largo di S. Rocco e il duplice arco verso il Tevere come propileo d’una eventuale piazza rettangolare estesa verso l’abside della chiesa dei Ss. Si dovrebbe, infine, considerare come un’esigenza di base la ricostituzione della continuità del fronte di via Ripetta per l’eccezionale importanza urbanistica del rinascimentale ‘tridente’ viario di piazza del Popolo e della sua integrità. Vuoto e pieno. Da un lato c’è la ricerca del ‘vuoto’ e dell’isolamento, perseguita dal progetto dell’architetto Ballio Morpurgo con l’intento di celebrare la sepoltura del più grande imperatore della Roma antica in uno spazio fortemente simbolico, distante, rarefatto. Dall’altro le poche tracce residue di quel “pieno”, rappresentato dal quartiere d’impianto cinquecentesco demolito negli anni Trenta. Sono note le divergenti opinioni in materia, da chi propone il trasferimento e la musealizzazione dell’Ara Pacis altrove, a chi prefigura una teca leggerissima e trasparente, da chi contesta la chiusura sui quattro lati della piazza, preferendo una schema a C, aperto verso il Tevere, a chi propone una generale restituzione in pristino, e via dicendo. Non si tratta di una questione facile né univoca; prevale tuttavia la considerazione che si tratti di un nodo urbanistico irrisolto, privo di identità. 26 ATTUALITÀ Ottobre 2005 Ottobre 2005 Quando la religione si propaga attraverso l’etere Antenne paraboliche presso Castel Sant’Angelo per rilanciare il segnale televisivo in tutto il mondo. IL VATICANO HA FATTO CENTRO Istituito nel 1983 il centro televisivo vaticano documenta con le immagini il ministero pastorale del Santo Padre e le attività della sede apostolica. Distribuisce immagini alle agenzie e alle tv che le richiedono e offre assistenza agli inviati. Videoteca di oltre 10 mila cassette, alla quale attingono i produttori di tutto il mondo. CORSO DONATI Forse pochi sanno che le immagini, che ci giungono da San Pietro in occasione dei grandi eventi ecclesiali o anche, più semplicemente durante l’angelus del Papa, e che raggiungono pressoché tutte le nazioni della terra, sono prodotte o Postazioni televisive davanti alla piazza di San Pietro in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI comunque coordinate da una struttura della Santa Sede dedicata espres- trasmissioni in diretta, assistenze quoti- getto per la diffusione interattiva e multimediale di alcuni grandi eventi che diane, produzioni, archivio. samente alla diffusione televisiva. segnano il passaggio al terzo millennio. Seguendo l’evoluzione dei tempi e in particolare dei diversi mezzi d’informa- Dirette. Il Ctv riprende in modo integrazione, dopo L’Osservatore Romano e la le circa 130 eventi ogni anno in Vatica- Servizi quotidiani. Il Ctv riprende quoRadio vaticana, fondata da Guglielmo no (angelus, udienze generali, altre tidianamente le attività pubbliche del Marconi, è stato istituito nel 1983 il manifestazioni o celebrazioni) ai quali Santo Padre e le principali manifestazioCentro televisivo vaticano, che è diven- vanno aggiunte le trasmissioni in occa- ni che si svolgono nella sede apostolica. tato dal novembre 1996 un organismo sione delle uscite del Santo Padre in Ita- Distribuisce le immagini alle agenzie e collegato a pieno titolo con la Santa lia e nel mondo. Le dirette vengono tra- alle televisioni che le richiedono. DistriSede. Scopo principale del Ctv è di smesse da altre reti televisive cattoliche. buisce le immagini riprese al seguito contribuire all’annuncio universale del Su richiesta delle varie reti televisive del del Santo Padre durante i viaggi, allevangelo, documentando con le imma- mondo, il Ctv può collegarsi via satellite stendo apposite strutture di duplicaziogini televisive il ministero pastorale del per inoltrare il segnale in tutti i conti- ne nei pressi dei centri stampa. In VatiSommo Pontefice e le attività della nenti. In via sperimentale, l’angelus cano può offrire assistenza e facilities sede apostolica (statuto del 1 giugno viene trasmesso su Intelsat direttamen- per gli inviati (troupe, assistenza per te dal Vaticano verso l’America ogni video e audio, lanci satellitari, montag1998). I principali servizi offerti dal Ctv sono: domenica. Il Ctv è promotore di un pro- gio ecc.). 27 ATTUALITÀ Produzioni. Numerosi sono i documentari prodotti dal Ctv negli ultimi dieci anni sul pontificato di Giovanni Paolo II, sul Vaticano e sulle basiliche romane. Sono stati diffusi attraverso le reti televisive e in home video, a volte anche in inglese, in spagnolo e in altre lingue. Dalla pasqua 1998 è iniziata la trasmissione del magazine settimanale Octavia dies (durata 25 minuti) ritrasmesso dalle reti cattoliche italiane e dall’agenzia Aptn in versione natural sound in tutto il mondo. Archivio. Il Ctv gestisce in ambiente a controllo di umidità e temperatura una videoteca di oltre 10.000 cassette con circa 4.000 ore di registrazioni delle immagini del pontificato di Giovanni Paolo II, una documentazione esauriente a partire dal 1984. A tale videoteca attingono le emittenti televisive e i produttori di documentari di tutto il mondo. Grazie ad un sistema di schedatura analitica e di memorizzazione informatizzata è possibile selezionare le immagini anche con riferimento a specifiche circostanze e tematiche. Organigramma. Presidente del Centro televisivo vaticano è il dott. Emilio Rossi, lunga carriera in Rai, dov’è stato anche direttore del Tg1. Gli altri componenti del consiglio di amministrazione sono mons. Boccardo, segretario del governatorato e organizzatore dei viaggi del Papa, mons. De Mauro dell’ amministra- zione vaticana, mons. Raich della segreteria di Stato, mons. Todeschini, fondatore e responsabile dell’emittente Telepace, il dott. Ettore Bernabei, già direttore generale della Rai e ora presidente della Lux-Vide, la dott.ssa Angela Buttiglione, direttore della testata regionale della Rai, don Franco Lever, salesiano, il dott. Angelo Scelzo della pontificia commissione per le comunicazioni sociali. Direttore generale è padre Federico Lombardi, che coordina anche la radio vaticana. GAMALERI NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Con decreto della segreteria di Stato del 27 giugno scorso è stato integrato nel consiglio di amministrazione, con nomina pontificia triennale firmata dal cardinale Sodano, il prof. Gianpiero Gamaleri, ordinario di sociologia delle comunicazioni all’Università Roma Tre, membro del board of governors European institute for the media di Duesseldorf, nonché past president del Rotary club di Roma e coordinatore pubbliche relazioni e immagine del nostro distretto. 28 STORIA Ottobre 2005 Ottobre 2005 STORIA La dimora dei Laterani nascosta sotto il manto stradale Il primo concilio della Chiesa? Dieci metri sotto via Amba Aradam Dalla congiura dei Pisoni alla donazione di Costantino (all’imperatore la “domus” fu portata in dote dalla moglie Fausta, sorella di Massenzio), in seguito alla quale la chiesa romana ha rivendicato la legittimità del potere temporale. In Laterano i papi hanno vissuto per più di mille anni, per poi trasferirsi in Vaticano. Le antiche strutture vennero alla luce nel 1959, in occasione della costruzione MARIA CRISTINA ZITELLI del palazzo della direzione provinciale di Roma dell’Inps archeologa Chiunque coltivi un’autentica passione per Roma e si trovi a passeggiare per le strade di questa straordinaria città, sa di godere di un gran privilegio: ovunque cammini, avverte la presenza di una vita antica ancora pulsante sotto i suoi piedi, in percorsi sotterranei spesso di grande suggestione. Lungo uno di questi itinerari, risalendo la via dell’Amba Aradam da Porta Metronia verso la Direzione Provinciale INPS di Roma, un paio di millenni fa ci si sarebbe trovati a camminare tra un digradare di orti coltivati, di giardini e di ricche dimore private. Qui abitava Lucio Calpurnio Pisone, mente eccellente della più famosa congiura ordita nel 65 d.C. contro l’imperatore Nerone: la congiura dei Pisoni, appunto. Vi parteciparono diverse personalità della corte, vicine di casa tra loro come Seneca, il poeta Lucano, lo stesso Pisone e il console Plauzio Laterano. La sontuosa casa di quest’ultimo si trovava proprio sotto l’attuale sede dell’INPS, una decina di metri sotto il livello stradale: se ne possono ancora agevolmente visitare alcune strutture. Tutta la zona circostante mai più avrebbe perso l’appellativo di Laterano, toponimo ancor oggi vivissimo e risonante. Il complotto contro Nerone fallì miseramente nella terribile vendetta dell’imperatore Marco Aurelio: “Un tempo anch’io vivevo in Laterano; poi, come la lupa,sono stato spostato in Campidoglio, per respirare aria più fina”. la proprietà tornò ancora all’imperatore e così fino a Costantino. “Un tempo vivevo in Laterano, poi ho cambiato casa ed ora alloggio sul Campidoglio” stesso, che mise a morte i congiurati e ne confiscò le proprietà. Sontuosa dimora. La sontuosa dimora dei Laterani (egregiae Lateranorum aedes, diceva Giovenale) venne salvata in parte dalla distruzione ed entrò a far parte dei possedimenti imperiali. Di imperatore in imperatore, queste proprietà giunsero nelle mani di Marco Aurelio, la cui notissima statua equestre di bronzo, in epoca medievale ritenuta di Costantino, rimase per secoli in questa zona, al centro di un peristilio, per diventare poi il fulcro insostituibile della michelangiolesca piazza del Campidoglio… sostituita di recente con una nobile copia. L’imperatore Settimio Severo fece dono della proprietà ai “secondi Laterani”: il console T. Sestio Laterano e il fratello Torquato, i cui nomi sono leggibili sulle fistule in piombo per l’adduzione dell’acqua nella casa. In mancanza di eredi, Massenzio. Il suo collega e rivale Massenzio era figlio dell’imperatore Massimiano e regnò tra il 306 e il 312 come imperatore associato, risiedendo a Roma. Con l’intento di restituire all’impero l’antico prestigio, ristrutturò anche l’antica dimora dei Laterani e qui probabilmente, al centro di un elegante porticato, su un piedistallo ancora visibile, fu posta anche la “lupa capitolina”, simbolo della più antica romanità. A Fausta, sorella di Massenzio, fu intitolata la ristrutturata proprietà a carattere privato, la “Domus Faustae in Laterano”, che venne poi portata in dote all’atto delle nozze celebrate tra Fausta e Costantino nel 307, per volere dell’imperatore padre Massimiano. Papa Milziade. Intanto, tra Costantino e Massenzio stava per avvenire lo scontro finale: la vittoria nella battaglia del ponte Milvio, sotto il segno della croce (“In hoc signo vinces”, “In questo segno vincerai”), lasciò definitivamente nelle mani di Costantino l’impero, nel 312. Appena un anno dopo, il Papa Milziade indisse il primo concilio della Chiesa Romana, contro l’eresia di Donato, che affermava che i sacramenti per essere validi esigevano la santità del sacerdote. L’evento, di straordinaria importanza, si svolse proprio nella nostra domus Faustae. In questo quadro maturò la decisione di Costantino di offrire una sede adeguata al Vescovo di Roma, capo di questa crescente comunità cristiana che doveva convivere pacificamente con l’antica e sempre dominante comunità pagana di Roma. Costantino donò quindi al Papa – in quel momento era Silvestro I – la zona che, essendo abbastanza periferica non avrebbe creato interferenze con la vita della città pagana. Su questa base, probabilmente in età carolingia, fu redatto un documento passato poi alla storia come l’atto della “donazione di Costantino”. Il documento, poi impugnato come falso dagli umanisti Nicolò Cusano e Lorenzo Valla, attestava l’attribuzione da parte dell’imperatore al Papa del potere temporale, oltre che spirituale, sulla città di Roma, legittimando un ruolo cui il papato ambiva fortemente. Sarebbero passati più di mille anni prima che il Papa dal Laterano spostasse la sua sede in Vaticano. Il patriarchio. La nostra zona vide saccheggi, terremoti, distruzioni e ricostru- 29 zioni, l’edificazione del Battistero e quella della Basilica, dedicata nel 318 (la più antica basilica cristiana costruita in Roma), la realizzazione del “Patriarchio lateranense”… Intanto, silenziose vestigia del passato, le antiche strutture continuarono a sussistere, venendo così alla luce nel 1959, in occasione della costruzione del palazzo della Direzione Provinciale di Roma dell’INPS. Fu fatta, in quell’occasione, persino l’emozionante scoperta di una pregevole statua ancora in piedi sul suo piedistallo! Entrando nell’atrio dell’INPS, la si può ammirare lì esposta, nella delicatezza del marmo pentelico, leggiadra scultura di provenienza greca, databile al I sec. a.C. La statua di Flora. Essa è stata verosimilmente portata a Roma da uno di quei Laterani che sopravvivono ancora oggi con il loro nome in questi luoghi. L’incontro con la statua, identificabile forse con Flora, la divinità dei giardini, prelude all’accesso ai suggestivi sotterranei, ove si può individuare con precisione la sua antica collocazione; si può inoltre vedere il piedistallo ovale che fu probabile base della scultura della lupa oggi esposta ai Musei Capitolini. Un lungo porticato, nominato in un documento del IX secolo come “porticus ad lupam”, le doveva fare da ala e recava interessantissimi affreschi del IV secolo, opportunamente staccati e ora conservati presso il Museo Nazionale Romano. Gli uffici Inps. L’INPS ha l’orgoglio di aver offerto la sua più ampia disponibilità e collaborazione alla ricerca scientifica e alla tutela del sito archeologico sotterraneo, venuto alla luce nell’ambito di una sua proprietà. Scavi, opere di consolidamento, pubblicazione delle ricerche scientifiche, storiche e artistiche eseguite, sono avvenuti sotto il patrocinio dell’Istituto stesso. L’azione di tutela di tali testimonianze antiche non può che dare lustro all’immagine dell’Istituto, da sempre attivamente partecipe allo sviluppo della nostra società. 30 SPETTACOLI Ottobre 2005 Cinepresa e locomotiva: percorsi paralleli di due “macchine in movimento” La macchina da presa ama il treno e tantissimi film vengono girati in ambienti ferroviari. Una campionatura di pellicole nelle quali la vita sui binari è uno snodo romanzesco di destini e accadimenti. Western, drammi, comiche, musical: molte vicende si svolgono sul treno, che in tal modo si trasforma in una sala cinematografica, in perfetta simbiosi con i canoni estetici della rappresentazione filmica. G TIZIANA RASSI giornalista – autrice televisiva Arriva da lontano il rapporto tra cinema e treno.Transita nel nostro immaginario collettivo mentre già si proietta nella prossima tappa della storia dell’umanità in movimento. Percorsi paralleli, intrecciati a due invenzioni che rimandano continuamente l’una all’altra: treno e cinema appartengono, infatti, ad una comune civiltà votata al progresso economico e scientifico. Entrambi hanno contribuito notevolmente a operare modificazioni in ogni campo dell’agire e del pensare umano. Entrambi hanno inciso, sino a trasformarla, sulla percezione del tempo e dello spazio. Un viaggio nei viaggi. È questo l’articolato orizzonte di analisi storico-estetica che sottende il volume di Roberto Scanarotti dal titolo “Treno e Cinema - Percorsi paralleli” (Edizioni Le Mani, Genova, 1997), unico testo, in Italia, che affronti questo connubio, dopo la pregevole pubblicazione “In treno al cinema”, fornita dalle Ferrovie dello Stato nel 1988.“Un volume nato da una doppia passione, per il mio lavoro nelle Ferrovie e per il cinema - spiega l’autore - e che si snoda attraverso un’analisi scientifica, pragmatica oltre che evocativo-emotiva. Potremmo dire un “viaggio” nei viaggi, ma soprattutto una lunga ricerca attraverso biblioteche, cineteche e preziose testimonianze di colleghi ferrovieri che hanno fatto del proprio mestiere una vocazione”. Perché questo libro? “L’idea del cinema in rapporto al treno ce l’abbiamo dentro – continua Scanarotti –, è un rapporto vivo, che ha un forte valore simbolico, inciso nella società, dentro di noi. Lo vedo quando mi capita di parlarne con la gente… gli occhi brillano sempre ricordando quel “famoso film”… Mentre lavoravo a questo volume, mi accorgevo così che bastava semplicemente parlare con qualcuno per sentire un titolo, per rivivere un’emozione legata a una particolare scena…”. Straordinario legame. Sfogliando le pagine di questo “viaggio” nei viaggi – arricchito da un rilevante apparato iconografico – la ricerca focalizza alcuni temi fondamentali di questo binomio. Con una prima parte intitolata “Nascita e sviluppo delle due macchine del movimento” in cui, dopo un preliminare inquadramento storico e sociale dei fenomeni “cinema” e “treno” – accostati Totò prende il treno e va a Parigi In carrozza CIAK, SI GIRA! Il cinema sale in treno nella loro caratteristica di “macchine del movimento” –, si evidenziano le risorse drammatiche, narrative e simboliche del treno stesso. Segue “Il treno nel western e nel comico” in cui da Porter a Ford, DeMille e Leone da un lato a Buster Keaton e Totò dall’altro, si cerca di recuperare gli straordinari legami narrativi ed emotivi che hanno consentito di far correre la storia del cinema a doppio binario. In un gioco di memoria e di rimandi, l’autore enuncia il suo metodo di ricerca centrato su alcuni film che possono essere ragionevolmente considerati paradigmatici rispetto al ruolo avuto dal treno nella storia mondiale del cinema. Una campionatura in cui il treno viene inteso come snodo romanzesco di destini e al tempo stesso come teatro di accadimenti. Il testo evidenzia come nel corso del tempo il treno nel cinema si sia trasformato da pura immagine cronachistica e Ottobre 2005 spettacolare a elemento strutturante della funzione narrativa. Tra i film selezionati che racchiudono particolari episodi ferroviari, citiamo, un po’ a caso, “L’Angelo del male”,“Cafè Express”,“Quell’oscuro oggetto del desiderio”,“Assassinio sull’Orient Express”, “Totò a colori”, “Intrigo internazionale”, “A qualcuno piace caldo”… fino ai più recenti “Train de vie”,“L’amore ritrovato”,“Ma che colpa abbiamo noi”,“Tickets”. Treni e cavalli. Per non parlare dei numerosi western che hanno visto il mezzo-ambiente ferroviario in molti casi anche da protagonista, come “C’era una volta il West”, “Butch Cassidy”, Duello al sole”, ecc.. Al ricordo di incalzanti, indimenticabili inseguimenti a cavallo sulla scia di treni in corsa, è opportuna una riflessione sulle motivazioni che hanno portato ad enucleare il genere western e il comico dal resto della ricerca dedicando loro una particolare attenzione. Motivazioni, che come sottolinea Un classico del cinema: il Far Scanarotti, si West tra treni e cavalcate possono spiegare con alcune considerazioni fondamentali: il western vede la luce già nel 1903 e si afferma grazie ad un film la cui storia ruota attorno a un convoglio ferroviario,“La grande rapina al treno”. La centralità del mezzo ferroviario si esalta al punto da costituire un caposaldo indiscusso nella creazione di un genere basilare della storia del cinema in cui si cimentano grandi registi e grazie al quale brilleranno molte stelle del firmamento hollywoodiano. L’eccezionalità della parte assegnata al treno in questo genere espressivo è confermata dal ruolo storico e sociale avuto nel processo di urbanizzazione e sviluppo degli 31 SPETTACOLI I PRIMI DUE BIGLIETTI DISTANTI SETTANT’ANNI La data di nascita ufficiale della ferrovia è il 25 settembre 1825, quella del cinema il 28 dicembre 1895. Sia l’inaugurazione della linea Stockton-Darlington, sia la serata organizzata dai Lumière al Salon Indien del Gran Café di Parigi segnano i momenti di arrivo e di partenza, allo stesso tempo, per due campi di ricerca a cui scienziati, ingegneri, talvolta persino umili operai, avevano dedicato interesse e passione da almeno un paio di secoli: il vapore come forza motrice e la riproducibilità visiva degli aspetti dinamici della realtà. Malgrado settant’anni separino quelle due memorabili giornate in cui vennero staccati, rispettivamente, il primo biglietto ferroviario e il primo biglietto cinematografico della storia, treno e cinema hanno in comune l’appartenenza all’Ottocento. Stati Uniti d’America, come sarà poi epicamente narrato in alcune pellicole firmate da registi del calibro di Ford e DeMille. Totò e Keaton. Per quanto riguarda il genere comico, a Keaton si deve il merito di aver esaltato soprattutto l’esteriorità del treno, il rapporto macchinistalocomotiva-tender, è a Totò che viene riconosciuta la massima abilità nell’elevare e rafforzare la vis comica che può nascere all’interno di una carrozza, nel rapporto tra persone nel chiuso di uno scompartimento. Nuovi spazi urbani. Dopo l’era delle grandi scoperte transoceaniche, nel secolo scorso il mondo iniziò a farsi più piccolo anche via terra, trovando nel treno il miglior mezzo di collegamento e nel cinema il più obiettivo cronista. Paragonandolo ancora al teatro, il cinema aveva un’ulteriore qualità: “Il nuovo cinema – osserva lo storico Kern, citato da Scanarotti – era una forma d’arte eccezionalmente democratica: mentre il teatro era relativamente costoso e non era riproducibile, la tecnologia del cinema riempiva centinaia di sale cinematografiche… Paragonato al teatro, il cinema era non soltanto assai più accessibile ma consentiva a tutti i suoi spettatori di vedere ovunque ciò che una cinepresa poteva vedere”. Una dimensione, quella della condivisione, propria anche del treno: il potere di riunire democraticamente le folle gli appartiene: pensiamo soltanto alle stazioni – i nuovi spazi urba- ni del secolo scorso, a cui si uniranno poi le sale cinematografiche – o ai lunghi viaggi. E ancora sul filo dei percorsi paralleli che intersecano treno e cinema, rimandiamo al topos della fuga, reale o immaginaria. Quante fughe, infatti, ha favorito o soltanto evocato, il treno, nell’immaginazione di uomini e donne infelici, o semplicemente in cerca di avventura, di altri spazi? Più o meno con lo stesso procedimento psicologico sollecitato dal cinema, la “macchina dei sogni” per eccellenza, che sin dagli esordi ha fatto compiere, nello spazio di pochi minuti, lunghi viaggi nella pura fantasia. Finestrino-schermo. Nella ricostruzione di questo suggestivo “viaggio”in treno al cinema, ci piace concludere con un ulteriore,imprescindibile punto d’incontro in una possibile, comune identità di “dispositivi di rappresentazione”. Se, infatti, il cinema è fenomeno di modernizzazione che permette di mostrare e riflettere attraverso le immagini un altro fenomeno di modernizzazione come il treno, non si può dimenticare che a sua volta anche il treno consente di ottenere una continua rappresentazione di immagini con diversi, mutevolissimi tipi di “inquadratura”. Per verificarlo è sufficiente sedersi in uno scompartimento di un convoglio in corsa e guardare all’esterno: il finestrino si trasformerà subito in uno schermo sul quale scorreranno i fotogrammi di una lunga “pellicola”a colori. E lo scompartimento diventerà, di conseguenza, l’equivalente di una sala cinematografica. Percorsi paralleli, appunto. 32 SPETTACOLI Ottobre 2005 Il punto di incontro tra libertà di espressione e responsabilità verso altri “CHE IL TANGO A PARIGI SIA DAVVERO L’ULTIMO: SI DISTRUGGA IL NEGATIVO!”. Quando Cicciolina si fece paladina di Martin Scorzese. Ecco un ristrettissimo elenco di film censurati, tanto per rendere l’idea. Le “commissioni di revisione cinematografica” sono composte da otto persone, che diventano nove se nel film sono utilizzati animali. Si deve stabilire se il film sia vietato ai minori di 14 o di 18 anni. Tagli contro le battute e le scene volgari e i comportamenti amorali, o situazioni erotiche o violente. Un piccolo elenco esemplificativo di pellicole incappate nella cieca e sorda censura. Totò e Carolina di Mario Monicelli: 46 tagli per oltre 20 minuti di pellicola in quanto “offensivo del decoro e del prestigio dei funzionari e degli agenti della forza pubblica”. ...et Dieu crèa la femme di Roger Vadim: censurato perfino nel titolo in quanto “in un film immorale la presenza di Dio nel titolo poteva suonare blasfema”. Uscì col titolo venato di biasimo “Piace a troppi”. La dolce vita di Federico Fellini la cui “prima” viene interrotta dalle urla rabbiose di alcuni spettatori che ricoprono di insulti e di sputi il regista presente in sala. Il questore di Novara ordina la chiusura della sala in cui si proietta il film ed il Gesuita Padre Trapani propone di far celebrare messe di espiazione per il peccato commesso dagli spettatori che hanno osato vedere il film. Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Per questo film Brando e Bertolucci ricevettero entrambi la nomination all’Oscar. In Italia, Bertolucci che in seguito riceverà il Nastro d’argento per la migliore regia, venne privato del diritto di voto e condannato a 4 mesi per oscenità. La Corte di Cassazione, dopo un’altalena di gradi di giudizio,dispose la distruzione del negativo. Il 21 settembre 1988, dopo oltre 15 anni dalla “prima” a Porretta Terme, con tagli complessivi equivalenti a metri 93,80 il film venne trasmesso alla televisione. S MASSIMO CICCHITANO Presidente Cisal settore artistico, membro giuria David di Donatello Già membro Commissione censura le impegno rivolto ai giovani, trovano nella censura uno specifico e delicato punto di sintesi. Alla libertà di espressione dell’autore ed al diritto al consumo dell’individuo, si contrappongono, in maniera altrettanto legittima, il rispetto della morale civile, la protezione dei minori, il rispetto dell’essere. Oggi la censura è argomento avvertito tanto dal mondo laico, quanto da quello cattolico ed è comune terreno di lavoro per la ricerca di soluzioni che rispettino i valori e salvaguardino i diritti. Le commissioni. Attualmente le commissioni di revisione cinematografica sono composte nel seguente modo ( art.5, comma 1, decreto legislativo n.3 dell’8 gennaio 1998) - 1 docente di diritto col titolo di presidente, - 1 docente di psicologia o pedagogia; - 2 esperti scelti tra critici, studiosi ed autori; - 2 rappresentanti dei genitori; - 2 rappresentanti delle categorie di settore. Un nono componente, esperto sugli animali, interviene per l’esame delle produzioni che utilizzano animali. Maturità. C’è una nuova e rinnovata maturità civile in atto, che tende sempre di più a ricercare nella specifica responsabilizzazione dei singoli il rispetto di fondamentali condizioni e prerogative che debbono essere a base di un vivere collettivo sano, all’interno del quale l’individuo deve tuttavia trovare piena libertà di espressione, ma anche giusta responsabilità verso terzi. 14 o 18 anni. Tali Commissioni hanno il compito di stabilire se alla proiezione di un film possano assistere i minori degli anni 14 o i minori degli anni 18 in relazione alla particolare sensibilità dell’età evolutiva ed alle esigenze della sua tutela morale. Particolare tutela è prevista poi nel caso che la commissione ravvisi nel film offesa al buon costume così come contenuto nell’art.21 della Costituzione. In ogni caso la norma prevede che deb- 1960: alcuni spettatori urlano contro la proiezione de “La dolce vita”. Il questore di Novara ordina la chiusura della sala in cui si proietta la pellicola. Il gesuita Trapani chiede messe di espiazione per gli spettatori del film. 33 La censura italiana, ad esempio CENSURA, diamoci un taglio! Il tema della censura è sempre più argomento di attualità. L’evoluzione tecnologica applicata alla diffusione, ricezione e fruizione dei suoni e delle immagini, la crescente esigenza della difesa del consumatore, il fondamenta- SPETTACOLI Ottobre 2005 segue a pag. 26 Malizia di Salvatore Samperi: i tagli effettuati di ben 5 minuti (sostanzialmente tutta la scena finale in cui Angela si concede al ragazzo), resero incomprensibile il senso ultimo del film. I dolci inganni di Alberto Lattuada, sequestrato nel 1960 e rimesso in circolazione nel 1961 mutilato di 11 minuti. Il regista dichiarò che, con i tagli effettuati, il film è stato ridotto a “una storia immorale e stupida, senza spiegazione logica”. Totò, Peppino e...la dolce vita di Sergio Corbucci, censurato per la satira ai danni della borghesia. L’avventura di Michelangelo Antonioni, venne sequestrato per ordine del Procuratore Generale della Repubblica di Milano Pietro Trombi (lo stesso che ordinò il sequestro di “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti). Il portiere di notte di Liliana Cavani per “offesa al comune sentimento del pudore”. In un messaggio di solidarietà alla Cavani, Edoardo De Filippo scrisse “se fosse in mio potere, una sola limitazione imporrei al Portiere di notte: vietato a quelli che hanno scambiato il 1974 con il 1874”. Casanova di Federico Fellini. Il film venne distribuito soltanto dopo l’assoluzione a Bolzano dall’accusa di oscenità. L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. L’alea di scandalo annunciato fa scattare la preventiva denuncia di un avvocato milanese, in seguito alla quale i giudici della Procura della Repubblica di Venezia visionano l’opera e la scagionano dall’accusa di essere blasfemo, chiedendo l’archiviazione della denuncia. L’on. Ilona Staller, di professione pornostar, in quel momento in piena attività parlamentare, dichiarò:” come deputato del Parlamento italiano sono felice che il film di Scorsese adesso potrà essere visto dagli spettatori italiani e giudicato. Non trovo però giusto che ci voglia la riunione del Consiglio della magistratura per darci la possibilità di sentirci adulti” MARY PER SEMPRE. E concludo con un evento singolare e, per certi versi storico. Capovolgendo il dettato dell’art. 8 del Regolamento d’esecuzione della legge sulla censura del 1962, che recita : “è obbligatoria la motivazione quando la Commissione si pronunci per il divieto della rappresentazione del film o per l’esclusione dei minori dalla visione del film” la commissione censura che esamina “Mary per sempre” di Marco Risi decide, pur non essendovi tenuta, di stilare una motivazione per la mancata apposizione di un divieto al film: una sorta di giustificazione per non avere censurato una pellicola i cui contenuti forti avrebbero preteso interventi repressivi e un sicuro divieto, scongiurati dagli evidenti pregi artistici dell’opera. Complimenti ai componenti di quella commissione! (m.s.) Totò e Carolina. L’agente Caccavallo secondo Scelba offende il decoro e il prestigio degli agenti di pubblica sicurezza. Palazzo Chigi trova 35 punti inaccettabili del film. 34 SPETTACOLI BREVE STORIA DELLA CENSURA DAL 1913 AI GIORNI NOSTRI Anno 1913. Legge 25 luglio 1913, n.785: introduzione istituto censura mediante un progetto fiscale che instaura una tassa di 10 centesimi per ogni metro di pellicola. Anno 1923. Vengono aggiunte alla precedente legge norme che impongono l'esame preventivo dei soggetti e delle sceneggiature. Anno 1947. L'Assemblea Costituente recepisce in toto la disciplina prevista dalla precedente legge del 1923. Anno 1962. Legge 21 aprile n. 161 da cui scaturisce la disciplina vigente che limita l'intervento della commissione censura al solo buon costume. Anno 1990. Legge 6 agosto 1990 n.223 sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato che vieta la trasmissione di film vietati ai minori di anni 18 e stabilisce che un film, vietato ai minori di anni 14, possa andare in onda soltanto dopo le 22,30. bono ritenersi vietate ai minori le opere cinematografiche che, se anche non costituiscono offesa al buon costume, contengono battute o gesti volgari, indulgano a comportamenti amorali; contengano scene erotiche o di violenza verso uomini o animali; fomentino l’odio o la vendetta, presentino crimini in forma tale da indurre ad imitazione o a suicidio in forma suggestiva. I Tv movie. Non sono invece, soggetti al suddetto filtro censorio i cosiddetti “TV movie” spesso più violenti, truci e bruta- Ottobre 2005 li dei film censurati per il cinema, giacché non esiste per loro una censura specificatamente televisiva. Non si tiene conto, cioè, che mentre la visione di un film è determinato da una libera scelta, richiede di recarsi in una apposita sala, di pagare un biglietto d’ingresso, al contrario, la televisione entra nelle case di tutti ed è vista da milioni di persone, bambini compresi ed ha, di conseguenza, una fondamentale importanza di ordine sociale. Per ovviare o, almeno cercare di ovviare, a questa evidente contraddizione si è dell’avviso di di estendere la competenza delle commissioni di revisione anche ai film prodotti per la TV. Anche 16 anni. Se, invece, non fosse possibile procedere a questa estensione, sarebbe opportuno autorizzare le commissioni a poter eventualmente vietare la visione di un film non solo ai minori degli anni 14 o 18 ma anche ai minori degli anni 16, a seconda, ovviamente, della gravità e della insistenza degli elementi “censurabili”” ed inoltre, poter autorizzare la visione di un determinato film anche ai più piccoli purché accompagnati in sala da adulti in grado di spiegare loro la differenza fra la realtà CINEMA, LA FRASE CULT È IN “VIA COL VENTO”: “FRANCAMENTE ME NE INFISCHIO” Tutti credevamo che una delle frasi più famose del cinema fosse quella di “Via col vento” (1939), pronunciata da Rossella O’Hara/Vivien Leigh: “Domani è un altro giorno”. Invece no. La frase prima in classifica è dell’altro coprotagonista Clark Gable/Rett Butler: “Francamente me ne infischio”. È questo il risultato di una classifica stilata dall’American Film Institute (Afi) che ha interpellato oltre 1.500 creativi dell’industria del cinema. Al secondo posto di questa curiosa classifica c’è Marlon Brando/Don Vito Corleone che nel film “Il padrino” (1972) dice: “Gli farò un’offerta che non può rifiutare”. Al terzo di nuovo Marlon Brando in “Fronte del porto” (1954): “Non capisci! Avrei potuto avere classe. Potevo essere un campione. Avrei potuto essere qualcuno, invece di un fallito, che è quello che sono”. Al quarto posto c’è Judy Garland nel film “Il mago di Oz” (1939), rivolta al suo piccolo cane: “Toto, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas”. Al quinto Humprey Bogart/Rick Blaine nel classico “Casablanca” (1942): “Alla tua salute, bambina”. Solo all’undicesimo posto la frase – che secondo noi è invece la più famosa di tutte, insieme a quella di Rossella O’Hara – della superspia Sean Connery: “Il mio nome è Bond, James Bond”. 35 VARIE Ottobre 2005 Quanto conta la “carrozzeria” muliebre? A me la donna piace. Anche se è bella Tra le belle Teodora e Paolina Borghese, tra le brutte la regina Vittoria. Il minor peso del cervello femminile è collegato all’eccellenza della miniatura. L’intervento del chirurgo plastico va bene, a patto che la donna non diventi schiava dell’ “apparire diversa”. DOMENICO APOLLONI Sono passati trent’anni, da quando Simone de Beauvoir rispose: non è il destino biologico che definisce la donna in quanto tale, ma la storia della sua vita. La domanda, impertinente, gli arrivò nel corso di una intervista in quel di Parigi e la risposta, difficile da capire, spiazzò il pubblico maschile presente: quella dichiarazione rivendicava l’esser “donna” non come un privilegio acquisito alla nascita, ma come un merito da conquistare, passo dopo passo e da mantenere nel tempo. Francamente, io condivido gran parte di questo pensare della Simone e riconosco alla donna gradi di sensibilità, di razionalità, d’intelligenza istintiva, di resistenza fisica, superiori a quelli che albergano nella mente e nel corpo dell’uomo; credo che il minor peso del suo cervello sia collegato all’eccellenza della miniatura; però non rinuncio a considerare la donna nella sua qualità di depositaria della bellezza umana, per una destinazione genetica che ha significati concreti. Anche brava. Ebbene si! Io mi discosto un pochino dal pensiero della Beauvoir che, essendo graziosa ma non proprio bella, teneva in minor considerazione il fattore fisico e, nella stanza delle “donne”, faceva entrare soltanto chi se lo meritava con il comportamento tenuto e non con il corpo esibito. A me, la donna piace anche se è bella; piace anche se ha le fattezze armoniose, lo sguardo intenso, la pelle vellutata, l’in- to remota e cerchi di valorizzare quella che ha. Del resto, se la bellezza, intesa come armonia dei lineamenti e come “curve al posto giusto”, proprio non ci fosse, perché la si dovrebbe pretendere ad ogni costo? Forse perché la donna di oggi è sempre più spinta a credere che la carrozzeria conti molto? A fornirle suggestioni ci pensano le cronache dei giornali e delle riviste di moda, la pubblicità sulla cura della pelle, sulle creme abbronzanti e rassodanti, sui miracoli della chirurgia estetica; a darle una statura tendente verso l’alto hanno già provveduto gli omogeneizzati, massicciamente ingeriti nell’età infantile. cedere elegante; piace quando esprime tutta quanta la sua femminilità e la porta con orgoglio. Poi, ritengo che la donna bella possa essere contemporaneamente brava e, contrastando una diceria diffusa da testimoni o narratori poco attendibili, sostengo che nelle pratiche sessuali la donna bella non sia da meno di quella brutta. Ma, declinando queste ragioni, non ho inteso escludere dai sogni la donna con attributi fisici minori: ho voluto soltanto consegnare la palma della mia preferenza a chi si dimostri padrona della bellezza posseduta, a chi proponga le fattezze a sua disposizione, magari esaltandone i contorni, a chi non diventi schiava della bellezza desiderata quan- Basse e alte. Eppure, la storia è zeppa di donne bassette ma fascinose, di donne 36 VARIE che, abbracciando il maturo Pompeo e segregandolo per un decennio nell’ozio profumato dei Castelli Romani, spianò la carriera al padre e gli spalancò l’ingresso nel palazzo della gloria; poi, Giulia di quindici secoli dopo, la bionda Farnese con due occhi ardenti ed una quinta abbondante di seno, che sconvolse le notti di Papa Borgia e favorì gli affari del prediletto fratello Alessandro. Il destino beffardo, che le aveva unite nel nome e nella disponibilità verso l’amore senile, non permise ad entrambe di assaporare i frutti del sacrificio: tutte e due le Giulie morirono prima che i rispettivi parenti portassero a conclusione la loro scalata al potere. bruttine che hanno impresso un’orma indelebile sul cammino del tempo. Tra le basse, ne ricordo due a caso: Teodora, che usò il suo metro e mezzo di corpo per guadagnarsi sia il cuore di Giustiniano che l’Impero di Bisanzio e Paolina Bonaparte Borghese, che affidò al Canova il compito di tramandare la perfezione del suo piccolo seno. Per le bruttine, ne basta una per tutte: Vittoria, che fu regina d’Inghilterra per due terzi di secolo, che si prese un marito aitante e che non si risparmiò mai, né sul lavoro né a letto, dove consumò dodici gravidanze e sfornò nove figli. Di nome Giulia. Però, nella memoria poco avara quando serve, ci sono pure donne bellissime, che hanno utilizzato la loro bellezza come un’arma vincente o che sono state usate da altri, per le doti fisiche di cui erano provviste. Mi vengono in mente due donne dal nome identico e dalla bellezza prorompente: prima, Giulia nata dall’amore di Cesare e Cornelia, la fanciulla mora e carnosa Ottobre 2005 e si compra un ritocco ai glutei, magari senza nasconderlo, anzi scherzandoci sopra (come ho visto fare in televisione da Simona Ventura e da Alba Parietti, mentre esponevano un seno rigoglioso e di nuova fattura); forse si potrebbe dire che contribuisce addirittura all’ornamento dell’ambiente; l’unico ritocco che proprio non concepisco è quello delle labbra: la bocca è bene che resti originale, perché il bacio è ancora più buono, se ha il sapore del naturale! La bocca no. Ma allora, dato che lo spazio c’è per tutte, belle e meno belle, che motivo c’è di arricchire il chirurgo plastico per modificare le fattezze ricevute o per nascondere i segni del tempo? Io penso che il motivo ci sia e che sia anche giustificato; a patto che la donna non ricorra all’intervento estetico sull’onda emozionale, si accetti comunque e non diventi schiava del desiderio di apparire diversa. Questo mio pensiero si era già capito, quando avevo accennato alla “preferenza”e non ero ancora passato ai ricordi storici; ma ci tengo a ripeterlo per consentirle di ottenere un impatto forte e duraturo: a mio avviso, non fa nulla di male quella donna che migliora il proprio apparato mammario TUTTO SI FA PER TE E chi se la dimentica la stupenda canzone “Donna”, scritta e musicata da Kramer, Garinei e Giovannini, cantata dal Quartetto Cetra! Era l’anno 1958 e la canzone fece il suo ingresso in scena al teatro Sistina nel musical “Un trapezio per Lisistrata”, rivisitazione della antica commedia greca, incentrata sullo sciopero sessuale delle donne per spingere gli uomini a non fare più la guerra. Gli uomini cedettero alle lusinghe di Eros e cessarono il conflitto. E la donna uscì vincitrice. Ma la vita reale insegna che Eros e Tanatos vanno a braccetto: si continua a fare l’amore e la guerra. Ottobre 2005 37 VARIE La propaganda utilizzabile in caso di guerra fredda, calda o tiepida In guerra Dio è sempre con noi Siamo chiamati a difendere la morale, il diritto, l’onore e la democrazia. Per il nemico ci può essere solo la corda. Terminato il conflitto le “canaglie di turno” ridiventano frequentabili. Anche la guerra ha i suoi dieci (falsi) comandamenti. LAPO HERCOLANI Nel 1915 i tedeschi invasori del Belgio iniziarono a tagliare le mani ai bambini. Poi mutilarono le infermiere, squartarono i corpi dei prigionieri per farne lubrificanti, tapparono alcune miniere per seppellirci vivi i minatori, bombardarono ospedali e chiese, sgozzarono lattanti… La storia dei bambini dalle mani mozzate fece il giro del mondo e turbò in modo particolare gli Usa che da questo episodio furono spinti ad entrare nella prima guerra mondiale, abbandonando la posizione di neutralità finora mantenuta. Con un particolare: la barbarie tedesca era leggenda, erano racconti completamente inventati, come affermò tra gli altri anche Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio dei ministri italiano e ministro durante la guerra. Era leggenda, come leggenda sono state le strazianti storie di neonati del Kuwait strappati dalle incubatrici e uccisi dai soldati iracheni. Come leggenda sono stati i piani serbi della “epurazione etnica” del Kosovo. La guerra è un grande spot pubblicitario: in esso sono condensate tutte le falsità della propaganda che mira a un solo scopo, quello di spingere il popolo alla pugna, perché “Dio è con noi e ci chiama ad una guerra santa per estirpare il male”. La base di partenza è sempre quella: noi non vogliamo la guerra ma dobbiamo farla per amore della pace. E chi parla di evitare la guerra è un traditore, un anti- patriota, quinta colonna del nemico. La stampa ha in questo senso un ruolo determinante, ma oggi la televisione ha soppiantato tutti: è lei che detta e impone l’ “ordine del giorno” a milioni di persone. In ciò aiutata da storici, intellettuali, artisti, uomini dello spettacolo. L’autrice aggiunge i fatti della seconda guerra mondiale per arrivare alle occupazioni di Afghanistan e Iraq e preconizzare quella prossima di Iran, allargando la visione dei meccanismi elementari della pubblicità, che ancora oggi vincono sui convincimenti politici, etici e sociali di interi popoli. I canoni pubblicitari che preparano e spingono a fare guerra sono assemblati della scrittrice Anne Morelli, docente presso l’Universitè libre de Bruxelles, in una agile e godibilissimo libretto dal titolo “Principi elementari della propaganda di guerra” (edizioni Ediesse, pag. 152, euro 9). Lo spunto per il libro è stata la lettura dell’opera di lord Arthur Ponsonby, pubblicata a Londra nel 1928, titolata “Falsità in tempo di guerra”, una stimolante riflessione sulla propaganda di guerra nel primo conflitto sociale. Anche la guerra ha i suoi dieci comandamenti. Questi. Noi non vogliamo la guerra. La compagnia orrida dei venditori di morte si presenta alla pubblica opinione come amante della pace (un solo esempio: Hitler voleva la pace a tutti i costi). Non si riesce a capire come possano scoppiare le guerre quando tutti i contendenti anelano alla pace! Il campo avverso è il solo responsabile della guerra. Ogni popolo è costretto a dichiarare la guerra per impedire 38 all’altro di mettere a ferro e fuoco il pianeta. Il nemico nostro, poi, è proprio quello che non rispetta i trattati, è un aggressore di natura, ci vuole accerchiare (la paura dell’accerchiamento è presente in tutti i popoli, Urss in testa). Il nemico ha l’aspetto del diavolo. Non potendo odiare un gruppo umano nel suo complesso, è efficace concentrare l’odio sul leader avversario demonizzandolo (apoleone, il Kaiser, Gheddafi, Khomeini, Castro, Milosevic, ecc.). Il cittadino ha bisogno di distinguere i buoni dai cattivi e la propaganda l’accontenta. Anche se, ad esempio, Saddam Hussein, prima di diventare emulo del dittatore nazista, era nostro amico e un valido alleato contro l’Iran degli ayatollah. Noi facciamo la guerra per fini nobili. Il consenso alla guerra viene accordato dal popolo quando pensa che da essa dipendano onore, libertà, indipendenza, la stessa vita. E per questo nobile scopo ci alleiamo, ad esempio, con il Kuwait, paese in cui la democrazia non è di casa e i diritti umani sono calpestati ogni giorno. Oppure ci alleiamo con la Russia (prima guerra mondiale), paese lontano mille miglia dalla democrazia. Vien da ricordare Emile Zola che nel romanzo “Sidoine ed Maderic” fa dire a VARIE un personaggio:“I nostri soldati andranno in giro in qualità di civilizzatori, tagliando il collo a quelli che non si civilizzeranno abbastanza in fretta”. Il nemico provoca intenzionalmente atrocità, le nostre sono semplici “sbavature”. Il nemico è il simbolo stesso della devianza criminale, è un brigante senza fede né legge. Gli americani, ad esempio, hanno nei film raccontano la cattiveria degli “indiani” dei quali peraltro hanno compiuto il completo genocidio. Occultiamo un semplice principio: l’essenza stessa della guerra è la violenza per entrambi i concorrenti. Il nemico usa armi illegali. Tutti hanno accusato tutti di usare armi illegali. Ma ancora oggi si continua a combattere facendosi aiutare da gas asfissianti e tossici, da mezzi batteriologici, da granate all’uranio, da mine anti-uomo, da proiettili dum-dum, antrace,ecc. Il nemico opera una sistematica distruzione di massa, nozione estremamente fluida che sembra insinuare che ci sono guerre in cui si cerca di ammazzare il nemico solo sporadicamente. Le perdite del nemico sono terribili, le nostre trascurabili. La propaganda ci Ottobre 2005 rassicura: la guerra sarà chiusa con zero morti. Ed infatti inizia subito bene: dopo pochi giorni il nemico si sta arrendendo in massa. Salvo poi ad accorgerci che la guerra l’abbiamo perduta. Gli artisti e gli intellettuali sostengono la nostra causa. È vero: la macchina di guerra si avvale dell’appoggio di artisti, intellettuali, uomini di spettacolo e di scienza, pittori, musicisti, registi, ecc. per dimostrare la santità della guerra. Tutte persone abili nel manipolare suggestioni e sentimenti. Se la guerra è appoggiata da tanti uomini celebri, vuol dire che è giusta. Solo che questo argomento anima il nostro nemico. La nostra causa ha un carattere sacro. L’argomento religioso è un forte componente della propaganda di guerra. Disse tanti anni fa San Bernardo:“Il cavaliere di Cristo ammazza con coscienza e muore tranquillo. Morendo si salva; ammazzando, lavora per Cristo”. Lutero non parlò diversamente e con lui tutti i papi fino a Benedetto XV e la prima guerra mondiale. Il Corano: “Quando incontrerete gli infedeli, ammazzateli fino a farne un gran massacro, uccideteli ovunque li troviate, combatteteli finché non ci sarà più alcun disaccordo e rimanga solo il culto di Hallah”. La stessa democrazia viene elevata al rango di valore sacro, per il quale ogni sacrificio è consentito, e per il “santo mercato” si devono combattere gli stati canaglia e le forze del male. Chi non appoggia la guerra è agente del nemico. È scontato: chi si oppone alla politica bellica del momento è deriso, minacciato, emarginato. Nelle costituzioni europee non si dice che la libertà di opinione è soppressa in tempo di guerra, ma di fatto così avviene. Gli scettici ci piacciono ma solo se stanno nel campo del nemico. Nessuno osi chiedere “perché” la guerra. Ottobre 2005 CULTURA 39 Dante ha inventato un falso episodio di cannibalismo Il “FIERO PASTO” non c’è stato Il test del DNA risolve il giallo Il conte Ugolino è morto per fame e colpito, forse per pietà dei carcerieri, con un colpo finale di spada. Con lui due figli e due nipoti, tutti sepolti a Pisa nella chiesa di San Francesco. MAURO ALBANO “La bocca sollevò dal fiero pasto / quel peccator, forbendola a’ capelli / del capo ch’elli avea di retro guasto”. Così per Dante inizia la condanna eterna – raccontata nel XXXIII canto dell’Inferno – cui è destinato il conte Ugolino: rodere la testa del suo nemico, l’arcivescovo Ruggieri, per cercare di saziare per l’eternità quella fame che non ha potuto saziare in vita, cibandosi del suo avversario. Senza denti Il conte Ugolino cannibale? Ma quando mai. Stavolta Dante è un Pinocchio ante litteram: inventa un quadro macabro e disgustoso, di altissima resa poetica (uno dei mille vertici di sfolgorante bellezza della Commedia), ma falso e antistorico. La risposta – stavolta definitiva – ci viene dagli studi del professore Francesco Mallegni, direttore del dipartimento di scienze archeologiche e antropologiche dell’Università di Pisa, responsabile dello scavo nella tomba di famiglia dei Della Gherardesca. Ugolino era privo di Illustrazione di Gustave Doré. In alto calco alla plastilina del volto di Ugolino. 40 denti e quindi era impossibilitato a mangiare carne umana non cotta. Era in realtà un uomo imponente, alto 1,751,80 centimetri, quindi oltre dieci centimetri oltre la media del Duecento. Era tra i 70 e gli 80 anni. Ma numerose carie (molti ascessi o granulomi) avevano irrimediabilmente consumato i suoi denti. CULTURA alla storia con il nome di “torre della fame”, dove morì dopo nove mesi di prigionia e di fame. Era il febbraio 1289. Figli e nipoti Il prof. Mallegni ha “visitato” tutti e cinque i cadaveri e ha accertato che gli altri quattro scheletri sono di persone di Ottobre 2005 sconfiggere i nemici della Gherardesca e li fa imprigionare con figli e nipoti. Riconosciuto signore di Pisa, ne diventa podestà e capitano del popolo. Ma governa pochi mesi. Nel marzo 1289, dopo avere combattuto contro Firenze e Lucca, lascia il potere a Guido da Montefeltro. Muore nel 1295, forse a Viterbo. Il calco Occhi scavati, espressione arcigna, naso un po’ aquilino, labbra retratte (per via dei denti mancanti), grandi orecchie. È questa la descrizione che ci offre il prof. Mallegni il quale, dopo una serie di indagini scientifiche sulle ossa e sul teschio, ha ricostruito con la plastilina un calco che mostra con relativa precisione l’immagine del conte, grazie all’impiego di tecniche di medicina legale impiegate negli Usa dall’Fbi. Gli attuali discendenti di Ugolino, residenti in Firenze (uno dei essi divenuto famoso per l’“affettuosa amicizia” che lo lega o lo legava a Sarah Fergusson), hanno permesso di fare la prova del DNA tra loro e l’avo. Il test genetico ha confermato che i resti sepolti nella chiesa di San Francesco a Pisa – lì traslati nel 1902 e ricomposti nella cappella di famiglia – sono di Ugolino. Illustrazione di Gustave Doré. La torre della fame Ugolino di Guelfo della Gherardesca, conte di Donoratico, nasce nella prima metà del 1200 da nobilissima famiglia, padrona di vasti feudi nella Maremma e in Sardegna. Sebbene ghibellino, si accordò per portare al potere a Pisa il partito guelfo. Scoperta la congiura fu bandito dalla città ma vi tornò l’anno dopo riacquistando prestigio e autorità. Dopo la sconfitta dei pisani nella famosissima battaglia della Meloria nel 1284, divenne signore di Pisa con il titolo di podestà. Nel 1288 la parte ghibellina insorse sotto la guida dell’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini. Accusato di tradimento perché considerato responsabile della sconfitta della Meloria, fu rinchiuso senza processo insieme a due figli e due nipoti nella torre della Muda, passata sesso maschile, due di circa 50-55 anni e due di 20-25. Sono proprio loro: i due figli Gaddo e Uguccione, i due nipoti Anselmuccio e Nino detto il Brigata. Mallegni ha accertato che sulla parte posteriore del cranio Ugolino ha un colpo violento, con tutta probabilità sferrato con una spada. Si ha motivo di ritenere che i cinque prigionieri siano stati uccisi per pietà dai carcerieri, dopo avere passato nove mesi a pane e acqua. Arcivescovo Ruggieri muore sei anni dopo, nel 1295. Il personaggio appartiene alla famiglia degli Ubaldini. Nel 1278 è arcivescovo di Pisa, è fervente ghibellino e si pone contro il governo dopo la disfatta della Meloria. Dopo alterne vicende riesce a Immortalità Cosa resta dell’episodio? La torre dove morì Ugolino e i parenti, in quella mirabile piazza di Pisa ove si trova la Scuola Normale superiore (istituita nel 1810 da Napoleone), la cui facciata è stata a suo tempo riordinata da Giorgio Vasari e lo stupefacente canto con il quale Dante ha saputo dare immortalità – pur accusandolo di cannibalismo – a un personaggio tutto sommato di secondo piano, che ha tanto battagliato e sofferto nella vita e ha dovuto sopportare in fine di vita la prigionia con la tremenda prova della fame, vedendo morire di fronte a sé figli e nipoti. Il cannibalismo resta solo un episodio letterario. E sicuramente Ugolino, dovunque sia, non è costretto a rodere per l’eternità la testa del nemico Ranieri. TROPPO TARDI R. Bridgens (sec. XIX) – Gesti italiani NON E’ POSSIBILE (Litografia) Vincenzo Giovannini (1817-1903) – Nella campagna romana. Acquedotto Claudio (Olio su tela)